Aeroporti e la definizione di rischio “crash” (incidente aereo)

EASA verso l'aggiornamento dei criteri di progettazione degli aeroporti! Come è ben noto il “rischio” ovvero la valutazione, nei termini di prevista probabilità e gravità, delle conseguenze nel caso di un incidente nella zona aeroportuale, una casistica che inquadra una media di circa 80% degli incidenti, prende come riferimento la peggiore situazione prevedibile.

Lo scenario, ad esempio, recuperando qualche incidente occorso, di un velivolo fuoripista, oltre il sedime: attraversando una autostrada, entro il sedime: su un hangar, un terminal e altro.

Nel contesto semplificato di un aeromobile in atterraggio con vento trasversale di 15/20 nodi con raffiche, potrebbe costituire un potenziale pericolo. Il pilota potrebbe non essere in grado di controllare l'aereo nelle fasi di decollo o di atterraggio e si trova “fuori pista”.

Dove? In quali spazi, laterali e longitudinali, alla dimensione di una pista – lunghezza e larghezza e spazi di sicurezza, 45x2400, 60x2400, 60x3000, 60x3900 e altro.

Con quali ricadute iniziali, quali danni alle infrastrutture aeronautiche e danni a terzi?

La valutazione delle conseguenze del potenziale pericolo assume una questione “primaria”.

La prima questione fondamentale è la gestione del rischio, con l'identificazione, l'analisi e l'eliminazione, con la mitigazione a un livello accettabile di rischi che minacciano le capacità di gestione, ad esempio, di un crash.

Identificando una delle seguenti probabilità:

-Frequente - È probabile che si verifichi molte volte (si è verificato frequentemente)

-Occasionale - È probabile che si verifichi alcune volte (si è verificato di rado)

-Improbabile - ma possibile che si verifichi (si è verificato raramente)

-Improbabile - Molto improbabile che si verifichi (non è noto che si sia verificato)

-Estremamente improbabile - Quasi inconcepibile che l'evento si verifichi

La “sicurezza in pista” è l'obiettivo della EASA che con una recente “direttiva” ha disposto aggiornamento delle specifiche di certificazione (CS) e il materiale di guida (GM) per la progettazione degli aeroporti (CS-ADR-DSN) in linea con gli sviluppi dell'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) e altri miglioramenti tecnici, e di mantenere un livello di sicurezza elevato e uniforme in termini di progettazione degli aeroporti.

“L'European Union Aviation Safety Agency (EASA) pubblica il numero 5 di CS-ADR-DSN a seguito del risultato della consultazione pubblica dell'NPA 2018-14 'Runway Safety' che, tra gli altri, ha proposto un numero limitato di emendamenti al CS -ADR-DSN che sono stati pubblicati, a scopo informativo, insieme al parere n. 03/2019.

Le modifiche riguardano l'aggiunta di nuove definizioni, in conformità con gli standard e le pratiche raccomandate (SARP) dell'allegato 14 dell'ICAO `` Aeroporti '' volume I (emendamento 13-B), ma anche la modifica delle definizioni al fine di garantire la coerenza con il regolamento della Commissione (UE) n. 139/2014, come modificato dal regolamento (UE) 2018/401 della Commissione.

Inoltre, riflettono l'introduzione di nuove disposizioni nel regolamento (UE) Νο 139/2014 della Commissione, nonché le modifiche ai relativi metodi accettabili di conformità (AMC) e GM, che richiedono la modifica delle CS e GM pertinenti in CS- ADR-DSN per motivi di sicurezza (es. Trattamento della segnaletica su piste chiuse e taxiway, presenza di oggetti mobili su piste di precisione).

Inoltre, gli emendamenti introducono un ulteriore caso in cui, per motivi legati alla sicurezza delle piste, dovrebbero essere previste luci di sosta, considerando anche il tempo di commutazione per l'alimentazione secondaria di tali luci. Infine, riflettono la necessità di raccogliere tutte le disposizioni operative relative alla manutenzione in un unico testo normativo, al fine di facilitarne l'utilizzo da parte degli utenti finali.

Pertanto, il numero limitato di modifiche contribuirà a garantire un ulteriore allineamento con le disposizioni dell'allegato 14 dell'ICAO, a migliorare la sicurezza ove necessario ea migliorare la leggibilità e l'usabilità del materiale normativo. 9 Marzo 2021

 

I Comitati scrivono alla UE, Governo e tanti altri

Tema le valutazioni di V.I.A. e V.A.S. E V.Inc.A.

LETTERA APERTA DI 200 ASSOCIAZIONI/COMITATI SU VALUTAZIONE DI

IMPATTO AMBIENTALE (VIA) E ALTRE VALUTAZIONI AMBIENTALI

Presidente Consiglio dei Ministri

Commissione Europea - DG Ambiente

Ministro della Transizione Ecologica

Presidente della Commissione VIA nazionale

Direzione Generale per le Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - Ministero dell'Ambiente

Ministro della Cultura

Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio - Ministero della Cultura

Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

Presidente della Commissione Ambiente del Senato

Parlamentari della Repubblica Italiana

Conferenza Stato - Regioni e province autonome

Conferenza permanente Stato - Città e Autonomie locali

Corte dei Conti

ISPRA

Istituto Superiore di Sanità

OGGETTO: Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) - Valutazione di Incidenza Ambientale

(V.Inc.A.) - Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) - Autorizzazione Integrata Ambientale

(A.I.A.) - principi comunitari e costituzionali - tutela dell'ambiente e della salute - D.lgs.152/2006

- ruolo della Commissione Valutazione di Impatto Ambientale - qualità dei progetti e delle

valutazioni - trasparenza e partecipazione

 

Siamo 200 associazioni, movimenti e comitati che da decenni si occupano di ambiente e salute in Italia.

Da tempo ci confrontiamo, anche avanzando proposte operative e di riforma troppo spesso sono rimaste

inascoltate, sullo stato di attuazione delle direttive europee concernenti le valutazioni e autorizzazioni

ambientali e, in particolare, la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.), la Valutazione di Incidenza

Ambientale (V.Inc.A.), la Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e l'Autorizzazione Integrata

Ambientale (A.I.A.).

Cogliamo l'occasione della nascita del nuovo Governo e dello sconcerto che ha suscitato in noi la lettura di

un intervento su "Il Sole 24 Ore" del 19 febbraio del Dr. Atelli, attuale presidente della Commissione V.I.A.-

V.A.S. del Ministero dell'Ambiente, per tornare a stigmatizzare le gravissime inadempienze del nostro

paese circa la corretta applicazione delle norme comunitarie su queste materie che si riverberano poi

negativamente sul livello di tutela di diritti costituzionali quali quello della tutela della salute e del lavoro

(basti pensare, ad esempio, alle condizioni di insicurezza e salubrità del luogo di lavoro).

Da tempo segnaliamo le inaccettabili carenze dei progetti ai quali il Ministero comunque consente di

andare avanti nella valutazione quando dovrebbero essere rigettati immediatamente senza impegnare per

anni cittadini, enti locali e organizzazioni. Le procedure sono così diffusamente minate da gravi irregolarità

che in questi anni siamo addirittura arrivati a diffidare esplicitamente il Ministero dell'Ambiente dall'usare i

cittadini impegnati nelle osservazioni come veri e propri "correttori di bozze" dei progetti, dei piani e dei

programmi sottoposti alle valutazioni ambientali. Infatti troppo spesso le preziose osservazioni depositate

dai cittadini, dagli enti locali e dalle associazioni sono surrettiziamente usate per rimediare - nella

stragrande parte dei casi solo formalmente - a gravissime lacune documentali.

Ebbene, ora arriva una candida ammissione nelle parole del Presidente della Commissione V.I.A. a

confermare la bontà nelle nostre critiche.

Poiché stiamo parlando di progetti del valore di miliardi di euro che spesso cambiano in peggio la vita di

migliaia di persone, vale la pena riportare integralmente un passaggio dell'intervento del Presidente

Massimo Atelli "Riguardo alle lungaggini apparenti, una parte importante dipende dalla presentazione di

progetti sin dal principio “problematici”. Non tanto perché semplicemente di qualità inferiore alle attese,

 

ma perché addirittura con importanti carenze strutturali, rispetto alle previsioni di legge. In questi casi,

l’alternativa è tra fare un’applicazione letterale e un po’ formalistica della legge, con uno “stop alla

partenza” (senza quindi neppure far partire il countdown della tempistica legale, sinché il progetto non

raggiunga un accettabile stadio di completezza), oppure, invece, farsi in certa misura carico delle attese

del Paese - laddove, beninteso, un buon progetto nell’immediato non si “veda” ancora nitidamente, ma lo

si possa tuttavia ragionevolmente “intravedere” - assumendo un atteggiamento proattivo, attraverso le

integrazioni del progetto originario da parte del proponente. Sennonché, accade ancora troppe volte che,

nel secondo caso, l’atteggiamento della Direzione ministeriale (che esamina il progetto in prima battuta) e

della Commissione venga frainteso, e si risolva nell’aspettativa da parte del proponente di una sorta di

dovuto soccorso istruttorio, quando non addirittura di situazioni al limite dell’accanimento terapeutico."

Singolare a dir poco il passaggio sulle non meglio specificate "attese del paese", che non vorremmo siano

forse più da intendersi come "attese del proponente", visto che spesso questi progetti hanno comportato

danni ai territori con l'unico scopo di fare profitto. Quello che teorizza il presidente della Commissione,

peraltro un soggetto meramente tecnico, ci pare sfociare in distinguo tra progetti piuttosto arbitrario

dovendosi invece applicare le norme a garanzia della terzietà che deve contraddistinguere il buon

andamento della pubblica amministrazione. Norme che prevedono di rispedire al mittente un progetto

superficiale o, peggio, incompleto, cosa che peraltro non impedisce al proponente di ripresentarlo una

volta rivisto adeguatamente.

A tal proposito giova ricordare che la Commissione Europea, aprendo una procedura di pre-infrazione

contro il nostro paese sulla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.; spesso, tra l'altro, lo stesso

progetto è assoggettato sia a V.Inc.A che a V.I.A.) ed evidenziando la necessità di garantire una qualità

"minima" a tutti gli studi alla base della valutazione, già nel 2015 (report della Commissione allegato alla

nota della presidenza del Consiglio dei Ministri DPE 3253 del 27/03/2015) scriveva "Studi molto carenti

non dovrebbero essere "riscritti" dall'Ente Valutatore o essere approvati con un eccessivo numero di

prescrizioni, ma dovrebbero essere considerati irricevibili o determinare una Valutazione negativa".

Nel nostro paese, invece, il numero di prescrizioni al provvedimento di V.I.A. spesso è stato considerato

come sinonimo di qualità della valutazione stessa! Basta leggere i pareri della Commissione V.I.A.

nazionale per scoprire come i tanti "Sì" siano spesso accompagnati da una vera e propria valanga di

prescrizioni, spesso concepite in modo tale da portare a valutare gli impatti successivamente attraverso

altri studi, evidentemente mancanti all'origine, che però in questo modo sfuggono al confronto pubblico.

Insomma, la Commissione Europea ha chiesto in questi anni l'esatto opposto di quanto ha messo finora in

pratica il Ministero, in cui, nonostante quanto sopra riportato, il Presidente della Commissione quasi a mo'

di autocensura si affretta a dire al giornale confindustriale che "Va detto che i No ci sono, ma, nel reale, si

attestano da tempo su circa il 10% dei casi." Viene da chiedersi, se si ammettono criticità così diffuse,

quale sia la qualità di questo 90% di progetti approvati...

Questa strategia con ogni evidenza è fallita, per stessa ammissione dei protagonisti principali,

Confindustria - i cui soci pure hanno beneficiato di questo andazzo vedendosi approvare ogni tipo di

progetti per lunghi anni - e i rappresentanti del Ministero dell'Ambiente. Alla fine la verità è venuta a galla: il

Ministero dell'Ambiente finora tratta allo stesso modo progetti fatti male e quelli fatti bene, senza operare

quel filtro previsto dalla legge volto a premiare le proposte progettuali più meritevoli. Ottenendo, così, un

appiattimento verso il basso che certo non fa bene al paese in quanto in questo modo non si distinguono

più gli interventi utili da quelli che impattano negativamente sulla qualità dell'ambiente e della vita dei

cittadini e che sono, quindi, insostenibili.

D'altro lato, quest'atteggiamento benevolo volto a premiare i peggiori se non i veri e propri furbi ha

connotato finora il comportamento del Ministero dell'Ambiente, come testimoniano le modifiche apportate

in questi anni al Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006. Pensiamo all'introduzione della Valutazione di

Impatto Ambientale fatta a sanatoria e "a posteriori", con possibilità addirittura di mantenere aperti impianti

privi della valutazione; alle multe ridicole rispetto al valore dei progetti che non fungono da deterrente; alla

mancanza di verifiche sul campo e terze sull'ottemperanza alle prescrizioni; alla sostanziale segretezza

per il pubblico - ma non per il proponente - dei lavori della Commissione V.I.A., quando esistono casi - si

veda la Regione Abruzzo - in cui le commissioni V.I.A. che si occupano dei progetti di scala regionale

 

dimostrano che si può lavorare senza alcun ritardo, come invece avviene a livello nazionale, assicurando

costante partecipazione e trasparenza. In quella regione, ad esempio, da 10 anni si pubblicano

preventivamente online gli ordini del giorno della commissione; vengono inviati per email anche a tutti i

consiglieri regionali per assicurare il dibattito democratico; infine sono sempre assentite le audizioni in

Commissione, cosa che non avviene, addirittura anche per i rappresentanti istituzionali, nella

Commissione V.I.A. nazionale. Per non parlare del fatto che incredibilmente esistono provvedimenti di

V.I.A. "highlander", cioè emanati anche dieci anni or sono, magari su procedimenti avviati quasi venti anni

fa in un contesto sociale, ambientale ed economico totalmente diverso, e senza scadenza oppure della

pervicace volontà dell'apparato ministeriale di non attivare procedure, pure previste dalla legge, di riesame

di provvedimenti al mutare delle condizioni ambientali (si è arrivati al paradosso che un comune,

S.Benedetto del Tronto, ha proposto ricorso al T.A.R., vincendo, per superare il lassismo della burocrazia

ministeriale rimasta impassibile anche davanti al terremoto che nel 2016 aveva colpito le Marche e che

aveva evidenziato la superficialità di un parere di V.I.A. favorevole per uno stoccaggio gas sotterraneo in

un sito fortemente vulnerabile e densamente abitato).

A livello nazionale, nonostante fosse prevista da 15 anni, il Ministero dell'Ambiente, al contrario di quanto

realizzato da diverse regioni, non ha mai voluto affrontare l'esame di un progetto attraverso la cosiddetta

"inchiesta pubblica". Eppure tale strumento partecipativo nasce proprio per supportare le decisioni sui

progetti più rilevanti e controversi, che, logicamente, dovrebbero essere più numerosi tra quelli da

decidere a scala nazionale rispetto a quella regionale. Viene da pensare che l'apparato ministeriale non

solo sia più lontano dal paese reale ma voglia scansare il più possibile il confronto serrato e pubblico sui

contenuti dei progetti. Si pensi, ad esempio, alle scelte in campo energetico sul gas dove è quasi un tabù

parlare delle perdite di metano lungo la filiera tali da far perdere ogni vantaggio rispetto a petrolio e

carbone per l'impatto sui cambiamenti climatici, trascinando così il paese verso una politica industriale che

sarà spazzata via dalle sempre più numerose ricerche che evidenziano il gravissimo limite di questa fonte

energetica. Oppure sulla necessità di garantire lo sviluppo delle rinnovabili in un contesto di pianificazione

adeguato a mitigarne gli impatti preferendo procedere con l'esame dei singoli progetti senza aver alcun

quadro d'insieme, di fatto annullando la possibilità di valutare adeguatamente quell'effetto cumulo che già

si sta manifestando in diverse aree del paese.

D'altro lato il Ministero ha continuato ad ignorare anche appelli che provenivano dal mondo scientifico sulla

scarsa qualità dei progetti e delle valutazioni. Ad esempio, oltre 200 ricercatori, molti dei quali impegnati

nelle università, dopo una serie di ricerche presentate al Convegno Italiano di Ornitologia, aveva ritenuto di

inviare al Ministero una durissima mozione che stigmatizzava il bassissimo livello degli studi presentati

dalle aziende, addirittura con il diffuso ricorso al "copia-incolla" che non veniva sanzionato neanche dopo

specifiche segnalazioni. In tale appello si chiedeva appunto di respingere immediatamente gli studi carenti

come previsto dalle leggi in materia e, più in generale, dai principi di base che regolano il funzionamento

 

della pubblica amministrazione (https://cio2015.wordpress.com/2015/10/08/gli-ornitologi-dicono-la-loro-

su-procedure-di-v-i-a-v-inc-a-in-italia-monitoraggio-dei-rapaci-e-disturbo-sui-nidi/).

 

Ormai si moltiplicano anche le inchieste e le sentenze che stigmatizzano pesantemente il comportamento

del Ministero dell'Ambiente su questioni che attraversano la materia delle valutazioni ambientali. Si pensi

all'ultimo pronunciamento del T.A.R. Lecce su ILVA che rileva come la reiterata violazione delle

prescrizioni dell'A.I.A. non abbia comportato alcuna sanzione come previsto dalla legge. Oppure, sempre

su ILVA, alla sentenza della CEDU che ha condannato l'Italia. Pensiamo al procedimento penale su TAP

in cui l'incidente probatorio ha certificato che l'effetto cumulo con la restante parte della rete nazionale di

trasporto del gas non è stato adeguatamente valutato dal Ministero nella procedura di V.I.A., cosa che

però non ha comportato alcun provvedimento da parte ministeriale.

La refrattarietà al confronto e alla selezione meritocratica e il ricorso al mantra delle "semplificazioni" alla

fine ha portato a una situazione letteralmente disastrosa di cui le strutture ministeriali dovrebbero

rispondere. Arriviamo addirittura a paradossi quasi surreali come, ad esempio, il raddoppio della

Commissione V.I.A. a cui, come previsto appunto nel DL "Semplificazioni" del 2020, verrà affiancata la

Commissione che dovrà esaminare i progetti che ricadono nel PNIEC, ancorché non ancora individuati. Le

associazioni avevano puntualmente contestato in un dossier tale proposta spiegando perché sarebbe

stata una scelta inutile oltre che dannosa. Ora, dopo appena otto mesi, anche il Presidente della

Commissione V.I.A. nazionale lo ammette dalle pagine del quotidiano confindustriale.

 

In questi anni, sia durante l'esame di singoli progetti sia in occasione delle cosiddette "riforme" del Testo

Unico Ambientale, ad esempio quella del Decreto 104/2017 e del DL. "Semplificazioni", decine di

associazioni hanno presentato proposte concrete, anche sottoforma di emendamenti, evidenziando

tutte quelle criticità che oggi qualcuno vorrebbe strumentalizzare per ottenere l'ulteriore affievolimento

delle tutele dei diritti di partecipazione, trasparenza e, in generale, del rigore con cui dovrebbero essere

condotte procedure fondamentali per garantire che le attività economiche non siano dannose, in un paese

in cui in molte regioni non si rispettano gli standard di qualità ambientale per l'aria, i suoli e le acque

superficiali e sotterranee.

Peccato che queste posizioni retrive e, di fatto, come abbiamo dimostrato, anti-europee condannino il

paese all'arretratezza impedendo quello sviluppo armonico necessario per assicurare la vivibilità dei

territori ai cittadini di oggi e a quelli di domani. Riteniamo che il principio del "rigore" debba essere

opposto alla sempre più vacua "semplificazione". Che l'organizzazione debba soppiantare

l'approssimazione.

Quindi: fare realmente controlli creando, ad esempio, un archivio pubblico delle sanzioni elevate di facile

consultazione; più partecipazione, assicurando le audizioni alla Commissione V.I.A. nazionale e la

pubblicità negli ordini del giorno; pubblicando tutta la documentazione relativa ad un procedimento come

già fanno alcune regioni e come sarebbe previsto dalla legge; introducendo sanzioni adeguate che

fungano da deterrenza; facendo i controlli sulle prescrizioni sul campo e non sulle carte inviate dalle

aziende; riesaminando i provvedimenti su segnalazione di intervenuti mutamenti ambientali da parte di enti

e organismi scientifici; riformulando le norme sulla V.I.A. in sanatoria; assicurando una % di inchieste

pubbliche sul totale dei progetti. Queste sono solo alcune delle proposte che associazioni e comitati

avanzano da anni.

Siamo disponibili ad un confronto nel merito, anche serrato, affinché il nostro paese la smetta di utilizzare

le scorciatoie invece di imboccare la via maestra del rispetto delle norme comunitarie in materia di

valutazione e autorizzazione ambientale.

Cordiali saluti,

COMITATI/RETI/ORGANIZZAZIONI INTERREGIONALI

Forum Italiano dei Movimenti per L'Acqua

Friday for Future Italia

Italia Nostra Onlus

Medicina Democratica Onlus

Rete Mamme da Nord a Sud

Rete Per il Clima, Fuori del Fossile

Ass. Peacelink

Mountain Wilderness Italia

Gruppo d'Intervento Giuridico odv

Coordinamento nazionale Movimento Blu

COBAS Confederazione dei Comitati di Base

Ass. Fairwatch

Associazione graspthefuture

Magliette Bianche italiane zone SIN

Redazione di "La bottega del Barbieri"

Rete Commissioni Mensa Nazionale

Mediterranean Raptor Migration Network

CERM Centro Rapaci Minacciati ODV

ALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti)

Redazione Emergenzaclimatica.it

Associazione Forum Ambientalista O.d.V.

Organizzazione di Volontariato per la difesa diretta della flora e fauna acquatica Care The Oceans

Transform! Italia

Associazione Antimafie Rita Atria

Attac Italia

 

COMITATI/ORGANIZZAZIONI INTERREGIONALI

Comitato per il territorio delle Quattro Province

Coordinamento Puglia e Basilicata Movimento Blu

FRIULI VENEZIA GIULIA

No all'Incenerimento - Sì al riciclo totale dei rifiuti di Fanna (PN)

TRENTINO ALTO ADIGE

Ambiente&Salute di Bolzano

Comitato Acquabenecomune di Bolzano

PIEMONTE

Comitato DNT

LIGURIA

Comitato Savonese Acqua Bene Comune

Casa dei Circoli Culture e Popoli - Ceriale

LOMBARDIA

Comitato lecchese acqua pubblica e beni comuni

Rete consiglieri informati -Lecco

Comitato G.A.E.T.A. ODV Schivenoglia (MN)

Comitato Mamme del Chiese

Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico di Brescia

Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia

Mamme contro l'Incenerito e fonti inquinanti - Mantova

Associazione Ambiente e Vita ODV Villa Poma di Borgo Mantovano

CIRCOLO AMBIENTE "Ilaria Alpi"

Associazione eQual

Basta veleni Brescia - tavolo provinciale

Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Comitato Cittadini Varallo Pombia

CAAL - Comitato Antirumore Aeroporto Linate

Ass. Noi, Ambiente, Salute O.d.V. - Viadana

Comitato Terre di Zara

VENETO

Mamme No Pfas

Coordinamento Acqua Brenta di Bassano del Grappa

Italia Nostra Consiglio Regionale Veneto

Pfas land (informazione e azione contro i crimini ambientali)

Comitato Opzione Zero - Riviera del Brenta

Comitato 0 Pfas - Padova

Ecoistituto del Veneto "Alex Langer" - Mestre

AmicoAlbero - Mestre

VeneziAmbiente

Medicina democratica Venezia

WWF Venezia e Territorio

Acqua Bene Comune Vicenza

Comitato popolare "lasciateci respirare" - Monselice (PD)

Movimento dei Consumatori di Venezia

Associazione "Civiltà del Verde" - Vicenza

Coordinamento del forum Asolano e Castellana

Odg Comitato difesa ambiente territorio di Spinea

Associazione Cittadini per il Lavoro, la legalità, la Salute e l'Ambiente CiLLSA - Ovest Vicentino

PiazzolAmbiente

Comitato per la riduzione dell'impatto ambientale dell'aeroporto di Treviso

Comitato veronese Acqua e Beni Comuni

Cittadini/e di Montecchio maggiore contrari alla pedemontana

CRIAAVE - No Raddoppio Aeroporto

Comitato Terre Nostre Torretta

 

EMILIA ROMAGNA

Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell'Emilia Romagna

Parents For Future Castelfranco Emilia

Fridays For Future Castelfranco Emilia

Coordinamento cispadano NO autostrada - SI strada a scorrimento veloce

Coordinamento Provinciale Comitati Ambiente e Salute - Reggio Emilia

Associazione TerraBlu o.d.v

Cocompaer - Comitato per la Compatibilità Aeroporto-Città

Coordinamento Ravennate "Per il Clima- Fuori dal Fossile"

Comitato No Bretella-Sì Mobilità Sostenibile" - Modena-Reggio Emilia

Associazione AMO Bologna Onlus

Coordinamento dei Comitati contrari al Passante di Mezzo

Rete Civica Aria Pesa - Bologna

Italia Nostra - sezione Ravenna

Associazione di promozione sociale NoCargoParma

Amici della Pineta San Vitale e Pialasse - Ravenna

TOSCANA

Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana aps

Comitato onlus Mamme No Inceneritore di Firenze

Presidio No Inceneritori No Aeroporto di Firenze

Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua

VAS Vita, Ambiente e Salute Onlus

SOS La Piana del Casone -Scarlino- Gr- Toscana

Ass. Acqua Bene Comune Pistoia ODV

Ass. Alleanza beni comuni Pistoia ODV

Comitato Ambientale di Casale, Prato

Coordinamento Comitati per la Salute della Piana di Prato e Pistoia

Movimento La Libellula Valle del Serchio

Comitato Obiettivo Periferia

Associazione Valdisieve

Associazione di promozione sociale LiberaMente - Arezzo

IBS Associazione "Inter-Rete Beni Comuni e Sostenibilità"

Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano - Siena

Comitato Salute Pubblica di Piombino e Val di Cornia

Presidio No Aeroporto

Magliette Bianche di Massa Carrara

Comitato Sorvolati Peretola -Brozzi – Quaracchi

UMBRIA

Coordinamento No Snam

Comitato No Devastazioni territoriali Umbria

MARCHE

La Lupus in Fabula OdV (Fano)

Ass. Ondaverde Falconara M

Comitato Mal'aria Falconara M

Ambiente e Salute nel Piceno

Comitato NO Discarica Matelica e Comitato NO Pedemontana Matelica

Trivelle Zero Marche

Falkatraz Falconara

LAZIO

ATTAC-Roma

Coordinamento Lazio del Movimento Blu

Rete per la tutela della valle del Sacco (Retuvasa)

Coordinamento Lazio del Movimento Blu

Comitato Verde Liri

Collettivo No al Fossile Civitavecchia

Acqua Bene Comune Valle dell'Aniene

 

Comitato SOLE Civitavecchia

Comitato Alternativa Sostenibile

Frosinone Bella e Brutta

Salviamo il Paesaggio Frosinone

CRIAAC - Comitato per la Riduzione dell'Impatto Ambientale dell'Aeroporto di Ciampino

Comitato FUORI PISTA

Comitato La Rinascita

ABRUZZO

Forum H2O

Conalpa - Delegazione Silvi

Ass. Nuovo Senso Civico

A.P.S. I Colori del Territorio - Spoltore -Pe

Ass. Ambiente, Territorio e Beni Comuni Barisciano (AQ)

Il Martello del Fucino

Ass. Paganeca

Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso

Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus

Associazione Conalpa (coordinamento alberi e paesaggio) delegazione di Giulianova

Erci Team Onlus

Associazione Il Salviano

CSEN Ambiente

Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali - CDCA Abruzzo

Comitati cittadini per l'ambiente - Sulmona

Orsa Pro Natura Peligna

Comitato Azione Popolare

Abruzzo Social Forum

Comitato per la Difesa del Comprensorio Vastese

Coordinamento No Hub del Gas

CAMPANIA

Coordinamento Campania Movimento Blu

Associazione Big Brother Ambiente

Ardea Onlus

Mysocialdrug Odv

Comitato No Fly Zone - Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

BASILICATA

Associazione CITTA' PLURALE- Matera

Ass. CovaContro

Comitato mamme libere per la tutela dei figli di Policoro

MOLISE

Comitato "I Discoli del Sinarca"

Mamme Salute Ambiente ODV Venafro

Trivelle Zero Molise

PUGLIA

Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti - Taranto

Apulia Terra Natura Zampe Onlus

Associazione Giustizia per Taranto

Terre del Mediterraneo - Bari

Legamjonici

Movimento No Tap Brindisi

Manfredonia in Movimento

Territorio Zero Capitanata

Stigmamente aps

Movimento Manfredonia Attiva

Centro Museo del Mare Manfredonia

Comitato No Compostaggio Erchie

 

COANS Manfredonia

Coord. NoEnergas

FareVerde Puglia

CALABRIA

Stazione Ornitologica Calabrese Onlus

SARDEGNA

Assotziu Consumadoris Sardigna

Italia Nostra Sardegna

USB- Unione Sindacale di Base Sardegna

Confederazione Sindacale Sarda - CSS

Comitato riconversione Rwm

Movimento Nonviolento sardo

Manifesto Sardo

Assemblea permanente Villacidro

Zero Waste Sardegna

Cobas scuola Cagliari

Comitato No Metano Sardegna e No Megacentrale Guspini

Cagliari Socialforum

Comitadu NoNucle Noscorie

Sardigna Libera

ISDE Sardegna

Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica

Movimento Nonviolento Sardegna

SICILIA

Coordinamento per il territorio No Discarica Armicci - Bonvicino di Lentini

Comitato Stop Veleni Augusta Priolo Melilli Siracusa

8 Marzo 2021

COVID-19, vaccini e pass sanitario per la ripresa dei “voli”

Facile a dire, complicato da realizzare! L'operazioni “vaccinazione” dal COVID-19 è ancora alle prime fasi e la diversificazioni dei criteri di attuazione, in relazione alle tipologia dei vaccini impiegati rappresentano una realtà che deve essere risolta.

Tra i vaccini autorizzati da EMA (AIFA) e quelli in attesa, quelli che non saranno mai “certificati” nei vari Continenti, rendendo non interfacciabili e coerenti eventuali “Passaporti Sanitari” la proposta avanzata dall’International Air Transport Association – IATA, di istituire un Travel Pass, gestito tramite apposite applicazioni per smartphone, non appare immediata.

Monitorare il passeggero (ed il crew) appare comunque l'unica opzione per la ripresa del traffico aereo, assicurando inoltre il tracciamento di coloro che hanno effettuato un tampone o che si sono sottoposti a vaccino prima della partenza.

La Presidente della Commissione Europea, Ursula von Der Leyen, ha annunciato come a Marzo sarà presentata una proposta legislativa che permetterà la creazione di un Green Pass digitale, che consentirà gli spostamenti tra gli stati membri e oltre.

 

In Italia l'onorevole Massimo Ungaro (Iv) ha presentato la seguente Interrogazione:

"Al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro della Salute, al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Per sapere, premesso che:

a causa della pandemia a livello mondiale la domanda del mercato aereo nel 2020 è crollata del 75,6 per cento, a fronte di un'offerta in picchiata di oltre 68 punti percentuali. Ha tenuto un po' di più il load factor, sceso di 'soli' 19,2 punti percentuali, ma a fronte di un numero di voli drasticamente diminuito. Anche a livello di traffico aereo domestico, il dato risulta il peggiore di sempre, visto che la domanda si è praticamente dimezzata e l'offerta ridotta di oltre un terzo;

grazie al passaporto sanitario, proposto dall'Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata, International Air Transport Association) ed allo studio della Commissione europea, i vettori aerei potranno sapere subito lo stato di salute dei passeggeri e se hanno effettuato il vaccino anti-Covid-19;

è evidente che questo strumento di sicurezza sanitaria è molto importante anche per i lavoratori del settore volo come assistenti, personale di terra e piloti–:

se il Governo non intenda inserire nell'elenco delle professionalità aventi diritto alla priorità nel cronoprogramma di campagna vaccinale anche i lavoratori dei trasporti". 5 Marzo 2021

 

L'eterna questione Alitalia e una nuova Interrogazione

ITA o non ITA? Con quale prospettiva reale? La newco ITA volerà con 45 macchine e due tipologie di aeromobili? Ai bimotori di corto raggio quali Airbus A320 (ovvero 319, 320 e 321) si affiancherà un qualche Boeing 777 per il long range. Ma il piano industriale di ITA rappresenta ancora una incognita.

Con quale staff di volo e di terra? Un totale di circa 5000 addetti per la sola attività aerea e poco altro.

Cosa sarà della manutenzione e delle restanti attività “ground” associate”

In attesa che l'interlocuzione con la UE definisca il quadro delle possibilità il senatore Elio Lannutti (Misto) ha presentato la seguente “interrogazione”:

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

dal maggio 2017, Alitalia si trova in amministrazione straordinaria e, da allora, ha percepito prestiti statali per un ammontare complessivo pari a 1,3 miliardi di Euro;

il 9 ottobre 2020, con un decreto di salvataggio firmato dai ministri dell'Economia e delle finanze, delle Infrastrutture e dei trasporti, dello Sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali, da Alitalia SpA è nata una newco, denominata Italia trasporto aereo SpA (Ita), con sede nel Comune di Roma;

il nome Alitalia è rimasto alla compagnia commissariata, la bad company, che si svuoterà e trasferirà parte dell'attività alla Ita. La nuova compagnia parte con un capitale sociale di 20 milioni di Euro, detenuto dallo Stato attraverso il ministero dell'Economia, come è stato stabilito dal decreto 'agosto' (decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104). A maggio scorso, il decreto 'rilancio' ha introdotto un maxi stanziamento di capitale di 3 miliardi di Euro, che sarà versato a rate, secondo le esigenze del piano industriale, nell'arco di due anni alla nuova società;

nel corso dell'audizione tenutasi presso la IX commissione permanente (Trasporti) della Camera dei deputati il 23 giugno 2020, il ministro pro-tempore De Micheli ha dichiarato che Alitalia in amministrazione straordinaria, alla data del 30 maggio 2020, aveva ancora in cassa un importo pari a 230 milioni di Euro;

considerato, inoltre, che:

il regolamento (Ce) 261/2004 stabilisce l'obbligo del vettore di rimborsare il prezzo pieno del biglietto entro 7 giorni dalla cancellazione, ma così non è stato per migliaia di utenti che, a causa dell'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ed ai conseguenti provvedimenti di restrizione relativi agli spostamenti delle autorità nazionali e internazionali, hanno ricevuto solo una e-mail di Alitalia che informava della cancellazione del volo prenotato;

ad aprile 2020 vi erano già migliaia di reclami pendenti nei confronti di Alitalia, sia perché si registravano ritardi e difficoltà a reperire informazioni persino sul numero di pratica, sia per i mancati rimborsi;

a giudizio degli interroganti è emblematico il caso di dei due coniugi romani che il 28 dicembre 2019 hanno acquistato due biglietti di andata e ritorno per un viaggio in Giappone previsto il 16 aprile 2020. Il 25 marzo 2020, i due signori hanno ricevuto una e-mail da Alitalia che li avvisava della cancellazione del volo. Tre giorni dopo, il 28 marzo, i due signori procedevano con la richiesta di rimborso pari a 1138,52 Euro. Non avendo ricevuto alcuna risposta, il 6 giugno i due coniugi hanno inoltrato un nuovo sollecito di rimborso. Alitalia ha risposto ai due ben 4 mesi dopo, il 18 ottobre, inviando un avviso di rimborso pari a 72,26 Euro riguardante alcune voci per tasse e supplementi, peraltro di uno solo dei due biglietti, mettendo in atto un inaccettabile ostruzionismo. Così, l'8 novembre, i due signori hanno inviato una nuova richiesta di rimborso per il restante dovuto, pari a 1066,26 Euro. Sono ancora in attesa di risposta,

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se ritenga che, a fronte del volume di segnalazioni giunto all'Alitalia, di cui si è ampiamente parlato anche sulla stampa nazionale, sia auspicabile l'immediato avvio di accertamenti ed un intervento da parte di Enac (Ente nazionale aviazione civile) per verificare le condotte e le responsabilità dell'azienda, in quanto i ritardi nei rimborsi non sono più giustificabili, se non come strategie o escamotage per fare liquidità. Se queste ipotesi dovessero trovare riscontro si tratterebbe di una vera e propria pratica scorretta, lesiva dei diritti dei passeggeri, poiché gli utenti si trovano nella situazione di non poter intervenire in alcun modo per ottenere ciò a cui hanno diritto". 4 Marzo 2021

 

Aeroporti, tra masterplan, il Piano d'Area e l'allargamento del sedime

Ma sono operazioni “compatibili e/o in deroga agli standard ENAC, ICAO, EASA ed altro?

La presentazione di recenti masterplan per il potenziamento delle operazioni di volo su uno scalo, talvolta è associato all'espansione del sedime aeroportuale.

Le cosiddette “servitù aeronautiche” esistenti inquadrano tali opzioni?

La crescita, gli incrementi dei movimenti in pista, dei passeggeri trasportati, dei terminal, satelliti, pensiline, aree in-board ed out-board con l'estensione degli ettari del sedime?

La storica perimetrazione del sedime di un aeroporto, spesso derivato da un campo di volo che nel corso dei decenni ha incrementato l'attività di volo con l'insediamento di aerostazioni, parcheggi ed edificazioni e strutture indispensabili per l'aviazione civile commerciale, e circondato/affossato nelle città, tra quartieri e comunità di cittadini, di industrie, centri commerciali e talora, anche in presenza di aziende a “pericolo rilevante”, ha posto urgenze non procrastrinabili.

Come, infatti, assicurare la sicurezza delle operazioni di volo a terra ed in volo, la tutela delle popolazioni ed attività sociali ed industriali insediati nell'immediato delle piste di volo con masterplan al 2030-2040 ed oltre?

L'attivazione dei Piani di Rischio, del Rischio terzi, delle Mappe di vincolo, delle zonizzazioni acustiche in LVA, alle verifiche quotidiane delle centraline/stazioni delle reti di monitoraggio, alla classificazione acustica Comunale ha, tuttavia, fissato e delimitato qualsiasi piano di potenziamento “aeronautico” di uno scalo aereo.

L'elaborazione di progressivi “masterplan” rileva, così come la definizione di masterplan radicali – quali Salerno Pontecagnano e Firenze Peretola - inevitabilmente, conferma criticità senza soluzione.

I vincoli prescritti dal RCEA-Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti-ENAC, gli Annessi ICAO e del Regolamento 139/2014 UE sono trasparenti e non eludibili.

Dopo la delocalizzazione avvenuta a Malpensa – oltre 700 abitazioni – e a Pisa – 48 edifici – non sembrerebbe praticabile l'espansione di altri sedimi aeroportuali, almeno con gli stessi criteri.

Demolire quartieri, edificazioni private e pubbliche, per costruire/allungare nuove piste e aprire ulteriori spazi air-side, per insediare attività land-side e magari city airport con nuovi alberghi e negozi e spazi centri commerciali sottoposti alla proprietà del gestore aeroportuale?

Un vincolo aggiuntivo all'allargamento dei sedimi aeroportuali emerge anche dagli “impegni” conseguenti al Piano d'Area che ogni Regione dovrebbe aver ratificato.

Aeroporti, masterplan, Piano d'Area e l'allargamento del sedime: sono davvero operazioni “compatibili” e che, qualora sottoposti alla analisi e valutazioni della Commissione di VIA e VAS, avere un parere “positivo”? 17 Febbraio 2021

 

 

Fiumicino, Airbus 319 interrompe il decollo per “volatili”

Ignoti, al momento, il numero di volatili e le parti interessate dall'eventuale impatto! Alla velocità di circa 110 kts- circa 203 km/h - il volo AZ 884 Alitalia Airbus A319-100, immatricolato EI-IMM in decollo sulla pista 25 di Fiumicino con destinazione Malta, ha interrotto l'accelerazione causa presenza di volatili.

E' accaduto lo scorso 9 Febbraio 2021 alle ore 16.29 locali.

Il velivolo ha, in seguito, autonomamente liberato la pista rientrando al parcheggio

Passeggeri ed equipaggio sono ripartiti verso Malta dopo 2 ore e mezzo, e dopo la sostituzione del velivolo coinvolto nella interruzione/stop/abort/take off.

 

Il più recente Report, ovvero il Wildlife Strike Relazione Annuale 2017 ENAC - Bird Strike Committee Italy, illustra la casistica dell'aeroporto di Roma Fiumicino, ad esempio, con, tra le altre, le seguente note.

“L'aeroporto di Roma-Fiumicino Leonardo da Vinci (codice ICAO LIRF) è distante 32 Km dalla città di Roma. La struttura ha un sedime aeroportuale di 1.650 ha ed è dotato di 3 piste, la prima lunga 3309 m e larga 45 m, la seconda lunga 3600 m e larga 45 m, la terza lunga 3900 m e larga 60 m.

Analisi del rischio

Nel 2017 l’aeroporto di Fiumicino ha registrato 297.491 movimenti con 71 impatti con volatili e 2 con mammiferi.

Individuazione delle possibili cause di rischio nel 2017, esclusi l’airone cenerino, il piccione e la cornacchia grigia, le osservazioni delle altre specie sono tutte aumentate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Relazione Annuale Wildlife Strike Presente Bird Control Unit Presente

No. Ispezioni giornaliere Continue

Indice di Rischio BRI2 Trend* 2015 2016 2017 0,06 0,04 0,09 Stabile

Specie impattate nell’ultimo anno

Rondone Gabbiano reale Piccione Gheppio Cornacchia grigia Specie sconosciute Rondine Uccelli piccoli Pavoncella Volpe Barbagianni Passera d'Italia Germano reale Lepre Allodola Airone cenerino Smeriglio N.

impatti negli ultimi tre anni 2015 2016 2017 2 2 3 71 52 130 uccelli altra fauna”. 11 Febbraio 2021

 

Aeroporti e lo “Studio Naturalistico-ambientale”

Il Report deve essere adeguato ed aggiornato ogni 12 mesi! Riguarda solo gli scali del PNA? In attesa della divulgazione della Relazione Annuale sul Wildlife Strike 2019 e, in seguito di quella del 2020, essendo disponibile la Relazione 2018, gli aeroporti italiani in realtà pur avendo presentato le relative “Ricerche naturalistiche e Piani di prevenzione e controllo”, sembrerebbe indispensabile inquadrare e conoscere questi “Studio Naturalistico-ambientale”.

Magari disporre dell'elenco integrale degli aeroporti che hanno presentato tali “Studio Naturalistico-ambientale” ed il loro adeguamento annuale, con un interrogativo.

Concerne tutti gli scali del Belpaese? Dagli aeroporti identificati nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA alle centinaia di aviosuperfici ed ai campi di volo?

 

ENAC, in relazione a tale Report propone le seguenti considerazioni:

“Ciascuna società di gestione di un aeroporto certificato dovrà predisporre uno studio di tipo naturalistico-ambientale sulla base del quale intraprendere azioni di mitigazione per prevenire rischi di wildlife strike.

Lo studio deve contenere:

1. inquadramento ambientale dell’aeroporto, identificazione delle specie di avifauna presenti, loro abbondanza mensile, habitat utilizzato, orari di presenza, aree di concentrazione all’interno del sedime, evidenziazione di eventuali rotte di passaggio, presenza di altra fauna selvatica potenzialmente pericolosa per il traffico aereo;

2. localizzazione delle eventuali fonti di attrazione per volatili ed altra fauna selvatica presenti in aeroporto e nelle aree limitrofe il sedime aeroportuale;

3. valutazione della potenziale pericolosità delle presenze faunistiche per la navigazione aerea.

Lo studio ha una durata non inferiore a 12 mesi consecutivi, non interrompe l’uso dei sistemi di prevenzione eventualmente già in uso e deve essere inviato, una volta concluso, all’ENAC - Bird Strike Committee Italy ed in copia alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente per territorio.

L’ENAC - BSCI, entro 60 giorni dall’acquisizione dello studio comunicherà le eventuali osservazioni al gestore e, per informazione, alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente. Lo studio, commissionato dal gestore aeroportuale, che se ne assume la piena responsabilità nei confronti dell’ENAC, deve essere eseguito da professionisti, enti, società o altri organismi con documentata esperienza specifica nel settore, in grado di garantire un adeguato livello scientifico.

Lo studio ha una validità temporale di cinque anni. Trascorso tale periodo è necessario predisporre un nuovo studio aggiornato che contenga tutte le informazioni sopra richieste; alternativamente le informazioni di cui sopra possono essere raccolte dal gestore attraverso un adeguato piano di monitoraggio valutato favorevolmente dall’ENAC-BSCI ed inserite all’interno delle relazioni annuali wildlife strike.

Il Piano di Prevenzione e Controllo Volatili

Le linee guida per un corretto Piano di gestione e controllo sono reperibili nel punto 5.4 della Circolare APT-01B.

Il piano viene approvato nel contesto del processo della certificazione di aeroporto dalla competente struttura dell'ENAC, fermo restando che il giudizio finale sull'efficacia del piano non potrà che risultare a posteriori sulla base dei risultati ottenuti.

Decorsi dodici mesi dall'inizio dell'attuazione delle misure previste nel piano, la società di gestione sottoporrà all'ENAC una relazione di risk assessment basata sugli impatti del periodo considerato, comparati con quelli dello stesso periodo dei due anni precedenti, proponendo, nel caso in cui non venisse rilevata una diminuzione del numero e/o della gravità degli impatti, un adeguamento delle misure adottate.

Il Reporting

La raccolta e la comunicazione dei dati di evento di wildlife strike è di fondamentale importanza per la conoscenza del fenomeno da parte dell'ENAC, nonché per la ottemperanza a quanto disposto dal D. Lgs. n. 213 del 2.5.2006 di recepimento della Direttiva CE 2003/42.

Allo scopo di pervenire ad un corretto risk assessment a livello locale è perciò necessaria la disponibilità di una raccolta completa di dati nella quale confluiscano tutti gli eventi occorsi e/o conosciuti. A norma del regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, il gestore aeroportuale, deve riportare ad ENAC ogni evento di wildlife strike, nonché redigere una statistica annuale e trasmetterla ad ENAC.

Va tuttavia precisato che il numero totale degli impatti non può, in assoluto, essere considerato come un indice del rischio o dell'efficacia delle misure di controllo dei volatili in un aeroporto, in quanto un corretto risk assessment deve tener conto anche di altri fattori, quali la localizzazione dell'aeroporto, il numero di movimenti sull'aeroporto interessato, la massa ed il peso del volatile, il numero degli esemplari coinvolti ecc.” 9 Febbraio 2021

 

“Certificato” di aeroporto e “Concessione” della gestione: alcuni interrogativi!

Senza conformità al Codice di Navigazione è inevitabile la loro sospensione! Il primato della safety della “Navigazione aerea” e la tutela dei “cittadini” insediati presso le pista di volo costituisce una realtà operativa-amministrativa inderogabile.

Perché rilasciare, con decreto interministeriale, l’affidamento della gestione di un aeroporto, magari con una concessione formale e definitiva per 30/35/40 anni qualora non sono stati soddisfatti gli Art. 707 e 715 del Codice di Navigazione?

Ovvero in mancanza del Piano di Rischio, del Rischio Terzi (se contemplato) e delle Mappe di vincolo scaturite dall'elaborazione del Limitazione agli Ostacoli e ai pericoli per la navigazione aerea.

La Gestione aeroportuale disciplinata dal Codice della Navigazione (art. 704),

“Il Codice della navigazione (artt. 705 e 706) definisce ruoli, competenze e responsabilità dei vari soggetti operanti nel settore dell'aviazione civile .

In particolare il gestore aeroportuale è il soggetto al quale le disposizioni normative affidano, insieme ad altre attività, il compito di amministrare e di gestire le infrastrutture aeroportuali e di coordinare e controllare le attività dei vari operatori presenti nello scalo, riconoscendogli il ruolo di soggetto responsabile dell'efficienza ed operatività dell'aeroporto in regolarità e sicurezza.

L'idoneità del gestore aeroportuale ad espletare le predette attività è attestata dalla certificazione rilasciata dall'ENAC.”

“L'art. 8 bis - Aeroporti - del Regolamento (CE) n. 216/2008 stabilisce che:

1. Gli aeroporti, gli equipaggiamenti aeroportuali e le operazioni aeroportuali devono soddisfare i requisiti essenziali di cui all'allegato Vbis e, se applicabile, all'allegato Vter.

2. La conformità degli aeroporti, degli equipaggiamenti aeroportuali e delle operazioni aeroportuali ai requisiti essenziali (ER) è stabilita conformemente alle seguenti disposizioni:

a) ogni aeroporto deve essere in possesso di un certificato. Il certificato e l'approvazione delle modifiche al certificato sono rilasciati se il richiedente dimostra che l'aeroporto è conforme alla base di certificazione, di cui alla lettera b), e che l'aeroporto non presenta particolarità o caratteristiche che compromettano la sicurezza delle operazioni.

Il certificato riguarda l'aeroporto, le relative operazioni e i relativi equipaggiamenti afferenti alla sicurezza;

Il Certificato dell'Aeroporto e la durata della Concessione, per le diverse tipologie di gestione aeroportuale, che sono:

-aeroporti affidati in gestione totale;

-aeroporti affidati in gestione parziale anche in regime precario;

-aeroporti a gestione diretta dell'ENAC ;

-aeroporti affidati in concessione ex Regolamento aeroporti demaniali per l'aviazione generale;

sono sottoposte alla L. 537/93 e successivo D.M. 521/97.

Su proposta dell'ENAC, i Ministri competenti rilasciano la concessione della gestione totale aeroportuale (a seguito di una selezione effettuata tramite procedura di gara ad evidenza pubblica secondo la normativa comunitaria).

Il certificato di aeroporto, con l'art. 6 - Conversione dei certificati - del Regolamento (UE) n. 139/2014 stabilisce che nell'ambito del processo di conversione dei certificati di aeroporto, l'autorità competente rilascia i certificati per gli aeroporti ai gestori degli scali interessati, se sono soddisfatte le condizioni previste.

Dopo questa breve annotazione, tuttavia, è indispensabile porre un interrogativo fondamentale: gli aeroporti che hanno il “Certificato” e la “Concessioni” pluridecennali hanno risolto:

-Il Piano di Rischio integrale, di ogni Comune coinvolto;

-Il Rischio Terzi, scenario attuale e futuro;

-il Report “Limitazione agli Ostacoli e ai pericoli per la navigazione aerea”, aggiornato;

-Le Mappe di Vincolo dei Comuni interessati;

-Il censimento delle edificazioni in Zona A, B, C e D, in deroga all'Art. 707 del CdN, del 2011;

-Il Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA con le esercitazioni periodiche;

-Il Piano di Emergenza Esterno-PEE con le esercitazioni periodiche;

-Il Piano di Emergenza ed evacuazione dei Terminal-Aerostazioni;

La Zonizzazione Acustica aeroportuale in LVA, con metodologia FAA-AEDT;

Rete di monitoraggio acustico-rete delle centraline, con le tipologie e le verifiche periodiche disposte da ISPRA;

In sintesi, appare inevitabile che, qualora, gestori e sindaci del territorio, abbiano assolto a tali compiti, aggiornando inoltre tali “validazioni e verifiche” - la Zonizzazione Acustica, ad esempio, deve essere coerente al numero dei movimenti aerei correnti, non datata di 5/10/15 anni -, ebbene ,solo allora, ENAC dovrebbe rilasciare un parere di “idoneità” alla Certificazione ed alla durata/anni della stessa “Concessione” rilasciata al gestore aeroportuale.

In mancanza, ovvero senza una conformità al Codice della Navigazione, dovrebbe, altresì, a nostro parere, sospendere o ritirare la Concessione e il Certificato. 8 Febbraio 2021

Trasporto aereo e COVID19, senza vaccini nessuna ripresa

Quale futuro per l'Aviazione Commerciale Italiana, Europea ed extra? Le stime della IATA, ACI ed equivalenti associazioni ed istituti avevano previsto un livello di voli pre-Pandemia solo nel 2024, ma i riscontri di questi mesi recenti, nel quadro dei primi 6-8 mesi 2021 hanno già obbligato a rivedere al ribasso i target.

Quali politiche e sostegni devono essere adottati per agevolare un rapido ripristino dei voli? Il rischio contagi in volo ed in aeroporto e l'esigenza di voli-COVID-19 FREE, con l'adozione di passaporti sanitari, il sostegno alle aerolinee in “bancarotta”, alle sovvenzioni economiche e contratti/concessioni varie, richieste dai gestori aeroportuali, al supporto con cassa integrazione allo staff e finanziamenti alle aziende, tuttavia, si consuma una serie di iniziative, spesso contraddittorie.

A riguardo è utile proporre anche la seguente “interrogazione europea”.

 

Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione

Articolo 138 del regolamento Silvio Berlusconi (Ppe), Antonio Tajani (Ppe), Salvatore De Meo (Ppe), Herbert Dorfmann (Ppe), Fulvio Martusciello (Ppe), Giuseppe Milazzo (Ppe), Aldo Patriciello (Ppe), Massimiliano Salini (Ppe) 

Oggetto: Covid-19 – Ritardi nella consegna dei vaccini

Nell'ambito della strategia europea per accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini efficaci e sicuri contro Covid-19, la Commissione europea ha finanziato la ricerca sui vaccini attraverso sovvenzioni ad alcune aziende farmaceutiche private, negoziando il costo delle dosi e supervisionandone la distribuzione.

L'azienda statunitense Pfizer ha tagliato la fornitura dei vaccini destinati in questi giorni all'Italia di circa il 30% della quantità stabilita, senza procedere ad una preventiva comunicazione. Lo stesso fenomeno si è ripetuto negli altri Paesi europei.

Il contratto firmato dalla Commissione europea con le aziende che producono il vaccino prevede che la fornitura di vaccini debba essere omogenea ed eventuali modifiche debbano essere comunicate con un anticipo congruo; la citata riduzione della fornitura rischia di compromettere la funzionalità del piano vaccinale.

Alla luce di quanto sopra, la Commissione europea:

1 È a conoscenza di quanto sta accadendo in Italia e nel resto dell'Unione? In caso affermativo, intende intervenire per verificare il mancato rispetto dei termini contrattuali da parte di Pfizer?

2 Intende rivelare quali clausole contenute nel contratto definiscono i termini temporali e quantitativi della distribuzione dei vaccini, ed eventualmente quali penali sono previste?

3 Quali iniziative intende adottare per ovviare alla carenza nella distribuzione delle dosi? 5 Febbraio 2021

Indonesia, incidente Boeing 737-524, primi riscontri e interrogativi

Investigazioni in stallo, ma le evidenze confermano l'urgenza di specifiche ispezioni! Una flotta che dalla prima versione 737-100 a quella 737-8/900 MAX, alle NG (New Generation), alle varianti militari prodotte dal 1967, ha un primato ineguagliabile: quasi 11.000 consegnati e quasi 5000 da consegnare. Quanti di questi sono ancora operativi nei vari Continenti del Pianeta?

Ecco perché diventa inevitabile analizzare ognuno di questi incidenti.

Dopo le criticità associate al Boeing 737-8/900 MAX ed alle complicazioni della ripresa dei voli, avvenuto a seguito della messa a terra di questa versione del Boeing 737, ecco come l'alert attuale, dopo l'incidente occorso all'Aerolinea Sriwijaya, inabissatosi in mare con 62 vittime evidenzia problematiche ancora più ampie.

Stanno emergendo evidenze che potrebbero coinvolgere altre tipologie dei Boeing 737, non solo uno specifico aereo, ma la versione -500 delle stessa aerolinea?

Lo scorso 9 Gennaio 2021, dopo il decollo dall'aeroporto Jakarta verso Pontianak (Indonesia) con 56 passeggeri e 6 membri di equipaggio, mentre in salita per FL 290, attraversando 10,800 piedi sul mare, causa una sostanzale perdita di controllo, il Boeing 737-524 ha perso quota, precipitando nel mare di Java.

Un incidente che ha portato il Boeing, in quaranta secondi ad impattare il mare, con un rateo di picchiata oltre 26mila/piedi al minuto.

Le investigazioni attivate da parte della Boeing, FAA, NTSB e del Ministero Agenzia di Safety Indonesiani - Komite Nasional Keselamatan Transportasi - KNKT ,con il recupero del Flight Data Recorder (FDR) e la difficoltà – probabilmente l'impraticabilità - di reperire il Cockpit Voice Recorder (CVR), sono in attesa di acquisire risultanze utili sono state intraprese

ispezioni sulle serie Boeing 737-300, 737-400 e 737-500 operative in Indonesia.

 

Le inchieste in atto, dopo aver recuperato i rottami localizzati in uno spazio di 110x80 metri ad una profondità tra 16 e 23 metri, hanno inquadrato alcuni interrogativi, precisamente:

- l'ipotesi di un malfunzionamento nel sistema automanetta che regola la potenza/spinta dei due propulsori, con una asimmetria della spinta;

- nessuna evidenza di una esplosione;

- nessun riscontro del velivolo spezzatosi prima dell'impatto con il mare;

- i due propulsori erano operativi fino all'impatto con l'acqua;

- la presenza dei cumulinembi era sparsa e localizzata, non costituiva pericolo di sorta.

Nel Novembre 2020 il velivolo aveva ottenuto il certificato di aeronavigabilità con scadenza 17 Dicembre 2021, secondo quanto disposto dalla Airworthiness Directive AD 2020-14-03 della FAA il 24 Luglio 2020, riguardante lesioni:

- “fatigue cracking on the left nacelle support overwing fitting flange fastener hole, and ensured within the November 2020 examination that this AD had been followed”.

Il Ministero Indonesiano aveva attestato:

- "it was confirmed that the Sriwijaya Air SJ 182 aircraft was in an airworthy condition before flying." 4 Febbraio 2021

 

Aeroporti e COVID 19, Interrogazione UE sulle Zone Rosso Scuro

La circolazione dei viaggiatori, tra rischio contagi e passaporto sanitario! Frontiere aperte nella UE? Ma anche sul trasferimento in volo tra una Regione e una altra nello stesso Paese e all'interno della Comunità Europea. Ed anche altrove, in altri Continenti. Il coronavirus è noto, nonostante i filtri HEPA, viaggia in aereo e, spesso in Prima Classe, ma non disdegna di volare anche in turistica,. Magari anche in low cost.

L’Unione europea deve limitare o scoraggiare il più possibile i viaggi aerei non essenziali?

Come fronteggiare la circolazione del COVID-19, come filtrare i passeggeri se non con misure rigide, dalla quarantena – perciò provenienti da talune zone/aree – al passaporto sanitario.

L'interrogazione del 1 febbraio 2021, con richiesta di risposta scritta P-000606/2021, alla Commissione Articolo 138 del regolamento è stata presentata da Elisabetta Gualmini (S&D), Paolo De Castro (S&D), Alessandra Moretti (S&D).

 

Oggetto: aree a rischio rosso scuro e viaggi essenziali

Sulla base di una prima simulazione del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie, che ha presentato una versione aggiornata della mappa europea di rischio Covid-19, la Commissione europea ha proposto un aggiornamento del codice colore comune e deciso di introdurre una ulteriore classificazione di area a rischio 'rosso scuro'. Le persone che risiedono in tali aree e che intendono spostarsi in direzione di qualsiasi territorio dell'Unione, avrebbero dunque l’obbligo di sottoporsi ad un test con esito negativo prima di partire e ad un periodo di quarantena di 14 giorni. Secondo queste raccomandazioni della Commissione, tali misure dovrebbero applicarsi anche ai cosiddetti 'viaggi essenziali', ovvero quelli per motivi di lavoro o necessità, ed anche tra regioni di uno stesso Paese.

Premesso che il coordinamento a livello europeo promosso dalla Commissione si rende necessario per salvaguardare l’integrità ed il buon funzionamento del mercato interno, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

Ritiene che le misure suggerite per gli spostamenti da aree rosso scuro siano proporzionate -in particolare in questa fase di profonda crisi economica- e da applicarsi anche a coloro che viaggiano per motivi di lavoro o assoluta necessità?

Intende invece disporre, anche per le aree di rischio rosso scuro, delle misure che facciano una distinzione tra viaggi 'essenziali' e 'non essenziali'? 3 Febbraio 2021

Terminal-aerostazioni aeroportuali e piano emergenza per incendio, crash incidenti e altro

Lo esige la casistica: per eventi sismici, incendi, esplosioni, attentati e incidenti aerei! Recenti report di “incidenti/inconvenienti grevi /inconvenienti hanno riscontrato, nel volume del traffico aereo internazionale, si registra almeno un fuoripista (veer-off) a settimana.

“Runway “excursions,” as they are known, occur far more often than most people imagine. In the eight years ending in 2016, the International Civil Aviation Organization noted that around the world, airplanes veered off the runway nearly once a week.”

La mappe dei sedimi aeroportuali inquadrano una realtà che racchiude gli spazi delle piste, dei rullaggi, dei piazzali e dei terminal. Le procedure di imbarco e sbarco dei passeggeri, il posizionamento a terra dei velivoli, in parallelo alle piste, in sostanza rappresentano la classica suddivisione tra la zona land-side e quella air-side.

La casistica correlata alle misure di security e safety implica l'adozione del Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA e del Piano di Emergenza Esterno-PEE.

Il PEA è predisposto per gli interventi entro il sedime, il PEE per quelli esterni.

Ogni aeroporto è (dovrebbe) essere dotato sia del PEA, quanto del PEE, con la predisposizione di esercitazioni periodiche.

Ma, recentemente, numerosi aeroporti hanno anche “allestito” specifiche procedure di emergenza per evacuazione dei “terminal-aerostazioni”, ovvero il Piano d’emergenza ed evacuazione

(ai sensi dell’art. 5 del D.M. 10.03.98).

Quali sono i piani e le misure organizzative e gestionali, per gli interventi di soccorso ed evacuazione dei terminal, satelliti. Sono misure precauzionali che dovranno essere attivati in caso di ulteriori eventi di forza maggiore (perciò anche per neve, nube vulcanica o altri avvenimenti di natura non prevedibile) predisposti non solo per assistere al meglio i passeggeri e personale e staff dell'indotto nelle fasi di permanenza in aeroporto e nelle fasi di evacuazione e rilocazione.

Perciò alla casistica dell'emergenza causata da crash e incidenti aerei (fuoripista, riattaccate), da eventi naturali (scisma, neve, inondazioni, ecc.) ad allarmi derivati da attentati, segnalazione ordigni, vanno correlati piani di emergenza specifici.

-Incendio controllabile:

-Incendio che per dimensioni, natura e condizioni a contorno, risulta controllabile con l’utilizzo

dei mezzi mobili di estinzione dislocati nelle vicinanze, senza con ciò pregiudicare l’incolumità di chi effettua l’intervento.

-Incendio incontrollabile:

-Incendio che per dimensioni e/o natura e/o condizioni a contorno, non risulta controllabile con l’utilizzo dei mezzi mobili di estinzione dislocati nelle vicinanze, o che comunque è tale da porre a rischio l’incolumità di chi effettua l’intervento.

-Emergenza: situazione di pericolo causata da un incendio e dai suoi effetti.

-Evacuazione: sfollamento della zona direttamente interessata, o suscettibile d’esserlo, dall’emergenza.

-Emergenza ed evacuazione locale: l’emergenza è relativa ad una zona definita e limitata del fabbricato, e non è tale da far prevedere una sua estensione a tutto l’edificio;

-Evacuazione è limitata alla zona interessata ed eventualmente a quelle attigue e non

si estende all’intero fabbricato. In sintesi, quanti sono gli aeroporti che hanno predisposto il Piano d’emergenza ed evacuazione di un Terminal?

Quando il deposito/serbatoio di carburante avio – di decine di migliaia o milione di litri - è posizionato in prossimità di una aerostazione e/o edificazione ad elevata densità di personale, cittadini e passeggeri, le misure di prevenzione e i relativi piani di emergenza ed evacuazione, qualora predisposte, sono adeguate? 1 Febbraio 2021

 

Aeroporti e COVID-19, ennesima Interrogazione, stavolta sui “cani”

La crisi dei voli, la richiesta di patenti di immunità per passeggeri e altro ! Il rischio COVID-19 , il contagio a bordo, con le tante dinamiche nell'imbarco e sbarco dei passeggeri nei passeggeri e le prospettive della ripresa dei voli stanno riformulando le procedure “aeroportuali”. Tra le tante proposte eccone une, che appare bizzarra!

 

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000125/2021 alla Commissione

Articolo 138 del regolamento

Stefania Zambelli (ID) 

Oggetto: utilizzo dei cani anti-Covid

Sta prendendo piede in tutta Europa l’utilizzo di cani addestrati a rilevare l’infezione da Covid-19 negli umani. Alcune sperimentazioni hanno avuto risultati positivi, come nel caso degli aeroporti in Finlandia ed in Francia.

I cani addestrati a rilevare l’infezione da Covid-19 fiutano il sudore dell’essere umano; infatti, se l’infezione è in corso, essa rilascia dei residui metabolici che finiscono nel sudore, fiutabili dunque dal cane addestrato a tale scopo. Secondo uno studio francese, l’affidabilità con cui i cani fiuterebbero l’infezione si attesterebbe intorno al 95%, risultando dunque più efficace di alcuni tamponi.

L’utilizzo di tali cani potrebbe essere determinante in luoghi di transito, come stazioni ed aeroporti, ed in occasione di eventi, come spettacoli.

Alla luce di ciò, si chiede alla Commissione:

1 Non ritiene utile approfondire il tema dei cani anti-Covid, promuovendo studi sulla loro efficacia e sul loro ruolo?

2 Non ritiene che il loro impiego possa rappresentare per gli Stati membri un’arma in più nel tracciamento dei contatti?

3 Non ritiene importante avviare dei progetti pilota per testare l’applicazione pratica a livello europeo, tramite l’impiego di questi cani negli aeroporti? 29 Gennaio 2021

Aeroporti, masterplan e pianificazione territoriale

Vanno sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale e al Regolamento UE 139/2014! Non c'é aeroporto che non presenta un masterplan con scenari di ottimizzazione delle attività, con l'incremento dei movimenti in pista, con crescita dei passeggeri trasportati ed analisi di compatibilità e coerenza con il territorio circostante.

Aeroporti che spesso sono insediati nelle città, in prossimità di zone commerciali e industriali e con riferimento ai Regolamenti ICAO, ENAC, EASA non presenterebbero problematiche di sorta per conformarsi alle “eterne” questioni di impatto ambientale, di piano e limitazione, ostacoli e di ottemperanza agli Art. 707 e 715 del Codice di Navigazione?

Questi articoli forniscono disposizioni riguardanti la redazione dei “Piani di rischio”, che definiscono altre aree circostanti l’aeroporto da sottoporre a tutela al fine di mitigare le conseguenze di un eventuale incidente, fornendo indicazioni sulla possibile destinazione d’uso delle aree interessate.

Si impone un sistematico censimento delle edificazioni dentro e al di fuori del sedime aeroportuale – costruite nelle fasi precedenti e post al 2005 – e, rappresenta la misura indispensabile a valutare e verificare le ricadute dirette delle curve di isorischio-Rischio terzi (terminal, centri commerciali, ospedali, istituti scolastici, università, ecc.).

Riflessi che oltre ad essere valutati in rapporto al Piano di Rischio e del Rischio terzi-curve di isorischio vanno posti in relazione alle Mappe di Vincolo di ogni Comune aeroportuale e non.

Materia che possono costituire ostacoli alla redazione dei masterplan che, in vigore dal 2014, devono “conformarsi” alle imprescindibili prescrizioni del Regolamento UE 139/2014.

Gli stessi Certificati di Aeroporto emanati storicamente da ENAC devono essere riqualificati all'ottemperanza del rigoroso e dettagliato Regolamento UE 139/2014.

Ma quanti di questi masterplan fanno diretto riferimento al succitato Regolamento UE?

Lo scenario territoriale e programmatico dell’area interessata dagli aeroporti – perlomeno di quelli riportati nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA – devono inoltre riferirsi all'attuale strumento denominato Piano Territoriale d’Area (PTA). Ma quante Provincie e/o Regione dispongono di un Piano Territoriale d’Area (PTA) aggiornato?

Che costituisce, infatti, lo “strumento più adeguato per analizzare la situazione urbanistico - territoriale relativa all’area in cui è inserito l’aeroporto, poiché le indicazioni contenute in tale documento costituiscono gli indirizzi ed i criteri regionali per la predisposizione degli atti di

programmazione e pianificazione degli enti territoriali interessati.”

Le Servitù e vincoli aeroportuali con i vincoli all'edificazione nell'intorno di un aeroporto sono disciplinati dall' “Annesso 14” dell'International Civil Aviation Organization (ICAO) e dalle disposizioni ENAC del “Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti” e dal Regolamento UE 139/2014.

L' “Annesso 14” definisce per ogni aeroporto delle limitazioni sulle possibilità di utilizzo del territorio circostante, individuate attraverso il tracciamento di superfici teoriche (superfici di delimitazione ostacoli) che costituiscono i limiti alla posizione ed all’altezza di eventuali ostacoli naturali ed artificiali, in modo da garantire la sicurezza delle operazioni di volo

Le aree circostanti ciascun aeroporto vanno sottoposte a tutela al fine di mitigare le conseguenze di un eventuale incidente, fornendo indicazioni sulla possibile destinazione d’uso delle aree interessate. Il Regolamento UE 139/2014 ha carattere vincolante e, oltre ad approfondire varie altre tematiche, prescrive i requisiti in materia di sicurezza delle operazioni necessari per ottenere e

mantenere la certificazione di un aeroporto.

Quanti Masterplan sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale-VIA hanno riferimento e/o segnalazioni di conformità e/o deroghe temporanee a tale Regolamento UE? 26 Gennaio 2014

Aeroporti e COVID-19: una interrogazione anche sui due scali “toscani”

Prosegue la serie di “interventi parlamentari” sulle crisi indotte dalla Pandemia! Il repentino e costante calo del traffico aereo e le ripercussioni sull'intero sistema aeroportuale, la cassa integrazione correlata, la paralisi dell'indotto, l'attesa per le ipotizzati prossimi licenziamenti, le preoccupanti prospettive di ripresa e rilancio del settore, attese per il 2024 hanno innescato la presentazione di tante “interrogazioni parlamentari”.

Il congelamento dei masterplan, dei piani di finanziamento delle opere autorizzate sembrerebbero aver posto in secondo piano le questioni della compatibilità ambientale delle stesse, come del superamento e risoluzione delle inadempienze e “deroghe” alle conformità dei regolamenti RCEA, EASA, ICAO ed al Regolamento UE 139/2014.

La sottostante “interrogazione” ipotizza sulle possibili iniziative per sostenere e rilanciare settore nazionale e gli aeroporti toscani, predisponendo interventi per piena operatività, è stata presentata dall'onorevole Laura Cantini (Pd)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Per sapere, premesso che:

tra i tanti effetti che la pandemia sta causando si registrano gravissime perdite economiche in tutto il comparto del trasporto aeroportuale con pesantissime ripercussioni sull'indotto. Infatti, il settore aeroportuale nazionale ha registrato tra settembre 2019 e settembre 2020 un crollo del numero di passeggeri pari al 70 per cento. Ciò ha comportato un aumento del numero di lavoratori aeroportuali messi in cassa integrazione che ad oggi risultano essere più di 10.000 in tutta Italia;

la Toscana con gli scali di Firenze e Pisa ha registrato nel primo semestre 2020, secondo quanto descritto dall'amministratore delegato di Toscana Aeroporti, un calo di oltre 9 milioni di fatturato ed un calo del 70 per cento di passeggeri rispetto all'esercizio precedente;

i dati degli scali toscani hanno obbligato 'Toscana Aeroporti' a mettere in cassa integrazione circa 900 dipendenti al netto dei dipendenti che fanno riferimento alle aziende sub-concessionarie come bar, negozi e ristoranti;

il settore aeroportuale a causa del Covid-19 registrerà pesantissime perdite anche in termini di traffico turistico oltre che commerciale; infatti, a soffrire di questa situazione non saranno solo le realtà minori ma anche quelle che con il traffico turistico fanno i maggiori volumi di trasporto passeggeri. Il protrarsi di questa situazione genererà conseguenze occupazionali gravissime che avranno ripercussioni in tutta Europa oltre che in Italia;

per alleggerire la situazione 'nell'ambito del programma Garanzia Italia destinato al sostegno delle imprese italiane colpite dall'emergenza Covid-19', misura ricompresa nel 'Decreto Liquidità', Sace ha concesso a Toscana Aeroporti un finanziamento pari a 85 milioni di Euro. Il finanziamento consentirà alla Società di rafforzare i livelli di liquidità necessari per le attività aziendali e sostenere gli investimenti previsti nei siti aeroportuali di Firenze e Pisa. Si tratta di risorse significative ma sicuramente non sufficienti per sostenere la piena operatività degli scali di Firenze e Pisa e sostenere anche gli attuali livelli occupazionali–:

quali iniziative il ministro, per quanto di competenza ed alla luce dei fatti sopra esposti intenda assumere al fine di sostenere e rilanciare il settore aeroportuale nazionale ed in particolare gli aeroporti toscani, predisponendo interventi affinché gli stessi possano tornare presto alla piena operatività". 20 Gennaio 2021

Aeroporti e COVID-19: una interrogazione anche sui due aeroporti “toscani”

Prosegue la serie di “interventi parlamentari” sulle crisi indotte dalla Pandemia! Il repentino e costante calo del traffico aereo e le ripercussioni sull'intero sistema aeroportuale, la cassa integrazione correlata, la paralisi dell'indotto, l'attesa per le ipotizzati prossimi licenziamenti, le preoccupanti prospettive di ripresa e rilancio del settore, attese per il 2024 hanno innescato la presentazione di tante “interrogazioni parlamentari”.

Il congelamento dei masterplan, dei piani di finanziamento delle opere autorizzate sembrerebbero aver posto in secondo piano le questioni della compatibilità ambientale delle stesse, come del superamento e risoluzione delle inadempienze e “deroghe” alle conformità dei regolamenti RCEA, EASA, ICAO ed al Regolamento UE 139/2014.

La sottostante “interrogazione” ipotizza sulle possibili iniziative per sostenere e rilanciare settore nazionale e gli aeroporti toscani, predisponendo interventi per piena operatività, è stata presentata dall'onorevole Laura Cantini (Pd)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Per sapere, premesso che:

tra i tanti effetti che la pandemia sta causando si registrano gravissime perdite economiche in tutto il comparto del trasporto aeroportuale con pesantissime ripercussioni sull'indotto. Infatti, il settore aeroportuale nazionale ha registrato tra settembre 2019 e settembre 2020 un crollo del numero di passeggeri pari al 70 per cento. Ciò ha comportato un aumento del numero di lavoratori aeroportuali messi in cassa integrazione che ad oggi risultano essere più di 10.000 in tutta Italia;

la Toscana con gli scali di Firenze e Pisa ha registrato nel primo semestre 2020, secondo quanto descritto dall'amministratore delegato di Toscana Aeroporti, un calo di oltre 9 milioni di fatturato ed un calo del 70 per cento di passeggeri rispetto all'esercizio precedente;

i dati degli scali toscani hanno obbligato 'Toscana Aeroporti' a mettere in cassa integrazione circa 900 dipendenti al netto dei dipendenti che fanno riferimento alle aziende sub-concessionarie come bar, negozi e ristoranti;

il settore aeroportuale a causa del Covid-19 registrerà pesantissime perdite anche in termini di traffico turistico oltre che commerciale; infatti, a soffrire di questa situazione non saranno solo le realtà minori ma anche quelle che con il traffico turistico fanno i maggiori volumi di trasporto passeggeri. Il protrarsi di questa situazione genererà conseguenze occupazionali gravissime che avranno ripercussioni in tutta Europa oltre che in Italia;

per alleggerire la situazione 'nell'ambito del programma Garanzia Italia destinato al sostegno delle imprese italiane colpite dall'emergenza Covid-19', misura ricompresa nel 'Decreto Liquidità', Sace ha concesso a Toscana Aeroporti un finanziamento pari a 85 milioni di Euro. Il finanziamento consentirà alla Società di rafforzare i livelli di liquidità necessari per le attività aziendali e sostenere gli investimenti previsti nei siti aeroportuali di Firenze e Pisa. Si tratta di risorse significative ma sicuramente non sufficienti per sostenere la piena operatività degli scali di Firenze e Pisa e sostenere anche gli attuali livelli occupazionali–:

quali iniziative il ministro, per quanto di competenza ed alla luce dei fatti sopra esposti intenda assumere al fine di sostenere e rilanciare il settore aeroportuale nazionale ed in particolare gli aeroporti toscani, predisponendo interventi affinché gli stessi possano tornare presto alla piena operatività". 20 Gennaio 2021

FSF-Flight Safety Foundation e la casistica dei troppi fuoripista

Quali sono, nel dettaglio, le “escursioni” di pista registrate negli aeroporti del Belpaese? Le note sottostanti sono state coordinate da Flight Safety Foundation and EUROCONTROL, e il GAPPRE. Le raccomandazioni promulgate sono state validate da the Airports Council International (ACI), the Civil Air Navigation Services Organisation (CANSO), European Union Aviation Safety Agency (EASA) e da International Air Transport Association (IATA).

Le raccomandazioni sono illustrate nelle 30 pagine del documento “Global Action Plan for the

Prevention of Runway Excursions”

 

“Nonostante le specificità dei rischi dell'aviazione nel 2020 portate dalla situazione COVID-19, il tasso e il numero di escursioni in pista nel mondo rimangono costanti nell'ultimo decennio.

I dati mostrano che l'industria è stata efficace nel ridurre il tasso di escursione in pista dei voli commerciali incidenti, ma il numero assoluto di incidenti e inconvenienti e la loro gravità indicano ancora un rischio molto elevato.

 

In uno studio sui dati sugli incidenti e sugli incidenti dedicati a questo processo del piano d'azione, la IATA ha riferito che tra il 2005 e la prima metà del 2019 il 23% (283) degli incidenti nel database globale degli incidenti della IATA ha coinvolto un'escursione in pista.

Questo era lo stato finale più frequente, seguito da atterraggio con attrezzatura / crollo del carrello (15%) e danni al suolo (12%).

La gestione del rischio di escursione in pista è uno dei migliori esempi di come i diversi segmenti dell'aviazione non possano farlo da soli.

La gestione del rischio di escursione in pista e della resilienza si basa su un sistema di fattori strettamente collegati per il successo che dipendono da uno sforzo congiunto e coordinato di tutti gli attori dell'aviazione.

La complessità della prevenzione delle escursioni in pista deriva anche dal fatto che l'effetto del fattori di rischio e resilienza sono altamente cumulativi: manutenzione e reportistica delle condizioni della pista, prestazioni e operazioni degli aeromobili, gestione collaborativa del percorso di avvicinamento e aderenza a solide politiche per la discesa sicura e la pianificazione dell'avvicinamento, avvicinamento stabilizzato, atterraggio sicuro e go-around sono alcuni esempi. Il rischio di proprietà congiunta richiede soluzioni comuni.

Questo è il motivo per cui l'industria si è riunita, all'interno di un gruppo di lavoro dedicato, per discutere e concordare quali sono le azioni più importanti per affrontare il rischio di escursione in pista.

Il risultato è un elenco di raccomandazioni che rappresentano il consenso del settore su quali sono le migliori pratiche e interventi oltre la semplice conformità normativa.

Le raccomandazioni sono principalmente generiche e spetterà alle organizzazioni responsabili decidere i dettagli specifici per la possibile implementazione, tenendo conto delle condizioni locali e del contesto specifico.

Affrontare sia i fattori di rischio che quelli di resilienza è stato un principio guida del gruppo di lavoro che ha esaminato i dati sugli incidenti e gli inconvenienti, i singoli scenari e le migliori pratiche e i suggerimenti sulla gestione del rischio e della resilienza.

Le raccomandazioni sono il risultato degli sforzi combinati e sostenuti delle organizzazioni che rappresentano tutti i segmenti dell'aviazione.

Le organizzazioni che hanno contribuito a questo piano d'azione sono totalmente impegnate a migliorare la sicurezza delle operazioni in pista sostenendo l'attuazione delle raccomandazioni in esso contenute.

Queste organizzazioni includono, ma non sono limitate a, operatori aeroportuali, fornitori di servizi di navigazione aerea, operatori aerei, produttori di aeromobili, organizzazioni di ricerca e sviluppo, regolatori, internazionali Organizzazioni e associazioni.”

 

In relazione ai “fuoripista” il contesto operativo del Belpaese è stato spesso illustrato dall'Aerohabitat, anche con il testo seguente:

“La statistica incidentale, sommariamente (ma sono datti costantemente aggiornati), ricorda come:

• negli scorsi 10 anni l’82% degli incidenti aerei è stato registrato nelle fasi di decollo e atterraggio con circa il 58% di tutte le vittime a bordo e a terra;

• resoconti casistici confermano come gli incidenti aerei con elevato numero di vittime a terra sono registrati ogni anno, diverse volte..

Gli incidenti a terra, entro e fuori al sedime aeroportuale, anche dopo l'involo sono catalogati in cinque categorie prevalenti, in rappresentanza delle fasi operative del decollo (takeoff) e dell'atterraggio:

- take-off overruns, fuoripista nelle fasi del decollo;

- landing overruns, fuoripista nelle fasi di atterraggio;

- take-off crash nelle fasi del decollo, poco dopo aver fatto quota, dopo il decollo;

- landing crash , impatto con il suolo in atterraggio;

- fuoripista laterali veer off, a destra e sinistra della pista (vedi Runway veer-off accidents: Quantitative risk assessment and risk reduction measures).

Al fine di elaborare il Piano di Emergenza Provinciale e il Piano di Emergenza Esterno è indispensabile analizzare e valutare l’area valutata a maggior rischio che la normativa nazionale individua in corrispondenza delle zone di decollo e di atterraggio degli aeromobili anche se è da ritenersi estremamente difficoltoso stimare i possibili punti di caduta di un aeromobile, a causa dell’elevato numero di fattori che intercorrono in

incidenti di questo tipo.

In pratica è indispensabile che le zone di analisi siano suddivise in riquadri per l’attribuzione dei relativi livelli di rischio. In riquadri delle dimensioni di 500x500m.

Di quanti riquadri è composta l'area coinvolta di ogni singolo aeroporto identificato dal Piano Nazionale Aeroporti-PNA: 50, 80, 120?

La difficoltà di identificare In corrispondenza delle zone di decollo e di atterraggio, utili a stimare i possibili punti di crash/impatto con il suolo, anche a causa dell'elevato numero di fattori che inquadrano la localizzazione con il contesto geo-sociale esistente.

L'Art.707 del Codice Della Navigazione a riguardo, in relazione alla redazione del Piano di Rischio ed alla definizione delle Mappe di Vincolo associato al Piano Limitazione Ostacoli, deve censire ed aggiornare il dettaglio degli “sforamenti” naturali e le edificazioni esistenti, quanto i fabbricati e le attività in deroga nelle Zone A, B, C eD.

Occorre identificare, quindi, anche gli “elementi” ritenuti sensibili, quali

° Strutture Scolastiche;

o Cliniche, Case di Cura, Centri Sociali;

o Parrocchie, Centri Religiosi;

o Palestre;

o Industrie Rischio Incidente Rilevante;

o Poli Commerciali;

° Serbatoi e depositi carburante;

o Distaccamento VVF;

o Area Aeroportuale;

o Varchi di Accesso all’area aeroportuale;

o Zona di Tutela;

o Strutture Ospedaliere;

o Municipio;

o Confini Comunali.

o Ferrovia;

o Autostrade;

o Strade Nazionali e Provinciali;

o Snodi viabilistici/ incroci strategici;

o Acquedotto;

o Metanodotto;

o Elettrodotto

o Fiumi;

o Parchi. 19 Gennaio 2021

Aeroporti e compatibilità al rischio terzi-curve di isorischio e altro

Le criticità di safety/sicurezza sono prevalenti sui vincoli ambientali! Quanti sedimi, quante piste aeroportuali elencate nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA sono coerenti con gli indici ammissibili del rischio terzi, ovvero le curve di isorischio previste dall'Art.715 del Codice di Navigazione.

Per saperlo occorrerebbe poter disporre di tali “curve di isorischio” attuali e future di ogni scalo, ma quante di queste sono disponibili? Quanti Comitati e cittadini hanno piena conoscenza delle “curve di isorischio” e dei dati di input utilizzati?

Con l'anomalia dell'aeroporto Treviso-Canova, dove è stato posto un tetto massimo di 16.300 di movimenti/anno, nessun altro scalo sembrerebbe scontare i supposti vincoli derivati dagli Art. 707 e 715 del Codice di Navigazione.

In realtà, anche su Treviso-Canova nessun documento ufficiale disponibile di ENAC e/o Commissione di VIA ha certificato la motivazione di tale “restrizione operativa”, anche se l'esistenza di una pista, ubicata in un ridotto sedime (120 ettari), a ridosso del fiume Sile, di un Parco Naturalistico, della prossimità di un serbatoio-deposito di carburante avio, evidenzia uno scenario che potrebbe, aver configurato “una mappa di rischio terzi-curve di isorischio” decisivo per la limitazione dei voli/anno.

Ma è una realtà misconosciuta anche dai Comitati dei Cittadini.

Se, infatti, da un lato l'operato delle Commissioni Aeroportuali non sembrerebbe rilevare sforamenti di sorta negli indici acustici Lva INM-AEDT, quanto nei database periodici delle reti di monitoraggio, nonostante le manifeste proteste dei Comitati dei Cittadini, per quanto, per quanto concerne i valori di isorischio del traffico “attuale” e “futuro” le informative non sono altrettanto acquisite e analizzate, quanto trasparenti.

I Comitati dei cittadini peraltro non sembrano manifestare per il “rischio incidenti aerei” e/o livello di risk assessment di uno scalo, la stessa “allergia” evidenziata per il rumore aereo e/o per le emissioni gassose generate da un aeroporto.

Per quale ragione la sensibilità ambientale è primaria sull'emergenza di un crash incidentale entro e/o al di fuori del sedime aeroportuale?

In fondo i Comitati hanno evidenza primaria dell'esistenza di un Piano di Emergenza Aeroportuale -PEA e del Piano di Emergenza Esterna-PEE.

Come è noto il quadro della casistica-statistica degli incidenti aerei, che avvengono prevalentemente (circa 80%) in prossimità delle piste di volo, e la riduzione del rischio è uno degli obiettivi chiave perseguiti dalle politiche di sicurezza/safety dei trasporti.

A tutela della navigazione aereo, ovvero del velivolo e dei suoi occupanti e dei cittadini residenti in prossimità e/o lungo le traiettorie sottostanti ai decolli ed atterraggi.

Ma quali sarebbero i rischi oltre al movimento a terra ed in volo dei velivoli?

Quelli di una aerostazione troppo prossima alle piste? Di un serbatoio-deposito di carburante avio adiacente alla strip-area? Di un centro commerciale sottostante alle fasi di decollo ed atterraggio? Di un centro abitato, di un ospedale, di una scuola, una università, un polo a rischio incidente rilevante, del rischio impatto volatili, di edificazioni e spazi insomma che dovranno diventare input di database di un modello matematico in grado di relazionarsi con il numero dei movimenti aerei delle tipolologie flotte dei velivoli operativi su quel determinato scalo aereo.

Sono analisi e verifiche che dovrebbero trovare spazio nei masterplan a 10/20 anni sottoposti alla Commissione di Valutazione Impatto Ambientale – VIA e VAS.

Quanti masterplan aeroportuali, di incremento dei voli hanno proposto e valutato le curve di isorischio?

Ed inoltre quanti fanno riferimento ai rigorosi standards e le conformità di safety delineati dal “Regolamento (UE) n. 139/2014 (G.U. dell’Unione europea l. 44 del 14 febbraio 2014) e dalla normativa europea (Reg. (CE) n. 216/2008. Quanti scali sono in deroga a tali conformità, oltre alle disposizioni del Piano di Rischio del RCEA-Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti ENAC e delle Mappe di Vincolo derivate dal Piano Limitazione Ostacoli ICAO?

Nel contesto di una valutazione di VIA sono state disposte “prescrizioni” in relazione alle “curve di isorischio”?

“In particolare, la formulazione e l'attuazione delle politiche per la sicurezza dei trasporti necessita della valutazione sistematica dei rischi, della specificazione degli obiettivi di rischio residuo e del monitoraggio dei progressi verso tali rischi.

Il rischio e la sicurezza sono sempre stati considerati critici nell'aviazione civile.

Ma la realtà operativa Lo scopo di questo documento è descrivere e analizzare gli aspetti di sicurezza negli aeroporti civili. Un aumento della capacità aeroportuale di solito comporta modifiche al layout delle piste, alle strutture delle rotte e alla distribuzione del traffico, che a loro volta influiscono sul livello di rischio intorno all'aeroporto. Per questi motivi il rischio di terze parti diventa una questione importante nello sviluppo degli aeroporti. Per evitare interpretazioni soggettive e aumentare l'accuratezza del modello, le informazioni sui rischi vengono raccolte e valutate in modo razionale e matematico. Il metodo può essere utilizzato per disegnare mappe di contorno del rischio in modo da fornire una guida alle autorità locali e nazionali, alla popolazione che vive intorno all'aeroporto e agli operatori aeroportuali”.

Un rischio è "la combinazione della probabilità, o frequenza, del verificarsi di un pericolo definito e l'entità delle conseguenze dell'evento". Questa definizione viene dal Regulator of Air TraffIc Services del Regno Unito, il Safety Regulation Group dell'Autorità per l'aviazione civile, che definisce un pericolo come "una situazione fisica, spesso a seguito di un evento iniziale, che può portare a un incidente". 18 Gennaio 2021

 

Flight Safety Foundation-FSF: la prevenzione dal “fuoripista”, il “GAPRE”

Piano d'azione globale per la prevenzione delle escursioni in pista (GAPPRE). Questo documento è il Volume I del Piano d'azione globale per la prevenzione delle escursioni in pista (GAPPRE)-Global Action Plan for the Prevention of Runway Excursions (GAPPRE).

 

Il volume I contiene le raccomandazioni concordate alle seguenti organizzazioni dell'aviazione civile:

Operatori aeroportuali,

Fornitori di servizi di navigazione aerea,

Operatori aerei,

Produttori di aeromobili,

Regolatori,

ICAO e destinatari delle raccomandazioni di R&S (Stati, organizzazioni internazionali e industria).

Il volume II di GAPPRE fornirà materiale esplicativo e di orientamento e le relative migliori pratiche per le raccomandazioni elencate più avanti in questo documento.

Lo sviluppo delle raccomandazioni GAPPRE si basa sui seguenti principi:

- Fornire raccomandazioni che affrontino azioni che vanno oltre la conformità normativa: le raccomandazioni in questo piano d'azione non sono esaustive nella gestione del rischio di escursione in pista e della resilienza.

È fondamentale che le organizzazioni siano conformi a internazionali, regionali e norme e regolamenti nazionali.

Raccomandazioni basate sul consenso: una raccomandazione è inclusa nel piano d'azione solo se vi è stato un consenso durante la stesura e il successivo processo di convalida.

Abbracciare ulteriori analisi dei dati: suggerire agli attori di fare un uso migliore dei dati esistenti e fondere e analizzare volumi maggiori di dati eterogenei.

Affrontare le escursioni di pista sia longitudinali che laterali.

Includere mitigazioni dell'escursione in pista.

Promuovere la tecnologia incorporata in soluzioni sistemiche - promuovere soluzioni tecnologiche ma chiaramente integrate con la rispettiva formazione, procedure, standardizzazione, certificazione e supervisione.

Fornire raccomandazioni di ricerca e sviluppo per problemi con chiari potenziali vantaggi di mitigazione ad alto rischio ma senza maturità per l'implementazione entro un orizzonte di 10 anni.

Promuovere una serie di soluzioni selezionate, comprovate ed efficienti, che non sono ancora «standard» (ancora non utilizzate da tutti gli attori) ma che si sono dimostrate efficaci nel ridurre rischio di escursioni in pista, sulla base dell'analisi dei dati e delle lezioni apprese Fornire consigli funzionali: lasciare al settore la progettazione di una soluzione di implementazione specifica.

Il verbo “Dovrebbe” è usato per significare che, sebbene una raccomandazione non abbia la forza di una disposizione obbligatoria, il suo contenuto deve essere adeguatamente trasposto a livello locale per assicurarne l'attuazione. Le organizzazioni a cui si rivolge questo piano d'azione dovrebbero:

Organizzare una revisione delle rispettive raccomandazioni e valutare la loro rilevanza rispetto alle condizioni locali e al contesto specifico.

Consultare le migliori pratiche per l'implementazione delle raccomandazioni selezionate e cercare il supporto, se necessario, dai partner di coordinamento GAPPRE.

Condurre un'appropriata valutazione dell'impatto (inclusa la valutazione della sicurezza) quando si decide l'azione specifica per attuare le raccomandazioni.

Attuare l'azione / modifica specifica e monitorarne l'efficacia. n Condividere le lezioni apprese con il settore.

 

Chi è FSF?

 

Dal 1947, la Flight Safety Foundation aiuta a proteggere tutti coloro che beneficiano dei viaggi aerei, ovunque nel mondo. La Fondazione è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro costituita esclusivamente per fornire una guida e risorse sulla sicurezza imparziali, indipendenti ed esperte per l'industria aeronautica e aerospaziale. La Fondazione è in una posizione unica per identificare i problemi di sicurezza globale, stabilire le priorità e fungere da catalizzatore per affrontare queste preoccupazioni attraverso la raccolta dei dati e la condivisione delle informazioni, l'istruzione, la difesa e la comunicazione. L'efficacia della Fondazione nel colmare le differenze proprietarie, culturali e politiche nella causa comune della sicurezza si è guadagnata il rispetto in tutto il mondo. Il bene comune di viaggi aerei più sicuri continua a ispirare individui e organizzazioni a superare gli interessi competitivi verso obiettivi condivisi. Oggi, l'adesione comprende più di 1.000 organizzazioni e individui in 150 paesi. La Fondazione ha sede ad Alexandria, Virginia, Stati Uniti, ha un ufficio regionale a Melbourne, in Australia. 15 Gennaio 2021

Aeroporti, tra ENAC, RCEA e EASA : Regolamento UE139/2014

La comunità dell'intorno dei sedimi è in attesa di circolari/note/regolamenti aggiornati! Le note sottostanti sono state stralciate dal sito “web” di ENAC e sono date Luglio 2018, rimandano al processo di “conformità” degli standards europei riguardanti le infrastrutture aeroportuali ed i livelli di safety e security delle operazioni “aviation”.

L'adozione del “Regolamento (UE) n. 139/2014 (G.U. dell’Unione europea l. 44 del 14 febbraio 2014) gli aeroporti europei, e quindi anche gli scali nazionali che rientrano nel campo di applicabilità della normativa europea (Reg. (CE) n. 216/2008 art. 4 comma 3 bis), vengono ad essere caratterizzati da importanti aspetti innovativi di ampia e complessa portata che investono l’intero settore aeroportuale: da quello gestionale e tecnico operativo a quello normativo regolamentare.”

Per quanto concerne l'ambito delle aree limitrofe agli aeroporti - “Surroundings” -, si legge:

“Il Regolamento (UE) n. 216/2008 rimanda ai singoli Stati Membri la disciplina afferente il presidio delle regole che governano le aree limitrofe agli aeroporti (art. 8 bis comma 3). In proposito il Regolamento (UE) n. 139/2014 agli articoli 8, 9 e 10 dettaglia le responsabilità degli Stati Membri.

L’ENAC, anche in forza delle attribuzioni conferite in materia dal Codice della Navigazione, provvederà all’emanazione di uno specifico Regolamento per il governo delle tematiche riguardanti gli ostacoli e i pericoli alla navigazione aerea nonché all’uso del territorio (ad es. Piani di rischio). Ferma restando la necessaria verifica di compatibilità con le nuove norme europee, ai fini dell’elaborazione del richiamato Regolamento, si terranno in debito conto le previsioni dell’attuale disciplina già presente nel RCEA”.

“Corpus normativo nazionale

Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) n. 139/2014, la cui applicabilità differisce da quella del RCEA, si rende necessario un riesame di quest’ultimo; tale attività rientra nell’ambito del più ampio progetto di rivisitazione del “corpus normativo” nazionale, già avviato dall’ENAC ai fini della semplificazione e razionalizzazione dei prodotti normativo-regolamentari vigenti.” 4 Gennaio 2021

Boeing 737 800 MAX: un futuro critico tra FAA, EASA e Wicker Report?

Intanto la flotta, in Europa da metà Gennaio 2021, ha ripreso i voli! Da un lato la Federal Aviation Administration (FAA) ha di recente sostenuto che riformerà il modo in cui certifica i nuovi aeroplani in linea. Lo ha fatto con la legislazione specifica, approvata dal Congresso dopo due incidenti mortali del Boeing 737 MAX che hanno ucciso 346 persone.

Lo scorso 24 novembre 2020 l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea (EASA) ha pubblicato una proposta di direttiva sull'aeronavigabilità (PAD) relativa al Boeing 737 MAX per la consultazione pubblica, segnalando la sua intenzione di approvare il ritorno del velivolo nei cieli europei entro poche settimane.

Lo scorso 17 Dicembre il Rapporto Wicker-USA sulla ripresa dei voli Boeing 737 800-MAX, ha, invece, posto sotto accusa la FAA .

E' stata denunciata l'operazione di ri-certificazione della flotta sotto esame! Nella fase della ripresa dei voli della flotta Boeing 737-800 MAX, emanata il 20 Novembre 2020 dalla FAA-Federal Aviation Administration, a seguito del blocco a terra di questa tipologia di aeromobili dopo gli incidenti mortali nel 2018 e nel 2019, è stato, infatti, presentato un Report di 102 pagine. Il Committee’s investigation Report del Senato USA, Aviation Safety Oversight del Dicembre 2020, ha illustrato tecniche e modalità delle accuse.

La Boeing – riportano i media USA - ha "addestrato in modo inappropriato" alcuni piloti collaudatori della FAA per raggiungere un risultato desiderato durante i test di ricertificazione, e alcuni sono stati persino eseguiti su simulatori che non erano attrezzati per ricreare le stesse condizioni degli incidenti. In questo modo, gli autori del rapporto del Senato affermano che "la FAA e la Boeing stavano tentando di nascondere informazioni importanti che potrebbero aver contribuito alle tragedie del 737 MAX".

Il rapporto, pubblicato venerdì scorso, è stato compilato dalla Commissione del Senato per il commercio, la scienza e i trasporti e si basa sulle informazioni di 50 informatori, interviste al personale della FAA e oltre 15.000 pagine di documenti. Un mese dopo che la FAA ha autorizzato il 737 Max per tornare al volo e le compagnie aeree di tutto il mondo iniziano a reintrodurre l'aereo nelle loro flotte.

In Europa l'EASA , dopo il blocco a terra della flotta il 12 marzo 2019, a seguito dei due incidenti con perdita totale di aeromobili in cui sono morte 346 persone, ha analizzato ed indagato con un intenso lavoro che ha coinvolto l'attenzione dedicata di circa 20 esperti periodo di circa 20 mesi.

I legislatori USA , nel contempo, hanno approvato radicali riforme nella legislazione - firmata domenica dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che aumenta la supervisione della FAA sui produttori di aeromobili, richiede la divulgazione di informazioni critiche sulla sicurezza e fornisce nuove protezioni per gli informatori.

Il senatore Roger Wicker, un repubblicano che presiede il Comitato per il commercio, ha dichiarato lunedì in un parere che la legge "prenderà provvedimenti per proteggere dai produttori che esercitano pressioni indebite sui dipendenti durante il processo di certificazione".

In Europa la proposta di direttiva di aeronavigabilità dell'EASA è stato oggetto di un periodo di consultazione di 28 giorni, iniziata lo scorso 24 Novembre.Dopo aver esaminato le risultanze l'EASA, prima di pubblicare la sua direttiva finale sull'aeronavigabilità, saranno valutate opinioni e commenti. La pubblicazione finale è prevista per metà gennaio 2021 e costituirà la decisione formale della eventuale ripresa dei velivoli 737 MAX. Dopo il rientro in servizio, l'EASA si è impegnata a monitorare da vicino l'aereo in servizio, per consentire il rilevamento tempestivo di eventuali problemi che possono sorgere. 30 Dicembre 2020

PNA: Regolamento 139/2014 e Annesso 14 ICAO, quanti sono a norma e/o in deroga?

E' in corso la revisione e l'aggiornamento del Piano Nazionale Aeroporti! Le regolamentazioni a cui rimandano gli standard nazionali ed internazionali sono, in sintesi, RCEA-Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti per ENAC-Italia, il Regolamento (UE) n. 139/2014 per l'Europa e all'Annesso 14 ICAO.

Ad esempio:

quando nelle note riguardanti una qualche infrastruttura aeroportuale del Belpaese si legge “le dimensioni “xx” non sono in conformità alle indicazioni dell'Annesso 14 ICAO per piste strumentali” quali interrogativi dovrebbero porsi i tecnici che analizzano masterplan aeroportuali?

Quanto queste “note” sono sottoposte alle verifiche di una Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale-VIA e/o di Valutazione di Impatto Strategico-VAS quale riscontri dovrebbero essere evidenziate, qualora siano o non identificate nella lista delle “prescrizioni”?

Ebbene mentre è in corso la revisione del Piano Nazionale Aeroporti!-PNA, i responsabili di ENAC, del Ministero dei Trasporti e del Ministero dell'Ambiente, prima ancora di identificare e definire la riformulazione dei bacini di traffico, degli scali ad interesse domestico, internazionale ed intercontinentale, hanno posto un'adeguato rilievo ai pre-requisiti “fondamentali” della safety aeroportuale?

L'attuale rete degli aeroporti del PNA era stata varata il 27 agosto 2015 e, è obbligatorio chiedersi se, in quella circostanza, erano state valutate le conformità all'Annesso 14 ICAO.

Il testo del  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti riferiva:

 

“Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo d’intesa con la Conferenza Stato – Regioni, sentita l’Agenzia del Demanio, con il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 698 del codice della navigazione.

Il decreto individua gli aeroporti e i sistemi aeroportuali di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l'esercizio delle competenze esclusive dello Stato, tenendo conto delle dimensioni e della tipologia del traffico, dell'ubicazione territoriale e del ruolo strategico dei medesimi, nonché di quanto previsto nei progetti europei TEN.

Il provvedimento è finalizzato allo sviluppo del settore all’interno di una governance che contemperi le esigenze della domanda di traffico nazionale e internazionale con quelle di sviluppo dei territori, di potenziamento delle infrastrutture necessarie, di utilizzo proficuo delle risorse pubbliche impiegate e di efficientamento dei servizi di navigazione aerea e degli altri servizi resi in ambito aeroportuale.

L’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l’esercizio delle competenze esclusive dello Stato, si pone, inoltre, in linea con la programmazione nazionale del settore nonché con la razionalizzazione delle infrastrutture aeroportuali e dei relativi servizi.

In linea con l’obiettivo di razionalizzazione del settore, il provvedimento individua dieci bacini di traffico omogeneo, secondo criteri di carattere trasportistico e territoriale. All’interno di questi, identifica 38 aeroporti di interesse nazionale, scelti sulla base di criteri riconducibili al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete Treanseuropea dei trasporti.

Tra gli aeroporti di interesse nazionale, viene poi riconosciuta una particolare rilevanza strategica a 12 di essi, tra i quali sono stati individuati tre gate internazionali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia.

I 12 aeroporti di  particolare rilevanza strategica sono stati individuati dando priorità:

- agli aeroporti inseriti nella rete centrale Transeuropea e tra questi, innanzitutto ai gate intercontinentali.

- agli aeroporti inseriti nella rete globale Transeuropea con maggiori dati di traffico.

 

Questa, per esteso, la classificazione individuata.

Dieci bacini di traffico nazionale con 38 aeroporti di interesse nazionale

Nei “dieci bacini di traffico nazionali” individuati, vengono indicati  “gli aeroporti di interesse nazionale”: Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo); Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste); Centro Nord (Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona); Centro Italia (Roma Fiumicino, Ciampino, Perugia, Pescara); Campania (Napoli, Salerno), Mediterraneo / Adriatico (Bari, Brindisi, Taranto); Calabria (Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone); Sicilia orientale (Catania, Comiso); Sicilia occidentale (Palermo, Trapani, Pantelleria, Lampedusa); Sardegna (Cagliari, Olbia, Alghero).

Dodici aeroporti che rivestono particolare rilevanza strategica

Per ognuno dei dieci bacini, vengono indicati gli aeroporti “che rivestono particolare rilevanza strategica”: Milano Malpensa e Torino; Venezia; Bologna, Firenze/Pisa; Roma Fiumicino; Napoli; Bari; Lamezia Terme; Catania; Palermo; Cagliari.

Tre aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali

Tra questi aeroporti, tre vengono individuati come “aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali”: Roma Fiumicino, quale “primario hub internazionale”; Milano Malpensa; Venezia.” 28 Dicembre 2020

COVID-19 e No Fly, il COMUNICATO STAMPA 24.12.2020

Tra la safety della navigazione aerea e la security operazionale! 

“In data 23.12.2020 i Comitati aeroportuali della rete nazionale NO FLY ITALIA al fine di tutelare la sicurezza, la salute e i diritti dei passeggeri e dei cittadini, hanno notificato ai Ministeri Trasporti, Ambiente, Salute ed Interno, all’Autorità Regolazione Trasporti e all’ENAC una lettera di invito formale avente ad oggetto l’adozione di specifiche misure di tutela relativamente agli argomenti qui di seguito riportati:

 

Sicurezza Sanitaria pre e post volo

 

1. Urge intensificare la security aeroportuale dal punto di vista sanitario

2. bisogna prevedere obblighi minimi di prevenzione a bordo, quali il divieto di vendita e consumo di bibite e cibo durante tutte le fasi del volo

3. imporre la quarantena pre e post volo, per limitare al massimo il contagio da COVID-19 sugli aerei e dagli aerei.

4. a seguito del blocco dei voli dal Regno Unito si è richiesta l’adozione della quarantena pre e post volo oltre ai tamponi prima dell’imbarco.

 

Sicurezza aerea

 

E’ stato richiesta l’adozione di misure volte al divieto di sorvolo nello spazio aereo italiano per gli aerei Boeing 737 MAX fino al momento in cui il contenzioso attualmente in atto sull’idoneità e sicurezza del volo del predetto velivolo non avrà una pronuncia definitiva: risulta infatti che tale aeromobile, sebbene abbia da qualche giorno hanno ottenuto la ricertificazione da parte della FAA, sia ancora oggi oggetto di indagini tecniche e di perplessità da parte dello stesso Senato americano.

 

Diritti dei passeggeri

 

E’ stato richiesto il divieto di vendita dei biglietti aerei da parte delle compagnie che non riconoscono il rimborso ai passeggeri in caso di cancellazione dei voli.

 

Tutte le predette richieste sono state formulate al solo fine di tutelare gli utenti del trasporto aereo (passeggeri e non) e contenere al massimo la diffusione delle infezioni nel territorio nazionale”. 24 Dicembre 2020

COVID-19, Aeroporti e Comunicati del COORDINAMENTO NO FLY ITALIA

Tra disposizioni Ministeriali e criticità operative!

 

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Paola De Micheli

segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

Al Ministro dell’Ambiente

Sergio Costa

segreteria.ministro@pec.minambiente.it

Al Ministro della Salute

Roberto Speranza

seggen@postacert.sanita.it

Al Ministro degli Interni

Luciana Lamorgese

gabinetto.ministro@pec.interno.it

Al Presidente ART

Nicola Zaccheo

presidente@autorita-trasporti.it

Al Direttore Generale ENAC

Alessio Quaranta

protocollo@pec.enac.gov.it

PROT. U003-2020 del 23.12.2020

 

Facciamo riferimento ai fatti accaduti pochi giorni orsono e relativi alla diffusione della nuova variante del virus Covid-19 anche in Italia, virus la cui presenza è stata rilevata in passeggeri provenienti dal Regno Unito e giunti in Italia per mezzo del trasporto aereo, per significarVi quanto segue.

I sottoscritti Comitati No Fly Italia, come già illustrato nel prot. U002 dell’ 11.06.2020, alla luce dei risultati ottenuti a sei mesi di distanza ribadiscono quanto richiesto nel richiamato documento, invitando formalmente i Ministeri e gli Enti preposti a un maggior rigore per quanto riguarda il trasporto aereo.

Ci rendiamo conto che la crisi che stiamo vivendo investe in maniera significativa il trasporto aereo, tuttavia è nostro compito segnalare ulteriori criticità che non hanno ad oggi trovato soluzioni o risposte.

 

Nostro malgrado chiediamo di vietare la vendita dei biglietti alle compagnie che non garantiscono il rimborso degli stessi in caso di cancellazione così come previsto dal regolamento europeo 261, a sottolinearlo è stata la stessa Commissione Europea che in più occasioni, sia con le linee guida del 18.03.2020 ed in ultimo con la raccomandazione del 13.05.2020 precisa che i passeggeri non possono essere costretti ad accettare i voucher, ma hanno il diritto di scegliere tra il rimborso monetario e il voucher proposto.

Pur apprezzando gli sforzi si qui fatti, è evidente che bisogna evitare confusione e comportamenti scorretti da parte di alcune compagnie che incamerano denaro dalla vendita dei biglietti rimborsando con semplici voucher a scadenza gli utenti italiani.

Passando ad analizzare le questioni della safety alla luce del rapporto Aviation Safety Oversight pubblicato in data 18 dicembre 2020, sono state raccolte testimonianze e informazioni del personale della FAA sufficienti ad indurre il Senato americano ad aprire un contenzioso con la Boeing e fintanto che non sia fatta chiarezza sull’autorizzazione rilasciata dalla FAA per la ricertificazione dei 737 MAX chiediamo di vietare il sorvolo nello spazio aereo italiano di tali velivoli, oltre al divieto di decollo ed atterraggio da qualsiasi aeroporto sul suolo nazionale. A nostro parere tale vicenda dovrebbe essere posta anche ai vertici dell’EASA che in qualità di massima autorità europea dovrebbe sostenere le richieste del Senato americano, quanto emerso a seguito del rapporto impone ai Comitati di pretendere chiarezza sull’assoluta sicurezza di tali velivoli.

 

Sempre in tema, la security sanitaria, così definita dal Presidente Zaccheo, deve essere una priorità, le esperienze di questi mesi hanno evidenziato che le rassicurazioni dei gestori dei più grandi aeroporti italiani, sono in netto contrasto con quanto accade nella realtà, le rassicurazioni dei gestori sono state palesemente smentite dai fatti, le certificazioni skytrax, i canali di sanificazione per il massimo controllo dei voli sono quotidianamente smentiti dai fatti ( voli dal Regno Unito).

 

Il trasporto aereo ha avuto ed ha tutt’oggi un ruolo determinante nella diffusione della pandemia COVID-19, le compagnie di trasporto aereo operano in ambito internazionale, occorre quindi un’ armonizzazione a livello europeo e globale delle misure da adottare al fine di scongiurare tragici fenomeni di diffusione dell’infezione

virale. Per impedire il diffondersi del contagio le autorità dell’aviazione cinese

raccomandano l’uso dei pannoloni agli equipaggi così da limitare al massimo l’utilizzo delle toilette, ciò rende evidente che devono essere previsti obblighi minimi di prevenzione anche in Italia ed in Europa, il divieto di vendita e consumo di bibite e cibo durante il volo eviterebbe che i passeggeri possano fare un uso improrio e

pericoloso delle mascherine a bordo.

Come ampiamente illustrato nella nostra comunicazione del giugno 2020 ribadiamo e chiediamo che sia verificata la dotazione di filtri idonei a fermare il virus COVID-19 sulle flotte di tutti i vettori che operano in Italia, vietando il transito degli aerei di vecchia generazione, privi di filtri adeguati o impossibilitati alla installazione degli stessi.

Le compagnie dovranno fornire l’elenco delle proprie flotte con dati dettagliati degli aeromobili che utilizzano filtri HEPA. La stessa funzionalità ed operatività in volo dei filtri HEPA dovrà essere sottoposta a check periodici e warning on-board.

Anche la loro sostituzione periodica dovrà essere regolamentata in relazione alla tipologia del volo (corto-medio-lungo raggio).

L'utilizzo sistematico dei filtri HEPA tuttavia, pur fondamentali per fronteggiare il rischio “contagio” come rilevato da Enti internazionali, non è in grado di impedire in assoluto la proliferazione del COVID- 19.

In tale contesto, date le incertezze sulla effettiva operatività dei filtri HEPA, alcune aerolinee hanno quindi disposto l'imbarco del personale di volo e dei passeggeri con patente di “tampone-negativo” e misure altrettanto cautelative per i passeggeri. Ciò è risultato assolutamente inadeguato, bisogna disporre un periodo di quarantena pre e post viaggio, limitando al massimo gli spostamenti.

I voli provenienti dal Regno Unito dimostrano quanto da noi asserito, occorrono misure stringenti per non compromettere la salute e la sicurezza delle popolazioni residenti nelle città aeroportuali e nell’intero paese.

I sottoscritti Comitati chiedono quindi che siano applicate adeguate misure di prevenzione durante tutta l’attuale fase attiva dell’emergenza COVID-19, che si potrà considerare superata soltanto alla fine della campagna vaccinale, prevedendo opportuni controlli e sanzioni.

Stante l’attuale fase di emergenza COVID, si ribadisce, ulteriormente ed anche in questa sede, quanto già richiesto con nostra nota PROT. U001-2020 del 25/02/2020 ovvero che siano adeguate le VIS, VAS e VIA per tutti gli aeroporti italiani, in particolare quelli elencati nel DPR 201 del 15/12/2015, ed i relativi masterplan

aeroportuali, al fine che siano presi in considerazioni tutti gli sviluppi che hanno interessato le infrastrutture aeroportuali italiane e siano rispettate le normative in materia ambientale e sanitaria, stabilendo per tutti gli aeroporti il limite operativo in termini di safety, security, sostenibilità ambientale e salute pubblica.

 

Per quanto su esposto, invitiamo formalmente, ad ogni fine di legge, tutti i Ministeri destinatari delle presente e l’ENAC a varare, con la massima urgenza e tempestività, misure adeguate di distanziamento e igienizzazione negli aeroporti italiani e sugli aerei delle aerolinee che operano in Italia , disponendo altresì che le predette misure siano tradotte in norme generali standard da applicare anche in un prossimo futuro, così da impedire che possa ripetersi il diffondersi di qualsiasi altro fattore di tipo infettivo in grado di causare danni irreparabili alla popolazione quali quelli che sono stati causati dalla pandemia da COVID-19.

 

Distinti Saluti

 

Napoli - Comitato No Fly Zone

Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

Referente: Stefania Cappiello

Parma - Comitato NoCargoParma

Referente: Andrea Torreggiani

Bergamo - Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Referente: Camilla Colnago

Venezia - CRIAAVE

No Raddoppio Aeroporto

Referente: Cesare Rossi

Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale Aeroporto Treviso

Referente: Dante Faraoni

Firenze - Presidio No Aeroporto

Referente: Andrea Casagni

Associazione Vas

Referente: Gianfranco Ciulli

Comitato Sorvolati Peretola – Brozzi – Quaracchi

Referente: Antonino Puccio

Milano Malpensa - Comitato Cittadini Varallo Pombia

Referente: Ferruccio Gallanti

Milano Linate - CAAL

Referente: Arturo Gioffredi

Bologna - COCOMPAER

Referente: Paolo Serra

Roma Ciampino - CRIAAC

Referente: Roberto Barcaroli

Ampugnano Siena – Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano -Siena

Referente: Helen Ampt

Comunicato 23 Dicembre 2020

COVID-19, anche da Italia blocco dei voli su/da Irlanda e Gran Bretagna

Dopo EMA anche AIFA autorizza il vaccino Pfizer! Se ieri Ema-Agenzia europea del farmaco, oggi lo ha disposto l'Agenzia Italiana del Farmaco-AIFA del vaccino BioNTech-Pfizer, la Commissione Europea ha annunciato il piano di vaccinazione per l'intera Europa.

Anche in Italia sarà avviata il 27 Dicembre. La prima vaccinata sarà una infermiera all’istituto Spallanzani di Roma. Nello stesso giorno le dosi iniziali saranno consegnate nelle restanti Regioni della Penisola.

L'anomala situazione sorta in Gran Bretagna, dove, nonostante il piano di vaccinazioni sia stato avviato da una settimana, a causa la scoperta di una “variante” dello stesso COVID-19 ha, tuttavia, reso problematica la gestione del suo controllo/propagazione, incentivando la diffusione della pandemia.

Di fronte alla conseguente “emergenza”, una ordinanza del Ministro della Salute ha posto un immediato taglio/blocco dei collegamenti aerei con gli scali britannici e irlandesi. Un provvedimento di blocco dei voli varato da numerosi al Paesi, Europei e non.

A riguardo ENAC ha emanato, in data 20 Dicembre, il seguente comunicato stampa.

ENAC: interdetti i voli dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord) in applicazione dell’Ordinanza del Ministro della Salute

In applicazione dell’Ordinanza del Ministro della Salute del 20 dicembre 2020, l’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha emesso un Notam (Notice to Airmen) con cui dispone l’interdizione del traffico aereo dal Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord), a partire da oggi e fino al 6 gennaio 2021.

Sono esclusi dal provvedimento i voli cargo e i voli di emergenza sanitaria.

L’ENAC invita i passeggeri con voli prenotati da e per queste destinazioni a contattare la propria compagnia aerea. 22 Dicembre 2020

Il Rapporto Wicker-USA sulla ripresa dei voli Boeing 737 800-MAX, sotto accusa la FAA

Denunciata l'operazione di ri-certificazione della flotta! Possibile? Nel dibattito conseguente alla ripresa dei voli della flotta Boeing 737-800 MAX, emanata dalla FAA-Federal Aviation Administration, a seguito del blocco a terra di questa tipologia di aeromobili dopo gli incidenti mortali nel 2018 e nel 2019, è stato presentato un Report di 102 pagine. Il Committee’s investigation Report del Senato USA, Aviation Safety Oversight del Dicembre 2020, ha illustrato tecniche e modalità delle accuse.

La Boeing – riportano i media USA - ha "addestrato in modo inappropriato" alcuni piloti collaudatori della FAA per raggiungere un risultato desiderato durante i test di ricertificazione, e alcuni sono stati persino eseguiti su simulatori che non erano attrezzati per ricreare le stesse condizioni degli incidenti. In questo modo, gli autori del rapporto del Senato affermano che "la FAA e la Boeing stavano tentando di nascondere informazioni importanti che potrebbero aver contribuito alle tragedie del 737 MAX".

Il rapporto, pubblicato venerdì scorso, è stato compilato dalla Commissione del Senato per il commercio, la scienza e i trasporti e si basa sulle informazioni di 50 informatori, interviste al personale della FAA e oltre 15.000 pagine di documenti. Un mese dopo che la FAA ha autorizzato il 737 Max per tornare al volo e le compagnie aeree di tutto il mondo iniziano a reintrodurre l'aereo nelle loro flotte.

Alcuni dei risultati più significativi del rapporto includono:

-I senior manager della FAA non sono stati ritenuti responsabili per il mancato sviluppo e la fornitura di una formazione adeguata sugli standard di volo, nonostante i ripetuti riscontri di carenze per diversi decenni.

-La FAA continua a reagire contro gli informatori invece di accogliere le loro rivelazioni nell'interesse della sicurezza.

-L'Ufficio Affari Legali del Dipartimento dei Trasporti (DOT OGC) non ha prodotto i documenti pertinenti richiesti dal Presidente Wicker come richiesto dall'articolo I, Sezione I della Costituzione.

-La FAA ha ripetutamente consentito a Southwest Airlines di continuare a far funzionare decine di aeromobili in condizioni di aeronavigabilità sconosciute per diversi anni. Questi voli mettono a rischio milioni di passeggeri.

-Durante i test di ricertificazione del 737 MAX, Boeing ha influenzato in modo inappropriato i test del simulatore di fattore umano FAA sui tempi di reazione del pilota che coinvolgevano un guasto del sistema di aumento delle caratteristiche di manovra (MCAS).

-I leader senior della FAA potrebbero aver ostacolato una revisione DOT OIG degli incidenti del 737 MAX. 21 Dicembre 2020

 

Aeroporti, masterplan, PSA ed il posizionamento dei depositi di carburanti

Quale è la distanza minima tollerabile dai terminal, satelliti, alberghi? Appare indispensabile identificare adeguati livelli di safety e security correlati al curve di isorischio del Rischio Terzi (Art. 715 del Codice di navigazione).

Nella presentazione dei masterplan e dei piani di sviluppo aeroportuale-PSA il gestore aeroportuale propone la realizzazione di un nuovo deposito carburanti avio. La capacità complessiva in litri di carburante avio è, in genere, rapportata all'incremento dei voli nello scenario proporsto al 2030-2035.

In tal modo la capacità di stoccaggio dovrà soddisfare la crescente domanda di carburante dovuta al previsto

incremento del traffico aereo.

E' ben noto come la localizzazione, la superficie interessata, la movimentazione dei mezzi di tarsporto e/o canalizzazione del jet fuel è regolamentata da precise norme internazionali (ASTM D1655, standard statunitense per i combustibili per turbine avio, DEF STAN 91-91 inglesi). Deve altresì essere sottoposta alle specifiche stabilite dal Joint Inspection Group per i combustibili avio.

Ma le quantità di centinaia di migliaia e/o milioni di litri stoccati nei serbatori depositi posizionati in superficie costituiscono problematiche correlate a disposizioni e tecniche di safety e di security.

Anche queste “operazioni” vanno peraltro correlate alla zona dei depositi, è in zona landside e/o in airside?

La viabilità interna è accessibile alla viabilità esterna e/o con piazzole di carico-scarico carburanti per le autobotti? Il rifornimento ad ogni singolo aeromobile avviene con le autocisterne e/o sono pianificati e utilizzati sistemi di rifornimento mediante pozzetti interrati (PIT), posti in corrispondenza delle piazzole aeromobili di sosta?

Ma sono problematiche e interrogativi che il documento ENAC “ POLICY DI ATTUAZIONE DELL’ART. 715 DEL CODICE DELLA NAVIGAZIONE DEFINIZIONE DELLA METODOLOGIA E DELLA POLICY DI ATTUAZIONE DEL RISK ASSESSMENT” sembrerebbero inquadrare quanto rileva:

“Al fine di elaborare e proporre la policy nazionale di attuazione dell’articolo 715, è stato utile analizzare quanto riportato sul tema dal manuale dell’I.C.A.O. e quanto regolato nelle normative degli altri Paesi europei (Inghilterra, Irlanda, Olanda) nei quali è prevista per legge la valutazione del rischio contro terzi.

Il documento dell’I.C.A.O fornisce indicazioni per un corretto utilizzo del territorio limitrofo agli aeroporti nel paragrafo 5.5 – “Land use within noise zones and high risk zones” -, con il coordinamento delle misure di tutela nelle zone più esposte all’inquinamento acustico aeroportuale (che in questa sede non interessano) e al rischio derivante da incidente aereo.

Come detto nella precedente sezione il modello di valutazione del rischio fornisce, come out-put, le curve di iso-livello caratterizzate da valori di rischio individuale che vanno da 1x10-4 a 1x10-6; tali valori si riferiscono alla probabilità che un individuo, residente permanentemente nei dintorni di un aeroporto, ha di rimanere coinvolto dalle conseguenze di un incidente aereo. “ 18 Dicembre 2020

Aeroporti, ENAV: “Sustainability Day 2020”

Dopo il Best Airport Award 2020 e lo “Smart Airports” di Fiumcino, anche ENAV . La nota ENAV del 17 Settembre 2020. “La Sostenibilità di ENAV tra COVID e Climate Change nel futuro del trasporto aereo CARBON NEUTRALITY AL 2022

 

Si è tenuta oggi la terza edizione del Sustainability Day di ENAV dal titolo “La Sostenibilità di ENAV tra COVID e Climate Change nel futuro del trasporto aereo”. All’evento, per la prima volta svolto in forma digitale, hanno preso parte, tra gli altri, rappresentanti delle istituzioni nazionali ed internazionali: la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli e il Vicepresidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, Christoph Oetjen.

 ENAV rappresenta l’asset strategico per l’Italia nel controllo dello spazio aereo, infrastruttura intangibile, gestita quale risorsa sostenibile, facendo leva su due pilastri: l’innovazione tecnologica e la professionalità delle persone. Sono questi gli elementi che caratterizzano ENAV service provider all’avanguardia nel panorama europeo grazie anche all’implementazione di progetti in grado di ridurre le emissioni, a terra e in volo, sia direttamente che indirettamente. Il Free Route, ad esempio, consente alle compagnie aeree di attraversare lo spazio aereo italiano con rotte dirette, superando le vecchie aerovie: solo nel 2019, i vettori hanno ridotto le emissioni di circa 167 milioni di chili di CO2.

Guardando alle emissioni dirette, entro il 2022, ENAV sarà un’azienda ad impatto climatico zero, superando e anticipando di quasi 10 anni i target dell’Unione Europea.

Nel 2021 saranno ridotte del 23% le emissioni dirette di CO2, fino ad arrivare all’80% nel 2022. Il restante 20% sarà compensato attraverso il finanziamento di progetti di tutela ambientale a beneficio del sistema Paese ed internazionale.

Questo storico obiettivo sarà raggiunto grazie a diverse iniziative, in buona parte avviate, che vanno dalle azioni di efficientamento dei consumi, all’acquisto e produzione di energia da fonti rinnovabili, passando per la graduale sostituzione del parco auto con vetture elettriche e all’utilizzo massivo dello smart working quale leva per il miglioramento dell’ambiente di lavoro e del contesto di riferimento dei dipendenti. Significativi sono anche i progetti di eliminazione delle plastiche monouso e la green supply chain, nonché le iniziative finalizzate alla cura delle persone, come il miglioramento del rapporto tra lavoro e vita privata, le politiche di welfare e una nuova visione della diversità e inclusione quali opportunità per un’azienda migliore.

 

ENAV non punta solo ad essere leader nel core business ma a diventare un modello nello sviluppo sostenibile – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di ENAV Paolo Simioni - Siamo una grande realtà “di frontiera” impegnata sull’innovazione tecnologica, la digitalizzazione dei sistemi e la professionalizzazione delle risorse, ed ora anche in prima linea nella gestione dei velivoli a pilotaggio remoto, i droni, che rappresentano un settore in forte evoluzione, per il miglioramento dei servizi essenziali e strategici per le persone e l’Italia. Ci siamo allineati agli SDGs, definiti dall’ONU per promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente. Lo stiamo facendo con impegno e dedizione grazie ad un Piano Investimenti totalmente ‘’sostenibile’’ che genererà impatti positivi per tutto il settore e per l’indotto”.

 

È stata la Presidente di ENAV Francesca Isgrò a fare la sintesi dei lavori della terza edizione del Sustainability Day: “Tutti gli elementi che contribuiscono a fare di un’azienda un’organizzazione sostenibile devono essere tenuti insieme da una volontà di fondo, un filo rosso che li unisce: la responsabilità delle scelte. La buona governance è alla base del successo delle politiche anche di sostenibilità. Le aziende sono responsabili di fronte ai mercati, di fronte alla legge, e sempre più rispetto alle persone e all’opinione pubblica. Hanno quindi bisogno di un corpus di regole capace di dar vita a comportamenti virtuosi e di garantire il mantenimento del “sentire comune” e del “fare sistema” avendo quei principi sociali e di sostenibilità, imprescindibili per l’ecosistema del Paese e di cui ENAV è e vuole rimanere protagonista”. 17 Dicembre 2020

COVID-19, trasporto aereo: ecosostenibilità/ecocompatibilità

Estratto del documento “Insight” di 28 pg, presentato il 3 Giugno 2020! “Sollevare il velo: COVID-19 e la necessità di riconsiderare Regolamento delle compagnie aeree”

di Francesco Munari

-Professore Ordinario di Diritto dell'Unione Europea, Università degli Studi di Genova;

-Professore a contratto, LUISS-Guido Carli (Roma), francesco.munari@unige.it.

 

SOMMARIO:

Sulla base del presupposto che la pandemia COVID-19 potrebbe fornire l'occasione per ripensare il ruolo del trasporto di passeggeri aerei, questo Insight sostiene una rivalutazione dei modelli di mercato sviluppati negli ultimi decenni per deregolamentare il settore del trasporto aereo.

Il primo aspetto iu cui Insight si concentra è l'impossibilità di un trasporto aereo a lungo termine generalmente sovvenzionato settore ai sensi del diritto dell'UE, soprattutto all'indomani della pandemia COVID-19: la probabile diminuzione del sia l'offerta che la domanda mettono necessariamente in dubbio la consistenza di distorsioni significative causati da sovvenzioni pubbliche in questo settore con il diritto della concorrenza dell'UE.

Inoltre, in ambiente prospettive legislative e politiche, Insight evidenzia le incongruenze tra le esternalità negative dell'attuale politica del trasporto aereo e gli obiettivi climatici promossi dall'UE. In questo senso, l'autore sottolinea che, invece di aumentare i sussidi, una politica dei trasporti dell'UE coerente con gli obiettivi climatici dovrebbe ridurli.

Ciò, tuttavia, ridurrebbe nuovamente l'offerta di trasporto aereo, in linea con la necessità di ridurre i livelli insostenibili di emissioni degli aeromobili.

In questo scenario, la riduzione del volume dei servizi di trasporto aereo risultante viene valutata rispetto alla logica originariamente sostenendo la deregolamentazione di questo settore decisa circa 30 anni fa a livello CEE, ossia il abolizione dei monopoli nazionali che impediscono la libera prestazione dei servizi.

In particolare, l'Autore si chiede se una tale logica giustifichi ancora sia le deviazioni dagli obiettivi climatici sia il rischio perpetuare il modello competitivo in un settore sostanzialmente cambiato. Dopo tutto, la deregolamentazione sì ha portato a una sostanziale concentrazione nel mercato ma allo stesso tempo, come la pandemia COVID-19 mostra, una situazione di improvvisa privazione della rete di trasporto esistente per milioni di passeggeri.

E perché un settore del trasporto aereo (anche se di dimensioni più limitate) è essenziale per la preoccupazioni di politica industriale, l'Autore propone una riflessione approfondita in cui la crisi del coronavirus può essere vista come un'opportunità per una (moderna) ri-regolamentazione di questo settore.

 

(Sono grato a Mario Sebastiani e Luca Calzolari per gli approfondimenti e suggerimenti sulle versioni preliminari di questo Insight. Tutte le responsabilità per i contenuti di questo Insight rimangono ovviamente mie.)” 11 Dicembre 2020

Aerolinee e COVID-19, taglio a flotte, voli e dipendenti

Anche la rete aeroportuale prospetta una netta riduzione dello staff! Nonostante l'avvento del “vaccino” ed i possibili esiti favorevoli nell'odierno scenario catastrofico dell'Aviazione Commerciale le prospettive non appaiono benevole!

Per fronteggiare il traffico aereo la quasi totalità delle aerolinee taglia gli aeromobili a quattro motori quali Boeing 747 ed Airbus 340 e 380. Messo a terra anche l'aeromobile Boeing 777, come gli altri operativi sui voli long range e caratterizzati da un grande capacità di passeggeri cargo. Numerose aerolinee rinunciano e/o riducono il traffico lungo raggio.

La IATA-International Air Transport Association stima un recupero del traffico pre COVID-19 solo nel 2024. Con maggiori opportunità per i voli corto raggio.

Le flotte low cost stanno ridisegnando la rete operativa per intercettare il rilancio della ipotetica svolta nel traffico di corto raggio.

Mentre i Governi di numerosi Paesi Europei e non hanno predisposto salvataggi e sostegni finanziari alle ex-compagnie di bandiera, con l'immediata reazione della low-cost Ryanair, rivoltasi alla corte di giustizia dell’Unione europea per annullare, ad esempio, la decisione

Una stessa iniziativa la Ryanair ha attivato nei riguardi della portoghese Tap: un finanziamento di 1,2 miliardi/euro per ristrutturare l’aviolinea. Altrettanto è avvenuto per l'intervento di salvataggio della compagnia spagnola Air Europa (un prestito di 475 milioni/euro). Ricorsi similari sono stati presentati vs i salvataggi di Air France, Lufthansa.

Ma le stesse aerolinee oggetto dei “salvataggi” hanno in corso riduzione degli stipendi, il taglio/riduzione del personale in volo ed a terra.

La Deutsche Lufthansa ha intenzione di ridurre di 29.000 i dipendenti, mantenendo un organico di 109mila posti di lavoro entro il 2020. Altri 10 mila tagli saranno fatti nel 2021, dei quali 10mila in Germania e altri 20.000 all'estero.

Iniziative simili sono state predisposte anche dall''australiana Qantas: licenzierà ulteriori 2.000 dipendenti nel settore handling di dieci aeroporti di tutta l’Australia, raggiungendo un tortale di 8500 unità.

Anche negli USA gli scenari sono equivalenti. La Southwest Airlines  ridurrà l'organico di circa 7mila dipendenti e taglierà anche i salari. Ma l'elenco delle aziende aeroportuali e delle aerolinee sembrerebbe allargarsi alla quasi totalità delle aerolinee di ogni Continente. 10 Dicembre 2020

COVID-19, IATA, IFALPA e il test per il personale di volo

Perché escludere piloti e assistenti di volo? E lo staff aeroportuale? Mentre EASA, FAA e altri organismi del trasporto aereo, aviazione civile commercial, invocano e dispongono procedure per fronteggiare il rischio contagio sui voli e nelle fasi in & out dagli aeroporti la IATA- International Air Transport Association e IFALPA- International Federation of Air Line Pilots Associations hanno sollecitato i Paesi a predisporre le linee-guida dell'ICAO-International Civil Aviation Organization e Council Aviation Recovery Task Force (Cart) ad esentare gli equipaggi di volo dal test COVID-19 adottato per i passeggeri.

La Federazione Internazionale delle Associazioni dei Piloti di Linea rappresenta più di 100.000 piloti in quasi 100 paesi in tutto il mondo.

A riguardo è utile leggere il Comunicato stampa emanato da IFALPA:

“Stati esortati a seguire le linee guida globali sui test degli equipaggi 7 dicembre 2020 (Montreal): L'Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA) e la Federazione internazionale delle associazioni dei piloti di linea (IFALPA) hanno chiesto congiuntamente ai governi di seguire l'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO) Linee guida della Council Aviation Recovery Task Force (CART) per esentare gli equipaggi dai test COVID-19 applicati ai viaggiatori aerei. Le linee guida CART raccomandano specificamente che i membri dell'equipaggio non siano soggetti a controlli o restrizioni applicabili ad altri viaggiatori.

Inoltre, secondo il CART i metodi di screening sanitario per i membri dell'equipaggio dovrebbero essere il più "non invasivi possibile". Nonostante questa guida, un numero crescente di Stati sta applicando le stesse misure di salute pubblica per l'equipaggio che vengono applicate al pubblico in viaggio. Tali misure includono la prova di un test COVID negativo prima della partenza e in alcuni casi, un secondo test COVID negativo è richiesto all'arrivo.

Inoltre, diversi regolatori dell'aviazione civile consentono solo ai membri dell'equipaggio con un certificato di prova PCR COVID-19 negativo di fare scalo nei rispettivi paesi. "Queste misure non solo violano la guida globale raccomandata dall'ICAO, ma non tengono conto del fatto che le interazioni con la popolazione locale sono ridotte al minimo", ha affermato Gilberto Lopez Meyer, Senior Vice President, Safety and Flight Operations della IATA. Ad esempio, l'equipaggio in sosta è spesso limitato all'hotel.

Tali misure ignorano anche il fatto che le compagnie aeree già rispettano i requisiti dei programmi di protezione e monitoraggio della salute del loro paese d'origine per gestire la salute dell'equipaggio, che in genere includono misure per ridurre il rischio di infezione. “Le misure impiegate da alcuni Stati non solo violano le linee guida raccomandate, ma esercitano anche eccessive pressioni e stress sugli equipaggi. La guida fornita è stata attentamente sviluppata per garantire che le operazioni possano continuare senza mettere a repentaglio la sicurezza sia degli equipaggi che dei passeggeri ", ha affermato il Capitano Jack Netskar, Presidente IFALPA.

Oltre all'intrusione e al disagio fisico del test COVID-19 quotidiano, ci sono considerazioni di costo significative. Una compagnia aerea globale ha stimato che il costo per soddisfare tali requisiti per un singolo volo giornaliero ammonterebbe a ulteriori 950.000 USD all'anno. “Le compagnie aeree sono disposte a investire nella sicurezza che offra risultati significativi, ma non è questo il caso di requisiti di test unilaterali e non coordinati.

Gli Stati dovrebbero riconoscere che l'equipaggio presenta un profilo di rischio diverso rispetto ai passeggeri e che una maggiore flessibilità e allentamento dei requisiti di test e / o quarantena potrebbero essere presi in considerazione, comprese le esenzioni ", ha affermato Lopez Meyer. Dichiarazione congiunta IATA e IFALPA sui test degli equipaggi.” 9 Dicembre 2020

EASA e COVID-19: “rischio naviganti”, la nota del 2 Dicembre 2020

Filtri HEPA tra distanziamento, mascherine e sanificazione! Il traffico aereo è ai minimi storici. Quale è il reale impatto e rischio contagio per passeggeri ed equipaggi?

EASA con la seguente nota “rassicura” i naviganti.

 

EASA - COLONIA / STOCCOLMA, 2 dicembre 2020

Le persone che viaggiano durante la pandemia COVID-19 non dovrebbero essere automaticamente considerate ad alto rischio di diffusione dell'infezione, ma dovrebbero piuttosto essere trattate allo stesso modo dei membri della popolazione locale che non ne hanno avuta contatto diretto con una persona infetta da COVID-19, secondo le nuove linee guida europee per i viaggi aerei.

Le linee guida per i test COVID-19 e la quarantena dei viaggiatori aerei sono state pubblicate congiuntamente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dall'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea (EASA) su richiesta della Commissione europea.

Il documento costituisce un addendum al protocollo sulla sicurezza sanitaria dell'aviazione pubblicato per la prima volta nel maggio 2020.

"I viaggiatori non dovrebbero essere considerati come una popolazione ad alto rischio, né trattati come contatti di casi di COVID-19, a meno che non siano stati in contatto noto con un caso positivo confermato", affermano le linee guida, aggiungendo: "I viaggiatori dovrebbero essere trattati nel allo stesso modo dei residenti locali ed essere soggetti alle stesse normative o raccomandazioni applicate alla popolazione locale”.

Sulla base delle più recenti prove scientifiche e informazioni, le conclusioni del documento riflettono il fatto che si stima che la prevalenza del nuovo coronavirus tra i viaggiatori sia inferiore a quella della popolazione generale. Inoltre, le misure in atto nel settore dell'aviazione riducono al minimo la possibilità di trasmissione durante il processo di viaggio aereo.

"Questo nuovo documento è un vero contributo europeo a beneficio dei cittadini europei", ha affermato Patrick Ky, direttore esecutivo dell'EASA. “Le sue scoperte possono essere importanti per rendere possibili molte riunioni familiari nel periodo natalizio. Si basa sulle misure che abbiamo già messo in atto con il Protocollo per la sicurezza sanitaria dell'aviazione e rafforza l'opinione che non vi è alcun rischio intrinseco nel viaggio aereo - anzi, i viaggiatori aerei sono visti come una popolazione relativamente "COVID-safe". Incoraggeremmo i responsabili delle decisioni nazionali a tenere conto delle raccomandazioni qui fornite quando elaborano le loro politiche ".

Rivolte principalmente ai decisori a livello nazionale e promuovendo un approccio coordinato al processo decisionale, le raccomandazioni tengono conto anche dell'attuale ampiezza della pandemia. Il fatto che il virus sia ora ben diffuso in tutta l'Unione europea e le aree economiche europee e nel Regno Unito, così come nella maggior parte delle altre zone geografiche del mondo, è un'importante considerazione alla base delle sue conclusioni.

In un tale scenario, i test e la quarantena hanno solo un impatto limitato sulla riduzione del rischio di diffusione, in particolare per quanto riguarda gli spostamenti tra aree di rischio simile o quando si passa da aree "verdi" meno rischiose a aree "arancioni" o "rosse" con una maggiore prevalenza della malattia, infatti, i test di routine sui passeggeri in questi casi potrebbero avere un impatto negativo: deviando le risorse da bisogni più urgenti come il tracciamento dei contatti e il test di coloro che hanno avuto un contatto diretto con casi infetti.

"Le prove scientifiche incluse nell'addendum all'ECDC - Protocollo per la sicurezza sanitaria dell'Aviazione dell'EASA concludono che gli Stati membri non dovrebbero concentrarsi sullo screening dei viaggiatori", ha affermato Andrea Ammon, Direttore dell'ECDC.

“Testare i viaggiatori in arrivo sarebbe una misura efficace se i paesi raggiungessero un controllo costante del virus SARS-CoV-2. A questo punto, è probabile che i casi importati contribuiscano poco alla diffusione del virus. Pertanto, consigliamo agli Stati membri di concentrarsi invece sulla costruzione di solide capacità di test per casi sospetti, insieme all'isolamento delle persone che risultano positive, nonché alla ricerca dei contatti e alla quarantena dei contatti nella comunità ".

Al contrario, l'EASA e l'ECDC raccomandano vivamente di fornire anticipatamente ai viaggiatori informazioni sul COVID-19, la situazione epidemiologica nei paesi di destinazione e le misure in atto negli aeroporti ea bordo degli aerei per prevenire la trasmissione. È inoltre imperativa una procedura semplificata per ottenere le informazioni di contatto tramite i moduli di localizzazione dei passeggeri, preferibilmente in formato digitale, e condividerle tra le autorità secondo necessità.

Lo scenario principale in cui un regime di test e quarantena potrebbe essere utile, secondo le Linee guida, è quando i viaggiatori si spostano da un'area ad altissima incidenza - ben oltre la soglia "rossa" più bassa di 50 casi su 100.000 su base di 14 giorni - in un'altra zona "rossa" con un tasso di infezione molto più basso o in qualsiasi zona "arancione" o "verde". Le raccomandazioni valutano le diverse strategie di test / quarantena da adottare in questo caso, definendo le opzioni per i paesi per consentire loro di gestire il rischio residuo di infezione importata.

Gli stati membri dell'Unione Europea, nel frattempo, dovrebbero sempre ammettere i propri cittadini così come altri cittadini dell'Unione e i loro familiari che risiedono nel paese, e facilitare il passaggio rapido attraverso i loro territori per coloro che sono in transito, affermano le linee guida. 4 Dicembre 2020

Aeroporti e Comitati, la procedura A-CDM impone l'AEDT

Ma è indispensabile condividere il database per la Zonizzazione Lva! Nessun dubbio l'Airport Collaborative Decision Making (A-CDM) è una procedura operativa in grado di migliorare, accrescere l'efficienza operativa nel flusso di traffico in decollo ed in atterraggio. Attraverso un maggiore scambio di informazioni tra tutti gli operatori aeroportuali, ovvero handler, aerolinee, controllori del traffico aereo, CFMU- Central Flow Management Unit, il numero dei movimenti, nelle fasi di rullaggio pre e post decollo e atterraggio potranno essere incrementati. 

Una ottimizzazione, efficienza e puntualità che dovrà essere adottata e risolta nell'ambito della safety operativa. Il flusso dei voli in atterraggio e di decollo potranno, inevitabilmente, aumentare il numero di movimenti massimi per ogni singola pista.

Un riscontro che, a fronte, della riduzione dei tempi di rullaggio, potrà determinare un minor impatto di emissioni gassose e acustiche nel contesto del sedime aeroportuale e nelle fasi in-volo.

Ma che, di fronte all'incremento dei voli per singola pista, determinerà, inevitabilmente, un aggravio dell'impatto complessivo sia nell'ambito del sedime aeroportuale quanto delle sequenze dei voli in decollo ed atterraggio.

Cosa fare, come valutare uno scenario che registra un “aumento” nel numero dei voli per ogni singola pista?

Quale potrebbe essere l'opzione “politica” dei Comitati aeroportuali che si sono posti i traguardi del rispetto dei limiti acustici e gassosi in vigore? Se non la diminuzione dell'impatto ambientale di un aeroporto?

La scelta è unica.

L'immediata convocazione delle Commissioni Aeroportuali con la richiesta di una aggiornata zonizzazione acustica in Lva, utilizzando il modello AEDT - Aviation Environmental Design Tool (software system that dynamically models aircraft performance in space and time to produce fuel burn, emissions and noise) - in grado di definire il reale impatto acustico e di quello gassoso.

Gli aeroporti coinvolti, al momento, sono Bergamo Orio al Serio, Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Milano Linate, Venezia Tessera e Napoli Capodichino.

Adesso l'iniziativa passa ad ENAC ed ai direttori degli aeroporti sopra indicati, con la convocazione delle rispettive Commissioni Aeroportuali e, utilizzando, finalmente, in maniera integrata, e con database condivisi, il modello che dal 2015 ha soppiantato l'obsoleto INM, predisponendo, anche grazie alla procedura A-CDM un rinnovato database del relativo algoritmo. 3 Dicembre 2020

Aeroporto Orio al Serio-BG, dall'A-CDM verso una nuova LVA

Zonizzazione Lva da rifare, con AEDT: incorporando A-CDM! Dal comunicato stampa ENAV del 1 Dicembre appare inevitabile prevedere che l'ENAC debba convocare la Commissione Aeroportuale per determinare e aggiornare la zonizzazione acustica Lva.

Se la riduzione dei tempi medi di rullaggio è uno dei riscontri della procedura operativa A-CDM (Airport Collaborative Decision Making) sull’aeroporto di Orio al Serio, da oggi anche la mappa delle emissioni acustiche (e CO2) è un traguardo che dovrà essere verificato.

Se, come riporta lo stesso comunicato ENAV “l’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio si aggiunge così agli altri scali italiani collegati fino ad oggi: Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa, Milano-Linate, Venezia-Tessera e Napoli-Capodichino”, anche questi aeroporti dovranno essere sottoposti ad una nuova modelizzazione “acustica”.

Una operazione che il modello AEDT Aviation Environmental Design Tool (AEDT) - software system that dynamically models aircraft performance in space and time to produce fuel burn, emissions and noise - potrebbe definire il reale impatto acustico e di quello gassoso.

Adesso l'iniziativa passa ad ENAC ed ai direttori degli aeroporti sopra indicati, convocare le rispettive Commissioni Aeroportuali e, utilizzando, finalmente, in maniera integrata, il modello che dal 2015 ha soppiantato l'obsoleto INM, predisporre un rinnovato database del relativo algoritmo.

 

“Aeroporto di Bergamo Orio al Serio: al via la procedura di gestione integrata del traffico aereo

Riduzione dei tempi di rullaggio e minor impatto ambientale

 

Bergamo, 1° dicembre 2020 - ENAV, la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia e SACBO, la società di gestione aeroportuale dell’aeroporto di Bergamo Orio al Serio, hanno completato l’integrazione dei sistemi per l’utilizzo della procedura A-CDM (Airport Collaborative Decision Making) sull’aeroporto di Orio al Serio, che da oggi è pienamente operativa.

 

L’A-CDM è una piattaforma integrata che trasmette le informazioni sullo stato di tutti i voli in partenza in tempo reale al centro operativo europeo di Eurocontrol (Network Manager) che distribuisce queste informazioni a tutti gli stakeholder interessati dal singolo volo: società di gestione aeroportuale, aeroporti collegati, centri di controllo d’area e compagnie aeree, permettendo di ottimizzare i flussi di traffico aereo in rotta e la gestione della capacità aeroportuale, con benefici in termini di puntualità, riduzione dei ritardi, minor consumo di carburante e riduzione delle emissioni di CO2.

 

Grazie all'A-CDM tutte le operazioni di volo, dall’avvio delle operazioni di scalo per l’imbarco dei passeggeri, alle operazioni di rullaggio e decollo, alla fase di crociera fino al successivo atterraggio, con relativo turn-round, vengono considerate un "processo unico".  In particolare, grazie al continuo scambio di informazioni aggiornate fra gli stakeholder aeroportuali, i movimenti a terra, sia prima della partenza che dopo l’atterraggio, vengono razionalizzati al meglio, con un conseguente abbattimento dei tempi di rullaggio, contribuendo alla minore emissione di CO2. Vengono inoltre ottimizzate la gestione del traffico aereo e le operazioni di handling attraverso lo scambio costante di informazioni aggiornate tra tutti gli operatori coinvolti.

 L’aeroporto di Bergamo Orio al Serio si aggiunge così agli altri scali italiani collegati fino ad oggi: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Milano Linate, Venezia Tessera e Napoli Capodichino.

 Il concetto di A-CDM è divenuto parte integrante del progetto SESAR (Single European Sky ATM Research) e in Europa viene adottato come metodo di lavoro ufficiale in accordo agli standard di Eurocontrol.

 Di seguito gli scali europei già collegati al Network Manager di Eurocontrol: Monaco, Bruxelles, Parigi CDG, Parigi Orly, Francoforte, Helsinki, Londra Heathrow, Düsseldorf, Zurigo, Oslo, Berlino Schoenefeld, Madrid, Stoccarda, Londra Gatwick, Praga, Barcellona, Ginevra, Copenaghen, Palma di Maiorca, Stoccolma, Amburgo, Lione, Amsterdam, Lisbona." 1 Dicembre 2020

COVID-19, Embraer installa filtri HEPA su jet ERJ 145 da 50 posti

Ma le flotte civili/commerciali non ne erano già dotate? IATA, ICAO, ACI e tutto il marketing delle aerolinee mondiali hanno, da sempre, presentato programmi  finalizzati a contrastare la diffusione del COVID-19. Pulizia e igiene sui velivoli, negli scali e lounge, per prevenire e assicurare sicurezza per passeggeri e staff.

Pulizia e sanificazione dalle fasi, di partenza e check in ai controlli sulla sicurezza e al check out. Schermi protettivi e mascherine anche a bordo, dispenser di disinfettanti ovunque, dai bagagli self-service, ai controlli di sicurezza, nelle lounge e ai gate. Con la disinfettazione periodica su tutte le superfici e attrezzature, anche su bagagli e le sedie a rotelle. Distanziamento in ogni dove check della temperatura prima di presentarsi in aeroporto.

A bordo le cabine vengono disinfettate e sono disponibilità di salviette antibatteriche con sospensione di servizi a bordo quali prodotti duty-free, servizio bevande, consegna giornali o riviste. A bordo anche un sistema di purificazione aria a bordo, con filtri HEPA. Questo è stato sempre sostenuto.

Con una circolazione di aria pulita dall’esterno per ricambiare l’intera aria della cabina in circa tre minuti. L’aria della cabina viene filtrata e fatta circolare attraverso un filtro ad alte prestazioni, garantendo aria pulita e di qualità. L’aria della cabina fluisce costantemente, dal soffitto al pavimento e non rimane stagnante in quanto il sistema di ventilazione rimane attivo anche quando l’aereo è a terra. Insomma anche con speciale sui filtri HEPA. Nel “tentativo” di mantenere la sicurezza e la pulizia dell’aria della cabina e/o per assicurarla a prescindere? Davvero i filtri HEPA e i sistemi di circolazione dell’aria sono in grado di ridurre al minimo la diffusione di virus?

Possibile che le odierne procedure e conformità garantiscono il massimo livello di qualità dell’aria in cabina. Che i filtri HEPA in volo rimuovono il 99,97% da virus e batteri? I filtri HEPA installati - ma su quanti velivoli sono imbarcati? - rimuovono efficacemente quasi il 100% di qualsiasi particolato che può essere presente nell’aria. Ma se è vero che le particelle più grandi di 0,3 micron (micrometro) non possono penetrare nelle fibre a maglia stretta all’interno dei filtri, cosa accade per le particelle più piccole di 0,3 micron? Quali sono le dimensioni del COVID-19? Le droplets-goccioline, mezzi di diffusione del virus COVID-19, sono realmente “bloccate” dai “magici” filtri HEPA? Sono efficaci? La circolazione dell’aria con il filtri HEPA, attiva in volo funziona anche a terra con la sola APU (unità di potenza ausiliaria) a terra?

In volo, tuttavia, la circolazione dell’aria è il risultato di una miscela di aria esterna e aria filtrata, un rapporto da 50 a 50, con un livello di umidità inferiore all’uno percento. L'aria esterna è miscelata con l’aria filtrata HEPA prima di entrare nella cabina. Un processo che, assicurano le aerolinee e le autorità del trasporto aereo, inibiscono la sopravvivenza di virus e batteri. Anche il flusso dell'aria che avviene dall’alto verso il basso, pone problematiche sulla diffusione di contaminanti. L’aria dalle bocchette soprastanti ogni singolo passeggero è sterilizzata dalle goccioline del virus trasportate dall'aria? Quale è il livello di probabilità di trasmissione del virus in cabina, quando si sostiene che l’aria viene scambiata ogni due o tre minuti? Le domande sono sempre le stesse anche se le risposte non appaiono ancora risolutive.

In attesa di ulteriori notifiche sorprende il comunicato dell'Embraer relativo alla flotta dei bi-jet da 50 posti ERJ 145. La domanda è banale, ma la flotta non aveva già operativamente installato i filtri HEPA ?

“Nel tentativo di supportare gli operatori del suo jet ERJ 145 da 50 posti nella loro ricerca di soluzioni per aumentare la sicurezza dei passeggeri e prevenire la potenziale trasmissione di virus a bordo, Embraer ha recentemente pubblicato un Service Bulletin che consente agli operatori ERJ 145 di installare particolato ad alta efficienza filtri aria (HEPA). I kit per i primi 70 velivoli sono già in fase di assemblaggio e dovrebbero essere consegnati entro metà dicembre.

“In Embraer, siamo sempre concentrati sui nostri clienti, su come supportarli meglio e su come migliorare ulteriormente i nostri prodotti. Dato il momento che stiamo vivendo, lo sviluppo di un bollettino sul servizio di filtri HEPA per ERJ 145 è una soluzione indispensabile sviluppata da Embraer per rendere le condizioni di cabina ancora più sicure per i passeggeri ", spiega Johann Bordais, Presidente e CEO di Embraer Services and Support.

 

Ci sono voluti circa cinque mesi e mezzo per sviluppare questa soluzione. Durante quel periodo, Embraer ha selezionato il filtro e ha lavorato attraverso i passaggi necessari per creare il bollettino di servizio, producendo e acquistando molte delle parti richieste per sviluppare i kit. Inoltre, Embraer prevede di completare molto presto la stessa iniziativa per l'ERJ 135 e l'ERJ 140.

 

Nella maggior parte degli aeromobili, l'aria in cabina viene rinfrescata completamente da 20 a 30 volte all'ora, il che è significativamente più spesso che in un ambiente d'ufficio e anche da cinque a sei volte più spesso che in un ambiente ospedaliero. I filtri HEPA, che sono standard su tutte le versioni delle famiglie Embraer E-Jets ed E-Jets E2 di aerei commerciali, sono estremamente efficienti, catturando il 99,97% delle particelle sospese nell'aria e altri contaminanti biologici, come batteri, virus e funghi.

All'inizio di quest'anno, Embraer ha anche approvato l'uso di MicroShield360, un sistema di rivestimento preventivo che, applicato alle superfici delle cabine degli aerei, inibisce continuamente la crescita dei microbi. La combinazione di queste nuove funzionalità, con le tecnologie esistenti per l'ambiente cabina, equivale a un livello più elevato di protezione per i passeggeri”. 27 Novembre 2020

Ripresa voli Boeing 737-800/900 MAX: EASA ha emanato una PAD

Notification of a Proposal to issue an Airworthiness Directive PAD No.: 20-184. L'EASA ha previsto di emettere una probabile autorizzazione al volo per il Boeing 737 MAX nel gennaio 2021. Con una PAD-Notification of a Proposal to issue an Airworthiness Directive del 24 novembre 2020, un documento pdf di 19 pagine che inquadra le seguenti tematiche:

- ATA 22 – Auto Flight – Flight Control Computer Software – Installation / Test

- ATA 27 – Flight Controls – Horizontal Stabilizer Trim Wire Bundle Routing – -Modification / Stall Warning System Stick Shaker Circuit Breaker Buttons (Coloured Caps) – Installation - ATA 31 – Instruments – Operational Program - Software – Updates - ATA 34 – Navigation – Angle of Attack Sensors -Test – Airplane Flight Manual – Limitations /

- Operating Procedures – Amendment - Master Minimum Equipment List – Amendment – Operational Readiness Flight / Pilot Training / Flight Simulation Training Devices;

l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea (EASA) ha pubblicato una proposta di direttiva sull'aeronavigabilità (PAD) relativa al Boeing 737 MAX per la consultazione pubblica.

Il Boeing 737 MAX è stato messo a terra dall'EASA il 12 marzo 2019, a seguito di due incidenti con perdita totale di aeromobili in cui sono morte 346 persone.

L'EASA ha condotto una propria valutazione oggettiva e indipendente del 737 MAX, lavorando a stretto contatto con la FAA e la Boeing.

 

La proposta di direttiva di aeronavigabilità dell'AESA è ora aperta per un periodo di consultazione di 28 giorni. Al termine, l'EASA prenderà del tempo per esaminare i commenti fatti prima di pubblicare la sua direttiva finale sull'aeronavigabilità. Tale pubblicazione finale è prevista per metà gennaio 2021 e costituirà la decisione formale di messa a terra dell'aereo per tutti i velivoli 737 MAX operati da operatori degli Stati membri dell'EASA. Dopo il rientro in servizio, l'EASA si è impegnata a monitorare da vicino l'aereo in servizio, per consentire il rilevamento tempestivo di eventuali problemi che possono sorgere. 26 Novembre 2020

 

IATA: un Travel pass per il COVID-19

Nella crisi del traffico aereo alla ricerca di soluzioni!

“L'International Air Transport Association (IATA) ha annunciato di essere nella fase finale di sviluppo dello IATA Travel Pass, un pass sanitario digitale che supporterà la riapertura sicura delle frontiere.

I governi stanno iniziando a utilizzare i test come mezzo per limitare i rischi dell'importazione di COVID-19 quando riaprono i loro confini ai viaggiatori senza misure di quarantena. IATA Travel Pass gestirà e verificherà il flusso sicuro delle informazioni necessarie sui test o sui vaccini tra governi, compagnie aeree, laboratori e viaggiatori.

La IATA richiede test sistematici COVID-19 su tutti i viaggiatori internazionali e l'infrastruttura del flusso di informazioni necessaria per consentire ciò deve supportare:

Governi con i mezzi per verificare l'autenticità dei test e l'identità di coloro che presentano i certificati di prova.

Compagnie aeree con la capacità di fornire informazioni accurate ai propri passeggeri sui requisiti dei test e verificare che un passeggero soddisfi i requisiti per il viaggio.

Laboratori con i mezzi per rilasciare certificati digitali ai passeggeri che saranno riconosciuti dai governi, e;

Viaggiatori con informazioni accurate sui requisiti dei test, dove possono essere testati o vaccinati e i mezzi per trasmettere in modo sicuro le informazioni sui test alle compagnie aeree e alle autorità di frontiera.

“Oggi i confini sono doppiamente chiusi. I test sono la prima chiave per consentire i viaggi internazionali senza misure di quarantena. La seconda chiave è l'infrastruttura informativa globale necessaria per gestire, condividere e verificare in modo sicuro i dati dei test abbinati alle identità dei viaggiatori in conformità con i requisiti di controllo delle frontiere. Questo è il lavoro di IATA Travel Pass. Lo porteremo sul mercato nei prossimi mesi per soddisfare anche le esigenze delle varie bolle di viaggio e dei corridoi di salute pubblica che stanno iniziando a funzionare ", ha affermato Alexandre de Juniac, Direttore generale e CEO della IATA.

IATA Travel Pass incorpora quattro moduli open source e interoperabili che possono essere combinati per una soluzione end-to-end:

Registro globale dei requisiti sanitari: consente ai passeggeri di trovare informazioni accurate sul viaggio, sui test e infine sui requisiti dei vaccini per il viaggio.

Registro globale dei centri di test / vaccinazione: consente ai passeggeri di trovare centri di test e laboratori nel luogo di partenza che soddisfano gli standard per i requisiti di test e vaccinazione della loro destinazione.

App Lab: consente a laboratori e centri di test autorizzati di condividere in modo sicuro i certificati di test e vaccinazione con i passeggeri.

Contactless Travel App - consente ai passeggeri di (1) creare un "passaporto digitale", (2) ricevere certificati di test e vaccinazione e verificare che siano sufficienti per il loro itinerario e (3) condividere test o certificati di vaccinazione con compagnie aeree e autorità per facilitare viaggio. Questa app può essere utilizzata anche dai viaggiatori per gestire la documentazione di viaggio in modo digitale e senza interruzioni durante il viaggio, migliorando l'esperienza di viaggio.

La IATA e l'International Airlines Group (IAG) hanno collaborato allo sviluppo di questa soluzione e intraprenderanno una prova per dimostrare che questa piattaforma, combinata con i test COVID-19, può riaprire i viaggi internazionali e sostituire la quarantena.

Il settore del trasporto aereo richiede una soluzione economica, globale e modulare per riavviare il viaggio in sicurezza. IATA Travel Pass si basa sugli standard del settore e sulla comprovata esperienza IATA nella gestione dei flussi di informazioni su requisiti di viaggio complessi.

Timatic della IATA è utilizzato dalla maggior parte delle compagnie aeree per gestire la conformità con le normative sui passaporti e sui visti e sarà la base per il registro globale e la verifica dei requisiti sanitari.

L'iniziativa One ID della IATA è stata approvata da una risoluzione alla sua 75a Assemblea Generale Annuale nel 2019 per facilitare in modo sicuro i processi di viaggio con un unico token di identità. È la base dell'App IATA Contactless Travel per la verifica dell'identità che gestirà anche i certificati di test e vaccinazione.

“La nostra priorità principale è riportare le persone a viaggiare in sicurezza. Nell'immediato ciò significa dare ai governi la fiducia che i test sistematici del COVID-19 possono funzionare in sostituzione dei requisiti di quarantena. E questo finirà per trasformarsi in un programma di vaccinazione. Il Travel Pass IATA è una soluzione per entrambi. E lo abbiamo costruito utilizzando un approccio modulare basato su standard open source per facilitare l'interoperabilità. Può essere utilizzato in combinazione con altri provider o come soluzione end-to-end autonoma. La cosa più importante è che risponda alle esigenze del settore consentendo al contempo un mercato competitivo ", ha affermato Nick Careen, Senior Vice President, Airport, Passenger, Cargo and Security della IATA.

Il primo pilota transfrontaliero IATA Travel Pass è previsto per la fine dell'anno e il lancio è previsto per il primo trimestre del 2021”. 25 Novembre 2020

 

ENAC, EASA, RESA-Runway End Safety Area e Masterplan

Valutazioni per la Commissione di VIA-Valutazione di Impatto Ambientale! Il Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti-RCEA, il Regolamento (UE) n. 139/2014 e il Regolamento (CE) n. 216/2008 stabiliscono i requisiti essenziali e le conformità per gli aeroporti ai quali viene rilasciato-attribuito il certificato di aeroporto.

Tra di questi la RESA-RUNWAY END SAFETY AREA ha un ruolo fondamentale.

Il riferimento ai Regolamenti soprastanti si legge:

“La RESA ha lo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili - e quindi ai loro occupanti - che dovessero arrivare troppo corti in atterraggio o uscire di pista in decollo o in atterraggio. Tale area, delle dimensioni minime sotto specificate, deve essere presente presso entrambe le estremità della strip. Per gli aeroporti esistenti con piste non strumentali di codice 1 e 2 possono essere autorizzate deroghe rispetto alle prescrizioni del presente paragrafo 5, in considerazione delle caratteristiche specifiche dell’aeroporto.”

“La RESA è simmetrica rispetto all’asse pista, con una larghezza minima pari al doppio della larghezza della pista. Ove realizzabile la larghezza della RESA è pari alla larghezza della CGA. Per le piste di nuova realizzazione, o in occasione di prolungamento della pista, la larghezza della resa è pari alla larghezza della CGA. Per piste già realizzate su aeroporti esistenti la lunghezza della RESA deve essere di almeno 90 metri. Negli altri casi occorre predisporre una RESA di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per piste di codice 1 e 2.”

“ la RCEA richiede che, per piste esistenti, la RESA abbia larghezza minima pari alla CGA ove realizzabile o in caso di prolungamento della pista”.

“Il profilo longitudinale della RESA non deve avere pendenze verso il basso superiori al 5% (1/20)e deve essere tale che nessuna sua parte fori le superfici di avvicinamento o decollo. Le pendenze trasversali non devono essere superiore al 5% (1:20). Cambi di pendenza e transizioni tra pendenze diverse devono essere graduali; deve essere pertanto rimossa ogni variazione repentina o inversione di pendenza.

“OBSTACLE LIMITATION REQUIREMENTS

Nel Regolamento RCEA i principi esposti sono applicabili in generale, senza particolari distinzioni tra i vari tipi di pista: non strumentale, strumentale di non precisione e di precisione. Le eventuali distinzioni sono comunque fatte in base al codice di pista.”

“Nuovi manufatti o estensioni degli stessi non possono forare la superficie di avvicinamento o quella di transizione fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il nuovo manufatto o l’estensione risulterebbe in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile.

“Nuovi manufatti o estensioni degli stessi non possono forare la superficie di salita al decollo, la superficie orizzontale interna la superficie conica e la superficie orizzontale esterna fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il nuovo manufatto o estensione risulterebbe in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile, oppure è dimostrato che questo non influirebbe negativamente sulla sicurezza delle operazioni o sulla regolarità delle stesse”.

“Manufatti o qualsiasi ostacolo esistente che forano le superfici di avvicinamento, di transizione, di salita al decollo, la superficie orizzontale interna o quella conica devono, per quanto praticabile, essere rimossi, fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il manufatto o qualsiasi ostacolo è in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile oppure è dimostrato che questo non influisce negativamente sulla sicurezza delle operazioni o sulla regolarità delle stesse. Nel caso non sia possibile procedere alla rimozione di ostacoli esistenti, l’ENAC stabilisce le necessarie condizioni e limitazioni all’operatività dell’aeroporto.” 23 Novembre 2020

Flotta Boeing 737-800/900 MAX, FAA autorizza la ripresa dei voli

Dopo 20 mesi di sospensione! Quale sarà la “fiducia” del passeggero? Con un comunicato stampa la FAA -Federal Aviation Administration e con due documenti pdf, uno di 4 pagine che interrompe/rescinde il blocco a terra della flotta (The FAA is superseding Airworthiness Directive (AD) 2018-23-51, which applied to all The Boeing Company Model 737-8 and 737-9 (737 MAX) airplanes), un secondo di 115 pagine, lla direttiva “ Airworthiness Directives; The Boeing Company Airplanes” informa sulla ripresa dei voli per la tipologia dei velivoli coinvolti.

Il Boeing 737 MAX era stato bloccato a terra nel marzo del 2019,  a seguito di due incidenti che avevano causato 346 vittime. Gli occupanti dei due voli: Lion Air 610 ed Ethiopian Airlines 302, 

Le aerolinee USA American Airline e Southwest dovrebbero essere le prime, ma solo dopo radicali operazioni di revisione-manutenzione (1000 ore di lavoro) a “decollare”, ma solo nella Primavera 2021.

Comunicato FAA del 18 Novembre 2020:

“ FAA Administrator Steve Dickson today signed an order (PDF) that paves the way for the Boeing 737 MAX to return to commercial service. Administrator Dickson’s action followed a comprehensive and methodical safety review process (PDF) that took 20 months to complete. During that time, FAA employees worked diligently to identify and address the safety issues that played a role in the tragic loss of 346 lives aboard Lion Air Flight 610 and Ethiopian Airlines Flight 302. Throughout our transparent process, we cooperated closely with our foreign counterparts on every aspect of the return to service. Additionally, Administrator Dickson personally took the recommended pilot training and piloted the Boeing 737 MAX, so he could experience the handling of the aircraft firsthand.

In addition to rescinding the order that grounded the aircraft, the FAA today published an Airworthiness Directive (PDF) specifying design changes that must be made before the aircraft returns to service, issued a Continued Airworthiness Notification to the International Community (CANIC), and published the MAX training requirements. (PDF) These actions do not allow the MAX to return immediately to the skies. The FAA must approve 737 MAX pilot training program revisions for each U.S. airline operating the MAX and will retain its authority to issue airworthiness certificates and export certificates of airworthiness for all new 737 MAX aircraft manufactured since the FAA issued the grounding order. Furthermore, airlines that have parked their MAX aircraft must take required maintenance steps to prepare them to fly again.

The design and certification of this aircraft included an unprecedented level of collaborative and independent reviews by aviation authorities around the world. Those regulators have indicated that Boeing’s design changes, together with the changes to crew procedures and training enhancements, will give them the confidence to validate the aircraft as safe to fly in their respective countries and regions.  Following the return to service, the FAA will continue to work closely with our foreign civil aviation partners to evaluate any potential additional enhancements for the aircraft. The agency also will conduct the same rigorous, continued operational safety oversight of the MAX that we provide for the entire U.S. commercial fleet”. 18 Novembre 2020

ACI Europe, il comunicato del 16 Novembre 2020

L'impatto di COVID negli aeroporti e il “possibile” rilancio in una conferenza il 17 novembre.

“ACI EUROPE è l'unica regione europea dell'Airports Council International (ACI) associazione professionale mondiale degli operatori aeroportuali. ACI EUROPE rappresenta finita 500 aeroporti in 46 paesi europei. I nostri membri facilitano oltre il 90% di traffico aereo commerciale in Europa: 2,5 miliardi di passeggeri, 20,7 milioni di tonnellate merci e 25,7 milioni di movimenti di aeromobili nel 2019. In risposta al clima Emergenza, a giugno 2019 i nostri membri si sono impegnati a raggiungere Net Zero carbon emissioni per le operazioni sotto il loro controllo entro il 2050, senza compensazione.

 

“Traffico aereo collassato e connettività aerea ":

la dura realtà dei dati più recenti rilasciato dall'industria aeroportuale

Alla vigilia del Congresso annuale dell'ACI EUROPE, associazione dipinge ancora il quadro più cupo della situazione dell'aviazione

 

Bruxelles, 16 novembre 2020: ACI EUROPE ha pubblicato oggi le ultime novità Dati sul traffico passeggeri europeo, che mostrano il traffico aereo e aereo crollati connettività e massiccia interruzione delle classifiche aeroportuali su tutto il territorio.

PERDITA CONTINUA DI PASSEGGERI A CAUSA DI VIAGGI IN QUARANTENA RESTRIZIONI

I dati generali, che riflettono i dati fino a novembre compreso, mostrano traffico passeggeri attualmente in calo dell'81% in tutto l'aeroporto europeo reti, con la netta soglia di passeggeri persi di 1,5 miliardi finora anno è passato proprio ieri (il 15 novembre).

Questi passeggeri, in un 1.5 linea distanziata di un metro, avvolgerebbe la Terra 56 volte.

Gli aeroporti nell'UE, nel SEE, in Svizzera e nel Regno Unito stanno attualmente vedendo il traffico passeggeri è in calo in media dell'86% rispetto allo scorso anno.

Olivier Jankovec, Direttore Generale di ACI EUROPE, ha dichiarato: “Questi gli aeroporti si stanno preparando con un'accelerazione della tendenza al ribasso dei passeggeri traffico.

Le compagnie aeree continuano a ridurre la capacità pianificata in risposta al ulteriore estensione dei blocchi locali in molti paesi - che sono solo aggiungendo ulteriore dolore a quello già inflitto da gravi viaggi transfrontalieri restrizioni. Allo stato attuale, il traffico passeggeri sta tornando verso un altro crollo completo simile a quello sperimentato nel secondo trimestre, quando i volumi sono diminuiti del 96%. "

Il traffico passeggeri nel resto dell'Europa rimane in qualche modo più resiliente, attualmente in calo del 59%, tasso che appare abbastanza stabile al momento. Gli aeroporti in Russia e Turchia stanno chiaramente sovraperformando gli altri mercati, a causa del relativo dinamismo del loro mercato interno.

 

Questa situazione ha ribaltato la classifica dei primi 10 aeroporti europei giù. A settembre, l'aeroporto europeo più trafficato è stato quello di Antalya con appena 2,25 milioni di passeggeri (-53,5%), seguito da Mosca-Sheremetyevo (-53,5%), Mosca-Domodedovo (-26,2%) e Istanbul (-71%).

Londra-Heathrow, che normalmente detiene la prima posizione solo classificata 10 °, dietro Paris-CDG (8 °) e Amsterdam-Schiphol (9 °) - con questi hub principali superati anche da Istanbul-Sabiha Gokcen (5 °),

Mosca-Vnukovo (6 °) e San Pietroburgo (7 °). Altri importanti hub come Francoforte e Monaco non sono nemmeno arrivate nella top 10 del campionato.” 16 Novembre 2020

 

Masterplan aeroportuali, procedure di V.I.A. e COVID19, verso nuove policy e altri livelli di “safety”?

Nuove flotte, limite ai movimenti aerei, nuovi layout, con RESA ed EMAS! La moltitudine dei progetti di ampliamento aeroportuali sottoposti al parere della Commissione di VIA e VAS sono ancora validi? La crisi del settore dell'aviazione commerciale, gli scenari di ripresa al 2024 e magari successivi dovrebbero valutare perlomeno un aggiornamento se non una revisione parziale e/o integrale delle proposte.

Una revisione non solo in relazione agli scenari di volumi del traffico, della tipologia delle flotte e delle opzioni di voli corto/medio/lungo raggio, ridisegnando la rete dei collegamenti anche in rapporto alla definizione dei bacini di traffico ed aeroporti designati dal prossimo Piano nazionale Aeroporti.

Quali scali saranno identificati come scali lungo raggio del sistema aeroportuale del Belpaese?

Appare indubbio che voli intercontinentali debbano essere localizzati in uno massimo due aeroporti della Penisola.

Una realtà operativa che obbliga i masterplan al 2025/2020/2034 che hanno pianificato voli intercontinentale di flotte D e magari F, a rielaborare la tipologia e dimensione dei rullaggi e spazi dedicati per il parcheggio degli aeromobili equivalenti nei layout di sedime.

Alla flotta Boeing con le versioni Boeing 747, Boeing 747-8, Boeing 777 e Boeing 787 a quelle Airbus con le tipologie A380 e A350 XWB, alle loro dimensioni e passeggeri trasportabili il loro utilizzo operativo ridisegna l'ampiezza dei terminal dei satelliti, delle passerelle. In sostanza delle operazioni check-in ed out, dai sistema bagagli agli spazi dedicati. Entro il sedime ed all'esterno nei termini dei parcheggi disponibili quanto dei supporti asserviti (alberghi, negozi ed altro).

La categoria dei velivoli operativi, narrow-body e wide-body, riformulano le separazioni dei voli nelle fasi di decollo ed atterraggio, perciò il tetto dei movimenti/ore per singola pista.

Obbligano inoltre a dimensionare le flotte operative, short e long-range, voli domestici/nazionali da quelli internazionali/intercontinentali, cargo only e passeggeri in relazione alla lunghezza e larghezza di pista ( con strip-area di 150+150 metri).

Piste di volo che i tanti masterplan aperti dovranno incorporare anche gli spazi di sicurezza/safety ad inizio e fine pista con la disponibilità non solo – finalmente - delle RESA-Runway End Safety Area di 240 metri, ma anche degli spazi EMAS (Engineered Materials Arresting System).

L'EMAS all'estremità della testate di pista, nel caso di atterraggio lungo, fuoripista in atterraggio o nel caso di interruzione del decollo, frenerà la sua corsa su una superficie in grado di assorbire l'energia cinetica e quindi di arrestare il velivolo in modo rapido ed evitando pericoli (pianificati a Bergamo Orio al Serio).

La stessa ENAC ha indicato l'opportunità di "prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego".

Il comunicato stampa SACBO del 4 Dicembre, infatti, riporta: “... pubblicato il bando di gara europeo per la fornitura e posa di un letto di arresto, da realizzare in corrispondenza della testata ovest della pista di volo dell’Aeroporto di Milano Bergamo, comprendente la relativa manutenzione quinquennale.”

Nei “rinnovati” masterplan da sottoporre alla Commissione di V.I.A., diventa, inoltre, inevitabile che i vincoli correlati alle zone del Piano di Rischio, alle edificazioni precedenti all'aggiornamento del Codice di Navigazione, dovrebbero evidenziare, con una sorta di censimento delle eventuali deroghe, in parallelo all'adozione del rischio terzi, con le curve di isorischio e database input.

I tempi dilatati del recupero del traffico aereo dalla crisi COVID-19 rappresentano uno spazio temporale inaspettato per adeguare i sistemi infrastrutturali aeroportuali agli standards ICAO-ENAC-EASA. 10 Novembre 2020

 

Piano Emergenza Aeroportuale-PEA by Regolamento (UE) n. 139/2014

Una procedura che accorpa lo spazio entro 8km dal centro dell'aeroporto . Il Regolamento (UE) n. 139/2014 ha predisposto anche la Pianificazione dell'emergenza aeroportuale. Una sintesi è rappresentata dal testo sottostante.

 

“Il gestore aeroportuale deve disporre e attuare un piano di emergenza aeroportuale che deve essere commisurato alle operazioni degli aeromobili e alle altre attività svolte nell'aeroporto;

-prevede il coordinamento delle organizzazioni appropriate in risposta a un'emergenza che si verificano in un aeroporto o nei suoi dintorni;

-contiene procedure per la verifica periodica dell'adeguatezza del piano e per la revisione del risultati al fine di migliorarne l'efficacia.

 

Pianificazione di emergenza aeroportuale

 

(a) Il gestore aeroportuale dovrebbe garantire che il piano di emergenza aeroportuale includa il pronto disponibilità e coordinamento con servizi di soccorso specializzati appropriati per poterlo fare rispondere alle emergenze in cui un aeroporto si trova vicino all'acqua e / o ad aree paludose, e dove una parte significativa delle operazioni di avvicinamento o allontanamento avviene su queste le zone.

(b) Il gestore aeroportuale dovrebbe garantire una valutazione dell'avvicinamento e della partenza aree entro i 1000 m dalla soglia pista viene effettuata per determinare le opzioni disponibili per intervento.

 

Il gestore dell'aeroporto dovrebbe includere almeno quanto segue nel piano di emergenza dell'aeroporto

Tipi di emergenze pianificate;

-Agenzie coinvolte nel piano e dettagli dell'aeroporto e della pianificazione di emergenza locale accordi e forum;

-Responsabilità e ruolo di ciascuna agenzia, centro operativo di emergenza e comando posta per ogni tipo di emergenza;

-Informazioni su nominativi e numeri di telefono degli uffici o delle persone da contattare nel caso di una particolare emergenza;

Una mappa a griglia dell'aeroporto e dei suoi immediati dintorni, approssimativamente a una distanza di 8 km dal centro dell'aeroporto.

Il gestore aeroportuale dovrebbe garantire che il piano di emergenza sia testato con:

(b) un'esercitazione di emergenza aeroportuale su vasta scala a intervalli non superiori a due anni; e esercizi di emergenza parziali nell'anno intermedio per garantire che eventuali carenze riscontrate durante sono state corrette le esercitazioni aeroportuali su vasta scala e riesaminati successivamente, o dopo un'effettiva emergenza, in modo da correggere eventuali carenze riscontrate durante tali esercizi o emergenza reale.

(a) In molti casi il piano di emergenza aeroportuale fa parte di un piano di emergenza nazionale o locale, e la responsabilità del suo sviluppo è assegnata ad un'altra entità, diversa dal gestore dell'aeroporto. Tuttavia, ciò non impedisce al gestore aeroportuale di prepararsi il proprio piano che descrive le azioni da intraprendere durante un'emergenza, in collaborazione con le autorità responsabili del Piano di emergenza nazionale o locale.

(b) Indipendentemente dalla responsabilità di chi è l'istituzione e l'attuazione di un'emergenza piano che copre le emergenze presso o nelle vicinanze di un aeroporto, il piano di emergenza dovrebbe garantire che vi siano disposizioni per il passaggio ordinato ed efficiente dalle operazioni normali a quelle di emergenza.

Il piano di emergenza aeroportuale del gestore aeroportuale dovrebbe tenere conto dei fattori umani per garantire una risposta ottimale nelle operazioni di emergenza.

Al fine di garantire che il documento del piano di emergenza aeroportuale serva pienamente al suo scopo, esso dovrebbe includere quanto segue:

(1) piani per affrontare le emergenze che si verificano nell'aeroporto o nei suoi dintorni,

compreso il malfunzionamento degli aeromobili in volo; incendi strutturali; sabotaggio, compresa la bomba minacce (aeromobili o strutture); sequestro illegale di aeromobili; e incidenti sul aeroporto che copre le considerazioni "durante l'emergenza" e "dopo l'emergenza";

(2) dettagli sui test per le strutture e le apparecchiature aeroportuali da utilizzare in caso di emergenza, quali centro operativo di emergenza, posto di comando mobile, veicoli antincendio e attrezzature, mezzi di comunicazione, forniture mediche di primo soccorso, ecc., incluso la frequenza di questi test;

(3) dettagli delle esercitazioni per testare i piani di emergenza, inclusa la frequenza di tali esercitazioni;

(4) un elenco di organizzazioni, agenzie e autorità, sia all'interno che all'esterno dell'aeroporto, per i ruoli del sito; i loro numeri di telefono e fax, e-mail e indirizzi SITA e la radio frequenze dei loro uffici;

(5) l'istituzione di un comitato di emergenza aeroportuale per organizzare addestramento e altro preparativi per affrontare le emergenze;

(6) la nomina di un comandante sul posto per l'operazione globale di emergenza;

(7) Dettagli delle aree esterne all'aeroporto per le quali l'RFFS dell'aeroporto fornirà una risposta, e la dimensione e la natura della risposta." 6 Novembre 2020

Ispezione del sistema “aeronavigabilità” in Italia, per EASA è OK

Qualificato e conforme anche il ruolo di ENAC! Con il Comunicato Stampa n. 62/2020 del 4 Novembre 2020 ENAC ha segnalato il completamento della relativa procedura.

“Ispezione dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) in ENAC per la verifica del sistema di aeronavigabilità

L’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, informa che il 30 ottobre 2020 si è conclusa, con esito favorevole, l’ispezione dell’EASA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea, per la verifica del livello e dell’uniformità degli standard normativi e procedurali italiani, relativi al sistema di gestione dell’aeronavigabilità.

L’audit, svolto per la prima volta su un’Autorità dell’aviazione civile europea in modalità online a causa della pandemia di Covid-19, è stato focalizzato sui vari aspetti dell’aeronavigabilità, che devono essere armonizzati a livello europeo, tra cui la produzione, la manutenzione, la navigabilità continua, le licenze di manutentore aeronautico e le relative scuole di formazione.

Il risultato dell’ispezione ha evidenziato come il presidio da parte dell’ENAC sull’aeronavigabilità e, pertanto, sulla sicurezza del volo, continui ad assicurare elevati standard di sicurezza, controllo e vigilanza sull’intero sistema del trasporto aereo e sull’industria del settore.” 5 Novembre 2020

Malpensa, tra COVID-19, crisi del traffico aereo e staff, una interrogazione

Taglio dei voli, aerolinee prossime al tracollo, cassa integrazione e altro! La criticità che ha investito il trasporto aereo, la paralisi nei sistemi aeroportuali con ricadute dirette sullo staff aeroportuali costituiscono la premessa per l'interrogazione parlamentare presentata da due senatori, tra cui il Sen. Franco Mirabelli, in relazione ai due scali milanesi.

Oggetto le condizioni dei lavoratori di Airport Handling e, in genere, alle incognite legate al sistema aeroportuale del Belpaese.

 

"Premesso che,

La società Alitalia ha comunicato nei mesi scorsi l’intenzione di volere gestire in proprio tutti i servizi relativi alla partenza ed all’arrivo dei passeggeri, ivi compresi quelli di check-in, imbarco e rampa, nell’ambito dell’aeroporto di Milano-Linate, lasciando alla società Airport Handling SpA la gestione, in tale scalo aeroportuale, del solo servizio di carico e scarico dei bagagli;

la società Airport Handling SpA, controllata al 70% dalla società Dnata e partecipata dal Comune di Milano, ha garantito la prestazione di tutti i suddetti servizi negli scali aeroportuali di Milano-Malpensa e Milano-Linate a partire dal primo settembre 2014, occupando per tali finalità oltre 1600 dipendenti;

la decisione di Alitalia SpA, seppure di natura temporanea secondo quanto dichiarato dalla stessa società, ha immediatamente sollevato forte preoccupazione per le conseguenze occupazionali immediate su centinaia di lavoratori della Airport Handling SpA e per le ricadute su altrettante famiglie che vedrebbero perdere la fonte di sostentamento economico in una fase di criticità connessa alla profonda crisi del settore a seguito della pandemia Covid-19;

secondo quanto sostenuto dai sindacati, la società Airport Handling SpA, in conseguenza alla decisione di Alitalia SpA, sarà costretta a ricorrere alla cassa integrazione per numerosi lavoratori, in aggiunta a quelli che già da marzo 2020 sono in cassa integrazione, a seguito della quale, in assenza di novità sostanziali, si troverà costretta a procedere al licenziamento dei dipendenti in esubero;

i sindacati, oltre a contestare la scelta di Alitalia, hanno recentemente evidenziato che Alitalia Spa è stata costretta ad assicurare i suddetti servizi facendo ricorso all’assunzione di personale precario nonché all’impiego di personale con base a Roma-Fiumicino, in ragione del numero non sufficiente di personale proprio già in servizio nello scalo aeroportuale di Milano-Linate;

la decisione assunta da Alitalia SpA per la gestione in proprio dei servizi relativi alla partenza ed all’arrivo dei passeggeri presso lo scalo di Milano-Linate risulta in netta controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto del continente europeo, dove nessun vettore aereo gestisce in proprio negli scali aeroportuali tali servizi, ed in particolare quelli di terra, che al contrario risultano affidati, non solo per ragioni economiche, a società specializzate.

Tutto ciò premesso,

si chiede di sapere quali iniziative intendano attivare al fine di tutelare i lavoratori di Airport Handling SpA che rischiano il licenziamento in conseguenza alla decisione di Alitalia SpA di gestire in proprio tutti i servizi relativi alla partenza ed all’arrivo dei passeggeri, ivi compresi quelli di check-in, imbarco e rampa, nell’ambito dello scalo aeroportuale di Milano-Linate;

quali iniziative intendano assumere per garantire una maggiore tutela degli interessi di tutti i lavoratori degli aeroporti di Milano-Linate e Malpensa in vista della costituzione e dell’avvio operativo della nuova società Alitalia;

se intendano istituire un apposito tavolo, con la partecipazione dei rappresentanti del Comune di Milano, della Regione Lombardia, di Alitalia SpA, di Airport Handling SpA e dei sindacati, finalizzato a trovare una soluzione condivisa alle problematiche esposte in premessa e per la definizione di un complessivo piano strategico per il rilancio del sistema aeroportuale di Milano". 4 Novembre 2020

 

ENAC, ecco l'elenco dei masterplan pianificati!

Sono, tuttavia, da correlare con gli esiti del COVID-19 ed il prossimo Piano Nazionale Aeroporti-PNA .

Nel Rapporto e Bilancio Sociale 2019 di ENAC, un testo di 163 pagine, sono illustrate numerose tematiche inerenti le prospettive del Trasporto Aereo del Belpaese. Nel capitolo “La pianificazione e la realizzazione degli interventi infrastrutturali” sono elencati in dettaglio i Piani Quadriennali di Intervento alla base dei Contratti di Programma.

Riguardano il periodo 2015/2018 trascorso, quanto il quadriennio successivo 2019/2022.

E' una pianificazione correlata ai Masterplan e alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale-VIA e strategica VAS ed anche con gli scenari da verificare con le criticità associate al periodo COVID-19 e con le stime di recupero e di rilancio del traffico aereo.

La pianificazione e la realizzazione degli interventi infrastrutturali delineati nell'elenco sottostante, probabilmente, dovrà essere verificata anche in rapporto alla nuova formulazione del Piano nazionale Aeroporto e la ridefinizione di bacini di traffico e la serie di scali associati.

L'attuale elenco dei masterplan presentati e riportati dal Rapporto e Bilancio Sociale 2019 di ENAC è il seguente:

Aeroporti con Contratto di Programma in deroga (consuntivo 2018)

• Milano Linate e Malpensa - SEA SpA

• Roma Ciampino e Fiumicino - ADR SpA

• Venezia - SAVE SpA

 

Aeroporti con Contratto di Programma ordinario sottoscritto ai sensi del D.L. 133/2014

• Bergamo - SACBO SpA

• Bologna - Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna SpA

• Cagliari - SOGAER SpA

• Catania - SAC SpA

• Firenze e Pisa - Toscana Aeroporti SpA

• Genova - Aeroporto di Genova SpA

• Lamezia Terme - SACAL SpA

• Napoli - GESAC SpA

• Olbia - GEASAR SpA

• Palermo - GESAP SpA

• Torino - SAGAT SpA

• Trieste - Aeroporto FVG SpA

• Verona - Aeroporto Valerio Catullo di Verona SpA . 3 Novembre 2020

IATA, ACI, COVID-19, Lockdown e la crisi del trasporto aereo

Ma il Coronavirus impone inderogabili misure di test, quarantena e procedure anticontagio. Le prospettive non sono rosee, neppure grigie, gli scenari proposti sono apocalittici, almeno è quanto sostengono International Air Transport Association-IATA , Airport Council International-ACI.

Al momento la ripresa del traffico è stata stimata-rimandata al 2021.

Anche se il traguardo dell'attività del traffico aereo 2019, non potra essere recuperata prima del 2024.

Le aerolinee “dovrebbero tagliare almeno del 40% il costo del lavoro nel 2021 per avere la stessa produttività del 2019”. Se “i governi non interverranno con nuovi aiuti alle compagnie, sono a rischio 1,3 milioni di posti di lavoro”.

Nel corso del 2020, sostiene la IATA il calo del traffico sarà del 66% rispetto allo scorso anno.

"Il quarto trimestre del 2020 sarà estremamente difficile e ci sono poche indicazioni che la prima metà del 2021 sarà significativamente migliore, fintanto che i confini rimarranno chiusi e / o le quarantene di arrivo rimarranno in vigore", lo ha detto il direttore generale della IATA Alexandre de Juniac in un dichiarazione.

A livello internazionale la domanda è in calo di quasi il 90%, le compagnie aeree hanno parcheggiato migliaia di aeromobili per lo più a lungo raggio e hanno spostato le loro operazioni sui voli a corto raggio, ove possibile.

Anche gli aeroporti Belpaese hanno registrato severi riduzioni nel traffico.

Dopo una provvisoria e limitata

ripresa estiva, a settembre erano stati movimentati 5.738.268 passeggeri, ben 69,7% in meno sullo stesso mese del 2019. Dati, sostiene Assaeroporti, che riportano a volumi di traffico di 25 anni fa, nel 1995.

Scenari critici, che nel periodo marzo-settembre 2020, ad esempio, ha perso l'83% dei passeggeri, il 68% dei movimenti aerei e il 33% delle merci".

Ma perché cala il traffico? Paura di volare? E' una scelta, opzione comportamentamentale giustificata da un rischio incombente? Sono forse troppe e/o troppo poche le misure per fronteggiare il rischio “contagio” in aeroporto, on-board e down board?

Intanto numerosi Paesi che hanno imposto 14giorni di quarantena ai passeggeri in arrivo e certificazioni stringenti a quelli in partenza.

Il DCPM del 13 Ottobre ha imposto le seguenti disposizioni:

“Per il settore del trasporto aereo vanno osservate specifiche misure di contenimento per i passeggeri che riguardano sia il corretto utilizzo delle aerostazioni che degli aeromobili. Si richiede, pertanto, l'osservanza delle seguenti misure a carico, rispettivamente, dei gestori, degli operatori aeroportuali, dei vettori e dei passeggeri:

- gestione dell'accesso alle aerostazioni prevedendo, ove possibile, una netta separazione delle porte di entrata e di uscita, in modo da evitare l'incontro di flussi di utenti

- interventi organizzativi e gestionali e di contingentamento degli accessi al fine di favorire la distribuzione del pubblico in tutti gli spazi comuni dell'aeroporto al fine di evitare affollamenti nelle zone antistanti i controlli di sicurezza;

- previsione di percorsi a senso unico all'interno dell'aeroporto e nei percorsi fino ai gate, in modo da mantenere separati i flussi di utenti in entrata e uscita;

- obbligo di distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili, all'interno dei terminal e di tutte le altre facility aeroportuali (es. bus per trasporto passeggeri).

 

E' consentito derogare al distanziamento interpersonale di un metro, a bordo degli aeromobili, nel caso in cui:

-l'aria a bordo sia rinnovata ogni tre minuti, i flussi siano verticali e siano adottati i filtri HEPA, in quanto tali precauzioni consentono una elevatissima purificazione dell'aria, nonché in caso in cui siano adottati specifici protocolli di sicurezza sanitaria, prevedendo in particolare la misurazione della temperatura prima dell'accesso all'aeromobile e vietando la salita a bordo in caso di temperatura superiore a 37,5 °C;

sia garantita la durata massima di utilizzo della mascherina chirurgica non superiore alle quattro ore, prevedendone la sostituzione per periodi superiori;

o siano disciplinate individualmente le salite e le discese dall'aeromobile e la collocazione al posto assegnato al fine di evitare contatti stretti tra i passeggeri nella fase di movimentazione;

o sia acquisita dai viaggiatori, al momento del check-in online o in aeroporto e comunque prima dell'imbarco, specifica autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti stretti con persone affette da patologia COVID-19 negli ultimi due giorni prima dell'insorgenza dei sintomi e fino a 14 giorni dopo l'insorgenza dei medesimi;

o sia assunto l'impegno da parte dei viaggiatori, al fine di definire la tracciabilità dei contatti, di comunicare anche al vettore ed all'Autorità sanitaria territoriale competente l'insorgenza di sintomatologia COVID-19 comparsa entro otto giorni dallo sbarco dall'aeromobile;

- siano limitati al massimo gli spostamenti e i movimenti nell'ambito dello stesso aeromobile. I vettori possono definire con i gestori aeroportuali specifiche procedure che consentano l'imbarco di bagaglio a mano di dimensioni consentite per la collocazione nelle cappelliere, mettendo in atto idonee misure di imbarco e di discesa selettive, in relazione ai posti assegnati a bordo dell'aeromobile, garantendo i dovuti tempi tecnici operativi al fine di evitare assembramenti nell'imbarco e nella discesa e riducendo al minimo le fasi di movimentazione. (ad es. chiamata individuale dei passeggeri al momento dell'imbarco e della discesa, in modo da evitare contatti in

prossimità delle cappelliere);

- gli indumenti personali (giacca, cappotto, maglione ecc..) da collocare nelle cappelliere, dovranno essere custoditi in un apposito contenitore monouso, consegnato dal vettore al momento dell'imbarco, per evitare il contatto tra gli indumenti personali dei viaggiatori nelle stesse cappelliere.

- Nelle operazioni di sbarco e imbarco dei passeggeri va utilizzato, ove possibile, il finger in via prioritaria e in caso di trasporto tramite navetta bus, va evitato l'affollamento, prevedendo una riduzione del 50% della capienza massima prevista per gli automezzi e una durata della corsa comunque inferiore ai 15 minuti, garantendo il più possibile l'areazione naturale del mezzo.

- Vanno assicurate anche tramite segnaletica le procedure organizzative per ridurre i rischi di affollamento e mancato distanziamento nella fase di ritiro bagagli presso i nastri dedicati alla riconsegna.

- Con particolare riferimento ai gestori ed ai vettori nelle aree ad essi riservate, questi ultimi predispongono specifici piani per assicurare il massimo distanziamento delle persone nell'ambito degli spazi interni e delle infrastrutture disponibili. In particolare, nelle aree soggette a formazione di code sarà implementata idonea segnaletica a terra e cartellonistica per invitare i passeggeri a mantenere il distanziamento fisico;

- i passeggeri sull'aeromobile dovranno indossare necessariamente una mascherina chirurgica, che andrà sostituita ogni quattro ore in caso in cui sia ammessa la deroga al distanziamento interpersonale di un metro;

- attività di igienizzazione e sanificazione di terminal ed aeromobili, anche più volte al giorno in base al traffico dell'aerostazione e sugli aeromobili, con specifica attenzione a tutte le superfici che possono essere toccate dai passeggeri in circostanze ordinarie. Tutti i gate di imbarco dovrebbero essere dotati di erogatori di gel disinfettante. Gli impianti di climatizzazione vanno gestiti con procedure e tecniche miranti alla prevenzione della contaminazione batterica e virale;

- introduzione di termo-scanner per i passeggeri sia in arrivo che in partenza, secondo modalità da determinarsi di comune accordo tra gestori e vettori nei grandi hub aeroportuali. In linea di massima, potrebbero comunque prevedersi controlli della temperatura all'ingresso dei filtri di sicurezza o al terminal d'imbarco, per le partenze, ed alla discesa dall'aereo per gli arrivi in tutti gli aeroporti." 30 Ottobre 2020

 

Dopo eliporti, aeroporti tocca agli spazioporti, ENAC presenta il RCES

E' il "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli spazioporti"! Con il Comunicato Stampa n. 56/2020, la Bozza del "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli spazioporti" e la Relazione illustrativa ENAC ha reso disponibile la documentazione indispensabile per analizzare i progetti preliminari per effettuare la nuova frontiera del trasporto aereo, i “voli suborbitali”.

Di seguito sono presentati il Comunicato e la Relazione illustrativa.

 

“Consiglio di Amministrazione dell’ENAC del 21 ottobre approva il Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli spazioporti

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile rende noto che durante l'ultimo Consiglio di Amministrazione, tenutosi il 21 ottobre 2020, è stato approvato il “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli spazioporti”.

“Si tratta di un evento di grande rilevanza – ha commentato il Presidente Nicola Zaccheo – in quanto l’Italia è il primo Paese europeo a dotarsi di un regolamento per realizzare e gestire uno spazioporto sul proprio territorio nazionale. È un passo fondamentale per avviare questo importante e strategico nuovo segmento dell’aviazione civile che consentirà nel prossimo futuro di effettuare voli suborbitali commerciali dal nostro Paese”.

Con l’adozione del Regolamento si potrà, quindi, dare inizio al processo che consentirà di utilizzare lo scalo di Taranto Grottaglie anche come spazioporto nazionale, secondo quanto prescritto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti con decreto n. 250 del 2019, e arricchire l’offerta infrastrutturale nazionale nell'ottica di una strategia di sviluppo dell’intero sistema dell’aviazione.

Il Regolamento rientra nella più ampia regolazione delle attività commerciali suborbitali, che include, tra l’altro, le operazioni di volo e i servizi di navigazione aerea, ed è essenziale per consentire al Paese di realizzare un accesso autonomo allo spazio, in attuazione delle strategie governative in materia di space economy.

La regolazione delle attività commerciali stratosferiche e suborbitali è assolta dall’ENAC sulla base delle proprie competenze e degli orientamenti previsti dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti con il decreto n. 354 del 2017.

Il Regolamento, sviluppato con il contributo dei più importanti soggetti pubblici e privati, ha ricevuto un notevole consenso in fase di consultazione pubblica e contiene molte innovazioni regolamentari, con particolare attenzione alla sicurezza delle operazioni e alla tutela del territorio.

Roma, 23-10-2020

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

REGOLAMENTO PER LA COSTRUZIONE E L’ESERCIZIO DEGLI SPAZIOPORTI

Premessa

Negli ultimi anni, a livello internazionale, si è registrato un crescente interesse per le attività dei voli spaziali. In tale contesto, il Governo italiano ha inteso promuovere lo sviluppo sostenibile del volo commerciale suborbitale e l’acceso autonomo allo spazio, nella considerazione che “spazio e aerospazio sono due settori fondamentali e strategici per l’interesse del Paese”. Con l’Atto di indirizzo MIT n. 354 del 10 luglio 2017, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha designato l'Ente Nazionale Aviazione Civile quale Autorità competente per lo sviluppo del quadro normativo nazionale in materia di trasporto commerciale suborbitale.

Con “volo suborbitale commerciale” si intende una tipologia di trasporto di persone e cose, effettuato mediante uno speciale veicolo in grado di raggiungere quote di volo entro la “fascia suborbitale” (circa 100 km da terra), in grado di utilizzare “piattaforme aeree” per il lancio/decollo e con rientro/atterraggio autonomo.

L’ENAC ha concentrato la sua azione principalmente su due ambiti di interesse, tra loro correlati: l’individuazione del sito aeroportuale presso il quale realizzare il primo spazioporto italiano e lo sviluppo di una regolamentazione che ne disciplini le operazioni. In ragione delle prestazioni che le infrastrutture di volo devono garantire per l’effettuazione di questo tipo di operazioni e per un corretto utilizzo del territorio, evitandone un consumo non necessario, si è assunto il principio fondamentale secondo il quale il sito per la realizzazione del primo spazioporto in Italia dovesse essere individuato tra gli aeroporti aperti al traffico civile commerciale, certificati ai sensi del Regolamento (UE) n. 139/2014.

Attraverso un processo di pianificazione strategica e di selezione dei differenti siti aeroportuali, nonché sulla base di specifici criteri tecnico-operativi individuati dall’ENAC, con l’Atto di indirizzo del MIT n. 250 del 9 maggio 2018 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha eletto l’aeroporto di Taranto Grottaglie quale sito per la realizzazione del primo spazioporto in Italia. Per l'identificazione dei requisiti regolamentari per la realizzazione e l’esercizio di uno spazioporto, l’ENAC si è avvalso di un gruppo di lavoro interdisciplinare, che ha visto coinvolte professionalità provenienti da soggetti istituzionali e dall’industria di settore, cui va il ringraziamento dell’Ente per il contributo di particolare valore fornito nell’elaborazione della bozza di regolamento che si pone oggi in consultazione.

 

Sviluppo dei requisiti regolamentari Il Regolamento è stato elaborato sulla base del lavoro preparatorio svolto dal WG 6 (Spaceports) della Task Force ENAC (Commercial Suborbital Transportation Task Force - CSTTF), che si è avvalsa del pregevole contributo fornito da CNVVF, ENAV e dall’industria di settore, ALTEC, Vitrociset, AdP. Sotto il profilo strettamente tecnico, le conoscenze e l’esperienza acquisita dall’ENAC in tema di safety e security aeroportuale, hanno rappresentato il punto di partenza per analizzare e regolamentare un'attività innovativa come quella dei voli suborbitali. Con il termine “spazioporto” si è inteso indicare un sito comprendente infrastrutture, edifici, installazioni, impianti ed apparati, nell’insieme atti a consentire il lancio/decollo, il rientro/atterraggio e le relative operazioni a terra e in volo di un veicolo suborbitale HOTOL (horizontal take-off and horizontal landing).

 

E’ stato introdotto il concetto di “veicolo suborbitale di riferimento” e di “operazione suborbitale di riferimento”, mutuandoli da quello di “aeromobile critico” a cui fa riferimento la pianificazione e progettazione degli aeroporti. Con “veicolo suborbitale di riferimento” si è inteso indicare il veicolo rappresentativo della tipologia di veicoli suborbitali che possono operare sullo spazioporto in base alle loro caratteristiche tecnico-operative e alle analisi di rischio richieste dal Regolamento.

 

La definizione tecnica del “sistema spazioporto” ha seguito un approccio “analogico” con riferimento al “sistema aeroporto”. Nella considerazione che il certificato di aeroporto, ai sensi del Reg. (UE) n. 139/2014, attesta la rispondenza delle infrastrutture e del sistema di gestione dello scalo aeroportuale ai requisiti regolamentari finalizzati a garantire un adeguato livello di safety, il concetto di “certificazione di aeroporto” è stato esteso anche allo spazioporto. Per la definizione dello spazioporto, sia in termini tecnico-fisici che in termini gestionali-organizzativi ed operativi è stata attuata una preliminare analisi dei quadri regolatori esistenti che disciplinano, da un lato, il trasporto aereo civile commerciale (di matrice europea e nazionale), dall’altro che disciplinano il rilascio delle licenze per la gestione dei siti di lancio (di matrice statunitense). Sono stati individuati i requisiti del “sistema aeroporto” estendibili al ”sistema spazioporto” e i requisiti ulteriori ed aggiuntivi, derivanti dalla specificità dell’attività suborbitale.

 

Nell’ambito della ricognizione normativa è stato considerato anche quanto stabilito nel “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” ENAC per i Piani di rischio, per il rifornimento di carburante e per i servizi di informazione e navigazione. Il Regolamento per lo spazioporto, pertanto, riprende i requisiti regolamentari previsti nel Regolamento (UE) n. 139/2014 e le correlate CS-ADR-DSN e AMC-GM per la safety ma, rispetto alla norma europea, amplia gli ambiti di applicazione, prevedendo requisiti regolamentari relativi alla security, alla prevenzione e protezione incendi e alla tutela del territorio rispetto al rischio derivante dall’esercizio delle attività suborbitali. Il Regolamento Il Regolamento è rivolto al generico veicolo/operatore nell’ottica di garantire flessibilità di applicazione e tiene conto delle reciproche interrelazioni tra attività dello spazioporto ed attività di un aeroporto aperto ai voli civili commerciali, tipicamente cargo e aviazione generale.

 

Il Regolamento definisce le condizioni per il rilascio, il mantenimento e la modifica del certificato di spazioporto ed i relativi obblighi e responsabilità del titolare del certificato, ai fini della sicurezza delle operazioni di trasporto suborbitale commerciale a decollo e atterraggio orizzontali. In estrema sintesi, nel Regolamento:  sono individuate le caratteristiche fisiche e i requisiti tecnici di strutture ed infrastrutture;  è definita la figura del “gestore dello spazioporto” in relazione a quella del “gestore dell’aeroporto”;  è descritto e regolamentato il sistema di gestione dello spazioporto, in relazione a quello dell’aeroporto;  sono specificate le operazioni consentite;  sono individuati i requisiti relativi all’attività di rifornimento di carburante/comburente/propellente del veicolo suborbitale;  sono definiti requisiti inerenti i servizi di informazione e navigazione;  sono individuati i requisiti relativi alla prevenzione e protezione incendi, lotta e soccorso antincendio;  è ripreso il concetto di Piano di rischio, già previsto dal Codice della Navigazione a tutela del territorio che ospita infrastrutture aeronautiche, ampliato con l’introduzione del concetto di “corridoio di volo”;  sono regolamentati gli aspetti di security;  è specificato il procedimento da seguire per la domanda di certificazione.

 

La “Sezione A” del documento riporta una introduzione piuttosto ampia che, nella stesura finale, verrà rivista. La formulazione presentata al momento è volta a fornire chiarimenti ed informazioni di interesse per la comprensione del Regolamento. I requisiti afferenti alla prevenzione e protezione incendi, specificamente trattati nel Capitolo 7 – Prevenzione e gestione dei rischi, recepiscono le indicazioni del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, che ha contribuito attivamente all’elaborazione del testo regolamentare. Per gli aspetti di security, affrontati nel Capitolo 8 – Security, si fa riferimento alle norme, regole e procedure già previste per gli aeroporti, a meno di specifiche ulteriori esigenze degli operatori.

 

Lo sviluppo di alcune tematiche, come quella della sicurezza dei corridoi di volo, riprende considerazioni che sono oggetto del “Regolamento ENAC sulle Operazioni Suborbitali", attualmente in corso di elaborazione. Anche a seguito degli esiti della consultazione, l’ENAC si riserva di valutare la necessità di produrre materiale interpretativo di accompagnamento al Regolamento.

 

Il Vice Direttore Generale Ing. Alessandro Cardi 23 Ottobre 2020

Aeroporti, incidenti aerei e un Piano di Emergenza Esterno da verificare!

Decisivi sono le Mappe di vincolo e il censimento delle edificazioni in deroga! Le procedure da attivare a seguito di un incidente aeronautico ad opera di tutti gli organismi coinvolti a vario titolo nelle attività di protezione civile è stata definita in relazione ai livelli di stato definiti nell’Ordinanza ENAC:

Qualora la fase sia identificata come:

“Stato di allarme”, ovvero una situazione nella quale si ha ragione di dubitare per la sicurezza di un aeromobile e per i suoi partecipanti;

“Stato di emergenza, ovvero una situazione nella quale si ha certezza dello stato di pericolo in cui versa l’aeromobile e per i suoi partecipanti;

“Stato di incidente”, ovvero una situazione nella quale si è verificato un evento dannoso per l’aeromobile e/o per i suoi occupanti;

come definito da Ordinanza Enac, gli interventi che vengono attivati, anche come è stato disposto per la sicurezza degli aeroporti, da un documento emesso dal Consiglio Europeo della Sicurezza dei Trasporti nel 1999.

Il piano di emergenza provinciale, assimilabile al Piano di Emergenza Esterno-PEE rappresenta una procedura da attivare in relazione ad una segnalazione di incidente aereo.

La statistica incidentale, sommariamente (ma sono datti costantemente aggiornati), ricorda come:

• negli scorsi 10 anni l’82% degli incidenti aerei è stato registrato nelle fasi di decollo e atterraggio con circa il 58% di tutte le vittime a bordo e a terra;

• resoconti casistici confermano come gli incidenti aerei con elevato numero di vittime a terra sono registrati ogni anno, diverse volte..

Gli incidenti a terra, entro e fuori al sedime aeroportuale, anche dopo l'involo sono catalogati in cinque categorie prevalenti, in rappresentanza delle fasi operative del decollo (takeoff) e dell'atterraggio:

- take-off overruns, fuoripista nelle fasi del decollo;

- landing overruns, fuoripista nelle fasi di atterraggio;

- take-off crash nelle fasi del decollo, poco dopo aver fatto quota, dopo il decollo;

- landing crash , impatto con il suolo in atterraggio;

- fuoripista laterali veer off, a destra e sinistra della pista (vedi Runway veer-off accidents: Quantitative risk assessment and risk reduction measures).

Al fine di elaborare il Piano di Emergenza Provinciale e il Piano di Emergenza Esterno è indispensabile analizzare e valutare l’area valutata a maggior rischio che la normativa nazionale individua in corrispondenza delle zone di decollo e di atterraggio degli aeromobili anche se è da ritenersi estremamente difficoltoso stimare i possibili punti di caduta di un aeromobile, a causa dell’elevato numero di fattori che intercorrono in

incidenti di questo tipo.

In pratica è indispensabile che le zone di analisi siano suddivise in riquadri per l’attribuzione dei relativi livelli di rischio. In riquadri delle dimensioni di 500x500m.

Di quanti riquadri è composta l'area coinvolta di ogni singolo aeroporto identificato dal Piano Nazionale Aeroporti-PNA: 50, 80, 120?

La difficoltà di identificare In corrispondenza delle zone di decollo e di atterraggio, utili a stimare i possibili punti di crash/impatto con il suolo, anche a causa dell'elevato numero di fattori che inquadrano la localizzazione con il contesto geo-sociale esistente.

L'Art.707 del Codice Della Navigazione a riguardo, in relazione alla redazione del Piano di Rischio ed alla definizione delle Mappe di Vincolo associato al Piano Limitazione Ostacoli, deve censire ed aggiornare il dettaglio degli “sforamenti” naturali e le edificazioni esistenti, quanto i fabbricati e le attività in deroga nelle Zone A, B, C eD.

Occorre identificare, quindi, anche gli “elementi” ritenuti sensibili, quali

° Strutture Scolastiche;

o Cliniche, Case di Cura, Centri Sociali;

o Parrocchie, Centri Religiosi;

o Palestre;

o Industrie Rischio Incidente Rilevante;

o Poli Commerciali;

° Serbatoi e depositi carburante;

o Distaccamento VVF;

o Area Aeroportuale;

o Varchi di Accesso all’area aeroportuale;

o Zona di Tutela;

o Strutture Ospedaliere;

o Municipio;

o Confini Comunali.

o Ferrovia;

o Autostrade;

o Strade Nazionali e Provinciali;

o Snodi viabilistici/ incroci strategici;

o Acquedotto;

o Metanodotto;

o Elettrodotto

o Fiumi;

o Parchi. 20 Ottobre 2020

 

Aeroporti, masterplan e quei depositi di carburante/avio

Sono indispensabili le analisi/scenari “security” e “safety”, anche in sede di VIA E VAS! ll deposito di carburante di qualsivoglia aeroporto avio rappresenta una risorsa strategica per l'operatività di uno scalo. Garantisce il costante rifornimento per le flotte aeree in servizio, a beneficio di tutte le aerolinee in transito su questi aeroporti, per voli nazionali ed internazionali.

Nella maggioranze dei casi la localizzazione dei depositi/serbatoti sono localizzati all'interno dei sedimi aeroportuali, ma dove?

Quale è la posizione ottimale di tali insediamenti, siano essi siti jet-fuel con i

serbatoi parzialmente tumulata in orizzontale, fuori terra e verticali, comunque con strutture sopra il piano campagna.

La loro collocazione, in relazione a “volumetrie” e capienze di 500mila, 1 milione e/o 12 milioni di litri stoccati integralmente e/o parzialmente, costituisce e vincola inevitabili considerazioni di safety e security correlate.

Appare scontato che ognuno di questi depositi disponga del Rapporto di Sicurezza redatto in analogia all'art. 15 del D.Lgs 105/15 Allegato C-4-3 Stima delle conseguenze degli eventi incidentali REV: 0 Pag. 7 di 38 conseguenze in termini di propagazione dei prodotti dell’incendio (specie chimiche, calore sensibile, irraggiamento e particolato).

Il sito web www.nist.gov, con riferimento alle “Technical Reference” e “User’s Guide” documenti consentono di verificare i limiti di applicazione e forniscono notizie sulle validazioni dei scenari di rischio stimati.

La geometria dei serbatoi, degli edifici e dei bacini di contenimento avendo cura di caratterizzare opportunamente del superfici esposte all’azione dell’incendio devono, tuttavia, venire rapportati alla geo-localizzazione dei depositi-serbatori in relazione alla distanza dalla pista di volo, dei parcheggi degli aeromobili ed, infine, del terminal/aerostazione/pontili/satelliti dei passeggeri.

La pianificazione dell'area del sedime e del territorio limitrofo, definisce l’analisi delle conseguenze degli scenari incidentali ipotizzati, tenuto conto della massima estensione delle aree di impatto, in accordo a quanto stabilito dalle “Linee Guida per la Pianificazione delle emergenze industriali” del dipartimento della Protezione Civile ed al DM 09/05/01 “Requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante”.

La presentazione dei nuovi masterplan al 2030/2035, proposti sulla totalità degli aeroporti del Belpaese, probabilmente, tutti gli scali identificati nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA e sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale e Strategico, hanno inquadrato e valutato tali scenari di “rischio allargato”?

Ebbene quali considerazioni “emergenziali” in relazione alla “safety” devono essere valutate in rapporto ai volumi di traffico, al numero dei movimenti aerei e alla casistica incidentale per eventuali fuoripista laterali e prima e dopo la pista? Le curve di isorischio previste dall'Art. 715 del CdN hanno stimato le aggravanti del “deposito” di carburante avio localizzato in prossimità di un terminal/aerostazione/parcheggio aeromobili?

Considerazioni correlate, sono state sicuramente ipotizzate per scenari di “security”! 17 Ottobre 2020

 

COVID 19 e Trasporto Aereo, 13 ottobre, le disposizioni del Governo

L'interrogativo, tuttavia, è il seguente: chi controlla? “Per il settore del trasporto aereo vanno osservate specifiche misure di contenimento per i passeggeri che riguardano sia il corretto utilizzo delle aerostazioni che degli aeromobili. Si richiede, pertanto, l'osservanza delle seguenti misure a carico, rispettivamente, dei gestori, degli operatori aeroportuali, dei vettori e dei passeggeri:

 

- gestione dell'accesso alle aerostazioni prevedendo, ove possibile, una netta separazione delle porte di entrata e di uscita, in modo da evitare l'incontro di flussi di utenti

 

- interventi organizzativi e gestionali e di contingentamento degli accessi al fine di favorire la distribuzione del pubblico in tutti gli spazi comuni dell'aeroporto al fine di evitare affollamenti nelle zone antistanti i controlli di sicurezza;

 

- previsione di percorsi a senso unico all'interno dell'aeroporto e nei percorsi fino ai gate, in modo da mantenere separati i flussi di utenti in entrata e uscita;

 

- obbligo di distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili, all'interno dei terminal e di tutte le altre facility aeroportuali (es. bus per trasporto passeggeri).

 

E' consentito derogare al distanziamento interpersonale di un metro, a bordo degli aeromobili, nel caso in cui:

-l'aria a bordo sia rinnovata ogni tre minuti, i flussi siano verticali e siano adottati i filtri HEPA, in quanto tali precauzioni consentono una elevatissima purificazione dell'aria, nonché in caso in cui siano adottati specifici protocolli di sicurezza sanitaria, prevedendo in particolare la misurazione della temperatura prima dell'accesso all'aeromobile e vietando la salita a bordo in caso di temperatura superiore a 37,5 °C;

sia garantita la durata massima di utilizzo della mascherina chirurgica non superiore alle quattro ore, prevedendone la sostituzione per periodi superiori;

o siano disciplinate individualmente le salite e le discese dall'aeromobile e la collocazione al posto assegnato al fine di evitare contatti stretti tra i passeggeri nella fase di movimentazione;

o sia acquisita dai viaggiatori, al momento del check-in online o in aeroporto e comunque prima dell'imbarco, specifica autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti stretti con persone affette da patologia COVID-19 negli ultimi due giorni prima dell'insorgenza dei sintomi e fino a 14 giorni dopo l'insorgenza dei medesimi;

o sia assunto l'impegno da parte dei viaggiatori, al fine di definire la tracciabilità dei contatti, di comunicare anche al vettore ed all'Autorità sanitaria territoriale competente l'insorgenza di sintomatologia COVID-19 comparsa entro otto giorni dallo sbarco dall'aeromobile;

- siano limitati al massimo gli spostamenti e i movimenti nell'ambito dello stesso aeromobile. I vettori possono definire con i gestori aeroportuali specifiche procedure che consentano l'imbarco di bagaglio a mano di dimensioni consentite per la collocazione nelle cappelliere, mettendo in atto idonee misure di imbarco e di discesa selettive, in relazione ai posti assegnati a bordo dell'aeromobile, garantendo i dovuti tempi tecnici operativi al fine di evitare assembramenti nell'imbarco e nella discesa e riducendo al minimo le fasi di movimentazione. (ad es. chiamata individuale dei passeggeri al momento dell'imbarco e della discesa, in modo da evitare contatti in

prossimità delle cappelliere);

- gli indumenti personali (giacca, cappotto, maglione ecc..) da collocare nelle cappelliere, dovranno essere custoditi in un apposito contenitore monouso, consegnato dal vettore al momento dell'imbarco, per evitare il contatto tra gli indumenti personali dei viaggiatori nelle stesse cappelliere.

- Nelle operazioni di sbarco e imbarco dei passeggeri va utilizzato, ove possibile, il finger in via prioritaria e in caso di trasporto tramite navetta bus, va evitato l'affollamento, prevedendo una riduzione del 50% della capienza massima prevista per gli automezzi e una durata della corsa comunque inferiore ai 15 minuti, garantendo il più possibile l'areazione naturale del mezzo.

- Vanno assicurate anche tramite segnaletica le procedure organizzative per ridurre i rischi di affollamento e mancato distanziamento nella fase di ritiro bagagli presso i nastri dedicati alla riconsegna.

- Con particolare riferimento ai gestori ed ai vettori nelle aree ad essi riservate, questi ultimi predispongono specifici piani per assicurare il massimo distanziamento delle persone nell'ambito degli spazi interni e delle infrastrutture disponibili. In particolare, nelle aree soggette a formazione di code sarà implementata idonea segnaletica a terra e cartellonistica per invitare i passeggeri a mantenere il distanziamento fisico;

- i passeggeri sull'aeromobile dovranno indossare necessariamente una mascherina chirurgica, che andrà sostituita ogni quattro ore in caso in cui sia ammessa la deroga al distanziamento interpersonale di un metro;

- attività di igienizzazione e sanificazione di terminal ed aeromobili, anche più volte al giorno in base al traffico dell'aerostazione e sugli aeromobili, con specifica attenzione a tutte le superfici che possono essere toccate dai passeggeri in circostanze ordinarie. Tutti i gate di imbarco dovrebbero essere dotati di erogatori di gel disinfettante. Gli impianti di climatizzazione vanno gestiti con procedure e tecniche miranti alla prevenzione della contaminazione batterica e virale;

- introduzione di termo-scanner per i passeggeri sia in arrivo che in partenza, secondo modalità da determinarsi di comune accordo tra gestori e vettori nei grandi hub aeroportuali. In linea di massima, potrebbero comunque prevedersi controlli della temperatura all'ingresso dei filtri di sicurezza o al terminal d'imbarco, per le partenze, ed alla discesa dall'aereo per gli arrivi in tutti gli aeroporti.” 15 Ottobre 2020

Aeroporti, COVID19, PNA e la continuità territoriale

Ancora una Interrogazione parlamentare! La crisi del Trasporto Aereo nell'epoca del COVID-19, ha evidenziato l'inadeguatezza del Piano Nazionale Aeroporti-PNA. Il taglio dei voli, l'assenza dei passeggeri ha avuto ricadute nell'operatività degli aeroporti, Le ripercussioni sulle società di gestione e le attività di scalo sono inevitabili.

Anche le richieste sistematiche di cassa integrazione per i dipendenti, supporto finanziario per i gestori e ricadute dirette sui collegamenti con taluni scali aerei, perferici e/o marginali e storicamente con poco traffico. La chiusura temporanea di alcuni scali, il trasloco dei voli su altri ha reso emergenziale l'attività complessiva sulla totalità degli aeroporti elencati nel Piano Nazionale Aeroporti.

Al fine di garantire voli su scali minori sono state identificate “emergenze” decrentando e imponendo collegamenti in regime di continuità territoriale, e non solo sulle isole.

Si allunga l'elenco di questi scali, ai quali si aggiunge l'ipotetico rilancio di alcuni di questi.

Non ultimi il “Gabriele D’Annunzio” di Brescia-Montichiari e Taranto Grottaglie. Su quest'ultimo è stata presentata una interrogazione dall'onorevole Antonio Tasso (Misto)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Per sapere, premesso che:

il decreto del presidente della Repubblica del 17 settembre 2015, n. 201, in applicazione dei criteri fissati dall'articolo 698 del Codice della navigazione, ha individuato l'aeroporto 'Marcello Arlotta' di Taranto-Grottaglie come rientrante fra gli scali civili di 'interesse nazionale' inserendolo, con quelli di Bari e Brindisi, nel bacino di traffico Mediterraneo-Adriatico;

il decreto del 2015 sembrava porre le basi per il definitivo rilancio dello scalo aeroportuale tarantino, ma così non è stato;

una flebile speranza di veder attivati i voli di linea per passeggeri dall'aeroporto 'Marcello Arlotta' ha cominciato ad essere alimentata il 16 maggio del 2019, quando sulla pista dello scalo tarantino sono atterrati da Praga e da Bratislava due distinti voli charter, con a bordo complessivamente 300 persone;

a pochi giorni dall'atterraggio dei voli charter, si è tenuta la Conferenza internazionale 'Grottaglie Spaceport for Europe' per presentare il progetto che ruota attorno ai cosiddetti 'voli suborbitali', voli sicuramente suggestivi, ma riservati ad un costosissimo turismo prossimo venturo che punta diritto a scoprire bellezze terrestri o marine dallo spazio. In quella circostanza è stato sostenuto che per dare vita a questi voli speciali ci sarebbe voluto almeno un altro anno, cioè l'attuale, il 2020;

nel giugno 2020, Aeroporti di Puglia e Delta Aero Taxi hanno siglato un accordo per l'istituzione di una base operativa dell'aviazione generale nell'aeroporto di Taranto-Grottaglie per riequilibrare l'utilizzo delle quattro infrastrutture aeroportuali pugliesi;

il 'Marcello Arlotta' attualmente è teatro di interventi infrastrutturali per circa 21 milioni di Euro. Si tratta di risorse finalizzate a potenziare la capacità aeroportuale di uno scalo che, allo stato, può tranquillamente garantire voli per il traffico-passeggeri;

vista la grande considerazione che si nutre verso l'aeroporto di Taranto-Grottaglie, tenuto in debito conto che è pur sempre uno scalo di 'interesse nazionale' e preso atto dei progetti che la stessa Regione Puglia ed il gestore aeroportuale unico degli scali pugliesi hanno illustrato per un futuro che sembra ancora troppo lontano, non si può non evidenziare la disparità di trattamento rispetto agli aeroporti di Bari e Brindisi–:

quali siano i motivi che ad oggi impediscono di attivare presso l'aeroporto 'Marcello Arlotta' di Taranto-Grottaglie i voli per il traffico-passeggeri pur essendo riconosciuta allo stesso la continuità territoriale". 7 Ottobre 2020

Mappe di vincolo, 1° promemoria per Comitati, Sindaci e cittadini

E' indispensabile una verifica costante e dettagliata! Le mappe di vincolo costituiscono uno strumento essenziale nell'ambito:

 

- del controllo dello sviluppo del territorio e dell'utilizzo del suolo

 

- dell'individuazione dei pericoli indotti o correlati alle attività antropiche nei dintorni aeroportuali.

 

L'individuazione e redazione delle “mappe di vincolo e di limitazione ostacoli” relative al territorio che include il sedime di un aeroporto viene espressa al comma 1 dell’art. 707 del Codice della Navigazione (revisione della parte aeronautica effettuata con Decreto Legislativo n. 151 del 15.03.06) che, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, prevede di definire le aree limitrofe agli aeroporti da sottoporre a vincolo per quanto riguarda ostacoli ed altri potenziali pericoli per la navigazione aerea stessa.

La nota ENAC n. 34982/AOC/DIRGEN del 31.05.07 ha evidenziato che la redazione delle mappe deve essere effettuata dai Gestori aeroportuali e ha fornito alcune ”linee guida” finalizzate ad uniformare gli elaborati prodotti per i vari scali presenti sul territorio nazionale e a permetterne la successiva gestione informatica. Tali “linee guida” sono successivamente state aggiornate e integrate con la nota ENAC n. 22164/DIRGEN/CAP del 30.03.10.

 

Un potenziale pericolo per la “navigazione” potrebbe, ad esempio essere rappresentato dai seguenti riscontri:

 

-nuovi ostacoli e/o pericoli temporanei o permanenti che forino le superfici ostacolo definito dalle mappe di vincolo ed eventuali relative gru per cantieri;

 

-ostacoli arborei;

 

-utilizzo di luci pericolose, che possono determinare disorientamento o fuorvianti;

 

-abbagliamento causato da ampie superfici altamente riflettenti (pannelli fotovoltaici con superfici a 500 mq

 

-eventuali attività che possano risultare attrattiva per la fauna;

 

Gli Enti Locali competenti (Comuni e Provincie) devono adeguare i propri strumenti di pianificazione e governo del territorio alle prescrizioni approvate da ENAC nelle Mappe di Vincolo. La materia, come è noto, è definita dal Regolamento U.E. 139/2014, con una precisa finalità, attivare ogni intervento atto a garantire la sicurezza della Navigazione Aerea. 5 Ottobre 2020

Aeroporto Malpensa, stop dei voli Alitalia e una interrogazione

In attesa del rilancio del vettore, delle nuove policy e del post-COVID-19! E' stato un lungo addio, iniziato con il de-hubbing che ha riportato il long-range integrato nel sistema hub&spoke a Fiumicino, per completarsi con la giornata del 1 Ottobre 2020, nella quale Alitalia abbandona lo scalo del varesotto. La dinamica della diversificazione delle policy di “rete” della ex-compagnia di bandiera, quella del 2009, al 2014, al 2017 si completa in questo periodo, tra perdite consolidate, crisi COVID-19 ed una vaga ipotesi di rilancio del vettore.

Quale prospettiva e quale futuro per un assetto aziendale che deve ancora essere formulato da un management ancora non identificato? In attesa di altri scenari si colloca la seguente interrogazione parlamentare. E' stat presentata dall'onorevole Giorgio Mulè (FI).

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al ministro dell'Economia e delle finanze, al ministro dello Sviluppo economico.

Per sapere, premesso che:

diverse fonti di stampa hanno riportato la notizia che il vettore aereo Alitalia dal prossimo 1° ottobre 2020 abbandonerà l'aeroporto di Malpensa;

al momento, come riferiscono gli organi di stampa, la fonte della notizia, che ancora non è stata confermata, è individuata in non meglio precisati 'ambienti aeroportuali';

se l'abbandono di Malpensa da parte di Alitalia dovesse essere vero sarebbe estremamente grave per diversi motivi;

verrebbe completamente abbandonato un aeroporto che, nel 1998, aveva realizzato un apposito terminal che avrebbe dovuto fungere da base per i voli internazionali della compagnia di bandiera;

tale scelta, che formalmente non può essere adottata che dall'attuale amministrazione straordinaria, può influire in maniera rilevante sulle future strategie della compagnia aerea che, come previsto dalla legge, seppure con tutte le incertezze e le inefficienze che il Governo sta mostrando nella fase attuativa, sarà oggetto di acquisizione da parte di una Newco completamente pubblica–:

se la notizia corrisponda al vero ed, in caso affermativo, quali siano le motivazioni dell'abbandono di Malpensa da parte di Alitalia, e se tale decisione sia stata concordata, o almeno se sia stata comunicata, da parte dell'amministratore straordinario al presidente ed all'amministratore delegato incaricati della costituenda Newco pubblica ed al Governo". 1 Ottobre 2020

Aeroporto di Parma, la Procura chiede il rinvio a giudizio di un Assessore

Oggetto: Dal Piano di Rischio, l'edificazione “The Mall” ed un Masterplan! Dopo l'esposto che Lega Ambiente aveva presentato due anni fa, dopo il blocco dei lavori conseguente alle note di ENAC sulle “interferenze con zone di tuteal aeroporto giuseppe Verdi”, stavolta, dopo l'indagine, condotta dai pm Francesca Arienti e Paola Dal Monte, è stato chiesto il rinvio a giudizio per l'assessore ai Lavori pubblici Michele Alinovi di Parma. Coinvolti anche il dirigente comunale del Settore pianificazione territoriale Dante Bertolini e il suo predecessore Tiziano Di Bernardo.

Come è ben noto, l'inchiesta ha riguardato (le delibere?) i permessi di costruzione del centro commerciale rilasciati dal Comune di Parma alla società Sviluppi immobiliari parmensi (Impresa Pizzarotti). Delibere concesse nell’ottobre 2017 e nel gennaio 2018, che “potrebbero essere” non congrue al regolamento Enac che disciplina le costruzioni nei pressi degli scali aeroportuali.

Ma sono questioni e tematiche che Aerohabitat ha trattato e descritto spesso.

In relazioni a quasivoglia infrastruttura aeroportuale e dell'aeroporto di Parma in particolare.

Nell'elenco seguente, dal più recente a quello iniziale del 2016, proponiamo agli eventuali lettori il “caso Parma-Aeroporto G. Verdi”, una anomalia che, sembrerebbe, anche in relazione al Masterplan con l'allungamento della pista, risultare ancora irrisolta.

Dal sito www.aerohabitat.org e da www.aerohabitat.eu (news da Altri scali).

 

Aeroporto Parma, una breve storia, al momento, incompiuta e spesso poco chiara…

Giovedì 20 Febbraio 2020

Aeroporto Parma, voli, pista allungata e scalo chiuso

Sabato 09 Novembre 2019

Aeroporto Parma, cosa prevale, “The Mall” o l'allungamento di pista?

Giovedì 30 Maggio 2019

Aeroporto Parma, tra masterplan, Urban District e Rischio Terzi

Martedì 16 Aprile 2019

Aeroporto di Parma: in attesa del “Piano di Governo del Territorio”

Lunedì 11 Febbraio 2019

Aeroporto di Parma tra il "The Mall", il nuovo piano di rischio e il risk assessmen

Domenica 23 Dicembre 2018

Aeroporto Parma e quel Centro Commerciale, infine è out

Venerdì 19 Ottobre 2018

Aeroporto Parma, ecco il testo interrogazione M5S su “The Mall”

Giovedì 09 Agosto 2018

Aeroporto Parma, interrogazione M5S sul The Wall: ma non solo

Mercoledì 08 Agosto 2018

“The Mall” e Aeroporto a Parma, sul blocco dei lavori: ecco la lettera di ENAC

Giovedì 12 Luglio 2018

Aeroporto di Parma: la Giunta ha deciso, adeguare l'Art. 707 del CdN (in attesa del 715?)

Giovedì 21 Giugno 2018

Aeroporto Parma: The Mall e una interrogazione sulla compatibilità

Martedì 15 Maggio 2018

Aeroporto Parma, altro scalo minore e/o marginale sulla Via Emilia

Martedì 03 Aprile 2018

Aeroporto Parma e una pista cargo da 3/4000 metri

Lunedì 10 Aprile 2017

Aeroporto Parma, interrogativi e perplessità sul rilancio

Giovedì 27 Ottobre 2016 - 30 Settembre 2020

Traffico aereo e COVID19, taglio dei voli e licenziamenti

Il recupero operativo del 2019 è stimato al 2024! La secca riduzione dei volumi di traffico mondiale ed Europeo, la crisi dell’aviazione civile in genere, con ripercussioni dirette sulle aerolinee quanto sugli aeroporti è inevitabile. Verificata nella prima fase del Lockdown, e prosegue nell'attesa di una, possibile, ulteriore fase di criticità estreme.

Aerolinee ed aeroporti hanno registratto perdite ben superiori al 50%, nel numero dei voli, nei passeggeri trasportati. . L'effetto COVID-19 ha allontanato i passeggeri dai voli e gestori aeroportuali ed i manager delle aerolinee hanno pianificato una secca riduzione del personale di volo e di terra. Cassa integrazione e taglio negli stipenti rivelano uno stato di crisi, al momento senza sbocco.

Il riscontro di agosto del traffico aereo internazionale è crollato del 92% sullo stesso mese 2019.

Dai 10 milioni di passeggeri al giorno nell'era pre virus al milione del 2020.

La stima IATA della perdita di oltre 7 milioni di posti di lavoro nell'aviazione civile è reale?

Le voragine nei bilanci delle aerolinee e dei gestori aeroportuali riflettono numeri che l'esteso supporto e finanziamenti con pur ingenti aiuti pubblici non risolvono alcunchè.

Quali scenari prospettare in attesa di quel vaccino in grado di risolvere alla radice il rischio contagi?

In Europa le principali compagnie europee come Air France, la tedesca Lufthansa e British Airways rivelano la riduzione di decine di migliaia di posti di lavoro. Una situazione analoga per le low cost EasyJet e Ryanair. Lufthansa taglierebbe 22.000 posti di lavoro, British Airways annuncia 12.000 tagli, Air Canada 19.000, Air France parla di 10.000 esuberi. EasyJet prevede di licenziare 4.500 persone, Ryanair circa 3.300. 29 Settembre 2020

Aeroporti, masterplan, VIA, VAS e quelle “osservazioni” mancanti

Concernono l'RCEA e il Regolamento (UE) 139/2014! Nuovi masterplan aeroportuali e nuove proposte da sottoporre alla procedura di VIA, VAS e VIS vengono presentati in quasi tutti gli scali del Piano Nazionale Aeroporti-PNA.

In parallelo e inevitabilmente le ammistrazioni locali (Comuni e Provincie) e raggruppamenti di cittadini identificabili nei tantissimi Comitati a tutela di comunità di cittadini, di parchi regionali e nazionali, di zone boschive ed a difesa di realtà storiche esistenti presentano le doverose “osservazioni”. L'ampliamento delle attività aeroportuali, l'estensione dei sedimi di scalo, l'insediamento di attività extra scalo come aree per il Cargo, City Aiport e parcheggi attigui, sono l'oggetto delle “osservazioni” che dovranno essere analizzati e valutati dalla Commissione di VIA-VAS-VIS. L'incremento dei movimenti aerei a 10-15-20 anni identificano una realtà operativa di costante e progressiva cresciat del traffico aereo.

Ma come qualificare la tipologia media delle “osservazioni” presentate?

La quasi totalità rimanda alle ricadute ambientali (acustico ed atmosferico in prevalenza), alla qualità della vita e alla salute. Questioni fondamentali quanto indiscutibili, ma, tuttavia sono modalità di “osservazioni” che, pur rappresentando comunemente la totalità generica degli impatti, mantengono sullo sfondo le verifiche “infrastrutturali” relative all'ottemperanza agli standards del Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti – RCEA ad alla acquisizione degli standards previsti del Regolamento (UE) n. 139/2014. 26 Settembre 2020

Procedure COVID 19 e violazioni, ENAC incontra Ryanair

Dopo aver inizialmente scritto alla Ryanair per supposte violazioni alle linee guida alle norma sanitarie in periodo COVID-19, ENAC nforma come nella giornata di domani 16 Settembre, incontrerà l'aerolinea irlandese per verificare l'adozione delle procedure anti-Covid-19, disposte dal Governo italiano a protezione della salute dei passeggeri.

Dopo il richiamo del mese di Agosto, persistendo segnalazioni in tal senso e/o sulla loro eventuale incompleta osservanza, al fine di limitare e contenere il rischio contagio derivante dal coronavirus a bordo degli aerei in partenza ed in arrivo negli aeroporti nazionali. La materia d'analizzare e varia, riguarda l’autodichiarazione, l'assembramento dei passeggeri in partenza ed arrivo in aerostazione dal check-in al check-out, realtà che sarebbero state documentate con foto e video.

L'ENAC illustrerà, comunque, la proroga delle misure di contenimento COVID-19, avvenuta con il DPCM del 7 settembre 2020. Le disposizioni del decreto si applicano dalla data dell’8 settembre 2020 e sono efficaci fino alla data del 7 ottobre 2020.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 7 settembre 2020 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante «Disciplina dell'attivita' di governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri»;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19», successivamente abrogato dal decreto-legge n. 19 del 2020 ad eccezione dell'art. 3, comma 6-bis, e dell'art. 4;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19» e in particolare gli articoli 1 e 2, comma 1;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19»;

Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020» e, in particolare, l'art. 1, comma 5;

Visto il decreto del Ministro dell'istruzione del 26 giugno 2020 recante «Adozione del documento per la pianificazione delle attivita' scolastiche, educative e formative in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione per l'anno scolastico 2020/2021»;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n. 198 dell'8 agosto 2020;

Vista l'ordinanza del Ministro della salute 12 agosto 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 13 agosto 2020;

Vista l'ordinanza del Ministro della salute 16 agosto 2020, recante «Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19» pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 204 del 17 agosto 2020;

Viste le delibere del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 e del 29 luglio 2020, con le quali, rispettivamente, e' stato dichiarato e prorogato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista la dichiarazione dell'Organizzazione mondiale della sanita' dell'11 marzo 2020 con la quale l'epidemia da COVID-19 e' stata valutata come «pandemia» in considerazione dei livelli di diffusivita' e gravita' raggiunti a livello globale;

Considerati l'evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sul territorio nazionale;

Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l'interessamento di piu' ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformita' nell'attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea;

Viste le indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell'infanzia, sulle quali la Conferenza unificata ha espresso parere nella seduta del 28 agosto 2020;

Viste le linee guida per l'informazione agli utenti e le modalita' organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico e le linee guida per il trasporto scolastico dedicato, sulle quali la Conferenza unificata ha espresso parere nella seduta del 31 agosto 2020;

Vista la nota congiunta pervenuta in data 2 settembre 2020, della Conferenza delle regioni e delle province autonome, dell'Associazione nazionale comuni italiani e dell'Unione province d'Italia, nella quale, con riferimento alle citate linee guida per l'informazione agli utenti e le modalita' organizzative per il contenimento della diffusione del COVID-19 in materia di trasporto pubblico, si chiede di inserire il settore trasporto funicolare nel capitolo relativo al settore trasporto pubblico locale automobilistico, metropolitano, tranviario, costiero e ferroviario di interesse delle regioni e delle P.A.;

Visti i verbali 100, 101, 102, 103 e 104 di cui rispettivamente alle sedute del 10 agosto 2020, 19 agosto 2020, 26 agosto 2020, 28 agosto 2020, 31 agosto 2020 del Comitato tecnico-scientifico di cui all'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630;

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze, nonche' i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'istruzione, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'universita' e della ricerca, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attivita' culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, per le politiche giovanili e lo sport, per gli affari regionali e le autonomie, per le pari opportunita' e la famiglia, nonche' sentito il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome;

 

Decreta:

 

Art. 1

 

Misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale

 

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sull'intero territorio nazionale, le misure di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020 sono prorogate sino al 7 ottobre 2020, salvo quanto previsto dal comma 4.

2. Sono altresi' confermate e restano efficaci, sino al 7 ottobre 2020, le disposizioni contenute nelle ordinanze del Ministro della salute 12 agosto 2020 e 16 agosto 2020, salvo quanto previsto dal comma 3.

3. L'art. 1, commi 1 e 2, dell'ordinanza del Ministro della salute 12 agosto 2020 non si applica nei casi previsti dall'art. 6, commi 6 e 7, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020.

4. Al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all'art. 1, comma 6, lettera r), il primo periodo, e' sostituito dal seguente: «r) ferma restando la ripresa delle attivita' dei servizi educativi e dell'attivita' didattica delle scuole di ogni ordine e grado secondo i rispettivi calendari, le istituzioni scolastiche continuano a predisporre ogni misura utile

all'avvio nonche' al regolare svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021, anche sulla base delle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-COV-2, elaborate dall'Istituto Superiore di Sanita' di cui all'allegato 21»; al secondo periodo le parole «sono consentiti» sono sostituite dalle seguenti «sono altresi' consentiti»; al terzo periodo la parola «altresi'» e' sostituita dalla seguente «parimenti»;

b) all'art. 1, comma 6, la lettera s) e' sostituita dalla seguente: «s) nelle Universita' le attivita' didattiche e curriculari sono svolte nel rispetto delle linee guida del Ministero dell'universita' e della ricerca, di cui all'allegato 18, nonche' sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e

sospetti di COVID-19, di cui all'allegato 22. Le linee guida ed il protocollo di cui al precedente periodo si applicano, in quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica»;

c) all'art. 4, comma 1, dopo la lettera i), e' aggiunta la seguente: «i-bis) ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio/abitazione/residenza di una persona di cui alle lettere f) e h), anche non convivente, con la quale vi sia una comprovata e stabile relazione affettiva»;

d) all'art. 6, comma 6, dopo la lettera d), e' aggiunta la seguente: «d-bis) agli ingressi per ragioni non differibili, inclusa la partecipazione a manifestazioni sportive e fieristiche di livello internazionale, previa autorizzazione del Ministero della salute e con obbligo di presentare al vettore all'atto dell'imbarco, e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli, l'attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all'ingresso nel territorio nazionale, un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo.»;

e) all'art. 6, comma 7, alla lettera g), dopo le parole «personale militare» sono inserite le seguenti «e personale della polizia di Stato»;

f) l'allegato 15 (Linee guida per l'informazione agli utenti e le modalita' organizzative per il contenimento della diffusione de l COVID-19 in materia di trasporto pubblico) e' sostituito dall'allegato 15 di cui all'allegato A al presente decreto;

g) l'allegato 16 (Linee guida per il trasporto scolastico dedicato) e' sostituito dall'allegato 16 di cui all'allegato B al presente decreto;

h) l'allegato 20 (Spostamenti da e per l'estero) e' sostituito dall'allegato 20 di cui all'allegato C al presente decreto;

i) dopo l'allegato 20 e' aggiunto l'allegato 21 di cui all'allegato D al presente decreto;

l) dopo l'allegato 21 e' aggiunto l'allegato 22 di cui all'allegato E al presente decreto. 15 Settembre 2020

Aeroporti, low cost e le incentivazione ai voli nell'era COVID-19

Tra il Piano aeroporti e linee guida vettori aerei: ma chi ha controllato? Il boom dei voli low cost da una “infinità” di aeroporti minori e maggiori della Penisola ha avuto una spinta fondamentale dalla delibera del Consiglio dei Ministri di martedì 30 settembre 2014.

Su proposta dell'allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, a seguito dell'adozione del del Piano Nazionale degli aeroporti. Il Ministro ha, poi, presentato la documentazione nel corso di una conferenza stampa. Sempre, il Ministro Lupi ha emanato in data 2 ottobre 2014 le “Linee guida inerenti le incentivazioni per l’avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori ai sensi dell’art. 13, commi 14 e 15 del decreto legge 23 dicembre 2013, n.145 come modificato dalla legge di conversione 21 febbraio 2014, n.9”.

Da quasi sei anni quanti sono stati i “bandi per l’incentivazione delle rotte per gli scali aerei italiani?

Il successo delle low cost nel Belpaese, con un traffico prevalente rispetto ad Alitalia ed altri vettori è stato determinato da quelle “Linee guida inerenti le incentivazioni per l’avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori”. Probabilmente anche la stessa crisi Alitalia e altri vettori nazionali sono una diretta conseguenza di tali “policy”.

Talvolta, quando un primo bando andava deserto, ovvero nessuna compagnia aerea aveva partecipato, era stata riproposta la ripubblicazione dell'avviso con maggiori finanziamneti per la concessione di contributi pubblici per l’attivazione di nuove rotte nazionali ed internazionali. Anche con la regolamentazione UE “Orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree”. Anche con un taglio – aggiuntivo - del 50% dei diritti aeroportuali in relazione a una rotta per un periodo massimo di 3 anni.

Aeroporti periferici avevano proposto di incentivare poche rotte e frequenze con finanziamenti al bando di 1,6 milioni di euro/1,9 milioni di euro. Talvolta, in alcuni di questi accordi si poteva leggere” eventuali accordi di incentivazione conclusi con i vettori aerei che prevedono l’erogazione degli incentivi alle condizioni sopra descritte avranno carattere di riservatezza, salvo il rispetto degli adempimenti di trasparenza imposti dalla normativa e regolamentazione di settore”.

In almeno uno di questi si poteva leggere “la durata degli accordi di partnership ed incentivazione potrà variare da un minimo di 2 anni ad un massimo di 6 anni, in base alla valutazione strategica dell’operazione, prorogabili per un tempo definito per destinazioni ritenute particolarmente strategiche” - “nel rispetto dei parametri di trasparenza e non discriminazione, si riserva inoltre la possibilità di valutare ed erogare ulteriori forme di incentivazione e/o comarketing a favore dei vettori impegnati ad investire”.

Dopo sei anni di “incentivazione” ai voli, nell'epoca del COVID-19, della crisi del traffico aereo e di fronte al taglio dei voli, alla chiusura della basi di talune low cost, quale politica dovrà essere prospettata? 12 Settembre 2020

 

Aeroporti e incidenti/crash in/out del sedime

Il rischio è calcolato e rappresentato dalle curve di isorischio attuali e future! Come si chiamano “aeronauticamente” i fuoripista, ovvero incidenti identificabili come veer-off, overshoot, takeoff overrun, che potrebbero determinare crash con edifici posti all'interno ed all'esterno del sedime aeroportuali è solo un primo passo per analizzare questo genere di risk assesment.

In Italia ENAC con l’articolo 715 del Codiced della Navigazione ha disposto la Valutazione di rischio delle attività aeronautiche.

Con il documento “POLICY DI ATTUAZIONE DELL’ART. 715 DEL CODICE DELLA NAVIGAZIONE DEFINIZIONE DELLA METODOLOGIA E DELLA POLICY DI ATTUAZIONE DEL RISK ASSESSMENT” ha illustrato la materia:

“Al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche per le comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio. Nell’esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio, i comuni interessati tengono conto della valutazione di cui al primo comma

” A livello internazionale il riferimento normativo dell’ICAO sul presente tema è costituito dal documento “Airport Planning Manual - Doc 9184/part 2” che al paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports” tratta l’argomento sopra descritto, citando tra l’altro come esempio il modello olandese sviluppato per l’Aeroporto di Amsterdam Schipol”.

Ma quali sono gli elementi/edifici sensibili all'interno ed all'esterno del sedime?

Presentiamo un elenco degli elementi ritenuti sensibili presenti all’interno ed a confine:

-Aerostazioni-terminal;

-Parcheggi aeromobili;

-Deposito carburante avio;

-Strutture Scolastiche;

-Alberghi;

-City Airport;

-Autostrade e sistemi viari;

-Cliniche, Case di Cura, Centri Sociali;

-Parrocchie, Centri Religiosi;

-Palestre;-

-Industrie Rischio Incidente Rilevante;

-Poli Centri Commerciali;

-Distaccamento VVF;

-altre Aree Aeroportuali;

-Varchi di Accesso all’area aeroportuale;

-Zona di Tutela;

-Strutture Ospedaliere;

-Municipio;

-Confini Comunali.

Al fine di analizzare e verificare il livello di rischio associato al posizionamento di queste “strutture-elementi-edifici sono utilizzati modelli matematici, solitamente composti dai tre sottomodelli:

modello probabilistico degli incidenti,

modello di localizzazione degli incidenti,

modello per le conseguenze degli incidenti.

 

Il rischio “incidenti”, compatibile con ogni singola infrastruttura aeroportuale è calcolato e rappresentato dalle curve di isorischio attuali e future!

Nel Belpaese tali mappe di rischio sono adottate negli aeroporti con più di 50mila/voli anno. 4 Settembre 2020

Aeroporti e pandemie, tra COVID-19, ENAC/CCM

La Circolare ENAC Apt 27 del 12/11/2007 e il CCM del 2008. Se i media quotidiani riferiscono del volo da Zante a Cardiff con sette contagiati, quello da Heraklion a Londra con altri otto, passeggeri positivi al Covid-19 e le misure aeroportuali prima dell'imbarco e allo sbarco, tra sieri e test e tamponi applicati con modalità caotiche, ogni aerolinea e scalo sembra “inventarsi” una misura diversa, in Italia ENAC e CCM hanno adottato da oltre 10anni misure specifiche.

La Circolare ENAC Apt 27 del 12/11/2007, un documento di 11 pagine con Oggetto: Piano aeroportuale in caso di pandemie influenzali e il CCM-Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute con un documento di 77 pagine “Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale Centro nazionale” per la hanno illustrato a dovere le misure e procedure da adottare.

Il Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale e la Circolare ENAC sono state adottate e/o le iniziative sono ancora in ordine sparso?

In assenza di misure coordinate, rigorose e stringenti, sembrerebbe che il piano pandemico sia stato ignorato, ed il virus entrato in Italia ha circolato e, forse, continua a viaggiare sui voli civili commerciali?

Il “Piano aeroportuale in caso di pandemie influenzali” della circolare ENAC, in premessa, nella nota introduttiva in relazione alla “la pandemia influenzale”, ricorda:

“L’influenza è ben conosciuta da secoli, ma solo nel secolo scorso i virus sono stati identificati e si è rilevato che infettano sia gli uomini sia un’ampia fascia di uccelli e mammiferi. I virus influenzali umani sono raggruppati in tre tipi: A, B e C, l’ultimo dei quali di scarsa importanza per gli uomini. I virus influenzali di tipo A sono quelli maggiormente diffusi, essi sono causa di malattie più gravi, causano la maggior parte delle epidemie stagionali e sono l’unico tipo che abbia generato pandemie.

La base della ricorrente diffusione delle influenze è da cercarsi nella tendenza di tutti i virus a “variare”, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che consentono loro di aggirare le barriere immunitarie presenti nella popolazione che ha contratto l’infezione negli anni precedenti.

La comparsa di un nuovo ceppo virale non è sufficiente a causare una pandemia, occorre, infatti, anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.

Le pandemie si verificano a intervalli di tempo imprevedibili e negli ultimi 100 anni si sono verificate nel 1918 (Spagnola), nel 1957 (Asiatica) e nel 1968 (Hong Kong). La più grave, nel 1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti. Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area dell’estremo oriente ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale.

Dal 2005, inoltre, focolai di influenza aviaria sono stati documentati anche in Europa e nel 2006 vi sono stati in Turchia casi di trasmissione all’uomo”. 3 Settembre 2020

 

Aeroporto Trapani, altra interrogazione su co-marketing e low cost

Tra gare di appalto, sostegno ai voli e la rinuncia! Tra esposti, decreti, flussi turistici e sospensione dei voli dallo scalo siciliano, una vicenda che accomuna tanti aeroporti, ancora una interrogazione, stavolta è stata presentata dal senatore Vincenzo Santangelo (M5S).

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

la gestione dell'aeroporto militare aperto al traffico civile 'Vincenzo Florio' di Trapani-Birgi risulta affidata con decreto interministeriale n. 507 del 2012 alla società Airgest SpA, ai sensi dell'articolo 7 del decreto del ministro dei Trasporti e della navigazione n. 521 del 1997;

lo scalo di Trapani dal 2007 al 2013 ha emesso il pagamento della somma di 20 milioni di Euro alla Airport Marketing Service Limited (Ams) di Dublino, una società controllata del vettore aereo low-cost Ryanair e successivamente, dal 2014 al 2017, a seguito della sottoscrizione di contratti di co-marketing con la società di gestione aeroportuale Airgest e con i Comuni della provincia di Trapani e la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Trapani ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale della Sicilia n. 10 del 1991, per circa 2.225.000 Euro; l'accordo è finalizzato allo sviluppo turistico del territorio, in particolare mediante l'incremento dei flussi turistici in entrata attraverso l'aeroporto e diretto a definire i ruoli e gli impegni giuridici dei soggetti pubblici firmatari in ordine ad un'azione di co-marketing da attuare mediante la stipula di un contratto con la società Ams con sede legale in Irlanda, società esclusivista attraverso il sito di Ryanair, principale compagnia che operava rotte con lo scalo trapanese;

il vettore aereo agli inizi del 2018 lasciava definitivamente la base di Trapani generando un evidente calo del flusso dei passeggeri in transito;

la società Ryanair, come riportato dalla testata giornalistica on-line 'TrapaniSì' del 20 agosto 2020, ha sollecitato il saldo delle quote spettanti da alcune amministrazioni comunali riguardanti il vecchio contratto di co-marketing per il periodo 2014-2017 pari a circa 200.000 Euro. Somma che, a detta dell'attuale presidente della società di gestione Airgest, sembrerebbe pregiudicare il futuro prosieguo delle tratte programmate o da avviare sullo scalo trapanese;

lo stesso presidente di Airgest nel corso dell'intervista radiofonica alla medesima testata 'TrapaniSì' del 27 agosto ha affermato di mediare tra sindaci e Ryanair per il recupero delle somme ancora dovute oggetto del contratto di co-marketing;

considerato che:

la vicenda è stata oggetto di diverse interrogazioni parlamentari, nonché di interrogazioni presentate presso l'Assemblea regionale siciliana dai parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle, visto che ad oggi la Regione rappresenta per il 99 per cento la proprietaria della società Airgest;

il 1° marzo 2018 è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo e alla Procura della Corte dei conti, con cui si chiedeva alla magistratura l'accertamento delle responsabilità, anche penali, sulla vicenda che ha visto Airgest SpA piombare in una profonda crisi dopo la drastica riduzione dei voli Ryanair e soprattutto la verifica di alcuni aspetti legati ai bilanci e alla conduzione tecnico-amministrativa della società, anche in ragione alle operazioni di co-marketing eseguite nei confronti della società irlandese;

lo scorso 17 luglio si è tenuta l'udienza davanti al giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Trapani, competente a decidere sull'eventuale rinvio a giudizio dei soggetti a vario titolo coinvolti nell'inchiesta sugli accordi di co-marketing stipulati a beneficio dell'aeroporto di Birgi. Il sostituto procuratore in quella sede ha chiesto il rinvio a giudizio dei soggetti indagati per falso in bilancio e peculato, per i fatti contestati che vanno dal 2010 al 2016;

il Giudice per l'udienza preliminare ha quindi dichiarato parzialmente prescritte alcune delle accuse, riconoscendo però la legittimità delle accuse di peculato che ha comportato il rinvio a giudizio degli indagati, tra i quali l'attuale presidente Salvatore Ombra. Il processo avrà inizio il prossimo 16 febbraio davanti al Tribunale di Trapani;

considerato inoltre che:

lo scorso 18 febbraio la pagina web 'Ttg Italia' riportava la notizia dal titolo 'Ryanair sotto indagine Ue per gli accordi di co-marketing' dove si affermava: 'Secondo quanto spiegato dall'Ue in una nota ufficiale (...), 'la Commissione ritiene che il sostegno fornito a Ryanair e ad altre compagnie attraverso i contratti di co-marketing possa costituire un aiuto di Stato';

la stessa Ryanair in Italia ha goduto di contributi pubblici sotto forma di contratti di co-marketing in diverse basi aeree,

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e se gli stessi siano stati oggetto di verifica anche da parte degli organi di controllo e delle autorità regolatrici competenti;

se ritenga di valutare, nell'ambito delle proprie attribuzioni, la legittimità dei contratti di co-marketing sottoscritti dalle società di gestione aeroportuali, nonché dell'attività di mediazione svolta da queste ultime per la riscossione delle quote costituenti il corrispettivo dell'accordo di co-marketing;

quali iniziative intenda assumere per disciplinare gli accordi di co-marketing, in particolare tra società di gestione aeroportuale e società interamente controllate da vettori aerei, alla luce dei regolamenti europei e della legislazione vigente". 2 Settembre 2020

IATA: sanzionare i passeggeri senza mascherina

Ma quale aerolinea ha disposto una procedura specifica?L’associazione internazionale del trasporto aereo (IIATA) stavolta si appella ai passeggeri con la seguente nota:

“Geneva - The International Air Transport Association (IATA) is appealing to all travelers to wear face covering during the travel journey for the safety of all passengers and crew during COVID-19.

Wearing face coverings is a key recommendation of the International Civil Aviation Organization’s (ICAO) guidance for safe operations during the pandemic, as developed jointly with the World Health Organization and governments.

IATA is emphasizing the need for passengers to comply with the recommendation following recent reports of travelers refusing to wear a face covering during a flight. While this is confined to a very small number of individuals, some on-board incidents have become violent, resulting in costly and extremely inconvenient diversions to offload these passengers.

“This is a call for common sense and taking responsibility. The vast majority of travelers understand the importance of face covering both for themselves as well as for their fellow passengers, and airlines appreciate this collective effort. But a small minority create problems. Safety is at the core of aviation, and compliance with crew safety instructions is the law. Failure to comply can jeopardize a flight’s safety, disrupt the travel experience of other passengers and impact the work environment for crew,” said Alexandre de Juniac, IATA’s Director General and CEO.”

Con le seguenti informative:

Aircraft-Module---Passenger-and-Crew-–-General

Aircraft-Module---Disinfection-–-Flight-Deck

Aircraft-Module---Disinfection-–-Passenger-Cabin

Aircraft-Module---Disinfection-–-Cargo-compartment

Aircraft-Module---Disinfection-–-Maintenance

Aircraft-Module---Air-System-Operations;

la IATA ha illustrato le modalità e procedure da adottare per fronteggiare il COVID-19.

Ma quale realtà operativa affrontano i passeggeri imbarcati sulle aerolinee Europee, Americane e Asiatiche? Alcune di esse, tuttavia, permettono l'imbarco senza mascherina qualora il passeggero disponga di un test Covid-19 negativo, talora se è disponibile un certificato medico che dichiari il motivo per cui non è possibile farlo, talvolta quando possa essere disponibile il distanziamento a bordo.

Usare il buon senso e con responsabilità saranno indispensabili, anche se l'utilizzo delle toilettes e gli interrogativi associati ai filtri HEPA accrescono il rischio contagio COVID-19.

Nel momento in cui un passeggero acquista un biglietto aereo, in realtà accettano i termini e le condizioni della compagnia aerea, che possono includere il diritto del vettore di rifiutare il trasporto a una persona “il cui comportamento interferisce con un volo, viola i regolamenti governativi o fa sentire gli altri passeggeri insicuri” . Quando le aerolinee sostengono la necessità di indossare una copertura per il viso durante il processo di prenotazione, al check-in, al gate e negli annunci a bordo. Il mancato rispetto significa che un passeggero corre il rischio di essere lasciato a terra, restrizioni sul trasporto futuro o sanzioni ai sensi delle leggi nazionali.

Gli esperti dell'Università di Edimburgo, dopo aver verificato test specifici, sostiene che un corretto utilizzo della mascherina sul viso, può ridurre del 90% la diffusione di potenziali goccioline emesse dalla gola di Covid-19. 31 Agosto 2020

COVID-19, aerolinee e il supposto contagio nelle toilettes di bordo

Segnalato il caso del “contagio” della 28enne coreana: WC o HEPA? I sintomi sarebbero stati riscontrati dopo otto giorni dal volo che aveva trasportato/evacuato circa 300 turisti sudcoreani da Milano lo scorso 31 Marzo.

Le analisi e le verifiche dei “tecnici” della Soonchunhyang University College of Medicine di Seoul hanno evidenziato l'articolo pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, a cura dei Centers for Disease Control and Prevention.

Dopo otto giorni dal volo la rafgazza avrebbe riportato la classica sintomatologia del COVID-19 “

symptoms such as coughing and was eventually transferred to a hospital, where she tested positive for coronavirus”.

Sarebbe stata “infettata” durante l'utilizzo del “airplane toilet during a flight from virus-hit Italy”. Tutti i passeggeri avevano indossato le mascherine N95 e sono rimasti regolarmente distanziati (oltre 1,5 metri) per l'intero periodo del volo. La ragazza avrebbe tolto la mascherina esclusivamente nella toilet dell'aeromobile.

Le prime conclusioni sono risultate inevitabili, considerando, come segnalato EASA, IATA, ACI e ICAO la totale efficienza ed affidabilità dei filtri HEPA di bordo. Tale da impedire ogni contagio “aereo” nella cabina condizionata e pressurizzata di bordo dei passeggeri.

Il volo per “evacuare” 310 sudcoreani, 11 di questi con evidenti sintomi di COVID-19 erano rimasti a terra, era durato circa 11 ore e 299 di questi, pur asintomatici erano stati posti, all'arrivo, in quarantena in una struttura isolata, appositamente approntata. Sei passeggeri, risultati subito positivi al SARS-CoV-2 erano stati ospedalizzati.

Questa “ricerca” rivela e prova come il Covid si trasmetta nella cabina dei passeggeri (e piloti no?) e/o nelle toilet di bordo.in aereo (in bagno). E' una evidenza assoluta, è il primo riscontro effettivo, oltre ogni informativa di marketing che a bordo l'aria è salubre e sottoposta a un ricambio ogni tre minuti:

A commento di tale nota, rimbalzata dai media internazionali, l'unico dubbio che può essere rilevato è rappresentato dalla “fonte” di contagio.

E' stato davvero il “bagno di bordo”, quello spazio ristretto tra WC, specchio e lavandino e/o è inevitabile interrogarsi anche sulla reale “efficacia” dei filtri HEPA? 29 Agosto 2020

Aeroporti e Mappe di Vincolo, ecco quelle approvate da ENAC: chi manca?

Perché, dopo otto anni, sono esclusi quasi ila metà degli scali? ENAC nelle pagine on-line sul proprio sito web propone ai curiosi “navigatori” l'elenco delle cosiddette “Mappe di Vincolo”. E' una pagina che la stessa ENAC riporta come sia una “pagina in fase di aggiornamento”, anche in riferimento ai 42 aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti.Ecco il resonto del WEB di ENAC.

“Ai fini della determinazione caratteristiche operative quali le distanze dichiarate e dei minimi meteorologici aeroportuali lo spazio circostante l’aeroporto deve essere considerato parte integrante dello stesso, poiché il terreno circostante e i manufatti all’interno o all’esterno del sedime aeroportuale possono costituire importanti fattori limitanti. Il metodo per valutare l’impatto di ogni ostacolo esistente o previsto all’interno del sedime o nelle sue vicinanze, è quello di definire particolari superfici di rispetto degli ostacoli, in relazione al tipo di pista ed all’uso.

Al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, l’ENAC individua le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le relative limitazioni. In applicazione all'art 707 c.ma 5 del Codice della Navigazione, le zone da sottoporre a vincolo e le relative limitazioni sono riportate in apposite mappe  Gli Enti locali, nell’ esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni delle mappe di vincolo.”

 

La “mappatura” il territorio dell'intorno delle piste degli scali del Belpaese era stata definitia dalla nota ENAC n. 34982/AOC/DIRGEN del 31.05.07. Era stato evidenziato che la redazione delle mappe deve essere effettuata dai Gestori aeroportuali e ha fornito alcune ”linee guida” finalizzate ad uniformare gli elaborati prodotti per i vari scali presenti sul territorio nazionale ed a permetterne la successiva gestione informatica. Tali “Linee guida” sono successivamente state aggiornate ed integrate con la REV 1 di cui alla nota ENAC n. 22164/DIRGEN/CAP del 30.03.10 e successiva REV 2, di cui alla nota ENAC n. 93054 del 15.7.11. Alle sopra indicate “Linee guida” REV 2 si è pertanto fatto riferimento nel predisporre la presente documentazione che – come previsto – è stata sviluppata in due fasi successive e si compone della presente relazione descrittiva e di una serie di elaborati grafici.

I gestori aeroportuali hanno trasmesso tali Rapporti-Relazione Illustrativa” delle “MAPPE DI VINCOLO - LIMITAZIONI RELATIVE AGLI OSTACOLI E AI PERICOLI PER LA NAVIGAZIONE AEREA” ai Comuni coinvolti. Da almeno 8 anni la documentazione a premessa della “Mappe di Vincolo” di ogni aeroporto dovrebbe essere stata trasmessa ai Comuni interessati.

L'elenco sottostante riporta gli aeroporti sui quali ENAC (pagina in corso di aggiornamento) ha approvato le “Mappe dei Vincoli”:

 

 

 

 

 

 

Alghero

Decreto di approvazione 0061056/IOP del 22/05/2013

Alghero - Mappe di vincolo

 

Ancona

Provvedimento Enac n. 0133973-P del 21/12/2015

Ancona - Mappe di vincolo

 

Bari

Provvedimento Enac n. 0156937/IOP del 05/12/2011

Bari - Mappe di vincolo

 

Bologna

Decreto di approvazione definitiva delle mappe di vincolo n. 5 del 24/09/2012

Bologna - Mappe di vincolo

 

Brescia

-

 

Brindisi

Decreto di approvazione 0088948-P del 22/08/2014

Brindisi - Mappe di vincolo

Cagliari

Provvedimento Enac n. 0073144/IOP del 18/06/2013

 

Catania

Provvedimento Enac n. 0164396/IOP del 20/12/2011

Catania - Mappe di vincolo

Comiso

Provvedimento ENAC n. 0102885-P del 11/10/2017

Comiso - Mappe di vincolo

 

Crotone

Provvedimento ENAC n. 0134835 del 19/10/2012

Crotone - Mappe di vincolo

Lamezia

Provvedimento ENAC n. 0143833/IOP del 9/11/2012

Lamezia - Mappe di vincolo

Milano Linate

Decreto di approvazione definitiva - 0029623/PROT del  18/03/2015

Milano Linate - Mappe di vincolo

Olbia

Decreto di approvazione Protocollo del 29/11/2012 0153312/IOP

Olbia - Mappe di vincolo

Palermo

Decreto di approvazione definitivo delle mappe di vincolo - 0019975/ENAC/Prot del 26/02/2014

Palermo - Mappe di vincolo

Pescara

Provvedimento ENAC n. 0123320/ENAC/PROT del 21/11/2014

Pescara - Mappe di vincolo

 

Rimini

Provvedimento ENAC n. 0130029-P del 22/12/2017

Rimini - Mappe di vincolo

Roma Ciampino

Provvedimento ENAC n. 0129329 del 9/12/2015 - Roma Capitale

Provvedimento ENAC n. 0129469 del 9/12/2005 - Comuni Limitrofi

 

Roma Ciampino - Mappe di vincolo

 

 

Roma Fiumicino

Provvedimento ENAC n. 0111475/IOP del 01/10/2013

Roma Fiumicino - Mappe di vincolo

Ronchi dei Legionari

Decreto di approvazione ENAC-PROT-18/03/2019-0031239-P

Ronchi dei Legionari - Mappe di vincolo

Taranto

Provvedimento ENAC N. 0136612-P DEL 02/12/2013

Taranto - Mappe di vincolo

 

 

Torino

Decreto di approvazione definitiva delle mappe di vincolo n.6 del 02/07/2013

 

Trieste

-

 

Venezia

Decreto di approvazione definitiva delle mappe di vincolo n. 006/CIA del 19/10/2012

Venezia - Mappe di vincolo

 

Verona

Provvedimento 125669 del 27 11 2014

Verona - Mappe di vincolo - 22 Agosto 2020

Aeroporti, RESA ed EMAS: dove adottarle!

Sono indispensabili RESA di 240 mt quanto di adeguata EMAS! Dopo il lungo fuoripista - overrun – del Boeing 737-800 della Air India Express in atterraggio dello scorso 7 Agosto, su una pista lunga 2850mt con solo 90 mt di RESA, che ha causato oltre 30 vittime, la questione si è, nuovamente imposta. Come assicurare adeguati spazi di sicurezza-runway safety area?

La casistica-statistica degli incidenti aerei rileva il 55% avviene nell'intorno delle piste. In genere denominati fuoripista, nelle fasi di atterraggio e di decollo, sono classificati come “overruns”, “verr-offs” e “undershoots”. Fuoripista laterali e prima e dopo il fine delle pista.

Le zone di sicurezza laterali, Strip Area, quelle longitudinali quali le RESA-Runway End Safety, anche in Italia, abbisognano una estesa ri-analisi.

Se lo scalo di Bergamo Orio al Serio, primo scalo del Belpaese, ha pianificato l'adozione di uno spazio EMAS, perché non proporre adeguate installazioni di “frenata” sulle piste metropolitane del Belpaese, con una lunghezza inferiore a 2600 metri?

Quante sono? Le presentazioni di rinnovati masterplan con piste a lunghezza ridotta, talvolta anche con Strip Area inferiori a 300 metri dovrebbero focalizzare e risolvere scenari critici di fuoripista?

ICAO ed FAA hanno da tempo verificato dopo una serie di “ analisi, studio e sperimentazione di sistemi di sicurezza passiva come dotazioni infrastrutturali integrative per le piste di volo”.

Il posizionamento del letto d’arresto oltre il fine pista, una sorta di materrasso come l’EMAS (Engineered Materials Arresting Systems) è stato presentato come una soluzione inevitabile.

L’EMAS si impone come una misura infrastrutturale idoneo ed efficace, in modo particolare quando, con piste ridotte ( solo sotto 2500 metri?), le distanze delle RESA sono inferiori a 240 metri. Per predisporre l'installazione di EMAS, tuttavia è indispensabile sapere quante sono le piste del Belpaese che dispongono di questi 240 metri di RESA? 20 Agosto 2020

Aeroporti e COVID19, sull'ordinanza del Ministro Speranza

E' una misura indispensabile, ma con un livello di attuazione oltremodo complesso! Ad oltre una settimana dall'ordinanza del 12 agosto 2020, che prevede l’obbligo di presentare un test molecolare o antigenico, con risultato negativo, effettuato per mezzo di tampone nelle 72 ore antecedenti l'ingresso in Italia, oppure l'obbligo di sottoporsi al tampone al momento dell'arrivo (con test rapidi che saranno sperimentalmente adottati nei principali aeroporti) o nelle 48 ore dal rientro in Italia per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna, quale è la realtà degli aeroporti del Belpaese?. 

La situazione del caos tamponi delle prime ore e dei primi giorni, con test improvvisati e/o sistematici, dipendente dai porti e aeroporti in relazione alle località di partenza e di arrivo, sul transit o da altri “porti-aeroporti”.

Ma anche dalla tipologia dei tamponi obbligatori e/o in alternativa, di un test sierologico negativo fatto non più di 72 ore prima dell'ingresso in Italia.

Anche lo stesso divieto di ingresso e transito dalla Colombia  è una operazione facilmente “eludibile”.

Anche se il passo conseguente, all'accertamento dei contagi, assume una “risoluzione” problematica.

Dove “stivare e/o allocare” i cittadini “positivi” e/o da quarantenza per il COVID-19? Sopratutto se il loro numero diventa rilevante, in assoluto e/o in qualora in arrivo su un singolo aeroporto. Il ruolo dei Gestori aeroportuali, in coordinamento con le amministrazioni locali (Comuni, Provincie e Regioni) appare decisivo.

 

Ministero della Salute

Ordinanza 12 agosto 2020

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A04514)

(G.U. Serie Generale , n. 202 del 13 agosto 2020)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

 

Visti gli artt. 32, 117, comma 2, lettera q), e 118 della

Costituzione;

Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante «Istituzione del servizio sanitario nazionale» e, in particolare, l'art. 32;

Visto l'art. 47-bis del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, che attribuisce al Ministero della salute le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute;

Visto l'art. 117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, in materia di conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali;

Visto il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19» e,

in particolare, l'art. 2, comma 2;

Visto il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da

COVID-19»;

Visto il decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, recante «Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020» e, in particolare, l'art. 1, comma 1;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, recante «Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 8 agosto 2020, n. 198;

Viste le delibere del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e del 29 luglio 2020, con le quali e' stato dichiarato lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario

connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Vista la dichiarazione dell'Organizzazione mondiale della sanita' dell'11 marzo 2020, con la quale l'epidemia da COVID-19 e' stata valutata come «pandemia» in considerazione dei livelli di

diffusivita' e gravita' raggiunti a livello globale;

Considerato l'evolversi della situazione epidemiologica a livello internazionale e il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia da COVID-19;

Ritenuto, nelle more dell'adozione di un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell'art. 2, comma 1, del richiamato decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, di disporre misure urgenti per la limitazione della diffusione della pandemia sul

territorio nazionale;

Sentiti il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il Ministro dell'interno;

Emana

la seguente ordinanza:

Art. 1

Misure urgenti di contenimento

e gestione dell'emergenza sanitaria

 

1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, alle persone che intendono fare ingresso nel territorio nazionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna, ferme restando le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020, si applicano le seguenti misure di prevenzione, alternative tra loro:

a) obbligo di presentazione al vettore all'atto dell'imbarco e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli dell'attestazione di essersi sottoposte, nelle 72 ore antecedenti all'ingresso nel territorio nazionale, ad un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo;

b) obbligo di sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell'arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall'ingresso nel territorio nazionale presso l'azienda sanitaria locale di riferimento; in attesa di sottoporsi al test presso l'azienda sanitaria locale di riferimento le persone sono sottoposte all'isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora.

2. Le persone di cui al comma 1, anche se asintomatiche, sono obbligate a comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria competente per territorio.

3. In caso di insorgenza di sintomi COVID-19, resta fermo l'obbligo per chiunque di segnalare tale situazione con tempestivita' all'Autorita' sanitaria per il tramite dei numeri telefonici appositamente dedicati e di sottoporsi, nelle more delle conseguenti determinazioni dell'Autorita' sanitaria, ad isolamento.

 

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A04514)

(G.U. Serie Generale , n. 202 del 13 agosto 2020)

Art. 2

Divieti di ingresso e transito

1. All'elenco F dell'allegato 20 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2020 e' aggiunto, infine, il seguente periodo: «A decorrere dal 13 agosto 2020: Colombia».

 

Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A04514) G.U. Serie Generale , n. 202 del 13 agosto 2020)

Art. 3

Disposizioni finali

1. La presente ordinanza produce effetti dal 13 agosto 2020 sino all'adozione di un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'art. 2, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e comunque non oltre il 7 settembre 2020.

2. Le disposizioni della presente ordinanza si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

La presente ordinanza e' trasmessa agli organi di controllo e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 12 agosto 2020 - Il Ministro: Speranza - 19 Agosto 2020

Aeroporti, Comuni e art. 707 CdN, rispetto e deroghe delle mappe di vincolo

Tra il Piano d'Area e l'aggiornamento periodico del PGT! La redazione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica, VIA (Valutazione Impatto Ambientale e VIS (Valutazione Impatto Salute) non possono essere omesse e/o rinviate e/o ritardate. Quale sarebbe la realtà extrasedime di uno scalo senza la puntuale e rigorosa redazione periodica del PGT e del Piano dei Vincoli? Come potrebbero essere identificate eventuali “violazioni”?

 

La materia è sempre la stessa, se il Codice della Navigazione (art. 707) prevede, non solo, di garantire la sicurezza della navigazione aerea, individuando le zone da sottoporre a vincolo nell’intorno degli aeroporti, ma stabilisca le limitazioni relative agli ostacoli e ai potenziali pericoli per la navigazione aerea, conformemente alla normativa tecnica internazionale, quali adempimenti hanno adottato i Comuni “aeroportuali”?

 

Se da una parte ENAC ha recepito la normativa tecnica internazionale all’interno del “Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti”, quali sono stati o sono, o saranno le “deroghe” alla Regolamentazione EASA ed ICAO?

 

Se i masterplan aeroportuali sono stati autorizzati e/o respinti nelle valutazione VAS e VIA, quali sono risultate le deroghe e/o prescrizioni relative al 707 e limitazioni relative agli ostacoli e ai potenziali pericoli per la navigazione aerea?

 

L'Osservatorio sulle Attività di Manutenzione degli Aeroporti e Ordine degli Ingegneri della Provincia di Varese L’implementazione del Regolamento (UE) n. 139/2014: aspetti di innovazione del 2015, ha descritto tale contesto.

 

Con il Regolamento (UE) n. 139 del 12 febbraio 2014 (G.U. dell’Unione Europea L. 44 del 14 febbraio 2014), entrato in vigore il 6 marzo 2014, la Commissione Europea ha adottato e pubblicato il Regolamento di attuazione (IRs) del Regolamento Basico (Regolamento (CE) n. 216/2008).

 

Regolamento (CE) n. 216/2008

 

Intorni aeroportuali

 

“Il tema degli Aerodrome Surroundings è trattato nel Regolamento Basico, oltre che nell’Art. 1 “Scope”, punto c), anche nell’art. 8 bis “Aerodromes” al comma 3 (indirizzato ai Member State) e al comma 4 (indirizzato agli Aerodrome Operator) nonché nell’Allegato V bis Parte C “Aerodrome surroundings”, dove sono dettagliati i relativi Essential Requirements (ER).

 

Il Regolamento Basico, Art. 8 bis è chiaro:

 

3. Gli Stati Membri assicurano che siano in vigore le disposizioni necessarie per salvaguardare gli aeroporti da attività e sviluppi nei loro dintorni che possano comportare rischi inaccettabili per gli aeromobili che utilizzano l’aeroporto.

 

4. I gestori degli aeroporti vigilano sulle attività e sugli sviluppi che possono comportare rischi inaccettabili per la sicurezza aerea nei dintorni dell’aeroporto e adottano, nei limiti delle loro competenze, adeguate misure di mitigazione.

 

Si evidenzia che non sono state sviluppate dalla Commissione/EASA le IR relative a tale tematica.

 

Surroundings aeroportuali

 

Il Regolamento (UE) n. 216/2008 rimanda ai singoli Stati la disciplina afferente il presidio delle regole che governano le aree limitrofe agli aeroporti ai fini della transizione alla nuova normativa europea (art. 8 bis comma 3).

 

L’ENAC, pertanto, provvederà all’emanazione di un proprio Regolamento con riferimento, di massima, all’attuale disciplina già presente nel RCEA sia per quanto attiene alla tematica degli ostacoli e ai pericoli alla navigazione aerea sia agli aspetti relativi all’uso del territorio (ad es. Piani di rischio)”. 10 Agosto 2020

COVID-19, ENAC vs Ryanair: tra la violazione delle norme e la sospensione voli

Una lettera specifica sarebbe è stata inviata alla low cost irlandese! I media rimbalzano la notizia che l’ENAC che ha scritto alla compagnia aerea low cost Ryanair. La contestazione di ripetute inosservanza e violazioni delle norme sanitarie anti Covid-19, disposte dal Governo italiano, a protezione del rischio COVID-19 e della salute dei passeggeri. ENAC avrebbe riscontrato che la low cost “ sistematicamente non si attiene" alle disposizioni previste in Italia”

"Non solo non viene osservato l’obbligo del distanziamento tra i passeggeri ma anche le condizioni che consentono la deroga a tale distanziamento sono disattese".

L'eventuale persistenza, segnala ENAC di tali violazione comporterebbero

“un provvedimento di esclusione della possibilità di derogare all'obbligo del distanziamento, con la conseguenza che il riempimento dell’aeromobile sarebbe consentito solo fino al 50% della capacità”.

Una “accertata l’ulteriore inosservanza “ degli obblighi previsti dalle norme nazionali, l’ENAC sarà costretto ad applicare quanto previsto dal Codice della navigazione (art. 802 - divieto di partenza) e a imporre la sospensione di ogni attività di trasporto aereo negli scali nazionali, chiedendo al vettore di provvedere, contestualmente, alla riprotezione di tutti i passeggeri già in possesso di titolo di viaggio”.

L'interrogativo che occorre porre, tuttavia, deve essere esteso al traffico aereo complessivo. Quante altre aerolinee sono state “indagate” per eventuali “violazioni” all’obbligo di distanziamento tra i passeggeri dei voli e nemmeno le condizioni per poter volare pieni, come stabilito dal Dpcm dell’11 giugno?

Le compagnie infatti possono derogare al distanziamento solo se vengono rispettate alcune disposizioni come l’uso della mascherina per ciascun passeggero, l’obbligo della posizione verticale dei sedili e l’utilizzo di filtri specifici per l’aria. Nella stessa lettera. Ma anche l'utilizzo del gel, delle bocchette soprastanti ai sedili, alla sanificazione, all'uso delle toilette, all'utilizzo corretto dei trolley nelle cappelliere e tanto altro. Nei voli nazionali, in arrivo e verso destinazioni estere. Europee ed intercontinentali. 5 Agosto 2020

Aeroporti e conformità EASA Regolamento (UE) n. 139/2014: quanti?

Belpaese: quanti aerodromi sono a-norma? Quanti in “an exemption in accordance with Article 5 of the regulation”? A norma significa senza deroghe, ovvero hanno ottenuto la “certificazione” UE-EASA e/o lo hanno comunque, in attesa di ottemperare alle “temporanee inadempienze”? Le note ENAC sulla materia informano come “ Il quadro regolamentare è stato completato dall’EASA con l’emissione dei metodi accettabili di rispondenza (Acceptable Means of Compliance - AMC) e delle Specifiche di Certificazione (Certification Specifications - CS), corredati del relativo materiale di guida (Guidance Material - GM)”.

ENAC rileva come la:

“Conversione dei certificati di aeroporto

I 43 aeroporti nazionali cui si applica la nuova normativa europea sono stati già certificati, ad eccezione di Pantelleria, ai sensi del Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA).

Per gli aeroporti di Albenga, Aosta, Foggia, Grosseto e Salerno, caratterizzati da bassi livelli di traffico, l’Ente è addivenuto alla determinazione di avvalersi della facoltà di deroga prevista all’art. 4, comma 3 ter, del Reg. (CE) n. 216/2008.

Pertanto, ai sensi dell’art. 6 comma 1 del Reg. (UE) n. 139/2014, entro il 31 dicembre 2017, è stato necessario procedere alla cosiddetta “Conversione”, ovvero alla conversione da certificato nazionale (ai sensi del Regolamento ENAC RCEA) a certificato europeo, pena la decadenza dell’attuale certificato”.

Qual'è quindi la situazione degli scali del Belpaese?

Il rapporto EASA “Annual Safety Review 2018 Aerodromes and Ground Handling” ha analizzato il livello di ottemperanza a livello dei Paesi Europei.

Nelle 92 pagine del documento sono evidenziati i dettagli dei processi di “conversione”, nel sintetico elenco della figura 79, sono elencati gli “Aerodromes” in rapporto al “ Regulation (EU) 139/2014”.

Su 577 scali aerei richiedenti 438 hanno ricevuto la “certificazione”, di questi 118 sono stati autorizzati “an exemption in accordance with Article 5 of the regulation”.

Quanti di questi sono “italiani”? Dei 42 scali del Belpaese sette sarebbero inquadrati tra “an exemption in accordance with Article 5 of the regulation”. Quali sono? E gli altri?

“Of the 577 aerodromes in the scope of Regulation (EU) 139/2014, the Agency has, at time of publication, received traffic data (number of passengers and number of cargo movements) for 490 aerodromes for 2016. The Agency has also received traffic data for 2017 from 326 of those aerodromes. Those 326 aerodromes had a total of just over 800 million passengers and 286 000 cargo movements in 2017, an increase in passenger numbers by 6.6% and an increase in cargo movements by 3.6% compared to 2016. The highest increase in passenger numbers for an individual aerodrome was just under 4.9 million passengers, which for that aerodrome was an increase of 7.7%. The highest decrease in passenger numbers for an individual aerodrome was just over 793 000 passengers, which for that aerodrome was a decrease by 3.7%. The highest increase in cargo movements for an individual aerodrome was 2327 movements, which for that aerodrome was an increase of 8.2%. The highest decrease of cargo movements for an individual aerodrome was 681 movements, which for that aerodrome was a decrease by 15.1%.” 4 Agosto 2020

Aerei, treni e altri trasporti, CTS verso la stessa distanza

HEPA e non HEPA, i rischi dal ricircolo alla separazione tra viaggiatori! Alla fine doveva succedere. Alla fine ci dovrebbe essere una uniformità nelle misure da mantenere tra passeggeri in treno, nelle navi, negli aerei, sugli autobus ed altri mezzi di trasporto pubblici. Sarà il Comitato Tecnico Scientifico del Governo a discriminarlo, dopo le recenti polemiche sui treni dell'alta velocità tra il tutto pieno e una capienza dimezzata. La disputa i ministri Paola De Micheli e Roberto Speranza, probabilmente metterà fine ad una questione che da tempo è diventata la frontiera del “contagio” COVID-19 su tutti i mzzi di trasporto sul territorio nazionale. Gli interrogativi a quel punto riguarderanno il traffico commerciale proveniente e/o con destinazione oltre confine. Mascherine, gel, distanziamento a bordo sono i tre capisaldi, anche se il ricircolo dell'aria rappresenta l'elemento chiave. Le dispute nel marketing promozionale, sui treni nessun problema del ricircolo dell'aria come a bordo dei velivoli, nonostante i filtri dell'HEPA.

Come viaggiare sicuri? Dalle navi agli aerei? Dopo aver verificato l'assoluta sanificazione a bordo - ma è davvero possibile?.. nelle toilette? - l'imbarco e lo sbarco dei passeggeri, fatalmente determina afflussi e intasamento delle persone. L'ipotizzata capienza ridotta e/o dimezzata è una misura adeguata?

Occorre riprogettare gli impianti di areazione, il flusso dell'aria dall'esterno, la purificazione, l’installazione di filtri HEPA, spesso ritenuti “miracolosi” rappresentano la soluzione?

Sono usati un po' dappertutto, dagli ambienti ospedalieri, agli aerei, agli aspirapolvere.

In termini tecnici, HEPA rimanda ad “High Efficiency Particulate Air filter”, un sistema di filtrazione ad alta efficienza per liquidi o gas: uno standard Europeo.

Ma nel dettaglio non assicura, attraverso le microfibre filtranti, ritenuti in grado di intercettare e bloccare particelle solide (particolato) presenti nel liquido o nel gas (ad esempio l’aria) che si va a trattare; possono arrivare a trattenere particelle con dimensioni fino a 0,3 micrometri.

Ma, secondo alcuni analisti, non bloccherà il coronavirus.

Rimaniamo in attesa della “sentenza”del CTS-Comitato Tecnico Scientifico, ma anche delle risultanza del “contagio” on-board del COVID-19, che solitamente viaggia nelle cabine passeggeri e dei piloti, in Prima classe come in Full Economy. 3 Agosto 2020

ENAC, dal Wildlife Strike 2018 al Bilancio Sociale ENAC 2019

Per ICAO i poli di attrazione oltre 13 km dalle piste! Se ieri, in occasione della presentazione del “Rapporto e Bilancio Sociale 2019 ENAC” Aerohabitat aveva evidenziato la sintesi della questione “Bird Wildlife Strike” dall'L'Autorità per l’Aviazione Civile descrive il “Birdstrike”, appare utile confrontare la parte introduttiva della “Relazione Annuale 2018

ENAC - Birdstrike Committee Italy”.

La lettura in parallelo delle due descrizioni consente una analisi dettagliata della realtà riscontrata.

Introduzione “Relazione Annuale 2018 ENAC - Birdstrike Committee Italy”:

“Per wildlife strike si intende generalmente l’impatto violento tra un aeromobile e uno o più animali selvatici, prevalentemente uccelli (birdstrike), con conseguenze più o meno rilevanti, a seconda delle dimensioni e del numero di animali impattati, della fase di volo e della parte dell’aeromobile che viene colpita.

L’energia che si sviluppa nell’impatto è infatti direttamente proporzionale alla massa e al quadrato della velocità, per cui anche l’impatto con un piccione in atterraggio, o l’aspirazione di una lepre nel motore durante la corsa di decollo, producono lo stesso effetto di un proiettile.

Il primo incidente documentato tra un uccello e un aereo risale al 1905, e sin da subito le autorità aeronautiche di tutto il mondo si sono occupate di questo problema con crescente preoccupazione.

Il wildlife strike è infatti in costante aumento in tutto il mondo.

Ciò è dovuto principalmente all’aumento progressivo del traffico aereo, ma anche all’incremento numerico di molte popolazioni di animali selvatici nel corso degli ultimi decenni.

Negli Stati Uniti gli impatti tra fauna selvatica e aviazione civile sono passati da 1.850 nel 1990 a 14.496 nel 2017; nello stesso periodo le oche canadesi non migratrici sono cresciute da 1 a 4 milioni di individui. In Italia il numero di wildlife strike è passato 348 nel 2002 a 825 nel 2017 e dal 1980 a oggi la popolazione nidificante di gabbiano reale è più che raddoppiata, superando le 60.000 coppie.

Oltre 282 persone sono rimaste uccise nel mondo a causa di wildlife strike, e almeno 262 aerei sono andati distrutti a partire dal 1988 a oggi. La sola aviazione civile degli Stati Uniti spende quasi un miliardo di dollari l’anno per il wildlife strike, mentre in Italia si stima un costo di 7.6 milioni di euro/anno, tra riparazioni e ritardi nei voli.

La maggior parte degli impatti tra aeromobili e fauna selvatica si verifica negli aeroporti e nelle loro immediate vicinanze, dove la quota di volo è relativamente bassa; gli uccelli infatti volano generalmente al di sotto dei 500 ft di quota quando non sono in migrazione attiva.

Il 70% degli eventi di wildlife strike avviene al di sotto dei 200 ft di quota, l’85% al di sotto degli 800 ft e oltre il 90% sotto i 2.000 ft.

Il rischio di collisione è legato al tipo e all’intensità dell’attività della fauna selvatica sia all’interno che nelle

aree limitrofe dell’aeroporto. Gli animali attratti da specifiche opere e/o attività che si svolgono intorno

all’aeroporto possono infatti spostarsi dentro l’aeroporto o attraversare i corridoi di movimento degli aeromobili incrementando il rischio di impatto.

La presenza di discariche, aree umide e zone dove c’è alta disponibilità di acqua, cibo e siti idonei dove ripararsi, riprodursi, aggregarsi e riposare, dentro e intorno a un aeroporto, costituiscono un’attrattiva formidabile per gli animali selvatici, soprattutto gli uccelli. Questi sono in grado di percorrere lunghe distanze in tempi relativamente brevi: un gabbiano reale può nidificare a distanze superiori ai 50 km dalle aree di alimentazione, e percorrere centinaia di chilometri al giorno solo per nutrirsi.


Una adeguata gestione ecologica anti-fauna del sedime aeroportuale e del territorio circostante è senza dubbio il più efficace sistema di mitigazione del rischio di wildlife strike, insieme all’utilizzo di specifici apparati di deterrenza attiva tesi all’allontanamento degli animali.

Per questo negli aeroporti sono in vigore specifici piani di controllo e mitigazione del rischio operati da personale specializzato (Bird Control Units), e per lo stesso motivo l’Organizzazione mondiale dell’aviazione civile (ICAO) e le altre organizzazioni e autorità che si occupano di navigazione aerea hanno identificato una distanza di sicurezza dagli aeroporti entro la quale limitare alcune attività/opere in grado di attrarre fauna selvatica (13 km)”. 30 Luglio 2020

 

Rapporto e Bilancio Sociale 2019 ENAC

L'Autorità per l’Aviazione Civile descrive il “Birdstrike”. Alla pagina 55 si legge, “Il Safety Report ENAC è il risultato dell'analisi statistica dei dati di safety disponibili nel sistema eE-MOR (electronic ENAC Mandatory Occurrence Report), utilizzato dall’Ente per la raccolta delle segnalazioni obbligatorie relative agli eventi aeronautici (incidenti e inconvenienti), per il periodo 2015-2018 con riferimento agli SPI fissati con lo State Safety Programme.

Tale analisi ha i seguenti obiettivi:

• verificare le tendenze degli SPI nel quadriennio 2015-2018 al fine di identificare, se possibile, gli SPT;

• verificare se gli SPI scelti dall’ENAC sono realistici e significativi ed, eventualmente, ottenere indicazioni su come adattarli o modificarli;

• fornire uno strumento di valutazione per verificare l'efficacia delle azioni del Safety Plan 2018-2022.

Nel 2020, peraltro, l’ENAC intende integrare nell’analisi anche i dati del 2019 al fine di avere un quadro più

completo e identificare con maggior precisione gli SPT da misurare nel corso dell’anno.”

Alla pagina 58 invece, con il titolo Wildlife strike, il Rapporto ENAC evidenzia:

“Le varie professionalità che si occupano di wildlife strike (autorità aeroportuali, biologi, personale addetto alla sicurezza, piloti, ingegneri e avvocati) sono organizzate in organismi internazionali e nazionali, come il World Birdstrike Association o le commissioni birdstrike/wildlife strike a livello nazionale.

In Italia, per garantire la sicurezza degli aeroporti e fronteggiare il problema del wildlife strike, dal 1987 opera il Birdstrike Committee Italy (BSCI), formalmente riconosciuto nel 1993 come Commissione Tecnica del Ministero dei Trasporti e ricostituito poi nel 2001 nell’ambito dell’ENAC.

Attualmente la banca dati del BSCI ospita tutti i dati di wildlife strike avvenuti negli aeroporti italiani a partire dal 2002. Dalle analisi di questi dati si è potuto stabilire che l’81,70% degli impatti riportati per l’aviazione civile risulta avvenire all’interno o nelle vicinanze degli aeroporti, soprattutto durante le fasi di decollo e atterraggio. Ciò è dovuto, tra le varie cause, anche al fatto che le aerostazioni costituiscono un habitat ideale per molte specie ornitiche, tra cui gabbiani, storni e vari uccelli rapaci: tutte specie particolarmente insidiose per la sicurezza della navigazione aerea.

Dal 2002 ad oggi, nel 3,1% dei casi sono stati registrati danni all’aeromobile, nel 9,3% si è trattato di impatto multiplo (ovvero con più animali), il 3,3% delle volte è stata registrata l’ingestione nei motori e nel 2,7% dei casi sono stati registrati effetti significativi sul volo (ritardi, aborto di decollo, atterraggio precauzionale e/o cancellazione del volo).

Le specie più colpite sono il rondone e la rondine (32% dei casi), il gheppio (17%) e il gabbiano reale (15%). Il piccione incide per il 6%, mentre gli impatti con la lepre costituiscono

il 5% del totale.

Per quanto riguarda il 2019, i dati in possesso dell’ENAC sono ancora provvisori e quindi suscettibili di variazioni, poiché devono essere ancora confrontati e integrati con i dati raccolti dai gestori aeroportuali, soggetti responsabili del controllo del rischio di wildlife strike in aeroporto e il cui ambito di risk management riguarda gli impatti avvenuti al di sotto dei 300 piedi. Si sottolinea che l’aumento del numero di eventi di wildlife strike che si verifica a partire dal 2017 non è dovuto ad una reale intensificazione del fenomeno, ma all’integrazione dei dati riportati dai gestori con quelli registrati nel database eE-MOR, in maniera da ottenere un’informazione sempre più accurata e realistica.

Tenendo in considerazione quanto sopra, da un’analisi generale dei dati in possesso dell’ENAC, pur se ancora parziali per il 2019, risulta che negli ultimi anni il numero delle segnalazioni di impatti è in costante aumento, il che evidenzia la crescente attenzione dedicata al problema, che ha di

fatto portato alla luce le vere cifre del fenomeno wildlife strike in Italia. Al contempo si nota, negli ultimi tre anni, un trend discendente del numero complessivo di segnalazioni:

evidentemente la sempre maggiore attenzione posta alle fonti attrattive nei dintorni aeroportuali e la sempre più accurata messa in atto di strategie di dissuasione che riducono o mantengono, per quanto possibile, sotto controllo la presenza di fauna selvatica, stanno mostrando i loro frutti.

A seguito della pubblicazione della Nota Informativa ENAC NI/2017/011, in cui sono stabiliti 12 indicatori di performance “oggettivi” (applicazione normativa, risk assessment, etc.) sulla base dei quali poter valutare l’opportunità di una visita di monitoraggio su un dato aeroporto per ottimizzare e razionalizzare le risorse dell’Ente, il BSCI ha predisposto le schede di ranking per gli anni 2018 e 2019 e nel corso del 2020 si programmeranno le prime visite di monitoraggio”. 29 Luglio 2020

COVID-19, aerolinee, HEPA e gel, altra interrogazione

Tra mascherine ipotetiche e distanziamento virtuale! E' una situazione sotto controllo? Gli standards e le procedure ICAO, IATA, EASA adottate ed operative applicate nelle aerolinee sono adeguate e rispettate sui voli commerciali? Stavolta, in primo piano è la questione “gel”. L'interrogazione presentata dall'onorevole Eugenio Zoffili (Lega) sollecita risposte immediate, rimandando a verifiche puntuali on-board. Nelle cabine passeggeri e piloti dove il ri-circolo dell'aria condizionata e pressurizzata sarebbe risolta (?) filtri HEPA, quale impiego hanno aerosol e gel?

 

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al ministro della salute. 

Per sapere, premesso che:

per effetto di quanto da ultimo disposto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno 2020 (le cui misure sono state recentemente prorogate), i passeggeri dei voli aerei sono obbligati a presentare, al momento dell'imbarco a pena di diniego dello stesso, un'autocertificazione che attesti l'assenza di sintomi da Covid-19 e di contatti a rischio nei due giorni precedenti al viaggio; i passeggeri devono anche impegnarsi a comunicare, al vettore aereo e all'autorità sanitaria territoriale competente, la comparsa di sintomatologia da Covid-19 entro otto giorni dallo sbarco dall'aeromobile;

per ridurre al minimo il passaggio del personale di bordo e lo stazionamento nei corridoi, cibi e bevande vengono serviti in modo da consentire il più possibile lo standard igienico, in porzioni sigillate. Anche per i voli vale la solita regola in merito all'igiene: disinfettarsi frequentemente le mani con gel e salviettine;

dal 15 giugno è obbligatorio compilare prima dell'imbarco l'autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti con persone affette da patologia Covid-19;

agli interroganti giungono numerose segnalazioni in merito all'assenza di dispenser di soluzioni igienizzanti nei servizi igienici degli aerei e se richiesti specificamente il personale di bordo non ne dispone;

l'emergenza coronavirus ha rivoluzionato le abitudini di vita degli italiani, imponendo alcune precauzioni quando si è a distanza ravvicinata o in luoghi chiusi. L'uso della mascherina si aggiunge al distanziamento fisico ed all'igienizzazione costante delle mani e secondo quanto disposto dall'allegato n. 1 al decreto del presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020 per quanto riguarda le attività commerciali 'è necessario rendere disponibili prodotti per l'igienizzazione delle mani per i clienti e per il personale anche in più punti del locale, in particolare all'entrata ed in prossimità dei servizi igienici';

sfuggono agli interroganti le ragioni per cui il trasporto aereo non si sia adeguato al pari delle attività commerciali, rivedendo le attuali disposizioni in materia di divieti 'Lag' (liquidi, aerosol e gel) in cabina e coordinandole con le disposizioni in materia di Dpi anti-Covid-19:

se e quali iniziative di competenza intendano intraprendere riguardo alle criticità esposte in premessa, affinché anche i vettori aerei siano obbligati a disporre a bordo di soluzioni igienizzanti". 28 Luglio 2020

Aeroporto Pantelleria, impatto volatili in corsa di decollo

Incidente avvenuto il 26 Luglio, intorno alle 08.35! L'aeromobile della Volotea avrebbe dovuto raggiungere lo scalo di Bergamo-Orio al Serio in mattinata volatili da parte di un motore. I dati operativi sul birdstrike sono ancora pochi. I media hanno riferito come i propulsori abbiamo ingerito volatili di grossa dimensione ed i piloti avrebbero eseguito un rapido stop-take-off, interruzione di decollo, con lo scoppio di una gomma del carrello principale nella fase di frenata. Nessun rischio e/o conseguenza per i 95 passeggeri a bordo, salvo un grosso spavento. Questi hanno raggiunto la destinazione nel pomeriggio. L'aeromobile è ripartito intorno alle 18.00.

 

Per quanto riguarda l'adeguamento degli aeroporti italiani alla normativa, (Ricerche naturalistiche e Piani di prevenzione e controllo), la tabella relativa agli aeroporti che, in base ai dati del 2006 – 2018, hanno l’obbligo di predisporre la ricerca naturalistica e/o studio analogo, e il piano antivolatili (dati aggiornati a dicembre 2018), la ricerca naturalistica

è, tuttavia, stata presentata al BSCI, come la ricerca è stat approvata dal BSCI.

Nel dettaglio la Relazione 2018 riporta:

“L'Aeroporto di Pantelleria (codice ICAO LICG), situato a 5 Km dalla città di Pantelleria, è dotato di due piste. La prima lunga 1233 m. e larga 30 m. e la seconda lunga 1800 m larga 45 m. Il sedime aeroportuale occupa una superficie di oltre 90 ha. Analisi del rischio

Nel 2018 l’aeroporto di Pantelleria ha registrato 3.120 movimenti con 2 impatti con volatili, e

1 con altra fauna.

Individuazione delle possibili cause di rischio

L’aeroporto si trova nel Mar Mediterraneo ed è interessato da rotte migratorie di uccelli di rilevante importanza. La presenza di laridi sull'isola è una costante e le zone vicine all'aeroporto sono elette dal gabbiano reale come zone di riproduzione. Proprio per la posizione geografica è possibile che lo scalo venga interessato, anche se per brevi periodi, ma con possibili abbondanze, da uccelli in migrazione. I piccioni hanno colonizzato l'aerostazione come area di stazionamento e di nidificazione.

Sistemi di mitigazione utilizzati

Pratiche specifiche di gestione ecologica del sedime Lo sfalcio dell'erba è affidato a terzi e l'altezza è mantenuta sopra ai 30 cm (compatibilmente con le condizioni meteo presenti sull’isola).

Sistemi di dissuasione diretta presenti

I mezzi di allontanamento in dotazione al personale BCU sono: Sistema diffusore sonoro

veicolare con suoni di pericolo (distress-call).

Azioni di mitigazione future

Per l'anno 2019 ENAC Sicilia Occidentale e ENAC D.O. competente per territorio saranno attente affinché i componenti della locale BCU siano formati da società specializzata; che i sistemi di allontanamento dei volatili siano correttamente funzionanti e in linea con le moderne tecnologie offerte dal mercato; che la società delegata al controllo dei volatili si attenga a quanto richiesto dal piano/procedura anti volatili pubblicata e valutata da ENAC; che i birdstrike monitoring e reporting forms siano correttamente: compilati, archiviati e trasmessi a ENAC D.O. ed ENAC BSCI; che i controlli preventivi in Area di Movimento e su

perimetrale siano svolti con l'ausilio di dispositivi mobili innovativi in grado di lasciare la tracciabilità del lavoro preventivo svolto dalla locale BCU. Particolare attenzione sarà data durante la formazione all'acquisizione dei dati di monitoraggio”. 27 Luglio 2020

Aeroporti e co-marketing, il caso Reggio Calabria, la risposta UE

Appalti diretti e o gare specifiche? Ma sono a-norma? Lo scorso Aprile è stata inoltrata la seguente “interrogazione”, la materia coinvolge numerosi altri aeroporti. La replica, tuttavia, non risolve una vasta realtà di finanziamento ai voli.

Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione, Articolo 138 del regolamento.

autore Vincenzo Sofo, Oggetto: Interventi a sostegno dell'aeroporto di Reggio Calabria

L'aeroporto di Reggio Calabria si trova di fronte al drastico calo di traffico determinato dall'importante cancellazione di rotte attuata contestualmente all'emergenza Covid-19 dalle compagnie aeree (in particolare Alitalia), ma in realtà estesa anche oltre il periodo di restrizioni annunciate.

Tale infrastruttura tuttavia riveste una particolare valenza in termini di coesione sociale e territoriale, sia per non isolare ancor di più una regione già poverissima di collegamenti come la Calabria sia perché potenzialmente utile ad aumentare i servizi di connettività per la parte orientale del territorio siciliano.

Ciò premesso, può la Commissione rispondere ai seguenti quesiti:

1 Quali misure intende essa adottare per sostenere gli aeroporti regionali come quello di Reggio Calabria, con minore traffico di passeggeri ma importanti per i territori, nella ripresa delle attività, nella tutela dei posti di lavoro e nel far fronte ai costi strutturali esistenti?

2 Intende essa prevedere meccanismi di incentivazione delle rotte, semplificazione, schemi di aiuti mirati, incentivi tra aeroporti minori e principali?

3 In che modo intende essa sensibilizzare il governo italiano (anche alla luce della nuova partecipazione in Alitalia) affinché garantisca la sopravvivenza e lo sviluppo di questa infrastruttura fondamentale per lo sviluppo economico e turistico di una delle regioni più povere e arretrate dell'Unione?".

 

Commissione Europea, 24 Aprile 2020, risposta di Adina Vălean

Il 19 marzo 2020 la Commissione ha adottato il quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di avvalersi appieno della flessibilità prevista dalle norme pertinenti al fine di sostenere l'economia nel contesto dell'emergenza Covid-19. Tale quadro si applica agli aiuti di Stato per gli aeroporti. Il 29 aprile 2020 la Commissione ha adottato una proposta legislativa che rende meno restrittive le norme applicabili alla fornitura di servizi di assistenza a terra negli aeroporti dell'Unione.

I servizi della Commissione sono pronti a discutere l'applicazione pratica di tali misure e, più in generale, le varie misure di sostegno di cui gli Stati membri possono servirsi per garantire la connettività, conformemente alle norme dell'Ue sugli aiuti di Stato e sugli oneri di servizio pubblico applicabili al settore del trasporto aereo nel contesto eccezionale della pandemia di Covid-19. 

Le misure di sostegno a beneficio di un aeroporto specifico sono di competenza dello Stato membro interessato. La Commissione continuerà a collaborare con gli Stati membri ai fini dell'attuazione il più possibile tempestiva ed efficace delle misure nazionali di lotta alla pandemia di coronavirus, in linea con le norme dell'UE sugli aiuti di Stato".  24 Luglio 2020

COVID 19, voli commerciali e ricircolo aria on-board

Una interrogazione UE e una replica, tra filtri HEPA e rischio per i passeggeri. Adina Vălean a nome della Commissione europea (22/7/2020), ha replicato all'interrogazione concernente l'aria a bordo dei velivoli commerciali di linea e non Quali garanzie, quali assicurazioni per passeggeri ed equipaggi con ricircolo a bordo degli aerei? I filtri HEPA assicurano i viaggiatori dal rischio COVID-19?

L'interrogazione era stata proposta lo scorso 11 marzo 2020   

P-001521/2020

Interrogazione prioritaria con richiesta di risposta scritta alla Commissione Articolo 138 del regolamento

Pietro Fiocchi, Maria Grapini, Evžen Tošenovský, Marian-Jean Marinescu    

Risposta scritta  

Oggetto: Aria riciclata negli aerei

La recente diffusione del Covid-19 e le strategie adottate per contenere il virus hanno sollevato la questione dell'aria riciclata negli aerei.

Teoricamente, il motore a turbina aspira aria dall'esterno ad un'altitudine di 10.000 metri e la immette direttamente nella cabina di pilotaggio e nella cabina passeggeri. L'idea è fornire aria della massima purezza e qualità.

Sappiamo che per ridurre i costi di ventilazione le compagnie aeree utilizzano una miscela composta per metà da aria fresca proveniente dall'esterno e per metà da aria riciclata dall'interno della cabina, già respirata.

L'aria è da considerarsi inquinata quando l'anidride carbonica in essa contenuta supera il limite di 1000 parti per milioni (ppm) ed alcune associazioni dei consumatori hanno citato studi i cui dati suscitano una certa preoccupazione.

1 Può la Commissione confermare se le procedure attualmente adottate per riciclare completamente l'aria negli aerei siano adeguate per contenere il rischio di Covid-19?

2 Ritiene la Commissione che valga la pena assicurare che, in periodi di emergenza, le compagnie aeree che operano nell'Ue introducano aria fresca nelle cabine degli aerei al fine di garantire l'immissione di aria non contaminata?".

La risposta di Adina Vălean a nome della Commissione europea

“I sistemi di ricircolo a bordo degli aerei convogliano il flusso d'aria in modo tale da evitare che si formino zone di ristagno o flussi d'aria longitudinali all'interno della cabina. Nella maggior parte degli aerei dotati di impianti di condizionamento con ricircolo dell'aria sono installati filtri antiparticolato ad alta efficienza (filtri Hepa) nei sistemi di ricircolo dell'aria in cabina. L'efficienza di tali filtri è superiore al 99,97% per le particelle comprese nello spettro dimensionale in cui si trovano generalmente i virus. Il sistema di aerazione in cabina è progettCOVID 19, voli commerciali e ricircolo aria ato per funzionare nel modo più efficiente fornendo circa il 50% di aria esterna ed il 50% di aria filtrata di ricircolo. Si tratta di un sistema standard presente sugli aerei e che non varia da un operatore all'altro.

Il 20 maggio 2020, su incarico della Commissione, l'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea (Easa, European Aviation Safety Agency) ed il Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Ecdc) hanno pubblicato orientamenti che fungono da protocollo sulla sicurezza sanitaria del trasporto aereo . Si raccomanda agli operatori aerei che ricorrono al ricircolo dell'aria in cabina di installare ed usare filtri Hepa, secondo le specifiche del fabbricante, o di evitare completamente il ricircolo dell'aria in cabina, purché vi sia conferma che ciò non pregiudica le funzioni essenziali di sicurezza come il raffreddamento dell'avionica, la pressurizzazione della cabina. In ogni caso si applicano altre misure protettive come il distanziamento fisico, se reso possibile dal fattore di carico, l'uso di mascherine, la riduzione delle interazioni a bordo e la regolare igiene delle mani". 22 Luglio 2020

Aeroporti, Piano di Emergenza Aeronautica e Aeroportuale

Ma l'emergenza COVID-19, con assistenza dedicata, è stata prevista? Gli scali del Belpaese sono certificati ai sensi del regolamento Europeo 139/2014 e abilitati ad operazioni con un codice specifico e con una definita categoria antincendio. Funzionali alle specifiche della pista (in sostanza alla lunghezza e larghezza) e configurazione del layout entro lo stesso sedime.

Gli adempimenti riguardanti un generico:

-“allarme” quale una “situazione in cui, pur non ricorrendo i presupposti propridello Stato di Emergenza, si ha motivo di ritenere imminente o probabile una condizione di pericolo per un aeromobile”;

-“emergenza”, ovvero una “situazione nella quale si ha certezza dello stato di pericolo in cui versa l’aeromobile ed i suoi occupanti”;

-incidente”, ovvero una “condizione nella quale si è verificato, o si presume avvenuto, un evento dannoso per l’aeromobile e/o i suoi occupanti!;

quale classificazione assegnare ad una “circostanza critica” attinente un volo, in partenza e/o in arrivo, con personale di volo e/o passeggeri “contaminati” e da segregare per evitare effetti estensivi?

Ma cosa si potrebbe intendere per il “Piano Emergenza Aeronautica” in quest'ultima evenienza?

Probabilmente eventuali allarmi ed emergenze riguardanti aeromobili nelle fasi di volo verso l'aeroporto e/o in decollo, così come di velivoli a terra rappresentano procedure “consolidate”.

Ma anche eventuali incidenti di velivoli entro il sedime dello scalo. Probabilmente anche possibili collisioni tra aeromobili, aeromobile-veicoli o aeromobile-infrastrutture al suolo. Anche possibili incendi nel corso delle operazioni di rifornimento carburante dei velivoli parcheggiati nei satelliti e/o nei terminal.

Quali dispositivi procedurali sono invece devono essere previsti ed attivate peri “emergenze” associate alle crisi COVID-19?

Il rischio contagio per passeggeri ed equipaggi devono essere sottoposti a specifiche misure del cosiddetto “ Piano di Emergenza Aeronautica”?

Dopo posizionare l'aeromobile COVID-19, dove far sbarcare e ricoverare passeggeri ed equipaggi? In edifici entro il sedime dello scalo e/o localizzati all'esterno?

Quale interfaccia è stato preordinato con il territorio circostante - Prefettura, Protezione Civile etc. - al fine di fornire il supporto disponibile (es. scorta sanitaria intangibile, area destinata all’assistenza dei familiari delle vittime) ed assicurare all’interno del sedime aeroportuale le azioni di coordinamento necessarie a mantenere l’operatività aeroportuale. 17 Luglio 2020

COVID-19, nuova Ordinanza, stop ad altri tre Paesi

Nessun volo dalla Serbia, Montenegro e il Kosovo! Il Ministro della salute Roberto Speranza ha emanato una nuova Ordinanza. Ai cittadini in genere e al personale delle aerolinee che negli ultimi 14 giorni è stato, ha viaggiato nei tre Paesi sopra segnalati ha il divieto di ingresso e transito in Italia. Nel mondo l'epidemia ha fasi diversificati e l'esistenza di focolai specifici ha reso indispensabile questa ulteriore misura prudenziale e cautelativa.

Il blocco dei voli, oltre che dei treni e di tutti gli altri mezzi di trasporto per il collegamento da e per la Serbia, il Montenegro e il Kosovo si aggiunge ai 13 Paesi già in elenco: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. 16 Luglio 2020

COVID 19 e Trolley on-board, tolto il divieto: AICALF esulta

Ma le restrizioni non diminuivano il flusso e ricircolo dell'aria? AICALF, l'Associazione Compagnie Aeree Low Fares, di recente costituzione, che rappresenta i vettori Blue Air, EasyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling, ha manifestato piena soddisfazione per la dichiarazione della Sottosegretaria al Ministero della Salute, Sandra Zampa, libero utilizzo dei trolley e sistemazione sulle cappelliere a bordo degli aerei.

Le problematiche relativi alle code ai banchi del check-in, i possibili assembramenti nell'imbarco passeggeri, la sistemazione dei trolley sulle cappelliere, la fase di mobilitazione per lo sbarco dei passeggeri e nella fase di ritiro dei bagagli, quali riflessi potranno causare nella prossimità a bordo ed a terra nei viaggiatori? L'ostacolo dei singolo trolley e della moltitudine utilizzata dalla quasi totalità dei passeggeri al flusso e ricircolo dell'aria di condizionamento e pressurizzazione della fusoliera potrà acuire il rischio contagio?

In attesa di qualche informativa risolutiva sui pericoli da parte dei tecnici l'Associazione AICALF, rileva come le disposizioni “liberatorie” italiane siano congruenti con le linee guida europee" e precisa:.

“Il ripristino dell'uso delle cappelliere a bordo degli aerei. L'Associazione, quando lo scorso 26 giugno l'Ente Nazionale Aviazione Civile aveva disposto il divieto di portare a bordo bagagli che non potessero essere disposti sotto i sedili, aveva scritto una lettera all'ENAC stesso, al ministero della Salute e a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, esprimendo la propria perplessità e contrarietà nei confronti della misura che risultava, ancora una volta, isolata a livello europeo, non trovando alcun corrispettivo negli standard di sicurezza adottati in altri Paesi.

"Tutti i vettori che appartengono ad AICALF sono sempre stati impegnati, in questi mesi, da una parte a garantire la massima sicurezza e tutela sanitaria a bordo, dell'altra a supportare il settore del trasporto aereo per far ripartire l'economia del Paese" ha dichiarato Matteo Castioni, Presidente di AICALF. "La perplessità che avevamo espresso a ENAC in merito alla decisione sul divieto di utilizzo delle cappelliere nasceva dal fatto che tale restrizione ci sembrava andare nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di salute pubblica, per le code che avrebbe creato ai banchi del check-in e i successivi assembramenti in fase di ritiro dei bagagli. È importante aver rivisto questa posizione e aver allineato le disposizioni italiane alle linee guida europee". 15 Luglio 2020

Aeroporto Grottaglie-Taranto, tra PNA, Covid19 e una interrogazione

Scali del Belpaese tra ENAC, EASA e SACSSP. Gli aeroporti localizzati nella Penisola sono tanti, ben oltre quelli identificati il Piano Nazionale Aeroporti e relativi bacini di traffico. Sono infrastrutture che dovranno essere analizzate e valutate per le conformità al Regolamento UE 139/2014, al Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio di Aeroporti – RCEA – ENAC, ed al “Programma Nazionale per la Safety dell’Aviazione Civile, State Safety Programme – Italy, Edizione 4, 9 gennaio 2020. In attesa del riscontro complessivo e conclusivo, in grado perciò di inquadrare un rinnovato PNA si susseguono le Interrogazioni parlamentari per scali primari e periferici.

Quella presentata dall'onorevole Rosalba De Giorgi (Misto) riguarda l'aeroporto pugliese di Grottaglie-Taranto.

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al ministro per gli Affari regionali e le autonomie. 

Per sapere, premesso che:

il decreto del presidente della Repubblica del 17 settembre 2015, n. 201, in applicazione dei criteri fissati dall'articolo 698 del Codice della navigazione, ha individuato l'aeroporto 'Marcello Arlotta' di Taranto-Grottaglie come rientrante fra gli scali civili di 'interesse nazionale' inserendolo, con quelli aeroportuali di Bari e Brindisi, nel bacino di traffico Mediterraneo-Adriatico;

l'atto normativo emanato dal capo dello Stato nel 2015 sembrava porre le basi per il definitivo rilancio dello scalo aeroportuale tarantino iniziando a mettere fine all'inspiegabile isolamento in materia di trasporti (aerei e ferroviari) che da decenni penalizza il versante ionico pugliese. Ma così non è stato; una flebile speranza di veder attivati i voli di linea per passeggeri dall'aeroporto 'Marcello Arlotta' ha cominciato ad essere alimentata il 16 maggio del 2019, quando sulla pista dello scalo tarantino sono atterrati da Praga e da Bratislava due distinti voli charter, con a bordo complessivamente 300 persone. In quella circostanza, la Regione Puglia ha sottolineato, da un lato, il suo grande impegno finalizzato al rilancio dell'aeroporto ionico affinché fosse reso fruibile al pubblico e, dall'altro, ha ipotizzato che il sogno dell'attivazione dei voli di linea per passeggeri, diventando realtà, avrebbe portato ad un indiscusso incremento del turismo in Puglia;

a pochi giorni dall'atterraggio dei voli charter, si è tenuta la Conferenza internazionale 'Grottaglie Spaceport for Europe' per presentare il progetto che ruota attorno ai cosiddetti 'voli suborbitali', voli sicuramente suggestivi, ma riservati ad un costosissimo turismo prossimo venturo che punta diritto a scoprire bellezze terrestri o marine dallo spazio. In quella circostanza è stato sostenuto che, per dare vita a questi voli speciali, ci sarebbe voluto almeno un altro anno, cioè l'attuale, il 2020. Sempre in quell'occasione, il presidente del Distretto tecnologico dell'aerospazio (Dta) ha affermato che 'l'aeroporto di Grottaglie è uno degli asset strategici più significativi ed attrattivi della Puglia e deve diventare una straordinaria leva per lo sviluppo del settore aerospaziale nazionale';

nel frattempo il 2020 ha superato il suo primo semestre e di quei voli suborbitali ancora non se ne parla. Nel giugno 2020 Aeroporti di Puglia e Delta AeroTaxi hanno siglato un accordo per l'istituzione di una base operativa dell'aviazione generale nell'aeroporto di Taranto-Grottaglie per riequilibrare l'utilizzo delle quattro infrastrutture aeroportuali pugliesi e per adeguare le aree in questione ad un nuovo scenario industriale e le infrastrutture di volo necessarie anche al traffico commerciale;

il 'Marcello Arlotta' attualmente è teatro di interventi infrastrutturali per circa 21 milioni di Euro. Si tratta di risorse finalizzate a potenziare la capacità aeroportuale di uno scalo che, allo Stato, può tranquillamente garantire voli per il traffico-passeggeri;

vista la grande considerazione che si nutre verso lo scalo di Taranto-Grottaglie, tenuto in debito conto che esso è pur sempre un aeroporto di 'interesse nazionale' e preso atto dei progetti che la stessa Regione Puglia ed il gestore aeroportuale unico degli scali pugliesi hanno illustrato per un futuro che, però, sembra ancora troppo lontano, non si può non evidenziare la disparità di trattamento rispetto agli aeroporti di Bari e Brindisi:

se ci siano motivi che ad oggi impediscono di attivare presso lo scalo 'Marcello Arlotta' di Taranto-Grottaglie i voli per il traffico-passeggeri pur essendo riconosciuta allo stesso la continuità territoriale". 14 Luglio 2020

Ministero Salute, COVID-19, ENAC e divieto ingresso

Interessati i passeggeri provenienti da 13 Paesi! Con una nota ENAC, a seguito di una specifica ordinanza del Ministero della Salute del 9 Luglio 2020, al momento, sarà in vigore fino al 14 luglio prossimo, ricorda di aver “disposto che le compagnie interessate informino i passeggeri delle nuove disposizioni i quali saranno rimpatriati a spese dei vettori che li dovessero accettare a bordo”.

Il provvedimento è del tutto chiaro e trasparente, anche se l'adozione sistematica, appare alquanto difficoltosa. Quali e quante sono, infatti, le opportunità per il passeggero proveniente da questi 13 Paesi, di aggirare la disposizione?

Le stesse aerolinee potrebbero dichiarare l'impossibilità di attivare un “filtro efficace”.

Ecco il testo diffuso dal web:

“L’ENAC rende noto di aver trasmesso in data 9 luglio 2020 una comunicazione ai vettori italiani, stabiliti e non stabiliti in Italia e stranieri operanti in Italia, in merito all'ordinanza emanata in data odierna dal Ministro della Salute  al fine di contenere la diffusione del COVID 19 in Italia.

Le persone che negli ultimi quattordici giorni hanno soggiornato o sono transitate nei seguenti Paesi non possono entrare in Italia per nessun motivo o condizione:

Armenia, Barhein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina,Cile, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Domenicana.

A prescindere dai Paesi sopra richiamati, l’ingresso in Italia dall’estero è condizionato al rilascio di una dichiarazione al vettore o ai soggetti delegati ai controlli di non aver soggiornato o di non essere transitati in uno dei sopra richiamati paesi negli ultimi quattordici giorni antecedenti.

L’Ordinanza sarà in vigore dalla data odierna fino al 14 luglio p.v.

Sarà cura delle compagnie interessate provvedere ad informare i passeggeri di quanto disposto.” 10 Luglio 2020

IATA, Report preliminare per fronteggiare il COVID 19

Dal rischio contagio in volo alla quarantena! International Air Transport Association (IATAta) ha divulgato un Report di 13 pagine denominato ”Restarting aviation following COVID-19 Medical evidence for various strategies being discussed as at 07 July 2020 IATA Medical Advisory Group. E' un testo base che delinea le procedure e le misure che le organizzazioni internazionali ed ogni singolo Stato dovrebbero analizzare ed attivare.

 

Restarting aviation following COVID-19

Medical evidence for various strategies being discussed as at 07 July 2020

IATA Medical Advisory Group

Introduction Many international groups are exploring possible pathways to facilitate a “restart” of international airline aviation.

The resumption of international flights will require a number of hurdles to be crossed in order for Governments to allow travel, and further hurdles in terms of the passenger journey, which includes the airports of departure and arrival, the flights themselves, and other elements. Discussion by all of the groups involved includes a number of key elements which depend on sound medical evidence. The aim of this note is to review the current state of medical evidence regarding those elements. The state of knowledge is changing rapidly; hundreds of research articles have been published since the start of the outbreak, and an enormous amount of work is in progress with both researchers and industry. Therefore, this document must be read with the latest review date in mind. There are many logistical, financial, and political aspects to the restart plans well beyond the scope of this discussion, which will be confined to the medical aspects. There are also reports specific to airports and immigration processes which are also out of scope here. The report has been prepared by IATA’s Medical Advisor along with the Medical Advisory Group of 10 airline medical directors, on the basis of extensive review of available literature, advice and expertise during the pandemic thus far. Re-start requires two key components: first, Governments must be prepared to allow passengers to travel, between countries and regions. Secondly, passengers must have sufficient confidence that they can travel safely, and achieve what they wish to do on their journey. For the passenger journey, an acceptable risk of inflight transmission is a key factor, but this is along with other considerations such as risk of illness while away, risk of being quarantined, availability of safe and suitable accommodation, availability of travel insurance, etc. For Governments, in-flight transmission is secondary to the greater risk of importation of people who are incubating the illness and can become sources of infection. This is a more challenging problem to solve, but will employ many of the same layers of protection which are discussed here.

In-flight Transmission

Little is available in the way of published research on in-flight transmission of COVID-19. One paper from Canada reports careful follow up of a long-haul flight on which someone later confirmed to have been unwell at the time, but no secondary cases resulted. A recent public report shows that a flight on 31 March from USA to China Taipei with 12 people subsequently confirmed to be symptomatic at the time of flight, generated no secondary confirmed cases from the 328 other passengers and crew members, who all tested negative. A public health investigation into a flight from UK to Vietnam on 2 March 2020 suggests transmission by one passenger to up to fourteen other passengers (twelve of whom were seated nearby the presumed index case) and a cabin crew member. Initial information has been obtained from this investigation but a formal study is expected in due course. This is the only event known to IATA of suspected on-board transmission to multiple people. By contrast, an informal survey of 18 major airlines in correspondence with IATA has identified, during Jan-Mar 2020, just four episodes of suspected in-flight transmission, all from passenger to crew, and a further four episodes of apparent transmission from pilot to pilot, which could have been in-flight or before/after (including layover); there were no instances of suspected passenger-to-passenger transmission reported by the group of airlines. The group of airlines represents 14% of global traffic for that period. A request to a much larger group of 70 airlines (representing half of global passenger traffic) also failed to identify any cases of suspected passenger-to-passenger transmission. And finally, closer analysis with IATA was able to be carried out by four airlines which had close contact with local public health authorities during the outbreak. The four airlines (with a combined annual traffic of 329 billion RPK) together followed up around 1100 passengers who were identified as confirmed cases having recently flown. The flights in question represent about 125000 passengers. There was one possible secondary passenger case identified in the total, along with just two crew cases, thought to be the result of possible in-flight transmission. By comparison, a recent article from Shenzhen China on transmission quotes an overall transmission rate of 6.6% across modes of contacts (household, travel, or meals), which would equate to a predicted 72 cases from those 1100 passengers, compared with the three that we have observed. The reasons for the apparently low rate of in-flight transmission are not known but could encompass a combination of the lack of face-to-face contact, and the physical barriers provided by seat backs, along with the characteristics of cabin air flow. Further study is under way.

 

Multi-layered approach:

In the absence of a single measure which can achieve high-levels of risk reduction, the alternative is to use a combination of approaches to mitigate the risk as far as practical. This is essentially the approach being applied at present for those services that continue to operate for cargo and repatriation flights. The combination of intrusive and burdensome measures creates a travel experience far removed from ‘normal’ operations and one which is unlikely to be commercially sustainable for any significant period. However this provides a potential pathway towards recovery and reconnection. It is likely that there will be a stratified approach which employs more measures to routes, or passenger groups, which entail higher risk at the time. Summary: A multi-layered approach will almost certainly be required in the initial stages.

 

Temperature screening

Fever (elevated core body temperature) is an early sign of COVID-19 in some people, but by no means all. Surface temperature measurement is less reliable than core temperature, but is easier, which is why temperature screening usually involves a measurement of surface temperature. The various methods include handheld measuring devices which may be contact (eg aural) or contactless, remote thermal scanning, and newly developed devices with cameras which are apparently able to measure temperate, pulse and respiration rate from a distance. All these methods have deficiencies. Temperature screening has been employed at both departure and arrival. It will miss many of those with early illness, asymptomatic illness, those whose symptoms do not include fever, and in some cases, those who have taken antipyretic medication (such as acetaminophen/paracetamol) to lower their temperature. It has been documented however, that in the early stages of the COVID-19 pandemic, several new cases were detected in passengers who underwent routine temperature checks after arriving at their destination. Survey research during the COVID-19 outbreak has indicated that airline passengers are reassured by temperature screening undertaken in airports. It could also have an effect of deterring passengers who might otherwise travel when feeling unwell. Temperature screening needs to be done with validated equipment, and if done manually, by staff who have appropriate training and personal protective equipment (PPE). IATA maintains that it should not be the role of airline staff to carry out such screening. Even under these conditions there will be false positive and false negative results. Temperature (and other) screening is more likely to be useful in populations where COVID-19 prevalence is higher (such as returned travelers) than in low-prevalence groups such as the general travel population. Summary: Temperature screening has deficiencies and should be undertaken with appropriate precautions. It may be of some benefit, applied selectively along with other measures.

 

Symptom screening

Many countries have been using a questionnaire to ask travelers about symptoms (usually fever, cough, breathing difficulties) as an added screen to detect people possibly currently suffering from COVID-19, usually upon arrival; a declaration of symptoms could also be added to a nation’s electronic visa process as another layer of protection prior to travel. Obviously it depends on the honesty of the answers, but being required to make a declaration of being symptom-free could provide a deterrent to travelling while unwell. Various groups are developing electronic applications which can assist with screening for symptoms, often in conjunction with applications to facilitate contact tracing. It is noted that many countries already had symptom screening in place when the virus was imported; many studies have now documented the level of asymptomatic spread, which contributes to transmission and limits the usefulness of symptom screening. Summary: Symptom screening is a useful adjunct to other measures but has significant limitations.

 

Use of masks and PPE

The primary method of spread of COVID-19 is exhaled droplets, with a secondary method of spread from those droplets via surfaces and hands. There is ongoing debate as to the level to which smaller aerosol particles, which can remain suspended for longer times or distances, contribute to spread. IATA’s earlier guidance has reflected WHO advice that the use of surgical masks should be reserved for those who are unwell or those who are caring for those who are unwell. As a protection for individuals in public places, without close contact with others, it is of very limited benefit; however, increasingly, authorities have been promoting or requiring the use of non-medical face coverings for those who are in public, especially in situations where physical distancing is not possible. This “source control” strategy is intended to protect the public from the wearer, rather than to protect the individual – by creating a physical barrier to the exhalation of droplets. Studies increasingly suggest that such use of face coverings is effective at reducing droplet spread, and this is of potential benefit where physical distancing cannot be achieved; WHO has recently incorporated this strategy in its advice, and provided information on how to create suitable masks from material, to avoid depleting supplies of medical grade disposable masks which are required for use by health care workers. As the pandemic has progressed, more aviation authorities have encouraged or required passengers to wear face coverings. Similarly for crew members, it is expected that the use of surgical masks and gloves, with appropriate instruction and training, and disposal methods, and associated with meticulous hygiene, will provide protection, as well reassurance for both them and their passengers. It is reasonable to require mask use for those airline workers in situations where physical distancing cannot be ensured (not just crew but also gate staff, ground staff who board the aircraft, etc), until risk is judged to be sufficiently reduced. Many countries have gone further and required full PPE for cabin crew. This is not an infallible protection but forms one element of an overall set of measures. Summary: Face coverings for passengers along with suitable PPE for crew and other airline staff are a useful element of a multi-layered protection strategy.

 

Physical distancing

 

The mainstay of interrupting the spread of COVID-19 is preventing people from having close contact with each other, since the most efficient method of spread is by inhalation of exhaled droplets from an infected person. This is presumed to be most efficient when coughing, sneezing or talking, face to face. All of the measures employed currently around the world to slow the spread make use of maintaining distance between individuals as much as possible, and guidance around the ideal distance ranges from 1-2 metres (3-6 feet). It is possible to modify airport check-in, immigration, security, departure lounge, and boarding processes in such a way as to ensure such physical distancing, and the Airports Council International (ACI) has published guidance on this. On board the aircraft, it is difficult to achieve such a high degree of distancing, unless the aircraft loadings are so light as to be uneconomical. However, other protections are in place including the fact that people all face the same direction rather than face-to-face, they generally remain in their seat after boarding, except to visit bathrooms. Additional possible protection is derived from the physical barrier of the seat backs, and the direction of cabin air flow which is generally from ceiling to floor, at a much higher rate than in public buildings, with little lateral flow. Contamination of the supplied air is reliably avoided by the presence of HEPA filters, which are installed in those modern jet airliners which use recirculation. The greatest challenges for distancing may relate to when passengers are moving, particularly boarding, disembarking, and using bathrooms. Physical distancing measures currently in use by airlines include: management of the boarding process to minimize passengers passing each other; limiting carry-on baggage; sequenced boarding rear first, window first; allocation of bathrooms for each area; allowing only one passenger at a time visiting the bathroom. Interactions of crew and passengers face-to-face are avoided by pre-placing service items (food, water, and trash containers) on seats before boarding. Finally, these measures may be supplemented by the wearing of face covers or masks by passengers and crew alike. Some airlines are currently, while load factors are low, also achieving a degree of distancing by leaving every second seat empty, or similar. In a restart scenario this would be economically unviable. Given the data presented above regarding in-flight transmission from passenger to passenger, its justification would be questionable. There may however be benefit in leaving empty seats in the region where crew are seated (in their jump seats) face to face with passengers. Where possible, leaving empty seats may further reduce risk although further study is required regarding the nature and risk of droplet spread in the cabin air environment. Study is currently under way employing review of previous research, new computational modelling, and planning for simulation studies. Summary: Physical distancing on board can be achieved to a large degree especially during the airport processes and boarding, but leaving large numbers of empty seats on a routine basis is probably unsustainable.

 

Cleaning and Disinfection

While the primary route of transmission is direct respiratory droplet spread (exhaled and then inhaled), fomite transfer via surfaces and hands is also important, and in addition to the primary preventive tool of hand hygiene, cleaning and disinfection of frequently/recently touched surfaces is advised by WHO and other health agencies. Concern has been heightened by research indicating potential virus survival on a range of surfaces for a few days. Cleaning with normal agents such as alcohol 60% is very effective at destroying the virus on such surfaces, and other agents such as quarternary ammonium compounds, commonly used in aviation, are also effective; manufacturers have updated advice on compounds to be used. On the aircraft, there is potential for transmission in this manner particularly on short-haul flying where rapid turnarounds have previously prevented extensive cleaning between sectors. Many airlines have increased the frequency and extent of their routine cleaning. Some regulators (including China CAAC and EASA) have recommended particular cleaning procedures as a routine. It is likely that improved routine cleaning provides reassurance to passengers, whether or not it reduces risk of transmission. Another possibility which has been adopted for rapid turnaround flights is for passengers to be given material (alcohol wipes etc) to use on the surfaces in their seat area, so that they know it has been done and have some agency in the process; this has been shown to be reassuring for passengers. There are other potential methods of disinfection such as UV light and gaseous ozone which have not been evaluated in the airline setting. Summary: Cleaning and disinfection procedures, in excess of the previous norms, are part of the range of measures required in a restart process.

 

COVID-19 Testing

Background: The mainstay of testing for current infection (presence of virus) in the community is a polymerase chain reaction (PCR) test which involves taking a swab of the upper throat and amplifying the genetic material in a laboratory until it can be detected and confirmed. An increasing number of regions (examples include South Korea, Hong Kong SAR, Macao SAR, Austria, Luxembourg, Iceland and China in conjunction with Singapore) have introduced testing into their State requirements for travelers, either before departure (perhaps incorporated into an electronic visa process), or after arrival. All medical testing has limitations; even PCR can miss some people with the infection, early in the illness, particularly if the person has recently been infected and is still incubating; this opens a window during which the person may become infected (and turn positive), AFTER testing. Pre-departure testing means this window occurs in the departure location. Post-arrival testing means that the delay occurs in the arrival country and the person could infect others while the result is awaited, unless isolated. For our specific purposes of ensuring safe travel, the ideal time to test is immediately prior to travel, and for convenience and simplicity, this would be best done at the airport of departure. Another limitation, even of PCR, is the converse problem: late in the illness it appears that people can test positive without actually being infectious, so this represents a false positive which is problematic for travelers, whether it occurs in their own country or a foreign country for them. Testing with throat swabs is also somewhat invasive and uncomfortable, and requires the sample to be taken by a trained person (usually a health care worker) who is also equipped and competent with PPE. A technology which could be performed with saliva would therefore provide a significant advantage, being able to be performed more easily and more acceptably. Next, there is the question of speed: this is improving, but with PCR tests there is a delay waiting for the result – which is at best a few hours currently. New testing: Many alternative technologies are now either in development or available, which can either rapidly amplify the genetic material, or can use other components of the virus (antigens) such as surface proteins. In order to be able to be used as part of the airport process (either departure or arrival) they would need to be able to perform at speed (results well inside an hour) but also at sufficient scale (hundreds of tests per hour) for this to be practical. Ideal would once again be the use of saliva. Finally and crucially, in order to be usable, the tests would be required to have demonstrated extremely high reliability when compared with standard PCR technology: firstly, they would require a very low false negative rate (ideally less than 1%), but for the aviation setting probably even more important is a very low false positive rate, because any significant percentage of false positives will result in large numbers of passengers having to cancel their travel when already at the airport. This reliability needs to be certified by reputable national or international authorities, whether scientific, therapeutic, or public health . Summary: Rapid point-of-care testing is an important potential extra layer of protection. Technology for rapid on-site PCR tests, molecular tests and alternative antigen tests, is advancing rapidly, and if validated by a reputable scientific organization could be an additional layer of protection.

Suggested requirements are that this testing be:

- validated by a reputable National scientific, therapeutic, or public health agency, to achieve less than 1% false negatives and the lowest possible false positive rate compared with PCR;

- deployable in an airport setting, preferably using saliva and able to be sampled without use of PPE;

- capable of scaling to achieve hundreds of tests per hour, with results well inside one hour.

 

Antibody Testing

Many groups are developing serological (antibody) tests for COVID-19. These typically use a blood sample which can be obtained from a finger-prick. Detection of antibodies early on can confirm current or recent infection and later on, can confirm immunity. The detection of antibodies could, once validated, be used to indicate that someone is able to travel without risk of either contracting or transmitting infection (see below). Antibodies are not detected early in the infection and are therefore not useful for diagnosis.

There are many epidemiological estimates that the number of mild recovered cases could greatly exceed the number of confirmed cases, and with suitable widespread serology (antibody) testing, there may be a large enough population of recovered and immune individuals. Indeed, many serology studies of closed communities (small towns, ships, etc) have shown a high proportion of individuals to have been infected – however, in larger population studies the highest proportions have been around 17% which is insufficient to provide a significant population of immune individuals. It remains unclear for how long immunity is maintained or its extent; some coronaviruses generate relatively short-lived immunity and therefore this is not yet a reliable protection. If antibody testing were adopted for use in connection with an “immunity passport” (below), the testing would initially need to have a short “validity” since the duration of immunity would not be known. Furthermore, WHO advice has consistently been that there are no validated and reliable antibody tests available for use on an individual level, and that such tests should be used only for studying populations to understand the nature of the pandemic and its transmission. Summary: This is not yet a reliable tool other than for epidemiological study. It has potential when validated and supported by major health bodies such as WHO, and with further experience.

 

Immunity Passports

This concept arises from the fact that once someone has recovered from a viral infection they normally retain immunity; there is some evidence from animal and human studies to suggest that immunity to COVID-19 will be retained at least for some months. The concept of immunity passports is that if someone can be documented as having recovered from COVID-19 they are presumed to be immune, therefore many of the normal protections would not be required; this would mean that by showing their documentation (or incorporating it into a prior electronic visa process), they could achieve the airport, boarding and on-board processes bypassing many of the protective steps such as face cover, temperature checks etc. Those airport staff and aircrew who were immune could similarly omit many of the requirements, including for PPE and physical distancing. The main difficulty is that even now, the proportion of the population who are recovered cases is very small – serological surveys have typically shown less than 10% of the population with evidence of immunity, although more recently London UK has shown around 17.5%. These levels would not be enough to allow a significant restart, but they are increasing over time. Furthermore, a proportion of those cases have been diagnosed clinically rather than with laboratory confirmation, and Governments are likely to require laboratory documentation before granting such a passport, which would make the population even smaller. However, as the pandemic progresses, it is possible that the population of immune people may eventually become big enough to make this a viable proposition. There are also important potential unintended consequences of such a measure. For example, granting of privileges to those who have recovered could incentivize people to contract the disease. This “perverse incentive” could tempt people to deliberately expose themselves, and thereby undermine public health measures and propagate the pandemic. Summary: Limited potential unless global spread continues to a large proportion of the population. Some risks as ongoing immunity is not assured; unwise at the current time.

 

Quarantine

One of the key measures which is being imposed by governments is a period of quarantine for incoming travelers – almost universally 14 days, to exceed the 12 days which is considered the maximum incubation period. There are considerable logistical difficulties involved in this process to ensure that while all needs of transport, accommodation, food, exercise, and communication are met, there is no cross-contamination between those in quarantine. In many cases, the quarantine is accompanied by COVID-19 testing so that the measure is not solely dependent on people recognizing and reporting symptoms. While this can be an effective means of ensuring any imported cases do not spread, it is a major disincentive to travel, particularly if required after both (outbound and return) legs of an international journey. In situations where travel is between two countries with similar levels of community transmission in the community, any travelers who had been COVID-19 tested negative upon departure, would be of lower risk than the non-tested members of the surrounding community, so the argument could be advanced that they should be subject to no more restrictions than the others in the community. This may well even be the case when travel is from a community with higher transmission risk than the destination; testing procedures could therefore be one of the considerations against which to balance a decision about quarantine. This goes alongside the other measures in place such as: discouraging symptomatic passengers from travelling; health declarations including symptom screening; the measures adopted during travel as outlined in the ICAO “Take-off” recommendations; and contact tracing measures after arrival. By contrast, if traveling from an area of low risk to one of high risk, then it is difficult to support an argument for quarantine on arrival. These are all questions for the government of the destination country to resolve. Summary: Quarantine is a major inhibitor of travel and on a careful analysis of the risks, governments may determine that it is not justified in many scenarios.

 

Measures to assist contact tracing

Although the prime objective will be to prevent anyone travelling while unwell, an important back-up to this is the ability to rapidly identify and trace the contacts of anyone who, after travelling, is discovered to have been infected at the time of travel. Measures to assist and facilitate such tracing have been employed as part of arrival procedures in some countries. They could be as simple as providing contact details for follow-up if required. In many cases these have made use of technology such as phone applications which, with the user’s consent, allow their movements and even their close contacts to be traced and tracked. The use of such technologies could be a condition applied by governments to allowing international (or indeed domestic) travel in a restart. A further element to this would be ensuring early reporting of any instances where passengers are unwell in flight, with symptoms consistent with COVID-19. Ground-based medical services could have a role here in ensuring public health processes are triggered. Summary: Procedures, and technologies, for contact tracing are likely to be part of the suite of required measures.

 

Measures related to crew members

In the current operations, aircrew (pilots and flight attendants) are almost the only people travelling between countries. On long-haul sectors, it is necessary for them to layover at destination. Health authorities are allowing this to occur contingent on strict procedures to prevent them becoming infected while on layover. These have included social distancing (such as being confined to a hotel room during layover, with meals delivered), use of masks, special arrangements for transport, and temperature checks. In a restart scenario, some crew protective procedures are also likely to be one of the conditions for governments allowing airline travel to increase. Indeed it is strongly recommended that governments work with airlines in determining what protections are appropriate. There are also a range of in-flight procedures related specifically to crew aimed at preventing transmission between passengers, or between crew and passengers, and a separate IATA document details these. Summary: procedures for crew in flight and during layover are likely to be a significant part of the required measures to allow restart.

 

Treatment

If a medical treatment became available which drastically and reliably reduced the mortality and severity of disease, then the concerns of both Governments and travelers would be massively reduced, potentially allowing a resumption of travel. No such measures are currently available. Summary: Potentially a major help but not yet available.

 

Vaccination

The eventual arrival of a reliable vaccine, with production scaled up to allow widespread availability, would achieve immunity for those vaccinated. However, best-case estimates of the time course for reaching this situation are mostly not before the 2021 calendar year. It is not a certainty that a successful vaccine will be produced, but there are large numbers under development and even human testing. This would be the world’s first vaccine against a coronavirus. If successfully produced and widely distributed, a certificate of immunity such as mentioned above would become a viable tool to facilitate travel. Summary: The best solution, being vigorously pursued, but not yet in sight. This multi-layered approach, incorporating many of the above possible protective measures, is proposed as a pathway for aviation recovery . 8 Luglio 2020

Aeroporti, masterplan e il “Parere” alle procedure VIA-VAS-VIS

Sono indispensabili urgenti aggiornamenti AEDT di qualsivoglia “Parere” al Masteplan! Quando i Comitati aeroportuali, dopo aver inoltrato le doverose “osservazioni” alle tante VIA-VAS-VIS dei masterplan degli aeroporti della Penisola e delle Isole e quanto con l'intestazione “MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE” - Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS (la VIS sembrerebbe escluso dal loro operato) – cosa devono fare?

Scoraggiarsi per l'eventuale “Parere” positivo ed entusiasmarsi per un “Parere” negativo? Ebbene che-fare?

Aerohabitat propone una analisi preliminare.

Occorre chiedersi, innanzitutto, se il parere relativo allo “Strumento di pianificazione e ottimizzazione al 2030 - Richiesta di supplemento istruttorio, è stato formulato dalla vecchia e/o nuova Commissione.

Con una serie di interrogativi.

Quando è stata insediata la nuova Commissione e da quando è operativa? Le procedure di VIA-VAS-VIS devono essere integralmente sottoposte all'analisi della Nuova Commissione e/o questa deve sottoscrivere, a prescindere delle valutazioni espresse, anche i “Pareri” rilasciati con una eventuale loro integrazione?

Come valutare il loro operato? Proponiamo un esempio, tra i tanti possibili.

Vecchia e Nuova Commissione di VIA-VAS-VIS non potrebbero, ad esempio, contraddirsi nell'utilizzo del modella matematico per valutare le curve isofoniche, per definire le curve di isolivello.

Qualora i “Pareri” positivi di VIA-VAS-VIS rilasciati dal 2015 abbiano utilizzato l’Integrated Noise Model (INM), lo storico modello matematico-statistico per calcolare le curve di isolivello, relative a specifici indicatori acustici, nei pressi degli scali aeroportuali, diventa indispensabile rilevare come lo stesso INM risulti uno strumento obsoleto.

Sostituito con il modello integrato Aviation Environmental Design Tool (AEDT) dalla stessa FAA-USA.

L'Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea, con il Notice of proposed Amendment 2017-01, ha proposto di adottare in tempi brevi, anche in Europa, l'utilizzo del modello matematico USA-FAA AEDT (entro la fine del 2018). Gli enti sovranazionali ICAO, EASA, nonché la VIII COMMISSIONE PARLAMENTARE (ambiente, territorio e lavori pubblici) e la IX COMMISSIONE (trasporti, poste e telecomunicazioni), della Camera adottano, o richiedono l'adozione di questo strumento anche in Italia.

Come è noto, anche in Italia alcune mappe acustiche aeroportuali sono effettuate utilizzando il software di calcolo dei livelli di rumore generato dal traffico aeroportuale contenuto nel modello Aviation Environmental Design Tool (AEDT ver. 2d) della Federal Aviation Administration. Il pacchetto software AEDT incorpora e sostituisce il modello Integrated Noise Model (INM) che dopo la versione 7.0d non è più stato aggiornato.

La realtà dei Pareri di VIA-VAS-VIS deliberate dopo il 2015, dovrebbero essere aggiornati con AEDT. E' stato fatto?

Difficile crederlo. I Comitati aeroportuali e altri soggetti interessati a formulare specifiche “osservazioni” dovrebbero “impugnare” le risultanze di tali PARERI POSITIVI dichiarando la possibile illegittimità di tali PARERI, esigendo l'immediato adeguamento/aggiornamento. 3 Luglio 2020

UE, doppia infrazione sui rimborsi ai passeggeri, Codacons esulta

Sotto accusa Italia e Grecia! Questi due Paesi Europei hanno due mesi di tempo per replicare alle argomentazioni della UE, con un possibile esito inevitabile, la stessa Commissione potrebbe rinviarli a giudizio motivato.

Non sarebbero state rispettate le regole sui diritti dei passeggeri perché durante l'emergenza coronavirus i due Paesi hanno adottato procedure che hanno permesso alle aerolinee di offrire voucher .

Una tipologia di risarcimento ai voli, annullati a seguito del lockdown del COVID-19, anziché il rimborso come prescrive la regolamentazione europea.

L'esito della doppia infrazione è stato annunciato dal CODACONS, il comitato che ha ipropostao l'iniziativa a tutela dei passeggeri e inoltrato l'esposto. Ecco il comunicato.

“CODACONS: ACCOLTO NOSTRO ESPOSTO, VOUCHER E’ TRUFFA LEGALIZZATA. GOVERNO MODIFICHI SUBITO NORMA O SARA’ CLASS ACTION CONTRO STATO ITALIANO

Vittoria del Codacons che aveva presentato l’esposto alla Commissione Europea da cui è scaturita la procedura di infrazione contro l’Italia per la nota questione dei voucher come unica forma di rimborso per viaggi annullati.

“Finalmente l’Ue ha accolto le istanze del Codacons, unica associazione ad aver presentato un ricorso alla Commissione Ue per conto di milioni di italiani gabbati dal voucher previsto dal decreto Cura Italia – spiega il presidente Carlo Rienzi – Ora il Governo, se non vuole andare incontro a severe sanzioni, deve modificare subito la norma relativa i rimborsi dei viaggi annullati a causa del coronavirus, prevedendo esplicitamente che la scelta tra indennizzo in denaro e voucher sia a discrezione dell’utente”. “Se il Governo non si adeguerà alle disposizioni dell’Ue, scatterà una class action del Codacons contro lo Stato Italiano in favore di tutti i soggetti costretti ad accettare il voucher come unica forma di rimborso di voli e viaggi annullati” – avvisa Rienzi. Intanto il Codacons ricorda che sul sito www.codacons.it sono pubblicati i moduli attraverso i quali i consumatori possono diffidare compagnie aeree, tour operator e agenzie di viaggi a rimborsare in denaro i viaggi annullati, sulla base della normativa comunitarie. Per info e assistenza tel. 89349966.” 2 Luglio 2020

EASA, blocca per sei mesi i voli, verso la UE, della Pakistan Airline (Pia)

I media hanno rilanciato la notizia, mancano le conferme EASA ed ENAC! Il provvedimento non è la diretta conseguenza dell'Airbus 320 precipitato nella fase di atterraggio, tra le palazzine di Karachi, ma per l'indagine promossa dalla stessa aerolinea sull'ipotesi di “piloti” con licenze di volo false e/o inadeguate.

L'incidente aveva coinvolto il volo PK803, A320-2140, immatricolato AP-BLD della PIA, Pakistan International Airlines, decollato da Lahore il 22 Maggio con destinazione Karachi (Pakistan).

L'Airbus 320 era precipitato sui caseggiati identificati Model Colony, palazzine multipiano, a cira 500 metri, lateralmente all'inizio pista 25 Sinistra. A bordo era imbarcato un equipaggio di otto persone e 99 passeggeri. Dopo il crash erano sopravvissuti solo due passeggeri.

L'indagine, ancora in corso, hanno evidenziato numerose “anomalie” nel comportamento dei piloti.

Giornali e media Pakistani, in seguito anche la CAA USA, avevano rivelato la possibilità che 262 piloti in servizio di linea nell'aerolinea Pakistana operino con “brevetti falsi”.

La notizia rimpallata tra i media europei sostiene che il 1 Luglio, la EASA - Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea ha sospeso alla Pakistan Airline (Pia) l'autorizzazione a volare da e per gli Stati membri dell'Ue per sei mesi. La notizia sarebbe stata anticipata dalla stessa Pakistan International Airline (Pia).

La conferma dei 262 “brevetti falsi” sarebbe, invece, stata fatta dallo stesso ministro dell'aviazione pakistano Ghulam Sarwar Khan. La formazione professionale dei “piloti” non sarebbe stata completata. Per altri dettagli, sull'identificazione dei “piloti” e sul blocco dei voli verso l'Europa sono attese le comunicazioni ufficiali di EASA ed ENAC. 1 Luglio 2020

COVID-19, precisazioni ENAC sull'uso delle cappelliere e distanze

Deroga sulla distanza solo se senza trolley on-board e/o viceversa? La questione dell'utilizzo delle cappelliere per l'imbarco dei trolley è quindi correlato alla separazione dei passeggeri seduti in cabina passeggeri? Le considerazione sull'effettivo controllo del rispetto delle procedure adottate, ovvero tra cappelliere e trolley, rappresenta un riscontro minore e/o delegato al singolo passeggero imbarco e/o al personale di bordo? E se l'operazione concerne il 50% dei passeggeri?

All'interrogativo su che debba deve verificare la corretta adozione di una delle due o di entrambe le misure cautelative per fronteggiare il rischio contagio, si deve associare alle scontate considerazioni sulla qualità dell'aria nel ricircolo del flusso del condizionamento e della pressurizzazione. Basta davvero aver installato il filtri HEPA? E quali sono le flotte aeree che non hanno la possibilità di installazione? Come identificarle preliminarmente e vietare il volo civile-commerciale a tali tipologie di aeromobili?

 

Ecco comune il Comunicato Stampa n. 34/2020 del 26 Giugno 2020.

“Precisazione ENAC ai vettori aerei sull’utilizzo delle cappelliere

L’ENAC, a chiarimento di quanto già comunicato, ha precisato, in una nota inviata alle compagnie aeree, che il divieto di utilizzo delle cappelliere è limitato ai voli dove non viene effettuato il distanziamento sociale a bordo; viceversa, l’utilizzo delle medesime è consentito sui voli dove viene attuato tale distanziamento.

Quindi l’utilizzo delle cappelliere è consentito sugli aeromobili dove viene rispettato il distanziamento sociale previsto dal DPCM dell’11/6/2020. Qualora, invece, si intenda derogare al limite consentito dal distanziamento sociale, solo in quel caso viene interdetto l’uso delle cappelliere. Si tratta, pertanto, di misure che consentono di derogare al distanziamento sociale per poter ottenere un maggior riempimento degli aerei.

Infatti, nell’Allegato 15 del DPCM 11/6/2020 è indicato il divieto di portare a bordo bagagli di grosse dimensioni tra le condizioni affinché i vettori possano beneficiare della deroga sul distanziamento a bordo dell’aeroplano.

Per ottenere la deroga al distanziamento, pertanto, è necessario il rispetto di una serie di prescrizioni tra cui quella relativa al bagaglio a mano e all’uso delle cappelliere.

Si ricorda che l’obbligo di distanziamento deve essere rispettato da tutti i vettori a prescindere dalla nazionalità e che tutte le condizioni previste per derogare al distanziamento devono sussistere contemporaneamente. Ove anche una sola delle condizioni non sia osservata, il distanziamento deve essere mantenuto”. 30 Giugno 2020

 

Aeroporti e la tutela del territorio e dei cittadini

Quanti sono i masterplan da verificare e, magari, da rivedere e integrare?ICAO ed EASA e, in Italia, ENAC hanno da sempre delineato misure e disposizioni per “proteggere” la comunità dei cittadini dell'intorno aeroportuale.

Ma quale è il punto in Italia?

Con il documento “Programma Nazionale per la Safety dell’Aviazione Civile, State Safety Programme – Italy, Edizione 4, 9 gennaio 2020, è stato posto l'adeguamento del Regolamento UE 139/2014.

La trilogia del programma “manutenzione, ristrutturazione e sviluppo” ha inquadrato le scadenze attuative al fine di garantire una transizione graduale e un livello elevato di sicurezza dell’aviazione civile nell’Unione, le norme attuative devono rispecchiare lo stato dell’arte e le migliori pratiche nel settore aeroportuale; tener conto delle norme e delle pratiche raccomandate applicabili dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile - ICAO, rispettando in tal modo la classificazione dell’ICAO in tutto il sistema delle norme;

-tener conto delle esperienze operative degli aeroporti a livello internazionale, nonché del progresso tecnico e scientifico nel settore aeroportuale;

-essere proporzionate alle dimensioni, al traffico, alla categoria e alla complessità dell’aeroporto e alla natura e al volume delle operazioni che vi sono effettuate;

-prevedere la necessaria flessibilità per la conformità richiesta;

-tener conto dei casi in cui l’infrastruttura dell’aeroporto è stata sviluppata prima dell’entrata in vigore del presente regolamento, nel rispetto dei diversi requisiti previsti dalle legislazioni nazionali degli Stati membri.

Una particolare attenzione è stata posta sulla “realtà edificata ed esistente” nell'extrasedime aeroportuale:

“Per quanto riguarda la gestione di ostacoli nei dintorni dell’aeroporto nonché le altre attività che si svolgono al di fuori del sedime aeroportuale ogni Stato membro può designare le diverse autorità e gli altri soggetti competenti per il monitoraggio, la valutazione e la riduzione dei rischi. Scopo del presente regolamento è di non modificare l’attuale ripartizione dei compiti all’interno dello Stato membro. Tuttavia, è necessario che in ogni Stato membro venga assicurata un’organizzazione capillare delle competenze in materia di protezione dei dintorni dell’aeroporto e di monitoraggio e attenuazione dei rischi causati dalle attività umane. Occorre pertanto garantire che le autorità responsabili della protezione dei dintorni degli aeroporti dispongano delle competenze adeguate per espletare i loro obblighi”.

Quale è, in definitiva la situazione degli scali elencati nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA? Quanti di questi sono in “deroga”,ed entro quale scadenza devono essere “messi in sicurezza”? 27 Giugno 2020

COVID-19, flotte aeree e bagagli a mano, il comunicato ENAC

Il ricircolo dell'aria dalle cappelliere, anche con HEPA, comunque sono un rischio?

Ancora interrogativi sul volo nell'epoca del COVID-19. La ripresa dei voli con i passeggeri e l'equipaggio localizzati nella cabina passeggeri e di pilotaggio è ancora un argomento che crea contrapposizioni. Tra le dichiarazioni che l'aria che circola e ri-circola senza alcun rischio di contagio, purchè sia mantenuta la distanza raccomandata (1 metro e/o 1,5 metri), con la mascherina e l'ausilio dei filtri HEPA che assicurerebbero una salubrità dell'aria in grado di fronteggiare qualsivoglia “pericolo” di trasmissione tra passeggeri “positivi” e/o “asintomatici” e chi sostiene che un certo livello di rischio, comunque, esiste, non è ancora risolto.

Lo stesso Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute, ordinario di igiene generale – riportano i media – dell'Università Cattolica, presentando un Rapporto Osserva salute, ha sostenuto che “prendere l'aereo? E' una cosa ancora da non fare”. Le argomentazioni seguenti descrivono tali rischi con la pulizia ed il possibile contagio sulle superfici interne della fusoliera, dei tavolini e dei sedili.

A tale riguardo il seguente comunicato ENAC, sembrerebbe riferirsi non solo all'utilizzo delle cappelliere, alla loro pulizia e al flusso dell'aria dell'impianto di condizionamento e presurrizzaione, che potrebbe risultare rallentata nel ricircolo rotatorio, nel flusso longitudinale vero i filtri HEPA, a fronte dei processi di sanificazione e igienizzazione. Operazioni che, difficilmente, potranno risultare, complete, integrali e risolutive.

Ecco il testo ENAC, riferito, al solo utilizzo delle cappelliere, il divieto di portare a bordo trolley di dimensioni standard. Che i passeggeri, storicamente, portano a bordo.

 

"Comunicazione ai vettori a seguito di indicazioni del Ministero della Salute inviata in data 25 giugno 2020

Si fa riferimento alla nota ENAC prot. 57190 del 12 giugno u.s. avente per oggetto “Nuove disposizioni per fronteggiare l’epidemia da COVID 19. DPCM 11 giugno 2020”.

Al riguardo, su indicazioni del Ministero della Salute, in risposta alla richiesta dell’ENAC di avere chiarimenti riguardo alle prescrizioni di cui all’all. 15 del DPCM 11 giugno 2020 relativamente alle condizioni per derogare all’obbligo del distanziamento a bordo degli aeromobili,

sono confermate le condizioni necessarie per derogare all’obbligo di distanziamento indicate nell’all. 15 del DPCM 11 giugno 2020, ricordate nella nota ENAC prot. 57190 del 12 giugno u.s. In particolare:

- per quanto riguarda la misurazione della temperatura, il controllo deve essere effettuato prima dell’accesso all’aeromobile (se la temperatura supera i 37,5° deve essere vietato l’accesso a bordo). Non è, pertanto, necessario un ulteriore controllo come prima indicato se il passeggero è stato sottoposto alla misurazione all’ingresso dell’aerostazione e comunque prima dell’imbarco.

- per quanto concerne il bagaglio a mano, ai passeggeri è consentito di portare a bordo solo bagagli di dimensioni tali da essere essere posizionati sotto il sedile di fronte al posto assegnato. Per ragioni sanitarie non è consentito a nessun titolo l’utilizzo delle cappelliere.

- per quanto riguarda: a) la autocertificazione da parte del passeggero che attesti di non aver avuto contatti stretti con persone affette da patologia COVID 19 negli ultimi due giorni, prima dell’insorgenza dei sintomi e fino a 14 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi e b) l’impegno del passeggero a comunicare, al fine della tracciabilità dei contatti, al vettore e alla Autorità sanitaria territoriale competente, l’insorgenza di sintomatologia COVID 19 comparsa entro 8 giorni dallo sbarco dall’aeromobile, è stato fornito dal Ministero della salute il modello allegato che deve essere compilato dal passeggero – preferibilmente in modalità elettronica - e consegnato al vettore prima della partenza.

Si ricorda che l’obbligo di distanziamento deve essere rispettato da tutti i vettori a prescindere dalla nazionalità e che tutte le condizioni per derogare al distanziamento devono sussistere contemporaneamente. Ove anche una sola delle predette condizioni non sia osservata, il distanziamento deve essere mantenuto. Si allega, per pronto riferimento, il modello di autodichiarazione Covid–19, fornito dal Ministero della Salute, che deve essere compilato dal passeggero – preferibilmente in modalità elettronica - e consegnato al vettore prima della partenza," 26 Giugno 2020

Aerolinee low cost, ENAC, i tanti accordi co-marketing e le tariffe stralciate

Una specifica indagine era stata avviata nel lontano 2005! Era il 2005, il 17 Marzo, quando ENAC con un comunicato stampa informava l'apertura di una “indagine conoscitiva sui rapporti tra aeroporti e compagnie aeree”.

Il testo era in seguente:

“L’Ente Nazionale per l'Aviazione Civile rende noto di aver ripreso il programma di verifiche sui rapporti economici che legano gli aeroporti nazionali ad alcune compagnie aeree tradizionali e low cost.

Obiettivo dell’indagine è l’acquisizione di informazioni su politiche commerciali adottate dai gestori aeroportuali in tema di tariffe di handling (servizi a terra) applicate ai vettori utenti degli aeroporti; verifica della correttezza ed imparzialità delle tariffe applicate; valutazione della trasparenza degli incentivi di marketing corrisposti dai gestori ai vettori in modo da favorire l’apertura di nuove rotte.

L’analisi di tali aspetti è volta a garantire una corretta concorrenza nel mercato del trasporto aereo e ad escludere sconti che possano gravare sui costi della comunità qualora tali sconti vengano praticati da società di gestione con capitale a partecipazione pubblica”.

Quali sono stati i risultati se, dopo 15 anni il Corriere della Sera, lo scorso 20 Giugno, con l'articolo “Alitalia e l'accusa agli aeroporti: Basta discriminazioni tariffarie a favore delle low cost” ha illustrato uno scenario caotico?

Quattro giorni prima, il 16 Giugno sullo stesso Corsera l'articolo “Aerei, le low cost in Italia grazie  a 391 milioni di incentivi all’anno”, aveva inquadrato, nel dettaglio, i costi, i patti e la mancata trasparenza.

Una realtà operativa del tutto anticompetitiva, causata dei numerosi accordi di co-marketing intercorsi tra Enti, aziende pubbliche e para-pubbliche con vettori low cost.

Negli ultimi 15 anni il divario concorrenziale, nel corso del tempo, è progressivamente squilibrato senza che alcuno, in Italia e nella UE, fatto salvo alcune interrogazioni parlamentari, avesse posto interventi e misure correttive. In attesa di un qualche riscontro, intanto, sarebbe utile conoscere i risultati di quella indagine ENAC. 25 Giugno 2020

COVID-19 e rimborso passeggeri. Tutti lo rivendicano!

Da CODACONS a CODICI, da ENAC ad Aeci, alla UE! Il “rapporto” tra le aerolinee ed i passeggeri che avevano prenotato e/o avevano acquistato un biglietto aereo per voli sospesi causa il lockdown del traffico aereo, è avvenuta la svolta definitiva. L'agognata soluzione. È prossima. Non più “voucher” per i “consumatori” ma immediato rimborso.

Dopo rivendicazioni delle rappresentanze degli utenti “aerei” come CODACONS, Assoutenti, dopo ENAC, ora anche Codici" (Centro per i diritti del cittadino), "Aeci" (Associazione europea consumatori indipendenti). La stessa Commissione europea e lìAntitrust hanno rafforzato le richieste dei passeggeri.

Dopo il Comunicato Stampa n. 31/2020 con il quale “ENAC richiama i vettori al rispetto del Regolamento di tutela dei passeggeri: in caso di cancellazioni di voli per cause non riconducibili a Covid-19, la normativa prevede il rimborso del biglietto e non l’erogazione di un voucher” ecco il più stringente Comunicato stampa n.32 del 22 Giugno 2020.

"L’ENAC sta avviando sanzioni a compagnie per mancato rispetto del Regolamento: per cancellazioni di voli per cause non riconducibili all’emergenza Covid è previsto il rimborso del biglietto

Come già anticipato con la comunicazione inviata ai vettori operanti in Italia lo scorso 18 giugno, con cui l’ENAC richiamava le compagnie al rispetto del Regolamento comunitario n. 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile sta avviando alcune istruttorie per l’erogazione di sanzioni nei confronti delle compagnie che non hanno applicato il citato Regolamento.

Nonostante il richiamo, infatti, dai primi riscontri sembrebbe che alcune compagnie aeree continuino a cancellare voli adducendo come causale l’emergenza Covid-19 (fattispecie previste nell’art. 88 bis della L. 24 aprile 2020, n. 27), e riconoscendo ai passeggeri solo un voucher.

Dato che a partire dal 3 giugno u.s. sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale e nell’area europea Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, le cancellazioni dopo tale data sembrerebbero operate da scelte commerciali e imprenditoriali dei vettori, non da motivi riconducibili all’emergenza.

Il Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, prevede, nei casi di cancellazione di voli per cause non collegate all’emergenza Covid-19, che le compagnie forniscano ai passeggeri:

• l’informativa,

• la riprotezione,

• il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione di un voucher),

• la compensazione, ove dovuta.

L’ENAC, pertanto, sta avviando gli accertamenti che porteranno all’erogazione di sanzioni nei confronti dei vettori in caso di accertata violazione del Regolamento Comunitario di riferimento. 23 Giugno 2020

ENAC, passeggeri da risarcire: non voucher ma il rimborso del biglietto

E' una questione risolta o sarà un contenzioso infinito? Con un comunicato stampa l'ENAC sollecita le aerolinee all'immediato rimborso del biglietto pagato dal passeggero a seguito della cancellazione del volo. L'ENAC in pratica non fa altro che riaffermare l'adozione puntuale del  Regolamento comunitario di tutela dei passeggeri del 2004. Eventuali violazioni saranno/sarebbero sottoposti a procedimenti sanzionatori nei riguardi delle aerolinee che violeranno tali disposizioni. Finirà davvero così? Il Regolamento Comunitario UE n. 261 precisa come sia dovuto il rimborso del prezzo del biglietto (nessuna corresponsione con voucher). Le stesse regole, altresì, valgono per la rinuncia del passeggero che, salvo motivi di impedimento legati a situazioni Covid-19, decida di non partire.

Comunicato Stampa n. 31/ del 18 Giugno 2020

ENAC richiama i vettori al rispetto del Regolamento di tutela dei passeggeri: in caso di cancellazioni di voli per cause non riconducibili a Covid-19, la normativa prevede il rimborso del biglietto e non l’erogazione di un voucher

In merito alle numerose segnalazioni relative a cancellazioni di voli, l’Ente nazionale per l’Aviazione Civile rende noto di avere richiamato i vettori operanti in Italia al rispetto del Regolamento comunitario n. 261 del 2004 che tutela i passeggeri nei casi di ritardi, cancellazioni, overbooking e mancata informativa.

Infatti, dato che a partire dal 3 giugno u.s. sono state rimosse le restrizioni alla circolazione delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale e nell’area europea, Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, le cancellazioni operate da tale data non sembrano possano essere ricondotte, salvo casi specifici, a cause determinate dal Covid-19 (come da art. 88 bis della L. 24 aprile 2020, n. 27), ma a scelte imprenditoriali.

Pertanto, ferma restando la facoltà per i vettori di cancellare i voli programmati, la normativa applicabile è il Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, che prevede, per le cancellazioni, l’informativa al passeggero, la riprotezione, il rimborso del prezzo del biglietto (non la corresponsione del voucher) e la compensazione, ove dovuta.

Le stesse regole valgono per la rinuncia del passeggero che, salvo motivi di impedimento legati a situazioni Covid-19, decida di non partire. In tale caso saranno applicabili le condizioni di trasporto e tariffarie previste dal vettore.

L’ENAC continuerà a monitorare la situazione intervenendo con l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori nei confronti dei vettori in caso di accertata violazione del Regolamento Comunitario di riferimento. 20 giugno 2020

Voli cancellati in epoca COVID-19: interviene il CODACONS

Esposto sulla proposta esclusiva di “voucher” ! Il Codacons,, Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e la tutela dei diritti di Utenti e Consumatori, con un comunicato del 19 Giugno 2020, rileva la raffica di segnalazioni dei consumatori su compagnie e che annullano voli e negano rimborsi ,ha emanato il seguente comunicato stampa.

“BIGLIETTI CANCELLATI A BREVE DISTANZA DA PRENOTAZIONE CON LA SCUSA DEL COVID. PROPOSTO SOLO VOUCHER

CODACONS PRESENTA ESPOSTO A PROCURA DI ROMA E ANTITRUST PER TRUFFA E PRATICA SCORRETTA. PRASSI POTREBBE ESSERE FINALIZZATA AD OTTENERE LIQUIDITA’

Numerose le segnalazioni giunte in queste ore al Codacons circa il comportamento delle compagnie aeree che, dopo aver venduto biglietti ai consumatori per viaggi previsti nei prossimi giorni, cancellano improvvisamente i voli, attribuendo al Covid la causa della cancellazione e riconoscendo agli utenti solo un voucher come forma di rimborso.

Diversi vettori aerei, come Alitalia, Easyjet e Iberia, stanno comunicando in questi giorni agli utenti la soppressione di voli acquistati recentemente e relativi a viaggi da effettuare nelle prossime settimane – spiega il Codacons – Le compagnie attribuiscono all’emergenza Covid la causa delle cancellazioni ma, come sostenuto anche dall’Enac, non sembrano sussistere adeguate giustificazioni che possano ricondurre all’emergenza sanitaria le decisioni delle società.

C’è il rischio che la strategia messa in atto sia finalizzata ad acquisire liquidità per poi utilizzare le disposizioni del Decreto Cura Italia che consentono, nel caso di cancellazioni legate all’emergenza Covid, di riconoscere un voucher come indennizzo, nonostante il Regolamento comunitario n. 261 del 2004 preveda, in caso di cancellazione del volo, il rimborso integrale del biglietto.

Per tale motivo il Codacons ha deciso di chiedere l’intervento urgente dell’Antitrust e della Procura di Roma, affinché sia aperta una indagine alla luce delle possibili fattispecie di pratica commerciale scorretta e truffa.

Tutti i consumatori incappati nel “trabocchetto” possono segnalare il proprio caso inviando una mail all’indirizzo info@codacons.it e ottenendo assistenza al numero 89349966 attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17”. 19 Giugno 2020

ICAO, emanati standards per operare nell'era del COVID-19

The aircraft module contains specific guidance addressing boarding processes, seat assignment processes, baggage, interaction on board, environmental control systems, food and beverage service, lavatory access, crew protection, management of sick passengers or crew members, and cleaning and disinfection of the flight deck, cabin, and cargo compartment.

The elements of this module are listed below.

 

Aircraft-Module---Passenger-and-Crew-–-General

Aircraft-Module---Disinfection-–-Flight-Deck

Aircraft-Module---Disinfection-–-Passenger-Cabin

Aircraft-Module---Disinfection-–-Cargo-compartment

Aircraft-Module---Disinfection-–-Maintenance

Aircraft-Module---Air-System-Operations

 

Aircraft Module - Air System Operations 

 

To minimize people generated contaminant concentrations during ground and flight operations, the aircraft manufacturers recommends maximizing total cabin airflow and care should be taken to avoid blocking air vents (particularly along the floor).  These are general recommendations for cabin air considerations and there may be exceptions for specific aircraft models.  It is strongly recommended that operators consult with the Aircraft OEM for questions specific to an aircraft type.

Considerations

Ground Operations (before chocks-off and after chocks-in)​

Avoid operations without the air conditioning Packs or external Pre-Conditioned Air (PCA) source.  External air sources are not processed through a HEPA filter.  The aircraft APU should be permitted to be used at the gate to enable the aircraft’s air conditioning system to be operated, if equivalent filtration from PCA is not available.

If the aircraft has an air recirculation system, but does not have HEPA filters installed, refer to OEM published documents or contact the OEM to determine the recirculation system setting.

It is recommended that fresh air and recirculation systems be operated to exchange the volume of cabin air before boarding.

For those aircraft with air conditioning, run the air conditioning packs (with bleed air provided by APU or engines) or supply air via external Pre-Conditioned Air (PCA) source at least 10 minutes prior to the boarding process, throughout boarding and during disembarkation.

For aircraft with HEPA filters, run the recirculation system to maximize flow through the filters.

For those aircraft without air condition system, keep aircraft doors open during turnaround time to facilitate cabin air exchange (passengers’ door, service door and cargo door).

Flight Operations

Operate Environmental Control Systems with all Packs in AUTO and recirculation fans on.

Valid only if HEPA recirculation air filters are confirmed to be installed.

If non-HEPA filters are installed, contact the Aircraft OEM for recommendations on recirculation settings.

If the aircraft in-flight operating procedure calls for packs to be off for take-off, the packs should be switched back on as soon as thrust performance allows.

MEL Dispatch:

Fully operational air conditioning packs and recirculation fans provides the best overall cabin ventilation performance.  It is recommended to minimize dispatch with packs inoperative. It is recommended to minimize dispatch with recirculation fans inoperative for aircraft equipped with HEPA filter.

Some aircraft have better airflow performance with all outflow valves operational. It is recommended the contact with the OEM about the ventilation performance of the aircraft with outflow valves inoperative and the limitations associated with the dispatch in this situation.

High Flow (max Bleed) Switch:

If the aircraft has an option for high flow operation, contact the OEM for setting recommendations.

For example:

Boeing recommends that airlines select High Flow Mode for 747-8, MD-80 and MD-90 aircraft, as this will maximize total ventilation rate in the cabin.  Note that this will increase fuel burn.  However, for the 747-400 and 737, High Flow Mode should NOT be selected as this does not result in an increase in total ventilation rate.  For all models, recirculation fans should remain on (when HEPA filters are installed).

Sick Passenger Positioning:

Separate the ill person from the other passengers by minimum of 1 meter (usually about two seats left empty in all directions, depending on the cabin design) from the seat occupied by the suspected case. Where possible this should be done by moving other passengers away.

Filter Maintenance:

Follow normal maintenance procedures as specified by the OEM. Please take note of special protection and handling of filters when changing them.

Contact OEM or refer to OEM published document to check if an additional sanitization procedure and/or personnel health protection is required to avoid microbiological contamination in the filter replacement area. 

Means for uniform implementation

OEM communication through ICCAIA and OEM communication with airlines

Use the Aircraft COVID-19 Disinfection Control Sheet (PHC Form 2) or a similar one when appropriate 17 Giugno 2020 

Cina, torna il COVID-19 - Coronavirus, Pechino ferma i voli

In Europa, EASA ed ENAC rilanciano il trasporto aereo. La notizia che la Cina cancella il 60% dei voli commerciali, almeno sullo scalo della Capitale, a seguito del riscontro di nuovi casi, senza peraltro vittime – lo ha riportato il Global Times, quotidiano cinese – che ha bloccato a terra 1255 voli nella giornata del 17 Giugno, pone, inevitabilmente interrogativi, anche sulle misure precauzionali nella riapertura dei voli in Italia ed Europa.

La circolare ENAC “LG2020/001-APT- EMERGENZA COVID-19 - LINEE GUIDA PER LA RIPRESA DEL TRAFFICO NEGLI AEROPORTI Ed. n. 4 del 12 giugno 2020 , che rimanda al protocollo EASA “ Review of Aviation Safety Issues Arising from the COVID-19 Pandemic” dovrà essere riesaminato, anche, in relazione con le prescrizioni, limitazioni, conseguenti al “ridotto” numero dei contagi registrati in Cina.

Una realtà di contagi cinesi che non avrebbe, al momento, registrato vittime.

Le Linee Guida per gestione del trasporto aereo, con le “nuove esigenze sanitarie sia nella fase dell’emergenza, sia in futuro, debba contemperare il prioritario obiettivo della salute di passeggeri, degli equipaggi e degli addetti dell’intera filiera con le caratteristiche funzionali e operative sensibili del trasporto aereo stesso, e, con un approccio multilayered coerente con i principi del Safety Management Systems

(SMS), debba salvaguardare le condizioni operative sostenibili e la praticabilità dei servizi commerciali, nonché recuperare confidenza dei passeggeri stessi nel trasporto aereo.” dovranno essere ritenute basilari ed essenziali, ma inquadrate sulla realtà giornaliera dei possibili contagi.

Da dove proviene la “nuova ondata dei contagi” cinesi se, oltre alla chiusura di interi quartieri della Capitale cinese, sono state imposte, le limitazioni ai viaggi dentro e fuori la città, non solo dai distretti in cui sono stati individuati nuovi casi, ma, anche, il blocco dei viaggi aerei?

Qualche caso di contagio è stato registrato, anche, in volo o la misura emergenziale di taglio ai voli è una misura, del tutto, precauzionale? 17 Giugno 2020

COVID-19, 14 Giugno, i Ministri ri-aprono altri 24 aeroporti

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed il Ministro della Salute hanno varato il seguente Decreto valido fino al 14 Luglio 2020.

“VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del 31 gennaio 2020, relativa alla dichiarazione, per sei mesi, dello stato di emergenza nel territorio nazionale in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 maggio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 126 del 17 maggio 2020, contenente “Disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, con effetto dalla data del 18 maggio 2020 e fino al 14 giugno 2020;

VISTO il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 giugno 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 147 del 11 giugno 2020, contenente “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19”, con effetto dalla data del 15 giugno 2020 e fino al 14 luglio 2020;

VISTO in particolare, l'articolo 1, comma 1, lettera ii), del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 giugno 2020, che ha previsto che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, può disporre, al fine di contenere l'emergenza sanitaria da coronavirus, riduzioni, sospensioni o limitazioni nei servizi di trasporto, anche internazionale, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo e nelle acque interne, imponendo specifici obblighi agli utenti, agli equipaggi, nonché ai vettori ed agli armatori;

VISTO il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro della salute n. 227 del 2 giugno 2020 con il quale sono state disposte, in linea con quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 maggio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 126 del 17 maggio 2020, misure di riduzione, soppressione e limitazione nei servizi di trasporto automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo nonché da e per le Regioni Sicilia e Sardegna;

VISTO il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro della salute n. 231 del 4 giugno 2020 con il quale sono state introdotte ulteriori misure volte alla riapertura dei collegamenti marittimi ed aerei, per il trasporto dei passeggeri, per la Sardegna e viceversa a decorrere dal 5 giugno 2020 modificando a tal fine il portato di cui all’articolo 2 del decreto n. 227 del 2 giugno 2020;

RITENUTO necessario prevedere, in coerenza con le previsioni di cui all'articolo 1, comma 1 lettera ii), del D.P.C.M. 11 giugno 2020, nonché tenuto conto del venir meno delle limitazioni agli spostamenti interregionali e da e per l’estero di cui all’articolo 1, commi 2 e 4, del decretolegge 16 maggio 2020, n. 33, l’eliminazione delle residue misure di riduzione, soppressione e limitazione nei servizi di trasporto automobilistico, ferroviario, marittimo nonché da e per la Regione Sardegna, di cui ai sopra citati decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro della salute n. 227 del 2 giugno 2020 e n. 231 del 4 giugno 2020.

DECRETA Art. 1 (trasporto aereo)

1. Al fine di evitare il diffondersi dell’emergenza epidemiologica da COVID – 19 e di tutelare la salute dell’utenza e dei lavoratori, i servizi nel settore del trasporto aereo sono soggetti alle limitazioni di cui al presente articolo.

2. 2. Per il trasporto aereo, tenuto conto delle richieste pervenute dai gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio e della capacità infrastrutturale degli stessi, nonché della necessità di garantire i collegamenti insulari, l’operatività dei servizi è limitata agli aeroporti di Alghero, Ancona, Bari, Bergamo – Orio al Serio, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze – Peretola, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Verona Villafranca. Negli aeroporti commerciali non inclusi nell’elenco di cui al presente comma sono consentite le attività di aviazione generale.

3. Il personale degli USMAF/SASN dipendente o con contratto temporaneo con il Ministero della Salute che presta servizio presso gli aeroporti non inclusi nel comma 2 può essere utilizzato per le esigenze sanitarie di aeroporti o porti limitrofi.

4. L’Ente nazionale per l’aviazione civile, può sulla base delle ulteriori esigenze di trasporto aereo, previo parere conforme del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, modificare e integrare l’elenco di cui al precedente comma 2.

5. Il personale addetto ai servizi aeroportuali presso gli aeroporti non inclusi nel comma 2 è tenuto a garantire la reperibilità nelle 24 ore, nella misura prevista dagli enti competenti. Art. 2 1. Le disposizioni del seguente decreto producono effetti dalla data del 15 giugno 2020 e fino al 14 luglio 2020”. 15 Giugno 2020

COVID-19, ENAC 12 Giugno: emanate nuove disposizioni

Da adottare per aeroporti, aerolinee e passeggeri. Ma chi verifica e controlla? “L'ENAC ha reso noto ai vettori italiani, stabiliti e non stabiliti in Italia quanto segue:

“Con il DPCM 11 giugno 2020 sono state definite nuove misure per fronteggiare l’epidemia da COVID 19.

In particolare per il trasporto aereo si fa riferimento all’all. 15 (Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del COVID 19 in materia di trasporto pubblico), e, nello specifico, all’Allegato tecnico – Singole modalità di trasporto.

A tale riguardo, oltre alla prescrizioni generali contenute nel testo del DPCM, nelle cc.dd. Misure di sistema per il trasporto pubblico e nelle Misure di carattere generale per il contenimento dell’epidemia da COVID 19,  per quanto riguarda il settore del trasporto aereo è confermato l’obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale di 1 metro a bordo degli aeromobili, (oltre che all’interno dei terminal e delle altre facilities aeroportuali, con le modalità definite nello stesso all. 15).

Sul distanziamento a bordo si sottolinea che è consentito derogare a detto obbligo solo se il vettore assicura tutte le seguenti condizioni:

l’aria a bordo dell’aeromobile sia rinnovata ogni tre minuti, i flussi siano verticali e siano adottati i filtri HEPA;

siano adottati specifici protocolli di sicurezza sanitaria e cioè:

1. misurazione della temperatura prima dell’accesso all’aeromobile (se la temperatura supera i 37,5° deve essere vietato l’accesso a bordo). Tale misura si aggiunge a quella della misurazione della temperatura prevista in arrivo e in partenza presso tutti gli scali nazionali;

2. garantire la durata massima della mascherina chirurgica non superiore alle 4 ore, prevedendo la sostituzione per periodi superiori;

3.  l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri, così come la collocazione al posto assegnato, deve essere regolato individualmente al fine di evitare contatti stretti;

4.  sia acquisita al momento del check in online o in aeroporto o comunque al momento dell’imbarco dei voli in partenza da o con destinazione per gli aeroporti nazionali specifica autocertificazione che attesti di non aver avuto contatti stretti con persone affette da patologia COVID 19 negli ultimi due giorni, prima dell’insorgenza dei sintomi e fino a 14 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi; 

5. sia acquisito l’impegno del passeggero a comunicare, al fine della tracciabilità dei contatti, al vettore e alla Autorità sanitaria territoriale competente, l’insorgenza di sintomatologia COVID 19 comparsa entro 8 giorni dallo sbarco dall’aeromobile; 

6. non siano portati a bordo bagagli a mano di grandi dimensioni.

Si sottolinea che le disposizioni sopra riportate devono essere rispettate da tutti i vettori operanti in Italia indipendentemente dalla nazionalità.

Ove anche una sola delle predette condizioni non sia osservata l’obbligo del distanziamento deve essere rispettato.

In tale contesto rimane valido quanto disposto nella nota ENAC del 26 maggio 2020 prot. 51694 per quanto riguarda il c.d. distanziamento verticale e le modalità di misurazione della distanza di 1 metro a bordo degli aeromobili.

Tali indicazioni vengono trasmesse alla IATA per l’informativa a tutti gli associati”. 13 Giugno 2020

COVID-19 e Coordinamento Comitati No-fly-Italia

COMUNICATO STAMPA 11.06.2020

In data 11/06/2020 i Comitati della rete nazionale NO FLY ITALIA al fine di tutelare la salute delle popolazioni , dei piloti, degli equipaggi e dei passeggeri hanno notificato ad ENAC, al Ministero dei Trasporti , al Ministero dell’Ambiente , al Ministero della Salute e al Ministero dell’Interno un documento ove è stato evidenziato che il trasporto aereo ha avuto un ruolo determinante nella diffusione della pandemia COVID 19: per impedire il diffondersi del contagio devono quindi essere previsti, anche in futuro, obblighi stringenti di prevenzione basati sul distanziamento sociale, così come previsto in tutti gli altri settori come i trasporti pubblici urbani, le scuole, gli uffici pubblici,

ristoranti e le spiagge.

Le compagnie dovranno fornire l’elenco delle proprie flotte con dati dettagliati degli aeromobili che utilizzano filtri HEPA. La stessa funzionalità ed operatività in volo dei filtri HEPA dovrà essere sottoposta a check periodici e warning on-board.

I Comitati hanno evidenziato che l'utilizzo sistematico dei filtri HEPA, pur fondamentali per fronteggiare il rischio “contagio” come rilevato da Enti internazionali, non è in grado di impedire l'assoluta proliferazione del COVID-19.

In calce al documento la rete NO FLY ITALIA ha espressamente invitato, ciascuno per le proprie competenze a varare, con la massima urgenza e tempestività, misure adeguate di distanziamento e igienizzazione negli aeroporti italiani e sugli aerei delle aerolinee che operano in Italia , disponendo altresì che le predette misure siano tradotte in norme generali standard da applicare anche in un prossimo futuro, così da impedire che possa ripetersi il diffondersi di qualsiasi altro fattore di tipo infettivo in grado di causare danni irreparabili alla popolazione quali quelli che sono stati causati dalla pandemia da COVID 19

COORDINAMENTO NO FLY ITALIA

Bergamo – Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Bologna – COCOMPAER

Firenze – Presidio No Aeroporto

Milano Linate – CAAL

Milano Malpensa – Comitato Cittadini Varallo Pombia

Napoli – Comitato No Fly Zone- Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

Parma – Comitato NoCargoParma

Roma Ciampino - CRIAAC

Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale

Venezia – CRIAAV - No Raddoppio Aeroporto 12 Giugno 2020

COVID-19, Lettera PEC del Coordinamento Comitati No Fly Italia

Linee guida a tutela dei passeggeri e della comunità extra aeroportuale.

COORDINAMENTO NO FLY ITALIA

 

 

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Paola De Micheli

Segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

 

Al Ministro dell’Ambiente

Sergio Costa

segreteria.ministro@pec.minambiente.it

 

Al Ministro della Salute

Roberto Speranza

seggen@postacert.sanita.it

Al Ministro degli Interni

Luciana Lamorgese

Gabinetto.ministro@pec.interno.it

 

Al Presidente ENAC

Nicola Zaccheo

protocollo@pec.enac.gov.it

 

PROT. U002-2020 del 11.06.2020

 

I sottoscritti Comitati No Fly Zone Italia, in occasione dell’imminente riapertura delle frontiere nazionali e della ripresa del traffico aereo dopo il lungo periodo di chiusura dovuto alla pandemia da Covid19, presentano le seguenti richieste finalizzate a garantire la salute e la sicurezza delle persone che a diverso titolo sono coinvolte nel trasporto aereo, dei cittadini residenti nelle città aeroportuali e più in generale dell’intera popolazione.

Le Linee Guida pubblicate dall’ENAC (Linee Guida per la ripresa del traffico negli aeroporti, a partire dalla “Fase 2” - Numero: 2020/001-APT Ed. n. 3 del 29 maggio 2020) individuano criteri sulla base dei quali attuare misure per prevenire la diffusione del COVID19 sia negli aeroporti che a bordo degli aerei.

In estrema sintesi tali criteri si concretizzano nel distanziamento tra le persone e nell’isolamento in luoghi specifici di persone o aerei infetti.

Le Linee Guida dichiarano che, in una prima fase, la compatibilità e la sostenibilità delle misure di distanziamento sono assicurate, a terra e a bordo degli aeromobili, dalla ridotta dimensione dei flussi di traffico rispetto alle condizioni di esercizio del trasporto aereo precedenti all’emergenza sanitaria (SIC!).

È doveroso che sia chiarito a chi spetta la verifica puntuale del rispetto delle misure di distanziamento, sia per le aerolinee italiane che estere.

In previsione della crescita dei flussi di traffico, le Linee Guida delegano ai gestori dei singoli scali l'attuazione di misure efficaci ad impedire la diffusione del virus, sulla base dei criteri chiave forniti da ENAC, consentendogli però la massima libertà e flessibilità di azione. Tali misure devono essere calibrate in funzione della diversa configurazione spaziale e organizzazione dei singoli scali, valutando gli spazi e i tempi necessari ad assicurare tale finalità.

Considerata l’estrema labilità delle indicazioni fornite dall’ENAC, i Comitati chiedono, per il settore dei terminal:

1) che sia un preciso obbligo di ogni Gestore rendere pubblica, attraverso il proprio sito web e con l’utilizzo di planimetrie di facile lettura, l’organizzazione dettagliata e puntuale che verrà messa in atto nel proprio scalo per prevenire la diffusione del COVID19 che evidenzi tra le altre cose, per ciascuna attività “collo di bottiglia” (security check, controllo passaporti, passaggio ai gate,… a cui si aggiunge la misurazione della temperatura …) gli spazi necessari e a disposizione del singolo passeggero affinché garantiscano la distanza dagli altri soggetti presenti nella medesima area, il numero massimo di persone che le aree di aggregazione possono contenere (la capacità effettiva misurata in numero di persone per metro quadro), e gli intervalli di tempo minimi atti a garantire i dovuti distanziamenti tra una attività e l’altra (ad esempio tra un imbarco e quello successivo)

2) che il trattamento dell’aria del terminal e in eventuali altri luoghi di aggregazione garantisca una elevata qualità e un consistente aumento del ricambio, nel riciclo reale, d’aria nuova, provvedendo a rendere noti i parametri della qualità dell’aria ed il relativo monitoraggio in tempo reale, così come più volte dichiarato anche in fase pre Covid dai gestori aeroportuali e dalla stessa ENAC

3) che sia prevista l’igienizzazione costante delle vaschette portaoggetti e degli spazi nei quali sostano i passeggeri

4) che sia resa nota la costituzione del gruppo di lavoro citato nelle Linee Guida che deve assicurare il necessario coordinamento delle direzioni aeroportuali coinvolte e degli stakeholders, tra i quali devono essere considerati i No Fly Italia per ciascuno scalo.

 

Per quanto riguarda le misure da adottare a bordo degli aerei le Linee Guida ENAC, al fine di favorire la concorrenzialità dei vettori, invece di contrastare la grave emergenza sanitaria in atto e quelle future che potranno verificarsi, individuano misure ancor meno stringenti.

Nella consapevolezza che le compagnie di trasporto aereo operano in ambito internazionale, e che occorre quindi una armonizzazione a livello europeo e globale delle misure da adottare al fine di scongiurare tragici fenomeni di diffusione dell’infezione virale (ricordiamo che in Italia il primo contagio è stato registrato sul volo Shangai-Monaco di Baviera-Lombardia), in analogia a quanto sta avvenendo in altre nazioni, come ad esempio la Gran Bretagna che ha previsto la quarantena per chiunque atterri, per tutti gli aerei il transito nel nostro paese si chiede:

1) che siano applicate misure di distanziamento adeguate a contenere la diffusione del COVID19 a bordo, prevedendo un’occupazione ridotta dei sedili al fine di garantire adeguato distanziamento

2) che il trattamento dell’aria all’interno dell’aeromobile sia conforme ai più elevati standard di qualità e sicurezza, provvedendo ad assicurare il fondamentale ricambio dell’aria con aria esterna

3) che sia verificata la dotazione di filtri idonei a fermare il virus COVID 19 sulle flotte di tutti i vettori che operano in Italia, vietando il transito degli aerei di vecchia generazione, privi di filtri adeguati o impossibilitati alla installazione degli stessi. Le compagnie dovranno fornire l’elenco delle proprie flotte con dati dettagliati degli aeromobili che utilizzano filtri HEPA.La stessa funzionalità ed operatività in volo dei filtri HEPA dovrà essere sottoposta a check periodici e warning on-board. Anche la loro sostituzione periodica dovrà essere regolamentata in relazione alla tipologia del volo (corto-medio-lungo raggio). L'utilizzo sistematico dei filtri HEPA tuttavia, pur fondamentali per fronteggiare il rischio “contagio” come rilevato da Enti internazionali, non è in grado di impedire l'assoluta proliferazione del COVID-19. In tale contesto. date le incertezze sulla effettiva operatività dei filtri HEPA, alcune aerolinee hanno quindi disposto l'imbarco del personale di volo con patente di “tampone-negativo” e misure altrettanto cautelative per i passeggeri. Il rischio concreto è che passeggeri e equipaggi sbarcati da un volo possano compromettere la salute e la sicurezza delle popolazioni residenti nelle città aeroportuali, generando focolai simili a quelli creatisi in Lombardia.

 

Il trasporto aereo ha avuto ed ha tutt’ora un ruolo determinante nella diffusione della pandemia COVID 19: per impedire il diffondersi del contagio devono quindi essere previsti obblighi stringenti di prevenzione basati sul distanziamento sociale, così come previsto in tutti gli altri settori (trasporti pubblici urbani, scuole, uffici pubblici, ristoranti e persino le spiagge…).

È questo un compito che non può essere lasciato alle decisioni delle singole compagnie aeree, ma che deve essere assunto da chi è preposto al governo delle comunità. L’ENAC e L’EASA non possono limitarsi a semplici raccomandazioni, ma devono essere in grado di anteporre il bene prioritario della salute ad ogni altra considerazione economica: la difesa della salute dei piloti, degli equipaggi e dei passeggeri impone misure adeguate, tra le quali ad esempio le riduzioni dei posti occupati nei velivoli. Pertanto le indicazioni fornite da ENAC per il settore del trasporto aereo in Italia non possano essere considerate esaustive e complete, e andranno verificate con procedure e investigazioni pre e post-volo.

 

 

I sottoscritti Comitati chiedono quindi che siano applicate adeguate misure di prevenzione durante tutta l’attuale fase attiva dell’emergenza COVID 19, che si potrà considerare superata soltanto dopo l’individuazione del vaccino, prevedendo opportuni controlli e sanzioni.

Stante l’attuale fase di emergenza COVID, si ribadisce quanto già richiesto con nostra nota PROT. U001-2020 del 25/02/2020 ovvero che siano assoggettate a VIS, VAS e a nuova VIA tutti gli aeroporti italiani, in particolare quelli elencati nel DPR 201 del 15/12/2015, ed i relativi masterplan aeroportuali, perché siano presi in considerazioni tutti gli sviluppi che hanno interessato le infrastrutture aeroportuali italiane e siano rispettate le normative in materia ambientale e sanitaria, stabilendo per tutti gli aeroporti il limite operativo in termini di safety, security, sostenibilità ambientale e salute pubblica.

 

Per quanto su esposto, invitiamo formalmente, ad ogni fine di legge, tutti i Ministeri destinatari delle presente e l’ENAC a varare, con la massima urgenza e tempestività, misure adeguate di distanziamento e igienizzazione negli aeroporti italiani e sugli aerei delle aerolinee che operano in Italia , disponendo altresì che le predette misure siano tradotte in norme generali standard da applicare anche in un prossimo futuro, così da impedire che possa ripetersi il diffondersi di qualsiasi altro fattore di tipo infettivo in grado di causare danni irreparabili alla popolazione quali quelli che sono stati causati dalla pandemia da COVID 19

 

Napoli - Comitato No Fly Zone

- Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

Referente: Stefania Cappiello

Parma - Comitato NoCargoParma

Referente: Andrea Torreggiani

Bergamo - Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Referente: Camilla Colnago

Venezia - CRIAAVE

- No Raddoppio Aeroporto

Referente: Cesare Rossi

Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale

Referente: Dante Faraoni

Firenze - Presidio No Aeroporto

Referente: Andrea Casagni

Milano Malpensa - Comitato Cittadini Varallo Pombia

Referente: Ferruccio Gallanti

Milano Linate-CAAL

Referente: Arturo Gioffredi

Bologna – COCOMPAER

Referente: Paolo Serra

Roma Ciampino: CRIAAC

Referente: Roberto Barcaroli

11 Giugno 2020

COVID-19, Aicalf invoca regole/protocolli comuni nella UE

Aicalf, è stata costituita il 12 maggio 2020, rappresenta le low cost/low fare “italiane”. L'Associazione italiana compagnie aeree low-far, (low cost?) è stata costituita da Blue Air, EasyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling, in rappresentanza, sostengono, di oltre il 50% del traffico aereo italiano di corto/medio raggio che opera con voli dalla Penisola.

La sua costituzione sarebbe avvenuta al fine di modificare il Decreto Rilancio, attualmente all'esame della Camera dei Deputati e proporsi quale parte "datoriale" nelle trattative sui contratti di lavoro dei naviganti in Italia.

In un comunicato stampa rilanciato il 10 Giugno, dalla prevalenza dei “media” italiani si sostiene:

“Auspichiamo che l’indicazione contenuta nel rapporto definito dal Comitato presieduto da Vittorio Colao sulla necessità di allineare la definizione dei protocolli e del “load factor” dei trasporti (in particolare per quello aereo) ai livelli europei sia giustamente considerata dal Comitato Tecnico Scientifico che supporta il Ministro della Salute, Roberto Speranza, oltre che dalla Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, e messa in atto il prima possibile dal Governo”.

Così l’Associazione Italiana Compagnie Aeree Low Fares (AICALF) – costituita da compagnie aeree che rappresentano oltre il 50% del traffico aereo italiano di corto raggio, nonché una parte significativa del traffico a lungo raggio – in relazione ad alcune delle iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”.

“Per AICALF, infatti, così come è necessario seguire le indicazioni della Commissione Europea in merito all’applicazione degli eventuali aiuti statali, altrettanto basilare è la necessità di garantire, anche in Italia, gli stessi parametri e indicazioni di sicurezza stabilite a livello europeo per il settore del trasporto aereo, per non perdere competitività rispetto ad altri Paesi e poter contribuire realmente alla ripartenza del turismo”, prosegue il comunicato dell’Associazione.

“A oggi, secondo le disposizioni date dal ministero e in vigore fino al 14 giugno, tutti i vettori che operano in Italia devono garantire che a bordo, tra un passeggero e l’altro, ci sia 1 metro di distanza tra i passeggeri, di fatto imponendo un riempimento parziale dei velivoli. Una misura che non vale negli altri Paesi. Per questo, l’indicazione fornita dal Comitato di Colao è centrale per sostenere la stagione turistica 2020, compatibilmente con quanto permesso dalla tutela della situazione sanitaria, per affrontarla a pari livello di tutti gli altri Paesi europei”, conclude il comunicato di AICALF.” 10 Giugno 2020

COVID-19, aerolinee e staff di volo, ancora una interrogazione UE

Uno scenario di licenziamenti e riduzione degli stipendi/costi operativi! Le prospettive per il Trasporto Aereo, dopo una iniziale ripresa dei voli e le difficoltà operative per fronteggiare on-board il rischio COVID-19 per il personale di volo e passeggeri, sono state illustrate dall'ennesima interrogazione parlamentare nella UE.

L'iniziativa, al momento, si focalizza sulla riconfigurazione aziendale di numerose aerolinee con il taglio del personale di volo.

L'Interrogazioni parlamentare con risposta scritta del 19 maggio 2020, E-003088/2020, alla Commissione Articolo 138 del regolamento è stata presentata dai seguenti parlamentari:

Petar Vitanov (S&D), Johan Danielsson (S&D), Ismail Ertug (S&D), Andris Ameriks (S&D), Isabel García Muñoz (S&D), Giuseppe Ferrandino (S&D), Bogusław Liberadzki (S&D), Rovana Plumb (S&D), Vera Tax (S&D), István Ujhelyi (S&D), Sara Cerdas (S&D), Josianne Cutajar (S&D), César Luena (S&D), Nora Mebarek (S&D), Alessandra Moretti (S&D), Inma Rodríguez-Piñero (S&D), Patrizia Toia (S&D), Kathleen Van Brempt (S&D), Marianne Vind (S&D) 

Oggetto: impatto Covid-19 sui posti di lavoro del personale di volo

A seguito della pandemia di Covid-19, il trasporto aereo ha dovuto affrontare sfide senza precedenti. I dati più recenti di Eurocontrol indicano che i livelli di traffico sono diminuiti dell'85 % rispetto all'anno precedente. Alcuni membri del personale di volo hanno accettato salari molto più bassi e congedi non retribuiti pur di mantenere il posto di lavoro, mentre molti hanno perso il lavoro e i mezzi di sussistenza.

L'attuale emergenza sta aggravando i problemi individuati dalla Commissione. In base allo studio della Commissione, si stanno diffondendo forme atipiche e precarie di impiego del personale di volo e le condizioni di lavoro stanno peggiorando; quasi un pilota su cinque ha un contratto precario (lavora tramite un'agenzia interinale o come presunto lavoratore autonomo) ed il 93 % del lavoro autonomo tra i piloti è fittizio. Questi membri del personale di volo non hanno attualmente accesso a regimi di cassa integrazione o ad altri sussidi pubblici, in quanto non sono dipendenti diretti dei vettori aerei. Nonostante le numerose conclusioni individuate dallo studio, a distanza di un anno la Commissione non ha ancora presentato una proposta concreta per affrontare questi gravi problemi sociali.

L'impatto della crisi sul personale di volo avrà effetti duraturi, poiché in base alle previsioni il traffico aereo non è destinato a tornare ai livelli precedenti in tempi brevi. Il presidente von der Leyen si è impegnato a non lasciare nessuno indietro in questa crisi. In che modo la Commissione intende sostenere concretamente le migliaia di piloti e membri del personale di bordo attualmente privi di reddito e di protezione sociale come diretta conseguenza delle forme di impiego atipiche utilizzate dalle agenzie interinali e del lavoro autonomo fittizio?

Sono stati approntati fondi dell'Ue per aiutare le imprese a superare la crisi. Intende la Commissione sollecitare gli Stati membri a stanziare risorse per le compagnie aeree che gestiscono la crisi in modo socialmente responsabile e si adoperano per mantenere i posti di lavoro? 9 Giugno 2020

COVID-19, in India gli equipaggi volano solo se il “tampone” è negativo

In Europa e USA, tra EASA, ENAC, IATA e IFALPA : prossimi al volo “liberalizzato”! Dal prossimo 14 Giugno, salvo emergenze e recrudescenza del Coronavirus, le misure imposte dal DPCM del 17 maggio 2020, le misure sanitarie, l'eventuale distanziamento tra passeggeri, in mancanza di diverse indicazioni del Ministero della salute, in Italia si applicheranno le Linee guida EASA. Queste ultime, come noto, “non sono prescrittive, ma suggeriscono che, ove possibile, si debba rispettare a bordo la distanza di 1.5 mt.”.  

L'utilizzo dei filtri HEPA, inoltre, sembrerebbe aver “risolto” anche il rischio di contaminazione generato dal ricircolo dell'aria in cabina passeggeri/piloti.

Ma altrove le “prescrizioni imposte” dalle autorità nazionali, almeno in INDIA sono del tutto contrapposte. Del tutto precauzionali, quanto preoccupanti. Almeno per gli osservatori esterni.

Dal web indiano www.theindu.com del 8 Giugno 2020 il titolo “Cabin crew find it tough to be in PPE for long hours” , inquadra una realtà operativa del tutto insolita. Gli assistenti di volo che operano in cabina passeggeri, come si riscontra da un foto in primo piano, indossano protezione personali “ personal protection equipment (PPE)”.

Le stesse coperture, quella sorta di “scafandri” integrali, che infermieri, medici e personale ospedaliero utilizzano anche in Italia.

L'originalità degli indumenti a protezione inducono a considerare una pericolosità di “bordo” del tutto ignorata nel resto dei voli commerciali del resto del Pianeta.

Una seconda “novità” esplicativa delle rigide misure adottate per fronteggiare il COVID-19 è rappresentata da una procedura vincolante. Il personale di volo, perciò assistenti di volo e piloti possono imbarcarsi in servizio di linea solo dopo essere stati sottoposti ad un “tampone” con risultato negativo.

“India makes it mandatory for crew to confirm their pre-flight COVID-19 test results are negative”.

Quali le ragioni di tali difformità operative?

La circolare dell'autorità della aviazione indiana rileva:

“The test is primarily designed to mitigate the risk of transmission among the crew. Every effort will be made by the personnel dealing with the testing and rostering of crew to ensure that the reports are checked before crew is being rostered for a flight”. 8 Giugno 2020

IATA, COVID-19 e il protocollo: nessun distanziamento

Quando potremo disporre di “procedure” coerenti definitive tra aerolinee, organismi e governi? La IATA, Associazione Internazionale del Trasporto Aereo – riportano i media - non ritiene indispensabile il distanziamento a bordo tra passeggeri. Delle restrizioni poste da altre autorità è a favore della obbligatorietà delle mascherine, sia per passeggeri che personale di cabina. Il distanziamento dimezzerebbe di fatto la disponibilità dei posti sugli aeromobili. Qualora i posti a bordo fossero ridotti della metà i costi avrebbero un incremento tra il 43 e il 54%. La soluzione al rischio “contagio” che dimezzerebbero di fatto la disponibilità dei posti sugli aeromobili.

Secondo la IATA, l'igienizzazione degli aeromobili, rigide procedure operative nell'imbarco e sbarco accompagnate dall'utilizzo dei filtri HEPA High Efficiency Particulate Air sono in grado di prevenire il rischio di contagio da Covid-19. 

Allo scopo IATA aveva diffuso il seguente Briefing paper. Ancora nel 2018

“Briefing paper - Cabin air quality – Risk of communicable diseases transmission - (IATA Corporate Communications January 2018)

The overall risk of contracting a disease from an ill person onboard an airplane is similar to that in other confined areas with high occupant density, such as a bus, a subway, or movie theatre for a similar time of exposure. anywhere where a person is in close contact with others.

That said, the risk on airplanes is probably lower than in many confined spaces because modern airplanes have cabin air filtration systems equipped with HEPA filters.

HEPA or high efficiency particulate air filters have similar performance to those used to keep the air clean in

hospital operating rooms and industrial clean rooms. These filters are very effective at trapping microscopic

particles as small as bacteria and viruses.

HEPA filters are effective at capturing greater than 99 percent of the airborne microbes in the filtered air. Filtered, recirculated air provides higher cabin humidity levels and lower particulate levels than 100% outside air systems.

The cabin air system is designed to operate most efficiently by delivering approximately 50 percent outside air and 50 percent filtered, recirculated air. This normally provides between 15 to 20 cubic feet of total air supply per minute per person in economy class. The total air supply is essentially sterile and particle-free.

Cabin air circulation is continuous. Air is always flowing into and out of the cabin.

Total airflow to the cabin is supplied at a bulk flow rate equivalent to 20 to 30 air changes per hour. This provides temperature control and minimizes temperature gradients within the cabin.

Frequently Asked Questions

Q1: What is a HEPA filter?

According to the European air filter efficiency classification, a HEPA (High Efficiency Particulate Air) filter can be any filter element rated between 85% and 99.995% removal efficiency.

For their production of aircraft with cabin air recirculation systems, manufacturers have chosen the higher

efficiency filters, which are similar to what you would find in a hospital operating theatre.

Q2: Are all commercial aircraft fitted with HEPA filters?

The majority of modern, large, commercial aircraft, which use a recirculation type of cabin air system, utilise

HEPA filters. A small number of older aircraft types have filters with lower efficiencies.

Q3: What is the smallest particle size that the cabin air filter element can remove?

Air filters can remove very small particles such as bacteria and viruses. Virtually all viruses and bacteria are

removed; even the most difficult particles in the range of 0.1 to 0.3 micron are filtered out with an efficiency level of of 99.995%. Contrary to popular belief, very small particles below 0.1 micron are easily filtered out by the mechanism of diffusional interception.

Q4: How often are filters changed?

The interval varies by aircraft. Most airlines replace cabin air filters at regular "hard time" intervals to fit in with routine scheduled maintenance periods, as long as these intervals do not exceed filter manufacturers’

recommendations.

Q5: What happens if the cabin air filter elements are not changed out regularly?

Air flow through the filter might be reduced, but the efficiency of the filter at capturing viruses and bacteria is not affected.

Q6: Is there a danger to the maintenance personnel by removing used cabin air filters?

There is no more risk involved in replacing a cabin air filter than carrying out general maintenance on any aircraft part that has been in service for a number of years. Working with WHO, IATA has published guidance material for maintenance staff which is available at www.iata.org/whatwedo/safety/health/Pages/diseases.aspx.

* This briefing paper was assembled from information provided by Airbus, Boeing and Pall Corporate”. 6 Giugno 2020

Emergenza COVID-19 a bordo, ENAC e quel metro di separazione!

Chi deve applicare le misure di tutela dal contagio? Il passeggero e/o la aerolinea? La “stringente” normativa del metro di separazione, rappresenta una severa imposizione impraticabile per ragioni di load factor, peraltro prossima ad essere dismessa con un ampio e/o liberalizzato utilizzo dei sedili, che i manager delle aerlinee hanno auspicato presso autorità aeronautiche e governi?

Non è forse vero, sostiene il mondo delle organizzazioni delle aerolinee e del trasporto quali aereo quali IATA, ICAO, EASA, FAA, NASA, ecc., che l'utilizzo dei filtri HEPA - High Efficiency Particulate Air filter, anche “filtro anti-particolato ad alta efficienza” installato sulle “moderne” flotte di velivoli commerciali (ma anche su condizionatori, aspirapoveri e tanto altro) rendono salubre la qualità dell'aria in cabina passeggeri/piloti?

In attesa di capire l'avvicendarsi dei prossimi eventi, dinnanzi alla prospettata risoluzione delle problematiche dell'emergenza “sanitaria” del COVID-19 e la ripresa dei voli con il rilancio dell'economia e delle attività industriali, segnaliamo la nota informativa diffusa da ENAC: “Coronavirus COVID-19: informazioni ai passeggeri” del 5 Giugno on-line sul sito web dello stesso ENTE Italiano:

“Si precisa che l’ENAC, così come previsto dal DPCM del 17 maggio 2020, non è responsabile del rispetto delle misure sanitarie ivi imposte che prevedono il distanziamento nella misura di 1 mt. tra i passeggeri.

Ai sensi dell'all. 15 del suindicato DPCM, in vigore fino al 14 giugno, TUTTI i vettori operanti in Italia, indipendentemente dalla nazionalità sono tenuti all'obbligo di tale distanziamento.

Dopo il 14 giugno, in mancanza di diverse indicazioni del Ministero della salute, in Italia si applicheranno le Linee guida EASA, le quali non sono prescrittive, ma suggeriscono che, ove possibile, si debba rispettare a bordo la distanza di 1.5 mt. 

I vettori che vendono tutti i posti da ora al 14 giugno senza tenere conto dell'obbligo di distanziamento lo fanno a rischio di sanzione (che viene accertata all'arrivo in Italia, e quindi a posteriori) anche penale. 

L'ENAC provvede prontamente a verificare e segnalare al Ministero della salute i casi sospetti che si evincono dal numero maggiore di passeggeri rispetto al coefficiente consentito dell'aeromobile.

I componenti di nuclei familiari conviventi possono sedere vicini.

Inoltre con nota del Direttore Generale ENAC-DG-26/05/2020-0051694-P - Obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale a bordo degli aeromobili, negli aeromobili che hanno configurazione con due file di sedili da tre posti, in base a quanto stabilito nell'all. 15 del DPCM 17 maggio 2020, se i sedili sono disposti nella direzione di marcia dell'aeromobile, può non essere rispettato il distanziamento verticale perché i passeggeri sono separati dallo schienale e si danno le spalle (cioè non si trovano faccia a faccia). A queste condizioni si può lasciare libero il sedile di mezzo e occupare tutte le file dell'aeromobile.

Rimane fermo l'obbligo di indossare la mascherina per tutto il viaggio.

Non esistono deroghe se non per i voli di rimpatrio coordinati da Maeci (concessa da Ministero della salute)”. 5 Giugno 2020

Aeromobili e COVID-19, ancora dubbi su quei filtri HEPA in cabina passeggeri

HEPA essenziali ma controversi. FAA vs NASA , urgono “warning” di funzionalità! Il rischio contagio non sembrerebbe, comunque, risolto. Ma i sistemi HEPA funzionano? Il virus COVID-19 è, approssitivamente di 0,125 micron (125 nanometri) di diametro, perciò una dimensioni particellare catturabile dai filtri HEPA. E' una straordinaria efficienza, peraltro confermata da un studio della NASA,perciò in grado di filtrare 0,01 micron (10 nanometri) e superiori. Altre fonti informative tecniche, tra cui anche specifiche “FAA-PMA Approved Replacement for Boeing”, riprese da numerosi media internazionali, riferiscono tuttavia come tali filtri HEPA hanno assicurano “99.97% efficient at removing 0.3 micron particles”.

Ovvero non sarebbero in grado di “acchiappare” particelle di dimensione inferiore a 0,3 micron.

L'interrogativo da porsi quindi è:

a) i filtri HEPA sono del tutto inutili per azzerare la presenza del virus nelle cabine/cockpit degli aeromobili?

b) i filtri HEPA sono ottimali e funzionali nel contrasto del virus, assicuran la massima salubrità dell'aria?

Ma,sono due interrogativi che analizzeremo una prossima informativa.

In questa prima analisi sembra, piuttosto, indispensabile riflettere sul scenario di totale “filtraggio” e rimozione del COVID-19,con il blocco del “virus” letale.

Qualora il filtro HEPA azzera la presenza del “virus” questo, tuttavia, non significa che è in grado di purificare l'aria e di proteggere i passeggeri e l'equipaggio, non solo perché non ci sono certezze che sopravviva dell'aria della cabina passeggeri. In tal modo l'infezione rimarrebbe nell'aria.

Se si considera che il virus-COVID-19, la singola particella non è fulminata all'istante, ovvero nel momento che si manifesta, anche perché il ciclo/flusso dell'aria nella cabina passeggeri/piloti, nella migliore delle ipotesi/situazione staziona tra le paratie della fusoliera, tra le cappelliere, i sedili ed i corridoi, oltre che nei bagagliai per il tempo del “riciclo”.

Un arco temporale variabile da aeromobile ad aeromobile, in funzione del numero dei propulsori, dello spazio laterale/verticale della fusoliera e della selezione dei packs. Per almeno 3-8 minuti, prima di raggiungere, convogliarsi nei filtri HEPA, generando un rischio “contaminazione” esteso, circolante e nella direzione longitudinale del flusso.

Le goccioline in sospensione, con il getto della circolazione in cabina passeggeri, fatalmente, potrebbero essere trasportate, traslocate a distanze di 3/4/5/6 metri, con i rispettivi effetti virali.

La sterilità dell'aria e dell'ambiente potrebbero risultare una sorta di miraggio, un marketing promozionale per rimuovere “dubbi e incertezze” manifeste tra i passeggeri e gli equipaggi.

Sono valutazioni, peraltro, che prescindono dal livello di funzionalità ed efficienza dei filtri installati a bordo.

La trasmissione del coronavirus inoltre avviene da persona-a-persona, contatto-contatto con le respirazione, con il soffiarsi il naso, con il tossire e/o scambio, della dispersione delle goccioline e la loro ricaduta nell'aria prossima ai passeggeri e depositate sulle superfici orizzontali e verticali della cabina passeggeri, dei galley e delle toilette.

Il rischio di contrarre infezioni/malattie a bordo (risk of diseases spreading on flights) è oggetto di studio ed analisi da vari decenni e la FAA – Federal Aviation Administration USA e dalle Boeing e Airbus.

Anche i filtri HEPA installati, anche quando operano al 100% della funzionalità ed efficienza - air flows past millions of particle-grabbing layers in the filters - non risucchiano e/o sono alimentati dai compressori dei propulsori che miscelano aria fresca dall'esterno e riciclata di bordo intorno al 50%+50%?

Come ha sostenuto in una intervista al Washington Post il 30 Aprile 2020, Qingyan Chen , già co-direttore FAA dal 2004-2020 del Airliner Cabin Environment Research Center: “to be honest, airplanes are not designed to prevent infectious-disease transmission”.

Quali conclusioni trarre da queste, prime, brevi annotazioni?

L'installazione dei filtri sistemi HEPA di ultima generazione, caratterizzati da un'uso esclusivo per gli aeromobili di linea, e configurati per ogni tipologia di velivoli ed hanno di fabbricazione è un primo obiettivo. Diventa peraltro urgente definire livelli di efficienza e funzionalità operativa con segnalazioni”warning” in cockpit piloti. Se la loro manutenzione e sostituzione periodica (proposta al momento da FAA ogni 6000 ore di volo), dovrebbe innanzi tutto essere cadenzata in relazione all'utilizzo e passeggeri imbarcati, magari ogni 24 ore per voli corto/medio raggio ed ogni volo per un volo intercontinentale long range, deve essere verificata dalle autorità nazionali e sovranazionali autorizzate.

Ma in definitiva dovrebbero essere prefigurati i livelli di rischio/risk assessment, tabelle di isorischio casistico/probabilistico di “contaminazione” COVID-19 per passeggeri ed equipaggi di volo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il rischio contagio non sembrerebbe, comunque, risolto. Ma i sistemi HEPA funzionano? Il virus COVID-19 è, apprositivamente di 0,125 micron (125 nanometri) di diametro, perciò una dimensioni particellare catturabile dai filtri HEPA. E' una straodinaria efficienza, peraltro fonfermata da un studio della NASA,perciò in grado di filtrare 0,01 micron (10 nanometri) e superiori. Altre fonti informative tecniche, tra cui anche specifiche “FAA-PMA Approved Replacement for Boeing”, riprese da numerosi media internazionali, riferiscono tuttavia come tali filtri HEPA hanno assicurano “99.97% efficient at removing 0.3 micron particles”.

Ovvero non sarebbero in grado di “acchiappare” particelle di dimensione inferiore a 0,3 micron.

L'interrogativo da porsi quindi è:

a) i filtri HEPA sono del tutto inutili per azzerare la presenza del virus nelle cabine/cockpit degli aeromobili?

b) i filtri HEPA sono ottimali e funzionali nel contrasto del virus, assicuran la massima salubrità dell'aria?

Ma,sono due interrogativi che analizzeremo una prossima informativa.

In questa prima analisi sembra, piuttosto, indispensabile riflettere sul scenario di totale “filtraggio” e rimozione del COVID-19,con il blocco del “virus” letale.

Qualora il filtro HEPA azzera la presenza del “virus” questo, tuttavia, non significa che è in grado di purificare l'aria e di proteggere i passeggeri e l'equipaggio, non solo perchè non ci sono certezze che soppraviva dell'aria della cabina passeggeri. In tal modo l'infezione rimarebbe nell'aria.

Se si considera che il virus-COVID-19, la singola particella non è fulminata all'istante, ovvero nel momentto che si manifesta, anche perchè il ciclo/flusso dell'aria nella cabina passeggeri/piloti, nella migliore delle ipotesi/situazione staziona tra le paratie della fusoliera, tra le cappelliere, i sedili ed i corridoi, oltre che nei bagagliai per il tempo del “riciclo”.

Unìarco temporale varibile da aeromobile ad aeromobile, in funzione del numero dei propulsori, dello spazio laterale/verticola della fusoliera e della selezione dei packs. Per almeno 3-8 minuti, prima di raggiungere, convogliarsi neli filtri HEPA, generando un rischio “contaminazione” esteso, circolante e nella direzione longitudinale del flusso.

Le goccioline in sospensione, con il getto della circolazione in cabina passeggeri, fatalmente, potrebbero essere trasportate, traslocate a distanze di 3/4/5/6 metri, con i rispettivi effetti virali.

La sterilità dell'aria e dell'ambiente potrebbero risultare una sorta di miraggio, un marketing promozionale per rimuovere “dubbi e incertezze” manifeste tra i passeggeri e gli equipaggi.

Sono valutazioni, peraltro, che prescindono dal livello di funzionalità ed efficienza dei filtri installati a bordo.

La trasmissione del coronavirus inoltre avviene da persona-a-persona, contatto-contatto con le respirazione, con il soffiarsi il naso, con il tossire e/o scambio, della dispersione delle goccioline e la loro ricaduta nell'aria prossima ai passeggeri e depositate sulle superfici orizzontali e verticali della cabina passeggeri, dei galley e delle toilette.

Il rischio di contrarre infezioni/malattie a bordo (risk of diseases spreading on flights) è oggetto di studio ed analisi da vari decenni e la FAA – Federal Aviation Administration USA e dalle Boeing e Airbus.

Anche i filtri HEPA installati, anche quando operano al 100% della funzionalità ed efficienza - air flows past millions of particle-grabbing layers in the filters - non risucchiano e/o sono alimentati dai compressori dei propulsori che miscelano aria fresca dall'esterno e riciclata di bordo intorno al 50%+50%?

Come ha sostenuto in una intervista al Washington Post il 30 Aprile 2020, Qingyan Chen , già co-direttore FAA dal 2004-2020 del Airliner Cabin Environment Research Center: “to be honest, airplanes are not designed to prevent infectious-disease transmission”.

Quali conclusioni trarre da queste, prime, brevi annotazioni?

L'installazione dei filtri sistemi HEPA di ultima generazione, caratterizzati da un'uso esclusivo per gli aeromobili di linea, e configurati per ogni tipologia di velivoli ed hanno di fabbricazione è un primo obiettivo. Diventa peraltro urgente definire livelli di efficienza e funzionalità operativa con segnalazioni”warning” in cockpit piloti. Se la loro manutenzione e sostituzione periodica (proposta al momento da FAA ogni 6000 ore di volo), dovrebbe innanzi tutto essere cadenzata in relazione all'utilizzo e passeggeri imbarcati, magari ogni 24 ore per voli corto/medio raggio ed ogni volo per un volo intercontinentale long range, deve essere verificata dalle autorità nazionali e sovranazionali autorizzate.

Ma in definitiva dovrebbero essere prefigurati i livelli di rischio/risk assessment, tabelle di isorischio casistico/probabilistico di “contaminazione” COVID-19 per passeggeri ed equipaggi di volo. 4 Giugno 2020

COVID-19 in volo, due emergenze: da Air India alla Qatar Airways

Dal pilota positivo ai 12 passeggeri: serve uno stop ai voli? Dalla Grecia che ha sospeso dal 2 Giugno tutti i collegamenti aerei con il Qatar a seguito dei 12 passeggeri trovati positivi (sui 91 a bordo) sbarcati ad Atene (volo Doha-Atene), al pilota ai comandi del volo AI-1945 da New Delhi a Mosca, Air India Airbus A320-200N, immatricolato VT-EXR mentre era ad una quota di FL 380.

Sono due vicende dei giorni scorsi.

Se l'autorità greca ha posto uno stop iniziale dei voli fino al prossimo 15 Giugno, i responsabili di Air India hanno invece imposto il rientro dell'Airbus 320 a New Delhi, dove è riatterrato dopo 2 ore e 40 minuti dalla partenza.

Sono state immediatamente attivate misure precauzionali in entrambi le circostanze, ma post-volo, due eventi che, in fondo, evidenziano le “precarietà” associate alla ripresa dei voli in uno scenario di permanenza del Coronavirus, anche se il numero dei contagi è sicuramente in progressiva ri duzione

Molto probabilmente passeggeri e personale di volo coinvolti in entrambi i voli saranno sottoposti a misure di quarantena anche se il punto chiave delle due vicende rimanda al rischio contagio in cabina passeggeri e nei cockpit dei piloti.

Autorità ed organismi internazionali preposti alla “sicurezza” sanitaria dei voli sembrerebbero aver attivato un marketing informativo di tutela assicurata.

Ma se il riscontro del “tampone” e/o del test “sierologico pre-volo” non sembrerebbero assicurare garanzie di sorta come prevenire le contaminazioni on-line? Il distanziamento o bordo, l'utilizzo delle mascherine, qualora attivate, sono misure adeguate? 3 Giugno 2020

ENAC e COVID-19, la direttiva sulla distanza a bordo: ma chi controlla?

Mascherine e separazioni on-board! Una circolare a firma Dr. Alessio Quaranta, con data 27 Maggio, è stata indirizzata a tutti gli operatori di Trasporto Pubblico e per p.c.: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Ministero della Salut, avente per Oggetto: Obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale a bordo degli aeromobili.

“Il DPCM 17 maggio 2020 Allegato 15 riporta la seguente disposizione:

“Sui mezzi di trasporto è opportuno al fine di perseguire una migliore e funzionale capienza dei mezzi di trasporto pubblico e ottimizzare gli spazi, fermo restando l’obbligo di indossare una mascherina di protezione, procedere anche alla utilizzazione in verticale delle sedute.

Tale modalità, ove realizzabile, consentirà, escludendo un posizionamento c.d. faccia a faccia di ridurre la distanza interpersonale di un metro con un maggiore indice di riempimento dei mezzi”. Si ritiene pertanto che configurazioni di cabina che prevedano il posizionamento dei sedili nel verso della direzione di volo dell’aeromobile e il cui schienale sia mantenuto in posizione verticale soddisfino la prescrizione di cui sopra.

Allo scopo di soddisfare l’obbligo del distanziamento sociale si ritiene inoltre che la misura della distanza debba essere misurata tra i punti mediani di due sedili adiacenti; ciò implicherebbe, a titolo di esempio, sugli aeromobili che prevedono per ogni fila un doppio sedile da tre posti la potenziale occupazione dei posti lato corridoio e lato finestrino da parte dei passeggeri.

Tali modalità risultano peraltro aderenti alle linee guida recentemente emesse dalla Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) con lo scopo di armonizzare le procedure applicabili negli Stati membri.” 30 Maggio 2020

COVID-19 e filtri HEPA, volare nel blu dipinto di blu! Ma con quale rischio on-board?

Perchè non classificare un indice rischio “minimo/moderato/elevato”? Ma batteri/virus/bacilli non gravitano, comunque, in quella sorta di “buco nero” che è la cabina di un aeromobile in volo? Quali sono le reali misure per fronteggiare passeggeri e/o membri dell'equipaggio positivi, soggetti asintomatici, in attesa dei riscontri del tampone, quelli che hanno fatto il test sierologico ed eventuali con contagiati?

Autorità del trasporto aereo, aerolinee ed i resoconti dei media, non sembrerebbero avere dubbi.

Se è stato ipotizzato l'utilizzo delle mascherine, al distanziamento (1,5 metri, 1 metro, nessuno?), per la qualità dell'aria non ci sarebbe, comunque, nessun problema di sorta.

La qualità dell’aria nelle cabine passeggeri sarebbe aria sterile al 99,97%. Nessun rischio di contagio per passeggeri ed equipaggi di volo. E, probabilmente, potrebbero sostenerlo anche per il personale di terra – aeroportuale, hangar ed equivalenti - qualora venissero a contatto per operazioni di pulizie, di scarico/carico, di refuelling e di manutenzione, nessun rischio.

E' una favola, una leggenda a beneficio delle “paure” di passeggeri e staff o è davvero una realtà indiscutibile? Respirare la stessa aria di bordo di un “positivo” al Coronavirus e/o di qualsisi altra malattia, toccare superfici e poltrone, utilizzare le lavatory-WC-toilette, non innesca malanni di sorta.

Alla misure di sanificazione ed iniegizzazione delle superfici, dei sedili, delle pareti e tanto altro, assicurate dal personale addetto e/o dagli stessi passeggeri è possibile che l’aria respirata in volo, sottoposta alla circolazione e sistematico filtraggio non “contamini” gli occupanti di un volo?

La quasi totalità delle flotte in attività – quali sono invece i velivoli che non ottemperano o sono/sarebbero esclusi? - sono dotati da sistemi di speciali filtri. Il “salvacondotto” - segnalato da IATA; EASA, ENAC, ACE, ICAO - sono filtri antiparticolato True High Efficiency (True HEPA) o Filtri antiparticolato High Efficiency (HEPA). Sistemi di filtraggio e ricircolo dell’aria dalla cabina, miscelata con aria fresca,

In grado per un Boeing 747, con elevato indice di carico/riempimento di passeggeri, di gestire il carico dei passeggeri con un ricircolo/ricambio dell’aria completo circa 15/30 volte all’ora. Ovvero una volta ogni due o quattro minuti. L'efficienza dei filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air filter) è ritenuta elevata.

Il sistema dei filtri HEPA sarebbe in grado di catturare oltre il 99 percento dei microbi presenti nell’aria, filtrare le particelle sospese nell’aria. Il rapporto tra aria fresca e riciclata in una cabina passeggeri sarebbe del 50/50 %, parte dell’aria viene scaricata fuori mentre il resto viene pompato attraverso i filtri dell’aria HEPA. In grado di rimuovere oltre il 99% di tutti i contaminanti, tra cui agenti batteriologici.

Alcuni riscontri, tuttavia, rivelano che il rischio di respirare batteri o virus nell’aria in volo, in una cabina passeggeri, sarebbe inferiore ad altri spazi a terra. Con una sorta di slogan si sostiene che “HEPA vuol dire sicurezza e benessere”, anche se, occorrerebbe qualificare la diversa capacità filtrante delle Classi di Filtro H13 e H14, gli ultimi hanno una capacità filtrante del 99.995%.

Come funzionano i filtri HEPA? Purificatori che intrappolano agenti inquinanti, il particolato in rapporto alle dimensioni delle varie particelle. Per impatto, inerzia, diffusione, intercettazione. Quelle grandi sono bloccate dal filtro per impatto/intercettazione. Quelle particelle di medie dimensioni sono intercettate, intrappolate tra le maglie del filtro, quelle più piccole, sono rallentate per diffusione e bloccate per inerzia.

Ma quanto spesso devono essere cambiati questi filtri? Esistono delle normative a cui riferirsi? Una volta ogni 6/12mesi, piuttosto che in relazione ad un preciso monitoraggio periodico? Magari secondo regolamenti ISO 14644–3, obbligatori per la produzione sterile. Con leak test da effettuare ogni 6 mesi nelle zone A/B e ogni 12 mesi nelle zone C/D. Ispezioni FDA Aseptic Guide . Ma chi controlla?

L'esempio riportato di un Boeing 747, con il ricircolo dell'aria ogni 2/4 minuti, implica, inevitabilmente una fase stazionaria del flusso dell'aria. Una circolazione che dalle paratie laterali della fusoliera, l'utilizzo delle bocchette dell'aria in corrispondenza di ogni sedile passeggeri, il getto e diffusione dalla parte anteriore, verso quella posteriore, dalle cappelliere al pavimento comporta intervalli di trasferimento, ancorchè ridotti a 2/4 minuti, di trasmissione tra i passeggeri.

Non solo in cabina passeggeri, nel cockpit e nei galley, nei bagagliai, fino alle toilette/lavatory/WC.

Perchè quindi - EASA, IATA, FAA, ecc. - non classificano, per ogni tipologia di aeromobili, in relazione all'utilizzo di filtri HEPA o altri filtri meno efficienti (probabilmente non tutti gli aeromobili possono installarli) un livello di rischio “moderato/elevato) correlato al possibile (indice casistico/statistico) contagio?

Ma chi, in definitiva, potrà sostenere, che nella cabina passeggeri, in quella sorta di “buco nero”, nello spazio del flusso gravitazionale del ricircolo, anche nell'arco di 4 soli minuti, non si determini una qualche contaminazione? 29 Maggio 2020

Aeroporti calabresi e PNA, una ulteriore interrogazione

Obiettivi, rinnovate gestioni di scalo ed investimenti specifici! Stavolta, nell'epoca del COVID-19, la chiusura della quasi totalità degli aeroporti e la prossima ripresa dei voli nel contesto di una revisione del Piano Nazionale Aeroporti-PNA il ruolo e la gestione dei tre scali regionali, Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone, in un'area che registra secolari inadeguatezza nei collegamenti via terra (stradali, autostradali e ferroviari) è l'oggetto dell'interrogazione dell'onorevole Sergio Torromino (FI).

 

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Per sapere, premesso che:

il sistema aeroportuale calabrese consta di tre scali di interesse nazionale ex-decreto del presidente della Repubblica n. 201 del 2015, siti in Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. L'aeroporto Crotone-Sant'Anna, noto anche come aeroporto 'Pitagora' è il terzo della Calabria e serve principalmente la Provincia di Crotone, la fascia jonica del basso Ionio cosentino e parte della Provincia di Catanzaro;

la gestione è passata alla Società aeroportuale calabrese — Sacal SpA nell'estate del 2017, società che già gestisce gli altri scali della Regione. L'aeroporto è stato chiuso dal 13 marzo 2020 per il Covid-19 con decreto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Nel 2019 vi sono transitati circa 170 mila passeggeri, un numero ridotto rispetto a quello degli anni precedenti, quando si è arrivati anche a 260 mila passeggeri;

diversamente dalla fascia tirrenica, la fascia ionica calabrese, ed in particolare il territorio del crotonese, sono serviti da una strada statale ad una sola carreggiata obsoleta e pericolosa e da ferrovia ad unico binario. L'isolamento della città di Crotone e del comprensorio tutto si ripercuote in maniera drammatica sull'economia del territorio, danneggiando gravemente le attività produttive. L'aeroporto 'S. Anna' di Crotone rappresenta quindi l'unica struttura di collegamento moderno con il resto del Paese;

ne consegue che la riapertura dello scalo, prevista per il 22 maggio 2020 era fortemente attesa dalla popolazione locale, sia pure in assenza di voli, in quanto la riapertura assicurava per lo scalo di Crotone la possibilità di far atterrare aerei per emergenze sanitaria;

è di queste ore invece la notizia che i Vigili del fuoco lasciano il distaccamento dell'aeroporto di Crotone a causa delle condizioni igienico-sanitarie della loro sede all'interno dello scalo. La decisione è stata presa il 25 maggio dal Comando provinciale dei vigili del fuoco di Crotone che ha sospeso temporaneamente l'utilizzo della sede aeroportuale e richiamato i pompieri del distaccamento nella caserma centrale;

a determinare questa situazione è stata la scadenza del contratto fra l'impresa di pulizie e Sacal SpA che non è stato rinnovato, per cui gli addetti alle pulizie hanno smesso di effettuare il servizio. Senza la presenza dei vigili del fuoco, l'aeroporto è chiuso a qualsiasi tipo di traffico aereo non essendoci le garanzie di sicurezza;

l'episodio rende manifesto il disinteresse di Sacal SpA nei riguardi dell'aeroporto crotonese, dietro il quale, a giudizio dell'interrogante, si cela tentativo di spostare il relativo traffico in particolare sullo scalo di Lamezia. Peraltro, lo stato in cui si trova la pratica per la concessione degli oneri di servizio, per la quale non è stata ancora riconvocata la conferenza dei servizi con Enac (Ente nazionale aviazione civile), ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Regione e Sacal SpA non lascia intravedere vie di uscita;

il 19 maggio 2020 il ministro interrogato ha fatto riferimento 'all'investimento che, con il nuovo piano degli aeroporti, sarà fatto sugli aeroporti calabresi...'. Ha poi affermato: 'Dare un'identità anche all'aeroporto di Crotone per me è importante per rispondere in maniera integrata a questo pezzo della Calabria. Dobbiamo dare (...) un futuro, una missione... ho avviato la fase di studio per ipotizzare la continuità territoriale anche in Calabria sul fronte aereo...' –:

quali iniziative intenda adottare per garantire la piena operatività dell'aeroporto di Crotone-Sant'Anna e se non ritenga opportuno intervenire nei confronti di Sacal SpA, affinché assicuri il pieno rispetto delle condizioni poste dalla convenzione che le affida, per 30 anni, la gestione, in considerazione dell'importanza che lo scalo crotonese riveste per tutti i cittadini e le attività economiche della fascia ionica calabrese". 28 Maggio 2020

COVID 19, quarantena per 40 passeggeri sul Cagliari, positiva tra Londra-Roma-Palermo

Ma anche dalla Svezia in Italia su voli affollati e senza distanziamento a bordo! Una situazione caotica e fuori controllo? Le linee guida disposte da EASA ed adottate anche da ENAC sono in grado di fronteggiare l'imbarco di passeggeri positivi, del rischio contagio, in questa estesa ripresa dei voli nel Continente Europeo? Quali e quante aerolinee stanno volando senza alcun distanziamento a bordo della cabina? A chi tocca verificare e controllare? I video e le foto dei passeggeri, legittimamente “preoccupati”, sono divulgati on-line sui vari social disponibili.

Cosa possono e/o potranno fare i passeggeri, ma anche gli equipaggi di volo contagiati se non denunciare i responsabili delle aerolinee, della aziende/società e delle autorità delegate al controllo?

Tra protocolli e linee guida Governative, ENAC, EASA, tuttavia, il traffiico aereo italiano sembrerebbe navigare a “vista”, e senza controlli. ENAC il 18 maggio aveva emanato le misure adottate dopo il Decreto-Legge 16 maggio 2020, n. 33 - "Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19" entrato in vigore il 16/05/2020. La stessa ENAC il 21 maggio aveva resoè disponibile il documento "COVID-19 Aviation Health Safety Protocol" predisposto da EASA insieme al  European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), senza evidenziare la difformità con le disposizioni italiane.

Il 22 maggio inoltre con  Lettera ENAC-DG-21/05/2020-0050328-P - Linee guida fase 2. La ripartenza del settore aereo ha anticipato la  Lettera Lettera ENAC-DG-26/05/2020-0051694-P - Obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale a bordo degli aeromobili.

La notizia riportata dal Fatto Quotidiano il 25 maggio 2020, ma anche su L’Unione Sarda ed Il Resto del Carlino, segnala il passeggero di 64 anni di Reggio Emilia, nella giornata di Martedì 19 maggio imbarcato su un volo con destinazione Cagliari. Due giorni dopo sarebbe stata confermata la positività di un tampone dallo stesso “passeggero” fatto prima della partenza con una ricaduta “preoccupante”: il possibile di contagio di una quarantina di passeggeri che hanno volato sullo stesso aeromobile ha obbligato alla quarantena degli imbarcati. Quanti erano a bordo? E' stato coinvolto anche l'equipaggio del volo? Sono tutti in isolamento?

Ma anche della passeggera incinta che da Londra, via Roma ha raggiunto la Sicilia, registrata positiva è stata posta in quarantena. Quanti sono i passeggeri, ed equipaggi, coinvolti in quei due voli. Quanti hanno respirato lo stesso ricircolo di aria e in prossimità della “protagonista” dell'audace impresa?

Il Fatto Quotidiano riporta anche le dichiarazioni di un passeggero imbarcato su un volo Lufthansa da Stoccolma a Francoforte a Roma Fiumicino, senza alcuna separazione e distanziamento. Quali altri casi equivalenti sono stati registrati e quanto segnalati?

Quale insegnamento trarre da questa complessiva vicenda? 27 Maggio 2020

COVID-19, EASA 1,5 mt, ENAC almeno 1,0 mt: quale è la distanza adeguata?

Come operano le flotte che atterrano e decollano dagli aeroporti, almeno in quelli al momento aperti, in Italia? Siano esse aerolinee italiane, europee e di altri Continenti. Per attività di emergenza, recupero/rimpatrio di passeggeri da Paesi esteri, per voli di collegamento nord-sud della Penisola.

Ebbene sono applicate le Linee guida disposte da ENAC il 17 Maggio o quelle del Protocollo EASA/ECDC del 21 Maggio?

La separazione dei passeggeri imbarcati è di 1,5 metri e/o di 1,0 metri minimo?

E chi controlla, chi verifica la piena adozione di tali “restrizioni” cautelative?

Se il paziente zero in Lombardia, fosse realmente arrivato dalla Cina, via Germania, se il mezzo aereo risultasse quello preferito dal virus per dilagare in ogni continente e ogni remota località del Pianeta Terra, il trasporto aereo diventerebbe il fronte primario della guerra per combatterlo.

Per contenere la sua diffusione.

Ma chi si assume e/o ha la diretta responsabilità del distanziamento a bordo, della realtà operativa della separazione tra i passeggeri imbarcati e dell'esito della circolazione, della pressurizzazione e del flusso/ricircolo dell'aria in cabina passeggeri/piloti? Un portatore asintomatico e/o con pochi sintomi può trasformarsi in un superdiffusore. Propagarlo tra le famiglie e amici e colleghi di lavoro. L'allentamento e/o l'inesistenza di adeguate misure per il contenimento, potrebbe sfuggire di mano innescando, ancora una volta effetti epidemici estremi.

Se fronteggiare questo “virus respiratorio” rappresenta una grande sfida per funzionari della sanità e per gli operatori sanitari, per le autorità preposte a delineare linee guida e direttive varie per ridurre/eliminare il contagio a bordo delle cabine passeggeri/piloti è una operazione assai intricata. Tutelare la salute e rilanciare il traffico aereo, nello stesso tempo è una impresa possibile?

Nelle sette pagine del 17 Maggio 2020 il Direttore Generale ENAC, documento elaborato e concordato con Assaereo, Assaeroporti, Assohandlers, Assoelicotteri, Assoclearance, IBAR, Federcatering, Confetra, Centri Studi Demetra, IATA e IBAA , con Oggetto: Linee guida fase 2. La ripartenza del settore aereo, Il Decreto Legge 16 maggio 2020, n. 33 ed il DPCM del 17 aprile 2020, sono, sino al prossimo 14 giugno, la normativa base di riferimento in cui sono contenute le misure per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 su tutto il territorio nazionale.

Lo stralcio delle Linee guida ENAC relative alle misure o-board riporta:

“Quindi, l’allegato 14 riporta il “Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID 19 nel settore del trasporto e della logistica” che, per quanto concerne il trasporto aereo, precisa che “gli addetti che dovessero entrare a più stretto contatto, anche fisico, con il passeggero, nei casi in cui fosse impossibile mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro, dovranno indossare mascherine, guanti monouso e, su indicazione del Medico Competente ulteriori dispositivi di protezione come occhiali protettivi, condividendo tali misure con il Comitato per l’applicazione del Protocollo (…)”.

“In tal modo, è del tutto evidente che il passeggero, a bordo dell’aereo, potrà viaggiare in modo sicuro indossando la mascherina, tenuto anche conto che il distanziamento sociale può considerarsi una delle misure alternative idonee a prevenire il contagio”.

“Gli attuali sistemi di pressurizzazione e condizionamento di bordo garantiscono un ricambio di aria almeno ogni tre minuti. Gli impianti inoltre sono dotati di filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) idonei a trattenere il 99,99% del particolato presente nell’aria, compresi batteri e virus.

Va anche sottolineato che la ipotesi di presenza di un passeggero asintomatico è contrastata dal distanziamento sociale e l’obbligo di mascherina in ambito aeroportuale e dal fatto che a bordo sarà obbligatorio l’uso della mascherina, precauzione idonea ad evitare il contagio, tenuto conto che sia l’OMS che l’Istituto Superiore di Sanità, pur ammettendo la possibile trasmissione del virus da persone infette ma ancora asintomatiche, ne sottolineano la rarità ed è indubbio il certo contenimento della propagazione della “gocciolina infettante” con l’uso, da parte di tutti i passeggeri, della mascherina.”

Quanti passeggeri potrebbero essere imbarcati, ad esempio, su un velivolo Boeing 737-300, configurazione “full economy! In entrambi i casi, con la distanza di 1,5 metri e 1,0 metri rispettivamente? Sono limiti massimi rispettati? Chi controlla?

Interrogativi, considerazioni e analisi già poste sulle news del web, https://aerohabitat.blogspot.com/ https://aerohabitat.eu e https://aerohabitat.org . 25 Maggio 2020

EASA e COVID-19, da direttiva a raccomandazioni a protocollo

Breve elenco e iniziali considerazioni su alcune procedure contraddittorie e, forse, inefficaci. Delle 28 pagine, del “COVID-19 Aviation Health Safety Protocol - Guidance for the management of airline passengers in relation to the COVID-19 pandemic - Issue no: 1.1 Issue date: 21/05/2020, divulgato da EASA (European Aviation Safety Agency) e dall’Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control), in questa breve nota, inquadreremo esclusivamente le indicazioni “on-board” per i passeggeri.

 

Le problematiche inerenti il “Management of passengers on-board the aircraft” rimandano essenzialmente al distanziamento di 1,5 metri, l'utilizzo delle mascherine, il flusso del condizionamento/presurizzazione, il ricircolo dell'aria in cabina passeggeri/cockpit piloti e l'utilizzo delle bocchette di ventilazione soprastante ogni sedile dei passeggeri. Interrogativi specifici riguardano invece l'utilizzo del WC, lavatory,

 

Trascurando le riflessioni che rimandano al rischio associato alla ignota presenza di eventuali passeggeri e/o membri di equipaggio “asintomatici” ed alla propagazione del COVID-19 in Italia, avvenuto, molto probabilmente (sicuramente?) by cabina passeggeri per il paziente zero in Italia “!https://aerohabitat.blogspot.com/2020/05/covid-19-da-shanghai-codogno-via.html” ).

 

Per semplificare questa analisi le considerazioni riguardano una cabina passeggeri “full economy”.

 

L'ambiente del volo, la lunga fusoliera che ospita i passeggeri nel flusso/ricircolo dell'aria, anche se EASA ed i responsabili delle aerolinee e massime autorità aeronautiche (IATA) sostengono come gli aeromobili, soprattutto (?) quelli di ultima generazione (?), “hanno filtri così efficienti e moderni – denominati High efficiency particulate air (Hepa) – assimilabili a quelli installati nelle strutture ospedaliere, perciò in grado di “depurare” e bloccare fino al 99,97% dei microbi/batteri /anche virus?),ma che non possono, inevitabilmente evitare il “ricircolo” di quelli fluttuanti e trasmessi tra le file dei passeggeri, personale di volo e di quelli originati nelle toilettes, WC, lavatories di bordo.

 

Alle ordinarie prescrizioni adottate dal protocollo EASA, equivalenti a quelle previste per il personale di terra e di cittadini in genere, quali:

 

• Hand hygiene, particularly before eating or drinking and after use of the toilet

 

• Appropriate use of face masks

 

• Respiratory etiquette

 

• Limiting contact with cabin surfaces

 

• Minimised on-board service

 

• No duty free or other non-essential product sales on board.

 

• Reduced food and drink service

 

• Preference for pre-packaged and sealed food and drink products, such as canned drinks

 

• Wherever possible, payment procedures involving touch or contact, such as cash payments, should be avoided to mitigate transmission between crew members and passengers,

 

preoccupa l'avvertimento relativo all'utilizzo degli “ugelli” e/o “bocchette” di refrigerazione disponibili per ogni singolo passeggero:

 

“Reducing the use of individual air supply nozzles to the maximum extent possible, unless otherwise recommended by the aircraft manufacturer”.

 

Ma quali sono e/o saranno i sedili disponibili e/o compatibili con il distanziamento di 1,5 metri tra un passeggero e l'altro. Ovvero non solo tra i passeggeri affiancati ma anche tra quelli posizionali nelle file anteriori e/o posteriori..

 

E' una questione che si rivela decisiva.

 

Quanti passeggeri massimi potranno essere imbarcati, non solo per ogni singola tipologia di aeromobile ma per configurazione dei loro sedili e loro specifica localizzazione, a lato dei corridoi e/o paratia della fusoliera?

 

Questione che, alla Quantas ad esempio, ha fatto anticipare, una dichiarazione decisiva. L'AD Alan Joyce sostiene l'improponibilità di tale scelte. Sulla flotta non ci saranno ne mascherine, tantomeno distanziamento. Quest'ultima opzione imporrebbe un imbarco massimo di solo 22 passeggeri.

 

Il calcolo è, sostanzialmente, esatto. Nell'ipotesi di una configurazione standard di Boeing 737/300, con tre sedili della larghezza di 55 cm per ogni fila, separati da un corridoio centrale, potrebbe essere occupata una sola poltrona. E per file alternate. Il distanziamento di 1,5 metri è un parametro, inevitabilmente, più cautelativo di 1 metro di separazione, ancorché decisivo per fronteggiare il COVID-19.

 

Il flusso del circolo dell'aria in volo, inoltre, da anni è sottoposto agli interrogativi posti dalla cosiddetta sindrome aerotossica. Tematica proposta alcuni anni addietro da Chris Winder e Jean-Christophe Balouet . Descrive possibili effetti negativi sulla salute a breve e lungo termine causati dalla respirazione dell'aria presente nella cabina pressurizzata di un aereo di linea, In Italia il giornalista/scrittore Antonio Bordoni con il testo “Aerotoxic Syndrome, l'inconfessabile segreto dell'industria aerea commerciale" ne ha proposto una breve analisi di 136 pagine.. 23 Maggio 2020

Airbus 320 precipita nella fase di atterraggio, impatto tra le palazzine

Del tutto ignote le cause dell'avaria (?) che avrebbe reso inagibili i motori. L'incidente ha coinvolto il volo PK803, A320-2140, immatricolato AP-BLD della PIA, Pakistan International Airlines, decollato il 22 Maggio da Lahore con destinazione Karachi (Pakistan). Partito alle ore 13:05 locali era atteso a Karachi intorno alle 14:45 locali. Autorizzato all'atterraggio sulla pista 25 Sinistra, alle ore 14,.35 l'equipaggio aveva comunicato l'inizio di una riattaccata per problematiche alla mancata estensione del carrello. Avendo richiesto il rientro sulla stessa pista 25 Sinistra, procedura ILS, era stato istruito ad una prua 110° e la salita a 3000 piedi, nella successiva manovra per l'atterraggio, dopo aver segnalato il May Day per lo spegnimento dei due propulsori CFMI-CFM56-5B4/P(lost engines) era stato autorizzato all'atterraggio, a scelta, su una delle due piste.

L'Airbus 320 è precipitato sui caseggiati identificati Model Colony, palazzine multipiano, a cira 500 metri, lateralmente all'inizio pista 25 Sinistra. A bordo era imbarcato un equipaggio di otto persone e 99 passeggeri, l'aeromobile A 320-214 operava da anni e 9 mesi. Le condizioni meteo erano, sostanzialmente, buone, vento di 14 kts in asse pista. L'aeromobile si è spaccato in almeno tre tronconi, incendiandosi, in parte. Il pronto intervento sei soccorsi avrebbe salvato alcune delle persone a bordo. Non si hanno notizie di vittime tra gli abitanti del complesso di palazzine impattato nello schianto. 22 Maggio 2020

COVID-19, da Shanghai a Codogno, via Germania: in aereo!

E dove sarà atterrato il volo in Italia, a Linate e/o Bergamo Orio a Serio? E' tempo di interrogativi, di analisi e di spiegazioni. Una fase interlocutoria. Anche se, al momento, il completamento dell'indagine non è prossima. Ma se il coronavirus sarebbe arrivato in Italia, diverse settimane prima della scoperta del “paziente1” di Codogno, registrato il 21 febbraio, probabilmente sarebbe potuto atterrare a Milano (Linate e/o Orio al Serio) intorno al 25-26 gennaio 2020. E' una ricostruzione - prospettata da Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive all'ospedale Sacco di Milano – apparsa sui media, risultato di uno studio del Centro trasfusionale del Policlinico di Milano.

Un quadro che rimanda ad altre considerazioni, che dovranno essere oltremodo precise e circostanziate, riguardanti il soggetto portare del “virus” ed il mezzo di trasporto con il quale è stato veicolato.

Propendiamo subito, senza alcun dubbio, che il mezzo aereo possa essere risultato l'unico compatibile e quindi utilizzato. Magari con volo diretto intercontinentale da Shanghai a Francoforte/Monaco di Baviera e quindi in Lombardia. Da dove con um mezzo privato e/o pubblico il portatore sintomatico e/o asintomatico ha partecipato a un qualche evento privato/pubblico con relative ricadute e trasmissione del virus “traslocato” in tempi rapidi e circostanziati dalla profonda e lontana Cina.

E' una ricostruzione fantastica e del tutto inverosimile? Ma appare utile tentare una ricostruzione verosimile.

L'infezione è stata minimale in Germania dove è transitata, con una minima diffusione, scatenando i suoi effetti alla destinazione finale, nel Lombardo Veneto.

L'ennesimo interrogativo, a questo punto, riguarda il portatore che ha veicolato quel virus sorto in Cina tra la fine di ottobre e l’inizio novembre del 2019. Ha volato da Shanghai, quindi verso uno scalo aereo Lombardo, in cabina passeggeri di almeno due voli di linea.

Se ha volato in quella sorta di “buco nero” che è rappresentato dalla cabina passeggeri/piloti, in un ambiente di pressurizzazione/condizionamento dell'aria, con un parziale ricircolo della stessa, senza distanziamento tra sedili e/o passeggeri, quanti altri passeggeri sono stati/sarebbero contagiati? E' stato tracciato il percorso dell'ipotetico “untore”. Dove era seduto? Quali sono stati i passeggeri che si erano accomodati nei sedili accanto, nelle file posteriori e anteriori dei due voli. Quello che ha portato il passeggero “contagiato” da Shanghai in Germania e quello successivo quindi verso uno scalo aereo Lombardo, in cabina passeggeri di entrambi i due voli di linea.

E' un profilo investigativo che, magari, potrebbe ricostruire anche l'origine delle zone rosse, lombarde, venete ed emiliane. E' forse in corso o qualcuno deve ancora attivare una qualche specifica indagine a riguardo? A chi spetta analizzare e ricostruire una tale ipotesi?

Appare, comunque, indispensabile che la ripresa del traffico aereo, nella “Fase 2” e quella prossima “Fase 3”, debba scaturire da specifiche analisi casistiche/statistiche relative al “rischio” contagi dal coronavirus.

E' una operazione preliminare alle definizione delle cosiddette “Linee guida per fronteggiare il rischio COVID-19 a bordo delle flotte aeree mondiali. 21 Maggio 2020

Alitalia e COVID-19, ancora riempimento massimo al 55%?

Nessun riscontro per il “ricircolo dell'aria”, uso WC e separazione tra le file dei sedili! Era il 29 Aprile quando dopo il volo Alitalia Catania-Roma Fiumicino con 96 passeggeri imbarcati il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci aveva richiesto un immediato riscontro sulla sicurezza e sul rischio COVID-19. L'emergenza sanitaria Coronavirus ed il distanziamento tra i passeggeri imbarcati era stata assicurata?

La replica della ex-compagnia di bandiera, come riportato dai media, era stata oltremodo chiara e rassicurante:“Tutti i voli Alitalia sono operati nel rispetto delle normative in vigore che prevedono il metro di distanziamento a bordo solo per i voli dall’estero verso l’Italia. Per i voli nazionali, dove tale distanza sarà obbligatoria dal 4 maggio, Alitalia ha da tempo predisposto una autolimitazione con un riempimento massimo del 55% dei posti disponibili”. Erano state adottate misure cautelative?

L'interrogativo da porre, tuttavia, dopo l'adozione della “Fase 2” del COVID-19 è quali sia l'attuale situazione. Anche in relazione all'annuncio di Alitalia che dal prossimo 2 Giugno sarà ripristinano non solo il collegamento non-stop fra Roma e New York, i voli con la Spagna (Roma-Madrid e Roma-Barcellona) e i voli diretti fra Milano e il Sud Italia. Il nuovo operativo dell'aerolinea, prosegue la nota, sarà incrementato il 36 per cento di voli in più rispetto al mese di maggio, operando 30 rotte da 25 aeroporti, dei quali 15 in Italia e 10 all'estero. La previsione per il terzo trimestre (luglio-settembre) è di una progressione dell'attività attorno al 40% di quanto era stato pianificato prima dell'inizio della pandemia da Covid-19. L'offerta si adeguerà alla domanda di voli.

Quale è e sarà la situazione a bordo dei voli Alitalia, ma anche delle restanti aerolinee che hanno annunciato la ripresa, ancorchè selettiva, dei collegamenti? In assenza di linee guida specifiche dalla IATA, ICAO, EASA, ENAC, IFALPA, ANPAC ed altri enti/aziende/istituti l'interrogativo permane.

L'emergenza COVID-19, infatti, rimanda ad una emergenza sanitaria che deve riguardare il distanziamento tra i passeggeri seduti, ma anche alla separazione tra le file contigue dei sedili installati, della configurazione on-board dei corridoi, dei bagagliai, della zona cargo e bagagliai, oltre all'utilizzo del WC-toilettes ed al risanamento ed igienizzazione delle parti interne della cabina passeggeri.

Una considerazione aggiuntiva, quanto fondamentale per fronteggiare il rischio Coronavirus, deve risolvere gli esiti ed i rischi collegati al ricircolo dell'aria per il condizionamento e pressurizzazione della cabina passeggeri e del cockpit di pilotaggio. Quali misure, precauzione sono state adottate in Alitalia e nelle aerolinee operanti in Italia dal 18 Maggio e saranno in vigore dal prossimo 2 Giugno? 20 Giugno 2020

COVID-19 e la cabina passeggeri/piloti, un buco nero di bacilli/batteri/virus?

Dai contagi on-board alla diffusione extra continentale, in attesa di linee guida specifiche! “Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria”. Ecco l'assunto da cui partire, escludendo ogni possibile deroga. Qualsivoglia alternativa diventa impraticabile. Almeno lo è la “salute” dei passeggeri e del personale di volo e il rischio complessivo del contagio conseguente.

Da dove è partito, dove sia sorto e sviluppato il coronavirus, prima o poi qualcuno lo verificherà, anche se una questione è del tutto evidente. La sua “rapida” propagazione è avvenuta tramite i voli di linea /commerciale e/o business/privata. In Europa è forse atterrato attraverso un passeggero proveniente dalla Cina per un qualche convegno/congresso nel vecchio Continente e, attraverso la Germania e l'Italia si è inoltre espanso, sarà anch'esso verificato. A questo punto “evolutivo” in contagio, dopo il quasi blocco dei traffico aereo, potrebbero “riprendere il volo” utilizzando quella sorta di “buco nero” che è la cabina passeggeri/piloti/bagagliai/cargo delle flotte aeree, pronte a decollare verso una destinazione che è, a fronte delle dichiarazioni entusiastiche, ancora incerta.

Se in astrofisica il buco nero è una sorta di spazio con un “ campo gravitazionale “ al quale è difficile,s e non impossibile, sfuggire, come gestire l'afflusso e l'ammasso la concentrazione di bacilli, batteri e virus non adeguatamente identificati? Un velivolo di 100/200/300 passeggeri con relativo equipaggio come potrebbe cautelarsi dalla presenza, ad esempio, del solo COVID-19? La densità dei sedili, la prossimità dei passeggeri imbarcati, ancorchè con mascherine e del tutto asintomatici, per 60, 90, 120 minuti e/o 6//8/9 ore di volo, utilizzando le ristrette toilettes, consumando bevande e pasti, come potrebbero restare “immuni” nel flusso della circolazione dell'aria e della pressurizzazione (con un cambio e ricircolazione che non potrebbe essere adeguato, anche se integrale e frequente)?

Le linee guida attivate per il trasporto pubblico terrestre e marino, treni e navi, potrebbe risultare opportuno ed adeguato o dovrebbero essere attivate una tipologia di restrizioni “specifiche” quanto assai più drastiche?

Certo un aeromobile con un numero di passeggeri ridotto del 50/70% diventa immediatamente “non economico” e, probabilmente, anche una misura non risolutiva per fronteggiare il rischio contagio on-board.

Le maggiori autorità nazionali e sovranazionali – IATA, ACI, EASA, ICAO, IFALPA, ecc. - non si sono ancora espresse in maniera definitiva. Il numero dei piloti, assistenti di volo e passeggeri che hanno viaggiato negli ultimi tre/quattro mesi, salvo qualche notizie giornalistica, e rimasti contagiati, non sono stati ancora resi pubblici. La ripresa dei voli, peraltro è stata annunciata senza precise linee guida, anche se nei recenti “DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 17 maggio 2020” nel  documento “Nuovo coronavirus SARS-CoV-2 - Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e produttive (Roma, 16 maggio 2020” a cura della “Conferenza delle Regioni e Provincie Autonome 20/81/CR01/COV19”, la materia ha trovato una contradditoria prima risposta. Nelle 21 pagine del testo “Nuovo coronavirus SARS-CoV-2” viene ricordato come negli ambienti chiusi occorra “Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria”.

Quali ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica dovranno essere intraprese?

Come viene scritto in una Ordinanza Regionale: “ Atteso che le predette linee guida contengono specifiche misure inerenti anche il settore aereo, quello marittimo portuale e i treni a lunga percorrenza”, ovvero:

- le Misure di carattere generale per il contenimento del contagio da covid-19, valide per tutte le modalità di trasporto, con le seguenti disposizioni:

o la sanificazione e l’igienizzazione dei locali, dei mezzi di trasporto e dei mezzi di lavoro deve riguardare tutte le parti frequentate da viaggiatori e/o lavoratori ed essere effettuata con le modalità definite dalle specifiche circolari del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità;

o nelle stazioni ferroviarie, nelle autostazioni, negli aeroporti, nei porti e sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza è necessario installare dispenser contenenti soluzioni disinfettanti ad uso dei passeggeri;

o all’ingresso e nella permanenza nei luoghi di accesso al sistema del trasporto pubblico (stazioni

ferroviarie, autostazioni, fermate bus ecc.) e all’interno dei mezzi, è obbligatorio indossare una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca; è necessario incentivare la vendita di biglietti con sistemi telematici;

o nelle stazioni o nei luoghi di acquisto dei biglietti è opportuno installare punti vendita e distributori di dispositivi di sicurezza;

o vanno previste misure per la gestione dei passeggeri e degli operatori nel caso in cui sia accertata una temperatura corporea superiore a 37,5° C;

o vanno adottati sistemi di informazione e di divulgazione, nei luoghi di transito dell’utenza, relativi al corretto uso dei dispositivi di protezione individuale, nonché sui comportamenti che la stessa utenza è obbligata a tenere all’interno delle stazioni e autostazioni, degli aeroporti, dei porti e dei luoghi di attesa, nella fase di salita e discesa dal mezzo di trasporto e durante il trasporto medesimo.

o vanno adottati interventi gestionali, ove necessari, di regolamentazione degli accessi alle principali stazioni e autostazioni, agli aeroporti, e ai porti al fine di evitare affollamenti e ogni possibile occasione di contatto, garantendo il rispetto della distanza interpersonale minima di un metro.

o vanno adottate misure organizzative, con predisposizione di specifici piani operativi, finalizzate a limitare ogni possibile occasione di contatto nella fase di salita e di discesa dal mezzo di trasporto, negli spostamenti all’interno delle principali stazioni e autostazioni, degli aeroporti e dei porti, nelle aree destinate alla sosta dei passeggeri e durante l’attesa del mezzo di trasporto, garantendo il rispetto della distanza interpersonale minima di un metro, escludendo da tale limitazione i minori accompagnati e i non vedenti se accompagnati da persona che vive nella stessa unità abitativa. Per i non vedenti non accompagnati da persona che vive nella stessa unità abitativa, dovrà essere predisposta un’adeguata organizzazione del servizio per garantire la fruibilità dello stesso servizio, garantendo la sicurezza sanitaria.

o sui mezzi di trasporto è opportuno al fine di perseguire una migliore e funzionale capienza dei mezzi di trasporto pubblico e ottimizzare gli spazi, fermo restando l’obbligo di indossare una mascherina di protezione, procedere anche alla utilizzazione in verticale delle sedute. Tale modalità, ove realizzabile, consentirà, escludendo un posizionamento c.d. faccia a faccia di ridurre la distanza interpersonale di un metro con un maggiore indice di riempimento dei mezzi.

o al fine di aumentare l’indice di riempimento dei mezzi di trasporto, dovrà essere valutata, dopo adeguata sperimentazione, la possibilità dell’installazione, di separazioni removibili tipo plexiglass o altro materiale idoneo tra i sedili che non comportino modifiche strutturali sulle disposizioni inerenti la sicurezza;

o realizzare, ove strutturalmente possibile, anche con specifici interventi tecnici, la massima areazione naturale dei mezzi di trasporto.” 19 Maggio 2020

COVID-19 e piloti contagiati, il caso Croatia Airline

Due i piloti, sul volo Frankfurt-Zagreb del 2 Maggio! La notizia sarebbe apparsa sulla Slobodna Dalmacija e rilancaiata sul web di www.total-croatia-news.com con il titolo “COVID-19 in Croatia: two Croatia Airlines pilots infected on FrankfurtZafreb flight”.

Solo i due piloti sarebbero stati contagiati, nessuno degli assistenti di volo (con test negativi), anche se ben 14 passeggeri risulterebbero positivi.

Le notizie abbisognano di verifiche e riporti ufficiali, anche perchè sono del tutto imprecisi i dati sul numero dei passeggeri imbarcati. Erano 74 o 115?

L'aerolinea “Croatia Airlines” avrebbe emanato il seguente comunicato stampa:

"Croatia Airlines has consistently complied with and implemented all decisions and recommendations of the European, German and Croatian public health and aviation authorities, and by flying on flight OU411 Frankfurt - Zagreb from April 1 to May 10, 2020, it enabled the return to Croatia of more than 3,500 Croatian citizens, who were caught in the global pandemic around the world.

For all those passengers, as potential carriers of the infection, and according to the decisions of the public health authorities, self-isolation of 14 days was prescribed upon arrival in Croatia. Given that these flights were performed in the context of the global coronavirus pandemic, risk assessments were continuously conducted, which were coordinated by the Croatia Airlines Crisis and Emergency Management Office. The estimated loss of the company related to the flights Zagreb - Frankfurt - Zagreb in the mentioned period amounted to 244,000 euro.”

La notizia deve essere confermata e si inquadra nelle disposizioni e linee guida che le autorità sovranazionali come IATA, ICAO, EASA, FAA, IFALPA,ICAO e ACI dovranno coordinare per fronteggiare il rischio contagio per passeggeri e personale di volo.

La ripresa dei voli nelle politiche della “FASE2 e 3” del COVID-19 dovranno, inevitabilmente, verificare l'adozione del distanziamento tra i sedili, l'utilizzo delle toilettes a bordo, la circolazione e pressurizzazione dell'aria in cabina passeggeri e nel cockpit dei piloti, la sanificazione degli spazi occupati in cabina, nelle zone cargo, bagagliai, e le definizione del numero massimo di posti a bordo, in relazione alla tipologia degli aeromobili.

L'iniziale ripresa dei voli nazionali, europei e intercontinentali, tuttavia, sembrerebbe, seppure con modalità minimale, essere stati autorizzati, pur con misure di screening e utilizzo delle mascherine, senza aver contemplato nessuna specifica “restrizione” nel numero dei passeggeri imbarcati. 18 Maggio 2020

COVID-19, IFALPA: Safety Aspects, ma mancano prescrizioni

Quanti passeggeri potranno essere imbarcati? Da circa 180 a 20 per un velivolo corto-medio raggio? Dopo l'informativa congiunta tra IATA ed ACI Europe, rispettivamente in rappresentanza della International Air Trasport Association e di Airports Council International, anche IFALPA (International Federation of Air Line Pilots’ Associations) in rappresentanza dei piloti delle aerolinee civili commerciali, hanno richiesto, alla FAA, alla Commissione Europea da un lato e agli Stati Europei interessati ad emanare urgenti Linee Guida specifiche per assicurare operazioni di volo in sicurezza. Per passeggeri e personale di volo.

Alcune indiscrezioni hanno, infatti, anticipato come, al fine di ottimizzare lo spaziamento a bordo dei passeggeri per fronteggiare il COVID-19, l'indice di riempimento potrebbe essere ridotto di oltre il 70/80%.

Gli organismi internazionali e sovranazionali come ICAO, EASA e FAA, massime autorità nelle tematiche di safety e security, non si sono, tuttavia, ancora espressi.

IFALPA al mondo dei piloti ha trasmesso le seguenti, quanto generiche, note:

“Dear fellow pilot,

The global voice of professional pilots IFALPA Guidance for Flight Crews Keywords COVID-19 Corona Safety Protection Flight crew Containment International Federation of Air Line Pilots’ Associations www.ifalpa.org

“In the midst of the COVID-19 pandemic, many among us are still operating fights, be it as a skeleton service, rescue or cargo missions.

Since so many authorities have published guidance to limit spreading of the virus – covering diferent areas in more detail – and some incorrect information is also out there, it may be diffcult for fight crews to fnd relevant information for their specifc task.

This leafet is an attempt to address this issue by collecting ofcial guidance regarding the coronavirus in a single paper. Referenced text is reproduced as-is.

The hyperlinked references (e.g. [EASA]) provide easy access to check the source and check for possible updates.

We hope this paper helps to protect you, your family, friends and colleagues. Only be reducing the spreading of the virus can we “fatten the curve”, reduce the risks of working in the critical service we provide, and ensure adequate medical attention for all in need.

Take care and above all: fy safe!

IFALPA

The global voice of professional pilots 16 Maggio 2020

Trasporto aereo e COVID-19, altra interrogazione in UE

Emergenza multipla, dubbi sul distanziamento a bordo e tracollo alle aerolinee! Panorama difficile e confuso, Se la Commissaria UE Valean (Trasporti), in attesa delle linee guida in-board e nei terminal, tra controllo temperature, distanziamento, circolazione dell'aria a bordo, delinea prospettive senza il taglio dei “sedili” in cabina passeggeri, la ripresa dei voli non risolve l'emergenza sanitaria. Come deve essere fronteggiata e risolta)

Come viaggiare quindi?

La parlamentare europea Rosa D'Amato, ha presentato le seguente interrogazione parlamentare.

L'oggetto rimanda alla CommissioneArticolo 138 del regolamento, settore del trasporto aereo ed emergenza Covid-19.

“In data 11 febbraio 2019 la Commissione Europea ha adottato il regolamento di esecuzione (UE) 2019/317, cui ha fatto seguito in data 29 maggio 2019 la decisione di esecuzione (UE) 2019/903. Sulla base di tali documenti si forniva ai fornitori europei il sistema di prestazioni e tariffazione per il cielo unico europeo per il periodo di riferimento (RP3) 2020-2024.

A seguito dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19 e delle relative misure di contenimento e contrasto, le previsioni del traffico aereo, su cui erano stati costruiti i rispettivi piani di miglioramento delle prestazioni, andranno fortemente ridimensionate.

Dall'inizio dell'emergenza sanitaria, il traffico aereo europeo, sia  in rotta che di terminale, registra una  fortissima contrazione con conseguenze pesantissime per compagnie aeree, fornitori e società di gestione aeroportuali.

Ciò premesso, può la Commissione rispondere al seguente quesito:

Quali iniziative intende mettere in campo la Commissione per evitare il collasso economico di un settore, quale quello del trasporto aereo, fortemente strategico e indispensabile per lo sviluppo attuale e futuro della comunità europea?” 14 Maggio 2020

 

Aeroporti Italia, sono 5 gli scali in deroga al Regolamento EASA 139/2014

Ma quali sarebbero/sono le “discrepanze”? Aeroporti italiani nella lista “European Union Aviation Safety Agency” List of aerodromes falling in the scope of Regulation (EU) 2018/1139 – aggiornamento del 10 febbraio 2020

LIBC Crotone Crotone - gestore S.A.C.A.L S.p.A

LIMG Albenga (Villanova di) Savona A.V.A. - gestore Aeroporto dI Villanova d'Albenga S.p.A.

LIMW Aosta Aosta – gestore A.V.D.A. S.p.A.

LIBF Foggia Foggia – gestore Aeroporti di Puglia S.p.A.

LIRI Salerno Pontecagnano Salerno Società Aeroporto di Salerno – gestore Costa d'Amalfi S.p.A.

 

“The list of aerodromes below is compiled based on the data provided by the Member States in accordance with the provisions of Article 4 and Article 5 of Regulation (EU) 139/2014 and Article 2(7) of Regulation (EU) 2018/1139.

The aerodromes which are referenced in the list are sources to be used for information only. Whilst every care has been taken in preparing the list below to avoid errors, the Agency makes no warranty as to the accuracy, completeness or currency of the content.

The Agency shall not be liable for any kind of damages or other claims or demands incurred as a result of incorrect, insufficient or invalid data, or arising out of or in connection with the use, copying, or display of the content, to the extent permitted by European and national laws.

The information contained in this list should not be construed as legal advice”.

 

Gli Articoli 4 e 5 del REGOLAMENTO (UE) 2018/1139 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 4 luglio 2018, recante norme comuni nel settore dell'aviazione civile, che istituisce un'Agenzia dell'Unione europea per la sicurezza aerea sono i seguenti:

 

Articolo 2

Ambito di applicazione

 

7. Gli Stati membri possono decidere di esentare dal presente regolamento la progettazione, la manutenzione e la gestione di un aeroporto, nonché gli equipaggiamenti afferenti alla sicurezza utilizzati in tale aeroporto, se tale aeroporto gestisce un massimo di 10 000 passeggeri del trasporto aereo commerciale all'anno e non più di 850 movimenti relativi a operazioni cargo all'anno, e purché gli Stati membri interessati garantiscano che tale esenzione non mette a repentaglio la conformità ai requisiti essenziali di cui all'articolo 33.

A decorrere dalla data indicata in tale decisione di esenzione, la progettazione, la manutenzione e la gestione dell'aeroporto interessato, e gli equipaggiamenti afferenti alla sicurezza, nonché i servizi di assistenza a terra e gli AMS in tale aeroporto non sono più disciplinati dal presente regolamento e dagli atti delegati e di esecuzione adottati sulla base del medesimo.

Lo Stato membro interessato notifica senza ritardo alla Commissione e all'Agenzia la sua decisione di esenzione e le motivazioni per l'adozione della stessa.

Previa consultazione dell'Agenzia, la Commissione, se ritiene che tale esenzione da parte di uno Stato membro non rispetti le condizioni specificate al primo comma, adotta, atti di esecuzione recanti la sua decisione a tal fine. Non appena ricevuta notifica di tali atti esecuzione allo Stato membro interessato, tale Stato membro modifica o revoca senza ritardo la sua decisione di esenzione e ne informa la Commissione e l'Agenzia.

Gli Stati membri notificano altresì alla Commissione e all'Agenzia le esenzioni che hanno concesso a norma dell'articolo 4, paragrafo 3 ter, del regolamento (CE) n. 216/2008.

Su base annuale, gli Stati membri provvedono ad esaminare i dati relativi al traffico degli aeroporti che beneficiano di un'esenzione a norma del presente paragrafo o dell'articolo 4, paragrafo 3 ter, del regolamento (CE) n. 216/2008. Se tale esame dimostra che, per tre anni consecutivi, uno di questi aeroporti ha gestito oltre 10 000 passeggeri del trasporto aereo commerciale all'anno o più di 850 movimenti relativi a operazioni cargo all'anno, lo Stato membro interessato revoca l'esenzione concessa a tale aeroporto. In tal caso ne informa di conseguenza la Commissione e l'Agenzia.

L'Agenzia include nel repertorio di cui all'articolo 74 tutte le decisioni della Commissione e degli Stati membri notificatele ai sensi del presente paragrafo.

 

Articolo 4

Principi delle misure adottate a norma del presente regolamento

1. Nell'adozione di misure a norma del presente regolamento, la Commissione, l'Agenzia e gli Stati membri:

a) rispecchiano lo stato dell'arte e le migliori prassi nel settore dell'aviazione, tenendo conto delle esperienze a livello mondiale nel settore, nonché dei relativi progressi scientifici e tecnici;

b) si basano sui migliori dati e analisi disponibili;

c) prevedono una reazione immediata alle cause accertate di incidenti, inconvenienti gravi e violazioni intenzionali della security;

d) tengono conto delle interdipendenze tra i vari settori della sicurezza aerea e tra la sicurezza aerea, la cibersicurezza e gli altri ambiti tecnici della regolamentazione aeronautica;

e) nella misura del possibile, formulano i requisiti e le procedure in una forma che è basata sulle prestazioni e si focalizza sugli obiettivi da raggiungere e nel contempo consente modalità diverse di realizzazione di tali obiettivi basati sulle prestazioni;

f) promuovono la cooperazione e l'uso efficiente delle risorse tra autorità a livello di Unione e di Stati membri;

g) adottano, ove possibile, misure non vincolanti, comprese le azioni di promozione della sicurezza; h) tengono conto dei diritti e degli obblighi internazionali dell'Unione e degli Stati membri nell'ambito dell'aviazione civile, compresi quelli ai sensi della convenzione di Chicago.

2. Le misure adottate a norma del presente regolamento corrispondono e sono proporzionate alla natura e al rischio di ogni attività particolare cui si riferiscono. Nella preparazione e nell'adozione di tali misure, la Commissione, l'Agenzia e gli Stati membri tengono conto, a seconda dell'attività in questione, di quanto segue:

a) se sono trasportate a bordo persone diverse dai membri dell'equipaggio e, in particolare, se tale operazione è aperta al pubblico;

b) la misura in cui terzi o beni a terra possano essere messi in pericolo dall'attività;

c) la complessità, le prestazioni e le caratteristiche operative degli aeromobili interessati;

d) lo scopo del volo, il tipo di aeromobile e il tipo di spazio aereo utilizzato;

e) il tipo, la portata e la complessità dell'operazione o dell'attività, inclusi, se del caso, le dimensioni e il tipo di traffico gestito dall'organizzazione o dalla persona responsabile;

f) la misura in cui le persone interessate dai rischi dell'operazione possano valutare tali rischi ed esercitare un controllo sui medesimi;

g) i risultati delle precedenti attività di certificazione e di sorveglianza.

 

Gestione della Sicurezza Aerea

Articolo 5

Programma europeo di sicurezza aerea

1. La Commissione, previa consultazione dell'Agenzia e degli Stati membri, adotta, pubblica e aggiorna, ove necessario, un documento che descrive il funzionamento del sistema europeo di sicurezza aerea, le norme, le attività e le procedure utilizzate per gestire la sicurezza dell'aviazione civile nell'Unione conformemente al presente regolamento («programma europeo di sicurezza aerea»).

2. Il programma europeo di sicurezza aerea comprende almeno gli elementi relativi alle competenze di gestione della sicurezza nazionale descritti nelle norme e nelle pratiche raccomandate internazionali. Il programma europeo di sicurezza aerea descrive inoltre le procedure di elaborazione, adozione, aggiornamento e attuazione del piano europeo per la sicurezza aerea di cui all'articolo 6, in cui sono coinvolti da vicino gli Stati membri e le parti interessate. 13 Maggio 2020

COVID-19, IATA , le aerolinee e il distanziamento a bordo

Uno studio rivela: si salverebbero solo 4 aerolinee su 122 analizzate! La IATA (International Air Transport Association) nel 2018 ha divulgato il Report “ FUTURE OF THE AIRLINE INDUSTRY 2035 “, commissionato dal IATA’s -Industry Affairs Committee (IAC), anticipando uno scenario che ha anticipato le dinamiche e le opportunità correlate al trasporto aereo commerciale globale. La pandemia del COVID-19, con il drastico e diretto impatto sull'aviazione commerciale, l'industria aeronautica e “air travel industry” ha, radicalmente ribaltato e azzerato ogni qualsiasi prospettiva.

Quali potrebbero essere le politiche da adottare? Le analisi scaturite da “ Government Measures Related to Coronavirus (COVID-19)Airline middle seats won't stay empty forever in the name of social distancing”

Dal “COVID-19: Resources for Airlines & Air Transport Professionals”, le conclusioni appaiono scontate e inevitabili. L'eliminazione di una fila di sedili, il distanziamento dei passeggeri da imbarcare e ulteriori misure precauzionali non possono incrementare i costi operativi e la riduzione dei posti disponibili. All'immediato aumento dei “costi operativi” associati al “rischio contagio” non potrà che determinare il tracollo economico, l'estinzione della quasi totalità delle aerolinee. In uno scenario di 122 compagnie analizzate la sopravvivenza sarebbe garantita solo per quattro di esse. L'indice di riempimento, con la mancata vendita di una sola fila di poltrone centrali, scenderebbe del 30/40%. Dipende dalla tipologia dell'aeromobile. Ulteriore riduzione delle poltrone disponibili con l'allargamento dei corridoi ed un distanziamento tra le stesse file? Che fare quindi? L'attesa per l'adozione del vaccino in grado di assicurare l'immunità ai passeggeri ed all'equipaggio determinerà il tracollo (temporaneo?) del traffico aereo mondiale.

La redditività di un volo quale risulterebbe?

Le seguenti note IATA preludono a misure definitive sul “distanziamento” on-board.

“The COVID-19 pandemic is having a huge impact on aviation and air travel industry. On these pages, you will find resources to support airlines and other aviation stakeholders during the COVID-19 crisis. 

 Government Measures Related to Coronavirus (COVID-19)

This page provides access to measures taken by governments as reported to IATA.

As much as possible, we provide a link to the resource on the respective website. Although we do our best to keep the information updated as it is reported to IATA, we cannot guarantee that the information is the latest. Please check with your country's authorities for a complete and most up to date information. 

Global and regional instructions: 

The World Health Organization (WHO) recommends aircraft operators to hand out the Passenger Locator Card form (PLC) (pdf) to passengers in case of a suspicion of infection. See also WHO's guidance on operational considerations for managing COVID-19 cases or outbreak in aviation (pdf).

Europe:

- European Union Aviation Safety Agency (EASA): recommendations for aircraft operators & staff (pdf)

- European Union Aviation Safety Agency (EASA): preparation of aerodromes to resume operations (pdf)

- European Aviation Crisis Coordination Cell (EACCC): EAACC pandemics factsheet (pdf).

- European Commission: guidelines for EU Member States (pdf) and full list of country restrictions. 

US Federal Aviation Administration: FAA COVID-19 information.

Civil Aviation Administration China (CAAC) for aircraft traveling to China: guidelines for airlines (pdf) and guidelines for airports (pdf) 

 World Customs Organization: governments border management measures. 12 Maggio 2020

COVID-19 e aerolinee, quanti i positivi tra lo staff di volo?

Registrati centinaia tra American, Southwest, ancora ad Aprile! La situazione internazionale dei contagiati è in costante aggiornamento ed i dati i OMS (fonte: Health Emergency Dashboard, 11 Maggio, ore 09.27 am) riportano come a livello globale siano stati registrati 3.976.043 casi dall'inizio dell'epidemia, con 277.708 decessi.

Ma quanti di questi sono stati riportati tra il personale di volo? Tra piloti e assistenti di volo che operano e/o hanno volato dall'inizio del COVID-19, nelle cabine passeggeri e/o isolati nei cockpit, alla guida di pilotaggio? I media hanno segnalato la morte di almeno un pilota e di un assistente di volo ed il contagio di altri anche in alcune aerolinee “orientali” ed “americane”, ma dati precisi e aggiornati non sono stati ancora rilevati/riportati/segnalati.

Organismi sovranazionali, come IATA, ICAO, FAA ed EASA, e quelli nazionali in rappresentanza dei piloti, come ALPA, APA, ANPAC e altri, hanno variamente proposto linee guida per lo staff di bordo. Anche se il traffico aereo nel mondo è calato di oltre il 90% il rischio contagio a bordo degli aeromobili è e sarà una realtà quotidiana e continuerà a proporsi alla ripresa dei voli, nel dopo COVID-19.

Almeno fino all'utilizzo/adozione di un vaccino “precauzionale”. Ecco, comunque, un elenco delle prescrizioni proposte da EASA.

-EASA updated list of airports located in affected areas with high risk of transmission of the COVID-19 infection;

-EASA- COVID-19: Updated Interim Occupational Health and Safety Guidance for Air Carriers and Crews (04/17/20);

EASA- Transporting Cargo on Transport-Category Airplanes Configured to Carry Passengers (04/15/20)

Airlines and cabin crew should review CDC’s Infection Control Guidelines for Cabin Crew

CDC recommends that companies review and update, as needed, their personal protection policies and communicate and train employees on how to manage sick travelers.

CDC recommends the following measures for cabin crew to protect themselves and others, manage a sick traveler, clean contaminated areas, and take actions after a flight.

Practice routine handwashing.

Wash hands often with soap and water for at least 20 seconds, particularly after assisting sick travelers or touching potentially contaminated body fluids or surfaces; after coughing, sneezing, or blowing your nose; after using the restroom; and before preparing or serving food or beverages.

Use alcohol-based hand sanitizer (containing at least 60% alcohol) if soap and water are not available.

Airlines should consider providing alcohol-based hand sanitizer to cabin and flight crews for their personal use.

Identify sick travelers who meet the above description.

Minimize contact between passengers and cabin crew and the sick person. If possible, separate the sick person from others (by a distance of 2 meters or 6 feet, ideally) and designate one crew member to serve the sick person.

Offer a facemask, if available and if the sick person can tolerate it. If a facemask is not available or cannot be tolerated, ask the sick person to cover their mouth and nose with tissues when coughing or sneezing.

Treat all body fluids (such as respiratory secretions, diarrhea, vomit, or blood) as infectious.

Wear disposable medical gloves when tending to a sick traveler or touching body fluids or potentially contaminated surfaces. Remove gloves carefully [PDF – 1 page] to avoid contaminating yourself, then wash hands.

When tending to a sick traveler who has fever, persistent cough, or difficulty breathing, use additional personal protective equipment (PPE) in the Universal Precaution Kit [PDF – 1 page]: face mask, eye protection, and a gown to cover clothing. Ensure an adequate supply of recommended PPE is available during flight.

Properly dispose of gloves and other disposable items that came in contact with the sick person or body fluids in biohazard bag or a secured plastic bag labeled as “biohazard.”

Clean and disinfect contaminated surfaces according to airline protocol.

After arrival, CDC Quarantine Station staff will conduct a health assessment of the sick traveler’s symptoms and possible exposures. If necessary, CDC staff will coordinate transport to a health care facility for medical evaluation and testing. CDC will update the airline about the results of the testing and any need for follow-up of exposed crew members or passengers.

Cleaning of Aircraft after Flight

If no symptomatic passengers were identified during or immediately after the flight:

Follow routine operating procedures for cleaning aircraft, managing solid waste, and wearing PPE.

If symptomatic passenger(s) are identified during or immediately after the flight, routine cleaning procedures should be followed, and enhanced cleaning procedures should also be used as follows:

Clean porous (soft) surfaces (e.g., cloth seats, cloth seat belts) at the seat of the symptomatic passenger(s) and within 6 feet (2 meters) of the symptomatic passenger(s) in all directions.

Clean porous (soft) surfaces (e.g. seat covers and carpet) by removing visible contamination if present and using appropriate cleaners that are compatible with aircraft surfaces and components in accordance with the manufacturer’s instructions. For items that can be laundered, use the warm setting and dry items completely on high heat.

Clean non-porous (hard) surfaces (e.g., leather or vinyl seats) at the seat of the symptomatic passenger(s) and within 6 feet (2 meters) of the symptomatic passenger(s) in all directions, including: armrests, plastic and metal parts of the seats and seatbacks, tray tables, seat belt latches, light and air controls, cabin crew call button, overhead compartment handles, adjacent walls, bulkheads, windows and window shades, and individual video monitors.

Clean non-porous (hard) surfaces with disinfectant products with EPA-approved emerging viral pathogens claims that are expected to be effective against the virus that causes COVID-19 (SARS-CoV-2) and ensure these products are compatible with aircraft surfaces and components. All products should be used according to label instructions (e.g., concentration, application method and contact time, PPE).

Clean lavatories used by the symptomatic passenger(s), including: door handle, locking device, toilet seat, faucet, washbasin, adjacent walls, and counter.

Properly dispose of any items that cannot be cleaned (e.g., pillows, passenger safety placards, and other similar items as described below).

Recommended Personal Protective Equipment (PPE) during Enhanced Cleaning:

Disposable gloves that are recommended by the manufacturer of the disinfectant should be worn.

Disposable gowns should be worn while cleaning the cabin and lavatories.

If splashing is possible, eye protection, such as a faceshield or goggles and facemask may be required according to the manufacture’s label.

General Recommendations during the Enhanced Cleaning Process:

Ground and cleaning crews should not board the plane until all travelers have disembarked.

Ventilation systems should be kept running while cleaning crews are working aboard the airplane.

If visible contamination (e.g., a body substance such as blood or body fluids) is present, routine airline cleaning procedures should be followed based on blood or body substance spill management according to , 29 CFR 1910.1030.OSHA’s Bloodborne Pathogen Standard, 29 CFR 1910.1030.

Airlines should ensure workers are trained on the hazards of the cleaning chemicals used in the workplace in accordance with OSHA’s Hazard Communication Standard, 29 CFR 1910.1200.

Airlines should train ground and cleaning crews on and require that crew members demonstrate an understanding of when to use PPE, what PPE is necessary, how to properly don (put on), use, and doff (take off) PPE.

After doffing (taking off) PPE, cleaning staff should immediately clean hands with soap and water for at least 20 seconds. If soap and water not available and hands are not visibly dirty, an alcohol-based hand sanitizer that contains at least 60% alcohol may be used. However, if hands are visibly dirty, always wash hands with soap and water.

Airlines should consider providing alcohol-based hand sanitizer to cleaning staff for their personal use.

Cleaning staff should immediately report breaches in PPE (e.g., tear in gloves) or any potential exposures (e.g., contact with blood or body fluids without wearing appropriate PPE) to their supervisor.

Cleaning staff should dispose of PPE and other disposable items used in cleaning following the airline’s routine procedures. Note that all waste from international flights will also fall under jurisdiction of the U.S. Department of Agriculture/Animal and Plant Health Inspection Service (APHIS).

Ground crews assigned to wastewater management operations should follow routine procedures.

Employers should educate workers to recognize the symptoms of COVID-19 and provide instructions on what to do if they develop symptoms.

Cleaning staff should immediately notify their supervisor if they develop symptoms of COVID-19. 11 Maggio 2020

Aeroporti, COVID-19 e apertura scali, interrogazione su Brindisi

Urge la predisposizione di standards “anti COVID-19! Se da una lato mancano le linee guida ENAC-EASA-IATA in grado di circostanziare le procedure operative per la fasi di screening al check-in onboard (ed anche per lo sbarco di passeggeri ed equipaggi), manca l'eventuale allestimento dei sedili, manca il loro distanziamento laterale e longitudinale, manca una nuova configurazione della cabina passeggeri (magari con corridoi ampliati), come anche le definizione del numero dei passeggeri imbarcati in relazione alle varie tipologie di aeromobili, l'esigenza “operativa-industriale” della ripresa dei voli, sembrerebbe prevalere.

La nuova interrogazione parlamentare, stavolta l'aeroporto interessato è quello di Brindisi. In realtà oltre all'adozione delle mascherine per tutta la durata del volo, dalla chiusura ad apertura delle porte (e magari anche dalla più ampia fase di imbarco e sbarco), per passeggeri (e l'equipaggio di cabina e dei piloti?) al momento, aerolinee ed enti di controllo, sembrerebbe non aver identificato altre iniziative “precauzionali” atte a fronteggiare il COVID-19. Rimangono in sospeso, inoltre, l'interrogativo cruciale dell'utilizzo delle toilettes in volo, la loro sanificazione e costante igienizzazione e le conseguenze (da verificare il possibile contagio di virus/batteri e certificare l'assoluta sicurezza) del condizionamento e pressurizzazione delle cabine piloti, passeggeri e zone cargo/bagagliai.

La recente interrogazione per l'apertura dei voli, (con la sola emergenza sanitaria?) sullo scalo di Brindisi è stata presentata dall'onorevole Mauro D'Attis (FI)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere, premesso che:

nel corso del tempo si sono registrati numerosi tentativi di depotenziare l'Aeroporto del Salento che costituisce la più importante infrastruttura non solo della città di Brindisi, ma dell'intera area sud pugliese;

il provvedimento di chiusura dello scalo brindisino, adottato dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministero della Salute, connesso all'emergenza Covid-19, rischia di concretizzare ciò che fino ad ora è stato scongiurato;

se da un lato, infatti, la chiusura di due mesi dell'aeroporto del Salento rappresentava una misura potenzialmente utile per arginare la diffusione del contagio, tra passeggeri e personale, dall'altra prorogare per altri mesi questa situazione desta non poche preoccupazioni per la realtà locale;

agli effetti economici negativi che si registrano nel breve periodo (cassa integrazione prevista sino ad aprile 2021 per il personale; chiusura delle attività commerciali esistenti all'interno dall'aerostazione; cessazione di tutti i servizi comunque connessi al traffico-passeggeri, tra i quali, solo a titolo esemplificativo, quello di noleggio auto e di trasporto pubblico e privato) rischiano di aggiungersi quelli che si avranno nel medio e nel lungo periodo;

nel medio periodo, con l'approssimarsi della stagione estiva, il settore che rischia di subire i maggiori danni economici è quello turistico, già particolarmente sofferente, atteso che la posizione strategica dell'aeroporto di Brindisi apre la strada anche al basso Salento;

gli effetti devastanti dovuti al perdurare della chiusura dell'aeroporto di Brindisi potrebbero proseguire anche dopo la ripartenza, cosicché esiste il concreto e serio pericolo che lo scalo brindisino possa rimanere definitivamente schiacciato dal lockdown;

nonostante lo scalo di Brindisi disponga di mezzi e personale altamente qualificato, anche il trasporto di merci è già stato trasferito presso l'aeroporto di Bari, circostanza che rappresenta una minaccia, nel lungo periodo, per l'intero comparto della logistica brindisina;

già dal 4 maggio 2020, alcuni aeroporti italiani, tra cui quelli di Bergamo, Firenze e Roma, sono stati riaperti–:

se il Governo non intenda adottare iniziative per procedere quanto più rapidamente possibile alla riapertura dell'aeroporto di Brindisi". ) Maggio 2020

Aeroporti e Pandemia: UE, una interrogazione per il post-COVID-19

Rilievi “industriali”, in attesa delle linee guida per la tutela sanitaria dell'utenza! Al Parlamento Europeo è stata presentata l'interrogazione con risposta scritta riguardante un piano complessivo e integrato di risanamento per il trasporto aereo. L'intervento del Parlamento e della Commissione Europea dovrebbe concernere sia il sistema aeroportuale, quanto le aerolinee e l'industria aeronautica/aerospaziale nel suo complesso, ma relativamente all'impatto economico della pandemia.

I riflessi “industriali” dei mesi del periodo di lockdown e di quelli che riguarderanno la ripresa dei voli, con le difficoltà connesse alla ripresa dei voli, sono state sottoposte all'analisi, ma dovrebbe essere esteso anche al “recupero” dei passeggeri, alle misure di distanziamento a bordo, alla tutela e salvaguardia dei passeggeri, dello staff di volo, del personale impiegato nelle aerostazioni, degli aeroporti e di quelli occupati nell'indotto.

E' stata presentata dai parlamentari europei Christophe Grudler, Dominique Riquet, Svenja Hahn, Marie-Pierre Vedrenne, Jan-Christoph Oetjen.

Il testo è il seguente:

“Massive industrial recovery plan for airlines and the aeronautics industry in the light of the economic impact of the COVID-19 pandemic Due to the COVID-19 pandemic, airlines have experienced an unprecedented drop in demand and many have grounded their aircraft.

These measures have had a huge impact on the aerospace supply chain. Deliveries are delayed, revenues are down and many companies, especially small and medium-sized enterprises, are almost bankrupt. The USA has decided to provide a massive support package to US aerospace companies totalling almost USD 60 billion. If the EU fails to do the same, it will create a serious imbalance that will penalise the European aerospace industry.

1. Does the Commission intend to rapidly draw up a post-COVID industrial recovery plan that would allow airlines and aeronautic companies to benefit from EU funds and measures to ensure their liquidity, such as guarantees and credit facilities?

2. In the longer term, should the EU’s industrial strategy contain a firm political commitment and measures to provide financial support for European innovation in sustainable aviation?

3. Furthermore, will the Commission build on existing initiatives (the CleanSky research programme, the Single European Sky ATM Research Joint Undertaking and the Single European Sky research and development programme) to establish a strategic partnership between the Member States, the EU and the aeronautics industry with a view to rolling out a massive industrial programme capable of maintaining the EU’s world leadership in this sector and its strategic autonomy?” 8 Maggio 2020

Aerolinee, COVID-19, IATA e la distanza tra sedili

Ma le mascherine basteranno nell'uso di WC e Toilettes? Quali procedure applicare per fronteggiare e prevenire il rischio COVID-19? In attesa che EASA presenti una sorta di linee guida e che ENAC predisponga tali “misure” per gli utenti che si imbarcano e/o arrivino sugli aeroporti del Belpaese la IATA ha formulato una prima convinzione.

LA IATA, Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, ha illustrato le restrizioni da imporre on-board:

-obbligo delle mascherine, per passeggeri e staff di cabina;

-nessun distanziamento tra i sedili e/o tra passeggeri;

-totale utilizzo delle file/disposizioni/sedili in cabina passeggeri.

La IATA ha previsto un completa igienizzazione degli aeromobili, imbarco dopo uno screening sistematico. L'eventuale obbligo mantenere vuoto il sedile/le file al centro di un gruppo di tre posti in aereo – sostiene il direttore generale della Iata, Alexandre de Juniac - “il sedile vuoto in mezzo non elimina i rischi di contagio di CODIV-19”, è una misura “inutile e dannosa”.

Le proposte di distanziare le postazioni dei passeggeri imbarcati, la risistemazione di file, aumentando gli spazi dei corridoi, separando le schiere di poltrone, sono misure impraticabili.

Il numero dei posti sarebbero ridotti di oltre il 30% con costi operativi accresciuti tra il 43 e il 54%.Ma, come Aerohabitat da tempo sostiene, tra le protezioni del COVID-19, al momento, non sono stati illustrati/presentati le considerazioni/questioni/rilevi connessi all'aria condizionata e pressurizzata a bordo e, tantomeno, l'utilizzo delle “toilettes”. Quali i rischi associati agli spazi ristretti, questi ultimi, con WC, specchio e lavandino, che abbisognano di “sanificazione” continuata quanto integrale e sistematica.

Per il Presidente de Juniac “le misure per proteggere la salute dei passeggeri sono la prima preoccupazione delle compagnie, ma vanno ben analizzate prima di essere applicate. Abbiamo avviato una discussione a livello mondiale con l’ICAO, i governi, le autorità di regolazione, la WHO”. 7 Maggio 2020

ENAV, tra nuovo management e scenari industriali futuri

Una interrogazione rivela una situazione “precaria! Nel COVID-19 Time, il calo del traffico in sorvolo e la drastica riduzione del numero di decolli ed atterraggi, con relative mancate riscossioni delle tariffe, inquadrano una realtà, che, a fronte dei dividenti distribuiti negli ultimi anni, necessitano una policy aziendale in grado di sostenere una ristrutturazione complessiva di “impianti, processi, procedure” e un ri-assetto industriale.

L'interrogazione è stata presentata dal senatore Massimo Ruspandini (FdI)

"Ai ministri dell'Economia e delle finanze e delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

Enav è la società per azioni che gestisce, attraverso i 4 centri di controllo d'area e le torri di controllo sugli aeroporti di competenza, il traffico civile nell'ambito dello spazio aereo di spettanza italiana;

la società, dal 26 luglio 2016 quotata in Borsa a seguito del collocamento sul mercato azionario del 46,7 per cento del proprio capitale, è controllata dal ministero dell'Economia e finanze-Mef- (che ne detiene il 53,3 per cento del restante capitale) e vigilata dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) e dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit);

nel triennio 2016-2018, il Gruppo Enav, che ad oggi consta di circa 4200 dipendenti, ha distribuito dividendi per un valore complessivo pari ad Euro 304,5 milioni;

il consiglio di amministrazione di Enav, riunitosi nella seduta consiliare del 12 marzo 2020, ha approvato il progetto di bilancio relativo all'annualità 2019 ed il bilancio consolidato di gruppo con il quale, a fronte di ricavi consolidati pari ad Euro 902,9 milioni, è stato realizzato un utile consolidato di 118,3 milioni di Euro: la proposta di distribuzione del dividendo, per l'annualità 2019, è pari a 113,2 milioni di Euro;

dal mese di marzo la gravissima ed imprevedibile situazione emergenziale derivante dal noto Covid-19 e le connesse misure nazionali ed internazionali di contenimento e di gestione del virus stanno determinando a livello mondiale, oltre che uno scenario socio-economico in continua evoluzione, un 'costo economico' enorme ed inevitabile;

sia a livello nazionale che transfrontaliero il settore maggiormente colpito è senza ombra di dubbio quello del trasporto aereo dove, a livello mondiale, su 170 vettori, solo 60 continuano ad operare e riducendo sino al 95 per cento i collegamenti aerei previsti prima dell'insorgenza delle patologie virali derivanti dal Covid-19;

Eurocontrol, l'organizzazione intergovernativa civile a cui partecipano gli Stati europei al fine di sviluppare e mantenere un efficiente sistema di controllo del traffico a livello europeo, ha registrato dal 15 marzo al 15 aprile 2020, sullo spazio italiano, una riduzione del traffico di quasi il 90 per cento rispetto allo scorso anno: detta organizzazione stima, nel cosiddetto 'worst scenario' per l'annualità 2020, una riduzione media del volato di circa il 50 per cento rispetto alla passata annualità;

l'evidenziata crisi del trasporto aereo impatta enormemente sul business di Enav in quanto i relativi ricavi derivano dai cosiddetti servizi di traffico aereo erogati che si suddividono in: servizi di rotta (relativi al sorvolo dello spazio italiano) e servizi di terminale (riconducibili al controllo del traffico in fase di avvicinamento, decollo o atterraggio con riferimento agli aeroporti nazionali);

gli Stati membri di Eurocontrol, al fine di supportare le compagnie aeree che operano in Europa, hanno disposto un rinvio dei relativi pagamenti delle tasse di controllo del traffico aereo, per un valore di 1,13 miliardi di Euro, sino a novembre del 2020: detta posticipazione dei pagamenti determina per gli 'Air Navigation Service Provider' europei e, quindi, per Enav una significativa difficoltà nel mantenere stabilità finanziaria;

l'indubbia contrazione dei ricavi di Enav, derivante dalla citata riduzione dei flussi di traffico aereo, e l'incertezza finanziaria per il mancato incasso sino a novembre 2020 delle tasse per il controllo del traffico aereo impongono delle 'azioni di governance' immediate che presuppongono una approfondita conoscenza sia della situazione economico-finanziaria di Enav che del business aziendale e dei relativi meccanismi di funzionamento, estremamente complessi in relazione all'attività svolta, notoriamente 'safety for life';

quanto rappresentato impone, vista anche la strategicità per il 'sistema Italia' del controllo del traffico aereo, di far gestire agli attuali vertici di Enav la situazione di emergenza venutasi a creare che, nel breve periodo, potrebbe portare a significative ricadute sugli attuali livelli occupazionali;

sembrerebbe, invece, che l'attuale compagine governativa, a differenza delle altre società partecipate dal ministro dell'Economia e delle finanze, abbia designato per Enav, sia un nuovo amministratore delegato che un nuovo presidente nonostante: un mercato di riferimento esposto ad una crisi senza precedenti, stante il calo dei flussi di traffico aereo esposti; 

la necessità di dare corso, con la massima celerità, alle menzionate 'azioni di governance', che andranno ad impattare anche sul piano industriale del Gruppo Enav; 

i dividendi distribuiti in questi anni al ministero controllante; 

la qualità dei servizi di traffico aereo erogati per i quali, per il 2019, a fronte di un obiettivo di rotta pari a 0,11 minuti di ritardo per volo assistito, Enav ha registrato un risultato pari a 0,021 minuti/volo, a fronte di un dato medio dei maggiori partner europei di 0,9 minuti di ritardo per volo; la continua implementazione tecnologica orientata sia ad una massimizzazione della safety aerea che ad una maggiore efficienza del controllo del traffico aereo; 

le iniziative finalizzate alla tutela ambientale; 

la costante riduzione dei costi esterni attraverso procedure di appalto orientate alla massima trasparenza e concorrenzialità,

si chiede di sapere se, con riferimento al designato consiglio di amministrazione di Enav, i ministri in indirizzo non ritengano di ritirare l'attuale lista riformulandola per assicurare la continuità di governance, considerato che tale soluzione è l'unica azione idonea a permettere la protezione del personale, del business e degli interessi degli azionisti, stante la necessità di porre in essere azioni d'intervento immediate che sono possibili solo ed esclusivamente sulla base di una solida e profonda conoscenza della società, che non può aversi da parte chi subentrasse con il cambio dei vertici e dell'intero attuale consiglio di amministrazione di Enav". 6 Maggio 2020

 

COVID-19, aerolinee e passeggeri: rimborsi o voucher?

Tra normative nazionali, sovranazionali e diritti dell'utente! La crisi che ha sconvolto il traffico aereo ha pesanti e scontati riflessi sui voli, sui collegamenti aerei e sui biglietti aerei e le prenotazioni dei passeggeri. Se da un lato le aerolinee sono in attesa con le autorità competenti per le linee guida della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e AESA (Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea) per proteggere la salute ed il benessere degli equipaggi di volo, in primo piano è la questione dei rimborsi ai passeggeri che hanno pagato e rinunciato ai voli.

Solo in Europa l'ipotesi del mancato “rimborso” dei biglietti ammonterebbe a 35 miliardi di euro. Se Alitalia avrebbe rimborsato 70 milioni/euro ai passeggeri, le aerolinee richiedo alla UE di trasfomare tali “debiti” in vouche. Una operazione che impedirebbe, sostengono i vettori aerei, la bancarotta delle stesse aziende.

Perchè non restituire i soldi? Le norme internazionali, tuttavia, obbligano ad rimborso in contanti ai richiedenti. Qualora il viaggio/volo sia stato cancellato - Codice del turismo, quarto comma dell’articolo 41 “Il contratto di viaggio deve ritenersi risolto per impossibilità sopravvenuta della prestazione”.

Se da un lato i tour operator sono tenuti a restituire, anche senza bisogno di alcuna richiesta, le somme percepite, siano essi acconti o saldi, la proposta di voucher compensativi, offerti anche direttamente dalle stesse aerolinee al passeggero.

Cosa fare? Le aerolinee informano variamente l'utente interessato.

Ecco, in sintesi, un esempio:

“Se il tuo volo è stato cancellato, ti invitiamo a non andare in aeroporto. I passeggeri direttamente coinvolti verranno informati tramite e-mail, utilizzando i dati di contatto forniti in fase di prenotazione. Nella comunicazione email, ti offriremo le opzioni disponibili per gestire le modifiche della tua prenotazione on line.

Puoi inoltre accedere alla sezione "La tua prenotazione", controllare il tuo viaggio e lo stato del tuo volo. Se il tuo volo è stato cancellato, apparirà un messaggio informativo sul tuo itinerario.  

Voucher: se il tuo volo è stato cancellato e hai deciso di non cambiare le date del viaggio in questo momento, ti offriamo la possibilità di ricevere un buono della somma totale della prenotazione. Si può usare per 12 mesi dal momento della creazione, per prenotare un nuovo volo non appena riprenderà la normale attività e trovare una data e/o una destinazione che faccia al caso tuo. È possibile ottenere il buono tramite il link presente nell'email di notifica che riceverai nel caso in cui il tuo volo venga cancellato. Dall'insorgere del Coronavirus, continuiamo a osservare con attenzione le conseguenze per i nostri clienti e a fare tutto quanto in nostro potere per aiutarli a gestire i propri programmi di viaggio. “

La materia è stata inquadrata nel DECRETO LEGGE n. 9 del2 marzo 2020. Ha, infatti, disposto le misure relative al Rimborso di titoli di viaggio e pacchetti turistici, all’art. 28, comma 5, ha espressamente statuito che: “In caso di recesso, l’organizzatore può offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, può procedere al rimborso nei termini previsti dai commi 4 e 6 dell’art. 41 del citato decreto legislativo 23 maggio 2011, n.79, oppure può emettere un voucher, da utilizzare entro un anno dalla sua emissione, di importo pari al rimborso spettante”. 5 Maggio 2020

Blue Panorama: ex aerolinea italiana e una interrogazione

Nel post-COVID 19, sullo “status” e le prospettive dei vettori aerei! Nel quadro delle discussioni sul post COVID 19, su ipotetici scenari di traffico aereo della crisi conseguente, al ruolo delle low cost e delle aerolinee “ex di bandiera”, del finanziamento dei relativi Governi, nel corso dell'audizione di Giuseppe Leogrande, attuale commissario straordinario del vettore aereo Alitalia, è stata presentata la seguente interrogazione dall'onorevole Giorgio Mulè (FI)

"Al ministro dello Sviluppo economico, al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti

Per sapere, premesso che: 

il 29 aprile 2020 il settimanale 'Panorama' ha pubblicato un articolo dal titolo 'La misteriosa vendita di Blue Panorama' in cui, tra l’altro, si riporta la notizia che nel corso del 2017 sotto la gestione commissariale dell’epoca di Alitalia, la compagnia aerea affidò ad un’azienda dello stesso gruppo di Blue Panorama, di cui Giancarlo Zeni, attuale direttore generale di Alitalia, era amministratore delegato, il subappalto per il servizio di procacciamento dei posti in hotel per tutto il personale Alitalia in trasferta, e, sempre l’articolo, solleva il quesito se al momento dell’insediamento di Zeni come amministratore generale di Alitalia questi abbia dichiarato di essere stato amministratore delegato di una parte correlata con un fornitore di Alitalia; 

in occasione dell’audizione svolta sempre in data 29 aprile 2020 dal commissario straordinario di Alitalia, avvocato Giuseppe Leogrande, presso la commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati, l’interrogante ha chiesto al commissario Leogrande chiarimenti in ordine alle notizie riportate dall’articolo di 'Panorama', sia in merito ad eventuali indagini della magistratura in corso nei confronti di Zeni, sia nello specifico in merito alla dichiarazione di Zeni, all’atto di assunzione della carica di direttore generale della gestione commissariale di Alitalia, di essere stato amministratore delegato di un’azienda correlata con un fornitore della stessa Alitalia; 

il commissario Leogrande ha risposto alla prima richiesta di chiarimenti, sostenendo di non avere alcuna notizia di indagini nei confronti di Zeni, mentre non ha fornito alcuna risposta sulla seconda richiesta di chiarimenti. Nessuna risposta è stata fornita in merito dallo stesso Zeni, che pure è intervenuto nella medesima audizione se Zeni, all’atto dell’assunzione della carica di direttore generale di Alitalia, abbia dichiarato di aver ricoperto il ruolo di amministratore delegato di un’azienda correlata con un fornitore della stessa Alitalia". 2 Maggio 2020

COVID 19, il MIT riapre Peretola e Ciampino

Ma le misure, le precauzioni on-board saranno adeguate? Sono stati risolti gli interrogativi? Con il decreto del 30 aprile 2020, la Ministra Paola De Micheli, di concerto col Ministero della Salute, è stato promulgato il provvedimento per la ripresa della piena operatività degli scali di Roma Ciampino e Firenze Peretola.  I voli sui due scali, a partire dal 4 maggio, riprendono “su richiesta dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, i due aeroporti riapriranno al pubblico per soddisfare le aumentate esigenze di traffico e consentire, allo stesso tempo, la sperimentazione di un sistema di screening per il Covid19 dei passeggeri.”

Gli scali di Peretola e Ciampino, parzialmente bloccati (salvo voli sanitari e altro) dal 12 marzo scorso, riprenderanno l’operatività in applicazione alle modifiche al Decreto Legge n. 153 del 12 aprile 2020.

Ma con quali garanzie potranno riprendere i voli di linea? Quali le tutele per passeggeri e staff?

Ma quali sono queste misure di screening al check-in per i passeggeri ed equipaggiati imbarcati, quali nella localizzazione on-board per assicurare le distanze tra sedilie e/o passeggeri e nelle procedure indispensabili ad evitare il “contagio”?

Le procedure dovranno riguardare anche il periodo trascorso on-board, nel corso di eventuale consumazione dei pasti, nella fruizione delle toilettes, nell'ambito del flusso di condizionamento e pressurizzazione dell'aria di bordo. La sperimentazione dello screening attivato (???) dovrà concernere, inoltre, anche la fase di sbarco dei passeggeri, nel check-out in aerostazione.

Ma quali sono queste misure di sperimentazione? L'aircraft-interiors delle cabine passeggeri sono/saranno riconfigurati con un'allargamento dei sedili, del corridoio ed un completo rifacimento delle toilettes? 30 Aprile 2020

COVID 19, passeggeri imbarcati e utilizzo delle toilette on-board!

Obiettivo: riconfigurare e ampliare le “lavatory-toilet-WC”.Dopo la presentazione delle “Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del covid-19” da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per assicurare la sicurezza di tutti, passeggeri e personale, imbarcati sui voli di linea, occorre anche dettagliare sulle ipotetiche singole procedure da adottare.

Per il settore del trasporto aereo le misure da osservare dovranno riguardare sia il corretto utilizzo delle aerostazioni nella zona land & air-side, quanto on-board negli aeromobili.

Per quanto riguarda questi ultimi è, infatti, non solo indispensabile valutare non solo l'utilizzo delle mascherine e dei guanti e il distanziamento delle poltrone/sedili.

Dopo le fasi di imbarco (e sbarco) nell’aeromobile, con criteri specifici per file, con distanze interpersonale predisposte del solito, anche l'ampiezza dei corridoi dovrà essere riconfigurata.

Primario diventa la sistematica sanificazione dell'interno della fusoliera, della cabina passeggeri, delle poltrone/sedili, delle cappelliere e della zona cargo/bagagli, dopo aver assicurato la distanza interpersonale (con spazio libero tra i posti affiancati), e la sistematica e continuativa obbligatorietà della mascherina .

Con un servizio di bordo  in grado di mantenere gli spazi ne passaggio e lo stazionamento in cabina del personale di volo; standard igienici e monoporzione sigillata (??).

Ma cosa accade e come pianificare l'utilizzo privato e individuale delle “toelette” di bordo?

WC, specchio, tavoletta in vetro resina, lavandino/catino, rubinetto, anche se automatico, autopulente, auto-aprente, auto-chiudente, anche qualora pulito, anche se totalmente asettico.

Come garantire, a fronte della pulizia dei sanitari, acqua, sciacquone, sapone, che siano a prova di COVID 19? Il flusso itinerante dei passeggeri e dello staff di bordo che si susseguono alla toilette, anche se intervallati da una “pulizia” a cura del crew, attrezzato alla bisogna, potrà impedire ai “batteri” in sospensione/o depositati di non contagiare il passeggero?

Lo spazio ristretto delle toilette di classe economica, ma anche l'equivalente “area” dedicata “comfort “impareggiabile” della business class, dell prima classe e/o di quella “master”, inquadra problematiche di “safety COVID 19” equivalenti. Come fare, come risolvere l'emergenza “toilette on-board” se non ridisegnando lo spazio dedicato con sistemi autopulenti e di sanificazione automatica dopo ogni singolo utilizzo? 29 Aprile 2020

 

COVID 19: Linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Le seguenti “prescrizioni” riguardano il “settore aereo” (27 Aprile).

Linee guida per l’informazione agli utenti e le modalità organizzative per il contenimento della diffusione del covid-19

Il 14 marzo 2020 è stato adottato il Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro (d’ora in poi Protocollo), relativo a tutti i settori produttivi e successivamente in data 20 marzo 2020 il protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid 19 negli ambienti di nel settore dei trasporti e della logistica.

Le presenti linee guida stabiliscono le modalità di informazione agli utenti nonché le misure organizzative da attuare nelle stazioni, negli aeroporti e nei porti, al fine di consentire il passaggio alla successiva fase del contenimento del contagio, che prevede la riapertura scaglionata delle attività industriali, commerciali e di libera circolazione delle merci e delle persone.

Si premette che la tutela dei passeggeri che ne beneficiano non è indipendente dall’adozione di altre misure di carattere generale, definibili quali “misure di sistema”.

Si richiamano, di seguito, le principali misure auspicabili:

 

Misure “di sistema”

L’articolazione dell’orario di lavoro differenziato con ampie finestre di inizio e fine di attività lavorativa è importante per modulare la mobilità dei lavoratori e prevenire conseguentemente i rischi di aggregazione connesse alla mobilità dei cittadini. Anche la differenziazione e il prolungamento degli orari di apertura degli uffici, degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e delle scuole di ogni ordine e grado sono, altresì, un utile possibile approccio preventivo, incoraggiando al tempo stesso forme alternative di mobilità sostenibile. Tale approccio è alla base delle presenti linee guida. Tali misure vanno modulate in relazione alle esigenze del territorio e al bacino di utenza di riferimento.

La responsabilità individuale di tutti gli utenti dei servizi di trasporto pubblico rimane un punto essenziale per garantire il distanziamento sociale, misure igieniche, nonché prevenire comportamenti che possono aumentare il rischio di contagio. Una chiara e semplice comunicazione in ogni contesto (stazioni ferroviarie, metropolitane, aeroporti, stazioni autobus, mezzi di trasporto, etc.), mediante pannelli ad informazione mobile, è un punto essenziale per comunicare le necessarie regole comportamentali nell’utilizzo dei mezzi di trasporto.

 

SETTORE AEREO

Per il settore del trasporto aereo vanno osservate specifiche misure di contenimento per i passeggeri che riguardano sia il corretto utilizzo delle aerostazioni che degli aeromobili. Si richiede, pertanto, l’osservanza delle seguenti misure a carico, rispettivamente, dei gestori, degli operatori aeroportuali, dei vettori e dei passeggeri:

• gestione dell’accesso alle aerostazioni prevedendo, ove possibile, una netta separazione delle porte di entrata e di uscita, in modo da evitare l’incontro di flussi di utenti;

• interventi organizzativi e gestionali e di contingentamento degli accessi al fine di favorire la distribuzione del pubblico in tutti gli spazi comuni dell’aeroporto al fine di evitare affollamenti nelle zone antistanti i controlli di sicurezza;

• previsione di percorsi a senso unico all’interno dell’aeroporto e nei percorsi fino ai gate, in modo da mantenere separati i flussi di utenti in entrata e uscita;

• obbligo di distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili, all’interno dei terminal e di tutte le altre facility aeroportuali (es. bus per trasporto passeggeri). Con particolare riferimento ai gestori ed ai vettori nelle aree ad essi riservate, questi ultimi predispongono specifici piani per assicurare il massimo distanziamento delle persone nell’ambito degli spazi interni e delle infrastrutture disponibili. In particolare, nelle aree soggette a formazione di code sarà implementata idonea segnaletica a terra e cartellonistica per invitare i passeggeri a mantenere il distanziamento fisico;

• i passeggeri sull’aeromobile dovranno indossare necessariamente una mascherina;

• attività di igienizzazione e sanificazione di terminal ed aeromobili, anche più volte al giorno in base al traffico dell’aerostazione e sugli aeromobili, con specifica attenzione a tutte le superfici che possono essere toccate dai passeggeri in circostanze ordinarie. Tutti i gate di imbarco dovrebbero essere dotati di erogatori di gel disinfettante. Gli impianti di climatizzazione vannogestiti con procedure e tecniche miranti alla prevenzione della contaminazione batterica e virale;

• introduzione di termo-scanner per i passeggeri sia in arrivo che in partenza, secondo modalità da determinarsi di comune accordo tra gestori e vettori nei grandi hub aeroportuali. In linea di massima, potrebbero comunque prevedersi controlli della temperatura al terminal d’imbarco, per le partenze, ed alla discesa dall’aereo per gli arrivi in tutti gli aeroporti. 27 Aprile 2020

Malpensa, interviene il Comitato dei Cittadini di Varallo Pombia

Ancora un Comunicato: è del 22 Aprile 2020.

AEROPORTO MALPENSA:

ANOMALIA DI UNA RETE DI MONITORAGGIO LOMBARDO –PIEMONTESE

Abbiamo avuto modo di leggere sul sito di Arpa Piemonte il comunicato del 14 aprile 2020, recante il titolo “Emergenza Covid-19: variazione del rumore dell'aeroporto di Malpensa in Piemonte”, unitamente alle tabelle allegate al medesimo.

Risulta evidente, ma di questo tutti i cittadini dell’ovest Ticino se ne saranno resi conto, come l’inquinamento acustico generato dal sorvolo degli aeromobili in decollo da Malpensa sulle SID 280-310 e 320 si sia, senza ombra di dubbio, ridotto.

Sicuramente se ne saranno resi conto anche i comuni piemontesi a sud di Malpensa, quali Trecate, Galliate e Romentino che sono vessati dalle rotte in atterraggio su Malpensa e che devono essere quindi annoverati, al pari dei Comuni piemontesi a nord delle piste, tra i Comuni che subiscono l’impatto acustico ed ambientale generato dell’attività operativa dell’aeroporto.

Tuttavia, quello che rileva al di là della percezione del singolo cittadino, è il riscontro probatorio che Arpa Piemonte, alla quale va dato plauso per l’attività svolta e con la quale il nostro Comitato si interfaccia, ha fornito alla cittadinanza. Come Comitato abbiamo chiesto anche un rilevamento della qualità dell’aria nel periodo coincidente con l’inizio della pandemia da Covid-19 e siamo fiduciosi che Arpa Piemonte vorrà adempiere in tempi brevi.

Non possiamo invece non notare come Arpa Lombardia abbia ritenuto poco significativo attivare il monitoraggio dell’aria richiestole da alcuni comitati lombardi, evidenziando come “siano diverse le sorgenti che in un ambito territoriale contribuiscono alla compromissione della qualità dell'aria”. È altresì strano che non sia stato divulgato un resoconto dell’inquinamento acustico di questi due mesi di COVID-19, e nemmeno sia stata formulata identica richiesta in termini di rilevamento dell’inquinamento acustico da parte dei comitati lombardi, né che Arpa Lombardia abbia ritenuto

autonomamente di effettuare una attività di raffronto e verifica quale quella svolta invece da Arpa Piemonte.

Dalle sedici centraline SEA, gestite da Arpa Lombardia, alle quattro di Arpa Piemonte che, si noti bene, non sono integrate in un Sistema Unico inclusivo delle 16+4, sono emerse non poche discrepanze e nascono molteplici considerazioni. Da quelle che riguardano la localizzazione delle stazioni/centraline rispetto alle traiettorie di decollo, al settaggio in secondi di ognuna di esse, all'interfaccia con i tracciati radar. In definitiva alla loro correlazione, alla percentuale dei movimenti rilevati ed alla trasparenza nella divulgazione delle modalità tecniche adottate.

Il COVID-19 e le restrizioni ai voli, hanno reso palese le difformità e la carenza degli standards (ISPRA e ARPA Lombardia) della rete di monitoraggio insediata da oltre 20 anni e le procedure adottate e in esercizio anche in questi mesi.

Come è possibile che ARPA Lombardia ritenga poco significativa e non necessaria una analisi della qualità dell’aria e non ritenga di dover registrare l'impatto acustico all’epoca del COVID-19?

Disporre dei dati “acustici” nella permanenza del periodo di blocco delle attività di cui al COVID-19 non rappresenta per sé stesso un dato inequivocabile dell'impatto acustico – atmosferico generato dalle flotte aeree?

Un database fondamentale per misurare lo “scarto” tra volumi di traffico minimali rispetto alla media di 600 voli/giornalieri ed i 1000 del tanto decantato periodo del “Bridge” non costituisce forse un parametro indispensabile a commisurare l'impatto del traffico aereo anche nelle analisi del Masterplan per le prossime VIS, VIA e VAS?

Comitato dei Cittadini di Varallo Pombia per l’Aeroporto di Malpensa

 

www.comitatoaereivarallopombia.it

PEC: comitato@pec.comitatoaereivarallopombia.it 24 Aprile 2020

COVID-19, i Comitati inviano una “Lettera aperta ai governi”

#SavePeopleNotPlanes: si associano anche i Comitati di No-Fly-Italia.

No al salvataggio incondizionato del settore aereo

Nel bel mezzo della crisi del Covid-19, mentre il mondo intero lotta contro il virus e innumerevoli lavoratori perdono il proprio salario, l‘industria aerea pretende degli enormi sussidi incondizionati garantiti dai contribuenti. E questo in un momento in cui, negli ultimi anni, le compagnie aeree si sono fortemente opposte a qualsiasi tentativo di porre fi ne alle loro ingiuste esenzioni fi scali e si sono rifi utate di contribuire agli obiettivi globali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra – obiettivi che richiederebbero una signifi cativa riduzione dell‘attività del trasporto aereo.

Non solo il settore è già responsabile del 5–8 % dell‘impatto climatico globale, dovuto principalmente a una ricca minoranza di viaggiatori assidui, ma sostiene anche di poter continuare a crescere. Negli ultimi decenni esso ha realizzato enormi profi tti sulle spalle dei lavoratori a basso costo e a spese del clima.

I lavoratori colpiti dall‘attuale crisi hanno bisogno di sostegno, ma non dobbiamo permettere che l‘industria aerea continui a privatizzare i suoi profi tti e a recuperare le perdite con il denaro pubblico.

Se non affrontiamo i problemi strutturali che hanno reso le nostre società ed economie così vulnerabili a crisi come questa, saremo ancora più vulnerabili a quelle future, poiché le disuguaglianze tra i pPaesi e al loro interno continuano ad ampliarsi e la crisi ambientale e climatica s’intensifi ca.

Il salvataggio fi nanziario delle compagnie non deve permettere all‘industria aerea di riprendere le sue attività abituali una volta superata la crisi del Covid-19. Il denaro pubblico deve essere usato prima di tutto per i lavoratori e per il clima.

CHIEDIAMO:

1. PRIORITÀ AI DIPENDENTI

Piuttosto che essere un‘operazione di salvataggio per i dirigenti e gli azionisti, qualsiasi assistenza fi nanziaria dovrebbe fornire una forte protezione del lavoro e della salute dei lavoratori e un reddito di base adeguato per il personale di volo, di terra e di ristorazionecatering, per i piloti e per tutti gli altri lavoratori coinvolti.

2. UNA GIUSTA TRANSIZIONE VERSO UNA MOBILITÀ RISPETTOSA DEL CLIMA

Qualsiasi sostegno pubblico deve garantire che l‘industria aerea segua la traiettoria dei +1,5°C. Le riduzioni delle emissioni devono essere reali e non devono utilizzare meccanismi di contabilità discutibili, come la compensazione CO2, o basarsi su biocarburanti che danneggiano l‘ambiente, la sicurezza alimentare e i diritti fondiari.

L‘aviazione verde è un‘illusione, quindi i viaggi aerei devono essere ridotti. Per una giusta via d‘uscita dalla crisi, essa deve basarsi su un processo decisionale democratico e sulla proprietà pubblica. I governi devono sostenere una transizione equa:

cambiare le reti di trasporto in modo sistemico, garantire alternative accessibili (come il trasporto ferroviario) e consentire ai lavoratori di passare da posti di lavoro basati sui combustibili fossili a posti dignitosi e compatibili con la protezione del clima.

3. NESSUN SALVATAGGIO SENZA LA FINE DELLE ESENZIONI FISCALI

Non è giusto salvare le compagnie aeree con il denaro dei contribuenti quando queste non pagano quasi tasse, conferendogli un ingiusto vantaggio rispetto alle modalità di trasporto a basse emissioni. Le esenzioni fi scali devono quindi essere rimosse: le compagnie pagheranno una tassa sul cherosene e i programmi fedeltà che incoraggiano le persone a volare sempre più saranno sostituiti da tasse eque e

progressive che penalizzino chi vola spesso.

È importante utilizzare l‘attuale pausa non voluta nel settore dell‘aviazione per costruire un settore dei trasporti sicuro per il clima e resiliente verso le crisi future.

Queste richieste sono supportate da più di 250 orga nizzazioni della società civile:

Stay Grounded (international) | Am Boden bleiben (GE) | Aterra (PT) | Bevar

Jordforbindelsen (DK) | Biofuelwatch (UK) | Coordinadora de Pueblos y

Organizaciones del Oriente del Estado de México en Defensa de la Tierra,

el Agua y su Cultura (MX) | Ecologistas en Acción (ES) | Fairosene (EU) |

Flight Free Australia | PCS Public and Commercial Services Union (UK) |

Réseau Action Climat (FR) | Schipholwatch (NL) | Umverkehr (CH) | Periskop (AU) | Possible (UK) | WEIT (GE) | Zomer Zonder Vliegen (BE)

350 Denmark | ActionAid (IE) | Alternatiba (FR) | Amigos de la Tierra (ES) |

ASEED (NL) | Attac (GE) | Attac (FR) | Back on Track (Europe) | BBI Bündnis

der Bürgerinitiativen (GE) | BUNDjugend (GE) | Carbon Market Watch (international) | Center for Biological Diversity (US) | CommunityAIR (CA) | Ecomunidades (MX) | EDGE Funders Alliance (international) | European Environmental

Bureau (EU) | Fern (BE) | Federación Nacional de Energías Renovables (CO) |

Fridays for Future (several cities) | GLOBAL 2000 / Friends of the Earth (AU)

| Global Forest Coalition (international) | Greenpeace (international) | Guerrilla Foundation (GE) | ICTA UAB (ES) | Jordens Vänner / Friends of the Earth

(SE) | International Climate-Safe Travel Institute ICSTI (NZ) | Klima*Kollektiv

(GE) | Land over Landings (CA) | Mouvement Ecologique (LU) | NOAH /

Friends of the Earth (DK) | Naturvernforbundet / Friends of the Earth (NO) |

Parents For Future (GE) | Pioneers of Change (AU) | Reclaim the Power (UK)

| Research&Degrowth (ES) | Résistance Climatique (FR) | ROBIN WOOD e.V.

(GE) | Students for Future (GE) | System Change, not Climate Change! (AU) ... ecc.

Trova tutti i firmatari qui:

www.stay-grounded.org/savepeoplenotplanes 23 Aprile 2020

Aerolinee e COVID 19: EASA, urgente l'installazione di filtri HEPA

Non solo mascherine, guanti, uso toilette e distanziamento! In Air France, nel volo Parigi Marsiglia, è stata registrata l'assenza di mascherine e una prossimità talora inferiore ad un metro, fatto rilevato sabato 19 Aprile da un giornalista di France Tv , imbarcato con altri passeggeri che, con foto su Twitter. Con le solite problematiche nello stivare i bagagli sopra le cappelliere, l'utilizzo delle mini-toilette, ed un pilota che denuncia la mancata esecuzioni dei tampone prima del check-in e/o dell'imbarco la stessa Air France replica un “l’aria della cabina viene cambiata ogni tre minuti”.

Ma è una disputa, una polemica destinata a non essere risolta.

L'EASA con il SIB-SAFETY INFORMATION BULLETIN N. 2020-02R4, ha intanto sollecitato una operazione preliminare alle disposizioni cautelative ed operative che dovranno, necessariamente, essere disposte e rese funzionali nell'imbarco degli equipaggi e dei passeggeri.

L'impiego di “recirculation fans” e utilizzo di filtri HEPA al fine di evitareun ristagno nel ricircolo dell'aria di cabina passeggeri, nei bagagliai e in cockpit. Fondamentale è garantire un flusso elevato e/o il maggior flusso disponibile.

“EASA-SIB-SAFETY INFORMATION BULLETIN N. 2020-02R4 :

The update concerns the utilization of recirculation fans in air conditioning system Whenever performing commercial air transport of passengers during the COVID-19 outbreak, aircraft operators employing recirculation of cabin air, are recommended either to install and employ HEPA filters, according to the manufacturer specifications, or to avoid the use of cabin air recirculation completely provided it is confirmed they do not contribute to any safety critical functions. In this regard, aircraft operators should consider reviewing their procedures addressing utilization of recirculation fans in air conditioning system based on information provided by the aircraft manufacturer or, if not available, to seek advice from them Furthermore, when HEPA filters are installed, recirculation fans should not be stopped, but increased fresh air flow should be promoted by selecting high PACK FLOW, whenever possible. Operators should confirm with the aircraft manufacturers the practice of selecting the configuration high PACK FLOW and follow their instructions for continuous use. As usual, updates are indicated with a black line on the side.” 21 Aprile 2020

COVID 19, flotte aeree, equipaggi di volo e passeggeri

Un pilota della Jet Blue Airways, sarebbe, la prima vittima! Anche l'air travel industry, aerolinee, aeroporti, perciò passeggeri, equipaggi di volo e personale di terra dei terminal passeggeri, oltre allo staff che opera land-side nelle compagnie aeree devono fronteggiare la “potenziale calamità” del COVID 19.

Il “virus” sembrerebbe manifestarsi con dinamiche ed effetti che "SARS, MERS, ed Ebola, non hanno mai evidenziato

Ma a bordo, in questi 4/5/6 mesi quanti sintomatici, asintomatici e, magari soggetti che avrebbero dovuto essere confinati in “quarantena” hanno volato? Sia in cabine passeggeri quanto in cockpit. Dove nell'elevata densità e affollamento on-board, la prossimità tra sedili e con un costante flusso di aria, pur con ricambio diversificato, dove, probabilmente, tamponi, termometri laser e affini, qualora fossero disponibili, non sono/sarebbero stati in grado di far emergere eventuali contaminazioni.

Se nelle navi di crociera, come hanno estesamente descritto i media di ogni Paese, sono stati identificati numerosi casi di COVID-19, tra membri di equipaggio e passeggeri, quali riscontri si sono avuti sui voli di linea? Dai voli intercontinentali a quelli di medio-corto raggio. Non bisogna escludere i voli militari e delle aerolinee che, per mettere in salvo (!?!) passeggeri, hanno, in emergenza fatto rientrare cittadini/passeggeri “dispersi” fuori dai propri Paesi. Se negli ospedali di mezzo mondo, infermieri, ausiliari, assistenti vari e medici, dopo essere stati contagiati, sono anch'essi vittime del COVID-19, quale realtà è stata registrata tra passeggeri delle flotte aeree, equipaggi e staff air-side e land-side aeroportuale?

La prima vittima, 49 anni, della low cost USA, riportano media nordamericani, era risultato positivo al Covid-19. Quali voli aveva operato? Con quali equipaggi e passeggeri? Su quali aeromobili aveva volato prima che, qualcuno, avesse rilevato il suo contagio?

Quanti altri casi simili sono in “corso”? Quali iniziative sono state deliberate per verificare lo “status” COVID 19 tra personale di terra e di volo nel trasporto aereo? I dati ufficiali dei contagiati e delle vittime hanno isolato e circostanziato i settori “sociali-industriali” dell'ipotetico contagio? Quali linee guida sono state approntate per gli staff di volo e di terra che hanno operato con passeggeri in quarantena? Il livello di esposizione nelle cabine di pilotaggio e passeggeri potrebbe rappresentare una minaccia di infezione.

Il rischio reticenza e carenza di informazione tra il personale interessato/coinvolto, potrebbe essere risolto con screening e test sistematici e nei check-in check-out dei passeggeri negli aeroporti. E' stato fatto o deve essere ancora predisposto?

Quando si legge che alcune aerolinee hanno pianificato la ripresa dei voli, magari il 4 Maggio o in Giugno, ebbene è stato valutato con quali “procedure” sarà fronteggiata e risolta questa emergenza sanitaria?

E come attivare eventuali test sierologici pre-volo, post-volo, e con quali garanzie?

L'esposizione sintomatica e a-sintomatica potrà essere risolta con una singola “valutazione”, magari 10minuti prima della partenza?

Indispensabile e preliminare è la “pulizia delle cabine”.

Sulla argomento proponiamo la seguente nota, on-line sui media USA:

“Airlines are stepping up their sanitary measures in the wake of the outbreak. Delta has been using fog machines to deploy disinfectant on planes flying certain routes. American Airlines is putting catering equipment on some international flights through additional disinfection and sanitization processes. Alaska Airlines, Emirates, Southwest, and many other brands have enhanced their cleaning procedures, putting an emphasis on disinfecting surfaces that are often touched.

"Cleaning the surfaces and sanitization are recommended procedures by [the International Air Transport Association]," says Dr. Ashok Srinivasan, University of West Florida professor and head of Project VIPRA (Viral Infection Propagation Through Air-Travel). "I am happy that many airlines are going beyond the IATA recommendation and cleaning the whole plane, rather than just rows nearby a suspected infected person. We know empirically that infection can spread much wider that just the nearby rows." 18 Aprile 2020

Aeroporti: Comuni e adozioni rischio e rischio terzi

Policy di attuazione del 707 e 715 del CdN: a che punto siamo? Ancora una volta è indispensabile inquadrare e, in breve, riproporre alcune considerazioni su questa spinosa “tematica”.

La valutazione del rischio delle attività aeronautiche nel circondario delle piste di volo, civili, commerciali, militari e financo delle aviosuperfici e magari dei “campi di volo” rappresentano una questione fondamentale, ineliminabile, per la tutela dei cittadini insediati e/o in transito da qualle parti”. Certo la salvaguardia delle operazioni di volo, ovvero della navigazione aerea è un aspetto primario.

Quale è la situazione in Italia?

I vincoli indotti dalle piste di volo sono stati e sono, oltremodo circostanziati e definiti e, si suppone, inderogabili. Con il decreto legislativo 9 maggio 2005 n. 96, come modificato ed integrato con il decreto legislativo 15 marzo 2006 n. 151, ha rivisto la disciplina della parte aeronautica del Codice della Navigazione. Il nuovo Codice, al Capo III – “Vincoli della proprietà privata”(aggiornata nel 2011), ha “introdotto una nuova normativa che regola l’utilizzo e la gestione delle aree limitrofe agli aeroporti, imponendo servitù e limitazioni sui territori limitrofi agli aeroporti con vincoli non più legati alla configurazione del sedime aeroportuale, ma che tengono maggiormente conto della tipologia e delle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull’aeroporto considerato”.

Numerose piste, inoltre, sono state sottoposte all'analisi dei modelli matematici descritti

nella Policy di attuazione dell’art. 715 del Codice della Navigazione. Elaborate e verificate e predisposte , queste ultime, da ENAC, secondo criteri attuali e di scenari futuri,

L'interrogativo è il solito: quanti sono i “Comuni” aeroportuali” che non hanno adeguatamente adottato le prescrizioni/vincoli derivati dagli Art. 707 ee 715 del Codice di Navigazione? 17 Aprile 2020

Trasporto Aereo e COVID 19, lo stop prorogato al 3 maggio

Il Decreto conferma le restrizioni già in atto! Nella giornata di Pasqua anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con 5 Articoli ha diramato l'estensione delle misure specifiche per fronteggiare la mobilità delle persone sul territorio italiano e del trasporto dei passeggeri.

L'emergenza sanitaria da Covid19 che la Ministra Paola De Micheli ha firmato, con il Ministero della Salute, un Decreto che riguarda il trasporto aereo, quello ferroviario, il servizio automobilistico interregionale, trasporti da e per la Sicilia e per la Sardegna.

Nel trasporto aereo l'operatività aeroportuale dei servizi riguarda gli scali di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Roma Ciampino per i soli voli di stato, trasporti organi, canadair e servizi emergenziali. Nelle aviosuperfici e sulle piste di aviazione generale i voli permessi riguardano quelli di comprovate esigenze di lavoro “operativo e necessario” e per motivi di salute. 14 Aprile 2020

Aeroporto Peretola, il Consiglio di Stato e l'Art. 715

Risk assessment e curve di isorischio: un target preliminare per ogni pista! Nelle 95 pagine della Sentenza del Consiglio di Stato (N. 07176/2019 REG.RIC), pronunciato sul ricorso numero di registro generale 7176 del 2019, proposto dalla società Toscana Aeroporti S.p.A., contro i numerosi cittadini, Comitati e reti di varie di associazioni è utile inquadrare le note che hanno riguardato il cosidetto rischio terzi, ovvero le considerazioni a margine e/o inerenti le relative prescrizioni.

Tra di queste le seguenti:

 

“Prescrizioni nn. 3 e 4 (redazione di uno studio riferito agli scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei e del rischio di incidenti rilevanti). Nel primo parere della Commissione Tecnica VIA erano state inserite due prescrizioni (le nn. 3 e 4) relative alla redazione di “uno studio riferito agli scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei” (n. 3), “che metta in evidenza la probabilità di accadimento di un impatto aereo sugli stabilimenti circostanti l’aeroporto” (n. 4).

Si trattava di uno studio non previsto dalla normativa sulla VIA allora in vigore, ma che si sarebbe reso necessario a seguito del recepimento della direttiva VIA 2014/52/UE, poi avvenuta con il d.lgs. 104/2017.

Ed infatti, come risulta dal documento “verifica dei contenuti del d.lgs. 104/2017” con cui si è dato avvio all’applicazione della nuova disciplina ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. 104/2017, la verifica degli effetti derivanti dal rischio di incidenti (nel N. 07176/2019 REG.RIC. caso specifico, aerei) - che prima non era richiesta - è stata inserita nell’art. 5, lett. c) del d.lgs. 152/2016 fra gli impatti ambientali da verificare.

L’analisi del rischio, pertanto, è stata effettuata nella seconda fase della VIA, in totale aderenza a quanto indicato dalle prescrizioni nn. 3 e 4 del primo parere della CTVA, coinvolgendo nella predisposizione degli studi più Atenei nazionali di chiara e indiscussa competenza e di ciò si ha ampio riscontro nel parere CTVA 5.12.217, n. 2570 (pagg. 16-22).

A pag. 23 di tale parere la CTVA chiarisce che al riguardo la documentazione prodotta è “coerente con le indicazioni espresse nella Relazione Conclusiva [...] e conforme a quanto richiesto dall’allegato VII, ai punti 5 lett. d e 9 del D.Lgs 104/2017” (p. 22), valutando inoltre la stessa “esaustiva”.

Più precisamente la CTVA afferma che “limitatamente agli studi riferiti agli scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei e alle conseguenze per la salute umana e per l’ambiente circostante, la nuova documentazione presentata dal Proponente è esaustiva, pur rimanendo ad ENAC – in virtù delle specifiche competenze – l’obbligo di redigere tutta la documentazione richiesta dalle prescrizioni 3 e 4, presentando al MATTM le relazioni finali, sintesi e conclusioni ai fini dell’ottemperanza in fase di “Ante operam di fase I”.

Non sarebbe per carenza della documentazione prodotta, pertanto, che la CTVA ha proposto di mantenere il “quadro prescrittivo” contenuto nel parere n. 2355/2016, ma in quanto esso va “riferito alla fase della progettazione esecutiva delle opere (ante operam) e alle fasi successive (in corso d’opera e in esercizio e richiede (…) l’approvazione dei diversi Enti/Autorità che il suddetto parere coinvolge in loco …”:

Sarebbe quindi evidente che la CTVA ha ritenuto di mantenere le prescrizioni 3 e 4 non per “rinviare” la valutazione del rischio, già effettuata e ritenuta “esaustiva” ma (solo) per non venir meno al proposito di definire un successivo percorso di vigilanza e controllo “partecipato” con gli Enti/Amministrazioni locali e territoriali.

Analogamente, eliminare le prescrizioni 3 e 4 avrebbe significato rinunciare alla N 07176/2019 REG.RIC. possibilità, da parte dell’Autorità ambientale, di verificare l’aggiornamento delle informazioni relative a eventuali conseguenze per gli stabilimenti presenti nell’intorno aeroportuale (la cui declinazione veniva richiesta anche in termini di costi necessari per azioni di indennizzo, espropriazione o delocalizzazione), azioni che risultavano non necessarie al momento della formulazione del parere n. 2336/2017 e che sono ulteriormente risultate non necessarie in sede di procedimento di Verifica di Ottemperanza, atteso che il potenziale pericolo di perdita di vitr umane è risultato inferiore rispetto ai valori di riferimento indicati dalla CTVA

Per quanto riguarda l’omessa adeguata verifica del rischio di incidente aereo, le prescrizioni mantenute in sede di VIA riguarderebbero solo l’onere in capo al proponente di ulteriormente dettagliare le indagini già contenute nel progetto e nello SIA affinché “nella successiva fase progettuale venga ulteriormente approfondito lo studio degli scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei, al fine di dettagliatamente stimare le somme necessarie per eventuali indennizzi, espropriazioni o delocalizzazioni conseguenti”, ovvero ai fini espropriativi.

Detto studio, non obbligatorio per legge per volumi di traffico aereo inferiore ai 50.000 movimenti/anno quale è quello relativo agli scenari del Masterplan di cui si tratta, sarebbe stato quindi del tutto correttamente imposto nell'ambito del quadro prescrittivo dalla Commissione tecnica di VIA, in considerazione della specifica situazione urbanistica/abitativa del territorio nell’intorno dell'aeroporto di Firenze.

In sede di verifica di ottemperanza, è stata accertata l’esaustività e la coerenza dello studio presentato con quanto prescritto dalla condizione A.3. Dall’esame delle mappe di rischio svolto nell'area interessata al Master Plan, lo studio ha evidenziato che il potenziale pericolo per la perdita di vite umane è largamente inferiore a 1 x 10-4 e che il rischio massimo calcolato lungo l'asse della pista di volo e all'interno del sedime aeroportuale è pari a 6,6 x 10-6 (eventi anno).

E’ stato altresì verificato che, in relazione alla condizione A.4, il rischio stimato di N. 07176/2019 REG.RIC. un probabile impatto aereo sugli stabilimenti circostanti classificati “a rischio di incidente rilevante” dalla Direttiva Seveso è nettamente inferiore rispetto ai valori associati ai tipici incidenti derivanti da attività industriali e/o a malfunzionamenti dei processi produttivi.

La verifica di ottemperanza anche sotto tale profilo si è conclusa con esito positivo.

Non vi sarebbe poi alcuna carenza neanche nella valutazione degli impatti in ordine agli Habitat interferiti dall’opera: è stata svolta infatti la specifica procedura di VINCA, la quale ha incluso tutti i Livelli (Livello I, II, III e IV) previsti dalla direttiva Habitat e dalla normativa nazionale, con conseguente definizione progettuale e valutazione delle relative misure compensative.

In particolare, la condizione A.49 non prevede revisioni, modifiche o integrazioni sostanziali delle opere già proposte e già compiutamente esaminate dalla Commissione tecnica di VIA che le ha ritenute idonee a superare l’impatto ambientale dell’opera (cfr. p. 163-167 del parere 2235/2016, ove si dà atto “che l’opera generi un’incidenza negativa sulle funzioni ecologiche del sito, che potrà essere compensata dagli interventi previsti”).

Si tratterebbe piuttosto di oneri attinenti il mero aggiornamento relativo a misure tecniche e gestionali di aspetti già valutati ed il monitoraggio continuo in ordine all’effettiva mitigazione e/o compensazione degli habitat di interesse comunitario interferenti con gli interventi previsti.” 11 Aprile 2020

Aeroporti, rumore aereo e reti di monitoraggio: ma sono dati affidabili?

I Comitati aeroportuali sembra ignorino conformità, efficacia ed efficienza! Da oltre 20anni sugli aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti-PNA (speriamo almeno su quelli) dovrebbero essere state insediate le cosiddette stazioni/centraline delle reti di monitoraggio.

L'autorità dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e le Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA), dovrebbero aver verificato la piena conformità dei sistemi di monitoraggio realizzati e la loro operabilità ed efficienza.

Le “Linee guida per la progettazione e la gestione delle reti monitoraggio acustico aeroportuale”, nelle 94 pagine del documento ISPRA hanno da tempo inquadrato le modalità:

“Il D.M. 20/05/1999 individua due obiettivi fondamentali delle azioni di monitoraggio del rumore

aeroportuale:

(a) la verifica delle fasce di pertinenza;

(b) l’individuazione di violazioni alle procedure antirumore.

Il monitoraggio di cui alla lettera (a) ha come scopo la determinazione, in uno o più punti rappresentativi di una data zona, del valore di diversi descrittori acustici del rumore aeroportuale. La determinazione comprende i livelli sonori causati dal singolo evento, quelli relativi ai periodi di una giornata oppure quelli che, con le opportune elaborazioni, permettono di ricavare i valori di specifici descrittori per periodi di riferimento più estesi per verificare la corretta localizzazione spaziale delle curve di isolivello del relativo descrittore acustico (attualmente l’indice LVA, determinato su base annua).

“Componenti del sistema di monitoraggio

Ai sensi del D.M. 20/05/1999 si devono distinguere tre componenti del sistema di monitoraggio:

(a) Le stazioni di rilevamento dei livelli sonori;

(b) Le stazioni meteo per la determinazione dei parametri di interesse (temperatura, pressione, umidità, velocità del vento);

Il centro elaborazione dati.

Le caratteristiche specifiche di ciascun componente sono stabilite dalla legislazione attualmente in vigore. Nel seguito saranno illustrati i requisiti generali delle stazioni di misura e del centro di elaborazione dati. Le stazioni di rilevamento dei livelli sonori si possono distinguere in tre categorie, in funzione degli scopi specifici:

A: Stazioni di monitoraggio ambientale, sono stazioni dove è incerto il contributo relativdelle diverse sorgenti e per le quali non è necessario attribuire a ogni evento rumoroso la specifica causa.

M: Stazioni di monitoraggio del rumore aeroportuale, dove è necessario distinguere gli eventi di origine aeronautica da quelli dovuti ad altre sorgenti; deve, quindi, essere determinato in modo preciso e accurato il contributo del rumore di origine aeronautica ai fini della valutazione dell’indice LVA e/o dell’estensione delle zone A, B, C.

V: Stazioni per la determinazione delle violazioni delle procedure antirumore, dove è necessario rilevare, in modo preciso e accurato, i diversi parametri che caratterizzano il singolo evento rumoroso e attribuirlo correttamente, in maniera univoca, all’aeromobile responsabile”.

Quante sono le reti di monitoraggio conformi allo standard sopra citato? Quante centraline e di quale tipologia sono state installate? Le stazioni/centraline sono posizionate in modo corretto e che rilevi in maniera efficace i sorvoli aerei? Quante violazioni sono state rilevate se, spesso, le stazioni di tipo V (violazione) non sono state insediate?

Se la verifica dell’efficienza della gestione, in ottemperanza del D.P.R. 11/12/1997, spetta all'ARPA Regionale che deve svolgere un’attività periodica di controllo della rete di monitoraggio per verificare l’effettiva continuità e significatività dei rilevamenti, anche la stessa validazione dei dati,

dei risultati ottenuti mediante il sistema di monitoraggio, che convalida i dati ottenuti dalle singole stazioni e conferma il calcolo dell’indice di valutazione aeroportuale LVA.

In merito al primo punto, ARPA provvede a effettuare periodicamente delle campagne di misura in affiancamento alle centraline della rete di monitoraggio. Questa procedura permette di accertare che la centralina sia posizionata in modo corretto e che rilevi in maniera efficace i sorvoli aerei.

ARPA deve anche, come previsto dal D.P.R. 496/97, inviare un rapporto al Ministero dell’Ambiente con cadenza semestrale sulla propria attività di controllo dei sistemi di monitoraggio degli aeroporti di propria competenza e sulle sanzioni applicate alle violazioni delle procedure antirumore (stabilite dalla Commissione Aeroportuale).

La stessa ARPA, infine, deve informare il pubblico. “I dati ambientali ottenuti attraverso il sistema di monitoraggio devono essere resi accessibili al pubblico”. Il compito di divulgare i dati inerenti al sistema di monitoraggio compete, come previsto dal D.Lgs. 195/2005, all’autorità pubblica, cioè al Gestore della rete stessa, alle Agenzie Regionali e al Ministero dell’Ambiente.

In conclusione l'interrogativo da porre a sintesi di questa breve analisi è:

quante centraline di tipo V sono state installate negli aeroporti italiani?

quali e quante conformità di “rete di monitoraggio” sono state certificate da ISPRA e/o ARPA? 10 Aprile 2020

IATA, presentato il Safety Report 2019

“Accidents” ovvero gli “incidenti aeronautici” (esclusi inconvenienti gravi e inconvenienti). La Iata (International Air Transport Association) ha reso disponibile on-line il Safety Report l 2019. I dati relativi al numero degli incidenti occorsi ha rivelato un miglioramento del livello di Safety delle aerolinee, sia in relazione al 2018, quando alla media dei cinque anni precedenti. La presentazione on-line del testo introduttivo del 56 Safety Report ha elencato il numero degli incidenti registrati e la loro localizzazione regionale/continentale.

 

“The airline industry saw its safety performance improve again in 2019, as the number of total accidents, fatal accidents and fatalities all declined compared to 2018 as well as to the five-year trend lines, even as the number of flights rose to a record 46.8 million. Airlines on the IATA Operational Safety Audit (IOSA) registry—which includes all IATA airlines—outperformed airlines that are not on the registry. 

Loss of control-inflight and hard landings caused the highest number of fatalities in 2019, reinforcing the need to continue identifying risks and threats and take steps to mitigate them.

The 56th edition of the Annual Safety Report (2019), includes in-depth review of these and other global and regional aviation statistics, including:

Essential insight into global and regional accident rates and contributing factors

Maintenance Errors Analysis from the Global Aviation Data Management programs

Regional overview of the safety metrics and corresponding activities for targeted risk management

 

Did you know?

4.54 billion travelers, the equivalent of more than half the world’s population flew safely on 46.8 million flights in 2019

There were 53 aircraft accidents and 240 fatalities in 2019.

The all accident rate (including Substantial Damage and Hull Loss accidents for IATA and non-IATA jets and turboprops) improved from 1.36 accidents per million sectors in 2018 to 1.13 in 2019. The 2019 all accident rate of 1.13 was also an improvement over the rolling five-year average rate of 1.56 per million sectors for 2014-2018.

The number of fatalities in 2019 decreased compared to 2018 (240 vs. 523)

The all accident rate for airlines on the IOSA registry was 0.92 per 1 million sectors, versus 1.63 for non-IOSA

 

All major 2019 safety performance indicators improved compared to 2018 and to the average of the 2014-2018 period as shown below:

There were also 7 fatalities on the ground in the accident involving Busy Bee Congo

“The safety and wellbeing of our passengers and crew is aviation’s highest priority. The release of the 2019 Safety Report is a reminder that even as aviation faces its deepest crisis, we are committed to making aviation even safer. Based on the 2019 fatality risk, on average, a passenger could take a flight every day for 535 years before experiencing an accident with one fatality on board. But we know that one accident is one too many. Every fatality is a tragedy and it is vital that we learn the correct lessons to make aviation even safer,” said Alexandre de Juniac, IATA’s Director General and CEO.

Jet hull loss rates by region of operator (per million departures)

Five regions showed improvement in 2019 compared to the previous five years (2014-2018) in terms of the jet hull loss rate.

REGION

2019

2014-2018

Global

0.15

0.24

Africa

1.39

1.01

Asia Pacific

0.00

0.30

Commonwealth of Independent States (CIS)

2.21

1.08

Europe

0.00

0.13

Latin America and the Caribbean

0.00

0.57

Middle East and North Africa

0.00

0.44

North America

0.09

0.17

North Asia

0.15

0.00

Turboprop hull loss rates by region of operator (per million departures)

All regions except for Latin America and the Caribbean showed improvement when compared to their respective five-year rates. Accidents involving turboprop aircraft represented 41.5% of all accidents in 2019 and 50% of fatal accidents.

REGION

2019

2014-2018

Global

0.69

1.40

Africa

1.29

5.40

Asia Pacific

0.55

0.87

Commonwealth of Independent States (CIS)

15.79

16.85

Europe

0.00

0.15

Latin America and the Caribbean

1.32

0.26

Middle East and North Africa

0.00

3.51

North America

0.00

0.67

North Asia

0.00

5.99

IOSA

In 2019, the all accident rate for airlines on the IOSA registry was nearly two times better than that of non-IOSA airlines (0.92 vs. 1.63) and it was more than two-and-a-half times better over the 2014-18 period (1.03 vs. 2.71). All IATA member airlines are required to maintain their IOSA registration. There are currently 439 airlines on the IOSA Registry of which 139 are non-IATA Members.

Fatality Risk

Fatality risk measures the exposure of a passenger or crew to a catastrophic accident with no survivors. The calculation of fatality risk does not consider aircraft size or how many were on board. What is measured is the percentage of fatalities among those on-board. This is expressed as fatality risk per millions of flights. The 2019 fatality risk of 0.09 means that on average, a person would have to travel by air every day for 535 years before experiencing an accident with at least one fatality. On average, a person would have to travel every day for 29,586 years to experience a 100% fatal accident.” 7 Aprile 2020

ANSV ha divulgato il “Report 2019”

E' una attività sviluppata in due ambiti: quella investigativa e quella di prevenzione! All'ANSV sono demandati vari compiti, tra di questi quella di “prevenzione”. Una attività che, dovrebbe scaturire dalle analisi conseguenti alle inchieste di sicurezza e/o tecniche “relative agli incidenti e agli inconvenienteti occorsi ad aeromobili dell'aviazione civile, emanando, se necessario, le opportune raccomandazioni di sicurezza, lo scopo delle inchieste in questione è idnetificare le cause degli eventi, al fine di evitarne il ripetersi”.

In aggiunta, rileva lo stesso “Rapporto”, di “svolgere attività di stuzio e di indagine per contribuire al miglioramento della sicurezza del volo”.

Dopo “20 anni di ANSV”, che Aerohabitat ha sistematicamente analizzato e verificato, le attese di specifiche “Raccomandazioni di Sicurezza” relative agli Art. 707, Art. 715 (e attinenti) del Codice di Navigazione, non sarebbero state, almeno per Aerohabitat, adeguatamente affrontate.

Proponendo il testo di presentazione del “Rapporto informativo sull’attività svolta e sulla sicurezza dell’aviazione civile in Italia - Anno 2019”, confidiamo che lo stesso “Report” possa essere adeguatamente letto e analizzato. .

 

“L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) ha pubblic”ato oggi, nel proprio sito web istituzionale (www.ansv.it), il “Rapporto informativo sull’attività svolta e sulla sicurezza dell’aviazione civile in Italia - Anno 2019”.

Esso fa il punto sull’attività svolta nel periodo 1 gennaio-31 dicembre 2019 e sul livello generale di sicurezza dell’aviazione civile in Italia, così come previsto dall’art. 4, paragrafo 5, del regolamento UE n. 996/2010.

Il Rapporto informativo si articola su tre parti: la parte preliminare, che contiene informazioni di carattere generale relative all’attività dell’ANSV; la parte prima, dedicata all’analisi degli aspetti organizzativi dell’ANSV; la parte seconda, dedicata all’esame dell’attività istituzionale.

Il documento è introdotto da una nota celebrativa per i “20 anni di ANSV”, dove vengono sintetizzati i due decenni di vita di quest’ultima (fu infatti istituita nel 1999): vent’anni pieni di difficoltà, ma anche di risultati ampiamente positivi, che fanno oggi dell’ANSV una tra le più accreditate autorità investigative per la sicurezza dell’aviazione civile a livello UE. Essa farà parte infatti della costituenda “categoria 1” delle autorità investigative della UE, insieme alle autorità investigative di Francia, Germania, Regno Unito (recentemente uscito dalla UE) e Spagna. Nella predetta categoria 1 sono inserite le autorità investigative della UE, che, in sintesi, sono in grado di gestire, in autonomia, un major accident e possono anche dare supporto ad altre autorità investigative.

 

Tra le informazioni più significative contenute nel Rapporto in questione si segnalano le seguenti.

Nel 2019, l’ANSV ha aperto 36 inchieste di sicurezza per incidenti/inconvenienti gravi, occorsi, in Italia, ad aeromobili civili; giova ricordare, in proposito, che un evento investigato non è sempre necessariamente catastrofico.

L’ANSV ha altresì accreditato propri investigatori in 54 inchieste di sicurezza aperte da autorità investigative straniere a seguito di incidenti/inconvenienti gravi, occorsi, all’estero, ad aeromobili civili di interesse italiano (cioè iscritti nei registri italiani, o progettati/costruiti in Italia o eserciti da operatori nazionali).

 

Tra i comparti dell’aviazione civile presi in considerazione dal Rapporto, quello che continua a presentare significative criticità sotto il profilo della sicurezza del volo è il settore dell’aviazione turistico-sportiva, dove rimane elevato il numero degli incidenti, prevalentemente riconducibili al fattore umano. Considerazioni sostanzialmente analoghe si possono anche fare per il comparto del volo da diporto o sportivo (VDS).

Da segnalare che nel 2019 si sono registrate due collisioni in volo, senza però alcun coinvolgimento nelle stesse degli enti del controllo traffico aereo: la prima collisione si è verificata, a gennaio, in Valle d’Aosta, tra un elicottero impegnato nel trasporto passeggeri e un velivolo da turismo (sette persone decedute); la seconda, occorsa ad agosto, in provincia di Macerata, ha visto invece coinvolti due alianti (nessuna vittima).

 

Nel rapporto l’ANSV pubblica anche le raccomandazioni di sicurezza emanate nel corso del 2019, facendo altresì il punto sulle raccomandazioni di sicurezza complessivamente emanate, a livello UE, da tutte le autorità investigative di quest’ultima. In merito, pare opportuno evidenziare che dal 2019 il chairman del WG 6 “Safety recommendations” dell’ENCASIA è un investigatore dell’ANSV: il WG (Working Group) 6 è il gruppo di lavoro che, in seno all’ENCASIA (l’organismo di coordinamento delle autorità investigative della UE), svolge un lavoro strategico per la sicurezza del volo, sostanzialmente sovrintendendo alla raccolta e all’inserimento delle raccomandazioni di sicurezza nella apposita banca dati della UE. Tale gruppo di lavoro è costituito dai rappresentanti delle autorità investigative per la sicurezza dell’aviazione civile di Francia, Germania, Irlanda, Italia (ANSV), Romania, Slovenia, Svezia e Regno Unito (recentemente uscito dalla UE).

Per quanto concerne i propri laboratori tecnologici FDR/CVR (Flight Data Recorder/Cockpit Voice Recorder), l’ANSV presenta lo stato attuale degli stessi, il loro utilizzo e gli obiettivi per non depauperarne le potenzialità, dedicando anche uno specifico paragrafo alle “nuove frontiere” dei registratori di volo. Tali laboratori, che sono tecnologicamente allo stato dell’arte, forniscono supporto, quando richiesto, anche ad autorità investigative straniere, come successo pure nel 2019.” 6 Aprile 2020

Aeromobili e l'aria di bordo: è il Comandante che parla!

Tutto bene e/o sono considerazioni inutili? E l'Aerotoxy Sindrome? La cabina dei passeggeri ed il cockpit, ovvero la cabina di pilotaggio, sono davvero immerse in una ambientazione sterile ed un flusso, un ricambio costante dell'aria, assicurando aria fresca, in grado di l'abbattimento di eventuali contaminanti virali e batterici, di quelli chimici, la loro pericolosità è del tutto inesistente. Nessun rischio di contrarre una malattia, da passeggeri seduti nella poltrona accanto, nella fila posteriore e/o nelle restanti zone della fusoliera? A fronte di una elevata densità di occupazione negli spazi ristretti della cabina passeggeri quali soluzioni possono essere intraprese?

Anche se in USA e in UE-EASA, organismi specifici, commissioni, sono stati istituiti per verificare l'adeguatezza dei sistemi di pressurizzazione e condizionamento delle cabine passeggeri e di pilotaggio. Negli USA ad esempio l'Excellence for Airliner Cabin Environment Research (Acer), in Europa il Project Committee-Agenti chimici della Commissione aerospaziale e difesa UNI/CT041.  L'impiego di filtri Hepa (High Efficiency Particulate Air filters, meccanismi di filtraggio catalitici, dovrebbero risolvere e, magari, diluire, abbattere, eliminare eventuali contaminazioni dell'aria di bordo.

Aria pulita fresca anche a bordo? Microbi, virus e batteri sconfitti e/o ancora e comunque da fronteggiare?

La possibilità di risolvere, eventuali, scomodità dei sedili/poltrone, del menù e qualità dei pasti, oltre alle incertezze sulla qualità dell’aria che si respira in aereo, devono essere rubricate come capricci, lamentale,impertinenze dei passeggeri? Il flusso dell'aria in “cabina” è generata dai reattori, con bassissimi livelli umidità, e in circolazione attraverso i selettori air pack, quando utilizzati al 100%, senza economie di sorta (quanto carburante viene consumato per ora/volo per ogni pack?). Quando potrebbe risparmiare annualmente una lotta di corto/medio/lungo raggio? Magari l'utilizzo degli air-pack e commisurato al numero dei passeggeri imbarcati. L'aria di bordo è miscelata tra quella proveniente dall'esterno, quella riciclata on-board, e filtrata dal sistema di presurizzazione.

Nell'epoca dell'emergenza COVIT19 sono state attivate e potenziate procedure di disinfezione degli aeromobili. Le cabine passeggeri/piloti sono sanificate e disinfettate, mgari ogni volo, se non con periodiche/frequenti misure di accurata pulizia. Igiene e sanificazione di cabine, di stive per i trasporti cargo.

Certo alle considerazioni sulla qualità dell'aria sugli aerei, si accompagna alla presenza del passeggero accanto e/o nei sedili/poltrone attigue.

La distanza tra le poltrone, solitamente, è inferiore alla, supposta, distanza di sicurezza di circa 1,5 metri.

Il ricambio completo-integrale d'aria della “cabina” si realizza? Chi suppone che avvenga con cicli di 15/30 ogni ora, e/o ogni 3-4 minuti. Per la IATA-International Air Transport Association: “filtri HEPA catturano oltre il 99/100 dei microbi presenti nell'aria nell'aria filtrata”.

Ma se nel contesto del COVIT-19 il rischio contagio per passeggeri ed equipaggio sicuramente non potrà essere fronteggiato o risolto con le mascherine e/o i guanti, quali considerazioni aggiuntive vanno poste con la cosiddetta Aerotoxy Sindrome? Lo scorso anno cinque aeolinee UK sono state “denunciate” per la supposta presenza di “fumi-tossici”. Sarebbero stati coinvolti 51 voli, tra quelli della British Airways, EasyJet, Thomas Cook Airlines, Jet2 e la Virgin Atlantic.

Elenchiamo solo alcuni di questi:

29 marzo - Boeing 737-800 - United 1675 - Baltimora a San Francisco

27 febbraio Airbus 319 - Spirit Airlines NK-424 - Los Angeles a Minneapolis.

27 febbraio - Boeing 737-900 Alaska Airlines - AS-51 - Chicago O'Hare a Seattle,

24 gennaio - Airbus 321 - Air Transat - TS-782 - Quebec City a Fort Lauderdale. 3 Aprile 2020

COVID-19, ENAC – EASA: promulgate iniziative informative

Riguardano passeggeri, aziende e aerolinee. “Emergenza COVID-19 - Misure di esenzione e Note Informative ENAC”

Sul sito web di ENAC, in data 2 Aprile sono state rese disponibili on-line una serie di “Misure di esenzione e Note Informative ENAC - Trasporti in biocontenimento con elicotteri, il documento "ENAC GUIDELINE FOR THE INSTALLATION OF THE ISOARK N36, High Bio-Containment System on helicopters AW139 and AW169 Helicopters”.

ENAC sottolinea come “La diffusione della pandemia di Coronavirus impone l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente finalizzate a garantire per il settore dell'aviazione civile  le necessarie misure di flessibilità per mantenere il livello adeguato di sicurezza. Nell'ambito dei propri compiti istituzionali, l'ENAC collabora con le varie Autorità ed Enti impegnandosi costantemente ad affrontare i diversi scenari che possono presentarsi nel corso dell’epidemia.”

EASA sullo stesso Coronavirus COVID-17 sostiene:

“In these extremely difficult times for the aviation industry, EASA is putting into place the measures required to ensure that operations can continue in as normal a manner as possible while still remaining safe. We know there are a huge number of urgent issues that need to be tackled - related to the hygienic safety of aircraft, application of existing rules around licensing and training, maintenance issues and many, many more. We are working to steer you through this crisis and address the needs of our stakeholders so as to ensure that aviation can remain operational and safe for everyone involved: pilots, crews, passengers and everyone else who makes this great industry function. To this end, we are in constant contact with the national aviation authorities in Europe and our other stakeholders and working as fast as we can to put the needed measures in place.”

Public health references 

World Health Organization - Operational considerations for managing COVID-19 cases or outbreak in aviation

World Health Organization - Novel Coronavirus (2019-nCoV) advice for the public

European Commission - Coronavirus

Healthy Gateways - Interim advice - preparedness & response to cases of 2019-nCoV points of entry in the European Union (EU)/EEA Member States (MS)

Centers for Disease and Prevention - Preventing Spread of Disease on Commercial Aircraft: Guidance for Cabin Crew

Centers for Disease and Prevention - Interim Recommendations for Airlines and Airline Crew: Novel Coronavirus in China

World Health Organization - Q&A on travelling during the coronavirus (COVID-2019) outbreak

World Health Organization - Coronavirus questions and answers

European Centre for Disease Prevention and Control - Information leaflet template on COVID-19

European Centre for Disease Prevention and Control - Interim guidance for environmental cleaning in non-healthcare facilities exposed to SARS-CoV-2

World Health Organization - Coronavirus disease (COVID-19) outbreak

European Centre for Disease Prevention and Control  - COVID-19

European Commission - Coronavirus response

Operational references

IATA - Air Transport & COVID-19 Coronavirus

ACI Advisory Bulletin on Coronavirus

EHA Information Notice - Virus Outbreaks of the Novel Corona Virus

IATA - Air Transport & COVID-19 Coronavirus

IATA - COVID-19 Coronavirus & Travelers

IFALPA - COVID 19 Guidance For Crews

ECA - COVID-19 Safety Aspe" 2 Aprile 2020

Traffico aereo e COVID-19, Eurocontrol evidenzia il tracollo

In atto richieste di cassa integrazione, finanziamento alle imprese e sostegno ai voli! In 12 mesi, con il blackout dei due mesi recenti, ovvero il confronto al 31 marzo 2019 ha assunto una prospettiva desolante quanto impressionante. La crisi sarebbe senza precedenti. Eamonn Brennan – direttore generale di Eurocontrol, l’ente europeo per la sicurezza del traffico aereo – con un video ha rappresentato la realtà operativa di centinaia e migliaia di aerei i volo e sorvolo sull'area Europea di 12 messi addietro con lo scenario oscuro, non illuminato dalle traiettorie dei voli, del 31 marzo 2020.

I numeri sono altrettanto evidenti. La scorsa domenica 29 marzo avrebbero volato 3.352 aeromobili, una cifra inferiore del'88% sul 2019. Al momento 26.856 voli in meno, con una tendenza ad riduzione ulteriore. Volumi di traffico che riflettono, inevitabilmente, gli atterraggi ed i decolli dagli aeroporti europei.

Con un azzeramento quasi totale su taluni scali, accompagnata dalla chiusura delle operazioni di volo su altri aeroporti.

L'aviazione civile/commerciale è dinnanzi ad una crisi senza precedenti. La IATA - associazione internazionale delle aerolinee – stima una riduzione delle entrate pari 252 miliardi di dollari, con un calo del 44% sul 2019.

Ma la causa non è solo il COVID-19, l'elenco dei fattori proposto da Eurocontrol è il seguente:

COVID-19.

Overall economic downturn.

Failure of airlines.

ANSPs' disruptions.

Airports' disruptions.

Traffic variation in 2019.

Quali saranno gli effetti e quali iniziative saranno intraprese dalla UE, dai governi nazionali e dalle aziende aeroportuali?

Prospettare esclusivamente richieste di cassa integrazione, finanziamento alle imprese e il sostegno ai voli (ennesimi contratti di co-marketing?), come sembrerebbe emergere, per ripristinare la trascorsa realtà operativa (troppi aeroporti e troppe aerolinee e troppi voli, non rappresenta sicuramente, una soluzione ! 1 Aprile 2020

ENAV e bilancio 2019: una Interrogazione M5S

Quale la destinazione per il rilevante “dividendo”? Con un comunicato dello scorso 12 Marzo ENAV ha “Approvato il progetto di Bilancio 2019 e il Bilancio consolidato di Gruppo 2019”, a margine è stata presentata la seguente :

“Proposta di dividendo

Il Consiglio di Amministrazione di ENAV ha deliberato di proporre all’Assemblea di distribuire in favore degli Azionisti un dividendo complessivo pari a 113,2 milioni di euro, in linea con la dividend policy, e corrispondenti a 0,2094 euro per ogni azione (+4,8%) che risulterà in circolazione alla data di stacco della cedola, escluse le azioni proprie in portafoglio a quella data. L’indicato dividendo verrà posto in pagamento il 27 maggio 2020, con data stacco cedola il 25 maggio 2020 e record date il 26 maggio 2020”.

In relazione a tale “ipotesi” l'onorevole Arianna Spessotto (M5S) ha presentato la seguente interrogazione parlamentare:

"Al ministro dell'Economia e delle finanze, al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere, premesso che:

l'Enav è una società per azioni che opera come fornitore in esclusiva di servizi alla navigazione civile nello spazio aereo di competenza italiana;

la società è controllata dal ministero dell'Economia e delle finanze (Mef) ed è sottoposta alla vigilanza dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) e del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit);

il consiglio di amministrazione di Enav SpA, riunitosi in data 12 marzo 2020, ha approvato il progetto di bilancio 2019 ed il bilancio consolidato di gruppo 2019;

nel 2019 il Gruppo Enav ha realizzato un utile consolidato pari a 118,3 milioni di Euro, in aumento del 3,4 per cento ed i ricavi consolidati sono stati pari a 902,9 milioni, in aumento dell'1,5% rispetto all'esercizio precedente;

il consiglio di amministrazione ha, altresì, deliberato di proporre all'assemblea di distribuire in favore degli azionisti un dividendo complessivo pari a 113,2 milioni di Euro, in linea con la dividendipolicy, e corrispondenti a 0,2094 Euro per ogni azione (+4,8 per cento); l'indicato dividendo verrà posto in pagamento il 27 maggio 2020;

l'emergenza relativa alla diffusione nazionale ed internazionale del virus Covid-19 ed alle relative misure di mitigazione sta determinando a livello mondiale uno scenario in continua evoluzione, anche con riferimento ai flussi del traffico aereo;

le ultime previsioni effettuate dagli organi statistici di Eurocontrol, che prevedevano per il 2020 un aumento del traffico aereo sull'Italia dell'ordine del 4,3% (in termini di unità di servizio) rispetto al 2019, dovranno presumibilmente essere aggiornate in relazione agli sviluppi in termini di durata e di effetti sul traffico aereo del predetto scenario nazionale ef internazionale di diffusione del virus Covid-19;

va tenuto in considerazione il fatto che lo scenario nazionale ef internazionale è in evoluzione, che gli effetti sull'economia in generale e sul traffico aereo in particolare non sono allo stato ancora quantificabili e che sarà, quindi, necessario attendere l'evoluzione della situazione internazionale per una valutazione più precisa sugli effetti di tale situazione emergenziale anche sulle attività future di Enav, che potrebbero avere impatti significativi–:

quali iniziative di competenza i ministri interrogati intendano adottare con riferimento alla decisione del consiglio di amministrazione di Enav di distribuire agli azionisti una parte consistente dell'utile maturato nel 2019". 27 Marzo 2020

Aeroporto Malpensa, il Comitato SalviAMO La Brughiera chiama ARPA L.

Pochi voli? E', comunque, indispensabile controllare l'aria di Malpensa. Nell'epoca del COVID19, con gli aeroporti lombardi di Linate, Bergamo Orio al Serio e Brescia Montichiari chiusi e con Malpensa a traffico civile-commerciale minimale, nessun Sindaco dei Cumini aeroportuali ha ancora preso l'iniziativa e di richiedere ad ARPA Lombardia meticolosi e sistematici monitoraggi dell'intorno delle piste di volo.

Perché questo ritardo e/o disattenzione per questioni fondamentali alla coesistenza tra infrastrutture aeroportuali e territorio e comunità dei cittadini residenti nell'intorno? Un database indispensabile e da comparare con i riscontri di impatto atmosferico ed acustico degli scali, qualora di ri-presentasse nel pieno il frenetico traffico della scorsa estate 2019.

In attesa ecco che il Comitato SalviAMO La Brughiera, prima fa tutti lo ha fatto, con questa richiesta:

 

salviamolabrughiera.blogspot.it

salviamolabrughiera@gmail.com

Spettabile A.R.P.A. Lombardia, sede centrale di Milano.

arpa@pec.regione.lombardia.it

Compartimenti di Como e di Varese.

dipartimentovarese.arpa@pec.regione.lombardia.it

e p/c

Al Presidente del CUV (Consorzio Volontario Malpensa)

Sig. Stefano Bellaria

comunedisommalombardo@legalmail.it

 

Oggetto: Richiesta Campagna di Monitoraggio intensivo sulla qualità dell’aria presso lo scalo di Malpensa.

In occasione della forte riduzione dell’attività aeroportuale di Malpensa causa pandemia CoVID19, lo scrivente Comitato SalviAMO la Brughiera, chiede a codesta Agenzia regionale se non ritiene opportuno, ancorché doveroso, effettuare una campagna di monitoraggio intensivo dell’aria in prossimità nord-sud delle piste 35R e 35L, all’interno del sedime e nei Comuni limitrofi, al fine di valutare la qualità della stessa in assenza del contributo della sorgente emissiva costituita dagli aeromobili e dall’indotto aeroportuale (Confronto dati tra periodo di attività standard e periodo attuale).

Tale monitoraggio per la misura dei principali inquinanti (NOx, SO2, PM10, PM2,5, benzene, CO2 O3 ecc.), rappresenterà un dato utile ai fine della valutazione del contributo degli aeroporti all’inquinamento atmosferico osservato su scala locale. In attesa di un Vostro cortese riscontro ci è gradita l’occasione per porgere cordiali saluti. Casorate Sempione, 24 Marzo 2020 - 26 Marzo 2020

Aeroporti e COVID19, ENAC proroga la chiusura al 3 Aprile

Riguarda il traffico aereo civile/commerciale, ma si suppone esteso anche all'A.G. Anche se l’operatività aeroportuale senza limitazioni  è stata garantita alle società di gestione degli aeroporti inclusi nell’art. 2 comma 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dei Trasport: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Roma Ciampino (per i soli voli di stato, trasporti organi, canadair e servizi emergenziali) l'attività registrata continuo a risultare mininale. La chiusura parziale e/o totale dei Terminal su Malpensa e Fiumicino, inoltre, non può che confermare la “stato di crisi” dei voli complessivi sugli scali della Penisola.

Il Comunicato Stampa n. 21/2020 di ENAC, proroga, in sostanza, al 3 Aprile la “chiusura temporanea” degli aeroporti concerne gli aeroporti di Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze, Roma Ciampino, Reggio Calabria, Brindisi, Trieste e Treviso.

A riguardo ENAC informa:

“L’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, informa che la chiusura degli aeroporti è prorogata fino al 3 aprile 2020, in applicazione del decreto numero 127 del 24 marzo 2020 emanato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro della Salute, con il quale, tra le varie disposizioni, viene prorogato il decreto ministeriale n. 112 del 12 marzo 2020 che prevedeva lo stop temporaneo di alcuni scali nazionali. Gli aeroporti interessati sono i medesimi individuati nel decreto n. 112 del 12 marzo u.s relativo alla razionalizzazione del trasporto aereo a seguito dell’emergenza Covid-19”.

In assenza di riferimenti precisi si suppone siano estese anche le restrizioni riguardanti l'attività di Aviazione Generale oggetto del Comunicato Stampa n. 20/2020 di ENAC: “operatività aeroporti aviazione generale e aree di atterraggio a seguito emergenza Covid-19 - Consentiti i movimenti per comprovate esigenze lavorative, necessità, salute e per il ritorno al proprio domicilio”. 25 Marzo 2020

ICAO e Trasporto Aereo: il “sistema” si attiva per il post COVID19

Il Consiglio ICAO verso un rapido rilancio dell'Aviazione Commerciale. L'ICAO (International Civil Aviation Organization) promuove iniziative a sostegno dell'Aviazione Civile-Commerciale internazionale. Analizza il sostegno, attraverso gli Stati, le organizzazioni internazionali, le istituzioni finanziarie, a pianificare il recupero dell'economia mondiale nel post “pandemia globale” Covid-19 dichiarata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

 

ICAO HQ, Montréal, 23 March 2020 

The ICAO Council is urging States, international organizations and financial institutions to consider the critical importance of civil aviation to the recovery of the worldwide economy after COVID-19, declared a global pandemic by the World Health Organization (WHO).

In recalling the UN Secretary General, António Guterres’ remarks, ICAO Council President Salvatore Sciacchitano reiterated that “We are facing a global health crisis unlike any in the 75-year history of the United Nations. Secretary General Guterres underlined that after tackling the health emergency, we must focus on the social impact and the economic response and recovery, adding that creativity of the response must match the unique nature of the crisis.”

 “Similarly, the Leaders of the Group of Seven acknowledged that COVID-19 poses major risks for the world economy and committed themselves to address the economic impact of the outbreak,” President Sciacchitano highlighted.

 

The President noted that the global response must consider the role of international air transport as a worldwide enabler in current times of crisis, through vital air cargo services supporting the global supply chains, rescue of stranded passengers, as well as timely emergency and humanitarian response capabilities.

 He stressed that “maintaining the financial and functional operability of the global aviation system is a matter of urgency in order to establish a path towards a recovery from the economic hardships caused by COVID-19.”

“Worldwide air transport connectivity stimulates economies through employment, trade and tourism, and supports States in achieving the Agenda 2030 United Nations Sustainable Development Goals (SDGs),” President Sciacchitano explained.

“The Council of ICAO is calling on States and financial institutions to examine the best means of supporting sectoral stakeholders, airlines, airports, air navigation service providers, manufacturers, without prejudice to fair competition and by ensuring transparency.

Only by implementing, on an urgent basis, efficient public policies and strategies in the aviation sector will a recovery of the worldwide economy after the pandemic be more easily achieved,” concluded President Sciacchitano. 24 Marzo 2020

ENAC: COVIT19 e l'utilizzo emergenziali dei droni

Provvedimenti governativi emergenziali in vigore fino al 03/04/2020. ENAC a fronte e nel quadro dei riferimenti normativi in materia di mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto (APR) sottostanti:

Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 della Commissione del 24 maggio 2019

Regolamento delegato (UE) 2019/945 della Commissione del 12 marzo 2019

Regolamento (UE) 2018/1139 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 luglio 2018

Nota Informativa NI-2017-007 del 17 maggio 2017 - Implementazione degli scenari standard per le operazioni specializzate critiche di aeromobili a pilotaggio remoto

LG 2017/001-NAV - Ed. 1 del 16 gennaio 2017 - Metodologia di valutazione del rischio in operazioni RPAS per autorizzazioni e permessi di volo non geografici - Guida applicativa

Nota Informativa 2016-009 del 14 novembre 2016 - "Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto" Piloti APR - Procedure di transizione

LG 2016/004 - Ed. n.1 del 13 ottobre 2016 - Certificazione di progetto

Nota Informativa 2016-007: Regolamento "Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto" attestati di pilota APR

Circolare LIC-15 del 9 giugno 2016 - Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto - Centri di Addestramento e Attestati Pilota

LG 2016/003-NAV - Ed. n.1 del 1° giugno 2016 - Aeromobili a pilotaggio remoto con caratteristiche di inoffensività

Circolare ICAO n. 328

Codice della Navigazione

Regolamento "Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto"

Regolamento Tecnico ENAC

Regolamento ENAC “Regole dell’Aria Italia”

Regolamento ENAC “Servizi di Traffico Aereo”

Regolamento ENAC “Organizzazione sanitaria e certificazioni mediche d’idoneità per il conseguimento delle licenze e degli attestati aeronautici” 

Circolare ENAC ATM-09 “Aeromobili a pilotaggio remoto – Criteri di utilizzo dello spazio aereo.”

è stata emanata, l'attesa, seguente disposizione:

 

 

Ministero dell’Interno gabinetto.ministro@pec.interno.it

Ministero delle Infrastrutture e Trasporti m_inf@pec.mit.gov.it

Dipartimento della Protezione Civile protezionecivile@pec.governo.it

Stato Maggiore Aeronautica stataereo@postacert.difesa.it

Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Ufficio del Capo del Dipartimento - Segreteria di sicurezza UE/S segreteriasicurezza.dap@giustizia.it

ENAV S.p.A. protocollogenerale@pec.enav.it

Associazione Nazionale dei Comuni Italiani amministrazione@pec.anci.it

Comandi Polizie locali e, p. c.:

ENAC - tutte le Direzione Aeroportuali

ENAC - tutte le Direzioni operazioni

 

Oggetto: Provvedimenti governativi emergenziali in vigore fino al 03/04/2020 - Utililizzo droni.

 

Nell’ottica di garantire il contenimento dell'emergenza epidemiologica “coronavirus,” al fine di consentire le operazioni di monitoraggio degli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale, prevista dai D.P.C.M. 8 e 9 marzo 2020, si rende necessario procedere a derogare ad alcune previsioni delle disposizioni del Regolamento ENAC “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto“ Edizione 3 del 11 novembre 2019. Considerate, pertanto, le esigenze manifestate da numerosi Comandi di Polizie Locali, fino al 3 aprile 2020, si dispone quanto segue. Le operazioni condotte con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg, nella disponibilità dei Comandi di Polizia Locale ed impiegati per le sopra indicate attività di monitoraggio, potranno essere condotte in deroga ai requisiti di registrazione e di identificazione di cui all’art. 8 del citato Regolamento. Per quanto riguarda le operazioni critiche di tali SAPR esse potranno essere effettuate in Visual Line of Sight in deroga all’art. 10 anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto, non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione da parte di questo Ente e non sarà richiesto la rispondenza delle operazioni agli scenari standard pubblicati. Inoltre, in deroga alle previsioni di cui all’art 27 del citato Regolamento ENAC e alle disposizioni contenute nella Circolare ENAC ATM 09, con la presente, dalla data del suo invio e fino al 3 aprile 2020, si autorizzano tutti gli Enti di Stato di cui all’art 744 del Codice della Navigazione e delle Polizie Locali dei Comuni italiani, ad operare con propri APR se impiegati nell’ambito delle condizioni emergenziali dovute all’epidemia COVID-19, nelle aree prospicienti di tutti gli aeroporti civili di cui al paragrafo 7 della Circolare ENAC ATM 09 e identificate come “aree rosse”, ad una quota massima di 15 metri. In caso di svolgimento di voli operati con APR, nelle aree sopra specificate, l’Ente titolare dello stesso, dovrà fornire preventivamente comunicazione alla TWR dell’aeroporto limitrofo all’area d’interesse al fine di comunicare la presenza del drone e di coordinare le rispettive attività. È comunque data sempre priorità al traffico degli aeromobili da/verso gli aeroporti e rimane in capo all’operatore del drone la responsabilità sia di dare precedenza agli aeromobili in volo sia di separarsi da questi ultimi. I contatti telefonici dei responsabili delle TWR, saranno forniti agli stessi indirizzi di cui alla presente nota, da parte di ENAV e dell’Aeronautica Militare. Per gli aeroporti in cui sono presenti fornitori di servizio del traffico diversi da ENAV ed Aeronautica Militare, i numeri telefonici sono presenti nell’allegato D della Circolare ENAC ATM 09 visionabili sul sito www.enac.gov.it. Ferme le altre disposizioni del Regolamento. Quanto precede si condivide anche con il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria per necessaria informazione. In ultimo, si chiede all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani d’inoltrare con l’urgenza del caso, la presente disposizione, a tutti i Comuni che ne forniranno successiva informazione ai Comandi delle Polizie locali.

Cordiali saluti Ing. Fabio Nicolai 23 Marzo 2020

Quali le reali ricadute dei voli di AG? Dopo le disposizioni che hanno regolamentato l'attività aerea sugli scali del Piano Nzionale Aeroporti-PNA, con il comunicato Stampa n. 20/2020, ENAC ha integrato lo stesso Decreto ministeriale. Questa “normativa” definisce le restrizioni da adottare sulle aviosuperfici, campi di volo, elisuperfici, idrosuperfici.per le Regioni non interessate dall'emergenza COVIT19.

Ma con quale esito? Un decollo di velivoli di aviazione generale e di ultraleggeri in una Regione verso una destinazione con traffico “emergenziale” come potrebbe essere controllato? E da quale soggetto autorizzato? I voli a vista non strumentali dai campi di volo potranno essere sottoposti da un sistema “ispettivo” preordinato? Quali potrebbero le sanzioni per gli eventuali trasgressori?

Una serie di interrogativi che potranno trovare una risposta dai riscontri quotidiani di eventuale attività di Aviazione Generale.

 

“ENAC: operatività aeroporti aviazione generale e aree di atterraggio a seguito emergenza Covid-19 - Consentiti i movimenti per comprovate esigenze lavorative, necessità, salute e per il ritorno al proprio domicilio

A integrazione delle precedenti misure con le quali, a seguito dell’emergenza Covid-19, è stata limitata l'operatività del sistema aeroportuale italiano, l’ENAC ha emanato ulteriori disposizioni per gli aeroporti di aviazione generale e per le aviosuperfici, le elisuperfici e le idrosuperfici.

Negli aeroporti di aviazione generale e nelle aviosuperfici, elisuperfici e idrosuperfici (escluse le aviosuperfici e le elisuperfici occasionali), sono consentiti i voli motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità o effettuati per motivi di salute, nonché i voli finalizzati al rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, secondo quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020.

Per effettuare questi voli il pilota, due ore prima del decollo, deve trasmettere all'autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente per l'aeroporto o per l'area di atterraggio di destinazione, le comunicazioni previste (art. 9 del decreto ministeriale del 1° febbraio 2006).

Oltre a tali comunicazioni, il pilota deve trasmettere all'autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente anche l’autodichiarazione prevista dal Ministero dell’Interno.

Queste disposizioni non si applicano alle Regioni le cui attività di volo, a seguito dell'emergenza Covid-19, sono state limitate con apposita normativa”.. 19 Marzo 2020

 

Dopo le disposizioni che hanno regolamentato l'attività aerea sugli scali del Piano Nzionale Aeroporti-PNA, con il comunicato Stampa n. 20/2020, ENAC ha integrato lo stesso Decreto ministeriale. Questa “normativa” definisce le restrizioni da adotta

Quali le reali ricadute dei voli di AG? Dopo le disposizioni che hanno regolamentato l'attività aerea sugli scali del Piano Nzionale Aeroporti-PNA, con il comunicato Stampa n. 20/2020, ENAC ha integrato lo stesso Decreto ministeriale. Questa “normativa” definisce le restrizioni da adottare sulle aviosuperfici, campi di volo, elisuperfici, idrosuperfici.per le Regioni non interessate dall'emergenza COVIT19.

Ma con quale esito? Un decollo di velivoli di aviazione generale e di ultraleggeri in una Regione verso una destinazione con traffico “emergenziale” come potrebbe essere controllato? E da quale soggetto autorizzato? I voli a vista non strumentali dai campi di volo potranno essere sottoposti da un sistema “ispettivo” preordinato? Quali potrebbero le sanzioni per gli eventuali trasgressori?

Una serie di interrogativi che potranno trovare una risposta dai riscontri quotidiani di eventuale attività di Aviazione Generale.

 

“ENAC: operatività aeroporti aviazione generale e aree di atterraggio a seguito emergenza Covid-19 - Consentiti i movimenti per comprovate esigenze lavorative, necessità, salute e per il ritorno al proprio domicilio

A integrazione delle precedenti misure con le quali, a seguito dell’emergenza Covid-19, è stata limitata l'operatività del sistema aeroportuale italiano, l’ENAC ha emanato ulteriori disposizioni per gli aeroporti di aviazione generale e per le aviosuperfici, le elisuperfici e le idrosuperfici.

Negli aeroporti di aviazione generale e nelle aviosuperfici, elisuperfici e idrosuperfici (escluse le aviosuperfici e le elisuperfici occasionali), sono consentiti i voli motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità o effettuati per motivi di salute, nonché i voli finalizzati al rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza, secondo quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020.

Per effettuare questi voli il pilota, due ore prima del decollo, deve trasmettere all'autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente per l'aeroporto o per l'area di atterraggio di destinazione, le comunicazioni previste (art. 9 del decreto ministeriale del 1° febbraio 2006).

Oltre a tali comunicazioni, il pilota deve trasmettere all'autorità di pubblica sicurezza competente territorialmente anche l’autodichiarazione prevista dal Ministero dell’Interno.

Queste disposizioni non si applicano alle Regioni le cui attività di volo, a seguito dell'emergenza Covid-19, sono state limitate con apposita normativa”.. 19 Marzo 2020

 

COVIT19: aeromobili e aria riciclata a bordo, una Interrogazione in UE

Non solo aria tossica ma rischi di contaminazione? Le problematiche associate all'aria a bordo deivelivoli dell'aviazione civile commerciale è stata spesso oggetto di analisi e di studio. Tra di questi il libro “Aerotoxic Syndrome” l'inconfessabile segreto dell'industria aerea commerciale" scritto da Antonio Bordoni.

Un sito dedicato www. Aerotoxic.org della Aerotoxic Association da tempo indaga e propone analisi su quella che viene identificata come “ Syndrome describes acquired chronic ill health caused by exposure to toxic oil fumes present in the breathing air of most commercial jets. Unaware, thousands of people suffer every day, without knowing about this health and safety hazard.

Three scientists from France, Australia and the USA were the first to identify the problem in 1999. It is known to affect the central nervous system and brain, causing a range of acute symptoms and long-term ill-health”.

La seguente Interrogazioni parlamentare, presentata lo scorso propone l'attenzione sull'aria riciclata a bordo delle flotte aeree civili-commerciali.

 

P-001521/2020

Interrogazione prioritaria con richiesta di risposta scritta alla Commissione - Articolo 138 del regolamento 

è stata presentata da Pietro Fiocchi, Maria Grapini, Evžen Tošenovský, Marian-Jean Marinescu 

Oggetto: aria riciclata negli aerei

La recente diffusione del Covid-19 e le strategie adottate per contenere il virus hanno sollevato la questione dell'aria riciclata negli aerei.

Teoricamente, il motore a turbina aspira aria dall'esterno a un'altitudine di 10.000 metri e la immette direttamente nella cabina di pilotaggio e nella cabina passeggeri. L'idea è fornire aria della massima purezza e qualità.

Sappiamo che per ridurre i costi di ventilazione le compagnie aeree utilizzano una miscela composta per metà da aria fresca proveniente dall'esterno e per metà da aria riciclata dall'interno della cabina, già respirata.

L'aria è da considerarsi inquinata quando l'anidride carbonica in essa contenuta supera il limite di 1000 parti per milioni (ppm) e alcune associazioni dei consumatori hanno citato studi i cui dati suscitano una certa preoccupazione.

1 Può la Commissione confermare se le procedure attualmente adottate per riciclare completamente l'aria negli aerei siano adeguate per contenere il rischio di Covid-19?

2 Ritiene la Commissione che valga la pena assicurare che, in periodi di emergenza, le compagnie aeree che operano nell'Ue introducano aria fresca nelle cabine degli aerei al fine di garantire l'immissione di aria non contaminata? 18 Marzo 2020

Malpensa Terminal 2, nuovo scenario operativo: altri impatti

Quale il volume di traffico e con quale configurazione land-side e air-side? Le recenti disposizioni sul contenimento Coronavirus COVID-19 del 13 Marzo ,2020 hanno determinato che da lunedì 16 marzo l'aeroporto di Milano Linate e il Terminal 1 dell’aeroporto di Milano Malpensa saranno temporaneamente chiusi. Il traffico di aviazione commerciale sarà concentrato sul Terminal 2.

I passeggeri potranno arrivare e partire dallo stesso Terminal 2 con la stazione ferroviaria di Malpensa Terminal 2: collegata all’aeroporto tramite una passerella esterna collocata di fronte agli Arrivi. Il Terminal 2 è riservato ai voli della compagnia EasyJet.

Il terminal 2 dell’aeroporto di Milano Malpensa, è stato dedicato esclusivamente a Easyjet, è strutturato su due livelli. Al piano terra si trova l’area partenze con 54 banchi per il check-in e 25 porte di imbarco. Nello stesso piano si trova l’area arrivi. Al primo piano invece, sono posizionati altri 11 gate di imbarco. -

Quale sarà la nuova configurazione degli arrivi e delle partenze?

Quanti saranno i voli che opereranno dal Terminal 2, con quali destinazioni e da quali provenienza. La tipologia degli aeromobili e la movimentazione a terra del traffico nell'epoca del COVIT19, in attesa che l'attività ritorni regolare, verrà, inevitabilmente variata. Anche nelle ripercussioni e nelle ricadute ambientali e territoriali, oltre alle ripercussioni di security e di safety-aviation. La localizzazione della rete di monitoraggio, delle singole centraline dovrà essere analizzata e verificata in relazione sia dei volumi di traffico quanto delle, eventuali, rinnovate procedure antirumore.

L'attuale rete di monitoraggio, installata nel 2002, abbisogna di nuovi settaggi del sistema, con centraline di tipo M, finalizzate anche all'acquisizione dell'indice LVA, in grado di distinguere l'evento aeroportuale dalle altre, possibili, origini e/o natura.

Il ruolo della Commissione Aeroportuale (istituita per l'analisi dell'impatto acustico) in questo ambito, tra le tante emergenze e incombenze che hanno investito il territorio e la comunità dei cittadini residenti ed in transito, dovrà, pertanto, analizzare e valutare il complesso delle “nuove” ricadute.

La revisione della mappa acustica in relazione alla movimentazione in pista, alla alternanza nell'utilizzo delle piste 35R e 35L, il mantenimento delle odierne SIDs di decollo antirumore, l'aggiornamento del Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA e, come riflesso anche del Piano di Emergenza Esterno-PEE, dovranno trovare una corrispondente verifica nelle Curve di Isorischio (Risk-assessment/Rischio Terzi).

Ecco quindi che i resposnabili dei Comuni aeroportuali e di quelli correlati (varesini e novaresi) dovranno richiedere una immediata convocazione della stessa Commissione Aeroportuale al direttore ENAC dello scalo. In adesione e ai decreti del Coronavirus COVID-19, delle recenti disposizioni del Ministero dell’Interno, la riunione della Commissione Aeroportuale di Malpensa non potrà che essere insediata a remoto, probabilmente, con Skype. 17 Marzo 2020

COVIT19, passeggeri e staff: mascherine su aerei ed aeroporti

Indispensabili anche l'utilizzo di “guanti” per “lo staff di terra, di volo e per passeggeri”. La situazione appare caotica. In attesa di una qualche disposizione di ENAC e/o delle stesse aerolinee e/o dei gestori aeroportuali, non è ancora ufficiale, ma sembrerebbe indispensabile che equipaggi di volo e passeggeri sugli aeromobili da un lato e il personale aeroportuale, dispongano e indossino le “mascherine” per fronteggiare il rischio COVIT19. E non solo!

Se i sindacati del personale di terra degli scali in un comunicato stampa a tutela e incolumità degli stessi, oltre per la sicurezza dei lavoratori del trasporto aereo che operano per garantire il servizio negli scali aeroportuali, nell’emergenza da Covid 19, richiedono “ "Dove sono mascherine e guanti per chi lavora in aeroporto?" in volo Alitalia lo pretende.

Almeno l'aerolinea italiana, riportano i media, avrebbe richiesto per “la sicurezza di tutti i passeggeri e dei propri dipendenti” e viene chiesto ai passeggeri di attrezzarsi di una mascherina protettiva da indossare a bordo. L'iniziativa, al momento, dovrebbe interessare i passeggeri imbarcati in una cabina passeggeri con elevato numero di viaggiatori e non sia possibile rispettare la distanza interpersonale di sicurezza prevista.

Ma l'attivazione di misure minime anti-contagio dovrebbero, si suppone, anche prevedere l'utilizzo di guanti protettivi. Ma le stesse mascherine ed i guanti dovrebbero essere indossati nel corso del check-in e check-out a terra e pertanto il “protocollo operativo” anti-contagio dovrebbe essere estesa in ogni aeroporto italiano aperto al traffico aereo. Iniziative che dovranno essere correlate alla sistematica sanificazione degli aeromobili e spazi aeroportuali, con interventi giornalieri di disinfezione e pulizia di tutte le superfici delle cabine passeggeri, dei cockpit, e le zone air-side e land-side dei terminal..

La materia avrebbe, indubbiamente, bisogno di “procedure” specifiche per l'area volo e terra con criteri integrativi. Il singolo passeggero, fra l'altro, non conosce l'indice di affollamento dell'aeromobile sul quale di deve imbarcare e ignora la distanza con il passeggero seduto al fianco e/o dietro e/o davanti.

Ancora una volta è quindi necessario che il Ministero dei Trasporti ed ENAC adottino una procedura-protocollo specifico adeguato alle restrizioni anti-contagio a terra ed in volo. 16 Marzo 2020

Aeroporti e COVIT19, il comunicato ENAC del 13/3/2020 spiega il Decreto

Dopo la firma della Min. De Micheli, ecco le date di chiusura degli scali! Se la “razionalizzare il servizio di trasporto aereo” che ha bloccato l'operatività su taluni scali, mantenuto l’emergenza sanitaria su altri e preservato l'attività di volo sui restanti, assicurando voli di stato, trasporti organi, canadair e servizi emergenza fino al 25 Marzo 2020 aveva identificato le procedure da adottare, in data 13 Marzo è stato il comunicato stampa di ENAC, che ha, infine, completato e illustrato il dettaglio dei voli civili/commerciali ammessi :

“ENAC: modalità e decorrenza dello stop temporaneo degli aeroporti individuati dal decreto del Ministro Infrastrutture e Trasporti

In applicazione del decreto ministeriale numero 112 del 12 marzo 2020 con il quale, a seguito dell’emergenza Covid-19 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha limitato l’operatività del sistema aeroportuale italiano, l’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha disposto quanto segue.

Devono garantire l’operatività aeroportuale senza limitazioni le società di gestione degli aeroporti inclusi nell’art. 2 comma 1 del decreto: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera Tessera e Roma Ciampino per i soli voli di stato, trasporti organi, canadair e servizi emergenziali.

Le società di gestione degli aeroporti non inclusi nell’art. 2 comma 1 del decreto, Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze, Roma Ciampino, Reggio Calabria, Brindisi, Trieste e Treviso limiteranno la propria operatività a partire da domani, 14 marzo 2020, ad eccezione di Milano Linate che inizierà lo stop temporaneo da lunedì 16 marzo.

In tutti gli aeroporti verranno comunque garantite alcune attività tra cui le esigenze operative di voli cargo e posta, nonché di voli di Stato, di Enti di Stato, di emergenza sanitaria o di emergenza di altro tipo.

Anche gli aeroporti di sola aviazione privata dovranno limitare la propria attività in analogia a quanto previsto per gli aeroporti non inclusi 2 comma 1 del decreto, a partire da domani, 14 marzo 2020.” 14 Marzo 2020

Aeroporti e COVI19: emanato il decreto ministeriale MIT taglia scali

Non è nota, al momento, la data di chiusura degli aeroporti elencati! Il decreto firmato è stato firmato nella serata del 12 marzo 2020. La Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, ha disposto la chiusura temporanea di alcuni aeroporti al fine di razionalizzare il trasporto aereo nelle prossime settimane.

L’Enac, tuttavia ha comunicato come oggi, 13 marzo 2020, l’operatività di tutti gli aeroporti nazionali rimane invariata, anche a tutela dei passeggeri che hanno voli già prenotati e dei vettori aerei che hanno programmato i propri operativi.

L'operatività degli scali sarà garantita nei seguenti aeroporti: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano-Malpensa, Napoli-Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma-Fiumicino, Torino, Venezia-Tessera e Roma-Ciampino per i soli voli di Stato, trasporti organi, aerei Canadair e servizi emergenziali.

Nei prossimi giorni, (quando e fino a quale data?) saranno invece sospesi i voli passeggeri e di aviazione generale, su Bergamo-Orio al Serio, Brindisi, Firenze, Linate, Olbia, Reggio Calabria, Rimini, Taranto, Trapani, Treviso e Verona. 13 Marzo 2020

ENAC vs Ministro dei Trasporti, proposto un assetto operativo minimale

Aeroporti, ipotesi: uno scalo aereo operativo per singola Regione? Nel quadro dell'evoluzione del COVIT19 ENAC avrebbe proposto uno scenario operativo minimale, con la chiusura e/o riduzione consistente dei voli su taluni aeroporti.

Sarebbe stata trasmessa in data 11 Marzo una proposta ENAC, firmata dal Presidente Nicola Zaccheo al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Gli aeroporti selezionati e sottoposti all'attenzione del Ministro On.le Paola de Micheli, secondo quanto riportato dai media e dai social, sarebbero stati individuati secondo i “seguenti criteri valutativi:

collocazione geografica dell'aeroporto, in grado di servire un bacino di utenza in modo uniforme sul territorio;

capacità infrastrutturale dell'aeroporto(intesa sia come ricettività passeggeri e merci sia in termini di lunghezza della pista di volo), in grado di poter garantire una operatività senza restrizioni;

garanzia di collegamenti insulari.”

L'assetto aeroportuale operativo proposto – rileva il testo della lettera – potrebbe essere realizzato nell'arco di 48 ore dall'invio della stessa missiva. 12 Marzo 2020

Aeroporti, i Comitati e la richiesta di nuove VIA, VAS e VIS

ASSOGGETTARE GLI AEREOPORTI ITALIANI A NUOVE VIA – VAS E VIS

IL COORDINAMENTO COMITATI VIA - AEROPORTI INTERVIENE PRESSO ENAC – MATTM – MIT

 

In data 25/02/2020 i Comitati facenti parte della rete nazionale “COORDINAMENTO COMITATI VIA – AEROPORTI” hanno inviato ad ENAC – Ministero dell’Ambiente e Ministero dei Trasporti una richiesta formale di assoggettare a VAS e a nuova VIA, includendo la VIS, tutti gli aeroporti italiani e in particolare quelli elencati nel DPR 201 del 15 /12/2015 con i relativi masterplan aeroportuali, perché siano presi in considerazioni tutti gli sviluppi che hanno interessato le infrastrutture aeroportuali italiane e siano rispettate le normative in materia ambientale e sanitaria, stabilendo per tutti gli aeroporti il limite operativo in termini di safety, security e sostenibilità ambientale.

Quanto sopra a seguito:

dell’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per le gravi carenze riscontrate in Italia sul recepimento della direttiva UE 2014/52 relativamente alle Valutazioni di Impatto Ambientale,

della sentenza del Consiglio di Stato n. 01164/2020

del ricorso 712/2018 accolto dal TAR della Campania in data 24 febbraio 2020 ……..

In linea con quanto già evidenziato dalla Commissione Europea, anche i giudici amministrativi italiani hanno messo in evidenza anomalie nei procedimenti di VAS e VIA, anomalie che i Comitati di cittadini contestano da anni.

Si evidenza inoltre che, a fronte delle nuove direttive europee ed italiane riguardo agli impatti sanitari sulla popolazione abitante vicino gli scali, è diventata obbligatoria per le procedure di VIA anche la VIS, Valutazione d'impatto Sanitario.

È evidente che, a fronte di evidenze di potenziali problemi per la salute umana non valutati in precedenza, vige il Principio della Massima Precauzione che è un dovere sancito dalla legge e che prevede la necessità da parte delle istituzioni deputate al controllo di dare assoluta priorità alla tutela della salute umana autorizzando qualunque tipo di intervento atto a prevenire e contenere anche l’ipotesi remota di un problema per la salute della popolazione.

Questo principio giuridico, sancito e ribadito in innumerevoli sentenze e pareri in materia di ambiente e salute, deve essere quindi considerato nelle nuove procedure VIA/VAS attraverso il preliminare processo VIS.

 

COORDINAMENTO COMITATI VIA-AEROPORTI

 

Bergamo – Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Bologna – COCOMPAER

Firenze – Presidio No Aeroporto

Milano Linate – CAAL

Milano Malpensa – Comitato Cittadini Varallo Pombia

Napoli – Comitato No Fly Zone- Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

Parma – Comitato NoCargoParma

Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale

Venezia – CRIAAV - No Raddoppio Aeroporto - 11 Marzo 2020

Aeroporti e COVIT19, secondo comunicato ENAC

Scali del Belpaese: aperti e operativi? A quando una parziale chiusura? Quanti sono i voli cancellati in ogni singolo scalo? Se ENAC con il comunicato del 9 Marzo inquadra le “informazioni ai passeggeri su spostamenti e voli da e per gli aeroporti delle zone “a contenimento rafforzato” quale è la realtà operativa negli aeroporti italiani?

Sostenere come gli aeroporti italiani sono tutti aperti e funzionanti e le operazioni di volo sono garantite, a condizione che siano osservate alcune prescrizioni indicate nelle disposizioni” indicate, come si devono comportare, con quali attese: il passeggero da un lato, i gestori aeroportuali dall'altro, devono fronteggiare un calo drastico dei voli per qualsivoglia destinazione: nazionale, internazionale e intercontinentali.

La lista dei voli cancellati dagli operatori italiani (Alitalia) ed europei (Ryanair ed Easyjet tra tutti), all'azzeramento dei voli intercontinentali di numerosi vettori, hanno determinato una drastica riduzione del traffico aereo, anche del 50-80%. Dipende dai singoli scali: Una contrazione di voli e passeggeri con una diretta crisi per le società di gestione e sulle attività commerciali di un aeroporto.

L'ipotesi di chiusura di parecchi aeroporti, non solo per ridurre i costi di gestione e per mitigare in parte i danni economici, ma piuttosto in relazione alla residuale attività area, diventa uno scenario che, si suppone, è in corso di analisi dai “manager e gestori” aeroportuali.

In attesa di nuovi eventi il comunicato stampa n. 16/2020 del 9 Marzo di ENAC rileva:

“Coronavirus: informazioni ai passeggeri su spostamenti e voli da e per gli aeroporti delle zone “a contenimento rafforzato

In merito alle misure disposte ai fini del contenimento dell’emergenza da epidemia di COVID 19, si fornisce una lettura coordinata delle disposizioni emanate da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM 8 marzo 2020), del Ministro dell’Interno (Comunicato dell’8 marzo 2020) e del Commissario per l’emergenza della protezione civile (Ordinanza numero 646 dell’8 marzo 2020), relativamente agli aspetti di interesse del settore del trasporto aereo, al fine di standardizzare le azioni negli aeroporti nazionali.

Ciò premesso si sintetizza quanto segue.

Gli aeroporti italiani sono tutti aperti e funzionanti e le operazioni di volo sono garantite, a condizione che siano osservate alcune prescrizioni indicate nelle disposizioni richiamate e cioè:

• Coloro che utilizzano il mezzo aereo da/per le zone “a contenimento rafforzato” di cui al DPCM dell’8 marzo 2020 per esigenze lavorative, per necessità o per motivi di salute devono compilare e portare al seguito un modulo fornito dalla Polizia (pubblicato e scaricabile anche sul sito dell’ENAC) contenente un’autodichiarazione che attesti le sopraelencate motivazioni.

• Per i voli al di fuori del territorio nazionale (Schengen o extra Schengen) i residenti nelle zone “a contenimento rafforzato” di cui al DPCM dell’8 marzo 2020 dovranno compilare e presentare alla partenza e all’arrivo l’autodichiarazione con l’indicazione dello scopo del viaggio.

• Per quanto riguarda gli spostamenti per comprovati motivi di lavoro, si ribadisce che gli stessi sono consentiti con le modalità indicate (autodichiarazione da portare sempre con sé e da esibire, su richiesta, alle Autorità competenti). Pertanto, lavoratori nell’ambito del settore aereo, come ad esempio, gli equipaggi dei vettori, gli operatori aeroportuali etc. possono muoversi da e per le zone “a contenimento rafforzato”.

L’ENAC rinnova l’invito ai passeggeri con voli da e per gli aeroporti all’interno delle zone con restrizioni, a contattare la compagnia di riferimento per avere informazioni sullo stato effettivo del proprio volo”. 10 Marzo 2020

Aeroporti e COVIT19, aperti anche in Zona Rossa

Chiusa la Lombardia e 14 provincie: ma come operano gli scali aerei minori e non? Non solo Linate, Malpensa e Bergamo Orio al Serio, nella nuova zona rossa oltre alla Lombardia sono state inserite le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. Quanti aeroporti, quante piste di volo per traffico civile-commerciale sono insediate, quante piste aerobasi militari e, sopratutto, quante aviosuperfici e campi di volo?

Ma gli interrogativi vanno inquadrati anche per le destinazioni e gli arrivi dalle zone “rosse” e/o offlimitis, come per quelle dove le restrizioni al COVIT19 non sono sate attivate, prchè ritenute non necessarie.

Nella giornata di Domenica 8 Marzo ENAC ha promulgato il seguente comunicato Stampa (n. 15/2020) :Coronavirus: Infrastrutture aeroportuali aperte e operative - Passeggeri contattino compagnie per informazioni sui propri voli. In merito alle indicazioni contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri dell’8 marzo 2020, relative all’emergenza coronavirus e che ha proceduto a una rimodulazione delle aree nonché a individuare ulteriori misure a carattere nazionale, l’ENAC informa che tutte le infrastrutture aeroportuali, comprese quelle all’interno delle zone soggette a restrizioni, sono aperte e operative, come da indicazioni del Comitato Operativo della Protezione Civile. L’ENAC invita i passeggeri con voli prenotati da e per gli aeroporti all’interno delle zone con restrizioni, a contattare la compagnia di riferimento per informazioni sullo stato del proprio volo”.

Quali indicazioni e provvedimenti sono stati divulgati in relazione ai passeggeri che devono raggiungere, via terra, treno e strade e autostrade, per imbarcarsi e/o sbarcare da voli civili/commerciali e per quello dei voli di aviazione generale?

E per il traffico militare delle aerobasi, quali restrizioni via terra e per l'involo e gli sbarchi?

Se il blocco del traffico veicolare dovrebbe impedire l'ingresso e l'uscita dalle “zone rosse” quali sono le disposizioni per piloti e passeggeri interessati che prendono il volo dalle aviosuperfici campi di volo localizzati nelle stesse “zone rosse”?

Se gli spostamenti esterni ed interni a questi territori dovranno essere limitati all'indispensabile. E se musei, teatri, cinema e altri luoghi di ritrovo saranno chiusi (salvi i bar, i ristoranti, i negozi ma con diverse restrizioni), i voli commerciali e di ultraleggeri sono, comunque, un ambito che dovrebbe essere sottoposto a speciali prescrizioni. Ma sarà possibile farlo, in coordinamento tra ENAC e Ministero dei Trasporti, con disposizioni specifiche e correttivi, in questi primi giorni di una “quarantena”, che non si annuncia di breve periodo. 9 Marzo 2020

Aeroporto Parma, una pista con una lunghezza variante, ma con una Strip di 280 metri

Ma le servitù aeronautiche (Legge n. 58/1963) erano state imposte? Nel corso del Workshop tenutosi a Roma il 4 maggio 2015 dal titolo Regolamento (UE) n.139/2014 organizzato da ENAC, Sapienza – Università di Roma e altri, in un Pdf (disponibile download dal Web) la materia “Piani di Rischio e vincoli aeroportuali”, la Prof. Ing. Paola di Mascio ha illustrato tali argomenti in un testo di 25 pagine. Alla pagina n.4 è inquadrata la questione “Legge n.58 del 4 febbraio del 1963” che sintetizza in breve l'ampia riforma avvenuta in quel periodo:

“vieta la costruzione e ordina l'abbattimento di tutti gli ostacoli che possono essere dannosi al volo nelle aree immediatamente contermini agli aeroporti civili, militari e ai campi di volo. La revisione della navigazione, di fatto abroga la Legge 58/63 che imponeva servitù e limitazioni ai territori limitrofi agli aeroporti, prospettando nuovi vincoli di natura completamente diversa; vale a dire non più legati alla configurazione del sedime aeroportuale ma che tengono conto della tipologia e delle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull'aeroporto considerato”.

Con il “D.L. n. 96/2005 la revisione della parte aeronautica del Codice della Navigazione , a norma dell'articolo 2 della legge 9 novembre del 2004, n. 265”, in sostanza l'Art. 707 ha configurato l'adozione di una normativa che il Comune di Parma ha deliberato nel 2011.

Il primo progetto di pista in asfalto a Parma sarebbe stato di 30 metri di larghezza e 900 di lunghezza.

Nello stesso periodo, intorno ai primi anni sessanta dello scorso secolo l'intenzione di massimo allungamento sarebbe risultato di una pista asfaltata di 2400 metri.

Un obiettivo ancora da raggiungere, dopo 60anni.

Nel frattempo, nel corso degli anni nel 1980 sarebbe stata asfaltata per una lunghezza di 800 metri .

Nel 1983 sarebbe stata creata la SO.GE.A.P S.P.A , in sostituzione del precedente Consorzio.

Dopo altri tre anni, nel 1986, la stessa pista sarebbe diventata di 1200 metri.

Nel Novembre dello stesso anno sarebbe decollato il primo collegamento con Roma.

Dopo l'ampliamento verso Nord del sedime aeroportuale la pista sarebbe allungata a 1700 metri per 30 metri di larghezza. Nel 1989 sarebbe stato installato il sentiero luminoso di avvicinamento, e atterraggio.

Nel 1992 l'impianto di avvicinamento strumentale ILS: Instrument Landing System.

Nel 2001 la pista sarebbe stata ulteriormente allungata a 1900 metri per 45mt.

Nel 2002 la pista avrebbe raggiunto la lunghezza di 2100 metri.

Ma nel XXI secolo e prima della modifica del Codice della Navigazione, perciò del varo del Piano di Rischio (Art. 707 del CdN) era stata applicata le Legge n. 58 del 1963?

E' un primo interrogativo deve essere posto.

L'adozione delle cosiddette “servitù aeronautiche”, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea sono state, via via, adottate e ampliate nel rispetto delle differenti “configurazioni” della lunghezza pista?

Oppure, perlomeno, le autorizzazioni alla progressiva configurazione della pista da parte di Civilavia-ENAC avevano verificato i “margini” del Piano Ostacoli ICAO?

Le stesse “servitù aeronautiche” erano state certificate da ENAC?

Gli interrogativi correlati agli ultimi anni di attività aerea in un sedime aeroportuale di 60 ettari del 1980 con pavimentazione flessibile-erbosa, alle Carte Ostacoli, all'imposizione delle servitù aeronautiche, alla collocazione dello scalo parmigiano tra quelli del Piano Nazionale Aeroporti-PNA del 2010, non sembrerebbero, al momento, aver risposte.

Nel 2020 l'aeroporto Giuseppe Verdi di Parma ha un sedime di 93 ettari, la pista 02/20 (in realtà l’orientamento è di 016°/196°), ed una pista di 2124 x 45 metri.

Ma ancora una volta le discrepanze affiorano evidenti.

Nella Relazione Aeroporto”Giuseppe Verdi” di Parma-Relazione Piani di Rischio di 24 pagine, revisione settembre 2011 le caratteristiche fisiche della pista di volo 02/20 la strip area della stessa è contrassegnata dalla seguente frase; : “si stende per 60 metri oltre la testata pista ed ha una larghezza di 300 metri”pista. Le distanze di RESA per entrambe le testate non sembrerebbero essere state identificate.

Con le Clearway rispettivamente, RWY 02/20 60x150 e Clearway 20/02 84x150.

Nella Relazione di 51 pagine dell'Aggiornamento Piano di Rischio Aeroportuale Aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma (PR) emissione Ottobre 2018 si legge che “le principali caratteristiche fisiche di Parma, come da carta A.I.P. (Aeronautical Information Publication) dell’ENAV:

“In corrispondenza delle due testate sono presenti i seguenti elementi infrastrutturali:

 strip della RWY 02: (2244m x 300 m); si stende per 60 mt oltre la testata pista 20 ed ha una larghezza di 300 mt; per RWY 02 nei primi 280 m la larghezza della strip è ridotta a 220 m;

 strip della RWY 20: (2244m x 300 m); si stende per 60 mt oltre la testata pista 02 ed ha una larghezza di

300 mt;

 clearway della RWY 02: si estende a partire dal fine pista 02 (direzione A1) per una lunghezza di 60 mt ed una larghezza di 150 mt. L’altitudine di riferimento della CWY è pari a 44,59 come riportato sulla Carta Ostacoli TIPO B ICAO dell’ENAV;

 clearway della RWY 20: si estende a partire dal fine pista 20 (direzione Parma) per una lunghezza di 84 mt ed una larghezza di 150 mt. L’altitudine di riferimento della CWY è pari a 49,05 come riportato sulla Carta Ostacoli TIPO B ICAO dell’ENAV;

 RESA RWY 02: 138m x 150m;

 RESA RWY 20: 90m x 150m.

Dall'AIP Italia ENAV in vigore, tuttavia, a fronte delle due Relazioni del Piano di Rischio redatte per conto del Comune di Parma, del 2011 e quella 2018, la larghezza della Runway Strip Area è di 280 per tutto la lunghezza della pista, trascurando gli spazi nominali descritti di decollo ed atterraggio, 2244x280 metri.

Quali dunque sarebbero le “ricadute” sulla certificazione della pista e/o dello scalo, sulle correlazioni con il Piano Ostacoli e, infine, sul Piano di Rischio, con le sole Zone A, B e C in vigore e su quello integrato con la Zona D?

In questo lunga descrizione del contesto storico relative alle caratteristiche fisiologiche della pista, la cui dettagliata configurazione dovrà risultare corrispondente alle norme del Regolamento (UE) 14/2014, diventa inevitabile una rinnovata stesura - tra un masterplan attuale, quello con un ipotetico allungamento della pista, all'integrazione del Piano di Rischio, il progetto del “The Mall” - della Relazione del Piano di Rischio da inoltrare ad ENAC.

Una “Relazione” che non potrà prescindere dall'indicazione/elencazione delle “servitù aeronautiche e dai vincoli” adottati dal Comune di Parma nel rispetto della Legge n. 58 del 1963 e da quelle successive alla sua abrogazione con il “D.L. n. 96/2005 la revisione della parte aeronautica del Codice della Navigazione , a norma dell'articolo 2 della legge 9 novembre del 2004, n. 265”. 7 marzo 2020

COVIT19 e aerolinee, tagli ai voli, cassa integrazione e fallimenti

Intanto Flybe è fallita. I passeggeri rinunciano ai voli e non prenotano, i vettori aerei tagliano alcuni voli, bloccano a terra qualche aereo, qualche altro. Poi richiedono una sorta di cassa integrazione (dipende dal singolo Paese europeo) per evitare il crack. Ma quasi subito ecco avanzare, dopo un qualche tentativo di salvataggio, più o meno realistico con prestito ponte, la richiesta di fallimento. In attesa del riscontro ufficiale dell'estinzione societaria l'aerolinea entra in una sorta di “amministrazione” controllata.

In Italia dopo l'esito rovinoso di AirItaly ed il perenne stato “comatoso” di Alitalia, la crisi del traffico aereo derivato dal COVIT19, il taglio dei voli delle storiche aerolinee europee, la sospensione dei voli da numerosi paesi extraeuropei quali Cina, Iran, India, Giappone e altri, alla sospensione dei voli da parte di altri vettori internazionali ecco irrompere le criticità aziendali dichiarate da Blue Panorama e, straordinariamente, anche dal vettore “irlandese” Raynair.

Se Alitalia ha da poco inoltrato richiesta di cassa integrazione per 4.000 dipendenti di terra, almeno 1000 assistenti di volo e misure equivalenti per il personale part-time, emergono le prime richieste “aggiuntive”.

La compagnia charter Blue Panorama sarebbe in procinto a richiedere la cassa integrazione per una parte dello staff di circa 500 dipendenti. La Ryanair e la EasyJet hanno proposto contratti di solidarietà per fronteggiare il rilevante calo del traffico e sono intenzionati a proporre le stesse richieste al Governo Italiano.

Ma non è finita. Il futuro delle compagnie aeree e dei gestori aeroportuali, comunque, non sembrerebbe ancora delineato.

Lo scenario della crisi coinvolge anche il settore dei gestori aeroportuali, anch'essi prossimi ad illustrare al Governo la precaria situazione, con ricadute aziendali senza alternative: l'ennesimo intervento dello Stato per sostenere aziende private. 6 Marzo 2020

 

Aeroporto Francoforte, avvistato un drone, chiuso per 2 ore

E' una emergenza: nel 2018, in Germania, ben 158 interferenze tra voli e droni! E' il primo caso tedesco del 2020? Difficile saperlo. Anche se solamente i casi più clamorosi, perchè di interesse per aeroporti “rilevanti” e trovano spazio nei media, probabilmente la casistica degli eventi non è del tutto nota all'opinione pubblica. Le autorità tedesche avrebbero segnalato nel 2018 ben 158 casi, con un incremento dell'80% sull'anno precedente. Il resoconto degli avvistamenti nei pressi delle piste di volo dell'aviazione commerciale del 2019 non è ancora stato notificato, mentre è certo che la flotta dei droni, di varie tipologie, dimensione e pesi, è straordinariamente aumentata.

L'ultimo caso segnalato è dello scorso 1 Marzo. Nella mattinata di lunedì, intorno alle 11.00 è stato un pilota

ad avvistarlo nella zona sud dell'aeroporto. Lo scalo è stato chiuso per quasi due ore. Il traffico in arrivo e partenza è stato paralizzato. Numerosi voli, partenza, sono stati cancellati e/o dirottati.

Le indagini, immediatamente scattate, non hanno potuto identificare il “drone”. Sono “eventi” che rilevano la “fragilità” del sistema radar, nelle aree ATC equipaggiate. Come fronteggiare le problematiche di safety e security associate? Numerosi scali europei e non sono stati interessati dalla segnalazione/presenza di droni ma i risultati sono risultati simili. A fronte del blocco temporaneo dei voli nello scalo interessato, non sono state registrate “presenze” di droni e di eventuali responsabili. 5 Marzo 2020

COVID-2019, scenario trasporto aereo: comunicato FTNA

Tra taglio dei voli, calo dei passeggeri e “crisi” aeroportuali!

FNTA (ANPAC, ANPAV, ANP) PROPONE MISURE PER RILANCIO SETTORE TRASPORTO AEREO IN PROFONDA CRISI

Va rifinanziato Fondo di Sostegno al settore e reintrodotta la ‘decontribuzione indennitá di Volo’

Roma, 4 marzo 2020

FNTA, che raggruppa ANPAC, ANPAV e ANP, in rappresentanza del Personale Navigante delle maggiori Compagnie aeree operanti in Italia, fa appello alle Istituzioni affinché sostengano da subito il Settore Trasporto Aereo.

Migliaia di posti di lavoro sono in pericolo.

Già in crisi strutturale (il fermo operativo di Air Italy si aggiunge alla crisi cronica di Alitalia), il settore sta subendo un’importante riduzione del traffico atteso a causa dell’emergenza ‘CoronaVirus’.

I piani di cancellazione dei voli attuati dalle Compagnie al momento riguardano il bimestre marzo – aprile ma potrebbero prolungarsi: le ricadute hanno da subito concreto impatto negativo sui Piloti e gli Assistenti di volo.

FNTA chiede che il Governo decreti quanto prima:

il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà del Trasporto Aereo;

una ‘modalità facilitata’ di accesso agli strumenti di ammortizzazione sociale;

la reintroduzione della decontribuzione indennità di volo (articolo 13, c. 19 della legge 21 febbraio 2014, n. 9).

L’ultima delle misure proposte è essenziale per la sostenibilità delle compagnie aeree durante la crisi e per provare a garantire effettive possibilità di ripresa del settore.

È del tutto evidente che i grandi gruppi europei, per effetto del maggior dimensionamento, hanno maggiori capacità di sostenere la crisi e saranno favoriti nella successiva ripartenza: il Governo crei le condizioni per evitare un’ulteriore ‘gap’ che potrebbe rivelarsi poi fatale per i vettori aerei che operano sul territorio nazionale pagando regolarmente tasse e contributi.

Le Misure su riportate sono state proposte nel dettaglio ai ministeri competenti (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Lavoro e Sviluppo Economico) in attesa dell’attivazione del previsto tavolo di confronto con le parti sociali. 4 Marzo 2020

Coronavirus: per Assaeroporti gli scali sono operativi

Assaeroporti, il comunicato del 27 Febbraio 2020.

“Assaeroporti chiarisce che gli aeroporti italiani sono pienamente operativi e che tutti i passeggeri in partenza o in arrivo presso gli scali nazionali possono continuare a fruire dei servizi e dell’assistenza offerti in aeroporto per una positiva esperienza di viaggio.

 

L’intera filiera aeroportuale sta mettendo in campo tutte le proprie forze e le risorse a disposizione per garantire la mobilità dei cittadini e supportare le competenti Istituzioni nella complessa macchina organizzativa dei controlli sanitari.

 

Ogni azione di prevenzione e controllo adottata presso gli scali nazionali per fronteggiare l’emergenza da nuovo Coronavirus, secondo le disposizioni del Ministero della Salute, è coordinata dalla Protezione Civile sulla base dei protocolli dalla stessa previsti e attuata a livello territoriale per il tramite degli USMAF, Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera.

L’Associazione, nel ribadire che tutti i servizi aeroportuali sono regolarmente erogati, segnala che i gestori degli scali italiani monitorano la situazione in essere con la massima attenzione e invita i passeggeri a verificare, secondo le indicazioni dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, le informazioni e gli aggiornamenti consultando i siti ufficiali dell’Unità di Crisi della Farnesina, www.viaggiaresicuri.it, del Ministero della Salute, www.salute.gov.it, e delle compagnie aeree di riferimento.

Assaeroporti chiarisce che gli aeroporti italiani sono pienamente operativi e che tutti i passeggeri in partenza o in arrivo presso gli scali aerei nazionali possono continuare a fruire dei servizi e dell’assistenza offerti nell'infrastruttura per un'esperienza di viaggio positiva. L’intera filiera aeroportuale sta mettendo in campo tutte le proprie forze e le risorse a disposizione per garantire la mobilità dei cittadini e supportare le competenti Istituzioni nella complessa macchina organizzativa dei controlli sanitari.

Ogni azione di prevenzione e controllo adottata presso gli scali nazionali per fronteggiare l’emergenza da nuovo Coronavirus, secondo le disposizioni del ministero della Salute, è coordinata dalla Protezione Civile sulla base dei protocolli dalla stessa previsti e attuata a livello territoriale per il tramite degli Usmaf, Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera.

L’Associazione, nel ribadire che tutti i servizi aeroportuali sono regolarmente erogati, segnala che i gestori degli aeroporti italiani monitorano la situazione in essere con la massima attenzione, e invita i passeggeri a verificare, secondo le indicazioni dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, le informazioni e gli aggiornamenti consultando i siti ufficiali dell’Unità di Crisi della Farnesina, www.viaggiaresicuri.it, del ministero della Salute, www.salute.gov.it, e delle compagnie aeree di riferimento.” 28 Febbraio 2020

V.I.A. e V.A.S. e V.I.S., i Comitati scrivono al Governo e ad ENAC

Coesistenza e compatibilità: le questioni irrisolte!

COORDINAMENTO COMITATI VIA-AEROPORTI

Napoli - Comitato No Fly Zone

- Assoutenti Città Metropolitana di Napoli

Referente: Stefania Cappiello

Parma - Comitato NoCargoParma

Referente: Andrea Torreggiani

Bergamo - Associazione Colognola per il suo futuro a.p.s.

Referente: Camilla Colnago

Venezia – CRIAAV - No Raddoppio Aeroporto

Referente: Cesare Rossi

Treviso - Comitato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale

Referente: Dante Faraoni

Firenze - Presidio No Aeroporto

Referente: Andrea Casagni

Milano Malpensa - Comitato Cittadini Varallo Pombia

Referente: Ferruccio Gallanti

Milano Linate-CAAL

Referente: Arturo Gioffredi

Bologna – COCOMPAER

Referente: Paolo Serra

 

Al Presidente ENAC

Dott. Nicola Zaccheo

protocollo@pec.enac.gov.it

Al Ministro dell’Ambiente

Dott. Sergio Costa

segreteria.ministro@pec.minambiente.it

Al Ministro delle Infrastrutture

D.ssa Paola De Micheli

segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

Alla DVA Ministero dell’Ambiente

dgsalvaguardia.ambientale@pec.minambiente.it

Alla Commissione VIA/VAS Ministero dell’Ambiente

ctva@pec.minambiente.it

 

PROT. U001-2020 del 25/02/2020

I sottoscritti Comitati di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano Malpensa, Milano Linate, Napoli, Parma, Venezia, Treviso, a seguito dell’apertura della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per le gravi carenze riscontrate in Italia sul recepimento della direttiva UE 2014/52 relativamente alle Valutazioni di Impatto

 

Ambientale, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato n. 01164/2020, e del ricorso 712/2018 accolto dal TAR della Campania sezione distaccata Salerno (seconda sezione al n. 00259/ 2020 REG. PROV. COLL pubblicato il 24/02/2020, sottoscrivono questo documento redatto collegialmente dalla rete di Coordinamento dei Comitati VIA.

La Commissione Europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora,

evidenziando numerose carenze in particolare incentrate sulle modalità di partecipazione del pubblico ai procedimenti VIA e VAS e sui sistemi messi in atto per evitare conflitti di interesse, minacciando un ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

Il giorno 13 febbraio 2020, è stata pubblicata la sentenza n.01164/2020 nella quale il Consiglio di Stato si è espresso sull’appello proposto da un Gestore aeroportuale, dalla Regione Toscana ed altri contro la sentenza n.0792/2019 del TAR della Toscana.

Quindi, in linea con quanto già evidenziato dalla Commissione Europea, anche i giudici amministrativi italiani hanno messo in evidenza anomalie nei procedimenti di VAS e VIA, anomalie che i Comitati di cittadini contestano da anni:

“La differenza sostanziale fra VAS e VIA risiede nel fatto che la prima prende in esame l'incidenza che i piani e i programmi urbanistici, paesaggistici, etc., possono avere su un’“area vasta”. Questo perché un P.R.G. o un piano delle attività estrattive o uno qualsiasi degli altri piani e programmi indicati dall'art.6, comma 2 del D.Lgs. n. 152 del 2006 implicano un potenziale stravolgimento dell'intero territorio al quale il piano o programma si riferisce. [...]. La VAS analizza quindi tutte le possibili interrelazioni che simili decisioni possono arrecare alla salute umana, al paesaggio, all'ambiente in genere, al traffico, all'economia, etc. di tutto il territorio coinvolto dal piano. L'analisi tuttavia, è condotta ad un livello più astratto, perché non è sicuro se il piano sarà effettivamente attuato nella sua integralità, se tale attuazione avverrà in un arco temporale circoscritto e/o se sarà del tutto conforme a quanto ipotizzato, e così via.

La VIA, al contrario, analizza l'impatto ambientale del singolo progetto, il che vuol dire che essa prende in esame impatti inevitabilmente più circoscritti - perché il progetto riguarda una porzione del territorio in ogni caso più ridotta rispetto a quella investita dal piano – ma maggiormente valutabili - perché il progetto, rispetto al piano, si basa su dati concreti, necessariamente definiti e più attuali rispetto a quelli avuti presenti in sede di redazione del piano e quindi di effettuazione della VAS [...]” (TAR per le Marche, sez. I, sentenza n. 291 del 6 marzo 2014).

“Pur rispondendo alla medesima logica, la valutazione ambientale strategica e quella

di impatto ambientale si collocano in snodi differenti dell'esame delle possibili

ricadute sull'ecosistema di attività potenzialmente nocive: la prima attiene alla verifica

dei possibili impatti derivanti dall'attuazione di piani, mentre la seconda è circoscritta

al singolo progetto. Conseguentemente, la prima sarebbe vanificata laddove possano

essere apportate variazioni connesse ad attività non considerate” (sentenza n. 263/2015, cit.).

“Il rischio di incidenti aerei è stimabile e previsto dal Codice della Navigazione all’art. 715 e dal collegato Regolamento Enac. Quest’ultimo richiede la valutazione di rischio per volumi di traffico superiori ai 50.000 movimenti/anno relativamente a previsioni di nuovi insediamenti e per ubicazioni in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali”.

Il giorno 24 febbraio 2020 anche il TAR della Campania si è espresso accogliendo il ricorso presentato dai cittadini che hanno contestato l’inadeguatezza della VIA relativa al progetto Masterplan Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi :

“Più in generale, questa Sezione ha pure avuto modo di rilevare, nella citata sentenza n. 2253 del 23 dicembre 2019, che, di fronte al dubbio interpretativo, i principi e gli obiettivi ordinamentali in materia ambientale militano a favore di un approccio istruttorio particolarmente rigoroso ed approfondito, quale, appunto, nella specie, quello fondato su una base progettuale caratterizzata da un adeguato livello informativo e di dettaglio. I principi in parola – recita la pronuncia richiamata –

«inducono ad ampliare lo spettro dell’indagine circa i risvolti ambientali dell’opera a farsi, poiché sono teleologicamente volti al perseguimento del massimo rispetto dell’ambiente (artt. 3 ter, 3 quater e 3 quinquies del d.lgs. n. 152/2006); declinano quest’ultimo secondo un’accezione lata e contemplante un insieme di componenti (la salute umana, popolazione, beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio, etc.) che si allontanano anche dalla nozione primigenia di ambiente legata prevalentemente agli habitat naturali (e alla loro salvaguardia) (art. 5, comma 1, lett. c, del d.lgs. n.

152/2006); si proiettano in un’ottica diacronica e che guarda alle future generazioni

attraverso il riferimento allo sviluppo sostenibile e al principio di precauzione (art. 3

ter e 3 quater del d.lgs. n. 152/2006)»”

“Conseguentemente, in omaggio agli enunciati valori primari di tutela ambientale, e in una prospettiva dinamica di adeguamento dei moduli procedimentali del settore aeroportuale agli sviluppi dei moduli procedimentali del settore ambientale, con iprimi interferenti e, per di più, agli stessi sovraordinati, la disciplina e la prassi anzidette non avrebbero potuto non arricchirsi degli elementi innovativi introdotti, segnatamente, quanto alla richiesta analiticità della base progettuale, rispetto alla succinta regolamentazione della VIA coeva a quella (tuttora vigente) del PSA (cfr. art.

2 del d.p.c.m. 10 agosto 1988, n. 377, ove si fa riferimento a «progetti di massima»;

artt. 5 e 6 del d.p.r. 12 aprile 1996) o, comunque, previgente a quella applicabileratione temporis (cfr. art. 5, comma 1, lett. g [ex e], del d.lgs. n. 152/2006, nella versione anteriore alla modifica operata dall’art. 15, comma 1, lett. a, del d.l. n. 91/2014). Per modo che, in virtù del già evocato criterio di specialità reciproca, la VIA richiesta avrebbe dovuto logicamente e indefettibilmente pronunciarsi secondo l’iter suo proprio, riservatole dal legislatore, a prescindere dalla peculiarità del

relativo oggetto, costituito dal Master Plan controverso.”

Si evidenza inoltre che, a fronte delle nuove direttive europee ed italiane riguardo agli impatti sanitari sulla popolazione abitante vicino gli scali, è diventata obbligatoria per le procedure di VIA anche la VIS, Valutazione d'impatto Sanitario.

 

Più precisamente per tutte le VIA in corso è obbligatorio il rispetto delle metodologie indicate nella Direttiva 2014/UE, recepite con D.Lgs. n.104 del 16 luglio 2017, nonché nel Decreto Ministeriale del 27 marzo 2019 emanato dal Ministero della Salute che pubblica le linee Guida per la Valutazione di Impatto Sanitario da applicare ai progetti di competenza statale. Lo stesso decreto precisa che, al di là degli ambiti specifici, le linee guida rappresentano un MODELLO DI LAVORO PER IL PARERE VIS anche per gli altri ambiti nazionali, regionali e locali a cui il settore aeronautico dovrà adeguarsi.

E’ evidente che, a fronte di evidenze di potenziali problemi per la salute umana non valutati in precedenza, vige il Principio della Massima Precauzione che è un dovere sancito dalla legge e che prevede la necessità da parte delle istituzioni deputate al controllo di dare assoluta priorità alla tutela della salute umana autorizzando qualunque tipo di intervento atto a prevenire e contenere anche l’ipotesi remota di un problema per la salute della popolazione. Questo principio giuridico, sancito e ribadito in innumerevoli sentenze e pareri in materia di ambiente e salute, deve essere quindi, considerato nelle nuove procedure VIA/VAS attraverso il preliminare processo VIS.

Per quanto su esposto, si sottoscrive collegialmente agli altri Comitati la richiesta di assoggettare a VAS e a nuova VIA, includendo la VIS, tutti gli aeroporti italiani e in particolare quelli elencati nel DPR 201 del 15 /12/2015 con i relativi masterplan aeroportuali, perché siano presi in considerazioni tutti gli sviluppi che hanno interessato le infrastrutture aeroportuali italiane e siano rispettate le normative in materia ambientale e sanitaria, stabilendo per tutti gli aeroporti il limite operativo in

termini di safety, security e sostenibilità ambientale.

In attesa di Vs. riscontro, porgiamo distinti saluti.

Coordinamento Comitati VIA-AEROPORTI di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano

Malpensa, Milano Linate, Napoli, Parma, Venezia, Treviso. 27 Febbraio 2020

Aeroporti, aerolinee e coronavirus e passeggeri “affrancati”

Tra scanner termici e voli cancellati e panico. Quanti sono gli scanner a disposizione sui singoli aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti? I passeggeri ed equipaggi sono controllati quando provengono da scali nazionali, internazionali e intercontinentali?

Anche se quando voli executive e/o di aviazione generale operano su scali minori dovrebbero essere adottate misure equivalenti. Ma sono criteri e procedure che identificano soggetti che manifestano febbre, mentre le persone asintomatiche non sono/sarebbero rilevate.

Le procedure adottate negli aeroporti, tuttavia, sembrerebbero essere attuate in pochi secondi. Ma se sono state disposte in Italia, cosa è avvenuto negli altri aeroporti europei? L'istantanea identificazione della temperatura di un corpo, comunque, non risolve le criticità associate all'infezione del “coronavirus”.

Altre considerazioni rimandano ai passeggeri “italiani” rifiutati quando atterranno sugli scali di destinazione “esteri o esterni” alle aree “infette”.

Una estesa situazione di “panico” sembrerebbe aver coinvolto il trasporto e il traffico aereo in genere.

La situazione non è del tutto risolta e le dinamiche associate all'esposizione al coronavirus e all'accoglimento di voli, passeggeri ed equipaggio rappresentano una serie di interrogativi aperti.

ENAC con il Comunicato Stampa n. 11/2020 del 25 Febbraio, rileva:

Coronavirus: ENAC consiglia di contattare le compagnie per verificare operatività voli e monitorare i siti Viaggiare Sicuri e Ministero della Salute

Alla luce dell’aumento del numero dei Paesi che negli ultimi giorni hanno disposto prescrizioni di ingresso nei propri territori ai passeggeri provenienti dall’Italia, a causa della diffusione del COVID19 (Coronavirus), l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile consiglia a coloro che stanno per intraprendere un viaggio aereo di consultare preventivamente i siti:

• Viaggiare Sicuri dell'Unità di Crisi della Farnesina

• Ministero della Salute - sezione dedicata al nuovo coronavirus COVID19

L’ENAC, inoltre, invita i passeggeri a contattare la compagnia aerea di riferimento per verificare l’effettiva operatività del proprio volo. 26 Febbraio 2020

Leonardo e l'industria aeronautica, una Interrogazione

Note sulle prospettive “Boeing” del Belpaese. Il consorzio Airbus europeo e l'industria Boeing si fronteggiano sul mercato mondiale della produzione aeromobili civli e militari. In Italia l'attività “aeronautica” residuale, precaria e senza sbocchi reali, soccombe in una realtà con poche prospettive.

La seguente Interrogazione è stat presentata dal senatore Luigi Vitali (Fi-Udc)

 

"Ai ministri dell'Economia e delle finanze e dello Sviluppo economico.

Premesso che:

dall'esame della situazione commerciale della divisione aerostrutture di Leonardo SpA si evince che sul programma 767 Boeing ha inviato varie contestazioni per cattiva qualità dei prodotti realizzati a Pomigliano d'Arco (Napoli);

a seguito di tanto, Boeing ha stornato già 100 milioni di Euro dalla sua commessa e la perdita di Leonardo potrebbe raggiungere i 200 milioni di Euro di mancati introiti;

a ciò si aggiunge la crisi del cliente Boeing che ha di fatto ridotto i volumi di aeromobili 787 da 14 serie al mese a 10, con necessità di saturare lo stabilimento di Grottaglie (Taranto) con perdite occupazionali interne ed il blocco di forniture da parte delle piccole e medie imprese italiane;

a causa di una politica aziendale miope, Leonardo SpA, dopo l'accordo commerciale franco-tedesco, è di fatto stata messa in un angolo sul mercato europeo,

si chiede sapere:

se i ministri in indirizzo siano a conoscenza di queste notizie e se siano confermate;

come intendano affrontare la conclamata crisi aziendale per salvaguardare i livelli occupazionali e con quali direttive intendano indirizzare il management dell'azienda". 25 Febbraio 2020

 

Aeroporti, aerolinee e aiuti di Stato, interviene la UE!

Ma le politiche di co-marketing prosperano da almeno 20anni. Quanti sono gli scali europei dove “specifiche aerolinee” operano con finanziamenti diretti, tipo accordi di co-marketing, a trattativa privata, senza alcuna gara d'appalto?

Tanti, troppi? Dopo tanti anni, almeno due decenni, finalmente, alcuni media riferiscono che la Commissione Europea sarebbe intenzionata a verificare la congruità e legittimità di tali accordi. Ma sono indagini che vengono riproposte, ciclicamente, senza una qualche conclusione risolutiva.

Una realtà operativa e di mercato che configura una indebita posizione vantaggiosa sulla concorrenza.Talora anche dominante. Di fatto incompatibile con il mercato “europeo” e nazionale, quando attivato in ogni singolo Paese comunitario. Con reti operative ed aeroporti di partenza e destinazioni periferici, per aggirare “costose” politiche di slot sugli aeroporti prevalenti.

Scali aerei di prossimità, competitivi, con aeroporti metropolitani. Realtà operative che, in un finto contesto di liberalizzazione, nel corso degli anni, hanno pregiudicato le policy delle stesse aerolinee “storiche”.

Stesse rotte e tariffe differenziate, da biglietti low cost a formule scontate e, comunque, del tutto non competitive. Il confronto e dibattito su una tipologia di sussidi, incentivi e/o sconti, probabilmente, in contrasto con regolamento comunitarie,

Spesso o forse sempre la politica dei sussidi al volo, le co-marketing policy, sono finanziamenti pubblici, erogati dallo Stato, attraverso aziende ed enti parapubblici. 19 Febbraio 2020

Aeroporti e Belpaese: scenario al 2040, ma già saturo al 2020

I volumi di traffico attuali sono già oltre i limiti! Il Piano Nazionale Aeroporti-PNA designa e riconfigura ruolo e bacini di traffico, prospetta una evoluzione del traffico, in termini di numero di movimenti e di voli per le singole piste aeroportuali, quando le analisi di compatibilità tra infrastruttura aeroportuale e territorio sono, almeno sulle piste più intasate, ormai oltre i limiti. Gli scenari europei e italiani proposti da Eurocontrol non autorizzano deroghe di sorta, quando il contesto operativo degli scali del Belpaese dovrebbe imporre, probabilmente avrebbe dovuto già definirlo, un numero massimo dei voli (orario/giornaliero/annuo) su ogni singola pista di volo.

Le stime di crescita della capacità di gestione si contrappone alle “carenze” infrastrutturali, ad una capacità aeroportuale, di sistema, estesa alla rete del Piano Nazionale Aeroporti.

Il Rapporto 2018 Eurocontrol, nelle 40 pagine “The Challenges of Growth studies aim to deliver the best-achievable information to support long-term planning for aviation in Europe”.

Ma il Paese Italia è in grado di fronteggiare “What are the challenges of growth for commercial aviation in Europe between now and 2040?”

Prima delle politiche e disponibilità degli slot aeroportuali, nelle fasce orarie differenziate, prima del numero massimo di voli consentiti per pista, nelle fasi di decollo e atterraggio, diventa fondamentale analizzare e riflettere sulle implicazioni inerenti la localizzazione delle piste di volo, la dimensione del sedime, sul lay out piazzali-rullaggi-terminal (Land-side, Air-side), sulle verifiche derivate dalle compatibilità correlate al Piano di Rischio, dal Rischio Terzi-Curve di Isorischio, dai vincoli aeronautici imposti da Limiti-Piano Ostacoli e dagli impatti ambientali e ricadute varie sulla Comunità e sul Territorio circostante.

La coesistenza tra infrastruttura e territorio rappresenta, storicamente, una questione primaria, ma ancora del tutto irrisolta. L'aver strutturato il PNA del 2015 sull'esistenza dei campi di volo e delle piste militari della I e II Guerra ha determinato, ha comportato, nel XXI secolo, sedimi aeroportuali localizzati e affossati da quartieri e città metropolitane, insediamenti commerciali, sociali e industriali con densità abitative rilevanti.

La realtà operativa degli aeroporti identificati nel PNA non permette un minimo potenziamento dei voli, lo stesso ampliamento infrastrutturale appare del tutto impraticabile. E' peraltro “non pianificabile” lo stesso efficientamento e/o ottimizzazione delle stesse “funzionalità aeroportuali”. I traguardi di un incremento dei livelli di traffico, sulla maggioranza degli scali, si presenta come un obiettivo “non sostenibile”. E trovano nei vincoli dell'impatto ambientale e di “safety complessiva” un ulteriore handicap (Regolamento UE 139/2014) .

Le questioni del carico antropico e degli indici di affollamento esistenti oltre il recinto aeroportuale, attiva considerazioni sia della sicurezza delle operazioni di volo (safety) quanto della tutela delle popolazioni. Pertanto il rilievo e traguardo posto da Eurocontrol con “What are the challenges of growth for commercial aviation in Europe between now and 2040?”, esige una risposta ed inevitabile risoluzione. In tempi stretti.

ENAC e Ministero dei Trasporti e dell'Ambiente, nel frattempo, quali alternative posso presentare se non l'imposizione di un tetto di volo massimo su ogni singolo aeroporto?

Come prescindere, dopo le precarietà nell'adozione della Legge n. 58 del del 1963 e delle servitù-vincoli aeronautici, dall'urgenza di un catasto-rilevamento sistematico delle edificazione in deroga all'Art.707 del CdN, una puntuale elaborazione delle curve di isorischio (Art.715 del CdN) (anche per piste inferiori a 50mila/voli anno), gli sforamenti orografici e delle costruzioni esistenti del Piano Limitazione Ostacoli rappresentano gli strumenti in grado di verificare le “criticità” esistenti al fine di elaborare il fondamentale “tetto massimo” dei voli su ogni singola aeroporto del Piano Nazionale Aeroporti-PNA.

Aeroporti, quali capacità pista al 2040?

Rischi di STCA-Short-Term Conflict Alert per le piste contromano! Il Piano Nazionale Aeroporti-PNA designa e riconfigura ruolo e bacini di traffico, prospetta una evoluzione del traffico, in termini di numero di movimenti e di voli per le singole piste aeroportuali, quando le analisi di compatibilità tra infrastruttura aeroportuale e territorio sono, almeno sulle piste più intasate, ormai oltre i limiti.

Anche gli scenari europei e italiani proposti da Eurocontrol inquadrano la questione della singola capacità aeroportuale e/o di ogni singola pista. Il Rapporto 2018 Eurocontrol, nelle 40 pagine “The Challenges of Growth studies aim to deliver the best-achievable information to support long-term planning for aviation in Europe”.

Il Paese Italia è in grado di fronteggiare “What are the challenges of growth for commercial aviation in Europe between now and 2040?”

Ma una singola pista quanti movimenti/ora può reggere? Se una pista nel 1996 registrava un massimo di 16 voli/ora nel, 2020 ne può gestire 30m/ora, nel 2040 né potrà sostenere 40movimenti/ora?

L’automazione del controllo di rotta, l’integrazione del sistema di rilevamento radar (RDP- Radar Data Processing), la parte di gestione dei piani di volo FDP (Flight Data Processing), la gestione tra traiettorie di volo a medio (MTCD- Medium Term Conflict Detection) e breve termine (STCA- Short Term Conflict Alarm) potrà ottimizzare sistemi di interfaccia, uomo macchina e assicuare standards operatiivi nel livelli di safety prescritti da Eurocontrol-ICAO-EASA?

Gli scenari proposti dai documenti Eurocontrol per risolvere gli STCA-Short-Term Conflict Alert hanno trovato soluzione nell'attuale livello di traffico aereo sulle piste del Belpaese? Queste piste di 2400 metri con layout aeroportuale “critici” e talvolta con decolli contromano agli atterraggi possono prefigurare masterplan al 2040 con il raddoppio dei voli? 15 Febbraio 2020

ANSV-ENAC e lo State Safety Programme – Italy

Ma senza Piano di Rischio e Rischio Terzi gli aeroporti sono, comunque, “certificati”? In data 7 Febbraio 2020 sul sito dell'ANSV è sta reso disponibile on-line il Programma Nazionale per la Safety dell’Aviazione Civile

State Safety Programme - Italy -Edizione 4. Un documento di 56 pagine nelle quali il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Direzione Generale per gli Aeroporti e il Trasporto Aereo del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), l’Aeronautica Militare, l’Enav S.p.A. e l’Aeroclub d’Italia (AeCI) definiscono, per quanto di rispettiva competenza, le priorità e le strategie di governo del sistema dell’Aviazione Civile italiana, allo scopo di perseguire un miglioramento continuo delle Safety Performance, garantendo il raggiungimento e il mantenimento di un accettabile livello di sicurezza”.

Una attività coordinata nel quadro nelle normative ICAO, delle autorità europee, quali la Commissione e l’EAS A, il Programma

Nazionale Italiano per la Safety dell’Aviazione Civile (State Safety Programme – Italy), l’European Aviation Safety Programme (EASP) della Commissione Europea e l’European Plan for Aviation Safety (EPAS) elaborato dall’EASA.

Il Programma State Safety Programme-PSSP rileva:

“La normativa italiana, segnatamente il Codice della Navigazione, all’articolo 687 riconosce nell’ENAC l’unica autorità di certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell’Aviazione Civile.

Gli ambiti di responsabilità dell’Autorità statale, sia ai sensi della convenzione di Chicago che, sostanzialmente, della normativa comunitaria, sono:

• Le licenze del personale

• La certificazione degli aeromobili, degli operatori, delle imprese e degli aeroporti

• Il controllo e la supervisione del personale detentore di licenza, dei prodotti e delle organizzazioni approvate

• La sorveglianza sulla fornitura dei servizi di navigazione aerea

• L’attività investigativa su incidenti ed inconvenienti gravi: quest’ultimo ambito è solitamente, come nel caso italiano, attribuito ad una autorità diversa da quella tenutaria della funzione di Safety oversight”.

Queste brevi note introduttive ed esplicative di una attività fondamentale per la “safety” nel trasporto aereo focalizzano “La certificazione degli aeromobili, degli operatori, delle imprese e degli aeroporti”, con una domanda/interrogativo.

Gli aeroporti italiani, il riferimento è agli scali del Piano Nazionale Aeroporti sono stati “certificati” anche in assenza integralee/o parziale del Piano di Rischio, del Rischio terzi-curve di isorischio (per piste oltre 50mila movimenti e talora anche senza aver raggiunto tale livello di voli/anno), Mappa dei vincoli relativa alle limitazioni-piano Ostacoli, dell'elencazione delle edificazioni in deroga all'Art. 707 del CdN, dell'adeguamento del Piano di Governo del Territorio-PGT di ogni singolo Comune interessato?

Ma anche gli aeroporti che operano nell'ambito di Masterplan aeroportuali in vigore, pur rispettando o meno i vincoli di numero dei voli e dei scenari di impatto ambientale, preliminarmente, autorizzati ,sono, comunque stati “certificati”, magari in deroga, da ENAC? 11 Febbraio 2020

Quante piste dispongono della doppia mappatura? Quanto hanno sforato il masterplan? La policy della coesistenza tra sviluppo delle infrastrutture aeroportuali e la salvaguardia delle popolazioni e degli insediamenti edificati nel tempo (comunque ritenuti

Quante piste dispongono della doppia mappatura? Quanto hanno sforato il masterplan? La policy della coesistenza tra sviluppo delle infrastrutture aeroportuali e la salvaguardia delle popolazioni e degli insediamenti edificati nel tempo (comunque ritenuti in deroga Art. 707 CdN), sembrerebbe del tutto trasparente se non risultasse contraddittoria.

Ma come, operativamente, preservare la capacità di sviluppo di un aeroporto garantendo nel contempo i livelli di sicurezza della Comunità circostante?

Magari senza aver determinato, in tale contesto, preliminarmente, alcun tetto massimo dei voli consentiti sulle specifiche piste?

Qualora la formulazione delle curve di isorischio sono state elaborate, devono, comunque, rappresentare e configurare i volumi di traffico effettivi reali e diventa indispensabile pianificare due livelli di “tutela”.

Il primo livello con l'elaborazione di mappe/zone curve di isorischio-stato iniziale/attuale della data iniziale del masterplan approvato. Perciò in relazione a volumi di traffico definiti ed al numero di movimenti per le testate piste, con determinate tipologie di aeromobili.

Allo stesso modo, come secondo livello, devono essere “configurate” le curve di isorischio-stato futuro, ovvero corrispondenti ai volumi di traffico massimi previsti dal masterplan.

Qualora il masterplan dell'aeroporto, ad esempio, fosse stato pianificato per il periodo 2015-2029 le zone corrispondenti di isorischio dovrebbe essere state elaborate sia per il “volato” del 2015 e sia di quello del 2029.

Tali mappe di curve di isorischio dovranno, inoltre, essere acquisite e integrate nel Piano di Governo del Territorio-PGT di ogni singolo Comune sorvolato/interessato.

Ma cosa accade qualora un aeroporto registra volumi di traffico superiori a quelli approvati dal masterplan? Magari qualche anno in anticipo? Quali “precauzioni” sono state pianificate e intraprese a riguardo da ENAC?

Come è ben noto l’art. 715 del “Codice della Navigazione” tutela le aree limitrofe agli aeroporti dal rischio derivante dalle attività aeronautiche con l'utilizzo di un modello matematico che fornisce livelli di rischio individuale. Sono livelli di rischio che fanno riferimento alla probabilità che un individuo, residente permanentemente nei dintorni di un aeroporto, ha di rimanere coinvolto in un incidente aereo. Il modello fornisce una serie di curve isorischio caratterizzate da valori da 1x10-4 a 1x10-6.

Ma come tutelare il territorio e i cittadini e le attività incompatibili con il livello di rischio associato all’attività di volo presente nell’aeroporto se non sono state elaborate almeno due mappe/zone di isorischio? Di inizio e fine masterplan?

Nel “contesto” di analisi e verifica della coesistenza tra infrastruttura aeroportuale e Comunità insediata nell'intorno, l'interrogativo che gli amministratori comunali devono porsi, anche in relazione all'elaborazione del Piano di Governo del Territorio-PGT, è se le opere esistenti non siano oggetto di intervento. Quali misure di contenimento devono essere predisposte, magari in assenza delle stesse curve di isorischio, e talora avendo sforato i volumi di traffico massimo pianificati dal masterplan.

La coerenza tra la Policy normativa di attuazione dell'Art, 715 del CdN e la realtà delle operazioni di volo, con le eventuali ricadute, non abbisogna forse, di stringenti misure di verifica? Quanti aeroporti e quanti PGT dei Comuni interessati sono congruenti con le tutele dell'Art. 715 del CdN? 8 Febbraio 2020

Aeroporto Salerno, Interrogazione sull'infrastruttura e la sua operatività

In attesa del nuovo PNA, il futuro di Pontecagnano: non sembrerebbe incerto! Questa Interrogazione pone considerazioni relative allo scalo di Salerno. Al suo masterplan, di una infrastruttura aeroportuale caratterizzata da un sedime di 123 Ettari, contro i 2000 ettari dello scalo casertano di Grazzanise. L'aggiornamento del Piano Nazionale Aeroporti-PNA con l'analisi di un ruolo di City Airport per Napoli Capodichino, un ruolo Hub per Grazzanise e di Aviazione Generale-Executive per Pontecagnano è uno dei temi ancora aperti.

Il DDL 727, con delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo, e dello stesso PNA, ancora in corso di esame in commissione, tra l'altro dovrebbe, pertanto, confermare e/o rivedere il ruolo dell'aeroporto di Salerno e di Grazzanise nel sistema del trasporto aero Campano.

 

Presentata dal senatore Arnaldo Lomuti (M5S)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

l'aeroporto 'Costa d'Amalfi' di Salerno è situato a 21 chilometri a sud di Salerno lungo la strada statale 18 Tirrena inferiore, tra i comuni di Bellizzi e Pontecagnano Faiano;

lo scalo nasce nel 1926 come campo di fortuna creato dal Genio aeronautico e dal 1929 viene utilizzato dal 20esimo Stormo aeroplani da ricognizione. Successivamente, nel 1933, viene istituita la scuola provinciale di volo (divenuta nazionale nel 1937). Durante la seconda guerra mondiale è stato soggetto a pesanti bombardamenti e teatro di violenti scontri. Dal 1975 ospita il 7° Elinucleo dei Carabinieri e nel 1984 arriva il 9° Nucleo elicotteri dei Vigili del fuoco. Nel 1987 viene realizzata la prima torre di controllo;

nel 2007, l'aeroporto viene pensato ed adeguato per sviluppare il traffico civile su larga scala, con 4 banchi check-in, 2 aree di imbarco, nastri bagagli e sale d'aspetto, mentre la pista viene munita di sistema radiofaro Vor, di radioassistenza Vdf e di un sistema luci e apparecchiature per semplificare le manovre di atterraggio, e viene allungata fino a 1654 metri;

nel 2008 iniziano i voli di linea con la compagnia 'Vola Salerno' che ha operato dal 2 agosto al 18 dicembre 2008, seguita, dal 27 luglio 2009 al 7 maggio 2010 dalla compagnia 'Air Dolomiti'; dal 1° dicembre 2010 al 23 marzo 2012 ha operato la compagnia 'Alitalia'; da giugno a ottobre 2012, hanno operato le compagnie 'Skybridge', 'AirOps', 'Air Dolomiti' e 'Danube Wings'; nel gennaio 2013, lo scalo viene inserito nel "piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale' tra i 31 aeroporti di interesse nazionale e, nella primavera del 2016, la compagnia "Medavia" lo utilizza per una serie di voli charter regionali;

dal 1° novembre 2019, Gesac (società di gestione dell'aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino) è entrata ufficialmente nella gestione dello scalo salernitano, inglobando la società Aeroporto Salerno SpA. L'accordo arriva dopo lunghi anni di trattative e dopo vari tentativi di concessioni ad altre società;

il piano di Gesac prevede la nascita di un sistema aeroportuale integrato tra le due principali città campane, con l'obiettivo di decongestionare lo scalo di Napoli, oltre ad importanti investimenti dal punto di vista strutturale per adeguare l'aeroporto di Salerno e consentire di ospitare, entro il 2043, 5,5 milioni di passeggeri;

considerato che:

il masterplan presentato da Gesac e dalla Regione Campania prevede un piano di interventi per il nuovo scalo salernitano da realizzarsi entro il 2043, anno di scadenza della concessione. Gli interventi prevedono il prolungamento della pista, un nuovo terminal, nuovi parcheggi e una nuova aerostazione progettata dallo studio napoletano 'Gnosis'. Opere complementari, realizzate dalla Regione Campania, prevedono il prolungamento della metropolitana di Salerno con una stazione nelle immediate vicinanze dell'aeroporto e l'adeguamento delle infrastrutture viarie;

il 7 agosto 2019 inoltre è stato pubblicato il bando inerente alla prima fase di lavori di ammodernamento, ampliamento e riqualificazione dell'intero aeroporto, per un importo complessivo di 25 milioni di Euro;

la realizzazione di tale infrastruttura riveste notevole importanza per la confinante Basilicata e in particolare misura per la città di Potenza che dista 90 chilometri e per le località costiere della fascia tirrenica di Maratea;

l'interesse della Regione Basilicata è comprovato dall'aver partecipato al cofinanziamento del progetto per diversi milioni di Euro,

si chiede di sapere:

quale sia lo stato dell'arte dei lavori e che tempi si prevedano per l'entrata in funzione dello scalo aeroportuale;

se sia previsto un piano di adeguamento della rete dei collegamenti tra lo scalo e la città di Potenza, nonché con la fascia tirrenica della Basilicata, quali opere complementari". 4 Febbraio 2020

ENAC, sospende i voli tra Italia e CINA

Ma quale “precauzione” è stata adottata per i voli “cinesi” in emergenza? Nella giornata di oggi 31 Gennaio, il provvedimento deciso da ENAC appare una decisione risolutiva, ma, come avviene per tutti i Paesi membri dell'ICAO e delle restanti organizzazioni mondiali delle aerolinee e/o delle forze armate, una incognita riguarda eventuali dichiarazioni di aeromobili in “emergenza” con l'estrema urgenza di atterrare sul primo scalo aereo disponibile.

Comunicato ENAC n. 7/2020

“Coronavirus: sospesi tutti i collegamenti aerei tra Italia e Cina

Su disposizione delle Autorità sanitarie nazionali l’ENAC ha provveduto a sospendere tutti i collegamenti aerei tra l’Italia e la Cina, fino a nuove comunicazioni.

Gli aeromobili che erano già in volo prima dell’emissione del Notam (Notice to Airmen) di sospensione, sono stati autorizzati ad atterrare presso gli scali di Roma Fiumicino e Milano Malpensa dove sono presenti le strutture sanitarie deputate ad accogliere i passeggeri per effettuare i controlli previsti.

Gli aeromobili che erano già in volo prima della sospensione e che sono atterrati a Fiumicino e Malpensa, pertanto, possono ripartire con a bordo i passeggeri programmati su tali voli.

L’ENAC invita tutti coloro che hanno voli prenotati per la Cina a contattare le compagnie aeree e gli operatori con cui hanno acquistato il biglietto per ogni informazione”. 31 Gennaio 2020

 

Aeroporto Cagliari: l’esercitazione periodica PEA

Piano di Emergenza Aeroportuale e Piano di Emergenza Esterno: due procedure primarie! Nella notte tra il 22 e 23 Gennaio anche sullo scalo di Helmas e stata effettuata la simulazione/esercitazione per accertare l’adeguatezza del Piano di emergenza aeroportuale (PEA). E' una procedura che coinvolge, in prevalenza, gli enti/attori aeroportuali presenti dentro il sedime dello scalo.

Sono ENAC, ENAV, Prefettura, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Centrale Operativa del 118, Servizio Sanitario Aeroportuale ‘Ontario’, Polizia di Frontiera, Guardia di Finanza, Carabinieri, Sogaerdyn, Sogaer Security e SOGAER. Iniziata alle 23.30 del 22 Gennaio si è conclusa, dopo circa tre ore, alle 02.30 del mattino.

L'esercitazione del Piano di emergenza aeroportuale-PEA, è programmata secondo la circolare Enac APT18A ed è finalizzata a verificare sia una corretta esecuzione dei singoli ruoli quanto la sua efficacia.

I media locali hanno riproposto il resoconto fornito dali getsori aeroportuali.

L'incidente aereo simulato all’Aeroporto di Cagliari, avrebbe riguardato un fuoripista di un Boeing 737 con 54 persone a bordo. Non sono state fornite informazioni sulla tipologia del Boeing 737, se 800, MAX, NG o altro, che avrebbe concluso la sua corsa in atterraggio, dopo la decelerazione, fermandosi su un raccordo di rullaggio.

La simulazione avrebbe verificato, a seguito di una evacuazione dei passeggeri dall’aeromobile (controllata e/o improvvisata?) e soccorso e assistenza dei feriti per ustioni, traumi e intossicazioni da fumo. Ricoverati nella Postazione Medica Assistita (PMA).

Non è comunque noto se la stessa esercitazione sia stata verificata su scala parziale o totale. Il Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA e il Piano di Emergenza Esterno-PEE, sono due procedure indispensabili per assicurare i livelli adeguati di sicurezza delle operazioni di volo in ogni scalo aereo!

Entrambe, PEA e PEE devono essere sottoposte a esercitazioni periodiche. Su scala totale. 23 Gennaio 2020

Aeroporti, tariffe dei biglietti aerei: costi ed extracosti

Tra co-marketing e sostegni vari: un PNA ed una rete operativa anomali! Tra agevolazioni per passeggeri, al co-marketing con le low cost, alla continuità territoriale aerea per le isole e per le periferie del Belpaese, gli incentivi per promuovere nuove rotte determinano erogazione di “finanziamenti” senza sosta.

Conformi o meno con il diritto comunitario che, fra l'altro incidono pesantemente anche sulla concorrenza tra le stesse aerolinee. Al punto di agevolare e/o pregiudicare gli stessi bilanci aziendali.

Dalla Sardegna che sostiene di registrare costi/tariffe proibitive, soprattutto in estate, alla Sicilia dove la Regione ha destinato ben 16 milioni/Euro, per superare il il caro-voli, per gli aeroporti di Palermo e Catania, oltre a Trapani e Comiso.

Dal Nord al Sud il supporto al volo (tra spese low cost e agevolazioni tariffarie) il sistema Italia finanzia – avrebbero rilevato alcune indagini - oltre 200 milioni/anno. E' una realtà sostenibile? Ma a chi tocca intervenire?

Una interrogazione parlamentare a sostegno delle “agevolazioni” rappresenta uno spaccato di questa realtà? E' stata presentata dall'onorevole Mauro D'Attis (FI)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al ministro per il Sud e la coesione territoriale.

Per sapere, premesso che:

anche per queste festività natalizie, come negli anni scorsi o per le vacanze estive, si è riproposto il tema del 'caro biglietti', un fenomeno che costringe migliaia di studenti e lavoratori originari del Sud Italia a sostenere enormi costi per tornare dalle famiglie, partendo dai luoghi di residenza del Nord Italia;

Federconsumatori monitora ogni anno l'aumento del costo dei biglietti di treni, aerei ed anche autobus sui quali questi consumatori tornano a casa e, quest'anno, ha scoperto aumenti da capogiro;

per quanto riguarda, per esempio, la Sicilia, il volo più economico da Milano-Malpensa a Palermo 'Falcone-Borsellino' è l’EasyJet delle ore 7:05. Questo volo l'8 novembre 2019, costa appena 57 Euro, che salgono a 179 Euro il 23 dicembre 2019. Un aumento pari al 314 per cento. Il volo più economico da Roma-Fiumicino a Palermo l'8 novembre 2019 è il Ryanair delle 08:30 che costa 86 Euro. Lo stesso volo costa 126 Euro il 23 dicembre 2019, con un aumento del 146 per cento;

non va meglio a chi deve recarsi in Puglia, anche in questo caso Federconsumatori che ha deciso di monitorare alcune delle principali tratte per analizzare la differenza di costo tra il viaggio nel week-end 8-10 novembre 2019 ed il periodo delle festività di fine anno 23 dicembre 2019-7 gennaio 2020;

oltre a registrare sin da metà ottobre 2019 l'esaurimento dei posti –specialmente per quanto riguarda treni e pullman– sono emerse differenze notevoli ed in alcuni casi molto elevate. Comprare un biglietto Roma-Bari a novembre 2019 sarebbe costato 39 Euro viaggiando con l'alta velocità. Con lo stesso treno a dicembre 2019 il costo sale a 61 Euro;

mediamente, in treno, il costo del viaggio in occasione delle festività di fine anno sulle tratte prese in esame rispetto ad un week-end di novembre 2019 costa dal 20 per cento al 144 per cento in più;

non va certo meglio per i bus, in questo caso il prezzo maggiore applicato in occasione delle festività natalizie va dal più 14 per cento al più 101 per cento;

i viaggi sono un servizio e, come tutti i servizi, il loro prezzo dipende dall'offerta e dalla domanda, ma i dati citati mostrano che si è di fronte ad incrementi di prezzo inaccettabili. Il Governo, a giudizio dell'interrogante, dovrebbe invitare l’Antitrust ad avviare approfonditi controlli su queste condotte commerciali che portano migliaia di italiani a dover sostenere costi improponibili o, ancora più grave, a rinunciare a visitare i propri cari per le festività natalizie–:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se il Governo intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché in futuro i prezzi dei biglietti per raggiungere il Sud Italia durante le festività natalizie, come durante le vacanze estive, siano ricondotti alla media dei costi degli altri periodi dell'anno". 21 Gennaio 2020

Aeroporti e Rischio Terzi e carico antropico e indice affollamento

Ma chi lo verifica? La V.I.A. e/o la V.A.S. e/o in sede PGT? Come regolarsi tra il Carico antropico (Ca), per funzioni di tipo residenziale e l’Indice di affollamento (Ia), per tutte le altre tipologie di funzioni, compresi i servizi e le attrezzature pubbliche e di uso pubblico?

Per quanto riguarda gli indici di edificabilità, quale “politica del territorio” hanno e/o avrebbero dovuto contemplare/adottare i Sindaci dei Comuni aeroportuali e non interessati?

Ecco il punto chiave. Quello che delinea una reale predisposizione, ancorché a posteriori, della salvaguardia del territorio, della tutela della comunità dei cittadini residenti e di passaggio.

La sicurezza (safety) delle operazioni di volo, nel contesto dell'Art. 707 e 715 del Codice della Navigazione e delle limitazioni ostacoli (ICAO), ovvero delle fasi di avvicinamento, atterraggio, decollo e riattaccata, sono invece compiti che spettano alle autorità aeronautiche designate a tali compiti.

L'ultima versione del Piano di Rischio Aeroportuale, adottato nel Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti, inquadra anche le zone di tutela e le aree relative al third party risk assessment-curve di isorischio.

Quali disposizioni e prescrizioni, nel contesto della pianificazione generale, “particolareggiata o attuativa per le quali si evidenziassero elementi di discordanza con le presenti norme”, devono essere, comunque adottate?

Certo qualora l'attività di un aeroporto risultasse inquadrato in un masterplan superato, magari senza una adeguata Valutazione di Impatto Ambientale, senza una Valutazione di Impatto Strategica, senza un Piano di Governo del Territorio e magari senza uno scenario di rischio terzi, ovvero di curve di isorischio attuale e futuro, la stessa certificazione aeroportuale non potrebbe risultare compromessa. Leggi “Certificazione/conversione ai sensi del Regolamento (UE) n. 139/2014” e “Certificazione ai sensi del Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA)”. 10 Gennaio 2020

Aeroporti: studio epidemiologico/salute e V.I.S. dei residenti

Tuttobene? Ma i Report - se fatti - non sono condivisi dalla popolazione: perché? I cittadini che popolano l'intorno delle piste delle infrastrutture aeroportuali che movimentano 10.000 e/o 100.000 e/o 250mila voli/anno potrebbero non condividere le risultanze delle Valutazione di Impatto Ambientale-VIA e Valutazione di Ambentiale Strategica-VAS dei masterplan aeroportuali proposti con regolarità per fronteggiare l'incremento del traffico aereo locale e mondiale. Il rituale Decreto del Ministro dell’Ambiente e di Tutela del Territorio, la stessa Direzione Generale Ambiente Energia e Reti Tutela Ambientale - Valutazione di Impatto Ambientale della Regione competente e la relativa attivazione di specifici studi epidemiologici sullo stato di salute dei residenti in vicinanza di altrettanti aeroporti, alla fine non fanno che confermare la “compatibilità” e “coesistenza” tra la comunità e l'aeroporto.

Gli studi epidemiologici inquadrano tre tipi di analisi:

-uno studio epidemiologico preliminare relativo ad incidenza e mortalità dei principali gruppi di patologie (con particolare attenzione alle cause oncologiche);

-uno studio epidemiologico finalizzato a valutare il consumo di alcune categorie di farmaci;

-uno studio trasversale per valutare attivamente, tramite somministrazione di un questionario e misurazione della pressione arteriosa (PA), parametri quali frequenza di ipertensione, insofferenza al rumore (“annoyance”) e disturbi del sonno fra la popolazione residente in prossimità degli Aeroporto.

Ma ecco affiancando gli studi epidemiologici sulla salute dei residenti ecco affermarsi anche la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) dei residenti.

Con uno scenario attuale e futuro, di medio e lungo periodo.

Obiettivi della VIS sono:

tutelare la salute integrando conoscenze e competenze in maniera multidisciplinare; – definire in maniera trasparente procedure e metodi per la stima degli effetti potenziali sulla salute di una popolazione;

valutare in modo sistematico diverse fonti di dati e metodi analitici, includendo i contributi degli stakeholder;

identificare e classificare gli impatti positivi e negativi e propone interventi per la prevenzione e riduzione di questi ultimi;

produrre una base di informazioni sulla popolazione locale, dello stato di salute e dell’ambiente attraverso lo sviluppo di indicatori sanitari e misurazioni ambientali per il monitoraggio;

identificare le migliori soluzioni e realistiche raccomandazioni per il monitoraggio e la gestione degli effetti attesi;

includere una forma di partecipazione degli stakeholder secondo modalità e tempi opportuni e interagire con le figure amministrative e politiche ai fini della migliore definizione del progetto e delle raccomandazioni.

In questi ultimi anni sono molto cresciute le preoccupazioni della popolazione relativamente ai problemi ambientali e per la salute causando, sempre più spesso, conflitti sul territorio per la scarsa considerazione che la salute ha nelle valutazioni di carattere ambientale.

La VIS rappresenta uno strumento efficace in grado di ridurre tali conflitti, poiché pone un accento particolare ai processi comunicativi e partecipativi promuovendo il coinvolgimento dei diversi stakeholder fin dalle prime fasi della valutazione. Per la corretta predisposizione di una VIS è quindi necessario che il proponente (ovvero il soggetto che deve svolgere lo studio VIS secondo quanto stabilito dalla legge) coinvolga, dalle fasi iniziali, esperti del settore ambientale e sanitario, istituzioni locali e altri attori della comunità, facilitando anche la partecipazione della popolazione che principalmente subirà le conseguenze determinate dalle modifiche che l’opera apporterà sul territorio.

Alcune categorie di soggetti che rientrano tra gli stakeholder sono:

organizzazioni di cittadini;

residenti; – fornitori di servizi;

ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), ASL (Aziende Sanitarie Locali), altre amministrazioni ai diversi livelli territoriali;

imprese locali;

industrie o grosse imprese;

agenzie pubbliche;

organizzazioni non governative;

soggetti nel settore della ricerca;

corporazioni di professionisti.

Alla fine, anche la VIS-Valutazione di Impatto sulla Salute dei residenti. Come lo Studio Epidemiologico, non farà altro che confermare la “compatibilità” e “coesistenza” tra la comunità e l'aeroporto?

Magari con una serie – numerosa - di “prescrizioni”. 9 Gennaio 2020

 

Aeroporti, VIA, VAS, masterplan e Piano d'Area e PM 10

Dagli sforamenti del PM 10, alle infrazioni: ma dove? Forse nei pressi delle piste?Da sito web https://ec.europa.eu/italy/news/20180517_UE_protegge_cittadini_su_inquinamento_dell_aria_it una nota della “Commissione difende il diritto degli europei a respirare aria pulita” dichiara come per quanto concerne il Particolato (PM10) in Italia: in 28 zone di qualità dell'aria, comprese le regioni Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 89 giorni.

Nel 2017 i media del Belpaese rilevavano come in Italia “con oltre 90.000 morti premature e 1.500 decessi per milione di abitanti (1.116 solo per il particolato Pm2,5) è maglia nera tra i grandi paesi europei per l’inquinamento atmosferico (1.100 in Germania, 800 in Francia e Regno unito, 600 in Spagna).

Altre news riportavano come la qualità dell'aria "è questione di grande preoccupazione per la Commissione" perché 66mila persone l'anno solo in Italia muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili Pm10” (Enrico Brivio responsabile Esecutivo UE).

Ma il deferimento alla Corte di giustizia: "Alcune iniziative sono state prese specialmente nel Nord del Paese – by Brivio - ma si tratta di misure ex post, a noi interessa che ci siano interventi strutturali che affrontino il problema all'origine. I contatti con l'Italia sono in corso, ma è presto per dire come evolverà la procedura di infrazione".

L'interrogativo da porre ai responsabili delle ARPA Regionali ed al Ministero dell'Ambiente è se tali sforamenti siano stati registrati nelle zone/aree degli agglomerati urbano/cittadino/metropolitano che ospitano e/o sono localizzati aeroporti/sistemi infrastrutturali quali scali aerei con il relativo carico di emissioni in atmosfera.

L'obiettivo della Comunità Europea ha, a riguardo delineato, le misure di lotta contro l'inquinamento atmosferico. Tali misure proposte oggi dalla Commissione si fondano su tre pilastri principali: norme sulla qualità dell'aria; obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni; e norme in materia di emissioni per le principali fonti di inquinamento, ad esempio per le emissioni degli autoveicoli, delle navi, degli aeromobili e quelle del settore energetico e dell'industria.

Per contrastare le emissioni di inquinanti atmosferici generate dal traffico (viario stradale e trasporto aereo?) la Commissione rafforzerà ulteriormente la propria collaborazione con le autorità nazionali, regionali e locali per giungere a un approccio comune integrato alla regolamentazione dell'accesso degli autoveicoli alle aree urbane, nel quadro dell'agenda urbana per l'UE.

Inoltre, la Commissione ha condotto un'ampia riforma, in modo da garantire che le emissioni di inquinanti atmosferici dei veicoli siano misurate in condizioni reali di guida

Il resoconto Europeo del 27 novembre 2019 sostiene:

Resta stabile a 77 il numero delle procedure a carico del nostro Paese al 27 novembre 2019.

Di queste, 66 sono casi aperti per violazione del diritto dell'Unione e 11 per mancato recepimento di direttive.  Nelle sessioni di novembre, il Collegio ha infatti adottato le seguenti decisioni con riferimento all'Italia:

due archiviazioni di infrazioni 

due nuove procedure di infrazione

una messa in mora complementare

quattro pareri motivati

Salgono a 20 le procedure di infrazione archiviate nel corso del 2019.

L'elenco delle 77 procedure aperte con le principali informazioni (numero di procedura, oggetto, fase della procedura, Direzione generale competente della Commissione europea, materia) è consultabile nella nostra banca dati EUR-Infra. 

Ma come verificare l'impatto ambientale di una infrastruttura aeroportuale se non con specifiche Valutazioni di Impatto Strategico per le zone ad elevata “criticità della qualità dell'aria”?

Dal sito web della Regione Lombardia a riguardo si evince:

“La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di Piani e Programmi che possono avere un impatto significativo sull'ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione dei piani e programmi, assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile. A tal fine, durante la fase di valutazione, sono determinati preventivamente gli effetti significativi diretti e indiretti delle azioni previste dal Piano/Programma (P/P) sulla popolazione, la salute umana, la biodiversità, il territorio, il suolo, l’acqua, l’aria, il clima, i beni materiali, il patrimonio culturale, il paesaggio nonché l’interazione tra i suddetti fattori. La procedura di VAS introdotta dalla Direttiva europea nel 2001 (Direttiva 2001/42/CE), è stata recepita a livello statale con il d.lgs. n. 152 del 2006 e da Regione Lombardia nell'art. 4 della l.r. n. 12 del 2005. Successivamente Regione Lombardia si è dotata di una propria disciplina in materia di VAS.

La Valutazione ambientale strategica - VAS si applica a tutti i piani e programmi:

che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti da assoggettare a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) o verifica di assoggettabilità a VIA; per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione d'incidenza ai sensi dell'articolo 5 del d.p.r. n. 357 dell'8 settembre 1997”.

Cosa fare, come pianificare e stimare i livelli di inquinamento atmosferico generato da una infrastruttura aeroportuale e dalla sistema correlato e da quello territoriale coesistente?

Lo scenario che identifica i livelli di emissioni complessive in atmosfera dovrà, inevitabilmente, accorpare le varie origini possibili. Quale significato e risultati, infine, possono dare le “eventuali” campagne di monitoraggio della qualità dell’aria, ottenuti a fatica dai Comitati e/o da qualche Sindaco avveduto, magari eseguiti con laboratori mobili e/o fissi, campionatori passivi, magari in specifiche condizioni meteo, al fine di valutare l'eventuali esistenza e/o esistenza delle sole emissioni avio? 4 Gennaio 2020

Aeroporti e qualità dell'aria, l’inventario delle emissioni

E quando il PM 10 supera i limiti nelle zone aeroportuali ed extra? Le procedure di infrazione aperte nei confronti degli Stati Membri per i superamenti del PM10 e alcuni di essi, tra cui l’Italia, sono stati deferiti alla Corte di giustizi a europea e condannati. E' comunque previsto un nuovo approccio per il PM10 e nuove procedure di infrazione per il NO2. Una procedura che dovrebbe riguardare anche gli aeroporti e/o i sistemi infrastrutturali integrati piste-sedimi-viabilità esterna.

In Italia quali città e/o località specifiche sono state sottoposte a tali “infrazioni”? Sono città che hanno, forse, integrato un sistema aeroportuale?

A chi attribuire le cause/origini? Al sistema viario cittadino, autostradale e di accesso all'infrastruttura aeroportuale e/o al sistema aviation correlato? E', forse, invece, il sistema integrato aeroporto-città la causa primaria di eventuali sforamenti?

A riguardo sono la Valutazione di Impatto Ambientale-VIA, la Valutazione di Impatto Strategico-VAS e la Valutazione Impatto sulla Salute-VIS a determinare, nel masterplan, l'incidenza complessiva delle emissioni in atmosfera. E' forse una pratica adottata anche nelle VIA-Masterplan relativo agli scali identificati nel Piano Nazionale Aeroporti?

I propulsori della flotte aeree che operano sulle piste degli aeroporti, spesso localizzate nei centri delle città, delle metropoli, più raramente nelle periferie, generano in sintesi emissioni gassose:

-ossido di azoto (NOx),

-monossido di carbonio (CO),

-anidride carbonica (CO2),

-idrocarburi incombusti (HC),

-altri fumi derivanti dalla combustione.

I rilevamenti e report periodici delle ARPA Regionali rilevano le maggiori emissioni di PM10 in atmosfera nei pressi delle principali aree urbananizzate, nei territori comunali limitrofi ai sistemi autostradali, anche nell'ambito limitrofo alle infrastrutture aeroportuali. In quest'ultime zone l’analisi della ripartizione delle emissioni per settore, quelle di origine avio da quello stradale.

Quanto incide l'uno e l'altro sulla comunità e sui cittadini residenti dell'intorno di un aeroporto?

I motori-reattori delle flotte aeree utilizzano cherosene o benzina avio, combustibili costituiti da idrocarburi. La composizione delle emissioni degli aerei è quindi analoga a quella degli altri mezzi di trasporto che utilizzano idrocarburi.

Le emissioni sono identificabili in:

inquinanti gassosi (ossidi di azoto NOx, ossidi di zolfo SOx, monossido di carbonio CO); 

inquinanti liquidi (idrocarburi incombusti); · 

inquinanti solidi (particolato costituito prevalentemente da fuliggine, polveri di metallo, impurità, residui di additivi); 

non inquinanti (anidride carbonica CO2 e vapore acqueo H2O). 

Fonti ed enti aeronautici accreditati in relazione al “particolato” sostengono:

“Il particolato è l'inquinante considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, essenzialmente prodotto dal traffico automobilistico. Nel caso del traffico aereo invece, i motori aeronautici sviluppano valori di temperatura alti con elevata efficienza della combustione. Questo significa bassa produzione della quantità complessiva dei materiali incombusti e quindi di particolato.

In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie fonti è un'operazione di estrema complessità, nonché occasione di continue polemiche fra i diversi settori. Tuttavia si può ragionevolmente sostenere che, grazie allo sviluppo delle sofisticate tecnologie aeronautiche nonché dei controlli esercitati dalle autorità delle aviazioni civili, il contributo percentuale del particolato dovuto al settore aviazione è poco significativo. A questo proposito, si evidenzia che ogni aeromobile deve essere progettato e costruito per proteggere al meglio l'ambiente dalle emissioni gassose prodotte.”

Ma – sostengono le autorità aeronautiche, tra queste ENAC - le aree circostanti l’aeroporto:

Per quanto riguarda la qualità dell’aria nelle aree circostanti gli aeroporti, in Italia, i livelli di inquinamento atmosferico vengono monitorati dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA), le quali tengono sotto osservazione la qualità dell’aria verificando che i livelli di inquinamento si mantengano entro i limiti di legge.

Dal punto di vista delle emissioni gassose, gli standard relativi alla certificazione dei motori di aeromobili sono contenute nel Vol. II dell’Annesso 16 ICAO.

Tali standard di certificazione coprono:

HC (idrocarburi incombusti);

CO (monossido di carbonio);

NOx (ossidi di azoto);

Fumo (Smoke).

La qualità dell'aria locale

La componente NOx, correlata al processo di combustione nei motori aeronautici, è essenzialmente presente alle basse quote.  NOx è una sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele; essi si generano come inevitabili sottoprodotti di una combustione che avvenga utilizzando aria (dal camino a legna al motore delle automobili o degli aeromobili, alle centrali termoelettriche).

La quantità e la qualità della miscela di NOx dipende dalla sostanza combusta e dalle condizioni in cui la combustione avviene. Per limitare le emissioni di NOx è fondamentale che la combustione avvenga nel modo più uniforme possibile, evitando picchi di temperatura. Nel caso dei motori aeronautici, si forma il thermal NOx, poiché si è in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno.” 2 Gennaio 2020

 

Perugia: precipita un drone, nel centro storico

I Vigili del Fuoco hanno recuperato il SARP-APR dalla “fontana” della piazza. Le notizie sui “droni” fuori controllo sono spesso rare e scarne. Le news dei media/web ricordano anche un'altro incidente a Venezia nel 2018. Precipitato in Piazza San Marco. Nessun ferito e danni in entrambi i casi, ma quale è la casistica? La sensazione che tra le difficoltà delle indagini sia una realtà misconosciuta e trascurata e/o non compare, con l'imparticabilità di registrarla materialmente e ufficialmente.

L'ultimo caso di Perugia è dello scorso 27 Dicembre e il “pilota” è il classico turista alla ricerca di foto emozionanti dall'alto. Circostanze e traguardi assai frequenti nelle località ad intenso turismo e con conseguente minime. Al più una contravvenzione.

La flotta dei mezzi a pilotaggio remoto, SAPR e droni dal peso di 300 grammi è rilevante, probabilmente maggioritaria in contrappunto ai mezzi, agli strumenti ed alla “cultura” operativa, nei riflessi di safety e security, ancora scarsa. Il turista straniero e quello italiano e/o europeo e/o statunitense come si dovrebbe regolare?

Chi peraltro controlla? Sono state attivate misure e procedure specifiche per fronteggiare, almeno, l'attività “turistica” dei droni?

Il regolamento FAA (Federal Aviation Administratiom), quello EASA-Europeo, quello ENAC (per indicarne solo tre, quando invece ogni Paese) sembrerebbero disporre di una normativa differenziata. Pur perseguendo finalità condivise non sono, ad esempio, al momento del tutto sincronizzati, non equivalenti e coerenti nell'articolato procedurale. Attestati al volo, dispositivi transponder per il controllo remoto, spazi di attività e restrizioni e tante altro.

Quanti sono i droni peso inferiore a 300 grammi in circolazioni, “operativi” e/o acquistati nei picolli e grandi magazzini e/o on-line?

Nello spazio aereo europeo EASA (con oltre 550 milioni di cittadini), negli Stati Uniti (350 milioni) e quasi 2 milioni di droni registrati), in Italia quanti sono stati venduti e registrati? La flotta per attività “ludica-ricreativa-hobbistica” e quella lavorativa del Belpaese è stata “identificata”?

Decisive sono, comunque, le regole che ogni Paese ha attivato. Senza entrare nel dettaglio di ogni singolo Paese, una impresa titanica per chi lo volesse fare, il semplice raffronto delle pagine di un “regolamento” potrebbe rappresentare la realtà “normativa” inquadrata.

Al momento si registrano le 300 pagine del testo FAA-USA, assimilabile a quello EASA, alle 37 di quello ENAC. Regolamenti, tuttavia, in corso d'opera che, nel tempo, dovranno, inevitabilmente, condividere ogni singolo dettaglio e procedura. Verso un definitivo e condiviso “regolamento”.

Ma in attesa di questo ambito traguardo “globale” la realtà quotidiana del traffico dei “droni” deve essere fronteggiato, in ogni Paese e in ogni città: come? 31 Dicembre 2019

ENAC revoca licenza a Ernest Airlines, 6°vettore “italiano”

Con un inusuale comunicato ENAC di domenica 29 Dicembre! Quali delle disposizioni generali e dei Capi e degli Articoli elencati nelle 18 pagine del testo del REGOLAMENTO (CE) N. 1008/2008 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 24 settembre 2008 recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità potrebbe aver determinato la revoca della licenza?

Forse, ne elenchiamo una tra le tante; “Per evitare l’eccessivo ricorso a contratti di utilizzazione di aeromobili immatricolati in paesi terzi, in particolare di wet lease, è opportuno che tale possibilità sia riservata in circostanze eccezionali, quale una mancanza di aeromobili adeguati sul mercato comunitario, che sia strettamente limitata nel tempo e che siano rispettate norme di sicurezza equivalenti a quelle contenute nella normativa comunitaria e nazionale”.

L'interrogativo delle la ragione/causa, in attesa di un chiarimento ufficiale rimane?

Il vettore peraltro, in una nota sul sito web rileva: “La nostra compagnia deve chiudere momentaneamente le vendite dei voli in partenza” ….i voli ...”verranno ripristinati sul sito non appena verrà pubblicata la revoca di tale disposizione. La società sta attivando tutte le azioni mirate a ottenere la revoca dello stesso provvedimento”.

Comunicato Stampa n. 96/2019 del 29 Dicembre 2019

“ENAC sospende la licenza della compagnia aerea Ernest dal 13 gennaio 2020

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile informa di aver disposto la sospensione della licenza di esercizio di trasporto aereo passeggeri e merci al vettore Ernest S.p.A.

Tale sospensione avrà efficacia a partire dal 13 gennaio 2020 al solo scopo di consentire alla compagnia di riproteggere i passeggeri già in possesso di un titolo di viaggio, provvedendo, al contempo, alla necessaria informativa all’utenza per gli eventuali voli cancellati.

Il vettore, pertanto, non potrà più emettere biglietti di viaggio. La licenza rimane comunque in vigore fino al 13 gennaio 2020, anche in considerazione delle festività in corso, nonché del Capodanno ucraino del 7 gennaio 2020 e della conseguente necessità di garantire l’interesse superiore della tutela del passeggero, rilevato che non sussistono imminenti criticità che pregiudicano la sicurezza delle operazioni.

Il provvedimento è stato adottato dall’ENAC sulla base di quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 1008 del 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità Europea.

Tuttavia, qualora il vettore fornisca gli elementi di garanzia richiesti dalle norme comunitarie e tali elementi siano valutati favorevolmente dall'Ente, il provvedimento di sospensione potrà essere revocato.

L’ENAC continuerà a effettuare un monitoraggio sulla compagnia aerea al fine di verificare l’adozione di tutte le iniziative possibili a tutela del rispetto dei diritti dei passeggeri." 30 Dicembre 2019

Aeroporti, i Comitati scrivono a RAI 3 - Report

Oggetto: un atteso servizio sulla “coesistenza” degli aeroporti. I sottoelencati Comitati  di Cittadini impegnati da anni nella riduzione degli impatti del trasporto aereo: rilevano che la trasmissione Report del 23 dicembre 2019 non ha mandato in onda il servizio sugli aeroporti italiani afflitti da problematiche ambientali, sanitarie e di sicurezza ;

auspicano che questa decisione non sia definitiva e che sia esclusivamente finalizzata ad approfondire meglio le problematiche ambientali dell'intero sistema aeroportuale nazionale;

si dichiarano disponibili a collaborare con la redazione di  Report , che ritengono ultimo baluardo contro l’arroganza delle lobby , fornendo le competenze maturate negli anni  di impegno per fissare il rispetto dei limiti operativi per ciascun aeroporto col fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini.

 

Comitato No Fly Zone Napoli

Stefania Cappiello

3482264550

 

Ass.ne Comitato per la riduzione dell'impatto ambientale aeroporto di Treviso

Ass.ne Colognola per il Suo Futuro Bergamo

Comitato Antirumore aeroporto di Linate

Comitato aeroporto di Ciampino 

Comitato Cittadini di Varallo Pombia aeroporto di Malpensa

Cocompaer Bologna

Comitato Fuori Pista aeroporto di Fiumicino

Comitato No Cargo Parma

Presidio No aeroporto Firenze

CriaaVe No raddoppio aeroporto di Venezia

Comitato Sorvolati Brozzi Peretola Quaracchi le Piagge - Firenze

Vas onlus Prato 

Comitato No aeroporto Campi Bisenzio-Fi - 28 Dicembre 2019

Aeroporti e passeggeri, anno da “record”: superate “quote” di milioni/anno

Ma quanti sono i movimenti e quanti per “singola”pista? Serve un “tetto”.Negli ultimi trenta giorni le società di gestione aeroportuale stanno festeggiando il superamento dei milioni di passeggeri trasportati. Dopo i successi “annuali” degli scali maggiori, quali Fiumicino, Malpensa, Venezia, Bergamo, tocca a quelli di media grandezza. Dopo Napoli Capodichino con 10 milioni di passeggeri, ecco Bologna-Marconi con 9 milioni. Si aggiunge , Nove milioni di passeggeri in un anno. Anche Catania-Fontanarossa ha svoltato il traguardo dei 9 milioni, gli scali pugliesi che superano il traguardo degli 8 milioni/anno. Risultati raggiunti ben prima del bilancio del traffico conclusivo di fine anno. Anche i trend del traffico annuale è cresciuto, superato, talvolta anche del 10%. Scenario che rappresenterebbe scali dinamici e attrattivi, con mix di voli nazionali e internazionali e, talora, anche intercontinentali.

Spesso, tuttavia, tali incrementi registrano costi extra. Quelli derivati da accordi di co-marketing sottoscritti da Comuni d Enri territoriali per mobilitare ed attivare destinazioni low cost. Complessivamente è un successo eclatante al quale, solitamente, non si rappresentano adeguate e verificate ricadute ambientali e di servitù aeronautiche (risk assessment) sulla comunità e sul territorio circostante.

Questi traguardi di quote di passeggeri festeggiate sono forse comparate con i livelli di traffico di movimenti aerei sulle singole piste di volo? Quale è l'incidenza dei voli in relazione al masterplan certificato dalla VIA e dalla VAS? Sono forse stati superate le quote dei voli senza una adeguata verifica della zonizzazione acustica, della classificazione acustica comunale, dei vincoli delle curve di isorischio? La VIS - Valutazione Impatto sulla Salute dei cittadini residenti nell'intorno del sedime e sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio è stata analizzata e verificata sugli “eventuali” ipotetici sforamenti?

Rischi e ricadute ambientali e le problematiche associate alla scurezza della navigazione aerea (atterraggio e decollo), alla tutela dei cittadini e della comunità dal rischio incidenti aerei, ai vincoli aeronautici, al governo del territorio, al rischio per salute umana.

“L'Italia oggi presenta numerose carenze normative e applicative rispetto alle raccomandazioni internazionali e alla completa applicazione delle indicazioni europee sulla VIS. È quindi forte l'esigenza di fornire indirizzi, metodi e strumenti per riqualificare i pareri nelle valutazioni effettuate dagli operatori della sanità pubblica, da un lato, e dall'altro di dare indicazioni ai proponenti per sviluppare adeguatamente la componente salute nell'ambito delle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Sanitario (VIA). Scopo del progetto è pertanto la predisposizione di Linee Guida per la VIS di riferimento nazionale sia per i valutatori che per i proponenti. I documenti così elaborati, con il supporto metodologico di ISPRA, ISS e IFC-CNR, saranno in linea sia con l'esperienza maturata nelle procedure di VAS e VIA nazionali, sia con le applicazioni di VIS condotte in ambito nazionale ed internazionale, inclusi i recenti sviluppi in termini di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) e saranno altresì strumenti di valenza nazionale, con caratteristiche di flessibilità sufficienti a renderli adattabili alle diverse specificità territoriali, e di standardizzazione in grado di garantire omogeneità nella formulazione delle proposte e nella valutazione degli impatti”(Ministero della Salute-Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie). 24 Dicembre 2019

Aeroporti e Rischio: è la questione primaria, preliminare alla VIS, VIA e VAS

Valutazione Impatto Salute, Valutazione Impatto Ambientale, Valutazione Impatto Strategico! I due documenti ENAC che inquadrano e regolamentano la coesistenza tra una aeroporto (civile e/o militare) sono la Circolare APT-33 Piani di rischio previsti dall’art. 707 del Codice della Navigazione del 30/8/2010 e la Policy di attuazione dell'Art. 715 del Cdn- Definizione della metodologia e della policy di attuazione del risk assessment del 12 Gennaio 2010. .

Una circolare di 8 pagine ed uno di 12, entrambi fondamentali per la gestione del traffico aereo, al suolo ed in volo, nella zona land side ed air side. Entro il sedime aeroportuale ed all'esterno.

La Circolare APT 33 rileva “il piano di rischio interessa il territorio di più comuni, gli stessi devono presentare un documento unitario che contenga le analisi condotte sui rispettivi strumenti urbanistici vigenti e le eventuali misure da adottare per renderli coerenti con le indicazioni del Regolamento dell’Enac. Il piano di rischio deve essere caratterizzato da uniformi criteri di definizione dei parametri urbanistici per la programmazione dell’uso del territorio”.

La salvaguardia della navigazione aerea da un lato e la tutela del territorio, della comunità dei cittadini insediati sono i due traguardi/obiettivi perseguiti.

E' tutto vero e realizzato (o in corso di adozione) e/o alcuni scenari aeroportuali non sono del tutto coerenti con le disposizioni ENAC?

A seguito dell'aggiornamento del Codice della Navigazione (di cui al D.lgs. 96/2005 modificato ed integrato dal D.Lgs. 151/2006) ed il varo “al Capo III nuove previsioni normative in materia di vincoli alla proprietà privata da apporre sui terreni limitrofi agli aeroporti. In particolare al quinto comma dell’articolo 707 il legislatore ha introdotto una previsione normativa completamente nuova costituita dai piani di rischio, strumenti urbanistici finalizzati alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica. Dal 2005, anno di emanazione del Decreto Legislativo che ha modificato la parte aeronautica del Codice della Navigazione, i Comuni non possono autorizzare opere ed attività ubicate lungo le direzioni di decollo ed atterraggio, se non coerenti con il piano di rischio. Il disposto normativo prevede altresì che i piani di rischio vadano redatti sulla base del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti e di eventuali normative regionali. L’ENAC, nel compimento della propria attività istituzionale, approfondite le diverse tematiche connesse con i nuovi disposti normativi, ha sviluppato metodologie ed integrazioni regolamentari per rendere applicabili ed efficaci le previsioni del nuovo codice. Al fine di coinvolgere le Istituzioni interessate da tali nuovi disposti normativi, ha effettuato una serie di incontri in cui ha illustrato e condiviso il percorso intrapreso ed anticipato le novità introdotte nel proprio corpo regolamentare. Il programma si è attuato con riunioni tenutesi a livello nazionale con l’Associazione dei Comuni Aeroportuali (ANCAI) e con l’Associazione dei Gestori Aeroportuali (Assaeroporti), nonché con momenti di confronto a livello locale”.

A che punto siamo?

Tutti i Comuni aeroportuali hanno redatto e sottoscritto un documento unitario il Piano di Rischio (Art. 707 CdN) in ognuno, innanzi tutto, degli scali identificati nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA? Quali sono i Comuni che, eventualmente, non hanno ancora ottemperato a tali disposizioni e/o sono in corso d'opera?

Per quanto concerne invece l'attuazione dell'Art. 715 del CdN (curve di isorischio e adozione del risk assessment) per le piste con oltre 50mila voli/anno e per le specificità di alcune piste, (localizzate in contesti supercritici) con numero di movimenti inferiori è indispensabile (anche i Sindaci dei Comuni coinvolti) valutare gli indici/curve di isorischio comparate con il livello del traffico annuale registrato. 19 Dicembre 2019

Aeroporti e ispezione EASA in ENAC, è tutto a norma!

Le tematiche hanno riguardato la safety, i servizi di soccorso e antincendio e altro. Con un comunicato stampa dello scorso 9 Dicembre ENAC ha sintetizzato il risultato della ispezione svolta da EASA - Agenzia Europea per Sicurezza Aerea nel settore aeroporti.

 Comunicato Stampa n. 88/2019

“ENAC: ispezione EASA, l'Agenzia europea per la sicurezza aerea, sul settore aeroportuale nazionale

L'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile rende noto che dal 2 al 6 dicembre si è svolta la prima ispezione in Italia da parte dell'EASA, l'Agenzia Europea per Sicurezza Aerea, nel settore Aeroporti (Aerodromes - ADR).

Le ispezioni di questo di tipo, definito 'approfondito' (comprehensive), hanno l’obiettivo di valutare la capacità dell’Autorità competente di esercitare le proprie responsabilità di sorveglianza in materia di sicurezza, attraverso verifiche sulla rispondenza a tutti i requisiti europei previsti dalla normativa vigente, applicabili al settore aeroporti.

Il team EASA, composto da cinque ispettori, ha effettuato sia verifiche documentali, sia interviste al personale delle strutture centrali e delle direzioni regionali responsabili dell’attività di certificazione e sorveglianza.

Nel corso dell’ispezione sono stati visitati anche le società di gestione degli aeroporti di Roma Fiumicino e Napoli Capodichino e le relative infrastrutture aeroportuali, oltre che il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e dell’ENAV, al fine di verificare la rispondenza ai requisiti relativi ai servizi di soccorso e antincendio e al servizio della navigazione aerea.

Al termine dell’ispezione il team EASA, pur rilevando alcuni ambiti di miglioramento, ha espresso apprezzamento per l’efficacia e il livello qualitativo del sistema di gestione e di sorveglianza dell’ENAC, confermando l’elevata professionalità del personale, oltre che il buon livello di collaborazione e coordinamento tra le diverse strutture di questo settore”. 17 Dicembre 2019

FAA, declassa Rating aviazione civile del Venezuela

Iniziativa, al monento, unidirezionale ed esclusiva! L'agenzia U.S.A. Federal Aviation Administration (FAA) in data 13 Dicembre segnala, come, a seguito della mancata ottemperanza agli standards ICAO ed al programma/procedure della International Aviation Safety Assessment (IASA) ha emanato una circolare nella quale ha assegnato/degradato il Venezuela in “Category 2 rating”.

Il mancato rispetto e/o adozione della “Category 1 rating” da parte dell'ente nazionale del Venezuela, secondo la FAA USA non autorizza il volo delle aerolinee venezuelane negli Stati Uniti.

Al momento, almeno dopo le nostre specifiche indagini, non sono state registrate motivazioni, procedure equivalenti emanate dai restanti Paesi degli organismi internazionali aderenti ad ICAO ed IASA. 14 Dicembre 2019

UE, aggiornata la black list delle aerolinee bandite in Europa

Sono ancora 115! Una lista che i passeggeri non possono ignorare! Nei giorni scorsi la UE avrebbe elaborato ed aggiornato la lista le compagnie aeree della nuova Black list europea. Nonostante alcune agenzie abbiano divulgato tale elenco la sua disponibilità è tuttora riservata. In attesa di poterla esaminare AH propone quella in vigore:

Sono 115 le aerolinee che non sono autorizzate ad operare nello spazio aere Europeo e che sono proposte ai passeggeri, da evitare perche ritenute “unsafe”:

Afghanistan 

AFGHAN JET INTERNATIONAL AIRLINES

ARIANA AFGHAN AIRLINES

EAST HORIZON AIRLINES

KAM AIR

SAFI AIRWAYS

Angola 

AEROJET

AIR GICANGO

AIR JET

AIR NAVE

AIR26

ANGOLA AIR SERVICES

DIEXIM

FLY540

GIRA GLOBO

HELIANG

HELIMALONGO

MAVEWA

SONAIR

Congo 

AERO SERVICE

CANADIAN AIRWAYS CONGO

EMERAUDE

EQUAFLIGHT SERVICES

EQUAJET

EQUATORIAL CONGO AIRLINES S.A.

MISTRAL AVIATION

TRANS AIR CONGO

Congo, repubblica democratica

AIR FAST CONGO

AIR KASAI

AIR KATANGA

AIR TROPIQUES

BLUE AIRLINES

BLUE SKY

BUSY BEE CONGO

COMPAGNIE AFRICAINE D’AVIATION (CAA)

CONGO AIRWAYS

DAKOTA SPRL

DOREN AIR CONGO

GOMAIR

KIN AVIA

KORONGO AIRLINES

MALU AVIATION

MANGO AIRLINES

SERVE AIR

SERVICES AIR

SWALA AVIATION

TRANSAIR CARGO SERVICES

WILL AIRLIFT

Corea

AIR KOYO

Gibuti 

DAALLO AIRLINES

Guinea Equatoriale 

CEIBA INTERCONTINENTAL

CRONOS AIRLINES

Eritrea

ERITREAN AIRLINES (leggi qui!)

NASAIR ERITREA

Gabon 

AFRIC AVIATION

ALLEGIANCE AIR TOURIST

NATIONALE REGIONALE TRANSPORT (N.R.T)

SKY GABON

SOLENTA AVIATION GABON

TROPICAL AIR-GABON

Iraq

IRAQI AIRWAYS

Iran 

IRAN ASEMAN AIRLINES

Kirghizistan 

AIR BISHKEK

AIR MANAS

AVIA TRAFFIC COMPANY

CENTRAL ASIAN AVIATION SERVICES (CAAS)

HELI SKY

AIR KYRGYZSTAN

MANAS AIRWAYS

S GROUP INTERNATIONAL (precedentemente S GROUP AVIATION)

SKY BISHKEK

SKY KG AIRLINES

SKY WAY AIR

TEZ JET

VALOR AIR

Liberia 

Tutte le compagnie

Libia

AFRIQIYAH AIRWAYS

AIR LIBYA

BURAQ AIR

GHADAMES AIR TRANSPORT

GLOBAL AVIATION AND SERVICES

LIBYAN AIRLINES

PETRO AIR

Nepal

AIR DYNASTY HELI. S.

AIR KASTHAMANDAP

BUDDHA AIR

FISHTAIL AIR

GOMA AIR

HIMALAYA AIRLINES

MAKALU AIR

MANANG AIR PVT LTD

MOUNTAIN HELICOPTERS

MUKTINATH AIRLINES

NEPAL AIRLINES CORPORATION

SAURYA AIRLINES

SHREE AIRLINES

SIMRIK AIR

SIMRIK AIRLINES

SITA AIR

TARA AIR

YETI AIRLINES DOMESTIC

Nigeria 

MED-VIEW

Sao Tome e Principe 

AFRICA’S CONNECTION

STP AIRWAYS

Sierra Leone 

AIR RUM, LTD

DESTINY AIR SERVICES, LTD

HEAVYLIFT CARGO

ORANGE AIR SIERRA LEONE LTD

PARAMOUNT AIRLINES, LTD

SEVEN FOUR EIGHT AIR SERVICES LTD

TEEBAH AIRWAYS

Sudan 

ALFA AIRLINES SD

BADR AIRLINES

BLUE BIRD AVIATION

ELDINDER AVIATION

GREEN FLAG AVIATION

HELEJETIC AIR

KATA AIR TRANSPORT

KUSH AVIATION CO.

NOVA AIRWAYS

SUDAN AIRWAYS CO.

SUN AIR

TARCO AIR

Suriname

BLUE WING AIRLINES

Venezuela 

AVIOR AIRLINES

Zimbabwe 

AIR ZIMBABWE

Oltre a queste 115 compagnie aeree della Black list europea a cui è stato vietato il volo sul territorio dell’UE, 6 vettori sono soggetti a restrizioni specifiche, ovvero: TAAG ANGOLA AIRLINES (Angola), AIR SERVICE COMORES (Comore), AFRIJET BUSINESS SERVICE (Gabon), NEW AIR AFFAIRES GABON SN2AG (Gabon; Sud Africa), IRAN AIR (Iran) e AIR KORYO (Corea del Nord). 12 Dicembre 2019

Aeroporto Comiso, è stato dichiarato strategico: tra Catania e Palermo

Una operazione nel quadro competitivo dei voli low cost e del corto/medio raggio! Il bacino di traffico del Piano Nazionale Aeroporti ha identificato in Sicilia orientale il ruolo e le prospettive degli scali di Catania e Comiso e di quella della Sicilia occidentale con Palermo, Trapani, Pantelleria e Lampedusa).

La regione ha circa 5 milioni di abitanti, una superficie di 25 832,39[2] km² e 390 Comuni.

Con la privatizzazione in corso di Catania Fontanarossa ad Est ed il tentativo di rilancio di quello di Trapani all'Ovest in questi giorni l'attenzione si è, tuttavia, polarizzata sull'operazione Aeroporto di Comiso.

Il Governatore della Sicilia, Nello Musumeci, ha manifestato l'intenzione di acquisire il 35% della quota pubblica al fine di potenziare lo scalo: è stato, infatti, ritenuto strategico per l'assetto dei collegamenti aerei della Regione Siciliana. Anche il Sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari, dopo aver verificato l'attenzione sul 35% della SOACO per controbilanciare la privatizzazione di quello di Fontanarossa.

Qual'è il senso di tali operazioni? Quali garanzie, quali opportunità operative vanno inquadrate nel processo di ridefinizione e rilancio degli scali siciliani?

In attesa che il Piano Nazionale Aeroporti sia aggiornato e/o ridisegnato dal Governo di Roma l'iniziativa siciliana potrà essere integrata e/o si imporrà come una anomalia del tutto avulsa dal mercato, dalla liberalizzazione, dalle politiche di marketing dei Comuni del territorio, magari in contraddizione col tentativo di “salvare” Alitalia dalla concorrenza sul corto/medio raggio? 4 Dicembre 2019

Aeroporti, interrogazione su tariffe aeree e tasse varie, extra e no!

A chi tocca verificarne la coerenza e correttezza? Tra costo dei biglietti aerei, a quelle di atterraggio, alle tasse aggiuntive, a quelle di imbarco, a quelle extra bagagli a quelle sul rumore aereo-IRESA (?). Nel panorama delle tariffe dei voli low cost a quelle dei voli di prima, business class il passeggero appare disorientato. Quale ruolo deve essere svolto dagli istituti di controllo e garanzia e tutela dei passeggeri? La materia è stata sottoposta all'ennesima interrogazione parlamentare.

E' stata presentata dalla senatrice Urania Giulia Rosina Papatheu (FI)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. 

Premesso che:

il prezzo di un biglietto aereo non è comprensivo solamente del servizio di trasporto passeggeri e merci, ma anche di diverse tasse aeroportuali che incidono per almeno il 40 per cento del costo finale, con ulteriori varie voci che accrescono il costo finale del servizio. Oltre all'indicazione del prezzo definitivo devono essere specificate chiaramente: tariffa aerea, passeggeri e merci; tasse; diritti aeroportuali; altri diritti, tasse o supplementi connessi alla sicurezza o ai carburanti. Il passeggero ha diritto di sapere quanto spende e di avere consapevolezza di quanto applicato dalle compagnie;

come rilevato dall'associazione dei consumatori 'Adiconsum', rientrano nei costi, anche mediante indicazione con appositi codici, le seguenti voci: la tariffa vera e propria, il costo cioè del volo applicato dalla compagnia; IT (diritti di imbarco, costi che la compagnia versa al gestore dei servizi aeroportuali) da 2,46 a 8,15 Euro; VT (sicurezza del passeggero e del bagaglio a mano) per 1,81 Euro; EX (controllo bagagli da stiva, da 1,10 a 3,77 Euro); MJ (assistenza ai passeggeri disabili o a mobilità ridotta); FN (Iva sui diritti aeroportuali); XT (che riassume tutte le voci di spesa inerenti alle tasse); YR: (il dovuto per la vendita del biglietto che varia a seconda del canale di utilizzo, agenzia di viaggi o sito web); HB (addizionale di competenza comunale, dei ministeri del Lavoro e delle politiche sociali, della Salute e dell'Interno) per 4,50 Euro. Ed in particolare vi sono il codice unico YQ, per costi di sicurezza, assicurazione e l'addizionale fuel surcharge, che viene applicato 'Qualora si verifichi un aumento del prezzo del carburante e varia da un minimo di 32 Euro ad un massimo di 70 Euro'. Le voci HB, EX, VT, IT, FN vanno sempre rimborsate;

viene da chiedersi quali controlli e verifiche periodiche vengano effettuate in Italia sui costi applicati dalle compagnie aeree nei biglietti, con riferimenti a voci variabili come gli aumenti dei prezzi del carburante. I consumatori lamentano incongruenze nell'imposizione dei costi sui biglietti aerei ed il fenomeno è stato denunciato da Uftaa (United Federation of Travel Agents' Associations, la federazione mondiale agenti di viaggio), che ha rilevato: 'Dal 2013 al 2015 per ben tre anni il carburante scese costantemente dal 1° gennaio 2013, al 31 dicembre 2015, da 120 dollari al barile sino a 35 dollari al barile. Gli esperti di Uftaa che si occupano di tariffazioni aeree hanno individuato una plusvalenza che le compagnie aeree hanno avuto in quel triennio e con la quale hanno risanato i loro bilanci. Il costo del biglietto è rimasto uguale nel triennio, nonostante le compagnie nei loro regolamenti abbiano sempre specificato che il prezzo del biglietto fosse collegato a quello del costo del petrolio. Avrebbero dovuto abbassare il prezzo, invece hanno preso in giro i consumatori, tutti quanti, nel mondo'. Uftaa ha anche prospettato una class action a favore dei consumatori per l'aggiornamento non avvenuto nel biglietto aereo del costo del petrolio, con la presumibile sussistenza quindi di costi occulti,

si chiede di sapere se il ministro in indirizzo sia in grado di riferire quali controlli siano stati effettuati dal Governo per garantire una corretta applicazione da parte delle compagnie aeree dei costi del biglietto nel nostro Paese e se sia a conoscenza delle anomalie segnalate da Uftaa". 2 Dicembre 2019

Aeroporti, abbattimento alberi e ordinanze, ma senza “demolizioni” sistematiche

Dalle proteste dei cittadini per il rispetto del “verde” alla “safety” derogata?Cosa accade quando alberature e magari “manufatti” localizzati all'esterno del sedime aeroportuale sono identificati come un'ostacolo alla navigazione aerea? Sono gli articoli 686, 707, 709, 711, 714, 718, 1174, 1231 del Codice della Navigazione a definire una questione primaria e che riguarda la sicurezza delle operazioni aeree nel circondario di una pista.

E' compito del Direttore Aeroportuale, in correlazione non solo al Codice della Navigazione italiana del 1942, aggiornato nel 2005, all'Annesso 14 alla Convenzione di Chicago relativa all'aviazione civile internazionale; al Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti, al Regolamento (UE) 139/2014; alla legge 241/1990 e successive modificazioni e integrazioni; dopo aver verificato gli sforamenti delle alberature e vegetazione (ma dovrebbe esigerlo anche per gli immobili e costruzioni), divulgare una specifica “Ordinanza”.

Il Gestore Aeroportuale dovrebbe immediatamente procedere con l’abbattimento e/o ridimensionamento, capitozzatura della suddetta vegetazione. Ma avviene altrettanto per gli ostacoli rappresentati dagli immobili ed alle costruzioni esistenti, magari edificati prima dell'adozione del Piano Di Rischio, i quali costituiscono ostacolo per la navigazione aerea all’interno e all’intorno dell’aeroporto.

La reattività dei cittadini, tuttavia, scatta immediatamente quando sono gli alberi troppo alti ad essere decapitati e/o abbattuti, mentre nessuna voce e nessun reclamo sembrerebbe concernere le “edificazioni” esistenti. Possibile che solo in corrispondenza di alberi e vegetazioni non esistano ostacoli per la navigazione aerea all’interno e all’esterno dell’aeroporto?

Né ENAC né i cittadini sembrerebbero attivarsi, gli uni con Ordinanza i secondi con querele e denunce.

Se i Sindaci sono “riluttanti” nell'abbattimento di pini secolari, anche quando il gestore aeroportuale lo propone e si impegna a piantumarne altrettanti e/o dieci volte tanto, la battaglia per loro salvaguardia diventa una contesa che i media registrano con passione e sensibilità “sociale”.

Non altrettanto sembrerebbe avvenire dinnanzi all'ipotetica esistenza di “costruzioni” che sforano il piano limitazioni ostacoli previsti negli Annessi ICAO.

Comitati dei residenti, Soprintendenza, associazione ambientalista insorgono, spesso e legittimamente, a tutela di “beni naturalistici storici”, quando, magari, i “vincoli aeronautici ostacoli”, nelle zone sottoposta a obblighi decisivi non hanno altrettanta “attenzione”.

Una sensibilità diversificata tra tutele ambientali e tutele alla navigazione aerea sembrerebbero scontate nel circondario di tante infrastrutture aeroportuali. Perché? Se talora si scontano “deroghe” per le edificazioni precedenti alla Legge 58 del 1963 e all'adozione dell'Art. 707 del CdN, ovvero alla deliberazione del Piano di Rischio dei Comuni Aeroportuali, avviene solo per una diversificata “competenza ambientale e aeronautica” dei cittadini? 30 Novembre 2019

Aeroporti e aerobasi: mappe di vincolo e limitazione ostacoli

Trasparenza sulle zone che, potrebbero, forare i limiti dell'Annesso XIV ICAO! E' stata la revisione del comma 1 dell’art. 707 del Codice della Navigazione - Decreto Legislativo n. 151 del 15-03-06 – ad imporre le cosiddette le “mappe di vincolo e di limitazione ostacoli” riguardante il territorio - sedime aeroportuale incluso- al fine di salvaguardare la sicurezza della navigazione aerea.

Oltre alle Zone A,B,C e D del Piano di Rischio le aree limitrofe agli aeroporti da sottoporre a vincolo per quanto riguarda ostacoli ed altri potenziali pericoli per la navigazione aerea stessa rimandano all'Annesso XIV ICAO. Con la circolare ENAC n. 34982/AOC/DIRGEN del 31.05.07 (ENAC n. 22164/DIRGEN/CAP del 30-03-10) la redazione delle mappe è diventata pertinenza dei Gestori aeroportuali e tutti gli aeroporti e aerobasi del Belpaese sono state adeguatamente “mappate”.

Il Codice di Navigazione nel Capo dei “ Vincoli della proprietà privata- Art. 707 - Determinazione delle zone soggette a limitazioni” riporta:

“Al fine di garantire la sicurezza della navigazionE aerea, l'ENAC individua le zone da sottoporre a vincolo Nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitaZiOni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale. Gli enti locali, nell'esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell'ENAC. Il personale incaricato dall'ENAC di eseguire i rilievi e di collocare i segnali può accedere nella proprietà privata, richiedendo, nel caso di opposizione dei privati, l'assistenza della forza pubblica. Le zone di cui al primo comma e le relative limitazioni sono indicate dall'ENAC su apposite mappe pubblicate mediante deposito nell'ufficio del comune interessato.

Dell'avvenuto deposito e' data notizia, entro dieci giorni, mediante avviso inserito nel Bollettino uFficiale della regione interessata. Il comune interessato provvede inoltre a darne pubblicità ai singoli soggetti interessati, nei modi ritenuti idonei. Nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attivita compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano, anche sulla base delle eventuali direttive regionali, nel rispetto del regolamento dell'ENAC sulla costruzione e gestione degLI aeroporti, di attuazione dell'Annesso XIV ICAO. Per gli aeroporti militari le funzioni di cui al presente articolo sono esercitate dal Ministero della difesa e disciplinate con decreto del Ministro della difesa.” 

A differenza dei “vincoli” imposti dal Piano di Rischio che concerno esclusivamente i Comuni di sedime aeroportuale, quelli pertinenti alle “limitazione ostacoli e altri potenziali pericoli alla navigazione aerea”, in aggiunta ad una relazione aggiuntiva che evidenzia i punti in cui lo stesso terreno naturale e/o altro dovesse forare le superfici di delimitazione ostacoli, risultano assai più numerosi. Al fine di rappresentare l'esteso numero dei Comuni interessati, per esemplificare, proponiamo la lista di uno scalo importante, ancorchè con una pista di soli 2400 metri: la situazione generata da Milano Linate.

“Provincia di Milano:

Assago Baranzate Basiglio Bellinzago Lombardo Bollate Bresso Buccinasco Bussero Carpiano Carugate Cassina de' Pecchi Cernusco sul Naviglio Cerro al Lambro Cesano Boscone Cinisello Balsamo Cologno Monzese Colturano Cormano Corsico Cusano Milanino Dresano Gorgonzola Lacchiarella Liscate Locate Triulzi Mediglia Melegnano Melzo Milano Novate Milanese Opera Paderno Dugnano Pantigliate Paullo Peschiera Borromeo Pessano con Bornago Pieve Emanuele Pioltello Pozzuolo Martesana Rodano Rozzano San Donato Milanese San Giuliano Milanese San Zenone al Lambro Segrate Sesto San Giovanni Settala Tribiano Truccazzano Vignate Vimodrone Vizzolo Predabissi Zibido San Giacomo”. 19 Novembre 2019

Aeroporto Pescara, autorizzato l'allungamento di 300 metri della pista

Masterplan di potenziamento dei voli e riqualifica nel PNA! Lo scalo abruzzese, al momento, è inquadrato dal PNA-Piano Nazionale Aeroporti, in uno dei dieci bacini di traffico nazionale. E' stato individuato nel bacino del Centro Italia, con Roma Fiumicino, Ciampino e Perugia. La notizia che ENAC ha espresso parere positivo sul prolungamento della pista di volo dell'aeroporto d'Abruzzo ha determinato una serie di considerazioni e scenari del tutto inattesi. Nella conferenza stampa che il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, ha tenuto a Pescara. Ha addirittura prospettato l'attivazione di rotte intercontinentali. Lo scalo regionale con il rinnovato masterplan e l'allungamento di circa 300 metri (da 2.419 a 2.707 metri) con l'obiettivo della ri-classificazione dello scalo: da aeroporto di servizio, ad Hub nazionale (?).

La dichiarazione appare, almeno dal punto di vista delle strategie di rete operativa e di assetto dei voli, come inquadrato dal Piano Nazionale Aeroporti, appare del tutto ingiustificata.

Nella iniziale formulazione del PNA, infatti, lo scalo abruzzese era stato, più opportunamente, collocato tra gli scali del Rete nazionale Rete Ten-T Core Network Comprensive Network Aeroporti, come un aeroporto di Servizio, con altri 17 aeroporti di supporto nei relativi bacini di traffico.

Quale futuro e in quale scenario per lo scalo abruzzese, e di altri, nel sistema degli aeroporti italiani in attesa del prossimo ed ennesimo aggiornamento del Piano Nazionale Aeroporti? Quanti altri scali del Belpaese hanno presentato masterplan con piste più lunghe ed incremento del traffico e, conseguente, rivalutazione e riclassificazione nel specifico ruolo strategico nel Piano Nazionale Aeroporti? Con relativi finanziamenti?

Lo scalo abruzzese ha stimato un costo complessivo dei lavori pari a 16.281.541 euro  ed un cronoprogramma con il completamento delle opere per l'autunno del 2021, al più tardi per la primavera del 2022. 18 Novembre 2019

Aeroporti di Puglia e il Piano Emergenza Aeronautico, ma non è il PEE?

Da Bergamo, invece, il Protocollo di intesa per il PEE! Con una conferenza stampa Aeroporti di Puglia ha presentato oggi 14 Novembre il volume "Maxi emergenza – Prevenzione e gestione dell’incidente aeronautico", in sostanza una procedura/questione che ogni aeroporto dovrebbe aver concepito nel PEE, ovvero nel Piano Emergenza Esterno e/o aeronautico degli scali aerei della Regione Puglia.

Gli eventi aeronautici che potrebbero implicare tali interventi, perciò conseguenti a “incidenti” che accadono all'esterno del sedime aeroportuale. Situazioni che potrebbero verificarsi in relazione alla loro gravità - Regolamento (UE) n. 376/2014, ex Regolamento (UE) n. 996/2010 - da evento (incident); incidente (accident); inconveniente grave (serious incident).

La presentazione è avvenuta nella sala conferenza dell’aeroporto Karol Wojtyla di Bari, alla presenza di rappresentati delle Istituzioni, degli Enti di Stato e del comparto aeronautico. Con interventi del Presidente del Comitato Regionale Protezione Civile, Ruggiero Mennea, del Vice Presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Vasile e del Direttore Generale di Aeroporti di Puglia, Marco Catamerò.

Perché tanta evidenza ad una procedura che, dovrebbe essere stata adottata nella totalità degli aeroporti del Belpaese?

Le oltre 100 pagine del testo “Maxi-emergenza Gaetano Dipietro - Cosima Nastasia Jenny Gioffrè

Presentazioni di Guido Francesco Villa e Donato D’Auria, avrebbero, tuttavia, una prima edizione del Luglio 2019.

Il testo sopracitato sarebbe stato curato da Gaetano Dipietro Past-Presidente Nazionale Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi Direttore U.O.C. Centrale Operativa Sovraprovinciale 118 Bari-BAT A.O.U. Policlinico Bari Cosima Nastasia Safety Manager Aeroporti di Puglia S.p.A. Giovanna (Jenny) Gioffrè Psicoterapeuta esperta in Psychological Disaster Management Dipartimento di Salute Mentale di Messina, la materia è stata efficacemnte sintetizzata, ma diventa decisiva la predispisizione delllo stesso Piano di Emergenza Esterno in relazione all'incidente aeronautico.

La materia e tale predisposizione organizzativa non solo per gli aeroporti ma anche per le aziende a rischio di incidente rilevante, dovrebbe esere stata attivata da tempo e, regolarmente, sperimentata con esercitazioni almeno ogni 12 mesi. Nelle Prefetture di ogni aeroporto in realtà dovrebbe, peraltro, essere stato adottato il Piano di Emergenza Esterna (PEE).

Interventi di emergenza su aeromobili per:

Emergenza per incidente ad elevato impatto

Emergenza per incidente a basso impatto (con o senza incendio)

Emergenza per interruzione decollo

Emergenza per avaria carrello (anter.,poster., dx,sx)

Emergenza per incendio a bordo

Emergenza per incendio motore

Emergenza per avaria impianto pressurizzazione

Emergenza per incendio carrello (freni surriscaldati, scoppio dei pneumatici)

 

PROTOCOLLO D’INTESA TRA

LA PROVINCIA DI BERGAMO,

LA PREFETTURA DI BERGAMO

E I COMUNI INTERESSATI PER LA PIANIFICAZIONE DI EMERGENZA PROVINCIALE PER L’AEROPORTO INTERNAZIONALE “IL CARAVAGGIO” DI ORIO AL SERIO.

IL GIORNO 8 DEL MESE DI GIUGNO DELL’ANNO 2012 TRA LA PROVINCIA DI BERGAMO, CON SEDE A BERGAMO IN VIA T. TASSO N. 8 (C.F. 80004870160) QUI RAPPRESENTATA DALL’ASSESSORE ALLA PROTEZIONE CIVILE FAUSTO CARRARA, IN ATTUAZIONE DELLA DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA PROVINCIALE N. 166 DEL 29/05/2012

LA PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO NELLA PERSONA DEL PREFETTO PRO-TEMPORE, CAMILLO ANDREANA

I COMUNI NELLA PERSONA DEL SINDACO O DI UN SUO DELEGATO:

AZZANO SAN PAOLO

BAGNATICA BERGAMO

BRUSAPORTO

GRASSOBBIO

ORIO AL SERIO

SERIATE

ZANICA

 

SI CONVIENE E STIPULA QUANTO SEGUE

Art.1 (Oggetto) Finalità del presente protocollo è definire tra le parti i termini e le modalità per la redazione del piano di emergenza provinciale per l’Aeroporto Internazionale “Il Caravaggio” di Orio al Serio integrato con i singoli piani di emergenza dei Comuni interessati, che semplifichi i rapporti tra gli enti e contribuisca ad offrire risposte rapide ed efficaci alle eventuali situazioni di emergenza derivanti da incidenti aerei al di fuori del sedime aeroportuale. Con la stipula del presente protocollo, le parti prendono atto che l’adozione del piano di emergenza provinciale per il rischio di incidente aereo esterno all’area aeroportuale - nel rispetto delle nuove normative e, in particolare, delle linee guida di cui alla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 6 aprile 2006 – comporterà la sostituzione del vigente piano prefettizio, approvato con decreto del Prefetto di Bergamo n. 43/002/6.5/P.C./Gab in data 7 marzo 2002 e, quindi, antecedente alla redistribuzione delle competenze in materia di protezione civile.

Art.2 (Impegni dei soggetti sottoscrittori del protocollo di intesa) I soggetti firmatari dell’intesa si impegnano a collaborare alla redazione del piano in relazione alla proprie competenze: 4 istituendo un gruppo di lavoro tecnico tra le parti con enti/strutture operative interessate dal piano; elaborando procedure operative condivise al fine di garantire il governo delle emergenze ponendo particolare attenzione al flusso di informazioni degli enti e all’utilizzo delle risorse umane e strumentali. In particolare:

a) la Provincia attua il coordinamento generale nella redazione del piano, delle attività e il necessario flusso di informazioni; istituisce e convoca il gruppo di lavoro tecnico con enti/istituzioni coinvolte nella redazione del piano; definisce un crono programma dei lavori; individua le aree interessate dalla redazione del piano; elabora il piano sia per quanto riguarda la parte testuale che cartografica; consegna ai soggetti partecipanti il gruppo di lavoro la bozza del documento e raccoglie le eventuali osservazioni; modifica la bozza del documento con le osservazioni del gruppo di lavoro condivise; distribuisce al gruppo di lavoro ed enti/istituzioni interessati la versione finale del documento; approva con delibera di consiglio il documento finale del piano ; si occupa della divulgazione del piano ad enti/istituzioni interessati attraverso il sito internet della Provincia, anche attraverso il portale cartografico SITER@;

b) la Prefettura Fatte salve le specifiche competenze ad essa assegnate dalla vigente normativa di protezione civile: concorre nell’attività di coordinamento generale e partecipa al gruppo di lavoro per la redazione del piano; condivide procedure operative e di comunicazione con Provincia al fine di garantire una efficace e efficiente interazione; supporta la Provincia nel recupero di tutte le informazioni e dati utili dagli enti/istituzioni in particolare per le forze statali per la redazione del piano; mette a disposizione le informazioni necessarie e utili in suo possesso per la redazione del piano; supervisiona la bozza di piano elaborata dalla Provincia, anche formulando eventuali osservazioni;

c) i Comuni interessati partecipano al gruppo di lavoro per la redazione del piano; mettono a disposizione le informazioni e dati in loro possesso necessarie e utili per la redazione del piano; forniscono osservazioni alla bozza di piano elaborata dalla Provincia; integrano nelle forme ritenute più opportune i propri piani di emergenza comunali con le informazioni contenute nel documento di piano approvato; 5 elaborano le cartografia di rispettiva competenza; approvano la parte di propria competenza relativa al Piano Comunale di Emergenza - rischio aeronautico; In particolare il Comune di Bergamo fornisce la struttura di base testuale e cartografica per la redazione della pianificazione di livello comunale.

Art.3 (Durata) La durata del presente protocollo è fissata dalla data di sottoscrizione del presente atto fino all’approvazione del piano da parte del Provincia.

Art.4 (Controversie) Per ogni controversia che possa verificarsi in ordine all’adempimento del presente atto, competente è il Foro di Bergamo. 14 Novembre 2019

Rapporto ambientale sull’aviazione europea 2019

A cura di EASA – EUROCONTROL – EEA. Le tre agenzie “europee” EASA – Euroean Union Safety Agency, EEA European Environment Agency ed EUROCONTROL nel Rapporto ambientale dell'aviazione europea 2019 di 112 pagine hanno analizzato la realtà operativa e le ricadute ambientali e sociali e proposto “ le sue” iniziative e dinamiche per fronteggiare il sistema aereo-aeroporti-aviazione civile/commerciale.

 

Sintesi “ufficiale” del testo:

 

Questo secondo Rapporto ambientale sull’aviazione europea (EAER) offre una valutazione aggiornata delle prestazioni ambientali del settore dell’aviazione pubblicate nel primo rapporto del 2016.

La continua crescita del settore ha prodotto in Europa vantaggi economici e maggiore connettività, incoraggiando investimenti nelle nuove tecnologie. Tale risultato è stato raggiunto grazie all’esperienza maturata e ad approcci innovativi provenienti da altri settori, che consentono di creare nuove potenziali opportunità per gestire l’impatto ambientale dell’aviazione.

Tuttavia, non si può negare che il contributo dell’aviazione sul cambiamento climatico, sul rumore e sulla qualità dell’aria stia aumentando, con un impatto dunque sulla salute dei cittadini europei e sulla qualità della loro vita. Per affrontare il problema ambientale sono state investite risorse significative a livello europeo, a livello degli Stati membri e da parte dell’industria.

Se da un lato attraverso numerosi mezzi (tecnologia, operazioni aeree, aeroporti, misure basate sul mercato) sono stati apportati miglioramenti significativi, dall’altro il loro effetto combinato, come descritto in questo rapporto, non si allinea con la forte e recente crescita della domanda di trasporto aereo, che provoca quindi un conseguente incremento dell’impatto sull’ambiente. Un efficiente coordinamento tra le parti interessate è di vitale importanza per lo sviluppo delle misure esistenti e per affrontare le problematiche ambientali, in modo da garantire il successo a lungo termine del settore dell’aviazione.

Lo scopo del presente rapporto è quello di pubblicare informazioni chiare, attendibili e obiettive per intavolare queste discussioni e sostenere la cooperazione tra i Paesi europei.

 

Informazioni generali sul settore

 

• Il numero di voli è cresciuto dell’8% tra il 2014 e 2017 e si presume possa aumentare del 42% tra il 2017 e il 2040.

• I progressi tecnologici, il rinnovo della flotta e la maggiore efficienza operativa hanno in parte compensato l’impatto della crescita recente, anche se a partire dal 2014 è stato osservato un aumento delle emissioni acustiche e di sostanze inquinanti.

• Nel 2016, l’aviazione produceva il 3,6% delle emissioni di gas serra nella EU28 e il 13,4% di quelle legate al settore dei trasporti.

• Nel 2011, considerando tutte le sorgenti esaminate nella Direttiva sul Rumore Ambientale nell’Unione Europea, di tutte le persone esposte a livelli Lden superiori ai 55 dB il 3,2% lo era a causa dell’aviazione. • Il numero di persone esposte a livelli significativi di rumore nelle aree circostanti i 47 principali aeroporti europei mostra una potenziale stabilizzazione, presupponendo tuttavia che non vi siano cambiamenti della popolazione nonché ampliamenti dei sedimi aeroportuali.

• Si prevede un aumento del numero di aeroporti che gestiscono più di 50.000 movimenti di aeromobili annuali, da 82 nel 2017 a 110 nel 2040. Pertanto, l’inquinamento acustico generato dal traffico aereo potrebbe ugualmente influire sulle nuove aree urbane coinvolte.

• L’efficienza ambientale dell’aviazione è in progressiva crescita ed entro il 2040 si prevedono ulteriori miglioramenti nel consumo di carburante per passeggero-chilometro percorso (-12%) e dell’energia acustica per ogni volo effettuato (-24%).

• Entro il 2040, le emissioni di CO2 e NOX dovrebbero aumentare di almeno, rispettivamente, il 21% e 16%.

Tecnologia e design • I recenti dati sulla certificazione mostrano una costante integrazione delle più avanzate tecnologie nei nuovi design.

• Il nuovo standard sul rumore generato dagli aeromobili è entrato in vigore il primo gennaio 2018, mentre i nuovi standard sulle emissioni di CO2 / particolato dei motori degli aeromobili entreranno in vigore dal primo gennaio 2020.

• Il livello medio di rumore generato dagli aerei a lungo raggio operati dalle flotte europee è stato significativamente ridotto a partire dal 2008, grazie all’introduzione dell’Airbus A350 e del Boeing 787.

• Le nuove tecnologie (come l’aereo supersonico e la mobilità aerea urbana) devono essere integrate nel settore con attenzione per non minare il processo di mitigazione dell’impatto ambientale del trasporto aereo. Combustibili alternativi per l’aviazione • L’impiego di carburante alternativo per il trasporto aereo è al momento minimo e potrebbe restare limitato nel breve periodo.

• I carburanti alternativi possono offrire un importante contributo alla mitigazione dell’attuale e del futuro impatto dell’aviazione sull’ambiente. • È crescente l’interesse verso gli “Electro-fuel”, carburanti alternativi a emissioni zero. Tuttavia ad oggi sono stati presentati pochi progetti dimostrativi a causa degli elevati costi di produzione.

• Sei percorsi di produzione del carburante a base biologica sono stati certificati e altri sono in via di approvazione.

• L’Unione Europea è in grado di aumentare la capacità di produzione del carburante a base biologica per il settore dell’aviazione, anche se l’utilizzo da parte delle compagnie aeree resta limitato a causa di numerosi fattori, tra cui il maggior costo rispetto al carburante convenzionale e la bassa priorità assegnata nella maggior parte delle politiche nazionali sulla bioenergia.

• I recenti sviluppi delle politiche ambientali e le iniziative da parte degli operatori del settore hanno lo scopo di influire positivamente sull’utilizzo di carburante per l’aviazione alternativo in Europa. Operazioni e gestione del traffico aereo • L’efficienza della traiettoria in rotta è in linea con gli obiettivi di performance SES del 2019, rispettando il limite massimo di 2,60 % di incremento di distanza in volo.

• L’efficienza operativa in fase di atterraggio e rullaggio in aeroporto è rimasta alquanto stabile nel corso degli anni. • L’introduzione del programma Free-Route Airspace ha consentito di risparmiare più di 2,6 milioni di tonnellate di CO2 dal 2014 (circa lo 0,5% delle emissioni di CO2 totali dell’aviazione).

• L’implementazione di profili di discesa continua può contribuire alla riduzione di emissione acustiche e di CO2 , in particolare nell’area centrale Europea.

• Il massimo beneficio che si potrebbe ottenere dall’implementazione di accorgimenti operativi è spesso limitato da situazioni di contrasto fra i differenti fattori che influenzano la navigazione aerea (come: sicurezza, impatto ambientale, fattori economici, capacita degli spazi aerei). Aeroporti

• EASA ha messo in atto nuovi processi per l’approvazione dei dati sul rumore aereo e la raccolta dei relativi certificati per supportare un approccio armonizzato nella gestione del rumore.

• Nel 2017 gli aeromobili marginalmente conformi al “Chapter 3”, come definito nel “Balanched Approach”, rappresentavano meno del 5% delle operazioni effettuate in Europa.

• Le tasse sul rumore e sulle emissioni sono ampiamente utilizzate, ma una tassazione troppo bassa (meno dell’1% dei costi operativi delle compagnie aeree) non influisce sulle operazioni della flotta negli aeroporti.

• Dal 2015, il numero di aeroporti europei che partecipano all’Airport Carbon Accreditation è passato da 92 a 133 e il numero di aeroporti che raggiungono un livello neutrale di CO2 è aumentato da 20 a 37.

• Il coinvolgimento delle parti interessate è di importanza cruciale per l’identificazione di misure di mitigazione equilibrate e può essere favorito attraverso un processo di gestione ambientale collaborativa, già implementato in 25 aeroporti.

 

Misure basate sul mercato

 

• Le misure basate sul mercato sono strumenti pensati per risolvere l’impatto sul clima dell’aviazione, con risultati che vanno oltre quelli ottenuti dalle semplici misure operative e tecnologiche o dall’impiego di carburante per l’aviazione alternativo.

• Si stima che tra il 2013 e il 2020 il settore dell’aviazione riuscirà ad ottenere una riduzione netta di 193,4 milioni di tonnellate di CO2 (due volte le emissioni annuali in Belgio), attraverso lo stanziamento di fondi per la riduzione delle emissioni in altri settori grazie agli ETS dell’Unione Europea.

• Nel 2016, presso l’ICAO è stato raggiunto un accordo per la creazione del programma Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation (CORSIA). A partire dal 5 novembre 2018, 76 Stati intendono compensare entro il 2021 le emissioni, che rappresentano il 76% dell’attività dell’aviazione internazionale.

• I sistemi di scambio delle quote di emissioni (ETS) e le strategie di compensazione (come CORSIA) sono misure che affrontano entrambe il problema delle emissioni dell’aviazione seppure con modalità differenti. Gli ETS in genere fissano obiettivi di riduzione delle emissioni sul piano economico, mentre le strategie di compensazione si prefiggono di compensare le emissioni attraverso la riduzione delle emissioni in altri settori, ma senza tener conto del GAP associato.

• L’efficacia ambientale di queste misure di compensazione dipende da una solida implementazione del programma, per garantire che la riduzione delle emissioni non possa aver luogo senza l’applicazione di tale regime. Impatto ambientale del settore dell’aviazione

• L’esposizione a lungo termine al rumore aereo provoca numerosi problemi di salute, quali ischemia cardiaca, disturbi del sonno, fastidio e deterioramento cognitivo.

• Il disturbo riportato dai soggetti esposti ad un determinato livello di rumore aereo è risultato superiore rispetto a quello causato da altri mezzi di trasporto.

• Secondo stime attendibili la maggior parte degli inquinanti emessi dalle attività dell’aviazione influenza la qualità dell’aria con conseguenti effetti sulla salute, anche se le lacune conoscitive permangono (come l’impatto di particelle ultrafini).

• Una profonda conoscenza scientifica degli effetti a lungo termine causati dalle emissioni di CO2 sul clima offre un obiettivo chiaro e importante per le attività di mitigazione.

• L’impatto delle emissioni non di CO2 (ad esempio le particelle NOX ) sul clima non può essere ignorato, dal momento che nel breve termine rappresenta effetti di riscaldamento importanti, anche se il livello di conoscenza scientifica della portata degli effetti non è elevato.

• La maggior parte degli Stati e delle organizzazioni si sta impegnando per adottare un approccio resiliente per affrontare le criticità legate all’impatto che il cambiamento climatico avrà sull’aviazione (ad esempio temperature più elevate, livello del mare crescente).

 

L’impatto ambientale e climatico dell’aviazione continua a crescere

 

Migliorare la tecnologia, operazioni più efficienti, aeroporti migliori e misure basate sul mercato non sono stati sufficienti a mitigare il crescente impatto del settore dell'aviazione sull'ambiente, il clima e la salute delle persone. Questi sono i risultati di un rapporto, pubblicato congiuntamente dall'Agenzia europea per la sicurezza aerea, dall'Agenzia europea dell'ambiente e da EUROCONTROL. 6 Novembre 2019

Aeroporti, ENAC, Piano di Rischio, Rischio Terzi

Tra i 38 scali del PNA quanti hanno ottemperato agli Art. 707 e Art. 715 del CdN? Come è noto nel 2011, dopo la validazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dello "Studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale" l'Enac “ha redatto una proposta di Piano Nazionale degli Aeroporti contenente le scelte strategiche finalizzate a dotare il Paese di uno strumento programmatico in grado di orientare gli investimenti delle società di gestione aeroportuale e di creare al contempo le condizioni per una maggiore intermodalità in linea con gli standard europei”. In seguito ( www.mit.gov.it/comunicazione/news/piano-aeroporti ) “il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo d’intesa con la Conferenza Stato – Regioni, sentita l’Agenzia del Demanio, con il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 698 del codice della navigazione.

Il decreto individua gli aeroporti e i sistemi aeroportuali di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l'esercizio delle competenze esclusive dello Stato, tenendo conto delle dimensioni e della tipologia del traffico, dell'ubicazione territoriale e del ruolo strategico dei medesimi, nonché di quanto previsto nei progetti europei TEN. Il provvedimento è finalizzato allo sviluppo del settore all’interno di una governance che contemperi le esigenze della domanda di traffico nazionale e internazionale con quelle di sviluppo dei territori, di potenziamento delle infrastrutture necessarie, di utilizzo proficuo delle risorse pubbliche impiegate e di efficientamento dei servizi di navigazione aerea e degli altri servizi resi in ambito aeroportuale.

L’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l’esercizio delle competenze esclusive dello Stato, si pone, inoltre, in linea con la programmazione nazionale del settore nonché con la razionalizzazione delle infrastrutture aeroportuali e dei relativi servizi.

In linea con l’obiettivo di razionalizzazione del settore, il provvedimento individua dieci bacini di traffico omogeneo, secondo criteri di carattere trasportistico e territoriale. All’interno di questi, identifica 38 aeroporti di interesse nazionale, scelti sulla base di criteri riconducibili al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete Treanseuropea dei trasporti.

Tra gli aeroporti di interesse nazionale, viene poi riconosciuta una particolare rilevanza strategica a 12 di essi, tra i quali sono stati individuati tre gate internazionali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia.

I 12 aeroporti di  particolare rilevanza strategica sono stati individuati dando priorità:

- agli aeroporti inseriti nella rete centrale Transeuropea e tra questi, innanzitutto ai gate intercontinentali.

- agli aeroporti inseriti nella rete globale Transeuropea con maggiori dati di traffico.

Questa, per esteso, la classificazione individuata. Dieci bacini di traffico nazionale con 38 aeroporti di interesse nazionale

Nei “dieci bacini di traffico nazionali” individuati, vengono indicati  “gli aeroporti di interesse nazionale”: Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo); Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste); Centro Nord (Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona); Centro Italia (Roma Fiumicino, Ciampino, Perugia, Pescara); Campania (Napoli, Salerno), Mediterraneo / Adriatico (Bari, Brindisi, Taranto); Calabria (Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone); Sicilia orientale (Catania, Comiso); Sicilia occidentale (Palermo, Trapani, Pantelleria, Lampedusa); Sardegna (Cagliari, Olbia, Alghero).

Dodici aeroporti che rivestono particolare rilevanza strategica

Per ognuno dei dieci bacini, vengono indicati gli aeroporti “che rivestono particolare rilevanza strategica”: Milano Malpensa e Torino; Venezia; Bologna, Firenze/Pisa; Roma Fiumicino; Napoli; Bari; Lamezia Terme; Catania; Palermo; Cagliari.

Tre aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali. Tra questi aeroporti, tre vengono individuati come “aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali”: Roma Fiumicino, quale “primario hub internazionale”; Milano Malpensa; Venezia”.

In conclusione del pronunciamento del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, in rapporto ad una realtà operativa in costante crescita dei voli, con l'ipotizzato raddoppio nell'arco di 20anni, al fine di salvaguardare i livelli di sicurezza della stessa Navigazione Aerea e a tutela delle popolazione e della Comunità dei cittadini che vivolo e/o transitano nell'intorno delle piste, non sarebbe indispensabile conoscere l'elenco degli aeroporti che dispongono integralmente del Piano di Rischio (Art. 707 CdN) e, in aggiunta delle piste che sono state sottoposte all'analisi del Rischio terzi (Art. 715 CdN), ovvero alla mappa delle curve di isorischio? ENAC a questo punto dovrebbe rendere disponibile on-line il panorama completo di tali adozioni. Indicando anche le eventuali eccezioni che riguardano le piste con un nuemro di voli inferiori a 50mila/anno ma, comunque interessati al risk-assessment per le criticità esistenti. 5 Novembre 2019

 

Aeroporti e Piano di Rischio: Zone A e B, le attività limitate!  

Cosa accade per i Comuni che hanno ignorato il PRA e le curve di isorischio sono mancanti? Dopo aver illustrato i vincoli, le limitazioni ed i divieti riguardanti le Zone D e C del Piano di Rischio Giovedì 24 Ottobre, con questi brevi note riassuntive ne completiamo l'elenco sommario.

I Comuni aeroportuali dopo aver adottato la normativa del Piano di Rischio Aeroportuale secondo le disposizioni di cui agli art. 707 e 715 del Codice della Navigazione, come prescritto dal Regolamento per la Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti Edizione devono predisporre gli elaborati costitutivi del Piano di Rischio Aeroportuale-PRA.

I documenti del PRA sono costituiti dalla Relazione illustrativa e dalle Planimetria generale con individuazione delle zone di tutela e dalla Planimetria generale con individuazione delle zone di tutela (art. 707 c.5), delle curve di isorischio attuali e future (art. 715) e delle previsioni degli strumenti urbanistici.

I conseguenti strumenti urbanistici comunali dispongono le zone di tutela e pianificano anche l'eventualità delle severe implicazioni derivate dalle curve di isorischio attuali e future (art. 715). Cosa accade quanto queste adozioni, Art. 707 e 715 CdN non sono adottate e/o coerenti?

ENAC e/o altro Istituto interviene e impone gli obblighi di legge e, magari, in attesa del loro completamento, al fine di salvaguardare la navigazione aerea (safety) e per tutelare i cittadini residenti, revocano e/o declassificano la certificazione dell'aeroporto? Ma sono interrogativi che gli amministratori locali (sindaci) e territoriali, oltre alle comunità dei cittadini residenti dovrebbero porsi.

Per inquadrare le restrizioni derivate dalle Zone C e D è indispensabile presentare uno stralcio specifico di uno dei Comuni aeroportuali italiani che hanno deliberato le prescrizioni dell'Art. 707 del CdN. La rispondenza all'Art. 715 del CdN invece è conseguente ad una corretta mappa delle Curve di Isorischio. Dove disponibile e aggiornata al volume di traffico e movimenti sulle singole testate pista.

 

Disposizioni normative per le zone di tutela

 

Disposizioni generali. Le parti di territorio comunale ricadenti entro le zone di tutela del PRA mantengono la classificazione urbanistica degli strumenti vigenti e sono inoltre fatti salvi gli interventi oggetti di procedimenti avviati, le previsioni urbanistiche che derivano da previgenti sistemi di pianificazione e i contenuti del vigente Accordo territoriale per il Polo funzionale dell'aeroporto. Per le zone comuni ai due strumenti di tutela, di cui agli art. 707 e art. 715, prevale la disciplina più restrittiva.

 

Zona di tutela A.

 

All’interno dell’area è escluso il nuovo insediarsi dei seguenti usi:

(1a) abitazioni singole permanenti e temporanee, bed and breakfast, affittacamere;

(1b) abitazioni collettive (collegi, conventi, studentati);

(3a) attività direzionali in strutture complesse (centri di attività terziarie; palazzi edifici e aggregati d'uffici autonomamente organizzati quali sedi direttive e gestionali di enti, istituzioni, agenzie, aziende pubbliche e private; fiere ed esposizioni merceologiche; centri congressuali e di ricerca);

(4a) commercio in grandi strutture e centri commerciali (con superficie di vendita oltre i 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato" (con un massimo di 3.500 mq di Sv);

(4b) commercio in medio-grandi strutture (con superficie di vendita superiore a 1.500 fino a 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato";

(4c) commercio in medio-piccole strutture (con superficie di vendita superiore a 250 fino a 1.500 mq); sono altresì compresi i "complessi commerciali di vicinato" o "gallerie commerciali di vicinato";

(4f) distribuzione di carburanti (stazioni di servizio);

(5a) accoglienza in strutture ricettive e alberghiere di cui alla Lr 16/2004 con esclusione delle attività individuate nella categoria funzionale residenziale;

(5b) accoglienza in strutture all'aperto attrezzate (campeggi, area sosta camper);

(6) servizi ricreativi, spettacolo, sport, cultura, tempo libero (impianti per lo spettacolo sportivo quali stadi e palasport; multiplex e multisala cinematografici, cinema, teatri; spazi espositivi e museali; discoteche e sale da ballo; centri e sale polivalenti; centri per il fitness e la pratica sportiva, piscine, palestre;

(7a) servizi alla popolazione di livello locale: scolastici (fino alla media inferiore), socio-sanitari, religiosi;

(7b) servizi alla popolazione di livello sovralocale: scolastici (università escluse), ospedalieri e socio-sanitari;

(7c) servizi per la formazione universitaria;

(7d) servizi per la coltivazione di orti urbani ad uso domestico aggregati in colonie organizzate unitariamente;

Sono ammessi sugli edifici residenziali esistenti interventi di adeguamento fisico e funzionale senza aumento di superficie utile, nonché il mutamento di destinazione verso usi non residenziali compatibili con le zone di tutela del PRA e del Rue, nel rispetto degli indici esistenti.

In particolar modo, per gli edifici esistenti, così definiti dai vigenti strumenti urbanistici, destinati interamente o in parte ad attività non compatibili con la zona di tutela “A”, è ammissibile il mutamento di destinazione d’uso esclusivamente verso usi non residenziali e compatibili con la zona di rischio. Per tutti gli altri usi e per gli interventi ammessi sugli edifici vale quanto previsto dalla disciplina degli Ambiti del Rue.

 

In riferimento, invece, al Sistema di Attrezzature e Spazi collettivi, ovvero ai servizi urbani non cartografati disciplinate dal Titolo I – Parte 2 “Spazio aperto pubblico e d’uso pubblico” e dal Titolo II – Parte 2 “Attrezzature e Infrastrutture” del Rue vigente che rientrano all’interno delle zone di tutela del P.R.A si ritiene che le disposizioni di cui agli artt. 40, e 45 del Rue potranno essere attuate qualora non comportino aumenti del carico antropico esistente (ovvero incremento del numero degli utenti).

In particolare all’interno delle aree denominate “RUR” non è ammissibile la realizzazione di nuovi volumi e quindi interventi riconducibili alla nuova costruzione.

Non sono consentite localizzazioni di nuova capacità insediativa proveniente da altri ambiti all’interno della zona di tutela in esame.

Infine, circa la disciplina perequativa di cui all’art. 39 del PSC, è prevista, per le aree comprese tra le “aree da acquisire tramite perequazione urbanistica”, all’interno della zona di tutela “A”, la non ammissibilità di nuovi insediamenti residenziali e non residenziali riconducibili alle attività sensibili e pertanto il potenziale edificatorio con destinazione d’uso residenziale e non residenziale citato di tali aree dovrà essere insediato al di fuori della zona di tutela suddetta.

 

Zona di tutela B

 

All’interno dell’area è escluso il nuovo insediarsi dei seguenti usi:

(3a) attività direzionali in strutture complesse (centri di attività terziarie; palazzi edifici e aggregati d'uffici autonomamente organizzati quali sedi direttive e gestionali di enti, istituzioni, agenzie, aziende pubbliche e private; fiere ed esposizioni merceologiche; centri congressuali e di ricerca);

(4a) commercio in grandi strutture e centri commerciali (con superficie di vendita oltre i 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato" (con un massimo di 3.500 mq di Sv);

(4b) commercio in medio-grandi strutture (con superficie di vendita superiore a 1.500 fino a 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato";

(4f) distribuzione di carburanti (stazioni di servizio).

(6) servizi ricreativi, spettacolo, sport, cultura, tempo libero (impianti per lo spettacolo sportivo quali stadi e palasport; multiplex e multisala cinematografici, cinema, teatri; spazi espositivi e museali; discoteche e sale da ballo; centri e sale polivalenti; centri per il fitness e la pratica sportiva, piscine, palestre;

(7a) servizi alla popolazione di livello locale: scolastici (fino alla media inferiore), socio-sanitari, religiosi;

(7b) servizi alla popolazione di livello sovralocale: scolastici (università escluse), ospedalieri e socio-sanitari;

(7c) servizi per la formazione universitaria.

Sugli edifici esistenti, così definiti dai vigenti strumenti urbanistici, è consentito

in base ai vigenti strumenti:

• l’insediamento di attività residenziali mediante interventi di nuova costruzione per ampliamento), ristrutturazione o mutamento di destinazione d’uso di edifici esistenti,

• l’incremento della superficie utile esistente per usi residenziali.

Sono consentiti inoltre per gli edifici esistenti, così definiti dai vigenti strumenti urbanistici, a destinazione non residenziale purché compatibili con la zona di rischio, gli interventi ammissibili previsti dalla disciplina d’Ambito dettata dal Rue.

In particolar modo, per gli edifici esistenti destinati interamente o in parte ad attività non compatibili con la zona di tutela “B”, è ammissibile il mutamento di destinazione d’uso esclusivamente verso usi compatibili con la zona di rischio.

In riferimento, invece, al Sistema di Attrezzature e Spazi collettivi, ovvero ai servizi urbani non cartografati disciplinate dal Titolo I – Parte 2 “Spazio aperto pubblico e d’uso pubblico” e dal Titolo II – Parte 2 “Attrezzature e Infrastrutture” del Rue vigente che rientrano all’interno delle zone di tutela del PRA si ritiene che le disposizioni di cui agli artt. 40, e 45 del Rue potranno essere attuate qualora non comportino aumenti del carico antropico esistente (ovvero incremento del numero degli utenti).

In particolare all’interno delle aree denominate “RUR” non è ammissibile la realizzazione di nuovi volumi e quindi interventi riconducibili alla nuova costruzione.

Infine, circa la disciplina perequativa di cui all’art. 39 del Psc, è prevista, per le aree ricomprese tra le “aree da acquisire tramite perequazione urbanistica”, all’interno della zona di tutela “B”, la non ammissibilità di nuovi insediamenti residenziali e non residenziali riconducibili alle attività sensibili e pertanto il potenziale edificatorio con destinazione d’uso residenziale e non residenziale citato di tali aree dovrà essere insediato al di fuori della zona di tutela suddetta.

Per tutti gli altri usi e per gli interventi sugli edifici vale quanto previsto dalla disciplina degli Ambiti del Rue. Non sono consentite localizzazioni di nuova capacità insediativa proveniente da altri ambiti all’interno della zona di tutela in esame. 26 Ottobre 2019

Aeroporti e Piano di Rischio: Zone C e D, le attività limitate!

Cosa accade per i Comuni che hanno ignorato il PRA e le curve di isorischio sono mancanti? I Comuni aeroportuali dopo aver adottato la normativa del Piano di Rischio Aeroportuale secondo le disposizioni di cui agli art. 707 e 715 del Codice della Navigazione, come prescritto dal Regolamento per la Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti Edizione devono predisporre gli elaborati costitutivi del Piano di Rischio Aeroportuale-PRA.

I documenti del PRA sono costituiti dalla Relazione illustrativa e dalle Planimetria generale con individuazione delle zone di tutela e dalla Planimetria generale con individuazione delle zone di tutela (art. 707 c.5), delle curve di isorischio attuali e future (art. 715) e delle previsioni degli strumenti urbanistici.

I conseguenti strumenti urbanistici comunali dispongono le zone di tutela e pianificano anche l'eventualità delle severe implicazioni derivate dalle curve di isorischio attuali e future (art. 715). Cosa accade quanto queste adozioni, Art. 707 e 715 CdN non sono adottate e/o coerenti?

ENAC e/o altro Istituto interviene e impone gli obblighi di legge e, magari, in attesa del loro completamento, al fine di salvaguardare la navigazione aerea (safety) e per tutelare i cittadini residenti, revocano e/o declassificano la certificazione dell'aeroporto? Ma sono interrogativi che gli amministratori locali (sindaci) e territoriali, oltre alle comunità dei cittadini residenti dovrebbero porsi.

Per inquadrare le restrizioni derivate dalle Zone C e D è indispensabile presentare uno stralcio specifico di uno dei Comuni aeroportuali italiani che hanno deliberato le prescrizioni dell'Art. 707 del CdN. La rispondenza all'Art. 715 del CdN invece è conseguente ad una corretta mappa dellel Curve di Isorischio. Dove disponibile e aggiornata al volume di traffico e movimenti sulle singole testate pista.

 

Zona di tutela C.

All’interno dell’area è escluso il nuovo insediarsi dei seguenti usi:

(a) attività direzionali in strutture complesse (centri di attività terziarie; palazzi edifici e aggregati d'uffici autonomamente organizzati quali sedi direttive e gestionali di enti, istituzioni, agenzie, aziende pubbliche e private; fiere ed esposizioni merceologiche; centri congressuali e di ricerca);

(b) commercio in grandi strutture e centri commerciali (con superficie di vendita oltre i 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato" (con un massimo di 3.500 mq di Sv);(c) commercio in medio-grandi strutture (con superficie di vendita superiore a 1.500 fino a 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato" ;

(d) distribuzione di carburanti (stazioni di servizio);

(e) servizi ricreativi, spettacolo, sport, cultura, tempo libero (impianti per lo spettacolo sportivo quali stadi e palasport; multiplex e multisala cinematografici, cinema, teatri; spazi espositivi e museali; discoteche e sale da ballo; centri e sale polivalenti; centri per il fitness e la pratica sportiva, piscine, palestre);

(f) servizi alla popolazione di livello locale: scolastici (fino alla media inferiore), socio-sanitari, religiosi;

(g) servizi alla popolazione di livello sovralocale: scolastici (università escluse), ospedalieri e socio-sanitari;

(h) servizi per la formazione universitaria.

 

Zona di tutela D.

All’interno dell’area è escluso il nuovo insediarsi dei seguenti usi:

(a) attività direzionali in strutture complesse (centri di attività terziarie; palazzi edifici e aggregati d'uffici autonomamente organizzati quali sedi direttive e gestionali di enti, istituzioni, agenzie, aziende pubbliche e private; fiere ed esposizioni merceologiche; centri congressuali e di ricerca);

(b) commercio in grandi strutture e centri commerciali (con superficie di vendita oltre i 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali ome i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato" (con un massimo di 3.500 mq di Sv);

(c) commercio in medio-grandi strutture (con superficie di vendita superiore a 1.500 fino a 2.500 mq) o equivalenti aggregazioni di esercizi commerciali come i "complessi commerciali di vicinato" o le "gallerie commerciali di vicinato".;

(d) distribuzione di carburanti (stazioni di servizio);

(f) servizi ricreativi, spettacolo, sport, cultura, tempo libero (impianti per lo spettacolo sportivo quali stadi e palasport; multiplex e multisala cinematografici, cinema, teatri; spazi espositivi e museali; discoteche e sale da ballo; centri e sale polivalenti; centri per il fitness e la pratica sportiva, piscine, palestre) con più di 400 utenti contemporanei. 24 Ottobre 2019

Aeroporti, Comuni e il Piano Emergenza Esterno

Scenario safety della navigazione aerea e tutela della Comunità!

Dopo aver deliberato il Piano di Rischio Aeroportuale (Art. 707 CdN), la verifica aggiornata del Piano di Governo del Territorio-PGT, l'analisi del Piano Ostacoli e Limtazione Ostacoli (vedi ENAC), le edificazioni esistenti ed in deroga e aver correlato il database delle Curve di Isorischio (Art. 715 CdN), il ruolo del Comune aeroportuale diventa decisivo.

Con l'approvazione del Piano da parte del Consiglio Comunale e inserimento nel Piano Comunale di Protezione Civile il PEE con l'identificazione e denominazione con l'elenco degli enti coinvolti e i riferimenti, periodicamente, dovrebbe essere modificato e aggiornato il Piano di Emergenza Esterno all'aeroporto. La casistica degli incidenti dovrebbe ipotizzare un evento “crash” esterno al sedime, in una zona a terra/terrestre come in mare. Qualora l'aeroporto/pista sia localizzato nelle prossimità.

ll Piano “Incidente aereo” nasce dall’esigenza di predisporre, in accordo con le vigenti normative, procedure

operative aggiornate per la gestione di questa tipologia di emergenza. La normativa nazionale e regionale, ai comuni è attribuita la predisposizione dei piani comunali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali (art. 108 del D. Lgs. 112/1998) e all’interno dei piani la definizione del quadro dei rischi territoriali e la disciplina dell’organizzazione e delle procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza (L.R. 67/2003).

Per la stesura del presente Piano sono state seguite, in accordo alle normative in materia, le linee guida della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 e della Direttiva del Capo Dipartimento della Protezione Civile del 2 maggio 2006 (poi modificata dalla Direttiva del Capo Dipartimento della Protezione Civile del 23/1/2012) che stabiliscono modalità di intervento e competenze delle diverse strutture chiamate a rispondere all’emergenza in caso di incidenti ferroviari (esplosioni o crolli di strutture o incidenti stradali con coinvolgimento di numerose persone), incidenti in mare, incidenti aerei e incidenti in presenza di sostanze pericolose.

La Legge 24 febbraio 1992, n. 225 istituisce il Servizio nazionale di Protezione Civile “al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni e dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi”.

La Legge 12 luglio 2012 n.100 in particolare con gli articoli 3 comma 6 e 15 commi 3bis e 3ter, introduce l’obbligo per il Comune di predisporre ed aggiornare con costanza il piano di emergenza comunale e di approvarlo con delibera del consiglio comunale. Il piano di emergenza deve essere coordinato con gli strumenti di pianificazione territoriale (PGT, PTCP, PTR).

Al Sindaco compete il dovere di informare la popolazione sui rischi presenti sul territorio, sia in normalità che durante l’emergenza. Il piano di emergenza comunale diventa sempre di più un documento pubblico che deve essere conosciuto dall’amministrazione, dal volontario di protezione civile e soprattutto dalla popolazione.

Un buon servizio di Protezione Civile, a qualunque livello, deve garantire, mediante i propri operatori, la massima efficienza nelle operazioni di soccorso e perché l’efficacia degli interventi sia massima, occorre essere attrezzati ed agire con professionalità e tempestività. Affinché le procedure di soccorso, che possono essere caratterizzate da un grado di complicazione crescente in funzione del rischio che si deve affrontare, possano essere rapidamente attivate è necessario che, nell’ambito di ogni Comune, esista una struttura di Protezione Civile, che disponga di una sala operativa e possa contare sulla pronta capacità di risposta degli uffici locali. 18 Ottobre 2019

Flotta Airbus A220-300 Swissair: a terra per ispezioni ai motori

Nel mondo, probabilmente, operano 463 Aiibus 220, 123 serie -100, 339 serie -300! E' una iniziativa scontata, conseguente all'Airworthiness Direcitive -AD della FAA-USA. La Federal Aviation Adminsitration in data 26 Settembre ha, infatti, emanato iniziali e ripetute ispezioni sui propulsori serie Pratt & Whitney P&W PW1500G.

A seguito di due avarie occorse il 25 Luglio 2019 (ore 1305 locali, Swissait A220-300, volo LX348, an immatricolato HB-JCM) e una seconda il 16 Settembre 2019 (Swissair volo LX358, Bombardier CSeries 300, immatricolato HB-JCA), entrambi su Pratt & Whitney PW1524G-3.

L'avaria sembrerebbe stata causata da inconvenienti al “low-pressure compressor (LPC) stage 1 rotor, which resulted in the rotor disk releasing from the LPC case and damaging the engine”.

La Swiss International Air Lines Airbus ha blocca a terra la sua flotta di Airbus 29 A220.

Anche l'agenzia francese “Bureau français d’enquêtes et d’analyses (BEA)” dopo una indagine aveva segnalato come erano stati ritrovati al suolo pezzi al titanio dei motori della lunghezza di 30 cm in aree boschive sottostanti.

La flotta Airbus 220 non è altro che gli ex Bombardier CSeries, aeromobili narrow body, ora identificati nelle due serie 100 e 300. Aeromobile progettato nel 2004 e costruito dal 2008: Dal luglio 2018 è commercializzato come Airbus-220 e sono equipaggiati con motori PW1500G. Nel mondo volano 462 velivoli, 123 Airbus 220-100 e 339 Airbus 220-300. Quanti di questi velivoli operano per aerolinee europee e quanti atterrano e decollano sugli scali del Belpaese? 17 Ottobre 2019

ENAC dona ad ICAO lo Spatial Distribution of Aircraft Crashes (SDAC)

Un contributo che integra il “Safety Trend Analysis and Reporting System ("iSTARS")” dell'ICAO. La nota ICAO è stata la seguente:

“Italy’s Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) will license and transfer its Spatial Distribution of Aircraft Crashes (SDAC) software to ICAO, following the signing of an agreement by ICAO Secretary General Dr. Fang Liu and the President of ENAC, Mr. Nicola Zaccheo.  

The signing took place on 28 September 2019 and was observed by Mr. Salvatore Sciacchitano, the Alternative Representative of Italy to ICAO. 

The SDAC software will be incorporated into ICAO's integrated Safety Trend Analysis and Reporting System ("iSTARS"), in order to globally share safety information and safety data between ICAO Member States and improve and enhance their safety oversight”.

Anche ENAC ha ribadito e circostanziato questa iniziativa alla quale è seguito il comunicato stampa dello scorso 27 Settembre 2019.

“Nell’ambito dei lavori della 40a Assemblea Generale dell’ICAO – International Civil Aviation Organization - in corso dal 24 settembre al 4 ottobre 2019, il Presidente ENAC Nicola Zaccheo e il Segretario Generale ICAO Fang Liu hanno firmato un Memorandum di Intesa per formalizzare la donazione dell’ENAC all’ICAO di un proprio software per l’analisi e la valutazione degli incidenti registrati nelle aree vicine agli aeroporti.

Si tratta di un software che è stato sviluppato dall’Ente analizzando i report inseriti nelle più qualificate banche dati mondiali nel corso di oltre venti anni e che consente di condurre analisi dettagliate sulle modalità di accadimento degli eventi.

L’applicativo, denominato SDAC – Spatial Distribution of Aircraft Crashes, è basato sugli eventi (accident and incident) registrati in tutto il mondo. L’attuale versione contiene quelli accaduti durante il periodo dal 1996 fino al 2015. Il database comprende più di 1700 eventi e l’aggiornamento avviene ogni tre anni.”

Comunicato Stampa n. 66/2019

“40a Assemblea Generale ICAO: L’ENAC dona all’ICAO software di analisi e valutazione degli incidenti intorno agli aeroporti - La donazione formalizzata con un Memorandum di Intesa firmato dal Presidente dell’ENAC e dal Segretario Generale dell’ICAO

Nell’ambito dei lavori della 40a Assemblea Generale dell’ICAO – International Civil Aviation Organization - in corso dal 24 settembre al 4 ottobre 2019, il Presidente ENAC Nicola Zaccheo e il Segretario Generale ICAO Fang Liu hanno firmeranno domani, 28 settembre, un Memorandum di Intesa per formalizzare la donazione dell’ENAC all’ICAO di un proprio software per l’analisi e la valutazione degli incidenti registrati nelle aree vicine agli aeroporti.

Si tratta di un software che è stato sviluppato dall’Ente analizzando i report inseriti nelle più qualificate banche dati mondiali nel corso di oltre venti anni e che consente di condurre analisi dettagliate sulle modalità di accadimento degli eventi.

“La prevenzione è importante in tutti i campi, fondamentale nell'aviazione – ha commentato il Presidente Nicola Zaccheo. “Le analisi che aiutano a valutare il rischio e a definire le aree di sicurezza intorno al sedime aeroportuale, come quelle che possono essere realizzate con il software che con orgoglio e soddisfazione abbiamo donato all’ICAO, non possono che contribuire in maniera proattiva alla sicurezza del volo”.

L’applicativo, denominato SDAC – Spatial Distribution of Aircraft Crashes, è basato sugli eventi (accident and incident) registrati in tutto il mondo. L’attuale versione contiene quelli accaduti durante il periodo dal 1996 fino al 2015. Il database comprende più di 1700 eventi e l’aggiornamento avviene ogni tre anni.

Lo scorso mese di aprile, lo SDAC era stato presentato in sede ICAO, alla Air Navigation Commission (ANC), da una delegazione dell’ENAC guidata dal Vice Direttore Generale Alessandro Cardi, e aveva riscontrato apprezzamento per le possibilità di analisi sulle diverse tematiche correlate alla safety che lo strumento consente di realizzare.

Lo SDAC costituisce un elemento di riferimento per il miglioramento dei livelli di safety sia in termini di analisi delle modalità di accadimento degli eventi, sia, soprattutto, quale elemento di prevenzione, in quanto supporto da utilizzare al fine delle revisioni regolamentari e tecnologiche.

In ambito ICAO, infatti, il sistema SDAC era stato già utilizzato quale riferimento decisionale per le modifiche e gli aggiornamenti delle previsioni normative dell’Annesso 14 e della documentazione tecnica correlata, finalizzata alla regolazione del settore infrastrutturale.

Nello specifico, il software localizza ogni evento avvenuto rispetto a una pista di volo ideale, fornendone la descrizione, le conseguenze, le modalità operative, le caratteristiche dell’aeromobile, ecc. Lo strumento informatico consente quindi analisi e statistiche attraverso l’utilizzo di appositi sistemi di filtro.

Il software può essere utilizzato per diversi finalità tra cui condurre analisi statistiche sulle modalità di accadimento degli incidenti e studiare le caratteristiche di differenti tipologie di evento come, per esempio, le runway excursion.” 14 Ottobre 2019

Aeroporti, ENAC, Art. 707 e 715, PEA, PEE e PGT

Una realtà che le amministrazioni Comunali e territoriali devono conoscere! Cosa accade quando su uno scalo con oltre 50milavoli/anno (salvo contingenze critiche per scali con voli/anno inferiori) mancano uno o più delle seguenti “imposizioni-standards”, ovvero la zonizzazione del Piano di Rischio A, B, C e D (o senza la zona D nei casi specifici), in aggiunta all'adeguato scenario delle curve di isorischio? Magari anche in relazione al numero dei movimenti per singola pista! Al numero dei decolli e/o atterraggi corrispondente all'utilizzo monodirezionale e/o unidirezionale delle stesse piste di volo.

Il procedimento sopracitato è volto all'adozione del Piano di Rischio Aeroportuale (PdRA), in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 707, comma 5, dell'Art. 715 del Codice della Navigazione, dal Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti e dalla Circolare ENAC APT - 33 del 30/08/2010. Tali riscontri operativi sono, comunque, il preludio al Piano del Governo del Territorio – PGT.

La nota ENAC n. 34982/AOC/DIRGEN del 31.05.07 inoltre, avrebbe, evidenziato e imposto la redazione delle mappe a carico degli stessi Gestori aeroportuali. Tali “Linee guida” sono successivamente state aggiornate ed integrate con la REV 1 di cui alla nota ENAC n. 22164/DIRGEN/CAP del 30.03.10 e successiva REV 2, di cui alla nota ENAC n. 93054 del 15.7.11..

L'obiettivo è quello di garantire la sicurezza della navigazione aerea, prevede – in sostanza - di definire le aree limitrofe agli aeroporti da sottoporre a vincolo per quanto riguarda ostacoli ed altri potenziali pericoli per la navigazione aerea stessa.

Il quadro degli standards indicati da ENAC (ma anche da ICAO ed EASA), infatti, diventa preliminare al fine di delineare il dettaglio del Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA e del Piano di Emergenza Esterno-PEE.

In sostanza e in sintesi appare indispensabile sapere quali siano gli aeroporti del Belpaese “certificati” per aver integralmente adottato il “regolamento” ENAC? 11 Ottobre 2019

 

Aeroporti e il rifornimento carburante, il Decreto Maroni del 2011

Rifornimento carburante con passeggeri a bordo! Come ridurre i ritardi dei voli? Come evitarli quando un volo arriva in ritardo e deve ripartire in orario? Le fasi dello sbarco dei passeggeri e dei bagagli in arrivo, delle pulizie a bordo, del ripristino di eventuali malfunzionamenti e/o avarie dell'aeromobile, magari il cambio di equipaggio, con il nuovo imbarco dei passeggeri e dei bagagli e delle merci ed anche del rifornimanto del carburante, sono “periodi” decisivi. E' un fattore rilevante anche la localizzazione del parcheggio dell'aeromobile, lontano o in prossimità di un Terminal e/o della stazione dei VVFF.

Al fine di regolamentare “il rifornimento” del carburante è stato adottato il seguente Decreto

DECRETO 30 giugno 2011

Disposizioni da osservarsi durante il rifornimento di carburante agli aeromobili. (GU n. 169 del 22-7-2011 )

IL MINISTRO DELL'INTERNO

Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006 n. 139 recante «Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a norma dell'art. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229» e, in particolare, l'art. 26, recante disposizioni in materia di soccorso aeroportuale e portuale;

Vista la legge 12 dicembre 1980, n. 930 e, in particolare, l'art. 2 che attribuisce, tra l'altro, al Servizio tecnico centrale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco le competenze inerenti l'elaborazione e l'aggiornamento della normativa nazionale in materia di prevenzione ed interventi aeroportuali;

Visti gli articoli 687 e 690 del Codice della navigazione;

Visto il decreto del Ministro dell'interno 30 settembre 1985, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 259 del 4 novembre 1985, recante «Disposizioni da osservarsi durante il rifornimento di carburante agli aeromobili», come modificato dal decreto del Ministro dell'interno 11 marzo 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 88 del 16 aprile 1997;

Visto l'annesso 14 Vol. I «Aerodromes» alla Convenzione di Chicago del 7 dicembre 1944, relativa all'aviazione civile internazionale ed il connesso doc. 9137 - AN 898 «Airport Services Manual» dell'I.C.A.O (Parte1, Cap.16);

Visto l'allegato III al Regolamento (CE) n. 8/2008 della Commissione europea dell'11 dicembre 2007 recante «modifica al regolamento (CEE) n. 3922/91 per quanto riguarda i requisiti tecnici comuni e le procedure amministrative applicabili al trasporto commerciale mediante aeromobili»;

Visto il «Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti» con il quale l'ENAC ha recepito l'annesso 14 ICAO, ed in particolare il Capitolo 10 «Operazioni dell'area di movimento» del predetto Regolamento ENAC nella parte relativa alla disciplina generale del rifornimento di carburante agli aeromobili;

Vista la circolare ENAC APT 24 del 28 luglio 2006 «Piazzale Aeromobili (APRONS) - Segnaletica Orizzontale»;

Visto il regolamento ENAC «Certificazione dei prestatori di servizi aeroportuali di assistenza a terra», edizione n. 4 del 19 gennaio 2011, e la circolare applicativa ENAC APT 02A «Accesso al mercato dei servizi di assistenza a terra. Accertamenti d'idoneita', certificazione e sorveglianza dei prestatori di servizi negli aeroporti - Limitazioni e deroghe» datata 28 luglio 2006;

Visto l'art. 27, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, concernente gli introiti derivanti dai servizi a pagamento;

Visto l'art. 3 del decreto legge 1° ottobre 1996, n. 512, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1 della legge 28 novembre 1996, n. 609;

Visto l'art. 1, comma 1, lettera v) del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 85;

Visto il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, recante «Attuazione dell'art. 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro»;

Preso atto che le norme internazionali e comunitarie che regolano il settore delle operazioni aeree prescrivono le precauzioni e le procedure che gli operatori aerei devono attuare per il rifornimento di carburante agli aeromobili;

Tenuto conto delle intervenute innovazioni tecnologiche, dei nuovi assetti organizzativo-gestionali nelle strutture aeroportuali certificate e quindi della conseguente opportunita' di attuare nuove forme di assistenza nell'ambito della rete di sicurezza che, mediante una corretta attribuzione di compiti e responsabilita', consenta di mantenere un adeguato livello di sicurezza nelle operazioni di rifornimento carburanti;

Ritenuto necessario procedere, in ragione delle innovazioni tecnologiche e del mutato assetto normativo, all'aggiornamento del predetto decreto del Ministro dell'interno 30 settembre 1985, e adeguare la disciplina della materia alle nuove disposizioni di ordine generale contenute nel regolamento ENAC;

Decreta:

Art. 1

Definizioni

1. Per le finalita' legate all'applicazione del presente decreto si riportano le seguenti definizioni:

Gestore: soggetto cui e' affidato, insieme ad altre attivita' o in via esclusiva, il compito di amministrare e di gestire le infrastrutture aeroportuali e di coordinare e controllare le attivita' dei vari operatori presenti nell'aeroporto considerato. Il gestore e' titolare di concessione per la progettazione, lo sviluppo, la realizzazione, l'adeguamento, la gestione, la manutenzione e l'uso degli impianti e delle infrastrutture aeroportuali, comprensivi dei beni demaniali datigli in affidamento dell'aeroporto e ne assume le relative responsabilita'.

Operatore Aereo: Impresa di trasporto aereo commerciale, in possesso di Certificato di Operatore Aereo (COA) in corso di validita'.

Responsabile del rifornimento: Persona, individuata dall'Operatore Aereo, che svolge le attivita' di coordinamento e di sorveglianza per garantire l'osservanza delle procedure di rifornimento;

Handler rifornitore: Societa' incaricata dall'Operatore Aereo per le operazioni di rifornimento degli aeromobili, in possesso della certificazione ENAC quale Prestatore di servizi di assistenza carburante;

Operatore di rifornimento: persona dell'Handler rifornitore addestrata a svolgere le operazioni di rifornimento carburante agli aeromobili;

Piazzale (Apron): area specifica nell'aeroporto adibita alla sosta degli aeromobili, per l'imbarco e lo sbarco di passeggeri, il carico e lo scarico delle merci e della posta, il rifornimento dei combustibili, il parcheggio e la manutenzione.

ASA - Aircraft Safety Area: area di sicurezza degli aeromobili. Delimita al suo interno un'area di divieto di parcheggio dei mezzi di rampa o di servizio;

ERA - Equipment Restriction Area: area di accesso limitato per i mezzi di rampa;

H.R.S.: «Hydrant Refuelling System». Sistema fisso di distribuzione del carburante da trasferirsi all'aeromobile mediante «dispenser»;

Dispenser: apparecchiatura utilizzata per trasferire il carburante dai pozzetti H.R.S. all'aeromobile.

Autocisterna «refueller»: autoveicolo dotato di cisterna e fornito degli equipaggiamenti fondamentali per le operazione di rifornimento carburante.

Art. 2

Campo di applicazione

1. Il presente decreto disciplina le prescrizioni tecniche e le precauzioni da osservarsi durante le operazioni di rifornimento di carburante agli aeromobili ad ala fissa, senza o con passeggeri a bordo oppure in fase di imbarco e sbarco, negli aeroporti nei quali si svolge traffico aereo commerciale con velivoli di massa massima al decollo superiore a 5.700 kg o con 10 o piu' posti passeggeri e certificati in accordo al regolamento ENAC per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, di seguito denominato regolamento ENAC.

2. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano anche:

a) alle operazioni di aspirazione di carburante dai serbatoi degli aeromobili;

b) negli aeroporti di cui al comma 1 dove il servizio antincendio non e' assicurato direttamente dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

3. L'ambito di attivita', le responsabilita' e le azioni dei soggetti coinvolti nelle operazioni di rifornimento di cui al precedente comma 1 sono disciplinati dal «Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti» dell'ENAC.

Art. 3

Norme generali

 

1. Le operazioni di rifornimento avvengono sotto la diretta responsabilita' dell'Operatore Aereo attraverso la designazione di una persona qualificata quale «Responsabile del rifornimento».

2. Le operazioni di rifornimento degli aeromobili sono eseguite dagli «Handler rifornitori» che devono assicurare la presenza di personale qualificato di seguito indicato quale «Operatore di rifornimento» certificato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

3. Il Responsabile del rifornimento assolve le necessarie attivita' di coordinamento e sorveglianza per garantire l'osservanza delle procedure di rifornimento, il contatto con il personale dell'Handler rifornitore e con il personale eventualmente presente a bordo dell'aeromobile nonche' l'attivazione delle procedure di emergenza secondo quanto specificato dal regolamento ENAC.

 

Art. 4

Misure di prevenzione e divieti

1. Durante le operazioni di rifornimento di carburante, oltre alle norme di cui all'art. 3 del presente decreto ed alle previsioni di cui al regolamento ENAC, devono essere osservate le misure di sicurezza di seguito riportate.

2. Il rifornimento di carburante agli aeromobili non puo' essere eseguito in assenza del Responsabile del rifornimento.

3. Le operazioni di rifornimento devono essere effettuate nel piazzale di sosta degli aeromobili «Apron» all'interno delle aree ERA/ASA appositamente individuate e attrezzate.

4. Durante le operazioni di rifornimento deve prevedersi intorno all'aeromobile una zona di sicurezza costituita da un'area circolare avente un raggio di metri 6 dai serbatoi degli aeromobili, dagli sfiati, dalle attrezzature e dai veicoli mobili usati per il rifornimento. Il Responsabile del rifornimento deve garantire che nessun estraneo alle operazioni di rifornimento, assistenza e controllo si trovi all'interno della predetta zona di sicurezza.

5. Le attrezzature per il rifornimento di carburanti e gli sfiati dei serbatoi dell'aeromobile non devono trovarsi ad una distanza inferiore a metri 15 da qualsiasi edificio, ad esclusione dei manufatti connessi con le pertinenti operazioni di scalo.

6. Non e' consentito il rifornimento contemporaneo di due aeromobili posti in piazzole di sosta ERA/ASA contigue, nel caso in cui entrambi gli aeromobili siano con passeggeri a bordo o in fase di imbarco e sbarco. Il Gestore aeroportuale e i Responsabili del rifornimento devono coordinarsi per assicurare la corretta attuazione di tale disposizione.

7. Ogni mezzo rifornitore deve essere presidiato dal personale necessario ad assicurarne il rapido allontanamento in caso di emergenza e per ogni altra necessita' di sicurezza.

8. Il personale dell'Handler rifornitore, prima dell'inizio delle operazioni di rifornimento, si dovra' accertare che siano rese disponibili adeguatevie di fuga per il rapido allontanamento del mezzo rifornitore.

9. Il rifornimento di carburante per mezzo di impianto di erogazione carburante (Hydrant Refuelling System - HRS) con distributore «dispenser» o per mezzo di autocisterna «refueller» e' effettuato con la presenza di un operatore di rifornimento certificato.

10. Se il rifornimento di carburante e' eseguito simultaneamente da due punti d'attacco non posti sulla stessa semiala, e' richiesta la presenza di almeno un operatore di rifornimento certificato per ciascun punto d'attacco.

11. Durante le operazioni di rifornimento l'Operatore Aereo e l'Handler rifornitore adotteranno, per tipologia di aeromobile, le misure necessarie, indicate nelle proprie procedure operative, affinche' sia esclusa la possibilita' di determinare inneschi di vapori di carburante da parte di impianti e apparecchiature presenti nella zona di rifornimento provvedendo, altresi', ad attuare le procedure per la messa a terra dell'aeromobile e dei relativi mezzi di rifornimento.

12. Durante le operazioni di rifornimento nessun motore di spinta dell'aeromobile deve essere in funzione. I veicoli di rifornimento, assistenza e controllo e le attrezzature devono essere posti in modo tale da consentire:

a) il libero accesso all'aeromobile da parte dei servizi di soccorso e lotta antincendio;

b) la rapida evacuazione, attraverso le uscite in uso, delle persone a bordo dell'aeromobile;

c) il rapido allontanamento dei mezzi rifornitori.

14. I veicoli non devono transitare o sostare sotto l'ala degli aeromobili, salvo quelli del rifornimento e solo se la loro presenza e' indispensabile per le operazioni di rifornimento di carburante, di oli lubrificanti ed idraulici. Nel caso di rifornimento con autocisterna:

a) la parte dell'autocisterna contenente l'apparato motore non deve sostare sotto l'ala;

b) l'attrezzatura utilizzata per il servizio di manutenzione deve essere collocata ad una distanza superiore a 3 metri dalle aperture di sfiato dell'impianto di combustibile degli aeromobili.

15. Tutti i mezzi rifornitori operanti nella zona di sicurezza devono essere muniti di estintori in perfetta efficienza.

16. Durante le operazioni di rifornimento, in prossimita' della zona di sicurezza, devono essere presenti, a cura del Gestore dell'aeroporto, presidi antincendio in condizioni di perfetta efficienza e manutenzione, per un complessivo non inferiore a 50 kg di polvere chimica secca, di capacita' estinguente non inferiore a «A- B1- C», e 50 litri di schiuma di capacita' estinguente non inferiore a «A-B4».

17. Per gli aeroporti non compresi nel campo di applicazione di cui al comma 1, dell'art. 2 del presente decreto, devono essere osservate le seguenti norme:

a) le operazioni di rifornimento e di aspirazione carburante agli aeromobili devono essere eseguite senza passeggeri a bordo o in imbarco/sbarco;

b) durante le operazioni di rifornimento o di aspirazione carburante devono essere osservate le norme tecniche elencate nel presente decreto escluso quanto previsto al precedente comma 16 sui presidi antincendio;

c) in prossimita' della zona di rifornimento carburante, deve essere presente, a cura del Gestore dell'aeroporto, in condizione di perfetta efficienza e manutenzione, un presidio antincendio costituito da estintore portatile di capacita' non inferiore a 12 Kg di polvere chimica secca.

18. Nel caso in cui avvenga un principio d'incendio o un versamento di carburante, l'Handler rifornitore, il Responsabile del rifornimento ed il Gestore aeroportuale devono attuare le misure di emergenza previste dal Regolamento ENAC e le procedure operative definite, in sede locale, per ogni singolo aeroporto.

Art. 5

Rifornimento carburanti aeromobili con passeggeri a bordo o in fase di imbarco e sbarco

1. Durante le operazioni di rifornimento di carburante con passeggeri a bordo dell'aeromobile, oltre alle previsioni di cui al regolamento ENAC, in particolare per quanto riguarda la formazione e il concorso alla gestione dell'emergenza del personale che opera per i servizi sottobordo durante le operazioni di rifornimento, e alle norme di cui agli articoli 3 e 4 del presente decreto, devono essere osservate le seguenti ulteriori specifiche misure di sicurezza.

2. Il Gestore aeroportuale, con congruo anticipo rispetto all'inizio dell'operazione di rifornimento, avvisa il servizio antincendio aeroportuale comunicando la tipologia d'aeromobile, la posizione della piazzola e l'ora d'inizio del rifornimento.

3. Prima dell'inizio delle operazioni di rifornimento devono essere predisposti i dispositivi di evacuazione e attuate le indicazioni di seguito elencate:

a) le porte usate normalmente per l'imbarco/sbarco dei passeggeri devono essere aperte. Qualora le condizioni climatiche non consentano di tenerle aperte, esse possono essere tenute chiuse, ma non bloccate;

b) le scale o i pontili d'imbarco devono essere approntati presso le porte in uso di cui alla lettera precedente;

c) le uscite dotate di scale incorporate, se non sono servite da pontili d'imbarco o da scale mobili, devono essere approntate per l'uso;

d) le porte, le scale o i pontili d'imbarco in uso non devono essere ostruiti, per consentire il libero impiego in caso d'emergenza;

e) deve essere mantenuto, durante le operazioni di rifornimento, il contatto radio tra la cabina di pilotaggio e la torre di controllo per eventuali attivazioni delle procedure di emergenza;

f) deve essere mantenuto il contatto visivo tra il Responsabile del rifornimento e il personale Handler rifornitore oppure, nel caso di impossibilita' del contatto visivo, devono essere utilizzati idonei dispositivi radio.

4. Le misure precauzionali da adottarsi a bordo dell'aeromobile sono quelle previste dalla normativa operativa comunitaria ed internazionale di settore.

5. Qualora durante le operazioni di rifornimento di carburante sia in atto l'imbarco o lo sbarco dei passeggeri, oltre alle norme di cui ai commi precedenti e agli articoli 3 e 4, devono essere osservate le seguenti ulteriori misure di sicurezza:

a) i passeggeri devono essere opportunamente instradati in modo da non interferire con le operazioni di rifornimento, che comunque non possono interessare i serbatoi lato salita/discesa passeggeri a meno di imbarco/sbarco tramite pontile, o con le altre operazioni di assistenza a terra. Il percorso da seguire deve essere chiaramente indicato e il responsabile delle operazioni di assistenza deve poter sorvegliare i movimenti dei passeggeri ovvero farli scortare a piccoli gruppi nei loro movimenti da e verso l'aeromobile;

b) tutte le apparecchiature ed attrezzature per l'imbarco/sbarco dei passeggeri e dei bagagli debbono essere approntate prima dell'inizio delle operazioni di rifornimento;

c) deve essere annunciato ai passeggeri in fase di imbarco e/o sbarco, causa il rifornimento in corso, il divieto di fumo e di utilizzo di accendini e di telefoni cellulari in piazzale.

6. Nel caso in cui avvenga un principio d'incendio o un versamento di carburante l'Handler rifornitore ed il Responsabile del rifornimento devono attuare le misure di emergenza previste dal regolamento ENAC, nella parte relativa alle operazioni di rifornimento con passeggeri a bordo o in imbarco/sbarco, e le procedure operative definite, in sede locale, per ogni singolo aeroporto.

 

Art. 6

Procedura di emergenza

1. A seguito di chiamata di emergenza, connessa ad operazioni di rifornimento, qualora l'impiego a tale scopo di personale e mezzi antincendio comporti la riduzione del potenziale di soccorso associato alla categoria antincendio dell'aeroporto, il Responsabile del servizio antincendio deve darne comunicazione al Gestore aeroportuale per l'applicazione, ai sensi dell'art. 705 del Codice della navigazione, delle necessarie misure interdittive di carattere temporaneo.

2. In caso di chiamata per stato di emergenza, legata all'attivita' aerea sull'aeroporto, che implichi il dispiegamento del Servizio antincendio, nel rispetto dei piani di emergenza aeroportuali, non possono essere intraprese attivita' di rifornimento carburante e devono essere sospese quelle in atto.

Art. 7

Attivita' di ispezione e vigilanza

1. Nell'ambito delle proprie funzioni istituzionali e' facolta' del Corpo nazionale dei vigili del fuoco effettuare attivita' ispettiva e di vigilanza sull'osservanza delle precauzioni e delle prescrizioni tecniche sul rifornimento di carburante agli aeromobili. A tal fine, su richiesta del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, gli operatori di rifornimento certificati sono tenuti ad esibire copia della certificazione prevista all'art. 8 del presente decreto.

2. In caso di accertata inosservanza, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco provvede, ove si rendesse necessario, a far sospendere immediatamente le operazioni di rifornimento di carburante fino al ripristino delle condizioni di sicurezza e comunica all'ENAC le inadempienze riscontrate per l'adozione di eventuali provvedimenti di competenza nei confronti dell'Operatore Aereo o dell'Handler rifornitore.

3. Delle inadempienze di cui al comma 2 e' data pronta comunicazione anche al Gestore per gli aspetti correlati all'operativita' ed all'utilizzo in sicurezza del piazzale.

 

Art. 8

Corsi di qualificazione, aggiornamento ed esami per la certificazione 1. Gli operatori di rifornimento sono qualificati e certificati dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco a seguito della frequenza e del superamento dell'esame finale del corso di formazione tenuto secondo il programma di cui all'allegato A al presente decreto. Le eventuali modifiche al programma di cui all'allegatoA sono apportate con provvedimento del Capo del Corponazionale dei vigili del fuoco.

2. Ai fini del mantenimento della certificazione il personale qualificato deve essere aggiornato con cadenza biennale mediante frequenza di un corso di durata non inferiore a quattro ore da svolgersi secondo le modalita' individuate con provvedimento del Capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

3. I corsi di qualificazione, di aggiornamento e gli esami per la certificazione degli operatori tenuti dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco sono resi a pagamento, secondo le modalita' e le tariffe previste dalla normativa vigente per le attivita' di formazione ed esami.

Art. 9

Norme transitorie

1. L'applicazione della nuova disciplina di assistenza negli aeroporti di cui al comma 1, dell'art. 2 del presente decreto, e' subordinata alle attivita' di seguito specificate:

a. formazione e certificazione degli operatori, secondo quanto previsto all'art. 8 del presente decreto;

b. applicazione, per un periodo transitorio, delle nuove modalita' di assistenza e conseguente approvazione, in via definitiva, della relativa procedura operativa da parte dell'ENAC.

Tale procedura dovra' prevedere anche le condizioni e il numero massimo di rifornimenti possibili contemporaneamente.

2. Nella fase transitoria di cui al precedente comma, al fine di mantenere inalterati gli standarddi sicurezza, le operazioni di rifornimento carburante con passeggeri a bordo continuano a essere eseguite, ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 30 settembre 1985, in presenza del servizio di assistenza antincendio del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

3. Fino all'applicazione del presente decreto restano in vigore le disposizioni di cui al decreto del Ministro dell'interno 30 settembre 1985.

 

Art. 10

Disposizione finale

1. Gli aeroporti di cui al comma 1, dell'art. 2 si adeguano alle disposizioni individuate dal presente decreto entro due anni dalla sua entrata in vigore. Dalla stessa data e' abrogato il decreto del Ministro dell'interno 30 settembre 1985.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Roma, 30 giugno 2011 - Il Ministro: Maroni - 10 Ottobre 2019

Aeroporti, dallo Stato di allarme, a quello di emergenza a quello dell'incidente

Il contesto del Rischio Terzi ed alcuni interrogativi inevitabili! Come è ben noto ai gestori aeroportuali ed alle amministrazioni dei Comuni extraaeroportuali è stato previsto e realizzato un piano di “Incidente aereo” interno ed esterno al sedime aeroportuale. Le tante normative internazioni (ICAO-EASA) e nazionali (ENAC) hanno predisposto procedure operative aggiornate per la gestione dell’emergenza legata ad un incidente aereo a terra.

Ai Comuni aeroportuali la predisposizione dei piani comunali di emergenza sulla “base degli indirizzi regionali (art. 108 del D. Lgs. 112/1998) e all’interno dei piani la definizione del quadro dei rischi territoriali e la disciplina dell’organizzazione e delle procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza (L.R. 67/2003). Per la stesura del presente Piano sono state seguite, in accordo alle normative in materia, le linee guida della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 e della Direttiva del Capo Dipartimento della Protezione Civile del 2 maggio 2006 (poi modificata dalla Direttiva del Capo Dipartimento della Protezione Civile del 23/1/2012) che stabiliscono modalità di intervento e competenze delle diverse strutture chiamate a rispondere all’emergenza in caso di incidenti ferroviari (esplosioni o crolli di strutture o incidenti stradali con coinvolgimento di numerose persone), incidenti in mare, incidenti aerei e incidenti in presenza di sostanze pericolose”.

Le Norme e Procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente”, tuttavia, abbisognano di un coordinamento che deve avviare e identificare i tre livelli procedurali di intervento. Le tre procedure, i tre livelli di attivazione quali lo Stato di Allarme, lo Stato di Emergenza e dello Stato di Incidente con quale criterio sono valutati ed allertati e con quali riflessi operativi?

Se lo Stato di Allarme è riferibile ad una “Situazione nella quale si ha ragione di dubitare per la sicurezza di un aeromobile e per i suoi occupanti, quello di Emergenza” rimanda ad una “ Situazione nella quale si ha certezza dello stato di pericolo in cui versa l’aeromobile ed i suoi occupanti, ed in tale “stato debbono essere attuati tutti quei provvedimenti necessari per ridurre i tempi di intervento nel caso in cui l'evento si trasformi in stato di INCIDENTE, la situazione estrema, ovvero, la “Situazione nella quale si è verificato un evento dannoso per l’aeromobile e/o per i suoi occupanti”, a chi tocca decidere?

Quale soggetto specifico tuttavia allerta il livello di intervento e magari segnala “alla Torre di Controllo o dal Duty Manager quando sia accaduto un incidente aeronautico all'interno del sedime aeroportuale o nelle immediate vicinanze dello stesso.”

Quando un velivolo sui piazzali sversa carburante da un'ala per uno scontro con altro mezzo a terra quando lo scoppio di una gomma, in rullaggio e/o in pista, quale dei tre livelli viene “dichiarato”?

Quando, situazione del tutto ricorrente, un velivolo rientra dal volo per un impatto con stormo di volatili quale “Stato” viene attivato? 3 Ottobre 2019

Aeroporti e rumore aereo, la UE impone altri parametri

ENAC modificherà le Circolari APT 26 e 29 sul contenimento acustico! Lo annuncia anche ENAC nel Il Programma Nazionale per la Safety dell’Aviazione Civile (State Safety Programme – Italy o SSP-Italy).

Il Safety Plan l’ENAC pone, specifici obiettivi:

• Attuare le decisioni strategiche adottate nello State Safety Programme

• Mettere in atto le safety actions attribuite agli stati membri da parte di EASA

• Mettere in atto le safety actions individuate a livello nazionale

• Realizzare le azioni di mitigazione dei rischi identificati.

Tra le varie iniziative, anche in relazione al REGOLAMENTO (UE) N. 598/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 aprile 2014 che istituisce norme e procedure per l’introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti dell’Unione, nell’ambito di un approccio equilibrato.

L'obiettivo dichiarato è “l’introduzione di restrizioni operative negli aeroporti dell’Unione, ad opera degli Stati membri in base alla valutazione di ogni singola situazione, pur limitando le capacità, può contribuire a migliorare il clima acustico nell’intorno degli aeroporti. È tuttavia possibile che un uso inefficiente delle capacità esistenti provochi distorsioni della concorrenza oppure ostacoli l’efficienza dell’intera rete aeronautica dell’Unione. Poiché l’obiettivo specifico di abbattimento del rumore del presente regolamento non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo delle norme armonizzate sulla procedura per l’introduzione di restrizioni operative nell’ambito del processo di gestione del rumore, può essere conseguito meglio a livello dell’Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato sull’Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. Tale metodo armonizzato, oltre a non imporre obiettivi qualitativi in materia di rumore, che continuano ad emanare dalla direttiva 2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (1) o da altre norme o legislazione pertinenti dell’Unione in ciascuno Stato membro, non pregiudica la scelta effettiva di misure”.

La nuova metodologia del rumore aeroportuale dovrebbe essere adottata entro il 2020:

“Le autorità competenti garantiranno l’uso di metodi di determinazione del rumore elaborati in conformità del doc. 29 della Conferenza europea dell’aviazione civile, dal titolo «Standard Method of Computing Noise Contours around Civil Airports», terza edizione.

Descrittori:

1. L’impatto del rumore generato dal traffico aereo è rappresentato almeno tramite i descrittori di rumore Lden e L night, definiti e calcolati in conformità dell’allegato I della direttiva 2002/49/CE.

2. Possono essere usati anche altri descrittori di rumore supplementari che abbiano una base oggettiva.”

In attesa della promulgazione “acustica” aeroportuale cosa accade? Le mappe acustiche in LVA che dovrebbero essere state elaborate nel corso di questi anni, in correlazione con l'increment del traffico aereo, su ogni pista e/o sedime aeroportuale, probabilmente, esclusivamente con il modello INM, a che anno risalgono? I Sindaci dei Comuni aeroportuali e i tanti Comitati esistenti hanno rivendicato il sistematico adeguamento delle loro ricadute acustiche! Quanti aeroporti, in attesa che le Commissioni Aeroportuali impongano dell'utilizzo del modello AEDT, hanno mappe acustiche “vecchie” di 5-10-15 anni?

La novità rappresentata dall'acquisizione da parte di ENAC, con le Circolari APT 26 e APT 29 , del REGOLAMENTO (UE) N. 598/2014 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 aprile 2014, potrà soddisfare le legittime richieste dei cittadini che vivono nei pressi del sedime aeroportuale sotto le rotte dei voli, registrando più “realistiche” misurazioni? 27 Settembre 2019

ACI Europe e la Risoluzione NetZero2050

Zero emissioni CO2 anche per Assaeroporti! Nel corso del 29 Congrezzo Annuale e Assemblea Generale di ACI Europe, ovvero dell’Associazione dei gestori aeroportuali europei, che si è tenuto a Cipro, ha annunciato ufficialmente la Risoluzione NetZero2050, con cui “l’industria aeroportuale europea si impegna a raggiungere un livello di emissioni nette di CO2 pari a zero, al più tardi entro il 2050.”

Per l’Italia, la Risoluzione – riporta una nota Assaeroporti – è stata supportata direttamente anche dall’Associazione italiana dei gestori aeroportuali. Hanno aderito, al momento, ADB (Aeroporto di Bologna), ADR (Aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino), GESAC (Aeroporto di Napoli), GESAP (Aeroporto di Palermo), SACBO (Aeroporto di Milano Bergamo), SAGAT (Aeroporto di Torino), SAVE (Aeroporto di Venezia) e SEA (Aeroporti di Milano Linate e Malpensa).

 Lo scenario stimato, in relazione agli attuali volumi di traffico “negli aeroporti europei, si stima che questo impegno porterà ad eliminare, nel 2050, 3.46 milioni di tonnellate di emissioni annue di CO2.”

Il Direttore Generale di Assaeroporti, avv. Valentina Lener, ha dichiarato: “I gestori aeroportuali italiani sono da sempre molto sensibili alle tematiche ambientali e fortemente impegnati in azioni tese a favorire una riduzione delle emissioni atmosferiche. Sono diversi infatti gli interventi già realizzati dai nostri aeroporti in tema di sostenibilità ambientale: è aumentato l’utilizzo di energia derivante da fonti rinnovabili; sono stati realizzati all’interno dei sedimi impianti fotovoltaici e centrali di cogenerazione o trigenerazione; sono previsti criteri premianti per gli stakeholders che contribuiscono alla sostenibilità ambientale dell’aeroporto insieme al gestore. In tale contesto, diversi aeroporti italiani hanno già ottenuto la certificazione internazionale “Airport Carbon Accreditation” ed ora, con la sottoscrizione della Risoluzione NetZero2050 e con il formale sostegno della nostra Associazione, l’intero sistema aeroportuale si pone un obiettivo ancor più sfidante come quello di raggiungere un livello di emissioni nette di C02 pari a zero, al più tardi entro il 2050.”

In occasione del vertice delle Nazioni Unite per il clima globale l'associazione commerciale per gli aeroporti europei, Aci Europe ha, inoltre, fornito un aggiornamento sulla risposta del settore all'emergenza climatica.

“Airports addressing their CO2 emissions

As our award-winning video says, life is about movement. Getting from A-to-B. Connecting with people, doing business, enjoying holiday travel beyond your immediate locality – there’s no escaping the fact that mobility is a basic human need. But it goes hand-in-hand with energy consumption and all its consequences.

In the past decade, the impact of climate change on our world has become a subject of global concern, initiating awareness campaigns, books, documentaries, street demonstrations and Summit meetings involving international leaders and famous faces.

The airport industry accounts for just 5% of the air transport sector’s total carbon emissions. Over the past 10 years, airports operators in different parts of the world have been gradually channeling their efforts to reduce their CO2 emissions, through an independent programme called Airport Carbon Accreditation. Click on the MENU icon on the left of this page, to discover the key figures and see some of the momentum that the programme has gained since 2009 – including which airports are involved, some of the actions they are taking to reduce their carbon emissions and just how much has been achieved”. 25 Settembre 2019

Aeroporti e le reti di monitoraggio sonore, le centraline M, A e V

Ma chi e quando, dove e da chi sono “verificate e controllate”? A chi tocca farle e quale legge prescrive tali checks? In Lombardia le linee guida sono effettuate in relazione alle linee guida regionali di cui alla DGR 808/2005.

Quali procedure sono state adottate nelle altre Regioni del Belpaese?

Quante sono le stazioni/centraline nei tanti aeroporti (aerobasi?) localizzate nella Penisola? Quante della fase di atterraggio e quante nella fase di decollo? Sono analisi e decisioni che spettano alla Commissione Aeroportuale.

Le stazioni/centraline da posizionare sono comunque di tre tipologie.

“Stazioni di tipo M per il monitoraggio del rumore aeroportuale:

sono stazioni in corrispondenza delle quali si deve misurare e distinguere il rumore di origine aeronautica da quello provocato da altre sorgenti, in modo da poter calcolare l’indice LVA;

Stazioni di tipo V per la verifica delle violazioni delle procedure antirumore:

le stazioni che rientrano in questa categoria devono essere situate dove sia necessario attribuire i parametri caratteristici di un evento aeroportuale, in maniera univoca, all’aereo responsabile;

Stazioni di tipo A per il monitoraggio del rumore ambientale:

queste stazioni permettono di misurare il rumore dovuto all’insieme delle sorgenti presenti nell’area circostante e non sono pertanto utili alla determinazione dei parametri e degli indici descrittori del rumore di origine aeroportuale.” 20 Settembre 2019

Aeroporti, Art 707, 711 e 715 del CdN e quelle attività sensibili

Indispensabile l'adeguamento/aggiornamento costante del PEE! Come è ben noto, o dovrebbe esserlo per gli amminstraziori dei Comuni aeroportuali, ma anche di qielli dei Comuni sottostanti ai decolli ed atterraggi, deve essere posta particolare attenzione alle attività sensibili, quali “insediamenti ad elevato affollamento” (alberghi, centri commerciali, stadi, ecc.) e nuove edificazioni che, se coinvolte in un incidente, possono creare pericolo di incendio o amplificazione del danno (distributori di carburante, depositi di sostanze infiammabili, industrie chimiche, insediamenti consistenti)”.

Quali analisi e verifiche vanno espletate per le attività pre-esistenti all'adozione al nuovo CdN, perciò in deroga?

Quali iniziative e provvedimenti devono/dovrebbero conseguentemente attivare i Consigli e le Giunte Comunali?

Quali integrazione ai vigente Piano di Rischio Aeroportuale devono essere poste, ad esempio, alle limitazioni contenute nell’Art. 711 del Codice ampiamente descritte e declinate nel Documento approvato con Nota ENAC Prot. n° 133980-P del 21.12.2015?

L'analisi delle criticità associate alle attività di decollo e atterraggio di aeromobili, scenari inevitabili, per una corretta valutazione del rischio sostenibile da parte degli organi competenti, deve, inevitabilmente predisporre elaborati per identificare graficamente la tipologia e la posizione di quelli che sono ritenuti elementi di criticità esistenti.

Tra di queste potrevvero essere evidenziate ad esempio:

presenza d’industria a rischio di incidente rilevante come raffinerie e similari;

presenza di alcuni edifici sensibili e/o luoghi di aggregazione come scuole e istituti vari;

quartieri residenziali e altamente urbanizzati;

attività produttive, artigianali e commerciali;

impianti sportivi (stadio e palazzetto dello sport);

zone attrazione volatili, lagune, itticolture;

centri commerciali e tanto altro.

In relazione all'esistenza di tali insediamenti e attività, necessariamente, dovrebbe essere predisposti ed attivati adeguati Piani di Emergenza Esterni-PEE ai sedimi aeroportuali.

A che punto siamo? 19 Settembre 2019

Aeroporti, ENAC, droni e un Convegno sui rischi

Dalle problematiche di security a quelle di safety! L'attività dei droni in genere, scenari di uso improprio nelle città e nei prossimità degli aeroporti sono in primo piano in questi giorni. In UK nel triennio 2016-2018 ci sarebbero stati 290 casi e in un convegno titolato “Disagi causati dai droni negli aeroporti: Una risposta assicurativa e di mitigazione del rischio", è stato presentato "Airport Conference" (18-20 settembre a Roma), Airport Risk Community (Arc) per valutare prospettive e contromisure. ENAC nel frattempo con il seguente comunicato stampa ha attivato il “Protocollo di collaborazione tra Città di Torino e ENAC per lo sviluppo di tecnologie, servizi e normative nell’ambito dell’utilizzo dei droni”:

COMUNICATO STAMPA ENAC - CITTA' DI TORINO

La Città di Torino e l’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, in attuazione del Protocollo d’Intesa siglato tra le due amministrazioni, svilupperanno insieme un’attività di collaborazione per la sperimentazione dell’uso dei droni nell’ambito urbano coinvolgendo il mondo accademico, della ricerca e dell’industria. La collaborazione ha lo scopo di promuovere la ricerca e l’innovazione nel campo degli aeromobili a pilotaggio remoto e sviluppare nuovi modelli di servizio smart city, a basso impatto ambientale, per migliorare la qualità di vita dei cittadini attraverso l’utilizzo intelligente delle innovazioni tecnologiche emergenti. Il modello validato attraverso l’attività di regolazione dell’ENAC, potrà essere replicato su altre realtà nazionali.

Nell’ambito dell’attività di Torino City Lab (http://torinocitylab.com/it/), che vede la città come una piattaforma aperta alla sperimentazione di soluzioni innovative per la creazione di servizi urbani da parte delle aziende e delle start up, si sono individuate come aree di testing dei droni il Parco Dora (DoraLab) e il parco Stura. Grazie alla collaborazione con Tim e con il Politecnico di Torino – Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale (Dimeas), verranno sperimentate con l’ausilio della connessione 5G applicazioni riconducibili a concetti di smart city che prevedano l’utilizzo di droni. Lo scopo è lo sviluppo di nuove competenze e servizi per migliorare la qualità della vita all'interno delle cittá aumentando il valore economico e sociale del nostro ecosistema. Ma non solo: importante sarà anche la semplificazione delle procedure amministrative e lo sviluppo di un nuovo quadro normativo che supporti l’evoluzione tecnologica e la sicurezza del settore, favorendo il benessere dei cittadini.

“Torino deve continuare a crescere come città laboratorio per lo sviluppo di tecnologie innovative e, a tale scopo, risulta importante l’aver rafforzato la collaborazione con ENAC attraverso la firma di questo protocollo - sottolinea la sindaca Chiara Appendino.

Grazie alla ormai lunga collaborazione con l’Ente nazionale per l’aviazione civile e al forte ecosistema locale costituito da aziende all’avanguardia e da un sistema universitario d’eccellenza, Torino oggi – aggiunge la prima cittadina del capoluogo piemontese - si propone come luogo dotato di spazi idonei e infrastrutture necessarie ad ospitare imprese, startup, centri di ricerca e ogni altra realtà che si ponga l’obiettivo di progettare, sviluppare e testare servizi, modelli, tecnologie, prodotti innovativi e di offrire nuove opportunità”.

"L’accordo con il Comune di Torino - ha commentato il Vice Direttore Generale dell’ENAC Alessandro Cardi – rappresenta un’occasione per costruire nuovi modelli cooperativi tra l’Ente e le amministrazioni locali per l’affermazione di attività innovative e di sperimentazione. Tale contesto è essenziale per l’attuazione pratica dei recenti indirizzi emersi in ambito europeo, Commissione e EASA, per lo sviluppo dei servizi di mobilità con droni in ambienti tipo “smart city”.

Torino sarà dunque un osservatorio privilegiato per valutare gli adeguamenti normativi che rispondano allo sviluppo tecnologico del settore e fornirà un supporto allo sviluppo di servizi innovativi capaci di generare opportunità di lavoro nel settore degli aeromobili a pilotaggio remoto. L'ENAC potrà inoltre, se ne verificherà le condizioni, contribuire al finanziamento di progetti approvati dalla Commissione tecnica di valutazione delle candidature alla sperimentazione nella “Drones testing area” DoraLab, commissione in cui sarà presente un suo rappresentante. 18 Settembre 2019

Aeroporti e impatto volatili, uno stralcio del documento ENAC

La gestione del rischio Wildlife Strike nei pressi delle piste! Il documento ENAC di 40 pagine LG–2018/002 - GESTIONE DEL RISCHIO WILDLIFE STRIKE NELLE VICINANZE DEGLI AEROPORTI Ed. n. 1 del 01/10/2018, “fornisce le linee guida alle autorità, agli enti e ai portatori d’interesse territoriali per la gestione del rischio di impatto tra aeromobili e fauna selvatica (uccelli in primis) nelle vicinanze degli aeroporti, dove tale rischio può aumentare in funzione della presenza di opere o attività in grado di attrarre fauna

selvatica”.

“Scopo del documento è anche quello di fornire uno strumento per la pianificazione del territorio intorno agli aeroporti a 3, 8 e 13 km di distanza dalle piste”.

E' una questione che Aerohabitat ha spesso analizzato e proposto. Con questa nota riteniamo indispensabile proporre uno stralcio di tale documento.

“L’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile (ICAO) ha indicato quali sono le principali tipologie di utilizzo del territorio che hanno il potenziale di diventare importanti fonti attrattive per la fauna selvatica ad alto rischio.

Queste includono:

• le discariche di rifiuti alimentari;

• gli impianti di trattamento e smaltimento delle acque reflue;

• i laghi naturali e artificiali;

• gli impianti di congelamento del cibo;

• gli impianti ittici;

• le riserve ornitologiche.

 

Nel Cap. 5 del Regolamento ENAC per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti

("Rischio da impatto con volatili”) vengono individuate come oggetto di limitazioni,

tra gli altri:

• le discariche e corpi d’acqua aperta o altre aree umide che possono attrarre volatili ed altra fauna selvatica;

• le attività industriali che prevedono fasi lavorative in grado di attrarre volatili ed altra fauna selvatica (industria manifatturiera, impianti di lavorazione carne/pesce/vegetali, ecc.);

• le attività agricole e di allevamento che possono costituire fonte attrattiva per i volatili ed altra fauna selvatica (coltivazioni agricole attrattive, impianti di itticoltura, allevamenti di bestiame, ecc.);

• le attività antropiche che prevedono l’immissione di fauna libera nell’ambiente (Ambiti Territoriali di Caccia, riserve di caccia e pesca, aree di ripopolamento faunistico, campi di gara per colombofili, aree di addestramento cani da caccia, ecc.).

In realtà l’attrattiva di un sito o di un impianto varia in base a un’infinità di variabili legate alla specie, al momento dell’anno, al clima, al disturbo, ecc.

In questo documento si è scelto di classificare le fonti attrattive più importanti per la fauna selvatica riscontrabili sul territorio nazionale, indicando per ciascuna il livello di rischio, la necessità di intervento e le azioni che è possibile intraprendere, in base alla distanza dall’aeroporto e al fatto che si tratti di fonti attrattive già presenti sul territorio o pianificate.

L’elenco delle fonti attrattive identificate è il seguente:

1. Aree Artificiali

1.1. Discariche contenenti rifiuti organici non trattati (incluse aree di deposito temporanee);

1.2. Discariche non contenenti rifiuti organici non trattati (incluse aree di deposito temporanee);

1.3. Costruzioni e manufatti;

1.4. Uffici, alberghi, parcheggi, cinema, magazzini non alimentari, distributori di carburante;

1.5. Impianti industriali manifatturieri;

1.6. Attività di produzione alimentare;

1.7. Magazzini alimentari, fast food, drive-in, ristoranti all’aperto, centri commerciali;

1.8. Cave ed aree estrattive;

1.9. Aree di cantiere e piazzali industriali;

1.10. Porti di pesca;

1.11. Aree verdi urbane (parchi pubblici);

1.12. Alberature e giardini;

1.13. Campi sportivi;

1.14. Maneggi e ippodromi;

1.15. Campi da golf;

1.16. Vivai;

1.17. Zone adibite a picnic, fiere, manifestazioni all’aperto e campeggio.

 

2. Aree Agricole

2.1. Seminativi (non irrigui e irrigui);

2.2. Colture permanenti (vigneti, oliveti, frutteti e frutti minori);

2.3. Orti;

2.4. Prati;

2.5. Allevamenti di bestiame estensivi;

2.6. Allevamenti di bestiame intensivi.

 

3. Aree Naturali e semi-naturali

3.1. Boschi;

3.2. Aree cespugliate (inclusa macchia mediterranea);

3.3. Aree con vegetazione erbacea (incluse gariga e steppa);

3.4. Aree protette terrestri;

3.5. Riserve di caccia (e aree dove è previsto il rilascio di fauna);

3.6. Carnai ed aree di alimentazione per la fauna selvatica.

 

4. Aree Umide

4.1. Corsi d’acqua, canali e idrovie;

4.2. Bacini d’acqua naturali e artificiali;

4.3. Impianti di depurazione acque reflue;

4.4. Impianti di trattamento di acqua potabile;

4.5. Produzioni di acquacoltura;

4.6. Zone umide protette. 12 Settembre 2019

Aerei ed ecotassa, dopo Francia e Svizzera anche una proposta italiana

Anche la Svizzera ha deliberato - dopo l'accordo condiviso nel 2015 a Parigi nel contesto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - l'introduzione di quella che ormai tutti identificano come un'ecotassa sui biglietti aerei.

E' una iniziativa che numerosi “governi” stanno varando, con una sorta di riforma allargata, anche al trasporto terrestre, e che ha posto il traguardo della riduzione delle emissioni del CO2.

Come ridurre, infatti, il gas serra del 50% entro il 2030.

L'applicazione in Svizzera di una tassa  variabile da 30 e 120 franchi svizzeri su ogni volo scatterebbe da questo mese di settembre. In relazione alla tipologia del volo. Il provvedimento riguarda anche l'utilizzo dei carburanti benzina e diesel per le autovetture a terra, con contributi di 10 centesimi/litro che dal 2025 si alzerebbe a 12 centesimi/litro. Le stesse “ecotasse” sono state varate anche dal Governo francese, con incrementi pari a 1,50 euro per i voli nazionali ed europei in classe economica, 9 euro per la business class. Per destinazioni extraeuropee invece extracosti di 3 euro per i voli economici e 18 euro per voli business/prima classe e oltre.

In Italia il neoministro dell’Istruzione, dell'università e della ricerca (Miur) Lorenzo Fioramonti ha proposto misure equivalenti.

In ambito di Commissione europea è stato raccomandato la tassazione del carburante-avio, che inevitabilmente ricadrebbe sul biglietto aereo. La proposta UE rimanda ad una imposta di 33 centesimi/litro, che è stato stimato, comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 dell’8%.

Il Parlamento del Belpaese dovrebbe, pertanto, nel breve periodo, decidere quali saranno i criteri delle ecotasse sui “carburanti” saranno applicati per il trasporto aereo e quello terrestre. 11 Settembre 2019

Aeroporti, EASA, ENAC e quelle condizioni particolari

Quanti sono gli aeroporti italiani in deroga agli standards UE? Il REGOLAMENTI REGOLAMENTO (UE) N. 139/2014 DELLA COMMISSIONE del 12 febbraio 2014 ha stabilito i requisiti tecnici e le procedure amministrative relativi agli aeroporti ai sensi del regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio (Testo rilevante ai fini del SEE).

Nelle 34 pagine della versione in Italiano, nell'allegato II - Parte requisiti per le autorità — Aeroporti (Parte-ADR.AR) si osservano, ad esempio, le seguenti note:

 

ADR.AR.C.025 Condizioni particolari

a) L’autorità competente deve definire nel dettaglio le specifiche tecniche, definite condizioni particolari, applicabili ad un aeroporto, se le relative specifiche di certificazione pubblicate dall’Agenzia di cui alla norma ADR.AR.C.020, lettera a), sono inadeguate o inappropriate, per garantire la conformità ai requisiti essenziali di cui all’allegato V bis del regolamento (CE) n. 216/2008, per uno dei seguenti motivi:

1) le specifiche di certificazione non possono essere rispettate a causa di limitazioni fisiche, topografiche o simili relative all’ubicazione dell’aeroporto;

2) l’aeroporto presenta delle caratteristiche progettuali nuove o inusuali; oppure

3) l’esperienza acquisita con il funzionamento di detto aeroporto o altri aeroporti con caratteristiche progettuali analoghe ha dimostrato che la sicurezza può essere messa a rischio.

b) Le condizioni particolari devono contenere tali specifiche tecniche, comprese le limitazioni o le procedure da seguire, in quanto l’autorità competente ritiene necessario assicurare la conformità ai requisiti essenziali di cui all’allegato V bis del regolamento (CE) n. 216/2008.

 

ADR.OR.C.040 Prevenzione degli incendi

Il gestore aeroportuale deve stabilire delle procedure atte a vietare:

a) il fumo nell’area di movimento e in altre aree operative dell’aeroporto, o aree dell’aeroporto dove è immagazzinato combustibile o altro materiale infiammabile;

b) l’esposizione di una fiamma libera o l’avvio di un’attività che creerebbe un rischio di incendio entro:

1) le aree dell’aeroporto dove è immagazzinato combustibile o altro materiale infiammabile;

2) l’area di movimento o le altre aree operative dell’aeroporto, salvo autorizzazione da parte del gestore aeroportuale.

 

ADR.OPS.B.020 Riduzione del rischio di impatto con fauna selvatica

Il gestore aeroportuale deve:

a) valutare il pericolo rappresentato dalla fauna selvatica nell’aeroporto e nelle zone limitrofe;

b) individuare strumenti e procedure per minimizzare il rischio di collisioni fra aeromobili e fauna selvatica nell’aeroporto; e

c) notificare all’autorità competente se da un esame della presenza di fauna selvatica risultino situazioni nelle vicinanze dell’aeroporto che comportano un pericolo correlato alla presenza di fauna selvatica.

Quanti sono gli scali che sono stati “certificati” secondo le prescrizioni del Regolamento 139/2014?

E' vero, comunque, che i termini per la “messa in regola” rimandano al 2024?

Nelle 41 pagine della EASA, nella List of aerodromes falling in the scope of Regulation (EU) 2018/1139 Europea gli aeroporti del Belpaese indicati erano i seguenti:

“Italy LIMG Albenga (Villanova di) Savona A.V.A. - Aeroporto dI Villanova d'Albenga S.p.A. Yes 331 Italy LIMW Aosta Aosta A.V.D.A. S.p.A. Yes 332 Italy LIBF Foggia Foggia Aeroporti di Puglia S.p.A. Yes 333 Italy LIRS Grosseto Grosseto S.E.A.M. S.p.A. – Società Esercizio Aeroporto Maremma Yes No Country ICAO airport code Aerodrome name Location of aerodrome Aerodrome operator name Exemption (Article 2(7) of R(EU) 2018/1139) 334 Italy LIRI Salerno Pontecagnano Salerno Società Aeroporto di Salerno - Costa d'Amalfi S.p.A.” 10 Settembre 2019

Il Ministro Costa presenta la nuova Commissione di VIA-VAS

E' stata insediata ancora lo scorso 28 Agosto! Il Comunicato del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è oltremodo circostanziato e, nella speranza che il rinnovato organismo possa valutare anche eventuali Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientali Strategiche che sono state autorizzate e che denunciano talune evidenti “criticità”' ne proponiamo il testo integrale.

“La selezione tra 1200 candidati è durata otto mesi. Scelti i profili più idonei, nella massima trasparenza

Roma, 28 agosto 2019 – E’ nata la nuova commissione Via-Vas. Dopo un avviso pubblico, un’attenta e accurata selezione durata otto mesi, le diverse commissioni di valutazione istituite presso il Ministero dell’Ambiente e costituite da professori universitari e giuristi, hanno scelto i candidati più idonei tra i 1200 curricula pervenuti.

 

Una partecipazione imponente da parte di tantissimi esperti e professionisti che hanno risposto al primo avviso pubblico mai pubblicato per comporre la commissione Via Vas.

“Una commissione importantissima – spiega il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – perché effettua le valutazioni di impatto ambientale dei progetti, delle opere, dalle trivellazioni ai grandi impianti industriali, per intenderci. Ebbene, quella che fino ad oggi ha operato era stata nominata più di dieci anni fa. Scaduta, ma non rinnovata e sulle nuove nomine decretate nella scorsa legislatura c’erano state inchieste e rilievi della Corte dei Conti”.

La selezione è avvenuta nella massima trasparenza e ha permesso di individuare profili più mirati rispetto al passato quando erano scelti, con chiamata diretta, prevalentemente giuristi. Adesso, invece, 25 componenti su 40 sono ingegneri ambientali, geologi, biologi, geografi, agronomi, ecc. E soprattutto fanno parte della nuova commissione economisti e medici. “Perché tra ambiente e salute c’è un rapporto imprescindibile”, sottolinea il Ministro Costa.

Nel 2014 e nel 2015 le precedenti nomine effettuate nella scorsa legislatura furono bocciate dalla Corte dei Conti per scarsa trasparenza nella selezione. Da qui, nel 2018, la scelta del ministro dell’Ambiente Sergio Costa di avviare una procedura trasparente con una call pubblica e commissioni selezionatrici.

“Sono felice di annunciare che i nuovi 40 commissari sono pronti ad entrare in azione per il bene del Paese”.

Questa la composizione della Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale Via-Vas: 

Area ambientale: ing. Luigi Boeri, ing. Giorgio Cesari, prof. ing. Giovanni De Marinis, prof. ing. Mario Grosso, ing. Lorenzo Lombardi, prof. ing. Antonio Messineo, prof. ing. Francesco Pirozzi, prof. ing. Adriana Del Borghi, prof. ing. Maurizio Giugni, prof. ing. Monica Pasca, ing. Bernardo Sera, prof. Roberto Danovaro, dott.ssa Simona Rania, dott.ssa Concetta Fabozzi, arch. Paola Andreolini, dott. Vincenzo Chiera, arch. Carmela Melania Cavelli, dott. Gian Marco Luberti, dott.ssa Antonella Buccianti, dott. Giorgio Galotti, prof.ssa Albina Colella, dott. Lorenzo Ciccarese, dott. Mauro Rotatori, dott. Gianluigi De Gennaro, dott. Marco Marchetti.

Area giuridica: cons. Massimiliano Atelli, avv. Paola Brambilla, prof. avv. Ginevra Cerrina Feroni, cons. Alfredo Montagna, prof. avv. Tommaso Edoardo Frosini, prof. Elda Turco, cons. Maria Grazia Vivarelli, prof. Gabriella De Giorgi.

Area economica: prof. Massimo Ciambotti, dott. Arturo Siniscalchi, prof. Stefania Tonin, prof. Carlo Giacomini.

Area salute pubblica: prof. Giorgio Assennato, dott.ssa Maria Grazia Petronio, prof. Annamaria Panico

I Commissari durano in carica quattro anni a decorrere dalla data di insediamento della Commissione.” 7 Settembre 2019

Aeroporto Palermo: ecco l'ennesimo scalo intercontinentale

Sono 6 i solo voli long-range diretti a NY! Anche se il PNA-Piano Nazionale Aeroporti con la classificazione dei dieci bacini di traffico nazionale (con 38 aeroporti), aveva definito scenari operativi con solo tre aeroporti in grado di rivestire il ruolo di gate intercontinentali. Perciò dopo Fiumicino, Malpensa e Venezia, ecco Bologna, Napoli e Palermo. Possibile che le “autorità” preposte non verifichino l'assetto operativo diversificato nel nord e nel centro e nel sud della Penisola dei voli intercontinentali? Dalle caratteristiche delle piste, ovvero della lunghezza pista disponibile e compatibile per voli long range Boeing 737-300 e flotte a maggior carico commerciale, al quadro competitivo tra i singoli scali interessati.

Dopo tre anni dall’ultimo volo long range operato da Meridiana ecco United Airlines che ripristina un collegamento diretto giornaliero tra l'isola siciliana e la costa Atlantica – USA. La destinazione programmata tra l’aeroporto "Falcone-Borsellino" e l’hub di Newark con Boeing 767/300 ripartirà nel maggio 2020 (dopo la cessazione avvenuta nell'ottobre 2017). L'accordo ha previsto collegamenti estivi, con una verifica commerciale per l'estensione annuale del collegamento.

Unites Airlines (UA), American Airlines (AA), Alitalia, Air Italy, Delta Airlines e tante altre, quante in definitiva sono le aerolinee che collegano le coste USA e nordamericane e di altri continenti? Con quale tipologie di accordi? Sono il risultato di contrattazioni “locali” dei singoli scali e/o regionali e/o rappresentano politiche scaturite da una analisi ministeriale e/o governativa del Belpaese'

Certo se il PNA-Piano Nazionale Aeroporti, almeno all'origine aveva identificato tre scali (all'origine era solo due) con quale criterio sono stati autorizzati gli altri voli intercontinentali? 30 Agosto 2019

Roma-Castel San Angelo, precipita un drone: ancora tra safety e security

Operazioni droni e turismo! Come sostiene ENAC: “I mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, noti come droni, sono considerati a tutti gli effetti aeromobili come previsto dall’art. 743 del Codice della Navigazione e definiti come tali da leggi speciali, dal regolamento comunitario dal regolamentodell’ENAC e, per quelli militari, dai decreti del Ministero della Difesa. L’impiego dei droni è sempre più diffuso e frequente per servizi fotografici, televisivi, ispezioni di edifici, tralicci elettrici, oleodotti, etc. In tale contesto, l’ENAC è impegnato principalmente su due aspetti. Il primo consiste nella definizione di criteri per autorizzare il loro impiego anche nelle condizioni più critiche, come ad esempio la vicinanza agli aeroporti. In tal caso è necessario valutare l’interagenza con gli atterraggi e i decolli degli aeromobili per non abbassare il livello di sicurezza, cercando, allo stesso tempo, di non limitare l’operatività degli aeroporti coinvolti.

Il secondo aspetto riguarda la definizione di criteri per operazioni in BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), cioè oltre la portata visiva del pilota a terra. È un obiettivo molto importante, poiché consente di ottenere profili di missione del drone molto più estesi (ed esempio: l’ispezione di intere linee elettriche o gasdotti)”.

In una settimana, dopo il drone in volo a Lignano Sabbiadoro in occasione della manifestazione delle Frecce Tricolori-PAN, ad una altezza di 500 metri ecco che i media rilevano un altro caso. Dopo gli scenari di droni in prossimità aeroportaule in Italia e su scali Europei ecco la segnalazione di traffico “cittadino” dei droni.

Stavolta è stata la Polizia Locale di Roma a denunciare un cittadino di Singapore l'impiego di un drone, precipitato all'interno di Castel Sant'Angelo. Schiantatosi nel cortile Leone X. Spazio interdetto al pubblico nei pressi di una mostra di gioielli. Lo scorso 8 Agosto era stato, invece identificato un drone volare sull'Altare della Patria. Stavolta il responsabile sarebbe stato un turista russo. Due circostanze e due denunce ma la questione è sempre la medesima: come evitare e/o fronteggiare una attività di volo negli spazi “No-fly-zone”?

Al momento in ENAC sarebbe in vigore per un periodo transitorio di un anno, da giugno 2019 una regolamentazione in attesa di adottare il Regolamento EASA. Ma con quale efficacia? Se i droni italiani ed europei dovranno sottostare ad una normativa stringente ed all'identificazione dei “piloti” con specifici attestati al volo come potrà espletarsi tale controllo per i “droni extraeuropei”? 19 Agosto 2019

Impatto volatili in decollo, motori spenti, A321 in un campo di grano, tutti salvi

Quale sarebbe lo scenario catastrofico nelle piste affossate nelle città? In altri casi con impatto volatili multipli e lo spegnimento dei due propulsori passeggeri ed equipaggio si erano salvati grazie ad un ammaraggio, stavolta sono finiti planando in un campo di grano. Ma solo perchè la pista non è localizzata a ridosso di quartieri cittadini e/o metropolitani. Il rischio impatto volatili è ben noto e gestori aeroportuali ed autorità nazionali (ENAC) e sovranazionali (EASA ed ICAO) da decenni hanno attivato tecniche e procedure indispensabili a fronteggiare una problematica “reale”. Spesso, tuttavia, irrisolta se queste incidentalità sono “quotidiane”. Quanti sono i piloti che non hanno sperimentano “impatto volatili” nel corso della loro carriera professionale? Quante sono, infatti, le piste in prossimità di lagune, laghetti, aree naturalistiche e tante altre “fonti attrattive” per ogni genere di volatili e fauna selvatica terrestre? Quante “realtà operative” del Belpaese abbisognano di interventi risolutive, se non per debellare tali “fenomeni” naturali almeno per ridurli al massimo e/o contenerli in margini di sicurezza compatibili?

L'atterraggio di emergenza dell'Airbus A321 della compagnia Ural Airlines, in volo tra Mosca e Simferopol, il 15 Agosto 2019 atterrato in un campo di grano nelle vicinanze dell'aeroporto Zhukovsky se ha del miracoloso, nel contempo, ha rivelato la perizia dei piloti dell'equipaggio.

Il volo Ural Airlines Airbus A321-100, immatricolato VQ-BOZ, da 15 anni in servizio, operava come U6-178 a Moscow Zhukovsky (Russia) a Simferopol (Ukraine) con 226 passeggeri e 7 membri di equipaggio, quando ad una altezza di circa 250metri/750 feet dopo il decollo dalla pista 12 at aalle 06:15locali, ha attraversato uno stormo di volatili (almeno 30) che sono stati “ingestiti” dai due motori CFM56. Entrambi i propulsori dopo alcuni “botti” si sono spenti e i piloti hanno potuto planare atterrando ad una distanza di circa 2.77 miglia, 5-6 km dalla stessa fine pista.

I carrelli erano retratti e l'atterraggio “forzato” nei campi di grano circostanti hanno attutito l'impatto con il terreno. Equipaggio e passeggeri hanno potuto evacuare il velivolo dalle uscite di emergenza e agli scivoli. Si sarebbero registrati solo 10 feriti, tra i quali tre bambini. 16 Agosto 2019

Aeroporti, alberi e le altre edificazioni equivalenti

Tra abbattimento, rimozione e deroghe! Quante sono le piste di aeroporti civili e aerobasi militari, ma anche delle tantissime aviosuperfici del Belpaese con una o qualche problematica equivalente?

La materia è inquadrata dagli artt. 687, 707, 709, 711, 714, 718, 1174, 1231 del Codice

della Navigazione approvato con R.D. n. 327 del 30 marzo 1942 e modificato dal D.lgs. 9/2005, n. 96 e dal D.lgs n. 15 del 15/03/2006.

Ma è anche il Regolamento(UE) n.139/2014 che determina l'eventualità della loro eliminazione.

La prossimità e la vicinanza allo stesso sedime, qualora questi costituiscano un ostacolo alla navigazione aerea, cioè forano le superfici di limitazione stabilite per l’aeroporto e riportate sulle mappe di vincolo, la superficie di transizione; il proprietario della zona coinvolta ed il gestore dello scalo (sia esso un gestore civile e/o militare) dovrebbero essere immediatamente interessati.

Ma se e alberature vengono e/o possono essere eliminate cosa accade quando sono le edificazioni in deroga a “forare le superfici ostacoli” ? Quali determinazioni coinvolgono ENAV ed ENAC?

Alla responsabilità del proprietario per gli oneri per l’esecuzione dell'abbattimento ostacoli arborei , cosa accade quando lo stesso proprietario non adempie a tale obbligo?

Se da un lato l’art. 714 del Codice della Navigazione ha definito responsabilità e spese a carico del

proprietario, chi assicura la la sicurezza del volo e magari anche la piena funzionalità degli apparati radar utilizzati per la navigazione aerea?

Esiste un elenco sistematico delle piste già interessate da tali operazioni di messa in sicurezza e di quelle piste che solo nel breve e/o prossimo periodo dovranno intervenire con misure di “contenimento”.

I Sindaci dei comuni aeroportuali del Belpaese sono, preliminarmente, informati di tali situazioni e/o di tali realtà operative, anche in relazione al rischio terzi e/o curve di isorischio derivate dall'esistenza di queste alberature e/o edificazioni, eventualmente in deroga? 7 Agosto 2019

Aeroporti e rumore aereo, ARPA Campania impone l'utilizzo dell'AEDT

Dal sito FACEBOOK del Comitato No-Fly-Zone di Napoli un riscontro “storico”! Ecco il testo che ha anticipato la presentazione del documento di due pagine dell'Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania che in data 8 Maggio 2019, in sintesi, ha imposto l'adozione del modello matematico AEDT.-  Aviation Environmental Design Tool (AEDT),

“Lo slogan della Gesac “PIÙ AEREI MENO RUMORE” non ha convinto la Commissione ex art.5

NAPOLI CAPODICHINO, primo aeroporto d’Italia che adotterà il nuovo modello AEDT, come da noi richiesto si faranno le rilevazioni non solo per il rumore (con nuovi modelli matematici) ma anche quelli relativi all’inquinamento atmosferico generato dalle attività aeronautiche.

Il Comitato No Fly Zone , Assoutenti Città Metropolitana e Comitato Quiete Pubblica , hanno ricevuto risposte inequivocabili rispetto a quanto richiesto da anni.

Ieri ci è stata notificata una PEC , abbiamo ricevuto il verbale di quanto stabilito dalla Commissione Antirumore.

L’ARPA Campania nei documenti che pubblichiamo cita anche il nostro atto di significazione come una istanza/diffida, dando garanzia di veridicità dei dati che saranno periodicamente misurati e che dovranno necessariamente tramite l’adozione delle normative vigenti essere misurati nella loro realtà e rendicontati alla popolazione. ARPAC ha richiesto l’adozione del nuovo sistema di misurazione AEDT , il modello INM è superato, vecchio, obsoleto e non garantisce misurazioni del rumore nella realtà dei fatti.

L’Università Federico II lavora per garantire un modello giusto che garantisca veridicità sull’inquinamento sia acustico che atmosferico subito dai cittadini ormai da anni.

È stata richiesta la VAS che fissa dei requisiti per l’istituzione del piano/programma del sistema aeroportuale campano, la VAS è considerata come uno strumento di supporto decisionale strategico che anticipa la Valutazione di impatto Ambientale , ARPAC ha esercitato il suo ruolo istituzionale ,accogliendo le nostre istanze.

Gesac non potrà più presentare solo la scritta PIÙ AEREI MENO RUMORE IN POWER POINT ma dovrà supportare le slide presentate con documenti e dati reali.”

Anche in una recente nota Aerohabitat rilevava: “Ma perché non è stato ancora adottato? Il computer model per valutare l'impatto acustico in prossimità delle piste e di un aeroporto Integrated Noise Model (INM) è stato sostituto dalla FAA USA nel maggio 2015. Data nel quale è stato sostituito dall' Aviation Environmental Design Tool (AEDT).

Le Commissioni aeroportuali insediate negli scali della Penisola continuano, tuttavia, a modellizzare l'impatto acustico l'INM. Non solo, anche i masterplan, le Valutazioni di Impatto Ambientale e le Valutazioni di Impatto Strategico stimano le ricadute acustiche di un aeroporto utilizzando, comunque, ancora INM (ovvero -the algorithm and framework from the SAE AIR 1845 standard, which used noise-power-distance (NPD) data to estimate noise accounting for specific operation mode, thrust setting, and source-receiver geometry, acoustic directivity, and other environmental factors).

Nonostante il corrente Aviation Environmental Design Tool (AEDT) sia in grado di modelizzare in contemporanea impatto acustico e atmosferico generato dalle flotte aeree la normativa italiana non è stata ancora adeguata alla strumentazione della FAA – USA.

“AEDT is a software system that dynamically models aircraft performance in space and time to produce fuel burn, emissions and noise. Full flight gate-to-gate analyses are possible for study sizes ranging from a single flight at an airport to scenarios at the regional, national, and global levels. AEDT is currently used by the U.S. government to consider the interdependencies between aircraft-related fuel burn, noise and emissions.

You can find information on obtaining AEDT as well as links to AEDT documentation and FAA guidance, on the official website for AEDT at https://aedt.faa.gov/.”

Numerosi aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti che avevano elaborato le curve Lva con INM 10-15 anni addietro le hanno aggiornate ai volumi di traffico attuali (così come nei masterplan futuri) utilizzando lo stesso algoritmo INM.” 6 Agosto 2019

 

Aeroporti, addizionale comunale, tassa imbarco, IRESA e Comuni

Ancora una Interrogazione! All'origine c'è l'IRESA - Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili Civili, nel 2001,attivata come tributo per fronteggiare e/o a sostegno della riduzione dell'inquinamento acustico nelle aree limitrofe agli aeroporti. Irisorse per le reti di monitoraggio acustico ( emagari atmosferico). In seguito l'istituzione di una addizionale comunale sui diritti di imbarco, da devolvere ai Comuni di sedime aeroportuali e/o comunque coinvolti nelle ricadute “negative” di una infrastruttura aeroportuale. La realtà è quando in alcune regioni è stata adottata l'RESA non è mai stata riscossa. Altrettanta la sorte dell'addizione comunale: sostanzialmente inaplicata. La materia è spinosa e da anni irrisolta.

Il senatore Antonio Misiani (Pd) ripropone una interrogazione che, in passato aveva già inoltrato:

"Ai ministri dell'Economia e delle finanze, delle Infrastrutture e dei trasporti e dell'Interno. 

Premesso che:

l'addizionale comunale sui diritti di imbarco è stata istituita con l'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004), per il riconoscimento di risorse commisurati ai costi sostenuti per molteplici servizi dai Comuni sui cui territori è presente sedime aeroportuale, proprio a causa dell'operatività aeroportuale;

più precisamente, l'articolo 2, comma 11 della legge finanziaria per il 2004 prevedeva che beneficiari delle somme fossero i 'Comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media delle seguenti percentuali: percentuale di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di 100 chilometri quadrati';

nel documento 'Informazioni preliminari sul rapporto sui trasferimenti finanziari dello stato agli enti locali per gli anni 2003 - 2004 - Prime Informazioni sul rapporto per gli anni 2003-2004' veniva riportato che l'addizionale andava letta 'come un segnale di attenzione al problema relativo alla sicurezza negli aeroporti', rappresentando anche 'una misura di sostegno, seppure modesta, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto'; tuttavia, sin dalla sua istituzione, gran parte degli introiti dell'addizionale erano destinati all'Enav (Società nazionale assistenza al volo) ed al comparto sicurezza;

l'importo dell'addizionale comunale, nel corso degli anni, è cresciuta da 1 Euro a 6,50 Euro a passeggero. Non è cambiato, invece, il fatto che essa sia destinata solo secondariamente ai Comuni interessati; oggi infatti, la legge dispone che la ripartizione dei 6,50 Euro sia la seguente: 5 Euro vengono destinati all'Inps; 0,50 Euro al servizio antincendio negli aeroporti; 1 Euro viene ripartito tra Enav per i costi sostenuti per garantire la sicurezza ai propri impianti e per garantire la sicurezza operativa (30 milioni di Euro), il 60 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'Enav al 'comparto sicurezza' per il finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie, il 40 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'Enav ai comuni di sedime;

da notare che, a fronte di un aumento di passeggeri del 5,8 per cento nel 2018, per il medesimo anno è stata erogato ai Comuni a titolo di addizionale comunale un importo pari a 6.489.908 Euro, inferiore del 1,4 per cento rispetto a quanto erogato nell'anno 2017;

in ogni caso, dal 2005 sono stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale sui diritti di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che, ai sensi di legge, sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi, con un flusso di finanziamenti discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti;

la perdita di gettito per i Comuni aeroportuali è stata dunque molto consistente; il versamento parziale delle quote dell'addizionale è stato giustificato con quanto disposto dall'articolo 1, commi da 615 a 617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), che prevede che le somme in entrata derivanti dall'addizionale comunale contribuiscano a ridurre l'indebitamento dello Stato; tuttavia, a quanto risulta all'Ancai, l'Associazione nazionale comuni aeroportuali, cui aderiscono 37 Comuni, che ospitano un aeroporto sul proprio territorio, è stata decurtata esclusivamente la quota parte destinata ai Comuni;

per recuperare le somme non versate sono state avviate varie iniziative da parte dei Comuni interessati: nel 2015 un atto di diffida al ministero dell'interno ed al ministero dell'Economia; 19 Comuni Ancai hanno poi deciso di procedere giudizialmente per il recupero dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali non versata per il periodo 2005-2015; in collaborazione con Anci la tematica è stata portata all'ordine del giorno di due sedute della Conferenza Stato-Città nel 2016; è stato, altresì, sollecitato un intervento dei ministeri competenti volto ad assicurare la necessaria trasparenza alle procedure di acquisizione e di riparto del gettito e per la riassegnazione delle risorse non attribuite ai Comuni nel periodo 2007- 2015; in questo senso, e per favorire la soluzione di questo annoso problema, nel corso della XVII legislatura, l'interrogante ha presentato alla Camera dei deputati l'atto di sindacato ispettivo 4-11592, a sua prima firma, nonché la proposta di legge A.C. 3546, in materia di ripartizione dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali;

Ancai ha stimato che le mancate risorse che avrebbero dovuto confluire nelle casse comunali abbiano oggi raggiunto la cifra di oltre 160 milioni di Euro; tali risorse consentirebbero ai Comuni di intraprendere e realizzare tutte quelle azioni ed opere di mitigazione e di compensazione correlate all'attività aeroportuale, che sono fondamentali per contrastare e contenere i disagi generati dall'inquinamento acustico ed ambientale,

si chiede di sapere:

se i ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza, intendano indicare a quanto ammontino le risorse dovute ai Comuni a titolo di addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aerei, nel loro complesso e per ciascun comune;

se intendano individuare, ed in quale tempistica, soluzioni efficaci volte a garantire:

a) il ristoro delle somme dovute e non versate ai Comuni a titolo di addizionale aeroportuale;

b) la rimozione degli ostacoli di natura normativa o interpretativa, in particolare i commi 615, 616 e 617 della legge finanziaria per il 2008, che hanno condotto i ministeri competenti a modificare i criteri di determinazione dell'ammontare complessivo spettante ai Comuni;

c) la verifica delle motivazioni degli scostamenti fra stime di traffico dei passeggeri ed il versamento di quote dell'addizionale da parte delle compagnie aeree, nonché il rafforzamento delle misure di vigilanza sul corretto versamento degli importi dovuti dalle compagnie medesime". 27 Luglio 2019

Aeroporti, Reg UE 139/2014 e deroghe, anche illimitate

Sono 43 gli aeroporti sui quali ENAC ha deciso e decide! Cosa accade qualora le caratteristiche di una infrastrutttura aeroportuale del Belpaese “viola” e/o non corrisponde agli standards prefissati dal nuovo Regolamento – UE n. 139/2014 della EASA? Possibile che la “Certificazione” venga, comunque, rilasciata, anche per un tempo “indefinito”?

A riguardo riteniano opportuno riportare la nota che ENAC divulga sul suo sito web:

“Con il Regolamento (UE) n. 139/2014 (G.U. dell’Unione europea l. 44 del 14 febbraio 2014) gli aeroporti europei, e quindi anche gli scali nazionali che rientrano nel campo di applicabilità della normativa europea (Reg. (CE) n. 216/2008 art. 4 comma 3 bis), vengono ad essere caratterizzati da importanti aspetti innovativi di ampia e complessa portata che investono l’intero settore aeroportuale: da quello gestionale e tecnico operativo a quello normativo regolamentare.

I destinatari del Regolamento sono:

gli Stati Membri,

le competenti Autorità dell’Aviazione Civile (NAA) per la certificazione e la sorveglianza degli aeroporti certificati,

gli Aeroporti (Aerodromes) che rientrano nell’applicabilità di cui all’art. 4 comma 3 bis del Regolamento Basico,

i relativi Gestori (Aerodrome Operators),

i Fornitori dei servizi di gestione del piazzale (Apron Management Service – AMS Providers).

Il Regolamento (UE) n. 139/2014 è costituito da una serie di articoli (artt. 1 -11) destinati agli Stati Membri e da una serie di Implementing Rules - IRs , raccolte in tre distinte Parti e denominate rispettivamente:

Part ADR.AR (Part Authority Requirements, per le competenti Autorità);

Part ADR.OR (Part Organisation Requirements, per i Gestori aeroportuali);

Part ADR.OPS (Part Operation Requirements, per le Operazioni aeroportuali).

Il quadro regolamentare è stato completato dall’EASA con l’emissione dei metodi accettabili di rispondenza (Acceptable Means of Compliance - AMC) e delle Specifiche di Certificazione (Certification Specifications - CS), corredati del relativo materiale di guida (Guidance Material - GM).

Per maggiori info, consultare la pagina del sito EASA ADR - Aerodromes.

L’ENAC, come previsto dall’art. 4 del Reg. (UE) n. 139/2014 “Informazioni all’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea”, nel maggio 2014 ha comunicato all’EASA l’elenco dei 43 aeroporti italiani che rientrano nell’applicabilità di cui all’art. 4 comma 3bis del Reg. (CE) n. 216/2008.

Conversione dei certificati di aeroporto

I 43 aeroporti nazionali cui si applica la nuova normativa europea sono stati già certificati, ad eccezione di Pantelleria, ai sensi del Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA).

Per gli aeroporti di Albenga, Aosta, Foggia, Grosseto e Salerno, caratterizzati da bassi livelli di traffico, l’Ente è addivenuto alla determinazione di avvalersi della facoltà di deroga prevista all’art. 4, comma 3 ter, del Reg. (CE) n. 216/2008.

Pertanto, ai sensi dell’art. 6 comma 1 del Reg. (UE) n. 139/2014, entro il 31 dicembre 2017, è stato necessario procedere alla cosiddetta “Conversione”, ovvero alla conversione da certificato nazionale (ai sensi del Regolamento ENAC RCEA) a certificato europeo, pena la decadenza dell’attuale certificato.

Il processo di conversione dei certificati

Il processo di conversione è stato avviato su richiesta del Gestore aeroportuale con la presentazione all’ENAC di specifica domanda, indipendentemente dalla data di scadenza del Certificato nazionale.

La domanda, inviata alla Direzione Operazioni territorialmente competente, in ottemperanza all’IR ADR.OR.B.015 e relative AMC e GM, è stata corredata inizialmente dalla seguente documentazione:

Manuale di Aeroporto

Base di Certificazione (CB)

Certificato unico di aeroporto

Il Regolamento Basico prevede che la rispondenza dell’aeroporto, dei suoi equipaggiamenti e operazioni siano attestati attraverso il rilascio del Certificato di aeroporto (Art. 8 bis, punto 2(a)).

Lo stesso Regolamento prevede inoltre la facoltà, per lo Stato Membro, di rilasciare un Certificato separato per attestare la sola rispondenza dell’organizzazione del Gestore (Art. 8 bis, punto 2(d)).

A tale riguardo, l’ENAC ritiene che il certificato debba essere unico, come peraltro già previsto dalla normativa nazionale, e ciò al fine di ribadire - ancora una volta - l’unicità dello scalo e del Gestore, come entità inscindibili.

Apron Management Service (AMS)

Per quanto concerne l’Apron Management Service (AMS), si evidenzia che le norme di implementazione inerenti all’AMS contenute nel Regolamento (UE) n. 139/2014 saranno applicabili solo con l’entrata in vigore di apposito Regolamento di emendamento (cfr. Art. 11, comma 5).

Nelle more dell’adozione del suddetto Regolamento, il gestore fornisce il servizio in argomento secondo quanto già approvato, in accordo alla vigente regolamentazione.

Surroundings

Il Regolamento (UE) n. 216/2008 rimanda ai singoli Stati Membri la disciplina afferente il presidio delle regole che governano le aree limitrofe agli aeroporti (art. 8 bis comma 3). In proposito il Regolamento (UE) n. 139/2014 agli articoli 8, 9 e 10 dettaglia le responsabilità degli Stati Membri.

L’ENAC, anche in forza delle attribuzioni conferite in materia dal Codice della Navigazione, provvederà all’emanazione di uno specifico Regolamento per il governo delle tematiche riguardanti gli ostacoli e i pericoli alla navigazione aerea nonché all’uso del territorio (ad es. Piani di rischio). Ferma restando la necessaria verifica di compatibilità con le nuove norme europee, ai fini dell’elaborazione del richiamato Regolamento, si terranno in debito conto le previsioni dell’attuale disciplina già presente nel RCEA.

Arrangements

Il Regolamento (CE) n. 216/2008, nel sottolineare la centralità della figura del Gestore aeroportuale nella conduzione in sicurezza dello scalo e del suo funzionamento, prevede nell’Allegato V bis (punti B.1(a) e B.1(f)) che lo stesso Gestore stipuli appositi accordi con organizzazioni operanti presso l’aeroporto quali ad es. Fornitori dei Servizi di Navigazione Aerea, Fornitori dei Servizi di Soccorso e la lotta antincendio, etc.

Le citate previsioni, di cui al Regolamento Basico, trovano conferma e adeguati strumenti di implementazione nel Reg. (UE) n. 139/2014. In particolare, il Gestore Aeroportuale, in sede di domanda di certificazione, deve dare evidenza degli accordi in essere con altre organizzazioni (cfr. AMC1 ADR.OR.B.015(b)(4) Application for a certificate).

In merito alla tematica degli arrangements, l’ENAC ha attuato una serie di iniziative, con il coinvolgimento degli stakeholder interessati (ENAV, A.M. e C.N.VV.F.), per l’elaborazione di schemi di Accordo Quadro finalizzati a facilitare la dimostrazione di rispondenza ai requisiti normativi fissati nel Regolamento Basico e nel Reg. (UE) n. 139/2014.

Accordo Quadro Gestore aeroportuale - ENAV

Gestore aeroportuale – ENAV

Corpus normativo nazionale

Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) n. 139/2014, la cui applicabilità differisce da quella del RCEA, si rende necessario un riesame di quest’ultimo; tale attività rientra nell’ambito del più ampio progetto di rivisitazione del “corpus normativo” nazionale, già avviato dall’ENAC ai fini della semplificazione e razionalizzazione dei prodotti normativo-regolamentari vigenti.” 22 Luglio 2019

La Boeing Company devolve 50 M/dollari per le vittime del 737-800 MAX

Una operazione in attesa della ri-certificazione FAA della flotta! Le notizie sul velivolo Boeing 737-800 MAX si susseguono quasi quotidianamente. Provengono dalla Boeing e dalla FAA in relazione ai tempi ed alle modalità riguardanti le modifiche e l'aggiornamento degli “impianti” che avrebbero “causato” i due incidenti dei voli 610 di Lion Air e 302 di Ethiopian Airlines, ma descrivono anche la cancellazione degli ordine di questa tipologia di aeromobili da parte di alcune aerolinee. Di questi ultimi giorni, infine, come ha riferito il quotidiano UK-Guardian, sulla la compagnia low cost irlandese Ryanair intenzionata a rinominare-ribattezzare il Boeing 737-800 Max in dotazione con il nominativo Boeing 737 8200. La Boeing intanto in data 17 Luglio 2019, con un comunicato, ha annunciato di aver destinato 50 dei 100 milioni di dollari di finanziamento programmati per poter fornire assistenza finanziaria a breve termine alle famiglie delle vittime degli incidenti aerei dei voli 610 di Lion Air e 302 di Ethiopian Airlines. L'industria inoltre ha annunciato di essersi rivolta a Kenneth Feinberg e Camille Biros, esperti famosi nell’istituzione di fondi specifci.

Boeing [NYSE: BA] announced that it has dedicated $50 million of a previously announced $100 million fund to provide near-term financial assistance to families of the victims of the Lion Air Flight 610 and Ethiopian Flight 302 accidents. Boeing also announced that it has retained Kenneth Feinberg and Camille Biros, renowned experts in establishing and overseeing victims' compensation funds, to design and administer the fund.

"The tragic loss of life in both accidents continues to weigh heavily on all of us at Boeing, and we have the utmost sympathy for the loved ones of those on board," said Dennis Muilenburg, Boeing chairman, president and CEO. "Through our partnership with Feinberg and Biros, we hope affected families receive needed assistance as quickly and efficiently as possible."

The $50 million fund represents the initial expenditure of a $100 million pledge by Boeing to address family and community needs of those affected by the accidents. All monies distributed by Mr. Feinberg and Ms. Biros will be independent from any resolution provided through the legal process.

"We are honored to take on this important assignment of providing needed financial relief to the families of these two tragedies," added Kenneth Feinberg.

Co-Administrator Camille Biros continued, "We know how important it is to assist the families of the victims who have endured a personal tragedy and will work to design and administer the fund and distribute the money as efficiently and expeditiously as possible."

Contacts - Members of the news media should direct queries to media@boeing.com or 312-544-2002”. 18 Luglio 2019

Alitalia: scenario rete operativa e ancora incognite

Meno velivoli e meno voli e meno destinazioni!Prospettive inevitabili per una aerolinea in crisi perenne. Tra personale sovrabbondante, flotta inadeguata e rete operativa sottoposta a esiti concorrenziali penalizzanti ecco, al momento, una prima bozza del piano Delta Air Lines per Alitalia.

Tagli alla flotta di corto/medio raggio e abolizione delle destinazioni non profittevoli con una immediata e scontata reazione delle rappresentanze politiche e delle comunità interessate. Non bastava un Piano Nazionale Aeroporti-PNA, con bacini di traffico e scali di riferimento inadeguati, il conflitto e incremento degli scali hub, la concorrenza alimentata dai “potentati” locali ai voli low cost, una incongrua concorrenza “interna” al Belpaese con l'ex aerolinea di bandiera in sofferenza costante e crescente con le stesse low cost.

Con una prima iniziativa territoriale del ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. A seguito di una Conferenza di servizi, con un decreto ministeriale ecco imporre gli oneri di servizio pubblico su alcune rotte “periferiche”. Gli aeroporti di Trapani e Comiso, nel quadro di norme europee sulla continuità territoriale, tali collegamenti devono essere garantiti. Quanti altri scali potranno usufruire di tale normativa?

Qualora fosse confermata l'eliminazione della flotta dei 15 Embraer E175  Regional CityLiner i voli della rete e le rispettive destinazioni sarebbero cancellati.

Quali le prospettive alternative per gli scali che collegano Fiumicino e Linate con Trieste, Trapani, Brindisi, Parma, Ancona, Perugia e Napoli?. Lo scenario di altrettanti voli, sottoscritti con accordi di co-marketing, tra il territorio interessato ed aerolinee low cost non sarebbe inevitabile?

Quali invece le opzioni per la rete dei voli long range? L'ipotesi di altri tagli in attesa di acquisire velivoli “competitivi” con finanziamenti ingenti appare una operazione, comunque, anch'essa inevitabile e contraddittoria. Un contesto nel quale i governi e le amministrazioni del Belpaese opera in costante supporto finanziario dei voli low cost, dei voli su scali periferici con oneri di servizio pubblico e, infine, della stessa ex compagnia di bandiera. 16 Luglio 2019

Aeroporti, traffico aereo e clima: proposta una ecotassa

Iniziativa francese ha previsto un tributo per ogni passeggero! E' stato il ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne ad annunciarlo. Tutti biglietti aerei dei voli in partenza dalla Francia, con l'esclusione delle tratte aeree con destinazione la Corsica ed i territori francesi d'Oltremare e le corrispondenze aeree, a partire dal 2020, saranno gravati da una tariffa variabile da 1,50 a 18 euro.

In sostanza, al fine di affrontare e contrastare i cambiamenti climatici, il Governo del Presidente Emmanuel Macron , si propone come il primo Paese a varare politiche di questo genere. Il Consiglio di Difesa Ecologico applicherà questa ecotassa esclusivamente per i decolli, non per i voli di arrivo, che saranno pari a  1,50euro per la classe economica per i voli interni ed europei, di 9 euro per i voli in business, di 3 euro per i voli extra-Ue in classe economica e di 18 euro per biglietti business.

Nel solo 2020 le entrate potrebbero ammontare 182 milioni di euro che potranno essere destinati per finanziare opere/infrastrutture di trasporto in grado di ridurre le emissioni in atmosfera dei sistemi di comunicazione aereo, stradale e ferroviario. 11 Luglio 2019

Rebus: tra masterplan, aeroporti e mappe di vincolo

Tra il 707 e 715 CdN, un allungamento pista non dovrebbe essere autorizzato! Sono scenari che coinvolgono il masterplan dii Firenze Peretola, quello di Salerno Pontecaganno, quello di Parma-Verdi e i tanti altri che prospettano allungamento della lunghezza di pista e/o incrementi smisurati nel numero dei movimenti aerei.

Ecco quindi che qualora in prossimità delle piste esistenti siano insediate discariche (vedi “Linee Guida per la Valutazione della messa in opera di impianti di discarica in prossimità del sedime aeroportuale”, e/o fonti attrattive di fauna selvatica (vedi le “Linee guida relative alla valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti“, e/o grandi-estese vetrate o superfici esterne riflettenti, e per i campi fotovoltaici, e/o luci fuorvianti (vedi Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti) per quale occulta ragione viene autorizzate e certificato l'allungamento della pista, anche con scenari di incremento smisurato dei voli?

Ma anche quando siano localizzate sistemi con l’emissione di onde elettromagnetiche (vedi interferenze con gli apparati di navigazione -Art. 115 del Decreto Legislativo 1 agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”, e/o installazione o dell’esercizio di stazioni ricetrasmittenti negli aeroporti civili e nelle aree adiacenti soggette alle relative servitù, e/o di aerogeneratori (parco eolico) in zone di incompatibilità assoluta, perchè, comunque la richiesta di un masterplan con allungamento della pista e/o incremento smisurato dei voli, tali richieste sono comunque autorizzate e certificate?

Ecco quindi che le mappe di vincolo, prescritte dall’art. n. 707 del Codice della Navigazione, e l'Art. 715 CdN con le curve di isorischio, essenziali il livello/elenco/mappatura delle limitazioni relative agli ostacoli ed ai potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea deve essere analizzate e verificate dopo un Masterplan e/o una Valutazione di Impatto Ambientale-VIA ma, sopratutto, prima?

Viene fatto? Le conformità ICAO-EASA-ENAC disciplinate da ENAC con il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (Edizione 2 emendamento 8), con il quale è stato recepito l’Annesso 14 ICAO. Le linee guida (doc 34982/AOC/DIRGEN del 31/05/07 e 22164/DIRGEN/CAP del 30/03/10) per uniformare gli elaborati prodotti per i vari scali presenti sul territorio nazionale hanno una loro validità qualora vengano verificate prima di un Masterplan: sarà possibile?

Le deroghe e i limiti agli Articoli 707 e 715 del CdN e al Piano Ostacoli, identificati come ostacoli e potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea e tutelare cittadini e comunità insediate in tali zone, qualora certificate, nell'ambito di un Masterplan e VIA, devono, comunque, essere sottoposti all'esecutività degli Art, 709 e 714:

 

Art. 709 - Ostacoli alla navigazione

 

Costituiscono ostacolo alla navigazione aerea le costruzioni, le piantagioni arboree, i rilievi orografici ed in genere le opere che, anche in virtù delle loro destinazioni d'uso, interferiscono con le superfici di rispetto, come definite dall'ENAC con proprio regolamento.  La costituzione di ostacoli fissi o mobili alla navigazione aerea e' subordinata all'autorizzazione dell'ENAC, previo coordinamento, ove necessario, con il Ministero della difesa;

 

Art. 714 - Abbattimento degli ostacoli ed eliminazione dei pericoli 

 

L'ENAC ordina, con provvedimento motivato, che siano abbattuti gli ostacoli non compatibili con la sicurezza della navigazione aerea o eliminati i pericoli per la stessa. Il relativo onere e' posto a carico del proprietario dell'opera che costituisce ostacolo.  Se l'ostacolo o la situazione di pericolo sono preesistenti alla data di pubblicazione del piano di sviluppo aeroportuale o, in carenza di esso, del piano regolatore aeroportuale, e' corrisposta un'indennità all'interessato che abbia subito un pregiudizio in conseguenza dell'abbattimento o dell'eliminazione. 8 Luglio 2019

Aeroporti, ostacoli, Comuni, mappe di vincolo e RIR

Curve di Isorischio, tra deroghe e RIR - Rischio Incidenti Rilevanti! Dopo l'aggiornamento del Codice della Navigazione (2005-2011) le mappe di vincolo, identificate nel contesto dell’art. n. 707 dello stesso CdN rappresentano lo strumento operativo decisivo per individuare le zone situate in prossimità delle aree limitrofe agli scali aeroportuali da sottoporre a vincolo.

Limitazioni relative agli ostacoli ed ai potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea. ICAO-EASA-ENAC hanno definito le procedure conformemente alla normativa tecnica internazionale. In Italia ENAC con l’adozione del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (Edizione 2 emendamento 8), ha recepito l’Annesso 14 ICAO. ENAC ha altresì fornito alcune linee guida (doc 34982/AOC/DIRGEN del 31/05/07 e 22164/DIRGEN/CAP del 30/03/10) finalizzate ad uniformare gli elaborati prodotti per i vari scali presenti sul territorio nazionale. ENAC ha riguardo ha elaborato con nota 56856/PROT del 29/04/14 mentre il nulla osta ENAC per la pubblicazione è stato ottenuto con nota 88536 del 20/08/14 le modalità esecutive e rappresentative.

Quanti sono gli aeroporti che hanno presentato la “Relazione illustrativa elaborato e linee guida relative agli ostacoli e ai pericoli per la navigazione aerea e informative tecniche” e quali sono risultate le immediate e/o programmate procedure conseguenti predisposte dai Comuni interessati?

Per le tante deroghe nelle servitù aeronautiche (Limitazioni Ostacoli e Piano di Rischio, ecc.) quali contromisure sono state predisposte/adottate?

Tra le elaborazioni tecniche, ad esempio, del “Rischio Incidenti Rilevanti” - RIR, con l'identificazione degli elementi ambientali e territoriali, la determinazione delle aree di danno, la valutazione della compatibilità territoriale ed ambientale e la scheda tematica dello Stabilimento a rischio di incidente rilevante, relativamente alla loro localizzazione cosa è stato fatto?

Il Comune interessato ha predisposto, nell’ambito del controllo dell’urbanizzazione, l'Elaborato Tecnico Rischio di Incidenti Rilevanti (RIR), che costituisce parte integrante dello strumento urbanistico. Le informazioni che tale documento prevede, ai sensi dell’Allegato I del D.M. 9 maggio 2001 con le informazioni fornite dal gestore in merito all’analisi incidentale; l' individuazione e rappresentazione, su base cartografica tecnica aggiornata, degli elementi territoriali ed ambientali vulnerabili; ha tutelato la Comunità dei cittadini?

Le misure che devono essere adottate sul territorio, entro ed extra sedime, tra cui gli specifici criteri di pianificazione territoriale, la creazione di infrastrutture e opere di protezione, la pianificazione della viabilità, i criteri progettuali per opere specifiche, nonché, ove necessario, gli elementi di correlazione con gli strumenti di pianificazione dell'emergenza e di protezione civile, sono, probabilmente analisi e procedure che i Sindaci e/o gli assessori delegati, qualora non ancora adottati, hanno in corso di esecuzione. 4 Luglio 2019

Aeroporti, Piano Ostacoli, Piano di Rischio e Rischio Terzi

I Comuni conoscono la realtà dei rischi e delle deroghe esistenti? La localizzazione di una infrastruttura aeroportuale dove opera traffico civile-commerciale determina l'applicazione delle normative aeroportuali vigenti e, precisamente, di quanto disposto dal Codice della Navigazione. Il D.Lgs 9 maggio 2005, n. 96 e relative disposizioni correttive ed integrative di cui al D.Lgs 15 marzo 2006, n.151, ha operato la revisione della parte aeronautica del Codice della Navigazione (di seguito denominato Codice) ed, in particolare, del Capo III Vincoli della proprietà privata.

L'esigenza normativa implica per ogni pista aerea civile-commerciale (ma anche per le aerobasi) le servitù e limitazioni sulle aree limitrofe agli aeroporti, prospettando nuovi vincoli, non più legati alla configurazione del sedime aeroportuale, ma connessi maggiormente alla tipologia ed alle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull'aeroporto considerato. Vale a dire l'analisi della configurazione di un sedime aeroportuale, la configurazione della pista/e, delle edificazioni interne ai sedimi stessi (terminal, aerostazione, posizione taxiway-percorso rullaggio, area parcheggi aeromobili, moli e pontili di imbarco, hangar, torre di controllo, deposito carburante, alberghi e siti connessi con l'attuvità di volo ancorchè siti sensibili a rischio rilevante, che diventano input-parametri decisivi per la valutazione dei livelli di safety realizzati e/o prospettati nel breve-lungo periodo.

La salvaguardia delle procedure di Navigazione Aerea nelle fasi ground e in-flight (decollo e atterraggio) rappresenta una realtà che è deve essere inquadrata e adottata negli standards ICAO-EASA-ENAC.

Ogni Comune di sedime aeroportuale adotta quanto disposto dal comma 5 dell'art. 707 del Codice, i Comuni territorialmente competenti debbono adottare appositi Piani di Rischio aeroportuali (di seguito PRA), soggetti al parere di Enac, che andranno poi recepiti negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni al fine di disciplinare, nelle direzioni di decollo e atterraggio dell'aeroporto, le opere e le attività compatibili con il rischio derivante dalla navigazione aerea.

Se le caratteristiche del PRA sono conformi agli articolato del Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aereoporti, edizione 2 emendamento 9 del 23/10/2014, (di seguito Regolamento aeroporti) e nella Circolare APT-33 del 30/08/2010, emessi dall'Ente Nazionale Aviazione Civile, ENAC valuta e certifica le eventuali misure da adottare per assicurare i livelli di safety della Navigazione Aerea e la tutela del territorio, secondo quanto previsto dal nuovo Codice della Navigazione (709, 714 e 715), a chi tocca verificare l'adozione puntuale? Se il Codice all'art. 715 dispone, con l'obiettivo di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, la valutazione di impatto del rischio (Piano di risk assesment), quali sono i compiti che spettano ai Comuni interessati? Come, inoltre, tali Comuni, nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio, con quali strumenti possono tutelare i cittadini qualora non disponessero di un quadro dettagliato dei rischi localizzati entro e al di fuori del sedime aeroportuale? 29 Giugno 2019

Aeroporti e il calcolo dell'impatto atmosferico

Le emissioni aeronautiche prevalgono su quelle terrestri?Masterplan, VIA e VAS di ogni singolo aeroporto sono, realmente, in grado di verificare gli scenari di impatto atmosferico complessivi? Sommare quello delle emissioni aeronautiche, delle flotte aeree nelle fasi ground e in-flyng, oltre al traffico viario di sedime ed esterno, magari con il traffico stradale e autostradale di pertinenza? La zona analizzata dei volumi del traffico aereo analizzato identifica, perciò non solo le rotte di atterraggio e di decollo entro il sedime dello scalo ma anche le loro traiettorie in finale (4-5 miglia) e in salita iniziale (fino a 4-5 miglia).

Quando le documentazioni masterplan, ad esempio, valutano il “bilancio emissivo” che il “traffico aereo concorre ai valori di concentrazione in misura minore rispetto al traffico stradale, generando valori massimi di concentrazione inferiori ai limiti di norma; gli eventuali superamenti stimati in corrispondenza di alcuni recettori risultano quindi attribuiti al traffico stradale” sono attendibili?

La componente aeronautica, proporzionale all'incremento di movimenti previsti dal Masterplan, quando analizza gli inquinanti critici per la qualità dell'aria locale (NOx e PM‐10), il livello derivato dal traffico aereo risulterebbe assai inferiore rispetto a quello del traffico stradale.

I livelli di ossido di carbonio (CO), di ossidi di azoto (NO, NO2, Nox), di biossido di zolfo (SO2), di Ozono (O3, di PM10, di PM2,5, di benzene e formaldeide delle restanti fonti di emissioni come sono inquadrati e calcolati?

Ecco il punto cruciale, come valutare gli aspetti scientifici relativi all’inquinamento atmosferico generato dal traffico aeroportuale in genere, con un sistema integrato di misure e di modelli di dispersione degli inquinanti.

Ogni singolo scalo aereo dovrebbe predisporre indagini specifiche e sistematiche per evidenziare la variabilità spazio- temporale e il contributo relativo delle diverse sorgenti di inquinanti gassosi (ossidi di azoto e di zolfo, composti organici volatili alifatici, aromatici e carbonilici), della concentrazione in massa di alcune frazioni del particolato, della concentrazione numerica delle particelle e di alcuni componenti del particolato (idrocarburi policiclici aromatici). L'obiettivo è quello di conoscere le risultanze di queste analisi in diretta e in “continuo”. Sarebbe davvero utile sapere se corrispondono agli scenari di impatto delle emissioni atmosferiche, on ground e in volo, proposte in sede di masterplan, VIA e di VAS. E se, infine, le emissioni terrestri, magari esterne al sedime, sono, davvero prevalenti. Come qualcuno sostiene. 19 Giugno 2019

Aeroporti, sicurezza, safety e risk assessment

Quale è la realtà degli scali aerei del Belpaese? L’analisi dei rischio in ambito aeroportuale è una pratica che la stessa ICAO ha da tempo inquadrato: ICAO (DOC 9859 – Safety Management Manual), il termine rischio è associato al contesto di safety: “SAFETY RISK: the predicted probability and severity of the consequences or outcomes of a hazard.“

L'analisi del rischio e/o curve di isorischio (almeno negli standards italiani) traduce gli esiti del

Risk Management, della Risk Analisys a livello di processo e dei metodi applicati.

“Oggi più che mai, nel nostro Paese, la giurisprudenza ha preso consapevolezza del fatto che più infortuni e disastri nei luoghi di lavoro costituiscono il frutto, non già di carenze occasionali o meramente operative, bensì di carenze strutturali, di carenze addebitabili a scelte aziendali di fondo, a scelte di carattere generale della politica aziendale” (di Raffaele Guariniello nel Prologo al libro “L’analisi dei Rischi” di Norberto Piccinini, Remo Galvagni, Claudia e Italo Ciarambino - 2011 - AIDIC –Associazione Italiana di Ingegneria Chimica).

Anche Maurizio Catino nella Introduzione al libro “Da Chernobiyl a Linate – Incidenti tecnologici o errori organizzativi?” - 2002 - Bruno Mondadori Editore ha rilevato:

“Non esiste un mondo senza errori. Gli uomini trascorrono buona parte della loro vita nelle organizzazioni o in contesti organizzati, per cui nella maggior parte dei casi gli errori possono essere riferiti a dinamiche organizzative.”

Quale è, quindi, il panorama delle certificazioni relative all'Art. 707 del CdN (Piano di Rischio), del Art. 715 del CdN (Curve di isorischio), del Art. 709 (Ostacoli alla navigazione) e del Art. 714 (Abbattimento degli ostacoli ed eliminazione dei pericoli) negli aeroporti del PNA-Piano Nazionale Aeroporti? 18 Giugno 2019

Aeroporti e il Piano di Governo del Territorio-PGT

Da conformare il PEE-Piano Emergenza Esterno e il PEA-Piano Emergenza Aeroportuale! Il Piano di governo del territorio in sostanza è uno strumento urbanistico che assume un rilievo decisivo per i Comuni aeroportuali. Di scali hub come degli scali minori. Quali servitù aeronautiche sono state adottate nel corso degli ultimi decenni (10-30-50anni)?

L'urgenza di adottare le “mappe di vincolo e di limitazione ostacoli” relative al territorio che include il sedime di un aeroporto viene espressa al comma 1 dell’art. 707 del Codice della Navigazione (vedi anche la revisione della parte aeronautica effettuata con Decreto Legislativo n. 151 del 15.03.06). Assicurare la sicurezza della navigazione aerea, identificando le aree/zone limitrofe agli aeroporti sottoposte a vincolo – in maniera rigorosa - per ostacoli, siti sensibili ed altri potenziali pericoli per la navigazione aerea e a tutela delle popolazioni e della comunità insediata.

L'analisi degli indici di affollamento e di carico antropico sono, inoltre, scenari indispensabili.

Altrettanto decisivo è l'adozione delle curve di isorischio nel contesto dei volumi di traffico e delle specificità infrastrutturale di ogni scalo aereo. In relazione ai volumi di traffico ed alla tipologia dei velivoli che operano sulle singole piste di volo. Dati attualizzati e prospettati in scenari di maggior traffico operativo.

Al fine di tutelare il territorio in prossimità dell'aeroporto, nelle direzioni di decollo e atterraggio, dalle conseguenze di un eventuale incidente, limitando le nuove opere e le nuove attività da insediare in esso, il Regolamento ENAC per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti – Capitolo 9 –, contiene le linee guida necessarie per la redazione dei Piani di Rischio e la circolare ENAC esplicativa APT33 del 30/08/2010 forniscono ulteriori indicazioni circa le metodologie di adozione.

Ma la chiave di volta è il ruolo svolto dai Comuni di sedime aeroportuali e di quelli sottostanti alle traiettorie di volo. Hanno svolto e/o realizzato e/o in corso d'opera tali procedure? 12 Giugno 2019

Flotta Boeing 737 NG e MAX: ancora verifiche

Sono in scadenza i 10 giorni per l'esecuzione del Service Bulletin e della direttiva FAA. Le investigazioni che hanno riguardato la flotta Boeing 737-800 MAX hanno, infatti, evidenziato, altre criticità. Stavolta nel mirino, associate alle analisi che riguardano i due incidenti della Lion Air ed Ethiopian Airlines per il malfunzionamento del software relativo al sistema allert allo stallo, sono gli apparati/sistemi slat posizionati sulle due ali. Interessati sono ben 148 parti/componenti prodotte da ditte che riforniscono Boeing. I velivoli interessati sono stati identificati negli esemplari 737NG e 737MAX . Di questi, sono installati su 32 NG e 33 MAX operativi negli Stati Uniti, mentre i restanti volano nel restanti continenti per un totale di 133 NG e 179 MAX .

Le ispezioni straordinarie imposte dalla Boeing e dalla FAA-USA, per rilevare possibili “difetti” operativi e prestazionali e la loro sostituzione, nei modelli MAX ed NG (New Generation) che includono esemplari delle serie Boeing 600-700-800-900, probabilmente, interessano velivoli che operano sugli aeroporti del Belpaese e/o che sorvolano lo spazio aereo della Penisola.

Quali sono in Europa le aerolinee interessate? Quali operano in Italia? Hanno ispezionato i loro velivoli? 10 Giugno 2019

Anche gli aeroporti di Napoli e Bologna volano lungo raggio!

Altri scali italiani lo stanno programmando? Ma le piste sono adeguate? All'origine erano invece solo due. Gli scali gate-hub-intercontinentali del Belpaese dopo Fiumicino e Malpensa, storicamente collegati con destinazioni oltreoceano, erano stati di recente affiancati da Venezia Tessera. In questi giorni, ecco la novità, anche Napoli Capodichino e di Bologna Borgo Panigale sono diventati intercontinentali. Entrambi festeggiano collegamenti estivi, rispettivamente per Newark-New York e Philadelphia, entrambi scali negli Stati Uniti.

L'accordo di Napoli-Capodichino verso il secondo scalo di New York, programmato almeno fino al prossimo 26 ottobre è stato inaugurato da un volo Boeing 767-300 della United Airlines (UA).

Il volo diretto Bologna-Philadelphia utilizza ancora un Boeing 767-300, stavolta della American Airlines (AA) e raggiunge il principale hub della compagnia nel Nord-Est degli Stati Uniti.

La liberalizzazione dei voli e gli accordi con specifici Paesi determinano inevitabilemente scenari competitivi e concorrenziali da un lato, dall'altro innescano politiche di sostegno e “finanziamento” ai voli intercontinentali. E' un settore a maggior redditività per le aerolinee e per le singole gestioni aeroportuali, ma che determinano conflittualità aeroportuali, spesso localizzate in un medesimo bacino di traffico.

Lo stesso PNA-Piano Nazionale Aeroporti con la classificazione dei dieci bacini di traffico nazionale (con 38 aeroporti), aveva definito scenari operativi con solo tre aeroporti in grado di rivestire il ruolo di gate intercontinentali. Ecco quindi l'urgenza di analizzare e verificare il “rischio” di un assetto operativo diversificato nel nord e nel centro e nel sud della Penisola. Un quadro nel quale emergono due questioni. Occorrerà rivedere il ruolo dei singoli scali e la rispettiva posizione strategica? L'incremento di ulteriori attività intercontinentali sono compatibili con il sistema trasporto aereo del Paese?

Ma è un problema tecnico, la lunghezza di pista disponibile per tali decolli a pieno carico, che dovrebbe essere risolto prima della sottoscrizione ratifica degli accordi commerciali tra aerolinea ed aeroporto, è una questione che dovrebbe essere stata posta da subito. Preliminare. Ed è la seguente: la lunghezza della pista di Napoli-Capodichino e quella di Bologna-Borgo Panigale sono adeguate, senza criticità, per decolli al massimo carico dell'aeromobile Boeing 767-300? 8 Giugno 2019

Aeroporti e Ostacoli e Pericoli alla Navigazione

Quali iniziative e procedure sono state adottate? In quali aeroporti? Con la riforma del Codice della Navigazione del 2005, aggiornando il CdL del 1942, è stato varato un progetto in grado di risolvere eventuali realtà di “ostacoli epericoli” dell'intorno delle infrastrutture aeroportuali esistenti e, nella quasi totalità piste che sono elencate nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA.

L'adozione delle cosiddette “servitù aeronautiche” appaiono decisivi per gli storici aeroporti ed ex dei campi di volo dell'inizio dello scorso secolo, determinando un sistema dei trasporti aerei, che decennio dopo decennio si è amplificato nei centri storici e/o nelle periferie delle città determinando una realtà operativa di piste affossate tra agglomerati urbani con problematiche di impatto ambientale e di carico antropico e indici di affollamento rilevanti. Con la riforma, derivata dal Decreto Legislativo 96/2005, le questioni cruciali dell'aviazione civile italiana è risolvibile. Con gli Art. 707 e 715 sono state introdotte il Piano di Rischio e il Rischio Terzi-Risk assessment in grado di fronteggiare la materia. Decisivo in tale contesto sono tuttavia due articoli apparentemente accessori, e precisamente:Art. 709 - Ostacoli alla navigazione e l'Art. 714 -Abbattimento degli ostacoli ed eliminazione dei pericoli.

Art-709. Ostacoli alla navigazione:

Costituiscono ostacolo alla navigazione aerea le costruzioni, le piantagioni arboree, i rilievi orografici ed in genere le opere, anche in virtù delle loro destinazioni d’uso, che interferiscono con le superfici di rispetto, come definite dall'ENAC con proprio regolamento.

La costituzione di ostacoli fissi o mobili alla navigazione aerea è subordinata all'autorizzazione dell'ENAC, previo coordinamento, ove necessario, con il Ministero della difesa.

Art- 714. Abbattimento degli ostacoli ed eliminazione dei pericoli:

L'ENAC ordina, con provvedimento motivato, che siano abbattuti gli ostacoli non compatibili con la sicurezza della navigazione aerea o eliminati i pericoli per la stessa.

Il relativo onere è posto a carico del proprietario dell'opera che costituisce ostacolo.

Se l'ostacolo o la situazione di pericolo sono preesistenti alla data di pubblicazione del piano di sviluppo aeroportuale o, in carenza di esso, del piano regolatore aeroportuale, è corrisposta un'indennità all'interessato che abbia subito un pregiudizio in conseguenza dell'abbattimento o dell'eliminazione. 1 Giugno 2019

Dalla sentenza TAR Peretola alle analogie con altri masterplan!

Tra impatto ambientale e il rischio incidenti. Quanti sono gli aeroporti inquadrati nel PNA-Piano Nazionale Aeroporti che sono sottoposti ad un adeguamento del masterplan e/o hanno in corso una VIA-Valutazione di Impatto Ambientale? Probabilmente la quasi totalità. Dopo la sentenza del TAR Toscano relativo all’annullamento del decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 377 del 28 dicembre 2017 con il quale è stata decretata “la compatibilità ambientale del “Master Plan 2014 – 2029”, cosa potrebbe accadere qualora tale ricorso riguardasse altri aeroporti del Belpaese?

Quando i “masterplan dei tanti aeroporti e/o piste propongono progressivi incrementi di movimenti aerei, magari di estensioni del sedime aeroportuale e magari riqualificazione ed allargamento dei terminal passggeri e attività correlate, quali contesti preliminari di impatto ambientale e di “scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei” sono analizzati e proposti?

La disponibilità di relazioni, di studi, di masterplan senza alcuna “prescrizione” riguardanti ediifcazioni specifiche, viabilità e, magari, zone protette e altro, sono ammissibili e compatibili, senza limiti e/o tetti al numero dei voli su una singola pista e/o direzione operativa quali decolli e atterraggi?

La sentenza del TAR Toscano in materia ricorda come:

“in considerazione di detti presupposti il Comune di Sesto Fiorentino ha chiesto l’annullamento del decreto di valutazione di Impatto Ambientale n. 377 del 28 dicembre 2017, nonché gli atti presupposti in epigrafe indicati, sostenendo l’esistenza dei seguenti vizi”:

al punto 4:

“la violazione della direttiva n. 2011/92/UE del 13.12.2011 e del principio di azione preventiva e di precauzione in materia ambientale; il Master Plan 2014-2029 sarebbe illegittimo nella parte in cui rinvia all’esecuzione di alcune prescrizioni che risulterebbero in gran parte prive di contenuto precettivo, attribuendo così all’Osservatorio il potere di procedere a valutazioni di compatibilità ambientale che

invece avrebbero dovuto essere eseguite prima della conclusione del procedimento di VIA.”;

e al punto 6:

“la violazione della direttiva n. 2011/92/UE del 13 dicembre 2011, in quanto al momento della definizione del procedimento di VIA, i Ministeri competenti non avrebbero potuto prendere in considerazione “scenari probabilistici sul rischio di incidenti aerei””. 29 Maggio 2019

Impatto ambientale, il rumore aeroportuale nel 2019

In Italia le curve isofoniche si calcolano in Lva, in Europa in Lden dB. Alcuni dati sono inequivocabili, il rumore aereo generato dalle flotte di recente-ultima generazione, di ogni singolo velivolo, grazie alla tecnologia e miglior progettazione, ha un minor impatto acustico sul territorio in confronto agli aeromobili degli anni 60/70/80 e '90!

Per quale ragione le ricadute acustiche, le emissioni sonore sul territorio a ridosso delle piste non è stato risolto e/o perlomeno, marcatamente, ridotto? La popolazione è esposta con indici “problematici”?

In Europa “l'aircraft noise” è al terzo posto delle fonti inquinanti sonore dopo quelle generate dal traffico stradale e da quello ferroviario. Ma è un dato generalizzato, di sintesi. In realtà nell'ambito aeroportuale, l'incidenza delle emissioni sonore originato dagli aeromobili sovrastano quelle del traffico stradale accessorio e/o ferroviario circostante.

Secondo l'agenzia “European Environment Agency” nel 2011 oltre 4.1 milioni di cittadini sono esposti a indici superiori a Lden 55 dB negli 85 maggiori aeroporti UE (scali con oltre 50mila/voli anno).

I riscontri “sonori” della EEA-European Environment Agency tuttavia rimandano agli indici L den 55 dB e Lnight 50 dB, come definiti dalla EU Environmental Noise Directive impiegando lo “STAPES airport noise model”.

“Complementary noise metrics assessed for this report include: the population exposed to aircraft

noise events exceeding 70 dB during day and night; the noise-induced annoyance and sleep disturbance based on the latest exposure-response guidance; and the noise energy index computed annually.” 23 Maggio 2019

Droni sopra 250kg, ENAC verso una nuova normativa

ATZ e regolamento dei voli nelle zone aeroportuali. Tra Eurocontro, EASA ed ENAC è in corso l'adozione di una specifica regolamentazione per le operaziondi di volo nell'ambito delle ATZ aeroportuali. E' una iniziativa per fronteggiare le interferenze con l'attività di volo del traffico “commerciale” e di aviazione generale che hanno “costellato” lo stop in numerosi aeroporti italiani einternazionali. Dall'Europa agli USA. Il nuovo regolamento droni 2019-2020, al momento riguardante la flotta dei mezzi APR (Aeromobili a pilotaggio remoto) con peso superiore a 250kg, dovrà inevitabilmente, estendersi anche alla flotta con peso inferiori.

ENAC sotto la titolazione la “gestione attività droni nello spazio aereo” riporta:

“I mezzi aerei a pilotaggio remoto, noti come droni, sono sempre più diffusi: sono utilizzati per servizi fotografici, televisivi, ispezioni di edifici, tralicci elettrici, oleodotti e quant’altro. Da un punto di vista di spazio aereo, ENAC sta lavorando principalmente su due aspetti:

1. la definizione di criteri per autorizzare il loro impiego anche nelle condizioni più critiche, come ad esempio la vicinanza agli aeroporti. In tal caso è necessario valutare l’interagenza con gli atterraggi e decolli degli aeroplani, per non abbassare il livello di sicurezza, cercando, allo stesso tempo, di non limitare l’operatività degli aeroporti coinvolti. Tali criteri sono definiti basandosi sull’esperienza acquisita finora: saranno riportati in un’apposita circolare che consentirà procedure di autorizzazione dirette e più veloci;

2. la definizione di criteri per operazioni in BVLOS (Beyond Line of Sight), cioè oltre la portata visiva del pilota a terra. E’ un obiettivo molto stimolante, perché consente di ottenere profili di missione del drone molto più estesi (ed esempio: l’ispezione di intere linee elettriche o gasdotti). A tal fine, è stato avviato un programma di prove sul campo con la collaborazione di importanti stakeholder del settore, i cui risultati saranno utilizzati per la valutazione dei rischi relativi alle operazioni in BVLOS. Obiettivo finale è la conduzione di tali operazioni in spazio aereo non segregato. ENAC è anche partecipe degli sviluppi regolamentari a livello europeo (EASA e EUROCONTROL).

Le norme di circolazione e le limitazioni nell'utilizzo dello spazio aereo per le operazioni con i droni sono disciplinate dal Regolamento "Mezzi aerei a pilotaggio remoto".

Con riferimento alle operazioni degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto  all’interno delle zone di traffico aeroportuale (ATZ) e nelle zone di controllo (CTR), di cui al Regolamento ENAC “Mezzi Aerei a Pilotaggio remoto”, le autorizzazioni devono essere richieste via PEC all'indirizzo protocollo@pec.enac.gov.it alla Direzione Aeroportuale competente mediante presentazione del Notiziario speciale Allegato A alla Circolare ENAC  ATM-05A completo di ogni dato richiesto. L'autorizzazione verrà rilasciata dalla Direzione Aeroportuale all'esito del procedimento.” 22 Maggio 2019

Aeroporti, Terminal-Aerostazioni: la gestione delle emergenze e l’evacuazione

Quanti aeroporti hanno predisposto tali procedure? Il Piano di una emergenza interna e la procedura di evacuazione di un Terminal-Aerostazione deve essere predisposta in relazione all'art.5 del D.M. 10-03-98.

Quali misure hanno adottato i gestori aeroportuali per quanto riguarda la localizzazione dei terminal-aerostazione passeggeri degli scali inseriti nel Piano Nazionale Aeroporti?

Un riscontro che vale per gli aeroporti hub-intercontinentali quanto per gli scali minori con traffico limitato e conseguente ridotto indice di affollamento di tali “strutture”.

Il potenziale alto grado d’affollamento di una aerostazione è ovviamente determinato innanzitutto dalla presenza di utenti, quali passeggeri, clienti, accompagnatori, attività di supporto, terze e staff vari, in secondo luogo dalla costruzione, dalla variabile disposizione dell’edificio interessato,

Le possibili “cause” delle emergenze possono essere variamente originate. Trascurando le cause “naturali” ed equivalenti quelle come l’emergenza sismica, allagamenti e varie diventa utile inquadrarne una sola: quella aeronautica.

Lo scenario di un evento incidentale causato da un velivolo che nella fase di atterraggio e/o decollo per una quale problematica difficoltà nella gestione “positiva” della direzione pista si schianta su una aerostazione, potrebbe essere casisticamente/probalisticamente motivato. Quali normative sono alla base e quali conseguenti operazioni devono scattare in questa circostanza?

La stessa localizzazione dei terminal degli aeroporti del Belpaese, magari non posizionati ad una distanza di “sicurezza”adeguata, inferiore agli standards ICAO-EASA, potrebbe qualificarsi come un parametro “problematico”.

Il Piano di emergenza con evacuazione di un Terminal-Aerostazione rimanda ad una situazione “di incendio “scoppiato e/o propagato”che, tuttavia, potrebbe scaturire da un “crash” di un aeromobile

fuoripista lungopista (take-off overrun ), di fuoripista in atterraggio (landing overrun), di decollo lungo (take-off overshoot), di atterraggio prima della pista (landing undershoot), di decollo con uscita laterale (take-off veer-off) e atterraggio con uscita laterale (landing veer-off).

Le analisi della fasi dell'individuazione del “Risk Management : il livello dell’organizzazione”, il “Risk Analisys : il livello di processo”, il “Risk Analisys : metodi qualitativi e quantitativi”, le “Strategie di mitigazione”, gli “Sviluppi futuri” inquadrano anche il Piano di Emergenza interno e la sua evacuazione.

Con differenti livelli di rischi d’incendio (Basso – Medio – Elevato), e delle correlate ricadute sulle persone presenti, tra utenti e personale in servizio.

Gli interrogativi da porre in relazione al terminal-aerostazione e altri edifici-siti ad elevato livello di rischio localizzati in prossimità di una pista sono, perlomeno, due. Il primo si domanda quanti siano gli aeroporti che non hanno adottato l'art.5 del D.M. 10-03-1998. Il secondo, invece, considerando una “anomala” localizzazione del terminal-aerostazione e altri siti in una infrastruttura aeroportuale con un sedime limitato, ristretto, a ridosso di una pista dove operano aeromobili di corto e lungo raggio, se, non dovrebbe implicare una inevitabile analisi e e attivazione di procedure per emergenze ed incendio innescati da un crash aeronautico. 16 Maggio 2019

Aeroporto Francoforte: avvistamento di droni/e: scalo chiuso

Sono “presenze” in costante incremento! Nel breve arco della chiusura dello scalo, terzo in Europa per traffico, nella mattinata di giovedì 9 Maggio sarebbero stati cancellati 143 tra partenze ed arrivi e 48 aeromobili sono stati dirottati, per un coinvolgimento complessivo totale di 1.550 voli.

Erano 08.15 locali quando è stato avvistato un drone di di 1,5 metri di diametro.

E' stato un portavoce di Fraport, società di gestione dello scalo, a comunicare il blocco dei voli nella mattinata del 9 Maggio. Il drone sarebbe stato localizzato (???) nello spazio aereo dell'aeroporto e la sospensione dell'attività di volo è stata di 45 minuti totali.

L'ennesimo “avvistamento” di UAS, UAV, APR, droni, sia esso incidentale e/o consapevole (ludica e/o determinata) costituisce una costante minaccia e/o pericolo per il sistema aereo.

Se in Italia nel 2018 sono stati registrati/segnalati 60 avvistamenti, in Germania sarebbero stati 158. Con un incremento, in Germania, dell'80% sul 2017.

I ripetuti episodi di avvistamenti e non già di rilevamenti diretti per mezzo di radar, perciò in grado di verificarne la rotta, la quota e la dinamica del volo per risalire all'autore del controllo “remoto”, fanno emergere una costante minaccia per il trasporto aereo.

Allo scalo di Londra- Gatwick, dopo ripetuti eventi “avvistati” era stata anche anche promessa una ricompensa di 50mila sterline per chi avesse segnalato eventuali autori. Nessuna svolta!

E' accaduto in Gran Bretagna come in altri Paesi europei ed extra ma la realtà è sempre la stessa: come individuare tali “presenze” incombenti? Dati della Germania riportano come nel solo mese di Marzo 2019 – dai media – l'avvistamento di droni avrebbe causato la sospensione di 1439 voli.

Nel 2018 per esempio il German Air Traffic Control (DFL) ha registrato 125 avvistamenti. Di questi (31) a Francoforte, Berlin-Tegel (17), Monaco (14) e Amburgo (12). Nel 2017, erano stati registrati “avvistamenti” per un totale di 88 episodi, nel 2016 erano stati 64. 10 Maggio 2019

Aeroporti e droni (APR): tra scenari potenziali di rischio ed EASA

Dal Rapporto Informativo ANSV 2018, incremento degli “avvistamenti”! Come chiamarli? Mezzi a pilotaggio Remoto, Aeromodelli a Pilotaggio Remoto come avviene in Italia, Unmanned Aircraft System (UAS) per l'ICAO. Ma spesso, tuttavia, chi acquista “droni” di qualsivoglia dimensione e peso, non ha una conoscenza effettiva delle regole, delle restrizioni e modalità consentite dell'uso. E' una ipotesi reale? Per quale attività, professionale e/o ludica (ricreativa e sportiva) sono acquistati i droni?

E' comunque certo che la loro “pericolosità” nell'intorno di un aeroporto e/o lungo le traiettorie di decollo e di atterraggio è valutata in rapporto alla loro presenza ed alle segnalazioni di loro eventuali presenze. I radar di ENAV sono in grado di rilevare la loro presenza e la distanza dagli aeromobili? Di verificare eventuali mancate collisioni. Qualora i “radar” non sono in grado di identificarli e/o perlomeno sono in grado di registrare sui loro schermi, peraltro a quote basse, esclusivamente “droni” di grosse dimensioni, di quale casistica/statistica sul rischio reale di droni si dispone? Sono dati storici e progressivi relativi alle annate più recenti?

Il Rapporto ANSV 2018 alle voce “droni” presenta un resoconto delle “segnalazioni”. Otto riporti per l'aeroporto di Napoli-Capodichino, cinque eventi per Roma-Ciampino, quattro per Milano-Linate, un singolo caso a Bergamo-Orio al Serio, quattro a Torino-Caselle, uno singolo a Lamezia Terme, otto a Roma-Fiumicino. Altri eventi segnalazioni-singole, per San Sepolcro-Arezzo, Roma Urbe, Cagliari, NIL, Nettuno, Treviso Bologna, Catania, Bari, Catania, Trento, Cervia, Rovereto, Verona. Due casi a Venezia, Padova. Sei casi nella ACC di Milano. Altri quattro eventi a Bolzano. Due a Malpensa.

Ma sono state segnalazioni di incidenti-inconvenienti rilevati a “vista” da piloti in volo e/o da osservatori al suolo. Al loro “avvistamento” non corrisponde una reale identificazione dei tipo di “drone” e dell'autore, del soggetto responsabile di tale audacia, di irresponsabile comportamento e/o di una eventuale consapevole e premeditata operazione.

Ecco il punto chiave. Dopo il blocco dei voli su scali inglese e italiani la questione preliminare quanto decisiva è sempre la stessa. Come rilevare la presenza dei “droni” con criteri di identificazione immediata e sistematica? Chi è in grado di rilevare un potenziale “pericolo per la sicurezza dei voli”? Come mappare l'attività dei voli commerciale e quelli della cosiddetta aviazione generale?

Il Rapporto informativo ANSV 2018 ha rilevato un incremento nel numero degli “avvistamenti”. Il 30,4% sul 2017. Con le aree/zone di Roma, Milano e Napoli interessate da un numero rilevante di segnalazioni. Ma sono stati solo “avvistamenti” e l'interrogativo da porsi è ancora una volta lo stesso, quale è la realtà effettiva. A quanto ammonta, inoltre, la flotta dei droni, professionali e ludici, in Italia? Quanti sono i “piloti” qualificati e quanti i dilettanti che operano senza alcuna certificazione ufficiale?

Una svolta nelle politiche di gestione dei droni, potrebbe emergere dalla Conferenza EASA relativa alla “DRONES AMSTERDAM DECLARATION - 28 November 2018”, le cui conclusioni sono state le seguenti:

 

“The conference recognised the good progress made in establishing a common European drone services market. The European institutions and industry are urged to continue their work. In particular, the conference urges that priority be given to:

1. Providing support to Member States in the implementation of the European drone regulations;

2. Developing, in close cooperation with Member States and all stakeholders, an institutional framework for a competitive U-space services market and how drones need to be operated in the Single European Sky;

3. Developing European product standards for drones and of other standards to meet the European performance requirements taking into account the global dimension;

4. Supporting cities in their efforts to provide a fertile ground for innovative multimodal solutions integrating the 3rd dimension into their urban planning processes;

5. Developing communication and promotion material for information campaigns to all drone users and other actors involved in drone operations such as local authorities;

6. Further enhancing the European U-space Demonstrator Network to speed up the opening of the drone services network;

7. Investing in the necessary research and development activities that are a key enabler for the growth of safe, secure and green drone operations in Europe”. 8 Maggio 2019

Aeroporti e analisi dei rischi, aeronautici e dei sistemi correlati

Tra identificazione e compatibilità e sua gestione nel PNA! Dove è localizzato un aeroporto? E in dettaglio quali verifiche integrate sono indispensabili a valutare scenari compatibili con l'analisi dei rischio esistente, di risk management, in relazione alla dimensione del sedime aeroportuale, la posizione e lunghezza della pista, l'ampiezza della strip area, eventuale presenza e dimensione della RESA e spazi di fine-pista, dei piazzali degli aeromobili, della posizione dell'aerostazione rispetto alla stessa pista e tanti altri parametri – essenziali – per l'identificazione, analisi e contromisure a qualsiasi rischio che potrebbe manifestarsi? Valutazione di safety e di security connessa nel quadro della incidentalità “aviation” nelle fasi di decollo, atterraggio e rullaggio dei velivoli.

Quali considerazioni, ad esempio, devono essere analizzate quando una aerostazione è posizionata laterlamente alla pista, quando l'analisi delle “Performance improvements for calculations of third party risk around airports” nel caso di fuoripista-lungo pista in decollo (take-off overrun ), di fuoripista in atterraggio (landing overrun), di decollo lungo (take-off overshoot), di atterraggio prima della pista (landing undershoot), di decollo con uscita laterale (take-off veer-off) e atterraggio con uscita laterale (landing veer-off), sono state verificate?

L’analisi dei rischi come strumento di supporto alle decisioni in ambito aeroportuale sono state illustrate a

Malpensa il 25 Maggio 2016, dall'Ing. Galileo Tamasi Process Manager - Analisi Tecnico Operativa Aeroporti,

in un documento di 25 pagine ha illustrato in breve “considerazioni” basilari per tali analisi.

Il testo ha esaminato dopo, una “Introduzione” le fasi del “Risk Management : il livello dell’organizzazione”, il “Risk Analisys : il livello di processo”, il “Risk Analisys : metodi qualitativi e quantitativi”, le “Strategie di mitigazione”, gli “Sviluppi futuri” e infine, le “Conclusioni”. La sintesi finale “ We live in a dynamic world in which the pace, scope, and complexity of change are increasing. The continued march of globalization, the growing number of independent actors, and advancing technology have increased global connectivity, interdependence and complexity, creating greater uncertainties, systemic risk and a less predictable future.” Vision 2015 – J.M. McConnell - Director of National Intelligence - Washington, D.C., rimanda a considerazioni riguardante il Piano Nazionale Aeroporti italiano, i tanti aeroporti inclusi, e la realtà operativa esistente. Anche a partire dal masterplan dell'allungamento e nuova configurazione di pista Salerno-Pontecagnano ed il progetto della nuova pista a “senso unico” di Firenze-Peretola: scali entrambi con “vie-di -rullaggio” aggregate in sedimi aeroportuali limitati.

Sono stati analizzati i rischi, ad esempio, correlati a masterplan aeroportuali e/a Valutazioni di Impatto Ambientale-VIA in grado di stimare/prevederne i livelli di rischio di una infrastruttura aeroportuale in relazione alla casistica “incidentale” associata alla posizione di un terminal passeggeri?

Il processo di pianificazione din un qualsivoglia progetto aeroportuale, il masterplan a 10-15-20 anni con incremento di traffico aereo, con flussi di decollo maggiorati al 20/30/40% hanno, adeguatamente, valutato i potenziali rischi e la gestione delle problematiche “emergenziali” derivate?

Strategie di gestione del rischio  e la pianificazione dettagliata di ogni singolo “risk assessment”per vari livelli di rischio: minimo, medio, elevato. E della loro priorità: alta, media e bassa.

L'intervento dell'Ing. Galileo Tamasi inquadra ed elenca gli “Sviluppi futuri, l'Analisi di terzo livello, l'- Hazop ricorsiva, l'Analisi di operabilità ricorsiva; RA/CREAM – Cognitive Reliability and Error Analysis Method, FTA – Fault Tree Analisys, DSI – Diagramma delle sequenze incidentali ed ETA – Event Tree Analisys. L'interrogativo da porre è, comunque, il seguente quale è la situazioned degli aeroporti del Belpaese? L’analisi dei rischi dei progetti aeroportuali sottoposti ai tanti masterplan in corso e di recente autorizzati, come le Valutazioni di Impatto Ambientale, di ogni singola pista-sedime-sistema correlato, sono stati adeguatamente sviluppati e verificati? 2 Maggio 2019

Aeroporti, zone di rischio ed “eventuali” edificazioni in deroga

Una ennesima sintesi per “eventuali” curiosi! La normativa ENAC riguardante il Piano di rischio aeroportuale (P.R.A.) è strutturata per attuare le disposizioni di cui all’art. 707 del Codice della Navigazione, come evidenziato dal Regolamento per la Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti Edizione 2 - Emendamento 4 del 30/01/2008 (di seguito R.C.E.A.), emesso ai sensi del D.Lgs. n. 96/2005 e delle successive modificazioni introdotte con il D.Lgvo 151/2006.

La tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica è rappresentata dalle zone A, B, C e D riferite alla direzione di decollo e atterraggio della pista di volo.

In tali “zone” è stata definita a limitazioni della presenza umana, al divieto di localizzazione di attività che possano creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale per la potenziale amplificazione delle conseguenze degli incidenti.

Ma quale iniziative e contromisure devono essere analizzate e predisposte qualora una o più delle seguenti attività ed edificazioni siano insediate:

attività universitarie, servizi scolastici dell’obbligo e servizi pre-scolastici;

attività sanitarie e socio-assistenziali;

attività espositive, congressuali e servizi fieristici;

attività culturali, sociali, ricreative, attrezzature sportive, per lo spettacolo e relativi impianti

Come è noto la pre-esistente presenza di opere, edifici o attività esistenti, anche quando, palesemente incompatibili, risultano in deroga.

Nella zone A sono contemplate interventi e attività che non producano particolare aumento del carico antropico, inteso come aumento di presenza umana.

Nelle zone di tutela A, B e C del P.R.A. Devono, comunque, essere evitati:

- insediamenti ad elevato affollamento;

- costruzioni di scuole, ospedali e, in generale, obiettivi sensibili;

- attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale.

In conclusione a questa sintesi è utile porre tre interrogativi che non siamo in grado di risolvere:

- eventuali interventi in contrasto con le soprastanti norme-regolamenti-disposizioni possono essere consentiti con un preliminare favorevole di ENAC, comunque valutati in relazione al carico antropico indotto?

- eventuali immobili pubblici e/o di interesse pubblico possono derogare da tali norma, anche in contrasto alle “norme”previo preliminare parere favorevole di ENAC in relazione al carico antropico indotto?

-eventuale estensione del sedime aeroportuale consente, negli spazi acquisiti l'autorizzazione di edificazioni ed insediamenti di attività in deroga al Regolamento Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti – R.C.E.A? 29 Aprile 2019

Aeroporti e Commissioni ed ENAC, un ritardo inverosimile

Sommare i decibel/Lva dei velivoli ai decibel dei mezzi a terra! La DIRETTIVA (UE) 2015/996 DELLA COMMISSIONE del 19 maggio 2015 stabilisce metodi comuni per la determinazione del rumore a norma della direttiva 2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (Testo rilevante ai fini del SEE)

Quale metodo di calcolo si utilizza per “mappare” le emissioni sonore nel settore aereo, quando il rumore generato nelle operazioni di terra entro il sedime aeroportuale, velivoli aerei esclusi, in quanto per i rullaggi, i decolli, gli atterraggio degli aeromobili si applica il modello AEDT-Aviation Environmental Design Tool -FAA ? Le Commissioni Aeroportuali che invece utilizzano il modello INM-Integrated Noise Model-FAA dovrebbe immeditamente regolarizzare l'identificazione reale degli indici Lva.

L'intervento delle ARPA Regionali, componenti fondamentali nelle Commissioni Aeroportuali in ogni singolo scalo del Belpaese, dopo aver recepito la DIRETTIVA (UE) 2015/996 DELLA COMMISSIONE del 19 maggio 2015 e seguenti aggiornamenti, hanno valutato tali urgenze?

Ma l'interrogativo che AEROHABITAT continua a porre rimanda all'adozione del modello AEDT-Aviation Environmental Design Tool -FAA ?

Le Commissioni Aeroportuali che propongono l'utilizzo dell'INM richiamandosi al documento europeo pubblicato dal Joint Research Center della Commissione Europea il report del progetto CNOSSOS-EU “Common Noise Assessment Methods in Europe” “Metodi comuni per la valutazione del rumore in Europa” non possono, pertanto, ignorare che tale documento sia stato edito nel 2015. La lodevole iniziativa UE, in sostanza una proposta di standardizzazioni delle procedure per quantificare l’esposizione al rumore in tutti i Paesi membri, prerequisito necessario per avere dati confrontabili e impostare i criteri UE per la riduzione dell’inquinamento acustico, non aveva valutato l'utilizzo dell'AEDT. La direttiva 2015/996 DELLA COMMISSIONE del 19 maggio 2015 è stata formulata in data precedente all'adozione dell'AEDT-FAA-USA.

Quali compiti deve svolgere la Commissione Aeroportuale di ogni scalo del Belpaese, per fronteggiare una urbanizzazione un incremento incontrollato del traffico viario e flusso degli aerei, cause principali della crescente esposizione al rumore ambientale in Italia e in Europa, se non analizzare e pianificare l'impatto dei sistemi aeroportuali? Dal traffico dei mezzi terrestri entro il sedime di uno scalo e la movimentazione on-ground e in flight dei movimenti aerei?

Per fronteggiare le emissioni acustiche complessive è, comunque, indispensabile disporre di regolamentazioni e normative adeguate e specifiche. Quelle attuali sono superate. 27 Aprile 2019

Aeroporti e rumore aereo, una storia infinita: nessuna efficacia

Dal INM al AEDT, ma anche alle popolazioni distanti dal sedime. In attesa che anche tutti gli aeroporti del Belpaese siano sottoposti all'analisi ed alla valutazione dell'AEDT, Aviation Environmental Design Tool adottato dalla FAA in sostituzione dell'inadeguato INM-Integrated Noise Model sia esso versione 6.2 e 7.0, come spesso affermato su questo web, appare inderogabile preoccuparsi anche dei cittadini residenti ben oltre allo stesso sedime di scalo.

Il confine contrassegnato dal parametro acustico 65Lva, infatti, il riscontro, ad esempio, dei quartieri, degli edifici e dei cittadini localizzati appena all'esterno, investiti da emissioni sonore che sono catalogate esclusivamente nella “classificazione acustica comunale”.

Una sorta di sottoprodotto “acustica”, una catalogazione di serie B, rispetto a quella dell'Lva che sembrerebbe identificare questi “cittadini” del tutto compatibili con il rumore aereo generato all'interno del sedime aeroportuale e/o al di sotto delle rotte di decollo e di atterraggio.

Ma a chi tocca “perfezionare” la regolamentazione e le normative in grado di inquadrare la “realtà” acustica?

Quando, ad esempio, le popolazioni sottostanti, magari anche fino a 6km dalle testate delle piste, sono localizzate ad altezze/altitudini maggiori della quota del sedime, e sono perciò investite da flussi acustici equivalenti a quelli più prossimi alle piste!

Sono valutazioni che devono essere valutate non solo in relazione al traffico quotidiano di una pista ma anche per gli scenari di masterplan aeroportuali a 10-20-30 anni. E pertanto inquadrati anche nelle Valutazioni di Impatto Ambientale, alle osservazioni dei cittadini, dei comitati e dei Comuni interessati.

Ma riguardano, preliminarmente, l'operato delle Commissioni Aeroportuali che da quasi 20anni, sottoscrivono e condividono e autorizzano la mappe acustiche in Lva: calcolate con l'arcaico e vetusto INM Integrated Noise Model. 26 Aprile 2019

Aeroporto e rischio incidenti, tra indice individuale e quello sociale

Tra livelli di carico antropico e indice di affollamento da verificare! La localizzazione di terminal, scuole, università, ospedali, depositi di carburante, alberghi e tanto altro (magari anche qualche sito a rischio incidente rilevante), entro il sedime aeroportuale, in prossimità dello stesso e/o in una delle zone del piano di rischio (A, B, C e D) o Public Safety Zone-PSZ come sono identificate in altri Paesi UE e/o USA, sono solitamente analizzati ed autorizzati e/o coordinati in una sorta di Piano del Governo del Territorio-PGT.

Quali sono le implicazioni quando nel modello di calcolo del “rischio terzi” viene inserito il parametro “Individual Risk” (probabilità per anno che una persona residente in modo permanente in uno degli spazi sia vittima di un incidente aereo) e/o il “Societal Risk” (probabilità per anno che un numero maggiore di N – third party – rimanga vittima di incidente aereo in una specifica area nell'intorno aeroporuale) se non sono noti i dati di input che determinano le cosiddette “curve di isorischio” e/o indici equivalenti?

Gli strumenti di pianificazione del territorio esterno ad un aeroporto e quelli che “amministrano” le infrastrutture operative di assistenza al volo e di supporto alle attività aeree, probabilmente, hanno analizzato tali contesti di “rischio”. Sia quello “individuale” quanto quello “sociale”, ma diventa indispensabile che il Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA quando il Piano di Emergenza Esterno-PEE lo abbiano sottoposte alle restrizoni e vincoli aeronautici regolamentati da ICAO-EASA-ENAC.

Senza eccezioni e deroga di sorta.

Ad esempio quale è il livello di “Individual Risk” di un residente al terzo piano di un appartamento di uno stabile/palazzina di cinque piani posizionata sottostante alle traiettorie di decollo e/o atterraggio?

Quale invece il “Societal Risk” di un numero N di passeggeri localizzato nel settore partenze e/o arrivi di un terminal-aerostazione posizionata lateralmente (100-200-300 metri) alla pista di volo e/o diversamente in un terminal posizionato tra due piste?

L'analisi delle “Performance improvements for calculations of third party risk around airports” nel caso di fuoripista-lungo pista in decollo (take-off overrun ), di fuoripista in atterraggio (landing overrun), di decollo lungo (take-off overshoot), di atterraggio prima della pista (landing undershoot), di decollo con uscita laterale (take-off veer-off) e atterraggio con uscita laterale (landing veer-off) quali ripercussioni ha prodotto nelle analisi del rischio terzi elaborata, ad esempio, dal SARAS (Sapienza Airport Risk Analysis Software) dell'Universita La Sapienza di Roma.

In sostanza la mappa delle curve di isorischio recapitate ai “Comuni aeroportuali” coinvolte sono in grado di identificare la categoria della “Tolerability of environmental risk” riguardante gli spazi aerei sorvolati nei termini di livello: “Catastrophic-Major-Severe-Significant-Noticeable-Minor”?

Sono interessate le aree e gli spazi prossimi alle piste di volo, riguarda non solo le due estremità delle testate di pista, ma anche le aree/zone laterali. Aree e zone dove andrebbe evitata la costruzione di nuove edificazioni e/o l'espansione di aerostazioni, scuole, ospedali, alberghi e, in definitiva, centri ad elevato

indice di affollamento e/o carico antropico. E, in tali ambiti, con quali “Individual Risk assessment”, di un “Scenario-based safety risk assessment”, di “Societal Risk assessment” e di “Scenario-based environmental risk assessment”? 19 Aprile 2019

Alitalia, in attesa di scenari futuri, ancora una Interrogazione

Quale soluzione per assicurare un futuro all’ex compagnia di bandiera? Per rilanciare la compagnia di bandiera con un piano industriale le ipotesi sono sempre da verificare sui fatti e sulla tipologia di finanziamenti e partecipazioni di altre aziende ed aerolinee. Quale ruolo sul long range e quale prospettiva sul corto-medio raggio per fronteggiare l'invasione delle low cost? Il quadro non appare semplice, ma a queste problematiche ecco una ennesima “interrogazione parlamentare presentata dall'onorevole Stefano Fassina (LeU).

"Al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, al ministro dello Sviluppo economico.

Per sapere, premesso che:

nei giorni scorsi, grazie alla previsione di cui all'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge n. 38 del 2018, recante misure per assicurare la procedura di cessione dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia SpA che impone in capo ai commissari straordinari precisi obblighi informativi verso il Parlamento, sono state rese pubbliche (tramite il sito web dell'amministrazione straordinaria) tutte le relazioni trimestrali che hanno permesso di ricostruire la storia del conto economico della società dall'inizio della gestione di Etihad sino a tutto il primo semestre del 2018. Inoltre, estrapolando dalle medesime relazioni le tendenze in atto sia in relazione alla crescita dei ricavi che al contenimento dei costi di produzione è facilmente stimabile anche il secondo semestre, permettendo così di formulare una previsione di risultato economico per l'intero anno in corso;

da un'attenta analisi dei suddetti documenti contabili emerge, tra l'altro, con assoluta chiarezza: 1) che le perdite di Alitalia SpA sono ingenti; 2) che nulla è dato sapere sulla massa debitoria della società che ha notoriamente accumulato ingenti ritardi nel pagamento dei fornitori; 3) che si registra una importante flessione del costo del lavoro a fronte della Cassa integrazione guadagni straordinaria a partire dal secondo semestre del 2017;

riguardo al punto sub 3) a fronte di un numero di oltre 1500 cassintegrati la differenza del costo del lavoro si limita a 20 milioni nel 2017 e a poco più di 30 milioni nel 2018, un risultato, a parere dell'interrogante, ascrivibile alle seguenti ipotesi:

a) la cassa integrazione non è mai stata applicata al taglio di circa 1600 dipendenti come richiesto dai commissari straordinari, ovvero gli esuberi effettivamente non sono mai esistiti nella dimensione dichiarata dall'azienda ma soltanto in misura funzionale a giustificare eventuali licenziamenti dei dipendenti in prossimità di un eventuale accordo di vendita ad un competitor;

b) il costo del lavoro è aumentato a fronte di una spesa per la buonuscita dei dirigenti licenziati per assumerne di nuovi, spesa che avrebbe assorbito i risparmi per la Cassa integrazione guadagni straordinaria;

a parere dell'interrogante sarebbe opportuno conoscere, ai fini di una necessaria e completa trasparenza rispetto alla corretta applicazione della Cassa integrazione guadagni straordinaria, la documentazione inerente ai consuntivi relativi alle ore di Cassa integrazione guadagni straordinaria utilizzate nell'ultimo biennio dalla stessa Alitalia SpA in amministrazione straordinaria suddivisi per periodi ed aree contrattuali, nonché per qualifiche e/o settori di riferimento:

se il Governo sia a conoscenza, con riferimento alla suddetta contrazione del costo del lavoro, del reale ammontare del relativo risparmio e di quale sia stata la sua effettiva destinazione;

quale sia stato, nell'ultimo biennio, il monte ore di Cassa integrazione guadagni straordinaria concessa ad Alitalia SpA in amministrazione straordinaria e se e con quali criteri quest'ultima sia stata applicata". 18 Aprile 2019

Aeroporti, compiti, rilevazione ostacoli e deroghe varie

A chi spetta garantire la sicurezza della Navigazione Aerea? Dopo l'avvento della Legge n. 58 del 1963 e l'adozione del Piano di Rischio con l'aggiornamento dell'Art. 707 e 715 del Codice di Navigazione (2005-2011) sembrava inevitabile che l'identificazione e la certificazione di eventuali sforamenti e deroghe al “Regolamento” potessero scaturire dall'operato congiunto del Comuni aeroportuali e non coinvolti e da ENAC.

Anche se ad ENAC spettano i compiti di individuare le zone da sottoporre ai vincoli “aeronautici”, definendo le limitazioni relative agli ostacoli alla navigazione aerea ed ai potenziali rischi è risultato inevitabile che fossero gli stessi Comuni ad intervenire con prescrizioni dettagliate nel Piano di Governo del Territorio. Ma che i soggetti “proprietari” di eventuali ostacoli naturali e edificati detengano la responsabilità appare del tutto fuorviante!

Chi ha autorizzato l'attività aerea in presenza degli stessi? Se su tali rotte e/o percorsi di volo (decolli ed atterraggi) non esistevano procedure di avvicinamento strumentali (ILS ed altro) ma, in seguito sono state approntate e certificate, perché la “responsabilità “ spetta ai proprietari?

Ecco quindi che una specifica opera di costante monitoraggio degli eventi complessivi deve essere svolta da un qualche soggetto specifico.

E se tali opere sono localizzate all'interno del sedime aeroportuale cosa accade? Quali e come sono inquadrate tali responsabilità?

Con l'entrata in vigore del Regolamento UE n. 139/2014 è possibile che tali obblighi siano in capo ai soli Comuni? Che l'esistenza dei vincoli (post legge 58 del 1963) e degli ostacoli, come la stessa opera di segnalazione preventiva, sia a loro carico?

Quali interrogativi porre qualora fossero appurate ed esistessero specifiche inosservanze dai parte dei “proprietari e degli stessi Comuni “aeroportuali”?

Aeroporti e Comuni: tra conformità, coerenza e deroghe agli Art. 707 e 715 CdN

Il Codice di Navigazione è, comunque, in vigore, almeno, dal 1942! All'origine i vincoli e/o servitù aeronautiche nell'intorno delle piste di volo (civili e militari) avrebbero dovuto essere sottoposte dal 1963 alla legge n. 58, in seguito alle varianti degli articoli 707 e 715 del Codice di Navigazione che hanno definito il Piano di Rischio e da Rischio Terzi.

Altri vincoli aeronautici dell'intorno delle piste dovrebbero essere verificate con le mappe della Carta ostacoli onde verificare l'eventuale presenza di ostacoli naturali e artificiali che potrebbero interferire nel piano di avvicinamento.

Quale è la situazione nelle tante piste del Piano Nazionale Aeroporti-PNA, ma anche delle piste non elencate e di quelle militari e delle aviosuperfici. Quanti sono gli sforamenti alle limitazioni ostacoli e le deroghe, inevitabili, derivate dall'adozione nel 2005-2011 del Piano di Rischio?

A chi spetta la valutazione di coonformità, di coerenza e di deroghe illustrata dagli strumenti urbanistici dei Comuni “aeroportuali”?

Le limitazioni derivanti dal rischio aeroportuale all’interno delle aree di tutela, sono state definite dalla Circolare ENAC APT-33 del 30/08/2010 e dovrebbero essere dettagliate nel piano urbanistico comunale (PGT), “evidenziando le specifiche misure correttive adottate dall’Amministrazione Comunale per l’adeguamento al Piano di Rischio Aeroportuale (PRA)”.

Una specifica indagine territoriale dovrebbe far emergere i potenziali fattori di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione esistenti. Una dettagliata quanto analitica per l'aggiornamento del Piano di Rischio Aeroportuale, indispensabile per l'elaborazione del PGT in tutti i suoi atti costitutivi (Documento di Piano, Piano delle Regole e Piano dei Servizi).

Quanti sono i Comuni in regola?

Gli aeroporti della Penisola avrebbero dovuto essere sottoposti alle stringenti norma del Codice della Navigazione dal lontano 1942, quando con “Regio decreto 16 marzo 1942-XX, n. 262, ha reso necessario di modificare, a scopo di coordinamento, il Codice della navigazione e di pubblicare il testo definitivo del Codice medesimo. Esecutivo dal 21 aprile 1942”. Quante sono le piste che, dal 1942 alla legge 58 del 1963 e quindi dell'avvento del Piano di Rischio hanno ottemperato? Quante sono conformi, coerenti e non in deroga e, comunque, di fronte ad un eventuale ritardo attuativo, chi dispone di un elenco sistematico e dettagliato delle incongruenze? 6 Aprile 2019

Trasporto aereo: le emissioni acustiche e atmosferiche continuano a crescere

Ma intanto perchè non verificare quelle di ogni singolo aeroporto? Nessuna novità quindi ma a certificarlo è la seconda edizione dell' European Aviation Environmental Report – EAER trasmesso alla Commissione Europea nel Gennaio 2019.

L'autorevole Rapporto è stato elaborato in collaborazione con European Environment Agency (EEA) ed EUROCONTROL, principali agenzie europee per l’aviazione e l’ambiente continentali.

La causa è il continuo e progressivo incremento del traffico aereo, i velivoli in circolazione, sugli aeroporti e nel cielo dove volano in crociera e rappresentano il 2-3% delle emissioni globali e.

Le stime del Report inquadrano uno scenario incrementato in pochi anni, raggiungendo il 42% entro il 2040.

Le ricadute dirette e conseguenziali riportano, inevitabilmente, emissioni di CO2 e NOX di almeno il 21% e il 16%, rispettivamente.

Come fronteggiare tali esiti?

Le problematiche relative alle ricadute “aeroportuali”, alle emissioni landside e airside dei velivoli in atterraggio ed in decollo come sono verificate e fronteggiate?

In sede di presentazione dei masterplan per le procedure di Valutazione di Impatto Ambientali i gestori aeroportuali propongono risultanze di emissioni gassose in genere ed acustiche che sono autorizzate, perchè compatibili con gli standards, dalle Commissione di VIA .

Nel contesto delle operazioni di volo quotidiane del traffico aereo sui singoli aeroporti invece, la rete di monitoraggio delle centraline rilevano l'impatto acustico. Le emissioni gassose, del dettaglio specifico dei contaminanti, non hanno una rete corrispondente di rilevamento.

Le aerolinee propongono le quote di CO2 e, talora, di alcuni dei restanti contaminanti emanate dalle loro flotte come rappresentazione delle rispettive “eco-immagine”. Basta, infatti, cliccare sui rispettivi web informativi, per usufruire delle ricadute “ambientali”. Ma sono dati fuorvianti perchè, in fondo, uno rappresentano una realtà oggettiva del quotidiano, del contesto operativo delle “emissioni ambientali” nella zona aeroportuale..

Come fare quindi? Perchè non valutare l'impatto delle emissioni gassose in analogia all'impatto acustico che è attualmente stimato con il modello USA-FAA Integrated Noise Model (INM) che rileva i livelli di LVA?

Allo scopo basterebbe adottare ll' Aviation Environmental Design Tool (AEDT), in grado di stimare l'impatto delle emissioni gassose-atmosferiche in parallelo alle emissioni sonore.

Purtroppo, dopo quattro anni dall'adozione dello stesso AEDT negli USA ed in numerosi altri aeroporti, in Italia il Ministero dell'Ambiente e l'ENAC non hanno ancora in calendario tale iniziativa.

Analizzare e stimare l'impatto delle emissioni gassose-atmosferiche in ambito aeroportuale rappresenterebbe un primo traguardo fondamentale. Al quale aggregare una rete fissa di centraline di monitoraggio delle stesse ricadute gassose-atmosferiche, magari in correlazione con singoli tracciati radar ed i percorsi landside degli aeromobili. Perchè non farlo? A chi giova? 5 Aprile 2019

Belpaese e traffico aereo, Ryanair leader, le low cost egemoni

Una anomalia vs il libero mercato e che ha acuito la crisi Alitalia!  Nel Report dei Dati di Traffico 2018 di ENAC trova conferma che tra i 184.810.849 passeggeri transitati della Penisola , nella classifica (nazionale + internazionale) Ryanair Irlanda ha raggiunto la quota di 37.882.633 (+4,4 %), Easyjet - Easyjet Switz. Regno Unito 18.484.435 (+11,9 %),Vueling Airlines Spagna 6.245.931 +(6,3%), Wizz Air Ungheria 4.748.674 (+10,2 ), Volotea Spagna 3.130.883 (+36,4), Eurowings Germania 2.651.451 (+73%), hanno superato i passeggeri trasportati dalle aerolinee “tradizionali” e/o ex vettori di bandiera nazionale. Ai vettori low cost 51,3% 94.779.397 passeggeri (+6,71% sul 2017) vs vettori tradizionali 48,7% 90.031.452 passeggeri (+4,92% sul 2017).

Il divario tra i risultati della flotta low cost incrementa lo squilibrio del 2017, primo anno nel quale le aerolinee sostenute dal co-marketing avevano raggiunto il 50.9% contro il 49.1% dei vettori tradizionali.

La crescita del settore dell'aviazione commerciale italiana denunzia in tal modo una realtà operativa ed industriale caratterizzata da un mercato “supportato” da finanziamenti a sostegno dei tanti aeroporti principali e/o periferici della Penisola, senza una effettiva liberalizzaione e competitività.

Una realtà che le dichiarazioni del Presidente dell’ENAC Nicola Zaccheo quando ha sostenuto:

“Lo sviluppo del comparto ha un peso fondamentale anche sull’economia nazionale, con importanti ricadute occupazionali dirette e indirette sul territorio. L’aumento dei passeggeri e del numero dei movimenti deve sempre essere coniugato, oltre che con la sicurezza, intesa come safety e come security, con la tutela dei diritti del passeggero e con la qualità dei servizi offerti dalle compagnie aeree e dagli aeroporti”;

e il Direttore Generale dell’ENAC, Alessio Quaranta ha aggiunto:

“Partendo da questo trend positivo e considerando anche le stime che prevedono che nel 2035 il nostro Paese accoglierà complessivamente oltre 300 milioni di passeggeri, rivolgo un appello a tutti i protagonisti del settore affinché con una strategia condivisa, vengano colte le sfide che ci attendono, e sia superato, attraverso interventi e investimenti mirati, il gap infrastrutturale che ci troveremo davanti se non iniziamo ad affrontare da subito le criticità”;

probabilmente, avrebbero dovuto, anche, ricordare l'entità degli accordi di co-marketing sottoscritti per attivare i voli dalla maggioranza degli scali dal piano nazionale Aeroporti-PNA. 30 Marzo 2019

Aeroporti e depositi carburante-avio, le zone A, B e C

Sul rischio di incidente rilevante per i serbatoi localizzati nel sedime! Le criticità associate al “fuel storage”, ai depositi di carburante-avio sono, ovviamente riflesso della capacità/quantità di questi depositi (300mila, un milione, svariati milioni di litri stivati nei contenitori) e il loro posizionamento rispetto alle piste, ai parcheggi degli aeromobili ed alle aerostazioni-terminal passeggeri. L'ampiezza del sedime aeroportuale rappresenta quindi un parametro, un fattore decisivo per identificare una sorta di classificazione della pericolosità (per l’ambiente e per la salute)

Quale sorta di “rischio di incidente rilevante” in qualche modo certificato e magari incorporato nel risk assessment, rischio terzi aeroportuale è stato identificato per gli scali aerei del Piano Nazionale Aeroporti-PNA? Probabilmente anche il Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA ed il Piano di Emergenza Esterno-PEE hanno analizzato e valutato il livello di rischio “fuel storage” e predisposto le misure di intervento.

Verifiche ispettive sul Sistema di Gestione della Sicurezza e una specifica attività di pianificazione dell’emergenza in caso di incidente innescato dal “deposito di carburante-avio” e/o conseguente ad un crash aereo. Ma considerazioni relative alla prevenzione dai rischi derivanti dagli incidenti rilevanti e una localizzazione periferica del deposito per ridurre e/o mitigare effetti concatenati devono essere associati alle analisi e studi relativi alla propagazione, valutando stime e scenari di “Individual Risk assessment”, di un “Scenario-based safety risk assessment”, di “Societal Risk assessment” e di “Scenario-based environmental risk assessment”.

Quale categoria nella “Tolerability of environmental risk” potrebbe essere compatibile tra il livello “Catastrophic-Major-Severe-Significant-Noticeable-Minor” nei vari aeroporti del Belpaese?

La FAA riporta: “Security and Risk Management Factors. Tank systems are important to the continued operation of FAA facilities, and they should be listed in security risk and vulnerability analyses as assets. Because of the potential hazards to personnel and property that can result from negligence or damage to tank system locations, the LOB/SO Tank Manager must incorporate appropriate security provisions and safeguards in the Facility Security Management Plan required by FAA Order 1600.69B, Facility Security Management Program. Security provisions must include the requirement for tank systems to be included in inspections and surveys provided by the Servicing Security Element.”

La FAA nelle prescrizioni specifiche quali, Sec. 139.321 — Handling and storing of hazardous substances and materials: These procedures must provide for at least the following: - segnala al punto - (3): “Special areas for storage of hazardous materials while on the airport”.

Ecco quindi che va riproposto l'interrogativo da porre, e rimanda alla localizzazione di questi depositi carburante negli aeroporti del Belpaese. Le documentazioni e pubblicazioni ICAO, IATA-Airport Fuel Storage Capacity, EASA, CAA, FAA, ACI-Airport International e GAO-United States Government Accountability Office a riguardo, hanno, ad esempio circoscritto le tre Zone A, B e C, ovvero le ricadute di una eventuale “esplosione” nel raggio inferiore e 250 metri da tali depositi di carburante-avio, tra 250 e 400 metri e oltre i 400 metri. Dettagli indispensabili ad inquadrare tali esiti “emergenziali” e le conseguenze sono stati presentati anche dal Final Report della HSE-Health and Safety Executive: “Safety and environmental standards for fuel storage sites Process Safety Leadership Group. 28 Marzo 2019

Aeroporti e depositi carburante-avio e il risk assessment

Quali ripercussioni negative nel raggio di 250 metri, tra 250/400 e oltre? Aerohabitat ha, anche recentemente analizzato il livello di safety associato non solo alla localizzazione di tali serbatoi-carburante avioma anche all''intreccio tra rischio terzi, PEE e PEA.

In aggiunta alle considerazioni susseguenti all'esplosione nel deposito di carburante dell'aeroporto del Cairo dello scorso Luglio 2018 la questione del “rischio esplosione depositi” associato è stato analizzato e, probabilmente, contemplato nel dettaglio anche dalle normative italiane.

Se la materia in Italia è regolata dalla normativa “ Depositi di carburante per aviazione siti all'interno del sedime aeroportuale La legge n°35 del 4 aprile 2012, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo, ha individuato, agli articoli 57 e 57 bis ha individuato quali insediamenti strategici anche i depositi di carburante per aviazione siti all'interno del sedime aeroportuale. Il rilascio dell’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio è svolto mediante un procedimento unico, ai sensi dell’articolo 14 e seguenti della legge 241/1990 e s.m.i., secondo le modalità riportate nella circolare n.0016268 del 13 agosto 2012 di questo Ministero-MISE-Ministero dello Sviluppo Economico”.

Ma quale potrebbe essere la miglior localizzazione del “capiente deposito”, quando questo è all'interno di un sedime aeroportuale? La materia non ha soluzioni facili ed immediate, ma quello che potrebbe accadere nei termini di “Individual Risk assessment”, di un “Scenario-based safety risk assessment”, di “Societal Risk assessment” e di “Scenario-based environmental risk assessment”.

27 Marzo 2019

Flotta Boeing 737-800 Max, anche la UE-EASA sospende i voli

Iniziativa precauzionale dopo il divieto adottato dalla CAA-Inglese! Alla fine, ad oltre cinque mesi dall'incidente della Lion Air-Flight 610, mentre negli USA la FAA ritiene la flotta Boeing 737-800 e 900 Max idonea ai voli, l'autorità UK dell'aviazione civile ha annunciato “with respect to Boeing 737 MAX: "The UK Civil Aviation Authority has been closely monitoring the situation, however, as we do not currently have sufficient information from the flight data recorder we have, as a precautionary measure, issued instructions to stop any commercial passenger flights from any operator arriving, departing or overflying UK airspace." The CAA added: "The UK Civil Aviation Authority's safety directive will be in place until further notice. We remain in close contact with the European Union Aviation Safety Agency (EASA) and industry regulators globally."

In sequenza anche la EASA – European Union Aviation Safety Agency, alcune ore dopo ha deciso, dalle ore 19.00 la sospensione dei voli della flotta Boeing 737-800/900 Max nello spazio aereo europeo.

ENAC, invece, con il comunicato Stampa n. 16/2019 ha disposto lo:

“...stop a Boeing 737 Max 8 dalle ore 21:00 di oggi Roma, 12 marzo 2019 – Dalle 21:00 di oggi, 12 marzo 2019, visto il perdurare della mancanza di informazioni certe in merito alla dinamica dell’incidente dell’Ethiopian Airlines, avvenuto domenica 10 marzo e che ha coinvolto un velivolo Boeing 737 Max 8, e del precedente incidente di ottobre scorso in Indonesia, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, per motivi precauzionali, ha disposto la chiusura dello spazio aereo italiano a tutti i voli commerciali operati con aeromobili di questo tipo. In accordo con quanto in corso in Europa, gli aeromobili di questo modello non possono più operare da e per gli aeroporti nazionali fino a nuove comunicazioni. Si ricorda che tutti i velivoli Boeing, e quindi anche i Boeing 737 Max 8, sono certificati dalla FAA – Federal Aviation Administration, Ente americano per l’aviazione civile. Le certificazioni degli aeromobili che operano nelle flotte europee sono convalidate dall’EASA - European Aviation Safety Agency, Agenzia europea per la sicurezza aerea. L’ENAC continuerà a seguire l’evolversi della situazione in contatto con l’Agenzia europea per la sicurezza aerea. L’Ente, inoltre, invita le compagnie aeree operative da e per gli aeroporti nazionali e che utilizzano tali velivoli, a riprogrammare i voli cercando di ridurre al minimo i disservizi per i passeggeri, fornendo tutte le informazioni necessarie nel rispetto dei regolamenti comunitari di riferimento”.

Negli USA frattanto il dibattito è inquadrato dalle seguenti note:

For the past several months and in the aftermath of Lion Air Flight 610, Boeing has been developing a flight control software enhancement for the 737 MAX, designed to make an already safe aircraft even safer. This includes updates to the Maneuvering Characteristics Augmentation System (MCAS) flight control law, pilot displays, operation manuals and crew training. The enhanced flight control law incorporates angle of attack (AOA) inputs, limits stabilizer trim commands in response to an erroneous angle of attack reading, and provides a limit to the stabilizer command in order to retain elevator authority. The FAA says it anticipates mandating this software enhancement with an Airworthiness Directive (AD) no later than April. We have worked with the FAA in development of this software enhancement.  It is important to note that the FAA is not mandating any further action at this time, and the required actions in AD2018-23.5 continue to be appropriate.A pitch augmentation control law (MCAS) was implemented on the 737 MAX to improve aircraft handling characteristics and decrease pitch-up tendency at elevated angles of attack. It was put through flight testing as part of the certification process prior to the airplane entering service. MCAS does not control the airplane in normal flight; it improves the behavior of the airplane in a non-normal part of the operating envelope. Boeing’s 737 MAX Flight Crew Operations Manual (FCOM) already outlines an existing procedure to safely handle the unlikely event of erroneous data coming from an angle of attack (AOA) sensor. The pilot will always be able to override the flight control law using electric trim or manual trim. In addition, it can be controlled through the use of the existing runaway stabilizer procedure as reinforced in the Operations Manual Bulletin (OMB) issued on Nov. 6, 2018. 13 Marzo 2019

Aeroporti, ENAC, Art. 707 e 715 CdN e le ipotetiche deroghe

Quali sono le piste esentate? In tale caso anche dal PEE? La materia è oltremodo nota e il Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti-RCEA ha, del dettaglio, ha “prescritto i requisiti, in materia di sicurezza delle operazioni, per l'emissione ed il mantenimento della certificazione degli aeroporti. Esso richiede la certificazione degli aeroporti utilizzati per attività di trasporto pubblico con velivoli di massa massima al decollo superiore a 5700 Kg o con 10 o più posti passeggeri”.

Tutto a posto e nessuna incertezza quindi, anche se lo stesso ENAC per quanto concerne l'applicabilità dell'Art. 715, ovvero del rischio terzi-risk assessment e la conseguente definizione delle curce di isorischio lo ha previsto per gliscali con oltre 50mila voli/anno. Salvo casi particolari.

Il Capitolo 9 – Prevenzione e gestione dei rischi del RCEA-ENAC rileva come :

“La pianificazione delle emergenze consente di far fronte alle emergenze che possono verificarsi nell’aeroporto o nelle sue vicinanze; essa ha l’obbiettivo di minimizzarne gli effetti con particolare riguardo alla salvaguardia di vite umane dei beni e dell’ambiente ed al mantenimento delle operazioni sull’aeroporto. Esempi di emergenze sono, oltre quelle relative agli aeromobili, sabotaggi, dirottamenti, incendi, eventi naturali, etc.. Ai fini della pianificazione devono essere valutate le possibili situazioni di rischio derivanti dalle attività che si svolgono nell’aeroporto. In relazione alla dimensione, complessità e tipo delle attività che si svolgono nell’aeroporto sono da considerare la gestione delle merci, di sostanze chimiche, di materiali pericolosi, di combustibile, etc..”.

Nel paragrafo “Natura e contenuti dei piani di rischio” si legge:

“Il piano di rischio è un documento contenente le indicazioni e le prescrizioni da recepire negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni ai sensi dell’art. 707 del Codice della Navigazione. Le indicazioni e le prescrizioni sono finalizzate a tutelare il territorio dalle conseguenze di un eventuale incidente. Fatte salve ulteriori specifiche indicazioni contenute in normative nazionali e regionali, per la redazione dei piani di rischio si applicano i requisiti riportati nei successivi sub paragrafi.”

E proseegue:

“Condizione di vincolo L’art. 707 del Codice della Navigazione prevede la determinazione di vincoli per le zone soggette a limitazioni, quali quelle nelle direzioni di decollo e di atterraggio; ciò al fine di mitigare le eventuali conseguenze di un incidente. La mitigazione delle conseguenze si basa: - sulla limitazione di presenza umana; - sull’individuazione di attività non compatibili a causa della potenziale amplificazione delle conseguenze di incidenti.”

Il quadro dei riferimenti e delle tutele, tuttavia, ha un riscontro emblematico:

“Fatte salve ulteriori specifiche indicazioni contenute in normative nazionali e regionali, per la redazione dei piani di rischio si applicano i requisiti riportati nei successivi sub paragrafi.”

Quale è il senso di questa nota?

E' possiibile che alcuni scali e/o piste siano stati esentati dall'obbligo di effettuare la “valutazione di rischio” come prevede l'art. 707 del codice di Navigazione? Ma quali potrebbero essere questi aeroporti? E nel caso per quale ragione non sarebbero stati “obbligati”? In tal caso, con quali ripercussioni sugli indici di affollamento e carico antropico e sul Piano di Emergenza Esterno. Tra gli scali sotto 50mila voli/anno quanti, invece, hanno verificato le curve di isorischio? 9 Marzo 2019

Italia, tra Air Italy e Alitalia, alcuni interrogativi!

Quali prospettive e futuro per le due “residuali” aerolinee italiane? Se da un lato il futuro di Air Italy è determinato dal 49% del finanziamento Qatar Airways, quali sono gli scenari Alitalia, gia ex Ethiad , in crisi perenne, in stato di commissariamento dal 3 maggio 2017, in attesa di nuovi soci, magari stavolta “occidentali”, sono, comunque, entrambe con il sacrosanto obiettivo di garantire una rete operativa funzionale e utile all'utente del Belpaese e/o al turismo internazionale.

Qatar con il 49% dell'ex-Meridiana e le restrizioni relative all'incremento azionario (norme UE) ma intenzionata a investire per diversificare la flotta per medio e lungo raggio con Boeing 737 MAX e B-787 Dreamliner da un lato e le difficoltà nell'ingresso di nuovi soci italiani e internazionali – Fs, Cdp, gli americani della Delta ed Easyjet – e le relative criticità dimensionali sul ground staff e sulla flotta medio-lungo raggio con urgenze e finanziamenti “astronomici” per rigenerare e rilanciare la rete operativa, sono un quadro dove le opportunità di trovare soluzioni per il governo italiano sono davvero problematiche.

Dall'ex compagnia di bandiera all'ex aerolinea sarda il ruolo del Governo italiano è del tutto ambiguo e indefinibile!

Per quale ragione strategica gli scenari di Alitalia escludono e/o non integrano anche le operazioni di Air Italy? I collegamenti corto-medio-lungo raggio di Alitalia e Air Italy dovranno sovrapporsi e competere sugli hub di Fiumicino e Malpensa, magari vantare anche pretese long range da Venezia, Linate e Capodichino, secondo modalità caotiche e/o il sistema Italia potrà identificare e definire le opportunità vantaggiose per l'utenza? Dopo aver risolto la questione degli accordi di co-marketing dei vettori low cost, cosa fare?

La revisione del Piano Nazionale Aeroporti – PNA, in atto, non dovrebbe verificare innanzi tutto le caratteristiche e le conformità ENAC-ICAO-EASA, gli standard di pista, di terminal, di piazzali, di impatto ambientale, compatibile anche con livelli di risk-assessment ammissibile e, quindi configurare reti operative e collegamenti integrati dalle due aerolinee “italiane”, le sole in grado, con un management rinnovato, probabilmente, in grado di assicurare uno scenario competitivo? 8 Marzo 2019

Aeroporti, pista, piazzali e Terminal affiancati: scenario catastrofe?

La situazione del masterplan di Peretola e Pontecagnano! E' un contesto operativo che caratterizza numerosi aeroporti del Belpaese e anche qualche scalo con masterplan da poco autorizzato da MIT ed ENAC. E' la ridotta dimensione di un sedime aeroportuale ad obbligare configurazioni di prossimità tra la pista utilizzata per decolli e atterraggi e la posizione del parcheggio-stazionamento dei parcheggi dei velivoli in transito e il terminal per l'imbarco e lo sbarco dei passeggeri.

E' una realtà operativa che è stata evidenziata dopo l''incidente di Milano Linate l'8 Ottobre del 2001, dove la collisione a terra tra MD 87 SAS e Cessna Citation CJ2 aveva causato 118 vittime. Uno scenario che non è diventato disastroso, come riportato dall'articolo a firma Pier Francesco Fedrizzi in data 8 agosto 2002 su La Repubblica e riferita alla dichiarazione del investigatore svedese Goran Svensson: «Nel caso di aereo con motore piantato (ovvero lanciato senza controllo sulla pista, come l' 8 ottobre, ndr.), la deviazione di soli 15 gradi verso destra porterebbe il velivolo a schiantarsi prima sul parcheggio e poi sul terminal, causando una catastrofe».

L'articolo disponibile dopo questa breve nota, tuttavia, rimanda all'equivalente rischio “piazzali e Terminal passeggeri” in infrastrutture aeroportuali similari. La materia sulla compatibilità e sostenibilità del “rischio terzi” era stata analizzata e commentata nelle otto pagine Pdf : “Goran Svensson: Linate, scenario catastrofe” di Aerohabitat Centro Studi e dalle 20 pagine dell'AUDIT Report svedese – Luftartsverekt a cui rimandiamo per l'approfondimento.

Il livello di rischio associato tra la posizione della pista e dei piazzali aeromobili e terminal passeggeri affiancati, purtroppo, è una realtà esistente su numerosi degli aeroporti elencati dal Piano Nazionale Aeroporti.

Se a Linate la posizione dei piazzali-terminal prossimità della pista è, sostanzialmente, rimasta inalterata, quandi altri aeroporti scontano situazioni di “rischio analoghe”? Da Treviso San Angelo a Napoli Capodichino

a Bergamo, Genova, Malpensa, Ciampino, Torino, Venezia, Alghero, Ancona, Bologna, Brindisi, Forli, Parma, Pisa....

La novità, tuttavia, è che riguarda anche alcuni aeroporti in corso di riposizionamento e allungamneto di pista quale, ad esempio, Salerno Pontecagnano e Firenze-Peretola,. I corrispondenti masterpalan sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale, hanno, infatti, una configurazione pista-piazzali-terminal a “scenario catastrofe”?

La Repubblica, Pier Francesco Fedrizzi, 8 Agosto 2002:

Linate, accuse dalla Svezia Possibili altre catastrofi

MILANO - «I sistemi di sicurezza dell' aeroporto di Linate non sono in grado di escludere in caso di incidente aereo il rischio di catastrofe». A sostenerlo è il Dipartimento per la sicurezza al volo del Governo svedese che, dopo il disastro dell' 8 ottobre in cui persero la vita 118 persone, inviò a Milano un ispettore aeroportuale. Goran Svensson, questo il suo nome, girò per quattro mesi ogni angolo dell' aeroporto di Linate. Agli svedesi non interessava ricostruire l' incidente, compito dalla magistratura italiana. Gli svedesi erano a Milano per la sicurezza, per capire perché un aereo privato era potuto finire sulla pista percorsa in decollo dall' Md della compagnia di casa, la Sas. A riferimento, Svensson ha preso gli standard Icao, l' organismo internazionale che fissa norme, regolamenti e procedure per gestire in sicurezza le operazioni di volo negli scali. Le conclusioni - anticipate dal sito Internet www.aerohabitat.org - individuano i limiti di Linate e il ruolo dei tre soggetti a cui è affidata la gestione: Enav, Enac e Sea. «Linate - scrive Svensson - deve scegliere se diventare un aeroporto internazionale, in quanto ha bisogno di interventi per colmare le numerose inadempienze agli standard nazionali e internazionali». Come dire: gli interventi attuali sono inutili, un restauro di facciata. L' ispettore svedese individua il vero punto debole («non adeguatamente valutato») della sicurezza di Linate: la posizione del piazzale principale dello scalo, dove sostano fino a trenta aerei. Dice Svensson: «Nel caso di aereo con motore piantato (ovvero lanciato senza controllo sulla pista, come l' 8 ottobre, ndr.), la deviazione di soli 15 gradi verso destra porterebbe il velivolo a schiantarsi prima sul parcheggio e poi sul terminal, causando una catastrofe». A ottobre, l' apocalisse fu evitata grazie alla manovra del pilota, che portò l' aero verso il deposito bagagli. L' ispettore annota poi la «non conformità» delle luci di sicurezza, della segnaletica e del radar. «Un livello di rischio - aggiunge Svensson - inaccettabile per Linate». Il rapporto svedese conclude con Enac, Enav e Sea: «Non esiste un accordo tra i tre soggetti per garantire un sistema di sicurezza capace di anticipare gli eventi. Il Comitato di sicurezza di Linate, convocato senza una programmazione, non ha mai individuato carenze e inadempienze». 2 Marzo 2019

Aeroporti, MIT, ENAC, PNA e standards EASA-ICAO

E' indispensabile disporre di una Indagine-Relazione specifica! Alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit), Danilo Toninelli, e, tra l'altro del presidente dell’Enac Nicola Zaccheo, è stata presentata la “Conferenza nazionale sulle infrastrutture, i trasporti ed il territorio” del prossimi 20-21 marzo.

Una iniziativa con Enav, Assaeroporti, Leonardo e Ferrovie dello Stato Italiane.

Il Ministro ha annunciato di “aver incaricato l’Enac sia di aggiornare il Piano nazionale degli aeroporti, sia di ridefinire le attuali linee guida inerenti le incentivazioni per l’avviamento e lo sviluppo delle rotte aeree da parte dei vettori, proprio alla luce della rapida evoluzione del trasporto aereo”.

Cosa significa?

Che ENAC dovrà ri-analizzare e verificare le compatibilità degli scali hub ed il numero dei bacini di traffico identificando i relativi aeroporti, magari verificando la caratteristiche delle piste nel quadro degli standards ENAC-EASA-ICAO senza deroghe di sorta da un lato, rendendo trasparenti tutti gli accordi di co-marketing sottoscritti nel Belpaese, magari senza gare d'appalto, dall'altro?

Se gli obiettivi sono davvero questi, sono due traguardi che potrebbero rivoluzionare l'assetto del Piano Nazionale Aeroporti ed il livello del traffico aereo nella Penisola.

Quali prospettive e quale futuro, quale scenario di traffico senza “accordi di co-marketing” e con un sistema aeroportuale “a norma”?

“Il presidente dell’Enac Nicola Zaccheo, nel suo intervento durante la presentazione dell’iniziativa, ha enfatizzato la necessità di un potenziamento tecnologico e di un adeguamento infrastrutturale, considerata la crescita prevista del settore aereo che, stando alle previsioni, è destinato a raddoppiare tra il 2030 ed il 2040 passando, secondo Iata -International Air Transport Association, da 3,8 miliardi di passeggeri del 2016 a 7,2 miliardi del 2035. In Europa, secondo le stime di Eurocontrol, nel 2040 la crescita sarà del +53% del numero di movimenti rispetto ai dati registrati nel 2017” - ha riportato ENAC nel comunicato stampa del 28 Febbraio.

Il Presidente ENAC Zaccheo, quando sostiene ancora che “ Tale crescita non risulta adeguatamente supportata dagli interventi oggi programmati sugl”i scali europei basati su un aumento della capacità del 16%. Nello stesso modo, pertanto, anche le infrastrutture nazionali e, più in generale, tutto il sistema aereo deve essere pronto a far fronte all’incremento della domanda”, ha considerato l'attuale sostenibilità delle ricadute ambientali e del rischio terzi associate ai volumi di traffico del 2018 sugli aeroporti del Belpaese'

Come fronteggiare quindi il raddoppiare dei movimenti aerei e numero passeggeri tra il 2030 ed il 2040? Le infrastrutture aeroportuali italiane dispongono delle caratteristiche di pista, di sedime, di piano di rischio, di rischio terzi-risk assessment, curve di isorischio, carico antropico, indice di affollamento delle edificazioni sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio?

Quali prospettive?

Prima di qualificare qualsivoglia Piano nazionale Aeroporti-PNA, con questo panorama di interrogativi, è indispensabile, disporre di una inchiesta-indagine, avere una relazione dettagliata riguardante le compatibilità e la lista delle eventuali deroghe alle normative e regolamentazioni ENAC-EASA-ICAO esistenti sugli aeroporti del Belpaese. 1 Marzo 2019

Aeroporti e quei depositi-serbatoi di carburante avio

Brevi note nell'intreccio tra rischio terzi, PEE e PEA e loro localizzazione! Dopo l'esplosione nel deposito di carburante dell'aeroporto del Cairo dello scorso Luglio 2018 la questione del “rischio esplosione depositi” associato è stato analizzato e, probabilmente, contemplato nel dettaglio anche dalle normative italiane.

Al Cairo l'aeroporto è stato chiuso al traffico per la gestione del conseguente incendio e dell'inevitabile mancanza di carburante-avio per il rifornimento degli aeromobili in partenza.

La materia in Italia è regolata dalla normativa “ Depositi di carburante per aviazione siti all'interno del sedime aeroportuale La legge n°35 del 4 aprile 2012, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo, ha individuato, agli articoli 57 e 57 bis ha individuato quali insediamenti strategici anche i depositi di carburante per aviazione siti all'interno del sedime aeroportuale. Il rilascio dell’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio è svolto mediante un procedimento unico, ai sensi dell’articolo 14 e seguenti della legge 241/1990 e s.m.i., secondo le modalità riportate nella circolare n.0016268 del 13 agosto 2012 di questo Ministero-MISE-Ministero dello Sviluppo Economico”.

Nella vicenda cairota la localizzazione del “capiente deposito”, che sarebbe stato esterno al sedime allo stesso aeroporto, e l'intervento dei vigili del fuoco e dei mezzi antincendio che hanno, con qualche difficoltà, spento l'incendio non è stato reso del tutto trasparente

L'interrogativo da porre rimanda alle modalità degli interventi programmati per simili circostanze negli aeroporti del Belpaese. Sarebbe scattato il Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA o il Piano di Emergenza Esterno-PEE? Forse entrambi e in cntemporanea? Con quali risultati? Lo scenario compatibile degli interventi è da inquadrare nella localizzazione del serbatoio-deposito del carburante avio e delle dimensioni-capacità degli stessi. Sono tuttavia problematiche da analizzare e valutare, associate alle misure ed alle operazioni di safety e di security, preliminarmente, adottate. 28 Febbraio 2019

Alitalia, una vicenda aperta da 20/30anni, senza sbocchi!

Ulteriore “interrogazione” per una azienda tra “pubblico e privato” e viceversa. Stavolta l'interrogazione è stata presentata dall'onorevole Maurizio Lupi (Misto), già Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; dal 28 aprile 2013 – 20 marzo 2015.

 

"Al ministro dell'Economia e delle finanze. 

Per sapere, premesso che:

per la soluzione della crisi del vettore aereo Alitalia, in stato di commissariamento dal 3 maggio 2017, era stata annunciata la data del 31 ottobre 2018, dalla quale sono passati ormai quasi quattro mesi;

al 30 settembre 2018 Alitalia dichiarava di avere in cassa 770 milioni di Euro e di essere quindi in grado di restituire allo Stato il prestito ponte di 900 milioni, cosa che non è ancora successa;

finora lo Stato italiano, cioè i contribuenti, ha versato a fondo perduto nelle casse di Alitalia 8 miliardi e 595 milioni di Euro;

di fatto, i cittadini italiani continuano a pagare per le disfunzioni di Alitalia con una 'tassa d'imbarco' per il Fondo del trasporto aereo;

il 7 agosto 2018 il vicepresidente del Consiglio dei ministri Luigi Di Maio dichiarava: 'Non vogliamo mettere altri soldi dei contribuenti';

dal 2008 Alitalia era una società privata e, seppur non ancora risanata, le sue perdite erano totalmente a carico dei soci e non più dei cittadini italiani;

ora ritorna insistentemente sui media l'ipotesi di una rinazionalizzazione della compagnia di bandiera attraverso l'ingresso, oltre che di società controllate (Ferrovie dello Stato italiane) direttamente del ministero dell'Economia e delle finanze;

nel contempo il Governo parla di privatizzazioni per 18 miliardi di Euro nel corso del 2019;

nel caso di scuola che si cita, Air France, la partecipazione dello Stato è del 14 per cento;

a fronte di queste voci, il ministro interrogato ha dichiarato che c’è disponibilità del Governo e, quindi, del ministero dell'Economia e delle finanze se il piano industriale consente di fare l'operazione, che deve essere solo di mercato: un piano industriale che preveda la loro convenienza ma anche la nostra. La seconda condizione, collegata alla prima –ed è ovvio– è che tutta questa operazione deve essere condotta nell'ambito della normativa europea–:

se lo Stato italiano si appresti a ridiventare azionista di Alitalia, con quale impegno economico e con quale quota di partecipazione". 27 Febbraio 2019

ENAC, aeroporti e rischio terzi: tra ACRP e SARAS

Peretola: un caso tra i tanti? Perché è stato utilizzato il modello risk FAA? La stima del rischio degli aeroporti in Italia, ovvero la “Valutazione di impatto di rischio (third party risk assessment)”, come stabilito dal Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti-RCEA, che prescrive i requisiti, in materia di sicurezza delle operazioni, deve essere eseguita “mediante l’uso di metodi scientifici. E' inoltre applicabile solo ad aeroporti interessati da significativi volumi di traffico. A tal fine, secondo quanto previsto dal citato art. 715, l’Enac individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio e ne comunica i risultati ai Comuni interessati per l’adeguamento delle misure previste nei piani di rischio adottati”.

Negli aeroporti nei quali ENAC Direzione Centrale Regolazione Aeroporti ha richiesto tale “Policy di attuazione dell’art. 715 del codice della navigazione, definizione della metodologia e della policy di attuazione del risk assessment” è stato ulitizzato il SARAS (Sapienza Airport Risk Analysis Software) dell'Universita La Sapienza di Roma.

Sono analisi e studi che, probabilmente, sono stati adottati anche nelle valutazioni dei Masterplan, Procedure di VIA/VAS a 20/30 anni presentati per la generalità degli Aeroporti del Belpaese.

Era ed è una certezza che è stata, tuttavia, smentita a Firenze-Peretola dalla stessa ENAC con il comunicato stampa 53/2017, dove le” valutazioni del rischio associato al verificarsi di eventi incidentali sono state condotte attraverso l’impiego del modello statistico sviluppato dalla FAA (Federal Aviation Administration, Ente americano per la sicurezza del volo e del trasporto aereo) nell’ambito di uno specifico “Airport Cooperative Research Program” (ACRP) sul “Airport Safety Risk Management”!

Firenze-Peretola inoltre è-sarà uno scalo con meno di 50mila voli/anno! 26 Febbraio 2019

Aeroporti e quei vincoli del Piano di Rischio e Ostacoli

A chi spettano le campagne di rilevamento e aggiornamento? Come è noto con l'adozione del Piano di Rischio (2004) negli spazi delle Zone di tutela A, B, C e D le edificazioni e le attività esistenti, sensibili e/o a rischio, con variabili carichi antropici e degli stessi indici di affollamento, sono state fatte salve.

Ovvero queste “edificazioni”, a fronte delle restrizioni e vincoli introdotti sono in deroga, sono state, comunque, fatte salve.

Le eventuali opere e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di demolizione e ricostruzione anche con altra sagoma e sedime, sarebbero quindi compatibili. Ancorchè sottoposte ad autorizzazione da parte dei Comuni competenti.

Anche le restrizioni riguardanti gli ostacoli per la navigazione aerea e i potenziali pericoli per la stessa sono sottoposte a “deroghe”.

Il Piano di Governo del Territorio recependo le curve isorischio di cui all’art. 715 del Codice della Navigazione e per la relativa disciplina rinvia all’art. 707 dovrebbero “mappare” il dettaglio di tali “edificazioni e attività” in deroga, nel dettaglio:

le altezze massime degli edifici;

le fonte attrattiva per i volatili e altra fauna selvatica, compreso gli specchi d’acqua;

i manufatti con finiture esterne riflettenti ed impianti fotovoltaici;

le luci fuorvianti ed emanazioni laser;

le ciminiere con emissione di fumi;

attività che prevedono l’emissione di onde elettromagnetiche, per le possibili interferenze con gli apparati di le navigazione.

Le zone sottoposte l'art. 707 del CdN si estendono ai 15 Km. dall'aeroporto perchè si tratta delle mappe di vincolo. Il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti al capitolo 4-11.1.2 “

E’ responsabilità del gestore monitorare l’efficienza dei sistemi di segnalazione ed illuminazione degli ostacoli siti nell’area sottostante le superfici di delimitazione degli ostacoli, sia all’interno sia all’esterno del sedime aeroportuale, nell’area di circuitazione, sulla base di un programma di attività accettabile per l’ENAC. Le circostanze che impediscono l’attuazione del programma devono essere riportate all’ENAC”.

Spesso l'estensione delle aree da monitorare (in genere migliaia di ettari);

dell’eterogeneità degli elementi da rilevare (edifici, tralicci, antenne, alberi, ecc.);

della accuratezza richiesta per il posizionamento plano-altimetrico degli elementi;

della necessità di reiterare le indagini con una certa frequenza;

Diventa quindi indispensabile aggiornare la mappa degli ostacoli, quanto delle edificazioni, del carico antropico e degli indici di affollamento. Occore garantire la piena sicurezza delle operazioni di volo e la tutela del territorio e della comunità dei cittadini insediati nell'intorno del sedime e sottostanti alle traiettorie di volo. Ebbene chi predispone e con quale frequenza le campagne di rilevamento e monitoraggio degli ostacoli esistenti e “certificati”, oltre ai siti sensibili ed alle edificazioni localizzate nelle zone del piano di rischio? 22 Febbraio 2019

Aeroporti, voli e co-marketing: una storia infinita

Belpaese: dai pochi voli del 2000 ad oltre metà dei voli complessivi! Da quanti anni sono in vigore questi accordi di co-marketing tra un territorio ed una aerolinea? Aerohabitat ha analizzato e descritto tali “procedure di sostegno ai voli” dal lontano 2001.

Nel corso degli anni, dopo uno stentato avvio, la dinamica dei voli low cost si è affermata da pochi scali aerei, alla quasi generalità del sistema aeroportuale del Belpaese.

Nel 2004 le quote di traffico tra le low cost e i vettori tradizionali era pari a 6,5 milioni di passeggeri contro 99 milioni delle compagnie storiche. Nel 2017 è avvenuta la svolta storica e le low cost con il 51% con quasi 89 milioni di utenti, ha superato le aerolinee classiche con circa il 49% e circa 89 milioni di passeggeri.

Anche nel 2018, nel quadro di una costante aumento dei voli e del numero dei passeggeri movimentati, nei 39 aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti, mentre i passeggeri totali sono diventati 185,7 MLN con un incremento del 5,9%. cresciuti di 10.3 milioni nello stesso anno, con  1,6 MLN di movimenti aerei, equivalente ad un incremento annuale del 3,1% , anche l'incidenza dei voli low cost è aumentata.

La concorrenza delle low cost ha sbaragliato e superato le aerolinee tradizionali, diventando leader del mercato con tariffe competitive e “insuperabili”. Ma come è possibile che non ci sia confronto?

La storia delle low cost, probabilmente, non sembrerebbe aver equali nella storia del “mercato” aviation.

Ma “gli economisti” gli analizzatori del sistema aviation come registrano tali eventi?

I dati finanziari ed i bilanci delle aerolinee low cost con quale trasparenza le operazioni di co-marketing tra sottoscrittori di tali accorsi ed aerolinea? Le società, le aziende a partecipazione pubblica hanno reso trasparente, nel corso degli anni, i termini ed i costi ti tali operazioni “a sostegno ai voli” su determinati aeroporti?

Sono contratti con modalità di assistenza handling (servizi aeroportuali), di incentivazione commerciale, di fornitura di servizi di marketing; con tariffe di servizi aeroportuali e compensazioni, di serie di benefit aggiuntivi, che, probabilmente, non sono il risultato di regolari gare di appalto. Materia che in questo periodo, dopo la denunzia di qualche aerolinea, sarebbe oggetto di attenzione da parte della magistratura.

Sono contratti onerosi e, probabilmente, anche rigorosamente segreti.

Le tariffe, ad esempio, di handling service - documenti, piano di carico, settaggio tecnico, folder meteo, carico e scarico bagagli, pulizie di bordo e di acque nere, staff di rampa e altro, probabilmente sono stati concordati con sconti rilevanti.

Tasse d'imbarco passeggeri, addizionali comunali, tasse governative e incentivi commerciali vari consentirebbero alle low cost in sostanza offerte-tariffe competitive per il biglietto aereo sottoscritto dal singolo passeggero. Sono cifre che una indagine “accurata” potrebbe rilevare e comparare con quelle sostenute dalle aerolinee tradizionali e/o non sottoscrittrici da tali accordi di co-marketing.

Ma qualora qualche sentenza della Magistratura italiana o la stessa Commissione Europea con l'intervento della Corte di Giustizia dell’unione, rilevasse tali accordi di co-marketing quali aiuti e sussidi pubblici illegali e anticompetitivi, magari anche con la restituzione delle somme “agevolate”, quale scenario “aviation-aeroportuale” potrebbe rivelarsi? 21 Febbraio 2019

Aeroporti e droni, tra security e safety

In attesa di sistemi radar anti-UAV operativi! Dopo all'aeroporto di Londra Gatwick, era toccato a Heathrow, poi Newark negli USA adesso è toccato all'aeroporto di Dubai. Ancora una volta la presenza di droni non identificati aveva causato il blocco dei voli. Per numerose ore (2/3 giorni) a Gatwick e sola qualche ora negli altri scali, ma l'interrogativo di fondo è sempre lo stesso: come prevenire ed identificare l'eventuale trasgressore e/o sabotatore dei sistemi di safety e security in ogni aeroporto civile e militare del Pianeta Terra. Se negli USA “the FAA due to reports of drone activity north of the airport earlier this evening. We’re coordinating with the FAA & fully supporting all federal law enforcement authorities as they investigate this incident” - Newark Liberty Airport (@EWRairport) alla fine di gennaio 2019 hanno nel breve periodo maturato una iniziativa decisiva, ancorché, non preliminare per evitarne la presenza e/o l'immediata rimozione dell'insidia. La FAA USA, infatti, sarebbe intenzionata ad una immatricolazione sistematica di ogni drone.UAV (Uav, unmanned aerial vehicle-aereo senza pilota a controllo remoto), in vendita nei tanti supermercati e/o direttamente dai produttori.

La registrazione della flotta dei droni che sarà venduta in futuro, ma probabilmente anche degli UAV in circolazione, potrà restringere il rischio-droni in libera uscita. Ma come monitorare l'intorno di tutti gli aeroporti, piccoli e grandi, se non con “radar” attrezzati allo scopo? Il rischio sicurezza-security-safety, infatti, dovrà fronteggiare non solo i “buontemponi” che utilizzano in maniera un po' troppo spensierata e spregiudicata, gli UAV, ma anche le minacce dell'impiego dei droni con piccoli ordigni a-bordo.

La notizia che l'azienda russa Kalashnikov avrebbe in cantiere la produzione di una tipologia di droni identificati con la sigla Kub, in grado di colpire con estrema precisione obiettivi “militari” non può che devastare scenari e prospettive nella stessa safety aeroportuale. E non solo!

Droni russi che sono già stati chiamati come UAV kamikaze e/o suicidi. In Turchia intanto sono stati annunciati droni identificati com Alpagu, Kargu e Togan, con obiettivi di sorveglianza (STM Engineering Technology Consultancy-13mo International Defence Industry Fair, Instanbul).

Fronteggiare eventuali droni kamikaze ed anche droni fuoricontrollo e in prossimità delle piste di volo e/o altrove, che potranno essere colpiti e abbattuti in volo è sicuramente una operazione rassicurante. L'immediato interrogativo comunque si impone. Chi potrebbe identificare questi droni? Si spera forse di avvistarli a vista e/o di inquadrarli con un sistema radar avanzato? Siamo, quindi, ancora al punto di partenza: come sorvegliare gli spazi aerei sotto controllo in prossimità delle piste e/o altrove? 19 Febbraio 2019

 

Aeroporti e le deroghe agli standards tecnici ENAC ed EASA

Conformità di piste, rullaggi, piazzole e tanto altro, sono da verificare! Qualora su alcuni aeroporti il Regolamento UE n. 139/2014 della Commissione UE del 12 febbraio 2014 non risultasse conforme, in parte e/o in maniera sostanziale cosa fare? Autorizzare in deroga, con ripercussioni sul “rischio terzi” e/o limitare i voli e/o l'attività aerea per garantire adeguati livelli di sicurezza aerea e/o del volo e/o tutelare cittadini e territorio circostante?

Alla normative e regolamenti ENAC, l'EASA - Agenzia europea per la sicurezza aerea  - European Aviation Safety Agency) organo di controllo del settore aeronautico dell'Unione europea ha definito requisiti tecnici e le procedure amministrative relativi agli aeroporti ai sensi del Regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio UE.

“L'obiettivo di stabilire e mantenere un livello elevato ed uniforme di sicurezza dell’aviazione civile in Europa con l’adozione di norme attuative dettagliate, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione in materia di sicurezza degli aeroporti, al fine di mantenere un livello elevato ed uniforme di sicurezza dell’aviazione civile nell’Unione perseguendo nel contempo l’obiettivo di un miglioramento generale della sicurezza aeroportuale”.

Attraverso le “norme di attuazione per stabilire le condizioni per la progettazione e il funzionamento sicuro degli aeroporti al fine di garantire una transizione graduale e un livello elevato di sicurezza dell’aviazione civile nell’Unione, le norme attuative devono rispecchiare lo stato dell’arte e le migliori pratiche nel settore aeroportuale; tener conto delle norme e delle pratiche raccomandate applicabili dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile - ICAO, rispettando in tal modo la classificazione rispettiva dell’ICAO in tutto il sistema delle norme; tener conto delle esperienze operative degli aeroporti a livello internazionale, nonché del progresso tecnico e scientifico nel settore aeroportuale; essere proporzionate alle dimensioni, al traffico, alla categoria e alla complessità dell’aeroporto e alla natura e al volume delle operazioni che vi sono effettuate; prevedere la necessaria flessibilità per la conformità richiesta; e tener conto dei casi in cui l’infrastruttura dell’aeroporto è stata sviluppata prima dell’entrata in vigore del presente regolamento,

nel rispetto dei diversi requisiti previsti dalle legislazioni nazionali degli Stati membri”.

Ma quale la relatà degli aeroporti del Belpaese?

Quanti scali aerei “intrappolati”, affossati storicamente nelle cittadine, città e metropoli hanno verificate tali conformità e standard EASA-ICAO ed ENAC hanno verificato tali conformità?

Nella formulazione di nuovi masterplan sottoposti a VIA e VAS, probabilmente, devono valutare l’adozione di norme attuative dettagliate, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione in materia di

sicurezza degli aeroporti, hanno, si suppone, enumerato e classificato tali “criteri” in termini di lunghezza pista, di spazi laterale e di fine e oltre testata pista (RESA, CWY, ecc.). Anche la posizione dei terminal-aerostazioni, della localizzazione dei depositi di carburante, del livello di rischio e rischio terzi. Ma anche delle criticità sull'impatto volatili e itticolture e limitazioni ostacoli, nelle mappe di impatto acustico e atmosferico e tanto altro.

Come verificare ed evidenziarlo? In attesa che ENAC possa elencarlo in una qualche sede specifica, probabilmente, nella fase di “osservazioni” di VIA e VAS, i tanti Comitati dei cittadini ed i Comuni aeroportuali coinvolti potranno sicuramente registrare eventuali “deroghe e criticità” relative nelle Relazioni, nei Piano di Sviluppo Aeroportuale, nei rapporti Preliminari Ambientali, e precisarli.

Le società di gestione aeroportuale proponenti, infatti, lo dovranno segnalare. E' perciò indispensabile sottolineare eventuali “non conformità” agli standards EASA. 14 Febbraio 2019

Aeroporto Ciampino, lo è scalo è stato, temporaneamente, chiuso per ordigni bellici

Erano due, del peso di 150 kg, per un totale di 75 kg di esplosivo. E' stato prontamente ri-aperto dopo la chiusura dell’aerostazione. Il ritrovamento è conseguente ai lavori di manutenzione e scavo dei piazzali per aeromobili, entro il sediem aeroportuale. Gli artificieri, specialisti del 6° Reggimento Genio dell'Esercito, dopo averle disinescate, hanno completato rapidamente la rimozione dei due ordigni. Lo scalo è stato chiuso al traffico aereo nella giornata Giovedì 7 Febbraio, con dirottamenti e ri-pristino dei voli dal vicino scalo di Fiumicino. Le bombe sono, probabilmente, residui dei bombardamenti della II Guerra Mondiale.

Sono ordigni inesplosi e sottostanti al suolo - a quanti centimetri e/o metri? - entro il sedime aeroportuale, di bombardamenti tedeschi. La questione degli ordigni ritrovati rimanda non solo allo scalo di Ciampino, che era uno delle tante piste e/o campi di aviazione della II Guerra Mondiale che sono stati bombardati dalle flotte “avverse”. Anglo-americani prima e tedeschi poi che hanno in parte sottoposto al lancio di “ordigni” dalle flotte aeree militari non solo sulle città ma anche su numerosi scali-piste-campi di aviazione del Belpaese.

Un alto numero di queste “piste” sono diventati, nel corso dei decenni, aeroporti di primo piano nell'elenco dei 38 scali del PNA-Piano Nazionale Aeroporti.

Quale è la realtà del sottosuolo dei sedimi aeroportuali degli scali aerei operativi nel sistema dell'aviazione commerciale e nelle piste dell'aviazione generale?

Sotto le piste di volo, dei rullaggi, dei piazzali sosta aeromobili e delle aerostazioni gli eventauli ordigni bellici della seconda e forse anche della prima Guerra Mondiale quanti sono stati mappati, disinnescati e rimossi?

Dall'allungamento delle piste di Reggio Calabria, a Capodichino, a Ciampino, a Pisa, a Peretola, Forlì, Rimini, Bologna, Parma, Ghedi, Verona Villafranca, Malpensa, Linate, Brescia-Ghedi, Brescia Montichiari, Torino-Caselle, Treviso. S. Angelo, Bergamo Orio al Serio, ma anche Gorizia, Campoformido, Rivolto e nelle altre aerobasi, quante operazioni di bonifica dagli ordigni bellici sono state eseguite? Nella ri-sistemazione dei piazzali per il de-icing e anti-icing, nel rifacimento delle piste, negli scavi per il nuovo manto, più profondo di asfalto, sono state rinvenute bombe? 9 Febbraio 2019

Aeroporti e rischio e carico antropico e indice affollamento

Tra siti sensibili e aziende a pericolo rilevante! Quale è la situazione? Speriamo che tutti i Comuni aeroportuali abbiamo adottato il Piano di Rischio e identificato sia le tre/quattro zone di tutela quanto le zone del third party risk assessment con la definizione delle aree soggette alle limitazioni e prescrizioni, ma quanti hanno predisposto l'analisi e l'elencazione dei specifici carico antropico e l’indice di affollamento esistente e/o stimato?

Una sistematica classificazione in base alla Circolare Enac APT 33, dei Piani di rischio previsti dall'art. 707 del Codice della Navigazione” e della “Policy di attuazione dell’art 715 per le elaborazioni del rischio contro terzi (third party risk assessment) è diventata indispensabile e fondamentale per individuare, in relazione alla tipologia dello scalo, del numero dei voli, della tipologia delle procedure di decollo e di atterraggio, della varietà della flotta aerea operativa, l'esposizione al “rischio” esistente. Ebbene quale è la realtà operativa e le predisposizione delle tutele attivate nei termini del Piano di Emergenza Aeroportuale-PEA e del Piano di Emergenza Esterno-PEE?

Come, infatti, assicurare la safety nelle aree limitrofe agli aeroporti, come salvaguardare l'incolumità cittadini ed edificazioni senza una dettagliata elencazione di siti sensibili,

Perciò non solo delle zone soggette alla valutazione del rischio contro terzi delle aree ad

elevate tutela (curve di isorischio 10 -4), area interna (curve di isorischio 10 -5) e area intermedia (curve di isorischio 10 -6).

Quanti e dove sono localizzati gli ospedali, le scuole materne, gli istituti tecnici, le università, i depositi di carburante, i centri commerciali, i distributori di carburante, le zone artiginali e industriali e tanto altro? Quali e quanti sono i Comuni aeroportuali e non, interessati, che devono ancora analizzare tutti i siti “sensibili” e rilevanti per il rischio terzi-risk assessment? ENAC ha informato i Comuni per eventuali ritardi e/o inadempienze? 8 Febbraio 2019

Aeroporti e le valutazione del rischio aeronautico

Quanto costa elaborare le curve di isorischio? Poco! Le operazioni di volo di una pista di aviazione commerciale (e quella di aviazione civile-leggera?) nelle aree limitrofe agli aeroporti, nel quotidiano e nelle propsettive di un masterplan a 5-10-15 anni e oltre quali ripercusssioni determinano? Con quali curve di isorischio? L'articolo 715 del Codice di Navigazione è del tutto trasparente. L'aggiornamento 2018/2019 per ogni scalo aereo del Belpaese dovrebbe pertanto contemplare le modifiche ed integrazioni alla versione del Piano di Rischio Aeroportuale, redatta da professionisti incaricati in ogni Comune aeroportuale e valutata da ENAC. Le zone soggette al rischio valutazione contro terzi, in materia di destinazioni d’uso, con le varianti urbanistiche al Piano di Governo del Territorio e l’adeguamento dello curve di isorischio relative allo stato futuro in base all'utilizzo delle singole piste. Le curve di isorischio devono essere sottoposte, attraverso ripetuti aggiornamenti. La pianificazione del territorio, in funzione di quanto previsto dalla Policy di attuazione dell’art. 715 del Codice della Navigazione (misure di tutela che i Comuni devono introdurre nelle aree interessate dalla valutazione del rischio contro terzi o “third party risk assessment”).

Ma quanto costano tali analisi e documentazioni? A chi sono assegnate?

La procedura di scelta del contraente, in definitva dell'affidamento ad un determinato soggetto come viene adottata?

L'opera di identificazione delle volumetrie esistenti, quelle in corso di attuazione (in via di completamento) ricadenti all’interno delle aree di rischio, il carico antropico relativo, tra funzioni residenziali e non residenziali, nelle zone da sottoposte a specifica regolamentazione (Third Party Risk Assessment)” a chi viene affidato?.

Quali sono le analisi per i quartieri storici e modermi, per le sottostanti popolazioni interessate, con quali metodologie sono calcolati i livelli dei rischio correlato? La relazione descrittiva, scenari di output, con le elaborazioni del calcolo presentati sono disponibili e trasparenti cartaceo e digitale editabile sono nelle disponibilità, ad esempio, dei consiglieri di maggioranza e minoranza dei Comuni aeroportuali interessati?

Eventuali interpretazioni controverse possono essere trasparenti e nella disponibilità dei Comitati dei cittadini che “lottano” per le loro sacrosante tutele e sicurezza dall'attività aerea? Per dirimere eventuali “controversie” infine, quale potrebbe esser l'eventuale Foro competente? Quanto costa e chi paga, comunque, lo studio “aeronautico” del risk assessment per ogni aeroporto? Possibile che costi tanto poco?

Aeroporti calabresi, una interrogazione “interrogativa”

Ancora interventi su uno o più degli scali aerei italiani! Tra Piano Nazionale Aeroporti e masterplan e prospettive di co-marketing e gare d'appalto per i voli le singole infrastrutture aeroportuali è indispensabile, a fronte di una verifica degli standards ICAO-ENAC-EASA di eco-compatibilità e rischio terzi/risk assessment, l'elaborazione di politiche di gestione degli scali in relazione alle policy di bacino di traffico, la seguente interrogazione riguarda gli aeroporti calabresi e società Sacal. Sono state valutati e verificati i soprastanti standards? In attesa di conoscerlo ecco l'iniziativa stata presentata dall'onorevole Domenico Furgiuele (Lega)

Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

Per sapere, premesso che:

la gestione aeroportuale calabrese è affidata a Sacal SpA ed a SacalGH SpA società controllata interamente da Sacal SpA, che si occupa gestione dei servizi di handling nello scalo di Lamezia Terme;

entrambe utilizzano oramai da moltissimi anni lavoratori 'stagionali' (la SacalGH SpA, per servizi ai passeggeri ed agli aerei e Sacal SpA per il servizio di assistenza per i passeggeri a ridotta mobilità –Prm e per il servizio di pulizia), che, nonostante le condizioni di precariato, riescono comunque a garantire un servizio efficiente e di qualità;

dal mese di gennaio 2018, in oltre un anno, in merito ad un cronoprogramma per il passaggio dei lavoratori stagionali a lavoratori a tempo indeterminato, ad avviso dell'interrogante nessuna azione è stata compiuta dal nuovo management della SacalGH SpA né dal vertice aziendale di Sacal SpA nonostante l'allora amministratore unico di SacalGH SpA avesse avviato, con le organizzazioni sindacali, un tavolo tecnico ad hoc;

i risultati ufficiali dei traffici 2018 per il sistema aeroportuale calabrese hanno evidenziato 2.756.211 passeggeri movimentati nell'aeroporto di Lamezia Terme, 358.321 in quello di Reggio Calabria e 83.854 in quello di Crotone;

l'aeroporto di Lamezia Terme, con un incremento di +8,7 per cento, si è dunque confermato scalo internazionale strategico, a differenza di quelli di Reggio Calabria e Crotone confermatisi scali nazionali di servizio;

ciò dovuto principalmente alla posizione centrale di Lamezia nella regione, che la rende –da sempre– di notevole importanza dal punto di vista infrastrutturale (si pensi che la stazione ferroviaria di Lamezia è tra le più importanti della ferrovia tirrenica meridionale);

diventa, pertanto, sempre più necessaria la realizzazione della nuova aerostazione nella scalo di Lamezia Terme, sia per garantire le condizioni di sicurezza dei passeggeri a causa della totale saturazione dell'attuale aerostazione, sia per migliorare la qualità dei servizi ai passeggeri, considerato il continuo aumento delle rotte nazionali e internazionali e l'incremento dei traffici;

l'insufficienza degli spazi operativi disponibili nell'aerostazione rispetto al numero dei passeggeri annui attualmente movimentati, specie nei periodi «summer» e «winter» di picco di traffico, comporta il 'troppo pieno' che potrebbe non garantire il rispetto delle condizioni minime di sicurezza;

il quadro economico del progetto preliminare di ampliamento dell'aerostazione lametina, revisionato a marzo 2015, dedicato al solo traffico-passeggeri in partenza, prevede un investimento complessivo di 51 milioni, per il quale la Sacal SpA già dispone di un finanziamento comunitario di 16,84 milioni di Euro;

tale progetto contempla anche gli interventi di adeguamento funzionale e sismico dell'attuale aerostazione di Lamezia Terme;

si evidenzia, altresì, che, nel mese di aprile 2018, la società di consulenza Price Water House Coopers, su incarico di Sacal SpA, avrebbe completato la redazione dei piani industriali trentennali di Sacal, relativi alla gestione degli aeroporti di Reggio Calabria, Crotone e Lamezia Terme (dei quali, tuttavia, ad oggi non è dato conoscere i contenuti e le conclusioni), necessari per avere contezza della gestione complessiva del sistema aeroportuale calabrese, nonché delle previsioni riguardanti i risultati economico-finanziari per gli anni a venire della società Sacal SpA;

la preoccupazione dell'interrogante è che una eventuale gestione inadeguata e inappropriata, da parte degli attuali management di Sacal SpA e di SacalGH SpA, possa determinare il tracollo finanziario delle due società, creare pericolo alla sicurezza dei passeggeri, nonché limitarne lo sviluppo futuro–:

se e quali iniziative di competenza si intendano adottare con riferimento a quanto esposto in premessa, incluse, se ne sussistano i presupposti, eventuali iniziative ispettive". 2 Febbraio 2019

Low cost: un DDL per fronteggiare gli esiti del co-marketing

Una iniziativa M5S anche per le concessioni aeroportuali! Alla fine, dopo quasi 20anni di accordi di co-marketing tra “il territorio” aeroportuale e le aerolinee low cost, ecco una proposta disegno di legge – in presentazione a Febbraio – per regolamentare una questione troppo trascurata. Opzioni e politiche a sostegno degli aeroporti di interesse diretto che ha stravolto la concorrenza nel settore aereo. Sia la competizioni tra scali aerei e/o di bacino di traffico, comunque insediati nelle vicinanza , sia l'antagonismo tra vettori aerei.

Iniziative e politiche che potrebbero aver stravolto il “mercato aereo” nel Belpaese e realizzato livelli concorrenziali anomali. Determinando e/o accentuando, probabilmente, le dinamiche di crisi delle ex compagnie di bandiera e/o vettori tradizionali: Alitalia inclusa.

I media commentando l'atteso DDL lo identificano come una operazione “anti low cost” e “pro Alitalia”, ma in sostanza delinea una sorta di “riordino” nell'assetto del trasporto aereo italiano. La materia dovrebbe inquadrare la necessità di istituire eventuali gare d'appalto per finanziare eventuali voli e destinazioni da un lato, ma anche riflessi sulle aerolinee partecipanti agli “appalti” che senza rappresentanze e/o basi nella Penisola, non “pagano le tasse” in Italia. Aerolinee con “contratti di lavoro” per crew-equipaggi diversificati dalle normative standard – procedure di volo, training, limiti operativi - italiani e internazionali prevalenti.

In parallelo il DDL avrebbe l'obiettivo di inquadrare modalità diversificate per la durata e fisionomia amministrativa delle stesse concessioni aeroportuali, detenute da società di gestione “private” e/o parapubbliche.

In attesa di conoscere il dettaglio di un DDL , che si annuncia di svolta per l'attuale assetto del “mercato aereo”, i tempi esecutivi correlati, ad Aerohabitat non resta che segnalare e commentare lo status del co-marketing in vigore. 31 Gennaio 2019

Aeroporti siciliani, co-marketing e altri finanziamenti ai voli

Persiste l'ipotesi di doppi/duplici accordi e di bandi di gara pubblici! Dopo le evidenze dell’inchiesta della magistratura sui criteri di assegnazione e registrazione in bilanci (2010-2015) aziendali relativi ai finanziamenti di co-marketing per Ryanair, con l'identificazione di quindici ex amministratori della società di gestione dello scalo Vincenzo Florio di Trapani la questione dei collegamenti aerei con gli aeroporti siciliani è sempre all'ordine del giorno.

Come garantire i voli di quella che viene denominata “continuità territoriale” con bandi di gara a norma di legge? Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) Danilo Toninelli avrebbe sollecitato il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci a coordinare la Conferenza dei servizi per tale finalitàe per gli scali di Trapani e Comiso sarebbero disponibilit 46 milionidi euro.

Un finanziamento ripartito tra 31 mil/euro governativi e 16 mil/euro di provenienza regionale. Ma per quanti anni e quali destinazioni e frequenze? E gli altri scali siciliani con quali sussidi sarebbero sostenuti e da quali fonti? Pubblici e/o privati?

E' certo che le politiche di co-marketing, probabilmente, attivate da olre 20anni su numerosi scali del Belpaese rappresentano una realtà determinante per determinare i volumi di traffico di un aeroporto, magari l'unico sostegno, ma sopratutto un costo “pubblico” non-sostenibile. Quali quindi le soluzioni alternative sono possibili per “salvare” l'operatività su specificati aeroporti?

Le agevolazioni tariffarie per i passeggeri e il supporto “promozionale” alle aerolinee attivate dai due scali siciliani, sono, ad esempio, sinergici con co-marketing simmetrici degli scali italiani di destinazione? L'ipotesi di un doppio “accordo” sottoscritto dallo stesso vettore aereo è plausibile? Magari all'insaputa dei proponenti “regionali” dei rispettivi aeroporti?

Il rilievo di un “anomalo” e non competitivo e/o concorrenziale di accordi co-marekting avulsi da bandi pubblici per l'assegnazione dei suddetti collegamenti, deve, comunque, ancora essere verificato come una eventuale illecita operazione.

Il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 «Destinazione Italia», come modificato dalla legge di conversione 21 febbraio 2014, n.9, è intervenuto sulla questione degli accordi stipulati dalle società concessionarie della gestione degli aeroporti con i vettori aerei, prevedendo l'obbligo di espletamento di procedure concorrenziali per la scelta, da parte dei gestori aeroportuali, dei vettori aerei ai quali di erogare contributi, sussidi o altre forme di emolumento per lo sviluppo delle rotte; in particolare, il suddetto decreto ha stabilito all'articolo 13, comma 14, che per l'erogazione di contributi, sussidi o qualsiasi altra forma di emolumento ai vettori aerei per lo sviluppo di rotte destinate a soddisfare e promuovere la domanda nei rispettivi bacini di utenza, le società di gestione aeroportuali debbano esperire procedure di scelta del beneficiario concorrenziali e trasparenti, in modo da consentire la più ampia partecipazione dei vettori potenzialmente interessati” (stralcio da una interrogazione on. A. Spessotto). 30 Gennaio 2019

Assaeroporti presenta i dati di traffico 2018: una crescita continua!

Mancano i dati comparati tra low cost e altre aerolinee. Il traffico aeroportuale relativo all’intero anno 2018 sono ragguardevoli. Nei 39 aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti, riporta Assaeroporti “CRESCE A TASSI SOSTENUTI: 185,7 MLN DI PASSEGGERI NEL 2018, +5,9%. E' un trend positivo a conferma dei precedenti 4 anni. Sul 2017 l'incremento dei passeggeri è risultato di  1,6 MLN di movimenti aerei, equivalente ad un incremento del 3,1% sull’anno precedente. I passeggeri negli ultimi 12 mesi sono cresciuti di 10.3 milioni.

Non altrettanto significativo il traffico cargo, che registra una minima flessione del 0.5%.

Il quadro, comunque, estremamente positivo non segnala l'apporto alla crescita passeggeri determinata dalle flotte low cost e perciò della relativa incidenza degli accordi di co-marketing in corso e attivati nel 2018.

A quanto ammontano in termini di crescita di movimenti aerei e relativi passeggeri trasportati?

Quale inoltre il peso e l'incidenza dei voli nazionali ed intereuropei (dove la presenza delle low cost è elevata) e quelli intercontinentali?

Nel 2017 – riporta il documento ENAC sui “Dati di Traffico 2017” – la “Ripartizione del mercato aereo italiano tra compagnie tradizionali e compagnie low cost” registrava con 33.815.904/54,6% di passeggeri nazionali /arrivi + partenze), con una variazione di + 8,69%, con 55.004.433di passeggeri internazionali pari al 48,8%, con incremento del 9,62 %, per un totale di 88.820.337 di passeggeri, con il 50,9%, con una variazione positiva del 9.27% sull'anno precedente, probabilmente, non potranno che accentuare la posizione prevalente delle low cost.

Quali , inoltre, sono correlazioni finanziarie tra accordi di co-marketing e passeggeri trasportati?

Ma sono dettagli, peraltro indispensabili per l'analisi complessiva del sistema aeroportuale e delle vicende delle aerolinee nazionali ed extra, che, probabilmente, saranno illustrate nelle prossime documentazioni ufficiali ed allegati di Assaeroporti. 25 Gennaio 2019

 

Aeroporti e anti droni, ancora interrogativi su safety e security

Lo stop ai voli è una misura che ne denuncia le criticità e i limiti! Se dopo il blocco dei voli per la chiusura degli aeroporti di Gatwick e Heathrow,(in GB) per l'avvistamento (?) dei droni, con disagi a migliaia di passeggeri e danni economici – alla sola Easyjet sarebbero costati 17 milioni di euro per 400 voli cancellati solo a Gatwick – le problematiche associate alla safety ed alla security ha riportato in primo piano quali possano essere le tecniche e le procedure mininimali indispensabili a fronteggiare tali minacce. Come farlo? Con quali strumentazioni? Quali sono le tecnologie adeguate?

Quante emergenze aeroportuali associate alla presenza dei droni sono state rilevate? Quante denunziate?

Aci Europe dodici messi addietro aveva proposto un “regolamento UE per i droni". Un riordino delle varie legislazioni nazionali innanzi tutto sulle modalità dell'impiego e con i vincoli e limiti necessari come premessa. Quali debbano essere le misure e quali le tecniche invece per tutelare l'attività aerea nell'intorno delle piste e lungo le traiettorie di atterraggio e decollo (safety) e l'estesa questione della security in aeroporto e nelle zone abitate e nei pressi di centri industriali a rischio rilevante eminore.

Per quando concerne il settore aviation si rilevava: “L'industria dell'aviazione sta accogliendo l'innovazione portata dai droni e siamo entusiasti delle potenziali opportunità che questa tecnologia rappresenta per la gestione e la manutenzione delle infrastrutture e i vantaggi per i passeggeri. Riteniamo però sul tema della sicurezza all'interno degli aeroporti, che sia necessaria una regolamentazione più ampia del settore". Così Olivier Jankovec, direttore generale Aci Europe ha sostenuto sul tema delicato dell'uso dei droni. Affermazioni preliminari e di principio alle quali, tuttavia, mancano ancora politiche e procedure risolutive per l'identificazione dei droni: il loro rilevamento e con quali tecniche, sono, tuttavia, ancora obiettivi da risolvere.

Se nei due scali inglesi i sistemi radar della Royal Air Force, ritenuti inadeguati, sono stati sostituiti dalle tecnologie “israeliane” è indispensabile conoscerne i risultati effettivi.

Funzionano? Quale “technology potentially has major implications on operational efficiency and safety, with ongoing projects in research and develop”?

ACI EUROPE - Airports Council International – rappresenta oltre 500 aeroporti continentali, dei Paesi europei , e l'esigenza di tutelare passeggeri, cittadini e personale operativo, di ogni singolo scalo, ma anche delle aerobasi, del Belpaese, è un rebus quotidiano. 23 Gennaio 2019

Belpaese e il Piano Nazionale Aeroporti: troppi e sovrapposti

Sui riflessi del co-marketing e di una “liberalizzazione” alterata! Era il 27 agosto 2015 quando il Consiglio dei Ministri, ha aggiornato il PNA – Piano Nazionale Aeroporti. Ha, in sostanza aggiornato l'elencazione degli scali di interesse nazionale e internazionale.

Quella che stata inquadrata come la razionalizzazione del settore, con dieci bacini di traffico “ritenuto” omogeneo. Con ben 38 aeroporti. Ma con quale strategia e riflesso di bacino di traffico e sistema hub?

Quando, ad esempio, nel bacino del Centro Nord sono stati selezionati gli scali di Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona, ed in sottordine Forlì, quale razionalizzazione e scelta trasportistica è stata valutata?

La contiguità tra Firenze Peretola e Pisa, quella tra Bologna, Parma, Rimini e Forlì non ha forse sovrapposto contesti territoriali troppo prossimi e coesistenti in contraddizione con criteri di selezione e identificazione più opportuni?

In pochi chilometri sulla via Emilia la localizzazione di quattro aeroporti, Bologna, Parma, Rimini e Forlì non è esagerata e controproducente per il sistema Italia? Un Paese nel quale, il loro numero, tra aeroporti hub, nazionali, internazionali e minori è di quasi 120. In prevalenza scali aerei di derivazione militare, ora scali civili, commerciali e di aviazione generale. Un panorama di scali sorta senza adeguata pianificazione in grado di supportare i rispettivi bacini d’utenza. Spesso infrastrutture senza un congruu sistema di connessioni intermodali: stradali, portuali, ferroviarie.

L’inadeguatezza dell'attuale Piano Nazionale Aeroporti investe inoltre le politiche dei finanziamenti e dei costi per sostenere il traffico aereo dei singoli scali e del sistema complessivo.

Gli asset strategici dei relativi aeroporti sono, in sintesi, finanziati attraverso accordi di co-marketing con specifiche aerolinee. Perciò il numero dei voli, delle destinazioni e, conseguentemente, il regime tariffario con il volume dei passeggeri trasportati, sono i fattori determinanti del successo e dei risultati delle società di gestione aeroportuale.

Dove i sostegni al co-marketing sono marginali e/o occasionali anche le performance dello scalo risultano minori. Con scarse prestazione nei bilanci e di profitti. Gli scali profittevoli sono inoltre gestiti da società “private” mentre quelli con scarse e/o limitati politiche di co-marketing sono in carico a gestori “pubblici e/o parapubblici”. Sono comunque politiche che, avvantaggiano le aerolinee che sottoscrivono tali politiche di co-marketing, in prevalenza low cost e che ingenerano difficoltà competitive con le compagnie aeree escluse. In Italia, è stato il caso di Alitalia.

Le criticità da analizzare e risolvere sono due e rimandano ad una: riformulazione del Piano Nazionale Aeroporti ed a una trasparenza complessiva dei costi e degli accordi di co-marketing sottoscritti su ogni aeroporto. L'Italia è il Paese europeo nel quale le low cost hanno raggiunto il maggior successo: di numero di voli e destinazioni e di passeggeri trasportati. Che non rappresenta il risultato di reali politiche di “liberalizzazione” ma di una distorsione competitiva generata da localismi aeroportuali e finanziamenti incontrollati e forse arbitrari.

L’inadeguatezza del sistema aeroportuale italiano e la lentezza dei processi limitano l’accesso delle aviolinee italiane a finanziamenti internazionali più competitivi.

Le criticità del sistema del trasporto aereo italiano sono aggravate dalle politiche delle concessioni degli aeroporti, con scadenze di lungo periodo se non quarantennale.

Il PNA italiano per rifondarsi potrebbe ipotizzare una revisione del numero degli scali secondo sistemi hub and spokes e/o point-to-point? In alternativa sono disponibili opzioni di scali integrati, prospettando bacini di traffico compatibili con un piano-aeroporti- sostenibile, non solo operativamente, finanziariamente ma sopratutto per gli standard di safety, risk assessment e ambientale. 22 Gennaio 2019

ENAV , status e prospettive, ancora una interrogazione

Dopo ENAC anche ENAV sotto la lente del Governo. Presentata dall'onorevole Veronica Giannone (M5S)

Sempre più difficile il rapporto dei vertici di Enav con la politica sulla gestione della società.

"Al ministro dell'Economia e delle Finanze. 

Per sapere, premesso che:

la società Enav SpA garantisce i servizi di navigazione aerea in Italia tramite i 45 aeroporti ed i 4 centri di controllo dislocati sul territorio nazionale;

così come riportato dallo statuto, la sua principale missione è: 'Garantire la sicurezza e la puntualità ai passeggeri che volano nei cieli italiani. Contribuire alla crescita del trasporto aereo nazionale ed europeo con efficienza e innovazione. Costruire, sui pilastri della sicurezza, una strategia sempre più orientata al cliente che modernizzi i sistemi, crei valore e fortifichi ancor di più la presenza di Enav nel contesto internazionale';

nel giugno del 2016, attraverso una offerta pubblica di acquisto, il 46,6 per cento del capitale sociale di Enav SpA fino ad allora completamente detenuto dal ministero dell'Economia e delle Finanze, veniva collocato in borsa, primo fornitore di servizi alla navigazione aerea ad essere quotato;

nel prospetto informativo depositato dalla società Enav SpA nel luglio del 2016, viene riportata la politica dei dividendi che si intende attuare; nella fattispecie, si riporta l'integrale versione estrapolata dal già citato prospetto:

'In data 8 giugno 2016, il consiglio di amministrazione della Società, ha approvato una politica dei dividendi nella quale si prevede che:

(iii) per l'esercizio che si chiuderà il 31 dicembre 2016 il consiglio di amministrazione intende proporre la distribuzione di un dividendo pari a 95 milioni di Euro, nei limiti previsti dalla normativa vigente e salva la necessaria approvazione da parte dell'assemblea degli azionisti; e

(iv) per gli esercizi successivi, Enav prevede una politica di distribuzione dei dividendi basata su una percentuale non inferiore all'80 per cento del flusso di cassa normalizzato, definito come l'utile netto consolidato con l'aggiunta degli ammortamenti (al lordo dei contributi in conto impianti) ed al netto degli investimenti normalizzati (escludendo quindi gli investimenti finanziari) espressi al lordo dei contributi in conto impianti';

quindi, la società Enav SpA ha provveduto a distribuire per l'esercizio finanziario 2016 dividendi per 95 milioni di Euro, per l'esercizio 2017 dividendi per 101,5 milioni di Euro, e per l'esercizio finanziario 2018 si prevede di distribuire dividendi dello stesso importo;

con la presentazione del piano industriale Enav SpA, ha previsto di aumentare la distribuzione di un dividendo in crescita del 4 per cento annuo, a partire dal dividendo 2018, pari a 101 milioni di Euro–:

quale posizione il Governo intenda assumere nell'assemblea degli azionisti affinché, avendo la maggioranza del capitale sociale di Enav SpA, si possa deliberare una politica dei dividendi meno performante, privilegiando, anche a fronte degli impegnativi scenari con i quali la società dovrà confrontarsi, la destinazione delle risorse verso maggiori investimenti in tecnologia, verso l'aumento delle risorse umane necessarie ad affrontare l'aumento del traffico aereo e, pertanto, verso la creazione di valore della società". "1 Gennaio 2019

Techno Sky, ancora una interrogazione su operatività e safety

Riguarda il sistema radar e le aerovie gestite da ENAV. Come sostiene la stessa ENAV che controlla la Techno Sky, questa è: “la società di logistica e manutenzione di ENAV che assicura la piena efficienza operativa e la completa disponibilità - senza soluzione di continuità - degli impianti, dei sistemi e dei software utilizzati per il controllo del traffico aereo in Italia. Gestisce e manutiene 45 sistemi radar, 117 centri di telecomunicazione, 84 sistemi meteo, 247 sistemi di ausilio alla navigazione, 50 sistemi software per totali 24.565 applicazioni in esercizio operativo ATM (Air Traffic Management), in 45 aeroporti, 4 Centri di controllo d'area ed in 51 siti remoti. Fornisce il facility management delle sedi del Gruppo ENAV.”

Martedì 7 febbraio 2017 alla IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) era stata trattata una passata interrogazione sulla situazione Techno Sky dal titolo:

“Mancata incorporazione del personale della società Techno Sky da parte di ENAV e interruzione dell’internalizzazione dei suoi servizi tecnici presso di essa”.

Quella presentata nei giorni scorsi dall'onorevole Nicola Stumpo (Leu) inquadra la realtà operativa della stessa società:

"Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

Per sapere, premesso che:

Techno Sky è una società partecipata al cento per cento da Enav, responsabile della gestione assistenza, manutenzione, piena efficienza operativa e disponibilità ininterrotta degli impianti, dei sistemi e dei software utilizzati per il controllo del traffico aereo nazionale;

Enav ha ricevuto licenza di Ansp da Enac con la responsabilità della salvaguardia della sicurezza operativa del traffico aereo inclusi i servizi tecnici dell'assistenza al volo forniti dalla controllata Techno Sky gestendone attività interne e servizi;

il 19 luglio 2018 il sindacato Usb ha proclamato uno sciopero nazionale per il 15 agosto 2018, in piena franchigia stabilita dalla legge sull'esercizio dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, che si è svolto con i dipendenti dei centri strategici di controllo del traffico aereo del nord Italia di Milano e dell'aeroporto di Malpensa che hanno abbandonato il servizio per l'intera giornata;

la conflittualità interna a Techno Sky ha prodotto negli anni numerosi scioperi nei quali il personale tecnico ha abbandonatogli impianti in tutta Italia anche per 24 ore, senza che sia stato mai assunto alcun provvedimento di limitazione del traffico a salvaguardia della sicurezza degli utenti e anche per questo sciopero Enav, opportunamente avvertita da Techno Sky, non ha assunto limitazioni al traffico aereo, escludendo di fatto ogni impatto sulla sicurezza;

la società Techno Sky ha comunque chiesto, come in precedenza, alla Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, di sanzionare il sindacato ritenendo esservi stata la violazione dei diritti costituzionali degli utenti previsti dalla legge 'alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione';

pur non essendovi stato alcun impatto per l'utenza ed il servizio di trasporto ad esso funzionale, il 26 novembre 2018 la Commissione di garanzia ha effettivamente sanzionato il sindacato–:

se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se ritenga opportuno adottare iniziative, per quanto di competenza, finalizzate a verificare se durante le iniziative di sciopero del personale operante in Techno Sky siano effettivamente salvaguardati i diritti degli utenti, con particolare riferimento alla loro sicurezza ovvero se si siano verificate negligenze in conflitto di attribuzioni da parte delle società Enav;

se durante lo sciopero del personale tecnico Techno Sky del 15 agosto 2018 si sarebbero dovuti assumere provvedimenti di limitazione del traffico a salvaguardia della sicurezza dei passeggeri e, più in generale, se tali provvedimenti si rendano necessari in occasione di scioperi del citato personale ed, in tal caso, quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo;

quali siano le informazioni e gli orientamenti in ordine ai fatti descritti in premessa e, più ampiamente, in relazione alla posizione di Enav nell'ambito di tale vicenda". 19 Gennaio 2019

Aeroporti Belpaese certificati ENAC-MiT- MdA con de icing e non

Le problematiche safety correlate sono da fronteggiare! E' inverno e anche nel prossime week-end le previsioni meteo stimano temperature basse, anche sotto zero, con gelate, piogge e neve e nevischio anche a bassa quota. Dal nord al centro al sud del Belpaese. Sui rilievi ed in pianura. Sono previsioni ipotetiche ma del tutto verosimili in qualsivoglia fine settimana invernale. Quanti aeroporti della Penisola sono attrezzati a fronteggiare le problematiche di de-icing e anti-icing?

 

Dopo le ”secchiate d'acqua calda” registrate all'aeroporto di Brindisi, conoscere la situazione e disponibilità de-icing/anti-icing degli altri scali è inevitabile. Una reve rapida analisi ha consentito di identiifcare gli aeroporti che non dispongono tecniche e procedure “autorizzate” per sghiacciare ali e coda e carrelli e propulsori. Su 46 scali la possibilità di rimuovere e/o prevenire “formazione di ghiaccio” sulle strutture esterne dei velivoli erano 22 fino a pochi giorni addietro, in questi giorni sarebbero ridotti a 21.

 

All'aeroporto di Cagliari, infatti, la società di gestione Sogaer con un investimento di 500 mila Euro ha acquisito l'attrezzatura de-icing, ed è in attesa della certificazione ufficiale da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e dell'Ambiente (MdA) e di ENAC.

 

Gli altri 21 scali in attesa dell'apparato, che sulle cartine procedurali aeroportuali AIP-Italia con la dizione NIL(NIL=No Item Listed), "sarebbero" quindi i seguenti:

 

Brindisi

 

Trapani

 

Taranto

 

Salerno

 

Reggio Calabria

 

Pantelleria

 

Palermo

 

Oristano

 

Olbia

 

Napoli

 

Marina di Campo

 

Lampedusa

 

Lamezia Teme

 

L'aquila

 

Grosseto

 

Foggia

 

Crotone

 

Comiso

 

Catania

 

Alghero

 

Albenga. 18 Gennaio 2019

Aeroporto Malpensa, il Comitato e i novaresi, una interrogazione

Il ruolo della Commissione Aeroportuale e dei Comuni di sedime ed oltre. L'impatto acustico di una infrastruttura aeroportuale – nel Belpaese – è stata inquadrata nei parametri LVA circoscritto alle ricadute “sonore” nel sedime di uno scalo, e in prossimità, e ai decibel che definiscono la cosiddetta classificazione acustica comunale. La materia è annosa e non è ancora stata analizzata con interventi che hanno portato alla revisione della mappa acustica in-side, out-side, air-noise e ground-noise, così come nelle nelle zone sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio.

Tutti gli aeroporti, maggiori e minori, come le stesse aerobasi militari localizzate nella Penisola necessitano una specifica e aggiornata normativa.

L'interrogazione proposta dal senatore Gaetano Nastri (FdI), concerne i cittadini insediati nella provincia di Novara,ma illustra una questione generale.

Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. 

Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

da circa sette anni i comuni dell'ovest Ticino della provincia di Novara, sono esclusi dal Comitato aeroportuale di Malpensa, a causa di un'interpretazione, a giudizio dell'interrogante restrittiva, del decreto ministeriale del 31 ottobre 1997 in materia di contenimento delle emissioni sonore, che esclude i comuni del novarese dai limiti previsti, nonostante lo scalo aeroportuale sia, com'è noto, situato al confine con la suddetta provincia, coinvolgendo, pertanto, in maniera diretta l'attività aeroportuale stessa della comunità novarese;

l'interrogante tuttavia evidenzia al riguardo, che la nota del ministro in indirizzo del 25 luglio 2005, (a seguito di numerose insistenze effettuate da parte della medesima provincia novarese) prevedeva, invece, la partecipazione al suddetto Comitato, dei rappresentanti dell'ente provinciale e dei comuni piemontesi confinanti con quelli lombardi, proprio in considerazione della peculiare collocazione territoriale dell'aeroporto di Malpensa, che coinvolge entrambi i territori regionali;

lo scorso settembre, senza alcuna diretta comunicazione agli enti locali piemontesi interessati, la maggior parte dell'attività di navigazione di rotta svolta a favore del traffico aereo civile, è stata indirizzata sugli scali della regione Piemonte, a causa della manutenzione della pista 35R e dal prossimo 27 luglio fino al 27 ottobre 2019, l'aeroporto di Milano-Linate cesserà l'attività di navigazione aerea a causa dei lavori di manutenzione, indirizzando il traffico aereo quasi completamente sullo scalo di Malpensa;

le conseguenze di tale decisione determineranno inevitabili aumenti dei livelli normativi di inquinamento acustico ed ambientale, come peraltro già rilevato dall'Arpa della Regione Piemonte, nonché il disturbo della quiete pubblica dei territori piemontesi coinvolti dall'incremento delle attività aeroportuali e di navigazione sull'aeroporto di Malpensa;

l'interrogante, a tal fine, rileva, altresì, che il 31 ottobre 2018, la Provincia di Novara ha inviato all'ufficio legislativo del Ministero una nuova nota, nella quale ha ribadito, a seguito di quanto in precedenza esposto, (ovvero che le rotte di sorvolo, atterraggi e decolli attraversano il territorio novarese) la necessità che i rappresentanti dell'ente locale debbano partecipare alle decisioni intraprese da parte del Comitato aeroportuale di Malpensa, come peraltro già stabilito nel 2005 da parte del medesimo ministero,

si chiede di sapere:

quali siano le motivazioni per le quali il Comitato aeroportuale di Malpensa dal 2009 non consente più ai rappresentanti della Provincia di Novara, di partecipare all'attività svolta dal medesimo Comitato, relegando la partecipazione novarese a mero titolo di uditore;

se, in conseguenza di quanto esposto in premessa, il ministro in indirizzo non ritenga urgente ed opportuno prevedere un nuovo intervento normativo, volto a stabilire la partecipazione della Provincia di Novara all'interno delle decisioni adottate dal Comitato aeroportuale di Malpensa, in coerenza con quanto già stabilito dal ministero con nota n. 12533 del 27 luglio 2005". 17 Gennaio 2019

Aeroporti, ENAC, le procedure de-icing, anti-icing & la safety

Il caso dell'aeroporto di Brindisi! ENAC tra le ricadute ambientali dell'attività aerea scrive: “L’impatto ambientale sul territorio derivante dalle operazioni degli aeromobili comporta la necessità di gestire le attività aeroportuali mediante pratiche che trattino appropriatamente tutti i fattori inquinanti” tra di questi anche i “residui sulla pavimentazione delle piste (ad es.sgommature, de-icing, verniciatura, urea)”.

Perchè parlarne? Forse le procedure di de-icing ed anti-icing non sono possibili in tutti gli aeroporti del Belpaese” peer l'inadeguatezza delle procedure di smaltimento delel sostanze utilizzate per tali “precauzioni” prima del decollo? Ma è un interrogativo al quale non sappiamo rispondere! E' comunque certo che dove la procedura viene certificata da ENAC, perlomeno nel quadro delle normative:

ISO 11075 - Aircraft de-icing/anti-icing Newtonian fluids, ISO type I

ISO 11076 - Aircraft de-icing/anti-icing methods with fluids

ISO 11077 - Self-propelled de-icing/anti-icing vehicles

ISO 11078 - Aircraft de-icing/anti-icing non-Newtonian fluids, ISO type II.

Le tecniche adottate hanno uno scopo preciso: lo sghiacciamento degli aeromobili in sosta e transito, “al fine di garantire la pulizia delle superfici aerodinamiche dei velivoli e l’assenza di sovraccarichi in fase di decollo”.

La materia è inquadrata dalle 50 pagine del documento AEA – Associazione European Airlines - Recommendations for De-icing / Anti-icing Aeroplanes on the Ground 27th Edition July 2012.

Ma quale è il trattamento per la rimozione/prevenzione della formazione di ghiaccio (De-icing/Anti-icing) corretto e adeguato? Di solito l'esecuzione viene richiesta dall’equipaggio o dal personale di terra della Compagnia interessata, e da questi trasmessa al Capo Scalo, fornendo inoltre:

- il tipo di trattamento richiesto (de-icing/de-snowing/anti icing etc)

- le parti da trattare (ali, coda, fusoliera)

- la percentuale di killfrost da erogare disponibili sull’aeroporto (50% o 100%).

Per quale ragione a Brindisi – secondo quanto riportato dai media e dal video diffuso sui “social” - sarebbe stata usata acqua a 60° centrigradi? ENAC in relazione a tale “sghiacciamento” ha avviato una indagine lo scorso 6 Gennaio: “In relazione a notizie di stampa e video circolati in questi giorni che riportano attività di de-icing (eliminazione del ghiaccio) dalle ali degli aeromobili in partenza dall’Aeroporto di Brindisi, eseguite manualmente e con modalità inadeguate, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile rende noto di aver avviato delle azioni ispettive sulle operazioni aeroportuali condotte presso lo scalo in concomitanza con la nevicata che ha interessato la zona. A tal fine domani, 7 gennaio, tecnici dell’ENAC saranno all’Aeroporto di Brindisi per verificare la gestione dell’emergenza derivata dalle avverse condizioni meteo e la situazione che si è determinata.”

Le problematiche intorno al de-icing e anti-incing sugli scali del Belpaes il Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti ENAC al Capitolo 7 illustra le “Attrezzature contro la presenza e la formazione del ghiaccio sugli aeromobili (de/antiicing facilities)”. Tra le varie disposizioni tra le “misure ambientali” si legge:

“Qualora i fluidi impiegati non siano certificati come innocui per l’ambiente, nelle aree interessate

dall’esecuzione di procedure de-/anti-icing, occorre prevedere un drenaggio al suolo in grado di raccogliere i fluidi dispersi, per evitare che essi – miscelandosi con le normali precipitazioni – possano contaminare le acque superficiali.” Quale la situazione sull'aeroporto di Brindisi? 11 Gennaio 2019

Aeroporti e rumore aereo in atterraggio: reverse al minimo?

Sulle restrizioni al suolo per invertitore di spinta! Nel contesto dei voli della flotta commerciale sulle piste degli aeroporti del Belpaese le fasi che generano maggior fonte di disturbo delle emissioni sonore non sono, come, probabilmente non sanno i cittadini che vivono sottostanti, le traiettorie di decollo, avvicinamento ed atterraggio, ma i frangenti delle decelerazioni in pista con l'utilizzo degli invertitori di spinta e/o reverse.

Quella che viene identificata anche come la fase della spinta inversa, dell’inversione di

spinta dei due/tre/quattro propulsori che equipaggiano i velivoli in atterraggio rappresenta il momento di maggior intensità di emissione sonora entro il sedime aeroportuale

Sono parametri che in termini di livelli di LVA registrati dai modelli INM e AEDT possono determinare le curve isofoniche che sforano i limiti massimi consentiti nei termini dell'operato della Commissione Aeroportuale.

Il parametro 65LVA qualora superi, scavalchi il perimetro del sedime aeroportuale diventa immediatamente una soglia che mette in discussione l'attività aerea di uno scalo. Tale valore, infatti, rischio di pregiudicare le operazioni di volo di un aeroporto.

Come rientrare dal 65LVA a parità di voli?

Quando sulle note AIP di ENAV ai piloti alla voce “restrizioni al suolo” si legge:

“Spinta Inversa - Agli aeromobili in atterraggio è vietato l'uso della spinta inversa al di sopra del livello minimo riportato dal manuale di volo, eccetto che per ragioni di sicurezza e operative” cosa significa?

Quanto in sede di Commissione Aeroportuale e/o nella elaborazione dei masterplan nei termini al 2020-2030 e/o altro la mappa acustica sottoposta alla votazione degli esperti della Valutazione di Impatto Ambientale e della stessa Commissione Aeroportuale di ogni singolo scalo quale database di parametri reverse è utilizzato? E' comunque realistico e /o il dato complessivo risulta sottostimato e/o sopravalutato? Come verificarlo? Non è comunque difficile. Una semplice trasparenza e la disponibilità del database impiegato rende immediato l'accertamento. Gennaio 2019

Aeroporti e droni e safety, l'allerta nel dopo Gatwick

Il nuovo “system drone control” ha un costo di circa 6 milioni/euro! La situazione a Londra - Gatwick ed Heathrow si sta risolvendo, i gestori aeroportuali hanno in corso l'acquisizione del sistema anti-drone “brevettato” dalla tecnologia israeliana.

Dopo la cancellazione di circa 1000 voli nell'arco di due giorni per l'avvistamento di due droni, con oltre 140.000 passeggeri interessati in solo 36ore da questo taglio dei voli, nelle giornate del 20 e 21 Dicembre 2018, ma chi aveva avvistato quei due droni? In realtà i media sostengono che ben 113 testimoni hanno dichiarato di averli visti, ma chi erano: solo cittadini che da terra hanno “avvistato” i due droni. Radar ATC di volo e lo stesso sistema “militare” della Royal Air Force UK installato per la circostanza non hanno, invece, “tracciato” i due droni. Ecco quindi che dopo il fallimento del “Ministry of Defence” e della Royal Air Force Regiment ecco la svolta: con un costo di circa 6 milioni di euro adesso i due scali londinesi, maggiori aeroporti inglesi ora sarebbero protetti da ulteriori “incursioni” di droni. Il sistema “israeliano” sarebbe in grado di identificare qualsivoglia drone nel raggio di parecchie miglia dalla pista con l'ausilio di una serie di quattro radar a 360°.

I responsabili dei due scali londinesi hanno affermato che “new anti-drone defences” assicurano quello che il loro obiettivo:"The safety of our passengers and colleagues remains our top priority.”

Ma quali le aspettative dei restanti aeroporti inglesi e/o europei e/o italiani? Quali le garanzie e tutele per i passeggeri ed equipaggi in volo e quali precauzioni preliminari per i cittadini sottostanti alle rotte di decollo ed atterraggio alle piste? Gli aeroporti del Belpaese e le misure e procedute attivate da ENAC e gestite nell'intorno degli aeroporti possono rassicurare cittadini, passeggeri ed equipaggi di volo e/o è indispensabile investire 6 milioni di euro per ogni scalo e aerobase della Penisola? 5 gennaio 2019

Aeroporti Belpaese, Ryanair, le low cost e il co-marketing

Quale futuro per il traffico aereo negli aeroporti della Penisola? Al 2018, salvo imprecisioni per eventuali accordi appena definiti e/o risolti quello seguente è l'elnco degli scali dai quali opera la maggiore delle low cost operative in Italia: Alghero – Ancona – Bari – Bologna – Brindisi – Cagliari – Catania – Comiso – Cuneo – Genova – Lamezia Terme – Milano Malpensa – Milano Orio al Serio – Napoli – Palermo – Parma – Pescara – Pisa – Rimini – Roma Ciampino – Roma Fiumicino – Trapani – Trieste – Torino – Venezia Marco Polo – Venezia Treviso – Verona.

L'incidenza del traffico low cost nella Penisola ha percentuali in crescente dinamica e, in attesa dei dati 2018, il traffico passeggeri nel 2017 aveva registrato su un totale di 174.628.241 milioni di passeggeri dei quali 88.820.337 (50.9%) con la flotta low cost e 85.807.904 dei vettori tradizionali (49.1%).

Nel 2017 Ryanair ha movimentato 36.272.693 passeggeri, Alitalia 21.765.476 ed Easyjet 16.526.021.

Una realtà destinata ad accrescere il divario tra low cost ed aerolinee storiche, di bandiera e/o nazionali. A fronte delle tante interrogazioni parlamentari di deputati e senatori e di consiglieri regionali per rendere trasparente il flusso di “finanziamenti” per mezzo di accordi di co-marketing adottati da quasi 20anni che hanno reso effettivo il successo delle low cost non sembrerebbero esserci alternative.

Il fenomeno low cost non è stato interrotto dal “decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 «Destinazione Italia», come modificato dalla legge di conversione 21 febbraio 2014, n.9, è intervenuto sulla questione degli accordi stipulati dalle società concessionarie della gestione degli aeroporti con i vettori aerei, prevedendo l'obbligo di espletamento di procedure concorrenziali per la scelta, da parte dei gestori aeroportuali, dei vettori aerei ai quali di erogare contributi, sussidi o altre forme di emolumento per lo sviluppo delle rotte;

in particolare, il suddetto decreto ha stabilito all'articolo 13, comma 14, che per l'erogazione

di contributi, sussidi o qualsiasi altra forma di emolumento ai vettori aerei per lo sviluppo di rotte

destinate a soddisfare e promuovere la domanda nei rispettivi bacini di utenza, le società di gestione

aeroportuali debbano esperire procedure di scelta del beneficiario concorrenziali e trasparenti, in

modo da consentire la più ampia partecipazione dei vettori potenzialmente interessati” (stralcio da una interrogazione on. A. Spessotto).

Altre interrogazioni rimandano ad accordi di 11 milioni/anno per uno scalo Toscano, con somme complessive pluriennali a 100 milioni, e/o come le recenti vicende correlate allo scalo di Trapani-Birgi, dove un bando per l'assegnazione dei voli, inizialmente vinto da Ryanair, di fronte a ricorso al Tar di Alitalia, favorevole alla ex compagnia di bandiera ha determinato uno stallo che non risolve le problematiche associate al co-marketing da un alto e alle prospettive di traffico e collegamenti aerei degli scali dall'altro. In venti anni di low cost a quanto ammontano i milioni sottoscritti per il co-marketing? In analogia è indispensabile conoscere quanto è costata la crisi ultra decennale della ex-compagnia di Bandiera Alitalia, che alle criticità aziendali più varie, ha sopportato, inevitabilmente, le politiche di sostegno al co-marketing alle low cost che hanno, in definitiva, assicurato l'incremento dei voli sugli aeroporti del Belpaese. 3 Gennaio 2019

Aeroporti, curve di isorischio, insediamenti e aziende: PEE e PEA

Indispensabili censimenti ed elenchi delle attività esistenti! Quanti siano i Comuni aeroportuali che non hanno ancora adottato il Piano di Rischio redatto, ai sensi del Capitolo 9 – paragrafo 6 – punto 6.7 “Adozione dei piani di rischio” del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, è un interrogativo che Aerohabitat ha posto da tempo. E anche riformulato di recente, ma sicuramente quello che risulta fondamentale, ma ecco un ulteriore interrogativo, probabilmente, più pressante e indispensabile. Come quello di un database specifico, un quadro conoscitivo territoriale al fine di mappare e identificare il livello di “rischio” esistente e nel contempo database da coordinarsi con il Piano di Emergenza Esterna a Piano di Emergenza Aeroportuale.

Il reperimento dei dati territoriali, le attività insediate nelle aree interessate alle Zone A, B, C e D definiscono un rapporto, una classificazione del territorio e al livello di tutela, e la compatibilità delle infrastrutture e delle dotazioni con qui qualificare il Piano di Emergenza Esterna a Piano di Emergenza Aeroportuale, in ogni singolo scalo del Belpaese.

L'articolo 715 “Valutazione di rischio delle attività aeronautiche” del Codice della Navigazione, al fini di ridurre il rischio delle attività aeronautiche per le comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, abbisogna di una elencazione, di un censimento delle attività, delle aziende e rischio di incidente rilevante oltre a quelle a minor impatto e/o con differenziati carico antropico.

Le attività “sensibili” al “rischio” dal “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” ricadenti nelle varie Zone, come i distributori di carburante, laboratori di sperimentazione e ricerca, uffici tecnici, amministrativi e commerciali, magazzinaggio, spedizione e logistica, commercio all’ingrosso, deposito e stoccaggio a cielo aperto, pescherie, itticolture, depositi di carburante avio.

E anche Poli industriali, artigianali, commerciali e universitari, laboratori, officine e Mercati rionali e coperti ad elevato carico antropico.

Ma anche la presenza di eventuali nidi d’infanzia, scuole d’infanzia, scuola primaria statale, scuola secondaria, dipartimento universitari, centri direzionali, istituti religiosi e chiese, e attività insediative in genere in deroga, perchè pre-esistenti, alla normativa sul rischio aeroportuale.

Attività peraltro, talora anche in deroga ai vincoli e limitazioni del Piano Limitazioni Ostacoli.

L'indispensabilità degli elenchi e di un censimento specifico, per ogni Comune aeroportuale e limitrofo, delle attività esistenti, oltre agli sforamenti del Piano Limitazioni Ostacoli rappresenta il database conoscitivo fondamentale per l'analisi e la valutazione delle curve di isorischio conseguente all'adozione dell'Art. 715 - “Valutazione di rischio delle attività aeronautiche”. Anche il Piano di Emergenza Esterna – PEE e il Piano di Emergenza Aeroportuale - PEA non possono, inevitabilmente, prescindere da tale database. 2 Gennaio 2019

Aeroporto Ciampino, una Interrogazione sul “fuel dumping”

Dove scaricano il carburante gli aeromobili in emergenza? Scaricare carburante per un rientro immediato sulla pista dalla quale si è decollato e/o per contingenze similari, magari con una quantità di carburante imbarcato tale da avere un peso complessivo superiore al peso di atterraggio è una procedura, standard, talvolta obbligata, per un atterraggio in sicurezza. La questione promossa dall'Interrogazione presentata riguarda dove scaricano il carburante in eccesso con una procedura che si chiama “fuel dumping”?

L'incipt dell'interrogazione presentata dai Senatori STORRE, PARENTE, CIRINNA' al Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, non sembrerebbe inquadrare efficacemente una realtà operativa in vigore da decenni su ogni scalo aeroportuale, in qualsiasi Paese e Continente.

“Premesso che: non sono infrequenti episodi in cui aerei di linea scarichino il proprio carburante in aria, durante le operazioni di atterraggio, in quanto il peso all'atterraggio non può superare un certo limite, al fine di evitare danni strutturali al momento del contatto con il suolo e di consentire l'arresto entro la distanza prescritta”.

I piloti a riguardo conoscono le “aree-zone” adibite a tali operazioni di scarico carburante – sono riportate sulle cartine procedurali AIP-Italia - e solitamente localizzate in spazi isolati, sul mare, comunque lontano da centri abitati e insediamenti ed edificazioni specifiche. Per i due aeroporti romani di Ciampino e Fiumicino la zona è sul mare, antistante alla costa Laziale. In attesa di conoscere il dettaglio della stessa “interrogazione”, è comunque indispensabile che ENAC nei database annuali sui volumi di traffico per ogni singolo aeroporto riporti anche il numero degli eventuali “fuel dumping” registrati con la localizzazione dell'evento e della quantità di carburante scaricato. 29 Dicembre 2018

Aeroporto Gatwick, emergenza droni senza responsabili

Tra livelli di safety e security si pone il “cosa fare”! Imbarazzo generale a cinque/sei giorni della paralisi dei voli per la presenza dei due droni in prossimità della pista del secondo scalo della Capitale Inglese. Sono state rilasciate le due persone arrestate e imputate d'aver gestito i due droni che hanno paralizzato per almeno 48 ore i gestori dello scalo.

Alla ricerca del colpevole/i il dispiegamento delle forze di sicurezza attivate, alla fine, senza altre opzioni investigative, hanno offerto 55mila/euro per coloro in grado di formire informazioni utili a risolvere la questione: che ha gestito l'operazione droni, da dove e con quali modalità? Ben 140mila passeggeri hanno subito dirette conseguenze per la cancellazione dei voli, intaccando i livelli di security attivati nel sistema aeroportuale e di safety lungo le rotte di decollo ed atterraggio.

Quale insegnamento trarre dal “pasticcio” inglese su Gatwick.

Prima o poi, probabilmente, gli autori colpevoli, saranno identificati (speriamo!) ma come assicurare safety e security adeguate al sistema aeroportuale UK, Europeo e di ogni altro Paese? Ma a chi, intanto, attribuire l'operazione droni in libertà sui cieli intorno alla pista londinese? Sono eco-warriers e/o criminali con motivazioni terroristiche correlate alla “guerra” in atto organizzata da gruppi isolati e minori?

Quali sono intanto le procedure predisposte da EASA per fronteggiare il rischio dei droni?

Con la UK fuori dall'Europa per la Brexit le misure potrebbero essere diversificate, ma il punto è, comunque, sempre lo stesso: cosa fare?

Lo scenario di una impotenza di fronte alla liberalizzazione dell'utilizzo dei droni in barba alle normative vigenti appare verosimile.

Erano forse droni fantasma? Anche se i rottami di un drone sarebbero stati rinvenuti nell'intorno della pista. Testimonianze descrivono un ciclista con luci fluorescenti e di un grosso drone anche se gli investigatori non sembrano escludere nessuna pista. Ma dopo la cancellazione di quasi 1000 voli l'episodio ha innescato allarme per i restanti aeroporti europei. La normativa-legge che impedirebbe l'utilizzo dei droni fino a 1000 metri da una pista di volo ed a quote superiori a 120 metri non rappresenta una misura invalicabile. Anche perché è indispensabile attivare tecniche, strumenti e procedure per identificare preventivamente eventuali, ipotetici, trasgressori.

Un scenario che, anche se un ultim'ora news sostiene che in realtà non ci sarebbe stato nessun drone, anche a fronte di una settantina di segnalazioni a riguardo, non risolve la questione ed i rischi ed interrogativi concernenti i droni in prossimità delle piste di volo: siano essi minori, civili-commerciali e/o militari. 25 Dicembre 2018

Aeroporti e droni, Gatwick paralizzato: voli sospesi

La presenza di due droni ed una irrisolta emergenza! L'avvistamento di due droni in prossimità delle piste, il primo riscontro è avvenuto intorno alle 21.00 locali di giovedì 19 Dicembre e tre minuti dopo l'aeroporto è stato immediatamente chiuso al traffico. E' stato riaperto nella nottata, alle 03.00 locali del 20 Dicembre per essere di nuovo interdetto al traffico civile-commerciale alle ore 03.45 locali. Era stati di nuovo rilevati. La loro presenza incombente e le operazioni di ricerca ha impegnato i responsabili dello scalo. Una breve riapertura dell'attività sarebbe avvenuta alle 07.00.

Alle 11.45 locali è stato emanato il seguente, sintetico, comunicato:

“All flights remain suspended from Gatwick today, due to ongoing drone activity around the airfield. There is significant disruption, as a result of what appears to be a deliberate attempt to disrupt flights.”

Ma come e chi ha identificato questi due droni? E' stato un avvistamento visuale di un pilota in decollo e/o atterraggio e/o sono stati osservati come tracciati da un radar di area e non sono, comunque, localizzati in altezza e posizione: era una quota fissa con una direzione prestabilita. Piuttosto stavano filmando-fotografando l'aera aeroportuale e/o i percorsi dei velivoli in decollo con varie destinazioni?

Insomma gli interrogativi che possono essere posti sono innumerevoli, probabilmente, infiniti. Ma chi, inoltre, operava e/o controllava-guidava i due droni? Erano solo due?

Sono considerazioni che implicano non solo risposte, ma oltre alle preoccupazioni riguardanti i livelli di allerta nel sorvolo e/o presenza dei droni in prossimità dei sistemi aeroportuali inglesi, di altri Paesi e del sistema di monitoraggio presente nelle vicinanze delle piste di volo della Penisola.

ENAC ed ENAV quali misure a tutela delle operazioni di volo hanno predisposto nella rete degli aeroporti civili-commerciali, di aviazione generale e delle aerobasi insediate?

“Media statement as of 09:15 Thursday 20th December: 

Gatwick Airport’s runway remains closed and all flights are currently suspended following reports of drones flying over Gatwick’s airfield last night and this morning. There is significant disruption at Gatwick today and we are prioritising the welfare of those at the airport by deploying staff into our terminals to look after people as best we can. 

We are working hard with our airlines to get information to passengers but would advise anyone booked onto flights from Gatwick, or meeting arriving passengers, not to travel to the airport without checking the status of the flight with their airline. We apologise for the continued inconvenience, but the safety of all passengers and staff is our first priority.” 21 Dicembre 2018

Aeroporto Ciampino, il MATTM firma il Decreto taglia voli

Dall'euforia dei ciampinesi all'allarme dei fiumicinensi! Alla fine dopo 13 anni le iniziative dei cittadini di Roma, Ciampino e Marino hanno avuto potuto leggere un decreto che riduce i voli sulla pista di Ciampino. Con la firma del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, infatti, scatta l'operazione con l'iniziale eliminazione dei voli notturni. Quelli daytime dovrebbero essere ridotti di 35 giornalieri, anche se tale traguardo sarà completato solo nel 2020. L'iniziativa dovrebbe contenere/abbattere i livelli acustici della flotta aerea che opera sul secondo scalo della capitale. E' comunque il primo piano di riduzione delle emissioni sonore predisposto in un aeroporto del Belpaese. Il Decreto si pone “l’obiettivo di garantire il rispetto delle norme e la tutela della salute e dell’ambiente, la società di gestione di Ciampino, l’Aeroporti di Roma s.p.a., deve attuare tutti gli interventi contenuti nel decreto entro novembre 2020.

Come si legge nelle prescrizioni generali, entro 60 giorni dall’entrata in vigore il gestore deve trasmettere al ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, all’Arpa Lazio e ai Comuni interessati l’elenco delle scuole su cui sono stati riscontrati superamenti dei valori limite e delle scuole censite nelle zone A e B dell’intorno aeroportuale. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore, il gestore deve produrre agli stessi soggetti la documentazione sui costi degli interventi”. ADR gestore aeroportuale entro il 30 giugno 2020 dovrà presentare una rettificata nuova mappa acustica. Speriamo, comunque, che quest'ultima, magari su iniziativa dello stesso ministero, utilizzi il modello FAA-ICAO AEDT (che rileva in contemporanea le emissioni acustiche e gassose della flotta area) in sostituzione dell'arcaico e obsoleto INM.

All'entusiasmo “controllato” dei cittadini e del Comitato di Ciampino fa, tuttavia, riscontro preoccupato quello dei residenti dell'intorno dell'aeroporto di Fiumicino. L'ipotesi di un semplice “trasloco” dei voli sullo scalo di Fiumicino appare una prospettiva inevitabile. Quali considerazioni dovrebbe scaturire da un contesto equivalenti anche in altri bacini di traffico?

Possibile che dinnanzi al riscontro del superamento dei limiti acustici (ma l'analisi vale nel caso di sforamento delle emissioni gassose e/o delle curve di isorischio) il taglio dei voli per uno scalo diventa l'incremento dei movimenti su uno limitrofo e/o dello stesso bacino di traffico?

E quando anche i restanti scali di bacino di traffico abbiamo criticità ecosostenibili e/o dei livelli di safety quale prospettiva operativa dovrebbe essere evidenziata e/o proposta? Nel Belpaese sono stati identificati dieci bacini di traffico nazionale con relativi 38 aeroporti di interesse nazionale e internazionale, ma nessuno sembrerebbe aver considerato l'eventualità di una loro saturazione. Cosa fare dunque? 20 Dicembre 2018

Air Italy, i voli per gli USA e l'accusa di 11 Senatori!

Gli interrogativi posti in relazione al 49% della Qatar Airlines. Quella che è stata l'Alisarda di Karim Aga Khan, poi diventata Alisarda, in seguito era stata chiamata Meridiana, ha acquisito il vettore charter Eurofly, nel 2011 divenuta Air Italy. Un altalena di bilanci e di composizione di flotta fino ad uno scenario che è stato caratterizzato dalla svolta e l'ingresso del nuovo azionista Qatar Airways. Una svolta annunciata che si caratterizza, oltre ai voli corto-medio raggio all'apertura di voli di lungo raggio Italia-Usa. Con collegamenti intercontinentali da Milano-Malpensa a Miami e New York dallo scorso giugno con oltre il 90% di load factor.

Non bastasse tra giugno e settembre l'attivazione da e per Olbia-Costa Smeralda per 11 destinazioni diretti giornalieri per l'Europa. Apertura anche di voli fra Milano e Bangkok, con cinque frequenze settimanali. Ma anche tratte per mete africane quali Nigeria, Ghana, Senegal ed Egitto. In seguito anche, nel 2018-19, per il raddoppio delle destinazioni per Accra e Lagos.Sul Cairo e Dakar saranno operate cinque frequenze settimanali. Altre rotte internazionali da Milano-Malpensa per Roma-Fiumicino, Catania, Palermo, Napoli, Lamezia Terme ed Olbia. I voli lungo raggio saranno operati con Airbus -330/200. Sono stati registrati anche ricambi anche nello staff dirigenziali. I voli per verso Delhi e Mumbai, dovevano partire lo scorso 28 ed il 30 ottobre sono stati ri-programmati il 6 e 13 dicembre 2018.

Una ristrutturazione e programmazione ambiziosa che nei giorni scorsi si è scontrata con l'iniziativa di 11 Senatori USA. Capitanati dal senatore Ted Cruz hanno sottoposto al Presidente Trump il programma di espansione Air Italy negli USA, uno sviluppo derivato dalla presenza azionaria di Qatar Airlines AQA Holding al 49%. Società che, di fatto, controlla l'azienda. Dopo l'arrivo a New York e Miami, con progetti di espansione su altre destinazione tra cui San Francisco. Il ruolo della Qatar – azienda pubblica . e l'obiettivo di “America first”, costituirebbe una pregiudiziale per la concorrenza e l'impiego di staff americano. Sullo sfondo ci sarebbero i rapporti tra Arabia Saudita e la vitalità espansiva del Qatar ed il ruolo OPEC. Quali saranno le reazioni del Presidente Trump: contromisure per bloccare i nuovi voli nord Atlantici di lungo raggio di Air Italy-Qatar? 17 Dicembre 2018

Aeroporti, ENAC, i gestori e lo studio naturalistico ambientale

La durata di tali analisi e il rinnovo: automatismi procedurali? Quando scadono le certificazioni in corso? E' possibile disporre tali studi naturalistici per ogni singolo aeroporto? Magari con una semplice richiesta dei singoli cittadini e/o dei comitati interessati a tali procedure?

E' una analisi che, probabilmente, il gestore aeroportuale affida a specifici istituti, aziende e/o dipartimento universitario che lo determina in base ad un periodo di studio che inquadra le quattro stagioni annuali. Con determinato periodio di riferimento e con una scadenza precisa. Quando scade tale “studio” o viceversa ogni quale periodo deve essere rinnovata? La circolare ENAC APT-01A inquadra le modalità di questa ricerca, che concepisce un'area di studio ben più ampia del sedime aeroportuale, con obiettivi prestabiliti:

o Identificazione dei volatili presenti in aeroporto

o Identificazioni dei mesomammiferi presenti in aeroporto (lepre, coniglio)

o Valutazione dell’utilizzo degli habitat

o Andamenti mensili delle popolazioni residenti

o Orari preferiti di presenza

o Zone di concentrazione nell’aeroporto

o Descrizione dei movimenti giornalieri

o Localizzazione delle eventuali fonti di attrazione dei volatili presenti in aeroporto.

 

Le tante e diversificate fonti attrattive sono esercitate da una varietà di ambienti naturalistici, parchi, coltivazioni, zone boschive e le aree umide e attività come itticolture e peschiere e altro. Con l'articolo 711 del Codice di Navigazione, tutte le opere ed attività che possono rappresentare un potenziale richiamo per la fauna selvatica e quindi un pericolo per la navigazione aerea, gli aspetti ambientali con quelli di sicurezza, verificano il potenziale incremento di rischio di impatto degli aeromobili con volatili ed altre specie selvatiche alle zone da sottoporre a vincolo individuate come previsto dall’articolo 707 del CdN.

ENAC a riguardo precisa:

“Ciascuna società di gestione di un aeroporto certificato dovrà predisporre uno studio di tipo naturalistico-ambientale sulla base del quale intraprendere azioni di mitigazione per prevenire rischi di wildlife strike.

Lo studio deve contenere:

1. inquadramento ambientale dell’aeroporto, identificazione delle specie di avifauna presenti, loro abbondanza mensile, habitat utilizzato, orari di presenza, aree di concentrazione all’interno del sedime, evidenziazione di eventuali rotte di passaggio, presenza di altra fauna selvatica potenzialmente pericolosa per il traffico aereo;

2. localizzazione delle eventuali fonti di attrazione per volatili ed altra fauna selvatica presenti in aeroporto e nelle aree limitrofe il sedime aeroportuale;

3. valutazione della potenziale pericolosità delle presenze faunistiche per la navigazione aerea.

Lo studio ha una durata non inferiore a 12 mesi consecutivi, non interrompe l’uso dei sistemi di prevenzione eventualmente già in uso e deve essere inviato, una volta concluso, all’ENAC - Bird Strike Committee Italy ed in copia alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente per territorio. L’ENAC - BSCI, entro 60 giorni dall’acquisizione dello studio comunicherà le eventuali osservazioni al gestore e, per informazione, alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente. Lo studio, commissionato dal gestore aeroportuale, che se ne assume la piena responsabilità nei confronti dell’ENAC, deve essere eseguito da professionisti, enti, società o altri organismi con documentata esperienza specifica nel settore, in grado di garantire un adeguato livello scientifico.

Lo studio ha una validità temporale di cinque anni. Trascorso tale periodo è necessario predisporre un nuovo studio aggiornato che contenga tutte le informazioni sopra richieste; alternativamente le informazioni di cui sopra possono essere raccolte dal gestore attraverso un adeguato piano di monitoraggio valutato favorevolmente dall’ENAC-BSCI ed inserite all’interno delle relazioni annuali wildlife strike”. 15 Dicembre 2018

Aeroporti tra de-icing e anti-icing e smaltimento del liquido

Quanti ettolitri/giorno vanno recuperate in una giornata “invernale”! E' un dato scontato ed inequivocabile che negli aeroporti localizzati in una area geografica con condizioni meteorologiche compatibili con la formazione di ghiaccio sugli aeromobili, devono essere previsti piazzali di sghiacciamento (de-icing zone) e preventiva di anti-icing per la rimozione e/o per evitare la formazione e/o di rimozione del ghiaccio o neve deve essere sottoposto ad operazioni per le ali-e-coda e/o anche della fusoliera.

E' una procedura inevitabile che, tuttavia, comporta, a fronte di ogni tipologia di velivoli (di corto-medio-lungo raggio e dimensioni rapportate, l'utilizzo di quantità di miscela del "glicole" di deicing (diluita in percentuali con il 25-50-75%di acqua, in rapporto alla tipologia e severità della neve e ghiaccio) di 300-500-1000 litri per ogni operazione.

Sono misure precauzionali per la sicurezza delle operazioni di volo che tuttavia abbisognano di “piazzole” specifiche anche negli aeroporti del Belpaese per smaltite le sostanze “utilizzate”.

Nelle aeree dedicate in ogni aeroporto e attrezzati con specifici fognoli per raccogliere le acque di piattaforma cadute al di sopra dei corrispettivi bacini di drenaggio, sia i liquidi di anti e de-icing dalle pavimentazioni mediante pulitrice/ spazzatrice/aspiratrice. Quali l'entità delle sostanze, del fluido residuale finirà nei fognoli/pozzetti? E da questi nelle vasche apposite di cui ogni aeroporto dovrebbe essere fornito! Il sistema di smaltimento dei liquidi impiegati di ogni singolo aeroporto, inoltre, dovrebbe verificare le compatibilità con i vincoli geologici e idrogeologici esistenti.

Quante piste di volo sono prossime-attigue-soprastanti a fiumi, torrenti, alvei, laghi e il loro posizionamento è soprastante a pochi metri da sistemi idrogeologici frangibile e vulnerabili?

Le aree – apron-sedimi-piazzole- collocate nei bacini idrografico dei fiumi, le prescrizioni dell'eventuale Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), inquadrati dall’Autorità di Bacino, degli eventuali alvei fluviale minori devono necessariamente risultare rispettate.

Quale la situazione degli aeroporti, ad esempio, della Pianura Padana sono attrezzati e rispettano tali “prescrizioni”? I masterplan, i progetti di Valutazione di Impatto Ambientale – VIA a 10-20-30 anni hanno presentato il dettaglio delle contromisure adottate per le operazioni di anti e de-icing?

L'inverno 2018-2019 è in corso, gli aeroporti italiani sono in grado di fronteggiare giornate con 20-30-40mila litri di miscele di glicole inquinanti? 14 Dicembre 2018

Droni Long Range e Mediterraneo: una pregiudiziale Interrogazione UE

Perché sono stati scelti velivoli israeliani e USA, in Europa? Una interrogazione a risposta scritta della parlamentare UE Sabine Losing evidenzia l'anomalia nell'impiego di “droni a lungo raggio” di fabbricazione rispettivamente israeliano (due aziende) ed una americana. Per quale ragione non sono stati scelti “droni” fabbricati in Europa? L'agenzia EMSA - European Maritime Safety Agency – infatti, impiega ‘Hermes 900’, Heron 1 e Predator, mentre sono ignoti gli aeroporti/aerobasi di partenza e di arrivo. Anche l'acquisizione del database delle ricognizioni è, comunque, oggetto di contesa e di verifica dei livelli di riservatezza concordati ed operativi.

“Two companies from Israel and one from the US dominate the market for long-distance, military drones. Their models are now being used to monitor the Mediterranean. The European Maritime Safety Agency (EMSA) is flying a ‘Hermes 900’ produced by the Israeli company Elbit from Portugal. The border agency Frontex is using an Israeli ‘Heron 1’ produced by the company IAI for an initial 600 flight hours from Crete. Long-distance drones produced by the US manufacturer General Atomics are flying over the Mediterranean as part of the EUNAVFOR MED military operation.

1.Which optical or radar-based monitoring sensors do the three ‘Hermes 900’, ‘Heron 1’ and ‘Predator’ long-distance drones used to combat irregular migration in the Mediterranean carry, and what resolution are these?

2.Over which parts of the Mediterranean are the drones flying or have they flown, and from which airports are they launched?

3.Which companies are operating the ‘Hermes 900’ and ‘Heron 1’ for the EMSA and Frontex, and which other tasks (such as launches and landings or inspection flights using drones) are undertaken by these companies?” 13 Dicembre 2018

Aeroporti e Ostacoli alla Navigazione: sanzioni da 206 euro a 400mila/euro!

Esistono, forse, per talune piste alcuni ostacoli in “deroga”? Gli Art.1229 e 1231 del Codice di navigazione (CdN) citano l'eventuale “inosservanza di ordini sul collocamento di segnali e abbattimento di ostacoli. Chiunque non osserva gli ordini previsti negli articoli 712 e 714 è punito con la sanzione amministrativa fino a duecentosei euro” nel primo caso. Nel secondo invece “Inosservanza di norme sulla sicurezza della navigazione. Chiunque non osserva una disposizione di legge o di regolamento ovvero un provvedimento legalmente dato dall'autorità competente in materia di sicurezza della navigazione è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi ovvero con l'ammenda fino a lire quattrocentomila”.

All'Art. 705 del Codice della Navigazione tra i Compiti del gestore aeroportuale, che è il soggetto . Al quale è affidato, sotto il controllo e la vigilanza dell’ENAC, e al punto f) “fornisce tempestivamente notizie all'ENAC, alla società Enav, ai vettori e agli enti interessati in merito a riduzioni del livello del servizio ed a interventi sull'area di movimento dell'aeroporto, nonché alla presenza di ostacoli o di altre condizioni di rischio per la navigazione aerea nell'ambito del sedime di concessione”.

I seguenti articoli dello stesso Codice di Navigazione sono anch'essi interessanti:

“709. Ostacoli alla navigazione.

“Costituiscono ostacolo alla navigazione aerea le costruzioni, le piantagioni arboree, i rilievi orografici ed in genere le opere, anche in virtù delle loro destinazioni d’uso, che interferiscono con le superfici di rispetto, come definite dall'ENAC con proprio regolamento. La costituzione di ostacoli fissi o mobili alla navigazione aerea è subordinata all'autorizzazione dell'ENAC, previo coordinamento, ove necessario, con il Ministero

della difesa”.

710. Aeroporti militari.

Per gli aeroporti militari, il Ministero della difesa esercita le competenze relative:

a) alla predisposizione e pubblicazione delle mappe aeronautiche;

b) alla autorizzazione alla costituzione degli ostacoli alla navigazione aerea nelle vicinanze degli stessi;

c) all'imposizione di limitazioni e rilascio di autorizzazioni di cui all'articolo 711;

d) al collocamento di segnali di cui all'articolo 712;

e) all'abbattimento degli ostacoli ed all'eliminazione dei pericoli di cui all'articolo 714.

711. Pericoli per la navigazione.

Nelle zone di cui all'articolo 707, sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea. La realizzazione delle opere, le piantagioni e l'esercizio delle attività di cui al comma 1, fatte salve le competenze delle autorità preposte, sono subordinati all'autorizzazione dell'ENAC, che ne accerta il grado di pericolosità ai fini della sicurezza della navigazione aerea.

714. Abbattimento degli ostacoli ed eliminazione dei pericoli.

L'ENAC ordina, con provvedimento motivato, che siano abbattuti gli ostacoli non compatibili con la sicurezza della navigazione aerea o eliminati i pericoli per la stessa. Il relativo onere è posto a carico del proprietario dell'opera che costituisce ostacolo. Se l'ostacolo o la situazione di pericolo sono preesistenti alla data di pubblicazione del piano di sviluppo aeroportuale o, in carenza di esso, del piano regolatore aeroportuale, è corrisposta un'indennità all'interessato che abbia subito un pregiudizio in conseguenza dell'abbattimento o dell'eliminazione”. 8 Dicembre 2018

Aeroporto Peretola, ed ora il sottosegretario Siri lo sostiene

Quanti sono gli scali e quali le motivazioni su tali opinioni controverse? Non solo Peretola, in discussione sono anche quello di Parma, di Salerno Pontecagnano, di Viterbo, oltre a Ciampino, a Treviso, al raddoppio di Fiumicino e di Venezia Tessera, al futuro di Capodichino, di Orio al Serio, di Grazzanise, Forlì, Ancona, Pescara, Crotone e alle prospettive di crescita “infinita” dei voli nella totalità degli aeroporti del Belpaese.

Alle frattura interne al governo, ai ministeri, tra ministro e sottosegretario o viceversa, l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze-Peretola ha messo in scena all'ennesimo enigma. Ma le dichiarazione, comunque risultino, sono conseguenti ad una analisi di compatibilità degli standards ICAO-ENAC nei termini di sicurezza, ambiente, piano di rischio, rischio terzi e ricadute varie e/o invece queste sono tematiche del tutto ignote agli interlocutori, ai soggetti chiamati ad esprimere un parere, valutazione e altro sul futuro di un aeroporto?

Il Ministro delle Infrastrutture ha più volte espresso la sua contrarietà alla nuova pista di Peretola, mentre il Sottosegretario Siri sostiene di “non vedere ostacoli” allo sviluppo dell’aeroporto di Peretola. “Noi siamo per lo sviluppo, in Italia e in questo territorio”.

Ma sono riscontri generici, vasti ed omnicomprensivi che non sembrano ricondurre ad analisi specifiche e, magari, dettagliate su ogni singola infrastruttura aeroportuale.

Possibile che, a fronte, di una Piano Nazionale Aeroporti esistente e all'ipotesi di una prossima revisione in relazione agli incipit a sostegno e/o contro alcuni aeroporti, magari dopo aver analizzato lo status di ogni infrastruttura in rapporto all'Art. 707, 709, 711, 714, 716 e 715 del Codice di Navigazione, alle politiche di sostegno “finanziario” ai voli low cost e alle criticità della ex Compagnia di bandiera Alitalia, i media continuano a registrare dichiarazioni contrastanti e contraddittorie?.

Il prossimo Piano Nazionale Aeroporti sarà conseguente e dovrà prevedere, inevitabilmente, un limite massimo di voli/ora, di voli/anno in rapporto al contesto territoriale nel quale sono localizzati: nel mezzo della città/metropoli e/o al limite, nelle affollate periferie e/o in prossimità di centri commerciali, ospedali, scuole e istituti universitari e altro. Un limite nel numero dei movimenti per ogni singola pista di atterraggio e decollo non potrà non costituire una realtà a tutela dei cittadini, del territorio e della stessa navigazione aerea. 6 Dicembre 2018

Aeroporti e altro: operazione “Grande Tagliamento”

Quali le ripercussioni su masterplan, VIA e SIA in opera? Nelle giornate del 20/21 Novembre nel Nordest un operazione denominata “Grande Tagliamento” ha impegnato quasi quattrocento i finanzieri del Comando regionale Friuli-Venezia Giulia nella perquisizione di documenti presso società ed abitazioni di persone e aziende coinvolti a indagini relativi a molteplici appalti di opere pubbliche. Tra i tanti indagati sono stati sottoposti anche le società di gestione aeroportuale degli scali del Triveneto e dell'aeroporto di Bologna.

Nel Nordest sono stati perciò interessati gli aeroporti di Trieste, Venezia, Treviso e Verona.

La Procura della Repubblica del Tribunale di Gorizia ha avviato, dopo l’esito preliminare di un’attività investigativa condotta su molteplici appalti di opere pubbliche per un valore di oltre un miliardo di Euro. Il periodo sotto inchiesta sono gli anni 2015-2018 e riguardano la serie concatenata di appalti e subappalti. In aggiunta alla regolarità di circa 150 procedimenti di aggiudicazione delle opere pubbliche.

Le perquisizione e i sequestri riguardano le sedi amministrative di 120 società ed i domicili di 220 soggetti ubicati in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna.

Questa noto inquadra il panorama aeroportuale e ad esso viene circoscritta.

Quali saranno le ripercussioni relative alla società di gestione aeroportuale del Triveneto, ovvero di Treviso (Aertre spa), Venezia (Save), Verona (Aeroporto Catullo), l'aeroporto di Trieste e quello di Bologna?

Le opere in corso e perciò in relazione ai masterplan dei lavori aggiudicate ed in esecuzione così come quelle progettate e sottoposte alla Valutazioni di Impatto Ambientale per il 2030-2046 quale esito potranno avere? 22 Novembre 2018

Aeroporto Venezia, il Comitato si compra le centraline per “aria”

L'obiettivo: analizzare e confrontare i dati ARPA e SAVE! Quali sono/saranno le cause dell'inquinamento eventualmente registrato? Il traffico aeroportuale, il traffico stradale e/o le emissioni scaturite da altre fonti localizzate nel circondario (Marghera?).

Le due centraline/apparati che il Comitato Tessera, dopo averli acquistati con una colletta tra gli stessi cittadini, saranno localizzati nei luoghi ritenuti a massima concentrazione di emissioni atmosferiche.

L'iniziativa è del tutto insolita ma denuncia una realtà, probabilmente, condivisa dalla quasi totalità dei cittadini e dei comitati che si battono per la riduzione degli impatti atmosferici (e acustico) nell'intorno degli aeroporti civili/commerciali. Per le aerobasi militari insediate nel Belpaese le normative, tuttavia, ancora non sono state emanate.

Se le SAVE, società di gestione dello scalo di Venezia-Tessera riporta come “Il monitoraggio della qualità dell’aria nella zona di Tessera e dell’Aeroporto di Venezia” sia adeguatamente analizzato, e precisamente:

“L’Aeroporto di Venezia, in collaborazione con l'Università Ca’ Foscari di Venezia ed Ente Zona Industriale di Porto Marghera (EZ) ha promosso il progetto di monitoraggio della qualità dell’aria nella zona di Tessera e la stima del contributo emissivo dell’Aeroporto Marco Polo. Il progetto, intitolato “Monitoraggio delle Emissioni di Origine Aeroportuale”, è iniziato nel giugno 2009. Le concentrazioni dei principali contaminanti atmosferici sono monitorate con una centralina mobile di proprietà di Ente Zona Industriale. I risultati sono analizzati da un Gruppo di Ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Al monitoraggio dei principali inquinanti, periodicamente si aggiungono campagne di controllo specifiche relative al PM2,5 e PM1, sempre con la finalità di stimare il contributo emissivo di origine aeroportuale”.

Ma l'interrogativo immediato è quello solito e scontato: quale criterio, quale modello è stato utilizzato per stimare/calcolare l'impatto generato dal sistema aeroportuale? L'EDMS e il CALPUFF Model System,ma con quali dati di input? Sono stati sommati traffico aereo e traffico di sedime oltre alla viabilità extra aeroportuale?

Dai media locali intanto (La Nuova Venezia Mestre del 18 Novembre - Inquinamento atmosferico il comitato compra le centraline) invece i riscontri sarebbero chiari: “ alle prime rilevazioni i parametri di Pm 2,5 registrati sono preoccupanti”. I cittadini non si fidano delle misurazioni della SAVE e queste rilevazioni pongono l'interrogativo primarie: quali sono le cause?

Le due centraline hanno una tecnologia laser ma le emissioni da chi sono generate? Dall'aeroporto e dal traffico aereo in decollo, atterraggio e nella fase-a-terra, il traffico stradale, il traffico marino, le ricadute del Polo di Marghera e altro? L'interrogativo posto tra quanto inquina un inceneritore e un aeroporto potrà, finalmente, prima o poi, essere risolto? 21 Novembre 2018

Inceneritori e aeroporti: chi inquina di più è noto? Ma non verificato!

E gli aeroporti, inoltre, sommano anche il rischio incidenti. Quando fino a pochi mesi addietro il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, interveniva sulle polemiche contro l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola poneva allo stesso livello anche l’inceneritore di Case Passerini,: entrambi era stati definiti una porcata. Spesso anche il Comitati contro un aeroporto localizzato all'interno di una città nello stesso tempo di batte con la costruzione e/o l'esistenza di un inceneritore.

Anche la trasformazione di un inceneritore in termovalorizzatore non risolve la questione. Quali standard operativi e parametri funzionali differenziano gli uni dagli altri? La loro dimensione e capacità identifica anche il rilascio in atmosfera e il parallelo tra inceneritori/termovalorizzatori e una infrastruttura aeroportuale che movimenta da 15mila a oltre 100mila voli/anno non risolve l'interrogativo iniziale.

Un aeroporto integrato in una città di provincia e/o una metropoli di 200-500mila e oltre abitanti determina una carico ambientale superiore a quello scaturito dall'esistenza di un inceneritore.

Per quale ragione l'esistenza di un aeroporto non innesca contrapposizione tra i politici di governo nazionale e/o di amministrazioni locali? La retorica dei posti di lavori, dei traffico dei voli low cost sostenuti e finanziati sono gli argomenti privilegiati. E controversi! Con quale impatto in atmosfera a Fiumicino con   294.79 voli nel 2017, di Malpensa con 174,754, di Linate con 96.467, Bergamo Orio al Serio con 84.554, di Venezia 85.324 movimenti di aeromobili commerciali a 2, 3 e 4 propulsori. Chi ha mai valutato su tali emissioni sono inferiori a quelli generati da un inceneritore e/o termovalorizzatore?

Dalle ricadute acustiche aeroportuali e sottostanti alle traiettorie di decollo e atterraggio, quasi sempre non condivise dai cittadini interessati (la materia è spinosa e il modello INM utilizzato è ormai obsoleto e bisognerà attendere che l'EASA Europea imponga all'Italia il sistema AEDT), alle emissioni atmosferiche generate dallo stesso traffico aereo che senza l'ausilio dell'AEDT non potranno essere determinate. Che perciò in Italia e nei singoli aeroporti non sono stati adeguatamente “registrati” e verificati da una specifica Commissione Aeroportuale, come era, almeno inizialmente, anche con il superato INM avvenuto per il rumore aereo.

Quando a Treviso nasce il primo comitato “Aria pulita” per fronteggiare i livelli di smog registrati: sarebbero stati rilevati, infatti, dati allarmanti : oltre 35 volte le soglie di sforamento dei valori inquinanti. Oltre i limiti di legge con cifre ben al di sopra delle percentuali fissate per legge. Con ARPA Veneto e monitoraggi nel quartiere di San Pelajo, quartiere periferico ma con concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) al 18,2 ng/m3 di cui 3,4 di benzoapirene, quando il limite di legge è fissato a 1 ng/mc.  Dati maggiori di quelli rilevati nei quartieri della Taranto dell'Ilva.  Quando Legambiente segnala la città di Treviso nella 42 ° posizione nella classifica italiana, quale responsabilità imputare all'aeroporto Canova?

I dati ISPRA 2017 avrebbero attribuito allo scalo cittadino una colpa diretta, ma con quale strumentazione e criterio sarebbero stati rilevati questi “dati atmosferici”?

Possibile che alla fine, in considerazione dei ritardi del Belpaese ad acquisire tecniche e procedure adeguate, debba essere, ancora una volta, l'Europa ad imporlo?

Il livello di benzoapirene a Treviso nel 2017 sarebbe risultato di 1,7 nanogrammi per metro cubo d’aria (ng/mc) contro l’1,6 di Padova, l’1,5 di Venezia, l’1 di Vicenza e lo 0,6 di Verona. A registrarlo è il rapporto Ispra 2017 (il più recente, appena pubblicato) sulla “Qualità dell’ambiente urbano”.

Nel 2017 benzoapirene registrati da ISPRA erano stati l’1,5 ng/mc ma quali sono invece i dati atmosferici in genere rilevati in prossimità delle pista di Milano-Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona. Quale è il contributo diretto del traffico aereo sulla totalità degli aeroporti insediati tra le mura e le edificazioni circostanti? Chi controlla in maniera sistematica? Con quali strumentazioni e modelli matematici? Quando, inoltre, nelle stesse provincie del Nord sono insediati impianti inceneritori e termovalorizzatori ( Brescia e Acerra avrebbero comunque livelli di smaltimento di 880mila e 600mila tonnellate/anno) che dovrebbero essere sottoposti a rigorosi controlli e manutenzione sul rilascio in atmosfera. Magari adeguati ammodernati e integrati da sistemi di severa verifica. Quale è il contributo di emissioni atmosferiche dei sistemi aeroporti del nord del centro e del sud Italia? Una carico “ambientale” respirato non solo dagli infanti e dalle più giovani generazioni, ma respirate da anni, da decenni da quelle più anziane. Comunità sottoposte anche al rischio incidenti aerei. Una realtà nella quale l'adeguatezza dei Piano di Rischio e la rispondenza del risk assessment-rischio terzi non è trasparente nel databse di input. Aeroporti come infrastrutture-impianti, probabilmente, altamente nocivi per le comunità circostanti e quelle prossime. Perché allora non istruire adeguate inchieste, del tutto trasparenti, e con verifiche? 19 Novembre 2018

Aeroporto Perugia, ancora un Piano di Rischio da adeguare

Quanti sono i Comuni inadempienti nel resto del Belpaese? Ecco quindi un Comune, quello di Assisi, che a detta del consigliere Bartolini ha l'obbligo, come i restanti Comuni di sedime aeroportuale del Sant'Egidio, che deve promulgare un Piano di Rischio congiunto e integrato. La notizia è apparsa sui media locali e l'ENAC stesso avrebbe sollecitato una ottemperanza attesa dal 2005.

Il Consigliere dichiara che“Non si tratta di un passaggio puramente burocratico e privo di conseguenze negative, poiché il mancato parere favorevole da parte dell’ENAC impedisce al Comune di rilasciare qualsiasi autorizzazione per costruire, ristrutturare, ampliare, effettuare cambi d’uso e ogni altro permesso in materia edilizia, con grave danno a imprese e cittadini”.

Una interpellanza specifica dovrebbe consentire in definita, non solo di mettere a norma l'operatività dell'infrastruttura aeroportuale, ma anche certificare eventuali edificazioni private e costruzioni nella attigua zona artigianale e industriale di Petrignano. 15 Novembre 2018

ENAC, aeroporti e Piano di Rischio: quanti sono i Comuni inadempienti?

Dalle piste civili che non sono in regola a quelle militari da legiferare! Il quadro è di tutti gli aeroporti aperti al traffico aereo civile commerciale di di aviazione generale, ma anche quelli militari, siano essi Italiani, Nato e/o USA. Perciò dalle piste delle aviosuperfici a quelli dei voli nazionali, internazionali e intercontinentali. Ma la normativa ENAC precisa che “Applicabilità La regolamentazione relativa ai piani di rischio si applica, come previsto dall’art. 707 del Codice della Navigazione, a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile”, ed esclude le piste militari. Che le popolazioni dell'intorno delle aerobasi sono, forse, cittadini di serie B e/o la competenza per deliberare un regolamento altrettanto a tutela del territorio e della comunità riguarda il Ministero della Difesa?

La realtà attuativa del Piano di Rischio, al momento, riguarda esclusivamente le piste civili di Codice 1,2, 3 e 4 D. In sostanza quelle con lunghezza di pista inferiore a 800 metri (Codice 1), tra 800 mt e 1200 mt (Codice2), tra 1200-1800mt (Codice 3) sopra 1800 mt (codice 4). I Comuni aeroportuali dei maggiori e minori sotto elencati , oltre a quelli delle aviosuperfici che seguono dovrebbero aver ottemperato al Regolamento ENAC dal 2005 e – quelli di Codice 3 e 4 - integrando dal 2011. E' stato fatto? Chi ha controllato?

Aeroporti nazionali, internazionali e intercontinentali:

Milano Malpensa

Roma Fiumicino 

Venezia

Aeroporti nazionali e internazionali:

Alghero

Ancona

Bari

Bergamo

Bologna

Bolzano

Brescia

Brindisi

Cagliari

Catania

Comiso

Cuneo

Firenze

Foggia

Genova

Lamezia Terme

Lampedusa

Milano Linate

Napoli

Olbia

Palermo

Pantelleria

Parma

Perugia

Pescara

Pisa

Reggio Calabria

Rimini

Roma Ciampino

Salerno

Taranto

Torino

Trapani

Treviso

Trieste

Verona

 

Aviosuperfici (elenco by Wikipedia):

 

Abruzzo

Aviosuperficie Avio 40 - Luco dei Marsi (AQ)

Aviosuperficie Celano - Celano (AQ)

Aviosuperficie Il Pratone - Carsoli (AQ)

Aviosuperficie L'Aquila - Poggio Picenze (AQ)

Aviosuperficie La porta delle aquile - Alanno (PE)

Aviosuperficie Parchi d'Abruzzo - Corfinio (AQ)

Aviosuperficie Val Vibrata - Corropoli (TE)

Aviosuperficie Villa Selva Airpark - Civitella del Tronto (TE)

Basilicata

Aviosuperficie Enrico Mattei - Pisticci (MT)

Aviosuperficie Falcone - Villaggio Gaudiano (PZ)

Aviosuperficie Grumentum - Grumento Nova (PZ)

Aviosuperficie Pantano di Pignola - Pignola (PZ)

Calabria

[Aviosuperficie Alicalabria - Rombiolo (VV)

Aviosuperficie Cosenza - Bisignano (CS)

Aviosuperficie Franca - Cotronei (KR)

Aviosuperficie Pasquale Domestico - Castrovillari (CS)

Aviosuperficie Scalea - Scalea (CS)

Aviosuperficie Sibari Fly - Cassano all'Ionio (CS)

Campania

Aviosuperfice Acerra - Acerra (CE)

Aviosuperficie Alivallo - Teggiano (SA)

Aviosuperfice Altavilla Airfield - Altavilla Silentina (SA)

Aviosuperficie Area 69 - Pontelatone (CE)

Aviosuperficie del sole - Pontecagnano Faiano (SA)

Aviosuperficie Ditellandia - Castel Volturno (CE)

Aviosuperfice Fly Club - Sant'Agata de' Goti (BN)

Aviosuperficie La Selva - Vitulazio (CE)

Aviosuperfice Skyufita - Frigento (AV)

Aviosuperfice Oasi di Peppe - Capaccio Paestum (SA)

Aviosuperficie Benevento-Olivola - Benevento

Aviosuperfice Rains Club - Caiazzo (CE)

Aviosuperficie Umberto Nobile - Sessa Aurunca (CE)

Aviosuperficie Volturno Fly - Limatola (BN)

Emilia-Romagna

Aviosuperficie Aeroclub Piacenza - Gragnano Trebbiense (PC)

Aviosuperficie Ali di Classe - Lido di Classe (RA)

Aviosuperficie Aviodelta - Felino (PR)

Aviosuperficie Banda Bassotti - Concordia sulla Secchia (MO)

Aviosuperficie Castellazzo - Reggio Emilia

Aviosuperficie Cortina di Alseno - Alseno (PC)

Aviosuperficie Deltaland - San Possidonio (MO)

Aviosuperficie Estense Aer Club - Finale Emilia (MO)

Aviosuperficie Friel Ostellato - Ostellato (FE)

Aviosuperficie Guglielmo Zamboni - Ozzano dell'Emilia (BO)

Aviosuperficie Il Gabbione - Conselice (RA)

Aviosuperficie Il Go - Agazzano (PC)

Aviosuperficie Le Caninaglie - Agazzano (PC)

Aviosuperficie Lyra 34 - Lugo (RA)

Aviosuperficie Molinella - Molinella (BO)

Aviosuperficie Reno Air Club - Argelato (BO)

Aviosuperficie Rubbiano - Solignano (PR)

Aviosuperficie Santarcangelo - Santarcangelo di Romagna (RN)

Aviosuperficie Sassuolo - Sassuolo (MO)

Aviosuperficie Tabularia - Poviglio (RE)

Aviosuperficie Valle Gaffaro - Codigoro (FE)

Aviosuperficie Vraglia - Imola (BO)

Friuli-Venezia Giulia

Aviosuperficie AS 77 - Mortegliano (Mediofriuli)

Aviosuperficie Associazione Volo Chiasiellis - Mortegliano (Mediofriuli)

Aviosuperficie Fly & Joy - Premariacco (Natisone)

Aviosuperficie La Comina - Pordenone

Aviosuperficie Piancada - Palazzolo dello Stella (Riviera - Bassa Friulana)

Aviosuperficie Pittini A.V.R.O. - Osoppo (Collinare)

Aviosuperficie Pravisdomini - Pravisdomini (Sile e Meduna)

Aviosuperficie Trivignano Udinese - Trivignano Udinese (Agro Aquileiese)

Lazio

Aviosuperficie Ali Nettuno - Nettuno (RM)

Aviosuperficie Alicocco - Ferentino (FR)

Aviosuperficie Alisoriano - Soriano nel Cimino (VT)

Aviosuperficie Alituscia - Vejano (VT)

Aviosuperficie Amici del Volo - Alvito (FR)

Aviosuperficie Arma - Nettuno (RM)

Aviosuperficie Aviocaipoli - Gallicano nel Lazio (RM)

Aviosuperficie Carocci - Nepi (VT)

Aviosuperficie Condor - Latina

Aviosuperficie Divinangelo Primo - Sezze (LT)

Aviosuperficie Easy Flyte - Capena (RM)

Aviosuperficie Fiano Romano - Fiano Romano (RM)

Aviosuperficie Fly Center - Aprilia (LT)

Aviosuperficie Fly Roma - Monte Compatri (RM)

Aviosuperficie Fonte di Papa - Roma

Aviosuperficie Gallese Santa Lucia - Gallese (VT)

Aviosuperficie Giardini di Corcolle - Roma

Aviosuperficie La Bagnara - Monte San Giovanni Campano (FR)

Aviosuperficie La Celsetta - Campagnano di Roma (RM)

Aviosuperficie La Torre - Artena (RM)

Aviosuperficie Monti della Tolfa - Tolfa (RM)

Aviosuperficie Ocria - Orte (VT)

Aviosuperficie Pegaso Club 2000 - Pontinia (LT)

Aviosuperficie Pegaso Flying Club - Ceccano (FR)

Aviosuperficie Ponte Galeria LIAD - Roma

Aviosuperficie di Roma Nord Capena - Capena (RM)

Aviosuperficie Sabaudia - Sabaudia (LT)

Aviosuperficie San Lazzaro - Tuscania (VT)

Aviosuperficie Santa Bruna - Corchiano (VT)

Aviosuperficie Santo Stefano - Anguillara Sabazia (RM)

Aviosuperficie Tucano - Fiano Romano (RM)

Aviosuperficie Umiltà - Nepi (VT)

Aviosuperficie Vall'Ornara - Roma

Aviosuperficie Valle Santa - Rieti

Aviosuperficie Vallicella - Sutri (VT)

Liguria

Non sono presenti aviosuperfici riconosciute dall'ENAC

Lombardia

Aviosuperficie Airone - Origgio (VA)

Aviosuperficie Albairate - Albairate (MI)

Aviosuperficie Cogliate - Cogliate (MB)

Aviosuperficie Baialupo - Cassano d'Adda (MI)

Aviosuperficie Caiolo - Caiolo (SO)

Aviosuperficie Carzago Riviera - Calvagese della Riviera (BS)

Aviosuperficie Cascina Permuta - Vigevano (PV)

Aviosuperficie Cascina Viscontina - Vigevano (PV)

Aviosuperficie Ceresara - Ceresara (MN)

Aviosuperficie Città di Curtatone - Curtatone (MN)

Aviosuperficie Club Astra - Mezzana Bigli (MN)

Aviosuperficie Dovera - Dovera (CR)

Aviosuperficie Ea del parco - Anzano del Parco (CO)

Aviosuperficie Eroma - Lonato del Garda (BS)

Aviosuperficie Kong - Monte Marenzo (LC)

Aviosuperficie La Ceriella - Castello d'Agogna (PV)

Aviosuperficie La Speziana - Spessa (PV)

Aviosuperficie Le Panizze - Lonato del Garda (BS)

Aviosuperficie Lodi - Cornegliano Laudense (LO)

Aviosuperficie Luciano Sorlini S.p.A. - Calvagese della Riviera (BS)

Aviosuperficie Massalengo - Cornegliano Laudense (LO)

Aviosuperficie Navigli - Abbiategrasso (MI)

Aviosuperficie Naviglio Grande - Massalengo (LO)

Aviosuperficie Padenghe - Moniga del Garda (BS)

Aviosuperficie Pradelle - Torbole Casaglia (BS)

Aviosuperficie Punto Volo Torlino - Torlino Vimercati (CR)

Aviosuperficie Quattroruote - Vidigulfo (PV)

Aviosuperficie Rocca Bertana - Rodigo (MN)

Aviosuperficie Rosangeles - Rosate (MI)

Aviosuperficie San martino di Ceresara - Ceresara (MN)

Aviosuperficie Santa Lucia - Comezzano-Cizzago (BS)

Aviosuperficie Settefrati - Rodigo (MN)

Aviosuperficie Silvio Scaroni - Bedizzole (BS)

Aviosuperficie Umberto Mascioni - Cuvio (VA)

Aviosuperficie Vigarolo - Borghetto Lodigiano (LO)

Aviosuperficie Volare Onlus - Ghedi (BS)

Marche

Aviosuperficie Del Fermano - Fermo

Aviosuperficie Bore in Chienti - Corridonia (MC)

Aviosuperficie Guido Paci - Montegiorgio (FM)

Aviosuperficie Madonna di Loreto - Recanati (MC)

Aviosuperficie Rancia - Tolentino (MC)

Aviosuperficie San Cassiano - Fabriano (AN)

Aviosuperficie Sant'Anna - Montecassiano (MC)

Aviosuperficie Tronto - Monteprandone (AP)

Aviosuperficie Valcesano - Monte Porzio (PU)

Molise

Aviosuperficie base aerea della protezione civile - Campochiaro (CB)

Piemonte

Aviosuperficie Acqui Terme - Acqui Terme (AL)

Aviosuperficie Alpe Meggiana - Piode (VC)

Aviosuperficie Angiale - Vigone (TO)

Aviosuperficie Astigiana - Castello di Annone (AT)

Aviosuperficie Boglietto - Costigliole d'Asti (AT)

Aviosuperficie Ca' Lunga - Pezzolo Valle Uzzone (CN)

Aviosuperficie Casaleggio - Casaleggio Novara (NO)

Aviosuperficie Cascina Grecia - Cuceglio (TO)

Aviosuperficie Cascina Valentino - Envie (CN)

Aviosuperficie Castelnuovo Don Bosco - Castelnuovo Don Bosco (AT)

Aviosuperficie Chavez Marini - Masera (VB)

Aviosuperficie Cumiana - Cumiana (TO)

Aviosuperficie Francavilla Bisio - Francavilla Bisio (AL)

Aviosuperficie Garzigliana - Garzigliana (TO)

Aviosuperficie Gattinara - Gattinara (VC)

Aviosuperficie Giancarlo Filippi - Mondovì (CN)

Aviosuperficie Il picchio - Borgo Ticino (NO)

Aviosuperficie Marc Ingegno - Varallo (VC)

Aviosuperficie Marini-Geo Chavez - Masera (VB)

Aviosuperficie Megolo - Pieve Vergonte (VB)

Aviosuperficie Moncucco Vische - Vische (TO)

Aviosuperficie Montalto Dora - Montalto Dora (TO)

Aviosuperficie Pegasus - Busano (TO)

Aviosuperficie Pianfei - Pianfei (CN)

Aviosuperficie Piovera - Piovera (AL)

Aviosuperficie Prati Nuovi - Mazzè (TO)

Aviosuperficie San Michele - Fontaneto d'Agogna (NO)

Aviosuperficie Tortona - Tortona (AL)

Aviosuperficie Valentino - Castelletto Stura (CN)

Puglia

Aviosuperficie Aerotre - Manduria (TA)

Aviosuperficie Antares - San Pietro Vernotico (BR)

Aviosuperficie Capitano Pilota Saverio Tedesco - San Giovanni Rotondo (FG)

Aviosuperficie Ceraso - Altamura (BA)

Aviosuperficie Corte - Melpignano (LE)

Aviosuperficie Esperti - Cellino San Marco (BR)

Aviosuperficie Fondone - Lecce

Aviosuperficie Marchese - Lucera (FG)

Aviosuperficie Melendugno - Melendugno (LE)

Aviosuperficie Monticchio - Pulsano (TA)

Aviosuperficie Santa Chiara - Nardò (LE)

Aviosuperficie Tenuta Tannoia - Andria

Sardegna

Aviosuperficie Aliquirra - Perdasdefogu (NU)

Aviosuperficie Amici dell'aria - Settimo San Pietro (CA)

Aviosuperficie Antica Sardegna - Castiadas (SU)

Aviosuperficie Avielsar - Villaputzu (SU)

Aviosuperficie di Dorgali - Dorgali (NU)

Aviosuperficie Girasole - Girasole (NU)

Aviosuperficie La tana del volo - Siliqua (SU)

Aviosuperficie Loelle - Buddusò (SS)

Aviosuperficie Lu Scupaglio - Posada (NU)

Aviosuperficie Pista Vada Costa Paradiso - Trinità d'Agultu e Vignola (SS)

Aviosuperficie Platamona - Sassari

Aviosuperficie Stintino - Stintino (SS)

Aviosuperficie Torre Foghe - Tresnuraghes (OR)

Aviosuperficie XPTZ - Decimoputzu (SU)

Sicilia

Aviosuperficie Airone - Gela (CL)

Aviosuperficie Agrigento Airfield - Favara (AG)

Aviosuperficie Aquila Solitaria - Caltanissetta

Aviosuperficie Aretusa Fly - Canicattini Bagni (SR)

Aviosuperficie Avola - Avola (SR)

Aviosuperficie Bovarella - Salemi (TP)

Aviosuperficie Calatabiano - Calatabiano (CT)

Aviosuperficie Etna Volo - Fiumefreddo di Sicilia (CT)

Aviosuperficie Fly Team Paceco - Paceco (TP)

Aviosuperficie Giubiliana - Ragusa

Aviosuperficie Maletto Fly - Maletto (CT)

Aviosuperficie Marano - Pietraperzia (EN)

Aviosuperficie Marina di Modica - Modica (RG)

Aviosuperficie Massarotti - Caltagirone (CT)

Aviosuperficie Minotaurus e Medusa - Caronia (ME)

Aviosuperficie Paternò - Paternò (CT)

Aviosuperficie Ramacca Margherito - Ramacca (CT)

Aviosuperficie Rinaura - Siracusa

Aviosuperficie Sorvoliamo - Comiso (RG)

Aviosuperficie Tenuta La Fenice - Caltanissetta

Aviosuperficie Terranova - Menfi (AG)

Toscana

Aviosuperficie Aero Club Valdarno - Cavriglia (AR)

Aviosuperficie Aliscarlino - Scarlino (GR)

Aviosuperficie Avio Club Chiusdino - Chiusdino (SI)

Aviosuperficie Bolgheri - Castagneto Carducci (LI)

Aviosuperficie Casenovole - Civitella Paganico (GR)

Aviosuperficie Cecina - Cecina (LI)

Aviosuperficie Serristori - Castiglion Fiorentino (AR)

Aviosuperficie Club Ibis - Campiglia Marittima (LI)

Aviosuperficie Collina - Borgo San Lorenzo (FI)

Aviosuperficie Costa d'argento - Orbetello (GR)

Aviosuperficie Dedalo - Scarlino (GR)

Aviosuperficie Delta Condor - Massarosa (LU)

Aviosuperficie Empoli - Empoli (FI)

Aviosuperficie Flying Buttero - Manciano (GR)

Aviosuperficie Galliano - Barberino di Mugello (FI)

Aviosuperficie Grecciano - Collesalvetti (LI)

Aviosuperficie Grosseto - Grosseto

Aviosuperficie Il Borro - Terranuova Bracciolini (AR)

Aviosuperficie Il Gabbiano - San Vincenzo (Italia) (LI)

Aviosuperficie Il pinguino - Quarrata (PT)

Aviosuperficie Il Terriccio - Cecina (LI)

Aviosuperficie La filanda - Pergine Valdarno (AR)

Aviosuperficie Le Prata - San Giuliano Terme (PI)

Aviosuperficie Livorno-Grecciano - Collesalvetti (LI)

Aviosuperficie Massimo Costa - San Vincenzo (LI)

Aviosuperficie Mensanello - Colle di Val d'Elsa (SI)

Aviosuperficie Montecchio Vesponi - Castiglion Fiorentino (AR)

Aviosuperficie Pian d'Alma - Castiglione della Pescaia (GR)

Aviosuperficie Porta della Maremma - Cecina (LI)

Aviosuperficie Piombino - Piombino (LI)

Aviosuperficie Pratello - Peccioli (PI)

Aviosuperficie Punta Ala - Castiglione della Pescaia (GR)

Aviosuperficie Renzo Storai - Vicchio (FI)

Aviosuperficie Rotocenter - Castelfranco di Sotto (PI)

Aviosuperficie San Sepolcro - Sansepolcro (AR)

Aviosuperficie Siena - Sovicille (SI)

Aviosuperficie Terra del sole - Grosseto

Aviosuperficie Tuscany Flight - San Miniato (PI)

Aviosuperficie Valdera - Capannoli (PI)

Aviosuperficie Valdichiana - Sinalunga (SI)

Aviosuperficie Vivoli - Massa Marittima (GR)

Trentino-Alto Adige

Aviosuperficie Colli in Casies - Valle di Casies (BZ)

Aviosuperficie Costa - Corvara in Badia (BZ)

Aviosuperficie San Genesio - San Genesio Atesino (BZ)

Aviosuperficie Sarentino - Sarentino (BZ)

Aviosuperficie del Tonale - Vermiglio (TN)

Umbria

Aviosuperficie Aligubbio - Gubbio (PG)

Aviosuperficie Ali Libere - Castel Ritaldi (PG)

Aviosuperficie Alfina - Castel Viscardo (TR)

Aviosuperficie Alvaro Leonardi - Terni

Aviosuperficie A.S.D. Fly Felix Montemelino - Magione (PG)

Aviosuperficie Castelvieto - Corciano (PG)

Aviosuperficie Castiglion del Lago - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie Cianoccio - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie il Corvo - Deruta (PG)

Aviosuperficie Fly Club - Terni

Aviosuperficie Gualdo Tadino - Gualdo Tadino (PG)

Aviosuperficie Luigi Belardinelli - Città di Castello (PG)

Aviosuperficie Marco Cantarini - Pietralunga (PG)

Aviosuperficie Montefalco - Montefalco (PG)

Aviosuperficie Narni - Narni (TR)

Aviosuperficie Panicarola - Panicale (PG)

Aviosuperficie Peter Pan - Marsciano (PG)

Aviosuperficie Piedimonte - Acquasparta (TR)

Aviosuperficie Pierantonio - Umbertide (PG)

Aviosuperficie Pista Delfina - Trevi (PG)

Aviosuperficie Sagrantino - Gualdo Cattaneo (PG)

Aviosuperficie San Giorgio di Cascia - Cascia (PG)

Aviosuperficie San Terenziano - Gualdo Cattaneo (PG)

Aviosuperficie Sant'Illuminato - Città di Castello (PG)

Aviosuperficie Santa Maria Rossa - Perugia

Aviosuperficie Todi - Todi (PG)

Aviosuperficie Trasimeno - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie Walter Ratticchieri - Todi (PG)

Valle d'Aosta

Aviosuperficie Aosta - Saint-Christophe (AO)

Aviosuperficie Chamois - Chamois (AO)

Veneto

Aviosuperficie Ali sul Graticolato - Camposampiero (PD)

Aviosuperficie AliCaorle - Caorle (VE)

Aviosuperficie Arca - San Zenone degli Ezzelini (TV)

Aviosuperficie Arcadia - Pastrengo (VR)

Aviosuperficie Area 51 (Il campo è stato chiuso[senza fonte]) - Mestrino (PD)

Aviosuperficie di Bagnoli di Sopra - Bagnoli di Sopra (PD)

Aviosuperficie Bibione Agriturismo Toniatti - San Michele al Tagliamento (VE)

Aviosuperficie Ca del Fior - Eraclea (VE)

Aviosuperficie Caposile - San Donà di Piave (VE)

Aviosuperficie Cassola - Cassola (VI)

Aviosuperficie Colli Euganei - Pozzonovo (PD)

Aviosuperficie Coraine - Caprino Veronese (VR)

Aviosuperficie Francesco Baracca - Nervesa della Battaglia (TV)

Aviosuperficie Friola di Pozzoleone - Pozzoleone (VI)

Aviosuperficie G. Carrer - Salgareda (TV)

Aviosuperficie Garda Est - Garda (VR)

Aviosuperficie Gen. Daciano Colbachini - Montegaldella (VI)

Aviosuperficie Goffredo Costa - San Giorgio in Bosco (PD)

Aviosuperficie Grave di Papadopoli - Spresiano (TV)

Aviosuperficie Il Ranch - Piazzola sul Brenta (PD)

Aviosuperficie Malcom - Longarone (BL)

Aviosuperficie Marchesane - Bassano del Grappa (VI)

Aviosuperficie Marinafly - San Michele al Tagliamento (VE)

Aviosuperficie Montagnana - Montagnana (PD)

Aviosuperficie Montebelluna - Montebelluna (TV)

Aviosuperficie Montegaldella - Montegaldella (VI)

Aviosuperficie Parco Livenza - San Stino di Livenza (VE)

Aviosuperficie Pegaso - Campolongo Maggiore (VE)

Aviosuperficie San Felice - Trichiana (BL)

Aviosuperficie San Giuseppe - Vidor (TV)

Aviosuperficie Sant'Apollinare - Rovigo

Aviosuperficie Skydive Venice - San Stino di Livenza (VE)

Aviosuperficie Stella - Fiesso Umbertiano (RO). 13 Novembre 2018

ENAC, aeroporti e Piano di Rischio: quanti sono i Comuni inadempienti?

Dalle piste civili che non sono in regola a quelle militari da legiferare! Il quadro è di tutti gli aeroporti aperti al traffico aereo civile commerciale di di aviazione generale, ma anche quelli militari, siano essi Italiani, Nato e/o USA. Perciò dalle piste delle aviosuperfici a quelli dei voli nazionali, internazionali e intercontinentali. Ma la normativa ENAC precisa che “Applicabilità La regolamentazione relativa ai piani di rischio si applica, come previsto dall’art. 707 del Codice della Navigazione, a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile”, ed esclude le piste militari. Che le popolazioni dell'intorno delle aerobasi sono, forse, cittadini di serie B e/o la competenza per deliberare un regolamento altrettanto a tutela del territorio e della comunità riguarda il Ministero della Difesa?

La realtà attuativa del Piano di Rischio, al momento, riguarda esclusivamente le piste civili di Codice 1,2, 3 e 4 D. In sostanza quelle con lunghezza di pista inferiore a 800 metri (Codice 1), tra 800 mt e 1200 mt (Codice2), tra 1200-1800mt (Codice 3) sopra 1800 mt (codice 4). I Comuni aeroportuali dei maggiori e minori sotto elencati , oltre a quelli delle aviosuperfici che seguono dovrebbero aver ottemperato al Regolamento ENAC dal 2005 e – quelli di Codice 3 e 4 - integrando dal 2011. E' stato fatto? Chi ha controllato?

Aeroporti nazionali, internazionali e intercontinentali:

Milano Malpensa

Roma Fiumicino 

Venezia

Aeroporti nazionali e internazionali:

.Alghero

Ancona

Bari

Bergamo

Bologna

Bolzano

Brescia

Brindisi

Cagliari

Catania

Comiso

Cuneo

Firenze

Foggia

Genova

Lamezia Terme

Lampedusa

Milano Linate

Napoli

Olbia

Palermo

Pantelleria

Parma

Perugia

Pescara

Pisa

Reggio Calabria

Rimini

Roma Ciampino

Salerno

Taranto

Torino

Trapani

Treviso

Trieste

Verona

 

Aviosuperfici (elenco by Wikipedia):

 

Abruzzo

Aviosuperficie Avio 40 - Luco dei Marsi (AQ)

Aviosuperficie Celano - Celano (AQ)

Aviosuperficie Il Pratone - Carsoli (AQ)

Aviosuperficie L'Aquila - Poggio Picenze (AQ)

Aviosuperficie La porta delle aquile - Alanno (PE)

Aviosuperficie Parchi d'Abruzzo - Corfinio (AQ)

Aviosuperficie Val Vibrata - Corropoli (TE)

Aviosuperficie Villa Selva Airpark - Civitella del Tronto (TE)

Basilicata

Aviosuperficie Enrico Mattei - Pisticci (MT)

Aviosuperficie Falcone - Villaggio Gaudiano (PZ)

Aviosuperficie Grumentum - Grumento Nova (PZ)

Aviosuperficie Pantano di Pignola - Pignola (PZ)

Calabria

[Aviosuperficie Alicalabria - Rombiolo (VV)

Aviosuperficie Cosenza - Bisignano (CS)

Aviosuperficie Franca - Cotronei (KR)

Aviosuperficie Pasquale Domestico - Castrovillari (CS)

Aviosuperficie Scalea - Scalea (CS)

Aviosuperficie Sibari Fly - Cassano all'Ionio (CS)

Campania

Aviosuperfice Acerra - Acerra (CE)

Aviosuperficie Alivallo - Teggiano (SA)

Aviosuperfice Altavilla Airfield - Altavilla Silentina (SA)

Aviosuperficie Area 69 - Pontelatone (CE)

Aviosuperficie del sole - Pontecagnano Faiano (SA)

Aviosuperficie Ditellandia - Castel Volturno (CE)

Aviosuperfice Fly Club - Sant'Agata de' Goti (BN)

Aviosuperficie La Selva - Vitulazio (CE)

Aviosuperfice Skyufita - Frigento (AV)

Aviosuperfice Oasi di Peppe - Capaccio Paestum (SA)

Aviosuperficie Benevento-Olivola - Benevento

Aviosuperfice Rains Club - Caiazzo (CE)

Aviosuperficie Umberto Nobile - Sessa Aurunca (CE)

Aviosuperficie Volturno Fly - Limatola (BN)

Emilia-Romagna

Aviosuperficie Aeroclub Piacenza - Gragnano Trebbiense (PC)

Aviosuperficie Ali di Classe - Lido di Classe (RA)

Aviosuperficie Aviodelta - Felino (PR)

Aviosuperficie Banda Bassotti - Concordia sulla Secchia (MO)

Aviosuperficie Castellazzo - Reggio Emilia

Aviosuperficie Cortina di Alseno - Alseno (PC)

Aviosuperficie Deltaland - San Possidonio (MO)

Aviosuperficie Estense Aer Club - Finale Emilia (MO)

Aviosuperficie Friel Ostellato - Ostellato (FE)

Aviosuperficie Guglielmo Zamboni - Ozzano dell'Emilia (BO)

Aviosuperficie Il Gabbione - Conselice (RA)

Aviosuperficie Il Go - Agazzano (PC)

Aviosuperficie Le Caninaglie - Agazzano (PC)

Aviosuperficie Lyra 34 - Lugo (RA)

Aviosuperficie Molinella - Molinella (BO)

Aviosuperficie Reno Air Club - Argelato (BO)

Aviosuperficie Rubbiano - Solignano (PR)

Aviosuperficie Santarcangelo - Santarcangelo di Romagna (RN)

Aviosuperficie Sassuolo - Sassuolo (MO)

Aviosuperficie Tabularia - Poviglio (RE)

Aviosuperficie Valle Gaffaro - Codigoro (FE)

Aviosuperficie Vraglia - Imola (BO)

Friuli-Venezia Giulia

Aviosuperficie AS 77 - Mortegliano (Mediofriuli)

Aviosuperficie Associazione Volo Chiasiellis - Mortegliano (Mediofriuli)

Aviosuperficie Fly & Joy - Premariacco (Natisone)

Aviosuperficie La Comina - Pordenone

Aviosuperficie Piancada - Palazzolo dello Stella (Riviera - Bassa Friulana)

Aviosuperficie Pittini A.V.R.O. - Osoppo (Collinare)

Aviosuperficie Pravisdomini - Pravisdomini (Sile e Meduna)

Aviosuperficie Trivignano Udinese - Trivignano Udinese (Agro Aquileiese)

Lazio

Aviosuperficie Ali Nettuno - Nettuno (RM)

Aviosuperficie Alicocco - Ferentino (FR)

Aviosuperficie Alisoriano - Soriano nel Cimino (VT)

Aviosuperficie Alituscia - Vejano (VT)

Aviosuperficie Amici del Volo - Alvito (FR)

Aviosuperficie Arma - Nettuno (RM)

Aviosuperficie Aviocaipoli - Gallicano nel Lazio (RM)

Aviosuperficie Carocci - Nepi (VT)

Aviosuperficie Condor - Latina

Aviosuperficie Divinangelo Primo - Sezze (LT)

Aviosuperficie Easy Flyte - Capena (RM)

Aviosuperficie Fiano Romano - Fiano Romano (RM)

Aviosuperficie Fly Center - Aprilia (LT)

Aviosuperficie Fly Roma - Monte Compatri (RM)

Aviosuperficie Fonte di Papa - Roma

Aviosuperficie Gallese Santa Lucia - Gallese (VT)

Aviosuperficie Giardini di Corcolle - Roma

Aviosuperficie La Bagnara - Monte San Giovanni Campano (FR)

Aviosuperficie La Celsetta - Campagnano di Roma (RM)

Aviosuperficie La Torre - Artena (RM)

Aviosuperficie Monti della Tolfa - Tolfa (RM)

Aviosuperficie Ocria - Orte (VT)

Aviosuperficie Pegaso Club 2000 - Pontinia (LT)

Aviosuperficie Pegaso Flying Club - Ceccano (FR)

Aviosuperficie Ponte Galeria LIAD - Roma

Aviosuperficie di Roma Nord Capena - Capena (RM)

Aviosuperficie Sabaudia - Sabaudia (LT)

Aviosuperficie San Lazzaro - Tuscania (VT)

Aviosuperficie Santa Bruna - Corchiano (VT)

Aviosuperficie Santo Stefano - Anguillara Sabazia (RM)

Aviosuperficie Tucano - Fiano Romano (RM)

Aviosuperficie Umiltà - Nepi (VT)

Aviosuperficie Vall'Ornara - Roma

Aviosuperficie Valle Santa - Rieti

Aviosuperficie Vallicella - Sutri (VT)

Liguria

Non sono presenti aviosuperfici riconosciute dall'ENAC

Lombardia

Aviosuperficie Airone - Origgio (VA)

Aviosuperficie Albairate - Albairate (MI)

Aviosuperficie Cogliate - Cogliate (MB)

Aviosuperficie Baialupo - Cassano d'Adda (MI)

Aviosuperficie Caiolo - Caiolo (SO)

Aviosuperficie Carzago Riviera - Calvagese della Riviera (BS)

Aviosuperficie Cascina Permuta - Vigevano (PV)

Aviosuperficie Cascina Viscontina - Vigevano (PV)

Aviosuperficie Ceresara - Ceresara (MN)

Aviosuperficie Città di Curtatone - Curtatone (MN)

Aviosuperficie Club Astra - Mezzana Bigli (MN)

Aviosuperficie Dovera - Dovera (CR)

Aviosuperficie Ea del parco - Anzano del Parco (CO)

Aviosuperficie Eroma - Lonato del Garda (BS)

Aviosuperficie Kong - Monte Marenzo (LC)

Aviosuperficie La Ceriella - Castello d'Agogna (PV)

Aviosuperficie La Speziana - Spessa (PV)

Aviosuperficie Le Panizze - Lonato del Garda (BS)

Aviosuperficie Lodi - Cornegliano Laudense (LO)

Aviosuperficie Luciano Sorlini S.p.A. - Calvagese della Riviera (BS)

Aviosuperficie Massalengo - Cornegliano Laudense (LO)

Aviosuperficie Navigli - Abbiategrasso (MI)

Aviosuperficie Naviglio Grande - Massalengo (LO)

Aviosuperficie Padenghe - Moniga del Garda (BS)

Aviosuperficie Pradelle - Torbole Casaglia (BS)

Aviosuperficie Punto Volo Torlino - Torlino Vimercati (CR)

Aviosuperficie Quattroruote - Vidigulfo (PV)

Aviosuperficie Rocca Bertana - Rodigo (MN)

Aviosuperficie Rosangeles - Rosate (MI)

Aviosuperficie San martino di Ceresara - Ceresara (MN)

Aviosuperficie Santa Lucia - Comezzano-Cizzago (BS)

Aviosuperficie Settefrati - Rodigo (MN)

Aviosuperficie Silvio Scaroni - Bedizzole (BS)

Aviosuperficie Umberto Mascioni - Cuvio (VA)

Aviosuperficie Vigarolo - Borghetto Lodigiano (LO)

Aviosuperficie Volare Onlus - Ghedi (BS)

Marche

Aviosuperficie Del Fermano - Fermo

Aviosuperficie Bore in Chienti - Corridonia (MC)

Aviosuperficie Guido Paci - Montegiorgio (FM)

Aviosuperficie Madonna di Loreto - Recanati (MC)

Aviosuperficie Rancia - Tolentino (MC)

Aviosuperficie San Cassiano - Fabriano (AN)

Aviosuperficie Sant'Anna - Montecassiano (MC)

Aviosuperficie Tronto - Monteprandone (AP)

Aviosuperficie Valcesano - Monte Porzio (PU)

Molise

Aviosuperficie base aerea della protezione civile - Campochiaro (CB)

Piemonte

Aviosuperficie Acqui Terme - Acqui Terme (AL)

Aviosuperficie Alpe Meggiana - Piode (VC)

Aviosuperficie Angiale - Vigone (TO)

Aviosuperficie Astigiana - Castello di Annone (AT)

Aviosuperficie Boglietto - Costigliole d'Asti (AT)

Aviosuperficie Ca' Lunga - Pezzolo Valle Uzzone (CN)

Aviosuperficie Casaleggio - Casaleggio Novara (NO)

Aviosuperficie Cascina Grecia - Cuceglio (TO)

Aviosuperficie Cascina Valentino - Envie (CN)

Aviosuperficie Castelnuovo Don Bosco - Castelnuovo Don Bosco (AT)

Aviosuperficie Chavez Marini - Masera (VB)

Aviosuperficie Cumiana - Cumiana (TO)

Aviosuperficie Francavilla Bisio - Francavilla Bisio (AL)

Aviosuperficie Garzigliana - Garzigliana (TO)

Aviosuperficie Gattinara - Gattinara (VC)

Aviosuperficie Giancarlo Filippi - Mondovì (CN)

Aviosuperficie Il picchio - Borgo Ticino (NO)

Aviosuperficie Marc Ingegno - Varallo (VC)

Aviosuperficie Marini-Geo Chavez - Masera (VB)

Aviosuperficie Megolo - Pieve Vergonte (VB)

Aviosuperficie Moncucco Vische - Vische (TO)

Aviosuperficie Montalto Dora - Montalto Dora (TO)

Aviosuperficie Pegasus - Busano (TO)

Aviosuperficie Pianfei - Pianfei (CN)

Aviosuperficie Piovera - Piovera (AL)

Aviosuperficie Prati Nuovi - Mazzè (TO)

Aviosuperficie San Michele - Fontaneto d'Agogna (NO)

Aviosuperficie Tortona - Tortona (AL)

Aviosuperficie Valentino - Castelletto Stura (CN)

Puglia

Aviosuperficie Aerotre - Manduria (TA)

Aviosuperficie Antares - San Pietro Vernotico (BR)

Aviosuperficie Capitano Pilota Saverio Tedesco - San Giovanni Rotondo (FG)

Aviosuperficie Ceraso - Altamura (BA)

Aviosuperficie Corte - Melpignano (LE)

Aviosuperficie Esperti - Cellino San Marco (BR)

Aviosuperficie Fondone - Lecce

Aviosuperficie Marchese - Lucera (FG)

Aviosuperficie Melendugno - Melendugno (LE)

Aviosuperficie Monticchio - Pulsano (TA)

Aviosuperficie Santa Chiara - Nardò (LE)

Aviosuperficie Tenuta Tannoia - Andria

Sardegna

Aviosuperficie Aliquirra - Perdasdefogu (NU)

Aviosuperficie Amici dell'aria - Settimo San Pietro (CA)

Aviosuperficie Antica Sardegna - Castiadas (SU)

Aviosuperficie Avielsar - Villaputzu (SU)

Aviosuperficie di Dorgali - Dorgali (NU)

Aviosuperficie Girasole - Girasole (NU)

Aviosuperficie La tana del volo - Siliqua (SU)

Aviosuperficie Loelle - Buddusò (SS)

Aviosuperficie Lu Scupaglio - Posada (NU)

Aviosuperficie Pista Vada Costa Paradiso - Trinità d'Agultu e Vignola (SS)

Aviosuperficie Platamona - Sassari

Aviosuperficie Stintino - Stintino (SS)

Aviosuperficie Torre Foghe - Tresnuraghes (OR)

Aviosuperficie XPTZ - Decimoputzu (SU)

Sicilia

Aviosuperficie Airone - Gela (CL)

Aviosuperficie Agrigento Airfield - Favara (AG)

Aviosuperficie Aquila Solitaria - Caltanissetta

Aviosuperficie Aretusa Fly - Canicattini Bagni (SR)

Aviosuperficie Avola - Avola (SR)

Aviosuperficie Bovarella - Salemi (TP)

Aviosuperficie Calatabiano - Calatabiano (CT)

Aviosuperficie Etna Volo - Fiumefreddo di Sicilia (CT)

Aviosuperficie Fly Team Paceco - Paceco (TP)

Aviosuperficie Giubiliana - Ragusa

Aviosuperficie Maletto Fly - Maletto (CT)

Aviosuperficie Marano - Pietraperzia (EN)

Aviosuperficie Marina di Modica - Modica (RG)

Aviosuperficie Massarotti - Caltagirone (CT)

Aviosuperficie Minotaurus e Medusa - Caronia (ME)

Aviosuperficie Paternò - Paternò (CT)

Aviosuperficie Ramacca Margherito - Ramacca (CT)

Aviosuperficie Rinaura - Siracusa

Aviosuperficie Sorvoliamo - Comiso (RG)

Aviosuperficie Tenuta La Fenice - Caltanissetta

Aviosuperficie Terranova - Menfi (AG)

Toscana

Aviosuperficie Aero Club Valdarno - Cavriglia (AR)

Aviosuperficie Aliscarlino - Scarlino (GR)

Aviosuperficie Avio Club Chiusdino - Chiusdino (SI)

Aviosuperficie Bolgheri - Castagneto Carducci (LI)

Aviosuperficie Casenovole - Civitella Paganico (GR)

Aviosuperficie Cecina - Cecina (LI)

Aviosuperficie Serristori - Castiglion Fiorentino (AR)

Aviosuperficie Club Ibis - Campiglia Marittima (LI)

Aviosuperficie Collina - Borgo San Lorenzo (FI)

Aviosuperficie Costa d'argento - Orbetello (GR)

Aviosuperficie Dedalo - Scarlino (GR)

Aviosuperficie Delta Condor - Massarosa (LU)

Aviosuperficie Empoli - Empoli (FI)

Aviosuperficie Flying Buttero - Manciano (GR)

Aviosuperficie Galliano - Barberino di Mugello (FI)

Aviosuperficie Grecciano - Collesalvetti (LI)

Aviosuperficie Grosseto - Grosseto

Aviosuperficie Il Borro - Terranuova Bracciolini (AR)

Aviosuperficie Il Gabbiano - San Vincenzo (Italia) (LI)

Aviosuperficie Il pinguino - Quarrata (PT)

Aviosuperficie Il Terriccio - Cecina (LI)

Aviosuperficie La filanda - Pergine Valdarno (AR)

Aviosuperficie Le Prata - San Giuliano Terme (PI)

Aviosuperficie Livorno-Grecciano - Collesalvetti (LI)

Aviosuperficie Massimo Costa - San Vincenzo (LI)

Aviosuperficie Mensanello - Colle di Val d'Elsa (SI)

Aviosuperficie Montecchio Vesponi - Castiglion Fiorentino (AR)

Aviosuperficie Pian d'Alma - Castiglione della Pescaia (GR)

Aviosuperficie Porta della Maremma - Cecina (LI)

Aviosuperficie Piombino - Piombino (LI)

Aviosuperficie Pratello - Peccioli (PI)

Aviosuperficie Punta Ala - Castiglione della Pescaia (GR)

Aviosuperficie Renzo Storai - Vicchio (FI)

Aviosuperficie Rotocenter - Castelfranco di Sotto (PI)

Aviosuperficie San Sepolcro - Sansepolcro (AR)

Aviosuperficie Siena - Sovicille (SI)

Aviosuperficie Terra del sole - Grosseto

Aviosuperficie Tuscany Flight - San Miniato (PI)

Aviosuperficie Valdera - Capannoli (PI)

Aviosuperficie Valdichiana - Sinalunga (SI)

Aviosuperficie Vivoli - Massa Marittima (GR)

Trentino-Alto Adige

Aviosuperficie Colli in Casies - Valle di Casies (BZ)

Aviosuperficie Costa - Corvara in Badia (BZ)

Aviosuperficie San Genesio - San Genesio Atesino (BZ)

Aviosuperficie Sarentino - Sarentino (BZ)

Aviosuperficie del Tonale - Vermiglio (TN)

Umbria[modifica

Aviosuperficie Aligubbio - Gubbio (PG)

Aviosuperficie Ali Libere - Castel Ritaldi (PG)

Aviosuperficie Alfina - Castel Viscardo (TR)

Aviosuperficie Alvaro Leonardi - Terni

Aviosuperficie A.S.D. Fly Felix Montemelino - Magione (PG)

Aviosuperficie Castelvieto - Corciano (PG)

Aviosuperficie Castiglion del Lago - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie Cianoccio - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie il Corvo - Deruta (PG)

Aviosuperficie Fly Club - Terni

Aviosuperficie Gualdo Tadino - Gualdo Tadino (PG)

Aviosuperficie Luigi Belardinelli - Città di Castello (PG)

Aviosuperficie Marco Cantarini - Pietralunga (PG)

Aviosuperficie Montefalco - Montefalco (PG)

Aviosuperficie Narni - Narni (TR)

Aviosuperficie Panicarola - Panicale (PG)

Aviosuperficie Peter Pan - Marsciano (PG)

Aviosuperficie Piedimonte - Acquasparta (TR)

Aviosuperficie Pierantonio - Umbertide (PG)

Aviosuperficie Pista Delfina - Trevi (PG)

Aviosuperficie Sagrantino - Gualdo Cattaneo (PG)

Aviosuperficie San Giorgio di Cascia - Cascia (PG)

Aviosuperficie San Terenziano - Gualdo Cattaneo (PG)

Aviosuperficie Sant'Illuminato - Città di Castello (PG)

Aviosuperficie Santa Maria Rossa - Perugia

Aviosuperficie Todi - Todi (PG)

Aviosuperficie Trasimeno - Castiglione del Lago (PG)

Aviosuperficie Walter Ratticchieri - Todi (PG)

Valle d'Aosta

Aviosuperficie Aosta - Saint-Christophe (AO)

Aviosuperficie Chamois - Chamois (AO)

Veneto

Aviosuperficie Ali sul Graticolato - Camposampiero (PD)

Aviosuperficie AliCaorle - Caorle (VE)

Aviosuperficie Arca - San Zenone degli Ezzelini (TV)

Aviosuperficie Arcadia - Pastrengo (VR)

Aviosuperficie Area 51 (Il campo è stato chiuso[senza fonte]) - Mestrino (PD)

Aviosuperficie di Bagnoli di Sopra - Bagnoli di Sopra (PD)

Aviosuperficie Bibione Agriturismo Toniatti - San Michele al Tagliamento (VE)

Aviosuperficie Ca del Fior - Eraclea (VE)

Aviosuperficie Caposile - San Donà di Piave (VE)

Aviosuperficie Cassola - Cassola (VI)

Aviosuperficie Colli Euganei - Pozzonovo (PD)

Aviosuperficie Coraine - Caprino Veronese (VR)

Aviosuperficie Francesco Baracca - Nervesa della Battaglia (TV)

Aviosuperficie Friola di Pozzoleone - Pozzoleone (VI)

Aviosuperficie G. Carrer - Salgareda (TV)

Aviosuperficie Garda Est - Garda (VR)

Aviosuperficie Gen. Daciano Colbachini - Montegaldella (VI)

Aviosuperficie Goffredo Costa - San Giorgio in Bosco (PD)

Aviosuperficie Grave di Papadopoli - Spresiano (TV)

Aviosuperficie Il Ranch - Piazzola sul Brenta (PD)

Aviosuperficie Malcom - Longarone (BL)

Aviosuperficie Marchesane - Bassano del Grappa (VI)

Aviosuperficie Marinafly - San Michele al Tagliamento (VE)

Aviosuperficie Montagnana - Montagnana (PD)

Aviosuperficie Montebelluna - Montebelluna (TV)

Aviosuperficie Montegaldella - Montegaldella (VI)

Aviosuperficie Parco Livenza - San Stino di Livenza (VE)

Aviosuperficie Pegaso - Campolongo Maggiore (VE)

Aviosuperficie San Felice - Trichiana (BL)

Aviosuperficie San Giuseppe - Vidor (TV)

Aviosuperficie Sant'Apollinare - Rovigo

Aviosuperficie Skydive Venice - San Stino di Livenza (VE)

Aviosuperficie Stella - Fiesso Umbertiano (RO). 13 Novembre 2018

Aeroporti e ostacoli e pericoli per la navigazione aerea

Indispensabile un sistematico censimento di tali situazioni! Come valutarli nel Rischio Terzi? Quali procedure per il loro monitoraggio e/o abbattimento e/o eliminazione? Comunque la loro presenza identifica specifici input e parametri nella definizione delle curve di isorischio!

Appare infine scontato come l'attività aerea debba essere qualificata nei termini di limite del movimento orario/annuale dei voli e la definizione procedure di volo atterraggio-decollo “safety” devono essere identificate per ciascun aeroporto.

ICAO ed ENAC hanno deliberato quelli che sono le minacce all'attività aerea nei pressi di un aeroporto, ovvero lungo le traiettorie di decollo e di atterraggio alle piste, al punto che non solo il censimento degli ostacoli naturali e artificiale rappresenta – o almeno dovrebbe - un riscontro sistematico per ogni aeroporto in parallelo all'identificazione e il monitoraggio annuale delle fonti attrattive entro 13 km.

Quest'ultima attività, come indicato dalla Circolare ENAC APT-01 (fino a 13km dalla pista e/o dalle testate pista) è demandata al gestore aeroportuale.

Una operazione da sviluppare con:

• la condivisione con gli assessorati competenti delle varie amministrazioni locali (comuni, aree metropolitane, regioni) della necessità di realizzare tavoli tecnici, a cui il gestore deve essere chiamato a partecipare, ogni qualvolta si tratti della realizzazione di opere e/o dell’esercizio di attività che possono costituire richiamo per la fauna selvatica nei dintorni dell’aeroporto, anche tramite la condivisione dei relativi atti pubblici;

• l’analisi, ove disponibile e accessibile, delle carte tematiche di uso del suolo relative ai dintorni aeroportuali;

• la creazione di rapporti diretti con tutti gli stakeholders che insistono sulle aree intorno agli aeroporti (Pubblica Amministrazione, agricoltori, imprenditori, ecc.) al fine di sensibilizzarli sul fenomeno del wildlife strike e delle possibili conseguenze; nonché per acquisire informazioni di quanto avviene, relativamente alle fonti di attrazione di fauna selvatica, nei dintorni dell’aeroporto.

L’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile (ICAO) ha indicato quali sono le principali tipologie di utilizzo del territorio che hanno il potenziale di diventare importanti fonti attrattive per la fauna selvatica ad alto rischio.

Queste includono:

• le discariche di rifiuti alimentari;

• gli impianti di trattamento e smaltimento delle acque reflue;

• i laghi naturali e artificiali;

• gli impianti di congelamento del cibo;

• gli impianti ittici;

• le riserve ornitologiche.

Anche nel Cap. 5 del Regolamento ENAC per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti ("Rischio da impatto con volatili”) vengono individuate come oggetto di limitazioni, tra gli altri:

• le discariche e corpi d’acqua aperta o altre aree umide che possono attrarre volatili ed'altra fauna selvatica;

• le attività industriali che prevedono fasi lavorative in grado di attrarre volatili ed altra fauna selvatica (industria manifatturiera, impianti di lavorazione carne/pesce/vegetali, ecc.);

• le attività agricole e di allevamento che possono costituire fonte attrattiva per i volatili ed altra fauna selvatica (coltivazioni agricole attrattive, impianti di itticoltura, allevamenti di bestiame, ecc.);

• le attività antropiche che prevedono l’immissione di fauna libera nell’ambiente (Ambiti Territoriali di Caccia, riserve di caccia e pesca, aree di ripopolamento faunistico, campi di gara per colombofili, aree di addestramento cani da caccia, ecc.).

In realtà l’attrattiva di un sito o di un impianto varia in base a un’infinità di variabili legate alla specie, al momento dell’anno, al clima, al disturbo, ecc.

In questo documento si è scelto di classificare le fonti attrattive più importanti per la fauna selvatica riscontrabili sul territorio nazionale, indicando per ciascuna il livello di rischio, la necessità di intervento e le azioni che è possibile intraprendere, in base alla distanza dall’aeroporto e al fatto che si tratti di fonti attrattive già presenti sul territorio o pianificate.

L’elenco delle fonti attrattive identificate è il seguente:

1. Aree Artificiali

2. Discariche contenenti rifiuti organici non trattati (incluse aree di deposito temporanee);

3. Discariche non contenenti rifiuti organici non trattati (incluse aree di deposito temporanee);

4. Costruzioni e manufatti;

5. Uffici, alberghi, parcheggi, cinema, magazzini non alimentari, distributori di carburante;

6. Impianti industriali manifatturieri;

7. Attività di produzione alimentare;

8. Magazzini alimentari, fast food, drive-in, ristoranti all’aperto, centri commerciali;

9. Cave ed aree estrattive;

10. Aree di cantiere e piazzali industriali;

11. Porti di pesca;

12. Aree verdi urbane (parchi pubblici);

13. Alberature e giardini;

14. Campi sportivi;

15. Maneggi e ippodromi;

16. Campi da golf;

17. Vivai;

18. Zone adibite a picnic, fiere, manifestazioni all’aperto e campeggio.

19. Aree Agricole

20. Seminativi (non irrigui e irrigui);

21. Colture permanenti (vigneti, oliveti, frutteti e frutti minori);

22. Orti;

23. Prati;

24. Allevamenti di bestiame estensivi;

25. Allevamenti di bestiame intensivi.

26. Aree Naturali e semi-naturali

27. Boschi;

28. Aree cespugliate (inclusa macchia mediterranea);

29. Aree con vegetazione erbacea (incluse gariga e steppa);

30. Aree protette terrestri;

31. Riserve di caccia (e aree dove è previsto il rilascio di fauna);

32. Carnai ed aree di alimentazione per la fauna selvatica.

33. Aree Umide

34. Corsi d’acqua, canali e idrovie;

35. Bacini d’acqua naturali e artificiali;

36. Impianti di depurazione acque reflue;

37. Impianti di trattamento di acqua potabile;

38. Produzioni di acquacoltura;

39. Zone umide protette. 7 Novembre 2018

Aeroporti, ANAC e gestioni aeroportuali: verso una nuova inchiesta

Dal 2013 al 2018 ai masterplan al 2030-2046! Con un comunicato stampa datato 19 Dicembre 2013, ANAC – Autorità Nazionale AntiCorruzione aveva conclusa la precedente indagini sulle “gestioni aeroportuali: concessioni rilasciate senza procedure di gara per 40 anni. Sub concessioni affidate in violazione del Codice dei contratti”.

 La nota stampa continuava: “L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp) ha effettuato una indagine per verificare la qualificazione giuridica dei gestori aeroportuali ed accertare se sono soggetti alle norme del Codice dei Contratti Pubblici. 

L’indagine è stata effettuata su un campione rappresentativo compresi tutti quei soggetti che gestiscono gli aeroporti con un traffico di passeggeri superiore ai 3 milioni all’anno.

Secondo lo studio dell’Avcp, tutti i 19 gestori di aeroporti nazionali monitorati rientrano a vario titolo, in base alla loro natura giuridica individuata, nell’applicazione del Codice dei contratti. 

La gran parte delle concessioni di gestione aeroportuale – ha rilevato l’Avcp -  sono state rilasciate per un periodo di 40 anni, senza ricorrere a procedure concorsuali, come sarebbe previsto dalla legge. I gestori aeroportuali, infine, nell’affidamento delle sub concessioni non espletano procedure ad evidenza pubblica, come invece è previsto dal Codice dei Contratti e dalla normativa di settore. 

In data 2 Novembre 2018 il presidente Raffaele Cantone – rilevano note stampa – ANAC segnala interrogativi quali “troppe anomali e criticità” sulle concessioni pubbliche. Tra di queste anche le gestioni aeroportuali.

In una nota del 28 Settembre della Camera dei Deputati a riguardo del “sistema aeroportuale e il trasporto aereo” si legge:

“I rapporti con le società di gestione aeroportuale sono regolati dai contratti di programma, nell'ambito di concessioni la cui durata massima è stabilita dall'articolo 704 del codice della navigazione in quaranta anni. Sulla materia dei contratti di programma sottoscritti tra ENAC e gestori aeroportuali è intervenuto l'articolo 1, comma 11, del decreto-legge n. 133/2014 (in vigore dal 13 settembre 2014) che ha previsto l'approvazione con decreto ministeriale di tali contratti (entro 180 giorni come previsto dal decreto-legge n. 192/2014).

Le società di gestione aeroportuale sono tenute a corrispondere annualmente all'ENAC, dei canoni di concessione, determinati in base ai dati di traffico, passeggeri e merci, che vengono pubblicati annualmente dall'ENAC.

Sono stati affidati in gestione totale (in base a singole leggi speciali anteriori alla legge n. 537/1997 di riforma del settore) i seguenti aeroporti: Roma Fiumicino e Ciampino (società AdR spa); Milano Linate e Malpensa (SEA spa); Venezia Tessera (SAVE spa); Torino Caselle (SAGAT spa); Genova (Aeroporto di

Genova spa); Bergamo (SACBO spa).

Sono stati successivamente affidati in gestione totale (in base ai criteri del DM 521/1997, attuativo della legge n. 537/1997), con concessioni variabili tra i venti ed i quarant'anni, i seguenti aeroporti: Bari, Brindisi, Foggia, Taranto, Napoli, Firenze, Olbia, Bologna, Pisa, Cagliari, Catania, Palermo, Trieste Ronchi dei Legionari, Alghero, Pescara, Verona Villafranca, Lamezia Terme, Brescia Montichiari, Ancona, Trapani,

Treviso, Parma, Cuneo, Perugia, Albenga, Salerno.

Infine, in base all'art. 704 del cod. navigazione, le società di gestione degli aeroporti di Lampedusa, Rimini, Crotone e Reggio Calabria, sono state autorizzate all'anticipata occupazione del sedime aeroportuale in attesa dell'adozione del decreto interministeriale di affidamento della concessione di gestione totale. Sulla materia del subentro nelle concessioni aeroportuali sono intervenuti sia il decreto legge n. 148 del 2017 che la legge di Bilancio 2018.

Con il D.L. n. 148/2017 (art. 15-quinquies ) si è modificato l'art 703 del codice della navigazione,

relativamente agli obblighi del concessionario subentrante nella concessione aeroportuale a scadenza naturale della concessione. Si è stabilito, tra l'altro, con riguardo alla realizzazione di opere inamovibili costruite sull'area demaniale, l'obbligo del subentrante di corrispondere al gestore uscente il valore di subentro, che per le opere inamovibili inserite nel contratto di programma, approvate dall'Enac e costruite dal concessionario uscente, è pari al valore delle opere alla data di subentro, al netto degli ammortamenti e di eventuali contributi pubblici. Successivamente, con la legge di Bilancio 2018 (comma 575) si è specificato che la corresponsione al concessionario uscente del valore di subentro degli impianti e degli immobili, è dovuta anche nell'ipotesi nella quale gli immobili siano stati acquistati, mentre si è stabilita la non spettanza al concessionario uscente del rimborso per gli immobili acquisiti e destinati ad attività commerciale, salvo che, in presenza di talune condizioni, l'acquisto sia stato autorizzato dall'ENAC. Con il D.L. n. 148/2017 si è invece intervenuti (art. 12-co. 2-bis) sugli obblighi dei cessionari che subentrano nelle rotte gravate da oneri di servizio pubblico, disponendo che siano tenuti ad assicurare il servizio, alle medesime condizioni, nelle more della conclusione delle gare”. 3 Novembre 2018

Aeroporto Salerno, no-future nel Piano Nazionale Aeroporti-PNA?

Grazzanise ritrova un ruolo di hub Campano! E' un eterno tira-molla. L'aeroporto di Grazzanise dopo che nel 2014 – Ministro dei Trasporti Lupi – aveva ignorato la risoluzione del Piano Nazionale Aeroporti che, a seguito del Rapporto Oneworks, Kpmg e Nomisma per ENAC, che nel 2011 lo aveva identificato come scalo strategico per la Campania, probabilmente, riassumerà tale ruolo. I media in questi giorni, tuttavia, ripropongono considerazioni relative agli investimenti e masterplan dell' Aeroporto di Salerno, ai fondi che il Governo bloccherebbe all’aeroporto Costa d’Amalfi. Le tematiche sulle criticità infrastrutturali quali limiti di pista, espansione limitata, riscontri sulla compatibilità ambientale, piano di rischio e rischio terzi, sono, purtroppo trascurate se non escluse dal dibattito relativo al ruolo dello scalo salernitano rispetto a Grazzanise. La realtà di masterplan e prospettive degli scali campani dovrebbero invece riproporre le analisi e le argomentazioni scaturite dallo studio ENAC - Oneworks, Kpmg e Nomisma.

E' pertanto indispensabile rileggere quanto proposto nel capitolo relativo alle “ Le nuove infrastrutture aeroportuali programmate” dello studio One Works, KPMG, Nomisma le considerazioni relative all'aeroporto di Grazzanise, di Capodichino e Pontecagnano, oltremodo esplicite.

“In considerazione del forte trend di crescita del traffico aereo campano e del delicato rapporto dello scalo di Capodichino con il contesto urbano, da tempo le istituzioni locali e l’ENAC hanno preso atto che il traffico aereo campano non può continuare a basarsi sul solo scalo di Capodichino, che presenta forti limiti di sviluppo – soprattutto di carattere ambientale - ma che sia necessario realizzare un nuov o aeroporto in grado di rispondere efficacemente alla futura domanda di traffico. E’ stato così individuato l’attuale aeroporto di Grazzanise come sito ottimale per lo sviluppo del nuovo scalo. Si riportano a seguire una sintesi dei principali passaggi istituzionali in merito.

• 18 dicembre 2001: è stato firmato tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Regione Campania l’Intesa istituzionale quadro per la definizione degli interv enti infrastrutturali che “rivestono il carattere di preminente interesse nazionale”. Tra essi, al punto 4, v iene definito il “Sistema aeroportuale campano, articolato secondo specializzazioni funzionali, per il quale si riconosce l’esigenza di un gestore unico e si individuano gli interventi più significativi in quelli che seguono:

- lo sviluppo, attraverso uno specifico protocollo di intesa, dell’aeroporto di Grazzanise nel contesto del sistema aeroportuale campano, coerentemente con le risultanze dello studio di fattibilità promosso dalla Regione Campania;

- la realizzazione di un nuovo sistema di raccordi stradali che colleghino il nodo autostradale con l’impianto aeroportuale di Capodichino;

- il completamento degli interventi strutturali aeroportuali e la realizzazione di collegamenti stradali e ferrov iari tra l’aeroporto di Salerno-Pontecagnano e la rete infrastrutturale dell’area, da un lato l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e dall’altro la linea metropolitana suburbana Salerno-Pontecagnano.”

• 21 dicembre 2001: (legge Obiettivo) prev ede un sistema basato su 3 poli principali, grazie alla realizzazione dell’aeroporto internazionale di Grazzanise, l’ulteriore adeguamento di Napoli-Capodichino e il potenziamento di Salerno-Pontecagnano.

• 16 luglio 2009: ENAC e GESAC (società di gestione dell’aeroporto di Napoli) conv engono, mediante un atto di intesa per la concessione di gestione aeroportuale del nuovo aeroporto di Grazzanise, quanto segue:

- ENAC riconosce la GESAC, già titolare del diritto di ampliamento della concessione totale dell’aeroporto di Napoli Capodichino, come titolare del diritto all’ampliamento della concessione di gestione a seguito di delocalizzazione funzionale del traffico sull’aeroporto di Grazzanise, nonché, successivamente alla sottoscrizione dell’Atto Aggiuntivo alla Convenzione tra ENAC e GESAC n.50 del 09 dicembre 2002 per

l’affidamento della gestione aeroportuale di Grazzanise.

10.2.1 Il Master plan della Regione Campania (2005)

Nel 2005 la Regione Campania ha approvato un Master plan che prevede un volume di traffico passeggeri al pari a 10 milioni nel 2020 e di 15 al 2030, fino ai possibili 24 milioni del 2043. Per poter accogliere l’aumento di domanda previsto e rendere dunque efficiente e produttivo al massimo il sistema, il Master plan prevede di distribuire funzionalmente il traffico in maniera coordinata fra 3 scali, in modo da costituire un unico grande nodo aeroportuale regionale con più piste. In particolare:

• Capodichino: delocalizzando parte del traffico sul nuovo aeroporto di Grazzanise, sarà focalizzato sui voli nazionali e internazionali di tipo business e conserverà un ruolo speciale per i collegamenti charter “incoming” da sottolineare che non sono previsti aumenti del numero massimo di movimenti/ora rispetto a quelli attuali, mentre continueranno gli investimenti per migliorare ancora tecnologie, efficienza e servizi passeggeri;

• Grazzanise: dovrà essere realizzato entro il 2012 e sarà un aeroporto di tipo 4E/F, in grado cioè, di ospitare anche i velivoli di maggiori dimensioni come i Boeing 777 e gli Airbus A380; ospiterà principalmente un traffico internazionale-intercontinentale e di tipo turistico nazionale ed intraeuropeo, e potrà costituire per questo un’idonea base per vettori low cost;

• Pontecagnano: aprirà in una prima fase con le attuali dimensioni della pista, e successivamente – con gli altri interventi infrastrutturali previsti (in particolare l’allungamento della pista) - potrà assolvere al soddisfacimento della domanda locale, sia business che turistica (inclusi i voli low cost), per voli di linea e charter. 29 Ottobre 2018

ENAV, una interrogazione sul blackout radar a Linate

Lo spazio aereo superiore, inferiore e aeroportuale sotto esame! Sono eventi che talora possono accadere, il punto è che occorre capirne l'origine di tali avarie-malfunzionamenti-guasti: Il black-out del sistema radar del centro di controllo d'area (Acc) di Milano-Linate, il 19 Ottobre, mentre era in corso una visita dell'amministratore delegato di Enav Roberta Neri. In relazione a tale “avaria” il senatore Francesco Maria Giro (FI) ha presentato la sottostante interrogazione parlamentare.

La rete radar ENAV dello spazio aereo italiano è rappresentato da un sistema di controllo costituito da  12 radar secondari, 9 primari per il controllo del traffico in rotta, 18 radar primari e 18 secondari per il controllo delle fasi di avvicinamento. Per il controllo sulla superficie aeroportuale sono presenti 10 radar di terra e 3 sistemi di multilaterazione. Sono tecnologie indispensabili e che devono essere, necessariamente, verificate nella loro funzionalità e operatività.

"Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti 

Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti:

come denunciato dalle diverse rappresentanze sindacali del trasporto aereo, nella mattinata di venerdì 19 ottobre 2018, si è verificata l'ennesima avaria, la quarta del 2018, in una sala operativa di Enav, questa volta nel centro di controllo d'area (Acc) di Milano;

Enav svolge un servizio pubblico e lo esercita in regime di concessione sulla base di un contratto di programma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;

lo Stato è responsabile del controllo della prestazione sicura ed efficiente di servizi di navigazione aerea e dell'osservanza delle norme comuni stabilite a livello internazionale ed europeo;

Enav è stata oggetto nel 2016 non solo di una privatizzazione, ma anche di quotazione in borsa (unico caso al mondo nel settore);

il piano aziendale della società per gli anni 2018-2022 sembrerebbe prevedere la riduzione da 4 a 2 dei centri di controllo presenti in Italia, con la riorganizzazione di quelli situati a Brindisi e Padova;

come sottolineato dal primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo in due interrogazioni presentate al ministro in indirizzo (4-00455 e 4-00660), alle quali non è stata data, ad oggi, alcuna risposta, è indispensabile che Enav dimostri che la primaria finalità della sua missione, designata dalla legge, dai regolamenti e dal codice della navigazione (di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, e successive modificazioni e integrazioni), è quella di garantire la sicurezza, la regolarità ed efficienza dei servizi erogati, attraverso una coerente gestione del rischio dell'attività di missione;

le stesse sigle sindacali, nel comunicato, hanno chiesto che 'si inizi a parlare seriamente meno di trading e di finanza e più di training ed investimenti su personale e macchine',

si chiede di sapere:

se sia stata fornita evidenza da Enav che gli incidenti di disponibilità dei sistemi verificatisi negli ultimi anni, da ultimo quello di Milano, con conseguenti significative interruzioni, abbiano ricevuto un'effettiva ed efficace analisi delle cause originarie;

se al ministro in indirizzo risulti che il management aziendale abbia messo in atto tutte le iniziative utili al perseguimento degli obiettivi istituzionali, quali la sicurezza, e non sia invece subalterno alla sola logica dei dividendi (100 milioni di Euro in due anni) con una conseguente ricaduta positiva nelle retribuzioni personali;

se sia a conoscenza del nuovo piano industriale dell'Enav e della riorganizzazione in macrostrutture e se non ritenga che i maggiori profitti assegnati agli azionisti rischino di sottrarre risorse per la sicurezza di volo;

se la presenza di rappresentanti del dicastero nel consiglio di amministrazione di Enav risponda a logiche esclusive di presidio del pubblico interesse o viceversa configuri un palese conflitto di interessi fra ente vigilante (ministero) e ente vigilato (società) così come sembra per la presenza nell'organismo sociale del vicecapo di Gabinetto del ministro al suo secondo mandato, ciò pregiudicando una trasparente attuazione del piano industriale stesso". 27 Ottobre 2018

Piano di Rischio e Rischio Terzi, altri casi Parma?

Urge l'adozione degli ArT. 707 e 715 CdN su ogni pista: con il censimento delle deroghe! Tra i 38 aeroporti dei dieci bacini di traffico del Piano Nazionale Aeroporti, ai dodici a rilevanza strategica - Milano Malpensa e Torino; Venezia; Bologna, Firenze/Pisa; Roma Fiumicino; Napoli; Bari; Lamezia Terme; Catania; Palermo; Cagliari – di questi tre individuati come gate intercontinentali: Roma Fiumicino, quale “primario hub internazionale”; Milano Malpensa; Venezia, alle tante aerobasi militari italiane, USA e NATO, al centinaio di piste di aviazione generale, quante hanno ottemperato alla revisione dell'Art. 707 e 715 del CdN.?

In definitiva quanti hanno efficacemente ottemperato al Codice della Navigazione (di cui al D.lgs. 96/2005 modificato ed integrato dal D.Lgs. 151/2006) ha introdotto al Capo III nuove previsioni normative in materia di vincoli alla proprietà privata da apporre sui terreni limitrofi agli aeroporti. In particolare al quinto comma dell’articolo 707 il legislatore ha introdotto una previsione normativa completamente nuova costituita dai piani di rischio, strumenti urbanistici finalizzati alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica?

Il Codice della Navigazione al Capo III, art. 707, comma 5, prevede che nelle direzioni di atterraggio e decollo degli aeroporti possono essere autorizzate opere o attività compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano, anche sulla base delle eventuali direttive regionali, nel rispetto del regolamento dell’ENAC sulla costruzione e gestione degli aeroporti, di attuazione dell’Annesso XIV ICAO. Il capitolo 9, paragrafo 6, del “regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” (emendamento 7 all’Edizione 2 adottato da ENAC in data 20 ottobre 2011), chiarisce che “lo scopo dei piani di rischio è quello di rafforzare, tramite un finalizzato governo del territorio, i livelli di tutela nelle aree limitrofe agli aeroporti”, e fornisce gli indirizzi sulla base dei quali i Comuni devono redigere i piani stessi.

Nella storia dell'aeronautica-aviazione del Belpaese le normative specifiche sono datate ed è arduo conoscere il livello applicativo.

Anche se le prime piste-di-volo sono operativamente attive e operative prima del 1910 solo con il regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, è stato approvato il testo del codice della navigazione; con la legge 4 febbraio 1963, n. 58, le modifiche ed aggiunte agli articoli dal 714 al 717 del codice della navigazione (limitazione ostacoli nell'immediato delle piste); solo con la legge 13 maggio 1983, n. 213, che sono stati recepiti i principi generali relativi alla convenzione dell'aviazione civile internazionale stipulata a Chicago il 27 dicembre 1944: con il decreto del Presidente della Repubblica 4 luglio 1985, n. 461, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 209 del 5 settembre 1985 il quale, nello stabilire i criteri direttivi, demanda al Ministro dei trasporti l'emanazione di appositi decreti concernenti le disposizioni tecniche sulle materie oggetto degli allegati alla predetta convenzione di Chicago.

Quale applicazione, prima del 2005, quando i vincoli stabiliti dalla citata legge n. 58/1963 hanno determinato con riferimento al perimetro aeroportuale e non all'asse della pista di volo, come individuato dalla normativa internazionale ICAO e che, pertanto, non possono essere considerati

quali vincoli operativi connessi alle procedure di volo e, conseguentemente, alla sicurezza?

Considerato che i vincoli stabiliti dalla predetta legge hanno riguardo, altresì, soltanto ad ostacoli artificiali e non a quelli naturali, i quali ultimi sono normalmente determinati per la fissazione delle procedure di volo; che la decisione del Consiglio di Stato - IV sezione n. 485 del 18 ottobre 1967 secondo la quale, "la previsione di limitazione oltre i 300 mt dal perimetro dell'aeroporto, ai sensi degli articoli 715- ter e quater del codice della navigazione, si applica soltanto alle zone comprese nelle direttrici di atterraggio"; non diventa decisivo censire, magari con una task-force strategica un censimento degli ostacoli naturali e artificiali esistenti su ogni pista di volo del Belpaese?

Tale censimento non potrà che diventare l'indispensabile strumento urbanistico finalizzato alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica in ogni Comune aeroportuale. 24 Ottobre 2018

Trasporto aereo e quelle emissioni anidride carbonica CO2 e altro

Il Belpaese tra green fuel e carburante bio. Le notizie, al solito, non sono spesso positive e il fatto che il trasporto aereo è un attore protagonista delle emissioni globali di anidride carbonica, con oltre il 5% di CO2 in atmosfera non rallegra. Quali le iniziative per ridurre l'impatto in atmosfera – nei voli di crociera – e nell'intorno di una aeroporto dello scarico dei propulsori aerei, ovvero ossido di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), idrocarburi incombusti (HC) e altri fumi derivanti dalla combustione?

E' sufficiente ridurre il consumo del carburante/combustibile o è necessario l'utilizzo di green-fuel e/o biofuel?

Sostenere che in un volo transatlantico senza scalo di andata/ritorno si produce una tonnellata di anidride carbonica per ogni passeggero a bordo è un dato di fatto o una forzatura interpretativa? Che è, inoltre, attesa una triplicazione delle emissioni al 2050?

L'International Council of Clean Transportation, con una inchiesta, ha identificato due aerolinee , la Norwegian Air Shuttle, come miglior bio e British Airways la peggiore. Assegnando ad un vettore scandinavo il risultato raggiunto: obiettivo di minor impatto ambientale in rapporto ad aerolinee con politiche ambientali del tutto secondarie e/o non incisive.

In Italia gli aeroporti erogano bio-combustibili? Anche se rappresentano il primo stadio tra le iniziative utili a ridurre le emissioni gassose nel trasporto aereo non sembrerebbe essere stata attivata una politica in tal senso. L’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale (ICAO), nel frattempo sarebbe prossima a definire (lo ha già fatto?) livelli standard globali per le emissioni di CO2 degli aeromobili. Le flotte aeree civili-commerciali dovranno sottostare a regole più restrittive sull'emissione di CO2, con livelli di anidride carbonica di decollo, volo e atterraggio inferiori a quelli attuali. Di quanto? La normativa comunque entrerebbe in vigore dal 2020 per i velivoli di nuova costruzione, dal 2023 tali restrizioni riguarderebbero tutti i restanti aeromobili in servizio. Dal 2028 le flotte commerciali/business dovranno essere in regola con gli standards ICAO. E tali disposizioni saranno in grado di ridurre le emissioni - al 2040 – di circa 650 milioni di tonnellatediCO2.

Quali le ripercussioni delle emissioni delle flotte aeree nell'intorno di un sedime aeroportuale? Localmente le ricadute della qualità dell’aria dovrebbero attivare iniziative nazionali ed internazionali poste in essere per limitare gli effetti delle emissioni gassose, nonché gli Accordi di impegno per il raggiungimento degli obiettivi comuni di contrasto al riscaldamento globale del pianeta (Protocollo di Kyoto, la normativa ETS, il Mercato Globale delle Emissioni, etc.). Ma quali sono? A bassa quota e a livello terrestre i maggiori responsabili dell'inquinamento sono gli ossidi di azoto, che determinano la qualità della vita delle popolazioni che vivono nelle vicinanze degli aeroporti e il patrimonio naturale.

ENAC a riguardo, precisa:

La qualità dell'aria locale

La componente NOx, correlata al processo di combustione nei motori aeronautici, è essenzialmente presente alle basse quote.  NOx è una sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele; essi si generano come inevitabili sottoprodotti di una combustione che avvenga utilizzando aria (dal camino a legna al motore delle automobili o degli aeromobili, alle centrali termoelettriche).

La quantità e la qualità della miscela di NOx dipende dalla sostanza combusta e dalle condizioni in cui la combustione avviene. Per limitare le emissioni di NOx è fondamentale che la combustione avvenga nel modo più uniforme possibile, evitando picchi di temperatura. Nel caso dei motori aeronautici, si forma il thermal NOx, poiché si è in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno. 23 Ottobre 2018

 

Aeroporti e rumore aereo, cambia tutto? Quasi!

Environmental Noise Guidelines for the European Region. Nelle 16 delle 181 pagine dell'Environmental Noise Guidelines for the European Region di OMS Organizzazione Mondiale della Sanità - The Regional Offce for Europe of the World Health Organization un rinnovato approccio all'intera materia è proposto nello spazio “Rationale for the guideline levels for aircraft noise”.

Una questione che dovrà, inevitabilmente, trovare spazio anche nelle procedure e normative a tutela dei cittadini abitanti e/o in transito negli spazi sottostanti alle traiettorie di decollo e atterraggio e in prossimità dei sedimi aeroportuali. Non possiamo che aspettare il conseguente aggiornamento delle leggi, norme, disposizioni, modelli matematici e procedure di Ministero per l'Ambiente, ARPA e di ENAC.

Le linee guida OMS nella sezione “Evidence on interventions” si può leggere:

“The following section summarizes the evidence underlying the recommendation on the effectiveness of interventions for aircraft noise exposure. The key question posed was: in the general population exposed to aircraft noise, are interventions effective in reducing exposure to and/or health outcomesfrom aircraft noise? A summary of the PICOS/PECCOS scheme applied and the main findings is set out in Tables 33 and 34.

Seven studies examining different types of interventions on aircraft noise met the inclusion criteria to become part of the evidence base of the systematic review. Six of these investigated infrastructure interventions (Breugelmans et al., 2007; Brink et al., 2008; Fidell et al., 2002; Hygge et al., 2002), and one assessed a path intervention (Asensio et al., 2014). The majority of studies focused on annoyance as a health outcome, but two also included effects on sleep and one investigated the effects of path interventions on cognitive development in children.

Strength of recommendation

• A strong recommendation can be adopted as policy in most situations. The guideline is based

on the confidence that the desirable effects of adherence to the recommendation outweigh the

undesirable consequences. The quality of evidence for a net beneft – combined with information

about the values, preferences and resources – inform this recommendation, which should be

implemented in most circumstances.

• A conditional recommendation requires a policy-making process with substantial debate and

involvement of various stakeholders. There is less certainty of its effcacy owing to lower quality of

evidence of a net beneft, opposing values and preferences of individuals and populations affected

or the high resource implications of the recommendation, meaning there may be circumstances

or settings in which it will not apply.

Alongside specifc recommendations, several guiding principles were developed to provide generic

advice and support for the incorporation of recommendations into a policy framework. They apply

to the implementation of all of the specifc recommendations.

Guiding principles: reduce, promote, coordinate and involve

• Reduce exposure to noise, while conserving quiet areas.

• Promote interventions to reduce exposure to noise and improve health.

• Coordinate approaches to control noise sources and other environmental health risks.

• Inform and involve communities potentially affected by a change in noise exposure. 22 Ottobre 2018

Alitalia, per il rilancio, verso una nuova flotta: ma chi paga?

Indispensabili extra finanziamenti per velivoli lungo raggio! Quanti sono in velivoli in flotta, se sono 121 o 118 occorre segnalare come gli osservatori sostengano come 77 siano in leasing ad un costo mensile di 28 milioni di dollari. Dal sito ufficiale Alita https://www.alitalia.com/it_it/volare-alitalia/mondo-alitalia/la-flotta.html si può comunque leggere che Alitalia si distingue per una flotta completamente rinnovata e tra le più giovani al mondo:

con oeing B777 e Airbus A330 per i voli di lungo raggio, Airbus A321, A320 e A319 per i voli di medio raggio ed Embraer E190 e E175 per i voli regional.

I commentatori del “caso” Alitalia, dopo aver constatato che i 11 Boeing 777 e gli 15 Airbus A330-200 della flotta di lungo raggio dispongono di una configurazione con tre classi di viaggio: la Business class, la Premium Ecomony e l' Economy è in questo ambito, nelle lunghe/lunghessime destinazioni si prefigura il recupero di quote di traffico della “perenne” compagnia di bandiera.

La crisi conseguente al salvataggio con il partner Etihad sarebbe derivato, infatti, dalle carenze dei voli long range, tratte maggiormente profittevoli nello scenario di competizione tra voli regional e medio raggio.

Una rinnovata strategia di voli lungo-lunghissimo raggio, tuttavia, implica una rete di tratte su hub concorrenziali e un investimento rilevante per acquisire aeromobili adatti e una flotta numericamente superiore. Quali e quanti aeromobili Boeing e Airbus servono per perseguire tale rilancio e con quale nuovo partner? Di quanti Airbus 350-800/900/1000 e/o Airbus 380-800 dovranno essere acquistati e/o in leasing? In alternativa di quanti Boeing 777-300 e/o 747-800?

A chi tocca prospettare un piano strategico adeguato, in termini di scali hub di partenza (nazionali e/o europei), e destinazioni e con quali frequenze? Il ruolo dei pretendenti (Easyjet, Ryanair, Lufthansa, Air France, Cerberus e altri) azionisti di maggioranza e minoranza, probabilmente, saranno in grado di formulare un masterplan solo in rapporto all'entità degli investimenti e finanziamenti disposti dal Governo Italiano. Basteranno 2 milioni di euro di nuove risorse “pubbliche” e/o le stime doppie e triple saranno inevitabili?

Il costo di uno di questi aeromobili è rilevante. Se un Boeing 777-9X, un Boeing 787-800 costano intorno a 380-400 milioni di dollari-USA, il leasing-mensile a quanto ammonta? Se un Airbus 380-800, un Airbus 350-1000 abbisognano di 350 - 430 milioni di dollari-USA, quale realtà operativa e di bilancio è strategicamente identificabile in rapporto al costo proprietà/leasing? 16 Ottobre 2018

Aeroporti, ENAC, masterplan e carico antropico e rischio terzi

Quale la realtà degli scali del Piano Nazionale Aeroporti? Il modello Treviso! ENAC sul suo sito inquadra efficacemente tali questioni e il suo ruolo istituzionale con le seguenti note:

“La sostenibilità del rapporto aeroporto-territorio dal punto di vista della sicurezza è assicurata dall'ENAC attraverso diverse attività istituzionali che, in applicazione delle previsioni in materia del Codice della Navigazione, garantiscono, attraverso l'imposizione di specifici vincoli, sia la sicurezza della navigazione aerea dagli ostacoli e pericoli sia la tutela del territorio dai rischi generati dall'attività di volo. Le mappe di vincolo definitivamente approvate, pubblicate e depositate presso i Comuni aeroportuali interessati, secondo la procedura prevista dal Codice della Navigazione art. 707 commi 1, 2, 3, 4, vengono rese disponibili su Google Drive in formato .ISO.”

Nella sezione del masterplan inoltre descrive la funzione dei singoli masterplan:

“I Master Plan rappresentano gli strumenti che individuano le principali caratteristiche degli interventi di adeguamento e potenziamento degli scali tenendo conto delle prospettive di sviluppo dell'aeroporto, delle infrastrutture, delle condizioni di accessibilità e dei vincoli imposti sul territorio”.

Con una dettagliata elencazione per singolo aeroporto sono riportati il gestore dello scalo il piano/progetto e la relativa scadenza e l'importo in milioni di euro delle singole opere, indispensabili per adeguare le infrastrutture al relativo masterplan, in sostanza al numero dei voli/anno e all'equivalente stima dei passeggeri che saranno movimentati.

Tale elencazioni di scali identifica innanzi tutto i masterplan con procedura conformità urbanistica conclusa (iter completato), quelli con procedura conformità urbanistica in corso, con provvedimenti di via emessi, con procedure di via in corso , con procedure di verifica di assoggettabilità a via in corso, con approvazione tecnica ENAC e, infine, quelli con masterplan non ancora presentati . Le istruttorie completate e/o in corso sono 45, con alcuni aeroporti con doppio masterplan a scadenze diversificate: tipo al 2023, 2030 e/o 2040.

Perchè parlarne?

Una delle questioni è rappresentata, quando non sono progettate nuove piste aggiuntive in un determinato aeroporto, dalla continua crescita dei movimenti aerei sulla/e piste esistente.

E' possibile che uno specifico scalo aeroportuale, con un sedime circondato e assediato, da edificazioni storiche di ogni tipologia, anche di centri commerciali e costruzioni/ fabbricati ad elevata densità abitativa e/o ad elevato rischio (serbatoi carburante, itticolture e altro) non costituiscano un limite ai voli consentiti su una pista?

In Italia lo scalo di Treviso San Angelo è l'unico sottoposto ad un limite massimo/annuo di voli: 16.300.

Per quale ragione? Ecco, in attesa che si possano conoscere le motivazioni che abbiano determinato un tale, severo, vincolo operativo su Treviso per quale motivo altri scali aerei, sottoposti alle procedure di masterplan e con sedimi aeroportuali “storici”, risalenti agli anni 1920-30-40, sono stati analizzati nel quadro dell'Art. 707 e 715 del CdN, ovvero dei livelli di isorischio di masterplan al 2030-2040 a fronte di rilevanti incrementi di voli? Tra gli scali più trafficati in Italia, che magari hanno proposto masterplan a 10-20-30 anni, quelli storici, all'origine campi di volo,campi d'aviazione, piste militari poi diventate, nel corso degli anni, di aviazione commerciale.

Se il primo campo di volo costruito nel 1908 in Italia, quello di Centocelle, insediato nell'omonimo quartiere di Roma è stato dimesso, quanti altri ex campi di aviazione continuano invece ad operare in prossimità o nelle città, dopo allungamenti di pista ed estensione del sedime ed hanno proposto ed ottenuto masterplan a 5-10-15 anni? Per quale ragione non sono stati definiti limiti, ad esempio come nel caso Treviso San Angelo, un tetto massimo dei voli giornalieri e/o annuali sulle singole piste e/o aeroporti?

Analisi e verifiche dei livelli di inquinamento acustico e atmosferico, di verifiche riguardanti innanzi tutto la densità delle edificazioni pre-esistenti al Piano di Rischio (Art. 707 CdN) integrate con le concessioni edilizie correnti, dell'attuazione del Rischio terzi (Art. 715 CdN) con modelli di isorischio consolidati, valutazione sul carico antropico sorvolato senza trascurare l'efficace e funzionale adozione del Piano di Emergenza Esterno, sembrerebbero misure e operazioni indispensabili ad assicurare “la sostenibilità del rapporto aeroporto-territorio dal punto di vista della sicurezza”.Con un obiettivo inevitabile: determinare la capacità massima, di voli e passeggeri, di un/ogni aeroporto! 11 Ottobre 2018

Aeroporti e fonti attrattive volatili e altro: vietato e/o limitato

E' indispensabile un censimento generalizzato: su ogni pista del Belpaese! La localizzazione delle piste e degli aeroporti in genere dovrebbe essere sottoposta a divieti e limitazioni a talune attività e costruzioni che per aeroporti storici, perciò pre-esistenti alle normative specifiche deliberate da ENAC in Italia, da EASA in Europa e da ICAO a livello internazionale.

Ecco una breve descrizione di tali divieti-limitazioni.

Discariche (per una valutazione della accettabilità delle discariche da realizzare in prossimità degli aeroporti si dovrà far riferimento alle “Linee Guida per la Valutazione della messa in opera di impianti di discarica in prossimità del sedime aeroportuale”, pubblicate sul sito internet di ENAC www.enac.g)

Altri fonti attrattive di volatili e altra fauna selvatica nell’intorno aeroportuale (la valutazione della accettabilità di nuovi impianti o attività elencate, da realizzare in prossimità degli aeroporti, si dovrà far riferimento alle “ Linee guida relative alla valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti “

pubblicate sul sito internet di ENAC www.enac.gov.it.

Zone umide ( quali impianti depurazione acque reflue, laghetti e bacini d’acqua artificiali, canali artificiali, produzioni di acquicoltura ).

Piantagioni, coltivazioni agricole attrattive e allevamenti di bestiame intensivi.

Attività industriali che prevedono fasi lavorative in grado di attrarre volatili ed altra fauna selvatica (industrie manifatturiere, impianti di lavorazione carne/pesce/vegetali, ecc.);

Area interessata: l’area interessata dalla limitazione di cui sopra è costituita dall’impronta sul territorio della superficie orizzontale esterna.

Tipologia attività o costruzione da sottoporre a limitazione:

Manufatti con finiture esterne riflettenti e campi fotovoltaici ( Per manufatti con finiture esterne riflettenti e per i campi fotovoltaici che presentano vetrate, pannellature fotovoltaiche o superfici esterne riflettenti in genere, di dimensione superiore a 500 mq., dovrà essere attestata l’assenza di fenomeni di abbagliamento ai piloti impegnati nelle operazioni di atterraggio e di circuitazione; nel caso di iniziative edilizie che comportino più edifici su singoli lotti dovrà comunque essere presa in considerazione la somma delle singole installazioni. Qualora la superficie totale coperta dalle pannellature sia inferiore a 500 mq ed il rapporto tra la superficie coperta dalle pannellature ed il lotto interessato dalla edificazione sia non inferiore a 1/3 dovrà esserne verificato il potenziale abbagliante; l’installazione di impianti solari, termodinamici a concentrazione che presentino superfici specchiate dovrà essere esclusa a meno che uno studio non ne dimostri la compatibilità in termini aeronautici).

Luci pericolose e fuorvianti (Per la valutazione di accettabilità di luci fuorvianti si dovrà far riferimento ai requisiti indicati dal Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti Cap.6 paragrafo 1.3.)

Ciminiere con emissione di fumi.

Antenne ed apparati radiolettrici irradianti (indipendentemente dalla loro altezza ),Nota 5: I requisiti di riferimento per l’ubicazione dei parchi eolici sono applicati in conformità a quanto già dettato dalla lettera circolare n. 0013259 datata 25.2.2010 di ENAC , da considerarsi quali ostacoli atipici, definibili a partire da raggruppamenti di treaerogeneratori ed elevazione dal suolo non inferiore a 35 mt).

Indicazioni applicative di riferimento prevedendo ’emissione di onde elettromagnetiche possono creare interferenze con gli apparati di radionavigazione aerea (Antenne ed apparati radioelettrici irradianti ( rif. Art. 115 del Decerto Legislativo 1 agosto 2003 n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”), per l’esercizio e l’installazione di apparati ricestrasmittenti negli aeroporti civili e nelle aree adiacenti soggette alle relative servitu’, l’interessato è tenuto ad acquisire preventivamente il benestare di competenza di ENAC relativamente agli aspetti di sicurezza aeronautica). Aree interessate:

a. Area di incompatibilità assoluta:

l’area interessata dalla incompatibilità assoluta è costituita dall’impronta sul territorio delle superfici di avvicinamento, di salita al decollo e dall’ATZ ”Aerodrome Traffic Zone” ( area, di norma circolare, di raggio di 5 Mn, pari a Km. 9,266, con origine dal punto di riferimento dell’aeroporto ARP o di dimensioni e forma diversamente definite nella pubblicazione aeronautica AIP vigente per l’aeroporto in questione ).

b. Area in cui è comunque richiesta una valutazione specifica di ENAC : tutta l’area ricompresa tra il limite esterno dell’ATZ ed la circonferenza di raggio, a partire dal Punto di Riferimento dell’Aeroporto (Airport Reference Point –ARP), pari a:

(a) 15000 m per aeroporti con pista principale non inferiore a 1800 m. 8 Ottobre 2018

Aeroporti e Piano di Rischio e Comuni aeroportuali e realtà

Tra i limiti nell'edificabilità futura e le deroghe sullo storico. I Comuni aeroportuali hanno, forse, deliberato integralmente al Piano di Rischio Aeroportuale (PRA) introdotto dall’art. 707 del “Codice della Navigazione” e, probabilmente, redatto sulla base RCEA -Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti ENAC.

Il Piano di rischio è pertanto diventato uno strumento urbanistico finalizzato alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica, e contiene le indicazioni e le prescrizioni che i Comuni devono recepire nei propri strumenti urbanistici per rafforzare, tramite un finalizzato governo del territorio, i livelli di tutela nelle aree limitrofe agli aeroporti.

Le quattro fasce-zone PRA di tutela aeroportuale: A, B, C e D tuttavia non si applicano:

- agli interventi sul patrimonio edilizio esistente alla data di adozione del PRA (manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia);

- agli interventi in zona agricola finalizzati alla realizzazione di strutture non residenziali per la conduzione del fondo;

- agli interventi i cui titoli edilizi siano stati rilasciati prima dell’adozione del PRA;alle domande di titoli edilizi presentate prima dell’adozione del PRA, anche se il procedimento non è ancora stato concluso.

-Quali riscontri invece devono essere esercitati sul patrimonio edilizio storico che magari sono i contrasto con le disposizioni del Piano di rischio Aeroportuale? Possono essere esercite in contrasto e perciò in deroga a tali normative? In attesa di risposte/repliche in questo ambito è, tuttavia indispensabile rilevare come per l'esistente non possano:

-“essere realizzati nuovi edifici o cambi d’uso con destinazioni ricettiva, commerciale, direzionale e servizi che prevedano le seguenti attività: 

-Attività commerciali con superfici di vendita > 2.500 mq; 

-Attività direzionali con n. addetti > 300 unità; 

-Attività ricettive con capienza > 300 unità; 

-Centri congressuali con capienza > 300 unità; 

-Locali per pubblico spettacolo o intrattenimento, discoteche e locali per giochi con capienza > 300 unità; 

-Strutture sportive coperte e scoperte > 400 unità; 

-Edifici scolastici o interventi giudicati obiettivi sensibili; 

-Attività con pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale (impianti di rifornimento e servizio agli autoveicoli).

Ma quali iniziative e provvedimenti devono esser adottate qualora queste realtà industriali/sociali, pre-esistenti all'adozione dell'Art. 707 del CdN siano quotidianamente in corso/esercitate? 3 ottobre 2018

Aeroporti, ENAC e quei pannelli solari e fotovoltaici

Quante verifiche quale realtà ha censito ENAC? Quale autorizzazione rilasciano, rispettivamente ENAC, ENAV e AMI quando un soggetto privato e/o pubblico, interessato a progettare un impianto solare e/o fotovoltaico su un capannone industriale e/o su terreno vasto, nelle vicinanze di una pista – civile commerciale e militare - propone tale richiesta?

Per il Regolamento dell'ENAC tali impianti rappresentano o no una minaccia al volo fino a 6 km di distanza?

Aerohabitat aveva inquadrato tale questione anche nel Marzo 2018 con “Aeroporti e pericoli navigazione aerea: tra essi anche i pannelli solari?”

Quando le Giunta di un Comune aeroportuale, ad esempio, ha approvato un progetto per l'attuazione del progetto di solarizzazione degli edifici scolastici comunali, con l'installazione di 32 impianti fotovoltaici per la copertura del 15-20% dei loro consumi energetici, si suppone che – in presenza di una pista di volo – qualora abbia richiesto ha anche ottenuto una specifica autorizzazione?

L'Amministrazione Comunale da un lato ha sicuramente valutato i benefici “energetici” di tale iniziativa in aggiunta a quelli economici complessivi.

Ma quali sono o potrebbero essere le risultanze per le operazioni aeree sulla pista di volo localizzato entro 6 km di distanza? Il documento ENAC ENAV “ Verifica preliminare Potenziali Ostacoli e pericoli per la Navigazione aerea” del 2015, ha nel dettaglio inquadrato tale materia.

“Gli impianti fotovoltaici e solari termici possono innescare fenomeni di riflessione e/o abbagliamento per i piloti e vanno analizzati gli “impianti ubicati a una distanza inferiore a 6 Km dall’ARP (Airport Reference Point) dal più vicino aeroporto e, nel caso specifico di impianti fotovoltaici, abbiano una superficie uguale o superiore a 500mq, ovvero, per iniziative edilizie che comportino più edifici su singoli lotti, quando la somma delle singole installazioni sia uguale o superiore a 500 mq ed il rapporto tra la superficie coperta dalle pannellature ed il lotto di terreno interessato dalla edificazione non sia inferiore ad un terzo”.

Per gli impianti a biomasse invece – ipotetica fonti attrattiva per fauna selvatica come anche allevamenti di pesce – la valutazione deve essere verificata qualora siano ubicati ad una distanza inferiore a 13 Km dalla recinzione del più vicino aeroporto. Anche le linee elettriche associate agli impianti sopra segnalati dovranno essere sottoposte alle medesime verifiche.

Le cosiddette “opere speciali” identificati come pericoli per la navigazione aerea in genere, qualora localizzati entro i 15 Km dall’ARP dell’aeroporto più prossimo, devono essere, comunque, assoggettati dell’iter valutativo di ENAC. Un parere di nulla osta, in relazione all’Art. 710 del Codice della Navigazione spetta anche all’Aeronautica Militare la competenza, tra le altre, per il rilascio dell’autorizzazione per la costruzione di nuovi impianti, manufatti e strutture in genere che si trovano in prossimità di aeroporti militari.

Le operazioni di volo a bassa quota dei velivoli militari, determinano una realtà che, inevitabilmente, implicano l’inoltro di istanze per il rilascio dei pareri/autorizzazioni da parte dell’Aeronautica Militare ed all’eventuale coinvolgimento di altri enti militari. Queste ultime devono essere inoltrate al Comando 1° Regione Aerea (Milano) ed al Comando Scuole 3° Regione Aerea dell’Aeronautica Militare (Bari).”

Quale realtà vive il sistema aeroportuale del Belpaese? Gli aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti, quali, interessati da vasti e minori impianti e pannelli solari e fotovoltaici hanno ottenuto le specifiche valutazioni e autorizzazioni da ENAC? Quali sono state le piste di aviazione commerciali e militari coinvolte? 2 Ottobre 2018

Piano di rischio, carico antropico e potenziali limiti di pista

Perché non attivare il rischio terzi su ogni pista e definire un limite massimo dei voli? Il Piano di Rischio di ogni aeroporto identifica il territorio circostante, viene suddiviso nelle zone A, B, C e D, relativo alle singole piste e /o testate piste – sono analisi che ogni Comune aeroportuale dovrebbe svolgere – aree che sono caratterizzate da un elevato livello di antropizzazione.

In fondo gli articoli del Codice della Navigazione che “si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale”, con la prescrizione delle zone soggette a limitazioni è successivo all'aggiornamento dello stesso Codice di Navigazione, ovvero dal Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti – Edizione II, Capitolo 9 – l’art. 707, comma 5 del Codice della navigazione – parte Aeronautica – con le modifiche apportate dai D.Lgs. 15 marzo 2006, n. 151 e D.Lgs. 9 maggio 2005, n. 96; il Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti – Edizione II, Capitolo 9 – Emendamento 4 del 30/1/2008 ENAV e l'integrazione del 2011-13 del Regolamento, determinano una situazione del tutto anomala.

La quasi totalità delle edificazioni di queste zone, tuttavia, è precedente e la presenza di insediamenti residenziali nelle zone storiche delle città e delle cittadine limitrofe, inevitabilmente, rimanda a costruzioni degli anni '60, a lottizzazioni di vario genere e, talvolta, anche ai primi decenni dello scorso secolo. Se non storiche.

Alberghi, scuole di vario grado, viabilità ad elevata presenza, chiese, ospedali, centri sportivi, distributori di benzina, attrezzature sportive, centri commerciali e tanto altro.

Quanti sono i cittadini che risiedono e vivono e quelli che frequentano per lavoro e diletto tali “insediamenti”? Quale il carico antropico potenziale delle zone insediate?

Quali potrebbero risultare le misure idonee a gestire gli obiettivi perseguiti dal Piano di Rischio?

La realtà di “insediamenti” che potrebbero essere sorvolati e/o limitrofe alle fasi di decollo e di avvicinamento e atterraggio, ovvero unità abitative e/o residenziali e/o altro, in operazioni di volo autorizzate, probabilmente in “deroga” alle disposizioni de Codice di Navigazione, quali riscontri determinano in relazione al numero dei voli sulle piste in questione, ma sopratutto a masterplan aeroportuali a 10-20-30 anni futuri?

In definitiva non è indispensabile calcolare, a questo scopo, un limite massimo dei voli su ogni pista. Ogni pista, non solo quelle degli scali del Piano Nazionale Aeroporti – PNA, ma anche dei restanti. 24 Settembre 2018

Aeroporti e Piano di Rischio e le tutele effettive!

Quante piste sono realmente a norma e protette? Come è ben noto l’articolo 707 del Codice della Navigazione “si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale”.

Ecco, tuttavia, che i vincoli della proprietà privata, con la prescrizione delle zone soggette a limitazioni è successivo all'aggiornamento dello stesso Codice di Navigazione, ovvero dal Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti – Edizione II, Capitolo 9 – l’art. 707, comma 5 del Codice della navigazione – parte Aeronautica – con le modifiche apportate dai D.Lgs. 15 marzo 2006, n. 151 e D.Lgs. 9 maggio 2005, n. 96; il Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti – Edizione II, Capitolo 9

– Emendamento 4 del 30/1/2008 ENAV e l'integrazione del 2011-13 del Regolamento, determinano una situazione del tutto anomala.

Quanti e quali aeroporti del Belpaese e/o Del Piano Nazionale Aeroporti – PNA hanno ottemperato ai seguenti due articoli del Codice di Navigazione?

L'Art. 709, sostiene senza alcuna perplessità “ Ostacoli alla navigazione. Costituiscono ostacolo alla navigazione aerea le costruzioni, le piantagioni arboree, i rilievi orografici ed in genere le opere, anche in virtù delle loro destinazioni d’uso, che interferiscono con le superfici di rispetto, come definite dall'ENAC con proprio regolamento. La costituzione di ostacoli fissi o mobili alla navigazione aerea è subordinata all'autorizzazione dell'ENAC, previo coordinamento, ove necessario, con il Ministero della difesa”.

L'Art. 711 è oltremodo chiaro e senza alcun compromesso: “ Pericoli per la navigazione. Nelle zone di cui all'articolo 707, sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea. La realizzazione delle opere, le piantagioni e l'esercizio delle attività di cui al comma 1, fatte salve le competenze delle autorità preposte, sono subordinati all'autorizzazione dell'ENAC, che ne accerta il grado di pericolosità ai fini della sicurezza della navigazione aerea”.

Quale è il risultato? ENAC dispone di una sorta di censimento su ogni singolo aeroporto? 14 Settembre 2018

Aerobasi e aeroporti militari e quei cittadini di serie B

Ma sono davvero senza tutele ambientali e del Piano di Rischio? Se il 18 Marzo 2014 il Sindaco e il Consiglio comunale di Grosseto avevano deliberato l'adozione del Piano di Rischio aeroportuale ritenendo che anche l'aerobase militare del Corrado Baccarini dovesse acquisire “una pianificazione complessiva che si dimostra coerente nel tempo – per il Sindaco Bonifazi – e nella quale si inserisce questo piano di rischio aeroportuale progettato interamente dai nostri tecnici e che tiene conto di una realtà importante a ridosso della città”, lo stesso Piano era diventato esecutivo?

L'aerroporto sede del 4° Stormo dell'Aeronautica Militare Italiana e base degli intecettori Eurofighter Typhoon con le due piste 03L/21R di 3007 metri e la 03R/21L di,1370 metri che nel primo semestre 2018 ha, tuttavia, registrato solo 66 movimenti aerei civili-commerciali e 2618 passeggeri, quanti movimenti dovrebbero essere conteggiati per la flotta militare? Il livello di impatto ambientale (acustico e atmosferico) dovrebbe, inevitabilmente, riflettere le ricadute della flotta militare. In aggiunta al livello di rischio terzi, associato, al Piano d i Rischio.

Ma sono dati “secretati” o almeno ignorati dai cittadini che dovrebbero essere informati sul livello di rischio (curve di isorischio) e di livello di Lva delle zone di sedime aeroportuali sottoposte all'INM (in attesa dell'AEDT) in relazione anche alla Classificazione Acustica Comunale esterna.

La realtà operativa degli aeroporti militari italiani e NATO e USA e/o delle piste di volo nella quale operano voli civili e militari, pubblicamente, non è nota. Aerohabitat ha più volte argomentato (vedi anche “Aerobasi militari e rumore aereo, a che punto siamo?) senza poter aver riscontri effettivi.Quale incidenza ha il traffico militare, ad esempio, su pista come quelle di Napoli-Capodichino e Roma-Ciampino? Ma sono le aerobasi senza traffico civile a costituire i maggiori interrogativi. Sono davvero senza nessuna tutela ambientale e del rischio incidenti?

I cittadini che abitano, operano e transitano nei pressi di Amendola, Brescia-Ghedi, Cameri, Lecce-Galatina, Sarzana-Luni,Treviso-Istrana, Venaria Reale, Aviano, Grazzanise, Cervia-Pisignano, Decimomannu, Gioia del Colle, Guidonia, Monserrato, Piacenza-San Damiano, Rivolto, e, probabilmente non li abbiamo elencati tutti, devono essere considerati di serie B,. Non hanno gli stessi diritti di quelli insediati nel circondario di aeroporti civili-commerciali-aviazione generale? A chi tocca rispondere?

Una analisi complessiva delle “tutele ambientali” adottate negli scali militari deve, tuttavia, essere associata alle ripercussioni che i voli militari sommano al traffico civile-commerciale di ogni singola scalo aereo, al quale, per una sorta di “segretezza” e/o mancata informativa non si sono mai aggiunti i movimenti aerei militari. Alle mappe acustiche di Linate e tanti altri scali del PNA-Piano nazionale Aeroporti mancato i voli militari, così come mancano nelle valutazione del Rischio Terzi, del le valutazioni inerenti carico antropico sorvolato e nelle curve di isorischio. 11 Settembre 2018

Aeroporti, ma quali sono state le demolizioni e le deroghe al Piano di Rischio!

Quali distributori di infiammabili, di benzina e centri commerciali: sono stati eliminati? Con il D.lgs 9 maggio 2005 n. 96 e relative disposizioni correttive ed integrative di cui D.lgs 15 marzo 2006 n.151 ENAC ha rivisto la parte aeronautica del Codice della Navigazione. Nello specifico l'art. 707, comma 5 e il Nuovo Regolamento Enac del 30 gennaio 2008, Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti -Edizione II – con l'emendamento n. 5 del settembre 2008, ha previsto l'adozione dei Piani di Rischio Aeroportuali da parte dei Comuni territorialmente competenti e l'adeguamento conseguente della propria strumentazione urbanistica, con la finalità di tutelare il territorio in prossimità dell'aeroporto, nelle direzioni di decollo e atterraggio. Cosa avvenga invece sulle piste di volo militari, siano esse italiane, NATO e USA, se l’articolo 707 del Codice della Navigazione si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale, quale applicabilità disgiunta e/o cumulativa (vedi Piano di Rischio terzi) devono esercitare i Comuni aeroportuali interessati?

Ma decisivi risultano anche i volumi di traffico militare, invece, come sono calcolati e come incidono sull'analisi e riscontri del rischio terzi e/o del relativo carico antropico, negli aeroporti dove opera attività civile-commerciale. La materia e la la normativa pertinente non sembrerebbe del tutto trasparente ed evidente!

“Il Codice prevede, inoltre, che i piani di rischio vadano redatti tenendo conto anche di eventuali normative regionali in materia di tutela del territorio dal rischio generato dall’attività di volo”. Ma non abbiamo registrato grandi e piccoli riscontri.

Se il piano di rischio interessa il territorio di più comuni, gli stessi devono presentare un documento unitario che contenga le analisi condotte sui rispettivi strumenti urbanistici vigenti e le eventuali misure da adottare per renderli coerenti con le indicazioni del Regolamento dell’Enac. Il piano di rischio deve essere caratterizzato da uniformi criteri di definizione dei parametri urbanistici per la programmazione dell’uso del territorio.

Nella redazione dei piani di rischio oltre a seguire le indicazioni contenute al paragrafo 6 del capitolo 9 del Regolamento, massima attenzione va posta sulle attività sensibili quali:

“ insediamenti ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, …); nuove edificazioni che se coinvolte in un eventuale incidente possono creare pericolo di incendio o comunque di amplificazione del danno sia all’ambiente che all’aeromobile stesso, quali ad esempio distributori di carburante, depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e

decollo ed in prossimità dell’aeroporto in aree ancora sostanzialmente libere”.

Quale la realtà operativa negli aeroporti italiani, in quelli identificati dal PNA e dei restanti a circa 10 anni dall'aggiornamento della parte aeronautica del Codice della Navigazione: dell'art. 707, comma 5 e il Nuovo Regolamento Enac del 30 gennaio 2008, - Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti?

Dopo l'adozione del Piano di Rischio negli aeroporti del Belpaese, anche secondo le indicazioni della circolare ENAC esplicativa APT33 del 30/08/2010, quanti dei sottostanti edifici sono stati eliminati e/o autorizzati in deroga?

Ovvero gli “insediamenti ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, …); ƒ- nuove edificazioni che se coinvolte in un eventuale incidente possono creare pericolo di incendio o comunque di amplificazione del danno sia all’ambiente che all’aeromobile stesso, quali ad esempio distributori di carburante, depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e decollo ed in prossimità dell’aeroporto in aree ancora sostanzialmente libere”. 10 Settembre 2018

Aeroporti e PNA: esiste una emergenza, la R.E.S.A!

La Runway End Safety Area – RESA di 240 metri: su ogni pista! Storica e nuova! Ognuno dei 42 aeroporti del PNA – Piano Nazionale Aeroporti, prima o poi, sarà attrezzato con Runway End Safety Area – RESA di 240 metri su ogni singola testata pista!

Tra i 24 aeroporti Principali e i 18 Aeroporti di Servizio, ovvero tra gli scali del Core Network Ten-T, quelli del Comprensive Network fino agli aeroporti di interesse locale quanti, nel frattempo, dispongono o hanno in corso adeguamenti masterplan alla lunghezza pista in tal senso?

In realtà occorrerebbe all'intera rete aeroportuale italiana che comprende 112 scali operativi, di cui: 90 aperti al solo traffico civile: 44 a voli commerciali e 47 a voli civili non di linea; 11 ad uso militare e civile; 11 dedicati al solo traffico militare, quali hanno predisposto i 120 e/o 240 metri(in relazione alla tipologia di pista) per adeguare la stessa normativa ENAC?

L'ENAC, infatti, con il "Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti" ha introdotto tra i requisiti nazionali, sviluppati per recepire le corrispondenti misure dell’Annesso 14, l’obbligo di costituire anche sugli aeroporti esistenti ed aperti al traffico commerciale, le aree di sicurezza di fine pista, RESA.

Un " adeguamento è richiesto che avvenga indipendentemente dal volume e tipologia di traffico e dal codice di riferimento dell’aeroporto. Per ottemperare a tale requisito di sicurezza, è necessario qualificare le aree adiacenti alle estremità della striscia di protezione (strip), verificandone le dimensioni, la portanza e la assenza di ostacoli, ampliando secondo necessità, i confini del sedime aeroportuale", lo sostiene la Circolare APT 17 dell'ENAC avente come oggetto: Utilizzazione per i decolli di parti dell’area RESA.

ENAC alla voce RESA scrive:

"Area di sicurezza di fine pista (Runway End Safety Area - RESA) Un’area simmetrica rispetto al prolungamento dell’asse pista e adiacente alla fine della striscia di sicurezza, destinata primariamente a ridurre il rischio di danni agli aeromobili che dovessero atterrare troppo corti o uscire oltre la fine pista in decollo o in atterraggio".

Al paragrafo 5.3 Runway End Safety Area - RESA del"Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti " si legge:

"Per piste già realizzate su aeroporti esistenti la lunghezza della RESA deve essere di almeno 90 metri. Negli altri casi occorre predisporre una RESA di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per piste di codice 1 e 2.

In occasione di modifiche significative della configurazione interna dell’aeroporto e dei suoi dintorni, o del tipo o livello di traffico ad esso destinato, l’ENAC valuterà la possibilità di estendere la lunghezza minima della RESA ad almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per le piste strumentali di codice 1 e 2.

Di conseguenza il gestore deve adottare procedure per la revisione della lunghezza di RESA, in considerazione di fattori di valutazione del rischio quali:

(a) la natura e l’ubicazione degli ostacoli oltre la fine della pista;

(b) il tipo di aeromobili e il livello di traffico nell’aeroporto nonché le variazioni effettive o previste di entrambi questi fattori;

(c) il verificarsi in passato di atterraggi lunghi e relativi fattori causali;

(d) le caratteristiche di coefficiente d’attrito e di drenaggio della pista;

(e) la disponibilità di aiuti alla navigazione;

(f) la possibilità di prendere delle misure procedurali volte alla riduzione del rischio;

(g) l’impatto complessivo sulla sicurezza di qualsiasi modifica, ivi inclusa la riduzione delle distanze dichiarate.

5.4 Qualora vincoli fisici impediscano la realizzazione di una RESA secondo i requisiti in paragrafo

5.3, possono essere adottate le seguenti misure di contenimento del rischio, che determinino risultati equivalenti a parità di condizioni operative:

(a) migliorare le caratteristiche superficiali delle piste e i sistemi di rilevazione e registrazione delle condizioni di pista, soprattutto in caso di piste contaminate e soggette a precipitazioni;

(b) assicurarsi che vengano comunicate tempestivamente all’equipaggio di volo informazioni accurate e aggiornate su: condizioni atmosferiche, stato generale della pista, tipo di contaminazione, valore dell’azione frenante e quant’altro necessario;

(c) migliorare la conoscenza, registrazione, previsione e divulgazione dei dati sul vento, ivi incluso il “wind shear” e ogni altra pertinente informazione sulle condizioni climatiche;

(d) ridurre la presenza di ostacoli al di là della RESA;

(e) potenziare gli aiuti visivi e strumentali per l’atterraggio (ivi inclusa l’installazione di un Sistema di Atterraggio Strumentale - ILS) per avere un posizionamento dell’aeromobile sul sentiero finale il più vicino a quello ottimale per l’atterraggio;

(f) emanare, di concerto con le compagnie di navigazione aerea, e divulgare in maniera idonea le procedure operative ed eventuali restrizioni, relative alle condizioni atmosferiche avverse e ogni altra procedura aeroportuale significativa;

(g) prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego;

(h) pubblicare le caratteristiche della RESA sull’AIP.

Ogni altra azione, che gli operatori e i gestori possono assumere di concerto per ridurre i rischi di uscite di pista, è di complemento a quanto elencato in precedenza.

Nelle ipotesi di cui al presente paragrafo, il gestore deve predisporre uno studio aeronautico che, tenuto conto dei rischi connessi alla soluzione tecnica proposta e delle misure di attenuazione del rischio adottate, dimostri l’ottenimento di un livello di sicurezza equivalente a quello definito dai requisiti di cui al para 5.3."

Al punto (g) soprastante ENAC indicato l'opportunità di "prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego", ma questi non sono stati ancora adottati.

Cosa si aspetta, quante piste di volo italiane non dispongono di 240 metri di Runway End Safety Area? 7 Settembre 2018

Aeroporti, safety risk management, hazard e verifica del rischio

L'analisi dell'impatto è stato certificato in ogni scalo? Anche aggiornato? La sicurezza delle operazioni di volo nell'ambito del sedime aeroportuale, airside e landside, tuttavia non è un risultato raggiunto ed acquisito ma rappresenta un processo costante: di aggiornamento progressivo, in rapporto allo scenario del traffico, al numero dei movimenti aerei, alla tipologia degli aeromobili e in definitiva alla realtà operativa.

Il processo di Safety Risk Management è, perciò dinamico con l'obiettivo di ridurre il livello di rischio As Low As Reasonably Possible (A.L.A.R.P.).

Con i Dati di Traffico relativi al primo semestre 2018, da poco presentato da ENAC, relativo ai passeggeri transitati negli aeroporti nazionali dal 1° gennaio al 30 giugno 2018 - 84.935.541 milioni, con un aumento del 5,8% sullo stesso periodo del 2017 – che aggrega Traffico aereo commerciale complessivo internazionale e nazionale - Servizi di linea e charter che riporta il numero dei movimenti, dei passeggeri trasportati e il traffico cargo in tonnellate - Traffico Aerotaxi e Aviazione Generale anche ALARP e il Safety Risk Management dovrebbero risultare adeguati. E' un processo che avviene? Con regolarità e su tutti gli scali del PNA – Piano nazionale Aeroporti?

Le stesse definizioni di hazard e di rischio (risk) abbisognano, inevitabilmente, di una corretta valutazione del rischio. Della tipologia e caratteristiche al fine di valutare omogeneità, oggettività ed affidabilità.

Gli hazard rimandano a:

- Environmental

- Infrastructural

- Facilities

- Operational

- Handling

- External hazard

- Organization

L'analisi e il monitoraggio degli hazard è un processo continuo svolto nell’ambito delle attività dello stesso gestore, in parallelo al ruolo di ENAC. Quale lo scenario di attuazione?

Come parametrare la valutazione del rischio, il risk assessment con la percentuale di probabilità dello stesso “incidente” con l'eventuale gravità dell'hazard-incidente^

Le definizione del “livello di rischio” per singolo-tipologia di hazard anche in relazione alle curve di isorischio in relazione della matrice del rischio predisposta deve, comunque, rapportarsi alla misure, alle iniziative di riduzione dello stesso livello di rischio.

Quali sono le valutazione dei “Safety Action Group - SAG“ attivati e qualificati e modalità di valutazione dovrebbero essere reciprocamente condivisi con il Safety Board.

Quale quindi il “Worst credible case” di ogni singolo aeroporto, in aggiunta con l'analisi complessiva dei pericoli e l'individuazione delle inevitabili tecniche-misure di mitigazione/miglioramento? 4 Settembre 2018

Aeroporti e rischio terzi-risk assessment

Indispensabile un censimento, una mappa delle edificazioni pre/con L. 58/63 e post 2005: tra deroghe e divieti! Con il decreto legislativo 9 maggio 2005 n. 96 (DL 15 marzo 2006 n. 151) il Codice della Navigazione (CdN) al Capo III – “Vincoli della proprietà privata”, è stata variata la normativa per utilizzo e la gestione delle aree limitrofe agli aeroporti.

Servitù e limitazioni devono essere sottoposti correlati non solo alla configurazione del sedime

aeroportuale, ma alla tipologia del traffico e volumi di flotte aeree e alle procedure-operazioni di volo adottate.

Come assicurare adeguati livelli di “safety” al traffico aereo, flusso orario dei voli, orientamento e direzione delle piste, magari con scenari di incremento dei voli come avviene nei masterplan con relative VIA e VAS proposti a ENAC e Ministero Infrastrutture e Ambiente, e al contempo garantire i più elevati livelli di sicurezza al territorio ed ai cittadini insediati nel circondario del sedime e sottostanti alle traiettorie di decollo e atterraggio?

Con l’Art. 715 (Valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni si applicano a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile (e non a quello militare e comunque cosa accade quando lo scalo registra voli civili e militari?) al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio”.

Quali riscontri in termini di CURVE ISORISCHIO, ovvero di Rischio Individuale RI < 10E -4,

Rischio Individuale RI < 10E -5, Rischio Individuale RI < 10E -6, sono stati evidenziati? Con quale criterio e/o modello matematico, con quale database? Tali analisi potrebbero essere ri-verificati con modelli matematici utilizzati, ad esempio, in altri Paesi Europei e/o in USA e Giappone?

Come possono i Comuni di “sedime e non” valutare la Policy di Attuazione dell’art. 715 ENAC, con l’individuazione del livello di carico antropico e le attività compatibili con il livello di rischio associato all’attività di volo dell’aeroporto? Come vanno associati ai Piani di Rischio redatti ai sensi dell’art. 707 del C.di N..

Quali strumenti urbanistici hanno utilizzato i Comuni interessati? Quali verifiche ha disposto ENAC, nel corso degli anni, anche in rapporto all'incremento dei volumi di traffico dei singoli aeroporti, in rapporto non solo alle edificazioni vincolate dalla mappe acustiche, ma anche in relazione al Piano di Rischio (Art. 707 CdN) e al Rischio Terzi (Art. 715 CdN) e al carico antropico? I responsabili dei Comuni aeroportuali e gli uffici specifici di ENAC avrebbero responsabilmente reso trasparente sforamenti nelle altezze ed eventuali edificazioni in deroga autorizzata o meno.

Una sorta di concertazione e di presentazione dei risultati della “Valutazione dei rischio conto terzi” per qualsivoglia scalo aereo del Belpaese (magari anche con l'aggiunta delle piste militari e NATO), verificando

la corrispondenza delle planimetrie delle “Curve di isorischio” ed i riflessi sull'esistente “edificazione” in deroga. L'analisi delle specifiche geometrie di curve di isorischio, generate dalle analisi e dai modelli matematici descritti nella Policy di attuazione dell’art. 715 del Codice della Navigazione e predisposte da ENAC e, magari confrontate con i “modelli matematici” in vigore altrove (USA, GB, Germania, Japan).

La Policy di Attuazione del Risk Assessment” di attuazione dell’Art. 715 dall’ENAC, in rapporto alla base dei riferimenti normativi internazionali, che ha definito le misure di tutela da applicare nelle aree esterne agli aeroporti interessati dalle curve di iso-rischio generate da I.C.A.O. (International Civil Aviation Organization) riprendendo il livello metodologico e il livello di pianificazione territoriale e di valutazione dei vincoli urbanistici da apporre sulle aree circostanti il sedime aeroportuale, è costituito dal documento “Airport Planning Manual – doc 9184/part2”, paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports”.

Quale la realtà degli aeroporti del Belpaese? Possibile che qualche Comune non abbia ancora ottemperato al primario e fondamentale strumento del “Piano di Rischio”? Che non sia stato ancora deliberato? Quale possa essere la coerenza degli strumenti urbanistici vigenti e la loro applicazione, su ogni pista di volo, 25 Agosto 2018

Aeroporti e volatili, una extra nota informativa e 12 extra indicatori

Tra itticolture e coltivazioni di agricoltori e financo orti! Le mappe di vincolo intorno alle piste di volo, militari e civili-commerciale sono adeguate? I Comuni di sedime ed extra sedime aeroportuali sono stati adeguatamente informati da ENAC a riguardo?

Anche i semplici “tendoni e gli appezzamenti di terreno, in prossimità dell’aeroporto, non possano utilizzare teli e coperture per l’anticipo e il posticipo della maturazione delle uve e o altre colture. Poiché potrebbero causare spiacevoli riflessi”.

Sono vincoli acquisiti e rispettati? L'esistenza di itticolture e queste “piantagioni” possono stimolare gli uccelli. Quindi ci sarebbero i presupposti dell’art. 711 che dice che nelle zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea.”

La materia è stata riproposta dalla Nota Informativa ENAC NI/2017/011 in cui vengono individuati 12 indicatori di performance che poggiano su criteri oggettivi (applicazione normativa, risk assessment, etc.) che dovranno essere tenuti in considerazione per valutare l’opportunità di una visita di monitoraggio su un dato aeroporto.

Nella “RELAZIONE DI SINTESI - Rapporto e Bilancio Sociale 2017 – del 5 Giugno 2018 ENAC propone queste note:

“Per wildlife strike si intende l’impatto violento tra un aeromobile e uno o più volatili o altre specie di fauna selvatica, con conseguenze più o meno gravi, sia in termini di sicurezza dellanavigazione che di cost economici correlati all’evento.

Per quanto riguarda il 2017 (dati da consolidare con quelli dei gestori aeroportuali, soggetti responsabili del controllo del rischio da wildlife strike), si registrano 761 impatti sotto i 300 piedi. Da un’analisi generale dei dati parziali aggregati risulta che il numero delle segnalazioni di impatti in ambito aeroportuale al di sotto dei 300 piedi si sia ridotto rispetto agli anni passati, e questo evidenzia la crescente attenzione dedicata a questo fenomeno, allo studio sulle fonti attrattive e alla messa in atto di strategie di dissuasione che riducono o mantengono, per quanto possibile, sotto controllo la presenza di fauna selvatica, trattandosi

comunque di un fenomeno naturale con numerose variabili ambientali non sempre prevedibili.

Al fine di ottimizzare e razionalizzare le risorse dell’Ente nello svolgimento delle visite dirette negli aeroporti italiani, che sono di fondamentale importanza per monitorare l’attività del gestore aeroportuale in materia di wildlife strike, nel corso dell’anno il BSCI ha elaborato la Nota Informativa ENAC NI/2017/011 in cui vengono individuati 12 indicatori di performance che oggiano su criteri oggettivi (applicazione normativa, risk assessment, etc.) che dovranno essere tenuti in considerazione per valutare l’opportunità di una visita di monitoraggio su un dato aeroporto.”

Quale il riscontro, per ogni singola pista, civile-commerciale e militare, di questi 12 indicatori di performance? 22 Agosto 2018

Aeroporti, piano ostacoli, piano di rischio e rischio terzi: stato dei lavori

Tra masterplan aeroportuali ed esigenze del territorio! La compatibilità urbanistica. Tra gli scenari di incremento dei voli, di movimenti aerei, di numero di passeggeri e di bilanci delle società di gestione aeroportuali, al 2030-2040-2050 e le “imposizioni” correlate all'art. 707 e 715, comma 1°, del Codice della Navigazione e dal Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile-ENAC deve coerentemente e costantemente verificare la reale corrispondenza, tra vincoli e prescrizioni varie, delle aree limitrofe alle piste di volo. Una questione che in Italia sembrerebbe riguardare gli aeroporti civili-commerciali escludendo quelli militari italiani e/o USA-NATO! Perché innanzitutto tale discriminazione e anomalia?

Una sorta di identificazione tra cittadini di serie A e serie B? Con quale motivazioni?

Ma ENAC individuando le limitazioni relative agli ostacoli ed ai potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, conformemente alla normativa tecnica internazionale sembrerebbe dover svolgere un ruolo basilare quanto essenziale ed elementare.

Compito dei Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, Direzione Programmazione e Pianificazione del Territorio, U.O. Pianificazione Urbanistica Generale di ogni comune aeroportuale inoltre è indispensabile predisporre documenti e relazioni specifiche: per ogni pista di volo e/o aviosuperficie.

Le mappe dei vincoli aeroportuali dovrebbero costituire lo strumento operativo essenziale per il governo del territorio e, determinando anche ogni punto elevazione o l'altezza massima raggiungibile da una costruzione nelle aree limitrofe agli aeroporti. Magari identificando e mappando anche le “realtà” edificatorie e naturali pre-esistenti alle variazioni del Codice di Navigazione registrate nel 2005.

Quale la “realtà” pre-esistenti e autorizzata comunque perché in deroga? Quale il livello di compatibiità urbanistica - in ogni Comune - precedente al 2005 e quella edificata (autorizzata o meno) posteriore a tale data?

ENAC ha forse catalogato ostacoli e altezze in deroga alle normative e standard ENAC-EASA-ICAO in materia? Ha, forse, in corso tale indispensabile “operazione” di messa in sicurezza del sistema degli aeroporti del Belpaese?

Inoltre, in aggiunta ai vincoli derivanti dal rispetto delle superfici di delimitazione degli ostacoli, le aree limitrofe all'aeroporto sono sottoposte a limitazioni anche in relazione ad alcune tipologie di attività o di costruzione, che possono costituire un potenziale pericolo per la sicurezza della navigazione aerea.

Quali le planimetrie catastali con Superficie di Inviluppo, quali le planimetrie catastali con indicazione dei pericoli alla Navigazione Aerea .

Edificazioni e attività o costruzione da sottoporre a limitazione, ecco una tipologia:

-Itticolture;

-Discariche;

-Altre fonti attrattive di fauna selvatica nell'intorno aeroportuale;

-Manufatti con finiture esterne riflettenti e campi fotovoltaici;

-Luci pericolose e fuorvianti;

-Ciminiere con emissione di fumi;

-Antenne ed apparati radiolettrici irradianti;

-Sorgenti Laser e Proiettori ad alta intensità;

-Impianti eolici.

L'analisi dell'extra sedime aeroportuale e delle sottostanti traiettorie di decollo e atterraggio deve essere sottoposto innanzi tutto come descritto nella normativa vigente e in particolare:

• artt. 707 e 715 del Decreto Legislativo n°96 del 9 maggio 2005 – Nuovo Codice della Navigazione, Revisione della Parte Aeronautica, poi modificato ed integrato dal Decreto legislativo n. 151 del 15 marzo 2006;

•ENAC – Circolare APT-33 “Piani di rischio previsti dall’art. 707 del Codice della Navigazione” del 30/08/2010;

•ENAC – Policy di attuazione dell’art. 715 del Codice della Navigazione;

•ENAC – “Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti”, Cap. 9 – Par. 6, aggiornato all’emendamento 8 del 21/12/2011;

•ICAO – Annesso 14 alla Convenzione relativa all'aviazione civile internazionale stipulata a Chicago il 7 dicembre 1944, Vol. I “Aerodrome Design and Operations”, 5a ed., luglio 2009.

Le amministrazioni Comunali e i Comitati dei Cittadini interessati alla materia dovrebbero avere una conoscenza diretta ed esaustiva di tale contesto “operativo”, uno strumento indispensabile: riferimento conoscitivo, normativo e tecnico operativo mediante il quale analizzare e valutare le aree circostanti il

sedime aeroportuale maggiormente esposte, a livello probabilistico, ad un incidente aereo. Un contesto operativo che ENAC dovrebbe aver dettagliato in ogni singola specificità “aeronautica e urbanistica”. 21 Agosto 2018

Aeroporti e l'assistenza aeromobili in emergenza

Sono disposizioni in vigore nel sedime, ma anche oltre! Quali sono in realtà gli spazi sottoposti alle “Norme e Procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente” e quali aeroporti hanno specifiche “ordinanze” a riguardo e quali piste e/o intorni aeroportuali sono ancora escluse o non aggiornate o non integrate alle normative ICAO-EASA-ENAC vigenti?

Gli spazi-aree del sedime aeroportuale sono indubbiamente assoggettate a procedimento di adozione e/o aggiornamento delle “Norme e Procedure” anche per la valutazione delle esercitazione e relativi de-briefing sull'efficacia delle procedure e gli “Stato di Emergenza” attivati e/o da attivare in occasione delle fasi principali, ovvero:

 conoscenza e comunicazione;

 operazioni di soccorso;

 operazioni post-soccorso.

La tempestività e l’efficacia dei soccorsi del Piano di Emergenza aeroportuale e non deve essre espletato in relazione alla piste di volo, allo spazio laterale e oltre il finepista e al disotto delle prime zone sottostanti alle fasi di decollo e di atterraggio.

Fino a quale distanza dall'inizio e/o del fine piste (sia essa lunga da 2400 a 4000 metri) le “Norme e Procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente” devono essere applicate?

Sono le stesse aree-spazi identificati dalle zone A, B, C e D del Piano di Rischio o sono valutazioni ancora più estese e correlate agli indici di isorischio/rischio terzi e/o risk assessment relativo al carico antropico rilevato?

Quest'ultimo magari associato agli insediamenti urbani, commerciali, istituzionali, ospedali ed al relativo volume consistenza di cittadini presenti?

L’aeroporto in definitivo “si apre all’esterno” e nelle vicende associate al grave incidente aereo devono essere verificate le urgente, le infrastrutture e le necessità di personale e mezzi per il soccorso in rapporto alla “potenzialità” del scenario di rischio prefigurato. Quale reale efficacia pianificazione è in atto e/o attivata e/o predisposta in ogni singolo aeroporto del Belpaese? Una periodica verifica potrebbe essere pienamente valutata con test ed esercitazioni dirette.

“Il regime di responsabilità così definito, va inteso valido ed efficace con riferimento all'attuale

quadro normativo, vale a dire vigenti le pertinenti disposizioni del Codice della Navigazione e

del Regolamento ENAC per la Certificazione e l'Esercizio degli Aeroporti sui contenuti e le

procedure dei Piani di Emergenza. Lo stesso, infatti, dovrà intendersi superato al momento della implementazione del diverso assetto previsto dal Reg.(UE) n. 139/2014 in relazione al singolo aeroporto”.

Nelle “Norme e Procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente” il Dirigente dell’ENAC competente per la Direzione Aeroportuale di riferimento adottate dall’ENAC in coerenza con il quadro normativo nazionale e con l’esito delle sentenze del Consiglio di Stato n.5946/2013 e n.661/2015, nel rispetto delle funzioni e delle competenze attribuite ai soggetti che operano in ambito aeroportuale, costituiscono l’atto fondamentale di pianificazione e coordinamento delle misure da adottare relativamente alle emergenze derivanti da incidente aereo.

La programmazione delle esercitazioni “specifiche” sono proposte dal Gestore all’ENAC che, nell’approvarla, delega il Gestore aeroportuale a organizzarle entro i termini previsti.

Quale è quindi la situazione dell'aeroporto localizzato in prossimità dell'edificio in cui abita il lettore di questa specifica news? Anche il suo caseggiato, magari sorvolato da aeromobili nella fase di decollo e/o atterraggio, oltre a percepire il quotidiano refrain del rumore-aereo-di-sorvolo, sarà sottoposto anche all'Ordinanza delle “Norme e Procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente”? A conoscenza di tale riscontro, probabilmente, oltre al gestore aeroportuale è lo stesso Direttore ENAC. 8 Agosto 2018

Aeroporti e mappe di vincolo: ostacoli e pericoli alla navigazione aerea

Ecco una sorta di fac simile base applicabile su ogni aeroporto! Nessun dubbio che ogni aeroporto (probabilmente anche quelli militari e NATO e USA) localizzato nel Belpaese debba aver identificato ogni singolo ostacolo e/ o pericolo alla navigazione aerea.

E' stato fatto? E qualora siano trascorsi anni dalla prima stesura l'analisi è stata replicata.

A riguardo l’art. 707, comma 1°, del “Codice della Navigazione” e dal “Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti”, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (E.N.A.C.) ha individuato le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe ad ogni pista di volo e/o aeroporto “stabilendo le limitazioni relative agli ostacoli ed ai potenziali pericoli al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, conformemente alla normativa tecnica internazionale”.

Tali mappe di vincolo, dovrebbero essere state depositate per 60 gg presso i Comune interessati, come previsto dalla normativa per la presentazione di eventuali osservazioni.

Quale la situazione di ogni singolo aeroporto?

“Le mappe di vincolo aeroportuale costituiscono uno strumento operativo essenziale per il governo del territorio e, così come esplicitato nella “Relazione” ad esse allegata, determinano in ogni punto l’elevazione o l’altezza massima raggiungibile da una costruzione nelle aree limitrofe all’aeroporto.

Nelle mappe sono evidenziate le seguenti superfici di delimitazione degli ostacoli:

Aree interessate da superfici di delimitazione degli ostacoli a quota variabile 

Nei fogli catastali  dovrebbero essere riportate, attraverso linee o curve di isolivello, le quote massime delle nuove edificazioni (cfr. allegati grafici). La quota massima di edificazione nelle aree comprese tra due linee o curve di isolivello è da determinare per interpolazione lineare tra le due quote limitrofe indicate.

Aree interessate da superfici di delimitazione degli ostacoli orizzontali

Nella Relazione, per i fogli catastali compresi dalla superficie di delimitazione degli ostacoli orizzontali, dovrebbe essere indicata la relativa quota massima di edificazione consentita, riferita al livello del mare.

Oltre al rispetto delle superfici di delimitazione degli ostacoli, le aree limitrofe all’aeroporto sono sottoposte a limitazioni anche in relazione ad alcune tipologie di attività o di costruzione che possono costituire un potenziale pericolo per la sicurezza della navigazione aerea:

A) Tipologia di attività o costruzione da sottoporre a limitazione

.Discariche

Altri fonti attrattive di fauna selvatica nell’intorno aeroportuale, quali impianti depurazione acque reflue, laghetti e bacini d’acqua artificiali, canali artificiali, produzioni di acquicoltura, aree naturali protette, piantagioni, industrie manifatturiere, coltivazioni agricole e vegetazione estesa

Manufatti con finiture esterne riflettenti e campi fotovoltaici che presentano vetrate, pannellature fotovoltaiche o superfici esterne riflettenti in genere, di estensione superiore a 500 mq, per i quali dovrà essere attestato che non vi siano fenomeni di abbagliamento ai piloti degli aeromobili impegnati nelle procedure di volo in atto sull’aeroporto, riguardanti le operazioni di atterraggio e di circuitazione

Ciminiere con emissione di fumi

Attività che prevedono l’emissione di onde elettromagnetiche, per le possibili interferenze con gli apparati di navigazione; tali attività sono sottoposte alle attribuzioni di cui all’art. 115 del Decreto Legislativo 1 agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni  elettroniche”

B) Tipologia di attività o costruzione da sottoporre a limitazione

Luci pericolose e fuorvianti, come specificato nel regolamento ENAC (capitolo 6 paragrafi 1.3.1 e 1.3.2)

Sorgenti Laser e Proiettori ad alta densità (utilizzati nei giochi di luce per intrattenimento, per i quali occorre adottare determinate cautele)

C) Tipologia di attività da sottoporre a limitazione

Impianti eolici

Aree interessate:

1. Area di incompatibilità assoluta: l’area interessata dalla incompatibilità assoluta è costituita dall’impronta sul territorio delle superfici di avvicinamento, di salita al decollo e dall’ATZ ”Aerodrome Traffic Zone”.

2. Aree in cui è comunque richiesta una valutazione specifica di ENAC:

tutte le aree ricadenti tra il limite esterno dell’ATZ e il limite esterno della OHS “Outer Horizontal Surface” .

Nei casi in cui sia richiesta una valutazione specifica di ENAC, e in tutti i casi per i quali sia necessaria la verifica di assogettabilità dell’intervento al parere di ENAC, la relativa richiesta deve essere inoltrata direttamente dall’interessato tramite la procedura telematica appositamente istituita da ENAC stesso, al seguente link: www.enac.gov.it/La_Regolazione_per_la_Sicurezza/Infrastrutture_Aeroportuali/Ostacoli_e_pericoli_per_la_navigazione_aerea/Procedura/index.html 26 Luglio 2018

Aeroporti e incidenti aerei esterni al sedime: quanti scali hanno il PEE?

La zona stimata del crash è di circa 9000 metriquadri! In ogni Comune aeroportuale, come nella rispettiva Provincia e financo nella Regione, il Piano di Emergenza Esterno (PEE) è diventato (o dovrebbe esserlo) un “dispositivo” fondamentale per la tutela dei cittadini e del territorio circostante e/o delle zone sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio.

 

In coordinamento con le locali Prefettura e i Sindaci dei Comuni interessati, probabilmente, è stato sottoscritto un Protocollo di Intesa, che in seguito ha determinato il PEE.

 

Sarà vero? E lo stesso PEE magari viene aggiornato ogni due/tre anni in funzione dei livelli del traffico aereo e delle varianti operative dei voli, sia a terra che in aria. L'ipotesi di un incidente al di fuori del perimetro aeroportuale o comunque dell'area di giurisdizione aeroportuale e l'ambito territoriale colpito dal crash e/o fuoripista, i rottami, il relitto e il numero delle persone (tra passeggeri e abitanti) coinvolti inquadra il livello degli effetti stimati in relazione alla salvaguardia delle vite umane, dei beni e dell’ambiente ed al mantenimento delle operazioni e delle attività aeroportuali;

 

Gli incidenti aerei sono generalmente suddivisi in quattro categorie principali.:

 

in fase di decollo (takeoff);

 

in fase di atterraggio (landing):

 

crash

 

overrun:

 

take-off overruns (TO): in fase di decollo l’aereo non riesce a prendere quota e ricade al suolo, oppure non riesce a decollare in tempo, supera il punto di non ritorno e va oltre la fine della pista;

 

landing overruns (LO): atterra oltre l'inizio della pista o arriva troppo veloce e non riesce a fermarsi prima da fine di essa;

 

take-off crash (TC): possibili tipi di incidente in fase di decollo diverso dal caso overruns;

 

landing crash (LC): si classificano con questa sigla tutti gli incidenti in fase di atterraggio di natura diversa dal semplice atterraggio lungo. TO 8,3% LO 18,7% TC 19,1% LC 53,9%;

 

La materia rimanda all'Ordinanza ENAC 4/2011 in data 23/05/2011 -“Norme e Procedure per l'assistenza degli aeromobili in emergenze e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente”; e al Regolamento ENAC prescrive i requisiti in materia di sicurezza delle operazioni di volo introducendo prescrizioni inerenti possibili “pericoli alla navigazione aerea” valutazioni del rischio generato dall’attività di volo sul territorio.

 

La casistica incidentale inquadra pertanto rotte seguite, volumi di traffico, passeggeri e altro con una valutazione del rischio che, oltre alla stima probabilistica degli incidenti rifmanda ad un modello di localizzazione degli incidenti (dispersione delle rotte, specifici volumi di traffico, tipologia di incidente e distanza dalla pista) e delle conseguenze (peso dell’aereo, apertura alare, estensione delle conseguenze).

 

L'incidente casistico/statistico risulta inquadrato nell’area di analisi, dove sono stati identificati

 

i punti di maggior vulnerabilità: le tipologie zone insediative agricole, residenziali, commerciali/produttive, aziende sensibili, industrie a rischio, scuole-istituti-università, supermercati, poli commerciali, centri sociali, parrocchie e oratori, palestre, distributori di benzina, ospedali e tanto altro.

 

Ovvero infrastrutture viabilistiche e reti di servizio snodi viabilistici strategici, strade scorrimento veloce, autostrada, linea ferroviaria, metanodotti, rete acqua. La pericolosità correlata censita dal PEE è calcolata in relazione al numero di movimenti annuali (decolli ed atterraggi) e tipologia/classi di aerei; tasso di incidente medio pesato per tutte le classi di aerei; media di incidente per velivoli terzo livello, medio e lungo raggio e tanto altro. Il rischio incidente aereo è identificato anche con una ipotetica zona di impatto – definita con coordinate e il reticolo di riferimento in una griglia INCIVOLO. Lo spazio/porzione di territorio interessata dai rottami/relitto di un aeromobile è stato stimato, con media ponderata associata a varie tipologie di aeromobili, comunque – in media - pari a circa 9.000 Metriquadri. Quante piste, sia esse si aviazione commerciali che aerobasi militari, dispongono di PEE aggiornati? 10 Luglio 2018

Il primo Piano Nazionale degli Aeroporti (PNA) era del febbraio 2012

ENAC e Ministero Infrastrutture lo hanno aggiornato nel 2014: ma non basta! La realtà del sistema degli aeroporti del Belpaese è tale che il cosiddetto Piano Nazionale degli Aeroporti, elaborato da ENAC e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al fine di individuare gli scali di interesse

nazionale di cui all’art. 698 del codice della navigazione e per l’aggiornamento del Piano Nazionale

degli Aeroporti approvato con d.p.r. n. 201/2015, non potrà che prevedere un ulteriore aggiornamento.

Sostenibilità ambientale (impatto acustico, atmosferico e altro), contesto di Piano di Rischio, Rischio terzi e carico antropico delle zone sorvolate dalle flotte aeree, inevitabilmente, non potranno che definire un livello massimo di voli (orari, diurni e notturni) su ogni singola pista. Ogni aeroporto in definitiva, sia esso internazionale, nazionale, quanto minore e/o periferico, ma anche le stesse aerobasi militari italiane e non, non potrà che essere identificato nel limite massimo consentito dei voli/anno.

Un traguardo inevitabile che comporta un aggiornamento degli aeroporti del Belpaese, la rispettiva “politica dei voli e collegamenti” di ogni singolo scalo.

Dei 112 aeroporti funzionanti, 90 aperti al traffico civile, di cui 43 aperti ai voli commerciali, 47 a voli civili non di linea, 11 militari aperti al traffico civile (di cui 3 aperti a voli commerciali), 8 a voli civili non di linea e 11 esclusivamente a uso militare, occorrerà analizzare la realtà operativa, nel dato odierno e in prospettiva, in relazioni ai singoli “carichi ambientali e del rischio terzi”.

Come è ben noto, infatti, “il numero degli aeroporti commerciali può variare in funzione delle autorizzazioni rilasciate da ENAC” (Il Piano Nazionale degli Aeroporti – Ministero delle Infrastrutture 30 settembre 2014).

Il funzionamento dello stesso Piano nazionale Aeroporti è innanzi tutto stato correlato alla “definizione dei bacini di traffico omogeneo” con l'individuazione degli aeroporti strategici. Ma l'odierna suddivisione in 10 bacini di traffico risulta realistica e funzionante? La sostenibilità economica di ogni singolo bacino, inoltre, è stata adeguatamente verificata?

Le cosiddette politiche infrastrutturali coordinate con le singole Regioni, dopo la suddivisione del Belpaese in 10 singoli bacini di traffico ritenuti omogenei, non contraddicono presupposti elementari di analisi e verifica degli impatti ambientali e del rischio terzi di alcuni di questi aeroporti?

Un approccio di investimenti finanziari, di compatibilità territoriale e di coesistenza con la comunità dei cittadini residenti nell'intorno e sottostanti alle traiettorie di voli del traffico aereo, impongono una rapida quanto estesa ri-analisi e, probabile, riassetto del Piano Nazionale Aeroporti.

Con l'identificazione degli scali aerei “compatibili” e con masterplan al 2030-2040-2100, e relative VIA e VAS, finalmente operativi e identificati e “limitati” nel numero massimo di voli orari, diurni, notturni e annuali, in relazione anche alle singole testate pista: in un rapporto di massima trasparenza tra ENAC, Ministero delle Infrastrutture, gestori, commissioni aeroportuali e cittadini. 20 Giugno 2018

Aeroporti, ostacoli alla navigazioni e deroghe al piano di rischio

Quale reale censimento tra aeroporti civili-commerciali, aerobasi e avio-eli-superfici?

Gli Art. 707, 712 e 715 dopo l'adozione del Piano di Rischio, la Pianificazione della destinazione d’uso delle aree dei vincoli derivanti dalle differenti tipologie di prescrizioni (isofoniche e mappe di rischio) in aggiunta alle verifiche riguardanti alle costruzioni e ostacoli naturali rispetto all'O.H.S. (Outer Horizontal Surface) che, oltre altezze superiori ai 100 mt dal suolo, ovvero ostacoli alla navigazione aerea che impongono le segnalazioni (diurna e notturna) e la loro identificazione nella cartografia aeronautica, come sono gestiti nelle grandi piste di 2500-3000-4000 metri di lunghezza e nelle aviosuperfici?

 

Le edificazioni esistenti nelle zone A, B, C e D del Piano di Rischio, ad esempio, sono state adeguatamente identificate mappate in relazione ad ogni singola pista di volo?

 

Non essendo state “demolite”, come si suppone, sono comunque state segnalate ai Comuni Aeroportuali e/o ai piloti che operano su dette piste? Dalle correlazione con la condizione territoriale (villaggi, ospedali, università, centri commerciali e altro) e curve di isorischio come devono essere evidenziati e rimossi i possibili ostacoli?

Il monitoraggio sistematico sulla presenza di tali ostacoli deve diventare una operazione coordinata tra il Comune Aeroportuale, ENAC ed ENAV. Come si realizza?

 

A che punto è il censimento? “La Direzione Operatività, in seno alla Direzione Centrale Infrastrutture Aeroporti dell'Enac, valuta le istanze per i manufatti potenzialmente impattanti che "costituiscono ostacolo permanente" alla navigazione aerea e che, qualora autorizzati, comportino provvedimenti di deviazione dagli standard regolamentari. Resta invariata la procedura vigente nell'ambito del procedimento di valutazione aeroportuale/aeronautica fra ENAC, ENAV ed A.M. (quest'ultima secondo le competenze territoriali proprie). Sempre in questa pagina si darà pubblicità degli aeroporti per i quali i comuni territorialmente interessati avranno adottato le mappe con i vincoli aeronautici attraverso le quali sarà possibile valutare direttamente la compatibilità aeronautica in relazione ad ostacoli e pericoli alla navigazione aerea.”

 

Un aeroporto tra gli altri, quello di Treviso San Angelo: Ostacoli e pericoli alla navigazione aerea .

Pubblicazione mappe di vincolo. Dal web si leggeva: “Si informa che sono state depositate presso l’ufficio tecnico comunale, fino al 19/05/2016, le mappe di vincolo e la documentazione tecnica redatte dall’Enac (Ente Nazionale per l’aviazione civile), ai sensi dell'art. 707 del Codice della Navigazione.

La suddetta documentazione è stata altresì pubblicata all'albo pretorio comunale e viene resa disponibile qui di seguito:

Relazione tecnica, PC 01 rev 1 Nord, PC A rev 1 Nord, PC B rev 1 totale, PC C rev 1 Nord.

A riguardo, ad esempio, ENAC con il comunicato stampa 16/2015 riferiva: INTESA TECNICA ENAC – ENAV PER LA VALUTAZIONE OSTACOLI: DA OGGI 16 FEBBRAIO È ATTIVA LA NUOVA PROCEDURA PER LA PRESENTAZIONE DELLE ISTANZE

Comunicato ENAC ENAV L’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, rende noto che da oggi, 16 febbraio 2015 è on-line, sul proprio portale, una nuova procedura informatizzata per la presentazione delle istanze relative alla valutazione degli ostacoli. L’ENAC e l’ENAV S.p.A., infatti, in base a un’intesa tecnica hanno avviato un rapporto di collaborazione per gli aspetti legati alla procedura di valutazione della compatibilità di nuovi manufatti e impianti con la sicurezza del volo.

Sulla base di tale intesa è stata elaborata una nuova procedura per la presentazione delle istanze da parte dell’utenza. ENAC ed ENAV, infatti, hanno definito attraverso il nuovo accordo le competenze reciproche per quanto riguarda modi, tempi e strumenti, anche informatici, utili per offrire un servizio tempestivo, efficace ed efficiente all’utenza.La nuova procedura per la presentazione via web delle istanze, che trova ispirazione dall’Agenda Digitale promossa dal Governo Italiano e, in particolare, dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e dal piano di e-government 2012, permette la digitalizzazione del procedimento amministrativo consentendo nuove modalità di comunicazione e interazione con cittadini e imprese attraverso l’erogazione di servizi on-line e la realizzazione di un unico punto di accesso ai servizi stessi. I principali vantaggi che l’utenza potrà riscontrare dall’uso della nuova procedura riguardano in primo luogo la dematerializzazione della documentazione cartacea legata al procedimento, visto che ogni documento utile alla valutazione sarà prodotto in formato digitale e inviato via PEC. Il secondo vantaggio è rappresentato dalla possibilità di verificare in tempo reale l’effettiva esigenza della valutazione di competenza dell’ENAC attraverso un applicativo informatico sviluppato da ENAV S.p.A. e messo on-line a disposizione dell’utenza. Riservando pertanto una vera e propria istruttoria alle sole richieste che effettivamente ne presentano la necessità, si persegue l’obiettivo di ottenere un calo del numero delle pratiche in ingresso con una conseguente riduzione della durata del procedimento.

La nuova procedura per la presentazione delle istanze è on-line da oggi, 16 febbraio 2015, e va a sostituire l’attuale “protocollo tecnico” pubblicato sulle pagine dedicate agli ostacoli e pericoli alla navigazione aerea del sito istituzionale dell’ENAC. 16 Giugno 2018

Ryanair e ATC e ritardi dei voli nella UE: un comunicato severo

Iniziativa europea per evitare il collasso dei voli! La prima aerolinea del Belpaese, ovvero Ryanair, con il seguente comunicato stampa richiede un’azione immediata da parte della Commissione europea e dei governi europei per fronteggiare “l’allarmante deterioramento dei servizi forniti dagli Atc (Air Traffic Control) nei mesi di maggio e giugno e prevenire un completo crollo dei servizi dei controllori del traffico aereo quest’estate”.  Ma perché altre aerolinee non si sono associate'

 

“A maggio 2018:

Oltre 117.000 voli in ritardo, di cui il 61% (più di 71.000 voli) a causa della carenza di personale ATC e dei loro scioperi.

Oltre 56.000 voli hanno registrato un ritardo maggiore ai 15 minuti, un numero quattro volte superiore rispetto ai 14.000 voli in ritardo di oltre 15 minuti a maggio 2017.

I ritardi causati da avverse condizioni meteorologiche rappresentano il 39%(45.000 voli), un numero quattro volte superiore comparato agli 11.000 voli in ritardo per le stesse cause a maggio 2017.

La maggior parte di questi ritardi causati dal maltempo (quasi il 60%) si è verificata di venerdì e sabato anziché negli altri cinque giorni della settimana, il che suggerisce che i fornitori di servizi ATC sfruttino le avverse condizioni meteorologiche per coprire la propria carenza di personale.

L’obiettivo per il 2018 dell’Unione Europea riguardante il ritardo dei voli è pari a 0,5 minuti. Tuttavia, le attuali previsioni per il 2018 lasciano presagire il negativo aumento di questo dato a 1,5 minuti, il triplo di quanto auspicato dall’UE.

A maggio, Ryanair ha cancellato oltre 1.000 voli, quasi tutti a causa della carenza di personale ATC e dei loro scioperi. Un numero 24 volte superiore ai soli 43 voli cancellati a maggio 2017.

A maggio, EasyJet ha cancellato 974 voli. Solo 117 a maggio 2017.

A maggio, Willie Walsh, CEO di IAG, ha dichiarato: “Ciò che è più impattante è la condizione in cui versa l’ATC e i loro continui scioperi, è un disastro. Sta destabilizzando il traffico aereo in tutta Europa. Speravamo in un miglioramento per il 2018, invece la situazione sembra peggiorare.”

“Ancora una volta questo fine settimana, gli ATC francesi saranno in sciopero sabato e domenica –  dichiara Michael O’Leary, Chief Executive Officer di Ryanair – causando la cancellazione di centinaia di voli e disagi a migliaia di passeggeri che hanno pianificato le loro vacanze. Molti di questi voli non toccano nemmeno la Francia, eppure saranno coinvolti perché gli ATC francesi impongono alle compagnie aeree di cancellare i sorvoli, mentre proteggono le rotte domestiche in Francia. Le compagnie aeree europee stanno subendo migliaia di ritardi e cancellazioni anche a causa della carenza di personale ATC, specialmente per i fornitori di servizi ATC tedeschi e britannici. Queste interruzioni sono inaccettabili e chiediamo ai governi di Regno Unito e Germania e alla Commissione Europea di intraprendere azioni urgenti e decisive per garantire che i fornitori di servizi ATC abbiano tutto il personale necessario e che i sorvoli non siano colpiti quando si verificano scioperi nazionali, come ripetutamente accade in Francia. 

I fornitori di servizi ATC europei si stanno avvicinando al crollo con centinaia di voli cancellati ogni giorno, semplicemente perché non hanno abbastanza personale che riesca a gestirli. La situazione è particolarmente critica nei fine settimana, durante i quali i fornitori di servizi ATC britannici e tedeschi si nascondono dietro le avverse condizioni meteorologiche con eufemismi come “restrizioni di capacità” mentre la verità è che non c’è personale ATC a sufficienza per gestire il numero di voli programmati”. (Fonte: Ryanair).

In attesa di eventuali risposte-repliche da parte dei rappresentanti dell'ATC europeo la FIT-CISL italiana è intervenuta con la seguente nota:

“Per quanto ci riguarda le lavoratrici ed i lavoratori di Enav garantiscono sicurezza e regolarità dei voli con standard molto elevati. I dati indicati da Ryanair non ci risultano e pertanto la richiesta che il vettore aereo irlandese ha rivolto alla Commissione europea per i trasporti di 'intraprendere azioni urgenti e decisive' relativamente ai controllori, appare pretestuosa. Evidentemente gli obiettivi sono altri: Ryanair vuole liberalizzare il settore, riducendo i diritti anche di questi lavoratori. D’altra parte percepiamo bene quanto poco l’azienda consideri le risorse umane, tanto che è stata condannata per comportamento antisindacale da un tribunale italiano”.

Assieme ad Etf, la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti a cui siamo affiliati, ed agli altri sindacati ci opporremo in tutte le sedi a progetti di Ryanair che possono determinare ricadute negative sul fattore lavoro e sulle persone". 15 Giugno 2018

Aeroporti e curve di isorischio, perchè escludere aerotaxi e generale?

Il ricalcolo sul limite dei 50mila/voli anno! Nella valutazione di impatto di rischio (third party risk assessment), che si associa all'adozione dei piani di rischio di cui all’art. 707 del Codice della navigazione, sono esclusi gli aeroporti militari.

Ma lo stesso Art. 715 del CdN, è rapportato alla valutazione di rischio delle attività aeronautiche con l’utilizzo di metodi scientifici (modelli matematici certificati e autorizzati) , viene applicato ad aeroporti interessati da significativi volumi di traffico. L’Enac ha individuato gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio e dovrebbe aver comunicato i “risultati ai Comuni interessati per l’adeguamento delle misure previste nei piani di rischio adottati.”

Il dato che discrimina tale analisi di “rischio terzi” dovrebbe essere di 50mila/voli anno, anche nel caso di Treviso-San Angelo, scalo che a cui è stato posto un limite/anno di 16.300 voli/anno le considerazioni sembrerebbero, invece, del tutto distintive.

Quali le cause, quali le ragioni che hanno posto tale limite di voli su una pista di volo nel Belpaese?

La politica “preliminare e preventiva” al fine di contenere il “rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’Enac individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio”.

A tale scopo Enac ha adottato la metodologia statistico-matematica elaborata dall'università La Sapienza per effettuare le valutazioni di risk assessment ed ha fissato i parametri sulla base dei quali individuare gli aeroporti su cui effettuare tale valutazione.

Nel quadro dell'adozione del piano di rischio il risk assessment, “rappresenta uno strumento di tipo

quantitativo poiché ogni studio è basato su dati specifici dell’aeroporto in esame (tra i quali volumi di traffico, rotte seguite, tipologie di aeromobili)”.

Ma tra gli otto scali civili-commerciali italiani che nel 2017 hanno movimentato oltre 50mila/voli/anno, Fiumicino, Malpensa, Bergamo, Linate, Bologna, Catania, Napoli, Venezia, come in fondo anche tra i restanti aeroporti l'incidenza dei voli di Aerotaxi e di Aviazione Generale è rilevante.

Per quale ragione il “peso” e l'incidentalità statistica di questi voli “minori” non è registrata nel rischio terzi-risk assessment? Per quale ragione “l'’analisi del rischio contro terzi, ai sensi dell’art. 715 del Codice della Navigazione, viene effettuata considerando principalmente gli aeromobili appartenenti all’Aviazione Commerciale”?

Ma quanto incidono questi voli aerotaxi e aviazione generale sui primi otto aeroporti italiani?

Nel 2017 Linate ne ha registrati 21.263, Bergamo solo 1.559, Bologna 4.790, Malpensa 4.199, Napoli 7227, Fiumicino 2701, Catania 2014, Venezia 6645. Ma Ciampino che ha registrato 35.412 di aviazione civile-commerciale ha cumulato 8969 di Aerotaxi e 9855 di aviazione generale: superando i 50mila voli senza, probabilmente, rilevare i voli militari – governativi.

L'’output dell’analisi complessiva del “rischio terzi” con e senza aerotaxi e A.G., in aggiunta ai voli militari e degli scali militari (italiani e USA-NATO), in relazione al rischio individuale e al rischio sociale (il rischio individuale fornisce la probabilità di un individuo, permanentemente presente in un certo luogo, di esser soggetti ad un danno e il rischio sociale che dovrebbe definire la probabilità di una popolazione di individui) non dovrebbero, a questo punto, essere riconsiderati? 14 Giugno 2018

Antitrust sanziona Ryanair per voli cancellati: 1.8 milioni/euro

La somma sarà realmente pagata? I voli incriminati annullati erano del settembre/ottobre 2017 e,anche a fronte di un atteggiamento ritenuto “proattivo” della stessa aerolinea, l’Antitrust ha ridotto la sanzione a 1,8 milioni/euro.

Con il seguente comunicato – disponibile on-line – viene rilevato:

“L’Autorità Antitrust ha chiuso il procedimento istruttorio avviato nei confronti del vettore aereo irlandese Ryanair nel settembre 2017 accertando, quale pratica commerciale scorretta, l’avere operato numerose cancellazioni di voli in larga misura riconducibili a ragioni organizzative e gestionali già note alla compagnia - non dipendenti da cause occasionali ed esogene al di fuori del suo controllo -, comportando notevoli disagi ai consumatori che avevano da tempo programmato i propri spostamenti e già prenotato e pagato il relativo biglietto aereo.

A ciò si aggiunge la riscontrata ingannevolezza nelle modalità attraverso le quali il vettore informava i passeggeri della cancellazione dei voli, dal momento che prospettava loro due possibili soluzioni (rimborso o modifica biglietto) senza adeguatamente avvisarli circa l’esistenza del loro (ulteriore) diritto alla compensazione pecuniaria – ove dovuta - previsto dal Reg. CE 261/04 proprio in caso di cancellazione dei voli.

Nel corso dell’istruttoria, Ryanair, a far data da febbraio 2018, in adempimento a quanto ordinato dall’Autorità nel provvedimento cautelare deliberato nel mese di ottobre 2017, ha modificato la propria condotta, aggiornando le informazioni veicolate sul proprio sito Internet, specificamente in relazione al diritto alla compensazione pecuniaria, nonché inviando comunicazioni individuali ai consumatori interessati che hanno consentito loro di comprendere pienamente tutti i diritti ad essi spettanti a seguito della cancellazione dei voli e, conseguentemente, di esercitarli.

In considerazione di ciò, l’Autorità ha congruamente ridotto l’importo della sanzione amministrativa pecuniaria irrogata alla compagnia aerea nel procedimento principale, fissandola in 1.850.000 €, e ha ritenuto di concludere il procedimento di inottemperanza, senza infliggere alcuna ammenda al vettore.” 11 Giugno 2018

Ryanair, non solo la prima aerolinea “italiana”

Quanto incidono gli accordi di co-marketing con gli interlocutori territoriali? Con la presentazione dello stato dell’aviazione civile nazionale con il Rapporto e Bilancio Sociale 2017 sulle attività svolte da ENAC – in data 5 Giugno 2018 - tra i diversi riscontri è stata riaffermata una questione primaria e consolidata. Come è avvenuto negli ultimi anni il ruolo della Ryanair in Italia ha assunto, per il corto-medio raggio, un ruolo determinante e non solo per i volumi id traffico sulla quasi totalità degli aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti

Nel 2017, per la prima volta, tuttavia la compagnia aerea di Michael O’Leary non è solo la prima aerolinea “italiana” ovvero che movimento il maggior numero di passeggeri, ma supera come voli delle flotte low cost, il 50% del traffico “nazionale”.

La quota di mercato delle aerolinee low cost, ha perciò, superato i voli delle flotte “regolari”.

I low cost hanno raggiunto il 50,9% (49,5% nel 2016) con 88.820.337 passeggeri (+9,27% sul 2016), mentre per i vettori nazionali è pari al 49,1% (85.807.904 passeggeri, +3,28% sul 2016).

Nel 2017 Ryanair si riafferma leader davanti ad Alitalia ed Easyjet. Ha raggiunto la quota di 36.2 milioni di passeggeri/anno, Alitalia con 21.7 milioni e EasyJet con 16,5 milioni.

Alitalia, tuttavia, al momento è ancora davanti nei passeggeri nazionali decollati dal Belpaese: con 12.1 milioni di passeggeri, Ryanair raggiunge 11.1 milioni ed Easyjet distanziata a 2.8 milioni.

Nel traffico con destinazione estera Ryanair ha trasportato oltre 25 milioni/pax, Easyjet 13.6 ed Alitalia a 9.6 milioni/pax. Ryanair fondata in Irlanda nel 1985, divenuta negli anni una delle principali low cost del mondo, nel 2017 ha stimato di un traffico di oltre 131 milioni di passeggeri con oltre 13.000 dipendenti. Nel 2015 aveva sfondato i 100 milioni di pax. Nel 2016 superato i 120 milioni/pax. Nell'arco dell'ultimo triennio Ryanair, alimentata da accordi di co-marketing specifici, ha allargato l'attività anche sui mercati dell'Est europeo.

La realtà della Ryanair e delle low cost in genere in questi ultimi 10 anni, che ha stravolto l'assetto e le quote di traffico delle storiche aerolinee “nazionali” europee. Ma quale è risultato ed è il “ruolo” degli accordi di co-marketing, spesso sottoscritti da enti-partecipate-aziende esterne agli stessi gestori aeroportuali? L'incidenza delle promozione ai voli è la medesima in ogni Paese dell'Unione Europea ed extra Europea? Probabilmente tali “accordi” non sono neppure coordinati tra gli stessi aeroporto di partenza e di arrivo. Magari tali “promozioni” risultano “unilaterali”, ovvero riguardano uno solo dei due scali aerei interessati. Magari il volo low cost dalle periferie delle grosse-grandi destinazioni europee, come Londra, Parigi, e/o altre sono delle piste periferiche. In definitiva gli accordi di co-marketing, la cui sostenibilità finanziaria rimanda al territorio del bacino di traffico di uno scalo, spesso in sovrapposizione a limitrofi scali aerei, quale reale efficacia determinano nel sistema Paese e in sostanza sulla stessa concorrenza tra vettori aerei? A chi spettano tale analisi e tali riscontri? 6 Giugno 2018

Aeroporto Fiumicino, per il Senato no al raddoppio esterno al sedime

Ma quali vincoli sorgono con il progetto “Business City”? Ancora un atto avverso all'allargamento del sedime aeroportuale del Leonardo da Vinci. Stavolta non è un gruppo di cittadini e/o un Comitato a sostenerlo ma il Senato. La legittima, coerente e condivisa risoluzione si è verificata durante la sessione di discussione sul decreto Alitalia del 30 maggio 2018.

L'occasione che ha decretato un votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il Governo “a potenziare l’aeroporto di Fiumicino entro i confini dell’attuale sedime”era la discussione sull'ipotetico rilancio di “Alitalia”.

L'esistenza “indipendente” di Alitalia come vettore nazionale e internazionale pur focalizzata sullo scalo romano, infatti, dopo lo studio sulla competitività del sistema aeroportuale italiano, presentato da ENAC nel 2012 - studio KPMG-Onework-Nomisma del 2010 – era stata prospettata con l'assetto centrale dell'hub romano, anche in seguito all'accordo e alla partecipazione con Etihad Airlines.

Ancora nel 2013, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presentava un “Atto di indirizzo per la definizione del Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale”- (il cosiddetto «Piano Passera»), nel 2014 lo stesso Ministero con “l'Atto di pianificazione concernente la rete aeroportuale di interesse nazionale” - aveva, tuttavia, aggiornato lo scenario. Con una ennesima prospettiva di traffico e sistema aeroportuale. Adesso, con l'ennesima crisi Alitalia, tuttavia anche l'estensione dello storico sedime aeroportuale e un sostanziale raddoppio delle piste è saltato.

Lo scenario è mutato? Ma l'eventuale prossimo socio di Alitalia sarà d'accordo?

La materia dovrebbe essere analizzata e prospettata non solo in un, si spera, definitivo e conclusivo, quanto integrato Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale del Sistema Italia con circoscritti bacini di traffico. Riqualificati e verificati a scenari di traffico al 2050-2100.

L’aeroporto Leonardo Da Vinci sarà in grado, a questo punto ri-configurare il masterplan senza estensione di sedime e nel contempo aggiornare, a tale scopo, anche il Business City: “il centro direzionale innovativo, unico nel suo genere, collocato accanto ai Terminal dell’hub internazionale Leonardo da Vinci e immediatamente raggiungibile tramite la ferrovia o l’autostrada. E’ la nuova Business City di Roma Fiumicino, una infrastruttura progettata e realizzata da Aeroporti di Roma che offrirà a imprese, incubatori, start up,  professionisti italiani e stranieri, servizi e ambienti innovativi per gestire il proprio business su scala globale”?

Quel progetto presentato in pompa magna quale:

“Distretto per aziende e professionisti italiani e internazionali con servizi, uffici e spazi lavorativi su misura. Nascerà un sistema economico integrato con l’attrattività del primo scalo italiano, ideale per incubatori e startup innovative

Centro congressi da 1.300 posti, integrato con offerta alberghiera, che darà grande impulso allo sviluppo del settore convegnistico e degli eventi a Roma

Investimento di 190 mln di euro, lavori completati in più fasi a partire dal 2022. A regime stimati oltre 23.500 occupati tra diretti, indiretti e indotto

Progetto altamente sostenibile di 91mila mq, con zero consumo di suolo, che riqualifica aree industriali preesistenti. Nuove aree verdi e arredi urbani integrati per 41mila mq.”

Ebbene lo spazio del “Business City” dell'aeroporto romano come si concilia con il potenziamento del traffico, nell'ambito dell'attuale sedime, magari al 2050-2100? La soluzione quale potrebbe essere? Con movimenti di traffico a 500-700mila/voli anno cosa accade? Sono considerazioni di lungo periodo,a inevitabili quanto scontate.

In Italia, come è avvenuto progettato in altri Paesi – Cina, Giappone, India , ecc, è indispensabile pianificare infrastrutture aeroportuali al largo delle coste. Dove, almeno nel breve periodo, se non nel Tirreno di fronte a Ostia-Fiumicino, a Napoli nel Golfo, al di fuori della Laguna di Venezia e, come da tempo Aerohabitat sostiene, la largo dello costa Toscana per risolvere le criticità connesse alle piste di Peretola e Pisa San Giusto. 5 Giugno 2018

Nuovo Governo e Piano Nazionale Aeroporti: purtroppo no-news

Attese rilevanti: la realtà dei troppi masterplan al 2030-44! Urgono limiti voli/giorno/anno su ogni pista. In una analisi più ampia, nel quadro di una “co-marketing policy”, che probabilmente Regioni, Provincie, Comuni e aziende partecipate pubbliche devono ancora concepire come un fattore decisivo. Come una speciale formula sopravvissuta delle storiche e consolidate tradizioni di aiuti-di-stato. Ma è una riflessione che deve accompagnarsi all'intero sistema trasporto aereo in Italia. La questione infrastrutture aeroportuali e il Piano nazionale degli aeroporti inevitabilmente devono porsi una pianificazione e razionalizzazione ed efficientamento. Con una identificazione dei bacini di traffico e ripartizione territoriale dell'Italia della rete di aeroporti che dovrebbe essere individuata secondo reali criteri di bacini di traffico omogeneo. Ovvero con una distanza massima di 2 h di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica. A prescindere del perimetro di ogni singola Regione. Sia essa autonoma e/o speciale. Avviene?

Il Piano Nazionale Aeroporti è stato strutturato con questi criteri preliminari ed essenziali? Le 10 aree omogenee quali: 1) Nord-Ovest, 2) Nord-Est, 3) Centro-Nord, 4) Centro Italia, 5) Campania, 6) Mediterraneo-Adriatico, 7) Calabria, 8) Sicilia Occidentale, 9) Sicilia Orientale, 10) Sardegna; risultano coerenti a tali criteri? La realtà odierna pone numerose contraddizioni e interrogativi! Nella scelta delle stesse 10 aree omogenee quanto nella distanza tra un aeroporto e quello prossimo: con doppioni e sovrapposizioni evidenti quanto “costose” e non “gestibili” in termini di gestione aeroportuale e volumi di traffico minimo e/o ottimale. Anche in rapporto alle ricadute ambientali complessive ed alle questioni fondamentali inquadrate nel Piano di Rischio e Rischio terzi sul territorio e sulla comunità dei cittadini residenti e insediati nel circondario delle piste di volo.

Perchè non provvedere? Il nuovo accordo M5S-Lega non sembrerebbe aver affrontato a dovere tali questioni. Ruolo strategico, ubicazione territoriale, dimensioni e tipologia di traffico, previsioni progetti europei , scali di interesse nazionale non sembrerebbe essere evidenziato da una sequenza di aeroporti estremamente “prossimi”. Dal nordest, dove meno di 30 km separano Venezia Tessera e Treviso (e Ronchi - Trieste?), i 50 km tra Linate e Bergamo Orio al Serio e Verona Villafranca e Brescia-Montichiari, quelli in successione sulla Via Emilia, Parma, Forli, Bologna e Rimini, la prossimità tra Firenze Peretola e Pisa: il quadro appare sconfortante. E' indispensabile porre un limite, un tetto ai voli giorno/anno su ogni pista del Belpaese. Tutele ambientali (emissioni sonore e gassose) e vincoli relativi al Piano di Rischio, al Rischio Terzi e al livello del carico antropico delle aree sorvolate, senza deroghe di sorta, lo impongono.

Niente di straordinario e di diverso di quanto accade al Sud e Centro-Sud dove il futuro e le prospettive degli aeroporti Campani, tra Capodichino e Salerno e Grazzanise, dove le incoerenze infrastrutturali gli scenari al 2030-40, non sono dissimili agli scali calabresi, Pugliesi e Siciliani. Anche i gate intercontinentali diventati Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia, senza adeguate considerazioni sulla aerolinea “hub” pongono ulteriori criticità sull'esistente Piano Nazionale Aeroporti PNA. Bacini di traffico extraregionali dovrebbero imporsi e integrarsi a sistemi di rete di scali, che non hanno ne potranno risolvere emergenze di coesistenza ambientale, di piano di rischio e rischio terzi, e che devono necessariamente definire, comunque, limiti di traffico per ogni singola pista di volo.

Quale razionalizzazione e sviluppo del sistema aeroportuale potrà quindi delinearsi affrancandosi dalla superata individuazione dei dieci bacini di traffico? Come può l'aeroporto localizzato in uno dei dieci bacini di traffico esercitare un ruolo definito e funzionale qualora il piano industriale, correlato al piano economico-finanziario relativa solvibilità patrimoniale, ancorchè posizionato rilevanza strategica, qualora i volumi di traffico sono conseguenziali a imponenti politiche di co-marketing? Solo l'impegno di decine di milioni/euro anno assicurano scenari di reddittività per la gestione di un generico scalo aereo.

Altre considerazioni debbono riguardare aeroporti che garantiscono la continuità territoriale di regioni periferiche ed aree in via di sviluppo o particolarmente disagiate, anche se sono analisi e obiettivi che devono essere perseguiti in un quadro complessivo, integrato quanto revisionato e aggiornato.

Ma quale ruolo potrebbe essere assegnato alla pianificazione-progettazione di aeroporti su isole artificiali fuoricosta, ad est come ad ovest e sud della Penisola? Come avviene altrove. 22 Maggio 2018

Aeroporto Peretola e la nuova pista, dai favorevoli ai contrari: ma decide ENAC-ICAO-EASA

Le normative e le regolamentazioni sono inesorabili: indispensabile un'isola a-mare! Lo scorso lunedì, dopo una lettera aperta a firma del sindaco di Firenze Dario Nardella agli amministratori toscani per promuovere e sostenere l'ampliamento dell'aeroporto di Peretola sono state tenute e confrontate due ennesime manifestazioni sulle prospettive dello scalo fiorentino. Una pro-ampliamento al Palaffari (ore 19.00) del 7 Maggio 2018 e quella "avversa” dei comitati in presidio davanti alla Fortezza da Basso (18.30), ma il confronto non sembrerebbe ancora palesarsi secondo modalità efficaci e concrete, ovvero quello delle compatibilità ambientali e sociali più vaste di una pista-di-volo.

Che un aeroporto sia indispensabile per una comunità ed un territorio è una realtà innegabile per l'economia e le prospettive , ad esempio, di una Regione come la Toscana, ma come risolvere tale primaria impellenza qualora manca lo spazio? Le iniziative comitati e dei Comuni della Piana, con il ricorso al Tar contro l'allungamento e rotazione di una pista, quella originale di Peretola, che probabilmente non avrebbe, all'origine, non essere certificata per l'infelice collocazione a ridosso del Monte Morello e senza alternative operative civili-commerciali, sono del tutto scontate e obbligate. Le normative ENAC, ICAO ed EASA a riguardo (anche se quelle italiane adottate solo nel 2005-2013) sono oltremodo trasparenti e inequivocabili. Senza “deroghe” il nuovo masterplan di Peretola con una pista di 2400 metri appare improponibile.

Che il "manifesto" di Nardella abbia ricevuto sostegno da parte dei sindaci della provincia di Firenze e di Siena ed Arezzo appare inevitabile quanto impraticabile. Anche se Ministero dell’Ambiente e del Ministero dei beni e delle attività culturali con la Valutazione di Impatto Ambientale e con la dichiarazione positiva avrebbe stabilito la sostenibilità ambientale del nuovo master plan 2014-2029 dell'aeroporto di Firenze la questione non può non essere, ancora e sempre, in primo piano. Se da un lato l'odierna pista di Peretola “ segna infatti una crescita costante di passeggeri, ma, allo stesso tempo, convive con evidenti limiti di utilizzo della pista, circondata da un lato dalle pendici del Monte Morello e dall’altro dall’abitato residenziale dell’area Ovest di Firenze", e sostiene Nardella nella lettera aperta almeno 140mila/passeggeri/anno devono essere dirottati su altri scali a causa della condizioni meteorologiche avverse, la soluzione non può essere inquadrata dal nuovo progetto.

L'importanza e inderogabilità di scelte rapide e decisive da parte dei responsabili della Regione Toscana e di quelli del PNA - Piano Nazionale Aeroporti deriva anche dalle criticità associate all'altro scalo regionale, quello di Pisa – Galileo Galilei. Infrastruttura, quest'ultima, operativa come aerobase dell'Aeronautica Militare Italiana – 46° Aerobrigata e come scalo di voli civili-commerciali. I due scali Regionali identificati tra i 24 aeroporti Principali del Belpaese, ritenuti anche tre i 13 aeroporti strategici, a fronte di questa rilevanza di incremento dei voli e dei passeggeri movimentati manifestano, tuttavia, criticità inequivocabili.

Se al 2030 sono stimati rispettivamente volumi di traffico per Firenze dai tre-quattro milioni di passeggeri/anno con massimo di 4.5, e Pisa tra sei-sette milioni con massimo otto/milioni/anno, il numero dei relativi dei movimenti/anno complessivi si presenta elevato. Due scali insediati nello stesso bacino di traffico, a 80 km di distanza, ma localizzati in posizione oltremodo critiche. Con l'ipotetico sorvolo nelle fasi di decollo e di atterraggio della città, di università, di stadio di calcio, di centri commerciali e di edificazioni comportanti correlazione integrale con piano di rischio, di rischio terzi, di verifiche di carico antropico, con una pista senza spazi di RESA di 240 metri, di EMAS, di massima Strip area ecc. senza restrizioni di sorta pone, necessariamente, una scelta alternativa. Sono due scali che non potranno che prevedere un numero di voli/ora/giorno/anno predefiniti e perciò l'esigenza di pianificare la progettazione di una infrastruttura aeroportuale nuova, in uno spazio aperto. L'espansione del traffico aereo a 20-30-40-50anni lo dovrebbe aver già prefigurato. Dove? Prospiciente la costa Toscana, fuori sul mare, esterno alla costa. Perchè la Regione e le città interessate non lo hanno ancora ideato e progettato. In Oriente, Cina, Giappone e altri stati asiatici hanno in corso tali insediamenti da decenni, e anche per il futuro. 12 Maggio 2018

Alitalia, sulla vecchia gestione e sulla amministrazione straordinaria

Vicende e prospettive e trasparenza sull’Art. 802 del CdN. Dalla Commissione Ue che indaga sul prestito ponte ad Alitalia da 900 milioni/euro: se sono aiuti-di-stato in violazione delle norme europee; al riscontro del bilancio SEA del 3 maggio dove emergerebbe che se la “vecchia Alitalia” ha un debito di 25,2 milioni/euro di tariffe per Linate e Malpensa, alla stessa aerolinea Commissariata dal 2 maggio 2017 con i pagamenti sarebbero comunque “tutti regolari e non abbiamo alcuna preoccupazione” quale realtà prospettare?

Se lo scorso anno in una lettera diretta all’Enac, Assaeroporti sollecitava la ex compagnia di bandiera a pagare i diritti aeroportuali, quale realtà prospettare per i pagamenti trascorsi e quelli correnti a carico dell’amministrazione straordinaria Alitalia?

I tanti gestori aeroportuali del Belpaese e degli scali internazionali sui quali ha operato e operano Alitalia hanno situazioni risolte e/o ancora in sospeso? La stessa ENAV e i diritti di traffico aeroportuali e nei sorvoli ha risolto eventuali contenziosi “storici” e correnti su tasse, diritti e tariffe? Oltre alla SEA, in Italia, quanti altri gestori aeroportuali hanno “formalizzato” eventuali debiti della vecchia Alitalia?

Troppe domande e poche risposte, il quadro non è trasparente e le comunicazioni ufficiali non risulterebbero altrettanto corrispondenti. Interrogativi anche sul pagamento dei contributi “pensionistici” INPS e correlati degli stessi dipendenti. La vicenda annosa rimanda all’interpretazione dell’Art. 802 del Codice della navigazione: si applica anche ad Alitalia?

Ecco il testo:

“ENAC vieta la partenza degli aeromobili quando, a seguito dei controlli previsti dall'articolo 801, emergono situazioni di pregiudizio per la sicurezza della navigazione aerea, nonché quando risultano violati gli obblighi previsti dalle norme di polizia e per la sicurezza della navigazione, ovvero quando risulta accertato dalle autorità competenti che l'esercente ed il comandante non hanno adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa di interesse pubblico in materia sanitaria e doganale. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 1058, l'ENAC, anche su segnalazione del gestore aeroportuale o della società Enav, vieta altresì la partenza degli aeromobili quando risultano violati gli obblighi relativi al pagamento di tasse, diritti e tariffe, anche di pertinenza di Enav s. p. a”. 5 Maggio 2018

Aeroporto Napoli, ENAC e la trasparenza: una svolta storica

Da una iniziativa di AssoUtenti di Napoli! Con la divulgazione della sottostante lettera, on-line sul sito facebook del Comitato no-fly-zone dell’Aeroporto di Capodichino, ecco un documento che costituirà S-T-O-R-I-A nei rapporti tra cittadini e gestione di un aeroporto nel contesto metropolitano-cittadino in relazione alle misure di tutela del territorio (ambiente, rumore aereo e latro), della comunità dei cittadini anche nel contesto del Piano di Rischio e del Rischio Terzi in Italia.

 

Il Direttore Centrale -Regolazione Aerea Alla Direzione Aeroportuale Campania

p.c. Direzione Centrale Economia e Vigilanza Aeroporti

Direzione Centrale Vigilanza Tecnica

Oggetto: Applicazione del Regolamento UE n. 598/2014.

Si fa riferimento alla richiesta di accesso, ai sensi dell’art.5 del D.lgs. 33/2013, inoltrata a codesta Direzione dalla Assoutenti Città Metropolitana di Napoli in data 28 marzo u.s., per rappresentare quanto segue.

Come noto, in data 13 giugno 2016, è entrato in vigore il Regolamento UE n. 598/2014 che, abrogando la Direttiva 2002/30/CE, stabilisce una nuova disciplina per la gestione del rumore e per l’adozione delle restrizioni operative negli aeroporti con traffico annuo superiore a 50.000 movimenti, nel quadro della metodologia ICAO dell’approccio equilibrato.

Il Regolamento ha introdotto precise disposizioni a garanzia della trasparenza delle procedure in esso previste, con una particolare attenzione agli aspetti connessi alla salute e alla sicurezza dei residenti che abitano nelle vicinanze dell’aeroporto. In particolare, si ricorda che l’articolo 5 prevede la necessità di consultare preventivamente i soggetti interessati su ogni intervento di contenimento dell’inquinamento acustico, nonchè la necessità di una adeguata informazione sulle misure già adottate.

L’ENAC è pertanto tenuto ad assicurare la trasparenza delle informazioni relative all’impatto acustico degli aeroporti garantendo che le stesse siano prontamente messe a disposizione dei residenti e delle autorità locali, così come previsto dalla normativa nazionale sul diritto di accesso civico e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Premesso quanto sopra, si richiama l’attenzione sulla necessità di conformarsi alle disposizioni vigenti rendendo disponibile, per l’accesso degli interessati, la documentazione che risulti acquisita agli atti di codesta Direzione e della Commissione aeroportuale di cui all’art. 5 del DM 31.10.1997.

Cordiali saluti - Giuseppe Daniele Carrabba - 3 Maggio 2018

Belpaese, da Alitalia ad Airitaly, dalla storica alla nuova aerolinea

Dalle ceneri dell’ex compagnia di bandiera e da Alisarda. Se Alitalia orfana di Etihad e dinnanzi ad una crisi in volo tra un nuovo socio e il dibattimento sul prestito ponte di 900 milioni/euro sottoposto all’analisi della normativa UE sugli aiuti di Stato, Airitaly (partecipata Qatar Airways) con il lancio del volo Boeing 737 Max 8 che dal prossimo 15 maggio aprirà la rete nazionale da Malpensa verso Olbia, Catania, Palermo, Roma e Lamezia Terme. Lo scenario confronta realtà e futuro della ex-compagnia di bandiera e di quella che era, invece all’origine, il vettore isolano dell’Alisarda.

Nella stessa data Airitaly avrà disponibilità di un Airbus 330 per operare linee intercontinentali.

Per voli da Milano-Malpensa per Mumbai, New York, Miami e Bangkok. Le prospettive dichiarate al 2022 sono un traguardo di 10 milioni di passeggeri, quattro volte i dati odierni.

Il piano di ingresso della Qatar Airways nella compagine azionaria di Meridiana, avviata nel 2016, si è concretizzata nel settembre 2017 e ecco, dopo 54 anni del primo volo Alisarda, il confronto si misura sulle potenzialità e l’esperienza e le strategie del partner “arabo”.

Qatar prima nella “The World's Top 100 Airlines – 2017”, dove Alitalia ricopre la 63ma posizione.

La competizione con Alitalia si misura sull’estese criticità in termini di flotta disponibile. La prevalenza di velivoli Airbus A 320, Airbus A319, Airbus A321, Embraer 175, Embraer 190 per corto-breve raggio e pochi Airbus330-200 e Boeing 777 per le lunghe distanze, dei quali solamente una 15 di proprietà costituiscono una realtà che riflette le opportunità di rete operativa. Quella a maggior reddittività.

L’indagine avviata dalla Commissione Europea su Alitalia dovrà accertare ha dichiarato la titolare dell’Antitrust Ue Margrethe Vestager – “che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia è conforme a tali norme”.

Quali prospettive di acquisizione da parte dei tre pretendenti (Lufthansa, Easyjet e Wizz Air) e quale ipotetico rilancio competitivo sarà assegnato all’ex compagnia di bandiera? Per altro interessati a spezzoni di Alitalia. L’integrazione nella rete operativa in una delle due "alleanze" Sky Team e Star Alliance non prefigura un status Alitalia concorrenziale e competitivo con Airitaly e il gruppo alleato capitanato dalla Qatar Airways.

L’incremento del traffico corto-medio raggio e quello a lunga percorrenza del Belpaese graviterà su Alitalia e/o su Airitaly? Con quale ruolo per Roma-Fiumicino e Milano-Malpensa rispettivamente al 2020 e 2030 e oltre? Il ruolo delle due aerolinee italiane partecipate al 51% da soci comunitari ed extra identifica anche le disponibilità finanziarie e di capitali per il rilancio di entrambe. Il confronto tra questi due vettori “italiani” partecipati potrà, probabilmente, riconfigurare anche lo scenario degli scali aerei, dei rispettivi bacini di traffico definiti dall’ultima versione del Piano Nazionale Aeroporti. 26 Aprile 2018

La “Cassazione”: prima sentenza su voli low cost e il co-marketing e gli incentivi

Ma quali e quante aerolinee sono coinvolte? Con quanti milioni/euro/anno? La spinosa materia è, tuttavia, ancora agli stadi iniziali del quasi trentennale confronto-scontro competitivo tra le aerolinee e/o tra “aeroporti” e/o alleanza di aeroporti per il sostegno ai voli di specifiche compagnie aeree. Le politiche di “supporto ai voli”, quella sorta di incentivi proposti come politiche di co-marketing ai voli sono da sempre oggetto d’attenzione dei vettori che non li usufruiscono. In questi giorni è stata promulgata una sentenza che sostiene la richiesta di Alitalia di accesso ai contratti intercorsi tra determinati aeroporti del belpaese e Ryanair.

Dopo i ricorsi al Tar di Veneto, di Puglia, di Sardegna e di Sicilia, di Alitalia saranno nella disponibilità dei ricorrenti gli atti intercorsi – al momento - tra Ryanair e gli aeroporti di Alghero, Bari, Trapani e Verona.

Sarà possibile in tal modo conoscere i dettagli degli accordi in essere tra il gestore aeroportuale e la diretta aerolinea? Possibile ma, probabilmente, anche impraticabile qualora gli accordi di co-marketing e/o una sorta-di-aiuti-di-stato siano, invece stati sottoscritti, a livello locale e territoriale da società e/o enti partecipati e/o pubblici della Provincia, dei Comuni e delle Regioni coinvolte. Incentivi ai voli che sono solitamente inquadrati come promozione al territorio, alla regione e/o alla zona interessata: marina, montana e/o comunque turistica che sia. Operazioni sottoscritte da “soggetti” e con “incentivi” ai voli e/o politiche di co-marketing senza risultare azionisti e/o proprietari ancorché di minoranza della stessa società di gestione aeroportuale.

Quale reale trasparenza degli atti che promuovono l’attività aerea sulla quasi totalità degli scali aerei del Belpaese e che assicurano cospicue reddittività annuali ai gestori aeroportuali, spesso a maggioranza “privata” potranno scaturire, quindi, da questa sentenza? Accordi che avrebbero interessato non solo scali minori e marginali, ma anche alcuni tra i maggiori del Paese. La recente sentenza depositata nei giorni scorsi dalle sezioni unite della Cassazione pertanto, se chiude la prima fase della denunzia che Alitalia ha inoltrato nel 2015, apre una serie di ulteriori interrogativi?

Quali sono i termini delle normative UE e praticati in Europa per contributi di co-marketing su scali minori, per periodi limitati, una sorta di promozione territoriale, di supporti pubblicitari e attività similari? E con quali tipologie di co-marketing, con quali contropartite finanziarie? La decisione della “Cassazione”, al momento, sembrerebbe richiedere la trasparenza e gli atti sottoscritti alle sole società di gestione aeroportuale per accordi con la Ryanair e, precisamente, all’aeroporto Valerio Catullo (Garda Aeroporti) di Verona Villafranca e Brescia Montichiari, agli aeroporti di Puglia (S.E.A.P. - Società Esercizio Aeroporti Puglia - S.p.A – Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie), la Sogeaal (aeroporto di Alghero Fertilia) e Airgest (aeroporto Birgi di Trapani).

Non sono interessati, almeno al momento, i restanti aeroporti sui quali vola la Ryanair in Italia, ma anche gli scali sui quali operano le numerose low cost europee ed extra, di corto-medio ed ora anche di lungo raggio che dovrebbero essersi assicurati altre “tipologie” di supporti e/o promozione ai voli. Dei 42 aeroporti italiani elencati dal rapporto ENAC annuale quanti, in realtà, non hanno sottoscritto, direttamente e indirettamente, accordi, cosiddetti di co-marketing? Con aerolinee low cost e anche non?

I vettori Low Cost che con 31.111.912 passeggeri hanno trasportato il 51,6% del traffico nazionale e con

50.175.811 pari al 48,2% quello internazionale di quanti “incentivi/anno”, comunque usufruiscono? Sono 150 – 200 milioni di euro/anno?

Gli scali interessati a voli low cost sono, comunque, almeno secondo il Rapporto 2016 – Dati di Traffico ENAC, i seguenti: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Catania, Comiso, Crotone, Cuneo, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Pisa, Reggio Calabria, Rimini, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Salerno, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Venezia e Verona. 24 Aprile 2018

Aeroporti al 2035, India ne costruirà 100, in Italia nessun progetto

Ma lo impongono l’incremento elevato dei voli e le improrogabili tutele ambientali e rischio incidenti! Come fronteggiare la crescita del traffico aereo nei prossimi 30-40 anni? Le prospettive di gestire il costante e progressivo incremento dei movimenti sulle piste di volo, ancorchè adeguate e, magari, allungate, nei sedimi aeroportuali “dei centri storici” appare davvero una impresa difficilmente sostenibile e realizzabile.

In termini di impatto acustico, di emissioni atmosferiche e ambientali in genere e in modo particolare per le curve di isorischio e/o rischio terzi. In Italia e in Europa il numero degli aeroporti localizzati in prossimità di città e metropoli se non addirittura “incastrati” tra quartieri e palazzi dovrebbe aver posto, inevitabilmente, esigenze di de-localizzare le piste e, magari, pianificando infrastrutture con dimensioni e standard ICAO-EASA.

Nella lontana India il governo ha pianificato l’espansione della rete aeroportuale nazionale per fronteggiare l’inevitabile incremento dell’aviazione civile-commerciale nazionale e internazionale con la costruzione di nuovi 100 aeroporti. Se in India il tasso di crescita annuale registrato e le proiezioni del traffico dei passeggeri si attesteranno sul miliardo di unità annue in Italia è, comunque, pur dinanzi a incrementi non così vertiginosi, impensabile pianificare un incremento “indefinito” del numero di movimenti aerei sulle piste “cittadine” esistenti.

La quasi totalità dei Paesi membri dell’ICAO sta pianificando misure per sostenere l’incremento del trasporto aereo civile-commerciale assicurando una convivenza con la comunità dei cittadini localizzata nelle immediate vicinanze di quelle che risulteranno, inevitabilmente, piste di volo trafficatissime.

I masterplan a 30-40-50 anni che in questo periodo sono sottoposti all’analisi dei governi dei Paesi ICAO devono soddisfare criteri “operazionali” di massima tutela alla sicurezza del volo da un lato – lunghezza e larghezza di pista almeno 3000-4000metrix60mt con spazi laterali e prima e dopo la pista quali RESA di 240mt, EMAS, STRIP, APRON distanziati e Terminal decentrati e tanto altro – ed assicurare adeguate tutele e protezioni ambientali, finalmente, senza alcuna deroga di sorta.

Diventa pertanto inevitabile che le Valutazione Impatto Ambientale e Strategica in corso d’opera debbano essere inquadrate e certificate su standard operativi ICAO-EASA e possano quantificare, aeroporto per aeroporto, pista per pista il numero massimo di movimenti aerei massimo consentiti. Numero limite di voli/ora nell’arco diurno e delle ore notturne. Limiti nelle 24 ore, mensili e annuali.

Sono misure quanto inevitabili tanto precauzionali che, peraltro, dovrebbero preludere a “politiche” di pianificazione delle piste di volo del futuro: definendo innanzi tutto i cosiddetti “bacini di traffico” nei quali insediare - come e dove - per localizzare le nuove piste e nuovi aeroporti, anche in Italia. 23 Aprile 2018

Piano Strategico ENAV, le Torri e il Piano Ostacoli e Piano di Rischio e Terzi

La loro “demolizione” e i nuovi livelli di safety aeroportuale! La correlazione e il parallelo tra l’eliminazione di essenze arboree o manufatti che costituiscono ostacolo alla navigazione aerea in prossimità delle piste di volo e lo spazio circostante e le priorità strategiche del Piano Industriale ENAV 2018-2022 non sono, effettivamente, immediate.

Ma il testo deliberato dal CDA di Enav, tra le altre cose, nel processo di “implementazione di nuove piattaforme tecnologiche, alla formazione e addestramento del proprio personale e alla modernizzazione e trasformazione di alcune infrastrutture propedeutiche alla transizione al nuovo modello”, ha anche, “in una posizione di leadership rispetto agli altri service provider europei e di guidare l’evoluzione tecnologica dell’Air Traffic Management”, disposto il cosiddetto “tower remote control” .

Ebbene le 45 torri di controllo di altrettanti aeroporti del Belpaese saranno sottoposti - nei prossimi cinque anni – a procedure gestite da sistemi hub super tecnologici equipaggiati alla gestire "in remoto", perciò senza un controllo diretto a-vista le fasi di decollo e di atterraggio. Sensori e dispositivi video saranno gli strumenti che i “controllori di volo” potranno disporre per “autorizzare” i piloti. E saranno localizzati, per tutti gli scali interessati, in “remoto” nelle zone di Milano e Roma.

L’iniziativa non rappresenta una novità in quanto a Milano Malpensa è stato sperimentato il primo trial al mondo sulla gestione in remoto di un aeroporto ad alta densità di traffico. In una sala operativa della torre di Milano Malpensa con la dimostrazione di RACOON (Remote Airport Concept Of OperatioN), un progetto che rientra nell’ambito di SESAR (Cielo unico europeo) era stato coordinato da Enav.

In tal modo sono stati gestiti oltre 100 movimenti (decolli e atterraggi) su Linate con alte performance operative ed elevati livelli di safety. L’integrazione tra il sistema video e i dati radar e la remotizzazione di tutti gli apparati presenti sulla torre di controllo di Linate, sarebbe risultato un successo.

Una materia che, probabilmente, dovrà confrontarsi con questioni sindacali per la ri-conversione del personale ENAV, impone, tuttavia, legittime considerazioni positive e dirette, in relazione

Alla normativa ICAO - Annesso 14 – Aerodromes – Vol. 1 ed ENAC - Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti e le relative mappe di vincolo territoriale e limitazioni relative agli ostacoli e pericoli per la navigazione aerea in aeroporto: le torri di controllo, localizzate in ogni scalo, in prossimità di ogni pista hanno da sempre costituito un “ostacolo” alla libera navigazione.

I “manufatti all’interno o all’esterno del sedime aeroportuale possono costituire importanti fattori limitanti, i manufatti o qualsiasi ostacolo esistente che fora le superfici di avvicinamento, di transizione, di salita al decollo, la superficie orizzontale interna o quella conica deve, per quanto praticabile, essere rimosso”.

Superfici di rispetto: in funzione dell’aeroporto, sono definite delle superfici ideali che

definiscono uno spazio da mantenere libero da ostacoli.

Tali superfici sono:

• SUPERFICIE DI AVVICINAMENTO (Approach Surface)

• SUPERFICIE ORIZZONTALE (Inner Horizontal Surface)

• SUPERFICIE CONICA (Conical Surface)

• SUPERFICIE DI TRANSIZIONE (Transitional Suface)

• SUPERFICIE DI SALITA AL DECOLLO (Take Off Climbing Surface)

Zona libera da ostacoli (Obstacle Free Zone – OFZ): Lo spazio aereo che si estende al di sopra della superficie interna di avvicinamento, delle superfici interne di transizione, della superficie di atterraggio interrotto e di parte della striscia di sicurezza limitato da tali superfici, che non è penetrato da alcun ostacolo fisso, ad esclusione di quelli di massa ridotta installati su supporti frangibili, necessari per scopi aeronautici. Ha lo scopo, quindi, di proteggere i velivoli da ostacoli fissi e mobili durante operazioni strumentali di precisione e durante ogni successiva manovra di riattaccata o di atterraggio interrotto con tutti i motori operativi. Gli Art. 707 e 715 del CdN, il Piano di Rischio e il Rischio Terzi di ogni pista di volo non potrà che “beneficiare” dalla “demolizione” delle storiche “torri di controllo”. 13 Aprile 2018

Aeroporti e piste da allungare: a fronte degli standards ICAO-ENAC-EASA

Il Belpaese e i tanti progetti faraonici! Dalle recenti proposte di Salerno-Pontecagnano, di Firenze-Peretola (anche ruotata), a Parma-Giuseppe Verdi, ma anche alle altre – anche ampliamento di scali storici - realtà che contrassegnano scenari anomali anche nelle ricadute sul Piano nazionale Aeroporti-PNA. Ma non basta, riguarda anche le minuscole aviosuperfici, talora sottoposte ad allungamento di pista senza, magari, essere mai state assoggettate a delibere “comunali” di Piano di Rischio e, perciò, con l’attivazione di vincoli e restrizioni “edificatorie” per il territorio circostante.

Le problematiche correlate a masterplan “faraonici” devono comunque essere inquadrate non solo nelle ripercussioni di numero e tipologia dei voli orari/giorno/anno nel bacino di traffico derivato e alle ricadute concorrenziali tra infrastrutture “limitrofe” e identificate nella medesima “area” di raccolta passeggeri.

Devono, dovrebbero soprattutto essere preliminarmente verificate nei vincoli, nelle restrizioni ENAC-ICAO-EASA, sulla improrogabilità di insediare sistemi aeroportuali compatibili con i relativi gli standard operativi in termini non solo di dimensioni della pista (lunghezza-larghezza-spazi laterali strip-area, CGA – Cleared and Graded Area, lunghezza Runway End Safety Area-RESA, CWY, EMAS e altro) ma anche di limiti di Piano di Rischio, Rischio terzi e carico antropico interessato, oltre che all’ineliminabile impatto ambientale diretto e indiretto (acustico, emissioni gassose e derivati).

E’ forse possibile derogare dalle regolamentazioni nazionali e internazionali in materia? Regolamenti, Circolari, Ordinanze, Linee Guida e tanto altro non impongono una loro validità senza possibili interpretazioni e/o forzature? Se la stringente normativa ENAC riguardante il “Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti”, peraltro varata solo nel 2005 e con ultimo emendamento nell’Ottobre 2014, è inequivocabile, non si dovrebbe prestare a qualsivoglia interpretazione, per quale ragione sono presentati e illustrati alla stampa masterplan aeroportuali futuristi e futuribili, magari incorniciati da edificazioni di prossimità identificabili in centri commerciali, università, stadi di calcio, ospedali, fiere e altri insediamenti ad elevato tasso-flusso-presenza di cittadini, senza preliminari riscontri presso ENAC?

Lo stesso recente Regolamento (UE) n. 139/2014 della Commissione del 12 febbraio 2014 che stabilisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative relativi agli aeroporti ai sensi del Regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, inquadra e impone, senza deroghe, indispensabili a garantire adeguati livelli di sicurezza delle operazioni di volo, quella dei cittadini e residenti da un lato e le tutele ambientali dall’altro.

Allungamento delle piste, costruzione di nuove, parallele e/o ortogonali a quelle esistenti negli aeroporti classificati nel Piano Nazionale Aeroporti e/o aviosuperfici minori devono comunque essere sottoposti alle Valutazione di Impatto Ambientale e alle certificazioni ENAC-EASA relative al Piano di Rischio e Rischio terzi (con oltre 50mila/voli anno e anche meno, in relazione alla localizzazione critica della medesima pista) e livelli di “carico antropico” esistente e/o prefigurabile, ma, al fine di evitare eclatanti quanto scontate bocciature, non sarebbe meglio valutare regolamenti, circolari, ordinanze e altro, preliminarmente?

L’apertura di contenziosi senza fine tra eventuali avvenute autorizzazioni di VIA e/o VAS e altro, cittadini e Comuni e altre identità-soggetti pubblichi e privati che fanno ricorso al TAR Regionale, ai tribunali e alla Giustizia del Belpaese, e magari anche ad autorità Europee, responsabili della materia, non fanno altro che riproporre la speciale e secolare “commedia” e/o “sceneggiata” all’italiana. 10 Aprile 2018

Spazio aereo UE, ENAV e Eurocontrol: ritardi sui voli

Focus su “Enhanced Tactical Flow Management System”- (ETFMS). L’informativa di Eurocontrol del 3 Aprile, pur circostanziata nei problemi tecnici insorti e sull’inevitabile ripercussioni sui ritardi al traffico aereo sui cieli in Europa, non ha riportata alcuna causa specifica. Ha cosa sono stati dovuti i ritardi che hanno investito il traffico giornaliero di oltre 36mila voli?

Il comunicato Eurocontrol ah ricordato come in oltre 20anni di operazioni-attività di volo il malfunzionamento del Enhanced Tactical Flow Management System (ETFMS), il sistema informatico della gestione di tutti i piani di volo degli aeromobili operativi sui cieli europei. In passato era stato registrato un solo caso: nel 2001.

E’ stato solo dalle 18.00 UTC di Martedì 3 Aprile che il sistema ETFMS ha ripreso regolarmente la sua attività nella gestione dei flussi lungo le aerovie e nel freeflight. La piena attivazione dei voli, dopo le restrizioni e le limitazioni con le “contingency procedure” aveva praticamente tagliato del 10% i voli, qualcuno aveva ipotizzato, tuttavia, anche il possibile dimezzamento del traffico degli aeromobili, ma ha sicuramente evidenziato rapidità e funzionalità del sistema anche se le cause, l’origine dell’avaria-guasto non sono state rese note. Ma sono state, innanzi tutto, identificate?

Anche in una nota Eurocontrol ha riportato una sintesi: “the trigger event for the outage has been identified and measures have been put in place to ensure no reoccurrence. The trigger event was an incorrect link between the testing of a new software release and the live operations system; this led to the deletion of all current flight plans on the live system. We are confident that there was no outside interference”, la materiale causa dell’inconveniente non è del tutto trasparente.

Eurocontrol è una azienda-organizzazione civile-militare alla quale aderiscono 41 Stati europei ed extra per gestire e sviluppare il sistema di controllo del traffico aereo. Partecipa quindi ogni ente-azienda di ogni singolo Paese aderente dell’aviazione civile (in Italia l’ENAC e AMI).

Il comunicato Eurocontrol era stato emanato dalla sede a Bruxelles, intorno alle ore 12:30 del 3 aprile 2018.

Eurocontrol, comunque con segnalazione su Twitter, ha sostenuto che il “guasto” è stato "identificato e operazioni sono in corso per ripristinare il sistema".

In una nota del 4 Aprile la stessa Eurocontrol ha, comunque, sostenuto: “as a result of the nature of the outage, we are not yet in a position to provide figures on the numbers of flights that were affected. We very much regret the impact that the events yesterday had on passengers and airlines”. 5 Aprile 2018

Aeroporti e Piani di Emergenza Esterni (PEE) in Italia, il caso Pisa

Due interrogativi: (1) sono stati attivati in tutti gli scali?; (2)sono testati periodicamente? Se il Piano Nazionale Aeroporti ha identificato 43 aeroporti ai quali si applica, tra le altre cose, la normativa comunitaria, la certificazione, Regolamento UE 139/2014 quanti di questi in relazione al Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) dispongono anche di un integrato Piano di Emergenza Esterno (PEE)?

Come è ben noto, infatti il PEA scatta immediatamente qualora si registra un incidente aereo (o viene segnalato un qualche inconveniente grave entro lo spazio del sedime aeroportuale, il PEE interviene tempestivamente, ad esempio, quando un aeromobile “incidentato” sfora-supera il recinto dello scalo e, continuando la sua corsa prosegue oltre, arrestandosi negli spazi esterni (tra strade, edifici, zone libere e disabitate o altro). Se – hanno riportato i media nel novembre 2017 – in un sabato notte era stata programmata ed eseguita una esercitazione per testare il piano di emergenza dell’aeroporto di Pisa: simulando un crash di un velivolo della aerolinea AirColtan (compagnia in realtà inesistente) oltre il sedime dello scalo, perciò un PEE - Piano di Emergenza Esterno, si suppone che tali “eventi” siano periodicamente attivati sui 43 aeroporti del PNA.

A Pisa l’esercitazione del PEE simulato era stato anticipato da un comunicato sottoscritto da Amministrazione Comunale, Enac, Toscana Aeroporti, 46° Brigata Aerea e restanti enti coinvolti e fissato nella nottata tra sabato 25 e domenica 26 novembre. Le procedure operative predisposte per uno schianto aereo in realtà è previsto da un lato dal Piano Comunale di Protezione Civile, dall’altro condiviso e a integrazione del PEA Piano Emergenza Aeroportuale programmato da ENAC, il gestore dello scalo Toscana Aeroporti e dalla 46° Brigata Aerea AMI.

La gestione dell’iniziativa è stata coordinata – come previsto - dalla stessa Prefettura di Pisa.

All’esecuzione del PEE avevano, comunque, aderito anche il Comando Provinciale Vigili del Fuoco, il Servizio 118 Pisa-Livorno, la Questura di Pisa, i Carabinieri, la Polizia Stradale, la Polizia Municipale, la Guardia di Finanza, la Rete Ferroviaria Italiana, la Croce Rossa Italiana di Pisa, la Misericordia di Pisa, la Pubblica Assistenza Pisa e la Pubblica Assistenza Litorale Pisano. Sottoposti a verifica, si suppone, sono stati la capacità di predisporre le procedure operative da un lato e il coordinamento tra la catena degli interventi dei singoli soggetti intervenuti.

Lo scalo civile-commerciale ma anche aerobase militare di di Pisa, è utile ricordarlo, aveva registrato nel novembre 2009 un crash fuoripista di un C 130J della 46° Aerobrigata precipita in decollo. Nel corso un volo di addestramento sulla pista e, probabilmente, l’equipaggio era impegnato in una serie di atterraggi touch and go e riattaccate: “velivolo …è precipitato mentre riprendeva quota dopo un avvicinamento addestrativo alla pista della base militare” e non permette di capire quale delle due manovre fosse in atto”.

Il C-130J, un quadri-turbina da trasporto, avrebbe toccato l’ala destra che spezzandosi si è incendiata mentre l’aereo terminata la sua corsa in prossimità della linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina. Prima dell’impatto con il suolo della restante parte dell’aereo esplodendo avrebbe tranciato alcuni fili dell'alta tensione.

L’esercitazione del PEE è stata attivata a otto anni dal tragico incidente e l’attenzione a tali procedure di “pronto intervento e soccorso” potrebbe essere un vincolo che la commissione d’inchiesta ha imposto come conseguenza a tale tragedia, ma queste note vogliono riproporre l’urgenza e l’inderogabilità che ogni pista di volo del Belpaese, civile-commerciale quanto militare, risulti “attrezzata” perciò da un sistema integrato di un Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) e di un Piano di Emergenza Esterno (PEE).

La loro predisposizione, probabilmente disposta anche dal Regolamento UE 139/2014, almeno su ognuno dei 43 scali del PNA e delle aerobasi italiane e USA-NATO, impongono anche l’attivazione periodica delle esercitazioni atte a verificarne la funzionalità ed efficacia. 3 Aprile 2018

Aeroporti e il Regolamento (UE) n. 139/2014: è tutto-a-posto?

E’ indispensabile conoscere le iniziative, gli studi e le analisi concluse, in aggiunta ai provvedimenti adottati su ogni singola pista! Il Piano Ostacoli, i pericoli alla navigazione aerea e le ricadute sul territorio, quali quelli associati ai Piani di rischio, il Rischio Terzi-Risk assessment e il carico antropico relativo rappresentano una realtà che dovrà, comunque, risultare analizzata e verificata in rapporto al numero di movimenti aerei massimi/limite – oraria-giornaliera/annuale - per ogni pista. Quali reali iniziative e misure sono state adottate sulle piste dei 43 scali italiani interessati?

La scadenza era il 31 Dicembre 2017 e l’ENAC, “come previsto dall’art. 4 del Reg. (UE) n. /2014 “Informazioni all’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea”, nel maggio 2014 ha comunicato all’EASA l’elenco dei 43 aeroporti italiani che rientrano nell’applicabilità di cui all’art. 4 comma 3bis del Reg. (CE) n. 216/2008”

La procedura con la quale è stata adottata la conversione dei certificati di aeroporto di 43 aeroporti nazionali, peraltro già certificati ai sensi del Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA) dovrebbe, pertanto essere stata esaurita e completata.

Nel corso degli ultimi due-tre anni ENAC, ha, probabilmente, consegnato il Certificato di Aeroporto ai gestori aeroportuali, a seguito di una “complessa procedura di conversione della certificazione di scalo, in base a quanto previsto dal Regolamento Europeo n. 139 del 2014 che stabilisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative relativi agli scali comunitari”. Uno dei comunicati stampa emanati per la circostanza da ENAC riporta come “il Certificato attesta che l’organizzazione della società concessionaria, le procedure delle operazioni a terra e tutte le infrastrutture e gli impianti aeroportuali rispondono ai requisiti contenuti nel Regolamento comunitario. Questa nuova certificazione, che va a convertire quella preesistente con ulteriori requisiti, conferma la sicurezza delle operazioni a terra, a garanzia degli operatori aeronautici e dei passeggeri”.

Per quanto concerne gli “aerodrome surroundings” ovvero l’intorno aeroportuale di ognuno di questi scali il “Regolamento Basico, Art. 8 bis”, tra l’altro sostiene:

-Gli Stati Membri assicurano che siano in vigore le disposizioni necessarie per salvaguardare gli aeroporti da attività e sviluppi nei loro dintorni che possano comportare rischi inaccettabili per gli aeromobili

che utilizzano l’aeroporto.

- I gestori degli aeroporti vigilano sulle attività e sugli sviluppi che possono comportare rischi inaccettabili per la sicurezza aerea nei dintorni dell’aeroporto e adottano, nei limiti delle loro competenze, adeguate misure di mitigazione.

Lo stesso Regolamento n. 139/2014 disciplina la tematica degli “Aerodrome Surroundings”: per quanto riguarda gli obblighi dei Member State:

-nel punto (7) della Premessa nonché negli artt. 8 (Protezione delle aree limitrofe all’aeroporto), 9 (Monitoraggio delle aree limitrofe all’aeroporto) e 10 (Gestione dei pericoli provocati dalla fauna selvatica). Si evidenzia che non sono state sviluppate dalla Commissione/EASA le IR relative a tale tematica. Per quanto riguarda gli obblighi dell’Aerodrome Operator: - nelle IR ADR.OPS.B.020 “Wildlife strike hazard reduction” e ADR.OPS.B.075 “Safeguarding of aerodromes”.

Sulla base delle previsioni dell’art. 8 bis comma 3 del Regolamento Basico, lo Stato Membro deve definire le norme di salvaguardia. Ai fini della transizione alla nuova normativa europea entro il 31/12/2017 dovrà essere assicurata la rispondenza delle norme nazionali sia alle previsioni degli artt. 8, 9 e 10 del Reg. 139/14 sia agli ER di cui all’Annex Va Part C del Regolamento Basico.

Il Regolamento (UE) n. 216/2008, nel definire il nuovo assetto di competenze tra UE e Stato Membro, rimanda ai singoli Stati la disciplina afferente il presidio delle regole che governano le aree limitrofe agli aeroporti ai fini della transizione alla nuova normativa europea (art. 8 bis comma 3). L’ENAC, pertanto, provvederà all’emanazione di un proprio Regolamento con riferimento, di massima, all’attuale disciplina già presente nel RCEA sia per quanto attiene alla tematica degli ostacoli e ai pericoli alla navigazione aerea sia agli aspetti relativi all’uso del territorio (ad es. Piani di rischio). 31 Marzo 2018

 

Aeroporti e ostacoli e pericoli per la navigazione aerea

Nuove e vecchie “edificazioni” tra limitazioni e deroghe e poche rimozioni. La quasi totalità delle piste italiane, civili, militari e di aviazione generale sono state sottoposte a limitazioni e vincoli solo con l’avvento della legge 58 del 1963 che ha recepito la specifica normativa internazionale: l'annesso ICAO. Una sorta di mappa di un "piano ostacoli" con la presenza di tralicci, alberi, ripetitori, palazzi, colline, e tanto altro che negli anni (decenni) precedenti costituivano realtà naturali (colline, ponti e altro) e/o edificazioni specifiche. Le piste del Belpaese sono spesso inurbate. Se alla costruzione erano alle periferie delle città, dopo anni di urbanizzazione e incremento edificatorio di ogni genere, le piste sono, dopo 40-50-60-80 anni, nella maggioranza dei casi “affossate” nelle città e nelle metropoli.

Nel Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti di ENAC – che ha sostituito la Legge 58 del1963, il Capitolo 4 – Valutazione e limitazioni ostacoli, inquadra la valutazione delle Take Off Climb Surface, dell’Approach Surface, del Transitional Surface, della Inner Horizontal Surface, della Conical Surface, della Outer Horizontal Surface e della zona libera da ostacoli - Obstacle Free Zone – OFZ, e renderebbe indispensabile “mappare l’esistente” con un piano di bonifica, ovvero di “rimozione ostacoli” di eventuali sforamento delle pendenze standard ICAO. Probabilmente, anche in relazione al Piano di Rischio e Rischio terzi, sarebbe indispensabile un Report su ogni pista civile-commerciale e non del Belpaese.

Ma se nel “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” alla voce “Limitazione e rimozione ostacoli” riporta: “Nuovi manufatti o estensioni degli stessi non possono forare la superficie di avvicinamento o quella di transizione fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il nuovo manufatto o l’estensione risulterebbe in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile”, cosa è stato predisposto per i “vecchi e storici sforamenti”?

Se la valutazione di compatibilità ostacoli comprende la verifica delle potenziali interferenze, non solo a protezione degli indicatori ottici della pendenza dell’avvicinamento, superfici a protezione dei sentieri luminosi per l’avvicinamento, con le aree poste a protezione dei sistemi di comunicazione, navigazione e radar (BRA - Building Restricted Areas) e con le minime operative delle procedure strumentali di volo (DOC ICAO 8168).

ENAC allo scopo ha “definiti i criteri, di seguito enunciati, con i quali selezionare i nuovi impianti/manufatti da assoggettare alla preventiva autorizzazione dell’ENAC ai fini della salvaguardia delle operazioni aeree civili. Inoltre, nei documenti Lista dei dati di progetto e Procedura vengono forniti rispettivamente l’elenco dei dati progettuali richiesti per l’attività di verifica e la procedura da seguire per l’inoltro delle istanze di valutazione. Nel caso in cui il nuovo impianto o manufatto si trovi all’interno di un territorio comunale ove siano state già pubblicate le “mappe di vincolo” ex art. 707 co. 3 del Cod.della Navigazione si deve:

-prima di ogni altro approfondimento – contattare l’Ufficio Tecnico del Comune aeroportuale in questione”.

Ma il limite dell’Iter predisposto da ENAC e che deve riguardare solamente “i nuovi impianti/manufatti e le strutture che risultano:

a. interferire con specifici settori definiti per gli aeroporti civili con procedure strumentali;

b. prossimi ad aeroporti civili privi di procedure strumentali;

c. prossimi ad avio ed elisuperfici di pubblico interesse.

d. di altezza uguale o superiore ai 100 m dal suolo o 45 m sull’acqua;

e. interferire con le aree di protezione degli apparati COM/NAV/RADAR (BRA – Building Restricted Areas - ICAO EUR DOC 015);

f. costituire, per la loro particolarità opere speciali - potenziali pericoli per la navigazione aerea (es: aerogeneratori, impianti fotovoltaici o edifici/strutture con caratteristiche costruttive potenzialmente riflettenti, impianti a biomassa, etc.).

Il documento specifico ENAC-ENAV “VERIFICA PRELIMINARE VERIFICA POTENZIALI OSTACOLI E PERICOLI PER LA NAVIGAZIONE AEREA” del 2015, ad esempio, in relazione al Settore 4 (in aggiunta ai Settori 1, 2,3, 4, 5 e 5°) della limitazione ostacoli ricorda : “superficie orizzontale posta ad una altezza di 30 m sulla quota della soglia pista più bassa (THR) dell’aeroporto di riferimento, di forma circolare con raggio di 15 km centrato sull’ARP (Aerodrome Reference Point – dato rilevabile dall’AIP-Italia) che si estende all’esterno dei Settori 2 e 3”.

Un interrogativo deve essere posto: i masterplan di tanti aeroporti del Belpaese che hanno progettato strategie di traffico, VIA e VAS, e voli al 2030-2040 hanno verificato anche lo storico dato delle carte ostacoli “storiche” di ogni singola pista? Con piani di rimozioni di eventuali ostacoli e/o con la loro “esistenza” perenne? 28 Marzo 2018

Comuni aeroportuali e piano di rischio: due domande circostanziate!

Piste e territorio e cittadini, ancora da tutelare e/o tutelati? Quanti cittadini e residenti sono coinvolti? Come è ormai (o dovrebbe) essere ben noto che “dal 2005, anno di emanazione del Decreto Legislativo che ha modificato la parte aeronautica del Codice della Navigazione, i Comuni non possono autorizzare opere ed attività ubicate lungo le direzioni di decollo ed atterraggio, se non coerenti con il piano di rischio”: ma quanti sono i Comuni aeroportuali inadempienti?

Ovvero quanti, ad esempio, di questi ultimi, non avendo adottato la regolamentazione ENAC in materia, cioè non hanno deliberato il “Piano di Rischio” in ossequio all’aggiornamento dell’ART 707 del Codice di Navigazione, non hanno predisposto i vincoli e le restrizioni relative?

Lo scopo preciso è quello di realizzare i piani di rischio, ovvero “documenti contenenti le indicazioni e le prescrizioni da recepire negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni; il loro scopo è quello di rafforzare, tramite un finalizzato governo del territorio, i livelli di tutela nelle aree limitrofe agli aeroporti”.

Nelle varie piste di tipologia 1, 2, 3 e 4, perciò con lunghezza pista inferiore a 800 metri e superiori a 1800 metri con varie larghezze, che accomunano quindi aeroporti nazionali, internazionali e intercontinentali con le aviosuperfice minori, che, dovrebbero essere, oltre un centinaio. Agli scali del Piano Nazionale Aeroporti, identificati come 46, ai 56 scali elencati nel traffico civile-commerciale del Rapporto 2017 – ENAC, occorre affiancare le numerose aviosuperfici localizzate lungo la Penisola, nelle isole maggiori e minori del Belpaese. Lo stesso Piano Nazionale Aeroporti comunque ne indica 112 funzionanti, dei quali 90 aperti al solo traffico civile (dei quali 43 aperti a voli commerciali e 47 a voli civili non di linea). A questi, ricorda, il PNA, 11 militari sono aperti al traffico civile (di cui 3 aperti a voli commerciali non di linea) e 11 esclusivamente a uso militare.

Il quadro non appare del tutto inequivocabile, quanti sono, infine le piste sulle quali i Comuni aeroportuali hanno e/o avrebbero dovuto adottare il Piano di Rischio per incidente aereo?

Un fatto è certo :“se il piano di rischio interessa il territorio di più comuni, gli stessi devono presentare un documento unitario che contenga le analisi condotte sui rispettivi strumenti urbanistici vigenti e le eventuali misure da adottare per renderli coerenti con le indicazioni del Regolamento dell’ENAC. Il piano di rischio deve essere caratterizzato da uniformi criteri di definizione dei parametri urbanistici per la programmazione dell’uso del territorio”

La domanda, a quasi 13 anni dalla promulgazione del Piano di Rischio ENAC, è doppia.

Quante piste di volo civile-commerciale-aviazione generale-militare sono a norma e quanti Comuni aeroportuali hanno predisposto un documento “unitario”? A chi le due ardue risposte? 24 Marzo 2018

Belpaese: aeroporti, aerolinee e traffico low cost

Scenario tra la crisi delle “tradizionali” e le politiche di “co-marketing”! Da un lato Qatar Airways ha comunicato che la ex Alisarda, già Meridiana volerà come Air Italy e se i media annunciano il decollo della Italian Airlines, Alitalia con le turbolenze associate alla procedura di vendita ancora prorogate nella speranza di un acquirente che punto al rilancio dell’ex compagnia di Bandiera e l’ipotesi di ri-posizionamento di una flotta italiana sui voli nazionali-internazionali-intercontinentali, dall’altro i riscontri operativi del traffico aereo del Belpaese nel 2017: ancora una volta “amari”.

Nelle 112 pagine del Report del Traffico 2017 di ENAC le note sull’incremento dei volumi di traffico, numero movimenti e milioni di passeggeri trasportati nell’arco temporale 2004-2017 sono tanto significativi quanto sconfortanti sia per le flotte “tradizionali italiane”, quanto per le strategie del trasporto aereo del Belpaese.

Nell’analisi della ripartizione del mercato tra compagnie tradizionali e low‐cost, nella ripartizione del mercato per singolo aeroporto e nella graduatoria collegamenti operati da vettori low‐cost del 2017 si conferma la tendenza “negativa” del volato delle italiane e aerolinee tradizionali in genere nei confronti dei vettori low cost. Con il successo stravolgente della Ryanair, ma con Easyjet, Volotea, Vueling, Germawings, , Smartwings, Air Europe, Belle Air, Helvetic, Blue Air e le altre, comunque, in costante e progressiva crescita di traffico.

Nel 2017 i vettori low cost in Italia hanno trasportato 88.820.337 (50.9%) di passeggeri contro 85.807.904 (49.1%) dei vettori tradizionali, con un incremento rispettivamente del 9.27% dei primi contro il 3.28% dei secondi. Per un totale di 174.628.241 passeggeri trasportati. La quota dei passeggeri “nazionali” è invece risultata del 54.6% (+8.69%) delle low cost, contro il 45.4% (-3.73%) delle tradizionali.

Ma è la serie storica del confronto tra vettori low cost e tradizionali nel periodo tra il 2004 e 2017 ha rivelare una realtà operativa del tutto trasparente. Inquadra il risultato delle co-marketing policy adottate negli aeroporti del Belpaese e si accompagna alle inevitabili ripercussioni sull’assetto e sui bilanci delle aerolinee-compagnie tradizionali-classiche. Il grafico-riquadro complessivo rivela una realtà sintetizzabile in pochi numeri.

Se nel 2004 i vettori low cost trasportavano il 6,2% del traffico complessivo contro il 93,8% delle aerolinee di bandiera-tradizionali, nel 2017, dopo annate in progressione costante salvo il 2013 che aveva registrato un calo occasionale del 3,9%, la quota raggiunta dal traffico “low cost” è risultato del 50.9%, contro il 49.1% (come sopra riportato). 22 Marzo 2018

Italia, drone su ambasciata USA, in UK 163 casi nel 2016/17

Qual è la situazione in Italia? E’ una questione ben nota e in qualche modo va risolta. In Italia come in ogni altro Paese. Nel sorvolo delle città di alcune localizzazioni private e/o pubbliche. Nei pressi degli aeroporti civili/commerciali e delle aerobase e lungo le traiettorie di decollo è di atterraggio. Per finalità di safety-aviation e per la security in genere.

La nota stampa di martedì 20 marzo dei militari della brigata 'Granatieri di Sardegna', nel corso dell'operazione 'Strade sicure' e di presidio dell’ambasciata USA di Roma, che ha segnalato una persona che dalla finestra del terzo piano dell'hotel Excelsior radiocomandava un drone nell’intorno dello stesso edificio USA di Roma, ha riproposto l’ennesimo caso. L’autore è risultato un cittadino americano, probabilmente, interessato ad eseguire semplici foto.

In queste stesse giornate in Gran Bretagna l’allarme drone emerge con ben 160 “incidenti” rilevati: il contesto sarebbe quello di mancate collisioni negli ultimi due anni nello spazio aereo dell’aviazione civile-commerciale. L’utilizzo dei droni per “foto” e curiosità amene sarebbe diventata una moda.

Professionisti e dilettanti impiegano i droni a quote superiore a120 metri di altezza e, probabilmente, secondo modalità “free”. Senza restrizioni di sorta. Airprox Board (UKAB) riporta 163 incidenti “miss nera collision” negli anni 2016-2017. La “problematica” safety-security associata alle “near missed collision” dei droni investe procedure di volo, apparati radar adeguati e rilevare la presenza dei droni e le testimonianze visive dirette. Se a Roma il 39enne impegnato a manovrare il drone nella zona dell’ambasciata romana USA è stato identificato a vista, come è avvenuto in numerose circostanze e testimonianze dirette e a vista da parte di piloti impegnati nelle varie fasi di volo che hanno osservato droni in passaggio e/o in prossimità è indispensabile che siano attivati impianti radar in grado di “mappare” la presenza degli “intrusi”.

In Italia gli aeroporti civili-commerciali e le aerobase sono adeguatamente attrezzate? I radar di avvicinamento, atterraggio e decollo che equipaggiano le piste in Italia sono adeguate? Riscontrano gli eventuali droni (ma anche ultraleggeri) in transito e/o di passaggio senza l’identificazione ATC trasnponder?

Impianti radar up-to-date dovrebbero, comunque, essere installati anche nelle aree sottoposte a misure precauzionali-preventive-di tutela. Nelle zone delle ambasciate e/o sensibili e/o ad elevato rischio “sociale-aziendale” tali dispostivi-radar dovrebbero essere pianificati e installati. Nel rapporto Airprox Board (UKAB) sono state riportate le testimonianze dei piloti e dei passeggeri che in volo hanno osservato droni in volo anche a 30 metri dalle ali. Numerosi altri casi in altrettanti atterraggi e decolli su numerose piste di aeroporti inglesi, scozzesi e irlandesi. Quale casistica sarà riportata in Italia? Quali e quanti casi di “near missed collision” sono stati registrati? A chi spetta tale analisi e tale compito? Ad ENAC, ENAC e/o ANSV? 21 Marzo 2018

ENAC, dati di traffico 2017 e il rischio terzi

Quanti Comuni aeroportuali devono ancora deliberare il P.R.A.? Nelle analisi relative alla graduatoria degli scali italiani 2017, divulgato da ENAC, quella in base al numero totale di movimenti aerei commerciali è fondamentale per porre considerazioni riguardanti alle valutazioni del Piano di Rischio aeroportuale e al risk assessment, ovvero alle verifiche sul rischio terzi. Un dato quest’ultimo che dovrebbe concernere gli aeroporti con oltre 50mila voli/anno. I voli rimandano al volato “commerciale” aggiunto a quello di aviazione generale, o esclusivamente al traffico dei velivoli più grossi?

E’ comunque certo che talune piste, tra le sottostanti, possano risultare analizzate, anche con traffico inferiore a 50mila voli/anno, in considerazioni delle criticità associate all’ubicazione dell’infrastruttura aeroportuale, almeno al fine di verificare le cosiddette curve di isorischio. Quali sono queste piste? E quanti e quali aeroporti sono in regola, innanzi tutto, con il Piano di Rischio Aeroportuale – A.P.R.. Quanti Comuni aeroportuali hanno deliberato il Piano di Rischio e quali devono ancora farlo? ENAC dispone sicuramente dei Comuni inadempienti: quali sono?

In attesa di conoscere un tale resoconto, Aerohabiat ritiene indispensabile proporre la graduatoria del numero di movimenti/anno di voli commerciali dei primi 41 scali del Belpaese.

1 ROMA FIUMICINO 294.790

2 MILANO MALPENSA 174.754

3 MILANO LINATE 96.467

4 VENEZIA 85.324

5 BERGAMO 84.554

6 BOLOGNA 67.088

7 NAPOLI 66.856

8 CATANIA 66.156

9 PALERMO 44.021

10 TORINO 39.725

11 PISA 37.536

12 ROMA CIAMPINO 35.412

13 BARI 34.990

14 CAGLIARI 31.351

15 FIRENZE 29.068

16 VERONA 26.981

17 OLBIA 22.922

18 TREVISO 17.868

19 LAMEZIA TERME 17.302

20 BRINDISI 15.831

21 GENOVA 12.861

22 ALGHERO 9.274

23 TRAPANI 9.002

24 TRIESTE 8.663

25 ANCONA 6.857

26 PESCARA 5.431

27 LAMPEDUSA 3.924

28 PANTELLERIA 3.339

29 REGGIO CALABRIA 3.317

30 BRESCIA 2.907

31 COMISO 2.796

32 RIMINI 1.977

33 PERUGIA 1.772

34 PARMA 1.108

35 ELBA 854

36 CUNEO 776

37 TARANTO 346

38 SALERNO 140

39 BOLZANO 136

40 GROSSETO 86

41 FOGGIA 2

TOTALE 1 .364.564 movimenti aerei. 19 Marzo 2018

ENAV, piano industriale 2018-2022: nuove tecnologie radar

Indispensabili per mappare e verificare il rumore aereo! In recenti news Aerohabitat, “Aeroporti e le reti di centraline per il monitoraggio e AEDT” e “Aeroporti e rumore e troppi propulsori jet fracassoni” aveva evidenziato l’urgenza di sistemi radar di avvicinamento e atterraggio per assicurare efficienza e funzionalità alle reti di monitoraggio insediate in numerosi scali aerei del Belpaese.

Nuove tecnologie per assolvere innanzitutto per ottemperare all’operato del D.M. 31 ottobre 1997, al D.P.C.M. 14 novembre 1997, e anche in adempimento dell’obbligo di predisposizione dei piani di risanamento, di cui, all’art. 10, comma 5, della legge n. 447/1995.

La necessità di poter correlare le traiettorie di decollo e di atterraggio con i livelli acustici registrati dalle centraline con sistemi radar-ENAV al fine di verificare eventuali “sforamenti” acustici necessita la disponibilità di nuove tecnologie radar. Radar, peraltro, in grado non solo di identificare eventuale presenza di droni e ultraleggeri senza ATC Transponder, ma anche di verificare la corrispondenza di livelli di rumorosità extra, ben oltre i limiti della singola omologazione-certificazione acustica originale: quale il Categoria-Capitolo-Chapter 3 e/o Chapter 4.

Il comunicato stampa del 12 marzo 2018 del Consiglio di Amministrazione di ENAV che ha approvato il piano industriale 2018-2022, ha delineato “le priorità strategiche del Gruppo in termini di progetti ed investimenti, e rappresenta un’importante evoluzione tecnologica e operativa che consentirà di gestire il traffico aereo con un nuovo modello organizzativo, migliorandone performance, produttività e competitività, e continuando a garantire i massimi livelli di safety”.

“Attualmente ENAV gestisce il traffico aereo nazionale da 4 centri di controllo (Roma, Milano, Padova e Brindisi), che assistono gli aerei in fase di rotta, e da 45 torri di controllo in altrettanti aeroporti, dalle quali vengono gestiti decolli, atterraggi e movimentazione al suolo degli aeromobili. Infine, il servizio di avvicinamento nelle fasi di salita e discesa, viene svolto generalmente da alcune torri di controllo e solo per i maggiori aeroporti nazionali da alcuni dei centri di controllo.”

Inquadrare efficacemente e sistematicamente il traffico di terminale (che riguarda perciò le attività di decollo e atterraggio nel raggio di circa 20 km dalla pista) significa, in definitiva, che tutti gli aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti e attrezzati con reti di centraline di monitoraggio possano, infine, poter correlare i dati acustici dei velivoli operativi.

I comitati dei cittadini dei tanti aeroporti del Belpaese, a questo punto, oltre alle Commissioni aeroportuali, sono interessati a sapere quali siano i tempi operativi di cui ENAV abbisogna, per adeguare le tecnologie radar e quindi in grado di assicurare, in maniera sistematica, la correlazione tra il rumore aereo di ogni singolo velivolo e, in tal modo verificare anche la corrispondenza con le risultanze Lva dell’arcaico modello matematico INM , ora aggiornato e definito nell’impatto acustico e nelle emissioni gassose del sistema AEDT (Aviation Environmental Design Tool). 16 Marzo 2018

Aeroporti, vincoli urbanistici e carico antropico: una criticità evidente!

Ma quanti istituti, scuole, siti sensibili e altro sono localizzati entro 150-200 metri? Come è noto, almeno ai lettori di Aerohabitat CentroStudi, le limitazioni del Piano di rischio (2005-2011) si applicano alle nuove opere e alle nuove attività da insediare nelle zone adiacenti/prospicienti alla pista di volo e identificabili nelle zone A, B, C e D dello stesso Piano di Rischio.

La mitigazione del “rischio” derivato dagli incidenti aerei si basa, comunque, anche sui seguenti parametri:

- limitazione del carico antropico

- idonea localizzazione delle differenziate destinazioni urbanistiche.

A tale scopo vanno evitati insediamenti ad elevato affollamento, la costruzione di scuole, università e centri equivalenti, ospedali e in generale e, in sostanza, obiettivi sensibili. Le attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale dovrebbero pertanto risultare escluse dalle localizzazioni alla pista di decollo e di atterraggio degli aeromobili. Il “livello del rischio” inevitabilmente deve essere correlato al contesto operativo-geografico al numero dei movimenti aerei che volano sulle piste. L’ Art. 715 del CdN a riguardo prescrive una analisi e studio risk assessment, ovvero il cosiddetto “rischio terzi” qualora il livello dei movimenti/anno risulti superiore a 50mila, ma anche con attività inferiore quando le “caratteristiche di pista-sedime-circondario” risultino critiche. L’interrogativo che occorre porre, tuttavia, anche dinnanzi a masterplan e VIA a 15-20-30 anni, quali iniziative e provvedimenti devono-dovranno essere posti, ma come comportarsi, in definitiva, qualora le edificazioni, le costruzioni e gli insediamenti sono pre-esistenti all’aggiornamento (2005-2011) degli Art. 707 e 715 del CdN.?

Nella lettura di uno dei tanti Piano di Rischio aeroportuale, nello note concernenti gli “insediamenti esistenti” emergono nettamente considerazioni all’elevato grado di antropizzazione delle aree prossime alla pista di volo. Intensi insediamenti residenziali privati e pubblici, con nuclei storici e moderni, di lottizzazioni recenti, precedenti alla modifica degli Art. 707 e 715 del CdN. Un breve elenco di un censimento che, come in numerosi aeroporti e aerobasi del Belpaese, dovrebbe essere rigorosamente e sistematicamente realizzato, si riportano attività sensibili e/o non compatibili, quali:

- Due alberghi, di cui uno insediato in zona di tutela “A” e uno in zona di tutela “C”;

- Quattro scuole di vari gradi, delle quali una in zona “B” e tre in zona “C”;

- Due chiese delle quali una in zona “B” e una in zona “C”;

- Tre distributori di carburante dei quali due in zona “B” e una in zona “C”;

- Otto attrezzature sportive pubbliche e private, tra le quali il centro sportivo comunale comprendente più strutture. Di queste attrezzature una (pista per go-kart) ricade nella zona di tutela “A”; sei di queste (compreso il centro sportivo comunale) ricadono nella zona “B”; una nella zona “C”;

- Una area adibita a mercato settimanale all’aperto in zona “C”;

- Tre sedi di servizi amministrativi: una in zona “B” e due in zona “C”.

La realtà antropica e sociale dell’intorno delle piste di volo e degli aeroporti e aerobasi della Penisola abbisogna inevitabilmente di interventi decisivi per gestire quanto inquadrato, in particolare dal quinto comma dell’articolo 707, con una normativa che se da un lato identifica “i piani di rischio”, strumenti urbanistici finalizzati alla tutela del territorio, non solo per i cittadini residenti quindi e i passanti, dal rischio casistico derivante dall’attività aeronautica, dall’altro impone di analizzare il livello di “pericolosità” associata al traffico aereo esistente e stimato – in costante incremento – dai masterplan e dalle VIA e VAS a 15-20-30 anni. La realtà è critica ed è indispensabile e improrogabile verificare il Rischio terzi-Risk assessment secondo criteri ICAO-EASA.

Con un interrogativo finale: ma ENAC, qualora dovesse valutare tali insediamenti e/o attività sensibili e/o non compatibili, rilascia, comunque, l’attestato di certificazione-autorizzazione alle operazioni di volo? Prescrive, forse, analisi/studi riguardanti rischio terzi e/o verifiche del carico antropico interessato? Elabora vincoli e restrizioni alla tipologia dei voli e pone limiti di movimenti/ora e/o limiti giornalieri e/o limite massimo di voli/anno? 15 marzo 2018

Aeroporti e pericoli navigazione aerea: tra essi anche i pannelli solari?

Tra piste civili e militari la realtà operativa dovrà essere verificata! Piano ostacoli, Piano di rischio e i tanti azzardi edificati e/o naturali e/o esistenti nell’intorno di una pista di volo, sia civile-commerciale quanto una aerobase militare dovrebbero essere adeguatamente circostanziati e identificati. Se per nuovi e/o prossimi impianti/manufatti dovranno essere sottoposti all'iter autorizzativo dell'ENAC, cosa avviene gli “ostacoli” pre-cedenti al piano di rischio e/o sorti in contrasto-violazione-trascuratezze operative?

Per le autorizzazioni di legge occorrerà presentare apposite istanze a ENAC-ENAV, al fine di verificare e valutare la compatibilità cosa avviene con quelle “storiche” ancorchè non a norma?

La verifica di potenziali ostacoli e pericoli alla navigazione aerea – sostiene un documento ENAC-ENAV -

“la valutazione di compatibilità ostacoli comprende la verifica delle potenziali interferenze dei nuovi impianti e manufatti con le superfici, come definite dal Regolamento ENAC per la Costruzione ed Esercizio Aeroporti (superfici limitazione ostacoli, superfici a protezione degli indicatori ottici della pendenza dell’avvicinamento, superfici a protezione dei sentieri luminosi per l’avvicinamento) e, in accordo a quanto previsto al punto 1.4 Cap. 4 del citato Regolamento, con le aree poste a protezione dei sistemi di comunicazione, navigazione e radar (BRA - Building Restricted Areas) e con le minime operative delle procedure strumentali di volo (DOC ICAO 8168)”.

L’analisi di impianti-edifici-manufatti in genere rimanda alle “mappe di vincolo” ex art. 707 co. 3 del CdN che ogni Comune, attraverso l’Ufficio Tecnico del Comune aeroportuale, ha deliberato.

Le nuove categorie di “ostacoli” hanno identificato ad esempio gli aerogeneratori, gli impianti fotovoltaici ed edifici con pannelli riflettenti e gli impianti per la produzione di energia di biomasse. La loro localizzazione determina criticità per le loro dimensioni importanti in altezza e in estensione.

Se in prossimità delle piste “contaminano-riflettono” sui sistemi di comunicazione/navigazione/radar (CNR), generando interferenze sul segnale radioelettrico e, possono, degradare le prestazioni e comprometterne l’operatività. Le verifiche devono riguardare quindi:

(a) posizionata entro 45 Km dal centro dell’ARP di un qualsiasi aeroporto;

(b) posizionata entro 16 km da apparati radar e in visibilità ottica degli stessi;

(c) interferente con le BRA (Building Restricted Areas) degli apparati di comunicazione/navigazione ed in visibilità ottica degli stessi.

A distanze più ampie le verifiche dovranno riguardare manufatti e strutture di altezza dal suolo (AGL), al top della pala, uguale o superiore a 100 m (45 m se sull’acqua).

Gli impianti fotovoltaici e solari termici possono innescare fenomeni di riflessione e/o abbagliamento per i piloti e vanno analizzati gli “impianti ubicati a una distanza inferiore a 6 Km dall’ARP (Airport Reference Point) dal più vicino aeroporto e, nel caso specifico di impianti fotovoltaici, abbiano una superficie uguale o superiore a 500mq, ovvero, per iniziative edilizie che comportino più edifici su singoli lotti, quando la somma delle singole installazioni sia uguale o superiore a 500 mq ed il rapporto tra la superficie coperta dalle pannellature ed il lotto di terreno interessato dalla edificazione non sia inferiore ad un terzo”.

Per gli impianti a biomasse invece – ipotetica fonti attrattiva per fauna selvatica come anche allevamenti di pesce – la valutazione deve essere verificata qualora siano ubicati ad una distanza inferiore a 13 Km dalla recinzione del più vicino aeroporto. Anche le linee elettriche associate agli impianti sopra segnalati dovranno essere sottoposte alle medesime verifiche.

Le cosiddette “opere speciali” identificati come pericoli per la navigazione aerea in genere, qualora localizzati entro i 15 Km dall’ARP dell’aeroporto più prossimo, devono essere, comunque, assoggettati dell’iter valutativo di ENAC. Un parere di nulla osta, in relazione all’Art. 710 del Codice della Navigazione spetta anche all’Aeronautica Militare la competenza, tra le altre, per il rilascio dell’autorizzazione per la costruzione di nuovi impianti, manufatti e strutture in genere che si trovano in prossimità di aeroporti militari.

Le operazioni di volo a bassa quota dei velivoli militari, determinano una realtà che, inevitabilmente, implicano l’inoltro di istanze per il rilascio dei pareri/autorizzazioni da parte dell’Aeronautica Militare ed all’eventuale coinvolgimento di altri enti militari. Queste ultime devono essere inoltrate al Comando 1° Regione Aerea (Milano) ed al Comando Scuole 3° Regione Aerea dell’Aeronautica Militare (Bari). 10 Marzo 2018

Aeroporti e quel “rumore-aereo” superiore a 60 LVA, fuori dal sedime

Le 44 abitazioni di Borgo Cariola a Pisa sono state una anomalia? Il livello Lva annuale sul recinto/limite esterno di ogni sedime aeroportuale rappresenta un valore decisivo per determinare la rumorosità, le emissioni di origine aeronautica, generati per autorizzare l’attività aerea su uno scalo.

La normativa nazionale, nello specifico, le prescrizioni del D.M. 31/10/1997, in merito alla caratterizzazione acustica dell'intorno aeroportuale, deve verificare e certificare che il LVA non può essere superiore a 60 LVA. La, cosiddetta, caratterizzazione acustica dell'intorno aeroportuale, infatti preclude livelli di LVA superiori a 60 LVA: le aree esterne ad A, B e C il valore di LVA ≤ 60, affinché non sono previste limitazioni urbanistiche.

Ecco il punto quindi, cosa accade quando i valori calcolati superiori a 60 LVA siano esterni o superino il “recinto aeroportuale”? Deve essere, forse, ridotta l’attività aerea e/o le emissioni aeronautiche devono essere ridotte, con velivoli meno rumorosi e/o procedure a minor impatto acustico, con una sola alternativa: abbattimento degli edifici interessati e/o acquisizione e/o incorporazione delle aree a impatto acustico superiore 60 LVA nel sedime aeroportuale.

Con valori limite inferiori a 75 LVA – entro il sedime dello scalo – le limitazioni urbanistiche inquadrano "esclusivamente le attività funzionalmente connesse con l'uso ed i servizi delle infrastrutture aeroportuali"; con valori tra 65 - 75 LVA sono invece consentite "attività agricole ed allevamenti di bestiame, attività industriali ed assimilate, attività commerciali, attività di ufficio, terziari e assimilate, previa adozione di adeguate misure di isolamento acustico"; tra 60-65 LVA, invece "non sono previste limitazioni".

Anche nelle zone/aree esterne ad A, B e C , per valori inferiori a 60 LVA "non sono previste limitazioni", ma è utile confermarlo e ribadirlo: cosa accade se il valori di 60 LVA sono superati negli spazi esterni al recinto aeroportuale?

Quale realtà esprimono le mappe acustiche A, B e C dei tantissimi aeroporti del Belpaese? Nelle aerobasi della Penisola, comunque, il D.M. 31/10/1997 non ha applicazione. Le notizie negli aeroporti civili-commerciali, a riguardo, non né esistono tante, salvo il caso dello scalo civile-militare di Pisa-Galileo Galilei.

Sulla materia Aerohabitat aveva descritto due news specifiche:

Aeroporto di Pisa, sulle ragioni e sul costo della delocalizzazione "acustica":

Al momento sono stati stanziati 16.5 milioni di euro. Dopo tanti anni, probabilmente dopo 14 anni, ecco che l'attesa delocalizzazione di 44 caseggiati prospicienti il parcheggio degli aeromobili del Galileo Galilei di Pisa si avvia alla fase conclusiva.

Le case di Borgo Cariola hanno valori di Lva superiori a 65 e la delocalizzazione e susseguente demolizione diventa l'obiettivo conclusivo di una operazione che non si capisce se avviene per tutelare i cittadini residenti o se, diversamente, serve all'ampliamento del sedime aeroportuale.

Lo sforamento dei decibel, infatti, potrebbe essere contenuto con una riduzione delle emissioni gassose al suolo. Perciò con l'adozione di procedure in rullaggio e nella messa in moto dei propulsori meno impattanti, con il contenimento del numero dei voli e con pannelli fonoassorbenti che filtrano il rumore aereo.

La soluzione individuata allo scalo pisano, probabilmente, privilegia le esigenze di ampliamento del sedime aeroportuale. Nella circostanza un allargamento della zona apron-parcheggi degli aeromobili e quindi un incremento del numero dei posti parcheggi agevolando un aumento dei voli orari al Galileo.

Nell'attesa che qualcuno possa rivelare quale sia la ragione della delocalizzazione è, nel frattempo, utile riferire il costo (iniziale?) dell'operazione.

L'intervento della Regione Toscana, della società di gestione aeroportuale SAT e gli enti locali, coordinati con il Governo e con Enac, hanno agevolato la delocalizzazione. Con la delibera della Giunta regionale Toscana su proposta dell'assessore alle infrastrutture Vincenzo Ceccarelli, è stato approvato un Accordo di programma per la 'delocalizzazione dell'insediamento residenziale di Borgo Cariola', nel Comune di Pisa.

Le abitazioni saranno rilocalizzate?

Il costo complessivo dell'operazione viene calcolato in 16.500.000 euro.

Di questi 10 milioni sono finanziati dal Ministero, ENAC trasferisce 3.5 milioni alla società di gestione aeroportuale SAT e, i restanti 3 milioni provengono invece dalla stessa Regione Toscana. 21 gennaio 2014

 

ENAC con il Comunicato Stampa n. 3/2016, il 21 gennaio 2016 aveva così riferito:

DELOCALIZZAZIONE DEGLI ABITANTI DI BORGO CARIOLA NEL PISANO: ENAC E SAT HANNO CONCLUSO LE ACQUISIZIONI DEGLI IMMOBILI

Si sono concluse ieri, 20 gennaio 2016, a Pisa, le acquisizioni degli immobili situati a Borgo Cariola, in zona adiacente all’Aeroporto di Pisa Galileo Galilei, in base all’Accordo di Programma stipulato tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’ENAC, la Regione Toscana, gli Enti territoriali interessati e la SAT, società di gestione dell’Aeroporto di Pisa. L’accordo è finalizzato proprio alla delocalizzazione di questo borgo per ridurre il rischio aeronautico e ambientale di alcune abitazioni costruite all’interno del sedime dello scalo.

Sono quaranta le proprietà per le quali è stata portata a termine la procedura di delocalizzazione con il consenso dei residenti, registrando un anticipo di un anno rispetto al termine previsto dall’accordo.

La spesa complessiva sinora è stata di 12 milioni di Euro sui 13 previsti dall’intesa quadro, dei quali 10 milioni provengono dallo Stato, attraverso il bilancio dell’ENAC, e dalla Regione Toscana, a cui si è aggiunto il contributo della società Toscana Aeroporti destinato alla demolizione del borgo e all’assistenza economica ai proprietari e agli inquilini per i trasferimenti, fino ad arrivare a un totale di 16,5 milioni di Euro.

Entro il prossimo mese di febbraio saranno ultimate le operazioni di demolizione delle abitazioni e avviata la realizzazione del progetto di inglobamento dell’aerea con l’aeroporto di Pisa, che ha registrato in questi anni un notevole incremento di traffico, a beneficio dell’economia della provincia.

Restano da acquisire quattro proprietà, i cui titolari non hanno voluto aderire alla procedura bonaria, non accettando i valori stabiliti dall’Agenzia del Territorio, con una valutazione rispondente ai prezzi di mercato del 2013. Si tratta di immobili ubicati in un unico punto a est del borgo, per cui sarà comunque possibile avviare le opere di conglobamento delle aree nell’aeroporto, in attesa della conclusione della procedura di esproprio già avviata.

Il Direttore Generale dell’ENAC, Alessio Quaranta, ha espresso grande soddisfazione per la riuscita della complessa operazione, in anticipo rispetto al cronoprogramma. “Si tratta della prima importante operazione di delocalizzazione portata a termine senza problemi, grazie alla stretta collaborazione tra ENAC e Toscana Aeroporti” ha dichiarato Alessio Quaranta. “Voglio anche ricordare il contributo essenziale del Comune di Pisa, che ha messo a disposizione alloggi per gli inquilini del Borgo, e la Regione Toscana per il suo contributo economico. Questa operazione è la dimostrazione che è possibile delocalizzare borghi a ridosso degli aeroporti in tempi ristretti, a salvaguardia degli abitanti. In questo caso è stata essenziale l’ottima organizzazione degli interventi, affidata a Toscana Aeroporti, che ha messo in sicurezza e ha reso inagibili le abitazioni non appena acquisite, evitando occupazioni abusive”. 9 Marzo 2018

Droni e aerei, a Torino ancora un incontro ravvicinato

Urgono provvedimenti! Era successo a Parigi e a Bilbao, a New York e Toronto, probabilmente un resoconto dettagliato delle missed collision registrate negli ultimi 2-3 anni, prima o poi qualcuno lo dovrà pur fare. E’ accaduto in ogni continente del Pianeta Terra. L’ultimo della serie sarebbe accaduto lunedì 26 Febbraio a Torino.

Lo spazio aereo interessato sarebbe quello tra Venaria e l’aeroporto di Caselle.

Coinvolto il volo "British airways" in atterraggio, proveniente da Londra-Gatwick, che era in fase di atterraggio sulla pista 36, ad una quota di 2.600 piedi - circa 800 metri d'altezza, lungo il sentiero di avvicinamento ILS alla pista. Dopo il sorvolo dello stadio della Juventus, su Venaria, a circa 6 miglia dalla toccata, in una zona tra corso Francia e l’Allianz Stadium,il pilota ha segnalato la presenza di un drone ad una quota sottostante.

I media ha riportato come questo, nella stessa zona, non risulti un caso unico. Circa tre anni addietro un aeromobile avrebbe segnalato un drone ad una quota di circa 2000 piedi di altezza, nel Parco della Pellerina ancora in fase di atterraggio. La denuncia è finita, al momento, in un ufficio dei Carabinieri ma diventa urgente e decisivo l’intervento di ENAC, di ENAV con l’insediamento di radar di ultima generazione in grado di identificare preventivamente la presenza di droni – ma anche di ultraleggeri – anche in assenza di segnale trasponder inserito e/o inesistente. 5 Marzo 2018

Aeroporti e ostacoli da eliminare, sono procedure ancora operative o derogate?

Riguardano anche recinti, ulivi e mandorli e terreni. Le mappe di vincolo prescritte dall’Art. 707 del Codice della Navigazione costituiscono lo strumento primario per il governo del territorio in prossimità delle piste di volo (civili, commerciali, di aviazione generale e militari) e stabiliscono le limitazioni relative agli ostacoli e air potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea. Perciò la sicurezza per passeggeri ed equipaggi e, nel contempo, per i cittadini e gli abitanti che transitano e risiedono.

Le cosiddette Superfici limitazioni ostacoli identificano le zone che devono essere mantenute libere da ostacoli. Sono le superfici di avvicinamento, di transizione e di salita al decollo, definite dal cosiddetto Piano ostacoli. In tal senso ogni gestore aeroportuale dovrebbe occuparsi del mantenimento delle quote delle alberature nell’intorno aeroportuale con una analisi periodica sottoposta anche ad eventuali autorizzazioni paesaggistiche e il parere VINCA. Ma se sono i Comuni aeroportuali che dovrebbero richiedere la “redazione del piano ostacoli”, mentre la classificazione di un qualsiasi oggetto come “ostacolo alla navigazione aerea” (ed il successivo inserimento nelle carte ostacoli ENAV) è, invece, competenza esclusiva di ENAC, toccherebbe al gestore aeroportuale, assicurare la piena conformità con degli standard identificati, con procedure regolari di monitoraggio dei suddetti “ostacoli” esistenti e “certificati” come tali.

E’ utile segnalare come in generale l’area più critica limitrofa ad un aeroporto suscettibile di limitazioni è identificabile con l’impronta sul territorio della superficie orizzontale esterna, nell’ipotesi più cautelativa, una estensione massima di 15 km. Oggetti di analisi, pertanto, devono essere le attività, gli ostacoli naturali e artificiali e le costruzioni in siti ubicati ad una distanza dal fine/inizio della pista a 15 km.

Quale realtà vivono gli aeroporti italiani?

I comuni aeroportuali, di concerto con ENAC, elaborano una relazione tecnico descrittiva della “mappa dei vincoli e limitazione ostacoli”, identificando anche eventuali “demolizioni”.

Ebbene quale è la situazione in Italia. E’ possibile disporre di un elenco dei Comuni e

degli aeroporti, delle piste ed eventuali inadempienze. E’ in sostanza tutto in regola?

In attesa di completare l’inchiesta che Aerohabitat ha avviato a riguardo segnaliamo il caso dell’aeroporto di Bari-Palese dove Paolo Baratta e Antonio Paolucci rispettivamente Ministro dell’Ambiente e Ministro dei Beni Culturali in data 21 ottobre 1995 avevano disposto in un documento di 6 pagine – di cui sottoponiamo uno stralcio – che tale provvedimento fosse comunicato al Ministero dei Trasporti e della Navigazione, al Comune di Bari, al Comune di Bitonto ed alla Regione Puglia, per depositarlo presso l’Ufficio istituto ai sensi dell’art.5, comma terzo, del DPCM 377 del 10 Agosto 1988 ed a portarlo a conoscenza delle altre amministrazioni eventualmente interessate.

“…pertanto l’abolizione degli ostacoli, ai fini della sicurezza delle vite umane, è ritenuta ormai improrogabile; l’eliminazione degli ostacoli renderà possibile incrementare la sicurezza d’uso dell’intera pista, permettendo all’aeroporto di operare in sicurezza rispetto a quelli che sono i rischi più comuni e cioè gli “atterraggi troppo lunghi” e i decolli “abortititi”.

-dalle analisi seguite dall’Azienda Autonoma Assistenza al Volo, risulta che gli ostacoli consistono principalmente nella conformazione del terreno in leggera salita, nella recinzione, seppure regolamentare, dell’aeroporto e nella viabilità circostante, nonché nella presenza di uliveti;

- in sintesi, dall’attuale recinzione fino ad una distanza fra 140-180 metri il terreno fora il piano di avvicinamento. In questa zona non sono ammissibili presenze umane e alberi e lo stesso terreno nudo richiede uno sbancamento per raggiungere una conformazione più bassa. Non sono ammessi inoltre traffici veicolari e in tal senso risulta necessario deviare due tratti della strada vicinale “Montanari”, un tratto della strada “Tarine”, un tratto della strada “Antica Torre Brencola” e di quella denominata “Parco Brancaccio”.

- le opere elencate per la messa in sicurezza dell’aeroporto prefigurano un esproprio di circa 29 ettari con uno sbancamento di terreno pari a circa 300.000mc. La sistemazione delle strade vicinali seguirà il profilo delle strade esistenti; solo in un piccolo tratto, a causa della sfavorevole configurazione del terreno, sarà necessario realizzare una trincea per evitare ostacoli. Le nuove carreggiate progettate avranno larghezza di 3,50m, più banchina e cunetta per lo scolo delle acque per complessivi 10 m di ingombro. Detti interventi presuppongono l’abattimento delle alberature esistenti, in prevalenza ulivi e mandorli.

- gli uliveti presenti nell’area sono censiti catastalmente come seconda classe, sarà necessario abbatterne circa 7.000. Nelle aree limitrofe, in particolare quella compresa tra la strada “Candele” e l’area di avvicinamento, caratterizzata da alberi fuori norma, cioè più alti di quanto prescritto, sarà solo necessario, dopo accurata verifica, procedere al taglio della parte eccedente (l’area ha una estensione di circa 44 ha-ettari).

 

L’interrogativo da porre a questo punto rimanda innanzi tutto all’autorità delegata a monitorare tali sforamenti e/o infrazioni. Sicuramente l’iniziativa non sembrerebbe riguardare il Ministero dell’Ambiente e/o il Ministero dei Beni Culturali, come occorso nel 1995, ma il Ministero dei Trasporti ed ENAC.

In secondo luogo questa segnalazione dovrebbe attivare un secondo interrogativo: le mappe di vincolo sono state verificate? Ovvero la valutazione di compatibilità ostacoli, la verifica delle potenziali interferenze di manufatti, edificazioni, alberature e attività esistenti e nuove – sugli scali aerei italiani – “come definite dal Regolamento ENAC per la Costruzione ed Esercizio Aeroporti (superfici limitazione ostacoli, superfici a protezione degli indicatori ottici della pendenza dell’avvicinamento, superfici a protezione dei sentieri luminosi per l’avvicinamento) e, in accordo a quanto previsto al punto 1.4 Cap. 4 del citato Regolamento, con le aree poste a protezione dei sistemi di comunicazione, navigazione e radar (BRA - Building Restricted Areas) e con le minime operative delle procedure strumentali di volo (DOC ICAO 8168)”. 3 Marzo 2018

Aeroporto Trapani, traffico 2018 congelato tra bandi di gara e low cost

L’eterna disputa tra il libero mercato e il co-marketing! Se da un lato nella stessa giornata Ryanair ha annunciato per il 2018 37 nuove rotte che assicureranno il trasporto di un totale di 39 milioni di passeggeri/anno da 29 aeroporti italiani con una crescita del 5%, ovvero secondo O'Leary “la più grande programmazione di sempre dall’Italia" la questione di Trapani-Birgi evidenzia le tante anomalie del traffico aereo sulle piste della Penisola.

In discussione è, al solito, il sistema di bandi di gara e/o di co-marketing policy attivato in Italia negli ultimi 20-25 anni. Il volume dei voli, le destinazioni, le frequenze e in definitiva l’ammantare del traffico e del numero dei passeggeri è conseguente alla capacità di finanziare, comunque, i voli d’ogni singolo aeroporto della Penisola.

La situazione dello scalo di Trapani-Birgi, vedi anche la news Aerohabitat del 6 Febbraio 2018 – “Aeroporti e traffico voli, ricorso a Trapani, Airgest e Alitalia”, ovvero a seguito del pronunciamento del TAR di Palermo sul ricorso di Alitalia contro il bando indetto da Airgest, la società di gestione dell’aeroporto di Trapani Birgi, in definitiva a seguito della sospensione dell’aggiudicazione delle rotte con Ryanair per il 2018, occorrerà attendere la promulgazione di un nuovo bando di gara.

L’attesa per l’evento e la presentazione di eventuali altri vettori oltre alla Ryanair, ad esempio Alitalia e Blue Air, la stagione dei voli è di fatto paralizzata.

Alla società di gestione Airgest, partecipata al 99,93%, dalla Regione quale scenario si presenta? Nel secolo scorso in altro contesto operativo era l’aerolinea che attivava voli e frequenze in relazione alle aspettative di traffico, di turismo e altro. Un contesto concorrenziale e competitivo tra vettori aerei e aeroporti del tutto “controcorrente” dove senza una “robusta co-marketing policy” gli aeromobili non atterrano e non decollano.

La managerialità aeroportuale si risolve alla gestione dei voli “finanziati” dal sistema pubblico e para-pubblico, da una sorta di aiuti-di-stato senza alternative.

A Trapani-Birgi comunque la base operativa Ryanair è stata azzerata. La campagna elettorale di questi giorni alimenta controverse e contraddittoria dichiarazioni e prese di posizione e che attribuiscono disastri manageriali e incapacità industriali che riflettono, in fondo, una realtà nella quale senza congrui “investimenti” pubblici e para-pubblici non ci saranno “voli”. Le responsabilità viene scaricata tra un governo regionale e l’altro: senza alcuna trasparenza.

La Ryanair in data 27 Febbraio ha, nell’ambito della sua politica informativa, emanato la seguente news:

La Base Di Ryanair A Trapani Resterà Chiusa Nell’estate 2018.

4 Rotte Per Trapani Continueranno E Saranno Operate Con Aeromobili Non Basati

Ryanair, la compagnia N°1 in Italia, ha confermato oggi (27 febbraio) che la sua ex base a Trapani (che è stata chiusa a ottobre 2017) non sarà riaperta quest’estate a seguito della decisione dell’Aeroporto di Trapani di annullare il bando di gara per la promozione delle rotte. I tre aeromobili basati a Trapani la scorsa estate saranno ricollocati in altre destinazioni del network di Ryanair e, purtroppo, questo si tradurrà con la perdita di 18 rotte, circa 1.1 milioni di passeggeri all’anno e 820 posti di lavoro in loco.

Ryanair continuerà a servire quattro rotte (Baden Baden, Milano Bergamo, Francoforte Hahn e Praga) da/per Trapani con frequenza giornaliera/settimanale, che saranno tuttavia operate con aeromobili di Ryanair provenienti da altre basi, e non da Trapani.

David O’Brien Chief Commercial Officer di Ryanair ha affermato:

“Siamo dispiaciuti che la nostra base di Trapani non riaprirà nell’estate 2018 a seguito della decisione dell’Aeroporto di Trapani di annullare il piano di promozione delle rotte. Ryanair continuerà a operare quattro rotte da Baden Baden, Milano Bergamo, Francoforte Hahn e Praga verso Trapani da altre basi del network di Ryanair: la decisione dell’aeroporto comporta ora che l’investimento di Ryanair di $300 milioni in aeromobili dovrá essere allocato altrove.

Ryanair è fiduciosa che questi tagli a Trapani possano essere rivisti nel corso del prossimo anno, e continuerà a discutere con l’aeroporto per verificare se e come ripristinare la crescita.”

La realtà del traffico aereo, almeno in Italia, sembrerebbe comunque derivata da bandi di gara e co-marketing, al punto che risulta superfluo, ancorchè basilare ricordare una serie di interrogativi.

Quali considerazioni fare ancora sul libero mercato, sulla libera concorrenza tra scali aerei e aerolinee?

L’offerta di migliori servizi e qualità, di destinazioni e frequenze e tariffe competitive, e altri parametri non dovrebbero essere sottoposti all’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato? Quale significato ha ancora nel settore aereo il cosiddetto il corretto funzionamento del mercato. Perché quindi vigilare sull’osservanza da parte delle imprese del divieto di pratiche o intese concordate restrittive della concorrenza. Istituita con Legge n. 287/1990? I costi di tali operazioni, di investimenti mirati anche su aeroporti localizzati nel medesimo di traffico sono comunque assimilabili ad aiuti-di-stato e sono a carico del sistema pubblico e para-pubblico. 2 Marzo 2018

Aeroporti e ostacoli alla navigazione, manufatti, alberi e antenne

Quale è la situazione sulle piste civili e militari del Belpaese? E’ una problematica reale? Quali e quanti sforamenti del cosiddetto Piano Ostacoli esistono? Eventuali “sforamenti” sono stati adeguatamente “mappati” in ogni singolo aeroporto/aerobase e sono anche segnalati da una apposita illuminazione?

In realtà il “rischio” ostacoli dovrebbe, comunque risultare correlata e incorporato nelle curve di isorischio. Per attività inferiore e superiore a 50mila voli/anno: comunque.

Un aggiornamento delle mappe ENAV-AIP Italia, con la valutazione e verifica delle distanze dalla pista di ogni singolo “ostacolo” dovrebbe costituire una misura essenziale e sistematica.

Un rapporto tra l’esistenza di approvazione e non da parte dei Comuni e di ENAC in riferimento alle procedure

di “edificazione” o di “smantellamento” di possibili ostacoli. Da quelli arborei e naturali ai manufatti (edilizia varia, da urbanizzazione ai centri commerciali agli ospedali agli istituti tecnici alle università)).

La loro individuazione come nuovi e/o storici potenziali ostacoli è fondamentale.

Le altezze e quote e localizzazione delle “installazioni su Cartografia IGM in scala 1:10.000, con la

identificazione della pista di volo se ubicata entro 1 km dall'aeroporto, 1:25.000 se ubicata oltre 1 km dall'aeroporto più vicino con identificazione della pista se presente entro 15 km dalle installazioni nonché una rappresentazione plano-altimetrica in scala”.

Piloni, antenne, occasionali grù, edifici/impianti potenzialmente collocati entro i 6 km dall'aeroporto dovranno essere responsabilmente segnalati per i riflessi che determinano sulla sicurezza per la navigazione aerea.

Il ruolo di ENAC, con le Direzioni Operazioni aeroportuali, dovrebbe assicurare la rispondenza

Con le costruzioni ammesse nelle aree limitrofe all'aeroporto come riportato dal Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti – Cap IV.

I manufatti esterni all'aerea di interesse aeroportuale O.H.S. (Outer Horizontal Surface) che, superando i 100 mt dal suolo, sono individuati come ostacoli alla navigazione aerea.

Le costruzioni/manufatti che "costituiscono ostacolo permanente" alla navigazione aerea possono anche comportare deviazione procedurali negli standard di volo.

Il censimento e monitoraggio degli “ostacoli” al volo per la navigazione aerea di un’area aeroportuale e degli ambiti potenziali di impiego degli aeromobili implicano forse un certo livello di “tolleranza” nei confronti degli ostacoli presenti dipende dalla tipologia della superficie forata, ovvero, dalla vicinanza e dall’orientamento

rispetto all’asse della pista degli ostacoli stessi e dal tipo di operazione di volo a protezione della quale la medesima superficie è stata costituita?

Quale è in questo contesto il ruolo di ENAC, dei Comuni aeroportuali e del gestore aeroportuale? Quest’ultimo dovrebbe, forse, pur scevro da precise responsabilità, né nell’identificazione né nella gestione dei dati relativi agli ostacoli, magari, precauzionalmente, predisporre saltuarie e non occasionali iniziative per il rilevamento e monitoraggio degli ostacoli esistenti e “certificati” come tali?

Quale area/ettari indagare alla ricerca di edifici, tralicci, antenne, alberi, e tanto altro, all’interno del sedime aeroportuale e lungo le traiettorie di volo e gli spazi laterali identificati dalle “Superfici Limitazioni Ostacoli”? 27 Febbraio 2018

Drone vs elicottero, scontro in volo, illesi i passeggeri: in USA

E non è il primo caso! Era il settembre 2017 quando nello spazio soprastante Staten Island, a New York City, un elicottero militare Black Hawk era stato colpito da un drone civile. Quest’ultimo pesava un chilo e mezzo. Il Black Hawk, pur in difficoltà era comunque preso terra senza grossi danni e conseguenze per gli occupanti dell’elicottero, sulla pista dell’aeroporto di Linden, nel New Jersey.

La “collisione” con drone sulla parte sinistra della fusoliera e con il danneggiamento della pala sinistra del rotore. Danneggiando anche un finestrino.

La cronaca di questa settimana registra invece il primo incidente, ancora negli USA, tra un drone civile e un elicottero: con lo schianto al suolo di questo ultimo. La collisione occorsa mercoledì 14 Febbraio nella Carolina del Sud tra un drone assai popolare - modello DJI e un elicottero Robinson R22. La vicenda si è conclusa con il crash dell’elicottero senza riflessi sui passeggeri, due, rimasti illesi.

Il pilota istruttore del volo e l’allievo si sono trovati improvvisamente di fronte, anche in questa circostanza, un piccolo drone. Il pilota avrebbe tentato di evitare l’impatto, con una manovra che avrebbe reso ingovernabile il mezzo aereo, dopo aver scontrato un albero in prossimità del suolo.

La FAA USA ha aperto la rituale inchiesta sull’incidente, ma la vicenda ha ri-proposto una questione da tempo prospettata: la coesistenza tra la flotta civile dei droni, la sostanziale “liberalizzazione” e “indipendenza” d’utilizzo di questi mezzi. Da quelli di pochi kili e di quattro soldi a quelli super “professionali”. Da quelli disponibili e acquistabili direttamente ai negozi e on-line. Per finalità ludiche e/o per attività industriale e/o per attività di safety e security in ogni ambito territoriale e sociale.

La materia pertanto coinvolge le zone aeroportuali, di scali civili, commerciali di aviazione generale, militare e altro, dopo operano velivoli nelle fasi di decollo e atterraggio, ma anche le città e il territorio in genere.

Alla FAA USA, coinvolto nell’incidente sopra indicato, si associano pertanto anche le urgenze che EASA, in Europa, ed ENAC in Italia dovranno analizzare e risolvere con appropriate e ben circostanziate regolamentazioni operative. Con limiti, vincoli, sistemi di verifica e controllo sistematiche dei territori e adeguate sanzioni per i trasgressori. 24 Febbraio 2018

 

Skytrack, anche nel 2017 la classifica delle 100 aerolinee

Anche una sintesi delle prime dieci delle low cost. Le classifiche tra aerolinee e quelle tra aeroporti sono due eventi attesi ogni anno. La società britannica Skytrax ha stilato la classifica delle "Top 100 Airlines of 2017", ovvero il gradimento espresso da milioni di passeggeri.

I parametri di valutazione riferiscono ai servizi, al comfort a bordo e nelle fasi pre e post volo nelle quali sono coinvolti i passeggeri. Dalla qualità del catering alle procedure d'imbarco, dal contesto di cabina, dai sedili, poltrone e posti in volo e intrattenimento in genere. Dai pasti alle bevande alle innumerevoli momenti di socializzazione attivati nel corso del volo in quota.

Alle aerolinee meritorie sono assegnati premi del World Airline Awards, una sorta di "Oscar dell'industria aeronautica". Il sondaggio avrebbe interessato quasi 20 milioni di passeggeri che hanno viaggiato su 105 aerolinee.

Di seguito sono elencate le aerolinee della Classifica Skytrax 2017 delle 100 Migliori Compagnie Aeree:

Qatar Airways

Singapore Airlines

ANA All Nippon Airways

Emirates

Cathay Pacific

EVA Air

Lufthansa

Etihad Airways

Hainan Airlines

Garuda Indonesia

Thai Airways

Turkish Airlines

Virgin Australia

Swiss Air Lines

Qantas Airways

Japan Airlines

Austrian

Air France

Air New Zealand

Asiana Airlines

Bangkok Airways

KLM

China Southern

Hong Kong Airlines

Finnair

AirAsia

Cathay Dragon

Norwegian

Air Canada

Aeroflot

Malaysia Airlines

Delta Air Lines

Virgin Atlantic

Korean Air

China Airlines

Alaska Airlines

Aegean Airlines

Aer Lingus

jetBlue Airways

British Airways

easyJet

Iberia

Virgin America

Jetstar Airways

AirAsiaX

Air Astana

Vietnam Airlines

Ethiopian Airlines

South African Airways

Avianca

Saudi Arabian Airlines

Azul Brazilian

Oman Air

Southwest Airlines

Porter Airlines

SilkAir

Indigo

WestJet

LATAM

Scoot

Jetstar Asia

TAP Air Portugal

Alitalia

Eurowings

SAS Scandinavian

Thomson Airways

Philippine Airlines

Brussels Airlines

Copa Airlines

Air Transat

Azerbaijan Airlines

China Eastern

Jet Airways

American Airlines

Fiji Airways

Ryanair

Air Mauritius

United Airlines

LOT Polish

Air Seychelles

SriLankan Airlines

Icelandair

Juneyao Airlines

Gulf Air

Air Berlin

Hawaiian Airlines

American Eagle Airlines

Vueling

Air Nostrum (Iberia Regional)

Tigerair

Kenya Airways

Royal Brunei Airlines

Air Malta

Xiamen Airlines

S7 Airlines

Peach

Royal Air Maroc

Air China

Air Canada rouge

Aeromexico

 

Le 10 migliori compagnie aeree del mondo

1. Qatar Airways

 

2. Singapore Airlines

3. ANA All Nippon Airways

4. Emirates

5. Cathay Pacific

6. EVA Air

7. Lufthansa

8. Etihad Airways

9. Hainan Airlines

10. Garuda Indonesia

 

I 10 migliori vettori low cost del mondo

1. AirAsia

2. Norwegian

2. jetBlue Airways

3. easyJet

4. Virgin America

5. Jetstar Airways

6. AirAsiaX

7. Azul Linhas Aéreas Brasileiras

8. Southwest Airlines

10. Indigo. 23 Febbraio 2018

Aeroporti e impatto volatili e Bird Strike Committee Italy

Ma quali le scadenze degli “studi” BSCI in vigore? L’ENAC nella Circolare APT-01B, Procedure per la prevenzione dei rischi di impatto con volatili, segnala come la competenza di eventi relativi al birdstrike ad una quota inferiore a 300 piedi, riguardi il singolo aeroporto.

Lo studio naturalistico-ambientale dovrebbe essere predisposto da ciascuna società di gestione di un aeroporto, su tale “analisi” dovranno essere intraprese eventuali azioni di mitigazione per prevenire

rischi di wildlife strike. Lo studio deve inquadrare la realtà ambientale esistente, identificando le specie di avifauna insediate e/o esistenti e/o di periodico passaggio, la loro consistenza periodica, la tipologia dell’habitat circostante e/o di sedime di scalo, la loro concentrazione stagionale, diurna e notturna. L’entità della “fauna selvatica di terra e di volo” potenzialmente pericolosa per i velivoli impegnati nelle fasi di movimento lungo la pista di volo, nel sedime dello scalo e lungo le traiettorie di decollo e di atterraggio.

Decisivo per l’indagine “naturalistica” è, soprattutto la “localizzazione delle eventuali fonti di attrazione per volatili ed altra fauna selvatica presenti in aeroporto e nelle aree limitrofe il sedime aeroportuale”.

Lo studio – riporta la Circolare APT-01B - ha una durata non inferiore a 12 mesi consecutivi, non interrompe l’uso dei sistemi di prevenzione eventualmente già in uso e deve essere inviato, una volta concluso, all’ENAC - Bird Strike Committee Italy presso la Direzione Regolazione Ambiente e Aeroporti ed in copia alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente per territorio”.

Tale “studio”, qualora approvato dalla Direzione Regolazione Ambiente e Aeroporti - BSCI, ha una validità temporale di cinque anni. Alla scadenza diventa indispensabile aggiornarlo e riproporlo per adeguare le misure di prevenzione da tale “pericolosità”.

Punto chiave dello studio è l’individuazione delle eventuali “fonti attrattive”, anche di quelle eventuali interne ed esterne al sedime aeroportuale.

La Circolare APT-01B riferisce su una “procedura di cui al precedente paragrafo deve prevedere le modalità con cui il gestore aeroportuale assicura l’eliminazione e/o la mitigazione delle fonti attrattive per uccelli od

altra fauna selvatica all’interno del sedime aeroportuale. Il gestore aeroportuale è altresì responsabile di individuare, nei limiti delle proprie competenze, la presenza di potenziali fonti attrattive per mitigarne l’azione nelle zone limitrofe il sedime aeroportuale; le stesse, opportunamente documentate, dovranno essere portate all’attenzione degli Enti locali competenti e dell’ENAC - Direzione Operazioni competente che potrà, qualora necessario, rappresentare la posizione dell’Ente ai sensi dell’Art. 711 del Codice della Navigazione”.

Quali realtà e quali procedure di eliminazione delle fonti attrattive aeroportuali e non sono in corso negli scali italiani? La frequente localizzazione di piste di scali civili commerciali e aerobasi in prossimità di marine, fiumi, laghi e paludi determina misure e interventi decisivi e costanti in questo ambito di criticità operativa. 22 Febbraio 2018

Aeroporti e conformità Art. 707-715 e deroghe

Ma quante piste e sedimi potrebbero ottenere un “full airport certification”? E’ con la legge 58 del 1963 negli scali aerei della Penisola era stata adottata la normativa che regolava ipotetici “ostacoli alla navigazione”. "In vicinanza degli aeroporti statali e di quelli privati aperti al traffico aereo civile a norma dell'articolo 709, secondo comma, sono soggetti alle limitazioni stabilite negli articoli seguenti le costruzioni, le piantagioni arboree al fusto legnoso, gli impianti di line elettriche, telegrafiche e telefoniche, le filovie, funivie teleferiche, le antenne radio, gli impianti di elevazione, e in genere qualsiasi opera, che possa, ugualmente costituire ostacolo alla navigazione aerea, sia nelle direzioni di atterraggio che nelle altre direzioni". Con ulteriori articoli, quali 714, 715, 716 e 717 del codice della navigazione è stata disciplinate fino all’incidente di Milano Linate del 2001.

Come dovrebbe essere premesso da qualsivoglia autorità aeronautica “an important prerequisite for aircraft safety at an airport, is that the immediate vicinity is always kept free from pervasive obstacles”.

Ma è stato il ground collison di Linate-Forlanini, con il coinvolgimento di un MD 80 della SAS, che ha segnato la svolta decisiva anche in Italia. Come ricorda l’articolo di Pier Francesco Fedrizzi su La Repubblica del 8 agosto 2002 dal titolo “Linate, accuse dalla Svezia Possibili altre catastrofi”.

Il testo segnalava come: “I sistemi di sicurezza dell' aeroporto di Linate non sono in grado di escludere in caso di incidente aereo il rischio di catastrofe”. “A sostenerlo è il Dipartimento per la sicurezza al volo del Governo svedese che, dopo il disastro dell' 8 ottobre in cui persero la vita 118 persone, inviò a Milano un ispettore aeroportuale. Goran Svensson, questo il suo nome, girò per quattro mesi ogni angolo dell'aeroporto di Linate”.

La materia “Obstacle margin – an air safety issue”: “In aviation, maintaining a good margin with respect to obstacles is of the utmost importance, from the time the aircraft takes off until it touches the ground – in good weather in daylight as well as in bad weather in darkness. This is guaranteed through carefully developed regulations which in turn results in defined flight paths/areas that the pilot must follow with great precision. A common margin for obstacles is 300 meters, which is rather small in an aviation context, as it only takes about 30 seconds for an aircraft to descend this altitude in regular traffic”.

L’esperto Göran Svensson in due circostanze ha relazionato nel corso dei seminari tenutosi a Forlì il 9-13 Ottobre 2006 "LA GESTIONE DELLA SICUREZZA IN AVIAZIONE: I FATTORI ORGANIZZATIVI NEI SISTEMI COMPLESSI" e "GESTIONE E SICUREZZA DELLE ORGANIZZAZIONI COMPLESSE" il 15-19 Ottobre 2007. I due temi hanno riguardato rispettivamente “Efficient Safety Management, The practical implementation of Safety Management in Aerodrome Operations;Runway Incursion Dependencies, Information on ICAO Annex 14 and EU Basic Regulation/Essential Requirements/Implementing Rules proposals and progress; Aerodrome Certification, The proposed GASR regulation on Certification of Aerodromes” e “Milano Linate runway incursion accident-Hazard scenarios and interfaces in aerodrome accidents-Fact based Resource optimisation- SMS regulations”.

Con l’aggiornamento del Codice della Navigazione (di cui al D.lgs. 96/2005 modificato ed integrato dal D.Lgs. 151/2006) – anche il Belpaese – “ha introdotto al Capo III nuove previsioni normative in materia di vincoli alla proprietà privata da apporre sui terreni limitrofi agli aeroporti. In particolare al quinto comma dell’articolo 707 il legislatore ha introdotto una previsione normativa completamente nuova costituita dai piani di rischio, strumenti urbanistici finalizzati alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica. Dal 2005, anno di emanazione del Decreto Legislativo che ha modificato la parte aeronautica

del Codice della Navigazione, i Comuni non possono autorizzare opere ed attività ubicate lungo le direzioni di decollo ed atterraggio, se non coerenti con il piano di rischio. Il disposto normativo prevede altresì che i piani di rischio vadano redatti sulla base del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti e di eventuali normative regionali. L’ENAC, nel compimento della propria attività istituzionale, approfondite le diverse tematiche connesse con i nuovi disposti normativi, ha sviluppato metodologie ed integrazioni regolamentari per rendere applicabili ed efficaci le previsioni del nuovo codice”.

Circolare APT-33, al paragrafo 3 Applicabilità sostiene: “L’articolo 707 del Codice della Navigazione si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale. La presente circolare è finalizzata a fornire criteri ed indicazioni ai Comuni il cui territorio è soggetto ai vincoli derivanti dai piani di rischio, nelle direzioni di decollo ed atterraggio. Il rispetto della presente circolare è essenziale per l’ottenimento del parere dell’ENAC, di cui al capitolo 9 – paragrafo 6.7 del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti”.

La nuova normativa non risolve, tuttavia, le edificazioni pre-esistenti, almeno ai sistemi residenziali autorizzati prima del 2005 e al carico antropico insediato e/o presente e/o discontinuo. Gli insediamenti autorizzati dai comuni aeroportuali e/o di quelli di sedime, precedenti alla nuova normativa, da quelli a minor affollamento a centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione, edilizia intensiva, alla presenza di istituti scolastici, ospedali e, in genere, aziende e attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale, dovranno in qualche modo essere identificati e sottoposti a valutazioni e verifiche di rischio terzi.

A tale riguardo, infatti, il REGOLAMENTO PER LA COSTRUZIONE L’ESERCIZIO DEGLI AEROPORTI, alla Valutazione di impatto di rischio (third party risk assessment) – riporta - In aggiunta ai piani di rischio di cui all’art. 707 del Codice della navigazione, precedentemente trattati, lo stesso codice prevede all’art. 715 la valutazione di rischio delle attività aeronautiche al Edizione 2 – Emendamento 7 del 20.10.2011 Capitolo 9 – 10 fine di un suo contenimento. Tale valutazione, effettuata mediante l’uso di metodi scientifici, è applicabile solo ad aeroporti interessati da significativi volumi di traffico. A tal fine, secondo quanto previsto dal citato art. 715, l’Enac individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio e ne comunica i risultati ai Comuni interessati per l’adeguamento delle misure previste nei piani di rischio adottati. 21 Febbraio 2018

Meridiana-Air Italy: la prima compagnia italiana del XX secolo?

Una radicale prospettiva “industriale” per l’ex vettore sardo. Uno scenario ribaltato con Air Italy proiettata a diventare la prima aerolinea del Belpaese è una realtà che i passeggeri potranno verificare già nel prossimo periodo nelle proposte dei voli e di un sistema tariffario seducente? Ovvero con la crisi Alitalia e le ipotesi di accorpamento con vettori europei tradizionali (Air France e Lufthansa) e un ruolo marginale delle rotte e della flotta ex-compagnia di bandiera, ridotta ad una mera operatività di feederaggio su hub continentali. E’ Air Italy, probabilmente, il vettore tricolore-sardo gestito dalla Qatar Airways, che trasloca da Olbia a Milano Malpensa ad imporsi nella panorama dei vettori “italiani” sugli scali aerei della Penisola. Air Italy, aerolinea ex-charter nata a Gallarate-Malpensa e incorporata in Meridiana nel 2011, un marchio che viene rilanciato in questa circostanza per imporsi tra i vettori “italiani”, non solo allegoricamente, ma grazie alla capacità finanziare del socio del Qatar e delle alleanze internazionali consorziate. L’aerolinea partecipata al 49% di Aqa Holding, la società che gestirà la nuova Meridiana e dal 51% dello storico proprietario Alisarda Aga Kan!

Ieri 19 febbraio il vettore aereo privato Meridiana ha confermato la svolta.

Air Italy diventerà la “compagnia di riferimento per le nuove generazioni di viaggiatori, ed a posizionare l'aviolinea come "leader" in Italia”.

Entro il 2020 la flotta di Air Italy incrementerà a 50 aerei. Con venti i nuovi B-737 MAX 8 entro i prossimi tre anni, in aggiunta a cinque A-330/200 ex Qatar Airways con colori Air Italy, che saranno avvicendati dal maggio 2019 con B-787/8 Dreamliner. Manifestanto la svolta, la proiezione long range della aerolinea.

Le destinazioni lungo-raggio partiranno da Milano-Malpensa verso New York e Miami.

Dallo stesso hub di Malpensa in rete con i voli intercontinentali saranno attivate coincidenze per Roma, Napoli, Palermo, Catania e Lamezia Terme. Non mancherà neppure dal settembre 2018 il collegamento quadrisettimanale Milano–Bangkok .

Il corto-medio raggio aumenterà collegamenti con ulteriori 50 destinazioni, mentre nel 2019 sarà aperta il primo volo lungo raggio dallo scalo di Roma-Fiumicino.

La strategia della nuova Air Italy opta su Malpensa e, parzialmente su Fiumicino affrancandosi dalla “matrice” originaria sarda. Una identità in grado di superare l’originale supporto al turismo della Costa Smeralda, determinando la reazione della Regione Sardegna che, con il presidente della Regione Francesco Pigliaru, sulla presentazione dei piani di sviluppo del vettore aereo Air Italy, in un comunicato stampa sostiene:

"Non un punto di arrivo ma l’avvio di un percorso importante, in cui la Sardegna continua a mantenere un ruolo centrale”

“C’è un grande lavoro dietro tutto questo, ed è stato possibile arrivare fin qui soprattutto grazie all’impegno assiduo del ministro Delrio, che è stato sempre al nostro fianco e che voglio ringraziare ancora una volta. Abbiamo sempre creduto alla possibilità di un risultato positivo e lavorato concretamente per ottenerlo”

“per garantire il salvataggio, il rilancio della società Meridiana e l’accordo finale con Qatar Airways, a partire dal quale oggi si costruisce un progetto molto ambizioso. Il ragguardevole numero di assunzioni previsto è un altro aspetto determinante, sul quale ci siamo impegnati dal primo giorno, e che auspichiamo porti all’assorbimento di tutto il personale in esubero. È l'inizio di un progetto di sviluppo rispetto al quale siamo fiduciosi e vigileremo perché resti saldamente ancorato alla nostra regione. Se cresce Air Italy crescono le nostre connessioni e cresce la Sardegna”.

L’assessore Careddu sostiene invece:

“Il mantenimento del quartier generale ad Olbia è un buon segnale che crediamo possa garantire un ruolo primario dell’isola nel potenziale di crescita della compagnia. Ora chiediamo attenzione verso tutti gli scali della Sardegna e un rafforzamento dell’offerta di collegamenti, consapevoli della dimensione nazionale e internazionale alla quale da domani giustamente Air Italy aspira. In questo momento il nostro pensiero va a tutti i lavoratori che hanno reso possibile con i loro sacrifici questo primo risultato, a Qatar Airways per il coraggio imprenditoriale ed all’Aga Khan per l’attaccamento alla compagnia e alla Sardegna. E infine alla buona politica che si è impegnata per rendere possibile tutto ciò anche quando le speranze erano prossime allo zero”.

Air Italy sintetizza le sue prospettive con la seguente considerazione:

"Negli ultimi 10 anni Meridiana è stata testimone di una radicale trasformazione dell’industria dell’aviazione civile europea, caratterizzata da una feroce competizione. Air Italy si propone di diventare leader dell’industria globale, grazie al nuovo hub di Milano-Malpensa, al rinsaldamento delle operazioni su Roma-Fiumicino, affiancati dal network prevalentemente stagionale consolidato su Olbia-Costa Smeralda, base storica e sede principale della compagnia". Qatar Airways Group Chief Executive, His Excellency Akbar Al Baker, ha inoltre dichiarato: “Qatar Airways è riconosciuta in tutto il mondo per la sua eccellente qualità ed è stata premiata anche nel 2017 quale migliore compagnia da Skytrax. E’ partendo dall’ambizione e dalla dedizione verso il passeggero, che noi lavoreremo insieme per costruire una Compagnia efficiente e che rappresenti un’alternativa per gli italiani e per tutti i turisti internazionali che vorranno visitare questo bellissimo Paese". 20 Febbraio 2018

Aeroporto Forlì, oltre il PNA e a pochi km da Rimini e Bologna

Voli e collegamenti tra concorrenza e co-marketing! Il Piano Nazionale Aeroporti-PNA, nella più recente formulazione, dopo aver individuato dieci bacini di traffico omogeneo, aver identificato 38 aeroporti di interesse nazionale, con criteri riconducibili al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete Treanseuropea dei trasporti.

Nel bacino di traffico nazionali del Centro Nord sono elencati gli scali di Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona, ovvero manca la pista di Forlì. Ma tra Forli e Rimini ci sono 60-80 km, tra Forli Bologna, altri 80km. Dopo Ancona e Rimini ecco un bacino di traffico estremamente trafficato di piste civili-commerciali e gestioni aeroportuali. Distanza Forlì e Parma 170 km, Parma a Rimini 196 km, Parma a Bologna 86 km. Nonostante la prossimità del bacino di traffico del Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo) e quello del Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste), quali reali obiettivi di razionalizzazione del settore, sono in realtà perseguiti? I bacini di traffico inquadrati da una analisi prevalentemente “regionale” ritenuta omogenea, sono stati, magari ritenuti riconducibili a criteri e al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e alle previsioni dei progetti di traffico al 2030-2050.

Possibile che in questo contesto e prospettiva operativa lo scorso 14 Febbraio ENAC ha emanato un “affidamento in concessione di gestione totale trentennale dell'aeroporto "L. Ridolfi" di Forlì”, una “Procedura di scelta del contraente: 01-Procedura aperta per un importo dell'appalto: € 6.150.000,00.”

Quali ulteriori considerazioni, oltre alle valutazioni sui bacini di traffico e ploicy di co-marketing e concorrenza tra gli scali di prossimità, possono essere poste?

Con un comunicato Stampa n. 2/2018 ENAC precisa a riguardo di un articolo sul “bando di concessione” soprastante.

“Con riferimento ad un articolo di stampa sul bando di gara pubblicato dall’ENAC il 12 febbraio u.s. per l’affidamento in concessione dell’Aeroporto di Forlì, che riporta alcune affermazioni non esatte, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile precisa quanto segue.

Il titolo dell’articolo “ENAC chiede 6 milioni per salvare Forlì” è fuorviante e non corretto rispetto al contenuto del bando, in quanto tale cifra non riguarda eventuali canoni concessori che il gestore dovrà corrispondere all’ENAC.

L’importo di circa 6.150.000,00 euro riportato nella documentazione di gara riguarda il valore finanziario che la concessione della gestione totale di Forlì assume per il potenziale vincitore della gara, sulla base di una stima di traffico coerente con l’attuale capacità dell’aeroporto e della durata trentennale della concessione.

In particolare, tale determinazione è stata fatta ai fini della previsione dell’art. 35 del d.lgs 50/2016 e dell’assolvimento dell’obbligo di contribuzione ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione).

Questo importo, quindi, non riguarda canoni o altre entrate a favore dell’ENAC. Precisiamo, peraltro, che i canoni di concessione che l’ENAC percepirà dalla società che all’esito della gara risulterà affidataria della concessione, sono determinati con meccanismi fissati per legge, connessi al volume di traffico che verrà prodotto sullo scalo e, comunque, sicuramente di un valore finanziario inferiore all'importo indicato come valore della concessione”. 17 Febbraio 2018

Aeroporti e le reti di centraline per il monitoraggio e AEDT

Ma siamo sicuri che la loro funzionalità risulti efficiente e compatibile? Gli aeroporti attrezzati con un numero minimo e/o maggiore e/o rilevante di centraline di monitoraggio “acustico” sono sicuramente la quasi totalità degli scali aerei sui quali è stata insediata la Commissione Aeroportuale in ossequio al D.M. 31 ottobre 1997, al D.P.C.M. 14 novembre 1997, e anche in adempimento dell’obbligo di predisposizione dei piani di risanamento, di cui, all’art. 10, comma 5, della legge n. 447/1995". La mappa acustica aeroportuale, la classificazione acustica dei Comuni aeroportuali, con le centraline di monitoraggio, la loro efficienza e conformità e affidabilità della rete sono rispondenti alla deliberazione delle Commissione Aeroportuale in relazione alle zone A, B e C in Lva.

Un interrogativo tra gli altri: Il posizionamento della centralina, l’altezza e orientamento del microfono è corretto? La risposta della rete è funzionale alle traiettorie di decollo e di atterraggio quando dovrebbe-dovrà essere correlata con i dati radar-ENAV (almeno qualora tale database risulti acquisibile) consente una verifica di eventuali “sforamenti” acustici?

Spesso le zonizzazioni Lva acustiche deliberate sono relative a un numero di voli “storici-trascorsi” superati. Magari la zonizzazione è vecchia di qualche anno. In qualche scalo è di 5-10 addietro. Ma sono, sicuramente, anche elaborate con l’arcaico modello matematico INM. Ormai messo da parte con l’esteso utilizzo del AEDT-

(Aviation Environmental Design Tool Version 2b) ma solo al di fuori del Belpaese. Negli scali aeroportuali italiani invece, non solo le mappe acustiche A-B-C Lva sono calcolate con INM ma anche i Masterplan e le Valutazioni di Impatto Ambientale al 2030-2040.

L’urgenza di adeguare tecniche e strumenti di verifica dell’impatto acustico a terra e in volo deve accompagnarsi con l’adozione realistica di tecniche di decollo NADP Noise Abatement Departure Procedure – ICAO 1 e ICAO 2,con riduzione della spinta di decollo a 800 piedi di quota piuttosto che agli attuali 1500 piedi: con effetti diretti sulla propagazione del rumore nell’intorno aeroportuale.

Una iniziativa correlata, inoltre, rimanda, al divieto operativo alle flotte di Categoria inferiore alla 3°, magati vincolando su talune piste il volo esclusivamente alle flotte di Categoria 4°. Quest’ultime le meno “rumorose” in circolazione. Quando come i velivoli di Categoria 3° siano regolarmente sottoposti alla certificazione sonora periodica.

Il computo del “rumore aeroportuale” a terra deve, inoltre, risolvere l’utilizzo in database di tempo medio di rullaggio dei velivoli nella fase del parcheggio con APU attivo, nella movimentazione sui piazzali e lungo le vie di rullaggio, senza dimenticare l’ambiguità relativa all’uso del reverse-invertitore di spinta in atterraggio.

Il suo impiego in atterraggio, soprattutto con piste di lunghezza inferiore a 2.500 metri, è continuo e costante, riduce rapidamente la velocità in decelerazione e permette l’uscita sul rullaggio per il parcheggio: senza dispendioso uso dei freni sui carrelli. Questi si riscaldano e devono essere raffreddati con mezzi “costosi” e con tempi di intervento che aumentano i tempi di transito aeromobile e inevitabile ritardo dei voli. 16 Febbraio 2018

Aeroporto Napoli Grazzanise, perché è diventato uno scalo senza futuro?

Una deroga al Piano Nazionale Aeroporti del 2012! Era il Luglio 2010 e alla presentazione del Rapporto 2010 dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile – Enac e presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, nella Sala degli Atti Parlamentari Alessio Quaranta Direttore Generale dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile presentava Il Rapporto 2010 dell’Enac. La circostanza ha rivelato come Enac avesse commissionato ad un consorzio di esperti (One Works-Nomisma KPMG) uno studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale.

Tale studio inquadrerà una sorta di Atlante per delineare la base per la redazione del Piano Nazionale degli Aeroporti. Con indirizzi strategici su scala nazionale da assumere come riferimento programmatico di sviluppo degli scali e delle infrastrutture di contorno. Il documento divulgato all’epoca, in parallelo al Rapporto 2010 presentiamo i risultati più significativi dello Studio.

Il nostro sistema aeroportuale conta oggi 47 aeroporti aperti al traffico commerciale, molti dei quali sono al limite delle loro capacità di traffico.

Lo studio ha suddiviso gli scali in tre tipologie:

-14 Aeroporti strategici (Roma Fiumicino (gate intercontinentale), Milano Malpensa (gate intercontinentale), Venezia (gate intercontinentale), Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze (condizionato), Lamezia Terme, Milano Linate, Napoli Capodichino - Napoli Grazzanise, Palermo, Pisa);

-10 Aeroporti primari (Alghero, Brindisi, Genova, Olbia, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Verona);

-24 Aeroporti complementari (tra i quali Bolzano, Roma Ciampino, Taranto, Comiso, Lampedusa).

Quale è diventata invece la realtà del 2018?

Quali sono gli aeroporti del Belpaese, sempre nel contesto del Piano Nazionale Aeroporti, che sono stati identificati a collegare la rete italiana, quella internazionale e quella intercontinentale?

Il Piano Nazionale degli Aeroporti è stato completato nel febbraio 2012 aveva, nelle informative sui “Nuovi aeroporti” si poteva leggere:

Sono gli aeroporti di nuovo impianto, necessari per la delocalizzazione del traffico da scali che presentano limiti allo sviluppo di carattere capacitivo e/o ambientale, per gli impatti generati sui tessuti urbani circostanti, ed in particolare:

• il nuovo aeroporto di Grazzanise, come principale scalo del bacino campano, in cui è previsto a medio termine il trasferimento del traffico dello scalo di Napoli Capodichino;

Ma è nell’agosto 2015 che “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo d’intesa con la Conferenza Stato – Regioni, sentita l’Agenzia del Demanio, con il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 698 del codice della navigazione” e continua – “Il decreto individua gli aeroporti e i sistemi aeroportuali di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l'esercizio delle competenze esclusive dello Stato, tenendo conto delle dimensioni e della tipologia del traffico, dell'ubicazione territoriale e del ruolo strategico dei medesimi, nonché di quanto previsto nei progetti europei TEN.

Il provvedimento è finalizzato allo sviluppo del settore all’interno di una governance che contemperi le esigenze della domanda di traffico nazionale e internazionale con quelle di sviluppo dei territori, di potenziamento delle infrastrutture necessarie, di utilizzo proficuo delle risorse pubbliche impiegate e di efficientamento dei servizi di navigazione aerea e degli altri servizi resi in ambito aeroportuale.

L’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l’esercizio delle competenze esclusive dello Stato, si pone, inoltre, in linea con la programmazione nazionale del settore nonché con la razionalizzazione delle infrastrutture aeroportuali e dei relativi servizi.

In linea con l’obiettivo di razionalizzazione del settore, il provvedimento individua dieci bacini di traffico omogeneo, secondo criteri di carattere trasportistico e territoriale. All’interno di questi, identifica 38 aeroporti di interesse nazionale, scelti sulla base di criteri riconducibili al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete Treanseuropea dei trasporti.

Tra gli aeroporti di interesse nazionale, viene poi riconosciuta una particolare rilevanza strategica a 12 di essi, tra i quali sono stati individuati tre gate internazionali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia.

I 12 aeroporti di particolare rilevanza strategica sono stati individuati dando priorità:

- agli aeroporti inseriti nella rete centrale Transeuropea e tra questi, innanzitutto ai gate intercontinentali.

- agli aeroporti inseriti nella rete globale Transeuropea con maggiori dati di traffico.

Questa, per esteso, la classificazione individuata.

Dieci bacini di traffico nazionale con 38 aeroporti di interesse nazionale

Nei “dieci bacini di traffico nazionali” individuati, vengono indicati “gli aeroporti di interesse nazionale”: Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo); Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste); Centro Nord (Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona); Centro Italia (Roma Fiumicino, Ciampino, Perugia, Pescara); Campania (Napoli, Salerno), Mediterraneo / Adriatico (Bari, Brindisi, Taranto); Calabria (Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone); Sicilia orientale (Catania, Comiso); Sicilia occidentale (Palermo, Trapani, Pantelleria, Lampedusa); Sardegna (Cagliari, Olbia, Alghero).

Dodici aeroporti che rivestono particolare rilevanza strategica.

Per ognuno dei dieci bacini, vengono indicati gli aeroporti “che rivestono particolare rilevanza strategica”: Milano Malpensa e Torino; Venezia; Bologna, Firenze/Pisa; Roma Fiumicino; Napoli; Bari; Lamezia Terme; Catania; Palermo; Cagliari.

Tre aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali.

Tra questi aeroporti, tre vengono individuati come “aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali”: Roma Fiumicino, quale “primario hub internazionale”; Milano Malpensa; Venezia”.

La realtà per quanto riguarda la Regione Campania e che il ruolo strategico della pista di Grazzanise, con il trasloco della maggior parte dei voli civili-commerciale di Napoli Capodichino, è stato cancellato.

Quali le ragioni di tale scelta strategica? Gli scali di Napoli - Capodichino e di Salerno - Pontecagnano dispongono di un sistema infrastrutturale aeroportuale aeronautico compatibile con gli standard ICAO ed ENAC, gli impatti ambientali e i riflessi del Piano di Rischio, del Rischio terzi e relativo carico antropico interessato risultano a norma senza deroghe “operative” di sorta? 15 Febbraio 2018

Aeroporti e aerobasi e il Piano Ostacoli

I Comuni con piste di volo dovrebbero verificarlo! Ecco come fare! Quale è la reale situazioni delle piste di volo civili/commerciali? Dopo il D.L. n.96/2005 “Revisione della parte aeronautica del Codice della navigazione, a norma dell’articolo 2 della legge 9 novembre del 2004, n.265”, con l’Art. 707 (Determinazione delle zone soggette a limitazioni). – Al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, l’ENAC individua le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitazioni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale. Ma quale era la realtà operativa

Se la – come riporta il Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio delle infrastrutture Aeroportuali ricorda che : la “Zona libera da ostacoli (Obstacle Free Zone - OFZ) Lo spazio aereo che si estende al di sopra della superficie interna di avvicinamento, delle superfici interne di transizione, della superficie di tterraggio interrotto e di parte della striscia di sicurezza limitato da tali superfici, che non è penetrato da alcun ostacolo fisso, ad esclusione di quelli di massa ridotta installati su supporti frangibili, necessari per scopi aeronautici” come, ad esempio, valutare e verificare il resto?

Quale è il criterio la segnala ancora ENAC nello stesso testo: “Il metodo per valutare l’impatto di ogni ostacolo esistente o previsto all’interno del sedime o nelle sue vicinanze, è quello di definire particolari superfici di rispetto degli ostacoli, in relazione al tipo di pista ed all’uso che se ne vuol fare. Scopo del presente capitolo è definire le superfici di rispetto ostacoli, le loro caratteristiche e descrivere le azioni da intraprendere nel caso di oggetti che forino dette superfici. In condizioni ideali tutte le superfici devono essere libere da ostacoli; quando una superficie è forata le relative misure di sicurezza devono tener conto di:

1) natura dell’ostacolo e sua collocazione rispetto all’origine della superficie, al prolungamento dell’asse pista, alle traiettorie usuali di decollo e di avvicinamento e ad altri ostacoli esistenti;

2) entità dell’infrazione;

3) pendenza della superficie definita dall’origine della superficie di rispetto e dalla sommità dell’ostacolo stesso;

4) volume e tipo di traffico aereo dell’aeroporto;

5) tipo di procedure strumentali pubblicate per l’aeroporto”.

La procedura che i Comuni aeroportuali e non dovrebbero osservare, segnala ENAC, è la seguente:

“Procedura per la richiesta di valutazione ostacoli e pericoli per la navigazione aerea

Vengono di seguiti riportati i passi da seguire per la procedura di valutazione, valida nel caso in cui l’impianto o manufatto oggetto di verifica si trovi in territorio limitrofo a un aeroporto civile e per il quale non sono state pubblicate le “mappe di vincolo” ex art. 707 co. 3 del Codice della Navigazione.

Per verificare se un aeroporto è civile o militare, si suggerisce di consultare il Decreto del Ministero della Difesa 19 dicembre 2012, n. 258.

Le informazioni normative e tecniche relative alla verifica di compatibilità per ostacoli e pericoli alla navigazione aerea sono disponibili nelle sezioni Normativa e FAQ.

1 INFORMAZIONI INIZIALI

Nel caso in cui l’impianto o il manufatto si trovi all’interno di un territorio comunale ove siano state già pubblicate le “mappe di vincolo” ex art. 707 co. 3 del Codice della Navigazione, si deve – prima di ogni altro approfondimento – contattare l’Ufficio Tecnico del Comune di riferimento per l’aeroporto in questione.

Nel caso in cui si voglia valutare la compatibilità di un impianto o manufatto relativamente a un aeroporto militare, considerata la distinzione delle competenze tra l’amministrazione civile e quella militare in ambito aeronautico, le informazioni sulla necessità di inoltro dell’istanza all’Aeronautica Militare devono essere richieste secondo le relative competenze territoriali al Comando I Regione Aerea (con sede a Milano) oppure al Comando Scuole III Regione Aerea (con sede a Bari).

2 FASE PRELIMINARE

Il richiedente deve accertare, tramite un tecnico abilitato, se, sulla base dei criteri contenuti nel documento Verifica preliminare, vi siano le condizioni per avviare l’iter valutativo necessario per ottenere l’autorizzazione dell’ENAC.

Inoltre, per consentire al tecnico abilitato di confrontare gli esiti degli accertamenti da lui effettuati, è disponibile sul sito web dell’ENAV S.p.A. una utility di pre-analisi, che può essere utilizzata esclusivamente per gli aeroporti con procedure strumentali di volo di competenza dell’ENAV S.p.A. e per le Building Restricted Areas (BRA) dei sistemi CNR (Comunicazione Navigazione Radar) di competenza della stessa società.

L'Utility di pre analisi, non consentendo un accertamento sui restanti criteri selettivi contenuti nel documento Verifica Preliminare, non può e non deve essere considerata come unico elemento di verifica; resta dunque al tecnico abilitato l’onere di effettuare ogni altro tipo di indagine utile ad appurare la necessità di attivare la procedura per la richiesta di valutazione ostacoli e pericoli per la navigazione aerea.

Qualora dalle verifiche non dovesse emergere alcun interesse aeronautico, l’utente dovrà predisporre e presentare al Comune competente per territorio e alle eventuali Amministrazioni statali o locali interessate (come ad esempio nel caso di Conferenze di Servizi) un'apposita asseverazione redatta da un tecnico abilitato che ne attesti l'esclusione dall'iter valutativo.

Per avviare invece l'iter valutativo, è necessario proseguire con quanto indicato al punto 3 della procedura.

3 INVIO DELL’ISTANZA

L'avvio dell'iter valutativo è subordinato alla tariffazione per la valutazione ostacoli.

Accertata l’esigenza di procedere alla richiesta dell’autorizzazione dell’ENAC, occorre accedere e registrarsi alla sezione Servizi online - ENAV, al cui interno è disponibile il servizio "Richiesta valutazione".

Dopo aver effettuato la registrazione, è necessario inserire le informazioni richieste (quelle progettuali devono essere conformi ai parametri indicati nel documento Lista dei dati di progetto) e caricare i file (testi ed elaborati grafici). Al termine della procedura online occorre:

stampare il Modello Web (MW), contenente il riepilogo delle informazioni inserite;

validare il Modello Web con timbro e firma, preferibilmente digitale, di un tecnico abilitato;

compilare l’Istanza di Valutazione contenente:

la richiesta di valutazione,

la dichiarazione di conformità all’originale degli elaborati progettuali forniti in formato digitale,

l’elenco dei file allegati/caricati con l'indicazione del loro contenuto,

solo per l’ENAC, la ricevuta di avvenuto pagamento.

Il Modello Web e l’Istanza di Valutazione devono essere inviati all’ENAC e all’ENAV S.p.A., esclusivamente tramite PEC (Posta Elettronica Certificata, che ricordiamo può ricevere email solo da altri indirizzi PEC), ai seguenti indirizzi:

ENAC: protocollo@pec.enac.gov.it

Specificare il destinatario, secondo i seguenti criteri di competenza:

per manufatti che costituiscono ostacolo temporaneo e in funzione della competenza territoriale a:

Direzione Operazioni Nord-Ovest

Ufficio Operazioni Torino

Direzione Operazioni Nord-Est

Direzione Operazioni Centro

Direzione Operazioni Sud

Per verificare la competenza territoriale, consultare la pagina Contatti.

ENAV S.p.A.: funzione.psa@pec.enav.it

Direzione Servizi Navigazione Aerea - Funzione Progettazione Spazi Aerei

Le istanze e i dati progettuali forniti con modalità diverse da quella sopra descritta non saranno presi in considerazione.

Il procedimento ha decorrenza formale dalla trasmissione della PEC all'ENAC.

4 INVIO DI EVENTUALI DATI INTEGRATIVI, SU RICHIESTA DI ENAC E/O ENAV S.p.A.

Compiuti i passi sopra descritti, l’istanza di valutazione inizia la sua istruttoria.

In caso di richiesta da parte di ENAC e/o ENAV S.p.A. di dati tecnici integrativi, questi devono essere forniti attraverso la compilazione dei seguenti moduli, in funzione della tipologia di manufatto:

Modulo A: per ostacoli verticali (tralicci, antenne, sostegni, camini e costruzioni simili)

Modulo B: per ostacoli lineari (funivie, elettrodotti, funi tese e infrastrutture simili)

Questi moduli devono essere trasmessi tramite PEC all’ENAC e/o all’ENAV S.p.A. sia in formato .xls editabile, sia in formato .pdf, quest’ultimo recante timbro e firma, possibilmente digitale, del tecnico abilitato.

5 ESITO DELLA VALUTAZIONE

Al termine della valutazione di compatibilità ostacoli e pericoli alla navigazione aerea l’ENAC invia al richiedente una delle seguenti comunicazioni:

Diniego: nel caso in cui la presenza dell’elemento o l’attività proposta costituisca un ostacolo permanente o un pericolo non compatibile con l’attività aeronautica; in tal caso la nota contiene anche le indicazioni per la richiesta della deroga regolamentare necessaria.

Comunicazione di non sussistenza dell’interesse aeronautico: nel caso in cui le verifiche di compatibilità abbiano prodotto/avuto tutte esito favorevole.

Autorizzazione ex art. 709 co. 2 del Codice della Navigazione: nel caso in cui l’ostacolo sia temporaneo; in tal caso l’autorizzazione contiene le necessarie prescrizioni.

Richiesta di integrazione documentale: nel caso in cui sia necessario integrare la documentazione presentata.

Per la valutazione di compatibilità ostacoli e pericoli per la navigazione aerea, secondo quanto stabilito dal Regolamento Individuazione dei termini dei procedimenti amministrativi di competenza dell'Enac, il termine per la conclusione del procedimento è di 120 giorni dalla data di ricevimento via PEC dell'istanza”. 13 Febbraio 2018

Aeroporti e inquinamento acustico: Italia fuorilegge. Una nota M5S

Treviso e Venezia, Arianna Spessotto: ignorati gli effetti del rumore sulla salute dei cittadini. “Non bastavano le violazioni per il superamento dei limiti di inquinamento atmosferico per cui il nostro Paese è già da tempo sotto procedura di infrazione. Al mancato rispetto delle norme comunitarie sulla qualità dell’aria si aggiunge ora la violazione delle disposizioni fondamentali contenute nella direttiva sul rumore (direttiva 2002/49/CE), per la quale l’Italia ha ricevuto un ulteriore richiamo da parte della Commissione europea, e rischia ora una multa salatissima per non aver adottato le necessarie mappe acustiche ed efficaci piani di azione contro il rumore ambientale.

Il Governo dimostra così ancora una volta il suo totale disinteresse per un tema che il M5S considera invece prioritario per i cittadini e la loro salute!

Per questo motivo, il M5S ha inserito da tempo, nel suo programma, l’obiettivo di ridurre l’inquinamento acustico e atmosferico degli aeroporti, adeguando le norme di legge ai nuovi standard di riferimento e aggiornando le mappe acustiche aeroportuali alla luce dei nuovi modelli matematici utilizzati.

Io stessa ho denunciato, a tutti i livelli istituzionali, il costante superamento dei limiti stabiliti dalla zonizzazione acustica in molti comuni, in particolare nelle aree adiacenti agli aeroporti, e il mancato accantonamento del 7% dei fondi di bilancio per l’adozione di interventi di contenimento ed abbattimento del rumore.

Ho anche depositato, oltre a numerosi atti di sindacato ispettivo, una risoluzione congiunta per chiedere al Governo di fissare una volta per tutte una soglia minima, valida per tutte le Regioni, dell’IRESA, un’imposta a totale carico delle compagnie aeree che dovrebbe compensare gli effetti dell’inquinamento acustico e prevedere forme di indennizzo per le popolazioni residenti nelle vicinanze degli aeroporti. E la stessa cosa è stata chiesta anche dai nostri portavoce del M5S a livello regionale!

La situazione è infatti particolarmente drammatica in Veneto, dove negli aeroporti di Venezia e Treviso i livelli di rumore, dovuti al traffico aereo, hanno raggiunto livelli insostenibili e continuano ad essere costantemente al di fuori dai limiti di legge! Nonostante i numerosi interventi di potenziamento delle infrastrutture aeroportuali di Venezia e Treviso messi in atto dal gestore aeroportuale in questi ultimi anni, non risulta però dalla lettura dei bilanci che il gestore aeroportuale abbia accantonato le necessarie quote annuali previste dalla legge per l’adozione di interventi di contenimento ed abbattimento del rumore!

Bisogna agire immediatamente per il risanamento del rumore nell'intorno aeroportuale, a tutela delle popolazioni che vivono nei centri abitati circostanti l'aeroporto e che subiscono costantemente un bombardamento acustico dai livelli davvero preoccupanti!” 9 Febbraio 2018

Aeroporti e Piano Ostacoli: è indispensabile un Report su ogni pista

Quanti sono i manufatti che sforano la pendenza standard ICAO di decollo e atterraggio? Nel Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti di ENAC nel Capitolo 4 – Valutazione e limitazioni ostacoli, dopo la valutazione delle Take Off Climb Surface, dell’Approach Surface, del Transitional Surface, della Inner Horizontal Surface, della Conical Surface, della Outer Horizontal Surface e della zona libera da ostacoli - Obstacle Free Zone – OFZ, ecco finalmente la “limitazione e rimozione ostacoli”.

Qual è la situazione negli scali del Belpaese? Il Piano Nazionale Aeroporti nella formulazione in atto, nella valorizzazione anche in termini di Masterplan al 2030-2044 e oltre ha verificato le compatibilità e le deroghe che, eventualmente, interessano le piste civili-commerciali del Belpaese?

L’ENAC, in relazione all’eventuale non conformità riscontrata in relazione alla “limitazione ostacoli”,

quando interviene? Solo qualora tali “non conformità” comportano grave pregiudizio alla sicurezza delle operazioni ne richiede l’eliminazione? A giudizio della stessa ENAC e/o di una inchiesta multidisciplinare?

E qualora non fosse possibile “abbattere e/o eliminare e/o escludere” l’ostacolo che cosa accade? L’aeroporto viene chiuso e/o sottoposto a “limitazione del traffico” dopo una specifica analisi di “rischio terzi”?

La natura dell’ostacolo e sua ubicazione rispetto alle pendenze e traiettorie di decollo e di atterraggio, la collocazione rispetto al prolungamento – sia perciò ostacoli naturali quali altitudini collinari e montuose, quanto alberature, quali antenne e/o manufatti ed edificazioni pre-esistenti alle piste e/o autorizzati in deroga alle normative – determina, forse valutazioni diversificate?

Quali eventuali restrizioni, in relazione “all’ostacolo” può disporre ENAC per garantire la sicurezza della navigazione aerea, quali vincoli possono intervenire nelle aree limitrofe?

Lo stesso “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” alla voce “Limitazione e rimozione ostacoli” riporta:

-“Nuovi manufatti o estensioni degli stessi non possono forare la superficie di avvicinamento o quella di transizione fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il nuovo manufatto o l’estensione risulterebbe in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile.

- Nuovi manufatti o estensioni degli stessi non possono forare la superficie di salita al decollo, la superficie orizzontale interna la superficie conica e la superficie orizzontale esterna fatta eccezione del caso in cui è dimostrato all’ENAC con studi aeronautici che il nuovo manufatto o estensione risulterebbe in ombra rispetto a un esistente manufatto inamovibile, oppure è dimostrato che questo non influirebbe negativamente sulla sicurezza delle operazioni o sulla regolarità delle stesse.”

Nelle carte AIP di ogni aeroporto italiano la “Carta degli Ostacoli di Aerodromo di Tipa A – ICAO, nelle informazioni aeronautiche sono indicati e illustrati il profilo ostacoli nell’area di decollo, l’altitudine dell’ostacolo, l’altezza dell’antenna, della pala, della torre, del campanile, del traliccio, della gru, dell’albero, del centro abitato, dell’edificio e/o costruzione importante e la presenza di eventuali ostacoli mobili: che sforano il cosiddetto “piano ostacoli”. Ebbene quanti di questi “ostacoli” potrebbero essere identificati come compatibili? E l’effetto ridondante e di sovrapposizione si numerosi di questi “ostacoli” è da ritenersi ammissibile?

La realtà delle piste italiane, anche in relazione alla presentazione di potenziali masterplan con incremento di voli non può ormai prescindere da un accurato e dettagliato studio sugli aeroporti nazionali.

Una analisi preliminare allo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale, magari associata all’analisi riguardanti il piano di rischio e rischio terzi (senza scordare il carico antropico di università, centri commerciali, edifici a rischio incidenti rilevanti) delle edificazioni sorvolate nelle fasi di decollo e atterraggio. 5 Febbraio 2018

Aeroporti e rumore e troppi propulsori jet fracassoni

Lo sono anche se certificati e omologati di Capitolo 3 e Capitolo 4! La corrispondenza tra i livelli di rumore dei propulsori certificati e omologati come poco rumorosi possono generare “emissioni acustiche” rilevanti, cioè ben superiori a quelle originali? Le flotte aeree che nel quotidiano atterrano su piste di volo del Belpaese, dalle quali sono banditi gli aeromobili “fracassoni”, perciò quelli assimilabili alle flotte di cosiddetto Capitolo 2, possono gli aeromobili a minor impatto acustico rivelarsi altrettanto “inquinanti e disturbanti”?

Negli aeroporti italiani, solitamente, alla voce procedure antirumore si ribadisce che “tutti gli aerei civili che operano sull’aeroporto …devono essere classificati come 3° Categoria (certificato acustico) Annesso 16 ICAO cap.3. Anche se talvolta su alcuni scali, ad esempio Napoli - Capodichino, si legge che: per le partenze “dalle 05.00 alle 22.00, i piloti degli aeromobili del Capitolo 2, Annesso 16 – ICAO, devono richiedere la pista 06 per il decollo senza compromettere le condizioni di sicurezza.” Una realtà operativa perciò alquanto flessibile, al punto che la stessa Commissione Aeroportuale dello scalo napoletano non abbia perseguito risolutamente una riduzione “efficace” delle emissioni sonore delle flotte in atterraggio e decollo.

L’interrogativo che queste note evidenziano analizza l’eventuale impatto dei decolli e degli atterraggi sulla popolazione che vive nei pressi degli aeroporti potrebbe avvenire anche quando le procedure di volo limitano i voli alle flotte meno rumorose? Gli aeromobili di Capitolo 3 e 4 – Chapter 3 e 4 – Annesso ICAO, qualora non adeguatamente sottoposti a regolari operazioni di manutenzione potrebbero generare emissioni sonore rilevanti? Ben superiori alla classificazione acustica originale?

Possibile che qualora i pannelli acustici dei motori/gondole dei propulsori, lo stesso generico rivestimento esterno, oltre alla sostituzione di palette dei vari stadi della turbina-statore e/o scarico, possano innescare livelli di rumorosità extra, ben oltre i limiti della singola omologazione-certificazione acustica originale: quale il Categoria-Capitolo-Chapter 3 e/o 4? Che le condizioni normali di esercizio, dopo un intervento di manutenzione e/o riparazione anche minore e/o marginale possano compromettere i livelli di rumore?

Come ripristinare un danneggiamento e/o l’usura progressiva di palette e mantenere il livello di rumore ottimale? L’area acusticamente predefinita deve mantenere una inalterata funzionalità tecnologica dei componenti. L’efficienza acustica deve essere assicurata ma, probabilmente i manuali d’uso e di manutenzione disponibili, talvolta (?) non potrebbero essere sufficienti. Chi controlla l’operato della manutenzione e chi, magari periodicamente, verifica i livelli di “rumorosità” di omologazione?

Chi assicura, in definitiva, l’integrità acustica originale? La stessa azienda, il personale dedito alla manutenzione e/o i delegati di ENAC in Italia?

I ri-cambi e pezzi originali del “motore” costituiscono rilievi tecnici indispensabili a garantire l’omologazione acustica, parametro fondamentale affinchè la zonizzazione acustica A, B e C in Lva, definita in ambito di Commissione Aeroportuale, con l’impiego di modelli matematici quali INM e AEDT, rassicurano l’attesa dei cittadini residenti nell’immediato delle piste di volo?

In discussione a questo punto sono anche le stesse “classificazioni acustiche” dei Comuni aeroportuali. Zone in decibel che si integrano alla mappatura aeroportuale in Lva. Immediatamente derivate all’omologazione acustica certificata alle flotte a reazione e a elica.

“Il proposito principale dell’omologazione acustica è garantire che vengano incorporate nel progetto dei velivoli le ultime tecnologie disponibili per l’attenuazione del rumore, per mezzo di quanto dimostrato nei procedimenti pertinenti alle operazioni quotidiane, per garantire che l’attenuazione del rumore ottenuto con le tecnologie si rispecchi in riduzioni del rumore in prossimità degli aeroporti.”

Quale corrispondenza esiste, quindi, tra i livelli di omologazione acustica, le autorizzazioni ad operare sugli scali del Belpaese alle flotte aeree di Capitolo 3 - Chapter 3 e superiori, ovvero ai livelli di rumore stimati e a quelli registrati e generati nelle operazioni quotidiane negli aeroporti e negli spazi sottostanti alle traiettorie di decollo e atterraggio? I cittadini e la comunità dei residenti deve ritenersi adeguatamente “tutelata” dalle normative, dalle procedure esistenti?

La rete, la distribuzione della popolazione interessata dal rumore è rapportata al numero di decolli e atterraggi, dalle quote di sorvolo e dalle distanze dalla fonte sonora. In sintesi (e all’ingrosso) si potrebbe sostenere come la popolazione “seriamente danneggiata” dalle operazioni di decollo è insediata fino a una distanza compresa tra 7 e 12 km dal fine della pista. Per le fasi di avvicinamento e atterraggio invece la popolazione “seriamente danneggiata” è identificata tra quella localizzata fino a 3 km di distanza e quella nella fascia tra 9-12 km. 2 Febbraio 2018

Aeroporti e ambiente: se i voli aumentano gli impatti che fanno?

Urgono masterplan dettagliati nelle emissioni sonore e gassose: non solo per gli aeromobili. Il progressivo e talvolta tumultuoso incremento dei movimenti aerei – con relativi passeggeri – su uno scalo aereo ha – nonostante le rituali rassicurazioni dei responsabili ambientali – inevitabilmente comportato su determinate piste un incremento dell'impatto acustico e atmosferico prodotto dalle operazioni aeree.

La VIA – Valutazioni di Impatto Ambientale e la VAS – Valutazione Ambientali Strategiche dei masterplan degli aeroporti sottoposti a tali analisi non potranno che confermare tali esiti. Una evidenza incontrovertibile che, peraltro, si associa all’aumentata sensibilità sulle tematiche ambientali da parte delle comunità, che vivono in prossimità degli aeroporti, e quindi un maggior riscontro effettivo di tali “impatti” ambientali. Una situazione che accomuna sistemi aeroportuali italiani con quelli di altri Paesi europei ed extra UE. Anche se le evidenze del Belpaese sembrano manifestarsi nel vissuto quotidiano e nei “bollettini” aeroportuali e/o report annuali.

Come fronteggiare le ricadute acustiche e gassose del sistema aeroportuale se non con ponendo dei limiti più stringenti per i piani di sviluppo aeroportuali? Nuove tecniche e procedure air-side di decollo e atterraggio e limitazioni nelle ground-operation delle flotte degli aeromobili e nei sistemi-servizi delle operazioni-assistenza a terra, probabilmente, non risultano e/o risulteranno efficaci – a fronte di progressivo incremento dei voli – a mantenere livelli “ambientali” prefissati e/o a limitarli e/o ridurli. Nel recente periodo, infatti, piani di sviluppo aeroportuale sono stati sottoposti a ritardi, limitazioni se non abrogazioni sia per l’impraticabilità dei progetti quanto per l'opposizione dei cittadini per l'impatto ambientale.

Vincoli e considerazioni di carattere sociale ed ecologico determinano opzioni contrarie all’espansione progressiva dei sedimi aeroportuali e dei voli. Le emissioni gassose e acustiche generate dai propulsori degli aerei sono conosciuti e l'avvento dei motori a reazione. Istituzioni, enti di ricerca e industria attivamente impegnati nella ricerca di nuove soluzioni tecniche hanno notificato come l'inquinamento atmosferico degli aeroporti non è generato solo dalle flotte di aeromobili durante i cicli LTO (Landing and Take-Off), ma anche dai mezzi GSE (Ground Support Equipment) durante le attività di assistenza a terra.

Ecco quindi che anche le emissioni gassose generate da aeromobili e dai mezzi GSE nelle ground-operation (anche al parcheggio nei piazzali di sosta) dovrebbero trovare soluzioni tecnologiche innovative (uso dell'idrogeno gassoso) per ridurre l'inquinamento atmosferico su scala locale.

Gli inquinanti dei motori aeronautici, ad esempio un Boeing 737-800 (aeromobile di ultima generazione) posizionato fermo sul piazzale aeromobili ha livelli e concentrazioni di monossido di carbonio (CO), formaldeide (CH2O) e acroleina (C3H4O), che dovrebbero essere stimati e verificati e che interagiscono con i passeggeri in salita/discesa e lo staff di scalo.

Come valutare l’esposizione all’inquinamento ambientale prodotto dai mezzi GSE durante le operazioni di handling aeroportuale? Quali alternative assicura un GPU a idrogeno con sistema fuel cell. Le tecniche: elettrolisi e methane steam reforming (SMR) potranno essere testate in un qualche aeroporto del Belpaese?

Nonostante i miglioramenti registrati nell’analisi negli ultimi decenni, sia nei livelli di emissioni che di concentrazioni di inquinanti, la sfida della qualità dell’aria e dei livelli acustici esistenti, abbisognano di sistemi di monitoraggio e modelli previsionali sempre più efficaci, in grado di stabilire l’andamento orario delle concentrazioni orarie. La Direttiva europea Natonal Emission Ceilings (NEC), in vigore dal 31 dicembre 2016, stabilisce target nazionali al 2030 per le emissioni dei principali inquinanti atmosferici. L’utilizzo dell’AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b), in questa analisi preliminare, è lo strumento indispensabile come modello previsionale per la fase LTO (Landing and Take-Off) e parking della ground-operation. 30 Gennaio 2018

ENAC, sostegni ai voli, sul ruolo dei gestori aeroportuali e quello dei sindaci

Ma è il co-marketing l’artefice dell’eventuale boom aeroportuale. Nei report annuali degli aeroporti, in termini di movimenti aerei/anno e passeggeri trasportati, da pochi migliaia di voli a 80-100mila/anno, da poche centinaia di migliaia di passeggeri/anno ad oltre 10 milioni di passeggeri/anno, decisivo è l’apporto degli accordi di co-marketing sottoscritti con le aerolinee. Spesso con vettori low cost extra-italiani.

Quanto vale il co-marketing nel Belpaese? Gli accordi tra “enti locali” e aerolinee per volare su scali minori e di prima grandezza ammontano (dati 2017) in “incentivi” tra 40 e i 100 milioni o raggiungono la quota di 200 milioni/anno? Comunque sia, anche se sarebbe indispensabile conoscere la reale entità, anche se a tali “costi” occorrerebbe sommare i contributi/sostegni/taglio alle tariffe e sconti fiscali aeroportuali erogate dai gestori/aziende di scalo alle medesime aerolinee.

La battaglia aerea, lo scontro tra il traffico aereo concentrato sugli aeroporti per mezzo degli “incentivi al volo” in prevalenza appare, quindi, determinato dalla volontà, dalle convinzioni dei sindaci dei comuni aeroportuali. Sono forse, complessivamente, accordi capestro? Anche se i risultati di bilancio delle società di gestione aeroportuali, spesso con azionariato privato, sono beneficiati in maniera rilevante ed esponenziale dagli accordi di co-marketing ratificati con finanziamenti “pubblici”.

Quale ruolo hanno, in sostanza, i reali flussi turistici di una città e di un’area regionale quando sono le tariffe sui voli a selezionare e determinare la scelta dei passeggeri? Mercato aereo drogato? Numero di voli e numero di passeggeri in relazione agli accordi di co-marketing sottoscritti a beneficio di taluni aeroporti e aerei con effetti disastrosi per le aerolinee escluse dagli incentivi “economici”.

L’ennesima operazione di salvataggio e rilancio di Alitalia deve essere inquadrata in questo “mercato” dei voli tanto anomalo quanto alterato. Quali prospettive per il sistema degli aeroporti del Belpaese qualora tali “incentivi” fossero rimossi e/o perequati? Un sistema di voli e aerolinee e aeroporti assistiti dal “finanziamento pubblico” quali riflessi genera su questo ambito industriale? Quale significato assume celebrare il successo “commerciale” di aeroporti di milioni di passeggeri e di quelli periferici e marginali, ma comunque assistiti da incentivi “regionali e/o statali” e/o dei contribuenti - quasi - senza soluzione di continuità?

E’ uno scenario tanto efficace quanto trasparente. Alcuni analisti sostengono che gli incentivi comportano un costo/spesa di co-marketing a carico del “pubblico” variabile da 15 a 26 euro per passeggero. Cosa accade invece negli altri Paesi della Comunità Europea? In Italia chi interviene in materia? Quali analisi e quali riscontri vengono registrati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti? Non ci sono notizie specifiche salvo le “Linee guida inerenti le incentivazioni per l’avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori” del 2014. L’ENAC nel 2014 ha, invece, reso disponibile uno documento noto come "Indicazioni operative per i gestori aeroportuali in caso di contributi/sostegni finanziari a favore di compagnie aeree per' il lancio di nuove rotte e procedura di monitoraggio" - Direzione Sviluppo Gestione Aeroporti. Con quali risultati pratici? 29 Gennaio 2018

Alitalia: scenari ancora incerti, ma con un top management extra-italiano

Inevitabili ricadute negative sugli aeroporti, anche in relazione al co-marketing policy! Con un prestito ponte del Governo italiano, dagli iniziali 600 milioni di euro, poi aumentati ad ottobre 2017 di ulteriori 300 milioni e una operazione che dovrebbe portare l’ingresso di un nuovo socio di maggioranza, al momento identificabile in uno dei tre gruppi pretendenti, ovvero l’accoppiata Lufthansa-Easyjet, il fondo Usa Cerberus e il polo AirFrance la situazione appare, comunque, congelata. In realtà l’interesse dei tre aspiranti sembrerebbero essere interessati a “spezzoni” specifici del gruppo Alitalia.

Gli scenari ipotizzati sarebbero, comunque, inquietanti per chi pensa a Alitalia come ad una aerolinea “prevalente” e non solo con un mero ruolo rappresentativo di una immagine storica ma gregaria e marginale. La Lufthansa, come le altre aerolinee, sembrerebbero interessate al controllo degli slot su certi scali e sulla rete nazionale e intereuropea per convogliare i flussi di traffico sulla rete long range di riferimento. La leader tedesca, infatti, persegue una azienda Alitalia con un taglio di 2 mila addetti parte volo-aviation, escludendo del tutto l’area operativa e del personale della parte ground. La Easylet, low cost intraeuropea potrebbe, invece, accorpare e integrare la propria rete storica dall’hub di Linate. L’operazione “cessione Alitalia” in corso in definitiva inquadra una “bad company” con un futuro frastagliato dopo uno spezzatino indispensabile per agevolare una acquisizione tra pretendenti aviation e ground. I debiti residui Alitalia, probabilmente, saranno in carico allo Stato italiano. Come peraltro era accaduto anche con le precedenti operazioni dei capitani coraggiosi di Colannino e della Etihad.

Le ricadute di un nuovo assetto “volo” sullo scalo hub di Fiumicino sarebbero inevitabili. Il raddoppio dello scalo della infrastruttura della Capitale e di altre due piste: un masterplan da abrogare. Con i riflessi sul personale di handling aeroportuale. Cassa integrazione e ammortizzatori sociali potrebbero assorbire gli

esuberi del gruppo ex Alitalia. Un riscontro e livello di trattativa sull’occupazione che il Governo avrebbe difficoltà a negoziare. Le prospettive della flotta operativa (numero e frequenze dei voli e loro destinazioni) e le strategie di rete sugli aeroporti del Belpaese saranno analizzate e decise da leadership francesi, inglesi e tedesche. Quale ruolo sarà, inoltre, il ruolo manageriale autonomo svolto dai tre commissari? Quali scenari alternativi potranno essere ideati e prospettati?

Qualora i potenziali acquirenti fossero frenati dalle elezioni e dall’incertezze sul prossimo Governo e da impraticabilità di ulteriori finanziamenti pubblici per il sistema aeroporti-aerolinee del Belpaese in relazione al surplus ipotizzato di oltre 10 mila dipendenti e dalla possibile rinuncia al sostegno ai voli e alle politiche di co-marketing per low cost e non, quale scenario sarebbe ipotizzabile?

Senza una aviolinea-italiana di riferimento il sistema aeroportuale e la flotta operativa e i relativi volumi di traffico, in definitiva il livello e le prospettive della politica industriale e di mercato “aviation” sarebbero derivate dalle politiche aziendali di top-management extra-italiano.

Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ha legittimamente rilevato: "le manifestazioni di interesse pervenute devono essere ulteriormente approfondite prima di poter procedere ad una negoziazione in esclusiva". L’ulteriore ipotesi di un intervento di Cassa Depositi e Prestiti nella vicenda Alitalia, magari di supporto ad uno dei potenziali acquirenti non offre garanzie di “italianità” operativa prevalente e/o prioritaria. 27 Gennaio 2018

Assaeroporti: Report 2017, crescono ancora i voli

I passeggeri transitati sono risultati 175.4 milioni. Assaeroporti è l’Associazione degli aeroporti italiani e rappresenta 33 società di gestione aeroportuale e come ogni anno ha presentato il Report 2017. Nel comunicato stampa sottostante la sintesi dei risultati 2017. I due dati significativi – a parere di Aerohabitat – sono, tuttavia, stati il record cargo e l’incremento dei voli sulle piste degli aeroporti del Belpaese. Aeroporti troppo spesso sottoposti ad analisi, a stime di masterplan, di VIA e VAS e interrogativi relativi alle tematiche ambientali (impatto acustico e atmosferico) e al rischio terzi e del carico antropico sorvolato lungo le traiettorie di decollo e di atterraggio. Quali possono essere le proiezioni dei movimenti aerei al 2030-2044 su queste stesse piste di volo?

 

Comunicato Assoeroporti 24 Gennaio 2017

Roma, 24 gennaio 2018 – Continua ad aumentare il traffico aereo negli aeroporti italiani, traffico che nel 2017 si attesta a 175,4 MLN di passeggeri, 1,5 MLN di movimenti aerei e 1,1 MLN di tonnellate di merci, miglior risultato di sempre, quest’ultimo, per il traffico cargo nel nostro Paese.

Importanti gli incrementi percentuali registrati rispetto al 2016 che corrispondono al 6,4% per il traffico passeggeri, al 3,2% per il numero dei movimenti aerei e al 9,2% per i volumi di merce trasportata.

Per quanto riguarda il traffico passeggeri in particolare, sono stati 175.413.402 i viaggiatori transitati nel corso del 2017 nei 38 scali italiani monitorati da Assaeroporti, equivalenti a 10,7 MLN di passeggeri in più rispetto al 2016. Trainano il risultato la forte crescita del traffico internazionale sia UE, +8,5%, sia extra UE, +7,9%, e l’incremento del segmento nazionale, +3%, rispetto al 2016.

Più nel dettaglio, i dati raccolti nel 2017 vedono attestarsi tra i primi 10 aeroporti più trafficati di Italia gli scali di: Roma Fiumicino (41 MLN), Milano Malpensa (22,2 MLN), Bergamo (12,3 MLN), Venezia (10,4 MLN), Milano Linate (9,5 MLN), Catania (9,1 MLN), Napoli (8,6 MLN), Bologna (8,2 MLN), Roma Ciampino (5,9 MLN) e Palermo (5,8 MLN).

Sempre in termini di passeggeri trasportati, si segnalano inoltre i significativi risultati del sistema aeroportuale romano (Fiumicino e Ciampino) con 46,9 MLN, di quello milanese (Malpensa e Linate) con 31,7 MLN, del sistema Venezia-Treviso con 13,4 MLN, della Sicilia orientale (Catania e Comiso) con 9,6 MLN, del sistema toscano (Pisa e Firenze) con 7,9 MLN e della rete aeroportuale pugliese (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto) con 7 MLN.

Anno record per il settore del cargo che, con un totale di 1.145.218,99 tonnellate di merci movimentate nel 2017, si attesta a quasi 102 mila tonnellate in più rispetto al 2016.

In questo contesto, si segnalano nella graduatoria dei primi 10 aeroporti per volumi di merce trasportata gli scali di: Milano Malpensa (589,7 mila tonnellate), Roma Fiumicino (185,9 mila tonnellate), Bergamo (125,9 mila tonnellate), Venezia (60,9 mila tonnellate), Bologna (56,1 mila tonnellate), Brescia (34,8 mila tonnellate), Roma Ciampino (17 mila tonnellate), Milano Linate (13,8 mila tonnellate), Napoli (11,1 mila tonnellate) e Pisa (10,6 mila tonnellate).

Gli eccellenti risultati registrati nel traffico merci appena descritti sono in linea con il position paper sul cargo aereo approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e condiviso da 12 organizzazioni di settore nel corso del 2017, documento che supporterà, grazie a precise linee d’azione, l’ulteriore crescita del settore attesa per i prossimi anni.

Proprio nella piena consapevolezza dello sviluppo che interesserà il settore del cargo aereo, si segnala che le società di gestione aeroportuale hanno incluso nei piani di intervento opere infrastrutturali dedicate al trasporto delle merci per un importo pari a 157 milioni di euro, nei prossimi 4 anni.

Proseguendo nell’analisi dei dati, si evidenzia infine un incremento positivo anche per i movimenti aerei che crescono del 3,2% rispetto al 2016, spinti principalmente dalle destinazioni internazionali, +3,4%, in particolare da quelle extra UE, che si attestano al 4,8 %.

Lo sviluppo del trasporto aereo italiano appena descritto appare in linea con la crescita registrata a livello mondiale dall’ICAO, l'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile, che registra un incremento passeggeri nel 2017 pari al 7,1%.

Il dato è tuttavia da accompagnare alla consapevolezza, a livello mondiale, della necessità di intercettare i flussi per i singoli Paesi. Come sottolineato anche dal CENSIS nell’ultimo rapporto sulla situazione sociale del Paese «La ricerca attiva e continuata di una collocazione significativa nel grande flusso degli scambi internazionali, è oggi un atto dovuto per qualunque Paese nel mondo».

Non possiamo non apprezzare che tutto ciò sia già iniziato in Italia in modo significativo per il settore cargo che a fronte di una crescita del 9,5% a livello mondiale (dati ICAO) vede il nostro Paese attestarsi su un significativo 9,2%. Per ulteriori informazioni: www.assaeroporti.com/statistiche/ . 25 Gennaio 2017

Aeroporti Calabria, Sacal e un comunicato della FILT CGIL

PNA e società di gestione e volumi di traffico e co-marketing. Il bacino di traffico che il Piano Nazionale Aeroporti ha identificato per la Regione Calabria ha identificato i tre scali di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. Il masterplan dei tre aeroporti le prospettive delle/a società di gestione e i relativi volumi di traffico, ovvero l’opportunità commerciali-industriali dei singoli scali e dell’attrattiva per i passeggeri regionali ed extra regionali che hanno per destinazione la Regione Calabria, inevitabilmente sono derivati dalla rete dei voli che determinate aerolinee hanno attivato su queste piste.

L’interesse della clientela nazionale, internazionale e intercontinentale per le mete calabresi tuttavia sono, generalmente determinate – almeno in questo periodo storico – dalla capacità di sviluppare e sostenere le cosiddette “policy di co-marketing” con le aerolinee. Generalmente con traffico aereo low cost. Il futuro delle società di gestione aeroportuali sono inevitabilmente correlate, quindi, agli accordi che enti, società, eventi, esterni alla società esercente dello scalo e/o degli scali calabresi, finanziano.

Anche le prospettive industriali della SACA, che ha vinto il bando per la gestione degli scali di Reggio Calabria e Crotone, probabilmente, dovrebbe essere inquadrate nel contesto sopradelineato. La questione occupazione è anch’essa decisiva, anche se determinata da una realtà operativa di traffico aereo e ricadute industriali risultato di politiche di co-marketing.

Riceviamo da FILT-CGIL e pubblichiamo:

LA SACAL HA VINTO IL BANDO PER LA GESTIONE DEGLI SCALI DI REGGIO E CROTONE CON UN PIANO INDUSTRIALE CHE NON HA APPLICATO. L’OCCUPAZIONE È STATA FALCIDIATA. OLIVERIO E FALCOMATA’ SONO RESPONSABILI.

La SACAL SpA, ottemperando alla disposizione del giudice del lavoro di Lamezia Terme, ha fornito il piano industriale alla FILT-CGIL.

Era come avevamo immaginato. La SACAL SpA ha partecipato ad un bando di gara sulla base di alcuni parametri che non ha rispettato, falcidiando così i lavoratori dello scalo di Reggio Calabria.

La FILT- CGIL durante la gara aveva chiesto nel corso delle riunioni in Prefettura di rendere vincolante l’assunzione di tutti i lavoratori. Ci hanno risposto che non era prevista la clausola di salvaguardia e che le assunzioni dovevano essere quelle stabilite nel piano industriale dalla società aggiudicataria. Ma neanche questo è successo!

A questo punto oltre il danno anche la beffa. La SACAL vince la gara con un piano industriale che prevedeva 45 assunzioni ma ne assume solo 34 di cui 18 ex SoGAS SpA, 10 ex SERVICE e 6 esterni, facendo venir meno uno dei fattori vincolanti per l’aggiudicazione della gara. Per questo siamo arrivati alla determinazione di scrivere al presidente dell’ENAC, Vito Riggio, per chiedere di intervenire urgentemente e far rispettare il piano industriale che l’ENAC ha considerato vincitore sulla base dei requisiti richiesti dal bando. Intraprenderemo nel frattempo una nuova azione legale.

Al contempo riteniamo che la società SACAL SpA, gestore definitivo degli scali calabresi, essendo la stessa società che ha partecipato e vinto il bando non può cambiare il piano industriale originario sulla base di nuovi programmi, diversi da quelli che le hanno consentito di vincere la gara.

L’altra questione è relativa ai dubbi sulla capacità finanziaria, tecnica e manageriale per gestire i tre aeroporti calabresi. Infatti anche l’ex sindaco di Lamezia Terme, Gianni speranza, nei giorni scorsi è stato particolarmente preciso e documentato nell’affermare appunto questa incapacità, facendo persino intravedere rischi di tenuta per lo stesso aeroporto di Lamezia. Adesso occorre che il presidente della giunta regionale, Mario Oliverio, convochi urgentemente le amministrazioni di Reggio e Crotone, peraltro ancora con lo scalo non operativo, le Organizzazioni sindacali calabresi, le associazioni industriali per affrontare nel merito i problemi dello sviluppo del sistema aeroportuale calabrese, nel rispetto dell’occupazione, dei diritti e delle regole contrattuali.

Infine al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, chiediamo un sussulto di dignità: parli, dica qualcosa, difenda i diritti dei lavoratori reggini. Ci dica adesso, a piano industriale svelato, se sta con chi non rispetta le regole, fa il gioco delle tre carte e mortifica la dignità dei lavoratori e gli interessi dell’intera città.

Da parte nostra, per difendere i diritti del lavoro e le regole, continueremo la battaglia sindacale e legale. Nino Costantino - Segretario regionale FILT-CGIL Calabria 24 Gennaio 2018

Belpaese e PNA: società aeroportuali e bacino di traffico

Su masterplan e futuro delle società di gestione e relativi volumi di traffico. Quali caratteristiche, quali dati di traffico, quali parametri sono alla base del Piano Nazionale Aeroporti che ha identificato gli aeroporti di interesse nazionale, internazionale e intercontinentale del Belpaese?

La legislazione nazionale ed Europea, tra i quali il Regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'l dicembre 2013 sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti e che abroga la decisione n. 661120101UE; il Regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'l dicembre 2013, che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa e modifica il Regolamento (UE) n.913/201O, abrogando i Regolamenti (CE) n. 680/2007 e (CE) n. 67/2010, in aggiunta all’articolo 698 del Codice della Navigazione che, nell'operare la distinzione tra aeroporti di interesse nazionale e regionale, detta i criteri e modalità di individuazione degli aeroporti di interesse nazionale quali nodi essenziali per l'esercizio delle competenze esclusive dello Stato (e altri riferimenti complementari)

Nel quadro dell'Allegato "Infrastrutture" al DEF 2014-2016 in materia di Piano Nazionale degli Aeroporti, e la stesura del PNA degli Aeroporti presentata nel 2012 dall'Ente nazionale dell'Aviazione Civile gli aeroporti ed i sistemi aeroportuali di interesse nazionale (nodi primari essenziali) sono stati identificati in relazione ai bacini di traffico di riferimento.

Fattori base nella ripartizione territoriale dell'Italia nelle aree sovraregionali dello schema NUTS-livello 1: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole e che hanno individuato e qualificato zone, spazi, aree regionali e sovraregionali, avrebbero circoscritto bacini di traffico omogeneo con distanza massima di 2 h di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica.

Quale significato assumono quindi la complessità e la prossimità, la vicinanza dei numerosi aeroporti identificati nella 10 aree inquadrate per tali analisi, ovvero 1) Nord-Ovest, 2) Nord-Est, 3) Centro-Nord, 4) Centro Italia, 5) Campania 6) Mediterraneo-Adriatico, 7) Calabria, 8) Sicilia Occidentale 9) Sicilia Orientale, 10) Sardegna.

Scali aerei inquadrati anche nel core network europeo, quali gate intercontinentali (Milano Malpensa, e Roma Fiumicino), altri la rilevanza strategica di altri aeroporti sono stati aggregati ad una rete di aeroporti estremamente vicini. Le accoppiate Pisa e Firenze-Peretola, Milano Linate e Bergamo Orio al Serio, Venezia Tessera e Treviso Canova, Le prossimità di Verona Garda, Trieste-Ronchi dei Legionari. Di Bologna Borgo Panigale, Rimini, Forlì. Di Torino Caselle e Genova Sestri evidenzia opzioni in contrasto con le premesse iniziali per la definizione di un bacino di traffico equivalente ad una distanza massima di due-ore di percorso di automobile.

Fattori che stimano e delineano ipotesi iniziali sulle società di gestione dei singoli scali aerei con funzionali traguardi di raggiungimento dell'equilibrio economico finanziario, obiettivi patrimoniali. Inevitabilmente in un rapporto stretto e diretto con il volume di voli e il numero di passeggeri trasportati.

Quali risultati attendersi dai masterplan (magari al 2044) delle infrastrutture aeroportuali con la razionalizzazione e dello sviluppo del settore aeroportuale, la loro efficienza, la loro funzionalità, la loro efficienza uno scenario integrato con i 10 bacini di traffico delineati dal Piano nazionale Aeroporti Italiano?

Nord Ovest Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo

Nord Est Venezia, Verona, Treviso, Trieste

Centro Nord Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona

Centro Italia Roma Fiumicino, Ciampino, Perugia, Pescara

Campania – Napoli, Salerno,

Mediterraneo - Adriatico Bari, Brindisi, Taranto

Calabria Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone

Sicilia orientale - Catania, Comiso

Sicilia occidentale - Palermo, Trapani, Pantelleria" Lampedusa

Sardegna - Cagliari, Olbia, Aighero. 23 Gennaio 2018

Mistral Air: una aerolinea italiana, e una interrogazione M5S

Quale futuro per la flotta postale cargo? Cosa resta della flotta italiana che nel Belpaese ha gestito la rete dei voli regionali, charter, low cost, nazionali, internazionali, cargo e postali che per decenni ha operato con tante aerolinee di cui abbiamo in memoria un elenco di nominativi. Sono tra gli altri l’ATI, la Sam, l’Air Mediterranea, Alitalia, Air Dolomiti, Alitalia City Liner, Blue Panorama, Meridiana, Mistral Air, Neos, Air Sicilia, Aeral, Air Alps, Air Europe, Air Italica, Air Liguria, Airone, Air Vallee, Avianova, Aliblu, Ali Giulia, Ali Adria, Ali Daunia, Alpi Eagles, Azzurra Air, Blu Express, CAI, Unifly Express, Transavio, Transeuropa, ecc. Quante sono rimaste? Con le normative UE e la liberalizzazione del settore quante potranno essere identificate come aerolinee italiane qualora il personale di volo fosse in prevalenza extra italiano ancorché tali flotte operino per imprese titolari di licenza di trasporto aereo rilasciate da ENAC?

 

Arianna Spessotto (M5S) ha presentato la seguente interrogazione a risposta scritta 4-18969 - Martedì 9 gennaio 2018, seduta n. 904

 

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

Mistral Air è un vettore aereo – di proprietà di Poste Italiane, i cui soci di maggioranza sono il Ministero dell'economia e delle finanze e Cassa depositi e prestiti – le cui attività di cargo postale (nel 2013 ha trasportato oltre 16 mila tonnellate di merce) rientrano a pieno titolo in quel servizio postale universale per il quale Poste italiane beneficia ogni anno di un contributo pubblico di circa 260 milioni di euro;

Mistral Air ha di recente avviato una procedura di licenziamento collettivo per 19 piloti – su un totale di 44 comandanti e primi ufficiali in servizio con un contratto a tempo indeterminato – conseguente al ridimensionamento della flotta dei Boeing 737, attualmente costituita da un unico aeromobile con base a Fiumicino;

stando a quanto riportato dall'Associazione nazionale piloti, la compagnia sarebbe intenzionata a cedere le attività di merci, posta e passeggeri a dei vettori est europei, che come Bulgarian e Bluebird svolgono già da tempo l'attività postale per conto Mistral;

come denunciato dal presidente dell'Anp, il ricorso all'appalto da parte della Mistral Air, della maggior parte dei voli passeggeri e postali a piccole compagnie straniere, sta creando «esuberi di piloti e mettendo a repentaglio il futuro dell'azienda e dei lavoratori»;

una lettera inviata ai sindacati dall'amministratore delegato Rosario Fava, giustifica questo dimezzamento dei piloti con «significative contrazioni dell'attività»: in particolare, si dice che il trasporto della posta è stato negativamente influenzato dallo sviluppo delle comunicazioni elettroniche, che ha determinato un definitivo e strutturale calo dei volumi, tale da giustificare il ricorso al licenziamento collettivo;

l'amministratore delegato non fa però alcun accenno al significativo aumento, grazie al commercio elettronico, del trasporto dei pacchi postali, settore in costante crescita, come evidenziato di recente dallo stesso Del Fante – che ha sottolineato come «Il futuro passa dalla grande crescita dei pacchi e-commerce»;

si omette altresì di evidenziare, a giudizio dell'interrogante, come, in forza dell'accordo siglato tra Amazon e Poste per la consegna dei pacchi, l'incremento dei volumi abbia raggiunto livelli tali che il trasporto delle merci con aeromobili Atr72, meno capienti – per quanto di conoscenza – è diventato problematico, con conseguenti ritardi sulla distribuzione e consegna della stessa merce;

lo stesso Fava, in un'intervista rilasciata al Tempo nel mese di settembre 2017, faceva riferimento ad una necessaria ristrutturazione dell'azienda, sia attraverso lo sviluppo del settore cargo postale, con aeromobili 737 full cargo per sopperire alla crescente domanda di e-commerce, sia ottimizzando l'attività passeggeri di linea con aeromobili Atr72;

lo stesso dichiarava, in merito alla salvaguardia dei livelli occupazionali: «si sono aperti dei canali di approfondimento con i lavoratori. Non stiamo parlando di tagli selvaggi»;

in risposta all'interrogazione De Lorenzis n. 5-08222, il sottosegretario pro tempore De Caro rassicurava gli interroganti, poco più di un anno fa, su come i Ministeri competenti si stessero adoperando «per ogni utile iniziativa volta alla salvaguardia dei livelli occupazionali» dei dipendenti della Mistral Air;

si rileva come ad oggi non sia stato ancora formalizzato nessun piano industriale aziendale sulla compagnia, né l'interrogante è a conoscenza di specifici piani di intervento ad hoc per Mistral e per i suoi dipendenti, all'interno del piano industriale di Poste, peraltro non ancora reso pubblico –:

se i Ministri intendano rendere noti eventuali interventi di ristrutturazione ad hoc – auspicati dallo stesso Rosario Fava – previsti all'interno del contratto di programma di Poste italiane in via di definizione e quali siano le ragioni per cui, pur disponendo di una flotta adeguata, l'azienda abbi appaltato molti dei propri voli a vettori esteri;

quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare per salvaguardare il futuro occupazionale dei 200 lavoratori impiegati nella compagnia Mistral Air, avendo anche riguardo all'incremento delle attività dell’e-commerce e delle consegne di pacchi postali. 19 Gennaio 2018

Mayday-Mayday fuel: riunione “alert” di ANSV-ENAV

Ma quante sono state, nel 2017, le segnalazioni raccolte da ENAV? Il termine e la dichiarazione di “MINIMUM FUEL” comunicata dai piloti in volo ad ENAV (al controllo del traffico aereo) potrebbe rappresentare almeno due questioni differenziate. Aver intaccato la quantità di carburante residua a-bordo, perciò inferiore alla “final fuel reserves before landing” e/o l’impraticabilità ad atterrare su una pista diversa da quella di destinazione. In entrambe le opzioni contrassegnando e imponendo una sorta di priorità e/o di emergenza per l’atterraggio.

Un contesto operativo che, in definita, obbliga il controllo del traffico aereo ad una sorta di “emergency”, ad autorizzare l’attivazione una sorta di procedura di avvicinamento e atterraggio che mette in coda, stravolgendo le sequenze in atto e stimate, gli altri voli con la stessa destinazione. Con azioni di deviazioni e di ritardo alle quali sarebbero assoggettati gli altri aeromobili in sequenza di discesa e di avvicinamento e che, inevitabilmente, comportano extramanovre, delay e, comunque, un incremento del carburante utilizzato dagli altri velivoli. Determinando, talvolta, ulteriori status di “minimum fuel”. Innescando una catena di eventi similari ed equivalenti.

L’occasionale e/o frequente e/o sistematica segnalazione “mayday fuel minima” da parte dei piloti innesca problematiche su vasta scala con implicazione sulla safety delle operazioni di volo. Una questione che deve essere associata alle policy di imbarco fuel che le aerolinee hanno da tempo rielaborato. AL punto che lo stesso stipendio del comandante riflette anche la quantità di carburante imbarcata nel corso di 12 mesi consecutivi in rapporto alla media generale dell’aeromobile in flotta.

La stessa ICAO ha emendato la materia identificata come “ICAO Annex 6 Part I and the Procedures for Air Navigation Services – Air Traffic Management (PANS-ATM) (Doc4444) con effetto dal 15 Novembre 2012.

 

Con un comunicato, in data 11 Gennaio 2018, ANSV ha riprotato:

Incontro tecnico ANSV-ENAV SpA sulla sicurezza del volo in campo ATM e sulle problematiche correlate alla gestione del carburante da parte di aeromobili dell’aviazione commerciale

Nell’ambito di quanto contemplato dall’accordo preliminare ex art. 12 del regolamento UE n. 996/2010, sottoscritto dall’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) con l’ENAV SpA (Società nazionale per l’assistenza al volo), si è tenuto ieri, 10 gennaio, presso la sede della stessa ANSV, un incontro tecnico con il principale fornitore italiano dei servizi di assistenza al volo.

La delegazione dell’ENAV SpA si è confrontata con una rappresentanza dell’ANSV, presieduta dal commissario straordinario di quest’ultima Bruno Franchi, su alcuni eventi di interesse per la sicurezza del volo, in cui sono stati coinvolti i servizi del traffico aereo. Tali eventi erano stati preventivamente individuati dall’ANSV, attraverso il proprio sistema informatico di classificazione degli eventi, in quanto caratterizzati dalla ripetitività di alcune problematiche e comportamenti meritevoli di attenzione in un’ottica di prevenzione e di miglioramento della sicurezza del volo.

Nello stesso incontro, alla luce del ripetersi, anche recentemente, di alcuni eventi correlati alla problematica della gestione del carburante da parte di aeromobili dell’aviazione commerciale, sono stati pure affrontati (nell’ambito di un più esteso approfondimento in materia che sta conducendo l’ANSV) alcuni specifici aspetti relativi alle dichiarazioni in frequenza di «minimum fuel» e «mayday fuel».

L’incontro si è svolto in un clima di massima collaborazione e trasparenza, in linea peraltro con gli obiettivi della just culture. 18 Gennaio 2018

Boeing 737 Pegasus fuoripista in atterraggio, lateralmente: tutti salvi

Fermo a 60 metri dalla pista, sulla scogliera! Le conformità ICAO? Incidente della serie “piste localizzate in spazi estremi” senza gli adeguati spazi di safety laterali come segnalato dall’ICAO e da organismi nazionali equivalenti. La materia rimanda alle conformità ed agli standard di pista, EMAS, RESA, Graded area, Strip Area, larghezza e lunghezza di pista e delle dimensioni laterali delle vie di rullaggio e ad eventuali deroghe “autorizzate” dagli “enti-organismi nazionali” al fine di consentire l’operatività ai voli commerciali su talune piste e aeroporti. Altrimenti non a-norma e/o non conformi alle regolamentazioni standard ICAO-EASA e ENAC (in Italia).

 

Il Boeing 737-800 della Pegasus in volo da Ankara a Trabzon in Turchia – volo PC-8622 sabato 13 Gennaio alle 23.26 ora locale – con 162 passeggeri e sei membri di equipaggio dopo l’atterraggio sulla pista 11, mentre si portava verso l’area dei parcheggi-terminal, ha eseguito una cura a sinistra slittando-derapando-slittando fuori dalla stessa pista e scivolando lateralmente circa 60 metri a sinistra dello spazio della stessa pista. L’assenza di uno spazio laterale di strip-area – solitamente di 150 metri laterali – orizzontale ha, probabilmente, comportato la discesa-precipizio sulla scogliera – su una pendenza di circa 30-40° – attigua. L’aeromobile si è fermato-bloccato a pochi metri dal mare-dalla marina sottostante del Mar Nero, probabilmente, perché il carrello è sprofondato nel terreno fangoso.

 

L’aeromobile ha potuto essere rapidamente evacuato dalle uscite d’emergenza, dopo il trauma iniziale, senza alcuna conseguenza fisica per gli occupanti, solo di tre di questi sono stati ricoverati in ospedale per traumi minori. L’aeromobile, probabilmente, ha riportato gravi danni al carrello principale e anteriore.

 

Le condizioni meteo nei frangenti dell’atterraggio risultavano: vento variabile con intensità quasi nulla (1-2nodi), visibilità di circa 2000 metri e pioggia leggera-moderata, pista umida-bagnata, con una temperatura di 8°C. Questo incidente evidenzia quindi l’esistenza di aeroporti, perciò non solo in Italia, ma in Europa e nel Mondo che, a fronte, delle conformità e standard dimensionali di ICAO-EASA-ENAC e altri operano con autorizzazioni in deroga, ad esempio in relazione ai seguenti “standard operativi”, quanti casi non “conformi” nel Belpaese?

 

-Aderenza (Friction) E‟ il fenomeno che permette il trasferimento di forze da un pneumatico, durante il suo rotolamento, ad una superficie pavimentata.

 

-Area di manovra (Manoeuvring Area) La parte di un aeroporto adibita al decollo, all‟atterraggio ed al movimento al suolo degli aeromobili, con esclusione dei piazzali (APRONS).

 

-Area di movimento (Movement Area) La parte di un aeroporto adibita al decollo, all‟atterraggio ed al movimento al suolo degli aeromobili comprendente l‟area di manovra e i piazzali.

 

-Area di sicurezza di fine pista (Runway End Safety Area - RESA) Un‟area simmetrica rispetto al prolungamento dell‟asse pista e adiacente alla fine della striscia di sicurezza, destinata primariamente a ridurre il rischio di danni agli aeromobili che dovessero atterrare troppo corti o uscire oltre la fine pista in decollo o in atterraggio.

 

-Area livellata e priva di ostacoli (Cleared and Graded Area - CGA) Quella parte della striscia di sicurezza (runway strip) livellata e priva di ostacoli, ad eccezione di oggetti non rilevanti debitamente specificati, destinata a ridurre il rischio di danni agli aeromobili in caso di uscita di pista

 

-Area Sensibile (Sensitive Area) Un‟area, che si estende oltre l‟Area Critica, dove il parcheggio o il movimento degli aeromobili o veicoli può disturbare il segnale di radioguida degli aeromobili fino al punto da renderlo inattendibile.

 

-Banchina (Shoulder) Un‟area adiacente al bordo di una superficie pavimentata predisposta per costituire una transizione tra la pavimentazione e la superficie adiacente.

 

-Striscia di sicurezza della pista (Runway Strip) Un‟area di dimensioni definite che comprende la pista e la stopway, se presente, realizzata allo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili in caso di uscita di pista ed a protezione degli aeromobili che la sorvolano in decollo o in atterraggio.

 

-Striscia di sicurezza della via di rullaggio (Taxiway Strip) Un‟area che comprende una via di rullaggio, predisposta allo scopo di proteggere gli aeromobili che operano sulla via di rullaggio e di ridurre il rischio di danni agli aeromobili in caso di uscita dalla stessa.

 

-Via di rullaggio (Taxiway) Un percorso definito destinato al rullaggio degli aeromobili, avente lo scopo di collegare differenti aree dell‟aeroporto; esso include:

 

1. Via/raccordo di accesso alle piazzole (Aircraft Stand Taxilane) Parte del piazzale destinata a via di rullaggio ed avente la funzione di fornire accesso unicamente alle piazzole di sosta aeromobili.

 

2. Via di rullaggio sul piazzale (Apron Taxiway) Parte di un sistema di vie di rullaggio situato su un piazzale ed avente la funzione di permettere il rullaggio attraverso il piazzale stesso.

 

3. Raccordo/Taxiway di uscita rapida/(Rapid Exit Taxiway) Via di rullaggio collegata, ad angolo acuto, ad una pista e avente lo scopo di permettere ai velivoli in atterraggio di liberare la pista a velocità maggiore di quella consentita sugli altri raccordi di uscita, minimizzando di conseguenza i tempi di occupazione della pista stessa.

 

-Zona di arresto (Stopway) Un‟area rettangolare definita, oltre la fine della TORA, adeguatamente preparata quale area idonea nella quale un aeromobile può essere arrestato in sicurezza nel caso di decollo interrotto.

 

-Clearway Un‟area rettangolare, su terra o su acqua, oltre la fine della TORA, e sotto il controllo del gestore, scelta o preparata come area idonea al di sopra della quale un velivolo può eseguire parte della sua salita iniziale fino ad una altezza specificata. 15 Gennaio 2017

Ryanar: ancora una svolta sui bagagli on-board e in luggage

Target: trolley e a mano dal 15 gennaio 2018. Una volta c’era la prima classe e quella turistica, la premium class e tanti altri optionals, ma disponibilità limitate e circoscritte a tariffe ben definite. La realtà dopo la de-regulation, la liberalizzazione, l’avvento delle low cost in Europa e la varietà dell’offerta dei posti a bordo e relativa differenziazione tariffaria ha scompaginato e ingarbugliato le aspettative, le attese dei passeggeri. I bagagli odierni (in certe aerolinee, ma non in tutte) dovrebbero conformarsi a dimensioni massime di 55x40x20 centimetri e uno da 35x20x20 centimetri.

Offerte di Voli low cost e voli economici, imbarco prioritario e business e first e Premium e Privilege Club e relative disponibilità di zainetti, hand baggage, smartphone, tablets, trolley on-board sono diventati il cruccio e l’incubo del passeggero che acquista un biglietto aereo.

Quali dimensioni e quale peso massimo devono avere i “bagagli” compatibili con le disposizioni di ogni singola aerolinea? Se Ryanair assicura, dal prossimo 15 Gennaio, a bordo esclusivamente a clienti con tariffe di ’Imbarco Prioritario due bagagli a mano in cabina. I passeggeri che hanno acquistato altre tariffe potranno portare in cabina solo il bagaglio a mano più piccolo. Il secondo finirà in stiva es enza extra costi. Almeno si spera, fino alla prossima normativa su bagagli.

L’obiettivo dichiarato e perseguito da Ryanair è la riduzione dei tempi di imbarco e, probabilmente il transito tra un volo e quello successivo.

"In questo modo - ha affermato John F. Alborante, sales & Marketing Manager Italia di Ryanair - si potranno rendere più veloci le procedure d’imbarco ed eliminare eventuali ritardi. Inoltre la nuova policy bagagli offre ai nostri clienti tariffe più basse per il bagaglio registrato, aumentandone del 33% il peso consentito".

La politica associata all’imbarco bagagli della maggior low cost europea ha, comunque in tal senso, recentemente ridotto da 35 a 25 euro il costo dei bagagli da stiva e aumentato la franchigia da 15 a 20kg al fine di incentivare la clientela ad acquistare il bagaglio registrato e ridurre il volume di quelli a mano.

La modalità identificata in Ryanair come “Imbarco Prioritario” è acquisibile con un extra costo di 5 euro in fase di prenotazione, oppure a 6 euro fino a un’ora prima della partenza del volo. Il bagaglio a mano on-board deve conformarsi a dimensioni di 35 x 20 x 20 cm per entrare agevolmente sotto il sedile davanti al passeggero.

Qualora invece il passeggero con pacchetti Premium e i due bagagli a mano, Flexi Plus, Plus o Family Plus potrà portare a bordo due propri bagagli a mano, il trolley e la borsa con le misure consentite. La sistemazione usuale, sulla cappelliera, sotto la poltrona anteriore. Eventuali infrazioni saranno sottoposte a sanzioni con una penale pari a 50 euro per “luggage”.

Quali siano i criteri e le regolamentazioni per l’imbarco delle altre aerolinee, in progressivo e comparato e concorrenziale aggiornamento, dovranno, necessariamente, essere verificate da ogni singolo passeggero nella fase di “prenotazione” del volo se operato in selfservice by internet e/o in agenzia. 13 Gennaio 2018

Aeroporti e BSCI, uno studio ogni cinque anni

L’esigenza di studi naturalistici-ambientali sul rischio di wildlife strike. La gestione del rischio volatili e avifauna in genere intorno agli aeroporti, la valutazione della pericolosità delle opere, delle piantagioni, delle attività che potrebbero costituire richiamo per la fauna selvatica entro i 13 km da una pista di aeromobili civili commerciali e di aviazione generale devono essere preliminarmente analizzate e valutate. Quale realtà vive il sistema degli aeroporti maggiori e minori (e le stesse basi militari) del Belpaese?

ENAC, tra l’altro ricorda come il Bird Strike Committee Italy (BSCI) italiano è sorto 1987, tra i suoi compiti si ricordano quelli di “supportare gli organi interni ENAC e i gestori aeroportuali; effettuare corsi di formazione, visite mirate e azioni di sensibilizzazione e coinvolgere gli enti territoriali e mantenere i rapporti internazionali.

Preliminare per ogni pista di volo è la predisposizione dello studio Naturalistico-ambientale: “ciascuna società di gestione di un aeroporto certificato dovrà predisporre uno studio di tipo naturalistico-ambientale sulla base del quale intraprendere azioni di mitigazione per prevenire rischi di wildlife strike”

Lo studio deve contenere:

“inquadramento ambientale dell’aeroporto, identificazione delle specie di avifauna presenti, loro abbondanza mensile, habitat utilizzato, orari di presenza, aree di concentrazione all’interno del sedime, evidenziazione di eventuali rotte di passaggio, presenza di altra fauna selvatica potenzialmente pericolosa per il traffico aereo;

localizzazione delle eventuali fonti di attrazione per volatili ed altra fauna selvatica presenti in aeroporto e nelle aree limitrofe il sedime aeroportuale;

valutazione della potenziale pericolosità delle presenze faunistiche per la navigazione aerea.

Lo studio ha una durata non inferiore a 12 mesi consecutivi, non interrompe l’uso dei sistemi di prevenzione eventualmente già in uso e deve essere inviato, una volta concluso, all’ENAC - Bird Strike Committee Italy ed in copia alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente per territorio. L’ENAC - BSCI, entro 60 giorni dall’acquisizione dello studio comunicherà le eventuali osservazioni al gestore e, per informazione, alla Direzione Operazioni ed alla Direzione Aeroportuale competente. Lo studio, commissionato dal gestore aeroportuale, che se ne assume la piena responsabilità nei confronti dell’ENAC, deve essere eseguito da professionisti, enti, società o altri organismi con documentata esperienza specifica nel settore, in grado di garantire un adeguato livello scientifico.

Lo studio ha una validità temporale di cinque anni. Trascorso tale periodo è necessario predisporre un nuovo studio aggiornato che contenga tutte le informazioni sopra richieste; alternativamente le informazioni di cui sopra possono essere raccolte dal gestore attraverso un adeguato piano di monitoraggio valutato favorevolmente dall’ENAC-BSCI ed inserite all’interno delle relazioni annuali wildlife strike.

Il Piano di Prevenzione e Controllo Volatili

Le linee guida per un corretto Piano di gestione e controllo sono reperibili nel punto 5.4 della Circolare APT-01B. Il piano viene approvato nel contesto del processo della certificazione di aeroporto dalla competente struttura dell'ENAC, fermo restando che il giudizio finale sull'efficacia del piano non potrà che risultare a posteriori sulla base dei risultati ottenuti.

Decorsi dodici mesi dall'inizio dell'attuazione delle misure previste nel piano, la società di gestione sottoporrà all'ENAC una relazione di risk assessment basata sugli impatti del periodo considerato, comparati con quelli dello stesso periodo dei due anni precedenti, proponendo, nel caso in cui non venisse rilevata una diminuzione del numero e/o della gravità degli impatti, un adeguamento delle misure adottate.

Il Reporting

La raccolta e la comunicazione dei dati di evento di wildlife strike è di fondamentale importanza per la conoscenza del fenomeno da parte dell'ENAC, nonché per la ottemperanza a quanto disposto dal D. Lgs. n. 213 del 2.5.2006 di recepimento della Direttiva CE 2003/42.

Allo scopo di pervenire ad un corretto risk assessment a livello locale è perciò necessaria la disponibilità di una raccolta completa di dati nella quale confluiscano tutti gli eventi occorsi e/o conosciuti. A norma del regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, il gestore aeroportuale, deve riportare ad ENAC ogni evento di wildlife strike, nonché redigere una statistica annuale e trasmetterla ad ENAC.

Va tuttavia precisato che il numero totale degli impatti non può, in assoluto, essere considerato come un indice del rischio o dell'efficacia delle misure di controllo dei volatili in un aeroporto, in quanto un corretto risk assessment deve tener conto anche di altri fattori, quali la localizzazione dell'aeroporto, il numero di movimenti sull'aeroporto interessato, la massa ed il peso del volatile, il numero degli esemplari coinvolti ecc..” 12 Gennaio 2018

Aeroporti di Trapani e Palermo: in 80 km e stesso bacino di traffico

Numerosi sono gli scali di prossimità con masterplan da “stracciare”! Il Piano Nazionale Aeroporti nel corso della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 2015 aveva definito come dallo storico assembramento di oltre 90 aeroporti della Penisola – a seguito del parere delle competenti commissioni parlamentari e la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri – erano stati identificati una quarantina di scali aerei di riferimento. Undici strategici e 26 di interesse nazionale, circa. Il traffico aereo civile-commerciale, finalmente avrebbe superato uno scenario di “perdite, sprechi e inefficienze” individuando, tuttavia ben 10 bacini di traffico omogeneo. Uno studio e una analisi basati sul criterio di una distanza massima di 2 ore di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica. I 10 bacini, tuttavia, 1) Nord-Ovest, 2) Nord-Est, 3) Centro-Nord, 4) Centro Italia, 5) Campania 6) Mediterraneo-Adriatico, 7) Calabria, 8) Sicilia Occidentale 9) Sicilia Orientale, 10) Sardegna“, sono caratterizzati da aeroporti localizzati a distanze minime.

La notizia dei giorni scorsi, che rimanda ad una dichiarazione del presidente dell’Enac, Vito Riggio, a margine di una conferenza stampa svoltasi al “Falcone e Borsellino” che gli scali di Trapani Birgi e Palermo Punta Raisi, distanti da 60-90 km, dovrebbero: “fare un accordo con Trapani-Birgi perché questa concorrenza tra due aeroporti in territori confinanti è ridicola”, non meraviglia gli analisti. Anche se appare sorprendente. La stessa situazione di sovrapposizione e prossimità concerne numerosi scali del Belpaese e quasi tutti i 10 bacini di traffico sopra delineati. Anche se nessun autorevole esponente del trasporto aereo nazionale e/o giornalista di economia dei trasporti non ha granchè argomentato in materia.

Quando, ad esempio, il bacino di Traffico dell’aeroporto di Pisa contrassegnato dalla seguente nota “Pisa si trova in una ricca e attiva area della Toscana popolata da circa 2,6 milioni di abitanti che vivono a meno di 1 ora di distanza dall’Aeroporto -Distanze dall’Aeroporto di Pisa:

• entro 30 minuti: circa 815.000 abitanti

• entro 60 minuti: circa 2,6 milionidi abitanti

• entro 120 minuti: circa 5,4 milioni di abitanti (Dati ISTAT 2012), evidenzia l’entità della popolazione che potrebbe polarizzarsi su questo scalo in antagonismo e competizione con altri equivalenti. Ovvero quelli di Firenze Peretola, Bologna Panigale, Genova Sestri, Parma, Forlì, Rimini, Ancona, Perugia e, probabilmente, in 120 minuti di auto-treno e mezzi equivalenti, anche Roma Fiumicino e degli scali del Lombardo-Veneto.

Quali considerazioni e riflessioni possono scaturire in relazione al network di medio-lungo raggio da determinati scali aerei? Ma anche di corto raggio. E quali compatibilità tra aeroporti con problematiche di coesistenza con la comunità ed il territorio circostante ed i relativi masterplan aeroportuali al 2030-2045?

La dichiarazione del presidente ENAC, ovvero “questa concorrenza tra due aeroporti in territori confinanti è ridicola”, non potrebbe, forse, essere estesa anche al dualismo Linate-Orio al Serio, Venezia Tessera – Treviso (ancorchè dello stesso gestore), Verona-Bergamo e altri? 29 Dicembre 2017

Aeroporti e impatto volatili: bizzarrie nelle informative ai piloti

Tra Storni, Piccioni, Cornacchie, Gabbiani, Aironi, Gheppi, Rondoni, Rondini e Poiane. Quali criterio è stato adottato in Italia per informare i piloti che operano sulle piste in relazione al rischio volatili, impatto volatili e birdstrike in genere? Se ENAC, anche in recenti documenti e pdf ha, recentemente, segnalato come “l’esistenza di acquacolture, allevamento di pesci (la loro dimensione e produzione) e le fonti attrattive per volatili equivalenti e altro” non debbano essere localizzati ad una distanza inferiore a 13 km da aeroporti /o dalle piste di volo quale informativa specifica dispongono, a riguardo i piloti?eSono dati e comunicazioni storiche e contingenti coerenti con l’esistenza di volatili (le varie tipologie ad esempio) e con i frangenti delle fasi specifiche di decollo e atterraggio.

Con tali presupposti Aerohabitat ha comparato qualche “segnalazione” disponibile su due speciali scali del Belpaese. Nel dettaglio con due aeroporti accomunati dalla contigua presenza di acque, fiume e laghetti prospicienti. Ovvero come riportato dalla circolare ENAC APT 33 "Procedure per la prevenzione dei rischi di impatto con volatili ed altra fauna selvatica (wildlife strike) negli aeroporti" e dalla Informazione Tecnica "Linee guida relative alla valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti", che sono circostanziate e precisate:

"L’Art. 711, inoltre, prescrive che le zone di cui sopra sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea.

...Si è scelto di classificare le fonti attrattive più importanti con la consapevolezza di non poter così rappresentare tutta la complessa varietà di habitat possibili.

3.1 Zone umide:

3.1.1 Impianti di depurazione acque reflue

3.1.2 Laghetti e bacini d’acqua artificiali

3.1.3 Canali artificiali e corsi d’acqua

3.1.4 Produzioni di acquicoltura

3.1.5 Aree naturali protette.

Il risultato è davvero sbalorditivo:

Se in un caso i piloti possono leggere nella nota riguardante le restrizioni locali ai voli “Aerodromo utilizzabile con precauzione a causa della concentrazione di gabbiani”, nel secondo caso invece l’informativa è ultradettagliata.

Nelle note relativa alle “concentrazioni di volatili” viene precisato:

“Presenza di volatili nell’area di manovra e nelle vicinanze come dettagliato nella tabella sottoriportata. Attività di monitoraggio/allontanamento in atto Circolare ENAC APT 01-B.

Un ampia tabella di quasi due pagine segnala ben nove tipologie/specie di volatili, la loro periodo di presenza, le ore di presenza giornaliera, la quota media di concentrazione dei volatili, la grandezza degli stormi, le aree di maggior rischio e la distribuzione nell’area di manovra.

Le specie di volatili identificate in questo secondo scalo sono, lo Storno, il Piccione Torraiolo, la Cornacchia, Il Gabbiano Comune, l’Airone Cenerino, il Gheppio, il Rondone, la Rondine e la Poiana.

Quale la ragione e/o causa di una differenziata analisi, conoscenza e informativa ai piloti? Probabilmente nel secondo caso è stato commissionato uno studio specifico? Chi ha la responsabilità e chi deve sollecitare una indagine specifica? Quali sono gli esperti, i professionisti, enti, società o altri organismi con documentata esperienza specifica nel settore, che possono garantire un adeguato livello scientifico su un dato aeroporto?

Sono riscontri indispensabili e indifferibili, i soli in grado di inquadrare il monitoraggio e i piani di allontanamento dei volatili per limitare il “rischio” relativo.

Sono indagini, studi e valutazioni complessive. Un punto cruciale per correlare le ricadute su livelli di safety analizzati dal sistema SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) e dal BRI (Birdstrike Risk Index) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (versione 2.0).

Come Aerohabitat ha sintetizzato in una recente news:

“In definitiva quale relazione, quale considerazione è stata assunta, quale criterio ha sviluppato, ad esempio il SARA - “accident location model with Sapienza University of Rome” con l’esistenza di acquacolture, allevamento di pesci (la loro dimensione e produzione) e le fonti attrattive per volatili equivalenti e altro localizzati ad una distanza inferiore a 13 km dalle piste e/o dalle piste di volo? ENAC, in definitiva, nella valutazione delle “policy of land use in the surrounding of the airports defining four Public Safety Zones. Each of them is defined by the 10-4,10-5 and 10-6 risk contours and in the area outside 10-6 risk contour is considered not influenced by the aeronautic activity” per gli aeroporti con traffico aereo superiore e inferiore a 50mila/voli/anno ha predisposto una valutazione adeguata a tale incidenza birdstrike? 26 Dicembre 2017

Aeroporti e masterplan e VIA “sostenibili”: miraggio e/o abbaglio acustico?

Le mappe acustiche, innanzi tutto, sono da rifare con AEDT. Una delle opzioni per la coesistenza tra territorio, comunità e un aeroporto è l’adozione di una serie di misure intese a ridurre l’impatto acustico dei velivoli, delle flotte civili, commerciali e militari. Attenuare gi spazi di rumore nell’area attorno alle piste di volo e ground-side per mantenere e/o migliorare “la qualità di vita degli abitanti vicini e promuovere la compatibilità tra attività aeronautiche e aree residenziali, in particolare laddove sono coinvolti voli notturni”.

A che punto siamo in Italia e in Europa?

Dopo la risoluzione A33/7 dell’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale (ICAO) e l’imposizione dell’idea di “approccio equilibrato” la materia avrebbe dovuto dipanarsi e risolvere e/o perlomeno procedere verso una situazione di “mitigazione” delle ricadute. Una realtà, probabilmente, perseguita e raggiunta in Europa: non altrettanto nel Belpaese.

Con il Regolamento (UE) N. 598/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014, sono state aggiornate le “disposizioni” della Comunità Europea e istituito norme e procedure per l’introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti dell’Unione, nell’ambito di un approccio equilibrato, e abroga la direttiva 2002/30/CE.

Dopo il ritiro dei velivoli più rumorosi, ovvero di Capitolo 2 Chapter 2, dovrebbero volare solo le flotte dal Capitolo 3 e Capitolo 4, con il varo e verifica di certificazioni e livelli di manutenzione dei propulsori che attestino tali requisiti “acustici”. Avviene? E’ indiscutibile che le flotte “militari” operino indifferenti a tali restrizioni, così come aeromobili civili-commerciali di alcune aerolinee e/o determinati Paesi non siano sottoposti a sistematici controlli di “mantenimento” dei certificati acustici originali.

A fronte della storica Direttiva 2002/30/CE con la quale il Parlamento europeo e del Consiglio, erano state elaborate e proposte procedure e restrizioni operative a terra e in volo (utilizzo reverse-spinta inversa e tecniche di decollo ed atterraggio) per il progressivo contenimento del rumore negli aeroporti della Comunità. Identificando la ripartizione “delle responsabilità e precisare i diritti e gli obblighi dei soggetti interessati durante il processo di determinazione del rumore, in modo da conseguire gli obiettivi di a battimento del rumore con misure improntate al principio costi/efficacia per ogni aeroporto”.

Le procedure proposte e le restrizioni operative negli aeroporti dell’Unione, ad opera degli Stati membri in base alla valutazione di ogni singola situazione, avrebbero potuto anche determinare limiti alla capacità, numero dei movimenti ora, giorno e massimo annuo al fine di assicurare livelli acustici massimi ammissibili. In definitiva per assicurare l’adeguato e ottimale clima acustico nell’intorno degli aeroporti.

L’efficienza operativa di uno scalo avrebbe dovuto armonizzarsi con il conseguimento specifico “di abbattimento del rumore” con l’obiettivo esteso a tutti gli aeroporti: con un traffico superiore a 50 000 movimenti di velivoli/ anno e quelli affossati nei centri storici e cittadini/metropolitani.

Anche nell’ipotesi di inequivocabili restrizioni operative dirette a contenere il rumore: un plafond massimo dei voli consentiti che tradotti in un “monte acustico globale” avrebbe potuto riconsiderare anche le flotte aeree con cui operare su un determinato scalo. Il limite anno di 16.300 movimenti di velivoli di Categoria-Capitolo-Chapter 3 avrebbero potuto diventare 24.000 movimenti/anno di flotta di Capitolo-Chapter 4.

La determinazione delle mappe acustiche aeroportuali in Lva, in Italia elaborate con modello matematico INM, avrebbero dovuto essere aggiornate con il modello AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b) che ha reso arcaico e inadeguato quello ancora utilizzato e in vigore in sede di Commissioni Aeroportuali. Che tra l’altro non è stato ciclicamente ri-pristinato, magari ogni biennio, in relazione alle quote aumentate di numero di voli sulle piste. A riguardo il punto 9 del Regolamento (UE) N. 598/2014 sostiene:

“La determinazione del rumore, da effettuarsi con regolarità conformemente alla direttiva 2002/49/CE, dovrebbe condurre all’adozione di misure supplementari di abbattimento del rumore solo se la combinazione delle misure vigenti di mitigazione non consente di raggiungere gli obiettivi prestabiliti in materia di abbattimento, tenendo conto dello sviluppo previsto dell’aeroporto. Negli aeroporti in cui è stato constatato un problema di inquinamento acustico, ulteriori misure di abbattimento del rumore dovrebbero essere individuate in conformità della metodologia dell’approccio equilibrato. Al fine di garantire un’ampia applicazione dell’approccio equilibrato nell’Unione, si raccomanda di ricorrere a tale approccio ogniqualvolta il suo uso sia considerato adeguato dal singolo Stato membro interessato, anche al di là dell’ambito di applicazione del presente regolamento. Restrizioni operative volte a contenere il rumore dovrebbero essere introdotte solo se altre misure dell’approccio equilibrato non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi specifici prestabiliti in materia di abbattimento del rumore”.

Lo stesso Regolamento (UE) N. 598/2014, in relazione alle ricadute acustiche sui cittadini e agli esiti sulla salute, al punto 11) riporta con forza:

“È necessario riconoscere l’importanza degli aspetti relativi alla salute in relazione a problemi di inquinamento acustico ed è pertanto importante che tali aspetti siano tenuti in considerazione in modo coerente presso tutti gli aeroporti quando è presa una decisione sugli obiettivi di abbattimento del rumore, tenendo conto dell’esistenza di norme comuni dell’Unione in questo settore. Gli aspetti relativi alla salute dovrebbero essere quindi valutati in conformità della legislazione dell’Unione in materia di valutazione degli effetti del rumore”. 22 Dicembre 2017

La perenne crisi Alitalia vs il successo delle low cost e Ryanair

Dopo M5S anche il Ministro Carlo Calenda: quanto costano le low cost? Quali esiti? La questione dei contributi di co-marketing ottenuti da Ryanair nel corso degli ultimi 20-25 hanno, in qualche modo, causato, alimentato e riproposto ciclicamente la crisi Alitalia? Nel corso degli ultimi 20-25 anni, tuttavia, anche Alitalia ha inghiottito finanziamenti, ricapitalizzazioni e prestiti a carico del contribuente con inevitabile doppio aggravio per il sistema Paese.

A quanto ammontano quindi i contributi “pubblici e parapubblici” sottoscritti con accordi con le low cost in genere? Note stampa, a questo proposito, riferiscono come Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda avrebbe sollecitato gli stessi commissari di Alitalia di verificare l’ammontare sborsato dalle Regioni e istituti locali. E’una richiesta che meraviglia e che ripropone la spinosa questione, rilevando, innanzi tutto, che non siano disponibili dati in tal senso. Possibile che una qualche autorità centrale e/o locale del trasporto aereo italiano non abbia raccolto dati in proposito? Lo scenario ipotizzato da M5S di circa 1 miliardo di euro in soli 10 anni, tra Ryanair e altre low cost, avrebbe destabilizzato non soltanto Alitalia ma lo stesso mercato concorrenziale competitivo negli scali aerei del Belpaese?

Una varietà estesa di enti locali, Regioni, Province e Comuni, avrebbero consentito a numerosi scali di moltiplicare i passeggeri trasportati, raggiungendo milioni (3-5-10) di passeggeri/anno ada un lato e assicurando, comunque, collegamenti ad aeroporti periferici senza adeguati volumi di traffico. Tali da rendere attraente il volo alle low cost.

Luigi Gubitosi, uno dei tre commissari di Alitalia ha proposito, ha, tra l’altro, dichiarato:

"Abbiamo una causa in via di sentenza molto importante presso la Corte di Cassazione sulla trasparenza, l'accesso agli atti di alcuni aeroporti e Ryanair. La stima che noi abbiamo è tra i 100 e i 150 milioni di sussidi o contributi al marketing. Sono stime nostre. Questo è il tema del contendere. Ad esempio, per la Sardegna ci sono bandi trasparenti e pubblici cui partecipiamo noi e altri concorrenti e, in questi casi, vinca il migliore. Ma, se si ritiene di dare questi contributi ci dovrebbe essere trasparenza e parità di accesso".

I voli dalle regioni Veneto, Emilia, Sicilia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche, FVG, Piemonte e le restanti non dispongono forse dei documenti sottoscritti da accordi di co-marketing, una sostanziosa e non troppo originale promozione dello specifico territorio, con le low coste con Ryanair nello specifico?

Per il solo scalo di Bologna un dossier M5S dei mesi scorsi, sostiene un finanziamento ai voli di circa 200 milioni di euro in solo 10anni, circa 20 milioni/anno. Lo scalo di Rimini avrebbe “sostenuto” il suo territorio con voli per un costo di 55 milioni in 5 anni (2009-2013).

In attesa di un resoconto complessivo dei sostegni ai voli delle low cost diventa inevitabile poter elencare il numero dei collegamenti e delle frequenze attivate dai tanti aeroporti italiani. Centinaia se non migliaia, in una sorta di disarticolata e concorrenziale e caotica lotta tra scali aerei, magari localizzati nei medesimi bacini di traffico aereo. Una sorta di risposta disordinata e confusa alle disposizioni del cosiddetto Piano Nazionale Aeroporti. 20 Dicembre 2017

Aeroporti e carico antropico: ecco perché è una emergenza!

Art. 707 e Art. 715 del CdN, prima di ogni altra considerazione di impatto ambientale. Certo, i cittadini residenti nell’intorno aeroportuale, come anche gli occasionali passanti che vi transitano, percepiscono innanzi tutto l’impatto acustico e il sapore gusto amaro – dalle narici – delle emissioni gassose di un aeromobile in basso passaggio sui caseggiati e/o in sorvolo sulle viabilità circostante alle piste e al sedime aeroportuale. Ma l’ENAC e i Comuni nei quali è localizzata l'infrastruttura aeroportuale aperta al traffico civile-commerciale (in realtà anche di quello militare italiano e/o NATO e/o USA), nel contesto delle normative aeroportuali vigenti e, precisamente, a quanto disposto dal Codice della Navigazione;

 

il D.Lgs 9 maggio 2005, n. 96 e relative disposizioni correttive ed integrative di cui al D.Lgs 15 marzo 2006, n.151, ha operato la revisione della parte aeronautica del Codice della Navigazione ed, in particolare, del Capo III Vincoli della proprietà privata, soprattutto dopo la sentenza del Consiglio di Stato n. 1360 del 0610412016

 

ricorsi riuniti RG nn. 5965 e 6199/2015; in relazione alle servitù e limitazioni sulle aree limitrofe agli aeroporti, prospettando nuovi vincoli, non più legati alla configurazione del sedime aeroportuale, ma connessi maggiormente alla tipologia ed alle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull'aeroporto considerato.

 

Dopo le disposizioni del comma 5 dell'art. 707 del Codice, i Comuni territorialmente competenti debbono adottare appositi Piani di Rischio aeroportuali, soggetti al parere di ENAC, che andranno poi recepiti negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni al fine di disciplinare, nelle direzioni di decollo e atterraggio dell'aeroporto, le opere e le attività compatibili con il rischio derivante dalla navigazione aerea.

 

In seguito all’aggiornamento del Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, edizione 2 emendamento 9 del 23/10/2014, alla Circolare APT-33 del 30/08/2010, emessi dall'Ente Nazionale Aviazione, un tavolo di concertazione sulle misure della tutela del territorio sarebbe stato attivato e aperto in quasi ogni aeroporto del Belpaese.

 

E’, comunque, il CdN con l'art. 715 a disporre e prefigurare una policy di riduzione del rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti: la valutazione di impatto del rischio (Piano di risk assesment) dovrà costituire un ruolo primario nell’analisi e che i Comuni dovranno tener conto nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio.

 

Dopo l’emanazione delle curve isorischio - stato attuale e stato futuro (VIA, VAS Masterplan) realizzato con elaborazione di un modello matematico che un interrogazione parlamentare M5S, riferendo note di uno studio UK, ha sottoposto a scontati quesiti di conformità – in relazione alle due testate della pista – una delibera di Giunta, confermata da una votazione del Consiglio Comunale, congruenti con eventuali altri Comuni di sedime aeroportuale e/o coinvolti dalle curve di isorischio qualora siano esterni allo stesso sedime, perciò caratterizzati da uniformi criteri di definizione, per le zone sottoposte a tutela nelle direzioni di decollo e atterraggio.

 

La distribuzione probabilistica degli incidenti-eventi aeronautici (oltre l’80% avvengono nell’intorno delle piste) e gli standard delle piste-rullaggi-parcheggi, le caratteristiche tecnico operative della pista di volo, il Regolamento ENAC – ha identificato, oltre alle zone di tutela, le limitazioni alla proprietà privata derivanti dall'attuazione dei piani di rischio si applicano alle nuove opere e alle nuove attività da insediare nel territorio circostante l'aeroporto, valutando l’eventuale esistenza di attività o edifici “storici” incompatibili, e ai sensi del paragrafo 6.4 capitolo 9 del Regolamento aeroporti, la mitigazione delle conseguenze deve essere analizzata e verificata su due criteri base:

 

a) del contenimento del carico antropico;

 

b) nell'individuazione delle attività incompatibili.

 

Quale è il quadro delle evidenze negli aeroporti italiani con un numero di voli odierni e/o stimati in relazione al masterplan al 2020-2030-2040 superiore a 50mila/voli/anno?

 

Quale negli scali aerei che pur registrando, anche in prospettive meno di 50 mila/voli/anno, sono affossati in centri storici cittadini, in prossimità di edificazioni specifiche, centri commerciali, ospedali, autostrade, istituti scolastici, università e stadi di calcio sottoposti ai medesimi criteri di “calcolo del rischio” in relazione a specifici livelli di “carico antropico”? 19 Dicembre 2017

IRESA (Imposta Regionale Emissioni Sonore Aeromobili): anomalia italiana

Una Risoluzione in Commissione per un tributo dovuto! La questione IRESA in Italia è davvero inverosimile. I Comuni aeroportuali destinatari obbligati per una imposta che avrebbe dovuto costituire un finanziamento per le opere e gli interventi di disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti, nelle Regioni che hanno predisposto tale “tassa” a carico delle aerolinee e limitata all’irrisoria somma di 0,50 euro a tonnellata, una aliquota è destinata a “dipendenti in cassa integrazione”. Occorre davvero “ripensare” e riformulare integralmente l’IRESA. Sarà possibile e realizzabile? In tale quadro si muove l’iniziativa attivata dall’On. Arianna Spessotto.

 

Risoluzione in commissione 7-01344 presentato da SPESSOTTO Arianna e dagli On. Crippa, Villarosa, Sibilia, e De Rosa

premesso che:

l'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili (IRESA), istituita dalla legge 21 novembre 2000, n. 342, «Misure in materia fiscale» (articoli 90-95), è un tributo, a totale carico delle compagnie aeree, la cui ratio è rinvenibile nella necessità di ridurre l'inquinamento acustico nelle aree limitrofe agli aeroporti e migliorare la vivibilità dei territori coinvolti dalle attività aeroportuali;

all'articolo 90, comma 1, si stabilisce che il gettito derivante da tale imposta attribuito ad ogni regione o provincia autonoma per ogni decollo ed atterraggio dell'aeromobile civile negli aeroporti civili – venga destinato «prioritariamente al completamento dei sistemi di monitoraggio acustico e al disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti in aree facenti parte dell'intorno aeroportuale»;

successivamente, con il decreto legislativo n. 68 del 2011 in materia di autonomia di entrata delle regioni, l'Iresa è stata trasformata in tributo proprio regionale, a decorrere dal 1º gennaio 2013, rimettendo «la concreta istituzione dell'imposta e la disciplina del e relative modalità applicative [...] all'autonomia delle singole Regioni»; ferma restando la facoltà per le regioni di sopprimerla, come ha fatto di recente la regione Lombardia con la sospensione del tributo a partire dal 1º gennaio 2013;

tuttavia, soltanto alcune regioni hanno istituito l'Iresa con importanti differenze a livello nazionale, tanto che la Conferenza Stato-regioni, per garantire omogeneità legislativa ha dettato regole comuni con un range di aliquote (doc. 12/175/CR5a/C2);

a seguito di specifica segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato del 20 agosto 2013, è stato introdotto l'articolo 13, comma 15-bis, del decreto-legge n. 145 del 2013, che ha stabilito il valore massimo dell'imposta nella misura di 0,50 euro a tonnellata e la rimodulazione del tributo in base alla distinzione tra voli diurni e notturni e alle peculiarità urbanistiche delle aree prospicienti i singoli aeroporti;

ad avviso dei firmatari del presente atto, il quadro normativo vigente non solo risulta disomogeneo a livello nazionale e non ispirato a criteri di efficienza, ma l'Iresa non rispecchia la natura di «imposta di scopo», essendo talvolta (come nel Lazio) destinata solo per il 10 per cento alla gestione dei costi sociali delle emissioni sonore provenienti dagli aerei;

come sottolineato anche dalla Corte dei conti, con la deliberazione n. 7/2012/G, le disposizioni normative di cui sopra, trovano collocazione in un ben più ampio quadro normativo la cui cornice è costituita dal diritto alla salute, «fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività» (articolo 32 della Costituzione) e dalla tutela dell'ambiente, alla quale la legge costituzionale n. 3 del 2001, nel riformare il titolo V della parte II della Costituzione, ha attribuito esplicito riconoscimento costituzionale (articolo 117, secondo comma, lettera s),

impegnano il Governo:

ad assumere le opportune iniziative normative volte a definire criteri uniformi per il calcolo dell'Iresa, tali da condurre ad una definizione univoca del livello del tributo, almeno relativamente ad una soglia minima, per tipologia e caratteristiche, evitando gli effetti distorsivi di cui in premessa e quindi la possibile disapplicazione dell'Iresa a livello regionale;

ad assumere tutte le necessarie iniziative affinché sia garantito che il gettito di imposta, devoluto alle regioni, venga poi effettivamente destinato «in via prevalente» al sostegno del costo degli interventi necessari per contenere il rumore e compensare la popolazione residente, come appunto avviene in altri Stati membri dell'Unione europea, attraverso la definizione di una soglia minima valida per tutte le regioni e tale da garantire un equo indennizzo alle popolazioni residenti nelle zone dell'intorno aeroportuale. 18 Dicembre 2017

Impatto volatili, EASA e una NPA (Notice of Proposed Amendment)

Analisi e commenti del Com.te Paul Eschenfelder e Dr. Valter Battistoni .Commenti alla NPA – EASA 2017-16 - Engine bird ingestion RMT.0671

Premessa

L’EASA ha recentemente diffuso una NPA (Notice of Proposed Amendment) contenente la proposta di modifica delle specifiche di certificazione per i motori a turbina di un aeroplano (CS-E), per quanto concerne l’ingestione di volatili di medie dimensioni nel nucleo (“core”) del motore. Lo scopo è quello di includere nella normativa il requisito della continuità di funzionamento dopo un’ingestione ipotizzando la velocità di rotazione della ventola (fan) nelle condizioni di salita (o di avvicinamento), non cioè in quelle di decollo nelle quali, come noto, la maggiore velocità della ventola è in grado di “sminuzzare” il corpo estraneo rendendo meno probabile l’ingresso nel core di frammenti più grandi.

L’EASA ha sollecitato pertanto commenti su tale proposta alla quale abbiamo ritenuto di rispondere.

La NPA trae origine da alcune raccomandazioni di sicurezza emanate dalla US NTSB (National Transportation Safety Board) a seguito del notissimo incidente del Gennaio 2009 occorso a un A320 della USAir, che fu costretto ad ammarare nel fiume Hudson a seguito dell’ingestione in entrambe i motori di oche selvatiche. Assodato che il numero e le dimensioni dei volatili ingeriti in quell’occasione superavano gli standard esistenti, riferiti alle dimensioni delle prese d’aria dei motori, la NTSB ha ritenuto che i test di certificazione sarebbero risultati più realistici se effettuati alla potenza erogata nelle fasi di salita e di avvicinamento (finora non testati), piuttosto che al 100% della spinta, e ipotizzando l’ingestione di uccelli di taglia medio/piccola.

La NTSB ha inoltre raccomandato la revisione degli standard dei test di certificazione relativi a volatili di grossa taglia per valutarne l’applicabilità anche ai motori montati su aeromobili utilizzati nel medio raggio come l’A320 e il B737.

Per maggiori approfondimenti si rimanda alla lettura della NPA:

https://www.easa.europa.eu/system/files/dfu/NPA%202017-16.pdf

 

Il nostro commento

In prima battuta riteniamo di non poter condividere l’affermazione “the current fleet is on track to maintain the desired safety goal with the current regulations” (pag.28) messa a suo tempo nero su bianco dall’ARAC (Aviation Rulemaking Advisory Committee), a sua volta chiamato ad esprimersi dal NTSB a seguito dell’incidente di cui sopra.

In effetti nel recente passato si sono verificati ben quattro eventi di rilevante gravità (due addirittura catastrofici) in un periodo di soli 12 mesi.

Nel Gennaio 2009 a) un A320 è dovuto ammarare nel fiume Hudson a seguito dell’ingestione di uccelli in entrambe i motori. Tre mesi prima di questo incidente, b) un B737 è andato distrutto sull’aeroporto di Ciampino a causa dell’ingestione di volatili in entrambe i motori durante l’avvicinamento. Ancora tre mesi prima, a Burgas (Bulgaria) c) un A320 ha ingerito uccelli nei motori durante il decollo riportando danni gravi a entrambi. Nell’Ottobre 2009 d) un altro B737 ha sofferto una doppia ingestione a Knock (Irlanda) danneggiando anch’esso entrambe i motori.

(Gli eventi in questione sono i seguenti:

a) 15.01.2009: New York, USAir A320, N106US;

b) 10.11.2008: Ciampino,Ryanair B737, EI-DYG;

c) 03.08.2008: Burgas, Balkan Holidays Air A320, LZ-BHE

d) 19.10.2009: Knock, Bmibaby B737, G-OBMP

N.d.T.)

Mentre una montagna di parole è stata scritta sull’incidente dell’Hudson (perfino immortalato in un recente film di successo), la perdita di un aeromobile a Ciampino e l’evento ad alto rischio di Burgas sembrano essere stati tralasciati o troppo presto dimenticati. Per quanto riguarda il primo, è pur vero che l’ANSV non ha finora rilasciato un rapporto ufficiale al riguardo, ma il 12 Febbraio 2009 la stessa ANSV ha pubblicato un comunicato stampa sul proprio sito web preannunciando una “operazione di ispezione accurata dei due propulsori del B737 coinvolto in un bird strike lo scorso 10 novembre 2008” condotta unitamente a “rappresentanti delle autorità investigative di Francia (BEA), Irlanda (AAIU Irlanda) e Stati Uniti (NTSB), e della autorità dell’aviazione civile statunitense (FAA), della Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), della compagnia aerea coinvolta nell’incidente, del costruttore del velivolo

(Boeing) e del costruttore dei motori (CFM)”.

Seguirono poi altre investigazioni di parte, indipendenti e non ufficiali.

Nel merito, il pilota riferì di “un’enorme nuvola di storni che inghiottì l’aeromobile”. Nel momento in cui

diede potenza per tentare una riattaccata, entrambe i motori non risposero. Egli affermò anche che erano

“entrambi bloccati intorno al 40% N1”. Senza spinta, senza quota, senza idee né alternative, il pilota fu

costretto a “buttar giù” l’aeroplano sulla pista. L’impatto dell’atterraggio causò danni rilevantissimi al di

là di ogni possibilità di riparazione e il B737 fu infine radiato. L’esame dei motori rivelò in seguito la

presenza di materiale organico in quantità nei nuclei di entrambe i propulsori.

(E’ pertanto evidente da quanto precede che l’EASA, ma anche l’NTSB e la FAA, fossero a conoscenza delle

risultanze dell’ispezione, con particolare riguardo a tale ultimo aspetto. Appare quindi inspiegabile che

l’evento non venga neppure citato nella NPA. NdT)

Gli eventi che precedono chiamano dunque in causa sia il modo in cui l’EHWG (Engine Harmonization

Working Group, gruppo di lavoro cui l’ARAC delegò il compito di esaminare il problema, NdT) valuta la

sicurezza, sia gli standard attualmente vigenti in materia di ingestione nei motori.

Si sta ancora affrontando il problema del rischio nei modi in uso nel XX° secolo, cioè senza adottare

pratiche di gestione della sicurezza (safety management), come descritte nell’Annesso 19 ICAO. Non si

sta quindi valutando correttamente il rischio, e si preferisce fare affidamento su modelli statistici per

“contabilizzare” la sicurezza. Si ha perciò bisogno di un “failure”, un incidente, prima di decidere se il

rischio è abbastanza alto da richiedere azioni correttive. Mentre invece un SMS (Safety Management

System, di cui al citato Annesso 19 ICAO, NdT) valuta la minaccia prima dell’incidente. I principi del SMS

non richiedono un evento catastrofico per implementare azioni correttive.

L’EHWG entra nel dettaglio riguardo le perdite di potenza dei motori durante un arco temporale di 10

anni, ma non prende invece in considerazione gli incidenti veri e propri causati dall’ingestione di volatili.

Si ha la sensazione che l’impegno dell’AIA (Aerospace Industries Association) nel raccogliere appropriati

dati sui bird strike da fornire all’EHWG, per quanto lodevole, risulti poi menomato dalla decisione di

sterilizzare completamente i dati allo scopo di cancellare ogni eventuale indizio che porti ai costruttori dei

motori coinvolti. Tale impegno può essere di conforto per i costruttori, ma dovrebbe costituire una

preoccupazione per i viaggiatori: non si sta vedendo infatti un’esatta rappresentazione del rischio. Il

problema non è sapere quanti motori piantano o perdono potenza, ma piuttosto quale rischio corra

l’intero sistema: l’aereo.

Analizzare le singole avarie dei motori non riflette necessariamente il rischio di una doppia piantata nei

bimotori, cioè la causa degli eventi catastrofici.

In questo contesto non si può dimenticare la perdita nel 2005 nell’Ohio di un Falcon 20, adibito a trasporto

merci, dovuta a “una completa perdita di potenza dei motori” … a causa di una ingestione multipla di

uccelli in entrambe i propulsori, secondo quanto riportato nel rapporto finale del NTSB. Fu poi accertato

che entrambi i nuclei dei motori contenevano resti di piccoli volatili, nella fattispecie tortore (Zenaida

macroura).

(L’incidente cui si fa riferimento è occorso in data 01.09.2005 a Lorain (OH) al Falcon 20 marche N821AA

NdT)

Emerge dunque che sia l’incidente di Ciampino sia quello in Ohio sono stati causati da grandi stormi di

piccoli uccelli (storni e tortore NdT). In entrambe gli eventi le dimensioni degli stormi che hanno causato

gli incidenti sembra siano stati largamente superiori alle quantità previste dalla normativa attuale sulle

ingestioni di volatili.

Considerato che l’incidente sull’Hudson è stato causato da uccelli di dimensione superiore a quella

prevista dalla norma (oche canadesi, NdT), e i due incidenti di cui sopra sono stati originati anch’essi da

collisioni con stormi di dimensioni superiori alla norma, i normatori devono provare un senso di disagio

riguardo l’adeguatezza degli standard.

E’ certamente vero che i numeri di questi eventi ad elevata gravità sono piccoli, ma tuttavia mal si

confrontano con gli eventi causati da altri rischi naturali, come il wind shear o le ceneri vulcaniche, dove

il tasso di perdite è attualmente uguale a zero. Ed è altrettanto vero che oltre la recinzione aeroportuale

non c’è attualmente alcun altro mezzo di mitigazione del rischio se non la robustezza dei motori

dell’aeroplano.

Il tentativo di garantire per un certo tempo il funzionamento del motore dopo un’ingestione,

consentendo all’aeroplano di tornare a terra, rappresenta dunque un’enorme passo in avanti verso la

sicurezza.

Con riferimento poi a quanto sostenuto nel para 4.3.1 – “Ingestione di piccoli uccelli” - da parte dell’ARAC:

“data shows that these encounters with large numbers of small flocking birds have not resulted in

permanent engine power losses… “(pag. 30) l’affermazione non è supportata dai fatti.

Abbiamo prima citato almeno due casi emblematici di incidente catastrofico causati da stormi di piccoli

uccelli ingeriti nel “core” del motore che hanno causato una perdita di spinta. Ci chiediamo oltretutto

quale sia la rilevanza della frase “permanent engine power losses” in relazione alla capacità di prevenire

un incidente catastrofico. Sembra quasi un tentativo di aggirare con belle parole un chiaro problema

ingegneristico. Se, quando si chiede la spinta dal motore nelle fasi critiche del volo (decollo, avvicinamento

finale), questa non arriva, qual è il punto? Delle due l’una: o la spinta è disponibile e l’aeroplano vola, o

non è disponibile, e l’aeroplano si schianta. La sopravvivenza del sistema, l’aeroplano, è il fattore critico,

non il funzionamento di un motore.

In conclusione, l’accettazione di un nuovo concetto, in questo caso l’SMS - come previsto dall’Annesso 19

dell’ICAO -, è sempre lento ed ogni cambiamento è difficoltoso. Ricordiamo ancora l’iniziale resistenza

dell’EHWG più di una dozzina di anni fa quando fu avanzata l’ipotesi che i due motori di un bimotore

potessero effettivamente essere danneggiati/distrutti nello stesso evento. L’idea di sviluppare un vincolo

di continuità di funzionamento di un motore per consentire all’aereo di tornare a terra in sicurezza dopo

una doppia ingestione fu accolta, all’inizio con incredulità. Alla fine si riuscì a far passare il concetto di air

turn-back requirement ma limitatamente ai nuovi motori destinati agli aerei più grandi (A330, B777). Ora

più di un decennio dopo, e dopo diversi incidenti, l’EASA finalmente propone di estendere il concetto

anche ai motori di media grandezza destinati quindi ad aeroplani (A320, B737…) che, per inciso, oltretutto

attraversano più frequentemente le quote frequentate da volatili rispetto ai wide bodies. Non si può che

essere d’accordo.

(Libera traduzione e adattamento dall’inglese a cura di V. Battistoni)

Gli Autori:

Il Comandante Paul Eschenfelder ha frequentato i corsi sulla gestione della sicurezza presso la Naval Postgraduate School in Monterey, CA. Ha gestito inoltre i programmi di safety management per diversi comandi della Marina degli Stati Uniti. Nella concomitante carriera civile ha trascorso 20 anni partecipando a diversi programmi di sicurezza: è stato membro della FAA/JAA Engine Harmonization Working Group (EHWG), che ha modificato gli standard relativi all’ingestione di volatili per grandi aeroplani; ha fatto parte del Research, Engineering & Development Advisory Committee (REDAC) della FAA per gli aeroporti quando si iniziò a finanziare programmi di ricerca sulla fauna selvatica aeroportuale; ha prestato servizio per due mandati nell’Advisory Panel del Segretariato per l’Agricoltura quando si istituzionalizzò negli aeroporti americani l’attività aziendale sul controllo della fauna selvatica; è stato membro dello Steering Committee del Bird Strike Committee USA e dell’International Bird Strike Committee. Come professore associato alla Embry Riddle Aeronautical University ha organizzato e condotto il primo programma negli USA di formazione per il personale adibito al controllo della fauna selvatica negli aeroporti, riconosciuto dalla FAA. Ha scritto o presentato circa una trentina di articoli o documenti sui rischi derivanti da bird strike e sulla loro mitigazione. Nella più che trentennale carriera di pilota civile di linea ha volato in tutto il mondo su una grande varietà di aeromobili, dal DC9 all’A330.

 

Il Dr. Valter Battistoni ha conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Università di Roma. E’ stato dirigente del

Ministero dei Trasporti e successivamente dell’ENAC dove ha svolto una carriera trentennale come Direttore di

aeroporto. E’ stato per cinque anni Presidente del Bird Strike Committee Italy ed ha organizzato la raccolta dei dati degli impatti in maniera sistematica, rilasciando un rapporto finale annuale. E’ stato consulente di parte per l’ENAC in alcuni processi civili per risarcimento dei danni causati da bird strike. Ha organizzato i primi seminari formativi per il personale aeroportuale in materia di fauna selvatica ed è stato consulente di importanti studi legali in Europa relativamente ad alcuni incidenti ed inconvenienti.

Ha fondato e gestisce il sito web www.birdstrike.it. Ha scritto o presentato una decina di articoli o documenti in convegni nazionali ed internazionali. Attualmente è membro del Roster of Experts dell’ICAO nell’ambito del TechnicalCooperation Program, e della World Birdstrike Association. Fa inoltre parte del Consiglio Scientifico di STASA. 16 dicembre 2017

 

Aeroporti, rischio terzi e livelli di carico antropico: una realtà sotto esame

Dalle planimetrie delle curve di isorischio alla concreta tutela dei cittadini. Il rischio terzi per ENAC è associato ad aeroporti con volumi di traffico superiore a 50mila movimenti/voli anno, fatto salvo quelle piste di volo che, pur con numero di voli/anno inferiori, esigono comunque per una specifica casistica del rischio (in relazione a contesti superurbanizzati e/o la localizzazione di attività sensibili).

Quanti aeroporti sono quindi interessati?

Oltre a Fiumicino, Malpensa, Linate, Bergamo Orio, Venezia Tessera, Bologna, Catania Fontanarossa, Napoli Capodichino e Ciampino, praticamente oltre 50mila/voli anno, quali altri scali, anche in proiezione sono stati sottoposti all’analisi e valutazione del rischio terzi e del “carico antropico” sopportato nelle fasi di atterraggio e di decollo dalle piste? Quali considerazioni sono state fatte e/o sono in corso in relazione al progetto per un nuovo stadio di Calcio (Firenze, Venezia, Roma) e altre localizzazioni aziendali-industriali-ospedaliere-centri commerciali-istituti scolastici ed equivalenti attività ad elevata presenza di cittadini e/o residenti?

Per conoscere quali attenzioni riversa ENAC sui Comuni Aeroportuali e/o sulle Giunte Comunali coinvolte occorrerebbe il libero accesso alle comunicazioni-lettere tra l’autorità centrale dell’Aviazione Italiana e i singoli Comuni aeroportuali.

Al fine di evitare polemiche e strumentalizzazioni e allarmismi di sorta, e inquadrare una materia complessa connessa alla presenza di uno scalo aereo in un territorio può essere utile evidenziare anche i volumi di attività aerea, le direttrici e le procedure in vigore e/o aggiornate (o in corso di…) di atterraggio e di decollo su numerosi aeroporti del Belpaese.

All’iniziale approvazione del Piano di Rischio aeroportuale (con iter di Giunta e/o di Consiglio Comunale) deve seguire la validazione ENAC e il susseguente recepimento negli strumenti urbanistici locali delle prescrizioni poste sulle varie zone.

Le prescrizioni caratterizzano le aree attorno alle piste di volo (“Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” di ENAC, capitolo 9, paragrafo 6) e la relativa limitazione del massimo il carico antropico. Non solo per le nuove e prossime costruzioni ed edificazione ma che riguardano anche l’urbanizzazione “storica”.

La fase di decollo e di atterraggio per 20-30 movimenti/ora sulle città densamente urbanizzate e popolate (vedi la presenza di un centro commerciale sottostante ad una di queste procedure di volo) implica, inevitabilmente considerazioni e calcoli che non concernono solo l’impatto acustico e atmosferico, ma una corretta definizione delle curve di isorischio.

Adottare il piano di rischio associato al rischio terzi e relativo carico antropico, deve innanzi tutto rendere consapevoli i Comuni Aeroportuali vincolati dall’Art. 707 e Art. 715 del Codice di Navigazione che, oltre alle piste con numero di 50mila/voli anno anche quelli a ridosso dei centri storici e “carico antropico” rilevante, che magari ignorano tali “vincoli” per insediamenti e attività critiche.

Tutelare l’attività aerea da un lato si accompagna ad assicurare livelli di sicurezza delle operazioni di volo, preservando la capacità di sviluppo di uno scalo, nell’interesse delle popolazioni abitanti, insediate e/o che lavorano nel circondario delle piste.

Ma cosa sanno, ad esempio, i consiglieri comunali delle planimetrie delle curve di isorischio e quale “recepimento” sostanziale è stato autorizzato da ENAC in coordinamento con le Amministrazioni Comunali di almeno una ventina (?) di aeroporti del Belpaese? 8 Dicembre 2017

Ryanair e l’Antitrust: Antitrust e Ryanair, chi ha ragione

Le inadempienze e l’inottemperanza sono reali? Il vettore low cost ha immediatamente replicato. "Le affermazioni di inadempienza di Ryanair da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato non hanno fondamento". La nota dell’ufficio stampa Ryanair non ammette repliche e rilancia una dichiarazione della stessa ENAC.

Il comunicata stampa del 4 dicembre della Autorità Garante della concorrenza e del Mercato è, a riguardo, circostanziato:

“Ryanair continua a non informare sui diritti dei passeggeri dopo cancellazione voli, avviato procedimento di inottemperanza”.

“L’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato ha deliberato in data 29 novembre l’avvio di un procedimento di inottemperanza nei confronti di Ryanair per non aver dato seguito a quanto prescritto nel provvedimento cautelare adottato lo scorso 25 ottobre 2017 con la quale l’ Autorità ha imposto al vettore irlandese, a seguito delle cancellazioni dei voli operate negli scorsi mesi di settembre e ottobre - in larga misura riconducibili a ragioni organizzative e gestionali del vettore - l’adozione di specifiche misure volte a fornire informazioni chiare, trasparenti e immediatamente accessibili sui diritti dei consumatori italiani ai sensi del Regolamento CE n. 261/2004.

In particolare, l’Antitrust, con il proprio provvedimento cautelare, ha ordinato a Ryanair - sia attraverso una comunicazione specificamente diretta ai consumatori italiani che attraverso informazioni facilmente reperibili a partire dalla home page del sito internet in lingua italiana della compagnia - di informare i consumatori italiani, con chiarezza, dei diritti nascenti dalla cancellazione dei voli, in modo da consentire loro di acquisire piena ed adeguata consapevolezza relativamente:

- alla immediata accessibilità e comprensione dell'informazione circa la sussistenza non solo del diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo cancellato ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta;

- all’elenco completo delle date, delle tratte e del numero (e.g.: FRxxx) di ogni volo cancellato in relazione al quale è sorto non solo il diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta;

- alla connessa e immediata fruibilità della procedura da seguire per richiedere il rimborso e/o la modifica gratuita del volo e la compensazione pecuniaria ad essi spettante.

Entro il termine di 10 giorni previsto dalla anzidetta delibera del 25 ottobre, Ryanair non ha comunicato l’avvenuta esecuzione di quanto prescritto dal provvedimento cautelare e le relative modalità di attuazione.

Tale comportamento si è protratto anche dopo che il TAR del Lazio, con ordinanza del 22 novembre 2017, ha respinto la domanda incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento cautelare dell’Autorità presentata da Ryanair; infatti, la compagnia irlandese non ha trasmesso all’Autorità alcuna comunicazione al riguardo, né risulta che abbia posto in essere azioni volte a ottemperare al provvedimento dell’Autorità.

Il procedimento di inottemperanza avviato potrà condurre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 10.000 e 5.000.000 di euro.”

Ryanair, comunque sostiene in data 5 dicembre, come "l'Enac (Ente nazionale aviazione civile) ha già confermato che 'non ci sono gli estremi per applicare sanzioni a Ryanair'. Per questo motivo, le affermazioni di inadempienza di Ryanair da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato sono false e non hanno fondamento". A questo punto è inevitabile che ENAC affermi la sua posizione ufficiale, con una dichiarazione-comunicato. 6 Dicembre 2017

Alitalia e il suo futuro: intanto nuove divise per le hostess

Una nuova divisa, new look dopo solo 18 mesi. I commissari di Alitalia stanno valutando le offerte ricevute, le ipotesi di cessione della ex– compagnia di bandiera. Dalle proposte Lufthansa, EasyJet e del fondo Cerberus con proposte “spezzatino”, che invece i “commissari” escludono come premessa.

L’interesse per gli assets di Alitalia e di una parte del suo personale si inquadra anche nell’immagine che le nuove divise degli assistenti/e di volo e di terra potrebbero rappresentare? Quali considerazioni si associano al contratto che Alitalia ha stipulato con Alberta Ferretti che disegnerà le divise che porteranno gli equipaggi sugli aeromobili Alitalia, magari, con una proprietà Lufthansa? Se la storia delle divise Alitalia, dalle sorelle Fontana a Marzotto, da Armani a Shön, si trovassero, nel prossimo periodo, dalle prossime divise della stilista Ferretti a indossare quelle, ancora diversificate dell’immagine Lufthansa, quali commenti si potrebbero fare?

L’interrogativo preliminare è quinto questo: le nuove divise per le hostess sono necessarie?

La nuova divisa per oltre 7 mila dipendenti di terra e di volo Alitalia costituisce, forse, una fase tattica-strategica per acquisire e agevolare la trattativa con il futuro acquirente.

Disporre di “una collezione che coniughi eleganza e praticità per garantire a tutto il personale, di volo e di terra, comfort e benessere in ogni occasione lavorativa e in tutte le stagioni” migliora l’immagine Alitalia in questa fase di “commissariamento” aziendale? Quale è il reale obiettivo di Luigi Gubitosi, Stefano Paleari e Enrico Laghi con questa operazione di immagine?

Le calze verdi e rosse della divisa voluta da Etihad erano davvero scomode e calde costituivano una opzione insuperabile per la “crisi” aziendale e per le sue prospettive?

Una nota Alitalia sostiene: “A causa del naturale logoramento dei capi, passato un certo periodo di tempo è necessario procedere al riassortimento delle divise. In vista della prossima fornitura di magazzino si è deciso di sostituire l’attuale modello con un nuovo disegno firmato da una stilista italiana di fama mondiale. La scelta di cambiare le divise è stata presa anche per venire incontro alle numerose richieste provenienti dal personale operativo, con il proposito di migliorare il benessere e la qualità del lavoro di chi le indossa tutti i giorni”.

La attuali divise erano state firmate dallo stilista Ettore Bilotta, e presentate in occasione dell'Alitalia Day nel maggio 2016. L’azienda Ferretti ha dichiarato: “Alitalia è un simbolo iconico e istituzionale del nostro Paese. Per questo ho subito accettato con entusiasmo la proposta di disegnare le nuove divise della compagnia. Mi piace l'idea di portare la creatività, l'eleganza e la qualità del nostro Paese nel mondo”. 2 Dicembre 2017

 

Piano Nazionale Aeroporti, una lista di piste delimitate: da revisionare

Verso masterplan con limite massimo di voli orario/giornaliero/annuale. Nel 2015 il Consiglio dei Ministri ha deliberato il decreto che individua gli aeroporti e i sistemi aeroportuali di interesse nazionale. Ha valutato scenari e bacini di traffico ritenuti “omogenei” . Ha definito

dieci bacini di traffico omogeneo, secondo criteri ritenuti adeguati al sistema trasportistico e territoriale del Paese. Ha identificato 38 aeroporti di interesse nazionale, nel quadro di un piano strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete transeuropea dei trasporti TEN-T.

Tutto bene quindi?

Le storiche infrastrutture aeroportuali (in realtà nella quasi totalità ex aerobasi militari) sono state ”idealmente” integrate nel sistema intermodalità (ferrovia e autostrade e viabilità varia) preordinando una sorta di valorizzazione del patrimonio infrastrutturale esistente. Il Piano Nazionale Aeroporti è stato quindi inquadrato in un contesto di coesistenza con livelli di sviluppo urbano sostenibile.

Sulla carta e nella fase di pianificazione, probabilmente, non sono sorte problematiche che non potessero risultare “risolvibili”.

Ma è’ realmente così?

L’individuazione, ad esempio, di quattro scali aerei in un raggio di due ore di percorso autostradale come quello tra gli aeroporti di Ronchi-Trieste, Venezia, Tessera, Treviso-Canova e Verona-Caselle non pone, innanzi tutto, considerazioni di un medesimo bacino di traffico diviso su quattro scali?

Quando, sempre in una analisi Est Ovest – Autostrada A 4, l’elemento centrale dell’impostazione strategica del MIT la fase di adeguamento e progettazione delle “storiche” infrastrutture determina ricadute “ambientali” critiche in ambito di conformità aeronautiche delle piste, di piano di rischio, di rischio terzi e carico antropico e, non ultimo di impatto acustico e atmosferico, determina inevitabili incongruenze in sede di VIA e di VAS, gli interrogativi non dovrebbero porsi? E magari talvolta, anche, prevalere?

La presentazione di masterplan aeroportuali al 2030-2044 con incremento al raddoppio di movimenti aerei e numero passeggeri non diventa una sorta di miraggio?

La pianificazione, programmazione, valutazione e progettazione dell’ampliamento delle opere infrastrutturali (Trieste, Venezia, Treviso e Verona) pone questioni, probabilmente, con inderogabili standard di security, safety e ambientali.

Come si risolvono? Con quali linee d’azione e strategie “infrastrutturali”?

Uno scenario di uno scalo con un numero massimo di voli/ora, di voli/giornaliero e voli/anno in relazione alle criticità esistenti e riconducibili a limiti acustici, di emissioni gassose, di rischio terzi (curve di isorischio) non dovrebbe assumere un rilievo decisivo per la tutela dei passeggeri, dello staff aeroportuale e dei cittadini residenti e/o in transito nell’intorno dello scalo aereo?

Allo scalo Treviso-Canova, ad esempio il limite dei 16.300 voli/anno esiste, anche se è stato superato.

Per quale ragione è stato fissato? Quali motivazioni sono state fornite da ENAC e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a riguardo? Sono valutazioni correlate alle procedure di VIA e di VAS o inerenti al sistema pista, rullaggi, terminal e al fiume Sile? Considerazioni similari possono essere presentate e analizzate anche sui tre altri scali del NordEst italiano. Una sorta di “congestione” per numero di voli in relazione all’impatto acustico, atmosferico e di rischio terzi diventa una calcolo inevitabile a designare il livello di safety di una infrastruttura aeroportuale. Masterplan al 2030-2044 abbisognano, probabilmente, di valutazione con l’utilizzo di modelli matematici consolidati. Avviene? Il PNA è “sostenibile”?

Le strategie perseguite dal PNA comportano una programmazione di interventi di manutenzione delle infrastrutture esistenti; il miglioramento dei livelli di servizio e della sicurezza delle infrastrutture; il loro efficientamento e potenziamento tecnologico, misure per l’efficienza del trasporto aereo in un quadro di compatibilità ambientale e di sicurezza delle operazioni di volo e tutela delle popolazioni circostanti.

Diventa, pertanto, indispensabile obbligatorio definire il limite di voli su ogni singola pista e scalo aereo. 29 Novembre 2017

Aeroporto di Bresso, altro scalo lombardo civile-commerciale

Dinamiche e strategie per la crescita del traffico aereo. La Regione Lombardia dispone di aeroporti come Malpensa, Linate, Bergamo-Orio al Serio, Brescia Montichiari, oltre a quello militare di Ghedi. Tra i minori anche le piste di Bresso, Alzate Brianza, Calcinate del Pesce, Clusone, Cremona Migliaro, Valbrembo, Varese Venegono, Vergiate oltre all’idroscalo di Como.

In queste giornate, tuttavia, è stata rilanciata la questione dell’aeroporto di Milano-Bresso. Un pista di oltre 1000 metri di lunghezza alla periferia della Città Metropolitana.

Anche una interpellanza alla Camera dei Deputati da Daniela Gasparini (Pd) per attivarsi e bloccare l’iniziativa di incrementare i voli. Intanto quelli di aviazione generale e di executive e, in futuro, magari anche di voli civili-commerciali: nazionali e internazionali.

E’ stato coinvolto anche il Prefetto di Milano che ha promosso un tavolo di concertazione trai soggetti interessati alle ricadute economiche-commerciali e ambientali dell’eventuali ricadute.

ENAC avrebbe riproposto "strategie societarie finalizzate allo sviluppo dell’attività di volo". Ma quali le reali finalità?

Sostenere che i maggiori tre scali lombardi, Malpensa, Orio e Linate, vogliano azzerare il traffico di aviazione generale ed executive sulle tre piste e destinarlo a Milano-Bresso per rimpiazzarli con altrettanti voli civili-commerciali è una ipotesi del tutto inverosimile? Magari proponendo un masterplan con un allungamento della pista.

Il Piano Nazionale Aeroporti non ha configurato un tale progetto ma potrebbe essere, rapidamente, aggiornato in tal senso, con l’adesione e disponibilità dei gestori aeroportuali degli scali lombardi e delle stesse aerolinee.

“Con l’interpellanza ho chiesto al Ministro di adottare provvedimenti affinchè sia garantito il rispetto del protocollo sottoscritto nel 2007 che prevedeva che l’aeroporto potesse restare aumentati i voli – sostiene Daniela Gaspairni – “Ritengo che se ENAC non rispetta il patto, anche chi firmò quell’accordo deve sentirsi libero di chiedere di ricollocare l’aeroporto in altra luogo e dare tutte le aree demaniali al Parco Nord”. 28 Novembre 2017

 

Aeroporti e low cost: SASE-Perugia rilancia con Ryanair, altri 5 anni

Ancora dubbi sul costo-anno globale del co-marketing. Se in Parlamento le interrogazioni sulle low cost e i contratti di co-marketing e le repliche di Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle politiche sociali focalizzano l’attenzione sulla materia, se INPS e ispettorato nazionale del lavoro hanno indagato sulla Ryanair, sulla tipologia dei contratti con lo staff e crew a Bergamo, Bologna, Roma-Ciampino, Pisa e Bari, se gli accertamenti o l’anomala applicazione delle normative nazionali dei rapporti di lavoro del personale e se il diritto del lavoro è Irlandese sembra, comunque, che nessuno possa intervenire. Problematiche, tuttavia, che prima o poi dovranno essere risolte. A quanto ammontano i costi annuali del co-marketing in Italia? Sono 100 o 200 e magari oltre i milioni di euro sottoscritti nei numerosi accordi di co-marketing operativi? In attesa l’intero scenario possa diventare del tutto trasparente a Perugia con il seguente comunicato stampa è stato rinnovato l’accordo per i prossimi cinque anni:

“SASE e Ryanair sono liete di annunciare la firma del nuovo contratto che consentirà, nell’arco dei prossimi cinque anni, di stabilizzare e potenziare la presenza in Umbria del principale vettore d’Europa per passeggeri trasportati. Il nuovo accordo prevede un progressivo incremento di volumi di traffico e rotte, privilegiando lo sviluppo di collegamenti internazionali, con particolare riferimento ai mercati strategici su cui si stanno concentrando le iniziative di promozione programmate dalla Regione Umbria.

Alle quattro rotte già operate (Londra e Catania annuali, Bruxelles e Trapani stagionali) si aggiungerà a partire dal 27 marzo prossimo il nuovo collegamento da/per Francoforte, operato con due collegamenti settimanali ogni martedì e sabato.

A dicembre si terrà a Francoforte un evento di promozione dell’offerta turistica umbra rivolto al mercato tedesco. L’evento, organizzato da Sviluppo Umbria con la collaborazione di Ryanair, è in particolare volto a sostenere la nuova rotta che collegherà questo importante hub con Perugia.

Ernesto Cesaretti, Presidente SASE, ha dichiarato:

“La sigla dell’accordo con Ryanair testimonia l’ottimo rapporto – oramai decennale – con il vettore irlandese e rappresenta un tassello essenziale nello sforzo di consolidamento e sviluppo dell’aeroporto dell’Umbria, consentendoci di guardare con positività ai prossimi anni e mettere nel mirino per il medio periodo il traguardo dei 350.000 passeggeri. Il nuovo collegamento con Francoforte permetterà di sviluppare ulteriormente l’incoming turistico dalla Germania – che ad oggi rappresenta il primo mercato per quanto riguarda gli arrivi in Umbria – e sarà sicuramente apprezzato sia da chi viaggia per motivi di business che di piacere”.

David O’Brien, Chief Commercial Officer di Ryanair, ha affermato:

"Siamo lieti di aver siglato questo nuovo accordo di cinque anni con SASE. Perugia ha un ruolo importante nel nostro network italiano, con 5 rotte nella programmazione estiva 2018 e siamo impazienti di continuare a far crescere traffico, rotte e i posti di lavoro nella regione ". 24 Novembre 2017

ENAV, una Interrogazione M5S sulla "privatizzazione"

Iniziativa presentata dall'onorevole Andrea Vallascas (M5S). Cosa accade nel sistema trasporto aereo del Belpaese? Una evoluzione che determina l'ingresso di "quote" estere nelle aerolinee e compagnie di bandiera e che potrebbe "privatizzare e liberalizzare anche ENAV? Ma è un processo preordinato o il risultato di una situazione fuori controllo. Dal sito ENAV si legge: "Enav è la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, garantendo a circa 1,8 milioni di voli l’anno sicurezza e puntualità 24 ore su 24, dalle Torri di controllo di 45 aeroporti e dai 4 Centri di Controllo d’Area. Con circa 4200 dipendenti, l’Azienda fornisce i servizi alla navigazione aerea ai propri clienti, le compagnie aeree che volano in Italia. Considerata da tempo tra i "big five" europei per performance operative e innovazione, Enav è una componente fondamentale del sistema dell’Air Traffic Management internazionale. Partecipa alle attività di ricerca e sviluppo in coordinamento con gli organismi di controllo nazionali e internazionali del settore ed è uno dei principali attori nella realizzazione del Single European Sky, il programma per armonizzare la gestione del traffico aereo in tutta l’Unione europea con l’obbiettivo di rafforzare la sicurezza e l’efficienza del trasporto aereo continentale".

L'interrogazione proposta inquadra e valuta una realtà di "cessione" per fare cassa e che potrebbe determinare una svolta anche in ENAV?

"Al ministro dell'Economia e delle finanze, al ministro dello Sviluppo economico

 

Per sapere, premesso che:

il quotidiano 'La Verità', nell'edizione del 7 novembre 2017, riportava alcune notizie in merito ad un'ipotetica operazione di privatizzazione che sarebbe in procinto di essere avviata dal ministero dell'Economia e delle finanze con l'obiettivo di 'incamerare due miliardi di Euro';

secondo le notizie riportate dall'articolista 'fonti del ministero dell'Economia hanno fatto sapere di essere pronti entro dicembre a vendere il 4,3 per cento di Eni e tutte le quote detenute in Enav, la società che gestisce il traffico aereo';

l'ammontare complessivo dell'operazione, secondo quanto riferito, si aggirerebbe appunto attorno ai due miliardi di Euro, a cui si aggiungerebbe 'il primo pacchetto di quote Enav già messo in vendita e circa 900 milioni di Euro previsti dalla cessione di immobili in mano a ministeri o enti locali. In tutto, ci si avvicinerebbe a 3,4 miliardi di Euro';

per attuare il processo di privatizzazione, il Governo avrebbe individuato quale acquirente Cassa depositi e prestiti, in questo modo, riferisce il giornale, 'L'operazione consente di ottenere soldi freschi in brevissimo tempo senza che i supervisori dell'Ue intervengano. Perché Cdp, pur essendo a controllo pubblico, è considerata fuori dal perimetro della Pubblica amministrazione. Il che per estensione rende agli occhi di chi ci governa la vendita un'operazione di mercato';

il caso di osservare che, da quanto rivelato dall'articolista, emergerebbe un'operazione che non risulterebbe una mera operazione di mercato, se non altro per la natura pubblicistica dei soggetti interessati e, soprattutto, delle risorse utilizzate, visto che Cassa depositi e prestiti avrebbe la gestione di ingenti risorse, dell'ammontare di oltre 250 miliardi di Euro, frutto dei risparmi raccolti da Poste Italiane;

l'operazione di privatizzazione citata solleverebbe una molteplicità di interrogativi e perplessità proprio perché basata su un capitale di rischio rappresentato in larga misura dalle risorse accumulate da piccoli risparmiatori;

ne conseguirebbe che 'per far quadrare i conti della legge di bilancio' si metterebbero a rischio i risparmi degli italiani;

è il caso di ricordare che non sarebbe la prima volta che l'Esecutivo coinvolge Poste Italiane, ovvero le risorse di Poste Italiane gestite da Cassa depositi e prestiti, in operazioni che sarebbero volte a raccogliere liquidità;

lo stesso articolista riferisce che 'Nel 2016 il governo aveva già conferito il 35 per cento di Poste in Cdp il rimanente 29 per cento è stato quotato a Piazza Affari) a fronte di una contropartita da 2,9 miliardi. Adesso gira alla Cassa le quote di Eni e quella di Enav';

questa circostanza farebbe sì che i rischi di un'eventuale futura valorizzazione delle partecipazioni sarebbero in capo Cassa depositi e prestiti ed, in particolare modo, ai risparmiatori:

se quanto esposto in premessa corrisponda al vero;

quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per evitare che i risparmi raccolti da Poste Italiane vengano utilizzati in operazioni di privatizzazione, come quella illustrata in premessa, che destano numerose perplessità per le alte componenti di rischio;

se non intenda verificare, per quanto di competenza, se l'operazione descritta in premessa sia in linea con i compiti e le finalità di Cassa depositi e prestiti". 23 Novembre 2017

Aeroporto Alghero, altro impatto volatili, stavolta con Ryanair

Coinvolto il Boeing 737-800 del volo Bergamo-Alghero. Nella prima mattinata – prima delle 08.00 - di Martedì 14 Novembre lo stesso velivolo Boeing Ryanair, proveniente da Bergamo Orio al Serio era in atterraggio sulla pista 20 di Alghero-Fertilia quando almeno un gabbiano è stato risucchiato da uno dei due propulsori CFM56. Il Boeing 737-800, immatricolato EI-DYE, volo FR-4708 dopo l’impatto ha, comunque, proseguito in sicurezza l’atterraggio senza altre conseguenze. L’ intervento di manutenzione di oltre sei ore al propulsore ha consentito la ripartenza del volo intorno alle 14.30 per la stessa destinazione programmata con l’inevitabile ritardo.

Il rapporto “Wildlife Strike - Relazione Annuale 2016 - ENAC - Bird Strike Committee Italy per quanto concerne l’aeroporto di Alghero rileva:

Individuazione delle possibili cause di rischio

“L’aeroporto si trova tra: costa, parchi e oasi, elementi di ruralità diffusa con coltivi, pascoli e presenza di alberi ad alto fusto. Il numero totale di uccelli registrato dalla BCU durante l'anno in esame (77.171) è molto inferiore al numero degli uccelli registrati durante l'anno 2015 (141.801). Il 2016 ha visto ridotta (quasi azzerata) la presenza sul sedime dello storno nero evento che ha certamente contribuito alla riduzione dell'abbondanza del numero totale degli uccelli. I lavori sulle runway strips ha invece richiamato sul sedime un forte numero di gabbiani reali da 30.000 del 2015 a 70.000 del 2016.

Sistemi di mitigazione utilizzati

Pratiche specifiche di gestione ecologica del sedime.

Le ispezioni da parte degli operatori BCU si estendono fino alla strada perimetrale interna, e controllano anche l’habitat circostante appena oltre la recinzione. Lo sfalcio dell’erba è affidato ad una ditta esterna, mentre le zone erbose sottoposte a servitù radioelettriche sono a carico dell’ENAV.

Sistemi di dissuasione diretta presenti

I mezzi di allontanamento in dotazione al personale BCU sono: N.1 distress-call veicolare, N. 1 distress-call portatile, N.01 cannone a gas propano semovente comandato via radio, N.2 pistole a salve, N.1 autoveicolo 4x4 Pick-Up,fari ad alta intensità luminosa. Tablet collegato ad internet in 3G per invio dati al database online.

Azioni di mitigazione future

Per l'anno 2017 si conferma la procedura di mitigazione anti volatili in essere e pubblicata sul Manuale di Aeroporto. Le attività di Sogeaal SpA in materia di prevenzione wildlife strike saranno comunque orientate verso un monitoraggio giornaliero continuativo durante le ore diurne e con ispezioni pre-volo prossime ad atterraggi e decolli durante le ore notturne. Durante la formazione annuale del personale BCU oltre alle tematiche richieste da ENAC sarà data particolare attenzione alle ispezioni prevolo notturne e ai monitoraggi/

allontanamento degli uccelli in campo. In occasione dei lavori di stabilizzazione e livellamento della runway strips ad est della pista saranno incrementati i sistemi fissi anti volatili con l'introduzione di 2 cannoni a gas telecomandati”. 16 Novembre 2017

Aeroporti e compatibilità, saturi per extra voli, livello acustico e rischio terzi: cosa fare?

Dopo Fiumicino, Venezia-Tessera e Genova degli anni ‘60, dal 2018 su isole artificiali! La saturazione di numerose piste di aviazione civile-commerciale della Penisola è evidente. E’ una realtà! Affossate tra centri storici cittadini e/o circondati da viabilità elevata ed edificazioni di ogni sorta (Caserme, Centri Commerciali, Università, Istituti scolastici di ogni livello e genere, Ospedali, distributori di benzina, e tanto altro) per verificarlo è primario analizzare, stimare in-continuo compatibilità con “modelli matematici” rappresentanti il livello di impatto acustico, di impatto atmosferico, restrizioni e deroghe al Piano di Rischio, di sforamenti al Piano Ostacoli, di livello del Rischio terzi e di carico antropico esistente lungo le traiettorie sottostanti le fasi di decollo e atterraggio. Quante criticità e quali difformità – obbligate - alle “regolamentazioni” più recenti, ovvero intervenute dopo la costruzione delle edificazioni storiche, che cio-nonostante determinano comunque i “certificati”, le concessioni alla gestione totale ENAC delle infrastrutture aeroportuali?

Negli anni ’60 è stato costruito l'aeroporto di Venezia-Tessera, nella Laguna. Il progetto era obbligato per sostituire pista e scalo di Venezia-Lido. La prima pietra è avventa il 29 marzo 1958 con l'inaugurazione dell'aerostazione 31 luglio 1961.

A Roma invece la ricerca di una zona dove insediare una pista, un aeroporto alternativo allo scalo di Ciampino è iniziata nel 1947. Dopo aver scartato il sito della Magliana Vecchia, di Castel di Decima e di Casal Palocco l’allora DGAC - Direzione generale dell'aviazione civile nel 1952, avviò il progetto di un aeroporto in prossimità della foce del Tevere, con due piste perpendicolari. La proposta definitiva dell'agosto del 1958 ha insediato la nuova infrastruttura nella zona paludosa di Fiumicino, dopo lavori di 21 mesi, hanno portato all’inaugurazione con il primo volo del 15 gennaio 1961. Il primo aereo ad atterrare a Fiumicino, nella nottata 14/15 gennaio, fu un Lockheed Constellation della TWA da New York, con scalo a Tunisi. In realtà alcuni voli erano stati operati nell'agosto del 1960 per mitigare la saturazione del traffico aereo delle Olimpiadi che gravava sull’eterna pista di Ciampino.

Nello stesso periodo, in alternativa alla pista ligure di Albenga, con un sedime di oltre 160 ettari è stata progettata e costruita la pista dell'aeroporto di Genova 11/29 di lunghezza 2.925 x 45 metri. L'aeroporto "C.Colombo", con il riempimento di un tratto di mare e una diga foranea di protezione, venne inaugurato nel 1962 dopo 8 anni di lavori.

Sono tre scali diventati “storici” che in questi anni e in prospettiva di crescita del traffico aereo al 2030-2044 hanno prospettato evidenti criticità in relazione alla coesistenza con la comunità dei cittadini circostante e/o denunciato i limiti infrastrutturali con richiesta iniziale di prolungamento della pista, quindi aumento del numero delle piste esistenti, talvolta il raddoppio con allargamento, estensione del sedime aeroportuale per insediare le attività e l’assistenza collaterale.

Se per l’aeroporto di Genova – C. Colombo diventa indispensabile almeno triplicare il sedime dello scalo per Roma-Fiumicino e quello di Venezia-Tessera, anche causa le edificazioni egli insediamenti autorizzati e/o in corso di omologazione diventa inevitabile posizionarli altrove.

Dove non rappresenta un problema, soprattutto perché sono aeroporti prospicenti il mare: quello Tirrenico e quello Adriatico. Localizzarli in mare su una isola artificiale, progettando e costruendo un vasto sedime aeroportuale non è più una novità. E nemmeno un’impresa troppo audace e impraticabile.

Dopo l’esperienza di Osaka-Kansai progettata dall’Ing. Renzo Piano (opera iniziata nel 1987 è operativa dal 1994) e l’Hong Kong International Airport, noto anche come Chek Lap Kok Airport (lavori iniziati nel 1991 terminati con promo volo nel 6 luglio 1998), due anni addietro la Turchia ha aperto il primo grande aeroporto su un’isola artificiale in Europa. Nel maggio 2015 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier Ahmet Davutoglu hanno, infatti, inaugurato il primo aeroporto turco costruito su un’isola artificiale. Una pista di 3000 metri sul Mar Nero, fra le province costiere di Ordu e Giresu. Si tratta del primo aeroporto europeo ad essere stato costruito sull’acqua. Il costo dell’opera è risultato di circa 132 milioni di dollari/USA.

Al momento, in attesa di altri progetti, tra le infrastrutture aeroportuali sul mare occorre registrare anche l’ International di Macao posizionato sull'isola di Taipa e Kobe Airport,. Quest’ultima realizzazione è stata approvata dopo aver rigettato l’ipotesi di avere sei piste sulla terraferma. Iniziata nel 1985 l’opera aeroportuale con una pista di 3000 metri è stata sospesa nel 1995 e completata nel 2006.

Quali siano le prospettive aeroportuali italiane, probabilmente, in un contesto di criticità aeroportuali accertate (saturazione voli-traffico aereo movimenti orari per pista, livello acustico, emissioni gassose, piano ostacoli, piano di rischio, rischio terzi, carico antropico e altro) quando non sono ipotizzabili scenari alternativi: progettare altrettante infrastrutture aeroportuali localizzate su isole artificiali prospicenti, ad esempio, il litorale Adriatico e Tirrenico. Da quello romano, a quello veneziano a quello pisano e magari napoletano. 15 Novembre 2017

Aeroporti, passeggeri e tassa d’imbarco

Una lobby aeroportuale vs i Comuni. Tra Addizionale Comunale e IRESA, due imposte differenziate, la prima a carico dei passeggeri, la seconda dovrebbe riguardare le aerolinee la realtà è che le tasse aeroportuali con destinazione i Comuni aeroportuali e il finanziamento per fronteggiare le ricadute ambientali (emissioni acustiche e atmosferiche) generate dalle infrastrutture aeroportuali, in Italia il “ricavo” per le tutele ai cittadini sono inconsistenti.

Il fronte costituita da Assaeroporti, IBAR Associazioni IATA e Assaereo ed Ibar ha sistematicamente prevalso. Anche la più recente delle iniziative a supporto dei Comuni aeroportuali, quelle proposta da ANCI la scorsa settimana di 2 euro a passeggero per alcune città-aeroporti metropolitani ha scatenato una vigorosa reazione.

Lo scenario di un sistema aeroportuale del Belpaese nel quale il settore “pubblico e parapubblico”, perciò Regioni, Comuni, Province e aziende compartecipate, sottoscrivono da almeno 20anni accordi di co-marketing a sostegno dei voli e dei collegamenti aerei, assicurando alle aerolinee e alle gestioni aeroportuali evidenti vantaggi competitivi e garantendo voli e traffico passeggeri, la sola richiesta si un incremento della tassa d’imbarco per passeggeri e/o una imposta alle aerolinee per ogni tonnellata di carico (IRESA) trova una controversa risposta.

In fondo è da sempre che la stessa ICAO propugnata l’attivazione di imposte-tasse (a carico di passeggeri e/o aerolinee) per finalità “ambientali”. Dove trovano i Comuni, i Sindaci aeroportuali le somme da investire per la tutela dei cittadini? Reti di monitoraggio e caseggiati a prova di emissioni acustiche e ambiente (terreni e aria) disinquinata.

Al momento i 7.5 euro a passeggero di Addizionale Comunale pagato a Fiumicino e 6.5 negli altri aeroporti italiani hanno destinatari diversificati (ancora per le criticità Alitalia) e solo una minima parte viene recapitata ai Sindaci dei Comuni aeroportuali. Inesistente in sostanza IRESA - Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili. In tantissimi Paesi UE ed extra è invece applicata la “noise tax” indicata da ICAO, ma solo in Italia si bloccano tali contribuzioni “ambientali”.

Per quale ragione solo in Italia tali imposte sono considerate un balzello inaccettabile? Una minaccia per il trasporto aereo in genere e una sorta di sciagura per i bilanci annuali delle aerolinee? Sono ben noti gli utili di bilancio, anche stratosferici, registrati da Ryanair e Easyjet e le altre. Certo la criticità gestionale di talune compagnie aeree hanno, evidentemente necessità di ogni singolo euro, ma l’IRESA per le aerolinee e ben altro rispetto all’incremento di 2 euro della tassa d’imbarco di ogni singolo passeggero. Questa richiesta d’incremento della tassa d’imbarco in realtà dovrebbe essere riformulata nell’ambito della Addizionale Comunale: tagliando i versamenti per attività extra-aviation-aeroportuale e predisponendo una Imposta sulle Emissioni Sonore e Ambientali degli Aeromobili – IESAA su ogni scalo aereo. Ri-contestualizzando inoltre le tasse aeroportuali, differenziati dal prezzo del volo-biglietto aereo. Le taxes/fees/charges riguardanti - QW: canone passeggero, incassato dall'aeroporto per l'utilizzo delle sue aerostazioni da parte dei passeggeri, YQ: sovrapprezzo delle compagnie aeree, riscosso da queste ultime per compensare l'aumento del prezzo del petrolio, delle spese di sicurezza e dei premi d'assicurazione, FR: tassa aviazione civile, incassata dallo Stato: finanzia il funzionamento dell'amministrazione dell'aviazione civile e della pianificazione del territorio, XT: tassa di sicurezza e di difesa dell'ambiente, riscossa dallo Stato: finanzia le misure di sicurezza, come il controllo dei passeggeri e dei bagagli, o ancora la protezione contro gli incendi. Essa viene versata ai gestori dell'aeroporto. 10 Novembre 2017

Aeroporti e imposte, 2 euro: ma pagano solo i passeggeri

Scansata l’IRESA per aerolinee, scatta invece la tassa pagata dai passeggeri. Come fanno i Comuni Aeroportuali a finanziare i sistemi di monitoraggio acustico, il disinquinamento acustico e l'indennizzo delle popolazioni residenti nell’intorno aeroportuale se non possono usufruire dell’IRESA (Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili), nonostante sia stata istituita con l’art . 90, comma 4 , della legge 21 novembre 2000 n . 342 e dall’art.8 del Decreto Legislativo n. 68 del 6 maggio 2011? La situazione Italiana è complicata e l’iniziativa delle Regioni è stata bloccata e questi Comuni Aeroportuali non sono in grado di incassare alcunchè. Avrebbero sicuramente potuto forzare il blocco attivata da AGCM e dalla Corte Costituzionale, promuovere iniziative regionali e parlamentari per aggirare tali ostacoli. Anche perché tali imposte sono in vigore in numerosi aeroporti del mondo occidentale e non.

Ma il sistema aeroporti ha fatto scattare un provvedimento voluto in sede ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, perciò con i Comuni aeroportuali inclusi, che approfitta dell’attività dei voli civili-commerciali per finanziare gli stessi Comuni per altre finalità. Per interventi ed opere disgiunte dal sistema aeroportuale in genere, anche quando sono i passeggeri transitati per l’aeroporto a pagare.

La nota apparsa sul web ANCI del 6 Novembre 2017, sostiene a riguardo:

CITTÀ METROPOLITANE - FIRENZE E BOLOGNA PER AUTONOMIA FISCALE NARDELLA E MEROLA: “TASSA DI SCOPO PER CHI USA NOSTRI AEROPORTI”

"Autonomia fiscale per le città metropolitane", e l'ipotesi di istituire, in questo ambito, una "tassa di scopo" per gli aeroporti di Firenze e Bologna: è l'idea, con relativa applicazione pratica, lanciata oggi a Firenze dai sindaci dei capoluoghi di regione toscano ed emiliano Dario Nardella e Virginio Merola, durante la cerimonia di firma di un patto di intesa su vari temi, come turismo, cultura, ambiente e condivisione sui piani strategici tra le due città metropolitane. L'intesa, unica nel suo genere, riguarda, è stato spiegato, le uniche due città metropolitane italiane con territori confinanti.

Nel documento, ha spiegato Nardella, "c'è un punto chiave, quello dell'autonomia fiscale. Come città metropolitane oggi viviamo di trasferimento dello stato centrale: crediamo invece che ci siano molti spazi per affermare il principio sacrosanto dell'autonomia fiscale, che ci consentirebbe di tracciare una linea di sviluppo economico in modo indipendente dallo Stato. Firenze e Bologna su questo tema si pongono come testa d'ariete".

Parole condivise dal collega di Bologna Merola: "Noi non vogliamo chiedere più soldi - ha detto - né vogliamo una tassa aggiuntiva per i cittadini, e nemmeno maggiori trasferimenti. Vogliamo che sia affrontato il problema dell'autonomia fiscale delle città metropolitane, perché qui si gioca il futuro del nostro paese. Queste due città metropolitane non si aggiungeranno al coro dei lamenti: cerchiamo al contrario di indicare vie operative". Tra le ipotesi concrete sul piatto, in quest'ambito, ha proseguito Nardella, "una tassa di scopo sui nostri aeroporti, 2 euro: un'imposta che potrebbe anche essere ai porti, molto simile a quella di soggiorno. In questo senso Anci nazionale ha già formalizzato una richiesta, ed esiste già una norma al riguardo che consentirebbe questa possibilità. Alla firma, che si è tenuta in Palazzo Medici Riccardi, sede della città metropolitana di Firenze, ha preso parte anche Daniele Manca, sindaco di Imola. 8 Novembre 2017

Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili – IRESA

In altri Paesi le “noise tax” sono applicate, è un tributo inevitabile. In Italia IBAR (Italian board airline representatives) da un lato e l’Autorità di regolazione dei trasporti ancora nell'agosto 2013 avevano in qualche modo fronteggiato e sostanzialmente inibito l’attivazione dell’imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) - istituita con l’art . 90, comma 4 , della legge 21 novembre 2000 n . 342 e dall’art.8 del Decreto Legislativo n. 68 del 6 maggio 2011.

L’iniziativa nell’ambito delle normative in carico alle Regioni del Belpaese ha/aveva lo scopo di utilizzarne il gettito derivante per il completamento dei sistemi di monitoraggio acustico, disinquinamento acustico e, eventualmente, l ' indennizzo delle popolazioni residenti nell’intorno aeroportuale.

Niente di straordinario, eccezionale e di nuovo, IATA, ICAO, CAA, CAEP ed EASA in Europa hanno da tempo analizzato e illustrato procedure e provvedimenti per tassare il rumore generato dagli aeroporti nei Paesi Europei ed extra. Sono conosciute come Environmental charging of impact of noise and NOx landing charges. Raccomandazioni esplicite in materia sono riportate in numerosi documenti con finalità evidenti:

“used landing charges to incentivise airlines to use quieter aircraft types to improve their noise erformance to share the benefit of new aircraft technology with local residents”.

In Gran Bretagna la totalità degli aeroporti ha emanato e applica, in associazione con “noise limits and restrictions on night flights” una apposita tassazione: correlata alla rumorosità del velivolo e alla fascia oraria dell’atterraggio e/o decollo. Anche le flotte militari che operano su aeroporti civili-comemrciali e militari, pur con tarrifazione diversificata, sono sottoposti alle medesime regole

In Francia la cosiddetta “Noise Tax” su Air Transport Noise Pollution (taxe sur les nuisances sonores aériennes, also referred to as TNSA or French Noise Tax) è stata adottata ed è applicata su voli comemrciali e non sui nove maggiori aeroporti del Paese.

A Paris-Orly, Toulouse-Blagnac, Paris-Charles-de-Gaulle, Paris-le Bourget, Nantes-Atlantique, Beauvais-Tillé, Bordeaux-Mérignac, Marseille-Provence e Nice-Côte-d’Azur sono rapportate ad ogni partenza con una tariffazione che varia da € 2.00 a € 35.00), in relazione al peso massimo al decollo, alla certificazione del velivolo interessato e all’ora di partenza (giorno/notte).

Sono imposte diverse da quelle che le aerolinee pagano al gestore all’aeroportuale per le operazioni di atterraggio, parcheggio e/o decollo.

L’ICAO a riguardo ha da tempo descritto le Policies on Charges for Airports, e oltre alle traiffazioni/imposte per la navigazione hanno anche predisposto:

Noise-related charges

Although reductions are being achieved in aircraft noise at source, many airports will need to continue the application of noise alleviation or prevention measures. Costs incurred in implementing such measures may, at the discretion of States, be attributed to airports and recovered from the users. States have the flexibility to decide on the method of cost recovery and charging to be used in light of local circumstances. In the event that noise-related charges are to be levied, consultations should take place on any items of expenditure to be recovered from users and the following principles should be applied:

i) Noise-related charges should be levied only at airports experiencing noise problems and should be

designed to recover no more than the costs applied to their alleviation or prevention.

ii) Any noise-related charges should be associated with the landing fee, possibly by means of surcharges

or rebates, and should take into account the noise certification provisions of Annex 16 — Environmental Protection to the Convention on International Civil Aviation in respect of aircraft noise levels.

iii) Noise-related charges should be non-discriminatory between users and not be established at such

levels as to be prohibitively high for the operation of certain aircraft.

In Italia invece l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con un testo sottoscritto dal Presidente Giovanni Pitruzzella nel 2013 ha sostenuto un limite massimo di IRESA pari a 0.50 euro a tonnellata.

A complicare l’intera materia anche la Corte Costituzionale, che con la sentenza depositata in data 13 febbraio, 2015, ha dichiarato la piena legittimità del limite massimo di 0,50 Euro a tonnellata fissato, per la Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei commerciali-Iresa- (decreto-legge 23 dicembre 2013, n.145).

Come venire a capo di una questione che nei restanti Paesi UE e nella prevalenza degli aderenti all’ICAO ha invece una piena legittimità senza vincoli di sorta? E che trova, ancora una volta il Paese Italia fanalino di coda? 7 Novembre 2017

Aeroporti, impatto volatili e un “reale” rischio terzi

Tra SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) è BRI (Birdstrike Risk Index) di ENAC. Il rischio impatto volatili nei pressi delle piste degli aeroporti e la “gestione del fenomeno del wildlife strike è decisamente complessa e vede il coinvolgimento di tutti i soggetti presenti sull'aeroporto. Tutto ruota intorno alla necessità di rendere ostile agli uccelli l'ambiente aeroportuale ed alla puntuale e completa segnalazione degli impatti (o presunti tali) verificatisi.”

“Le regole - sostiene ENAC nel suo web ufficiale - per mettere in atto quanto sopra sono poche e relativamente semplici da attuare anche se per talune di esse dono necessari investimenti economici talvolta consistenti a carico dei gestori aeroportuali.

-Il Reporting

-Il monitoraggio

-Le procedure di Risk Assessment

-Il Bird Control Unit

-La gestione ambientale dell'aeroporto

-I sistemi di dissuasione diretta

-La sensibilizzazione

-La formazione

-La verifica dei risultati raggiunti

-Il Reporting

Tutte le segnalazioni, comunque e da chiunque raccolte, debbono essere trasferite sul modello BSRF, riportato nella Circolare APT-01B, cercando di acquisire tutte le informazioni necessarie per una compilazione la più completa possibile; tutti i BSRF, debitamente sottoscritti dal compilatore, vanno inviati, a cura di chi spetti ed in base alle procedure interne delle rispettive organizzazioni a:

ENAC - Direzione Regolazione Ambiente, Aeroporti e Trasporto Aereo

- Bird Strike Committee Italy;

-Direzione Aeroportuale competente per territorio;

-Società di gestione dell'aeroporto interessato.”

Tuttobene quindi ma l’aspetto decisivo per analizzare ed inquadrare il rischio complessivo indotto-generato dall’impatto volatili rimanda al calcolo del rischio individuale, dei cittadini residenti nel circondario delle piste e anche degli equipaggi e dei passeggeri che volano, nelle zone a rischio. Delle cosiddette PSZ Public Safety Zones.

Per valutare il rischio potenziale connesso occorre analizzare “le procedure di Risk Assessment” sui cui ENAC sostiene:

“Al fine di fornire un indice univoco standardizzato che permetta di misurare il rischio di wildlife strike all’interno di ciascun aeroporto l’ENAC-BSCI ha deciso di adottare il BRI (Birdstrike Risk Index), sviluppato in collaborazione con il Dipartimento Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nella sua versione 2.0.

Questo indice, la cui formulazione matematica viene descritta in allegato alla circolare APT-01B, sulla base delle abbondanze medie delle specie di fauna selvatica presenti in aeroporto, del numero degli impatti per specie, degli effetti sul volo dei suddetti impatti e del traffico aereo, consente di determinare il rischio cui è esposto un aeroporto su una scala di valori che va da 0 a 2.

Su base statistica è stato possibile determinare nel valore 0,5 la soglia di attenzione relativamente al pericolo di wildlife strike. Pertanto, allorché il valore annuale del BRI2 calcolato su uno specifico aeroporto risulti essere superiore al valore 0,5, il gestore deve mettere in essere nuove azioni di mitigazione del rischio di wildlife strike sulla base dei dati raccolti durante il monitoraggio ambientale e faunistico dell’aeroporto.

-Identificazione del rischio

Ovvero il processo di identificazione del rischio e delle circostanze nelle quali esso può produrre danni.

L'identificazione del rischio include i dati di identificazione delle specie, il loro numero, il loro comportamento, gli orari di presenza e la localizzazione all'interno dell'aeroporto (in pratica i dati forniti dal monitoraggio). Tale informazione viene poi interpretata in relazione alla probabilità del verificarsi di un impatto.

-Stima del rischio

Ovvero l'identificazione dei possibili eventi risultanti dalla catena di rischio, la stima della gravità del danno derivante da ogni occorrenza e la stima della probabilità di ciascun evento.

Tale fase in pratica stima la probabilità che una data specie, popolazione o gruppo di volatili che frequentano l'aeroporto possano essere all'origine di un incidente di gravità determinata (es. incidente)”.

Ma il punto cruciale è il seguente come si incrociano, si relazionano e si sovrappongono il sistema SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) e il BRI (Birdstrike Risk Index) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (versione 2.0).

In definitiva quale relazione, quale considerazione è stata assunta, quale criterio ha sviluppato, ad esempio il SARA - “accident location model with Sapienza University of Rome” con l’esistenza di acquacolture, allevamento di pesci (la loro dimensione e produzione) e le fonti attrattive per volatili equivalenti e altro localizzati ad una distanza inferiore a 13 km dalle piste e/o dalle piste di volo?

ENAC, in definitiva, nella valutazione delle “policy of land use in the surrounding of the airports defining four Public Safety Zones. Each of them is defined by the 10-4,10-5 and 10-6 risk contours and in the area outside 10-6 risk contour is considered not influenced by the aeronautic activity” per gli aeroporti con traffico aereo superiore e inferiore a 50mila/voli/anno ha predisposto una valutazione adeguata a tale incidenza birdstrike? 6 Novembre 2017

Aeroporti e co-marketing e un libero mercato farlocco

Il dibattito sull’ipotetico accordo Trapani Birgi ripropone l’analisi. Regioni impegnate a sostenere finanziariamente l’adeguamento di una pista, di un’aerostazione e di tanto altro indispensabile ad una infrastruttura aeroportuale sono una evidenza storica e persistente. Lo sono altrettanto i finanziamenti diretti. La disponibilità a sostenere la promozione degli scali aerei, non solo con la proprietà e l’acquisizione di quote azionarie alla società di gestione aeroportuale. Anche con la promozione e incentivazione di rotte, destinazioni e frequenze dei voli attivando progetti di co-marketing con tour operator e con le stesse aerolinee.

Quando si legge che una specifica aerolinea, low cost o meno, potenzia i voli da un determinato scalo areo come non ipotizzare e/o non avere alcun dubbio, probabilmente nessun dubbio: è solo stato sottoscritto un rinnovato e/o riformulato un accordo di co-marketing? Un contesto nel quale è arduo argomentare su una reale competizione tra gli aeroporti.

Chi determina in tale mercato la concorrenza? Spesso il gestore dello scalo è avulso da tali “concertazioni”. I protagonisti sono gli enti locali classici. Ovvero i Comuni del circondario, le Provincie, la Regione e le partecipate pubbliche del territorio circostante all’aeroporto.

Come non domandarsi per quale ragione la competizione tra scali aerei e/o tra aerolinee non avviene con le proposte dei voli e tariffe competitive e/o servizi in volo, piuttosto che tra i finanziatori dei collegamenti, ovvero il finanziamento pubblico e para-pubblico (mai dei privati) e sostegno ai voli attraverso i cosiddetti accordi di “co-marketing”?

Probabilmente senza questa tipologia di accordi numerosi scali aerei periferici e non sarebbero in crisi, sarebbero falliti e/o non registrerebbero volumi di traffico passeggeri record. E da tempo. Il traffico esistente su tali aeroporti non è, infatti, remunerativo per le aerolinee, anche tali collegamenti aerei sono indispensabili per un territorio ed una comunità turistica. Senza quei voli gli utenti sarebbero ancora inferiori e la loro localizzazione marginale, ancorchè fruibile dagli appassionati non sarebbe compensata.

La stessa UE ha, peraltro, predisposto l’utilizzo di risorse statali. Aiuti di stato e perciò misure e interventi compatibili a sostegno di tali “aree svantaggiate”. Prefigurando, tuttavia, modalità, tipologie e standard e opzioni assistite specifiche.

Il trasferimento di risorse statali ha assunto molte forme “come sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali, prestiti agevolati o altri tipi di condizioni preferenziali di finanziamento. Vi è coinvolgimento di risorse statali anche quando lo Stato offre un vantaggio in natura o sotto forma di servizi sovvenzionati, come i servizi aeroportuali. Le risorse statali possono essere utilizzate a livello nazionale, regionale o locale”.

Lo scenario è quello di aeroporti minori e anche di primo livello, la cui società di gestione e proprietà possono registrare quote elevata pubbliche e non nei quali, ma dove le “sovvenzioni” per finanziare le attività, in ultima istanza sono sintetizzate negli accordi di co-marketing. Anche in assenza e/o senza peraltro un qualche riscontro diretto e/o indiretto sulle prospettive e sulle ricadute reali in termini di ricadute turistiche sul relativo territorio.

Dopo la pubblicazione delle ultime norme varate dalla Commissione recante orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree (2014/C 99/03) dovrebbero, tuttavia, essere state registrate modifiche nelle policy di comunicazione e marketing degli scali aerei del Belpaese.

La Commissione Europea vigila (dovrebbe?

su tali operazioni e, oltre alle sentenze precedenti, solo dall'inizio del 2014 ha già adottato 17 decisioni relative ad aiuti agli investimenti e aiuti al funzionamento a favore di aeroporti o compagnie aeree: Berlin Schönefeld (IP/14/173), Aarhus (IP/14/174), Marsiglia (IP/14/175), Ostrava (IP/14/176), Groninga (IP/14/403), Aeroporto dello Stretto (IP/14/660), isole Scilly (IP/14/533), isole Canarie (IP/14/401), Verona (IP/14/402), Gdynia (IP/14/138), Dubrovnik (caso SA.38168), Dortmund, Leipzig Halle, Niederrhein-Weeze, Pau, Angoulême e Nîmes (cfr. IP/14/863 e MEMO/14/498). Ma in discussione la Commissione ha in calendario l’analisi per sentenziare altri 28 casi – tuttora pendenti in UE – di aiuti di stato ancora in attesa di una soluzione. 2 Novembre 2017

 

ANSV, due Interrogazioni Parlamentari sulla gestione

Inquadrate le modalità investigative e la Presidenza. Sono state presentate da Romano Paolo Nicolò, De Lorenzis Diego e Spessotto Arianna in data 16 Ottobre 2017 - Interrogazione a risposta scritta 4-18167

Al Presidente del Consiglio dei

ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) è stata istituita con decreto legislativo n. 66 del 25 febbraio 1999 e riordinata con decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2010 del 5 ottobre 2010. La sua mission è quella di investigare le cause degli incidenti e degli inconvenienti gravi aeronautici occorsi su territorio nazionale italiano;

l'Unione europea, con regolamento (UE) n. 996 del 2010 ha inteso fornire linee comuni agli Stati ell'Unione, relativamente alle investigazioni di incidenti ed inconvenienti gravi aeronautici, istituendo anche una rete delle agenzie investigative denominata European network of civil aviation safety investigation authorities (Encasia);

sempre l'Unione europea, al fine di ridurre le spese a carico dei singoli Stati membri e per un efficace funzionamento delle agenzie investigative europee, ha previsto la possibilità di scambi di competenze gratuiti in termini di expertise degli investigatori e dei laboratori di analisi. Pertanto l'Encasia organizza annualmente corsi di formazione per gli investigatori delle agenzie investigative allo scopo di scambiare esperienze e tecniche investigative, conoscere le capability dei laboratori di analisi degli altri Stati membri, assicurare aiuti gratuiti in termini di analisi attraverso la possibilità di avvalersi delle tecnologie già presenti presso laboratori di altre agenzie investigative europee;

i corsi di formazione dell'Encasia sono interamente finanziati dall'Unione europea, incluse le spese di viaggio e soggiorno degli investigatori con risparmio per i singoli Stati aderenti;

risulta all'interrogante che, dal 2015, l'Ansv non invierebbe più personale del settore investigativo ai corsi di formazione per investigatori organizzati dall'Encasia ma risulterebbe che vi abbia inviato solo un funzionario amministrativo, assegnato all'ufficio legale dell'Ansv;

ove confermato, ciò lascia sgomenti quanto sopra poiché tale decisione può ripercuotersi negativamente sull'aggiornamento e l'accrescimento professionale del personale investigativo dell'Ansv come invece auspicato dall'Unione europea;

risulta agli interroganti che il personale del settore investigativo dell'Ansv dal 2015 sarebbe, al contrario, inviato a frequentare altri corsi di formazione che peraltro sembrerebbero assai onerosi.

Non solo, questi corsi non garantirebbero quella necessaria «condivisione e standardizzazione» delle tecniche di indagine investigative, che andrebbero definite, con gli altri Stati europei e che dovrebbero caratterizzare la formazione di un investigatore aeronautico –:

Se il Governo non ritenga di chiarire quanto prima le ragioni della decisione dei vertici di Ansv di non inviare più il proprio personale investigativo ai corsi di formazione gratuiti dell'Encasia;

se corrisponda al vero che l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo abbia predisposto altri percorsi formativi per il personale del settore investigativo e, in caso affermativo, quali ne siano i costi, nonché se risulti che tali corsi di formazione garantiscano pienamente quell'indipendenza e quella standardizzazione delle best practice europee necessarie per una corretta qualificazione e preparazione degli investigatori aeronautici italiani".

 

Venerdì 13 ottobre 2017, seduta n. 870

Paolo Nicolò Romano – De Lorenzis e Spessotto

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze.

Per sapere – premesso che:

l'agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv), istituita con decreto legislativo n. 66 del 25 febbraio 1999, è sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri con compiti in materia di inchieste su incidenti e inconvenienti nel settore dell'aviazione civile;

l'ansv è stata oggetto di riordino con decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2010 del 5 ottobre 2010, che, all'articolo 6, comma 1, ha disposto che, in sede di prima applicazione, non si applichi il limite massimo di due mandati al presidente e ai membri del collegio. La nomina del presidente prevedeva, infatti, un mandato della durata di 5 anni, con possibilità di conferma per una volta, per un totale di 10 anni. Il soprarichiamato decreto del Presidente della Repubblica di riordino ha però modificato tale previsione prevedendo appunto che non si applicasse il limite massimo di due mandati al presidente e ai membri del collegio uscenti cosicché dal 1999 ad oggi, tutti i Governi che si sono succeduti hanno confermato ininterrottamente il professor Bruno Franchi presidente o commissario straordinario dell'Ansv. In buona sostanza il professor Bruno Franchi è ai vertici dell'Ansv come presidente/commissario straordinario sin dal 1999 data della sua prima nomina e della istituzione dello stesso ente.

Ad oggi, sono trascorsi 18 anni;

in questi 18 anni il professor Franchi, oltre a percepire gli emolumenti fissati in 111.555,00 euro lordi annui per l'espletamento del suo mandato, ha anche sostenuto notevoli spese di viaggio per recarsi dalla sua abitazione (in provincia di Vicenza) a Roma (sede unica di Ansv) nell'ordine di quasi un milione di euro nel corso di tutti questi anni;

dal sito webgazzettaamministrativa.it, nella sezione «Amministrazione Trasparente», emerge chiaramente che le spese (per le quali vige obbligo di pubblicazione ex articolo 14, comma 1, lettera c del decreto legislativo n. 33 del 2013) per viaggi di servizio e missioni percepite dal Collegio dell'Ansv (composto da 3 membri e dal presidente dell'Ansv) sono state nel 2014 di 59.833,31 di euro, nel 2015 di 48.055,15 euro e nel 2016 di 45.523,13 euro;

il professor Franchi risiede e vive in provincia di Vicenza e si reca presso la sede dell'Ansv (situata in Roma) ogni settimana da 18 anni usufruirebbe di rimborsi di vitto e alloggio in albergo;

è da stigmatizzare secondo gli interroganti che dopo 18 anni di ininterrotta guida di Ansv non siano state individuate, in un'epoca di spending review, modalità di viaggio e di alloggio più economiche per consentire al professor Franchi di esercitare con più morigeratezza le proprie funzioni–:

se il Governo non ritenga di chiarire quali spese abbia sostenuto l'Ansv per rimborsi delle spese di viaggio del presidente/commissario straordinario professor Bruno Franchi, dalla propria abitazione alla sede dell'Ansv, nei 18 anni di suo ininterrotto mandato e quali iniziative si intendano intraprendere per consentire un uso più parco delle risorse per rimborsare tali spese, vista la necessità per il Paese di più efficaci politiche di spending review. 28 Ottobre 2017

Aeroporti standard e non, e tanti, comunque, tanti in deroga

La sicurezza aerea non è sicuramente un optional! La strip area per pista strumentale (tutte le piste di scali civili-commerciali) deve avere una larghezza laterale di 150 metri per piste 3 e 4: ovvero le piste dei 38 aeroporti identificate dal PNA – Piano Nazionale Aeroporti.

Sempre a ridosso della stessa pista dovrebbe risultare anche una area livellata e priva di ostacoli (Cleared and Graded Area - CGA), all’interno della strip di una pista strumentale di precisione di codice 3 o 4 deve essere

prevista un’area livellata priva di ostacoli (CGA) per una distanza simmetrica, rispetto all’asse pista ed al suo prolungamento, di almeno 105 m. Tale distanza può essere ridotta a 75 m nella parte di strip che interessa i primi 150 m di pista e raccordata a 105 metri entro i primi 300 m di pista per entrambe le testate.

Tale “CGA deve essere raccordata con la pista e in grado di sostenere l’aereo critico di progetto che al suo peso massimo certificato deve poterla percorrere senza subire danni significativi.”

Un ulteriore spazio di sicurezza istituito con “lo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili - e quindi ai loro occupanti - che dovessero arrivare troppo corti in atterraggio o uscire di pista in decollo o in atterraggio. Tale area, delle dimensioni minime sotto specificate, deve essere presente presso entrambe le estremità della strip”. E’ denominata RESA (Runway End Safety Area - RESA) area di sicurezza di fine pista: simmetrica per entrambe le testate della pista.

ENAC nel citato “Regolamento” sostiene “Ove realizzabile la larghezza della RESA è pari alla larghezza della CGA. Per le piste di nuova realizzazione, o in occasione di prolungamento della pista, la larghezza della RESA è pari alla larghezza della CGA. 5.3 Per piste già realizzate su aeroporti esistenti la lunghezza della RESA deve essere di almeno 90 metri. Negli altri casi occorre predisporre una RESA di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4”.

Senza entrare nel merito di altri standard dimensionali relazionabili alla dimensione di una pista strumentale occorre domandarsi quante piste del Belpaese dispongono delle “misure” sopracitate di Strip Area, di CGA (area livellata e priva di ostacoli) e di RESA (area di sicurezza di fine pista) ottimali. Validi per la costruzione di nuove piste, nuove infrastrutture aeroportuali.

Difficile immaginare che una qualche pista civile-commerciali pre-esistente al “Regolamento” disponga appieno di codeste conformità ma non operi in deroga a tali disposizioni. Comprensibili ed ineludibili criteri di operatività per talune piste storiche, oggi circondate da palazzi ed edificazioni di ogni sorta che 30-40-50 anni addietro erano state costruite perché localizzate a distanza da centri abitati come misure percauzionali di sicurezza dei voli e a tutela delle popolazioni.

E’ indubbio, perciò, ed anche inevitabile che queste piste proseguano la loro attività di volo, ma nel contempo possano, almeno nelle fasi di presentazioni/elaborazioni di rinnovati masterplan, essere analizzati e definiti scenari operativi di compatibilità. Debbano essere analizzate e prefissare, magari, un tetto massimo di voli, dei plafond, un limite orario, giornaliero, diurno e notturno, magari annuale di movimenti massimi “tollerabili” da valutazione di rischio terzi e risk assessment (oltre che di impatto acustico-ambientale).

Quando l’infrastruttura aeroportuale, nei termini di dimensione di pista e spazi accessori e RESA, di zona libera dagli ostacoli (Obstacle Free Zone), di carta degli ostacoli di aerodromo tipo A ICAO, di piano ostacoli in genere, di piano di rischio, di rischio terzi-risk assessment, di carico antropico, non risulta conforme ad un aeroporto di nuovo costruzione e concezione, una misura precauzionale di limitazione del traffico si impone come una determinazione opportuna a tutela delle stesse operazioni di volo e, nel contempo, della comunità dei cittadini che vive e opera nell’intorno delle piste. Diversamente diventa urgente e improrogabile una circostanziata valutazione del rischio, e qualora risultasse in contrasto con i criteri di tutela previsti nella Policy di attuazione dell’ Art. 715 del Codice della Navigazione, concertare e determinare con i comuni interessati il recepimento di contromisure “urbanistiche” per i fabbricati e per le edificazioni già esistenti. 26 Ottobre 2017

ENAC sulla vicenda Ryanair: tutto bene quel che finisce bene!

La low cost: anche stavolta nessun riscontro negativo e/o controverso? A margine del comunicato ENAC sotto riportato e delle dichiarazioni apparse sui media quali: "La crisi e' stata affrontata benino", ha aggiunto Riggio, spiegando che "il 97% dei passeggeri è stato riprotetto". "I nostri piloti - ha poi detto O'Leary - sono pagati benissimo e al momento stiamo conducendo dei colloqui di lavoro con i piloti Alitalia, che vogliono venire da noi". E a quanto pare dichiarazioni senza alcuna intenzione ironica, ecco il testo integrale ENAC successivo all’incontro tra “l’ente” e il vertice della maggior aerolinea low cost europea.

 

Comunicato Stampa n. 82/2017

IL PRESIDENTE E IL DIRETTORE GENERALE ENAC INCONTRANO L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI RYANAIR SULLE CANCELLAZIONI OPERATE DALLA COMPAGNIA

Il Presidente dell’ENAC Vito Riggio e il Direttore Generale Alessio Quaranta hanno incontrato oggi, 19 ottobre, presso la Direzione Generale dell’Ente, l’Amministratore Delegato di Ryanair Michael O’Leary accompagnato dal Responsabile Commerciale della compagnia David O’Brien.

L’incontro, che si è svolto con la partecipazione anche dei dirigenti dell’ENAC competenti su questi temi, ha avuto all’ordine del giorno l’analisi delle cancellazioni operate dalla compagnia aerea irlandese, il riscontro sul rispetto delle forme di tutela dei passeggeri previste dal Regolamento Comunitario n. 261 del 2004, il piano di sviluppo della compagnia.

In apertura di riunione l’Amministratore Delegato della compagnia ha ringraziato l’ENAC per il supporto fornito nelle ultime settimane e per le indicazioni ricevute in merito al rispetto del regolamento di riferimento, annunciando che la compagnia ha già contattato direttamente oltre il 95% dei passeggeri coinvolti per fornire le tutele previste.

In particolare, è stato evidenziato come la compagnia abbia accolto positivamente le richieste che l’ENAC gli ha sottoposto in termini di informazioni più trasparenti ai passeggeri, di modifiche da apportare sul proprio sito, di riscontro sugli effettivi tempi previsti dalla normativa per il rimborso agli utenti.

La compagnia, peraltro, ha manifestato la propria disponibilità ad attivare un tavolo di conciliazione per venire incontro alle esigenze dei consumatori. L’ENAC, infatti, si è fatto portatore di questa istanza raccolta dalle associazioni dei consumatori, precisando, al contempo, alla compagnia che per dare seguito all’attivazione del tavolo, il contatto deve essere preso direttamente con le associazioni dei consumatori e con il relativo organismo di conciliazione.

O’Leary, inoltre, confermando l’importanza del mercato italiano, ha rassicurato l’Ente sul fatto che non ci saranno ulteriori cancellazioni oltre quelle già annunciate e che dalla prossima stagione estiva (da fine marzo 2018) riprenderanno lo sviluppo nel nostro Paese.

Il Presidente Riggio e il Direttore Generale Quaranta hanno preso atto positivamente di quanto emerso nell’incontro, delle risposte avute dalla compagnia e del fatto che, come riferito dal Amministratore Delegato, le cancellazioni non sarebbero dovute a problemi strutturali della società, ma da situazioni sotto controllo e, come comunicato, in fase di risoluzione.

L’ENAC continuerà, comunque, il proprio monitoraggio sulla compagnia e, qualora dovesse ricevere evidenza del mancato rispetto del Regolamento Comunitario 261/2004, attiverà le sanzioni previste.

Da quando sono state comunicate le cancellazioni l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, oltre a essersi relazionato in diverse occasioni con i responsabili del Customer Services di Ryanair, per esporre di volta in volta le criticità emerse rispetto alle forme di tutela dei passeggeri, ha tenuto contatti con l’Autorità irlandese per l’aviazione civile, Irish Aviation Authority (IAA) per avere rassicurazioni sul fatto che dalla riprogrammazione non fossero derivati o potessero derivare in futuro pericoli per la sicurezza del trasporto aereo. Nel corso del mese di settembre, inoltre, l’ENAC ha incontrato anche le associazione dei consumatori e le principali sigle sindacali del comparto aereo per una disamina completa della vicenda. 21 Ottobre 2017

Aeroporti e volatili e Grifoni, doppia nota di Valter Battistoni

Sul rischio impatto volatili sugli aeroporti del Belpaese. E’ una questione rilevante che attende ancora una risposta e provvedimenti risolutivi, ma che ha trovato e trova una puntuale analisi da parte di Valter Battistoni. Gli interventi del maggior esperto italiano in “birdstrike” sono regolarmente e sistematicamente analizzati e documentati sul web con www.birdstrike.it e www.facebook.com - Valter Battistoni. In questo spazio Aerohabitat propone due note: “Grifoni e aeroporti: convivenza impossibile” e “Compromesso al ribasso per il carnaio di Alghero?”.

 

Grifoni e aeroporti: convivenza impossibile.

L’unione Europea sta finanziando un progetto (LIFE14 NAT/IT/000484) che si pone come obbiettivo principale il miglioramento dello stato di conservazione del grifone in Sardegna. Il progetto prevede tra l’altro la creazione di una rete di “carnai aziendali” per mitigare la carenza alimentare e la liberazione di 60 grifoni provenienti dalla Spagna per risolvere la critica situazione demografica della popolazione esistente.

Per “carnaio aziendale” si intende un sito attrezzato ove gli allevatori convenzionati potranno smaltire, nel rispetto delle norme esistenti, le carcasse degli animali morti. Le carcasse costituiranno il cibo per i grifoni che quindi le smaltiranno, come un tempo avveniva in natura. Oltre a queste sono previste ulteriori due stazioni di alimentazione (leggi: carnai) per integrare la rete di quelle aziendali.

Il progetto interesserà - tra le altre - le seguenti zone di protezione speciale (ZPS) e siti di importanza comunitaria (SIC): ZONE ZPS: ITB013044 - Capo Caccia: la zona più centrale, conosciuta come "Arca", è un oasi permanente di protezione faunistica (L.R. 23/98), mentre la fascia costiera è parte dell'Area Marina Protetta di Capo Caccia e Punta Giglio (L. 979/82). E' presente un’oasi permanente di protezione faunistica e di cattura. La zona ricade nel Parco Regionale di Porto Conte (L.R. 31/89). Si può considerare uno dei siti più importanti del Mediterraneo per la nidificazione del Gyps fulvus e del Hydrobates pelagicus.

ZONE SIC: ITB010042 - Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio - ITB011155 - LagoBaratz Porto Ferro: unico lago naturale della Sardegna, alimentato dal solo bacino imbrifero che lo circonda. Area geologicamente costituita da formazioni di rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie e sabbie, e rocce metamorfiche di tipo scistoso.

In attesa dell’entrata in funzione dei carnai aziendali, una delle stazioni di alimentazione è già ubicata in località Marina di Lioneddu (Porto Conte).

Fin qui quanto si apprende dal sito web del progetto denominato “Life Under Griffon Wings” (www.lifeundergriffonwings.eu).

Per una serie di sfortunate circostanze deve essere sfuggito agli estensori del progetto, ed a molti degli enti chiamati ad autorizzarlo, che tutte le aree sopra descritte rientrano in un raggio di 13 km. dall’aeroporto di Alghero.

La distanza di 13 km. è posta come limite dalla normativa nazionale (ENAC) ed internazionale (ICAO) per l’insediamento di fonti attrattive per la fauna selvatica, considerate dalla legge come potenziale pericolo per la navigazione aerea (Cod.Nav. art. 711), tant’è che la locale Autorità aeroportuale aveva da tempo provveduto a consegnare al Comune di Alghero, entro i cui confini ricadono sia l’aeroporto che le aree oggetto del progetto, le c.d. mappe di vincolo (Art. 707 C.N.), ovvero le delimitazioni territoriali entro le quali non è ammesso in linea di principio l’insediamento di attività attrattive per la fauna.

Almeno uno dei carnai istituzionali è quindi già esistente ed operativo entro il raggio di 13 km. dall’aeroporto, mentre altri (aziendali) lo saranno a breve non appena ultimato l’iter autorizzativo.

Quale può essere l’impatto sulla sicurezza della navigazione aerea derivante da una popolazione di più di 60 Grifoni che volteggiano sopra due carnai all’interno di una zona che dovrebbe invece essere immune da fonti attrattive?

Il Grifone (Gyps fulvus) ha un’apertura alare di 2,5 m. e può arrivare a pesare fino a 12 chili. Può volare fino a 6.000 m. di altezza (circa 20.000 ft.). I grifoni possono formare colonie separate e sono piuttosto fedeli al loro luogo stanziale. Si spostano solitamente in stormi di parecchi individui. Avendo disponibile una rete di carnai, è assai probabile che gli stormi si spostino da uno all’altro attraversando inevitabilmente i sentieri di decollo e atterraggio dell’aeroporto di Alghero.

In Spagna, dove vivono circa 8.000 coppie di Grifoni,le statistiche riportano molti impatti con aerei militari che effettuano spesso missioni a bassa quota (certamente più di 14 eventi dal 1987 al 1991- Kitowsky 2011), ma anche con aeromobili civili, causando anche diverse vittime tra piloti e passeggeri di piccoli aeroplani di aviazione generale.

Di seguito riportiamo i dati aggiornati degli ultimi impatti, tratti dai siti web specializzati:

• 18.07.1996 – Pamplona, Robin DR380, precipita dopo aver impattato con un Grifone – 3 morti

• 13.05.2012, Madrid, Iberia A340, impatta con un avvoltoio che rimane incastrato nel radome.

• 16.01.2016, Cerro de las Rabadanes, TB20, impatto con avvoltoio, 4 morti.

• 30.03.2016, Perales, Cessna 172, impatto con avvoltoio, 3 morti.

• 19.05.2016, Arbizu, Robin DR400, impatto con avvoltoio, 3 morti.

• 16.09.2016, Palma de Mallorca, Lufthansa A320, impatto con avvoltoio che resta incastrato nel radome.

 

Crediamo non siano necessari ulteriori commenti.

Se nessuno studioso serio potrà mai sostenere la fattibilità di un “rischio zero” per quanto riguarda gli impatti degli aeromobili con volatili, davvero non si sente alcuna necessità di incrementare il livello del rischio laddove se ne possa fare tranquillamente a meno. Auspichiamo perciò che chi di dovere voglia rivedere l’ubicazione degli insediamenti di fonti attrattive e del ripopolamento, magari spostandoli in zone meno critiche per la navigazione aerea.

Da ultimo citiamo un analogo esperimento in corso in India (peraltro per esigenze diverse) nel quale tuttavia i carnai sono stati ubicati a 100 km. dall’aeroporto più vicino:

https://www.internationalairportreview.com/news/32874/vulture-restaurants-birdstrikes

 

 

Compromesso al ribasso per il carnaio di Alghero?

Qualche mese fa avevamo evidenziato il caso di un progetto europeo per l’installazione di “carnai aziendali” nei pressi dell’aeroporto di Alghero al fine di provvedere all’alimentazione di una nuova colonia di grifoni da liberare in zona (vedi Archivio 2017, 1° trimestre). In quell’occasione avevamo sollecitato l’intervento dell’Autorità aeronautica affinché facesse rispettare le linee guida poste dall’ICAO e dalla medesima Autorità.

L’ENAC non aveva tardato a far pervenire le sue determinazioni, che sostanzialmente confermavano il divieto di installazione di fonti attrattive entro 13 Km. da un aeroporto.

Gli Enti proponenti hanno a loro volta ribadito le proprie considerazioni ed alla fine sembra che si giungerà ad un compromesso basato sull’istituzione di una no-fly-zone sul carnaio unitamente alla riduzione del numero di avvoltoi da rilasciare rispetto ai previsti 60.

Francamente, se le indiscrezioni verranno confermate, ci sembra un compromesso al ribasso: che dimensioni e che limiti di quota potrà avere una no-fly-zone a 13 Km. dall’aeroporto di Alghero? Quale il suo impatto sulle operazioni di volo? Anche se ci sarà una riduzione del numero di nuovi esemplari, si tratta pur sempre di un notevole incremento rispetto all’esistente, a tutto discapito della sicurezza: non è certamente questa la finalità che la normativa si proponeva. Si ha la sensazione che abbiano prevalso logiche ed interessi diversi da quelli strettamente legati alla sicurezza della navigazione aerea. 17 Ottobre 2017

Cargo fuoripista in atterraggio, finisce in mare 650 metri oltre il fine pista

E’ una zona, spesso, ad elevata densità abitativa. L’incidente si è verificato ad Abidjan in Costa d’Avorio e l’Antonov 26 Cargo – bimotore turboelica si è schiantato in mare nella fase successiva all’atterraggio in condizioni meteo avverse. Pioggia, venti e temporale hanno, probabilmente, costituito una concausa nella dinamica incidentale. L’equipaggio di quattro piloti/tecnici sono risultate le vittime, altre sei persone/passeggeri sono invece sopravvissute.

L’aeromobile della Valan Air Cargo Antonov AN-26, immatricolato ER-AVB, operava sulla tratta da Ouagadougou (Burkina Faso) ad Abidjan (Cote de Ivoire) con 4 di equipaggio e 6 passeggeri, ed era impegnato nella fase di atterraggio sulla pista 03 alla 09.25 locali di sabato 14 Ottobre. Nella corsa in pista, dopo la toccata con carrello sull’asfalto, nella fase di decelerazione, con l’inizio frenata l’aeromobile avrebbe completato la sua dinamica oltre la testata opposta. Superandola, ad una distanza di 650 metri. La localizzazione della pista prospiciente il mare ha impedito una catastrofe tra le abitazioni che solitamente “popolano” gli aeroporti in numerosissimi aeroporti. Anche lo scalo di Abidjan è tra questi, ma lateralmente alla pista 03/21.

Cosa sarebbe accaduto se tale “crash” fosse avvenuto oltre 650 metri del fine pista dei tanti scali aerei affossati nelle città storiche? Anche in Italia?

Certo, il Piano di Rischio (completato in Italia solo nel 2011) anche quando viene adottato integralmente e senza deroghe, trova applicazione esclusivamente per nuove abitazioni e/o insediamenti e/o infrastrutture (centri commerciali, stadi di calcio e tanto altro) varie.

L’urbanizzazione comunale pre-revisione Art. 707, Art. 711., Art. 715 del CdN, i quartieri, i palazzi, gli edifici di ogni tipologia “storici” vanno, quindi integrati nella casistica incidentale nelle prossimità delle piste maggiori e minori degli aeroporti localizzati nelle città del Belpaese. Il Piano Nazionale Aeroporti- PNA ha valutato tali considerazioni?

La stessa definizione degli spazi-zone del Rischio Terzi e l’identificazione del “carico antropico” insediato e/o presente a ridosso delle piste non risolve la “pericolosità” di scenari di traffico e movimenti aerei orari/giornalieri/annuali in progressivo incremento: con ipotesi di raddoppio dei passeggeri al 2035.

Quali iniziative, quali provvedimenti predisporre allora per mitigare tale “rischio” in determinate piste di volo di taluni aeroporti del Belpaese?

Quali misure “aeronautiche” attivare se non identificare limiti e restrizioni nelle operazioni di volo? Perché, quindi, non stimare “curve di isorischio” (utilizzando modelli matematici condivisi e consolidati) adeguate con un tetto, un limite, nel numero dei voli orari e mensili e/o annuali su specifiche piste di volo? 16 Ottobre 2017

Trasporto aereo: al 2035 traffico raddoppiato e aeroporti inidonei?

L’attuale sistema Italia non potrà fronteggiare tale crescita. Il confronto scontro tra low cost ed ex compagnie di bandiera è stato risolto. Ha prevalso il modello low cost (nonostante le diversità tra Ryanair e Easyjet e altre) e le storiche Air France, British, Lufthansa non hanno avuto alternative. Alitalia chissà! Nel tempo le aerolinee hanno dovuto adeguarsi a uno status organizzativo-operativo aziendale equivalente e lo scenario della competizione si sposta ora anche sulle operazioni e voli di lungo raggio-long range.

Ma tutte le aerolinee, dalle low cost all’ex di bandiera, operano in un sistema aeroportuale, in una rete di infrastrutture con livelli di ricettività adeguate al traffico aereo consolidato e/o stimato.

Come affronta la rete degli aeroporti del Belpaese i flussi di traffico attuali e quelli prospettati al 2035?

Potrà contenere tale incremento-impennata di traffico e/o di passeggeri e/o di movimenti aerei sulle piste affossate tra centri storici secolari e decine di migliaia di cittadini di piccole, medie città e centri metropolitani?

Certo numerosi masterplan hanno prospettato allungamento di piste e /o il raddoppio di quella attuale, se non il raddoppio del sedime e dell’assetto attuale delle piste (Fiumicino). Il Piano Nazionale Aeroporti – PAN redatto nel 2012 è stato aggiornato nel 2014 ma le criticità connesse a taluni scali, evidenziano una realtà contraddittoria e, probabilmente, con inevitabili inagibilità ricettive nel numero dei movimenti aerei stimati al 2035. Sono state adeguatamente analizzate le criticità aeroportuali in relazione agli standards di pista-rullaggi-parcheggi (Lunghezza pista, Strip area, RESA di 240mt, Graded Area, EMAS), al Piano di Rischio, al Rischio terzi e al carico antropico, oltre ai vincoli dell’impatto acustico in Lva e decibel e di quello atmosferico?

Il trasporto aereo e i flussi dei velivoli in atterraggio e decollo del Belpaese sono in costante incremento e la proiezione al suo raddoppio al 2035 dovrebbe non solo entusiasmare gli “investitori in risorse e capitali” nel “sistema trasporto aereo commerciale”, ma anche preoccupare.

Alla crescita esponenziale dell'ultimo decennio, il trasporto aereo in Italia è aumentato del 21,8% e con oltre 164 milioni di passeggeri movimentati nel 2016 nella rete aeroportuale gli analisti avrebbero potuto argomentare intorno alla saturazione del sistema Italia.

La “mobilità aerea” rappresenta un parametro, un indice decisivo per lo sviluppo del Paese.

Come fare quindi per predisporsi al raddoppio al 2035 quando l’odierna rete infrastrutturale ha raggiunto livelli di criticità evidente?

Come fronteggiare un traffico di oltre 310 milioni di passeggeri/anno al 2035? L’interrogativo è cruciale.

Quale risposta potranno fornire, innanzitutto gli scali internazionali/continentali di Fiumicino, Malpensa e Venezia e quelli – minori ma centrali come Linate, Bergamo, Napoli, Bologna, Catania, Torino, con vocazione europea con le loro piste e sedimi? Quali riflessi scaturiscono su volumi di traffico in termini di tutela delle popolazioni che abitano, operano, lavorano in prossimità delle piste e/o sono sottostanti alle fasi più critiche del decollo e dell’atterraggio? Perché, quindi, non valutare l’opportunità di imporre scenari di traffico limitato e massimali di movimenti/anno su talune piste?

Diventa pertanto indispensabile e inevitabile determinare “correttamente” le realtà operative e infrastrutturali degli aeroporti italiani. Magari concepire scenari di un sistema di rete di aeroporti con bacini di traffico competitivi, non sovrapposti e localizzati anche a 30-50-100 km di distanza, e prospettare, ad esempio, uno scalo veneziano sull’acqua, nel mare esterno alla Laguna a similitudine di Kansai? 10 Ottobre 2017

 

Aeroporti e acquacoltura e discariche e altro: analisi di realtà a rischio

Traguardi industriali e gli Art. 707, Art 711 e 715 del CdN. Prodotti ittici degli allevamenti nella produzione alimentare del Belpaese – riportano i media – rappresenterebbe con l’acquacoltura circa il 30% dei prodotti ittici italiani. Spesso sono allevamenti di tipo intensivo, anche con elevato valore commerciale come il salmone ed i gamberetti, (trascurando l’impatto e degrado ambientale correlato) con favorevoli ricadute economiche e localizzate in zone marine e fluviali.

La relazione con l’attività aerea, con i voli civili commerciali, quelli di aviazione generale e del traffico militare (aerobasi italiane, NATO e USA) non sembrerebbe sia, ancora, stata adeguatamente analizzata. Perlomeno non abbiamo disponibilità di documentazioni specifiche, magari download on-line.

E’ utile ricordare come l’Art. 707 del Codice della Navigazione, ed il capitolo 4 paragrafo 12 del Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti, prevede che ENAC individui, ai fini della sicurezza, le zone limitrofe agli aeroporti da sottoporre a vincolo e stabilisca altresì le limitazioni relative ai potenziali pericoli per la navigazione. Gli enti locali, nell’esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, devono adeguare i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell’ENAC.

L’Art. 711, inoltre, prescrive che le zone di cui sopra sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea.

ENAC con l’Informativa Tecnica - Linee guida relative alla valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti del 2009 della DIREZIONE POLITICHE DI SICUREZZA E AMBIENTALI, in un testo di 26 pagine ha identificate tre realtà, tre scenari di interesse, le zone umida, la vegetazione, le opere di attività umana.

Ma ecco nel dettaglio le “realtà” critiche segnalate da ENAC nell’intorno delle piste di volo.

Per le zone umide sono state identificate le seguenti: gli impianti di depurazione acque reflue, i laghetti e bacini d’acqua artificiali, i canali artificiali e corsi d’acqua, le produzioni di acquicoltura e le aree naturali protette.

Per la vegetazione invece: sono le piante ornamentali e giardini, la vegetazione spontanea costituita da alberi, arbusti, cespugli, i prati, le piantagioni e coltivazioni agricole.

Infine per le Opere ed attività umana sono state identificate le seguenti attività rischiose per l’attività aerea: le discariche, l’industria manifatturiera, gli allevamenti di bestiame, quindi le costruzioni e manufatti e, infine, le stesse attività aeroportuali.

Lo stesso documento nelle pagine conclusive elenca anche le tecniche di “mitigazione delle fonti di attrazione” al fine di minimizzare e/o contenere il “rischio” correlata alla presenza di volatili e di fauna selvatica, in genere, in zone limitrofe agli aeroporti. Quale è la situazione negli aeroporti e aerobasi italiane. L’analisi a quale anno solare sono state aggiornate? 5 Ottobre 2017

Aeroporti, gestori aeroportuali, handling vari e una Interrogazione M5S

Liberalizzazione e deregulation e safety e security. Nell’attività aeroportuali le varie mansioni e servizi sono prestati da “aziende e cooperative e altro” solitamente a gestione diretta, con appalti e subappalti. In attesa dell’invenzione di qualche ulteriore “formula” contrattuale in grado di assicurare maggior flessibilità operativa e riduzione dei costi.

L’ultimo caso rimanda all’aeroporto di Milano-Malpensa e agli addetti all’handling, alle condizioni di incertezza lavorativa e senza le necessarie garanzie di sicurezza. La prassi del subappalto alle cooperative con politiche di “costi al ribasso” e la necessità di garantire standard e qualità dei servizi offerti. Per tali attività, tuttavia, è decisiva la “certificazione” da parte di ENAC. Quale è la situazione alla Malpensa e nei restanti scali del Belpaese?

In tale contesto l’on. Arianna Spessotto ha presentato la seguente interrogazione:

Giovedì 14 settembre 2017, seduta n. 850

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

il 1° agosto 2017 le società di handling attive presso gli aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa hanno indetto una protesta sindacale unitaria contro la decisione della società Ags Handling, attiva presso gli scali, di subappaltare parte delle proprie competenze – circa il 30 per cento – alla cooperativa Alpina, che fa capo alla medesima proprietà di Ags Handling;

a seguito della suddetta agitazione sindacale, l'Ente nazionale per l'aviazione civile - Enac e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti hanno sospeso per trenta giorni l'ingresso di Alpina nello scalo aereo e i rappresentanti dei lavoratori addetti ai bagagli hanno indetto una nuova protesta, prevista il 15 settembre 2017, per chiedere un ulteriore rinnovo di tale sospensione;

i lavoratori denunciano che l'ingresso delle cooperative nel servizio di handling e la relativa politica del ribasso dei costi di gestione mediante l'affidamento in subappalto da parte di Ags Handling produrrebbero un abbassamento della qualità dei servizi e minori garanzie sulla formazione del personale e sulla sicurezza, sia per gli operatori che per gli aeroporti;

a conferma dei timori manifestati dai lavoratori, la Filt Cgil Milano Lombardia ha pubblicato un video in cui si vede un unico dipendente di Ags intento a caricare i bagagli nella stiva di un aeromobile 319 della compagnia egiziana Almasria sul piazzale di Malpensa, mentre fa la spola tra il carrello dove sono depositate le valigie dei passeggeri e la stiva del velivolo, salendo e scendendo più volte sul nastro trasportatore, mentre lo stesso era in movimento;

tale prassi, come denunciato dallo stesso gruppo Sea, appare irrispettosa dei regolamenti sulla sicurezza del lavoro, dal momento che – come ribadito dai sindacati – servirebbero tre addetti dell’handling per caricare la stiva di un aereo come quello in questione: uno a terra al nastro bagagli, uno all'imbocco della stiva per passare i bagagli e uno all'estremità della stiva per allocarli in modo sicuro;

si riporta la notizia che la stessa Ags sia stata espulsa da Assohandler, l'associazione nazionale delle società di handling, «poiché non ha rispettato la clausola di protezione sociale prevista dal contratto nazionale»;

come noto, le società di handling sono soggette a certificazione come handler da parte di Enac, mentre la stessa cosa non è prevista per le cooperative in subappalto, con la conseguenza di un minore controllo da parte degli enti preposti;

inoltre, l'assenza di certificazione per le cooperative determina la non applicabilità della clausola sociale in caso di passaggio di vettori da un handler ad un altro:

alla luce dei fatti sopra esposti, quali iniziative di competenza intenda intraprendere a tutela della sicurezza in un settore particolarmente sensibile come quello dell’handling;

se il Ministro interrogato non intenda, per quanto di competenza, promuovere iniziative, in collaborazione con Enac, quale ente preposto a svolgere l'attività di regolazione economica del settore aereo, affinché sia prevista la certificazione anche per le cooperative cui sono affidate in subappalto i servizi di handling aeroportuali. 29 Settembre 2017

 

Aeroporti Belpaese e il carico antropico Art. 715

Riguarda tutte le piste: sopra e sotto 50mila/voli anno. In genere i Comuni dell’intorno alle piste di volo del Belpaese dovrebbero essere coinvolti alla tutela del rischio incidenti aerei. Con vincoli che dovrebbero riguardare non solo le piste aperte al traffico civile-commerciale e di aviazione generale (ultraleggeri’) ma anche di quello militare – appartenente quest’ultimo dell’aeronautica e/o marina e/o esercito italiano e/o alle flotte aeree NATO-USA. Una spinosa e controversa questione le cui “tutele” hanno inizio a trovare una risposta integrata solo a partire con una normativa avviate nel 2005. Altri Paesi UE lo avevano attivato ancora negli anni del dopoguerra 1939-1945 del secolo scorso.

Ma quale è, quindi, la realtà del Belpaese?

La normativa di riferimento è Il decreto legislativo 9 maggio 2005 n. 96, come modificato ed integrato con il decreto legislativo 15 marzo 2006 n. 151, ha rivisto la disciplina della parte aeronautica del Codice della Navigazione.

Il nuovo Codice, al Capo III – “Vincoli della proprietà privata”, ha introdotto una nuova normativa che regola l’utilizzo e la gestione delle aree limitrofe agli aeroporti, imponendo servitù e limitazioni sui territori limitrofi agli aeroporti con vincoli correlati non solo alla configurazione del sedime aeroportuale, ma che tengono maggiormente conto della tipologia e delle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull’aeroporto considerato.

Tali modifiche al Codice della Navigazione consentono di preservare la capacità di sviluppo degli aeroporti presenti sul territorio italiano, con l’intento di tutelare l’interesse primario dello Stato di garantire la mobilità dei cittadini e la crescita economica del Paese attraverso lo sviluppo delle infrastrutture aeroportuali, e al contempo garantire i più elevati livelli di sicurezza al territorio.

Nello specifico è stato introdotto l’art. 715 (Valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni si applicano a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile individuati dall’E.N.A.C. (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile). Lo stesso articolo, al 1° comma, prevede che “al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio”.

Inoltre, l’art. 715 prevede che “nell’esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio, i comuni interessati tengono conto della valutazione di cui al primo comma”.

In attuazione di queste nuove prescrizioni del Codice della Navigazione, l’ENAC ha predisposto la “Policy di Attuazione dell’art. 715 del Codice della Navigazione - Definizione della metodologia e della Policy di Attuazione del Risck Assessment” (in allegato alla pag. di questa relazione), in cui sono riassunti i risultati delle attività di approfondimento normativo, di studio e di elaborazione modellistica, svolta nell’ambito della procedura di attuazione dell’art. 715 dall’ENAC, sulla base dei riferimenti normativi internazionali, che ha definito le misure di tutela da applicare nelle aree esterne agli aeroporti interessati dalle curve di iso-rischio generate dalle analisi svolte dallo stesso Ente. In particolare, il riferimento normativo internazionale I.C.A.O. (International Civil Aviation Organization) utilizzato da ENAC per l’attuazione di quanto previsto dell’art. 715 del codice della Navigazione, sia a livello metodologico sia a livello di pianificazione territoriale e di valutazione dei vincoli urbanistici da apporre sulle aree circostanti il sedime aeroportuale, è costituito dal documento “Airport Planning Manual – doc 9184/part2”, paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports”.

Nel Belpaese comunque una svolta “reale” è avvenuta solo dopo una sequenza di sentenze del TAR Lazio nn. 5696/15, 5500/15 e 5515/15' era stato abrogato l'Emendamento 7 del Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti relativo alla nuova configurazione delle fasce di tutela, zone laterali C e D.

L’ENAC aveva presentato appello al Consiglio di Stato; tale appello, infine, accolto favorevolmente con la sentenza n. 1360 del 0610412016 ricorsi riuniti RG nn. 5965 e 6199/2015. La sentenza ha quindi ristabilito la valenza delle fasce laterali di sicurezza. Anche in relazione a tali riscontri è sorta la necessità di verificare una serie di valutazioni relative al carico antropico previsto nell'area interessata dall'impronta del piano di rischio e

della conseguente modifica degli strumenti urbanistici vigenti, con le raccomandazioni a seguire.

La situazione attuale è, comunque, ben spinosa. La soluzione non appare rapida ed evidente. Qualora, infatti, un comune aeroportuale, pur osservando i vincoli Art. 707 e 715, autorizza insediamenti ed edificazioni che, inevitabilmente, possono-potrebbero essere correlati con livelli di carico antropico differenziato, la realtà delle operazioni di volo (dai 15-27 movimenti/ora a migliaia di movimenti/anno determina anche restrizioni sull’affollamento di eventuali ospedali, università, stadi di calcio e centri commerciali sorvolati.

Queste “restrizioni” di carico antropico compatibili al sorvolo di atterraggi e decolli dovrebbero risultare conseguenti alla analisi e determinazioni rilevate dai modelli matematici del cosiddetto “rischio terzi” e/o risk assessment. Quale situazione vivono ed esperimentano le flotte aeree che operano sulle piste di volo del Belpaese? E quali livelli di isorischio sopportano e/o sono stimati per gli abitanti e i cittadini e i lavoratori sottostanti alle traiettorie di volo e/o alla casistica incidentale derivata in relazioni a insediamenti con affollamento limitato e massimo consentito? 27 Settembre 2017

Aeroporti e Addizionale Comunale sull’imbarco passeggeri: tutto da rifare

Sono passati, invano, quasi 14 anni dall’iniziale adozione. L’istituzione dell'addizionale provinciale e metropolitana sul traffico di passeggeri negli aeroporti risale al 24 dicembre 2003, Legge n. 350, un arco temporale nel quale la raccolta e la ripartizione delle ipotetiche somme sono state sostanzialmente “inevase”. Recentemente con la legge di Bilancio 2017, per sostenere le prospettive di crescita del settore aereo e di ridurre gli oneri a carico dei passeggeri, sopprime l'incremento, previsto per gli anni 2016, 2017 e 2018. Nel corso del 2016 l'incremento, ora soppresso, era già stato oggetto di sospensione. A decorrere dall'anno 2019, l'addizionale è incrementata di 0,32 euro.

L a materia è stata inquadrata e rilanciata anche dal D.L. n. 145/2013 stabilisce che “all'onere derivante dall'applicazione del comma 21, pari a 184 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, si provvede mediante il corrispondente incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco di cui all'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, da destinare all'INPS. La misura dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco è fissata con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro il 31 ottobre 2015, alla cui adozione è subordinata l'efficacia della disposizione di cui al comma 21”.

Una decisione, quest’ultima, presa da Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Presidente dell’Anci Fassino di istituire una nuova tassa aeroportuale, il sindaco di Fiumicino Esterino Montino aveva ha scritto ad entrambi una lettera nella quale si chiede maggiore considerazione, e quindi più denaro, per i Comuni maggiormente impattati dal traffico aereo.

Di seguito il testo della missiva.

“Alla luce del vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi e della decisione di proporre l’istituzione di una nuova tassa aeroportuale a favore di quest’ultime, chiedo, come Sindaco di Fiumicino e Vicepresidente Ancai, di aprire un tavolo più rappresentativo con i Comuni che effettivamente tutti i giorni subiscono i problemi legati all’inquinamento acustico e ambientale dovuto al continuo passaggio di aerei sul proprio territorio. Chiedo una discussione più ampia perché ad oggi, l’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia, non sembra tutelare i Comuni più vessati dalla presenza di aeroporti all’interno dei propri confini geografici. Basti considerare che qui nell’aeroporto Leonardo da Vinci transitano ogni giorno, fra arrivi e partenze, circa 900 aerei, con conseguenze facilmente deducibili e che ogni anno viene versato attraverso l’addizionale comunale sulla tassa d’imbarco nel Comune di Fiumicino un corrispettivo di poco più di 700mila euro nelle nostre casse comunali.

I Comuni aeroportuali, tra l’altro, oltre a pagare un duro prezzo per i diffusi vincoli e i servizi aggiuntivi costretti ad erogare, subiscono tagli arbitrari di fondi previsti da norme di legge come la n. 350 del 24 dicembre 2003, art. 2 comma 11, poi modificata da successive leggi, come spieghiamo nel dettaglio più avanti. Sulla mancata erogazione i Comuni stanno facendo ricorso al Tar proprio per il riconoscimento di ciò che gli spetta.

Le chiedo un tavolo anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale depositata il 13 febbraio 2015, che dichiara la piena legittimità del limite massimo di 0,50 euro a tonnellata fissato per l’Iresa, l’Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili Civili (Decreto Legge 23 dicembre 2013, n.45), tassa che alcune compagnie già pagano ad esempio alla Regione Lazio, ma che non viene riconosciuta ai Comuni interessati.

L’Addizionale comunale sui diritti d’imbarco passeggeri, istituita con Legge n. 350 del 24 dicembre 2003, art. 2 comma 11, poi modificata da successive leggi, porta fondi annuali ai Comuni aeroportuali per i servizi resi all’aeroporto. Questa legge è sempre stata osteggiata dal Ministero dell’Economia, che ne riduce arbitrariamente le rimesse, dai Gestori aeroportuali, non sempre solleciti ad accreditarle al Ministero, e dalle Compagnie aeree, che spesso non riversano le tasse pagate dai passeggeri ai Gestori aeroportuali.

L’addizionale comunale attuale per l’aeroporto di Fiumicino è di 8 euro così suddivisi:

– 5 euro a passeggero vanno direttamente all’Inps per un fondo integrazione Alitalia;

– 2 euro a passeggero per Roma Capitale (circa 40 milioni di euro in totale) per il pagamento del debito pregresso ;

– 1 euro a passeggero alla Ragioneria dello Stato che a sua volta li divide 30 milioni devoluti all’Enav; il 60% della rimanenza al Ministero dell’Interno e il 40% al Ministero dell’Interno che li ripartisce ai Comuni aeroportuali.

Con il risultato che ogni anno la spettanza del 40% ai Comuni aeroportuali viene ridotta drasticamente. Per esempio nel 2011, a fronte dei 17.619.639 euro dovuti, non è stato erogato nulla, nel 2012 sono stati concessi 2.579.999 contro i 17.230.003 dovuti; nel 2014 lo stanziamento di 4.178.000 risulta erogato ma mai arrivato nelle casse dei comuni aeroportuali, tenendo sempre conto che la quota dovuta sarebbe di 17.000.000. Sono numeri che ben rappresentano l’incongruenza tra l’importo spettante e quello effettivamente versato nelle casse dei Comuni aeroportuali italiani che vedono aumentare i disagi e i costi derivati dalla presenza di aeroporti e continuano ad essere penalizzati in termini di risorse finanziarie. 22 Settembre 2017

Volo Roma-Ancona-Roma, interrogazione su disimpegno Alitalia

Ma sono inevitabili altri tagli di rotte e riduzione delle frequenze. Il piano industriale che Alitalia dovrà presentare per il 2018 e per gli anni a seguire deve necessariamente presupporre una rete operativa di corto-medio-lungo raggio “redditizia”.

Certo una pregiudiziale parametro è la composizione della flotta degli aeromobili e la loro tipologia.

Volare lungo raggio con Boeing B777 e Airbus A330, con Airbus A321, A320 e A319 per i voli di medio raggio

ed Embraer E190 e E175 per i voli regional, non agevola i “costi” quando la concorrenza opera con una singola tipologia di aeromobile per lungo, medio e corto raggio.

Rilanciare il lungo raggio appare essenziale e fondamentale ma servono gli aerei: mancano bimotori long range? Le operazioni di corto raggio, probabilmente, con Embraer E190 e E175, non sono immediatamente profittevoli.

E, probabilmente, è un settore che dovrebbe essere gestito da aerolinee Cityliner con costi più “flessibili” e competitivi. Ma il “fulcro” della flotta Alitalia è rappresentata da velivoli Airbus 319/320/321.

Alitalia ha una flotta limitata, con troppi aerei in leasing, 123 aerei, di cui 25 a lungo raggio e due terzi sono in leasing. Cosa deve fare quindi Luigi Gubitosi, Commissario per il rilancio/vendita della ex compagnia di Bandiera?

In attesa di investitori e l’arrivo di finanziatori e di nuove macchine, si spera omogenee, deve tagliare rotte e frequenze sul corto e medio raggio. Con inevitabili conseguenze e riflessi a livello su taluni scali aerei marginali e periferici. E’ il caso di Ancona e, probabilmente, di altri che manifesteranno la loro contrarietà e disagio: operativo e sui riflessi occupazionali locali.

 

Interrogazione dell'onorevole Emanuele Lodolini (Pd)

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

nei giorni scorsi Alitalia ha reso noto, tramite specifica lettera, una programmazione che non contiene le tre frequenze da Ancona per Roma (3 andate e 3 ritorni);

l'ufficio commerciale di Aerdorica ha immediatamente contattato il network Alitalia che ha confermato la decisione di togliere quelle frequenze;

questi voli rimarrebbero in essere fino alla fine di ottobre 2017 poi il nulla. È chiaro che per Aerdorica sarebbe un colpo mortale poiché il piano industriale si regge sui vettori aerei che portano fatturato e perdere questi voli significa perdere 800 mila Euro di fatturato circa;

sapendo che è in atto un giudizio del tribunale fallimentare di Ancona sulla sostenibilità economica di Aerdorica, se viene meno questo fatturato, l'aeroporto va incontro ad oggettivi rischi tra i quali il fallimento;

è in atto con l'amministratrice unica una serrata trattativa sul contenimento del costo del lavoro per scongiurare il fallimento e conseguentemente la perdita di posti di lavoro;

sarebbe un duro colpo anche per la Regione Marche, provata dal terremoto del 2016, caratterizzata da un tessuto economico di piccola e media impresa;

questa decisione, se esecutiva, oltre a comportare il licenziamento di molti dipendenti dello scalo marchigiano, penalizzerebbe gravemente una vasta area già pesantemente deficitaria di collegamenti infrastrutturali adeguati:

quali siano le iniziative di competenza che il Governo intenda assumere nell'immediato per scongiurare l'attuazione di una tale gravissima decisione". 21 Settembre 2017

Ryanair: innovativa e singolare anche nelle cancellazioni?

In sei settimane, interessati e tagli a 2100 voli. La decisione è stata improvvisa e viene motivata con l’urgenza di ridurre il “monte ferie” accumulato nel tempo (??) dagli equipaggi di volo, piloti e assistenti di volo. Nella prima giornata, ovvero il 17 settembre, la Ryanair ha cancellato, ha tolto dall’operativo ben 82 voli.

Smaltire le ferie del personale da un lato, ma anche assicurare – con un cambio macchine-aeromobili disponibili – anche ridurre i ritardi dei voli e magari avere la disponibilità di qualche aeromobile Boeing 737-800 sostituivo qualora qualcuno di questi avesse una qualche avaria e dovesse essere tolto dall’operativo e mandato in manutenzione. La puntualità dei voli Ryanar sarebbe calato al di sotto dell’80% contro gli obiettivi di raggiungere e mantenere livelli superiore all’90%.

Una vicenda che dovrebbe comportare la cancellazione di voli per oltre 400mila passeggeri e con una ricaduta negativa, per rimborsi obbligati con un costo di – stimati – 34 milioni di euro.

Anche la cancellazione di circa 50 voli giornalieri medi rappresenta all’incirca un taglio del 2% del totale dei 2500 voli quotidiani le ripercussioni sulla “immagine” della low cost leader in Europa si annunciano evidenti. Il taglio dei voli quindi come effetto dell’urgenti “ferie” per il personale sarebbero, tuttavia, anche conseguenza della fuga di almeno 140 piloti verso altre aerolinee e maggiori retribuzioni (Norwegian, Lufthansa e altre).

Se a maggio i media ricordano il ritardo di più di 24 ore per i 150 passeggeri del volo Ryanair FR8847 da Marrakech a Bergamo, quindi il volo FR5050 del 31 maggio che doveva partire alle 17:50 dall'aeroporto di Treviso Sant'Angelo ed arrivare alle 18:55 all'aeroporto di Lamezia Terme ha subito un ritardo superiore alle dodici ore a causa di problemi tecnici. Il volo Ryanair FR588 Londra-Pisa del 23 luglio 2017 ha subito un ritardo aereo di oltre 4 ore. Quanti altri voli sono stati interessati da ritardi e cancellazioni e cospicue somme per rimborsi e compensazioni (250-600 euro) e quanti altri, magari, erano stati stimati nell’arco delle sei settimane sottoposte ai tali de 2100 voli?

L’iniziativa della Ryanair sembrerebbe, inoltre, sotto la lente di osservazione e giudizio della Commissione Europea. L’importanza di conoscere preliminarmente ogni singolo volo tagliato è indispensabile per limitare disagi agli utenti, l’elenco dei voli è decisivo. Altrettanto è l’integrale rispetto dei regolamenti su rimborsi e indennizzi ai passeggeri. Magari con l’ausilio di qualche, ulteriore, compensazione tariffaria-finanziaria per quei passeggeri che non possono-potranno disporre di voli alternativi. 19 Settembre 2017

Aeroporti e piano di rischio e rischio terzi, ancora una Risoluzione

L’aerostazione, un centro commerciale, una università: come sono valutate? La localizzazione, la posizione, ad esempio, delle piazzole di sosta degli aeromobili, di un eventuale allevamento di pesci (entro 12km), il numero dei voli (10-20-30-100mila/anno), la tipologia degli aeromobili, la casistica incidentale degli stessi, la lunghezza della pista e altro, rispetto ai decolli e atterraggi dalla pista di volo operativa come incidono sulle curve di isorischio che qualificano il cosiddetto “rischio terzi” di un aeroporto. In aggiunta è decisivo anche il livello di “carico antropico” presente nelle edificazioni industriali, commerciali e pubbliche (Municipi, Scuole, Istituti medi e superiori, stadi di calcio e ospedali) insediate nelle zone A, B, C e D come sono statisticamente analizzati?

Gli “accident-type” in decollo e atterraggio, quali:

1. Landing undershoot (no initial ground contact on runway) 2. Landing overrun (initial ground contact on runway) 3. Take-off overrun, including rejected take-off overrun (not airborne at any stage) 4. Crash after take-off (airborne at any stage) con quale scenario sono, casisticamente, inquadrati nei masterplan, nelle VAS e VIA al 2020-2030-2040 e oltre degli aeroporti del Belpaese. Quanti incidenti ogni 10voli/anno sono stati stimati per le singole piste localizzate a ridosso e/o affossate nelle città storiche della Penisola? Con quale probabilità (frequente e/o occasionali) e con quale severità (catastrofica e/o negligibile) sono stati classificati gli aeroporti identificati dal Piano Nazionale Aeroporti?

La materia è oggetto della Risoluzione 7-01329 proposta in Commissione: IX COMMISSIONE (TRASPORTI, POSTE E TELECOMUNICAZIONI) presentato da SPESSOTTO Arianna Martedì 1 agosto 2017, seduta n. 846 -La IX Commissione,

premesso che:

con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione n. 5-11758, la firmataria del presente atto portava all'attenzione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti la questione relativa al modello attualmente adottato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) per la valutazione del rischio contro terzi, ai sensi dell'articolo 715 del codice della navigazione, modello ritenuto obsoleto ed in parte superato poiché non adeguato alle nuove e crescenti stime del traffico aereo;

come noto, il decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96, ha introdotto nel codice della navigazione l'articolo 715 (valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni prevedono che, al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l'Enac individui gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione di impatto del rischio (piano di risk assessment), e che di tali valutazioni i comuni tengano conto nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio;

la direzione centrale regolazione aeroporti ha posto in essere dal 2005 un programma di attività finalizzate a dare attuazione a tale disposizione normativa, i cui risultati sono contenuti nel documento di Enac «Valutazione di rischio delle attività aeronautiche – Attuazione dell'articolo 715 del codice della navigazione»;

sulla scorta delle indicazioni contenute nella documentazione di riferimento Icao, è stato messo a punto un modello statistico-matematico in collaborazione con la facoltà di ingegneria dell'università degli studi di Roma «La Sapienza», la cui validazione nel novembre 2006 è stata acquisita mediante confronto dei risultati forniti dal modello olandese;

una volta conclusa positivamente la validazione del modello, l'Enac ha avviato la valutazione del rischio contro terzi prevista dall'articolo 715, scegliendo prioritariamente quegli aeroporti inseriti in contesti urbani particolarmente «sensibili» e rientranti tra i criteri di selezione che sono illustrati nella policy di attuazione. Tali criteri sono stati definiti parallelamente all'attività di sviluppo e validazione della metodologia di calcolo e, da un'applicazione preliminare di tali criteri, la valutazione del rischio contro terzi ha interessato in prima applicazione, circa dodici aeroporti;

una volta conclusa l'attività di calcolo, il modello fornisce una serie di curve di isorischio che vengono riportate sulla base cartografica rappresentante il territorio in cui è inserito l'aeroporto oggetto di studio e che fanno riferimento alla probabilità che un individuo, residente permanentemente nei dintorni di un aeroporto, ha di rimanere coinvolto in un incidente aereo;

i comuni di sedime aeroportuale e quelli prossimi interessati sono quindi tenuti a recepire i risultati del risk assessment adattando i propri strumenti di gestione e pianificazione del territorio, sulla base delle planimetrie redatte dall'Enac e trasmesse agli stessi, raffiguranti le curve di output da applicare per le misure di tutela;

negli ultimi anni il traffico aereo ha conosciuto un significativo aumento sia in termini di passeggeri – con un aumento del 4,8 per cento rispetto al 2015, secondo i dati forniti dall'Enac per l'anno 2016 – sia come numero dei movimenti aerei (decollo o atterraggio di un aeromobile su un aeroporto) con il 2,4 per cento in più rispetto al 2015;

di conseguenza, alcuni importanti scali nazionali – come Fiumicino, Malpensa, Treviso e Venezia – hanno conosciuto un forte tasso di crescita e per alcuni di essi è stato stimato addirittura un raddoppio dei passeggeri nei prossimi 20 anni;

secondo una stima basata sui tassi di crescita previsti per il traffico mondiale (Iata), nel 2035 il numero di passeggeri in Italia arriverà a 311 milioni, superando le previsioni poste alla base del Piano nazionale aeroporti,

impegna il Governo

ad assumere le opportune iniziative di competenza per rivedere il modello di calcolo del «risk assessment» o rischio contro terzi (valutazione dell'impatto di rischio derivante dalle attività aeronautiche per le comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti di cui all'articolo 715 codice della navigazione), attualmente utilizzato dall'Enac, alla luce delle previsioni di incremento, per i prossimi anni, del traffico aereo, con particolare riferimento a determinati scali aeroportuali e della crescita del numero dei passeggeri, a tutela dei passeggeri e dell'equipaggio a bordo, oltre che dei cittadini residenti. 13 Settembre 2017

Aeroporti e lo sghiacciamento (de icing), le piazzole e il drenaggio

Quanti scali sono a norma: con quale indice di vulnerabilità? Quando le piste (civili-commerciali e militari) sono state recentemente (o sono opere pianificate per il prossimo periodo, vedi masterplan e documentazioni affini) sottoposte al rifacimento del manto di asfalto, con raccordi e vie di rullaggio e parcheggi, con elevati costi per movimentare suolo e sottosuolo, con terre, ghiaie e altri materiali di fondazione, hanno magari interessato anche la riqualifica della rete idraulica con scavi e nuove canalizzazioni le luci pista, con cavi elettrici ed altro sono state anche adeguati gli impianti fognari e di drenaggio per smaltire le “sostanze” delle operazioni di de-icing?

Negli aeroporti del centro e nordItalia le operazioni de-icing sono disponibili – generalmente da Ottobre a Maggio, per un arco di ottomesi con un preavviso di circa due ore nell’arco di tutte le 24ore di una giornata. Quando non esistono piazzole dedicate e attrezzate con impianti fissi sono disponibili, ad esempio, sbrinatori mobili Vestergaard Elephant, Kilfrost ABS 3 tipo fluid.

La solidità e la tenuta delle opere di pavimentazioni delle piste/piazzole/raccordi/rullaggi sono tali da impedire fessurazioni e crepature orizzontali, superficiali e/o profonde determinano “drenaggi anomali” nel sottosuolo dei sedime aeroportuali? Sono forse indispensabili e necessari interventi di riqualificazione in tempi stretti per impedire “dispersioni” di sostanze nocive-inquinanti nelle sottostanti falde acquifere?

I contaminati residui della combustione dei carburanti (fall out atmosferico), dallo stress e frenate e usura delle gomme dei carrelli, dell’impianto freni, di dispersione di oli e grassi minerali, di sversamenti standard e/o accidentali di liquidi legati alle operazioni di manutenzione non sottoposti ad una rete idonea per la loro raccolta. Anche il trattamento delle acque meteoriche in aggiunta alla raccolta ai filtri e trattamento delle acque di dilavamento dei flussi inerenti piazzali di sosta degli aeromobili. Impedire ed escludere il rischio, ad esempio, dello scarico nelle acque sotterranee dei glicoli-delle operazioni di de-icing e della pulizia delle piazzole, rullaggi, raccordi e piste.

Evitare che il propilene glicolico puro e/o diluito e i contaminanti in genere sia disperso nel suolo e in falda.

L’eventuale presenza di limitrofe zone agricole, vinicole, agroalimentari e allevamento pesci diventa oggetto di tutela e di adozione di misure e interventi preliminari, soprattutto qualora l’aeroporto sorga una zona con falda freatica a poca profondità e con una elevata permeabilità del terreno. Quale reale impatto sul rischio falde è stato stimato, analizzato e verificato nei tantissimi aeroporti del Belpaese?

L’insediamento di collettori e vasca di stoccaggio del liquido sghiacciante rappresenta, comunque, una precauzione determinate per l’esecuzione delle operazioni di de-icing. Un elemento decisivo nelle opere di “tutela del territorio e della comunità” è rappresentato dalla necessità di instaurare misure sistematiche di monitoraggio del “rischio”.

Le documentazioni riguardanti le operazioni di de-icing sono e gli interventi di riferimento sono i seguenti:

ISO 11075 - Aircraft de-icing/anti-icing Newtonian fluids, ISO type I

ISO 11076 - Aircraft de-icing/anti-icing methods with fluids

ISO 11077 - Self-propelled de-icing/anti-icing vehicles

ISO 11078 - Aircraft de-icing/anti-icing non-Newtonian fluids, ISO type II

Procedure di riferimento dei singoli vettori (se richiesto)

AEA – Raccomandazioni per deicing/anticing per aa/mm a terra – 27° edizione Luglio 2012

Con l’ausilio di automezzo de-icing, ad esempio, con Liquido KILFROST tipo II, possono essere richieste dai piloti le seguenti procedure:

- il tipo di trattamento richiesto (de-icing/de-snowing/anti icing etc)

- le parti da trattare (ali, coda, fusoliera, propulsori)

- la percentuale di killfrost da erogare disponibili sull’aeroporto (50% o 100%).

L’operazione deve, inoltre, valutare e determinare anche le condizioni del vento al fine di evitare di spruzzare direttamente il fluido controvento. 9 Settembre 2017

Sicilia e aeroporti, sono troppi o pochi? E le altre Regioni?

Opinioni a confronto: tra Vito Riggio (ENAC) e Di Giacomo. I dati storici dei quattro aeroporti siciliani degli ultimi 10-15anni potrebbero risultare utili per analizzare realtà e prospettive e stime storiche del traffico aereo commerciale da un lato e pianificazione future con relativi investimenti per le opere infrastrutturali e per l’incentivazione ai voli low cost e non.

Un primo resoconto del traffico commerciale complessivo internazionale e nazionale del periodo 1 Gennaio – 31 Marzo 2017 (fornito da ENAC) degli stessi quattro scali siciliani delinea una realtà oltremodo evidente. L’aeroporto Comiso ha registrato tra arrivi e partenze 520 movimenti (-24,6%) con 81.401 passeggeri (escluso transiti diretti) (-20,2%) (transiti diretti) 0, lo scalo di Palermo 7.889 voli (-4,7%), 951.902 passeggeri (-1,0%), 1.391 transiti diretti (-29,9%), Catania Fontanarossa 12.238 voli (12,0%), con 1.575.085 passeggeri (16,2%), 948 (transiti diretti) -54,4% e Trapani con 1.976 voli (3,6%), 256.151 passeggeri (2,8%), con 97 passeggeri (100%). Il quadro è, quindi, oltremodo circonstanziato e il Piano Nazionale Aeroporti non dovrebbe far altro che affermare anche le eventuali, possibili, prospettive. Oltre ogni raffronto, dibattito e confronto campanilistico a sostegno dello scalo aereo più prossimo.

Sulle pagine web del Corrierediragusa.it del 4 Settembre il presidente Enac Vito Riggio sostiene "4 aeroporti in Sicilia sono troppi, ne bastano la metà". Il futuro dello scalo di Comiso e la possibilità di gestire i flussi di traffico civile-commerciale in maniera, quasi esclusiva, sui due scali di Palermo e Catania viene esplicitata senza giri di parole. Le stesse società di gestione dei due scali maggiori potrebbero, quindi, assicurare alle piste di Comiso e Trapani che, come due scali minori, con bilanci problematici una qualche attività di volo di aviazione generale e collegamenti a voli a capacità di terzo livello e/o charter e/o voli assimilabili. I costi di gestione degli scali minori e le politiche di co-marketing con investimenti di sostegno sembrerebbero problematici. Non più sostenibili. Una prima replica a tali dichiarazione è stata sostenuta da Pippo Di Giacomo, ex sindaco di Comiso, e parlamentare Pd che condanna tale dichiarazioni, convinzioni e/o ipotesi.

Ridimensionare Comiso e Trapani perché “solo così funzionali alle ragioni economiche e commerciali della Sicilia” non sembrerebbe opportuno. L’aeroporto di Comiso, ad esempio, sarebbe una infrastruttura sottodimensionata rispetto al potenziale di traffico e di passeggeri. La disputa siciliana e il richiamo a criteri di “ragioni economiche e commerciali” e funzionalità operativa e concorrenza tra gli scali dovrebbe, in realtà, riguardare anche Regioni del Belpaese. Quanti sono gli aeroporti localizzati negli stessi bacino di traffico (150-200 km di distanza e una-due ore di auto) con riflessi problematici sulla gestione e sui bilanci delle società di gestione? Quanti scali inoltre abbisognano di misure e finanziamenti di co-marketing per il sostegno ai voli localizzati a 30-50km di distanza da aeroporti con milioni di passeggeri/anno? Ben venga, quindi, almeno il dibattito. 5 Settembre 2017

Aeroporti e de-icing e re-fuelling e suolo e sottosuolo e sistema acque

Dove vanno le sostanze utilizzate entro il sedime dello scalo: contaminano? Le operazioni svolte, ad esempio, nei piazzali degli aeromobili dove sono svolte attività di re-fuelling (rifornimento carburante e olii) e pulizia delle superfici esterne degli aeromobili, il deicing (sghiacciamento delle superfici mobili dei velivoli) e scarico dalle toilette e altro possono comportare una sorta di inquinamento delle acque del sottosuolo? Il sistema fognario del sedime aeroportuale dispone di filtri e sistemi precauzionali?

Possibile che esista anche questa ulteriore fonte di inquinamento con inevitabile impatto sul territorio circostante? Certo le piste di volo (che abbisognano di operazioni di pulizia anche nelle zone di toccata del carrello degli aeromobili e di frenata in atterraggio-sgommatura della pista) localizzate in lagune e/o in prossimità di fiumi e marine il rischio è evidente. Ma non solo in quelle. Quali misure precauzionali sono state progettate qualora in prossimità delle piste-sedimi esistano allevamenti pesci, coltivazioni e altro assimilabile? L’ENAC ha valutato circolari e procedure specifiche?

Qualora non siano state progettate già in sede di masterplan adeguate misure di tutela per i piazzali di sosta aeromobili, per le aree dedicate alle operazioni di de-icing, oltre alle vie di rullaggio e piste sono state attrezzati dispositivi con criteri di “riduzione e contenimento” per tali sversamenti non pianificati?

Numero di voli e di atterraggi sulla medesima pista, 100mila, 60mila voli/anno e/o meno di 20mila/anno costituiscono, inevitabilmente, fonti diversificate. L’analisi dell’inquinamento idrico e del suolo provocato dalle operazioni air-side determina l’individuazione di soluzioni per ridurre la quantità di inquinanti presenti nelle acque superficiali di dilavamento delle aree esterne aeroportuali.

Nel contempo vanno adeguate, innanzi tutto, le procedure derivate dalle disposizioni legislative in materia di tutela dei corpi idrici ricettori e la gestione dei rifiuti ai sensi del D. Lgs 152/06.

L’analisi dei rischi deve inquadrare le stime ipotetiche dell’inquinamento idrico causato gestore aeroportuale e dagli handlers che, potrebbero, causare riversamento diretto e/o indiretto di sostanze inquinanti nelle acque di dilavamento, dei liquidi nelle reti di drenaggio, e di deposito e un accumulo di inquinanti sulle pavimentazioni del sedime aeroportuale, che in relazione al livello piovoso confluiscono nel sistema di raccolta delle acque/liquidi del sistema fognario e in quello specifico, eventualmente, dedicato.

Garantire le capacità frenante di velivoli (in atterraggio ma anche in fase di accelerazione di decollo) risulta primario al fine di assicurare il loro controllo direzionale in presenza di contaminazioni è, perciò, indispensabile, un’adeguata manutenzione della pavimentazione della pista è una periodica manutenzione della rete di smaltimento delle acque meteoriche della pista. Tocca quindi al gestore aeroportuale individuare le procedure di manutenzione per le pavimentazioni e impianti utilizzando strumenti e procedure idonee al monitoraggio dei parametri funzionali della pavimentazione. Sono operazioni fondamentali e, nel caso di precipitazioni-piogge evitano problematiche e rischio aquaplaning. Assicurando ottimali livelli di aderenza e relativa coefficiente. Pulire piazzali dei parcheggi aeromobili e vie di rullaggio e piste dalla “sporcizia” accumulata nelle aree pavimentate sottoposte alle precipitazioni e raccolte nelle reti delle acque meteoriche.

Occorre quindi ridurre l’inquinamento idrico e assicurare che le superfici operative siano mantenute libere da oggetti e detriti che possano causare danni agli aeromobili ma nello stesso tempo evitare che possa essere inquinato suolo e sottosuolo e acque sottostanti.

Inevitabile prelevare campioni di acque di dilavamento e sottoporli ad analisi chimica al fine di ottenere una frazione solida da sottoporre ad analisi granulometrica: verificare eventuale presenza di tensioattivi di tre tipologie, non ionici; anionici; anionici e non ionici.

Indispensabile è la gestione degli sversamenti di oli e carburanti, l’eventuale sversamento nel sistema fognario, che si suppone attrezzato di adeguati impianti di trattamento (disoleazione e decantazione) delle acque di dilavamento delle superfici impermeabilizzate, in modo da trattenere il carico inquinante che, in caso di versamento accidentale di sostanze potenzialmente pericolose per l’ambiente-terreno-acque sottostante.

Assicurare la tutela dell’ambiente idrico superficiale e sotterraneo attraverso interventi di pulizia e manutenzione, ordinari e straordinari, degli impianti di trattamento è perciò indispensabile.

Anche gli spazi correlati ai depositi di carburante, a sostanze relative al depuratore, alle officine, allo stoccaggio liquidi de-icing, centrale tecnologica, dovrebbero risultare attrezzati di vasche di contenimento per raccogliere accidentali sversamenti di sostanze e preparati pericolosi. Tra le tante procedure “a rischio inquinamento suolo e sottosuolo e acque” le operazioni dedicate al trattamento “de-icing” è decisivo.

Nella stagione del nevischio sulle piste e della formazione del ghiaccio sulle ali e superfici esterne e nei propulsori e/o eliche, come nei piazzali, il trattamento periodico e circostanziato anti-ghiaccio è doveroso e obbligato. È suddiviso nelle categorie de-icing, anti-icing e de-snowing e de-slush degli aeromobili e propulsori e di quelli de-icing e anti-icing sulle pavimentazioni delle aree del sedime aeroportuale di movimentazione degli aeromobili. Questa nota introduttiva inquadra una realtà operativa e una situazione “ambientale” che ogni singolo aeroporto del Belpaese dovrebbe verificare. Con il supporto di ENAC! 2 Settembre 2017

Aeroporti e voli e ostacoli e pericoli per la navigazione aerea

Un esempio, nell’atterraggio sulla pista 06 di Capodichino a che quota sorvolano via A.E. Mario? Quante sono le piste di volo del Belpaese – militari e civili – che registrano più o meno vistosi sforamenti ai limiti? Le mappe di questi “rilievi” sono disponibili e documentano la realtà quotidiana con cui i piloti nel loro operato ed i passeggeri che volano, occorre, fare i conti.

La materia è nota e non rimanda alla elaborazione e ai vincoli determinati dal Piano di Rischio per incidenti aerei e neppure al risk assessment e/o Rischio terzi, anche se rimanda alla determinazione dell’art. 707, 1° comma, del Codice della Navigazione e del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (Edizione 2 del 21.10.2003, emendamento 5). Sono state individuate le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e le relative limitazioni necessarie per evitare la costituzione di ostacoli e potenziali pericoli alla navigazione aerea.

Le cosiddette Mappe di Vincolo costituiscono uno “strumento essenziale per il governo del territorio, necessario per garantirne la regolarità delle operazioni di volo sull’aeroporto nel rispetto della sicurezza delle operazioni stesse”.

La relazione e gli elaborati grafici e documentali riguardano ogni pista di volo e determinano in ogni punto

l’elevazione o altezza massima raggiungibile da una nuova costruzione, affinché la stessa non costituisca un ostacolo per la regolarità e la sicurezza delle manovre di atterraggio, sorvolo e decollo degli aeromobili nelle zone limitrofe l’aeroporto, nonché determinano le aree da sottoporre a limitazione di tipologia di attività o costruttiva al fine di evitare la costituzione di potenziali pericoli per la navigazione aerea. Ma se è una indicazione valida per le nuove costruzioni e/o insediamenti (discariche, parchi eolici e tanto altro) occorre determinare l’esistenza di edificazioni, strutture e rilievi naturali (colline, tralicci, manufatti, cavi sospesi, ponti e altro). Magari anche la valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti (???).

La registrazione degli ostacoli comunque esistenti è, perciò conseguente agli accertamenti “territoriali” di competenza ENAC e susseguente recepimento dei vincoli e con relativo dispositivo approvativo, le “Mappe di Vincolo” vengono inviate ai Comuni interessati per l’iter procedurale di previsto dagli art. 707 e 708 del Codice della Navigazione.

Quando le cartine di navigazione-procedurali di numerosi aeroporti-piste segnalano l’esistenza di sentieri di planata (ILS-VOR-vista e automatici) per l’avvicinamento e l’atterraggio con pendenze superiori a 3°, probabilmente, rappresenta una esigenza di superamento positivo “degli ostacoli” presenti che sforano l’ideale “limitazione ostacoli”. In aggiunta anche il Decreto del Ministero della Difesa 19 dicembre 2012, n. 258 - Regolamento recante attività di competenza del Ministero della difesa in materia di sicurezza della navigazione aerea e di imposizione di limitazioni alla proprietà privata nelle zone limitrofe agli aeroporti militari e alle altre installazioni aeronautiche militari, svolge con efficacia tali considerazioni.

La procedura ILS-Z per l’atterraggio sulla pista 06, un esempio tra i tanti disponibili, ha una pendenza di discesa alla testa pista di 3.5° e la citata via E.A. Mario è posizionata/localizzata ad una distanza di circa 5.300 metri dalla stessa soglia di pista, ebbene qualora in volo sulla pendenza standard prevista, volasse on-glide, stabilizzato (con volo in automatico e/o by pilota directly) a quale quota sul terreno sorvolato si trova?

E inoltre con quale separazione dai caseggiati abitati dalla popolazione? Che relazione esiste tra i cosiddetti “ostacoli” che sforano l’ideale piano inclinato di 1.20% (forse, si delineano condizioni di rischio per la navigazione aerea?) ed il sentiero di discesa dell’ILS -Z per la pista 06 di Napoli Capodichino?

Quale è, in sostanza, “il rischio generato da alcune tipologie di attività presenti sul territorio in quanto potenzialmente pericolose per la sicurezza della navigazione aerea. Rientrano tra queste le attività che comportano riduzioni o distorsioni della visione, interferenza con gli apparati di radioassistenza o richiamo per la fauna selvatica. La realizzazione di opere, piantagioni o l’esercizio delle attività successivamente definite che possono costituire richiamo per la fauna selvatica nelle zone da sottoporre a limitazione è soggetta ad autorizzazione da parte dell’ENAC. In caso di opere, piantagioni e attività già esistenti sulle aree successivamente definite, ENAC può ordinare, con provvedimento motivato, che le stesse siano abbattute o eliminate qualora non siano compatibili con la sicurezza della navigazione aerea e non sia stato possibile mitigarne gli effetti ad un livello di sicurezza ritenuto accettabile dall’ENAC”.

Nell’analisi sul “controllo dei rischi per la navigazione aerea” le zone da sottoporre a limitazione sono quelle interessate dalle superfici di avvicinamento, di decollo ed orizzontale interna ed esterna, con le dimensioni conformi a quanto riportato nelle tabelle reperibili dalle pubblicazioni on-line del sito web di ENAC. 1 Settembre 2017

Aeroporti e rumore: ecco il decreto che aggiorna e modifica la materia

E’ il Decreto Legislativo 17 febbraio 2017 n. 42. Ma a chi tocca l’AEDT? La sintesi degli esperti sostiene che sono state disciplinate disposizioni in materia di armonizzazione della normativa nazionale in materia di inquinamento acustico (articolo 19, comma 2, lettere a), b), c), d), e), f) e h) della legge 30 ottobre 2014, n. 161), ma la realtà quale è?

Quella della zonizzazione mappa acustica modello matematico INM (magari datata di 10-15 anni), dei riscontri della rete di centraline di monitoraggio (ma chi conosce realmente i dati giornalieri/mensili al 100%?) e/o le risultanze del delle Direttive 2002/49/CE e 2002/30/CE quale realtà riproducono in Lday-Day equivalent level,

Lden-Day-evening-night equivalent level, Ldn-Day-night equivalent level (Ldn, Lden, CNEL - Community Noise Calculators)?

Rappresentano le ricadute autentiche dell’impatto acustico derivato dall’attività aerea al suolo e in volo in prossimità di una pista di volo e/o aeroporto? La legge¬quadro del D. Lgs 42/2017 raccoglie e sintetizza le tantissime norme quali la legge 26 ottobre 1995, n. 447 (Legge quadro sull'inquinamento acustico) e in attuazione della legge delega 30 ottobre 2014, n. 161 ha varato valori limite per la mitigazione dell’inquinamento acustico e la salvaguardia delle popolazioni e degli ecosistemi.

Non solo degli aeroporti civili commerciali (e militari) e aviosuperfici, elisuperfici e idrosuperfici. Tra abrogazioni di DPCM 31 marzo 1998 e altro il D. Lgs 42/2017 è in vigore dal 19 aprile 2017.

Il carattere onnicomprensivo della legge è evidenziato dalla definizione stessa di inquinamento acustico, definito (articolo 2) "l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento dell'ecosistema, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi".

Gli obiettivi del decreto legislativo 17 febbraio 2017, n. 42 prevede l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di inquinamento acustico come richiesto dalla Legge Europea (L.n.161/2014) e come riportato dal Consiglio dei Ministri, si pone in particolare l'obiettivo di ridurre le procedure di infrazione comunitaria aperte nei confronti dell'Italia in materia di rumore ambientale, nonché quello di risolvere in modo definitivo alcune criticità normative, soprattutto in materia di applicazione dei valori limite e di azioni mirate alle autorizzazioni all'esercizio di sorgenti sonore. Le modifiche riguardano il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194 che da attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.

Le mappe acustiche avrebbero dovuto essere trasmesse entro il 30 giugno 2017 (alla regione o alla provincia autonoma competente) con i dati dell'anno solare precedente. E’ avvenuto?

Entro il 30 giugno 2017 e, successivamente, ogni cinque anni? Ma nei testi disponibili si legge anche che le società e gli enti gestori trasmettono i piani d'azione e le sintesi al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e alle regioni o province autonome competenti, entro il 18 luglio 2018 e, successivamente, ogni cinque anni.

Le attuali mappe acustiche aeroportuali non devono, innanzi tutto, essere aggiornate se non riesaminate con Aviation Environmental Design Tool - AEDT e rielaborate – parametri condivisi anche dai Comuni e dai Comitati aeroportuali – prima di varare l’adozione della normativa associata al Decreto Legislativo 17 febbraio 2017 n. 42? Masterplan e VIA e VAS di ogni aeroporto del Belpaese non devono, inequivocabilmente, essere aggiornate e rese, finalmente, trasparenti? 23 Agosto 2017

Aeroporti e centri abitati, le procedure di decollo e atterraggio e cosa fare!

Sui vincoli, sui limiti e sui rischi! Una realtà da analizzare e verificare. Quante piste di aeroporti civili-commerciali del Belpaese sono localizzati in prossimità e di abitazioni, centri cittadini – città grosse, quartieri ad elevata densità abitati del e paesotti antropicamente consistenti – e sottoposti a continui e frequenti atterraggi e decolli? Quanti cittadini sono interessati da decibel “aeronautici”, siano essi entro i limiti stabiliti dalle normative ENAC-UE correnti e/o se non oltre? A Pisa non decollano sulla città? Non succede in tantissimi, se non tutte le piste attrezzate con ILS per l’atterraggio? In definitiva negli aeroporti che dispongono di una pista di atterraggio e decollo con annesso raccordo parallelo di rullaggio da-verso il piazzale dei parcheggi aeromobili e ritorno al punto attesa per il decollo dalla stessa testata pista dalla quale sono atterrati la procedura è scontata ed obbligata.

In quasi tutte le piste del Belpaese.

Cosa accade invece in qualche aeroporto dopo in assenza di una via-di-rullaggio-parallela alla pista principale si decolla contro-mano? Si decolla con un orientamento pista contrario alla procedura di atterraggio ILS standard? Niente di straordinario salvo che i sorvoli in atterraggio e decollo avvengono sulla stessa area. Perciò sono sorvolati gli stessi caseggiati e gli stessi cittadini con evidenze “acustiche” che i sistemi di rilevazioni del rumore aereo potranno certificare.

Decollare contromano – rispetto agli atterraggi su un orientamento pista ILS – inevitabilmente riduce il flusso dei movimenti aerei in pista con – probabili – ripercussioni per le entrate del gestore aeroportuale. Che rivendica un nuovo masterplan e progetti infrastrutturali per costruire una via di rullaggio parallela alla pista ordinaria. Ma cosa accade qualora la pista sia one-way senza raccordo parallelo?

Possibile che si determina una situazione che – nella quasi totalità delle operazioni di volo del decollo e dell’atterraggio – le stesse abitazioni e gli stessi cittadini siano sottoposti all’impatto acustico dei velivoli in entrambe le circostanze?

In sede di Commissione Aeroportuali tali questioni sarebbero inevitabilmente risolte con una equa suddivisone del carico acustico da un lato e della casistica del rischio terzi per incidente aereo dall’altro.

E, forse, uno scenario attuato-adottato in un qualche scalo aereo nel Belpaese?

Possibile che possa esistere una situazione equivalente e/o che possa venire rivendicata da qualche Sindaco a svantaggio di qualche altro- ovvero a tutela dei rispettivi cittadini - che peraltro non rivendica il diritto all’equità dell’impatto delle ricadute negative “aeronautiche”?

Le frenesie dei cittadini sorvolati, nel quadro delle odierne normative, non hanno troppe scelte-opzioni.

Devono esigere l’aggiornamento delle mappe acustiche esistenti utilizzando il solo modello matematico up-to-date sul mercato: l’AEDT- Aviation Environmental Design Tool - versione 2b, in Italia ancora non in vigore.

Dal 29 Maggio 2015 ha rimpiazzato sia l’Integrated Noise Model (INM – single airport noise analysis) che l’ Emissions and Dispersion Modeling System (EDMS – single airport emissions analysis) e che consentirà di avere nuove mappe acustiche attualizzate e, finalmente, anche quelle corrispondenti dell’impatto atmosferico dei voli sul territorio circostante.

I cittadini, tra l’altro esigere anche l’adozione della DIRETTIVA 2002/49/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 25 giugno 2002 relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale e la

DIRETTIVA 2002/30/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO - del 26 marzo 2002 -che istituisce norme e procedure per l'introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti della Comunità. Una valutazione costante e progressiva del “miglioramento” delle ricadute ambientali in relazione al volume di traffico esistente nel singolo scalo e in rapporto ai restanti aeroporti della comunità Europea.

I cittadini e/o i Sindaci che proclamano e annunciano la tutela del territorio dovrebbero anche esigere una divulgazione mensile e dettagliata della correlazione tra il rumore aereo generato dai singoli aerei in atterraggio e in decollo – a dimostrazione e verifica che l’installazione delle reti di monitoraggio e relative centraline installate operano a tutela dei limiti acustici – ed eventuali relative sanzioni ai “piloti-aerolinee” trasgressori. Magari con l’ammontare mensile-annuale di tali incassi e loro devoluzione in opere di contenimento acustico.

Infine, dopo aver deliberato il Piano di Rischio per incidente aereo (Art. 707 CdN) e la verifica del carico antropico residente-abitante-lavoratore nelle zone prescritte (con inevitabili riduzione della presenza in talune circostanze quali centri commerciali, ospedali, scuole, università e insediamenti rilevanti di popolazione, diventa indispensabile, anche per scali con volumi id traffico sottostanti a 50mila/voli anno analizzare il rischio terzi e/o risk assessment. Quali siano le curve di isorischio nelle fasi di atterraggio e di decollo, perciò non solo in asse pista ma anche nelle zone sottostanti ai decolli, soprattutto quando le procedure dispongono virate a bassa quota a destra e/o sinistra.

Quelle segnalate sono misure che avrebbero già dovuto essere allestite, non solo per gli odierni volumi di traffico, ma anche in relazione ai masterplan e le procedure di VIA e VAS al 2030-2044. Stime e analisi che inquadrano le reali prospettive di traffico di un determinato aeroporto: che inevitabilmente non può crescere all’infinito. Limiti nei voli orari, nel volume giornaliero – arco diurno e limiti notturni - e nei numeri mensili e annuali sono inevitabili. 18 Agosto 2017

Aeroporti e Rischio Terzi, una Risoluzione al Governo dell’on. Spessotto (M5S)

Anche sulla presenza discontinua di un numero limitato di persone! Il programma SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) calcola il rischio individuale, ma chi calcola quello sociale-collettivo?! La differenziazione tra “Individual and Societal Risk” è fondamentale nell’analisi sulla tollerabilità e livelli di criticità, sui limiti del rischio associato all’attività di volo. Per verificare la situazione negli scali del Belpaese è indispensabile che i cittadini, i comitati che li rappresentano e gli stessi Sindaci dei Comuni limitrofi (come il Consiglio Comunale e i consiglieri di maggioranza e minoranza) devono poter disporre delel documentazione completa del “rischio terzi”. Non solo delle mappe di isorischio conclusive. Il database utilizzato dai tecnici del SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) deve poter essere fruibile nei singoli dettagli.

Le ricadute del rischio (Art. 707 e 715 CdN) in relazione al “carico antropico” delle popolazione residente, del personale che lavora nelle Zone A,B, C e D e come la concertazione con i comuni interessati per il recepimento negli strumenti urbanistici delle relative ed eventuali ulteriori misure di tutela del territorio vanno verificate.

Lo sviluppo sia urbanistico che commerciale e industriale deve essere sottoposto a rigorose e stringenti controlli. Le attività e anche i fabbricati già esistenti, dovranno tener conto anche di quest'ultima tipologia di vincoli. I Comuni aeroportuali potranno consentire solo l’esercizio e l'insediamento di attività a basso affollamento, in relazione a specifiche tipologie di volumetrie. In determinate localizzazioni le attività civili-commerciali-sociali dovranno, necessariamente, comportare una “permanenza discontinua di un numero limitato di persone”.

 

Camera dei deputati – 7-01329

Risoluzione presentata dall’on. Spessotto (M5S) il 1 agosto 2017.

La IX Commissione,

premesso che:

con l'interrogazione a risposta immediata in Commissione n. 5-11758, la firmataria del presente atto portava all'attenzione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti la questione relativa al modello attualmente adottato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) per la valutazione del rischio contro terzi, ai sensi dell'articolo 715 del codice della navigazione, modello ritenuto obsoleto ed in parte superato poiché non adeguato alle nuove e crescenti stime del traffico aereo;

come noto, il decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96, ha introdotto nel codice della navigazione l'articolo 715 (valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni prevedono che, al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l'Enac individui gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione di impatto del rischio (piano di risk assessment), e che di tali valutazioni i comuni tengano conto nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio;

la direzione centrale regolazione aeroporti ha posto in essere dal 2005 un programma di attività finalizzate a dare attuazione a tale disposizione normativa, i cui risultati sono contenuti nel documento di Enac «Valutazione di rischio delle attività aeronautiche – Attuazione dell'articolo 715 del codice della navigazione»;

sulla scorta delle indicazioni contenute nella documentazione di riferimento Icao, è stato messo a punto un modello statistico matematico in collaborazione con la facoltà di ingegneria dell'università degli studi di Roma «La Sapienza», la cui validazione nel novembre 2006 è stata acquisita mediante confronto dei risultati forniti dal modello olandese;

una volta conclusa positivamente la validazione del modello, l'Enac ha avviato la valutazione del rischio contro terzi prevista dall'articolo 715, scegliendo prioritariamente quegli aeroporti inseriti in contesti urbani particolarmente «sensibili» e rientranti tra i criteri di selezione che sono illustrati nella policy di attuazione. Tali criteri sono stati definiti parallelamente all'attività di sviluppo e validazione della metodologia di calcolo e, da un'applicazione preliminare di tali criteri, la valutazione del rischio contro terzi ha interessato in prima applicazione, circa dodici aeroporti;

una volta conclusa l'attività di calcolo, il modello fornisce una serie di curve di isorischio che vengono riportate sulla base cartografica rappresentante il territorio in cui è inserito l'aeroporto oggetto di studio e che fanno riferimento alla probabilità che un individuo, residente permanentemente nei dintorni di un aeroporto, ha di rimanere coinvolto in un incidente aereo;

i comuni di sedime aeroportuale e quelli prossimi interessati sono quindi tenuti a recepire i risultati del risk assessment adattando i propri strumenti di gestione e pianificazione del territorio, sulla base delle planimetrie redatte dall'Enac e trasmesse agli stessi, raffiguranti le curve di output da applicare per le misure di tutela;

negli ultimi anni il traffico aereo ha conosciuto un significativo aumento sia in termini di passeggeri – con un aumento del 4,8 per cento rispetto al 2015, secondo i dati forniti dall'Enac per l'anno 2016 – sia come numero dei movimenti aerei (decollo o atterraggio di un aeromobile su un aeroporto) con il 2,4 per cento in più rispetto al 2015;

di conseguenza, alcuni importanti scali nazionali – come Fiumicino, Malpensa, Treviso e Venezia – hanno conosciuto un forte tasso di crescita e per alcuni di essi è stato stimato addirittura un raddoppio dei passeggeri nei prossimi 20 anni;

secondo una stima basata sui tassi di crescita previsti per il traffico mondiale (Iata), nel 2035 il numero di passeggeri in Italia arriverà a 311 milioni, superando le previsioni poste alla base del Piano nazionale aeroporti,

impegna il Governo ad assumere le opportune iniziative di competenza per rivedere il modello di calcolo del «risk assessment» o rischio contro terzi (valutazione dell'impatto di rischio derivante dalle attività aeronautiche per le comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti di cui all'articolo 715 codice della navigazione), attualmente utilizzato dall'Enac, alla luce delle previsioni di incremento, per i prossimi anni, del traffico aereo, con particolare riferimento a determinati scali aeroportuali e della crescita del numero dei passeggeri, a tutela dei passeggeri e dell'equipaggio a bordo, oltre che dei cittadini residenti. 12 Agosto 2017

Wildlife Strike, ENAC informa i piloti sul rischio impatto volatili

Ancora in attesa del “Wildlife Strike Relazione Annuale 2016”! ENAC in una delle recenti note informative sull’impatto volatili ha riferito che il Symposium ICAO in Montreal – Canada lo scorso 16-18 Maggio 2017 è stato spostato ad altra data, comunque nel Giugno 2017 ha respo disponibile on-line un documento destinato ai piloti “Wildlife Strike: un rischio comune e diverso

per ogni aeroporto” - ENAC - Bird Strike Committee Italy. Un istruttivo documento di 14 pagine. Ma è una lettura che i piloti dovrebbero fare dopo aver letto un sintetico quanto illuminante documento della stessa ENAC, quale il “Wildlife Strike: un rischio trasversale” di CLAUDIO EMINENTE VICE DIREZIONE CENTRALE VIGILANZA TECNICA. In 24 pagine – presentate lo scorso 7 marzo 2017 in occasione del Workshop ENAC Safety Data, ha identificato efficamente lo stato dei lavori e delle problematiche associate all’impatto violento tra aeromobili e animali selvatici (prevalentemente uccelli – Birdstrike). Come ha ricordato l’autorevole rappresentate ENAC “le conseguenze possono essere gravi poiché l’energia che si sprigiona è proporzionale alla massa e al quadrato della velocità (effetto proiettile);”.

Nell’identificazione e monitoraggio fonti attrattive esterne è stato citato anche il documento informativo agli stessi piloti che è stato sintetizzato nei seguenti punti:

 Introduzione al problema

 Uccelli in Italia: quanti, dove e come vivono

 Il wildlife strike in Italia

 Istruzioni in caso di wildlife strike

 Durante la fase di decollo

 In fase di crociera

 Mantenere la calma

 Come evitare il wildlife strike

 Informarsi

 Effettuare verifiche prevolo approfondite

 Osservare l’attività degli uccelli nel sedime

 Prestare particolare attenzione in fase di avvicinamento e atterraggio

 Procedure di volo appropriate

 Aree naturali e wildlife strike

 Periodi dell’anno e comportamenti particolari

 Ispezioni post-impatto e reporting

 Decalogo

Nelle linee guida sulla gestione del rischio intorno agli aeroporti sono stati inquadrati le fonti/cause della presenza dei volatili, ovvero:

 Valutazione della pericolosità delle opere, piantagioni o l’esercizio delle attività che possono costituire richiamo per la fauna selvatica entro i 13 km dall’aeroporto

 Utilizzo di criteri oggettivi di prossimità e di calcolo del rischio per le diverse tipologie di fonte attrattiva

 Azioni consigliate

 Indicazioni puntuali di mitigazione per tipologia di pericolo

 Ruolo degli stakeholder territoriali.

E’ stata ricordata la chiusura della discarica di Genova del 31 Ottobre 2014, perciò l’eliminazione di una fonte di attrattiva per i volatili con traiettorie che potevano e hanno intersecato le traiettorie di volo dei velivoli che hanno operato sullo scalo Ligure. I piloti conoscevano tale realtà e tale rischio? Ma quanti altre situazioni similari ci sono? I piloti, istruiti dal documento ENAC di 14 pagine hanno anche a disposizione l’elenco delle fonti di attrazione per volatili in prossimità delle piste di volo degli aeroporti civili e militari del Belpaese? Quanti allevamenti di pesci, ad esempio, discariche e marine e oasi naturalistiche (Cicogne, Grifoni e altro) sono posizionate in prossimità delle piste italiane? Comunque in una zona sottostante alle “lunghe e basse” traiettorie di decollo e di atterraggio? 11 Agosto 2017

ENAC e il piano di rischio e un carico antropico “critico”: è elevato?

Il programma SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) calcola il rischio individuale! Ecco perché la mappa del rischio aeroportuale incide più di quello acustico e di quello atmosferico!

Se i modelli matematici (ex INM ora AEDT) hanno prevalso nel definire l’impatto acustico e atmosferico aeroportuale – ma anche le stime delle ricadute dei masterplan al 2030-2044 – quale ripercussioni generano tali calcoli nel cosiddetto “rischio di incidenti aerei” nell’intorno delle piste di volo civili-commerciali (ma servirebbero anche per le aerobasi militari italiane) della Penisola (oltre alle isole)?

Una cosa è certa e, comunque, indifferibile, tutti i masterplan autorizzati dal Ministero dei Trasporti e dell’Ambiente al 2030-2044 dovrebbero essere rifatti e aggiornati. Nessun dubbio e perplessità è un’operazione obbligata: qualsiasi Magistrato lo approverebbe.

Ma in discussione è il Piano di Rischio e il Rischio Terzi: la questione primaria e fondamentale della coesistenza tra infrastruttura aeroportuale e comunità locale storicamente insediata è questa.

Belpaese e gli aeroporti, tra reale adozione del piano di rischio (integrale non parziale di 500 metri laterali), la definizione “reale e autentico” del carico antropico (tra centri commerciali, scuole, istituti vari, ospedali, ecc.) e la contabilità delle curve di isorischio e rischio terzi”: a punto siamo?

L’ENAC massima autorità in materia è soddisfatta della effettiva adozione degli Art. 707 e Art. 715 del CdN (Codice di Navigazione), da parte dei relativi Comuni aeroportuali?

Dopo le incertezze susseguenti all’iniziativa dei due Comuni bergamaschi di Orio al Serio e Azzano San Paolo, prospicenti alla pista dell’aeroporto Caravaggio-Bergamo, le sentenze del TAR Lazio nn. 5696/15, 5500/15 e 5515/15' che aveva abrogato l'Emendamento 7 del Regolamento per la Costruzione e l'Esercizio degli Aeroporti relativo alla nuova configurazione delle fasce di tutela, zone laterali C e D.

Dopo che l'ENAC aveva presentato appello al Consiglio di Stato; accolto favorevolmente con la sentenza n. 1360 del 0610412016 ricorsi riuniti RG nn. 5965 e 6199/2015. La sentenza ha quindi ristabilito la valenza delle fasce laterali C e D a 1000 metri la materia è stata ripristinata e l’identificazione delle valutazioni relative al carico antropico previsto nell'area interessata dall'impronta del piano di rischio.

Come è ben noto i rischi connessi alla presenza di aeroporti ed alla possibilità di incidenti aeronautici sono ricondotti a due principali tipologie, per ognuna delle quali possono essere individuate misure di controllo e di mitigazione differenziate:

il rischio generato dall’attività di volo nei confronti del territorio;

il rischio generato dal territorio nei confronti dell’attività di volo.

“La prima tipologia di rischio implica la possibilità che si manifestino danni al costruito ed alla popolazione nelle aree limitrofe ad un aeroporto, a seguito del verificarsi della caduta di un aeromobile sul territorio. La seconda tipologia di rischio, invece, relativa al rischio generato dal territorio nei confronti dell’attività di volo, considera i possibili danni generati all’attività aeronautica da parte di alcune attività presenti sul territorio; tali attività costituiscono elementi di ostacolo alla sicurezza della navigazione aerea e, pertanto, fattori potenzialmente pericolosi. Tra queste attività si evidenziano, in particolare, quelle che comportano riduzioni o distorsioni della visione, l’interferenza con gli apparati di radioassistenza o il richiamo per la fauna selvatica.

Per ognuna delle due principali tipologie indicate possono essere individuate misure di controllo e prevenzione differenti, in funzione dell’evento pericoloso in sé (tipologia di aeromobile coinvolto, numero passeggeri, quantità di carburante,…) e degli effetti ad esso associato (impatto con un edificio, numero decessi, …). Per quanto riguarda il rischio generato dall’attività di volo nei confronti del territorio, la mitigazione del rischio avviene mediante interventi che limitano la presenza umana in prossimità degli aeroporti e la possibilità di insediamento solo di attività che sono da ritenersi compatibili a causa della potenziale amplificazione delle conseguenze di incidenti; per il rischio generato dal territorio nei confronti dell’attività di volo, invece, possono essere previsti interventi di rimozione degli elementi ostacolanti o interferenti già esistenti. Ne deriva che, la valutazione del rischio associato alla presenza di un aeroporto in un determinato territorio, deve considerare tutta una serie di fattori che caratterizzano sia lo scalo aeroportuale in sé e l’attività di volo in generale, sia il contesto territoriale in cui questo è inserito”.

Come si valutano tali ”insidie”?

Lo scorso 23 Dicembre 2016 (SSN 1819-6608) - ARPN Journal of Engineering and Applied Sciences nel documento “RISK ANALYSIS IN THE SURROUNDING AREAS OF ONE-RUNWAY AIRPORTS: A METHODOLOGY TO PRELIMINARY CALCULUS OF PSZs DIMENSIONS” P. Di Mascio and G. Loprencipe del Department of Civil, Constructional and Environmental Engineering, Sapienza, Università di Roma, Rome, Italy hanno autorevolmente argomentato sulla materia (www.arpnjournals.com).

Con il programma SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) sono stati analizzati e modelizzati il rischio terzi di numerosi scali italiani (tutti?) – “calculates the risk contours for any airport with up to four runways and it calculates the individual risk at all points of a mesh drawn around the runway”.

Gli scali italiani con pista singola sarebbero stati divisi in tre categorie, in relazione al numero di voli/anno:

 Airport category I: da 30.000-50.000 voli/anno;

 Airport category II: tra 50.000- 75.000 voli/anno;

 Airport category III: oltre 75.000 voli/anno.

Tali modelizzazioni e i conseguenti risultati, salvo per taluni scali e solo le mappe delle curve di isorischio conclusive, e, probabilmente sono stati sottoposti a tali analisi anche piste con voli intorno a 10mila voli/anno e superiori qualora localizzati in determinati centri storici, a ridosso di edificazioni e insediamenti specifici o in prossimità di reti autostradali e/o di fiumi, ma non si conoscono dati precisi.

L’analisi delle zone di rischio e Public Safety Zone (PSZ) si avvale di te sub-modelli secondo le prescrizioni dell’ICAO Airport Planning Manual :

􀁸 a probabilistic model of accidents;

􀁸 a probabilistic model of accidents dispersion around the airport;

􀁸 a model of accident consequences;

ma non si conoscono i criteri e le valutazioni del sistema italiano SARA (Sapienza Airport Risk Analysis) e quali ricadute realizzino nell’intorno dei singoli aeroporti. Quale è rischio individuale e quale è il rischio sociale-collettivo nelle tre categorie di aeroporti analizzati dal sistema SARA? Quali valutazioni ha espresso ENAC a riguardo? Ne condivide e sottoscrive le conclusioni? Anche per i masterplan al 2030-2044?

La differenziazione tra “Individual and Societal Risk” sarebbe fondamentale perché genera due concetti di tollerabilità del rischio. Quale è la situazione negli scali aerei del Belpaese.

Quando ENAC invita taluni “Comuni aeroportuali” a limitare l'incremento del carico antropico in zona di tutela A, di verificare l'insediamento solo di attività a basso affollamento, di analizzare all'interno delle volumetrie attualmente dismesse in tale zona di tutela indipendentemente dalla tipologia di attività precedentemente insediata, attività che dovranno comportare una permanenza discontinua di un numero limitato di persone, quale significato assume per i consiglieri comunali che devono responsabilizzarsi nell’adozione del piano di rischio da un lato e nell’autorizzare attività commerciali e/o sociali nell’intorno delle piste di volo? 5 Agosto 2017

Aeroporti siciliani e sistema tariffario: una interrogazione

Continuità territoriale e finanziamenti a sostegno. Tra politiche di co-marketing, crisi delle società aeroportuali, la loro persistenza operativa, comunque vada, dissesti di aerolinee e sistemi tariffari ultracompetitivi emergono anche “le tariffe praticate dalle compagnie aeree che operano negli aeroporti siciliani continuano ad essere elevate, spesso inaccessibili, in particolare nei confronti degli utenti a basso...”

La questione è stata posta una interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-03169 presentato da ROMANO Francesco Saverio, Martedì 18 luglio 2017 modificato Mercoledì 19 luglio 2017, seduta n. 837

FRANCESCO SAVERIO ROMANO, ABRIGNANI, AUCI, BORGHESE, D'ALESSANDRO, D'AGOSTINO, FAENZI, GALATI, MARCOLIN, MERLO, PARISI, RABINO, SOTTANELLI, VEZZALI e ZANETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che:

le tariffe praticate dalle compagnie aeree che operano negli aeroporti siciliani continuano ad essere elevate, spesso inaccessibili, in particolare nei confronti degli utenti a basso reddito, per gli studenti, gli anziani e i pendolari;

gli strumenti d'intervento in materia di continuità territoriale, garantita tramite trasporto aereo, che (in conformità con le disposizioni dal regolamento CE n. 1008/2008) assegna al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti (attraverso l'articolo 36 della legge 17 maggio 1999, n. 144) la competenza a disporre, con proprio decreto, l'imposizione degli oneri di servizio pubblico sugli scali per la Sardegna e le isole minori della Sicilia dotate di scali aeroportuali, non sembrano tuttavia aver sortito effetti positivi al riguardo;

le risorse per la continuità territoriale nei collegamenti aerei per le isole minori della Sicilia, per gli anni dal 2013 al 2016, stabilite dall'articolo 1, comma 310, della legge di stabilità per il 2013 (che ha individuato i fondi attraverso i quali si provvede alla compartecipazione a carico dello Stato, per la compensazione degli oneri di servizio pubblico, relativamente alla continuità territoriale aeroportuale, nel rispetto di quanto previsto dal sopra esposto regolamento), appaiono non incidere significativamente alla riduzione dei prezzi offerti;

accanto alle sopra esposte disposizioni, andrebbero tuttavia valorizzate le possibilità offerte dalla Commissione europea, comunicazione 2014/C/99/03 in materia di orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti, in particolare quanto previsto al paragrafo 6, che nell'ambito del regime di aiuti a carattere sociale per i servizi di trasporto aereo, ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 2, lettera a), del Trattato, considera gli aiuti compatibili con il mercato interno alle seguenti condizioni: l'aiuto deve avere un carattere sociale, ossia deve, in linea di principio, riguardare solo alcune categorie di passeggeri che viaggiano su una tratta (ad esempio, bambini, persone con disabilità, persone con basso reddito, studenti, persone anziane). Tuttavia, nel caso in cui la rotta in questione serva a collegare aree remote, regioni ultraperiferiche, isole e aree scarsamente popolate, l'aiuto potrebbe riguardare l'intera popolazione della regione interessata:

quali orientamenti il Ministro interrogato intenda esprimere, per quanto di competenza, con riferimento a quanto esposto in premessa e se, al riguardo, non intenda adoperarsi in coerenza con quanto disposto dalla comunicazione europea, al fine di introdurre agevolazioni in grado di assicurare un piano tariffario più accessibile nei riguardi degli utenti siciliani, fortemente penalizzati dalle tariffe aeree attualmente in vigore. 29 Luglio 2017

 

Le aerolinee e le frenesie aeroportuali, tutti vogliono voli

Anche gli scali minori non demordono! Da aeroporti e piste chiuse da anni, a scali marginali e/o in bacini di traffico di aeroporti nazionali e internazionali rilevanti, anche a distanze di 20-30 km di distanza, nessuno molla. Tutti pretendono collegamenti aerei e destinazioni per ogni dove. Se il Piano Nazionale Aeroporti ha identificato un certo numero di scali, probabilmente, anche in competizione tra gli stessi nel medesimo bacino di traffico e nella stessa Regione, ed ha stimato masterplan al 2030-2044, ecco l’ennesimo scalo che rivendica comunque “diritti di traffico” a salvaguardia dei cittadini, dell’industria locale e del turismo. Sia esso montano, estivo, balneare, architettonico e religioso.

Quando, dopo un ventennio di denunce del sostegno ai voli - indifferenziato sulla quasi totalità degli scali del Belpaese, anche Luigi Gubitosi, Presidente Alitalia nell’intervista a la Repubblica del 27 Luglio 2017 di Massimo Giannini "Salveremo Alitalia. In pochi mesi il risanamento e poi la vendita in blocco" rivela un dato incontrovertibile quanto negativo per il sistema aeroportuale e dei bilanci operativi delle aerolinee italiane.

Alla domanda …“Non è anche colpa della politica se da noi la penetrazione delle low cost è più alta? Ryanair ha l'85% del traffico a Orio al Serio... “dell’intervistatore, la replica è del tutto esplicita di una realtà da tempo trascurata: "In Italia le low cost sono state aiutate più che in altri Paesi europei. Per questo chiediamo alle autorità politiche nazionali e locali che ci sia piena trasparenza sui contributi concessi e pari opportunità commerciali".

Una realtà nella quale non esiste aeroporto localizzato lungo la costiera Adriatica, nello Jonio, nel circondario o nell’entroterra della Sicilia, come lungo il Tirreno che nella Riviera, dove non venga rivendicato il diritto all’incremento dei voli nei Terminal che abbisognano di finanziamenti infrastrutturali e accordi di co-marketing con le aerolinee low cost di turno. Come superare questo status di progressiva distorsione del sistema del traffico aereo nel Belpaese? Le tante interrogazioni parlamentari che sollecitano risposte da parte delle autorità ministeriali e dai finanziatori del co-marketing (istituti, enti pubblici e partecipate varie) non impediscono una prassi che, di fronte al costante incremento dei voli e dei passeggeri trasportati, perseguono inevitabilmente, dinamiche, deleterie e controproducenti per il binomio infrastrutture aeroportuali e i bilanci delle aerolinee “italiane”.

Il futuro dell’Alitalia, con bilanci annuali prosperosi – magari con la presenza di capitali cinesi ed extra europee - non potranno sicuramente scaturire da un allargamento degli accordi di co-marketing che la includano, perché alla fine il finanziamento e sostegno al traporto aereo complessivo non può, alla lunga, continuare ad essere “pubblico”: la concorrenza tra aerolinee e la competizione tra i sistemi aeroportuali non potrà che affermarsi. Ma solo dopo l’ennesima crisi. Ancora una volta una storia tutta “italiana”. 28 Luglio 2017

Aeroporti, Piano di Rischio: Art. 707 e Art. 715 e carico antropico

Sulle attività incompatibili a causa della potenziale amplificazione del rischio. Quali sono le piste e quali Comuni aeroportuali hanno individuato e circoscritto tali attività? Innanzi tutto, tuttavia, occorrerebbe interrogarsi su quanti aeroporti del Belpaese, da quelli hub, alla circa quarantina elencati nel Piano Nazionale Aeroporti abbiamo adottato il Piano di Rischio. Meglio quali siano o sono i Comuni aeroportuali che sono in regola con la normativa ENAC a riguardo. E, qualora alcuni non sono/siano in regola se ENAC li ha/abbia adeguatamente allertati in tal senso. Non è solo un obbligo di legge, infatti, perché rimanda alle tutele della comunità insediata in quelle aree.

E’ con il D.Lgs 9 maggio 2005, n. 96 e relative disposizioni correttive ed integrative di cui al D.Lgs 15 marzo 2006, n.151, ha operato la revisione della parte aeronautica del Codice della Navigazione (di seguito denominato Codice) ed, in particolare, del Capo III Vincoli della proprietà privata; la revisione del predetto Capo impone servitù e limitazioni sulle aree limitrofe agli aeroporti, prospettando nuovi vincoli, non più legati alla configurazione del sedime aeroportuale, ma connessi maggiormente alla tipologia ed alle caratteristiche delle operazioni di volo che hanno luogo sull'aeroporto considerato; ai sensi di quanto disposto dal comma 5 dell'art. 707 del Codice, i Comuni territorialmente competenti debbono adottare appositi Piani di Rischio aeroportuali (di seguito PRA), soggetti al parere di Enac, che andranno poi recepiti negli strumenti urbanistici dei singoli Comuni al fine di disciplinare, nelle direzioni di decollo e atterraggio dell'aeroporto, le opere e le attività compatibili con il rischio derivante dalla navigazione aerea; i contenuti e le caratteristiche del PRA sono indicati nel Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti, edizione 2 emendamento 9 del 23/10/2014, (di seguito Regolamento aeroporti) e nella Circolare APT-33 del 30/08/2010, emessi dall'Ente Nazionale Aviazione Civile – ENAC.

Come è ben noto, inoltre, il Codice all'art. 715 dispone, che, al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, Enac individui gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione di impatto del rischio (Piano di risk assesment), e di tali valutazioni i Comuni dovranno tener conto nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio; il Consiglio di Amministrazione di ENAC, con propria deliberazione n. 2/210 in data 19 gennaio 2010, ha approvato il Documento che definisce la policy di attuazione delle misure di tutela del territorio interessato dalla valutazione di rischio effettuata dall'ENAC in linea con le previsioni normative contenute nell'art. 715 del Codice.

L’analisi del territorio e la predisposizione delle conseguenti misure da sottoporre a tutela nelle direzioni di decollo e atterraggio in relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici sono associate alla pista, al sedime, alle caratteristiche dell’infrastruttura aeroportuale e alla localizzazione del Terminal, agli spazi di sicurezza laterali e di fine pista, alla presenza edifici (serbatori carburante) di attività a rischio (allevamenti di pesci) e insediamenti industriali/commerciali, in genere di attività o edifici anche palesemente incompatibili (centri ad elevata concentrazione, quali scuole, ospedali, centri congressuali), determina l’identificazione del cosiddetto “carico antropico” conseguente.

Ecco quindi il punto chiave come analizzare e verificare tale parametro al fine di realizzare:

a) il contenimento del carico antropico;

b) l'individuazione delle attività incompatibili a causa della potenziale amplificazione del rischio?

L’ENAC ha sicuramente un quadro completo ed esaustivo della situazione in ogni singolo aeroporto del Belpaese. Dagli scali maggiori alle singole aviosuperfici localizzato in ogni dove. Nella prossimità dei centri storici della città più antiche alle remore aree esterne della provincia italiana. A che punto siamo?

Come passeggeri e come cittadini (ma anche come equipaggi di volo) dobbiamo rassicuraci e rallegrarsi o preoccuparci? 10 Luglio 2017

Aeroporti e droni, tra inchieste e normative ad hoc per la safety

In attesa di un Codice della Strada anche per il “volo”! La prima notizia rimanda, innanzi tutto, alla inchiesta che Gabinete de Prevenção e Investigação de Acidentes com Aeronaves e de Acidentes Ferroviários (GPIAAF) del Portogallo ha avviato per indagare sui tanti casi che hanno coinvolto i voli “liberalizzati” dei droni in prossimità degli aeroporti e/o dei sentieri di avvicinamento, di atterraggio e di decollo delle flotte civili-commerciali.

Indagini che, probabilmente, dovrebbero essere attivati nei Paesi nei quali la vendita senza restrizioni dei droni è in corso. A quali numeri si rimanda quando, ad esempio, si dovrebbe descrivere ammonta la flotta italiana dei droni?

In Europa la materia è da tempo oggetto di numerose iniziative di EASA - European Aviation Safety Agency Task Force. Il rischio di collisione tra le varie categorie di droni in circolazione e l’attività di volo delle flotte di aviazione commercial, di aviazione generale e militari in circolazione è all’ordine del giorno.

Dopo due convegni-analisi del Maggio e Luglio del 2016 e le disponibilità di acquistare liberamente i droni con peso inferiore a 25 kg, con quattro categorie di ‘Large’ (3.5 kg), ‘Medium’ (1.5 kg), ‘Small’ (0.5 kg) e con peso ‘Harmless’ (0.25 kg) la “minaccia” complessiva sarebbe stata qualificata.

A quali quote di volo “operano” tali mezzi?

La flotta dei droni ‘Medium’ drone, probabilmente, a rischio collisione a quote superiori a10.000 piedi, probabilmente con risultati “High’ severity”.

Al di sotto di tale quota il rischio collisione viene ritenuto ‘Low’, per effetto della bassa energia cinetica. Questa singolo riferimento rimanda ad una materia complessa e che richiede analisi specifiche. Quali casistica incidentale e rischio collisione potrebbe essere associata alle restanti categorie di droni?

I primi risultati – in sintesi – sono risultati i seguenti, in tre Raccomandazioni:

Recommendation 1: The Task Force recommends that an analytical model of the drone threat should be developed that takes into account a more detailed analysis of the construction of drones and an assessment of the dynamic behaviour of drones and their components, (in particular their motors and batteries,) during an impact. To gain confidence in the model, the method should be validated against laboratory tests, in particular to validate the behaviour of specific drone components such as the batteries or the motors during an impact and to confirm the prediction of the overall frangibility of the drone. This validated analytical model could be used for further impact analysis (see Recommendation 3).

Recommendation 2: The Task Force recommends that a specific risk assessment should be conducted to assess the behaviour of lithium batteries on impact with structures and rotating parts, and their possible ingestion by jet engines. The assessment should, if possible, be supported by testing, and should address the risks of explosion, fire and air contamination.

Recommendation 3: The Task Force recommends that further research should be conducted to establish hazard severity thresholds for collisions between drones and manned aircraft. Impact analyses should be performed to determine the effects of a drone threat (as established per Recommendation 1) impacting aircraft critical components, possibly capitalising on existing computing and software capabilities and other particular risk assessments such as those for bird, tyre and engine debris impacts. To gain confidence in the model, the method should be validated against tests on representative aircraft components such as airframe parts, windshields and rotating elements (i.e. rotors, propellers and fan blades).

Nell’ambito della Commissione europea (Ce), il Single European Sky Air traffic management Research Joint Undertaking (Sesar Ju) la proposta sull’utilizzo dei droni (Uav, Unmanned Aerial Vehicle, aerei senza pilota a controllo remoto) deve essere differenziato con le quote di volo.

"U-Space" identifica, ad esempio, l’altezza massima di 150 metri e un database dei droni e degli operatori iscritti in una sorta di "recinto virtuale" (geo-fencing). La materia è vasta e gli operatori-acquirenti dei singoli droni, probabilmente, ignorano tale complessità operativa di safety e di security e la necessità di auspicare problematiche che abbisognano di una sorta di omologo a quello che a terra è regolato dal Codice della strada per chi si muove, a piedi, in bicicletta, in moto, in auto, nei camion, nei treni, negli autobus cittadini ed extra urbani. Ma quanto tempo ci vorrà? 4 Luglio 2017

Aeroporti e Centri Commerciali e Rischio Terzi

Quelli in prossimità delle piste di volo a Nord al Centro e al Sud del Belpaese! Quanti scali aerei hanno Centri Commerciali in una delle zone A, B, C e/o D? Speriamo nessuno, anche se l’ipotesi non sembrerebbe realistica. La normativa ENAC sul Piano di Rischio è stata inizialmente varata nel 2005 e solo nel 2011 è stata completata. L’urbanizzazione del circondario aeroportuale precedente a tali date, inevitabilmente, non era stata assoggettata a particolari, specifiche restrizioni a tutela dell’attività aerea e/o delle edificazioni insediate nell’immediato delle piste di volo.

Nei dibattiti post 2005-2011 nei consigli comunali nei quali ci si confronta o sulle delibere del Piano di Rischio aeroportuale o, diversamente, quanto è in discussione il varo di un nuovo progetto di insediamento per un mega impianto nel quale negozi, supermercati, cinema e tanto altro dovranno ospitare innanzi tutto i dipendenti occupati ma anche i tantissimi clienti.

Spesso tali grandi magazzini e/o supermercati e mega strutture commerciali sono stati autorizzati ben prima del varo del Piano di Rischio art 707 del CdN e, perciò, in deroga continuano la loro attività: comunque siano localizzati. Probabilmente la continuità commerciale di tali “megastrutture” dovrebbero essere sottoposte al Risk Assessment - Rischio Terzi art 715 dello stesso CdN.

Talvolta è lo stesso potenziamento dei volumi di traffico, dei voli e/o movimenti aerei a innescare verifiche e ri-considerazioni riguardanti il Piano di Rischio e/o il Rischio Terzi. Talvolta la problematica, specularmente, si manifesta di fronte ad una estensione della lunghezza di pista dell’aeroporto: per assicurare le operazioni di volo con aeromobili più pesanti e/o per aggiungere spazi di sicurezza di pista quale la RESA, l’EMAS e altro.

Ma non basta, occorrerebbe aggiungere anche le piste delle aerobasi militari italiane a NATO.

Ecco quindi che un censimento dei cosiddetti “centri-hub commerciali” esistenti – perché storici e/o in deroga - e di quelli in corso d’opera, ovvero sottoposti al dibattito dei Comuni aeroportuali interessati e/o in relazione alle discussioni sull’adozione del Piano di Rischio dovrebbe, inevitabilmente, dovrebbe essere avviato e completato. A chi spetta tale compito? 3 Luglio 2017

Aeroporto Treviso e un falso allarme incendio nel Terminal

Ogni tanto accade: ma come reagisce l’utente? L’ultimo falso allarme e/o segnale antincendio fasullo è accaduto all’aeroporto Canova il 26 Giugno. Dagli altoparlanti indoor in aerostazione e, probabilmente, anche altrove entro il sedime dello scalo, e dalle sirene attivate, probabilmente in automatico, con l’indicazione di abbandonare, dalle uscite di emergenze e/o da quelle ordinarie-correnti del terminal non avrebbe, tuttavia, scaturito l’esito atteso.

Incredibilmente l’invito a lasciare immediatamente lo scalo non avrebbe generato un qualche flusso – più e meno frenetico – verso l’uscita. Erano circa le 12.00 di Lunedì scorso all'aeroporto Canova di Treviso tra l’immobilità della maggioranza – scrivono i media locali – e qualcuno che cercava di uscire, magari senza una destinazione precisa sul che fare. Intanto vengono indagate le possibili cause del falso allarme. Dopo alcune incertezze e/o sospensioni negli arrivi e partenze solo verso le 18.00 tutto (?) sarebbe tornata alla normalità! Ma succede anche altrove.

Solo lo scorso 20 giugno 2017 all'aeroporto di Firenze, nel pomeriggio intorno alle 16, il terminal sarebbe stato evacuato dopo l'attivazione dell'allarme antincendio. Per circa 15 minuti il personale e i passeggeri sono stati all’esterno per rientrare dopo aver accertato l’inesistenza di qualcosa di pericoloso. Forse un qualche segnale di plastica bruciata e/o altro prima che dell’allarme, con l’attivazione dei vigili del fuoco.

Anche a Fiumicino un recente falso allarme bomba all’aeroporto di Fiumicino, verso le 8.30, per un bagaglio incustodito lasciato al check-in 391 del terminal 3 ha fatto scattare la procedura di sicurezza.

Altro falso allarme all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino lo scorso 3 gennaio intorno alle 14. La causa e l’attivazione dei sistemi e delle procedure di sicurezza era scattata nei banchi della compagnia Iberia, al Terminal 3, per due zainetti abbandonati. Fatti brillare dagli artificieri e dai Vigili del Fuoco intervenuti.

Le notizie e la casistica di questi casi non sembrerebbe disponibile e un quadro trasparente non è verificabile. Un caso nel 2014, domenica 22 Giugno 2014, ancora per un bagaglio lasciato incustodito, sospetto aveva fatto scattare dopo le 17 le procedure d'allarme all'aeroporto Tessera di Venezia. Con l'aerostazione evacuata di centinaia di passeggeri e l’immediato arrivo degli artificieri, nell’arco di mezzora tutto era stato risolto: ancora un falso allarme. 29 Giugno 2017

Aerolinee e bagagli a mano e in stiva, una guerra senza confini

Non solo concorrenza tariffaria opera anche quella sui kili trasportati! Limiti di peso per i bagagli a mano? E le dimensioni e peso dei bagagli da stiva? Ormai il fronte competitivo che i passeggeri devono verificare quando devono scegliere un volo riguarda anche questi optional aggiuntivi. In realtà l’esigenza di poter caricare bagagli appresso in cabina passeggeri e nella pancia dell’aeromobile è diventato un surplus vitale. Ma ai limiti di peso e dimensioni prefissate occorrerebbe aggiungere la franchigia e gli extra costi per i kg aggiuntivi. Ma sono norme vincolanti e categoriche e/o assoggettate anche alla liberalità del personale delegato ai check-in?

Se Alitalia le dimensioni del bagaglio a mano non dovrebbero superare i 55 cm x 35 cm x 25 cm e il peso dev’essere inferiore agli 8 kg, con un bagaglio in stiva (una valigia a biglietto) con un peso massimo è di 23 kg cosa accade altrove?

Dal sito edreams (http://blog.edreams.it/misure-e-peso-bagaglio-secondo-la-compagnia-aerea/) ecco un breve stralcio competitivo:

Diverse le norme per Ryanair, che concede un solo bagaglio a mano con peso massimo di 10 kg più una borsa di piccole dimensioni, mentre i bagagli da stiva possono essere al massimo due con un peso di 15 o 20 kg a seconda dell’opzione selezionata dal passeggero al momento della prenotazione.

Anche Air France permette di portare con sé un bagaglio più un accessorio personale, come ad esempio la borsa, per un totale di 12 o 18 kg a seconda della cabina di viaggio indicata sul biglietto.

EasyJet e Iberia, invece, non stabiliscono limiti di peso per il bagaglio a mano. easyJet consente di portare a bordo un unico trolley o borsone con dimensioni massime consentite di 56x45x25, mentre Iberia permette di trasportare a bordo un bagaglio più un articolo personale.

Con Vueling, poi, è consentito registrare fino a 3 bagagli da stiva, del peso massimo di 23 kg ciascuno.

Ma è British Airways il vettore che si differenzia dagli altri sull’argomento del peso delle borse a mano: la compagnia, infatti, permette di portare a bordo una valigia del peso massimo di 23 kg, come quella da stiva. 28 Giugno 2017

Alitalia e co-marketing, arriva la svolta: adesso parteciperà

Ma quale competizione e quali strategie di mercato: sono determinanti gli aiuti-di-stato? Alla fine ecco che i contributi pubblici, siano essi aiuti-di-stato, sostegni finanziari vari e/o co-marketing e/o spese costi di promozione ai voli da un determinato scalo aereo sembrano diventare quello che sempre sono stati: la chiave di volta per alimentare voli, movimenti aerei su un aeroporto centrale, e/o periferico e un parametro decisivo nei bilanci delle aerolinee.

Dalle low cost alle storiche aerolinee/compagnie di bandiera le strategie competitive, corto-medio-lungo raggio, le politiche di gestione aziendale, alla ricerca di modalità operative vincenti ecco che il co-marketing sembrerebbe divenuto il “parametro” gravitazionale.

Con una nota apparsa sui media nazionali anche il commissario Luigi Gubitosi di Alitalia sarebbe interessato ai cosiddetti “incentivi” aeroportuali per il sostegno ai voli: “la compagnia parteciperà a tutti i bandi degli aeroporti italiani”.

In prima fila intanto sono tre aeroporti prossimi ad una gara d’appalto che sono: Trapani, Alghero e Olbia. Quello successivo potrebbe essere Reggio Calabria. Scali aerei di medio-corto raggio, non l’agognato traffico aereo di lungo raggio ritenuto l’unico ancora redditizio. I tanti altri aeroporti che nel Belpaese hanno sottoscritto accordi di co-marketing con le tante low cost (soprattutto estere), tuttavia, potranno avere come competitor anche Alitalia solo alla loro scadenza. Il confronto con le altre low cost potrà quindi avvenire sul lungo periodo, tra due-tre-quattro anni.

La politica dei contributi pubblici alle aerolinee in genere e ad Alitalia nel prossimo futuro, tuttavia, sono stato spesso oggetto di polemica: sono ammissibili? Quale rapporto tra passeggero trasportato e incentivo pro-capite e per quale periodo sono compatibili con le regolamentazioni UE? In questa giornate il caso della Peoplefly e un ricorso al TAR della Sardegna.

In discussione l’erogazione dei fondi tra la Regione Sardegna e Alitalia nel 2016. L’ipotesi di un patto segreto violando le regole sulla libera concorrenza e l’esistenza di accordi riservati avrebbero configurato l’esistenza di aiuti-di-stato non ammissibili.

La massima trasparenza nelle politiche di co-marketing appare, diventa quindi, il primo passo per analizzare e capire la realtà “imprenditoriale” nella gestione delle aerolinee da un lato e quella delle società di gestione aeroportuale dall’altro. La ragione è una: i contributi pubblici per il sostegno ai voli e/o per alimentare le politiche di co-marketing nei tanti aeroporti italiani sono sottoscritti da aziende, enti e partecipate statali, parastatali e/o pubblici. 22 Giugno 2017

Aeroporti e Rischio Terzi, una Interrogazione M5S “destrutturante”

Ancora una volta in primo piano il risk assessment di uno dei tanti scali affossato tra quartieri cittadini, centri urbani, centri commerciali, stadi di calcio e tanto altro. Quale riscontro ha il modello matematico utilizzato in Italia dopo l’attribuzione G.B. proposta dalla seguente interrogazione Parlamentare? Quale la replica del Ministro, e di ENAC? Occorrerà, probabilmente, rifare il rischio terzi in vigore conseguente all’Art. 715 del CdN? E anche le stesse analisi di masterplan, le VIA e le VAS dovranno essere aggiornate?

 

Camera dei deputati -5-11525 – Interrogazione a risposta in

Commissione presentata dall’on. Spessotto (M5S) del 7 giugno 2017

 

SPESSOTTO e DE LORENZIS. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere – premesso che:

l'Università inglese di Loughborough ha elaborato, nel 2014, uno studio scientifico intitolato «A Review and Statistical Modelling of Accidental Aircraft Crashes within Great Britain» in cui vengono passati in rassegna i metodi attualmente utilizzati per ridurre il rischio legato alle attività aeronautiche (risk assessment), proponendo, ove possibile, delle revisioni o degli aggiornamenti dei metodi impiegati;

nelle analisi dei differenti modelli utilizzati, lo studio inglese esamina anche il metodo elaborato dall'Università La Sapienza e attualmente impiegato da Enac per la valutazione del rischio contro terzi;

oltre ad essere ritenuto obsoleto, il modello italiano viene fortemente criticato dall'Università inglese per aver escluso dall'analisi di valutazione alcune tipologie di costruttori di aerei e per non aver sufficientemente descritto il processo di normalizzazione;

lo studio contesta inoltre la sostenuta interconnessione tra la lunghezza della pista e le probabilità di un incidente: in particolare, si legge a pagina 57 dello studio che «non esiste alcuna performance dell'aeromobile, struttura della pista, sistema infrastrutturale o procedura operazionale in grado di giustificare tale manipolazione matematica delle leggi dell'ingegneria e della fisica»;

il decreto legislativo 9 maggio 2005 n. 96, come modificato ed integrato dal successivo decreto legislativo 15 marzo 2006, n. 151 ha introdotto l'articolo 715 (valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni prevedono che, al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l'Enac individui gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione di impatto del rischio (Piano di risk assesment), e che di tali valutazioni i comuni debbano tener conto nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio;

in particolare, l'articolo 715 del codice della navigazione e la relativa policy di attuazione prevedono che l'Enac individui gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione del rischio conto terzi, fissando a tal fine il valore limite di 50 mila movimenti/anno e l'ubicazione in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali;

le recenti contrapposizioni riguardanti il «rischio per i terzi» relative allo scalo di Venezia-Tessera e Firenze, già oggetto di interrogazione parlamentare a prima firma Spessotto, e la comunicazione delle sole mappe delle curve di isorischio, con l'esclusione degli allegati riguardanti il database di parametri utilizzati nel modello di «rischio per i terzi» in questione, sembrerebbero evidenziare, a giudizio degli interroganti, una scarsa trasparenza nell'analisi e computo delle aree ricomprese all'interno delle curve di isorischio definite: «ad alta tutela»; «interna»; «intermedia» e «esterna»;

i comuni di sedime aeroportuale, e quelli prossimi interessati, sono tenuti a recepire i risultati del risk assessment adattando i propri strumenti di gestione e pianificazione del territorio, sulla base delle planimetrie redatte dall'Enac e trasmesse agli stessi, raffiguranti le curve di out-put da applicare per le misure di tutela;

talvolta gli stessi comuni ignorano la «consistenza» delle curve di isorischio nella loro zona così come il livello di tutela del rischio esistente, sia in relazione all'elaborazione di un masterplan attualizzato quanto nella formulazione della analisi concernenti la valutazione di impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica –:

se il Ministro interrogato sia al corrente del contenuto dello studio inglese di cui in premessa e se non reputi opportuno garantire la piena trasparenza dei piani di rischio contro terzi, con riferimento alle piste di volo interessate, fornendone un elenco completo e trasmettendo ai comuni coinvolti il report integrale;

quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per provvedere all'aggiornamento del modello di valutazione e della normativa di riferimento in materia di elaborazione dei piani di rischio, alla luce delle criticità contenute nello stesso studio inglese di cui in premessa. 19 Giugno 2017

Aeroporti e aerolinee, una interrogazione su Meridiana-Qatar

Quale sarà lo scenario competitivo negli anni a venire? Personale in eccesso e rilancio aziendale, non solo in Alitalia e nelle aerolinee minori anche nella nota presentata dall'onorevole Nicola Bianchi (M5S) sulla ex aerolinea della Sardegna.

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, al ministro dello Sviluppo economico, al ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

 

Per sapere – premesso che:

Meridiana SpA, gruppo di primaria importanza in Italia nel settore del trasporto aereo, vive da molti anni una profonda crisi aziendale. Nel 2014 l'azienda ha comunicato l'avvio della procedura di mobilità e licenziamento collettivo per 1634 lavoratori in esubero;

nel dicembre 2014 è stato siglato l'accordo tra ministeri competenti, Gruppo Meridiana e sindacati che prevedeva la possibilità per i 1634 lavoratori, entro la fine dell'anno, di accettare l'uscita dall'azienda su base volontaria con un incentivo di 15 mila euro lordi. Mentre 289 lavoratori hanno firmato tale accordo, si è dato seguito alla vertenza per i rimanenti 1345 dipendenti;

nell'aprile del 2015 presso il ministero dello Sviluppo economico è stata raggiunta l'intesa con le parti sociali per l'accordo che definiva le linee guida di un percorso finalizzato al rilancio industriale del gruppo. Tra i punti cardine dell'accordo figurava il ricorso per dodici mesi alla cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale per i lavoratori in esubero;

in data 1° febbraio 2016, Qatar Airways ed Alisarda spa hanno siglato un Memorandum of Understanding (Mou) che ha delineato le condizioni di un progetto di partnership che prevedeva la costituzione di una nuova holding. Risultavano come condizioni necessarie per il perfezionamento e la realizzazione della partnership:

a) la condivisa implementazione con le organizzazioni sindacali di interventi sul costo del lavoro, sulla struttura e sull'efficienza della organizzazione del lavoro, da conseguire attraverso un nuovo quadro regolatorio;

b) la definizione di un organico aziendale complessivo necessario al rilancio industriale del gruppo;

c) la costituzione della nuova realtà societaria attraverso la partecipazione azionaria di maggioranza in capo ad Alisarda SpA ed il restante in capo a Qatar Airways;

in data 26 giugno 2016 è stato sottoscritto, presso il ministero dello Sviluppo economico l'accordo quadro tra il Gruppo Meridiana, i ministeri competenti ed i rappresentanti di sei sigle sindacali nazionali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav) che prevedeva, per quanto riguarda l'assetto occupazionale di Meridiana Fly SpA, Meridiana Maintenance SpA ed Air Italy SpA, complessive 1396 unità lavorative. In base a tale accordo, gli esuberi passavano da 955 unità a 396 unità;

relativamente alla situazione occupazionale di Meridiana Maintenance SpA, con il medesimo accordo, il Gruppo si impegnava a conseguire una ulteriore e significativa riduzione dei 30 esuberi residuali, attraverso proposte, formulate nel corso del periodo di preavviso, di ricorso al part-time a tempo indeterminato. Il gruppo, inoltre, si impegnava a riconoscere, in caso di nuove assunzioni, il diritto di prelazione ai lavoratori collocati in mobilità, per un periodo di 36 mesi dalla sottoscrizione dell'accordo;

nel marzo 2017, la Commissione europea ha dato il via libera al perfezionamento della partnership tra il Gruppo Meridiana e Qatar Airways, non ravvisando rischi di concorrenza, ma l'operazione ad oggi non risulta ancora conclusa, nonostante sia trascorso ormai molto tempo dall'annuncio della costituzione della holding;

permane pertanto una situazione di grande instabilità per l'azienda e per le centinaia di unità che sono rimaste fuori dall'accordo per cui, a parere dell'interrogante, la vertenza Meridiana, di fatto non ancora conclusa, non può essere considerata paradigmatica per l'eventuale soluzione di altre crisi aziendali nel trasporto aereo:

quali ulteriori iniziative i ministri interrogati intendano adottare, per quanto di competenza, per giungere alla soluzione definitiva della vertenza Meridiana e per salvaguardare tutti i lavoratori del Gruppo, tenuto conto che la situazione di crisi che perdura da anni ha già provocato costi sociali ed economici di notevole portata, in particolare per la Sardegna, già devastata da una fortissima crisi occupazionale". 15 Giugno 2017

 

Aeroporti e il Piano di Rischio e sui “numeri” del carico antropico

Le zone A, B, C e D e l’Art. 707 del CdN e gli amministratori Comunali. La prassi è nota, il Regolamento ENAC del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti e la circolare APT-33, rilasciata dall’ENAC in data 30.08.2010, per quanto concerne le edificazioni storiche propone: “fermo restando il mantenimento delle edificazioni e delle attività esistenti sul territorio, per i nuovi insediamenti sono applicabili i seguenti indirizzi, in termini di contenimento del carico antropico e di individuazione delle attività compatibili, che i Comuni articolano e dettagliano nei piani di rischio in coerenza con la propria regolamentazione urbanistico – edilizia”, ma le nuove e le storiche autorizzazioni dovrebbero essere sottoposte ai limiti di carico antropico relativi alle Zone A, B, C e D.

Ma quali sono questi limiti, questi numeri antropici per quanto concerne ad esempio l’eventuale presenza di lavoratori e di frequentatori/clienti di un centro commerciale? Devono essere rapportati alle fasce orarie dei voli nell’arco di una giornata? Ad esempio qualora il centro commerciale sia localizzato sotto le rotte e/o traiettorie di atterraggio e/o decollo nelle ore di maggior traffico: 27 voli ora.

L’indice di affollamento e/o presenza di persone perciò non solo di centri commerciali, ma anche insediamenti produttivi, di centri congressuali, scuole, università, ospedali, stadi di calcio e/o edificazioni sensibili che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale, quale deve essere? Come calcolare i limiti e determinare adeguate contromisure di controllo e verifica?

Quali iniziative e provvedimenti devono, quindi, essere intrapresi dagli amministratori dei Comuni intenzionati a tutelare gli spazi a rischio in prossimità di una pista di volo?

Le zone “da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti” nonché a stabilire “le limitazioni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale”; la norma, inoltre, prescrive che gli Enti locali competenti sono tenuti ad esercitare le proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio adeguando i propri strumenti di pianificazione devono essere espletate.

L’incolumità pubblica deve essere salvaguardata rendendo compatibili l’attività aerea con quella sociale terrestre inquadrando le percentuali di massima volumetria destinabile a terziario in relazione a indici di antropico massimo ammissibile (ad esempio 0,03 persone mq, con permanenza continuata di persone non superiore a 4 ore giornaliere?). L’adozione del Piano di Rischio con adeguato perimetro e estensione delle zone di tutela sulla base della configurazione del territorio assume un significato che dovrebbe essere standardizzato in relazione alla tipologia di aeroporto e di volumi e caratteristiche del traffico aereo, civile/commerciale e/o di aviazione generale. L’esposizione al rischio avio e potenzialità del rischio da un lato e salvaguardia della tutela del volo, deve assumere un interesse pubblico generale.

Le attività compatibili in termini di edificazioni e opere consentite, di indici di affollamento e limiti carico antropico residente e lavorativo e turistico e sociale dovrebbero essere autorizzate preliminarmente definite. A quando una normativa specifica? 10 Giugno 2017

Aeroporto Treviso, prima pista italiana con EMAS: ma solo una testata

A tutela dei passeggeri ed equipaggi ma anche per edificazioni limitrofe in caso di aeromobili fuoripista. Le parole chiave in materia rimandano ad una terminologia in lingua inglese per un aeromobile che per una qualche ragione non riesce a rimanere in pista. Statisticamente potrebbe anticipare la toccata prima della pista di atterraggio (limitiamoci a questa fase ma il fuoripista è conseguente anche alla fase di decollo) e non riesce, per qualche varia ragione, a non fermarsi nello spazio longitudinale e/o laterale della pista.

Sono eventi frequenti e assai pericolosi per le piste corte e/o circondate a ridosso dalle abitazioni, da un sistema viario e/o dal fiume Sile nel caso della pista dell’Antonio Canova di San Angelo di Treviso.

I termini quali runway safety area; runway strip; runway end safety area; runway safety area; excursion; overrun; undershoot; potrebbero riguardare categorie incidentali associate all’attività area civile-commerciale della pista di 2450x45 metri stretta tra la Noalese e il fiume Sile a Treviso. Perché parlarne?

La ragione è storica e ben nota agli “esperti” e rimanda alla normativa aeroportuale in merito alle aree di sicurezza adiacenti alla pista di volo. ICAO e FAA richiedono/consigliano/obbligano ad esempio a disporre di una lunghezza minima di RESA (Runway End Safety Area) spazi a inizio e fine pista, oltre le due testate di una lunghezza 240 m per piste come quella di Treviso-San Angelo.

EASA, istituto europeo per la sicurezza area, inoltre alle medesime specifiche sollecita l'installazione di sistemi d'arresto EMAS. Aerohabitat ha da tempo illustrato, tra le altre questioni, (http://www.aerohabitat.eu/news/dettaglio/archivio/2016/settembre/article/aeroporti-del-belpaese-la-resa-inferiore-a-240-mt-e-lemas/) l’indispensabilità di tali apparati/dispostivi in numerosi scali del Belpaese. Tra di questi anche per le piste 07-25 di Treviso-Canova. Ed ecco che lo stesso “masterplan” SAVE-AERTRE-ENAC a proporlo e pianificarlo, anche se in misura limitata e solo per una testata.

Non è quindi con sorpresa che tra la documentazione dello “di Strumento di pianificazione e ottimizzazione al 2030” il quadro di sintesi Scheda 7 “Nuova Viabilità Airside, Nuova Resa, Riqualifica raccordi, piazzali e pista principale” viene descritto l’intervento programmato di insediamento della RESA per la sola fine pista 07.

Sistemazione RESA in testata 25 e testata 07.

La normativa vigente, EASA Reg. 139/2014, alla quale tutti gli aeroporti italiani dovranno uniformarsi, prevede per le RESA una larghezza di almeno 150 m ed una lunghezza di almeno 240 m. Il documento oggetto di analisi e presentazione di “osservazione” da parte di istituzioni e cittadini riporta testualmente:

Le attuali RESA dell'aeroporto di Treviso non risultano pienamente conformi alla normativa EASA reg.139/2014. All'interno del PSA ne è prevista la riqualifica, con soluzioni che rispettano la normativa, e allo stesso tempo limitare l'impatto ambientale degli interventi.

“Le principali aree oggetto di intervento sono sia la RESA in testata 25 (fine pista 07) che in testata 07 (fine pista 25); in particolare, la prima ha dimensioni pari a 130m per 150m, la seconda, invece, ha dimensioni pari a 90m per 90m. E' da sottolineare che il sedime dell'Aeroporto di Treviso presenta vincoli fisici tali da non permettere la realizzazione di RESA con dimensioni regolamentari (150m x 240m); infatti, in corrispondenza del fine pista 25 (lato THR 07) il sedime aeroportuale presenta una restrizione. Anche in corrispondenza del fine pista 07 (lato THR 25) è presente una restrizione del sedime aeroportuale che limita la lunghezza della RESA a 130m; sia le aree laterali all'overrun militare, interne alla RESA lato THR07, che quelle a tergo della THR 25 sono state adeguatamente preparate.

CARATTERISTICHE DIMENSIONALI E GEOMETRICHE

RESA testata pista 25

Considerati i vincoli fisici costituiti dalla presenza del fiume Sile, per la RESA di pista 25, si prevede l'adeguamento dell'area con la predisposizione di una RESA di dimensioni 90x240m.

Lo scalo di Treviso, essendo "Aeroporto Civile aperto al traffico militare", ospita operazioni volo dell'Aeronautica Militare, sulla pista di volo sono presenti due Bliss Back bidirezionali in cui alloggia il cavo barriera utilizzabile o come primo ingaggio in atterraggio da RWY07 o come fine corsa per atterraggi da RWY25. Per questo motivo in testata pista 25 è presente un'area pavimentata (overrun) necessaria per l'arresto di aeromobili militari in caso di ingaggio con il cavo barriera. Per questo motivo, per l'adeguamento della RESA, non sarà possibile predisporre la superficie della stessa con un manto erboso o materiale granulare. In occasione del primo rifacimento della pavimentazione della pista, l'area della RESA verrà realizzata con una zona a portanza variabile (nel verso del moto dalla pista 25) con un coefficiente di attrito maggiore di quello della pista.

RESA testata pista 07

Diversamente, per la RESA di pista 07 che allo stato attuale è costituita da una superficie erbosa di larghezza di 150m e lunghezza di 130m, si prevede una soluzione che possa garantire un adeguato livello di safety e allo stesso tempo non compromettere l'ambito del fiume Sile e in generale il contesto di particolare pregio paesaggistico ambientale esterno al sedime aeroportuale in prossimità della testata di pista.

L'intervento di adeguamento della RESA 07 consiste nella riqualifica delle superfici già interne al sedime aeroportuale, con l'installazione di un letto di arresto EMAS,

senza rendere necessario occupare aree esterne al sedime aeroportuale attuale.

La RESA 07 avrà una dimensione pari a 90x155m e la superficie occupata dal sistema di arresto EMAS sarà di dimensione 54x142m. La sezione occupata dal sistema EMAS, avrà le caratteristiche descritte mentre la restante parte avrà una superficie erbosa.

CARATTERISTICHE ARCHITETTONICHE E STRUTTURALI RESA

I letti di arresto di tipo EMAS sono costituiti da blocchi alleggeriti di calcestruzzo cellulare in grado di collassare sotto l'azione del carrello di un aeromobile e garantire una progressiva decelerazione del velivolo fino al completo arresto in sicurezza durante un overrun. Il prodotto è "riconosciuto" dalla FAA come prodotto equivalente ad una standard Runway End Safety Area ed è considerato come un'alternativa accettabile per prevenire l'evento catastrofico che si verifica in seguito ad overrun in aeroporti

caratterizzati da RESA insufficiente o irrealizzabile nell'estensione raccomandata da - ICAO Amendement to Annex 14 Aerodrome Design Standard Edizione Novembre 2013, EASA-Aerodrome Standard Edizione Marzo 2014.

Quando un aeromobile in overrun percorre un letto d'arresto si genera un'interazione tra le ruote del carrello ed i blocchi in calcestruzzo cellulare che, collassando, sviluppano una graduale forza con verso contrario al moto del velivolo in grado di far decelerare il velivolo stesso.

I letti di arresto risponderanno ai requisiti indicati dalla FAA nell'Advisory Circular AC 150-5220/22b "Engineered Materials Arresting Systems (EMAS) for Aircraft Overruns" nella quale si definiscono le caratteristiche minime per gli EMAS: • Resistenza al fuoco; • Resistenza agli agenti chimici; • Resistenza alle variazioni di temperatura (freddo/caldo); • Resistenza al jet blast • Accessibilità da parte dei mezzi di servizio/soccorso; • Nessun effetto collaterale per atterraggi corti; • Prestazioni efficaci in tutte le condizioni meteo; • Prestazioni prevedibili (ed un metodo affidabile per predire le stesse); • Entità minima dei danni potenzialmente subiti dall'aeromobile e dai passeggeri. 8 Giugno 2017

Aeroporti e rumore aereo, troppe le misure e gli interventi ancora da adottare

Quali scali in regola? Sul discutibile operato della Commissione aeroportuale! Le problematiche associate all’impatto acustico di un aeroporto sono inevitabili e le analisi, le tecniche, le procedure e le misure per l’attenuazione e la tutela sono da tempo oggetto di “restrizioni operative dirette a contenere il rumore, in modo coerente a livello dei singoli aeroporti, per migliorare il clima acustico e limitare o ridurre il numero delle persone che subiscono in misura significativa gli effetti nocivi del rumore prodotto dai velivoli, in conformità dell’approccio equilibrato”.

La UE e ogni singolo Paese Europeo membro hanno da tempo emanato e aggiornato specifiche circolari, regolamenti per raggiungere obiettivi specifici di riduzione dell’inquinamento acustico,

Il traguardo di un “approccio equilibrato” per ogni singolo scalo per uno sviluppo sostenibile delle capacità aeroportuali e delle reti di gestione del traffico aereo in un quadro di ulteriore raddoppio del volume di traffico in circa un ventennio. Le recenti normative UE tuttavia – vedi ad esempio Regolamento N. 598/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio - sono esecutive in Italia dal Giugno 2016 e, hanno comunque, definito norme e procedure per l’introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti dell’Unione, riguarda solo gli scali aerei con un numero di voli superiore a 50mila/anno.

In definitiva nel Belpaese concerne, di fatto, solo pochi aeroporti, e precisamente per il traffico 2016 con velivoli superiori a 19 posti:

Roma Fiumicino 310.844 voli – Milano Malpensa 162.683 – Milano Linate 97.828 -Venezia Tessera 84.355 -

Bergamo Orio al Serio 78.340 -Bologna Borgo Panigale 65.461 -Catania Fontanarossa 59.209 e Napoli Capodichino. Tutti gli altri scali sono quindi esclusi, quelli aperti al traffico civile-commerciali e le aerobasi militari italiane e NATO-USA.

“La determinazione del rumore dovrebbe basarsi su criteri oggettivi e misurabili, comuni a tutti gli Stati membri e dovrebbe poggiare sulle informazioni esistenti disponibili, quali le informazioni derivanti dall’attuazione della direttiva 2002/49/CE. Gli Stati membri dovrebbero garantire che tali informazioni siano affidabili, siano ottenute in modo trasparente e siano accessibili alle autorità competenti e ai soggetti interessati. È opportuno che le autorità competenti si dotino degli opportuni strumenti di controllo”.

“Gli Stati membri hanno introdotto restrizioni operative dirette a contenere il rumore in conformità di normative nazionali basate su metodi di determinazione del rumore riconosciuti a livello nazionale, che al momento potrebbero non essere pienamente conformi al metodo indicato nel documento 29 della Conferenza europea dell’aviazione civile (ECAC/CEAC), dal titolo «Report on Standard Method of Computing Noise Contours around Civil Airports» («doc. 29 dell’ECAC»), né utilizzare le informazioni riconosciute a livello internazionale sulle emissioni acustiche dei velivoli. Pur tuttavia, l’efficienza e l’efficacia di una restrizione operativa relativa al rumore dovrebbero essere valutate in base ai metodi illustrati nel doc. 29 dell’ECAC e all’approccio equilibrato. È pertanto opportuno che gli Stati membri adeguino le valutazioni delle restrizioni operative vigenti nella legislazione nazionale in modo da renderle conformi al doc. 29 dell’ECAC”.

In Italia cosa accade? Ecco quanto sostiene a riguardo ENAC nel Rapporto 2014:

"L’attività dell’ENAC volta a governare il problema dell’inquinamento acustico nelle aree circostanti gli aeroporti viene prevalentemente svolta in ambito locale. Essa fa capo alle Commissioni aeroportuali previste dal DM Ambiente-Trasporti del 31 ottobre 1997, presiedute dal Direttore aeroportuale e composte dagli enti territoriali, dall’Agenzia regionale per l’ambiente e dagli operatori dello scalo.

Le Commissioni hanno il compito di stabilire le procedure antirumore e la zonizzazione acustica del territorio circostante l’aeroporto e inoltre, in caso di superamento dei limiti acustici, di individuare le soluzioni più idonee alla luce di uno sviluppo sostenibile dell’operatività aeroportuale. Nel 2014 sono stati adottati significativi interventi normativi in materia di inquinamento acustico aeroportuale destinati ad incidere sulla disciplina nazionale stratificatasi nel corso di quasi venti anni e sulle stesse attività di competenza dell’ENAC e delle Commissioni aeroportuali. È da segnalare il Reg. (UE) n. 598/2014, applicabile da giugno 2016, che ha ridefinito le procedure per l’introduzione di restrizioni operative dirette a contenere il rumore aeroportuale nell’ambito di un approccio equilibrato che tenga conto dei costi e dell’efficacia delle diverse misure adottabili a livello dei singoli aeroporti. Inoltre, con la l. 30 ottobre 2014, n. 161 (legge europea 2013-bis), è stata conferita al Governo la delega a rivisitare l’intera normativa nazionale in materia di inquinamento acustico, prevedendo anche l’armonizzazione e l’aggiornamento della disciplina del rumore aeroportuale alla luce dei principi e delle procedure consolidati a livello comunitario."

Ma le Commissioni Aeroportuali, ad esempio, in quale scalo hanno, ad esempio, istituito una procedura di decollo ICAO A, ICAO B, oppure NAPD 1 o NAPD 2 e quali sanzioni hanno mai applicato nei riguardi dell’eventuale aerolinea che non rispetta i limiti di rumore geo-localizzati? Quali sono le reti di monitoraggio che lo hanno verificato? In quali piste? 7 Giugno 2017

Boeing 737-800 fuoripista per un decollo abortito

Nessuna conseguenza per aeromobile e passeggeri: perché è aeroporto safe! E’ accaduto in USA, al San Antonio International Airport. Il volo 2214 della American Airlines nella fase di decelerazione successiva ad un abort-take-off, ovvero uno stop take-off, è finito con un fuoripista finale.

La destinazione era Dallas - Fort Worth, in Texas-USA, non il fuoripista, lungo e lateralmente lo scorso sabato 3 Giugno 2017. L’incidente è avvenuto intorno alle 09.32 a.m. locali sulla pista 13 Destra e non si è registrato alcun danno e/o inconveniente tra i sei membri di equipaggio e 38 passeggeri imbarcati quando le ruote del carrello anteriore e principale si sono arrestate nel soffice terreno erboso: lateralmente alla stessa pista. L’arresto nella turbinosa dinamica di decelerazione del velivolo è avvenuto a circa 300 metri di distanza dal manto asfaltato. Anche i danni ai carrelli sono risultati minori. I passeggeri hanno abbandonato il velivolo con l’ausilio delle scalette. La pista è rimasta chiusa per diverse ore prima del ripristino della sua piena operatività.

Ma perché quindi segnalare questo incidente-inconveniente minore?

La ragione è assai semplice e rimanda alle dimensioni di una infrastruttura aeroportuale, all’ampiezza dello stesso sedime, alle conformità delle piste, la loro lunghezza e alle distanze oltre le testate e laterali.

Un sistema piste, raccordi, RESA, Strip Area, CGA, EMAS non sempre disponibile-registrabile su tantissimi scali aerei, anche in Europa. Anche qualora tali aeroporti dispongano della “Certificazione” ufficiale che è tutto in regola.

Qual è la situazione del Belpaese? Una simile dinamica di fuoripista quali ripercussioni avrebbe determinato nelle piste senza rullaggi o con raccordi di rullaggio troppo ravvicinati e/o piazzali di sosta-parcheggio aeromobili a ridosso delle stesse e/o in prossimità di terminal passeggeri e/o serbatoi di carburante avio e/o torri di controllo? 6 Giugno 2017

Ancora un Boeing 737 fuoripista, stavolta a Manokwari (Indonesia)

Le dimensioni e caratteristiche delle piste in discussione! Anche le piste di volo italiane da valutare. E’ accaduto lo scorso 31 Maggio, dopo l’atterraggio sulla pista – mentre la stessa era bagnata per la pioggia – il velivolo con 152 persone a bordo continuava la corsa dopo il testata-finepista-asfaltata con il carrello anteriore collassato nel terreno umido/pantano, circa 30 metri dopo, dove la dinamica incontrollata del Boeing si è conclusa. Nessuno degli occupanti è rimasto ferito: hanno lasciato il Boeing 737 dalla uscite-di-emergenza alari e dagli scivoli approntati, mentre i danni strutturali alla fusoliera sono risultati rilevanti.

Il Boeing 737-300, immatricolato PK-CJC, operava sul volo SJ-570 da Sorong a Manokwari (Indonesia) con 146 passeggeri e 6 membri di equipaggio intorno alle 09.10 locali era in atterraggio sulla pista 35 in condizioni di buona visibilità (5000 metri), scarso vento e leggera pioggia.

Condizioni operative del tutto normali, tuttavia, la ridotta lunghezza di pista – 2000 metri – l’assenza degli spazi regolamentari di RESA (Runway End Safety Area) , di Area livellata e priva di ostacoli (Cleared and Graded Area - CGA), di Strip Area e Stopway, talora mancano anche di Taxyway e/o di adeguate vie di rullaggio principali e tantomeno di EMAS il sistema di frenaggio EMAS (Engineered Materials Arresting System).

Ma quante piste, non solo in Europa e nel resto del Mondo non dispongono di tali spazi laterali e oltre le due testate di ogni striscia di atterraggio e di decollo? Anche numerose piste del Belpaese è in queste situazione?

In tale contesto il Reg. UE 139/2014 – riporta non solo regole comuni per la costruzione e la gestione degli aeroporti europei, ma anche disposizioni per adeguare quelli esistenti - è in vigore il 6 marzo 2014 e prevede che tutti gli aeroporti europei debbano convertire il proprio certificato di aeroporto entro il 31.12.2017. Le eventuali deviazioni dalla norma (DAAD, Elos, Special Conditions), che devono essere supportate da studi aeronautici o risk assessment e anche le piste italiane saranno sottoposte alle conformità dell’Allegato II _ Authority requirements (AR) e che sarà soggetta essa stessa a audit di verifica da parte di EASA (European Aviation Safety Agency). 3 Giugno 2017

L’Alitalia e gli aeroporti e le tasse da pagare

Art. 802 CdN e vicende che si accumulano, tra fornitori storici e quotidiani. Basteranno quei 600 milioni per riattivare un operativo di volo mentre si affollano le manifestazioni di interesse per le trance di attività (corto-medio raggio) di quella che era la rete Alitalia. L’ipotesi dello spezzatino dell’attività ex-compagnia di bandiera si intreccia con il pagamento dei fornitori quotidiani come sono, ad esempio, i benzinai italiani e non (sugli scali del Belpaese e all’estero) che riforniscono di carburante i serbatoi degli aeromobili che devono volare.

Ma pe decollare e rifornirsi di carburante-avio è indispensabile atterrare e per farlo bisogna onorare anche le tasse aeroportuali: di parcheggio, di sosta e l’utilizzo dei check-in e check-out eri e dei bagagli dei passeggeri che si imbarcano e sbarcano.

Chi paga i gestori aeroportuali? Possono forse confidare che prima-o-poi qualcuno salderà i costi operativi e/o invece devono pretendere un incasso immediato e/o diretto senza rimandare a domani?

Le indiscrezioni di una “terza soluzione” tra bando di vendita di Alitalia e lo spezzatino (asset specifici) i tre

Commissari Alitalia avranno fine il 5 giugno alle ore 18 e l’ipotesi di vedere Lufthansa, Easyjet, Ryanair tra i pretendenti è comunque scontata.

Nel frattempo i gestori dello scalo potrebbero pretendere il pagamento di ogni singolo volo Alitalia, e

i Commissari dispongono della prima tranche del prestito ponte dello Stato e, di fronte all’intransigenza dei “gestori” con la minaccia di bloccare-non autorizzare i voli non avrebbero altra opzione: pagare le tasse aeroportuali. Quelle di volo – i diritti - invece potrebbero aspettare? Le insolvenze delle tariffe di scalo e di volo Alitalia a quanto ammontano? Le società di gestione dei maggiori scali aerei italiani potrebbero ripetere la situazione d’insolvenza registrata nella crisi di 10anni addietro? Nella consuetudine – senza l’ipotesi della bancarotta imminente - tasse e diritti sono pagate ogni mese e/o frazione, ma è uno scenario che Alitalia non sembrerebbe poter pretendere.

L’articolo 802 del Codice di Navigazione è decisivo, ecco il testo integrale:

“Divieto di partenza.

L'ENAC vieta la partenza degli aeromobili quando, a seguito dei controlli previsti dall'articolo 801, emergono situazioni di pregiudizio per la sicurezza della navigazione aerea, nonché quando risultano violati gli obblighi previsti dalle norme di polizia e per la sicurezza della navigazione, ovvero quando risulta accertato dalle autorità competenti che l'esercente ed il comandante non hanno adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa di interesse pubblico in materia sanitaria e doganale.

Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 1058, l'ENAC, anche su segnalazione del gestore aeroportuale o della società Enav, vieta altresì la partenza degli aeromobili quando risultano violati gli obblighi relativi al pagamento di tasse, diritti e tariffe, anche di pertinenza di Enav s.p.a.”. 26 Maggio 2017

Aeroporti e rumore aereo, dalla UE nuove analisi e normative

Nel Belpaese intanto le procedure attivate denotano carenze e ritardi. Le mappe acustiche sono state completate almeno una volta? Qualora sia avvenuto in quanti scali sono state aggiornate al volume di traffico in relazione alla reale operatività delle piste? Quante sono le reti di monitoraggio con la correlazione dei tracciati radar e quanti aeromobili sono stati sanzionati per aver superato i limiti acustici fissati in atterraggio e/o in decollo? Quali sono le procedure antirumore operative sulle piste del Belpaese e quali Commissioni Aeroportuali hanno imposto specifiche traiettorie close-in e distant per proteggere i cittadini residenti in prossimità delle testate da cui operano?

Le risposte non sono documentabili e la possibilità che gli adempimenti di legge non si siano realizzati sono visibili e/o disponibili agli osservatori attenti e interessati.

Se in Italia le piste di volo civili-commerciali (quelle militari AMI e USA sono escluse da qualsiasi analisi del clima acustico e tutela di sorta) dopo i decreti ministeriali e l’insediamento delle Commissioni Aeroportuali avrebbero dovuto mappare l’impatto, insediare reti di monitoraggio e tutelare i cittadini e attivare misure di mitigazione nelle abitazioni dell’intorno, almeno dal 1997. Dopo 20anni i risultati sono evidenti.

I Comitati dei cittadini dell’intorno degli scali sono sempre attivi e la loro capacità di mobilitazione non si arresta anzi. I voli sulle piste sono aumentati, le flotte aeree sono, sicuramente, più silenziose del passato ma il rumore aereo percepito dai “residenti” sembrerebbe accentuato. A fronte delle documentazioni ufficiali, dei livelli di decibel e di curve acustiche evidenziate dai gestori aeroportuali e/o dai dati ARPA Regionali e/o da ENAC nei rapporti annuali.

In Europa alcuni riscontri per aeroporti con un traffico annuo superiore a 50mila voli il rumore del traffico aereo è stato “mappato” completamente solo nel 52% delle piste.

Nel corso del “Noise in Europe” tenutosi il 24 Aprile 2017 a Brussels – Belgium la Commissione europea ha organizzato una Conferenza ad alto livello per aggiornare la Direttiva END sul rumore ambientale.

“In Europa ci sono più di 120 milioni di cittadini esposti a livelli di rumore superiore a 55 dB, limite oltre il quale possono essere rilevati effetti negativi sulla salute umana.

ARPA Toscana, in una nota, sostiene a proposito:

“Si stima che ogni anno siano costrette al ricovero 70.000 persone e 16.000 muoiano per cause correlate.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che esistono prove scientifiche evidenti che collegano l'esposizione al rumore ad effetti negativi sulla salute, indicando nell'inquinamento acustico una delle principali preoccupazioni per la salute dell'ambiente, secondo solo all'inquinamento dell'aria.

Questo è stato il principale tema di una conferenza di alto livello organizzata dalla Commissione europea e

sostenuta dall'Organizzazione mondiale della sanità il 24 aprile 2017 a Bruxelles.

La Conferenza è stata l'occasione per discutere sull'aggiornamento della Direttiva 2002/49/CE sul rumore

ambientale (END) alla luce degli ultimi risultati scientifici emersi e della Relazione presentata dalla Commissione il 30 marzo 2017 al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della direttiva sul rumore ambientale.

La Relazione ha infatti evidenziato diversi ambiti in cui si rende necessario intervenire per

◾ ridurre l’impatto dell'inquinamento acustico sulla salute dei cittadini dell’Unione,

◾ conseguire meglio gli obiettivi della direttiva,

◾ avvicinarsi ulteriormente ai valori raccomandati dall’OMS.

Nel corso della Conferenza l'Agenzia europea per l'ambiente ha presentato il nuovo report – pubblicato ad aprile 2017 - che riporta i dati sull'esposizione al rumore di 33 Paesi europei (oltre ai Paesi membri dell'UE, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia; mancano i dati dell'Italia) ed un aggiornamento sulle misure adottate dagli Stati membri dell'UE per affrontare i problemi derivanti dal rumore.

L'OMS, dal canto suo, ha presentato le ultime prove scientifiche sugli effetti sanitari del rumore.

Hanno partecipato all'evento rappresentanti degli Stati membri, autorità pubbliche, scienziati, associazioni ed organizzazioni interessate al rumore ambientale, che, nel corso della sessione pomeridiana, hanno discusso su la percezione del rumore come problema di salute, i possibili approcci e le misure migliori per affrontarlo; le soluzioni già esistenti: come potrebbero essere meglio utilizzate e ulteriormente migliorate; recenti

prove scientifiche sulle implicazioni sanitarie del rumore ambientale.

Tra le evidenze emerse nella Conferenza troviamo i risultati del progetto Norah sul rumore svolto in Germania, che hanno mostrato:

◾ le relazioni tra i livelli di esposizione rumore notturno determinato da traffico aereo, stradale e ferroviario e la risposta della popolazione in termini di disturbo al sonno valutato attraverso le variazioni nelle fasi del sonno, misurate tramite la polisonnografia;

◾ gli effetti del rumore aereo sulla lettura dei bambini e sui punteggi nei test di valutazione;

◾ gli effetti del rumore stradale sui disturbi emozionali e comportamentali dei bambini;

◾ l'associazione tra esposizione a lungo termine al rumore stradale e malattie cardiovascolari;

◾ il collegamento tra l'esposizione al rumore stradale e malattie metaboliche;

◾ l'inadeguatezza delle attuali linee guida sul rumore ambientale nel proteggere pienamente contro gli effetti negativi sulla salute;

◾ la necessità di nuove ricerche: studi su periodi più lunghi, campioni più grandi per la polisonnografia, obiettivi di salute più obiettivamente misurati. Per approfondire, è disponibile lo streaming della Conferenza.” 25 Maggio 2017

Alitalia e i tre commissari: M5S inoltra un esposto all’ANAC

Quali prospettive? Vendita scorporata a qualcuno e azioni ai dipendenti? Lo scorso 18 Maggio nel corso di un incontro con Raffaele Cantone all'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) un gruppo di parlamentari M5S hanno inoltrato un esposto contro le nomine dei commissari Gubitosi, Laghi e Paleari di Alitalia.

Nell’inquadrare gli eventi che hanno determinato tali scelte e nomine , il portavoce Roberto Fico, con Michele Dell'Orco, Arianna Spessotto, Paolo Romano, Mirella Liuzzi, Paola Carinelli, Diego De Lorenzis, Nicola Bianchi, tra l’altro hanno delineato “i punti che rendono Enrico Laghi incompatibile con la sua nomina a commissario di Alitalia. Glielo abbiamo fatto presente durante l'audizione nelle commissioni congiunte trasporti e Attività produttive alla Camera, ma su questo punto non ci ha affatto risposto”.

 

Secondo il decreto ministeriale del 10 aprile 2013 numero 60 non può essere nominato:

- chi ha esercitato funzioni di amministrazione, direzione o controllo nell'impresa insolvente, ovvero si è in qualsiasi modo ingerito nella medesima;

- chi è creditore ed il debitore dell'impresa insolvente;

- chi, nei due anni antecedenti alla dichiarazione dello stato di insolvenza, ha prestato, a qualunque titolo, la sua attività professionale a favore dell'impresa insolvente.

 

Ecco, Laghi riesce nell'impresa di corrispondere a tutti e tre i profili: era nel cda di MidCo, primo azionista di Alitalia, e nel collegio sindacale del primo creditore, cioè Unicredit.

 

Durante l'incontro, Cantone – riporta la nota d Deputati M5S - Comm.Trasporti Camera - ci ha comunicato di essere già in possesso di un dossier relativo ai commissari, e che valuterà con attenzione il nostro esposto che aggiunge utili elementi all'indagine.

 

 

 

 

 

 

I soprascritti deputati "Segnalano, premesso che:

E’assurta nuovamente alla cronaca nazionale la vicenda Alitalia. Come è noto, a seguito dell'esito negativo della consultazione dei lavoratori della società sull'accordo avente ad oggetto il nuovo piano industriale 2017-2021, l'assemblea degli azionisti di Alitalia, in data 2 maggio 2017, considerata la grave situazione economica, patrimoniale e finanziaria della Società, ha deciso all'unanimità di presentare l'istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria (Doc 1).

Contestualmente all’assemblea degli azionisti di Alitalia, il ministero dello Sviluppo economico ha emanato il Dm, apertura della procedura di amministrazione straordinaria e nomina del collegio commissariale della Alitalia –Società aerea italiana SpA, pubblicato in GU il 6 maggio 2017, n. 104 (Doc 2) e a seguito di una convocazione straordinaria del consiglio dei ministri, sempre nella medesima giornata, il Governo, al fine di evitare l'interruzione dei servizi, ha emanato il decreto legge 2 maggio 2017, n. 55, recante misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia SpA, (tuttora in fase di conversione in legge) che dispone all’articolo 1, comma 1, un finanziamento a titolo oneroso, denominato “prestito ponte”, di 600 milioni di Euro, della durata di sei mesi, che il ministero dello Sviluppo economico, con proprio decreto da adottare di concerto con il ministero dell'Economia e finanze, erogherà in tranche a favore di Alitalia, a partire dal quinto giorno di apertura della procedura di amministrazione straordinaria (Doc 3 e Doc 4).

Preme rilevare innanzitutto la celerità di questo doppio intervento governativo e l’anomalia che sia il decreto, che ha disposto l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria, che il decreto legge sul cosiddetto 'prestito-ponte', siano stati deliberati il medesimo giorno dell’assemblea degli azionisti di Alitalia che ha ratificato la decisione del cda di presentare l’istanza di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria come disposto dalla legge. Atti che presumibilmente erano già pronti da giorni se non da settimane.

 

Indebitamento di Alitalia-Società aerea italiana SpA

Lascia basiti il risultato economico conseguito, in soli due anni di gestione, da un management presentato dall’allora Governo Renzi, in occasione di una pomposa cerimonia inaugurale, come quello che avrebbe finalmente fatto “decollare” la nostra ex-compagnia aerea di bandiera. Apprendiamo, dall’istanza di insolvenza depositata in tribunale il 2 maggio us dalla Società (in attesa della sua trasmissione per conoscenza alla Camera dei deputati tale informazione risulta dalla lettura della relazione illustrativa del decreto legge 55/2017 in fase di conversione - Doc 4), nella quale è riportata la situazione patrimoniale aggiornata al 28 febbraio 2017 che, in due anni di gestione, l’esposizione debitoria complessiva è stata pari a circa 3 miliardi di Euro, superiori alle soglie minime di legge, con passività correnti per circa 2,3 miliardi di Euro a fronte di attività correnti per 921 milioni di Euro. Un disastro finanziario che ha suscitato forti perplessità e dubbi da parte di molti per come è stata effettivamente gestita l’azienda considerando che mai come in questi ultimi due anni la compagnia abbia goduto di un mercato del trasporto aereo in forte crescita, prezzi del carburante ai minimi storici, costo del lavoro fortemente contenuto e un partner finanziario ed industriale, il vettore arabo Etihad, tra i più qualificati ed importanti al mondo. Tutte condizioni, insomma, che promettevano un effettivo rilancio della nostra storica compagnia di bandiera e con esso l’intero comparto aeronautico nazionale. Nulla di tutto questo si è verificato, ragion per cui alla iniziale incredulità sono cominciate ad uscire sulla stampa analisi sempre più dettagliate su come è stata concretamente gestita l’azienda che stanno gettando un’inquietante luce sulla concreta volontà dei suoi amministratori di rilanciare e salvaguardare il patrimonio aziendale e di know-how, rappresentato dagli oltre 12 mila dipendenti, della storica compagnia di bandiera principale vettore nazionale e attore dell’industria aeronautica del nostro Paese.

In primis, voglia l’adita Autorità prestare attenzione alla condotta dello stesso partner industriale, principale azionista di Alitalia, ossia la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti: Etihad Airways. Come è ben sintetizzato nell’articolo del quotidiano 'il Sole 24 Ore', 'Sorpresa Etihad con l'uscita potrebbe guadagnarci” del 28 aprile us che si allega (Doc5), Etihad per entrare in Alitalia, con il 49% del capitale, sborsò in totale 560 milioni di Euro. In realtà solo 387 milioni (il costo di un Boeing) è stato capitale di rischio, il resto è stato shopping dei nostri pezzi pregiati. Dall’articolo emerge che Etihad infatti ha preteso per il closing del suo investimento:

1 l’acquisto di 5 slot (fasce orarie per il decollo e l’atterraggio) di Londra-Heathrow pagandoli 60 milioni di Euro ossia appena 12 milioni l’uno, quando ne valevano almeno 70 milioni sempre cadauno. Air France nello stesso periodo aveva venduto un analogo slot a Oman Air per 75 milioni di Euro;

2 l’acquisto di Alitalia Loyalty ossia le pregiate mille miglia, i programmi fedeltà (clienti fidelizzati) che valgono oro per le compagnie, pagandola 112 milioni ossia molto meno del loro valore reale;

3 accordi capestro di code-sharing (condivisione di passeggeri) tutti a proprio favore. Per la medesima tratta risulterebbe che Alitalia pagasse il doppio di quello che gli arabi riconoscessero alla compagnia italiana.

Altre indagini, non solo giornalistiche, ma condotte da esperti del settore hanno riguardato i contratti relativi alle voci di spesa più significative per una compagnia aerea quali: carburante, leasing, catering, manutenzione degli aeromobili. Ebbene Risultano dalle analisi dell’ultimo bilancio disponibile relativo all’esercizio 2015 spese sovradimensionate rispetto agli effettivi valori di mercato. A tal proposito si allegano le analisi dell’ultimo bilancio Alitalia disponibile (2015) di alcuni degli esperti quali: il professor Gaetano Intrieri (Doc 6) ed il professor Ugo Arrigo (Doc 7). Entrambi concordano che tutte le voci di spesa, tranne quelle del personale, sono/erano fuori controllo e pagate almeno il 30 per cento più dei valori di mercato causando di conseguenza il deficit finanziario aziendale che, secondo fonti giornalistiche, nel 2016 si è chiuso con un buco di circa 600 milioni di Euro (corrispondete ad una perdita giornaliera di quasi 2 milioni di Euro al giorno).

Non è finita qui perché ad aggravare la situazione, rendendo ancora più fosco il quadro gestionale, sono le assurde decisioni assunte dall’alto management, consapevole delle cospicue perdite, per: i costosi e aggiungiamo inutili rinnovi delle livree (Doc 8) e delle poltroncine degli aerei, sostituite con quelle di marca Frau il cui proprietario è stato lo stesso presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo (Doc 9); per corsi di formazione considerati “una perdita di tempo” dagli stessi dipendenti e per consulenze milionarie elargite anche quando sussistevano qualificate risorse interne oppure per favorire inesistenti fornitori, come è emerso nell’articolo de 'il Fatto Quotidiano' “Alitalia, un fiume di denaro alla ditta fantasma di Catania” del 7 maggio 2017 (Doc 10).

Tutto quanto emerso fanno risaltare un quadro gestionale inquietante e fosco dove ravvisano gli estremi di una condotta perseguibile e punibile ai sensi degli articoli 216 (Bancarotta fraudolenta) e 217 (Bancarotta semplice) del Rd 16/03/1942, n. 267, disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa. Per tale ragione, in data 10 maggio 2017 come Gruppo parlamentare del M5S, abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica (Doc 11) per chiedere appunto di verificare se in base a quanto emerso dalla stampa e dalle analisi degli autorevoli studiosi menzionati, sia ravvisabile in capo agli amministratori una condotta imprudente (nella migliore delle ipotesi) o fraudolenta (nella peggiore delle ipotesi) finalizzata al fallimento di un’importante azienda partecipata anche indirettamente dallo Stato tramite Poste Italiane.

Per avere contezza della commissione di reati occorre che l’autorità giudiziaria faccia la più presto un’indagine accurata acquisendo tutti i discutibili contratti, esaminandoli alla luce di quanto sopra esposto. Contratti che però ora sono nella disponibilità dei commissari straordinari che, a seguito di eventuali irregolarità emerse, dovranno procedere con l’apertura di azioni di responsabilità nei confronti del management. Su questo manifestiamo le nostre perplessità per tale ragione ci rivolgiamo all’adita Autorità.

 

Segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione

Con tale segnalazione/esposto informiamo con urgenza e preoccupazione l’adita Autorità nazionale anticorruzione del pericolo che non si possa più far luce sulla grave gestione di Alitalia-Società aerea italiana SpA per l’improvvida e aggiungiamo “illecita” decisione del Governo di nominare nel collegio commissariale soggetti in aperto conflitto di interessi con la medesima Società se non direttamente coinvolti e correi della sua malagestio. Infatti, con il sopra ricordato decreto del 2 maggio 2017 del ministero dello Sviluppo economico, oltre ad avviare la procedura di amministrazione straordinaria di Alitalia, si è provveduto a nominare il collegio commissariale composto da Luigi Gubitosi (coordinatore), da Enrico Laghi e da Stefano Paleari.

Tutte e tre le nomine sono state effettuate in aperto contrasto sia con la Dir. Stato 28 luglio 2016, procedimenti di nomina dei commissari straordinari e dei comitati di sorveglianza nelle procedure di amministrazione straordinaria, che con il decreto 10 aprile 2013, n. 60, regolamento recante determinazione dei requisiti di professionalità ed onorabilità dei commissari giudiziali e straordinari delle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, ai sensi dell'articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270.

 

Considerato che:

 

1.In base a quanto disposto dall’articolo 4, situazioni impeditive, del decreto 10 aprile 2013, n. 60:

“1. Non può essere nominato commissario giudiziale o commissario straordinario: a) chi ha esercitato funzioni di amministrazione, direzione o controllo nell'impresa insolvente ovvero si e' in qualsiasi modo ingerito nella medesima; b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado dell'imprenditore insolvente, se persona fisica, ovvero delle persone che hanno esercitato funzioni di amministrazione, direzione o controllo nell'impresa insolvente; c) il creditore ed il debitore dell'impresa insolvente; d) chi, nei due anni anteriori alla dichiarazione dello stato di insolvenza, ha prestato a qualunque titolo la sua attività professionale a favore dell'impresa insolvente'. Enrico Laghi è incompatibile sia in base a quanto disposto alla lettera a) in quanto, fino al giorno prima la sua nomina di commissario, è stato presidente del cda di Mindco SpA la società schermo di Cai (Compagnia aerea italiana) che detiene il 51% di Alitalia. Di fatto è MidCo (sussidiaria di Cai) ad aver operato effettivamente in Alitalia. Inoltre anche volendo sostenere la tesi, alquanto assurda, che possa non aver mai esercitato “funzioni di amministrazione, direzione o controllo nell'impresa insolvente” Laghi è incompatibile anche per il prescritto divieto previsto alla lettera c) in quanto è stato membro del collegio sindacale di Unicredit, primo creditore di Alitalia, e volendo si applica al suo caso anche quanto previsto alla lettera d) se il suo ruolo di presidente del cda di Mindco SpA, per assurdo non inquadrabile come amministratore, non può che essere considerata che attività professionale anch’essa sottoposta ai divieti di legge ai fini dell’assunzione della carica di commissario straordinario.

2 in base a quanto disposto dall’articolo 3, procedimento per la nomina del commissario giudiziale e del commissario straordinario, della Dir. Stato 28 luglio 2016:

“Nell'intento di assicurare la massima trasparenza alle nomine, si ritiene di definire il relativo procedimento come segue:

a) Al ricevimento dell'atto di avvio del procedimento (richiesta di designazione del commissario giudiziale o comunicazione dell'apertura della procedura da parte del competente Tribunale; istanza dell'impresa per l'apertura della procedura ex-dl 347/03), si provvederà immediatamente alla pubblicazione sulla home-page del sito internet del Ministero di un invito a presentare la propria candidatura da parte di soggetti in possesso dei requisiti di cui al regolamento. Sarà, di volta in volta, valutata l'opportunità di un avviso sulla stampa quotidiana.

b) Le candidature saranno vagliate da una commissione che provvederà alla selezione di una rosa di tre nominativi giudicati idonei all'incarico, da sottoporre alla valutazione del ministro. La commissione opererà la propria valutazione sulla base dei criteri previsti dal regolamento e si conformerà inoltre al criterio della rotazione, volto ad evitare la concentrazione di incarichi in capo al medesimo soggetto. In via preventiva alla nomina dovranno essere acquisite, a cura della commissione, le dichiarazioni previste dalla normativa vigente in ordine alla insussistenza di incompatibilità, situazioni impeditive e conflitti d'interesse, nonché circa la disponibilità del professionista prescelto a dedicarsi adeguatamente, anche in termini temporali, allo svolgimento dell'incarico.

c) La commissione di cui al punto b) è nominata dal ministro ed è formata da tre componenti esperti, di cui uno scelto nell'ambito delle magistrature amministrative, con funzione di coordinamento, un esperto in materia di amministrazione straordinaria ed un esperto nella valutazione e selezione delle competenze. La commissione dura in carica un biennio e deve essere rinnovata integralmente alla scadenza; gli incarichi di esperto saranno regolati a norma dell'articolo 5, comma 1, del DpR 28 novembre 2008, n. 198.

d) La competente direzione generale provvederà a fornire alla commissione ogni opportuno supporto istruttorio, anche al fine della identificazione del profilo curriculare più idoneo alla luce delle specificità dei singoli casi e degli elementi fattuali relativi alla specifica impresa.”

Appare evidente che per la nomina del collegio commissariale di Alitalia in AS sono state apertamente violate le soprarichiamate disposizioni. Come ricordato in premessa, il 2 maggio 2017, contestualmente alla convocazione dell’assemblea degli azionisti di Alitalia, erano già pronti sia il decreto legge 55/2017, relativo alla continuità aziendale tramite il cd prestito-ponte, che il decreto di apertura della procedura di amministrazione straordinaria e nomina del collegio commissariale. Quindi è del tutto evidente che sono stati aggirati tutti i sopra elencati passaggi formali della sopra richiamata direttiva di Stato quali alla lettera: a) (pubblicazione sul sito internet del ministero dell’invito a presentare le candidature); b) (valutazione delle candidature da parte di una commissione valutatrice) e c) (costituzione di una commissione valutatrice).

3 In base a quanto disposto dal dlgs 8 aprile 2013 n. 39, disposizioni in materia di inconferibilità ed incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190, sul cui rispetto vigila l’adita Autorità nazionale anticorruzione che esercita anche i poteri ispettivi e di accertamento di singole fattispecie di conferimento degli incarichi che auspichiamo in questa sede la piena applicazione.

 

Conclusioni

Emerge limpidamente, da quanto sopra esposto, che per l’evidente conflitto di interessi dei soggetti individuati, in primis di Enrico Laghi ma analogo discorso vale anche per Luigi Gubitosi e Stefano Paleari, le nomine effettuate possono arrecare grave pregiudizio all’effettivo accertamento della verità, ossia che ci sia stata mala gestio da parte degli amministratori a danno dei creditori e dei dipendenti dell’azienda. Condotta criminale aggravata dalle pesanti ripercussioni sociali e per il pubblico erario che il fallimento fraudolento di Alitalia comporterà (e già sta comportando alle casse dello Stato visto il prestito ponte di 600 milioni di Euro) per l’intera collettività nazionale. Parliamo di 12.400 dipendenti diretti e almeno 40 mila dell’indotto, la più grande azienda del centro sud d’Italia. Un film purtroppo già visto essendo stata Alitalia in passato già vittima di gestioni scellerate e fraudolente come le recenti condanne per bancarotta e aggiotaggio dei precedenti amministratori hanno dimostrato. (Doc 12)

Per tale ragione, per evitare la compromissione, alterazione e o distruzione di informazioni rilevanti al fine della individuazione delle effettive responsabilità manageriali dietro il colossale buco di bilancio di Alitalia-Società aerea italiana SpA e il suo fraudolento fallimento si chiede all’Autorità adita di intervenire con urgenza, anche congiuntamente all’autorità giudiziaria, per accertare la legittimità/regolarità di tali nomine in base a quanto disposto sia dalle soprarichiamate normative che quelle, se pur non citate, comunque sarebbero applicabili alla vicenda oggetto di tale segnalazione/esposto su cui dichiariamo fin da subito di voler essere informati dell’esito al recapito in intestazione.

Si producono in copia i seguenti atti e documenti:

1 doc 1- comunicato stampa Alitalia del 2 maggio 2017;

2 doc 2 - decreto Mise del 2 maggio 2017, apertura della procedura di amministrazione straordinaria e nomina del collegio commissariale della Alitalia – Società aerea italiana SpA,

3 doc 3 – comunicato stampa del cdm del 2 maggio 2017;

4 doc 4 - decreto legge 2 maggio 2017, n. 55, recante misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia SpA con relazione illustrativa del Governo.

5 doc 5 - Articolo de 'il Sole 24 Ore', 'Sorpresa Etihad con l'uscita potrebbe guadagnarci' del 28 aprile us

6 doc 6 – Conti in tasca all’Alitalia: analisi di bilancio a fine 2015, e sue implicazioni sull’attuale stato del vettore aereo. Esclusiva AVIONEWS- Gaetano Intrieri;

7 doc 7 – Alitalia e il mercato italiano del trasporto aereo Analisi - Dipartimento di scienze economico aziendali e diritto dell’economia – Università degli studi di Milano-Bicocca- Ugo Arrigo;

8 doc 8 - Comunicato stampa Alitalia del 4 giugno 2015;

9 doc 9 – Poltrona Frau venduta agli americani: Montezemolo incassa 213 milioni di Euro – 'L’Espresso' 5 febbraio 2014;

10 doc 10 - Articolo de 'il Fatto Quotidiano' 'Alitalia, un fiume di denaro alla ditta fantasma di Catania” del 7 maggio 2017;

11 doc 11 – Esposto alla Procura della Repubblica Gruppo parlamentare M5S depositato il 10 maggio 2017 presso l’Ispettorato di pubblica sicurezza della Camera dei deputati

12 doc 12 – Crac Alitalia: condannati quattro ex-amministratori, fra loro Cimoli. 'La Repubblica', 28 settembre 2015. 23 Maggio 2015

Primo “cyber attack” in 99 Paesi: considerazioni del Com.te Renzo Dentesano

Il primo prevedibile e lungamente preannunciato attacco globale alla sicurezza cibernetica delle reti informatiche di ben 99 Paesi portato da sconosciuti ricattatori informatici si è fatalmente verificato.

Un attacco cibernetico su vasta scala nella notte tra il 12 e il 13 maggio ha danneggiato seriamente con scopi ricattatori i sistemi informatici della Gran Bretagna e, a quanto è dato di sapere, di Stati Uniti, Cina, Russia ed altri Paesi, tra i quali Italia, Spagna, Taiwan, per un totale stimato tra i 74 ed i 99 domini nazionali.

Nel Regno Unito sono stati particolarmente colpiti i servizi informatici ospedalieri, tanto da indurre il servizio sanitario ad informare con mezzi radiotelefonici gli utenti a non recarsi agli ambulatori e nei pronti soccorsi, causa paralisi dei sistemi informatici e diagnostici.

Il virus veniva ad infettare i server ed i computer di oltre 44mila utenze (stimate per difetto) nelle primissime ore dell’attacco che includeva una richiesta di riscatto in moneta virtuale denominata bitcoin di 300 US dollars, equivalente a 230 UK sterlings.

Negli USA risultava colpito lo spedizioniere internazionale espresso FedEx, mentre in Spagna veniva insidiato il grande complesso delle telecomunicazioni Telefonica, anche se con effetti meno gravi e le principali attività non ne risultavano interrotte. In Italia si sono parimenti verificate violazioni della cyber security a carico di alcune aziende del settore bancario e finanziario, mentre alcuni laboratori universitari sono stati paralizzati, tra i quali la Bicocca di Milano.

I siti origine degli attacchi pirateschi ai siti di pressoché tutto il mondo informaticamente più evoluti rimangono al momento non identificati, seppure certi indizi portino i sospetti verso paesi come la Korea del Nord, anche se il provvidenziale intervento di un certo Marcus Hutchin, 22enne esperto di cyber security della Società Kryptos Logic del Regno Unito, il quale è riuscito a risalire all’origine del virus ed ha bloccato l’attacco in tutto il mondo. All’esperto autore del prodigioso intervento è valso il premio di una settimana di riposo dopo tre notti e tre giorni passati insonni al posto di lavoro.

Dunque l’attacco informatico del secondo weekend di maggio è il più grande mai registrato in tutto il mondo e neppure il Bel Paese è stato ignorato, anche se proprio da noi la struttura della cyber-security è da qualche tempo un colabrodo in tutti i settori, sia pubblici sia privati, per i pochi investimenti nei sistemi di protezione, segnatamente quelli non fatti dalle aziende italiane, le quali risultano aver investito nell’anno 2016 la cifra di 972 milioni di euro (pari al 5% superiore al 2015) ritenuta assolutamente insufficiente, vista le precedenti scarse basi di prevenzione esistenti in partenza.

Né va meglio nel settore della pubblica amministrazione, dove il Governo italiano, a causa dell’insufficiente numero di uomini nella Polizia di Stato dovuta alle consistenti riduzioni dei relativi bilanci avvenuti negli ultimi anni, intende chiudere oltre 50 uffici della Polizia postale, unico ente in grado di assicurare la prevenzione e la sicurezza per le istituzioni e le pubbliche amministrazioni. Soltanto la protesta delle relative organizzazioni sindacali ha (forse) ridotto (solo in parte purtroppo) i propositi governativi.

Così il rischio di attacchi hacker è percepito dalle maggiori aziende italiane come il più incombente, ma ciò nonostante soltanto la metà delle imprese ha un addetto alla cyber security. Nelle organizzazioni pubbliche, come ad esempio gli Atenei, i controlli dei dati sensibili sono elevati, ma, per tutte le pubbliche amministrazioni, come pure per quelle private, il rischio maggiore è quello rappresentato dall’evenienza che qualche soggetto interno possa venir indotto dietro compenso a collaborare con gli hackers di qualsiasi parte del globo. Per certe menti informatiche l’impresa di bloccare in massa aziende, pubbliche amministrazioni o anche semplici utenti web, richiedendo un riscatto come è avvenuto nel caso di cui ci stiano occupando, è estremamente facile e non sempre potrebbe esser pronto ad intervenire un occasionale salvatore altrettanto o più esperto.

Talché, volendo trovare una morale in quanto è accaduto, bisogna rendersi conto che le difese anti hackers ed antiterroristiche di tutto il mondo ed in particolare in Paesi iper garantisti come il nostro, sono ancora inadeguate a contrastare attacchi informatici condotti con tecniche molto raffinate da parte di chi sappia organizzare e gestire un notevole livello di specialisti informatici per ricattare a scopo di lucro o di destabilizzazione istituzioni e organizzazioni sia pubbliche che private. 22 Maggio 2017

 

Usa: Trump intenzionato a vietare pc e tablet anche sui voli provenienti dalla UE

Ma riguarderebbe davvero solo le aerolinee europee? A breve quindi, quando sarà applicato il provvedimento che estende l’iniziale provvedimento che aveva escluso l’imbarco a bordo (cabina passeggeri e cargo) per tablet, smartphone, pc e affini sui voli provenienti da otto paesi islamici. L’amministrazione Usa di Donald Trump – hanno rivelato media USA - avrebbe anticipato l’intenzione di estendere lo stesso divieto anche ai passeggeri che arrivano dall’Europa.

Ancora una volta la misura sarebbe motivata dall’allerta terrorismo e la priorità nella difesa del la sicurezza nazionale USA.

L’allargamento del divieto agli aeroporti europei sarebbe derivato dalla non condivisione delle politiche sull’immigrazione in vigore nell’Unione europea. Non sarebbero ritenute adeguate a fronteggiare Isis, Qaida e restanti organizzazioni dell’estremismo islamico. Coinvolti sarebbero, oltre alla Francia e Germania, altri 38 Paesi “ritenuti amici”, dai quali i residenti avrebbero, di fatto, libero accesso negli USA, senza “visto”.

Tra le iniziative da attivare all’ingresso negli aeroporti USA, una potrebbe riguardare il ripristino delle procedure assimilabili a test ideologici, social media, travel history e referenze bancarie in genere gestiti direttamente dagli agenti della Us Customs e Borders Protection.

Quali potrebbero risultare e le conseguenze e ricadute e nei riguardi di quali aerolinee? Le restrizioni in cantiere riguarderebbero nella stessa misura i vettori con bandiera statunitense e di quelle europee? L’ipotesi che possa essere adottato un doppio livello di filtro ai passeggeri ai check-in e nell’ufficio “immigrazione” differenziando, in tal modo, le aerolinee della Comunità Europea potrebbe innescare una contrapposizione operativa con evidenti ripercussioni negative per i passeggeri imbarcati sulle compagnie di nazionalità EU.

L’ipotesi che questo genere di misure possano agevolare il traffico aereo immatricolato USA rispetto a quello extra è stato aleggiato da alcuni commentatori della confronto tra le due sponde dell’Atlantico.

L’Electronics ban, ovvero laptop, smartphone, tablet, pc e assimilabili come strumento di competizione nell’universo delle compagnie aeree di lungo raggio: il settore di confronto con la maggior reddittività nel trasporto aereo commerciale.

La preparazione delle nuove regolamentazione che disciplinerà l’accesso dei passeggeri negli aeroporti USA, che già impone a otto Paesi islamici (da nove scali di Africa e Asia: di Amman, in Giordania, Il Cairo, in Egitto, Istanbul, in Turchia, Gedda e Riyad, in Arabia Saudita, Kuwait City, Casablanca, in Marocco, Doha, Dubai e Abu Dhabi, negli Emirati Arabi) con direttrice Stati Uniti potrebbe perciò estendere il provvedimento che autorizza a imbarcare in cabina passeggeri solamente il telefono cellulare.

Allargando la disposizione anche agli aeroporti UE, perciò una “restrizione complessiva e integrata” tale da coinvolgere i soli voli delle aerolinee UE, quindi: senza alternative. 20 maggio 2017

 

Aeroporti, passeggeri e Addizionale Comunale: ancora una Interrogazione

La tassa d’imbarco focus di Angelo Senaldi

 

 

A quanto ammonta e dove è destinata e in quale percentuale?

Sono stati registrati altri aumenti? Con un decreto interministeriale Lavoro-Economia-Trasporti datato 29 ottobre 2015 – voli nazionali e internazionali ? – ad ogni imbarco si paga una tassa da 9 euro a biglietto, che sale a 10 euro nel caso in cui si parta da uno scalo Laziale (Ciampino o Fiumicino). Un tributo aumentato di 2,5 euro nel 2016, destinata a salire di 2,14 euro nel 2017 e 2,34 euro nel 2018. Era, forse, stata sospesa, soppressa e/o in parte congelata? E’ stato bloccato l’aumento? Quale? Improbabile. Nel frattempo ecco l’ennesima Interrogazione a risposta scritta 4-16559 presentato da SENALDI Angelo lo scorso 11 maggio 2017, seduta n. 794.

 

Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che:

con l'articolo 2, comma 11, lettera a) della legge 24 dicembre 2003 n. 350, è istituita l'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili;

la ripartizione degli introiti prevede che questi siano destinati all'Enav per migliorare la sicurezza impiantistica e operativa, a misure per la prevenzione e il contrasto della criminalità, al fondo di sostegno per i lavoratori del trasporto aereo e ai «comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti»;

i comuni dei sedimi aeroportuali sopportano disagi e spesso soffrono serie problematiche ambientali (traffico veicolare per il trasporto di passeggeri e merci da e verso le aerostazioni, aumento dell'inquinamento acustico), e dell'inquinamento atmosferico mentre al contempo forniscono servizi agli aeroporti;

l'addizionale comunale pari a 1,00 euro per ogni passeggero nel 2004 è aumentata fino a 6,50 euro per passeggero;

solo 40 centesimi per ogni imbarco vengono assegnati agli enti locali e solo 10 risultano, allo stato, effettivamente erogati;

nel complesso i comuni aeroportuali italiani lamentano arretrati nella corresponsione delle risorse provenienti dall'addizionale comunale per circa 92 milioni di euro;

i sette comuni del sedime aeroportuale di Malpensa (Ferno, Somma Lombardo, Samarate, Casorate Sempione, Lonate Pozzolo, Cardano al Campo e Vizzola Ticino) vantano un credito di oltre 15 milioni di euro;

nel caso dell'aeroporto di Malpensa e del territorio circostante, le mancate entrate si inseriscono in un Contesto economico, occupazionale e sociale che ha risentito del cosiddetto « de-hubbing» operato da Alitalia nel 2008, con la cancellazione di circa il 70 per cento dei voli settimanali –:

se siano variati i criteri di attribuzione delle risorse derivanti dall'addizionale comunale;

se si intendano assumere iniziative per provvedere a una congrua integrazione e corrispondere le somme dovute per gli anni passati;

se si intendano assumere iniziative per adeguare proporzionalmente i ristorni dovuti ai comuni aeroportuali. 18 Maggio 2017

Aeroporti, flotte aeree e impatto acustico al 2017 e al 2032

Ecco 14 profili di decollo da volare per mitigare le zone sorvolate. Se nel 2014 nel Mondo erano operative circa 1400 aerolinee con 25mila aeromobili commerciali tra modelli di corto-breve-lungo raggio e che trasportavano 3.3 miliardi di passeggeri/anno con 173 airspace managed

air navigation service (aziende di controllo spazio-aereo) tra ben 3900 aeroporti.

Per il 2032 l’industria del sistema aereo mondiale stima oltre 41mila aeromobili trasportanti 6.6 miliardi di passeggeri/anno. A livello planetario numerose organizzazioni come Civil Air Navigation Services Organisation (CANSO), Airports Council International (ACI), in collaborazione con ICAO, FAA, CAA, Eurocontrol, EASA, e Environmental Workgroup (ENVWG) e CANSO Operations Standing Committee (OSC) con numerosi altri contributi hanno e stanno predisponendo tecniche, procedure per fronteggiare le ricadute acustiche e ambientali. Nel corso degli anni le flotte aeree sono meno impattanti e le procedure e tecniche per contenere le ricadute ambientali sono in vigore da anni. Per isolare il solo aspetto dell’inquinamento acustico generato dagli aeromobili nella fase di decollo perché, ad esempio, sugli scali aerei del Pianeta Terra non sono state imposte le procedure NADP 1 (Noise Abatement Departure Procedure e NADP 2 (Noise Abatement Departure Procedure 2). Perché non sono state adottate anche in italia?

In relazione alle stime mondiali quali stime di traffico sono state adottate al 2032 in Italia?

Quali misure sono state predisposte qualora le piste di decollo esistenti debbano raddoppiare la flotta operativa? Per quale ragione, in questi decenni, fra l’altro, ENAC, ENAC, Assaeroporti, Ministero dell’Ambiente, ARPA regionali e una delle aerolinee italiane (o ex italiane) storiche non hanno ad esempio analizzato e valutato procedure di decollo in vigore nei Paesi e negli scali aerei dove tali obiettivi sono realmente perseguiti?

Altrove sono stati prefigurati specifici “profili” di decollo in relazione alla tipologia di velivoli.

Ecco, ad esempio, una serie dei 14 “profili” disponibili, e rapportati alla vicinanza alla pista della zona sensibile da sorvolare:

 

A319, A320, B737, B747, B757, B767, B777

Profile 1

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’ Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 1500’ AFE

• At 1500’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 3,000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts.

• Constant Speed Climb to 10,000’

 

B737, MD90

Profile 2

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Accelerate to 250 kts While Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

A319, A320, B737, B747, B757, B767, B777

Profile 3

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule, Following Initial Flap

Retraction (B747 Flap 5; B777 Flap 1), Set Climb Thrust

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’ Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B747, B767, B777

Profile 4

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Reduce Pitch, Set Climb Power, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’ Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb to 10,000’

 

A300, A319, A320, A321, A330, B737, B747, B757, B767, B777, MD80, MD90

Profile 5

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’ AFE, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’ AFE, Accelerate to 250 kts.

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

MD80, B737, B757, B767, B777

Profile 6

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb at V2 plus to 2500’ AFE

• At 2500’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B757, B767, B777

Profile 7

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Set Climb Thrust

• At 3000’, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B737

Profile 8

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• At Clean Speed, Set Minimum Power (1.2% Gradient)

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B737

Profile 9

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Minimum Power (1.2% Gradient)

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Reduce Pitch, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

 

Aircraft: A320, A321, B747, B767, B777

Profile 10

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• At 1500’ AFE, Set Climb Power, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

A300, A319, A320, A321, A330, A340, B767, B777, MD11, MD80

Profile 11

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1500’, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate to Greater of Clean Speed or 250 kts While

Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

 

A300, A319, A320, A321, A330, A340, B737, B747, B757, B767, B777, DC10, MD11,

MD80, EMB145

Profile 12

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1500’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B777

Profile 13

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

B777

Profile 14

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate to Greater of Clean Speed or 250 kts While

Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’. 16 maggio 2017

Regione FVG, le piste di volo e il Piano di Rischio: tutele negate e cittadini di serie A e B

Un elenco delle piste storiche, di quelle militari (escluse) e le ricadute su nuovi progetti. Ma chi tutela i cittadini residenti intorno alle piste se le norme e i regolamenti non trovano applicazione? Perché, inoltre, la popolazione dell’intorno alle piste militari, non sono adeguatamente assistiti dalla legge? Cittadini di serie A e di serie B. E’ una realtà che, comunque, coinvolge tutte le Regioni del Belpaese.

Aviosuperfici, campi di volo, aerobasi, aeroporti e le tutele del territorio, dell’ambiente e dei cittadini, residenti e in transito, è uno scenario, una realtà che anche nella regione FVG è diversificata e, non del tutto, rispettosa delle normative e delle regolamentazioni esistenti.

Quanti sono i Comuni di sedime aeroportuale del FVG che hanno incorporato nel Piano Regolare le disposizioni previste dallo specifico Regolamento ENAC? Quello di Ronchi dei Legionari e comuni attigui lo hanno fatto, anche se hanno in corso (o dovrebbero!) le verifiche di compatibilità con il Polo Intermodale e quello di Pasian di Prato relativamente alla pista di Campoformido.

Ma per poterlo sapere occorrerebbe, innanzitutto, conoscere la loro esistenza e il loro numero e le loro dimensioni e le loro prospettive operative e/o progettuali.

Ma quante sono? Proviamo ad elencarle. Oltre ai 3000x45 metri di Ronchi dei Legionari tra le piste civili-aviazione generale-sportive-ultraleggeri ci sono le tre piste di Gorizia Duca d’Aosta (04-22 890x60 metri, 09-27 1100x60 metri, 04-22 alianti 700xi80 metri), quella di Campoformido (04-22 di 730x40 metri), quella di Rivoli di Osoppo (in corso di allungamento), di Premariacco San Mauro Fly&Joy 09-27 700 metri, di Cordovado (07-25 240x24 metri), di Cividale del Friuli (18x36 450x30 metri), di Bertiolo (al Ranch 14-32 240x25 metri), Povoletto (18-36 290x23 metri), Enemonzo (07-25 530x30 metri, Manzano (i Grifoni), Latisana (Fraforeano), Trivignano, Piancada 15-33 850 metri (Palazzolo dello Stella).

Ma ci sono anche, Mossa, Campo Volo Isonzo 500 mt, Casarsa Aeroporto Militare 06/24 640 mt, Aerocampo La Comina PN, 1100/1200 mt, Pasiano – Pordenone Campo Volo Pasiano 18/36 340 mt,, Aviosuperficie Pravisdomini 15/33 600 mt, Sequals Pordenone Agriturismo Sasso d'Oro 16/34 - 320 mt, Sesto Reghena – Pordenone Pajaro Loco 15/33 - 300 mt, Trieste Sgonico-Aerocampo Prosecco 13/31 400 mt, Cercivento – Udine- Volo libero Carnia 04/22 340 mt, Udine, Codroipo Al Casale volo Friuli 09/27 550 mt, Udine Enemonzo Zampieri 09/27 550 mt, Udine Flysyntesis Mortegliano 10/28 700 mt, Udine Mortegliano Chiasellis 16/34 340 metri, Udine Pavia SG Fly Evolution S.r.l 15/33 400 mt, Udine Povoletto Campo Volo Always 17/35 310 mt, Udine, Nogaredo - S. Vito al Torre 16/34 270 mt e, infine, Trivignano Aviosuperficie Ultralight 09/27 600 metri.

A queste occorre aggiungere le due aerobasi militari di Rivolto con pista 06-24 di 2576x30 metri (AMI) e di Aviano con 05-23 2590x45 metri (USAF) e quelle operazioni di volo, incredibilmente, ancora non sottoposte a misure di tutela dell’ambiente, del territorio e dei cittadini: senza perciò i vincoli relativi al cosiddetto Piano di Rischio per incidente aereo.

Sono sedimi di volo esistenti da tempo, ben prima che ENAC adottasse il Regolamento per la costruzione e l’esercizio delle infrastrutture aeroportuali in genere relativamente, ad esempio, ai Piani di Rischio e alla loro “Applicabilità”:

“La regolamentazione relativa ai piani di rischio si applica, come previsto dall’art. 707 del Codice della Navigazione, a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile. Le limitazioni derivanti dall’attuazione dei piani di rischio, adottati in base al presente paragrafo, si applicano alle nuove opere e alle nuove attività da insediare nel territorio circostante l’aeroporto. Il piano di rischio definisce le aree da sottoporre a tutela, la cui estensione nelle direzioni di decollo ed atterraggio non è preventivamente fissata dal citato art. 707 in ragione del tipo di aeroporto. Il piano di rischio consente quindi di individuare le aree non soggette a vincolo e fornisce elementi per l’ottimale gestione della situazione in essere in quelle sottoposte a tutela.

Le previsioni del seguente paragrafo sono riferibili ai Comuni e pertanto non trovano attuazione nell’ambito del sedime aeroportuale che, come noto, è regolato dai Master Plan approvati dall’ENAC”.

Le piste interessate (asfalto e/o erba) nelle quali devono essere individuate e definite le zone di tutela.

Le piste sono classificate di codice 1 se hanno una lunghezza inferiore a 800 m, di codice 2 se tra 800 e 1.200 metri, codice 3 tra 1.200 e 2.400 metri e codice 4 quando superiore a 2.400 metri. Una ulteriore identificazione riguarda e gli aeroporti sono privati, di pubblico interesse, militari e altro….?? (vedi Parte seconda del Codice della Navigazione Aerea).

L’esposizione al rischio aeronautico è connessa alla tipologia delle operazioni di volo nonché alla tipologia di aeromobili che possono operare sull’aeroporto ed è pertanto riferibile alle caratteristiche tecniche-operative della pista di volo; essa è anche correlata alla tipologia del traffico aeroportuale. In relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici, le diverse zone di tutela sono individuate in settori omogenei, riguardanti, tutte le piste: da quelle inferiori a 800 metri a quelle con lunghezze di pista superiore a 2400 metri:

-piste di volo di codice 1 e piste di volo di codice 2:

- piste di volo di codice 3 e piste di volo di codice 4. 13 Maggio 2017

Aeroporti e Belpaese, tariffe, biglietti aerei e sussidi

Diritti di volo e continuità territoriale e low cost e la concorrenza. Il Parlamentare Mauro Pili ha presentato la seguente interpellanza nella seduta di Venerdì 5 maggio 2017, è un quadro che riflette costi operativi, compensazioni e tariffe aeree fruibili negli scali aerei della Penisola e delle Isole.

 

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

 

  Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sull'imposizione degli oneri di servizio pubblico per la continuità territoriale aerea da e per la Sardegna;

   dall'analisi e dalla comparazione dei due allegati tecnici alla base dell'imposizione dell'onere del servizio pubblico del 2011 e del 2017 emerge una modifica sostanziale del contenuto e delle voci di costo, ad avviso dell'interpellante, del tutto ingiustificate e abnormi;

   dall'esame comparativo emerge:

    a) il costo del carburante risulta rispetto al 2011 dimezzato, mentre il costo finale del biglietto è solo leggermente ribassato ma con un incremento della compensazione di 30.000.000 di euro all'anno;

    b) rispetto al 2011 scompare dall'allegato tecnico del 2017 il costo dell'ammortamento degli aeromobili, mentre i prezzi dei biglietti restano sostanzialmente invariati e aumenta la compensazione di 30 milioni di euro all'anno;

    c) le spese generali passano dal 9 del 2011 al 14 per cento del 2017 e si aumenta la compensazione di 30 milioni di euro all'anno;

    d) l'utile d'impresa nel calcolo del costo dell'ora volata passa dal 4 per cento del 2011 al 5,6 per cento del 2017, mentre si aumenta di 30 milioni di euro all'anno l'elargizione delle compensazioni;

   nel 2011 i costi indiretti annui erano di 2.814.935 euro, nel 2017 ammontano a 3.675.486;

   nel calcolo dei costi indiretti nel 2011 vengono sommate tre voci di costo: premi assicurativi, personale, ammortamento. Inspiegabilmente nel 2017 la rilevantissima voce di costo (5.000.000 euro) calcolata nel 2011 viene quasi dimezzata, a conferma dell'incongruità del precedente costo. Nonostante questa eliminazione, stranamente i costi indiretti annui aumento di 860.551 euro;

   nel 2011 il costo dell'ora volata indiretta era di 1.287 euro, mentre nel 2017 diventa di 1.516 euro con un incremento di 228 euro;

   nel 2011 i costi dell'ora volata ammontavano a 3.278 euro, mentre nel 2017 ammontano a 1.758. Si tratta di costi quasi dimezzati per via della drastica riduzione del costo del carburante. Il costo diretto dell'ora volata viene, dunque, ridotto di 1.520 euro rispetto al 2011;

   i costi aeroportuali e di tratta nel 2011 erano 1.646 euro, nel 2017 1.653 euro;

   il riepilogo di costi indiretti più costi diretti fa emergere: nel 2011 5.282 euro, nel 2017 4.699 euro. A questi costi diretti e indiretti sono stati aggiunti due elementi incrementali: spese generali e margine d'utile di impresa;

   per quanto riguarda le spese generali nel 2011 erano state stabilite nel 9 per cento sull'intero ammontare del riepilogo costi, mentre nel 2017 si passa dal 9 al 14 per cento;

   a questa definizione di costi (costi diretti + costi indiretti + spese generali) viene sommato l'utile di impresa che passa dal 4 per cento del 2011 al 5,6 per cento del 2017;

   nella comparazione del costo medio dell'ora di volo emerge che nel 2011 si aveva un costo di 6.822 euro, nel 2017 è di 6.052 euro. Tale riduzione è solo apparente, perché in realtà il costo dell'ora di volo avrebbe dovuto essere di 5.068 euro;

   dalla valutazione comparata tra riduzioni oggettive e incrementi discrezionali emerge come siano stati discrezionalmente incrementati i costi medi indiretti di 860.551, ad avviso dell'interpellante senza nessuna consistente motivazione e altrettanto è avvenuto sia per le spese generali che per l'utile d'impresa;

   tale discrezionale e ingiustificato incremento comporta un costo aggiuntivo dell'ora volata di ben 984 euro;

   tale costo aggiuntivo è calcolato con l'eliminazione dell'incremento discrezionale dal 2011 al 2017 di 228 euro sui costi indiretti per ora volo, con l'applicazione delle spese generali al 9 per cento (già di per se eccessive) e l'utile d'impresa comunque non andrebbe certamente calcolato anche sui costi per spese generali che, secondo l'interpellante, sono di fatto un ulteriore utile d'impresa mascherato;

   il costo dei biglietti nel bando 2017 è di 39,53 euro su Roma e 48.31 su Milano;

   se si applicasse un load factor del 100 per cento su una base di 180 posti il risultato sarebbe il seguente:

    a) su ROMA: un'ora di volo 5068: 180 = 28,15 euro;

    b) su MILANO: un'ora e trenta 7.602: 180 = 42,23 euro;

   oltre ad un guadagno evidente sul costo del biglietto prefissato, si ipotizza una compensazione che andrebbe ben oltre il concetto di riequilibrio dei costi operativi anche se venisse ridotto il load factor;

   esiste la discriminazione verso i cittadini europei nell'applicazione per due mesi all'anno di tariffe notevolmente superiori a quelle ordinarie  –:

   se il Governo non ritenga di dover valutare questi elementi comparativi e sottoporli con urgenza ad un'analisi che coinvolga, per quanto di competenza, la regione Sardegna e la Commissione europea, onde evitare quelle che appaiono evidenti violazioni in materia di aiuti di Stato e discriminazioni;

   se non si ritenga di dover assumere iniziative per uniformare i parametri dei costi dell'ora volata al fine di evitare valutazioni discrezionali. 11 Maggio 2017

Aeroporto Gorizia, la Pipistrel e quella procedura di V.I.A. “esentata”

Non è, forse, stata una risoluzione poco trasparente? Nell’Ottobre 2011- come riporta il BUR – Bollettino Ufficiale N. 46 DEL 16 novembre 2011 – “il progetto riguardante la nuova costruzione di uno stabilimento per la produzione di aeromobili presso l’aeroporto di Gorizia “Duca d’Aosta”, in Comune di Savogna d’Isonzo di Pipistrel Lsa S.r.l. di Gorizia - non è da assoggettare alla procedura di VIA di cui alla LR 43/90 e s.m.i e al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.”.

Nell’elenco dei riferimenti circostanziati che hanno determinato tale scelte, tuttavia, sembrerebbero mancare quelle concernenti l’ENAC relativi alle edificazioni in prossimità delle piste di volo di un aeroporto (tra gli altri ART. 707 e 715 del C.d.N.). Una tematica aggiuntiva avrebbe potuto riguardare inoltre la mappatura degli ordigni della I e II Guerra Mondiale dell’intera area, sedime del Duca d’Aosta e immediato circondario, e determinare una inevitabile operazione di messa in sicurezza preliminare e preventiva all’insediamento della costruzione del manufatto della Pipistrel.

In tale cornice ricordiamo come dal sito dell’ARPA FVG si legge:

Valutazione Impatto Ambientale (VIA) - Cos'è la VIA:

“La V.I.A. è una procedura tecnico-amministrativa che ha lo scopo di individuare, descrivere e valutare, in via preventiva alla realizzazione delle opere, gli effetti sull'ambiente biogeofisico, sulla salute e benessere umano di determinati progetti pubblici o privati, nonché di identificare le misure atte a prevenire, eliminare o rendere minimi gli impatti negativi sull’ambiente, prima che questi si verifichino effettivamente”.

Anche dal web della Regione FVG si legge:

Per Valutazione di Impatto Ambientale si intende la procedura che verifica la compatibilità ambientale di un'opera. Per impatto ambientale si intende l'insieme degli effetti diretti, indiretti, secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, a piccola e grande distanza, positivi e negativi indotti da un insieme o da singoli interventi sull'ambiente.

Per Valutazione di impatto ambientale si intende la procedura che verifica la compatibilità ambientale di un'opera. Per Studio di impatto ambientale si intende il documento tecnico che il committente di un'opera predispone per essere valutato all'interno della procedura di VIA. I contenuti dello Studio di impatto ambientale sono indicati nell' art.11 della legge regionale 7 settembre 1990, n.43.

La Valutazione dell'Impatto Ambientale (V.I.A.) è una procedura che viene attuata allo scopo di proteggere e migliorare la qualità della vita, di mantenere integra la capacità riproduttiva degli ecosistemi e delle risorse, di salvaguardare la molteplicità delle specie, di promuovere l'uso di risorse rinnovabili, di garantire l'uso plurimo delle risorse.”…

Ecco comunque il testo del documento che ha esentato la Pipistrel dalla VIA.

 

BUR - BOLLETTINO UFFICIALE N. 46 -DEL 16 novembre 2011

Decreto del Direttore centrale ambiente, energia e politiche per la montagna 13 ottobre 2011, n. 1896/SCR 1048

DLgs. 152/2006 - LR 43/1990. Procedura di verifca di assoggettabilità al VIA del progetto riguardante la nuova costruzione di uno stabilimento per la produzione di aeromobili presso l’aeroporto di Gorizia “Duca d’Aosta”, in Comune di Savogna d’Isonzo. Proponente: Pipistrel Lsa Srl - Gorizia.

IL Direttore Centrale

Visto il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche ed integrazioni, recante norme in materia ambientale (concernente in particolare il recepimento delle Direttive Comunitarie 85/337/CEE, 97/11/CE e 2003/35/CE);

VISTA la L.R. 43/1990, e successive modifiche ed integrazioni, in materia di valutazione di impatto ambientale;

VISTO il D.P.G.R. 0245/Pres. 8 luglio 1996, con il quale è stato approvato il Regolamento di esecuzione della precitata L.R. 43/1990;

VISTA la domanda pervenuta in data 7 luglio 2011 presentata da Pipistrel Lsa S.r.l. di Gorizia per l’attivazione della procedura di verifica di cui all’art. 20 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i.;

VISTA la pubblicazione dell’annuncio dell’avvenuta trasmissione del progetto al Servizio VIA sul BUR del 20 luglio 2011 e la contestuale affissione all’Albo Pretorio del Comune di Savogna d’Isonzo, ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs 152/2006;

VISTA la nota prot. ALP.11/25886/SCR/1048 dd. 27 luglio 2011, con la quale ai sensi della L.R. 7/2000 è stato comunicato l’avvio al procedimento di verifica di assoggettabilità alla VIA di cui al menzionato D.Lgs.152/2006, nota inviata al proponente, al Comune di Savogna d’Isonzo;

VISTO il parere n. SCR/85/2011 del 05 ottobre 2011 della Commissione tecnico - consultiva VIA, dal quale in particolare risulta che la medesima Commissione ha espresso parere che il progetto in argomento non sia da assoggettare alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui alla LR 43/90 e s.m.i. e al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.;

Constatato dal suddetto parere che la precitata Commissione in relazione all’insieme degli elementi quali gli impatti di scarso rilievo in fase di cantiere e di esercizio, la riqualificazione di un’area ora poco utilizzata, ha espresso parere che il progetto in argomento non sia da assoggettare alla VIA;

Ritenuto di condividere e fare proprie le suddette motivazioni;

Ritenuto pertanto che il progetto in argomento non debba essere assoggettato alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui alla LR 43/90 e s.m.i e al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.;

Ricordato che il presente provvedimento in ordine alla verifca di assoggettabilità alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui alla LR 43/1990 e al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. non precostituisce diritti in capo al proponente, né implica condizioni preordinate all’ottenimento di autorizzazioni, concessioni, nulla osta o altri atti occorrenti per l’attuazione del progetto, lasciando impregiudicate tutte le

necessarie attività tecnico-amministrative occorrenti per la realizzazione del progetto stesso;

Ritenuto opportuno precisare che il presente provvedimento sia inviato, a cura del Servizio VIA della Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna, non solo al proponente, ma anche al Comune territorialmente interessato;

VISTI il Regolamento di organizzazione dell’Amministrazione Regionale e degli Enti Regionali, approvato con decreto del Presidente della Regione 27 agosto 2004, n. 0277/Pres., come da ultimo modificato con il decreto del Presidente della Regione 27 agosto 2010, n. 0200/Pres, pubblicato sul B.U.R. del 30 agosto 2010, n. 21 e la Deliberazione della Giunta regionale 24 settembre 2010, n. 1860, con i quali viene

attribuita la competenza in materia al Servizio valutazione impatto ambientale della Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna;

VISTO l’art. 20 del predetto D.Lgs. 152/2006;

DECRETA

Per le motivazioni sopra esposte, il progetto riguardante la nuova costruzione di uno stabilimento per la produzione di aeromobili presso l’aeroporto di Gorizia “Duca d’Aosta”, in Comune di Savogna d’Isonzo di Pipistrel Lsa S.r.l. di Gorizia - non è da assoggettare alla procedura di VIA di cui alla LR 43/90 e s.m.i e al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i..

Il presente provvedimento viene redatto in un unico originale, che verrà inviato al proponente, in copia conforme all’originale, a cura del Servizio VIA della Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna.

Copia del presente decreto sarà inviato, a cura del predetto Servizio VIA, al Comune di Savogna d’Isonzo. Trieste, 13 ottobre 2011. 10 Maggio 2017

Aeroporto Bolzano e il Piano di Rischio e i garbugli normativi

ENAC sarebbe davvero intenzionata a ridurre (!) il piano di rischio? Ripercussioni su altri scali. Ancora una volta il dibattito e il confronto – talvolta con riscorso al TAR e sentenze interlocutorie – è innescato dalle solite “emergenze” edificatorie quali la costruzione di centri commerciali, università, ospedali, stadi di calcio e richieste per nuove edificazioni inquadrabili tra quelle a elevata presenza di persone, dipendenti, visitatori e comunque con elevato “affollamento” in zone a rischio “incidenti aerei”?

Ancora una volta sono le richieste per concessione edilizie a determinare lo scontro? La richiesta di varianti urbanistiche per l’intorno aeroportuale degli scali identificati dal Piano Nazionale Aeroporti tra piste strategiche e meno e di quelle minori e che hanno potuto edificare “liberamente” prima dell’adozione del Piano di Rischio: una normativa completata e integrata solo nel 2011 con l’allargamento a 1000 metri degli spazi laterali identificati come D. Le costruzioni-edificazioni storicamente esistenti nell’intorno delle piste di volo mantengono perciò la loro localizzazione – quasi nella totalità, in deroga alla normativa ENAC – anche quando la loro posizione contraddice la Regolamentazione.

In discussione sarebbe una sorta di “attenuazione dei vincoli” posti? Almeno per le nuove richieste di centri commerciali, stadi di calcio e magari capannoni industriali. Come rifiutare, infatti, magari in una zona industriale attigua ad un aeroporto l’opportunità di creare nuovi posti di lavoro? E’ invece in discussione, esclusivamente, quell’indice di “affollamento” degli spazi-zone A, B, C e D relative all’Art. 707 del CdN che non sembrerebbe essere stato analizzato nelle quasi totalità degli scali aerei del Belpaese?

Diversamente si potrebbe ipotizzare che “attenuazione dei vincoli” rimandi ai calcoli delle curve di isorischio relative all’analisi del Rischio Terzi e/o Risk assessment della valutazione relativa all’Art. 715 del CdN. Ma quali sono gli obiettivi, quali quindi le conseguenze applicative, storiche, attuali e future?

Il piano di rischio dell'aeroporto (Art. 707) e il rischio terzi (art 715) determinano le tutele dai rischi di incidente aereo e, nello stesso tempo, vincolano zone artigianali-industriali-antropiche-produttive relativamente alla densità edilizia, alla tipologia delle stesse e ai limiti affollamento e diventa prioritario definire le prospettive dell’aeroporto, da un lato, e quelle della comunità dei cittadini coinvolta nell’intorno delle piste di volo.

ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile) e Comuni del circondario in ottemperanza al Codice di Navigazione ai due trapezi e al rettangolo del “rischio” e il relativo carico antropico alla probabilità statistica alla frequenza dei voli, alla tipologia dei velivoli, alle procedure e traiettorie di decollo e atterraggio esistenti, alle stime di crescita del traffico (VIA, VAS e masterplan a 10-20-30-40 anni), alle ipotesi di ampliamento dei sedimi aeroportuali, ecco lo scenario proposto nella quasi totalità degli scali aerei del Belpaese. Come si risolvono tali problematiche?

Quanti casi come quello del centro commerciale vicino alla pista di Bolzano e la sentenza del Tar regionale che impone il tetto massimo di cinquecento persone nell’area “C” del centro commerciale, zona che rientra nel piano di rischio aeroportuale. Quante situazioni equivalenti, storiche e progettate (vedi Polo Intermodale a Ronchi dei Legionari-aeroporto Trieste) e tante altre con progetti di stadi di calcio (Peretola e Venezia-Tessera) e costruzioni equivalenti con elevata presenza umana? E a Bergamo Orio al Serio e quella zona D – interlocutoria? - a 500 metri? 4 Maggio 2017

Aeroporti e modelli matematici e VIA, VAS e masterplan

Ma anche delle mappe acustiche e atmosferiche negli scali aerei del Belpaese. Siamo in regola? Quali siano i modelli matematici con i quali negli aeroporti italiani si calcola e si stima le mappe acustiche, atmosferiche, di rischio terzi attualizzate ai volumi di traffico aereo esistente e le proiezioni indispensabili per valutare tali impatti (rumore, aria, rischio incidenti aerei in prossimità delle piste) per masterplan a 10-15-20-30 anni con le relative Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA), Valutazione di Impatto Strategico (VAS) e ricadute sul territorio circostante, è ben noto agli estensori e ai soggetti che verificano e certificano la loro autenticità e supposta rispondenza con la realtà di un territorio e di un ambiente circostante.

I tanti cittadini e residenti dell’intorno aeroportuale che si apprestano a leggere e analizzare gli studi previsionali sugli aeroporti del Belpaese e a presentare valutazioni e osservazioni critiche, probabilmente, ritengono che i lavori masterplan sottoposti alla loro attenzione lo siano. Ma è davvero questa la situazione? La stesura delle mappe, delle VIA, delle VAS, probabilmente, è stata realizzata nel rispetto delle correnti normative di legge, dei regolamenti e dei corrispondenti decreti ministeriali appositamente deliberati. Ma tali normative, pur risultando vigenti sono l’up-to-date della materia?

Cosa accadrebbe se si potesse certificare che tali modelli matematici non siano corrispondenti alla scienza-tecnologia corrente? Qualora tali modelli matematici non risultassero aggiornati e/o fossero ritenuti – da istituti competenti e qualificati – a livello di carta straccia (rejected)?

Forse le stesse VIA, VAS e mappature varie dovrebbero essere rigettate innanzi tutto e quindi riformulate con modelli matematici “adeguati”? Il lungo e progressivo elenco delle procedure di VIA, VAS e altro dovrebbero perlomeno essere ritirate dal download ministeriali e/o di ENAC per due ragioni.

Perché non corrispondenti alle stime e proiezioni delle ricadute corrispondenti all’incremento dei volumi di traffico aereo a 10-15-20-30 anni e, in secondo luogo, per evitare che le “osservazioni” in corso di elaborazione da parte di cittadini, istituti privati e pubblici risultino fuorviati da calcoli e risultanze di un utilizzo modelli matematici fuorvianti? E’ una materia che Aerohabitat ha trattato da tempo e che sottolinea in questa occasione per le evidenze relative al superamento del INM - Integrated Noise Model con l'utilizzo del modello matematico USA-FAA AEDT- Aviation Environmental Design Tool (AEDT).

Se, infatti INM stimava l’impatto acustico ora l’AEDT – che EASA sta acquisendo a livello di Commissione Europea al fine di obbligare gli Stati membri inadempienti all’utilizzo sistematico - l’AEDT consente di abbinate l’impatto acustico a quello atmosferico.

Per il rischio terzi, la definizione del calcolo e delle curve di isorischio relative alla probabilità, frequenza e pericolosità di rischio incidente aereo nell’intorno della pista diventa cruciale verificare la correlazione tra il modello disposto-applicato in Italia da ENAC e la realtà operativa dei voli con la situazione antropica con le edificazioni storiche pre-esistenti all’imposizione della specifica normativa di tutela del territorio e dei cittadini residenti e/o in transito. 29 Aprile 2017

Alitalia, commissariamento e prospettive

Dopo il referendum che boccia l’accordo preliminare nessuna nazionalizzazione! Se ENAC notifica l’avvenuta notifica dal Presidente Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, sulla decisione del Consiglio di Amministrazione della compagnia aerea di avviare la procedura per la nomina del Commissario dall’altra una serie di dichiarazione, anche contrastanti, riferiscono su ipotetici scenari per l’ex-compagnia di Bandiera Tricolore.

I sindacati tradizionali del personale di terra e di volo, in definitiva, sono i primi sconfitti, secondi, invece, dovrebbero risultare Azienda e Governo. Ma davvero è così? Non è che la “sorpresa” del referendum negativo alla sintesi-pproposta del “nuovo contratto”, in realtà avvantaggia e aiuta gli azionisti e il Governo?

In fondo la strategia “proposta” con il limitato taglio del personale e dei costi, la riduzione della flotta corto-medio raggio con stime di crescita sul lungo raggio in realtà non poteva che rappresentare un target, innanzi tutto, di breve periodo e soggetto ad ulteriori interventi (arco 12-24 mesi) radicali in termini di incremento e carichi di lavoro per personale di volo e di terra, di forti finanziamenti per l’acquisizione di flotta long range e di alleanze con aerolinee leader (EU) con la marginalizzazione dell’ex aerolinea di bandiera e con profili aziendali e “asset” – ad esempio – equiparabili e/o competitive con le low cost.

Lo scenario post referendum, probabilmente, agevola dinamiche di scorporo di personale, di attività di volo, di vendita e/o acquisizione di slots e collegamenti corto-medio-lungo raggio.

Quello che si prospetta è un confronto con le flotte le low cost con l’emersione non solo dei parametri delle concorrenzialità operativa-direte-di costi complessivi, ma in special modo delle tipologie e modalità dei finanziamenti asimmetrici degli accordi di co-marketing esistenti nel Belpaese.

Se i manager dell’ex compagnia di bandiera hanno precise responsabilità nelle strategie e nella gestione dell’azienda non solo negli ultimi 20anni – probabilmente 40 anni, vedi a proposito l’analisi Mediobanca –Cuccia del 1971 – una decisiva svolta alla crisi Alitalia va attribuita, agli inconsapevoli sottoscrittori “pubblici” degli accordi di co-marketing come realizzato, ad esempio, nei 27 scali del Belpaese dai quali vola Ryanair. 27 Aprile 2017

Aeroporti e Ryanar in Italia: sono 27 gli scali dove vola

Quanti sono, invece, il numero degli accordi di co-marketing? Nei maggiori quotidiani (e altro) del Belpaese in questi giorni appare uno spazio pubblicitario della Ryanair dove vengono evidenziati i seguenti punti: – “La Compagnia aerea N.1 in Italia” – Ryanair low cost. Senza pensieri – Vola da 27 Aeroporti italiani inclusi Milano Malpensa - Napoli - Roma Fiumicino – da soli 14.99 euro.”

La prima domanda da porsi è la seguente: chi paga questo spazio promozionale?

E’ forse uno dei tanti accordi di co-marketing tra quelli finalizzati – legittimamente - alla propaganda a carico di un qualche aeroporto italiano? O meglio degli enti, organismi, aziende pubbliche e/o partecipate solitamente impegnate da questi accordi in uno dei “27” aeroporti del Belpaese?

La seconda domanda che, tuttavia, riteniamo indispensabile porre è quindi conseguente:

Una determinata linea, un volo e/o collegamento tra due Regione italiane distanti, perciò tra due stessi scali aerei del Belpaese, è, forse, stata oggetto di un duplice accordo di co-marketing?

In fondo tali sottoscrizioni tra aerolinea low cost e “singolo aeroporto” non sono pubbliche e/o divulgate e/o disponibili alla trasparenza come spesso sarebbe utile, e sono nella disponibilità della compagnia aerea.

E’ possibile che, a loro insaputa, possa essere stato stipulato un doppio co-marketing incrociato sullo stesso collegamento aereo tra scalo e scalo? Magari a totale inconsapevolezza di uno dei due sottoscrittori? E magari con benefici cospicui se non raddoppiati per l’aerolinea coinvolta?

Lo straordinario e pluriennale (20anni?) e progressivo successo aziendale della Ryanair, nata nel 1985, la più importante low cost europea è contrassegnata da voli che collegano 26 Paesi nel Vecchio Continente (in aumento), oltre ad alcuni Stati nordafricani. I voli operati sarebbero oltre 1.100 e la compagnia aerea irlandese si è assicurata una rapida e costante espansione. L’abilità del management aziendale si è mossa nel quadro della deregolamentazione dei voli predisposto dall’Unione Europa.

La rete attuale – salvo variazioni e aggiornamenti costanti – dovrebbe (voli segnalati sul web ufficiale) essere la seguente:

Voli da paesi

Da AustriaDa BelgioDa BulgariaDa CiproDa CroaziaDa DanimarcaDa EstoniaDa FinlandiaDa FranciaDa GermaniaDa GreciaDa IrlandaDa IsraeleDa ItaliaDa LettoniaDa LituaniaDa LussemburgoDa MaroccoDa MontenegroDa NorvegiaDa OlandaDa PoloniaDa PortogalloDa Regno UnitoDa Repubblica CecaDa Repubblica di MaltaDa RomaniaDa SerbiaDa SlovacchiaDa SpagnaDa SveziaDa SvizzeraDa Ungheria

Voli da città

Da AalborgDa AarhusDa AberdeenDa AgadirDa AlgheroDa AlicanteDa AlmeríaDa AmburgoDa AmsterdamDa AnconaDa AteneDa BarcellonaDa BariDa BasileaDa BelfastDa BergeracDa BerlinoDa BiarritzDa BillundDa BirminghamDa BolognaDa BordeauxDa BournemouthDa BratislavaDa BremaDa BreslaviaDa BrestDa BrindisiDa BristolDa Brive-la-GaillardeDa BrnoDa BruxellesDa BucarestDa BudapestDa BydgoszczDa BéziersDa CagliariDa CarcassonneDa CardiffDa CataniaDa CefaloniaDa ChaniaDa CharleroiDa Clermont-FerrandDa ColoniaDa ComisoDa CopenaghenDa CorfùDa CorkDa CracoviaDa CraiovaDa CrotoneDa CuneoDa DanzicaDa DeauvilleDa DerryDa DinardDa DoleDa DortmundDa DublinoDa DüsseldorfDa East MidlandsDa EdimburgoDa EilatDa EindhovenDa FaroDa FesDa FigariDa FiumeDa FrancoforteDa FuerteventuraDa GenovaDa GironaDa GlasgowDa Gran CanariaDa GrenobleDa GöteborgDa HaugesundDa IbizaDa Jerez de la FronteraDa KarlsruheDa KatowiceDa KaunasDa KerryDa KnockDa La RochelleDa Lamezia TermeDa LanzaroteDa LarnakaDa LeedsDa LilleDa LimogesDa LinzDa LipsiaDa LisbonaDa LiverpoolDa LondraDa LorientDa LourdesDa LublinoDa Lussemburgo (città)Da MaastrichtDa MadridDa MaiorcaDa MalmöDa MaltaDa ManchesterDa MarrakechDa MarsigliaDa MemmingenDa MilanoDa MinorcaDa MontpellierDa MurciaDa MykonosDa MálagaDa NadorDa NantesDa NapoliDa NewcastleDa NewquayDa NizzaDa NišDa NorimbergaDa NîmesDa Olsztyn-MazuryDa OradeaDa OsijekDa OsloDa OstravaDa OujdaDa PafoDa PalangaDa PalermoDa ParigiDa ParmaDa PerpignanoDa PerugiaDa PescaraDa PisaDa PlovdivDa PodgoricaDa PoitiersDa PolaDa Ponta DelgadaDa PortoDa PoznańDa PragaDa RabatDa RigaDa RodezDa RodiDa RomaDa RzeszówDa Saint-ÉtienneDa SalisburgoDa SaloniccoDa SandefjordDa SantanderDa Santiago di CompostelaDa SantoriniDa SaragozzaDa ShannonDa SivigliaDa SofiaDa StoccardaDa StoccolmaDa StrasburgoDa SzczecinDa TallinnDa TampereDa TangeriDa Tel AvivDa TenerifeDa TerceiraDa TimișoaraDa TolosaDa TorinoDa ToursDa TrapaniDa TriesteDa ValenciaDa ValladolidDa VarnaDa VarsaviaDa VeneziaDa VeronaDa VigoDa VilniusDa VitoriaDa VäxjöDa ZaraDa Łódź

Voli da paese a città

Austria - DublinoAustria - LondraAustria - TenerifeBelgio - AgadirBelgio - AlgheroBelgio - AlicanteBelgio - AlmeríaBelgio - AmburgoBelgio - AnconaBelgio - AteneBelgio - BarcellonaBelgio - BariBelgio - BergeracBelgio - BerlinoBelgio - BiarritzBelgio - BolognaBelgio - BordeauxBelgio - BratislavaBelgio - BreslaviaBelgio - BrindisiBelgio - BucarestBelgio - BudapestBelgio - CagliariBelgio - CarcassonneBelgio - ChaniaBelgio - ComisoBelgio - CopenaghenBelgio - CorfùBelgio - CracoviaBelgio - DublinoBelgio - EdimburgoBelgio - EilatBelgio - FaroBelgio - FesBelgio - FigariBelgio - FiumeBelgio - FuerteventuraBelgio - GironaBelgio - GlasgowBelgio - Gran CanariaBelgio - IbizaBelgio - La RochelleBelgio - Lamezia TermeBelgio - LanzaroteBelgio - LarnakaBelgio - LisbonaBelgio - MadridBelgio - MaiorcaBelgio - MaltaBelgio - ManchesterBelgio - MarrakechBelgio - MarsigliaBelgio - MilanoBelgio - MontpellierBelgio - MálagaBelgio - NadorBelgio - NapoliBelgio - NîmesBelgio - OujdaBelgio - PafoBelgio - PerpignanoBelgio - 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Aeroporti e co-marketing, una interrogazione M5S per una realtà incoerente

Probabilmente sono 200 e/o forse oltre milioni di euro/anno? Quanti aeroporti del Belpaese sopravvivono, prosperano e hanno successo esclusivamente su una pratica che potrebbe essere identificata come una sorta di aiuti-di-stato e/o sovvenzione senza adeguata procedura e/o verifica-comparazione concorrenziale? E chi paga? Il sottoscrittori del co-marketing chi sono infine? Sono forse i gestori aeroportuali, gli azionisti e/o gli enti territoriali esterni allo stesso sedime aeroportuale?

Basterebbe analizzare la tipologia e ultrannuale sottoscrizione di accordi senza alcuna trasparenza e/o valutazione da parte delle “autorità” delegate a tali atti per far emergere e spiegare, tra l’altro, la crisi perenne di alcune aerolinee e la “solidità” operativa e di bilanci di altre. Una corretta valutazione degli accordi di co-marketing, solitamente sottoscritti da enti pubblici e aziende para-pubbliche e/o partecipate, inoltre non potrà non evidenziare come taluni aeroporti a prevalenza, se non la totalità di voli low cost e/o con contratti di co-marketing, non prospettare che scenari di penuria-crisi di voli, di traffico e di bilanci nelle società di gestione aeroportuale.

Società di gestione aeroportuale che, indifferentemente, possano essere controllate da azionisti, in parte e quasi totalmente, da “pubblici” e/o privati: una realtà che il Piano Nazionale Aeroporti non, sembrerebbe, aver adeguatamente valutato. L’on. Arianna Spessotto, prima firmatario, ha in relazione a tale contesto presentato in dato 18 Aprile la seguente interrogazione.

 

Ministero destinatario: MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Martedì 18 aprile 2017, seduta n. 780

 

SPESSOTTO, DELL'ORCO, LIUZZI, PAOLO NICOLÒ ROMANO, NICOLA BIANCHI, DE LORENZIS e CARINELLI. Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Per sapere – premesso che:

il decreto-legge n. 145 del 2013 «destinazione Italia», convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2014, è intervenuto in materia di accordi stipulati dalle società di gestione degli aeroporti con i vettori aerei, prevedendo l'obbligo di espletamento di procedure concorrenziali per la scelta, da parte dei gestori aeroportuali, dei vettori ai quali erogare contributi, sussidi o altre forme di emolumento per lo sviluppo delle rotte;

l'articolo 13, comma 14, del decreto-legge stabilisce che, per l'erogazione di contributi per lo sviluppo di rotte destinate a soddisfare e promuovere la domanda nei rispettivi bacini di utenza, le società di gestione esperiscano procedure di scelta concorrenziali e trasparenti, così da consentire la più ampia partecipazione dei vettori potenzialmente interessati;

la norma prevede che i gestori aeroportuali comunichino all'Enac e all'Autorità di regolazione dei trasporti l'esito delle procedure concorrenziali, ai fini della verifica del rispetto delle condizioni di trasparenza e competitività;

entro il 31 gennaio di ciascun anno, le società aeroportuali devono inoltre comunicare ad Enac l'ammontare dei contributi versati dalle stesse società ai vettori, anche sotto forma di contratti di co-marketing, dati che non risultano ad oggi effettivamente reperibili ed accessibili;

negli ultimi anni, nonostante gli indirizzi comunitari e nazionali in relazione ai principi di trasparenza e competitività per lo sviluppo delle rotte aeree, grazie alla conclusione di contratti di co-marketing tra gestori aeroportuali e vettori, con la compartecipazione di regioni, province e comuni, le compagnie low cost hanno goduto di contributi pubblici – stimati intorno ai 100 milioni di euro annui circa – giunti attraverso «fondi di sviluppo rotte e marketing» stanziati dagli aeroporti italiani;

sebbene le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato prescrivano la pubblicazione, a cadenza semestrale, sui siti degli aeroporti, delle procedure selettive per godere degli incentivi, l'obbligo viene disatteso, attraverso la pubblicazione di bilanci poco chiari, complice la mancata previsione, all'interno delle linee guida dell'agosto 2016, di procedure sanzionatorie per i gestori che non rispettano suddetto obbligo;

parimenti è slittato a luglio del 2017 il termine previsto per la realizzazione del registro degli aiuti dove i gestori devono comunicare gli incentivi erogati per lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori –:

se il Ministro interrogato intenda fornire un elenco aggiornato degli scali aeroportuali italiani che hanno attualmente in corso accordi di co-marketing, con l'indicazione dei relativi importi, precisando se corrisponda a realtà l'importo stimato di 100 milioni di euro di cui in premessa. 20 Aprile 2017

Aeroporti e la percentuale del traffico low cost 2016

E' un parametro determinante per calcolare il co-marketing di uno scalo. Nelle 112 pagine del documento "Dati di traffico 2016" download sul sito dell'ENAC nelle pagina 55 a 57 si evincono dati essenziali per l'analisi e la ripartizione del mercato aereo tra compagnie tradizionali e compagnie low cost sui singoli aeroporti nel corso del 2016. La ripartizione tra il traffico low cost, ovvero tra compagnie-aerolinee tradizionali e low-cost è assai variabile e si passa da aeroporti con il 100% di voli low cost a quelli al 100% con aerolinee convenzionali-tradizionali.

Ecco l'elenco delle percentuali, le prime cifre di passeggeri trasportati e relative percentuali riguardano i vettori low cost, a destra quelle dei vettori tradizionali:

1 Alghero 715.755 53,3 627.246 46,7

2 Ancona 258.319 54,2 218.622 45,8

3 Bari 3.025.742 70,2 1.282.386 29,8

4 Bergamo 10.357.211 93,7 702.027 6,3

5 Bologna 4.452.574 58,1 3.209.435 41,9

6 Bolzano - - 6.193 100,0

7 Brescia 3 26 2,5 12.462 97,5

8 Brindisi 1.638.526 70,7 680.371 29,3

9 Cagliari 1.812.512 48,9 1.897.847 51,1

10 Catania 4.858.537 62,1 2.970.053 37,9

11 Comiso 412.517 89,9 46.505 10,1

12 Crotone 209.613 96,5 7.523 3,5

13 Cuneo 92.423 71,0 37.679 29,0

14 Elba - - 9.190 100,0

15 Firenze 765.521 30,6 1.737.793 69,4

16 Foggia - - - -

17 Genova 447.848 35,5 813.821 64,5

18 Grosseto - - 2 50 100,0

19 Lamezia Terme 1.655.649 65,9 858.429 34,1

20 Lampedusa 29.584 13,2 194.729 86,8

21 Milano Linate 1.102.939 11,4 8.533.282 88,6

22 Milano Malpensa 8.830.461 45,7 10.481.104 54,3

23 Napoli 3.506.558 51,9 3.247.081 48,1

24 Olbia 1.165.137 46,3 1.353.801 53,7

25 Palermo 3.497.778 65,9 1.811.918 34,1

26 Pantelleria 23.354 16,7 116.568 83,3

27 Parma 167.115 88,7 21.340 11,3

28 Perugia 172.776 79,1 45.574 20,9

29 Pescara 476.934 86,0 77.924 14,0

30 Pisa 4.221.193 84,8 757.087 15,2

31 Reggio Calabria 2.552 0,5 476.885 99,5

32 Rimini 19.486 8,2 217.432 91,8

33 Roma Ciampino 5.364.427 100,0 2.410 0,0

34 Roma Fiumicino 10.869.022 26,1 30.700.016 73,9

35 Salerno 1 18 4,0 2.805 96,0

36 Taranto - - 34 100,0

37 Torino 2.028.565 51,5 1.909.917 48,5

38 Trapani 1.441.041 96,6 50.268 3,4

39 Treviso 2.585.705 99,3 19.031 0,7

40 Trieste 253.387 35,0 470.979 65,0

41 Venezia 3.730.428 39,1 5.818.269 60,9

42 Verona 1.096.090 39,9 1.654.100 60,1

Totale 8 1.287.723 49,5 8 3.080.386 50,5. 11 Marzo 2017

Aeroporti del Belpaese, il ruolo UE e gli Aiuti di Stato

E' in corso una specie di condono degli accordi di co-marketing? La materia è stata illustrata dall’europarlamentare del Pd Isabella De Monte alla IV Commissione Trasporti e Turismo della Regione FVgG. Nel corso di una audizione con i membri della commissione permanente, presieduta da Vittorino Boem tenutosi lunedì 6 marzo in Consiglio Regionale Trieste. Tra altro sono state argomentate alcune proposte del programma di lavoro 2017 della Commissione europea nel settore dei trasporti.

Una delle proposte della Sessione europea 2017 (Relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale, prestazione energetica nell’edilizia, efficienza energetica, trasporti a basse emissioni, economia circolare), secondo Isabella De Monte, riguarda una relazione per il sostegno pubblico agli aeroporti regionali, come, ad esempio quello di Ronchi dei Legionari. L’iter legislativo europeo, anche su promozione del Governo Italiano, si orienterebbe verso una politica flessibile per il "finanziamento" dei voli.

La Commissione europea sarebbe perciò intenzionata ad autorizzare l'erogazione (quindi attraverso accordi di co-marketing) di finanziamenti annui dell'ammontare massimo di tre milioni/anno.

Quale riflesso potrebbe riprodurre questa nuova "normativa" sul sistema Italia?

La realtà di questi ultimi 20anni, quindi, del successo delle aerolinee low cost in Italia delle politiche di co-marketing e delle corrispondente successo di alcuni scali e delle difficoltà di altri potrebbe trovare una sorta di sanatoria e di una sorta prescrizione per le numerose denunce e inchieste della magistratura su "supposti" aiuti-di-stato nell'attivazione di voli e frequenze per diverse destinazioni.

L'ampio scenario di accordi di co-marketing intercorsi tra enti-aziende pubbliche e parapubbliche, forse nella quasi totalità degli scali aerei del Belpaese, perciò non solo di quelli regionali e/o minori, tuttavia, rimanda a sostegni e "finanziamenti" ben più rilevanti dei tre milioni/anno proposti nell'iter della Commissione Europea 2017.

Qualora, infatti, fosse posto il tetto di tre milioni/anno di co-marketing per il sostegno ai voli di scali minori, probabilmente, tale iniziativa potrebbe riguardare solo aeroporti con volumi di traffico ben inferiore a un milione di passeggeri/anno. Una rapido riscontro delle news relative al sostegno ai voli rimarca come un singolo accordo di co-marketing riguardante un volo internazionale giornaliero andata/ritorno valga/costi almeno un milione di euro/anno. 9 Marzo 2017

Dalla crisi Alitalia, all'arrivo della Qatar allo sprint Norwegian

Dalla concorrenza low cost europea a quella continentale! Nella classifica delle aerolinee di Skytrax (agenzia GB) 2016 - stilata su valutazioni dei passeggeri - l'Alitalia è posizionata al 58 posto, Etihad Airway al sesto posto e la Qatar Airways al secondo dopo Emirates.

La prorompente Norwegian Air non è ancora entrata nelle prime 20 aerolinee mondiali anche se le proposte tariffarie sui collegamenti di lungo raggio preludono ad una rapida scalata nella vetta della classifica mondiale. L'opportunità di collegare - inizialmente - aeroporti minori delle due rive dell'Atlantico a bassi costi costituisce comunque una ulteriore minaccia all'assetto storico delle aerolinee tradizionali. Tariffe di lancio per voli low cost: 65 euro (tutto incluso) e biglietti correnti a partire da 99 euro sono una avvisaglia comparata alla destabilizzazione di un sistema concorrenziale innescata circa 20anni orsono dalle low cost in Europa. Il superamento delle vecchie compagnie di bandiera nazionali europee, Alitalia in testa, non potrà, nel tempo, che riproporsi anche sui voli lungo raggio e/o intercontinentali. Inizialmente verso ovest e - prima o poi - anche verso est.

In Italia da un lato le vicende Alitalia-Ethiad con l'ipotizzato salto di alleanza dal gruppo Air France-Klm a quello British-Iberia e Lufthansa, probailmente, risolve nel breve periodo le problematiche dell'excompagnia di bandiera italiana nel breve-medio raggio con la Germanwings-Eurowings (anche con Airberlin) ma la concorrenza si ripropone con l'ingresso in Italia della Qatar Airways.

La seconda aerolinea nella classifica Skytrack 2016 la Qatar Airways starebbe completando l'acquisizione di Meridiana: vettore Sardo-Italiano. La Commissione europea antitrust ha starebbe per autorizzare una operazione che si chiuderà entro il prossimo 28 marzo.

L'assetto azionario conclusivo di Meridiana dovrebbe risultare una Holding Company, con il 49% da Qatar Airways e 51% dello storico proprietario l’Aga Khan. Quali scenari alternativi in Italia e in Europa saranno proposti?

Alitalia intanto starebbe completando il piano industriale, con taglio netto al personale ed ai costi nell'ipotesi di un riequilibrio del bilancio con eventuali utili dopo il 2020. Senza una scaletta di sostanziosi risparmi è stata ipotizzato anche un Commissariamento della stessa azienda.

Il piano provvederebbe il rilancio del lungo raggio con la rinegoziazione della joint venture transatlantica, che regola rapporti tra Usa, Italia, Canada e Messico e un nuovo modello di business dove la centralità sarebbe costituita dalla redditività, per l'appunto del long range, dove, al momento non opera ancora in forze l'attività competitiva low cost. La Norwegian Air non viene, quindi, ancora apprezzata come una effettiva minaccia. E' una analisi corretta? Gli scenari di crescita delle low cost sui voli intercontinentali viene minimizzata e/o sottovalutata come era avvenuto per le europee Ryanair e Easyjet agli albori? 28 Febbraio 2017

Aeroporti di Puglia, dopo episodi co-marketing ora uno senza gara d'appalto

Ma sono contesti isolati e/o sono una realtà di altri scali extra Regione Puglia? Nel 2015 lo stesso Domenico Di Paola ex amministratore unico di Adp (Aeroporti di Puglia) era stato indagato in relazione ai fondi (co-marketing?) destinati alla Ryanair, anche identificati dai medianwes della Regione come "fondi per il turismo Ryanair". L'inchiesta della magistratura barese era relativo ad un contratto di marketing di circa 30 milioni di euro sottoscritto nel 2009 con la società concessionaria della pubblicità (AMS?) per Ryanair. L’indagine condotta pm Luciana Silvestris alla guardia di finanza.

Quei fondi di origine europea, almeno nel fascicolo d’inchiesta della Procura di Bari era relativo ad una proroga di un accordo di ulteriori 85 milioni di euro, sottoscritto nel 2014 dalla stessa Aeroporti di Puglia (ADP) con Ryanair.

Una nuova vicenda, riguardante formule di sostegno e finanziamento ai voli, è scattata nell'ultima settimana di febbraio 2016 e coinvolge ancora Aeroporti di Puglia e Domenico di Paola. Stavolta - sostengono i media - l'ex Presidente ADP sarebbe stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in abuso d'ufficio. Il gup del del Tribunale di Bari Rosa Anna Depalo avrebbe indirizzato tale accusa anche ad altre quattro persone

con l’accusa di aver “intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale” alla compagnia aerea Darwin Airline. L'aeroporto interessato sarebbe risultato quello di Gino Lisa di Foggia, e in discussione sarebbe l'assegnazione di “contributi pubblici per l'avviamento e la gestione di tre nuove rotte" senza aver attivato una regolare gara d'appalto aperta a varie aerolinee. La Darwin Airline avrebbe ricevuto contributi pubblici per circa 12 milioni per l’avviamento e la gestione di tre nuove rotte.

Per la difesa degli inquisiti invece, per quando concerne quest'ultima accusa, “gli amministratori di Aeroporti di Puglia non hanno violato alcuna disposizione di legge o di regolamento”. Avrebbero invece perseguito politiche di attivazione dei voli su indicazione della stessa Regione Puglia, alfine di salvaguardare attività di volo e destinazioni per l'aeroporto foggiano Gino Lisa.

Lo stesso gup tuttavia con riferimento ad un episodio analogo da parte di Aeroporti di Puglia per lo stesso scalo Gino Lisa e l'attivazione di e rotte per gli aeroporti di Palermo, Torino, Roma e Milano con l'ex aerolinea Myair e la relativa concessione di contributi per 13,8 milioni nel 2008 il reato sarebbe risultato prescritto.

Anche in quest'ultima occasione l'assegnazione del finanziamento sarebbe avvenuto senza una adeguata attivazione di una gara d'appalto. 27 Febbraio 2017

Commissione Europea: qualità dell'aria in Italia, rischio infrazione

Ma quanto incidono aerobasi e aeroporti? Urgente usare AEDT. La procedura di infrazione era attesa e inquadra violazioni nei valori limite (tra l'altro) per l’NO2 in 12 zone di qualità dell’aria. Le zone interessate sarebbero, tuttavia, quelle dove la concentrazione, la localizzazione di aeroporti e aerobasi è rilevante. Nella zona di Roma con Fiumicino e Ciampino, quella di Milano con Linate, Bergamo-Orio al Serio, Malpensa e Torino con Caselle. Nella Padania oltre all'aerobase di Brescia Ghedi, Piacenza San Damiano, Treviso Istrana anche Verona Catullo, Treviso Canova, Venezia Tessera, Bologna Marconi e Trieste Ronchi dei Legionari. Se la Commissione UE impone misure per ridurre l'impatto "tossico" dell'emissioni in atmosfera quali cognizioni ha il sistema Italia? Quanto incide, ad esempio, l'impatto del sistema delle infrastrutture aeroportuali civili/militari localizzate - nelle 12 zone - nel superamento dei valori limiti segnalati dalla UE? Se il Paese Italia dovesse adempiere a misure agli obblighi della normativa Ue e tutelare la salute pubblica” per il contenimento dei livelli "ambientali" quale procedure dovrebbero riguardare il "sistema aeronautico"? Quella in corso è la seconda fase della procedura di infrazione avviata nel 2014 a causa delle ripetute violazioni dei limiti e per intervenire implica una esatta e corretta conoscenza della quota locale complessiva del traffico aeronautico, a terra e in volo: sopratutto nelle basse quote dell'atmosfera. Le VIA e le VAS delle infrastrutture aeroportuali/aerobasi i tanti masterplan obbligatori e sottoposti all'analisi delle ARPA Regionali e il Ministeri dei Trasporti e Ambiente hanno evidenza dell'incidenza del livello di singolo "impianto"? Adeguarsi agli obiettivi, ai limiti della qualità dell’aria della direttiva europea 2008/50/CE, tra questi anche particolato (PM10) e biossido di azoto (NO2), significa verificare l'apporto del traffico stradale in genere, ma anche di quello che si concentra sui sistemi aeroportuali delle grandi città. In aggiunta alle emissioni dirette degli aeromobili in movimento a terra e nelle fasi di decollo e atterraggio.

In questo contesto l'iniziativa della EASA - European Aviation Safety Agency, di adottare in tempi brevi l'utilizzo del modello matematico USA-FAA AEDT- Aviation Environmental Design Tool (AEDT)diventa un traguardo ineliminabile e di rapida esecuzione. Aggiornare l'impatto atmosferico (oltre a quello acustico) delle infrastrutture aeroportuali civili e militari assicura il database statistico e in prospettiva dei livelli di inquinamento atmosferico: elemento primario, indispensabile per il Governo Italiano (ARPA Regionali e Ministeri) per quantificare l'apporto del "sistema aereo" del Belpaese. Al fine non solo di pianificare ineliminabili misure per tutelare ambiente e cittadini ma anche per fronteggiare la procedura di infrazione UE in corso.

A riguardo le "Linee guida relative ad interventi per minimizzare l’uso di carburante e ridurre le emissioni gassose" informatica tecnica di ENAC dovrebbe avere una effettiva esecuzione.

ENAC in tal senso potrebbe anticipare l'utilizzo del modello FAA-USA AEDT- Aviation Environmental Design Tool (AEDT) per calcolare l'impatto atmosferico come predisposto dallo stessa "informativa Tecnica"

"Nel febbraio 2004, l’ICAO ha pubblicato la circolare 303 AN/176 diretta agli Stati ed agli stakeholders interessati, con l’obiettivo di raccomandare le varie opportunità operative e le esistenti tecniche disponibili per minimizzare il consumo di combustibile, e quindi le emissioni, nelle operazioni dell’aviazione civile. La circolare è stata predisposta dal Committee on Aviation Environmental Protection (CAEP) dell’ICAO che opera, in materia di emissioni gassose, su mandato dell’ UNFCCC. In tale circolare il CAEP ha anche tenuto in conto quanto contenuto nello Special Report prodotto annualmente dall’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) che già nel 1999 evidenziava, per gli aspetti relativi al trasporto aereo, i benefici ambientali ottenibili introducendo adeguate misure operative nel sistema dell’Air Traffic Management (ATM) inteso gate to gate e nel sistema aeroportuale. Il sistema aviazione a livello aeroportuale, può influenzare l’ambiente anche con il contributo dell’ossido di azoto (NOx), dell’HC e delle polveri sottili (PM10 e PM 2.5); vanno considerati, inoltre, anche i contributi dovuti al traffico veicolare e ad altre sorgenti presenti in aeroporto. Tenuto conto che una tonnellata di combustibile consumato equivale a 3,16 tonnellate di CO2, l’attenzione del CAEP si è rivolta in prima battuta a ridurre la produzione di anidride carbonica individuando le misure che comportano la riduzione del combustibile bruciato (efficiency fuel) Con la circolare 303 l’ICAO ha individuato un pacchetto di possibili misure operative mirate alle operazioni di volo e di terra che potrebbe globalmente ridurre il consumo di combustibile del 8 -18 %", 23 Febbraio 2017

Aeroporti, incidente in decollo con schianto su centro commerciale limitrofo

Stavolta è accaduto a Melbourne! L'incidente ha riguardato un bimotore Beechcraft B200 King decollato dall'aeroporto Essendon a Melbourne (Australia) con cinque persone a bordo. Il velivolo immatricolato VH-ZCR della "Corporate and Leisure Aviation" era partito alle 08.59 locali del 21 Febbraio 2017 aveva per destinazione l'isola di King in Tasmania (Australia).

Un ipotetico malfunzionamento ad uno e/o entrambi i propulsori - dopo aver raggiunto una altezza di circa 30 metri - avrebbero causato una perdita di controllo e conseguente rovina sul tetto del limitrofo centro commerciale "Direct Factory Outlets (DFO) shopping centre". Nello schianto avrebbe sfondato la copertura innescando un incendio e un vasto fumo. Il riscontro di solo cinque vittime, il pilota e i quattro passeggeri che avrebbero dovuto raggiungere la destinazione per una gara di golf, è dovuto alla chiusura dello stesso "centro commerciale" che avrebbe aperto un'ora dopo alle 10.00 locali.

I media australiani hanno dato ampio risalto alla "spettacolarità" dell'incidente, con foto e video in diretta. Non hanno invece argomentato, almeno al momento, sulla casistica degli incidenti in prossimità di piste di volo e di vasti insediamenti abitativi, industriali, commerciali e di "edificazioni sensibili e ad alto rischio" e sulle politiche di tutela per residenti e persone eventualmente coinvolte in risk assessment-rischio terzi in prossimità delle piste di volo.

Purtroppo il contesto antropico dell'intorno delle due piste di Essendon, la localizzazione del centro commerciale Direct Factory Outlets (DFO) pur laterale ed esterno alle due piste per i decolli e gli atterraggi non è diversa dalle numerose situazioni "commerciali" e a rischio di altri siti sensibili, perciò non solo le residenze dei cittadini che abitano spazi precedenti all'allungamento di piste di volo e al vertiginoso incremento dei movimenti aerei giornalieri/settimanali/mensili/annuali.

Quanti aeroporti del Belpaese, sia con piste per aviazione generale, militare e con traffico civile/commerciale hanno adottato l'integrale Piano di Rischio per incidente aeronautico: anche con i 1000 metri laterali? Quante abitazioni e residenze e edificazioni sono in deroga perché pre-esistenti al varo di queste misure di tutela? Quale è il numero dei residenti e dei lavoratori e dei cittadini (clienti e utenti vari) coinvolti? Quante piste, infine, hanno adottato il cosiddetto rischio terzi e/o risk assessment e/o curve di isorischio? Perché ENAC non li rende disponibili e trasparenti, magari on-line tali dati? 22 Febbraio 2017

Aeroporti, il bacino di traffico e la libera concorrenza

Nel Nordest italiano sono localizzati quattro scali. Tre sono controllati dalla società SAVE (Venezia-Tessera, Treviso-Canova e Verona-Catullo) il quarto, quello di Ronchi-Trieste è al 100% della Regione FVG e, dopo un piano di interventi infrastrutturale e un riassetto operativo di rete dei voli quest'ultimo è stata avviata una operazione di dimissione e vendita a privati.

Ma quale futuro deve essere assegnato ad un sistema di scali, comunque competitivi e/o integrati nello stesso bacino di traffico: l'area geografica generalmente definita dal percorso di circa due ore di automobile (trascurando l'inevitabile ricadute negative con la sovrapposizione di traffico per gli scali prossimi ad esempio a Trieste ad Est con Lubiana, di Verona Catullo con Bergamo Orio al Serio e Linate ad Ovest, e di Treviso e Venezia con quello di Bologna a Sud).

Gli extra costi infrastrutture al volo e accessorie a terra (mobilità viaria) per aeroporti in diretta competizione anche quando sono gestiti dalla stessa azienda non potranno che determinare, in uno scenario alternativo quindi e con una integrazione tra reti aeroportuali prossimi, come soluzione ai problemi di costi e finanziamenti complessivi, costi ambientali e rik assessment globale, una soluzione.

La "congestione aeroportuale" rappresenta una realtà italiana. Quale area del Belpaese non è coinvolta, non sconta una sovrabbondanza di infrastrutture aeroportuali?

Ma quale significato assume un sistema concorrenziale sviluppato a livello di azienda proprietaria dell'infrastruttura, alla società di gestione dello stesso scalo che, spesso, deve essere differenziata dalle politiche di co-marketing - sono le sole operazioni - in grado assicurare una rete di destinazioni e di frequenze dei voli garanti dei risultati aziendali, del successo e/o della crisi del gestore della concessione dello scalo e dell'azionista (sia esso privato/liberalizzato) quanto di proprietà pubblica.

Che significato assume, in questo quadro contradditorio, la cosiddetta "libera concorrenza" tra aeroporti di contiguità e magari appartenenti e/o controllati dello stesso azionista di controllo?

La congestione di aeroporti nello stesso bacino di traffico in una stessa "Regione" e/o in una rete di regioni minori (i volumi di traffico sono correlati alla comunità degli abitanti e talora una singola Regione, talora con meno di un milione di residenti, inevitabilmente, toglie prospettive redditizie) è un parametro "economico" che deve essere superato.

I principi fondamentali di economia dei trasporti, i principi e le regole di libera concorrenza, sembrerebbero sottoposti ad una metamorfosi, quando il finanziamento, il sostegno ai voli è a carico dello "stato e delle sue articolazioni territoriali". Chi assicura il reale perseguimento dell’interesse pubblico con criteri di sostegno ai voli per infrastrutture aeroportuali privatizzate? Quali evidenze contraddittorie scaturiscono quando soggetti imprenditoriali aeroportuali - spesso privati - sono beneficiati direttamente dalle politiche di co-marketing sottoscritte da enti pubblici e parapubblici?

Come interrompere un sistema di sostegno ai voli che è in vigore da quasi 20anni?

Forse con una ri-analisi e verifica della rete degli aeroportuali del Belpaese e con un obiettivo specifico: la riduzione del numero degli scali aerei e la determinazione non solo di "ottimali e congruenti" bacini di traffico territoriale dei passeggeri ma anche la riattivazione e funzionalità del "mercato" e la concorrenza e la libera competizione tra gli aeroporti e gli azionisti delle società, il ruolo dei manager, potrebbe trovare finalmente spazio. 21 Febbraio 2017

Il Piano Nazionale Aeroporti non prevede altri scali: in Sicilia invece....

Sarà localizzato in provincia di Messina! E' ormai trascorso oltre un mese tra le prime dichiarazioni sul progetto che - con una sorta di pre-accordo con il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e l'imprenditore indiano Mahesh Panchavaktra - ha opposto i sostenitori del nuovo aeroporto con gli oppositori.

Ai fautori del nuoco scalo che potrebbe essere localizzato nell'area industriale Asi (Area di sviluppo industriale) di Giammoro a Pace del Mela (Messina) o nella zona tra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, il presidente siciliano dell'ENAC Vito Riggio oltre a ribadire l’esistenza del Piano Nazionale degli Aeroporti a cui bisogna attenersi per lo sviluppo del settore aeroportuale, perciò alle perplessità di tali progetti ha ricordato - in due comunicati stampa - che si "asterrà da ulteriori commenti in merito all’ipotesi di realizzazione di un nuovo aeroporto in Sicilia fino a quando non avrà ricevuto una relazione scritta sul progetto stesso, che l’Ente analizzerà e valuterà secondo le proprie competenze".

Per il Presidente della Regioni Sicilia il progetto sarebbe in grado di rilanciare l'intera area e realizzerebbe flussi e traffici commerciali tra l'Asia ed il Mediterraneo. Gli investimenti sarebbero del tutto privati e le eventuali ricadute ambientali sarebbero adeguatamente verificate e risolte.

Il nuovo aeroporto inoltre, pur con obiettivi di scalo-hub internazionale e intercontinentale, data la distanza, non sarebbe concorrenziale con quello di Palermo-Punta Raisi e tantomeno con quello di Catania-Fontanarossa. L'operazione avrebbe previsto un investimento iniziale di 1 miliardo di dollari e potrebbe essere operativo in 12 mesi: mancherebbe solo l'autorizzazione delle autorità centrali romane.

L'iniziativa quindi sembrerebbe aver trovato il supporto delle autorità Regionali e tanti interrogativi e forse l'opposizione di quelle centrali. Come andrà a finire? Nel frattempo i tanti aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti, spesso localizzati nei medesimi bacini di traffico, in concorrenza e sovrapposizione anche quando alcuni di questi, con le loro piste di volo e terminal passeggeri, sono assediati/circondati tra centri abitati, centri commerciali, industrie e tanto altro e magari avrebbero bisogno di numero chiuso dei voli e specifiche procedure di decollo, se non la loro chiusura, non hanno invece soluzioni alternative.

Perché eventuali imprenditori per investire in nuovi aeroporti non trovano amministratori regionali del nord e del centro Italia con proposte proficue per risolvere lo stress ambientale/rischio terzi di taluni aeroporti? Ri-localizzando alcuni specifici aeroporti? 20 Febbraio 2017

European Aviation Safety Agency, finalmente AEDT anche in Italia

Alla fine EASA imporrà le nuove mappe acustiche-atmosferiche. Con il Notice of Proposed Amendment 2017-01 sarà EASA a regolamentare l'utilizzo del modello matematico USA-FAA. In sostanza anche il Belpaese sarà obbligato alla revisione-aggiornamento dei decreti ministeriali che avevano identificato nell'Integrated Noise Model (INM) il sistema di calcolo per "stimare" l'impronta acustica aeroportuale. Se la FAA nel maggio 2015 ha imposto l'AEDT- Aviation Environmental Design Tool (AEDT) anche in Europa e in Italia dopo oltre 20anni la normativa sul rumore aeroportuale sarà aggiornata.

Quello che è stato chiamato "Implementation of the CAEP/10 amendments on climate change, emissions and noise" è stato illustrato in un documento iniziale di 388 pagine.

L'EASA process milestones previsto, ovvero i tempi esecutivi per arrivare alla delibera e conseguente esteso utilizzo dell'AEDT è partito e - al momento - è il seguente:

-inizio lavori 13 giugno 2016

-consultazione 17.gennaio 2017

-proposta in Commissione secondo quadrimestre 2017

-adozione implementazioni Commissione primo quadrimestre 2018

-certificazione finale, decisione conclusiva secondo quadrimestre 2018.

Aerohabitat ha anticipato con numerose news, tra queste "Aeroporti e impatto acustico: dal modello INM al AEDT" e "Aeroporti e AEDT, il nuovo modello USA - FAA per mappe acustiche e gassose", la necessità di poter disporre in tempi stretti del nuovo modello AEDT al fine di aggiornare gli esistenti masterplan, le VIA e le VAS, in aggiunta alle tante (tutte) mappe acustiche aeroportuali deliberate anni addietro in sede di Commissione Aeroportuale.

Lo stesso "STATO DI ATTUAZIONE DEGLI INVESTIMENTI AEROPORTUALI IN ITALIA REPORT 1/2017 AGGIORNAMENTO DICEMBRE 2016" oggetto del COMUNICATO STAMPA N. 08/2017 DELL’ENAC che ha proposto l'aggiornamento dell'elenco "dello stato di attuazione degli investimenti effettuati dalle società di gestione degli aeroporti italiani fino al 31 dicembre 2016 e riporta anche quelli programmati per il prossimo quinquennio, come previsto nei Contratti di Programma stipulati tra l’ENAC e le singole società, che contengono anche i piani per la realizzazione degli investimenti infrastrutturali negli aeroporti", andrà verificato.

L'interrogativo da associare a tali investimenti è il seguente:

"le opere aeroportuali progettate, quali piste, piazzali, aerostazioni, incremento di movimenti aerei e di traffico passeggeri saranno compatibili con le stime di impatto acustico e atmosferico delineati dall'AEDT? Quale ipotetico scenario alternativo - in rapporto al superato INM - potrebbe delineare? 3 Febbraio 2017

Aeroporti e fuoripista, tra realtà e curve di isorischio

Altri due incidenti, il 19 e 28 gennaio! Ma è' decisiva la legge 241/90. E' oltremodo noto come le attività aeronautiche, siano esse militari quanti civili-commerciali, determinano riflessi diretti e concatenati qualora un aeromobile - in una delle fasi di volo e/o a terra - e anche in Italia, nel recente periodo, con l'aggiornamento e/o revisione degli art 707 e 715 del Codice della Navigazione è stato introdotto il Piano di Rischio e il Rischio Terzi. La loro applicazione non è del tutto delineata e trasparente - vedi adozione dei 1000 metri laterali di pista e curve di isorischio per il rischio terzi e rapporto movimenti storici e/o attuali e stima del masterplan - e i cittadini dell'intorno aeroportuali, legittimamente preoccupati stanno sollecitando le autorità (ENAC, Comuni e gestori aeroportuali) a rivelare l'indice di esposizione e/o livello delle curve di isorischio. La veridicità e congruità dei valori di 1x10-4, 1x10-5, 1x10-6 dovrebbe non solo essere resa trasparente ma anche verificata.

I cittadini interessati a tale riscontro non devono far altro, ad esempio, che inoltrare richiesta ai sensi della legge 241/90 e ss.mm.- istanza di accesso all’atto (per visione ed eventuale estrazione di copia) relativo al vigente Piano di rischio ex art.715 del Codice della Navigazione depositato in ENAC.

I due recentissimi aeromobili finiti fuoripista sono avvenuti negli ultimi dieci giorni:

19 Gennaio 2017 - All Nippon Airways Wings DHC-8-400 a New Chitose Airport-Giappone, volo NH 1831 in atterraggio ha superato il fine pista 01 Destra di circa 80 metri.

28 Gennaio 2017 - Il Boeing 737-400 di AerCaribe, immatricolato HK-5197 in volo da Bogota a Leticia (Colombia) è anch'esso finito oltre la pista - circa 100 metri - della pista 21 dopo l'atterraggio, dopo il manto d'asfalto sprofondando nel terreno fangoso. 31 gennaio 2017

 

Aeroporti e rumore:sono circa 2.5 milioni i residenti coinvolti solo in 45 scali UE

Mancano dati sulle tante altre piste degli altri aeroporti! Il dato è stato ribadito dal European Aviation Environmental Report 2016, ma riguarda solo i maggiori 45 aeroporti europei, a questi occorrerebbe aggiungere i cittadini, gli abitanti localizzati in prossimità anche quelli degli altri scali. Quelli minori che potrebbero essere monitorati da un numero adeguato ed efficiente rete di centraline, ma anche no, e magari che non dispongono neppure di mappe acustiche risultato di modelli matematici (INM e/o AEDT) e quando le curve isofoniche sono state certificate sono del tutto superate. Ovvero non sono aggiornate e corrispondenti al reale numero di movimenti aerei. Talvolta - come accade in numerosi aeroporti del Belpaese - la mappe acustiche sono "vecchie" di 5-10 e oltre anni. Relative pertanto a solo una parte dei voli che decollano e atterrano sulle case dei residenti nell'i torno aeroportuale.

In Italia le reti di monitoraggio, quando insediate e operative, abbisognano di verifiche e test di conformità agli standard ed efficienti. Le ARPA regionali dovrebbero verificarlo periodicamente. Con dati e documenti dovrebbero inoltre risultare del tutto trasparenti e "leggibili" ai cittadini: a quali percentuali di correlazioni di tracciati radar corrispondono? Quali valori di Lva e/o decibel rimandano al rumore a terra (ground noise) dei velivoli e quali al rumore degli aeromobili in volo (air-noise)?

Il documento "European Aviation Environmental Report 2016" ha rilevato, tra l'altro, i seguenti dati:

- il numero dei voli è aumentato del 80% tra il 1990 e 2014, e è prevista una crescita di ulteriore 45% tra il 2014 e 2035,

- impatto ambientale del sistema aviation UE negli ultimi 25 ha corrisposto all'aumento del traffico aereo,

- l'età media degli aeromobili è circa di 10 anni nel 2014 ed è in costante aumento,

- circa 2.5 milioni di persone sono esposte nel 2014 al rumore aereo nei maggiori 45 aeroporti UE e aumenterà del 15% tra 2014 e 2035,

- emissioni CO2 sono incrementate circa dell'80% tra 1990 e 2014, e stima incremento 45% tra 2014 e 2035,

- emissioni NOX sono raddoppiate tra 1990 e 2014, e stima altro 43% tra 2014 e 2035.

Il Report 2016 prospetta una serie di iniziative per fronteggiare il rumore aereo dell'aviazione civile- commerciale (poco si conosce di quanto accade nel mondo della'aviazione militare e delle aerobasi nel Belpaese) operato politiche adeguate nei seguenti settori industrali-operativi:

- Technology and Design,

- Sustainable Alternative Fuels,

- Air Traffic Management and Operations,

- Airports (adesione all'Airport Carbon Accreditation programme - environmental or quality management system - implementation of the balanced approach to aircraft noise management is recognised as a crucial factor in reducing the annoyance for people living near airports - procedure and significant congestion and related environmental impacts due to air traffic growth),

- Market‑Based Measures (aviation’s emissions reduction targets as technological and operational improvements alone are not considered sufficient - European Union Emissions Trading System (EU ETS) currently covers all intra‑European flights - deployed noise and emissions charging schemes). 27 Gennaio 2017

Belpaese, traffico 2016 in aumento con lo scontato primato delle low cost

Un dato da analizzare in rapporto al co-marketing! Se nel 2014 il trasporto aereo in Italia era di circa 150 milioni di passeggeri e quello low cost era attestato al 45% del totale, il restante era ancora movimentato dalle aerolinee aeree identificabili come tradizionali e/o compagnie di linea quale è stata la suddivisione del 2016?

I primi resoconti e analisi del traffico italiano del 2016 rileva da un lato come sia stato il traffico internazionale a trainare l'incremento dei passeggeri aeroporti italiani con oltre 164 milioni di passeggeri e 1,5 milioni di movimenti aerei, entrambi in crescita sulle performance 2015.

Le evidenze segnalano un maggior incremento dei voli e dei passeggeri internazionali, in prevalenza intra-europei, con + 6.2% sul 2015 e ben +7.6% sui voli entro la UE.

Il rilievo statistico dei dati di traffico 2016 tuttavia rimarca il successo dei voli low cost. Alcuni analisti hanno, infatti, commentato l'apporto dei voli/passeggeri low cost - il dato non è stato ancora quantificato ma sembrerebbe valutato intorno al 62% del totale - e la crescita registrata dagli aeroporti con rilevanti accordi di co-marketing e strategie/policy dei collegamenti aerei equivalenti lo conferma.

L'attività low cost dei due scali romani di Fiumicino e Ciampino ha fatto registrare a questi aeroporti un 2016 di 41,7 milioni di passeggeri (record per il L. Da Vinci) e 5,4 milioni per GB Pastine. Orio al Serio continua a crescere raggiungendo 11,2 milioni di passeggeri.

Lo stralcio del comunicato stampa Assaeroporti riporta tali dati anche se non sottolinea la contraddittoria politica di sostegno ai voli in vigore su determinati scali. I resoconti giornalistici e degli analisti del trasporto aereo relativi alla crisi ed alle prospettive del Gruppo Ethiad Alitalia, tuttavia, rimarcano le ricadute incongruenti degli accordi di co-marketing: inopportuni per le politiche dei sistemi aeroportuali, per la irreale concorrenza tra di essi, per l'esborso di finanziamenti parapubblici delle aziende partecipate e dai sistemi territoriali e, infine, delle difficoltà imprenditoriali delle aerolinee escluse da tali sostegni ergo aiuti-di-stato.

Dati Assaeroporti:

"Nello specifico, i passeggeri transitati nei 36 scali italiani monitorati sono stati complessivamente 164.691.059 MLN, corrispondenti a quasi 7,5 MLN di passeggeri in più rispetto al 2015. Grafico 1 – Trend traffico passeggeri negli aeroporti italiani 2012-2016 Fonte: Assaeroporti su dati società di gestione aeroportuale In questo contesto, si attestano come primi 10 scali per numero di passeggeri transitati, gli aeroporti di: Roma Fiumicino (41,7 MLN), Milano Malpensa (19,4 MLN), Bergamo (11,2 MLN), Milano Linate (9,7 MLN), Venezia (9,6 MLN), Catania (7,9 MLN), Bologna (7,7 MLN), Napoli (6,8 MLN), Roma Ciampino (5,4 MLN) e Palermo (5,3 MLN). Sempre in termini di passeggeri trasportati, si segnalano i risultati positivi raggiunti dal sistema aeroportuale romano (Fiumicino e Ciampino) con oltre 47,1 MLN, da quello milanese (Malpensa e Linate) con oltre 29,1 MLN, dal sistema VeneziaTreviso con quasi 12,3 MLN, dalla Sicilia orientale (Catania e Comiso) con quasi 8,4 2 MLN, dal sistema toscano (Pisa e Firenze) con oltre 7,5 MLN e dalla rete aeroportuale pugliese (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto) con oltre 6,6 MLN." 20 gennaio 2017

Aeroporti italiani e incidenti in pista e adiacenze

Quale scalo del Belpaese non ha registrato incidenti? Ogni qualvolta si verifica un qualche incidente aereo in prossimità delle piste di volo, conseguente alla fase di atterraggio e/o di decollo, i cittadini residenti nell'intorno del sedime di scalo non possono che preoccuparsi e ipotizzare che, prima o poi - statisticamente e casisticamente - potrebbe avvenire anche da noi.

In realtà tuttavia nel corso degli ultimi 40-50 anni la casistica degli incidenti aerei ha interessato numerose piste e aeroporti. Su quali?

Forse sarebbe più appropriato rilevare, invece, dove non sia accaduto. Quanti ricordano ad esempio il disastro del Lockeed C 130 dell'Aeronautica Militare Italiana del 2009 di Pisa, il Cold Case di Trigoria del 2009, dopo il decollo del Cessna 650 da Ciampino, l'Eurojet Italia Milano-Genova nel 2003 Milano, nel 2002 l'aereo finito sul Grattacielo Pirelli, l' Air 729 a Bergamo 30 ottobre 2005, il velivolo Minerva Airlines 1553 a Genova Sestri nel 1999, il Air Litoral 701 1 Firenze Peretola.

Senza dimenticare la strage di Linate del 2001 e l'Airbus 319 Windjet del 24 settembre del 2010 e quello recente - agosto 2016 - di Bergamo Orio al Serio: Boeing 737 DHL fuoripista sulla strada SS591 Statale. Dalla sezione incidenti di www.aerohabitat.eu (anche da www.aerohabitat.org), trascurando gli incidenti e inconvenienti gravi della flotta degli ultraleggeri e di aviazione generale in genere segnaliamo per soli titoli gli "eventi" dal gennaio 2017 al maggio 2009.

-Aeroporto Linate, velivolo Piper fuoripista in atterraggio

-Ancora scarse le notizie sull'incidente. Lo scalo chiuso per circa tre ore e alcuni aeromobili in arrivo sono

-Aeroporto Ciampino, Cessna 501 fuoripista

-Fuoripista di Bergamo, per ANSV le condizioni meteo erano "heavy shower rain"

-ANSV divulga il Preliminary Report sul fuoripista Boeing 737 di Bergamo

-Aeroporto Brescia Montichiari, velivolo atterra senza carrello

-Ultraleggero su una casa: ma non sarebbe disastro aereo

-Aeroporto di Napoli, ATR 72 perde una ruota in decollo

-Catania Fontanarossa, Fokker 50 atterra senza ruotino

-Aeroporto Peretola, atterraggio pesante per un Avro RJ85

-Aeroporto Torino, Avro RJ85: motore in fiamme alla messa in moto

-Aeroporto Catania, Boeing 737 Meridiana perde una ruota dopo il decollo

-Decollo Airbus 320, con grandine, poi atterraggio di emergenza a Napoli

-Scoppio di pneumatico in decollo: a Torino, Boeing 737 rientra dal volo, a Katowice (Polonia) si ferma pista

-Aeroporto di Ancona, cargo esce di pista in atterraggio

-Linate, Piper monomotore atterra senza carrello

-Fiumicino, ancora un atterraggio Airbus 320 con semicarrello

-Venezia, velivolo atterra fuoricampo, illesi gli occupanti

-Malpensa, Airbus 320 perde alcune coperture esterne motore in decollo

-Linate, monomotore Cessna spancia in atterraggio, scalo chiuso

-Atterraggio d'emergenza Aibus 320 Wizz air di Fiumicino: è stato tutto regolare?

-Fiumicino, sabato 8 Giugno, Airbus 320 atterra in emergenza con semicarrello

-Incidente ATR 72 Carpatair, dopo ANSV ecco l'intervento di ANACNA

-Roma, precipita bimotore dopo il decollo dall'Urbe

-Fiumicino, ATR 72 fuoripista in atterraggio, 70 metri sulla destra della pista

-Marina di Campo, monomotore si inabissa dopo il decollo

-Precipita Cessna 402, a Roma, presso Ciampino: due vittime

-Pisa, Airbus 320 riatterra in emergenza, una avaria al timone di coda?

-Firenze Peretola, decollo abortito per avviso di fuoco motore

-ATR 72 fuoripista durante un atterraggio in emergenza

-Dal crash del Windjet di Palermo: divulgati stralci dal voice recorder

-Peretola, ATR 72 con avaria ad un motore rientra in emergenza

-Verona - Catullo, ancora su quel Antonov 24 e sui risarcimenti

-Palermo - Punta Raisi, sull'incidente Airbus 319 e sulla R.E.S.A. 07

-Torino Caselle, Antonov 124 e una grave emergenza prima del decollo

-Trigoria e il Cessna 650: "Cold Case" italiano

-Elba, interrogativi su un Dash 8 contro un cavo elettrico in atterraggio

-Torino Caselle, Boeing 757 rientra per perdita di carburante

-Ronchi dei Legionari, un incidente MD 82 e una trascrizione da integrare

-Sciagura C 130 di Pisa, interrogazione sul rischio uranio impoverito

-Cessna 650 di Trigoria, nove mesi senza notizie

-Catullo, le possibili analogie tra Airbus 320 e Antonov 24

-Catullo, Airbus 320 tocca con la coda in decollo e rientra

-Cagliari, Boeing 737 atterra sul raccordo parallelo

-ATR 72 di Capo Gallo, piloti e tecnici ritenuti colpevoli

-Brindisi, Falcon 900 privato fuoripista in atterraggio

-Thiene, Siai Marchetti SF 260 in acrobazia centra una casa. 19 Gennaio 2017

Aeroporti: masterplan, VIA, VAS e approvazioni ENAC: sono da impugnare!

Note per Sindaci e consiglieri dei Comuni aeroportuali. Almeno se sono davvero interessati alla sorte del loro territorio e dei cittadini residenti. La stima delle emissioni gassose e sonore? Tutto da rifare con AEDT! La procedura in vigore prevede che i Master Plan aeroportuali debbano essere sono approvati dall'ENAC. Ricordiamo ad esempio come nel luglio 2014 l'ENAC avesse inviato una lettera con il dettaglio dei Piani di Sviluppo Aeroportuali, Master Plan, all'Autorità di Regolazione dei Trasporti in cui si elencavano, con gli interventi e i costi previsti per ogni singolo aeroporto, le procedure approvate e completate dall'ENAC e quelle per le quali è in corso un'istruttoria tecnica.

I Master Plan - che come ricorda il Comunicato stampa n. 78/2014 di ENAC

"I Master Plan rappresentano gli strumenti che individuano le principali caratteristiche degli interventi di adeguamento e potenziamento degli scali tenendo conto delle prospettive di sviluppo dell’aeroporto, delle infrastrutture, delle condizioni di accessibilità e dei vincoli imposti sul territorio".

La lista degli scali allegata e con Master Plan con Piano in scadenza differentemente al 2020- 2023- 2025-2028- 2030 fino al 2044 (Master Plan di Fiumicino) segnala gli scali "con procedura approvativa completata dall’ENAC", degli "Aeroporti con Master Plan approvati dall’ENAC", quelli i con "Master Plan sui quali è in corso l’istruttoria tecnica dell’ENAC",

Nello stesso "comunicato" ENAC rileva come il "da mandato istituzionale, continua, come ha sempre fatto, a svolgere le proprie attività di vigilanza e controllo con rigore, sia in ordine alla capacità finanziarie delle concessionarie, sia al pieno rispetto degli impegni assunti. Inoltre, ha richiesto alle società aeroportuali che ancora non hanno presentato il Master Plan e a quelle che non hanno ottemperato agli impegni presi, di farlo entro un termine perentorio oltre il quale sarà necessariamente avviata la procedura di decadenza dell’affidamento della concessione. L’ENAC evidenzia che tutti gli aeroporti che hanno il Master Plan approvato dall’Ente avrebbero già potuto avviare le consultazioni con gli operatori per determinare le tariffe aeroportuali. L’ENAC, pertanto, precisa di aver informato con note dettagliate l’Autorità di Regolazione dei Trasporti sui Master Plan degli aeroporti citati nelle tabelle".

Le Autorità nazionali, da quelle centrali (ENAC e Ministeri) a quelle locali (Comuni, Provincie e Regioni) sono consapevoli di come i Master Plan rappresentano gli strumenti che individuano le principali caratteristiche degli interventi di adeguamento e potenziamento degli scali tenendo conto delle prospettive di sviluppo dell'aeroporto, delle infrastrutture, delle condizioni di accessibilità e dei vincoli imposti sul territorio.

Ma cosa accade qualora gli strumenti utilizzati per la valutazione dell'impatto acustico e atmosferico, sia nella valutazione di impatto ambientale (VIA e VAS) ma sopratutto nelle previsioni dell'entità dell'impatto in termini di decibel (Lva e altro) e di popolazione e cittadini coinvolti sono del tutto superati. Quando inoltre utilizzano modelli e algoritmi non aggiornati perché sostituiti con procedure e tecniche innovative?

Dopo quasi 20anni la normativa sul rumore aeroportuale del Belpaese abbisogna di una riqualificazione di alcuni decreti. Le linee guida relative ai criteri per la classificazione acustica dei territori comunali, le varie circolari, tra le quali la CIRCOLARE ENAC SERIE AEROPORTI Data: APT-26 aventi per oggetto: Contenimento dell’inquinamento acustico nell’intorno aeroportuale devono essere riformulati. Aerohabitat lo ha da tempo inquadrato la materia - vedi www.aerohabitat.eu e www.aerohabitat.org - e la ragione è riconducibile al risoluzione del modello matematico INM della Federal Aviation Administration-USA.

L'output Integrated Noise Model (INM): calcolo impronta acustica aeroportuale è infatti è stato sostituito nel maggio 2015 dal sistema integrato Aviation Environmental Design Tool (AEDT) dalla stessa Federal Aviation Administration-USA.

Diventa perciò urgente e improcrastinabile aggiornare i relativi decreti ministeriali per evitare l'insolvenza procedurale! Dopo oltre due anni dall'abbandono del modello INM la Commissioni Aeroportuale in ogni scalo è formalmente costituita con apposito provvedimento del Direttore Aeroportuale competente e per determinare le tre zone acustiche A, B, e C. Allo scopo deve preventivamente individuare lo scenario di traffico ottimale ai fini del contenimento del rumore e le conseguenti procedure antirumore. I criteri procedurali in base ai quali la Commissione deve operare sono indicati nell’art. 3 del D.M. 03/12/99. Allo stesso D.M. 3-12-1999 al D.P.C.M. 14 novembre 1999 e il DM 31-10-1997 rimanda l'utilizzo dell'INM: "Ad oggi, l’unico modello di calcolo approvato dall’ISPRA è l’INM (Integrated Noise Model, versione 6.2a) sviluppato negli Stati Uniti dalla Federal Aviation Administration", riportava "Il rumore aeroportuale" documento di ARPA Lazio, Report / Agenti Fisici del 2012.

La quasi totalità delle mappe acustiche aeroportuali del Belpaese sono state eseguite con INM e, forse, la maggioranza con versioni INM inferiori al 7.0. Probabilmente con versioni 6.2 e quindi del tutto superate. Non solo perché i volumi di traffico e le tipologie degli aeromobili operativi non corrispondono a quelle reali ma anche perchè gli stessi masterplan al 2020 e 2030 non hanno utilizzato il nuovo sistema AEDT.

Aviation Environmental Design Tool (AEDT) è già alla terza versione, la 2C. Le tipologie delle flotte degli aeromobili è stata adeguata non solo ai nuovi e più evoluti modelli di velivoli e propulsori, ma sopratutto alle ultime tecniche e procedure di decollo ed atterraggio: quelle a minor impatto acustico sul territorio.

"AEDT is a software system that dynamically models aircraft performance in space and time to produce fuel burn, emissions and noise. Full flight gate-to-gate analyses are possible for study sizes ranging from a single flight at an airport to scenarios at the regional, national, and global levels. AEDT is currently used by the U.S. government to consider the interdependencies between aircraft-related fuel burn, noise and emissions.

You can find information on obtaining AEDT as well as links to AEDT documentation and FAA guidance, on the official website for AEDT at https://aedt.faa.gov/." A questo punto non ci sono alternative: i decreti ministeriali devono indicare l'utilizzo dell'ultima versione AEDT. A chi tocca proporre tale aggiornamento? Forse all'ENAC stessa che, fra l'altro, dovrebbe proporre non solo l'aggiornamento ma la revisione integrale dei Master Plan Aeroportuali con scadenza dal 2018 al 2044. 10 gennaio 2017

Aeroporti e vortex strike e tegole volanti: in Italia nessun database?

Non è catalogato come "evento" aeronautico! Quanti eventi vortex strike e conseguenti tegole volanti durante atterraggi e decolli sono avvenuti, ad esempio, nei quartieri cittadini dei residenti nei caseggiati nell'intorno degli aeroporti italiani?

Quanti ad esempio nelle zone limitrofe alle piste di volo affossate nelle città del Belpaese? I media locali registrano la "caduta delle tegole" e gli eventuali danni e ripercussioni sugli abitanti del circondario, ma, probabilmente, l'ENAC non raccoglie tali "eventi aeronautici" tra "gli incidenti" relativi all'attività di volo.

Nelle "Linee guida per la classificazione degli eventi aeronautici" disponibile on-line dal web ENAC e prodotto da Assaeroporti (Associazione Italiana gestori Aeroporti) il fenomeno vortex strike non è riportato.

Non si trova traccia del "vortex strike" neanche nella Circolare GEN - 01C - ENAC "La segnalazione degli eventi aeronautici":

"Segnalazione obbligatoria degli eventi:

Gli eventi che debbono essere segnalati all’ENAC entro 72 ore dal momento in cui avvengono sono: qualsiasi interruzione operativa, difetto, guasto o altra situazione irregolare che abbia o possa aver influito sulla sicurezza di volo e che non abbia causato un incidente o un inconveniente grave."

E' una normativa conseguente alla Direttiva 2003/42/CE • La Direttiva (CE) 2003/42 è relativa alla segnalazione obbligatoria e volontaria degli eventi aeronautici • La Direttiva è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo 213/06 • La Circolare GEN-01B (aggiornata con la GEN-01C) descrive le modalità applicative della Direttiva e del relativo Decreto Legislativo.

Gli eventi da segnalare ad ENAC, una lista dettagliata, sono raggruppati in:

• Operazioni di volo

• Elementi tecnici dell’aeromobile

• Manutenzione e riparazione dell’aeromobile

• Servizi di Navigazione Aerea, Strutture e Servizi a terra.

Anche nel sistema eE-MOR l’Occurrence Reporting richiamato dall' l’Annesso 19 ICAO - una parte essenziale del Safety Reporting le livello di Stato le due tipologie di reporting quali:

il Mandatory Occurrence Reporting (MOR) e il Voluntary Occurrence Reporting (VOR) non prevedono la segnalazione dell'evento "aeronautico" generato dal basso passaggio di un aeromobile in atterraggio e/o in decollo sulle case. Insomma le cosiddette "tegole volanti" non sarebbero ascrivibili per l'autorità aeronautica di qualsiasi Paese dell' ICAO.

Che qualche società di gestione aeroportuale raccolga dati in materia e presenti del Report annuali potrebbe risultare una bizzarria locale e/o occasionale.

La BAA inglese (British Airports Authority plc è una delle maggiori società di gestione aeroportuale britanniche) controlla alcuni dei maggiori aeroporti del Regno Unito, tra cui Heathrow e Stansted e con il " vortex Protection Scheme" - nonostante ICAO - dopo averlo identificato come un "fenomeno aeronautico" lo illustra e definisce in "What is a vortex?!.

"A vortex is a circulating current of air generated by aircraft. It can sometimes strike and damage the roofs of houses under the flightpath" e ricorda ai cittadini tra l'altro - ad esempio - il numero telefonico a cui segnalare "l'evento aeronautico: "What happens next? BAA Heathrow operates a 24-hour vortex telephone service for residents". In sostanza il gestore inglese ha organizzato innanzitutto un "database" e, di conseguenza ha attivato procedure per irrobustire "i tetti e le murature sottostanti" con finanziamenti diretti delle opere: anche dell'eventuali ricadute sociali delle "tegole volanti" e, in definitiva del rischio terzi. 27 Dicembre 2016

CDA ENAC, insediamento e una interrogazione M5S: in un settimana

Perplessità sulle nomine all'Autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo. Con il Comunicato stampa 93/2016 ENAC ha resa noto che in data 26/10/2016 alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ENAC, composto dai nuovi Consiglieri:

Prof.ssa Angela Stefania Bergantino, Arch. Manlio Mele, Dott. Alfredo Pallone, Dott.ssa Luisa Riccardi.

Il Ministro Graziano Delrio - riporta lo stesso comunicato - "nel formulare auguri di buon lavoro al rinnovato CdA, ha ricordato che “Il trasporto aereo ha conosciuto, nell’ultimo decennio, una fase di forte espansione e le stime per i prossimi anni consentono di prevedere un’ulteriore fase di sviluppo. Vanno quindi colte le opportunità di crescita per la nostra economia – ha aggiunto - , lo sviluppo dei territori e le relative attività produttive, a beneficio soprattutto delle aree periferiche e del settore turistico. In tale solco si pongono anche le misure di riduzione delle tasse aeroportuali che il Governo sta portando avanti per rendere ancor più competitivo il settore”. “La collaborazione tra il Ministero ed ENAC - ha concluso il Ministro Delrio - sarà fondamentale per incrementare l’efficienza del sistema di trasporto aereo nazionale e lo sviluppo della rete aeroportuale in un quadro di maggiore specializzazione di ruolo degli scali e di ottimizzazione dei servizi aeroportuali e dei relativi costi, con un’attenzione particolare al risanamento finanziario del settore”.

Solo una settimana dopo (2 novembre 2016, seduta n. 700) il parlamentare M5S Paolo Nicolò Romano ha presentato una interrogazione firmata anche da De Lorenzis, Liuzzi, Nicola Bianchi, Carinelli, Spessotto e Dell'Orco relative alle stesse nomine del CDA ENAC.

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-09931

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti .

Per sapere – premesso che:

il 12 ottobre 2016 sono stati resi noti i nomi dei nuovi membri del consiglio di amministrazione di Enac, l'autorità italiana di regolamentazione tecnica, certificazione e vigilanza nel settore dell'aviazione civile, da oltre nove mesi vacante;

i nomi usciti hanno subito destato forti perplessità poiché, trattandosi di due politici di professione (Alfredo Pallone e Manlio Mele), di una docente universitaria (Angela Stefania Bergantino) e di una dirigente del Ministero della difesa (Luisa Riccardi tutti estranei al settore aeronautico, non sembrano, a giudizio degli interroganti, possedere i requisiti previsti dall'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250, Istituzione dell'Ente nazionale per l'aviazione civile, che dispone che i membri del consiglio di amministrazione di Enac siano «scelti tra soggetti di comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica nel settore aeronautico»;

la giurisprudenza amministrativa è più volte intervenuta in merito alle designazioni di «alta amministrazione», come nel caso in esame, stabilendo che, pur implicando un maggiore livello di discrezionalità politica, questo non deve far venire meno l'onere di motivazione (Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione I, 5 marzo 2012, n. 2223) non trattandosi di un atto «politico» tout court, ma di nomine di «..cariche dirigenziali dell'Amministrazione dello Stato o alle alte cariche pubbliche, per le quali, sulla scorta di un'attenta e seria valutazione del possesso dei prescritti requisiti in capo al designando, la scelta cade sul soggetto ritenuto più adatto a ricoprire una certa carica in vista del rispetto di obiettivi essenzialmente programmatici.» (Cons. Stato, VI, 10 agosto 1993, n. 566; id., IV, 22 maggio 1997, n. 553; id., 3 dicembre 1986, n. 824;

gli interroganti pertanto ravvisano, in merito alle sopramenzionate nomine, non solo l'aperto contrasto con l'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250, ma anche l'inosservanza degli articoli 3 e 21 octies, comma 1, della legge n. 241 del 1990, nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, per quella che gli interroganti giudicano assoluta carenza motivazionale e di istruttoria, eccesso di potere e irragionevolezza dell'azione politico-amministrativa, lesione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione ed ingiustizia manifesta verso i più titolati ad assumere tale prestigioso ed oneroso incarico –:

se i quattro designati siano in possesso dei requisiti di legge di «comprovata cultura giuridica, tecnica ed economica nel settore aeronautico». 23 Dicembre 2016

Alitalia vs Meridiana, Ethiad vs Qatar

Lungo raggio vs corto medio raggio: chi ha ragione? Se la crisi storica di Alitalia ha trovato nella Etihad il socio e l'aerolinea di riferimento per un ipotetico rilancio, la Meridiana, anch'essa in uno stallo aziendale decennale ha trovato nel Qatar il finanziatore per uno nuovo futuro. L'elenco assegnato da Skytrax - World Airline Awards - ai migliori vettori di linea e low cost in Europa e nel mondo 2015 al primo posto è stata collocata l'acquirente di Meridiana, ovvero la Qatar Airways. Etihad Airways solo al sesto posto mentre Alitalia è finita al 74 posto.

Anche le strategie di rete e aziendali delle due aerolinee della Penisola Araba sono ben distinte e differenziate.

Da un lato Alitalia-Cai sottoposta ancora nel 2014 al taglio della la flotta: da 137 a 126, dopo l'ingente perdita quotidiana della ex compagnia di bandiera italiana, in queste settimane - riportano i media - è stato proposto un ulteriore taglio di aeromobili. Anche stavolta con la riduzione dei voli di corto-medio raggio, altri 20-30 velivoli in meno, per strutturare una flotta di lungo raggio e assicurarsi una maggiori redditività. Nella convinzione di ridurre le perdite.

Una scelta strategica che per il management della Ethiad sembrerebbe una logica industriale del tutto conseguente alle difficoltà competitive sul corto-medio raggio, ovvero sul fronte dei voli Europei Anche a causa della aggressiva e vincente operatività dei voli low cost. Ryanair, Easyjet, Volotea e le tantissime altre non lascerebbero, infatti, spazio alle aerolinee convenzionali.

Un scenario competitivo del tutto comprensibile anche se determinato da estese e sproporzionate policy di co-marketing che, in Italia, società-aziende pubbliche e partecipate alimentano, per assicurare collegamenti e destinazioni aeree ad aeroporti in concorrenza tra loro. Una competizione territoriale incoerente e, comunque, insostenibile tra scali aerei distanti anche meno di 100km uno dall'altro.

In questo complicato panorama, tuttavia ecco che la Qatar Airways ha - in questi giorni - notificato il rilancio della Meridiana con circa cinquanta nuovi aeromobili - a partire dal 2017 - per operazioni di volo corto-medio raggio. Lo avrebbe sostenuto - riportano alcuni media - Akbar Al Baker, il supermanager della Qatar Airways, la migliore compagnia aerea del 2015 (secondo Skytrax). Quella che in definitiva avrebbe formalizzato l’acquisizione del 49% della sarda Meridiana. Possibile che due management, di due tra le maggiori aerolinee internazionali abbiamo proposto due policy contrapposte per lo stesso territorio italiano-europeo? Chi ha/avrà ragione? 16 Dicembre 2016

 

La sfida tra aerolinee e low cost corto-medio: arriva anche nel long range

E' la svolta avviata dalla Norwegian Air! Lo scontro tra tariffe, servizi offerti a bordo e il loro costo specifico deriva da assetti aziendali differenziati, politiche commerciali e da costi operativi estremamente competitivi.

I vettori low cost hanno, di fatto, soppiantato i vettori tradizionali sulle distanze di corto e medio raggio,

hanno tuttavia costruito il loro successo - non solo sui costi del personale e operativi inferiori - ma anche sulle politiche di co-marketing: su specifici e differenziati accordi (con il territorio) per finanziare collegamenti aerei su determinati aeroporti.

Le ex-compagnie di bandiera europee per fronteggiare la concorrenza complessiva delle low cost nel Vecchio Continente, alla fine, non possono far altro che lanciare aerolinee low cost - da loro controllate - non solo per conservare quote di traffico ma per la loro stessa sopravvivenza.

La stessa Lufthansa (che controlla Swissair, Austrian Airlines, Brussels Airlines) promuove Eurowings (ex Germanwings). Non è da meno l'Air France con Hop! e Transavia. Sono ancora da illustrare le politiche di Alitalia che con il taglio di 20-30 Airbus 320-321, tuttavia, prelude alla creazione di una low cost competitiva alternativa per i voli corto-medio raggio.

La novità di questi ultimi giorni - era una svolta comunque attesa - viene dagli USA dove sono stati autorizzati i voli intercontinentali long-range della Norwegian Air. I voli tra di due Continenti potranno essere pianificati in virtù di uno stratagemma: il vettore low cost è norvegese, un Paese non appartenente all'Unione Europea.

Il management aziendale ha strutturato una aerolinea che aggira i vincoli normativi tra NordAmerica ed Europa e con l'offerta di tariffe a costi pre-annunciati intorno al 30% dei vettori tradizionali non potrà che insidiare anche l'assetto redditizio che questa tipologia di voli assicurava alle aerolinee storiche.

Norwegian Air - riportano alcuni media - sarebbe stata creata a tavolino con escamotage normativi da manager inglesi e irlandesi con l'iniziale attivazione di piccoli vettori in seguito aggregati in una stessa flotta.

All'elenco delle venti maggiori aerolinee mondiali 2016 per i passeggeri, stilato da Skytrax (leading global Air Travel guide for Airline Reviews and Rating, Airline Seats, Lounge and Airport Reviews and Rating), che ha assegnato al primo posto ad Emirates tali dispute non trovano, evidentemente spazio.

Ma l'assegnazione ai vettori asiatici ai primi posti, con solo due europee nei primi dieci posti (Alitalia è al cinquantottesimo posto), rivelano comunque una realtà, una comparazione tra 41 parametri - quali comfort sedili, tipologia e qualità dei servizi offerti, sistema tariffario, ecc. - tra ben 280 aerolinee. E fanno emergere non solo criteri e modalità competitive tra le aerolinee, ma anche il ruolo svolto dalle loro flotte aeree nei vari continenti. In grado di determinare risultati operativi, costi unitari generali, ricavi complessivi, quote del traffico registrato e le prospettive. Determinando le politiche di competizione tariffaria e quello dei margini operativi (Ebit). I traguardi della ottimizzazione dell'assetto della rete dei voli corto-medio-lungo raggio in relazione all'efficienza operativa, alla riduzione competitiva dei costi e la razionalizzazione complessiva delle politiche commerciali non potranno che favorire e avvantaggiare solo le aerolinee innovative e propositive. 10 Dicembre 2016

Spazio aereo Italia e voli free flight-rotte aperte

Obiettivo la riduzione dei tempi di volo e semplificazione delle rotte! Il primo traguardo tuttavia è quello di garantire gli standard di sicurezza previsti, le separazioni laterali e verticali dagli aeromobili che operano a quote di volo superiori a 11.000 metri (livello 330). Da domani 8 Dicembre 2016 l'Italia diventa avanguardia (la UE impone la normativa dal 2022) e sui cieli della Penisola sarà un intreccio di scie in quota: visibili agli osservatori più e meno scrupolosi.

Almeno la metà dei voli che sorvolano lo spazio aereo per altre destinazioni potranno ridurre i tempi di attraversamento nord-sud-est-ovest. Nello stesso tempo anche i collegamenti tra uno scalo del sud verso il nord dello Stivale e viceversa potranno accorciare i tempi di volo con il medesimo traguardo: effetti positivi per la riduzione del carburante consumato. Perciò minori costi di volo, ridotte emissioni gassose e nelle stime di green economy un taglio (per l'Italia ENAV stima) meno 600 tonnellate di CO2/anno. Il taglio dei tempi di volo tra aeroporti a nord e/o a sud e viceversa italiani saranno contenuti in 3-5minuti di volo (su 60-70 minuti). Tra Palermo e Venezia la distanza risulterà accorciata di 20 chilometri e durerà tre minuti in meno. Almeno doppi i tempi di volo risparmiati per i voli di lungo raggio che sorvolano lo spazio aereo italiano. Le storiche aerovie dei cieli sono ancora operative per le quote di volo al di sotto a 11.000 metri.

E la safety? ENAV sostiene come le simulazioni elaborate dagli algoritmi siano rassicuranti "la sicurezza è garantita al 100%".

Il Free Route Airspace nello spazio aereo nazionale (FRAIT) obbligherà a pianificare rotte dirette tra i cosiddetti Fix di ingresso e di uscita dello spazio aereo Italiano.

I vantaggi operativi per le aerolinee sono evidenti. Le analisi e la riorganizzazione operative di ENAV inquadrano uno scenario FRAIT con tecniche operative per la gestione del traffico aereo.

Prefigurare la necessità di implementazione di nuovi tools di monitoraggio ed early warning, a supporto del personale addetto alla gestione del traffico aereo sopra quota 11.000 metri. Servizi ATS supplementari

dovranno gestire in sicurezza (gli standard di separazione tra i voli sono inalterati) rinnovate "problematiche afferenti le attività dei Controllori del Traffico Aereo e degli User con lo scopo di incrementare l’awareness degli Associati ANACNA e di collaborare con il provider ENAV S.p.A. all’implementazione di tali futuri sviluppi ATM".

L'iniziativa si inquadra nel progetto FREE Solutions (Free Route Environmental and Efficient Solutions), lanciato nel settembre 2014, fa parte dei cosiddetti “Very Large Scale Demonstration Project” di SESAR e si pone l’obiettivo di “dimostrare” che lo spazio aereo europeo è pronto ad implementare le operazioni Free Route offrendo così agli Airspace Users la possibilità di pianificare traiettorie dirette costruite sulle performance operative delle macchine, e (pertanto più efficienti), garantendo significative riduzioni dei consumi di carburante e delle emissioni inquinanti. Il FREE Solutions è gestito da un Consorzio a leadership Enav, con le affiliate SICTA e TECHNO SKY, e la partecipazione di ANSP quali DFS, DSNA, SKYGUIDE e MATS, nonchè alcune delle principali compagnie aeree europee quali ALITALIA, AIRFRANCE, RYANAIR, SWISS, LUFTHANSA, HOP! e KLM e del NETWORK MANAGER, che garantirà la gestione dei piani di volo". 7 Dicembre 2016

Crisi Alitalia, quella storia infinita e senza fine

Verso una low cost di corto-medio raggio! Il CDA Alitalia sta esaminando nuovamente il piano industriale della Compagnia: le prospettive non sono rosee e si impongono decisioni radicali. Le perdite di bilancio e l'impraticabilità di una ri-capitalizzazione diretta sono una realtà da fronteggiare: con creatività e senza ritardi. Quale ruolo dovrà assumere lo Stato italiano dinnanzi al ri-finanziamento della ex-Alitalia? Il riassetto aziendale, la ulteriore riduzione del personale, di volo e di terra e il taglio della flotta corto-medio raggio si impongono comunque.

Se Etihad Airways è impedita a diventare socio di maggioranza - avendo il 49%, secondo le normative UE perderebbe i diritti di volo delle aerolinee UE - lo Stato quale opzione potrebbe formulare? Ancora contributi statali, stavolta da parte della una volta la Cassa depositi e prestiti - CDP - per l'ennesima “ristatalizzazione” di Alitalia?

Le vicende Alitalia dalle origini, l'opera di sostegno statale, sono state, in questo ambito, ricostruite dallo studio divulgato nel maggio 2015 da Mediobanca.

Con il documento di 21 pagine "Stima dei costi diretti, pubblici e collettivi, originati dalla gestione Alitalia (1974-2014), di Area Studi Mediobanca - Marzo 2015 (vedi allegato www.aerohabitat.eu/news/dettaglio/archivio/2016/dicembre/article/crisi-alitalia-quella-storia-infinita-e-senza-fine/) è stato stimato un costo per lo Stato - per mantenere in vita la compagnia aerea di bandiera - 7,4 miliardi di euro al valore attuale. Che diventano 13,5 miliardi se si considerano anche le iniezioni di capitale.

Il valore complessivo dei «costi diretti, pubblici e collettivi» è stato pagato dallo Stato Italiano nei 40 anni intercorsi tra il 1974 e 2007. Da quella data, tuttavia, il deficit annuale di bilancio è proseguito, con la gestione dei cosidddetti capitani coraggiosi di Cai (Colaninno, Toti, le banche), quindi l'arrivo di Ethiad, che non ha impedito una svolta.

La costante perdita quotidiana di 400-500mila euro impone quella svolta tanto attesa, anche se le ripercussioni non potranno che ricadere su un assetto aziendale storicamente "fuori mercato".

Rete operativa, flotta corto-medio-lungo raggio e costi gestionali delle aziende correlate del Gruppo Alitalia si riflettevano in un organico di terra e di bordo che ha già subito un drastico riassetto. Ma non è bastato: la concorrenza delle low cost e delle aerolinee internazionali, in costante dinamica competitiva, impone ancora una, ulteriore, svolta radicale. Magari interrompendo quella quasi cinquantennale catena di ri-capitalizzazioni, di ri-finanziamenti a carico dello Stato e della Comunità. 6 Dicembre 2016

Regioni e "aiuti di Stato", altre istanze per aeroporti e voli

La circostanza è stata la Conferenza delle Regioni. Nonostante nel Belpaese le aerolinee-low cost incentivate abbiano raggiunto volumi di passeggeri incomparabili rispetto ad altri Stati europei, la richiesta di allargare i vincoli e allentare le restrizioni ai cosiddetti "aiuti di stato" è ancora pressante. Le controverse "policy di co-marketing", adottate da quasi 20anni nella Penisola e, a questo punto indispensabili per la "managerialità" aeroportuale non solo per l'attivazione di collegamenti aerei e ai voli in genere non sono ancora oggetto di riflessione e/o incertezza.

Anzi. In occasione della recente "Conferenza delle Regioni" una convocazione in seduta ordinaria per giovedì 24 novembre 2016 ha confermato l'ordine del giorno delle sedute del 3 e 10 novembre 2016.

Al punto nove è stato, infatti, sottolineato il "Contributo delle Regioni per la posizione italiana sul progetto di Regolamento recante modifiche al Regolamento 651 del 2014 della Commissione europea (cd. Regolamento di esenzione) – Richiesta del Presidente del Presidente della Regione Abruzzo ai sensi dell’art. 4, comma 3 del Regolamento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome".

La proposta è stata presentata da Luciano D’Alfonso, Presidente della Giunta regionale abruzzese che ha, di fatto, rilanciato l’esigenza di rendere oggetto di esenzione dai cosiddetti “aiuti di Stato” sia i sostegni al funzionamento degli aeroporti minori sia gli investimenti che vengono fatti per mantenere in vita i porti. L'approvazione un ordine del giorno riguardante la modifica del Regolamento UE n. 651/2014 che dichiara alcune categorie di aiuti “compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato e del Regolamento UE”.

L'iniziativa, tuttavia, in aggiunta "invita il Governo a condividere anche a livello politico la posizione delle Regioni e delle Province autonome sul Progetto di Regolamento della Commissione", a sostenerla in tutte le sedi negoziali europee, in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti: "l’introduzione di una ulteriore categoria di aiuto esclusa dall’obbligo di notifica previsto dai Trattati per gli ‘aiuti al funzionamento degli aeroporti’ (art. 56 bis) e l’inclusione del cosiddetto dragaggio di manutenzione tra i costi finanziabili nell’ambito della nuova categoria di aiuti in esenzione per gli investimenti a favore dei porti marittimi (art. 56 ter)”.

Il prossimo 28 novembre il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, infatti, dovrebbe completare e trasmettere la posizione italiana in merito alla seconda consultazione aperta dalla Commissione Europea sulle modifiche al Regolamento UE n. 651/2014.

La circostanza - sostengono i promotori dell'iniziativa, senza peraltro alcuna contraddizione sulle controversie relative alla policy di co-marketing nel trasporto aereo- appare rilevante al fine di semplificare e ridurre gli oneri a carico delle amministrazioni regionali, un’iniziativa fondamentale considerata la situazione critica di alcune realtà portuali e aeroportuali che abbisognano con urgenza di sostegno pubblico.

28 Novembre 2016

Aeroporto Klagenfurt e co-marketing: gli aiuti di Stato sono da risarcire

Per Ryanair e TUIfly, la somma totale è di 12.7 milioni di euro. Klagenfurt Flughafen è uno scalo Austriaco in Carinzia, Regione confinante al Friuli Venezia Giulia con due piste di cui una lunga 2 720 metri x 45, nel 2015 ha trasportato circa 500 mila passeggeri e come tanti aeroporti ha sottoscritto accordi di co-marketing: con Ryanair e con al Tuifly. Nessun novità quindi nel panorama e degli incentivi ai voli salvo la recente disposizione della Commissione Europea.

Pur sottolineando come i cosiddetti aiuti-di-stato finanziati dal Governo Austriaco siano conformi alla normativa vigente le due aerolinee citate, Ryanair TUIfly dovranno risarcire-restituire rispettivamente 2 milioni di euro e 1,1 milioni di euro. Una terza aerolinea HLX, incorporata da altra (HLX assorbita da Hapagfly nel 2007è diventata TUIfly) dovrebbe versare 9.6 milioni di euro.

Per quale ragione pur inquadrando le policy di incentivi ai voli questi tre vettori sono stati sanzionati per aver acquisito vantaggi sulla concorrenza ("gave the carriers an undue advantage", ha sostenuto la Commissione Europea venerdì 11 novembre 2016)?

"As no profit-driven airport manager would have concluded such loss-making agreements, they amount to state aid to the airlines. Moreover, the agreements simply reduce the operating costs of the airlines, without contributing to common transport objectives," ha sostenuto la UE.

Le indagini in corso sugli aiuti di Stato sono in corso in numerosi aeroporti della Comunità Europea e sono attese ulteriori decisioni della Commissione Europea in materia di finanziamento pubblico degli aeroporti e delle compagnie aeree. Non solo in Italia, anche in Germania, Francia e Austria.

"La Commissione finalizza le proprie indagini riguardanti aiuti pubblici alle compagnie aeree ed agli aeroporti, su alcuni casi gli interventi pubblici in società che svolgono attività economiche, possono essere considerati esenti da aiuti di Stato soltanto, ai sensi della normativa comunitaria, quando sono effettuati con il consenso dell’operatore privato che opera in un'economia di mercato sulla base del principio di “operatore in economia di mercato” (MEOP).

Se il MEOP è rispettato, la misura non conferisce vantaggio alcuno per l'azienda e quindi non comporta un finanziamento pubblico. In caso che il MEOP non sia rispettato, la misura comporta un aiuto di Stato e la Commissione EU, procede ad esaminare se può essere considerato compatibile con il mercato unico dell'UE.

Ciò significa che la Commissione verifica se la misura è conforme a determinate condizioni alle norme EU comuni, vale a dire che consentano la concessione di finanziamenti per progetti che sostengono gli obiettivi di comune interesse, quali i trasporti dell'UE o gli obiettivi della politica di coesione. I criteri di valutazione per definire gli interventi pubblici negli aeroporti e tra le compagnie aeree, sono definiti nelle “linee guida del Codice di Aviazione” della Commissione EU, così come adottato nel febbraio 2014." 15 Novembre 2016

Aeroporto Trapani: riproposto il co-marketing con Ryanair

Modalità e criterio trasparente di una policy comunque "controversa" e "contraddittoria"! Se da un lato occorrerebbe conoscere la consistenza finanziaria che il Belpaese devolve per assicurasi voli, destinazione e frequenze dei collegamenti Ryanair con i tanti scali della Penisola e con l'Europa (oltre a quelli delle alle altre aerolinee minori e maggiori), che potrebbero arrivare alla cifra di 200-300 milioni/euro/anno), per quanto concerne lo scalo siciliano di Trapani, la strategia di rete propone altri tre anni di promozione, di incentivi ai voli. Lo scalo trapanese è indispensabile rilevarlo, è localizzato nello stesso bacino di traffico-utenza di Palermo Punta Raisi.

Con la news dei media locali di qualche giorno addietro, comunque, che segnala come ben 18 sindaci dei 24 della provincia di Trapani abbiano sottolineato l'importanza e l'adesione a "rinnovare l'intesa di co-marketing che permetterà alla compagnia aerea Ryanair di continuare la sua attività all'aeroporto di Birgi. Domenico Surdi (Alcamo), Luca Gervasi (Buseto Palizzolo), Vito Sciortino (Calatafimi-Segesta), Giuseppe Castiglione (Campobello di Mazara), Nicola Coppola (Castellammare del Golfo), Felice Errante (Castelvetrano), Giuseppe Bica (Custonaci), Giacomo Tranchida (Erice), Giuseppe Pagoto (Favignana), Alberto Di Girolamo (Marsala), Nicola Cristaldi (Mazara del Vallo), Biagio Martorana (Pace co), Salvatore Gabriele (Pantelleria), Matteo Rizzo (San Vito Lo Capo), Giuseppe Lombardino (Santa Ninfa), Vito Damiano (Trapani), Girolamo Spezia (Valderice) e Maria Filippa Galifi (Vita)", occorre evidenziare sopratutto la trasparenza con cui è stata proposta l'intera operazione.

Gli elencati primi cittadini avrebbero "sottoscritto un documento d'intenti assieme al presidente della Camera di Commercio Pino Pace, scrive il Giornale di Sicilia, per rinnovare l'accordo che scadrà nel marzo prossimo con la società Ams che gestisce il marketing di Ryanair".

La conferma dell'accordo di co-marketing, con un contributo finalizzato al mantenimento dell'operatività Ryanair su Birgi, probabilmente, proveniente da fondi Regionali, che dal 2014 aveva previsto il versamento di 2.714.500 euro/anno alla società "Airport Marketing Services Limited". La stessa cifra potrebbe, pertanto, essere rinnovata per il triennio 2017-19, anche se, la UE obbliga a definire una procedura di assegnazione diversificata.

Stavolta, infatti, la procedura di scelta, ai sensi della Decisione della Commissione Europea del 12 ottobre 2015 relativa all'aiuto di Stato SA.40744(N/2015) - Aiuto start-up all'aeroporto di Trapani. Italia e della L.R. n. 16/2011, per l’affidamento di incentivi finanziari per l’attivazione di nuovi collegamenti aerei dall’aeroporto civile di Trapani – Birgi. In tale contesto è stata definito una gara d'appalto le l'assegnazione dell'incentivo alla aerolinea vincente.

La procedura proposta da AIRGEST - Società di gestione dell'Aeroporto Civile di Trapani Birgi - illustra l'oggetto della gara, l'obiettivo, l'importo dell'appalto, la durata, i beneficiari, il tipo di aiuto. In un testo di nove pagine - vedi allegati anche disponibili sul web aeroportuale e/o www.aerohabitat.eu/news/dettaglio/archivio/2016/novembre/article/aeroporto-trapani-riproposto-il-co-marketing-con-ryanair/ - trova spazio un criterio, una trasparenza che non è disponibile nei restanti scali del Belpaese con accordi di co-marketing.

La linearità e trasparenza dell'operazione di co-marketing attivata in questa circostanza sullo scalo di Birgi, peraltro conseguente agli obblighi imposti dalla Comunità Europea, non risolve una prassi controversa e contraddittoria, una pratica "manageriale" dei soci, dei supporter, delle società partecipate e pubbliche implicate nella gestione di un aeroporto: incentivare con finanziamenti mirati i voli. Perché sostenere con "aiuti di stato" i collegamenti aerei quando il bacino di traffico, il richiamo turistico, l'interesse dell'utenza non sono adeguati? Il costo degli incentivi "pubblici e statali" vale le ricadute per la società aeroportuale, per il turismo, per l'industria e il commercio del territorio circostante? I riscontri "economici" non lo testimoniano anche quando ricerche e studi (confezionati per l'occasione) sembrerebbero sottolinearne l'efficacia.

La sovrapposizione tra scali, tra bacino di utenza, un eterno campanilismo provinciale di numerosi aeroporti pregiudica il risultato complessivo e individua un considerevole spreco finanziario! 7 Novembre 2016

A cinque anni dall'entrata in vigore dell'IRESA nel Lazio parte delle somme incassate sono trasferite ai Comuni interessati. In altre Regioni, in un contesto contradditorio di federalismo fiscale non è stata adottata, in altre è stata sospesa. Dopo esse

In quante Regioni è applicata, in quante è stata sospesa? E le altre? A cinque anni dall'entrata in vigore dell'IRESA nel Lazio parte delle somme incassate sono trasferite ai Comuni interessati. In altre Regioni, in un contesto contradditorio di federalismo fiscale non è stata adottata, in altre è stata sospesa.

Dopo essere stata istituita in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Campania, Calabria e Marche. L'applicazione è tuttavia anche differenziata. In alcune Regioni (?) solo una parte delle entrare sono destinate a gestire i costi, le ricadute delle emissioni sonore degli aeromobili sugli aeroporti.

Possibile che una qualche legge non imponga criteri uniformi e obblighi tutte le Regioni a incassare tali somme? Sono contributi che sono state istituite in maggioranza degli scali aerei del mondo occidentale e in quelli dove la tutela dell'ambiente e dei cittadini residenti nell'intorno delle piste sono un valore.

Nella giornata di sabato 29 ottobre sarebbero entrate nelle casse del Comune di Fiumicino i contributi previsti di IRESA pari 870mila euro. L'ammontare incassata, tuttavia, derivante all’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili civili, non rappresenta il totale atteso: a quale periodo è riferito, e quale percentuale del totale pagato dalle aerolinee? Per inquadrare l'origine e la storia dell'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili civili - IRESA è utile ricordare che è stata fissata l'importo massimo dovuto, in relazione alla classe di appartenenza, non può essere superiore ad euro 0, 50 e che, fermo restando tale tetto, nella determinazione del tributo dovrà tenersi conto, quali criteri ulteriori, della distinzione tra voli diurni e notturni nonché delle peculiarità urbanistiche delle aree geografiche prospicienti i singoli aeroporti.

L'IRESA era stata disciplinata dagli articoli 90 e ss. della legge 21 novembre 2000, n. 342. Si tratta di una imposta di scopo, essendo il relativo gettito destinato prioritariamente al completamento dei sistemi di monitoraggio acustico ed al disinquinamento acustico nonché all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti di zone dell'intorno aeroportuale .

Tale imposta, comunque, spettante ad ogni regione o provincia autonoma per ogni decollo ed atterraggio dell'aeromobile civile negli aeroporti civili è stata trasformata in tributo oltre 13 anni dopo, a decorrere dal 1° gennaio 2013.

Aerohabitat ha spesso trattato tale contributo e l'esito applicativo nel Belpaese, tra le ultime news: "IRESA, un Regione si, tante no, per la Corte è no! In parte! - Nessuna perequazione tra aeroporti e Regioni del Belpaese".

Le Regioni che hanno deliberato l'IRESA risultano: Lazio (L.R. n. 2/13), Lombardia (L.R. n. 18/12), Emilia Romagna (L.R. n. 15/12) Campania (L.R. n. 5/13), Calabria (L.R. n. 69/12) e Marche (L.R. n. 45/12).

Ma quante di queste non la hanno sospesa?

La Regione Lombardia a riguardo dell'Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) ha comunicato che: "A decorrere dal 1° gennaio 2013 è stata sospesa l'applicazione dell'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili (IRESA) di cui agli articoli da 64 a 67 bis della legge regionale 14 luglio 2003, n. 10 (Riordino delle disposizioni legislative regionali in materia tributaria - Testo unico della disciplina dei tributi regionali). rif. normativi: Legge Regionale 31 luglio 2013 , n. 5 art. 6."

Nella Regione Lazio invece l'IRESA (Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili Civili).

chi paga:

Gli esercenti di aeromobili che svolgono servizi di trasporto pubblico, aerotaxi o altre attività di tipo commerciale in aeroporti con certificazione dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) o gestiti direttamente dall’ENAC, in conformità a quanto previsto dal “Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti” emanato dall’ENAC il 21 ottobre 2003 e successive modifiche;

Gli esercenti di aeromobili ad ala fissa ad uso privato il cui peso massimo al decollo sia pari o superiore a 4,5 tonnellate;

Gli esercenti di aeromobili ad ala rotante ad uso privato il cui peso massimo al decollo sia pari o superiore a 2,5 tonnellate.

Sono invece esenti dall'IRESA:

gli aeromobili di Stato e quelli ad essi equiparati;

gli aeromobili adibiti al lavoro aereo, di cui all’articolo 789 del Codice della navigazione;

gli aeromobili di proprietà o in esercenza alle organizzazioni registrate (OR), alle scuole di addestramento (FTO) e ai centri di addestramento per le abilitazioni (TRTO);

gli aeromobili di proprietà o in esercenza all'Aero club d'Italia, agli Aero club locali e all'Associazione nazionale paracadutisti d'Italia;

gli aeromobili immatricolati a nome dei costruttori e/o in attesa di omologazione con permesso di volo;

gli aeromobili esclusivamente destinati all'elisoccorso o all'aviosoccorso;

gli aeromobili storici, tali intendendosi quelli che sono stati immatricolati per la prima volta in registri nazionali o esteri, civili o militari, da oltre quaranta anni;

gli aeromobili progettati specificamente per uso agricolo ed antincendio, ed adibiti a tali attività

In caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dell'IRESA entro il termine previsto da parte del soggetto obbligato, la Regione applica la sanzione amministrativa pari al 30 per cento dell'imposta non versata, ai sensi dell'articolo 3, comma 13, della legge 549-1995, oltre agli interessi di mora.

Quando e come si paga

Il pagamento dell’IRESA avviene secondo i tempi e le modalità indicate nell’atto convenzionale stipulato tra la società di gestione dell’aeroporto e la Regione Lazio. Nelle more della stipula dell’atto convenzionale, il pagamento dell’IRESA avviene secondo i tempi e le modalità indicate nel decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1982, n. 1085 (Modalità per l'accertamento, la riscossione ed il versamento dei diritti per l'uso degli aeroporti aperti al traffico aereo civile). 3 Novembre 2016

Le tariffe Ryanair sono senza confronti: è il co-marketing?

La continuità territoriale e la prossimità degli aeroporti, probabilmente, anche! I media anche nel recente hanno riproposto l'ennesimo quanto inverosimile e incomprensibile parallelo tra il costo di taluni biglietti aerei. Una questione che rimanda, inevitabilmente, ad una disputa tra aerolinee: a modalità di gestione dell'immagine, dell'offerta promozionale ma sopratutto a tecniche e/o prassi di gestione dei costi operativi nell'esercizio di una compagnia aerea.

Una spietata quanto inusuale competizione tariffaria celebra ad esempio il lancio di Ryanair - per i mesi di novembre e dicembre 2016 - di una maxi offerta di biglietti a partire da 9,99 euro sulla tratta Bari-Palese Roma-Fiumicino. Una operazione contro il sistema tariffario della cosiddetta concorrenza che rimanda, probabilmente, alle offerte del Gruppo Alitalia.

In realtà l'offerta delle aerolinee, low cost e meno, viene formulata con una variabilità e flessibilità, di costi aggiuntivi e penali, di posti limitati, di scadenze, di fasce orarie, assai complicata e differenziata, ma che non altera di fatto il confronto tra la promozione tariffaria delle varie aerolinee.

Nelle stesse giornata i media riferiscono di interrogazioni parlamentari, di esposti e denuncie all'Antitrust e all'associazione a tutela dei consumatori relativa a un costo del biglietto di solo andata tra Catania-Milano a 700 euro quando l'offerta di una Milano Tokyo è anche inferiore a 500 euro. Una ricerca via-internet illustra opportunità di voli-costo biglietti tra scali del Belpaese sud-nord oltremodo competitivi e discriminanti: Palermo-Milano a iniziare da 200 euro a tratta quando un Trapani Bergamo è competitivo, semprechè l'opzione del posto richiesto non si collochi nelle immediate 24 ore: tale costo potrebbe impennarsi a quasi 600 euro.

In parallelo con l'offerta tariffaria per voli andata-ritorno Italia-USA, quale ad esempio Milano Miami è di circa 400 euro. Il biglietto aereo che collega Lamezia Terme, Reggio Calabria e Roma e Milano oneway raggiungerebbe a 571 euro, quando un Fiumicino - New York arriva anche a 500 euro. Fiumicino Comiso costa anche 650 euro. Anche quando sono stati sottoscritti accordi per la continuità territoriale che hanno raggiunto cospicui stanziamenti annuali.

Tra picchi tariffari massimi per voli immediati e opzioni superminimi per tratte in determinate giornate, fasce orarie e aerolinee: per voli nazionali e voli con destinazioni europee e long range intercontinentali evidenziano da un lato la straordinaria versatilità di campagne promozionali ma, da un altro versante, vanno associate la probabile incidenza, di strategie di costi operativi e di incentivi ai voli derivati dalle politiche cosiddette di co-marketing e di continuità territoriale tra determinati scali aerei e aerolinee.

Le politiche di parziale e/o totale monopolio nel collegamento, di frequenze su determinate rotte e la liberalizzazione insorta con l'avvento delle low cost e delle managerialità peculiari e funzionali a strategie di gestione aziendali hanno sviluppato un "mercato concorrenziale" e una offerta strepitosa quando da definire nei costi "effettivi" per la comunità e per l'utenza aerea.

Se da un lato l'offerta tariffaria esige una utenza e un viaggiatore avveduto, capace di confrontare "le promozioni" e che programma le tratte, le prenota con notevole anticipo per acquisire i vantaggi proposti, occorre inquadrare la realtà dei costi complessivi di tale mercato.

Quanto spende in incentivi, in accordi di co-marketing ed equivalenti, un gestore aeroportuale e/o una qualche entità territoriale associata - aziende partecipate regionali e provinciali e comunali, Camere del commercio, aziende a sostegno e promozione del turismo regionale locale - e sottoscrive in accordi con le aerolinee cooperanti? I tanti accordi di partnership con talune aerolinee hanno sancito il strepitoso successo di traffico aereo - forse meno nei bilanci delle società di gestione e/o nelle ricadute turistiche - di certi aeroporti "regionali e minori del XIX secolo".

In questi anni trovano, pertanto, una riconferma, una rimodulazione favorevole al vettore (nuove rotte, nuove frequenze e offerte complessive), e una estensione dei contratti in vigore talvolta solo da 5 anni, ma anche da 10 e 15 anni. Prolungando i contratti anche oltre il 2020: impegnando in tale modo finanziamenti e incentivi al volo che dovranno, presumibilmente, sponsors patrocinatori per il lungo periodo.

La concessione di contributi a un vettore aereo (con gara d'appalto?), erogazioni a sostegno degli incentivi

con l'obiettivo dichiarato di assecondare lo sviluppo del sistema turistico e ricettivo di una Regione e di garantire le esigenze di mobilità dei cittadini appare una formulazione retorica e non del tutto verificata e comprovata. Anche quanto tali incentivi sono assegnati nel rispetto e nel quadro previsto dall'Unione europea sugli aiuti di stato. Spesso tale operazioni e "sussidi" alimentano una concorrenza campanislitica tra aeroporti localizzati nella stessa Regione e, comunque, quasi sempre, nel bacino di utenza di scali aerei prevalenti: con effetti e ricadute contraddittorie (di traffico e di bilanci) su entrambi. Talvolta la distanza tra scali "incentivati" è di 40-100 km.

A quanto ammonta il costo del co-marketing e della continuità territoriale degli aeroporti "pagata" dal sistema pubblico del Belpaese? Solo dopo aver verificato tali somme è verosimile e possibile analizzare la consistenza "competitiva" delle tariffe aeree, il singolo posto passeggero, pagato dal viaggiatore aereo italiano.

Ma è una trasparenza è una conoscenza degli atti sottoscritti preclusa? A giornalisti, ad analisti. Perché negarlo? E negli altri aeroporti? Era il 24 gennaio 2004 che Aerohabitat con la news "Ryanair contro L’ENAC" dava conto dell'iniziativa Michael O’Leary CEO della Ryanair contro la richiesta ENAC, trasmessa prima di Natale (2003) ed a firma del Direttore Generale Silvano Manera indirizzata al presidente del collegio sindacale di ogni scalo italiano della rete Ryanair. In quella nota, infatti, ENAC richiedeva di poter accedere agli accordi economici intercorsi tra aeroporti ed aerolinee. Dopo 13 anni siamo, tuttavia, ancora all'anno zero. 1 Novembre 2016

Aeroporti, associazioni e comitati per la tutela della salute

Una sintesi resoconto e una proposta per comitati e cittadini. Si è svolta sabato 29 ottobre 2016 a Firenze la prima Giornata nazionale di studio sugli effetti sanitari e ambientali del trasporto aereo.

Il convegno promosso dall’Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Environment) ha voluto illustrare e proporre alla attenzione nazionale quanto dimostrato ormai da decenni di ricerca scientifica ovvero che il trasporto aereo contribuisce in modo rilevante ai cambiamenti climatici e che le strutture aeroportuali con le connesse attività sono fonti consistenti di inquinamento ambientale e un rischio concreto per le popolazioni residenti in prossimità degli aeroporti e per gli stessi lavoratori di questo settore.

Il convegno è stato aperto dal saluto del dottor Michele Guida in sostituzione del dottor Roberto Romizi, presidente dell’Associazione medici per l’ambiente Isde-Italia, si sono poi susseguiti gli interventi del professor Gianni Tamino dell’Università di Padova sul tema : “Inquinamento ambientale, attività umane e cambiamento climatico: le responsabilità anche del settore aereo”, del dottor Massimo Generoso, pediatra e presidente della sezione Isde di Firenze sul tema “ Inquinamento ambientale e salute in età prenatale e pediatrica”, della dottoressa Antonella Litta, responsabile scientifico del convegno, con la relazione “Danno a salute e ambiente da trasporto aereo, le evidenze scientifiche a sostegno delle istanze dei cittadini e dei comitati in Italia e in Europa”, dell’ing. Giuseppina Ranalli su “ Le emissioni degli aeromobili: composizione, quantitativi e misurazione degli inquinanti prodotti”, del prof. ing. Sergio Luzzi sul problema dell’inquinamento acustico “Città sempre più rumorose: misurazioni dell’inquinamento acustico e normativa vigente”.

L’intervento conclusivo è stato quello del prof. Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale che ha tenuto una splendida lezione magistrale su“ Strumenti legali ed azioni nelle vertenze di opposizione alla costruzione di nuove strutture aeroportuali e all’ampliamento di quelle già esistenti nel quadro generale dello strapotere della finanza internazionale”.

Una sessione del convegno è stata poi dedicata al confronto e allo scambio di esperienze tra i rappresentanti dei vari comitati che in Italia si impegnano per la riduzione dell’impatto ambientale delle strutture aeroportuali e per evitare la realizzazione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti; da questa sessione è nata la proposta di costituire una rete nazionale di coordinamento tra i comitati di Ciampino, Treviso, Orio al Serio, Napoli, Bologna, Malpensa, Linate, Napoli, Prato, Firenze, Ampugnano Viterbo e Carpenedolo.

-L’approvazione da parte dei partecipanti di una mozione che sarà inviata a breve a tutte le istituzioni competenti ha suggellato il comune impegno affinché:

-l’intero sistema dei trasporti sia riconsiderato e rivisto quanto prima per tentare di ridurre il surriscaldamento del pianeta, tutelare la salute, gli ecosistemi, l’ambiente e garantire così un futuro di vita dignitoso e sufficientemente adeguato alle esigenze umane alle attuali e alle prossime generazioni;

-il diritto alla salute, la tutela del territorio e quindi del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, il rispetto delle leggi in materia ambientale e l’applicazione del principio di precauzione facciano da orientamento,

-vincolo e barriera ad ogni scelta di tipo economico-politico e infrastrutturale, ad ogni interesse di impresa che possa compromettere e contaminare beni comuni e fondamentali per la vita stessa come l’aria, l’acqua, il suolo e la salute delle popolazioni;

-in Italia come nel mondo il trasporto aereo sia ridotto e razionalizzato;

-non si consenta la realizzazione di nuovi aeroporti nel territorio italiano e si respingano i progetti di ampliamento di quelli già esistenti;

-sia redatto un piano nazionale della mobilità che riduca il traffico su gomma, che incentivi l’elettromobilità, il telelavoro, il trasporto su rotaia, sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e che abbia la tutela dell'ambiente e della salute come elementi cardine.

L’Associazione italiana medici per l’ambiente - Isde ringrazia i relatori, gli organizzatori, i partecipanti e quanti si sono impegnati con generosità per l’ottima riuscita di questo convegno.

 

 

 

La proposta di Gianfranco Ciulli

Buona sera a tutti, specialmente per quelli che sono ancora in viaggio.

Volevo ringraziare tutti per la vostra partecipazione ed apporto, dando subito seguito a quanto è venuto fuori oggi.

a) in base alla legge 349/1986 ISDE dovrebbe essere inserita nella lista delle Associazioni da essere convocata dai competenti ministeri in fase preventiva di valutazione impatti/ambiente/infrastrutture al pari di altre associazioni a tutela dei diritti diffusi. es: Legambiente etc, etc. quindi ci sarebbe da redigere un testo di petizione indirizzato ai ministri competenti e farlo girare per tutta l’Italia.

Io credo che sul territorio nazionale fra aeroporti, inceneritori, amianto etc.etc. sicuramente si potrebbero raggiungere un numero ragguardevole di firmatari, comunque verifica tu Antonella il percorso a Voi più congeniale.

b) le slides dei lavori saranno messe a disposizione appena possibile sul nostro sito sottoelencato e vi daremo comunicazione appena possibile.

c) La necessità di un coordinamento nazionale recepito durante gli interventi, è a questo punto ineludibile proprio per rafforzare il nostro comune intento coordinando gli sforzi di tutti. Io però ho un dubbio circa un coordinamento di Comitati e/o Associazioni perché vivendo qui nella piana la stessa esperienza, non posso negare le difficoltà di vedute, di statuto, ed anche di rapporto politico che inevitabilmente qualche frizione la creano.

Perciò credo che la cosa migliore sia una Associazione a livello Nazionale con un proprio statuto, formalmente costituita e quindi con profilo giuridico, più efficacie e necessario anche per rappresentatività e costituzione in eventuali procedimenti, che ovviamente abbia la “paternità” e proprietà del sito, cosa che un “coordinamento” con soggetti localizzati a distanza sarebbe più difficile da gestire (…e non mi riferisco alla gestione operativa del sito)

Inoltre anche nei procedimenti e nelle consulenze di eventuali nostri tecnici di parte, talvolta essere accomunati ai comitati, per qualcuno potrebbe essere….anche un problema, mentre una associazione ONLUS a carattere nazionale forze potrebbe rappresentare un qualcosa di diverso anche per ENAC avendo un soggetto che copre tutto il territorio Nazionale.

d) prego inoltrare questo messaggio a tutti i comitati ed associazioni intervenuti perché io non ho tutte le loro email, e prego chi non fosse in questa mail originale di inviarmi un messaggio, cosi da inserirlo nella mailist.

e) Creazione di una mailist di googlegroup per scambiarci corrispondenze interne dirette senza dover ricordarsi delle reciproche email, condividere eventuali azioni comuni e/o essere informati su quello che succede da altre parti.

Magari con rassegna stampa locale da girare a nostra volta all’interno di ciascun territorio cosi che tutti possano sapere ed essere consapevoli….su cosa accade a Firenze, piuttosto che a Salerno o a Caselle, per le questioni aeroportuali.

f) proposta di mailist Google stopaeroportinolimit@googlegroup.com, attendo ulteriori proposte???? 31 Ottobre 2016

Boeing 737 del viceTrump fuoripista in atterraggio

L'aeromobile arresta la corsa con lo spazio EMAS. E' stato il sistema di frenaggio EMAS (Engineered Materials Arresting System) installato a fine pista a impedire che il Boeing 737 proseguisse la sua corsa fuoripista causando maggiori danni all'aeromobile e agli insediamenti circostanti.

L'incidente - una dinamica equivalente a quella verificatesi a Bergamo Orio al Serio lo scorso 5 Agosto - è avvenuto su una delle piste dell'aeroporto La Guardia di New York. La notizia è diventata di prima pagina perché il Boeing 737 coinvolto in un atterraggio su pista bagnata e durante intense precipitazioni di pioggia (e visibilità ridotta) aveva a bordo il candidato repubblicano alla vicepresidenza degli Stati Uniti Mike Pence.

L'incidente non ha causato feriti tra i 37 spaventati passeggeri e 11 membri di equipaggio mentre l'aeromobile - arenatosi nello strato di "asfalto" EMAS - prima di concludere la corsa sull'erba ha sopportato danni consistenti al sistema dei carrelli: anteriore e principale. Il volo Eastern Air Lines Boeing 737-700, immatricolato N278EA, operativo sul volo charter EAL-3452 da Fort Dodge,IA a New York La Guardia,NY (USA) era impegnato in atterraggio sulla pista 22 alle ore 19.40 locali del 27 ottobre 2016. L'aeroporto newyorkese nel 2015 ha movimentato oltre 28 milioni di passeggeri.

Aerohabitat ha rilanciato questa notizia per l'analogia con il fuoripista di Bergamo Orio al Serio dello scorso 5 Agosto e l'importanza di dotare anche gli scali del Belpaese con il sistema EMAS.

L'EMAS all'estremità della testate di pista, nel caso di atterraggio lungo, fuoripista in atterraggio o nel caso di interruzione del decollo,frenerà la sua corsa su una superficie in grado di assorbire l'energia cinetica e quindi di arrestare il velivolo in modo rapido ed evitando pericoli.

Con la news del 22 Settembre 2016 "Aeroporti del Belpaese, la RESA inferiore a 240 mt e l'EMAS" (http://www.aerohabitat.eu/news/dettaglio/archivio/2016/settembre/article/aeroporti-del-belpaese-la-resa-inferiore-a-240-mt-e-lemas/). Aerohabitat aveva rilevato questa urgenza. Questa incidente conferma tale convinzione. 29 Ottobre 2016

Aeroporti e città e quelle piste rivolte sul centro abitato: decollare e/o vietare?

Verifica del rischio individuale e rischio collettivo: accettabilità, probabilità e frequenza! Perché su qualche scalo aereo del Belpaese piccoli e grandi velivoli, ovvero flotte di aviazione generale e flotte bimotori, trimotori e quadrimotori - a elica e a jet - sono autorizzati a decollare sopra vasti insediamenti antropici e in altri casi le autorità di aviazione civile, hanno predisposto il divieto di sorvolo?

Talvolta i decolli e gli atterraggi su aeroporti monopista avvengono su direzione di pista contrapposta. Ad esempio perché si atterra verso ovest (pista 27) e si decolla verso est (pista 09) in una sorta di senso unico per il decollo e senso unico - ma contrapposto - in atterraggio?

Per quali ragioni avviene? Un qualche - appropriato - studio aeronautico ha rilevato in livello di rischio di incidente aereo insopportabile qualora fosse liberalizzato il decollo sulla città?

Porre restrizioni ai decolli su centri abitati densamente abitati, su centri universitari, centri ospedaliere e/o concentrazione rilevante di persone o, diversamente su traiettorie che sorvolano poli chimici e/o infrastrutture a pericolosità equivalente: con un tetto prefissato dei voli potrebbe risultare una misura corretta ed adeguata a contenere il livello di rischio entro limiti prefissati?

Un certo numero di piste di volo circondate e/o prossime a "determinate edificazioni" dovrebbero essere state sottoposte a studi aeronautici specifiche come "Airport system analysis: a probabilistic risk assessment model". L’analisi del rischio per incidente aereo nelle aree limitrofe agli aeroporti è stato sviluppato negli anni 40 dello scorso secolo in Germania, Olanda e Gran Bretagna, in Italia solo nel XX secolo. Un ritardo che, probabilmente, ha consentito di sviluppare un modello di calcolo per l’analisi del rischio e una metodologia di modello aggiornata e che avrebbe dovuto interessare le piste civili/commerciali e delle aerobasi militari del Belpaese.

La determinazione della distribuzioni della probabilità, delle frequenza e della accettabilità di tale rischio è perciò correlato alla ipotetica localizzazione di tale evento-incidentale.

Il recente fuoripista del Boeing 737 occorsa a Bergamo Orio al Serio sembrerebbe aver riproposto l'urgenza e l'inderogabilità del "probabilistic risk assessment model" al dine di caratterizzare la capacità di movimenti/orari su un determinata pista e l'indice di rischio per talune traiettorie/percorsi di decollo e/o atterraggio. Database del traffico e dei volumi compatibili, della casistica incidentale, con determinate piste di volo dovrebbero pertanto definire il limite tollerabile di una specifica pista. Di un aeroporto rispetto ad un altro.

A che punto sono, tra gli altri, quali valutazioni sono state certificate, sugli scali di:

- Bologna

- Bergamo

- Linate

- Treviso

- Pisa

- Capodichino

- Ciampino

- Verona

- Torino

- Malpensa.

The model to assess airport risk around the runway is composed by three main elements:

• the probability model to evaluate the occurrence of a particular kind of aircraft accidents;

• the accident location probability model to determine the frequency of an occurrence in order to evaluate the index);

• the accident consequence probability model in order to evaluate the index.

L'identificazione del rischio, la stima del rischio, la quantificazione del rischio e la gestione del rischio per atterraggi e decolli nelle aree densamente popolate, con i livelli stimati di probabilità con quelli di gravità di un potenziale incidente dovrebbero riguardare, preliminarmente le operazioni di volo su una pista (civile/commercial e/o militare).

Il quadro delle stime del livello del rischio:

A Almost Certain - Is expected to occur in most circumstances. (100/year)

B Likely - Will probably occur in most circumstances. (10/year)

C Possible - Might occur at some time. (1/year)

D Unlikely - Could occur at some time. (1/10 years)

E Rare - May occur only in exceptional circumstances.

(1/100 years)

Con le possibili conseguenze:

1 Insignificant

Risk impact would be negligible or no risk impact can be identified to community or business.

2 Minor

Risk impact would result in few consequences, such as minor disruption to community and/or business, but of limited overall consequence.

3 Moderate

Risk impact would result in some consequences, such as short-term disruption to community and/or business.

4 Major

Risk impact would result in serious consequences, such as medium-term disruption to community and/or business.

5 Catastrophic

Risk impact would result in disastrous consequences, such as long-term disruption to community and/or business. 27 Ottobre 2016

Aeroporti e zonizzazioni acustiche: tutto da rifare

L'autore è ancora ignoto ma con una certezza: utilizzare l'AEDT! A chi tocca elaborare la zonizzazione acustica, alla Regione, alla Commissione aeroportuale, al gestore dello scalo nel corso della presentazione della valutazione di impatto ambientale e/o strategico.

Al momento, dopo la sentenza del TAR n. 00668/2013, depositata il 15/07/2013 successivamente confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.01406/2014 che sostiene debba avvenire in sede di VAS, la dichiarazione - in sede di Commissione Aeroportuale a Bergamo il 18 ottobre 2016 - di Claudio Eminente, vicedirettore centrale della vigilanza tecnica dell’ENAC che, comunque tale VAS spetterebbe alla Regione di competenza, al direttore ENAC dell'aeroporto di Orio al Serio che la Regione stessa ritiene che la stessa zonizzazione con la VAS risulti pertinenza del Governo Centrale (Ministero Ambiente e/o Trasporti) l'incertezza è completa.

Nel frattempo le stesse zonizzazione acustiche la dove in vigore, come quelle ancora da definire e completare, sono state eseguite modelizzando il traffico aereo database con il sistema Integrated Noise Model (INM) debbono ritenersi del tutto superate. Da aggiornare al traffico aereo del 2015-2016, probabilmente da prefigurare e stimare al volume di movimenti aerei della VAS, perciò a 20-30 anni del masterplan, superando la fotografia del traffico dei voli come avvenuto nel corso dei lavori delle Commissioni Aeroportuali negli anni 2003-2005. Ma la novità di disporre di rinnovate mappe acustiche e relative zonizzazioni acustiche - che dovranno essere integrate nella classificazione dei comuni aeroportuali per le inevitabili vincoli edilizi e la pianificazione degli interventi di tutela e risanamento delle aree coinvolte - deriva anche dal superamento del Integrated Noise Model (INM) debbono ritenersi del tutto superate. Da aggiornare al traffico aereo.

Lo storico modello matematico USA-FAA - che con specifici algoritmi aveva costituito le basi per identificare l'entità delle emissioni sonore e commisurare la misura degli interventi di riduzione delle stesse - è stato abbandonato dagli stessi "creatori" con l'elaborazione del rinnovato e aggiornato modello conosciuto come AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b).

Che ha di fatto soppiantato il modello matematico estesamente utilizzato in fase di redazione di MasterPlan, di VIA e VAS aeroportuale, oltre che alla stessa Commissione Aeroportuale.

A questo punto occorre riflettere sul doppio livello decisionale che obbliga ENAc e Governo a risolvere l'impaccio: modificare i decreti ministeriali e le circolari ENAC che impegnano l'utilizzo del AEDT e, sopratutto, a chi tocca, quale "ente" dovrà assumere la competenza derivata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.01406/2014. 26 Ottobre 2016

Aeroporti e il Certificato ENAC: urge la massima trasparenza

Tra standard ENAC, deroghe e esenzioni permanenti e temporanee! "Il Certificato dell'aeroporto, rilasciato dall'ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) con validità triennale, attesta la rispondenza dell'aeroporto ai requisiti di sicurezza prescritti dal "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti". In particolare attesta: l'idoneità dell'organizzazione aziendale del Gestore aeroportuale (intesa quale insieme di mezzi, personale e procedure); la conformità delle infrastrutture, degli impianti e dei sistemi; la compiuta redazione del Manuale dell'aeroporto".

Nello stesso tempo tale Certificato, nel frontespizio, riporta che tale documento "e conforme ai requisiti per la Certificazione dell'Aeroporto prescritti dal "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti" ed è idoneo per le operazioni di traffico aereo commerciale, secondo le condizioni dell'allegata Specifica di Certificazione".

All'interno di questo quadro normativo e di riferimenti, tuttavia, quando magari l’ENAC definisca tale requisito non necessario a seguito di apposito studio aeronautico è possibile che il Certificato di Aeroporto disponga eventuali esenzioni a quanto richiesto agli specifici paragrafo.

In talune circostanze, ad esempio, vedi la RESA (Runway End Safety Area - RESA) spazi di sicurezza a fine pista (che hanno lo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili - e quindi ai loro occupanti - che dovessero arrivare troppo corti in atterraggio o uscire di pista in decollo o in atterraggio. Tale area, delle dimensioni minime sotto specificate, deve essere presente presso entrambe le estremità della strip ecco che si precisa:.

"Per gli aeroporti esistenti con piste non strumentali di codice 1 e 2 possono essere autorizzate deroghe rispetto alle prescrizioni del presente paragrafo 5, in considerazione delle caratteristiche specifiche dell’aeroporto." Anche per le barre d’arresto (stop bars), che hanno lo scopo primario di impedire l’ingresso non autorizzato di aeromobili e veicoli in pista. Esse devono essere installate presso tutte le posizioni attesa pista, qualora siano previste operazioni in condizioni di RVR<550 m. L’ENAC può consentire deroghe a tale obbligo qualora:

(a) siano adottati idonei strumenti e procedure per impedire l’accesso in pista di aeromobili e veicoli; oppure

(b) siano adottare procedure operative per consentire l’accesso all’area di manovra ad un solo aeromobile per volta, limitando al minimo essenziale la presenza di veicoli nella stessa area. Le barre d’arresto devono essere controllate manualmente o automaticamente dai Servizi del traffico aereo. Il traffico si deve fermare quando la barra d’arresto è accesa, mentre esso può procedere quando è spenta.

Sono, talvolta, segnalate esenzioni permanenti in relazione alla pendenza trasversale - perché non rispondente al requisito regolamentare, ma anche per la pendenza longitudinale della pista, perché in parte non rispondente al requisito regolamentare, così come a cusa della presenza taxiwat ad interasse regolamentare. Possono anche essere identificate esenzioni temporanee riguardanti la strumentazione azionamento a distanza o telecomando, o anche della strumentazioni dei sistemi di monitoraggio automatico.

In sintesi, gli ambiti di valutazione per la certificazione aeroportuale riguardano:

- le infrastrutture ed i sistemi;

- l’organizzazione del gestore;

- il manuale di aeroporto;

- il Safety Management System dal 24 novembre 2006.

 

Ecco l'elenco dei certificati rilasciati e in vigore sui quali sarebbe indispensabile ENAC consentisse - almeno per Aerohabitat - la massima trasparenza: cinque di questi sono stati revocati.

 

AEROPORTO GESTORE N. CERTIFICATO SCADENZA DIREZIONE / UFFICIO OPERAZIONI ENAC NOTE

1 ALGHERO FERTILIA SO.GE.A.AL S.P.A. I-013/APT 24/01/2017 CENTRO

2 ANCONA FALCONARA AERDORICA S.P.A. I-022/APT 30/05/2017 CENTRO

3 AOSTA A.V.D.A. I-025/APT 31/01/2018 TORINO

4 BARI SOC. AEROPORTI DI PUGLIA I-009/APT 26/11/2016 SUD

5 BERGAMO ORIO AL SERIO SACBO I-010/APT 29/11/2016 NORD-OVEST

6 BOLOGNA SAB I-004/APT 30/05/2016 NORD-EST

7 BOLZANO ADB I-026/APT 31/12/2017 NORD-EST

8 BRESCIA MONTICHIARI VALERIO CATULLO I-021/APT 30/05/2017 NORD-OVEST

9 BRINDISI SOC. AEROPORTI DI PUGLIA I-020/APT 27/05/2017 SUD

10 CAGLIARI SO.G.AER. S.P.A. I-014/APT 24/01/2017 CENTRO

11 CATANIA S.A.C. I-005/APT 30/05/2016 SUD

12 COMISO SO.A.CO. I-045/APT 21/05/2016 SUD

13 CROTONE SOC. AEROPORTO S.ANNA I-041/APT 29/06/2018 SUD

14 CUNEO LEVALDIGI GEAC I-035/APT 26/12/2016 TORINO

15 FIRENZE TOSCANA AEROPORTI SPA I-012/APT 31/01/2017 CENTRO

16 FOGGIA GINO LISA SOC. AEROPORTI DI PUGLIA I-032/APT 31/12/2017 SUD

17 FORLI’ SEAF I-031/APT NORD-EST REVOCATO

18 GENOVA SESTRI AEROPORTO DI GENOVA S.P.A. I-015/APT 30/11/2016 TORINO

19 GROSSETO S.E.A.M. S.P.A. I-042/APT 29/09/2018 CENTRO

20 LAMEZIA TERME SA.CAL. I-016/APT 30/11/2016 SUD

21 LAMPEDUSA ASTAEROSERVIZI I-047/APT 23/12/2017 SUD

22 L'AQUILA XPRESS S.r.l. I-046/APT CENTRO SOSPESO IN REVOCA

23 MARINA DI CAMPO ALATOSCANA S.P.A. I-037/APT 27/12/2016 CENTRO

24 MILANO LINATE SEA I-002B/APT 31/12/2017 NORD-OVEST

25 MILANO MALPENSA SEA I-002/APT 31/12/2017 NORD-OVEST

26 NAPOLI GE.S.A.C. I-007/APT 30/05/2016 NAPOLI

27 OLBIA GEASAR S.P.A. I-008/APT 24/01/2017 CENTRO

28 ORISTANO SOGEAOR I-043/APT CENTRO REVOCATO

29 PALERMO GES.A.P. I-006/APT 30/05/2016 SUD

30 PARMA S.O.G.E.A.P. I-033/APT 31/12/2017 NORD-OVEST

31 PERUGIA SASE S.P.A. I-030/APT 19/12/2018 CENTRO

32 PESCARA S.A.G.A. S.P.A. I-023/APT 30/05/2017 CENTRO

33 PISA TOSCANA AEROPORTI SPA I-019/APT 30/11/2016 CENTRO

34 REGGIO CALABRIA SOGAS I-024/APT 30/11/2017 SUD

35 RIMINI – SAN MARINO AIRIMINUM 2014 I-048/APT 31/12/2017 NORD-EST

36 ROMA CIAMPINO ADR S.P.A. I-001B/APT 30/11/2016 CENTRO

37 ROMA FIUMICINO ADR S.P.A. I-001/APT 26/11/2018 CENTRO

38 RONCHI DEI LEGIONARI AEROP. FRIULI VENEZIA GIULIA I-018/APT 30/11/2016 NORD-EST

39 SALERNO PONTECAGNANO SOC. AEROP. DI SALERNO I-034/APT 20/12/2016 SUD

40 SIENA AMPUGNANO SOC. AEOPORTO DI SIENA I-040/APT CENTRO REVOCATO

41 TARANTO GROTTAGLIE SOC. AEROPORTI DI PUGLIA I-029/APT 31/12/2017 SUD

42 TORINO CASELLE S.A.G.A.T. I-011/APT 30/11/2016 TORINO

43 TORTOLI’ GE.AR.TO. I-044/APT CENTRO REVOCATO

44 TRAPANI BIRGI AIRGEST I-039/APT 29/12/2017 SUD

45 TREVISO AERTRE I-027/APT 31/10/2018 NORD-EST

46 VENEZIA SAVE I-003/APT 30/05/2016 NORD-EST

47 VERONA VILLAFRANCA AEROP. VALERIO CATULLO I-017/APT 30/11/2016 NORD-EST

48 VILLANOVA D’ALBENGA A.V.A. I-036/APT 28/12/2016 TORINO. 24 Ottobre 2016

Aeroporti e AEDT, il nuovo modello USA - FAA per mappe acustiche e gassose

Il Belpaese utilizza ancora INM per la mappa sonora e EDMS per il gassoso: urge l'adeguamento. La nuova variante del Maggio 2015 del AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b) ha di fatto soppiantato il modello matematico che in fase di redazione di MasterPlan, di VIA e VAS aeroportuale, oltre che di Commissione Aeroportuale - come stabilito da specifici Decreti Ministeriali (DM) e Circolari ENAC -prefigurano e stimato l'impatto acustico dei velivoli nei vari scali civili-commerciali-militari del Belpaese.

L'universo Parlamentare e i responsabili ENAC, probabilmente, hanno in corso di revisione il Campo di applicazione, i Criteri e modalità di misura delle emissioni sonore e gassose aeroportuali e la nuova Caratterizzazione acustica-atmosferica dell'intorno aeroportuale.

Ecco quindi che i lavori delle Commissioni Aeroportuali di ogni singolo scalo aereo della Penisola debbano essere rigenerati e riformulati. Ma non solo a causa del modello matematico AEDT - adeguatamente implementato rispetto all'INM 7.0 e superate versioni EDMS Emissions and Dispersion Modeling System - ma anche per la vetustà delle mappe acustiche aeroportuali: almeno dove sono state regolarmente deliberate.

In sintesi il D.M. 31 ottobre 1997 - Metodologia di misura del rumore aeroportuale - e la Circolare Serie Aeroporti del 3/7/2007, APT-26 di ENAC con Oggetto: Contenimento dell’inquinamento acustico nell’intorno aeroportuale devono essere riscritte.

Riferendosi al prezioso e riepilogativo documento ARPA Lombardia – Settore Monitoraggi Ambientali Stima delle curve del livello di valutazione del rumore aeroportuale (LVA) per l’aeroporto di Linate Anno 2011 - riportiamo alcuni stralci del metodo che, necessariamente, deve essere aggiornato e ampliato alla mappa delle emissioni gassose degli aeromobili in movimento a terra e in volo.

"Lo scenario elaborato per l’aeroporto di Linate si basa sui dati relativi all’anno 2011. É stato calcolato l’indice di valutazione del rumore aeroportuale LVA, come definito nel DM del 31/10/1997. Le tre settimane di riferimento, rispettivamente nei periodi primaverile, estivo ed invernale2 , sono state calcolate partendo dal numero di movimenti giornalieri validati presenti nel SIDAC. Per movimenti validati si intendono tutte le operazioni di decollo e atterraggio che sono state identificate e caratterizzate completamente a partire dai dati radar forniti. I criteri di validazione dei dati di traffico sono descritti in seguito. In sostanza il D.M. 31 ottobre 1997 - Metodologia di misura del rumore aeroportuale"

...."Lo studio è stato effettuato mediante il software di previsione dell’impatto acustico per il rumore aeroportuale INM (Integrated Noise Model, versione 7.0b) della Federal Aviation Administration. L’Integrated Noise Model (INM) è stato sviluppato dalla Federal Aviation Administration (FAA) negli Stati Uniti, allo scopo di calcolare le curve di isolivello, relative ad indicatori acustici opportunamente scelti, nei pressi di impianti aeroportuali. I risultati ottenuti con INM possono dunque essere utilizzati al fine di indirizzare la pianificazione territoriale in funzione dei problemi connessi all’inquinamento acustico. INM è un modello statistico, fornisce cioè una stima mediata sul lungo periodo, basandosi su un giorno medio caratterizzato da valori medi di numero e tipologia di operazioni aeree, nonché di temperatura, pressione e vento. Al fine di calcolare le curve di isolivello, il modello procede in un primo momento alla determinazione del livello di rumore generato dai singoli movimenti dei singoli velivoli presso una griglia di punti attorno all’aeroporto, in un secondo momento realizza la somma o composizione dei livelli di rumore presso i rispettivi punti in accordo alla formulazione dell’indice scelto e infine effettua un’interpolazione e il tracciamento delle curve relative al descrittore scelto. Le caratteristiche statiche di uno scenario, come per esempio le coordinate e la quota dell’aeroporto e delle estremità delle piste, le traiettorie di atterraggio e decollo, etc., sono identificate in INM dallo studio (ingl. “Study”)".

...."Per i profili di decollo si è utilizzato il profilo “ICAO A” laddove previsto nel database di INM e indicato dalla compagnia aerea; in caso contrario si è utilizzato il profilo “STANDARD”, corrispondente alla procedura “close in” secondo la definizione del documento PANS OPS 8168 ICAO. Maggiori dettagli sono riportati nel paragrafo 2.4 Dati di traffico - Profili e Stage.

. .."Curve di isolivello .......sono illustrate le curve di isolivello dei valori LVA (60-65-75 dB(A)), ottenuti dalle elaborazioni dei risultati di INM, corrispondenti al giorno medio delle tre settimane di riferimento. Tale risultato è stato ottenuto utilizzando la media logaritmica dei tre giorni medi relativi ad ognuna delle tre settimane che rappresentano il periodo con maggior numero di movimenti osservati nello scalo di Linate per l’anno 2011. Il territorio è rappresentato dalla Carta Tecnica Regionale della Regione Lombardia. Le curve sono in formato shapefile ESRI georeferenziato nel sistema Gauss Boaga, per poter essere riportate graficamente sullo sfondo di interesse tramite un qualunque sistema di tipo G.I.S. Dal confronto con le elaborazioni effettuate per l’anno 2010 non si riscontrano differenze significative essendo sostanzialmente invariato il traffico per le tre settimane di maggior traffico (incremento di soli 16 movimenti). Si evidenzia una lieve contrazione dell’isofonica pari a 60 dB(A) all’estremità Nord in corrispondenza del Comune di Segrate dovuta in parte ad un incremento dell’utilizzo delle SID SRN5C e NIKMO (direzione Nord-Ovest) rispetto al 2010 e, presumibilmente, all’utilizzo di aeromobili più silenziosi. Si conferma il rispetto della zonizzazione aeroportuale approvata".

A questo punto nessuna incertezza, dalla mappe acustiche aeroportuali, alle zonizzazioni acustiche comunali integrate alla classificazione acustica dell'area circostante, debbono, inevitabilmente mettersi essere aggiornate e/o messe in regola con l' AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b).

Dopo, inoltre, le recenti dispute (vedi Aeroporto Bergamo) sulle competenze per la definizione della zonizzazione acustica assoggettata alla Valutazione Strategica Ambientale (vedi comunicato stampa ENAC n.91/2016) e dare attuazione a quanto richiesto dalla sentenza del TAR n. 00668/2013, depositata il 15/07/2013 successivamente confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato n.01406/2014, depositata il 02/04/2014 e le esigenze dei Masterplan di ogni aeroporto e la necessità di disporre mappe dell'impatto gassoso generato dal sistema aeroportuale l'utilizzo esteso dell'AEDT (Aviation Environmental Design Tool Version 2b) diventa ancora più fondamentale. 21 Ottobre 2016

Aeroporti minori e le nuove gestioni e con quali prospettive!

Il Piano Nazionale Aeroporti (PNA) nei riscontri reali con il traffico e il bacino di utenza. Con il comunicato Stampa n. 86/2016 del 10 ottobre ENAC ha attivato un bando di gara per la gestione degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone.

"Con riferimento al bando di gara ad evidenza pubblica emesso dall’ENAC per l’affidamento della concessione trentennale della gestione totale degli Aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone (suddiviso in due lotti), l’Ente rende noto che, allo scadere del termine di presentazione delle domande fissato per le ore 15:00 di oggi, 10 ottobre 2016, sono pervenute 4 offerte di partecipazione."

Ma quale è la situazione in tanti latri scali che non siano quelli maggiori?

Aeroporti, ad esempio, come quello di Trapani, Lamezia Terme, Pescara, Perugia, Taranto e tanti altri con un traffico passeggeri inferiori a un milione di passeggeri/anno.

Se il Belpaese dispone di 47 scali commerciali dei quali solo 13 con più di un milione di passeggeri all’anno, quali prospettive di traffico, di costi, di investimenti potranno assicurare alle società di gestione?

Aeroporti minori corrispondono a redditività e bilanci minori o, piuttosto, a situazioni gestionali del tutto inadeguate se non fuori controllo e in perdita?

Quale capacità di attrarre voli e destinazioni nazionali e internazionali hanno gli scali minori se non sono determinate da accordi co-marketing e relative incentivazione ai voli a carico del sistema pubblico-parapubblico?

Gli scali come Brescia; Cuneo, Peretola, Rimini, Parma, Ancona, Salerno, Foggia, Bari, Brindisi, Comiso, Pantelleria, Lampedusa, Aosta, Forlì, Elba, Grosseto, Frosinone, Ampugnano, Albenga, Biella, Arbatax oltre a quelli già citati quali bilanci singoli e complessivo hanno realizzato nel corso degli ultimi 5-10 anni?

Qualche articolo dei media ha elencato somme superiori al miliardo e trecento milioni di debiti totali interrogandosi sull'opportunità di perseguire una politica di "campanilismi" - nonostante l'impegno a superare tali tradizioni - e di esercire piccoli scali con un ridotto bacino di traffico passeggeri. Anche quando sono rivendicate supposte "potenzialità turistiche" dell'area circostante all'aeroporto minore interessato.

Le gestioni fallimentari sembrerebbero, in tali contesti operativi, risultare del tutto scontate, inevitabili. Le capacità manageriali delle singole aziende gestionali diventano-diventerebbero del tutto marginali e magari superflue. 15 Ottobre 2016

Aeroporti del Belpaese, la RESA inferiore a 240 mt e l'EMAS

La Runway End Safety Area e/o le aree di sicurezza di fine pista senza EMAS! Quanti piste italiane dispongono di 240 + 240 metri all'inizio e alla fine pista? Per quale ragione l'ENAC, in assenza di tali spazi non ha ancora richiesto l'adozione dell'EMAS il sistema di frenaggio EMAS (Engineered Materials Arresting System)? L'EMAS all'estremità della testate di pista, nel caso di atterraggio lungo, fuoripista in atterraggio o nel caso di interruzione del decollo,freberà la sua corsa su una superficie in grado di assorbire l'energia cinetica e quindi di arrestare il velivolo in modo rapido ed evitando pericoli.

L'ENAC con il "Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti" ha introdotto tra i requisiti nazionali, sviluppati per recepire le corrispondenti misure dell’Annesso 14, l’obbligo di costituire anche sugli aeroporti esistenti ed aperti al traffico commerciale, le aree di sicurezza di fine pista, RESA.

Un " adeguamento è richiesto che avvenga indipendentemente dal volume e tipologia di traffico e dal codice di riferimento dell’aeroporto. Per ottemperare a tale requisito di sicurezza, è necessario qualificare le aree adiacenti alle estremità della striscia di protezione (strip), verificandone le dimensioni, la portanza e la assenza di ostacoli, ampliando secondo necessità, i confini del sedime aeroportuale", lo sostiene la Circolare APT 17 dell'ENAC avente come oggetto: Utilizzazione per i decolli di parti dell’area RESA.

ENAC alla voce RESA scrive:

"Area di sicurezza di fine pista (Runway End Safety Area - RESA) Un’area simmetrica rispetto al prolungamento dell’asse pista e adiacente alla fine della striscia di sicurezza, destinata primariamente a ridurre il rischio di danni agli aeromobili che dovessero atterrare troppo corti o uscire oltre la fine pista in decollo o in atterraggio".

Al paragrafo 5.3 Runway End Safety Area - RESA del"Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti " si legge:

"Per piste già realizzate su aeroporti esistenti la lunghezza della RESA deve essere di almeno 90 metri. Negli altri casi occorre predisporre una RESA di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per piste di codice 1 e 2.

In occasione di modifiche significative della configurazione interna dell’aeroporto e dei suoi dintorni, o del tipo o livello di traffico ad esso destinato, l’ENAC valuterà la possibilità di estendere la lunghezza minima della RESAad almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per le piste strumentali di codice 1 e 2.

Di conseguenza il gestore deve adottare procedure per la revisione della lunghezza di RESA, in considerazione di fattori di valutazione del rischio quali:

(a) la natura e l’ubicazione degli ostacoli oltre la fine della pista;

(b) il tipo di aeromobili e il livello di traffico nell’aeroporto nonché le variazioni effettive o previste di entrambi questi fattori;

(c) il verificarsi in passato di atterraggi lunghi e relativi fattori causali;

(d) le caratteristiche di coefficiente d’attrito e di drenaggio della pista;

(e) la disponibilità di aiuti alla navigazione;

(f) la possibilità di prendere delle misure procedurali volte alla riduzione del rischio;

(g) l’impatto complessivo sulla sicurezza di qualsiasi modifica, ivi inclusa la riduzione delle distanze dichiarate.

5.4 Qualora vincoli fisici impediscano la realizzazione di una RESA secondo i requisiti in paragrafo

5.3, possono essere adottate le seguenti misure di contenimento del rischio, che determinino risultati equivalenti a parità di condizioni operative:

(a) migliorare le caratteristiche superficiali delle piste e i sistemi di rilevazione e registrazione delle condizioni di pista, soprattutto in caso di piste contaminate e soggette a precipitazioni;

(b) assicurarsi che vengano comunicate tempestivamente all’equipaggio di volo informazioni accurate e aggiornate su: condizioni atmosferiche, stato generale della pista, tipo di contaminazione, valore dell’azione frenante e quant’altro necessario;

(c) migliorare la conoscenza, registrazione, previsione e divulgazione dei dati sul vento, ivi incluso il “wind shear” e ogni altra pertinente informazione sulle condizioni climatiche;

(d) ridurre la presenza di ostacoli al di là della RESA;

(e) potenziare gli aiuti visivi e strumentali per l’atterraggio (ivi inclusa l’installazione di un Sistema di Atterraggio Strumentale - ILS) per avere un posizionamento dell’aeromobile sul sentiero finale il più vicino a quello ottimale per l’atterraggio;

(f) emanare, di concerto con le compagnie di navigazione aerea, e divulgare in maniera idonea le procedure operative ed eventuali restrizioni, relative alle condizioni atmosferiche avverse e ogni altra procedura aeroportuale significativa;

(g) prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego;

(h) pubblicare le caratteristiche della RESA sull’AIP.

Ogni altra azione, che gli operatori e i gestori possono assumere di concerto per ridurre i rischi di uscite di pista, è di complemento a quanto elencato in precedenza.

Nelle ipotesi di cui al presente paragrafo, il gestore deve predisporre uno studio aeronautico che, tenuto conto dei rischi connessi alla soluzione tecnica proposta e delle misure di attenuazione del rischio adottate, dimostri l’ottenimento di un livello di sicurezza equivalente a quello definito dai requisiti di cui al para 5.3."

Al punto (g) soprastante ENAC indicato l'opportunità di "prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego", ma questi non sono stati ancora adottati. Cosa si aspetta, quante piste di volo italiane non dispongono di 240 metri di Runway End Safety Area? 22 Settembre 2016t

Aeroporti e curve isorischio: anche per le piste con meno di 50mila voli/anno

Quale criterio di rischio è stato adottato? Esistono piani di decremento del carico antropico? E' stata formulata l'adozione del rischio individuale e/o del rischi sociali (e/o magari di entrambi) connessi all'attività di volo sulle piste di volo italiane? Per saperlo occorrerebbe chiederlo all'ENAC. Per conoscere quali siano i vincoli determinati e correlati al carico antropico localizzato intorno alle piste di volo degli aeroporti del Belpaese è indispensabile, comunque, riferirsi nello specifico all’art. 715 (Valutazione di rischio delle attività aeronautiche), le cui disposizioni si applicano a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile individuati dall’ENAC.

Lo stesso articolo, al 1° comma, prevede che “al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio”.

L'applicabilità dell'Art 715, tuttavia, seleziona le piste con volume di traffico di almeno 50 mila movimenti/anno (raggiunti e/o previsti dal Piano di Sviluppo Aeroportuale) e quelle piste "ubicate in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali?

Con questo criteri diventa evidente conoscere quali possano essere le piste del Belpaese escluse.

Se, inoltre, il risk assessment riguarda lo scenario di traffico attuale e quello stimato a 15 anni, trova conferma la necessità di redigere un elenco delle piste interessate.

Le curve di isorischio 1x10-4, a fronte delle aree esterne alla curva 1x10-6, rischio aggiuntivo derivante dalle attività aeronautiche ritenuto non rilevante, mentre sono state escluse, perciò non elaborate quelle curve di isorischio dalla 1x10-7 alla 1x10-10, diventa indispensabile identificare se le zone coinvolte riguardino solo l'asse pista in atterraggio e decollo o prevedano i sentieri di decollo, qualora questi implichino curve a bassa quota. Interessando aree e zone più vaste di quelle che l'Art 715 sembrerebbe identificare.

L'individuazione del carico antropico coinvolto comunque dovrebbe identificare due tipologie del rischio: quello individuale e quello sociale.

I risultati della “Valutazione dei rischio conto terzi” e la conseguente copia cartacea delle planimetrie delle “Curve di isorischio, stato attuale – testata XX”, e il raffronto-verifica con la caratterizzazione dei Comuni limitrofi e le misure di tutela lo hanno considerato?

Area a maggior tutela concerne le curve caratterizzate dal valore di 1x10-4, area nella quale dovrebbe essere evitata la presenza continua di persone al suo interno e dovrebbero, in tale contesto essere non solo vietate nuove edificazioni, ma anche valutati programmi di demolizione e/o misure di decremento abitativo/ regressione rispetto alle opere esistenti.

Evitare la costruzione di strutture equivalenti a scuole, ospedali, centri commerciali ad elevato affollamento, tali che comportano intensificazione e congestione del traffico stradale e relativo incremento antropico anche come transito stradale.

Diventa quindi indispensabile la massima trasparenza sulla modalità di elaborazione del modello utlizzato.

Decisiva è anche la distinzione tra il rischio collettivo (sociale) e il rischio individuale.

Per quale ragione l'Art 715 non ha valutato tale criterio?

Il rischio collettivo (sociale):

È una combinazione della probabilità dell’incidente e della gravità delle sue conseguenze complessive

Il rischio individuale:

È invece la probabilità che l’individuo singolo ha di subire un danno come conseguenza di tutti gli eventi di un dato tipo.

La materia è, quindi, vasta e coinvolge numerosi ambiti. Tra di questi l'esigenza di conoscere la reale concertazione esistente tra ENAC e i comuni aeroportuali.

Su quali scali è stata attivata? La verifica del carico antropico e i piani di decremento riguarda il numero dei movimenti aerei "esistente" e/o di quello stimato a 15 anni e/o al massimo dei voli compatibili (masterplan VIA, VAS e altro) con la pista interessata? Ma sono interrogativi sui quali non sembrerebbe esserci l'adeguata trasparenza. 20 Settembre 2016

Regione Sardegna e gli incentivi ai voli

Segreti trasparenti: una realtà del Belpaese! E' davvero arduo analizzare e commentare sulle politiche strategiche degli incentivi ai voli: sia di quelli low cost quanto di quelli "tradizionali". Quando la questione si associa ai voli per/da al Sardegna il quadro si complica per la cosiddetta politica della Continuità Territoriale.

La continuità territoriale identifica una normativa europea utile a garantire i servizi di trasporto aereo/mare per i cittadini e abitanti in regioni disagiate del Paese.

Con una gara UE viene aggiudicata la gestione delle rotte in questione con l'opportunità di assicurare tariffe ridotte/scontate rispetto allo standard. In questo contesto si somma, tuttavia, il co-marketing, ossia la politica di accordi con aerolinee per esercire determinati collegamenti/frequenze: distinte e aggiuntiva alla continuità territoriale.

Dopo che nel mese di Luglio 2016 era apparsa la notizia che le compagnie aeree che avevano usufruito "incentivi" in milioni di euro, ricevuti attraverso la legge 10 del 2010, li dovranno restituire per un "vantaggio irregolare", in violazione delle norme sugli aiuti di stato - ha sostenuto la Commissione Europea - arrivati da finanziamenti pubblici della Regione. Destinatari privilegiati vettori low cost. Gli scali coinvolti Cagliari e Olbia, Alghero invece sarebbe sotto indagine per le stesse ragioni dal 2014.

Nella giornata di sabato 3 settembre 2016 una nota di ENAC per bocca del Presidente Vito Riggio rileva: "Precisazione su incentivi per continuità territoriale Sardegna

Il Presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, Vito Riggio, in relazione a quanto contenuto in un articolo sull’edizione odierna del quotidiano Unione Sarda in tema di continuità territoriale con la Regione Sardegna, precisa che, a differenza di quanto riportato nell’articolo stesso, ha fatto riferimento ad un sistema di incentivi destinato a tutte le compagnie aeree interessate, anche pertanto Alitalia e Meridiana, e non soltanto ai vettori low cost."

Una rapida ricerca on line permette di risalire alla notizia apparsa su "Unione sarda":

"Otto voli giornalieri in più, pagati a caro prezzo.

L'assessorato ai Trasporti - in gran segreto - firma una nuova convenzione con Alitalia e si impegna a pagare un assegno da 1,6 milioni di euro per i collegamenti aggiuntivi garantiti durante l'estate 2016 sulle rotte Cagliari-Roma e Cagliari-Milano.

E così il «piano straordinario», che prevedeva di mettere in vendita circa il 30% di posti in più rispetto a quelli imposti dalla Continuità territoriale, diventa un salasso per la Regione e un grande affare per la compagnia aerea."

Quale è quindi la realtà?

Se gli incentivi media in Italia a sostegno del co-marketing (low cost e voli tradizionali) variano da 18-24 euro a passeggero, a quanto ammonta il sostegno per la continuità territoriale? Perché la trasparenza sui costi-aiutidistato-co-marketing, nel Belpaese, è sempre inesistente? 6 Settembre 2016

Aeroporti e autostrade, spazi di sicurezza (RESA e altro) e corsia di emergenza

La sicurezza per voli e viabilità e gli standard dimensionali: evitare ogni deroga! Quanti aeroporti italiani operano in deroga agli standard, alle caratteristiche fisiche dimensionali previste? Certo, la quasi totali degli scali/piste sono ex infrastrutture militari, ampliate, potenziate, ammodernate e rese funzionali ai volumi di traffico, di incremento dei voli e che i masterplan hanno valorizzato con Piani Strategici al 2020-230 (con relative autorizzazioni di VIA e VAS).

E quando le particolari condizioni locali, ambientali, paesaggistiche, archeologiche, in sintesi antropiche non consentono gli standard validi per "nuove infrastrutture" come ottemperare al "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti"?

Per quale ragione, comunque - nonostante l'impraticabilità di standards ENAC_ICAO-EASA - l'incremento del traffico, la moltiplicazione del numero dei voli (massimali orari e giornalieri) non è - con gli "spazi di sicurezza" in deroga allo standard ottimale - sottoposto a vincoli a limiti specifici.

Quando un'autostrada a due corsie deve fronteggiare un incremento del traffico veicolare si pianifica la costruzione di una ulteriore e/o altre due corsie: mantenendo tuttavia - come spazio imprescindibile - l'esigenza di disporre dell'adeguata corsia di "emergenza".

Perché a fronte di incremento di traffico aereo e all'impraticabilità di mantenere gli "spazi di sicurezza" un aeroporto ottiene, in deroga, comunque l'opportunità non solo di operare, ma ottiene la "certificazione" dell'Ente preposto?

Se la sicurezza stradale è assicurata dal rispetto rigoroso - salve le eccezioni di ponti e gallerie - del Codice della strada perché non avviene altrettanto nell'Aviazione Commerciale?

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con le "Norme funzionali e geometriche per la costruzione, il controllo e il collaudo delle strade, dei relativi impianti e servizi”" e l'ENAC con il "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti" hanno determinato e circostanziato le caratteristiche dimensionali delle autostrade/piste, della larghezza delle corsie/piste, della corsia di emergenza e degli spazi di sicurezza in genere.

Esiste forse qualche autostrada del Belpaese, dimensionata con due/tre corsie che non disponga di una corsia di emergenza "regolamentare?

Perché invece le piste di volo, con caratteristiche e dimensioni codice 3 e 4 (la totalità degli aeroporti italiani con attività civile – commerciale) ovvero con pista superiore a 1200-1800 metri di lunghezza, gli spazi di "sicurezza" non solo quelli prescritti?

L’analisi comparata tra la normativa autostradale e a quella aeroportuale evidenzia l'intenzione del legislatore di differenziare le vecchie opere dalle nuove anche quando l'obiettivo della safety è lo stesso. Il criterio di classificazione e certificazione contemplano caratteristiche dimensionali in deroga (rispetto a quelle previste nelle norme funzionali e geometriche) esclusivamente, in pratica, per gli aeroporti "esistenti-storici-ex militari" rinviando per la pianificazione ex-novo l'uniformità con le caratteristiche fisiche delle infrastrutture in regola con la normativa.

Ma quali sono questi spazi di sicurezza per le piste di volo - localizzate a poche centinaia di metri dai caseggiati dei residenti dell'intorno - equivalenti alla corsia di emergenza e alle aree di sosta per le autostrade?

Ricordiamo come l'esigenza di adeguare le piste con queste "aree-spazi" derivi da un dato inequivocabile: quasi l'80% degli incidenti aerei si registra in prossimità delle piste.

Oltre alla pista utilizzata per il decollo e l'atterraggio esistono altre aree, adiacenti o nelle immediate vicinanze, che sono in stretta connessione con la pista e ne determinano il livello di saafety nelle operazioni degli aeromobili.

Tra queste aree possiamo, in sintesi, elencare:

a. la stopway;

b. la clearway;

c. le banchine;

d. la striscia;

e. l’area di sicurezza di fondo pista.

Ecco quanto sostiene a riguardo ENAC nel "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti":

Banchine di pista (Runway Shoulders)

Forti venti di traverso possono causare delle deviazioni significative dall’ asse pista. I motori, montati sulle ali di aeromobili di grandi dimensioni , possono sporgere al di fuori dal bordo pista con il rischio di erodere con il loro getto la superficie adiacente alla pista stessa. Ciò può causare polveri e la possibile ingestione di detriti da parte dei motori. Per risolvere i potenziali problemi indicati al paragrafo:

devono essere realizzate delle banchine simmetriche rispetto all’asse per piste con lettera di codice D, E o F per le quali la larghezza complessiva di pista più banchine sia di almeno:

(a) m 60 per piste di codice D ed E;

(b) m 75 per piste di codice F.

Striscia di sicurezza - Runway Strip

Introduzione 4.1.1 La striscia di sicurezza della pista è una superficie che comprende la pista stessa e le stopway associate. Il suo scopo è quello di:

(a) ridurre il rischio di danni ad un aeromobile che esce di pista mediante la rispondenza a specifici requisiti relativi alle pendenze longitudinali e trasversali e alla portanza;

(b) proteggere gli aeromobili in volo sopra essa durante atterraggi, decolli, atterraggi e decolli abortiti, fornendo loro un’area priva di ostacoli, ad eccezione di alcuni aiuti necessari alla navigazione aerea e debitamente autorizzati.

La strip deve essere priva di ostacoli. Nella strip possono essere presenti attrezzature per aiuti visivi, radio e radar, che non possono svolgere la loro funzione se ubicati fuori dalla strip stessa.

....La strip deve avere caratteristiche tali da consentire l’intervento dei veicoli dei servizi di emergenza

Lunghezza Per piste di codice 2, 3, e 4, e strumentali di codice 1, la strip si estende oltre i fine pista e relative zone di arresto per una distanza di almeno 60m.

Per piste non strumentali di codice 1 tale distanza è di almeno 30 m.

Larghezza

La strip che comprende una pista strumentale deve estendersi simmetricamente rispetto all’asse pista per almeno:

(a) 150 m per piste di codice 3 o 4; (b) 75 m per piste di codice 1 o 2.

Area livellata e priva di ostacoli (Cleared and Graded Area - CGA)

All’interno della strip di una pista strumentale di precisione di codice 3 o 4 deve essere prevista un’area livellata priva di ostacoli (CGA) per una distanza simmetrica, rispetto all’asse pista ed al suo prolungamento, di almeno 105 m.

Tale distanza può essere ridotta a 75 m nella parte di strip che interessa i primi 150 m di pista e raccordata a 105 m entro i primi 300 m di pista per entrambe le testate.

Per gli aeroporti esistenti, salvo quanto previsto al paragrafo 6.3, la sistemazione di tutta la CGA deve essere attuata entro il 31.12. 2005.

..Per piste strumentali non di precisione e per piste non strumentali, la CGA si estende per una distanza simmetrica, rispetto all’asse pista ed al suo prolungamento, di almeno:

(a) 75 m per piste di codice 3 o 4;

(b) 40 m per piste di codice 2; (c) 30 m per piste di codice

La CGA deve essere a raso della pista, della banchina e delle stopway lungo i bordi comuni.

Portanza della CGA

La CGA deve essere raccordata con la pista e in grado di sostenere l’aereo critico di progetto che al suo peso massimo certificato deve poterla percorrere senza subire danni significativi.

La portanza della CGA può diminuire gradualmente in direzione trasversale, verso l’esterno, per favorire l’arresto del velivolo. Tale requisito si applica fino a una distanza dall’asse pista di:

(a) 75 m per numero di codice 3 o 4;

(b) 40 m per numero di codice 1(*) o 2.

La valutazione di tale portanza tiene conto delle procedure di “risk assessment” adottate per uno specifico aeroporto.

Area di sicurezza di fine pista (Runway End Safety Area - RESA)

La RESA ha lo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili - e quindi ai loro occupanti - che dovessero arrivare troppo corti in atterraggio o uscire di pista in decollo o in atterraggio. Tale area, delle dimensioni minime sotto specificate, deve essere presente presso entrambe le estremità della strip.

Per gli aeroporti esistenti con piste non strumentali di codice 1 e 2 possono essere autorizzate deroghe rispetto alle prescrizioni del presente paragrafo 5, in considerazione delle caratteristiche specifiche dell’aeroporto.

La RESA è simmetrica rispetto all’asse pista, con una larghezza minima pari al doppio della larghezza della pista. Ove realizzabile la larghezza della RESA è pari alla larghezza della CGA. Per le piste di nuova realizzazione, o in occasione di prolungamento della pista, la larghezza della resa è pari alla larghezza della CGA.

Per piste già realizzate su aeroporti esistenti la lunghezza della RESA deve essere di almeno 90 metri.

Negli altri casi occorre predisporre una RESA di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per piste di codice 1 e 2. In occasione di modifiche significative della configurazione interna dell’aeroporto e dei suoi dintorni, o del tipo o livello di traffico ad esso destinato, l’ENAC valuterà la possibilità di estendere la lunghezza minima della RESA ad almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per le piste strumentali di codice 1 e 2.

Di conseguenza il gestore deve adottare procedure per la revisione della lunghezza di RESA, in considerazione di fattori di valutazione del rischio quali:

(a) la natura e l’ubicazione degli ostacoli oltre la fine della pista;

(b) il tipo di aeromobili e il livello di traffico nell’aeroporto nonché le variazioni effettive o previste di entrambi questi fattori;

(c) il verificarsi in passato di atterraggi lunghi e relativi fattori causali;

(d) le caratteristiche di coefficiente d’attrito e di drenaggio della pista;

(e) la disponibilità di aiuti alla navigazione;

(f) la possibilità di prendere delle misure procedurali volte alla riduzione del rischio;

(g) l’impatto complessivo sulla sicurezza di qualsiasi modifica, ivi inclusa la riduzione delle distanze dichiarate. 5.4 Qualora vincoli fisici impediscano la realizzazione di una RESA secondo i requisiti in paragrafo 5.3, possono essere adottate le seguenti misure di contenimento del rischio, che determinino risultati equivalenti a parità di condizioni operative:

(a) migliorare le caratteristiche superficiali delle piste e i sistemi di rilevazione e registrazione delle condizioni di pista, soprattutto in caso di piste contaminate e soggette a precipitazioni;

(b) assicurarsi che vengano comunicate tempestivamente all’equipaggio di volo informazioni accurate e aggiornate su: condizioni atmosferiche, stato generale della pista, tipo di contaminazione, valore dell’azione frenante e quant’altro necessario; Edizione 2 del 21.10.2003 Capitolo 3 - 10

(c) migliorare la conoscenza, registrazione, previsione e divulgazione dei dati sul vento, ivi incluso il “wind shear” e ogni altra pertinente informazione sulle condizioni climatiche;

(d) ridurre la presenza di ostacoli al di là della RESA;

(e) potenziare gli aiuti visivi e strumentali per l’atterraggio (ivi inclusa l’installazione di un Sistema di Atterraggio Strumentale - ILS) per avere un posizionamento dell’aeromobile sul sentiero finale il più vicino a quello ottimale per l’atterraggio;

f) emanare, di concerto con le compagnie di navigazione aerea, e divulgare in maniera idonea le procedure operative ed eventuali restrizioni, relative alle condizioni atmosferiche avverse e ogni altra procedura aeroportuale significativa;

(g) prevedere idonei sistemi di arresto, tenendo conto degli eventuali rischi connessi al loro impiego;

(h) pubblicare le caratteristiche della RESA sull’AIP.

Ogni altra azione, che gli operatori e i gestori possono assumere di concerto per ridurre i rischi di uscite di pista, è di complemento a quanto elencato in precedenza. Nelle ipotesi di cui al presente paragrafo, il gestore deve predisporre uno studio aeronautico che, tenuto conto dei rischi connessi alla soluzione tecnica proposta e delle misure di attenuazione del rischio adottate, dimostri l’ottenimento di un livello di sicurezza equivalente a quello definito dai requisiti di cui al para 5.3. 5.5

La superficie della RESA deve favorire la decelerazione degli aeromobili nel caso di uscita di pista ma non deve:

(a) ostacolare il movimento dei veicoli di soccorso e antincendio;

(b) ridurre l’efficacia delle operazioni di soccorso e antincendio;

(c) costituire un pericolo per gli aeromobili nel caso di atterraggi corti o lunghi o uscite di pista in decollo.

Il profilo longitudinale della RESA non deve avere pendenze verso il basso superiori al 5% (1/20)e deve essere tale che nessuna sua parte fori le superfici di avvicinamento o decollo.

Le pendenze trasversali non devono essere superiore al 5% (1:20).

Cambi di pendenza e transizioni tra pendenze diverse devono essere graduali; deve essere pertanto rimossa ogni variazione repentina o inversione di pendenza.

Gli aiuti alla navigazione, che per la loro funzione devono essere posti entro la RESA, devono essere costruiti e ubicati in modo tale da costituire il minimo rischio possibile.

Zona di arresto (Stopway)

La Zona di arresto è un’area rettangolare definita, oltre la fine della TORA, che può essere adeguatamente predisposta e destinata come area nella quale un velivolo può essere arrestato in sicurezza nel caso di decollo abortito

La somma della TORA e della lunghezza della stopway determina la Distanza di Accelerazione e Arresto Disponibile (ASDA)

La stopway necessita di caratteristiche di portanza e resistenza all’usura inferiori a quelle della pista ad essa associata. In alcuni casi le superfici naturali possono essere adeguate, mentre in altri possono essere necessari drenaggi, lavori di livellamento e consolidamento del terreno o una pavimentazione leggera.

Portanza

La stopway deve avere una portanza sufficiente a sostenere gli aeromobili in uso sull’aeroporto, senza causare danni strutturali agli stessi

Una stopway deve consentire il passaggio senza impedimenti ai veicoli di soccorso e antincendio.

Larghezza

La stopway deve avere la stessa larghezza della pista associata.

Clearway

La clearway è un’area rettangolare, che può essere realizzata oltre la fine della corsa di decollo disponibile (TORA), libera da ostacoli che possono rappresentare un rischio per le operazioni di volo degli aeromobili. Congiuntamente con la pista essa fornisce un’area sopra la quale un velivolo può operare in sicurezza dalla rotazione, fino al raggiungimento delle altezze minime previste.

La superficie di una clearway non necessita di caratteristiche di portanza e può estendersi sul terreno o sull’acqua. Può estendersi anche al di fuori del confini dell’aeroporto, a condizione che sia sotto il controllo dell’ente di gestione, a garanzia della necessità che sia tenuta libera da ostacoli o da intrusioni di sorta.

Larghezza La larghezza della clearway alla fine della TORA deve essere almeno uguale alla larghezza della strip prevista per pista non strumentale.

Lunghezza La lunghezza della clearway - fino al primo ostacolo verticale, fatta esclusione di quelli frangibili e di altezza inferiore a m 0,9 - è di valore massimo pari al 50% della TORA." 3 Settembre 2016

Aeroporti, mappe acustiche e zonizzazioni e D. Lgs. 194/05

E' un'impasse "normativa-legislativa" da sbloccare: ma chi decide? Le mappatura acustiche delle infrastrutture aeroportuali, dove sono state eseguite nell'iter previsto, dalla mappa acustica alla zonizzazione relativa sono state realizzate secondo le prescrizioni del D.M. 31/10/1997 “Metodologia di misura del rumore aeroportuale” non ha ancora approvato procedure antirumore e la zonizzazione acustica.

Lo studio dell’impatto acustico generato e la zonizzazione acustica del territorio ed individuazione dei limiti sono stati espletati dalle Commissioni aeroportuali ex art. 5 del D.M. 31/10/1997 avvalendosi del modello previsionale INM - versione 7.0 b - e seguenti - metodologia realizzato dalla FAA statunitense. Dati di input e le modalità di impiego del modello dovrebbero essere risultati standard operativi comuni.

Le traiettorie e rotte di uscita e di arrivo hanno usufruito delle tracce e sottotracce

(5, la nominale più quattro sottotracce laterali, per rappresentare la naturale dispersione degli aeromobili) in conformità con il modello previsto nell’ECAC-CEAC Doc 29 secondo uno scenario prestabilito.

Le commissioni aeroportuali hanno proceduto all'identificazione dell'intorno aeroportuale, nelle zona A, zona B, zona C. I limiti per la rumorosità prodotta dalle attività aeroportuali come definite all'art. 3, comma 1, lettera m), punto 2), della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (5): sono state:

zona A: l'indice LVA non può superare il valore di 65 dB(A);

zona B: l'indice LVA non può superare il valore di 75 dB(A);

zona C: l'indice LVA può superare il valore di 75 dB(A).

Ma con la Direttiva 2002/49/CE, formalmente recepita nel nostro Paese con il DLgs 194 del 19/8/2005, l’armonizzazione tra il quadro normativo vigente ai sensi della L 447/95 e M seguenti non è stato aggiornato. La richiesta del D.Lgs. n. 194 del 2005 tuttavia elabora le mappe acustiche con descrittori acustici differenziati e definiti nello stesso decreto:

- Lden: Livello giorno-sera-notte (Day-Evening-Night Level), continuo equivalente a lungo termine ponderato “A”, espresso in decibel (dB), determinato sull’insieme dei periodi giornalieri di un anno solare

- Lnight: Livello notturno (Night Level) continuo equivalente a lungo termine ponderato “A”, espresso in decibel (dB), definito alla norma ISO 1996-2:1987, relativo a un anno solare, dove la notte è di 8 ore (dalle 22.00 alle 06.00).

Le valutazioni effettuate non possono essere in ogni caso utilizzate quale riferimento ai fini della individuazione di un eventuale superamenti di limiti, in quanto, come sopra accennato, il descrittore da utilizzare nelle valutazioni dell’impatto acustico degli aeroporti rimane l’LVA, ai sensi del D.M. 31 Ottobre 1997.

Il cosiddetto "Piano d’Azione ai sensi del D.Lgs. 194/05 in funzione dei aggiornati descrittori acustici rileva pertanto risultanze differenziate.

Gli obiettivi della L 447/95 e della normativa europea sul rumore ambientale, recepita con DLgs 194/05, in apparenza riguarderebbero uno la fotografia di una realtà acustica, la seconda rimanderebbe alla fase di monitoraggio, controllo ed alla prevenzione con ottica e strategie di risanamento dell'impatto acustico.

Come conciliare i due livelli di analisi e di mitigazione? Tra la fase del rilevamento acustico e del monitoraggio ai piani di risanamento/azione. A riguardo Stato e Regioni avrebbero dovuto provvedere da tempo. Le stesse Commissioni Aeroportuali avrebbero dovuto adeguare, aggiornare periodicamente le mappe acustiche e le zonizzazioni (in relazione al volume di traffico - storicamente progressivo - e alla tipologia delle flotte aeree operative), come le stesse società di gestione aeroportuale e nessun altro soggetto istituzionale si è nel contempo attivato e mobilitato con le loro capacità di lobbying per conciliare le normative in questione.

Il ritardo dei piani di risanamento, il loro finanziamento e la mitigazione del territorio e i benefici per i cittadini dell'intorno aeroportuale sono, inevitabilmente, conseguenti allo sblocco di questa impasse "normativa". 31 Agosto 2016

Aeroporti del Belpaese e le emissioni gassose

Dal masterplan, alle VIA e VAS, ma come si computa, con quale normativa? I propulsori che equipaggiano gli aeromobili delle flotte che operano sulle piste e lungo le vie di rullaggio e sui piazzali di sosta degli aeroporti e delle aerobasi italiane generano emissioni gassose che si propagano nell'intorno del sedime. Ma con quali normative, con quali linee guida sono calcolate le emissioni gassose di un aeroporto?

Se ogni aeromobile equipaggiato con un numero di propulsori variabile da uno a quattro viene identificato dalla "quantità e qualità" delle emissioni gassose prodotte ottiene un "certificato per le emissioni". Sono gli standard tecnici circostanziati dall'Annesso 16 Vol II dell'ICAO.

L' Annesso 16 ICAO ha definito i limiti che sono state acquisite dal Certification Specification (CS) 34 emesso dall'EASA in Europa e quindi obbligatorio per tutti gli Stati comunitari. Se alla circolare 303 dell'ICAO che ha circoscritto le linee guida al fine di minimizzare il consumo del carburante-avio in modo di contenere-ridurre le emissioni in atmosfera nell'ambito aeroportuale.

Se negli USA la FAA e l'ICAO hanno predipsosto ancora negli anni'80 il modello matematico Emissions and Dispersion Modeling System (EDMS) - complex source microcomputer model designed to assess the air quality impacts of proposed airport development projects - cosa avviene in Italia?.

Alle disposizioni operative in ICAO, in FAA e in numerosi Paesi coinvolti nelle misure di prevenzione e tutela delle popolazioni dell'intorno aeroportuali (e le aerobasi?), a quelle raccomandate da EASA in Italia cosa è avvenuto?

L'ENAC ente che rappresenta il Belpaese in ambito Icao che attraverso il Caep (Comitato di Protezione Ambientale per l’Aviazione) "di studiare, nel rispetto del concetto dello “sviluppo sostenibile” sancito dal protocollo di Kyoto, l’applicazione del commercio dei crediti di emissioni all’aviazione civile internazionale".

La Commissione Europea ha predisposto l’Emission Trading System a tutti i voli in partenza ed in arrivo in un aeroporto comunitario: cosa succede in Italia?

ENAC in documenti ufficiali sostiene:

"L’attività di prevenzione concretizzata nello sviluppo di progetti di studio e ricerca interdisciplinari, è fondamentale per favorire l’innovazione tecnologica, per valutare gli effetti sulla salute dei cittadini e per individuare criteri adeguati per la pianificazione aeroportuale e la gestione del territorio.

L’Enac, in un’ottica di sviluppo sostenibile, sta portando avanti uno studio orientato allo sviluppo del concetto di “capacità ambientale” di un aeroporto, ossia un criterio di misura per valutare la capacità operativa di uno scalo tenendo conto dell’impatto ambientale. In un simile contesto entrano in gioco molti elementi e fattori, da esaminare con una metodologia che deve essere necessariamente interdisciplinare. La materia è quanto mai articolata e complessa e richiede per sua stessa natura un continuo ricorso al coordinamento e alla comparazione."

Ma se, per quanto riguarda il rumore aeronautico, negli scali italiani sono state istituite le Commissioni in conformità al decreto 31 ottobre 1997 del Ministero dell’Ambiente e in determinati casi sono state deliberate "iniziali" zonizzazioni acustiche dell’intorno aeroportuale, cosa è stato fatto per le "emissioni gassose"?

ENAC con l'Informativa tecnica "Linee guida relative ad interventi per minimizzare l’uso di carburante e ridurre le emissioni gassose -edizione n° 1 del 20/4/2009 - che riprende la circolare 303 l’ICAO ha individuato un pacchetto di possibili misure operative mirate alle operazioni di volo e di terra che potrebbe globalmente ridurre il consumo di combustibile del 8 -18 %, sembrerebbe aver sintetizzato il suo intervento.

Dal sito web ENAC inserendo nello spazio della ricerca la voce "emissioni gassose aeroportuali" si evince, fra l'altro:

"Enac sta elaborando una circolare che, in linea con i criteri ICAO, delinea le misure operative adeguate per aumentare i benefici ambientali, comprendendo anche possibili miglioramenti operativi e tecnologici relativi alla gestione del traffico aereo. I provvedimenti relativi ai divieti di sorvolo - quote, estensione delle aree interdette, tipo di aeromobili - sono presi da Enac sulla base delle vigenti disposizioni, ai sensi del Codice della Navigazione Aerea." 30 Agosto 2016

Il Safety Management System (SMS) nel trasporto aereo del Belpaese

Normative sovranazionali ICAO ed EASA lo prevedono, ENAC lo ha reso obbligatorio nel 2006. Con il Safety Management System (SMS) Linee Guida e Strategie Edizione 26 settembre 2005 - DIREZIONE CENTRALE REGOLAZIONE TECNICHE e Il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti dell’Enac è stato reso obbligatorio con l’adozione di un Sistema di Gestione della Sicurezza (SMS) da parte del gestore aeroportuale. Il Regolamento ENAC aveva recepito gli standard e raccomandazioni dell’emendamento n. 4 dell’Annesso 14 ICAO, vol. 1 3a edizione e introdotto la “certificazione dell’aeroporto” e il “sistema di gestione della sicurezza” (Safety Management System - SMS)

Il Safety Management System nel sistema aviazione civile deve essere attuato da: aviazione civile deve essere attuato anche dagli esercenti delle aerolinee, come dalle altre aziende che operano nel settore vasto del trasporto aereo. E' diventata una sorta di "cultura della sicurezza" in aviazione e la stessa ANSV (Agenzia Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo) lo aveva incluso tra le Raccomandazioni per la Sicurezza del Volo nella Relazione finale d Relazione finale d’Inchiesta sull'inchiesta sull’incidente di incidente dl 8 Ottobre 2001 di Linate. L'obbligo del SMS al gestore di uno scalo è correlato agli aeroporti certificati sui quali si svolge un traffico superiore a 5.000 movimenti commerciali annui.

Quanti sono quindi in Italia?

La Rapporto 2015 ENAC - Dati di Traffico - identifica 26 scali, l'aeroporto di Pescara con 7.213 movimenti/anno è quello con meno voli. Il primo escluso è quello di Perugia con 4.424 voli/anno.

Quali sono le documentazioni che certificano l'operato dei 26 gestori aeroportuali del Belpaese?

Sono reperibili download dal web e di facile fruibilità per gli eventuali analisti e curiosi?

A tale riguardo il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti alla voce SMS rileva:

SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA

"Fatti salvi gli aeroporti di cui al punto 1.6, a far data dal 24 novembre 2006 il gestore deve dotarsi di un sistema di gestione della sicurezza (Safety Management System – SMS) che descriva la struttura dell’organizzazione, nonché i compiti, poteri e responsabilità del personale, ed assicuri che le attività siano condotte in un modo documentato e controllato.

Il sistema di gestione SMS include:

• la determinazione delle politiche di sicurezza del gestore;

• l’assegnazione delle responsabilità e dei compiti e l’emissione di direttive per il personale,

sufficienti per l’implementazione delle politiche aziendali e degli standard di sicurezza;

• il monitoraggio continuo degli standard di sicurezza;

• la registrazione e analisi delle deviazioni dagli standard applicabili;

• la definizione ed applicazione delle misure correttive;

• la valutazione della adeguatezza e della efficacia delle procedure applicate dalla organizzazione.

5.2 Il gestore deve predisporre verifiche periodiche e sistematiche del sistema di gestione della sicurezza, incluse le modalità di assolvimento delle proprie funzioni, tenuto anche conto dell’impatto delle attività svolte da altri soggetti in ambito aeroportuale.

5.3 Il gestore deve assicurare che le verifiche siano svolte da personale esperto ed adeguatamente qualificato in accordo ad un programma di verifica approvato dall’ENAC.

5.4 La documentazione relativa alle verifiche è conservata dal gestore per almeno 5 anni. L’ENAC può richiedere copia dei rapporti per condurre propri accertamenti.

5.5 Gli operatori aerei, i fornitori di servizi e ogni altra organizzazione che conduca attività in maniera autonoma nell’aeroporto, devono ottemperare ai requisiti relativi alla sicurezza dell’aeroporto. Il gestore attiva idonee procedure per verificare il rispetto dei requisiti.

5.6 Gli operatori aerei, i fornitori di servizi e ogni altra organizzazione che conduca attività in maniera autonoma nell’aeroporto, sono tenuti a collaborare con i programmi di sicurezza dell’aeroporto, riportando immediatamente qualsiasi incidente o inconveniente che possa avere un impatto sulla sicurezza.

5.7 Il gestore aeroportuale mette in atto un sistema per la raccolta e la gestione dei dati (reporting system) relativo agli eventi aeronautici occorsi nelle operazioni aeroportuali.

Tale sistema è altresì utilizzato per la segnalazione obbligatoria degli eventi di cui al decreto legislativo del 2 maggio 2006 n. 213. Esso comprende le segnalazioni dei soggetti di cui al precedente punto 5.6 e può contenere anche le segnalazioni volontarie previste dal citato decreto legislativo."

Strumenti operativi del SMS attraverso il risk management system risultano:

1. Identificazione degli hazards

2. Analisi dei rischi

3. Valutazione dei rischi

4. Mitigazione dei rischi fino a livelli tollerabili

5. Misurazione dell’efficacia delle azioni adottate. 27 Agosto 2016

Aeroporti, aerobasi e aziende a rischio rilevante

Il Risk assessment e il Piano di Rischio e RIR sono aggregati? Quanti sono i Comuni aeroportuale e aerobasi e magari anche i Comuni delle piste di scali minori fino alle aviosuperfici che hanno analizzato e predisposto la "Pianificazione urbanistica e territoriale in prossimità degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante". Quante sono le aziende RIR insediate nel territorio comunale in prossimità di piste di volo e che hanno verificato e deliberato il Piano di rischio integrato con le operazioni di volo di una infrastruttura aeroportuale?

Dopo l'incidente del Boeing 737 di Bergamo che ha finito la sua corsa "folle" oltre il fine pista e oltre il sedime e attraverso due strade su una Provinciale l'esigenza di verificare che un "censimento" di queste aziende, in funzione della loro localizzazione rispetto alla pista è diventata una questione primaria-

Per i cittadini dell'intorno delle piste di volo così come per i passeggeri e il personale di volo.

Se in Italia l’ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, tra i suoi compiti istituzionali identifica, analizza e raccoglie, con l’elaborazione e la diffusione di dati e di informazioni di interesse ambientale. Per quanto attiene, in particolare, la conoscenza dei fattori di pressione per il territorio connessi alla presenza di attività industriali con pericoli di incidente rilevante, l’ISPRA ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con il Sistema delle Agenzie ambientali, in relazione alle informazioni fornite dai gestori in adempimento al D.Lgs. 334/99 e al successivo decreto di modifica D.Lgs. 238/05, anche i Comuni aeroportuali devono assolvere un compito decisivo.

Con il Piano di Governo del Territorio ogni singolo Comune devono sviluppare i vincoli dell'Art 707, dell'Art 715 e Art 711 del Codice di Navigazione aerea per il Piano di Rischio (Zone A, B, C e D), del Rischio terzi Risk assessment e Piano ostacoli in relazione alla Pianificazione territoriale in presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Il rapporto riguardante la “Mappatura del rischio industriale in Italia” (giugno 2000, novembre 2002 e settembre 2007), aggiornato da ISPRA nel 2013, perciò un elenco di tutte le aziende a rischio è stato integrato dai Comuni Aeroportuali con le loro specificità aggiuntive?

La metodologia di analisi delle aree di danno e definizione dei criteri di compatibilità territoriale, la compatibilità territoriale secondo il DM 9/5/2001, le Categorie Territoriali (A, B, C, D, E, F), le specifiche cassi, categoria di effetti di probabilità degli eventi Elevata letalità, Inizio letalità Lesioni, irreversibili, lesioni reversibili (< 10-6 DEF CDEF BCDEF ABCDEF - 10-4 - 10-6 EF DEF CDEF BCDEF - 10-3 - 10-4 F EF DEF CDEF -> 10-3 F F EF DEF) come sono state integrate dalle curve di isorischio del risk assessment?

La redazione di questi documentazione determina anche la pianificazione del Piano di Emergenza Aeroportuale del Piano Emergenza Esterno allo stesso sedime di scalo in relazione non solo alle stesse procedure ma sopratutto per conseguire attraverso la stesura di un Piano di Settore globale

i seguenti obiettivi:

􀀹 Garantire un maggior livello di sicurezza integrato tra il rischio aeroportuale e quello industriale nel territorio attiguo

􀀹 Definire un possibile criterio di integrazione tra normativa regionale e nazionale per

verificare la compatibilità territoriale tra aeroporto e il territorio circostante

􀀹 Definire criteri per verificare la compatibilità con le infrastrutture di trasporto aereo, viario, ferroviario e le reti tecnologiche

􀀹 Individuare classi di pericolosità ambientale per gli stabilimenti RIR e gli ambiti aeroportuali (Terminal, parcheggi, piazzali, serbatoi, ecc.)

􀀹 Individuare gli elementi ambientali vulnerabili in funzione della classe di pericolosità dello

stabilimento, del Piano di Rischio e del Risk assessment aeroportuale

􀀹 Individuare situazioni ostative tra le operazioni di volo aeroportuali (numero di voli/giorno di voli/anno, divieto per talune tipologie di aeromobili) all’insediamento di aziende RIR. 23 Agosto 2016

Ryanair investe un Mld di euro in Italia: un annuncio e/o una realtà?

Dalle imposte imbarco passeggeri, ai tributi ambientali al co-marketing. Un'enfasi e un soddisfazione sconfinata ha accompagnato la conferenza stampa congiunta del Ministro dei Trasporti Graziano Delrio e del CEO di Ryanair ,

Michael O’Leary : i media televisivi, quelli on-line e la stampa hanno condiviso integralmente le dichiarazioni. Hanno riguardato gli investimenti del vettore irlandese e l'impegno di nuove rotte dal belpaese e nuove assunzioni.

Le strepitose affermazioni non hanno trovato domande e interrogativi e commenti tra i tanti giornalisti che hanno "raccontato" l'evento.

Ecco comunque i titoli dell'annuncio con crescita record per Ryanair:

– acquisto di 10 nuovi aeromobili per operare sul mercato aereo Italiano;

– apertura di 44 nuove rotte, 21 dagli aeroporti Roma-Milano, 23 da altri scali minori-regionali del Belpaese;

– stima di incremento di tre milioni di nuovi passeggeri (10% incremento nel 2017);

– traguardi Ryanair per oltre 35 milioni di utenti da/per gli del Belpaese nel 2017;

– creazione di altri 2.250 posti di in relazione ai voli Ryanair nel 2017.

La nota stampa ufficiale della aerolinea leader europea low cost sostiene:

"Ryanair, la compagnia n.1 in Italia, oggi (17 agosto) ha accolto con grande favore le iniziative prese dal Governo del presidente Matteo Renzi di annullare l’incremento di €2.50 della tassa municipale dal 1º Settembre 2016, e la modifica delle linee guida aeroportuali del Ministro Graziano Delrio, che permetteranno agli aeroporti regionali italiani di competere in condizioni di parità con gli aeroporti di Roma e Milano.... Ryanair ha anche annunciato, in risposta a queste iniziative del Presidente Renzi e del Ministro Delrio, che accelererà i piani di sviluppo per il mercato italiano nel 2017"....sopra descritti.

Ma è tutto vero?

Proviamo a riflettere.

Il miliardo di euro in realtà dovrebbe sommare il costo dei nuovi 10 Boeing 737 - almeno 600 milioni di euro, si suppone carico della Ryanair - agli incentivi ai voli che con accordi di co-marketing i singoli aeroporti minori-regionali dovranno sottoscrivere. E' possibile ritenere che per sostenere, attivare e mantenere operative le 44 nuove rotte "qualcuno" debba impegnare almeno 400 milioni di euro? Circa un-milione/anno per volo con frequenza giornaliera sei giorni a settimana?

Ritenere che le seguenti rotte possano essere attivate senza accordi di co-marketing tradizionale e/o di nuove formule concordate localmente con la stessa aerolinea compatibili con la normativa UE sugli Aiuti di Stato è forse sbagliato?

Pescara – Copenaghen

Roma – Lourdes

Pescara – Cracovia

Roma – Norimberga

Bologna – Lisbona

Malpensa – Gran Canaria

Bologna – Eindhoven

Bergamo – Edimburgo

Trapani – Praga

Bergamo – Lussemburgo

Treviso – Cracovia

Bergamo – Vigo

Bari – Liverpool

Palermo – Bucarest

Per quanto concerne l'entusiasmo per la sospensione del’incremento di €2.50 dell'Addizionale Comunale per passeggero imbarcato dal 1º Settembre 2016, sicuramente iniqua, ma solo per una ragione precisa. All'imposta, infatti, versata dalla singola aerolinea, originariamente determinata per fondi da destinare ai Comuni aeroportuali italiani, sono stati attributi extra costi per finanziare gestioni previdenziali INPS, e solo una quota irrisoria raggiunge le amministrazioni del Comuni aeroportuali.

Alla soddisfazione delle aerolinee per la sospensione di "2.50 euro" dell'Addizionale Comunale i rappresentanti delle stesse aerolinee dovrebbero ricordare e, magari segnalare, come negli aeroporti del Belpaese - salvo IRESA parziale nel Lazio - non siano ancora state attivate le imposte ambientali.

Le emissioni acustiche e atmosferiche generate dagli aeromobili in decollo, a terra, e in avvicinamento e atterraggio non sono, infatti, a fronte delle raccomandazioni ICAO, UE e altri organismi sovranazionali, ancora sottoposte a tariffe come avviene da decenni sulla quasi totalità degli aeroporti Europei e internazionali. Tariffe e imposte indispensabili per sostenere fondi indispensabili a finanziare piani di tutela "ambientale" dell'intorno aeroportuale. Per fronteggiare l'impatto negativo e progressivo dell'inquinamento acustico e atmosferico. 19 agosto 2016

Aeroporti e rumore, reti di monitoraggio e loro reale efficacia

Quanti scali italiani sono attrezzati? La gestione delle lamentele. Una cosa è certa: rilevano solo il rumore aereo correlato ai tracciati radar dei voli in decollo e atterraggio.

Perciò solo ed esclusivamente le emissioni sonore in volo e trascurano del tutto il ground noise, quello degli aeromobili quando sono in movimento al suolo. Non registrano neppure il "fracasso" degli invertitori di spinta in fase di decelerazione a terra. Il Reverse noise è quindi escluso.

Il rumore, il frastuono delle emissioni sonore dei voli "correlate" ai tracciati radar dovrebbero - nei Report periodici forniti ai cittadini - dovrebbero risultare percentualmente segnalati per inquadrare "efficacemente" la realtà del scenario complessivo di un aeroporto in un determinato Contesto operativo.

Ma è un riscontro che solo raramente avviene. Spesso quando la percentuale delle correlazioni è segnalata non si identificano i velivoli esclusi, le cause, e la supposto portata del loro "fragore".

Ma se la rete di monitoraggio è, solitamente gestita dall'Azienda Aeroportuale, chi controlla, chi sovraintende alla corretta e funzionale operatività?

E' noto che l'art 2 comma 5 del DPR 11 dicembre 1997, n. 496. Ma sorge un dubbio (in realtà si ripropone da anni) le verifiche sono regolari e sistematiche e/o del tutto occasionali. Magari in seguito a segnalazioni e rimostranze dei cittadini residenti nell'intorno delle piste. Quando è avvenuto l'ultimo controllo sul "nostro" aeroporto vicino casa?

Le centraline, il loro posizionamento geografico , in altezza e strategico è quello ottimale? Le conformità agli standard prescritti risulta coerente (manutenzione, taratura, calibrazione, validazione, ecc.) e i risultati sono, in aggiunta, condivisi dalla popolazione residente nel circondario?

Le orecchie del cittadino medio abitante nei pressi della centraline conferma questi dati? Quanto vale quindi il riscontro "meccanico" con quello privato-personale del cittadino in oggetto? Composizione (numero) della rete, localizzazione delle centraline, efficienza.

Ma sopratutto correlazione con i tracciati radar, loro percentuale e, magari, segnalazione tempestiva riguardante voli "rumorosi" che non risultano "inglobati" nei valori comunicati ai cittadini e riportati dai Report periodici divulgati. La realtà appare alquanto problematica.

Secondo informative ufficiali sui seguenti aeroporti (civili commerciali, non le aerobasi) sono stati segnalate l'esistenza di sistemi di reti di monitoraggio:

Torino Caselle

Bergamo Orio al Serio

Milano Linate

Milano Malpensa

Verona Villafranca

Venezia Tessera

Bologna Borgo Panigale

Pisa San Giusto

Firenze Peretola

Ancona Falconara

Roma Ciampino

Roma Fiumicino

Napoli Capodichino

Bari Palese

Brindisi Casale

Foggia Gino Lisa

Taranto Grottaglie

Catania Fontanarossa

Palermo Punta Raisi

Pantelleria

Lampedusa

Alghero Fertilia

Cagliari Helmas

Non si hanno, invece, adeguate e altrettante notizie sul numero delle centraline installate (tra fisse e mobili), il loro corretto posizionamento, la loro conformità, la loro effettiva e efficiente installazione, la disponibilità dei dati, il livello di correlazione con i tracciati radar (le percentuali) e, sopratutto notizie sulla verifica periodica dell’efficienza del sistema, oltre alla verifica dei requisiti del sistema.

Con la rispondenza del sistema di monitoraggio ai requisiti richiesti.

L'ARPA di ogni Regione (D.P.R. 496/97) ha, di fatto, il compito della verifica e audit dell’efficienza del sistema di monitoraggio del rumore aeroportuale. All'ARPA, in combinazione con il gestore aeroportuale è assegnata anche la verifica della corretta applicazione delle procedure antirumore in atterraggio e in decollo, talvolta anche, nella fase di decelerazione in pista, l'utilizzo della spinta Reverse (non l'entità del rumore stesso).

Ma quale è la "periodicità" di controllo dell'ARPA? E' annuale? Chi certifica inoltre la validazione dei dati della rete di monitoraggio? Decisiva risulta anche l'operazione di cadenzata manutenzione del sistema installato. Dalle singole stazioni e all'elaborazione dei dati raccolti dal sistema e al processo di elaborazione degli stessi.

Ed in quali scali, inoltre, le reti di monitoraggio sono puntuali nella cosiddetta "gestione delle lamentele? Quando qualche cittadino segnala un passaggio basso di un velivolo, in una determinata circostanza (notte, giorno, orario, punto geografico e altro), lo stesso gestore e/o la Commissione Aeroportuale dovrebbe fornire una puntuale risposta e, talora, segnalare le cause dell'evento e l'eventuale sanzione nei riguardi del pilota/aerolinea che non ha rispettato la tecnica e la procedura antirumore in vigore? 17 Agosto 2016

 

Near miss, ancora una mancata collisione tra drone e aereo di linea

Lo scorso 11 agosto in Gran Bretagna. Il velivolo di linea stava in avvicinamento per l'atterraggio a Newquay Airport Cornwall - costa sud ovest dell'Inghilterra con 62 persone a bordo.

Il volo della Flybe Service proveniva dallo scalo di Londra -Stansted quando un drone è sfilato ad una distanza di circa 900 piedi (300metri). Nonostante l'immediata segnalazione dei piloti, confermata, dai radar, dell'operatore del drone e dello stesso drone non è rinvenuta alcuna traccia.

Il numero di casi di near-misses con droni sta crescendo. Aveva destato clamore un caso avvenuto in atterraggio all'aeroporto di Londra Heathrow lo scorso mese di in Aprile: il velivolo coinvolto era della flotta della British Airlines.

Secondo le casistiche-statistiche dell'Airprox Board (agenzia di safety UK) nel corso del 2015 i casi sono quadruplicati rispetto all'anno precedente. Nello scorso mese di Giugno 2016 sono stati divulgati ben sei casi occorsi nel periodo tra Marzo e l'inizio di Maggio 2016, in sole sei settimane.

Una situazione registrata mensilmente anche negli USA. La FAA a riguarda riporta almeno 100 segnalazioni di droni (APR; UAS Unmanned Aircraft Systems; UAV; ecc) al mese. Eventi che si registrano nonostante l'intesa campagna informativa, le precauzioni e le misure di monitoraggio attivate e le sanzioni previste per gli autori-trasgressori.

Con le odierne stime di incremento del traffico aereo civile-commerciale, il raddoppio entro 20 anni, e il successo nelle vendite dei droni (inferiori a 4kg, tra 4-25 kg e superiori) registra un incremento minimo del 30% ogni anno il "rischio di conflitti" di volo, e di traffico e di near miss collision non possono che preoccupare.

Negli USA la FAA e il Department of Homeland Security stanno predisponendo l'utilizzo di un sistema di monitoraggio e controllo nel circondario (5 miglia-10km) degli aeroporti.

Il sistema new technology è chiamato SkyTracker ed è in grado di rilevare i segnali radio degli stessi droni in volo in prossimità dei velivoli impegnati nella fasi di decollo e atterraggio. Sarebbe anche in grado di localizzare l'operatore del pilotaggio remoto al suolo.

Quale è la situazione nel Belpaese. Chi riceve le segnalazioni di near miss e quale casistica, quale scenario di "rischio" e presenza nei pressi di grandi e piccoli e minori aeroporti disponiamo?

Non è forse possibile che nei maggiori aeroporti italiani i near miss registrati e segnalati risultino superiori, sia numericamente che statisticamente quanto percentualmente? 15 agosto 2016

Il Belpaese di fronte alla prima pista-porto-stazione suborbitale

Dove localizzare lo SpazioPorto? A Fiumicino no! L'Italia deve ancora risolvere il Piano Nazionale Aeroporti, deve deliberare masterplan al 2030 e oltre per piste di volo-decollo affossate tra edificazioni, centri abitati, autostrade, aziende a rischio incidente rilevante, chiese, istituti scolastici di ogni ordine e grado. Deve ancora aggiornare il Piano di Rischio per incidente aereo e il Rischio terzi (risk assessment) - anche le zonizzazioni acustiche e le emissioni gassose e altro devono essere adeguatamente fronteggiate - della quasi totalità delle piste del Belpaese, quando siamo dinanzi a un prospettiva ancora più avanzata.

Dove localizzare la prima stazione per voli suborbitali e/o per il turismo spaziale?

Servirà una nuova infrastruttura dedicata, lontano da sistemi antropici rilevanti, o, diversamente potremmo utilizzare una qualche aeroporto tra quelli del Piano Nazionale Aeroporti?

Passare dalle ex aerobasi militari, dalle ridotte piste di Baracca e dei Pionieri del volo della prima e seconda Guerra Mondiale alle infrastrutture aeroportuali del sistema strategico che inquadra i Aeroporti Principali 24, ai 18 Aeroporti di Servizio, identificando Gates Intercontinentali e aeroporti strategici, verificando e autorizzando il loro potenziamento ed espansione, non sembrerebbe essere stato un'impresa ardua.

Saggio, comunque, evitare anche di localizzare il PortoSpazio in una delle residue aerobasi dell'Aeronautica Militare Italiana (Sigonella, Pisa, Istrana, Rivolto, Ghedi, ecc.). Le esperienze civili-commerciali e militari di espansione di infrastrutture non dovrebbe, comunque, impedire anche la designazione, in tale contesto, anche della prima stazione Italiana per voli suborbitali.

Perché ritardare un progetto che potrebbe impedire al Belpaese di assicurarsi uno spazio nella frontiera dei voli extraterrestri?

L'industria aerospaziale, lo stesso turismo prossimo alla linea di Karman oltre all'opportunità di collegare le due sponde dell'Atlantico e del Pacifico in poche ore di volo è una realtà dell'immediato futuro.

E' già il presente.

Il Belpaese con Hyplane, il jet “made in Italy”, è entrato nel turismo spaziale. Il velivolo supersonico è stato recentemente illustrato il progetto a Milano e rappresenta la risposta italiana al SpaceShipTwo di Richard Branson della Virgin Atlantic.

Portare turisti oltre i confini nazionali e attrarli con i mezzi-spaziali - velivoli della Nasa, della Virgin Galactic, della Blue Origin, Bigalow, Space X e Orbital Atk - diventa una esigenza che il Belpaese non può trascurare e/o differire.

Un progetto esiste e l'Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac), l'Agenzia federale degli Stati Uniti per l'Aviazione (Faa) e l'Agenzia spaziale (Asi) - si legge sui media - stanno dialogando: come ad esempio e da dove far decollare i voli suborbitali in grado di collegare Roma e New York in poco più che un'ora di volo?

Se da un lato il Piano Nazionale Aeroporti ha previsto il raddoppio dello scalo di Fiumicino non sembrerebbe aver delineato - almeno in tale masterplan - la prospettiva di ospitare anche il traffico aereo "suborbitale".

Dove localizzare quindi le "navicelle spaziali" suborbitali? Dove localizzare una infrastruttura del genere? Negli USA lo Spaceport America è stato insediato nel New Mexico.

E' molto meglio pianificare per tempo una infrastruttura distante dai centri abitati: evitare preliminarmente la costituzione di Comitati di cittadini e residenti che si oppongono pregiudizialmente allo SpazioPorto è fondamentale. 13 agosto 2016

Commissione UE e infrazioni per Aiuti di Stato: alcuni altri casi

Sette decisioni in Germania, Belgio, Italia e Svezia. Con il seguente comunicato stampa la Commissione Europea aveva segnalato questi casi:

Bruxelles, 1° ottobre 2014

Aiuti di Stato: ulteriori dettagli sulle decisioni della Commissione relative al finanziamento degli aeroporti e delle compagnie aeree in Germania, Belgio, Italia e Svezia

(Cfr. anche comunicato stampa IP/14/1065)

La Commissione ha adottato in data odierna sette decisioni ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato riguardanti la concessione di aiuti di Stato a favore di aeroporti e compagnie aeree relativamente a tre aeroporti in Germania (Frankfurt Hahn, Saarbrücken e Zweibrücken), un aeroporto in Belgio (Charleroi), un aeroporto in Italia (Alghero) e un aeroporto in Svezia (Västerås). La Commissione ha avviato inoltre un'indagine approfondita relativa a misure di sostegno finanziario accordate ad alcune compagnie che effettuano voli in partenza dall'aeroporto belga di Bruxelles-National (Zaventem). Già nei primi mesi del 2014 la Commissione aveva inoltre concluso la valutazione di altri 17 casi di misure di aiuti al funzionamento e agli investimenti a favore di compagnie aeree e aeroporti1.

Gli interventi pubblici a favore delle imprese che svolgono attività economiche non sono considerati aiuti di Stato ai sensi delle norme dell'UE se vengono effettuati a condizioni che sarebbero accettabili per un investitore privato operante in un'economia di mercato (principio dell'operatore in un'economia di mercato). Se tale principio è rispettato, la misura non conferisce alcun vantaggio all'impresa e quindi non comporta aiuti di Stato.

In caso contrario, la misura comporta aiuti di Stato e la Commissione valuta quindi se possa essere considerata compatibile con il mercato unico dell'UE. In pratica, la Commissione verifica se la misura è conforme alle norme comuni dell'UE che autorizzano, a determinate condizioni, la concessione di aiuti a favore di progetti che promuovono obiettivi di interesse comune, come quelli della politica dei trasporti o di coesione dell'UE.

I criteri di valutazione per gli interventi pubblici a favore di aeroporti e compagnie aeree sono definiti negli orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree ("orientamenti sul trasporto aereo"), adottati nel febbraio 2014 (cfr. IP/14/172, MEMO/14/121 e, per maggiori dettagli, il policy brief). Le norme in questione mirano a garantire buoni collegamenti tra le regioni e a soddisfare le esigenze dei cittadini europei in materia di trasporto e, allo stesso tempo, a stabilire condizioni di parità tra gli aeroporti e le compagnie aeree nel mercato unico.

1) Frankfurt-Hahn 1 – Germania

Nel 2008 (IP/08/956) la Commissione ha avviato un'indagine approfondita su diverse misure di finanziamento (ad esempio, accordi di trasferimento di profitti e perdite, aumenti di capitale, sovvenzioni dirette, ecc.) attuate da Fraport AG (fino al 31.12.2008 la società madre dell'aeroporto di Frankfurt-Hahn e gestore dell'aeroporto di Frankfurt Main), dal Land Renania-Palatinato e dal Land Assia a favore dell'aeroporto di Frankfurt-Hahn nonché sugli accordi conclusi con Ryanair nel 1999, 2002 e 2005, come pure sul tariffario dei diritti aeroportuali introdotto nel 2001 e 2006.

L'indagine approfondita ha rivelato che alcune sovvenzioni dirette, gli accordi di trasferimento di profitti e perdite del 2001 e del 2004 e l'aumento di capitale del 2004 da parte di Fraport AG non costituiscono aiuti di Stato in quanto sono stati attuati prima della sentenza Aéroports de Paris2 o non sono imputabili allo Stato. Le altre misure di finanziamento a favore dell'aeroporto (tra cui l'aumento di capitale del 2004 da parte del Land Renania-Palatinato e del Land Assia, le sovvenzioni dirette, ecc.) costituiscono aiuti di Stato, ma tali aiuti sono compatibili con le norme dell'UE essendo conformi agli orientamenti sul trasporto aereo del 2005 e del 2014, tenuto conto dell'importanza dell'aeroporto per lo sviluppo e l'accessibilità della regione di Hunsrück e il decongestionamento dell'aeroporto di Frankfurt Main.

Quanto agli accordi conclusi con Ryanair nel 1999, 2002 e 2005, l'indagine ha dimostrato che al momento della loro conclusione ci si poteva ragionevolmente aspettare che avrebbero portato ad un aumento incrementale dei profitti. Inoltre si prevedeva che il tariffario introdotto nel 2001 e nel 2006 avrebbe contribuito all'aumento della redditività del gestore aeroportuale. Poiché sarebbero stati accettati da un operatore in un'economia di mercato, i termini dell'accordo non comportano un aiuto di Stato ai sensi della normativa dell'UE.

Frankfurt-Hahn è un aeroporto regionale della Renania-Palatinato (Germania), con un volume di traffico di circa 2,6 milioni di passeggeri e 450 000 tonnellate di merci. Dal 1999 l'aeroporto ha conosciuto una considerevole crescita che però ha risentito della crisi economica e finanziaria. Fino alla fine del 2008 Fraport AG è stato azionista di maggioranza dell'aeroporto finché nel 2009, gli è subentrato come azionista di maggioranza il Land Renania-Palatinato. Ne detiene una quota anche il Land Assia (17,5%).

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.21121 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

2) Frankfurt-Hahn 2 – Germania

A seguito di un'indagine approfondita avviata nel 2011 sul finanziamento dell'aeroporto di Frankfurt-Hahn tra il 2009 e il 2011 (IP/11/874), la Commissione ha concluso che i prestiti pari a 47 milioni di EUR che l'aeroporto ha ricevuto dall'impresa pubblica Investitions-und Strukturbank sono stati concessi a condizioni di mercato e non costituiscono aiuti di Stato. Il prestito di circa 6,8 milioni di EUR concesso dalla stessa banca di proprietà pubblica, la garanzia statale del 100% e i prestiti erogati tramite l'accordo di cash pool del Land Renania-Palatinato costituiscono invece aiuti di Stato; tali aiuti sono però compatibili con la normativa dell'UE, tenuto conto in particolare dell'importanza dell'aeroporto per lo sviluppo regionale, la connettività della regione e il decongestionamento dell'aeroporto di Frankfurt Main.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.32833 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

3) Saarbrücken – Germania

A seguito di un'indagine approfondita avviata nel 2012 (IP/12/156), la Commissione ha autorizzato aiuti a favore dell'aeroporto di Saarbrücken. La Commissione ha concluso, inoltre, che gli sconti sui diritti aeroportuali e l'accordo di commercializzazione con Air Berlin non costituiscono aiuti di Stato.

L'aeroporto di Saarbrücken ha beneficiato di aiuti agli investimenti e al funzionamento sotto forma di conferimenti annuali di capitale, trasferimento di terreni e lettere di patronage. La Commissione ha valutato l'aiuto concesso nel periodo 2000-2012 e ha approvato gli aiuti agli investimenti e al funzionamento a favore dell'aeroporto. Data la vicinanza dell'aeroporto di Zweibrücken (40 chilometri su strada), la Commissione ha valutato, fra l'altro, se sussisteva una duplicazione di infrastrutture non redditizie e ha concluso che non era Saarbrücken a duplicare Zweibrücken, ma il contrario.

Per quanto riguarda le compagnie aeree che utilizzano l'aeroporto, nel 2007 l'aeroporto di Saarbrücken ha introdotto nel proprio tariffario una serie di sconti sui diritti aeroportuali. Nel 2011, l'aeroporto ha concluso un accordo di commercializzazione con Air Berlin. L'indagine ha dimostrato che il tariffario e l'accordo di commercializzazione con Air Berlin erano effettuati a condizioni che un operatore privato avrebbe accettato, in particolare in quanto al momento della loro introduzione ci si poteva aspettare che avrebbero portato ad un aumento incrementale dei profitti. Pertanto, tali misure non comportano aiuti di Stato.

L'aeroporto di Saarbrücken è un aeroporto regionale nel Saarland (Germania) con un traffico di circa 400 000 passeggeri l'anno. L'aeroporto è in funzione da decenni: è stato inaugurato nel 1928, chiuso nel 1939 allo scoppio della guerra e tornato in funzione nel 1966. L'aeroporto è situato in prossimità dell'aeroporto di Zweibrücken, a 40 km di distanza.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.26190 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

4) Zweibrücken – Germania

A seguito di un'indagine approfondita avviata nel 2012 (cfr. IP/12/156), la Commissione ha concluso che gli aiuti di Stato ricevuti dall'aeroporto di Zweibrücken e dalle compagnie aeree che l'hanno utilizzato tra il 2000 e il 2009 erano incompatibili con le norme dell'UE.

L'aeroporto di Zweibrücken ha ricevuto aiuti di Stato sotto forma di aiuti pubblici all'investimento e di conferimenti annuali di capitale per un importo totale di circa 47 milioni di EUR. Considerando che Zweibrücken dista solo 40 km di strada (e circa 20 km in linea d'aria) dall'aeroporto di Saarbrücken, che è in funzione da decenni e fornisce sufficiente capacità aeroportuale alla regione, la Commissione ha concluso che l'aeroporto di Zweibrücken rappresenta una semplice duplicazione dell'aeroporto di Saarbrücken. Di conseguenza, l'aiuto di Stato concesso a favore dell'aeroporto di Zweibrücken non può essere considerato un intervento che contribuisce a un obiettivo di interesse comune ed è pertanto incompatibile con le norme dell'UE in materia di aiuti di Stato, sulla base degli orientamenti sul trasporto aereo del 2005 e del 2014.

La Commissione ha constatato inoltre che, al momento in cui sono stati conclusi, non ci si poteva aspettare che gli accordi sui servizi aeroportuali e di commercializzazione conclusi con Germanwings (una controllata di Deutsche Lufthansa), TUIFly e Ryanair avrebbero generato più profitti dei costi supplementari. Poiché nessun operatore in un'economia di mercato avrebbe concluso tali accordi destinati a perdite incrementali, essi costituiscono aiuti di Stato a favore delle compagnie aeree. La Commissione ha peraltro ritenuto che l'aiuto di Stato concesso attraverso questi accordi non era compatibile con le norme dell'UE. Gli importi di aiuti di Stato incompatibili sono stimati a circa 1,2 milioni di EUR per Germanwings, 200 000 EUR per TUIFLY e 500 000 EUR per Ryanair.

Poiché sia l'aeroporto di Zweibrücken che le diverse compagnie aeree che lo utilizzano hanno ricevuto un aiuto di Stato incompatibile, tale aiuto deve essere recuperato dalla Germania presso i beneficiari.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.27339 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

5) Charleroi – Belgio

A seguito di un'indagine approfondita avviata nel 2002 (cfr. IP/02/1854), ampliata poi nel 2012 (cfr. IP/12/265), la Commissione ha concluso che alcune misure concesse dal Belgio a Brussels South Charleroi Airport (BSCA), gestore dell'aeroporto di Charleroi, sotto forma di un canone di concessione troppo basso rispetto a quanto avrebbe richiesto un operatore privato, costituiscono aiuti di Stato ai sensi della normativa dell'UE. Tali misure di aiuto di Stato risultano incompatibili con il mercato interno dall'entrata in vigore dei nuovi orientamenti sul trasporto aereo, il 4 aprile 2014. La Commissione ha quindi chiesto al Belgio di porre fine a tali misure di aiuto aumentando il canone di concessione pagato da BSCA al livello di quello che un operatore privato avrebbe chiesto in cambio di tali misure. In secondo luogo, la Commissione ha chiesto al Belgio di recuperare i pagamenti effettuati in base a tali misure di aiuto dal 4 aprile 2014. Alla data della decisione, l'importo da recuperare (senza interessi) è di circa 6 milioni di EUR. Tale importo continuerà ad aumentare fintanto che il Belgio non avrà posto fine a tali misure di aiuto.

Diverse altre misure a favore di BSCA non sono ritenute aiuti di Stato oppure costituiscono aiuti di Stato che possono essere autorizzati in quanto compatibili con le norme dell'UE.

La Commissione ha inoltre esaminato alcuni accordi stipulati tra BSCA e Ryanair, la principale compagnia aerea presso l'aeroporto di Charleroi, e ha concluso che nessuno di tali accordi comporta aiuti di Stato ai sensi della normativa dell'UE, o perché le misure non sono imputabili allo Stato o perché, al momento della concessione delle misure, la regione Vallonia e BSCA hanno agito come un operatore in un'economia di mercato. La Commissione ha applicato tale criterio in base ai principi sanciti dal Tribunale in occasione dell'annullamento della decisione della Commissione del 2004 relativa all'aeroporto di Charleroi (cfr. IP/04/157).

Charleroi è un aeroporto belga che dal 2000 ha registrato una crescita esponenziale, in particolare grazie agli investimenti effettuati dalla regione Vallonia e all'insediamento della Ryanair: il traffico è cresciuto da 255 000 passeggeri nel 2000 a quasi 6,8 milioni nel 2013. Le misure di aiuto a favore di BSCA hanno avuto un impatto positivo sullo sviluppo della regione, ma al tempo stesso hanno falsato la concorrenza rispetto ad altri operatori, in particolare l'aeroporto di Bruxelles-National. Per questo motivo, la Commissione chiede al Belgio di porre fine alle misure di aiuto in questione.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.14093 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

6) Alghero – Italia

A seguito di un'indagine approfondita (cfr. IP/07/1309), ampliata poi nel 2012 (cfr. IP/12/698), la Commissione ha approvato, in quanto compatibili con le norme dell'UE, gli aiuti concessi dall'Italia a favore di SO.GE.A.AL, gestore dell'aeroporto di Alghero, sotto forma di conferimenti di capitale, e gli aiuti per finanziare miglioramenti infrastrutturali nel periodo 2000–2010.

La Commissione ha valutato gli aiuti pregressi concessi all'aeroporto alla luce degli orientamenti sul trasporto aereo del 2014. La Commissione ha constatato che gli aiuti erano limitati al minimo necessario per garantire la redditività economica dell'aeroporto e non hanno dato luogo a indebite distorsioni della concorrenza. L'aiuto contribuisce al conseguimento di un obiettivo di comune interesse, ossia il miglioramento dell'accessibilità, della connettività e dello sviluppo regionale della Sardegna, in cui è ubicato l'aeroporto.

L'indagine ha concluso inoltre che l'aiuto al finanziamento di infrastrutture e attrezzature presso l'aeroporto di Alghero rispetta sia gli orientamenti sul trasporto aereo del 2005 sia quelli del 2014, in quanto promuove la connettività della regione Sardegna senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.

La Commissione ha quindi esaminato gli accordi conclusi tra SO.GE.A.AL e le compagnie aeree che hanno utilizzato l'aeroporto di Alghero nel periodo 2000–2010 ed è giunta alla conclusione che, al momento della loro conclusione, ci si poteva ragionevolmente aspettare che gli accordi conclusi tra questa società e Ryanair/AMS, Alitalia, Volare, bmibaby, Air Italy e Air Vallée avrebbero migliorato la situazione finanziaria dell'aeroporto e non avrebbero pertanto conferito ai vettori un indebito vantaggio economico rispetto ai loro concorrenti. Invece, la Commissione ha stabilito che l'accordo concluso da SO.GE.A.AL con Germanwings nel 2007 e quello concluso con Meridiana nel 2010 comportano aiuti di Stato di lieve entità a favore di tali compagnie aeree. Ha sancito quindi che tali aiuti rappresentano aiuti al funzionamento per tali compagnie aeree che non possono essere dichiarati compatibili con le norme dell'UE e devono essere rimborsati dai beneficiari.

Nel 2013 il volume di traffico dell'aeroporto di Alghero è stato di circa 1,5 milioni di passeggeri. A seguito di una denuncia, nel settembre 2007 la Commissione ha avviato un'indagine approfondita per valutare la compatibilità con le norme UE in materia di aiuti di Stato delle misure concesse al gestore dell'aeroporto di Alghero, nonché degli accordi firmati da quest'ultimo con Ryanair (cfr. IP/07/1309). Nel 2012 la Commissione ha esteso l'indagine anche a misure aggiuntive, in particolare diversi accordi conclusi da SO.GE.A.AL con Ryanair e altre compagnie aeree (cfr. IP/12/698).

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.23098 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

7) Västerås — Svezia

A seguito di un'indagine approfondita (cfr. IP/12/44) avviata nel 2012, la Commissione ha approvato gli aiuti concessi dalla Svezia all'operatore dell'aeroporto di Västerås (VFAB) sotto forma di conferimenti di capitale da parte dei suoi azionisti pubblici (principalmente il comune di Västerås) nel quadro del programma nazionale di aiuti a favore degli aeroporti regionali. Gli aiuti erano stati concessi nel periodo 2000-2010.

La Commissione ha valutato gli aiuti pregressi come aiuti al funzionamento ai sensi degli orientamenti sul trasporto aereo del 2014 e ha concluso che gli aiuti erano limitati al minimo necessario per garantire la redditività economica dell'aeroporto e non hanno dato luogo a indebite distorsioni della concorrenza. Essa ha inoltre concluso che l'aiuto contribuisce al conseguimento di un obiettivo di comune interesse, ossia il miglioramento dell'accessibilità, della connettività e dello sviluppo regionale della regione in cui è ubicato l'aeroporto.

La Commissione ha inoltre esaminato una serie di accordi conclusi dal gestore dell'aeroporto VFAB con Ryanair (compresa la sua controllata per il marketing AMS) riguardanti l'uso dell'aeroporto di Västerås nel periodo 2001–2011. La Commissione ha constatato che al momento della loro conclusione, ci si poteva ragionevolmente aspettare che gli accordi tra VFAB e Ryanair/AMS avrebbero migliorato la situazione finanziaria dell'aeroporto e non avrebbero pertanto conferito un vantaggio economico indebito a Ryanair rispetto ai suoi concorrenti. Di conseguenza, tali accordi non configurano un aiuto di Stato a favore di Ryanair/AMS.

Nel 2013 l'aeroporto di Västerås ha registrato un traffico di circa 163 000 passeggeri. A seguito di una denuncia, nel settembre 2012 la Commissione ha avviato un'indagine approfondita per valutare la compatibilità con le norme UE in materia di aiuti di Stato delle misure concesse a favore del gestore aeroporto di Vasteras, nonché degli accordi firmati da quest'ultimo con Ryanair (vedi IP/12/44).

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.23098 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

8) Misure concesse a determinate compagnie aeree che operano presso l'aeroporto di Bruxelles-National (Zaventem) — Belgio

La Commissione ha avviato un'indagine approfondita riguardo alla sovvenzione concessa dal Belgio all'operatore dell'aeroporto di Bruxelles-National che prevede l'obbligo di trasferire tale sovvenzione alle compagnie aeree che nel 2012 hanno trasportato più di 400 000 passeggeri in partenza da Bruxelles-National. La sovvenzione ammonta a 19 milioni di EUR l'anno ed è stata concessa per tre anni (2013, 2014 e 2015). Secondo le informazioni attualmente a disposizione della Commissione, la maggior parte di questo contributo va a vantaggio di Brussels Airlines. Anche Jetairfly e Thomas Cook beneficiano di tale sovvenzione, seppur in misura minore.

La Commissione valuterà se la misura in questione costituisca aiuto di Stato ai sensi della normativa dell'UE per le compagnie aeree che ne beneficeranno e, in caso affermativo, valuterà se si tratta di aiuti compatibili con il mercato interno. Se dovesse rilevare che la misura ha dato luogo ad un aiuto incompatibile con il mercato interno, la Commissione chiederà al Belgio di recuperare gli importi che sono stati versati a seguito di questa misura.

Inoltre, dopo aver esaminato le osservazioni presentate dal Belgio a seguito dell'avvio dell'indagine approfondita, la Commissione può adottare una decisione che gli imponga di sospendere l'aiuto fintanto che la Commissione avrà preso una decisione in merito alla compatibilità dell'aiuto con il mercato interno.

L'aeroporto di Bruxelles-National è situato nella località di Zaventem, vicino a Bruxelles. Nel 2013 il suo volume di traffico ha superato i 19 milioni di passeggeri. La principale compagnia aerea operante su Bruxelles-National è Brussels Airlines.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.38105 nel Registro degli aiuti di Stato, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza.

1 :

Berlin Schönefeld (IP/14/173), Aarhus (IP/14/174), Marsiglia (IP/14/175), Ostrava (IP/14/176), Groninga (IP/14/403), Aeroporto dello Stretto (IP/14/660), isole Scilly (IP/14/533), isole Canarie (IP/14/401), Verona (IP/14/402), Gdynia (IP/14/138), Dubrovnik (caso SA.38168), Dortmund, Leipzig Halle, Niederrhein-Weeze, Pau, Angoulême e Nîmes (cfr. IP/14/863 per queste sei decisioni).

2 :

Nel 2000, nella sentenza "Aéroports de Paris", il Tribunale dell'UE ha dichiarato che la gestione di un aeroporto, compresa la fornitura di servizi aeroportuali alle compagnie aeree e ai prestatori di servizi negli aeroporti, costituisce un'attività economica (causa T-128/98). Prima di tale sentenza, le autorità pubbliche potevano ritenere legittimamente che le misure di finanziamento a favore degli aeroporti non costituissero aiuti di Stato ai sensi della normativa dell'UE. 5 agosto 2016

IRESA, un Regione si, tante no, per la Corte è no! In parte!

Nessuna perequazione tra aeroporti e Regioni del Belpaese. All'origine era stata la Regione Lombardia ad emanare l'Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA). Nulla di straordinario e sensazionale e anomalo. Lo prevedeva una norma "nazionale" e la stessa ICAO promuove imposte equivalenti.

Ma ecco che la stessa regione Lombardia riferisce sul sito web "A decorrere dal 1° gennaio 2013 è stata sospesa l'applicazione dell'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili (IRESA) di cui agli articoli da 64 a 67 bis della legge regionale 14 luglio 2003, n. 10 (Riordino delle disposizioni legislative regionali in materia tributaria - Testo unico della disciplina dei tributi regionali).

In seguito è stata - tra alcune altre - la Regione Lazio a promulgare la stessa IRESA che è utile ricordarlo è una imposta a totale carico delle compagnie aeree che, con la loro attività, contribuiscono all'inquinamento acustico delle zone abitate che si trovano a ridosso del sedime aeroportuale. I proventi dell'imposta di scopo IRESA servono esclusivamente per il completamento dei sistemi di monitoraggio acustico, per il disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti nelle zone A e B dell'intorno aeroportuale.

L'imposta regionale sulla emissioni sonore degli aeromobili civili (IRESA), della Regione Lazio venne istituita con l'art. 5 della L.R. 2-2013, è entrata in vigore il 1° maggio 2013. Il presupposto dell’IRESA è perciò costituito dalle emissioni sonore prodotte dagli aeromobili civili sia in fase di decollo sia in fase di atterraggio.

E dovrebbero/avrebbero pagare secondo criteri prestabiliti:

-gli esercenti di aeromobili che svolgono servizi di trasporto pubblico, aerotaxi o altre attività di tipo commerciale in aeroporti con certificazione dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) o gestiti direttamente dall’ENAC, in conformità a quanto previsto dal “Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti” emanato dall’ENAC il 21 ottobre 2003 e successive modifiche;

-gli esercenti di aeromobili ad ala fissa ad uso privato il cui peso massimo al decollo sia pari o superiore a 4,5 tonnellate;

-gli esercenti di aeromobili ad ala rotante ad uso privato il cui peso massimo al decollo sia pari o superiore a 2,5 tonnellate.

La Regione Lazio ha sempre sostenuto che, con la legge n. 342 del 2000, è stata istituita l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili, dovuta alle Regioni o alle Province autonome da parte dell’esercente dell’aeromobile, ed è stato previsto un parziale vincolo di gettito per opere di disinquinamento acustico nonché per il risarcimento dei soggetti danneggiati dalle emissioni.

La posizione della IATA (associazione delle aerolinee) invece rileva con distinguo contradditori:

"Although the amounts which can be levied through IRESA have been capped by the Italian Government, IATA remains firmly opposed to the application of IRESA as it does not deliver any environmental benefits and as it is at odds with international and European policies and legislation.

In particular:

ICAO policies require that environment-related levies be designed to recover no more than the costs applied to the alleviation or prevention of environmental problems;

ICAO policies, EU law and international agreements between Italy and third countries require that noise-related measures be adopted in accordance with the ICAO Balanced Approach which, among others, requires authorities to assess all available measures to mitigate noise."

Dopo un ricorso alla Corte Costituzionale tuttavia una relativa sentenza dichiara "incongrua " tale IRESA sostenendo:

...come la grave situazione che si è determinata nella Regione Lazio, dove i costi legati alla tassa sulle emissioni sonore essendo molto elevati rappresentano attualmente una grave penalizzazione ed un onere non più sostenibili per i vettori aerei operanti negli scali di Fiumicino e Ciampino. Con la sentenza depositata in data 13 febbraio, si dichiara quindi la piena legittimità del limite massimo di 0,50 Euro a tonnellata fissato, per la Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei commerciali-Iresa- (decreto-legge 23 dicembre 2013, n.145).

In questi giorni, tuttavia, ecco in una nota sul pagamento della stessa IRESA il Comitato Fuoripista di Fiumicino, insediato in uno dei due comuni aeroportuali dello scalo della Capitale di Roma Fiumicino, sostiene.

"Dopo anni di proteste e denunce, finalmente la Regione Lazio trasferisce al Comune di Fiumicino i primi 870 mila euro della Imposta Regionale Emissioni Sonore Aeromobili (IRESA). La legge nazionale sull'IRESA era stata promulgata nell'anno 2000. Ricordiamo che l'imposta IRESA è a totale carico delle compagnie aeree che,con la loro attività, contribuiscono all'inquinamento acustico e atmosferico delle zone abitate che si trovano a ridosso del sedime aeroportuale. I proventi dell'imposta di scopo IRESA servono esclusivamente per il completamento dei sistemi di monitoraggio acustico, al disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti nelle zone A e B dell'intorno aeroportuale.

Per risanare l'ambiente e le abitazioni di Focene, Fiumicino, Fregene e Maccarese, cioè di tutte le realtà che si trovano in zona A e B, servono massicci interventi che certamente non possono essere soddisfatti, come previsto dalla Regione, con il solo 10% degli incassi dell'IRESA.

Percentuale totalmente insufficiente per soddisfare le reali necessità delle diverse località.

Il Comitato FuoriPISTA, unitamente alle altre realtà associative, che da anni si sono impegnate per far applicare la legge, continuerà a:

- promuovere iniziative per far aumentare la percentuale dei trasferimenti al Comune;

- vigilare e denunciare eventuali usi impropri dell'imposta.

- sollecitare l'Amministrazione Comunale ad aprire un dialogo con le realtà territoriali interessate per definire interventi puntuali come da legge." 3 agosto 2016

Aeroporti Sardegna, la Commissione UE rileva infrazione per "Aiuti di Stato"

Quanti altri scali italiani potrebbero risultare coinvolti? Con un comunicato stampa datato 29 luglio la Commissione europea non lascia spazio a dubbi e inquadra una situazione del Belpaese, probabilmente, estesa ben oltre agli scali della Sardegna stessa. Sotto osservazione incentivi al volo, aiuti di stato, co-marketing e/o equivalente.

La contestazione che ha condotto alla procedura - per un circoscritto periodo - di infrazione comunitaria, con rischio ora di dover rimborsare la somma complessiva già erogata è pari a € 27.501.648,33 di cui:

€ 17.421.926,05 per aeroporto di Alghero;

€ 4.060.722,28 per aeroporto di Cagliari;

€ 5.999.999 per aeroporto di Olbia;

(Commissione Europea, Bruxelles, 23.01.2013, C (2013) 106 ).

In attesa di un dettagliato approfondimento ecco il testo del comunicato della Commissione UE:

 

Bruxelles, 29 luglio 2016

"La Commissione europea ritiene che, con gli aiuti pubblici concessi, la Regione Sardegna abbia violato le norme dell'Unione europea in materia di aiuti di Stato, conferendo a compagnie aeree selezionate che lavorano negli aeroporti di Cagliari e Olbia un vantaggio sleale che deve ora essere rimborsato. La Commissione ha concluso inoltre che le misure in questione non contengono elementi di aiuti agli aeroporti sardi.

Nel 2010 la Sardegna ha adottato un regime per sviluppare il trasporto aereo e per garantire per tutto l'anno i collegamenti aerei da e per la regione. Tale regime prevedeva finanziamenti agli aeroporti di Cagliari e Olbia, che a loro volta li utilizzavano per fornire compensazioni finanziarie a compagnie aeree selezionate. L'obiettivo di tale compensazione era che queste compagnie aeree aumentassero il traffico aereo verso gli aeroporti sardi e svolgessero le connesse attività di marketing. Il trasferimento dei finanziamenti regionali dagli aeroporti alle compagnie aeree avveniva a condizioni controllate dalle autorità sarde.

Nel gennaio 2013 la Commissione ha avviato un'indagine approfondita per esaminare se il regime questione fosse in linea con le norme europee sugli aiuti di Stato.

Gli interventi pubblici a favore delle società non configurano aiuti di Stato ai sensi delle norme dell'UE quando avvengono a condizioni accettabili per un investitore privato (principio dell'investitore operante in un'economia di mercato). Dall'indagine della Commissione è emerso che nessun investitore privato avrebbe accettato di finanziare un tale incremento di traffico aereo, né le connesse attività di marketing. Il finanziamento pubblico concesso dalla Sardegna configura pertanto un aiuto di Stato ai sensi delle norme UE.

Per quanto riguarda gli aeroporti sardi, la Commissione ha concluso che questi non hanno ricevuto alcun aiuto statale, poiché il finanziamento pubblico è stato interamente trasferito alle compagne aeree. Gli aeroporti non hanno quindi tratto alcun vantaggio e sono serviti solo come intermediari per il trasferimento degli aiuti ai beneficiari.

Per quanto riguarda gli aiuti alle compagnie aeree selezionate operanti negli aeroporti di Cagliari e Olbia, la Commissione ritiene che esse abbiano ricevuto dagli aeroporti una compensazione finanziaria per l'apertura di nuove rotte o l'ampliamento delle operazioni sulle rotte esistenti verso la Sardegna. Questo ha rappresentato per loro un incentivo finanziario per aumentare il traffico aereo verso l'isola. Le compagnie aeree selezionate hanno inoltre ricevuto dagli aeroporti una compensazione finanziaria per lo svolgimento di operazioni di marketing rientranti nelle loro normali attività. La Commissione ritiene pertanto che gli accordi contengano elementi di aiuti di Stato a favore delle compagnie aeree selezionate che volano da e verso la Sardegna.

Gli aiuti di Stato alle compagnie aeree possono essere giustificati e compatibili purché rispondano a un obiettivo di interesse generale, come lo sviluppo regionale o l'accessibilità. La Commissione ritiene però che le misure non rispondano ai criteri stabiliti dagli orientamenti del 2005sugli aiuti di Stato per lo sviluppo degli aeroporti regionali. In particolare, le misure non erano destinate a rendere le rotte redditizie senza finanziamenti pubblici in futuro e non si limitavano ai costi supplementari derivanti dall'apertura di nuove rotte. La Sardegna ha anche omesso di indire procedure di gara per selezionare le compagnie aeree chiamate a effettuare le attività finanziate.

Il finanziamento pubblico non risponde pertanto agli obiettivi di interesse comune nel settore dei trasporti e ha procurato a certe compagnie aeree un vantaggio economico sleale che queste dovranno ora rimborsare. Gli importi precisi da recuperare presso le linee aeree beneficiarie dovranno essere stabiliti dalle autorità italiane nel corso della procedura di recupero.

Contesto

Gli interventi pubblici a favore di società che esercitano attività economiche possono essere considerati come privi di elementi di aiuti di Stato ai sensi delle norme dell'UE qualora vengano effettuati a condizioni che sarebbero accettate da un privato operante a condizioni di mercato ("principio dell'investitore operante in un'economia di mercato"). Se questo principio è rispettato, la misura non conferisce alcun vantaggio alla società e non comporta quindi elementi di aiuto di Stato. Se il principio dell'investitore operante in un'economia di mercato non è rispettato, la misura configura un aiuto di Stato e la Commissione ne esamina la compatibilità con le normi comuni dell'UE che garantiscono equità di condizioni nel mercato unico europeo.

Gli orientamenti del 2005 sugli aiuti di Stato per lo sviluppo degli aeroporti regionali consentivano agli Stati membri di concedere aiuti di Stato a tali aeroporti a determinate condizioni. Le norme miravano a garantire buoni collegamenti fra le regioni e a rispondere alle esigenze di trasporto dei cittadini europei, creando al tempo stesso parità di condizioni fra gli aeroporti e le compagnie aeree nel mercato unico. Questi orientamenti sono ora stati sostituiti dai nuovi orientamenti del 2014 sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree.

La decisione iniziale di avvio del caso in oggetto riguardava anche l'aeroporto di Alghero. La Commissione ha ora concluso che la fattispecie relativa a tale aeroporto è già stata pienamente affrontata in una decisione adottata dalla Commissione stessa nell'ottobre 2014 su un casoseparato. Nella decisione si constata che alcuni accordi conclusi dal dirigente dell'aeroporto di Alghero hanno procurato alle compagnie aeree beneficiarie un indebito vantaggio economico, che occorre rimborsare. Per quanto riguarda l'aeroporto di Alghero non si è resa quindi necessaria nessuna ulteriore azione.

Maggiori informazioni sulla decisione odierna saranno disponibili sul sito web Concorrenza, nel registro pubblico dei casi, con il numero SA.33983, una volta risolte le questioni di riservatezza. Ulteriori informazioni sulla politica della Commissione in materia di aiuti di Stato nel settore del trasporto aereo sono disponibili in questo documento strategico." 30 luglio 2016

Airbus 320 atterra sulla pista sbagliata: era anche un aeroporto diverso

In passato era, talvolta, accaduto, ma, nel XXI secolo, sembrava impossibile! Nuove strumentazioni, automatismi di bordo, mille computer, spazio aereo monitorato a radar civili e militari e un Airbus 320-200 è, alla fine "riuscito" ad atterrare su una pista di una aerobase localizzata a circa 19 chilometri (12 miglia) dall'aeroporto Regional di Rapid City, in South Dakota negli USA.

L'equipaggio della Delta Airlines, immatricolato N333NW, impegnato sul volo DL-2845 da Minneapolis a Rapid City Regional Airport con 130 passeggeri era stato autorizzato all'avvicinamento e atterraggio nsulla pista 14 dell'aeroporto regionale civile/commerciale ma è atterrato sulla pista 13 dell'aerobase Ellsworth Air Force: "in piena sicurezza e senza ripercussioni per aeromobile e occupanti".

Dopo circa 2 ore e mezza l'Airbus 320-200 è stato autorizzato a recuperare la destinazione originaria e "volare" con un breve decollato-atterraggio di pochi minuti sul vicino aeroporto di Rapid City.

Il ritardo complessivo del volo della Delta, quando è ripartito da Rapid City per la successiva destinazione è risultato di 3 ore e 10 minuti.

Il NTSB ha aperto la rituale investigazione al fine di determinare, oltre alla evidente responsabilità dei piloti, quali possano essere state le cause che non hanno "impedito" tale "incidente".

Un caso simile si era verificato nelle medesime circostanze-contesto operativo: nel 2004 era stato coinvolto un volo della Northwest Airlines. La pista 13 dell'aerobase Ellsworth Air Force aveva "attratto" il volo destinato sulla pista 14 di Rapid City.

Nel XX secolo si erano registrati altri atterraggi su piste diverse da quelle programmate, anche in Europa - anche su una pista chiusa dello stesso scalo - pareva, tuttavia, impraticabile potesse accadere nel XXI secolo, in modo particolare in uno spazio aereo "monitorato" e da parte di piloti superqualificati e assistiti da computer e superstrumentazioni. Ma il volo a-vista a fronte degli standards e imperativi del volo strumentale (?) e computerizzato sembrerebbe avere un "fascino unico"! 15 luglio 2016

Belpaese: analogie tra il sistema Bancario e sistema Aeroportuale?

Riguarda - almeno - gli scali con traffico inferiore a 1,5 milioni di passeggeri/anno! Dai dati di traffico ENAC 2015 emerge come siano 21 gli scali italiani che hanno registrato volumi superiori a 1,5 milioni di passeggeri/anno. Il Piano Nazionale Aeroporti ha designato l'importanza degli scali con 3 scali Gate Intercontinentali, 12 Strategici e 38 di Interesse nazionale. Sono 53 scali, ai quali vanno aggiunti quelli Locali. I dati di traffico riportati sono totali e non è possibile scorporare quelli derivati dall'apporto degli incentivi al volo su ogni singolo aeroporto, ovvero quanto incidano i cosiddetti "aiuti di stato", le "insostenibili" policy di co-marketing, sui passeggeri movimentati e perciò sui bilanci delle società di gestione aeroportuale. Forse una analisi comparata costi-benefici, ovvero contributi versati, rete operativa derivata e risultati di bilancio potrebbe escludere solo pochissimi scali: forse solo i tre Gate Intercontinenali.

Diventa quindi importante e verosimile e compatibile un parallelo tra i due sistemi primari di un Paese?

Il sistema bancario che da alcuni mesi è nell'occhio del ciclone e un sistema aeroportuale che denunzia da tempo criticità prolungate anche se non ancora rese trasparenti e confermate dai media.

Una lente di ingrandimento per osservare e analizzare la realtà è diventata una operazione indispensabile.

Le considerazioni preliminari quanto scontate, rimandano al numero degli aeroporti operativi, alla loro consistenza, alla loro efficienza, alla loro redditività, ai loro bilanci e alle loro - reciproche - ripercussioni sul sistema Paese.

Ma quali parametri industriali e quali indicatori potrebbero rendere trasparente una analisi dettagliata e comparata tra i due sistemi?

La situazione di tensione e di crisi di aziende/società di gestione aeroportuali - pubbliche, partecipate e private - prima o poi, come avvenuto per il sistema bancario finirà all'attenzione dei tecnici della UE: l'apporto del co-marketing finanziato dal "sistema-pubblico", i piani di finanziamento erogati per l'adeguamento, la ristrutturazione e l'ampliamento degli aeroporti non potranno che essere analizzati con criteri oggettivi. Lo scenario è quello di incroci azionari, acquisizioni societarie , sofferenze, debiti, fiducia e ricerca crediti, per aziende quotate e non. Numerose commissioni, enti, agenzie operano con tecniche e strumenti di analisi e vigilanza sul sistema aeroportuale italiano, anche quando i report divulgati risultano lusinghieri.

Ma quale futuro hanno queste gestioni aeroportuali? Dai Gate Intercontinentali agli scali di interesse nazionale ai locali.

Come se la passano aeroporti a ridosso di scali aerei rilevanti? E' un futuro rosa o problematico?

Infrastrutture aeroportuali, Piano nazionale Aeroporti, la competitività territoriale le dinamiche per lo sviluppo di un’area, la politica delle risorse e dei finanziamenti disponibili, la loro integrazione nell'economia nazionale internazionale, nel processo di globalizzazione non possono ignorare e/o evitare l'equazione costi/benefici in relazione agli investimenti realizzati.

La cosiddetta catena logistica del sistema aeroportuale correlato all'identificazione degli aeroporti strategici, di interesse nazionale e locale designato dal Piano nazionale Aeroporti pur considerando la loro funzione di catalizzatore per lo sviluppo economico del territorio e dell’intera nazione in cui esso si trova, nel quale sono localizzati i singoli scali devono scaturire da un fattore cruciale.

Le policy dei gestori aeroportuali e quelle delle società, enti, partecipate consorziate nel supporto di uno scalo determinano entrate, proventi e bilanci che non possono inquietare le singole amministrazioni.

Qualora siano registrate perdite e costi rilevanti, talora eccessivi in situazioni "industriali-economiche" senza ritorno quale potrebbe risultare l'opzione manageriale migliore?

Le esperienze del settore aeroportuale di altri Paesi della UE potrebbe rappresentare un modello da analizzare e, magari, perseguire?

Non era forse stata indicata (Min.Tesoro-DEF del settembre 2012) l'esigenza di evitare la costruzione di nuovi aeroporti (Firenze Peretola) e di rendere funzionali (interesse nazionale) gli scali del “core network” delle reti TEN‐T aventi oltre un milione di passeggeri/anno (ma non era forse meglio 2 milioni?) limitando in tal modo la rivalità e competitività meramente campanilistica e non congrua con l'identificazione di bacini di traffico redditizi e proficui e dinamici.

Le concessioni e l'esercizio dei restanti scali avrebbero potuto essere risolti nel comunque dispendioso trasferimento degli aeroporti non di interesse nazionale alle Regioni (DL n. 85/2010).

La criticità della maggioranza degli aeroporti italiani e l'urgenza di piani di riequilibrio economico finanziario in aggiunta alle gravose politiche di co-marketing (senza i quali le aerolinee non solo tagliano destinazioni e frequenze ma abbandonano inevitabilmente gli scali) non agevolano, comunque l'ingresso di capitali privati.

Quali possono risultare le politiche di risanamento economico se il Piano Nazionale Aeroporti non viene radicalmente aggiornato e modificato?

Manager aeronautici qualificati ed esperti del settore, senza correttivi, non sono in grado di fronteggiare lo status del sistema del trasporto aereo del Belpaese. Vanno analizzati scenari di delocalizzazione del traffico attraverso una riconfigurazione dei bacini di traffico adottando realisticamente il criterio "raccolta di utenza a distanza massima di 2 h di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica".

Perseguire lo sviluppo degli aeroporti italiani implica - inevitabilmente - due capisaldi: evitare la costruzione di nuovi aeroporti e l'individuazione di quelli strategici al Piano Nazionale Aeroporti.

Gli obiettivi di incremento del traffico aereo al 2030, dinamiche concorrenziali effettive, concentrazione di nuovi investimenti aeroportuali (infrastrutture, accessibilità, safety, security, compatibilità ambientale) potranno porre gli strumenti atti a fronteggiare le criticità di bilancio crescenti nelle gestioni-concessioni aeroportuali . Assegnando al "mercato" competitivo tra gli scali un reale valore e efficacia.

Il capitolo del finanziamento pubblico - aiuti di stato - al settore del trasporto aereo, ma sarebbe meglio precisare, della politica di co-marketing e/o sostegno ai voli di tantissimi aeroporti del Belpaese deve presupporre una modifica della specifica normativa Europea.

Le valutazioni dovrebbero individuare invece soluzioni compatibili con "eccezionalità" di tali operazioni di incentivi al volo. La realtà italiana ha, invece, fatta diventare tanto sistemica quanto controproducente e esiziale, con un aggravio crescente dei costi. Peraltro sostenuti dal sistema pubblico di società ed enti partecipati, perciò avulso dalla stessa società di gestione aeroportuale. Che ne beneficia.

La positiva gestione di uno scalo aereo rimanda ai costi standard: quali sono volumi di passeggeri/anno minimi? Quelli che garantiscono l'esercizio in pareggio e coprono i costi operativi e di capitale?

Qualcuno identifica tale soglia in 1,5 milioni di passeggeri/anno. Un volume di traffico inferiore comporta, inevitabilmente, bilanci e prospettive negative. Di possibile sopravvivenza solo con costanti iniezioni di nuove risorse e capitali, spesso - sempre? - operazioni sostenute da finanziamenti statali-pubblici.

Quanti sono gli scali del Belpaese in questa situazione? Troppi!

Le alternative praticabili inquadrano innanzi tutto una revisione del Piano Nazionale Aeroporti.

L'obiettivo di azzerare gli incentivi ai voli, probabilmente, rappresenta invece un traguardo che i manager delle società di gestione aeroportuale dovrebbero - strategicamente - perseguire. Con un interrogativo finale: senza co-marketing quanti sarebbero invece gli aeroporti italiani con volumi di traffico superiori a 1.5 milioni/anno? 9 luglio 2016

Belpaese e aeroporti, livelli di security e vulnerabilità

Esistono forse aeroporti di serie A e di serie B? Dope opera L'Esercito! Dopo gli attentati a Bruxelles e Istanbul lo stato di massimo allerta riguarda, inevitabilmente, anche gli scali aerei della Penisola. Quale è il livello di sicurezza nei maggiori e minori aeroporti del Belpaese? E' noto se a Fiumicino la security ha raggiunto standard elevati anche per presenza non solo della Polaria, la Polizia, i Carabinieri e la Guardia di Finanza in aggiunta ai militari dell'Ottavo Reggimento dai Lancieri di Montebello dell'Esercito Italiano, inquadrato nella Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" - dallo scorso 17 maggio 2016 - quali modalità e quali procedure sono state attivate negli altri aeroporti: strategici, di interesse nazionale e locali identificati dal Piano Nazionale Aeroporti.

E' sicuramente stato innalzato il sistema di controlli dei passeggeri ai varchi di sicurezza dove intervengono anche gli staff della security delle società di gestione dello scalo - o delle aziende specializzate - e le procedure sono state intensificate. Ma i militari, le squadre della Montebello - e/o personale equivalente - sono stati coinvolti in operazioni landside anche su altri scali? Quali?

I passeggeri e, probabilmente gli accompagnatori nella zona landside - dovrebbero essere sottoposti screening: uno all'ingresso dell'aerostazione voli nazionali e internazionali e uno secondo al varco verso i gate. Se siano stati attrezzati check-in esterni, magari a 300-500-1000 metri al sedime aeroportuale, occasionali-random- a campione non è ancora possibile appurarlo.

Le infrastrutture aeroportuali non sono accomunabili da standard rigorosi e il livello di vulnerabilità non è immediatamente verificabile. Le procedure di security da adottare per uno scalo con 300-700 mila utenti/anno non sono corrispondenti a uno scalo da oltre 4 milioni di passeggeri/anno.

Conformità, estensione degli spazi esterni ed interni in relazione alla tipologia dei voli, della loro destinazione e delle ore di maggio flusso di traffico in arrivo e in partenza determinano criteri diversificati.

Come difendersi da attacchi/azioni multiple e simultanee? I tecnici della security aeroportuali hanno sicuramente valutato anche tali operazioni. Gli attentatori di Bruxelles e Istanbul hanno rivelato capacità che vanno adeguatamente ipotizzate e fronteggiate. Gli standard di security predisposti agli aeroporti di Tel Aviv e Tokio costituiscono, tuttavia, esempi da praticare e ancora da replicare.

Probabilmente anche in numerosi aeroporti dell'occidente Europeo e Americano.

Allo scalo di Roma - Fiumicino ADR, azienda di gestione degli scali romani alla voce Security (dal sito web) riporta la seguente nota:

"ADR Security, organizzazione societaria specializzata di ADR S.p.A. garantisce, nel sistema aeroportuale romano, l'applicazione dei controlli di sicurezza su passeggeri, bagagli a mano e da stiva, merce e posta e, su richiesta di vettori e operatori aeroportuali, di altri servizi di sicurezza, ai sensi e per gli effetti del D.M. nr. 85, del 29 gennaio 1999.

Tale Decreto, nel dettaglio, prevede l'affidamento esclusivo in concessione ad Aeroporti di Roma S.p.A. - Direzione Sicurezza Aeroportuale dei seguenti controlli di sicurezza:

passeggeri in partenza ed in transito

bagaglio a mano (controllo radiogeno)

bagagli da stiva, merce e plichi di corriere espresso (controllo radiogeno)

ADR Security eroga inoltre direttamente, o attraverso società di sicurezza autorizzate, servizi di vigilanza dei beni aeroportuali di proprietà o in concessione. Su richiesta delle compagnie aeree o di altri operatori aeroportuali, l'ente Sicurezza effettua poi i seguenti servizi:

-controllo radioscopico o con altri tipi di apparecchiature di merce e plichi di corriere espresso effettuate in aree in sub-concessione;

-controllo del materiale catering e delle provviste di bordo nelle aree di produzione e/o allestimento

-vigilanza e riconoscimento sottobordo di bagagli da parte del passeggero in partenza;

-procedure di intervista e controllo documentale al passeggero prima del check-in;

-vigilanza dell'aeromobile in sosta e controllo degli accessi a bordo;

-riscontro di identità del passeggero e dei documenti d'imbarco alle porte di imbarco;

-controllo del passeggero e limitazione bagaglio a mano alle porte d'imbarco;

-scorta bagagli, merce, posta, catering e provviste di bordo da/per aeromobile;

-scorta da o per l'aeromobile delle armi a seguito dei passeggeri in arrivo e in partenza;

-vigilanza e custodia di bagagli, merci e posta;

-ispezione preventiva della cabina dell'aeromobile;

-interventi ausiliari dell'attività di polizia, connessi a procedure di emergenza o di sicurezza;

ogni altro controllo o attività disposti, previe dirette intese, dalle autorità aeroportuali, per il cui espletamento non è richiesto l'esercizio di pubblica potestà o l'impiego operativo di appartenenti alle Forze di Polizia;

altri servizi previsti dal Programma Nazionale di Sicurezza o richiesti espressamente dai vettori o da altri operatori aeroportuali.

ADR Security partecipa attivamente alla gestione delle emergenze per atti dolosi, crolli infrastrutturali, incendi o altre calamità nelle aerostazioni; oltre che ad eventuali incidenti aerei in conformità alle disposizioni normative ed alle procedure previste a Fiumicino e a Ciampino.

La folta legislazione sul settore è una conferma dell'importanza intrinseca della security, ed è pertanto fondamentale l'attenzione alla formazione del personale. Generalmente è prevista non solo l'obbligatorietà dei corsi di formazione, ma tempi e contenuti sono indicati dalle Autorità competenti.". 1 luglio 2016

Belpaese e aeroporti minori: la gestione e le prospettive

Ancora ritardi nell'adozione del DR 201/2015. Con la promulgazione del Piano Nazionale Aeroporti e l'identificazione degli aeroporti strategici, di quelli di interesse nazionali, tenuto conto - si sostiene nel DPR 201/2015 - dei bacini di traffico omogeneo,

con distanza massima di 2 h di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica, è stato anche definito il ruolo e la l'assegnazione della gestione dei cosiddetti aeroporti "minori".

All'articolo 11 del DPR n. 201 del 17/09/2015, in vigore dal 02/01/2016, infatti, si registra:

"Gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti al demanio aeronautico civile statale e le relative pertinenze, diversi da quelli di interesse nazionale, individuati, in base all'articolo 698 del codice della navigazione, dal presente decreto, sono trasferiti alle Regioni, ai sensi degli articoli 3 e 5 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85. Per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, il trasferimento e' attuato in conformità alle previsioni degli Statuti speciali e delle relative norme di attuazione. Con i provvedimenti di trasferimento e' disciplinato altresì il regime finanziario dei servizi."

Quali sono queste infrastrutture? A questo punto sarebbe utile leggere un elenco aggiornato di queste piste e relativi sedimi, probabilmente un panorama di strutture non sempre accatastate. La maggior parte di queste piste sono state trasferite dal Ministero della Difesa al Ministero dei Trasporti, a partire dal 1981.

E in seguito sottoposte alla gestione e vigilanza dell'attuale ENAC.

La fase susseguente all'entrata in vigore del DPR le Regioni dovrebbero istruire della gare d'appalto europee alla ricerca di eventuali assegnatari e gestori.

Quale Regione del Belpaese ha predisposto tali procedure?

Spesso tali sedimi e tali infrastrutture abbisognano di opere preliminari bonifica (suolo-sottosulo-fognature-disinnesco ordigni inesplosi, security - e messa in sicurezza e potrebbe risultare essenziale, pertanto, varare misure propedeutiche alla designazione delle gare d'appalto.

Altra questione rimanda alle strategie di recupero delle infrastrutture e la finalità di tali imprese: mantenere il ruolo e destinate ancora ad "attività di volo", magari minore - ultraleggero, droni, aviazione generale - e/o configurare altre prospettive?

La presa in consegna degli aeroporti minori da parte delle Regioni, implica, comunque la necessità di disporre cospicui finanziamenti. Che le amministrazioni non dispongono. 30 giugno 2016

Aeroporto Pescara, ennesima crisi, stavolta sul piano di rischio associato alla "City"

Non solo bilanci e politiche di co-marketing! Non rappresenta una novità. Aerohabitat lo aveva illustrato in almeno altre due news nel corso del 2015.

La Procura di Pescara in seguito alla cosiddetta operazione City, un complesso edilizio per ospitare la sede operativa-amministrativa della Regione Abruzzo, probabilmente, localizzato in zona vietata dal Piano di rischio Aeroportuale, ha inoltrato la richiesta di processo per i quindici indagati. Tra questi l'ex sindaco Luigi Albore Mascia e l'ex assessore comunale, Marcello Antonelli, per l'imputazione di abuso d'ufficio.

Nel giugno 2015 con la news "Aeroporto Pescara, il Piano di Rischio e la City Regionale - Un esposto, un'interrogazione e tante perplessità: ma perché non è semplicemente applicato? e con una successiva nel settembre dello stesso anno -"Aeroporto Pescara e il Piano di Rischio. Una inchiesta della Procura e una diffida di un M5S sull'operazione "La City"" - la questione era apparsa evidente e l'iniziativa-procedimento della Procura quasi scontata.

In sostanza in discussione sarebbe la variante alla destinazione d'uso deliberata dalla giunta Mascia:

"Con tale atto - riporta il capo di imputazione - si addiveniva al sostanziale ampliamento della destinazione d'uso della sottozona indicata, attestando, contrariamente al vero, che tale variazione non determinasse l'aumento del carico urbanistico e delegavano al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico, pur a seguito dell'edificazione programmata: occultavano il dato che il fine ultimo della variante deliberata fosse volta a consentire la realizzazione di una struttura che per l'incremento differenziale del carico antropico potesse integrare anche un obiettivo sensibile del piano di rischio aeroportuale".

Il Piano di Rischio Aeroportuale era stato deliberato nella seduta del 17-12-12 (Deliberazione N. 190)

Il Consiglio Comunale Premesso che:

il Comune di Pescara comprende nel suo territorio l'aeroporto già denominato "Pasquale Liberi", oggi é chiamato "Aeroporto Internazionale d'Abruzzo" ed è pertanto assoggettato alle normative aeroportuali vigenti, con particolare riferimento al Codice della Navigazione e al Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti (in seguito denominato Regolamento); art. 707 del Codice della Navigazione prevede la determinazione di zone soggette a limitazioni, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea; nello specifico, il Regolamento disciplina te modalità di attuazione degli obiettivi di tutela posti dallo stesso Codice, determinando i contenuti dei Piani di Rischio Aeroportuali quali strumenti redatti obbligatoriamente dai comuni di concerto con l'Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC) le cui prescrizioni dovranno essere recepite negli strumenti urbanistici comunali; il comma 5, al art. 707 t prevede che nelle direzioni di atterraggio e decollo degli aeroporti possono essere autorizzate opere ed attività solo se compatibili con i Piani di Rischio, da adottare nel rispetto del Regolamento dell'ENAC sulla costruzione e l'esercizio degli aeroporti; i Piani di Rischio sono finalizzati a rafforzare i livelli di tutela delle attività aeroportuali nelle aree limitrofe agli aeroporti, nonché a salvaguardare l'incolumità pubblica contenendo il rischio di danni alle persone e alle cose in caso di incidente...".

Tale impegno, tuttavia, pur adeguatamente esplicitato sarebbe stato violato da una interpretazione estensiva di tali vincoli. Se la regolamentazione, infatti, vieta nuove edificazioni non altrettanto univoca si sarebbe rivelata l'ipotesi di riconversione e/o ristrutturazione di infrastrutture esistenti: le nuove e/o rinnovate destinazioni d'uso degli edifici comunque implicano una riduzione del cosiddetto "carico antropico". Ovvero il livelli del rischio per incidente aereo - anche nel cono di rischio coinvolto - non possono contemplare un loro incremento. Il progetto della "City" regionale, in tale contesto, perciò l'autorizzazione alla gara d'appalto per l'assegnazione della costruzione rappresenterebbe un abuso d'ufficio. 27 giugno 2016

La BRexit e le low cost e l'"open-sky" e il co-marketing

Accordi e trattati da rinegoziare con, probabili, riduzione dei voli e aumenti tariffari! Alla fine gli inviti della Ryanair a votare "remain" e una promessa di biglietti e prezzi stracciati in caso di vittoria - un sostegno al fronte europeista - sono falliti.

I risultati inevitabilmente non potranno che riflettersi sulle politiche "open sky" e che potrebbero coinvolgere direttamente le due aerolinee low cost prevalenti in Italia.

Solo ieri con la presentazione del Rapporto e Bilancio Sociale 2015 dell’ENAC, dopo aver rilevato il positivo il trend di crescita del traffico aereo che nel corso del 2015 è aumentato del 4,5% rispetto all’anno precedente con 156.965.253 passeggeri e con la conferma del ruolo e della rilevanza di Ryanair e Easyjet, rispettivamente primo e terzo vettore operante in Italia con 29.706.675 e 14.363.022 passeggeri trasportati (secondo Alitalia Gruppo con 22.987.134) è stato confermato - comunque - il ruolo svolto per il sistema del trasporto aereo del Belpaese.

Anche il rilievo dei voli low cost e l'incremento annuale (vettori tradizionali 51,62% 81.021.829 passeggeri (-0,48% sul 2014) - vettori low cost 48,38% 75.943.424 passeggeri (+10,33% sul 2014), prospettano il quadro di riferimento e amplificano le possibili ripercussioni della BRexit.

Determinante l'evidenza delle graduatoria delle aerolinee con maggior traffico internazionale (arrivi+partenze) che potrebbero subire contraccolpi anche nel breve periodo con Ryanair ancora prima con 19.490.781 passeggeri, davanti all'Inglese Easyjet con 11.657.385 utenti e Alitalia solo terza (10.636.650 passeggeri). Come saranno ri-formulati i diritti di volo tra Italia e Regno Unito e le singole destinazioni? Con ripartizioni di traffico aperte e/o vincolate da percentuali definite?

Quali saranno inoltre le dirette ripercussioni dei voli della Ryanair e Easyjet, aerolinee low cost vincolate dagli accordi "in corso" di co-marketing e decisive nella determinazione della destinazione e frequenza dei voli sugli scali inglesi della BRexit?

Se l'obbligo del passaporto in Gran Bretagna e l'incremento dei tempi di check-in e checkout potranno essere assorbiti da aggiornate procedure di accesso agli imbarchi e alla consegna bagagli non altrettanto avverrà per gli accordi bilaterali che ogni Paese Europeo dovrà ri-discutere e definire i colleganti con scali aerei "inglesi". Quali potranno risultare, inoltre, le ripercussioni sulle tariffe e biglietti aerei? 25 giugno 2016

Un PNA perverso, con scali in crisi, altri in stallo altri con piste che si allungano

Nuovi progetti per Salerno e Bresso. Mentre da un lato ENAC domani 23 giugno illustrerà ad istituzioni, operatori del settore aereo e giornalisti - a Palazzo Madama, Senato della Repubblica - "il rapporto e bilancio sociale dell’Enac 2015" le evidenze sullo stato e sulle prospettive del sistema aeroportuale del Belpaese manifesta incertezze e contraddizioni.

Il comunicato dell'ENAC anticipa come il Rapporto "fornisce una panoramica sul settore dell’aviazione civile nazionale, analizzando i vari aspetti che compongono il sistema, tra cui, la regolazione economica, gli investimenti aeroportuali, la sicurezza in entrambe le accezioni di safety e di security, la tutela ambientale, i diritti dei passeggeri, i mezzi a pilotaggio remoto (droni), le attività internazionali svolte dall’ENAC in rappresentanza dell’Italia, la regolazione dello spazio aereo."

Ma quale è la realtà operativa, di safety, economica e di bilanci se non si analizza il finanziamento e sussidio di cui si avvale il sistema del trasporto aereo del Belpaese?

Una realtà dei tanti, tantissimi, aeroporti identificati dal Piano Nazionale Aeroporti, tra scali principali, di servizio e locali, ha autorizzato attività di voli civili commerciali su troppi scali nello stesso bacino di utenza con riflessi critici e sofferenze su bilanci aziendali e ingenti incentivi al volo a spese del "pubblico".

Il quadro, quindi, non sembrerebbe adeguatamente analizzato e monitorato.

Se da un lato il referendum ha impedito l'allungamento della pista a Bolzano, bloccando almeno al momento progetti dispendiosi e faraonici su quello scalo (con bacino di utenza minimo e non corrispondente a requisiti standard)), ecco che i media riferiscono sullo scalo di “Salerno-Costa d’Amalfi” l'ENAC ha avviato la procedura per l'allungamento della pista.

L'ennesimo progetto di potenziare una pista minore (portando la lunghezza da 1500 a 2000 metri) in modo da favorire di ospitare aeromobili di linea nazionali e internazionali, finanziato con risorse di 40 milioni di euro nell'operazione "Sblocca Italia" del Governo.

Il PNA ha, comunque, collocato tale scalo nel bacino di traffico della Campania con Napoli come aeroporto strategico e Salerno come aeroporto di interesse nazionale.

Per quanto riguarda lo scalo di Bresso - pista cittadina di Milano - il PNA lo ha identificato nel bacino di utenza del Nord Ovest oltre lo scalo strategico di Milano Malpensa, gli scali di Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo, sono ritenuti di "interesse nazionale". Bresso quindi avrebbe un interesse del tutto locale.

I media riportano comunque notizie relative al Regolamento ENAC in vigore dal prossimo 1 luglio 2016.

Secondo quanto anticipato dagli stessi giornalisti, oltre che potenziato per le operazioni di aerotaxi e voli privati aprirebbe opportunità anche per voli civili-commerciali.

Nuovi ingressi, nuovi progetti e strategie per altri scali a fronte di dispendiosi finanziamenti "pubblici" per operare e sviluppare attività di volo non potranno che essere sostenuti da incentivi e accordi di co-marketing e la questione degli Aiuti-di-stato.

Un contesto di pianificazioni di scali in un panorama oltremodo affollato di infrastrutture le cui società di gestione hanno e stanno registrando criticità e sofferenza che hanno determinato fallimenti aziendali e opere senza prospettive di reali ed efficienti - con bilanci attivi - attività di voli commerciali.

A questo punto occorrerebbe elencare gli aeroporti falliti a partire di Siena Ampugnano, ma forse ha maggior significato fare una lista di quelli di difficoltà per il probabile blocco degli incentivi di co-marketing e di quelli sui quali tali accordi sono stati sospesi. L'elenco e quasi automatico e scontato: quali sono gli scali che hanno sottoscritto gli accordi di co-marketing con gara regolare di appalto?

Forse sarebbe più congruo domandarsi in quale scalo del Belpaese, a fronte di nuovi voli e destinazioni e/o frequenze non siano stati sottoscritti accordi di co-marketing e/o equivalenti.

Come è possibile quindi valutare lo "stato" del sistema aeroporti italiani disgiunto dalle politiche di "aiuti-di-stato"? Quale masterplan e piano strategico aeroportuale (in Italia) può essere autorizzato dalle istituzione delegate senza delineare l'indispensabile (?) finanziamento ai voli in questo quadro di Piano nazionale Aeroporti? Verificando la compatibilità (non solo ambientale) e la sostenibilità del sistema di trasporto aereo delineato dal Piano nazionale Aeroporti. 22 giugno 2016

Aeroporti e spese ambientali in una Interrogazione M5S

Fare il punto è essenziale: ma servono risposte complessive! La realtà delle mappe acustiche aeroportuali, delle reti di monitoraggio, l'opera della Commissione Aeroportuale di piccole e lunghe e lunghissime pista di volo, con le emissioni sonore dei propulsori degli aeromobili in volo e sorvolo (atterraggio e decollo e riattaccate), quelle dell'impatto acustico degli stessi motori quando sono al parcheggio o in movimento sui piazzali e lungo le vie di rullaggio, sono state elaborate secondo criteri rispondenti al "frastuono" recepito dai cittadini e dai residenti dell'intorno degli scali aerei?

Le normative di legge e i varo decreti stabiliscono procedure e criteri di analisi precisi. Iniziali, per la di definizione delle mappe acustiche con INM (modello matematico USA- FAA), in seguito, biennalmente, in relazione alle flotte aeree operative. E all'incremento dei voli registrato nel breve periodo?

A che punto siamo? A quando è stata aggiornata la mappa acustica del "tuo aeroporto"? Da quanti anni non viene attualizzato l'apporto del rumore a terra e in volo nelle mappe acustiche deliberate in sede di Commissione?

Perché ENAC e/o i gestori aeroportuali non forniscono dati a riguardo? Forse le mappe acustiche, comunque deliberate, sono superate, sono ormai "scadute"?

I cittadini sono "informati" sulla reale efficacia della "rete di monitoraggio", qualora attiva e funzionante?

L'interrogazione sottostante, comunque, rileva i ritardi sulle misure di riduzione dell'impatto, dei fondi, dei finanziamenti da impiegare a tale scopo.

 

Interrogazione a risposta in commissione 5-08915

E' stata presentata da SPESSOTTO Arianna.

testo di Mercoledì 15 giugno 2016, seduta n. 638.

SPESSOTTO, DE LORENZIS, PAOLO NICOLÒ ROMANO, LIUZZI e CARINELLI.

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Per sapere – premesso che:

l'articolo 6 del decreto del Ministero dell'ambiente del 29 novembre 2000 recante «Criteri per la predisposizione, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, dei piani degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore» pone l'obbligo, a carico dei gestori di servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, di presentare al comune e alla regione o all'autorità da essa indicata, ai sensi dell'articolo 10, comma 5, della legge 26 ottobre 1995, n. 447, il piano di contenimento ed abbattimento del rumore prodotto nell'esercizio delle infrastrutture; in particolare, per quanto riguarda gli aeroporti, il gestore individua le aree dove sia stimato o rilevato il superamento dei limiti previsti e trasmette i relativi dati agli enti citati. Entro i successivi diciotto mesi, nel caso di superamento dei valori limite, l'esercente presenta il piano di contenimento ed abbattimento del rumore di cui al richiamato comma 5 dell'articolo 10 della legge 26 ottobre 1995, n. 447;come richiamato nelle sentenze del TAR Lazio (sezione II BIS) del 10 gennaio 2002 e del Consiglio di Stato (N. 5822/2004), i gestori aeroportuali sono obbligati a impegnare in via ordinaria una quota del 7 per cento dei fondi di bilancio previsti per le attività di manutenzione e di potenziamento delle infrastrutture stesse, per l'adozione di interventi di contenimento ed abbattimento del rumore;qualora la disponibilità annuale non sia esaurita, l'articolo 6 del decreto ministeriale di cui sopra, prevede che il residuo si riporti a bilancio dell'anno successivo all'interno di uno specifico fondo cumulativo; ai sensi del citato decreto, è altresì previsto che, sia l'entità dello stanziamento atteso per l'anno, sia quella dell'ammontare del fondo di accumulo, debbano essere oggetto di formale informazione da parte del gestore ai comuni dell'intorno aeroportuale entro il mese di marzo; nel corso dell'esercizio 2015, risulta all'interrogante che siano state effettuate significative opere di manutenzione e potenziamento delle infrastrutture aeroportuali di Venezia e Treviso, tali da dover risultare nel bilancio societario del gestore aeroportuale Save Spa a norma delle richiamate regole vigenti sugli accantonamenti; da un'analisi dei documenti contabili del gestore, non risulta però alcuna previsione in merito alla quota annuale di accantonamento per l'adozione di interventi di contenimento ed abbattimento del rumore, né all'entità del suo eventuale utilizzo e alla consistenza del fondo accumulato negli anni precedenti; a quanto consta agli interroganti Save spa avrebbe impugnato il decreto ministeriale del 29 novembre del 2000; come sopra richiamato, due recenti sentenze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato hanno rigettato il ricorso contro l'articolo 6 del decreto del Ministero dell'ambiente del 29 novembre del 2000 presentato da una decina di società gestrici di aeroporti (tra cui non compare Save Spa), riconfermando l'obbligo di accantonamento «in via ordinaria» dei fondi per l'adozione di interventi di contenimento e abbattimento del rumore; per quanto riguarda l'aeroporto di Venezia «Marco Polo», da anni l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione ambientale del Veneto – ArpaV, riscontra a Tessera il superamento costante del limite acustico comunale, specie notturno, dovuto al traffico aereo –: a fronte delle informazioni di cui in premessa, se i Ministri interrogati non ritengano opportuno, promuovere – in considerazione del ruolo di controllo e vigilanza rivestito da Enac nei confronti dei gestori aeroportuali – tutte le necessarie iniziative affinché Save Spa rispetti la normativa vigente in materia di interventi di contenimento ed abbattimento del rumore aeroportuale; se il Ministro non ritenga ravvisabile nei confronti della direzione aeroportuale di Enac per il Nord-est una responsabilità per omesso controllo e vigilanza nei confronti del gestore aeroportuale Save Spa, in relazione al mancato accantonamento in via ordinaria dei fondi per l'adozione di interventi di contenimento e abbattimento del rumore. 21 giugno 2016

Aeroporti e co-marketing, il Governo Italiano chiede deroghe alla UE

Gli incentivi alle aerolinee: non devono essere ritenuti aiuti di Stato! Quella operazione che incentiva voli e frequenze su numerosi aeroporti del Belpaese, inquadrata nella cosiddetta politica di co-marketing, ovvero accordi diretti con una aerolinea - senza gara d'appalto - spesso ritenuti una sorta di aiuti-di-stato, una situazione che starebbe evidenziando criticità e sofferenza di finanziamenti in parecchi scali.

Scali aerei speso coesistenti nel medesimo bacino di utenza e traffico passeggeri (entro 2 ore di auto con velocità di percorrenza media-autostradale), a distanza di 50-100 km uno dall'altro avrebbero tuttavia trovato un alleato: il Governo sarebbe intenzionato a risolvere un contesto problematico quanto dispendioso. E, probabilmente, non sostenibile in relazione ad un Piano Nazionale Aeroporti inadeguato dell'identificazione degli scali strategici e il ruolo degli scali principali, quelli di servizio e quelli di interesse locale.

Perché lo scenario di soli tre/quattro scali nei bacini di utenza NorOvest e NordEst non è stata valutata?

Un PNA - Piano Nazionale Aeroporti che avrebbe evitato le politiche di co-marlketing su otto scali.

Comunque va evidenziato il rischio per l'ennesima infrazione alle Regole Comunitarie da parte di singoli scali e/o società di gestione aeroportuale, dall'altro l'iniziativa in sede UE da parte del Governo Italiano a non considerare tali finanziamenti-incentivi-accordi co marketing come aiuti di Stato

La richiesta sarebbe gestita da Alessandro Gozi, - rileva sul sito web la testata "Primadanoi.it" nel servizio "Il governo Italiano chiede all’Ue che soldi ad aeroporti non siano considerati aiuti di Stato" - sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli affari europei, che - sostiene - avrebbe in corso "proficuo pur nelle difficoltà" con la commissaria UE Margrethe Verstager, con la quale è stato anche "siglato un accordo di partenariato", e ha ricordato che "c’è una consultazione in corso sul tema" sulla quale si sta lavorando e per la quale ha promesso "l’impegno per spingere la nuova normativa sugli aiuti di Stato su porti e aeroporti in un senso favorevole al nostro Paese".

Il documento presentato alla UE é il seguente:

"PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Dipartimento per le Politiche Europee - POSIZIONE DELLE AUTORITÀ ITALIANE CONCERNENTE LACONSULTAZIONE PUBBLICA SUL PROGETTO DI Regolamento (UE) della Commissione recante modifica del regolamento (UE) n.651/2014 che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli107 e 108 del trattato."

La posizione dell'Italia - commenta l'articolo su "Primadainoi.it" - sarebbe la seguente:

"Molto importante è il documento finale che riassume la posizione del Governo Italiano.

«Le Autorità italiane ritengono che», si legge nel documento, «gli aeroporti di aviazione generale (nei quali si svolgono voli di protezione civile, sportivi, di lavoro ecc.) e gli aeroporti con traffico commerciale esiguo (fino a 200.000 passeggeri) non possono con le loro attività, proprio in ragione delle ridotte dimensioni, entrare in situazioni di concorrenzialità con gli altri aeroporti. Pertanto, è da escludere che eventuali finanziamenti agli stessi possano produrre effetti distorsivi della concorrenza tra imprese o, ancor più, sugli scambi tra Stati dell’UE. Quindi, detti eventuali finanziamenti dovrebbero essere sottratti del tutto dal campo di applicazione degli “aiuti di Stato” nonché da quello del Regolamento (UE) n.651/2014».

E non basta perchè «in aggiunta, affinché il campo di applicazione sia significativo, nonché al fine di tener conto delle indicazioni fornite nella recentissima Comunicazione della Commissione sulla nozione di aiuto di Stato dello scorso 19 maggio, è necessario stabilire le fattispecie di piccoli aeroporti sottratte al campo di applicazione delle norme sugli aiuti di Stato, nonché innalzare le soglie del numero dei passeggeri stabilite per le disposizioni relative al bacino d’utenza. Infine, è opportuno che il campo di applicazione delle norme di esenzione tenga conto delle specificità e criticità delle regioni remote, come definite al punto 7dell’art.2 del Regolamento (UE) della Commissione europea n.651/2014 attualmente vigente».

Le nuove regole dovrebbero valere sia per i piccoli aeroporti che per i porti.

Un intervento del genere meriterebbe un dibattito amplissimo di tutte le migliore forze competenti in materia di tutta Europa. Cosa che non sembra ci sia." 20 giugno 2016

Vito Riggio - ENAC: "due aeroporti a 100 km sono troppi!"

Talora anche ogni 50 o 100 km di distanza con costi di gestione e incentivi al volo insostenibili. Non è una novità, gli aeroporti del Belpaese erano e sono tanti, probabilmente, troppi e il Piano Nazionale Aeroporti avrebbe dovuto risolvere il "sovraffollamento" alla radice: identificando quelli principali (risultati 24), i 18 di servizio e quelli di interesse locale. Il principio fondatore del Piano Nazionale Aeroporti avrebbe dovuto essere quello dell'ampiezza del bacino di utenza e traffico passeggeri, all'incirca di 200km per ogni scalo e/o due ore di auto.

Nel corso del convegno tenutasi il 13 giugno ad Alghero, “Trasporto aereo e sviluppo del turismo. Politiche nazionali e prospettive”, nelle sale dell’Hotel Catalunya un autorevole partecipante, il Presidente ENAC Vito Riggio avrebbe - sostengono i media nei resoconti - sostenuto che due aeroporti a distanza di 100 km sono troppi. I due scali sottointesi - oggetto dell'analisi - sarebbero quelli di Alghero e Olbia, oggetto di una disputa riguardante le prospettive dello scalo sulla costa ovest della Sardegna, dopo il disimpegno della Ryanair e il contenzioso sugli accordi di co-marketing e le possibili gare d'appalto tra aerolinee e il ruolo di Alitalia.

L'aeroporto Riviera del Corallo e quello della Costa Smeralda non rappresentano, come è noto, un caso isolato. Nella Pianura Padana il bacino di utenza NordOvest e NordEst, lo evince lo stesso Piano Nazionale Aeroporti che ha individuato ben 10 bacini di traffico ritenuti omogenei, " determinati in base al criterio di una distanza massima di 2 ore di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica": e precisamente 1) Nord-Ovest, 2) Nord-Est, 3) Centro-Nord, 4) Centro Italia, 5) Campania 6) Mediterraneo-Adriatico, 7) Calabria, 8) Sicilia Occidentale 9) Sicilia Orientale, 10) Sardegna.

La realtà quindi è che nel NordOvest piuttosto che sette scali (Milano Malpensa Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo), probailmente ne basterebbe uno solo. Stesso discorso per il NordEst, dove agli aeroporti di Venezia-Tessera, Verona-Catullo, Treviso-Canova e Trieste- Ronchi dei L, uno solo garantirebbe livelli di efficienza e funzionalità adeguata per ben tre regioni del Nord Est del Belpaese.

In analogia, Aerohabitat lo ha spesso sostenuto, nel bacino CentroNord agli scali di Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona, ancora una volta la riflessione dell'esperto e tecnico di infrastrutture aeroportuali non avrebbe alternative. Uno ne basta.

La novità è che lo abbia sostenuto il Presidente dell'ENAC - cosi hanno riferito i media - può rappresentare, alla fine una svolta nelle politiche del trasporto aereo italiano?

La polemica sorta in seguito al convegno di Alghero ha, tuttavia, rinvigorito i sostenitori di questo scalo in concorrenza con quello di Olbia, riproponendo uno storico campanilismo territoriale e riaffermando l'esigenza di una pista di volo di prossimità alla propria residenza.

Le direttive UE in materia sono chiare e univoche, non lascerebbero spazio a politiche dei trasporti e localizzazione delle infrastrutture aeroportuali alternative.

La stessa stesura del PNA (Piano Nazionale Aeroporti), tuttavia, avrebbe "forzato" l'interpretazione con decisioni che se erano oggetto di critica da parte di alcuni commentatori, dopo il 13 giugno sembrerebbe annoverare anche il massimo esponente di ENAC. 17 giugno 2016

Aeroporto di Bolzano, il referendum boccia il rilancio dell'infrastruttura

Una consultazione che andrebbe proposta anche su scali critici. Dove compatibilità ambientale e entità dei finanziamenti - incentivi pubblici sono ingenti. Il Piano Nazionale Aeroporti (PNA) aveva collocato lo scalo Tirolese tra i 18 aeroporti di servizio nell'elenco delle piste di interesse locale anche Bolzano era stato inserito tra i Comprensive Network.

Dopo i 24 Aeroporti Principali è, quindi, uno degli aeroporti di "interesse locale" che per il PNA al 2030 ha stimato con un traffico tra 200 mila e 700 mila passeggeri/anno.

Lo scalo bolzanino sorto nel "1926 e nel corso degli anni ha subito ristrutturazioni e ampliamenti nella struttura iniziale. Nel 1992 - riporta una nota ufficiale dello scalo - nacque Airport Bolzano Bozen (ABB), poi trasformatasi, nello stesso anno, nell’attuale ABD AIRPORT (ABD) SpA. La società mise immediatamente a punto un piano di interventi, che venne ultimato nel 1999, trasformando la struttura esistente in un moderno scalo aeroportuale con una nuova aviorimessa, due hangar, una torre di controllo, un parcheggio e una strada di accesso. Inoltre, si provvide anche al rinnovo della pista, all’ampliamento dell’area sosta aeromobili e alla creazione di una procedura strumentale di atterraggio. L’aeroporto venne inaugurato con i voli di linea operati dalla compagnia austriaca Tyrolean Airways".

"Nello stesso anno, si concluse anche l’allungamento della pista, che venne estesa a circa 1.300 metri, e la realizzazione dell’impianto per i voli notturni, consentendo il decollo e l’atterraggio di aeromobili con capacità sino a 70 passeggeri. Attualmente, possono essere operati voli di linea e charter con apparecchi del tipo Saab 2000 (50 posti) e Bombardier Dash 8 Q400 (76 posti a sedere) ed essendo adatta anche ai jet privati, la pista viene regolarmente utilizzata da aziende e operatori commerciali. Nel 2005, si è concluso l’iter con cui ENAC ha rilasciato ad ABD AIRPORT SpA il Certificato di Gestore aeroportuale."

E' stato inquadrato tra gli scali del NordEst, nel bacino di traffico di Venezia, Verona, Treviso e Ronchi-Trieste.

La società di gestione ha presentato ad ENAC nel 2012, dopo una risistemazione della pista e delle aree di sicurezza, con il Masterplan, con un ulteriore allungamento della pista (1462 metri totali).

Una questione sulla quale domenica 12 giugno 2016 è stato indetto un referendum. Con si o un no i cittadini coinvolti avrebbero dovuto decidere su obiettivi che i gestori stimavano al 2022: 170 mila passeggeri/anno e consentire l'operabilità a Boeing 737/700 e Airbus 319.

I sostenitori del no, dopo aver argomentato sull'impatto acustico e gassoso, in aggiunta alla considerazione che nello spazio di pochi chilometri insistono anche l'autostrada, ferrovia, inceneritore, discarica, safety park.

Il risultato è stato netto.

Superato il quorum - a scrutinio quasi completato - il no è al 71.3% contro il 28,7% del sì.

Il mancato assenso blocca perciò il finanziamento pari a 2.5 milioni anno - nel periodo 2017-2021 - che la Provincia avrebbe versato al gestore Abd e la stessa società sarà liquidata. Saranno individuati altri soggetti interessati alla gestione dello scalo con un masterplan "compatibile" con il risultato del referendum.

 

Regione Puglia e co-marketing Ryanair, altri 12 milioni per 12 mesi

La Procura intanto procede con l'indagine: una realtà operativa condivisa di altre Regioni del Belpaese! Con un comunicato stampa la Regione Puglia ha, intanto, dopo una delibera a maggioranza del Consiglio regionale della Puglia, approvato un disegno di legge per consentire un debito-finanziamento fuori bilancio pari a 12,6 milioni di euro. Tale somma sarà destinata alla società Aeroporti di Puglia al fine di corrispondere alla Ryanair il cosiddetto contratto (di co-marketing) per la promozione turistica.

La delibera è passata con 26 voti a favore, 10 contrari e 8 astensioni.

L'intera vicenda degli accordi con Ryanair e qualsivoglia altra aerolinea per attribuire i cosiddetti "incentivi" al volo, ai collegamenti aerei da ogni scalo italiano e europeo è sottoposta alla nuova regolamentazione UE e, andrebbe immediatamente, applicata.

La situazione degli scali pugliesi, tuttavia, non è diversa da quanto accade altrove ed è assai controversa.

Per tante ragioni. Una di queste rimanda al ruolo del management aeroportuale e alle regole del libero mercato e della concorrenza. Quale compito spetta ai gestori aeroportuali se il numero delle destinazioni, dei voli, delle frequenze, perciò i volumi di traffico registrati, sono direttamente proporzionali ai finanziamenti della regione di riferimento e quindi sono soldi pubblici e/o comunque di società partecipate?

Nella circostanza la Regione Puglia ha emanato in data 7 giugno il seguente comunicato:

"Emiliano:vogliamo mantenere Ryanair in Puglia sia per incoming che per i ragazzi

Al termine dei lavori del Consiglio regionale, che ha approvato la legge sul debito fuori bilancio per il finanziamento regionale a Aeroporti di Puglia, il presidente Michele Emiliano ha rilasciato le seguenti dichiarazioni dopo le votazioni: “La mia amministrazione – ha detto – ha trovato una situazione molto complessa dal punto di vista procedurale sul rinnovo della convenzione con Ryanair, con in corso un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Bari”.

"Non abbiamo preso posizione rispetto alla procedura fatta dalla precedente amministrazione, e siamo in attesa di sapere dalla Magistratura se è tutto a posto o se dobbiamo cambiare qualcosa. Però non abbiamo fatto mancare denaro per evitare che Ryanair scappi via: vogliamo mantenere Ryanair qui in Puglia, perché la riteniamo indispensabile sia all’incoming, cioè all’arrivo dei turisti dall’estero - che è la cosa per la quale paghiamo - ma anche per i nostri ragazzi che vanno fuori, con un effetto indiretto dell’investimento. E’ un investimento molto grosso, che peraltro facciamo col bilancio ordinario. E alla fine il Consiglio regionale ha capito che il Presidente ha fatto bene a portare la materia alla sua attenzione e a non a gestirla solo in Giunta”. 9 giugno 2016

Aeroporti e security, ENAC in un comunicato e TSA in un Report critico

Note lusinghiere in Italia, non altrettanto negli scali USA! La vulnerabilità degli scali maggiori e minori USA è stata certificata da un Rapporto congiunto elaborato dalla Tsa (Transportation security administration) e dalla FBI. L'analisi riguarda 36 mesi di indagine svolta su 440 infrastrutture aeroportuali. Sono stati evidenziati ben 2500 incidenti/carenze/violazioni nel sistema di security procedurale, operativa e nei sistemi di protezione e rilevazione degli aeroporti.

La TSA ed FBI attraverso criteri di verifica denominati “joint vulnerability assessments” nel sistema perimetrale esterno e di check-in nella security ha testato 81 su 437 aeroporti, pari al 19%.

L'indagine ha coinvolto 28 dei più grandi hub USA, scali che movimentano oltre il 50% dei passeggeri/anno del Paese Nordamericano. Il monitoraggio ha interessato anche 33 dei 57 medium hubs.

Nelle 85 pagine del Report Jennifer Grover, Direttore GAO (Homeland Security and Justice Issues U.S. Government Accountability Office) ha rilevato: “by assessing vulnerability of airports system-wide, TSA could better ensure that it has comprehensively assessed risks to commercial airports’ perimeter and access control security.”

I media USA hanno, tuttavia, sottolineato, come a fronte degli ingenti investimenti e potenziamento delle misure di sicurezza, le infrazioni, le violazioni alla sicurezza non diminuiscono. Nè nella frequenza tantomeno nei numeri.

Note in controtendenza invece in Italia, dove ENAC, con il seguente comunicato stampa del 6 giugno, rileva un quadro e una realtà rassicurante.

"RIUNIONE IN ENAC CON I SECURITY MANAGER DEGLI AEROPORTI NAZIONALI PER LA PRESENTAZIONE DEL REPORT SULLE ATTIVITÀ DI SECURITY

Nella mattinata di oggi, 6 giugno 2016, presso la Direzione Generale dell’ENAC, si è svolta una riunione con i Security Manager degli aeroporti nazionali e con i Direttori Aeroportuali dell’ENAC per la presentazione di alcuni dati 2014 – 2015 relativi alla security.

In particolare, il Direttore Centrale Regolazione Aerea, Giuseppe Daniele Carrabba, ha illustrato i risultati della campagna di sensibilizzazione svolta a partire dal 2013 nei principali scali nazionali. La campagna è stata avviata in relazione alla necessità di diminuire il numero degli oggetti proibiti trasportati dal passeggero a favore della fluidità dei controlli e nel rispetto dei requisiti richiesti dalla sicurezza.

Dai dati è emerso che in alcuni aeroporti le iniziative di sensibilizzazione adottate e le modifiche strutturali intraprese hanno portato a una significativa diminuzione del numero di articoli proibiti rinvenuti. Tale dato è stato calcolato anche in rapporto al numero dei passeggeri transitati su ciascuno scalo nel 2014 e nel 2015. In altri scali, invece, la tendenza registrata è risultata solo in più lieve diminuzione.

Si è inoltre riscontrata anche una diminuzione dei numero dei liquidi trasportati dai passeggeri, identificati con l’acronimo LAG (Liquidi, Aerosol, Gel).

Nel corso della riunione, peraltro, è stato illustrato ai responsabili della security delle società di gestione la nuova procedura di comunicazione dei dati che dovrà essere utilizzata dal prossimo mese di luglio: il nuovo sistema permetterà ai gestori aeroportuali di ottimizzare la modalità di trasmissione e, al contempo, consentirà all’ENAC la registrazione dei dati, l’elaborazione delle statistiche e la successiva pubblicazione in tempi molto rapidi.

Sono state illustrate, inoltre, le attività condotte dal Nucleo Centrale Ispettivo dell’ENAC sugli aeroporti nel periodo 2010 - 2015. Il Nucleo, che svolge per conto della Direzione Generale dell’Ente accertamenti in tutti gli scali aperti al traffico commerciale per verificare la rispondenza delle misure di security previste sia dal Piano Nazionale di Sicurezza, sia dalla normativa comunitaria di riferimento, nel 2015 ha condotto 34 ispezioni su 28 scali, per un totale di 647 giorni/uomo spesi sul campo." 8 giugno 2016

Aeroporti, aviosuperfici, aerobasi e ordigni inesplosi

Gorizia, Campoformido, Lavariano, Comina, Rivoli, Ronchi dei L. e Aviano e Rivolto (?): da bonificare! Questa nota inquadra la situazione della Regione FVG (Friuli Venezia Giulia) ma può essere estesa in altre zone del territorio italiano coinvolto nella I e II Guerra Modiale e perciò alla verifica nelle aree e località sottoposte ai bombardamenti aerei in quei due periodi storici. In prevalenza le location delle ex aerobasi ora in prevalenza diventati sedi delle maggiori infrastrutture aeroportuali dell'Aviazione Civile Commerciale e di Aviazione Generale e aerosuperfici e aerocampi di volo in genere.

Richiamarsi al caso dell'ex aerobase vicentina di Dal Molin (La bonifica infinita del Dal Molin, ancora due ordigni - di Aerohabitat del 9 gennaio 2015) ha solo un significato esemplare di una iniziativa encomiabile ma anche un resoconto di spese per una operazione di messa in sicurezza delle aeree. Sia quando queste hanno altre destinazione d'uso (parchi e zone naturalistiche e giochi e jogging) quanto quando proseguono l'attività storica di aeroporti per l'aviazione civile e militare.

Nella situazione della Regione FVG si presenta come una delle più colpite dai bombardamenti aerei nella I e II Guerra e perciò - in assenza di operazioni programmate di monitoraggio, rinvenimento e recupero di bombe-ordigni inesplosi - di costante, quanto inatteso e occasionale ritrovamento nel corso di scavi per bonifica del terreno, per lavori in agricoltura e/o costruzione di caseggiati o strade o insediamenti tralicci o altro.

La scoperta di nuovi ordigni inesplosi, residuati dalle guerre è, come naturale, in prossimità di ex piste di volo militari.

Solo nei mesi del 2016 il caso ha fatto rinvenire ordigni bellici inesplosi e Chiasiellis (Mortegliano), a Udine in via Michelini, sul greto del Cornappo, sulla strada fra Nimis a Savorgnano del Torre,

a Sant’Anna-Gorizia (nel corso del 2013 in questa provincia sarebbero stati disattivati circa 400 ordigni in 50 interventi), a Porpetto nei pressi del Bosco della Sgobitta e in altre due località dello stesso Comune.

Cosa aspettarsi ancora?

Con il rifacimento della pista di Ronchi dei Legionari e gli scavi per la costruzione del Polo Intermodale affiancato non potranno che riemergere altri ordigni inesplosi. Una operazione ed una spesa aggiuntiva a quella già preventivata.

Nelle circostanze di scavi per edificazioni e lavori agricoli non potranno perciò mancare altri rinvenimenti.

Occorrerà comunque programmare un monitoraggio sistematico e una ricerca preliminare qualora le aree ex militari (piste di volo, hangar, caserme) saranno demolite e destinate, dopo opera di bonifica come al Dal Molin di Vicenza, al tempo libero, a parchi naturalistici e/o parco giochi per bambini e/o zone destinate alla convivialità dei cittadini. 7 giugno 2016

Aeroporto Orio al Serio, e adesso il traguardo è di oltre 100 mila voli/anno

Ma occorrono verifiche ambientali/rischio terzi e analisi e strategie del bacino Nord Ovest! Lo scalo Orobico dopo aver raggiunto la terza posizione tra gli scali del Belpaese si appresta quindi a nuovi traguardi. Nel nuovo piano strategico l'obiettivo è quello di raggiungere i 100 mila voli entro il 2030 con altri 4 milioni di passeggeri in aggiunta ai 10 milioni del 2015.

Ma perché ragionare su un singolo aeroporto, piuttosto che progettare e analizzare il flusso di traffico del bacino di utenza a cui appartiene lo scalo di Orio al Serio?

Nell'Estate del 2015 il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ha approvato, in esame definitivo d’intesa con la Conferenza Stato – Regioni, sentita l’Agenzia del Demanio, con il parere del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti, uno schema di decreto del Presidente della Repubblica recante l’individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 698 del codice della navigazione.

"Tra gli aeroporti di interesse nazionale, viene poi riconosciuta una particolare rilevanza strategica a 12 di essi, tra i quali sono stati individuati tre gate internazionali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia.

I 12 aeroporti di particolare rilevanza strategica sono stati individuati dando priorità:

- agli aeroporti inseriti nella rete centrale Transeuropea e tra questi, innanzitutto ai gate intercontinentali.

- agli aeroporti inseriti nella rete globale Transeuropea con maggiori dati di traffico."

La classificazione individuata ha definito dieci bacini di traffico nazionale e nell'ambito del bacino del Nord Ovest i seguenti scali: Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo.

Ma ecco un punto chiave. come si concilia il nuovo Piano di Sviluppo dell’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio - presentato e analizzato presso la Direzione Centrale Infrastrutture Aeroporti dell’ENAC a Roma durante un incontro svoltosi giovedì 21 gennaio 2016 - con le prospettive del complessivo "bacino di traffico" inquadrato in due ore di percorrenza stradale?

Trascurando - solo per un attimo - le problematiche associate alle ricadute ambientali e alla sostenibilità antropica di una infrastruttura aeroportuale, qualsiasi del bacino del Nord Ovest - quali reali traguardi complessivi sono stati identificati per il bacino di traffico del Nord Ovest al 2030?

E quale incremento di traffico passeggeri e/o numero dei voli /anno sui singoli scali è stato stimato?

E in quale quadro di aspettative di volumi traffico al 2030 del Nord Ovest lo scalo di Orio al Serio dovrebbe raggiungere 100 mila voli/anno? Con quale correlazione con gli scali di Malpensa, Linate, Genova, Brescia e Torino?

Senza una adeguata verifica sui volumi di traffico attesi non è possibile una reale ridistribuzione dei voli sui singoli scali. Perché porre, allora, considerazioni su un singolo scalo, probabilmente, non adeguatamente analizzato sull'impatto ambientale, sul piano dei rischi per incidente aereo, sul rischio terzi.

Quali margini di crescita hanno gli altri scali? Se diventa inevitabile verificare i limiti di sostenibilità di ogni singolo scalo prima di progettare strategie di incremento dei voli - con finanziamento ingiustificato di infrastrutture aeroportuali sature e affossate tra intensa viabilità e edificazioni di ogni sorta - quale reale coordinamento esiste all'interno del bacino del Nord Ovest?

Le società gestione dei vari scali, SACBO, SAGAT, SEA, Aeroporto Genova Spa e SAVE tra gli altri quali opinione incrociata hanno assunto sugli scali concorrenziali?

Che sono valutazioni indispensabili anche quando sono contrastanti.

I traguardi delle singole gestione sono adeguatamente commisurate e in linea con i target del Nord Ovest?

La predisposizione di investimenti a Orio al Serio per fronteggiare scenari del tutto ipotetici di traffico localizzato su Bergamo al 2030 - con la realizzazione di nuovi cargo-center e dal collegamento ferroviario - pongono un ulteriore interrogativo: a chi competono? 1 giugno 2016

Passeggeri, addizionale comunale, l'IBAR esulta, ma chi finanzia i Comuni?

La tassa d'imbarco e destinata ai Comuni, e manca l'IRESA! Ancora una volta risorge la disputa sull'opportunità dell'imposta pagata dal singolo passeggero all'acquisto di un biglietto aereo. Quanto la cosiddetta "tassa" è incrementata le proteste non mancano: si moltiplicano anche quando si ignorano le ragioni di tale contributo.

Se all'origine l'addizionale comunale era stata deliberata per creare fondi e finanziamenti destinati ai Comuni aeroportuali, a sostegno delle extra spese e costi accessori per la presenza dell'infrastruttura aeroportuale, la realtà dei 10 euro pagati dal passeggero sono, purtroppo diventati tutt'altro.

Alle dichiarazioni soddisfacenti del Presidente IBAR (Italian Board Airline Representatives Solimeno) a margine dell'intenzione del Governo di togliere tale "imposta" occorrerebbe replicare con le convinzioni dei Sindaci interessati.

Dell'introito degli attuali 10 euro a passeggero - l'addizionale comunale è stata incrementata di 2.50 euro dal gennaio 2016 - agli amministratori dei Comuni dell'intorno aeroportuale, in sostanza non arrivano che le briciole. E dopo anni.

L'imposta addizionale, infatti, rappresenta una entrata "fiscale" che in massima parte viene dirottata per finanziare principalmente la cassa integrazione straordinaria Alitalia: nel cosiddetto fondo "Salva Alitalia".

Del balzello pagato dal passeggero, tuttavia, ai Comuni aeroportuali arriva una quota pari a 10 centesimi.

Ma la controversia sul pagamento dell'imposta ha trovato un valido sostenitore nel Governo, ma non sul versante dell'illegittimità e/o incongruità della somma e sull'irrisorietà destinata agli stessi Comuni. Il massimo rappresentante dell'associazione delle aerolinee - IBAR - ha immediatamente condiviso l'impegno del taglio dell'addizionale comunale senza alcun riscontro sulle tante tariffe che i vettori aerei non pagano sugli scali italiani. Ad esempio quella sul rumore aereo (IRESA), sulle tariffe notturne, sulle imposte sulle emissioni gassose, sullo sforamento di limiti di rumore...ecc.

In relazione all'Addizionale Comunale, a fronte dell'iniziale soddisfazione del Presidente dell'IBAR, è utile segnalare come l'assemblea Ancai - Associazione Nazionale dei Comuni Aeroportuali - nel marzo 20166 ha aperto una azione legale contro Ministero Interno e economia per recupero addizionale comunale su diritto imbarco passeggeri.

Il tentativo passati di recuperare l’addizionale erano falliti. Dopo una serie di incontri con Ministri, vanificata anche una diffida presentata dai 18 Comuni, senza alcun riscontro l'azione legale è diventata inevitabile. All'ingiustizia subita dai Comuni, lo stesso ANCAI è comunque impegnata a ricondurre l'imposta "addizionale comunale" ai livelli predefiniti - senza i gravosi extra per il Salva Alitalia e Security in genere - dell'originale natura di fondi/finanziamenti per i Comuni aeroportuali.

La riduzione dello stesso "balzello" dovrebbe coniugarsi con l'applicazione delle tariffe che le aerolinee pagano nella stragrande maggioranza degli aeroporti della Comunità Europea. 31 maggio 2016

Aeroporti e aerobasi nel Belpaese, le normative tra ENAC e AMI

"Ma si applicano alle nuove opere ed alle nuove attività da insediare"! Negli ultimi 10-20 anni ENAC ha deliberato una serie di Regolamenti, di Circolari, di variazioni al Codice di navigazione al fine di prescrivere e tutelare le attività di volo e nel contempo "salvaguardare" le comunità dei cittadini residenti e/o che vivono nell'intorno alle pista di volo.

Una serie di vincoli e limitazioni che, tuttavia, "si applicano alle nuove opere ed alle nuove attività da insediare nelle aree limitrofe all’Aeroporto....nelle aree perimetrate sono comunque fatti salvi, dal punto di vista dell’applicabilità delle limitazioni derivanti dal presente Piano, gli edifici e i manufatti esistenti alla data di entrata in vigore della revisione alla parte aeronautica del Codice della Navigazione (D.L. 151 del 15/03/2006)".

Ecco una serie di prescrizioni ENAC:

D.M. 11/05/1966 – Determinazione delle caratteristiche prescritte dall’art. 714-bis del Codice della navigazione;

D.Lgs. 09/05/2005 n° 96 – Revisione della parte aeronautica del Codice della navigazione;

D.Lgs 15/03/2006 n° 151 – Disposizioni correttive e d integrative al D.Lgs 09/05/2005 n° 96 recante la revisione della parte aeronautica del Codice della navigazione;

D.M. 01/02/2006 Norme di attuazione della legge 02/04/1968 n° 518, concernente la liberalizzazione dell’uso delle aree di atterraggio;

Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli Aeroporti – edizione 2 del 21/10/2003 emendamento 4 del 30/01/2008;

Direttiva E.N.A.C. “Linee Guida per la Redazione delle Mappe di Vincolo e Limitazioni Ostacoli” del Maggio 2006;

Informativa Tecnica E.N.A.C. “Valutazione della Messa in Opera di Impianti di Discarica in prossimità del Sedime Aeroportuale” edizione 1 del 17.12.2008.

Per quanto riguarda le aerobasi militari Italiane, il quadro delle disposizioni dell'Aeronautica Militare Italiana e, in sintesi, quello sottostante:

Vincoli militari

"1. Nell'area circostante alla zona S6 ZM valgono le limitazioni di cui al decreto dell’aeronautica militare n. 74/B d. 3 10 1996.

A titolo esemplificativo:

a) nella fascia di metri 30 laterale alla recintazione di zona S6 ZM sono vietate:

1) piantagioni che possano intercettare la possibilità di vista e di tiro. Operazioni campestri come scasso di terreno con mine, bruciatura di residui di piantagioni e simili;

2) muri o edifici, soprelevazioni, elevazioni di terra o di altro, scavo di fossi, canali, cunette o atri vari di profondità superiore a cm 50, strade, condotte o canali soprelevati, cave, condotte o depositi di gas o altri liquidi infiammabili, macchinari o apparati elettrici e centri trasmittenti;

b) nella fascia di metri 350 dal punto distinto con lettera C sono vietati ostacoli di qualsiasi genere, potenzialmente pregiudicanti la funzionalità dell'impianto militare, di altezza compresa tra metri 0 e metri 5, proporzionalmente alla distanza dell'ostacolo, considerata dal punto più vicino al perimetro esterno dell'area costituita da un cerchio di metri 50 di raggio con origine nel punto C. L'altezza dell'ostacolo è riferita alla quota di metri 87 sul livello medio del mare; c) nella fascia di metri 750 dal punto distinto con lettera C) sono vietate linee elettriche aeree a tensione uguale o superiore a 500 volt e apparati potenzialmente irradianti disturbi elettromagnetici;

d) nella fascia di metri 1.000 dal punto distinto con la lettera A sono vietati:

1) ostacoli di qualsiasi genere, potenzialmente pregiudicanti la funzionalità dell'impianto militare, di altezza compresa tra metri 0 e metri 15, proporzionalmente alla distanza dell'ostacolo, considerata dal punto più vicino al perimetro esterno dell'area costituita da un cerchio di metri 100 di raggio con origine il punto A. Per strutture metalliche, comprese recintazioni e fili di vigneti, i limiti di altezza sono ridotti a metà. L'altezza dell'ostacolo è riferita alla quota di metri 90,5 sul livello medio del mare;

2) centri trasmittenti o trasmettitrici;

3) linee elettriche aeree a tensione uguale o superiore a 500 volt. Le limitazioni sono superabili mediante autorizzazione dell’ente gestore del vincolo aeronautico militare." 24 maggio 2016

 

Aeroporti e vincoli art. 707, il piano dei rischi: da evitare...

Ostacoli e pericoli alla navigazione aerea: sorgenti laser, impianti eolici, discariche e...

Al solito i regolamenti sono oltremodo circostanziati e chiari e la loro interpretazione non concepisce e/o alimenta alcun dubbio. La presentazione delle mappe di vincolo di cui all’art. 707 del Codice della Navigazione elenca nel dettaglio ad esempio la "tipologia attività o costruzione da sottoporre a limitazione".

Negli ultimo mese Aerohabitat ha argomentato questa tematica con due news specifiche, ancorché limitate:

• "Aeroporti del Belpaese, ittiocoltura e impatto volatili - La localizzazione entro 13 km dalle piste: è stata valutata?";

• "Aerobase Rivolto, le Frecce della PAN e la trota iridea - L'area delle Risorgive del FVG e l'acquicoltura costituiscono un rischio per l'acrobazia?".

Come previsto dall’art. 707, comma 1°, del Codice della Navigazione e dal Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha individuato le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe all’Aeroporto...., stabilendo le limitazioni relative agli ostacoli ed ai potenziali pericoli, al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, conformemente alla normativa tecnica internazionale.

La procedura prevede l'esecuzione di uno specifico iter procedurale per l’approvazione definitiva delle mappe relative all’aeroporto xxx.

Presentiamo uno stralcio standard praticabile:

"Le mappe di vincolo aeroportuale costituiscono uno strumento operativo essenziale per il governo del territorio e, così come esplicitato nella Relazione che viene allegata, determinano in ogni punto l’elevazione o l’altezza massima raggiungibile da una costruzione nelle aree limitrofe agli aeroporti.

Negli elaborati allegati sono pertanto evidenziate le seguenti limitazioni:

• Aree interessate da superfici di delimitazione degli ostacoli orizzontali

In un allegato della Relazione per i fogli catastali compresi dalla superficie di delimitazione degli ostacoli orizzontale, è indicata la relativa quota massima di edificazione consentita.

• Aree interessate da superfici di delimitazione degli ostacoli a quota variabile:

Nei fogli catastali (anch'essi elencati nella Relazione), sono riportate, attraverso linee o curve di isolivello, le quote massime delle nuove edificazioni. La quota massima di edificazione nelle aree comprese tra due linee o curve di isolivello è da determinare per interpolazione lineare tra le due quote limitrofe indicate. Per aree ubicate nella porzione NE della Superficie orizzontale interna (Inner Horizontal Surface – IHS) al confine con la Superficie conica (Conical Surface – CS,) per le quali risulta che la quota del terreno supera quella individuata dalle superfici di limitazione ostacoli, non sarà possibile edificare alcun manufatto in elevazione

Inoltre, in aggiunta ai vincoli derivanti dal rispetto delle superfici di delimitazione degli ostacoli, le aree limitrofe all’aeroporto sono sottoposte a limitazioni anche in relazione ad alcune tipologie di attività o di costruzione, che possono costituire un potenziale pericolo per la sicurezza della navigazione aerea.

A) Tipologia attività o costruzione da sottoporre a limitazione

• Discariche

• Altri fonti attrattive di fauna selvatica nell’intorno aeroportuale, quali:

- Impianti depurazione acque reflue, laghetti e bacini d’acqua artificiali, canali artificiali, produzioni di acquicoltura, aree naturali protette, piantagioni, industrie manifatturiere, coltivazioni agricole e vegetazione estesa.

L’area interessata dalla limitazione è costituita dall’impronta sul territorio della superficie orizzontale esterna (OHS)

• Manufatti con finiture esterne riflettenti e campi fotovoltaici che presentano vetrate, pannellature fotovoltaiche o superfici esterne riflettenti in genere, di estensione superiore a 500 mq, per i quali dovrà essere attestato che non vi siano fenomeni di abbagliamento ai piloti degli aeromobili impegnati nelle procedure di volo in atto sull’aeroporto, riguardanti le operazioni di atterraggio e di circuitazione;

• Luci pericolose e fuorvianti, ivi compresi fuochi pirotecnici o oggetti luminosi similari lanciati in aria, che possano inficiare la sicurezza delle operazioni degli aeromobili;

• Ciminiere con emissione di fumi.

L’area interessata dalla limitazione è costituita dall’impronta sul territorio della Superficie orizzontale interna (IHS) e della Superficie conica (CS)

• Attività che prevedono l’emissione di onde elettromagnetiche, per le possibili interferenza con gli apparati di navigazione; tali attività sono sottoposte alle attribuzioni di cui all’art. 115 del Decreto Legislativo 1 agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”.

L’area interessata dalla limitazione è costituita dall’impronta sul territorio della Superficie orizzontale interna (IHS).

B) Tipologia attività o costruzione da sottoporre a limitazione

• Sorgenti Laser e Proiettori ad alta densità (utilizzati nei giochi di luce per intrattenimento, per i quali occorre adottare determinate cautele.

C) Tipologia attività da sottoporre a limitazione

• Impianti eolici

Aree interessate :

a. Area di incompatibilità assoluta:

l’area interessata dalla incompatibilità assoluta è costituita dall’impronta sul territorio delle superfici di avvicinamento, di salita al decollo e dall’ATZ ”Aerodrome Traffic Zone” (area di raggio di 5 Nm, pari a Km. 9,2, con origine dal punto di riferimento dell’aeroporto ARP.

b. Aree in cui è comunque richiesta una valutazione specifica di ENAC:

tutte le aree ricadenti tra il limite esterno dell’ATZ ed la circonferenza di raggio, a partire dal Punto di Riferimento dell’Aeroporto (Airport Reference Point –ARP), pari a 15000 m., corrispondente alla OHS." 18 maggio 2016

Rimini, Ancona, Forli e ...tanti scali nello stesso bacino di utenza

Ma anche Bologna e Parma e ...Pescara e ...Perugia e altri. Se Bologna con 60.226 movimenti nel 2015 è risultato al sesto posto tra i 44 scali elencati da ENAC nei Dati di Traffico Aeroporti Italiani, Ancona si è posizionato al 24 posto con 10.285 voli, Pescara al 26 con 7.213 voli, Perugia al 27 con 4.424 voli, Parma al 33 con 2.229 voli, Rimini al 34 con 2.128 (ha riaperto dal 1 aprile 2015). Forlì non era nella classifica 2015.

Per il numero dei passeggeri movimentati nel corso dello stesso 2015 il Rapporto ENAC offre un resoconto altrettanto poco lusinghiero per questi scali posizionati in una zona geografica di raccolta di "utenza" che potrebbe risultare concorrenziale.

Con Bologna ancora scalo di maggior volumi di traffico con 6.857.829 di passeggeri è collocato al settimo posto tra le infrastrutture del Belpaese e prevalente in quest'area di raccolta.

Lo scalo della costa Adriatica di Pescara con 599.731 passeggeri è al 25 posto, Ancona lo segue al 25° con 518.663 utenti. Perugia al 30° posto ha un traffico di 272.235 e precede Parma al 31° con 185.188 passeggeri. Rimini invece nove mesi del 2015 ha raggiunto la quota di 158.688 passeggeri.

Il Piano Nazionale Aeroporti ha individuato la Rete Ten-T Core Network Comprensive Network e tra i 24 Aeroporti Principali, tra quelli analizzati in questo commento è segnalato solo quello di Bologna.

Nella rete dei 18 aeroporti di servizio sono invece individuati quelli di Ancona, Forlì, Parma, Pescara e Rimini.

Il contesto dei voli e delle opportunità del "mercato" in questa area geografica potrebbe avere una sintetica risposta dai voli-frequenze esistenti e delle convenienze mantenere-attivare collegamenti Alitalia da Pescara e Perugia su Fiumicino, occorre sottolineare come - dinnanzi alla debole risposta dei passeggeri - leì'ex compagnia di bandiera ha disposto di svolgere il collegamento in superficie con autobus con livrea Tricolore Alitalia.

La competizione tra questi scali è alla ricerca di finanziamenti, di incentivi per la promozione dei voli asserviti al turismo Adriatico e culturale in genere (est europeo e Russia) e le dispute tra il “Raffaello Sanzio” di Ancona e il “Federico Fellini” di Rimini sono oggetto di quotidiano confronto sui media. Confronto tra aeroporti e tra Regioni limitrofe e contigue.

Gli esiti dei bilanci della società di gestione degli scali elencati dovrebbero evidenziare la necessità di coordinare strategie di intervento tra gli stessi piuttosto ch una "competizione" alimentata da incentivi "pubblici e parapubblici".

Recenti note stampa avevano riferito come "AIRiminum 2014 s.p.a. società di gestione dell’Aeroporto di Rimini e San Marino“Federico Fellini” – riferiva un comunicato del gruppo – aveva dato mandato ai propri legali di depositare denuncia presso la Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea, organo competente in materia, relativamente ai finanziamenti concessi dalla Regione Marche a favore di Aerdorica s.p.a, società che gestisce l’Aeroporto delle Marche.

Con somme pari a 1.1 milionieuro nel 2014 e 3 milionieuro nel 2015, sarebbero aiuti di Stato in palese violazione dell’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Con evidenti effetti distorsivi per la concorrenza, "in quanto costituiscono interventi mediante risorse pubbliche a favore di una società che, seppur partecipata dalla Regione Marche non dovrebbe essere favorita rispetto ai suoi concorrenti. Contro il primo finanziamento – ricorda AiRiminum – si è peraltro già espressa la Corte Costituzionale con sentenza del 7 luglio 2015, n. 179 qualificandolo come aiuto di stato illegittimo a causa della previa mancata notifica alla Commissione Europea in violazione degli artt. 107 e 108.3, TFUE".

L’aeroporto di Ancona è localizzato a 80 km da quello di Rimini,

Quali dovrebbe essere e chi potrebbe efficacemente gestire e coordinare "politiche e strategie di intervento" come peraltro delineato dallo stesso Piano Nazionale Aeroporti?

Ebbene quanti altri scali in competizione nello stesso "bacino di traffico e raccolta di utenza" del Belpaese esperimentano da tempo, perciò non è solo un dato attuale, una sovrapposizione di incentivi ai voli con ricadute deleterie e contraddittorie per bilanci "pubblici" di soggetti territoriali partecipati oltre che ricadute collaterali sui bilanci della società di gestione degli aeroporti? 11 maggio 2016

ENAC e le Commissioni aeroportuali: lavorano? Quanto?

Da quelle insediate e operose e quelle in letargo, serve un elenco aggiornato! Dovrebbero varare e aggiornare, almeno ogni due anni, le mappe acustiche (dalle quali scaturiscono le zone A, B e C dei Comuni circostanti) , ma anche proporre e verificare procedure per verificare e mitigare del rumore a terra e in volo in prossimità delle piste di volo attraverso:

- la riduzione alla fonte del rumore degli aeromobili

- la pianificazione e la gestione del territorio

- le procedure operative di abbattimento del rumore

- le restrizioni operative.

E' un compito che viene assolto sistematicamente o, diversamente, a fronte degli enunciati legislativi e normativi è una operazione che rimane sulla carta, solo negli intenti e nelle dichiarazioni?

Se istituite e vigenti quante volte - mediamente - sono ogni anno, convocate? Con quali risultati?

E' compito dell’ENAC istituire e dirigere le Commissioni aeroportuali per fronteggiare "il problema dell’inquinamento acustico nelle aree circostanti gli aeroporti viene prevalentemente svolta in ambito locale.

Essa fa capo alle Commissioni aeroportuali previste dal DM Ambiente-Trasporti del 31 ottobre 1997, presiedute dal Direttore aeroportuale e composte dagli enti territoriali, dall’Agenzia regionale per l’ambiente e dagli operatori dello scalo.

Le Commissioni hanno il compito di stabilire le procedure antirumore e la zonizzazione acustica del territorio

circostante l’aeroporto e inoltre, in caso di superamento dei limiti acustici, di individuare le soluzioni più idonee alla luce di uno sviluppo sostenibile dell’operatività aeroportuale".

Il Rapporto Bilancio sociale 2014 di ENAC - ultimo disponibile - segnala che "nel 2014 sono stati adottati significativi interventi normativi in materia di inquinamento acustico aeroportuale destinati ad incidere sulla disciplina nazionale stratificatasi nel corso di quasi venti anni e sulle stesse attività di competenza dell’ENAC e delle Commissioni aeroportuali. È da segnalare il Reg. (UE) n. 598/2014, applicabile da giugno 2016, che ha ridefinito le procedure per l’introduzione di restrizioni operative dirette a contenere il rumore aeroportuale

nell’ambito di un approccio equilibrato che tenga conto dei costi e dell’efficacia delle diverse misure adottabili

a livello dei singoli aeroporti.

Inoltre, con la l. 30 ottobre 2014, n. 161 (legge europea 2013-bis), è stata conferita al Governo la delega a rivisitare l’intera normativa nazionale in materia di inquinamento acustico, prevedendo anche l’armonizzazione e l’aggiornamento della disciplina del rumore aeroportuale alla luce dei principi e delle procedure consolidati a livello comunitario".

ENAC ricorda come le commissioni, nominate nel 2000 per i 26 aeroporti, coadiuvati dal gestore del traffico aereo (ENAV o Aeronautica Militare), perciò avrebbe dovuto riguardare aeroporti civili e aerobasi militari, nel corso degli anni avrebbero raggiunto il numero di 36.

Ma ecco il punto. Quante di queste commissioni hanno aggiornato le mappe acustiche primarie - originarie, semmai tale traguardo è stato ottenuto tenendo conto del ground noise e air noise, E le relative zonizzazioni acustiche comunali sono, poi, conseguentemente state variate?

Dal 2000 al 2016 il numero dei passeggeri è raddoppiato (da 82 milioni a oltre 156 del 2015), mentre il numero dei voli, pur di fronte delle migliorie tecnologiche dei propulsori, è anch'esso aumentato: di circa il 30%. Cosa ne è stato quindi dell'inevitabile ricaduta acustica a terra-ground noise e quella in sorvolo-air noise. La rilevanza del rumore a terra-ground noise generato dai propulsori è risultato evidente. Percepibile e "sostenibile"? Sopratutto per i cittadini residenti nell'immediato delle piste e delle vie di rullaggio: le mappe e le zonizzazione acustica elaborata dalle Commissioni Aeroportuali dovrebbero averlo certificato?

E le verifica biennale delle certificazione sonora dei propulsori, con le innegabili ripercussioni sulle mappe acustica aeroportuale, è stata verificata e ottemperata?Sono interrogativi di cui conosciamo, in anticipo, la corretta risposta.

Cosa sostiene invece l'ENAC, nel ruolo di direttore delle Commissioni Aeroportuali degli aeroporti civili italiani? I cittadini residenti nell'intorno aeroportuale possono ritenersi soddisfatti? 10 maggio 2016

Aeroporti del Belpaese e l'indice di rischio individuale e sociale e terzi

La realtà antropica dell'intorno delle piste precede gli art. 707 e 715 del C.d.N. Anche i Italia con l'avvento dell'analisi del rischio per incidenti aerei in prossimità delle piste di volo, perciò entro il sedime aeroportuale e all'esterno, sono stati definiti i termini dell'aggiornamento del Codice di Navigazione.

L'analisi del “calcolo di probabilità” e dell’analisi statistica, concetti base del calcolo e la distribuzioni di probabilità, dei processi stocastici e dell’introduzione dei dati statistici è risultato conseguente allo sviluppo di un modelli e algoritmi per la mappatura del rischio derivante da attività aeronautica nelle zone limitrofe al sedime aeroportuale.

Dopo l'adeguamento del Codice della Navigazione (di cui al D.lgs. 96/2005 modificato ed integrato dal D.Lgs. 151/2006) e il varo delle normative in materia di vincoli alla proprietà privata da apporre sui terreni limitrofi agli aeroporti (articolo 707 e la redazione dei piani di rischio, strumenti urbanistici finalizzati alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica) , perciò nuovi vincoli, non solo correlati alla sola configurazione del sedime aeroportuale ma relazionato alla tipologia e alle caratteristiche delle operazioni di volo: ovvero alla nuova versione dell’articolo 715 ha previsto - anche in riferimento normativo dell’ICAO sul presente tema è costituito dal documento “Airport Planning Manual - Doc 9184/part 2” che al paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports”.

Le aree del cosiddetto isorischio ricomprese all’interno delle curve sono state definite in sostanza dalle zone a:

“ad alta tutela”: quella ricadente all’interno delle curve caratterizzate dal valore di 1x10-4

- “interna”: quella ricadente tra la curva caratterizzata dal valore di 1x10-4 e quella caratterizzate dal valore di 1x10-5

- “intermedia”: quella ricadente tra la curva 1x10-5 e la curva 1x10-6

- “esterna”: ricadente al di fuori della curva 1x10-6

Sostanzialmente sono criteri che sembrerebbero ricalcare quelle della Gran Bretagna, e precisamente:

"1 in 10,000 contour – This is the intolerable level of individual risk. The area bounded by this contour must not be populated by anyone gaining no direct benefit from the flying.

1 in 100,000 contour – This is the level at which the risk from aviation activity begins to merge with other non-aviation or ‘background’ risks. Further development restricted. The relocation of existing development to be considered on a case-by-case basis.

1 in 1,000,000 contour – No further high-density development such as schools or hospitals ('societal risks') should be built within this area".

La realtà del sistema aeroportuale del Belpaese comunque è rappresentata da un quadro definito da un periodo storico nel quale il volume delle edificazioni e il carico antropico nell'intorno delle piste di volo - civili, commerciali e militari - sono progressivamente incrementate.

A tale riguardo tuttavia per ENAC " fermo restando il congelamento delle situazioni esistenti, le misure di tutela, si applicano alle nuove realizzazioni ed alle nuove attività e sono finalizzate a garantire un adeguato ed uniforme livello di tutela all’interno delle aree comprese nelle curve di

isorischio."

Per quanto concerne il Rischio terzi e/o Risk assessment ENAC ha previsto che:

"l’articolo 715, riportato integralmente all’inizio del presente documento, prevede che Enac individui gli aeroporti su cui effettuare la valutazione del rischio.

In tale ottica, in ragione dei limiti di affidabilità del modello, sono stati individuati i criteri

di selezione di tali aeroporti che fanno riferimento a:

- volume di traffico di 50.000 movimenti/anno (attuale o previsto nel Piano di Sviluppo Aeroportuale)

- ubicazione in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali".

Sono tuttavia riscontri che non sembrerebbero conciliare, ad esempio, con l'assessing the Risks of Airport Airside-Failure Modes, Effect, e la Criticality Analysis con l'identification of the Airport Airside Risks e il Risk Measurement Methodology (Failure Modes, Effect, and Criticality Analysis (FMECA).

A questo diventa inevitabile interrogarsi se la definizione dei Criteri di rischio, l'Analisi di rischio, e la

Valutazione di rischio (la valutazione globale della portata del rischio - probabilità e gravità delle conseguenze di una situazione pericolosa) sono davvero commisurate alla realtà antropica dell'intorno aeroportuale del Belpaese, edificata nell'arco storico che ha preceduto la revisione degli art. 707 e 715 del Codice della Navigazione. 3 maggio 2016

Aeroporti UE e security: le procedure già attive?

Dopo gli atti terroristici di Bruxelles è indispensabile copiare il modello Tel Aviv - Ben Gurion! E' dal 2001 che la UE ha "sviluppato una politica e norme per proteggere l’aviazione civile da atti di interferenza illecita che compromettono la sicurezza, in particolare tenendo lontani dall’aeromobile gli oggetti che costituiscono una potenziale minaccia, come armi o esplosivi".

Il Regolamento (CE) n. 300/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2008 - norme security comuni -aveva aggiornato il regolamento (CE) n. 2320/2002.

La regolamentazione attivata concerneva tutti gli aeroporti commerciali, i vettori aerei ed i soggetti che forniscono beni o servizi in tali aeroporti o tramite questi ultimi.

I punti chiave hanno inquadrato le norme fondamentali comuni per la protezione dell’aviazione civile

Esempi di aspetti disciplinati da tali norme includono:

-controllo dei passeggeri e del bagaglio a mano, in modo da impedire l’introduzione di articoli proibiti a bordo degli aeromobili; anche il bagaglio da stiva (il bagaglio che i passeggeri portano al check-in) è soggetto a controlli prima di essere caricato;

-sicurezza in aeroporto (ad esempio, un accesso controllato alle diverse aree degli aeroporti, il controllo del personale, il controllo dei veicoli, nonché la vigilanza e le pattuglie per impedire alle persone non autorizzate di entrare in queste aree);

-controlli e ispezioni di sicurezza sugli aeromobili prima della partenza per assicurare che nessun articolo proibito sia a bordo;

-controllo di merci e della posta, prima che siano caricati sugli aeromobili;

-controllo delle forniture per l’aeroporto (ossia articoli destinati alla vendita all’interno dei ristoranti e dei negozi «duty-free», ove la vendita è esente da imposte), e delle forniture in volo (ad esempio, cibo e bevande per i passeggeri);

-selezione e formazione del personale.

Obblighi dei paesi dell’UE e sugli aeroporti e gli operatori

I paesi dell’UE devono:

-designare un’unica autorità competente per la sicurezza aerea;

-elaborare un programma nazionale per la sicurezza dell’aviazione civile al fine di stabilire le responsabilità -per l’attuazione delle norme fondamentali comuni;

-elaborare un programma nazionale idoneo a verificare la qualità della sicurezza dell’aviazione civile.

Gli operatori devono:

-definire e attuare un programma per la sicurezza dell’aeroporto;

-definire e attuare un programma per la sicurezza del vettore aereo.

Ispezioni della Commissione

La Commissione effettua ispezioni sugli aeroporti (senza preavviso) e sulle autorità nazionali. Eventuali carenze devono essere risolte dalle autorità nazionali. Le autorità nazionali sono responsabili del controllo primario di qualità e di applicazione e pertanto effettuano anche ispezioni.

Cosa dire delle nuove iniziative?

La nuova normativa, annunciata dalla UE dopo gli incidenti di Bruxelles, sta forse prefigurando diposizioni e procedure "modello Tel Aviv" per fronteggiare la minaccia terroristica e/o tali tecniche e modalità sono ritenute impraticabili per le infrastrutture di volo del vecchio Continente?

Prima ancora di valutare l'ammontare dei costi e dei finanziamenti reperibili gli esperti di security UE hanno forse ritenute inaccessibili i sei livelli di security strutturati in: check point esterni, rete di monitoraggio in genere, telecamere, body scanner, metal detector esterni al sedime, profiling, oltre al Pnr, (Passenger name record) l'identità digitale dei passeggeri.

La privacy - non solo violata ma a questo punto dissolta - del passeggero dovrebbe, inoltre, essere sottoposta a sei livelli di identità-security.

Gli aeroporti del Belpaese intanto devono gestire un ulteriore vulnerabilità, il lato-mare: gli scali aerei prospicienti mari, laghi, fiumi, marine e lagune sono numerosi. Altre procedure e tecniche aggiuntive devono essere attivate! 30 aprile 2016

Aeroporti e autismo infantile, incidenza e impatto nell'intorno delle piste

Uno studio sullo scalo di Francoforte rivelerebbe il rischio incombente! Lo scorso novembre 2015 ENAC ha presentato, nel corso di una Conferenza Stampa presso la Direzione Generale dell'ENAC, il progetto "Autismo - In viaggio attraverso l'aeroporto" ideato dall'Ente con la collaborazione di Assaeroporti e della società di gestione Aeroporti di Puglia. Il progetto, fortemente voluto dall'ENAC impegnato per mandato istituzionale nella tutela dei diritti dei passeggeri e delle persone con disabilità, parte come ‘progetto pilota' sull'Aeroporto di Bari grazie al contributo e alla disponibilità della società Aeroporti di Puglia e, successivamente, verrà esteso ad altri aeroporti, anche attraverso la cooperazione dell'associazione dei principali scali nazionali, Assaeroporti.

L'encomiabile iniziativa con - sostiene ENAC in un comunicato stampa - "L’obiettivo principale è quello di fornire alcune semplici raccomandazioni rivolte agli accompagnatori per aiutare bambini e adulti autistici ad accettare serenamente il loro viaggio, permettendo loro, attraverso un iter individuato dall’ENAC in coordinamento con le società di gestione, di poter visitare anticipatamente la realtà aeroportuale" può essere adeguatamente verificata sul web della stessa ENAC.

Simili proposte, tuttavia, sono state sviluppate negli anni recenti anche in altri scali europei e USA

Con la partecipazione delle " Autism Society of Minnesota" un programma "Wings for Autism", ad esempio, ha interessato almeno 50 aeroporti dal 2010 con il coinvolgimento dell'Airport Council International.

L'alto valore sociale di questo progetto si è comunque ridimensionato quando uno dei nostri "analisti" - nel corso delle lettura di un testo fondamentale nella descrizione della neuroplasticità del cervello, ovvero "Il Cervello infinito - Alle frontiere della neuroscienza: storie di persone che hanno cambiato il proprio cervello - Norman Doidge - Ponte alle Grazie - ha potuto annotare le seguenti frasi:

"Con il rilascio BDNF (fattore neurotrofico cerebrale BDNF - Brain-derived neurotrophic factor) le mappe cerebrali sono scarsamente differenziate, e dato che il cervello è stato rinforzato in modo indiscriminato un numero minimo così alto di connessioni, quanto si attirano onde solo pochi neuroni il cervello rischia di scoppiare.....

"Diverse ricerche gli suggerivano la possibilità che un fattore ambientale contribuisse a tutto ciò.

Uno studio inquietante mostrava come più i bambini vivevano nelle vicinanze del rumoroso aeroporto di Francoforte, in Germania, più basso era il loro quoziente intellettivo. Uno studio simile, condotto su bambini che vivevano nei casermoni popolari lungo il Dan Ryan Expressway, un'arteria stradale trafficatissima di Chicago, trovo la medesime correlazione tra livello intellettivo e la vicinanza all'autostrada. Come Mercenich iniziò a interrogarsi di un nuovo fattore di rischio ambientale che avrebbe potuto interessare chiunque, ma con un effetto più dannoso sui bambini predisposti geneticamente: il costante rumore di fondo provocato da macchine, talvolta chiamato "rumore bianco". Il rumore bianco è dato dalla somma di molte frequenze e costituisce uno stimolo molto potente per la corteccia uditiva".

Un riscontro immediatamente impressionante e del tutto ignorato anche dalla stessa Aerohabitat.

Il coinvolgimento della popolazione "infantile" sembrerebbe assodato e aggravato, quindi, qualora una infrastruttura aeroportuale sia adiacente ad alta viabilità stradale quale una autostrada: vedi il caso di Verona Villafranca e Bergamo Orio al Serio con l'autostrada A4, tra gli altri.

Dopo alcune ricerche che hanno avuto come risultato l'impossibilità di poter accedere/disporre dello studio sull'aeroporto di Francoforte sono comunque emersi altri riscontri convergenti.

Come quello sottostante.

"Is aeroplane noise delaying your child’s learning? by Mattia Rosini - 2014.11.05 (http://www.west-info.eu/is-aeroplane-noise-delaying-your-childs-learning/)

"If your children live or study near an airport, they are at risk of learning to read much later than other children their age. This is a link that hasn’t been explored in any detail until now but a German study is shedding some light on the issue. Researchers at NORAH (Noise-Related Annoyance, Cognition and Health) studied 85 classrooms in 29 primary schools in the metropolitan area of Rhine-Main (the urban area around Frankfurt, which has has about 5.8 million inhabitants). Exposure to noise from Frankfurt Airport, Germany’s main hub, ranged from 39 to 59 decibels. The results found that children most exposed to the noise learned to read later than others. The difference was, on average, one month delay for every 10 decibels extra noise." 27 aprile 2016

 

Aeroporti e tegole/tetti scoperchiati: task force, Italia in coda

Ancora in attesa di procedure e tecniche per gestire il fenomeno vortex strike. E' almeno dal 1999 che l'opinione pubblica esterna all'intorno aeroportuale ha avuto percezione e conoscenza di aerei in sorvolo - in atterraggio e/o decollo - e di tegole e tetti, anch'essi volanti, ma a causa dei vortici delle estremità alari arrivati fino a terra.

I fatti e le circostanze all'epoca erano associate all'aeroporto di Malpensa e all'incremento dei voli su quello che avrebbe dovuto essere lo scalo hub della flotta Alitalia, alle analisi, alle polemiche e contrapposizioni che hanno caratterizzato uno periodo storico dell'aviazione civile-commerciale italiana ormai sepolto.

Due caseggiati-villette coinvolti localizzati a Lonate Pozzolo, uno dei paesi adiacenti a Malpensa: e uno scenario classico di tegole risucchiate e tetti scoperchiati con intervento della Magistratura con accuse infamanti. Con l'attribuzione di atti dolosi degli stessi cittadini. Talvolta con inchieste aperte e accuse rivolte agli stessi proprietari delle villette. In seguito le accuse sono state archiviate e coerentemente attribuite a cause "aerodinamiche".

Un fenomeno ignorato e trascurato dall'opinione pubblica e - almeno all'epoca - anche dai gestori aeroportuali e dagli enti di controllo, nonostante risultasse da tempo noto: un fenomeno aerodinamico generato dagli aeromobili in basso passaggio - sul sentiero di avvicinamento e atterraggio della procedura strumentale (ILS) alla pista - poteva, in determinate condizioni atmosferiche, causare correnti/vortici ascensionali con indebolimento e risucchio delle tegole/coppi/tetti.

Nessuna novità quindi. Al punto che numerosi scali europei (probabilmente la generalità) avevano e hanno da decenni predisposto procedure e tecniche per rinforzare, preliminarmente, non solo i tetti ma anche le murature (antivibrazioni) dei caseggiati localizzati nell'intorno dei maggiori aeroporti. Attivando anche vere e proprie task force, squadre di pronto intervento che nell'arco diurno e notturno potevano e possono rimediare agli eventi "vortex strike" e fronteggiare eventuali danni materiali e ripercussioni sulle persone coinvolte.

Oggi nel 2016, tuttavia, non si hanno notizie aeroporti italiani che hanno allestito e reso operativo tali procedure e iniziative.

Anche in quest'inizio 2016 i media hanno riportato eventi vortex-strike. L'aeroporto di Torino Caselle e di Treviso Canova sono quelli maggiormente evidenziati, anche se la statistica-casistica (esiste?) non appare del tutto rispondente alla realtà. Quale monitoraggio viene, infatti, svolto nei maggiori scali del Belpaese?

Quale indagine/inchiesta è mai stati attivata per verificare la situazione dei tetti e delle murature dei caseggiati (ville, casette, edifici vari e condomini pluripiano) in relazione alla stabilità, alle vibrazioni indotte non solo dal fenomeno vortex strike di picco-emergenziale ma anche da quello continuo-costante-quotidiano?

Lo stato delle murature/pareti, la tenuta alle vibrazioni innescate da anni di basso sorvolo degli aeromobili civili-commerciali e quelli delle flotte militari dei caccia e dei cargo-trasporto dell'Aeronautica Militare Italiana, a quanto pare, non è ancora una preoccupazione un monitoraggio in corso d'opera e/o verificato. 26 aprile 2016

Aeroporti del Belpaese, ittiocoltura e impatto volatili

La localizzazione entro 13 km dalle piste: è stata valutata? Era il 18 maggio 2013 che Aerohabitat con la news "Treviso Canova, il Parco del Sile ospita e alleva trote, esiste una ittiocoltura autorizzata? - Ma ecco cosa ne dicono ENAC e BSCI a riguardo!" - aveva argomentato su una questione che sembrava del tutto impraticabile. Gli impianti di ittiocoltura sarebbero due. Sono ancora due, sono attivi?

Possibile che nessuna sia ancora intervenuto e che magari la stessa situazione possa essere replicata nei pressi di piste di voli civili, di percorsi di aeromobili di flotte commerciali, ma anche in campi e traiettorie di aviazione generale e atterraggi e decolli di voli militari nelle tantissime "infrastrutture aeroportuali" del Belpaese? In questi tre anni qualche indagine e qualche monitoraggio di massima è stato sicuramente effettuato. Quante sono quindi le ittiocolture e/o allevamenti di trote, pesci e altro esistenti e autorizzate e/o magari in deroga alle circolari e normative predisposte da ENAC?

ENAC e BSCI a riguardo sono dettagliati! Il rischio impatto volatili e rischio terzi nel documento "ENAC - fonti attrattive fauna selvatica " l'intera questione è precisa:

La circolare ENAC APT 33 "Procedure per la prevenzione dei rischi di impatto con volatili ed altra fauna selvatica (wildlife strike) negli aeroporti" e la Informazione Tecnica "Linee guida relative alla valutazione delle fonti attrattive di fauna selvatica in zone limitrofe agli aeroporti" sono circostanziate e precise:

"L’Art. 711, inoltre, prescrive che le zone di cui sopra sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea.

...Si è scelto di classificare le fonti attrattive più importanti con la consapevolezza di non poter così rappresentare tutta la complessa varietà di habitat possibili.

3.1 Zone umide:

3.1.1 Impianti di depurazione acque reflue

3.1.2 Laghetti e bacini d’acqua artificiali

3.1.3 Canali artificiali e corsi d’acqua

3.1.4 Produzioni di acquicoltura

3.1.5 Aree naturali protette

Produzioni di acquicoltura

L'acquicoltura è l'allevamento di pesci in vivai, dove per “pesce” si intende le carni e le altre parti edibili di animali acquatici comprendendo, oltre ai veri e propri pesci, anche molluschi e crostacei.

In Italia possiamo individuare, in generale, tre categorie di allevamenti: in vasche, in gabbie a mare e in laguna.

Gli allevamenti di pesci e di molluschi rappresentano indubbiamente una fonte attrattiva per la presenza necessaria dell’elemento acqua, per l’utilizzo del mangime composto da vari tipi di materiale organico e per la stessa presenza abbondante di pesce che a vari stadi della sua crescita, da quello larvale a quello adulto, costituisce fonte di cibo per svariati tipi di uccelli, come gabbiani, aironi e cormorani, ad esempio.

Poi ci sono tutti i problemi connessi al trasporto, conservazione e distribuzione del mangime e del pesce prodotto, nonché alla eventuale lavorazione del pesce prima della distribuzione e quindi allo smaltimento degli scarti.

Per questi motivi questi impianti possono costituire fonti attrattive per diverse specie di fauna selvatica e la loro realizzazione a distanze inferiori a 13 km dagli aeroporti dovrebbe essere valutata da esperti caso per caso."

Il Regolamento per Certificazione degli Aeroporti - Capitolo 5 - prevede le seguenti azioni a carico del gestore di un aeroporto certificato:

a) Predisposizione e trasmissione all’ENAC di uno studio di tipo naturalistico-ambientale comprensivo di risk assessment;

b) Riporto all’ENAC di ogni evento di wildlife strike;

c) Elaborazione e trasmissione all’ENAC, con frequenza annuale, di una relazione riepilogativa sul wildlife strike;

d) Predisposizione e trasmissione all’ENAC di una adeguata procedura (piano di prevenzione e controllo del rischio di wildlife strike), da inserire nel Manuale dell’aeroporto, che definisca le azioni intraprese per prevenire o minimizzare il rischio di wildlife strike;

e) Segnalazione all’ENAC e agli Enti competenti delle fonti attrattive di fauna selvatica identificate al di fuori del sedime aeroportuale al fine di consentire iniziative mirate di mitigazione del rischio.

La segnalazione delle fonti attrattive esterne all’aeroporto

La procedura di cui al precedente paragrafo deve prevedere le modalità con cui il gestore aeroportuale assicura l’eliminazione e/o la mitigazione delle fonti attrattive per uccelli od altra fauna selvatica all’interno del sedime aeroportuale.

Il gestore aeroportuale è altresì responsabile di individuare, nei limiti delle proprie competenze, la presenza di potenziali fonti attrattive per mitigarne l’azione nelle zone limitrofe il sedime aeroportuale; le stesse, opportunamente documentate, dovranno essere portate all’attenzione degli Enti locali competenti e dell’ENAC - Direzione Operazioni competente che potrà, qualora necessario, rappresentare la posizione dell’Ente ai sensi dell’Art. 711 del Codice della Navigazione.

... La creazione di rapporti diretti con tutti gli stakeholders che insistono sulle aree intorno agli aeroporti (Pubblica Amministrazione, agricoltori, imprenditori, ecc.) al fine di sensibilizzarli sul fenomeno del wildlife strike e delle possibili conseguenze; nonché per acquisire informazioni di quanto avviene, relativamente alle fonti di attrazione di fauna selvatica, nei dintorni dell’aeroporto;

controllo della fauna (tramite gestione ecologica del sedime)

Il controllo della fauna si esercita attraverso il controllo dell’ambiente aeroportuale: il piano deve quindi prevedere almeno:

• La disdetta dai contratti di utilizzazione agricola dell'aeroporto e/o la loro eventuale riformulazione in senso compatibile con il rischio di wildlife strike;

L’esperienza internazionale ha dimostrato che bisogna guardare con sempre maggior diffidenza alle coltivazioni agricole in ambito aeroportuale. Il risultato da raggiungere a regime è pertanto quello della progressiva scomparsa di ogni tipo di coltivazione (e relativi lavori) dai sedimi aeroportuali; l’unica attività concessa dovrebbe pertanto essere lo sfalcio dell’erbatico naturale, anche se ciò si traduce necessariamente in un aggravio dei costi (o in mancati guadagni). Data la lunga durata dei contratti agricoli, nelle more della loro scadenza si suggerisce di imporre alle coltivazioni limiti rigorosi in termini di: tipologia di prodotto, vietando ad es. colture cerealicole, girasoli o altre colture in grado di attirare volatili o altra fauna selvatica; distanza dalle infrastrutture di volo, mai inferiore a 300 mt.; altezza della vegetazione, da mantenere possibilmente intorno ai 25/30 cm.; orari di aratura, sfalcio e lavorazione dei suoli, possibilmente sempre di notte.

• Il divieto assoluto da ogni sedime aeroportuale dell’allevamento di bestiame e del pascolo;

• La gestione della vegetazione spontanea e delle aree a verde in generale, con particolare riferimento all’altezza dell’erba ed al numero dei tagli necessari per far sì che essa non sia al di sotto di 25/30 cm. (tall grass policy).

• La gestione di tutte le possibili fonti attrattive per la fauna selvatica (specchi d’acqua, depositi di materiale organico, hangar, edifici, antenne, ecc.) attraverso l’eliminazione o la predisposizione di specifiche misure di mitigazione, anche seguendo le indicazioni contenute nelle Informative Tecniche citate al paragrafo 3 punti k e l della presente circolare.

• La verifica strutturale delle recinzioni e dei varchi al fine di impedire l’accesso al sedime aeroportuale di fauna terrestre (cani, nutrie, bestiame, ecc.).". 25 aprile 2016

Safety e security aeroportuale, la UE e le nuove procedure e iniziative

Il Piano di Emergenza confidenziale dell'aeroporto di Koln - Bonn ha esteso l'allarme. Con una nota emanata il 20 aprile 2016 l'Agenda europea sulla sicurezza ha varato una nuova regolamentazione sulla sicurezza in genere e sulla quella aeroportuale - dopo gli atti terroristici avvenuti all'aeroporto di Bruxelles - sulla base del documento presentato il 28 aprile 2015. La Commissione oggi ha tracciato la via da seguire per realizzare un'autentica ed efficace Unione della sicurezza.

Con l'informativa della "Reuters" riguardante la disponibilità on-line (sul sito web dell'aeroporto) - di un documento di 230 pagine, notizia divulgata dalla trasmittente-emittente tedesca ZDF, sulle nuove misure di security per fronteggiare eventuali attacchi terroristici, l'operazione attivata dalla Agenzia sulla sicurezza UE ha assunto una emergenza indifferibile.

L'analisi del documento, di fatto, denuncia l'estrema vulnerabilità delle infrastrutture aeroportuali europee e italiane.

La nota UE rileva: "sebbene i primi responsabili in materia di sicurezza siano gli Stati membri, le minacce transnazionali come il terrorismo non possono essere affrontate efficacemente senza un approccio europeo comune. Si stanno sviluppando gli strumenti, l'infrastruttura e il contesto necessari a livello europeo affinché le autorità nazionali possano collaborare efficacemente per affrontare questa sfida comune. Ma il pieno valore aggiunto di un'Unione della sicurezza dipende in modo decisivo da come tale sistema è utilizzato per colmare le lacune operative e ovviare alle carenze in materia di scambio di informazioni. Ciò richiede un cambiamento di passo, a livello di Stati membri e di autorità di contrasto nazionali, in stretta collaborazione con le agenzie dell'UE."

Le misure, che intendono rafforzare la capacità collettiva di combattere la minaccia terroristica, comprendono provvedimenti volti a:

-contrastare la minaccia rappresentata dai terroristi combattenti stranieri che ritornano in patria,

-prevenire e combattere la radicalizzazione,

-punire i terroristi e i loro sostenitori,

-migliorare lo scambio di informazioni,

-rafforzare il Centro europeo antiterrorismo,

-bloccare l'accesso dei terroristi ad armi da fuoco ed esplosivi,

-impedire ai terroristi di accedere alle fonti di finanziamento,

-la dimensione esterna,

-proteggere i cittadini e le infrastrutture critiche.

Per quanto riguarda le infrastrutture critiche occorre annoverare gli aeroporti e l'urgenza di predisporre check-point esterni al sedime degli scali aerei. Con sistemi di monitoraggio, di vigilanza e filtro nella viabilità terrestre e marina.

Come organizzare screening terrestri lungo le autostrade per arrivano ai cancelli ai terminal e aerostazioni delle partenze e/o arrivi?

Come organizzare, inoltre, una efficace e sistematica security qualora un aeroporto è posizionato fronte mare, prospiciente una laguna e/o di un lago e/o un fiume? Il Belpaese in questo ambito annovera numerosi aeroporti in prossimità di marine e acque vulnerabili. Il Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) e il Piano di Emergenza Esterno sono stati verificati e modificati?

Quali tecniche e procedure devono essere predisposte? Nell'arco diurno e notturno e quali piani d'azione sono in corso di valutazione e/o già attivi? 22 aprile 2016

Michael O Leary, Ryanair: sull'addizionale comunale e il co-marketing

Rimarcare l'imposta d'imbarco e minimizzare l'incentivo ai voli distorce la realtà! Ma l'incidenza dell'aumento di 2.5 euro dell'addizionale comunale dal 1 gennaio 2016 rappresenta davvero un handicap insuperabile per la policy di Ryanair?

Che la tassa di imbarco costituisca un tributo sgradito per ogni passeggero imbarcato da uno scalo aereo italiano è innegabile. Pagare nove euro per l'Addizionale Comunale a passeggero un tributo all'origine istituito per finanziare un fondo da destinare ai Comuni Aeroportuali del Belpaese, ma solo in parte utilizzata (in realtà solo 40 centesimi di euro a imbarco), in prevalenza tuttavia per alimentare e finanziare la cassa integrazione straordinaria-speciale del personale di compagnie aeree "in crisi" perenne, non è solo gravoso e esoso e iniquo. Una vessazione superflua e inutile. Tali risorse potrebbero essere generate da altre fonti e, comunque con le medesime finalità.

Se da un lato, attraverso l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) i Comuni interessati hanno rivendicato somme pari a 85 milioni di euro di mancati versamenti da parte dello Stato centrale (tributo dovuto per il periodo 2005-2014), ecco Ryanair - attraverso il CEO Michael O'Leary - sostenere che tale tributo rappresenti un ostacolo per la crescita economica, contraria al turismo e vantaggio competitivo per altri paesi è una affermazione che dovrebbe essere documentata e/o verificata. Se il taglio della tassa addizionale di imbarco inoltre - secondo O'Leary - consentirebbe alla Ryanair di consolidare il ruolo leader dell'aerolinea low cost (con circa 30 milioni di passeggeri in Italia), raggiungendo la soglia di 50milioni di passeggeri creando ulteriori 17 mila posti di lavoro, non rappresenta forse una ulteriore occasione per interrogarsi sulla coerenza dell'affermazione?.

Che, in aggiunta, taluni commentatori di aviazione commerciale e traffico aereo rilancino e attribuiscano la riduzione dei voli e/o il disimpegno della Ryanair da alcuni scali aerei - già basi della stessa low cost come Alghero e Pescara - all'incremento di 2.5 euro a passeggero - passando da 6.5 a 9 euro - piuttosto che alle controversie accessorie agli accordi di co-marketing con l'aerolinea irlandese, si configura piuttosto come un escamotage negoziale e niente altro.

Le politiche di co-marketing con la nuova normativa UE, in sostanza gli aiuti agli aeroporti, sono diventati ammissibili (almeno per una certa tipologia di scali), ma con criteri di trasparenza e con l'utilizzo bandi gare pubblici: perciò senza accordi privilegiati e /o riservati e, magari, segregati.

La sola procedura in grado di rendere, finalmente, trasparenti tali costi, tali sussidi. Talvolta sproporzionati e magari in violazione a criteri di mercato e di concorrenza. Quando non risultano contraddittori per le stesse politiche di sostegno al turismo.

Quanto costa in sostanza, in media e procapite, ogni passeggero trasportato e/o quali incentivi devono essere sottoscritti dalle società/soggetti finanziatori del co-marketing? Sono comparabili all'imposta d'imbarco nota come addizionale comunale?

Spese e costi, probabilmente, assai più ingenti per l'economia locale e turistica. Sia quando queste sono a sostegno di aeroporti minori (con meno 200mila fino a un milione di passeggeri/anno), quanto per scali che necessitano di interventi finanziari indispensabili, comunque, a garantire un regime di continuità territoriale. 21 aprile 2016

 

Aeroporti e rumore aereo, elenco dei cittadini impattati e alcuni interrogativi

La mappatura delle emissioni sonore ground e airnoise, in Italia, sono state aggiornate? Le bibliografie internazionali sul rumore aereo nell'intorno delle piste di volo civili-commerciali e militari non sembrerebbero includere documenti e studi italiani. Quale la ragione? Non sono ritenute adeguate o non sono sufficientemente rappresentative? Difficile sostenerlo in mancanza di documentazioni comparabili. In appendice, comunque, elenchiamo una tra le tante disponibili: preziose per analizzare e indagare sulle ricadute dirette e collaterali. Quelle che investono le decine (centinaia?) di migliaia di cittadini residenti in prossimità degli aeroporti del Belpaese. Una sintetica rappresentazione e comparazione può essere ricavata dal testo "Discussion Paper 05: Aviation Noise - July 2013 - Airports Commission della Gran Bretagna (Web: www.gov.uk/government/organisations/airports-commissionEmail: airports.enquiries@airports.gsi.gov.uk):

Airport Population within the 55Lden contour

London Heathrow 725,500

Frankfurt 238,700

Paris Charles de Gaulle 170,000

Paris Orly 110,000

Brussels 49,700

Amsterdam 43,700

Madrid 43,300

Rome 34,400

Munich 7,800

La collocazione di Roma (supponiamo Roma Fiumicino) appare alquanto "limitata", se confrontata con gli altri hub europei, e, comunque, segnala dati indisponibili in Italia. Quale documento istituzionale/ufficiale ha segnalato questo riscontro di dati? Le Commissioni Aeroportuali presiedute da ENAC in tutti gli aeroporti italiani hanno forse elencato le popolazioni investite da 55-60-65-70-75 Lva considerando anche il ground noise e, in sintesi, ricavato la "popolazione entro l'impronta dei 55Lden"?

Quanti database sono disponibili a riguardo e a quale anno fanno riferimento? Sono forse state aggiornate le mappe aeroportuali e le zone A, B e C, qualora deliberate?

Gli effetti delle emissioni sonore a terra e in volo in prossimità delle piste di volo possono essere ricavati dai vasti e dettagliati dati-documenti di soggetti di primordine quali ANASE, WHO, RANCH e HYENA e precisamente:

-Amenity/quality of life effects

-Annoyance

-Sleep disturbance

-Health effects

-Hypertension

-Hearing loss

-Mental health

-Productivity and learning effects

-Cognitive impairment in children

-Productivity.

La materia è, da decenni, oltremodo investigata, analizzata e documentata, come nei testi della bibliografia sottostante.

 

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Aeroporti europei 2030: le sfide inquadrate dalla Commissione UE e che ci attendono!

A che punto siamo in Italia? Gli aeroporti sono - intanto - sostenibili e compatibili con l'ambiente, i cittadini e il territorio circostante come la regolamentazione UE ha definito? La zonizzazione acustica è aggiornata? Le emissioni gassose sono state stimate e aggiornate? Il Piano di rischio per incidente aereo entro il sedime e fuori è in vigore con le corrispondenti procedure Piano Emergenza Aeroportuale (PEA) e Piano di Emergenza Esterno (PEE) anche nelle lagune e marine e stagni? Il livello di security aeroportuale è rispondente alle nuove minacce del terrorismo? E sulla concorrenza, i volumi di traffico, la coesistenza di bacini di utenza e traffico. E, infine, tra scali e aerolinee non esiste quel co-marketing che potrebbe aver impedito un processo preliminare per l'assetto imprenditoriale/manageriale dell'Aviazione Civile - Commerciale?

 

"Gli aeroporti sono importanti – nel 2010 circa 800 milioni di passeggeri hanno utilizzato gli aeroporti dell'Unione europea, un terzo del mercato mondiale e circa tre volte in più rispetto all'inizio degli anni Novanta, quando fu liberalizzato il traffico aereo.

L'aviazione è uno dei settori europei maggiormente competitivi. Gli aeroporti costituiscono una parte vitale del nostro sistema dell'aviazione e rivestono un'importanza crescente per la nostra economia. Per motivi storici e geografici l'Europa ha acquisito una posizione strategica come "hub" aereo mondiale.

Ma la concorrenza è in aumento. Nei prossimi 20 anni metà del nuovo traffico aereo interesserà la regione Asia-Pacifico (come destinazione, origine o spostamento all'interno della regione). Nei prossimi cinque anni la crescita del trasporto aereo sarà sospinta soprattutto da regioni quali l'Asia-Pacifico, il Medio Oriente e l'America Latina.

A fronte dell'intensa concorrenza a livello mondiale, due sono le sfide principali per gli aeroporti europei: la capacità e la qualità.

- Gli aeroporti europei sono chiamati ad affrontare una crisi di capacità. Il traffico aereo in Europa è destinato quasi a raddoppiare entro il 2030, ma l'Europa non sarà in grado di far fronte a gran parte di tale domanda a causa della mancanza di capacità aeroportuale.

- Già oggi cinque tra i principali hub aeroportuali europei sono saturi e operano al massimo della capacità disponibile: Düsseldorf, Francoforte, Londra Gatwick, Londra Heathrow e Milano Linate (Eurocontrol).

- Entro il 2030, se si conferma la tendenza attuale, 19 tra i principali aeroporti europei – tra i quali ad esempio Parigi CDG, Varsavia, Atene, Vienna e Barcellona – arriveranno alla saturazione. La congestione che ne risulterebbe potrebbe comportare ritardi per il 50% di tutti i voli passeggeri e merci.

- È necessario ottimizzare la capacità degli aeroporti e anche le restrizioni ai livelli acustici devono essere commisurate agli specifici problemi identificati.

- È necessario migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi negli aeroporti. Già oggi il 70% di tutti i ritardi dei voli è imputabile a problemi nei tempi di rotazione degli aeromobili negli aeroporti (ritardi causati dalle compagnie aeree o dai loro prestatori di assistenza a terra, dagli aeroporti o da altri soggetti che intervengono nel processo di rotazione)2.

- La qualità generale dei servizi di assistenza a terra non è riuscita a stare al passo con l'evoluzione delle esigenze, soprattutto in termini di affidabilità, resistenza, flessibilità e sicurezza. Le gravi disfunzioni sperimentate in passato hanno evidenziato la necessità di un maggiore coordinamento delle operazioni a terra negli aeroporti europei e all'interno della rete nel suo insieme (effetti a catena) al fine di garantire la continuità delle operazioni aeroportuali.

Il pacchetto "aeroporti"

Per fare fronte a queste sfide la Commissione europea ha adottato oggi un documento strategico e tre proposte legislative allo scopo di:

-contribuire ad affrontare la mancanza di capacità negli aeroporti europei;

-migliorare la qualità e l'efficienza dei servizi di assistenza a terra; e

-migliorare la trasparenza del processo decisionale in materia di restrizioni contro l'inquinamento acustico". 14 aprile 2016

Aeroporti e la minaccia terrorismo. UE e USA rafforzano la security

Negli USA il 95% dei test di security ha rivelato i limiti. Nei prossimi giorni alla UE verrà proposta un rafforzamento della security aeroportuale.

I massimi esperti dei Paesi UE e le autorità nazionali dovranno valutare nuove procedure, nuove tecniche e aggiornate strumentazioni per "mettere in sicurezza" le infrastrutture aeroportuali e tutelare lo staff di scalo e gli utenti, i passeggeri e gli accompagnatori.

L'impresa non si prevede facile. L'attuale ubicazione-posizionamento degli scali non consente un immediato check-point esterno al sedime aeroportuale.

Anche negli USA sono state avviate iniziative simili: incrementare i livelli di security aeroportuale.

Il Senato USA ha votato in proposito martedì scorso per misure "include doubling the number of transportation security teams with bomb-sniffing dogs at domestic airports and other transit hubs".

L'attuale livello di security aeroportuale USA, nonostante le strettissime misure adottate da decenni non sono comunque soddisfacenti.

I "media" USA ricordano come l'allarme risulti concreto. Nel 2015 i test di sicurezza condotti da "agenti sotto copertura in borghese" hanno violato i sistemi di security 67 volte su 70 tentativi-test.

Non solo pistole e fucili-mitragliette fasulle ma persino finti esplosivi hanno violato le procedure e di metal detector. All'epoca il giornale ABC news avrà anche creato polemiche ma ha, sicuramente, evidenziato le falle nella security di una dei Paesi più attenti in questo ambito.

In sostanza i test predisposti dalla TSA (Transport Security Adminsitration) con il Red Team della Homeland Security hanno messo in crisi le misure di sicurezza e anti-terrorismo adottate nei maggiori aeroporti Usa nel 95% dei casi.

Come fronteggiare le rinnovate minacce conseguenti alle evidenze emerse in Europa nei recenti attentati?

ll Comitato UE per la security aeroportuali deve valutare opzioni diverse per le zone critiche Lanside e Airside. Al momento l'ipotesi di creare un cordone di controllo esterno al sedime aeroportuale, come avviene a Tel Aviv, Tokio e Istanbul, non appare realizzabile. I responsabili dei 28 Paesi della UE si troveranno in una apposta riunione nei prossimi 14-15 aprile 2016. 12 aprile 2016

Il Belpaese e il traffico aereo 2015, ma quasi metà sono passeggeri low cost

Gli incentivi ai voli potrebbero ammontare ad oltre 1.5 miliardi di euro/anno! Con il comunicato Stampa n. 21/2016, il 30 marzo scorso ENAC "ha pubblicato sul proprio portale - www.enac.gov.it - i Dati di Traffico del 2015: sono 156.965.253 i passeggeri che sono transitati negli aeroporti nazionali, con un aumento del 4,5% rispetto al 2014". "Il Direttore Generale dell’ENAC, Alessio Quaranta - riporta lo stesso comunicato - nel commentare i dati ha evidenziato: “Con i dati positivi del 2015 si è consolidato il trend di ripresa del traffico aereo nazionale che ci auguriamo riesca a trainare anche l’economia dei territori serviti dagli aeroporti, a beneficio della crescita del sistema Paese”.

I media hanno variamente ripreso i dati presentati, ma nessuno ha rilevato il riscontro più inquietante: i passeggeri low cost hanno superato quelli delle aerolinee tradizionali con risultato incontrovertibile e decisivo per analizzare e valutare la capacità manageriale dei "gestori aeroportuali" e responsabili "governativi" dell'aviazione commerciale italiana.

Dalla classifica (nazionale + internazionale) si evince tale rapporto, ecco le prime 10 posizioni:

Vettore Nazionalità N. passeggeri

1. Ryanair Irlanda 29.706.675

2. Alitalia CAI (*) Italia 22.987.134

3. Easyjet Gran Bretagna 14.363.022

4. Vueling Airlines Spagna 5.304.079

5. Deutsche Lufthansa Germania 4.336.318

6. Wizz Air Ungheria 3.168.232

7. British Airways Gran Bretagna 3.036.624

8. Meridiana Fly (**) Italia 2.803.712

9. Air France Francia 2.790.046

10. Air Berlin Germania 1.750.422

Solo le quattro aerolinee low cost prevalenti dall'elenco soprastante, e precisamente:

1. Ryanair Irlanda 29.706.675

3. Easyjet Gran Bretagna 14.363.022

4. Vueling Airlines Spagna 5.304.079

6. Wizz Air Ungheria 3.168.232,

raccolgono e movimentano oltre 72 milioni di passeggeri transitati e perciò corrispondenti - sottoposti ad accordi di co-marketing tra aziende, società e soggetti territoriali delle varie Regioni sedi degli aeroporti dai quali operano i vettori low cost.

Il Rapporto ENAC 2015 calcola per le low cost rileva un volume di traffico di 75.943.424 passeggeri pari al 48.38% con un incremento del 10.33% sul 2014. Alle aerolinee tradizionali invece 81.021.829 passeggeri, pari a 51.62% con una riduzione del -0.,48% sull'anno precedente.

E' possibile quindi affermare che quasi metà del traffico dei passeggeri "italiani" sono stimolati, sostenuti, incentivati - a fronte della liberalizzazione del mercato, di strategie competitive e politiche di rilancio e di riposizionamento degli scali aerei, minori e maggiori, hub e di breve-medio-lungo raggio - sono il risultato di ingenti investimenti di co-marketing?

Le nuove e consolidate rotte di numerosi aeroporti italiani, la loro frequenza e stagionalità - senza alcuna dubbio - sono sottoposte a rigorose perizie-consulenze atte a verificare: studi di bacino, valutazione socio- economiche dei singoli mercati ritenuti più interessanti, elaborazione di Business Plan, studi di comunicazione per il lancio di nuove rotte, organizzazione eventi e attività per lo start-up della nuova rotta e monitoraggio dell’andamento della nuove rotte.

Le ricadute e l'impatto locale economico-commerciali-turistiche sono inevitabilmente qualificate come vantaggiose e misurate in x di euro ogni passeggero trasportato e confermate da società di analisi del mercato.

A quanto sommano tali incentivi/anno? Alcune interrogazioni parlamentari riferiscono di almeno 200 milioni/euro anno. Ma il dato sembrerebbe sottostimato.

Gli accordi - al momento sono segretati e/o confidenziali - perciò non disponibili e si può solo stimare una cifra derivata da quanto hanno riferito i media per un aeroporto del nordItalia. Uno scalo nel quali qualche anno addietro i media avevano riferito di una quota di co-marketing tra 20-24 euro a passeggero trasportato.

Se tale parametro risultasse quello medio intercorso negli accordi di co-marketing applicato nel Belpaese l'incentivazione ai voli annua - per quasi 76 milioni di passeggeri - ammonterebbe a una forbice tra 1.5-18 miliardi di euro.

E' un riscontro sorprendente se commisurato agli effetti sul territorio e turismo locale ma ancor più singolare qualora fosse rapportato - come rilevato da alcune società di consulenza e studi relativi - uno stimato moltiplicatore del PIL: pari a 9 volte superiore al costo del biglietto.

In Puglia - ad esempio - la ricaduta economica equivalente, a fronte di circa dieci milioni di euro/anno con "...oggetto la promozione del territorio pugliese", attraverso il sito della compagnia irlandese - è stata stimata una ricaduta economica che ammonta a circa 312 milioni l’anno.

Sono comunque evidenze che pongono innanzitutto una domanda interlocutoria: senza co-marketing, quale sarebbe il traffico passeggeri in Italia? Con quali mancate ricadute e riflessi sul PIL?

E infine un riscontro finale è anch'esso inevitabile: anche nel 2015 il traffico low cost è aumentato di oltre il 10% a fronte della riduzione (-0.48%) della concorrenziale - ma non troppo - flotta dei voli "tradizionali".

A questo punto sono indispensabili una serie di considerazioni aggiuntive.

L'evoluzione del traffico low cost , del modello di business "incentivato" da finanziamenti "pubblici", quindi, a fronte dell’analisi dei benefici economici apportati sul territorio dal flusso turistico generato dagli aeroporti interessati dalle low cost, occorre enfatizzarlo, non rappresenta un risultato generato da quello che ancora qualcuno continua a ritenere un libero mercato competitivo.

Questi meccanismi di ascesa delle compagnie low cost sembrerebbe, infatti, contraddire la liberalizzazione avvenuta in questo settore.

ll servizio low cost ha sicuramente rivoluzionato il modo di intendere il trasporto aereo. Ha condizionato il mercato del settore del trasporto aereo e delle infrastrutture aeroportuali in Europa ma a chi bisogna assegnare il merito e/o la responsabilità? Al modello competitivo delle aerolinee low cost e/o agli ingenti investimenti pubblici con cui sono stati attivati e che continuano a supportarli?

Gli scenari del traffico aereo low cost in Italia, probabilmente, non potranno che continuare a crescere, ma esclusivamente in rapporto alla capacità di incentivazione agli stessi voli. Il costo "sociale" agli investimenti, invece, sembrerebbero configurare solo altre considerazioni: probabilmente minori. 11 aprile 2016

Aeroporti e traffico italiano 2015, Orio e Linate tra low cost e co-marketing

Il confronto degli incentivi al volo: una concorrenza sleale e dispendiosa! 94% e 6% vs 9% e 91%. I dati del traffico aereo 2015 presentato lo scorso 30 marzo da ENAC rivelano da un lato la contraddittorietà della politica e, dall'altra, la varietà e peculiarità manageriale manifestata da un sistema di rete di voli, di frequenze e di destinazioni. Probabilmente del tutto sconsiderata in uno scenario di bacino di traffico sovrapposto: perciò senza adeguate strategie competitive e finalità industriali-commerciali associate.

La constatazione è quanto evidente e immediata qunato del tutto ignorata da media e dai commentatori e esperti di economia dei trasporti.

Pochi dati per inquadrare uno scenario catastrofico per il sistema aeroporti-aerolinee del Belpaese.

Nel 2015 gli aeroporti italiani hanno registrato 156.965.253 passeggeri, transitati negli aeroporti nazionali, con un aumento del 4,5% rispetto al 2014.

Dati positivi quindi, almeno per la quasi totalità dei media del Belpaese.

Nella graduatoria dei primi 10 aeroporti per numero di passeggeri - in questa breve analisi - sono elencati , Roma Fiumicino con 40.233.507 utenti, Milano Malpensa con 18.444.778 passeggeri, quindi Bergamo Orio al Serio e Milano Linate.

Nelle 122 pagine del rapporto "Dati di traffico 2015 ENAC" diventa decisivo valutare il ruolo di Bergamo Orio al Serio, diventato terzo scalo del Belpaese con 10.305.158 (+18.5%) di passeggeri, avendo superato Milano Linate con 9.638.763 utenti (+7.3).

Il sorpasso dello scalo metropolitano milanese da parte della pista Orobica rivela - senza alcuna incertezza - la realtà contraddittoria e l'incidenza - le politiche di co-marketing in Lombardia e che riflette una anomala situazione anche nel resto del Belpaese.

Nell'analisi del traffico low cost del documento ENAC 2015, infatti, la ripartizione del mercato tra compagnie tradizionali e compagnie low cost con relative quote di mercato, in associazione alla ripartizione del mercato aereo italiano tra compagnie tradizionali e compagnie low cost per singolo aeroporto è un dato allarmante.

Nel rapporto tra i due contigui scali lombardi si registra non solo il sorpasso dei passeggeri movimentati a Bergamo Orio al Serio su quello di Linate, rispettivamente di oltre 10.3 milioni a Bergamo e 9.6 a Linate, ma sopratutto come sullo scalo Orobico i passeggeri low cost risultino ben 9.648.849 (93,6%) contro 656.309 (6 ,4%) dei vettori tradizionali.

Esattamente speculare, perciò contrapposto a Linate dove solo 921.912 passeggeri (9,6%) hanno volato con le aerolinee low costi e ben 8 .716.851 (90.4%) passeggeri per i vettori convenzionali.

L'analisi comparativa tra i due scali competitivi è del tutto asimmetrica e rimanda anche all'elenco delle aerolinee che operano. Al numero dei movimenti aerei anno: oltre 96 mila a Linate e circa 74mila/anno nel 2015 a Bergamo - Orio al Serio.

Le seguenti aerolinee operano a Bergamo: AIR ARABIA MAROC, AIR SUD BY DENIM AIR, ALMASRIA AIRLINES, BLUE AIR TEL, BLU PANORAMA AIRLINES, MERIDIANA, PEGASUS AIRLINES, POBEDA AIRLINES, RYANAIR e WIZZAIR.

Queste seguenti a Linate:

Aerlingus, Air Berlin, Air France, Air Malta, Alitalia, BA Cityflyer, Blue panorama, British Airways, Brussels Airlines, Easyjet, Iberia, KLM, Lufthansa, Meridiana Fly, Nikiluftahrt, SAS, Silveair e Swissair.

Quale valutazione potrebbero a questo punto trarre i tanti esperti, consulenti, docenti di economia dei trasporti? E' stata ed è vera gloria? Quanto è costato?

Come è possibile valutare la dinamica dei volumi di traffico a Bergamo nel corso degli ultimi 10-15anni, il sorpasso sul concorrente e attiguo scalo di Linate? Come verificare gli effetti economici dello sviluppo dell’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio senza analizzare l'ammontare dei finanziamenti complessivi, il costo del co-marketing con i vettori low cost? Quali le aerolinee hanno avuto maggiori incentivi, e con quali risultati.

Quali metodologie sono state utilizzate per misurare positivamente - nel quadro ad esempio della Regione Lombardia - l'impatto economico di un aeroporto, quando la concorrenza e i finanziamenti potrebbero essere definiti "scriteriati".

Perchè valutare gli impatti diretti, indiretti e indotti senza comparare il costo annuale e decennale del co-marketing? A quanto ammonta la spesa totale investita a Orio al Serio?

Non era possibile competere senza extra costi di sostegno, supporto, incentivi continuati e prolungati?

Quali benefici complessivi, a livello di Regione Lombardia, si sono verificati tra due scali, comunque concorrenziali, a 30km di distanza, stesso bacino di traffico, al punto che talvolta la pista di Bergamo è stata identificata come Aeroporto Milano-Orio al Serio? 2 aprile 2016

Aeroporti nel mondo, ecco la lista dei peggiori

La classifica di Priceconomics e eDreams. Ancora una volta sulla scorta dei Skytrax - istituto inglese che analizza e interpreta l'aviazione civile-commerciale Priceonomics (istituto di data-analisi) ha stilato la classifica con i 20 peggiori aeroporti al mondo per qualità dei servizi: anche due italiani.

Il risultato sintetizza le valutazioni di circa 17mila viaggiatori e rimandano a 700 aeroporti, localizzati nei vari Continenti.

Il riscontro valuta gli aeroporti con parametri funzionali ai passeggeri: la lunghezza delle code ai check-in e check-out e riconsegna bagagli, alla pulizia, all’offerta di servizi e, in genere, alla qualità e il livello di soddisfazione indicato dai passeggeri. I dati sono riferiti a un periodo di tempo piuttosto lungo e coprono dal 2007 al 2015.

Al primo posto, il peggiore, si è classificato quello di Dalaman, in Turchia, seguito da quello di Sharm-el-Sheikh (Egitto) e al terzo posto da quello di Bournemouth, Regno Unito. Tra gli italiani ecco all’undicesimo posto della classifica c’è l’aeroporto italiano di Milano Malpensa, seguito a poco distanza: al diciassettesimo posto,quello di Roma Fiumicino.

Hanno, tuttavia, trovato posto anche aeroporti come Paris Charles De Gaulle (Francia), dal Washington-Dulles (Stati Uniti) all’ottavo. Nell’elenco anche gli aeroporti di Los Angeles (Stati Uniti), Miami (Stati Uniti) e San Paolo (Brasile).

L'elencazioni segnala anche alcune caratteristiche specifiche quali la sporcizia e tempi di attesa.

Per quest'ultima Roma Fiumicino è posizionata al tredicesimo tra i peggiori. Lo scalo romano e lombardo hanno un buon risultato anche nella classifica degli aeroporti più sporchi: sono al quarto e decimo posto. Fiumicino, inoltre, è risultato al diciannovesimo nella classifica dei peggiori aeroporti per fare gli acquisti.

Ma non basta. Anche eDreams, sito web di viaggi e prenotazioni, ha stilato una classifica dei peggiori aeroporti nel mondo. Nell'annuale classifica 2015, stavolta, è Roma Ciampino a posizionarsi tra i cinque peggiori scali secondo eDreams. Al nono Orio al Serio (Bergamo). 29 marzo 2016

Aeroporti e Terminal e piano di evacuazione controllata e incontrollata

Quali scali hanno predisposto tali norme e procedure? VIA e VAS da adeguare e aggiornare! Dopo i Piani di Emergenza Aeroportuale (PEA) e i Piani di Emergenza Esterna (PEE) per incidenti aereo interno e esterno al perimetro aeroportuale, norme e, procedure e che dovrebbero costituire un obbligo funzionale e operativo - della massima capacità - per ogni scalo aereo - piccolo e grande - del Belpaese, ecco imporsi - specialmente dopo gli atti terroristici accaduti a Zaventem Bruxelles l'urgenza e improrogabilità di disporre anche di piani e procedure per le emergenze nelle aerostazioni e negli edifici interni al sedime.

Se da un lato appare ancora problematico attivare checks-point esterni ai perimetri aeroportuali: barriere posizionate a 2-3 chilometri dalle aerostazioni e check-in o check-out (arrivi e partenze), sopratutto negli aeroporti prospicienti, contigui e limitrofi alle estese edificazioni urbane e metropolitane, l'esigenza di poter gestire minacce e/o situazioni di panico tra staff e passeggeri post allarmi e realtà conseguenti a guasti elettrici, fumi, incendi, esplosioni, crolli, terremoti e altre calamità, attentati o atti dolosi.

L'attivazione dello staff di security aeroportuale in aggiunta alla scontata mobilitazione dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco e della emergenza sanitaria, quali simulazioni, quali norme, quali procedure sono state delineate nel caso di una evacuazione forzata e controllata degli edifici, aerostazioni, moli, aree interne ed esterne al controllo passaporti e/o alla riconsegna bagagli?

ENAC, gestori aeroportuali ed esercente vario - tra soggetti privati delle zone commerciali e entità pubbliche - sono stati coinvolti in procedure di evacuazione controllata e anche incontrollata della "popolazione aeroportuale" ? Verso quale destinazione e/o zona di sicurezza. Sia essa esterna alle aerostazioni ed edifici equivalenti: vero la parte più interna del sedime (area air side) e quella land side se non esterna dei terminals.

Sono procedure indispensabili ad assicurare non solo la sicurezza del personale dipendente, dei passeggeri e utenti vari, dei soggetti terzi.

Le fasi di immediato intervento, del coordinamento tra i soggetti coinvolti nelle operazioni di soccorso dovrebbero identificare i livelli di emergenza, i compiti, i ruoli, le responsabilità. Ma anche l'ordine di comando e le tecniche e mezzi adeguati alle operazioni.

Con la determinazione delle informazioni nelle varie fasi dell'evacuazione controllata e incontrollata, fino al momento della fine dell'emergenza.

A che punto siamo? Chi se ne sta occupando? Le Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) di uno scalo aereo, le Valutazioni di Impatto Strategico (VAS) dei 24+18 aeroporti del PIANO NAZIONALE AEROPORTI, non dovrebbero contemplare (se in corso di VIA-VAS) o adeguare le procedure in relazione al rischio e alla praticabilità di diventare Aeroporti-a-prova-terrorismo: se non compatibili e sostenibili anche sul fronte delle evacuazioni controllate e incontrollate? 25 marzo 2016

Aeroporti e security, terrorismo, barriere e check point esterni

L'allarme è al livello due, ma nel Belpaese le criticità associate alle possibili minacce sono adeguate? Dopo gli attentati all'aeroporto Zaventen di Bruxelles ecco riproporsi gli interrogativi, le considerazioni e le iniziative per assicurare e rinforzare procedure e misure di sicurezza in ogni scalo dell'Europa. Ma, inevitabilmente anche negli aeroporti dai quali partono aeromobili che hanno per destinazione finale una pista del vecchio Continente. Elevare le misure di sicurezza al massimo livello in un singolo scalo, probabilmente, non preclude - di fatto - l'eventuale minaccia terroristica condotta da uno o più "kamikaze".

La massima allerta di attentati in aeroporto non può quindi essere risolta con gli standard rappresentati da varchi di sicurezza posizionati all'ingresso ai terminal, ai check-in, ai gate.

Come concepire quindi la sicurezza delle operazioni di volo, l'accesso all'aeroporto a viaggiatori e accompagnatori, perciò con la libertà di movimento dei cittadini nell'epoca del terrorismo?

Come monitorare estesi sedimi aeroportuali, aerostazioni e moli e check-in e parcheggi auto e gli spazi non-aviation dei grandi scali aeroportuali che già dispongono di migliaia di telecamere e ingenti addetti alle security? Il layout delle infrastrutture odierne sono adeguate alla predisposizione di sofisticate misure di securiy? Più esteso e ramificato. Le tande aree pre-imbarchi all'interno di una aerostazione, quelle degli arrivi e della consegna bagagli, entro il sedime di uno scalo come potrà essere protetta?

Una prima protezione dovrebbe essere svolta in perimetro esterno agli stessi sedimi aeroportuali. Dove posizionare allora un primo check-point sistematico - non random - un primo filtro alle iniziative di eventuali terroristi-kamikaze con obiettivi "aeroportuali"? In sostanza come attivare una rete periferica allo scalo per fronteggiare e/o prevenire le incursioni terroristiche?

La programmazione di un doppio filtro di security non è comunque una novità. Gli aeroporti di Tel Aviv e Tokio (anche Istanbul?) avrebbero da tempo attivato check-point esterni. A circa due-tre chilometri dal sedime dello scalo. Ma sono tecniche e procedure fate funzionare e correlate a sistemi aeroportuali localizzati distanti da grandi viabilità e insediamenti urbani.

In Italia quale aeroporto potrebbe introdurre tali controlli esterni quando la maggioranza degli scali, delle piste e dei sedimi sono delimitati da intensi e vasti agglomerati urbani, insediamenti industriali-commerciali e la praticabilità si complica.

Altre implicazioni rimandano comunque alla misure di sicurezza per lo staff aeroportuale, i passeggeri e gli accompagnatori qualora si manifesti un attacco-una esplosione-un atto terroristico in un terminal: le criticità associate e innescate da incendi, esplosioni, ed emergenze varie correlate corrispondono alle operazioni, alle procedure predisposte? 24 marzo 2016

Skytrax: i 100 migliori aeroporti al Mondo. Sono anche sostenibili?

Nessuno scalo del Belpaese è in lista! Nella classifica dei 100 migliori aeroporti nel Mondo 2015 stilata da Skytrax - the world’s most comprehensive Air Travel Review and Airline Ratings website - ancora una volta il Belpaese non ha posizionato gli scali nei primi 10 posti. Il titolo di World’s Best Airport e la conseguente classificazione è avvenuta dopo la votazione di milioni di passeggeri in tutto il Globo.

Ancora una volta è stato premiato lo scalo Changi di Singapore.

Tra i top 10 dei migliori il primo europeo è Monaco di Baviera al 4° posto, al sesto quello di Zurigo. Ottavo e nono, London Heathrow e Amsterdam Schiphol rispettivamente.

Nei primi 100, tuttavia, non è elencato nessun aeroporto italiano.

 

The Top 100 Airports of 2016

 

Singapore Changi Airport

Incheon International Airport (Sud Corea)

Munich Airport

Hong Kong International Airport

Tokyo International Airport (Haneda)

Zurich Airport

Central Japan International Airport

London Heathrow Airport

Amsterdam Schiphol Airport

Beijing Capital International Airport

Vancouver International Airport

Kansai International Airport

Frankfurt Airport

Narita International Airport

Auckland International Airport

Copenhagen Airport

Taiwan Taoyuan International Airport

Helsinki-Vantaa Airport

Kuala Lumpur International Airport

Brisbane Airport

Sydney Airport

Doha Hamad International Airport

Cologne / Bonn Airport

Johannesburg OR Tambo Airport

Melbourne Airport

Cape Town International Airport

Madrid-Barajas Airport

Durban King Shaka Airport

Abu Dhabi International Airport

Cincinnati/Northern Kentucky Airport

Shanghai Hongqiao Airport

London City Airport

Denver International Airport

Dusseldorf Airport

Lima Jorge Chavez Airport

San Francisco International Airport

Barcelona El Prat Airport

Vienna International Airport

Dubai International Airport

London Gatwick Airport

Gimpo International Airport

Gold Coast Airport

Toronto Pearson Airport

Hartsfield-Jackson Atlanta Airport

Hamburg Airport

Bahrain International Airport

Bangkok Suvarnabhumi Airport

Paris Charles de Gaulle Airport

Oslo Airport

Chengdu Shuangliu Airport

Moscow Domodedovo Airport

Lisbon Portela Airport

Haikou Meilan Airport

Seattle-Tacoma Airport

Athens International Airport

Halifax Stanfield Airport

Jakarta Soekarno-Hatta Airport

Delhi Indira Gandhi Airport

Guayaquil International Airport

New York JFK Airport

Stockholm Arlanda Airport

Dallas/Fort Worth Airport

Adelaide Airport

Bengaluru International (Bangalore)

Porto Francisco Sá Carneiro Airport

Guangzhou Baiyun Airport

Keflavik International Airport

Billund Airport

Budapest International Airport

Hyderabad Rajiv Gandhi Airport

Istanbul Atatürk Airport

Shenzhen Bao’an International Airport

London Stansted Airport

Xi’an Xianyang Airport

Perth Airport

Christchurch International Airport

Muscat International Airport

Brussels Airport

Nice Côte d’Azur International Airport

Manchester Airport

Dublin Airport

Birmingham Airport

Sanya Phoenix International Airport

Moscow Sheremetyevo International Airport

Prague Václav Havel Airport

Minneapolis-Saint Paul Airport

Montréal International Airport

Boston Logan International Airport

Panama Tocumen Airport

Shanghai Pudong Airport

Luxembourg Findel Airport

Chicago O’Hare Airport

Fukuoka Airport

Bogota El Dorado Airport

Geneva International Airport

Detroit Metropolitan Wayne County Airport

Malta International Airport

Los Angeles International Airport

Raleigh-Durham International Airport

Mauritius International Airport.

Zonizzazioni e impatto acustico, in 10 anni i cittadini sono calati e/o aumentati?

Quanti sono in un determinato scalo e quanti nel Belpaese? Le tendenze quali sono state? Nei 24 aeroporti principali e i 18 di servizio del Piano nazionale Aeroporti - limitando l'analisi a questi scali ed escludendo quelli regionali e minori e le tante aerobasi militari del Belpaese - che hanno deliberato le cosiddette zone di rispetto di impatto acustico derivato dalle emissioni sonore a terra e in volo degli aeromobili - caratterizzate da un valore specifico dell’indice Lva: Zona A (60 ≤ LVA ≤ 65dB(A)), Zona B (65 dB(A)< LVA ≤ 75 dB(A)), Zona C (LVA > 75 dB(A)) - quante sono risultate le persone coinvolte?

Le zonizzazione acustiche A, B e C conseguenti dovrebbero aver identificato nel dettaglio i cittadini residenti e il loro relativo livello acustico in relazione ad un numero di voli/anno del traffico aereo di ogni singolo aeroporto.

E' una delle misure adottate negli scali aerei civili-commerciali del Belpaese (incluse piazzole di elicotteri e aviosuperfici) rispondenti a normative specifiche nazionali e UE.

L'accertamento dei livelli di "rumore aereo" esistente e in rapporto all'incremento costante dei voli/movimenti anno avrebbe dovuto essere adeguatamente aggiornato.

Le policy per il contenimento del rumore, prevede, infatti:

- la definizione dello stato attuale (scenario di riferimento) e delle aree di criticità;

- l’individuazione dell’intorno aeroportuale;

- l’analisi delle misure disponibili per mitigare il rumore;

- la selezione delle misure idonee;

- la definizione dello scenario ottimale di minimo impatto;

- la definizione della zonizzazione acustica aeroportuale definitiva;

- il monitoraggio del clima acustico risultante;

- gli interventi sanzionatori sugli operatori aerei che violano le disposizioni adottate;

- la predisposizione dei piani di contenimento e di abbattimento del rumore con interventi sul territorio

Sarebbe davvero straordinario conoscere, per ogni singola pista di volo, lo stato attuale di tali "impegni".

Sarebbe altrettanto gratificante per i cittadini/residenti nell'intorno aeroportuale sapere se davvero "al di fuori delle zone summenzionate l’indice LVA", non abbia - a fronte dell'incremento dei voli - superato il valore di 60 dB(A).

Aeroporti nei quali negli ultimi 5-10 anni il numero dei movimenti aerei/anno è vigorosamente incrementato (Bergamo Orio al Serio diventato 3 aeroporto italiano, ma anche Venezia Tessera, Treviso, Pisa, Verona Catullo, Bologna, Ciampino, Fiumicino, Trapani, Catania, Palermo, Bari, ecc.) probabilmente ha anche dovuto fronteggiare un aggiornamento delle zone acustiche A, B e C e una ridefinizione delle aree che non rilevavano 60 Lva.

Le Commissioni aeroportuali insediate su ognuno dei 24+18 scali del PNA avrebbero dovuto aver determinato lei curve isofoniche identificando all'origine i cittadini coinvolti: ebbene quanti erano?

Quanti sono oggi marzo 2016, dopo l'impennata di incremento dei voli?

Chi conosce questi dati? Forse ENAC o forse le Commissioni stanno operando e non sono stati ancora aggiornati?

La classificazione "acustica" degli aeroporti inoltre, dopo aver definito le zone di rispetto, con "il Decreto del Ministero dell’Ambiente 20 Maggio 1999 Art. 7 richiede che vengano definiti gli Indici Ia, Ib, Ic relativi alle singole zone sulla base dell’estensione delle zone A,B,C e delle aree residenziali. Gli indici summenzionati dipendono dall’estensione dell'intorno aeroportuale, misurata in ettari, dall’estensione delle zone A, B e C, dall'estensione delle aree residenziali ricadenti in ciascuna delle predette zone e dalla densità abitativa territoriale intesa come numero di abitanti per ettaro residenti in dato territorio. Tali indici caratterizzano gli aeroporti dal punto di vista dell’inquinamento acustico e sono definiti dalla Commissione Aeroportuale. I dati, corredati della documentazione a supporto, devono essere trasmessi al Ministero dell’Ambiente ed all’ENAC - Direzione Politiche Sicurezza e Ambientali."

Bene, le normative sono precise e inequivoche: qualcuno fornisca i dati. Per iniziare il numero dei cittadini/residenti coinvolti nelle zonizzazioni (aggiornati al 2015) di ogni singolo dei 24-18 aeroporti del Piano Nazionale Aeroporti. 18 marzo 2016

Aeroporti e Piano di rischio, quanti sono i cittadini residenti in zona A, B, C e D!

A quanto ammonta il "calcolo antropico" delle piste di volo del Belpaese? Insomma dopo l'adozione del Piano di Rischio Aeroportuale, ai sensi del D.Lgs. 9 maggio 2005 n. 96, come modificato dal D.Lgs. 15 marzo 2006 n. 151 e secondo il regolamento dell’E.N.A.C. per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti del 30.01.2008 integrato con l'Emendamento 7 del 20.10.2011,Cioè quanti cittadini abitano in deroga?, quanti sono i cittadini che vi abitano?

Probabilmente ENAC, nella quasi totalità delle piste civili-commerciali del Belpaese, nella classificazione adottata, perciò dalle piste strategiche a quelle minori e regionali ha trasmesso il suo parere. Tra i 24 aeroporti principali e i 18 di servizio ed ai restanti, ENAC ha deliberato il parere favorevole alle deliberazioni che i Comuni aeroportuali interessati hanno adottato per il Piani di Rischio per incidente aereo.

Probabilmente ENAC ha rilevato la "generale condivisione delle valutazioni relative al carico antropico previsto nell’area interessata dall’impronta del Piano di Rischio e della conseguente modifica degli strumenti urbanistici vigenti ad eccezione di quanto riguarda la “Norma Generale” dell’art. 9 quater delle NTA”.

Quello che occorre porre è quindi "la verifica dei livelli di carico antropico dichiarato sia in fase di autorizzazione che di realizzazione delle opere.”

Se quindi il comma 5 dell’art. 707 del succitato Codice della Navigazione prevede che: “Nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attività compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano, anche sulla base delle eventuali direttive regionali, nel rispetto del regolamento dell’ENAC sulla costruzione e gestione degli aeroporti”, quante sono le abitazioni, le residenze, gli ospedali, le scuole, autostrade o viabilità intense, le chiese e le restanti dimore ritenute "sensibili" che - edificate prima del "Regolamento ENAC" - sono - comunque localizzate e dove risiedono cittadini, operano attività sociali, sportive e industriali. Con una varietà di destinazione 'uso delle residenze private e degli impianti pubblici.

In sostanza il Piano di Rischio "Aeronautico" fatte salve tutte le situazioni esistenti o in corso di svolgimento al momento della sua approvazione è stato deliberato dai Comuni e confermato da ENAC.

Ovvero le aree pur ricadenti nelle norme nazionali relative allo stesso piano di rischio aeroportuale previsto dall'art. 707 del Codice della Navigazione non sono state liberate e le residenze identificate "delocalizzate" e/o sottoposte a limitazioni, vincoli o altro a tutela dei livelli di sicurezza delle operazioni di volo da un lato e a salvaguardia "del rischio terzi" in genere per la popolazione residente, insediata e/o di passaggio o transito. A quanto ammonta il cosiddetto "carico antropico" per ciascun aeroporto relativamente alle zone A, B, C e D. E cumulativamente per tutti e 24 scali aerei principali e i 18 scali di servizio?

Nelle tante piste di aeroporti e aerobasi italiane affossate da urbanizzazioni e viabilità intense, quali Linate, Verona Catullo, Treviso, Bergamo Orio al Serio, Ciampino, Torino Caselle, Firenze Peretola, Pisa Galileo Galilei, Fiumicino, Malpensa, Napoli Capodichino ....e tanti altri quanti sono i cittadini insediati nella zone A, B, C e D? Probabilmente anche i cittadini stessi sarebbero interessati a saperlo!

 

Aerohabitat aveva posto questa stessa considerazione il 13 ottobre 2011 con la seguente news:

"Rimini, un aeroporto tra la riviera Adriatica, Autostrada e centri commerciali

Ancora una volta emerge l'equazione tra aeroporto impatto ambientale e rischio.

Il destino di Forlì e Rimini, come scali aeroportuali appare davvero vertiginoso. Se il Ridolfi di Forlì nei primi otto mesi del 2011 registra un calo di - 34.6% dei voli (pari a 3.502 movimenti) e - 41.7% dei passeggeri (pari a 250.771 unità), Rimini ribalta e impenna di dati del traffico.

Con 7.870 il Federico Fellini di Rimini voli registra un incremento del 17.4%, i passeggeri con 603.154 segnalano un + 62.6%.

La svolta delle due politiche aeroportuali, di potenziamento dei voli sulla costa Adriatica e una riduzione, impensabile pochi anni addietro, al Ridolfi potrebbe apparire inspiegabile.

Ma è così! Basta localizzare accordi con un qualche vettore e dismettere con un altro e il risultato è scontato. Basta così poco per disintegrare e rilanciare una infrastruttura aeroportuale localizzata in una medesima Regione? A pochi chilometri di distanza?

Ma, almeno al momento, la nostra analisi concerne esclusivamente alcune valutazioni e criticità associate all'infrastruttura aeroportuale di Rimini: designata a traguardi di traffico prestigiosi.

Voli charter per l'est e low cost rappresentano la quasi totalità dei voli dallo scalo della Riviera Romagnola e l'accordo che Aeradria, gestore dell’aeroporto, ha sottoscritto con la compagnia Wind Jet hanno determinato la nuova era. Gli accordi di co marketing con Windjet e Ryanair sarebbero risultati decisivi.

Ma è la localizzazione dell'infrastruttura destinata al rapido e progressivo potenziamento dei volo a porre alcuni interrogativi. Trascurando al momento le considerazioni con l'impatto atmosferico ed acustico generato dai voli è la questione del piano di rischio aeronautico ad imporsi.

Il Comune di Riccione, Provincia di Rimini, ha deliberato nel novembre 2010 il Piano di Rischio nel quale si evidenzia come le attività sensibili e/o non compatibili risulterebbero le seguenti:

- 2 alberghi dei quali 1 insediato in zona tutela A e 1 in zona tutela C,

- 4 scuole di vari gradi, delle quali 1 in zona B e 3 in zona C,

- 2 delle quali 1 in zona b e 1 in zona C,

- 3 distributori di carburante dei quali 2 in zona B e 1 in zona C,

- 8 attrezzature sportive pubbliche e private, tra le quali il centro sportivo comunale comprendente più strutture. Di queste attrezzature 1 (pista per go-kart) ricade nella zona di tutela A, 6 (compreso il centro sportivo comunale) ricadono nella zona B, 1 nella zona C,

- 1 area adibita a mercato settimanale all'aperto in zona C,

- 3 sedi i servizi amministrativi: 1 in zona B e 2 in zona C.

Gli abitanti potenziali all'agosto 2010 nelle zone previste dal Piano di Rischio - secondo il documento del Comune di Riccione - sarebbero i seguenti:

Zona A - 1.339 abitanti

Zona B - 8.300 abitanti

Zona C - 8.568 abitanti per un totale di 18.207.

Navigando su Goggle Earth, oltre il fine pista sud dello scalo riminese, inoltre, sono identificabili una serie di centri commerciali.

A riguardo è innegabile porre una domanda: quali valutazioni hanno svolto a riguardo ENAC e Ministero dell'Ambiente in relazione alla VIA, alla VAS e all'eventuale Risk management system?

Per concludere occorre anche interrogarsi sulla portata territoriale e sulle relative esposizioni del rischio su altre piste del BelPaese. In modo particolare di quelle affossate tra intense viabilità, vaste edificazioni, pubbliche e private. Case isolate, ospedali e tanto altro.

E riflettere sulle misure da varare per mettere in sicurezza i cittadini in relazione al progressivo potenziamento dei voli, di quello avvenuto in questi ultimi anni e di quello stimato in futuro". 17 marzo 2016

Svizzera: le misure contro il rumore aereo. Altro mondo!

I cittadini dell'intorno aeroportuale di tutti gli aeroporti civili-commerciali, aviosuperfici, piazzole elicottero e aerobasi militari protestano e sollecitano, richiedono le tecniche e procedure che anche il Belpaese sulla carta ha adottato. A che punto siamo? Molto e troppo è ancora da fare!

In Svizzera invece:

"In Svizzera circa 100 000 persone sono esposte al rumore dannoso del traffico aereo. La Confederazione, i proprietari di aerodromi e le compagnie aeree sono tenuti a ridurre tali immissioni. Affinché l’inquinamento fonico e l’efficacia delle misure possano essere trattati in modo uniforme e raffrontati a livello nazionale, bisogna far ricorso a modelli di calcolo di buona qualità. Mentre per il rumore del traffico stradale e ferroviario l’UFAM ha messo a disposizione istruzioni per il calcolo delle immissioni foniche assistito da computer già negli anni 1980 e 1990 e per il rumore di tiro è addirittura stato elaborato un software specifico, per il rumore del traffico aereo non esiste ancora alcun modello. In due progetti indipendenti, sostenuti in parte delle autorità federali, sono però stati elaborati i due programmi di calcolo proprietari FLULA2 e IMMPAC, che utilizzano approcci di modelli fisici in parte distinti per descrivere i velivoli in quanto sorgenti sonore e la propagazione del suono. Ne è scaturita la separazione tradizionale dei relativi campi d’applicazione: IMMPAC è utilizzato per i campi d’aviazione e gli aerodromi regionali, mentre FLULA2 trova impiego principalmente presso gli aerodromi nazionali e militari".

 

Aeroporti civili-commerciali: Misure contro il rumore aereo

Il rumore del traffico aereo si diffonde naturalmente su ampie superfici. Non potendo intervenire sulla via di propagazione, occorre lottare contro il rumore alla fonte. Negli ultimi decenni gli sviluppi tecnici hanno consentito di costruire velivoli che generano meno rumore. L’introduzione di tasse d’atterraggio e di decollo commisurate al rumore ha accelerato il rinnovo delle flotte e l’impiego di velivoli più silenziosi.

Le misure alla fonte più efficaci sono le seguenti:

Divieto di sorvolo notturno: il traffico aereo privato è vietato fra le 22 e le 6, mentre il traffico commerciale negli aeroporti nazionali dalle 24 alle 5. Per l'aeroporto di Zurigo è in vigore un divieto di sorvolo notturno dalle 23 alle 6.

Regolamenti d'esercizio: il regolamento d'esercizio del singolo aeroporto può prevedere ulteriori misure per la protezione fonica, come il divieto di utilizzo di aeromobili rumorosi in determinati orari.

Pianificazione dello sviluppo degli aerodromi: il Piano settoriale dell'infrastruttura aeronautica (PSIA) definisce i principi per lo sviluppo di ogni aerodromo. Ad esempio, si tiene conto del rumore nella definizione delle rotte di volo sui centri abitati e sui luoghi sensibili al rumore.

Tassa d'atterraggio commisurata al rumore: le tasse d'atterraggio e di decollo commisurate al rumore favoriscono l'impiego di aeromobili a bassa rumorosità.

Valori limite d'emissione per velivoli: i valori limite e le disposizioni relative alle emissioni di rumori sono definiti a livello internazionale (accordo dell'Organizzazione dell'aviazione civile internazionale, OACI).

Altezze minime di sorvolo su località e zone densamente popolate come pure sulle zone di tranquillità.

Addestramento dei piloti per manovre a bassa rumorosità.

Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC): Riduzione del rumore generato dagli aerei - Informationen Pilotenlehrgang für lärmarmes Fliegen

 

Finestre insonorizzate come misura sostitutiva

Siccome il rumore prodotto dagli aerei non può essere limitato sulla via di propagazione, spesso soprattutto nei pressi degli aeroporti non è possibile rispettare i valori limite d'esposizione. In questi casi, l'autorità esecutiva può concedere ai gestori degli aeroporti, a determinate condizioni, delle agevolazioni. La concessione di agevolazioni comporta, in parte, l'installazione di finestre insonorizzate sugli edifici esposti. I costi di questa misura sostitutiva sono a carico di chi genera le emissioni foniche (gestore dell'aeroporto).

Flughafen Zürich: Lärm, Politik & Umwelt

Genève Aéroport: Lutte contre le bruit

Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport DDPS: Rumore dei velivoli

Dell'esecuzione delle disposizioni legislative sono competenti l'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) e il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS). In qualità di servizio specializzato della Confederazione in materia di rumore, l'UFAM partecipa a tutte le decisioni che riguardano il rumore.

 

Forze armate: Aeronautica, Marina, Esercito: Lotta contro il rumore - Rumore dei velivoli

Le Forze aeree hanno determinato entro il termine previsto dalla legge, ossia a metà del 2000, le immissioni foniche per tutti gli aerodromi militari e le hanno registrate in un catasto dei rumori. Esso serve, da un lato, ai Comuni e ai Cantoni per la pianificazione, dall’altro, al DDPS per stabilire delle misure.

È praticamente impossibile limitare il rumore dei velivoli alla fonte o sulla via di propagazione. Tra le misure per la lotta contro il rumore rimane quindi, nella maggior parte dei casi, solo il montaggio di finestre antirumore sugli edifici maggiormente interessati. Dal 2000, sotto la direzione dei rispettivi Cantoni, il DDPS realizza a sue spese tali misure.

Per quegli aerodromi militari che, secondo il Concetto relativo agli stazionamenti dell’esercito continueranno a essere operativi, sono stati effettuati nuovi calcoli del rumore. Essi tengono conto dello sviluppo delle Forze aeree. Questi calcoli del rumore sono confluiti nel Piano settoriale militare, che nel 2007 è stato oggetto di una procedura di partecipazione.

Dopo l’approvazione del Piano settoriale militare da parte del Consiglio federale, il DDPS avvierà una procedura di approvazione dei piani. Saranno oggetto di tale procedura:

-il regolamento d’esercizio;

-Il rapporto sull’impatto ambientale (solo Meiringen, Payerne e Sion);

-la domanda concernente gli alleggerimenti mediante il catasto dei rumori (Meiringen, Payerne, Sion e Emmen)

-il perimetro definitivo dei provvedimenti d’isolamento acustico (Meiringen, Payerne, Sion). 14 marzo 2016

ANCAI e tassa d'imbarco, iniziative per recuperare l'addizionale comunale

Nel 2016 la tariffa è passata da 6.5 a 9 euro a passeggero! L'Associazione Nazionale Comuni Aeroportuali Italiani (ANCAI) ancora una volta interviene per poter incassare le spettanze storiche riconosciute, quanto quelle correnti del contributo noto come "addizionale comunale" e pagato da ogni passeggero che si imbarca su uno scalo aereo del Belpaese.

In realtà le iniziative correlate al pagamento della cosiddetta tassa aeroportuale sono diverse.

All'aeroporto di Bergamo Orio Al Serio, due comuni limitrofi, quali Orio al Serio (Bergamo) e Grassobio avrebbero inoltrato un ricorso al Tar del Lazio per riappropriarsi delle somme spettanti.

Il prossimo 22 marzo a Roma 18 comuni aeroportuali - aderenti all'ANCAI - sarebbero interessati a citare in giudizio lo Stato Italiano: il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e il Ministero dell'Economia e delle Finanze. L'ammontare del contributo all'origine noto come "addizionale comunale" pagato dal passeggero è stato incrementato nello scorso mese di dicembre 2015:

"Sulla proposta della Direzione generale per gli aeroporti ed il trasporto aereo, di cui alla nota n. 4135 dell'8/10/2015; Decreta: Art. 1 - 1. Ai sensi dell'art. 13, comma 23, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, la misura dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco da destinare all'INPS di cui all'art. 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e successive modificazioni, e' pari a euro 2,50 per l'anno 2016, euro 2,42 per l'anno 2017 e euro 2,34 per l'anno 2018".

L'attuale tariffa 2016 della tassa è passata da 6.5 euro a 9 euro a passeggero imbarcato.

Il balzello, tuttavia, non è destinato ai contributi per i comuni se non per la quota di 10 centesimi a passeggero.

La tassa originale era stata incrementata e diversificata nella destinazione per finanziare il fondo speciale - governo Berlusconi - e per assicurare gli ammortizzatori sociali aggiuntivi ai lavoratori del trasporto aereo; il fondo “Salva-Alitalia.

La quota dei diritti d'imbarco destinata ai Comuni Aeroportuali dal 2014 al 2015 era passata da 516 a 272 mila Euro complessivi. La quota totale di addizionale comunale incassata nel 2014 sarebbe risultata di circa 90 milioni di euro. Come andrà a finire? 10 marzo 2016

 

Aeroporti e rumore, lo studio epidemiologico SERA è sempre attuale

Ma non corrisponde forse alla realtà di tutti gli scali civili-militari del Belpaese? L'analisi ha riguardato gli scali aerei di Torino-Caselle, Pisa-San Giusto, Venezia-Tessera, Milano-Linate e Milano-Malpensa, Roma-Ciampino

In realtà lo spaccato e i dati riscontrati da questa indagine possono allargarsi alle comunità dei residenti di tutti gli aeroporti civili-commerciali e sulle aerobasi del Belpaese. I dati del SERA e le ricadute ipotizzate non possono essere smentite. Sono ancora validi anche per ragioni aggiuntive, uno in particolare: la prassi, le procedure adottate, quando lo sono, spesso, sono solo sulla carta. Impegni e progetti futuri, magari anche finanziati, ma più virtuali e deliberati (anche quando sono certificati) che sistematici. Sono forse riscontri biennali? Le procedure antirumore sono ICAO B o equivalenti? Le emissioni ground noise sono incorporate? La zonizzazione è sottoposta a verifiche biennali? I propulsori sono certificati ogni due anni? E ...tanto altro.

Ecco comunque come la nota di presentazione di ARPA Piemonte al documento allegato - download anche da www.aerohabitat.eu - descrive in sintesi le criticità e i riscontri emersi.

 

Studio epidemiologico sugli effetti del rumore aeroportuale: Torino-Caselle

 

5 settembre 2014

 

"Sono stati resi pubblici i dati dello studio epidemiologico SERA (Studio sugli Effetti del Rumore Aeroportuale) – studio che ha coinvolto il sito aeroportuale di Torino-Caselle, oltre a quelli di Pisa-San Giusto, Venezia-Tessera, Milano-Linate e Milano-Malpensa, Roma-Ciampino – e oggi, da parte dell’ASL TO4, sono stati presentati i risultati ai Sindaci dei comuni interessati.

All’incontro, che si è svolto presso il palazzo comunale di Caselle Torinese, erano presenti il Direttore Generale dell’ASL TO4, Flavio Boraso, il Direttore della Direzione Integrata della Prevenzione, Margherita Croce, il Responsabile della struttura di Epidemiologia dell’Azienda, Marina Ottino, il Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e salute ambientale dell’Arpa Piemonte, Ennio Cadum e i Sindaci dei tre comuni interessati: Caselle Torinese e San Francesco al Campo.

L’obiettivo generale dello studio era quello di valutare l’impatto che la presenza di rumore aereo nei pressi degli aeroporti può avere sulla salute delle persone che risiedono per molto tempo nelle vicinanze. Il progetto di ricerca – impostato nella seconda metà del 2010 – è stato coordinato a livello nazionale dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio e ha coinvolto la popolazione che vive nelle vicinanze dell’aeroporto di Torino-Caselle grazie alla collaborazione della struttura di Epidemiologia della Direzione Integrata della Prevenzione dell’ASL TO4, di Epidemiologia Ambientale dell’Arpa Piemonte e del Dipartimento Arpa di Torino.

Lo studio SERA ha evidenziato un impatto rilevante del rumore aeroportuale sulla salute dei residenti nei pressi dei sei aeroporti italiani e ha consigliato l’opportunità di una valutazione epidemiologica continua e misure di mitigazione del rumore per tutelare la salute dei residenti.

“E’ stato importante il contributo fornito dall’Azienda – ha commentato il Direttore Generale dell’ASL TO4, Flavio Boraso – nella realizzazione del progetto di ricerca. D’altronde, impegnarsi nella tutela della salute dei cittadini richiede anche di partecipare a studi epidemiologici come questo. Studi che analizzano la distribuzione delle malattie nelle popolazioni e i fattori che influenzano o determinano tale distribuzione”.

“La Valutazione integrata di componenti ambientali e sanitarie effettuato dagli Enti preposti oltre a essere un obiettivo presente in tutti i Piani di Prevenzione Nazionali e Regionali, ha permesso anche in questo caso una collaborazione proficua tra Arpa e ASL per gli aspetti di competenza. Grazie alle attività di misura e modellistica del rumore dell'Arpa e alle attività effettuate dall’ASL lo studio è stato portato a termine. È con viva soddisfazione che possiamo presentare insieme i risultati del lavoro fatto” ha detto sullo studio il Direttore Generale di Arpa, Angelo Robotto. SERA aveva l’obiettivo di studiare l’associazione tra la residenza in prossimità degli aeroporti e la variazione dei livelli della pressione arteriosa, la frequenza di fastidio provocato (annoyance) e la presenza di disturbi del sonno in un campione di residenti da almeno 2 anni, con età compresa tra i 45 e i 70 anni.

Nello studio, disegnato dal Dipartimento di Epidemiologia Ambientale dell’Arpa, che ha definito l’area in studio ed estratto il campione statistico di popolazione, i tecnici del rumore del Dipartimento Arpa di Torino hanno provveduto alla caratterizzazione del territorio per evidenziare le diverse fasce di impatto sonoro ed eventuali altre fonti di rumore (stradale, produttivo, ecc.) e alla definizione della dislocazione geografica di tutti gli indirizzi dei cittadini facenti parte del campione estratto dalle liste dei residenti fornita dai tre comuni interessati.

Il personale sanitario dell’ASL ha coordinato i rapporti con gli uffici anagrafe comunali e con i medici di famiglia, ha condotto tutte le interviste sul campo ed effettuato le misurazioni della pressione arteriosa sul campione selezionato.

Nell’ambito dell’analisi dell’impatto sonoro sono stati utilizzati anche dati gentilmente forniti da SAGAT, Società che gestisce l’aeroporto di Torino-Caselle.

Come si è svolto lo studio

Lo studio ha previsto l’esecuzione di un’intervista, mediante questionario, al campione di popolazione identificato, individuato nelle liste anagrafiche comunali sulla base dell’impatto acustico della sorgente aeroportuale stimato sulla base del numero di voli del 2008.

Per l’area circostante l’aeroporto di Torino-Caselle, i residenti di Caselle, di San Francesco al Campo e di San Maurizio Canavese che vivevano nelle vicinanze dell’aeroporto sono stati suddivisi in gruppi caratterizzati da differenti distanze dall’aeroporto e, quindi, da differenti impatti rumorosi (espressi in decibel).

Le persone selezionate sono state invitate ad aderire all’intervista attraverso un lettera di presentazione dello studio. Lettera analoga era stata inviata precedentemente ai medici curanti, ai quali sono stati richiesti collaborazione e sostegno.

L’intervista ha indagato la durata dell’esposizione a questo tipo di rumore, le caratteristiche delle abitazioni e alcune condizioni di salute dei residenti e ha previsto la rilevazione della pressione arteriosa in due momenti differenti: tre rilevazioni durante l’intervista e due rilevazioni eseguite dagli stessi intervistati la sera e la mattina seguente all’intervista stessa, con strumentazione fornita dagli intervistatori.

I questionari sono stati somministrati, per la maggior parte, dal personale infermieristico del servizio di Cure Domiciliari del Distretto di Ciriè, con una collaborazione esterna di un giovane borsista. Gli operatori sono stati coordinati dalla coordinatrice del servizio di Cure Domiciliari e dall’assistente sanitaria della struttura di Epidemiologia dell’ASL.

La popolazione oggetto dell’indagine si è dimostrata abbastanza disponibile ad aderire al progetto, pur dovendo superare il disagio di accogliere in casa persone non conosciute, anche se correttamente autorizzate e sostenute dall’ASL, e di mettersi a disposizione per una buona mezz’ora di “interrogatorio” approfondito.

I medici curanti del territorio hanno dato la massima collaborazione per aumentare l’adesione dei loro assistiti al progetto di ricerca.

L’area circostante l’aeroporto di Torino-Caselle, così come avvenuto per gli altri siti aeroportuali, è stata suddivisa in fasce con differente impatto sonoro (si veda la mappa sotto riportata; i puntini blu rappresentano le abitazioni degli intervistati). La prima fascia (area rossa, con impatto sonoro da rumore aeroportuale superiore a 65 decibel) è sovrapponibile alla superficie della pista di decollo, con una lunghezza di circa 4-5 chilometri e una larghezza di circa 500 metri. Occupa per poco meno di due terzi il territorio di San Maurizio, per un terzo il territorio di Caselle e per una piccola punta quello di San Francesco al Campo, ma il numero di abitazioni presenti è abbastanza ridotto. All’interno di questa fascia sono state intervistate 19 persone.

La seconda fascia (area arancione con impatto sonoro tra 60 e 65 decibel), concentrica alla prima, è presente su tutti e tre i comuni coinvolti per un’estensione di circa 2 chilometri a nord e due a sud oltre l’area della pista di decollo e per meno di 500 metri in larghezza. Questa fascia comprende il maggior numero di residenti intervistati (96), divisi tra il comune di Caselle e di San Francescoal Campo.

La terza fascia (colore giallo, con impatto sonoro tra 55 e 60 decibel) è concentrica alla seconda, rispetto alla quale si estende verso nord e verso sud per ulteriori 2 chilometri circa e si allarga ancora per altri 500 metri. All’interno di questa fascia, che è presente su tutti e tre i comuni in studio, sono state intervistate 22 persone.

Infine, la quarta fascia (colore verde, con impatto sonoro tra 50 e 55 decibel), concentrica alla terza, che si allunga con un pennacchio verso i comuni confinanti con quelli in studio fino a lambire il comune di Rivarolo Canavese a nord e Borgaro a sud. In questa fascia, che è presente su tutti e tre i comuni coinvolti, le persone intervistate sono state 33.

I cittadini che vivono nelle quattro fasce sopra descritte hanno costituito il gruppo degli esposti (con livelli di esposizione al rumore da aeroporto decrescenti dalla fascia rossa, dove si trova il piccolo gruppo dei più esposti, alla fascia verde), mentre coloro che vivono nel restante territorio dei tre comuni in studio, dove l’impatto sonoro da rumore aeroportuale è inferiore ai 50 decibel, costituiscono il gruppo di riferimento. Per quanto riguarda quest’ultimo gruppo, gli intervistati sono stati 92.

Sul territorio circostante l’aeroporto di Torino-Caselle sono quindi state eseguite262 interviste, di cui 45% maschi e 55% femmine, pari al 66% di quanto programmato (400 interviste). Questo campione locale rappresenta il 14% del campione generale di 1.898 intervistati. L’età media degli intervistati è stata di 58 anni, sovrapponibile a quella del campione generale. Il 10% degli intervistati svolge attività connesse con l’aeroporto, percentuale un po’ più alta rispetto al campione completo (7%).

I risultati complessivi

Per quanto concerne la valutazione della presenza di ipertesi, complessivamente i valori percentuali nel campione locale risultano vicini a quelli del campione italiano totale, anche se di poco superiori: 42,7% di ipertesi nel campione locale, contro il 40,1% nel campione italiano. Il 32% degli intervistati locali ha dichiarato di essere “infastidito” dal rumore aeroportuale, contro il 28,4% del campione totale.

Il risultato dello studio nazionale SERA va comunque considerato complessivamente, non per singola area aeroportuale partecipante.

L’impatto complessivo del rumore emerso dallo studio è rilevante.

Dall’analisi complessiva dello studio SERA è emersa un’associazione statisticamente significativa tra rumore aeroportuale notturno e delle prime ore del mattino e la pressione arteriosa massima (+ 6,3 e + 4,7 millimetri di mercurio, rispettivamente) nei soggetti residenti nelle aree più rumorose (65 decibel o più) rispetto alle aree meno rumorose.

Non è stata trovata un’associazione significativa con la pressione minima.

Questa associazione si osserva anche dopo aver valutato i dati escludendo eventuali effetti confondenti dovuti a caratteristiche individuali, quali sesso, età,indice di massa corporea, livello di istruzione, occupazione, e anche considerando l’effetto associato a un’esposizione concomitante a rumore da traffico stradale.

Quantificando i risultati in termini numerici, lo studio ha permesso di calcolare che tra i 5.510 abitanti residenti nelle aree oltre i 55 decibel vi sono 222 casi di ipertensione dovuta al rumore aeroportuale, con almeno 1 infarto cardiaco tra i 3.499 residenti nella fascia più rumorosa (oltre i 60 decibel).

Rilevante è, infine, il dato dell’annoyance (fastidio) e dei disturbi del sonno. Tra gli 8.596 residenti nella fascia superiore a 50 decibel si stimano che siano 1.517 le persone seriamente infastidite dal rumore degli aerei e 764 le persone con disturbi del sonno dovuti al rumore aeroportuale. 2 marzo 2016

Aeroporti e Prefetto: la safety, la security e la compatibilità ambientale

Quali interventi possono essere adottati? I Comitati aeroportuali possono segnalare le criticità sperimentate quotidianamente nel sorvolo degli aeromobili! Se manca una task force per il vortex strike, se mancano mezzi adeguati (per i soccorsi a mare e/o per l'intervento a terra), se il rischio correlato alla prossimità dei caseggiati, del basso sorvolo di siti sensibili (scuole, ospedali, serbatoi depositi di carburante, industrie pericolose e altro), pur dinnanzi ad attività aeree autorizzate e certificate (aeroporti civili-commerciali e aerobasi) cosa accade qualora un rappresentante politico- parlamentare segnala una situazione critica?

Ma cosa può fare il Prefetto? Le segnalazioni dei cittadini quali opportunità e conseguenze operative potrebbe determinare?

La premessa à la lettera inviata al Prefetto dell'On. Arianna Spessotto, di cui anche Aerohabitat ha dato conto (vedi www.aerohabitat.eu del 15 febbraio 2016), in relazione alla mancata predisposizione di una "task force" operativa sul "vortex strike" - Egr Sig. Prefetto di Treviso Ufficio Territoriale del Governo P.E.C.: protocollo.preftv@pec.interno.it - Roma, 08 febbraio 2016

Oggetto: Episodio di “vortex strike” presso l’Aeroporto A. Canova di Treviso – Segnalazione on. Spessotto - ha assunto un predente esemplare di di una delle tante iniziative che i comitati aeroportuali possono-devono fare.

Leggiamo perciò a riguardo uno stralcio di quanto descrive una delle tantissime Prefetture del Belpaese.

"La Prefettura, organo periferico del Ministero dell'Interno e sede di rappresentanza del Governo in ogni provincia, ha attraversato negli ultimi anni importanti cambiamenti. Nel 1999, con la riforma dell'organizzazione del Governo (Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n.300 ), la Prefettura è stata trasformata in Ufficio Territoriale del Governo, mantenendo tutte le funzioni di competenza e assumendone delle nuove. Con il Decreto Legislativo 21 gennaio 2004, n. 29, che ha introdotto modifiche alla precedente organizzazione, è stata assunta la denominazione di Prefettura ‐ Ufficio Territoriale del Governo.

Titolare della Prefettura ‐ UT G è il Prefetto, organo periferico dell'Amministrazione statale con competenza generale e funzioni di rappresentanza governativa a livello provinciale.

La sua azione si esplica in ambiti molto vari e complessi: l’ambito socio‐economico (monitoraggio delle situazioni di disagio e delle problematiche sociali a livello locale; interventi di mediazione per crisi occupazionali e vertenze sindacali; potere di precettazione in caso di sciopero nei servizi essenziali); l’ambito della sicurezza (ordine e sicurezza pubblica; protezione civile; emergenze ambientali); l’ambito istituzionale, quale riferimento in periferia per gli altri uffici statali periferici, le autonomie locali, le altre istituzioni pubbliche e private.

LA RAPPRESENTANZA GENERALE

Il ruolo di rappresentanza generale del Governo, riconosciuto al Prefetto, trova ulteriore conferma e supporto nell'istituzione della "Conferenza permanente" da lui presieduta e composta dai responsabili delle strutture periferiche dello Stato (art. 4 del DPR. 287 del 17 maggio 2001). Si tratta di un organismo che coadiuva il titolare dell'Ufficio Territoriale del Governo, nel coordinamento delle Pubbliche Amministrazioni statali sul territorio che sostituisce i Comitati provinciali e metropolitani della Pubblica Amministrazione.

L'ORDINE E LA SICUREZZA PUBBLICA

Quale autorità provinciale di pubblica sicurezza, il Prefetto ha la responsabilità dell'ordine e della sicurezza pubblica e presiede il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Particolarmente impegnativa risulta anche l’attività svolta dai Consigli Territoriali per l’Immigrazione, la cui istituzione ha rappresentato un importante riconoscimento del ruolo di centralità delle Prefetture.

FUNZIONI NON CODIFICATE: ATTIVITÀ DI MEDIAZIONE SOCIALE

Sono sempre più frequenti i casi in cui il Prefetto è investito di funzioni che, ancorché non codificate, risultano strettamente connesse alla sua posizione funzionale. Si tratta di attività che, per loro natura non appaiono facilmente inquadrabili o misurabili, ma non per questo meno rilevanti e impegnative nel quadro delle funzioni prefettizie. Mi riferisco in particolare all’attività di mediazione svolta con riferimento alle aziende in crisi. Mentre, infatti, l’attività di conciliazione preventiva svolta dal Prefetto nell’ambito delle vertenze sindacali è prevista un’apposita norma (art. 2, legge 146/1990), la mediazione relativa alle aziende in crisi è dovuta al riconoscimento, da parte del tessuto economico ‐ produttivo e da parte degli enti locali, della funzione di garanzia svolta dal Prefetto e della sua capacità di mettere in relazione fra loro i vari interlocutori coinvolti nelle vicende aziendali.

LE FUNZIONI AMMINISTRATIVE

Infine ai Prefetti sono attribuite anche funzioni amministrative che spaziano da una sempre più ampia attività paragiurisdizionale (definizione di ricorsi sulle contravvenzioni depenalizzate) a competenze specifiche in materia di cittadinanza, anagrafe, stato civile, riconoscimento di persone giuridiche, espropriazioni, polizia amministrativa. Il Prefetto di Padova Ennio Mario Sodano Il Prefetto La consapevolezza del ruolo centrale del Prefetto nelle materie dell’ordine e della sicurezza pubblica, pur nel quadro di una riforma dello Stato in senso federale, ha ispirato anche la recente Legge n. 125 del 24 luglio 2008 che, nel conferire nuovi poteri ai Sindaci in tema di sicurezza urbana, ha conservato

LA PROTEZIONE CIVILE

Il Prefetto interviene in via preventiva e successiva anche in caso di situazioni di pericolo per l’ambiente e in genere di protezione civile. A lui è affidata l’attività di coordinamento delle varie forze, istituzionali e non, che intervengono in fase di soccorso, nei casi di calamità rilevanti. I

RAPPORTI TRA LO STATO E LE AUTONOMIE LOCALI

Nei rapporti tra lo Stato e le autonomie locali il Prefetto riveste il ruolo di garante della continuità gestionale delle Amministrazioni locali ogni qualvolta vengano meno i candidati eletti dai cittadini, nonché quello di vigilanza delle funzioni svolte in relazione ai servizi di competenza statale (anagrafe, stato civile, servizi elettorali). Il Prefetto assicura il corretto svolgimento del procedimento elettorale e cura le procedure di scioglimento e sospensione dei consigli comunali, o di rimozione o sospensione degli amministratori.

Nei confronti delle Amministrazioni locali svolge inoltre funzioni di raccordo e di collaborazione. Anche in realtà territoriali particolarmente vivaci ed efficienti, quali le province del Nord‐Est, il Prefetto, nella sua veste di organo super partes, svolge un’intensa attività di mediazione, riuscendo ad incanalare le molteplici iniziative e gli interventi programmati dagli enti locali verso un disegno unitario e coerente, a garanzia della coesione istituzionale e sociale e a tutela dei cittadini." 29 febbraio 2016

Droni militari a Sigonella, ne arrivano altri con "Uas Satcom Replay Pads and Facility"

Ma quale interfaccia-intreccio con i voli civili ha, preliminarmente, valutato ENAC? A fronte del documento "Safety Awareness for Users of Remotely Piloted Aircraft (RPA) in Close Vicinity of Airports" divulgato e firmato dalla IATA (organizzazione internazionale delle compagnie aeree), da ACI (Airports Council International, l'associazione degli aeroporti mondiali) , IFALPA (la federazione internazionale delle associazioni dei piloti di linea con oltre 100mila aderenti) del febbraio 2016 - delle tante problematiche associate - la notizia che a Sigonella - Catania sarà insediato il sistema "Uas Satcom Replay Pads and Facility" sembra non preoccupare nessuno.

In sostanza la base NATO-USA di Sigonella localizzata in prossimità dell'aeroporto civile-commerciale di Catania Fontanarossa (oltre 7 milioni passeggeri nel 2015) in un ruolo strategico dello spazio aereo del Mediterraneo è sede del "Naval Air Station" per le operazioni di collegamento e telecomunicazioni via satellite del "Sistema di aerei a controllo remoto-senza pilota". In un'area di 1200 mq la nuova struttura destinata al controllo-monitoraggio di UAS-UAV per le operazioni Atlantiche e missioni Eucom, Africom e Centcom.

Gli Unmanned Aerial Vehicle USA e della NATO potranno volare sui cieli del Belpaese. Il programma “Alliance Ground Surveillance” con la piattaforma APR Global Hawk della Northrop Grumman

garantirà operazioni ISR (intelligence, surveillance and reconnaissance).

La base di Sigonella sede dell’Airborne ground surveillance della NATO come si intreccia e interfaccia con lo spazio aereo inferiore e superiore? Quello che relaziona da un lato con l'attività di volo di altri droni civili ma anche con l'aviazione generale, dall'altra con l'attività del traffico aereo civile-commerciale.

Secondo alcune segnalazioni la completa operatività dell’Alliance Ground Surveillance, con la Joint Intelligence, Surveillance e Reconnaissance – JISR sarà avviata nel 2017 e Full Operational Capability nel 2018.

Il quadro dell'attività aerea dei droni NATO, il centro di comando e controllo tecnologico-elettronico inevitabilmente si interfaccia con i voli civili in genere ma ricadute scontate saranno sopportate dai comuni di Motta Sant'Anastasia e Catania. Ai droni Global Hawk si affiancheranno ai Predator e Reaper, una decisione degli alti comandi della NATO di cui Enac Ente nazionale dell'aviazione civile, probabilmente, ha piena evidenza. Le ricadute della Naval Air Station, "cuore tecnologico della attività dei droni" con comunicazioni satellitari (Uas Satcom relay) sarà monitorizzata attraverso joystick da terra.

Le questioni da fronteggiare e risolvere sono numerose. Tra di queste il numero di "droni" militari localizzati a Sigonella e di quelli globali che saranno monitorati dal sistema tecnologico-radar-elettronico insediato.

Come sarà, inoltre, ri-configurato lo spazio aereo per mantenere livelli di safety di volo con l'adiacente scalo di Catania-Fontanarossa e le tante aerovie soprastanti dove volano voli civili-commerciali? 19 febbraio 2016

Aeroporti aerei e laser, stavolta è avvenuto in decollo da Heathrow (UK)

Laser incident: malore a uno dei piloti! La CAA inglese (ovvero l'ENAC inglese) tra il gennaio 2009 e il giugno 2015 ha riportato ben 8.998 laser incidents sola nel gran Bretagna. Nel corso del 2014 gli aeromobili colpiti sono stati ben 1.440 dei quali 168 nel solo scalo di Heathrow-Londra. Sempre secondo la CAA. Quanti casi equivalenti invece sono stati segnalati in Italia e, quindi, registrati da ENAC?

Nella casistica "laser incident" del 2014 Manchester International è al secondo posto con 107 eventi, seguito da Birmingham con 92 e Leeds Bradford con 81.

Negli USA, secondo CNN, lo scorso novembre in un singolo aeroporto sarebbero avvenuti ben 20 segnalazioni. L'evento che i media hanno rappresentato in questi ultimi giorni rimanda al volo Virgin Atlantic A346 decollato da Londra Heathrow lo scorso 14 febbraio con destinazione New York JFK.

L'Airbus 340 con 252 passeggeri a bordo e 15 membri di equipaggio, volo VS-25, dopo la partenza dalla pista 09Destra dopo aver raggiunto in salita la quota di 360 FL a 170 miglia da Londra ha richiesto il rientro - con una segnalazione PAN PAN PAN - a terra. La motivazione è risultata il supporto medico per uno dei piloti colpito da un raggio laser nella fase di decollo, a circa 6-7 miglia dalla partenza in salita tra 6-7000 piedi di quota. L'atterraggio è avvenuto dopo circa 75 minuti dalla partenza.

Il pilota comandante era stato colpito agli occhi.

Quale è la situazione italiana? Quanti eventi laser o laser correlati si registrano nel Belpaese? Di quale casistica dispone ENAC? 18 febbraio 2016

Aeroporti, aerei e tetti scoperchiati, una lettera a un Prefetto

In Italia il "vortex strike" non è "classificato" come evento aeronautico! Il documento Assaeroporti e ENAC "Linee guida per la classificazione degli eventi aeronautici" non inquadra il "vortex strike", al punto che anche una semplice lettera dell'On. Arianna Spessotto del M5S diventa un evento storico. Quando un fenomeno aeronautico in prossimità degli aeroporti - ben noto a Enti, Agenzie, esercenti di scalo in genere, anche se esclusivamente al di fuori del Belpaese, non trova riscontri nella casistica incidentale generato dall'attività aerea - civile/commerciale e anche militare- cosa si può fare?

Quale iniziativa potrebbe intraprendere un singolo cittadino, un comitato di residenti nell'intorno aeroportuale? Rivolgersi alla Magistratura? Che altro? In attesa che che il "vortex strike" trovi un riconoscimento ufficiale anche dalle autorità del trasporto aereo e militare/aeronautico proponiamo la lettera inviata lo scorso giovedì 11 febbraio 2016 al Prefetto di Treviso dall'On. Arianna Spessotto. A seguire uno stralcio del recente documento Assaeroporti "Linee guida per la classificazione degli eventi aeronautici"

"Il presente documento, predisposto dal Gruppo di Lavoro Safety di ASSAEROPORTI e condiviso con la Funzione Organizzativa SAFETY dell'ENAC, ha il primario obiettivo di fornire delle linee guida ai gestori aeroportuali per la classificazione degli eventi aeronautici.

Il documento integrale è disponibile on line e sul sito www.aeronabitat.eu in allegato alla presente news "Aeroporti, aerei e tetti scoperchiati, una lettera al Prefetto" del 15 febbraio 2016.

 

Lettera al Prefetto

Pubblichiamo integralmente la lettera di denuncia e di segnalazione al Prefetto sull'episodio di Vortex Strike successo a Quinto in Vicolo Marangon. Ringraziamo la Deputata Arianna Spessotto del M5S per la celerità e la determinazione con cui sta operando per rendere giustizia a centinaia di famiglie che vivono da anni con il terrore di un incidente aereo e letteralmente dimenticati e abbandonati dalle autorità competenti.

 

Egr Sig. Prefetto di Treviso

Ufficio Territoriale del Governo

P.E.C.: protocollo.preftv@pec.interno.it

 

Roma, 08 febbraio 2016

Oggetto: Episodio di “vortex strike” presso l’Aeroporto A. Canova di Treviso – Segnalazione on. Spessotto

 

Egr. Signor Prefetto,

con la presente mi permetto di segnalare alla Sua attenzione un grave episodio verificatosi di recente presso il Comune di Quinto, dove un velivolo della compagnia Ryanair, in fase di atterraggio presso l’aeroporto di Treviso “A.Canova”, ha provocato la distruzione del tetto di alcune case del suddetto centro abitato, mettendo a serio rischio la sicurezza degli abitanti della zona.

Sebbene non si conoscano ancora le cause dell’incidente, non è la prima volta che simili episodi legati ai voli a bassa quota nella zona dell’aeroporto rappresentano un concreto rischio per la sicurezza e l’incolumità pubblica per effetto del cosiddetto “vortex strike” che ha provocato, nel corso degli anni, ingenti danni alle abitazioni limitrofe.

Nonostante le continue richieste di intervento inoltrate da cittadini e comitati locali, non risulta alla scrivente che per lo scalo di Treviso siano state compiute, almeno negli ultimi quindici anni, opere di mitigazione ambientale atte a limitare i disagi legati alla presenza dell’aeroporto né tanto meno che si sia proceduto all’erogazione di risarcimenti a favore dei cittadini che hanno subito danni a causa dei voli a bassa quota.

Alla luce delle considerazioni sovra esposte e considerata la gravità della situazione vigente, con la presente si chiede di adottare tutte le iniziative ritenute più opportune per salvaguardare la sicurezza degli abitanti le zone limitrofe all’aeroporto e limitare qualsiasi rischio legato ai voli a bassa quota, esercitando altresì una continua attività di vigilanza e monitoraggio, di concerto con le autorità ed Enti competenti in materia, nei confronti della società Aertre/SAVE che gestisce l’aeroporto Antonio Canova di Treviso.

Confidando in una reciproca collaborazione istituzionale si porgono,

Cordiali saluti

Deputata Arianna Spessotto

 

"Linee guida per la classificazione degli eventi aeronautici

PREMESSA Il presente documento, predisposto dal Gruppo di Lavoro Safety di ASSAEROPORTI e condiviso con la Funzione Organizzativa SAFETY dell'ENAC, ha il primario obiettivo di fornire delle linee guida ai gestori aeroportuali per la classificazione degli eventi aeronautici. In particolare, la tabella di seguito riportata identifica le principali tipologie di eventi che possono verificarsi in ambito aeroportuale e che coinvolgono direttamente - o in prevalenza - il gestore, indicando, per ciascuna di esse:

• l’Occurrence Category e relativa descrizione sintetica;

• i relativi Event Type;

• una descrizione della severità dell’Occurrence per la relativa classificazione in termini di “Incident”, “Serious Incident” o “Accident”. Inoltre, è stata inserita una colonna denominata “Occurrence Without Safety Effect” per i casi che, pur se non soggetti a segnalazione obbligatoria, potrebbero avere effetti nell’ambito del Safety Management System aeroportuale.

Il documento, che si basa sull’ultima versione della tassonomia ECCAIRS 5 implementata nel sistema WebDAS alla data di emissione della presente linea guida, è da intendersi non esaustivo di tutte le casistiche possibili e sarà periodicamente monitorato allo scopo di:

• aggiornarlo sulla base degli sviluppi dell’ECCAIRS Taxonomy;

• adeguarlo alle eventuali ulteriori esigenze dei gestori aeroportuali.

Ai fini della classificazione, si sottolinea che gli utenti dovranno valutare l’attribuzione delle voci caso per caso tenendo in debito conto l’opportunità di associare più di una Category, nonché la necessità di individuare l’Event Type maggiormente rispondente alla specifica Occurrence. Si sottolinea che un valido supporto in tal senso è fornito direttamente dal sistema ECCAIRS che, per ciascuna voce, fornisce una lettura immediata della relativa descrizione e delle correlate usage notes.

Per quanto attiene la classificazione in termini di severità dell’evento, con particolare riguardo agli eventi riconducibili alle categorie “Serious Incident” e “Accident”, si segnala che la fonte ufficiale di riferimento è il Regolamento UE 996/2010, cui si rinvia per ogni evenienza. Nell’ottica di favorire una corretta manutenzione del documento, i soggetti direttamente interessati sono invitati a segnalare eventuali richieste di modifica e/o aggiornamento esclusivamente ad Assaeroporti all’indirizzo: safety@assaeroporti.net. L’Associazione, infatti, in qualità di promotrice dell’iniziativa, curerà direttamente le richieste pervenute valutando le eventuali modifiche di concerto con l’ENAC." 15 febbraio 2016

Aeroporti e incentivi co-marketing: chi li paga e/o finanzia, in due?

Ma almeno il bando di gara è vincolante e la duplicazione/sovrapposizione dei costi va eliminata! Esiste un elenco cronologico e progressivo dei finanziamenti di co-marketing elargiti negli ultimi 15-20anni da soggetti pubblici e partecipati e/o privati nei singoli scali italiani? Probabilmente no, o meglio, una lista è disponibile solo presso le singole aerolinee beneficiate. Perciò non sarà facile poter disporre dei "comuni", delle "provincie" delle "regioni", delle "Camere di Commercio" e dei numerosi soggetti quali "enti per il turismo" ed equivalenti che hanno trasferito finanziamenti - prevalentemente - a vettori low cost.

La nuova normativa su tali supporti e/o su sostegni potrebbero essere associati agli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree rimanda a legislazione europea e nazionale (2014/C 99/03) e che sostituiscono le linee guida in vigore dal 2005, hanno identificato quattro principali varianti:

-"un periodo di transizione per gli aiuti al funzionamento, per consentire agli aeroporti non redditizi di adeguarsi gradualmente ai cambiamenti del mercato: nel periodo di transizione, della durata di dieci anni, il deficit iniziale di finanziamento dei piccoli aeroporti può essere coperto dagli aiuti in una percentuale che varia tra il 50 e l'80 per cento;

-aiuti agli investimenti più mirati per garantire gli obiettivi di sostegno pubblico solo nei casi in cui è veramente necessario e quando gli effetti positivi sono chiari, come ad esempio la realizzazione di una maggiore accessibilità, lo sviluppo regionale o una minore congestione del traffico nei principali aeroporti;

-regole semplificate per gli aiuti di start-up, per attirare le compagnie aeree a volare verso nuove destinazioni e iniziare ad utilizzare gli aeroporti nuovi e non testati;

-regole chiare per la valutazione degli accordi tra aeroporti e compagnie aeree, per garantire che, laddove siano previsti vantaggi concessi dalle autorità pubbliche a favore delle compagnie aeree, gli stessi siano privi di aiuto e contribuiscano alla redditività degli aeroporti interessati."

I contributi e/o fondi per sviluppo rotte e marketing stanziati dagli aeroporti italiani per attirare il traffico low-cost - per quanto riguarda Ryanair - sono in prevalenza correlati alla basi italiane di Cagliari, Catania, Comiso, Crotone, Cuneo, Genova, Lamezia Terme, Palermo, Parma, Perugia Pescara, Pisa, Roma - Ciampino, Roma - Fiumicino, Torino, Trapani, Treviso, Trieste.

Ma tali accordi non rischiano di essere anti economici? Sia per i bilanci aziendali degli esercenti quanto senza adeguate ricadute promozionali-turistiche! Una realtà purtroppo concreta e confermata, alla quale occorre aggiungere l'incognita che accumuna i soggetti finanziatori dei co-marketing. La sottoscrizione unilaterale di un singolo scalo talvolta, spesso se non sistematicamente vanno a sovrapporsi al co-marketing dell'altro aeroporto di destinazione.

Garantendo in tal modo una entrata doppia per l'aerolinea beneficiata dall'accordo incentivante. Una realtà che potrebbe risultare confermata dai contratti ratificati. Ma in assenza di una puntuale trasparenza dei contratti in essere, gli "incentivi" al volo potrebbero risultare non solo tonificati ma, magari, anche raddoppiati. Senza peraltro - i business plan sono spesso solo astratti - adeguati riscontri in volumi di traffico per entrambi gli scali.

Ecco quindi che la Comunicazione della Commissione recante orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree (2014/C 99/03) - con l’obiettivo di garantire migliori collegamenti tra le regioni e la mobilità dei cittadini europei - dovrebbe innanzi tutto verificare preliminarmente il mix tra investimenti pubblici e privati e assicurare l'adeguatezza - con un cross check - tra co-marketing dei due scali collegati. 12 febbraio 2016

Aeroporti e tegole, a Treviso ennesimo evento: vortex strike

E' un fenomeno aerodinamico noto da quasi 40anni! Ma non in Italia! Sono oltre 20anni che Aerohabitat ha denunciato l'assenza di interventi per fronteggiare lo scoperchiamento dei tetti nel circondario delle piste di volo degli aeroporti e delle aerobasi localizzate nel Belpaese. A gennaio 2016 era stato segnalato a Torino Caselle, a Quinto di Treviso nei primi giorni di febbraio.

In realtà il passaggio in basso sorvolo degli aeromobili in decollo e atterraggio innesca anche vibrazioni sulle pareti e sulle murature in genere delle edificazioni lungo le direttrici di volo, una problematica, forse, meno spettacolosa, anche se maggiormente incisiva per l'abitabilità e agibilità delle abitazioni private e pubbliche (scuole, asili, istituti, chiese e tanto altro) dei comuni aeroportuali d'Italia.

Perchè in tanti anni, decenni, anche a fronte di indagini delle Procure interessate gli esercenti aeroportuali non sono intervenuti con procedure e misure adeguate?

Per quale ragione i Sindaci dei Comuni aeroportuali, pur essendo stati preliminarmente e periodicamente informati dai Comitati dei Cittadini di simili evenienze, fenomeni aerodinamici del tutto naturali e scontati, quando accadono scoperchiamenti di tetti e di tegole volanti e quando le vibrazione accentuano le crinature alle pareti, prorompono - solo allora- con invettive contro i responsabili aeroportuali?

Troppo spesso gli impegni elettorali dei rappresentanti delle amministrazioni locali a tutela dei cittadini residenti nell'intorno delle piste di volo non sembrerebbero superare il momento delle urne.

Perciò "le tegole volanti" dei tetti dei residenti ri-diventano materia di scontro e di denuncia solo quando i media locali sono in grado di rappresentarlo con video e/o con foto documentali.

In Europa, anche in Paesi non comunitari, le misure di sicurezza preliminari come il fissaggio di tegole sono una realtà operativa da decenni. Anche l'istituzione di task force di pronto intervento immediato quando le tegole esplodono nel basso passaggio di un velivolo (avviene in determinate condizioni meteo e con certe frequenze e stretti passaggi tra un aereo e quello successivo) con possibili ricadute a terra, con rischio infortuni trai cittadini residenti e/o di passaggio/transito.

Garantire la sicurezza e l'incolumità dal rischio terzi non è un obiettivo fondamentale per esercenti e soggetti vigilanti delle infrastrutture aeroportuali?

Quanti scoperchiamenti di tetti e tegole volanti sono state registrate negli ultimi 10 anni negli scali civili-commerciali? Quanti sulle piste delle aerobasi militari? Qualcuno ha vigilato e monitorato tali fenomeni di "vortex strike"? Probabilmente senza un database storico la problematica continuerà a non esistere!

Intanto, talora, i proprietari delle abitazioni coinvolte sono anche denunciati per procurato allarme. 9 febbraio 2016

Aviazione Generale e imposte, una interrogazione vs un Decreto

Aeromobili privati e tasse erariali: perequazioni o vessazioni? Nella giornata di martedì 19 gennaio 2016, seduta n.562 Giovanni MAURO ha presentato la seguente interrogazione a risposta scritta:

Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

con il decreto-legge n. 201 del 2011, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", e convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 si è istituita l'imposta erariale sugli aeromobili privati;

l'imposta è dovuta da chi risulta dai pubblici registri essere proprietario, usufruttuario, acquirente con patto di riservato dominio, ovvero utilizzatore a titolo di locazione finanziaria dell'aeromobile, ed è corrisposta all'atto della richiesta di rilascio o di rinnovo del certificato di revisione della aeronavigabilità, in relazione all'intero periodo di validità del certificato stesso;

in realtà, questa nuova tassa colpisce tutti al di fuori di quelli che, dovrebbero essere colpiti, ovvero i ricchi proprietari di aeromobili executive (bireattori, bimotori a turbina ed elicotteri di lusso);

in Italia, salvo rare eccezioni, non ci sono bireattori intestati a privati, poiché in genere, chi si compra un bireattore costituisce una società di lavoro aereo e poi affitta l'aeroplano da quest'ultima. In questo modo gli aeroplani di lusso vengono esentati dal pagamento della tassa;

tale manovra introdotta, ha finito per colpire solo gli aerei piccoli, le "utilitarie" dell'aria a pistoni con un'aliquota reale variabile fra il 4 ed il 10 per cento del valore di mercato, che nella grande maggioranza dei casi, è nell'ordine di poche decine di migliaia di euro; tassando altresì le poche mongolfiere esistenti, e gli alianti impiegati prevalentemente per allenamento propedeutico alle attività sportive;

nel contempo, i danni economici, riportati dall'applicazione di questa norma, sono altissimi, sia in termini di mancato gettito impositivo previsto, che a fronte di perdite di posti di lavoro, mancato fatturato delle piccole e medie imprese del settore, una grave contrazione del mercato ed un cospicuo mancato incasso di accise sui carburanti ed Iva;

considerato che:

il nostro Paese ha aziende leader mondiali del mercato di settore, come Finmeccanica Agusta, Aermacchi, Piaggio, Tecnam, che producono aeroplani ed elicotteri, che, a causa dell'estensione della tassa anche ai velivoli immatricolati all'estero atterrati in Italia, saranno costretti ad eseguire le loro manutenzioni fuori dai territori nazionali, e questo ne renderà più difficile anche la vendita, con conseguenze pesanti non solo sul fatturato, ma anche sull'occupazione,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano che questo tributo, nato per colpire i "grandi", ma che riesce a colpire solo i "piccoli", non abbia anche creato una grave disparità di trattamento rispetto alle barche e alle automobili;

se non ritengano di dover intervenire urgentemente per l'abolizione integrale delle suddette imposizioni fiscali previste per l'Aeronautica civile dal decreto-legge n. 201 del 2011, sostenendo così il necessario rilancio del comparto aeronautico nazionale duramente colpito da tali gravi e demagogiche disposizioni, scongiurando così ulteriori perdite di posti di lavoro;

se siano a conoscenza che la flotta di velivoli italiani in linea di volo con certificato di aeronavigabilità valido, dopo le innumerevoli migrazioni verso l'estero, e cancellazioni dai registri nazionali degli ultimi anni, attualmente non supera le 600 unità con una media di vetustà che supera i 25 anni, e che è composta da aeromobili dal valore commerciale di gran lunga inferiore al costo di una piccola berlina di lusso, e che la drastica caduta di ore volate dovuta all'aumento esorbitante dei costi di esercizio dei velivoli rappresenti un potenziale pericolo in termini di sicurezza, per ciò che riguarda il livello di allenamento indispensabile alla condotta degli aeromobili e al mantenimento delle licenze dei piloti;

quale sia stato il reale gettito ottenuto dallo Stato dal 2011 ad oggi derivante dalla tassazione degli aeromobili privati. 1 febbraio 2016

Aviazione Commerciale nel Belpaese: un futuro senza aerolinee italiane

Quali sono le reali prospettive per una managerialità e per finanziamenti patrioti? Dopo le notizie stampa di ieri 29 gennaio 2016 che registrano una ulteriore riscontro al collasso della aerolinea siciliana Wind Jet del 2005 - l'inchiesta "Icaro" ha sancito gli arresti domiciliari per Antonino Pulvirenti e Stefano Rantuccio, già presidente e amministratore delegato del vettore in associazione con 17 le persone, tra manager e amministratori di varie società - appare utile inquadrare una realtà alquanto scoraggiante per i manager del trasporto aereo italiano.

Quali sono e quante - e cosa rappresentano - le residue aerolinee di bandiera italiana nel 2016. Con quali prospettive una flotta aerea - magari immatricolata in Italia - vola sui cieli del Belpaese e lungo le rotte nazionali ed internazionali: in voli domestici, continentali europei e di long range?

Mentre è urgente e indifferibile una analisi approfondita e comparata con gli anni '70, '80 e '90, quando la compagnia di bandiera italiana era protagonista - anche se già nei primi anni '70 autorevoli esperti riferivano su una società pubblica "baraccone" da superare con una managerialità competente - appare uniti proporre alcune note sui recenti cinque anni della storia, dell'evoluzione contraddittoria delle presenza delle aerolinee insediate nella Penisola.

Nel documento "Dati di Traffico 2010" di ENAC tra le prime cinquanta compagnie aeree operanti in Italia si poteva leggere le seguenti: Alitalia - Cai Italia, Meridiana Italia, Air One Italia, Wind Jet Italia, Blue Panorama Airlines Italia, Air Italy Italia, Neos Italia, Livingston Italia e, all'ultimo posto la Mistral Air Srl Italia. La maggior aerolinea, con numero di passeggeri trasportati era ancora Alitalia: superava Ryanair. Dato invertito nel 2014 dove la low cost irlandese ha movimentato quasi tre milioni di utenti in più. In attesa, infatti, che ENAC pubblichi i dati di traffico del 2015, i dati del 2014 segnalano invece le seguenti aerolinee "italiane":

Alitalia - Cai ( Alitalia Cai, Cai First, Cai Second, Air One, Air) con Italia 23.375.954, Gruppo Meridiana Fly (Meridiana Fly, Air Italy, Eurofly) 3.427.598, Blue Panorama Airlines Italia 1.091.159, Neos Italia 1.021.520, Air Dolomiti Italia 833.501, Mistral Air Srl Italia 481.822

Lo stato patrimoniale, i bilanci, quali aeromobili siano immatricolati Italia, quali siano i bilanci e le difficoltà operative-gestionali-amministrative possono trovare riscontri ed esiti contraddittori sulle documentazioni che annualmente e tempestivamente ENAC divulga.

Altre considerazioni dovrebbero riguardare la proprietà azionaria delle singole residue aerolinee italiane in genere, della ex compagnia di bandiera, dei vettori privati acquisiti o in trattativa con soggetti europei e/o medio orientali identificando la reale leadership manageriale e le prospettive societarie.

E' un impegno che Aerohabitat è intenzionato a sviluppare nel breve periodo. 30 gennaio 2016

Passeggeri: ancora una interrogazione sull' addizionale comunale - diritti di imbarco

L'imposta originale trasfigurata in fondi per extra finanziamenti. Non è la prima volta e - con l'andazzo corrente - non sarà sicuramente l'ultima sull'annosa questione della cosiddetta "addizionale comunale", una imposta che all'origine avrebbe dovuto essere destinata ai soli comuni aeroportuali del Belpaese. Somme indispensabili per sostenere e/o finanziare gli extra costi sostenuti dalle rispettive amministrazioni in relazione alla presenza dell'infrastruttura aeroportuale. Una "invadenza" che assomma alle ricadute ambientali, acustiche, di rischi, agli effetti collaterali più vari anche ai costi riguardanti gli uffici "comunali" per anagrafe, servizi demografici, Polizia Locale e altro, senza altri introiti.

 

Interrogazione a risposta scritta 4-11657presentato da SENALDI Angelo

testo di Giovedì 14 gennaio 2016, seduta n. 547

SENALDI, PAOLO ROSSI, GADDA, MARANTELLI e TARANTO

Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Per sapere – premesso che:

con l'articolo 2, comma 11, lettera a) della legge 24 dicembre 2003 n. 350, è istituita l'addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili;

con la medesima legge e successive modificazioni sono stati individuati i criteri di ripartizione della addizionale destinando gli introiti sia alle iniziative di ENAV per garantire la sicurezza degli impianti e la sicurezza operativa, sia al finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie;

l'addizionale comunale pari a 1,00 euro nei 2004 è aumentata fino a 6,50 euro nel 2015 per poi raggiungere i 9,00 euro nel 2016;

i comuni dei sedimi aeroportuali sopportano disagi e spesso soffrono serie problematiche ambientali (traffico veicolare per il trasporto di passeggeri e merci da e verso le aerostazioni, aumento dell'inquinamento acustico e dell'inquinamento atmosferico) mentre al contempo forniscono servizi agli aeroporti;

Ancai, che riunisce 82 comuni sul cui territorio insistono in percentuale variabile sedimi aeroportuali, quantifica in 100 milioni di euro gli arretrati dell'addizionale sui diritti d'imbarco ancora non percepiti per il periodo 2004-2014;

i dati disponibili più recenti di Assaeroporti dicono che nel periodo gennaio-novembre 2015, rispetto allo stesso periodo 2014, sono cresciuti movimenti aerei (+0,8 per cento), passeggeri (+4,6 per cento) e tonnellate di merce trasportate del settore cargo (+3,70 per cento);

nonostante i dati in crescita sull'operatività complessiva degli aeroporti, il fondo per il 2015 cala vistosamente rispetto al 2014 e passa da un totale di 4.178,354 euro a un totale di 2.201.772 euro –:

se siano variati i criteri di attribuzione utilizzati;

se intendano assumere iniziative per provvedere a una congrua integrazione e a corrispondere le somme dovute per gli anni passati;

se con l'anno 2016, visto l'aumento della addizionale prevista, non si intendano adeguare proporzionalmente i ristorni dovuti ai comuni aeroportuali. 29 gennaio 2016

Passeggeri: tariffe aeree e supplemento carburante

In un contesto di continuo calo del costo anche del fuel-avio a quanto ammonta il fuel surcharge per ogni aerolinea? Se il prezzo del carburante è calato inizialmente del 40% per raggiungere attualmente il livello del 70% quanto pagano i passeggeri delle tante aerolinee? Quanto paga ad esempio l'utente Alitalia rispetto a quello Ryanair o Lufthansa, invece di una aerolinea di un paese produttore-fornitore di kerosene?

Qualche manager/addetto stampa di aerolinea annuncia prossimi tagli drastici nel supplemento di carburante, ma quando avverrà non è dato sapere!

La voce YQ della "spesa" del biglietto aereo inquadra una sorta di codice unico per i costi di sicurezza, assicurazione e l’addizionale Fuel Surcharge. Dovrebbe essere applicata in relazione ad elevati e improvvisi incrementi del prezzo del carburante e - nella storia - ha raggiunto anche una range da un minimo di 32,00 euro ad un massimo, anche, di 70,00 euro a tratta/volo.

Da quanti anni è in vigore?

Qualcuno sostiene dal 2004, ma probabilmente alcune aerolinea lo hanno adottato anche nello scorso secolo, ed è stato identificato con la terminologia anglo-americana di «fuel surcharge» nel codice internazionale «YQ» . Alcuni vettori lo hanno anche battezzato come "carrier surcharge".

La dinamica del costo del "fuel-carrier surcarge" tuttavia sembrerebbe svincolata dal costo reale del carburante in genere e del kerosene-avio in particolare.

Ma chi fa pagare l'extra costo e/o l'eccesso dell'incremento del carburante anche quando il costo del carburante è così marcato?

Probabilmente i vettori aerei europei in genere anche se non le low cost del vecchio continente.

Anche i vettori USA e medio orientali sembrerebbero evitare tali extracosti.

Il fuel surcharge pesa maggiormente sui lunghi voli long range.

Un Milano-Tokyo andata e ritorno incide davvero 370 euro di YQ relativo al solo "carburante"?

Ma qualora linee long range della stessa distanza applicano invece solo 20-30 euro di fuel surcharge non implicano considerazioni di congruità e legittimità per il "povero passeggero vessato" quanto non adeguatamente preservato dalle tutele dei consumatori e agenzie varie di controllo?

Qualè invece il range della sovrattassa applicata sulle linee domestiche del Belpaese? Chi monitora e chi controlla e chi sanziona? 27 gennaio 2016

Aeroporti, i masterplan, le VIA e le delocalizzazioni: uno scenario di criticità

Dopo il caso Malpensa e quello incompiuto di Pisa quante altre delocalizzazioni? I comunicati stampa di questo gennaio 2016 di ENAC illustrano da un lato gli impegni di ENAC a dotare gli aeroporti del Belpaese di adeguati masterplan e relativi Valutazione di impatto Ambientale (ma perché non anche le VAS?) e la quasi totale delocalizzazione di Borgo Cariola all'aeroporto Galileo Galilei di Pisa.

Ecco quindi che quando l'ENAC ha presentato oggi, 21 gennaio 2016, la proposta del nuovo Piano di Sviluppo (Master Plan) dell’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio, attualmente in fase di istruttoria da parte delle strutture competenti dell’ENAC, nell’ambito di un incontro che si è svolto presso la Direzione Generale dell’Ente si associa alle proposte di VIA per l'aeroporto di Verona Villafranca e Venezia Tessera e Bergamo Orio al Serio e a quelle che seguiranno. Anche tra le retromarce di VIA su Treviso, Ciampino e Peretola.

Dotare tutti gli aeroporti italiani di Valutazioni di Impatto Ambientale e Valutazioni Ambientali Strategiche quindi non è solo una pianificazione di ENAC ma una esigenza inevitabile e inderogabile per verificare la sostenibilità e compatibilità ambientale di una infrastruttura aeroportuale in un contesto altamente antropico.

Una situazione di ritardi attuattivi per potrebbero essere sanzionati con infrazioni dalla Commissione UE. Una realtà diffusa se non del tutto pervasiva nel sistema aeroportuale italiana. Quale scalo ha superato e completato le procedure di VIA/VAS integralmente?

Tra le procedure in corso d'opera merita attenzione il caso di Pisa Galileo Galilei e l'incompleta delocalizzazione di Borgo Cariola. Una operazione che si è imposta nel corso della procedura di VIA/VAS nonostante la programmazione del masterplan e delle mappe acustiche - zonizzazione acustica che avrebbe, preliminarmente, dovuto certificare il superamento dei limiti di Lva prescritti.

Dopo tanti anni il comunicato stampa ENAC di gennaio rileva, con tono celebrativo ed enfatico:

"Si sono concluse ieri, 20 gennaio 2016, a Pisa, le acquisizioni degli immobili situati a Borgo Cariola, in zona adiacente all’Aeroporto di Pisa Galileo Galilei, in base all’Accordo di Programma stipulato tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’ENAC, la Regione Toscana, gli Enti territoriali interessati e la SAT, società di gestione dell’Aeroporto di Pisa. L’accordo è finalizzato proprio alla delocalizzazione di questo borgo per ridurre il rischio aeronautico e ambientale di alcune abitazioni costruite all’interno del sedime dello scalo.

Sono quaranta le proprietà per le quali è stata portata a termine la procedura di delocalizzazione con il consenso dei residenti, registrando un anticipo di un anno rispetto al termine previsto dall’accordo.

La spesa complessiva sinora è stata di 12 milioni di Euro sui 13 previsti dall’intesa quadro, dei quali 10 milioni provengono dallo Stato, attraverso il bilancio dell’ENAC, e dalla Regione Toscana, a cui si è aggiunto il contributo della società Toscana Aeroporti destinato alla demolizione del borgo e all’assistenza economica ai proprietari e agli inquilini per i trasferimenti, fino ad arrivare a un totale di 16,5 milioni di Euro.

Entro il prossimo mese di febbraio saranno ultimate le operazioni di demolizione delle abitazioni e avviata la realizzazione del progetto di inglobamento dell’aerea con l’aeroporto di Pisa, che ha registrato in questi anni un notevole incremento di traffico, a beneficio dell’economia della provincia.

Restano da acquisire quattro proprietà, i cui titolari non hanno voluto aderire alla procedura bonaria, non accettando i valori stabiliti dall’Agenzia del Territorio, con una valutazione rispondente ai prezzi di mercato del 2013. Si tratta di immobili ubicati in un unico punto a est del borgo, per cui sarà comunque possibile avviare le opere di conglobamento delle aree nell’aeroporto, in attesa della conclusione della procedura di esproprio già avviata.

Il Direttore Generale dell’ENAC, Alessio Quaranta, ha espresso grande soddisfazione per la riuscita della complessa operazione, in anticipo rispetto al cronoprogramma. “Si tratta della prima importante operazione di delocalizzazione portata a termine senza problemi, grazie alla stretta collaborazione tra ENAC e Toscana Aeroporti” ha dichiarato Alessio Quaranta. “Voglio anche ricordare il contributo essenziale del Comune di Pisa, che ha messo a disposizione alloggi per gli inquilini del Borgo, e la Regione Toscana per il suo contributo economico. Questa operazione è la dimostrazione che è possibile delocalizzare borghi a ridosso degli aeroporti in tempi ristretti, a salvaguardia degli abitanti. In questo caso è stata essenziale l’ottima organizzazione degli interventi, affidata a Toscana Aeroporti, che ha messo in sicurezza e ha reso inagibili le abitazioni non appena acquisite, evitando occupazioni abusive”.

Le considerazioni che il cittadino residente dell'intorno degli aeroporti sottoposti alle procedure di VIA/VAS in corso d'opera e appena proposte si condensano in un solo interrogativo: quanti altri residenti, dei tanti aeroporti affossati con le piste in contesti antropici e abitazioni di ogni sorta, anche insediamenti sensibili (ospedali, scuole, istituti, università, scuole dei carabinieri e altro) dovranno essere delocalizzati dopo il completamento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale? 26 gennaio 2016

Aeroporti italiani: ancora trend di crescita. Ma quanto incide l'incentivo co-marketing?

Nel 2015 un totale di 157.200.746 passeggeri, circa 7 milioni sul 2014. In attesa che i tribunali italiani (TAR e Consiglio di Stato) e la Commissione europea sentenzino sui meccanismi relativi all'assegnano dei co-marketing - gare di appalto o assegnazione diretta e sull'ipotesi delle incentivazioni-aiuti di stato - Assaeroporti nel comunicato sottostante celebra il 2015 come anno record di volumi di traffico.

Il futuro consentirà il co-marketing anche alle ex compagnie di stato o la verifica dei costi-benefici di tali operazioni renderà del tutto obsoleta la politica che ha accompagnato quasi 20anni di presunta "competizione" aeroportuale e tra le aerolinee. Siano queste low cost e/o vettori tradizionali.

Le paralisi e i ripensamenti sulle opzioni di co-marketing che hanno congelato le politiche delle Regioni Puglia e Sardegna rappresentano una svolta decisiva per il suo superamento o una stasi temporanea?

Davvero - come qualcuno sostiene - il peso del co-marketing investe-contribuisce almeno al 40-50% dei volumi di traffico sugli aeroporti del Belpaese?

I criteri di sostegno e attivazione dei voli sono corrispondenti al "mercato"' competitivo spesso idealizzato?

L'apertura di nuove rotte e il mantenimento di talune è sostenibile dalle società partecipate?

 

"CONTINUA LA CRESCITA DEGLI AEROPORTI ITALIANI: OLTRE 157, 2 MILIONI DI PASSEGGERI TRANSITATI NEL 2015

21 – 01 – 2016 >>

Si conferma nel 2015 il trend di crescita per il sistema aeroportuale italiano, trend iniziato nel 2014 dopo 2 anni di contrazione (2012-2013).

Gli aeroporti italiani hanno infatti registrato, rispetto al 2014, un incremento del traffico passeggeri, pari al 4,5%, un aumento dei volumi di merce trasportata pari al 3,6% e un incremento del numero complessivo dei movimenti degli aeromobili pari all’1%.

Nello specifico, nel corso del 2015, nei 35 scali aeroportuali italiani monitorati da Assaeroporti sono transitati complessivamente 157.200.746 passeggeri, corrispondenti a quasi 7 MLN di passeggeri in più rispetto al 2014.

In questo contesto, si attestano come primi 10 scali per numero di passeggeri transitati, gli aeroporti di: Roma Fiumicino, con oltre 40 MLN di passeggeri, Milano Malpensa, con oltre 18,5 MLN di passeggeri, Bergamo, con oltre 10 MLN di passeggeri, Milano Linate, con quasi 10 MLN di passeggeri, Venezia, con quasi 9 MLN di passeggeri, Catania, con oltre 7 MLN di passeggeri, Bologna, con quasi 7 MLN di passeggeri, Napoli, con oltre 6 MLN di passeggeri, Roma Ciampino, con quasi 6 MLN di passeggeri e Palermo, con quasi 5 MLN di passeggeri.

Sul risultato complessivo ha inciso positivamente la forte crescita del traffico internazionale, +6,8%, e, in particolar modo, del traffico UE che registra un +8,3% rispetto al 2014. Positivo anche l’andamento del traffico nazionale che si attesta ad un +1,2% rispetto al 2014.

Si conferma anche per il 2015, che l’incremento del numero dei passeggeri ha interessato la quasi totalità degli scali italiani, attestando una capacità di crescita del traffico aereo in tutte le aree del nostro Paese.

Estremamente positivo, come accennato, il dato relativo al settore cargo, che vede nel 2015, il totale delle merci movimentate attestarsi a 985.532 tonnellate, ovvero a circa 34 mila tonnellate in più rispetto al 2014.

Significativo il dato dei movimenti aerei, +1% rispetto al 2014, che testimonia come l’incremento dei passeggeri registrato nel 2015 sia dovuto, non solo ad un maggior tasso di riempimento degli aeromobili, ma anche ad una maggiore offerta di voli.

I risultati positivi registrati nell’anno appena conclusosi testimoniano come anche il settore aeroportuale italiano contribuisca all’incremento della connettività aerea in Europa la quale, come evidenziato in un recente studio di Cassa Depositi e Prestiti , determina un rilevante impatto sull’economia nel suo complesso.

In un recente studio commissionato da ACI Europe, si stima infatti che in media in Europa un aumento del grado di connettività aeroportuale del 10% sia in grado di produrre una crescita del PIL pro-capite dello 0,5% .

Come specificato inoltre dalla Commissione europea nella nuova Aviation Strategy , adottata lo scorso 7 dicembre, il settore dell’aviazione UE è un importante volano della crescita economica, con quasi 2 milioni di persone impiegate direttamente e con un contributo diretto sul PIL europeo di 110 MLD di euro.

Da ciò il rilievo dell’attuale crescita non solo per il settore aeroportuale ma soprattutto per il sistema Paese: basti pensare che un aumento del 10% dei passeggeri in partenza in una regione metropolitana aumenta l’occupazione locale nel settore dei servizi dell’1%." 23 gennaio 2016

Aeroporti strani, ma solo uno è localizzato nel Belpaese

Sono stati segnalati nove, tra i quali il Falcone-Borsellino di Palermo. E gli altri? L'elenco dei nove - perché solo nove? - aeroporti più improbabili, strani, sorprendenti, mirabolanti non sembrerebbe risultare da un preciso criterio di analisi e/o classificazione.

Forse i livelli di sicurezza non sono quelli attesi? Non rappresentano il top ideale della safety in relazione al layout delle piste, rullaggi, aerostazione, parcheggi, affossati in contesti meteo e/o antropici critici e, probabilmente, neppure quelli con indice di pericolosità maggiore. Nè quelli con la statistica-casistica di incidenti aerei più elevata.

Questi nove aeroporti strani sono Gibraltar International Airport – Gibilterra – Regno Unito (la pista incrocia la viabilità cittadina Winston Churchill Avenue e un passaggio a livello), il Princess Juliana International Airport – Saint Martin – Caraibi (la cui testata pista di circa 2000metri 10 sorvola la spiaggia), Denver International Airport – Denver – Colorado (USA) ( con ponte sospeso per transito passeggeri sotto il quale transitano aeromobili), Tenzing-Hillary Airport o Lukla Airport – Lukla – Nepal (una pista cortissima ad una altezza di 2900 metri), Aeroporto Falcone e Borsellino – Palermo – Italia (per i venti a raffica e windshear in relazione al monte adiacente), Altiport International de Courchevel – Courchevel – Francia (pista di 500 metri con pendenza di 18.5% ad una altezza di circa 2000 metri) , Barra Airport – isola di Barra – Scozia (la pista e localizzata sulla spiaggia e soggetta alle maree), Don Mueang International Airport –Bangkok – Thailandia (tra le due piste un campo di golf di 18 buche) e Kansai International Airport – Osaka – Giappone localizzato su una isola artificiale e progettata dall'architetto italiano Renzo Piano.

Ma è un elenco più curioso che rappresentativo di determinati livello di operazioni di volo soggette alle "esigenze imperiose" delle condizioni meteo, alle finalità turistiche marine e montane, con deroghe agli standard ICAO relativi alla costruzione ed esercizio delle infrastrutture aeroportuali.

Sicuramente l'efficienza operativa - in termini di movimenti orari/giornalieri - non sembrerebbe un traguardo degli esercenti aeroportuali di questi scali.

Solo sei mesi addietro, tuttavia, è stato divulgato un diverso elenco dei 10 aeroporti più strani del mondo. Tra di questi alcuni di quelli soprastanti. Quali Lukla Airport, Nepal, Kansai International Airport, Osaka, Giappone, Gibilterra, Princess Juliana dell’isola Saint-Martin, Antille Olandesi e Courchevel, Francia. Erano classificati anche l'aeroporto Ice Runway, Antartide, il Don Mueang International Airport, Bangkok, Thailandia, quello di Congonhas Airport, San Paolo, Brasile, quindi Madeira International Airport, Portogallo e il Saba Airport, Antille.

Ma perché queste elencazioni ad effetto?

Perché qualche agenzia privata e/o pubblica-statale-federale, magari un qualche organismo deputato all'analisi, verifica, vigilanza e controllo dei livelli di standardizzazione e safety delle infrastrutture aeroportuali - variamente localizzate, in riva al mare, sulle montagne, nei centri cittadini, a ridosso di rilievi montuosi - non elenca le piste di volo che operano in deroga alle normative ICAO-CAA-EASA-FAA-ENAC e tanti altri enti nazionali e sovranazionali? Quali scali dispongono di reali piani di rischio per incidenti aerei e rischio terzi? Un monitoraggio che, probabilmente, identificherebbe anche alcune (?) piste del Belpaese. 20 gennaio 2016

Aeroporti e depositi-serbatoi avio per rifornimento aeromobili

Intorno alle misure di security e protezione dal rischio incidenti rilevanti in vigore. Per volare serve jet fuel: solitamente viene imbarcato durante la sosta tra un atterraggio e una successiva partenza e le flotte sono rifornite entro il sedime aeroportuale. A quanto ammonta il jet fuel annualmente imbarcato? Se nel 2004 il consumo totale di jetfuel è stato di circa 3,6 milioni di tonnellate quante sono risultate nel 2015? Possiamo, forse, stimare, una quantità di almeno 10-12 milioni di tonnellate, con rifornimento attraverso bocchettoni dalla superficie dei parcheggi/aeromobili e/o per mezzo di autobotti posizionate in prossimità dei serbatoi degli aeromobili da rifornire.

Almeno la maggioranza dei rifornimenti avviene sugli scali di Fiumicino e di Malpensa (origine di voli long range), sugli scali Laziali e Lombardi, una evidenza che rimanda alla localizzazione di grossi serbatoi di jetfuel all'interno dei sedimi aeroportuali.

La sicurezza del sistema-processo della rete di depositi di carburanti avio, la relazione tra gestore e fornitore di reti piping, la gestione complessiva delle tubazioni e bocche di erogazione (pit) con una varietà di serbatoi che assicura - con una rete capillare - numerose posizioni di parcheggio aeromobili. Sistema di pompaggio con pompe elettriche e km di tubazioni

che necessitano di tecniche, procedure, sistema di vigilanza per approvvigionamento e distribuzione del combustibile. Controllo di qualità, parametri e range prefissati al fine di evitare ogni contaminazione. Nella fase dello stoccaggio e del rifornimento sui velivoli.

Un sistema di stoccaggio che necessita sempre maggiori depositi e quantità in relazione ad una ampiezza dei sedimi aeroportuali, con il layout di piste-piazzali-taxiways-terminal, sempre meno disponibili.

Dove sono localizzati i depositi-serbatoi di carburante avionel maggiori e minori aeroporti del Belpaese?

Cosa potrebbe accadere dinnanzi alla richiesta di autorizzazione per la realizzazione di nuovi depositi? La spazio residuo è adeguato o, diversamente, il rifiuto della concessione è una risposta scontata: in quasi tutti gli scali del Belpaese? Qualora la disponibilità è negata, cosa impedisce che nuovi depositi siano attrezzati al di fuori di uno scalo aereo?E' una misur, probabilmente, inevitabile in relazione alle esigenze di depositi-serbatoi per lo stoccaggio prima e il rifornimento degli aeromobili dei voli civili-commerciali e militari.

Da Fiumicino a Ciampino, da Linate a Malpensa, dal Treviso-Canova e Pisa Galileo Galilei e Peretola, a Bergamo-Orio al Serio a Verona Catullo i livelli di safety e security e tutela dal rischio incidenti rilevanti per incidente aereo e dal terrorismo approntati sono adeguati? 18 gennaio 2016

Aeroporti militari del Belpaese, una interrogazione sugli appalti e sulle opere

Sono da annullare? La Procura di Velletri è intervenuta e indaga su supposti fenomeni corruttivi. Tre senatori M5S Bruno Marton, Vincenzo Santangelo e Vito Claudio Crimi, hanno presentato una interrogazione a seguito del blitz compiuto dai carabinieri del Noe l’11 dicembre scorso. L'ipotesi dell'indagine focalizza eventuali ricadute negative sulle opere, ricadute inerenti la manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici, hangar e serbatoi di carburante avio localizzati nelle infrastrutture aeroportuali-aerobasi dell'Aeronautica Militare Italiana.

"Al ministro della Difesa

Premesso che in data 11 dicembre 2015 gli organi di stampa nazionale hanno riportato la notizia di un blitz operato dai militari Noe (Nucleo operativo ecologico) e del comando dei Carabinieri per l'Aeronautica militare ed i comandi provinciali dell'Arma di Roma e Latina, che ha portato all'arresto di imprenditori e dipendenti del ministero della Difesa, accusati di alterazione delle gare d'appalto. Questa operazione si inserisce nell'ambito di un'inchiesta condotta dai carabinieri del Noe e coordinata dalla Procura di Velletri, che indagava da diverso tempo sull'attività criminosa di una vera e propria associazione a delinquere, costituita da imprenditori e dipendenti civili e militari del reparto lavori Genio dell'Aeronautica militare di Roma-Ciampino. L'associazione, stando sempre a quanto riportato dai giornali, aveva dato vita ad un consolidato sistema corruttivo tramite il quale è riuscita ad alterare gare d'appalto, bandite dal ministero ed inerenti alla manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici adibiti a vari usi ubicati presso diverse installazioni dell'Aeronautica militare, per un valore di quasi 9 milioni di Euro. Le basi dell'Aeronautica interessate da questo fenomeno corruttivo sono quelle di Napoli-Capodichino, Centocelle, Pratica di Mare, Vigna di Valle e Guidonia (Roma);

considerato che, a parere degli interroganti:

sono diversi gli elementi interessanti emersi dall'inchiesta ed uno attiene senz'altro alla libertà di azione dei dipendenti coinvolti. Infatti, si legge che uno di loro addirittura aveva la possibilità di accedere 'Decine di volte' nell'ufficio dove le buste erano chiuse in cassaforte e manipolarne il contenuto mentre un altro, un capitano, permetteva l'uscita del primo dalla base senza destare sospetti, nascondendolo nel bagagliaio della sua auto, come si legge in un articolo de 'Il Sole-24 ore' dell'11 dicembre;

l'altro elemento che merita di essere sottolineato è l'esiguo numero dei dipendenti destinatari dei provvedimenti di arresto, rispetto all'entità e alla complessità dei fatti criminosi contestati. I giornali parlano di soli 3 dipendenti arrestati e di uno a cui è stato notificato un avviso di garanzia,

si chiede di sapere:

se il ministro in indirizzo abbia emanato provvedimenti volti all'immediata sospensione dai loro incarichi dei dipendenti coinvolti nella vicenda;

se non ritenga opportuno assicurarsi che i contratti stipulati sulla base delle gare di appalto alterate vengano quanto prima risolti, intraprendendo eventualmente azioni civili per chiedere i dovuti risarcimenti anche nei confronti dei dipendenti che verranno riconosciuti colpevoli;

se non intenda, vista l'imponenza e la pericolosità del sistema criminoso creatosi nell'ambito dell'amministrazione, avviare un'inchiesta interna per comprendere quali falle nell'organizzazione abbiano consentito un'alterazione sistematica delle gare d'appalto e per verificare se altri soggetti abbiano, anche indirettamente, favorito o non sufficientemente contrastato, detto fenomeno corruttivo". 16 gennaio 2016

Montichiari, Catullo, la SACBO (la SEA e la SAVE!) e la Corte di Giustizia UE

Tra dispute padane e progetti faraonici verso un nuovo Piano Nazionale Aeroporti. Qualche anno addietro il rilancio dell’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari era stato proposto dal presidente di Esselunga, Bernardo Caprotti: un aeroporto intercontinentale. Unica aerea in grado di ospitare una infrastruttura con collegamenti con le autostrade e la Tav, con navette verso Orio al Serio a Bergamo e Linate a Milano. Una prospettiva in gradi non solo di superare Fiumicino e Malpensa ma in grado di competere con Heathrow, Charles De Gaulle e Jfk di New York.

Era stata segnalata una cordata della cinese Sixiang Holding di Michele Raucci per un progetto da 15 miliardi di dollari per un aeroporto da costruire entro il 2020 e da 100 milioni di passeggeri. Ma la proprietà-affidamento-gestione dell'area-sedime di Montichiari è da tempo rivendicata sia dalla Catullo di Verona (Aeroporti del Garda) quanto dalla SACBO di Bergamo Orio al Serio. Il controllo della società Aeroporti del Garda è in capo alla SAVE di Venezia (che controlla anche AERTRE di Treviso), così come la SACBO sta allacciando la SEA milanese (che controlla Malpensa e Linate) e la faccenda si complica e si allarga alla quasi totalità della Pianura Padana.

La società Valerio Catullo di Verona Villafranca S.p.A. gestisce l'aeroporto veneto dal 1998 (vedi anche decreto interministeriale del 18 marzo 2013) controlla al momento lo scalo bresciano di Montichiari ma la SACBO ha, di fatto, impugnato tale concessione davanti al Tar di Brescia.

IL TAR ha avallato la richiesta della SACBO e in secondo istanza il Consiglio di Stato ha trasferito la questione alla Corte di giustizia europea: dove Aeroporti del Garda - Catullo ha impugnato la sentenza pronunciata dal Tar. Come finirà la controversia e perché tale scontro?

Forse il progetto faraonico proposto da dal presidente di Esselunga, Bernardo Caprotti ha una sua praticabilità reale? Ma un tale progetto infrastrutturale non rischia, fra l'altro, di ridimesionare se non annichilire gli odierni masterplan degli scali padani di: Malpensa, Linate, Bergamo, Verona, Treviso e Venezia?

Senza parlare delle inevitabili ripercussioni sui restanti scali del bacino di traffico padano-centro italia (Toscano, Emilia, ecc.).

Una semplice disputa sulla concessione per la gestione dell’aeroporto Montichiari potrebbe davvero decidere - con la sentenza della Corte di giustizia europea - il futuro degli scali italiani in barba all'estenuante e contraddittoria pianificazione del Piano Nazionale Aeroporti?

Qualora, ad esempio, fosse una gara pubblica a decidere le sorti di Montichiari-Brescia la cordata del mega aeroporto da 100milioni di passeggeri non avrebbe difficoltà ad aggiudicarselo: con esiti imbarazzanti per i "pianificatori" del Belpaese.

Il sito www.airport-world.com/features/airport-design/5353-project-watch-europe-1.html propone in dettaglio il progetto della Sīxiăng Holding.

Ecco uno stralcio:

Private investors unveil ambitious plans for a new €15 billion hub in northern Italy.

Project details

Location: Northern Italy

Important developments: New 100mppa capacity hub and airport city

Scheduled completion: 2020

Principal companies involved: International investor consortium led by Sīxiăng Holding

Total investment: €15 billion

It may not have the sexiest name at present in Europe 1, but investors behind plans to build a new €15 billion airport in northern Italy are so serious in their intentions that they are actively looking for a “world class airport operator” to manage it.

The investment consortium, led by China’s Sīxiăng Holding, is seeking to attract an experienced airport operator to manage the initial three-year start up phase of the hub it believes can help Europe overcome the predicted shortfall in airport capacity over the next 20 to 30 years.

It requires potential concessionaires to have experience in commissioning and operating new airport facilities and have the financial capacity to undertake the role.

And it insists that the operator must have access to management resources “across the wide spectrum of disciplines required” and have no conflict of interest with any existing gateways.

For its part, the private consortium behind the hugely ambitious project insists that its pool of international investors have strong political and institutional backing and can fully fund the €15 billion hub.

It says that most of the investors are large institutions based in Europe, Asia and North America as well as important airport and infrastructure operators.

Location and infrastructure

So what of the airport itself? If it becomes reality, Europe 1 will be located along the high-speed rail line currently under construction between Brescia and Verona in northern Italy.

Its investors are aiming for an opening date of 2020 and want the gateway to eventually have six runways and more than one million square metres of terminals to ensure that it is ultimately capable of handling up to 100 million passengers per annum.

Sīxiăng Holding claims that this potential makes it a major new European hub that could help the continent overcome the predicted future shortfall in airport capacity.

Initially occupying a 38 square kilometre site with an additional 17 square kilometres available for future expansion, Europe 1 expects to open with four runways.

In addition to Domestic and Intercontinental terminals, the initial designs for the airport outline plans for dedicated first-class and private jet terminals and an adjoining airport city development that would include business and entertainment facilities such as a casino, retail outlets, office buildings, a theatre, museums and fitness and sports complexes.

A spokesperson for Europe 1 told Airport World that Europe 1 will also feature a spaceport for suborbital flights.

Indeed, part of Europe 1, including the spaceport, is being designed by Luis Vidal + Architects, one of the firms retained to develop the Colorado Front Range Spaceport.

Airport city

Sīxiăng Holding, which has brought consultancy firm Aviation Economics onboard to manage the project planning, is confident that the upscale airport city development will help make Europe 1 a destination in its own right.

The Hong Kong-based investor, which has a 10% stake in Europe 1, told Airport World that its airport city concept will be passenger driven and focus on non-aeronautical related activities and services.

“In the future, airline routes will be more influenced by passenger preferences,” predicts Michele Raucci, chairman of Sīxiăng Holding and founder of Europe 1.

“Passengers will increasingly choose their travel itineraries based on the departure, arrival and connecting airports, and Europe 1 will allow the region to capitalise on this trend.

“Europe 1’s prime location at the heart of such a culturally, economically and topographically attractive area in Europe will make the airport a natural choice for international travellers coming to or through the region.”

Raucci even goes as far as to predict that Europe 1’s assortment of attractions could allow transit passengers with time on their hands to enjoy a ‘holiday’ type experience on the airport city site.

“Passengers in transit will be able to enjoy a vacation within a vacation at Europe 1,” he enthuses. “Even the international terminals will be like a cruise ship where travellers have quick and easy access to food, entertainment and wellness all in one place.”

Business model and the environment

He affirms that Europe 1 will have a different business model to most airports in that it will not be focused on any single carrier in terms of driving traffic and subsequently revenues.

“The airport hub will operate a hybrid model that does not depend on a single anchor or flagship carrier but rather acts as a base for many different international airlines,” explains Raucci.

The lead investor also emphasises that the hub has taken the environment into account every step of the way, ensuring that it will be one of the greenest gateways on the planet.

“The buildings will be built to conform to LEED Platinum criteria as well as other green standards that will be announced as the project progresses,” notes Raucci.

Economic benefits

Europe 1’s investors assert that its development is in response to Europe’s impending capacity crunch, with a 2013 report by EUROCONTROL predicting that the continent’s existing airport system won’t be able to accommodate 1.9 million flights per annum by 2035.

According to the Challenges of growth report, the capacity crunch is set to cost airlines and airports in excess of €40 billion in lost revenues and €5 billion in congestion costs per year by 2035.

And the wider economic impact is estimated to be even more dramatic, costing the European economy upwards of €230 billion in lost GDP by 2035.

Indeed, the study warns that the cost to the region of not expanding its airport capacity in line with future demand could be two million jobs and €97 billion in economic activity over the next 20 years.

The report, which ACI Europe’s then president, Declan Collier, called a “warning bell for aviation”, concluded that current airport expansion plans across the continent fell at least nine runways short.

“Ten years ago, building a new international destination hub like this in northern Italy would have been unthinkable, but now it is a near necessity,” says Raucci.

“The hub is an answer to Europe’s urgent need for additional runways to meet the growing demand for passenger capacity in the region. It will save the region billions of euros that otherwise would have been lost.”

He notes that the enhanced accessibility that Europe 1 will bring to northern Italy will also be of particular benefit to the region’s export-oriented businesses.

High speed rail

It is anticipated that the airport will have a direct rapid rail service to Milan Linate and be a stop on the high-speed rail network that runs across northern Italy and provides onward connections to cities such as Lyon, Munich, Zurich and Ljubljana.

And while some might fear that the rail links could take traffic away from Europe 1, Raucci believes the connections will increase the airport’s appeal by widening its catchment area.

And looking at the bigger picture Raucci says that the Linate link will help improve the overall effectiveness of northern Italy’s airport system, which he says today consists of around a dozen independently managed gateways.

He concludes: “Italy is one of the top travel destinations in the world. Europe 1 will reinforce Italy’s allure as a destination by adding world-class attractions and supplying more international flights. The hub will convert northern Italy into a major gateway to Europe.” 15 gennaio 2016

Aeroporti di Puglia, la Sardegna, Alitalia, Ryanair e una interrogazione

Ma il co-marketing è l'unica risorsa disponibile per attivare voli e il turismo? Dopo lo stop al co-marketing tra Regione Puglia e Ryanair - una iniziativa quasi scontata a seguito alle normative UE e italiane e alle inchieste della Procura - i media hanno commentato la presa di posizione di Alitalia disponibile alla rinnovata strategia dell'ex-aerolinea di bandiera e partecipare ad una eventuale gara pubblica per attivare voli dagli scali pugliesi.

Lo stop degli accordi di co-marketing - stavolta della Regione Sardegna - ha anche rilanciato proteste e iniziative per ripristinare i voli della stessa Ryanair con l'isola. Albergatori e partiti hanno preso una decisa richiesta di recuperare tali voli. Se non di incrementarli.

In primo piano sono, comunque, ancora le politiche di incentivazione ai voli con accordi di co-marketing finanziati dal sistema delle partecipate pubbliche e parapubbliche da un lato e le capacita e le dinamiche competitive e concorrenziali dei gestori aeroportuali: possibile che non vengano prospettate e varate strategie imprenditoriali di attivazione dei voli alternative al classico co-marketing assimilabile agli "aiuti di stato"?

La seguente interrogazione parlamentare dell'onorevole Fabio Rampelli inquadra un prevalente panorama culturale:

"Al ministro dello Sviluppo economico.

Per sapere, premesso che:

sarebbe in stallo la firma della delibera per finanziare la prima tranche del contratto tra Aeroporti di Puglia ed il vettore aereo irlandese Ryanair, che prevede un contributo per la pubblicità sul sito web della compagnia ed uno sconto del cinquanta per cento sui costi di handling, per un totale di circa dodici milioni di Euro all'anno;

attualmente la compagnia irlandese garantisce 33 rotte, venti da Bari e tredici da Brindisi, sulle quali movimenta oltre tre milioni di passeggeri l'anno, che per gli aeroporti di Bari e Brindisi equivale a più della metà del traffico totale;

come rilevato anche dal 'Corriere del Mezzogiorno', gli operatori turistici del Salento temono che 'Senza l'apporto della compagnia low-cost, lo scalo di Brindisi sarebbe destinato alla chiusura. Infatti, del restante milione di passeggeri in transito, la gran parte utilizza aerei Alitalia e l'ex-compagnia di bandiera ha una propria società che gestisce i servizi di handling. Dimezzato il traffico a 'Reddito' i conti non quadrerebbero mettendo a rischio il posto di 72 dipendenti dell'aeroporto del Salento';

se Ryanair dovesse abbandonare i due scali pugliesi, e soprattutto quello salentino, questo avrebbe conseguenze disastrose per tutto il sistema del turismo locale;

anche Federalberghi ha evidenziato come sia 'Impensabile rinunciare ad una rete di collegamenti aerei così capillare perché gli operatori hanno pianificato investimenti tenendo presente l'aumento dei flussi di turisti incoming';

la decisione del presidente della Regione Puglia di bloccare l'erogazione dei fondi è stata un fulmine a ciel sereno per la compagnia aerea, il cui accordo con Aeroporti Puglia copre l'intero periodo compreso tra il 1° novembre 2014 ed il 30 ottobre 2019;

mentre Ryanair sta valutando se intraprendere un'azione legale, uno studio condotto dall'università di Bari ha evidenziato che ogni Euro investito sulla base del citato accordo avrebbe prodotto un ritorno sul territorio pari a 25 Euro:

se sia informato dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, in merito". 14 gennaio 2016

Aeroporto Ciampino, lo smog, il PM 10, il PM 2,5 e un comunicato

Ancora gli scali aerei e le emissioni gassose trascurate!

Aeroporto di Ciampino - basta nascondersi dietro un dito - per inquinamento dell’aria serve monitoraggio e azioni preventive. Da 19 giorni di seguito la centralina di Arpa Lazio per il controllo della qualità dell’aria presente a Ciampino supera costantemente e di molto i limiti di legge per le Polveri Sottili (PM10), fino a quasi il doppio dei 50 microgrammi a metro cubo dopo i quali si entra nell’area di pericolo per la salute. Come hanno scritto i giornali questi veleni mettono a rischio cuore e polmoni, rischio che per chi vive a Ciampino, Marino e nel VII municipio di Roma si somma ai danni alla salute prodotti dal rumore fuorilegge dovuto all’eccessivo traffico aereo.

Ma le PM10 sono solo la punta dell’iceberg perché ci sono anche le più sottili e pericolose PM2,5 e, com’è emerso nel corso della procedura di VIA dell’aeroporto di Firenze, nell’intorno aeroportuale bisognerebbe monitorare anche gli ossidi di zolfo e di azoto, composti organici volatili come acroleina, formaldeide, 1,3 butadiene, naftalene, benzene, acetaldeide, toluene, xylene, propanale….

È ora di finirla di affidarsi solo alla speranza che il vento e la pioggia diluiscano i veleni o li mandino in casa di altri. Bisogna individuare preventivamente le fonti dei veleni e predisporre un sistema di monitoraggio costante, basato su una rete di centraline sempre attive, che consenta di intervenire prima che succeda il disastro.

E prima di tutto vanno monitorate e gestite le fonti primarie di inquinamento, come gli aeroporti.

Nell’aeroporto di Ciampino, ancora oggi privo delle obbligatorie da anni Valutazione di impatto ambientale e Valutazione Ambientale Strategica, ogni giorno fino a 200 aerei, privi di qualsiasi forma di filtraggio dei gas di scarico, decollano e atterrano in faccia e sulla testa di centinaia di migliaia di abitanti.

Il disastro ambientale di questi giorni evidenzia a tutti che questa situazione non è più tollerabile. Gli abusi dei responsabili e l'inerzia delle istituzioni preposte a tutelate i cittadini devono essere perseguite e punite. Le leggi ora ci sono, bisogna applicarle.

 

 

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facebook: Comitato aeroporto di Ciampino

info@comitatoaeroportociampino.it - 4 gennaio 2016

Aeroporti senza co-marketing e competitivi: uno scenario con maggiori volumi e bilanci attivi

Appunti e considerazioni per il 2016. Quanti sono gli scali del Belpaese anche aerobasi di Ryanair e Easyjet, quali sono basi Vueling e Wizzair? Ma quanti altri hanno in corso accordi di co-marketing e/o contratti equivalenti con aerolinee no frills e/o tradizionali

Quelli Ryanair sarebbero (un rigoroso aggiornamento è comunque arduo) ben 23. Solo quattro quelle easyjet, ovvero Malpensa, Napoli, Venezia e Fiumicino. Ma quali sono le strategie di rete, di collegamenti, di frequenza dei gestori degli aeroporti italiani. Chi ne è il vero artefice? Quale incidenza assume il vettore aereo nella definizione delle politiche di co-marketing sottoscritte tra i due classici interlocutori?

L’analisi economica, costi/benefici e della redditività degli investimenti realizzati scalo per scalo - probabilmente gli unici parametri risolutivi dell'andamento di uno scalo - sono quelli dell'esercente aeroportuale e/o della aerolinea? L’offerta e la domanda dell'utenza è, infine, strutturata e incorporata negli accordi di co-marketing? Rappresenta una realtà, una prospettiva e stima del traffico di un bacino di raccolta-evoluzione dei passeggeri?

Gli indicatori strutturali del settore, il confronto internazionale, la quota di mercato dei vettori italiani nella pianificazione a 5/10anni e la liberalizzazione del trasporto aereo europeo con la crescita del Low-cost sono adeguatamente prospettati negli accordi di co-marketing? L'ipotesi è contraddittoria, probabilmente, negativo. Non rappresentano che sussidi/incentivi per risultati di brevissimo periodo con riscontri esclusivamente "non aviation" in ambito aeroportuale.

I parametri del numero dei voli, del volume del traffico passeggeri/cargo movimentato rappresentano direttamente l'evoluzione, l'indice di sviluppo di un piano aeroportuale solo qualora trovi un bilanciamento reale e consolidato nelle ricadute turistiche-alberghiere del "supposto" bacino di traffico. Altro sono le ricadute ambientali, la sostenibilità infrastrutturale e gli effetti collaterali negativi sulla comunità dei cittadini e sul territorio.

Altro sono i campanilismi tra scali aerei localizzati a pochi chilometri di distanza, ma anche quando lo sono a 80-100-150 km di distanza. La loro sovrapposizione, inevitabile nel bacino di traffico e la duplicazione di investimenti e costi operativi è innegabilmente una sconfitta per il libero mercato e la concorrenza.

Il Piano Nazionale Aeroporti esprime, purtroppo, tali dualismi e distorsioni/contorsioni: manageriali, infrastrutturali, operative e di personale, di rotte, di voli e di costi.

Quale riflessioni svolgere quindi sul ruolo catalizzatore dell’infrastrutture aeroportuale quando la prossimità tra scali vanifica l'effetto moltiplicatore turistico-economico-industriale.

Quale reale sviluppo economico del territorio e dell’intera nazione induce. Quale circolo virtuoso si produce sull'occupazione quando è indotta da politiche assistenziali e da una duplicazione delle aziende.

La competitività del sistema aeroportuale italiano dovrebbe prefigurare una razionalizzazione numerica delle infrastrutture operative. La concorrenza in Italia, probabilmente, è uno scenario "sgradito" per la managerialità privata e pubblica dell'aviazione civile/commerciale italiana, per i gestori aeroportuali, anche se un dato è evidente e condiviso: la frammentazione del traffico commerciale su un numero rilevante di aeroporti è una delle criticità primarie del sistema aeroportuale italiano. 2 gennaio 2016

Smog e aeroporti, nel Belpaese tutti trascurano l'apporto del traffico aereo

Mancano misure di riduzione delle emissioni primarie/secondarie e imposte su velivoli più inquinanti. Targhe alterne o blocco del traffico veicolare? Peccato che riguardi solo le auto private e non intacchi - ancora la flotta aerea operativa sulle tantissime piste civili-commerciali localizzate nel città sottoposte alle misure di contenimento delle emissioni in atmosfera.

L'allerta smog a Pechino un esempio contrario. Le autorità cittadine, nel giorno di Natale, in aggiunta a invitare bambini e anziani a non uscire di casa, non è stato varato il blocco del traffico viario-veicolare ma la cancellazione di oltre 200 voli.

La concentrazione di PM2.5 - le particelle più pericolose per la salute pubblica - che per l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità, il limite massimo del PM2.5 non deve superare 25 microgrammi è uno dei parametri di riferimento. Perciò non solo il PM 10.

Ma quale è la situazione delle emissioni gassose, l'air quality, in prossimità delle piste di volo localizzate ade sempio lungo l'autostrada A 4 in Padania e/o nelle città con una pista cittadina? Perciò non solo le piste di Treviso-Canova, Verona-Catullo, Bergamo Orio al Serio, Milano-Linate, Torino-Caselle ma anche Pisa, Peretola, Ciampino, Fiumicino, Capodichino, ecc.?

Sono questioni che il Ministro dell'Ambiente GianLuca Galletti non avrebbe considerato e trattato nel vertice con i sindaci e i presidenti delle Regioni il 30 dicembre.

A fronte delle ARPA Regionali che non hanno svolto adeguate verifiche sull'impatto aeroportuale in relazione alle fonti emissive cittadine e industriali. Relazione che EPA-USA e ICAO hanno da 20-30anni predisposto modalità e tecniche per un efficace rilevamento dell'impatto air side e land side di un aeroporto.

Airport Air Quality - ICAO Manual (periodicamente aggiornato), "Aircraft emissions: impact on air quality ad feasibility of control dell'EPA (1972) sono documenti storici e basilari per ogni valutazione dell'impatto ambientale di uno scalo aereo.

Fondamentale è anche "Guidance for Quantifying the Contribution

of Airport Emissions to Local Air Quality" di Brian Kim e altri, come è essenziale anche l' Airport Air Quality Issues Affecting Air Quality ECATS. Anche la Comunità Europea ha emanato normative e procedure specifiche per identificare quantità, qualità e contromisure per il contenimento delle emissioni in atmosfera.

Quale è stato l'approccio negli scali della Penisola?

Le evidenze e l'inadeguatezza delle procedure attivate sembrerebbe confermata dall'indisponibilità di documentazioni dettagliate su ogni singolo aeroporto e, conseguentemente, dalla mancanza di misure adeguate al contenimento delle fonti e delle emissioni gassose degli scali aerei cittadini-metropolitani in queste giornate di divieto di circolazione stradale e/o di utilizzo di targhe alterne.

A riguardo segnaliamo una sintesi di un documento della UE:

"Airport Air Quality - Issues Affecting Air Quality

Local air quality is a limiting factor in the development of many airports. In particular, the EU limit value for NO2 of 40 μg/m³ as an annual mean; that for PM10 will be of 20 μg/m³ , which is valid since January 1, 2010. Ambient concentrations at many European airports are already close to, or above these values. There is as yet no EU limit value for PM2.5, but neither is there yet any evidence of a safe threshold; epidemiological studies in the US suggest that an extra 1 μg/m³ reduces mean life expectancy by l2 months. If air traffic is to continue to increase in Europe, its impact on local air quality will have to be better understood and cleaner modes of operation developed.

ECATS has the capability to study many of the issues determining local air quality:

The dispersion of material from aero-engines is qualitatively different from that from a fixed industrial source: the emitted plume has significant momentum and buoyancy, while the source is moving and accelerating. We can characterize these processes using remote sensing techniques such as scanning Lidar or DOAS.

NO2 is both a primary and secondary pollutant. We can sample the primary emission close to the engine using a traversing rake and measure concentrations further out using DOAS or point samplers.

It is most probably the fine, non-volatile aerosol that has the greatest relevance for health effects. Aerosol evolves continuously from the point of emission, as it mixes with the ambient air. We can measure this process and seek appropriate measures for characterizing emissions.

Aero-engine exhausts contain many other potentially hazardous organic components, particularly when an engine is operating at low thrust. We have the capability to measure and speciate such emissions.

There are many sources of air pollution associated with an airport other than aero-engines: tyre smoke on landing; ground-service vehicles; volatile organics from fuelling operations; road traffic from passengers and staff, etc. We can measure the impact of such emissions and to some extent attribute ambient concentrations to particular sources.

All such measurements must be fitted into theoretical and numerical models so that today’s airports can be extrapolated to tomorrows. Thus, we can develop dynamical models of the dispersion of aircraft emissions, which may then be included in regulatory models of local air quality impact. Likewise, micro-physical and chemical models can describe how the primary emissions of an aircraft evolve into the secondary emissions that are relevant to what the neighbours of the airport may have to breathe. Similarly, operational studies can illuminate how changes in management practice (e.g. more efficient control of taxiing) may impact upon local air quality." 31 dicembre 2015

 

Impatto con aeromobili in pista: non solo con volatili, anche cinghiali e canguri

In decollo avvengono circa il 60% dei casi; intorno al 35% in atterraggio! Nella maggioranza dei casi di impatto tra aeromobili e wildlife riguarda l'impatto tra singoli e/o stormi di volatili ma, in Italia, non mancano anche incontri ravvicinati lepri, conigli, volpi e altri quadrupedi.

Altrove invece si parla anche di incidenti con fuoripista in atterraggio e in decollo anche con cinghiali e canguri. In un caso recente, 4 dicembre 2015, un velivolo De Havilland Dash 8-400, della Spicejet, immatricolato VT-SUC, impiegato sul volo SG-2458 da Mumbai a Jabalpur (India) con 49 passeggeri e 4 membri di equipaggio, verso le 19.30 della sera in atterraggio si è scontrato con un branco di circa 30-40 cinghiali. L'aeromobile è finito fuori pista per il cedimento del ruotino anteriore e del carrello sinistro. Non sono state registrate conseguenze per gli occupanti del volo, sostanziali danni anche alla fusoliera: l'aeromobile ha arrestato la sua corsa in un prato laterale. Il peso medio di un cinghiale indiano adulto è di circa 90-136 kg, la massa/volume di un singolo esemplare raggiunge una altezza di circa 91 cm.

Il secondo caso è invece è del 4 settembre 2015.

Un velivolo Swearingen SA-227 Metro III della Toll Aviation, immatricolato VH-HPE in volo come cargo TFX-110 da Brisbane,QL a Thangool,QL (Australia) con due membri di equipaggio in atterraggio sulla pista 28 di Thangool si è scontrato con un canguro alla velocità di circa 80 nodi. Nessun ferito a bordo e danni sostanziali all'aeromobile e al propulsore di destra.

In quest'ultimo incidente l'inchiesta - rapidamente conclusa con la presentazione di un Final report - ha sommariamente sintetizzato la problematica:

"Occurrences involving aircraft striking wildlife, particularly birds, are the most common occurrences reported to the ATSB. They are a significant economic risk for aerodrome and airline operators as well as a potential safety risk". 24 dicembre 2015

ENAC, Piano Nazionale Aeroporti, accordi di programma e le tre deroghe

Riguardano ADR, SEA e SAVE e una direttiva UE del 2009! La nota ENAC riporta come il "21 dicembre 2015, presso la Direzione Generale dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, si è svolto un incontro convocato dal Presidente Vito Riggio con i responsabili delle società di gestione di tutti i principali aeroporti nazionali e con le principali associazioni del settore per un aggiornamento sullo stato di avanzamento della realizzazione delle opere aeroportuali, con particolare riferimento ai piani di intervento alla base dei Contratti di Programma ordinari per la definizione della dinamica tariffaria".

Il resoconto descrive lo stato di approvazione delle opere (oltre il 90% dell’importo delle opere previste nel periodo 2016 – 2019), e segnala gli interventi del sistema MIA - Monitoraggio Interventi Aeroportuali - illustrando: "il quadro complessivo degli interventi in corso e programmati nel prossimo periodo che, considerando anche i Contratti di Programma in deroga sottoscritti con i gestori degli aeroporti di Roma, Milano e Venezia". I sette scali relativi alla deroga, in sostanza sarebbero quelli di Fiumicino e Ciampino (ADR), Linate e Malpensa (SEA), e quello di Venezia Tessera (SAVE).

Considerazioni aggiuntive dovrebbero quindi riguardare gli scali sopracitati in relazione ai singoli bacini di traffico (sono ben 10), con l'identificazione degli scali "STRATEGICI" e quelli di "INTERESSE NAZIONALE". Decisivo nel quadro degli scali identificati "in deroga" dagli accordi di programma e che gli aeroporti di Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Venezia è hanno una qualifica aggiuntiva e distintiva: sono "GATE INTERCONTINENTALE" a livello nazionale.

Cosa significa?

Il contratto di programma di questi scali rimandano - a quanto si evince - "Per garantire il coordinamento, la coerenza e la sostenibilità di tutti gli strumenti tecnico-economici per il governo del sistema" A tale scopo, è, infatti, "stato definito un ulteriore strumento denominato CONTRATTO di PROGRAMMA.

Con quale criterio è stata definita e identificata tale "deroga"?

Rimandano ad ipotetiche carenze nelle normative che attivano gli appalti, di gare per l'assegnazione delle opere e dei lavori, o invece riferiscono ad una qualche standard infrastrutturale nel lay out ICAO-ENAC?

La nota ENAC del 21 dicembre segnala i "Contratti di Programma in deroga sottoscritti con i gestori degli aeroporti di Roma, Milano e Venezia, sviluppano gli investimenti riportati nella seguente tabella:

Contr. di programma I periodo CdP in deroga - II periodo (unico CdP ordinari) Tot.

In deroga:

"1.759,0 2.612,5 4.371,5"

Quali sono, in realtà le singole certificazioni e stime relative al (I) Importo investimenti programmati primo periodo (MIL €) ¬¬Importo investimenti realizzati primo periodo (MIL €) importo investimenti stimati secondo periodo (MIL €) Importo investimenti stimati al termine di 10 anni (MIL €)

Quali sono le garanzie che tali pianificazioni - stimate - sia assicurata?

La recente informativa - ottobre 2015 - della Commissione UE - alcuni media del Belpaese lo hanno segnalato - che rimanda ad una non corretta applicazione delle norme Ue relativa alla procedura di consultazione sulle tariffe aeroportuali riguarda forse le "deroghe" sopra citate?

La Commissione Ue, infatti, contesterebbe all'Italia - forse direttamente a ENAC? - per gli stessi aeroporti di Roma, Milano e Venezia delle "deroghe" del comunicato ENAC del 21 dicembre.

La direttiva europea sui diritti aeroportuali stabilisce infatti un sistema di gestione degli aeroporti basato sul principio d'indipendenza tra operatori e regolatori. Bruxelles, dopo alcune verifiche, avrebbe infine deciso di aprire una procedura d'infrazione inviando una lettera di messa in mora all'Italia.

Urgono chiarimenti ed una in equivoca trasparenza sull'intera materia.

La Commissione Europea non aveva già nel 2014 minacciato di mettere in mora Roma per il mancato adeguamento alla normativa Ue sui diritti aeroportuali. I riferimenti espliciti rimandano ad una direttiva del 2009. Un primo procedimento Ue/Pilot/4424/12/Move, sarebbe, comunque, stato avviato ancora nel 2013.

Il Belpaese all'epoca sarebbe stato in vigore un sorpassato criterio di definizione dei contratti di programma (scaduto nel 2011). Tale metodologia di accordi e tariffe, infatti, era il risultato esclusivo del confronto tra gestori aeroportuali con ministero, Cipe ed Enac. La direttiva del 2009 invece avrebbe inquadrato una metodologia negoziale - per le tariffe e , probabilmente anche altro - nel contraddittorio tra società di gestione, vettori e altri stakeholder.

Infine anche la stessa durata di ciascuna concessione rilasciata al gestore aeroportuale, determinata dal Ministro dei Trasporti e del Ministro dell’Economia, che non può avere una durata superiore ai 40 anni, dovrebbe, probabilmente, essere adeguatamente valutata e verificata nelle reali scadenze. 23 dicembre 2015

Addizionale comunale, dal 2016 aumenta di altri 2,5 euro a passeggero

L'IRESA invece è in lista di attesa da anni! All'origine l'addizionale comunale e/o diritti di imbarco di ogni passeggero - normativa in materia di riscossione dell’incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili, di cui all’articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, ed all'articolo 6-quater, comma 2, del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, era di un singolo euro. Doveva essere destinata ai cosiddetti "comuni aeroportuali". Nel corso degli anni il contributo è lievitato incorporando altre modalità e destinazione dei fondi..

L'importo dell'addizionale era stato, come noto, elevato dall'art.2, comma 5-bis del Decreto Legge 28 agosto 2008, n. 134, convertito in Legge 27 ottobre 2008, n. 166, a 3 euro.

A decorrere dal 1° luglio 2013 (Legge n. 92/2012, art. 4, comma 75) l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri è stata ulteriormente incrementata di due euro a passeggero imbarcato.

L'oggetto era ed è dovuto in relazione al transito di passeggeri su scali aeroportuali nazionali, se provenienti da scali domestici.

Questo fine anno 2015 porta quindi l'ennesima novità, ovvero l'ennesimo incremento pro-capite passeggero.

Assaeroporti - con riferimento al decreto interministeriale del Mit del 29 ottobre di prossima pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale - segnala l'incremento dell'addizionale sui diritti d'imbarco dei passeggeri aerei di altri 2,5 euro per passeggero. Ma, in definita, al momento a quanto ammontano?

Sono fondi, comunque, sono somme che, probabilmente, non saranno destinati alle misure di sostegno dei Comuni Aeroportuali direttamente interessati alle ricadute ambientali, logistiche e amministrative delle localizzazione delle infrastrutture aeroportuali.

Le quote destinate ai Comuni aeroportuali, quando conferite, risultano del tutto marginali e irrisorie! E', invece ancora in lista d'attesa l'Imposta Regionale Emissioni Sonore Aeromobili. 19 dicembre 2015

Aeroporto Cagliari, ancora una esercitazione sul Piano emergenza aeroportuale (PEA)

Non si ha invece notizia di Piano di Emergenza Esterno (PEE) con hovercraft. Nella nottata tra il 14 e il 15 dicembre si è tenuta la periodica esercitazione per verificare l’adeguatezza del Piano di Emergenza Aeroportuale (Pea). Come spesso accade i comunicati rituali non fanno che celebrare il buon esito dell'operazione compiuta.

Come Aerohabitat ha rilevato anche il 13 dicembre 2012, dopo che ANSV - nella divulgazione del Rapporto Intermedio riguardante l'incidente occorso all'Airbus 320 Windjet di Palermo - aveva sottolineato innanzi tutto forti criticità nel Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA), ed ha emanato ben quattro nuove raccomandazioni, destinatario ENAC, Vigili del Fuoco; tra queste il sollecito di "esercitazioni su scala totale, senza preavviso, su tutti gli aeroporti italiani aperti al traffico commerciale!", ancora una volta l'esercitazione PEA è risultata pre-annunciata e simulata.

Ecco a riguardo la raccomandazione ANSV e replica ENAC a riguardo:

"Raccomandazione n.: ANSV-11/1836-10/3/A/12 L’ANSV, prendendo spunto dalle evidenze raccolte in relazione all’incidente oggetto di inchiesta, raccomanda di far effettuare, quanto prima possibile, delle esercitazioni su scala totale, senza preavviso, su tutti gli aeroporti italiani aperti al traffico dell’aviazione commerciale, al fine di verificare l’efficiente attuazione dei piani di emergenza aeroportuale, anche alla luce delle criticità evidenziate nella presente relazione intermedia d’inchiesta.

Posizione ENAC: Le vigenti normative internazionali [ICAO Annex 14 Vol I Chapter 9 e Airport Service Manual (Doc. 9137) Part 7], europee [EASA NPA 2011-20 Subpart ADR.OPS.B e relativa AMC] e nazionali [ENAC Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti] non prevedono l’effettuazioni di esercitazioni a sorpresa, anzi proprio il Doc. 9137 ICAO prevede una accurata pianificazione dell’esercitazione a partire da 120 giorni prima. Alla luce di ciò, l’ENAC ritiene che la raccomandazione non possa essere recepita in quanto non è fattibile chiudere senza preavviso gli aeroporti italiani aperti al traffico dell’aviazione commerciale, ivi incluso quelli militari, allo scopo di effettuare esercitazioni di emergenza non programmate dai Piani di Emergenza Aeroportuali (PEA) approvati."

Nella circostanza, a Cagliari, nella notte tra il 14 e 15 dicembre lo scenario ipotizzato al fine di accertare l’adeguatezza del Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) ha contemplato un intervento dei soccorritori in pista per un ipotetico Airbus 319 con 54 persone a bordo che, nella fase di atterraggio, impattava violentemente con il carrello principale la soglia pista. L’aeromobile perdeva il carrello principale, usciva di pista e, terminata la sua corsa, prendeva fuoco.

Al solito la simulazione ha attivato una procedura che ha messo alla prova uomini, mezzi e procedure per saggiare la funzionalità del PEA, individuare eventuali criticità e adottare correttivi finalizzati al miglioramento della capacità di intervento in caso di necessità reale. L’adeguatezza del Piano di Emergenza Aeroportuale viene verificata sistematicamente secondo quanto disposto dalla circolare ENAC APT18A e dalla normativa internazionale di riferimento.

Purtroppo lo scenario non ha testato la rispondenza dei soggetti aeroporti ed extrasedime sull'eventuale incidente a mare e/o nello stagno di Santa Gilla.

Perchè non verificare un incidente aereo o un inconveniente aeronautico in mare o nello stagno di la gestione dell'emergenza e dei soccorsi è l'autorità marittima (Capitaneria di Porto), organismo preposto al soccorso marittimo nella procedura del Piano di Emergenza Esterno (PEE)? Quali le ragioni? Mancano forse i mezzi anfibi e/o specifici come hovercraft per il soccorso nelle acque basse? 17 dicembre 2015

Trasporto delle batterie al Litio, l'edizione IATA 2016 ha diramato modifiche

Alcune aerolinee già vietano l'imbarco di Hoverboards-volopattini-skatebord. L'Aviazione Civile e il trasporto aerei in genere ha da tempo inquadrato il rischio delle batterie al litio in volo. E' perciò noto che possono essere pericolose ed innescare incendi se non vengano trasportate correttamente. La trasportabilità degli accumulatori litio-polimero dipende dalla sua configurazione e dalla potenza Watt/ora (Wh) (per accumulatore litio-polimero ricaricabile) oppure per batterie contenenti litio (Lithium Content (LC) (per batterie metalliche al litio non ricaricabili).

Le modifiche IATA 2016 riguardano innanzi tutto le istruzioni di imballaggio relative al trasporto aereo di Batterie al Litio.

Nello specifico:

UN 3480 Lithium Ion Batteries PI 965 Section IB

UN 3481 Lithium Ion Batteries packed in equipment PI 966 Section II

UN 3090 Lithium Metal Batteries PI 968 Section IB

UN 3091 Lithium Metal Batteries contained in equipment PI 970 Section II

Sarà specificato che è necessario utilizzare un imballaggio esterno (outer) rigido, ad es.: scatola di cartone, cassa in legno, fusto in cartone, etc.

Per UN 3481 / 3091 Lithium Ion (PI966/967) o Metal (PI969/970) Batteries packed oppure contained in equipment sarà chiarito cosa si intende per “equipment” in modo da rispettare correttamente la relativa Packing Instruction.

UN 3481 / 3091 Lithium Ion (PI967) o Metal (PI970) Batteries contained in equipment

Sarà aggiunta una specifica riguardante l’utilizzo della “Lithium battery handling label” per imballaggi di batterie al litio “contained in equipment”.

La normativa attuale prevede l’esenzione dell’applicabilità della “Lithium Battery handling label” per colli preparati con non più di 4 celle o 2 batterie.

Dal 1° Gennaio 2016 l’etichetta di handling andrà messa per spedizioni costituite da più di 2 colli, anche se in ciascun collo abbiamo non più di 4 celle o 2 batterie.

La regolamentazione è disponibile nella 57esima Edizione del Manuale IATA in vigore dal 1° Gennaio 2016.

Nel frattempo alcune aerolinee quali la Delta, British Airways, e JetBlue, hanno vietato l'imbarco ai passeggeri ed il trasporto in bagagliaio degli hoverboards-volopattino-skatebords. Altri strumenti-giocattoli-accessori elettronici e tecnologici vari utilizzanti batterie al litio dovranno essere sottoposti alle verifiche del caso. Sono attesi elenchi di "proscrizione" per l'imbarco da sottoporre ai passeggeri. 12 dicembre 2015

La bufala dei voli low cost nel quadro del co-marketing

Investe le aerolinee "no frills" e quelle convenzionali! Lo scenario europeo è quello della prevalenza dei cosiddetti voli low cost e una prospettiva dominante anche su voli eserciti da vettori convenzionali/tradizionali, magari dalle stesse ex compagnie di bandiera "nazionali".

Ma se le compagnie low cost hanno raggiunto quasi la metà dei voli e le restanti aerolinee hanno ancora per poco la maggioranza si può affermare che le tariffe "low cost", in realtà rappresentano la prevalenza del traffico aereo europeo.

Anche i vettori storici-tradizionali sono, in sostanza, obbligati a fronteggiare la concorrenza delle tariffe low cost delle aerolinee low cost: la competizione non ha alternative.

Se nel corso degli ultimi 5-10 anni le aerolinee low cost avrebbero raggiunto il numero di un centinaio - alcune in attività altre estinte - quelle prime in classifica, una supremazia consolidata, sono sempre la Ryanair e la Easyjet.

Nel corso del 2015 la Ryanair, probabilmente, trasporterà 100 milioni di passeggeri, 65 milioni circa per la easyjet.

Quali le ragioni e/o cause? Solo efficienza e costi operativi competitivi. Probabilmente sono parametri operativi e di costi inaccessibili per alcune aerolinee storiche, ma senza gli accordi di co-marketing il successo delle tariffe low cost sarebbe lo stesso?

L'interrogativo deve essere ampliato al punto da estendersi alle stesse aerolinee "convenzionali" comunque coinvolte da politiche "tariffarie" low cost: risultato da accordi di co-marketing. Gli accordi co-marketing sottoscritti dai vettori low cost sono assimilabili a quelli ratificati, magari, dalle ex aerolinee di bandiera?

Chi ha sottoposto lo scenario competitivo delle tariffe low cost, comparando il sistema tariffario delle aerolinee "no frills" con quelle convenzionali?

La supremazia della Ryanair e della Easyjet dimostra l'assoluta capacità manageriale del rispettivo sistema di costi e attività low cost mentre condanna le tantissime esperienze di vettori low cost falliti nonostante le premesse e gli intenti: riprodurre in toto i criteri gestionali-organizzativi delle due aerolinee leader.

Le modalità operative low cost ha investito e travolto anche le aerolinee convenzionali senza, tuttavia, consolidare un loro peculiare status-modello competitivo. Anche di rete operativa, di tipologia di collegamenti e frequenze dei voli.

La progressiva affermazione delle tariffe low cost, che accomuna entrambe le esperienze dei vettori, rimanda perciò alla caratterizzazione ed estensione degli accordi di co-marketing. Comunque formulati. La posizione dominante delle aerolinee low cost nelle pratiche operative-organizzative e tariffare low cost deve rapportarsi ai costi che il "territorio" sostiene per agevolare sistemi tariffari popolari e accessibili. Per favorire, si sostiene, la continuità territoriale, il turismo marino, montano, museale e delle bellezze architettoniche e tantissmo altro in una competizione campanilistica, provinciale e regionale che assicura un aeroporto ogni 50 km? Questo nonostante la promulgazione del cosiddetto Piano nazionale aeroporti, che avrebbe comunque ridotto il numero degli aeroporti competitors.

Quanto pagano le partecipate regionali, i comuni, le provincie, le regioni, le camere di commercio, direttamente e/o attraverso esercenti aeroportuali.

Il successo delle tariffe low cost ha una causa prima: il supporto finanziario delle migliaia di partecipate "pubbliche" e sono, probabilmente, all'origine del successo delle aerolinee maggiormente radicate in queste politiche aziendali. Ma è una operazione conveniente? Probabilmente il rapporto costi-benefici a livello locale non sono sostenibili nel medio-lungo periodo. 11 dicembre 2015

La Commissione UE presenta una nuova strategia per l'aviazione in Europa

Un'iniziativa fondamentale per l'economia dell'Europa, rafforzare la sua base industriale e contribuire alla leadership globale dell'UE.

In data 2015/12/07 la Commissione ha adottato una nuova strategia per l'aviazione, un'iniziativa fondamentale per dare impulso all'economia dell'Europa, rafforzare la sua base industriale e contribuire alla leadership globale dell'UE. Queste sono tre grandi priorità del Presidente Jean-Claude Juncker che la strategia contribuirà a realizzare assicurando che il settore dell'aviazione europea rimanga competitivo e sappia cogliere i vantaggi di un'economia globale caratterizzata da un'evoluzione e da uno sviluppo accelerati. Un settore dell'aviazione forte e proiettato sul mondo produrrà vantaggi non solo per le imprese, ma anche per i cittadini europei offrendo loro un maggior numero di collegamenti con il resto del mondo a prezzi più contenuti.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente della Commissione e responsabile per l'Unione dell'energia, ha affermato: "Un'aviazione competitiva ed efficiente è essenziale per la crescita dell'Europa. Questa nuova strategia per l'aviazione delinea un quadro che consentirà all'aviazione europea di mantenere la sua leadership globale. Essa conferma anche l'impegno avanguardistico dell'Europa verso un'aviazione sostenibile, una questione di grande attualità in questo momento in cui gli occhi del mondo sono puntati su Parigi in occasione della conferenza sul cambiamento climatico (COP21)".

Violeta Bulc, Commissaria europea responsabile per i Trasporti, ha aggiunto: "Il settore dell'aviazione europea si trova ad affrontare diverse sfide e la strategia varata oggi delinea un piano d'azione ampio ed ambizioso per mantenere il suo vantaggio sui concorrenti. La strategia aiuterà le imprese europee a rimanere competitive grazie a nuovi investimenti e ad opportunità di fare affari, consentendo loro di crescere in modo sostenibile. Anche i cittadini europei ne beneficeranno grazie a una maggiore scelta, a prezzi più bassi e a livelli più elevati di sicurezza."

Obiettivo della Commissione è definire un'ampia strategia per l'intero ecosistema dell'aviazione civile dell'UE. In tale contesto le priorità sono:

 

1. Fare dell'UE un attore di punta dell'aviazione internazionale garantendo contemporaneamente condizioni di equità.

 

Il settore dell'aviazione dell'UE deve poter sfruttare i nuovi mercati in espansione. A questo fine è possibile ricorrere a nuovi accordi esterni per l'aviazione con paesi e regioni chiave nel mondo. Ciò non servirà soltanto a migliorare l'accesso al mercato, ma offrirà anche nuove opportunità commerciali alle imprese europee ed assicurerà condizioni di mercato eque e trasparenti grazie a un quadro normativo chiaro. Questi accordi assicureranno anche un maggior numero di collegamenti aerei e prezzi più contenuti per i passeggeri. La connettività globale è un volano del commercio e del turismo e contribuisce direttamente alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.

2. Sormontare gli ostacoli alla crescita nei cieli e sulla terra.

La sfida principale per l'espansione dell'aviazione dell'UE consiste nel sormontare i vincoli sul piano della capacità, dell'efficienza e della connettività. La frammentazione dello spazio aereo europeo costa almeno 5 miliardi di euro all'anno e comporta l'emissione di quasi 50 milioni di tonnellate di CO2 supplementari. I limiti di capacità degli aeroporti dell'UE potrebbero costare fino a 818 000 posti di lavoro entro il 2035. Per l'UE è quindi il momento opportuno per pianificare la futura domanda di trasporto aereo e evitare la congestione. Per tale motivo la strategia ribadisce l'importanza di completare il progetto del cielo unico europeo, ottimizzando l'uso dei nostri aeroporti più frequentati e monitorando la connettività intra ed extra unionale per identificarne le carenze.

3. Mantenere elevati standard unionali.

Nell'interesse dei cittadini e delle imprese europei è essenziale mantenere standard unionali elevati in materia di safety, security, ambiente, aspetti sociali e diritti dei passeggeri. La strategia propone importanti misure in tal senso tra cui un aggiornamento delle norme di sicurezza dell'UE per mantenere standard elevati di sicurezza in concomitanza con un traffico aereo in espansione. Oltre a ciò, un quadro normativo efficace ed efficiente assicurerà all'industria una maggiore flessibilità per consentirle di prosperare e di rimanere competitiva sul piano globale. La Commissione cercherà anche il modo per ridurre l'onere e i costi legati ai controlli di sicurezza grazie all'uso di nuove tecnologie e di un approccio basato sul rischio. Essa rafforzerà inoltre il dialogo sociale e le condizioni occupazionali nel settore dell'aviazione e porterà avanti una vigorosa misura globale per pervenire entro il 2020 ad una crescita a carbonio zero.

4. Compiere progressi sul piano dell'innovazione, delle tecnologie digitali e degli investimenti.

Un catalizzatore per lo sviluppo dell'aviazione e della sua funzione di volano della crescita sarà dato dall'innovazione e dalla digitalizzazione. L'Europa in particolare deve valorizzare appieno le potenzialità legate ai droni. Questo è il motivo per cui la strategia propone un quadro legale per garantire la sicurezza e la certezza giuridica per l'industria e rispondere alle preoccupazioni legate alla privacy e alla protezione dei dati, alla sicurezza e all'ambiente. Inoltre, adeguati investimenti nelle tecnologie e nell'innovazione consolideranno il ruolo di punta dell'Europa nel trasporto aereo internazionale. L'Unione europea ha pianificato un investimento di 430 milioni di euro[1] all'anno fino al 2020 nel contesto del progetto di ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR). Lo sviluppo tempestivo di soluzioni SESAR può portare alla creazione di più di 300 000 nuovi posti di lavoro. L'applicazione e l'ottimizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione rivestono inoltre un particolare rilievo per quanto concerne la capacità, le prestazioni e la qualità del servizio negli aeroporti.

Per ulteriori informazioni sulla strategia per l'aviazione:

Sito web della strategia per l'aviazione: video, citazioni, infografica, domande e risposte, fatti e cifre

Domande e risposte

MEMO sull'aviazione internazionale

Contesto

La strategia per l'aviazione è una delle iniziative menzionate nel Programma di lavoro della Commissione per il 2015 . Essa si articola in una comunicazione, in una proposta di revisione delle regole per la sicurezza dell'aviazione europea (regolamento (CE) n. 216/2008 ) e in richieste di negoziazione di ampi accordi sul trasporto aereo a livello europeo con diversi paesi terzi d'importanza fondamentale.

Per l'Unione europea l'aviazione è un vigoroso volano della crescita economica, della creazione di posti di lavoro, degli scambi e della mobilità e svolge un ruolo essenziale nell'economia dell'UE. Il settore dà lavoro a quasi 2 milioni di persone nell'UE ed ha un peso economico in Europa pari a 110 miliardi di euro. Nell'ultimo ventennio la liberalizzazione del mercato interno dei servizi aerei realizzata nell'UE e la crescita sostanziale della domanda di trasporto aereo nell'UE e nel mondo hanno determinato uno sviluppo importante del settore del trasporto aereo europeo. Nel 2035 il traffico aereo in Europa dovrebbe raggiungere 14,4 milioni di voli, 50% in più rispetto al 2012. 10 dicembre 2015

Aeroporti e rischio terzi e la Policy di attuazione

Quali sono, innanzi tutto, le piste italiane con oltre 50mila voli/anno interessate? In realtà l'applicabilità dell'articolo 715 del Codice di Navigazione ha previsto che ENAC identifichi nel dettaglio gli aeroporti da sottoporre alla valutazione del rischio (altro è invece la definizione delle zone A-B-C-D relative al rischio di incidente aereo). Ma quale sia la lista delle piste interessate non lo sappiamo.

La regolamentazione a riguardo appare circostanziata, occorrerebbe riferirsi ai due seguenti punti:

- volume di traffico di 50.000 movimenti/anno (attuale o previsto nel Piano di Sviluppo Aeroportuale)

- ubicazione in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali.

Ebbene, quali sono le piste localizzate in prossimità di "tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati"?

Forse Treviso-Canova, Roma-Ciampino, Linate-Milano, Bergamo-Orio al Serio, Napoli Capodichino, Pisa, Peretola attuale e quella con 2400 metri e pista 12-30, Torino-Caselle e alcune altre?

E' una questione che la stessa ENAC potrebbe risolvere presentando l'elenco delle piste affossate in centri cittadini e agglomerati urbani ad alto rischio.

Come si rileva, infatti, "in particolare la nuova versione dell’articolo 715 prevede: Valutazione di rischio delle attività aeronautiche “Al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche per le comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l’ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio".

Il modello matematico che dovrebbe definire il "rischio terzi" dovrebbe essere reso trasparente e sottoposto alle osservazione della VIA e della VAS, illustrando il dettaglio dei tre sottomodelli: - modello probabilistico degli incidenti, - modello di localizzazione degli incidenti, - modello per le conseguenze degli incidenti. Perchè non viene svolto?

E' noto, i livelli di rischio devono essere calcolati con una "rappresentazione grafica dei risultati riportando sulla planimetria dell’intorno aeroportuale le curve di isorischio caratterizzate dai valori di 1x10-4 ,1x10-5, 1x10-6. L’Applicazione del modello fornisce quindi una serie di curve di isorischio che vengono riportate sulla base cartografica rappresentante il territorio in cui è inserito l’aeroporto oggetto di studio".

Il Piano Nazionale Aeroporti, con masterplan a 20-30 anni, comunque, inquadra volumi di traffico che - con una policy pro-active - e prelude ad una rischio terzi sulla totalità delle piste di volo del Belpaese. Senza trascurare le piste militari "cittadine". 30 novembre 2015

Aeroporti e piano di emergenza interno e esterno (PEA-PEE), simulazione e/o esercitazione?

Il Reg. 996/2010 artt. 9 c.1 e 13 devono essere adottati!. Lo scenario tipico potrebbe risultare quello di un Boeing 757 (o aeromobile equivalente e/o a quello corrispondente alla lunghezza di pista dello stesso aeroporto) che precipita in decollo, pieno di carburante (ad esempio 90 mila kg) e con circa 200 tra passeggeri e equipaggio: un crash che prospetta una sorta di incendio all'aeromobile e nella zona dell'impatto con un ulteriore impatto tra edifici (caseggiati e/o siti sensibili) e un possibile effetto domino. Con inneschi catastrofici qualora l'impatto avvenga su sito industriale a "rischio incidente rilevante".

Scenario tragico che il piano di emergenza aeroportuale (PEA) e piano di emergenza esterno (PEE) potrebbero condividere qualora l'evento incidentale sovrappone - unificando - i due scenari troppo spesso analizzati e simulati come distinti. Come del tutto separati.

Lo scenario d'incidente stimato per localizzare il raggio dell'intervento potrebbe, ad esempio, risultare il seguente:

"aeromobile Boeing 767-300 con una quantità di carburante di 90.000 kg e uno sversamento dell’intero

carburante su una superficie di 1800 mq per uno spessore di circa 5 cm. Con una estensione dell'incendio di carburante sversato in un raggio di sicurezza pari a 100 metri."

Ecco quindi l'esigenza che gli esercenti aeroportuali e i soggetti "istituzionali" locali predispongano il cosiddetto Piano “Rischio Aeroportuale” interno al sedime e esterno al fine di identificare le procedure operative aggiornate per la gestione dell’emergenza legata ad un incidente aereo a terra o in mare (sia esso una laguna, uno stagno con poca profondità, un fiume, una marina e/o il pare aperto.

La normativa ENAC e la legislazione nazionale e regionale, ai comuni è attribuita la predisposizione dei piani comunali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali (art. 108 del D. Lgs. 112/1998) e dei piani per la definizione del quadro dei rischi territoriali e la disciplina dell’organizzazione e delle procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza (L.R. 67/2003).

La stesura del Piano (PEA e PEE) dovrebbero essere in accordo alle recenti normative. Con le linee guida della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 - prescrive modalità di intervento e competenze delle diverse strutture chiamate a rispondere all’emergenza in caso di incidenti ferroviari (esplosioni o crolli di strutture o incidenti stradali con coinvolgimento di numerose persone), incidenti in mare, incidenti aerei e incidenti in presenza di sostanze pericolose.

Ma che punto siamo negli aeroporti del Belpaese? Ecco un riscontro, anche se limitato al solo PEA - Piano di Emergenza Aeroportuale.

Dopo l'inchiesta ANSV relativa all'incidente del 24 settembre 2010, alle 18.06.01 UTC1, dove l'aeromobile Airbus A319 immatricolato EI-EDM, volo JET 243, "in avvicinamento all'aeroporto di Palermo Punta Raisi in condizioni meteorologiche avverse, veniva autorizzato all'atterraggio per pista 07 da Palermo Approach/Radar (APP/RDR). Durante la manovra di atterraggio, il velivolo impattava pesantemente il suolo 367 metri prima della soglia pista 07 e, dopo aver urtato l'antenna del localizzatore della pista 25, strisciava per circa 850 m prima di fermarsi sul lato sinistro della stessa pista 07 subito dopo l'incrocio con la pista 02/20. I passeggeri e l'equipaggio evacuavano l'aeromobile attraverso le uscite di emergenza anteriori e posteriore destra.

Un evento che ha indotto l'ANSV ad emanare la seguente Raccomandazione ANSV-12/1836-10/4/A/12: L’ANSV raccomanda di disporre con urgenza una revisione dei PEA di tutti gli aeroporti italiani al fine di verificare la correttezza dei richiami alle fonti normative ivi contenute oltre che di accertare che i suddetti PEA siano effettivamente in linea con le fonti normative vigenti. In tale contesto si invita l’ENAC a far sì che i PEA siano aggiornati anche alla luce di quanto previsto dal regolamento UE n. 996/2010, in particolare per quanto concerne l’osservanza degli obblighi di cui ai seguenti articoli: art. 9, comma 1 (obbligo di immediata comunicazione all’ANSV dell’accadimento di un incidente/inconveniente grave); art. 13 (protezione delle prove).

Come ha replicato il destinatario ENAC?

"Posizione ENAC: L’ENAC concorda con quanto raccomandato da ANSV e comunica che sono in fase di approvazione sia il nuovo emendamento del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti [RCEA] sia la Circolare attuativa APT 18B «Piano di Emergenza Aeroportuale – Incidente Aereo». A seguito di ciò, i PEA dovranno essere rivisti per attestare la conformità alla normativa ENAC e con l’occasione verrà verificata la rispondenza a quanto previsto dal Reg. 996/2010 relativamente soprattutto agli artt. 9 c.1 e 13".

Come siamo dopo cinque anni? Quali verifiche, riscontri aggiornamenti sono avvenuti negli aeroporti della Penisola? Quali nelle aerobasi militari dopo le circolari ENAC non hanno applicazione? 27 novembre 2015

Airbus 340 governativo, una interpellanza M5S presentata da on. Paolo Romano

Un quadrigetto da 275 tonnellate di peso che necessita piste di almeno 3000 metri! Lo scorso 6 novembre 2015, seduta n. 516 della Camera, anche con la firma dei colleghi parlamentari on De Lorenzis, Liuzzi, Spessotto sono state inquadrate le motivazioni e le contingenze che hanno determinato l'acquisizione dell'Airbus 340 da parte della Presidenza del Consiglio. In aggiunta alle tante considerazioni occorre, comunque, rilevare come le operazioni di decollo e di atterraggio non sarebbero compatibili - senza deroghe- su scali aerei con piste di volo inferiori a 2400 metri di lunghezza.

 

Interpellanza 2-01155presentato da Romano Paolo Nicolò.

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:

il 12 settembre 2015 il Corriere della Sera, con l'articolo a firma di Marco Galluzzo «Un Air Force One (in leasing) per Renzi», e il Fatto Quotidiano, con l'articolo a firma di Marco Palombi «Decolla l'Air Force Renzi», davano la notizia dell'ordine di acquisto di un Airbus A340 da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri per assolvere ai compiti di trasporto aereo dei vertici dello Stato nelle loro missioni istituzionali. Dalle indiscrezioni di stampa si evince che tale decisione è stata presa direttamente dal Premier per garantirsi spostamenti più lunghi senza dover effettuare soste per i rifornimenti e per consentire una più ampia accoglienza di ospiti a bordo e migliori dotazioni tecnologiche e comfort (sala riunioni, wifi, zone relax e altro). Lo stesso Premier Renzi è stato il primo a far trapelare la notizia in occasione di una conferenza stampa durante un suo viaggio in Africa del luglio 2015;

risulta dalla stampa che il nuovo aeromobile è stato preso in leasing da Etihad per un valore che, secondo gli specialisti, dovrebbe aggirarsi da un minimo di 400 mila euro ad un massimo di un milione di euro a settimana per un costo tra i 20 e i 50 milioni di euro annui. A seguito delle inevitabili polemiche sulla necessità, opportunità e onerosità di tale nuovo «acquisto» la Presidenza del Consiglio dei ministri ha inizialmente fatto ricadere la responsabilità di tale ordine sull’ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta, poi, dopo la sua immediata replica, ha mantenuto il più totale riserbo al punto da rinviare il suo debutto previsto per il tour del Premier Renzi in America Latina (viaggio in Cile, Perù, Colombia e Cuba) della scorsa settimana;

in merito alla replica, tramite un tweet, dell’ex Presidente Enrico Letta, oltre a ritenersi estraneo a tale decisione l'ha anche giudicata fondamentalmente sbagliata. Si ricorda, ad onor del vero, che l’ex Premier Enrico Letta non solo utilizzava regolarmente voli di linea per i suoi spostamenti privati, ma aveva avviato anche le procedure per mettere in vendita tre aerei (un Airbus A319 e due Falcon) considerati di troppo per un ricavato stimato di 50 milioni di euro che sarebbero dovuti servire per finanziare la flotta antincendio della Protezione civile. Vendita che Renzi, al suo insediamento, ha subito bloccato; come dimostra il caso illustrato, sta anche aumentando il numero dei velivoli per esigenze istituzionali;

sulla necessità, opportunità ed onerosità di tale operazione si sono espressi anche autorevoli esponenti dell'aviazione civile e militare del nostro Paese tra cui l’ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, il generale Leonardo Tricarico, attuale Presidente della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), che sulla testata quotidiana online www.formiche.net, nel suo articolo «Cosa penso del nuovo aereo blu di palazzo Chigi», ha posto tutta una serie di perplessità ed interrogativi ragion per cui con questa interrogazione si chiama il Governo a rispondere. In primis, il generale ha sottolineato che «la flotta della Presidenza è da sempre ampiamente ridondante rispetto alle effettive esigenze di trasporto e persino alle norme molto restrittive che la stessa Presidenza si è data da tempo. Grazie a questo, ogni anno migliaia di ore di volo potenziali non vengono sfruttate, diventando uno spreco. Proprio per questo negli ultimi anni si era deciso di ridurla, vendendo alcuni piccoli Falcon e un grande Airbus A319». Inoltre, «l'Aeronautica Militare gestisce la flotta della Presidenza. La forza armata anticipa tutte le spese di esercizio – dal carburante alla manutenzione fino alle tasse di atterraggio – attingendo ai capitoli di bilancio dell'attività operativa, girando il costo alla Presidenza per il rimborso a pie’ di lista. In realtà la Presidenza lo restituisce solo in parte, costringendo l'Aeronautica ad arrangiarsi. Di fatto più volano gli Airbus di Stato, meno volano Tornado, Eurofighter e persino elicotteri del soccorso»;

se fossero confermate queste dichiarazioni, ovverosia che non volano «Tornado, Eurofighter e persino elicotteri del soccorso» per risparmiare sui mancati rimborsi dei voli di Stato ci si troverebbe di fronte a responsabilità politiche del Governo veramente molto gravi;

l’ex Capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare, nel sopra menzionato articolo, non si è limitato ad esprimere solo una critica tout court sulla decisione di questo nuovo acquisto, ma ha posto tutta una serie di interrogativi cui i firmatari del presente atto ritengono necessario ed urgente che il Governo venga a rispondere quanto prima. In sintesi:

«1. chi ha definito l'esigenza di un nuovo Airbus ha fatto un'analisi dei costi ?

2. E i capitolati tecnici, compresi i requisiti di sicurezza, sono stati preparati dal cliente (attraverso le apposite direzioni del ministero della Difesa) o da Airbus (in base a ciò che è interessata a vendere, magari facendo lavorare ditte francesi al posto di quelle italiane, con tutto ciò che implica in termini di riservatezza delle comunicazioni governative) ?

3. Sono state valutate le alternative, comprese le possibili sinergie con gli aerei già in linea ?

4. È stato pubblicato un requisito o si è secretato tutto, con buona pace della trasparenza e della competizione ?»;

in merito ai costi benefici dell'operazione il generale Leonardo Tricarico fa un'analisi impietosa considerando il noleggio in leasing «...un'operazione finanziaria poco vantaggiosa come dimostrano i precedenti», mentre sulla opportunità di acquistare il nuovo velivolo esprime apertamente forti dubbi anche perché «... quanto verrebbe usato il super-Airbus ? Posto che l'attuale A319 può già portare fino a 50 persone fino a 8.500 km senza scalo, quante volte sono necessarie prestazioni maggiori ? L'esperienza suggerisce pochissime. E allora perché non utilizzare i quattro Boeing 767 dell'Aeronautica Militare ? Sono aerei nuovi di zecca, hanno un'autonomia illimitata, portano sulla fusoliera impresse le insegne di Stato, hanno una completa dotazione di comunicazione e autoprotezione. Questi Boeing sono adibiti a velivoli cisterna, ma possono già oggi essere allestiti per portare passeggeri con uno standard da compagnia aerea; con poca spesa potrebbero essere dotati di un kit smontabile per adeguarli al rango delle personalità trasportate». Insomma il giudizio del più autorevole esponente dell'Aviazione militare è totalmente negativo e, infatti, i suoi commenti non passano inosservati, essendo oggetto di numerosi articoli di stampa;

oltre alla mancanza dei requisiti di necessità ed opportunità in questa operazione di «acquisto» mancano anche i requisiti minimi di sicurezza, poiché, oltre a quanto già detto in premessa sulla ditta appaltatrice dei lavori sulla dotazione tecnologia e di sicurezza, si apprende dalla stampa che il super-jet richiede piste (l'aeroporto di Ciampino è inidoneo) e piloti adatti, al punto che il personale di volo sarà fornito da Etihad, una compagnia privata araba, e non dall'Aeronautica militare e questo lascia fortemente perplessi;

oltre all'onerosità del leasing, come sopra detto stimato sui 50 milioni di euro annui, i costi di funzionamento di un Airbus 340 sono molto alti, poiché, con i suoi quattro motori, è unanimemente considerato l'aereo più inquinante del mondo per i suoi eccessivi consumi, ragion per cui è stato messo fuori produzione. Infatti, il Consorzio europeo che lo produceva ha annunciato nel 2011 la sua cessazione in quanto ritenuto poco competitivo rispetto al suo rivale, il Boeing, e questo spiega il perché molte compagnie aeree come Etihad stanno dismettendo questo tipo di velivoli;

il Premier Matteo Renzi si reca all'estero in media 3 volte al mese. In meno di 20 mesi ha già visitato 49 Paesi nel mondo (20 in Europa con Bruxelles raggiunta ben 16 volte, 8 nel continente americano, 8 Paesi africani, 11 in Asia e 2 in Oceania) senza contare i voli di Stato utilizzati per le tratte nazionali, dove non si fa scrupolo di utilizzarli anche per andare a sciare o per spostarsi tra Firenze e Roma tratta facilmente percorribile in macchina;

questa preferenza per i voli sorprende l'interrogante, considerando che il Premier Matteo Renzi ha fatto del taglio degli sprechi uno dei suoi cavalli di battaglia nella sua politica di «rottamazione» della vecchia classe dirigente del PD e numerose sono state le sue dichiarazioni su un uso parco e morigerato dei beni pubblici poiché mai avrebbe assunto comportamenti e abitudini tipici degli uomini di potere. È celebre infatti la sua frase pochi giorni prima del suo insediamento a Palazzo Chigi: «Io la scorta non la voglio, la mia scorta è la gente. Non voglio violare le regole, ma nemmeno dare l'impressione di un uomo che il giorno che va al Governo cambia status, immagine, stile. Non posso e non voglio passare dalla bicicletta all'auto blu.» (Messaggio scritto il 14 febbraio 2014, la settimana prima della sua successione al Presidente Letta alla guida del Governo). Infatti, Matteo Renzi è passato direttamente dalla bicicletta all’«elicottero blu». Nei suoi spostamenti tra una città e l'altra nei fatti non usa più l'auto ma direttamente l'elicottero, dalla stampa definito ormai «Renzicottero»;

questo acquisto rappresenta, a giudizio degli interpellanti, l'ennesima dimostrazione dell'arroganza di una classe politica completamente scollegata dalle reali preoccupazioni del Paese. Spendere 50 milioni di euro l'anno per un «aereo blu» solo per ragioni di status internazionale, quando la stessa Aeronautica militare non ha le risorse per far volare i propri velivoli per assicurare compiutamente la sicurezza aerea, significa non rendersi conto di quali sono le vere priorità del Paese;

la Presidenza del Consiglio ha già a disposizione una discreta flotta dell'aeronautica militare. Si tratta di 3 Airbus per i voli internazionali, sette Falcon per le tratte interne e due elicotteri –:

se il Governo non ritenga doveroso chiarire quanto in premessa e, in particolare, chi abbia effettivamente deciso l'acquisto in leasing del nuovo Airbus A340 e per quali evidenti e indifferibili necessità, e quali siano gli effettivi costi diretti ed indiretti di tutta l'operazione di leasing, specificando se siano state valutate delle alternative più economiche, comprese le possibili sinergie con gli aerei già in dotazione e che per tutti questi anni hanno assolto compiutamente il loro dovere;

se il Governo non ritenga doveroso rendere pubblico il contratto di leasing con Etihad con relativi capitolati tecnici, requisiti di sicurezza e personale impiegato, specificando, inoltre, le ragioni dell'impiego di tale strumento contrattuale e del mancato impiego fin dal principio di personale dell'Aeronautica militare italiana.

«Paolo Nicolò Romano, De Lorenzis, Liuzzi, Spessotto». 23 novembre 2015

Aeroporti e incidenti aerei e soccorso a mare

Piano Emergenza Aeroportuale (PEA) e Piano Emergenza Esterno (PEE) e quelle "unità navali". Il Piano nazionale ENAC per la gestione delle emergenze concernenti l’incidente aereo in prossimità delle piste di volo, entro il sedime di uno scalo e all'esterno ha dovuto inquadrare una situazione nella quale la maggioranza delle piste delle Penisola (anche le aerobasi militare sono coinvolte) è prospiciente a lagune, marine e paludi.

La circolare ENAC per la gestione delle emergenze concernenti l’incidente aereo ha perciò disposto anche lo scenario "incidente in mare" con relativo piano di intervento per il recupero ed i soccorsi.

Una prospettiva di intervento che ha previsto caso incidenti aerei avvenuti nelle acque territoriali italiane o comunque nelle zone marittime nel quale è stato pianificato l’intervento del servizio di ricerca e soccorso a mare a cura delle Capitanerie di Porto. Periodicamente nel contesto di attività addestrative le Capitaneria di Porto, le Direzione Marittime d’intesa con le società di gestione aeroportuali programma esercitazione allo scopo di verificare le procedure previste dal Piano di Emergenza per il Soccorso ad Aeromobile in Mare (S.A.R. Aeromarittimo) con l’integrazione con le procedure di Emergenza Aeroportuale degli aeroporti specifici.

L’intervento sul luogo "marino" dell’incidente, le operazioni di soccorso ad un aeromobile incidentato in mare sono ritenute assai complesse. L'intervento sarà diurno o notturno? La profondità delle acque, lagune, marine, stagni, implicano specificità operative differenziate.

Un esempio tra tanti: lo scenario di soccorso a mare nella Laguna di Venezia, probabilmente, impone difficoltà e problematiche aggiuntive, correlate alla ridotta profondità delle acque.

Quando leggiamo che "alla ricezione dell’allertamento - il mezzo - molla gli ormeggi, percorre il canale per l’emergenza aeroportuale fin dove i fondali lo consentono, staziona nel punto più vicino possibile al luogo dell’emergenza" ai fini di un possibile impiego per il recupero dei naufraghi ed il successivo trasbordo su unità idonee al trasporto degli stessi al punto di raccolta, non prelude, forse, all'impiego di mezzi marini a ridotto pescaggio, a rapida velocità d'ingaggio per assicurare la piena ricerca e assistenza senza dover ricorrere all'equivalente di "zattere, autogonfiabili di salvataggio" e per il recupero e il trasporto dei "naufraghi" sopravissuti all'aereo finito in mare? Di quali "unità navali" utilizzabili a tali scopi sono attrezzate le Capitanerie di Porto limitrofe alle piste di volo italiane? 19 novembre 2015

Dopo gli attentati di Parigi, ispezioni extra e restrizioni ai voli dei droni e ultraleggeri

Quali le misure reali di prevenzione, quali le norme aggiuntive? Con il comunicato stampa 149/2015 del 16 novembre ENAC oltre "all’innalzamento delle misure di sicurezza in tutti gli aeroporti nazionali reso operativo dalla notte tra il 13 e il 14 novembre a seguito degli attentati di Parigi, ha disposto da oggi un incremento delle proprie attività di vigilanza negli scali.

L’Ente, infatti, ha dato indicazioni ai Direttori Aeroportuali affinché aumentino le attività di vigilanza e controllo effettuate attraverso i propri ispettori aeroportuali, addetti alle verifiche sull’applicazione delle misure di security da parte delle società incaricate."

Il provvedimento intrapreso da ENAC appare del tutto conseguente e preliminare a fronteggiare il livello di pericolosità della derivata per le operazioni di volo dell'aviazione civile- commerciale correlata alle infrastrutture aeroportuali. La "minaccia", tuttavia, sembrerebbe costituire una analisi e una serie di iniziative coinvolgenti anche l'attività aerea associata alla flotta dei droni.

In tal senso il Ministero dell'Interno - per dichiarazione del ministro Angelino Alfano - segnalato l'importanza di coinvolgere a livello interforze e interdisciplinare con l'Aeronautica militare, Enac -Ente nazionale aviazione civile e l'Enav -Società nazionale assistenza volo, al fine di interdire il sorvolo dei droni e ultraleggeri in genere durante l'intero periodo del Giubileo per la città di Roma e la Città del vaticano.

Il livello di allerta per il rischio di attacchi terroristici con l'impiego ipotetico dei droni e ULM/UAS si estende con misure che superano le misure di security aeroportuali. Sono evidenze che si allargano al controllo del territorio più vasto del sedime aeroportuali e, probabilmente, si propagheranno anche al controllo delle traiettorie di decollo e di atterraggio sugli scali aerei identificati a "maggior sensibilità".

Ai metaldetector della security aeroportuale occorrerà quindi aggiungere "sistemi di monitoraggio radar" di bassa quota per area in prossimità di infrastrutture di volo e soprastanti le "zone interdette" preliminarmente identificate.

Ma come far fronte concretamente a questa emergenza? Quali dispositivi di controllo potranno innalzare i livelli di security "ambientale-sociale"? Non basta, infatti, un comunicato e/o una concreta intenzione a delimitare e prevenire l'utilizzo liberalizzato degli aerei a pilotaggio remoto.

Il Ministero dell'Interno nel maggio 2015, a riguardo, aveva emanato un prontuario della Polizia sulle infrazioni dei droni: Un vademecum nel quale il ministero dell'Interno disponeva fino a un anno di carcere per chi vola senza autorizzazione in caso di operazione critiche.

Sanzioni sui droni, un promemoria per agevolare gli agenti a valutare le eventuali infrazioni commesse con gli aeromobili a pilotaggio remoto. Il dettaglio dei reati previste dallo stesso Regolamento ENAC con il quale, ad esempio, l'assenza della copia della polizza assicurativa equivale anche a 15mila euro di multa, mentre il volo senza autorizzazione, in caso di operazioni critiche, può portare a un anno di carcere. Ma le minacce scaturite dagli attentati di Parigi di questi giorni impongono un aggiornamento e un salto di qualità. 18 novembre 2015

UE: misure per il trasporto aereo e di contrasto alla concorrenza sleale

Sussidi per aerolinee e aeroporti, sicurezza e tutele per i passeggeri: massima attenzione! Dopo la nota "Aeroporti, co-marketing e aiuti di Stato: troppi e, probabilmente, dispendiosi e inefficaci" del 10 novembre 2015 dove l'interrogativo posto, ovvero "Sono "incentivi" utili o sono sprechi a puntello di imprenditorialità aeroportuali inadeguate?", Aerohabitat ritiene utile proporre il comunicato stampa - integrale - del Parlamento UE del 11 novembre 2015

"Il Parlamento ha approvato, mercoledì, una risoluzione con cui chiede di sostenere l'economia del trasporto aereo nell'UE, assicurando parità di condizioni e, allo stesso tempo, sostenendo standard elevati di sicurezza e sociali. La risoluzione vuole sostenere l'imminente pacchetto di proposte sull'aviazione della Commissione.

Secondo il Parlamento, al fine di garantire una concorrenza leale nel settore dell'aviazione internazionale e assicurare parità di condizioni per le compagnie aeree e gli aeroporti nell'UE, devono essere negoziati degli accordi in tal senso con i principali partner commerciali dell'UE. I deputati hanno anche espresso preoccupazione per la perdita di competitività delle compagnie aeree e degli aeroporti dell'UE "rispetto ai vettori aerei e agli aeroporti sovvenzionati dei paesi terzi".

In base alla risoluzione, questi accordi, per essere davvero efficaci, devono includere una clausola di salvaguardia che preveda delle conseguenze giuridiche della violazione degli accordi. Inoltre, il Parlamento chiede alla Commissione di modificare le norme esistenti al fine di affrontare in maniera più efficace pratiche sleali che creano un effetto distorsivo sul mercato, come i sussidi e gli aiuti di Stato concesse alle compagnie aeree di Paesi terzi.

La risoluzione è stata approvata con 428 voti a favore, 149 contrari e 53 astensioni.

Migliorare la gestione dei servizi aerei e aeroportuali

Per il Parlamento si dovrebbe accelerare l'attuazione delle norme sul cielo unico europeo poiché la frammentazione esistente dello spazio aereo europeo è uno dei principali ostacoli per i vettori aerei dell'UE. Inoltre, incoraggia gli Stati membri a raggiungere una posizione comune per far avanzare i dossier legislativi su diritti dei passeggeri e regolamento per l'assegnazione delle fasce orarie che ha l'obiettivo di migliorare l'efficienza degli aeroporti.

Mantenere le condizioni lavorative e gli standard sociali al livello attuale

La risoluzione afferma che le attuali norme UE sulle condizioni, gli standard e le pratiche di lavoro devono essere ancora attuabili al fine di continuare ad attrarre professionisti altamente qualificati nel settore dell'aeronautica. Il Parlamento ritiene che l'uso di pratiche commerciali "socialmente problematiche" come le "bandiere di comodo" e forme di lavoro atipico, come il lavoro autonomo fittizio, i programmi "pay to fly" e i contratti "zero ore" possano avere un impatto negativo sulla sicurezza.

Accresciuto ruolo dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea

Il Parlamento accoglie con favore la volontà di estendere le responsabilità dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA). Chiede che le norme siano riviste in modo da assicurare l'istituzione di un sistema completo per la gestione della sicurezza e conferire all'AESA gli aspetti inerenti la sicurezza delle misure di sicurezza nell'UE e del trasporto spaziale, commerciale e dei droni.

Il Parlamento si appella alla Commissione affinché prenda le misure necessarie per migliorare la valutazione dei piloti, la sicurezza e le procedure d'entrata e d'uscita dalle cabine di pilotaggio." 14 novembre 2015

Aeroporti, co-marketing e aiuti di Stato: troppi e, probabilmente, dispendiosi e inefficaci

Sono "incentivi" utili o sono sprechi a puntello di imprenditorialità aeroportuali inadeguate? Dalle anticipazioni divulgate dal sito di vivicaselle.eu di Beniamino Sandrini sappiamo che la "STRATEGIA DI SVILUPPO NETWORK DELL’AEROPORTO DI TREVISO" esprime la seguente Policy:

"In linea con la strategia di sviluppo network del Sistema Aeroportuale di Venezia, di cui è parte integrante, l’Aeroporto di Treviso è impegnato a sostenere lo sviluppo di collegamenti regionali ed europei, che rispondano alle esigenze del proprio bacino d’utenza e del tessuto imprenditoriale locale, ovvero che " l'AERTRE SpA - che gestisce l'Aeroporto di Treviso, per lo "Sviluppo Traffico Aeroporto", nel 2014 ha speso 4.961.424 euro [quasi tutti spesi per la Ryanair".

Dalle tante interrogazioni parlamentari del 2015 ( ad esempio del Senato della Repubblica – 4-04341 – Interrogazione a risposta scritta presentata dal Sen. Santangelo (M5S) ed altri il 22 luglio 2015) invece sappiamo che: "l'aeroporto di Trapani, nel quinquennio che va dal 2007 al 2013, ha emesso 20 milioni di euro alla Airport Marketing Services Limited (AMS) di Dublino, una controllata Ryanair, per la co-promozione pubblicitaria sul suo sito, facendo così aumentare il numero dei passeggeri dai 533.000 del 2008 a 1,6 milioni del 2012"

E, in aggiunta, che: "le basi della compagnia Ryanair in Italia sono: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Comiso, Crotone, Cuneo, Genova, Lamezia Terme, Palermo, Parma, Perugia Pescara, Pisa, Roma-Ciampino, Roma-Fiumicino, Torino, Trapani, Treviso, Trieste; la compagnia Ryanair, grazie alla sottoscrizione di contratti di co-marketing con le società di gestione aeroportuali delle varie basi italiane, ha goduto, e gode e godrà in futuro di contributi pubblici stimati intorno a 100 milioni annui circa".

La materia tuttavia è regolata da un aggiornamento della normativa UE con il testo "Comunicazione della Commissione recante orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree (2014/C 99/03).

Anche il Governo Italiano - con l'intesa di recepire tale indirizzo - ha varato il D.L. 23 dicembre 2013, n. 145

In due articoli sono stati inquadrati i seguenti punti:

- I gestori di aeroporti che erogano contributi, sussidi o ogni altra forma di emolumento ai vettori aerei in funzione dell'avviamento e sviluppo di rotte destinate a soddisfare e promuovere la domanda nei rispettivi bacini di utenza, devono esperire procedure di scelta del beneficiario trasparenti e tali da garantire la più ampia partecipazione dei vettori potenzialmente interessati, secondo modalità da definirsi con apposite Linee guida adottate dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti l'Autorità di regolazione dei trasporti e l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

- I gestori aeroportuali comunicano all'Autorità di regolazione dei trasporti e all'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile l'esito delle procedure previste dal comma 14, ai fini della verifica del rispetto delle condizioni di trasparenza e competitività.

Ecco quindi delineato non solo le nuove linee guida (UE e Italia), adottate con l’obiettivo di garantire migliori collegamenti tra le regioni e la mobilità dei cittadini europei - ma probabilmente senza adeguata tutela delle inevitabili distorsioni della concorrenza nel mercato - gli aiuti di Stato per gli investimenti in infrastrutture aeroportuali al sostegno diretto hanno trovato una rinnovata vitalità.

Il rischio di aver innescato confusione su aiuti di Stato, fondi magari indispensabili solo nella fase allo start-up di nuovi collegamenti aerei. Altro è, invece, quello che sembrerebbe essere diventato: uno strumento finanziario, un sussidio a perdere per mantenere in piedi gestioni aeroportuali - probabilmente - in perenne criticità di risultati.

Un capitolo a parte hanno le considerazioni relative a tali costi di incentivazione e co-marketing - comunque formulati- troppo spesso a carico di enti e società partecipate, di Comuni, di Provincie e di Regioni.

Il tutto nell’ottica del sostegno e della promozione degli aeroporti regionali tanto vicini e poco trafficati e, in fondo, risultato di politiche di "campanile" piuttosto che esito di "policy" aziendali. L'esito non si configura invece in una spirale di "managerialità pubblica" contraddittoria e controproducente: vantaggiosa per le sole aerolinee incentivate? 10 novembre 2015

Aeroporti e interrogazioni sulla VIA, di Girotto & Cappelletti

Ancora sul ruolo di ENAC, nel Masterplan, nella VIA, nella VAS e altro.

GIROTTO , CAPPELLETTI , SANTANGELO , PUGLIA , PAGLINI , BERTOROTTA

Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) è l'autorità italiana di regolamentazione tecnica, certificazione e vigilanza nel settore dell'aviazione civile sottoposta al controllo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

tra le funzioni assegnate all'Enac rientrano i molteplici aspetti della regolazione dell'aviazione civile, del controllo e vigilanza sull'applicazione delle norme adottate, della disciplina degli aspetti amministrativo-economici del sistema del trasporto aereo;

inoltre, l'attività dell'Enac è anche dedicata al rispetto ed alla tutela dell'ambiente e del territorio, con valutazioni volte alla limitazione dell'impatto ambientale dei sedimi aeroportuali ed alla riduzione dell'inquinamento acustico ed atmosferico prodotto dagli aeromobili;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

la Direzione generale delle valutazioni e autorizzazioni ambientali del Ministero dell'ambiente e della tutela e del territorio e del mare avrebbe comunicato, tramite nota U.prot. DVA-2015-0017491 del 6 luglio 2015, il ritiro di istanza di VIA (valutazione d'impatto ambientale) relativamente al piano di sviluppo master plan 2011-2030 dell'aeroporto di Treviso "Antonio Canova", in quanto il proponente, Enac, "ha avanzato richiesta di ritiro di istanza di VIA formulata una prima volta in data 08/03/2012 e poi ripresentata in data 01/03/2013, riservandosi di avviare una nuova procedura una volta attualizzati gli studi e gli approfondimenti tematici tuttora in evoluzione";

risulta agli interroganti che l'istanza di VIA presentata da Enac, nella fase di apertura alle osservazioni del pubblico, sia stata accolta da numerose critiche, sia sulla legittimità di Enac come proponente, che in merito ai contenuti tecnici, da parte delle amministrazioni comunali coinvolte, del comitato dei cittadini di Treviso che combattono contro l'espansione dell'aeroporto, di Legambiente, Italia Nostra e anche di singoli cittadini;

lo stesso SIA (studio impatto ambientale) del master plan 2011-2030 dell'aeroporto è stato bocciato per ben 3 volte con pareri negativi dalla commissione tecnica di valutazione ambientale (CTVA) del Ministero dell'ambiente, prima con parere n. 1363 CTVA del 25 ottobre 2013 e successivamente con parere n. 1454 CTVA del 13 marzo 2014 ed in ultimo con parere n. 1590 del 1° agosto 2014;

considerato inoltre che, per quanto risulta agli interroganti:

all'aeroporto "Marco Polo" di Venezia sarebbero in corso lavori di ampliamento dell'aerostazione, senza che sia stata ancora ricevuta un'autorizzazione di VIA; il proponente avrebbe suddiviso in 2 lotti i lavori di ampliamento, pratica denominata "Salami Slicing", vietata dalla nuova normativa di valutazione d'impatto ambientale europea;

Enac avrebbe siglato un accordo di programma per l'ampliamento dell'aeroporto "Catullo" di Verona, attraverso un piano degli investimenti 2016-2019. In prossimità del possibile avvio dei lavori programmati, non risulterebbe essere stato effettuato alcun inoltro di istruttoria di VIA. Inoltre, l'aeroporto scaligero è sprovvisto di VAS (valutazione ambientale strategica) obbligatoria per legge;

l'aeroporto "G.B. Pastine" di Ciampino (Roma) continuerebbe ad aumentare numero di voli e flusso di passeggeri, nonostante non sia stato aperto un procedimento, né di VIA, né di VAS;

in relazione all'aeroporto "Caravaggio" di Orio al Serio (Bergamo), il Consiglio di Stato, Sezione IV, con sentenza del 12 marzo 2015, n. 1278, ha confermato il pronunciamento del TAR Lombardia, sentenza del 15 luglio 2013, n. 668, respingendo il ricorso inoltrato da Enac e Sacbo SpA contro l'annullamento della zonizzazione acustica aeroportuale (approvata dalla commissione aeroportuale nel novembre 2010). La sentenza ha confermato la legittimità della richiesta di Legambiente, comitati e amministrazioni comunali, secondo la quale la zonizzazione acustica aeroportuale si sarebbe dovuta effettuare dopo l'attuazione di una VAS, in base alle direttive UE e al decreto legislativo n. 152 del 2006 che le ha recepite;

considerato altresì che:

la direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997, che modifica la direttiva 85/337/CEE, relativa alla valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, dispone che gli Stati membri adottino le disposizioni necessarie affinché sia prevista un'autorizzazione e una valutazione del loro impatto prima del rilascio dell'autorizzazione, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione;

la Corte di giustizia europea, Sezione V, tramite sentenza del 21 marzo 2013, causa C-244/12, ha riconfermato l'obbligatorietà dell'istruttoria per tutti gli aeroporti;

considerato infine che, a giudizio degli interroganti, le criticità evidenziate, che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini residenti nei dintorni aeroportuali, evidenziano gravi inadempienze in merito al rispetto delle valutazioni, volte alla limitazione dell'impatto ambientale e alla salvaguardia della salute pubblica,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intravedano estremi di inadempienze o tentativi di elusione di normative e leggi europee e nazionali;

quali siano i motivi, considerato che gli studi d'impatto ambientale e la relativa documentazione per la richiesta di VIA vengono commissionati e pagati dai gestori privati aeroportuali, per cui dal 2008 ad oggi, escluso per l'aeroporto di Bologna, sia Enac e non direttamente gli stessi gestori a presentare le istanze di VIA;

quale sia il ruolo di Enac in relazione alle problematiche ambientali, dirette e indirette, connesse con gli aeroporti italiani, anche in considerazione del fatto che, a giudizio degli interroganti, desterebbe preoccupazione che lo stesso ente sia contemporaneamente "controllore" e "controllato" e quindi in evidente conflitto di interessi. 7 novembre 2015

Aeroporti, la VIA e il ruolo di ENAC: una interrogazione Parlamentare

Autore è l’On. Arianna Spessotto (M5S) ed altri il 20 ottobre 2015.

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Per sapere – premesso che:

l’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile), dovrebbe essere l’Ente pubblico che controlla e/o sanziona le società di gestione aeroportuali se queste rispettano e/o violano le Leggi nazionali e le direttive comunitarie;

ENAC rappresenta anche l’organo «proponente» delle Istanze di valutazione di impatto ambientale – VIA in relazione agli aeroporti;

ENAC ha clamorosamente ritirato il progetto sottoposto a procedimento di valutazione dell’impatto ambientale dell’aeroporto A. Canova di Treviso dopo tre anni di analisi e tre «bocciature» della commissione tecnica valutazione impatto ambientale CTVIA del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dando anticipatamente autorizzazione a cospicui ampliamenti fruitivi e delle strutture di volo;

anche presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia sono in corso lavori di ampliamento dell’aerostazione senza aver ancora ricevuto un’autorizzazione di valutazione dell’impatto ambientale;

ENAC ha già siglato un accordo di programma per l’ampliamento dell’aeroporto Catullo di Verona e, ad una settimana dall’apertura dei lavori già programmati, non esiste, a quanto consta agli interroganti, nessun inoltro di Valutazione di impatto ambientale al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;

l’aeroporto G.B. Pastine di Ciampino Roma continua ad aumentare voli e passeggeri senza aver mai aperto un procedimento di valutazione dell’impatto ambientale;

l’aeroporto Caravaggio di Orio al Serio – BG, ENAC è stato condannato al TAR e al Consiglio di Stato per mancata sottoposizione a V.A.S., valutazione ambientale strategica, di tale infrastruttura;

per quanto di conoscenza, e considerati i fatti esposti in premessa, ENAC risulterebbe inadempiente su numerose questioni di ordine ambientale e di sicurezza che coinvolgono centinaia di migliaia di abitanti che vivono nei dintorni aeroportuali –:

quale sia il ruolo di ENAC in relazione alle questioni ambientali dirette e indirette connesse con gli aeroporti ed in particolare, se ENAC possa essere il «controllore» e contemporaneamente anche il «controllato» nelle procedure relative alla valutazione d’impatto ambientale e alla valutazione ambientale strategica. 26 ottobre 2015

ENAC, aeroporti, le piste e la normativa vigente

Quante sono piste che hanno la RESA di 240 metri per ogni testata? ICAO, EASA, ENAC e la costruzione e l'esercizio delle piste di volo e delle aree/zone annesse per assicurare l'efficienza e sicurezza delle operazioni di vola hanno acronimi noti non solo ai tecnici ed agli esperti ma anche a passeggeri e cittadini residenti dell'intorno aeroportuali. Termini come RESA, STRIP, CGA, EMAS, Airside, Landside e le zone A, B, C e D del Piano di rischio per incidente aereo non sono solo "orecchiate" ma rappresentano questioni rilevanti. La pista sulla quale volerò come passeggero quanto è lunga? Nel caso di un fuoripista in atterraggio o in decollo, o di una uscita laterale dalla stessa pista se non dalla STRIP area l'aeromobile potrà arrestarsi senza altre conseguenze?

Gli spazi di sicurezza e tutela - per passeggeri e cittadini residenti in prossimità delle piste - rispettano la normativa nazionale e internazionale? Qualcuna delle piste dei tantissimi scali aerei del Piano Nazionale Aeroporti non ha ancora adottato tutte le disposizioni ENAC-ICAO-EASA pe quanto riguarda tra l'altro la RESA (Runway End Safety Area)?

La lunghezza della RESA - come è noto - che persegue la riduzione del rischio di danni agli aeromobili che dovessero arrivare troppo corti in atterraggio o uscire di pista in decollo o in atterraggio è di almeno 240 metri per piste di codice 3 e 4, e almeno 120 metri per piste di codice 1 e 2?

Quante, invece, anche a fronte dell'incessante incremento del numero dei voli, per piste storiche ed esistenti hanno una lunghezza della RESA di almeno 90 metri, quante hanno dimensioni ancora inferiori?

L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) con le ultime modifiche al "Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti", anche con le modifiche sono confluite nel nuovo "emendamento 9", pubblicato in data 11/11/2014 ha, probabilmente, aggiornato - l'operazione, tuttavia, potrebbe essere ancora in corso - la certificazione degli aeroporti.

Ebbene quante piste di volo degli aeroporti variamente identificati dal Piano Nazionale Aeroporti hanno predisposto e/o pianificato nel breve periodo l'adeguamento della RESA (Runway End Safety Area) per entrambe le testate della pista principale a 240 metri?

In tale caso per quale ragione sono state autorizzate operazioni di volo in deroga a tali normative, siano esse ICAO, EASA e ENAC, piuttosto che provvedere ad una riduzione della lunghezza pista per assicurare gli spazi di 240 metri? 24 ottobre 2015

Sulle "fracassone" procedure antirumore del Belpaese

Nessun aeroporto utilizza la procedure ICAO B e Commissioni esautorate? Per quale ragione ENAC e le Commissioni aeroportuali non hanno ancora deliberato riduzione della spinta di decollo a 800-100 piedi di altezza sul terreno al fine di "contenere" le emissioni sulle zone sorvolate?

Un discorso a parte andrebbe fatto per l'utilizzo della spinta inversa (per la frenata) nella fase a-terra di decelerazione dopo l'atterraggio. Se, infatti, si ammette l'impiego del reverse oltre il minimo per ragioni operative l'intento di "mitigazione" diventa una prospettiva seducente. Ma del tutto vana!

E' certo che se le attuali procedure antirumore sono il risultato di disposizioni della DGAC (Direzione Generale Aviazione Civile ora ENAC) quale è il ruolo effettivo delle Commissioni Aeroportuali? Il loro compito non è stato di fatto ridotto, espropriato, esautorato e vanificato? In taluni casi da almeno 18-19 anni?

La disposizione DGAC 2 42/674/A3/4.2 del 21 marzo 1996 e le DGAC n. 42/255/R2/1-9 datata 17 marzo 1997è sono precedenti allo stesso DM 31 ottobre 1997.

Ecco comunque quanto è stato adottato nelle piste del Belpaese, in sostanza viene utilizzata esclusivamente l'ICAO A: sono, comunque, disposizioni AIP-Italia.

 

"Procedure antirumore (disposizione DGAC 2 42/674/A3/4.2 del 21 marzo 1996

Procedure di salita iniziale

La procedura sotto descritta non si applica in presenza di avverse condizioni atmosferiche o per ragioni di sicurezza. Durante la fase di salita iniziale i piloti dovranno mantenere i seguenti parametri:

1) fino a 1500 piedi QFE:

a) potenza di decollo:

b) flap di decollo

c) salita alla V2 + 10/20 nodi IAS nel rispetto dell'assetto massimo

2) a 1500 piedi QFE:

a) ridurre la spinta e salire alla V2+10/20 nodi IAS fino a 3000 piedi QFE;

3) a 3000 piedi QFE:

a) accelerare gradualmente fino alla velocità di salita in rotta retraendo i flap.

Le disposizioni DGAC n. 42/255/R2/1-9 datata 17 marzo 1997

Le procedure antirumore descritte "sopra" si seguono nei seguenti aeroporti:

Venezia Tessera,

Torino Caselle

Milano Linate

Milano Malpensa,

Bergamo,

Bologna,

Ancona,

Forlì (solo decollo pista 30),

Napoli,

Pescara,

Pisa (solo pista 04 destra e sinistra),

Reggio Calabria (solo decollo piste 15/33),

Rimini,

Roma Ciampino,

Roma Fiumicino (decollo pista 25 escluso),

Ronchi dei Legionari (solo decollo pista 09),

Treviso S. Angelo (approvato a Treviso dalla locale DCA con provvedimento n. 404/2.32 del 2 febbraio 2001),

Verona Villafranca (solo decollo pista 04/22);

le procedure antirumore descritte (sopra) devono essere applicate a tutti gli aeroporti italiani aperti al traffico civile. L'uso del reverse ad una potenza superiore al minimo è permesso solo per comprovate ragioni di sicurezza o ragioni operative". 23 ottobre 2015

Zonizzazioni acustiche aeroportuali e classificazione Comunale, è tutto da aggiornare

La scadenza biennale è obbligatoria! Quanti sono gli aeroporti civili/commerciali e le aviosuperfici e le mappe acustiche aeroportuali che sono state integrate nella classificazione acustica dei tantissimi Comuni di prossimità alle piste di volo del Belpaese? Sono tanti e dovrebbero essere tutti. Perciò ben oltre quelli indicati dal piano nazionale Aeroporti ancora in corso di definizione.

Ma, probabilmente, senza alcun rischio di smentite dirette, ufficiali e documentate, qualora non risultassero essere state aggiornate ogni 24mesi dovrebbero essere ritenute superate. Del tutto da aggiornare e perciò non rispondenti alla realtà delle emissioni sonore generate dalle flotte aeree - di aviazione generale, commerciale e anche di aeromobili militari - operanti sulle piste di volo.

Per varie ragioni. Un primo motivo deriva dall'aumentato e progressivo numero dei voli registrati in decollo e atterraggio sulle piste di volo. Non passa anno che i database del traffico aereo di ogni singolo scalo aereo non enfatizzano i successi commerciali di uno scalo aereo. Solo con l'incremento dei voli e l'aumento dei passeggeri i gestori di uno scalo aereo, ma anche i bilanci delle società di handling, di security, dei negozi retail, dei gestori dei parking di ogni aeroporto, accrescono successi e esiti negativi di amministrazione.

E' perciò innegabile che l'incremento dei voli, spesso anche a fronte della dichiarata riduzione delle emissioni sonore dei propulsori che equipaggiano le flotte aeree più avanzate, determini una estensione spaziale e talora anche dei picchi/medie dell'impatto acustico complessivo (ground+air noise- rumore a terra e quello in volo-sorvolo).

Un impatto acustico che dovrebbe essere comunque commisurato alle più avanzate e meno impattanti procedure di decollo e di atterraggio che nel frattempo sono state elaborate.

La normativa specifica a tale scopo ha infatti imposto una revisione-aggiornamento-adeguamento della mappa acustica di una pista di volo. Sia essa civile-commerciale quanto militare. Con cadenza biennale. E ' forse avvenuto?

Qualcuno dica dove, in quale pista del Belpaese, perchè Aerohabitat non è in grado di documentarlo.

Se le mappe acustiche aeroportuali registrano queste anomalie, altrettanto riguarda la Classificazione acustica dei Comuni aeroportuali nella quale tali "zonizzazione acustiche" dovrebbero risultare incorporate.

Se la normativa riporta che le "le commissioni locali; c) disegnare, in accordo con quando indicato nel citato DM. n. 38-T/98 e nelle regolamentazioni ICAO, le rotte di partenza e di arrivo in modo da essere percorse, fatte salve esigenze di sicurezza delle operazioni di volo, da tutti gli aeromo bili in possesso di certificazione conforme al dm. ... (44); d) recepire integralmente e senza modificazioni i profili di atterraggio e decollo della normativa ICAO)";...le "Linee guida per la redazione della relazione biennale sullo stato acustico del comune ", dopo aver incorporato le risultanze del D.M. Ambiente 03 dicembre 1999 Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti (G.U. n. 289 del 10/12/99).

Se, quindi la "Zonizzazione in prossimità degli aeroporti sostiene:

Per il rumore prodotto dal traffico aereo e dalle attività aeroportuali, l’impostazione adottata dalla vigente normativa è stata quella di una considerazione svincolata dalla zonizzazione acustica generale.

Infatti ai sensi del D.M. 31 ottobre 1997, all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile è stata assegnata la competenza per l’istituzione delle Commissioni aeroportuali con il compito di procedere alla zonizzazione delle aree in prossimità degli aeroporti.

Per tali aree è prevista la suddivisione nelle zone, A, B e C, a seconda dell’impatto acustico ivi prodotto dall’attività aeroportuale medesima, soggette a specifici vincoli urbanistici.

La zonizzazione acustica si applicherà alle aree in prossimità degli aeroporti tenendo conto della pressione antropica generata dalla presenza delle infrastrutture (traffico, presenza di esercizi commerciali, ecc.), ma senza che il rumore prodotto dall’attività aeroportuale specifica concorra al raggiungimento del livello di rumorosità immessa. In tal caso, valgono particolari modalità di misura e valutazione, nonché limiti di zona dell’intorno aeroportuale, espressi con indici descrittori specifici.

Pertanto, per quanto riguarda gli aeroporti, i Comuni interessati dovranno prevedere una “saldatura” tra la zonizzazione delle aree limitrofe all’infrastruttura e quella del proprio territorio."

La Legge 447/95 prevede, per i Comuni con più di 50.000 abitanti, la predisposizione di una relazione biennale sullo stato acustico del territorio comunale: uno dei principali indicatori individuati per tale relazione, in ambito CTN_AGF, e proprio la “popolazione esposta al rumore”. Peraltro tale indicatore viene indirettamente richiamato anche nel DM 29/11/00:

nell’ambito del piano di contenimento e abbattimento del rumore, la cui predisposizione e posta in capo ai Gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, il numero delle persone esposte deve essere considerato come uno dei parametri rilevanti nella definizione del grado di priorità degli interventi di risanamento. 17 ottobre 2015

Il Belpaese e le procedure di decollo antirumore: dopo una indagine ICAO...

Sulle piste italiane, probabilmente, è stata utilizzata la sola riduzione a 1500 piedi di quota! Quanti dei seguenti profili di decollo - adottati per contenere l'impatto acustico nell'intorno delle piste e lungo le traiettorie di salita iniziale - sono state adottate dalle Commissioni aeroportuali insediate negli aeroporti civili/commerciali del Belpaese? Una indagine ICAO tra numerose aerolinee, in genere, ha identificato l'esistenza ben 14 profili di salita. Sono delle varianti alle cosiddette tecniche NAPD - Noise Abatement Procedure Departure. Sono procedure elencate dai documenti ICAO - Procedure per la navigazione aerea – Operazioni dei velivoli (PANS-OPS, Doc. 8168).

Le procedure di salita per l’attenuazione del rumore, sono state sottoposte preliminarmente alle verifiche di safety minime dei parametri di volo. Al fine di ridurre il rumore negli aeroporti è determinate la prima quota di riduzione iniziale della spinta dei motori, e alla quale inizia la fase di accelerazione e ripiegamento delle superfici di ipersostentazione. Nei PANS-OPS erano inclusi due esempi di procedura. Uno dei procedimenti (NADP1) è finalizzato al contenimento del rumore a distanze relativamente più prossime, e l’altro (NADP2) per ridurre il rumore a distanze relativamente più distanti. La verifica e la scelta del profilo di decollo antirumore, probabilmente, avrebbe dovuto essere sperimentata in loco: è avvenuto?

L'esperienza diretta e indiretta, l'analisi condotta per via brevi, lascia supporre che il Italia siano state adottati esclusivamente i profili identificati come 11 e 12.

La convinzione che una riduzione della spinta di decollo a quote di 800-1000 piedi e inferiori possano significare rilevanti diminuzione di impatto acustico sul territorio adiacente alle piste di Linate, Malpensa, Fiumicino, Bergamo Orio al Serio, Venezia Tessera, Treviso Canova, Ciampino GB Pastine, Pisa Galilei, Verona Villafranca, Napoli Capodichino, Torino Caselle, Peretola, Ronchi dei Legionari e tante altre è un fatto che non potrà che essere accertato nel corso di adeguate verifiche e sperimentazioni. Magari utilizzando tecniche di decollo GPS-RNAV volabili (non astrusità impraticabili) ed equivalenti. Commissioni aeroportuali permettendo!

 

AIR CARRIER SURVEY RESULTS

TAKEOFF THRUST SUMMARY

The vast majority of survey participants reported the use of reduced thrust takeoffs, applying either derated

thrust or assumed temperature methodology.

TAKEOFF FLAP SUMMARY

The following reflects the most common reported takeoff flap settings:

AIRCRAFT FLAP SETTING

A300 15

A310 15 & 20

A319 CONF 1+F & CONF 2

A320 CONF 1+F & CONF 2

A321 CONF 1+F & CONF 2

A330 CONF 1+F & CONF 2

A340 CONF 1+F & CONF 2

B737 05 & 01 & 15

B747 10 & 20

B757 15 & 05

B767 05 & 15

B777 05 & 15 & 20

MD11 25 & 20

MD80 11

MD90 11

DC8 15 & 18

DC9 05 & 01

DC10 20

EMB14 09

F100 05 & 15

 

 

Aircraft: A319, A320, B737, B747, B757, B767, B777

Profile 1

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’ Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 1500’ AFE

• At 1500’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 3,000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts.

• Constant Speed Climb to 10,000’

 

Aircraft: B737, MD90

Profile 2

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Accelerate to 250 kts While Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: A319, A320, B737, B747, B757, B767, B777

Profile 3

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule, Following Initial Flap

Retraction (B747 Flap 5; B777 Flap 1), Set Climb Thrust

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’ Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B747, B767, B777

Profile 4

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 800’ AFE

• At 800’, Reduce Pitch, Set Climb Power, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’ Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb to 10,000’

 

Aircraft: A300, A319, A320, A321, A330, B737, B747, B757, B767, B777, MD80, MD90

Profile 5

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’ AFE, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’ AFE, Accelerate to 250 kts.

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: MD80, B737, B757, B767, B777

Profile 6

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb at V2 plus to 2500’ AFE

• At 2500’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B757, B767, B777

Profile 7

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• Set Climb Thrust

• At 3000’, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B737

Profile 8

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Reduce Pitch, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• At Clean Speed, Set Minimum Power (1.2% Gradient)

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B737

Profile 9

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Minimum Power (1.2% Gradient)

• Constant Speed Climb to 2500’ AFE

• At 2500’, Reduce Pitch, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

Aircraft: A320, A321, B747, B767, B777

Profile 10

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Accelerate and Retract Flaps on Schedule

• At 1500’ AFE, Set Climb Power, Accelerate to 250 kts

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: A300, A319, A320, A321, A330, A340, B767, B777, MD11, MD80

Profile 11

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1500’, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate to Greater of Clean Speed or 250 kts While

Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: A300, A319, A320, A321, A330, A340, B737, B747, B757, B767, B777, DC10, MD11,

MD80, EMB145

Profile 12

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1500’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B777

Profile 13

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1500’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power

• Constant Speed Climb to 3000’ AFE

• At 3000’, Accelerate to 250 kts while Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’

 

Aircraft: B777

Profile 14

• Takeoff Power and Flaps Climbing at V2 plus to 1000’ AFE

• At 1000’, Set Climb Power, Reduce Pitch, Accelerate to Greater of Clean Speed or 250 kts While

Retracting Flaps on Schedule

• Constant Speed Climb at 250 kts to 10,000’. 6 ottobre 2015

Bergamo Orio al Serio: pista 28, procedure di decollo e sperimentazioni SID

Perché solo ICAO A e non ICAO B o IATA climb anche nelle altre piste? Ma perché, a fronte di annose e legittime proteste da parte dei cittadini, dei comitati, di alcuni Comuni, non si predispone procedure di decollo a maggior gradiente di salita e initial climb che assicurano percorsi sul terreno a minor impatto acustico?

Possibile che in tanti anni di lavori della Commissione Aeroportuale nessuno dei tecnici "qualificati" in materia aeronautica non abbia ancora valutato l'ipotedi si adottare tecniche di decollo ICAO B e/o equivalenti IATA, ECAC .CEAC e/o procedure assimilabili? Forse non esistono ancora ricadute acustiche e/o proteste di cittadini tali da indurre a modifiche sostanziali di tali procedure?

Possibile che sulle pista del Belpaese le procedure "cosiddette" antirumore non venga adottata (o perlomeno verificato una sperimentazione) della tecnica - profilo di decollo ICAO B o equivalenti?

Possibile che la quasi totalità degli scali italiani continuino a proporre "rinnovate" procedure di contenimento del con profilo di salita degli aeromobili - talvolta ritenuto più ripido - ma che in realtà è sempre l'ICAO A?

Il D.M. 3 dicembre 1999 (1). Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti (2) a riguardo è preciso, alla nota £, infatti, sostiene:.

" Procedure antirumore.

1. Il vettore applica le procedure antirumore quando l'aeromobile manovra in aria.

2. Le procedure antirumore seguono i criteri generali di seguito riportati: a) ottimizzare le proiezioni al suolo delle rotte a tutela delle popolazioni esposte; b) disegnare le proiezioni al suolo delle rotte antirumore nelle fasi di decollo e di atterraggio, in accordo con quanto previsto nel decreto ministeriale 30 marzo 1998, n. 38-T da parte delle commissioni locali; c) disegnare, in accordo a quanto indicato nel decreto ministeriale 30 marzo 1998, n. 38- T e nelle regolamentazioni ICAO, le rotte di partenza e di arrivo in modo tale da essere percorse, fatte salve esigenze di sicurezza delle operazioni di volo, da tutti gli aeromobili in possesso di certificazione conforme al decreto ministeriale 3 dicembre 1983 e successive modificazioni; d) recepire integralmente e senza modificazioni i profili di atterraggio e decollo come definiti dalla normativa ICAO; e) utilizzare la spinta inversa superiore al minimo nei soli casi di necessità.

3. Per ogni aeroporto dovranno essere definite aree idonee alle prove motori, nelle quali devono essere osservati i seguenti criteri generali: a) i tempi di prova motore devono essere contenuti il più possibile e comunque le prove devono essere svolte in accordo con quanto previsto dai manuali tecnici; b) l'orientamento del velivolo deve ridurre al massimo possibile la generazione di rumore verso le zone abitate; c) adeguati schermi fonoassorbenti e/o fonoisolanti possono essere utilizzati per la riduzione del rumore immesso in corrispondenza di luoghi abitati.

4. Le procedure antirumore sono definite per ogni aeroporto aperto al traffico civile, secondo i criteri del presente decreto, dalle commissioni di cui all'art. 5, comma 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1997, ed adottate dal direttore della circoscrizione aeroportuale ai sensi dell'art. 5, comma 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1997".

Perché, in sostanza, la tecnica ICAO B e assimilabili IATA - con riduzione della potenza di decollo a 800 piedi e/o quote inferiori - non è stata ancora sperimentata e, magari, anche adottata? 3 ottobre 2015

Il Piano di Rischio dopo le due sentenze TAR LAZIO

Quali saranno/sono le conseguenze? Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ((Sezione Terza Ter) N. 05500/2015 REG.PROV.COLL. N. 00846/2012 REG.RIC. nel corso del 2015 ha pronunciato una sentenza che potrebbe aver rimesso in discussione il cosiddetto Piano di Rischio per incidente aereo voluto dal ENAC.

Nel dettaglio di cronaca tale provvedimento ha inteso annullare la deliberazione n. 47/2011 con cui il Consiglio di Amministrazione dell’ENAC ha approvato l’emendamento al capitolo 9, paragrafo 6 – concernente i Piani di Rischio – del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, e relativo estratto di verbale n. 7-C della seduta del Consiglio del 20 ottobre 2011 nonché, per quanto necessario, nuovo capitolo 9 paragrafo 6 del Regolamento in questione.

L'iniziativa era stata approntata dai comuni di Azzano San Paolo e di Orio al Serio, Municipi coinvolti da tale disposizione regolamentare in quanto vincolati dal Piano di Rischio della pista dell'aeroporto di Orio al serio di Bergamo.

Un secondo caso correlato alla stessa regolamentazione ENAC era stata promossa invece nel 2012, dal

Comune di Elmas, contro Enac - Ente nazionale per l’aviazione civile, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, è domiciliato e nei confronti di So.g.aer. – Società Gestione Aeroporto Cagliari-Helmas s.p.a.. Un ricorso in tal senso era stato proposto - sempre nel 2012 - anche dalla società Cagliari Calcio s.p.a..

In discussione erano e sono la pianificazione territoriale e i vincoli urbanisti nel comune di Azzano San Paolo e di Cagliari: la sentenza di fatto riduce l'estensione laterale da 1000 a 500 metri dello stesso Piano di Rischio per incidente aereo (piste codice 3 e 4) ripristinando e/o riaprendo, probabilmente, la pianificazione di altre destinazioni d'uso degli spazi prossimi alle piste di volo.

Ebbene, dopo la sentenza della primavera 2015 con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter) "definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto: 1) accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla, nei sensi di cui in motivazione, la deliberazione dell’ENAC n. 47 del 20 ottobre 2011 e l’emendamento al Regolamento con la stessa approvato", la situazione quale é?

Sono forse in corso iniziative correttive ENAC o una qualche altra "politica del territorio" a tutela dell'attività aerea da un lato e la salvaguardia proattiva di quella dei residenti e cittadini dell'intorno delle piste? 29 settembre 2015

Corte Giustizia UE: nel ritardo tecnico dei voli obbligo di risarcimenti

Ma ottenere il diritto non sarà facile! I passeggeri coinvolti potranno quindi ottenere non solo l'assistenza per il ritardo e magari la riprotezione su altri voli ma anche una compensazione monetaria variabile da 250 a 600 euro. La sentenza della Corte di Giustizia Europea è scaturita dal ricorso presentato da una passeggera olandese che era stata bloccata a terra a Quito-Ecuador a causa di un problema/guasto tecnico su un volo KLM. Era potuta giungere a destinazione a Amsterdam con 29 ore di ritardo. La KLM aveva inizialmente rifiutato ogni compensazione monetaria.

Secondo la normativa UE, infatti, le aerolinee non sono tenute a concedere compensazioni per ritardi e cancellazione dei voli qualora le circostanze sia ritenute "extraordinary circumstances", come il maltempo, scioperi, instabilità politica.

La decisione della Corte di Lussemburgo invece "technical problems" possono costituire "extraordinary circumstances" quelli correlati a problematiche di manutenzione: "In the course of the activities of an air carrier, that unexpected event is inherent in the normal exercise of an air carrier's activity, as air carriers are confronted as a matter of course with unexpected technical problems".

In Gran Bretagna il sito "www.flight-delayed.co.uk - una associazione a tutela e rappresentanza dei passeggeri inneggia al risultato e si propone come alfiere dell'applicazione della nuova sentenza.

La prassi delle compensazioni richieste - in Gran bretagna - al momento è stata alquanto contraddittoria : "approximately 79 percent of the claims are immediately rejected, yet when we take a claim to court we win 98 percent of the time, even in the case of technical errors," ha sostenuto il portavoce di Flight-Delayed Raymond Veldkamp.

In Italia i passeggeri, tuttavia, stanno ancora aspettando che si costituisca una associazione per i diritti dell'utente aereo con un ufficio legale specializzato.

L'associazione www.flight-delayed.co.uk in relazione alla sua attività di supporto dichiara:

"Legal compensation

Based on European legislation, your rights as an air passenger are protected. Our expert team will assess your legal position and will see to it that you receive the compensation you are legally entitled to. We can assist you with delays, cancellations, missed connections and cases of denied boarding.

No win, no fee

We will only charge a success fee of 25% if we actually succeed at claiming the compensation from the airline. This means you will not be required to pay us anything in advance, even if we have to take legal steps. We will fully cover the risk and legal fees". 22 settembre 2015

Aeroporto di Rimini, il TAR annulla il bando gara per la gestione dello scalo

Ma vale anche per i "bandi" delle società di handling e security? Con uno stringato comunicato del 15 settembre ENAC prende atto del provvedimento e rileva: "L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile nel prendere atto della sentenza del TAR dell'Emilia Romagna, depositata l'11 settembre 2015, in merito all'annullamento del bando di gara per la gestione dell'Aeroporto di Rimini, rende noto che presenterà appello con richiesta di sospensiva al Consiglio di Stato." In aggiunta sostiene inoltre "L'ENAC garantirà comunque l'operatività dell'Aeroporto di Rimini a tutela dell'ordine pubblico e dei diritti dei passeggeri."

La sostanza del contenzioso in atto, tuttavia, presenta uno scenario assai complicato e che evidenzia il ribaltamento dell'assegnazione - da parte di ENAC - alla società AiRiminum della gestione dello scalo del litorale Adriatico. Il bando di gara che aveva visto prevalere la gestione dell'aeroporto "Federico Fellini" di Rimini, indetto da ENAC. Il precedente curatore della società Aeradria, dopo aver inoltrato un ricorso al TAR per l'annullamento del bando dell'ENAC e una prima bocciatura dello stesso TAR trova invece riscontro nel ricorso presentato da altro concorrente: il Consorzio per lo sviluppo dell'aeroporto di Rimini San Marino (risultato quarto nella graduatoria finale di gara).

Quali le ragioni? Uno stralcio della sentenza riporta come:

"Il motivo è fondato.

Sostiene il ricorrente che dai documenti di gara risulta che ai fini della partecipazione alla gara non è stata richiesta, com’era doveroso, un’esperienza di gestione di organizzazioni complesse, anche al di fuori dello specifico campo aeroportuale, sicché per ambire all’aggiudicazione era sufficiente disporre oltre che dei requisiti di ordine generale – articolo 38 Dlgs n. 163/2006 – esclusivamente dei requisiti finanziari (attinenti alla misura minima e all’aumento del capitale sociale) senza il possesso di alcuna capacità o competenza in materia aeroportuale o in materia comparabile. Rileva che in tal modo risultano violate le norme del codice dei contratti le quali prevedono che i concorrenti, in funzione del migliore svolgimento ed esito della procedura, dimostrino le loro capacità tecniche secondo le regole fissate dal bando di gara".

La materia ha subito scatenato una serie di commenti, in prevalenza non troppo lusinghieri sulle modalità della gara e sull'intreccio relativo ai bandi di gara delle gestioni aeroportuali..

Ecco quindi l'ENAC schierata a difesa delle procedure e bandi gara presentati. L'eventuale conferma della bocciatura da parte del Consiglio di Stato potrebbe, infatti, innescare una serie di contestazioni similari in altri scali aerei minori e maggiori del Belpaese.

Le modalità dei bandi gara, la tipologia delle assegnazioni delle gestioni aeroportuali di numerosi scali aerei, probabilmente, potrebbero determinano un effetto a catena. Con conseguenze davvero inattese, anche per l'operatività stessa dei voli.

Un interrogativo più ampio concerne anche altri bandi di gara aeroportuali: dalla security, all'handling e altro. Sono anch'essi a rischio invalidazione? 17 settembre 2015

Malpensa si ferma per il disinnesco di un ordigno tedesco

Ancora una bonifica: sono oltre 30mila bombe in dieci anni! Sabato 5 settembre è stato ancora una volta un Dday per un aeroporto. E' toccato ancora a Malpensa dopo il recente ritrovamento dell'ennesimo ordigno bellico inesploso della II Guerra Mondiale

Stavolta è una bomba da 500 kg rinvenuta in località Bosco Vedro, nei pressi del Mulino del Pericolo, nei dintorni di Turbigo. Dopo i bombardamenti a tappeto dei velivoli delle Forze Alleate tuttavia il riscontro rimanda ad un ordigno di fabbricazione tedesca, anche se non sembrerebbero essere avvenuti sganci su un zona controllata dalle stesse Armate.

Gli interrogativi riguardanti la provenienza della bomba inesplosa - potrebbe essere uno sganciamento volontario per un aeromobile tedesco in emergenza quindi senza l'attivazione esplosiva - che è caduta - con 220 kg di detonante e 280 di contenitore - in prossimità dell'ex pista dell’aeroporto militare del Campo della Promessa, al confine tra Castano Primo e Lonate Pozzolo.

Dopo aver evacuato alcune abitazioni (150 persone coinvolte) prospicienti alla Statale 341 nella prima mattinata di sabato 5 settembre - previa cancellazione e/o posticipo di alcuni voli operanti su Malpensa e interruzione del transito dei treni l'ordigno è stato fatto brillare nel pomeriggio dal Genio Guastatori di Cremona. L'argine del Ticino era stato comunque messo in sicurezza dalla stessa squadra del Genio di Cremona. L'intervento degli artificieri del 10° Reggimento Genio guastatori di Cremona è risultato - al solito - preciso e puntuale.

Dopo l'esplosione le operazioni di volo allo scalo internazionale di Malpensa sono tornate a pieno regime alle ore 17.13. Come è noto non è la prima volta che gli artificieri hanno operato a Malpensa e su altri aeroporti del Belpaese.

Solo nel 2014, il 10° Reggimento Genio guastatori di Cremona - una delle dodici unità dell’Esercito con compiti di bonifica dei residuati bellici - avrebbe eseguito 138 interventi, bonificando 2522 ordigni di cui ben 613 bombe d’aereo. Nell'arco degli ultimi 10 anni le Unità preposte delle Forze Armate avrebbero "bonificato" almeno 30.000 ordigni inesplosi della I e II Guerra Mondiale. 11 settembre 2015

Aviazione generale, ultraleggeri e traffico di droga

Due casi nell'arco di 15mesi: traffico internazionale di cannabis. La prima evidenza nel maggio 2014, la seconda poche ore addietro, entrambi gli episodi sulla rotta Albania- Piemonte. Nella giornata del 7 settembre 2015 un aereo (ultraleggero) carico di droga - sono vicende che la cronaca solitamente colloca tra i narcotrafficanti dell'America centrale - con destinazione una aviosuperficie in provincia di Vercelli e una rotta andata-ritorno verso Lecce (per rifornimento di carburante) e una successiva tappa con destinazione in Albania.

Due italiani e due albanesi sarebbero stati arrestati all'aeroporto di Gattinara nel vercellese per il possesso di 80 kg di droga (marijuana) trasportata sul mezzo aereo modificato e attrezzato per l'utilizzo. Con 500 euro di spesa a viaggio il ricavo sarebbe stato di almeno 250mila euro.

Proprietario dell’ultraleggero modello Dynamic ad ala bassa, sarebbe un italiano gestore di un chiosco-ristorante.

Sarebbe saltato un carico di importazione di circa 120 kg di marijuana.

Una vicenda analoga e ribaltata geograficamente è avvenuta nel maggio 2014.

In quella occasione una aereo privato italiano era stato fermato dalla polizia albanese dopo l'atterraggio di emergenza con un Piper su una zona vicina alla spiaggia, a Divjaka, a circa 80 chilometri a sud della capitale albanese. Erano stati recuperati ben 460 kg di cannabis.

Due episodi che illustrano la semplicità di collegamento aereo trasnfrontaliero tra la Penisola e il resto del Mondo: bypassando ogni sistema di controllo security-safety e tanto altro: di polizia e di traffico aereo. 8 settembre 2015

Il Consiglio dei Ministri ha, infine, identificato i 38 scali del Piano Nazionale Aeroporti

Ma cosa accadrà qualora la sostenibilità e compatibilità ambientale di uno scalo sarà verificata? Dopo anni ecco un primo riscontro relativo al Piano nazionale Aeroporti (PNA). Nella riunione del 27 agosto è stato approvato il PNA anche non sembrerebbe aver adeguatamente valutato, preliminarmente, le VIA e le VAS delle infrastrutture in relazione al Masterplan al 2030.

Sono stati, comunque, confermati “dieci bacini di traffico nazionali” e i cosiddetti “gli aeroporti di interesse nazionale”.

I bacini di traffico sono quelli del Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo); del Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste); del Centro Nord (Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona); del Centro Italia (Roma Fiumicino, Ciampino, Perugia, Pescara); della Campania (Napoli, Salerno), del Mediterraneo / Adriatico (Bari, Brindisi, Taranto); della Calabria (Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone); della Sicilia orientale (Catania, Comiso); della Sicilia occidentale (Palermo, Trapani, Pantelleria, Lampedusa); della Sardegna (Cagliari, Olbia, Alghero).

Gli scali a rilevanza strategica sono perciò i seguenti: Milano Malpensa e Torino; Venezia; Bologna, Firenze/Pisa; Roma Fiumicino; Napoli; Bari; Lamezia Terme; Catania; Palermo; Cagliari.

In questo scenario gli aeroporti che assumono un ruolo di gate intercontinentali sono quindi confermati: Roma Fiumicino, “primario hub internazionale”; Milano Malpensa e Venezia. 28 agosto 2015

Biglietti aerei, costo carburante e sovrattassa "fuel surcharge"

Codacons annuncia un esposto! Già nel corso del 2014 il costo del petrolio è precipitato da 110 dollari a barile per raggiungere valori intorno ai 40 dollari di questi giorni ma quale è stato il risultato sul prezzo dei biglietti pagati dai passeggeri?

Sono forse diminuiti se non azzerati le extra tasse aggiuntive alla tariffa aerea base? Voli domestici, internazionali e intercontinentali sono tradizionalmente corretti al rialzo per fronteggiare l'incremento del prezzo del carburante avio, ma cosa è accaduto in questo lungo periodo (18 mesi) di progressiva riduzione dei costi del volo. Il petrolio è ai minimi degli ultimi quattro anni e la "fuel surcharge" incollata direttamente dalle aerolinee al costo del biglietto dei passeggeri (variabile anche da 25 euro per voli corti a oltre 400 euro in collegamenti intercontinentali multitratta) l'indicizzazione parallela alle quotazioni del petrolio sembrerebbe funzionale solo per il rialzo dei costi del carburante.

Viene, come prassi, dimenticata. L'utente aereo sembrerebbe solo, dimenticato da vettori aerei ma anche - salvo eccezioni e purtroppo senza un riscontro effettivo - dalle stesse associazioni a tutela dei viaggiatori.

Secondo notizie dei media direttamente segnalate dalla IATA (International Air Transport Association ) avrebbe stimato solo per il 2015 un introito extra - derivato dalla fuel surcharge - per le aerolinee di almeno 4 miliardi di dollari rispetto al 2014.

Solo alcune compagnie orientali (???) avrebbero tagliato se non abbattuto l'esosa sovrattassa imputata.

E', comunque, notizia di questi giorni che il Codacons in Italia ha annunciato:

"un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia, all'Antitrust e all'Enac, in cui si chiede di aprire una indagine in relazione al mancato adeguamento della tassa alle quotazioni in forte ribasso del petrolio (-63%), alla luce dei reati di truffa aggravata e aggiotaggio, e per le ipotesi di intese restrittive della concorrenza". 26 agosto 2015

Aeroporti e rischio terzi: third party risk assessment

Quali scali lo hanno adottato, quali hanno deroghe e quando vengono aggiornati? Il "Regolamento ENAC per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti" nel paragrafo 6.8 inquadra in poche righe - doverosamente - una materia della massima importanza per piste di volo circondate d edificazioni sensibili, ospedali, depositi di carburante, distributori di benzina, ospedali, scuole e una intensa viabilità stradale e autostradale:

"Valutazione di impatto di rischio (third party risk assessment) - In aggiunta ai piani di rischio di cui all’art. 707 del Codice della navigazione, precedentemente trattati, lo stesso codice prevede all’art. 715 la valutazione di rischio delle attività aeronautiche al fine di un suo contenimento. Tale valutazione, effettuata mediante l’uso di metodi scientifici, è applicabile solo ad aeroporti interessati da significativi volumi di traffico. A tal fine, secondo quanto previsto dal citato art. 715, l’Enac individua gli aeroporti per i quali

effettuare la valutazione dell’impatto di rischio e ne comunica i risultati ai Comuni interessati per

l’adeguamento delle misure previste nei piani di rischio adottati".

Ma l'interrogativo che il buon senso del residente dell'intorno aeroportuale non può che porsi è il seguente: nel mio aeroporto il "third party risk assessment" è stato verificato?

Siccome nello stesso Regolamento ENAC al punto 3.4 si precisa che:

"In casi eccezionali e su motivata richiesta l’ENAC può esentare specifici aeroporti dal rispetto di singoli requisiti del presente Regolamento. Il provvedimento di esenzione precisa le limitazioni e condizioni supplementari ritenute necessarie per assicurare adeguati livelli di sicurezza ed è valido per il periodo di tempo in esso stabilito"; il mio aeroporto è tra questi?

Siccome, infine nella sezione 6.6, alla voce "Prescrizioni per la redazione del piano di rischio" si legge "Fermo restando il mantenimento delle edificazioni e delle attività esistenti sul territorio, per i nuovi insediamenti sono applicabili i seguenti indirizzi, in termini di contenimento del carico antropico e di individuazione delle attività compatibili, che i Comuni articolano e dettagliano nei piani di rischio in coerenza con la propria regolamentazione urbanistico – edilizia; quale è la situazione del mio aeroporto?

Possibile che i sindaci, gli amministratori locali, i cittadini e i residenti delle numerose piste di volo del Belpaese non possano disporre, in assoluta trasparenza dell'elenco delle piste che adottato il rischio terzi e eventuali deroghe al Regolamento ENAC?. 18 agosto 2015

 

Aeroporti, low cost e co-marketing, case study: Trapani Birgi

Quanti sono le basi Ryanair in Italia? Quanti gli accordi di co-marketing nel Belpaese? Nessuna dubbio. Gli accordi di co-marketing sottoscritti tra le parti nel Belpaese - spesso con società di marketing rappresentanti le aerolinee interessate - sono sicuramente molti di più per una sola ragione: riguarda anche altre low cost e, probabilmente, anche vettori, cosiddetti, tradizionali. Forse anche ex-compagnie di bandiera. Certo le formule di co-marketing sono le più svariate e creative e, probabilmente, con criteri di promozione al volo tra le più fantasiose. Co-branding, partnership marketing, partnering commerciale e variabili commerciali, pubblicitarie, marketing.

Il punto chiave, tuttavia, non è solo chi paga. Quali siano i soggetti finanziatori e/o interlocutori coinvolti nelle firme, ma sopratutto quali siano le modalità temporali, i criteri di assegnazione (gare d'appalto e/o assegnazione diretta), le clausole specifiche e le sanzioni. Serve anche capire come possano essere coinvolti soggetti sottoposti a vincoli di spending review e di limitate disponibilità e risorse finanziarie.

E' comunque improbabile che le politiche di co-marketing compromettano direttamente un gestore aeroportuale. Probabilmente qualche "accordo" trova ancora coinvolto quale soggetto pubblico e/o partecipate che hanno un ruolo di com-proprietario/azionista nella società di scalo.

Ma sono considerazioni secondarie, hanno solo un risvolto analitico.

Intanto è utile inquadrare una evidenza incontrovertibile: se Ryanair nel Belpaese dispone di 13 basi su 25 scali collegati (ma sono numeri che variano) gli accordi di co-marketing saranno 13 o 25? Sono patti indipendenti e/o si sovrappongono con effetti di finanziamento domino per il vettore.

Ma tali contratti si allargano ben oltre alla singola low cost. Qualora fossero interessate altre low cost "internazionali" e altri vettori non possiamo ipotizzare che tutti gli scali del Piano Nazionale Aeroporti abbiamo sottoscritto accordi di co-marketing o equivalenti?

Il dato di questi giorni comunque rilancia il "case study" di Trapani - Birgi, uno degli scali-base Ryanair per una ragione precisa: l'accordo starebbe saltando per l'impossibilità, da parte di alcuni soggetti "pubblici" contraenti del co-marketing, a mantenere gli impegni sottoscritti.

Mancano i soldi? Alcuni "comuni" non dispongono di adeguati finanziamenti? Quali opzioni, quali clausole e quali penali sono associate a tali accordi?

I media di questi giorni rilanciano le dimissioni del presidente della Camera di Commercio di Trapani Pino Pace, coordinatore del co-marketing siglato. L'intesa triennale di 2.250.000 euro sarebbe saltata - le rate pagate non sarebbero regolari - e la Ryanair avrebbe annunciato il disimpegno dai voli: tempo una settimana.

Se questo quadro appare realistico cosa avviene nelle altre aerobasi Ryanair e/o aeroporti low cost e, comunque, nella prevalenza degli scali hub, strategici, di interesse nazionale e periferici del Piano Nazionale Aeroporti (PNL) del Belpaese, chi paga quando salta una quota? Le sanzioni ricadono, forse, sulla società aeroportuale? A quasi 20anni di co-marketing, a fronte dei pronunciamenti e richieste di massima trasparenza, lo scenario è ancora opaco. E' possibile che la supposta "liberalizzazione aeroportuale", l'ipotizzata imprenditorialità degli esercenti, le dinamiche della catchment area, la tipologia dei collegamenti e frequenze dei voli non siano altro che il risultato del co-marketing: perciò uno scenario derivato e condizionato dalle singole aerolinee?

Gli interrogativi sui patti sottoscritti, la loro trasparenza, gli impegni pluriennali assunti da soggetti pubblici e delle partecipate che siglano tali accordi non dovrebbero essere verificate e sottoposte, tra l'altro, a regolari gare d'appalto? Nel quadro delle normative nazionali e UE. 24 luglio 2015

Aeroporti, zonizzazione acustica e "ground noise"- rumore al suolo

Quanti sono gli aeroporti del Belpaese che lo ha stimato? La materia è oltremodo chiara e dettagliata. Come si calcola la mappa acustica, dalla quale deriva la zonizzazione acustica. La stima degli impatti e del clima acustico delle emissioni sonore degli aeromobili a terra e in volo inquadrano il Livello di Valutazione del rumore Aeroportuale, LVA (come definito nel DM 31.10.1997 “Metodologia di misura del rumore aeroportuale”) che è lo strumento principale per valutare gli impatti sulle comunità presenti nell’intorno aeroportuale. L'area del sedime quale landside e airside, perciò la movimentazione a terra degli aeromobili e quella prevolo fino alla fase del distacco in decollo (air-borne e ground noise).

Nelle Commissioni aeroportuali istituite nel Belpaese - ma in quanti aeroporti hanno deliberato le zonizzazioni acustiche e quante lo hanno aggiornato ogni due anni? ...sarebbe utile conoscerlo - la modellistica utilizzata per lo studio dell’impatto acustico delle sorgenti aeronautiche aeroportuali utilizzano modelli matematici consolidati.

Anche la raccomandazione della Commissione EU - linee guida relative ai metodi di calcolo aggiornati per il rumore dell'attività degli aeromobili - rimanda all'impiego del modello ECAC-CEAC Doc. 29 per quanto concerne il calcolo dei livelli di rumore da traffico aeroportuale.

Per le origini aeronautiche acustiche è l'utilizzo del software Integrated Noise Model 7.0d della Federal

Aviation Administration, che avendo ispirato la revisione del modello europeo, ne rispetta tutte le specifiche tecniche.

INM - universalmente utilizzato - verifica e dispone ogni profilo e fase del volo e del movimento a terra degli aeromobili, determinando ogni singolo apporto nelle tre settimane identificate per ogni scalo aereo.

L'interrogativo che Aerohabitat pone quindi è:

- quanti aeroporti italiani hanno utilizzato l'INM con il ground noise?

- i confini delle curve di 75 LVA devono essere ritenuti adeguati?

- cosa accadrebbe qualora venisse ripristinata e/o adeguato il computo del "ground noise" e la 75 LVA sforasse il sedime aeroportuale?

- la carenza del "ground noise" riguarda forse anche l'analisi della Valutazione di Impatto Ambientale (ma anche la VAS) nei termini delle verifiche per il Master Plan al 2030?

Chi potrà fornire dati a riguardo? ENAC e /o le Commissione Aeroportuali e/o forse il Ministero dell'Ambiente e le commissioni di valutazioni di VIA? 15 luglio 2015

Aeroporto di Fiumicino, la bonifica al Terminal 3 e/o allo scalo intero? 90 giorni alla mezzanotte!

I Terminal dei tanti scali aerei sono, forse, nella medesima condizione? A chi spetta rilevarlo? Mutuando dall'orologio dell'apocalisse evidenziato dal board del Bulletin of the Atomic scientists science (con l'ausilio di ben 17 premi Nobel) che il Pianeta è a 3 minuti da mezzanotte, allo scalo di Fiumicino non sono forse a 90 giorni dalla stessa scadenza?

Possibile che l'aeroporto del Litorale Romano, il maggior scalo della Penisola debba bonificare integralmente l'infrastruttura entro 90 giorni così come indicato dalla procura di Civitavecchia.

Perciò in discussione non sarebbe solo la situazione post incendio del Terminal 3 e del Molo D, ma a rischiare la chiusura è l’intero aeroporto di Fiumicino.

Dopo il rogo dello scorso 7 maggio, due mesi fa, secondo i media, dopo una verifica dei vigili del Fuoco sarebbero state evidenziate "irregolarità" anche al di fuori del Terminal 3. In sostanza la Procura di Civitavecchia avrebbe emanato prescrizioni per la messa a norma entro 90 giorni.

Quali sono le evidenze emerse? Argomentare questa materia è alquanto difficile: la trasparenza, l'indisponibilità della documentazione ufficiale di ARPA, ASL e dell'Istituto Superiore della Sanità oltre alle documentazioni inoltrate ai destinatari competenti da parte della stessa Procura di Civitavecchia rendono complicata l'analisi.

Anche se da un lato ENAC e ADR hanno rilasciato comunicati rassicuranti, la vicenda è, tuttavia, ancora contraddittoria.

La sicurezza degli impianti (moli e aerostazioni e padiglioni vari), le procedure di antincendio, le misure e un piano di emergenza in caso d'incendio e similari devono realmente essere sottoposti a un aggiornamento e un'indispensabile revisione?

Il rilievo maggiore, tuttavia, riguarderebbe la tipologia del materiale sistemato di sotto alla copertura delle "aerostazioni" (ma concerne solo Fiumicino e/o coinvolge la maggioranza dei terminal aeroportuali del Belpaese?). Una specie d'intercapedine/controsoffitto che invece di impedire la propagazione del calore/incendio potrebbe agevolarlo? Perciò diventa necessario se non improrogabile la sua rimozione e sostituzione con materiale idoneo e/o sostanze adeguate?

Qualora non fossero ottemperate tali normative quali rischi potrebbero incorrere i passeggeri e lo staff aeroportuale? Se i riferimenti normativi applicativi devono essere quelli fissati dalla normativa nazionale e/o dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a questo punto la questione diventa secondaria, forse superflua! 9 luglio 2015

Aeroporto di Fiumicino, Terminal 3 e la Terza Relazione dell'ISS: un intrigo da dipanare

A due mesi dall'incendio chi deve decidere? Per rendere del tutto trasparente quello che è realmente accaduto in questi due mesi, per capire le ragioni che avevano portato alla riapertura del Terminal 3 occorrerebbe poter disporre delle tre relazioni dell'Istituto Superiore della Sanità. In realtà, salvo qualche stralcio virgolettato apparso sui media, il dettaglio della qualità dell'aria, ovvero della presenza di diossine e furani nelle giornate susseguenti all'incendio e quelle ancora posteriori, il testo integrale di quelle tre relazioni non è disponibile.

Non c'è traccia.

Ma è fuori di dubbio che le disposizioni che hanno riguardato la chiusura, la riapertura, il sequestro e il dissequestro, probabilmente sono correlate alla citata Terza Relazione ISS.

Analizzando le varie dichiarazioni e comunicati stampa si evince come la disputa nasca da una interpretazione fondamentale: il Terminal 3 e il Molo D sono un ambiente di lavoro industriale o un habitat di vita e socialità pubblica?

L'applicazione dei livelli limite fissati dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono quelli di un ambiente "non industriale", perciò - ad esempio - 100 femtogrammi come sostenuto indicato da ADR e, probabilmente, ENAC? Gli spazi delle aerostazioni degli scali aerei, frequentati dallo staff di scalo ma anche dai passeggeri in check-in, in transito, in attesa, in fase d'imbarco e sbarco, sono assimilabili ai limiti più o meno restrittivi?

Ecco quindi che quando si riportano livelli tra 20-30-50 femtogrammi all'esterno del T 3 e Molo D, quando all'interno sono evidenziati - riportano alcuni media - valori fino a 3000. Quando al gate D - in quali giornate ? - i livelli sono incrementati da 1900 a 3000; dati di diossina moltiplicati per 30 volte i limiti di un ambiente "non industriale" occorre preoccuparsi e intervenire con vaste e integrali opere di bonifica e viceversa operare, comunque, in sicurezza?

Quante sono le aerostazioni del Belpaese che potrebbero essere interessate da provvedimenti conseguenti alle misure antincendio adottate, alle probabilità di contaminazione e identificazione dei livelli minimi di precauzione e quindi di operatività degli impianti?

A riguardo ENAC nel comunicato stampa n. 80/2015 del 30 giugno, ultimo, della serie sostiene:

"ENAC CHIEDE RIUNIONE URGENTE CON GESTORE AEROPORTI DI ROMA E CON TUTTI GLI OPERATORI DI FIUMICINO IN MERITO A SALUBRITÀ ARIA TERMINAL 3 E MOLO D: NECESSARIA PRESA DI POSIZIONE CHIARA E NETTA DA PARTE ORGANISMI PREPOSTI A TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA

In relazione alle dichiarazioni odierne di una dirigente dell’Istituto Superiore di Sanità rilasciate nel corso di un'audizione al Senato davanti alla commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro, in merito alle analisi effettuate dall’istituto sulla qualità dell’aria del Terminal 3 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino, il Presidente dell’ENAC Vito Riggio e il Direttore Generale Alessio Quaranta hanno incaricato il Direttore Sistema Aeroporti Lazio dell’ENAC di convocare al più presto la società di gestione degli scali romani, Aeroporti di Roma, e tutti gli operatori presenti sullo scalo. L’obiettivo è quello di fare il punto della situazione e avere elementi definitivi e comparabili sulla salubrità dell’aria, sulla posizione degli organismi preposti alla tutela della salute pubblica e sulla idoneità delle misure adottate.

Alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal dirigente dell’ISS, l’ENAC invita la ASL competente territorialmente a esprimere una posizione netta e chiara, nel primario interesse della salute dei lavoratori e dei passeggeri, in merito alle rilevazioni effettuate, consapevoli anche dell’assunzione della responsabilità in ordine alle eventuali decisioni che verranno prese, siano esse indirizzate verso la riapertura del Terminal 3 e del Molo D, consentendo quindi il transito e la sosta dei passeggeri nonché lo svolgimento del lavoro in sicurezza degli operatori, siano esse orientate verso il mantenimento della chiusura del Molo D e del Terminal 3, limitando pertanto il diritto alla mobilità dei cittadini." 2 giugno 2015

Gli aeroporti e gli accordi di co-marketing: una serie di domande!

Quanti sono stati sottoscritti nel 2015, quanti dal 1997? Gli accordi che Comuni, provincie, Regioni, Camera di Commercio e, probabilmente di altre partecipate pubbliche hanno di fatto attivato iniziative per lo svolgimento coordinato di attività finalizzate al cosiddetto supporto ai flussi turistici in ingresso su un qualche territorio delle periferia del Belpaese.

E' davvero la motivazione con cui numerosi aeroporti della Penisola sono stati "finanziati" voli, collegamenti, frequenze con altri scali italiani e internazionali?

La prassi dovrebbe richiamare una qualche legge Regionale in grado di promuover e incentivare il turismo di una qualche area geografica che abbisogna di lanciare e/o aumentare l'offerta di turismo marino, invernale e storico/architettonico in genere.

Ha funzionato? Funziona? Per quanti anni è possibile sfruttare tale dispositivo finanziare - senza incorrere nella vischiosa normativa degli aiuti di stato - per incrementare in sostanza il numero dei passeggeri potenziando i voli di uno scalo aereo?

Questo genere di accordi con quale entità, soggetto, azienda, aerolinea e/o altro vengono ratificati?

Le amministrazioni pubbliche e le partecipate, probabilmente, firmano accordi di co-marketing con soggetti che hanno sede legale in Italia o all'estero. Lo fanno forse, direttamente con le stesse compagnie aeree?

Tali sottoscrizioni hanno accordo pluriennali di tre-cinque anni o sono vincolati da accordi quadro anche ventennali?

Le coperture di spesa pluriennali ratificati abbisognano anche di fidejussioni bancarie di lungo periodo: quali sono questi istituti?

Le suddette operazioni di finanziamenti pubblici che devono tuttavia rispettare le normative comunitarie, per escludere violazioni agli artt. 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, oltre a dover tenere conto degli orientamenti derivanti dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che, in proposito, ha stabilito che tutte le entità controllate, giuridicamente o di fatto, dalla stessa entità debbano essere considerate un’impresa unica.

E' indubbio che oltre alle norme citate nel trattato, anche alla Comunicazione della Commissione Europea contenente Orientamenti comunitari concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi a compagnie aeree operanti su aeroporti regionali del 2005, pubblicata sulla G.E. C 312 del 09.12.2005.

I contratti di co-marketing in vigore nel Belpaese possono ritenersi immuni da ipotesi di aiuto di Stato, in quanto ai sensi dell’art. 87, paragrafo 1 del trattato CE una misura di sostegno si configura quale aiuto di stato se ricorrono contemporaneamente quattro elementi:

-trasferimento di risorse pubbliche sotto qualsiasi forma

-vantaggio economico

-selettività, a differenza delle misure di carattere generale

-effetti sugli scambi tra gli stati membri e sulla concorrenza, anche con la semplice configurazione di un rischio di distorsione del mercato, mediante rafforzamento della posizione dell’impresa beneficiaria rispetto ai suoi concorrenti. 26 giugno 2015

S.A.V.E., società di gestione dell’aeroporto di Tessera: l’Agcm sanziona

E' un caso unico? L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato ha avviato altri procedimenti nel settore aeroportuale del Belpaese? La multa dell'Antitrust è stata resa nota lo scorso 8 giugno, 2015 ma Aerohabitat non ha trovato riscontro tra i media locali e nazionali.

Il procedimento sarebbe scattato nel dicembre 2014. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato avrebbe avviato un’istruttoria contro la società esercente dell'aeroporto di Venezia, per "mancata separazione della gestione delle attività di assistenza passeggeri e merci". Lo aveva rivelato il bollettino Agcm sulla base della legge 287/90 che dice che le "imprese che esercitano gestione di servizi di interesse economico generale, ovvero operano in regime di monopolio sul mercato, qualora intentano svolgere attività in mercati diversi da quelli in cui agiscono per l’adempimento degli specifici compiti loro affidati» devono operare «mediante società separate".

Nel Dlgs 18/99 inoltre si ricordava come "le attività relative ai servizi di assistenza a terra passeggeri e merci non rientrino più nella gestione esclusiva dell’aeroporto" ...."sono liberalizzate".

L’Agcm segnalava l'ipotesi "SAVE Spa svolge direttamente le attività relative ai servizi di assistenza a terra passeggeri presso l’aerostazione di Aviazione generale di Venezia e merci presso l’aerostazione Cargo di Venezia" - e pertanto - "di non aver operato mediante una società separata per lo svolgimento di queste stesse attività".

L'unica nota rintracciata da Aerohabitat sulla sanzione alla SAVE di Venezia è apparsa on-line sul sito di Arianna Spessotto di M5S che segnala in data 8 giugno:

"Dopo aver avviato – lo scorso anno – una contestazione nei confronti della società di gestione dell’aeroporto di Tessera, l’Agcm ha ora concluso il procedimento contro la Save, condannando la società di Marchi per non aver rispettato l’obbligo di separazione societaria delle attività svolte di assistenza a terra ai passeggeri all’Aviazione generale e alle merci presso l’Aerostazione cargo.

Fin dal 2001, anno di avvio della liberalizzazione delle attività di handling, Save ha infatti prestato direttamente, in regime di monopolio e senza procedere a separazione societaria, i servizi di assistenza a terra per passeggeri e merci, nonostante tali servizi siano stati liberalizzati in base al d.lg n. 18/99, in contrasto con le norme pro-concorrenziali che si applicano al settore. Non è la prima volta che Save viola i principi di libertà di concorrenza nella gestione dell’aeroporto di Tessera: più volte ho denunciato con i colleghi del M5S la “guerra dei parcheggi” messa in atto dalla Marco Polo Park, controllata al 100% dalla Save, contro i gestori di parcheggi esterni, concorrenti di Save.

Mi auguro che Enac voglia ora vigilare sulla messa in atto da parte della società di Marchi delle norme sull’apertura del mercato anche in questo settore, a tutela della trasparenza nella regolazione dei mercati." 16 giugno 2015

ANAC, appalti e aeroporti e una indagine

L’Autorità Nazionale Anticorruzione - ANAC e quella datata (?) indagine sulle gestioni aeroportuali. Il documento che stiamo presentando è stato divulgato ieri sul sito www.vivicaselle.eu e inquadra una questione davvero preoccupante. Il riferimento è ad un comunicato stampa del 19 dicembre 2013 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e che non risulta abbia avuto il risalto dovuto. Non si, infatti, alcuna notizia delle eventuali conseguenze e ripercussioni. Sono state azzerate le gare, gli appalti. Chi è intervenuto?

La materia appare comune alquanto allarmante, per il riscontro e per le ricadute, in modo particolare, dopo il decreto legge n. 90/2014 convertito in legge n. 114/2014, che ha soppresso l’AVCP, trasferendo le competenze in materia di vigilanza dei contratti pubblici all’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha ridisegnato la missione istituzionale dell’ANAC.

La missione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ANAC è così individuata nel sito web relativo:

"nella prevenzione della corruzione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, nelle società partecipate e controllate anche mediante l’attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l’attività di vigilanza nell’ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa sviluppare fenomeni corruttivi, evitando nel contempo di aggravare i procedimenti con ricadute negative sui cittadini e sulle imprese, orientando i comportamenti e le attività degli impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione.

La chiave dell’attività della nuova ANAC, nella visione attualmente espressa è quella di vigilare per prevenire la corruzione creando una rete di collaborazione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche e al contempo aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, riducendo i controlli formali, che comportano tra l’altro appesantimenti procedurali e di fatto aumentano i costi della pubblica amministrazione senza creare valore per i cittadini e per le imprese".

Comunicato Stampa

"Authority appalti - Conclusa indagine sulle gestioni aeroportuali: concessioni rilasciate senza procedure di gara per 40 anni. Sub concessioni affidate in violazione del Codice dei contratti.

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp) ha effettuato una indagine per verificare la qualificazione giuridica dei gestori aeroportuali ed accertare se sono soggetti alle norme del Codice dei Contratti Pubblici.

L’indagine è stata effettuata su un campione rappresentativo (vedi tabella allegata) compresi tutti quei soggetti che gestiscono gli aeroporti con un traffico di passeggeri superiore ai 3 milioni all’anno.

Secondo lo studio dell’Avcp, tutti i 19 gestori di aeroporti nazionali monitorati rientrano a vario titolo, in base alla loro natura giuridica individuata, nell’applicazione del Codice dei contratti.

La gran parte delle concessioni di gestione aeroportuale – ha rilevato l’Avcp - sono state rilasciate per un periodo di 40 anni, senza ricorrere a procedure concorsuali, come sarebbe previsto dalla legge. I gestori aeroportuali, infine, nell’affidamento delle sub concessioni non espletano procedure ad evidenza pubblica, come invece è previsto dal Codice dei Contratti e dalla normativa di settore.

Roma, 19 dicembre 2013". 11 giugno 2015

Aeroporto di Parma, già aeroporto d'interesse nazionale, alla fine chiude

E' solo il primo di una serie o è invece una circostanza anomala, isolata? Altrove - in altre Paesi - il traffico aereo della Provincia e della città di Parma sarebbe stato integrato nel bacino dei passeggeri degli aeroporti limitrofi. Che sono tanti. In un raggio di poco più di 100 km, infatti, sono localizzati gli scali di Montichiari, Bergamo Orio al Serio, Linate, Malpensa, Verona Villafranca, Treviso San Angelo, Venezia Tessera, Rimini e Forlì.

Il Piano Nazionale Aeroporti italiano tuttavia aveva identificato l'aeroporto Giuseppe Verdi di Parma nel bacino di traffico Centro-Nord con gli aeroporti " ritenuti" strategici di Bologna, Pisa/Firenze, mentre Parma con Rimini e Parma considerati di "interesse nazionale".

Le premesse geo-economiche di uno scalo parmense con flussi di traffico passeggeri/cargo ed entrate avio e non avio adeguati all'esistenza e potenziamento dell'infrastruttura avrebbe dovuto apparire, non solo agli inesperti, ma anche agli illustri professionisti dell'economia dei trasporti, come ai responsabili dello stesso Piano Nazionale Aeroporti un'ardua scommessa.

Una prospettiva che, probabilmente, andrebbe associata anche alle prospettive imprenditoriali e manageriali di numerosi scali del Belpaese: alla precarietà dei bilanci storici e relativi al piano al 2030-30. Ma sono considerazioni che saranno analizzate in seguito.

A Parma comunque il prossimo 11 giugno sarà avviata la procedura di liquidazione dello scalo con la perdita della concessione ventennale rilasciata da ENAC e l'esclusione dal Piano Nazionale Aeroporti.

Il prossimo mercoledì, infatti, Guido Dalla Rosa Prati, presidente di Sogeap, nel corso di una conferenza stampa illustrerà la situazione.

Nessun soggetto e/o operatore ha partecipato all'aumento di capitale iniziale di 2,5 milioni di euro entro il 31 maggio. L'assemblea di soci dell'11 giugno dovrebbe quindi nominare un liquidatore.

Il Verdi è un aeroporto comunque internazionale anche se il traffico si è attestato a 200mila passeggeri all'anno con un destino di una pista per attività di volo 'Aeroclub e privati: uno scenario impraticabile o la sola opzione per una pista localizzata in un'area geografica già ben attrezzata con infrastrutture aeroportuali e collegamenti aerei nazionali e internazionali?

Quale costo abbisogna un aeroporto competitivo e concorrenziale? Se sono indispensabili almeno 3/4 milioni di euro/anno per esercire la sola infrastruttura, i costi di esercizio, quali altri finanziamenti (co-marketing) servono per garantire solo alcuni collegamenti/frequenze nazionali e internazionali minimi? Quale azienda/società esterna allo scalo è in grado di sovvenzionare uno scalo come quello di Parma?

Quali altri aeroporti classificati come di "interesse nazionale" dal Piano nazionale Aeroporti, forse nient'altro che doppioni, risultato di politiche di campanilismo cittadino, provinciale e/o regionale mai superato sono nella stessa situazione "patrimoniale" e di bilancio? 5 giugno 2015

Peretola e la Valutazione di Impatto Ambientale, il ruolo di ENAC

Il Coordinamento dei Comitati di Peretola ha inviato una lettera alle "Grande Autorità"! Sono 35 i destinatari delle missiva - tra ministeri ed enti italiani ad agenzie europee e internazioni dell'aviazioni civile e safety e ambientali (ICAO, EASA, Commissione UE, ecc.) - che si interroga sulla modalità dell'avvio della procedura di impatto ambientale adottata e perseguita in Italia.

Perchè è l'ENAC a presentare l'istanza di VIA e non il soggetto interessato: ovvero al società aeroportuale?

Ecco il punto, fra l'altro la procedura adottata a Peretola è applicata in tutti gli scali aerei del Belpaese,

perchè l'ENAC è ritenuta soggetto competente nella presentazione dell’istanza di avvio della procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)?

L'oggetto proposto dal Coordinamento dei Comitati è il seguente:

"Considerazioni generali sugli aspetti programmatici e progettuali dello Studio di Impatto Ambientale relativo al progetto denominato "Aeroporto di Firenze - Master Plan aeroportuale 2014-2029" Codice procedura (ID-VIP) 2980.

Osservazioni preliminari:

Incompetenza di ENAC alla presentazione dell'istanza di avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale. Il procedimento di VIA è stato avviato da ENAC, il quale ha presentato l'istanza al Ministero dell'Ambiente in data 24 marzo 2015. Ciò risulta tanto dal sito del Ministero stesso, che riporta i collegamneti alla documentazione dello studio di Impatto Ambientale (SIA), sia dall'annuncio pubblicato sul quotidiano nazionale.

Ebbene, il Codice dell'Ambiente, all'art. 23, prevede che l'istanza per l'avvio della procedura di VIA debba essere presentata dal soggetto proponente l'opera (l'istanza è presentata dal proponente l'opera o l'intervento all'autorità competente"). Ma il soggetto proponente l'opera non è l'ENAC, bensì la società ADF Spa. ENAC è l'Autorità preposta dal D.Lgs 250/1997 alla regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell'aviazione civile in Italia e si occupa degli aspetti della regolazione dell'aviazione civile, del controllo e della vigilanza sull'applicazione delle norme adottate; ma non ha alcun potere, ai sensi di legge, di intervenire in nome e per conto della società proponente, nella fase di valutazione del progetto. In altri termini, ENAC non ha competenze in ordine alla presentazione dell'istanza di avvio della procedura di VIA."

Quale mistero è all'origine della procedura adottata in Italia? E' regolare?

La domanda che Aerohabitat aggiunge e inquadra un qualche scopo sottointeso e specifico: quale meccanismo procedurale/operativo ha reso indispensabile quanto sistematica questa pratica? Quale sorta di valutazione di impatto ambientale "in progress", magari associata alle opere che identificano un continuo cantiere dei lavori e autorizzazioni in corso d'opera, spezzettate, e dilatate negli anni/decenni si configura ancora come una Valutazione di Impatto Ambientale integrata e strategica (VAI e VAS)? La Commissione UE ne è al corrente? 28 maggio 2015

Turchia, inaugurato un aeroporto su un'isola artificiale: è operativo dal 26 maggio

Dopo Giappone e Cina e in attesa della Gran Bretagna. Se in Italia ancora non se ne parla - nonostante esistano alcuni progetti in tal senso - nei giorni scorsi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier Ahmet Davutoglu hanno inaugurato un aeroporto localizzato su una isola artificiale prospiciente il Mar Nero.

E' il 52 scalo della Turchia ed è situato tra le provincie di Ordu e Giresun.

E' il primo progetto lontano dal Far East , perciò il primo in Turchia oltre che in Europa e l'ottavo del genere nel mondo.

Il progetto avviato nel 2011 è costato circa 120 milioni di euro. Per la sua costruzione sono stati scaricate 35 milioni di tonnellate di roccia per riempire 1.8 milioni di metri quadri di mare con criteri costruttivi per garantire la "solidità" della struttura - "a special material, stone mastic asphalt, was used to provide a comfortable departure and landing strip on the runway" - e dovrebbe movimentare, inizialmente, due milioni di passeggeri/anno.

Il costo del progetto - secondo le autorità responsabili dell'iniziativa - rappresenta una realtà del tutto "incomparabile" con una equivalente costruzione sulla terraferma.

Perchè in Italia, Paese dove i piani di potenziamento ed espansione di numerosi aeroporti "affogati" nelle città metropolitane e/o in prossimità di realtà e contesti urbani/marini/architettonici impediscono una sostenibilità e convivenza con la comunità dei cittadini, dell'ambiente e del territorio, non hanno ancora ipotizzato tali opzioni?

Perché a Fiumicino, Napoli, Pisa, Venezia e altre località "marine" della Penisola non vengono proposti progetti di piste su isole artificiali fuoricosta? 25 maggio 2015

Ecoreati e aeroporti, speriamo che qualcosa sia cambiato anche in questo contesto

Eventuali inefficienze, ritardi, negligenze e altro dovranno essere indagate! Procedure di VIA da aggiornare, altri inesistenti, VIA a fettine, VAS mancanti, Piani di Rischio in deroga e altro, rientrano nella nuova normativa?

Quanti sono gli aeroporti in Italia. Almeno un centinaio. Tra scali civili, commerciali, misti, militari e singole piste sparse tra agglomerati urbani e intense viabilità, probabilmente sono almeno un centinaio le infrastrutture che incombono su un territorio, una comunità ed un ambiente da tutelare e salvaguardare.

Anche al Senato il DDL ecoreati, il codice penale che identifica i “nuovi” delitti contro l’ambiente e la comunità e il territorio è stato - alla fine e comunque - varato. Avrà qualche ricaduta nello status di inefficienze varie, dalle zonizzazione acustiche inesistenti e/o da aggiornare, alle mitigazioni e risanamenti inattuali, ritardi applicativi delle normative antincendio e in genere sul sistema delle infrastrutture aeroportuali del Belpaese?

 

In sintesi le disposizione prevalenti sono le seguenti:

 

"- MODIFICHE AL CODICE PENALE: 5 NUOVI DELITTI Inquinamento ambientale; disastro ambientale; traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività; impedimento del controllo, omessa bonifica.

- INQUINAMENTO AMBIENTALE Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l’inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento «significativi e misurabili» dello stato preesistente «delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo» o «di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

- AGGRAVANTI Reclusione da 2 anni e 6 mesi a 7 anni se dall’inquinamento ambientale derivi ad una persona una lesione personale; reclusione da 3 a 8 anni se ne derivi una lesione grave;reclusione da 4 a 9 anni se ne derivi una lesione gravissima reclusione da 5 a 12 anni in caso di morte della persona. Ove gli eventi lesivi derivati dal reato siamo plurimi e a carico di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo, fermo restando tuttavia il limite di 20 anni di reclusione.

- DISASTRO AMBIENTALE È punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Riguarda un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; un’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa all’incolumità pubblica determinata con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione ambientale o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte al pericolo.

Il disastro ambientale è aggravato ove commesso in un’area protetta o sottoposta a vincolo o in danno di specie animali o vegetali protette.

- TRAFFICO E ABBANDONO MATERIALI AD ALTA RADIOATTIVITÀ L’art. 452-sexies punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 50.000 euro il reato di pericolo di traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività. Il delitto è commesso da chiunque abusivamente «cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale di alta radioattività ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente»

- IMPEDIMENTO DEL CONTROLLO Punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni l’impedimento del controllo ambientale, negando o ostacolando l’accesso ai luoghi, ovvero mutando artificiosamente il loro stato.

- DELITTI COLPOSI il delitto di inquinamento ambientale e quello di disastro ambientale commessi per colpa e non per dolo sono puniti con pene ridotte fino ad un massimo di due terzi . Una ulteriore diminuzione di un terzo della pena è prevista per il delitto colposo di pericolo per l’ambiente.

- ASSOCIAZIONI CONTRO L’AMBIENTE Sono previste specifiche aggravanti nel caso di commissione in forma associativa dei nuovi delitti contro l’ambiente.

- RAVVEDIMENTO OPEROSO Diminuzione di pena dalla metà a due terzi per chi si impegna a evitare che l’attività illecita sia portata a conseguenze ulteriori o provvede alla messa in sicurezza, bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, «prima che sia dichiarata l’apertura del dibattimento di primo grado».

Se si collabora concretamente con l’autorità di polizia o giudiziaria ricostruire i fatti illeciti e per rintracciare e gli autori ha una diminuzione della pena da un terzo alla metà

- CONFISCA In caso di condanna o patteggiamento per i reati di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo nonché per i reati associativi il giudice deve sempre ordinare la confisca delle cose che sono il prodotto o il profitto del reato o che sono servite a commetterlo; Niente confisca quando i beni appartengano a terzi estranei al reato. Se la confisca dei beni non è possibile, il giudice ordina la confisca per equivalente. I beni e i proventi confiscati sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per la bonifica dei luoghi; Niente confisca quando l’imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza dei luoghi e, se necessario, alla loro bonifica e ripristino.

- PROCURATORE ENTIMAFIA Il procuratore della Repubblica che procede per delitti contro l’ambiente, dà notizia dell’indagine all’Agenzia delle entrate e al procuratore nazionale antimafia.

- ILLECITI AMMINISTRATIVI Si prevede un procedimento per l’estinzione delle contravvenzioni collegato all’adempimento da parte del responsabile della violazione di una serie di prescrizioni e del pagamento di una somma di denaro. Riguarda violazioni che non hanno provocato né danno né pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette".

ENAC e scali minori e altri, tra utili di bilancio e fallimenti

Ma è il soggetto che ratifica i contratti di co-marketing a sviare la resa-dei-conti. Il Piano Nazionale Aeroporti è una materia sottoposta a precisi articoli della Costituzione e alla legislazione Stato-Regioni. L'art . 698 del Codice della navigazione ha imposto l’individuazione degli aeroporti e sistemi aeroportuali di interesse nazionale e al loro eventuale ruolo strategico, l'ubicazione territoriale, la dimensioni e tipologia di traffico e alle previsioni progetti europei TEN;

Inoltre l’art. 5, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 prevede che sono trasferiti a Regioni e Enti locali “gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti al demanio aeronautico civile statale e le relative pertinenze, diversi da quelli di interesse nazionale così come definiti dall’articolo 698 del Codice della navigazione”.

Tutto chiaro quindi. La soluzione sembrerebbe scontato quanto evidente.

Se da un lato Il Regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1315/2013 sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei tra sporti prevede l’articolazione di detta rete in due livelli:

1. una rete globale (“Comprehensive Network”), da realizzare entro il 2050;

2. una rete centrale (“Core Network”) da realizzare entro il 2030, che costituirà la spina dorsale della rete transeuropea di trasporto.

Ma cosa accade se uno di questi scali non raggiunga risultati di bilancio significativi e/o peggio non sia in grado di evitare il fallimento dello scalo e/o della società aeroportuale esercente dell'aeroporto? Una valutazione che dovrebbe riguardare gli scali hub, strategici e di interesse nazionale quindi, non solo per gli scali minori e/o regionali.

Cosa accade quindi se nell'arco di tre anni - come disposto dallo stesso Piano Aeroporti e in linea con il ciclo del bilancio pluriennale - il bilancio è rosso?

Al momento gli scali dichiarati falliti sono ancora pochi - sono tre o cinque? -- e identificabili tra quelli di interesse nazionale, ma cosa prefigurare quando uno scalo di primaria grandezza (hub e strategico) non solo fallisce i risultati di bilancio perseguiti e ritarda i piani di investimento, di potenziamento e adeguamento infrastrutturale?

E' certo che quando i programmi di co-marketing per l'attivazione e incentivazione e potenziamento dei voli da una infrastruttura aeroportuale - sia essa periferica quanto strategica - siano a carica di società, enti e partecipate esterne all'esercizio aeroportuale diretto come verificare e valutare tali bilanci?

Una valutazione aggiuntiva riguarda inoltre la cessione di quote, la fusione incrociata, la partecipazione e l'ingresso in gestioni aeroportuali "precarie" e/o con prospettive problematiche per scongiurare difficoltà se non esiti pre- fallimentari. In questo specifico caso la gestione non dovrebbe forse ritenersi "fallimentare". 16 maggio 2015

Terminal 3 di Fiumicino, l'incendio, l'ipotesi amianto/eternit e la tempistica del Decreto

Una dinamica ancora controversa anche se i media rilanciano alcune note della Procura. La procura di Civitavecchia - con Gianfranco Amendola e il sostituto Valentina Zavatto - sarebbero intenzionati a indagare per incendio colposo.

La ricostruzione prevalente rimanderebbe alle prime fiamme scoppiate in un locale identificato come "Sala E9". Al surriscaldamento di un quadro elettrico e un tentato spegnimento che avrebbe invece incrementato il focolaio d'incendio iniziale.

Quale era lo stato dell'arte dei sistemi antincendio nel Terminal 3 e nello specifico nella zona dove è scoppiato l'incendio? Tra le macerie ci sono davvero lastre di eternit? Quale rischio avrebbero incontrato lo staff e le forze antincendio?

Il Regolamento D.P.R. 151/2011 che investe i sistemi di sicurezza antincendio i Terminal e le Aerostazioni era stato recepito integralmente anche a Fiumicino? Almeno era stato previsto un programma di adeguamento alle nuove normative?

Aerohabitat aveva argomentato sulle urgenze in materia (vedi news specifica), anche oggetto del convegno - workshop "Aerostazioni. Problematiche di applicazione della normativa antincendio" organizzato da ENAC il 28 marzo 2012. Alla presenza dei responsabili eminenti della Protezione Civile e Servizi Antincendio, di Enac, del Corpo dei Vigili del Fuoco - oltre alle Società di gestione aeroportuali e di professionisti del settore - erano state discusse le modalità di applicazione del Regolamento D.P.R. 151/2011 al settore delle Aerostazioni (entrato in vigore in seguito -Decreto del Ministero dell’interno del 18 luglio, pubblicato sulla GU) con dettagliate e puntuali disposizioni di prevenzione incendi per le aerostazioni degli aeroporti del Belpaese.

I documenti del workshop ENAC sono ancora disponibili sul web e gli interessati potranno inquadrare problematiche che lo stesso Codice della navigazione ha registrato: all' "Art. 705. Compiti del gestore aeroportuale. Il gestore aeroportuale è il soggetto cui è affidato, sotto il controllo e la vigilanza dell’ENAC,[…] il compito di amministrare e di gestire[…] le infrastrutture aeroportuali e di coordinare e controllare le attività dei vari operatori privati presenti nell'aeroporto o nel sistema aeroportuale considerato.[…].; all'Art. 702 - invece la - Progettazione delle infrastrutture aeroportuali. […] l'approvazione dei progetti di costruzione, di ampliamento, di ristrutturazione, di manutenzione straordinaria e di adeguamento delle infrastrutture aeroportuali […] è di spettanza dell'ENAC, anche per la verifica della conformità alle norme di sicurezza […]". Ecco quindi che con due importanti decreti in materia di antincendio per le infrastrutture:

- decreto del Ministero dell'Interno 17 luglio 2014 «Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle attività di aerostazioni con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m²»;

- decreto del Ministero dell'Interno 18 luglio 2014 «Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli interporti, con superficie superiore a 20.000 m², e alle relative attività' affidatarie».

Quale quindi la situazione delle aerostazioni degli aeroporti italiani?

Aerohabitat ha posto in rilievo la necessità di disporre una casistica della realtà Quali sono le aerostazioni che abbisognano di rapidi interventi strutturali e l'aggiornamento delle procedure esistenti? ENAC ha forse già predisposto un cronoprogramma delle opere in taluni scali?

A riguardo all'Art. 2 del decreto gli obiettivi sono stati efficacemente identificati:

"1. Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le attivita' di cui all'art. 1 del presente decreto, sono realizzate e gestite in modo da:

a) minimizzare le cause di incendio;

b) garantire la stabilità delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti;

c) limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno dei locali o edifici;

d) limitare la propagazione di un incendio ad edifici o locali contigui;

e) assicurare la possibilità che gli occupanti lascino i locali e gli edifici indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;

f) garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza."

L'Art. 3 ha anche indicato le disposizioni tecniche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2. I Passeggeri lo staff di scalo e gli utenti e cittadini che frequentano le aerostazioni attendono fiduciosi l'elaborazione di un articolato piano dei lavori per ogni singolo aeroporto."

Le notizie di questi giorni, dopo il rogo del Terminal 3 di Fiumicino, tuttavia propongono interrogativi relativi all'esistenza e/o congruità di porte tagliafuoco, di sistemi automatizzati di antincendio a soffitto e a pioggia. Anche la tipologia degli estintori installati, dei rivelatori di fumo e sensori di alert per sovra riscaldamento. Corrisponde alla realtà che le tecniche, le procedure di avviso e controllo dei fumi e dell'incendio, così come della tutela dello staff di scalo e degli utenti aerei, in sostanza quelle analizzate e rese obbligatorie dopo il workshop ENAC del 2012 dovranno essere adeguate - nella totalità degli scali del Belpaese - solo entro il 2016?

L'accusa potrebbe davvero cambiare da incendio colposo al grave disastro colposo.

Ulteriore questione concerne il ruolo delle squadre dei vigili del fuoco localizzati nello scalo di Fiumicino. Possibile che i loro compiti riguardino esclusivamente "incidenti" aerei e l'incendio dei Terminal richieda una logistica e diversificata?

Sotto osservazione della Procura di Civitavecchia sarebbe anche la società che è stata designata alla gestione, manutenzione dei sistemi di condizionamento e antincendio dell'aeroporto. 15 maggio 2015

Aeroporti e Comuni limitrofi, parte l'azione legale per recuperare l'imposta "addizionale comunale"

Ecco uno stralcio della delibera sottoposta alla Giunta di Sommacampagna (Vr). La questione è annosa. Come ogni anno, la direzione finanze del Ministero dell'Interno annuncia la ripartizione dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri e, regolarmente, i Comuni aeroportuali che avevano promosso la tassa recriminano sulle "miserevoli" spettanze incassate.

E' dal 2005 che i Comuni aeroportuali avrebbero dovuto incamerare somme corrispondenti ad un euro per ogni passeggero imbarcato sugli aeroporti del Belpaese.

Dopo tanti anni la tassa d'imbarco ha raggiunto la quota di 6.80 euro a passeggero e solo 20 centesimi, alla fine, sono destinati ai Comuni coinvolti. La parte eccedente ai 20 centesimi ha altre destinazioni: le più varie.

La somma globale da acquisire nel 2014 sarebbe ammontata a circa 84 milioni di euro, anche se incassati - qualcuno (?) non avrebbe trasferito le somme incassate - risulterebbero solo 19 milioni di euro.

Cosa fare quindi?

Uno dei primi Comuni a reagire è stato il comune di Sommacampagna di Verona che lo scorso 30 aprile - delibera n.74 - oggetto: azione legale promossa da ANCAI (associazione Nazionale Comuni Aeroportuali Italiani) a supporto dei sindaci dei comuni aeroportuali, per riaffermare il diritto al contributo, di cui alla legge 350/2003, Art. 2 Comma 11.

Ecco uno stralcio del ricorso che, probabilmente, i Comuni aeroportuali interessati, presenteranno alla TAR:

"si propone

- di aderire al progetto d azione legale, promossa da ANCAI a supporto dei Sindaci dei Comuni Aeroportuali, per riaffermare il diritto al contributo, di cui alla legge 350/2003, art. 2 comma 11, recuperando gli arretrati , e per ricevere direttamente su un conto specifico dei comuni aeroportuali l'esatto importo spettante, senza intermediazioni che ne riducono arbitrariamente il valore;

- di dare atto che il professionista individuato per avviare azione legale nei confronti del Ministero dell'Economia e Finanze e del Ministero dell'Interno ai fini del recupero dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco, che non è stata versata negli anni 2004 e seguenti, eè l'Avv. Luca di Nora con studio in Milano via Visconti di Modrone 8/1;

- di demandare al Responsabile del settore competente l'adozione dei necessari provvedimenti conseguenti alla presente Deliberazione, in particolare l'assunzione dell'onere finanziario che potrà essere definito nel suo ammonatre in base alle adesioni dei singoli Comuni interessati ad intraprendere l'azione legale de quo;

- di dichiarare il presente provvedimento immediatamente perseguibile, ai sensi dell'Art. 134 c4 del Decreto Legislativo n. 267 del 18/08/2000 e s.m.i, tenuto conto dell'urgenza espressa dal Presidente ANCAI con nota del 13/04/2015." 9 maggio 2015

Aeroporti, sicurezza e rischi per la popolazione: la UE non ha dubbi!

Ma quale adozione effettiva hanno queste norme in Italia? Distributori di benzina e centri commerciali non andrebbero evitati? Il Regolamento UE n. 139/2014 della Commissione Europea da oltre 15 mesi, dal 12 febbraio 2014 ha aggiornato i requisiti tecnici e le procedure amministrative relativi agli aeroporti ai sensi del regolamento (CE) n. 216/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio. Una serie di misure con l’obiettivo di stabilire e mantenere un livello elevato ed uniforme di sicurezza dell’aviazione civile in Europa. Perciò concerne anche gli aeroporti civili/commerciali (e perché non le aerobasi?) del Belpaese.

L'ENAC ha emanato nel corso del tempo una serie di Regolamenti e Circolari in materia. Piano ostacoli, piano di rischio, rischio terzi e tanto altro ma occorre, a questo punto, verificare se tali normative siano del tutto rispondenti a quest'ennesimo intervento della Commissione a tutela dei cittadini e dei residenti nell'intorno di uno scalo aereo e/o di piste di volo.

La cronaca italiana sembrerebbe contraddire invece questi presupposti. La recente sentenza del TAR del Lazio che taglia la zona laterale D del rischio per incidente aereo disposto da ENAC non nega, infatti, la natura del Regolamento UE? L'esistenza di edificazioni sensibili (scuole, ospedali, serbatoi di carburante, centri commerciali, industrie a rischio incidente rilevante, pompe di benzina e altro) in aggiunta alle urbanizzazioni e viabilità intense non dovrebbero essere verificate nel loro rischio potenziale?

Perchè inoltre ignorare l'indicazione del Regolamento UE che, tra l'altro, sostiene:

"Gli Stati membri assicurano che si svolgano delle consultazioni per quanto riguarda l’impatto in termini di sicurezza delle costruzioni che si propone di edificare oltre i limiti delle superfici di protezione e limitazione degli ostacoli, nonché di altre superfici associate all’aeroporto e che superano l’altezza stabilita dagli Stati membri".

Ecco comunque un breve stralcio dello stesso Regolamento n. 139/2014.

Articolo 1

Oggetto e campo di applicazione

1. Il presente regolamento stabilisce norme dettagliate relative a:

a) le condizioni per stabilire e notificare al richiedente la base di certificazione applicabile ad un aeroporto di cui all’allegato II e all’allegato III;

b) le condizioni per il rilascio, il mantenimento, la modifica, la limitazione, la sospensione o la revoca dei certificati per gli aeroporti e dei certificati per le organizzazioni responsabili della gestione degli aeroporti, compresi i limiti operativi derivanti dalla struttura specifica dell’aeroporto di cui all’allegato II e all’allegato III;

c) le condizioni di esercizio degli aeroporti in conformità ai requisiti essenziali fissati nell’allegato V bis e, se applicabile, nell’allegato V ter del regolamento (CE) n. 216/2008, di cui all’allegato IV;

d) le responsabilità dei titolari di certificati di cui all’allegato III;

e) le condizioni di accettazione e di conversione dei certificati esistenti di aeroporti già rilasciati dagli Stati membri;

f) le condizioni per la decisione di non accordare le esenzioni di cui all’articolo 4, paragrafo 3 ter, del regolamento (CE) n. 216/2008, compresi i criteri per gli aeroporti cargo, la notifica degli aeroporti esentati, nonché per il riesame delle esenzioni accordate;

g) le condizioni in base alle quali le operazioni sono vietate, limitate o subordinate a determinate condizioni ai fini della sicurezza di cui all’allegato III;

Articolo 8

Protezione delle aree limitrofe all’aeroporto

1. Gli Stati membri assicurano che si svolgano delle consultazioni per quanto riguarda l’impatto in termini di sicurezza delle costruzioni che si propone di edificare entro i limiti delle superfici di protezione e limitazione degli ostacoli nonché di altre superfici associate all’aeroporto.

2. Gli Stati membri assicurano che si svolgano delle consultazioni per quanto riguarda l’impatto in termini di sicurezza delle costruzioni che si propone di edificare oltre i limiti delle superfici di protezione e limitazione degli ostacoli, nonché di altre superfici associate all’aeroporto e che superano l’altezza stabilita dagli Stati membri.

3. Gli Stati membri assicurano il coordinamento della protezione degli aeroporti situati in prossimità dei confini nazionali con altri Stati membri.

Articolo 9

Monitoraggio delle aree limitrofe all’aeroporto

Gli Stati membri assicurano che si svolgano delle consultazioni con riguardo alle attività umane e all’uso del suolo, quali:

a) ogni sviluppo o modifica dell’uso del suolo nell’area dell’aeroporto;

b) ogni sviluppo che possa creare turbolenze indotte da ostacoli che potrebbero essere pericolose per le operazioni degli aeromobili;

c) l’utilizzo di luci pericolose, ambigue o fuorvianti;

d) l’uso di superfici fortemente riflettenti che possono provocare abbagliamento;

e) la creazione di aree che potrebbero attirare fauna selvatica nociva per le operazioni degli aeromobili;

f) le fonti di radiazioni non visibili o la presenza di oggetti in movimento o fermi che possono interferire o avere effetti negativi sulle comunicazioni aeronautiche e sui sistemi di navigazione e sorveglianza." 5 maggio 2015

Aeroporti e Piano del rischio, il TAR - Lazio riduce/taglia i vincoli laterali

I Comuni ricorrenti di Azzano San Paolo e Orio al Serio vincono una "battaglia" storica. E adesso? Una banale quanto ordinaria impugnazione da parte di due sindaci dell'intorno di Orio al Serio inibisce la variante del Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti ENAC.

Una sorprendente ed inattesa sentenza blocca in sostanza l'ampliamento della cosiddetta zona D (laterale alla pista) del Piano di Rischio promulgato da ENAC. Nella fattispecie "induce il Tribunale a ritenere che il potere nella fattispecie esercitato dall’ENAC sia violativo dei limiti derivanti dall’art. 707 comma 5 cod. nav. e non sia legittimato da altre disposizioni normative di rango primario...".

L'estensione a 1000 metri laterali della zona da sottoporre al "rischio" per il TAR non sarebbe in linea con l'Annesso 14 ICAO che invece ammette tali vincoli aeronautici esclusivamente per le “direzioni di atterraggio e decollo”.

I giudici, in definitiva, sembrerebbero rilevare, arrogarsi - fornendo in tal modo una interpretazione ritenuta autentica - come la fasce laterali alle piste di volo sia no escluse dal rischio incidenti aerei nelle fasi di decollo ed atterraggio.

Quanto vale questa sentenza? La zona D, quella del rischio laterale alla pista dovrà essere azzerata e/o dimezzata? Cosa potrebbe accadere nei tanti aeroporti del Belpaese dove il Comuni coinvolti hanno deliberato tale vincolo "edilizio" a tutela e salvaguardia degli aeromobili, degli occupanti del volo, dello staff di scalo e dei cittadini "residenti"?

In attesa che, innanzi tutto ENAC ricorra al Consiglio di Stato riportiamo uno stralcio della suddetta sentenza.

"Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter) ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 846 del 2012, proposto da COMUNE DI AZZANO SAN PAOLO e COMUNE DI ORIO AL SERIO, in persona dei rispettivi Sindaci p.t., elettivamente domiciliati in Roma, via della Vite n. 7 presso lo studio dell’avv. Maria Stefania Masini che, unitamente agli avv.ti Pietro Ferraris ed Enzo Robaldo, li rappresenta e difende nel presente giudizio

contro

- E.N.A.C. – ENTE NAZIONALE PER L’AVIAZIONE CIVILE, in persona del legale rappresentante p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

- MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell’Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

nei confronti di

- REGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente p.t. – non costituita in giudizio;

- PROVINCIA DI BERGAMO, in persona del legale rappresentante p.t. – non costituita in giudizio;

- COMUNE DI BERGAMO, in persona del Sindaco p.t. – non costituito in giudizio;

- S.A.C.B.O. – SOCIETA’ PER L’AEROPORTO CIVILE DI BERGAMO – ORIO AL SERIO S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t. – non costituita in giudizio; - FINSER S.R.L., in persona del legale rappresentante p.t. – non costituita in giudizio

per l'annullamento

dei seguenti atti:

a) deliberazione n. 47/2011 con cui il Consiglio di Amministrazione dell’ENAC ha approvato l’emendamento al capitolo 9, paragrafo 6 – concernente i Piani di Rischio – del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, e relativo estratto di verbale n. 7-C della seduta del Consiglio del 20 ottobre 2011 nonché, per quanto necessario, nuovo capitolo 9 paragrafo 6 del Regolamento in questione;

b) atti connessi tra cui il parere favorevole espresso dal Comitato Consultivo Tecnico nella seduta del 27 settembre 2011 e la proposta della Direzione Generale;

 

FATTO

Con ricorso spedito per la notifica a mezzo posta il 09/01/12 e depositato il 07/02/12 i Comuni di Azzano San Paolo e di Orio al Serio hanno impugnato la deliberazione n. 47/2011, con cui il Consiglio di Amministrazione dell’ENAC ha approvato l’emendamento al capitolo 9, paragrafo 6 – concernente i Piani di Rischio – del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, l’estratto del verbale n. 7-C della seduta del Consiglio del 20 ottobre 2011 nonché, per quanto necessario, il nuovo capitolo 9 paragrafo 6 del Regolamento e gli atti connessi tra cui il parere favorevole espresso dal Comitato Consultivo Tecnico nella seduta del 27 settembre 2011 e la proposta della Direzione Generale.

L’ENAC – Ente Nazionale per l’Aviazione Civile e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, costituitisi in giudizio con comparsa depositata il 10 gennaio 2012, hanno concluso per la reiezione del gravame.

All’udienza pubblica del 19 febbraio 2015 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

I Comuni di Azzano San Paolo e di Orio al Serio impugnano la deliberazione n. 47/2011, con cui il Consiglio di Amministrazione dell’ENAC ha approvato l’emendamento al capitolo 9, paragrafo 6 – concernente i Piani di Rischio – del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, l’estratto del verbale n. 7-C della seduta del Consiglio del 20 ottobre 2011 nonché, per quanto necessario, il nuovo capitolo 9 paragrafo 6 del Regolamento e gli atti connessi tra cui il parere favorevole espresso dal Comitato Consultivo Tecnico nella seduta del 27 settembre 2011 e la proposta della Direzione Generale.

Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

In via pregiudiziale, il Tribunale ritiene, innanzi tutto, necessario specificare che, in capo ai Comuni di Azzano San Paolo e Orio al Serio, è ravvisabile l’interesse a ricorrere.

Con l’emendamento impugnato nel presente giudizio l’ENAC, in dichiarata attuazione dell’art. 707 comma 5 del codice della navigazione, ha sottoposto a tutela le aree laterali alla pista di volo, lungo le direzioni di atterraggio e decollo, per un estensione complessiva pari a metri mille per lato.

La normativa vigente (artt. 7 e ss. l. n. 1150/42, artt. 42 comma 2 d. lgs. n. 267/00, d.m. n. 1444/68 e artt. 6 e ss. l.r. Lombardia n. 15/2005) riconosce al Comune, attraverso la predisposizione del piano regolatore generale (o piano di governo del territorio ex art. 6 l.r. Lombardia n. 15/2005), la potestà di pianificazione urbanistica del territorio individuando le zone urbanistiche e, conseguentemente, gli interventi assentibili nell’ambito delle stesse.

La disposizione impugnata in giudizio è stata adottata in dichiarata applicazione dell’art. 707 comma 5 del codice della navigazione (come si evince dalla deliberazione n. 47 del 20 ottobre 2011 con cui il Consiglio di Amministrazione di ENAC ha approvato l’emendamento n. 7) e introduce, per le aree laterali degli aeroporti, specifiche prescrizioni di tutela che comportano vincoli alla potestà programmatoria dei Comuni in quanto le stesse debbono essere recepite nei piani di rischio che gli enti locali territorialmente competenti sono tenuti a emanare sulla base del citato comma 5° dell’art. 707 cod. nav..

Ne consegue che la disposizione impugnata, per quanto avente natura regolamentare, limita, sin d’ora, la potestà di programmazione del territorio di cui i Comuni ricorrenti sono titolari e, pertanto, comporta un pregiudizio attuale per i predetti enti radicando, in capo agli stessi, il necessario interesse a ricorrere.

Nel merito il ricorso è fondato e deve essere accolto.

Con la terza censura i Comuni ricorrenti prospettano la violazione e la falsa applicazione dell’art. 707 cod. nav. e dell’Annesso XIV ICAO in quanto con il gravato emendamento l’ENAC avrebbe inserito anche le zone laterali alla pista di volo nella configurazione dell’impronta a terra delle aree di tutela e ciò in violazione dell’art. 707 del codice della navigazione e dell’annesso XIV predisposto dall’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale (ICAO).

Il motivo è fondato.

La disciplina dei rischi correlati alla navigazione aerea è contenuta negli artt. 707 e ss. del codice della navigazione.

In particolare, il legislatore ha distinto tra a) i rischi derivanti alla navigazione aerea dagli insediamenti umani e b) i rischi derivanti dalla navigazione aerea per l’uomo.

La disciplina della prima tipologia di rischi è contenuta negli articoli:

- 707 commi 1-4 cod. nav. secondo cui:

“al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, l'ENAC individua le zone da sottoporre vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitazioni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale. Gli enti locali, nell'esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell'ENAC.

Il personale incaricato dall'ENAC di eseguire i rilievi e di collocare i segnali può accedere nella proprietà privata, richiedendo, nel caso di opposizione dei privati, l'assistenza della forza pubblica.

Le zone di cui al primo comma e le relative limitazioni sono indicate dall'ENAC su apposite mappe pubblicate mediante deposito nell'ufficio del comune interessato.

Dell'avvenuto deposito è data notizia, entro dieci giorni, mediante avviso inserito nel Bollettino ufficiale della regione interessata. Il comune interessato provvede inoltre a darne pubblicità ai singoli soggetti interessati, nei modi ritenuti idonei”;

- art. 711 cod. nav. secondo cui:

“nelle zone di cui all'articolo 707, sono soggette a limitazioni le opere, le piantagioni e le attività che costituiscono un potenziale richiamo per la fauna selvatica o comunque un pericolo per la navigazione aerea.

La realizzazione delle opere, le piantagioni e l'esercizio delle attività di cui al comma 1, fatte salve le competenze delle autorità preposte, sono subordinati all'autorizzazione dell'ENAC, che ne accerta il grado di pericolosità ai fini della sicurezza della navigazione aerea”.

La disciplina dei rischi derivanti per l’uomo dalla navigazione aerea è, invece, presente negli articoli:

- 707 comma 5 cod. nav. secondo cui “nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attività compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano, anche sulla base delle eventuali direttive regionali, nel rispetto del regolamento dell'ENAC sulla costruzione e gestione degli aeroporti, di attuazione dell'Annesso XIV ICAO “;

- 715 cod. nav. secondo cui:

“al fine di ridurre il rischio derivante dalle attività aeronautiche alle comunità presenti sul territorio limitrofo agli aeroporti, l'ENAC individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell'impatto di rischio.

Nell'esercizio delle proprie funzioni di pianificazione e gestione del territorio, i comuni interessati tengono conto della valutazione di cui al primo comma”.

Dall’esame della deliberazione del Consiglio di Amministrazione dell’ENAC n. 47 del 20 ottobre 2011 emerge che l’emendamento n. 7 al capitolo 9, paragrafo 6 (concernente i Piani di Rischio) del “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti”, approvato con la predetta delibera, ha ampliato le zone di tutela aumentando a 1000 metri per lato le aree (a loro volta suddivise in zone C e D a seconda della distanza dalla direzione di atterraggio e decollo) sottoposte a vincoli di contenimento del carico antropico.

L’emendamento in esame è stato emanato in attuazione dell’art. 707 comma 5 del codice della navigazione che, come già evidenziato, attribuisce all’ENAC il potere di imporre con regolamento le prescrizioni per l’attuazione, “nelle direzioni di atterraggio e decollo”, dell'Annesso XIV ICAO.

Che l’emendamento impugnato sia riconducibile alla disciplina della prevenzione dei rischi derivanti dalla navigazione aerea e, in particolare, all’art. 707 comma 5° cod. nav., è desumibile dalla deliberazione n. 47 del 20 ottobre 2011 ove si richiama l’esigenza di tutelare le aree prossime agli aeroporti dal rischio di incidente aereo e si menziona espressamente il quinto comma dell’art. 707 cod. nav. come norma che disciplina la fattispecie.

Ne deriva che l’art. 707 comma 5° cod. nav. costituisce il parametro normativo alla luce del quale valutare la legittimità della fattispecie; tale norma, ad avviso dei ricorrenti, sarebbe, però, stata violata dall’ENAC con l’adozione del gravato emendamento n. 7.

In particolare, i Comuni di Azzano San Paolo e Orio al Serio deducono che l’Annesso XIV ICAO, allorchè esamina il rischio di caduta di un velivolo intorno agli aeroporti, “non contiene alcuna specifica previsione che possa giustificare l’apprestamento di una zona di tutela ai lati della pista” (pag. 19 dell’atto introduttivo) di talchè l’Annesso stesso non legittimerebbe l’imposizione di vincoli di tutela sulle aree laterali alla pista.

La tesi dell’estraneità delle aree laterali alla pista all’Annesso ICAO, la cui attuazione è imposta dall’art. 707 comma 5° del codice della navigazione, merita di essere condivisa in quanto risulta confermata dall’esame del paragrafo 5.4 dell’Annesso, ove non si parla di zone laterali di tutela, e, soprattutto, dal quinto comma dell’art. 707 citato che, nel disciplinare l’attuazione dell’Annesso XIV, si riferisce espressamente alle sole “direzioni di atterraggio e decollo” con ciò fornendo l’interpretazione autentica, in via legislativa, del contenuto precettivo dell’Annesso stesso.

L’estraneità delle fasce laterali alla tutela imposta dall’Annesso XIV ICAO è, del resto, confermata dal fatto che l’ENAC, pur costituito in giudizio, non ha indicato alcuna specifica disposizione del citato Annesso come espressamente riferibile alle zone laterali.

La disciplina vincolistica introdotta con il gravato emendamento non può, poi, essere giustificata sulla base dell’esigenza di buon funzionamento dei “Piani di emergenza aeroportuali” e della necessità di garantire l’operatività del Rescue Fire Fighting Service nelle aree limitrofe al sedime aeroportuale (al fine di un pronto intervento a favore dei passeggeri coinvolti in incidenti aerei), aspetti anch’essi riconducibili all’Annesso ICAO XIV, almeno secondo l’art. 6.1 del Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti.

Ed, infatti, il profilo in esame attiene alla tematica della disciplina della prevenzione dei rischi per la navigazione aerea, diversa dal profilo riferibile ai rischi derivanti dalla navigazione aerea (cui si riferisce l’emendamento impugnato nel presente giudizio ed emanato in attuazione dell’art. 707 comma 5° cod. nav.), e, in ogni caso, non presenta alcun significativo nesso con la disciplina introdotta con gli atti impugnati come si evince dal fatto che gli obblighi, in merito, derivanti dall’Annesso ICAO erano stati già recepiti nel Regolamento ENAC ai paragrafi 1 – 5 del capitolo 9.

Né può ritenersi che le direzioni di decollo ed atterraggio comprendano indistintamente sia le aree prima e dopo le testate che quelle laterali alla pista di volo in quanto l’impostazione in esame finisce per attrarre alla nozione di “direzione di atterraggio e decollo” tutta l’area circostante posta in posizione di contiguità fisica con l’asse di atterraggio e ciò in contrasto con il tenore letterale (che parla di “direzione” e non di “zone” di atterraggio e decollo) e la ratio della disposizione che indiscutibilmente riferisce alle direzioni di atterraggio e decollo un rischio maggiore rispetto a quello ravvisabile per le aree laterali; tale ultima circostanza è, del resto, confermata dalla stessa disciplina introdotta dell’ENAC che prevede per le zone laterali un regime vincolistico diverso e meno stringente rispetto a quello applicabile alle zone situate lungo l’asse di atterraggio e decollo.

Ulteriore conferma della correttezza di tale impostazione deve essere rinvenuta nello stesso tenore letterale dell’art. 707 cod. nav.; in particolare, con la disposizione in esame il legislatore ha inteso distinguere l’ambito applicativo del potere vincolistico dell’ENAC specificando che, in riferimento ai pericoli per la navigazione aerea, esso ha indistintamente ad oggetto le “aree limitrofe” agli aeroporti (art. 707 comma 1 cod. nav.), mentre, per quanto concerne i pericoli derivanti dalla navigazione aerea, lo stesso concerne le sole “direzioni di atterraggio e decollo” (art. 707 comma 5° cod. nav.).

Né la riconducibilità delle zone laterali alla nozione di “direzione di atterraggio e decollo” può essere suffragata dalle norme ICAO che impongono nelle fasce laterali alla pista di volo un’apposita area di sicurezza (c.d. runway strip) finalizzata al contenimento delle uscite di pista in cui il velivolo può incorrere nella parte delle manovre di atterraggio e decollo che avviene a terra.

Ed, infatti, la c.d. “runway strip” ha specificamente ad oggetto la zona di protezione dal rischio per la navigazione aerea derivante dagli insediamenti umani (tematica cui è riferibile la disciplina dell’art. 707 commi 1 – 4 cod. nav.) e non dal rischio derivante dalla navigazione aerea agli insediamenti umani (profilo, quest’ultimo, cui è, invece, riconducibile l’art. 707 comma 5° cod. nav. applicato dall’ENAC nella fattispecie) così come si evince dal Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti, presente nel sito internet dell’ENAC, ove la zona in esame è identificata come l’“area di dimensioni definite che comprende la pista e la stopway, se presente, realizzata allo scopo di ridurre il rischio di danni agli aeromobili in caso di uscita di pista ed a protezione degli aeromobili che la sorvolano in decollo o in atterraggio” (il che costituisce pedissequa traduzione della nozione individuata dal punto 1.1 dell’annesso ICAO edizione 1999 che al punto 3.3 fissa in massimo 150 mt. la larghezza dell’area in questione; nel medesimo senso si veda il punto 5.3.3. dell’Aerodrom Design Manual approvato dall’ICAO - terza edizione 2006 tratto da internet).

Né può ritenersi che nella fattispecie l’ENAC abbia fatto uso di un potere generale ad esso spettante in aggiunta a quello espressamente attribuito dall’art. 707 comma 5° cod. nav. per l’attuazione dell’Annesso XIV ICAO.

Come già detto, la tutela delle fasce laterali alle direzioni di decollo ed atterraggio è estranea all’annesso XIV ICAO; ne deriva che, nella fattispecie, non risulta pertinente, ai fini dell’individuazione del fondamento normativo legittimante il potere esercitato dall’ENAC, il richiamo all’art. 690 cod. della navigazione secondo cui “al recepimento degli annessi alla Convenzione relativa all'aviazione civile internazionale, stipulata a Chicago il 7 dicembre 1944, resa esecutiva con decreto legislativo 6 marzo 1948, n. 616, ratificato con legge 17 aprile 1956, n. 561, si provvede in via amministrativa, per le singole materie, sulla base dei principi generali stabiliti, in attuazione di norme legislative, dal decreto del Presidente della Repubblica 4 luglio 1985, n. 461, anche mediante l'emanazione di regolamenti tecnici dell'ENAC”.

Né può ritenersi che nella fattispecie l’ENAC, ai fini dell’individuazione della disciplina delle zone limitrofe agli aeroporti da costruire, sia titolare di un potere generale derivante dagli articoli 687 cod. nav. (che, nel riconoscere all’ENAC il ruolo di “unica autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell'aviazione civile” specifica che le relative attribuzioni “sono disciplinate dalle…norme istitutive, nonché dalle norme statutarie ed organizzative”) e dall’art. 2 d. lgs. n. 250/97 (secondo cui l’ENAC esercita le funzioni amministrative e tecniche già attribuite alla Direzione generale dell'aviazione civile, al Registro aeronautico italiano ed all'Ente nazionale della gente dell'aria e, tra l’altro, provvede, per quel che interessa ai fini del presente giudizio, alla regolamentazione tecnica ed attività ispettiva, sanzionatoria, di certificazione, di autorizzazione, di coordinamento e di controllo e alla regolamentazione, esame e valutazione dei piani regolatori aeroportuali).

Ed, infatti, la preclusione al riconoscimento di un generale potere dell’ENAC, in materia di imposizione ai privati di vincoli per la prevenzione dei rischi derivanti dalla navigazione aerea, è desumibile dalla stessa disciplina legislativa e, in particolare, dagli artt. 707 e ss. cod. nav. che, significativamente compresi nel capo III del titolo III concernente i “vincoli della proprietà privata”, hanno puntualmente specificato la disciplina applicabile in materia di rischi connessi alla navigazione aerea distinguendo, come già evidenziato, tra rischi derivanti alla navigazione aerea (articolo 707 commi 1 – 4 cod. nav.) e rischi derivanti dalla navigazione aerea (707 comma 5 cod. nav.).

In particolare, alla fattispecie deve ritenersi non riferibile la disciplina dell’articolo 707 commi 1 – 4 cod. nav., concernente i pericoli per la navigazione aerea, perché la norma ha un ambito applicativo diverso da quello cui pertiene il gravato emendamento n. 7 e, in ogni caso, perché la stessa prevede una procedura (caratterizzata dal coinvolgimento del Comune e dei privati interessati che, ai sensi dell’art. 708 cod. nav., possono proporre osservazioni e opposizioni che l’ENAC è competente a valutare) che nella fattispecie non risulta sia stata seguita.

Deve, poi, escludersi che il potere esercitato nella fattispecie dall’ENAC possa trovare un supporto normativo nell’art. 715 del codice della navigazione in quanto la norma in esame ha un ambito applicativo diverso rispetto a quello previsto dall’art. 707 comma 5 cod. nav..

Ed, infatti, l’art. 715 cod. nav. concerne il potere dell’ENAC di effettuare la valutazione dell’impatto di rischio per specifici aeroporti laddove le prescrizioni di cui all’art. 707 comma 5° cod. nav. hanno un ambito applicativo generale.

Proprio la specifica disciplina (articolo 707 comma 5 cod. nav.) che il legislatore ha individuato per la tutela dei rischi derivanti dalla navigazione aerea induce il Tribunale ad escludere che l’ENAC sia titolare di un potere generale di introdurre vincoli alle aree limitrofe agli aeroporti al di fuori delle specifiche ipotesi previste dalla normativa primaria.

Tale opzione ermeneutica è, del resto, coerente con il fatto che l’imposizione di vincoli sulle aree limitrofe agli aeroporti interferisce con una serie di interessi, di privati (ad es. diritto di proprietà) e di enti locali (ad es. potere di programmazione urbanistica ed edilizia), riconosciuti meritevoli di giuridica tutela da altre disposizioni di rango legislativo, ed il cui contemperamento con la salvaguardia della pubblica incolumità deve ritenersi sia stato effettuato dal legislatore attraverso la minuziosa disciplina prevista dagli artt. 707 e ss. cod. nav..

Quanto fin qui evidenziato induce il Tribunale a ritenere che il potere nella fattispecie esercitato dall’ENAC sia violativo dei limiti derivanti dall’art. 707 comma 5 cod. nav. e non sia legittimato da altre disposizioni normative di rango primario come puntualmente dedotto con il terzo motivo.

La fondatezza della censura in esame, avente carattere pregiudiziale (perché involgente la stessa esistenza del potere), comporta l’accoglimento del ricorso (previa declaratoria di assorbimento degli ulteriori motivi) e l’annullamento della deliberazione dell’ENAC n. 47 del 20 ottobre 2011 e dell’emendamento al Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti, con la stessa approvato (unici tra gli atti impugnati aventi natura provvedimentale e, come tali, lesivi per i ricorrenti) nelle sole parti d’interesse dei ricorrenti e, precisamente, in riferimento ai paragrafi 6.5 (“individuazione e definizione delle zone di tutela”) e 6.6 (“prescrizioni per la redazione del piano di rischio”) del Regolamento con cui l’ENAC ha esteso alle aree laterali le zone di tutela.

La peculiarità della questione giuridica oggetto di causa giustifica l’integrale compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Ter)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

1) accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla, nei sensi di cui in motivazione, la deliberazione dell’ENAC n. 47 del 20 ottobre 2011 e l’emendamento al Regolamento con la stessa approvato;

2) dispone la compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 19 febbraio 2015 con l'intervento dei magistrati:

Giuseppe Daniele, Presidente

Michelangelo Francavilla, Consigliere, Estensore

Anna Maria Verlengia, Consigliere. 24 aprile 2015

Aeroporti e Servizio Antincendio e Salvataggio, il DM 6 agosto 2014 è in vigore?

Ma siamo sicuri che dal 19 marzo 2015 è tutto OK? Nella Gazzetta n. 219 del 20 settembre 2014 il MINISTERO DELL’INTERNO con il DECRETO 17 settembre 2014 aveva differito il termine di entrata in vigore del decreto 6 agosto 2014 recante: “Disposizioni sul servizio di salvataggio e antincendio negli aeroporti ove tale servizio non e’ assicurato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco e negli eliporti e sul presidio di primo intervento di soccorso e lotta antincendio negli aeroporti di aviazione generale, nelle aviosuperfici e nelle elisuperfici”.

 

Ecco comunque la nota divulgata dal MINISTRO DELL’INTERNO

Vista la legge 23 dicembre 1980, n. 930, ed, in particolare, l’art. 2, che attribuisce al servizio tecnico centrale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco le competenze inerenti all’elaborazione e all’aggiornamento della normativa nazionale in materia di prevenzione ed interventi aeroportuali, e l’art. 3, inerente agli aeroporti non compresi nella tabella A allegata alla legge;

Visto l’art. 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 384, recante “Modifiche alla legge 23 dicembre 1980, n. 930, recante norme sui servizi antincendi negli aeroporti”;

Visto il decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, recante “Ordinamento del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a norma dell’articolo 2 della legge 30 settembre 2004, n. 252″ e, in particolare, l’art. 51, lettera e);

Visto il decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, recante “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a norma dell’art. 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229″ e, in particolare, l’art. 26, concernente il soccorso aeroportuale e portuale, e l’art. 27, concernente gli introiti derivanti dai servizi a pagamento, e l’art. 35, che abroga l’art. 1 della legge 23 dicembre 1980, n. 930, concernente la suddivisione in classi degli aeroporti ai fini del servizio antincendio;

Visto il decreto del Ministro dell’interno 6 agosto 2014 recante “Disposizioni sul servizio di salvataggio e antincendio negli aeroporti ove tale servizio non e’ assicurato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco e negli eliporti e sul presidio di primo intervento di soccorso e lotta antincendio negli aeroporti di aviazione generale, nelle aviosuperfici e nelle elisuperfici” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 192 del 20 agosto 2014, con decorrenza 19 settembre 2014;

Tenuto conto che per l’effettiva attuazione del sopra richiamato decreto del Ministro dell’interno 6 agosto 2014 il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco deve predisporre i provvedimenti attuativi ivi previsti;

Considerato che e’ in corso di definizione un complesso processo di riordino del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco con l’obiettivo di ottimizzare il livello di funzionalita’ del dispositivo di soccorso pubblico, di prevenzione incendi e di difesa civile;

Ritenuto, pertanto, al fine di salvaguardare l’efficacia dell’attivita’ dell’Amministrazione, di assegnare al predetto decreto del Ministro dell’interno 6 agosto 2014 un termine di attuazione che consenta, nei necessari tempi tecnici, l’ordinato espletamento delle procedure per l’adozione dei relativi provvedimenti attuativi;

Decreta

Art. 1

1. Per le motivazioni indicate in premessa, l’entrata in vigore del decreto del Ministro dell’interno 6 agosto 2014 e’ differita al 19 marzo 2015. Roma, 17 settembre 2014 Il Ministro: Alfano. 22 aprile 2015

Aeroporti e incidenti aerei: il soccorso aereo dove arriva? A quanti chilometri?

Se il Piano Emergenza Aeroportuale è interno al sedime, quello di Emergenza Esterno dove arriva? Le “Norme e procedure per l’assistenza agli aeromobili in emergenza e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente” o una qualche misura equivalente - nel rispetto del quadro normativo nazionale e internazionale dovrebbero essere in vigore in ogni aeroporto della Penisola. Una procedura che dovrebbe interessare sia aeroporti civili-commerciali quanto le aerobasi militari. Ma non riguarda anche le piccole aviosuperfici pubbliche e private?

Il piano d’emergenza dovrebbe quindi concernere, ad esempio, la procedura per incidente aereo all'interno del sedime dello scalo. Perciò lungo la pista di volo, lateralmente, nelle zone dei rullaggi e nei parcheggi degli aeromobili fino a quello che potrebbe accadere nei terminal e nelle aree/edifici attigui. Questo aspetto e/o tipologia di emergenza viene identificata come Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA).

Quando invece l'incidente aereo avviene al di fuori del recinto dello scalo la procedura allestita ed in vigore è pertinenza del Piano di Emergenza Esterno (PEE).

Uno strumento doppio quindi entro il sedime e al di fuori. Ma se tutto appare semplificato sorge un primo aspetto non adeguatamente noto. Fino a quale distanza è stata previsto il PEE, ovvero il Piano di Emergenza esterno? A quale distanza quando l'aeroporto e/o la pista sono prospicienti il mare e ad quale in prossimità di una città? Di vasti insediamenti antropici?

Sono parametri indispensabili per predisporre sia le misure di intervento, quanto l'adeguatezza degli strumenti, lo staff coinvolto, gli enti territoriali e d'intervento organizzati, quanto le varie modalità di pianificazione, di esercitazione periodica e tanto altro.

L'incidente, le necessità di personale e mezzi di soccorso, le potenzialità disponibili, vanno parametrate all'ambito geografico coinvolto.

L'intervento dei mezzi d’emergenza pianificati in aeroporto e fuori (fino a 10-20km?) deve indubbiamente porre obiettivi di reale efficacia della pianificazione e nell'operatività. Occorrerà quindi predisporre valutazioni periodiche. Con esercitazioni pratiche utili a verificare operatività, funzionalità e , infine, a garantire la conoscenza da parte dello staff e enti coinvolti.

Un primo interrogativo riguarda quindi la distanza "pianificata" per i soccorsi all'esterno del recinto aeroportuale. Si calcola dalle testate delle piste?, Dal sedime? E con quale valutazione sulla accessibilità (ponti e ampiezza stradale per i mezzi di pronto intervento) quando l'aeroporto è circondato da vaste ed estese edificazioni. Spesso suddivise in diversi Municipi, quando non in distinte Provincie. Sono procedure integrate e sovrapposte?

Quale dimensione ha invece il Piano di Emergenza Esterno per piste prossime a laghi, fiumi e mari?

Una risposta a questa domanda come a quella concernente l'elenco aggiornato delle amministrazioni locali che hanno adottato il PEE in ogni ambito aeroportuale civile/commerciale e delle aerobasi militari può essere fornito solamente da ENAC e dalle autorità Militari Italiane. 21 aprile 2015

Aviazione Commerciale, Piano Aeroporti e ENAV: ancora in una mozione-interrogazione

Ma ENAV, prossima alla privatizzazione, ha crediti? Ha debiti?

Mozione 1-00803 presentata da CATANOSO Basilio testo di Martedì 14 aprile 2015, seduta n. 408

premesso che:

 

la situazione del trasporto aereo italiano presenta ad oggi aspetti di grande vitalità; secondo le ultime cifre disponibili, dal 2008 al 2013 (ovvero negli anni in cui la crisi ha attanagliato maggiormente l'industria del nostro Paese), il traffico passeggeri negli scali aeroportuali in Italia è aumentato del 10,3 per cento ed il traffico merci del 16,6 per cento;

rispetto al 2013, anno più acuto della recessione, nel 2014 si è assistito ad un'impennata dei dati di ulteriore crescita del trasporto aereo italiano. Nel 2014, infatti, si è registrato il transito di oltre 150 milioni di passeggeri negli aeroporti nazionali, con un aumento del 4,7 per cento. Pertanto, il 2014 ha portato con sé un'evidente ripresa del settore, che ci si augura si consolidi nel 2015 e diventi un riflesso della rinascita dell'economia nazionale;

secondo i dati pubblicati dall'Ente nazionale per l'aviazione civile, sulla base delle analisi condotte su 45 aeroporti nazionali, è aumentato anche il numero dei movimenti aerei in decollo o atterraggio (+1 per cento a 1.335.684 movimenti). Più consistente, invece, l'aumento del trasporto cargo (merce + posta) con quasi 902 mila tonnellate, il 7,1 per cento in più del 2013;

il transito passeggeri per l'aeroporto di Roma Fiumicino ha registrato un incremento del 10 per cento nel 2014 rispetto al corrispondente periodo del 2013;

guardando ai singoli scali italiani nel trasporto cargo si conferma al top Milano Malpensa, seguito da Roma Fiumicino e da Bergamo, mentre per il traffico commerciale non di linea (charter e aerotaxi) dopo Malpensa c’è Verona;

a livello di compagnie, per il totale del traffico passeggeri incluso quello internazionale, si trova al primo posto la compagnia low cost irlandese Ryanair holdings (oltre 26 milioni di passeggeri) seguita da Alitalia-Cai (23 milioni), che invece risulta prima nella classifica limitata al solo traffico nazionale con oltre 12,8 milioni di passeggeri;

a questa situazione di crescita di traffico passeggeri e merci e di movimenti in generale si contrappone una situazione occupazionale che vede in molti settori del comparto moltiplicarsi situazioni di cassa integrazione, mobilità e contratti di solidarietà che riguardano ormai quasi 20.000 lavoratori di terra e d'aria (vicende Meridiana, Alitalia-Cai, Argol, Groundcare, Sea handling ed altre);

si continua a perseguire una politica di persistente promozione degli ammortizzatori sociali, che ha come inevitabile conseguenza la perdita di professionalità e l'abbassamento di livelli di sicurezza in tutto il comparto aeroportuale e di volo;

in un settore strategico, come quello del trasporto aereo e della aeroportualità, il Governo ha il dovere di porsi come primo obiettivo la tutela del lavoro altamente specializzato e qualificato;

la tutela del lavoro dovrà tener conto della logica occupazionale che è alla base del successo e della competizione delle low cost che attraggono, da un lato, il cliente e, dall'altro, gli interessi delle parti in causa dell'indotto; fra questi, ovviamente, vi sono le amministrazioni locali, le società di gestione aeroportuale e le aziende/società ad esse affiliate e/o rientranti nella costellazione degli appalti/subappalti di servizi;

occorre, quindi, orientare il mercato del trasporto aereo a tutela non solo del «prodotto» (passeggero utente finale), ma anche di ciò che esso può generare nell'indotto, anche con riferimento al mantenimento dei livelli occupazionali delle attività che operano nei servizi aeroportuali;

il recente piano nazionale aeroporti risulta carente, sia per la limitata attenzione verso le dinamiche previste e prevedibili (come lo scenario di traffico aereo – ad esempio, il mercato asiatico – e il suo posizionamento nel breve-medio periodo, ivi incluso il relativo indotto che esso potrà generare), sia per la pressoché totale mancanza di visione di un innesto del settore trasporto aereo nelle logiche degli altri settori del trasporto (connettività/multimodalità) che avrebbe, quantomeno, dovuto precedere qualsivoglia strategia o valutazione da parte dello Stato anche, perché no, a tutela della forza lavoro che ruota nell'indotto;

non va sottaciuto, inoltre, che in un recente studio effettuato da Assoaeroporti si segnala la decisa crescita del traffico passeggeri sulle percorrenze lungo raggio intercontinentali, cioè proprio in quel segmento di mercato dove la concorrenza delle compagnie che offrono servizi di trasporto a basso prezzo (low cost) è inesistente;

andrebbero anche attentamente riconsiderate nei fatti alcune politiche di trasporto aereo che, nonostante siano state negate dal piano nazionale aeroporti, continuano in maniera contraddittoria ad incoraggiare l'esistenza nei medesimi bacini di traffico di più aeroporti, concorrenziali fra loro, impedendo con ciò un loro effettivo sviluppo e profittevole gestione. Si citano i casi del bacino di traffico su cui insistono Linate, Bergamo e Brescia, oppure gli aeroporti di Ancona, Rimini e Forlì, piuttosto che Firenze e Pisa, ovvero Lamezia, Crotone e Reggio di Calabria;

la parcellizzazione e polverizzazione di alcune scelte operate nel piano aeroporti non può che generare percorsi settoriali di breve respiro, in massima parte voluto dalle lobby locali. In tale contesto appare abbastanza ambiguo il ruolo dello Stato: da un lato, posto nell'incapacità di fungere da cabina di regia del sistema trasporti e, dall'altro, quale «soccorritore» a tutela del mercato del lavoro, sforzandosi episodicamente nel tentativo di adeguamento a regolamentazioni internazionali (dell'Unione europea) sul sistema aeroporti difficilmente perseguibile proprio in ragione di un'assenza di chiarezza in termini di ruoli e funzioni sulla governance del settore. Prova ne sia quanto segnalato dalla Commissione europea nella relazione al Parlamento e al Consiglio sull'applicazione della direttiva sui diritti aeroportuali (19 maggio 2014, COM(2014)278);

appare claudicante il ruolo della recente Autorità di regolazione dei trasporti, tardivamente istituita ed ancora priva di sufficiente capacità e indirizzo, così come previsto nelle intenzioni dell'Unione europea allorquando fu deciso di attivare tali autorità a livello europeo su un tema, peraltro, assai delicato quale quello dei diritti aeroportuali, che a diverso titolo giocano un ruolo essenziale nello sviluppo dell'intero settore aviazione;

è, infatti, evidente che la fragilità decisionale da parte del Governo possa velocemente degenerare riverberando i suoi effetti sulla tenuta del mercato, delle compagnie aeree, dell'indotto turistico e commerciale e della forza lavoro, che, a diverso titolo, opera nel settore trasporto aereo. Non ultima la possibilità concreta che quanto segnalato dalla Commissione europea possa, di fatto, tradursi in possibili procedure di infrazione da parte dell'Unione europea sul complesso delle attività attese e non realizzate, ovvero realizzate ma in contrasto con le misure europee;

si sono, infatti, riscontrati problemi specifici nel recepimento della direttiva CE sui diritti aeroportuali da parte dell'Italia e di altri Paesi dell'Unione europea di cui alla relazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio del 19 maggio 2014;

infine, preoccupa il fatto che sull'annunciata privatizzazione del fornitore di servizi di controllo del traffico aereo Enav s.p.a., il cui capitale è detenuto al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze, nulla venga detto della reale situazione patrimoniale e creditoria, nei cui confronti risulterebbero fortemente indebitate compagnie aeree e società di gestione aeroportuale, rendendo perciò difficilmente realizzabile l'operazione,

impegna il Governo:

a porre in essere ogni iniziativa, anche normativa, mirata ad affrontare le problematiche occupazionali in armonia con la forte e, per certi versi, inaspettata crescita del trasporto aereo in un'ottica di potenziamento e sviluppo del comparto e salvaguardia della sicurezza del volo messa in discussione dalla recente tragedia Germanwings, in virtù della quale vanno rivisitate scelte europee sulla composizione degli equipaggi di volo ispirate da ragioni di contenimento dei costi (solo 2 piloti nel corto/medio raggio);

ad esplorare ogni strada percorribile volta a salvaguardare e rilanciare il patrimonio industriale del trasporto aereo italiano, in considerazione delle grandi potenzialità e delle prospettive che l'intero settore del trasporto e del turismo offrono al nostro Paese, incrementando gli ambiti di sicurezza con particolare riferimento al fattore umano e quindi al recupero di professionalità ed esperienze perse attraverso talvolta inadeguate riduzioni degli organici e un utilizzo troppo disinvolto degli ammortizzatori sociali;

a dare seguito a quanto contenuto nella relazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio del 19 maggio 2014 (COM(2014)278) sull'applicazione della direttiva sui diritti aeroportuali e ad assumere iniziative normative per rivedere il ruolo della recente Autorità di regolazione dei trasporti, tardivamente istituita e priva di qualsiasi capacità di indirizzo, nonché per rivedere il piano aeroporti alla luce dei criteri direttivi nella stessa contenuti;

a verificare la reale efficacia del piano nazionale aeroporti recentemente adottato, che non parrebbe rispecchiare il principio incontrovertibile della necessaria concentrazione del traffico aereo per evitare diseconomie di gestione;

a farsi promotore di ogni iniziativa di competenza tesa all'accertamento della reale efficienza ed efficacia da parte dell'Enac nell'attività di regolazione, sorveglianza e sanzionatoria, del comparto dell'aviazione civile;

a sollecitare, anche nel rispetto del mercato e di possibili investitori privati, la trasparente pubblicizzazione della reale situazione patrimoniale, creditizia e debitoria di Enav s.p.a.;

a valutare ogni altra possibilità di riassetto del comparto nel suo insieme alla luce del mutato scenario economico e delle sollecitazioni che provengono dalla Commissione europea. (1-00803) «Catanoso, Palese, Occhiuto». 20 aprile 2015

Aeroporti e Piano Nazionale, una ulteriore mozione-interrogazione

In realtà tra tanto co-marketing e poca competizione la materia - forse - appare oscura!

Testo presentato come mozione 1 - 00801presentato da BRANDOLIN Giorgio Martedì 14 aprile 2015, seduta n. 408

Premesso che:

il settore del trasporto aereo nazionale negli ultimi anni è stato caratterizzato da una sostanziale modifica delle condizioni di produzione e fruizione del servizio: il processo di liberalizzazione del trasporto aereo in ambito comunitario, a partire dal 1997, e la progressiva e rapida diffusione di servizi low cost ha intensificato le dinamiche competitive, ha favorito l'aumento del numero dei concorrenti, ha migliorato l'offerta di collegamenti e di servizi su numerose rotte e ha reso possibile una netta riduzione delle tariffe, incrementando in misura significativa il numero dei passeggeri trasportati; tutto questo ha consentito a milioni di cittadini un'effettiva libera circolazione delle persone e delle merci e l'accesso a quello «spazio unico» europeo dei trasporti capace di incrementare la mobilità, ridurre gli ostacoli nelle aree essenziali e alimentare la crescita e l'occupazione;

in pochi anni l'evoluzione del mercato del trasporto aereo ha reso inevitabile per la «compagnia di bandiera», che operava in regime di sostanziale monopolio sulle tratte interne e concorreva con altre imprese con analoghe caratteristiche sui voli internazionali, una radicale riorganizzazione del servizio e un forte contenimento dei costi; questo netto cambio di strategia si è imposto anche ad altri vettori già presenti nella rete dei collegamenti nazionali;

l'assetto e le prospettive del trasporto aereo si sono modificate in breve tempo per molti altri rilevanti fattori; il mercato si presenta oggi con strutture, servizi ed operatori molto diversi da quelli con cui si costruivano gli scenari e le prospettive di traffico all'inizio degli anni 2000, quando sono stati fatti importanti investimenti in infrastrutture e in aeromobili e anche consistenti programmi di assunzione di lavoratori in tutto il comparto aereo-aeroportuale;

i dati dell'ultimo rapporto Enac disponibile, che analizza i dati del trasporto aereo relativi all'anno 2013, rilevano il positivo andamento del trasporto aereo mondiale, con un traffico passeggeri in crescita del 5 per cento circa e del settore cargo dell'1 per cento rispetto al 2012; lo stesso rapporto Enac conferma anche per il 2013 la crisi del trasporto aereo in Italia, con una diminuzione del numero dei passeggeri trasportati dell'1,7 per cento rispetto al 2012, 143,5 milioni; vi è poi da considerare che una flessione più significativa, -5,6 per cento in un anno, si registra nel numero dei movimenti con i quali le compagnie hanno razionalizzato il load factor dei propri voli, che indica la percentuale dei posti effettivamente occupati rispetto a quelli disponibili sul velivolo;

nel 2013, l'aeroporto di Fiumicino, il primo scalo italiano, ha registrato una riduzione del numero dei passeggeri sullo scalo intercontinentale del 2,12 per cento, che equivale ad oltre 802.500 passeggeri in meno rispetto al 2012; quanto agli aeroporti lombardi, Malpensa ha registrato un calo del 3 per cento – quasi 550.000 persone trasportate in meno; Linate ha perso il 2,1 per cento – con una riduzione di circa 192.000 passeggeri rispetto all'anno precedente;

la crisi ha continuato a incidere sui conti di Alitalia – il primo vettore del Paese – che ha accusato la contrazione più ampia del mercato: in un anno l'ex compagnia di bandiera ha perso 1,4 milioni di passeggeri e con 23,9 milioni ha un numero di passeggeri di poco superiore a quello di Ryanair, la principale compagnia low cost, che ha raggiunto i 23 milioni; alla fine del 2014 – se non si inverte la tendenza – potrebbe realizzarsi lo storico sorpasso; è importante notare che, a fronte degli 1,4 milioni di passeggeri persi da Alitalia, 1,2 milioni sono stati acquisiti da Ryanair e Easyjet, compagnie che operano con tariffe – e costi – ben diversi;

il low cost realizza il 35-36 per cento del traffico intra-europeo; in Paesi come l'Inghilterra o gli Stati Uniti, dove il modello si è imposto da oltre quarant'anni, il low cost copre circa il 50 per cento del traffico; da alcuni anni quasi il 100 per cento delle nuove rotte intra-europee ed europee, nelle tratte dirette tra regioni e regioni, domestiche ed europee, sono operate dalle compagnie low cost;

è importante, altresì, sottolineare che tratte importanti, come la Fiumicino-Linate, risentono in misura significativa della concorrenza dei treni ad alta velocità;

in questi ultimi anni sui conti dei vettori hanno pesato molti altri importanti fattori, come il costo del carburante: il prezzo del petrolio ha registrato una straordinaria escalation tra il 2003 e il 2011; il valore del greggio nel 2008 ha raggiunto il massimo storico di quasi 150 dollari al barile; solo tra il 2014 e 2015 si è registrato un effettivo crollo del prezzo del petrolio, per diverse cause, tra cui il calo della domanda e l'aumento della produzione di petrolio non convenzionale;

i vettori hanno risentito di altri rilevanti problemi: il calo della domanda dovuto a una diminuzione della propensione del singolo al consumo, oltre a eventi contingenti come la persistente crisi politica nei Paesi del Mar Rosso e del Medio Oriente, che hanno inciso negativamente sull'intero settore della navigazione aerea e non solo sugli specifici bacini di traffico direttamente interessati; la domanda di trasporto ha risentito anche dell'effetto negativo dell'incremento delle tariffe aeroportuali e di navigazione aerea;

i dati negativi del 2013 si sommano a quelli degli anni precedenti, caratterizzati dalla più profonda e lunga crisi economico-finanziaria dal dopoguerra, con pesanti ricadute sulla tenuta del sistema imprenditoriale del settore del trasporto aereo e, soprattutto, sui livelli occupazionali, con l'apertura di molte vertenze e tavoli di crisi;

il sostegno ai lavoratori del comparto è stato assicurato con risorse a carico del bilancio dello Stato, ma anche con fondi a carico delle imprese e dei lavoratori del comparto, ma soprattutto dell'utenza; a partire dal 2004 è stato istituito il fondo speciale per il trasporto aereo con l'articolo 1-ter del decreto-legge n. 249 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 291 del 2004, con una dotazione costituita da un contributo sulle retribuzioni a carico dei datori di lavoro (0,375 per cento) e dei lavoratori (0,125 per cento) del settore, nonché dall'addizionale comunale sui diritti di imbarco – applicata a ciascun biglietto di trasporto aereo – pari a tre euro a biglietto, un prelievo particolarmente elevato se si considera che il margine di un biglietto low cost oscilla tra i 5 e i 10 euro;

in base alla legge istitutiva, il fondo interviene in caso di crisi di aziende del settore del trasporto aereo, per erogare specifici trattamenti a favore di lavoratori interessati da riduzioni dell'orario di lavoro, da sospensioni temporanee dell'attività lavorativa o da processi di mobilità, nonché per finanziare programmi formativi di riconversione o riqualificazione sia nei confronti del personale di volo (piloti e assistenti di volo), sia del personale di terra, per un totale di circa 150.000 potenziali beneficiari;

l'intervento del fondo integra i trattamenti di mobilità, cassa integrazione guadagni straordinaria, cassa integrazione in deroga e solidarietà, garantendo il raggiungimento dell'80 per cento della retribuzione comunicata dall'azienda all'Inps al momento della richiesta del trattamento integrativo, fino ad un massimo di 7 anni;

nell'agosto e nel dicembre del 2014 sono stati raggiunti, per importanti crisi del settore, accordi a livello governativo con le parti sociali, che prevedono un'estensione della durata della prestazione di ulteriori due anni, fino ad un massimo di 9 anni; in questi due anni aggiuntivi il fondo dovrebbe sostenere l'intero carico relativo all'80 per cento della retribuzione di riferimento, nonché l'onere della cosiddetta contribuzione correlata, ovvero i contributi previdenziali (circa il 30 per cento della retribuzione che il lavoratore percepiva prima della cessazione del rapporto di lavoro);

attualmente, considerate le entrate previste per il 2015, il fondo ha una disponibilità di cassa di circa 47 milioni di euro al netto delle somme già impegnate a seguito di delibere assunte;

tra le vertenze più difficili e gravose dal punto di vista occupazionale si segnala quella del gruppo Alitalia che si è conclusa con la stipula dell'accordo quadro, firmato presso il Ministero dello sviluppo economico, il 12 luglio 2014, che ha comportato esuberi pari a 1.635 unità; la vertenza si è avviata a conclusione anche per l'ingresso di Etihad airways nel capitale sociale della compagnia;

tra le molte situazioni ancora da risolvere, il caso Meridiana è quello che desta maggiori preoccupazioni per gli oltre 1.000 lavoratori che rischiano di essere messi fuori produzione, nonostante il pronto avvio di un tavolo di confronto in sede ministeriale;

per il 21 aprile 2015 è programmato lo sciopero dei lavoratori degli handlers e delle compagnie aeree straniere aderenti e non a Fairo, indetto dai sindacati maggiormente rappresentativi a livello nazionale (Filt-Cgil, Fit-Csil, Uiltrasporti e Ugl trasporti) per sollecitare l'adozione di un unico contratto nazionale per l'industria del trasporto aereo e denunciare i ritardi e l'indisponibilità delle associazioni datoriali Assohandlers e Fairo nel ricercare le condizioni per una rapida soluzione della vertenza contrattuale aperta ormai da anni;

molti sono i fattori esogeni ed endogeni che possono modificare il quadro di riferimento in cui operano anche le imprese del trasporto aereo, con prospettive di ripresa che solo pochi mesi fa apparivano impensabili e che potrebbero invertire le tendenze sin qui registrate ed attenuare i fattori di difficoltà gestionale e di tensione occupazionale;

sul fronte esterno, il crollo del prezzo del petrolio, il deprezzamento dell'euro sulla divisa statunitense e il consolidamento della ripresa americana, da un lato, riducono drasticamente il costo dell'energia, dall'altro rendono le tariffe europee e nazionali più concorrenziali sul mercato globale e possono attivare nuovi flussi di traffico verso il nostro Paese;

sul piano nazionale, le misure per il sostegno dei consumi, la riforma del mercato del lavoro, finalizzata, tra l'altro, a un sistema di ammortizzatori sociali più inclusivo e al superamento delle forme contrattuali più precarizzanti, le misure di incentivazione per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e l'esclusione del costo del lavoro dalla base di calcolo dell'irap costituiscono un contesto normativo di cui potranno avvalersi tutte le imprese, anche quelle del comparto aereo, per recuperare competitività e per riprendere ad investire e assumere;

è essenziale che il Governo continui ad operare per dare soluzione strutturale ai problemi del comparto aereo-aeroportuale e del relativo indotto e, in modo particolare, alle questioni che riguardano il personale e, in generale, tutti i lavoratori del settore;

per il piano nazionale degli aeroporti, adottato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri alla fine del 2014, è stata raggiunta l'intesa in Conferenza Stato-regioni il 19 febbraio 2015 e sarà ora sottoposto all'esame, per il parere, delle competenti commissioni parlamentari prima della definitiva deliberazione del Consiglio dei ministri;

il varo del piano nazionale degli aeroporti da parte del Governo è stato valutato in modo molto positivo dal mercato internazionale, in particolare dagli investitori; per la prima volta l'Italia si è dotata di un quadro di riferimento strategico che consente di avere certezze in merito ad alcune priorità e, in particolare, indica in modo chiaro gli aeroporti fondamentali, di interesse nazionale e di interesse strategico e individua gli investimenti necessari a tali aeroporti per un'adeguata dotazione infrastrutturale;

in merito al caso Alitalia, la situazione sta rapidamente evolvendo: i nuovi Commissari europei, il Commissario dei trasporti, il Commissario del mercato interno e il Commissario della concorrenza, (i tre Commissari coinvolti riguardo l'operazione Alitalia-Etihad) e la direzione generale per la concorrenza della Commissione europea hanno già espresso una positiva valutazione su tale operazione, che è stata condotta in modo conforme alle direttive europee, nell'intento di realizzare un effettivo rilancio di Alitalia che, più solida e competitiva, può operare in modo efficiente nel pieno rispetto delle regole di mercato;

il via libera dell'Unione europea ha permesso il closing definitivo tra i due soci italiani ed Etihad e il definitivo avvio della nuova compagnia il 10 gennaio 2015; la crisi industriale è stata affrontata con un solido piano industriale per 1 miliardo e 700 milioni di euro di investimento che dovrebbe contribuire a risolvere in via definitiva l'urgente problema degli esuberi; l'azienda, che ha 14.000 dipendenti, aveva, all'inizio della crisi, esuberi per 5.000 persone, poi ridotti a 2.125; di questi, una parte consistente sono andati in mobilità volontaria – più di 800 – per gli altri si sta realizzando un'adeguata ricollocazione; molte funzioni fondamentali – come la manutenzione degli aerei, che prima veniva eseguita in Israele e ora nuovamente a Roma – sono rientrate in Italia e questo ha consentito di avviare a soluzione questioni delicate e di ricollocare 200 persone dalla manutenzione in Atitech; per altre 440 persone, che a dicembre 2014 risultavano ancora in mobilità, si sta procedendo alle ricollocazioni di Atitech (fornitori, informatica e quanto altro);

le iniziative del Governo dovranno perseguire l'obiettivo di rilanciare, insieme alla compagnia – che ha un ruolo strategico in Italia – l'intero sistema aeroportuale; per la definitiva soluzione dei problemi occupazionali è essenziale il buon esito delle questioni rimaste aperte con la Commissione europea: il tema della concentrazione con il Commissario ai trasporti e il tema degli aiuti di Stato con il Commissario alla concorrenza;

per la questione «concentrazione», vi è da sottolineare che, dopo la due diligence di Enac, il 10 dicembre 2015, con lettera formale alla direzione generale mobilità e trasporti (Dg Move), è stato confermato che il controllo della società è in mani europee, di capitali europei, come la legge europea prevede;

la compagnia Meridiana ha evidenziato un serio problema di esuberi, per i quali, finita la cassa integrazione, si chiede la mobilità;

le prospettive di ripresa modificano il quadro di riferimento in cui operano le imprese del trasporto aereo, anche per il previsto incremento del traffico nel nostro Paese in concomitanza con due importanti eventi di interesse globale, quali l'Expo di Milano ed il giubileo; è essenziale che tali condizioni e prospettive siano tenute nella dovuta considerazione ai fini della definizione e dell'auspicata soluzione delle diverse vertenze ancora aperte;

nel piano nazionale degli aeroporti, che determina la strategia degli investimenti dello Stato nelle infrastrutture di collegamento degli scali, la qualifica di aeroporti di interesse nazionale è attribuita anche a quegli scali che garantiscono la continuità territoriale di regioni periferiche e aree in via di sviluppo o particolarmente disagiate, qualora non sussistano altre modalità di trasporto, in particolare ferroviario, adeguate a garantire tale continuità,

 

impegna il Governo:

 

a implementare, in tempi rapidi e definiti, il nuovo piano nazionale della rete aeroportuale con risorse certe ed adeguate agli investimenti da realizzare, con un controllo costante sulla regolarità dell'affidamento degli appalti;

a garantire il completamento e, ove necessario, la realizzazione di collegamenti stradali e ferroviari rapidi ed efficienti con gli scali di interesse nazionale;

a esercitare, in accordo con tutti gli organismi competenti, il controllo e il costante monitoraggio sul corretto adempimento degli obblighi gravanti sui gestori aeroportuali in base ai contratti di concessione;

a integrare e a definire nei contratti di concessione specifici standard di qualità e sicurezza dei servizi;

ad assumere iniziative dirette ad eliminare le barriere di natura regolamentare per favorire un'offerta di servizi di trasporto aereo efficiente ed efficace;

ad adoperarsi sollecitamente, per quanto di competenza, affinché ci sia piena assunzione di responsabilità da parte dell'azionista – e nel confronto tra sindacati e azienda – per arrivare in tempi brevi ad un'adeguata ristrutturazione aziendale della compagnia Meridiana che ha operato per cinquant'anni nella regione Sardegna;

a creare le condizioni affinché si arrivi ad una soluzione ottimale per i lavoratori che garantisca efficienti servizi per la continuità territoriale della regione Sardegna e di tutte le altre aree del Paese che hanno problemi di perifericità e di continuità territoriale;

ad adottare ogni iniziativa utile per favorire la ripresa del confronto tra le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e delle imprese del settore del trasporto aereo volto a completare il lavoro sin qui sviluppato, finalizzato a dotare l'industria del trasporto aereo di un unico contratto nazionale, così scongiurando ulteriori fasi di tensione nei rapporti industriali e il ricorso a nuove azioni di mobilitazione dei lavoratori;

ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di far ripartire il comparto industriale delle lavorazioni funzionali al servizio del trasporto aereo, mettendo in campo una coerente programmazione infrastrutturale, delineando una nuova politica industriale per il settore finalizzata all'aggregazione delle aziende e che contempli il rilancio di lavorazioni strategicamente determinanti come la costruzione e la revisione dei motori, dei carrelli, delle verniciature, delle manutenzioni e della produzione di componentistica elettronica, nonché definendo politiche attive del lavoro e di regolamentazione degli appalti in tutti i siti aeroportuali;

a favorire una costante collaborazione tra i Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e trasporti con le regioni interessate dalla crisi del settore del trasporto aeroportuale per affrontare una riforma organica di sistema, nonché per addivenire all'individuazione di un bacino unico delle figure professionali licenziate dal 2008 ad oggi per effetto della crisi e delle riorganizzazioni che hanno coinvolto gli aeroporti italiani, le aziende del comparto e dell'indotto, anche in vista dell'implementazione delle politiche di formazione e ricollocazione del personale, partendo dalle attuali sperimentazioni che stanno coinvolgendo, nella regione Lazio, i lavoratori Alitalia licenziati nel 2014.

(1-00801) «Brandolin, Miccoli, Tullo, Gnecchi, Bonaccorsi, Bonomo, Bruno Bossio, Cardinale, Carloni, Castricone, Coppola, Crivellari, Culotta, Ferro, Cinzia Maria Fontana, Gandolfi, Pierdomenico Martino, Massa, Mauri, Minnucci, Mognato, Mura, Pagani, Albanella, Baruffi, Boccuzzi, Casellato, Dell'Aringa, Di Salvo, Giacobbe, Gregori, Gribaudo, Incerti, Maestri, Martelli, Paris, Giorgio Piccolo, Rotta, Simoni, Tinagli, Zappulla, Fassina, Marroni». 18 aprile 2015

Airbus 320 fuoripista, lateralmente, in atterraggio

L'aeromobile si è arrestato circa 130 metri sulla sinistra della pista 28 sulla quale aveva tentato l'atterraggio. L'Airbus A320-200 della Asiana Airlnes, immatricolato HL7762 operativo sul volo OZ-162 da Seoul (South Korea) a Hiroshima (Japan) con 74 passeggeri e otto membri di equipaggio in corto finale sulla pista 28 - alle 20.05 locali del 14 aprile - ha colpito con la coda a circa 330 metri prima della testata pista l' antenna del localizzatore della pista 10. dopo circa 1500 metri lungo la pista ha deviato sulla sinistra - con una sorta di testacoda - di circa 130 metri. Almeno 23 passeggeri avrebbero riportato ferite.

L'aeromobile aveva circa sette anni di servizio di linea e nell'impatto ha subito danni sostanziali ai carrelli, almeno ad un propulsore ed alla fusoliera. E' finito a ridosso del recinto del sedime aeroportuale I passeggeri sono sbarcati dalle uscite di emergenza.

Le condizioni di visibilità nei frangenti dell'atterraggio erano di foschia con una visibilità di circa 1800 metri. Anche in questa circostanza viene, in sostanza, evidenziata l'esigenza di disporre di spazi laterali - oltre che all'inizio e fine pista - per lo smaltimento di eventuali emergenza dell'aeromobile fuori controllo in atterraggio e/o in decollo.

Sedimi aeroportuali con ridotte dimensioni - ad esempio 100/200/300 ettari - probabilmente non consentono l'incorporazioni degli spazi "portanti" standard aeronautici identificabili in Strip-area, Cleared and Graded Area (CGA), Runway End Safety Area (RESA) e il cosiddetto Piano di Rischio Aeronautico.

Cosa sarebbe accaduto in taluni aeroporti del Belpaese con la dinamica incidentale manifestata dall'Airbus 320 dell'Asiana? 16 aprile 2015

Ancora imposte e tasse per i passeggeri, stavolta per fare cassa extra

Mancano invece ancora l'IRESA e l'imposta sulle emissioni gassose dei propulsori: perché? Alle voci extra tariffa/biglietto base pagato da ogni passeggero che si imbarca da taluni aeroporti del belpaese si aggiungerà anche una ulteriore addizionale sui diritti di imbarco stabilito dalla normativa sulle Città metropolitane di cui alla legge 7 aprile 2014 n. 56.

E' stata prevista a decorrere dal 2015, le Città Metropolitane hanno la facoltà di istituire:

"a) un’addizionale sui diritti di imbarco di passeggeri sulle aeromobili fino ad un massimo di due euro per passeggero imbarcato. L’addizionale è versata alle città metropolitane, nel cui territorio ha sede l’aeroporto, sulla base di apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di natura non regolamentare, che determina altresì le modalità dei controlli;

b) un’imposta di sbarco a carico dei passeggeri delle imbarcazioni che attraccano nei porti situati nel territorio delle città metropolitane. L’imposta si applica fino ad un massimo di due euro da riscuotere unitamente al prezzo del biglietto da parte delle compagnie di navigazione che forniscono collegamenti marittimi di linea. La compagnia di navigazione è responsabile del pagamento dell’imposta, con diritto di rivalsa sui soggetti passivi, della presentazione della dichiarazione e degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento. Per l’omessa o infedele presentazione della dichiarazione da parte del responsabile d’imposta si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’importo dovuto. Per l’omesso, ritardato o parziale versamento dell’imposta si applica la sanzione amministrativa di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e successive modificazioni. Per tutto quanto non previsto dalle presenti disposizioni si applica l’articolo 1, commi da 158 a 170 della legge 27 dicembre 2006, n.296. L’imposta non è dovuta dai soggetti residenti nel territorio della città metropolitana, dai lavoratori e dagli studenti pendolari. Le città metropolitane possono prevedere nel regolamento modalità applicative del tributo, nonché eventuali esenzioni e riduzioni per particolari fattispecie o per determinati periodi di tempo."

La riscossione dell'incremento dell'addizionale comunale di cui al comma 1, lettera a) avviene a cura dei gestori di servizi aeroportuali, con le modalità in uso per la riscossione dei diritti di imbarco. Il versamento da parte delle compagnie aeree avviene entro tre mesi dalla fine del mese in cui sorge l'obbligo.

Nell’anno di istituzione, le imposte di cui al comma 1 si applicano a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo all’emanazione del relativo regolamento metropolitano, salva l’eventuale indicazione di data successiva nel regolamento medesimo. Le variazioni delle tariffe disposte dalla città metropolitana entro i termini di legge, ma successivamente al primo gennaio dell’anno di riferimento delle variazioni medesime, decorrono dal mese successivo alla data di esecutività della deliberazione di variazione.

Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche alle città metropolitane delle Regioni a Statuto Speciale, istituite o da istituire con apposita legge regionale." 10 aprile 2015

Tre scali in 150 km, tre co-marketing per finanziare i voli

Da Forlì a Rimini sono circa 50km, da Rimini ad Ancona - ancora sulla stessa autostrada A 14 - altri 100 km. Se lungo l'A4 da Torino a Trieste gli aeroporti sono ben nove, lungo l'A14 - dorsale Adriatica - dopo Parma e Bologna, ecco Forlì, Rimini, Ancona ecco Pescara. In pochissimi chilometri in due regioni confinanti quali Emilia Romagna e Marche gli scali di Parma, Bologna, Forlì, Rimini e Ancona rappresentano una realtà precaria per i gestori aeroportuali: come competere?

Il Piano Nazionale Aeroporti tuttavia, nonostante le premesse, non ha risolto la proliferazione campanilistica e l'esistenza di un solo bacino di traffico dove pescare i passeggeri rappresenta una criticità del sistema

Sono comunque tre scali del bacino di traffico del bacino di traffico del Centro Nord. Dove in prevalenza il traffico passeggeri si sviluppa su tre aeroporti di Bologna, Pisa e Firenze con circa 14 milioni di passeggeri con stime di crescita al 2030 a 22 milioni.

Come fronteggiare con le infrastrutture delle tre regioni dell’Emilia Romagna, delle Marche e della Toscana i volumi di traffico attesi? Ma quanto preminti sono gli scali di Bologna, Pisa e Firenze?

Quale ruolo devono quindi svolgere i tre scali di Forlì, Rimini e Ancona?

Il posizionamento e il ruolo dell’aeroporto di Bologna, baricentrico rispetto al bacino di traffico del Centro Nord in aggiunta a quelli di Firenze-Peretola (con qualunque pista il traffico risulterà comunque secondario), e di Pisa sono fattori determinanti nel porre al margine il ruolo dei tre scali posizionati lungo l'A14.

Se, inoltre, l’aeroporto di Parma svolgerà nel medio-lungo termine, un compito del tutto integrativo all'asse Bologna-Firenze-Pisa quale potenzialità e quali costi potranno essere assegnati ai tre scali posizionati lungo quei 150 km dell'A 14?

Trascurando - almeno in quest'analisi le rispettive criticità infrastrutturali e standard aeronautici, al solo scalo di Rimini il Piano Nazionale Aeroporti assegna una funzione" complementare destinata al traffico turistico e business nel bacino di riferimento, anche quale scalo di accesso alla Repubblica di S. Marino, sulla base di accordi recentemente sottoscritti".

Quale potere di attrazione possono avere i tre scali di Forlì, Rimini e Ancona, se i flussi di traffico sono convogliati su Bologna, Pisa, Firenze e Parma?

In attesa di capire le dinamiche imprenditoriali, il business plan e le risorse finanziarie delle tre società aeroportuali di Airiminum, Aerodorica e Halcombe, che si appresta a far rilanciare il Ridolfi di Forlì, è - al solito - indispensabile capire quali saranno i soggetti, gli interlocutori chiamati a ratificare i prossimi accordi di co-marketing con i vettori low cost. 9 aprile 2015

Il traffico lowcost 2014 nel Belpaese: riscontri assai contraddittori

Quanto incidono gli accordi di co-marketing? Il rapporto costi/benefici, la spending review e le norme UE cosa attestano? La ripartizione del mercato aereo italiano tra compagnie tradizionali e low cost è davvero un dato sorprendente e che ha portato Aerohabitat a designare tale rapporto come una vera e propria colonizzazione. Una politica dei voli, delle frequenze e dei collegamenti perseguita dalle aerolinee tra vettori low cost (che in prevalenza sono estere o non italiane) e che è resa possibile dai cospicui accordi di co-marketing sottoscritti a livello locale. Talvolta dagli esercenti, altri da "partecipate" pubbliche nelle regioni del nord e sud del Belpaese.

Il Dato complessivo - tra voli nazionali e internazionali - è rappresentato dal 45,81% delle low cost e 54.19% dei vettori tradizionali. Un dato che rispecchia l'equivalente ripartizione dei voli nazionali e internazionali.

E' la Relazione dei Dati di Traffico recentemente divulgata da ENAC - 120 pagine assai interessanti - a descrivere, tra l'altro, la portata e l'incidenza della flotta low cost nel Belpaese. Ma sopratutto il ruolo assoluto assegnato ai voli low cost su taluni scali aerei. La prevalenza dei voli low cost su Bergamo-Orio al Serio, praticamente il terzo scalo italiano ha raggiunto la quota del 91.3% del traffico (pari a 7.940.848 passeggeri). Lo stesso volume di voli, ovvero di passeggeri 91.3%, è raggiunto anche dallo scalo di Parma. Sorprende anche il numero di passeggeri (partenze+arrivi - 200.581) con 96.9% della pista di Perugia.

Anche se il record percentuale nazionale è di Roma Ciampino con 99.4% (pari a 4 .987.497 passeggeri). A immediato ridosso con 99.3% si colloca Trapani con il 99.3% (1 .536.994 passeggeri), mentre Treviso 99.2% è appena sotto (2 .208.128 passeggeri). Anche Pescara con 495.623 passeggeri è a 89,8%.

Pisa invece con un traffico di 3.751.030 passeggeri raggiunge l'80,2%. Comiso, Cuneo, Alghero e Crotone si attestano intorno all'80%. Altri nove scali sono intorno al 50%.

Milano Malpensa, già scalo hub del Belpaese, registra voli low cost per 8.625.804 passeggeri pari al 46,2%, Napoli Capodichino con 2.807.116 di passeggeri è al 47,4%. Roma Fiumicino ha trasportato ben 9.439.511 passeggeri, pari al 24.7%.

Il quadro descritto non è completo ma rappresenta una catalogazione che dovrebbe indurre gli esperti di economia dei trasporti, siano essi accademici, istituzionali quanto consulenti nelle politiche dei trasporti e di comunicazione di alcuni aeroporti e/o sistemi regionali by air a evincere una realtà di traffico scaturita, probabilmente, solo dai cospicui finanziamenti di co-marketing, piuttosto che a uno scenario di mercato competitivo e liberalizzato e funzionale al supposto bacino di traffico e/o un sistema economico, turistico e industriale. Dov'è finita la libera concorrenza tra gli scali quanto si sottoscrivono accordi co-marketing in ogni dove? E', forse, una competizione, una rivalità che si risolve sull'ammontare del reciproco co-marketing e sulle clausole accessorie??

L'analisi rappresentata dalla quota di low cost, tuttavia, non esclude l'esistenza di un sistema di accordi-sostegni-supporti finanziari anche ai collegamenti aerei, almeno in parte, del traffico dei voli delle aerolinee cosiddette "tradizionali". 7 aprile 2015

ENAC e la classifica dei vettori "italiani" nel 2014

Ryanair, Easyjet e le altre low cost non italiane hanno colonizzato il Belpaese. Con un comunicato stampa il 2 aprile ENAC ha segnalato i dati di Traffico negli aeroporti del Belpaese nel 2014. Sono stati trasportati - transitati 150.243.142 passeggeri negli aeroporti nazionali, con un aumento del 4,7% rispetto al 2013. Sono incrementati anche il numero dei movimenti aerei (decollo o atterraggio di un aeromobile su un aeroporto) dell’1% rispetto al 2013, per un totale di 1.335.684 movimenti.

Appare significativa la classifica (nazionale + internazionale) delle compagnie aeree operanti. Le prime 10 posizioni sono le seguenti:

Vettore Nazionalità N. passeggeri

1. Ryanair Irlanda 26.119.246

2.Alitalia CAI (*) Italia 23.375.954

3. Easyjet Gran Bretagna 13.364.429

4.Deutsche Lufthansa Germania 4.511.415

5.Vueling Airlines Spagna 3.872.496

6.Gruppo Meridiana Fly (**) Italia 3.427.598

7.British Airways Gran Bretagna 2.949.989

8.Air France Francia 2.819.357

9.Wizz Air Ungheria 2.681.028

10.Air Berlin Germania 1.925.437

(*) Alitalia Cai, Cai First, Cai Second, Air One, Air One Cityliner

(**) Meridiana, Air Italy, Eurofly

Nella ripartizione del traffico suddiviso tra nazionale e internazionale, invece, registra la seguente graduatoria dei primi 10 vettori :

Traffico nazionale:

1. Alitalia CAI (*) Italia 12.830.045

2. Ryanair Irlanda 8.928.659

3. Easyjet Gran Bretagna 2.937.942

4. Gruppo Meridiana Fly (**) Italia 2.264.157

5. Volotea Spagna 720.838

6. Vueling AirlinesSpagna 708.624

7. Blue Panorama Airlines Italia 289.071

8. Darwin Airlines / Fly Baboo Svizzera 140.499

9. New Livigston Italia 86.819

10. Mistral Air Italia 79.248

Traffico internazionale:

1. Ryanair Irlanda 17.190.587

2. Alitalia CAI (*)Italia 10.545.909

3. Easyjet Gran Bretagna 10.426.487

4. Deutsche Lufthansa Germania 4.511.415

5. Vueling Airlines Spagna 3.163.872

6. British Airways Gran Bretagna 2.949.989

7. Air France Francia 2.819.349

8. Wizz Air Ungheria 2.681.028

9. Air Berlin Germania 1.925.369

10. Klm Royal Dutch Airlines Olanda 1.569.332 - 3 aprile 2015

Aeroporti e tegole: possibile che siamo ancora all'anno zero?

Deve intervenire ENAC! Eccoci di nuovo! Ma perché nel Belpaese non hanno ancora applicato le procedure del “Vortex Protection Scheme” di matrice inglese che ha fronteggiato e risolto il risucchio delle tegole nel sorvolo degli aeromobili sui caseggiati?

Stavolta in primo piano ci sono altri casi a Caselle - Torino e Bergamo Orio al Serio a Treviso. Probabilmente gli eventi di scoperchiamento e sollevamento di tegole e tetti è ricorrente é solo che i media non ne parlano.

Talvolta sono gli stessi inquilini e/o proprietari dei caseggiati sorvolati a non essere consapevoli di quanto accade e lo scoprono solamente quando il fenomeno fa rimbalzare le tegole al suolo.

Il sorvolo dei tetti, in determinate condizioni meteo e per rilevanti superfici alari, determina lo spostamento d'aria che colpisce un'intera fila di tegole: è il vortice alare che scende verso il suolo e talvolta arriva con forza tale da smuovere le tegole. Alcuni casi di scoperchiamento risalgono a diversi anni addietro e i proprietari sono ancora in attesa di una risposta in termini di "ancoramento" delle tegole e risarcimento dei danni.

Per quale ragione i gestori aeroportuali non riconoscono l'origine del fenomeno e la responsabilità aeroportuale piuttosto dell'aeromobile e/o dell'aerolinea del volo responsabile del Vortex.

E', infatti, difficile se non impossibile identificare il singolo volo causa dello scoperchiamento delle tegole per la semplice ragione che è una sequenza di aeromobili a innescare il processo "vortex strike" che raggiunge il tetto di una qualche casa e/o caseggiato.

Sono circostanze che accomunano l'intorno aeroportuale di tutte le piste in prossimità dei centri abitati e l'ENAC dovrebbe - dopo tanti anni - proporre la risoluzione dell'annosa problematica. Perché ignorarla ancora? La storica esperienza di numerosi Paesi europei dovrebbe insegnare. 26 marzo 2015

La Provincia di Bergamo e il piano incidente aereo: una anomalia o un esempio?

Quante altre provincie hanno predisposto la stessa emergenza? Aeroporti e incidenti, la sicurezza dei cittadini dell'intorno aeroportuale, la predisposizione delle procedure in caso di incidente entro il sedime aeroportuale ed all'esterno. Perciò non solo il piano di emergenza aeroportuale (PEA) e piano di emergenza esterno (PEE) all'aeroporto ma un piano di emergenza provinciale per incidente aereo. Quante provincie italiane sono in regola? Aerohabitat ha clickato a lungo su numerose provincie alla ricerca di questi Piani. I risultati sono stati avari.

Spicca invece la "Redazione PIANO DI EMERGENZA PROVINCIALE – INCIDENTE AEREO" della Provincia di Bergamo che proponiamo come esempio: da imitare. Uno specchio che raggruppa i soggetti coinvolti, la normativa di riferimento, la Protezione Civile e, infine la sicurezza aeroportuale.

 

"Gruppo di lavoro":

Prefettura, Regione Lombardia - UO Protezione Civile, Regione Lombardia - STER Bergamo, Provincia - Servizio Protezione Civile, Provincia - Settore Viabilità e Trasporti

Comuni: Azzano San Paolo, Bagnatica, Bergamo, Brusaporto, Grassobbio, Orio al Serio, Seriate, Zanica

ASL Bergamo

SSUEm 118 Bergamo, ARPA Lombardia – sede di Bergamo

Questura

Comando Provinciale Carabinieri

Comando Provinciale Guardia di Finanza

Comando Provinciale Corpo Forestale dello Stato

Sezione Polizia Stradale

Provincia - Corpo Polizia Provinciale

Polizia di Frontiera Orio al Serio

Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco

Esercito AVES Aquila

ENAC, ENAV, ANSV, SACBO, Aeroclub Taramelli

Autostrade per Italia Secondo Tronco

Croce Rossa Itliana (CRI)

Organizzazioni di volontariato di protezione civile

Collaborazione

Roberto Antonelli coordinatore del progetto, Luca Ubbiali, oltre a tutto il personale del Servizio Protezione

NORMATIVA E ATTI DI RIFERIMENTO

4.1 Protezione Civile

Provincia di Bergamo inserisce un altro tassello fondamentale nel mosaico degli strumenti di pianificazione dell’emergenza: il Piano Provinciale per il rischio di incidente aereo.

La presenza sul territorio dell’Aeroporto Internazionale “Il Caravaggio” di Orio al Serio non poteva non essere presa in considerazione dalla pianificazione provinciale di emergenza, e così è avvenuto con la preparazione di uno specifico strumento di gestione. Un percorso avviato d’intesa con la Prefettura di Bergamo, che aveva redatto il Piano nel 2002 e con la quale sono state condivise le scelte strategiche e i singoli passaggi operativi, con i Sindaci dei Comuni interessati, con i quali è stato sottoscritto uno specifico Protocollo di Intesa che ha formalizzato quella concreta collaborazione tipica del sistema di protezione civile con chi è il primo conoscitore della realtà territoriale.

Ma tutti gli enti e le istituzioni hanno efficacemente contribuito alla stesura del Piano, risultato del lavoro di progettazione e coordinamento del personale del Servizio Protezione Civile senza consulenze o incarichi esterni, con lo scopo di ottenere uno strumento di gestione dell’emergenza condiviso nei contenuti e nelle procedure di intervento.

Il Piano è quindi patrimonio del sistema provinciale di protezione civile, di coloro i quali lo dovranno applicare, verificare e aggiornare, nonché dei Comuni che avranno un riferimento per scrivere i loro Piani di Emergenza Comunali; un punto di partenza per lasicurezza del territorio e per assicurare ai cittadini adeguate forme di tutela. Un sincero ringraziamento a tutti a coloro i quali hanno collaborato alla redazione

di questo nuovo Piano Provinciale di Emergenza.

Protezione Civile

 Legge 24 febbraio 1992, n. 225

“Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile”.

 D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112

“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali”.

 Legge 9 novembre 2001, n. 401, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343

“Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile”, in particolare per le competenze del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di protezione civile e le disposizioni concernenti il Dipartimento della protezione civile.

 Legge Regionale del 22 maggio 2004, n. 16

“Testo unico in materia di protezione civile”, in particolare per le parti:

l’art. 2, prevede che il Sindaco assume la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite e provvede agli interventi necessari, anche avvalendosi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle organizzazioni di volontariato operanti a livello comunale o intercomunale, dandone immediata comunicazione alla provincia e alla Regione; i Comuni predispongono i piani comunali o intercomunali di emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) sulla base delle direttive regionali; l’art. 3, che definisce tra le funzioni della Provincia l'attivazione dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, in caso di eventi calamitosi di livello locale o provinciale; la predisposizione del Piano Provinciale di Emergenza sulla base delle direttive regionali, con riferimento agli eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b) L. 225/1992; il coordinamento dell’organizzazioni di volontariato di protezione civile esistenti sul territorio provinciale, sulla base delle direttive regionali raccordandosi con i comuni interessati dall'evento calamitoso e dandone comunicazione alla Regione;

l’art. 7, che definisce responsabilità operative e amministrative, ferme restando le competenze del Sindaco, nei casi di emergenza di protezione civile in eventi riconducibili a quelli di cui all'articolo 2, lettera b), della legge 225/1992, il Presidente della Provincia è autorità di protezione civile e responsabile dell'organizzazione generale dei soccorsi a livello provinciale ed è altresì responsabile della comunicazione alla popolazione e agli organi di informazione.

 Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006

“Coordinamento delle iniziative e delle misure finalizzate a disciplinare gli interventi di soccorso e di assistenza alla popolazione in occasione di incidenti ferroviari (esplosioni o crolli di strutture o incidenti stradali con coinvolgimento di numerose persone), incidenti in mare, incidenti aerei e incidenti in presenza di sostanze pericolose".

 Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 dicembre 2008

“Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze”, segnatamente nella parte in cui prevede che a livello provinciale, il Prefetto attiva il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) assicurando la direzione unitaria degli interventi da coordinare con quelli realizzati dai Sindaci dei Comuni interessati, ed è responsabile dell’attivazione e dell’impiego delle risorse statali presenti sul territorio provinciale, dell’ordine e della sicurezza pubblica ed emette ordinanze esercitando, qualora necessario, la funzione di sussidiarietà nei confronti dei Sindaci.

 Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Prefetture Ufficio Territoriale del Governo della Lombardia per attività di previsione e prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza in materia di protezione civile del 22 dicembre 2011 in particolare l’art. 1 comma 4 in cui è prevista la stipula di specifici protocolli d’intesa Prefettura- Provincia per il coordinamento delle attività di protezione civile a livello territoriale.

 Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 gennaio 2012, modifiche alla direttiva 2 maggio 2006

“Indicazioni per il coordinamento operativo di emergenze”.

 Decreto-legge n. 59 del 15 maggio 2012 convertito dalla legge n. 100 del 12 luglio 2012 “Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile”.

Sicurezza aeroportuale

 D.L. n. 237/04, convertito nella legge 265/04, all’art. 2, come modificato dal D.Lgs. n. 96/05 che riforma la parte aeronautica del Codice della Navigazione, stabilisce l’obbligo di adottare un Regolamento di Scalo per ogni aeroporto. Il Regolamento di Scalo dell’aeroporto di Bergamo Orio al Serio è predisposto dal Gestore aeroportuale ed è adottato dalla Direzione Aeroportuale di ENAC che lo ha reso cogente con Ordinanza n. 4/2011 in data 23/05/2011, alla cui osservanza sono tenuti tutti i soggetti che operano in aeroporto a qualsiasi titolo. Nel Regolamento di Scalo sono raccolte le regole e le procedure in vigore elaborate per garantire il regolare utilizzo delle infrastrutture e degli impianti, nel rispetto degli obiettivi di sicurezza ed efficacia del servizio, definendo le condizioni d’uso dell’aeroporto.

 Ordinanza ENAC 4/2011 in data 23/05/2011

“Norme e Procedure per l'assistenza degli aeromobili in emergenze e per il soccorso ad aeromobili in caso di incidente”

 Regolamento ENAC (aggiornamento ediz. n.8 in data 21 dicembre 2011) prescrive i requisiti in materia di sicurezza delle operazioni di volo introducendo prescrizioni inerenti possibili “pericoli alla navigazione aerea” valutazioni del rischio generato dall’attività di volo sul territorio". 5 marzo 2015

Piano Nazionale Aeroporti: il comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti!

Ma occorre attendere le VIA, VAS, AIA e la VINCA. Quali invece le ricadute dei finanziamenti esteri su certi scali?

I bacini di traffico e l'elencazione degli scali con la loro destinazione, sarà la sintesi conclusiva? Intanto la Valutazione di impatto ambientale, la valutazione ambientale strategica, l'autorizzazione integrata ambientale, la valutazione di incidenza, il piano di rischio di incidenti aereo, il rischio terzi, il loro iter procedurali e le interrelazioni, per ciascun aeroporto - a quanto noto da Aerohabitat - devono ancora essere analizzate, sviluppate e promulgate/autorizzate.

"La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano il 19 febbraio ha dato l’intesa sul piano nazionale degli aeroporti presentato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi. Dopo il parere delle competenti commissioni parlamentari e la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri, che l’aveva già approvato preliminarmente nella riunione del 30 settembre 2014, il piano verrà sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica. Il decreto sarà quindi inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.

L’Italia, finalmente, non è più il paese dei 90 aeroporti, dove ognuno fa per sé, spesso generando perdite, sprechi e inefficienze.

Il piano individua 10 bacini di traffico omogeneo, determinati in base al criterio di una distanza massima di 2 ore di percorso in auto da un aeroporto di particolare rilevanza strategica: 1) Nord-Ovest, 2) Nord-Est, 3) Centro-Nord, 4) Centro Italia, 5) Campania 6) Mediterraneo-Adriatico, 7) Calabria, 8) Sicilia Occidentale 9) Sicilia Orientale, 10) Sardegna.

In questi bacini sono stati individuati:

- 3 aeroporti strategici intercontinentali: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Venezia;

- 9 aeroporti strategici inseriti nella core network europea: Torino Caselle (a condizione che realizzi, in relazione alle interconnessioni ferroviarie AV/AC tra le città di Torino e Milano, un sistema di alleanze con l’aeroporto intercontinentale di Milano Malpensa finalizzato a generare sinergie di sviluppo reciproco e dell’intero bacino del Nord Ovest), Bologna e Pisa/Firenze (a condizione che Pisa e Firenze realizzino la gestione unica), Napoli, Bari, Lamezia Terme, Palermo, Catania, Cagliari.

All’interno di ciascun bacino vi sono, inoltre, aeroporti considerati di interesse nazionale (Milano Linate, Bergamo, Brescia, Cuneo, Genova, Verona, Treviso, Trieste, Rimini, Parma, Ancona, Roma Ciampino, Perugia, Pescara, Salerno, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Crotone, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa, Olbia, Alghero) a due condizioni:

– la specializzazione dello scalo e una sua riconoscibile vocazione funzionale al sistema all’interno del bacino di utenza;

- la dimostrazione, tramite un piano industriale corredato da un piano economico-finanziario, che l’aeroporto è in grado di raggiungere l’equilibrio economico-finanziario anche tendenziale e adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio.

La mancanza di queste condizioni determinerà l’uscita dello scalo dall’elenco degli aeroporti di interesse nazionale.

La qualifica di aeroporti di interesse nazionale è attribuita anche a quegli scali che garantiscono la continuità territoriale di regioni periferiche e aree in via di sviluppo o particolarmente disagiate, qualora non sussistano altre modalità di trasporto, in particolare ferroviario, adeguate a garantire tale continuità.

Il piano nazionale degli aeroporti determina la strategia degli investimenti dello Stato nelle infrastrutture di collegamento degli scali." 21 febbraio 2015

Piano Nazionale Aeroporti Italiano, siamo di fronte all'ennesima puntata interlocutoria?

Ma se a Parma arrivano i cinesi con 200milioni di euro che accade? I bacini di traffico sono coerenti? Il REGOLAMENTO (UE) N. 1315/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO dell'11 dicembre 2013 sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti è abbastanza rigoroso. Il Piano Aeroporti Nazionale, ovvero di ogni paese della UE dovrebbe corrispondere alle linee guida prescritte da questo regolamento.

Che cosa sta avvenendo in Italia?

Qualora sull'aeroporto di Parma arrivassero i cinesi con 200milioni di euro che cosa potrebbe accadere? Possibile che, a fronte di un ruolo marginale assegnato dalle "bozze" delle linee guida del Piano del Ministero dei Trasporti Italiano possa trovare una svolta da protagonista?

Sono troppi anni che il Piano Nazionale Aeroporti ristagna. Che, a fronte delle attese e delle necessità del sistema aeroportuali del Belpaese l'arrivo di investitori interessati e capitali ingenti uno scalo "periferico" possa assumere un ruolo da protagonista?

Il Regolamento UE in materia è assai chiaro e le interpretazioni non dovrebbero risultare "incoerenti".

Nella sezione 5 del citato regolamento, alla voce Infrastruttura del trasporto aereo l'articolo 24, al paragrafo Componenti dell'infrastruttura si legge " Gli aeroporti sono conformi ad almeno uno dei seguenti criteri:

a) per gli aeroporti adibiti al traffico passeggeri il volume totale annuo del traffico passeggeri è almeno pari allo 0,1 % del volume totale annuo del traffico passeggeri di tutti gli aeroporti dell'Unione, a meno che l'aeroporto in questione si trovi fuori da un raggio di 100 km dall'aeroporto più vicino appartenente alla rete globale o fuori da un raggio di 200 km se la regione nella quale è situato è dotata di una rete ferroviaria ad alta velocità;.

b) per gli aeroporti adibiti al traffico merci il volume totale annuo del traffico merci è almeno pari allo 0,2 % del volume totale annuo del traffico merci di tutti gli aeroporti dell'Unione.

Il volume totale annuo del traffico passeggeri e il volume totale annuo di merci si basano sulla media triennale disponibile più recente pubblicata da Eurostat."

Se nell'ultima formulazione del "Piano" sono stati identificati 38 scali di “di interesse nazionale“, di cui dodici con “particolare rilevanza strategica” e tre classificati come “gate intercontinentali“ si potrebbe sostenere che la pianficazione risulti del tutto coerente con il testo europeo?

Dopo aver identificato i tre scali di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e il Marco Polo di Venezia come infrastrutture in grado di "rispondere alla domanda di ampi bacini di traffico” e a un “elevato grado di connettività con le destinazioni europee ed internazionali”; qualora la posizione territoriale di dodici macroaree quali Malpensa, Venezia, Bologna, Pisa-Firenze (come unico scalo? e perché), Roma Fiumicino, Napoli, Bari, Lamezia Terme, Catania, Palermo, Cagliari e Torino, identificando i restanti 26 aeroporti, classificati di “interesse nazionale”, ovvero: Milano Linate, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo, Verona, Treviso, Trieste, Rimini, Parma, Ancona, Roma Ciampino, Perugia, Pescara, Salerno, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Comiso, Pantelleria, Lampedusa, Olbia e Alghero, si può davvero sostenere le disposizioni del regolamento comunitario (sopra sintetizzato) siano coerenti e rispettati? 20 febbraio 2015

Aeroporti e limitazioni ostacoli: una nuova procedura

Un accordo ENAC-ENAV aggiorna e informatizza le tecniche di rilevazione e monitoraggio degli "ostacoli". Con un comunicato emanato il 16 febbraio ENAC ed ENAV attiva un procedimento che dovrebbe consentire un tempestivo e corretto adeguamento di eventuali sforamenti al piano ostacoli degli aeroporti del Belpaese.

Costruzioni abusive, autorizzazioni e concessioni edilizie non regolamentari, crescita improvvisa/anomala (o non riscontrata) di "alberature" e boschi e parchi in zone private - non accessibili al monitoraggio sistematico. La rinnovata procedura, quindi, se a regime risulterà del tutto idonea al tempestivo adeguamento degli sforamenti e/o del Piano Ostacoli, non inquadra i tempi esecutivi per la ri-sistemazione delle limitazioni ostacoli riguardanti tutte le piste di volo civili/commerciali al momento operative.

Probabilmente occorrerebbe predisporre una elencazioni delle piste (verificando quindi ogni singola testata pista) con una priorità di talune. Prospettando una lista temporale, una sorta di roadmap e cronoprogramma da rispettare: a tutela della sicurezza delle operazioni di volo in decollo ed in atterraggio oltre alla salvaguardia dei cittadini residenti nell'intorno degli scali/aeroporti.

Si suppone che una identica procedura sia stata pianificata anche per la messa in sicurezza ed aggiornamento del piano ostacoli delle tante aerobasi dell'Aeronautica Militare Italiana, della Marina e dell'Esercito. Senza trascurare anche le attività di volo dalle piattaforme degli elicotteri militari e civili.

Ecco, comunque il comunicato:

"L’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, rende noto che da oggi, 16 febbraio 2015 è on-line, sul proprio portale, una nuova procedura informatizzata per la presentazione delle istanze relative alla valutazione degli ostacoli.

L’ENAC e l’ENAV S.p.A., infatti, in base a un’intesa tecnica hanno avviato un rapporto di collaborazione per gli aspetti legati alla procedura di valutazione della compatibilità di nuovi manufatti e impianti con la sicurezza del volo.

Sulla base di tale intesa è stata elaborata una nuova procedura per la presentazione delle istanze da parte dell’utenza. ENAC ed ENAV, infatti, hanno definito attraverso il nuovo accordo le competenze reciproche per quanto riguarda modi, tempi e strumenti, anche informatici, utili per offrire un servizio tempestivo, efficace ed efficiente all’utenza.

La nuova procedura per la presentazione via web delle istanze, che trova ispirazione dall’Agenda Digitale promossa dal Governo Italiano e, in particolare, dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e dal piano di e-government 2012, permette la digitalizzazione del procedimento amministrativo consentendo nuove modalità di comunicazione e interazione con cittadini e imprese attraverso l’erogazione di servizi on-line e la realizzazione di un unico punto di accesso ai servizi stessi.

I principali vantaggi che l’utenza potrà riscontrare dall’uso della nuova procedura riguardano in primo luogo la dematerializzazione della documentazione cartacea legata al procedimento, visto che ogni documento utile alla valutazione sarà prodotto in formato digitale e inviato via PEC. Il secondo vantaggio è rappresentato dalla possibilità di verificare in tempo reale l’effettiva esigenza della valutazione di competenza dell’ENAC attraverso un applicativo informatico sviluppato da ENAV S.p.A. e messo on-line a disposizione dell’utenza. Riservando pertanto una vera e propria istruttoria alle sole richieste che effettivamente ne presentano la necessità, si persegue l’obiettivo di ottenere un calo del numero delle pratiche in ingresso con una conseguente riduzione della durata del procedimento.

La nuova procedura per la presentazione delle istanze è on-line da oggi, 16 febbraio 2015, e va a sostituire l’attuale “protocollo tecnico” pubblicato sulle pagine dedicate agli ostacoli e pericoli alla navigazione aerea del sito istituzionale dell’ENAC." 18 febbraio 2015

MUOS, il TAR blocca l'installazione

Il contenzioso, tuttavia, sembrerebbe ancora all'inizio! Dopo anni d'iniziative, mobilitazioni, interrogazioni e riscorso al TAR - presentato dal Comune di Niscemi località dell'insediamento dell'infrastruttura radar - ecco una svolta inaspettata.

La sentenza della prima sezione del Tar di Palermo dopo aver rilevato che lo "studio dell’Istituto superiore di sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e - fatto ancor più significativo - risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti", ha bloccato la costruzione del MUOS.

Il MUOS (Mobile user objective system) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e da quattro stazioni di terra – dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri – di cui una posizionata a Niscemi, nella provincia di Caltanissetta, ed è oggetto di valutazione e verifica: quale è sua pericolosità per la popolazione e l'ambiente?

Per i giudici del TAR il rischio e la pericolosità per la salute dei cittadini non è uno scenario solo ipotizzabile. In analogia con quanto sostenuto da tanti comitati locali che da tempo avversano l'insediamento del MUOS.

L'analisi dell'Istituto superiore di sanità non risulterebbero soddisfacenti e adeguati a commisurare l'effetto collaterale della realizzazione dell'impianto radar.

Non solo quindi le ricadute sulla salute, ma anche l'impatto paesaggistico su un zona tutelata.

In passato il MUOS era stato fronteggiato con la sospensione dei lavori anche dal presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta. In seguito l'analisi dell'Istituto Superiore della sanità aveva confermato l’autorizzazione all’impianto.

Tali studi-documentazioni sarebbero stati ritenuti semplificate con la convinzione che debba essere prodotta un'analisi aggiuntiva. Un'integrazione all'analisi iniziale.

Lo scenario di maggior rischio associato alle problematiche "riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del Muos in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base Nrtf nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del Muos sono trattate rispettivamente dall’Iss, dall’Ispra e dall’ENAV in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti".

Dall'altra parte occorre rilevare come a fronte del Muos, il sistema di comunicazione satellitare ad alta frequenza progettato dagli Usa - da installare in Sicilia per il controllo di sicurezza nel Mediterraneo - non sarebbe comunque ancora supportato da documenti USA sulla mancanza di rischio/pericolo dei campi elettromagnetici sulla salute dei cittadini.

In passato (2013) comunque anche in una precedente relazione dell'Istituto Superiore di Sanità basata su risultati delle misure sperimentali effettuate dall’ISPRA sulle antenne del sistema Muos, erano state escluse ricadute problematiche sulla popolazione. I dati rilevati da ISPRA "indicano che tutti i limiti previsti dalla legislazione italiana in materia di protezione della salute umana dai campi elettromagnetici sono attualmente rispettati in larga misura”.

Il contenzioso ri-aperto dalla sentenza del TAR, probabilmente, obbligherà i contendenti a produrre ed elaborare ancore perizie in contradditorio e, magari, ancora ricorsi ai tribunali. Intorno alla salute dei cittadini e alla tutela dell'ambiente in genere graviterà l'intera questione anche se le ricadute socio economiche dell'impianto potranno strumentalizzare ogni approccio analitico. 14 febbraio 2015

Biglietti aerei e sovrattassa per CIG e truffe INPS da cassintegrati

Ogni passeggero paga 3 (tre euro) a volo: dal 2009! La cassa integrazione ai dipendenti di Alitalia resterà in vigore sino al 2018, sino a prova contraria e riguarda anche altri dipendenti di altre aerolinee in crisi nel Belpaese.

E' indispensabile ricordarlo anche a chi non vola. I passeggeri che s'imbarcano sugli aeroporti italiani invece - anche qualora trascurino l'identificazione delle tante imposte associate al biglietto aereo - sono almeno consapevoli degli extra pagati.

Oltre alla sovrattassa sul carburante, all'imposta comunale, ad altre non mancano i tre euro per costituire il fondo destinato alla cosiddetta cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS).

Un'imposta che, a questo sembra, pur incassata dall'aerolinea talvolta non è versata direttamente o tempestivamente all'INPS. Probabilmente qualche vettore in crisi di bilancio e magari - in seguito - fallita, non ha accreditato l'imposta incamerata all'Istituto della Previdenza Sociale. Che invece intanto ha anticipato le somme del cosiddetto ammortizzatore sociale ai dipendenti di terra e di volo delle compagnie aeree con Certificato di Operatore Aereo.

Una tra le tante voci di spesa dell'INPS senza aver incassato gli emolumenti dovuti: per fallimenti e infrazioni varie di aziende ed altro. Le aerolinee hanno una licenza di esercizio di operatore aereo di trasporto pubblico, che svolge attività di trasporto, sia di passeggeri sia di merci, rilasciato da ENAC.

L'ammontare delle somme pagata da INPS ai dipendenti di volo e di terra delle ex compagnie aeree del Belpaese è circa intorno all'80% dell'ultimo stipendio percepito.

La notizia di questi giorni replica un'indagine di qualche tempo addietro, anche all'epoca erano state accertate infrazioni similari. Alcune decine di piloti - ma anche ex personale di terra - pur in cassa integrazione - perciò destinatari delle somme previste dalla legge - lavoravano nel frattempo per aerolinee straniere, alcuni, probabilmente, svolgevano attività aerea anche Italia: sommando all'indennità di disoccupazione allo stipendio, anche la retribuzione percepita da altra azienda.

Dopo alcuni riscontri e conferme la Procura di Roma avrebbe allargato un'inchiesta alla totalità del personale in CIG del trasporto aereo nel Belpaese.

La Guardia di Finanza di Fiumicino dopo aver coinvolto inizialmente 36 piloti, avrebbe allargato la posizione di almeno un migliaio piloti, assistenti di volo Alitalia, Meridiana e Wind Jet: la verifica riguarderebbe centinaia di milioni di euro di CIG a personale impiegato in aziende-aerolinee internazionali.

Per piloti-comandanti retribuiti all'estero con stipendi anche superiori ai 15 mila euro mentre in Italia la CIG-INPS destinava migliaia di euro mensili, corrispondenti all'80% dello stipendio ultimo accreditato dalle aerolinee - in seguito - fallite e/o estinte. 13 febbraio 2015

Supplemento carburante; alcune aerolinee tagliano, altre abbozzano, altre non si sa...

Qualcosa accade, ma il passeggero non è ancora adeguatamente tutelato. C'era una volta in cui il supplemento carburante-fuel surcharge - sostenevano - facendo riferimento al prezzo alla pompa del gasolio per auto indicato dal Ministero dello Sviluppo Economico. Per anni le aerolinee hanno giustificato l'imposta aggiuntiva alla tariffa-biglietto aereo in rapporto al costo del carburante, E' quanto succedeva in Italia e, probabilmente, lo stesso criterio - più o meno trasparente - era stato adottato anche in altri Paesi.

Con il costo del petrolio precipitato a meno della metà, tuttavia l'adeguamento al ribasso del supplemento carburante non ha registrato altrettanta e puntuale efficacia. Lo scorso e febbraio 2105 Aerohabitat aveva annotato nella news "Supplemento carburante (fuel surcharge) al massimo: ma il petrolio intanto è dimezzato" quest'anomalia.

Nei giorni successivi qualcosa è accaduto e abbiamo potuto verificare come alcune aerolinee avessero - seppure non tempestivamente- ridotto il "fuel surcharge".

Nonostante l'esistenza della pomposa "Metodologia di calcolo del tasso di supplemento carburante" che ogni mese il supplemento viene calcolato sulla media mensile del prezzo settimanale alla pompa del gasolio in Italia riferita al secondo mese antecedente i riscontri sono risultati davvero inconsistenti.

Una di queste è stata la Finnair. La compagnia ha deciso, infatti, di annullare il costo della fuel soprattassa, applicata sinora anche ai biglietti premio, per voli a corto e medio raggio acquistati con i punti Finnair Plus. L'operazione è valida anche per i ticket premio utilizzati a servire le mete intercontinentali di Dubai e Tel Aviv. "D'ora in avanti i voli premio - rileva Johanna Jakala, direttore del programma Finnair Plus -, che rappresentano il metodo più diffuso di utilizzo dei punti frequent flyer, acquisiranno un valore ancora più elevato". Il supplemento carburante appena eliminato aveva un costo compreso tra i 15 e i 40 euro a tratta. La quantità di punti Finnair Plus richiesti per ottenere i viaggi premio rimane invece invariata".

Lo ha fatto la Qatar Airways: "Non ci sarà alcuna riduzione del prezzo del biglietto, ma una riduzione del supplemento carburante» ha detto l’amministratore delegato Akbar Al Baker in una conferenza stampa, senza però specificare esattamente a quanto".

Lo ha fatto anche Alitalia. Ma non è noto se sia una iniziativa generalizzata a tutti i biglietti o, esclusivamente ai biglietti per il personale-staff: " Si comunica che dal 1 febbraio 2015 sono state adeguate le tariffe per i biglietti ID90N2 e ID50N1 per le quali sono state azzerate le “Surcharge di Emissione” previste sulle varie direttrici."

I vettori cinesi hanno deciso il taglio del supplemento carburante da febbraio. Air China, China Eastern Airlines, China Southern Airlines e latri hanno deciso di abolirlo dal 5 febbraio. In realtà queste avrebbero, comunque, avviato la riduzione del fuel surcharge con il calo del petrolio.

Japan Airlines l'avrebbe calato del 1 febbraio. Di altre aerolinee non abbiamo ancora notizia, anche se la IATA avrebbe intenzione di sostenere una generalizzata riduzione, se non il taglio - un reale accoppiamento tra costo del petrolio e surcharge, in aumento e riduzione - della sovrattassa del carburante.

In attesa che la IATA emani una specifica direttiva a riguardo, una rigorosa quanto tardiva adozione di un'imposta ingiustificata, il passeggero, in larga misura, continua a pagare il supplemento. 9 febbraio 2015

Supplemento carburante (fuel surcharge) al massimo: ma il petrolio intanto è dimezzato.

Belpaese e biglietti aerei con la voce YQ inalterata. Cosa succede se il prezzo del carburante (avio) cresce? L'adeguamento della tariffa nota come supplemento carburante, aumenta progressivamente, senza alcuna remissione. Che cosa accade invece quando il prezzo del carburante (avio) cala, com'è accaduto in questo periodo? Niente. L'imposta aggiuntiva al biglietto aereo, nota come fuel surcharge-supplemento carburante rimane inalterata. Quali possano essere le ragioni di tale comportamento sono riconducibili, probabilmente, al potere di lobby che le aerolinee esercitano su governi locali e continentali.

AL povero utente del trasporto aereo, al passeggero ignoto, resta sola la constatazione di politiche vessatorie nei suoi riguardi e un senso d'ingiustizia generalizzato e diffuso.

Come tutelare il passeggero da questa palese e riscontrata prevaricazione?

La voce YQ del biglietto aereo pagato dal singolo passeggero dovrebbe essere azzerata ma non è avvenuto e non avviene.

Il prezzo del petrolio è di sotto il 50% del costo di dodici mesi addietro. Passando da oltre 110 ai 48 dollari al barile ma il costo dei biglietti aerei alla voce YQ ovvero alla sopratassa carburante, il cosiddetto fuel surcharge - in vigore da almeno dieci anni, forse alcune aerolinee la hanno imposta dal 2000 - continua a pesare.

Da 25 euro sui brevi percorsi a centinaia di euro/dollari su voli lungo raggio.

Un incasso che i passeggeri si sobbarcano e che - secondo la IATA - ammonterebbe a oltre quattro miliardi di dollari/anno. Chi tutela, a questo punto, il passeggero?

Solo alcune compagnie aeree (Cathay Pacific tra queste) adeguano il supplemento carburante al reale costo del carburante/petrolio. Qualcuno forse potrebbe averla azzerata, ma non si hanno notizie certe a riguardo. Quale è la situazione nel Belpaese? Qualche aerolinea ha forse ribassato/tagliato il fuel surcharge? 3 febbraio 2015

Le aerolinee del Belpaese: la crisi della Miniliner e la sospensione della licenza.

Chi dubita che senza il co-marketing le aerolinee non sopravvivono? MiniLiner operava dal 1982 trasportando effetti postali e merce espressa con servizi "just in time" disponeva di una flotta di 8 aeroplani, tra Fokker 27 e Fokker 50 CARGO con base a Bergamo Orio al Serio.

Possedeva il certificato di Operatore Aereo (COA) n° I-035 emesso da ENAC.(autorizzati al trasporto di DANGEROUS GOODS- autorizzati ad operare in bassa visibilità CAT II (Fokker50). Certificato di approvazione per l’impresa per la gestione della navigabilità continua n° IT.MG.0035 emesso da ENAC. Certificato di approvazione dell’impresa di manutenzione n° IT.145.0119 emesso da ENAC.

La MiniLiner Srl di Grassobbio aveva registrato uno stato di cirsi ancora nel 2009 e dopo passivi rilevanti era stata posta in liquidazione dal 17 dicembre e ha intenzione di aprire martedì 29 dicembre la procedura di mobilità per 65 dei 90 dipendenti in organico.

La causa era riconducibile al calo delle commesse e l'impossibilità di ricapitalizzare l'azienda non aveva prodotto altre alternative. All'epoca la flotta era in totale di 17 aerei di medio-piccole dimensioni.

Nel 2013 un nuoco CDA della Miniliner Srl aveva presentato domanda per l'ammissione alla procedura di preconcordato della compagnia aerea.

In questi giorni ENAC - con un comunicato stampa - "informa di aver disposto la sospensione della licenza di esercizio di trasporto aereo merci al vettore cargo MiniLiner S.r.l., a partire da domani, 31 gennaio 2015.

Il provvedimento è stato adottato dall’ENAC sulla base di quanto previsto dal Regolamento comunitario numero 1008 del 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità Europea, a seguito degli evidenti problemi di natura economico-finanziaria della società." 2 febbraio 2015

Air Berlin e il Belpaese, quanto incide l'offerta per la raccolta passeggeri per voli domestici?

"Alitalia sarà la compagnia più sexy"! Una "Compagnia di bandiera a bandiera dello stile italiano". Se Alitalia nel 2013 aveva movimentato in Italia 23,9 milioni di passeggeri - Ryanair 23 milioni sul complessivo di 143,5 milioni di biglietti venduti nel Belpaese quanti ne raccoglierà - in attesa di conoscere i dati del 2014 - nel 2015?

Il nuovo contesto operativo scaturito dagli accordi Alitalia-Etihad e la ricollocazione degli slot Air Berlin, in aggiunta al il trasferimento di 14 aeromobili Airbus 320 da Alitalia ad Air Berlin, quali ripercussioni potrà generare sulla quota di passeggeri Alitalia movimentata nel BelPaese?

La partnership tra le due compagnie - Alitalia e Air Berlin - legate dall'alleanza con Etihad ha anche identificato in Roma-Fiumicino, Milano Malpensa e Milano Linate tre scali hub sui quali si baserà la nuova Alitalia. La presentazione del Piano strategico della compagnia Alitalia ha stimato un utile intorno ai 100 milioni nel 2017 ma non ha adombrato le quote di traffico aereo italiano ed internazionale di Alitalia.

"Alitalia sarà la compagnia più sexy", come sostiene il marketing e da "compagnia di bandiera a bandiera dello stile italiano", ma con quali quote di traffico nazionale, internazionale e intercontinentale?

La "colonizzazione" del traffico italiano è comunque un traguardo indispensabile! Nel 2013 Air Berlin, seconda compagnia aerea tedesca, ha trasportato 31,5 milioni di passeggeri. La Lufthansa, ma come Gruppo con Germanwings, Swiss e Austrian Airlines, è al primo posto con oltre 100milioni di passeggeri. Anche se la straordinaria strategia di rete e di alleanze trasversali con aerolinee europee adottata da Ethiad la minacciando tale primato.

L'Alitalia invece ha raccolto 66.4 milioni di passeggeri totali nel 2013. Etihad raccordo il gruppo ir Berlin, Air Seychelles, Virgin Australia, Air Serbia, Jet Airways, Aer Lingus, fino alla svizzera Darwin, anche nota come Etihad Regional.

E' possibile stimare e verificare la supposta "colonizzazione" dei volumi di passeggeri che si imbarcano dalla Penisola italiana.

Quale sarà l'impatto per il trasporto aereo "italiano" nel sistema della rete aeroportuale e delle aerolinee della Penisola dovrà essere stimato e verificato! Alitalia nello scorso ottobre 2014 ha ratificato un accordo di codeshare con Airberlin, seconda compagnia aerea tedesca, aerolinea controllata da Etihad. Quale srà la reale incidenza sulla rete dei voli lungo raggio della flotta Alitalia? Cero Etihad ha sicuramente salvato Alitalia assicurando prospettive imprenditoriali all'ex compagnia di bandiera Alitalia e, di fatto, impedendo la perdita di posti di lavoro ma con quali costo-benefici sull'assetto dei voli, dell'economia dei trasporto aero italiano e della network degli del Belpaese. Ma quale è il costo del marketing che sostiene Alitalia da compagnia di bandiera a Bandiera dell'Italia se Air Berlin sottrae in maniera sistematica (tariffe low cost per voli lungo raggio e collegamenti con il vecchio continente) dalle maggiori città/aeroporti della Penisola verso destinazioni europee con una flotta di 148 aeromobili - nel 2014 (contro i 134 della flotta Alitalia).

Rotte dal Belpaese con destinazione internazionale

Roma - Vienna (FCO - VIE)

Roma - Düsseldorf (FCO - DUS)

Milano - Stoccarda (MXP - STR)

Verona - Düsseldorf (VRN - DUS)

Venezia - Düsseldorf (VCE - DUS)

Catania - Stoccarda (CTA - STR)

Bari - Berlino (BRI - TXL)

Olbia - Düsseldorf (OLB - DUS)

Verona - Berlino (VRN - TXL)

Catania - Norimberga (CTA - NUE)

Roma - Norimberga (FCO - NUE)

Venezia - Stoccarda (VCE - STR)

Firenze - Stoccarda (FLR - STR)

Brindisi - Zurigo (BDS - ZRH)

Milano - Vienna (MXP - VIE)

Milano - Düsseldorf (MXP - DUS)

Catania - Düsseldorf (CTA - DUS)

Catania - Francoforte (CTA - FRA)

Catania - Berlino (CTA - TXL)

Catania - Colonia (CTA - CGN)

Roma - Berlino (FCO - TXL)

Milano - Berlino (MXP - TXL)

Palermo - Stoccarda (PMO - STR)

Firenze - Düsseldorf (FLR - DUS)

Venezia - Berlino (VCE - TXL)

Napoli - Stoccarda (NAP - STR)

Catania - Zurigo (CTA - ZRH). 22 gennaio 2015

SEA, SAVE, SACBO, Montichiari e Verona Catullo, deciderà il TAR

In attesa del piano Nazionale Aeroporti il TAR e il Consiglio di Stato sono arbitri del sistema degli scali del Belpaese. Il controllo degli scali di Brescia - Montichiari e di Verona Catullo sarà decisa da un TAR. A seguire il Consiglio di Stato, probabilmente, dopo essere coinvolto, assumerà l'ennesima sentenza.

E' mai possibile che la gestione di uno o più scali debba trovare soluzione dopo contenziosi prolungati, estenuanti, nei tribunali della Repubblica?

Le operazioni di acquisizione di quote di scali aerei e del controllo totale delle società di gestione aeroportuali perché non sono regolati dalla normativa Europea?

L'odierna battaglia tra gestori aeroportuali - siano essi a controllo pubblico e/o privato - perché non è regolata dalle prescritte "gare pubbliche"?

Diventa naturale quindi che, investiti dalla problematica da riscorsi al TAR, le sentenze possano annullare e/o azzerare accordi privatistici tra partecipate pubbliche (comunali-provinciali-regionali e altro - e la questione debba riprendere da zero.

Con evidenti ripercussioni sulle gestioni aeroportuali, sulle strategie aziendali e sulle prospettive di uno scalo che dovrebbe essere identificato nel Piano Nazionale Aeroporti (PNA).

Un PNA che, tuttavia, non è stato ancora deliberato e autorizzato: con evidenti ricadute sulle strategie aeroportuali, fusioni, acquisizioni e ricadute sull'economia di un territorio.

Le implicazioni delle "politiche" di acquisizione e gestione aeroportuali, in sostanza, riflettono uno stato di crisi di prospettive reali. 21 gennaio 2015

Air Berlin e il Belpaese, quanto incide l'offerta per la raccolta passeggeri per voli europei?

La "colonizzazione" del traffico italiano è indispensabile! Nel 2013 Air Berlin, seconda compagnia aerea tedesca, ha trasportato 31,5 milioni di passeggeri. La Lufthansa, ma come Gruppo con Germanwings, Swiss e Austrian Airlines, è al primo posto con oltre 100milioni di passeggeri. Anche se la straordinaria strategia di rete e di alleanze trasversali con aerolinee europee adottata da Ethiad la minacciando tale primato.

E' a rischio anche la consistente presenza e "colonizzazione" dei volumi di passeggeri che si imbarcano dalla Penisola italiana.

Quale sarà l'impatto per il trasporto aereo "italiano" nel sistema della rete aeroportuale e delle aerolinee della Penisola dovrà essere stimato e verificato! Alitalia nello scorso ottobre 2014 ha ratificato un accordo di codeshare con Airberlin, seconda compagnia aerea tedesca, aerolinea controllata da Etihad. Quale srà la reale incidenza sulla rete dei voli lungo raggio della flotta Alitalia? Cero Etihad ha sicuramente salvato Alitalia assicurando prospettive imprenditoriali all'ex compagnia di bandiera Alitalia e, di fatto, impedendo la perdita di posti di lavoro ma con quali costo-benefici sull'assetto dei voli, dell'economia dei trasporto aero italiano e della network degli scali europei. Ma quale è il costo del marketing che sostiene Alitalia da compagnia di bandiera a Bandiera dell'Italia se Air Berlin sottrae in maniera sistematica (tariffe low cost per voli lungo raggio e collegamenti con il vecchio continente) dalle maggiori città/aeroporti della Penisola verso destinazioni europee con una flotta di 148 aeromobili - nel 2014 (contro i 134 della flotta Alitalia).

Rotte dal Belpaese con destinazione internazionale

Roma - Vienna (FCO - VIE)

Roma - Düsseldorf (FCO - DUS)

Milano - Stoccarda (MXP - STR)

Verona - Düsseldorf (VRN - DUS)

Venezia - Düsseldorf (VCE - DUS)

Catania - Stoccarda (CTA - STR)

Bari - Berlino (BRI - TXL)

Olbia - Düsseldorf (OLB - DUS)

Verona - Berlino (VRN - TXL)

Catania - Norimberga (CTA - NUE)

Roma - Norimberga (FCO - NUE)

Venezia - Stoccarda (VCE - STR)

Firenze - Stoccarda (FLR - STR)

Brindisi - Zurigo (BDS - ZRH)

Milano - Vienna (MXP - VIE)

Milano - Düsseldorf (MXP - DUS)

Catania - Düsseldorf (CTA - DUS)

Catania - Francoforte (CTA - FRA)

Catania - Berlino (CTA - TXL)

Catania - Colonia (CTA - CGN)

Roma - Berlino (FCO - TXL)

Milano - Berlino (MXP - TXL)

Palermo - Stoccarda (PMO - STR)

Firenze - Düsseldorf (FLR - DUS)

Venezia - Berlino (VCE - TXL)

Napoli - Stoccarda (NAP - STR)

Catania - Zurigo (CTA - ZRH)

 

Air Berlin opera voli nazionali e internazionali dai seguenti aeroporti:

Codice aeroportuale Paese Nome aeroporto Numero di voli

DUS DE Duesseldorf Intl. 54

TXL DE Tegel 54

MUC DE Franz Josef Strauss Intl. 34

NUE DE Aeroporto di Norimberga 34

PMI ES Palma de Mallorca 34

STR DE Aeroporto di Stoccarda 24

HAM DE Aeroporto di Amburgo 21

VIE AT Vienna Intl. 21

LPA ES Gran Canaria 18

TFS ES Tenerife South 17

FRA DE Francoforte Intl. 15

FUE ES Fuerteventura 15

ZRH CH Zurigo 15

CGN DE Colonia Bonn 14

HRG EG Hurghada Intl. 13

ACE ES Lanzarote 11

HAJ DE Aeroporto di Hannover 10

LHR GB Heathrow 9

AYT TR Antalya Intl. 8

CTA IT Fontanarossa 8. 20 gennaio 2015

Air Berlin e il Belpaese, quanto incide l'offerta per la raccolta passeggeri per voli long-range?

Quale sarà l'impatto per il trasporto aereo "italiano" nel sistema della rete aeroportuale e delle aerolinee della Penisola dovrà essere stimato e verificato! Alitalia nello scorso ottobre 2014 ha ratificato un accordo di codeshare con Airberlin, seconda compagnia aerea tedesca, aerolinea controllata da Etihad. Quale srà la reale incidenza sulla rete dei voli lungo raggio della flotta Alitalia? Cero Etihad ha sicuramente salvato Alitalia assicurando prospettive imprenditoriali all'ex compagnia di bandiera Alitalia e, di fatto, impedendo la perdita di posti di lavoro ma con quali costo-benefici sull'assetto dei voli, dell'economia dei trasporto aero italiano e della network degli scali internazionali-intercontinentali. Ma quale è il costo del marketing che sostiene Alitalia da compagnia di bandiera a Bandiera dell'Italia se Air Berlin sottrae in maniera sistematica (tariffe low cost per voli lungo raggio e collegamenti con il vecchio continente) dalle maggiori città/aeroporti della Penisola verso destinazioni europee con una flotta di 148 aeromobili - nel 2014 (contro i 134 della flotta Alitalia).

Rotte dal Belpaese con destinazione internazionale

Roma - Vienna (FCO - VIE)

Roma - Düsseldorf (FCO - DUS)

Milano - Stoccarda (MXP - STR)

Verona - Düsseldorf (VRN - DUS)

Venezia - Düsseldorf (VCE - DUS)

Catania - Stoccarda (CTA - STR)

Bari - Berlino (BRI - TXL)

Olbia - Düsseldorf (OLB - DUS)

Verona - Berlino (VRN - TXL)

Catania - Norimberga (CTA - NUE)

Roma - Norimberga (FCO - NUE)

Venezia - Stoccarda (VCE - STR)

Firenze - Stoccarda (FLR - STR)

Brindisi - Zurigo (BDS - ZRH)

Milano - Vienna (MXP - VIE)

Milano - Düsseldorf (MXP - DUS)

Catania - Düsseldorf (CTA - DUS)

Catania - Francoforte (CTA - FRA)

Catania - Berlino (CTA - TXL)

Catania - Colonia (CTA - CGN)

Roma - Berlino (FCO - TXL)

Milano - Berlino (MXP - TXL)

Palermo - Stoccarda (PMO - STR)

Firenze - Düsseldorf (FLR - DUS)

Venezia - Berlino (VCE - TXL)

Napoli - Stoccarda (NAP - STR)

Catania - Zurigo (CTA - ZRH)

 

Air Berlin opera voli nazionali e internazionali dai seguenti aeroporti:

Codice aeroportuale Paese Nome aeroporto Numero di voli

DUS DE Duesseldorf Intl. 54

TXL DE Tegel 54

MUC DE Franz Josef Strauss Intl. 34

NUE DE Aeroporto di Norimberga 34

PMI ES Palma de Mallorca 34

STR DE Aeroporto di Stoccarda 24

HAM DE Aeroporto di Amburgo 21

VIE AT Vienna Intl. 21

LPA ES Gran Canaria 18

TFS ES Tenerife South 17

FRA DE Francoforte Intl. 15

FUE ES Fuerteventura 15

ZRH CH Zurigo 15

CGN DE Colonia Bonn 14

HRG EG Hurghada Intl. 13

ACE ES Lanzarote 11

HAJ DE Aeroporto di Hannover 10

LHR GB Heathrow 9

AYT TR Antalya Intl. 8

CTA IT Fontanarossa 8 - 19 gennaio 2015

Piano Nazionale Aeroporti, ecco perché ritarda ancora!

Nell'ennesima bozza è previsto anche l'aggiornamento periodico del Piano. Ma manca ancora un effettivo riscontro sulla compatibilità e sostenibilità ambientale e conformità agli STD aeronautici del PNA , dettagliato sulle singole piste di volo. Quella che Aerohabitat segnala come una "beffarda" presentazione del Piano Nazionale Aeroporti sostiene tuttavia che "il Piano deve diventare uno strumento agevole di pianificazione del settore per allineare le politiche di governance ai mutamenti rapidi a cui lo stesso è soggetto. Pertanto, in linea con il ciclo del bilancio pluriennale, si è previsto un aggiornamento ogni tre anni dello stesso....".

Il primo impegno per l'aggiornamento del Piano Nazionale Aeroporti (PNA) era stato - nel XXI secolo - formulato dal Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ancora nel 2007. L'obiettivo di adeguare il PNA va quindi datato al 2007 e, nel 2015, qualora avesse avuto seguito l'aggiornamento triennale il tanto atteso Piano Aeroporti, auspicato da oltre 30anni, dovrebbe essere prossimo alla terza revisione. In realtà dopo sette anni il PNA non è stato ancora deliberato. La cronologia del PNA ricorda come lo "Studio sullo sviluppo degli aeroporti italiani" di ENAC sia stato presentato il 1 settembre 2010. In seguito nel 2011, a seguito di un primo aggiornamento e validazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Mattioli dello "Studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale" l'intento è stato istituzionalmente confermato per le "scelte strategiche finalizzate a dotare il Paese di uno strumento programmatico in grado di orientare gli investimenti delle società di gestione aeroportuale e di creare al contempo le condizioni per una maggiore intermodalità in linea con gli standard europei". Il Piano Nazionale degli Aeroporti è stato comunque perfezionato nel febbraio 2012. Nel luglio dello stesso anno è stato ufficializzato. Dopo essere stato approvato dal Ministro Corrado Passera nel gennaio 2013 è stato riproposto - con varianti significative - dal Ministro Maurizio Lupi nel gennaio 2014. Nell'ottobre 2014 - nel contesto dell'ultimo salvataggio Alitalia e accordo ed priorità con Ethiad - il Ministro Maurizio Lupi ha potuto sostenere "... abbiamo presentato il piano nazionale degli aeroporti che individua 10 grandi bacini di traffico. All'interno di questi sono stati individuati 37 aeroporti di nazionale; al loro interno sono stati poi scelti 11 aeroporti nazionali di interesse strategico. Malpensa sarà l'aeroporto strategico del Nord Ovest".

Nel gennaio 2015 tuttavia, a fronte dei tanti pronunciamenti ministeriali, il cosiddetto Piano Nazionale Aeroporti, non è ancora esecutivo. Campanilismi provinciali, regionali, valutazioni di bacino di traffico - spesso elastici e stiracchiati su considerazioni extra-aeronautiche, in aggiunta alle politiche insostenibili di co-marketing (vedi spending review), i bilanci negativi di numerosi esercenti aeroportuali, probabilmente, stanno dilatando la promulgazione della specifica legge. Sancita dall'art. 117 della Costituzione: prevede che gli aeroporti rientrino tra le materie oggetto di legislazione concorrente Stato-Regioni e dall'’art. 698 del Codice della navigazione impone l’individuazione degli aeroporti e sistemi aeroportuali di interesse nazionale, quali nodi essenziali per l’esercizio delle competenze esclusive dello Stato da individuare (con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni-Province autonome) in base ai seguenti criteri:

- ruolo strategico

- ubicazione territoriale

- dimensioni e tipologia di traffico;

- previsioni progetti europei TEN. 15 gennaio 2015

La bonifica infinita del Dal Molin, ancora due ordigni

Si prospetta ancora un bomba-day. Dopo il ritrovamento e il disinnesco dello scorso novembre al Dal Molin la Befana ha portato alla scoperta di altri due ordigni. Non sono paragonabili alla bomba di 1800 kg del 25 aprile, che aveva reso indispensabile pianificare una bomba day con l'evacuazione di oltre 30mila cittadini, sono, tuttavia, ordigni di circa 120 kg l'uno.

Con l'ennesimo ritrovamento lo stesso Prefetto di Vicenza non ha escluso l'ipotesi di un'estesa messa in sicurezza di una vasta zona per il loro disinnesco.

Stavolta gli ordigni delle II Guerra Mondiale sarebbero stati ritrovati in prossimità della base americana Del Din e in prossimità della recinzione dal lato di via Sant’Antonino. Anche in questa circostanza saranno coinvolti i militari del secondo reggimento guastatori di Trento.

La bonifica dell’ex aeroporto Dal Molin nell’area del parco della Pace, dopo quasi due anni, non è comunque ancora completata.

Quello che sta accadendo al Dal Molin e che è affiorato in tante aerobasi e aeroporti civili e commerciali, in aggiunta alle tante aviosuperfici localizzate su ex piste di volo della I e II Guerra Mondiale, non fa che riproporre l'esigenza di predisporre un'inchiesta e un monitoraggio dei rischi di ordigni inesplosi coesistenti con un'intensa e regolare attività aerea militare, civile e di lavoro aereo. Chi potrebbe assumersi quest'onere e questa responsabilità? Quale agenzia, quale ente e/o quale istituto? 9 gennaio 2015

Aeroporti e il rischio archeologico

Riguarderebbe l'84% dei sedimi di scali civili e delle aerobasi del Belpaese. Non solo bonifiche da ordigni inesplosi della I e II Guerra Mondiale ma una miniera di reperti e tanto altro, anche di migliaia di anni addietro. Tutto da identificare, monitorare e catalogare in una coesistenza complessa e costosa tra la civiltà del trasporto e della comunicazione di massa e vestigia di una storia millenaria.

All'interno ed all'esterno del sedime degli aeroporti/aerobasi del Belpaese le problematiche associate all'esercizio dello scalo, alle attività di volo come quelle alle ricadute sono, come noto, parecchie. Forse troppe e mai del tutto risolte. Per varie ragioni. La principale e quella conseguente alla pretesa di potenziare piste e scali aerei storici. Insediati ed esistenti, talvolta, anche da un secolo. Piste all'origine sedi di aerobasi della I e II Guerra Mondiale sottoposte a piani di sviluppo e potenziamento con PSA (Piani Strategici Aeroportuali che - il tanto atteso Piano Nazionale Aeroporti per il traffico civile/commerciale da un lato e il Libro Bianco delle Forze Armate per le aerobasi dall'altro - ha determinato progettualità al 2030 ed oltre che hanno stravolto e stanno alterando - senza ritorno - l'assetto "ambientale" pre - aeronautico.

Aerohabitat - come consuetudine - ha sintetizzato nella news del 2 gennaio 2014 identificata come "Italian Safety List 2015 di Aerohabitat CentroStudi"- Belpaese: i TARGET primary della SAFETY sono ancora un traguardo da raggiungere - un elenco delle problematiche da affrontare e, possibilmente, risolvere.

Tra di queste, tuttavia, non ha mai segnalato una questione che era rimasta spesso sullo sfondo. Non costituendo un'esigenza immediata e diretta dei cittadini e della popolazione insediata e operativa in questi ambiti territoriali.

Questa ennesima questione è stata identificata come "rischio archeologico" associata ai cantieri e agli intereventi di potenziamento dei sedime aeroportuali. Al Ministero dei Beni Culturali hanno rilevato come almeno l'80% dei sedimi aerei sia interessato. In due recenti occasioni, relativi a sondaggi e scavi svolti nei due maggiori aeroporti italiani - Fiumicino e Malpensa - sono state elaborate specifiche "Relazioni archeologiche". A Malpensa sono stati rinvenuti reperti di oltre 4000 anni addietro.

E' accaduto anche a Pisa al "Galileo Galilei" dove la stessa SAT S.p.A., gestore aeroportuale ha commissionato nell'ambito del "Progetto preliminare per il nuovo sistema di collegamento (People mover) tra la stazione ferroviaria - Pisa Centrale e l’Aeroporto Galilei Galilei di Pisa una "VERIFICA PREVENTIVA DELL’INTERESSE ARCHEOLOGICO".

Quanti altri aeroporti e aerobasi sono coinvolti?

Il Piano Nazionale Aeroporti non sembrerebbe segnalare nulla al riguardo anche se la questione non dovrebbe essere ne trascurata tantomeno sottovalutata. 7 gennaio 2015

Europa: la Top 20 aerolinee del vecchio continente, primeggiano lowcost

Anche gli incassi pro-capite avvantaggiano le low cost. Le storiche e grandi aerolinee europee, già ex compagnie di bandiera dalla Lufthansa a British Airways, Air France hanno avviato un esteso processo di ristrutturazione. Il target delle aerolinee low cost, in termini di costi, network ed efficienza e bilanci è diventato un percorso obbligato. Due anni addietro la classifica delle top ten per passeggeri trasportati era il seguente.

 

Position Airline Total passengers

1 Ryanair 79.610.000

2 Air France-KLM 77.445.000

3 Lufthansa 74.495.000

4 easyJet 59.204.632

5 IAG (British Airways + Iberia) 54.512.000

6 Turkish Airlines 39.040.409

7 Air Berlin 33.346.495

8 Scandinavian Airlines 25.315.000

9 Norwegian 17.685.074

10 Aeroflot 17.656.300

11 Swiss 15.871.812

12 Vueling 14.795.640

13 Austrian 11.447.900

14 Thomson Airways 10.705.200

15 Transaero 10.327.560

16 Aer Lingus 9.653.000

17 Finnair 8.653.600

18 Flybe 7.052.819

19 Monarch 6.205.453

20 Brussels Airlines 5.790.841

 

Le anticipazioni dei media per il 2014 non fanno che confermare l'assetto soprastante.

Con British che vola con la controllata Vueling su numerose tratte continentali. Air France con Transavia e Lufhtansa con Eurowings, al momento smebrebbero competere direttamente solo su voli long rane. Tratte ancora lucrose anche se la low cost Norwegian apre dinamiche competitive e innesca modelli di business e riassetti operativi sui voli intercontinentali. Anche se le aerolinee storiche nell'arco temporale 2007-2013 hanno tagliato del 30% dei costi. Nel 2014 Ryanair si confermerebbe al primo posto con 81 milioni di passeggeri. Con un vantaggio rimarchevole su Easyjet (52 milioni) e Lufthansa (50 milioni). 27 dicembre 2014

La classifica delle aerolinee mondiali, europee e low cost 2014

Le italiane non entrano nelle top series della Skytrax! Le agenzie e le organizzazioni che stilano le" The World's Top Airlines", e continentali, e low cost sono numerose. Una delle più prestigiose è quella della società di consulenza UK Skytrax. Utilizza circa 800 parametri - con 38 indicatori chiave- indispensabili ad una metodologia per definire classifiche concernenti alla qualità del prodotto, dei servizi offerti, delle prestazioni dello staff di cabina, nella puntualità e nella redditività (operazioni in volo e a terra, comfort a bordo, pulizia della cabina, menu, intrattenimento in volo e personale di servizio e altro).

E' una analisi che è stata perfezionata in 15 anni di attività e scaturisce anche da un sondaggio di 18-20milion di viaggiatori e coinvolge circa 200 aerolinee.

L'analisi seleziona rispettivamente:

The World's Best Airline

The Best Airlines in South America

The World's Most Improved Airlines

Leisure Airlines

Inflight entertainments

Cabin Staff

Airline Alliance Awards

Transatlantic Airline

The World's Best First Class Airline

The World's Best Business Class Airline

The World's Best Premium Economy Class Airline

The World's Best Economy Class Airline

Premia inoltre l'aerolinea regionale

Africa, Asia, Australia/Pacific, Cina, Central Asia/India, Europa, Middle East, Nord America, Sud America. Nella piccola Europa le 10 migliori compagnie 2014 sono risultate le seguenti:

1. Turkish Airlines

2. Lufthansa

3. Swiss

4. British Airways

5. Austrian Airliens

6. Air France

7. Aegean Airlines

8. KLM

9. Virgin Atlantic

10. Finnair

Le 10 migliori low cost europee sono risultate invece:

1. Norwegian Air

2. EasyJet

3. Germanwings

4. NIKI

5. airBaltic

6. Wizz Air

7. WOW Air

8. Pegasus Airlines

9. Onur Air

10. flyBe - 26 dicembre 2014

Aeroporto di Pisa, ancora delocalizzazioni. Solo nel 2016 saranno risolte!

Quali altre abitazioni adiacenti gli scali e aerobasi del Belpaese saranno sottoposti allo stesso programma? Senza ricorrere ad operazioni forzate ed espropri! Lo scorso 25 novembre - con un comunicato - ENAC ha segnalato la realizzazione di una ulteriore fase del programma di delocalizzazione del Borgo Cariola, la zona attigua al sedime aeroportuale del Galileo Galilei di Pisa. Ecco uno stralcio del testo ENAc:

" Con la firma di altri nove atti di acquisto continua, come da programma, il piano di trasferimento degli abitanti di Borgo Cariola, nel pisano, previsto dall’Accordo di Programma concluso tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’ENAC, la Regione Toscana, gli Enti territoriali interessati e la SAT, società di gestione dell’Aeroporto di Pisa, per lo spostamento di abitazioni inserite nel sedime dello scalo di Pisa.

Oggi, infatti, il Direttore Centrale Infrastrutture Aeroporti e Spazio Aereo dell’ENAC, Roberto Vergari, in rappresentanza dell’Ente ha sottoscritto, presso gli Uffici di SAT S.p.A., società che gestisce l’Aeroporto Galileo Galilei di Pisa, le acquisizioni del secondo gruppo immobiliare che si aggiungono agli atti conclusi il 22 ottobre u.s.

Il Direttore Generale dell’ENAC, Alessio Quaranta, ha sottolineato: “Con la sottoscrizione odierna della seconda fase di acquisizioni, possiamo certamente confermare l’impegno assunto dall’ENAC per portare a termine nei tempi programmati tutta l'attività prevista a tutela degli abitanti di Borgo Cariola. La complessa operazione di delocalizzazione degli abitanti di questa zona ha coinvolto numerose istituzioni ed enti territoriali e rappresenta una testimonianza dell’efficienza della pubblica amministrazione.

Il notevole investimento finanziario che impegna l’ENAC, la Regione Toscana e la società SAT si concluderà nel 2016 con la completa demolizione del borgo e la contestuale destinazione delle aree liberate ad attività di carattere aeronautico. Ciò rappresenterà un ulteriore impulso allo sviluppo del traffico aereo con le conseguenti ricadute positive sull'economia del territorio pisano e dell’intera regione".

Gina Giani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di SAT S.p.A., ha dichiarato: “Rispettare gli impegni presi ed i tempi previsti dall’accordo di programma significa procedere concretamente con lo sviluppo infrastrutturale del Galilei in un’ottica di sostenibilità ambientale. Pertanto oggi siamo molto soddisfatti per la sottoscrizione di questo secondo gruppo di atti, che porta a 16, su 44 totali, il numero d'immobili ceduti in poco più di un mese. Con i tre di oggi, salgono a oltre sei i milioni di euro (dei 16,5 complessivamente stanziati) finora liquidati agli ex-proprietari”.

L'intervento di delocalizzazione - un'operazione che riduce, di fatto, il rischio incidente aereo e le ricadute acustiche e atmosferiche dirette, è finanziato per un costo di 16.5 milioni di euro. Di questi tre milioni sono stati destinati ai primi sette proprietari che hanno ceduto le abitazioni entro il 2014.

Le 44 abitazioni del borgo - prevede il programma - saranno acquisite per fasi e, solo nel 2016, il programma di demolizioni sarà completato.

Ai proprietari che hanno sottoscritto da subito la valutazione di mercato degli immobili proposto dall’Agenzia del Territorio avrebbero completato l'operazione di vendita. Non altrettanto invece, perciò con una dilatazione dei tempi esecutivi, per le abitazioni sottoposte a una procedura di esproprio per ragioni di pubblica utilità.

Dopo la delocalizzazione di Malpensa (nei comuni di Somma Lombardo, Ferno e Lonate Pozzolo) quello di Borgo Cariola a Pisa è, ancora, solo il secondo caso.

Ma quante altre delocalizzazioni dovrebbero essere eseguite. Quante altre abitazioni storiche e in prossimità delle piste e dei sedimi aeroportuali - coinvolte da piano di rischio, rischio terzi, emissioni sonore, emissioni gassose - dovranno essere sottoposte alle medesime operazioni?

L'incremento dei voli e il potenziamento del traffico continua, inevitabilmente, a dilatare gli effetti collaterali

sul territorio limitrofo e un aggiornamento tempestivo delle ricadute effettive non potrà che comportare altre delocalizzazioni di abitazioni e cittadini.

Le piste cittadine di Treviso, Ciampino, Linate, Capodichino, Venezia Tessera, Torino Caselle, Bergamo Orio al Serio, Verona Villafranca, Firenze Peretola, Forlì, Rimini e tante altre, probabilmente, abbisognano da subito una rigorosa verifica, indagini e perizie sugli effetti diretti e indiretti di un'infrastruttura aeroportuale: pianificando adeguate delocalizzazioni: evitando operazioni di esproprio in favore di un giusto e legittimo compenso degli immobili da demolire al fine di rendere del tutto compatibili e sostenibili gli aeroporti e le aerobasi del Belpaese. 22 dicembre 2014

Aeroporti e tralicci e gru e antenne e le garanzie/protezione ai voli

Ma anche costruzioni, ciminiere e cavi in sospensione e ...alberature crescenti. Vale anche per le aerobasi?

Quanti sono gli ostacoli alla navigazione nell'intorno ad uno scalo o lungo le traiettorie del decollo, della riattaccata (e delle procedure engine-out a vista e strumentale) e dell'atterraggio sulle pista e e/o testate piste di una infrastruttura aeroportuale? Con sistematica regolarità ogni Direzione Aeroportuale di singolo scalo dovrebbe pubblicare, notificando agli stessi Comuni limitrofi la mappa degli “OSTACOLI INTORNO AGLI AEROPORTI”. Fornire utili informazioni ai soggetti deputati alle autorizzazioni ad innalzare costruzioni esistenti o autorizzare manufatti che sforano l'ideale linea/piano di sicurezza per i voli.

La procedura in atto è stata adeguatamente adottata e compresa o la cosiddetta valutazione degli ostacoli necessita di alcune integrazioni e chiarimenti?

Le superfici di delimitazione degli ostacoli (dette anche superfici o piani di protezione) sono riassunte nelle Tabelle 4.1 e 4.2 del Regolamento di Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti e risultano in relazione alle manovre degli aeromobili, forniscono le caratteristiche geometriche delle suddette superfici immaginarie che assicurano un’adeguata separazione tra gli stessi aeromobili e le costruzioni ovvero il suolo.

"In relazione al tipo di ostacolo, l’operatività aeroportuale può essere garantita adottando limitazioni circa le zone da sorvolare oppure apposite procedure operative che gli aeromobili devono applicare durante l’esecuzione di manovre in prossimità dell’aeroporto (avvicinamento, atterraggio, decollo, salita, riattaccata) al fine che sia garantita una idonea separazione in termini di distanza tra costruzioni ed aeromobili.

A tal scopo vengono sviluppate adeguate planimetrie dell’aeroporto definite carte ostacoli (contenenti le indicazioni degli ostacoli) e le procedure di avvicinamento, sia a vista che strumentali, specificando le limitazioni a cui sono soggetti gli aeromobili.

"Nelle aree distanti da aeroporti, ovvero dove non insistono vincoli aeronautici (procedure di avvicinamento, divieti di sorvolo, ecc.), costituiscono ostacolo gli oggetti di altezza uguale o superiore a 100 m sul suolo e 45 m sull’acqua. Pertanto i piani di protezione sono costituiti da superfici piane situate ad una altezza di 100 m dal suolo e 45 m sul livello dell’acqua.

In tutti gli altri casi, costruzioni, sebbene con elevazione inferiore ai 100 m sul suolo e 45 m sull’acqua, rappresentano un rischio per la navigazione aerea qualora dovessero forare i piani posti a protezione delle manovre degli aeromobili nelle aree circostanti un aeroporto".

Un recente aggiornamento software "elettronico" delle tecniche consente ai singoli uffici tecnici comunale di adeguare e verificare costantemente eventuali "ostacoli" siano esso un risultato naturale quanto una edificazione autorizzata e/o abusiva.

Altre informazioni a riguardo sostengono: "L’Appendice 8 del Regolamento dei “Servizi Informazioni Aeronautiche” precisa che nell’AREA 2 sono da considerarsi ostacoli (per questo motivo devono essere raccolti e registrati) tutti gli oggetti che forano la superficie piana in pendenza che ha origine all’estremità dell‘area rettangolare avente una larghezza di 180 m, situata al termine della pista più vicina e che si estende lungo il prolungamento dell’asse pista fino ad una altezza di 120 m. Il piano inclinato cresce con una pendenza di 1,20%, per cui raggiungerà i 120 m di altezza ad una distanza di 10 km dal punto di riferimento della testata pista che è stata considerata. I 120 m di altezza vanno misurati rispetto alla testata pista con elevazione più bassa. La superficie con pendenza 1,20% è riportata sulle carte ostacoli Tipo A di ogni aeroporto".

E continua.

" La normativa che è stata finora illustrata, può sollevare non poco perplessità circa l’esigenza di identificare e se del caso, segnalare ogni oggetto che dal suolo si estende per una altezza superiore a 3 m (è il valore di accuratezza richiesto per potenziali ostacoli collocati in AREA 2) e che potrebbero costituire ostacolo in quanto fora uno delle superfici di protezione che insistono intorno all’aeroporto."

Con il seguente dettaglio:

"Il richiedente deve allegare una planimetria dell’area dove deve essere eretta la costruzione. E’ necessario che la planimetria sia in scala idonea per poter valutare la posizione della costruzione rispetto all’aeroporto.

Dalla planimetria devono essere rilevabili ovvero riportati i seguenti dati per l’ostacolo:

latitudine;

longitudine

quota del terreno;

altezza dell’ostacolo dal terreno;

le distanze dalla soglia pista più vicina ed asse pista dell’Aeroporto;

radioassistenza più vicina localizzata fuori dal sedime aeroportuale qualora presente;

La cartina deve essere completa di orientamento magnetico e scala come necessario.

Alcuni dei suddetti dati possono essere specificati in altri elaborati allegati alla domanda." 19 dicembre 2014

Ex aerobase Dal Molin, Parco della Pace, 500 bombe, per ora

Ma ENAC - nei sedimi di competenza - come si comporta? Quale misura preventiva sta adottando? E' innegabile: la maggioranza delle ex aerobasi della II Guerra Mondiale sono state sottoposte, ripetutamente, a bombardamenti e spezzonamenti. Operazioni aeree massicce sono state concentrate su taluni sedimi di aeroporti militare in particolare dagli Alleati Anglo - Americani nell'arco 1943-1945 e residui di ordigni inesplosi e bombe varie sono ancora nel sottosuolo sella quasi totalità degli aeroporti del Belpaese. La maggioranza delle ex aerobasi bombardate erano localizzate nel nord Italia e nel nordest della Penisola anche se non sono mancate operazioni aeree anche al centro e sud Italia.

La massima intensità bellica della fase 1943-45 è stata concentrata nel nord est con inevitabili ricadute di ordigni bellici inesplosi. Sono vicende di oltre 70anni addietro che diventano attualità solo ora, in occasione di cantieri aeroportuali (scavi per fognature, rifacimento piste di volo e/o allargamento dei piazzali di sosta aeromobili o ampliamento delle ex aerobasi per il potenziamento degli scali aerei) e/o operazioni di bonifica del sottosuolo durante l'acquisizione di aree ex demanio, smilitarizzate, destinate a bene pubblico.

Uno di questi ultimi casi, ad esempio, è l'ex aerobase dal Molin di Vicenza riconvertita in parco pubblico: Parco della Pace.

Una pacificazione che passa attraverso la bonifica del suolo e del sottosuolo con una sorta di sminamento di un sedime che - sostiene qualche residente sgomento - potrebbe anche nascondere anche qualche sorpresa. Qualche mina antiuomo inesplosa?

Ma se l'amministrazione Comunale di Vicenza - che ha acquisito l'area - è impegnata in un cantiere senza fine nella rimozione delle bombe inesplose e inerti - almeno 500 sono state rimosse solo nella bonifica di un terzo della superficie - cosa accade nei sedimi ex aerobasi, ora aeroporti civili e/o aviosuperfici nei quali ha giurisdizione ENAC?

Una posizione ufficiale non sembrerebbe essere stata ancora dichiarata e/o esplicitata. Né con un comunicato stampa e tantomeno con una delibera del CDA. Qualcosa si può, tuttavia, evincere dalla pratica corrente dell'amministrazione locale affidata ai Direttori di Aeroporto ENAC.

Davanti ai cantieri aeroportuali dei maggiori aeroporti nazionali quali Malpensa, Treviso, Verona, Orio al Serio-Bergamo e altri la rimozione degli ordigni esplosivi non è stata sistematica - perciò avvenuta a seguito di un monitoraggio di superficie con radar di tutta l'area - bensì conseguente al singolo quanto occasionale ritrovamento di questi ordigni. E' accaduto nel rifacimento di piste, nell'allargamento dei piazzali e nella costruzione d'interrati per scali ferroviari.

Ma cosa succede se non ci sono scavi e lavori nel sottosuolo?

Probabilmente senza scavi e con il mantenimento delle piste ancora in erba il rischio ordigni inesplosi appare marginale e del tutto opzionale. Se in oltre 70anni non è successo niente, nessun effetto collaterale, nonostante una saltuaria e continuativa attività di superficie (voli turistici di aviazione generale, eventi vari e

attività ludiche e sportive) l'emergenza bombe inesplose, ancorché identificate e/o trascurate ignorate, rimane comunque remota.

La conclusione verosimile è che ENAC potrebbe perseguire la seguente linea di condotta: gestire lo status quo per una serie di ragioni pratiche e affrontare la "bonifica estesa" del sedime, un'operazione costosissima che qualcuno dovrà finanziare, ma solo qualora le esigenze di sicurezza - in relazione alla diversificazione delle attività svolte in superficie - diventassero improrogabili. 16 dicembre 2014

Aeroporto di Pescara, co-marketing e aiuti di Stato Regionali

Esistono forse analogie in altre Regioni del Belpaese? Ma così fan tutte! Adesso è la stessa Corte Costituzionale a dichiarare come la legge regionale che autorizza la ricapitalizzazione della Saga, società di gestione dell'Aeroporto d'Abruzzo di Pescara, per 5,3 milioni di euro, non risulti costituzionale.

Non è quindi la Commissione UE - com'è avvenuto in altre circostanze, spesso estere - ma il diniego a supporti/sostegni alla ricapitalizzazione della Saga arriva dalla Corte Costituzionale: con sentenza 249/2014 del 3 novembre. La violazione alla norma sugli aiuti di Stato sarebbe palese e, a questo punto, l'iter procedurale comporterebbe la rapida cancellazione della relativa legge.

Certo l'effetto conseguente quanto inevitabile sarebbe il taglio della copertura finanziaria e un'accentuazione delle difficoltà di bilancio e di politiche di co-marketing per lo scalo abruzzese.

I riferimenti specifici della sentenza rimandano al mancato rispetto di tre normative:

Una sarebbe la legge 55/2013, in relazione alla legge europea regionale, dove all'articolo 38 autorizzava un accordo di marketing con il finanziamento di 5.7 milioni di euro. Una seconda infrazione rimanda alla legge 14/2014 e infine alla legge 34/2014 dello scorso luglio 2014.

La disposizione dell'articolo 38 della legge regionale Abruzzo n.55 del 2013, infatti, sarebbe equivalente a un dispositivo normativo ritenuto illegittimo già dalla sentenza n. 299 del 2013.

La materia è da tempo dibattuta, almeno dal primo accordo di co-marketing intercorso con qualche low cost alla fine degli anni '90, e spesso oggetto di contesa amministrativa e denunciata sia nei Tribunali Italiani quanti Europei. Supporti, sostegni, finanziamenti diretti e indiretti a gestioni aeroportuali i e/o enti e società partecipate sarebbero potenzialmente idonei a condizionare la competizione, la concorrenza tra vettori, aerolinee di Stati membri comunitari. A costituire un indubbio vantaggio più ampio, anche di riflesso per un sistema industriale/economico polarizzato da un'infrastruttura aeroportuale.

La liberalizzazione e qualsiasi effetto sulla competitività, la produzione di una relazione dei costi e dei ricavi è alterata e anche la ricapitalizzazione del capitale di una società aeroportuale potrebbe costituire un'effettiva distorsione del mercato. Talvolta se non spesso senza ricadute di medio-lungo periodo sul sistema, perciò con un sostegno effettivo diretto quanto esclusivo al periodo del finanziamento, alla ricapitalizzazione e/o agli accordi di co-marketing: senza assicurare prospettive imprenditoriali per i volumi di traffico aereo quanto per l'industria turistica asservita dal bacino di utenza. 11 dicembre 2014

Aeroporti, Comuni e l'imposta addizionale comunale: briciole in attesa di fondi consistenti

E' una rivendicazione infinita! A quanto ammonta l'imposta sulla "addizionale comunale" e quale quota viene, alla fine, e quando, incassata dai municipi dell'intorno aeroportuale? Ogni anno la sceneggiata si ripete e alla fine ecco spuntare una mancia - tra i tanti fondi che dovrebbero essere destinati al conforto dei cittadini, questi tuttavia sono assegnati invece al supporto e all'assistenza ai passeggeri - per i sindaci dell'intorno aeroportuale.

Il passeggero ha difficoltà a identificare quale sia l'imposta in questione. In un ordinario ticket aereo di andata e ritorno fra Trieste - Ronchi dei legionari e Roma - Fiumicino - che abbiamo sotto gli occhi ad esempio - si legge di una tax YR di 20 euro, quindi una tax 1.75 MJ, una di 3.39 EX, una di 14.00 HB, una tax 20.68 IT, una tax 5.14 e infine anche una tax di 4.50 FN.

Quale sarà quella che all'origine era stata destinata per compensare il disagio che i Municipi sopportano dalla presenza dall'infrastruttura aeroportuale?

Fermo restando che la tassa sul rumore, quella per le misure di mitigazione dall'impatto acustico (IRESA) e atmosferico dovrebbe avere alta fonte di finanziamento e che ancora non hanno occorre parlare ancora della cosiddetta addizionale comunale.

Quell'euro per ogni singolo passeggero che inizialmente era destinato ai Comuni dovrebbe essersi ridotto alla quota di quindici centesimi procapite.

La cifra globale dell'imposta addizionale comunale dovrebbe essere lievitata a 5.14 euro ciascuno per comprendere la considerevole quota destinata alla cassa integrazione straordinaria per lo staff delle aerolinee in crisi. Comunque anche se ridotte costituiscono fondi indispensabili per le risorse Comunali: devono erogare servizi indispensabili per l'attività aeroportuale quale l'ufficio passaporti, polizia urbana e assistenza varia all'utenza aerea.

L'impegno del Governo centrale è quello di destinare entro fine mese le somme ai singoli comuni. Sarà una prima tranche o la - residua - somma integrale?

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha firmato il decreto di sblocco di 4 milioni 176 mila euro da recapitare ai circa ottanta comuni aeroportuali.

In discussione tuttavia ci sarebbe una somma più cospicua. Qualcuno sostiene che almeno l'equivalente di 64 milioni di euro dal 2005 non sarebbe stato versato, mentre nelle casse comunali non sarebbero entrate altri 84 milioni di euro. La contabilità segnalata non è del tutto trasparente, ma a fronte dei ritardi di adozione d'imposte e misure a tutela delle popolazioni e a salvaguardia del territorio circostante, tali somme sembrerebbero - se paragonate con quanto avviene nella maggioranza degli scali UE - ancora, ragionevolmente, limitate. 10 dicembre 2014

Il Rapporto Censis vs le stime di Airbus "Global Market Forecast Future Journeys 2013-2032"

Del tutto trascurato l'effetto controverso di oltre 15 anni di finanziamento co-marketing! La crescita del sistema aviation europea al 2032 sarà inferiore alla media globale, ma la quota italiana sarà ancora inferiore. Lo ha sostenuto Airbus nel suo Global Market Forecast presentato a Berlino in occasione del salone aeronautico ILA 2014. I parametri "industriali" sono quelli della vendita degli aeromobili e i tassi d'incremento del traffico aereo: ovvero i volumi di passeggeri che s'imbarcheranno sugli scali del Belpaese.

In questo quadro, non del tutto lusinghiero per l'Europa e per gli aeroporti della Penisola, è stato presentato il rapporto Censis sul trasporto aereo: un'analisi storica proiettata al 2030.

Quello presentato è uno scenario entusiasta: a fronte dei 3.1 miliardi i passeggeri del traffico aereo mondiale nel 2013 saranno 7.1 miliardi nel 2030. Tra le altre sintesi sono analizzati i cosiddetti flussi di ricchezza generati dall’impatto turistico. Un impatto complessivo che riguarda i "cieli mondiali"nei quali l’Italia rischia di rimanere tagliata fuori. Quale sarà, quindi, il ruolo dell'Italia? Potrà competere e, magari, guadagnare quote di mercato? La politica intrapresa dal sistema aeroportuale italiano sarà in grado di superare l'attuale marginalità? La ricerca realizzata dal Censis sarebbe stata promossa dalla società Save di Venezia, ha illustrato l'andamento, le fluttuazioni, le dinamiche di alcuni scali nell'arco 2007-2014.

Il business "turistico" della rete degli aeroporti della Penisola, tenendo conto che i volumi di traffico nel 2013 sono stati 144 milioni, ovvero il 4,7% dei passeggeri aerei mondiali, mentre l'utenza sarebbe aumentata del 12,1% nell'arco temporale gennaio-settembre 2007-2014 e del 66,3% nel periodo 2002-2014. Per competere a livello internazionale tuttavia sono indispensabili politiche competitive e mirate. Il Paese Italia dispone capacità imprenditoriali in tal senso? Negli ultimi quindici anni ad esempio la gestione dei voli sugli scali italiani è stata adeguata? Quello che il Censis trascura - secondo Aerohabitat - è che l'analisi storica non è dettagliata e tantomeno non profila scenari efficaci a sostenere la rete dei collegamenti, delle frequenze dei voli e di un sistema tariffario competitivo e concorrenziale.

Per quale ragione ad esempio non sono state valutate e discriminate le entrate aviation e non aviation nei bilanci delle società di gestione aeroportuale. La redditività non aviation aeroportuale perché non è stata associata al volume dei finanziamenti co-marketing ai voli? Probabilmente la vera forza attrattiva acquisita attraverso accordi "riservati" d'incentivazione ai voli. Sullo sfondo e del tutto strumentale appare il richiamo, la vocazione turistica da un lato e la forza propulsiva del bacino di traffico dall'altro. In assenza di soggetti professionali qualificati nel sistema aviation, la mancanza di managerialità specifica l'industria aviation aeroportuale ha difficoltà a preservare le attuali quote di traffico.

Dinanzi al blocco del co-marketing, un finanziamento che alcuni esperti fanno ammontare a circa 200 milioni/anno, un sostegno ai voli che nega la liberalizzazione delle attività aviation e contraddice la celebrata competitività, a totale carico delle Regioni e delle società partecipate, probabilmente la crisi delle società aeroportuali oltre che generalizzata registrerebbe crisi irreversibili.

Dinanzi al taglio e/o blocco totale del sostegno ai voli attraverso di co-marketing, anche come inevitabile adozione delle misure di spending review delle Regioni con l'estinzione delle società partecipate, quali sarebbero le stime del Censis? Senza il sostegno ai voli, quale politica di attrazione ai collegamenti delle aerolinee, tradizionali e low cost, potrebbe mettere in campo manager avvezzi al supporto pubblico e aiuti di stato? Per preservare la sua quota di mercato nel traffico aereo, di fronte a trend poco promettenti dell'autorevole analisi di Airbus "Global Market Forecast Future Journeys 2013-2032" la capacità di accoglienza e ricettiva degli aeroporti del Belpaese, quali sarebbero in realtà le stime di posti di lavoro diretto, indiretto e indotto, quale sarebbe il valore economico in percentuali di Pil e con quale afflusso turistico? 2 dicembre 2014

Aeroporti e il Piano Ostacoli: una realtà da verificare

Gli sforamenti storici e le limitazioni nei sorvoli sono state adottate senza deroghe? L’ENAC come disposto dagli standards e dalla conformità aeronautiche con il Regolamento di Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti, al Capitolo 4, ha designato le norme per la valutazione e le limitazioni degli ostacoli che possono condizionare l’operatività aeroportuale indispensabile e verificare gli sforamenti in altezza che costituiscono - eventualmente presenti - un pericolo per la navigazione aerea.

L'esistenza di terreni rialzati, di colline e superfici equivalenti, di edifici, di costruzioni più varie, di antenne o tralicci per il trasporto dell’energia elettrica o comunque adibiti al sostegno di fili (teleferiche, cavi telefonici, ecc.) al di sopra delle - cosiddette - superfici ostacoli rappresentano in definitiva una sorta di "pericolo per la navigazione" degli aeromobili. Talvolta anche le alberature, pini ed altri insediamenti boscosi - anche nelle proprietà private adiacenti alle piste - costituiscono un ostacolo.

Lo spazio superiore alle "limitazioni ostacoli" dovrebbero invece essere del tutto libere da oggetti e ostacoli. Per una completa garanzia dagli ostacoli, per assicurare una totale sicurezza e funzionalità dell'attività aerea. Operativamente le traiettorie di decollo, di avvicinamento ed atterraggio ed riattaccata dovrebbero essere del tutto "libere".

Ma cosa accade qualora esistano oggetti (edifici ad esempio) che sforano il piano ostacoli? Se tali "ostacoli" sono storici, ovvero sono preesistenti alla localizzazione delle piste - ma spesso nel tempo queste piste sono state allungate - vengono comunque autorizzate, probabilmente in deroga alla stessa normativa.

Certo, nel caso di costruzione di nuove piste e/o nuovi aeroporti, il piano ostacoli non dovrebbe autorizzare nessuna tipologia di sforamento. Viene fatto?

Nelle aree distanti da aeroporti, i vincoli aeronautici associati alle procedure di avvicinamento, divieti di sorvolo, ecc. sono ostacolo gli "oggetti" di altezza uguale o superiore a 100 m sul suolo e 45 m sull’acqua. Pertanto i piani di protezione sono costituiti da superfici piane situate ad una altezza di 100 m dal suolo e 45 m sul livello dell’acqua. In tutti gli altri casi, costruzioni, sebbene con elevazione inferiore ai 100 m sul suolo e 45 m sull’acqua, rappresentano un rischio per la navigazione aerea qualora dovessero forare i piani posti a protezione delle manovre degli aeromobili nelle aree circostanti un aeroporto.

Ogni aeroporto in coordinamento con ENAC elaborato due tipologie di carte ostacoli dell’intorno aeroportuale: e precisamente Carte Ostacoli Tipo A e Tipo B, il riferimento normativo è l’Annesso 4 ICAO Aeronautical Charts [CHAPTER 3. Aerodrome Obstacle Chart — ICAO Type A (Operating Limitations) e CHAPTER 4 Aerodrome Obstacle Chart — ICAO Type B].

La presenza di ostacoli nell’intorno aeroportuale - qualora positivamente individuati e la situazione sia costantemente monitorata con un aggiornamento in tempo reale delle "carte" - dovrebbe comportare alcune specifiche limitazioni nello svolgimento delle attività di volo.

Le limitazioni che possono essere adottate riguardano ad esempio:

a) Divieto di sorvolo di certe zone intorno all’aeroporto al di sotto di specifiche quote;

b) Divieto di seguire specifiche rotte sia a vista che in condizioni strumentali;

c) Adozione di limitazioni durante le fasi di decollo, atterraggio avvicinamento, ecc.;

d) Adozione di specifiche distanze o altezze di sicurezza rispetto agli ostacoli presenti.

Gli aeroporti del Belpaese, con l'esclusione di Roma-Fiumicino e Venezia-Tessera, sono costituiti da piste di exaerobasi della prima e seconda Guerra Mondiale che sono state - nel corso degli anni - allungate andando ad erodere gli spazi ed i terreni adiacenti alle stesse. Nello stesso tempo sono state costruite numerose abitazioni ed insediamenti urbani sempre a ridosso delle piste: non sarebbe indispensabile che, a riguardo, ENAC elabori e renda pubblico un Rapporto specifico identificando eventuali sforamenti dal piano ostacoli - con eventuali divieti e limitazioni - per ogni singolo aeroporto? 1 dicembre 2014

Aeroporti del Belpaese e tanti bacini di traffico sovrapposti

Tra contributi di co-marketing ed elevati costi di gestione! Che il sistema aeroportuale italiano sia estremamente frammentato in decine di scali di medie-piccole dimensioni e un paio di grandezza internazionale è da tempo un dato appurato.

Gli scali in verità sono almeno 100 scali anche il traffico commerciale - civile gravita su 47 di questi. Il riscontro operativo e competitivo è pertanto caratterizzato da una offerta ed una domanda di traffico dispersa e polverizzata su quasi tutto il territorio della Penisola.

I volumi di traffico dei singoli scali e i loro bilanci riflettono una sorta di "debolezza strutturale" e dalla loro segmentazione. Il piano nazionale aeroporti - tanto atteso ma sempre procrastinato - dovrebbe risolvere la vulnerabilità dell'assetto del sistema aeroportuale del Belpaese.

Un traguardo competitivo che dovrebbe avvantaggiare la rete degli scali identificati come "fulcro" del network al servizio del sistema turistico-economico-industriale.

Sarà davvero così!

La realtà attuale del traffico aereo, distribuito sui tanti aeroporti, confronta volumi di traffico passeggeri apparentemente coerenti con bacini di traffico - catchment area di raccolta dell'utenza e prosperati grazie al fenomeno “low cost” - e del co-marketing - evidenziando una vulnerabilità del sistema. L'evoluzione dei volumi di traffico complessivo e di singoli scali, di fatto,

snaturato il contesto operativo. Una politica di attivazione e incentivazione ai voli che, caratterizzata da politiche aggressive del co-marketing, probabilmente, che estesa anche ad altre aerolinee ha determinato una condizione di mercato del tutto alterata.

L'adozione di un adeguato piano nazionale aeroporti potrà riordinare e ripristinare una concorrenza ed una competitività fondamentale?

Ma il nuovo piano aeroporti, probabilmente, agevolando un rapido incremento dello sviluppo dei traffici - superando perciò la diffusa politica aggressiva di sussidi e basse tariffe con finanziamenti pubblici-regionali mirati - potrà davvero recuperare le specifiche potenziali catchment area, soppiantando le operazioni "scippo reciproco" perseguite da quasi 20anni?

Quali considerazioni hanno quindi l'identificazione delle catchment area dei singoli scali del "co-marketing" e l’overlapping? La sovrapposizione delle domanda e dell'offerta finanziata dalla partecipate Regionali, hanno innescato flussi addizionali incoming e outgoing e reciproca penetrazione di mercato semplice e composta tra scali contigui, quale evoluzione potrà configurare? L'interrogativo che Aerohabitat pone - oltre alle considerazioni della sostenibilità e compatibilità ambientale e delle conformità aeronautiche illustrate in altre note - riguarda le premesse che hanno portato all'identificazione degli scali del Piano Nazionale Aeroporti.

Le catchment area primarie degli scali classificati dal Piano sono state compiutamente analizzate?

Quali sono le catchment area sovrapposte e quale confronto competitivo registrano, ad esempio, gli scali che da Ronchi dei Legionari a Torino Caselle sono stati identificati da est ad ovest della, cosiddetta, Padania? Altrettante valutazioni dovrebbero essere svolte sugli scali che dall'Adriatico al Tirreno hanno bacini di traffico coincidenti come quelli di Bologna - Marconi, Pisa - Galilei e Firenze Peretola? Considerazioni che riguardano anche altre aree geo-economiche-turistiche del centro e sud Italia e delle isole. 29 novembre 2014

Uso improprio aerei di Stato, dopo una interrogazione ecco anche l'esposto in Procura

Il confronto prosegue senza tregua! Dopo che il 24 settembre scorso i deputati M5S Luca Frusone e Alessandro Di Battista hanno presentato una interrogazione parlamentare sull'improprio utilizzo di un volo militare in addestramento da parte del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, si sono susseguite dichiarazioni di smentite e di conferme. Numerosi articoli di stampa e note dei media hanno trattato l'argomento: tale utilizzo avrebbe violato le regole sull’uso degli aerei di Stato.

"Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha usato un Falcon 50 dell’Aeronautica militare italiana per farsi accompagnare a casa a Genova, il 5 settembre scorso, approfittando di un volo di addestramento programmato dal 31esimo stormo dell’Aeronautica proprio in coincidenza con le sue necessità".

Per Alessandro Di Battista e Luca Frusone è una violazione delle regole sull’uso degli aerei di Stato. Secondo Di Battista e Frusone, le normative e le circolari sull’uso degli aerei di Stato sono state aggirate con l’escamotage del volo di addestramento e vogliono sapere in quanti altri casi si è fatto ricorso a questa “motivazione” su quella rotta."

Un portavoce dello stesso ministro avrebbe, a riguardo, sostenuto come il ministro:

"aveva prenotato il 2 settembre, due giorni prima di partire per Cardiff, un volo di linea da Roma a Genova per il sabato 6 settembre alle 10 e 20 di mattina (come da mail dell’agenzia di viaggi, ndr). Nei giorni successivi ha scoperto che c’era un volo addestrativo programmato dal 31esimo stormo dell’Aeronautica da Roma a Genova in notturna con istruttore e due piloti”. “Quello scalo – prosegue il portavoce – come Reggio Calabria e Bolzano, è considerato particolarmente adatto per i voli di addestramento a causa dell’orografia del terreno e del frequente vento di traverso e di caduta”. “Il volo di addestramento ci sarebbe stato comunque e quindi abbiamo risparmiato tre biglietti, comprendendo i due agenti di scorta. Perché il ministro della difesa è soggetto a eccezionali misure di sicurezza".

Il dibattito, a quasi due mesi dell'interrogazione, è ancora vivo, al punto che nella giornata del 19 novembre il parlamentare Alessandro Di Battista sostiene:

"abbiamo appena denunciato alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica il Ministro della Difesa Roberta Pinotti."

Nell’esposto alla magistratura contabile - si rileva che - "il principale compito del 31° Stormo è quello di “assicurare il trasporto delle autorità dello Stato, trasporti sanitari d’urgenza di ammalati […], voli per esigenze umanitarie”. Ma secondo l’articolo 3 del d.l 6 luglio 2011, sugli “Aerei Blu”, “ i voli di stato devono essere limitati al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Corte Costituzionale”. Tuttavia, una direttiva del Consiglio del Ministri del 23.09.2011 specifica che anche i componenti del Governo possano disporre di aerei di Stato purché “autorizzate dal Sottosegretario di Stato” e, soprattutto, con “comprovate, imprevedibili ed urgenti esigenze di trasferimento connesse all’efficace esercizio delle funzioni istituzionali”. Quali sarebbero state, quindi, le “urgenti esigenze di trasferimento”? 20 novembre 2014

Aeroporti, aerolinee e bacino di traffico

Sussidi di Stato, costi del carburante e welfare irrisorio: parametri imprenditoriali vincenti! Il trasporto aereo, l'aviazione commerciale è sottoposta ad una vera e propria rivoluzione. L'insorgenza di infinite aerolinee, la competizione tra scali aerei disseminati in ogni dove. In Italia come altrove. Ma è nel Belpaese il campanilismo comunale, provinciale e regionale degli aeroporti che la concorrenza ha assunto dinamiche inverosimili.

Se nell'universo delle aerolinee pur dinnanzi al progressivo aumento dei passeggeri trasportati - con ratei di crescita differenziati tra i vari Continenti e minori in Europa i profitti in netto calo mentre è radicalmente travolto il la tradizionale criterio di impresa.

Le grandi aggregazioni di vettori, le alleanze o major quali Star Alliance, One World e Sky Team devono fronteggiare vettori arabi/asiatici emergenti. In grado di fronteggiare le grandi assembramenti originati da ex aerolinee di bandiera europei (Air France, British Airlines e Lufthansa). Oltre 1400 vettori con oltre 25mila aerei in flotta intrecciano impresa e si confrontano con costi operativi in progressiva riduzione.

Aerolinee che gravitano su sistemi aeroportuali hub and spoke, gateway, gate nazionali ed internazionali ed intercontinentali e che si misurano con le strategie aggressive delle low cost: europee, americane, asiatiche e , probabilmente, africane. Operazioni di acquisizione, di fusione, di integrazione tra vettori aerei rappresentano una ulteriore dinamica "industriale". Senza alcuna capacità o pretesa di delineare e sbrogliare un intreccio "competitivo" al ribasso. Con ricavi sempre in riduzione.

La concorrenza nei cieli diventa la trincea terrestre degli aeroporti

localizzati negli stessi bacini di traffico. Che competono che si suddividono l'utenza.

Passeggeri strappati da tariffe aeree competitive da una accessibilità viaria, autostradale e ferroviaria che agevola l'imbarco.

Ma come viene offrire voli e collegamenti e tariffe competitive?

Se le aerolinee arabe/asiatiche competitive, nuovi player nello scenario, possono disporre di costi del carburante ridotti se non irrilevanti e di costi operativi sgravati da oneri di welfare quasi nulli, gli aeroporti agevolano offerte di voli e tariffe con finanziamenti statali/regionali ovvero il co-marketing.

E' un quadro realistico? Rappresenta, comunque, uno scenario al quanto diffuso. 18 novembre 2014

Traffico aereo al 2032? Le stime di Airbus sono a raddoppio

Per il Global Market Forecast il ruolo chiave dell'aviazione commerciale sarà dell'Asia! La periodica analisi prospettica di Airbus - una delle due grandi costruttrici mondiali di aerei - ha focalizzato il ruolo dell'Asia nelle prossime due decadi. Leader dell'incremento di 4.7% annuo al 2032 avrà un leader indiscusso: l'Asia.

“Two major manufacturers predict that by 2032 there will be more than 29,000 commercial aircrafts to train for, which at five cruise each will drive a need for 300,000 pilots, including 15,000 newly qualified pilots every year”. Lo sostiene l'Airbus Senior Director Flight Crew Training Policy Mr. David Owens (Flight Globals’ Flight Safety 2014 Conference in London, 16th -17th of Sept)

Per fronteggiare una tale crescita serviranno - secondo Airbus - 29.220 nuovi aerei, con un investimento di circa 4,4 miliardi di dollari.

"Today on average, a fifth of the population of the emerging markets take a flight annually and by 2032, this will swell to two thirds," ha dichiarato John Leahy, Chief Operating Officer at Airbus.

Ma tra i Paesi asiatici sarà il mercato Indiano a primeggiare. La crescita annuale dell'India si attesterà ad un rateo annuale di 8.6%. Superiore al 6.1% della regione Asia - Pacifico ed al disopra del 4.7% della media mondiale. Nei prossimi 20anni, tuttavia, la crescita del traffico aereo europeo risulterà del 3.6% annuo mentre la quota mondiale del passeggeri del vecchio continente calerà ancora, raggiungendo il 20% del totale.

La maggior domanda di velivoli al 2032 per il Global Market Forecast di Airbus proverrà dalle aerolinee asiatiche con 10.940 nuovi aerei (passeggeri e cargo) per un ammontare di 1.8 trilioni di dollari, pari al 37% di tutta la domanda mondiale. La flotta asiatica raddoppierà al 2032. Passando da 4.960 aeromobili a 12.130 e con l'avvicendamento di almeno 3.770 aerei in servizio.

La flotta mondiale invece dagli attuali 17.740 aeromobili raddoppierà anch'essa per un totale di circa 36.650 aeromobili.

Ma quali riflessi si avranno per la flotta italiana? Quale sarà l'apporto delle aerolinee del Belpaese - consociate e/o partecipate da majors internazionali - e con quale ripercussioni sugli scali aerei italiani? Con quali aspettative/ratei di incremento annuale? Quali saranno gli scali aerei leader negli imbarchi dalla Penisola? E' una analisi indispensabile per pianificare il Piano Nazionale degli Aeroporti al 2030 ma gli analisti, gli esperti dei Sistemi di Comunicazione ed Economia dei Trasporti del Belpaese non hanno ancora rivelato. Avrà ancora un ruolo decisivo la politica del co-marketing? 15 novembre 2014

Aeroporti ed emergenze, simulazioni virtuali e scala reale

A quando le esercitazioni effettive e reali? A che punto sono le procedure per la gestione delle emergenze per incidente aereo entro al sedime aeroportuale e quello esterno al recinto stesso? LA gestione del PEA (Piano Emergenza Aeroportuale) e quello del PEE (Piano Emergenza Esterno) sono sicuramente state identificate e circostanziate in ogni aeroporto della Penisola.

Si presume che in analogia siano state definite anche le procedure per la gestione degli stati pericolo in genere. Un ambito specifico è stato sicuramente dedicato anche alle norme e procedure per la coordinazione delle emergenze nelle aerostazioni.

Probabilmente ordinanze aeroportuali e istruzioni adeguate sono state fornite al personale interessato

ad attivare procedure e comportamenti nelle zone minacciate o coinvolti in atti dolosi, crolli, incendi e le tante calamità possibili. L'intento perseguito è molteplice. Assicurare la sicurezza allo staff di scalo. Dal personale dipendente dalle società esercenti, agli impiegati dei negozi, dei bar dei ristoranti, agli addetti alle pulizie ed a qualunque soggetto in servizio. Coinvolti sono anche i soggetti terzi quanto i passeggeri ed accompagnatori.

Nell'analisi ei documenti e dei regolamenti inerenti tali attività, tuttavia, appare sorprendente una nota a margine.

E' la seguente: " I piani vengono verificati periodicamente tramite simulazioni sia “virtuali” che in “scala reale”.

Quale è il reale significato di questa attestazione?

Se le verifiche sono identificate come "simulazioni", perciò sono qualcosa di distintivo dalle procedure reali, da esercitazioni dal vivo senza alcun preavviso e notifica di una simulazione, per quale ragione differenziare la sunnominata simulazioni in una condizione “virtuale” che in una “scala reale”?

Ricordiamo come a riguardo l'ANSV, a seguito della diffusione del Rapporto Intermedio riguardante l'incidente occorso all'Airbus 320 Windjet di Palermo anni addietro, dopo aver sottolineato innanzi tutto forti criticità nel Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA), ed ha emanato ben quattro nuove raccomandazioni, destinatario ENAC, Vigili del Fuoco, aveva sollecitato la necessita di predisporre "esercitazioni su scala totale, senza preavviso, su tutti gli aeroporti italiani aperti al traffico commerciale!". 20 ottobre 2014

Hub Alitalia e hub italiano: ma con Etihad sono due strategie di rete distinte

Ma è un sacrificio inevitabile? Dalle prospettive nere di Malpensa a quelle in chiaroscuro di Fiumicino! Lo scenario storico delle rete dei voli del Belpaese ha, storicamente, identificato e sovrapposto quello che avrebbe dovuto essere l'Hub dell'Alitalia con l'Hub indispensabile a sostenere il network dell'economia e del sistema turistico del Belpaese. Traffico incoming e outgoing, traffico di feederaggio da bacini di utenza regionale ed in genere domestica verso lo snodo internazionale ed intercontinentale che poteva essere Fiumicino e/o Malpensa era convogliato in un unico scalo. Infrastruttura finanziata dal sistema Paese per assicurare i collegamenti aerei di medio e long range a sostegno dell'economia e dei commerci italiani.

Un progetto ed una policy che - almeno in teoria e/o sulla carta - avrebbe dovuto perseguire criteri imprenditoriali di massima efficienza e redditività . Un traguardo, probabilmente, mai raggiunto e/o sempre rimandato ad un futuro migliore.

Dopo il dehubbing Alitalia da Malpensa a Fiumicino avviato nel 2008, nonostante la convinzione con cui il vertice della ex compagnia di bandiera - supportato del resto dal mondo della politica nazionale e locale - aveva pianificato nel 1998 il trasferimento dell'hub nazionale e Alitalia a scapito di Roma Fiumicino, ecco l'ennesima svolta. Se nel 2008-2009 il ritorno a Roma, scalo di armamento storico di Alitalia tornava a polarizzare il traffico incoming per i collegamenti internazionali ed intercontinentali era una operazione trasparente la svolta odierna è conseguente all'alleanza con Etihad appare, senza che questo risulti contradditorio, ambigua quanto inequivocabile.

Con il Decreto Lupi che aggiorna il Decreto Bersani II su Linate, in sostanza, agevola una riconfigurazione dei collegamenti tra Linate e scali europei rendendoli funzionali alla logica “multi-partnership” del vettore madre di Abu Dhabi. Etihad, infatti, attraverso EtihadAirways Partners europei ed internazionali, perciò Air Berlin, Air Seychelles, Aer Lingus, Virgin Australia, Jet Airways o Air Serbia, ridisegna il trasferimento di traffico su scali dai quali operare voli internazionali ed intercontinentali.

Gli sviluppi della rete di collegamenti tra Linate e scali del sud Italia sostituiti con voli per Dusseldorf operando slot ex Alitalia (nel plafond del vincolo dei 18 movimenti/ora del decreto Lupi-Bersani II) consente ad Air Berlin (che trasloca da Malpensa a Linate) di portare traffico sullo scalo tedesco. Base di voli intercontinentali USA della stessa Air Berlin.

Le prospettive e le opzioni per l'utente italiano - del bacino padano ma anche da centroItalia) di viaggiare con destinazione USA - a tariffe ridotte - riduce le opportunità hub di Fiumicino e di quelle residuali offerte da Malpensa. Altre opzioni di imbarco da Linate per altre destinazioni oltralpe, come Berlino e Vienna (ed altro nel prossimo futuro), non potranno che scaricare/togliere traffico passeggeri long range - quello maggiormente remunerativo per le aerolinee - dai voli dei vettori che operano destinazioni intercontinentali dal Belpaese. Ecco quindi che i flussi di traffico che dall'Italia transitavano per i maggiori hub europei da Francoforte e Monaco (con Lufthansa), Paris de Gaulle (Air France), Schipol Amsterdam (KLM) e Londra Heathrow (British Airways) potranno utilizzare anche la rete Etihad Airways Partners.

Un canale alternativo dei flussi long range italiani potranno inoltre beneficiare dei collegamenti diretti dall'Italia verso il mega hub di Abu Dhabi. Lo scenario indotto dal nuovo partner Alitalia, di fatto, soppianta il virtuale dualismo hub tra Fiumicino e Malpensa. Le nuove offerte di voli ed un sistema tariffario, probabilmente, migliore costituisce indubbiamente una vantaggio per l'utente del Belpaese anche se pregiudica l'indipendenza e operativa dell'Alitalia. Il sistema Paese sembrerebbe aver rinunciato ad una qualsivoglia strategia di rete a sostegno dell'economia e dei commerci e del turismo.

Il salvataggio di Alitalia da parte di Etihad, se ha ottenuto il risultato di mantenere in volo l'ex compagnia di bandiera, pur dinanzi ad ulteriori tagli del personale - e comunque assicurato l'atteso riassetto aziendale - sembrerebbe aver compromesso la facoltà di pianificare un ruolo chiave per un sistema Paese: la rete dei collegamenti aerei passeggeri e cargo. 18 ottobre 2014

Aeroporto Ronchi dei Legionari, sul persistente trend negativo del 2014

Le prospettive peggiorano se correlate alla spending review ed ai vincoli al co-marketing: sostegno ai voli. Il bilancio 2014 dell'aeroporto Savorgnan di Brazzà non si annuncia sereno ed anche il 2015 non potrà che presentarsi con dinamiche turbolenti se non del tutto negative: con prospettive del tutto da ricostruire. Per almeno tre ragioni evidenti. Da un lato la crisi dei passeggeri iniziata nel 2013 e peggiorata nel 2014, in secondo luogo per l'assenza di strategie di integrazione con il Polo del Nordest (che tuttavia potrebbe agevolare l'ingresso di investitori competitori) ed infine per le direttive UE (ora anche Linee guida per l'attivazione di nuove rotte emanato dal ministro Lupi) che rendono problematica l'apertura di voli/collegamenti aerei.

Quest'ultima questione, tuttavia, inquadra anche la criticità (se non impossibilità) di reperire finanziamenti ai voli e/o al co-marketing in una fase di spending review generalizzata.

L'ottimismo professato dai manager dello scalo di poter rapidamente recuperare i dati negativi registrati nel 2013 sono rapidamente sfumati di fronte ad una realtà di traffico che a fronte di un mantenimento del numero dei voli ha, progressivamente, rivelato un calo di passeggeri estremamente preoccupante.

Le destinazioni dirette da Ronchi sono 17 destinazioni dirette e, in sintesi, operate da quattro vettori (Alitalia, Ryanair, Meridiana e Lufthansa) con situazioni aziendali con turbolenze competitive contraddittorie. Se Ryanair potrebbe - con un incremento degli investimenti co-marketing - ampliare la propria offerta, la Meridiana ha in corso licenziamenti ed un riassetto che potrebbe ripercuotersi sui voli, l'Alitalia ha invece in corso una profonda riconfigurazione dei voli domestici e il collegamento con Linate e Fiumicino potrebbe riflettere negativamente tali scelte. Rimane la Lufthansa impegnata, comunque, in un check-up operativa e nei costi competitivi con il network reti delle aerolinee low cost.

Secondo i dati di Asseroporti, nel corso del 2013 Ronchi ha movimentato 853.599 passeggeri, con un calo del 3,2% sul 2012 (hanno record con oltre 882mila utenti).

Il numero dei movimenti aerei erano stati 15.139 (meno 4%).

I dati di Asseroporti dei primi 8 mesi 2014 confermano ed aggravano il 2013: registrano infatti 490.404 passeggeri con meno 15.7% mentre il numero dei voli pari a 10.533 voli riscontra un aumento del 0.5% dei voli rispetto al periodo del 2013. Grave il dato cargo con 288 tonnellate pari a meno 33.5% sul 2013.

Il raffronto tra voli e passeggeri trasporti registra quindi un repentino calo nel coefficiente di riempimento dei singoli aerei/voli. Un riscontro che andrebbe analizzato nei termini della tipologia dei passeggeri coinvolti. E' traffico turistico, business o altro? Nei volumi di traffico passeggeri contabilizzato in passato era, forse, inserita utenza non commerciale?

Lo scenario critico complessivo del Savorgnan di Brazzà non potrà non conformarsi inoltre allo scontato effetto "collaterale" associato al trasferimento insito nell'adozione del Piano Nazionale Aeroporti alla Regione FVG perciò dell'assunzione diretta dei costi di esercizio primario (Polizia, Antincendio, ENAC, ENAV e altro). 17 ottobre 2014

Linee guida per incentivare l’avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori

Cosa cambia, come andrà a finire? Chi potrà cancellare gli accordi esistenti? E' destinata ad incidere fortemente e le attese son del tutto imprevedibili: renderanno improponibile politiche di co-marketing per attivare - senza limiti - e sostenere collegamenti aerei dagli scali con bilanci difficili se non in rosso?

Il Ministro Lupi ha emanato in data 2 ottobre 2014 le Linee guida inerenti le incentivazioni per l’avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori ai sensi dell’art. 13, commi 14 e 15 del decreto legge 23 dicembre 2013, n.145 come modificato dalla legge di conversione 21 febbraio 2014, n.9”.

I termini della normativa ad esempio riportano "… I gestori di aeroporti che erogano contributi, sussidi o ogni altra forma di emolumento ai vettori aerei in funzione dell'avviamento e sviluppo di rotte destinate a soddisfare e promuovere la domanda nei rispettivi bacini di utenza, devono esperire procedure di scelta del beneficiario che siano trasparenti e tali da garantire la più ampia partecipazione dei vettori potenzialmente interessati (…) e comunicano all'Autorità di regolazione dei trasporti e all'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile l'esito delle procedure previste dal comma 14, ai fini della verifica del rispetto delle condizioni di trasparenza e competitività".

La normativa in materia di Aiuti di Stato hanno di fatto attivato un aggiornamento da parte della Commissione Europea. La Comunicazione della Commissione Europea denominata “Orientamenti UE sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree”, coinvolge direttamente le procedure e gli accordi del co-marketing aeroportuale: la "cooperazione commerciale" tra gestori aeroportuali e vettori (in prevalenza compagnie low cost, ma non solo) per l’avviamento e lo sviluppo di rotte destinate a soddisfare e a promuovere la domanda di trasporto aereo nei rispettivi bacini di utenza.

La bizzarria della nuova normativa è tuttavia non solo collegata alla possibile tipologia di accordi da sottoscrivere - altro è la disponibilità e reperibilità dei finanziamenti nel contesto della spending review - ma è la totale assenza di un elenco degli scali del Belpaese che hanno - e da quanti anni - in corso accordi di co-marketing. I responsabili aeroportuali ed i manager del Enti Locali e degli altri soggetti territoriali interessati manifestano comunque la loro preoccupazione e le difficoltà - con la normativa emanata dal ministro Lupi -nell'assicurare per i prossimi anni rotte e collegamenti aerei da aeroporti primari come per gli scali minori.

Le incertezze applicative della delibera UE, tuttavia, appaiono contraddittorie per una ragione evidente.

Chi potrà impugnare ed annullare accordi di co-marketing in corso d'opera o ratificati se non risultano trasparenti? 16 ottobre 2014

Aeroporti ed esercenti di scalo ed handling: uno scenario di vasta crisi

Ma quanti sono gli scali in rosso? Quali sono le prospettive reali? Quanto inciderà la "spending review" e quanto il Piano Nazionale Aeroporti nei bilanci delle società di gestione aeroportuali e nelle società di handling e di servizi (security e pulizie)?. Ma quanto inciderà infine la nuova normativa UE di sostegno, alias co-marketing" alle rotte ed ai voli?

Ecco il punto chiave che diventerà senza ritorno nel momento nel quale saranno trasferiti alle Regioni le competenze ed i costi di gestione degli aeroporti esclusi dai 22-24 identificati come cruciali dal Piano Azionale Aeroporti.

Il numero degli scali con traffico superiore al milione di passeggeri/anno sarebbero, tuttavia, solo tredici ed i bilanci, comunque, non sono per niente lusinghieri. Necessitano di ricapitalizzazioni, di fusioni, di supporti diretti e più vari. La voglia di un aeroporto sottocasa, di voli interni, internazionali e, talora, intercontinentali si misura con politiche di sostegno e di finanziamento dei voli. Che spesso sono anch'essi in rosso. Indice di riempimento e redditività dei voli e delle rotte rappresenta una miraggio.

Quali possono essere e/o diventare scali economicamente sostenibili? Quale redditività dovrebbero assicurarsi quando le entrate "aviation" sono, comunque, in calo e solo quelle "non aviation" potrebbero garantire utili?

La convinzione che gli Enti Locali possano ancora sostenere economicamente gli aeroporti minori e non, talora con iniziative per rilanciare un territorio ed una economia, sembrerebbe tramontata.

Con l'emanazione ( 2 ottobre 2014) delle Linee guida inerenti le incentivazioni per l'avviamento e lo sviluppo di rotte aeree da parte dei vettori, a firma del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - in recepimento delle direttive UE - gli spazi di manovra per il co-marketing.e politiche di sostegno appaiono ancora più complicate.

Dopo l'analisi della condizione aeroportuale delineata da Alberto Crepaldi e Danilo Procaccianti su Il Fatto Quotidiano nell'articolo "Aeroporti, oltre un miliardo di debiti per le società di gestione. E pagano i contribuenti” il quadro appare nella sua evidente criticità. A conferma di quanto Aerohabitat sostiene da tempo! Quanti di questi scali hanno avuto ripianati debiti dagli Enti Locali? Quanti Enti Locali non sono in grado di finanziare accordi di co-marketing in corso d'opera?

Anche l'articolo "Aeroporti, handling in crisi da Milano a Palermo. Troppe aziende poco efficienti" di Stefano De Agostini - Fatto Quotidiano del 9 agosto 2014 - sottolinea una realtà senza ritorno. Almeno nel breve periodo e senza una svolta economica del Belpaese. Il ruolo di acquisizione di quote azionarie di società aeroportuali da parte di soggetti privati (italiani ed esteri) non è del tutto trasparente e andrebbe analizzato negli accordi di programma - vedi masterplan e adeguamento infrastrutturali al 2030 - sottoscritti con ENAC e con le relative tariffe a carico dei passeggeri in transito.

Ecco quindi che anche dinanzi alla gara d'appalto per la gestione dello scalo di Rimini - iniziativa per evitare la sospensione delle attività dello scalo al 31 ottobre prossimo, data di cessazione dell’esercizio provvisorio dello scalo - l'eventuale ingresso di soggetti qualificati le prospettive per l'aeroporto localizzato sulla costa adriatica sono inquadrate in una difficoltà imprenditoriale più vasta.

Interessa numerosi scali, troppi, con considerazioni di managerialità, di privatizzazione delle gestioni e delle handling in un contesto di concorrenza, di libero mercato e di bacino di traffico che non è stato ancora debitamente analizzato e, probabilmente, valutato. 14 ottobre 2014

Livinsgton sospende i voli e lo staff è in attesa della cassa integrazione

Prosegue la crisi dei vettori aerei nazionali! Era solo lo scorso 2 luglio 2014 che con un comunicato stampa l'opinione pubblica registrava che "ENAC RIPRISTINA LA LICENZA DI TRASPORTO AEREO ALLA COMPAGNIA NEW LIVINGSTON. Lo scorso 6 ottobre, tuttavia, lo stesso Ente Nazionale per l’Aviazione Civile rende noto che nella serata di oggi ha ricevuto la comunicazione dalla proprietà della compagnia New Livingston S.p.A. in merito alla decisione di sospendere le operazioni di volo a partire da domani, martedì 7 ottobre 2014. Le vicende altalenanti di questo vettore, in sostanza, sembrerebbe riprodurre uno scenario prevalente del sistema aviation del Belpaese. Flotta a terra quindi, sospensione della licenza da parte di ENAC e 180 lavoratori di New Livingston in fiduciosa attesa di assicurasi una sorta di "ammortizzatori sociali" per piloti, assistenti di volo e ground staff.

La storia dell'aerolinea è breve, secondo il sito ufficiale della compagnia aerea:

"2013

18 Dicembre: Livingston inizia i collegamenti di linea tra l'Italia e l'Albania. Il vettore programma voli in partenza dagli aeroporti di Milano Malpensa, Verona, Bologna, Cuneo, Pisa e Londra (Gatwick) per Tirana.

27 Ottobre: Livingston inizia i collegamenti tra l'aeroporto di Roma Fiumicino ed Alghero.

08 agosto: Livingston potenzia i canali di vendita: Attivi il Nuovo Sistema di E-Booking e il servizio Call e Contact Center Hello Livingston.

19 marzo: Nasce la compagnia Livingston Executive: l’esclusiva proposta di Livingston per i voli business e privati.

2012

19 dicembre: decolla dal terminal T1 dell’aeroporto di Milano Malpensa, con destinazione Mauritius, il primo volo intercontinentale di Livingston.

14 agosto: arriva in flotta il quinto Airbus A320 (EI-EWO), battezzato “Città di Varese”.

12 agosto: Livingston inizia la propria attività di linea dall’aeroporto di Rimini. Le destinazioni raggiunte sono Mosca, San Pietroburgo, Kiev.

05 luglio: inaugurazione della base Livingston all’aeroporto Valerio Catullo di Verona e titolazione di un Airbus A320 (EI-EXK) della flotta alla città di Verona.

14 giugno: arriva in flotta il terzo Airbus A320 (EI-EUB), battezzato “Città di Luino”.

30 maggio: arriva in flotta il secondo Airbus A320 (EI-EUA), battezzato “Città di Angera”.

31 marzo: decolla il primo volo Livingston da Milano Malpensa con destinazione Marsa Alam. Il primo aeromobile è l’Airbus A320 (EI-ERH) battezzato “Laveno Mombello”, con capacità di 180 passeggeri. Il codice volo di Livingston è JN.

28 marzo: l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile rilascia a Livingston il Certificato di Operatore Aereo (COA).

2011

15 dicembre: Riccardo Toto, per il tramite di una società interamente controllata, acquisisce Livingston. La compagnia aerea rinasce." 11 ottobre 2014

Ebola, Ebola, Ebola, stavolta è una interpellanza

Aeromobili e aeroporti come luoghi/spazi di infezione! Gli aeroporti sono in prima linea, le trincee sarebbero i tanti aeromobili con passeggeri che provengono dai luoghi di prima propagazione del virus.

La richiesta di misure precauzionali per evitare e/o filtrare il contagio sono diventate le misure primarie da adottare e installare negli aeroporti: porte di accesso per dell'infezione.

Mascherine, guanti, ed altre protezioni devono essere indossati dal personale coinvolto nelle procedure di volo e di ingresso. Ma quale è il personale interessato dal possibile contagio: quello in prima linea?

Attrezzarsi per affrontare l'EBOLA quindi ed predisporsi all'emergenza è diventato l'obiettivo perseguito anche dalla seguente interpellanza: sottoscritta dai seguenti parlamentari:

Grillo, Silvia Giordano, Di Vita, Cecconi, Lorefice, Dall'Osso, Baroni, Mantero, Luigi Gallo, Brescia, Marzana, D'Uva, Di Benedetto, Vacca, Simone Valente, Battelli, Busto, De Rosa, Terzoni, Daga, Mannino, Segoni, Zolezzi, Micillo, Castelli, Sorial, Caso, Brugnerotto, Cariello, Currò, D'Incà, Agostinelli, Baldassarre, Bechis, Benedetti, Massimiliano Bernini, Nicola Bianchi, Bonafede, Businarolo, Carinelli, Chimienti, Ciprini, Colletti, Cominardi, De Lorenzis, Dell'Orco, Ferraresi, Fico, Gagnarli, Gallinella, Cristian Iannuzzi, L'Abbate, Liuzzi, Lupo, Nesci, Parentela, Petraroli, Pinna, Rizzetto, Paolo Nicolò Romano, Rostellato, Sarti, Spessotto, Tripiedi, Turco, Vignaroli.

 

I sottoscritti chiedono di interpellare il ministro della Salute,

per sapere, premesso che:

la malattia da virus Ebola (Evd) (The virus causing the 2014 west African outbreak belongs to the Zaire species – fonte Who, World Health Organization) precedentemente nota come febbre emorragica da virus Ebola, è una malattia grave, con un tasso di mortalità che può arrivare fino al 90 per cento;

la malattia colpisce gli uomini e i primati (scimmie, gorilla, scimpanzé);

l'Ebola è apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume Ebola nella Repubblica democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan;

l'origine del virus non è nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola;

nella popolazione umana il modo più comune con cui si contrae il virus è entrare in contatto con il sudore, la saliva o sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti o persona infettata o morta a causa della malattia; l'infezione può verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati;

le persone sono contagiose fino a quando il sangue e le secrezioni contengono il virus, l'Ebola non si diffonde via aria o con contatti casuali come sedersi vicino a una persona sull'autobus;

durante un'epidemia le persone a più alto rischio di infezione sono: operatori sanitari, familiari o altre persone a stretto contatto con persone infette, persone che hanno contatto diretto con i corpi dei defunti, nelle cerimonie funebri, cacciatori nella foresta pluviale che entrano in contatto con animali trovati morti nella foresta;

nonostante la valutazione del rischio di Ebola del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie del 27 agosto 2014, la 'Dichiarazione sull'epidemia di Ebola' in Africa occidentale del commissario per la salute Tonio Borg dell'8 agosto 2014, e la 'Dichiarazione sulla risposta dell'Ue all'epidemia di Ebola' del commissario per lo sviluppo, Andris Piebalgs, e del commissario per gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva, del 15 settembre 2014, il 17 settembre 2014, si leggeva su un articolo pubblicato dal quotidiano 'Libero', che il ministro Lorenzin circoscriveva con assoluta sicurezza l'allarme relativo al virus ebola affermando che «non c’è nessun rischio Ebola legato all'immigrazione, si tratta di un virus limitato ad alcuni territori';  

contemporaneamente il presidente Obama, decideva di allargare il piano contro l'epidemia in Africa occidentale con 3 mila soldati in missione, e 600 milioni di dollari stanziati, e non solo, anche il Regno Unito ha innalzato il livello di attenzione;  

nel corso dell'incontro informale dei ministri, tenutosi il 22 e 23 settembre 2014, a Milano, presieduto dal ministro Beatrice Lorenzin nell'ambito del semestre europeo a presidenza italiana, i ministri della salute dell'Unione europea sono stati invece concordi sul fatto che è necessario contrastare l'epidemia di Ebola aumentando le risorse umane e finanziarie, affermando al contempo la necessità che gli Stati membri rispondano all'appello lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità che ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale', e pubblicato la tabella di marcia di risposta all'Ebola, tenuto conto delle conclusioni del Consiglio europeo straordinario del 30 agosto 2014, con ulteriori risorse umane e finanziarie, attraverso gli appositi meccanismi ed organismi;  

il commissario europeo per la salute, Tonio Borg, ha dichiarato che il rischio Ebola in Europa 'Rimane, comunque, basso perché una persona contagiata che abbia già i sintomi sarebbe troppo debole per viaggiare', e che 'La malattia non è contagiosa se non in alcune particolari condizioni, ma, nonostante tutto dobbiamo rimanere vigili, e non abbassare la guardia, con stringenti controlli negli aeroporti, e che il nostro sistema di igiene e salute è di un livello particolarmente elevato';    

il commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs ha annunciato un ulteriore stanziamento di 5 milioni di Euro per aiutare a combattere il virus 'Ebola', definito dal Who un'emergenza di salute pubblica, con un finanziamento che in totale ammonta, ad oggi, a circa 147 milioni di Euro cifra che non include il contributo con risorse umane e i laboratori allestiti in loco;    

la commissione europea ha attivato il monitoraggio la situazione attraverso il proprio Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc), che dovrebbe fungere da piattaforma per il coordinamento dell'assistenza dell'Unione europea, al fine di mobilitare squadre di risposta immediata per assicurare la diagnosi precoce, l'isolamento (dei casi sospetti e dei casi confermati in reparti diversi), il monitoraggio delle persone entrate in contatto con i pazienti e la ricerca delle catene di trasmissione, misure relative ai funerali, l'educazione e il supporto locale;  

il virus dell'Ebola 'E' una minaccia globale' e per combattere l'epidemia nei Paesi dell'Africa occidentale 'C’è bisogno di tutto, ma soprattutto di personale medico', lo ha sottolineato il direttore generale dell'Oms Margaret Chan durante una conferenza in cui è stato annunciato l'impegno da parte del governo cubano di inviare 165 operatori in Sierra Leone;   

le organizzazioni non governative più attive sul campo, tra queste 'Medici senza frontiere' e la Federazione internazionale delle società della Croce rossa e della Mezzaluna rossa, hanno criticato gli sforzi internazionali definendoli pericolosamente inadeguati, in quanto le capacità estremamente limitate sul campo determinano carenze critiche in tutti gli aspetti della risposta: cure mediche di sostegno, formazione del personale sanitario, controllo dell'infezione, ricerca dei contatti, vigilanza epidemiologica, sistemi di allerta e segnalazione, educazione e mobilitazione delle comunità;    

per ridurre il numero dei casi e i decessi è fondamentale accrescere la consapevolezza dei fattori di rischio e adottare le misure di prevenzione;   

attualmente non esiste un vaccino autorizzato per la malattia da virus Ebola. Diversi vaccini sono in fase di sperimentazione, ma nessuno è disponibile per uso clinico in questo momento;

il bollettino dell'Organizzazione mondiale della sanità del 25 settembre, che analizza l'andamento dei contagi in Guinea, Liberia, Nigeria, Senegal e Sierra Leone dal 30 dicembre 2013 al 21 settembre 2014, afferma che i casi totali dovrebbero essere 6263 tra confermati, probabili e sospetti, con 2917 morti;

in Europa sono scattate misure d'emergenza e di controllo negli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona, ovvero i principali scali dei voli aerei provenienti dal continente africano:  

se sia stato predisposto un piano organico di interventi ed in tal caso, quale esso sia e quali sanitari siano coinvolti; quanti siano i medici e gli infermieri interessati, se via sia un unico responsabile del procedimento e chi sia;    

se l'Italia abbia partecipato con proprie risorse finanziarie al finanziamento dei 145 milioni di Euro stanziati dall'Unione europea, in quale misura ed a quale capitolo di bilancio si riferiscano;

se non ritenga insufficiente avere individuato come unici punti di riferimento del nostro Paese, in termini di preparazione e risposta alle malattie infettive, e quindi adatti per la diagnosi dell'Ebola, l'Inmi, 'Istituto nazionale malattie infettive' 'Spallanzani' di Roma e l'ospedale 'Sacco' di Milano;    

se nel nostro Paese e in particolare nei pressi di Roma vi siano laboratori che stanno elaborando vaccini contro Ebola e se questi siano finanziati con fondi pubblici;    

se l'Italia stia partecipando con apposito finanziamento anche alla definizione e alla preparazione di vaccini all'estero, e, in caso affermativo, in quale misura;    

se non ritenga necessario predisporre un piano nazionale finalizzato a modulare gli interventi sanitari a crescere, a seconda dell'evolversi dell'epidemia in Africa ovvero in Europa;

se non ritenga necessario approntare già da ora l'adeguamento di altre strutture sanitarie all'emergenza Ebola in aggiunta all'ospedale 'Spallanzani' di Roma e all'ospedale 'Sacco' di Milano;    

se non sia il caso di prevedere e approntare l'adeguamento di strutture sanitarie militari, se necessario anche richiamando in servizio personale medico e paramedico in congedo, in considerazione di eventuali ruoli di front line in nazioni come la Nigeria ad alto rischio di espansione del contagio e caratterizzate dalla presenza di una forte comunità italiana residente;   

come intenda il ministro interpellato, in accordo con i ministri dell'Unione europea, sostenere e incoraggiare l'Unione africana per quanto concerne la necessità di un piano d'azione globale, in quanto la situazione africana continua a deteriorarsi rapidamente e incide sull'economia e sull'ordine pubblico dei Paesi interessati, dato che la crisi dell'Ebola è diventata complessa, con implicazioni di natura politica di sicurezza, economica e sociale che continueranno a ripercuotersi sulla regione ben oltre l'attuale emergenza sanitaria". 9 ottobre 2014

Valutazione di Impatto Ambientale e aeroporti: il metodo "salami slices" è stato bocciato

Nessun frazionamento dei progetti, solo VIA complessivi per non pregiudicare il Piano Nazionale Aeroporti! Alla fine il Parlamento Europeo ha legiferato una questione fondamentale aggiornando la Direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale (VIA): determinando le modalità e le procedure che devono ottemperate per tutti i progetti, pubblici e privati.

Per quanto riguarda le VIA aeroportuali (ma si suppone anche le VAS) non si potranno più presentare richieste di edificazione,ampliamento e/o costruzioni parziali di uno scalo aereo di un masterplan o di un Piano di sviluppo aeroportuale. (vedi anche www.vivicaselle.eu del 30 settembre 2014).

La tecnica - tanto diffusa in alcuni Paesi - del "Salami Slicing" o "Salami slice" ovvero una sorta di Valutazione di Impatto Ambientale chiedendo una serie di stralci progettuali progressivi, dovrebbe, essere impedita.

La nuova formulazione rappresenta quindi un cambiamento radicale della vecchia Direttiva 2011/92/UE e, salvo sorprese, dovrebbe entrare in vigore nel 2106.

Isolate richieste e relative autorizzazioni per, ad esempio, ampliamento dell'Aerostazione esistente, l'ampliamento del piazzale Aeromobili, la riqualifica ed adeguamento normativo delle infrastrutture di volo attuali, il potenziamento delle aree a parcheggio esistenti, opere impiantistiche e alcuni manufatti edilizi adibiti a funzioni di servizio e di supporto alle attività aeroportuali, probabilmente non saranno ancora possibili.

Cosa accadrà nel frattempo? Quanti sono le richieste presentate e/o autorizzate negli aeroporti del Belpaese che potrebbero essere identificate come progetti "Salami slice"?

L'ENAC nella convocazione del CDA del 22 settembre 2014, in un comunicato che segnala le determinazioni e delibere per l'aggiornamento dello stato di approvazione dei piani di interventi aeroportuali:

"il Direttore Generale Alessio Quaranta ha presentato al Consiglio di Amministrazione il quadro aggiornato degli investimenti aeroportuali inseriti nei Master Plan degli scali e nei relativi Piani di interventi. L’ENAC, infatti, nell’ambito delle proprie attribuzioni istituzionali, cura l’approvazione e il successivo monitoraggio dei programmi di intervento verificando periodicamente la coerenza di ciascun aggiornamento con il Piano di Sviluppo approvato e, ove presente, con il contratto di programma. La tabella dei Piani di interventi è disponibile sul portale dell’Ente – www.enac.gov.it – con l’elenco degli aeroporti, la situazione dei piani dei singoli scali e i relativi investimenti".

In relazione al suddetto piano di interventi diventa inevitabile inoltrare anche le richieste di ISTANZA di VIA.

Il primo interrogativo e la prima anomalia è rappresentata dal soggetto richiedente. E' la società aeroportuale lo la stessa ENAC? In tal caso non sorgerebbero conflitti di interesse?

Con la nuova normativa sarebbero di fatto eliminati i conflitti di interesse. Perseguire la totale indipendenza dell’autorità competente dal committente. In modo particolare quando il committente è un soggetto pubblico sarebbe esclusa ogni bislacca commistione. Comunque sarebbero introdotte sanzioni proporzionate e dissuasive in caso di violazione alle norme nazionali che derivano da questa Direttiva.

Ma per superare positivamente l'esame della Commissione V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale)

l'eventuale avviso di gare di appalto per lavori stralciati non compromette l'intera procedura VIA?

L'edificazione di dispendiose opere in stralcio in assenza di una VIA , una prassi che potrebbe coinvolgere un numero rilevanti degli scali aerei inquadrati dal Piano Nazionale Aeroporti, non implica una contraddittoria pianificazione della sostenibilità e compatibilità ambientale la e degli stessi vincoli/standard aeronautici ?

Quale significato può quindi assumere la promulgazione di un piano nazionale degli aeroporti - lo ha sostenuto il Ministro Maurizio Lupi il 1 ottobre 2014 - assegnando tra 112 scali del Belpaese priorità e linee di sviluppo senza aver preliminarmente assolto alle procedura di valutazione di Impatto Ambientale della singola infrastruttura. Con le implicazioni aggiuntive all’effetto cumulativo dell’impatto ambientale di più progetti nella stessa zona.

Evitare l’obbligo di Valutazione ambientale complessiva - uno scenario incombente in contesti critici che sommano piste di volo, centri commerciali, autostrade, ospedali e altro- avrebbe potuto, poteva e potrebbe diventare un'escamotage furbesco completamente impraticabile con i rigori delle nuova direttiva UE.

Ecco quindi che quando il consiglio dei ministri approva una totale riorganizzazione del sistema aeroportuale nazionale, con la definizione di undici aeroporti strategici, con Fiumicino super hub, e ventisei aeroporti di interesse nazionale, destinati a servire 10 bacini d’utenza senza aver ottenuto, preliminarmente, le autorizzazioni di VIA, la contrarietà è immediata.

Possibile che dinnanzi a numerosi aeroporti con VIA scaduta, con VIA in corso d'opera per non identificare le infrastrutture con milioni di passeggeri/anno che non hanno ancora ricevuti - storicamente - alcuna autorizzazione di valutazione di impatto ambientale e strategica e autorizzazione impatto integrata (VIA, VAS e AIA) il Ministero dei Trasporti e quello dell'Ambiente non pongano considerazioni e restrizioni conseguenti?. 3 ottobre 2014

Aeroporti e territorio e Piano di Rischio e tutele reali

Quante sono realmente le mappe del rischio autorizzate in Italia? Sono comunque adeguate? La sicurezza della navigazione aerea lungo le traiettorie di decollo ed atterraggio, gli spazi di sicurezza al suolo prima ed oltre il fine pista così come le aree sottoposte dal piano di rischio per incidente al suolo, entro il sedime ed all'esterno - al di là della recinzione sono regolamentati da specifiche circolari ENAC.

Vincoli ed ostacoli alla navigazione e le limitazione sono, talune anche da moto tempo, circoscritte e definite. Senza alcun dubbio e ambigua interpretazione. I potenziali pericoli per l’attività aeronautica dovrebbero, altresì, essere rimossi. La loro presenza dovrebbe essere identificata e, salvo contesti del tutto occasionali ed emergenziali, predisposto misure per l'attenuazione del "pericolo e/o rischio".

Viene fatto?

Gli aeroporti di nuova progettazione dovrebbero essere localizzati in zone il più possibile libere da ostacoli naturali o dalla intensa presenza di attività antropiche al fine di garantire non solo la sicurezza agli aerei e ai passeggeri nelle fasi di decollo e di atterraggio ma, sopratutto, dei cittadini residenti e/o transitanti e/o presenti nelle aeree coinvolte nel piano di rischio per incidente aereo.

Il contesto italiano in questo senso appare alquanto controverso.

Nella quasi totalità degli scali aerei e nella localizzazione delle piste di volo solo quelli di Roma Fiumicino e di Venezia Tessera sono stati progettati nel dopoguerra. I restanti aeroporti civili/commerciali sono piccole ex-aerobasi della prima e seconda Guerra Mondiale con piste a ridotta dimensione che sono state sottoposte ad espansione di sedime ed prolungamento occupando spazi a ridosso di centri abitati ed edificazioni industriali/commerciali a loro volta sottoposte ad intense urbanizzazioni limitrofe con la costrizione di viabilità cittadine ed autostradali.

Un quadro di dinamiche infrastrutturali (aeroporti) ed urbanistiche civili (la costante quanto incessante pressione del territorio limitrofo) storicamente controverse con logiche diversificate se non controproducenti per oggettivi traguardi di sicurezza delle operazioni di volo e salvaguardia e tutela dei diritti dei cittadini localizzati in prossimità delle piste di volo.

Le urgenze "infrastrutturali aeronautiche" della quasi totalità degli scali del Belpaese sono state realizzate in "rotta di collisione" con le garanzie da assicurare ai cittadini. Una inappropriata espansione aeroportuale ha incrociato l'estensione antropica circostante.

La relazione tra database storici degli incidenti avvenuti nelle vicinanze degli aeroporti hanno determinato le zone di rischio e /o volumi di traffico delle flotte aeree secondo criteri che avrebbero dovuto la piena messa in sicurezza delle operazioni di volo.

E' davvero stato così?

Le tantissime edificazioni sorte e insediate nelle zone del rischio aereo nel corso dei decenni - talvolta anche abusive in seguito legalizzate - potevano essere risolte con una sistematica delocalizzazione dei residenti e demolizioni dei caseggiati?

L'approccio utilizzato ha definito una sorta di analisi di rischio quantitative (QRA) per valutare i rischi connessi all'equazione aeroporto-territorio.

Il rischio individuale e la pianificazione territoriale ha identificato zone di sicurezza articolati: 1•10-4, 1•10-5, a 1•10-6, con un indice di rischio individuale generico massimo tollerabile per il pubblico è generalmente pari a 1•10-4, mentre quello considerato pari a 1•10-6.

Sono indici adeguati?

Bisognerà attendere il prossimo incidente e verificare l'eventuale effetto collaterale.

Nell'attesa "la sicurezza della navigazione aerea dagli ostacoli e pericoli presenti sul territorio e alla sua tutela dai rischi generati dall’attività di volo" può essere analizzata solo in relazione al numero di mappe dei vincoli autorizzate da ENAC.

"Nel 2013 è salito a 20 il numero delle mappe di vincolo pubblicate per la procedura prevista dal CdN art.

707 commi 1, 2, 3, 4 presso i comuni aeroportuali interessati. I 20 aeroporti per i quali sono state pubblicate

le mappe di vincolo coprono l’81% circa del traffico totale passeggeri dell’anno 2013. Per quanto riguarda la seconda tipologia di vincolo, la tutela del territorio si espleta attraverso due strumenti: i piani di rischio, previsti dal quinto comma dell’art. 707 del CdN, e dalla valutazione del rischio derivante dalle attività aeronautiche, prevista invece dall’art. 715."

E perché, comunque, le aerobasi militari non sono sottoposte agli stessi vincoli? 20 settembre 2014

Meridiana Fly, riassetto e nuova flotta per la sopravvivenza o per il successo?

Le dinamiche della crisi delle aerolinee italiane non sono state ancora superate! Al solito, la ricetta per competere nel mercato aereo è ancora una volta taglio del personale, maggior efficienza operativa della flotta e del personale di volo e di terra.

Sottoposti alla rinnovata strategia sono le due aziende del gruppo, Meridiana Fly e Meridiana Maintenance che dovrebbe agevolare l'attività della nuova flotta Boeing - avvicendando gloriosi e vetusti esemplari MD 80. Il progetto aziendale persegue di volare con tecnologie a maggior efficienza e riduzione del consumo di carburante entro la fine del 2015.

Dopo aver attivato la procedura della Cassa integrazione Straordinaria ancora nel 2011 l'odierna fase ha previsto la mobilità di 1478 persone ripartite in Meridiana Fly (262 piloti, 896 assistenti di volo e 320 ground staff) e di 156 persone occupate in Meridiana Maintenance. Numerose di queste risultano già in cassa integrazione.

Sono urgenze imposte da uno scenario competitivo che non solo deve fronteggiare un periodo prolungato di fluttuazioni e dinamiche economiche e finanziarie ma misurarsi con l'antagonismo delle aerolinee low-cost di corto-medio raggio. Queste sono doppiamente avvantaggiate. Da un lato dalle estese quanto singolari politiche di supporto di co-marketing ed in secondo luogo - ancorché fondamentali - si avvalgono di costi operativi ridotti anche del 30-40% sulle aerolinee convenzionali. L'elenco dei vettori italiani si assottiglia e si rigenera nella convinzione di poter ancora competere. A riguardo è utile ricordare come al 31 dicembre 2013 -un resoconto per niente lusinghiero per l'imprenditorialità aviation del Belpaese - era quello sottostante.

Sono le flotte dei vettori di gruppo A - 2013, non sono state depennate le aziende che hanno cessato l'attività tantomeno quelle che sono state ricapitalizzate e/o avvicendate da altri soggetti industriali e aggregazioni:

Air Dolomiti

Air Italy

Air Vallée

Alitalia-CAI

Belle Air Europe

Blue Panorama

Cargolux Italia

Meridiana Fly

Miniliner

Mistral Air

Neos

New Livingston

Skybridge Airops

Small Planet

Wind Jet. 19 settembre 2014

Aeroporti e barriere antirumore per mitigare il ground noise

Un traguardo che necessita l'identificazione di questa trascurata sorgente acustica! Chi o quale scalo aereo del Belpaese ha adeguatamente valutato l'impatto delle emissioni sonore degli aeromobili mentre si spostano sui raccordi delle piste nei piazzali di sosta?

Prima di progettare qualsivoglia sistema schermante a protezione dell'intorno delle piste occorre, senza indugi e senza mistificazioni tecniche di sorta verificarne la portata e la direzione prevalente: valutando i venti prevalenti quando le direzioni dei rullaggi ed il posizionamento degli aeromobili nella fase che precede l'ingresso in pista per il decollo.

E' indispensabile anche conoscere i tempi medi di rullaggio tra la fuoriuscita dai piazzali di sosta e transito dei velivoli ed il momento del aumento della potenza dei propulsori prima del decollo.

E' stato mai elaborato un criterio procedurale condiviso per l'inserimento dei dati aeronautici e meteo nel database del modello matematico INM?

Aerohabitat non ha notizie a riguardo e, probabilmente, salvo informative di smentita, non è ancora stato mai fatto. Tantomeno quindi il dato è stato aggiornato biennalmente. Quale potrebbe essere stata la ragione? Negligenza e/o scelta deliberata al fine di evitare spinosi riscontri acustici al suolo? Senza dati precisi, per qualsiasi aeroporto, è purtroppo impensabile sostenerlo.

L’efficacia di un sistema schermante è scontato ma deve essere "tarato" sulle reali esigenze. Deve, infatti, essere determinata l'altezza adeguata della duna, della paratia e/o della componente arboreo-arbustiva e/o terrapieno con vegetazione.

E' inoltre indispensabile definire anche l'angolo di curvatura per assorbire la fonte sonora.

Le barriere antirumore comunque devono anch'esse essere autorizzate in conformità alle circolari e regolamenti ENAC riguardanti il rischio/pericolosità per le operazioni di volo e per la navigazione, per gli eventuali ostacoli alla visuale dalle torri di controllo, alle operazioni associate al piano di emergenza aeroportuale (PEA) al piano di emergenza esterno (PEE) ed infine alle compatibilità con le normative a tutela del rischio volatili e wildlife. 16 settembre 2014

 

Aeroporto di Pescara, è una interrogazione sul futuro Piano Aeroporti e il co-marketing?

Una emblematica interrogazione a risposta scritta del parlamentare di Sel Gianni Melilla. Ancora e sempre la questione posta al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti rimanda al ruolo assegnato allo scalo, quasi sempre marginale se non declassato e, probabilmente, anche sulla necessità di finanziare le policy dello scalo (co-marketing?).

Tra ridimensionamento e urgenze di risorse e capitali per acquisire collegamenti aerei ed assicurare il posto di lavoro dei dipendenti aeroportuali con riflessi sulla economia turistica e altro regionale.

Ecco comunque il testo:

"Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

Per sapere, premesso che:

a distanza di mesi la situazione dell'aeroporto d'Abruzzo è drammaticamente peggiorata: allo stato attuale le risorse per la normale operatività dell'aeroporto sono terminate e si teme per le prossime settimane il blocco delle attività;

tutto questo a causa dell'impugnativa, da parte del Governo Letta, della legge che avrebbe dovuto finanziare per 5,5 milioni di Euro il piano marketing 2013, e delle diverse leggi che si sono succedute senza seguito;

i sindacati sottolineano come ci sia il rischio, dopo il caso di Airone Technic e di altre realtà, che l'intero comparto aeroportuale abruzzese entri in crisi, con effetti negativi sulla intera economia abruzzese;

l'impatto occupazionale complessivo dello scalo aeroportuale di Pescara è di oltre 1500 unità e la ricaduta in termini economici sul territorio è di circa 110 milioni di Euro, senza contare le altre esternalità positive prodotte, quali siano le effettive intenzioni del Governo rispetto allo scalo di Pescara che rischia di essere seriamente ridimensionato". 9 settembre 2014

Alitalia rinuncia ad una tipologia di corto raggio interno

Dopo l'accordo con Etiahd ecco i primi tagli al network Alitalia. E' esattamente un mese che con la news "Belpaese, una rete aeroportuale asservita e canalizzata su Abu Dhabi hub?", ovvero "l'accordo salva l'Azienda Alitalia ma sacrifica un Sistema aeroportuale" che Aerohabitat ne aveva anticipato il rischio ed ecco già i primi riscontri.

I media negli ultimi giorni hanno ampiamente segnalato come, tra l'altro, a partire dal prossimo primo ottobre Alitalia non volerà più da Torino verso Alghero, Bari, Catania, Lamezia, Napoli, Palermo e Reggio Calabria. Lo scalo Piemontese, tuttavia, è solo il primo degli aeroporti sui quali la nuova Alitalia - quella con il 49% di Etiahd - ha avviato un ampio riassetto delle rete domestica con il taglio dei voli nord-sud, sud-nord.

Interessati quindi i voli per le regioni Calabria, Puglia, Sicilia e , probabilmente,ancora altre. maggiori dettagli potranno essere conosciuti nelle prossime settimane. Si ipotizza possano risultare, dopo Torino, Milano Malpensa, Venezia Trieste, Verona, Pisa e Bologna.

I collegamenti Alitalia per le destinazioni sud e nord, probabilmente, potranno avvenire esclusivamente con uno scalo intermedio: Roma Fiumicino.

Con evidenti risultati: accrescere il ruolo hub nazionale di Fiumicino anche a scapito dell'interesse dell'utenza.

Il passeggero con destinazioni nord-sud, sud-nord registrerà un incremento dei tempi di volo e dei costo tariffari con una inevitabile disagio per il passeggero del Belpaese.

Il risultato operativo per Alitalia è indubbio: aumenta la redditività dell'azienda ma danneggia la rete dei collegamenti tra gli scali del Belpaese.

A questo punto ed in prospettiva - altri tagli riguarderanno anche la restante rete corto medio raggio europea Alitalia - cosa potrà accadere?

Le alternative sono scontate: il ruolo delle low cost ed il rifinanziamento degli accordi co-marketing sono inevitabili.

Con una aggravio aggiuntivo nelle spese procapite a supporto dell'utente italiano per competere con la rinnovata - quanto con costi contraddittori - rete operativa Alitalia-Etiahd. Una operazione che come sostenuto da Aerohabitat "investe una vulnerabilità cronica e storica del sistema aeroporti, sacrificato con questo ulteriore atto politico/economico: comunque risultato l'unica misura indispensabile per salvare l'Azienda Alitalia". 8 settembre 2014

Il Commissario Carlo Cotarelli e la spending review aeroportuale

Privatizzazione e managerialità: traguardi inequivocabili per una svolta! "La trasparenza è, in generale, un valore fondamentale nella Pubblica Amministrazione, ma risulta a maggior ragione fondamentale nell’ambito di un programma di Revisione della spesa pubblica, che ha per oggetto il rafforzamento dei meccanismi di controllo quantitativo e qualitativo della spesa". Lo sostiene il sito revisionedellaspesa.gov.it presentando una sezione nella quale, gradualmente, verranno inseriti progressivamente tutti i dati e le informazioni disponibili sulla spesa e sui risultati raggiunti dall'attività di Revisione della spesa.

Perché parlarne?

Perché la società partecipate hanno un ruolo decisivo nelle gestione aeroportuali, nelle società di handling quanto nella società/enti direttamente - se non proprio firmatarie - degli accordi di co-marketing per il sostegno ai voli in tantissimi scali del Belpaese.

Il dossier raccolto nell'operazione "revisionedellaspesa" delle società partecipate tuttavia evidenzia esclusivamente i risultati dei bilanci e l'indice di efficienza, il “Return on Equity” (Roe) (rapporto percentuale tra risultato netto e mezzi propri).

Sono parametri sicuramente essenziali ed inequivocabili per verificare l'efficienza operativa di una società

valuta eventuali profitti o perdite per unità di capitale investito ma, secondo Aerohabitat - trascura un dato sicuramente basilare.

Anche dinnanzi a ottimi risultati operativi, di efficienza e di prospettive rappresentano istituti/società/enti finanziati pubblicamente. Fonti monetarie e risorse derivate dallo Stato, e/o scaturite dalle tasse e da trasferimenti delle amministrazioni provinciali, territoriali e regionali.

In sostanza l'obiettivo dell'operazione "revisionedellaspesa" dovrebbe non solo elencare legittimamente il ROE ed i bilanci ma identificare le società partecipare da eliminare. Che non emettono servizi essenziali e che svolgono esclusivamente un ruolo di trasferimento di finanziamenti da soggetti pubblici a istituti "abilitati" alla sottoscrizione di accordi di co-marketing e di ripianamento di deficit e/o ricapitalizzazione di società in crisi.

D'accordo le società pubbliche inquadrerebbero uno scenario nel quale una su quattro perde denaro. Registrano un rendimenti negativi sul capitale investito, l'efficienza è spesso negativa, i conti in rosso sono diffusissimi me nell'ambito del trasporto aereo del Belpaese non siamo di fronte solo a traguardi di razionalizzazione delle società e del loro operato ma sopratutto alla conclusione di una politica di sostegno e di intervento pubblico in un settore che abbisogna di una vasta privatizzazione e l'acquisizione di managerialità gestita da competenze professionali inequivocabili. 30 agosto 2014

Malpensa e gli ordigni bellici, ma non solo

Stavolta un proiettile, di soli 10kg, è stato fatto brillare. La messa in sicurezza degli scali!

Il cantiere del prolungamento ferroviario ha dato alla luce ancora una bomba inesplosa. Per chi sostiene che i sedimi aeroportuali già ex aerobasi del secondo conflitto sono una sorta di campi minati tra ordigni inesplosi, bombe d'aereo ed affini potrebbe non avere torto. Sopratutto quando gli aeroporti non sono stati oggetto di una sistematica bonifica.

Stavolta era solo un proiettile di artiglieria di 88 millimetri ma per disinnescarlo e bonificarlo è stato chiamato il Genio Guastatori di Cremona. L'esplosione non ha prodotto altro che il solito frastuono in una zona che era stata adeguatamente delimitata ed evacuata.

L'intervento è avvenuto nella prima mattinata, l'operazione iniziata alle ore nove è stata completata - con successo - alle 11.40. Con gli esperti genieri l'area è stata bonificata anche con l'aiuto di volontari.

L'equazione ordigni inesplosi e bonifica dei sedimi aeroportuali si ripropone, quasi, quotidianamente in ogni sedime di ex aerobasi militari. Ovvero nella quasi totalità degli scali aerei del Belpaese.

La chiusura dell'aeroporto Amedeo d'Aosta di Gorizia, al momento è il primo caso italiano. La prima ordinanza ENAC di blocco dell'attività aerea ed accesso al sedime in attesa della rimozione degli ordigni e bonifica dell'area interessata.

Le bombe/ordigni scoperti a Malpensa riguardano il solo cantiere coinvolto dal tracciato ferroviario mentre delle restante sedime non risultano piani di bonifica.

Possibile che ENAC non abbia ancora disposto una sistematica mappatura/prospezione/sondaggio del sottosuolo di tutti gli scali del Belpaese? La messa in sicurezza dei terreni aeroportuali non dovrebbe diventare una priorità ed una emergenza anche negli aeroporti che non si chiamino Gorizia? 28 agosto 2014

Sistema aeroportuale Lombardo e Decreto Bersani bis

Diciasette anni di stravolgimenti del traffico passeggeri: una babilonia di dati!

Tre aeroporti e lo stesso bacino di traffico. Tre scali con un gestore prevalente : la SEA in maggioranza in due scali (Linate e Malpensa) ed uno in minoranza (Bergamo) e con la SACBO in maggioranza in quello di Bergamo. Il quadro dei passeggeri trasportati nel periodo 1997-2013 evidenzia dati e numeri sconcertanti.

Vanno ovviamente rapportati alla sostenibilità e compatibilità con il territorio e la comunità dei residenti dell'intorno.

Sono tre scali governati dal decreto Bersani Bis che (su sollecito UE) che avrebbe determinato il tetto di 120 movimenti/ora, anche in relazione alla capacità di gestione del traffico aereo in zona da parte di ENAV.

Il plafond teorico sui tre scali è di 90 movimenti/ora a Malpensa, 18 a Linate e 30 a Bergamo Orio al serio.

Nel 1997 il numero dei passeggeri movimentati nei tre scali è stato pari a 18.257.748, mentre nel 2013 ha quasi raggiunto la quota di 36 milioni di utenti. In sostanza il traffico è raddoppiato mentre si è spalmato in maniera del tutto inattesa. Probabilmente alla fine del secolo scorso nessuno avrebbe potuto stimare una simile distribuzione del traffico tra i tre scali Lombardi. La dinamica è stata in qualche modo "governata" o rappresenta un risultato caotica di una incoerente politica di identificazione dell'hub di riferimento, di contraddittoria agevolazione per il network dell'Alitalia ed, infine, di una sistema convulso di co-marketing?

Traffico passeggeri nei tre aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio

ANNO LINATE MALPENSA ORIO AL SERIO

1997 14.291.578 3.487.322 478.848

1998 13.631.878 5.533.129 581.060

1999 6.629.639 16.967.088 1.116.762

2000 6.026.342 20.716.815 1.237.445

2001 7.136.337 18.570.494 1.056.876

2002 7.815.316 17.441.250 1.248.912

2003 8.757.038 17.621.585 2.840.481

2004 8.947.525 18.554.874 3.334.182

2005 9.088.607 19.630.514 4.352.134

2006 9.696.515 21.767.267 5.240.816

2007 9.926.530 23.885.391 5.737.092

2008 9.266.152 19.221.632 6.478.716

2009 8.295.099 17.551.635 7.157.421

2010 8.359.065 18.947.808 7.677.224

2011 9.128.522 19.303.131 8.419.948

2012 9.229.890 18.537.301 8.890.720

2013 9.034.373 17.955.075 8.964.376

Fonte Assaeroporti

Un quadro che la l'accordo Ethiad - Alitalia potrebbe, ancora una volta, trasformare con ripercussioni che, probabilmente, non potranno configurarsi come il risultato della libera concorrenza e competizione tra scali aerei e tra aerolinee. 27 agosto 2014

Bardarbunga come Eyjafjallajokull, ancora eruzioni vulcaniche che bloccano i voli?

Ma nessuna misura di blocco del traffico aereo!

Il vulcano Bardarbunga è localizzato a 300 km Reykjavik in Islanda ed è sottostante a chilometri cubi di ghiaccio (ghiacciaio Vatnajökull) ed è uno dei 30 vulcani operosi con una frequenza di almeno una eruzione vulcanica ogni 5 anni. Negli ultimi giorni le autorità islandesi hanno decretato l'allerta rossa e il divieto di sorvolo al di sopra del vulcano Bardarbunga, in intensa attività. L'area di superficie è stata evacuata inizialmente ancora il 20 agosto ed è stata decretato il livello rosso, il più alto nella scala delle emergenze. E' stato interdetto la spazio aereo soprastante ma in un'area ben delimitata nei cieli soprastanti al vulcano.

Ma non ci sarebbe stata alcuna emissione di cenere sostanziale in atmosfera.

Eurocontrol ha in corso un monitoraggio costante e continuo.

La possibilità che si ripeta la situazione del 2010 con le ceneri disperse dal vulcano Eyjafjallajokull, con la cancellazione di oltre 100.000 voli appare, al momento, del tutto remota.

Qualora si verificasse lo stesso impatto in atmosfera, sarebbe inevitabile, riproporre le stesse procedure e l'eventuale interruzione del traffico aereo identificando le zone pericolose al volo.

Al momento gli stessi aeroporti islandesi sono tuttora aperti al traffico aereo. Le restrizioni conseguenti alla eruzione sotterranee ed al movimento sismico registrato riguardano il traffico viario e la circolazione dei turisti e cittadini. 26 agosto 2014

Aeroporti, aerostazioni e misure di prevenzione incendi

In vigore un nuoco Decreto per mettere in sicurezza Terminal. Era il 28 marzo 2012 ed ENAC con il Workshop "Aerostazioni. Problematiche di applicazione della normativa antincendio" aveva dedicato una giornata di studio a questa fondamentale tematica. Avevano partecipato responsabili eminenti della Protezione Civile e Servizi Antincendio, di Enac, del Corpo dei Vigili del Fuoco ed anche le Società di gestione aeroportuali e di professionisti del settore. Erano state discussa le modalità di applicazione del Regolamento D.P.R. 151/2011 al settore delle Aerostazioni, oltre la necessità di specializzare lo stesso con l'emanazione di documenti esplicativi per il settore dei Terminal passeggeri. Dopo appena due anni e mezzo ecco che dal prossimo 29 agosto entra in vigore il nuovo Decreto del Ministero dell’interno del 18 luglio, pubblicato sulla GU del 28 luglio: con specifiche disposizioni di prevenzione incendi per le aerostazioni degli aeroporti del Belpaese.

Il Codice della navigazione a riguardo è puntuale e all' "Art. 705. Compiti del gestore aeroportuale. Il gestore aeroportuale è il soggetto cui è affidato, sotto il controllo e la vigilanza dell’ENAC,[…] il compito di amministrare e di gestire[…] le infrastrutture aeroportuali e di coordinare e controllare le attività dei vari operatori privati presenti nell'aeroporto o nel sistema aeroportuale considerato.[…].; all'Art. 702 - invece la - Progettazione delle infrastrutture aeroportuali. […] l'approvazione dei progetti di costruzione, di ampliamento, di ristrutturazione, di manutenzione straordinaria e di adeguamento delle infrastrutture aeroportuali […] è di spettanza dell'ENAC, anche per la verifica della conformità alle norme di sicurezza […]".

Ecco quindi che con due importanti decreti in materia di antincendio per le infrastrutture:

- decreto del Ministero dell'Interno 17 luglio 2014 «Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio delle attività di aerostazioni con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m²»;

- decreto del Ministero dell'Interno 18 luglio 2014 «Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l'esercizio degli interporti, con superficie superiore a 20.000 m², e alle relative attività' affidatarie».

Quale la situazione delle aerostazioni degli aeroporti italiani? E' disponibile una casistica della realtà Quali sono le aerostazioni che abbisognano di rapidi interventi strutturale e l'aggiornamento delle procedure esistenti? ENAC ha forse già predisposto un cronoprogramma delle opere in taluni scali?

A riguardo all'Art. 2 del decreto gli obiettivi sono stati efficacemente identificati:

"1. Ai fini della prevenzione incendi, allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni contro i rischi di incendio, le attivita' di cui all'art. 1 del presente decreto, sono realizzate e gestite in modo da:

a) minimizzare le cause di incendio;

b) garantire la stabilità delle strutture portanti al fine di assicurare il soccorso agli occupanti;

c) limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno dei locali o edifici;

d) limitare la propagazione di un incendio ad edifici o locali contigui;

e) assicurare la possibilità che gli occupanti lascino i locali e gli edifici indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo;

f) garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza."

L'Art. 3 ha anche indicato le disposizioni tecniche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui all'art. 2.

I Passeggeri lo staff di scalo e gli utenti e cittadini che frequentano le aerostazioni attendono fiduciosi l'elaborazione di un articolato piano dei lavori per ogni singolo aeroporto. 25 agosto 2014

Ebola! Ebola ! Ebola! Un alert on board in volo ed aeroportuale

Un virus, una emergenza nel trasporto aereo internazionale.

E' una segnalazione corrispondente al MAY DAY, MAY DAY, MAY DAY alla triplice ultimativa comunicazione di emergenza con cui il comandante di un aeromobile in estrema difficoltà invia prima di un successivo quanto incerto finale o rappresenta esclusivamente - rimanendo nel campo - una ordinaria segnalazione equivalente al PAM - PAM - PAM?

Probabilmente qualcuno ritiene che l'informativa corrente sullo stato ed il rischio EBOLA sui voli e negli aeroporti del Paese Terra rappresenti una informativa precauzionale quanto scontata assimilabile ad una sorta di NOTAM per i naviganti. La realtà, probabilmente, è che ognuno interpreta come può, come vuole e come è in grado di articolare la comunicazione dei media generalisti e specializzati in materia.

Perciò possiamo trovare chi una estrema varietà di percezioni tra - in sintesi - drammatizza, chi diventa paranoico e chi minimizza.

L'allarme Ebola ha determinato una emergenza nella quale si può passare repentinamente da una situazione sotto controllo

al rischio psicosi individuale e collettivo per il temibile virus. La registrazione di un sospetto contagiato, magari è solo malaria (???) ed un ospedale diventa off limits.

Anche quando i Paesi coinvolti nell'epidemia EBOLA sarebbero circoscritti dai Paesi colpiti dal virus, Nigeria, Liberia, Guinea e Sierra Leone (e Mali e Costa d'Avorio?), Paesi dell’Africa Occidentale, l'allarme Ebola riguarda non solo gli scali aerei con voli diretti ma un po' tutte le provenienze.

Dal 9 agosto 2014 ENAC ha reso disponibile "il materiale informativo predisposto dal Ministero della Salute in merito alla Malattia da virus Ebola - misure di profilassi internazionale - raccomandazioni per i viaggiatori.

Malattia da virus Ebola: consigli per il viaggiatore in partenza

Malattia da virus Ebola: consigli per il viaggiatore in arrivo

Locandina - Malattia da virus Ebola: consigli ai viaggiatori internazionali diretti o provenienti dai paesi affetti".

Ma quale è la realtà? Quali sono i rischi di contaminazione: in volo e in aeroporto, dopo aver attraversato il filtro predisposto dall’Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera) del ministero della Salute, che è l’ente preposto al controllo sanitario sui passeggeri e sulle merci in transito attraverso i punti di ingresso transfrontalieri.

Fino all’allerta dell’Oms, tuttavia, non erano stati predisposti controlli straordinari . Come si identifica? Basta davvero ordinari strumenti della misurazione della temperatura corporea, per identificare nella febbre alta il sintomo di Ebola?

Come assicurare la sicurezza e la tranquillità nel personale di volo, nello staff aeroportuale con misure di prevenzione e cura degli infettati dal virus?

Esistono vaccinazioni preventive adeguate?

L'allerta internazionale diramato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato tempestivo?

In sintesi al momento l'informativa disponibile riporta.

"L’infezione è altamente trasmissibile:

per contatto diretto con sangue o altri fluidi corporei di persone o animali infetti, deceduti o viventi

per contatto con oggetti contaminati da fluidi corporei infetti

la trasmissione per via aerea non è stata documentata."

In arrivo nelle zone a rischio:

si prega di rispettare le raccomandazioni delle autorità locali e:

evitare ogni contatto con sangue e fluidi corporei di persone o animali infetti;

evitare di maneggiare oggetti che possono essere stati a contatto con sangue e fluidi corporei di persone o animali infetti

evitare il contatto con animali selvatici Se avete visitato aree dove recentemente sono stati riportati casi di MVE, in caso di malessere (febbre, mal di testa, indolenzimento, gola infiammata, diarrea, vomito, dolori di stomaco, eruzioni cutanee o occhi arrossati) richiedete assistenza medica. per qualsiasi necessità contattare la Vostra Ambasciata o il Vostro Consolato. 14 agosto 2014

Belpaese, una rete aeroportuale asservita e canalizzata su Abu Dhabi hub?

L'accordo salva l'Azienda Alitalia ma sacrifica un Sistema aeroportuale.

Le incertezze sull'acquisizione del 49% del gruppo CAI Alitalia da parte della Etihad sono ormai superate. Nei prossimi giorni il "salvataggio" della ex compagnia di bandiera entra in una Piano di interventi che si sviluppa in alcuni punti strategici e che dovrebbero riportare in utile il vettore italiano nel 2017.

Il programma di investimenti, di economie di scala e di tagli prevede anche un ridisegno della rete dei collegamenti e dei voli. Tra di questi anche l'acquisizione di cinque coppie di slot da Londra Heathrow che erano state cedute alcuni anni addietro per fare cassa.

Sarebbe prevista l'apertura di dieci nuove rotte intercontinentali long range.

Se negli ultimi cinque anni Alitalia dal 2008 al 2013 perdeva quasi un milione e mezzo di euro al giorno ed anche nel 2014 sono comunque stimate perdite tra 250-300 milioni di euro, la svolta avverrebbe anche con l'incremento dei voli da Fiumicino e Malpensa anche con l'attivazione di nuovi collegamenti tra Catania, Bologna, Venezia e Abu Dhabi: trasferire traffico del Belpaese nell'hub del Golfo Arabo.

Una canalizzazione del traffico e dei flussi dei passeggeri dall'Italia ad Abu Dhabi non prelude ad un depotenziamento dell'ipotetico hub Italiano?

Un interrogativo deve essere proposto da subito. Quello che va bene per l'azienda Alitalia siamo sicuri che corrisponde all'interesse del sistema Paese ed alla sua rete di collegamenti corto-medio-lungo-raggio nel contesto di un network di scali aerei della Penisola, finalmente, competitivo? Una concorrenza ed una redditività che dovrebbe essere intesa non solo come managerialità e risultati di bilancio dei singoli aeroporti ma, sopratutto, a beneficio dell'economia e del turismo del Sistema Italia.

Enfatizzare esclusivamente solo nuove rotte lungo raggio, privilegiando un network che accresce le destinazioni lungo raggio e aumentandone la frequenza, prelude scenari nei quali il mercato dei voli corto-medio raggio rivitalizzerà - inevitabilmente - la presenza delle aerolinee low cost europee e dell'est. L'integrazione di Alitalia con Abu Dhabi lascia spazio (esclusivo?) ad una geopolitica e un baricentro dei voli trasferito nel Mondo Arabo.

Il nuovo ruolo di Linate, con il superamento delle restrizioni orarie del Decreto Bersani II (imposizione legittima della UE di 18 movimenti/ora) motivato dall'EXPO ed imposto dal Piano Etihad rappresenta (oltre alla verifica sulle criticità associate alla compatibilità e sostenibilità ambientale/vincoli aeronautici) un ulteriore minaccia al sistema degli scali del Belpaese. Investe una vulnerabilità cronica e storica del sistema aeroporti, sacrificato con questo ulteriore atto politico/economico: comunque unica misura indispensabile per salvare l'Azienda Alitalia. 8 agosto 2014

Alitalia Airbus 320, atterraggio tecnico per fumo a bordo

Ma la tutela dei passeggeri per i ritardi e i disservizi arrecati è avvenuta!

E' successo lo scorso 28 luglio ad un Airbus 320 Alitalia decollato dal Cairo con destinazione Roma Fiumicino. Volo AZ 897, immatricolato EI-DSD con 118 passeggeri e sei membri di equipaggio in fase di salita verso la quota di crociera ha registrato una rapida contaminazione di fumo a bordo. La salita è stata perciò interrotta a livello 250 e predisposto un dirottamento tecnico sulla pista 32 di Alessandria in Egitto.

Una volta a terra i passeggeri sono stati sbarcati e alloggiati in uno spazio dell'aerostazione in attesa dell'intervento tecnico ed una successiva riprotezione, con lo stesso velivolo o altrimenti, verso la destinazione finale di Fiumicino.

Cosa sia avvenuto dopo, quali informazioni siano state fornite dai rappresentanti della compagnia aerea, quale assistenza, quando sia ripartito l'aeromobile e, infine, quale ritardo complessivo avrebbe accumulato il singolo passeggero. Hanno potuto disporre di adeguati pasti e bevande ed, eventualmente, alloggio in albergo?

Con relativi disservizi a destinazione nella vita privata dei passeggeri.

Ecco il punto: l'assistenza al passeggero sarà stata quella dovuta, esauriente e puntuale?

Notizie stampa a riguardo non si trovano. Come si sia conclusa la vicenda e se siano stati indennizzati i passeggeri - qualora fosse avvenuto - non è dato sapere.

Per i viaggiatori dell'aria, per i turisti aerei la mancata partenza, il dirottamento all'alternato, l'atterraggio tecnico comportano altrettanti ritardi e disservizi.

Il passeggero non avrebbe diritto anche a due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica gratuite? I passeggeri di Alessandria ne hanno usufruito?

Ecco comunque uno stralcio dei diritti dei passeggeri nel caso il volo ritardato in partenza:

-di due o più ore per tutte le tratte aeree pari o inferiori a 1500 km;

- di tre o più ore per tutte le tratte aeree intracomunitarie superiori a 1500 km e per tutte le altre tratte aeree comprese tra 1500 e 3500 km;

- di quattro o più ore per tutte le altre tratte aeree.

Per i ritardi pari o superiore alle tre ore è previsto un indennizzo di:

- 250 Euro per voli aerei inferiori a 1500 km;

- 400 Euro per voli compresi fra 1500 e 3500 km;

- 600 Euro per voli superiori a 3500 km.

Qualora l'orario di partenza è rinviato di un giorno il passeggero ha diritto anche al pernottamento in albergo. Inoltre, nel caso in cui il ritardo è di almeno 5 ore il viaggiatore ha diritto al rimborso del biglietto. 1 agosto 2014

Aeroporti ed i vincoli avio/ambientali determinano, inevitabilmente, limiti allo sviluppo

Occorre ripensare i cosiddetti Piani di Sviluppo Aeroportuale (PSA) al 2030!

Lo scenario prospettato nel 1972 con il Rapporto sui limiti dello sviluppo (dal libro The Limits to Growth. I limiti dello sviluppo), commissionato al MIT dal Club di Roma, non potrebbe rappresentare un riferimento anche per il Piano Nazionale Aeroporti del Belpaese e i cosiddetti Piani di Sviluppo Aeroportuale (PSA) al 2030 se non al 2044?

Inquadrare una sorta di un indice di saturazione, di limiti fisiologici allo sviluppo, al numero dei voli e/o dei volumi di passeggeri trasportati da uno scalo aereo come uno di quelli operativi nella Penisola non rappresenta innanzi tutto una iniziativa di buon senso se non una inevitabile conseguenza per piste di volo sorte nel secondo dopoguerra da ex aerobasi militari?

L'ampliamento e l'espansione del sedime aeroportuale appare praticabile e funzionale solo per aree non antropizzate, distanti da insediamenti urbani ed edificazioni sensibili ed a rischio incidente rilevante.

Quanti aeroporti italiani possono vantare spazi/aree di espansione e acquisizione di territorio asservito alle operazioni di volo? Probabilmente nessuno! L'ultimo aeroporto costruito ex novo, perciò non una trasformazione di una exaerobase militare è Fiumicino: il Leonardo da Vinci che ha pianificato il raddoppio del sedime dello scalo.

Le restanti piste di volo hanno origine militare e sono state allungate ed i sedimi dilatati a scapito del circondario che è stato comunque antropizzato all'inverosimile. Sono sorte edificazioni di ogni sorta. Residenziali, commerciali, industriali. Ma anche Oasi Naturalistiche, ospedali, distributori di carburanti per autovetture e depositi di benzineavio ed altre liquidi a rischio incidente rilevante.

Il Piano Nazionale Aeroporti starebbe promuovendo, da 50anni, i medesimi traguardi.

Accrescere i parametri operativi di uno scalo aereo. I termini del target appaiono immutabili: incremento dei movimenti in pista, aumento del picco orario dei voli, raddoppio del numero dei parcheggi degli aeromobili, un terminal raddoppiato se non aggiuntivo, migliaia di nuovi parcheggi per vetture e dilatazione delle attività non aviation (vendita retail, alberghi, centri commerciali, ristoranti e tanto altro).

Uno sviluppo ritenuto - almeno al momento - senza fine.

Il Piano di Sviluppo Aeroportuale identifica in genere un masterplan con relativo programma di potenziamento di uno scalo. I termini, i target sono sempre gli stessi: incremento nel numero dei voli, dei passeggeri trasportati e financo una estensione del sedime aeroportuale. Tutto regolare quindi? Mai che l'analisi di una qualunque piano degli aeroporti abbia ancora determinato una sorta di limiti allo sviluppo di uno scalo.

Sembra quasi che gli spazi di crescita siano senza confini. Quasi le piste di volo fossero localizzato fuori, lontano in zone geograficamente distanti da centri abitati e insediamenti sensibili. Al margine di attività antropiche storiche e recenti. La realtà è invece del tutto opposta.

A quando un "Rapporto sui limiti dello sviluppo" degli aeroporti del Belpaese? Quale autorità potrebbe investire in una analisi sull'ecosistema aeroportuale e sulla stessa tutela dei residenti dell'intorno e dei passeggeri? 21 luglio 2014

Airport Handling, la SEA e una ulteriore ipotesi di aiuti di stato: scatta indagine UE

Belpaese: ancora e sempre interrogativi su scenari non concorrenziali e competitivi! Possibile che dopo l'esperienza a Sea Handling si riproponga una indagine UE su Airport Handling? Per chi lo avesse scordato è utile ricordare la sintesi relativa al caso SEA Handling che ha obbligato alla chiusura di detta società ed alla istituzione di una sua alternativa. A riguardo ecco uno stralcio del comunicato stampa UE: "Aiuti di Stato: la Commissione ordina il recupero di 360 milioni di EUR illegalmente concessi a SEA Handling, operatore italiano per l’assistenza a terra. La Commissione europea ha stabilito che l’aiuto di Stato dell’importo pari a circa 360 milioni di EUR concesso tra il 2002 e il 2010 da SEA, l’operatore pubblico che gestisce gli aeroporti di Milano Malpensa e Milano Linate, alla sua controllata SEA Handling, operatore dell’assistenza a terra in tali aeroporti, è incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato. L’indagine della Commissione ha rivelato che gli apporti di capitale effettuati dagli azionisti pubblici di SEA Handling hanno procurato un indebito vantaggio economico a SEA Handling rispetto ai concorrenti che operano senza sovvenzioni da parte dello Stato. SEA Handling deve quindi restituire l’importo che le ha procurato tale indebito vantaggio con gli interessi. Nel giugno 2010, la Commissione, a seguito di una denuncia, ha avviato un’indagine approfondita sugli apporti di capitali effettuati da SEA a favore delle sua controllata nel periodo 2002-2010 (si veda l’IP/10/787). Dall’indagine è emerso che, a causa di una situazione finanziaria estremamente difficile, SEA Handling non sarebbe stata in grado di ottenere tali finanziamenti sul mercato nel periodo 2002-2010. Nessun investitore operante in condizioni di mercato avrebbe accettato di concedere tale capitale all’impresa. I ripetuti apporti di capitale hanno conferito a SEA Handling un indebito vantaggio rispetto ai suoi concorrenti e costituisce, pertanto, un aiuto di Stato ai sensi della normativa dell’UE. La Commissione ha quindi esaminato se tali aiuti di Stato potessero essere considerati compatibili con la normativa UE. Dal momento che nel periodo in questione SEA Handling si trovava in difficoltà finanziarie, la società avrebbe potuto legittimamente ottenere aiuti di Stato sulla base delle condizioni stabilite dagli orientamenti sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà (si veda l’IP/12/1042). Tuttavia, gli apporti di capitale non soddisfacevano tali criteri. Il piano aziendale di SEA Handling non è riuscito a dimostrare, sulla base di elementi solidi e attendibili, in che modo l’impresa avrebbe potuto diventare redditizia e operare senza i ripetuti aiuti di Stato. Inoltre, il piano non indicava che SEA Handling avrebbe contribuito al costo della ristrutturazione. Infine, non prevedeva alcuna misura di compensazione per ridurre le distorsioni della concorrenza determinate dall’importo considerevole dell’aiuto ottenuto dallo Stato. Poiché tali condizioni non sono state soddisfatte, l’Italia deve provvedere al recupero dell’aiuto concesso a SEA Handling in modo da ripristinare la parità di condizioni nel mercato interno dell'UE."

Con la costituzione della nuova Airport Handling, ovvero la società clone di SEA Handling la UE ritiene che "un investitore che opera sui mercati avrebbe investito in un simile progetto, dato il possibile trasferimento dell’obbligo di recupero degli aiuti e la mancanza di robustezza delle proiezioni del business plan".

Quella che appariva come l'escamotage-soluzione salvaguardare 2200 lavoratori e la restituzione di 360 milioni di finanziamenti oggetto della operazione di supporto ritenuto irregolare sembrerebbe paventare un nuovo boomerang.

In discussione alla Commissione UE sono 25 milioni di euro di finanziamento per l'acquisizione di Airport Handling a garanzia dei primi mesi di gestione e attività aeroportuali.

Quello che per le autorità di controllo e vigilanza del Belpaese è una operazione del tutto regolare - la SEA avrebbe svolto un ruolo da imprenditore indipendente - la Commissione UE "dubita che un investitore che opera sui mercati avrebbe investito in un simile progetto, dato il possibile trasferimento dell’obbligo di recupero degli aiuti e la mancanza di robustezza delle proiezioni del ‘business plan’ connesso alla iniezione di capitale di SEA”. 11 luglio 2014

ENAC e un convegno: se gli aeroporti italiani sono al collasso che cosa bisogna fare?

Criticità e analisi e prospettive in attesa del Piano Nazionale Aeroporti: metà aeroporti da chiudere? Con il convegno tenutosi a Palermo il 27 giugno e intitolato “Infrastrutture aeroportuali e processi di sviluppo economico” non potevano non emergere dati contraddittori.

La tematica trattata era ed è di primordine anche se le attese non potevano che identificare posizioni differenziate sullo stato dell'arte e sulla realtà operativa e sui bilanci delle società e degli enti esercenti degli scali del Belpaese. Organizzata da Enac, Enav, Assaeroporti, Assaereo, Anci in collaborazione, tra gli altri con Iccsai, e Gesap gli interlocutori erano e sono protagonisti assoluti della storia delle infrastrutture aeroportuali italiane.

Tra i tanti interventi Aerohabitat - in questa prima analisi - ritiene utile focalizzare solo due interventi. L'allarme espresso da Vito Riggio, presidente ENAC, del segretario generale ENAC Alessio Quaranta e confrontarlo con il parere espresso dall'amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti.

Dal comunicato stampa ENAC si rileva infatti, in sequenza la sintesi di quanto espresso dal Presidente Riggio:

“È un momento particolarmente delicato per il comparto, in considerazione delle regole in cui il settore si muove, della concorrenza sempre più agguerrita e della situazione economica. In questo contesto il Governo italiano, a differenza di quanto avviene nelle altre autorità per l’aviazione civile, sottraendo alcune funzioni all’ENAC, si sta privando di alcuni strumenti di controllo e mediazione tra gli aeroporti e le compagnie aeree. L’ENAC deve continuare a concentrarsi su un controllo rigoroso rispetto all’attuazione degli investimenti negli aeroporti, arrivando, se non rispettati, alla revoca delle concessioni alle società di gestione. La vigilanza dell’Ente deve continuare a garantire al massimo livello possibile la sicurezza del volo, la tutela dei diritti del passeggero, che sono il fulcro intorno al quale ruotano tutte le attività del settore, e la garanzia degli standard di livello dei servizi resi”.

Il Direttore Generale dell’ENAC Alessio Quaranta, intervenuto come moderatore della sessione pomeridiana ha invece commentato:

“Mai come in questo periodo infrastrutture aeroportuali e processi di sviluppo economico sono strettamente connessi. In un momento di profonda crisi del settore, che nel nostro Paese stenta ancora a riprendersi, lo sviluppo delle infrastrutture può costituire, anzi costituisce, elemento imprescindibile della ripresa economica. La giornata di studio organizzata a Mondello vuole essere un momento di riflessione che stimoli un confronto costruttivo tra operatori del settore, investitori economici e pubblici poteri, al fine di studiare soluzioni condivise che agevolino il rilancio delle attività".

Nello stesso comunicato non viene riportato quanto sostenuto dal AD di Finmeccanica, Mauro Moretti, ma in note stampa sul convegno si legge testualmente, avrebbe, infatti, sostenuto:

"Io sarei contento se chiudesse la metà degli aeroporti".

"Sarebbe scellerato se lo Stato intervenisse per salvare cose già' morte, aeroporti che non hanno mercato, perché alla fine pagherebbero sempre gli stessi, i clienti e i contribuenti". 7 luglio 2014

New Livingston, la licenza al volo è stata ripristinata

Ma solo dopo l'intervento del Tribunale di Busto Arsizio che accoglie la richiesta di ammissione al concordato preventivo con riserva. Con la nomina del parte del commissario giudiziale dottore Oliviero Tessera, nell’ambito della procedura di concordato preventivo con riserva, il cui ricorso di ammissione era stato depositato da New Livingston in data 25 giugno è stata ripristinata la licenza all'aerolinea New Livingstone. La procedura Licenza di Esercizio di trasporto aereo è prevista ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del regolamento (CE) n. 1008/2008. La rete operativa pianificata da New Livingston viene quindi confermata e il vettore continuerà ad onorare contratti, biglietti e prenotazioni senza alcuna interruzione, anche successivamente al 14 luglio. E' cambiato qualcosa? Un dato è inequivocabile i voli e l'attività proseguono ma l'estate ed i proventi estivi potranno ribaltare l'originale disposizione dell'ENAC? Lo si potrà sapere dopo il 15 ottobre 2014 e la presentazione del piano concordatario, con monitoraggio mensile.

Sulla questione ENAC ha diramato il seguente Comunicato Stampa n. 68/2014.

 

"ENAC RIPRISTINA LA LICENZA DI TRASPORTO AEREO ALLA COMPAGNIA NEW LIVINGSTON

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile informa di aver disposto nel pomeriggio di oggi, 30 giugno, il ripristino della licenza di trasporto aereo della compagnia New Livingston S.p.A. che l’Ente aveva sospeso per problemi di natura finanziaria il 25 giugno ultimo scorso.

Il provvedimento di ripristino delle condizioni precedenti alla sospensione è stato emesso a seguito dell’analisi positiva sulla documentazione integrativa ricevuta da parte della compagnia aerea New Livingston, tra cui il cash flow riferito al periodo maggio 2014 –ottobre 2015.

La New Livingston, peraltro, aveva presentato al Tribunale di Busto Arsizio la richiesta di ammissione al concordato preventivo con riserva, richiesta accolta dal Tribunale in data 27 giugno che ha altresì fissato il 15 ottobre 2014 per la presentazione del piano concordatario, con monitoraggio mensile.

Nel proprio provvedimento l’ENAC ha precisato che il vettore, che potrà continuare ad operare senza soluzione di continuità e quindi anche a vendere i biglietti, è obbligato a presentare all’Ente, con cadenza mensile, il monitoraggio economico finanziario della compagnia, fermo restando che il mantenimento della licenza è subordinato al rispetto degli impegni assunti e alle previsioni di cash flow, nonché alla verifica di conformità con i requisiti previsti dal regolamento comunitario di riferimento, il n. 1008 del 2008.

L’ENAC, inoltre, ha chiesto al vettore di continuare a garantire il pieno rispetto degli standard di sicurezza delle operazioni e delle prescrizioni a tutela dei diritti dei passeggeri, mantenendo inalterato l’indicatore di regolarità del servizio". 2 luglio 2014

Alitalia Ethiad, la UE indaga anche su Poste Italiane e altro

La replica dovrà avvenire entro il 22 luglio! Le cronache dell'Aviazione Commerciale dell'ultimo giorno di giugno 2014 registra le lettera trasmessa da Joaquin Almunia - Commissario Europeo alla Concorrenza - al Governo Italiano con la richiesta di chiarificazione sul possibile aiuto di Stato ad Alitalia nell'operazione che sta portando all'ingresso della aerolinea di Abu Dhabi: Etihad. La nota tuttavia richiede anche l'acquisizione integrale della trascrizione della riunione del CDA del 13 ottobre 2013 relativo al rifinanziamento della quota di azioni delle Poste Italiane. La replica del Governo dovrà avvenire entro il prossimo 22 Luglio e dovrà, in aggiunta, chiarire anche una copia del cosiddetto "fairness opinion" gestito dalla Credit Suisse. L'operazione Alitalia Ethiad non si prospetta facile e non solo per le soprastanti iniziative della UE.

Probabilmente anche le aerolinee come Air France, British Airways e KLM, come annunciato, rappresenteranno rilievi critici all'operazione Alitalia Ethiad dalla quale emergeranno, inevitabilmente, anche le considerazioni contraddittorie associate al superamento del Decreto Bersani 2 relativo ai voli su Milano Linate. Il tetto dei 18 voli/orari rappresenta, infatti, un vincolo imprescindibile della regolamentazione UE alla concorrenza. 1 luglio 2014

ENAC, sospende ancora una aerolinea: la New Livingston dal 14 luglio

All'origine del provvedimento ci sarebbero criticità finanziarie. Si allunga l'elenco delle licenze di aerolinee sospese nel Belpaese. nel recente periodo ricordiamo in sequenza come lo stesso provvedimento abbia riguardato Air Vallèe: sospesa il 24 aprile 2013, alla BelleAir Europe sospesa il 27 novembre 2013. Blue Panorama dispone invece una licenza provvisoria dal 23 ottobre 2012, mentre WindJet ha la licenza sospesa dal 16 agosto 2012.

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha reso noto ieri mercoledì 25 giugno di aver disposto la sospensione della licenza di trasporto aereo della compagnia aerea New Livingston S.p.A. con decorrenza 14 luglio 2014.

Era solo lo scorso 13 giugno che Aerohabitat aveva argomentato nella news "La flotta aerea italiana non sembra uscire da una fase di stallo" la situazione problematica in cui versano i vettori che operano nella Penisola ed ecco una ulteriore conferma.

Riportiamo il comunicato stampa di ENAC:

"L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile rende noto di aver disposto oggi, mercoledì 25 giugno, la sospensione della licenza di trasporto aereo della compagnia aerea New Livingston S.p.A. con decorrenza 14 luglio 2014.

Considerati gli evidenti problemi di natura finanziaria in cui versa la compagnia, infatti, sono venuti meno i requisiti essenziali concernenti gli aspetti economico-finanziari e tecnico-operativi per il mantenimento della licenza, così come previsto dal Regolamento comunitario n. 1008 del 2008.

L’ENAC ha invitato il vettore a non vendere altri biglietti da utilizzare oltre il 14 luglio p.v., ferma restando la completa responsabilità di New Livingston a mettere in atto tutte le azioni volte alla salvaguardia dei diritti dei passeggeri provvedendo alla riprotezione di coloro che sono già in possesso di biglietti per i voli che verranno cancellati, e fornendo, più in generale, tutte le dovute informazioni all’utenza.

L’ENAC, inoltre, ha chiesto al vettore di continuare a garantire il pieno rispetto dei requisiti di sicurezza delle operazioni e delle prescrizioni a tutela dei diritti dei passeggeri, mantenendo inalterato l’indicatore di regolarità del servizio e ha invitato la compagnia a presentare all’Ente un piano di riprotezione dei passeggeri. Si invitano pertanto le persone in possesso di biglietti della New Livingston con data successiva al 14 luglio a contattare la compagnia per verificare il piano di riprotezione e a consultare il sito della compagnia www.livingstonair.it per ulteriori informazioni". 27 giugno 2014

 

Aeroporti italiani, la classifica dei primi 24: una crisi di risultati e bilanci

I proventi "aviation" sarebbero ovunque in calo! Ancora in attesa del Piano Nazionale Aeroporti i resoconti degli esercenti di scalo non sono comunque soddisfacenti. Il panorama nazionale elenca una scarsa efficienza, alti costi operativi, rilevanti spese di co-marketing con prospettive per niente rosee anche se sono annunciate operazioni di acquisizione di quote azionarie di maggioranza e minoranza.

 

Classifica aeroporti 2013 numero passeggeri trasportati

 

1 Roma Fiumicino 35.939.917

 

2 Milano Malpensa 17.781.144

 

3 Milano Linate 8.983.694

 

4 Bergamo Orio al Serio 8.882.611

 

5 Venezia 8.327.899

 

6 Catania 6.307.473

 

7 Bologna 6.127.221

 

8 Napoli 5.400.080

 

9 Roma Ciampino 4.744.716

 

10 Pisa 4.471.085

 

11 Palermo 4.335.668

 

12 Bari 3.591.368

 

13 Cagliari 3.577.560

 

14 Torino 3.154.330

 

15 Verona 2.685.702

 

16 Lamezia Terme 2.172.181

 

17 Treviso 2.156.115

 

18 Brindisi 1.989.130

 

19 Olbia 1.978.022

 

20 Trapani 1.877.827

 

21 Firenze 1.963.744

 

22 Alghero 1.549.443

 

23 Genova 1.294.370

 

24 Trieste - Ronchi dei L. 849.086

 

Seguono Ancona, Albenga, Aosta, Biella, Bolzano, Brescia, Comiso, Crotone, Cuneo, Elba, Foggia, Forli, Grosseto, Lampedusa, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Siena e Taranto.

L'Aeroporto di Comiso è stato aperto da giugno 2013, l'aeroporto di Forlì è stato chiuso da aprile 2013, l'Aeroporto di Siena chiuso da marzo 2013 mentre quello di Rimini è gestito dal curatore fallimentare.

Il totale dei 47 scali elencati dalle documentazioni ENAC sommano nel 2013 un totale di 143.510.334 di passeggeri/anno con un calo del 1.7%. In parallelo il 2013 ha registrato invece una costante ripresa del traffico aereo.

A fronte del 44% degli scali europei con bilanci in rosso cosa sta avvenendo sui bilanci delle gestioni aeroportuali nella Penisola? Quale sarebbe l'esito dei rendiconti annuali senza le ingenti operazioni di ricapitalizzazione delle società partecipate pubblicamente che si aggiungono alle politiche di co-marketing?

Le dinamiche e le pressioni concorrenziali con le sovvenzioni ai vettori aerei obbliga i gestori ad incrementare imprenditorialità associate alle entrate non aviation assai più remunerative. Con target prevalenti nella pianificazione di opere per il retail, il food and beverage e persino in iniziative immobiliari (real estate). 21 giugno 2014

Aeroporti e aiuti di Stato: a Reggio Calabria è tutto OK. Ma la decisione è secretata

In Italia sono sotto osservazione - al momento - Cagliari, Olbia, Alghero e Reggio Calabria. Presso la Commissione UE sono aperte procedure di indagine formale a carico di diversi aeroporti europei, sospettati di ricevere sovvenzioni dai rispettivi Stati o di favore essi stessi le compagnie di bandiera o alcune compagnie low cost. La ricerca di mantenere una sostanziale concorrenza nel trasporto aereo - in linea con gli obiettivi dell'Ue in materia - ha permesso di concludere l'indagine avviata da Bruxelles quattro anni addietro per verificare se i sostegni finanziari di capitale realizzati nelle annate 2005-06-07 a carico de azionisti pubblici di SO.G.A.S. - società partecipata di gestione dell'aeroporto dello Stretto - fossero conformi alla normativa.

Con un comunicato stampa dello scorso 11 giugno la Commissione ha ritenuto tali operazioni compatibili con le norme UE.

Sono aperti ancora i seguenti dossier sugli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero, sarebbe tuttavia ancora aperto un secondo dossier sull'aeroporto di Reggio Calabria e sull'aeroporto di Alghero.

Per quanto riguarda lo stesso scalo di Reggio Calabria, è utile ribadirlo, il dossier di quattro anni addietro gli aiuti sono comunque stati autorizzati all'aeroporto di Reggio Calabria, anche se - con una controversa quanto poco trasparente scelta - la decisione, ovvero la motivazione della Commissione è per il momento secretata.

Ecco comunque il testo del comunicato stampa:

Aiuto di Stato: la Commissione approva la concessione di aiuti al funzionamento all'aeroporto dello Stretto (Italia)

"La Commissione europea ha constatato che i conferimenti di capitale pubblico italiano all’aeroporto dello Stretto, in Calabria, sono conformi alle norme UE in materia di aiuti di Stato. In particolare, la Commissione ha concluso che le misure hanno migliorato la connettività in Calabria, in linea con gli obiettivi dell’UE in materia di trasporti, senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.

Nel 2010, la Commissione ha avviato un’indagine approfondita per valutare se i conferimenti di capitale effettuati dagli azionisti pubblici di SO.G.A.S., il gestore dell’aeroporto dello Stretto, nel 2005, 2006 e 2007 fossero conformi alle norme in materia di aiuti di Stato.

L’indagine della Commissione ha dimostrato che i finanziamenti accordati a favore di SO.G.A.S. hanno contribuito allo sviluppo di infrastrutture di trasporto aereo sicure ed efficienti in Calabria, ove la scarsa accessibilità e l’insufficiente offerta di mobilità per le merci costituiscono altrettante criticità per la regione. I finanziamenti hanno chiaramente contribuito a migliorare l’accessibilità e la connettività in Calabria e potenziato lo sviluppo della regione. La Commissione ha appurato che l’aiuto non supera l’importo necessario per coprire le perdite dell’aeroporto. Inoltre, l'aeroporto dello Stretto si trova a oltre 100 km dal più vicino aeroporto regionale, aspetto che limita i potenziali effetti di distorsione della concorrenza provocati dagli aiuti.

Questo è il primo aiuto al funzionamento che la Commissione ha valutato alla luce dei nuovi orientamenti per il settore dell’aviazione, i quali consentono, a talune condizioni e per un periodo transitorio di dieci anni, la concessione di aiuti al funzionamento agli aeroporti.

Contesto

Il 20 marzo 2014, la Commissione ha adottato i nuovi orientamenti per il settore dell’aviazione che sono entrati in vigore il 4 aprile 2014. I nuovi orientamenti hanno sostituito quelli precedentemente in vigore, adottati nel 2005.

In base alle nuove norme, i precedenti aiuti al funzionamento a favore di aeroporti regionali sono considerati in linea con le norme UE in materia di aiuti di Stato se aumentano la mobilità dei cittadini dell’UE e la connettività delle regioni o agevolano lo sviluppo regionale, se sono limitati al minimo necessario e se non causano indebite distorsioni della concorrenza.

La versione non riservata della decisione sarà consultabile sotto il numero SA.26818 del State Aid Register, sul sito internet della DG Concorrenza, una volta risolte eventuali questioni di riservatezza. Le nuove decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nel bollettino elettronico di informazione settimanale in materia di aiuti di Stato". 18 giugno 2014

Aeroporti e aerostazioni, incendi ed evacuazioni

Dopo il PEA e il PEE adesso tocca al PEI per incendi o evacuazioni aerostazione o altri settori. Non bastavano le urgenze e gli aggiornamenti relativi al Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) per incidente aereo, a quello equivalente del Piano di Emergenza Esterno al sedime aeroportuale (PEE) ecco emergere con la prepotenza di una evidenza non adeguatamente valutata in passato: il Piano di Evacuazione della aerostazione e zone attinenti all'area Land Side di un aeroporto.

Aerohabitat lo ha identificato come PEI (Piano di Emergenza Interno) in assonanza con i due Piani di Emergenza per incidente aereo anche se stavolta riguarda l'emergenza evacuazione, ad esempio, del terminal, aerostazione, centri commerciali, area free shop o zona ristoranti di un aeroporto.

Aerohabitat ne aveva parlato in più occasioni. Una delle ultime era stato con "Aeroporti e crolli, incendi, bombe, terrorismo e altre calamità e un piano di evacuazione" dello scorso 11 aprile 2014. In precedenza il commento era partito dalla localizzazione dei serbatoi di carburante avio in zone critiche land side di taluni aeroporti (Treviso e altri) e delle precauzioni indispensabili a tutela dei passeggeri e dello staff di scalo con l'esigenza di disporre di adeguate misure di sicurezza: tra di esse un Piano di Evacuazione delle aree sensibili. Una procedura che avrebbe dovuto risultare distiva, specifica e scorporata dal PEE e dal PEA.

La procedura in fondo no dovrebbe differenziarsi dalle misure associate a quanto predisposto per le stazione ferroviarie. Coordinamento tra i piani di emergenza ed uno specifico piano di emergenza ed evacuazione incendio ed un comportamento da tenersi in caso di emergenza / evacuazione.

Ma ecco la novità di questi ultimi giorni.

 

Nel paragrafo "La prevenzione degli incendi nelle aerostazioni" del Rapporto e Bilancio sociale ENAC 2013 si legge:

"D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151 - Regolamento recante semplificazione alla disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi - ha individuato, tra le attività soggette alle visite e ai controlli di prevenzione incendi, al n. 78, in categoria C, le aerostazioni con superficie coperta accessibile al pubblico superiore a 5.000 m2. In assenza di una norma tecnica attuativa di dettaglio, la formale entrata in vigore di tale normativa, prevista al 7 ottobre 2014, equiparerà le aerostazioni, ai fini della prevenzione incendi, alle attività per “Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all’ingrosso o al dettaglio, con superficie lorda maggiore di 400 m2“, comportando l’evidente impossibilità al rispetto di tale norma. In considerazione di un tale impatto sul settore aeroportuale, l’ENAC si è fatto promotore con i vari Stakeholder di riferimento, anche attraverso l’organizzazione di uno specifico workshop, dei necessari approfondimenti

in merito all’applicazione del suddetto Regolamento allo specifico settore dei terminal aeroportuali. Di conseguenza, vista l’eccessiva penalizzazione derivante dall’equiparazione ai fini della prevenzione incendi dei terminal ai centri commerciali, è stata richiesta la predisposizione di un provvedimento attuativo del D.P.R. 151/2011, relativamente allo specifico settore delle aerostazioni.

L’ENAC partecipa attivamente al gruppo di lavoro istituito con Decreto del Capo del Corpo dei VV.F. e finalizzato alla predisposizione di una “regola tecnica” per la definizione dei requisiti di prevenzione incendi nelle aerostazioni, nonché per la valutazione dei progetti da parte dei Comandi provinciali, al fine di garantire uniformità di applicazione del Regolamento in relazione alle misure di sicurezza antincendio da osservarsi nella progettazione, realizzazione ed esercizio delle predette attività. Il gruppo di lavoro, prendendo come riferimento la regola tecnica di prevenzione incendi delle attività commerciali di cui al D.M. 27 luglio 2010, ha esaminato i requisiti di sicurezza antincendio per le aerostazioni, effettuando un preliminare esame dei criteri di dimensionamento degli affollamenti e relative vie di esodo già adottati dalle aerostazioni esistenti sul territorio nazionale. A seguito di una cospicua attività di analisi delle specifiche caratteristiche dei terminal e di un continuo confronto con le società di gestione aeroportuale, il gruppo di lavoro ha elaborato una bozza di regola tecnica che ha ottenuto il positivo parere del Comitato Centrale Tecnico Scientifico di prevenzione incendi, di cui all’art. 21 del D.lgs. 8 marzo 2006, n. 139, a cui partecipano esperti dei Vigili del Fuoco e delle altre Amministrazioni dello Stato, così come individuati dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 200 ed ha avuto il positivo parere dell’Ufficio legislativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la definitiva emanazione." 17 giugno 2014

La flotta aerea italiana non sembra uscire da una fase di stallo

Sono calate le quote di traffico ed anche il numero degli aeromobili operativi. Nel 2013 cala il numero degli aeromobili dei vettori italiani prevalentemente impegnati in una rete di corto-medio raggio: quella meno redditizia. Dove le dinamiche competitive ed il sistema tariffario low cost determina una costante e progressiva capacità manageriale.

La continua evoluzione del trasporto aereo ha comportato una marcata progressiva riduzione degli yields medi per i voli di breve e medio raggio. Il ricavo medio per passeggero è un parametro fondamentale ed innesca riflessi diretti sui bilanci delle aerolinee con il Certificato Operativo rilasciato da ENAC.

L'elenco dei vettori italiani al 31 dicembre 2013 era il seguente.

Flotte dei vettori di gruppo A - 2013:

 

Air Dolomiti

 

Air Italy

 

Air Vallée

 

Alitalia-CAI

 

Belle Air Europe

 

Blue Panorama

 

Cargolux Italia

 

Meridiana Fly

 

Miniliner

 

Mistral Air

 

Neos

 

New Livingston

 

Skybridge Airops

 

Small Planet

 

Wind Jet.

Il numero degli aeromobili in servizio alla stessa data era di 219 velivoli, mentre 12 mesi prima erano 282.

Occorre tuttavia rilevare come Air Vallèe ha avuto la licenza sospesa il 24 aprile 2013, alla BelleAir Europe è stata sospesa il 27 novembre 2013, Blue Panorama dispone invece una licenza provvisoria dal 23 ottobre 2012, mentre WindJet ha la licenza sospesa dal 16 agosto 2012.

Altre considerazioni andrebbero invece segnalate sulla situazione del gruppo Alitalia-CAI oggetto di persistenti criticità di bilanci e con prospettive di acquisizione da parte di Etihad e scenari di riassetto operativo e di rete di collegamenti difficilmente recuperabili nel brevissimo periodo.

Come rileva la stessa ENAC nel Rapporto 2013, il Regolamento (CE) n. 1008/2008, che disciplina il rilascio e il mantenimento della licenza di esercizio di trasporto aereo, riconosce all’accertamento positivo della salute finanziaria del vettore, la garanzia per la sicurezza delle operazioni e la regolarità delle stesse. L’ENAC, nel 2013, ha avviato un controllo incrociato sui vettori coordinando i dati economico-finanziari e operativi dichiarati.

Nel contesto della UE anche l'Italia ha intensificato l’attività di monitoraggio, per renderle più attendibili e di immediata le verifiche sui risultati economico-finanziari dei vettori, una lettura del breakeven di riferimento e una valutazione di sistema. Elementi congiunturali e la crisi economica stanno evidenziando le criticità strutturali del comparto dell’aviazione civile. Le aerolinee italiane sembrerebbero caratterizzate da declinanti quote di mercato, una persistente difficoltà nella competizione delle low cost, con i voli charter e dei concorrenti convenzionali comunque impegnati in perpetui processi di ristrutturazione aziendale finalizzati al recupero di competitività, efficienza, ottimizzazione della produttività e riduzione dei costi operativi. Le prospettive per le aerolinee italiane non appare roseo, anche per Alitalia. Nonostante l'ultima offerta di finanziamento ed acquisizione di una quota di minoranza per Ethiad. 13 giugno 2014

 

Belpaese: il traffico aereo e la graduatoria dei vettori

L'indiscutibile primato elle aerolinee estere (low cost e no) è una realtà senza ritorno? Nella mattinata del 9 giugno 2014 il Presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile Vito Riggio e il Direttore Generale Alessio Quaranta hanno presentato questa mattina, presso il Senato della Repubblica, a Palazzo Giustiniani, il Rapporto e Bilancio Sociale delle attività istituzionali svolte dall’ENAC nel 2013.

Un sito istituzionale per l'illustrazione di un Rapporto che delinea una realtà assai controversa dell'aviazione civile commerciale e del sistema infrastrutturale del Belpaese. Non era, probabilmente, questo l'intento dei responsabili di ENAC ma è, sicuramente questo che Aerohabitat commenterà in questa e nelle prossime note su specifiche questioni trattate nelle 182 pagine del documento.

Il primo spunto riguarda la graduatoria dei vettori operanti in Italia che posiziona al primo posto il Alitalia Gruppo CAI (Alitalia Cai, Cai First, Cai Second, Air One, Air One Cityliner) con 23.993.486 di passeggeri trasportati nel 2103 mentre la Ryanair con 23.041.752 si colloca al secondo posto ed Easyjet è distanziata a 12.426.485 utenti.

La graduatoria 2013 tuttavia viene anche suddivisa nei primi 10 vettori operanti in Italia in base al numero dei passeggeri trasportati per tipo di traffico.

Per il traffico nazionale l'elencazione è la seguente:

 

Vettore Nazionalità N. Passeggeri (partenze)

 

1 Alitalia - Cai Italia 13.707.450

 

2 Ryanair Irlanda 6.838.399

 

3 Easyjet Gran Bretagna 3.018.802

 

4 Gruppo Meridiana Fly Italia 2.988.403

 

5 Blue Panorama Airlines Italia 723.589

 

6 Volotea Spagna 585.056

 

7 Darwin Airlines Svizzera 249.212

 

8 Mistral Air Italia 81.894

 

9 New Livingston Italia 44.237

 

10 Flybaboo Svizzera 24.897

 

Nel comparto del traffico internazionale i vettori registrano (N. Passeggeri (arrivi + partenze)le seguenti posizioni:

 

1 Ryanair Irlanda 16.203.353

 

2 Alitalia - Cai Italia 10.286.036

 

3 Easyjet Gran Bretagna 9.407.683

 

4 Deutsche Lufthansa Germania 4.960.945

 

5 Air France Francia 3.159.591

 

6 British Airways Gran Bretagna 2.853.653

 

7 Wizz Air Ungheria 2.471.641

 

8 Vueling Airlines Spagna 2.152.954

 

9 Air Berlin Germania 1.985.162

 

10 Emirates Emirati Arabi Uniti 1.349.979.

 

La posizione raggiunta dal gruppo Alitalia Cai, incorpora anche i passeggeri trasportati dalle seguenti aerolinee consorziate di cui non sono forniti i database dei passeggeri movimentati: Cai First, Cai Second, Air One, Air One Cityliner. Un carenza che non consente un raffronto diretto con la low cost Ryanair per l'assegnazione del platonico primato di maggioe vettore operante nella Penisola.

Nel Gruppo Meridiana Fly Italia occorrerebbe invece ripartire il traffico tra Meridiana, Air Italy, Eurofly.

Un significativo riscontro è invece rappresentato dalla ripartizione del mercato aereo italiano tra vettori tradizionali e low cost 2013. Le quote di mercato traffico aereo 2013 dei Vettori Low Cost operativi in Italia hanno movimentato il 40.38% del passeggeri contro 59.62% dei vettori tradizionali.

Lo specchio delle graduatorie soprastanti fotografa il ruolo dei vettori esteri sia nel contesto del traffico nazionale quanto in quello internazionale.

Se tra i primi 10 vettori per traffico internazionale il gruppo Alitalia con circa 10 milioni di passeggeri/anno è surclassata dai 43 milioni di utenti delle flotte aeree delle compagnie internazionali, nell'ambito dei voli domestici il ruolo di Alitalia pur risultando maggioritario con oltre 13 milioni di partenze si trova con i tre vettori low cost Ryanair, Easyjet e Volotea che fanno decollare quasi 10 milioni di passeggeri nello stesso arco temporale.

Quale quindi la sintesi?

Il ruolo dei vettori italiani nel traffico complessivo del Belpaese appare in costante declino. Sono peraltro vettori che soffrono e stanno soffrendo crisi aziendali e di bilanci. E' assai problematico che il quadro e le quote di traffico dei vettori italiani - nel prossimo futuro - migliorino. 11 giugno 2014

Alitalia, dall'ipotesi del fallimento c'era una sola alternativa: l'accordo di Etihad

Ma è la "miglior offerta" anche per il BelPaese? Alla fine l'accordo con Etihad arriva con inevitabili ricadute critiche in termini di riduzione del personale impiegato (in terra ed in volo) di riassetto della rete operativa tra corto-medio e lungo raggio e ridefinizione delle infrastrutture aeroportuali e del sistema Italia.

Mesi addietro tuttavia anche Air France, nel contesto di un piano di rifinanziamento dell'Alitalia (dopo il drammatico esito delle trattative fallite dell'acquisizione del 2008) i responsabili dell'ex compagnia di bandiera italiana avevano respinto le proposte avanzate. Nessun nuovo piano industriale, nessuna previsione di tagli nei costi o al personale, veniva richiesto esclusivamente un aumento di capitale.

Tutto diverso con l'operazione Etihad, anche se sono trascorsi diversi mesi tra primi timidi approcci, la richiesta di primi finanziamenti, alla risoluzione conclusiva che sta portando all'acquisizione del 49% del capitale di Alitalia CAI.

Il Piano industriale di Etihad, la nuova rete operativa, il cospicuo taglio al personale, gli interventi sul sistema tariffario nei sorvoli, quelli aeroportuali, il disimpegno dal corto/medio raggio, il nuovo ruolo operativo di Linate, Malpensa e Fiumicino, alla fine hanno ragione delle originali opzioni dei soci di Alitalia/CAI.

Una serie di richieste che, probabilmente, non si conciliano del tutto con le direttive che promuovono e assicurano la libera concorrenza negli scali aerei del Belpaese.

Ma la proposta Etihad, oltre a rappresentare la miglior offerta per le strategie industriali di aviazione commerciale dell'investitore di Abu Dhabi, è anche quella che potrà assicurare alla rete degli scali aerei nazionali, dei voli intercontinentali, del sistema hub, dell'economia, del sistema cargo, dei commerci, delle esigenze dei passeggeri del nord Italia e del resto del Paese? Quale sarà il ruolo e con quali prospettive per la rete domestica delle low cost? Quali modifiche saranno apportate al Piano Nazionale Aeroporti?

Difficile dirlo. ancora meno sostenerlo. Per quale ragione, infatti, il business plan della Etihad dovrebbe preoccuparsi preliminarmente e/o prevalentemente delle necessità, delle urgenze del sistema Italia?

Le documentazioni, i tanti working papers, di due diligence congiunte, sia legali quanto finanziarie, relative alla struttura del capitale e al debito storico, accumulato in questi ultimi sei anni al momento non potranno che avere una immediata soluzione: un ulteriori incremento della quota dell'addizionale comunale pagata dai passeggeri imbarcati in uno degli aeroporti del Belpaese. Una risorsa inesauribile a carico degli utenti per sostenere la cassa integrazione straordinaria dei prossimi 2500 addetti ex Alitalia.

Che si aggiungono a quelli Alitalia della stagione 2009, e che si allargano alle casse integrazioni riguardanti il personale di altri vettori aerei e di altre società aeroportuali (handling e tanto altro). 4 giugno 2014

Aeroporto Canova e una interrogazione sulla V.I.A.: e gli altri scali Veneti?

Ma quasi tutti gli scali del Belpaese sono interessati alla procedura di VIA! Perché, nel caso dell'aeroporto Treviso Canova la Regione Veneto non ha assunta una posizione netta a tutela della popolazione residente nell'intorno dello scalo? Ma anche nei restanti scali del Veneto la situazione non è dissimile. Perché quindi le Giunte Regioni ed i Consigli non sono altrettanto rigorosi e sollecitano un confronto con i cittadini coinvolti con gli effetti collaterali dell'infrastruttura aeroportuale odierna e con le prospettive dei Piano di Sviluppo Aeroportuale (PSA) al 2020 - 2030?

Ma il discorso potrebbe essere steso alla quasi totalità degli aeroporti, delle aerobasi e delle aviosuperfici della Penisola!

L'interrogazione proposta nella Regione Veneto di Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd - richiedente un parere sulla valutazione di impatto ambientale relativa al Masterplan 2011/2030 dell’aeroporto Antonio Canova di Treviso - potrebbe essere replicata sulle restanti piste di volo del Belpaese.

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA N. 1059

MASTERPLAN 2011-2030 AEROPORTO “CANOVA” DI TREVISO: PERCHÈ LA REGIONE VENETO NON ESPRIME IL PARERE VIA?

 

presentata il 9 maggio 2014 dal Consigliere Pigozzo

Premesso che:

- presso la Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è in corso la procedura VIA relativa al Masterplan 2011-2030 dell’aeroporto di Treviso “Antonio Canova” proposto da ENAC;

- la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS nazionale si è espressa con parere negativo n. 1454 del 7 marzo 2014;

- a detta Commissione VIA/VAS non risulta pervenuto alcun parere di competenza da parte della Regione Veneto.

 

considerato che:

- il tema del raddoppio dei voli dello scalo aeroportuale di Treviso previsto nel Masterplan 2011-2030 è da tempo oggetto di un acceso dibattito in sede locale, in quanto le esigenze di sviluppo economico, pur legittime, vanno contemperate con la richiesta di sicurezza e compatibilità ambientale;

- nonostante i due anni di tempo dall’avvio della procedura, la non espressione di parere da parte della Regione Veneto rappresenta una lacuna grave e non giustificata.

Ritenuto che sia doverosa da parte della Regione Veneto la piena assunzione di responsabilità nella cura degli interessi e dei bisogni dei cittadini e del proprio territorio.

 

Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere regionale

interroga la Giunta regionale

per sapere quali siano i reali motivi che hanno portato alla non espressione del parere VIA di competenza regionale relativo al Masterplan 2011-2030 dell’aeroporto di Treviso “Antonio Canova”. 17 maggio 2014

Aeroporto di Londra Heathrow e il progetto di terza pista

Analogie con Malpensa e altri scali del Belpaese con progetti di 1/2/3 piste aggiuntive.

Londra Heathrow è uno scalo che con due piste ha trasportato ben 72.332.160 passeggeri/anno: un traguardo - probabilmente - irraggiungibile per le due piste degli aeroporti italiani come Malpensa e Fiumicino (che tuttavia dispone di tre piste).

Il maggior scalo Europeo - Heathrow - ha pianificato la costruzione di una terza pista: parallela e laterale ed ha proposto - tra le altre cose - anche un indennizzo di circa 675 milioni di euro per la delocalizzazione dei caseggiati che sarebbero interessati nell'allargamento del sedime aeroportuale.

 

Le abitazioni coinvolte dal progetto sarebbero 750.

Il costo dell'indennizzo tuttavia rappresenta - oltre al costo della localizzazione dei residenti - le spese per la insonorizzazione degli edifici che sono interessati da un impatto acustico superiore a indici equivalenti - circa - ai 65 Lva, valori di confine per la legislazione italiana.

L'espansione del sedime aeroportuale londinese e la costruzione di un a pista aggiuntiva rappresentano emblematicamente una sorta di esempio della pianificazione aeroportuale della Gran Bretagna che si confronta con quanto accade nel Belpaese.

E' indubbio che la pianificazione aeroportuale londinese ha una consistente, legittima e documentata opposizione da parte dei cittadini e di comitati che si contrappongono all'espansione dei sedimi aeroportuali ed al progressivo potenziamento degli scali londinesi e dei restanti dell'isola Britannica, ma è decisivo il parallelo che sorge con la situazione del Belpaese.

La prossima promulgazione del Piano nazionale Aeroporti - in cantiere nel prossimo Consiglio dei Ministri - ha adeguatamente valutato le ricadute collaterali del potenziamento degli scali e/o la costruzione di piste aggiuntive?

Aerohabitat ha - da tempo - letto, analizzato e valutato i Piani Strategici Aeroportuali (PSA) degli scali italiani identificati come strategici e primari ma non ha trovato i riscontri evidenziati dalle proposte inglesi - ad esempio - relativi agli aeroporti di Heathrow e Gatwick.

Possibile che le stime di traffico al 2020 e 2030 per il network italiano non abbiamo valutato le criticità connesse ai vincoli di impatto acustico, atmosferico, di piano di rischio, di rischio terzi, di standard ENAC e abbiamo fatto emergere politiche di occupazione di zone ed aree che - qualora effettivamente perseguite - potranno essere risolte esclusivamente con pian di indennizzo? 16 maggio 2014

Aeroporti, ENAC, Piano Aeroporti, Masterplan e strategie PSA

Scontate note di ENAC su Piano di Sviluppo Aeroportuale e su vincoli aeronautici delle infrastrutture al volo. Cosa può aver portato ENAC ad emanare il comunicato datato 10 maggio 2014? Un comunicato stampa diffuso in un sabato di maggio è indubbiamente correlato a qualche decisiva questione di carattere aeroportuale e contingente alla realtà quotidiana. Perché ENAC non ha atteso lunedì 11 maggio per divulgarlo? E' forse l'imminenza nell'adozione del Piano Nazionale Aeroporti da un lato e le esigenze impellenti della trattativa Alitalia Ethiad con le richieste delle aerolinea di Abu Dhabi? Le opzioni di Ethiad sullo scalo di Linate? Le ricadute negative su Malpensa? Le operazioni in atto per l'acquisizione delle quote degli aeroporti toscani? Altri casi che non sono ancora emersi? In attesa che il quadro e la realtà del Piano di Sviluppo Aeroportuale al 2020 e 2030 di ogni singolo scalo, il piano di potenziamento e saturazione delle piste in relazione alla prossima presentazione del Piano Aeroporti e le preventive quanto pregiudiziali vincoli aeronautici ENAC - Piano di Rischio per incidente aereo, Piano rischio Terzi, Mappa acustica, Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione Ambientale strategica, Impatto emissioni gassose, ecc.) è utile segnalare il testo dello stesso comunicato ENAC.

"In relazione ad affermazioni dei giorni scorsi rilasciate da esponenti del mondo politico e imprenditoriale nazionale, sulle determinazioni relative ai piani di sviluppo aeroportuale e, più in generale sulla crescita del settore, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ricorda che tale competenza, soprattutto per gli aspetti tecnici, appartiene in via esclusiva all’ENAC stesso.

La regolazione tecnica del settore, infatti, esula da eventuali indicazioni provenienti dagli Enti territoriali ed è perseguita dall’ENAC ai fini esclusivi della sicurezza del volo.

In tale ambito si inseriscono le decisioni relative alla pianificazione della crescita del settore aereo e quindi anche alle proposte dei piani di sviluppo aeroportuale. Questi aspetti sono vagliati dall’Ente sulla base di evidenze tecniche e di crescita del comparto, nel pieno rispetto dei regolamenti internazionali e nazionali che disciplinano la materia in tema sia di sicurezza, sia di regolazione economica. Si evidenzia, inoltre, che i piani di sviluppo aeroportuale sono inseriti nei Master Plan che le società di gestione devono presentare per ottenere la concessione pluriennale per la gestione di un aeroporto. In tal senso i piani devono essere determinati in via preventiva e sono una componente indispensabile per la valutazione d’insieme di una società interessata all’ottenimento della concessione di uno scalo. Peraltro, si ricorda che i piani di sviluppo aeroportuale devono essere presentati all’ENAC che è tenuto a valutarli in accordo con i contenuti del Piano Nazionale degli Aeroporti in fase di emanazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti". 13 maggio 2014

Aeroporti Toscani, verso una vendita azionaria

La giunta regionale toscana trasmette la delibera al Consiglio: ma chi pagherà il co-marketing? Il futuro dei due scali toscani di Pisa e di Firenze attraverso la cessione di parte delle azioni delle due società aeroportuali SAT e ADF sta predisponendo scenari futuri. Con la seguente nota la Regione Toscana sostiene:

"In vista dell'obiettivo principale, cioè l'integrazione del sistema aeroportuale toscano, la Regione Toscana si rende disponibile ad autorizzare la vendita delle azioni nelle società aeroportuali: è questo in sintesi il contenuto della proposta di delibera che la Giunta Regionale ha approvato nella sua ultima seduta per sottoporla al Consiglio Regionale. La delibera trova la sua natura nel recente lancio delle due Opa, Offerte pubbliche di acquisto, sui due aeroporti. Questo nuovo scenario ha indotto la Regione a valutare se l'ipotesi di vendita delle azioni possa essere utile a rafforzare l'obiettivo principale e cioè l'integrazione del sistema aeroportuale toscano ai fini della qualificazione e dello sviluppo degli aeroporti di Pisa e Firenze.

La delibera autorizzerebbe la Giunta alla vendita delle azioni detenute, tutte o in parte, vendita attuabile, si legge nel testo, "anche tramite l'eventuale adesione a una o entrambe le Opa". L'ipotesi di vendita si potrà realizzare solo se permetterà di raggiungere gli obiettivi prefissati. Nella stessa delibera si circostanziano infatti chiaramente le indicazioni cui la giunta dovrebbe attenersi ai fini della eventuale vendita. E sono sostanzialmente due: la congruità del prezzo e le garanzie del perseguimento dell'integrazione. Quest'ultima condizione dovrebbe essere verificata sia attraverso gli elementi forniti dall'offerente, sia attraverso il mantenimento di una quota societaria. Le quote attualmente detenute dalla Regione Toscana sono del 16,899% per la società dell'aeroporto Galilei, e del 5,008% per la società che gestisce il Vespucci".

 

Ma quali sono i possibili investitori e, in prospettiva magari coinvolti in una di acquisizione di maggioranza delle quote del "Galilei" e "Vespucci"? La Regione immagina finanziamenti privati per circa 100 milioni ma all'orizzonte non ci sono alternative alla proposta Eurnekian e, probabilmente, l'impegno delle amministrazioni pubbliche territoriali non potranno che continuare il decennale finanziamento.

Gli investitori non sembrano, infatti, intenzionati ad andare oltre alle spese per comprare le azioni delle società aeroportuali.

Gli eventuali obiettivi di potenziamento dei due scali non potranno quindi eludere dalla prosecuzione delle attuali politiche di co-marketing con le aerolinee, che non potranno che essere ancora a carico dei soggetti attualmente impegnati a sostenere tali costi.

Uno scenario che, purtroppo sembrerebbe riproporre una realtà consolidata. Privatizzare le società aeroportuali, e quindi eventuali redditività, ma proseguire nella sistematica politica di socializzare i costi di sostegno alla rete operativa delle destinazioni e delle frequenze dei voli.

Una realtà che accomuna troppi aeroporti del Belpaese: probabilmente sia di quelli gestiti da esercenti aeroportuali privatizzati quanto di quelli ancora pubblici. 8 maggio 2014

Aeroporti, UE e linee guida per gli aiuti di stato

La revisione normativa è in vigore dal 4 aprile 2014: quali riflessi sul co-marketing in vigore? Dopo la pubblicazione delle norme varate dalla Commissione recante orientamenti sugli aiuti di Stato agli aeroporti e alle compagnie aeree (2014/C 99/03) si attendono modifiche nelle policy degli scali aerei del Belpaese. Ovvero gli accordi co-marketing - comunicazione e marketing - registrati in numerosi scali della Penisola (forse tutti?).

La promozione e l'uso corretto delle risorse pubbliche dovrebbe risultare un traguardo per i manager aeroportuali. Anche per non sovrapporre accordi di co-marketing tra due scali collegati o tra scali nella stessa zona o medesimo bacino di traffico. Evitare quindi anche la duplicazione e sovraccapacità di voli in ambiti territoriali condivisi. Il significato dell'iniziativa - rafforzata ?- ancora una volta dovrebbe favorire la concorrenza. La normativa non sembrerebbe contraddire l'enunciato della competizione tra scali e tra vettori aerei dovrebbe consentire - avendo anche un effetto retroattivo - per analizzare e sentenziare su ben 28 casi - tuttora pendenti in UE - di aiuti di stato ancora in attesa di una soluzione.

Gli aiuti di Stato riguardano quindi i finanziamenti e investimenti in infrastrutture aeroportuali ed il sostegno diretto alla promozione di nuove rotte.

In sintesi gli aeroporti europei con traffico annuo superiore a 5 milioni di passeggeri/anno non potranno più ricevere in futuro aiuti di stato salvo. Saranno invece permessi aiuti operativi (????) agli aeroporti regionali con meno di 3 milioni di passeggeri/anno solo per un arco temporale di 10 anni (conteggiando anche il periodo trascorso).

Per scali con un traffico inferiore a 700.000 passeggeri/anno gli aiuti potranno sostenere voli per collegare zone economiche/turistiche marginali.

Potranno in sostanza - questi ultimi scali a minor traffico - beneficiare di un regime speciale con sostegni aggiuntivi per la costruzione/adeguamento delle infrastrutture o viceversa per sostenere (ripianare??) costi operativi.

 

Potranno inoltre essere pianificati supporti per il lancio di nuove rotte col finanziamento

per le aerolinee aprono nuovi collegamenti.

Anche nella costruzione di nuovi aeroporti (???) potrebbero essere programmati investimenti finalizzati.

Il quadro che abbiamo sintetizzato non appare comunque funzionale e congruo alle politiche di liberalizzazione e competizione tra scali e aerolinee e, in una normativa che comunque ha valore retroattivo e dovrà verificare almeno 10-15 anni di accordi di co-marketing esistenti nel Belpaese, che ha generato sprechi di risorse pubbliche funzionali a mere politiche campanilistiche tra scali. 25 aprile 2014

Bomba Day, al Dal Molin il 25 aprile 27mila residenti saranno evacuati

Quanti sono gli aeroporti, le aerobasi da bonificare prima di qualsiasi progetto di recupero infrastrutturale dei sedimi? Nella dismissione di basi militari e trasferimento degli scali minori alle Regioni è il primo intervento da fare. Campoformido è uno di questi!

Bomba Day - Evacuazione per disinnesco venerdì 25 aprile 2014 Aggiornato al: 18/04/2014

Comunicazione del Comune di Vicenza

(Pagina in continuo aggiornamento)

Nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin nel Comune di Vicenza è stata rinvenuta una bomba della Seconda Guerra Mondiale contenente 1.800 kg di esplosivo. In caso di esplosione ci sarebbero gravi conseguenze fino a una distanza di 2.500 metri nei Comuni di Vicenza, Caldogno e Costabissara.

Gli artificieri dell'Esercito italiano procederanno alle operazioni di disinnesco della bomba a partire dalle ore 9 di venerdì 25 aprile 2014. Dovranno essere evacuati tutti gli edifici e tutte le strade entro un raggio di 2.500 metri dal punto di ritrovamento della bomba.

E' OBBLIGATORIO PER TUTTI USCIRE DALL'AREA DA EVACUARE ENTRO E NON OLTRE LE ORE 8.30 DEL MATTINO.

 

Dalle 8.30 del mattino le Forze dell’Ordine controlleranno che nessuna persona si trovi all’interno dell’area da evacuare. Dato il potenziale pericolo legato al disinnesco, chiunque non rispetterà l’ordine di evacuazione verrà allontanato, ai sensi di legge.

L’evacuazione potrà essere rinviata solo in caso di previsione di condizioni meteo particolarmente avverse che saranno comunicate nei giorni precedenti il 25 aprile.

Servizio sms di allarme

Gli iscritti al servizio riceveranno messaggi sms con cui essere costantemente aggiornati sulla situazione. Per Vicenza e Costabissara è necessario mandare un messaggio sms con il proprio nome, cognome, indirizzo e Comune al numero 3667774909. Per Caldogno occorre iscriversi al servizio Sms Alert direttamente sul sito del Comune (link: www.comune.caldogno.vi.it/).

 

Area da evacuare

Mappa area da evacuare al link:

www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/mappazonebig.jpg

 

Verifica se la tua via è all'interno della zona da evacuare al link:

 

www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/cercavie.php

Elenco delle vie da evacuare per i Comuni interessati al link:

 

www.comune.vicenza.it/utilita/documento.php/103549

 

Centri di accoglienza

 

Chi desidera essere ospitato, durante le operazioni di disinnesco, nei centri di accoglienza organizzati dal Comune di Vicenza deve prenotarsi telefonando al numero verde 800-127812 o direttamente al link: https://servizionline.comune.vicenza.it:4440/index.php/969869/.

 

Zone e punti di raccolta

 

L’area da evacuare è stata suddivisa in 10 zone, come indicato nella mappa. Ad ogni zona corrisponde un punto di raccolta dal quale partiranno gli autobus per i centri di accoglienza. Per conoscere le zone e i punti di raccolta vai il link: www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/centriaccoglienza.php.

 

Persone non autosufficienti e malati gravi

Occorre assolutamente segnalare al più presto al numero verde gratuito 800-127812 la presenza di persone non autosufficienti o malati gravi bisognosi di particolare assistenza nell’evacuazione.

 

Aggiornamenti

Pubblicati costantemente su questo sito alla voce “Notizie” (link: www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/notizie.php), sui profili social Facebook e Twitter Città di Vicenza.

 

Forniti dai mezzi di informazione locali: televisioni, siti internet e testate on-line.

Tramite sms di allarme: gli iscritti al servizio riceveranno messaggi sms con cui essere costantemente aggiornati sulla situazione. Per Vicenza e Costabissara è necessario mandare un messaggio sms con il proprio nome, cognome, indirizzo e Comune al numero 3667774909. Per Caldogno occorre iscriversi al servizio Sms Alert direttamente sul sito del Comune (link: www.comune.caldogno.vi.it/).

 

Per informazioni e segnalazioni

Numero verde 800-127812

dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19

il sabato dalle 9 alle 12

il 20 e 21 aprile dalle 9 alle 19

il 22, 23 e 24 aprile dalle 9 alle 22

il 25 aprile dalle 6 alle 22

NOTA: In alcuni siti delle dieci zone in cui è stata suddivisa l'area da evacuare saranno inoltre presenti dei gazebo informativi, operativi con orario dalle 9 alle 12.30, secondo il seguente calendario:

mercato rionale di Laghetto (via dei Laghi): nei venerdì 4, 11 e 18 aprile;

mercato rionale di Villaggio del Sole (via Granatieri di Sardegna): sabati 5, 12 e 19 aprile;

mercato rionale di san Bortolo (via Goldoni – zona polisportivo): nei mercoledì 9 e 16 aprile;

mercato centro storico (piazze dei Signori e Biade): giovedì 17 aprile;

area parrocchie di San Paolo (via Carducci 13), San Carlo (via Colombo 45), Polegge (strada di Polegge 107), Maddalene (via Cereda 92), Cuore Immacolato di Maria (via Medici 91), Santa Maria Ausiliatrice (via Cricoli 2), San Giovanni Battista (piazza Chiesa 8 – Caldogno): domeniche 6 e 13 aprile.

Avvertenze

Tutte le indicazioni su cosa è obbligatorio o consigliato fare per mettere al sicuro persone, abitazioni, attività commerciali e altri beni al link:

www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/avvertenze.php.

 

NOTA: Per le abitazioni entro il raggio dei 500 metri dalla bomba (strada della Cresolella - civici dispari da 1 a 35 e civici pari dal 6 al 90; strada di Sant'Antonino - civici dispari dall'81 al 145 e civici pari dal 112 al 190) ci sono avvertenze diverse rispetto agli edifici nel raggio da 500 a 2500 metri. A questo proposito vedere le specifiche avvertenze sempre al link:

 

www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/avvertenze.php.

 

Programma di evacuazione

 

Al link:

 

www.comune.vicenza.it/uffici/dipterr/infrastruttureeverdepubblico/protcivile/bombaday/programma.php

 

In caso di emergenza

 

Numeri da chiamare solo in situazioni di emergenza

 

Vigili del Fuoco 115

 

Emergenza Sanitaria (SUEM) 118

 

Polizia 113

 

Carabinieri 112

 

Guardia di Finanza 117 - 23 aprile 2014

 

Aeroporti e sfalcio erba, il rischio volatili ed i bandi di gara per gli interventi

Servono almeno 12 tagli d'erba all'anno: ma avviene su tutti gli scali? Con quale criterio? Il servizio di sfalcio erba di un sedime aeroportuale è una operazione fondamentale per fronteggiare la presenza dei volatili ed il rischio impatto volatili per gli aeromobili e sopratutto per i propulsori: sia a terra che in volo.

E' un intervento che dovrebbe trovare una sistematica esecuzione negli aeroporti maggiori, nei minori fino alle aviosuperfici dei campi di volo pubblici e privati.

Se in alcuni scali è la stessa ENAC - Ente Nazionale per l'Aviazione Civile ad indire la gara per l'affidamento del servizio di sfalcio erba del sedime dell 'aeroporto, se in quelli gestiti da esercenti sono gli stessi ad occuparsene o ad appaltare il servizio cosa avviene nelle piste di periferia? Chi svolge questa mansione?

 

Sono ditte specializzate e certificate e/o autodichiaratisi competenti ad espletarlo? E' forse sufficiente essere un coltivatore adeguatamente attrezzato o comunque conoscere a puntino l'ampio obiettivo dello sfalcio?

Il significato di "prato alto" quale sistema di gestione dell'habitat efficace ad allontanare gli uccelli (una sorta di deterrente per le specie di uccelli che sono attratte dall'erba bassa per riposarsi o per nutrirsi) è adeguatamente commisurato al prato tagliato basso che agevola invece la presenza di volatili per l'abbondanza di vermi ed altri invertebrati del terreno.

Ecco quindi che un prato alto 15-20cm costituisce un freno ma deve anche impedire la crescita delle erbacce a foglia larga che invece sono un nutrimento vegetale per i piccioni, di semi per i passeri e di insetti per altre specie. L'analisi che l'operatore dello sfalcio d'erba deve eseguire preliminarmente e quindi adottare non appare semplice.

Le tecniche di gestione dell'erba, tra quella alta a quella bassa/raso dovrebbe individuare le modalità deterrenti opportune per la regolare crescita e limitarla. In prossimità delle piste di volo la gestione dell'habitat deve ridurre a/ minimo i/ rischio di collisione degli uccelli con i velivoli.

Come deve essere svolta, quotidianamente la manutenzione del prato alto? Come prevenire la crescita delle erbacce a foglia larga? Come concimare e magari diserbare alcune zone?

Come tagliare in maniera uniforme, alla medesima altezza, l'intera superficie di sedime?

Ogni aeroporto registra strati erbosi originali, del tutto locali e diversificati e, probabilmente, il servizio di sfalcio nel NordItalia non può essere gestito con le stesse modalità degli scali del centro e del sud della Penisola. E' sicuro che venga espletata la professionalità e le competenze necessarie a ridurre al minimo l'attrazione volatili nell'intorno delle piste? Non è sicuramente adeguato far tagliare l'erba a soggetti e personale non aeronauticamente professionalizzato ed esperto.

A chi spetta verificare e validare il servizio di sfalcio prestato con regolarità e sistematicità in prossimità della grande e della piccola pista di voli, dallo scalo hub all'aviosuperficie di periferia dell'aviazione civile se non all'ENAC? 22 aprile 2014

Aeroporti, società ed handling: il caso SEA

La vicenda dell'handling, la multa comminata dalla UE sono ancora in primo piano. L'ennesima interrogazione - stavolta presentata dall'onorevole Ivan Catalano - sollecita trasparenza e prospettive.

Al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.

 

Per sapere, premesso che:

 

in data 12 giugno 2013 il Governo rispose all'interrogazione con risposta immediata in commissione n.?5-00305 avente come oggetto il caso della Sea Handling SpA, multata dalla Commissione europea per aiuti di Stato;

dalla data di risposta ad oggi sono innumerevoli le dichiarazioni stampa e i fatti succeduti nel tempo;

ultimo cronologicamente è l'accordo firmato il 4 novembre 2013 nel quale Sea H. dichiarava che: ... trovandosi nell'impossibilità di dare attuazione alla decisione del 19 dicembre 2012, attraverso il recupero monetario del presunto aiuto di Stato, è stata avviata dal Gruppo Sea un'interlocuzione con la commissione, con l'obiettivo di individuare una modalità alternativa di adempimento della decisione idonea ad evitare, nel primo semestre del 2014, la liquidazione della società, rimanendo peraltro non pregiudicato, il mancato riconoscimento da parte di Sea H. della legittimità della decisione';

con tale accordo Sea H. propone:

a) la nascita di una nuova azienda Airport Handling Srl dotata di autonomia patrimoniale, funzionale ed amministrativa;

b) il licenziamento e la liquidazione delle spettanze per tutti i dipendenti di Sea H che poi sarebbero stati assunti da Airport Handling senza continuità del rapporto di lavoro;

c) la disdetta da parte di Sea H di tutti i contratti con i vettori che sarebbero finiti sul mercato;

d) la vendita di tutte le attrezzature da parte di Sea H che avrebbe dovuto dividerle in lotti e venderli sul mercato, inoltre prevedeva una pesante riorganizzazione che portasse Airport Handling ad avere costi compatibili con il mercato;

risulta all'interrogante che:

durante la riunione di Linate di lunedì 25 marzo 2014, la presidenza ha ufficializzato le notizie date dai media negli ultimi giorni circa la posizione della Commissione europea che approva la costituzione di una nuova società di handling per evitare il pagamento della multa da loro comminata causa presunti aiuti di Stato;

la condizione da loro posta però sarebbe quella che la nuova società sia a maggioranza privata con Sea SpA partecipante unicamente come socio di minoranza, questo, a detta loro, per garantire discontinuità;

tale soluzione è in totale disaccordo con gli impegni assunti dall'azienda il 4 novembre 2013 con le organizzazioni sindacali che prevedeva il controllo al 100 per cento di Airport Handling;

le organizzazioni sindacali firmatarie di quell'accordo hanno respinto l'ipotesi dell'uscita di Airport Handling dal perimetro Sea per evitare frantumazioni e precarizzazione del sistema di gestione del lavoro, cosa già avvenuta negli altri aeroporti italiani;

le organizzazioni sindacali hanno quindi attivato la seconda parte della procedura dello sciopero nel gruppo Sea coinvolgendo anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Lupi e hanno sospeso le relazioni sindacali con Sea a tutti i livelli;

si è inoltre richiesto un incontro urgente con il sindaco di Milano Pisapia e azionista di maggioranza della Sea;

l'obiettivo della salvaguardia dell'unicità di questo grande gruppo imprenditoriale è l'unica reale tutela in un mercato senza regole;

il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti dichiarava in risposta alla interrogazione, citata in precedenza, quanto segue: 'Ad ogni modo assicuro, nel concludere, che il Governo continuerà a seguire con la massima attenzione il prosieguo della vicenda che ha coinvolto Sea Handling consapevole delle possibili ripercussioni sui profili occupazionali e di operatività dei servizi degli aeroporti milanesi':

di quali informazioni sia a conoscenza il Governo e in che modo il ministero si stia adoperando per tutelare gli oltre 2000 posti di lavoro a rischio con il fallimento della società Sea Handling". 18 aprile 2014

Aeroporti, società di gestione aeroportuali ed euro pubblici, quale futuro?

E' un interrogativo o una provocazione e/o una realtà da cui emanciparsi? Aeroporti limitati e funzionali al bacino di traffico territoriale e scali in ogni provincia o sotto ogni campanile? Sono incertezze ed interrogativi che sarebbero del tutto inesistenti qualora qualche governo avesse, per tempo, delineato un Piano Nazionale Aeroporti.

L'attuale proliferazione di scali, probabilmente, peggiora l'assetto ed i costi complessivi del sistema aviazione commerciale del Belpaese. Prefigurare, almeno in Italia, una libera competizione tra aeroporti, funzionale alla cathment area , alla rete e frequenze di destinazioni e collegamenti appare ancora un miraggio.

La questione è ancora la stessa di 10-15 anni addietro: cosa sarebbe il sistema aeroportuale della Penisola senza il finanziamento di euro pubblici? Tra società di gestione aeroportuali partecipate da enti ed amministrazioni pubbliche (Provincie, Comuni, Regioni, Camere di Commercio ed altri creativi soggetti) e politiche di co-marketing sostenute dai medesimi enti attraverso accordi riservati e/o segretati a quanto ammonta l'impegno finanziario?

Al momento nessuno sembra porsi politiche alternative e magari pensare a realizzare dinamiche imprenditoriali non solo realizzate ma consolidate e in fase matura anche nella stessa Europa.

I bilanci delle società di gestione non sono granché, spesso in rosso? Ripianare e ricapitalizzare le perdite sembrerebbe diventata una consuetudine. Almeno fino al fallimento societario. L'attesa di investitori esteri o di privati italiani appare un miraggio ancorché auspicato e dichiarato dai politici di turno.

Gli enti di controllo e di vigilanza potrebbero intervenire? Certo, ma manca la decisionalità e l'impopolarità di misure che inevitabilmente farebbero trasparire una realtà impraticabile senza il sostegno di ingenti supporti di "euro pubblici". 17 aprile 2014

 

Aeroporti e crolli, incendi, bombe, terrorismo e altre calamità e un piano di evacuazione

Emergenza incidente aereo ed evacuazione del Terminal sono lo stessa cosa? Ma l'emergenza aeroportuale è solitamente solo quella collegata ad un incidente aereo e le simulazioni semestrali sembrerebbero privilegiare solo questa evenienza.

Cosa accade quindi se uno dei fattori di rischio emergenza deve essere associato alla evacuazione del terminal aeroportuale o qualche altro edificio nella zona land e/o airside di un aeroporto?

Ecco il punto!

 

Se il presupposto fondamentale per assicurare la migliore efficienza dei soccorsi in caso di incidente aereo e una simulazione di una emergenza, molto meglio se non programmata, quale potrebbe essere invece nel caso di una segnalazione di "bomba" nella zona sensibile come il terminal partenze e/arrivi con la necessità di evacuare, rapidamente e senza confusione, uno spazio ad elevata densità di presenza umana.

L'esodo controllato di una zona con centinaia e magari migliaia tra passeggeri, utenti, parenti, personale aeroportuale non dovrebbe, anch'esso essere sottoposto a verifiche e prove "generali periodiche" di efficienza e di certificazione delle mansioni da parte dello staff di turno?

In fondo li aeroportuali come obiettivi sensibili ed aree ad elevato rischio d’incendio e altro, sono regolamentati dal D.M. 10.03.98, All. IX, p.to 9.2, il personale dovrebbe svolgere attività a vario titolo all’interno del sedime aeroportuale, frequentare specifici corsi in merito alla gestione delle emergenze e lotta antincendio per il livello di rischio elevato, ai sensi del D.M. 10/03/98 all. IX e, probabilmente, anche periodiche simulazioni di evacuazioni nelle zone land e air side.

Quale procedure hanno adottato gli aeroporti del Belpaese - dagli scali strategici a quelli minori - per fronteggiare repentine quanto minacciose situazioni associate ad emergenze come incendi, bombe, oggetti sospetti, rischi epidemiologici, terremoti, esplosioni ed equivalenti? 11 aprile 2014

ENAC: all'aeroporto Ciampino sarebbero stati arrestati alcuni funzionari

Aeroporti, gestione, vigilanza e controllo. Nella mattinata di oggi 7 aprile - lo rivelano alcune note di agenzia - sarebbero stati arrestati alcuni funzionari ENAC, coinvolti, per associazione a delinquere finalizzata ai reati di corruzione, oltre ad alcuni funzionari ENAC anche un imprenditore.

Non è ancora chiaro se l'operazione della Squadra Mobile di Roma e della Polizia di Frontiera sia collegata con l'indagine avviata il 31 gennaio 2014 che aveva portato alla rimozione del direttore dell’aeroporto di Ciampino Sergio Legnante. All'epoca erano stati sequestrati documenti ed il computer personale.

Nella circostanza il reato ipotizzato era stato turbativa d'asta.

Avrebbe riguardato operazioni relative ad alcuni scali aerei del Lazio. 7 aprile 2014

Traffico aereo italiano 2013: i dati ufficiali di ENAC

Alitalia e Ryanair si disputano il primo posto. Con il comunicato stampa del 18 marzo 2014 l'ENAC ha notificato i dati ufficiali sul traffico 2013 negli aeroporti italiani. In aggiunta ai volumi di traffico passeggeri e movimenti aerei di ogni singolo aeroporto del Belpaese sono stati forniti i numeri e la classifica dei vettori aerei operanti e relativi passeggeri trasportati.

Nella elencazione disponibili all'Alitalia è stato assegnato - anche per quest'anno - il primo posto, con la low cost irlandese Ryanair. Al terzo posto la Easyjet.

Ecco la classifica con le prime 10 posizioni:

 

1. Alitalia Gruppo CAI Italia 23.993.486

 

2. Ryanair Irlanda 23.041.752

 

3. Easyjet Gran Bretagna 12.426.485

 

4. Deutsche Lufthansa Germania 4.961.595

 

5. Gruppo Meridiana Fly Italia 3.831.484

 

6. Air France Francia 3.159.591

 

7. British Airways Gran Bretagna 2.853.653

 

8. Wizz Air Ungheria 2.471.794

 

9. Vueling Airlines Spagna 2.167.787

 

10. Air Berlin Germania 1.985.162

 

Il Gruppo Alitalia tuttavia opera anche con altre compagnie associate al vettore principale.

Nel caso di Alitalia quindi il dato globale dei passeggeri movimentati da Alitalia andrebbero disaggregati da quelli trasportati Cai First, Cai Second, Air One, Air One Cityliner.

Probabilmente sono numeri ai quali dovrebbero essere sottratti i passeggeri trasportati da vettori consociati con accordi commerciali come quello avvenuto con la Carpatair. Esistono altri accordi e altre compagnie?

Ecco quindi che il primato di Alitalia nella classifica di ENAC potrebbe essere rivisitata ed articolata diversamente. Magari con la Ryanair al primo posto.

Alitalia-Compagnia Aerea Italiana - che opera dal gennaio 2009 - trasporta quasi 24milioni di passeggeri ed è la principale Compagnia aerea italiana: con circa 4200 voli settimanali attraverso un network di 79 destinazioni, 22 in Italia e 57 nel resto del mondo.

La dettagliata analisi presentata nella annuale pubblicazione dell’ENAC - Dati di traffico 2013 - è una fotografia dello stato attuale del trasporto aereo nazionale: transitati 143.510.334 passeggeri negli aeroporti italiani, con un calo dell'1,7% sul 2012. 21 marzo 2014

 

Aeroporti e quei sedimi da bonificare, perché ENAC non pianifica la messa in sicurezza del sottosuolo

Tra bombe, ordigni e cavità missilistiche dismesse: per evitare effetti domino. Lo scorso 6 marzo nell'aeroporto di Orio al Serio, sono state prima disinnescati e quindi rimossi due ordigni esplosivi inesplosi della seconda Guerra Mondiale. Pesavano 250 libbre e l'operazione di messa in sicurezza è stata svolta nel corso delle quattro ore di stop dei voli nello scalo di Bergamo.

La scorsa settimana erano state scoperti altri quattro ordigni di dimensioni minori, di 25 libbre, e anche a questi sono state tolte le spolette e quindi fatti brillare.

 

Ma come erano state scoperti? A quale profondità sono stati individuati?

Si può sostenere che erano ordigni che potevano essere definiti potenzialmente pericolosi? Costituivano comunque un rischio per le attività in superficie. Sarebbero stati scoperti a profondità di quattro/cinque metri ma qualcuno a circa un metro.

Siccome è' legittimo supporre che il ritrovamento sia risultato del tutto casuale, probabilmente incidentale, durante scavi per il allargamento, rifacimento dei piazzali aeromobili e/o della pista di volo.

Probabilmente per cantieri e lavori di drenaggio, di canalette di depurazioni per la pulizia delle piste, per il recupero dei liquidi sghiaccianti degli aeromobili e pulizie delle superfici dello scalo. Per il recupero delle acque piovane e per la protezione delle acque reflue.

Ecco il punto: piuttosto che attendere l'inevitabile rifacimento dei piazzali e delle altre opere citate non sarebbe indispensabile pianificare una preventiva bonifica dei sedimi aeroportuali?

Sono interventi e misure di messa in sicurezza superflue e magari del tutto inutili?

Qualcuno potrebbe pensare che l'operazione bonifica preliminare e preventiva ha un costo elevato in rapporto alle disponibilità degli enti e società esercenti: non sarebbero in grado di finanziarle.

 

Le considerazioni soprastanti appaiono anche ragionevoli anche se l'analisi costi/benefici di una operazione di bonifica del sedime aeroportuale dovrebbe misurarsi con ogni singolo contesto aeroportuale.

Quando la localizzazione del terminal imbarco sbarco passeggeri è limitrofo ai serbatoi/deposito di carburante avio. Quando il parcheggio/piazzale aeromobili è a ridosso del terminal passeggeri ed agli spazi del lost & found ed in entrambi i casi il rischio incidente rilevante e/o la casistica rischio terrorismo costituisce uno scenario da "panico" la bonifica degli ordigni inesplosi non rappresenta una diminuzione del rischio domino?

Ecco quindi che in certi contesti aeroportuali l'operazione bonifica potrebbe diventare una misura imprescindibile ed indispensabile. In sostanza una sorta di operazione precauzionale (blame culture, just culture e "proactive safety".

Ecco allora che occorrerebbe rivolgersi a società specializzate nella bonifica: attrezzate con sistemi radar in grado di mappare dettagliati profili del sottosuolo.

Con sistematiche indagini non distruttive potrebbero essere identificati ordigni inesplosi, fusti e pozzi e anche cavità nel terreno, sedi, quest'ultime di postazioni missili militari nel sottosuolo. L'indagine dovrebbe essere stratificata per svariate profondità. 17 marzo 2014

Aeroporti, aerei, sicurezza e ambiente

Tra mission, realtà operativa, retorica e investigazione. L'intento è, preliminarmente, quello di assicurare un sistema di trasporto aereo civile commerciale adeguatamente "safe, secure, efficient, and environmentally friendly".

E' una missione perseguita, oltre alle affermazioni e considerazioni periodiche manifestate in tal senso da qualsivoglia soggetto operativo e/o esercente nella "civil air navigation and commercial space transportation system", anche nel Belpaese!

A parole è una mission dichiarata, sostenuta e ribadita da tutti. In ogni circostanza, in modo particolare dopo qualche incidente o riscontro traumatico. E' la realtà?

 

Quali livelli di sicurezza sono garantiti in Italia? La casistica incidentale (ancorché gli incidenti registrano una costante riduzione unitaria ed in rapporto al traffico) è un parametro adeguato? Quali potrebbero risultare i criteri di giudizio rispondenti ad adeguati livelli, di procedure, di tecniche alle misure di vigilanza, controllo, tutela, salvaguardia in rapporto al traffico aereo civile/commerciali e quello militare, e quello di aviazione generale, sportiva e di diporto (ultraleggeri e tanto altro)?

Qualcuno in passato aveva affermato concetti ed equazioni quale sicurezza è zero accident? La tutela dei cittadini residenti nelle zone di rischio aeroportuali è forse "zero rischio?

Le infrastrutture aeroportuali della Penisola sono conformi agli standard ENAC - ICAO? Probabilmente non sono pochi gli aeroporti civili/commerciali, le aerobasi militari e perfino le aviosuperfici che non potrebbero essere progettati - con le attuali layout di pista, piazzali, rullaggi, terminal, depositi carburanti - nelle odierne localizzazioni.

La trasparenza in questo caso dovrebbe risultare manifesta e dettagliata. Perché non viene fornito un elenco delle deroghe registrare nel Certificato di Aeroporto di taluni aeroporti?

In persistente attesa del Piano Nazionale Aeroporti non dovrebbe, preliminarmente, essere verificata l'eventuale "non conformità" innanzitutto del layout aeroportuale con l'esclusione dalla lista degli scali strategici del Belpaese?

L'assunto "safe, secure, efficient, and environmentally friendly" del sistema aviation civile/militare/commerciale dovrebbe - finalmente - non dovrebbe trovare un riscontro effettivo anche per altri aspetti di compatibilità e sostenibilità?.

Perché quando una sentenza del TAR richiede la revisione della zonizzazione acustica il Ministero dei trasporti invece di aderire presenta il ricorso al Consiglio di Stato?

Perché la mappa acustica e la zonizzazione acustica aeroportuale non viene aggiornata biennalmente?

Perché quando un TAR e il Consiglio di Stato fissano un plafond annuale di voli per uno scalo la sentenza non viene adottato?

 

Perché numerosi aeroporti operano in assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale?

Perché altri scali aerei dopo aver moltiplicato i voli di una prima V.I.A. operano con movimenti aerei crescita in attesa dell'adeguamento della stessa valutazione di Impatto Ambientale?

Perchè il Piano di Rischio riguardante le edificazioni antecedenti al 2007 non ha previsto alcuna demolizione?

Perché non sono elencati gli aeroporti, le aerobasi, le aviosuperfici in regola con il Piano di Rischio?

Perchè non sono identificati gli scali, le piste civili e militari che hanno adottato le curve di isorischio, rischio terzi?

Perché il Piano di Rischio non ha previsto, con criteri sistematici, le fasce sottostanti le traiettorie di decollo (anche in virata), privilegiando gli spazi in asse pista?

Possibile che possa essere elaborato il Piano Nazionale Aeroporti senza assolvere gli interrogativi soprastanti? A chi spetta realmente l'opera di vigilanza ed investigazione della realtà operativa del sistema aviation? Sicuramente non alla magistratura. 15 marzo 2014

Spostate quella pista: ma dopo lo schianto di un ultraleggero

In discussione il livello di sicurezza delle operazioni di volo e il rischio per i residenti. Tutto in pochi giorni. Prima dello schianto dell'ultraleggero tra i palazzi di un quartiere di Alessandria nessuno sembrava aver valutato il rischio di una attività di volo così prossima.

Dopo l'incidente di domenica 9 marzo, con una vittima ed un ferito grave, senza alcuna conseguenza per terzi (persone e proprietà private) ma con una potenzialità, virtualità che ha destato preoccupazione tra i cittadini l’Amministrazione Comunale è prontamente intervenuta.

L'ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) è stata destinataria di una richiesta per incontro urgente per discutere delle condizioni di sicurezza della struttura aeroportuale e della sua compatibilità con il contesto urbano nel quale si trova collocato.

 

L'oggetto della contesa è la pista su cui opera l’Aeroclub Bovone, un sedime aeroportuale localizzato nelle immediate vicinanze della città di Alessandria. Pista dalla quale è decollato l'ultraleggero precipitato domenica scorsa dopo aver colpito i rami/cime di alberi tra la pista e le case del quartiere.

“Ciò che è accaduto domenica ci ha indotto ad attivarci immediatamente presso l’ENAC per discutere delle condizioni di sicurezza del nostro aeroporto – ha commentato il sindaco, Maria Rita Rossa -. Auspichiamo in un incontro già questa settimana. L’incidente ha avuto un esito tragico, ma solo per fortunate circostanze il bilancio non è stato ancora peggiore.

La contiguità pista - aeroporto - area urbana, sembrerebbero sostenere, sarebbe stata oggetto di discussione anche in passato. Senza aspettare l'incidente.

La questione è di competenza ENAC ma ora - dopo lo schianto dell'ultraleggero - alcuni cittadini preoccupati avrebbero avviato una raccolta firme, una petizione per rimuovere l'attività di volo a bassa quota sui caseggiati.

Una delle opzioni proposte dai cittadini è lo spostamento della aviosuperfice in una zona più periferica.

E' uno scenario che rimanda a tante altre aviosuperfici, con piste - civili e militari - troppo prossime agli abitati, ma anche tante piste di volo con migliaia, talvolta decine di migliaia e anche centinaia di migliaia di voli/anno. 14 marzo 2014

UE: la nuova direttiva VIA è realtà. “Pietra miliare nella storia della politica ambientale dell'UE”

Lo sostiene il relatore UE l’italiano Andrea Zanoni del PD. Quali saranno le ricadute sulle Valutazioni di Impatto Ambientale degli aeroporti italiani? Devono forse essere riformulate ex novo e magari, finalmente, adottate negli scali ancora in attesa di una prima volta?

Il Parlamento europeo approva in via definitiva la nuova Direttiva Ue di Valutazione Impatto Ambientale (VIA). L'eurodeputato PD Andrea Zanoni, relatore per il parlamento, ha commentato: “Dopo 30 anni finalmente arrivano standard in grado di rispondere alle sfide ambientali moderne. Tutela della biodiversità, lotta al conflitto d'interessi, accesso del pubblico all'informazione ambientale, valutazione dei rischi per la salute sono state le mie priorità”.

In materia proponiamo l'articolo di Greenreport (anno IX newsletter numero 2862 del 12 marzo 2014) "Viene rafforzata la Direttiva Ue sulla Valutazione di impatto ambientale (Via): cosa cambia La normativa scivola sullo shale gas: la Via non è obbligatoria per il fracking. Oggi il Parlamento europeo ha approvato, con 528 sì, 135 no e 15 astensioni, il testo dell’accordo sull’adeguamento della Direttiva sulla Valutazione di impatto ambientale (Via). Il nuove testo punta a rendere le norme Via più chiare, ad integrare biodiversità e cambiamenti climatici ed a coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica.

La Direttiva Via dell’Ue riguarda circa 200 tipi di progetti, dalla costruzione di porti, ponti e strade, alle discariche, agli allevamenti intensivi. Il relatore, l’italiano Andrea Zanoni del PD, è soddisfatto: «Finalmente, dopo trent’anni e mesi di duro lavoro, la nuova direttiva Via è quasi realtà. Si tratta di una pietra miliare nella storia della politica ambientale dell’Ue che finalmente potrà disporre di standard ambientali all’altezza delle nuove sfide globali del XXI secolo».L’eurodeputato italiano spiega le principali novità della nuova Direttiva VIia: «Norme specifiche sulla biodiversità, il clima, maggiore trasparenza nella procedura per facilitare la partecipazione pubblica grazie alla creazione di un portale centrale, norme nuove sul conflitto di interessi, sanzioni nel caso di violazioni delle norme derivanti dalla nuova direttiva, una forte limitazione della possibilità di ricorrere a deroghe, norme contro il “salami slicing” ovvero la valutazione a pezzi di uno stesso progetto, i cambiamenti idromorfologici, o la valutazione del rischio. Si tratta del risultato di un anno e mezzo di duro lavoro, oltre cento incontri con i relatori ombra, con il Consiglio, la Commissione, le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste, e le rappresentanze di molti dei governi dei 28 Stati membri Ue. Siamo riusciti ad innalzare il livello qualitativo degli standard di protezione dell’ambiente e della salute umana di cui le pubbliche amministrazioni dovranno tener conto per la valutazione dell’impatto ambientale dei grandi progetti pubblici e privati come ponti, porti, autostrade, discariche di rifiuti, fino agli allevamenti intensivi di pollame o suini. L’unico rammarico consiste nell’ostruzionismo fatto in sede di negoziati dal Consiglio per quanto riguarda l’obbligatorietà della valutazione di impatto ambientale di tutti gli impianti di estrazione ed esplorazione del gas di scisto (shale gas). Tuttavia sono convinto che nel complesso le molte modifiche apportate miglioreranno sensibilmente la direttiva attualmente vigente ormai datata e inadatta a rispondere alle sfide ambientali moderne, così come ritengono le principali associazioni ambientaliste europee. Come relatore del dossier per il Parlamento europeo, l’istituzione che rappresenta i cittadini europei, ho agito nel solo ed esclusivo interesse dei 500 milioni di europei, della loro salute e dell’ambiente in cui vivono».

Infatti, malgrado le richieste dell’Europarlamento, le valutazioni obbligatori per il fracking e l’esplorazione del gas da scisto non sono state incluse nella direttiva Via. Dovranno però essere comunque tenuti di conto i progetti petroliferi e gasieri, in particolare i rischi per la salute umana derivanti dalla contaminazione dell’acqua, l’utilizzo dei suoli e dell’acqua e la capacità di rigenerazione delle falde idriche sotterranee. Se gli Stati membri dovessero concludere che u non è necessaria la Via per il fracking dovranno spiegarne le motivazioni. Un po’ poco, ed è evidente che la battaglia sul fracking in Europa, tra gli Stati e negli Stati, è destinata a proseguire: alcuni Paesi non mollano su questa discutibile tecnica che sta sollevando proteste ovunque la si cerchi di attuare." 13 marzo 2014

Bergamo Orio al Serio, ancora uno stop per rimozione di ordigni bellici

Manca una analisi-prospezione dettagliata e bonifica preliminare nei sedimi militari e civili del Belpaese. Se in Arabia (ed altri luoghi fausti) ad ogni scavo si scoprono nuovi pozzi petroliferi, nei sedimi aeroportuali del Belpaese ad ogni cantiere per rifacimento piste e piazzali o scavi per nuove fognature, interramento cavi elettrici, e canali per la depurazione o drenaggi per acque piovane e similari ecco emergere vecchi ordigni e bombe della prima o seconda guerra mondiale.

I bombardamenti e spezzonamenti di bombardieri angloamericani erano frequenti nell'arco 1942-1945, in special modo su alcune aerobasi del norditalia e le ricadute, anche dopo oltre 60anni, sono anche queste.

Ad Orio al Serio sarebbero sei le bombe trovate in questa circostanza. Sono ovviamente inesplose e, probabilmente, della seconda guerra mondiale. Un precedente ritrovamento era avvenuto lo scorso dicembre.

La ricerca di ordigni nel sottosuolo dei sedimi aeroportuali non è sistematica. Probabilmente nessun aeroporto ha ancora svolto una indagine a tappeto e il ritrovamento avviene in maniera occasionale.

 

Perché non pianificare un controllo strumentale di tutti gli scali?

A Orio al Serio intanto, dopo la chiusura dello scalo venerdì 20 dicembre 2013 per la rimozione di una bomba scoperta nell'ampliamento del piazzale aeromobile, l'Enac l'aveva chiuso dalle 9.45 alle 12.15, tocca di nuovo a Bergamo. Il 6 marzo 2014, l’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio verrà chiuso al traffico civile dalle 09.00 alle 13.00. I passeggeri coinvolti sarebbe stati adeguatamente informati di eventuali dirottamenti e ritardi e riprogrammazione dei voli. 6 marzo 2014

Aeroporto di Nantes, manifestazioni contro il nuovo scalo aereo

Quali analogie tra il "Notre Dame des Landes" con altri scali del Belpaese? La manifestazione di ieri a Nantes contro la costruzione dell’aeroporto non rappresentano una novità. Non era la prima volta che Aerohabitat segnala sulle ripetute e vaste iniziative promosse contro la costruzione del nuovo scalo aereo di Nantes nominato Notre Dame des Landes. Ben sessantamila manifestanti si sono fronteggiati con le Forze dell’ordine.

 

In occasione del corteo del 22 febbraio si sono schierati, trasversalmente, anche rappresentanti dei maggiori e minori partiti politici della Francia. Il confronto in atto da tempo registra, dopo un periodo di calma, una ripresa di scontri diretti. Con barricate, cariche della polizia, lacrimogeni, arresti, demolizione di accampamenti e case occupate.

La prosecuzione delle iniziative e della mobilitazione contro il progetto di un nuovo aeroporto a Notre-Dame des-Landes, a circa 20 chilometri da Nantes non sembra avere interruzioni significative.

I manifestanti sono schierati sotto la bandiera del "AEROPORT, NO!"

Al solito il progetto del nuovo aeroporto scaturiva da una analisi che definita saturo al 2010 lo scalo di Nantes ed imponeva una nuova infrastruttura ultrapotenziata per le esigenze al 2030 ed oltre.

Niente di diverso da quanto sembra avvenire in alcuni aeroporti del Belpaese. Le proiezioni e le stime del traffico per il bacino di traffico di Nantes e della Bretagna non sono risultati corretti.

La storica infrastrutture di Nantes-Atlantique non è “saturo” e ha potenzialità adeguate per fronteggiare i prossimi decenni senza stravolgimenti territoriali, sostengono i comitati che avversano il progetto tanto faraonico quanto dispendioso.

Anche nel novembre 2012 il confronto tra comitati e sostenitori era sfociato in una sorta di battaglia campale con la polizia e la demolizione di barricate sorte lungo le strade di maggior traffico veicolare. Uno studio del CE Delft - disponibile su www.aerohabitat.eu - analizza pro e contro il progetto Nantes, l’Aeroporto del Grande Ovest francese. Il confronto/scontro continua. 25 febbraio 2014

Aeroporti, Piano di Rischio, rischio terzi e assicurazioni

Quali sono a norma? Quali operano senza Rischio Terzi? Le compagnie di assicurazione che sottoscrivono le polizze di responsabilità civile per i cosiddetti rischi aeronautici sono sicuramente edotti della distinzione tra il sinistro aeronautico, "il verificarsi del fatto, per il quale è prestata l’assicurazione, dal quale è derivato danno a: - prodotti aeronautici; - persone e/o cose e/o aeromobili derivante dall’utilizzo di prodotti aeronautici"; e il sinistro aeroportuale, "il verificarsi, all’interno di uno degli aeroporti italiani, del fatto per il quale è prestata l’assicurazione dal quale è derivato danno a persone e/o cose". Anche i contraenti sono sicuramente a conoscenza delle derivazioni associabili ai singoli eventi incidentali. Il contesto "assicurativo" comunque rimanda a infrastrutture aeroportuali - sedimi interni e zone attigue - ed alle Municipalità esterne che hanno adottato integralmente e meno il Piano di Rischio secondo le indicazioni dell'art. 707 del Codice di Navigazione.L'attività aerea di qualsivoglia pista di voli, scali strategici, primari, regionali fino alle aviosuperfici, sembrerebbe compatibile e autorizzata da ENAC solo con una integrale adesione alle circolari ed ai regolamenti vigenti.

 

Il quadro non è quello appena descritto? Se le piste di volo non fossero ancora a norma quale è la data di scadenza ultimativa dell'adozione del Piano di Rischio? Quali devono ancora adeguarsi?

Sarebbe davvero utile conoscere quali sono le piste dalle quali piloti, personale di volo e passeggeri si imbarcano e/o atterranno senza la prescritta mappatura delle abitazioni in deroga e/o senza i vincoli aeronautici che impediscono nuove costruzioni e/o in linea con i nuovi standard di sicurezza e di tutela delle popolazioni insediate sotto le traiettorie di volo.

 

In attesa di poter verificare una piena trasparenza di questi scali e magari appurare l'esistenza di limiti preliminari ai voli, di un tetto giornaliero e/o annuale, magari con l'adozione di procedure di decollo ed atterraggio precauzionali per le piste "inadempienti" è indispensabile sottolineare i risvolti "assicurativi" associati all'adozione del Rischio terzi. Una questione che rimanda alla corrispondenza attuativa di altro articolo del Codice della Navigazione.

 

"Il D.Lgs 96/2005 e al D.Lgs. 151/2006, ha, infatti, introdotto all’articolo 715 la valutazione del rischio derivante dalle attività aeronautiche; su tale tema la Direzione Centrale Regolazione Aeroporti ha posto in essere dal 2005 un programma di attività finalizzate a dare attuazione a tale disposizione normativa. I risultati e le proposte derivanti di tali attività sono illustrati nel documento “Valutazione di rischio delle attività aeronautiche - Attuazione dell’art. 715 del codice della navigazione".

 

La formulazione potrebbe apparire contorta ma si semplifica con la nota RELAZIONE ILLUSTRATIVA - DOCUMENTO DI POLICY PER L’ATTUAZIONE DELL’ART. 715 DEL CODICE DELLA NAVIGAZIONE:

 

"Il programma stilato nel 2005 si articola in due fasi che prevedono rispettivamente lo studio e lo sviluppo della metodologia di valutazione del rischio contro terzi e la definizione della relativa policy di attuazione delle misure di tutela del territorio. La prima fase si è conclusa nel 2007. L’approccio a tale nuovo tema, fortemente innovativo nel contesto normativo nazionale, da parte della Direzione Centrale Regolazione Aeroporti ha comportato una serie di attività finalizzate allo sviluppo e alla validazione di una metodologia di calcolo, che nel rispetto delle indicazioni dell’ICAO, fornisse dei risultati certi e ripetibili e che fosse applicabile alla realtà aeroportuale italiana.

 

In considerazione delle caratteristiche proprie del modello in termini di immissione dei dati di input era stato inoltre deciso che la metodologia fosse unica e che fosse poi applicata solo dall’ENAC al fine di garantire trasparenza e neutralità nelle valutazioni. L’attività di sviluppo della metodologia è iniziata nel 2005, con la ricerca e lo studio delle pubblicazioni esistenti sulle esperienze condotte sul tema negli altri Paesi europei (Inghilterra, Irlanda ed Olanda); sulla scorta degli approfondimenti condotti e delle indicazioni contenute nel documento dell’ICAO era stato poi deciso di seguire lo schema alla base della metodologia olandese ritenendola preferibile per la completezza dei dati considerati nella descrizione del fenomeno attuata anche

 

attraverso l’assegnazione del traffico sulle rotte (SID e STAR). La scelta di preferire un modello che tenesse conto anche delle rotte è stata anche effettuata sulla base di considerazioni relative ad una correlazione con le analisi di mitigazione acustica. Parallelamente inoltre è stato messo a punto il modello statistico-matematico in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza". La validazione del modello sviluppato in collaborazione con l’Università, nel novembre 2006 è stata acquisita mediante confronto dei risultati forniti dal modello olandese

 

ormai consolidato a livello internazionale. Il confronto tra i due studi e le serie di curve iso-rischio, operato tramite una sovrapposizione di quelle caratterizzate dal livello 1x10-5 e 1x10-6 ha mostrato una sostanziale rispondenza. Il modello di calcolo è stato quindi ritenuto attendibile. Una volta conclusa positivamente la validazione del modello, ENAC ha avviato la valutazione del rischio contro terzi prevista dall’articolo 715, scegliendo prioritariamente quelli aeroporti inseriti in contesti urbani particolarmente “sensibili” e rientranti tra i criteri di selezione che sono illustrati nella policy di attuazione. Tali criteri sono stati definiti parallelamente all’attività di sviluppo e validazione della metodologia di calcolo. Da un’applicazione preliminare di tali criteri di selezione la valutazione del rischio contro terzi interessa, in prima applicazione, circa dodici aeroporti. La seconda fase è quella afferente alla definizione della policy di attuazione dell’art. 715 e relativa alla gestione dei dati di out-put ai fini della pianificazione urbanistica del territorio nelle aree comprese nelle curve di iso-rischio. Il documento “Attuazione dell’art. 715 del codice della navigazione – Definizione della metodologia e della policy di attuazione del risk assessment” contiene le misure ditutela del territorio limitrofo agli aeroporti, sviluppate da Enac in linea con le previsioni della normativa ICAO e tenendo conto delle indicazioni di utilizzo del territorio riscontrabili nelle normative degli altri Paesi europei.

 

Il documento dell’I.C.A.O fornisce un esempio di utilizzo del territorio limitrofo agli aeroporti nel paragrafo 5.5 – “Land use within noise zones and high risk zones” -, con il coordinamento delle misure di tutela nelle zone più esposte all’inquinamento acustico aeroportuale (che in questa sede non interessano) e al rischio derivante da incidente aereo. Come detto i modelli di valutazione del rischio forniscono, come out-put, curve isolivello, caratterizzate da valori di rischio individuale che vanno da 1x10-4 a 1x10-6; tali valori si riferiscono alla probabilità che un individuo, residente permanentemente nei dintorni di un aeroporto, ha di rimanere coinvolto dalle conseguenze di un incidente aereo. L’area compresa all’interno della curva 1 x 10-4 è caratterizzata da un’elevata esposizione al rischio di incidente aereo, tanto che, ad esempio, per gli olandesi essa costituisce la “demolition zone”. Le normative dei Paesi europei prevedono misure di tutela simili all’interno delle zone e differenziate tra opere esistenti e realizzazione di nuove opere."

Tutto bene quindi.

 

A questo punto tuttavia ENAC dovrebbe fornire anche l'elenco delle piste interessate e, magari, identificare le piste che hanno adottato da un lato le prescrizioni dell'art. 707 quanto al 715. Ma anche fornire una lista dell'adeguamento del Rischio terzi in relazione all'incremento del traffico registrato su determinati aeroporti. 12 febbraio 2014

Piano Aeroporti, aviazione generale, minore e regionale

Dopo 30anni di attesa prima o poi arriverà! Ma chi finanzia? Anche se non è ancora certa la data di promulgazione del Piano Nazionale Aeroporti, con l'identificazione degli scali strategici e primari (comunque siano definiti) potranno godere del supporto e dei finanziamenti governativi per l'esercizio regolare e quotidiano. Secondo gli indirizzi politici propugnati dai responsabili, che si sono avvicendati in questi ultimi quattro anni al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, il Piano deve diventare uno strumento agevole di pianificazione del settore per allineare le politiche di governance ai mutamenti rapidi a cui lo stesso è soggetto.

In sostanza "in linea con il ciclo del bilancio pluriennale, si è previsto un aggiornamento ogni tre anni dello stesso; sarà l’occasione per fare il punto della situazione sui mutamenti in atto e sulle misure necessarie per essere al passo con le novità registrate". E' un progetto che si pone traguardi encomiabili e forse imponenti, anche perché la tempestività delle misure e degli interventi nell'ambito del sistema aeroportuale italiano è, spesso, apparsa come il risultato di politiche campanilistiche e provinciali piuttosto che strategie accurate e coerenti con le esigenze del sistema di comunicazione e trasposto del sistema Italia. Anche perché appare altrettanto arduo affrontare e risolvere innanzi tutto quel che resta degli altri scali regionali e minori del BelPaese.

 

"Le infrastrutture utilizzate per i voli di lavoro, protezione civile, aviazione business, aerotaxi, attività sportive e turistiche ecc. sono numerose (54 aeroporti non aperti al traffico commerciale, oltre 250 aviosuperfici, 460 elisuperfici e 3 idrosuperfici) e destinate ad assumere un ruolo economico a livello locale sempre più rilevante. Il Piano prevede per tali infrastrutture, che possono essere più efficacemente promosse a livello locale, l’attivazione con le Regioni di opportune iniziative per il loro eventuale trasferimento alle stesse, oltre all’individuazione di criteri e modalità per la costituzione di reti eliportuali su scala regionale e per possibili integrazioni con gli aeroporti commerciali." 11 febbraio 2014

 

Assaeroporti e il traffico 2013 e il co-marketing del Belpaese

Solo Cuneo, Grosseto e Parma, nel 2013, non hanno registrato meno voli. Nell'elenco dei 38 scali del database di Assaeroporti sono tre aeroporti minori hanno segnato un aumento dei movimenti aerei. Cuneo con circa il 10%, Grosseto circa il 12% e Parma del 0,1%. Dati assai poco significativi nel panorama del traffico aereo del Belpaese: rappresentano meno del 1% del volato italiano. Non raggiungono neppure 15mila voli/anno su un complessivo 1.424.729 movimenti dei 38 scali elencati.

Nel numero dei passeggeri trasportati gli scali che ha avuto incrementi - sia pur limitati - sono invece Alghero, Bergamo, Catania, Cuneo, Firenze, Grosseto, Olbia, Parma, Perugia, Ciampino, Trapani e Venezia.

Le percentuali di crescita sono stati minimi. Ad una cifra, salvo quelli di Cuneo, Grosseto, Parma e Trapani.

 

Il volume di traffico globale è calato nel 2013 dell'1,9%. Il settore cargo, nei limiti del trasportato che si imbarca sugli scali del Belpaese a fronte dell'ingente quantità di aviocamionato italiano che parte dagli aeroporti Oltr'Alpe, con circa 907 mila tonnellate ha avuto un incremento del 1.5%.

Il 2013 sono transitati oltre 144 milioni di passeggeri, un decremento di circa 2.740.000 passeggeri sul 2012. Il numero dei voli è calato del 6% del traffico degli aeromobili: 90.147 movimenti inferiori al totale annuo di 1.424.729.

Il quadro appare poco lusinghiero e dovrebbe essere rapportato agli accordi di co-marketing sottoscritti con aerolinee. Sia di quelle identificabili nello schieramento delle low cost e quanto di quelle tradizionali/convenzionali.

Alcuni degli aeroporti con traffico passeggero positivo devono essere annoverati quelli con rilevante attività low cost come Trapani, Bergamo e Ciampino.

 

Sono tuttavia numerosi gli scali che, nonostante crescenti finanziamenti co-marketing, hanno registrati dati negativi in numero di voli e di passeggeri trasportati.

Interrogarsi sull'esito dispendioso di tali politiche ed i riscontri sui bilanci delle società di gestione aeroportuale e/o sulle ricadute turistiche alberghiere dovrebbe essere una attività primaria per lo stuolo dei manager interessati.

Analizzare l'apporto tra accordi di co-marketing e volumi di traffico incentivato potrebbe, comunque, valutare e verificare il reale flusso di passeggeri su scali maggiori e minori del Belpaese.

 

Un dato essenziale e fondamentale per identificare il bacino di traffico, il parametro che, sembrerebbe, primario nelle definizione dell'atteso Piano Nazionale Aeroporti.Nel contesto più ampio del traffico aereo mondiale la IATA rileva che le compagnie aeree nel 2013 hanno registrato un incremento dei passeggeri del +5,2% rispetto al 2012.

Per l'Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), il dato si allinea con gli indici medi di crescita degli ultimi 30 anni. 8 febbraio 2014

Aeroporti italiani e la V.I.A., la UE intenzionata ad aprire una infrazione comunitaria

E' bufera sull'adozione della Valutazione di Impatto Ambientale sugli scali del Belpaese. La perseveranza e tenacia di Beniamino Sandrini di www.vivicaselle.eu che ha con regolarità trasmesso l'informativa alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea e l'attivazione della procedura di indagine: Eu Pilot 3720/12/ENVI che è scaturita l'intenzione di "coprire tutti i potenziali casi di potenziale cattiva applicazione della Direttiva UE 2011/92 sulla V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale nell'iter approvativo dei progetti presentati per la realizzazione degli aeroporti italiani”.

Sulle questione - in attesa di appurare eventuale elenco di altri aeroporti interessati - riportiamo il comunicato redatto dal parlamentare europeo Andrea Zanoni.

 

L'Ue passa al setaccio tutti gli aeroporti italiani

Comunicato del 28 Gennaio 2014

 

La Commissione europea allarga la sua indagine sugli aeroporti italiani su tutti i casi di potenziale violazione della Direttiva VIA. L'eurodeputato PD Andrea Zanoni: “Chiarezza sul rispetto delle normative ambientali europee, partiamo dal Catullo di Verona, dal Canova di Treviso e dal Marco Polo di Venezia. Invito il Ministro Lupi a tenere conto dell'Ambiente nel nuovo Piano nazionale degli aeroporti”

 

“La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha deciso di ampliare l'ambito della procedura di indagine: Eu Pilot 3720/12/ENVI in oggetto per coprire tutti i potenziali casi di potenziale cattiva applicazione della Direttiva UE 2011/92 sulla V.I.A. – Valutazione di Impatto Ambientale nell'iter approvativo dei progetti presentati per la realizzazione degli aeroporti italiani”. Lo scrive la Commissione europea in merito alla possibile violazione della normativa europea all'impatto ambientale dell'ampliamento e nel potenziamento dei tre aeroporti del Veneto. L'eurodeputato PD Andrea Zanoni, che aveva allertato la Commissione europea nel febbraio 2012, ha così commentato: “Attendo il risultato dell'indagine europea. Simili infrastrutture, come il Catullo di Verona, il Canova di Treviso, ma soprattutto l’Aeroporto di Venezia, devono rispettare alla lettera le norme europee visto che si tratta di progetti con un alto impatto ambientale ed effetti diretti sulla vita di migliaia di persone”.

La Commissione europea nel sottolineare che gli aeroporti italiani rientrano “nella definizione contenuta nell'Allegato I, punto 7, lettera a della direttiva VIA” e a tale norma devono sottostare, ha evidenziato, inoltre, che per tutti gli Aeroporti Italiani “sono state richieste delle informazioni simili su ogni progetto di estensione o modifica dei suddetti progetti per i quali si era previsto o si prevede un significativo impatto ambientale, in corso di autorizzazione, realizzati o in fase di realizzazione”.

“Partiamo dal garantire la massima trasparenza sulle procedure di autorizzazione dei lavori di ampliamento del Canova di Treviso, del Catullo di Verona e del Marco Polo di Venezia, che ho già avuto modo di segnalare in Europa”, afferma Zanoni, che invita il Ministro Lupi “a considerare bene il fattore ambientale e il rispetto delle norme europee per le valutazioni degli impatti ambientali nel contesto del nuovo piano nazionale degli aeroporti presentato recentemente. I dieci bacini nei quali è suddiviso il Paese, gli aeroporti strategici e quelli di interesse nazionale devono prevedere scrupolose procedure di valutazione d'impatto ambientale anche alla luce della nuova direttiva VIA, della quale sono relatore per il Parlamento europeo, e che presto verrà approvata in via definitiva”.

 

A proposito della nuova VIA, Zanoni ricorda la disposizione da lui inserita sul conflitto d'interessi: “Chiarezza anche sul ruolo dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) in merito all’applicazione della VIA. Oggi l’ENAC svolge sia il ruolo di controllore che di controllato nella VIA dal momento che agisce sia come soggetto proponente delle procedure di valutazione che di regolamentazione, esame e valutazione dei piani regolatori aeroportuali. Questa situazione va risolto una volta per tutte”.

“Intanto invito le autorità italiana a fornire tutte le informazioni sugli aeroporti indagati dalla Commissione europea per individuare eventuali violazioni e poter intervenire prima che si concretizzi una vera procedura d'infrazione ai danni dell'Italia”, conclude l'eurodeputato. 29 gennaio 2014

Piano Nazionale Aeroporti: quarta puntata

E' un thriller appassionante! Ennesimo episodio nella saga che porterà alla definizione del Piano Nazionale Aeroporti. E' una versione che rimescola ancora la classificazione degli aeroporti del Belpaese.

 

L’individuazione degli aeroporti scaturirà da quattro parametri. Il ruolo strategico, l'ubicazione territoriale, la dimensioni e tipologia di traffico e l'inquadramento nei progetti europei TEN.

Gli aeroporti strategici sono undici e ulteriori 26 scali assumono un interesse nazionale.

La Penisola viene suddivisa in 10 dieci bacini di traffico omogeneo, ciascuno con un aeroporto strategico, con distanza massima di 2 ore di percorso in auto dallo scalo strategico con l'esclusione del bacino Centro-Nord. In questo caso gli aeroporti strategici diventano due, Bologna e Pisa-Firenze.

 

La nuova formulazione ridisegna la mappa degli scali in precedenza illustrati e determina esclusioni ed ingressi eccellenti. Sorprende lo spostamento del terzo scalo italiano, ovvero Linate, che perde il suo ruolo strategico.

La definizione dei bacini di traffico non appare chiara. Come si misura? In chilometri? In un stimato potenziale di volumi di traffico commisurato al territorio e/o ad un'area economica? La sensazione che, ancora una volta, il campanilismo e/o il provincialismo del Belpaese abbia impedito una coerente classificazione degli scali si fa largo senza difficoltà.

 

Ogni aeroporto dovrebbe dimostrare la capacità attrattiva sul bacino di riferimento, la sua specifica specializzazione, il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario andranno verificate sulla base del Piano industriale presentato.

I bacini sono quello di Nord-Ovest, di Nord-Est, del Centro-Nord, del Centro Italia, della Campania, Mediterraneo/Adriatico, Calabria, Sicilia orientale, Sicilia occidentale e Sardegna. I relativi scali strategici sono: Milano Malpensa, Venezia, Bologna e Pisa-Firenze, Roma Fiumicino, Napoli, Bari, Lamezia, Catania, Palermo e Cagliari. Ma quali parametri di geografia econometrica sono stati valutati?

 

Al di fuori degli scali strategici (12) e di quelli di interesse nazionale (26) i restanti non riceveranno finanziamenti da parte dello Stato centrale. Agli altri ci penseranno le Regioni.

Quelli che non rimarranno a carico del Demanio, saranno finanziati dalle Regioni. Quelle stesse Regioni che recentemente hanno dichiarato l'impossibilità di sostenere il costo della Croce Rossa insediata negli scali (il provvedimento è slittato di 12mesi).

In attesa che il Consiglio dei Ministri apra formalmente l'iter di approvazione del piano nazionale degli aeroporti che sarà poi discusso in sede di conferenza Stato-Regioni - per sancire o modificare ancora una volta gli scali che saranno foraggiati dallo Stato - i restanti aeroporti, tra questi Aosta, Albenga, Bolzano, Padova, Forlì, Reggio Emilia, Elba, Grosseto, Siena, l’Aquila, Foggia, Tortolì, dovranno assicurarsi finanziamenti sicuri, regolari e crescenti per sostenere collegamenti e frequenze di voli civili-commerciali. 25 gennaio 2014

Aeroporti e quei costi dei servizi a carico delle società e delle Regioni

Con gli odierni bilanci sono, generalmente, si dichiarano insostenibili anche quelli del C.R.I. E' bastato il provvedimento che 1° gennaio 2014 avrebbe obbligato il gestore aeroportuale a sostenere i costi del supporto della Croce Rossa Italiana in alcuni scali del Belpaese che è scattata la solita, indolente, richiesta: i soldi non ci sono, ritardate la disposizione.

 

Gli aeroporti interessati sono i seguenti: AGRIGENTO, ANCONA, CAGLIARI, CATANIA, CATANZARO, CROTONE, CUNEO, FORLI', GROSSETO, PALERMO, PESCARA, PISA, REGGIO CALABRIA, RIMINI, ROMA, SALERNO, SASSARI, SAVONA, TRAPANI , TREVISO, TRIESTE, VERONA.

Da tempo (1988), infatti, il Ministero della Sanità aveva affidato alla CRI, con apposita convenzione ancora in atto, lo svolgimento del servizio di pronto soccorso sanitario negli aeroporti civili ed in quelli aperti al traffico civile direttamente gestiti dallo Stato. Il servizio di pronto soccorso sanitario aeroportuale eroga le prestazioni di primo intervento, ivi compreso il trasporto al più vicino presidio sanitario pubblico, a titolo gratuito a tutti i cittadini, italiani e stranieri, a qualunque titolo presenti in aeroporto. (DI12-2-88 art.1 c.3)

 

La scadenza della convenzione tra il comitato centrale della Croce rossa e il Ministero della Salute, che regola l’erogazione del servizio di pronto soccorso sanitario negli aeroporti italiani, mette a rischio l’attività di 17 scali. La riorganizzazione del presidio di primo soccorso negli scali nazionali è stata prorogata per un anno. Il Ministero della Salute, dell’Enac e della CRI, avevano stabilito che il servizio sarebbe rimasto a gestione statale soltanto negli scali di Lampedusa, Trapani, Roma Urbe, Grosseto Baccarini, Crotone Sant’Anna e Reggio Calabria. Gli appalti che avrebbero modificato la gestione ed il sostenimento dei costi negli altri 17 aeroporti sono stati rinviati di 12 mesi. Ma quanto costa un presidio della Croce Rossa Italiana? Dipende ed è parametrato ai turni di servizio (due o tre) e dal numero del personale. Quest'ultimo, inevitabilmente, deriva dal volume dl traffico aereo. Uno scalo di 4milioni di passeggeri abbisogna di meno staff di uno di 800mila utenti.

 

Se in quest'ultimo caso il costo si aggira intorno a 700mila euro/anno quanto costa negli altri?

 

E' certo che la reazione registrata dai gestori aeroportuali interessati, hanno rilevato la difficoltà e/o impossibilità a sostenere il costo del servizio della Croce Rossa Italiana , palesa e anticipa quello che accadrà quando, con l'adozione del Piano Aeroporti Italiano, gli stessi gestori aeroportuali degli scali che non rientreranno tra quelli di primo livello (circa 20-23), dovranno sobbarcarsi tale spesa. Saranno almeno 40-50 scali.

Chi finanzierà il costo dell'ENAV, dei Vigili del Fuoco, del Ministero degli Interni (Polizia di Stato), del Ministero delle Finanze (Uffici doganali e Guardia di Finanza), Ministero della Difesa (Carabinieri), Ministero della sanità (Uffici sanità Aerea e Uffici Veterinari) e del Ministero dei trasporti (ENAC)? 3 gennaio 2014

ENAC, l'operato delle Commissioni aeroportuali ed i dubbi sul "up to date"

Poco si dice, invece, sulla situazione del suolo e sottosuolo dei sedimi aeroportuali! Ancora una volta per capire lo stato dei lavori per quanto concerne l'operato delle Commissioni Aeroportuali costituite in osservanza al decreto 31 ottobre 1997 occorre fare riferimento al Rapporto e Bilancio Sociale 2012 dell'ENAC.

Nel capitolo relativo alla Protezione ambientale e normativa si legge:

"L’impatto che il trasporto aereo ha sull’ambiente è di proporzioni sempre maggiori. Ha manifestazioni molteplici, che vanno dal rumore degli aerei alle emissioni gassose prodotte dalla combustione dei carburanti e al trattamento delle acque reflue negli aeroporti. L’elevato tasso di crescita dell’aviazione civile a livello mondiale, fino ad oggi registrato, ha messo al centro delle preoccupazioni di tutti gli operatori di settore e degli organismi internazionali le questioni ambientali. Le attività dell’ENAC in ambito ambientale riguardano principalmente:

• l’inquinamento acustico;

• l’inquinamento gassoso.

Queste attività vengono svolte prevalentemente in ambito aeroportuale dalle Commissioni aeroportuali, come da decreto ministeriale 31 ottobre 1997, per ciò che riguarda l’inquinamento acustico e in ambito internazionale nel caso di emissioni gassose.

Inquinamento acustico

Nel 2012 è continuato il monitoraggio delle attività delle Commissioni aeroportuali demandate prioritariamente alla definizione delle procedure antirumore e della zonizzazione acustica dell’intorno aeroportuale. A fronte delle 37 Commissioni aeroportuali formalmente istituite dall’ENAC ai sensi del decreto ministeriale 31 ottobre 1997 solo 21 hanno portato all’approvazione della zonizzazione acustica, prevista all’unanimità; giova far presente che gli aeroporti sui quali la Commissione è stata istituita coprono, da soli, il 98% del traffico commerciale italiano. In merito alle problematiche operative riscontrate è di buon auspicio l’avvio a risoluzione di quella relativa alla fornitura dei tracciati radar sull’aeroporto di Cagliari a seguito di accordo specifico con l’Aeronautica Militare; ciò potrà agevolare il superamento di analoghe difficoltà su altri aeroporti dove il servizio è fornito dall’Aeronautica Militare. Il processo per arrivare, in seno alle Commissioni aeroportuali, all’approvazione della zonizzazione acustica su diversi aeroporti è purtroppo in fase di stallo.

Allo scopo di superare le difficoltà incontrate nell’ambito delle Commissioni aeroportuali si auspica l’approvazione in tempi brevi, nell’ambito del cosiddetto pacchetto aeroporti, della legislazione comunitaria sul tema del noise. Il pacchetto aeroporti nasce dalla volontà dell’Unione europea di favorire un’lteriore liberalizzazione nel settore del trasporto aereo attraverso l’approvazione di tre regolamenti rispettivamente relativi al groundhandling, agli slot e al noise; quest’ultimo dovrà in particolare andare a sostituire la direttiva CE 30/2002 relativa alla definizione di restrizioni operative sugli aeroporti.

Nel corso del 2012 l’ENAC ha definito i criteri per valutare in modo trasparente e oggettivo l’entità dello scostamento degli aeromobili dalle traiettorie di decollo approvate per consentire, nei casi previsti, l’imposizione delle sanzioni individuate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 496/97. Tali criteri sono stati inseriti nella revisione della circolare ENAC APT-26 i cui commenti pervenuti sono tuttora in fase di valutazione".

Il rapporto ENAC 2012 quindi riassume e celebra il risultato raggiunto. Delle 37 Commissioni aeroportuali istituite dall’ENAC ben 21 hanno approvato la zonizzazione acustica, in rappresentanza del 98% del traffico commerciale del belpaese.

Quello che non ricordano, tuttavia, rimanda innanzi tutto al rapporto con il volume dei voli. Quante di queste zonizzazioni devono essere aggiornate e verificate sulla base dell'incremento del traffico aereo.

La zonizzazione acustica non dovrebbe essere aggiornata ogni due anni?

Quanti scali lo hanno verificato? Si potrebbe, forse, sostenere che nessun aeroporto del Belpaese ha rivisto la zonizzzazione? Occorre inoltre ricordare come la zonizzazione acustica dello scalo di Bergamo Orio al Serio sia stato azzerato dal TAR Lombardo. Il Comitato dei cittadini ha vinto ricorso al Tar con l'annullamento della zonizzazione acustica ottenuto l'annullamento della zonizzazione acustica aeroportuale approvata il 22 novembre del 2010 dalla Commissione aeroportuale. Quello che il Rapporto ENAC 2012 trascura del tutto è lo stato dell'ambiente idrico, suolo e sottosuolo. A punto siamo con la bonifica del suolo e sottosuolo dei sedimi aeroportuali civili? Ma anche delle aviosuperfici, dei campi di volo, ed fine delle aerobasi, del Belpaese? 2 gennaio 2014

Addizionale comunale, la quota 2012 dei Comuni non viene recapitata

Dopo la beffa dell'IRESA ecco quella del balzello comunale. Le tasse aeroportuali pagate dai passeggeri nella quota allegata alla tariffa richiesta dal vettore aereo sono diverse. Quando si acquista un biglietto aereo, in sostanza, la tariffa comprende, almeno:

 

- la tariffa ministeriale legata ai controlli di sicurezza effettuati sui bagagli in stiva (sigla EX): generalmente supera di poco i 2 €;

 

- l’addizionale comunale e ministeriale (sigla HB): una tassa che tiene conto, per esempio, dello stress determinato dal rumore degli aerei ed è diretta al Comune in cui si trova l’aeroporto e a quelli vicini. Il suo costo è variabile;

 

- la tassa cumulativa legata alla compagnia aerea (sigla XT), che comprende:

 

il supplemento per il carburante, la sicurezza e l’assicurazione (sigla YQ);

 

il sovrapprezzo stabilito dalle compagnie aeree per l’assistenza ai passeggeri con ridotta mobilità o diversamente abili (sigla MJ);

 

il diritto d’imbarco dei passeggeri (sigla IT);

 

l’integrazione al diritto d’imbarco rivolta ai controlli di sicurezza sui passeggeri e sul bagaglio a mano (sigla VT);

 

l’Iva al 10% sulle voci IT, EX, VT e HB

 

- la commissione sul prezzo dei biglietto: una somma variabile che deriva dalla modalità d’acquisto dello stesso;

 

- il costo della tratta. A questa cifra si aggiunge anche l'imposta che, taluni aeroporti, richiedono (con autorizzazione ENAC) per il potenziamento/masteirplan dello scalo. Quest'ultima vale anche 8-11 euro a tratta.

 

Una parte dell’addizionale comunale, all'origine sorta con uno specifico scopo, avrebbe dovuto essere destinata ai Comuni di sedime aeroportuale. Un balzello, un diritto "comunale", solo residuale.

 

Dal 1 Luglio 2013 la cifra è di 6 Euro e 50 centesimi ed è pagato ad ogni imbarco su qualsiasi aeroporto italiano. E' stata, dopo ritardi, introdotta nel 2003. Inizialmente era costituita da 1 Euro ad imbarco.

 

Negli anni sono stati aggiunti altri impegni (tra cui la cassa integrazione straordinaria Alitalia) ed 30 milioni di Euro sono incamerati dal bilancio dello Stato. L'80% di un solo euro costituisce un fondo che dal Ministero dell'Interno deve essere trasferito per finanziare la security aeroportuale e nelle stazioni ferroviarie. Il rimanente 20% di un euro dovrebbe essere destinato ai Comuni aeroportuali.

 

Tutto bene quindi anche se la dizione di "addizionale comunale" stravolge l'intento originale e serve per fare cassa. Il punto è che, ad esempio le somme del 2012, sono state bloccate. I Comuni, forse riceveranno il 50%, probabilmente neanche quelli, forse dovranno rimandare e sperare nei fondi raccolti nel 2013. 26 dicembre 2013

Aeroporti e ordigni bellici

Oggi 20 dicembre Orio al Serio chiude per una operazione di disinnesco: comunicato stampa ENAC. "L’Enac rende noto che venerdì 20 dicembre 2013, l’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio verrà chiuso dalle 09:45 alle 12:15, sia per i voli in arrivo, sia per quelli in partenza, per le attività connesse alla rimozione di un ordigno bellico inesploso, risalente alla seconda guerra mondiale, rinvenuto all’interno del sedime aeroportuale durante i lavori di ampliamento del piazzale aeromobili.

Le compagnie aeree hanno riprogrammato i voli della fascia oraria interessata dalla chiusura, nonché altri voli a ridosso di tale orario, e hanno già provveduto a informare i passeggeri coinvolti con avvisi pubblicati sui propri siti web e mediante invio di comunicazioni tramite e-mail e messaggi telefonici.

Al momento non sono previste cancellazioni. L’Enac invita i passeggeri con voli programmati da e per lo scalo di Bergamo durante la giornata di venerdì 20 dicembre, a contattare la propria compagnia aerea e a verificare la riprogrammazione degli orari sul sito della società di gestione Sacbo, all’indirizzo www.sacbo.it." 20 dicembre 2013


Aeroporti e le esercitazioni PEA di emergenza

Proseguono senza sosta le simulazioni PEA programmate. Ma dove finisce il PEA e inizia il PEE? Il "Manuale di gestione delle emergenze" di ogni aeroporto italiano certificato ha stabilito "obiettivi, attività, strutture organizzative e competenze necessarie per assicurare una rapida ed efficace gestione di situazioni anomale. Si applica alle emergenze che si verificano nel sedime aeroportuale o in quelle aree adiacenti, di concerto con gli altri enti interessati, quali Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Sanità aerea, vettori, ecc.

 

Il piano di emergenza aeroportuale, che sulla base di una accurata valutazione dei rischi tiene conto delle tipologie di aeromobili, delle varie attività aeroportuali, delle caratteristiche del territorio e delle risorse disponibili all'interno ed esterno del sedime, prevede esercitazioni che simulano situazioni d'emergenza periodicamente"

 

Le esercitazioni/simulazioni sono finalizzate a verificare:

 

- il corretto funzionamento del teleallertamento aeroportuale;

- l'efficacia e l'efficienza delle comunicazioni previste dal piano d'emergenza aeroportuale (PEA);

- la correttezza delle procedure d'intervento del personale VVF operante presso il distaccamento aeroportuale in termini di tempo di risposta e messa in sicurezza dello scenario incidentale;

- la risposta del Primo Soccorso Sanitario Aeroportuale (PSSA);

- la risposta sanitaria del 118;

- l'applicazione del PEA da parte del Gestore Aeroportuale e di tutti gli altri Enti e Società coinvolte;

- le modalità d'intervento e gestione da parte delle Forze dell'Ordine e dei volontari dei superstiti e dei parenti delle vittime;

- le modalità delle comunicazioni a parenti ed alla stampa, in accordo con la Compagnia Aerea coinvolta.

 

Le esercitazioni avvengono in tutti gli scali. Al Catullo di Verona, a Venezia Tessera, a Bologna Marconi, a Torino Caselle, Ancona Falconara e altrove.

 

Tutto bene quindi! Purtroppo le questioni sono sempre le stesse. Il PEA (Piano di Emergenza Aeroportuale) si preavvisa o si improvvisa? L'esercitazione/simulazione deve essere sempre programmata? Possibile che, almeno una volta, non possa essere improvvisata?

Ma anche un secondo argomento deve essere evidenziato.

Dove termina il PEA (Piano di emergenza aeroportuale) e dove inizia il PEE (Piano di emergenza esterno all'aeroporto)?

Certo le caratteristiche del territorio, l'estensione del sedime, la viabilità esterna, l'esistenza di laghi, marine, mari, di stabilimenti, di agglomerati urbani, di ospedali e attività sensibili, e delle risorse disponibili all'interno ed esterno del sedime determinano l'eventuale discriminante.

 

Ma chi attiva il PEA, il PEE, sarà tutto ben definito e ripartito? Aspettiamo il prossimo evento. 10 dicembre 2013

Single Sky e i ritardi attuativi: una interrogazione di Ivan Catalano

Sesar e EASA e ENAV per la cost efficiency?

Cosa accade nello spazio aereo italiano? Quale realtà industriale ed operativa sta trasformando l'assetto ENAV in Italia. Il parlamentare di 5 Stelle Ivan Catalano sollecita una serie di domande.

 

 

"Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministro dell'Economia e delle Finanze.

 

Per sapere, premesso che:

 

l'iniziativa del cielo unico europeo (Ses) ha come obiettivo il miglioramento dell'efficienza complessiva dell'organizzazione e la gestione dello spazio aereo europeo, mediante una riforma del settore della fornitura dei servizi di navigazione aerea. Lo sviluppo di tale iniziativa si è concretizzato in due pacchetti legislativi organici – Ses I e Ses II –, composti dai regolamenti Ce n.549/2004; 550/2004; n.551/2004; 552/2004;

il quadro normativo è correlato allo sviluppo della legislazione relativa alla sicurezza aerea in Europa affidata all'Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), e all'avvio di un progetto organico per la modernizzazione delle apparecchiature e dei sistemi di navigazione aerea (Sesar);

 

si sono registrati significativi ritardi nella realizzazione dell'iniziativa. Pertanto, la Commissione europea ha proposto, nel giugno 2013, un aggiornamento del regolamento Ses, denominato Ses 2+, volto ad accelerare l'attuazione della riforma dei servizi di navigazione aerea;

 

studi comparatistici evidenziano la scarsa efficienza nella fornitura dei servizi di navigazione aerea (Ans): negli Stati Uniti, lo spazio aereo «en-route» è controllato da un unico prestatore di servizi, mentre in Europa operano 38 fornitori di servizi. Il prestatore di servizi, inoltre, controlla quasi il 70 per cento dei voli in più con il 38 per cento del personale in meno;

 

ciò ha imposto un'accentuazione, da parte della Commissione europea, del programma sulla riduzione dei costi per i servizi del settore, con il passaggio dal cost recovery al cost efficiency;

 

il nuovo criterio imporrà a tutti i provider europei, e quindi anche ad Enav, una drastica riduzione dei costi operativi, anche attraverso la possibilità di disarticolare l'attività per la fornitura dei vari servizi;

 

tale contesto conferirà agli operatori una libertà di azione che dovrà essere monitorata ed espressamente orientata, per evitare che aziende controllate dallo Stato scelgano facili scorciatoie per ridurre i costi, quali il taglio degli investimenti per la formazione professionale, la riduzione degli organici, l'utilizzo di tecniche di turnazione non rispettose dei contratti e della specificità e delicatezza del servizio, come per esempio per i controllori del traffico aereo (Cta), lo spin-off di attività senza garanzie per i lavoratori;

 

tagli indiscriminati potrebbero avere gravi conseguenze in termini di sicurezza delle strutture;

 

per tali ragioni, prima della formalizzazione della proposta Ses 2+, i governi francese e tedesco hanno inviato una lettera al Commissario europeo per i trasporti, Siim Kallas, auspicando che fosse considerata prioritaria l'implementazione di quanto già previsto per l’European Aviation Safet Agency (Easa), piuttosto che l'emanazione di un nuovo 'Pacchetto' Ses;

 

anche il Comitato Air Traffic Management dell’European Transport Workers’ Federation (Etf) ha espresso una posizione contraria a riguardo, con specifiche iniziative di contrasto: il 12 giugno, in seguito ad un incontro con i rappresentanti di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil-T, ha organizzato un action day per sottolineare contro la proposta Ses 2+, 'Utilizzata dalla Commissione europea per introdurre sottobanco processi di liberalizzazione, privatizzazione, esternalizzazione e concorrenza nel sistema Atm, senza tenere nella giusta considerazione la safety e la stabilità economica del provider';

 

l'elevata pressione sulla riduzione dei costi potrebbe avere gravi conseguenze in termini occupazionali e sulla qualità del lavoro;

 

in particolare, risulterebbe all'interrogante che Enav non avrebbe raggiunto gli obiettivi pianificati di riduzione di sprechi ed inefficienze secondo i nuovi criteri stabiliti a livello europeo. Ciò avrebbe comportato:

 

a) l'inserimento, per la prima volta nella storia aziendale, dell'istituto della cassa integrazione;

 

b) la riduzione di retribuzioni e garanzie per il personale per effetto dell'eventuale unbundling (scorporo delle attività not core);

 

risulterebbe all'interrogante che la gestione del personale in Enav avrebbe privilegiato l'assunzione dall'esterno di controllori del traffico aereo nonostante il numeroso personale 'Esperto di assistenza al volo' già in servizio da anni in azienda, stia aspettando da più di tre anni un corso di formazione interno;

inoltre, risulterebbe all'interrogante che dal 2012 i risparmi gestionali agirebbero anche su incrementi della turnazione dei controllori del traffico aereo (Cta); la considerazione della delicatezza del lavoro dei controllori di volo, e le potenziali conseguenze in termini di sicurezza delle strutture, consiglierebbero turnazioni diverse;

 

nel 2011 Enac, sempre per quanto consta all'interrogante, avrebbe imposto ad Enav SpA di attribuire e consegnare al numeroso personale interessato le licenze Fiso e di tecnico meteorologico aeronautico. Obbligo non ancora adempiuto da Enav;

 

in caso di esternalizzazione delle attività, la mancanza delle licenze succitate potrebbe esporre il personale in questione a forti penalizzazioni, anche retributive, a favore degli acquirenti?–:

quale sia la posizione di Enav SpA in merito ai punti specifici succitati che, se confermati, appaiono particolarmente gravi e preoccupanti;

quale sia la posizione del Governo rispetto all'iniziativa denominata Ses 2+;

quale sia il piano d'azione predisposto da Enav per ottemperare a quanto richiesto dal nuovo regolamento Ses 2+ ;

quali siano le politiche di conservazione e qualificazione delle risorse, con particolare riguardo alla formazione ed upgrading interno e l'eventuale acquisizione di risorse dal mercato;

quali forme di unbundling siano in fase di valutazione e quali i momenti di condivisione di queste scelte con i principali stakeholder". 7 dicembre 2013

Piano aeroporti e le strategie delle aerolinee low cost

Ritardi e inerzie aggravano le prospettive di rilancio della commercial aviation. I vettori aerei del Belpaese vivono una crisi endemica? Di strategie operative, di flotte aeree, di rete di collegamenti, di costi operativi di scarsa propensione competitiva? Le low cost persistono invece, almeno quelle prevalenti, come Ryanair ed EasyJet, in una costante crescita. Nelle entrate, nell'estensione delle flotte, nella rete dei voli e delle basi localizzate in alcuni (o numerosi scali) della Penisola, ma anche nell'efficienza e nel sviluppare dinamiche concorrenziale che accentuano le difficoltà delle aerolinee "regolari".

I ritardi nella definizione e, quindi, nell'adozione del piano Nazionale Aeroporti, acuisce una situazione che da tempo è scappata di mano ai "vigilantes" del sistema della commercial aviation del Belpaese.

Quando la Ryanair annuncia l'apertura dell'ennesima base italiana, ovviamente, afferma una capacità di pianificazione aziendale che supera e che si impone sui ritardi di attuazione del Piano Nazionale Aeroporti e, quindi, impone strategie di collegamenti aerei e insidie qualsivoglia politica di rio - ordino del sistema aeroportuale del belpaese.

Se Ryanair comunica il trasferimento iniziale di voli da Ciampino a Fiumicino, con un progressivo potenziamento dei voli,  impone al sistema della commercial aviation scenari industriali diversificati. Scardina ogni tipologia di riassetto aziendale Alitalia e mina una tipologia hub aziendale decisivo per il futuro dell'ex compagnia di bandiera.

Ecco quindi che i ritardi del Piano Aeroporti, frutto del campanilismo provinciale-regionale del Belpaese, alimenta spazi concorrenziali per le aerolinee competitive,  accentua la decadenza della maggioranza dei vettori del Belpaese.

Rendendo sempre più complicato e, probabilmente, senza alternative la stessa redazione di un Piano Aeroporti realmente innervato con le catchment aerea, efficiente,  e, finalmente competitivo. 3 dicembre 2013

Aeroporti e fondi per rumore aereo: vengono spesi?

Ma a quanto ammontano! Sono accantonati o investiti? Quale scalo è a norma? Il DM MINISTERO DELL'AMBIENTE del 29 novembre 2000, all'articolo 6 è ben circostanziato:"Attività di controllo 1. Le società e gli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto e delle relative infrastrutture comunicano entro il 31 marzo di ogni anno, e comunque entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, al Ministero dell'ambiente e alle regioni e ai comuni competenti, anche al fine del controllo dell'applicazione delle disposizioni in materia di accantonamento delle risorse finanziarie di cui all'art. 10, comma 5, della legge n. 447/1995:

a) l'entità dei fondi accantonati annualmente e complessivamente a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 447/1995;

b) lo stato di avanzamento fisico e finanziario dei singoli interventi previsti, comprensivo anche degli interventi conclusi.

2. L'attività di controllo sul conseguimento degli obiettivi del risanamento è svolta, nell'ambito delle competenze assegnate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e dalla normativa statale e regionale".

Cosa è accaduto in questi 13/14 anni, le società aeroportuali hanno, forse, rispettato il decreto? La cronaca degli eventi, tuttavia, ricorda come alcune di queste società abbiamo impugnato tale disposizione, SEA, SACBO, GESAC, SAGAT (e altre ?), e solo con la sentenza del Consiglio di Stato  del 7 settembre 2004, n. 5822 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.5822/04 Reg. Dec. N. 10743 Reg. Ric. N. 10939 Reg. Ric. ANNO 2002 che la questione ha avuto una definizione applicativa. E' stata richiesta la sua obbligatorietà, l'accantonamento annuale deve essere definito e viene richiesto alla società interessata (al gestore aeroportuale) il relativo riscontro.

A che punto siamo?

Ogni anno l'esercente aeroportuale accantona somme destinate a queste opere quindi ma  cosa è realmente accaduto? L'ENAC aggiorna con puntualità il rilascio del certificato di aeroporto, perché non fare altrettanto con le somme, i fondi, accantonati e spesi perle opere, gli interventi  per fronteggiare l'impatto acustico (reti ci centraline, report periodici, piani di risanamento e insonorizzazione e altro)  in  ogni singolo scalo? Quante sono le società inadempienti?

 

Lista degli Aeroporti italiani:

 

 

 

Abruzzo

 

Aeroporto Internazionale d’Abruzzo di Pescara

 

 

 

Calabria

 

Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme

 

Aeroporto S.Anna di Crotone

 

Aeroporto di Reggio Calabria

 

 

 

Campania

 

Aeroporto Internazionale di Capodichino (Napoli)

 

 

 

Emilia Romagna

 

Aeroporto di Bologna

 

Aeroporto di Parma

 

Aeroporto di Forlì

 

Aeroporto di Rimini

 

 

 

Friuli-Venezia-Giulia

 

Aeroporto di Trieste

 

 

 

Lazio

 

Aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino

 

Aeroporto G.B Pastine" di Ciampino

 

 

 

Liguria

 

Aeroporto di Genova

 

Aeroporto di Albenga

 

 

 

Lombardia

 

Aeroporto di Milano Malpensa

 

Aeroporto di Milano Linate

 

Aeroporto Orio al Serio di Bergamo

 

Aeroporto "Gabriele D'Annunzio" di Brescia

 

 

 

Marche

 

Aeroporto di Ancona Falconara

 

 

 

Piemonte

 

Aeroporto "Caselle" di Torino

 

Aeroporto di Cuneo

 

 

 

Puglia

 

Aeroporto di Bari

 

Aeroporto di Brindisi

 

 

 

Sardegna

 

Aeroporto di Cagliari

 

Aeroporto di Alghero

 

Aeroporto "Costa Smeralda" di Olbia

 

Aeroporto di Tortolì

 

 

 

Sicilia

 

Aeroporto "Falcone-Borsellino" di Palermo Punta Raisi

 

Aeroporto "Fontanarossa" di Catania

 

Aeroporto "Vincenzo Florio"di Trapani Birgi

 

Aeroporto di Panteleria

 

Aeroporto di Lampedusa

 

 

 

Toscana

 

Aeroporto "A. Vespucci" di Firenze

 

Aeroporto "Galileo Galilei" di Pisa

 

Aeroporto dell'Isola d'Elba

 

 

 

Trentino-Alto Adige

 

Aeroporto di Bolzano

 

 

 

Umbria

 

Aeroporto Internazionale di Perugia

 

 

 

Veneto

 

Aeroporto "Marco Polo" di Venezia

 

Aeroporto "S. Angelo" di Treviso

 

Aeroporto "Valerio Catullo" di Verona - 25 novembre 2013

Crisi Alitalia: e se fosse derivata, principalmente, da un network inadeguato?

Tra hub di Fiumicino e un hub diffuso lombardo la crisi Alitalia è davvero irreversibile! A cosa è riconducibile la situazione allarmante dell'Alitalia? E' solo il risultato di una politica industriale/aziendale scarsamente innervata nel trasporto aereo domestico ed europeo? E' invece derivato da un modello di business del vettore "nazionale", ex compagnia di bandiera, perciò a dimensione nazionale con una contraddittoria vocazione intercontinentale, senza una flotta long range commisurata?

E' il l'esito dell'impossibile concorrenza con le aerolinee low cost? Operare in monopolio (o con supporti e privilegi vari) e competere sono due mercati impraticabili per il management avio del Belpaese?

Le dinamiche competitive (tariffarie, di costi, di network, di flotta) registrano mutazioni radicali nel contesto di questa crisi economica? Quanto deficit e inadeguatezza è attribuibile alla localizzazione territoriale dell'ex compagnia di bandiera. Quanto incidono i costi indotti da rete di voli, di destinazioni, di frequenze, inadeguate a fronteggiare le politiche campanilistiche e demagogiche delle low cost foraggiate dagli enti locali.

La situazione di collasso che stanno portando il sistema dell'aviazione civile/commerciale del Belpaese sono indubbiamente molteplici, ma quanto pesa la rete di network focalizzata su Fiumicino? Quali volumi di traffico sono canalizzati dalle aerolinee  concorrenziali nei loro hub continentali?

E' una politica industriale imposta dalla realtà competitiva o agevolata dagli stessi manager aziendali?

La rinuncia Alitalia ad operare all'hub di Malpensa non ha accentuato la crisi? In fondo lo svuotamento di Malpensa ha coinciso con il rapido recupero di Linate e l'esplosione dei volumi di traffico su Bergamo, Treviso, Venezia non ha determinato una  operatività estesa. Ha favorito una sorta di hub padano diffuso, oltremodo nocivo per la rete Alitalia?  Quale sarà la flotta migliore per competere? Con quale mix tra corto/medio e lungo raggio? Chi dispone adeguati capitali per acquisire nuovi modelli aeromobili e/o nuovi leasing? Gli alleati, in nuovi azionisti e finanziatori dell'Alitalia potranno invariabilmente risultare cinesi,  arabi, russi e francesi ma per pianificare una compagnia competitiva e protagonista sarà indispensabile conformarsi a standard aeronautici di mercato e operativi ed efficienti. I parametri numero di aerei, impiego giornaliero, numero di equipaggi per aeromobile, di staff terrestre dovranno misurarsi con i vettori low cost.

Quanta attività dovrà essere esternalizzata?

E' inevitabile che il balletto sul personale attualmente occupato e quello necessario al rilancio di un vettore dovrà essere configurato sui vettori competitivi e integrato su bacini di traffico, su coppie di scali conseguenti e proficui. Chi avrà il coraggio, il supporto politico governativo, le competenze necessarie per presentare un piano industriale adeguato e, quindi, realizzarlo? 6 novembre 2013

Bergamo Orio al Serio, PEA, esercitazione per emergenza: è tutto ok!

Ma il Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) per incidente aereo viene ancora simulato con preavviso. Tutto bene ancora una volta, anche in questa esercitazione simulazione del Piano di Emergenza Aeroportuale (PEA) dello scalo di Bergamo Orio al Serio. Al "Caravaggio" lo scorso ottobre, nella notte tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre, tra le 01.00 alle 0.300 è avvenuta una esercitazione/simulazione di un incidente aereo in atterraggio. Se lo scorso anno la simulazione aveva riguardato un velivolo Boeing 737, stavolta ha interessato un Airbus 320. Ha riguardato l'arrivo del volo  XY555, con 53 passeggeri e 6 membri di equipaggio. Lo scenario di aeromobile con carrello anteriore danneggiato in  decelerazione, con un principio d'incendio è stato autorevolmente, e con successo, gestito dai soggetti delegati all'operazione d'emergenza. Tra occupanti del volo e personale di soccorso sono stati coinvolti almeno un  centinaio di persone.

Tutto bene quindi.

L'esercitazione è stato, ancora una volta, un successo, anche se sul Piano di Emergenza Aeroportuale, sulla modalità dell'esecuzione la questione non sembrerebbe ancora risolta.

Aerohabitat lo ha spesso enfatizzato. Con evidenza dopo l'incidente di Palermo 2010 al Airbus 320 e le quattro Raccomandazioni ANSV sul Piano di Emergenza Aeroportuale. Confermata anche a seguito delle vicende dell'ATR72 finito fuoripista a Fiumicino.

Sul Piano di Emergenza Aeroportuale, infatti, era stata posta una necessità risolutiva: il PEA si preavvisa o si improvvisa?

Dopo l'emanazione delle "Raccomandazioni" ANSV l'ENAC ha replicato in maniera puntuale e, a quanto pare, definitiva. E la simulazione avvenuto recentemente a Bergamo Orio al Serio lo certifica. Le esercitazioni continuano ad essere pianificate ed organizzate.

Il carteggio tra le Raccomandazioni ANSV e le repliche ENAC, sotto segnalate, lo evidenziano, nonostante tutto.

Quando la singola Raccomandazione di sicurezza ANSV è chiusa dalla nota "status ENAC chiuso" significa che la replica contenuta nel modello Follow-up Action on Occurrence Report (FACTOR) non avrà altre risposte? .

Il modello FACTOR viene emesso per ogni evento per il quale siano state prodotte raccomandazioni di sicurezza e le repliche dovrebbe ottemperare e/o risolvere gli interrogativi che sono tuttora aperti e le evidenze potrebbero riproporsi con gli effetti negativi.

Questo è infatti un punto chiave della relazione tra una Raccomandazione ANSV riguardante il PEA la risposta dell'ENAC. Nel caso di cui parliamo, l’Agenzia ha rivolto ben quattro Raccomandazioni ad ANSV, rispettivamente la 11-1836 - 10/3/A/12, la 10/4/A/12, la 10/5/A/12, la 10/6/A/12 all’Enac: ecco le risposte.

Raccomandazione n.: ANSV-11/1836-10/3/A/12

L’ANSV, prendendo spunto dalle evidenze raccolte in relazione all’incidente oggetto di inchiesta, raccomanda di far effettuare, quanto prima possibile, delle esercitazioni su scala totale, senza preavviso, su tutti gli aeroporti italiani aperti al traffico dell’aviazione commerciale, al fine di verificare l’efficiente attuazione dei piani di emergenza aeroportuale, anche alla luce delle criticità evidenziate nella presente relazione intermedia d’inchiesta.

Posizione ENAC:

Le vigenti normative internazionali [ICAO Annex 14 Vol I Chapter 9 e Airport Service Manual (Doc. 9137) Part 7], europee [EASA NPA 2011-20 Subpart ADR.OPS.B e relativa AMC] e nazionali [ENAC Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti] non prevedono l’effettuazioni di esercitazioni a sorpresa, anzi proprio il Doc. 9137 ICAO prevede una accurata pianificazione dell’esercitazione a partire da 120 giorni prima.

Alla luce di ciò, l’ENAC ritiene che la raccomandazione non possa essere recepita in quanto non è fattibile chiudere senza preavviso gli aeroporti italiani aperti al traffico dell’aviazione commerciale, ivi incluso quelli militari, allo scopo di effettuare esercitazioni di emergenza non programmate dai Piani di Emergenza Aeroportuali (PEA) approvati.

Il piano delle esercitazioni è già previsto dalla predetta normativa; inoltre a seguito di ogni esercitazione è previsto un debriefing con tutti i soggetti interessati al fine di individuare eventuali criticità riscontate, identificare le relative azioni correttive ed i soggetti incaricati della loro implementazione.

Tuttavia, per tenere in debito conto le difficoltà attuative del PEA emerse durante l’evento del 24/09/2010, l’ENAC intende sensibilizzare tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti sulla necessità di strutturare un programma di addestramento ricorrente che tenga conto delle “lesson learned” dagli eventi pregressi.

Status ENAC: CHIUSO

AZIONI DI FOLLOW-UP

Raccomandazione n.: ANSV-12/1836-10/4/A/12

L’ANSV raccomanda di disporre con urgenza una revisione dei PEA di tutti gli aeroporti italiani al fine di verificare la correttezza dei richiami alle fonti normative ivi contenute oltre che di accertare che i suddetti PEA siano effettivamente in linea con le fonti normative vigenti. In tale contesto si invita l’ENAC a far sì che i PEA siano aggiornati anche alla luce di quanto previsto dal regolamento UE n. 996/2010, in particolare per quanto concerne l’osservanza degli obblighi di cui ai seguenti articoli: art. 9, comma 1 (obbligo di immediata comunicazione all’ANSV dell’accadimento di un incidente/inconveniente grave); art. 13 (protezione delle prove).

Posizione ENAC:

L’ENAC concorda con quanto raccomandato da ANSV e comunica che sono in fase di approvazione sia il nuovo emendamento del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti [RCEA] sia la Circolare attuativa APT 18B «Piano di Emergenza Aeroportuale – Incidente Aereo».

A seguito di ciò, i PEA dovranno essere rivisti per attestare la conformità alla normativa ENAC e con l’occasione verrà verificata la rispondenza a quanto previsto dal Reg. 996/2010 relativamente soprattutto agli artt. 9 c.1 e 13.

Status ENAC: APERTO

AZIONI DI FOLLOW-UP

Raccomandazione n.: ANSV-14/1836-10/6/A/12

L’ANSV raccomanda, in generale, che i soggetti coinvolti nell’attuazione del PEA utilizzino apparati radio la cui affidabilità sia testata anche in condizioni ambientali molto precarie, analoghe a quelle presenti sull’aeroporto di Palermo Punta Raisi al momento dell’incidente indagato.

Raccomanda, altresì, di sensibilizzare i soggetti utilizzatori dei citati apparati radio sulla necessità che gli stessi siano oggetto di accurate manutenzioni periodiche.

Posizione ENAC:

L’ENAC concorda con quanto raccomandato da ANSV e ha pertanto inviato opportuna comunicazione [cfr.prot. 2013-CCA-0013823] a tutte le Direzioni Aeroportuali affinché sensibilizzino i gestori aeroportuali affinché tutti i soggetti coinvolti nell’attuazione del PEA verifichino periodicamente lo stato di efficienza degli apparati radio utilizzati e ne testino l’affidabilità anche in condizioni ambientali precarie.

Status ENAC: CHIUSO. 5 novembre 2013

Manutentori aeronautici, una professione in crisi: in Italia è senza futuro?

Anche le ex Officine Alitalia sono una attività in chiusura! Nell'arco degli ultimi dieci anni  nelle ex officine Alitalia sarebbero stati persi circa tremila posti di lavoro.

Quando si parla della crisi Alitalia l'analisi ed il commento sembra focalizzato sul ruolo della aerolinea (domestica, regional o in qualche major), sulla presenza di azionisti europei o orientali, magari sull'assetto della flotta e sulla rete operativa, sul ruolo del corto e lungo raggio. Spesso sulla italianità del brand. Certo i posti di lavoro sono via via calati, tra amministrativi, assistenti di volo e piloti e, dato troppo spesso trascurato, quello dei manutentori aeronautici.

Che fine sta facendo la ex Divisione Manutenzione, dopo aver operato per decenni per la compagnia di bandiera e per vettori terzi, nazionali ed internazionali.

Alitalia Maintenance Sytem dopo aver messo 300 manutentori in cassa integrazione vede ora, nuovamente, compromesso il suo operato. Cosa resta delle sezioni Maintenance & Engineering delle aerolinee? La gloriosa sezione motori di Fiumicino che fine ha fatto?

Lo stesso interrogativo riguarda anche l'attività di manutenzione ATR 72 di Air Dolomiti, prima a Ronchi dei Legionari poi al Catullo di Verona: che fine a fatto?

Le aerolinee del Belpaese dove portano le flotte che necessitano operazioni di ispezione e revisione? Tutti all'estero? I propulsori che equipaggiano le flotte di proprietà e in leasing - dei vari costruttori - dove sono destinati per i periodici e straordinari interventi di ispezione e manutenzione?

Atitech a Napoli, e la Lufthansa Technik di Milano Malpensa e le operazioni per conto terzi sono ancora competitive con le linee di manutenzioni internazionali? Ma se la manutenzione della flotta Alitalia lungo raggio è ancora gestita dall’israeliana Bedek,  all'Atitech di Napoli cosa è rimasto. Se certi componenti aeronautici sono stati affidati agli hangar delle manutenzioni Air France (in Algeria o in Francia?) le restanti aerolinee del Belpaese (Meridiana, Blu Panorama, Neos, Air Dolomiti, Air One, Belle Air  Europe, CAI, Mistral Air, New Livingstone, dove portano aerei e propulsori?

Lo scenario delle aziende di manutenzione delle flotte aeree commerciali e le prospettive del personale con le certificazioni di manutentore aeronautico, in questo contesto, non appare affatto roseo. 30 ottobre 2013

Comunità extra aeroportuali e rischio cardiaco, ictus, coronarie e altro

Uno studio GB ed uno USA evidenziano le innegabili problematiche esistenti. La vita in prossimità delle piste di volo non è granché! E' una affermazione che suona del tutto scontata ed evidente che i residenti che vivono nell'intorno di uno scalo aereo. Sia questa civile, comemrciale, una aerobase militare, a traffico misto civile/militare fono al piccolo aerocampo e/o aviosuperficie di ultraleggeri. Gli effetti collaterali sono molteplici, anche se in questa circostanze il rilievo commentato è ancora una volta quello delle emisssioni acustiche: del rumore aereo generato e percepito dai cittadini.

Ebbene - non è la prima volta che Aerohabitat lo propone - due inchieste, due studi distinti, uno USA e uno GB, ripresi dal British Medical Journal, sostengono che l'esistenza in prossimità del rumore aereo incrementa il rischio coronarie, cardiovascolare e di ictus.

Se in Gran Bretagna la Open University ha analizzato l'arco temporale 2001 - 2005 verificando il numero di accessi ospedalieri per danni cardiovascolari e ictus ed equivalenti in 12 distretti londinesi dei quali ben nove nell'intorno all’aeroporto di Heathrow.

Negli USA invece uno studio della Harvard Medical School ha trattato database relativi a  6 milioni cittadini investiti da un impatto acustico superiore a 65 decibel (o parametro equivalente) e residenti nell'intorno dei maggiori 89 aeroporti USA.

Per quanto riguarda l'investigazione GB - lo studio integrale è disponibile - riportiamo uno stralcio sintetico del resoconto:

"Objective To investigate the association of aircraft noise with risk of stroke, coronary heart disease, and cardiovascular disease in the general population.

Design Small area study.

Setting 12 London boroughs and nine districts west of London exposed to aircraft noise related to Heathrow airport in London.

Population About 3.6 million residents living near Heathrow airport. Risks for hospital admissions were assessed in 12 110 census output areas (average population about 300 inhabitants) and risks for mortality in 2378 super output areas (about 1500 inhabitants).

Main outcome measures Risk of hospital admissions for, and mortality from, stroke, coronary heart disease, and cardiovascular disease, 2001-05.

Results Hospital admissions showed statistically significant linear trends (P<0.001 to P<0.05) of increasing risk with higher levels of both daytime (average A weighted equivalent noise 7 am to 11 pm, LAeq,16h) and night time (11 pm to 7 am, Lnight) aircraft noise. When areas experiencing the highest levels of daytime aircraft noise were compared with those experiencing the lowest levels (>63 dB v ≤51 dB), the relative risk of hospital admissions for stroke was 1.24 (95% confidence interval 1.08 to 1.43), for coronary heart disease was 1.21 (1.12 to 1.31), and for cardiovascular disease was 1.14 (1.08 to 1.20) adjusted for age, sex, ethnicity, deprivation, and a smoking proxy (lung cancer mortality) using a Poisson regression model including a random effect term to account for residual heterogeneity. Corresponding relative risks for mortality were of similar magnitude, although with wider confidence limits. Admissions for coronary heart disease and cardiovascular disease were particularly affected by adjustment for South Asian ethnicity, which needs to be considered in interpretation. All results were robust to adjustment for particulate matter (PM10) air pollution, and road traffic noise, possible for London boroughs (population about 2.6 million). We could not distinguish between the effects of daytime or night time noise as these measures were highly correlated.

Conclusion High levels of aircraft noise were associated with increased risks of stroke, coronary heart disease, and cardiovascular disease for both hospital admissions and mortality in areas near Heathrow airport in London. As well as the possibility of causal associations, alternative explanations such as residual confounding and potential for ecological bias should be considered." 18 ottobre 2013

Aeroporti e alberghi, crisi continua, il caso Sheraton Malpensa

In attesa del low-cost Moxy al Terminal 2 con le inevitabili ricadute negative. E' una vicenda che registra il ruolo dominante delle società di gestione aeroportuale nel sistema aviation del Belpaese. La storia dello scalo hub, dehub di Malpensa andrebbe letta dal punto di vista degli imprenditori alberghieri e di una pianificazione di hotel entro e fuori al sedime aeroportuale. Le 440 camere dello Sheraton insediato al Terminal 1 sarebbero al capolinea. Nonostante l'indice di occupazione sia elevato i bilanci in rosso profondo hanno portato alla vendita della nuovissima struttura.

Nello stesso tempo non sembrerebbe rinunciare alla partnership tra Marriott, Ikea e altri investitori per insediare il secondo alberga dentro il sedime dello scalo.

 

Altri alberghi sono sorti come funghi nei comuni del circondario dello scalo. Le sorti della concorrenza, tuttavia, non sono dissimili. L’opinione di FederAlberghi Varese registra periodicamente una crisi senza ritorno che si accompagna ai volumi di traffico decrescenti a Malpensa oltre che alla estrema concorrenza causata dall'apertura di nuove strutture.

Ma se i due alberghi entro il sedime innescano problematiche associate alle royalties incassate dalla SEA , determinano risvolti di rientro dei costi (lo Sheraton sarebbe costato oltre 72 milioni di euro) prima che la struttura divenga proprietà - entro 30 anni - della stessa società aeroportuale lombarda, il dibattito verte sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga per salvaguardare i livelli occupazionali.

 

La localizzazione dei due alberghi di sedime andrebbero anche inquadrati ed analizzati in relazione al Piano di Rischio Aeroportuale: compatibili e autorizzati anche se localizzati a distanze inibite per i Comuni di sedime. Ma è una vicenda su cui Aerohabitat argomenta da tempo e continuerà a proporre.

Intanto le sorti del Ramada a Oleggio e l'ex Hilton/ Grand Hotel Malpensa di Somma sono, forse, ancora dubbie mentre le difficoltà delle strutture minori sono certe.

 

La questione del sistemi aeroportuali del Belpaese parte da un Piano Aeroporti ancora in itinere, sottoposto alle pressioni delle Regioni e dei potentati locali interessati al progressivo potenziamento dei voli con una pianificazione a dire poco entusiasta. Non adeguatamente verificata non solo sulle stime degli impatti ambientali, sul piano di rischio, sugli effetti collaterali, ovvero sulla compatibilità e sostenibilità in genere, ma con il quadro delle criticità "alberghiere" evidenziatesi nell'intorno di Malpensa anche per gli insediamenti extra-aviation.

 

Mancando, infatti, una pianificazione territoriale di area più vasta del singolo Comune e delle società aeroportuali, appagati nell'autorizzare concessioni edilizie, siano esse strutture alberghiere quanto centri commerciali, parcheggi e altro, i contraccolpi territoriali e sociali di una stasi, di una crisi, quando non si appaleserà anche con la chiusura di uno scalo, emergono inevitabilmente le carenze più varie.

In definitiva di come la mancata consapevolezza che l'insediamento e/o il potenziamento del traffico aereo su una infrastruttura aeroportuale deve essere commisurata alle reali esigenze di un territorio e del suo ambiente non appartenga ancora alle amministrazioni correnti. 25 settembre 2013

Aeroporti e alberghi, crisi continua, il caso Sheraton Malpensa

In attesa del low-cost Moxy al Terminal 2 con le inevitabili ricadute negative. E' una vicenda che registra il ruolo dominante delle società di gestione aeroportuale nel sistema aviation del Belpaese. La storia dello scalo hub, dehub di Malpensa andrebbe letta dal punto di vista degli imprenditori alberghieri e di una pianificazione di hotel entro e fuori al sedime aeroportuale. Le 440 camere dello Sheraton insediato al Terminal 1 sarebbero al capolinea. Nonostante l'indice di occupazione sia elevato i bilanci in rosso profondo hanno portato alla vendita della nuovissima struttura.

Nello stesso tempo non sembrerebbe rinunciare alla partnership tra Marriott, Ikea e altri investitori per insediare il secondo alberga dentro il sedime dello scalo.

 

Altri alberghi sono sorti come funghi nei comuni del circondario dello scalo. Le sorti della concorrenza, tuttavia, non sono dissimili. L’opinione di FederAlberghi Varese registra periodicamente una crisi senza ritorno che si accompagna ai volumi di traffico decrescenti a Malpensa oltre che alla estrema concorrenza causata dall'apertura di nuove strutture.

Ma se i due alberghi entro il sedime innescano problematiche associate alle royalties incassate dalla SEA , determinano risvolti di rientro dei costi (lo Sheraton sarebbe costato oltre 72 milioni di euro) prima che la struttura divenga proprietà - entro 30 anni - della stessa società aeroportuale lombarda, il dibattito verte sull'utilizzo degli ammortizzatori sociali in deroga per salvaguardare i livelli occupazionali.

 

La localizzazione dei due alberghi di sedime andrebbero anche inquadrati ed analizzati in relazione al Piano di Rischio Aeroportuale: compatibili e autorizzati anche se localizzati a distanze inibite per i Comuni di sedime. Ma è una vicenda su cui Aerohabitat argomenta da tempo e continuerà a proporre.

Intanto le sorti del Ramada a Oleggio e l'ex Hilton/ Grand Hotel Malpensa di Somma sono, forse, ancora dubbie mentre le difficoltà delle strutture minori sono certe.

 

La questione del sistemi aeroportuali del Belpaese parte da un Piano Aeroporti ancora in itinere, sottoposto alle pressioni delle Regioni e dei potentati locali interessati al progressivo potenziamento dei voli con una pianificazione a dire poco entusiasta. Non adeguatamente verificata non solo sulle stime degli impatti ambientali, sul piano di rischio, sugli effetti collaterali, ovvero sulla compatibilità e sostenibilità in genere, ma con il quadro delle criticità "alberghiere" evidenziatesi nell'intorno di Malpensa anche per gli insediamenti extra-aviation.

 

Mancando, infatti, una pianificazione territoriale di area più vasta del singolo Comune e delle società aeroportuali, appagati nell'autorizzare concessioni edilizie, siano esse strutture alberghiere quanto centri commerciali, parcheggi e altro, i contraccolpi territoriali e sociali di una stasi, di una crisi, quando non si appaleserà anche con la chiusura di uno scalo, emergono inevitabilmente le carenze più varie.

In definitiva di come la mancata consapevolezza che l'insediamento e/o il potenziamento del traffico aereo su una infrastruttura aeroportuale deve essere commisurata alle reali esigenze di un territorio e del suo ambiente non appartenga ancora alle amministrazioni correnti. 25 settembre 2013

Piano aeroporti, ancora una svolta?

Ancora uno stravolgimento? Dopo la determinazione del Ministro Corrado Passera, con l'atto di indirizzo del Piano Nazionale dello scorso 29 gennaio 2013 il Ministero delle Infrastrutture sembrava affermato un quadro definitivo di riferimento del Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale. Dopo lo Studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell'organizzazione infrastrutturale del territorio elaborato da One Works, KPMG, Nomisma (2010) e la Proposta Piano Nazionale degli Aeroporti dell'ENAC (2012), ecco finalmente la volta. Sembrava decisiva. Non è così.

 

Niente con il nuovo Governo, con un nuovo Ministro, il riassetto proposto viene riaperto.

Con la riunione del 5 settembre Maurizio Lupi nuovo Ministro, nel contesto della Conferenza Stato-Regioni, avrebbe proposto per il Lazio il trasferimento di tutti i voli lowcost da Ciampino a Fiumicino. Bene per Ciampino, ma perchè non proporre altra opzione per per sostenibile l'infrastruttura del GB Pastine?

Probabilmente il Ministro è interessato anche al rilancio di Viterbo terzo scalo del Lazio.

 

Le notizie sono ancora dubbie.

A questa, tuttavia, si aggiunge da un lato l'upgrade degli scali toscani che tornerebbero in serie A, tra gli aeroporti Core Network. Altra novità sarebbe rappresentato un consistente trasferimento di voli da Linate a Malpensa. In definitiva il rilancio di Malpensa. E si attendono altre varianti. Ricordiamo che già il Ministro Passera aveva aggiornato e rivisto l'originale pianificazione e classificazione degli scali presentata sia dallo studio elaborato da One Works, KPMG, Nomisma quanto della Proposta Piano Nazionale degli Aeroporti dell'ENAC.

Dopo l'avvio dei voli Ryanair su Comiso quale sarà il futuro di questo ennesimo scalo?

 

Quale collocazione sarà trovata in un rinnovato Piano Nazionale Aeroporti?

E' anche in corso una vasta operazione di acquisizione fusione, con scambi azionari, degli scali Padani. I media segnalano il possibile ingresso di capitali esteri nelle società di gestione aeroportuale. Fraport di Francoforte entrerebbe nella SAVE di Venezia, Finanziatori ed investitori asiatici e mediorientali sono agevolati nella partecipazione azionaria delle società esercenti di scali italiani - magari di quelli in crisi e con bilanci in rosso oltre che marginali nel Piano Aeroporti - ed i riflessi sul Piano Nazionale Aeroporti da "riqualificare" potrebbero risultare diretti. 16 settembre 2013

Aeroporti, canone di concessione e proventi e trasparenza

Quei bilanci precari tra entrate aviation e non aviation e le modalità di affidamento retail e altro. Cosa accade quando i passeggeri calano? Quando da una stagione all'altra il numero dei passeggeri arrivati e partiti o transitati in uno scalo non solo non si imbarcano e sbarcano dai voli ma non acquistano nei negozi, nei bar e ristoranti dei terminal?

Un dato immediato e diretto per le casse del gestore aeroportuale che, se sono tutti tenuti a versare allo Stato un canone di concessione (una entrata prevalente per ENAC) per l’uso delle infrastrutture, percepiscono proventi aeronautici e non aeronautici.

 

Tra i primi sono le entrate dell'air side, del lato aria e che assommano i cosiddetti diritti di approdo, di partenza, di stazionamento degli aeromobili, e di rimando i diritti di imbarco passeggeri oltre alle royalties derivate dal rifornimento del carburante.

A queste si aggiungono i ricavi del land side ovvero il lato terra con i costi di affitto degli spazi (farmacie, ristoranti, negozi, retail in genere) e relative royalties sulle vendite.

 

Infine altre entrate sono collegate alle tariffe di “handling” versati dalle società, dagli esercenti aeroportuali per l'assistenza a terra a vari livelli ed ambiti.

Ecco quindi che a fronte del forte incremento dei ricavi non aviation raggiunto negli anni 2000 anche in Italia la riduzione dei passeggeri sugli scali determinano inevitabilmente difficoltà e, spesso, rosso di bilancio.

Quanto valgono le royalties per il successo di una società di gestione?

 

Ma come si determinano le royalties nei vari ambiti air side, land side e di handling. Quanto è stata maggiorata, da scalo a scalo l'indice di royalty?

I ricavi del business aeroportuale e l'urgenza di ricavi progressivi ha determinato, forse, dinamiche poco concorrenziali e magari non rispettose di regolamenti UE? Se, ad esempio, nel comparto della ristorazione è stata concordata una royalty del 7% in uno specifico scalo, in uno omologo i contratti sono equivalenti? Sono invece diversificati in uno aeroporto se non in uno stesso terminal?

La materia, dopo la denuncia - segnalazione di un operatore aeroportuale all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ai sensi dell’articolo 22 della legge n. 287/90 dovrà essere sottoposta a verifica. La modalità di affidamento degli spazi aeroportuali e , probabilmente, il livello delle royalties saranno all'attenzione degli organi d vigilanza nzionali e UE.

 

I gestori aeroportuali dovranno in futuro non solo preoccuparsi dell'equazione precaria tra le dinamiche negative del traffico passeggeri ed i proventi land side ma sopratutto rendere trasparente da un lato la tipologia dei contratti sottoscritti con i soggetti che affittano gli spazi e le aree aeroportuali dall'altro i criteri della concessione ed affidamento. Probabilmente adottando una qualche procedura a tutela dell'interessato. 12 settembre 2013

Belpaese, il traffico aereo cala anche a luglio e ENAV sconta le tariffe

Gli scali registrano un globale di meno 4.6% a luglio e meno 6.9% da inizio anno. I dati forniti da Asseroporti sono impietosi: il calo è netto per quasi tutti gli scali aerei della Penisola. Ma sono ridotti anche i sorvoli sullo spazio aereo di attraversamento e questo per ENAV è un dato aggiuntivo. Le entrate calano per ENAV ed ecco che una nota la scorsa settimana, per attirare i vettori sugli aeroporti della Penisola, fino al prossimo 31 dicembre (almeno al momento) ogni aeromobile in decollo ed atterraggio beneficerà di uno sconto del 25%.

 

Per ENAV il 2013, ha registrato un traffico inferiore del 7/8% sull'anno precedente che aveva riportato un taglio globale intorno a - 9% del 2012. Il volume di voli rischia di attestarsi a livelli 2006.

Gli aeroporti nel luglio 2013 hanno registrato tutti numero di movimenti negativi salvo Alghero (+2.5%), Ancona (+0.8%), Bolzano (21.7%), Firenze (4.7%), Lamezia Terme (+26.5%), Parma (40.9%), Pescara (+12.7%), Trapani (+20.5%) e Ronchi dei Legionari (+0.2%)

Nell'arco gennaio-luglio invece solo Grosseto (+3.6%), Pescara (+3.8%), Trapani (+14%) e Venezia (+0.3%) hanno il numero dei voli/movimenti positivi. 9 settembre 2013

Laser verde: tornano le segnalazioni

Sotto tiro stavolta i voli al Marco Polo di Venezia. Succede con una certa frequenza e spesso i media non riferiscono questi eventi. Probabilmente non fanno più neanche notizia, a meno ché non avvengano in serie e/o in pochissimo lasso di tempo o quando viene coinvolto un personaggio pubblico. A Venezia le denunce di laserverdi sparati contro i voli in atterraggio ed in decollo sono state registrate anche negli scorsi anni. dati per ogni singolo aeroporto non sono disponibili, almeno per Aerohabitat.

Secondo notizie stampa nel 2011 i casi registrati nel Belpaese registrano una escalation, 253 eventi nel 2010, sarebbero stati 332, l’anno scorso il numero è salito a 419. Sempre dai media lo scalo Marco Polo di Venezia nel 2012 il numero delle segnalazioni avvenute lo avrebbe classificato al decimo posto.

 

Sono numeri che no devono ancora impressionare per un solo motivo: probabilmente quelli avvenuti e non segnalati e magari non percepiti sono quantitativamente ben superiori.

Nel 2010, i casi al Marco Polo sarebbero stati almeno una ventina, nel 2011 molto superiori, ma il riferimento - ovviamente - è solo ai casi segnalati. . Se negli Stati Uniti i laserverdi denunciati nel 2012 sarebbero stati 3.700. Gli scali più interessati in Italia sarebbero Fiumicino e Ciampino, quindi Torino, Bari, Napoli, Venezia.

 

L'ultimo della serie sarebbe avvenuto all'aeroporto "Marco Polo" di Venezia Tessera. La contabilità lo segnala come il nono evento avvenuto nel mese di agosto.

Avrebbe riguardato un volo Air Dolomiti proveniente da Monaco di Baviera lo scorso 28 agosto 2013. I raggio laser sarebbe stato sparato quando il volo era ancora ben lontano dall'atterraggio: a circa 30km di distanza dalla testata pista. 31 agosto 2013

Aeroporti del Belpaese tra sconti, svendite, deficit e fallimenti

Crescono acquisizioni e scambi azionari, ma decisivo è il co-marketing. Se la Corporacion America, società argentina di trasporti, sembra esclusa dalla "gara" del Catullo e Montichiari (Aeroporti del Garda) a vantaggio dell'offerta della SAVE, quest'ultima ha ancora in piedi lo scambio (acquisizione azionaria della società Aeroporto FVG proprietaria dello scalo di Ronchi dei Legionari. Esclusa dall'offerta degli Aeroporti del Garda sembrerebbe anche la SACBO di Bergamo. La Corporacion America ha comunque acquisito Ali Trasporti Aerei (ATA) la società che controlla l'area dell'Aviazione Generale di Linate ovest e, come privato, è azionista nella Airgest, gestore dell'aeroporto Vincenzo Florio di Trapani. Incombono le capacità strategiche del Fondo F2i che controlla Capodichino ed è prossima a crescere ancora in SEA.

 

La crisi di bilanci, di traffico, di rifinanziamento, di ricapitalizzazione sta stravolgendo l'assetto e l'azionariato delle società di gestione degli aeroporti italiani.

 

Se gli scali emiliano romagnoli di Parma, Forlì e Rimini sperimentano una sorta di "rianimazione" (alla ricerca sfrenata di soci e ricapitalizzazioni) nella speranza di poter continuare attività aerea civile/commerciale, la valutazione degli aeroporti del Belpaese sono in progressivo ribasso e appetibili.

 

Tutto sta cambiando ed in fretta. La maggioranza delle società di gestione registrava profitti in prevalenza non aeronautici (royalties varie), il versante delle entrate aeronautiche invece sono sempre state una sofferenza. Le amministrazioni pubbliche, ancora azionisti preponderanti nelle società di gestione aeroportuali in un contesto di spending review si trovano senza risorse finanziarie per le esigenze aeroportuali. Tra le spese correnti incidono anche i costi di sostegno ai voli. I cosiddetti costi extra del co-marketing (e contratti pluriennali) rappresenta un ulteriore aggravio.

A questo riguardo un interrogativo prevale su altri: come faranno utili le rinnovate società aeroportuali (magari a capitale privato) senza il rifinanziamento del co-marketing al fine di mantenere e potenziare i voli su uno scalo? Quali sono le aspettative dei nuovi "compratori"?

Probabilmente interessati anche alla prossima dismissione di alcune aerobasi ex Aeronautica Militare Italiana e NATO.

Le politiche di accorpamento degli aeroporti, una sorta di hub diffuso sul territorio, nel contesto ampio del nordest potrebbe davvero costituire una catchment area in grado di soddisfare la clientela ma sopratutto di competere con infrastrutture hub come Fiumicino e Malpensa in Italia? Magari anche divenire un reale competitore con lo scalo di Monaco di Baviera e forse gli hub continentali? Il progetto di sistema multi-aeroporto del nordest potrà inoltre concepire e realizzare entrate aeronautiche cospicue? Prevalenti sui proventi derivati dalle royalties dei parcheggi e dei negozi/centri commerciali localizzati entro il sedime aeroportuali? 29 agosto 2013

UE, tra aeroporti, aerolinee e concorrenza

Italia, tra acquisizioni e accordi territoriali. Se in Italia è in corso una operazione che prelude ad una sorta di accordo e coordinamento tra gli scali del nordest, un hub di aeroporti in rete tra di loro - SAVE, Fondo F2i, Aeroporti del Garda, SACBO - nella UE la consultazione su un nuovo regolamento sui criteri di supporto finanziario é in pieno svolgimento.

Aerohabitat ne aveva parlato nella news "Aeroporti e concorrenza: la Commissione UE verso nuove regole per aiuti di stato e co-marketing" del 5 luglio 2013.

La Commissione europea ha sollecitato la presentazione d osservazioni sulla revisione delle regole europee in materia di aiuti di Stato che regolano il finanziamento pubblico degli aeroporti e la concessione di aiuti per il decollo delle compagnie aeree.

 

Su questa base nel 2014 saranno adottate nuove regole.

Il progetto di revisione delle regole in materia di aiuti di Stato riguardanti il finanziamento pubblico sono, in sostanza, le seguenti:

 

"Gli aiuti di Stato per gli investimenti nelle infrastrutture aeroportuali vengono autorizzati se esiste un effettivo bisogno in materia di trasporto e se l’aiuto pubblico è necessario per garantire l’accessibilità di una regione. Mentre le linee guida attuali lasciano aperta la questione delle intensità di aiuto all’investimento, il progetto di modifica delle regole stabilisce le intensità di aiuto massime autorizzate in funzione della dimensione dell’aeroporto, allo scopo di assicurare il buon equilibrio tra gli investimenti pubblici e privati. Le possibilità di concessione di aiuti sono dunque più elevate per i piccoli aeroporti rispetto ai grandi.

Per quanto riguarda gli aiuti al funzionamento a favore degli aeroporti, che non sono autorizzati dalle linee guida attuali, la Commissione propone di autorizzare questo tipo di aiuti durante un periodo transitorio di dieci anni ad alcune condizioni, in modo da lasciare agli aeroporti il tempo di adattare la propria organizzazione.

Gli aiuti al decollo concessi alle compagnie aeree per lanciare un nuovo collegamento aereo sono autorizzati purché rimangano limitati nel tempo. Nel progetto di nuove linee guida, le condizioni di compatibilità degli aiuti al decollo concessi alle compagnie aeree sono stati semplificati in maniera da tenere conto dell’evoluzione recente del mercato" 27 agosto 2013

Aeroporti, piano di rischio e rischio terzi, ancora interrogativi senza risposte

Quanti scali sono a norma? Quali dispongono realmente degli standard per il Piano Aeroporti? D'accordo non ci sono scadenze irrevocabili e la materia non è immediatamente adottabile, ma gli articoli 707 e 715 del Codice della Navigazione, normativa nazionale introdotte dal D.Lgs. n.96/2005 e dal D. Lgs. n.151/2006) che introduce vincoli e limitazioni all'edificazione nelle aree limitrofe agli aeroporti, cosi come definito nell'Edizione n. 2 all'Emendamento n. 5 al "Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti del 23 settembre 2008" di ENAC (Ente Nazionale per l'Aviazione Civile).

Quanti sono gli aeroporti (o di comuni aeroportuali interessati) ad aver deliberato il procedimento relativo all'aggiornamento del Piano di Rischio Aeroportuale, all'adeguamento delle misure di tutela di cui alle elaborazioni di ENAC per la Valutazione del Rischio verso Terzi, al recepimento delle curve isofoniche approvate dalla Commissione Aeroportuale ed alla correlata variante urbanistica al Piano di Governo del Territorio per gli ambiti interessati, unitamente alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) di riferimento?

 

Quanti sono stati ratificati da ENAC e, risultano a tutti gli effetti, effettivi sugli aeroporti del Belpaese?

Sarebbe indispensabile conoscere questi dati per ragionare e riflettere sulla prossima elencazione ed identificazione (speriamo definitiva) del Piano Nazionale Aeroporti.

Il masterplan di ciascun scalo ed il potenziamento dei voli e dei passeggeri come si inquadra nei vincoli aeronautici nel lungo periodo?

Quanti di questi, sopratutto quelle piste assediate e circoscritte, quasi strozzate all'urbanizzazione degli ultimi 20/30anni e contro oltre 50mila voli/anno soddisfano - senza deroghe - le curve di isorischio?

L'ENAC ha pienamente trasmesso ai comuni di sedime coinvolti le elaborazioni effettuate da ENAC/La Sapienza imponendo come il Comune debba tener conto dei risultati di tale valutazione del rischio nella propria attività di gestione e pianificazione del territorio, in funzione di quanto previsto dalla Policy di attuazione dell'art.715 del Codice della Navigazione?

 

Perché non rendere disponibili le curve di isorischio degli scali in questione?

 

La materia non si presenta trasparente. I dati relativi agli scali che hanno adottato le zone A, B, C e D non sono noti. Almeno all'opinione pubblica vasta. Ai cittadini residenti nelle aree interessate ai vincoli aeronautici e perciò, probabilmente investiti da autorizzazioni in deroga alle prescrizioni per le nuove edificazioni.

Ci sarà qualcuno, in Comune, In Regione, in Parlamento che, sensibili a questioni primarie per la salvaguardia delle popolazioni ponga queste elementari considerazioni e ottenga risposte adeguate?

 

L'ipotesi che uno scalo classificato dal Piano Nazionale Aeroporti nell'elenco dei Core Network e/o nella lista dei Comprehensive Network, con piani di potenziamento nel medio/lungo periodo, con traffico variabile da 5-15 milioni di passeggeri/anno non soddisfi i requisiti essenziali (standard minimi ICAO- ENAC e i vincoli aeronautici senza deroghe di sorta) venga, magari dopo un incidente aereo, dichiarato "incompatibile" con territorio circostante non è concepibile. 21 agosto 2013

Aeroporti, piano di rischio e rischio terzi: indispensabile la totale trasparenza

In ottemperanza agli art 707, art 715, art 711 e altri del codice della Navigazione. E' scontato, tutti gli aeroporti, o meglio tutte le piste di volo dovranno adottare la configurazione prescritta e denominata Piano di Rischio. Dovranno disporre delle zone A, B, C e D in ossequio alla modalità disposta da ENAC e correlata alla dimensione della medesima pista.

Altro invece è rappresentato dal rischio terzi, ovvero l'identificazione risk assessment delle curve di isorischio: riguarderà esclusivamente le piste con volumi di traffico aereo superiore a 50mila voli/anno. Riguarderà anche altre piste, particolarmente antropizzate, affossate tra città, assi stradali, autostrade, lagune, corsi d'acqua a altro, ma solo ad esclusivo parere di ENAC.

 

In questo secondo caso saranno identificate quattro aree: ad alta tutela, l'area interna, l'area intermedia e , infine, quella esterna.

Al momento le piste italiane assoggettate ad un traffico superiore a 50mila voli/anno sarebbero 12. Quali sono? Quali sono invece quelle fortemente antropizzate e richiedenti il medesimo criterio d'analisi delle curve di isorischio, ovvero del third party risk assessment?

Ecco, la trasparenza che dovrebbe contraddistinguere la coesistenza e compatibilità di una infrastruttura aeroportuale, non dovrebbe rendere pubblico i nominativi degli scali interessati? I cittadini dell'intorno aeroportuale gli amministratori comunali non dovrebbero essere pienamente consapevoli delle curve di isorischio? E magari anche degli input aeronautici che la hanno determinato?

 

Le prospettive di traffico di uno scalo come la disciplina urbanistica del circondario, la vulnerabilità e livello di esposizione al rischio dei masterplan futuri, anche per formulare le inevitabili osservazioni alla VIA ed alla VAS non impongono una totale trasparenza anche in tal senso? 5 agosto 2013

European Commission, aiuti di stato per aeroporti e aerolinee, caos calmo

Tra co-marketing aeroportuali e annunci di aerolinee regionali ecco una nota UE. Aeroporti e i sostegni ai voli di uno scalo. Amministrazioni locali soci di gestioni aeroportuali che ripianificano debiti societari, altre che incrementano la loro partecipazione azionaria, altri che dismettono. Regioni che annunciano la nascita di vettori aerei regionali per competere con aerolinee low cost e/o tradizionali per assicurare ai passeggeri e utenti regionali tariffe competitive. Regioni che nel contempo non sono intenzionati a rinunciare a scali minori,  ne aprono nuovi che devono finanziare per assicurare i voli necessari a bilanciare i costi del personale di scalo - già in organico -  che altrimenti risulterebbe inoperoso.

Il quadro non appare confortante. Il Belpaese, in regime di spending review  e di scarse risorse non sembrerebbe ancora come fronteggiare problematiche che abbisognerebbero invece managerialità aviation di primo piano.

In attesa che qualcuno si accorga di quanto sta avvenendo e degli extra costi sostenuti per rivalità di campanile, scontri tra provincie e regioni, e del tanto atteso, anche se poco rassicurante - almeno quello al momento presentato - Piano Nazionale Aeroporti, Aerohabitat propone l'interessante nota della Commissione Europea dello scorso 3 luglio.

 

Aspettando, comunque, che un qualche organismo tecnico nazionale elenchi gli aeroporti che hanno adottato, integralmente e senza deroghe, gli standard aeronautici a tutela dei passeggeri e dei naviganti, a salvaguardia dei residenti dell'intorno aeroportuale e, possano in tal modo, operare in massima sicurezza volumi di traffico aereo (anche raddoppiati e triplicati) inquadrati nei piani strategici di medio e lungo periodo.

 

 

Brussels, 3 July 2013

State aid: Commission consults on new state aid rules for airports and airlines

The European Commission is inviting comments on its review of EU state aid rules on the public financing of airports and start-up aid to airlines. During the last ten years, the market environment of the aviation industry has changed considerably. The Commission proposal takes account of this evolution and provides guidance on how Member States can support airports and airlines in line with EU state aid rules. In light of the submissions received, the Commission will adopt revised guidelines in the beginning of 2014.

Joaquín Almunia, Commission Vice-President in charge of competition policy, said: "Our aim is to ensure that taxpayers' money is well-spent and goes where it is truly needed. The next state aid guidelines will be a key ingredient for a successful and competitive European aviation industry, preserving fair competition regardless of the business model – from flag carriers to low-cost airlines and from regional airports to major hubs". 

 

The Commission has published a draft of revised state aid rules for the public funding of airports and start-up aid to airlines.

The main provisions of the proposed guidelines (see MEMO/13/639) are:

·         State aid for investment in airport infrastructure is allowed if there is a genuine transport need and the public support is necessary to ensure the accessibility of a region. Whereas the current guidelines leave open the issue of investment aid intensities, the revised draft rules define maximum permissible aid intensities depending on the size of an airport, in order to ensure the right mix between public and private investment. The possibilities to grant aid are therefore higher for smaller airports than for larger airports.

·         For operating aid to airports, which is not allowed under the current guidelines, the Commission proposes to allow such aid for a transitional period of 10 years under certain conditions, in order to give airports time to adjust their business model. Operating aid will decrease during this period. The path will depend on the financial situation of each airport.

·         Start-up aid to airlines to launch a new air route is permitted provided it remains limited in time. In the draft new guidelines, the compatibility conditions for start-up aid to airlines have been streamlined and adapted to recent market developments.

The proposal takes into account the results of a first public consultation in 2011. It also reflects the principles of the Commission's agenda for State Aid Modernisation (IP/12/458): state aid policy should focus on facilitating well-designed aid aiming at boosting economic growth and furthering other objectives of common European interest, while discouraging harmful aid that does not bring real value added and create distortions to competition in the Single Market. 3 luglio 2013

AeCI, Aeroclub d'Italia, Leoni ancora presidente, una interrogazione

La situazione di stallo e contrapposizione interna non sembrerebbe superata. Alla fine, nonostante la prolungata ed estenuante campagna elettorale che aveva cercato di dare una svolta alla gestione dell'AeroClub d'Italia, Giuseppe Leoni ha ottenuto, con larghissimo consenso, 95 voti contro 34 l’assemblea, a Roma, sabato 6 luglio, la rielezione a presidente. Ha più volte svolte lo stesso ruolo, anche con compiti di commissario straordinario.

Alcuni giorni dopo, il 10 luglio l'on. Vecchio Andrea, nella seduta n. 50 ha presentato una interrogazione che ripropone un vicenda lunga oltre 10 anni e che cerca ancora risposte definitive.

 

Atto Camera

 

Interrogazione a risposta scritta 4-01210

 

VECCHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

l’Aero Club Italia è un ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, della difesa, dell’economia e delle finanze, e per i beni e le attività culturali e dell’interno;l’ente riunisce tutte le associazioni e federazioni aeronautiche e aero club del nostro Paese, ma è finanziato per la maggior parte da trasferimenti statali ed è federato al CONI;

 

da circa dieci anni la gestione dell’AeCI ha visto ripetuti commissariamenti e, al riguardo, sono state numerose le iniziative ispettive parlamentari (interrogazioni presentate nella XVI legislatura 3-02382, 3-02093, 4-13901, 4-14909, 4-06980, 3-01183, 4-06572, 3-02382, 3-02122, 3-02226, 4-15569, 4-15971, 4-16835), le segnalazioni pervenute dagli associati, gli articoli e le inchieste dei giornali, tesi tutti a far luce su una conduzione dell’ente che pare sia mancata di trasparenza;

negli anni, le inadempienze sono state di varia gravità e natura. Tanto da spingere con decreto del Presidente della Repubblica n. 188 del 2010, a disporre l’aggiornamento dell’organizzazione, l’adozione di un nuovo statuto e la nomina di nuovi organi collegiali;

ma è solo a seguito dell’inadempimento del provvedimento appena citato che, con decreto del 17 dicembre 2010 del Presidente del Consiglio dei ministri, vengono infine sciolti gli organi collegiali. Subito dopo è stato però nominato commissario Giuseppe Leoni, che è figura chiave della cattiva gestione dell’AeCI, poiché ne era già stato presidente dal 2002 fino al momento del commissariamento e, quindi, risultava tra i principali amministratori inadempienti della lunga stagione di gestione dell’AeCI;

 

Giuseppe Leoni è stato un commissario al centro di una bocciatura da parte della Ragioneria generale dello Stato e del Consiglio di Stato per una serie di operazioni che hanno violato le previsioni di legge e sono andate al di là del mandato conferito dal Consiglio dei ministri. Leoni è stato pure destinatario di una citazione della Procura Generale della Corte dei Conti per danno erariale;

in data 6 luglio 2013 si sono finalmente svolte le elezioni per il nuovo presidente dell’AeCI. A risultare eletto con 90 voti contro 35 è stato proprio Giuseppe Leoni

questo risultato paradossale, viste le vicende fin qui esposte, non apre di certo la nuova stagione dell’AeCI da tempo auspicata dagli associati. Una stagione improntata a quella trasparenza sconosciuta alla gestione Leoni;

 

il Presidente dell’Aero Club Italia è nominato, su designazione dell’Assemblea dell’Aero Club Italia, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro della difesa, con il Ministro dell’interno e con il Ministro dell’economia e delle finanze;
c’è quindi la possibilità da parte del Governo di rivedere la decisione dell’Assemblea dell’Aero Club Italia –:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra riportati, se ne condivida la ricostruzione e se intenda intervenire al fine di impedire che continuino a ripetersi le gravi inadempienze amministrative, gestionali, finanziarie che hanno interessato l’AeCI negli ultimi dieci anni. 17 luglio 2013

Aeroporti e traffico aereo, prosegue la recessione, anche a maggio sofferenze

A maggio il numero dei movimenti/voli sono tutti in negativo. Il database di Assaeroporti è spietato quando dà conto dell'esito mensile e progressivo annuale dei voli sugli scali del Belpaese. Anche a maggio il trend non si scosta dal dato dei primi quattro mesi 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012. I volumi di passeggeri/mese invece è in positivo, anche se di valori risicati, solo ad Alghero, Bergamo, Cuneo, Firenze, Lamezia Terme, Parma, Perugia, Ciampino, Trapani e Venezia.

 

Il totale mensile fotografa 128.894 movimenti, con - 6.2%, il volume dei passeggeri ammonta a 13milioni 44.344 unità, con -1,2% sullo medesimo mese 2012.

I cinque mesi 2012 marcano meglio la tendenza negativa cumulativa con 539.424 movimenti/voli con -8%, i passeggeri registrano 52.449.694 e -4.4%: una netta e preoccupante flessione.

 

Tra gli scali positivi nel numero dei movimenti nei primi cinque mesi si notano aeroporti marginali: Pescara Trapani e Venezia. Pesanti ed in doppia cifra negativi sono troppi per elencarli tutti. Bologna, Cuneo, Firenze, Grosseto, Parma, Perugia, Trapani e Venezia sono invece gli scali che hanno registrano incrementi limitati nel numero di passeggeri da gennaio e maggio. La recessione è quindi nei numeri e andrebbe rapportata alla spese di co-marketing sostenute dai singoli sistemi aeroportuali. Una valutazione da accorpare alle risorse finanziare reperibili per il prossimo periodo ed alle politiche spending review in essere.

 

Le attese quindi, le stime di traffico per una recessione economica vasta e ancora persistente non potrà che riflettere sui database aeroportuali e sui bilanci delle società di gestione aeroportuale. 2 luglio 2013

COPASIR, aeroporti minori, aerolinee e 007

Un report sul trasporto aereo crea immediatamente sconcerto. E' un articolo di domenica 23 giugno 2013 che attrae l'interesse di Aerohabitat. Dal titolo "Compagnie aeree e porto di Taranto le crisi che preoccupano gli 007" emerge un insolito interesse per il trasporto aereo del Belpaese. Per chi come Aerohabitat che analizza il settore aereo,  ovviamente, la questione non rappresenta una novità. E', infatti, quasi in decennio che lo sosteniamo. Tra politiche di co-marketing aeroportuali, criticità operative e di bilancio delle aerolinee del Belpaese, strepitose dinamiche competitive delle low cost nonitaliane (con l'apporto contraddittorio di manager ed amministratori degli esercenti aerei della Penisola) l'assetto aeroportuale e le politiche delle aerolinee italiane, il quadro si è via via compromesso.

 

Per quale ragione, adesso, quasi a ciel sereno, la materia debba essere sottoposta all'analisi del   Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, un organo del Parlamento della Repubblica Italiana, di controllo dei servizi segreti) è difficile spiegarlo.

 

Il Report parlerà dei troppi aeroporti, dei costi rilevanti, dei bilanci negativi? Di una rete di voli domestici e internazionali poco accorta con le esigenze del territorio? Dei riflessi operativi ed extra costi delle aerolinee?

Possibile che al COPASIR arrivi un documento elaborato da analisti del trasporto aereo?

 

A questo punto non resta che poter leggere il Report al COPASIR e/o gli stralci che i media vorranno commentare. La discussione sullo status del trasporto aereo del Belpaese e le stime effettive sul suo futuro appaiono inevitabile. Scontate quanto inquietanti. 24 giugno 2013

Aeroporti e aerobasi storiche e i tanti (quanti?) ordigni inesplosi

Ancora due casi, su due aeroporti commerciali. Sulla necessità di rimuovere tutti gli ordigni e le bome inesplose, sepolte all'interno dei sedimi aeroportuali civili/commerciali, aerobasi operative e aerobasi smilitarizzzate e/o dismesse e trasferite alle regioni Aerohabitat aveva scritto anche lo scorso 28 maggio 2013.

Quante saranno le piste del Belpaese sulle quali erano state scaricati ordigni/bombe (60-70 anni fa) e che dovranno essere rimosse?

Aerohabitat scriveva, infatti: "Ogni tanto succede. I media danno conto di una mattinata (meglio la domenica) nella quale su qualche pista - commerciale e/o militare - il traffico aereo viene sospeso perché è stato programmato un piano di intervento per far brillare e/o fari rimuovere ordigni bellici inesplosi.

Lo sminamento del sedime aeroportuale avviene solitamente quando sono stati previsti rifacimenti integrali e/o parziali del manto della pista e delle aree adiacenti.

La contaminazione di un sedime aeroportuale rappresenta inevitabilmente un pericolo per l'integrità fisica personale e per l'attività aerea. Sia essa civile/commerciale che militare. E' una operazione che investe e riguarderà il trasferimento dei siti aeroportuali alle Regioni. Concerne anche la smilitarizzazione di aerobasi, anch'esse, saranno trasferite alla custodia e gestione delle amministrazioni regionali.

I costi delle verifiche e mappatura di eventuali bombe di inesplose sarà quindi una competenza regionale. Come anche la loro rimozione. Talvolta la scoperta di ordigni della Seconda guerra mondiale avviene anche in prossimità degli scali in occasione di scavi per edificazioni e/o di opere per realizzare strade, fogne e/o tubature per gas e altro".

 

E' avvenuto anche lo scorso 19 giugno all' "Amerigo Vespucci" di Firenze-Peretola. Le operazioni di volo sono state sospese, appunto, per le operazioni di disinnesco di un ordigno della seconda guerra mondiale. La bomba era stata scoperta solo il 6 maggio nel corso di lavori di scavo. All'interno del Polo scientifico di Sesto Fiorentino. Gli artificieri sono intervenuti per la rimozione delle spolette della bomba di 45 kg. Sembrerebbe scaricata da velivoli USA nel corso del secondo conflitto mondiale. In un secondo momento è stata fatta brillare. I voli sono stati bloccati.

 

Il 10 febbraio scorso una identica situazione era stata vissuta a Ciampino. Nella circostanza il disinnesco dell'ordigno aveva comportato l'evacuazione temporanea di 3.400 persone. Abitanti dell'intorno dello scalo e vicinanti alla bomba: un residuato bellico di ben 250 kg.

I voli era stati sospesi per due ore, dalle 10 alle 12 della domenica del 10 febbraio e l'ordigno era stato scoperto durante operazioni di scavo per insediare un nuovo depuratore comunale.

Siamo in attesa di registrare e di dare conto di altri ritrovamenti simili, anche su aeroporti, aviosuperfici ed ex aerobasi dismesse. La sensazione è che basterebbe scavare, per rifare il sistema fognario, per il rifacimento del recinto esterno, per insediare depuratori, per il rifacimento dell'asfalto delle piste e relativo sistema di salvaguardia. 21 giugno 203

Aeroporti e aerobasi storiche, ordigni e bombe inesplose da rimuovere

Su quante piste del Belpaese erano state scaricate bombe (60-70 anni fa) che dovranno essere rimosse? Ogni tanto succede. I media danno conto di una mattinate (meglio la domenica) nella quale su qualche pista - commerciale e/o militare - il traffico aereo viene sospeso perché è stato programmato un piano di intervento per far brillare e/o fari rimuovere ordigni bellici inesplosi.

Lo sminamento del sedime aeroportuale avviene solitamente quando sono stati previsti rifacimenti integrali e/o parziali del manto della pista e delle aree adiacenti.

La contaminazione di un sedime aeroportuale rappresenta inevitabilmente un pericolo per l'integrità fisica personale e per l'attività aerea. Sia essa civile/commerciale che militare. E' una operazione che investe e riguarderà il trasferimento dei siti aeroportuali alle Regioni. Concerne anche la smilitarizzazione di aerobasi, anch'esse, saranno trasferite alla custodia e gestione delle amministrazioni regionali.

 

I costi delle verifiche e mappatura di eventuali bombe di inesplose sarà quindi una competenza regionale. Come anche la loro rimozione. Talvolta la scoperta di ordigni della Seconda guerra mondiale avviene anche in prossimità degli scali in occasione di scavi per edificazioni e/o di opere per realizzare strade, fogne e/o tubature per gas e altro.  28 maggio 2013

Aeroporti falliti, quelli in crisi, quelli che non sanno cosa fare e quelli che aprono

Intanto, in ottemperanza della Finanziaria 2007, la SACBO di Bergamo e altri scali, secondo il Ministero, devono compensare i VVFF

 

Dopo gli scali di Parma, Forlì e Rimini quanti sono gli scali con bilanci traballanti e che necessitano una ricapitalizzazione e rifinanziamento delle gestioni aeroportuali (altro sono invece i costi di co-marketing per l'attivazione dei voli)? In una recentissima dichiarazione il commissario straordinario di ENAC Vito Riggio, nell'ambito del Congresso di Adiconsum ha sostenuto: "È inutile fare una discussione sugli aeroporti in Italia, perché molti sono in crisi verticale e falliranno, tranne quelli che hanno un volume di traffico sufficiente". Dopo l'atto di indirizzo relativo al Piano Aeroporti ed alla classificazione degli stessi ecco tuttavia una novità. Dal prossimo 30 maggio, alla fine, apre lo scalo di Comiso. Il traffico commerciale è stato autorizzato: basterà attivare i collegamenti, i voli.

 

Ma bisognerebbe anche dare conto di una dichiarazione del Direttore Generale dell'ENAC Alessio Quaranta.

“Bisogna garantire le concessioni agli aeroporti, senza non c’e’ possibilità di sviluppo. Serve un chiaro indirizzo politico, serve un piano nazionale degli aeroporti. Spero che la nuova compagine governativa se ne occupi seriamente. Ad esempio c’e’ da affrontare subito un problema, quello della soglia di 250mila passeggeri per avere la garanzia degli aiuti. Mette a rischio 60 aeroporti del nostro paese”.

 

Ma ecco l'ultima novità per i gestori aeroportuali: il ministero degli Interni, con un decreto ingiuntivo, ha richiesta alla Sacbo di bergamo il pagamento di 6 milioni 646.032 euro (sommati agli interessi) per il Fondo antincendi. Quanti altri scali dovranno mettere in conto tali versamenti?

Certo se lo scalo di Orio al Serio deve sostenere costi (ancorché parziali) dei Vigili del Fuoco, nonostante sia classificato tra i dieci aeroporti della Core Network (considerati di rilevanza strategica a livello UE in quanto pertinenti a città o nodi primari), quanto devono pagare gli scali della Comprehensive Network (traffico superiore a 1 milione di passeggeri annui - e sono altri quindici)?

 

E quali oneri aggiuntivi sono a carico dei quattro aeroporti con traffico superiore a 500 mila passeggeri e delle decine di scali minori restanti? Tra questi ultimi, probabilmente, dovrà essere collocato anche il nascente scalo siciliano di Comiso. 25 maggio 2013

Aeroporti, bagagli e furti, da Milano al Belpaese

Dopo oltre 10anni eccoli di nuovo, e in massa. All'epoca, agosto 2002, l'elenco degli oggetti ritrovati era impressionante. Penne, orologi, video, apparecchi fotografici e tantissimo altro. Il luogo dove si consumavano gli atti criminosi era l'aeroporto di Malpensa. Nel settore della movimentazione e deposito dei bagagli che venivano imbarcati e che transitavano da un volo all'altro. Polaria e Procura di Busto Arsizio (Varese) imputarono 37 dipendenti della Sea handling. L'accusa di furto aggravato e ricettazione riguardarono i soggetti e ben 34 furono licenziati e, infine, con 18 rinvii a giudizio.

 

In questi giorni ecco la stessa storia, anche se con altra location. Stavolta l'inchiesta nasce a Lamezia Terme. Intanto sono 29 gli arrestati e starebbe portando all' identificazione dei colpevoli di numerosi furti nei bagagli dei passeggeri. Dislocati in ben otto scali aerei del Belpaese.

Ma non ci sarebbero solo gli arrestati. A questi andrebbero aggiunti ben 57 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli interessati sarebbero addetti aeroportuali. I furti riguarderebbero le fasi carico e scarico dei bagagli ed a bordo degli stessi.

Tutti gli arrestati sono stati posti ai domiciliari. I furti, secondo quanto è stato riferito dagli investigatori, avvenivano a bordo degli aeromobili durante le operazioni di carico e scarico dei bagagli. Gli aeroporti interessati sarebbero quelli di Lamezia Terme, Bari, Bologna, Milano Linate, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino e Verona.

Coinvolti anche 49 addetti Alitalia CAI di Fiumicino. Nei loro confronti sarebbero scattate misure cautelari.

Diciannove di questi sarebbero operatori di handling di Fiumicino.

 

Niente di nuovo quindi. Meglio violare con il solo bagaglio a mano. Ben stretto. Da si sistemare sotto il sedile e/o nella cappelliera adiacente: sperando di trovare spazio. 8 maggio 2013

Aeroporto di Salisburgo, la Corte di Giustizia UE impone la V.I.A.

A quando analoghi provvedimenti per gli scali del Belpaese? Il rapporto tra aeroporti e VIA e VAS, in modo particolare in Italia è sempre in primo piano. Ha, inevitabilmente, una rilevanza primaria quando uno scalo opera senza una autorizzazione di VIA e/ VAS. Ma anche quando, pur svolgendo attività aerea successiva ad una VIA/VAS sono stati superati i parametri di numero dei movimenti e numero dei passeggeri trasportati. Infine è anche il caso di aeroporti che hanno in corso d'opera la valutazione di Impatto Ambientale e pur tuttavia operano con decine di migliaia di voli/anno. Evidenziare quello che accade in altri Paesi della UE è quindi utile.

Per tale ragione riprendiamo la nota apparsa su <//a>uwww.vivicaselle.eu  del 29 marzo con le considerazioni di Ben Sandrini riguardanti l'aeroporto Catullo.

 

L'importanza della Via nella normativa europea: il caso dell'aeroporto di Salisburgo - CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez.5^ 21/03/2013 Sentenza causa C-244/12 - A quando INUOVI cominceranno ad interessarsi in merito alla mancanza di V.I.A. dell'Aeroporto Catullo?

 

 

Mentre l'Aeroporto Catullo, un giorno si e un giorno no, indice una conferenza stampa, l'ultima dell'altro ieri che annunciava il nuovo sito web dell'Aeroporto, ieri ho scoperto l'esistenza di questo articolo: "L'importanza della Via nella normativa europea: il caso dell'aeroporto di Salisburgo", il cui testo è il seguente:

 

.

 

Gli Stati membri sono tenuti a sottoporre a valutazione d'impatto ambientale (Via) tutti i progetti che possono avere un impatto ambientale notevole: quindi la normativa austriaca, che in caso di modifica di un aeroporto prevede la Via soltanto per i progetti volti a incrementare il numero di movimenti aerei di almeno 20 000 unità all'anno, è in contrasto con il diritto dell'Unione.

 

Lo afferma la Corte di Giustizia europea - con sentenza di oggi - in riferimento alla questione dell'aeroporto di Salisburgo e alla conformità al diritto europeo della legge austriaca. Una legge che sottrae alla Via progetti di ampia entità costituiti da diversi lavori, che comunque non provocano un incremento di almeno 20 000 movimenti aerei all'anno.

 

La società Salzburger Flughafen, che gestisce l'aeroporto di Salisburgo, ha chiesto nel 2002 un permesso di costruire per un terminal aggiuntivo, accettato e realizzato senza che si procedesse alla Via. Nel 2004, la società ha presentato nuove domande per ampliare la zona aeroportuale al fine di costruire anche hangar, depositi e aree di stazionamento.

 

A tale proposito, l'Umweltsenat (Commissione amministrativa competente in materia ambientale) ha esaminato tali progetti sotto il profilo della necessità di sottoporli a una Via. E ha accertato che sia la costruzione di un nuovo terminal, sia l'ampliamento dell'aeroporto, considerati congiuntamente, richiedevano la valutazione. Perché, sebbene nessuno dei due progetti avesse comportato il superamento della soglia fissata dalla normativa austriaca, i loro effetti cumulativi avrebbero potuto avere un notevole impatto ambientale. Così la Salzburger Flughafen ha impugnato la decisione dell'Umweltsenat dinanzi al Verwaltungsgerichtshof (Suprema corte amministrativa, Austria). La quale, a sua volta ha sollevato la questione della conformità della legge austriaca dinnanzi alla Corte di giustizia.

 

La Via è la valutazione che ha la funzione di individuare, descrivere e valutare gli effetti che un progetto produce su una serie di fattori biotici quali l'uomo, la flora e la fauna e abiotici quali il suolo, l'acqua, l'aria, il clima, il paesaggio, i beni materiali e il patrimonio culturale nonché sulle rispettive integrazioni, dove per progetto - alla luce della direttiva europea - si intende la realizzazione, sia di lavori di costruzione o di altri impianti od opere, sia di altri interventi sull'ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo.

La direttiva stabilisce che i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale siano sottoposti a una valutazione riguardante i loro effetti. Tuttavia, gli Stati membri mantengono un potere discrezionale nel decidere se sottoporvi o meno la modifica o l'ampliamento di un progetto già autorizzato. La loro decisione deve però basarsi su un esame caso per caso, o su soglie o criteri che essi hanno predeterminato. Comunque, tale margine di discrezionalità è limitato, in quanto gli Stati membri sono tenuti a sottoporre a uno studio dell'impatto i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale.

I criteri e le soglie hanno lo scopo di agevolare la valutazione delle caratteristiche concrete di un progetto consistente nella modifica o nell'ampliamento di un altro progetto già autorizzato, al fine di stabilire se il primo debba essere sottoposto a valutazione. Per contro, tali criteri e soglie non perseguono l'obiettivo di sottrarre a priori all'obbligo intere categorie di progetti. Di conseguenza, se uno Stato membro li fissasse a un livello tale da sottrarre a priori un'intera categoria di progetti dall'obbligo dello studio del loro impatto eccederebbe il margine di discrezionalità.

 

Per cui, la fissazione di una soglia così elevata comporta la conseguenza che le modifiche apportate all'infrastruttura degli aeroporti di piccola o media dimensione non potrebbero mai, in pratica, dare luogo a una Via, sebbene non si possa affatto escludere che tali lavori abbiano un notevole impatto sull'ambiente.

Inoltre, nel fissare la soglia lo Stato deve tener conto non solo dell'aspetto quantitativo delle conseguenze di un progetto (la normativa austriaca prende in considerazione unicamente tale aspetto) ma anche degli altri criteri di selezione previsti dalla direttiva, quali la densità demografica della zona interessata dal progetto.

 

E comunque, qualora uno Stato membro abbia fissato una soglia che rischia di sottrarre intere categorie di progetti alla valutazione ambientale - secondo la Corte - le autorità nazionali devono stabilire, in ogni singolo caso, se questa debba essere realizzata e, in caso affermativo, procedervi.

Inoltre, secondo la giurisprudenza, una presa in considerazione cumulativa dell'impatto ambientale di più progetti può rivelarsi necessaria al fine di evitare un'elusione della normativa dell'Unione. Spetta al giudice nazionale esaminare, alla luce di tale giurisprudenza, se e in che misura occorra valutare globalmente gli effetti sull'ambiente, nel caso austriaco sia del progetto precedente concernente la costruzione del terminal aggiuntivo, sia del progetto successivo relativo all'ampliamento della zona aeroportuale.

E dopo aver scoperto questo articolo sono andato alla ricerca della sentenza e ho trovato questo: "CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez.5^ 21/03/2013 Sentenza causa C-244/12" la cui massima è la seguente: "VIA - Progetti riguardanti la modifica dell’infrastruttura di un aeroporto – Valutazione dell’impatto ambientale - Progetti rientranti nell’allegato II – Artt. 2, par.1, e 4, par.2, Dir. 85/337/CEE - Lavori di ampliamento dell’infrastruttura di un aeroporto – Esame sulla base di soglie o criteri – Zone a forte densità demografica.".

 

Dopo di che mi sono collegato sul sito web della Corte di Giustizia Europea e da questa pagina web si possono scaricare altri documenti, tra cui la domanda, la sintesi della sentenza e la sentenza per esteso. 2 aprile 2013

Aeroporti, zone di rischio e i tanti (troppi?) ospedali, discariche, scuole, asili e centri commerciali

Mappare, accatastare le localizzazioni e verificare il rischio terzi: chi lo deve fare? Chi ha la responsabilità civile nel rischio terzi? Le future costruzioni e i futuri insediamenti sono esclusi, pare ovvio (anche se i distinguo sembrerebbero contraddire il presupposto fondamentale, vedi alberghi nel sedime dello scalo) ma interrogarsi su quanti e quali siano gli "edifici sensibili" nelle zone A, B, C e D non appare una osservazione peregrina.

Una lista di siti sociali quali ospedali, centri commerciali, stadi, ai quali occorre aggiungere anche insediamenti "pericolosi" quali distributori di benzina, serbatoi di carburante avio e gas, poli chimici, poli industriali a rischio incidente rilevante, discariche e altro.

 

Tutt'altro. E' essenziale, fondamentale a garantire la sicurezza delle operazioni di volo e la tutela, la salvaguardia per i cittadini, per i clienti, per gli studenti per chiunque operi, sia presente o comunque svolga una attività lavorativa nell'intorno delle piste di volo.

 

Quanti sono questi aeroporti? Quali sono?

E' una analisi che deve riguardare piste minori e maggiori. Aeroporti hub e aviosuperfici periferiche.

Non solo aeroporti primari e complementari e tra Core Network (di rilevanza strategica) e scali della Comprehensive Network ed i regionali.

Se le Regioni del Belpaese hanno, hanno in corso o avrebbero dovuto farlo, un piano di censimento siti sensibili, ad esempio, con documenti quali Rapporto conclusivo sul censimento degli spazi dedicati all’infanzia situati in prossimità di linee elettriche ad alta tensione nel Veneto", e che rappresenta il rapporto conclusivo dell’intera campagna e contiene i dati definitivi del censimento dei siti sensibili -asili nido, scuole, parchi gioco- situati in prossimità di linee elettriche ad alta tensione, nel rispetto alle direttive n. 3205 e 3218 del 3/8/99 del Ministero dell’Ambiente, cosa è stato fatto per le pertinenze aeroportuali?

Altra mappatura, ad esempio, concerne la localizzazione di antenne radio base, telefoniche con la salvaguardia di aree sensibili e la limitazioni alle installazioni nel perimetro di 200 metri.

 

Nella mappa nazionale sul rispetto alle linee è utile evidenziare, ad esempio i seguenti dati: 92 sono le scuole e i parchi gioco che si trovano a meno di 150 metri da linee a 380 kv; 61 sono le scuole e parchi gioco a 150 metri da linee a 220 kv; 17 le scuole e i parchi gioco a 60 metri da linee da 150 kv; 274 fra scuole e parchi gioco stanno a meno di 60 metri da linee a 132 kv mentre 20 sempre fra scuole e parchi gioco sono entro 60 metri da linee a 60 kv.

Ecco, qualcuno può elencare i cosiddetti "siti sensibili" localizzati nelle zone A, B, C e D degli aeroporti minori e maggiori di questo Paese? E' forse in corso un censimento che sarà prossimamente reso pubblico? 1 aprile 2013

Rapporto ANSV sull'incidente ATR 72 di Fiumicino: ancora sul ruolo dei Vigili del Fuoco

Ancora sulle criticità nelle emergenze aeroportuali. Ancora sul PEA e la riproposizione delle  raccomandazione di sicurezza n. ANSV-13/1836-10/5/A/12. Sull'incidente del 2 febbraio 2013, pista 16 sinistra dell’aeroporto di Roma Fiumicino, aeromobile ATR 72 immatricolato YR-ATS, l'ANSV in una breve nota del 22 marzo presenta le raccomandazioni di sicurezza relative alle operazioni di ricerca e soccorso

Il un Rapporto di cinque pagine, dopo una succinta ricostruzione della dinamica dell'incidente, raccomanda all’Enac ed al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco di adottare, con urgenza, le iniziative ritenute più opportune.

Viene confermato e circostanziato quello che la cronaca giornalistica del post incidente aveva riportato: il ritardo dei soccorsi e dei vigili del fuoco.

L'ATR 72 ha toccato la pista a 567 metri dalla testata 16L di Fiumicino, ha rimbalzato tre volte (con cedimento prima del carrello anteriore e poi di quello principale) per altri 500 metri circa e strisciò sul ventre per ulteriori 500, ha ruotato circa 170° gradi fermandosi sull’erba a 30 metri dal bordo della pista. Senza corrente elettrica, al buio è avvenuta l'evacuazione del velivolo.

 

Lo scorso 2 febbraio i Vigili del fuoco avrebbero raggiunto l'ATR 72 fuoripista oltre 10 minuti dall'attivazione dell'allarme. Dall'allerta del PEA (Piano di Emergenza Aeroportuale). Per localizzare il bimotore ATR 72 della  Carpatair, infatti, i tempi di intervento non sono risultati di due e tre minuti. Una tempestività che sarebbe stata facilitata anche dalla vicinanza della postazione/caserma dei vigili del fuoco. Posta a circa 400 metri dal mezzo aereo evacuato senza controllo da passeggeri ed equipaggio.

"Le evidenze raccolte fanno pertanto emergere una criticità di rilievo nelle operazioni di ricerca e soccorso", ecco cosa è scritto nella relazione dell'ANSV. Una evidenza che, tuttavia, rimanda a due interrogativi sostanziali: l'Aeroporto rispetta le normative standard in materia di sicurezza?

 

Il secondo inquadra il ritardo dei Vigili del Fuoco: è derivato esclusivamente dall'operato della squadra e dei mezzi intervenuti e/o è stato causato da una informativa non adeguata sulla localizzazione del velivolo fuoripista?

L'ANSV in sostanza ha emanato, confermato raccomandazioni "storiche". Due raccomandazioni destinate ancora una volta a ENAC e Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (ben quattro erano state emesse a seguito dell'incidente Airbus 320 del 24 settembre 2010 nel quale erano emerse criticità analoghe).

 

Ora occorrerà attendere la risposta di ENAC e del Vigili del fuoco ricordando come la stessa ENAC aveva replicato. A riguardo rimandiamo a "Incidente di Palermo 2010, note sulle quattro Raccomandazioni ANSV, scacco matto di ENAC?" di Aerohabitat.

 

Ancora una volta, è indispensabile sottolinearlo, vengono evidenziate anomalie e criticità dell'esecuzione del Piano di Emergenza Aeroportuale. Le raccomandazioni ANSV sono circostanziate, trasparenti (e reiterate) e rimandano alla necessità di correttivi immediati da parte dei destinatari ENAC e VVFF.

Aerohabitat ricorda, comunque, come appare urgente anche una verifica sul Piano di Emergenza esterno al sedime aeroportuale per incidente aereo. 29 marzo 2013

Comuni aeroportuali: ecco le quote di addizionale comunale 2012

Ancora una volta le spettanze unitarie sono alquanto marginali, e forse arrivano. In attesa dell'IRESA e del finanziamento dei piani di risanamento e insonorizzazione degli edifici dell'intorno aeroportuale degli scali del Belpaese ecco le somme dell'addizionale comunale spettante ai Comuni di sedime di scalo aereo 2012.

Nel 2011, è utile ricordarlo, tali spettanze erano state congelate e destinate all'aeroporto al solo aeroporto (il comune di sedime relativo) di Trapani per mitigare i danni/costi collegati all'utilizzo "militare" della pista per il supporto Italiano alla guerra di Libia.

 

La cifra destinata nel 2012 ai singoli Comuni appare davvero comune risicata, probabilmente irrilevante se paragonata con l'ammontare complessivo della tassa d'imbarco pagata dai singoli passeggeri (circa 150 milioni/anno) e che ammonta a 3.5 e 4.5 euro cadauno. Gli introiti assegnati ai Comuni, infatti, è di solo 0.50 centesimi a passeggero.

 

Della quota complessiva per i Comuni viene contabilizzato circa il 20% di un singolo euro a passeggero.

Ecco uno stralcio delle spettanze di alcuni Comuni aeroportuali italiani.

 

FOSSANO 2.161,51

 

SAVIGLIANO 1.707,58

 

CASELLE TORINESE 42.619,51

 

SAN FRANCESCO AL CAMPO 197,52

 

SAN MAURIZIO CANAVESE 21.682,84

 

CERRIONE 1,18

 

AOSTA 15,72

 

BERGAMO 1.172,67

 

GRASSOBBIO 18.267,79

 

ORIO AL SERIO 103.101,77

 

SERIATE 22.928,49

 

MONTICHIARI 474,72

 

MILANO 20.826,22

 

PESCHIERA BORROMEO 116.447,70

 

SEGRATE 20.154,41

 

CARDANO AL CAMPO 29.589,37

 

CASORATE SEMPIONE 13.449,72

 

FERNO 126.427,31

 

LONATE POZZOLO 67.248,57

 

SAMARATE 12.642,74

 

SOMMA LOMBARDO 75.318,40

 

VIZZOLA TICINO 6.402,07

 

GENOVA 24.248,16

 

VILLANOVA D'ALBENGA 40,77

 

BOLZANO 443,94

 

LAIVES 509,57

 

QUINTO DI TREVISO 1.921,06

 

TREVISO 16.649,17

 

VENEZIA 148.198,93

 

SOMMACAMPAGNA 44.795,44

 

VILLAFRANCA DI VERONA 13.257,85 - 26 marzo 2013

Piano di Rischio aeroportuale, responsabilità civile e altro

Attività, riunioni, raduni, assemblee e conferenze in zona A, B, C e D, ma chi autorizza? Un caso tra i tanti, un esempio emblematico e significativo, una assemblea di studenti di un qualche istituto scolastico (elementare, media, superiore o universitario) viene autorizzata dal preside (dirigente scolastico competente) nei pressi di una pista di volo. Una localizzazione esterna all'edificio/istituto nel quale si svolgono le lezioni di routine viene, probabilmente autorizzata senza una reale cognizione dell'esistenza di un piano di rischio e del divieto di svolgimento di attività "sensibili" in tali aeree.

 

In fondo il "preside" che autorizza ritiene del tutto naturale e agibile il trasferimento occasionale degli studenti, dei suoi studenti in un hangar, un capannone limitrofo alla pista di volo.

 

Non dovrebbe invece essere responsabilità del Comune di giurisdizione del sedime e/o della pista ha identificare il possibile utilizzo e vincoli di tali aeree.

Ma cosa accade quando il Comune di pertinenza non ha adottato il piano di rischio per incidente aereo il suo territorio?

Cosa accade quando ENAC, nonostante la stringente normativa esistente, non vincola e vigila sull'utilizzo, sulla modalità esecutiva delle misure a tutela dei cittadini, della popolazione e, financo degli occasionali studenti? Chi, nel malaugurato caso, anche se statisticamente incombente,dovrà assumersi l'eventuale responsabilità civile?

 

"L'articolo 707 del Codice della Navigazione Aerea è stato modificato da tempo. Con il D.Lgs n. 151 del 15 marzo 2006. Anche il Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli Aeroporti è stato aggiornato, anche recentemente.

 

L'analisi sul modello del rischio incidentali è stato definito e reso trasparente:

 

- modello probabilistico degli incidenti,

 

- modello di localizzazione degli incidenti,

 

- modello per le conseguenze degli incidenti.

 

"Per ogni tipologia d’incidente (landing undershoot, landing or take off overrun, veer-off) si ha una diversa distribuzione sia in funzione della natura stessa dell’incidente, che della distanza longitudinale e trasversale dalla pista".

 

ENAC è stata circostanziata:

 

Si precisa che nella redazione dei piani di rischio oltre a seguire le indicazioni contenute al paragrafo 6 del capitolo 9 del Regolamento, massima attenzione va posta sulle attività sensibili quali:

 

- insediamenti ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, …);

 

- nuove edificazioni che se coinvolte in un eventuale incidente possono creare pericolo di incendio o comunque di amplificazione del danno sia all’ambiente che all’aeromobile stesso, quali ad esempio distributori di carburante, depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e decollo ed in prossimità dell’aeroporto in aree ancora sostanzialmente libere.

 

In occasione della presentazione dei piani di rischio l’Enac si riserva la facoltà di verificare la presenza di opere, impianti ed attività che possono costituire pericolo per la navigazione aerea ai sensi dell’articolo 711 del Codice della Navigazione ai fini della loro eliminazione.

 

Rientrano tra tali pericoli ad esempio distributori di carburante e depositi di liquidi e gas infiammabili e/o esplosivi, in particolare se ubicati in zona A e B."

 

Cosa accade quindi? Chi ha la responsabilità? Quale consapevolezza ha il "preside" dell'Istituto che autorizza i suoi studenti ad attività nelle zone a rischio?

Quanti sono gli aeroporti (aviosuperfici, piste minori e maggiori) che vivono, che soffrono questo genere di episodi, di attività pericolose? Sono attività consentite in deroga o rappresentano un quadro di eventi, di situazioni non controllate? Quanti sono i Comuni aeroportuali di sedime che non hanno ancora adottato il piano di rischio e non verificano le attività svolte? 25 marzo 2013

Aeroporti e tariffe, da luglio addizionale comunale aumenta di altri 2 euro

I passeggeri finanziano tutto e sempre e comunque. Da un euro a passeggero a 3 euro, poi a 3.50 euro, ma anche a 4.50 euro ad imbarco. Ma non è finita. Dal prossimo primo luglio 2013 l'imposta nota come addizionale comunale, che all'origine avrebbe dovuto creare fondi e finanziamenti per attività di supporto al risanamento ambientale, alla tutela dei residenti dell'intorno aeroportuale, aumenterà di altri due euro.

 

Il totale sarà quindi, almeno per al momento, di 6.50 euro ad imbarco.

Il provvedimento è legato alla riforma Fornero e correlata al finanziamento di iniziative a supporto del mercato del lavoro e dovrebbe portare in cassa all'Inps 64,7 milioni di euro quest'anno (e 129,4 milioni nei prossimi due) per finanziare interventi di sostegno al reddito dei lavoratori.

Quando il passeggero acquista un biglietto aereo, quindi, tra gli altri extra costi (sul controllo bagagli, la tassa per i servizi ai passeggeri, la tassa d'imbarco, la tassa di sicurezza, l'IVA sulle tasse) vede accrescere anche la spesa dell'addizionale comunale.

La quota in realtà è di 3.50 euro per ogni scalo italiano, salvo che Fiumicino e Ciampino che prelevano un extra euro per Roma Capitale, ed é solitamente è di 4.50 euro.

Di questi com'è noto 3 euro vanno all'INPS per la cassa integrazione Alitalia e del restante solo 40 centesimo sono destinati ai Comuni, all'origine destinatari dell'intera somma dell'addizionale. E non con regolarità. 22 marzo 2013

Maxi ordini e flotte aeree in tempo di crisi

Un catena di nuovi ordini di nuovi aerei, in Europa e in altri Continenti, non in Italia. Un contratto dopo l'altro, il carnet dei costruttori aerei è pieno. Le linee di fabbricazione e montaggio lavorano su tre turni. Ventiquattro ore su 24 e, probabilmente, dovranno essere attivati altri stabilimenti. Saranno insediati nei Paesi delle aerolinee sottoscrittrici dei nuovi ordini di velivoli.

Gli aeromobili di maggior interesse appartengono, come appare inevitabile, alle due major dei costruttori: Airbus e Boeing.

In questi ultimi giorni la Turkish Airlines, maggior aerolinea Turca, ha appena ratificato un contratto per 117 aeromobili A320 (25 A321, 4 A320o, 53 A321 con 35 ulteriori opzioni per A321.

 

Un secondo ordine, in corso di perfezionamento concerne ancora Airbus. Nei prossimi giorni essere ufficializzata Eliseo, una commessa di 200 altri Airbus 320 da riguarderà l'aerolinea low-cost indonesiana Lion Air. Il carnet della famiglia A320 ha raggiunto il numero di circa 9.150 aeromobili, di cui oltre 5.450 consegnati a 385 operatori.

Anche Lufthansa Group e Swiss International Air Lines hanno ratificato un preliminare per sei velivoli Boeing 777-300 (extended range).

In questi giorni anche la Ryanair sta completando un maxi ordine.

Il maggior vettore low cost europeo annuncerà l'ordine di 200 Boeing 737.

 

Nel frattempo il discusso (e ancora bloccato a terra) Boeing 787 ha raggiunto un carnet di 890 esemplari ordinati. La flotta degli Airbus 350 ha ordini intorno a 600 esemplari. Il mega Airbus 380 ha raggiunto la quota di 262. Sono, questi ultimi tre, velivoli long range e wide body fino ad 800 passeggeri che non sono ancora nella testa dei CEO delle aerolinee del Belpaese.

Tanti acquisti, tante strategie di lungo periodo in tutti i continenti ed in tantissimi Paese un po' meno in Italia dove la flotta immatricolata Italia non sembrerebbe interessata a valutare programmi di rinnovo e/o espansione delle flotte in esercizio. 20 marzo 2013

Assaeroporti: Traffico aereo e aeroporti a gennaio 2013, un disastro

Si salvano solo Venezia Tessera e Ronchi dei Legionari. Le statistiche di Assaeroporti  per il mese di gennaio sono davvero impietose. Con l'eccezione dei due scali del nordest Venezia e Ronchi che riportano un + 10% nel numero dei movimenti aerei (anche se da un lato Tessera incrementa i passeggeri trasportati con + 6.8% mentre Ronchi ha declinato del 1.8%).

 

Sono dati spietati. Per alcuni scali i dati negativi potrebbero essere ascritti ad una riduzione dei voli per condizioni meteo avverse e dirottamento su altri scali. Ma sono voli che avrebbero potuto beneficiare altri scali. destinatari di eventuali  aeromobili dirottati. Ed è un riscontro che manca. Da Ciampino a Bergamo, da Linate a Malpensa a Fiumicino i movimenti ed i passeggeri sono tutti negativi.

Talvolta anche in doppia cifra percentuale. A Ciampino con - 22.8% nei passeggeri e 24.9% nei movimenti.

 

Ben 21 scali su 38 della tabella mensile di Assaeroporti accusa una riduzione percentuale in doppia cifra nel numero dei voli. Sono invece ben 19 gli aeroporti che hanno registrato una doppia cifra negativa percentuale nei passeggeri trasportati.

E' un quadro significativo ed implica riflessioni ampie.

E' un dato occasionale ed estemporaneo e non rappresenta un trend o riflette, invece, una situazione economica nazionale evidente? 18  marzo 2013

Aeroporti, sulla contesa tra Assoaereo, Federturismo e Assaeroporti, intanto paga il passeggero

Da Fiumicino a Malpensa e Linate, ma anche altrove, aumentano le tariffe d'imbarco. E' stato ASSAEREO, l’Associazione di Confindustria dei vettori e degli operatori del trasporto aereo, ad aprire la disputa, con il ricorso al TAR del Lazio contro il contratto di programma ENAC - ADR. Ritiene , infatti, inaccettabile aumento delle tariffe aeroportuali previsto per lo scalo di Fiumicino dal Contratto di Programma ENAC – ADR.

 

La motivazione è quella che il buon senso fa emergere dinanzi a questo provvedimento: "con la scusa di consentire alla società ADR di disporre delle risorse necessarie all’ammodernamento dello scalo di Fiumicino, il contratto di programma ENAC – ADR, attraverso fantasiosi artifizi regolatori tutti a favore del Gestore aeroportuale, determina un notevole aumento dei costi per le compagnie aeree e per i passeggeri che assicureranno ricavi totali per ADR ben superiori alle effettive esigenze di investimento". Dallo scorso 9 marzo, come riflesso dell'accordo di programma ENAC ADR, "i costi per le compagnie aeree e per i passeggeri aumenteranno nell’immediato di oltre il 50%, mentre l’entrata in esercizio di gran parte delle nuove opere è prevista dal 2016 in poi. Tale circostanza dimostra che gli aumenti tariffari, a norma di legge applicabili solo dopo l’entrata in funzione delle nuove opere, sono finalizzati a rafforzare la rendita di posizione del gestore aeroportuale, monopolista naturale, a scapito degli operatori di mercato, i vettori aerei, e dei passeggeri."

 

A supporto di Assaereo è intervenuto anche il presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio che ha ripreso in toto le argomentazioni rilevando "l'ingiusto aumento dei costi che graverà sulle compagnie aeree e sui passeggeri in un momento già di per sé delicato e difficile per l’industria turistica".

 

Del tutto contrapposta la replica di Assaeroporti che con il comunicato stampa "Modernizzazione delle infrastrutture aeroportuali prioritaria per un’offerta turistica competitiva" del 11 Marzo 2013: "registra con rammarico che le dichiarazioni rilasciate dal Presidente di Federturismo, Renzo Iorio, evidenziano una scarsa visione di sistema nonché una insufficiente attenzione al tema della qualità del servizio al passeggero, due temi che dovrebbero essere prioritari per una offerta turistica competitiva. Ribadendo che la stipula del Contratto di Programma Enac-Aeroporti di Roma trova fondamento in un sistema di regole tariffarie che sono espressione dei principi fondamentali della Direttiva comunitaria, l’Associazione si augura che, specie alle porte di una nuova esperienza governativa e parlamentare, tutti gli operatori della filiera turistica possano dialogare più costruttivamente per valorizzare un settore, quello turistico, che non può prescindere da una modernizzazione della rete infrastrutturale aeroportuale per un miglior servizio al passeggero, specie in considerazione di un aumento del flusso turistico da Paesi extra-europei".

 

Assaereo e Federturismo sostengono come sia "inammissibile, tra l’altro, che ciò avvenga nel mancato rispetto della direttiva comunitaria vigente in materia di diritti aeroportuali che, in un quadro di libera concorrenza, affida un ruolo determinante al confronto tra vettori e gestori aeroportuali. Gli aumenti tariffari, inoltre, dovrebbero essere applicati solo dopo l’entrata in funzione delle nuove opere (prevista per il 2016)".

La contrapposizione tuttavia non allevia la sovrattassa che il singolo passeggero deve sostenere quando, ad esempio, si imbarca dagli scali ADR di Fiumicino e Ciampino: da 8 e gli 11 euro in più a seconda della aerolinea e del volo. Il contratto di programma contempla investimenti per 12 miliardi di euro per il periodo della concessione ADR. Il target è la realizzazione dell'ampliamento a Nord del Leonardo Da Vinci, il raddoppio del sedime di scalo. Il 10% degli investimenti (1.2 miliardi) dovrebbe essere utilizzato nel periodo 2013-2016. 14 marzo 2013

Dati di traffico 2012: movimenti in calo nel Belpaese, passeggeri anche

E' solo la crisi economica a riflettere la stasi dei voli o è altro? Ma il 2013 sarà una sorpresa. I volumi di traffico del database Assaeroporti del 2012 rivelano dati negativi. Non di molto ma significativi sono la sintesi dei 38 scali della tabella riassuntiva del 2012. Il numero dei passeggeri è in flessione del 1.3% sul 2011 con 146.884.178 unità. Anche i movimenti calano. Questo dato è più marcato con - 4.5% equivalente a 1.514.876 voli. Negativo anche il totale cargo 894.112 tonnellate e - 4.8%. Il dato del Belpaese appare complessivamente inferiore alle medie europee a conferma, probabilmente, del riflesso negativo della pesante crisi economica nazionale.

 

A fronte degli investimenti co-marketing per allargare i voli delle low cost il data annuale appare condizionato dalle difficoltà di talune aerolinee nazionali quali Blu Panorama, Meridiana e Alitalia. Appare sostanzioso il contributo negativo del blocco dei voli della Windjet e l'interruzione dei voli ATR 72 di Air Dolomiti. La contenuta riduzione nel numero dei passeggeri trasportati (1.9 milioni di utenti) riflette un incremento del load factor dei voli.

Con l'esclusione del Canova di Treviso che ha statisticamente incrementato voli e passeggeri causa lavori in pista per quasi sei mesi del 2011, solo lo scalo di Bergamo Orio al Serio ha aumentato il numero dei voli +3.8% (74.220), dei passeggeri +5.6% (8.890.720) e del cargo +4% (117.005 ton). In realtà anche Pescara e Trapani hanno anch'essi registrati dati positivi ma il rilievo appare marginale.

 

Il quadro degli aeroporti che hanno evidenziato una riduzione del numero dei voli in doppia cifra è impressionante e rende assai problematico stimare sviluppi favorevoli. Per due semplici, quanto attese, motivazioni.

Il prossimo avvento del Piano Aeroporti che, qualunque possa risultare l'elenco degli scali Strategici e Complementari - o qualificati con la terminologia Europea Core Network (considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari), alla Comprehensive Network (traffico superiore a 1 milione di passeggeri annui) - e la politica di dismissione del pubblico nelle società di gestione aeroportuale non potrà che assestare la rete degli aeroporti e quelle dei collegamenti.

 

Il network dei voli regionali, nazionali e internazionali determineranno vaste e efficaci, quanto destabilizzanti, ripercussioni sul numero dei voli e sui volumi di traffico.

Anche perché le fonti di finanziamento del co-marketing saranno sempre minori mentre gli accordi in essere potranno essere impugnati se non unilateralmente risolti.

 

Il database Assaeroporti 2013 sarà decisamente anomalo. E' una previsione facile facile. Difficile invece identificare gli sconquassi di traffico che si potranno verificare su alcuni aeroporti. 16 febbraio 2013

Piano Nazionale Aeroporti, sugli scali di serie A, di serie B e da chiudere

Con l'atto di indirizzo del Piano Nazionale è stato fatto solo un piccolo passo. Lo scorso 29 gennaio 2013 il  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha posto la prima pietra per la definizione del Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale. Dopo lo Studio sullo sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell'organizzazione infrastrutturale del territorio elaborato da One Works, KPMG, Nomisma (2010) e la Proposta Piano Nazionale degli Aeroporti dell'ENAC (2012). Dopo  26 anni di attesa ecco il primo passo per una un riassetto positivo della rete degli scali aerei del Belpaese.

La novità della proposta del Ministro Corrado Passera rimanda all'inquadramento Europeo, alla funzionalità di rete previsto dal:

"Regolamento “Cielo Unico Europeo - Single European Sky”;

“Pacchetto aeroporti”;

e, in modo particolare la:

"Proposta di risoluzione sul futuro degli aeroporti regionali e dei servizi" del 2012.

 

Ma se la precedente formulazione dello Studio KPMG e di ENAC classificava prevalentemente gli scali in tre poli aeroportuali, gli aeroporto Primari, Strategici e Complementari, con 23/24 aeroporti di interesse nazionale, il riordino proposta identifica 31 aeroporti.

La differenza tra i due progetti, tuttavia, non solo è numerica ma sostanziale.

Il Ministro Passera utilizza una terminologia Europea e pone dieci aeroporti nell'ambito della Core Network (considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari): Bergamo Orio al Serio, Bologna, Genova, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino, Venezia.

Una seconda serie di  scali  appartengono alla Comprehensive Network (traffico superiore a 1 milione di passeggeri annui): Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Verona.

 

Una fascia ulteriore di quattro aeroporti con traffico superiore a 500 mila passeggeri annui e con specifiche caratteristiche territoriali (Ancona, Pescara, Reggio Calabria, Trieste),  altri due inquadrati per la continuità territoriale(Lampedusa e Pantelleria). Di interesse nazionale lo scalo di Rimini, pur senza rientrare nella rete europea, ed infine lo scalo di Salerno.

Questo atto di indirizzo, in sostanza, recepisce prevalentemente gli orientamenti comunitari e, probabilmente, soccombe al persistente campanilismo regionale del Belpaese, e sarà dibattuto nel corso della prossima Conferenza permanente Stato-Regioni - Province autonome.

 

Le due proposte, quella KPMG ed ENAC e quella del Ministro Passera comunque si differenziano innanzi tutto perché la seconda ipotesi classifica in serie B e in serie C una serie di scali.

Tra di questi Verona, Pisa, Firenze, Catania e Ronchi dei Legionari, e altri. Alcuni scali scoppiano. Sono Linate, Bergamo, Treviso, Ciampino, Capodichino.

Ma anche sull'identificazione dei nuovi aeroporti che cancella, nell'ultima ipotesi, l'urgenza nell'apertura di nuovi aeroporti. Un errore significativo.

Entrambe le proposte tuttavia, secondo AEROHABITAT, non hanno adeguatamente valutato le capacità operative degli aeroporti nel medio e lungo periodo.

L'identificazione degli scali di interesse nazionale, internazionale ed hub, infatti, dovrebbero preliminarmente aver verificato la sostenibilità degli stimati volumi di traffico.

Alcuni degli aeroporti Core Network potrebbero aver già raggiunto limiti fisiologici di saturazione alla sostenibilità ambientale e del rischio aeronautico. Anche nell'elenco degli scali rientranti nel Comprehensive Network, probabilmente, alcuni scali dovrebbero essere verificati con un numero chiuso di movimenti aerei/anno e/o giorno/mese. Occorrerà farlo. Senza indugi, stimando le scontate criticità associate alle infrastrutture aeroportuali.   

La prima pietra del Piano Aeroporti è stata posta ma le riflessioni decisive devono essere ancora poste.

Tra di queste è utile ricordare quella associata alla politica di spending review: quali saranno gli scali finanziati dal governo centrale e quali saranno "sostenuti"; dalle casse regionali?

Non saranno sicuramente solo gli scali minori, nel contesto del cosiddetto federalismo regionale, ad essere sponsorizzati a livello locale. Sicuramente, ma con quali fondi?

 

Sono tematiche che Aerohabitat analizzerà puntualmente. 1 febbraio 2013

Le aerolinee del Belpaese, una situazione assai critica, per tutte

Una nota sulla lista delle licenze di esercizio di trasporto aereo COA italiano. Le ultime son state Windjet, Blue Panorama e Meridiana Air Italy, dopo Eurofly, Alpi Eagles, Myair, Livingston. Alcune sono nell'elenco aggiornato delle compagnie in possesso del COA (Certificato di Trasporto Aereo) dell'ENAC, altre sono da poco o da tempo scomparse (Gandalf Airlines, Club Air, Minerva Airlines).

 

Tra di queste anche Air Dolomiti che ha da poco dismesso la flotta ATR72, ma anche Mistral Air (vettore al 100% delle Poste) e poi la piccola Belle Air Europe (con licenza italiana ma costola della low cost albanese Belle Air, e la Neos del gruppo Alpitour. C'è anche Airone e Alitalia (con le vicende attese nel dopo 12 gennaio con l'ipotesi fagocitante di Air France) . Con Air Vallée, Alitalia Cityliner , Cai First, Cai Second, Eagles, New Livingston SpA, Skybridge Airops e Small Planet Airlines Srl.

Ecco sono queste compagnie a rappresentare la flotta dell'aviazione commerciale italiana e sono queste, in fondo, a delineare la crisi operativa delle aerolinee. Un contesto italiano anche se la crisi non si manifesta solo nel Belpaese. Per Giovani Bisignani CEO della IATA (International Air Transport Association rappresenta 230 compagnie aeree) il debito globale delle compagnie aeree sta per espandersi quest’anno a più di 5,2 miliardi di dollari americani (3,7 miliardi di euro). "Nessuna regione è immune dall’approfondimento di questa crisi”.

 

Urgono misure drastiche per ridurre i costi e aumentare l’efficienza anche se i vettori con deficit profondi sono dinnanzi al baratro. In modo particolare se non dispongono di extrafinanziamenti e/o la disponibilità di ingenti capitali.

E' uno scenario con vettori prossimi al collasso. Proprietari ed azionisti delle aerolinee, la gestione dei debiti con esercenti aeroportuali, tasse di sorvolo, carburante e con creditori che rimandano le ingiunzioni al pagamento per evitare crack immediati e vasti. Un’esposizione in continuo aumento mese dopo mese. Con l'inevitabile richieste per prolungate cassa integrazione per il personale di volo e di terra.

 

Una situazione senza ritorno, nonostante estesi accordi co-marketing territoriali e/o aeroportuali. Almeno i 2/3 del traffico commerciale del Belpaese, oltre 100 milioni di passeggeri/anno sono trasportati da vettori non italiani. Il quadro non è per niente roseo e le rivendicazioni di italianità per le compagnie del Belpaese appaiono del tutto senza significato.

 

Anche nell'ambito dei vettori aerei, come nella gestione delle infrastrutture aeroportuali, necessitano managerialità, strategie e politiche efficienti e redditizie. In attesa di un realistico piano aeroporti, di hub potenziati e competitivi (preliminarmente verificati nella compatibilità e sostenibilità), di una rete di voli e collegamenti con prospettive imprenditoriali anche i vettori aerei non potranno, tuttavia, imporsi con bilanci operativi positivi. 16 gennaio 2013

Scali aerei, city aeroportuali e centri commerciali e tanto altro. Ma i vincoli aeronautici valgono ancora?

Dalle Torre Cardin, agli stadi, alla Città del Cibo e del Vino. Ma quanti sono gli aeroporti che dovranno convivere con Centri Commerciali, stadi di calcio, city aeroportuali, Torri Cardin e tanto altro? Edificazioni nelle zone A, B, C e D del Piano di rischio per incidente aereo, ovvero in sforamento del Piano ostacoli previsto dal Regolamento ENAC?

Numerose costruzioni sono esistenti altre sono di nuova progettazione. Quelle insediate da tempo, magari nella fase antecedente all'adozione del Piano di Rischio non sono demolite per essere rilocalizzate.

 

Operano in deroga.

La richiesta di realizzazione della "Città del Vino e del Cibo" a Caselle di Sommacampagna nei pressi dello scalo Catullo di Verona è solo l'ultima delle notizie. E' solo una boutade? Lo ricorda il sito www.vivicaselle.eu nella nota del 4 dicembre 2012 dove sono allegate foto e considerazioni sulla stravagante richiesta edilizia.

 

Il semplice buon senso potrebbe dare per scontato come nella stessa fase della prima ideazione del progetto possa naufragare dinnanzi alla regolamentazione ed i vincoli aeronautici esistenti.

Per niente! Non solo i progettisti ci provano ma sono gli stessi uffici tecnici che non rigettano immediatamente la richiesta. Il progetto presentato viene discusso. Sembrerebbe invece trovare udienza tra gli amministratori municipali e spesso diventare oggetto di discussione anche in Regione.

In fondo si può sempre consultare qualche tecnico specialistico. Magari proporre una qualche consulenza, uno studio aeronautico elaborato da tecnici aeronautici con il supporto di un qualche modello matematico in grado di verificare come il rischio (sullo sforamento del piano ostacoli e/o sul piano di rischio) possa essere compatibile.

 

Il rischio aeronautico in tal modo diventa accettabile? Può essere identificato come un rischio inevitabile ma coerente con le regolamentazioni a tutela del territorio, della comunità circostante e dei passeggeri e dello staff di volo?

Lo studio di valutazione del rischio da incidente aereo in un aeroporto è sottoposto alla integrale adozione dell'Art. 707 e Art. 715 del Codice di Navigazione di concerto con il “Airport Planning Manual - Doc 9184/part 2” che al paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports”.

 

Il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti ENAC elenca dettagliatamente le misure di tutela del territorio che i Comuni devono recepire nei propri strumenti urbanistici.

La geometria delle zone A, B, C e D intorno alle piste (ambito dell'Art. 707) è oltremodo specificata e numerosi Comuni aeroportuali dovrebbero, di concerto aver già trasmesso le varianti ai rispettivi piani di edificazione e, a sua volta, ENAC dovrebbe aver validato tali mappe di vincolo aeronautico.

Bene, quanti scali aerei sono a norma? Quanti hanno in corso le procedure di validazione? Quanti e quali aeroporti e/o Comuni aeroportuali e/o di sedime non hanno ancora adempiuto alla messa in sicurezza dei territori?

 

I testi ENAC sono altrettanto trasparenti, anche su questo punto.

 

Ma anche controversi, almeno per Aerohabitat. Se, infatti, l'adozione dell'Art. 707 riguarda la totalità degli scali aerei la valutazione del rischio contro terzi, prevista dall’art. 715, va effettuata dall’ENAC solo per alcuni aeroporti.

"L’articolo 715, riportato integralmente all’inizio del presente documento, prevede che Enac individui gli aeroporti su cui effettuare la valutazione del rischio. In tale ottica, in ragione dei limiti di affidabilità del modello, sono stati individuati i criteri di selezione di tali aeroporti che fanno riferimento a:

 

- volume di traffico di 50.000 movimenti/anno (attuale o previsto nel Piano di Sviluppo Aeroportuale)

- ubicazione in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali."

 

Ecco quali sono questi scali? Aerohabitat ritiene siano stati da tempo identificati e selezionati.

Perché ENAC, in una politica di trasparenza e di corretta informativa sui livelli di safety di uno scalo aereo, non fornisce un elenco dettagliato delle piste che abbisognano del "risk assessment".

 

E magari anche quali di queste piste hanno adottato l'Art.715!

 

Uno discorso integrato potrebbe riguardare anche una mappatura delle edificazioni autorizzate, abusive e/o sanate nell'intorno aeroportuale in violazione all'ex art. 58 del 1963.

 

Perché, in definitiva,  la pianificazione territoriale dell'intorno aeroportuale non viene illustrata in una sorta di Libro Bianco Nazionale nel quale sono identificati i livelli di rischio dei singoli aeroporti rendendo trasparente gli spazi che non tollerano ulteriori sviluppi urbanistici e la rimozione delle abitazioni esistenti?

Le pratiche e l'approccio relativo all'applicazione ai vincoli aeronautici adottati, in presenza di quotidiane richieste di concessioni edilizie, anche faraoniche, non appare adeguato. 6 dicembre 2012

Il flop in borsa della SEA e le dismissioni degli altri scali: uno scenario cupo

Gli scali del Belpaese non hanno appeal? Sono forse troppo indebitati e senza prospettive reali? 

L'insuccesso SEA non rappresenta una crisi del sistema aeroportuale italiano? Fosse questo lo scenario non saremmo dinnanzi ad errori nella modalità dell'operazione ne a responsabilità nel fallimento della quotazione in borsa per carenza di investitori.

E solo una lezione per l’intero sistema degli aeroporti italiani non solo un caso SEA. Dopo Forli, Parma, Torino e altri scali alla ricerca di investitori e nuovi soci. Di scali che perseguono dismissioni dell'attività o cedimento di quote azionarie possedute, dopo anni di difficoltà operative, di bilancio di ricerca di risorse per politiche di co-marketing e riqualificazione dell'infrastrutture aeroportuali, nel quadro dell'incombente adozione del Piano Nazionale Aeroporti, rivela estreme criticità operative.

 

Se da un lato i Contratti di programma stipulati tra l'Enac e le società di gestione aggiornano e incrementano  il profilo tariffario aeroportuale per  acquisire risorse da destinare al piano degli investimenti e il rispetto degli obiettivi di qualità e di tutela ambientale, dall'altro non risolvono le incertezze industriali delle società di gestione.

La politica di dismissioni delle amministrazioni locali, soci nella maggioranza delle società di gestione aeroportuali, si accompagna a traguardi di liberalizzazione e di valorizzazione dell'impresa appare l'unica opzione per soci, spesso, sollecitati a ricapitalizzare il loro impegno in un contesto di spending review e di carenza di risorse reperibili. Per Municipalizzate, per Provincie, Regione e compartecipate.

 

Le entrate delle società aeroportuali sono, anche, spesso compromesse dal ritardato e/o mancato pagamento di tariffe e handling da parte dei vettori aerei.

 

Come individuare  le ottimali strategie industriali, come disporre di competenze manageriali in grado di proiettare gli scali, che scontano oggettiva difficoltà nell'acquisizione di quote di traffico e di fronteggiare anche i costi ambientali e di sostenibilità dell'infrastruttura aeroportuale.

Costi di insonorizzazioni degli edifici, di delocalizzazione dei caseggiati sottoposti a impatto acustico superiore a 65Lva, opere e cantieri da aprire e sostenere per interventi correlati all'adozione del Piano di rischio per incidente aereo rappresentano non solo insidie all'incremento dei voli e potenziamento del traffico ma spese che da tanti anni sono stati differite.

 

In numerosi di questi scali i collegamenti aerei usufruiscono di robusti sostegni co-marketing e la loro sospensione e/o interruzione costituisce non solo una sfida ma una incognita devastante per le prospettive industriali e gli investitori candidati e/o aspiranti tali lo sanno. 5 dicembre 2012

Caso ILVA e gli aeroporti del Belpaese

Esiste una emergenza aeroporti da fronteggiare e da risolvere? Alcune citazioni stralciate dalle sentenze sull'ILVA sono inequivocabili. "Sulla vita non si mercanteggia" "non c`è contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro perché quest`ultimo presuppone che il lavoro debba essere rispettoso dei diritti fondamentali della persona: salute, sicurezza, libertà e dignità umana".

 

Le accuse che stanno riguardando gli imputati variano tra associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. Ma descrivono anche il primato della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. La tutela alla salute ed alla protezione e salvaguardia dell'ambiente.

Ecco esiste un parallelo tra il caso ILVA e la situazione di alcuni aeroporti del Belpaese relativamente alla rispetto, tra l'altro, delle normative in vigore in ambito di impatto acustico, impatto atmosferico e dei vincoli aeronautici ENAC?

 

L'ipotesi di disastro ambientale e/o infrazioni minori potrebbe essere associato ad un aeroporto che in 10-15-20anni di attività di volo, in progressiva e costante incremento dei voli, non ha presentato una Valutazione di Impatto Ambientale? Uno scenario che dovrebbe necessariamente riguardare non solo l'eventuale esercente aeroportuale ma gli stessi soggetti deputati alla vigilanza e sorveglianza e gli enti autorizzatori. Il panorama delle autorizzazioni di VIA aeroportuale, la necessità e l'urgenza di un progressivo e periodico aggiornamento delle stessa procedura di VIA e magari di VAS assicurano il pieno adeguamento alle normative UE e nazionali in vigore?

 

In piccolo, ad esempio, le Commissioni Aeroportuali che hanno deliberato le mappe acustiche - e le conseguenti zonizzazioni acustiche comunali A, B e C - le hanno aggiornato ogni biennio. O ogni incremento significativo dei voli?

Che dire inoltre dei vincoli aeronautici disposti dal Regolamento ENAC associati al piano ostacoli, al piano di rischio ed agli standard di pista quali la RESA e la Strip area? quanti sono gli aeroporti che operano in deroga agli standard ottimali?

 

In questi anni Aerohabitat ha, anche nel dettaglio, descritto diverse realtà aeroportuali e il panorama delle questioni aperte e ritiene indispensabile che debbano essere affrontate e risolte. Senza attendere che qualche denuncia, qualche sentenza della Magistratura debba rilevare quello che potrebbe risultare già evidente.

 

Cosa accadrebbe se una sentenza di un giudice ordinasse il blocco delle operazioni di volo su un qualche scalo a seguito di una qualche comprovata inadempienza?

Occorre evitare che anche il trasporto aereo riproponga le rituali considerazioni sulla azione di supplenza da parte della magistratura, in particolare quando si mettono a rischio migliaia di posti di lavoro.

 

Certo i magistrati sono chiamati a intervenire in sostituzioni di carenze di altri soggetti istituzionali.

Ma sarà inutile e retorico, anche nell'ipotetico caso aeroportuale che evidenzia irregolarità e infrazioni di vario genere, poi parlare di dolore e profonda amarezza per quanto avviene.

 

Occorre rispettare le leggi, le norme. Adottando iniziative e misure preventive.

A tutela dei passeggeri, del personale e dei cittadini residenti dell'intorno aeroportuale. E dell'ambiente. 29 novembre 2012

Nantes e il il nuovo aeroporto "du Grand Ouest", 25mila in corteo

Ma anche scontri con polizia e lacrimogeni. Il contesto è quello dello scorso venerdì 23 novembre 2012 a Notre-Dame-Des-Landes, una città francese dell'intorno del nuovo progetto aeroportuale, e 25mila cittadini con 500 - 1200 poliziotti in assetto antisommossa.

 

Il terreno dello scontro è lo spazio dove sarà localizzato il grande scalo del nord ovest della Francia.

Le dimensione della nuova infrastruttura appare faraonica.

Anche se il progetto prevede due piste parallele in un sedime di 1800 ettari e volumi di traffico iniziale di 4milioni di passeggeri per raggiungere 8milioni al 2050.

Un sedime aeroportuale superiore all'odierno Fiumicino (circa 1500 ettari) e di Malpensa (circa 1000 ettari).

 

Le reazioni alla pianificazione aeroportuale discussa non è, tuttavia, una novità, è una operazione in corso da tempo. Gli eventi avvenuti sono stati, comunque, imponenti.

L'insediamento aeroportuale, tra l'altro, prevede la demolizione di numerosi caseggiati e l'occupazione di terre coltivate. Lo stravolgimento paesaggistico e storico di una vasta area.

Per contrastare il progetto, da tempo è in corso un'ampia mobilitazione.

 

Dopo una prolungata occupazione di residenti nell'area del progetto - erano insediati con un accampamento - sono stati mobilitati 1200 poliziotti per la loro rimozione e per l'avvio dei lavori che dovrebbero completarsi in cinque anni.

La situazione è degenerata rapidamente. La zona era protetta anche dai trattori degli agricoltori che hanno solidarizzato con l'iniziativa e da numerose barriere.

I cittadini che fronteggiano la nuova infrastruttura hanno pianificato una strategia di resistenza strutturata. Hanno identificate in tre aree: la ZAD, Zone da Difendere "Zone d’Aménagement Différé" (Special Planning Zone) diventata"Zone A Défendre." (Zone of resistance) è a 25km nord di Nantes.

 

I dimostranti sarebbero stati 25mila ed una parte minore - più resistente - sarebbe stata contrastata da 500 poliziotti con lanci di lacrimogeni e tanto altro.

Ma sono solo cronache di una ordinaria contrapposizione degli eventi.

 

Le notizie degli scontri della scorsa settimana, di quelli in corso e delle iniziative pianificate possono apparire una novità. Ma solo in Italia.

Perchè tali contrapposizioni nel Belpaese non riguardano - ancora? - conflitti aeroportuali.

 

La realizzazione della nuova opera aeroportuale francese sembra, nei fatti, identificare piuttosto un contesto di resistenze, di lotte, di conflitti sociali e di iniziative equivalenti a quelle che in Italia sono in corso ma solo per fronteggiare una grande opera come la TAV in Val di Susa. 28 novembre 2012

La UE e quella indagine sulle infrazioni di VIA aeroportuali del Belpaese

Il riferimento normativo è alla Direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011. Dopo la richiesta di sospensiva di VIA sulla Malpensa proponiamo la nota di www.vivicaselle.eu che ha pubblicato la risposta del Commissario UE Potočnik relativa all'interrogazione sull'aeroporto "Canova" di Treviso... (ma anche su quello di Venezia e di Verona... e sugli altri tre della Regione Calabria).

La questione VIA e VAS degli scali italiani dovrebbe diventare una priorità per ogni aeroporto della Penisola. A che punto siamo? Le procedure di VIA e VAS sono rispondenti alla normativa UE del 2011?

Il testo proposto venerdì 8 novembre da Beniamino Sandrini di Vivicaselle sostiene legittimamente:

 

"Ricordo che la Commissione Europea Ambiente, con la pratica EU PILOT 3720/11/ENVI, sta indagando sulla mancanza di VIA di 6 Aeroporti Italiani, ed in merito a queste problematiche, oggi segnalo una ulteriore risposta alle interrogazioni presentate dell'On. Andrea Zanoni al Parlamento Europeo.

Interrogazione:

Richiesta di riapertura della pratica EU-PILOT 240/08/ENVI relativa all'aeroporto di Verona

Risposta:
Interrogazione:

Ruolo dell'ENAC nella mancata applicazione delle direttive 85/337/CEE, 97/11/CE e 2001/42/CE agli aeroporti di Venezia, Treviso e V

giovedì 8 novembre 2012

Ulteriore risposta del Commissario Potočnik all'interrogazione sull'aeroporto "Canova" di Treviso... (e su quello di Venezia e di Verona... e sugli altri tre della Regione Calabria).

Ricordo che la Commissione Europea Ambiente, con la pratica EU PILOT 3720/11/ENVI, sta indagando sulla mancanza di VIA di 6 Aeroporti Italiani, ed in merito a queste problematiche, oggi segnalo una ulteriore risposta alle interrogazioni presentate dell'On. Andrea Zanoni al Parlamento Europeo.

Interrogazione:

Richiesta di riapertura della pratica EU-PILOT 240/08/ENVI relativa all'aeroporto di Verona

Risposta:
Interrogazione:

Ruolo dell'ENAC nella mancata applicazione delle direttive 85/337/CEE, 97/11/CE e 2001/42/CE agli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona

Risposta:

Ulteriore risposta del Commissario Potočnik all'interrogazione sull'aeroporto "Canova" di Treviso... (e su quello di Venezia e di Verona... e sugli altri tre della Regione Calabria)..

 

Risposta di Janez Potočnik

a nome della Commissione

(5.11.2012)

.

La direttiva 2001/42/CE [1][1], ovvero direttiva VAS, non è applicabile al caso in specie in quanto si riferisce esclusivamente alla valutazione di piani e programmi. Le direttive 85/337/CEE e 97/11/CE sono state sostituite dalla direttiva VIA 2011/92/UE [2][2], del 13 dicembre 2011, che valuta l'impatto ambientale dei progetti, e codificate nella medesima.

In base a denunce concernenti presunte violazioni sistematiche sia della direttiva VAS che della direttiva VIA in relazione a diversi aeroporti italiani, la Commissione ha lanciato l'indagine pilota dell'UE 3720/12/ENVI. L'indagine, attualmente in corso, riguarda la potenziale violazione della direttiva VIA in merito a progetti riguardanti l'ampliamento di diversi aeroporti italiani, tra cui le modifiche dell'aeroporto di Treviso cui si

riferisce l'onorevole parlamentare. La Commissione sta valutando le informazioni che le autorità italiane hanno trasmesso nel settembre 2012 nell'ambito della sopracitata indagine. La Commissione adotterà le misure del caso qualora dovessero emergere prove di una violazione della direttiva VIA.

[3][1]      Direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente (Gazzetta ufficiale L 197 del 21.7.2001).

[4][2]      Direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (Gazzetta ufficiale L 26 del 28.1.2012). 12 novembre 2012

Aeroporti, nove mesi e traffico passeggeri in pari, i voli invece sono in calo

Dati in controtendenza sul 2011. I dati Assaeroporti di settembre confermano le tendenze di un'annata stazionaria. La crisi economica sembra riflettersi sui  movimenti aerei complessivi quanto sul numero dei passeggeri trasportati.

Se nello stesso periodo gennaio - settembre 2011 il numero dei passeggeri  totale dell'anno aveva raggiunto la quota 115 milioni, con un incremento del 7,6% sull'anno precedente, nel 2012 gli utenti trasportati sono ancora circa 115 milioni con appena il 0.1% di incremento.

Il numero dei voli totali è invece calato del 3.6%. Un dato che fotografa una realtà che segnala l'aumento dell'indice di riempimento degli aerei e/o la loro maggior capienza porta in primo piano il calo dei voli sugli aeroporti. Come anche il numero dei sorvoli nello spazio aereo italiano registrati da ENAV.

Gli aeroporti che hanno registrato movimenti in aumento sono pochini e, in parte, di scali marginali. Probabilmente aeroporti nei quali l'attività low cost ha acquisito ulteriori accordi.

Gli scali interessati all'incremento sono in sequenza Bergamo (+5.9%), Brindisi (5.2%), Genova (1.3%), Linate (1.3%), Pescara (4.3%), Pisa (1.2%) e Trapani (3.8%).

L'incremento dei voli su Linate è causato dal trasferimento dei voli dall'abbandono di Malpensa. Un caso a parte riguarda lo scalo di Canova Treviso il cui incremento va attribuito esclusivamente al blocco dei voli per i lavori ammodernamento e potenziamento dell'infrastruttura avvenuto nel corso del 2011 con quasi sei mesi di interruzione dei collegamenti.  

Le stime dei volumi di traffico prospettate dallo studio relativo al Piano Nazionale Aeroporti per il breve periodo invece sembrerebbe contraddetta.

Le proiezioni riguardanti gli aeroporti Strategici, Primari e Complementari, probabilmente, dovranno, nel prossimo periodo, misurarsi con le politiche di spending review governativa e le ricadute dirette sulle risorse disponibili per gli enti locali impegnati negli accordi in corso sia con le aerolinee low cost quanto con alcun vettori di linea regolari. 1 novembre 2012

Navetta Linate Fiumicino, 2012 la fine del monopolio storico

Dopo i treni ad alta velocità anche la concorrenza aerea. Sarà completa? Dopo l'avvento dell'alta velocità sul percorso Roma Milano, dopo la concorrenza tra rotaia e volo sulla storica tratta ecco ora aprirsi la competizione sulla navetta aerea tra le due città.

L'alta velocità ferroviaria ha da tempo eroso la quota di traffico di passeggeri che in monopolio Alitalia aveva su questo volo.

La tratta aerea più ambita tra le coppie di città nel Belpaese è diventata nel frattempo la Roma Catania con 900 mila passeggeri. Su Linate l'ultimo resoconto di traffico aveva registrato una quota di 700mila passeggeri/anno.

Ben lontano dai quasi duemilioni/anno di passeggeri del periodo d'oro della tratta in monopolio.

Lo scorso 25 ottobre dopo aver verificato una indagine conoscitiva relativa all'ipotesi di monopolio su questa tratta ha valutato l'operativo della Easy jet l'Antitrust ha stabilito che già nel corso della stagione invernale Alitalia debba cedere sette coppie di slot.

Le richieste di slot su questa tratta, tuttavia, sarebbero state inoltrate da cinque aerolinee. Anche estere.

Alitalia che aveva contrastato anche con ricorsi in magistratura la concorrenza dei treni “Frecciarossa” e NTV (hanno ridotto elevate quote di mercato) , probabilmente impugnerà il provvedimento.

Le coppie di slot residue detenute da Alitalia erano 22 ed una i'ipotesi di piena liberalizzazione della tratta, con l'accesso ad altri vettori, potrebbe ridisegnare completamente il sistema tariffario su questo collegamento. 27 ottobre 2012

Aeroporti, zone di rischio e le attività sensibili e /o non compatibili

Distributori di carburante e scuole sotto le piste: cosa fare? Com'è ben noto nelle zone di rischio aeroportuale debbono essere in ogni caso evitati insediamenti ad elevato affollamento, costruzioni di scuole, ospedali e, in generale, obiettivi sensibili, ovvero attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale.

 

Ma cosa accade per gli scali aerei esistenti, quelli nei quali fra l'altro il Piano di Rischio per incidente aereo è stato adottato e/o è in corso di acquisizione e che nel contempo osserva un sistematico aumento del numero dei voli e dei passeggeri movimentati. Numeri che continuano ad incrementare e talvolta anche oltre il livello prescritto dalle Valutazione di Impatto Ambientale. Almeno dove sono stati richieste, attivate e autorizzate le procedure di V.I.A.

Ma quello che appare evidente è che, pur dinanzi all'integrazione dei Piani di Rischio nei Piani Regolatori Comunale con i conseguenti vincoli e servitù aeronautiche per le future edificazioni, accade che gli insediamenti esistenti e storici, spesso, continuano la loro attività.

 

Ecco il punto quante sono le  attività sensibili e /o non compatibili presenti nelle zone A, B, C e D dei Piani di Rischio aeroportuali?

Qualora fossero adeguatamente identificati e censiti gli alberghi, le scuole di vario grado, le chiese, i distributori di carburante, le attrezzature sportive, i mercati stanziali e settimanali, le sedi amministrative, i centri commerciali, gli ospedali, le residenze collettive, gli stadi, i palazzetti dello sport, le attività espositive, fieristiche , congressuali, di spettacolo chi decide che fare?

 

La valutazione e la verifica carico antropico  potenziale delle zone insediate, in rapporto all'odierno movimento dei voli e ad quello stimato nel breve  e lungo periodo è davvero compatibile senza una adeguata e mirata programmazione della riconversione, demolizione di certe strutture a rischio?  

Le amministrazioni dei comuni di sedime aeroportuale oltre ad organizzare i piani di emergenza per incidente aereo  hanno predisposto tali misure di breve  e medio/lungo periodo? Sembra improbabile che  l'esistenza delle esistenti attività sensibili e /o non compatibili possano continuare ad operare in deroga? 17 ottobre 2012

Aeroporti e rischio terzi, ma solo Enac decide

Quanti scali hanno adempiuto all'Art. 707? Quanti all'Art. 715? Perché non lo sappiamo? Lo studio di valutazione del rischio da incidente aereo in un aeroporto è sottoposto alla integrale adozione dell'Art. 707 e Art. 715 del Codice di Navigazione di concerto con il “Airport Planning Manual - Doc 9184/part 2” che al paragrafo 5.4 “Risk of Aircraft Accident around Airports”.

 

Il Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti ENAC elenca dettagliatamente le misure di  tutela del territorio che i Comuni devono recepire nei propri strumenti urbanistici.

La geometria delle zone A, B, C e D intorno alle piste (ambito dell'Art. 707)  è oltremodo specificata e numerosi Comuni aeroportuali dovrebbero, di concerto aver già trasmesso le varianti ai rispettivi piani di edificazione e, a sua volta, ENAC dovrebbe aver validato tali mappe di vincolo aeronautico.

Bene, quanti scali aerei sono a norma? Quanti hanno in corso le procedure di validazione? Quanti e quali aeroporti e/o Comuni aeroportuali e/o di sedime non hanno ancora adempiuto alla messa in sicurezza dei territori?

 

Ecco il primo punto, Aerohabitat ritiene che i cittadini lo debbano, necessariamente sapere!

Le popolazioni insediate dell'intorno delle piste del Belpaese, sono stati, almeno a fronte delle deroghe previste (sulle quali Aerohabitat, comunque, manifesta le sue riserve), adeguatamente tutelati?

 

E intanto perché ENAC non emana un elenco degli scali a norma?

Ma non è solo l'identificazione e adozione delle "zone high risk" in discussione, è anche l'attuazione dell'Art. 715 che pone interrogativi.

E' l'analisi che rimanda ai livelli di rischio vengono calcolati sulla griglia casistica, alla  rappresentazione grafica dei risultati riportando sulla planimetria dell’intorno aeroportuale le curve di isorischio caratterizzate dai valori di 1x10-4 ,1x10-5, 1x10-6.

 

I testi ENAC sono altrettanto trasparenti, anche su questo punto.

Ma anche controversi, almeno per Aerohabitat. Se l'adozione dell'Art. 707 riguarda la totalità degli scali aerei la valutazione del rischio contro terzi, prevista dall’art. 715, va effettuata dall’ENAC solo per alcuni aeroporti.

 

"L’articolo 715, riportato integralmente all’inizio del presente documento, prevede che Enac individui gli aeroporti su cui effettuare la valutazione del rischio. In tale ottica, in ragione dei limiti di affidabilità del modello, sono stati individuati i criteri di selezione di tali aeroporti che fanno riferimento a:

- volume di traffico di 50.000 movimenti/anno (attuale o previsto nel Piano di Sviluppo Aeroportuale)

- ubicazione in tessuti urbani sensibili e fortemente urbanizzati nelle vicinanze aeroportuali."

 

Ecco quali sono questi scali? Aerohabitat ritiene siano stati da tempo identificati e selezionati.

Perché ENAC, in una politica di trasparenze e di corretta informativa sui livelli di safety di uno scalo aereo, non fornisce un elenco dettagliato delle piste che abbisognano del "risk assessment".

E magari anche quali di queste piste hanno adottato l'Art.715! 27 settembre 2012

Tra Malpensa e Linate, ma anche tra gli altri scali, competitors fasulli?

Concorrenza e libero mercato in Italia? Un nonsenso! Ma c'è ancora qualcuno che crede il sistema aviation del Belpaese, la rete degli aeroporti cosiddetti Strategici, Primari e Complementari identificati, ad esempio dal piano Aeroporti, configurino la rete ideale del sistema Paese?

Che non solo le compagnie aeree, quelle convenzionali, ex di bandiera, low cost, charter ed equivalenti operino assecondando opportunità di mercato? Secondo inequivocabili dinamiche di mercato, di bacini di traffico, di esigenze turistiche, commerciali e territoriali?

 

Che le fortune di tanti scali periferici, minori, assunti perentoriamente  a d assetti e ruoli decisivi nel sistema Italia siano imputabili alle scelte manageriali di CEO, di Presidenti preordinati da consulenze strategiche?

Sono numerosi gli esperti di economia dei trasporti (voli commerciali e cargo) che celebrano le fortune di traffico, di milioni di viaggiatori che si imbarcano e arrivano su aeroporti della Puglia, della Sicilia, della Lombardia, del Veneto, del FVG del Lazio, della Sardegna ed affini?

 

Quanto pesa il dehhubbing Alitalia e lo stravolgimento della Bersani 2 nella crisi del traffico di Malpensa e nel rilancio di Linate? Che riflette direttamente l'incremento dei voli e del traffico sugli aeroporti nazionali collegati? Quanto pesa il traffico low cost di Treviso, di Bergamo, di Ciampino, di Trapani, di Pisa, di Cagliari, di Alghero, di Ronchi dei Legionari e tanti altri?

Quale  realmente il peso della concorrenza tra gli scali aerei nel Belpaese?

 

Non è forse un Paese allergico alla concorrenza e al libero mercato? Anche nel sistema aviation?

Mentre è del tutto marginale, influente, il ruolo delle amministrazioni locali, delle società partecipate che sono coinvolte nella gestione delle società aeroportuali, ovvero nelle implicazione, nel finanziamento diretto e/o subdolo dei voli attraverso gli accordi di co - marketing?

 

Ma chi dovrebbe monitorare e garantire il "rispetto delle regole che vietano le intese anticoncorrenziali tra imprese, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei cittadini." 

 

Lo scenario operativo, la realtà del traffico aereo ed il ruolo degli scali della Penisola è fin troppo evidente.

Se il Piano Aeroporti di ENAC non è altro che una fotografia di una realtà operativa snaturata, lo studio Ambrosetti non rappresenterebbe invece che una fotocopia di una realtà di traffico alterata.

 

Stravolta, falsata e condizionata dalle supposte strategie di mercato delle società aeroportuali.

Gli esperti di economia dei trasporto aereo del Belpaese, autorevoli commentatori del sistema aviation, probabilmente, nelle loro analisi riflettono e commentano uno status operativo dei voli (e dei conseguenti dati di traffico in passeggeri trasportati) che, in realtà, abbisogna di una valutazione costi/benefici e, necessariamente, di prospettive e centralità aeroportuali appropriate. 21 settembre 2012

Misteri del Belpaese, due interrogazioni sul MUOS

Un terminale terrestre di Guerre Stellari in Sicilia? Due interrogazioni tra le tante , la prima al Senato dall'On.Fabio Giambrone ( mercoledì 28 marzo 2012, seduta n.701), la seconda dall'on Rosario Crocetta (27 luglio) alla  Commissione di Bruxelles sul MUOS istallato a Niscemi.  Nella zona protetta da vincoli ambientalisti e naturalistici nell’area naturale “Sughereta”, Sito di Importanza Comunitaria (SIC), è stato insediata un’istallazione MUOS composta da 3 trasmettitori parabolici basculanti ad altissima frequenza e 2 antenne elicoidali UHF, che sono collegate tra loro tramite un dispositivo satellitare”.  Il nuovo terminale avrebbe  rilevanti ripercussioni sul traffico aereo nei cieli siciliani con ricadute elettriche prossimi al valore di attenzione di 6 V/m”.

 

Interrogazione a risposta scritta 4-07191 presentata da FABIO GIAMBRONE  

 

Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della difesa e dello sviluppo economico - Premesso che: 

 

nel cuore della riserva naturale "Sughereta" nel territorio di Niscemi (Caltanissetta), sarebbe prevista la costruzione di uno dei quattro terminali terrestri del nuovo sistema USA per le "guerre stellari", denominato MUOS (Mobile user objective system); 

 

tale stazione di telecomunicazioni potrebbe comportare rischi per la popolazione e per l'ambiente dovuti all'irraggiamento e alle emissioni elettromagnetiche; 

 

potrebbero darsi, inoltre, effetti sul traffico aereo in quanto la potenza del fascio di microonde del MUOS sarebbe in grado di provocare interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente. Queste eventualità non sono assolutamente da considerarsi remote e trascurabili, visto che l'aeroporto di Comiso (Ragusa) verrebbe a trovarsi a poco più di 19 chilometri dal MUOS e gli effetti per il traffico aereo del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari sarebbero noti ai tecnici della Marina americana già da alcuni anni; 

 

considerato che: 

 

in un primo tempo il sito sul quale doveva essere costruita la stazione MUOS era quello della stazione aeronavale di Sigonella (Catania); 

 

la scelta di dirottare la stazione MUOS a Niscemi sarebbe derivata dalle risultanze di uno studio sull'impatto delle onde elettromagnetiche generato dalle grandi antenne, eseguito da due aziende contractor, la AGI (Analytical Graphics inc. di Exton in Pennsylvania) e la Maxim Systems con sede a San Diego, in California, che elaborarono un modello di verifica dei rischi di irradiazione sui sistemi d'armi, munizioni, propellenti ed esplosivi: esse avrebbero raccomandato di non installare i trasmettitori in prossimità di velivoli dotati di armamento. Da tale evidenza la scelta di evitare l'allocazione del MUOS a Sigonella e spostarla a Niscemi; 

 

 il Presidente della Provincia di Ragusa ha incontrato a Palermo i rappresentanti dell'Aeronautica militare e dell'Assessorato regionale alle infrastrutture, i quali, stando a dichiarazioni di stampa, avrebbero negato l'esistenza di interferenze tra il MUOS e l'aeroporto di Comiso. Il gruppo consiliare IdV alla Provincia di Ragusa ha chiesto formalmente gli atti comprovanti la compatibilità tra la stazione di telecomunicazioni MUOS e l'aeroporto di Comiso ma, ad oggi, nessun atto è stato prodotto; 

la normativa comunitaria e nazionale sanciscono il principio secondo cui l'interesse nazionale perseguito con la realizzazione dell'opera pubblica deve comunque essere compatibile con l'interesse pubblico prevalente, costituito dalla tutela della salute e dell'ambiente, 

 

si chiede di sapere: 

 

se i fatti esposti risultino corrispondenti al vero e se Ministri in indirizzo ne siano a conoscenza; 

quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, intendano adottare per far chiarezza sulla vicenda; 

quali indagini si intenda porre in essere al fine di verificare l'effettiva compatibilità tra il MUOS e il funzionamento dell'aeroporto di Comiso. 

 

 

 

L’interrogazione presentata dall'on. Crocetta:

 

Premesso che:

 

nel territorio della città di Niscemi, in zona protetta da vincoli ambientalisti e naturalistici nell’area naturale “Sughereta”, Sito di Importanza Comunitaria (SIC), è stato insediata un’istallazione MUOS composta da 3 trasmettitori parabolici basculanti ad altissima frequenza e 2 antenne elicoidali UHF, che sono collegate tra loro tramite un dispositivo satellitare

che il nuovo terminale avrà pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso

che l’Arpa Sicilia ha effettuato una serie di rilievi sulle emissioni generate dalla stazione di radiotrasmissione di Niscemi e sono stati rilevati valori di campo elettrico prossimi al valore di attenzione di 6 V/m. ( Le misurazioni hanno evidenziato in particolare la presenza di un campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni, mostrando un sicuro raggiungimento dei limiti di sicurezza per la popolazione e, anzi, un loro probabile superamento. In un caso il valore rilevato è risultato prossimo al limite di attenzione stabilito dalla normativa)

 che la zona dove è stato istallato conta una popolazione di oltre 300.000 abitanti (che include i comuni di Niscemi, Gela, Vittoria, Caltagirone, Piazza Armerina, Butera e Riesi), zona  già definita “Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale”.

 

 

Chiede se  la Commissione:

 

abbia intenzione di  verificare la legittimità di tale istallazione per i cittadini e per l’ambiente di quest’area della Sicilia

abbia intenzione di inviare controlli per verificare che  suddetti impianti possano essere dannosi per la salute dei cittadini

abbia intenzione di controllare che l’impianto MUOS non crei ulteriore danno all’area ambientale protetta (SIC). 12 settembre 2012

Anche SEA potrà finanziare il nuovo masterplan di Malpensa e Linate

Con il Contratto di Programma sottoscritto con ENAC scattano le nuove tariffe. Alla fine l'accordo, dopo il DPCM siglato ad Aprile 2012 dal Presidente del Consiglio e dal Ministro dell'Economia e Finanze, è stato ratificato a luglio, in vigore dopo 60 giorni  dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il Contratto di programma ENAC - SEA ha durata decennale, con scadenza al 31dicembre 2020, ed è articolato in due sottoperiodi ciascuno di durata quinquennale, autonomi e distinti sotto il profilo

 

In poche parole, sulla scorta di dettagliate stime di traffico, di un  Piano degli investimenti, di un Piano della qualità e dell'ambiente, è stato aggiornato il sistema tariffario che regola le operazioni di volo sui due scali gestititi da SEA. Linate e Malpensa.

 Materialmente, la revisione tariffaria complessiva adottata sui due scali dovrebbe assicurare (una parte? in toto?) un ammontare pari a 1.4 miliardi per  nuovi investimenti. Una parte, paria 1.15 miliardi saranno convogliati su  Malpensa - 500 milioni per la costruzione della terza pista ed un nuova aerostazione - il restante, 250 milioni per opere su Linate.

 

Tra le opere non mancheranno, in aggiunta agli interventi infrastrutturali, adeguamenti per la qualità dei servizi, efficientamento complessivo e misura a tutela dell'ambiente e salvaguardia del territorio circostante.

La realizzazione degli investimenti per lo sviluppo degli aeroporti di Milano - sostengono i manager di SEA - rende disponibile le  risorse essenziali  per l'adeguamento dei due aeroporti determinando una  leva di attrazione per i capitali di mercato.

 

Ma chi, in realtà paga? Ancora una volta i passeggeri? Anche attraverso i biglietti aerei? In tutti gli scali?

Certo il tariffario SEA datato giugno 2012 riferisce sui corrispettivi per diritti aeroportuali, servizi si di sicurezza e infrastrutture centralizzate ed è destinato agli esercenti aeroportuali, ma su chi si scarica, alla fine, il costo unitario?

 

Ma quanti sono, comunque, gli scali del Belpaese che hanno richiesto l'adeguamento tariffario?

Al momento oltre alla Sea, finora sono sette su 47, gli aeroporti che hanno firmato accordi di programma con l'Enac.

L' elenco sottostante riporta i contratti di programma stipulati tra Enac e società di gestione e già efficaci a seguito di approvazione con Decreto Interministeriale (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Ministero dell'Economia e delle Finanze):

 

Enac - GESAP (Aeroporto di Palermo)

Enac - SAT (Aeroporto di Pisa)

Enac - GESAC (Aeroporto di Napoli)

Enac - AdP (Aeroporto di Bari)

Enac - AdP (Aeroporto di Brindisi)

Enac - SAB (Aeroporto di Bologna)

Enac - SEA (Aeroporti di Milano). 3 settembre 2012

Il traffico di luglio 2012 e dei primi sette mesi di Assaeroporti

Pochi gli scali in positivo. Se è il Treviso Canova a registrare i parametri di incremento maggiore, +37.3% nel numero dei voli (12.126) e +45.4% nei passeggeri trasportati (1.367.582) è solo perché nello stesso periodo del 2011 lo scalo era chiuso per i noti lavori in pista. L'aeroporto trevisano tuttavia, con circa 2000 voli/mese, è prossimo a raggiungere il plafond di 16.300 voli, come limite massimo di saturazione annuale, e da ottobre - salvo un qualche ricorso amministrativo di sospensiva della sentenza del TAR del Veneto -  i voli, potrebbero quindi essere bloccati.

 

I primi sette mesi del database di Assaeroporti registra un totale di movimenti in negativo con 891.082 (- 3.9%) pari a 84.852.150 passeggeri trasportati con 0.2% in più rispetto allo stesso periodo 2011.

Pochi gli aeroporti in positivo su entrambi i versanti, quello del numero dei voli e quello passeggeri trasportati. Sono solo sette, i restanti aeroporti, nonostante i supporti di co-marketing e supporti vari siano alquanto diffusi, sono in negativo. Alcuni di questi ultimi registrano dati negativi anche in doppia cifra percentuale nei voli.

Gli aeroporti che, nonostante la crisi economica e l'abbassamento dei redditi procapite, incrementano il traffico complessivo sono:

 

Bari con 21.530 movimenti + 0-7% e 2.198.489 passeggeri (+5.9%)

Bergamo con 43.509 voli  (+6.1%) e 5.127.275 passeggeri (+7.3%)

Brindisi con 10.307 voli (6.1%) e 1.215.241 passeggeri (+7.2%)

Genova con 14.912 voli (+1.7%) e 804.439 passeggeri (2.7%)

Linate con 73.743 voli (+0.9%) e 5.424.952 passeggeri (+3.6%)

Pescara con 4.761 voli (+ 8.4%) e 318.838 passeggeri (+4.3%)

Pisa con 24.293 voli (+2.1%) e 2.601.505 passeggeri (2.7%). 1 settembre 2012

Sistema aeroportuale e trasporto aereo del Belpaese: una storia di prolungato supporto pubblico!

Il Piano Aeroporti dovrebbe determinare una svolta: riduzione degli scali, efficienti e con bilanci attivi. Il libero mercato nell'aviazione civile/commerciale della Penisola è ancora un traguardo lontano. Le performance industriali delle infrastrutture aeroportuali e delle aerolinee, probabilmente, sono state quelle del  monopolista pubblico. Attraverso le gestioni aeroportuali ed il supporto alle aerolinee di bandiera e meno.

Un equilibrato bilanciamento tra obiettivi di efficienza del trasporto aereo, livello dei costi, qualità delle prestazioni e sostenibilità ambientale territoriale dovrebbe essere il traguardo del Piano Nazionale Aeroporti.

 

Quanti ne sono convinti?

La maggioranza degli aeroporti italiani sono gestiti da partecipazioni pubbliche (Regioni, Provincie, Comuni e soggetti derivati) che intervengono nei CDA e nelle politiche industriali.

Il risultato  storico è sconfortante e l'adozione del Piano Aeroporti dovrebbe, almeno si spera, avviare una estesa operazione di rinnovamento e rilancio delle attività con l'ingresso di nuovi capitali e risorse umane. E possibile?

E' bastato l'annuncio del prossimo pronunciamento degli scali Strategici, Primari e Complementari (una elencazione che tuttavia non condividiamo e che abbiamo documentato) che gli aeroporti esclusi hanno variamente manifestato - attraverso personalità del mondo della politica/partitica).

 

Quasi una ottantina di scali minori potranno sviluppare comunque attività aerea, purché con risorse finanziarie alternative a quelle storicamente provviste dal sistema statale/locale.

Due scali, tra gli altri, hanno assunto due posizioni, distinte. Del tutto contrapposte. Il caso concerne l'aeroporto di  Latina e quello di Parma.

Se a Latina i supporters dello scalo “Aeroporto per Latina” hanno  inviato una lettera al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera per ribadire e sottolineare la potenzialità del territorio pontino.

Uno scalo essenziale che garantirebbe lo snellimento del traffico su Fiumicino e Ciampino garantendo lo sviluppo dell’economia dei voli nel Lazio.

Una infrastruttura non solo per decongestionare il traffico aereo dell’area romana ma costituirebbe un eccezionale volano di crescita occupazionale, facendo ripartire il tessuto economico di una provincia ormai sull’orlo del baratro”. Insomma, non si capisce bene se l’aeroporto sia utile ma si spera quantomeno di risollevare le sorti economiche di un territorio che dopo 80 anni di vita non ha ancora ben capito in quale direzione muoversi.

 

A Parma il nuovo sindaco Federico Pizzarotti, consapevole della situazione finanziaria del suo Comune, è esplicito e trasparente:  ”Come ogni settore logistico di questa città su cui le passate amministrazioni hanno investito, al fine di pretendere sviluppo per gli anni futuri – fallendo però la prospettiva -, anche l’’aeroporto Verdi di Parma deve fare i conti con la realtà: le casse comunali non permettono un ulteriore sforzo economico”.

 

Di fronte alle prospettive dell’’aeroporto Verdi di Parma. “La politica di questa Giunta  non cambia a seconda dell’’argomento: mai più manie di grandezza, ne’ investimenti scellerati che possano portarci ulteriori difficoltà economiche.  L’immagine e l’’utilità dell’’aeroporto Verdi è però nella nostra politica. Stiamo agendo con l’ottica di riportarlo nella sua giusta dimensione, considerandolo di vitale importanza per due nostre eccellenze: turismo e commercio – alle quali non intendiamo assolutamente rinunciare".

 

Due soli casi: ma uno specchio, uno scenario di un sistema aeroportuale di un Piano Aeroporti che, deve dopo aver preliminarmente risolto la specifica sostenibilità/compatibilità ambientale e conformità aeronautica, preoccuparsi e disegnare prospettive finanziarie certe per i restanti ottanta scali. 30 agosto 2012

In attesa del Piano Aeroporti perché non porre un primo interrogativo. Minore?

Perchè alcuni scali vengono salvati? Quale criterio è stato seguito? Il Piano Aeroporti elaborato da KMPG, Nomisma e One World per conto di ENAC, prima o poi, infine avrebbe dovuto essere gestito. Magari rielaborato, analizzato, discusso e comunque deliberato da un qualche Ministero e/o ente governativo.

Lo studio ha, in sostanza, fotografato l'attuale situazione della rete aeroportuale perseguendo un traguardo sacrosanto. Atteso da almeno 30anni.

 

Condivisibile. Evitare le lotte di campanile, evitare che ogni provincia italiana reclami un proprio aeroporto con vocazione al traffico nazionale ed internazionale. Magari intercontinentale.

Uno scenario nel quale il Belpaese e gli investitori si potranno concentrare su 23/24 scali mentre suii restanti, gli enti locali, principalmente Comuni, Province e Regioni, dovranno decidere che fare.

Gestire, investire, riqualificare come infrastrutture minori asservite alla general aviation o dismettere?

 

E' sicuramente indispensabile che anche il Belpaese disponga di un coerente, praticabile sistema infrastrutturale di aeroporti per fronteggiare il medio lungo periodo dell'economia . dell'industria, del sistema turistico del Belpaese.

Ma, realisticamente, quale è stato il criterio che ha identificato gli scali Strategici, Primari e Complementari.

Il metodo è stato coerente? Ha analizzato e distribuito con oggettiva territoriale l'analisi?

 

Se potrebbe apparire logico l'inserimento di scali ancora da "costruire" come Viterbo e Salerno, dei quali si possono solo ipotizzate stime e volumi di traffico annuale nel medio e lungo periodo, quali parametri, ad esempio,  hanno  consentito  l'inclusione di scali aerei con volumi di traffico inferiori a un milione di passeggeri/anno? Infrastrutture marginali e periferiche?

 

Si potrebbe a ragione sostenere che alcuni scali siano stati selezionati per motivazioni geopolitiche del tutto avulse da sbandierati  criteri oggettivi di distribuzione del traffico ed esigenze strategiche territoriali di bacino di traffico? Di quali scali stiamo parlando?

In una prossima analisi, successiva alla definizione conclusiva del Piano Aeroporti del Governo, che dovrebbe identificare singolarmente, e finalmente gli scali  strategici, primari e complementari, relegando le infrastrutture non indispensabili al sistema aviation del Belpaese, Aerohabitat argomenterà sulle singole scelte. Ma le premesse delineate dallo studio KMPG e delle dichiarazioni ufficiali riportate dai media appaiono alquanto contraddittorie: e non solo nell'ambito delle compatibilità e sostenibilità ambientali e conformità aeronautiche delle piste. 25 agosto 2012

Piano Nazionale Aeroporti, ma senza le preliminari stime sulla compatibilità e sostenibilità

Il Piano al 2030, probabilmente, non ha verificato i limiti alla crescita progressiva. Il Piano Nazionale degli Aeroporti è stato recentemente divulgato da ENAC, ha data febbraio 2012 e contiene dati ed informazioni utili ad inquadrare la strategia proposta per l'assetto del sistema aeroportuale al 2030.

L'interrogativo che Aerohabitat pone da tempo, ovvero gli aeroporti Strategici, Primari e Complementari della rete disegnata per il 2030 sono compatibili, sono sostenibili, sono a norma al 2030, è stato, preventivamente risolto?

Ebbene, la lettura delle 86 pagine del Piano Nazionale degli Aeroporti non lo risolve. Anzi, sembrerebbe svelare una amara realtà: le verifiche al 2030, con quei flussi di traffico e tipologie di flotte aeree, secondo Aerohabitat, non sono state verificate.

Le relazioni e gli impatti ambientali saranno, secondo quanto descritto, correlate alle analisi ambientali verificate con procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Bene, anzi, benissimo ma che pretende di sostenere che tali verifiche confermeranno quei volumi di traffico aereo?

Gli scenari previsti per i 22/23 aeroporti al 2030?

Le inevitabili criticità che potranno emergere non potevano già essere stimate nella fase di elaborazione del Piano Nazionale del Traffico?

Chi può, infatti, assicurare che l’attivazione del processo di VAS e/o VIA per adeguarsi al sistema normativo aeronautico, di tutela ambientale, del Piano di Rischio aeronautico e del Rischio Terzi possa essere raggiunto?

Quando già ora alcuni aeroporti non dispongono ancora della VIA, qualcuno non lo ha mai chiesta e autorizzata? Cosa accadrà con la VAS?

Quali sono già ora le criticità di traffico aereo aeroportuale che non potranno che essere confermate con la capacità aeroportuale ed i volumi di movimenti aerei al 2030?

Ma, inoltre, si sostiene come debbano essere sottoposte alla Valutazioni di Impatto Ambientali (VIA) i singoli Master Plan? Ma non comprendiamo la differenza e/o l'eventuale contraddizione tra le due affermazioni.

Gli odierni assetti di numerosi scali del Belpaese potrebbero già aver superato il livello critico di capacità operativa, potrebbero essere gravemente congestionati, senza alcuna prospettiva di crescita. di incremento dei voli.

D'accordo la capacità aeroportuale rivela una crisi di capacità, ma come si assicura il territorio circostante, si salvaguardia delle aree limitrofe agli aeroporti per consentire la evidente necessaria espansione degli stessi? Quando la maggior parte degli scali aerei vive a ridosso delle città? Di aree densamente antropizzate? Come potrà esser, in tale contesto, pianificato e integrato il territorio? Come si tutela la zona di rischio di impatto senza le adeguate stime al 2030?

L'imposizione delle normative e dei vincoli allo sviluppo del territorio limitrofo come si integra con le deroghe all'edificato esistente?

Quali sono le coerenze con la ricerca di elevati livelli di sicurezza delle operazioni di volo e con la tutela dei cittadini del territorio circostante? I volumi di traffico disegnano 80  milioni di passeggeri/anno Fiumicino, 48 a Malpensa, 11 a Linate, 15 a Bergamo, 16 a Venezia, 4.5 a Treviso, 7 a Verona, 11 a Bologna, 4.5 a Firenze, 8 a Pisa, 10 a Viterbo, 13 a Napoli (Capodichino - Grazzanise), 14 a Catania, 12 a Palermo e 6 a Trapani?

Il settore dell'aviazione commerciale è un sistema di trasporto fondamentale, e le infrastrutture aeroportuali sono snodi ineliminabili, ma la loro realizzazione, esistenza e operatività vanno realmente integrate con le realtà antropiche esistenti. Senza alcuna deroga nel pieno rispetto degli standard aeronautici ed ambientali.

Secondo criteri inoppugnabili di gestione e di sorveglianza. 14 agosto 2012

Verona, Treviso, Venezia, Reggio Calabria, Crotone, Lamezia Terme, scatta una presunta violazione V.I.A., lo sostiene la UE

Sei aeroporti del Belpaese sottoposti alle verifiche della UE. E gli altri? La straordinaria evidenza è stata notificata e divulgata  a Beniamino Sandrini appena due giorni fa. E puntualmente messa on line sul sito www.vivicaselle.eu .

Il riferimento  è immediato e la lettura della nota della Commissione Europea - Direzione Generale Ambiente - ENV.A.1 - Applicazione, coordinamento per le infrazioni e aspetti giuridici, una lettera con questo oggetto: "CHAP(2011)00398 e CHAP(2011)03569 - NUOVE INDAGINI EU PILOT" - Sull'Interporto: "Quadrante Europa": EU-PILOT 3719/12/ENVI e per "una presunta violazione V.A.S." sugli aeroporti di Verona,  Treviso, Venezia, Reggio Calabria, Crotone, Lamezia Terme) EU PILOT - 3720/12/ENVI (per presunta violazione V.I.A. appare esaltante.

Un evento che potrebbe stravolgere una prassi consolidatisi nel Belpaese dall'avvento della normativa che ha insediato il Ministero dell'Ambiente nel 1987.

 

La Commissione UE ha chiesto alle autorità italiane informazioni e chiarimenti in relazione ad una "presunta" - almeno al momento - cattiva, non adeguata, incongrua, impropria applicazione delle direttive UE ai sei aeroporti menzionati: ecco la sostanza del testo che fa riferimento alla pratica EU PILOT - 3720/12/ENVI.

 

Il quadro delle verifiche rimanda pertanto al criterio di adozione, nel Belpaese, della  Direttiva 85/337/Cee Valutazione dell'Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e dei successivi aggiornamenti.

 

La chiave dell'applicabilità di quanto è avvenuto, e perciò il ruolo svolto dal Ministero dell'Ambiente e dall'ENAC appaiono decisive, in relazione all'incremento dei voli, all'espansione di uno scalo con nuovi terminal, potenziamento del sistema airside e landside e la normativa ambientale nazionale e comunitaria.

Cos'è accaduto negli scali in questione? Nei tre aeroporti veneti e calabresi sono state forse registrate modifiche o estensioni di progetti di cui all'allegato I o all'allegato II già autorizzati, realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere comportato notevoli ripercussioni negative sull'ambiente (modifica o estensione non inclusa nell'allegato I). Le opere aeroportuali progettate ed eseguite negli ultimi 10-15 anni, a fronte di un incremento dei voli - quindi delle ricadute ambientali e collaterali - sono avvenute senza le prescritte disposizioni associate alla procedura di VIA?

 

Che dire inoltre degli scali aerei che non sono mai stati sottoposti a Valutazioni di Impatto Ambientale?

Ecco, questo è il quadro delle verifiche che la pratica EU PILOT - 3720/12/ENVI ha innescato.

 

Probabilmente la procedura potrà estendersi anche ad altri aeroporti della Penisola. Basterà che qualche cittadino, che qualche Comitato trasmetta una adeguata documentazione? Aerohabitat ne è convinta.

Intanto occorre ringraziare Beniamino Sandrini. Senza la sua capacità analitica, la sua convinzione e determinazione - ha spedito quintali di documentazione al Mediatore Europeo relativamente al Catullo di Verona, al Marco Polo di Venezia e Canova di Treviso - la pratica UE non sarebbe stata aperta. 21 luglio 2012

Malpensa e altri scali, ancora uno studio Hyena sulla ipertensione dei residenti

I risultati, tuttavia, potrebbero essere compromessi da incongrue mappe acustiche di scalo. Quello precedente era stato svolto nel 2004-05 e aveva riguardato un campione di mille le persone tra i 45 ed i 70 anni residenti a Cardano al Campo, Lonate Bozzolo, Samarate e Somma Lombardo.  Al centro, ancora una volta, l'impatto delle emissioni sonore delle flotte aeree su ipertensione arteriosa.

 

Il Progetto europeo Hyena (Ipertensione arteriosa ed esposizione al rumore vicino agli aeroporti),ha coinvolto alcuni aeroporti nei seguenti Paesi UE, Germany (Berlin Tegel), Greece (Athens), Italy (Milano Malpensa), the Netherlands (Amsterdam Schiphol), Sweden (Stockholm Arlanda) and the UK (London Heathrow), investigando su 6mila soggetti.  Questa seconda fase del Progetto Hyena si allarga verso altri aeroporti. Stavolta sono numerosi anche nel Belpaese.

Con la denominazione SERA (Studio sugli Effetti del Rumore Aeroportuale), il progetto diventa nazionale e concerne in dettaglio una verifica epidemiologica relativa all' "impatto dell'inquinamento ambientale prodotto dagli aeroporti sulla salute dei residenti". A Pisa l'indagine è stata avviata all'inizio di maggio con la distribuzione di questionari a 400 cittadini con una età tra 45 e 70 anni, residenti da almeno due anni in una delle quattro zone isofoniche predefinite.

 

Corrispondenti a distanze circostanziate dall'aeroporto e dalle traiettorie dei decolli ed atterraggi, in funzione ai report di monitoraggio delle reti delle centraline e delle mappe matematiche INM.

Eventuali criticità potrebbero, tuttavia, insorgere, qualora la mappe acustiche esistenti non rappresentassero adeguatamente l'impatto reale acustico dell'intorno aeroportuale.

 

Sulla questione Aerohabitat ha evidenziato perplessità relativamente all'aggiornamento delle mappe acustiche deliberate in sede di Commissioni Aeroportuali e, in certi casi, nella definizione stessa delle mappe.

Il progetto Sera, che si sviluppa sulla linea del protocollo dello studio Hyena, oltre Pisa, riguarda cinque aree aeroportuali italiane: Torino-Caselle, Milano-Malpensa, Milano-Linate, Venezia-Tessera, Cagliari-Elmas.

Lo studio focalizza tre fattori, la pressione arteriosa, i disturbi cardiovascolari ed il rischio di ipertensione. Sarebbero i tre effetti diretti e conseguenziali generati dall'inquinamento acustico.

 

L'esposizione continua e costante - almeno secondo di ricercatori -  produce alla salute dei cittadini esposti ad eccessivi e continui rumori, in particolare dei residenti nei pressi degli aeroporti.

Secondo i primi risultati del progetto europeo Hyena l'impatto acustico, almeno a determinati livelli, , evidenzierebbe un di rischio di ipertensione del 10% per ogni incremento nei livelli di rumore pari a 10 decibel. Il rumore aereo aeroportuale, tuttavia, viene monitorato e validato in Lva. 30 giugno 2012

Comiso, Oristano, Tortolì, Strategici e Primari e tantissimi altri

Numerosi sono inutili e superflui? Probabilmente no, ma dovranno autofinanziarsi. Guerra dei campanili, delle stazioni, degli ospedali, delle caserme e via dicendo. Ogni paese ne pretende uno. E' anche giusto? Ma quanto ci costano? Quanto costa al Belpaese assicurare l'attività di volo di quasi settecento piste? E' un numero troppo alto? Assolutamente no!

Rappresenta una realtà che elenchiamo nel dettaglio. Ecco l'elenco degli aeroporti della lista ENAC:

Albenga, Alessandria,,Alghero Fertilia, Alzate Brianza, Ancona Falconara, Aosta, Aquino, Arezzo, Asiago,  Bari Palese Macchie, Belluno, Bergamo Orio al Serio, Biella Cerrione ,Bologna Borgo Panigale, Bolzano, Brescia Montichiari,,Brindisi Papola Casale,,Cagliari Elmas, Calcinate del Pesce,,Capua,,Carpi Budrione,,Casale Monferrato, Catania Fontanarossa, Como Idroscalo,,Cremona Migliaro, Crotone, Cuneo Levaldigi, Fano, Ferrara Aguscello,,Ferrara San Luca, Firenze Peretola, Foggia Gino Lisa, Foligno,,Forlì, Frosinone, Genova Sestri, Gorizia, Grosseto, Guidonia, Lamezia Terme, Lampedusa, L'Aquila Preturo, Latina, Legnago, Lucca Tassignano, Lugo di Romagna, Marina di Campo, Massa Cinquale, Milano Linate, Milano Malpensa, Modena, Napoli Capodichino, Novi Ligure, Olbia Costa Smeralda, Oristano Fenosu, Padova, Palermo Boccadifalco, Palermo Punta Raisi, Pantelleria, Parma, Pavullo nel Frignano, Perugia Sant'Egidio, Pescara, Pisa San Giusto, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Rimini Miramare, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Roma Urbe, Salerno Pontecagnano, Sarzana Luni, Siena Ampugnano Taranto Grottaglie, Thiene, Torino Aeritalia, Torino Caselle, Tortolì, Trapani Birgi, Trento Mattarello, Treviso Sant'Angelo, Trieste Ronchi dei Legionari, Udine Campoformido, Valbrembo, Varese Venegono, Venezia Lido, Venezia Tessera, Vercelli, Vergiate, Verona Boscomantico, Verona Villafranca, Vicenza, Viterbo, Voghera Rivanazzano (sono 96)

 

Sono invece oltre 600 le infrastrutture, tra avio-eli-superfici, che vanno ad aggiungersi ai soprastanti 96 aeroporti. Anche questo dato è ufficiale ed è stato dichiarato da una nota congiunta di ENAC - ENIT in occasione della Convenzione sottoscritta per il potenziamento e finanziamento dell’aviazione generale.

L’Enac per il triennio 2010-2012 aveva predisposto, infatti,  un investimento di 35 milioni di euro a favore degli aeroporti minori .

Di fronte all'esistenza di tali numeri ENAC e Ministero dei Trasporti ha, da tempo, suddiviso e identificato una stratificazione decisiva del loro ruolo nell'ambito del sistema aviation del Belpase.

Nel dettaglio lo studio Nomisma-KMPG-Onework ha identificato i seguenti aeroporti:

 

Strategici:

Roma Fiumicino (Gate Intercontinentale), Milano Malpensa (Gate Intercontinentale), Venezia (Gate Intercontinentale), Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Milano Linate, Napoli Capodichino - Napoli Grazzanise, Palermo, Pisa.

 

Primari:

Alghero, Brindisi, Genova, Olbia, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Verona, Viterbo.

 

Complementari:

Aosta, Albenga, Ancona, Brescia, Bolzano, Comiso, Crotone, Cuneo, Foggia, Forlì, Grosseto, Lampedusa, Marina di Campo - Elba, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Roma Ciampino, Salerno, Siena, Taranto, Tortolì.

 

E' una suddivisione che Aerohabitat non condivide. Non ha, infatti, tenuto adeguatamente conto della sostenibilità e coesistenza con il territorio circostante in relazione all'impatto ambientale (acustico e atmosferico) ed al Piano di Rischio e Rischio Terzi al 2030.

Non ha inoltre valutato adeguatamente i bacini di traffico geografici degli scali strategici e primari. Probabilmente sono valutazioni condizionate dalle politiche di co marketing Regionali a sostegno ai voli. Taluni scali segnalati come Primari e Strategici, probabilmente avrebbero dovuto essere collocati tra i Complementari.

 

Un dato appare certo  ed obbligato. Gli aeroporti e le eli-aviosuperfici non classificati nell'elenco degli scali Strategici e Primari dovranno essere finanziati dalle singole Regioni. Con fondi propri. 15 giugno 2012

Governo Monti e Spending review, perché non tagliare anche il co marketing aeroportuale?

Allargare l'ambito dell'analisi per generare risparmi e razionalizzazione. Domani 12 giugno tornerà a riunirsi il Comitato interministeriale per la  revisione della spesa - della spending review interna  - nei  ministeri della Repubblica.

 

Bene, ma chi interviene sulle spese sostenute dalle Regioni e dalle aziende consorziate e partecipate?

A quanto ammonta il costo delle sole spese per le iniziative - cosiddette -di co marketing a sostegno dei voli dei troppi aeroporti partecipati dalle Regioni del Belpaese?

Quando si inneggia al successo del traffico aereo di un aeroporto, spesso minore e periferico, di una Regione, quando si stima di raggiungere traguardi di un milione di passeggeri/anno, di 4/5 milioni, o il lancio di una pista appena dimessa dai militari, in fondo non si parla d'altro che di una specie di aiuti di stato e/o regionali per finanziare i voli.

Ergo il successo di uno scalo non potrebbe risultare, quasi esclusivamente, generato da sponsor pubblici?

 

A quanti miliardi/anno ammonta la spesa complessiva del co-marketing indotto dai chiassosi target di traffico perseguiti dagli scali aerei del BelPaese?

Se una Regione - con una quota non rilevante di traffico - si vanta di deliberare una spesa di circa 20milioni/anno per l'attività di co - marketing di supporto ad una sola aerolinea, a quanto ammonta la spesa globale.

Sono ancora costi che il Belpaese deve sostenere?

Se da un lato si registra un boom di passeggeri movimentati, magari anche utili di bilancio nelle società aeroportuali, è nell'extra costo del co-marketing  - esterno agli esercenti aeroportuali - che si nasconde il costo sociale.

Spese che potrebbero essere destinate altrove, forse al sostegno delle attività industriali e produttive, perché vengono sprecate in iniziative che inibiscono la managerialità imprenditoriale  e la più opportuna e coerente libera impresa? Possibile che nessuno intervenga? 11 giugno 2012 

Aeroporti Romani, sta per scattare ancora un'altro balzello

Pagheranno sempre gli stessi, i passeggeri, gli utenti del servizio. E stavolta non per finanziare il potenziamento delle infrastrutture degli scali aerei, ma "per l'esclusivo finanziamento degli investimenti degli interventi di sviluppo infrastrutturale, finalizzati anche ai trasporti, connessi al ruolo di capitale della Repubblica".

Perciò potrebbero essere destinati all'acquisto degli autobus della Capitale.

 

Dopo  l'ennesimo incremento dell'addizionale comunale saranno finanziati gli interventi e le opere, di cui Aerohabitat aveva parlato lo scorso 2 maggio, ecco la sorpresa.

Se con il disegno di legge di relativo al mercato del lavoro (S. 3249), e l'incremento di due euro dell'addizionale comunale pagata dai passeggeri sui diritti d'imbarco dal primo luglio 2013. ( istituita nel 2004 con ben altre finalità l'imposta era stata aggiornata  nel 2005 a 2.50 e quindi a 4.50 euro per il sostegno del Fondo speciale per la riconversione e riqualificazione del personale del trasporto aereo) ecco la novità di questi giorni.

Dopo  che la somma era diventata di 5.5 euro per i passeggeri che si imbarcavano dai due scali romani di Fiumicino e Ciampino (un contributo supplementare del 2010 per finanziare il bilancio in rosso del Comune di Roma) ecco, ancora una volta per i passeggeri della Capitale  un aggiuntivo  aumento dei diritti di imbarco.

 

Con il decreto legislativo n. 61/2012 “Ulteriori disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di ordinamento di Roma Capitale”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 maggio, prevede infatti la possibilità per Roma Capitale di istituire un'ulteriore addizionale comunale sui diritti di imbarco dei passeggeri sugli aeromobili in partenza dagli aeroporti della città di Roma, fino ad un massimo di 1 euro per passeggero e limitatamente al periodo di ammortamento delle opere, per l'esclusivo finanziamento degli investimenti degli interventi di sviluppo infrastrutturale, finalizzati anche ai trasporti, connessi al ruolo di capitale della Repubblica".

 

Dal luglio 2013 scatterà l'incremento di 2 euro collegato alla riforma del mercato del lavoro, già previsto per tutti i passeggeri del Belpaese, ma questo insensato e stravagante dei due scali della Capitale non sarà, probabilmente neanche l'ultimo.

Sono extra imposte paragonabili all'incremento dei carburanti per i veicoli: senza fine! 26 maggio 2012

Dal fuoripista di Monaco agli aeroporti del Belpaese

Cosa sarebbe accaduto ad un aeromobile finito 80 metri sulla sinistra di una pista?  D'accordo, gli scali aerei della Penisola sono quasi tutti polarizzati intorno a piste di volo storiche. La quasi totalità sono piste exmilitari che sono diventate civili/commerciali ed hanno aggregato l'attività di volo che rappresenta la realtà operativa dell'Aviazione Commerciale Italiana.

 

Il confronto con l'infrastruttura dell'aeroporto di Monaco di Baviera non regge. Quest'ultimo scalo nella stessa giornata del 17 maggio 2012 ha "festeggiato" i primi vent'anni di operatività, essendo stato pianificato in sostituzione dello scalo bavarese storico exmilitare e cittadino, con un layout di piste, raccordi, parcheggi ed altro in linea con gli standard ICAO.

Localizzato nella periferia di Monaco di Baviera, dopo aver verificato le compatibilità e sostenibilità ambientali, rappresenta una iniziativa del tutto ignota nel Belpaese. Ora dopo l'incidente all'ATR 72 l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV dopo aver registrato il rientro sull’aeroporto di partenza a causa della presenza di fumo in cabina e ha stabilito l'abituale rapporto con l’Autorità investigativa tedesca (BFU).

L'ipotesi che l’inchiesta di sicurezza della BFU possa essere rapida è auspicata ed attesa.

Ma intanto è lo scenario simmetrico che ci preoccupa. Cosa sarebbe accaduto se il volo ATR 72 fosse decollato da uno scalo Italiano verso Monaco? Se il decollo fosse avvenuto da Venezia verso Monaco di Baviera ed il rientro, in similitudine, fosse avvenuto sulla pista 22 sinistra di Venezia non sarebbe forse finito, 80 metri lateralmente, in Laguna? E gli altri scali? Presentiamo una breve rassegna.

 

A Treviso, probabilmente, sarebbe finito sul recinto atterrando sulla pista 07 e nelle acque del Sile atterrando sulla 25. Ma sarebbe finito in acqua sulla pista 29 di Genova Sestri.

Sul recinto laterale a Linate atterrando sulla pista 36 sinistra e 18 destra. Probabilmente sul recinto atterrando a Verona sulla pista 23. Anche a Ronchi dei Legionari atterrando sulla pista 09. A Forlì sui piazzali  dalla pista 30. A Pisa sul recinto atterrando sulla 22 sinistra. A Ciampino sul recinto ancora atterrando sulla 15.  A Capodichino  sui piazzali atterrando sulla pista 24 e sul recinto dalla 06. A Lampedusa sarebbe finito sul recinto atterrando  sulla 26.

 

Ecco, probabilmente, sarebbe indispensabile, con una task force che spetta solo all'ENAC, presentare una sorta di libro bianco sulle piste che dovranno essere identificate come "strategiche e primarie" nel Piano Nazionale Aeroporti Nazionale, affinché possa essere predisposta una lista delle infrastrutture aeroportuali  in grado di assicurare adeguati livelli di safety delle operazioni di volo.

Nel quadro delle tutele di pista (RESA di 240 metri, STRIP e Graded Area senza deroghe) e di protezione dei cittadini insediati nell'intorno aeroportuale (Piano di Rischio per incidente aereo e Rischio terzi). 22 maggio 2012

Un intervento di Sergio Rizzo sul Corsera fa scattare una risposta del Presidente ENAC

Quali retroscena si svolgono nei trasporti del Belpaese? "L'Authorityfantasma . .. Dai taxi agli aerei: troppi nemici", un articolo di Sergio Rizzo apparso sul Corriere della Sera del 14 maggio ha trovato una immediata replica da parte del Presidente di ENAC Vito Riggio. La contesa sorge sull'insediamento della cosiddetta Authority per i trasporti pensata ancora nel 1995, con il governo di Lamberto Dini. Attesa da oltre 17 anni.

Doveva essere insediata entro il 30 aprile, per volontà del governo Monti. Ma è ancora sospesa.

 Per la nomina del futuro Presidente dell'Autorithy si fanno diversi nomi e l'articolo rimanda anche Enac, dove: "da ben nove anni regno dell'ex deputato dc Vito Riggio, non aspettino altro?"

La contesa non appare del tutto chiara, ma ecco, comunque, la replica del Presidente ENAC.

 

 

LETTERA DEL PRESIDENTE RIGGIO AL CORRIERECONOMIA IN MERITO ALL’ARTICOLO ODIERNO SULL’AUTORITÀ DEI TRASPORTI

 

Il Presidente dell’Enac Vito Riggio ha inviato una lettera al Direttore del Corriere della Sera in merito all’articolo pubblicato in data odierna sul CorrierEconomia, a firma di Sergio Rizzo, intitolato “Trasporti - L’Authority fantasma – Dai taxi agli aerei: troppi nemici”.

 

Nella lettera, il Presidente Riggio scrive al giornalista:

 

“In relazione alla Sua preoccupazione circa eventuali resistenze dell’Ente che presiedo, o mie personali, in ordine alla costituzione dell’Autorità dei trasporti, vorrei rassicurarLa, se mai ce ne fosse bisogno, della piena adesione mia e degli organi dell’Enac alle decisioni del governo e del Parlamento.

A questo ci porta non solo l’attuazione del principio di legalità, ma anche il rispetto dovuto all’Istituzione parlamentare della quale, come Lei ricorda, sebbene per breve tempo, sono stato parte.

 

In verità sono anche stato membro del governo Ciampi e di entrambe queste esperienze conservo un’enorme gratitudine e un fermo orgoglio.

 

Peraltro, evidenzio che l’attuale assetto normativo prevede che la competenza finale per l’attuazione delle tariffe aeroportuali sia in capo al governo e non certo all’Enac, Ente al quale compete solo la predisposizione dei contratti di programma con i gestori aeroportuali che devono essere approvati, appunto, da parte del governo stesso.

 

Da professore universitario di Diritto pubblico ho avuto il privilegio di essere nominato presidente dell’Enac da due governi, il governo Berlusconi e il governo Prodi, con un’indicazione accolta con parere favorevole delle competenti Commissioni Parlamentari, con scrutinio segreto, entrambe le volte superiore ai due terzi.

Converrà, quindi, che se proprio di “regno” si deve parlare, si tratta almeno di una monarchia temperata dal consenso parlamentare, dalla presenza di un Consiglio di Amministrazione prima di 6 oggi di 4 membri, come da Decreto del Presidente della Repubblica n.188 del 5 ottobre 2010, e dagli ampi poteri attribuiti dalla legge in esclusiva al Direttore Generale, Anche di ciò sono grato, dato che mi ha consentito di svolgere in piena autonomia e integrità il non facile ruolo assegnatomi, aiutato da un’organizzazione ben diretta che in questi anni ha sempre fatto il suo dovere”. 16 maggio 2012


Aeroporti nel Belpaese, un commento sui primi tre mesi critici del 2012

Il periodo estivo, tuttavia, potrebbe invertire la tendenza. Salvo gli scali di Bergamo, Bolzano, Genova, Grosseto, Lamezia Terme, Parma, Pescara, Reggio Calabria, Rimini e Ciampino, i restanti aeroporti registrano, nei primi tre mesi del 2012 (sono dati Assaeroporti)  un numero di movimenti aerei negativi rispetto allo stesso periodo del 2011.

Salvo Bergamo e Ciampino gli altri scali sono minori, non contano granché nel panorama degli aeroporti del Belpaese. Bergamo e Ciampino peraltro hanno incrementi limitati, pari a 3.6% a Orio e solo 1.9% al GB Pastine di Roma.

Il riscontro dei  movimenti totali negli scali italiani registra un negativo di - 6.3% con 323.321 voli,con un  minimo percentuale di - 1.3% invece nei passeggeri trasportati. Con circa  29 milioni di passeggeri trasportati.

La fase di recessioni economica del Belpaese sembrerebbe riflettere, quindi, una stasi nel sistema dei voli e dei flussi della clientela.

Sono mesi invernali ed il quadro potrebbe trasformarsi nel periodo estivo che offre un maggior numero di collegamenti e di frequenze. Sopratutto sui voli di breve e medio raggio.

Le proposte estive, come quelle invernali, dei voli sono commisurate alle politiche di supporto e di sostegno ai collegamenti aerei. Sono strategie che accomunano quasi tutti scali della Penisola e sono realizzate per mezzo di una sistematica pianificazione di accordi co marketing con le aerolinee. La prassi generalizzata appare assai dispendiosa per gli esercenti aeroportuali in prevalenza gestiti dalle amministrazioni locali, provinciali, regionali e di soggetti pubblici equivalenti.

 

Un sistema di supporto che, probabilmente, non potrà essere esercita ancora a lungo. Le iniziative avviate dal Governo per tagliare gli extra costi, le verifiche nelle operazione di spending rewiev delle Regioni del Belpaese potrebbero costituire una svolta decisiva nell'artificioso, quanto anomalo e dispendioso "potenziamento" degli scali italiani.

Aeroporti e il loro potenziamento, chi li finanzia?

Intanto i soliti passeggeri sono sempre in prima fila: pagano loro. L'iter è abbastanza scontato. Il gestore aeroportuale sottopone all'ENAC un Masterplan di medio periodo, viene sottoscritto un cosiddetto contratto, quindi trasmesso al CIPE che delibera l'autorizzazione che prevede un piano di investimenti l'ammodernamento infrastrutturale dello scalo.

Viene identificato un piano degli investimenti privati e di altri soggetti. Di 50, 80, 120, 200 milioni di euro, in relazione alle strategie manageriali più o meno pretenziose.

 

E' un traguardo perseguito dalla quasi totalità degli scali aerei del Belpaese.

Magari con la costruzione di una nuova pista e/o per l'ampliamento del sedime aeroportuale.

I gestori aeroportuali inseguono un repentino incremento delle entrate con l'adeguamento dei cosiddetti diritti aeroportuali. Non solo con quanto definito con il Decreto Ministeriale 4 ottobre 2010, in vigore dal 10 gennaio 2011. Un decreto non si applica agli aeroporti nei quali è già entrato in vigore il contratto di programma siglato con Enac.

 

Intanto dopo la proposta d'aumento dell'addizionale comunale ecco imporsi il caso di Malpensa.

Emblematico quanto esemplare, da copiare.

 

Da ripetersi e rimodulare sui tanti aeroporti alla ricerca di potenziamento infrastrutturale e dei voli. Ma sopratutto di risorse, di finanziamenti extra.

Ebbene la SEA, società esercente dei due scali aeroportuali di Malpensa e Linate - sostengono alcuni media - potrebbe beneficiare di un incremento pari a cinque euro in tre anni. 

Una somma che dovrebbe essere pagata da ogni passeggero che si imbarca da Malpensa.

 

Un extra contributo, una imposta aggiuntiva che permetterà di incamerare fondi essenziali che potrebbero riguardare non solo i biglietti in partenza, ed in qualche modo - non sappiamo come - anche quelli in arrivo. La destinazione delle somme incassate a Malpensa dovrebbero servire a finanziare la costruzione della terza pista. 4 maggio 2012

Aeroporti, un'altro balzello pagato dai passeggeri, serviranno per finanziarli?

Ecco chi potrebbe pagare - in parte - il potenziamento delle infrastrutture esistenti! Anche se il Piano Aeroporti Nazionale è in perenne attesa di una definita assegnazione dei ruoli dei singoli scali - qualcuno di questi aeroporti potrebbero inevitabilmente essere ridimensionati perché anche le deroghe agli standard ICAO ENAC alla fine saranno abolite - con l'incremento dell'addizionale comunale saranno finanziati gli interventi e le opere.

 

Con il disegno di legge di relativo al mercato del lavoro (S. 3249), e l'incremento di due euro dell'addizionale comunale pagata dai passeggeri sui diritti d'imbarco dal primo luglio 2013.

Istituita nel 2004 tassa addizionale con l'ammontare di un euro sui diritti d’imbarco di passeggeri avrebbe dovuto essere destinata ai Comuni aeroportuali. Nel tempo l'imposta è lievitata e la somma è stata riversata sul bilancio dello Stato e destinata in minima parte ai Municipi e il resto ad ENAV, al finanziamento di misure di security alle stazioni ferroviarie  aeroportuali.

In seguito - nel 2005 - l'ammontare è stata portata a due euro, quindi a 2.50 e quindi a 4.50 euro per il sostegno del Fondo speciale per la riconversione e riqualificazione del personale del trasporto aereo (la cassa integrazione del personale ex Alitalia).

 

Sono diventati invece 5.5 euro per i passeggeri che si imbarcano dai due scali romani di Fiumicino e Ciampino. Un contributo specifico varato nel 2010 per finanziare il bilancio in rosso del Comune di Roma.

Il percorso dell'addizionale comunale è davvero tortuoso e senza fine.

L'aumento di altre due euro tuttavia costituisce una provvista di quasi 150 milioni di euro per il 2013 e 2014 ma dove saranno realmente destinati.

Futuri decreti ministeriali potranno stravolgere ancora l'utilizzo.

Magari potranno esserci altri aggiornamenti nell'ammontare balzello. Inevitabilmente in rialzo. 2 maggio 2012

Sullo schianto del Boeing 737, le problematiche del rischio, dei soccorsi, della protezione civile

L'impatto sulle case è stato devastante, cinquanta, con danni collaterali evidenti.  Partendo dalla consistenza e tempestività del team dei soccorsi dopo lo schianto del Boeing 737 Bhoja Airline a circa quattro km dall'aeroporto internazionale Benazir Bhutto di Islamabad, le 127 vittime del volo B4 213, immatricolato  PA-BKD - un velivolo oltremodo arzillo con oltre 27anni di servizio - sotto un temporale, in condizioni meteo estremamente avverse, intorno alle 18.40 locali del 20 aprile, Aerohabitat ripropone considerazioni che ha spesso svolto.

 

L'impatto avvenuto sull'Hussain Abad village - dalle più recenti notizie - avrebbe distrutto bel 10 caseggiati travolgendo nello schianto una cinquantina di case in totale.

La vastità della distruzione - almeno secondo news locali in lingua inglese - non avrebbe causato vittime tra la popolazione residente ed eventuali cittadini in transito. E questo, se corrisponde alla verità, è un notizia straordinaria. Quasi miracolosa.

 

Le considerazioni da porre riguardano i seguenti aspetti operativi:

- Per quale ragione uno scalo aereo investito da condizioni meteo estreme non viene chiuso al traffico dei voli in attesa del miglioramento della situazione? La decisione dovrebbe competere all'autorità dell'aviazione civile locale.

- Quali vincoli e restrizionidevono essere posti neri riguardi delle flotte arzille?

- Quali sono i piani di emergenza esterne al sedime aeroportuale in queste circostanze?

- La viabilità di supporto alle zone di rischio aeronautico - ponti e sottopassi - è coerente con tali interventi?

- Quali vincoli e restrizioni, quale reale efficacia hanno eventuali piani di rischio per incidente aereo nelle zone sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio?

-  Le politiche di predisposizione di misure di tutela in deroga delle edificazioni nella aree del rischio aereo, sicuramente rigorose per le nuove costruzioni, per quale ragione adottano deroghe sui fabbricati esistenti? Anche quando sono localizzati nella zona rossa, in prossimità dell'inizio e fine pista?

- Per quale ragioni, almeno negli scali del Belpaese, non sono applicate le normative dell'art 715 del Codice di Navigazione, che impongono il risck assessment con l'inevitabile vincoli ai voli? 23 aprile 2012

Sulla Roma Linate anche Antitrust, finalmente, prende posizione

Il monopolio Alitalia - CAI prossimo alla fine.  E' un monopolio di vecchia data e, salvo qualche rara autorizzazione concordata e formale, il collegamento Alitalia - CAI - LAI Fiumicino - Linate e viceversa è in vigore dal dopoguerra.

Ora l'Antitrust - infine - dopo aver concluso una estesa e lunga e articolata indagine conoscitiva relativa alla fusione Alitalia Airone -  ha deciso che dal prossimo 28 ottobre 2012 la tratta dovrà essere liberalizzata.

 

L'Alitalia - CAI ha immediatamente annunciato l'impugnazione: le ferrovie italiane con il servizio ad alta velocità ha un valido e competitivo concorrente sulla Roma - Milano.

Le tariffe sulla tratta si sarebbero ridotti sostanzialmente (almeno il 20%) e negli anni 2008 - 12 Alitalia avrebbe contenuto quasi il 40% dei passeggeri e il 50% dei ricavi.

 

La posizione dominate dei Alitalia CAI sulla direttrice Roma Milano Roma è risultato un vincolo, un blocco anomalo per l'assetto e per il sistema di rete commerciale del Belpaese.

Anche l'hub romano e milanese ne hanno riportato le conseguenze.

L'estensione del monopolio sulla tratta più redditizia del Belpaese con l'insediamento della Alitalia CAI è stata una scelta Governativa che ha indubbiamente avvantaggiato l'ex compagnia di bandiera italiana e nel contempo penalizzato una corretta competizione tra vettori.  

Danneggiando le attese nella riduzione tariffaria e violando le normative di concorrenza UE. Cosa potrà accadere nel prossimo futuro?

 

L'evoluzione nelle network dei vettori prevalenti nella Penisola, aerolinee domestiche e continentali, non potrà che liberalizzare il sistema dei collegamenti ponendo le premesse per prospettive strategiche che potrebbero riformulare gli assetti delle aerolinee stesse oltre che a ripianificare la classificazione stessa degli aeroporti strategici, primari e regionali del Belpaese. 19 aprile 2012

Aeroporti e dati di traffico nei due mesi del 2012

Una flessione che obbliga a domandarsi sull'effetto del co- marketing. Dopo i dati di traffico degli aeroporti del Belpaese 2011, con 147.946.210 passeggeri ed un incremento del 6,5% rispetto al 2010 i primi dati 2012 non sono granché confortanti.

 

Il globale dei primi due mesi del 2012, infatti, hanno registrato un riduzione del 6.9% nel numero dei movimenti aerei e una flessione del 1.2% nei passeggeri trasportati.

Sono dati in controtendenza rispetto a quanto raccolto da IATA (International Air Transport Association) che ha reso noti i risultati di traffico globali di febbraio 2012 mostrando un miglioramento pari all'8,6% nella domanda-passeggeri ed un +5,2% in quella cargo rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

 

Dopo un gennaio IATA anch'esso positivo.

Complice, in parte le condizioni meteo (le nevicate di gennaio), gli scali che registrano movimenti aerei positivi sono ben pochi.

 

E precisamente Bergamo, Brindisi, Crotone, Genova, Lamezia Terme, Pescara, Pisa, Rimini, Roma Ciampino e Siena..

Aeroporti in netta flessione, con oltre il 20% sono Bolzano, Cuneo, Foggia Forli, Olbia, Parma, Reggio Calabria e Trapani. Una riduzione tra il 10-20% ha invece riguardato i seguenti scali: Alghero, Bologna, Brescia, Cagliari, Grosseto, Milano Malpensa, Palermo e Ronchi dei Legionari,

 

Roma Fiumicino, maggior scalo italiano a registrato un - 8%.

Lo scenario appare problematico e le attese sono per una rapida inversione della tendenza, in linea con i dati IATA. Nonostante la recessione economica e la crisi industriale generalizzata riguardi iTlia e la restante Europa. Quali sono le cause?

Qualora il traffico non recuperasse in positivo occorerrebbe domandarsi quali effetti controversi potrebbero essere attribuiti alle politiche di co-marketing di supporto ai voli. Qualora questi finanziamenti non risultassero progressivi e costanti. 6 aprile 2012

A Francoforte, la notte no!

Nel terzo scalo hub europeo, maggior aeroporto tedesco, nessun volo notturno.

 

Con una sentenza del tribunale amministrativo federale di Lipsia nel terzo scalo del Continente ci sarà il blocco notturno dei voli. La decisione determina un precedente storico, per i cittadini che hanno richiesto il provvedimento quanto per i vettori aerei che operavano voli intercontinentali - cargo e passeggeri - in quella fascia oraria.

 

Il taglio dei voli è altamente significativo per il maggior scalo della Germania.

L'esclusione dei voli dalle 22.00 alle 05.00  voli attenua senza nessun dubbio  le ripercussioni acustiche  aeroportuali - l'impatto sonoro di ogni volo notturno pesa statisticamente come dieci voli diurni - e, secondo Christoph Franz, presidente dell'Executive Board e CEO di Deutsche Lufthansa AG, probabilmente  effetti negativi per la compagnia tedesca.   Alcuni esperti  sostengono che la rinuncia ai voli notturni determinerà  probabili perdite annue: da 40 a 100 milioni di euro.

 

I 17 voli notturni Lufthansa interessati al taglio dovrebbero essere rilocalizzati su un altri scali della compagnia. La sentenza del tribunale amministrativo dell’Assia, la regione di Francoforte, tuttavia potrebbe innescare iniziative analoghe da parte di cittadini e comitati di altri aeroporti tedeschi. Con possibili sentenze ed esiti favorevoli.

In Italia due decreti ministeriali del secolo scorso restringono e vietano i voli notturni sulla quasi totalità degli scali del Belpaese, senza una effettiva operatività e, ovviamente, senza alcun riscontro favorevole per i residenti dell'intorno aeroportuale. 5 aprile 2012

Gli aeroporti pericolosi nel mondo, in Italia invece...

Piste in quote, corte, in mezzo al mare, tra le montagne, in città, tra viabilità e autostrade e con circling. Una lista degli aeroporti neri, delle piste più pericolose per la loro ubicazione? Sono tante, personalmente la peggiore sulla quale ho atterrato e decollato è quella di Funchal a Madeira (isola portoghese in Atlantico).

Ma ce ne sono tante altre. I media hanno recentemente proposto le otto piste più pericolose. Altri hanno elencato le dieci, altri ancora le venti più rischiose.

 

Ma abitualmente, almeno sui quotidiani e sul web del Belpaese, sono segnalate esclusivamente le piste estere.

Stranamente vengono trascurate le piste localizzate in Italia.

Nella Penisola, nelle isole maggiori e minori  del Belpaese non c'è ne sono?

Per quale recondita ragione? Forse le piste del Belpaese non sono pericolose?

 

Non è cosi!

Innanzi tutto occorre ricordare come una pista può risultare pericolosa non solo per la sua localizzazione "anomala" ma  anche per le prevalenti condizioni meteo e/o per l'atterraggio non strumentale.

 

Qual'é, ad esempio, il contesto operativo in un atterraggio alternativo. Non con l'assistenza di una procedura ILS diretta e comoda?

Quando dopo un avvicinamento strumentale l'atterraggio avviene - dopo un circling - sulla pista opposta. Magari in condizioni meteo avverse, con venti  a raffica e con provenienza variabile.

Ecco perché occorrerà riflettere cosa possa differenziare la pista di Funchal a Madeira con quella di Genova Sestri?

 

Ma servirà sicuramente indispensabile considerare anche le realtà logistiche ed operative di almeno i seguenti scali: Albenga, Pantelleria, Lampedusa, Palermo, Capodichino, Linate, Firenze, Pisa, Treviso, Ciampino, Reggio Calabria e ...2 aprile 2012

ENAC e VV.del Fuoco in convegno sul rischio incendi aeroportuali

"Aerostazioni. Problematiche di applicazione della normativa antincendio".

 

Lo scorso 28 marzo 2012 Enac ha svolto una giornata di analisi al Workshop organizzato dalla Direzione Pianificazione e Progetti

ha discusso sul D.P.R. 151/2011 - Regolamento recante semplificazione alla disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, con una target prestigioso: "Aerostazioni. Problematiche di applicazione della normativa antincendio".

 

L'ENAC ha un obiettivo importante, anche a seguito del predetto Regolamento D.P.R. 151/2011, emanare documenti esplicativi per gli interventi sui sistemi aeroportuali. A breve verrà costituito un Gruppo di lavoro congiunto Enac, VV. del Fuoco e rappresentanti delle Società di gestione aeroportuale finalizzato alla definizione di Linee guida esplicative. E' una materia che, peraltro, lo stesso Annesso 14 ICAO Aerodrome ha da sempre previsto: gli Stati membri sono tenuti a fornire i servizi e l’equipaggiamento per il soccorso e la lotta contro gli incendi.

 

Anche l'articolo 707 del Codice della Navigazione Aerea è stato modificato da tempo. Con il D.Lgs n. 151 del 15 marzo 2006 lo aveva previsto. Anche il Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli Aeroporti è stato aggiornato, anche recentemente, a seguito dell'analisi sul modello del rischio incidentali è stato definito e reso trasparente:  

 - modello probabilistico degli incidenti,

 - modello di localizzazione degli incidenti,

 - modello per le conseguenze degli incidenti.

 

 "Per ogni tipologia d’incidente (landing undershoot, landing or take off overrun, veer-off) si ha una diversa distribuzione sia in funzione della natura stessa dell’incidente, che della distanza longitudinale e trasversale dalla pista".

 

 Edifici aeroportuali, aerostazioni, cisterne - deposito di carburante e qualsivoglia altra attività interna al sedime aeroportuale esigono la predisposizione di misure preventive adeguate. La prevenzione e protezione incendi negli edifici aeroportuali riguarderà quindi:

 

Negozi; uffici; centrali termiche; aree trattamento bagagli da stiva; Aree restituzione bagagli; Aree per la preparazione dei cibi e per la ristorazione; Archivi cartacei; Depositi di materiale.

Quindi saranno interessati Terminal Passeggeri, Torre di controllo, Caserma VV.F. Cabine elettriche, Hangar, Parcheggi multipiano e, probabilmente, altro.

 

Allo scopo dovranno essere valutati e parametrati i seguenti elementi:

Indici di affollamento “importanti”; Grandi dimensioni degli spazi; Compresenza di attività differenti dal punto di vista della prevenzione e protezione incendi, vie di fuga che devono coniugare la sicurezza antincendio con la security aeroportuale.

 Il “frazionamento” dei grandi spazi deve poter garantire al contempo la “permeabilità” dei percorsi per il passeggero.

L’Art. 702. Codice della Navigazione inquadra la progettazione delle infrastrutture aeroportuali. […] l'approvazione dei progetti di costruzione, di ampliamento, di ristrutturazione, di manutenzione straordinaria e di adeguamento delle infrastrutture aeroportuali […] è di spettanza dell'ENAC, anche per la verifica della conformità alle norme di sicurezza […].

 

Adesso non resta che aspettare l'elaborazione delle linee guida specifiche nella convinzione che, gli interventi futuri, possano intervenire efficacemente sull'edificato esistente. 31 marzo 2012

Aeroporti, VIA e VAS, tra deroghe del Belpaese e obblighi UE

Una nota di www.greenreport.it  sull'aggiornamento dei Piani Particolareggiati Comunali.

 

Proponiamo una nota redazionale di Greenreport.it - quotidiano di per una economia ecologica - on line il 27 marzo 2012. La materia ed il commento appare fondamentale per valutare anche le vicissitudini amministrative che collegano la Procedure di VIA e VAS aeroportuali (sia quando rispettano le normative UE e sopratutto quando gli scali aerei operano senza la V.I.A. - V.A.S. o sono comunque autorizzati in deroga), con il ruolo dei Comuni aeroportuali chiamati a calare sul Piano Regolatore Comunale la zonizzazione acustica ed i piani di rischio per incidente aereo che investono il loro territorio.

 

 

Urbanistica e territorio

I piani regolatori particolareggiati e l’abrogazione di un piano regolatore sono sottoposti a Vas

 

I piani regolatori particolareggiati e la procedura di abrogazione totale o parziale di un piano regolatore, in linea di principio, sono sottoposti a valutazione ambientale strategica (Vas). Lo ricorda la Corte di Giustizia europea , con una recente sentenza in riferimento alla questione che vede contrapposte una serie di associazioni senza scopo di lucro di diritto belga e la Regione di Bruxelles Capitale. Una questione che ha per oggetto una domanda di annullamento di talune disposizioni del codice di Bruxelles sull'assetto del territorio.

 

O meglio, su una serie di divergenze sull'interpretazione della direttiva europea sulla Vas (2001/42) che hanno portato la Cour constitutionnelle a sottoporre alla Corte di giustizia una serie di domande. Ossia se la definizione europea di "piani e programmi" debba essere interpretata nel senso che esclude dal campo di applicazione una procedura di abrogazione totale o parziale di un piano, come nel caso di un piano regolatore particolareggiato. E se il termine "previsti" debba essere interpretato nel senso che esclude dalla definizione di "piani e programmi" i piani che sono certamente previsti da disposizioni legislative, ma la cui adozione non è obbligatoria, come appunto  i piani regolatori particolareggiati .

 

L'obiettivo essenziale della direttiva Vas consiste nel sottoporre a valutazione ambientale, durante la loro elaborazione e prima della loro adozione, i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente. Quindi, qualora la Vas sia prescritta dalla direttiva, la stessa stabilisce norme minime concernenti l'elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione dei risultati della valutazione ambientale nonché la messa a disposizione delle informazioni sulla decisione adottata a seguito della valutazione.

 

La direttiva prevede che la Vas si applichi ai piani e programmi previsti da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, che sono elaborati e/o adottati da un'autorità a livello nazionale, regionale o locale per essere approvati - mediante una procedura legislativa - dal parlamento o dal governo, nonché alle loro modifiche.

 

Escludere dalla Vas piani e programmi - nello specifico quelli riguardanti l'assetto del territorio -  per il solo motivo che una tale adozione non avrebbe in ogni caso carattere obbligatorio significherebbe restringere notevolmente la portata del controllo degli effetti ambientali di piani e programmi volti all'assetto del territorio. Quindi i piani e programmi la cui adozione sia disciplinata da disposizioni legislative o regolamentari nazionali, le quali determinano le autorità competenti per adottarli nonché la loro procedura di elaborazione,devono essere considerati come "previsti" dalla direttiva e sottoposti a Vas.

 

Per quanto riguarda l'abrogazione parziale o totale di un piano o programma non è escluso che questa possa produrre effetti significativi sull'ambiente, poiché può comportare una modifica della pianificazione prevista sui territori interessati. Tant'è che quando gli Stati procedono alla redazione di un rapporto ambientale devono prendere in considerazione le informazioni riguardanti gli aspetti pertinenti dello stato attuale dell'ambiente e la sua evoluzione probabile senza l'attuazione del piano o del programma. E siccome l'abrogazione di un piano o di un programma può modificare lo stato attuale dell'ambiente esaminato in sede di adozione dell'atto da abrogare, essa deve essere presa in considerazione ai fini di un controllo dei suoi eventuali effetti ulteriori sull'ambiente. 28 marzo 2012

Aeroporti maggiori e minori, le amministrazioni pubbliche vendano le quote!

Dalla SEA di Milano agli scali de FVG la cessione delle partecipazioni deve essere generalizzata.  E' solo questione di tempo, ma la vendita delle quote azionarie e delle partecipazioni pubbliche (Comuni, Provincie e Regioni) nelle società aeroportuali è nella natura delle vicende del trasporto aereo del Belpaese.

 

L'invito dell'OCSE a liberarsi delle quote possedute, ma sopratutto a rinunciare delle nomine di personaggi proveniente dal mondo della politica-partitica nei CDA e dei CEO della società appare una misura in linea con la riduzione dei costi pubblici nella gestione di uno scalo aereo e al sostegno (co-marketing) dei collegamenti e, in genere, dei voli. Scali che nella quasi totalità registrano bilanci in rosso e che necessitano di continui esborsi e ripianificazione dei debiti contratti.

 

Quando il Ministro Corrado Passera invoca uno stop, una brusca inversione nelle politica di supporto agli scali aerei. Ogni Provincia italiana ne pretende uno. Minore e maggiore, strategico e di aviazione generale. Prefigura anche uno scenario di privatizzazione.

La dismissione delle aerobasi militari è una ulteriore problematica. La gestione è trasferita alle Regioni che, necessariamente, devono investire altro denaro aggiuntivo.

Al Comune di Milano che ha ceduto all’asta una prima quota degli aeroporti di Malpensa e Linate (se l'acquirente è autorevole e/o un mero speculatore è altra cosa e necessità una ulteriore analisi) i proprietari pubblici dei numerosissimi scali sono del tutto contrari all'operazione.

 

Politiche partitiche e sindacali contrastano la vendita rivendicando nel ruolo pubblico un welfare occupazionale virtuoso in contrasto con gli scenari e le dinamiche di efficienza e massimizzazione insite nella gestione privatistica. Ma i costi sostenuti dalle amministrazioni pubbliche sono comunque eccessivi ed inevitabili sono gli sperperi. E la managerialità delle gestione è spesso una scommessa da verificare.

 

Nel Friuli Venezia Giulia ad esempio, in attesa che anche l'aerobase di Rivolto e quella USAF di Aviano vengano dismesse e trasferite alla Regione, i costi e le prospettive collegate ai tre scali controllati, ovvero Ronchi dei Legionari, Gorizia e Campoformido, appaiono decisive a perseguire un programma di cessione a privati o altri soggetti interessati.

Le spese di gestione dello scalo Savorgnan de Brazzà e quelle di co marketing sono elevate e la fusione e/o cessione alla SAVE di Venezia è a senso unico ed in ritardo, ma gli interrogativi sono collegati ai due aeroporti exaerobasi dell'aeronautica pioneristica italiana.

 

Che fare?

 

E' meglio disfarsene, e prima possibile.

Il trasferimento della gestione a consorzi di associazioni di cittadini e soggetti diversificati, come delineato dall'ENAC di Venezia, ente competente, appare una opzione illusoria: sarà comunque sempre la Regione che dovrà finanziare le attività e le pretese "aeronautiche" delle associazioni autoproclamatisi interessate alla custodia e supposto rilancio delle piste storiche.

 

Anche gli ipotizzati insediamenti di Istituti tecnici aeronautici - ad esempio a Campoformido - appare una velleità impraticabile in un territorio che ha disperso e rinunciato a qualsivoglia alternativa industriale aeronautica. Le esigenze correlate alla formazione LMA (dei manutentori aeronautici) infatti, vanno commisurate alla carenza di vocazioni specifiche quanto sulla inutilità nel disporre di una pista di volo accessoria (reclamata, incredibilmente, di una lunghezza di 1.100 metri).

 

 Quest'ultima opzione, fra l'altro, si misura con l'urgenza ed imprescindibilità di ingenti richieste di sostegno finanziario della Regione e di una industria aeronautica inesistente nel FVG.

Uno scenario romantico, ideale, che non verifica adeguatamente la sostenibilità ambientale, i vincoli aeronautici e la coesistenza con il territorio circostante.

E inevitabile vendere. Per aeroporti minori e regionali, partendo da quelli strategici. 19 marzo 2012

Valutazione Impatto Ambientale del Catullo, aeroporti e UE, una svolta storica

Da una iniziativa di Sandrini aperta una indagine su autorità nazionali che si trovano in conflitto d'interessi nella V.I.A. degli aeroporti.

 

Basterà attendere il completamento della procedura attivata  dalle due missive inviate da Beniamino Sandrini, del 21 Febbraio 2012, al Mediatore Europeo riguardanti due vicende.

La questione rimanda ad una "Denuncia di cattiva amministrazione" contro la Commissione Europea, relativamente alla mancanza delle procedure di VIA per l'Interporto Quadrante Europa e per la VIA dell'aeroporto Catullo.

 

Le due pratiche sono state protocollate come Pratica: EU-PILOT n°240/08/ENVI (Aeroporto:"Valerio Catullo") e pratica: EU-PILOT n°488/09/ENVI (Interporto: "Quadrante Europa").                                       

La corrispondenza tra il Sandrini ed il Mediatore Europeo è completamente disponibile sul sito www.vivicaselle.eu  e la risposta del rappresentante europeo è davvero un evento storico.    Straordinario quanto ineccepibile.

 

Dal testo sottostante stralciamo la frase che potrebbe stravolgere l'andazzo delle Valutazioni di Procedure Ambientali in vigore ed in corso nel Belpaese.

Quando il Mediatore UE rileva:

 

Argomenti di sostegno:

(i) La Commissione ha adottato le sue decisioni sulla base di informazioni inattendibili fornite da autorità nazionali che si trovano in conflitto d'interessi.

(ii) La Commissione non ha tenuto conto nella dovuta considerazione le informazioni fornite dal denunciante.

 inquadra una realtà che è da tempo una convinzione comune tra i cittadini che si interrogano sul significato ed importanza inequivocabile, imprescindibile, della Valutazione di Impatto Ambientale per ogni aeroporto del Belpaese.                      

 

Per quale ragione uno scalo opera anche senza una adeguata V.I.A.?

Per quale ragione uno scalo opera anche in difformità dalle linee guida, numero dei voli e volumi di traffico, in deroga alle prescrizioni della V.I.A.?

 

Ma sopratutto per quale ragione, ovvero come rileva il Mediatore Europeo "La Commissione ha adottato le sue decisioni sulla base di informazioni inattendibili fornite da autorità nazionali che si trovano in conflitto d'interessi"?                                                                                                                                    

 

E, probabilmente, il riferimento va ai due organismi coinvolti quali ENAC e Ministero dell'Ambiente.

Quello che si evince dalla nota del Mediatore e che la stessa Commissione Europea non avrebbe dovuto ratificare le considerazioni e le autorizzazioni di VIA emanate dalle "autorità nazionali".

 

Ecco quindi finalmente uno scenario a lungo atteso. La decisione della Commissione di archiviare le due procedure di infrazione relative alla VIA dell'aeroporto Catullo e dell'Interporto - una delle tante lodevoli iniziative di Sandrini - potrebbe venire impugnata dal Mediatore Europeo.       

 

L'impatto della lettera del Mediatore Europeo potrebbe, quindi, assumere un rilievo decisivo non solo per l'aeroporto Catullo di Verona ma investire il panorama degli scali aerei del Belpaese.

A partire dai ricorsi al TAR relative alla assenza ed alle prescrizioni della VIA riguardanti l'aeroporto Canova di Treviso e Caravaggio di Bergamo.

 

Per allargarsi agli aeroporti nei quali il gestore aeroportuale sottopone la documentazione dell'iter della V.I.A. a soggetti ed organismi - autorità nazionali - che rappresentano un inevitabile conflitto di interesse!

 

Link di www.vivicaselle.eu utili:

 

http://vivi-caselle.blogspot.com/2012/03/pratica-eu-pilot-n-24008envi-aeroporto.html

http://www.vivicaselle.eu/OLAF/MedEur3intINV.pdf

http://www.vivicaselle.eu/0377-2012-ER-S2012-152011.pdf

 

 

Testo lettera del

Mediatore europeoP. Nikiforos DiamandourosMediatore europeo.

Strasburgo, 12.03.2012

 

Denuncia 377/2012/ER

 

Egr. sig. Sandrini,

 

In data 16 febbraio, ha presentato una denuncia al Mediatore europeo controlo la Commissione.

 

Nella Sua denuncia, ha presentato la seguente allegazione e richiesta:

 

Allegazione:

La Commissione ha erroneamente deciso di archiviare le procedure di infrazione EU-PILOT 240/08/ENVI e EU-PILOT 488/09/ENVI.

 

Argomenti di sostegno:

(i) La Commissione ha adottato le sue decisioni sulla base di informazioni inattendibili fornite da autorità nazionali che si trovano in conflitto d'interessi.

(ii) La Commissione non ha tenuto conto nella dovuta considerazione le informazioni fornite dal denunciante.

 

Richiesta:

La Commissione dovrebbe riconsiderare le decisioni di archiviare le procedure di infrazione EU-PILOT 240/08/ENVI e EU-PILOT 488/09/ENVI e, nel far ciò, nominare un esperto indipendente che fornisca informazioni attendibili alle due procedure di infrazione in esame.

Desidero informarLa che, dopo aver analizzato le argomentazioni da Lei avanzate, ho avviato un'indagine sulla Sua denuncia.

Prima di decidere se contattare la Commissione, ritengo necessario un chiarimento da parte Sua su alcuni aspetti della denuncia.

 

Per poter valutare nel merito la sua denuncia, ho infatti bisogno che Lei faccia pervenire ai miei uffici una copia delle decisioni della Commissione di archiviare le due procedure di infrazione nonchè della corrispondenza intercorsa tra Lei e la Commissione in merito alle questioni che costituiscono oggetto della sua allegazione e dei suoi argomenti di sostegno.

 La prego di inviarmi la Sua risposta entro il 30 aprile 2012.

Distinti saluti


Prof. Nikiforos Diamandouros - 15 marzo 2012

E dopo una prolungata attesa arriva la VAS per tutte le piste di volo sopra 2100metri

La nuova direttiva della UE modifica la Valutazione Impatto Ambientale precedente.

 

Un riordino del testo non fa altro che abrogare la storica Direttiva 85/337/CEE, e le modifiche intervenute negli anni successivi. Le novità significative prevedono anche una diversa e partecipata dei cittadini e del pubblico.

 

Nuove modalità nell'informazione del pubblico, le forme di consultazione del pubblico interessato.

La Direttiva 2011/92 stabilisce che le piste aventi una lunghezza superiore a 2100metri devono essere sottoposti alla Valutazione Ambientale Strategica.

 

La direttiva è stata deliberata il 13 dicembre 2011,  concerne la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 28 gennaio (serie L 26) e che entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione.

Toccherà ora agli Stati membri adottare le disposizioni necessarie per assicurare la piena applicazione della normativa UE. Cosa accadrà in Italia?

 

Gli aeroporti del Belpaese che non hanno ancora ottemperato alla VIA, quelli che hanno in corso di adozione una VIA, quelli che hanno intrapreso un aggiornamento della VIA, cosa dovranno fare?

Le piste di volo che dal dopoguerra proseguono, incessantemente, incremento di voli, aumenti rilevanti del traffico passeggeri, aumento della ricadute aeroportuali sul territorio circostante cosa saranno obbligati a fare?

Saranno forse introdotte e ammesse deroghe per talune piste storiche? 

Le procedure di Valutazione Ambientale Strategica riguarderanno solo nuove autorizzazioni, nuovi progetti? Magari solo per quelli per il quale si preveda un significativo impatto ambientale.

Solo in considerazione alla natura, dimensione e loro ubicazione?

 

Non ci resta che sperare nella capacità normativa e di vigilanza della UE. 28 febbraio 2012

Ora lo dice anche l'OCSE, tra l'altro chiede al Belpaese di privatizzare il Trasporto aereo italiano

Cioè vendere gli aeroporti partecipati e stop al co marketing.

 

Una buona notizia tra le tante che implicano - tra l'altro -  maggiori imposte per passeggeri, probabilmente maggiori tariffe aeroportuali, irrisolte relazioni tra residenti dell'intorno delle piste per gli effetti collaterali, poco lavoro negli scali aerei ed aumento del duty flight time per il personale di volo (ne parleremo).

 

La notizia arriva dall'OCSE,  l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e destinatario, ovviamente, è l'Italia.

Tra le tante prescrizioni e/o raccomandazioni per risolvere l'annoso problema dei costi "statali" eccone uno decisivo.

 

Privatizzate il trasporto aereo italiano, ovvero, le società che presiedono alla gestione della quasi totalità degli aeroporti.

In l'iniziativa si sostanzierebbe in un taglio netto ai costi, alle spese, alla ricapitalizzazione delle società di gestione partecipate e secondariamente ad uno stop ai costi e politiche di co marketing a spese dello Stato e/o delle Regioni e/o partecipate. Costi ingentissimi, sottratti alle tante spese di cui abbisognano i cittadini.

 

Il Governo Monti sarà in grado di varare una pianificazione di dismissione delle partecipate aeroportuali?

 

E con quali scadenze e vincoli?

La recente vendita di una quota della Società SEA di Milano, che partecipa agli scali di Linate, Malpensa e Bergamo Orio, ha consentito al Comune di Milano di incassare centinaia di milioni di euro, indispensabili a sanare il bilancio dello stesso Municipio e pianificare iniziative direttamente a vantaggio dei suoi cittadini. 25 febbraio 2012

Aeroporti: un parallelo tra Berlino e Milano, ancora un esempio tedesco da imitare

Tra una pianificazione oculata (Germania) ed uno status quo paralizzante (Italia).

 

Milano e la Lombardia, Berlino ed il Brandeburgo. Una città ed una Regione, quasi 10 milioni di cittadini in Italia, oltre 6milioni in Germania. Con un bacino i traffico allargato in entrambi i due casi.  Ma Milano, in sostanza, ha tre aeroporti, Linate, Orio al Serio e Malpensa. Berlino ne ha due Berlino-Tegel, a nord della capitale, e Aeroporto di Schönefeld, a sud-est. Quest’ultimo è in fase di ampliamento ed entro il 2011 diventerà l’Aeroporto Internazionale Berlino-Brandeburgo e il principale scalo aeroportuale di Berlino.L’aeroporto di Berlino-Tegel vedrà ridimensionato il proprio piano voli.

 

Un terzo aeroporto è stato chiuso. Lo storico aeroporto di Tempelhof è stato chiuso nell’ottobre del 2008.

In Germania una politica dei trasporti e una oculata distribuzione degli scali aerei è da tempo in vigore e viene regolarmente aggiornata. Non si può dire altrettanto in Italia.

 

La strategia aeroportuale tedesca viene realizzata su una struttura logistica che ha assolto alle Procedura di valutazione Strategica e Procedura di Impatto Ambientale rigorosa e periodica. Ma successiva alla piena realizzazione degli standard aeroportuali di base.

Ogni pista di volo dispone degli spazi laterali (Strip Area, Graded, Apron position) prescritti. Altrettanto avviene per gli standard in asse pista relativamente agli spazi di Runway End Safety Area e al Piano di Rischio per incidente aereo, senza alcuna deroga.

 

Qualora non vengano rispettate le conformità di sicurezza per le operazioni di volo, a tutela del personale e dei passeggeri, a salvaguardia del rischio e dell'incolumità dei cittadini residenti nel circondario della pista e sottostante alle traiettorie di decollo e di atterraggio, l'aeroporto viene chiuso.

 

Avviene forse lo stesso nel Belpaese? E, nel caso segnalato, sta avvenendo lo stesso nei tre scali milanesi? Una cosa sembrerebbe certa, il Piano Nazionale Aeroporti, commissionato da ENAC è stato delineato, probabilmente, senza aver adeguatamente verificato, preliminarmente, le conformità della logistica aeroportuale. Lo scenario di standard senza alcuna deroga sembrerebbe un traguardo lontano. Altrimenti per alcuni scali aerei cittadini/metropolitani avrebbero dovuto essere deciso uno stop definitivo all'incremento dei voli. Probabilmente avrebbero dovuto essere ridimensionati, classificati, come city airport.

Con una riduzione immediata della lunghezza pista a meno di 2000 metri. Con tutti gli effetti conseguenti. L'esempio dello storico aeroporto di Tempelhof e la sua chiusura, inoltre, potrebbe rappresentare una opzione da non trascurare. Da ripetere anche nel Belpaese. Dove? Non è difficile a dirsi!

 

Basta un colpo d'occhio, anche non tecnico.

Basterebbe anche l'opinione di un qualche profano di sistemi aviation?

Aerohabitat a riguardo è intenzionata a presentare una white list degli scali aerei italiani, ovvero quali siano le piste conformi agli standard ICAO - ENAC. 21 febbraio 2012

Il ruolo e i compiti di Enac, la procedura di VIA e altro in una interrogazione UE

Andrea Zanoni sottopone alla UE la questione della V.I.A. a Treviso, Verona e Venezia.

 

 Bruxelles, 15-02-2012

Interrogazione parlamentare sul ruolo dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile in merito all’applicazione delle direttive Ue di Valutazione Impatto Ambientale. Andrea Zanoni (IdV): “Dividiamo controllori e controllati”. Sotto la lente Ue gli aeroporti di Treviso, Verona e Venezia.

“L’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) sia responsabile per la corretta applicazione delle normative comunitarie e nazionali relativamente alle procedure di verifica d’impatto ambientale (VIA) degli aeroporti italiani”, lo chiede Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, con un’interrogazione alla Commissione europea.Propio la Commissione con la Direttiva 85/337/CEE regola le procedure di Valutazione Impatto Ambientale (VIA) dei progetti e con la Direttiva 2001/42/CE le Valutazioni Ambientali Strategiche (VAS) degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente.

 

“Oggi l’Enac svolge sia il ruolo di controllore che di controllato nelle procedure VIA dal momento che agisce sia come soggetto proponente delle procedure di valutazione che di regolamentazione, esame e valutazione dei piani regolatori aeroportuali”, spiega Zanoni. “Senza contare che l’Enac approva anche Piani di Sviluppo Aeroportuali e Contratti di Programma con le società di Gestione Aeroportuali, senza che questi siano prima sottoposti alla procedura prevista dalla Direttiva 2001/42/CE”.

L’Eurodeputato chiede pertanto alla Commissione europea se non ritiene indispensabile che l’Enac “svolga solo il ruolo di controllo e di verifica preliminare delle procedure di VIA e VAS e come queste vengono presentate e predisposte, come proponenti, dalle società di Gestione Aeroportuali”. “In Italia troppo spesso i ruoli di chi controlla e di chi deve essere controllato si mischiano a unico discapito delle leggi e del cittadino”, attacca l’Eurodeputato.

 

“Ecco allora generarsi cortocircuiti come quello della Regione Veneto – prosegue il leader ambientalista – dove i tre principali aeroporti, quello di Venezia, quello di Verona e quello di Treviso, sono ancora tutti mancanti del Decreto di Compatibilità Ambientale, in particolare per quanto già realizzato, potenziato e incrementato almeno a partire dal 14.3.1999, data di entrata in vigore, in Italia, della Direttiva 97/11/CE che ha modificato la Direttiva VIA”. Sull’ampliamento dell’aeroporto Canova di Treviso e Catullo di Verona, Zanoni ha già presentato due interrogazioni parlamentari per chiedere alla Commissione europea la verifica del rispetto delle procedure ambientali.

 

“L’Enac deve solo occuparsi di controllo e verifica preliminare delle procedure di VIA e VAS – conclude l’Eurodeputato – ed deve essere quell’Ente Pubblico a cui assegnare le responsabilità sul ruolo di controllo di verifica e di corretta applicazione delle normative comunitarie e nazionali VIA e VAS  da parte delle società di gestione aeroportuali”. 17 febbraio 2012

Aeroporti 2012, dati di traffico e costi co - marketing

I volumi di traffico crescono, le guerre di campanile anche, i bilanci sono in rosso.

 

Certo il caso Catullo appare davvero senza fondo. Sono mesi che articoli di stampa e i media danno conto delle vicende dello scalo di Verona, così come della parallela pista di Montichiari. I bilanci sarebbero disastrosi anche se il Verona Catullo nel 2011 ha messo a segno il record di voli e di passeggeri. E' infatti, questo il dato contradditorio.

 

Aumentano i voli ed i passeggeri ma i conti sono in rosso. Anche nel più ampio panorama degli aeroporti del Belpaese.

Nel consuntivo 2011 dei dati di traffico i passeggeri sono aumentati del + 6,4% rispetto al 2010, sfiorando la quota di 149 milioni di passeggeri . Sono stati trasportati  altri 9 milioni per un totale 1.584.956 movimenti (+0,9% rispetto al 2010).

 

La nota di Assaeroporti a riguardo è precisa:

 

"L’anno appena concluso registra risultati positivi in termini di traffico passeggeri per tutte le categorie di aeroporti. Si rileva infatti un + 3,0% per la classe di aeroporti con traffico superiore a 10 MLN, un + 10,6% per gli scali con traffico tra 5 e 10 MLN, un + 6,5% per gli aeroporti con traffico tra 1 e 5 MLN e infine un + 9,6% per quelli con traffico inferiore a 1 MLN.

 

In particolare, negli aeroporti che movimentano un traffico superiore a 10 MLN di passeggeri, si è assistito ad una crescita pari al 3,6% per il Leonardo da Vinci di Roma con 37.651.700 e a una crescita dell’1,8% per l’aeroporto di Milano Malpensa con 19.303.131 passeggeri.

 

Nell’ambito degli aeroporti intercontinentali va sottolineato l’incremento di passeggeri avuto dall’aeroporto di Venezia che, con un traffico di 8.584.651 passeggeri, si attesta a +25,0%. A tale risultato ha contribuito la chiusura nel secondo semestre del 2011 del vicino aeroporto di Treviso.

 

Particolarmente dinamici si sono dimostrati anche gli altri aeroporti che movimentano dai 5 ai 10 MLN di passeggeri l’anno tra cui si evidenziano il +9,7% di Bergamo Orio al Serio con 8.419.948 passeggeri e il +9,2% di Milano Linate con 9.128.522 passeggeri.

 

Crescita sostenuta inoltre per i 15 aeroporti che gestiscono un traffico da 1 a 5 MLN di passeggeri. Tra questi, gli aeroporti di Brindisi +28,1%, di Lamezia Terme +20,1%, di Palermo +14,3%, di Verona +12% e di Pisa +11,3%.

 

A incidere maggiormente sulla crescita degli aeroporti che accolgono meno di 1 MLN di passeggeri sono stati infine gli scali di Rimini, +66,5%, Perugia, +54,9% e Cuneo, +24,7% (incrementi rispetto al 2010).

 

Nonostante il risultato complessivamente soddisfacente del traffico passeggeri registrato per i 37 aeroporti italiani nel corso del 2011, alcuni fattori endogeni, quali la crisi economica e l’instabilità dei paesi del nord Africa hanno determinato un rallentamento nella crescita del traffico, specialmente nel corso degli ultimi 3 mesi dell’anno. A riprova di questo, nel mese di dicembre 2011, i 37 aeroporti italiani monitorati hanno evidenziato un incremento del traffico del 2,7%, per un totale di 10.191.474 passeggeri. Alterni i risultati di traffico passeggeri nelle 4 categorie di aeroporti: -1,3% per gli aeroporti con traffico superiore ai 10 MLN; + 6,4% per gli scali con traffico tra 5 e 10 MLN; +4,9% per gli aeroporti con traffico tra 1 e 5 MLN; + 0,5% per gli scali con traffico inferiore a 1 MLN di passeggeri rispetto al valore registrato a dicembre 2010".

Il punto tuttavia è un'altro.

La crescita del traffico e dei passeggeri, sulla quasi totalità degli scali Italiani non è forse affidata, quasi esclusivamente a politiche di co-marketing?''

 

Quando su Bresciaoggi.it di ieri 6 febbraio si legge "Ryanair pagata da Verona per lasciare Montichiari" e, nel dettaglio si sottolinea come i "vertici del Catullo convincono Ryanair a spostarsi su Verona offrendo un super incentivo, come confermato dal consigliere di amministrazione Conta al quotidiano veronese «L'Arena»: da 9 euro per passeggero portato al Catullo a 16-17 euro. Con una perdita annuale di 2 milioni di euro", si evidenzia, inevitabilmente il male oscuro delle gestioni aeroportuali del Belpaese.

 

Quanti scali - o società Regionali - non hanno sottoscritto accordi di co-marketing ed equivalenti con i vettori aerei? Purtroppo il rischio che una concorrenza drogata, una competizione campanilistica stremata abbia generato, nonostante i numeri crescenti di traffico, una situazione caotica. Probabilmente fuori controllo. 8 febbraio 2012

Piano di Rischio incidenti aerei, i Comuni fanno ricorso al TAR del Lazio

La normativa ENAC non soddisfa i Sindaci. Tra perplessità e contraddizioni.

 

Non sono i tempi di adozione, la rigorosità nell'applicazione delle circolari ENAC nei piani regolatori comunali. Non è l'immediata  tutela e salvaguardia dei cittadini dell'intorno aeroportuale in discussione.

Nonostante il tempo trascorso non c'è stata alcuna lungimiranza nei piani regolatori dei Comuni.

 

L'articolo 707 del Codice della Navigazione Aerea è stato modificato da tempo. Con il D.Lgs n. 151 del 15 marzo 2006. Anche il Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli Aeroporti è stato aggiornato, anche recentemente.

L'analisi sul modello del rischio incidentali è stato definito e reso trasparente:

 

- modello probabilistico degli incidenti,

- modello di localizzazione degli incidenti,

- modello per le conseguenze degli incidenti.

 

"Per ogni tipologia d’incidente (landing undershoot, landing or take off overrun, veer-off) si ha una diversa distribuzione sia in funzione della natura stessa dell’incidente, che della distanza longitudinale e trasversale dalla pista".

 ENAC è stata circostanziata:

Si precisa che nella redazione dei piani di rischio oltre a seguire le indicazioni contenute al paragrafo 6 del capitolo 9 del Regolamento, massima attenzione va posta sulle attività sensibili quali:

 

-  insediamenti ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, …);

 

- nuove edificazioni che se coinvolte in un eventuale incidente possono creare pericolo di incendio o comunque di amplificazione del danno sia all’ambiente che all’aeromobile stesso, quali ad esempio distributori di carburante, depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e decollo ed in prossimità dell’aeroporto in aree ancora sostanzialmente libere.

 

In occasione della presentazione dei piani di rischio l’Enac si riserva la facoltà di verificare la presenza di opere, impianti ed attività che possono costituire pericolo per la navigazione aerea ai sensi dell’articolo 711 del Codice della Navigazione ai fini della loro eliminazione.

Rientrano tra tali pericoli ad esempio distributori di carburante e depositi di liquidi e gas infiammabili e/o esplosivi, in particolare se ubicati in zona A e B.

 

Quanti aeroporti sono a norma? Quanti hanno messo in sicurezza depositi di carburanti e tanto altro?

 

I Sindaci lo hanno verificato? Hanno realizzato un catasto del rischio nelle loro zone?

I Sindaci di alcuni Comuni Aeroportuali - sostengono i media - sarebbero intanto intenzionati a ricorrere al TAR del Lazio. L'oggetto della contestazione concerne l'ultima variante del Piano di Rischio, quella riguardante l'estensione laterale della Zona D.

Le misure di sicurezza, infatti, devono valere non solo per i Comuni ma anche per i gestori aeroportuali.

 

Che è anche un aspetto condivisibile, ma, al momento secondario rispetto all'immediata applicazione dello Piano di Rischio, senza alcuna deroga, in modo particolare, per talune edificazioni e per l'ubicazione di determinati depositi e distributori di benzina e carburante avio. 15 dicembre 2011

Anche per il Ministro Corrado Passera gli aeroporti sono troppi

Cosa farà, adottare il Piano Aeroporti, verificare gli standard o aspettare un ministro coraggioso?

 

Poco più di un mese addietro fa il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli aveva dichiarato come "in Italia si sono costruiti troppi porti e aeroporti. ''Perche' ognuno voleva il suo e questo ha creato problemi''.  ''Esiste un ministro così coraggioso da dire che sono troppi e che bisognerebbe chiuderne qualcuno?''

Era il 4 novembre al Forum della Logistica e dell'autotrasporto a Fiera Milano e l'ex ministro continuava anche,  ''Confesso di non avere questo coraggio, ma sarebbe necessario per l'economia''.

 

Ora anche il nuovo Ministro delle Infrastrutture Corrado Passera ha da poco sostenuto: "Basta con la filosofia di un aeroporto in ogni provincia".

 

Sarà finalmente il momento della svolta?

Finirà la proliferazione di una moltitudine di scali più o meno periferici, strategici e marginali in parossistica concorrenza a colpi di co marketing a supporto delle aerolinee ed con estenuante quanto dispendiosa (probabilmente insostenibile per le casse delle Regioni e di uno Stato in fallimento) competizione tra di loro.

 

Un periodo difficile senza risorse finanziarie "pubbliche", ma comunque saccheggiata per queste finalità.

Potenziare i voli, raggiungere volumi di traffico irrealizzabili altrimenti. Offrendo tariffe superscontate a chiunque.

 

Una concorrenza taroccata, un finto liberalismo e competizione che ha stracciato, invertito le regole della concorrenza tra scali. Una disputa tra aeroporti realizzata prescindendo dai naturali bacini di traffico.

Spesso una serie senza fine di catchment area sovrapposte, in frenetica competizione alterata da politiche e accordi di co-marketing finanziati da un qualche o molteplici soggetti Regionali.

Il Ministro delle Infrastrutture Corrado Passera sembrerebbe intenzionato ad intervenire.

 

Il governo lavorerà per avere scali, anche pochi, "ma in grandi centri, che possano tenere collegata l'Italia al mondo". Sul tema delle infrastrutture, ha inoltre aggiunto "c'è una drammatica carenza di risorse. Dobbiamo decidere ciò che è prioritario e ciò che ci unisce al resto d'Europa". 

Una cosa non ha, probabilmente, ancora affrontato: quali di questi scali possiede i requisiti e gli standard infrastrutturali stabiliti da ICAO - ENAC senza alcuna deroga?

 

Quali di questi eventuali scali assicura, anche nel medio lungo periodo, l'esistenza di adeguate compatibilità e sostenibilità ambientale con il territorio circostante?  Quali potranno garantire l'ottenimento della Valutazione di Impatto Ambientale e/o Valutazione di Impatto strategica? 12 dicembre 2011

Piste di volo, serbatoi carburante e safety aeroportuale

Il pericolo di incendi delle cisterne e la loro localizzazione sono sotto controllo?

All'aeroporto internazionale di Miami (USA) nel marzo 2011 sono esplosi alcuni serbatoi di carburante.

Un centinaio di voli sono stati bloccati e solo l'intervento di quasi 100 vigili del fuoco, con i mezzi necessari, ha consentito che i danni materiali siano risultati minimi. Ma la considerazione aggiuntiva che si impone, tuttavia, è che l'eccezionale risultato ottenuto è conseguente alla localizzazione delle cisterne, dei serbatoi esplosi. Erano periferici.

Le fiamme si sono materializzate per cause ancora ignote, ha sostenuto Eric Baum responsabile operativo che ha descritto l’operazione complessa: “Fortunatamente siamo riusciti ad evitare che gli altri serbatoi prendessero fuoco”.

 

Cosa sarebbe accaduto se i serbatoi, interrati o in superficie, fossero stati localizzati nei pressi di edifici "sensibili"? In prossimità dei piazzali di stazionamento dei velivoli e/o in vicinanze delle piste di volo?

L'esperienza statunitense ha indotto Aerohabitat a porsi qualche semplice, quanto scontata domanda.

Dove solo localizzati i serbatoi del carburante per rifornire i voli civili/commerciali operanti su prevalenti scali del BelPaese? Quale quantità di carburante è stoccata entro il sedime aeroportuale? E' tutto a norma?

 

I serbatoi/cisterne con migliaia di litri di carburante sono a distanza di sicurezza?

 

Gli aeroporti italiani sono sottoposti alle rigorose circolari e normative e con il Certificato di Aeroporto  Enac attesta i  “requisiti regolamentari” e prescindendo in questo modo dalla distinzione tra “standard” e “pratiche raccomandate” operata in ambito di Annessi ICAO. In ottemperanza a quanto previsto dall’Emendamento n. 4 all’Annesso 14 ICAO, anche il Regolamento Enac ha introdotto. Il Certificato dell’aeroporto, rilasciato dopo specifica attività da parte dei team di certificazione nominati dall’Enac, attesta la conformità ai requisiti del Regolamento Enac relativamente:

 

- alle caratteristiche fisiche dell’aeroporto, alle infrastrutture, agli impianti, ai sistemi ed alle aree ad esso limitrofe (certificazione delle infrastrutture);

 

- all’organizzazione aziendale ed operativa del gestore, alle sue dotazioni tecnologiche, ai mezzi, al personale, alle procedure di gestione e di tutti gli altri elementi atti a garantire l’operatività dell’aeroporto in condizioni di sicurezza,

 

- nonché del Manuale di Aeroporto (certificazione del gestore).

 

In sintesi, gli ambiti di valutazione per la certificazione aeroportuale riguardano:

 

- le infrastrutture ed i sistemi;

 

 - l’organizzazione del gestore;

 

- il manuale di aeroporto;

 

- il Safety Management System dal 24 novembre 2006.

 

La certificazione di un aeroporto è assoggettata a rinnovo triennale.

 

Tale rinnovo avviene sulla base della favorevole valutazione dei risultati dell’attività di sorveglianza sviluppata dall'Enac nel corso del triennio."

 

Dove sono localizzati i serbatoi di carburante nel BelPaese?

Il Certificato di Aeroporto lo ha sicuramente segnalato ed ha predisposto specifici Piani di Emergenza.

Dove sono? Quali criteri di safety sono stati predisposti ed adottati? Sono comuni a tutti gli scali o qualcuno opera in deroga?

Aerohabitat cercherà di identificare la loro ubicazione, sopratutto se critica, qualora segnalati e visibili, e registrare l'eventuale compatibilità. 2 dicembre 2011

L'area STRIP degli aeroporti, uno spazio da conquistare

La sua dimensione laterale dovrebbe essere di 300 metri, simmetrica al centro pista.

Com'è ben noto la STRIP è la striscia di sicurezza della pista. Una superficie che comprende la pista stessa e le stopway associate. Lo scopo è evidente, è fondamentale contenere il rischio di danni ad un aeromobile che esce di pista. Le pendenze longitudinali e trasversali e la portanza della STRIP deve essere rispondente ai requisiti ICAO - ENAC. In grado di sostenere e  salvaguardare gli aeromobili sopra essa durante atterraggi, decolli, atterraggi e decolli abortiti. Devono garantire una zona priva di ostacoli, ad eccezione di alcuni aiuti necessari alla navigazione aerea e debitamente autorizzati.

 

La STRIP deve essere priva di ostacoli.

La normativa ICAO - ENAC non ammette sconti: le piste strumentali di codice 3 o 4 (la quasi totalità di quelle su cui si svolge attività aerea commerciale), la strip deve estendersi simmetricamente rispetto all’asse pista per almeno 150m. La sua lunghezza deve estendersi oltre i fine pista e relative zone di arresto per una distanza di almeno 60m.

 

La STRIP di una pista strumentale di precisione di codice 3 o 4 deve, inoltre, sviluppare un’area livellata priva di ostacoli (Cleared and Graded Area - CGA) per una distanza simmetrica, rispetto all’asse pista ed al suo prolungamento, di almeno 105m. Tale distanza può essere ridotta a 75m nella parte di strip che interessa i primi 150m di pista e raccordata a 105m entro i primi 300m di pista per entrambe le testate. Anche la CGA deve essere raccordata con la pista e deve poter sostenere un aeromobile al peso massimo di decollo.

Cosa fare sugli aeroporti nei quali la STRIP non corrisponde alle suddette certificazioni?

 

Occorre intervenire con opere di bonifica della STRIP, ma come?

Con l’adozione del Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti, l’ENAC, con la Certificazione aeroportuale, a cadenza triennale, rilasciato dopo una specifica attività da parte dei team  attesta la conformità ai requisiti del Regolamento ENAC, tra l'altro, relativamente alle caratteristiche fisiche dell’aeroporto, alle infrastrutture, agli impianti, ai sistemi ed alle aree ad esso limitrofe (certificazione delle infrastrutture).

 

Nel corso del processo di certificazione il team ENAC, verificando criteri per la classificazione dei rilievi riscontrati, potrebbe evidenziarne la non conformità ai requisiti del Regolamento e, probabilmente, anche, in talune circostanze, registrare l'eventuale impossibilità di eliminazione di tali rilievi (vedi livello di 1 e 2 del rilievo).

 

Ecco il punto chiave. Quante sono le piste che non sono conformi? Quelle nelle quali uno o taluni parametri fondamentali definiti dal Regolamento non sono quelli prescritti?

 

Quali sono questi aeroporti?

Quali hanno gli apron, parcheggi, hangar, aerostazioni, serbatoi carburante, stagni, marine e tanto altro entro i 300 metri della STRIP e nella CGA? 22 novembre 2011

Aeroporti e procedure di V.I.A., Comitati e tutele ambientali

Ma perché in Italia la V.I.A. non prelude al potenziamento dei voli?

 

Sul sito della Regione Piemonte, tempo addietro, si poteva leggere: Valutazione d'Impatto Ambientale del progetto di Revisione del Piano di Sviluppo Aeroportuale (Masterplan 2009-2015): è stato presentato il progetto preliminare per la fase di verifica della procedura di VIA ai sensi della l.r. 40/1998. La scadenza per le osservazioni del pubblico è il 18 ottobre 2011.

 

Niente di straordinario, niente di anomalo, piuttosto dovrebbe essere una prassi adottata da ogni Regione del BelPaese. E riguardare qualsiasi incremento dei voli, ergo una contestuale verifica delle ricadute ambientali, economiche e di rischio incidente aereo delle zone limitrofe.

Come sostengono in Gran Bretagna occorrerà valutare e verificare gli impatti ambientali prevalenti  nell'intorno aeroportuale  generati da rumore aereo, dalle emissioni in atmosfera e ...precisamente:  noise, air quality, surface transport, waste, water and land quality, water use, sustainable construction and biodiversity.

 

Come viene attuata la procedura di VIA che dovrebbe consentire il potenziamento di uno scalo?

 

Ma è poi possibile che uno scalo, almeno nel BelPaese, debba poter crescere incessantemente senza che venga definita una sorta di limite? Di saturazione dei voli?

Comunque, anche se siamo convinti che, anche se con qualche riluttanza da parte dei soggetti istituzionali deputati, prima o poi un qualche scalo sarà verificato un limite massimo dei voli, la  Procedura di V.I.A. relativa al Piano di sviluppo Aeroportuale (ad esempio Masterplan 2011-2020) ENAC, in accordo con la Società di gestione dell’Aeroporto di XXXX presenta domanda di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto “Piano di sviluppo aeroportuale – MasterPlan 2011-2020", dando avvio alla procedura di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale).

 

La procedura di V.I.A. qualora si concluda positivamente con Decreto di Pronuncia di

 

Compatibilità Ambientale Prot. n. xxxxxx rilasciato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. In tale decreto, che riprende in parte la D.G.R. n. 244 del 28 luglio 2003, si esprime giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto, a condizione che il proponente ottemperi ad una serie di prescrizioni.

 

Ecco, ma perché le prescrizioni devo seguire e non invece essere assolte prima dell'aumento dei voli?

E per quale misteriose o troppo evidente ragione la Procedura di VIA proposta, che dovrebbe integrare quella in corso di completamento, si sostiene che:

 

"Dal punto di vista procedurale si è escluso di assoggettare la presente revisione del Piano di Sviluppo Aeroportuale alle procedure di Valutazione Ambientale Strategica privilegiando la continuità con la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale seguita relativamente al Piano di Sviluppo Aeroportuale Masterplan 2002 – 2010, in quanto l’attuale progetto di revisione è strettamente collegato al Piano di Sviluppo già approvato e dichiarato compatibile dal punto di vista ambientale, prevedendo essenzialmente la rimodulazione temporale di alcuni interventi e lo stralcio di altri.

 

La progettazione del nuovo Piano di sviluppo Aeroportuale, che si affronterà presumibilmente a partire dall’anno 2013, dovrà programmare gli interventi da realizzarsi a partire dal 2015 e fino all’orizzonte del 2025 come minimo: in tale ottica, sarà valutato anche in sede regionale l’eventuale necessità di sottoporre il nuovo strumento di pianificazione alle procedure di Valutazione Ambientale Strategica".

 

Ma che senso ha, quali garanzie offre l'adozione di una Procedura di V.I.A. nel BelPaese, se la sua esecuzione non è preliminare al potenziamento dei voli prefissati dalla precedente V.I.A.

 

Quando esprime un programma di lavori frammentato e destinato ai posteri?

 

Certo gli aeroporti che non dispongono di una V.I.A., o di quelli che l'hanno negativa stanno ancora peggio, ma delineano un andazzo poco lusinghiero per i cittadini che confidano nel rispetto della legge.18 novembre 2011

E intanto ecco aeroporti extra, apre Comiso, in attesa di Agrigento

Nessun Piano Nazionale Aeroporti, ma ancora scali supplementari, a go go.

 

Con un comunicato stampa lo scorso 4 novembre ENAC ha presentato il roadmap per l'apertura dello scalo di Comiso.

 

Si è svolta il 3 novembre, presso la Direzione Generale dell’Enac, una riunione operativa per fissare le tappe dell’apertura dello scalo di Comiso. Nell'ultima estate la Regione Sicilia  ha, inoltre segnalato che parteciperà alla realizzazione dell'aeroporto di Agrigento. Il governatore Raffaele Lombardo in una  lettera all'Ente nazionale dell'aviazione civile ha, infatti, sostenuto "La giunta regionale credendo nella bontà del progetto in argomento, ha deliberato il 27 ottobre dello scorso anno, di destinare la somma di 30 milioni di euro a questa infrastruttura, a valere su risorse Fas (i fondi per le aree sottoutilizzate, ndr) assegnate alla Regione e di affidare alla Provincia regionale di Agrigento la realizzazione dell'opera".

 

Lo scenario è forse ancora quello manifestato il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ovvero:

"in Italia si sono costruiti troppi porti e aeroporti. Perche' ognuno voleva il suo e questo ha creato problemi''.

''Esiste un ministro così coraggioso da dire che sono troppi e che bisognerebbe chiuderne qualcuno?''

"Confesso di non avere questo coraggio, ma sarebbe necessario per l'economia''.

 

Ed ecco altri due nuovi aeroporti. Si aggiungono ai 106 esistenti.

 

Stavolta sono siciliani e si aggiungono a Catania Fontanarossa, Palermo Punta Raisi e Trapani Birgi. Oltre ai minori ed a quello di Catania Sigonella. E occorrerà sottolineare anche l'ipotesi di uno scalo hub cinese?  

Con un investimento di 300 milioni di euro messo disposizione dalla stessa Cina. Con piste da cinque chilometri di lunghezza per l'atterraggio della flotta Airbus 380.

 

L’Enac per quanto riguarda Comiso, intanto, ha sollecitato"la società di gestione SOACO di elaborare il piano industriale e il modello operativo dell’aeroporto (ad esempio la tipologia e i livelli di servizio, gli orari di apertura ecc.) e di definire, entro il 15 dicembre p.v., il programma di tutte le azioni necessarie per stabilire la data presunta per l’apertura dell’aeroporto stesso.

L’Enac ha informato i presenti di aver già provveduto a emettere la certificazione riguardante le infrastrutture aeroportuali. La piena disponibilità dell’aeroporto consentirà di riprendere e portare a conclusione la certificazione relativa all’organizzazione del gestore e alle procedure di esercizio." 9 novembre 2011

Aeroporti del BelPaese, troppi ma con poche piste a norma e sostenibili

Nessun paradosso: è una emergenza infrastrutturale tra le tante. 

Troppi aeroporti sono ormai saturi. L'equazione tra volumi di traffico e numero di movimenti pin pista, probabilmente, non è stata ancora valutata. Tantomeno verificata e validata. Aerohabitat lo sta sostenendo e, documentando, da tempo. Anche troppo.

La novità di questi giorni, tuttavia, è una dichiarazione del Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, notizie stampa rivelano, infatti: in Italia si sono costruiti troppi porti e aeroporti. ''Perche' ognuno voleva il suo e questo ha creato problemi''.

 

 ''Esiste un ministro così coraggioso da dire che sono troppi e che bisognerebbe chiuderne qualcuno?''

Lo scorso 4 novembre al Forum della Logistica e dell'autotrasporto a Fiera Milano - rivela una nota ANSA -  ha anche sostenuto anche ''Confesso di non avere questo coraggio, ma sarebbe necessario per l'economia''.

 

Gli aeroporti sono oltre un centinaio, ENAC continua, inoltre a finanziarie interventi di manutenzione e potenziamento su scali minori e maggiori,  Il costoso Piano Aeroporti Nazionali redatto per conto di ENAC è, da tempo, completato. Ma nessuno prende alcun provvedimento. Nessuna sintesi e politica a riguardo. Solo enunciati di massimo. Tra scali strategici e periferici.

 

Un Piano Aeroporti definito nei dettagli ma che sconta una anomalia esiziale: non ha preliminarmente verificato gli standard ENAC - ICAO delle piste. Le  dimensioni ottimali di RESA, STRIP Area, CGA - Clear end Graded Area -, Risk assessment sostenibile,  e un Piano di Rischio incidente aereo senza deroghe nelle zone A, B e C e, ora D, sono un traguardo irraggiungibile.

Nessuna pista del BelPaese, probabilmente, realizza questi standard, ottimali, di base.

 

Scali aerei - questione fondamentale e decisiva - nei quali la Procedura di VIA e di VAS, utilizzando un eufemismo, appaiono problematiche se non assenti. Comunque procedure che rincorrono i volumi di traffico e movimenti aerei già raggiunti. Troppi scali appaiono ormai saturi, o prossimi ai limiti naturali. Il Piano Aeroporti redatto da OneWorks, Nomisma e KPMG disegna uno scenario nel quale scali cittadini e metropolitani, perciò affossati in zone altamente antropizzate, stimato 12 - 14 milioni di passeggeri/anno. Registrano scali aerei nei quali i volumi di traffico sono derivati direttamente da politiche localistiche co - marketing con finanze "locali" senza verifiche elementari di effettive catchment area. Scali periferici "gonfiati" da volumi di traffico low cost ed equivalente che non rappresentano uno scenario su cui edificare una politica nazionale dei trasporti.

 

Sono perciò troppi aeroporti da ridimensionare. E' indispensabile una politica di hub del BelPAese che si affranchi da sterili campanilismi ancora irrisolti.  Serve sopratutto pianificare la costruzione di nuove piste. A norma VIA e VAS, ma sopratutto con standard ENACICAO senza deroghe.

Chi lo farà? La politica del BelPAese non potrà che configurarsi e perpetuare una politica dell'emergenza? 7 novembre 2011

Francoforte ha la quarta pista, in Italia mancano ma sono anche sono troppe

Sistema hub e Piano Aeroporti, in Italia intanto non si decide.

 

Lo scorso 21 ottobre è stata inaugurata la quarta pista di Francoforte. Con l'atterraggio dell'aeromobile che trasportava il Cancelliere Angela Merkel. Dopo una prolungata trattativa tra esercenti e cittadini dell'intorno aeroportuale (con ambientalisti e partiti variamente schierati) la pista della lunghezza di 2800 metri permetterà il potenziamento dello scalo hub tedesco. Fulcro operativo prevalente del sistema del trasporto aereo della Germania.

Con il  40% del traffico intercontinentale la nuova pista assicurerà un incremento dei voli del 50%.

 

La  sua  realizzazione, con l'insediamento di due nuove  vie di rullaggio e, dopo una vasta trattativa  che avrebbe rilocalizzato  fauna e  flora locale - con politiche quali procedure di VIA e VAS e compensazioni e riequilibrio ambientale -  è costata  760 milioni di euro.

L'accordo tra le parti ha determinato il taglio dei voli notturni - dell'arco tra le 23.00 alle 05.00 - grazie all'intervento, a favore dei cittadini,   confermato da una sentenza del Tribunale Amministrativo dell'Assia.

 

Dopo anni di contrapposizione,  lotte e proteste , della durata superiore a 10 anni, la realizzazione permette nel dettaglio un incremento orario dei voli. Passando da circa 83 voli/ora a 126. Consente anche decolli e atterraggi contemporanei.

Lo scalo sul Meno stima di raggiungere al 2020 536mila voli/anno, contro 390mila attuali.

 

L'operatività della nuova pista è scattata ieri, lunedì 31 ottobre.

Le proteste contro la nuova pista e l'incremento dei voli non sono cessate. Al  terminal  2  gli ambientalisti di  del raggruppamento Robin Wood hanno steso uno striscione con su scritto "ora chi andrà subito per aria? Incappucciate il traffico aereo!”.

 

In una cittadina nelle vicinanze numerosi cittadini hanno proseguito le loro iniziative per fronteggiare l'aggravio di rumore aereo.

 

Il sistema aereo Tedesco, a fronte delle lungaggini per la realizzazione della quarta pista a Francoforte, dimostra una capacità di pianificazione - anche con la chiusura e limitazione di alcune piste - sembrerebbe dimostrare una politica dei trasporti impensabile in altri Paesi della Comunità Europea. 1 novembre 2011

Scenario incidente aeronautico presso una pista, quale piano di emergenza?

Entro il sedime di uno scalo ed anche oltre, ma fino a quale distanza?

 

E' con la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006, in Gazzetta Ufficiale N. 87 del 13 Aprile 2006, che i provvedimenti dovrebbero essere stati adeguatamente affrontati e risolti.

Con il Coordinamento delle iniziative e delle misure finalizzate a disciplinare gli interventi di soccorso e di assistenza alla popolazione in occasione di incidenti stradali, ferroviari, aerei ed in mare, di esplosioni e crolli di strutture e di incidenti con presenza di sostanze pericolose, ogni aeroporto del BelPaese, con i soggetti di area istituzionalmente competenti, dovrebbe aver predisposto le  misure adeguate per questo decisivo compito a tutela dei cittadini residenti nell'intono aeroportuale.

 

Nessun scenario catastrofico e apocalittico, ma solamente un doveroso piano per fronteggiare un evento incidentale rarissimo - il trasporto aereo è il mezzo di comunicazione più safety - benché statisticamente prevedibile.

 

Lo scenario di un crash di un Boeing 767/300 - un esempio tra i tanti possibili - al fine di delimitare il raggio, l'area rossa correlata alla presenza di una quantità carburante imbarcata intorno a 90 mila litri con uno sversamento esteso su una superficie di circa 1000 - 1800 metriquadri potrebbe prevedere un raggio di sicurezza intorno a 100 metri.

Probabilmente in numerosi, se non la totalità degli scali aerei,  con l’approvazione della DCA di E.N.A.C ha varato il cosiddetto  Piano Coordinamento Emergenza Incidente Aereo, dove sono stati stabiliti  “i compiti, le modalità di intervento e di soccorso, nonché le responsabilità in caso di assistenza ai velivoli in emergenza e/o in caso di incidente aereo".

 

Un Piano che ha identificato le zone specifiche, con un incidente interno al perimetro aeroportuale delimitato da opportuna recinzione, o comunque nell’area di giurisdizione aeroportuale. Nella zona Air Side e in quella Land Side (area di movimento di un aeroporto, edifici, porzioni di suolo e di edifici, quali, ad esempio,  le stesse aerostazioni.

 

I riferimenti normativi sono i seguenti:

 

▪ R.D. 30/03/1942, n. 327 e successive revisioni - Codice della Navigazione ;

 

▪ D.Lgs. 08/03/2006. n. 139 – Riassetto Corpo Nazionale VVF…;

 

▪ L. 24/02/1992, n. 225 - Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile;

 

▪ D.M. 13/02/2001 - Criteri per l’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi;

 

▪ Regolamento ENAC 21/10/2003 - Costruzione ed Esercizio degli Aeroporti;

 

▪ Circolare ENAC 30/01/2008, APT-18A - Piano di emergenza aeroportuale;

 

▪ ICAO – Airport Service Manual (Doc 9137-P1-E) Part 1, Rescue and Fire

 

La pianificazione del Rischio Aeroporto è una misura fondamentale per esercire in sicurezza, secondo gli standard fissati a livello nazionale d internazionale, e deve coinvolgere il territorio provinciale e, conseguentemente, di progettare la stesura di un Piano Straordinario di Protezione Civile.

La preparazione di adeguate procedure di intervento da mettere in atto al verificarsi di condizioni di emergenza vanno commisurate al modello di Intervento e le relative competenze e compiti di tutti gli attori pubblici o privati, associazioni di volontariato. Dalla dislocazione sul territorio di punti di primo intervento: aree di primo ricovero per eventuali sfollati, aree di ammassamento soccorritori e materiali.

 

Aerohabitat ritiene, altresì importante, indispensabile che i cittadini residenti nell'intorno aeroportuale siano informati sull'esistenza e congruità dei Piani di Sicurezza deliberati nei singoli scali della Penisola.

Ma anche fino a quale distanza delle testate di pista e sotto quali traiettorie di decollo ed atterraggio? 31 ottobre 2011

Basta aeroporti, ma non sempre! Intanto ENAC rilancia gli aeroporti minori

In attesa del Piano Aeroporti che dovrebbe tagliare, finanziamenti ai minori.

 

Tutti vorrebbero un aeroporto sotto casa. Grande e/o piccolo e/o minore ma è una meta di tanti amministratori locali. Anche dei rappresentanti eletti al Parlamento di Roma.

 

Certo ci sono anche le problematiche ambientali e di coesistenza con i cittadini ed il territorio.

 

Un effetto collaterale più o meno gestibile e/o risolvibile. Almeno è quello che qualcuno potrebbe ipotizzare.

 

Lo studio di One Works - Kpmg - Nomisma redatto per conto di ENAC limiterebbe il numero - di quelli finanziati dallo Stato - a circa 23 - 24, rendendoli efficienti e remunerativi.

Ma, nel frattempo, nessuno si assume la responsabilità di far partire l'atteso Piano Aeroporti.

 

I restanti scali, siano essi periferici e minori, dovrebbero essere finanziati e sostenuti dalla Regioni.

In ossequio al processo di "federalismo" amministrativo in corso (?).

 

Brescia, Foggia, Cuneo, Ciampino e tanti altri, tagliati dal Piano, potrebbero rimanere aperti ma a spese di altri. Nessuna apertura di nuovi scali e, si suppone, anche la costruzione di nuove piste non sarebbe autorizzata.

 

Ma una notizia del 15 ottobre segnala il completamento dei lavori della pista dell’aeroporto La Spreta di Ravenna. Due interventi (nuova pista e recinzione) sono stati finanziati con circa un milione di euro da Enac. Nel contesto delle opere sui numerosi aeroporti minori del BelPaese.

L'Emilia Romagna  ha il maggior numero di scali in Italia.

Il 7 ottobre 2011 un accordo tra ENAC ed ENIT (Ente Nazionale per il Turismo) ha programmato una convenzione per il rilancio degli aeroporti minori italiani per l’Aviazione Generale. In sostanza oltre al centinaio di scali periferici, magari piste in erba trasformate in manti asfaltati, andranno ad aggiungersi agli aeroporti dismessi dal Piano Nazionale Aeroporti.

 

Nel luglio 2010 Il Consiglio di Amministrazione dell’ENAC,  aveva approvato il piano triennale 2010-2012 per gli investimenti finalizzati all’adeguamento e allo sviluppo degli aeroporti minori a gestione diretta dell’Ente.

Lo stanziamento totale era stato di circa 33,5 milioni di euro e, probabilmente, altri saranno stanziati dopo quest'ultimo accordo.

 

La supposta posizione strategica di qualsivoglia aeroporto e l'inespressa capacità operativa, che viene ritenuta fondamentale per l'economia ed il turismo di qualsivoglia area geografica del BelPaese, inevitabilmente, ancora una volta svela l'ennesima contraddittoria politica dell'aviazione civile (sia essa commerciale quanto privata e turistica).

Ma possibile che nessuno riesca ad imporre un realistico Piano Aeroporti Nazionale, una rete degli aeroporti minori, dopo aver verificato bacini di utenza e traffico, costi operativi e compatibilità finanziarie di Governo Centrale e delle singole Regioni: e adottarlo?

 

Certo, ma solo in un secondo tempo, solo dopo aver verificato ed assolto alle ineliminabili e doverose Procedure di Impatto Ambientale, di standard ICAO - ENAC (senza deroghe), di Piano di Rischio incidente aeronautico e relativo indice di rischio. Chiudendo e/o limitando l'attività su taluni scali metropolitani. Anche se, al momento, ritenuti "strategici".

Sicurezza delle operazioni di volo, salvaguardia dei passeggeri e dei cittadini dell'intorno aeroportuale sono parametri primari per esercire uno scalo aereo. 19 ottobre 2011

Nel BelPaese gli aeroporti sono da vendere, nessuna acquisizione nè ricapitalizzazione

Il debito pubblico avanza. Ma quanto valgono? Quanto si potrebbe ricavare per le casse Regionali?

 

L'articolo del Corriere della Sera del 5 ottobre firmato da Sergio Rizzo "Ente Locale con Pacchetto Azionario il Vizietto Contamina la Toscana" pur autorevole ed importante deve essere inquadrato in una più ampia e storica analisi riguardante il ruolo, i compiti, i costi delle amministrazioni pubbliche nelle società di gestione aeroportuali del Bel Paese.

 

Sono società partecipate se non controllate da Comuni, Regioni e consorzi vari e, salve poche eccezioni, sono gli esercenti degli scali aerei della Penisola. Quante hanno il bilancio attivo? Quante hanno in corso operazioni di rifinanziamento, di ricapitalizzazione e sono di fronte all'interrogativo di rinunciare e/o dismettere attività cronicamente in perdita?

 

Ma perché un Comune Italiano, dal Tirolo alla Sicilia, alla Puglia, deve continuare a gestire, direttamente e/o indirettamente, attraverso qualche nomina decisa dalla maggioranza di una amministrazione pubblica, minore o maggiore, una società aeroportuale impegnata nel difficile e arduo compito imprenditoriale? In un settore nel quale le dinamiche industriali, le turbolenze del mercato competitivo, abbisognano invece di manager e professionalità specifiche?

 

La liberalizzazione indotta e innescata dalla Commissione UE in Italia non si è realizzata.

Anzi. Probabilmente la presenza costante del "pubblico" nelle società aeroportuali sta determinando uno stallo. Alimenta un campanilismo aeroportuale nel quale viene incrementata l'attività dei vettori low cost ed equivalenti con contratti co - marketing che, pur con l'indiscusso successo di traffico raggiunto e stimato, prefigura una situazione disastrosa.

 

Quanto costano le operazioni di co marketing a sostegno delle attività delle low cost? Qual'è il costo complessivo di tutti gli scali e, singolarmente, di ogni singolo aeroporto. Quanti sono gli scali che sviluppano attività prevalente low cost? E facile identificarli.

 

Occorre tuttavia sapere che il finanziamento degli interventi co marketing è prevalentemente sostenuto dalle ammnistrazioni locali: Comuni, Provincie, Regioni o da parte di società partecipate.

Ecco allora uno scenario del tutto paradossale.

 

Le amministrazioni locali che partecipano e controllano le società esercenti aeroportuali (con bilanci poco virtuosi) sono le stesse che sostengono le operazioni di co marketing. Sono ancora le stesse che, con strategie a nostro avviso ben poco lungimiranti, ricapitalizzano le casse delle società aeroportuali.

 

E come nel caso citato da Sergio Rizzo nel caso dei due aeroporti toscani (ma occorrerebbe aggiungere anche il groviglio on corso sullo scalo di (Siena Ampugnano) , l'acquisizioni di maggiori quote da parte della Regione con una spesa di altri 15 milioni di euro, incide sulle già ridotte casse regionali. Come finanziare in tal modo Comuni, Provincie se si spendono in acquisizione di partecipate?

 

Perché è fallita la liberalizzazione delle società aeroportuali?

Dopo l'ingresso della BAA a Napoli Capodichino negli anni '90 tutto si è bloccato.

Ecco quello sui cui occorre ora riflettere non è tanto sulle cause di un processo  che avrebbe dovuto allineare il sistema aeroportuale del BelPaese all'Europa, ma un'altro.

 

Perché non vendere invece le quote e fare cassa? Finanziare in tal modo Comuni, Provincie e Regioni. Auspicando, magari,  l'ingresso nel sistema aeroportuale del BelPaese i privati? Magari capitali esteri? Con managerialità e professionalità specifiche del settore aviation? 14ottobre 2011

Airbus Industries stima 27.800 nuovi velivoli al 2030, ma su quali aeroporti, su quali piste?

L'attuale flotta sarà rinnovata solo con 10.500 aerei.

Ma quanti sono gli aeromobili commerciali in circolazione nel 2011?

Dai circa 15.000 aeromobili attuali si raggiungerà una flotta di oltre 31.000 velivoli.

Il costo del rinnovo della flotta obsoleta e di nuovi velivoli nei prossimi vent'anni sarà 3,5 trilioni di dollari.

Le dinamiche di incremento delle flotte avrebbe la seguente distribuzione geografica: 34% nell'Area Asia-Pacifico, il 22% in Europa e Stati Uniti.

 

La nuova flotta sarà sicuramente più efficiente e più ecologica ma qualche problematica sulla capacità degli attuali sistemi aeroportuali a fronteggiare, probabilmente, alla triplicazione del traffico aereo.

 

Anche negli scali del BelPaese.

Senza le costruzione di nuovi infrastrutture aeroportuali, almeno in Italia, come sarà possibile gestire questa impennata di voli e volumi di traffico? E gli attuali scali del BelPaese si stanno attrezzando per evitare una rapida saturazione nella capacità voli e traffico contemperando le verifiche di sostenibilità e compatibilità ambientale?

 

I velivoli richiesti dal mercato riguarderanno  aeromobili di grandi dimensioni (Very Large Aircraft, Vla) che trasportano oltre 400 passeggeri, come l’A-380.

Il segmento degli aeromobili a due corridoi (dai 250 ai 400 passeggeri), saranno consegnati 6900 velivoli

 

Circa 4800 aeromobili saranno modelli a doppio corridoio (250-300 passeggeri) e 2100 saranno di medie dimensioni (350-400 passeggeri).

Ma come fronteggiare questa valanga di velivoli e voli senza aver, per tempo, predisposto un realistico Piano Nazionale Aeroporti  adeguatamente verificati con Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione Ambientale Strategica e Piano di Rischio incidente aeronautico? Sono le stesse stime di Airbus Industries a rivelarlo: al 2030, la flotta globale per il trasporto passeggeri e cargo raddoppierebbe. 21 settembre 2011

Aeroporti e Piano di Rischio, Codice Rosso

Dopo Linate 2001, il recepimento dell'Annesso 14 è ancora da completare.

 

E' una constatazione imbarazzante. Ma - secondo Aerohabitat - non è più possibile prolungarne l'attesa. L'adozione è obbligata. Quale significato assumerebbe, infatti, quale sarebbe il livello di tutela, di salvaguardia, di protezione del territorio e della comunità se non fosse rapidamente materializzato il Piano di Rischio?

 

Quale significato avrebbe una adozione con un sistema di "deroghe" che si trasformerebbe in una sorta di mantenimento dello status quo?

 

La gravità, l'estensione, il numero delle piste interessate, l'urgenza di preservare e tutelare il territorio e la comunità delle popolazione che risiede e si muove nell'intorno delle piste di volo del BelPaese è una urgenza indifferibile. Non rinviabile. La Valutazioni di Impatto Ambientale e la Valutazione di Impatto Strategico, VIA e VAS devono contestualmente verificare le implicazioni e le opportunità di continuare a svolgere, a sviluppare il traffico aereo.

 

Particolarmente su taluni scali metropolitani e/o inghiottiti da vaste viabilità e attività antropiche.

 

Il rischio di incidente aeronautico, a fronte del progressivo miglioramento dei livelli di sicurezza del volo nel sistema aviation (civile, commerciale e militare), aumenta con l'incremento del traffico aereo.

 

Con l'aumento del numero dei voli movimentati sui singoli aeroporti del BelPaese.

 

Anche i dati di traffico dell'agosto 2011 confermano questi dati.

 

Le stime del traffico nel breve - medio periodo prefigurano uno scenario di raddoppio dei voli.

 

L'impegno di recepimento dell'Annesso 14 ICAO Aerodrome, la necessità di configurare l'infrastruttura aeroportuale nel dettaglio degli standard (RESA, SMS, Risk Assessment) da parte di ENAC sembrerebbe stazionare per quanto concerne il Piano di Rischio aeroportuale.

 

E' forse una ennesima imbarazzante constatazione?  I ritardi di applicazione del Piano di Rischio, che non può includere alcuna deroga di adozione, non manifesta forse una pesante incognita sui livelli di safety acquisiti e/o stimati? Una perdita non solo di credibilità del sistema aviation del BelPaese?

 

E' amaro constatare come non sia stato fissato un vincolo temporale, una scadenza entro la quale i Comuni, i Municipi dell'intorno aeroportuali del BelPaese predispongano l'aggiornamento reale, effettivo degli spazi, delle aree in asse piste. In decollo ed in atterraggio.

 

Perché non è stato ancora imposto? Chi deve assolvere, sorvegliare e vigilare sulla rigorosa adozione di questa normativa?

 

Con una aggravante, ancora irrisolta, che riguarda gli annunciati 1050 metri di Piano di Rischio laterale alla pista. Perché non sono stati inclusi nella circolare deliberata nel 2009? E per quale ragione l'aggiornamento laterale del rischio, a fronte dell'incessante attività informativa ed esplicativa svolta presso i Comuni aeroporti e le società di gestione aeroportuali, non è stata ancora deliberata?

 

Dovremo forse rilevare la gravità e l'urgenza del Piano di Rischio, ancora una volta, solo dinnanzi al prossimo incidente? La casistica incidentale in prossimità delle piste non è rassicurante, è noto. 17 settembre 2011

Scippo dell'addizionale Comunale 2010, solo a Trapani

Una delle contrastate voci della tassa d' imbarco passeggeri dirottata sullo scalo NATO impegnato in Libia. 

La quota residua dell'addizionale Comunale destinata ai Municipi di sedime aeroportuale è diventata poca cosa. Solo 40 centesimi su 3.50 o 4.50 euro pagati dall'utente aereo. Quattroeuro e 50 solo per i passeggeri dei due scali romani di Fiumicino e Ciampino al fine di garantire extra fondi al Comune di Roma, che, peraltro è Municipio di sedime solo a Ciampino.

Ebbene la quota, già destinata ai singoli Comuni del BelPaese, con un provvedimento insolito, è destinata al solo scalo siciliano.

Sulla questione Aerohabitat propone la lettera aperta inviata dal Sindaco Guido Colombo di Somma Lombardo ai sindaci del CUV Lombardo.

 

 

Carissimi Colleghi e Gentilissime Colleghe,

 

tutte le mattine e' sempre più faticoso "fare" il Sindaco. Mi chiedo se ne vale la pena continuare, perché nella confusione di questo Governo e di questa legislazione parlamentare c'è il tutto e il contrario di tutto. Quanto è avvenuto sull'addizionale d'imbarco è quanto di più scandaloso possa succedere. Si tolgono soldi ai comuni del sedime aeroportuale, che sono previsti per legge, e si trasferiscono "... per misure di sostegno e di rilancio dei settori dell'economia delle provincie interessate da ingenti danni a seguito delle delimitazioni imposte dalle attività operative militari che hanno inciso sulla operatività degli scali aeroportuali civili ..." Tenete conto che l'aeroporto di Trapani Birgi nel 2009 ha registrato 1.069.528 passeggeri e nei mesi di giugno e luglio di quest'anno ne ha persi il 23%; 230.000! É sconvolgente e che nessuno al Governo o in Parlamento ha mosso un dito per aiutare né i comuni del sedime né l'economia del territorio circostante l'aeroporto della Malpensa, interessati da "ingenti danni economici" per il dehubbing di Alitalia (7.000.000 in meno di passeggeri!) Ciò che mi rammarica e che mi ferisce è il dettato della deliberazione n. 36 della Giunta Capitolina che istituisce l'addizionale di un euro a favore di Roma Capitale sui passeggeri in partenza dagli aeroporti di Roma, dove si afferma ".. che la mancata istituzione dell'addizionale sui diritti d'imbarco nella misura di 1,00 € a passeggero comporterebbe .. per il bilancio di Roma Capitale ... la sottrazione delle funzioni istituzionali e all'erogazione dei servizi per la collettività." E noi invece, chi siamo? I nostri concittadini, i lavoratori dell'intorno aeroportuale sono figli di un Dio minore? Cari Sindaci, io credo che sia venuto il momento di alzare la voce con una "forte" azione sociale e politica. Invito, pertanto, il Presidente del CUV a convocare tutti i Sindaci, tutti i Consiglieri Comunali, tutte le Organizzazioni Sindacali, tutte le Rappresentanze Imprenditoriali, i Presidenti della Province di Novara, Milano e Varese interessati dalla SIA del Master Plan di Malpensa, per organizzare una grande manifestazione a Malpensa, di più giorni, sino a che questo nostro (sic!) coacervo di Governo non comprenda la grave azione politica intrapresa, che invece di porsi garante delle regole gia stabilite nel rapporto tra il territorio e l'aeroporto, n'è diventato il totale calpestatore. Che fiducia possiamo avere per il domani! Grazie per la Vostra attenzione.  5 settembre 2011

Imbarco negato per disabile, due versioni o solo una?

Ma le tutele sono universalmente adottate?

E' intervenuta la stessa ENAC che sostiene: "in merito all'episodio riportato dalla stampa del negato imbarco di un passeggero disabile su un volo Roma-Milano della compagnia aerea Alitalia, il Direttore Generale dell’Enac Alessio Quaranta ha avviato le opportune verifiche sull'accaduto. In particolare andrà accertato l’eventuale mancato rispetto del Regolamento europeo n. 1107 del 2006 che tutela i diritti dei passeggeri con mobilità ridotta".

 

La questione dopo la nota della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap, che sostiene:

 Roma, lunedì 29 agosto, mattina. Una persona con disabilità si presenta alla reception di Alitalia per essere imbarcato sul volo per Milano. Ha dichiarato di essere in carrozzina, non in grado di deambulare nemmeno per pochi passi, di essere accompagnato. Non ha chiesto servizi aggiuntivi, ché non gli servono; non ha richiesto l’uso della barella. Potrebbe essere un volo come molti altri, a cui Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, è abituato, in Italia e all’estero.

 

Ma così non è. I responsabili di Alitalia, questa volta, giudicano incompleta la dichiarazione di Barbieri e rifiutano l’imbarco, opponendo le proprie prassi interne secondo cui i dati sui servizi aggiuntivi e sull’uso della barella, oltre a quelli sanitari, vanno comunque dichiarati. In barba ad ogni ragionevolezza che invece il regolamento sul trasporto aereo dell’Unione Europea impone.

 

A nulla valgono le proteste e le motivazioni anche basate sulle norme dell’Unione. Barbieri non potrà raggiungere Milano dove è atteso per un’iniziativa, collaterale a quella dei Sindaci, indetta dalla FISH e relativa alla Manovra.

 

Barbieri: “Dopo un tentativo di spiegazione con la ‘capoturno passeggeri speciali di Alitalia’, andato a vuoto, ho formalmente presentato l’esposto alla stazione aeroportuale della Polizia di Stato. Ora farò seguire la segnalazione all’ENAC [organismo di vigilanza sull’aviazione civile] nelle forme previste dal Regolamento Europeo. Poi valuteremo con i legali della FISH un’azione in giudizio con richiesta di danni.”

 

Il diritto alla mobilità per le persone disabili è davvero garantito in Italia? Nonostante i numerosi atti dell’Unione Europea, vengono ancora segnalati troppo sovente casi di esclusione dal trasporto ferroviario, aereo, navale, per non dire dal trasporto urbano: mezzi non adeguati, servizi discontinui, personale non preparato o – come in questo caso – interpretazione restrittiva di regolamenti e norme.

 

“È superfluo precisare che non è una questione personale – conclude Barbieri – ma di un diritto di tutte le persone con disabilità che va rispettato, ancora di più in presenza di norme internazionali che, finalmente, ci tutelano di fronte ad ogni discriminazione come quella attuata questa mattina da Alitalia.”

 

L'ENAC si è, quindi, impegnata a verificare la reale ricostruzione dei fatti.

Ma quello che tuttavia è emerso non è una fatto insolito. Spesso, per vari motivi, l'imbarco di persone con handicap, pur regolamentato da standard ICAO e di aerolinea, è sottoposto a procedure estenuanti, stressanti, vessatorie e talora non risolvibili.

Cosa accade quando i tempi di transito tra due voli è stretto? Ridotto, ad esempio, a soli venti minuti?

Quali sono le procedure adottate da aerolinee low cost? 

Ecco, l'indagine di ENAC, per comprendere quale supporto reale hanno le persone con handicap, dovrebbero allargare l'analisi ad altre compagnie aeree. A cominciare dalle low cost prevalenti. 31 agosto 2011

Su quei parcheggi auto a pagamento negli aeroporti del BelPaese

Una miniera d'oro, e sono entrate non aviation.

Parcheggi auto remoti? Dove stanno? Negli aeroporti italiani il business dei parcheggi auto, destinati agli utenti e viaggiatori ed anche ai visitatori, in prevalenza a pagamento, rappresentano entrate cospicue per gli esercenti di uno scalo. Al punto che sono sorti e si stanno allestendo, in ogni dove, scelte alternative.

 

Magari più distanti dall'aerostazione ma  a costi minori. Comunque ben remunerativi per i privati ed indipendenti. Che dispongono, quando sono distanti dal terminal,  financo di un servizio navetta per traslocare il passeggero. Certo una politica di parcheggi "liberi", a costo zero per il passeggero sembrano davvero un miraggio. Dove sono, quando sono. Qualcuno informa il passeggero della loro esistenza ed eventuale localizzazione? I siti web degli aeroporti segnalano invece il numero, la localizzazione, la disponibilità residua, oltre al relativo sistema tariffario.

 

Esistono parcheggi a sosta breve (fronte aerostazione), a lunga sosta, quelli per passeggeri convenzionati con Tour Operator, parcheggi per passeggeri diversamente abili

 

Ammontano ad alcune centinaia a diverse migliaia. Uno scalo con circa 4milioni di passeggeri/anno ha disponibilità di ben 4.500 posti auto.

 

La SEA in una nota informa come "l’incremento dell’offerta di posti auto negli scali, con le aperture, da inizio 2010, di un nuovo parcheggio da 1.100 posti a Malpensa e, in dicembre, del nuovo multipiano di Linate da più di 2.400 posti. Malpensa Terminal 1 Nel corso del 2010 l’offerta di posti auto collegati al terminal 1 di Malpensa è cresciuta di 1.100 unità per l’entrata in esercizio del P1 low cost e di ulteriori 459 posti per la riapertura dei parcheggi a sosta breve".

 

L'Aeroporto di Pisa offre oltre 2.700 posti auto.

 

"Presso l'Aeroporto Marco Polo di Venezia si trovano i seguenti parcheggi (gestiti dalla Marco Polo Park Srl):

 

Parcheggio 1 Multipiano L'edificio di 5 piani, con più di 3000 posti auto, si trova di fronte il vecchio terminal, le tariffe sono convenienti per lunghe soste.

 

Parcheggio 2 e 3 Ideali per le lunghe soste, vantano oltre 500 posti.

 

Parcheggio 4 (Tour Operator) Dedicato ai clienti dei Tour Operator, il parcheggio offre circa 80 posti auto, è scoperto e si trova presso la darsena.

 

Parcheggio 5 (Sosta Breve) Si trova davanti al terminal ed è l'ideale per l'accompagnamento passeggeri: gli oltre 300 posti auto sono gratuiti per i primi 20 minuti di sosta.

 

Parcheggio 6 (Autobus) Ha 26 posti, riservati agli Autobus Turistici

 

Parcheggio 7 (Economico) Gli oltre 120 posti auto del Parcheggio 7 Ca' da Mosto sono economici e ideali per soste lunghe.

 

Parcheggio 8 Scoperto, vanta circa 230 posti auto.

 

Parcheggio 12 Scoperto, è l'ideale per soste lunghe e offre più di 270 posti auto".

 

Una politica di parcheggi non dovrebbe prevedere anche la disponibilità di parcheggi gratuiti.

 

Almeno una percentuale dei posti auto non dovrebbe essere liberamente fruibile? Non lo prevede una legge?

 

Nella città e nelle metropoli del BelPaese una parte dei parcheggi non è libera? Con vincoli di restrizione oraria? Quando, per taluni posti auto, il costo orario è di 3.60 euro il risultato è assicurato. 29 agosto 2011

Aeroporti, masterplan da impugnare. Come? Fate osservazioni sul Piano di Rischio

Dubbi sul potenziamento dei voli negli scali se non hanno incorporato il rischio incidente. 

Sono numerosi, sono tanti. Forse quasi tutti gli scali aerei del BelPaese dovrebbero essere sottoposti a stringenti masterplan. Sottoposti a verifiche rigorose, estese riguardanti da un lato i programmi di crescita infrastrutturale di un aeroporto, dall'altro alle inevitabili, quanto indispensabili procedure di valutazione dell' impatto ambientale se non strategico dell'insediamento.

In sostanza niente di nuovo. Ancora sull'adozione di una misura di una procedura sulla quale, per nostra fortuna, vigila la Commissione Europea ed i suoi organismi tecnico operativi.

 

Un iter ben circostanziato che, talvolta, nel BelPaese, non sembrerebbe essere stato del tutto applicato, se com'è noto più di qualche aeroporto ha operato e/o sta lavorando in sua assenza, in deroga e/o incomprensibilmente comunque.

Anche dopo aver sforato, anche con anni di anticipo, i target di volumi di traffico e/o numero dei movimenti di voli o passeggeri. Parametri che delineano, meccanicamente, effetti collaterali.

 

Ambientali e aeronautici.

 

Tra questi ultimi  le varianti all'art. 707 e 715 del Codice della Navigazione.  Qualcosa di nuovo, quanto di straordinariamente impositivo, nonostante i ritardi storici, è stato varato.  Quel Piano di Rischio aeronautico che a fatica è stato incorporato nel  Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti.

Ma che sul territorio non è stato ancora calato. Probabilmente, in qualche luogo, e solo in parte.

Due articoli, 707 e 715, che si applicano a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale.  Fornisce i criteri ed indicazioni ai Comuni il cui territorio è soggetto ai vincoli derivanti dai piani di rischio, nelle direzioni di decollo ed atterraggio. Prossimamente  anche lateralmente, di 1050 metri. Le implicazioni su ogni MasterPlan, su qualsivoglia procedura di VIA sono innegabili.

 

La probabilità incidenti, la probabilità nella distribuzione locale incidenti, il rischio contro terzi deriva dal numero dei movimenti  annuali. Il modello probabilità incidenti è correlato alle rotte di volo praticate, alla tipologia degli atterraggi, al layout delle piste di volo. Con RESA di 240 metri, con la localizzazione degli incidenti, con i pesi di decollo ed atterraggio, con le aperture alari, con il modello delle conseguenze degli incidenti.

Ebbene tutto questo deve, necessariamente essere valutato in sede di MasterPlan.

 

Come stanno gli aeroporti oggetto di osservazioni di VIA in relazione all'adozione del Piano di Rischio (anche laterale?). Quale congruità, quale reale conseguimento degli standard di safety aeroportuale potranno realizzarsi se manca una stretta correlazione con l'esistente edificazione dell'intorno aeroportuale.

Qualora venisse riscontrati rilevanti insediamenti antropici, ancorché in deroga, in tali zone.

Non è forse vero che dovrebbero essere revisionati, aggiornati i progetti MasterPlan  sotto osservazione? 19 agosto 2011

Tasse imbarco passeggeri, l'esosa addizionale comunale di 4.5 euro assegnata ma non incassata

Ma perché continuare a pagare balzelli extratariffe?

 

Il dettaglio delle imposte che i passeggeri, quando comprano il biglietto aereo, devono pagare non è di poco conto.  C'è la tassa sul controllo bagagli, la tassa per i servizi ai passeggeri, la tassa d'imbarco, la tassa di sicurezza, l'IVA sulle tasse ed infine l'addizionale comunale.

 

Quest'ultima è fissa da ogni scalo italiano, salvo che Fiumicino e Ciampino che hanno aggiunto un extra euro per Roma Capitale,  ed é solitamente è di 4.50 euro.

 

Di questi com'è noto 3 euro vanno all'INPS per la cassa integrazione Alitalia e del restante solo 40 centesimo sono destinati ai Comuni, all'origine destinatari dell'intera somma dell'addizionale.

 

Per il 2010 la somma spettante ai Comuni di sedime sarebbe pari a 15 milioni e 200 mila euro, anche se solo 9 milioni e 400 mila sarebbero stati assegnati ai Comuni destinatari.

La differenza ,  almeno secondo alcune note stampa, sarebbe causata dal fatto che alcuni vettori aerei, tra questi Alitalia, non avrebbero versato la somma incassata.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con un provvedimento del 14 dicembre 2010 ha segnalato le somme acquisite indicato le singole assegnazioni corrispose ai Comuni destinatari (vedi allegato). Il punto conclusivo è tuttavia il seguente: le somme sono anche state trasferite?

 

Ed inoltre.

Il balzello di questa iniqua imposta, pagata dai singoli passeggeri, nel caso delle aerolinee che pur avendole richieste ai passeggeri ed incassate, potrà essere, comunque recuperata? 11 agosto 2011

Aeroporti come la TAV? Se il traffico aereo e le esigenze aumentano, che fare? Oltre ogni retorica.

Le osservazioni alla VIA sono indispensabili e vanno presentate. Ma lo scenario è nero. A che servono?

 

Sottoporre il potenziamento di uno scalo, la costruzione di una terza pista a referendum popolare, come accade altrove? Registrare l'impossibilità di insediare infrastrutture aeroportuali perché il livello di impatto ambientale e di effetti collaterali superano i limiti consentiti e/o sopportabili e limitare l'attività aerea?

 

Registrare il successo di traffico aereo, in movimenti e passeggeri, significa innanzi tutto riflettere sui flussi di traffico, sulle prospettive di crescita e misurarsi sulla capacità delle odierne infrastrutture aeroportuali del BelPaese. Lunedì 4 luglio a Roma, presso la Biblioteca "Giovanni Spadolini" del Senato, ENAC ha presentato il rapporto 2010, ha illustrato i dati relativi all'anno passato sul traffico-passeggeri, ha svolto un quadro della situazione nazionale per quanto concerne tematiche come le strutture aeroportuali, la sicurezza, l'ambiente e la regolazione, ma secondo Aerohabitat qualcosa non quadra.

 

Nella fotografia attuale quanto nello scenario del medio e lungo periodo, tuttavia, gli interrogativi non sono pochi e non danno risposte soddisfacenti. Anzi preoccupano.

 

Secondo Aerohabitat numerosi aeroporti sono ormai saturi.

 

Il fabbisogno infrastrutturale è di gran lunga superiore ai sedimi di scalo.

Il sistema di monitoraggio e l'operato delle Commissioni Aeroportuali, se conclusi devono essere comunque aggiornati. Le mappe acustiche devono essere verificate e validate, non solo in sede di Commissione Aeroportuale. Che fine hanno fatto i cosiddetti Piani di Rischio Aeronautico? Anche con le nuove disposizioni di 1050 metri laterali alle piste?

 

L'incremento in doppia cifra dei primi mesi del 2011, che se sconta il blocco del traffico derivato dalla cenere vulcanica islandese del 2010, rende comunque ottimisti gli esercenti aeroportuali. Ma è una analisi che sembrerebbe rifuggire dalle reali prospettive.

 

Non inquadra a dovere le criticità, i colli di bottiglia, le conformità infrastrutturale ICAO - ENAC i limiti posti dalla Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale

Secondo ACI Europe 1.5 miliardi di passeggeri si imbarcano negli scali EU ogni anno. Collegano luoghi, popoli e d economie. Eurocontrol stima che nel 2030 il traffico aereo sarà raddoppiato.

 

I Paesi Europei sono più o meno evoluti, anche nei livelli di traffico aereo e movimenti di passeggeri per aeroporto e per anno. L'Italia non è tra i più avanzati, vola una media di un cittadino ogni anno, in Gran Bretagna e Germania e Francia si registrano, statisticamente, due voli ogni cittadino. Il doppio.

Il sistema aeroportuale del BelPaese, probabilmente, non è in grado di sopportare l'attuale livello di traffico aereo. Gli impatti negativi e gli effetti collaterali per il raddoppio del traffico sono stati valutati adeguatamente? Il raddoppio del traffico stimato da Eurocontrol ed il possibile recupero statistico del gap dei voli pro capite inquadra uno scenario apocalittico.

 

Linate sopporterà 20 milioni di passeggeri? Bergamo 16, Catullo 8, Bologna 12, Venezia 16, Napoli 13, Treviso 6, Pisa 8, Peretola 4, Treviso 5, Palermo 13 e cosi via? Che dire di Fiumicino e Malpensa? Si parla di 80 e 40 milioni rispettivamente, ma in questo caso quali compatibilità hanno i vincoli aeronautici, delle conformità ICAO - ENAC (senza deroghe) e la soluzione dell'accessibilità  viaria e ferroviaria?

L'opzione dello scalo hub, irrisolto, rappresenta ancora una priorità per disegnare una rete di aeroporti del BelPaese sincronizzata - finalmente - a reali bacini di traffico e flussi di passeggeri incoming e outgoing per voli nazionali, internazionali ed intercontinentali.

 

Il BelPaese gliela farà senza impattare in scenari equivalenti alla NO TAV della Val di Susa? 6 luglio 2011

Piano di Rischio aeronautico, una interrogazione sui vincoli e sulle modalità della scelta di ENAC

Mentre nei giorni scorsi la stampa ha rivelato un aggiornamento della prima bozza della proposta di ENAC, che porta la fascia di sicurezza a 1050 metri laterali, suddivisa in due spazi di rischio - sembrerebbe, tuttavia,  rappresentare ancora una fase di analisi - trova evidenza una interrogazione Parlamentare in materia.

L'argomento è stato proposto dagli Onorevoli Desiderati e Reguzzoni.

 

 

Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

 

Per sapere - premesso che:

 

le aree limitrofe agli aeroporti sono soggette a vincoli di sicurezza, come stabilito dal Capo III del codice della navigazione, e lungo le direzioni di atterraggio e decollo i comuni possono autorizzare nuove opere od attività solo se coerenti con i piani di rischio che gli stessi elaborano ed adottano sulla base del regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti dell'Enac;

 

le aree di rischio sono state identificate dall'Enac, sulla base di casistiche mondiali, di accadimenti degli incidenti e della relativa ubicazione a terra, come quelle ubicate sul prolungamento dell'asse della pista di volo, in cui è più probabile l'impatto sul terreno a seguito di incidente aereo;

 

l'Enac ha elaborato, nei mesi scorsi, una bozza di modifica regolamentare che inserisce anche le aree laterali alla pista di volo nella configurazione dell'impronta a terra delle aree di tutela, anche se tali aree non sono definite rischiose né per il codice della navigazione, né per la normativa europea; pertanto la nuova perimetrazione richiesta da Enac eccede i limiti fissati dal legislatore;

 

lo stesso Enac ha chiarito che l'ampliamento delle zone di rischio, che potrebbe garantire una maggiore sicurezza in caso di incidenti di minore entità, non è supportata da un'appropriata istruttoria, non basandosi su una statistica ampia e consolidata che possa delineare una soglia di rischio ragionevole, ma su due soli incidenti verificatesi negli ultimi anni a Pisa e a Madrid, in seguito ai quali l'Agenzia per la sicurezza del volo non ha ritenuto di dover emanare una raccomandazione di sicurezza che lamentasse una cattiva gestione del territorio alla luce degli incidenti occorsi;

 

la proposta dell'Enac si traduce nell'impossibilità per i comuni di sviluppare nelle aree limitrofe agli aeroporti tutte le attività che ragionevolmente avrebbe senso collocare in suddette aree, ovvero «insediamenti ad elevato affollamento quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione», ma, a fronte del medesimo rischio dell'area, non si fa cenno al fatto che anche le società di gestione degli aeroporti saranno soggette ai medesimi vincoli urbanistici;

 

molti comuni hanno appena adottato nella propria pianificazione urbanistica le limitazioni derivanti dai piani di rischio oggi vigenti e, con l'introduzione della nuova modifica proposta dall'Enac, si creerebbero disagi ai progetti attualmente in corso di esecuzione o già autorizzati o anche in fase di definizione, senza considerare gli interventi effettuati sulla base delle previsioni urbanistiche vigenti che prevedono l'insediamento di attività produttive potenzialmente in contrasto con la modifica proposta;

 

nel caso dell'aeroporto di Orio al Serio, l'allargamento della zona di tutela C fino a 1.000 metri per parte, comporterebbe pregiudizievoli ricadute sul corretto sviluppo urbanistico dei comuni del sedime aeroportuale nell'esercizio di governo del territorio, anche in considerazione dei vincoli già esistenti per l'inquinamento acustico in relazione alle rotte di volo e per il rischio d'impatto, come previsto dall'articolo 715 del codice della navigazione;

 

nel caso succitato, la superficie di vincolo proposta andrebbe ad interessare aree oggetto di accordo di programma con la regione Lombardia e l'esclusione di insediamenti ad elevato affollamento, quali centri commerciali, congressuali e sportivi, comprometterebbe di fatto la valorizzazione degli immobili, determinando una situazione di abbandono e degrado di vaste aree interne all'abitato dei comuni limitrofi, senza una prospettiva di riqualificazione -:

 

se il Ministro non ritenga opportuno valutare la possibilità di un rinvio della modifica regolamentare proposta da Enac, in considerazione della non appropriata istruttoria a sostegno della tesi e degli orientamenti europei in materia di zone di rischio che non prevedono le aree laterali, fino al momento in cui sarà disponibile una banca dati che possa supportare la necessità dell'intervento;

 


se il Ministro, data la rilevanza del problema, non ritenga indispensabile indire una conferenza di servizi, coinvolgendo gli enti direttamente interessati all'ampliamento delle zone di rischio, per valutare la sostenibilità della proposta e la sua ricaduta sui comuni, anche prevedendo la possibilità di indennizzare i comuni per le aree soggette a limitazioni e mettendo in atto interventi volti a tutelare le attività esistenti già presenti nelle aree interessate. 1 luglio 2011

Tra V.I.A., rifacimento piste, extra piste, conformità infrastrutturali critiche o in deroga, Comitati contro e campanilismo ambientale

Dopo l'elaborazione del Piano Aeroporti Italiano, ancora, tuttavia, in attesa di sostanziale adozione, dopo la presentazione dello studio "Evoluzione del traffico low cost a livello europeo e nazionale", per conto di ENAC, sono in corso le procedure di V.I.A. su numerosi aeroporti del BelPaese.

Master plan aeroportuali di medio e lungo periodo vengono sottoposti  alle osservazioni di cittadini, comitati, associazioni ambientaliste e amministrazioni locali. Probabilmente nessuna pista, nessun rifacimento e allungamento di pista, nessun potenziamento di uno scalo trova una vasta ed estesa condivisione.

 

E' una contrapposizione che si sviluppa ed è in corso su aeroporti minori, quanto su quelli identificati come  strategici. Chi vuole e persegue il "potenziamento" di uno scalo, alla fine, è solo l'esercente, la società di gestione aeroportuale che ha in mano la concessione, l'affidamento quarantennale dell'infrastruttura.

 

Sono pochi i cittadini ed  i comitati che vogliono vivere nei pressi di uno scalo. Magari vorrebbero poter usufruire delle ricadute sociali economiche positive, ma, com'è del tutto scontato, contrastano, legittimamente, scongiurando e fronteggiando disagi, impatti negativi e rischi aeronautici connessi.

 

Che fare quindi?

Il governo di un Paese esige una adeguata politica dei trasporti, della logistica e l'esistenza di una rete di aeroporti minori a maggiori ne rappresenta e configura il livello.

 

Al servizio del sistema Paese e dell'economia e dei commerci.

Il Paese Italia è attrezzata?

 

Il Piano Aeroporti Italiano ha realizzato, dispone, di una rispondente fisionomia infrastrutturale aeroportuale?

L'analisi dei bacini di traffico, dei volumi di passeggeri e delle merci è adeguata al sistema Paese attuale e/o a quello stimato per il breve e lungo periodo?

 

E' corrispondente e/o integrata all'ipotizzato Piano Aeroporti del BelPaese?

 

Ecco il primo punto. Il sistema dei poli di traffico strategico designato corrisponde alle esigenze del sistema economico? Il Polo degli aeroporti lombardi, quello romano e quello del nordest sono appropriati?

I due scali toscani o quelli siciliani e pugliesi quale autonomia, implicazione, sovrapposizione e/o integrazione dei flussi e del traffico dovrebbero assicurare con quelli che erano o sono considerati hub?Quanti aeroporti del BelPaese possono sviluppare collegamenti long range?

 

Che il Piano Aeroporti Italiano non abbia adeguatamente valutato e verificato tali dinamiche appare evidente. Che sia nient'altro che una rete di scali scaturita da tensioni e mediazioni di geo politica territoriale è, posto solo retoricamente, come una opzione interrogativa.

Ma quello che rende il Piano Aeroporti e di conseguenza la disputa sulla congruità e legittimità delle attuali procedure di potenziamento degli scali esaminati, perciò delle equivalenti Master Plan correlate alle procedure di V.I.A. è una questione primaria.

 

E' la conformità ICAO - ENAC delle suddette infrastrutture aeroportuali. Una pista di 2400 - 3000 metri, con traffico di 60 - 100 mila movimenti/anno, senza disporre di 240 metri di RESA, degli adeguati spazi di Piano di Rischio aeronautico in asse e lateralmente alle piste, magari inghiottite tra il traffico cittadino e/o autostradale, tra palazzine e capannoni e alberghi, in aggiunta ad edificazioni sensibili (scuole e ospedali), può essere sottoposto e/o sviluppare una progettualità di potenziamento dei voli?

Un interrogativo semplice, comprensibile, probabilmente condivisibile. Che fare quindi?

 

Procedere con il Piano Aeroporti e relativi piani di potenziamento con verifica di VIA o, piuttosto progettare infrastrutture aeroportuali a norma, senza deroghe di sorta, forse anche riducendo l'attività di volo secondo criteri di sostenibilità e coesistenza territoriale?

Magari decurtando la lunghezza pista entro 1800 - 2000 metri only? Varando formule di City Airport?

Certo la soluzione/opzione, inevitabilmente, implica la concentrazione dei flussi di traffico, domestico, di terzo livello, internazionale e long range su altri scali.

Con la indispensabile verifica di altri impatti ambientali, infrastrutturali, sociali, economici e di traffico.

 

Quali scali "cittadini e metropolitani" dovrebbero essere sottoposti alla verifica degli standard di sicurezza dei cittadini e della tutela ambientale? Gli scali che appaiono più critici in tal senso sono Peretola, Pisa, Treviso, Verona, Bergamo, Linate, Capodichino, Ciampino, Reggio Calabria.

Uno scenario che apre e ridisegna qualsivoglia ipotesi di Piano Nazionale Aeroporti e, di conseguenza, si riflette nella stessa elaborazione ed analisi delle procedure di VIA.

 

Non farlo potrebbe invece, anche nel breve periodo, far emergere limiti, vincoli, saturazioni, contraddizioni, incompatibilità di alcune infrastrutture aeroportuali (investendo ad esempio piani regolatori e progetti territoriali dei Comuni limitrofi), nonostante qualche forzata, stentata autorizzazione di V.I.A. aeroportuale. 15 giugno 2011 

Ma perché i dati di traffico annuali ENAC non coincidono con quelli Assaeroporti? Le conseguenze? Potrebbero risultare rilevanti!

Succede che i dati non collimano. Per diversi motivi. Motivi previsti dalle legge, quali il traffico militare che non viene conteggiato. Spesso non entrano nella contabilità i voli di Stato. Probabilmente anche i voli "segreti", governativi, paramilitari (dei servizi) ed equivalenti.

 

Ma quello che sorprende è quando sono discordi i dati del traffico commerciale/civile di uno scalo.

Possibile che le tabelle di sintesi Assaeroporti non siano coincidenti con quelle fornite da ENAC nei rapporti annuali?

 

Comunque sia, sono numeri rilevanti per ovvie ragioni. Non solo quello del mero catasto dei voli che vanno ad identificare gli indici dell'impatto acustico ed atmosferico di uno scalo aereo. Quindi delle corretta mappatura del territorio e quindi relativa identificazione della zonizzazione acustica. Perciò anche del numero dei caseggiati da insonorizzare e/o delocalizzare.

Parametri di legge che diventano fondamentali per valutare e stimare i costi finanziari e sociali delle operazioni a tutela dei cittadini che vivono nell'intorno aeroportuale.

 

Ma non solo.

 

Anche lo stesso Piano di Rischio aeronautico di una pista è direttamente correlata al numero, alla tipologia dei velivoli che operano, alla specificità delle operazioni di volo sviluppate su una pista.

In fondo anche l'elaborazione stessa del Piano di Rischio, la geografia sul terreno, quella che designa gli spazi di sicurezza lateralmente e nel prolungamento della pista e/o sottostante alle traiettorie di decollo ed atterraggio che potrebbero essere state inficiate nel corso della formulazione preliminare della variante introdotta nel Codice della Navigazione.

 

Ma non solo.

 

Il numero dei voli si coniuga anche alle entrate di un gestore aeroportuale. Non solo al pagamento delle tariffe devolute ad ENAC. Più voli equivale a più costi e maggiori entrate. Quindi profitti.

Impossibile sbagliarsi. Perché accade?

Quali conseguenze potrebbero innescarsi?

 

Banale dirlo, troppo ovvio e scontato. Aerohabitat ha posto da tempo interrogativi sulla congruità e coerenza delle mappe acustiche aeroportuali. Perciò delle zonizzazioni acustiche, del computo dell'impatto atmosferico e, financo, del Piano di rischio aeronautico. Tutto da rifare?

In fondo i calcoli dei modelli matematici che presiedono alle stime sull'impatto acustico, atmosferico ed al computo del rischio derivano meccanicamente dai volumi di traffico di riferimento.

 

Ma per esprimere una prima valutazione in merito è' perciò indispensabile sapere se la "mappe" citate si rapportano ai dato forniti da Assaeroporti o a quelli di ENAC.

La questione, come spesso accade, è sostanziale.

 

Potrebbero, infatti, a ragione, essere impugnati i lavori delle Commissioni Aeroportuali.

Potrebbero essere state inficiate anche le stesse procedure di Valutazione di Impatto Ambientale.

Quelle autorizzate, quelle negate e quelle dichiarate non indispensabili. 1 giugno 2011

Aeroporti, ampliamenti in corso, incremento di traffico, in attesa di una controversa V.I.A.

In attesa dell'adozione del Piano nazionale aeroporti, il traffico aereo aumenta.

Voli e passeggeri crescono, senza limiti e gli scali si adeguano.

 

I lavori sono in corso. Nuove aerostazioni o loro  ampliamento, rifacimento di piste, nuovi parcheggi e tanto altro in attesa che, prima o poi anche le procedure di VIA autorizzino le opere in corso. Sono, infatti, autorizzate le opere di "miglioramento" infrastrutturale.

Succede in numerosi scali del BelPaese, forse nella maggioranza se non in tutti, nella convinzione che il tutto trovi una conferma da parte del ministero competente.

Mettere a norma ENAC, adottando gli standard e le conformità successive all'adozione dell'Annesso 14 Aerodrome ICAO, sembrerebbe essere quasi automatico. Scontato.

 

Ma è davvero così? Se da un lato i Comuni di sedime aeroportuale solitamente non si oppongono all'inizio lavori - non è il caso del Verona Catullo dove Villafranca autorizza mentre Sommacampagna fermamente si oppone sollecitando misure di mitigazione e compensazione (vedi www.vivicaselle.eu ) - i contratti di programma tra gestori aeroporti e d ENAC hanno comunque corso.

Riguarda numerosi scali. Da Bologna al Catullo, da Treviso a Malpensa e Linate, e su tanti altri.

 

Ma un interrogativo diventa subito incombente

E' davvero possibile che l'espansione aeroportuale sia una sorta di requisito "no limits".

 

Possibile che scali di media grandezza, ma anche maggiori e minori, non possano registrare vincoli insuperabili nel contesto infrastrutturale ed ambientale?

Tra i tanti spunti di riflessione e criticità ad esempio  due casi.

 

Perché non domandarsi se l'adozione del Piano di rischio già deliberato, ma sopratutto quello rettificato (in discussione tra stakeholders e a quanto pare piovuto dall'alto e davvero originale quanto estremamente cautelativo quanto, probabilmente, inapplicabile negli odierni aeroporti italiani), oltre, secondo ma non meno decisivo, alle opere di tutela e salvaguardia delle falde acquifere sottostanti ai sedimi aeroportuali.

 

Quanti aeroporti potrebbero "calare" i Piani di rischio incidente aeronautico sui inizio e fine pista e lateralmente alle stesse senza "sanare" e/o  bonificare l'edificato esistente?

Quale significato, quale misure di tutele e salvaguardia per cittadini e per il territorio assumono regolamentazioni , che, di fatto non verrebbero applicate rigorosamente al fine di assicurare, comunque, l'incremento del traffico aereo?

 

E quindi il corrispondente rischio aeronautico statistico?

Quali evidenze e danno è stato generato da anni di operazioni aeree nel corso delle quali entro il sedime aeroportuale sono state eseguite procedure di scongelamento degli aeromobili (de icing e anti icing) per tonnellate di glicole, più o meno mixelato, oltre alle sostanze per la pulizie dei piazzali e delle piste, in aggiunta agli sversamenti incidentali di carburante sulle eventuali falde acquifere sottostanti?

 

Le responsabilità e gestione delle acque e del sistema fognario, probabilmente, spettano alle amministrazioni ed organismi territoriali extra aeroportuali . Comuni, Provincie, ARPA, ASL e altro.

Ecco perché non verificare lo stato di salubrità delle acque prima di attivare opere di espansione aeroportuale. L'urgenza di verificare e validare quindi non solo le questioni eterne quali l'impatto acustico ed atmosferico, ma anche all'approfondimento relativo alle criticità generate dalla, possibile, quanto cronica inesistenza di misure ed installazioni per il trattamento delle acque di prima pioggia, la verifica di aree protette quali S.I.C. (Sito di interesse comunitario, quali Parchi, Risorgive e altro) ed il sistema idrogeologico per la percolazione nelle falde acquifere.

 

Con un interrogativo, l'inizio lavori dei piani di espansione aeroportuali, una prassi consolidata in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale, non sappiamo quanto in linea con gli standard Europei, ha comunque adeguatamente verificato l'eventuale "danno" presistente e generato da anni di attività non "protetta"?

Non si deve quindi sostenere che lo stesso Piano Aeroporti è stato redatto senza considerazioni adeguate sulla "compatibilità" ambientale delle singole infrastrutture ritenute primari e strategiche?

 

Negli aeroporti, come lo stesso comune buon senso fa emergere, non possono realizzarsi situazioni "no limits". A crescita progressiva e continua.

In tale contesto il fabbisogno di sedime aeroportuale è vasto e progressivo. Mentre il territorio è circoscritto e vulnerabile oltre che fortemente antropizzato.

Esistono limiti di impatto ambientale, di conformità ENAC ICAO dalle quali non si può derogare. 11 aprile 2011 

Ancora sulla disputa hub tra Malpensa e Fiumicino

E' di questi giorni l'ultima interrogazione che focalizza, ancora una volta, stavolta in maniera implicita, il dualismo tra i due scali "hub" Italiani.

Sulla sostenibilità logistica e funzionalità del traffico di rete del BelPaese dello scalo della Capitale rispetto a quello localizzato nell'area Padana.

 

Dopo una prima fase, alla fine dello scorso secolo, nel quale sembrava ormai risolta la supposta rivalità a favore di Malpensa, ecco esplodere la crisi Alitalia con la svolta di una politica di rete dei voli che avvantaggiava Fiumicino. La vicenda non è sicuramente conclusa e nonostante il dehubbing su Malpensa con il progetto della terza pista da un lato, il raddoppio di Fiumicino, con la costruzione di altre 3-4 piste al Leonardo da Vinci, non ha fine.

L'interrogazione dei parlamentari Desiderati e Reguzzoni rappresenta un ulteriore episodio titolato: Disagi subiti dai passeggeri all'aeroporto di Fiumicino.

 

 

 Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

 Per sapere

 

premesso che:

numerose indagini statistiche hanno assegnato all'aeroporto di Fiumicino una posizione tra le peggiori in quanto a puntualità, consegna bagagli e servizio ai passeggeri;numerosi cittadini hanno lamentato disguidi concernenti bagagli;

il sottoscritto da molto tempo segnala che - a detta di illustri tecnici - l'aeroporto di Fiumicino non è stato pensato come aeroporto hub, e pertanto gravi disagi derivano ai passeggeri proprio dal punto «debole» degli hub, e cioè la riconsegna bagagli:

quanti siano stati i bagagli oggetto di disguidi nell'anno 2010 nell'aeroporto di Fiumicino;
quale sia la fonte dei dati e quali controlli possano essere eseguiti circa la veridicità delle informazioni;
quali siano i termini di paragone in merito alla riconsegna bagagli con l'aeroporto di Malpensa e con altri hub europei. 19 febbraio 2011

Aeroporto di Arezzo: cittadini e associazioni si pronunciano contro l’ampliamento dello scalo del Molin Bianco

La questione aeroportuale è sempre in primo piano. Sia quando si discute di aeroporti strategici e maggiori, quanto nel caso di aeroporti regionali, minori e aviosuperfici.

 

In ogni regione del BelPAese, dal Lazio, alla Lombardia, al Friuli Venezia Giulia che in Toscana.

Il Piano Aeroporti Nazionale, ancora in discussione in ENAC, prevede purtroppo esclusivamente valutazioni geo-territoriali correlate ai volumi di traffico. Indispensabili a pianificare il sostegno finanziario delle infrastrutture aeroportuali. I costi logistici saranno, infatti a carico del governo centrale solo per 23, 24 scali.

I restanti saranno "finanziati" dalle rispettive Regioni. Saranno costi elevati. Forse non sostenibili. Il Piano Aeroporti, trascura comunque un parametro fondamentale per un aeroporto, la sostenibilità ambientale: non ha verificato, preliminarmente, la coesistenza e compatibilità di uno scalo. Quali evidenze "ambientali" si determinano - ad esempio - con il raddoppio dei voli?

Le procedure di VIA e di VAS non sono state stimate: questo è quanto Aerohabitat rileva.

Appare del tutto evidente quanto sta accadendo nell'intorno di numerosi scali aerei del BelPaese. Aeroporti maggiori e minori.  L'articolo sottostante, apparso il 9 febbraio 2011 su www.greenreport.it  - proposta dal "quotidiano per una economia ecologica" - da conto di quanto avviene nella Regione Toscana.

 

 

FIRENZE. Dopo Firenze, Pisa, Siena, ora anche in un'altra città toscana si discute circa il futuro del suo aeroporto. Si tratta di Arezzo e lo scalo in questione è quello del Molin Bianco. Come è avvenuto a Siena per Ampugnano anche in questo caso ad essere messo in discussione è l'ampliamento dello scalo aeroportuale. Le ragioni del "no" sono state spiegate dal consigliere comunale Roberto Barone (Pd) che ha presentato tra l'altro una  proposta di delibera di iniziativa popolare facendosi così interprete della volontà di quasi 1.600 cittadini. «Abbiamo consegnato alla presidenza del Consiglio comunale una proposta che ha lo scopo di fare arrivare in assemblea una richiesta dei cittadini da approfondire adeguatamente e sulla quale fare esprimere i consiglieri. La proposta- ha spiegato Barone- non ha niente di rivoluzionario rispetto a quanto già definito: infatti, il Piano strutturale approvato il 12 luglio 2007 ha detto in maniera ferma e ufficiale che l'aeroporto attuale ha già in sé delle criticità, conclamate negli ultimi decenni a seguito dello sviluppo edilizio circostante». Del possibile ampliamento di questo piccolo aeroporto dove oggi operano l'aeroclub Centini e il gruppo paracadutisti si parla da tempo, lo stesso Comitato è nato nel lontano 2001.

 

Il perché di questa accelerazione nonostante i contenuti del Piano strutturale lo spiega lo stesso Barone: «perché l'orientamento dell'amministrazione comunale sembra vedere di buon occhio lo sviluppo dei servizi a terra proposto da una società. Allora vogliamo che in Consiglio comunale ci sia un voto che consacri le previsioni del Piano strutturale, ovvero che l'aeroporto è senza futuro e che qualsiasi idea di innalzamento delle prestazioni ne deve comportare la delocalizzazione, portando al contempo Molin Bianco a diventare parco urbano». Il Comitato che ha il sostegno di associazioni e partiti (Legambiente, Arci, Demos, Italia dei Valori, Sel, Federazione della Sinistra) chiede che venga realizzato un rigoroso studio economico in cui si  se Arezzo ha la necessità di un'infrastruttura di questo tipo. «Non siamo certo contro lo sviluppo della città, anzi, ma non è certo grazie a un aeroporto che Arezzo fruirebbe di un tocco di bacchetta magica- ha concluso Barone- La smania di attribuire all'aeroporto tutte le possibilità di sviluppo cittadino è fuori luogo. Andate a Siena: i turisti arrivano in aereo? No. L'aeroporto è un fallimento, sfruttato solo da qualche persona che può togliersi il lusso di viaggiare in aereo» ha concluso il consigliere comunale. 12 febbraio 2011 

Aeroporti, volumi di traffico e costi co-marketing

E' stata una annata record, in Italia ed in Europa. Il 2010 nonostante il blocco dei voli continentali causa l'eruzione del vulcano in Islanda, e la chiusura dello spazio aereo in diversi paesi dell'Europa, oltre a frequenti interruzioni delle attività per meteo e/o problematiche sindacali, sono stati 350 milioni i passeggeri movimentati nel 2010 dalle compagnie aeree europee, il 10 per cento in più rispetto al 2009.

Equivalente ad oltre 10 milioni di passeggeri in più.

Anche in Italia sono risultati positivi. Sono stati movimentati oltre 140 milioni di passeggeri con oltre 1.560.000 voli. Anche i dati cargo italiani sono rilevanti con percentuali di quasi il 20% in più rispetto al 2009.

Alcuni scali del BelPaese hanno registrato incrementi di 10-20%. Qualcuno anche del 50%.

Nel numero dei passeggeri e nei voli. Sono dati straordinari. E' mai possibile?

Quali fattori hanno determinato comunque un incremento medio positivo nonostante le tate avversità socio economiche.

Occorrerà analizzare questo dato, indubbiamente favorevole per le gestioni aeroportuali e per le ricadute indirette ed indotte, ma, nel contempo interrogarsi sul ruolo che hanno assunto le politiche di co-marketing, di sostegno ai collegamenti ed ai voli varato e/o consolidato con le aerolinee cosiddette low cost ed anche quelle che un tempo erano identificate come regolari.

 Valutando la sostenibilità e la politica di costi-benefici di tali operazioni.  27 gennaio 2011 

Bari, il ritorno del raggio laser verde, ancora in atterraggio, urgono provvedimenti

E' periodo dell'anno che anche in passato ha registrato eventi laser simili, da novembre a febbraio, a cavallo tra 2009 e 2010. Niente di nuovo quindi se in questo gennaio 2011 intorno alle 22.25 locali di martedì la Polizia di Frontiera in servizio presso l'aeroporto di Bari-Palese riceve la segnalazione di un nuovo raggio laser indirizzato ad un pilota in volo.

Riguarderebbe un pilota di un volo Alitalia, proveniente da Milano-Linate, impegnato nella fase di atterraggio e colpito/infastidito da un raggio laser di colore verde.

 

Il fenomeno raggi laser continua quindi a manifestarsi ed il sistema di rilevamento di questi incombenti irruzioni di comportamenti "individuali", che sembrava essere stata attivata da ENAC e d ENAV, congiuntamente, potrà essere verificata in questi mesi.

Si ripeteranno ancora, anche su altri scali, o saranno circoscritti ed adeguatamente sanzionati?

 

Si potrà direttamente ed immediatamente isolare la provenienza dei fasci di luce proiettati dei laser identificando l'autore?

Sono semplici e giovanili bravate o iniziative sistematiche consapevoli e deliberate?

All'estero come vengono fronteggiate e preliminarmente scongiurate?

 

La FAA (Federal Aviation Administration) ha, anche la scorsa settimana,  messo in guardia e segnalato l'entità degli " incidenti" derivati negli scali USA dai raggi laser indirizzati non solo contro aerei ma anche elicotteri.

Non solo nelle fase di atterraggio ma anche in quella di decollo (più difficili da percepire).

Nel 2010 il raggio laser sarebbe stata segnalato per un numero di cassi doppio rispetto al 2009.

Erano stati 300 nel 2005, 1527 del 2009 e 2836 nel 2010.

 

Ma si parla solo dei casi segnalati. Nei due scali maggiori di Chicago e Los Angeles nel 2010 sarebbero stati registrati oltre un centinaio.

La questioni si pone quindi. Riguarda in primo luogo la libera vendita di questi "puntatori" laser, in secondo la rilevazione sistematica e statistica di questi eventi, evidenziandone il rischio incidente associato.

Ma sopratutto valutare ed emanare disposizioni "aviation" con l'obbligo della segnalazione di ogni evento, accompagnato da sanzioni severissime nei riguardi degli autori. 24 gennaio 2011 

Bolzano, altro aeroporto in deroga, stralciato dal Piano Aeroporti

Solo lo scorso mese, con la news "Rebus aeroporti, Comiso scalo, ultimo nato ma primo enigma" Aerohabitat aveva posto uno scontato interrogativo sull'esito e sulla reale attuazione del Piano Aeroporti. Il fantomatico studio redatto da One Work , Nomisma e Kpmg, ovvero "Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell'organizzazione infrastrutturale del territorio", ancora in attesa di adozione avrebbe subito un secondo stralcio.

 

E lo scalo di Bolzano, certamente escluso dal Piano Aeroporti, perché periferico, minore e sostanzialmente relegato nella lista nera: troppo piccolo.

Nel 2009, infatti, i dati di traffico appaiono davvero risicati: 14.974 movimenti aerei con appena 60.475 passeggeri. Quasi altrettanto sono le stime per il 2010.

 

Ebbene perchè lo scalo di Bolzano  sarebbe reintegrato tra gli aeroporti "sostenuti" finanziariamente dal Governo Romano?

Stavolta l'operazione, a quanto sostengono i media, sarebbe frutto di un accordo intercorso tra i rappresentanti "bolzanini" nel Parlamento di Roma.

 

L’appoggio esterno della Südtiroler volkspartei (Svp), partito di maggioranza assoluta nel Sudtirolo-Alto Adige, al governo Berlusconi in occasione del voto sulla fiducia dello scorso 14 dicembre avrebbe assicurato il nuovo ruolo, stavolta "strategico" per l'infrastruttura altoatesina localizzata tra le Alpi.

Le considerazioni di catchment area, i volumi di traffico ben inferiori al milione/anno di passeggeri, e, probabilmente le criticità per l'aspetto infrastrutturale/ambientale, le controverse pulsioni localistiche-campanilistiche-territoriali non sarebbero più parametri aeroportuali indispensabili e primari per la classificazione e la identificazione del ruolo di un aeroporto. 11 gennaio 2011

La V.I.A., lo strumento che la UE impone, anche all'Italia

La procedura di V.I.A. è quindi uno strumento ineliminabile, obbligatorio sia per sviluppare l'attività aerea, potenziare lo scalo o accrescere infrastrutture e, altrettanto indispensabile per tutelare i cittadini e salvaguardare l'ambiente ed il territorio circostante agli scali aerei.

La questione è stata affrontata e discussa a più riprese ed in diversi ambiti.

Aerohabitat propone uno storico comunicato stampa, quello relativo alla Sentenza della Corte nella causa C-435/97.

 

World Wildlife Fund (WWF) e.a / Autonome Provinz Bozen e.a

 

UNO STATO MEMBRO NON PUO' SOTTRARRE AL CAMPO DI APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA COMUNITARIA "CONCERNENTE LA VALUTAZIONE DELL'IMPATTO AMBIENTALE DI DETERMINATI PROGETTI PUBBLICI E PRIVATI" UN PROGETTO SUSCETTIBILE DI AVERE UN NOTEVOLE IMPATTO AMBIENTALE

 

 


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Spetta al giudice nazionale verificare se le autorità competenti abbiano correttamente valutato, in conformità alla direttiva, l'importanza dell'impatto ambientale del progetto.

Il progetto di ristrutturazione dell'aeroporto di Bolzano -- San Giacomo (Italia) è volto alla trasformazione di un aeroporto, utilizzato sin dal 1925-26 a scopi militari e, accessoriamente, a scopi civili, in un aeroporto utilizzabile a scopi essenzialmente commerciali (collegamenti di linea regolari nonché voli charter e cargo). I lavori e le installazioni previsti sono i seguenti: ammodernamento della pista esistente, realizzazione delle strade di accesso e di parcheggi, erezione di una torre di controllo con gli impianti tecnici di sicurezza aerea, costruzione d'un edificio per lo sdoganamento e di un hangar, realizzazione dei necessari collegamenti e derivazioni, ecc., nonché il prolungamento della pista (da 1.040 a 1.400 metri).

Detta ristrutturazione fa parte del piano di sviluppo e di coordinamento territoriale approvato con legge della Provincia autonoma di Bolzano, che prevede, in particolare, l'obbligo di realizzare uno studio sull'impatto ambientale. Questo studio, commissionato dal committente a un gruppo di esperti, è stato realizzato nel giugno 1996. Inoltre, sono stati consultati diversi organismi, tra cui l'ufficio competente in materia ambientale, sono stati informati i comuni interessati e sono stati chiesti diversi pareri.

Su tale base, il progetto è stato autorizzato con una deliberazione della Giunta della Provincia autonoma di Bolzano 27 marzo 1997 e con una lettera del Landeshauptmann (presidente della provincia) 11 aprile 1997. Alcuni cittadini, qualificatisi come confinanti dell'aeroporto, il WWF e un'altra associazione ambientalista hanno proposto dinanzi al giudice nazionale un ricorso volto ad ottenere l'annullamento di questi due atti per illegittimità: la procedura seguita per autorizzare il progetto non sarebbe conforme ai requisiti della direttiva comunitaria concernente "la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati suscettibili di avere un notevole impatto ambientale".

Infatti, la procedura con cui sono stati adottati gli atti impugnati, eccezion fatta per il prolungamento della pista che non era stato ancora approvato, non era quella prevista dalla direttiva.

Secondo le autorità locali, la direttiva non è applicabile al progetto in questione.

Il giudice nazionale adito (Verwaltungsgericht, Autonome Sektion für die Provinz Bozen) ritiene che tale progetto, per la sua natura, le sue dimensioni nonché, probabilmente, per la sua ubicazione in una conca valliva, nelle immediate vicinanze di un insediamento industriale e residenziale, potrebbe avere un notevole impatto ambientale. Il tribunale nazionale, nutrendo dubbi sull'interpretazione della direttiva comunitaria in questione, ha deciso di sospendere il procedimento e di proporre alla Corte di giustizia alcune questioni pregiudiziali.

Precisazione:

Innanzi alla Corte, i cittadini e le associazioni ricorrenti spiegano che, con un'altra ordinanza, il giudice italiano ha provvisoriamente sospeso tale progetto perché non vi era ancora stata valutazione d'impatto ambientale; quest'ultima ordinanza, impugnata dalle autorità locali convenute, è stata annullata dal Consiglio di Stato (sentenza 29 agosto 1997), sicché i lavori di sistemazione in questione sono da allora proseguiti.

La Corte di giustizia deve limitarsi a risolvere le questioni proposte dal giudice nazionale. Pertanto, essa non può pronunciarsi sulle richieste avanzate dai ricorrenti relative alla questione se il Consiglio di Stato non avrebbe dovuto confermare la sospensione dei lavori e alle conseguenze pratiche che deriverebbero dalla sua propria decisione al riguardo.

L'esame del campo di applicazione della direttiva svolto dalla Corte di giustizia verte su sei punti:

1) Esclusione a priori e globale di talune classi di progetti:

Il giudice nazionale ha rilevato che, poiché per i progetti relativi ad aeroporti non è fissata soglia limite alcuna, la legge n. 27/92 della Provincia autonoma di Bolzano non sottoponeva ad una valutazione d'impatto ambientale gli ampliamenti e le ristrutturazioni di aeroporti con pista d'atterraggio lunga meno di 2.100 metri. Il Verwaltungsgericht chiede se la direttiva comunitaria conferisca ad uno Stato membro il potere di dispensare a priori e globalmente dalla procedura di valutazione d'impatto ambientale determinate classi di progetti, ivi comprese le loro modifiche (come il progetto di ristrutturazione di un aeroporto con pista di decollo e d'atterraggio lunga meno di 2.100 m), anche quando hanno un notevole impatto ambientale.

La Corte ricorda che la direttiva conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità per specificare taluni tipi di progetti da sottoporre a valutazione d'impatto o per fissare criteri e/o soglie limite da adottare. Tuttavia, detto margine trova il suo limite nell'obbligo di sottoporre ad una valutazione d'impatto i progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione.

Rilevando che il campo di applicazione della direttiva è vasto e che essa ha una finalità di ampia portata, la Corte ha ritenuto che la nozione di «modifica di progetto» era inclusa nella disciplina della direttiva.

2) Esclusione di un progetto specifico:

Il secondo problema sollevato dal giudice nazionale è quello di stabilire se, tenuto conto del fatto che un dato aeroporto è il solo che possa essere ristrutturato nella provincia in cui si trova, la direttiva conferisca ugualmente ad uno Stato membro il potere di dispensare dalla procedura di valutazione, in quanto inidoneo ad avere un notevole impatto ambientale, un progetto specifico, in forza d'un atto legislativo nazionale oppure sulla base d'un esame in concreto di tale progetto.

La Corte ricorda che, nell'ambito del margine di discrezionalità degli Stati membri, la direttiva non fissa i metodi cui gli Stati membri possono ricorrere per determinare quali progetti debbano essere sottoposti ad una valutazione ai sensi della direttiva. Tuttavia, qualunque sia il metodo adottato, esso non deve ledere l'obiettivo perseguito dalla direttiva, con la quale si vuole fare in modo che non sfugga alla valutazione d'impatto nessun progetto idoneo ad avere un notevole impatto sull'ambiente.

La Corte precisa che spetta al giudice nazionale verificare se le autorità competenti, sulla base dell'esame in concreto da esse svolto che le ha condotte ad esonerare il progetto dalla procedura di valutazione istituita dalla direttiva, abbiano correttamente valutato l'importanza dell'impatto ambientale dello specifico progetto in questione nella causa principale.

3) Utilizzo di una procedura di valutazione alternativa:

Il giudice nazionale nutre dubbi sull'idoneità della procedura d'approvazione prevista dalla legge n. 27/92 a individuare in maniera esaustiva le conseguenze ambientali del progetto. A tal riguardo constata che, contrariamente a quanto richiesto dalla direttiva, da un canto non è stato analizzato né l'impatto acustico né quello atmosferico e, dall'altro, il pubblico non ha preso parte a detta procedura. Il giudice nazionale chiede se, nel caso di un progetto che richiede una valutazione ai sensi della direttiva, quest'ultima autorizzi uno Stato membro a servirsi d'una procedura di valutazione diversa da quella istituita dalla direttiva.

La Corte risolve tale questione affermando che la direttiva autorizza uno Stato membro a servirsi di una procedura di valutazione diversa da quella da essa istituita, ove detta procedura sia incorporata in una procedura nazionale esistente o da stabilire. Tuttavia, detta procedura alternativa deve soddisfare i requisiti previsti dalla direttiva, tra i quali figura la partecipazione del pubblico.

4) Esclusione dei progetti adottati in dettaglio con un atto legislativo nazionale specifico:

La direttiva dispone che essa "non si applica ai progetti adottati nei dettagli mediante un atto legislativo nazionale specifico, inteso che gli obiettivi perseguiti dalla presente direttiva, incluso l'obiettivo della disponibilità delle informazioni, vengono raggiunti tramite la procedura legislativa". Il giudice nazionale chiede se la direttiva si applichi anche ad un progetto, come quello in questione, che, sebbene previsto da una norma legislativa programmatica, abbia costituito oggetto di un distinto procedimento amministrativo d'approvazione.

La Corte spiega che non può essere considerata come recante adozione dettagliata d'un progetto ai sensi della direttiva una legge che, da una parte, non comprenda gli elementi necessari per la valutazione d'impatto ambientale del progetto (prescrivendo invece la ulteriore realizzazione d'uno studio a tal fine) e, dall'altra, richieda l'adozione di altri atti per conferire al committente il diritto di realizzare il progetto. Pertanto, un progetto come quello in questione rientra nel campo di applicazione della direttiva.

5) Esclusione dei progetti destinati a scopi di difesa nazionale:

La direttiva dispone che essa non riguarda i progetti destinati a scopi di difesa nazionale. Il giudice nazionale chiede se questa disposizione vada interpretata nel senso che un aeroporto destinato ad usi tanto civili quanto militari, ma il cui uso principale è di natura commerciale, rientra nel campo di applicazione della direttiva.

La Corte ritiene che tale eccezione alla regola generale di previa valutazione d'impatto ambientale posta dalla direttiva deve essere interpretata restrittivamente. Ne deriva che possono essere esclusi dall'obbligo di valutazione solo i progetti la cui finalità principale sia di difesa nazionale.

6) Conseguenze nel caso in cui uno Stato membro ecceda il margine di discrezionalità:

Il giudice nazionale chiede se la direttiva vada interpretata nel senso che, qualora le autorità esercenti il potere legislativo o amministrativo in uno Stato membro eccedano il margine di discrezionalità riconosciuto da tale direttiva, i singoli possono invocarla dinanzi al giudice nazionale per ottenere che le autorità di detto Stato membro disapplichino le norme o misure interne con essa incompatibili.

La Corte risolve la questione statuendo che la direttiva va intesa nel senso che, qualora le autorità esercenti il potere legislativo o amministrativo in uno Stato membro eccedano il margine di discrezionalità riconosciuto da tale direttiva, i singoli possono invocarla dinanzi al giudice nazionale per ottenere che le autorità di detto Stato membro disapplichino le norme o misure interne con essa incompatibili. In un caso del genere, spetta alle autorità d'uno Stato membro adottare, nell'ambito delle loro competenze, tutti i provvedimenti, generali o particolari, necessari affinché venga condotto un esame sull'idoneità dei progetti ad avere un notevole impatto ambientale e affinché, in caso di esito positivo di detto esame, venga effettuato uno studio dell'impatto ambientale dei progetti.

Documento non ufficiale ad uso dei mezzi di informazione, che non impegna la Corte di giustizia. 30 dicembre 2010

La V.I.A., strumento ineliminabile per gestire e potenziare un aeroporto

Tanti scali aerei del BelPaese hanno opportunamente espletato e completato la procedura di V.I.A. al fine di sviluppare l'attività aerea, potenziare lo scalo o accrescere infrastrutture e logistica aeroportuale (nuove piste, allungamento delle stesse, nuovi terminal, ampliamento aerostazioni e hangar accessori).

Tanti scali hanno ricevuto l'autorizzazione di V.I.A., ma alcuni non la hanno ancora ottenuta, altre hanno attivato ed hanno in corso la procedura di V.I.A. (speriamo).

 

Il quadro è alquanto variegato e non sempre trasparente.

Quali sarebbero gli aeroporti effettivamente a norma? Quanti dei maggiori scali del BelPaese operano in regola, conformemente alle disposizioni della V.I.A.?

 

Di quella che hanno nel cassetto, di quella in corso d'opera?

Difficile saperlo. Il Catullo sta davvero ottenendo la V.I.A.?

 

Le opere esistenti sono state autorizzate? La questione Catullo e la materia V.I.A. è ampiamente analizzata e resa trasparente dal sito www.vivicaselle.eu, al quale rimandiamo gli interessati.

E al Canova di Treviso? Nella primavera 2011 verrà rifatta la pista, ma dopo la bocciatura della V.I.A. del 2007 cosa sta accadendo?

 

E' ancora in corso d'opera la procedura di V.I.A. e magari i prossimi lavori hanno previsto la costruzione di una raccordo di rullaggio per potenziare il numero dei movimenti aerei?

Sarà pienamente utilizzata la pista orientata nordest anche per i decolli?

E' certo che gli scali che hanno ottenuto la V.I.A. in passato, dopo l'incremento dei voli e dei passeggeri di questi ultimi anni, nonostante la crisi, dovrebbero riformulare le loro procedure di V.I.A. (e magari integrate anche le V.A.S. del territorio circostante) per verificare le compatibilità, la coesistenza con comunità ed ambiente circostante.

 

Una analisi che dovrebbe essere estesa lungo tutta la Penisola. Dagli scali strategici a quelli minori e periferici. In sostanza si dovrebbero predisporre le necessarie ed indispensabile misure di tutela e salvaguardia del territorio e la salute e qualità di vita dei cittadini.

 

Sta avvenendo? Non abbiamo riscontri certi. Abbiamo seri dubbi?

La sensazione evidente e concreto è quella solita. Mentre ogni comitato di cittadini ed ambientalista si batte, legittimamente, per fronteggiare l'incremento dei voli, l'espansione aeroportuale (aerostazioni e nuove piste); mentre tarda un razionale piano aeroporti nazionale, gli esercenti aeroportuali, probabilmente, proseguono l'opera di potenziamento "senza rete" di ogni specifico scalo.

 

Quanti scali hanno avviato una rinnovata procedura di V.I.A. dopo il superamento del numero dei voli (movimenti aerei/anno) prefissati dalla precedente Valutazione di Impatto Ambientale? Quanti, nello specifico, sono attrezzati con  impianti di depurazione per filtrare e recuperare il liquido di scongelamento spruzzato sulle superfici esterne dei velivoli e dei propulsori nelle rigide e magari nevose giornate invernale?

Quanti possono smaltire le quantità di glicole sversate per fronteggiare le esigenze di alcune giornate di massima richiesta di trattamento? Superiore agli standard degli impianti e delle piazzole attrezzate?

 Magari su aeroporti in prossimità di risorgive e di falde acquifere limitrofe? 

Non sappiano cosa rispondere. 28 dicembre 2010

La Direttiva Seveso II e gli aeroporti del BelPaese

Impianti chimici gli aeroporti e le rotte di decollo e di avvicinamento ed atterraggio sono inevitabilmente intrecciati. Il rischio incidente aereo ed il pericolo di incidente rilevante "esterno" associato agli impianti industriali sono inevitabilmente correlati.

Dopo l'incidente di Seveso, la prima direttiva europea Seveso e l'aggiornamento della cosiddetta Seveso II, la Comunità Europea ha ora in corso un ulteriore perfezionamento normativo.

 

L'intento è ancora una volta quello di ridurre il rischio incidente rilevante in genere, il rischio incidente aereo per le logistiche chimico - industriali nell'intorno delle piste di volo.

Quanti sono gli aeroporti, le aviosuperfici, i campi di volo e le piste di voli, civili, commerciali e le aerobasi militari interessate? Non lo sappiamo.

La materia, tuttavia, andrebbe verificata predisponendo le adeguate contromisure e tutele..

La questione più generale è stata descritta dal periodico on line www.greenreport.it  del 21 dicembre 2010.

L'articolo è firmato da Eleonora Santucci.

 

 

La Commissione Ue rivede la “Direttiva Seveso II” per la sicurezza negli impianti chimici

 

Eleonora Santucci

LIVORNO. Per una maggior sicurezza degli impianti chimici europei la Commissione è intenzionata a rivedere la normativa sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze chimiche (la così detta Seveso II).

 

La Commissione, infatti, ha presentato proprio oggi la proposta di revisione della normativa al fine di adeguarla alle modifiche introdotte nella legislazione UE sulle sostanze chimiche come l'adozione delle norme volte ad armonizzare il sistema di classificazione UE con il sistema globale armonizzato elaborato dalle Nazioni Unite.

 

Saranno introdotti standard di controllo più severi e sarà perfezionato il livello e la qualità delle informazioni disponibili al pubblico in caso di incidenti, da applicarsi a partire dal primo giugno 2015.

 

La direttiva 96/82/CE, nota come direttiva "Seveso II" sulla prevenzione degli incidenti industriali, e la "Seveso I" sono state elaborate in seguito al grave incidente avvenuto nel 1976 nell'impianto chimico Icmesa. Contengono una serie di disposizioni volte a prevenire gli incidenti legati all'utilizzo di grandi quantità di sostanze pericolose e riguardano circa 10 000 impianti industriali situati nell'Ue. Prevedono una serie di obblighi nei confronti degli operatori e anche delle autorità pubbliche come i piani di emergenza, le informazioni sulle misure di sicurezza per gli stabilimenti di livello superiore, l'effetto domino, la pianificazione territoriale, la notifica di incidenti e i controlli.

 

Le modifiche proposte, dunque, includono nuove disposizioni più rigorose relative al pubblico accesso alle informazioni sulla sicurezza, la partecipazione ai processi decisionali, l'accesso alle vie legali e miglioramenti delle modalità di raccolta, gestione, diffusione e condivisione delle informazioni. La proposta introduce inoltre standard più severi relativi ai controlli degli impianti per garantire un'efficace attuazione delle norme di sicurezza.

 

Le restanti modifiche riguardano aspetti tecnici, tra cui la riduzione degli oneri amministrativi superflui. La revisione dovrebbe mantenere e addirittura migliorare gli attuali standard di protezione, senza incidere esageratamente sui costi.

 

La Commissione spiega che «L'approccio agli standard di controllo è graduale e prevede un inasprimento delle norme di sicurezza in funzione dei volumi di sostanze chimiche utilizzate. Ai sensi della direttiva, gli operatori degli impianti in cui sono presenti sostanze pericolose devono dichiarare le proprie attività e definire una politica di prevenzione degli incidenti rilevanti. Gli operatori degli stabilimenti di livello superiore devono inoltre redigere una relazione sulla sicurezza, nonché attuare un sistema di gestione della sicurezza e un piano di emergenza interna. Vi sono inoltre obblighi che ricadono sulle autorità pubbliche relativi ai piani di emergenza interna e alle informazioni pubbliche sulle misure di sicurezza per gli stabilimenti di livello superiore, l'effetto domino, la pianificazione territoriale, la notifica di incidenti e i controlli».23 dicembre 2010

Quel liquido de ice e anti ice dei piazzali degli aeroporti del BelPaese

Giornate invernali. Giornate con basse temperature e pioggia, gelo e neve.

Giornate nelle quali è in atto la procedura anti ice o de ice nella maggioranza degli scali aerei del Bel Paese. Talvolta ad ogni ora del giorno gli aeromobili, con passeggeri on board, viene sottoposto alla "pioggia protettiva" di glicole e di varie miscele sghiaccianti.

 

Un trattamento indispensabile, obbligatorio per la rimozione del ghiaccio e/o preventivo per il deposito di strati di brina, ghiaccio e di neve.

 

Non è solo una questione di traffico viario, autostradale e non, paralizzato per mancanza di misure preliminari come la pulizia delle strade, delle operazioni di spargimento del sale, di rimozione della neve e del ghiaccio, di gomme invernali e di catene a bordo, ma, nel settore del trasporto aereo di misure operative per scongiurare il rischio ghiaccio e neve sulle ali, sulla coda e nei propulsori degli aeromobili. Perciò una misura per operare in "sicurezza".

Evitare e/o aggirare il trattamento anti ice e/o de ice significa violare norme elementari a tutela delle operazioni di volo in sicurezza.

 

Bene, niente di nuovo quindi: siamo nel wintertime, ecco come i manuali operativi identificano il paragrafo il capitolo nel quale i piloti trovano elencate le operazioni di volo e le procedure da adottare nel wintertime.

La stagione invernale alla quale il trasporto aereo commerciale, e non, dovrebbe essere adeguatamente preparato.

 

Ma è vero? Certo, i piloti delle aerolinee sono a conoscenza delle procedure da espletare prima dei voli. Ma lo sono altrettanto gli aeroporti. Sono attrezzati con la logistica ed i mezzi, oltre che le varie tipologie di fluidi da miscelare? Quali sono le scorte?

Ma quelle sostanze quali KILFROST, nelle tipologie Type I II III e IV, ed anche Polar Guard, UCAR™ FlightGuard AD-480, ABAX Ecowing AD-49, Safewing MP IV Launch, UCAR™ Endurance EG106, ARCTIC Shield , Max-Flight 04, Cleanwing II, spesso non biodegrabili, dove vanno a finire?

 

Migliaia di litri spruzzate sugli aeromobili e disperse sui piazzali davanti alle aerostazioni o lungo le vie di rullaggio, dove vanno?

Sarebbe davvero utile sapere quali aeroporti del BelPaese siano attrezzati a smaltire, a far defluire in filtri specifici, per impedire ogni sorta di contaminazione del suolo e delle falde.

 

Sia nelle situazioni ordinarie, di mattinate rigide con alcuni aeromobili interessati, ma sopratutto nelle lunghe giornate nelle quali tutti i velivoli devono sopportare un trattamento che, probabilmente, supera le capacità di deflusso e smaltimento concepito dall'impianto di depurazione (se installato). 22 dicembre 2010

Aeroporti strategici, primari, complementari e minori: ma chi paga?

Saranno (o dovrebbero essere) 14 gli aeroporti strategici Roma Fiumicino, Milano Malpensa e  Venezia sono stati classificati come Gate Intercontinentale. Glia altri sono Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Milano Linate, Napoli Capodichino - Napoli Grazzanise, Palermo, Pisa. Saranno (o dovrebbero essere) 10 invece gli aeroporti primari (che indifferentemente dai volumi di traffico) sono Alghero, Brindisi, Genova, Olbia, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Verona, Viterbo. Saranno (o dovrebbero essere) 24 gli scali complementari, ovvero Aosta, Albenga, Ancona, Brescia, Bolzano, Comiso, Crotone, Cuneo, Foggia, Forlì, Grosseto, Lampedusa, Marina di Campo - Elba, Pantelleria, Parma, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rimini, Roma Ciampino, Salerno, Siena, Taranto, Tortolì.

 

Ma quanti di questi scali hanno risolto i vincoli, gli standard ENAC -ICAO, le tutele ambientali, accessibilità viaria, i piani di rischio, le R.E.S.A., la Safety Management System e tanto altro? Senza deroghe o piani di rientro più o meno lunghi?

 

Lo Studio affidato da ENAC all'ATI One Works - KPMG - Nomisma ha quindi identificato tre livelli di scali aerei, qualificando perciò anche quelli che realizzano una ridotta estensione dei bacini di traffico, che rispondono ad esigenze di traffico di scala locale, in zone remote o non adeguatamente servite da altri scali per l'appunto svolgono un servizio complementare nella rete del traffico aereo del Paese.

 

Da questi presupposti dovrebbe - si suppone - scaturire  una radicale quanto integrata modernizzazione e razionalizzazione del sistema dei collegamenti e voli del Paese.

 

A questa ripartizione tuttavia occorre affiancare una estesa presenza di aeroporti minori, di aviosuperfici e campi di volo, spesso piste storiche, talvolta anche la proposta per nuove localizzazioni. Piste di volo che si collocano storicamente anche agli albori dell'aviazione, quasi alla preistoria dell'aeronautica.

Tra di questi è utile ricordar non solo quelli  a traffico civile/commerciale quali  Roma Urbe. Altri che convogliano traffico di aviazione generale quali,  Aquino,  Arezzo, Bresso,  Ferrara, Foligno,  Pavullo,  Asiago, Casale Monferrato,  Fano,  Mantova,  Oristano, Padova, Ravenna,  Rieti, Venegono,  Verona Boscomantico,  Viterbo.

 

Infine le aerobasi transitate al demanio civile quali Capua, Palermo Boccadifalco,  Udine Campoformido. Entro il 2030 è stimato il raddoppio del traffico aeroportuale.

I responsabili del sistema aviation del Paese sarebbero intenzionati ad indirizzare gli investimenti statali solo verso gli scali considerati "strategici".

 

Una misura destinata a inevitabili reazioni. Chi e perché solo 14 aeroporti sono stati privilegiati?E' del tutto congrua la suddivisione proposta o è destinata ad una variazione?

 

La promulgazione del Piano Aeroporti appare lontana da una conclusione.

Non solo per alcune opzioni geopolitiche discutibili ma sopratutto perché sembrano aver trascurato la verifica dei consolidati criteri di sostenibilità, compatibilità oltre agli standard ICAO ed Europei per le tutele, la sicurezza e la salvaguardia dell'intorno aeroportuale, sopratutto nel quadro del raddoppio dei voli nel breve periodo.

 

Ma sono i costi infrastrutturali ed operativi degli aeroporti non "strategici" a porre una considerazione fondamentale: chi paga? Chi finanzia le opere, le spese operative ed i cosidetti "supporti" ai voli? In uno scenario di federalismo regionale, dovrebbero spettare alle stesse Regioni. Le risorse saranno disponibili? 11 ottobre 2010 

Security, body scanner tra tilt e flop mentre scatta l'allerta

Con il comunicato stampa ENAC di ieri 23 settembre sembrerebbe chiusa, almeno per ora, la vicenda dei body scanner sugli aeroporti italiani. Dopo la fase sperimentale all'aeroporto Leonardo Da Vinci (installato in via sperimentale dallo scorso 4 marzo), dopo Venezia, Malpensa e Palermo la costosa apparecchiatura (circa 150 mila euro) viene messa da parte.

Mentre in queste giornate di settembre 2010 l'allarme rosso è stato ripristinato negli aeroporti internazionali europee (il rischio sarebbe di donne terroriste), ecco che l'ENAC, infatti, sostiene:

 

"Con riferimento alle notizie circolate in data odierna sui Security Scanner (Body Scanner), l’ENAC precisa che i 2 milioni di Euro messi a disposizione dall’Ente da un proprio avanzo di bilancio sono accantonati in attesa della fine della sperimentazione.

 

Come da programma, e come già ripetutamente comunicato, la somma verrà utilizzata a sperimentazione conclusa per l’eventuale acquisto dei macchinari, solo se verranno ritenuti idonei alle necessità nazionali.

Decisioni in merito all’installazione e alla tipologia di Security Scanner maggiormente rispondente ai requisiti di sicurezza e di privacy per la rilevazione di quegli oggetti e di quelle sostanze che i tradizionali metal detector non possono individuare, verranno assunte in ambito CISA - Comitato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti, di cui l’ENAC ha la presidenza&quot;.

 

I body scanner - almeno in Italia - non avrebbero superato l'esame sperimentale, ENAC ed ENAV sarebbero inclini a dichiarare un parere negativo nel corso della prossima riunione del CISA (il comitato interministeriale sulla sicurezza).

Dopo le polemiche sul rischio per la salute dei passeggeri e le proteste per la violazione della privacy, sembrerebbe essere appurato come i sofisticati macchinari dilatano eccessivamente i tempi dei controlli, non investigano a dovere le aree sensibili delle persone: che rimarrebbero escluse.

 

Nella prossima riunione del CISA, probabilmente, verrebbe posto uno stop definitivo all'impiego dei body scanner, almeno in Italia.

Una domanda va tuttavia posta: all'estero sono forse stati esclusi dalle security aeroportuali o sono invece risultati idonei e integrati in uno strutturato e diverso sistema di controllo?

Possibile che i body scanner, strumenti della "lotta tecnologica al terrorismo", che dovevano essere utilizzati anche nelle ferrovie italiane, vengano dichiarati inservibili? 24 settembre 2010

ENAC, APT 33 e un Piano di Rischio per aeroporti civili, e per i militari?

In data 30 agosto l'ENAC  ha, infine, emanato la Circolare APT 33, identificato come "PIANI DI RISCHIO PREVISTI DALL’ART. 707 DEL CODICE DELLA NAVIGAZIONE", ovvero si è concluso l'iter normativo che porterà "alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica".

Dopo che nel 2005 è stato promulgato il Decreto Legislativo che ha modificato la parte aeronautica del Codice della Navigazione, i Comuni non possono autorizzare opere ed attività ubicate lungo le direzioni di decollo ed atterraggio, se non coerenti con il piano di rischio.

 

I piani regolatori comunali dovranno integrare "la configurazione geometrica delle zone di tutela, definita in relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici".

"L’articolo 707 del Codice della Navigazione si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale&quot;.

 

Il quadro normativo tuttavia esige una serie di prime domande.

Ma cosa succede, innanzi tutto, agli aeroporti aperti al traffico misto civile/militare (Pisa, Capodichino, Ciampino, Grosseto, ecc.)? Si applica? Ma come? E nel caso delle aerobasi solo militari quali devono essere le misure di salvaguardia per il territorio ed i cittadini?

I Comuni dell'intorno delle piste militari, sia di quelle a prevalente attività di caccia (AMX, F 16, Aermacchi 339), di trasporto (C 130), elicotteri, droni (UAV-UAS), non devono aggiornare i Piani Regolatori?

 

Cosa accade inoltre - almeno per gli aeroporti a traffico civile/commerciale secondo le linee guida della circolare ENAC APT 33 - per gli insediamenti esistenti, quelli storici, quelli realizzati 40-60 anni addietro e prima, ma anche per quelli edificati e urbanizzati nel recentissimo periodo nelle zone sottoposte alle restrizioni previste dalla circolare ENAC APT 33?

Cosa accadrà per le attività sensibili insediate in tali aree? Alle edificazioni ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, ecc).

 

Cosa accadrà per gli eventuali distributori di carburante (vedi Linate, quei distributori di benzina in asse pista, oltre il recinto), depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e decollo ed in prossimità dell’aeroporto?

Le zone di tutela “A” e “B” potranno essere adattate e/o modificate, realmente nell’impronta a terra e sottostanti alle effettive rotte di atterraggio e decollo ed all’effettivo utilizzo delle direzioni di volo?

 

La Circolare  APT 33 e è entrata in vigore il 30 agosto 2010 e, in attesa di una qualche notizia sulle aerobasi militari, a quando i primi risultati? 9 settembre 2010

Piano aeroporti 40anni dopo

Correva l'anno 1972 ed il cosiddetto Rapporto Lino, "rapporto sugli aeroporti italiani aperti al traffico aereo civile e sulle condizioni dello spazio aereo", nelle conclusioni e proposte, aveva delineato le linee guida e programmatiche per "adeguare gli aeroporti alle attuali esigenze operative, a quelle future e pianificazione della rete aeroportuale".

All'epoca gli aeroporti valutati per le prospettive del traffico aereo commerciale era rappresentato da una rete di 36 scali.

 

Oggi nel 2010, dopo che il rapporto che One Work , Nomisma e Kpmg ha delineato il Piano Nazionale Aeroporti, è stata progettato il riassetto della rete aeroportuale del Paese.

 A quasi 40anni dalle iniziale formulazione del Rapporto Lino,dopo una vasta e incontrollata proliferazione di scali aerei, il tentativo è ancora lo stesso.

 

Il Piano dovrebbe assicurare una rete funzionale ed efficiente, verso un assetto competitivo per il traffico civile/commerciale del Paese

 

Sembra che una bozza del nuovo assetto e del programma delle opere e degli interventi possa essere presentata a settembre.

Gli scali che dovranno fronteggiare il traffico aereo del Paese dovrebbe ridursi a 22/23 aeroporti e diventa cruciale identificare il piano di finanziamento degli adeguamenti infrastrutturali.

 

Diventa tuttavia davvero determinante  - come sostiene Assaeroporti - il cosiddetto quadro regolatorio e tariffario.

Per sbloccare e far partire il Piano Aeroporti occorrerebbe l'approvazione da parte del CIPE dell’anticipazione tariffaria di tre euro?.

 

Possibile che dopo 40anni dopo le 111 pagine del Rapporto Lino (con allegate le 36 schede aeroportuali), la promulgazione del Piano Aeroporti debba essere collegato all'aumento della tassa pagata dai singoli passeggeri?

Per quale ragione il Rapporto Lino non ha raggiunto gli obiettivi prefissati?

 

Perché non vengono anche adeguatamente valutate le capacità imprenditoriali storiche e attuali in parallelo alle ipotesi di autofinanziamento dei gestori aeroportuali interessati?

Magari in un quadro di effettiva liberalizzazione delle società aeroportuali del Paese? 16 agosto 2010 

Aeroporti, tra security drills e body scanner flop

La cronaca relativa alla security aeroportuale sembra passare dal flop nella sperimentazione del body scanner, documentato in numerosi articoli dei media, alla anomala vicenda affiorata allo scalo Catullo di Verona. Quello che emerge nello scalo veronese, dalla interrogazione dell'on. Emanuele Fiano (vedi) alla verifica del sistema di security da parte di ENAC, potrebbe, purtroppo, rappresentare uno spaccato poco lusinghiero della efficienza e funzionalità della security. Non solo dello scalo veronese ma dilatarsi e diventare specchio della security aeroportuale italiana.

 

Da un lato i comunicati ENAC ricordano (30 luglio 2010) come &quot;dopo quelle a Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Venezia Tessera, l'Enac ha avviato anche all'aeroporto di Palermo Punta Raisi la sperimentazione dei body scanner, finalizzata ad individuare il tipo di apparato più rispondente ai requisiti di sicurezza e di privacy per la rilevazione di quegli oggetti e quelle sostanze che i tradizionali metal detector non possono individuare, coniugando, al contempo, efficienza e risparmio di tempo sulle procedure tradizionali di controllo".

 

Altrove si sostiene come l’attività ispettiva predisposta con regolarità da ENAC in Italia, e al Catullo in particolare, sia del tutto rispondente ai criteri standard di controllo periodico. Ma da posizioni sindacali SAVIP e COSIP (vedi) si obietta altrimenti, legittimamente, come le ispezioni debbano essere "improvvisate". Non debbano essere annunciate. Né da documentazione ufficiale, tantomeno informalmente.

 

Le ispezioni, le cosiddette "security drills", ovvero le procedure e le disposizioni necessarie a collaudare e testare periodicamente metal detectors, logistica, layout per passeggeri, bagagli e merci in arrivo ed in partenza, un pacchetto di tipologie e tecniche (test e audit) dettagliate in grado di monitorare l'efficienza dei sistemi adottati e delle procedure applicate, devono necessariamente essere rappresentate agli esercenti solo come un rapporto esecutivo. Finale.

 

Di status di efficienza per apparati, personale e procedure adottate. Una verifica in grado di eseguire una sorta di radiografia delle stesse società di gestione e società di vigilanza.

 

Un monitoraggio periodico, esteso, allargato anche alle stesse turnazioni di lavoro del personale impiegato, alla routine operativa dei vigilanti, alla manutenzione degli apparati deve essere  espletata con rigore e trasparenza esecutiva. Che non significa sicuramente anticipare la data e la modalità dell'ispezione.

 

E' davvero compatibile con tutto questo una missiva che anticipa l’ispezione di ENAC, come sostengono alcuni media? Sono interrogativi sui quali, come sull'interrogazione Fiano, ENAC ha annunciato una adeguata replica. Occorre attendere con fiducia, affinché sia fatta chiarezza.

 

Nel frattempo, dopo la presentazione ed attivazione del nuovo body scanner di Palermo, al quale hanno partecipato il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, il Presidente dell'ENAC Vito Riggio, il Direttore Generale della Gesap Carmelo Scelta, si ricorda come: &quot;la sperimentazione allo scalo Punta Raisi durerà circa 9 settimane e si concluderà verso la fine di settembre. Al termine di questo periodo il CISA - Comitato Interministeriale per la Sicurezza del Trasporto Aereo e degli Aeroporti, di cui è Presidente lo stesso Vito Riggio - valuterà i risultati ottenuti in termini di sicurezza, efficienza ed effettivo risparmio di tempo nell’operatività aeroportuale. Alla luce dei risultati raggiunti il CISA deciderà quindi quale tipo di apparecchiatura body scanner sarà più opportuno installare definitivamente negli aeroporti nazionali, scegliendo tra quelle sottoposte a sperimentazione nel corso di questo periodo nei quattro aeroporti. 12 agoto 2010

Giugno: traffico aereo in ripresa, ma con dati controversi

I sei mesi 2010 del traffico civile commerciale degli aeroporti italiani ha ancora dati controversi, negativi per il numero dei movimenti aerei che con 738.754 registra - 1.8%, crescono invece i passeggeri che con oltre 63 milioni segnano un + 5%. Aumenta invece del 20% il traffico cargo. Sono dati Assaeroporti.

 

I risultati dei singoli aeroporti appaiono anch'essi problematici.

Sembrerebbero caratterizzati in crescita solo gli scali che sono stati beneficiati dai voli low cost: Trapani, Treviso, Rimini, Lamezia, Crotone, Bergamo, Brindisi, Bari, Bologna, Ancona.

 

I tre poli di traffico prevalenti, gli scali romani, lombardi e del nordest (Venezia - Treviso), non hanno dati lusinghieri. Se a Bergamo voli e passeggeri aumentano a Malpensa i movimenti sono stabili e crescono del 5.9% i passeggeri, ma a Linate i riscontri sono pessimi: - 9.7% dei voli e -6% dei passeggeri.

A Roma Ciampino denunzia - 5.6% dei voli e - 6.7% dei passeggeri, a Fiumicino, scalo supposto hub italiano, calano i voli -1.5% e aumentano i passeggeri: con oltre 16.7 milioni di passeggeri doppiano Malpensa e registrano un + 5.9%.

 

Nel estremo nordest Ronchi dei legionari, ancora in attesa di indispensabili sinergie con la SAVE di Venezia, registra l'ennesimo dato negativo: - 11.7% nei voli e - 5% nei passeggeri.

Il quadro dei primi sei mesi degli aeroporti italiani è tuttavia destinato a subire inevitabili sconquassi con la promulgazione - dopo la pausa estiva - del Piano Nazionale Aeroporti in discussione al Parlamento.  26 luglio 2010

Piano aeroporti, ma con adeguati riscontri ambientali

Il rapporto che One Work , Nomisma e Kpmg hanno consegnato ad ENAC, documento che è ora nelle disponibilità del Governo per definire il Piano Nazionale Aeroporti, progettano nuova rete aeroportuale del Paese.

Un Piano che, dopo un dibattito che non si annuncia breve e facile, dovrebbe permettere all'Italia di superare la proliferazione degli scali aerei e favorire un assetto competitivo per il traffico civile/commerciale del Paese.

 

Lo  studio sullo "Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell'organizzazione infrastrutturale del territorio" dovrebbe aver adeguatamente tarato esigenze e ipotesi di sviluppo competitivo del sistema aeroportuale italiano.

Un primo interrogativo deve, tuttavia, essere subito posto: ha anche concepito la compatibilità e la coesistenza degli scali aerei con il territorio circostante?

 

Dopo che i media hanno rilanciato i primi nomi del raggruppamento hub di Roma, Milano e Venezia, designato gli aeroporti di serie A e B con le scontate esclusioni, e conseguenti polemiche, affiorano i primi dubbi.

Il nocciolo del futuro piano nazionale degli aeroporti non dovrebbe focalizzare esclusivamente i bacini di traffico ma solo dopo aver verificato la compatibilità infrastrutturale di uno scalo. L'adozione dei Piani di Rischio per incidente aeronautico sono stati adeguamenti integrati nel Rapporto Oneworks?

In discussione non è solo il futuro di Viterbo, ma anche le prospettive di Peretola, Pisa, Linate,, Treviso, Ciampino, Capodichino a altri, gli standard ICAO - ENAC sono compatibili con l'ipotizzato potenziamento dei voli?

 

E l'impatto acustico ed atmosferico?

La programmazione aeroportuale abbisogna di discriminanti "ambientali" equivalenti e simmetrici al posizionamento strategico territoriale in relazione al bacino di traffico esistente e stimato.

E' compatibile la concentrazione sui tre sistemi aeroportuali maggiori, quando i limiti di Ciampino, Bergamo e Linate sono evidenti? Probabilmente l'adeguamento delle loro infrastrutture non consentirà le stime che il Rapporto ha previsto al 2030.

 

Ovvero passare dagli attuali 130 milioni di passeggeri a un traffico compreso fra 243 e 295 milioni con incrementi compresi tra l’87 e il 127%. 

Il drastico ridimensionamento degli scali aeroportuali italiani stimato, almeno 24, cioè la metà di quelli ora operativi, qualora confermati in sede politica, potrebbe essere aggiornato, anche a breve, per superare gli inevitabili vincoli di "compatibilità".

Per fronteggiare la storica polverizzazione aeroportuale, risolvere le guerre di campanile, che è un traguardo, occorre anche prefigurare lo sviluppo di scali aerei  sostenibili e compatibili.

 

Il raddoppio del traffico nel breve medio periodo richiede infrastrutture a norma dei vincoli aeronautici e ambientali..

Gli scali debbono risultare strategici e "ambientalmente" compatibili allo stesso tempo, al fine di non compromettere da una parte la loro crescita, dall'altra le prospettive economiche - turistiche del Paese. 22 luglio 2010

Aeroporti e INM, ma le mappe acustiche sono a norma?

Ma le mappe acustiche aeroportuali sono forse da rifare? Probabilmente si!

Quanti sono gli aeroporti italiani che hanno ottemperato al Decreto 31 ottobre 1997 e, grazie all'operato della Commissione Aeroportuale, hanno deliberato la mappa acustica e ratificato la zonizzazione acustica A,  B e C? Qualora lo avessero fatto, lo hanno, in seguito aggiornato, rispondendo all'aumento dei voli avvenuto nel frattempo?

Chi ha modelizzato la mappa INM? E' stato direttamente il gestore aeroportuale o un qualche consulente esterno? Chi ha validato la mappa acustica, con quali tolleranze?

 

Ecco il punto chiave. Siamo davvero sicuri che l'esecuzione metodologica sia risultata corretta? Non è un interrogativo da poco. I piani di risanamento ed insonorizzazione dell'intorno aeroportuale "nascono" dalla mappa acustica. E' vero che spesso la "validazione" e certificazione è un compito svolto dall'Arpa regionale, ma siamo davvero certi, che dispongano delle competenze e professionalità corrette.

Aerohabitat, in attesa di formulare una serie di interrogativi specifici che, probabilmente, evidenziano l'inefficacia della mappa acustica realizzata in numerosi aeroporti italiani, propone all'attenzione  dei cittadini "infastiditi" dal fracasso aereo, ai comitati dei residenti, agli ambientalisti in genere, il corso che ISPRA e CeDRA - anche relativamente all'utilizzo del modello matematico INM - hanno organizzato anche per il prossimo settembre (21-23-28-30) a Bari.

 

La gestione del rumore aeroportuale

Corso ISPRA - CeDRA

L' ISPRA, in collaborazione con l'Università degli Studi Milano-Bicocca e con l'ARPA PUGLIA, ha organizzato un corso formativo gratuito in tema di Gestione del Rumore Aeroportuale. La formazione è diretta al personale che presta servizio nelle amministrazioni pubbliche e professionisti che operano in aree prossime agli aeroporti aperti al traffico civile, Il corso si terrà per il centro-sud Italia a Bari presso gli uffici ARPA PUGLIA - Direzione Generale - Corso Trieste, 27 (Sala Conferenze - II piano). 5 luglio 2010

Modelli matematici, per il rischio, per il rumore e per la cenere

Come precisare la zona nera no fly, o quella rossa e verde, ovvero le tre zone di interdizione e autorizzazione ai voli conseguenti alla diffusione e propagazione della cenere vulcanica del vulcano islandese nel ghiacciaio Eyjafjallajökull? Ma come identificare le zone acustiche A, B e C dell'intorno aeroportuale?

E come verificare e l'impatto delle emissioni gassose generate dagli aeromobili in movimento a terra ed in volo, oltre alle altre fonti inquinanti aeroportuali?

 

Come determinare le aree a rischio incidenti aerei (quella del Piano di Rischio associato all'art. 707 e 715 del Codice di Navigazione), o gli spazi delle cosiddette Public Safety zone in asse pista negli aeroporti e il relativo rischio per i cittadini e le residenze?

Come determinare fra l'altro il livello dei vari SMS (Safety Management System) aeroportuali, se non come per il rischio cenere, il  rischio aeronautico, la mappa acustica e quella inquinante, ovvero con un modello matematico. Utilizzando i soliti algoritmi.

 

Perché solo a seguito delle misure precauzionali adottate da Eurocontrol relative alla chiusura dei cieli Europei stanno sorgendo interrogativi sul corretto utilizzo dei modelli matematici previsionali?

I dubbi e le problematiche critiche e controverse descritte da Aerohabitat relative agli input di modelizzazione dell'INM o del EDMS aeroportuale, non dovrebbero avere la stessa dignità degli interrogativi posti dall'establishment del sistema aviation europeo riguardante, ad esempio, la localizzazione e densità ed estensione della nube?

 

Dubitare della rilevazione del Met Office sul tasso di concentrazione delle ceneri vulcaniche non equivale a mettere in discussione l'intero apparto di modelizzazione previsione in vigore nel sistema aviation?

Le considerazioni sulle no fly zone, sui provvedimenti di apertura o meno degli spazi aerei in presenza di eruzioni vulcaniche non sono equiparabili alle determinazioni, alle deliberazioni delle Commissioni Aeroportuali acustiche sui caseggiati e sui cittadini  coinvolti o esclusi dall'intorno aeroportuale del Piano di rischio e delle mappature acustiche e gassose?

Sono forse le dichiarate perdite per le compagnie aeree (almeno 250 milioni di dollari al giorno), o un impatto economico ritenuto superiore a quello dell’11 settembre del 2001, come sostenne la IATA, l’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo, ad avere un peso maggiore delle legittime considerazioni di un cittadino che si vede escluso dalla mappatura acustica o dal Piano di Rischio?

 

E' quindi solo una conseguenza della correttezza e congruità dei dati di input inseriti nel modello matematico? Se le conclusioni sono davvero queste, probabilmente occorrerebbe verificare la congruità anche di una moltitudine di mappe acustiche, emissioni gassose e dei piani di rischio aeroportuali.  13 maggio 2010

Dune artificiali, rumore aereo e rischio ostacoli

Il rumore aereo on - ground, probabilmente, non viene adeguatamente modelizzato e/o verificato nel computo della mappa acustica aeroportuale.

L'incidenza delle emissioni sonore dei propulsori a terra, durante il movimento di rullaggio dopo l'atterraggio, in aggiunta a quello che e precede il decollo, sommato alle eventuali prove motori e messa in moto conseguente all'imbarco dei passeggeri, non sembrerebbe rientrare, adeguatamente se non del tutto, nella mappa acustica elaborata dalle numerose e attive Commissioni Aeroportuali.

 

Al punto che anche le stesse zonizzazione acustiche deliberate, nel rispetto del DM 31/10/1997, potrebbero essere inficiate e/o impugnate con successo.

Ma quel rumore aereo terrestre, ground noise, che non trova una adeguata contabilità nella modellizzazione acustica, viene talvolta circoscritto all'interno del sedime aeroportuale.

 

L'erezione di dune artificiali, di collinette antirumore e similari, localizzate ai margini delle piste e dei piazzali dei parcheggi, viene, infatti, proposta come la risoluzione e gestione del ground noise.

Com'è ben noto, sottolineando il posizionamento di barriere (dune, colline antirumore in terra o vegetali) dovrebbe limitare la propagazione del rumore verso aree ed edificazioni sensibili poste in prossimità delle piste di volo.

Queste possono avere ampiezze di circa 30 metri, ma anche di solo 6 m.

 

Fasce, cosiddette boscate o rilievi del terreno che, pur generando indubbie riduzioni nell'impatto acustico on ground, che rimane entro il sedime, tuttavia potrebbero costituirsi come ostacoli alla navigazione e/o implicare rischi con le operazioni di atterraggio e di decollo dei velivoli .

Nello scalo della Capitale, Fiumicino, ad esempio, da alcuni anni, sono state insediate &quot;dune artificiali di 4-6 metri di altezza, a lato della pista n.1, a protezione dell’abitato di Focene, che limitano il rumore durante la fase di rullaggio e  una barriera vegetale costituita da macchia mediterranea, arbusti e alberi, lungo l’autostrada Roma- 34 Fiumicino per contenere il rumore&quot; all’interno del sedime aeroportuale, ebbene questa "protezione" acustica è a norma?

Quale rilievo assume questa iniziativa infrastrutturale per la tutela dei cittadini residenti in prossimità della pista di volo e/o del sedime aeroportuale con i piani di salvaguardia, tra l'altro, per il Rischio incidenti aerei associati alla revisione dell'art, 707 e 715 del Codice di Navigazione? 9 maggio 2010 

Aeroporti: il traffico aereo di marzo 2010

In attesa dei dati del mese di aprile con le settimana di "cenere vulcanica", vagante sui cieli europei e conseguente blocco dei voli e dell'attività su numerosi scali aerei continentali, le tabelle di Assaeroporti relativi ai primi tre mesi 2010 rilevano riscontri significativi.

Marzo ha registrato un dato globale pari a 122.469 movimenti e + 0.8%, con 10.372.128 passeggeri con un + 8.4%.

 

Il dato trimestrale rileva invece 337.418 movimenti con + 0,2% e 27.463.943 passeggeri pari al 9,2% sullo stesso periodo 2009.

I dati complessivi positivi scontano tuttavia dati negativi per alcuni aeroporti.

Tra di questi Verona, Venezia, Ronchi dei Legionari (-13.7%), Linate, Torino (13.9%), Olbia (15.7%) e Palermo (9.7%).

 

Il trimestrale dei due scali leader in Italia, Fiumicino e Malpensa appaiono contraddittori.

 

Allo scalo della Capitale con 74.274 movimenti e un meno 1.6% corrisponde un incremento dell'8.5% dei passeggeri arrivando alla cifra di 7.279-817, lo scalo varesino replica invece con un marcato aumento dei voli, pari a 44.022 e un + 3.2% ma solo un limitato 9% dei passeggeri che raggiungono il numero di 4.048.841 evidenziando la diversità operativa rappresentata dalla tipologia e capienza dei voli e relativo indice di riempimento.

Una situazione che potrebbe disvelare le reali capacità relativa al bacino di traffico e frequenza/collegamento point to point e hub solo con il dispiegamento dell'atteso Piano Nazionale Aeroporti. 30 aprile 2010 

Aeroporti Italiani, una sola certezza, saranno pochi

Sono oltre cento? Si dovrebbe parlare solo di quarantasei scali? Gli altri aeroporti sarebbero invece del tutto minori e marginali, non contano.

Ma il Piano Nazionale Aeroporto, quello che dovrebbe finalmente aggiornare il Piano aeroporti italiani del 1986 sembrerebbe disegnare un numero di scali ben più ristretto.Sarebbero al massimo 18-19 aeroporti, per i restanti è finita.

O meglio, qualora le Regioni, soggetti competenti nella pianificazione e gestione degli scali aerei fossero interessati a mantenere e potenziare aeroporti ritenuti strategici, lo dovranno finanziare e sostenere con mezzi e risorse proprie. Avremo forse scali regionali autofinanziati?

 

D’accordo, le infrastrutture aeroportuali del Paese, grandi e piccole sono sempre di fronte alla messa a norma complessiva. Quanti sono, infatti, gli aeroporti che devono ancora sistemare il Piano di Rischio incidenti aerei e disporre Runway End Safety Area (RESA) di 240 metri?

Quanti devono adeguatamente aggiornare la pianificazione di V.I.A. e V.A.S. per risolvere le problematiche di coesistenza con il territorio e la comunità circostante?

Quanti aeroporti, grandi e piccoli, devono ancora presentare una preliminare Valutazione di Impatto Ambientale.

 

Ebbene quante piste di volo, storiche e inghiottite dalle edificazioni e quelle di recente progettazione, potranno superare rigorosi e ineccepibili standard ICAO – ENAC, senza deroghe, valutazioni di impatto ambientale e il piano di rischio incidenti aerei?

Solo dopo questo screening “infrastrutturale” si potrà perciò parlare di un Atlante degli aeroporti italiani ed identificare quei 10-12 sostenibili dal punto di vista dell'investimento finanziario.

Alla fine della conta, forse, gli aeroporti destinati a movimentare la quasi totalità del traffico aereo della Penisola potranno risultare anche 18 o 20. La geopolitica potrebbe imporlo.

 

Ricordiamo come oltre il 50% del traffico è catturato dal polo milanese e romano.

Solo sei altri aeroporti movimentano oltre cinque milioni di passeggeri.

Lo screening correlato al Piano di Rischio (impatto acustico, atmosferico, V.I.A. e V.A.S.), e quello dei costi benefici operativo derivato dall’Atlante degli aeroporti italiani, non potranno che migliorare e rilanciare le potenzialità del sistema degli aeroporti del Paese.

Per tutto il resto, al di fuori del contesto degli standard di sicurezza e tutela, dell’imprenditorialità gestionale, soprattutto per gli scali al di sotto una determinata soglia di passeggeri, sarà davvero problematico sopravvivere. 27 novembre 2009 

Sviluppo aeroportuale, pagano ancora i passeggeri

E’ possibile sostenere che gli aeroporti italiani debbano pianificare il loro sviluppo e a investire su standard di servizio di livello europeo e che il finanziamento avvenga a carico dei passeggeri? Adusbef e Federconsumatori affermano, infatti, che sia stata annunciata una stangata tariffaria per i passeggeri.

Un costo capite di 40-50 euro l'anno per gli utenti dei grandi aeroporti.

Il criterio tariffario sarebbe pari ad un incremento base di un 1 euro a passeggero per gli aeroporti che hanno la concessione totale, di 2 euro per gli aeroporti che hanno un traffico superiore a 5 milioni di passeggeri, di 3 euro per scali sopra i 10 milioni di passeggeri.

 

Assaeroporti è ovviamente favorevole al decreto ministeriale, rafforzando il discorso, sollecitando incrementi nel sistema tariffario dell’handling degli scali della Penisola.

Ritenuti di un quinto inferiore alla media degli aeroporti europei.

EasyJet, compagnia aerea di voli low cost, sull’altro fronte, uno tra i tanti vettori interessati agli aumenti di handling, ha manifestato la propria contrarietà all’aumento delle tariffe aeroportuali.

ASSAEREO, l’Associazione Nazionale Vettori e Operatori del Trasporto Aereo ha, anch’essa espresso preoccupazione per il generalizzato aumento delle tariffe aeroportuali previsto dal Decreto firmato dal Ministro dei Trasporti ed attualmente allo studio del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Ecco quindi che all’incremento delle tariffe pagate dai viaggiatori si associano quelle a carico delle aerolinee.

In un periodo di crisi, potrebbero, infatti, compromettere da un lato il recupero dei passeggeri persi nella recessione e, dall’altro, di rilancio del traffico aereo, sostengono i diretti interessati (rappresentanti dei consumatori/passeggeri e delle aerolinee).

Altri interrogativi, comunque, riguardano il piano di investimenti aeroportuali: non potranno essere avviati prima di due e tre anni, quindi le extra tariffe del 2010 e 2011 sarebbero incassate senza produrre alcun risultato immediato e diretto. 26 ottobre 2009 

Traffico aereo, agosto critico, ma non per tutti

I dati di traffico degli scali Italiani segnalati da Assaeroporti ad agosto 2009 sono ancora negativi, ma le tendenza, sembrerebbe arrestarsi.

I dati medi sono immediati, al numero dei movimenti aerei che registrano un ulteriore calo mensile - 7.1%, corrisponde un numero di passeggeri trasportati che flette solo del 0.8% sullo stesso mese del 2008.

 

Il complessivo italiano dei primi nove mesi del 2009 tuttavia è ancora in rosso marcato con – 8.6% nei movimenti aerei e un – 6.4% nel numero dei viaggiatori.

La IATA (International air transport association) invece, annunciando i risultati del traffico aereo di linea internazionale di agosto sullo stesso periodo del 2008 annota un calo medio del 1.1% a conferma il miglioramento nel fattore di riempimento dei velivoli.

 

Le ore di utilizzo giornaliero dei velivoli è calato.

La flotta Boeing 777 ha ridotto, ad esempio, del 2.7% ad 11.1 ore al giorno, nei primi otto mesi dell'anno, l’impiego nelle 24 ore. Una riduzione che incide sul load factor, ma che accresce i costi operativi in relazione ai voli.

Nel nordest Italiano gli aeroporti sono ancora attestati in negativo con Ronchi dei Legionari che mantiene il record più sfavorevole, non solo del nordest ma anche Italiano.

 

Ad agosto, infatti, i voli sono calati del 23.2% mentre nei nove mesi 2009 ha una media del 22.2%. I passeggeri sono invece diminuiti rispettivamente del 12.5% e 12.8%.

Dati che impressionano anche perché, limitando l’analisi agli scali del nordest, Treviso, Venezia e Verona riportano percentuali di voli intorno alle medie Italiane, mentre per i passeggeri/anno trasportati lo scalo di Treviso registra un calo quasi nullo: - 0.2% con ben 1.176.813 passeggeri contro i 475.873 di Ronchi dei Legionari. 30 settembre 2009 

Febbre suina, servono ancora controlli e restrizioni per limitare la diffusione

Da una parte il Governo Italiano sostiene con un categorico: "Niente allarmismi. E' leggera", dall’altra la decisione di British Airways e Virgin di negare l'imbarco a chi mostra i sintomi della nuova influenza si manifesta l’approccio alla pandemia del virus suino.

Da un lato si rappresenta una politica di gestione del virus tra la popolazione di un Paese. Dall’altro, invece, una strategia dei vettori aerei e degli esercenti aeroportuali per contenerne la diffusione a bordo dei voli commerciali.

 

Possibile che l’attenzione di un sistema sanitario nazionale e sopranazionale non sappia distinguere i due livelli? Che non si possano disporre iniziative mirate per evitare e/o contenerne la diffusione del virus suino sui voli di linea nazionali, europei ed intercontinentali?

Il rischio contagio deve essere sottovalutato perché la pandemia influenzale sarà comunque assimilabile ad un comune influenza stagionale? Con un numero limitato di decessi?

 

Ma comunque lo fosse, la propagazione non dovrebbe essere comunque controllata, limitata e selettiva? Con le 515 nuove infezioni in Europa, hanno raggiunto il numero di quasi 28mila. Nel mondo le vittime sono 1300 e l'OMS sostiene che si ammaleranno due miliardi di persone. In Italia gli influenzati sono 975 e il virus si propaga sempre più in Germania Stati Uniti, Argentina e Messico i paesi con la più alta mortalità.

Gli infettati nel mondo sono 193.574, un decesso ogni 142 ammalati. In Europa il rapporto è una vittima ogni 680 pazienti, 41 morti dall'inizio della pandemia.

L'ECDC, centro europeo per il controllo delle malattie, ha riscontrato una rapida diffusione del virus. Si segnalano alcuni casi di resistenza al Tamiflu, l’antivirale solitamente impiegato in attesa del vaccino che tarda ad arrivare.

 

In autunno le scuole saranno chiuse? Ma cosa accade sulle navi, sugli aerei e sulle mete di affollamento di massa? Dopo il caso di "Voyager of the seas", della compagnia "Royal Caribbean", con cinquemila persone a bordo ed il permesso ai croceristi di scendere a terra, nonostante la quarantena per il contagio a 40 membri dell'equipaggio e due viaggiatori, viene riproposta la questione della libera, incontrollata diffusione del virus H1N1.

Ora alcuni governi cercano di riparare, almeno in parte, alla propagazione illimitata. Ministri della Sanità arabi stanno limitando i pellegrinaggi alla Mecca. In Messico vengono cancellate messe sovraffollate e chiuse scuole religiose.

 

Brasile e Portogallo, paesi cattolici, sconsigliano,in Chiesa, il segno della pace e di tenersi per mano mentre l'ostia dovrà essere data in mano ai fedeli. Possibile che in Italia non si adottino misure per ridurre il contagio tra i passeggeri che volano, per limitare la diffusione tra lo staff aeroportuale e tra gli equipaggi di volo?

Siano in ritardo, certo i provvedimenti avrebbero dovuto essere presi già da tempo, nella prima fase di diffusione. Per la febbre suina servono comunque controlli e restrizioni, occorre ancora limitare la continua e progressiva propagazione. Anche in questa fase. 12 agosto 2009 

Alitalia e aeroporti, una interpellanza con replica ENAC

Con una sorta di immediata botta e risposta tra l’on. Mario Tassone e il vertice di ENAC sembrerebbe chiusa l’interpellanza urgente presentata dal parlamentare UDC.

Aerohabitat, data la rilevanza delle tematiche, spesso oggetto degli interventi del CentroStudi, presenta in sequenza il testo della stessa interpellanza e la replica di ENAC del giorno successivo.

 

giovedì 30 luglio 2009, seduta n.212

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:

 - a pochi mesi dal debutto della nuova Alitalia le condizioni in cui versa la società, già fortemente compromesse, continuano ad essere più che mai allarmanti;

- l'intervento di salvataggio avvenuto circa sei mesi fa auspicava sicuramente un rilancio effettivo della compagnia di bandiera, che garantisse ai passeggeri un adeguato livello di servizi, ed ai propri dipendenti la possibilità di tornare a lavorare;

- a distanza di poco tempo, invece, la situazione è a dir poco scandalosa, e altrettanto lo sono i servizi da essa erogati; i disagi che gli utenti segnalano sono relativi a continui ritardi, voli cancellati per guasti o per altri ingiustificabili motivi, bagagli perduti, servizi igienici inutilizzabili, refrigeratori per i pasti non funzionanti, compattatori dei rifiuti fuori uso e magazzini senza scorte;

- lo scorso 10 luglio 2009 un noto settimanale ha pubblicato un'inchiesta dedicata proprio ai disservizi offerti dalla nuova Alitalia, da cui sono emersi dati e testimonianze inquietanti, sui quali è necessaria una profonda riflessione ed un intervento immediato;

- è emerso che le inefficienze della compagnia rischiano in futuro di abbassare i livelli di sicurezza del trasporto aereo, oltre ad arrecare continui disagi ai passeggeri, con un processo lento che tende a vanificare gli standard richiesti;

- paradossale risulta che le telecamere di sorveglianza anti-terrorismo non funzionano già da giorni, sono sottovalutate le certificazioni di aeronavigabilità, scadute con la relativa messa in revisione degli aerei interessati;

- infatti la manutenzione degli aeromobili viene effettuata in Turchia, Israele e Singapore compromettendo la posizione lavorativa di circa 2000 tecnici italiani che rischiano di vedere annullata la manutenzione in Italia;

- il rilancio della nuova compagnia doveva essere lo strumento attraverso il quale migliorare l'intero settore, cosa che non è affatto avvenuta, vista la persistente diminuzione della forza lavoro. Contrariamente a quanti previsto dallo stesso piano CAI, circa 800 tra comandanti e piloti rischiano di non vedere rinnovato il proprio contratto di lavoro, con la relativa perdita di qualifica e l'impossibilità di reimpiego, sia in ambito nazionale che internazionale;

- la progressiva perdita di passeggeri, stimata in 2,7 milioni di unità in meno, nei primi 5 mesi del 2009, sta incidendo negativamente sull'economia della nuova società, generando uno squilibrio finanziario davvero preoccupante;

- inoltre l'ardua fusione tra Alitalia ed Airone, che si prospetta all'orizzonte, evidenzia come il piano del Governo e dei nuovi soggetti imprenditoriali che hanno assunto la guida di CAI, si sta rivelando un vero e proprio fallimento. La risposta del Ministro resa in questi giorni al Parlamento appare elusiva e lontana da quella realtà che continua a sottovalutare l'entità dei disservizi e dei relativi effetti. In questo modo vengono raggirati i principali elementi della certezza del trasporto aereo che si fondano su tre cardini fondamentali: efficienza della compagnia, competitività e rispetto delle regole e la inidoneità dei servizi delle società aeroportuali:

- cosa intenda fare il Governo e quali urgenti iniziative adottare nei confronti della CAI, al fine di rendere il trasporto aereo più efficiente, quali interventi, nell'ambito delle normative, intenda assumere nei confronti delle società aeroportuali che anche a fronte di rinnovati accordi con ENAC, presentano rilevanti disservizi, per evitare che i passeggeri siano oggetto di una continua sopraffazione che dissolve di fatto, la stessa ratio del trasporto aereo.

 

 

Con il comunicato stampa del 31 luglio l’ENAC ha sostenuto:

 

“L’ENAC IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DI TASSONE SULLA SICUREZZA DI ALITALIA E DEGLI AEROPORTI NAZIONALI

Con riferimento all’interrogazione parlamentare depositata dall’On. Mario Tassone, il Presidente dell’ENAC Vito Riggio e il Direttore Generale Alessio Quaranta, nel pieno rispetto delle prerogative dei Parlamentari e confermando tutta la stima nei confronti di Tassone, precisano che le preoccupazioni sugli standard di sicurezza della compagnia Alitalia e degli aeroporti nazionali sono infondate.

Il livello di sicurezza sia degli aeroporti che delle compagnie aeree nazionali sono ai più alti standard europei, come peraltro riportato nel Rapporto dell’ENAC sull’attività del 2008 presentato al Senato lo scorso 14 maggio e consultabile anche sul sito dell’Ente.

L’ENAC ricorda, inoltre, che le compagnie aeree e gli scali sono costantemente oggetto di controlli e verifiche ispettive da parte delle strutture tecniche dell’Ente a ciò deputate”. 3 agosto 2009 

Myair, ENAC sospende i voli

Dopo il blocco dei voli ad Orio e le difficoltà operative dei voli da Venezia Tessera, ecco infine l’intervento dell’ENAC.

Con un decreto d’urgenza – ENAC – ha revocato alla MyAir.com SpA “la licenza provvisoria di esercizio per il trasporto aereo di passeggeri e merci che le era stata temporaneamente rilasciata il 25 giugno scorso”.

La causa – secondo alcuni media – è riconducibile ad una questione semplice.

MyAir è indietro con i pagamenti delle tariffe aeroportuali. In numerosi scali.

La SACBO, esercente dello scalo orobico, aveva informato ENAC nella giornata del 21 luglio sul divieto di partenza degli aeromobili quando risultano violati gli obblighi relativi al pagamento di tasse, diritti e tariffe.

La situazione di Myair era finita sotto osservazione di ENAC nel recente periodo per una serie di disservizi operativi: ritardi e cancellazione di voli.

“L’ENAC aveva anche invitato formalmente, il 21 luglio scorso, la compagnia a ripristinare entro 24 ore il regolare svolgimento dei voli schedulati nella corrente stagione di traffico”, lo sostiene ENAC nel suo comunicato.

MyAir.com avrebbe dovuto – secondo le normative UE – fornire un’adeguata riprotezione (volare su altri voli) ed un’efficace informativa ai passeggeri ed è scattata l’ispezione/convocazione di ENAC.

 

Ma la questione è la “disponibilità di cassa sufficiente per garantire la gestione dell’operativo” che in questa situazione di concorrenza spietata e crisi di traffico potrebbe riguardare anche altri vettori aerei. Italiani e esteri.

Spesso queste difficoltà nei pagamenti emergono quando l’aerolinea è indietro con i pagamenti, e non solo da mesi. Talvolta da anni.

Determinando - salvo ricapitalizzazioni estreme -  una crisi irreversibile della società.

Quello che invece non affiora sono i pagamenti al “fondo volo” del personale navigante ed ai contributi dei lavoratori in genere.  Myair va così a far compagnie a numerose aerolinee che negli anni recenti hanno sospeso l’attività in Italia. Ne ricordiamo alcune: GalfAir,  AirBee, Minerva, Volare, Azzurra, Alpi Eagles.

Quanti contributi sono stati pagati al “fondo volo”? Quanti all’INPS?

In caso di fallimento chi paga le quote non versate?

Possibile che nessun organismo istituzionale e sindacale – anche di categoria –  non ponga e persegua una corretta e tempestiva contribuzione previdenziale?

Possibile che la crisi che ha investito il trasporto aereo, le aerolinee, abbia polverizzato anche le rivendicazioni primarie del personale di terra e di volo? 23 luglio 2009 

Stazioni ferroviarie e aeroportuali, il parallelo con Viareggio

Dal disastro di Viareggio sono trascorsi dieci giorni e gli interrogativi rimangono gli stessi. Come è potuto succedere? Perché è successo? E soprattutto, potrebbe accadere ancora. E’ una situazione che riguarda solo le stazioni ferroviarie che sono inghiottite negli agglomerati urbani e metropolitani?

 

Non potrebbe avvenire anche negli aeroporti? Le piste di volo non sono spesso circondate da intense e popolate edificazioni?

 

A Viareggio intorno a mezzanotte di lunedì, l’esplosione di un vagone ha provocato l' inferno. E’ andata bene, gli altri dodici vagoni del convoglio non sono esplosi.

 

Questi carri cisterna portavano 35.000 litri di gas propano liquido. Cosa succede quando decolla un Boeing 747 con oltre 100 tonnellate di kerosene?

 

Certo sta volando anche il mastodontico Airbus 380 e vola una flotta di aeromobili che imbarcano quantità inferiori di carburante avio.

 

Ma le quantità pur differenziate necessarie a mandare in volo la flotta di aviazione commerciale domestica e internazionale variate rimandano a serbatoi che contengono 10, 20, 30, 40 e oltre di tonnellate di carburante. Gli scali aerei Italiani sono a norma?

 

I requisiti standard di sicurezza internazionali (ICAO) e nazionali (ENAC) delle infrastrutture aeroportuali sono state adeguate?

 

Il recepimento materiale dell’Annesso 14 Aerodrome ICAO, incorporato nel Regolamento ENAC per la Costruzione e l’esercizio delle infrastrutture aeroportuali hanno finalmente recuperato i ritardi attuattivi riscontrati dopo l’incidente di Linate nel 2001?

 

Le distanze di R.E.S.A. di 240 metri (spazi di sicurezza a inizio e fine pista), le Public Safety Zone (PSZ) oltre le piste, regolamentate nel PIANO di Rischio sono state adottate negli scali della Penisola? A che punto sono la matrice del rischio, il risk assessment, la Safety Management System (SMS), di ogni singolo aeroporto?

 

Quanti serbatoi di carburante in prossimità delle piste di volo sono ancora localizzati nei sedimi aeroportuali?

 

Le file dei palazzi prospicienti alle piste di volo sono a distanza di sicurezza dalle piste di volo? Le domande sono forse troppe? Purtroppo Aerohabitat, che ha costantemente sotto controllo lo stato attuativo della messa in sicurezza delle piste di volo del Paese, è costretto a porre delle semplici domande. Le risposte spettano ad altri.

 

La strage del treno merci 50325 Trecate-Gricignano a Viareggio ha toccato tutti. La problematica tuttavia è più vasta,non riguarda solo il sistema ferroviario, e va allargata, in parte, anche il sistema aeroportuale Italiano. 10 luglio 2009  

Febbre suina, aeroporti e aerei

Anche recentemente l’'OMS ha confermato l'allarme febbre suina: "Mille nuovi casi in un giorno". I media segnalano come oltre al Messico l’incidenza sia bassa, paragonabile ad una  normale influenza.

 

La linea tenuta dai responsabili è quella della "massima prudenza" e di attesa degli sviluppi. In data 20 maggio comunque è rilevato come i casi di influenza A/H1N1 – nel mondo - siano 10.243.

 

L'ultimo bollettino diffuso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala di un'infezione estesa a 41 Paesi, con 80 morti. In Messico – secondo OMS - si registrano 3.648 casi confermati, con 72 morti. Negli Stati Uniti 5.469 casi con 6 morti (346 infezioni e un decesso in più rispetto a ieri), in Canada 496 e una vittima, in Costa Rica 9 casi con un decesso.

 

Sarebbe in corso la produzione del vaccino contro il virus H1N1. Per l'agenzia France Press entro un anno saranno prodotte 4.9 miliardi di dosi di vaccino con una produzione di 94.3 milioni di dosi a settimana.

 

La situazione appare sotto controllo, in Italia come in altri paesi. Una sorta di parola d’ordine sembra rimbalzare presso ogni governo. “Non siamo preoccupati" si sostiene ma "la diffusione del virus proseguirà fino all'estate…".

 

Ma come avviene il contagio e la propagazione?

 

Per via orale e il veicolo che globalizza è ancora una volta il mezzo aereo.

 

Più precisamente le cabine passeggeri che dagli scali aerei Messicani hanno volato e stanno volando per il resto del globo. In seguito il contagio diretto nei rispettivi Paesi di arrivo.

 

Il rischio “Swine Flu for Airline Passengers” è ancora on line e le cabina dei passeggeri delle flotte aeree appare l’ambiente “ideale” per la sua propagazione.

 

L’informativa fornita al viaggiatore Italiano e straniero che proviene dagli aeroporti a rischio è davvero la misura più idonea?

 

Aerohabitat ha spesso segnalato e reso disponibile on – line su www.aerohabitat.eu e www.aerohabitat.org (vedi a margine) numerosi studi che pongono l’accento il rischio contagio che potrebbe avvenire nelle cabine dei passeggeri dei voli di linea.

 

I viaggiatori imbarcati sulle flotte aeree ed il loro vissuto  immediato con i cittadini residenti in ogni Paese del Pianeta, le misure cautelative e preventive disposte dalle aerolinee e dalle autorità sanitarie sono due fattori decisivi nel fronteggiare questa “influenza”.

 

Sulla materia riproponiamo l’ampio e interessante servizio che airsafe.com ha recentemente proposto su youtube. 21 maggio 2009 

Aeroporti, parcheggi a pagamento, ricavi rilevanti, utenza penalizzata

La crisi talvolta aguzza l’ingegno e sviluppa inimmaginabili capacità imprenditoriali.

 

La liberalizzazione delle attività aeroportuali indotto dalla UE ha determinato una evoluzione anche nella tipologia delle entrate nei bilanci delle società aeroportuali.

Una volta le entrate delle società erano solo “aviation”, in seguito le quote di ricavi- entrate non aviation sono – lentamente – lievitate.

Nel breve saranno superiori a quelle aviation.

I ricavi derivati dalla voce “parcheggi a pagamento” siano questi a tariffa piena, low cost -  esistono anche quelli a maggior costo in prossimità dell’aerostazione - sono in progressivo incremento.

Il numero dei parcheggi aeroportuali per le vetture dei passeggeri che si imbarcano, dei famigliari accompagnatori e altro non fa che aumentare.

Con tariffe che spesso, soprattutto per voli low cost, e con soste di 4 – 5 giorni, sono spesso superiori al biglietto aereo di andata e ritorno.

Aumentano i parcheggi a pagamento ma diventa quasi impossibile disporre di parcheggi gratuiti, ancorchè non custoditi. I parcheggi gratis sembrano del tutto spariti.

La voce “ricavi parcheggi autovetture” delle società degli scali aerei è rilevante.

La società Catullo segnala ad esempio – a fronte di 4.587 stalli per autovetture - nel 2007 un ricavo totale pari a  5.540.000 euro contro 4.826.000 euro del 2006.

Una somma che rappresenta quasi il 25% dei ricavi diretti aeronautici.

Cifre di tutto rilievo per i bilanci della società aeroportuali sofferenti per la crisi di traffico. Nel corso del 2008 e 2009 al Catullo – ma anche in altri scali - sono stati previsti ampliamenti e potenziamento delle aree destinate ai parcheggi (vedi tabella Assaeroporti sui parcheggi di alcuni scali

Con innegabili incrementi nel numero disponibili e nei ricavi.

Che i ricavi dai parcheggi rappresentino una voce primaria nell’assetto costi/ricavi dei gestori aeroportuali è ribadita anche da una recente nota ANSA:

 

-  “Sagat (Aeroporto di Torino), Sea (Aeroporti di Milano), Sacbo (Aeroporto di Bergamo) e Aeroporti Sistema del Garda (Verona e Brescia) hanno siglato un accordo per la promozione del servizio parking gestito direttamente dalle società aeroportuali”

 

-  All'interno di un unico portale internet (www.parcheggiaeroporto.com) confluiscono le formazioni relative ai 24 parcheggi e 20.000 posti auto degli aeroporti coinvolti nel progetto. Il sito è attivo da subito per gli aeroporti di Linate, Malpensa, Bergamo Orio al Serio, Verona e Brescia e in via di azione per l'aeroporto di Torino Caselle”.

 

La risorsa “parcheggi” è diventato tuttavia un facile target per anche “imprenditori” esterni e indipendenti. Concorrenziali a quelli della società di scalo.

Si è, infatti, imposta una sorta di deregulation dei parcheggi.

Iniziative spesso contrastate dai gestori aeroportuali ma che non ha impedito – in numerosi scali aerei – l’attivazione di parkings  dislocati, esterni, di breve e lunga sosta con navette gratuite di trasferimento, e a low cost.

Assicurano facili e rapidi incassi. Senza fronzoli e tanti costi di gestione per spazi spesso non custoditi. Parcheggi a go go quindi, una fonte inesauribile per facili ricavi per i gestori aeroportuali e concorrenziali che rimandano alla quasi inesistenza di spazi per parcheggi “liberi” non a pagamento.

La politica del bilanciamento tra il numero dei parcheggi a pagamento e gratuiti, garantita anche dalla legge Italiana, non dovrebbe intervenire?

Possibile che nessuna associazione dei consumatori a tutela dell’utente aereo non sia ancora intervenuta? E’ possibile che anche ENAC non intervenga su una materia che la coinvolge direttamente.

La questione dei ricavi dei parcheggi rimanda a questa sorta di accanimento da parte degli esercenti aeroportuali.

L’utile di bilancio e la tipologia dei ricavi rappresentano un dato primario, ma per quale ragione  – in contrasto con la quasi totalità degli scali aerei di numerosi Paesi della UE – in Italia non sono state ancora attivate le tariffe commisurate al livello di emissioni sonore degli aeromobili?

L’introduzione di un sistema tariffario adeguato assicurerebbe entrate altrettanto dirette e sicure, con ricadute vantaggiose e superiori alla voce “parcheggi” per gli stessi bilanci aziendali. Una parte di queste somme potrebbe essere utilizzata per il risanamento ambientale, per la tutela dei cittadini residenti nell’intorno aeroportuale. Occorrerà aspettare ancora la modernizzazione della flotta aerea commerciale Italiana?

E’ possibile che i gestori aeroportuali stiano incassando dai passeggeri quello che dovrebbero ricavare dalle compagnie aeree? 13 maggio 2009

Interrogativi e ritardi sulle ispezioni SAFA di ENAC

Nel 2005 l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile si vantava di aver “raggiunto e superato con un mese di anticipo l’obiettivo di realizzare, nel corso del 2005, 800 ispezioni secondo il Programma SAFA (Safety Assessment of Foreign Aircraft), programma che consente che si effettuino controlli sugli aeromobili stranieri in transito sul territorio nazionale”.

 

Nel 2009 si legge invece “Italia nel mirino dell'Unione europea sulla sicurezza degli aerei di Paesi terzi” e tempo 60 giorni senza un’adeguata risposta, il Paese sarà deferito alla Corte di giustizia europea per inadempienza alle norma comunitarie.

 

Gli accertamenti e delle azioni intraprese dall’ENAC, incentrata in particolare sul sistema dei controlli sia sui vettori nazionali che sugli aeromobili stranieri; sul ruolo dei tour operator e sulle proposte non sarebbero del tutto rispettose degli indirizzi UE.

 

La Commissione europea lo scorso 14 aprile ha trasmesso un parere motivato all'Italia per la mancata notifica a Bruxelles delle misure di attuazione della direttiva sulla sicurezza degli aerei di paesi terzi che utilizzano aeroporti comunitari.

 

La norma comunitaria di riferimento al fine di assicurare adeguati livelli di sicurezza è la direttiva 2008/49/CE concerne le ispezioni a terra degli aeromobili dei paesi terzi che atterranno negli aeroporti degli Stati membri.

 

L’infrazione italiana – che consente agli Stati membri di prendere misure nei confronti degli aeromobili e/o dei loro vettori qualora, all'esito delle ispezioni, gli apparecchi non risultino soddisfare le prescrizioni di sicurezza – riguarderebbe la “formazione e la qualificazione del personale addetto alle ispezioni”. Cosa significa tutto questo?

 

Forse che le migliaia di ispezioni attuate in questi anni dai team di ENAC non sono risultate conformi agli standard UE – EASA? Qualcuno lo dovrebbe chiarire e tempestivamente risolvere, rendendo conformi agli standard EASA, le quotidiane ispezioni che ENAC –probabilmente - attua sugli scali aerei della Penisola. 22 aprile 2009 

Traffico aereo del nordest a picco, come altrove, anche a marzo

 

Marzo nero, stavolta nessun scalo aereo ha registrato movimento e/o passeggeri in aumento. Si salva, infatti, solo Crotone, ma è un dato contraddittorio, per l’aumento dei voli + 30.4% ma si accompagna ad un tonfo di - 82% nei passeggeri.

 

Sono ancora una volta i dati di Assoeroporti a fornire uno spaccato alquanto critico dell’aviazione commerciale Italiana. Ma anche le stime di traffico della IATA non sono rassicuranti e la ripresa potrebbe avvenire solo nel 2010.

 

I primi tre mesi del 2009 nel nord est assegnano il miglior risultato a Verona che perde solo il 7.6% dei voli (Venezia ne perde 10.5%, Ronchi il 13.2% e Treviso il 14.9%) mentre i passeggeri transitati offrono uno spaccato invertito.

 

Sono peggiori i dati del Catullo Verona con – 14.2%, seguono Ronchi con – 14.1%, Venezia con – 12.9%, mentre il dato migliore – in negativo – è quello di Treviso che perde solo – 8.9% dei viaggiatori.

 

Le prospettive non appaiono rosee anche nella stagione estiva che, pur portando un aumento dei voli in ogni singolo scalo del nordest e della Penisola, potrebbe accentuare il divario nei passeggeri imbarcati a causa di un ulteriore calo nei coefficienti di riempimento (fattore di carico) degli aeromobili. I totali Italiani del traffico complessivo nei primi tre mesi registrano comunque medie di – 8.6% nei voli e – 8.2% nei passeggeri trasportati. 21 aprile 2009

 

Torino Caselle, tegole volanti e risarcimenti

Anni addietro era una notizia frequente. Aerohabitat aveva avviato una campagna informativa sulla problematica del “Vortex Strike” ancora 15 anni addietro.

 

Aerei in atterraggio – su una qualche pista Italiana – e tetti che si scoperchiano e tegole che saltano. Succedeva e succede ancora sui caseggiati sottostanti agli atterraggi.

 

A Linate (Bolgiano), Torino, Malpensa, Bergamo, Treviso e in tutte le località sorvolate dagli aeromobili in atterraggio al di sotto di 1500 piedi (500 metri).

 

Lo scoperchiamento, tuttavia, avviene solo in determinate condizioni atmosferiche e con determinati sequenze di velivoli in passaggio. I cittadini interessati ne parlano attribuendo le cause agli aeromobili in sorvolo, altri – meno informati – attribuiscono l’indebolimento dei solai, le incrinature sulle pareti e le tegole volanti a fenomeni atmosferici, alle microscosse telluriche e altro.

 

A Caselle, il paese sottostante agli atterraggi sulla pista nord di Torino – Caselle, dopo troppi, lunghi anni di denunce, di incomprensioni per l’incessante rumore aereo e tegole volanti, il fenomeno è stato accertato e arrivano i risarcimenti. Con un provvedimento Regionale, il Piemonte, la SAGAT e l’Alenia stanzieranno 70 mila euro l’anno per interventi di rafforzamento dei tetti interessati dal cosiddetto “vortex strike”.

 

Il fenomeno “vortex strike” ottiene finalmente un riconoscimento ufficiale anche in Italia. Nei Paesi Europei interessati dai sorvoli di caseggiati a bassa quota i vortici che risucchiano le tegole sono note da decenni. Ed è da allora che gli esercenti aeroportuali Europei hanno predisposto team di pronto intervento per il monitoraggio di questi “eventi minori”. Di questi “effetti collaterali” del trasporto aereo commerciale ma che interessa anche le flotte aeree militari (vedi Vortex Strike Protection Scheme della BAA di Londra).

 

Il fenomeno negato ed irriso per tanti anni – alcuni proprietari case erano addirittura stati denunciati per procurato ed inesistente allarme - trova finalmente spazio anche in Italia.

 

Nessun UFO quindi, né cittadini che si inventavano il “risucchio delle tegole” come mezzo per fronteggiare lo sviluppo aeroportuale e l’incremento delle attività di volo.

 

Le responsabilità del “vortex strike” sono oggettive, non sono immediatamente riconducibili a qualche errore del pilota, ma piuttosto ad un “effetto collaterale”  derivato prevalentemente dall’esecuzione procedurale delle fasi di avvicinamento e atterraggio alle piste di volo. Il “vortex strike”, in genere, è sostanzialmente generato da correnti rotatorie e discendenti dall’effetto aerodinamico alare. Micro trombe d’aria che in certe condizioni meteo raggiungono i tetti delle abitazioni sorvolate. 10 aprile 2009

Aspettando il Piano Aeroporti, si potenziano

Nei giorni scorsi il presidente dell'ENAC, Vito Riggio, nel corso dell’inaugurazione della pista dello scalo di Elmas – Cagliari è stato chiaro, la ''logica campanilistica che vorrebbe uno scalo per ogni città” deve essere superata. Sistema aeroportuale nazionale, risorse disponibili, bacino di traffico, competizione sono fattori decisivi nel sistema del trasporto aereo del Paese e del Continente. Anche la crisi del traffico stimata da IATA per il prossimo periodo non aiuta.

 

Gli scali con passeggeri inferiori a cinque milioni di passeggeri molto probabilmente trovano e troveranno difficoltà a competere e a sopravvivere sul mercato.

 

Ieri l’ENAC in un comunicato stampa per la presentazione delle “linee guida e della metodologia dello studio sullo “Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell’organizzazione infrastrutturale del territorio” ha in sostanza confermato questa necessità.

 

Lo studio affidato al gruppo One Works S.p.A. con KPMG Advisory S.p.A. e Nomisma S.p.A.. nell’arco di otto mesi sarà in grado di ipotizzare lo “sviluppo competitivo del sistema aeroportuale nazionale che, una volta concluso, verrà proposto dall’ENAC al Ministero di riferimento e che potrà diventare la base per la redazione del piano nazionale degli aeroporti”.

 

Tutto bene, si cambia. Ma ecco che nella stessa giornata ecco il resoconto dei media ricorda come la UE, dietro specifica richiesta, abbia concesso “aiuti di stato da otto milione di euro a favore degli scali toscani di Firenze, Siena, Grosseto, Pisa e Isola d'Elba”.

 

E ancora una volta – ma si potrebbero segnalare altri finanziamenti per l’adeguamento ed il finanziamento sia di altri scali minori quanto di quelli con traffico inferiore a cinque milioni di passeggeri – siamo di fronte a smentite immediate ed a un pragmatica amministrativa che ancora una volta impone scelte “locali” scoraggiando e vanificando una pianificazione di sistema. 09 aprile 2009 

 

Bagagli persi, anche 42 milioni/anno

Quei bagagli persi, smarriti, disguidati, rotti, saccheggiati hanno ora qualche statistica che inquadra una realtà che il passeggero avverte nel momento peggiore. Quando lo cerca e ne ha bisogno. E’ notizia recente che il Consiglio degli utenti del trasporto aereo della Gran Bretagna (Air Transport Users Council - AUC) ha presentato il “Baggage report” 2008 della Sita, società fornitrice si sistemi per l’identificazione, smistamento e riconsegna dei bagagli.

 

Ecco uno stralcio sintetico/statistico dei dati degli anni recenti:

- 30 milioni nel 2005;

- 34 milioni nel 2006;

- 42 milioni nel 2007.

Nel 2007 circa 1.2 milioni (circa un bagaglio ogni 2.000 passeggeri) non viene più recuperato, si dilegua. Le stime appaiono poco rassicuranti. Qualora il traffico passeggeri raddoppiasse in dieci anni, lo stesso coefficiente di perdita al 2019, i passeggeri potrebbero registrare – come un dato fisiologico - lo smarrimento di ben 70 milioni di bagagli.

 

I dati sono allarmanti, la quotidianità davvero poco accettabile. Il costo del risarcimento complessivo pari 3.8 miliardi dollari (circa 90 dollari a bagaglio) nel 2007 rischierebbe anch’esso di raddoppiare. Il fenomeno, oltre al costo aziendale e sociale, rappresenta uno dei maggiori spauracchi del singolo passeggero. La nuova regolamentazione per lo smarrimento potrebbe far lievitare - per danno o ritardo -  un diritto al risarcimento fino a 1167 Euro.

 

Per i Paesi non membri della Convenzione di Montreal il risarcimento è, invece, di 20 Euro per ogni kg di bagaglio. Ma quello che solo ora i passeggeri aerei sanno che ben quarantadue milioni di valigie sono state  consegnate in ritardo o smarrite, un milione irrimediabilmente solo 2007. E’ davvero raro che un passeggero abituale non perda il bagaglio.

 

"La tutela dei diritti dei passeggeri è componente essenziale della politica europea dei trasporti. Per questo abbiamo deciso di agire immediatamente per far luce su questi dati allarmanti, che se confermati, mostrerebbero la necessità di un forte intervento politico" – commenta il vice-presidente della Commissione europea Antonio Tajani

 

La classifica delle aerolinee/bagagli persi trova al primo posto British Airways con 23 valigie perse ogni 1000 passeggeri, Tap (21), Lufthansa (18,1), Air France (16,6), Alitalia (16,5) e Klm (16,4).  Che cosa fare quando non si trova il proprio bagaglio?

 

Primo andare all'Ufficio oggetti smarriti (lost & found) con il proprio biglietto e il tagliando del bagaglio quindi compilare un modulo e sperare.

 

L’utente che persegue il risarcimento (bagaglio perso o danneggiato), presenta una denuncia al vettore entro 21 giorni per il ritardo nella  consegna e, entro sette giorni per danneggiamento. Quando la valigia non ritrova il suo padrone, in Italia, l'Enac - dopo circa due anni di deposito – attiva un'asta pubblica e la vende al miglior offerente.  Poi la merce finisce dove può, probabilmente, anche su e-bay.30 marzo 2009 

Gennaio 2009, flop di passeggeri e voli

Un vero e proprio flop è quello riscontrato dai dati Assoeroporti nel gennaio 2009. Le stime IATA del 2009 relative al traffico aereo non erano state tanto pessimistiche.

 

La sintesi è impietosa con gli aeroporti italiani che hanno registrato per il primo mese dell'anno un calo di passeggeri prossimo al 15% (sul 2008) mentre i movimenti aerei sono al -14,5%.

 

In testa al calo Malpensa con oltre meno 36% dei voli e otre il 31% nei passeggeri. Un meno 14% nei voli e meno 26% nei passeggeri a Linate. Ma anche il polo romano non sorride.

 

Meno 10% nei voli e meno 7.5% a Ciampino, -7.6% nei movimenti e – 8.6% nei passeggeri a Fiumicino. Nel numero dei passeggeri in positivo solo tre scali, Bergamo Orio al Serio, Cuneo e Trapani.

 

Bolzano, Cagliari e Palermo sono invece i tre scali in positivo nel numero dei voli registrati. Nel nordest sono negativi tutti quattro gli aeroporti. Il primato negativo quello di Ronchi dei Legionari

 

Sullo scalo isontino sono stati, infatti, registrati significativi cali, –10.6% nel numero dei voli e – 17.1% nei passeggeri trasportati .

 

24 febbraio 2009 

 

Piano Aeroporti Nazionale e aeroporti inutili, una interrogazione

Guerra di campanile, dispute sull’hub e una sorta di anarchia aeroportuale, ecco lo scenario italiano. Tutti vogliono una pista di volo vicino casa, tutti vogliono potenziare gli aeroporti con nuovi collegamenti, maggiori frequenze, per ogni dove.

 

Non solo voli nazionali e internazionali ma financo voli intercontinentali. Anche se lepiste sono corte.

 

Le low cost non hanno difficoltà a concludere accordi per nuovi voli. I vettori più grossi (ad esempio le ex compagnie di bandiera ed equivalenti) per competere esigono rotte e aeroporti in monopolio. Tra aeroporti periferici, marginali e talvolta inutili sembrerebbe ci siano 102  scali, a volte solo con 16 passeggeri all'anno.

 

L’interrogazione parlamentare proposta con ATTO CAMERA MOZIONE 1/00107 presentata da GIUSEPPE BERRETTA, mercoledì 4 febbraio 2009, vorrebbe intervenire in questo contesto dell’aviazione commerciale Italiana.

 

 

La Camera,

 

premesso che:

- va riconosciuta l'urgenza di riforma della disciplina del trasporto aereo con particolare riguardo alle materie della tutela della concorrenza, della sicurezza, dell'ordinamento civile e dell'organizzazione amministrativa centrale;

- l'aumento del numero di vettori nazionali ed internazionali accresce l'importanza del ruolo dell'Ente nazionale aviazione civile (ENAC) nell'ambito delle funzioni ispettive e di controllo e certificazione;

- è necessaria una normativa che tuteli gli utenti consumatori del servizio del trasporto aereo con particolare attenzione al rispetto delle condizioni contrattuali, alla qualità del servizio, alle carte dei servizi adottate dai singoli erogatori del servizio di trasporto aereo;

- appare non rinviabile la predisposizione di un piano nazionale degli aeroporti mirato a garantire un ordinato e coordinato sviluppo del sistema aeroportuale ed un riordino dei criteri per la classificazione degli aeroporti e dei sistemi aeroportuali nazionali;

- occorre assicurare la concorrenza, la trasparenza del mercato e la tutela degli utenti consumatori, ivi compresi quelli diretti a garantire un'equa e non discriminatoria assegnazione degli slot, anche ai fini di una efficiente gestione degli stessi, ad un soggetto indipendente dagli interessi regolati e operante con meccanismo di autofinanziamento a carico del mercato;

- si sottolinea l'importanza strategica di un miglioramento dell'efficienza della gestione dello spazio aereo;

- la diffusione di operatori low cost che propongono, soprattutto attraverso sistemi innovativi, una vasta offerta di voli rende necessaria la previsione di interventi regolamentari volti ad accrescere la qualità dei servizi resi all'utenza, prevedendo la certificazione di qualità,

impegna il Governo:

- ad adottare, nel rispetto delle prerogative costituzionali delle Regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, ed in coordinamento con la normativa comunitaria ed internazionale, iniziative di riforma della disciplina del trasporto aereo, delle relative disposizioni contenute nel codice della navigazione e dell'ulteriore normativa di settore, con particolare riguardo alle materie della tutela della concorrenza, della sicurezza, dell'ordinamento civile e dell'organizzazione amministrativa centrale;

- ad assumere ogni iniziativa utile al potenziamento dei poteri di indirizzo, vigilanza e controllo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel settore dell'aviazione civile;

- ad adottare misure volte al riordino dell'assetto ordinamentale, amministrativo ed organizzativo dell'Ente nazionale aviazione civile (ENAC), al potenziamento delle funzioni ispettive, di regolazione tecnica, di controllo e certificazione già previste ed attribuite all'ENAC dal decreto legislativo del 25 luglio 1997 numero 205 e dal decreto del Ministero della funzione pubblica del 3 giugno 1999;

- ad assicurare l'indipendenza dell'ENAC dagli interessi regolati nonché l'effettività e l'incisività della sua azione, anche a tutela della qualità dei servizi di trasporto aereo resi all'utenza, ai sensi dell'articolo 783 del codice della navigazione;

- ad assumere ogni iniziativa utile alla ridefinizione delle modalità di esercizio del potere sanzionatorio dell'ENAC, da esercitare nel rispetto di procedure di garanzia e di previa contestazione degli addebiti con attribuzione di rilevanza alle condotte poste in essere in violazione dei diritti del passeggero e/o alla sistematica elusione delle disposizioni relative alla qualità del servizio di trasporto aereo ed alla tutela del consumatore;

- ad adottare misure volte a garantire gli utenti consumatori del servizio del trasporto aereo da eventuali inadempienze degli erogatori del servizio di trasporto aereo, rispetto alle obbligazioni nascenti dalla violazione delle disposizioni relative alla qualità del servizio di trasporto aereo ed alla tutela del consumatore, stabilite dal Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 febbraio 2004, n. 261 del 2004 e successive modifiche ed integrazioni, nonché dalle altre norme legislative statali e comunitarie vigenti, dagli atti di regolamentazione adottati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ovvero dall'ENAC, dalle condizioni contrattuali e dalle carte dei servizi adottate dai singoli erogatori del servizio di trasporto aereo relative alla qualità del servizio;

- ad introdurre la regolamentazione di un meccanismo di soluzione non giurisdizionale delle controversie che possano insorgere fra utenti o categorie di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di licenze;

- a predisporre un piano nazionale degli aeroporti mirato a garantire un ordinato e coordinato sviluppo del sistema aeroportuale nazionale, al fine di garantire una più razionale ed efficace distribuzione dei flussi di traffico aereo;

- ad avviare il riordino dei criteri di cui all'articolo 698 del codice della navigazione per la classificazione degli aeroporti e dei sistemi aeroportuali nazionali, tenendo conto della capacità aeroportuale, della specializzazione funzionale e del suo sviluppo compatibile con l'ambiente, delle interconnessioni con altre modalità di trasporto;

- a predisporre la revisione della normativa in materia di diritti, tasse, tariffe aeroportuali, corrispettivi, canoni di concessione secondo criteri di efficienza economica e di non discriminazione tariffaria;

- ad adottare misure volte a promuovere la concorrenza, la trasparenza del mercato e la tutela degli utenti consumatori, ivi compresi quelli diretti a garantire un'equa e non discriminatoria assegnazione degli slot, anche ai fini di una efficiente gestione degli stessi, ad un soggetto indipendente dagli interessi regolati e operante con meccanismo di autofinanziamento a carico del mercato;

- ad assumere ogni iniziativa utile all'individuazione ed attuazione di misure volte al miglioramento dell'efficienza della gestione dello spazio aereo anche attraverso la ridefinizione della natura, del ruolo e dei compiti di Enav Spa;

- ad adottare interventi regolamentari volti ad accrescere la qualità dei servizi resi all'utenza, prevedendo la certificazione di qualità e sistemi premiali tariffari. 18 febbraio 2009

 

Vincoli per le aree limitrofe agli aeroporti e loro adozione

E infine anche gli aeroporti italiani dovranno misurarsi con una “regolamentazione” per assicurare spazi di sicurezza esterni agli scali aerei da un lato, zone non edificate e/o edificabili a tutela delle popolazioni e delle comunità insediate nelle zone circostanti dall’altro.

 

In passato erano state presentati alcuni disegni di legge negli anni ’90 in tal senso (vedi Proposta di Legge C. 2480 - La presente legge stabilisce misure di controllo e riduzione dei grandi rischi aerei prodotti dalle flotte civili, commerciali e militari nelle fasi di decollo, avvicinamento ed atterraggio in prossimità degli aeroporti, nonché promuove misure di salvaguardia e tutela dei centri urbani densamente popolati) ma solo in seguito all’incidente di Linate nel 2001 e in parte,  con l’adozione dell’Annesso 14 Aerodrome dell’ICAO è stata avviata un’organica “messa in sicurezza a tutela dei passeggeri ed equipaggi che volano e dei cittadini dell’intorno aeroportuale”.

 

Aerohabitat è impegnata da oltre 15 anni a segnalare i ritardi d’attuazione di questo genere di salvaguardia e tutele per il personale di volo, gi utenti ed i cittadini. Lo ha fatto attraverso documenti, nei convegni e negli incontri pubblici e conferenze stampa che hanno riguardato per l’appunto queste tematiche.

 

Nei siti www.aerohabitat.org e www.aerohabitat.eu sono disponibili i documenti che hanno, da troppo tempo e al momento ancora invano, allertato gli amministratori locali, i gestori aeroportuali e le autorità preposte ai compiti di regolazione e vigilanza nel sistema “aviation nazionale”.

 

Ebbene con il Capitolo 9 del “Regolamento per la Costruzione e l’esercizio delle infrastrutture aeroportuali” di ENAC è stato – infine - colmato questo vuoto normativo. Ora tocca agli esercenti aeroportuali ed agli amministratori locali provvedere: adeguando i Piani Regolatori Comunali, soprattutto in asse pista. Ma anche in decollo ed in atterraggio verificando gli spazi e le aree sottostanti alle traiettorie di decollo ed atterraggio.

 

L’ICAO con il documento “Airport Planning Manual – Land Use and Environment Control – Doc 9184 part 2” ha definito la base standard che ha ispirato la normativa Italiana. La revisione della parte aeronautica del Codice di Navigazione, nel quadro della gestione del territorio oltre alla pista di volo ha posto, con l’articolo 715 e 707.

 

La determinazione delle zone soggette a limitazioni (art. 707) ed alla valutazione di rischio delle attività aeronautiche disposte dal D.Lgs. n. 96 del 9/5/2005  dovranno essere recepite dai piani regolatori dei Comuni aeroportuali.

 

Quali saranno i tempi della piena attuazione della messa in sicurezza degli scali aerei Italiani? Quanti scali/piste potranno dirsi a norma e/o saranno soggetti a deroghe. Una prima analisi della procedura in corso è illustrata nel documento che Aerohabitat ha sintetizzato e reso disponibile on line su www.aerohabitat.eu e www.aerohabitat.org.

 

A riguardo una lista delle piste, probabilmente fuori norma, sarà presentata da Aerohabitat nel prossimo periodo. 03 gennaio 2009

 

Londra – Heathrow, ancora aperta la battaglia della terza pista

La battaglia Inglese della terza pista di Londra non si ancora risolta.

 

E’ ancora in piede, tuttavia, l’ipotesi di localizzare un mega aeroporto ad est della capitale nell’estuario del Tamigi.

 

Intanto continua l’opposizione di attivisti, ambientalisti e residenti della zona, alla realizzazione della terza pista che se da un lato potrebbe assicurare un incremento del traffico passeggeri da 76 a 120 milioni di passeggeri, dall’altro implica la demolizione del villaggio di Sipson, incluse 700 abitazioni. Gli aerei sorvolerebbero, inoltre, in bassissimo passaggio un villaggio con altre cento abitazioni.

 

L’insediamento della terza pista necessiterebbe la costruzione di un sesto terminal, una nuova ferrovia ad alta velocità, la creazione di 65.000 posti lavoro per l’apertura tra il 2015 – 2020. Il numero dei movimenti aerei/anno raggiungerebbe la quota di 600 mila voli, 125 mila superiori al regime odierno.

 

Gli ambientalisti hanno messo in campo le loro iniziative, anche creative ed insolite, per fronteggiare l’ipotesi della terza pista. Coordinati da Greenpeace hanno acquisito un terreno dell’ampiezza di un campo di calcio, proprio in mezzo allo spazio della terza pista. Il supporto finanziario contro la costruzione della terza pista è sostenuto da esponenti “dell’high society londinese”.

 

La decisione conclusiva sulla pista è atteso per questo fine gennaio anche il pronunciamento potrebbe slittare ancora una volta. Il Governo UK è spaccato trasversalmente. Oppositori e sostenitori all’insediamento della terza pista sono presenti tra Laburisti, Conservatori e Liberali.

 

Uno dei punti chiave della discussione tuttavia parte dai limiti posti al sistema “aviation” per le emissioni di CO2. Il livello prefissato al 2005 di CO2 non potrebbe superare il limiti posti in UK al 2050 di 37.5 milioni di tonnellate: la terza pista – sostengono gli oppositori – non permette di contenere le emissioni in atmosfera entro questo target.  30 gennaio 2009

 

Verso il Piano Aeroporti Nazionale, una tiepida speranza

Con un comunicato stampa ieri 13 gennaio l’ENAC ha dato conto del superamento dello stadio iniziale dell’iter che dovrebbe portare anche il paese Italia a disporre di un Piano Nazionale Aeroporti. Cosa significa? Niente di straordinario per un Paese normale.

 

Che anche in Italia, tra qualche tempo e dopo che la “politica” avrà dibattuto la materia si potrà identificare una rete funzionale ed efficiente degli scali aerei con requisiti e prospettive (I) regionali, (II) nazionali, (III) internazionali ed (IV) intercontinentali.

 

Potremmo, forse, qualificare i target ed il potenziamento dei singoli aeroporti, e forse affrancarsi da decenni di campanilismi aeroportuali.

 

Venire a capo degli scali hub e di quelli feeder. Probabilmente anche risolvere e/o definire le strategie dei collegamenti low cost per scali periferici e marginali. Evitando taluni accordi capestro con aerolinee low cost.

 

Con lo studio “Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell’organizzazione infrastrutturale del territorio” tutto questo potrebbe essere risolto.

 

Ma solo se la”politica” saprà, in tempi brevi, colmare i ritardi del sistema dell’aviazione commerciale Italiana, superando dualismi nordsud  e est ovest.

 

Aerohabitat propone il testo integrale del comunicato.

 

CONCLUSA LA GARA EUROPEA PER L’AFFIDAMENTO DI UNO STUDIO SULLO SVILUPPO DELLA RETE AEROPORTUALE NAZIONALE

 

L’ENAC rende noto che si è conclusa la procedura di gara europea bandita sulla base di una iniziativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, definita in un accordo sottoscritto il 22 dicembre del 2006 tra tale Ministero e l'Ente, per il finanziamento congiunto di 600.000 Euro (di cui 500.000 Euro a carico del Ministero e 100.000 Euro a carico dell'Ente) per l’affidamento dell’elaborazione di uno studio sullo “Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell’organizzazione infrastrutturale del territorio”.

 

Lo studio è stato aggiudicato al raggruppamento composto da One Works S.p.A., Nomisma S.p.A. e KPMG Advisory S.p.A..

 

Si tratta di uno studio programmatico, tarato sulle esigenze e sulle ipotesi di sviluppo competitivo del sistema aeroportuale nazionale, che verrà proposto dall’ENAC al Ministero di riferimento e che potrà diventare la base per la redazione del piano nazionale degli aeroporti italiani.

 

Il raggruppamento societario che si è aggiudicato la gara dovrà presentare il progetto entro otto mesi dalla data della firma del contratto. 14 gennaio 2009 

ENAC, aeroporti, sicurezza, discariche e volatili

E adesso? Dopo la divulgazione del Relazione Annuale 2007 del BSCI (Bird Strike Committee Italy) e l’emanazione – ancora curata da ENAC - della Valutazione della messa in opera di impianti di discarica in prossimità del sedime aeroportuale  che titola anche “Informative_tecniche_linee_guida_discariche” è forse cambiato qualcosa?

 

Le tante discariche localizzate in prossimità delle piste di volo Italiane, o posizionate in modo da determinare l’attraversamento dei sentieri di atterraggio e di decollo alle piste (perciò anche se sono distanti dalle piste di volo) saranno forse sottoposte ad uno stringente monitoraggio e la loro messa a norma?

 

Appare davvero difficile. I motivi sono vari anche se quello decisivo è che ENAC – lo scorso mese di dicembre 2008 - non ha emanato una specifica Circolare Aeroportuale ma una semplice “Informativa” di “Valutazione”. Un testo tanto articolato e specialistico nel circostanziare eventuali “discariche” compatibili quanto senza prescrizioni vincoli per le autorizzazioni a discariche storiche, operanti e di prossima localizzazione.

 

Quale significato assegnare a questa formula intermedia di intervento “normativo” e di “sorveglianza” su fenomeno gravoso e incombente sull’attività aerea in diversi scali Italiani?

 

Dopo lo schianto del 1 giugno 2003 di Linate – la Relazione ENAC e la Procura devono ancora chiudere le loro inchieste tecnica e giudiziaria – è l’ultimo (quello di Ciampino del 10 novembre 2008) il livello di allerta rischio impatto volatili per la presenza delle discariche e specchi/marine appare del tutto consistente.

 

Cosa accadrà adesso?

 

Qualcosa potrebbe avvenire a seguito dell’interrogazione Comunale presentata a Sommacapagna di Verona. Nei pressi della pista di volo del Catullo, infatti, sarebbero autorizzate ben quattro discariche entro 1.5 km. Il Catullo non dispone di un Piano antivolatili approvato dal BSCI, nel 2007 ha riportato 8 impatto volatili, ed il rateo impatto/10000 voli è calato a 1.9, sotto l’indice di allerta:

 

- "Nel 2007 la società di gestione dell’aeroporto di Verona ha riscritto le procedure operative di controllo del fenomeno del birdstrike, terminando di redigere il nuovo Piano di Prevenzione e Controllo Birdstrike, inserito nel Manuale di Aeroporto. I risultati dell’applicazione del nuovo Piano e delle metodologie in esse contenute stanno portando a buoni risultati, già visibili nel 2007 rispetto agli anni precedenti. (lo scrive la Relazione BSCI 2007).

 

 

Ebbene l’interrogazione in oggetto (vedi news 2 gennaio 2009 su www.vivicaselle.eu) sollecita il Sindaco a richiedere un parere all’ENAC sulla compatibilità delle quattro discariche.

 

Quale sarà la risposta? Ci sarà?

07 gennaio 2009  

Aeroporti, Addizionale Comunale 2008, le quote

Anche quest’anno il Ministero dell’Interno ha divulgato l’elenco delle somme destinate ai singoli Comuni Aeroportuali. Le quote sono quelle per il 2008 e sono ricavate dalla tassa imbarco o addizionale comunale che ogni passeggero paga negli extra ticket/biglietto aereo anche quest’anno sarà trasferita ai diretti interessati: ovvero ai Comuni di sedime aeroportuale.

 

L’imposta pagata dal singola passeggero è stata recentemente portata a 4.5 euro con un aumento di tre euro derivato dall’aggiunta di 3 euro per la costituzione del fondo INPS per la cassa integrazione del personale della società ex Alitalia.

 

Ricordiamo come dei restante 1.5 euro 50 centesimi siano devoluti per il finanziamento dell’Antincendio aeroportuale mentre dell’originaria tassa di 1 euro solo il 40% contribuisca alla fondo destinato ai Comuni di sedime aeroportuale.

 

Il 60% è, infatti, devoluto al Ministero degli Interno e 30milioni all’ENAV.

 

Quest’imposta aggiuntiva alla quota d’imbarco, a quella security ed all’extra riguardante il carburante (fuel surcharge), disposta dalla legge 24 dicembre 2003, n. 350.

 

La somma più elevata e quella destinata al Comune di Fiumicino (1.189.054,83), altre ma ben inferiori riguardano i comuni di Venezia, Cinisi, Peschiera Borromeo, Napoli, Ferno, Lonate Pozzolo, Somma Lombardo, Pisa.

La maggioranza dei Comuni ha quote irrilevanti, altri non hanno nulla.

Per un esatto importo è possibile consultare la tabella download.

15 dicembre 2008

 

Castelli di sabbia e il sistema aereo

Giorno dopo giorno i “media” prospettano un panorama del trasporto aereo italiano sempre più ricco di nuovi tasselli, non sempre lusinghieri, talora anche inquietanti.

 

Dalle recenti inchieste su l’Espresso relative ad ENAC, quelle sulla crisi Alitalia fino al travagliato parto della C.A.I., della cordata aerea italiana.

 

Questioni, risvolti, dettagli che qualora fossero suffragati e comprovati, solo il tempo che passa lo sa, potrebbero delineare un quadro industriale, organizzativo, istituzionale permeato da cultura ed etica, innanzi tutto, declinante inesorabilmente, verso obiettivi eccessivamente finalizzati.

 

Altrettanto inesorabilmente sarebbe evidenziata, con forza, una valenza che potrebbe aver intaccato e forse inciso, sistematicamente, anche il comparto tecnico/operativo e tutti i livelli della filiera. Non passa giorno, infatti, che non emerga una qualche “condotta” che non subisca il fascino d’ingerenze di natura economica non solo sotto l’aspetto del minor costo, ma di massimizzazione dei profitti aggiuntivi.

 

Talora, probabilmente, anche di natura personale.

 

Le evidenze segnalate dai media rimandano a considerazioni, a problematiche fondamentali, dalle politiche al piano degli investimenti e finanziamenti fino agli eventi operativi.

 

Un sistema complesso che sembra far emergere criticità attribuibili ad una sorta di carenze d’organicità e coerenza. A più livelli.

 

Il trasporto aereo Italiano non sembra aver ancora risolto alcune questioni essenziali:

 

- Accessibilità viaria e logistica intermodale con i poli aeroportuali

 

- Sistema infrastrutturale - aeroportuale del Paese

 

- Il piano delle gestioni aeroportuali ed il sistema tariffario

 

- Regime concessorio aeroportuale e di handling

 

- Depotenziamento degli scali maggiori

 

- Sottoutilizzo di scali periferici/secondari

 

- Saturazione di alcuni scali di media grandezza

 

- Estrema sovrapposizione dei bacini di traffico aeroportuali

 

- Crisi dei vettori nazionali, livelli di efficienza e di competizione

 

- Processo di liberalizzazione delle gestioni aeroportuali

 

- Politiche controverse hub e point to point per il traffico passeggeri e per quello cargo

 

- Politiche controverse di supporto e finanziamento alle aerolinee low cost.

 

L’esigenza di disporre di una sorta di linee guida per l’intero settore aereo rimane tuttavia ancora un traguardo, soprattutto dopo il fallimento dell’adozione dell’Atto d’indirizzo del piano Aeroporti Nazionale proposto nell’inverno 2006.

In questo contesto il ruolo degli organismi istituzionali, vedi ENAC ad esempio, è cruciale. Deve assolvere imprescindibili funzioni di gestione, programmazione, regolazione, vigilanza in assenza di un chiaro disegno di politica industriale.

 

Il vasto e lento lavoro per recuperare il divario riguardante la “Regolazione tecnica, quella economica, quella amministrativo contabile, l’aggiornamento delle circolari e la revisione della parte aeronautica del codice della Navigazione” è un compito monumentale.

La piena e completa adozione del Piano di rischio e del calcolo/valutazione del rischio di ogni singola pista di volo – ultima delle imprese in cantiere per assicurare adeguati livelli di sicurezza aerea anche in Italia – rappresenta una scadenza ancora rinviata o perlomeno in corso di definizione.

Ma come sarà possibile certificare l’operatibilità degli attuali scali aerei, anche di quelli con le piste affossate/incastrate nelle metropoli, in prossimità di insediamenti industriali, o che comunque non rientrano nelle tipologie di rischio contemplati dal Piano ENAC?

 

Quali procedure e deroghe dovranno essere attivate per evitare che i tanti campanilismi, tante sensibilità, pressioni e condizionamenti possano prevalere?  

  

Non è un compito facile e le inchieste dell’Espresso – e di altre testate - potrebbero aver intercettato/evidenziato solo alcuni effetti controversi del caotico dinamismo “aviation” registrato, a vari livelli operativi, nel trascorso decennio.

Il processo d’apertura al mercato sembra presentare alcune criticità rilevanti.

Le articolazioni delle competenze sovrapposte generate potrebbero aver assunto, nella sedimentazione di ruoli tra Stato, Regioni, ENAC, società aeroportuali e delle aerolinee, una serie di effetti controproducenti. Che devono essere, comunque, gestiti.

Ecco quindi che le statistiche dei volumi di traffico aereo passeggeri e cargo, della casistica degli incidenti aerei, degli inconvenienti minori, potrebbero essere stati catalogati secondo criteri avulsi dalla realtà operativa. Che disegnano una rete di procedure, di autorizzazioni, di certificazioni operative che abbisognano di organismi ispettivi, investigativi.

Di personale incaricato alle operazioni di controllo e vigilanza per le fasi di manutenzioni e di volo altrettanto qualificato e professionalizzato.

 

I media non hanno dato, certo, una traccia lusinghiera anche di ciò ma quanto posto in evidenza non è, forse, espressione di un sistema comunque integrato?

Se da una parte l’applicazione di un’azione operativa, strettamente legata al succedersi di una “check-list”, è sgranata con sufficienza e relegata ad un’eccessiva padronanza ritenuta acquisita, dall’altra un’azione di “read-back”, nella sua oggettiva complessità funzionale/operativa, potrebbe essere troppo spesso trattata con superficialità disarmante.

Ecco un accumularsi di fattori che manifestano un potenziale negativo e contraddittorio nella derivata attivazione operativa.

E qui entra prepotentemente la scuola, l’addestramento, la certificazione.

Qualora la formazione iniziale e la cultura di base fosse approssimativa il risultato di ogni condotta non potrebbe che essere conseguente. Nessuna meraviglia quindi se il potere Giudiziario si adegua. Per “capire” deve investigare ricorrendo a Periti, Esperti, Consulenti. Il cerchio si chiude. E si ritorna al punto di partenza: alla scuola, alle certificazioni, alle ispezioni. Alla credibilità, non certo delle Istituzioni in se, bensì di coloro che operano per l’organismo competente. Come districarsi, come intervenire?

L’occasionale inchiesta giornalistica è auspicabile ma non sufficiente. Non basta neppure l’azione Giudiziaria, troppo tributaria del sistema specialistico degli esperti e dei consulenti.

In tal modo si sposta il punto focale. La chiarezza e trasparenza dell’analisi, dell’indispensabile investigazione potrebbe deviare e concentrarsi su focus intermedi e magari fuorvianti.

12 dicembre 2008  

Passeggeri, la tassa addizionale comunale a 3 euro

All’origine (nel 2002) la proposta di legge d’iniziativa dei deputati Tidei e Rugghia era stata inquadrata come “Istituzione dell’imposta addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri e merci sugli aeromobili” con i seguenti scopi:

 

Art. 1. (Istituzione dell’imposta comunale).

 

- A decorrere dall’anno 2003 è istituita l’imposta addizionale sui diritti di imbarco dei passeggeri e delle merci, esigibile dai comuni nei cui territori incidono, anche parzialmente, i sedimi aeroportuali

 

- L’imposta è finalizzata a sostenere le spese sostenute dai comuni per iniziative volte a: fare fronte alle spese aggiuntive relative all’organizzazione di servizi di competenza comunale; realizzare interventi di riduzione dell’impatto acustico; favorire programmi di delocalizzazione delle situazioni più critiche.

 

La scorsa settimana tuttavia, con un emendamento del governo al decreto Alitalia prevede che il “balzello” all’origine comunale diventi di innanzi tutto di 3 euro. La tassa che all’inizio era stata fissata in 1 euro, quindi era passata a due (per ragioni diversificate dall’intento “aviation”nello specifico per motivazione di security).

 

Il provvedimento attuale invece prevede che la quasi totalità dei versamenti dei passeggeri (avviene all’acquisto del biglietto aereo) sia trasferito su una contabilità speciale aperta presso la Tesoreria centrale dello Stato gestita dall'Inps e intestata ad un Fondo speciale. (vedi anche Addizionale Comunale...diritti d'imbarco  http://vivicaselle.blogspot.com/2008/10/addizionale-comunale-diritti-imbarco.html)

 

In sostanza sono fondi che serviranno per finanziare la cassa integrazione del personale ex Alitalia (ammortizzatori sociali a favore dei circa 7000 esuberi).

 

Dell’originale necessità ed urgenza di un’imposta specifica - addizionale comunale - per finanziare le amministrazioni comunali prossime agli aeroporti italiani, quindi per monitorare, mitigare e risanare dagli inevitabili disagi sofferti dalle comunità di cittadini che vivono nelle zone limitrofe agli scali aeroportuali, occorrerà aspettare ancora.

20 ottobre 2008

 

Aeroporti italiani, Fattore “A” e la lista nera

Dopo la black list delle aerolinee (UE airline black list) perché non disporre anche di una sorta di blacklist degli aeroporti? E perché, in aggiunta, non redigere anche una black list dei Paesi a maggior tasso di incidenti aerei?

 

Aerohabitat da tempo sostiene la necessità di disporre di una lista degli aeroporti italiani aperti al traffico di aviazione civile e commerciale. Un elenco in grado di identificare il livello di sicurezza, di standard/conformità ICAO – ENAC di un’infrastruttura aeroportuale.

 

La designazione di una sorta di Fattore “A”, “A” come “aeroporto” che per l’appunto contrassegna non solo i parametri di conformità ICAO dell’infrastruttura aeroportuale ma anche la sua ubicazione geografica, le criticità associate alle condizioni meteo, all’orografia, al livello delle procedure di volo adottate (a vista, strumentale, di bassa visibilità, radar di terra, ecc.), fino all’organizzazione dello scalo.

 

Il Fattore “A” deve comunque identificare, innanzi tutto, se le conformità standard di una pista di volo sono quelle della normativa ICAO – ENAC. Diversamente l’attività aerea potrebbe avvenire in deroga, segnalando eventuali limiti e restrizioni. Qualora ad esempio le zone di sicurezza basilari contraddistinte dalla Strip, dalla RESA, dalla Public Safety Zone non siano quelle prescritte dalla normativa deve essere notificato.

 

La designazione del Fattore “A” degli aeroporti Italiani potrebbe risultare preliminare, per inquadrare l’adozione di una Piano Nazionale degli Aeroporti. Un ausilio e strumento essenziale per le strategie di rete (network e hub) delle aerolinee domestiche, regional e delle major.

 

Una lista degli aeroporti perciò in grado di classificare da un lato il Fattore “A” di uno scalo e dall’altro e conseguentemente di identificare anche una black list.

 

Una lista nera, quest’ultima, associata direttamente al “rischio” statistico/storico di uno scalo. In aggiunta occorrerà disporre di una elencazione parallela, aggiornata, correlata al livello di adeguamento alle tutele ambientali (zonizzazione acustica, piani rischio terzi, impatto gassoso, accessibilità viaria e ferroviaria, piani di mitigazione e risanamento, ecc.). E’ chiedere troppo?

 

 Sapere che uno scalo italiano è nella blacklist, che le operazioni di volo dovrebbero essere ridotte, limitate, escluse o diversamente, previste solo in determinate condizioni, non rappresenta una misura di sicurezza e salvaguardia pro - active a garanzia delle operazioni di volo nel sistema aviation Italiano?   

 

6 ottobre 2008

 

Rumore aereo, MD 80 e aeroporti, dove il Piano Fenice funziona

Il Piano Felice per la rinascita di Alitalia sta incontrando controversi pareri e opinioni.

 

Non solo in rapporto al passaggio del network della nuova C.A.I. (Compagnia Aerea Italiana) dal sistema hub a quello point to point con l’identificazione di sei scali di riferimento.

 

Non solo per la contrazione della flotta ex Alitalia ed Air One, alla navetta Roma Milano Roma in quasi monopolio, all’utilizzo diretto del CAI degli slot Alitalia, al taglio del personale, alla bad company, alla rinuncia al cargo e alla manutenzione pesante.

 

Ora anche Assoaeroporti (associazione dei gestori aeroportuali italiani) sollecita al Consiglio, al ministro dei Trasporti, al commissario di Alitalia e ai vertici della Nuova Compagnia che "venga urgentemente definito un tavolo di confronto nel quale tutte le parti possano rappresentare le proprie problematiche e definire le iniziative necessarie per salvaguardare il sistema aeroportuale e garantire il servizio e gli investimenti necessari alla propria evoluzione al fine di evitare una rischiosa destabilizzazione del settore e del trasporto aereo in generale".

 

I gestori aeroportuali rischiano di non vedere onorati i crediti dell’Alitalia in termini di diritti aeroportuali e handling dell’ultimo periodo. Con immediate ripercussioni sui loro bilanci e quindi sulle spese programmate, non solo per gli adeguamenti infrastrutturali, ma per quanto considerato da Aerohabitat, nei supposti interventi e piani di risanamento ambientale degli scali aerei.

 

Su un unico punto tutti sembrano invece concordare.

 

Il Piano Fenice taglia, finalmente sostiene Aerohabitat, la flotta arzilla MD 80 e alcuni Boeing 737 della Air One, velivoli di vecchia generazione. Poco efficienti, con elevati costi gestionali oltre che acusticamente pesanti per l’impatto acustico aeroportuale.

 

Saranno sostituiti da velivoli Airbus 320 e 321 ordinati da Air One.

 

La preoccupazione tuttavia è un’altra. Speriamo che la flotta MD 80 ex Alitalia non venga acquisita da vettori low cost o charter, siano essi italiani, europei o extra comunitari per continuare la loro attività sulle stesse piste.

 

Per Aerohabitat non ci sono alternative, dovrebbero essere rottamati (come avvenne per la flotta Airbus 300 Alitalia nel 1997) per evitare il rischio che finiscano in Asia, Africa e SudAmerica aggirando, fra l’altro, stringenti interventi di manutenzione straordinaria predisposti recentemente dalla FAA USA. 08 settembre 2008

 

Aeroporti inutili, troppi

 

Non è la prima volta che emerge questo dato.

 

In Italia gli scali aerei sono tanti, sono troppi. In passato altri servizi giornalistici lo avevano evidenziato senza nessuna conseguenza pratica. Anche allora esponenti istituzionali avevano sottolineato la questione ed i danni complessivi per il Paese e per gli utenti aerei.

 

Lo scorso 4 agosto il quotidiano “il Giornale” in un articolo a firma di Matthias Pfaender e titolato “Piste inutili: aeroporti da tre biglietti al giorno” ha autorevolmente ribadito il concetto. Servirà?

 

La causa è sempre la stessa. Criteri programmatici di economie di scala e di sistema appaiono traguardi impensabili.

 

Manca un Piano nazionale degli aeroporti,  perciò la collocazione-classificazione di scali regional, internazionali e hub, mentre i potentati locali agevolano la nascita, l’adeguamento e il potenziamento senza limiti di piste vicino casa.

 

Tre giorni dopo – 7 agosto - all’articolo del “Giornale” i media riportavano la notizia della  consegna all'ENAC del progetto definitivo ed esecutivo per la realizzazione dell'aeroporto a Racalmuto, in provincia di Agrigento. Per la costruzione del nuovo scalo – viene riportato - la spesa stimata sarà di circa 70 milioni di euro. Cosa aggiungere?

 

Prosegue senza sosta la crescita di movimenti aerei e passeggeri trasportati degli aeroporti lungo l’asse Torino – Trieste e lungo le sponde mediterranee del Paese, con innegabili riflessi sul circondario aeroportuale.

 

Intanto non è stato ancora risolto il dualismo dell’hub italiano, ogni piccolo scalo pretende collegamenti non soli internazionali ma anche intercontinentali, piste ex militari diventano trampolini per voli low cost e stravolgimento di vaste aree territoriali e sistemi industriali/turistico/commerciali. Politiche e strategie di collegamenti aerei non possono che riflettersi negativamente anche sul sofferto riassetto del sistema dei vettori aerei nazionali.

 

Il risultato è del tutto evidente. Extra costi gestionali, bilanci sofferenti – per aerolinee italiane e gestioni aeroportuali - e soprattutto la mancanza di una politica di sostenibilità e coesistenza tra comunità dei residenti, territorio e ambiente. 13 agosto 2008

 

Aeroporti, tasse e il rumore aereo, ritardi ventennali

All’origine si doveva colmare il divario con gli altri Paesi. Anche Europei. Ma soprattutto per tutelare i cittadini dell’intorno aeroportuale. Si è atteso il 1990 con il varo della legge sulla tassazione del rumore per le aerolinee  (legge n. 165/90), ma ben altri tre anni per adottarlo (DPR n. 434/93).  La rumorosità dell'aeromobile calcolato secondo quanto prescritto in tabella sarebbe stata destinata in un fondo con proventi suddivisi tra il Ministero dei Trasporti (40%) da utilizzare per il disinquinamento acustico, ed il Ministero dell'Ambiente (25 %) da destinare al potenziamento dei servizi tecnici di controllo dello stato dell'ambiente.

Con il classico criterio "chi fa rumore, paga!" anche se la situazione non sembra affatto monitorata o comunque sotto controllo.

 

 

CLASSE

 

TASSA

 

AEROMOBILI

 

1

 

£ 479/t o frazione, per le prime 25 t, e £ 631/t per ogni successiva tonnellata o frazione di MTOW

 

Velivoli subsonici a reazione o elica senza certificazione acustica

 

2

 

£ 359/t o frazione, per le prime 25 t , e £ 479/t per ogni successiva tonnellata o frazione di MTOW

 

Velivoli subsonici a reazione certificati al Cap. 2, Ann. 16 ICAO

 

3

 

£ 120/t o frazione, per le prime 25 t, e £ 158/ t per ogni successiva tonnellata o frazione di MTOW

 

Velivoli subsonici a reazione certificati al Cap. 3, Ann. 16 ICAO

 

 

La questione è sempre stata ritenuta importante, vitale, decisiva per creare fondi per la mitigazione ed il risanamento acustico. Il Governo aveva varato una nuova legge.  Nel 2000 un progetto di legge - DDL 4336 – con gli articoli dal 71 al 76, l'istituzione di una nuova imposta REGIONALE sulle emissioni sonore degli aeromobili civili a partire dal 2001, in sostituzione di quelle attuali previste dalle leggi n. 165/90 e 449/97. Ebbene, da allora è ancora tutto fermo.

 

Le Regioni che hanno legiferato sono ancora in attesa che il Governo di turno definisca un regolamento di attuazione. Intanto la tabella è stata riconvertita in euro, ma inutilmente.

 

 

The noise pollution environmental tax as shown below is in effect at all major airports in Italy.

 

Noise Pollution Environmental Tax Payable per landing and takeoff

 

Aircraft included in:

 

Fixed Charge

 

+ Rate per tonne

 

Group A (non-certified)

 

Up to 25 tonnes

 

EUR

 

0.25

 

Over 25 tonnes

 

EUR 6.28

 

+ 0.33 over 25t

 

Group B (Chapter 2)

 

Up to 25 tonnes

 

EUR

 

0.19

 

Over 25 tonnes

 

EUR 4.64

 

+ 0.24 over 25t

 

Group C (Chapter 3)

 

Up to 25 tonnes

 

EUR

 

0.06

 

Over 25 tonnes

 

EUR 1.55

 

+ 0.08 over 25t

 

The noise tax is due to the Regional Authorities where the airport is situated and is payable on a quarterly basis. A tax declaration will be required by airlines on a yearly basis.

 

 

Qualcuno sostiene che la tassa è regolarmente pagata e i fondi sono accantonati. Sarà vero? Intanto le flotte Gruppo A e B non volano – praticamente – più in Italia. 04 agosto 2008

 

Maggio, aeroporti italiani in doppia cifra

Il trend del traffico aereo è ancora in crescita. Nonostante il prezzo del carburante e le difficoltà di alcune aerolinee italiane alcuni scali italiani registrano a maggio tassi superiori a 10%. Sono stime davvero impreviste e dovrebbero essere rapportate direttamente alle ricadute economiche e occupazionali del sistema aviation di terra ed a quelle ambientali.

 

Ma riflettono ancora una crescita incontrollata e caotica dei volumi di traffico determinata dalle convulsioni ridistributive dell’irrisolto hub italiano e dalla mancanza di un piano aeroporti nazionale.

 

L’incremento dei voli e dei passeggeri trasportati rappresenta anche la deriva compulsava dei voli low cost domestici e comunitari. A maggio Alghero è leader nel numero dei movimenti con un + 14.8% e + 18.9% nei passeggeri.

 

Seguono l’altro scalo sardo di Cagliari con 10.4% dei voli e 21.2% di viaggiatori, Treviso con 12% e 22.6% mentre veleggia alto anche Orio – Bergamo con 8.8% e 21.4% rispettivamente. Bene anche Peretola con 8.6%  e 8.2% e  Ronchi dei Legionari che si attesta a 9.3% e 11.1%.

 

Questi stessi scali si confermano anche nel traffico cumulato nei primi cinque mesi 2008. Alghero  Cagliari cumulano  + 22.2 e 15.7%, Bergamo e Treviso 11.8 e 14.9% e 11.1 con 17.2%.

 

Altri sono i discorsi nella disputa tra Roma e Milano.

 

Il trasferimento nei voli da Malpensa a Fiumicino non è diretto, non raccoglie e rappresenta un semplice e scontato travaso dei passeggeri,  ma disperde i viaggiatori su altri scali periferici secondo un criterio che Aerohabitat analizzerà compiutamente.  Penalizzando non solo Malpensa, per il momento, ma soprattutto lo scalo della Capitale. 26 giugno 2008

 

Aeroporti italiani, tre mesi di incessante crescita, di voli, di interrogativi

I dati Assoeroporti del traffico sugli scali aerei italiani dei primi tre mesi 2008 sono ancora in positivo. L’incremento globale degli scali assegna un + 2.4% nel numero dei movimenti aerei e un + 7.4% nei passeggeri trasportati avvicinando a quasi 30 milioni di utenti nei primi tre mesi del 2008.

La media statistica nasconde il + 78% dei voli a Brescia Montichiari e il  + 30% di Brindisi e Alghero. E’ calato invece Ciampino del 10% mentre i dati di Fiumicino e Malpensa non registrano ancora il travaso dei voli tra i due primi scali della Penisola.

Nessuno invece da ancora conto dei riflessi problematici e negativi di questo incremento. Cosa si riflette in termini di impatto acustico e atmosferico?

Cosa stà avvenendo nell’adozione del Piano Rischi e del Safety Management System e risk assessment sulle procedure antirumore di decollo? Le conformità infrastrutturali ICAO – ENAC, come la R.E.S.A., STRIP AREA, sono state , infine risolte?

Quante procedure di Valutazione di Impatto Ambientale dovrebbero essere repentinamente aggiornate per verificare la sostenibilità dell’incessante incremento dei voli? Perché ritardano le V.I.A. di Ciampino e del Catullo di Verona?

Mentre i media dell’informazione registrano il costante incremento dei voli e del numero dei passeggeri trasportati non troviamo altrettanta rispondenza sulla scaletta dei lavori, delle misure approntate o pianificate nella mitigazione del territorio e nella tutela delle comunità residenti nell’intorno aeroportuale.  06 maggio 08  

 

 

Bergamo, solo Bagnatica supera 65 Lva